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LUCA ARZUFFI

Vivi all’aperto!

Luca Arzuffi

quarantaquattro

passi

quarantaquattro passi

itinerari per famiglie in Valtellina e Valchiavenna

itinerari per famiglie in Valtellina e Valchiavenna

S.MARTINO Val Masino 0342.641070

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Il negozio di riferimento per gli amanti della montagna. Trekking, arrampicata, alpinismo, scialpinismo.

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A Margherita, Angelo e Mariachiara‌ ‌ e a Lorenza: senza di lei tutto questo non esisterebbe!


LUCA ARZUFFI

passi quarantaquattro

itinerari per famiglie in Valtellina e Valchiavenna

LYASIS EDIZIONI


Questo libro è stato pubblicato grazie al contributo di:

Provincia di Sondrio

Fondazione Luigi Bombardieri

Unione dei Comuni della Valmalenco


Camminare...

...educando, camminare imparando, camminare vivendo. Sono i primi tre elementi che evoca la lettura di questo libro e la visione delle immagini scelte a corredarlo. Vedere bambini, tanti, sorridenti e scanzonati, in movimento su sentieri di montagna, rilancia il bisogno, quasi la necessità di ossigeno, di silenzio, di purezza, di una sana e propedeutica fatica. Nulla di stoico o masochistico, nessuna “lotta con l’alpe”, ma solo il naturale modo di relazionarsi con la natura e noi stessi. Camminare per riscoprire un modo di vivere in un mondo da vivere. Nell’era in cui ci siamo ridotti a comprare dei file musicali che riproducono lo scroscio dell’acqua, il cinguettio degli uccelli e il rumore di un bosco, c’è ancora lo spazio e la forte necessità di rilanciare questi elementi nella loro gratuita essenza. A un mondo sempre più indoor abbiamo provato a replicare con la moda solo ostentata di vivere outdoor, non avendo capito che la differenza tra questi due mondi non è solo essere dentro o fuori dalla porta di un edificio e nemmeno indossare abbigliamento e scarpe tecniche. Vivere outdoor significa spogliarsi di tutto ciò che ci ha apparentemente civilizzato, che ci ha viziato, per ritornare a vivere con ritmi, suoni e sapori che seguono regole e dinamiche non manipolate e create da noi. Le vacanze, come gli altri svaghi famigliari, spesso ormai le decidono i figli, e i genitori vanno dove i figli vogliono: far conoscere invece ai bimbi e ai ragazzi il piacere di divertirsi, di gioire, di godere e di esplorare andando in montagna, potrebbe essere anche il modo per farlo riscoprire ai loro genitori e a tutti quegli adulti che hanno perso il gusto di ritornare semplici, di spogliarsi di tutto ciò che è divenuto complicato, preorganizzato, standard. Un altro concetto da rivedere, o per lo meno da rivalutare e approfondire, è l’equazione che una cosa più è lontana e costosa e più è bella: la crisi economica e l’indigestione di viaggi oltreoceano dovrebbero ridare voglia di scoprire ciò che è a portata di gambe e non di portafoglio. In montagna la gente è sempre nata ed è sempre vissuta. Le voci ed i rumori sono scivolati troppo spesso a valle, come le economie e le mode. Ora è da valle che si deve ripartire e tornare in quota per riportare ordine nell’anima e nel corpo: questo volume può senz’altro essere la bussola che suggerisce una rotta, percorsa la quale basterà voltare pagina e proseguire il cammino, sapendo che non esiste una meta troppo lontana che non valga la pena essere raggiunta.

Simone Moro


Il volume che avete in mano, Quarantaquattro passi - itinerari per famiglie in Valtellina e Valchiavenna, è una guida escursionistica che come dice il titolo è rivolta soprattutto alle famiglie, in particolare a quelle con bambini. Il progetto editoriale nasce da due considerazioni: la prima è che, nonostante l’assalto dei centri commerciali, dei canali digitali, delle playstation, sempre più famiglie vogliono avvicinarsi alla montagna, alla natura, all’ambiente delle nostre Alpi; la seconda, che speriamo di condividere con voi, è che si può recuperare e diffondere una passione della montagna solo (ri)partendo dalle giovani generazioni. Ma perché un libro? Ormai, nell’era digitale, se qualcuno vuole informazioni su un luogo, un’escursione o un rifugio, sul web trova di tutto, ma non tutto ciò che si trova in rete è valido; e soprattutto, spesso c’è pur sempre bisogno di una ispirazione, di un punto di partenza. Ecco allora che Quarantaquattro passi - il libro - vuole essere proprio questo punto di partenza, per tutti quelli che, soprattutto con famiglia al seguito, vogliono scoprire alcune tra le più belle passeggiate, note e meno note, di quell’angolo di Alpi racchiuso nella provincia

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di Sondrio, con qualche piccola incursione nei territori circostanti. Cosa distingue allora questa guida rispetto a qualunque altra? Tutti gli itinerari che trovate in questo libro sono stati provati, percorsi, testati davvero con la nostra famiglia, con i miei bambini: non si tratta quindi di una guida “compilata” ma di un’esperienza vissuta: abbiamo percorso la maggior parte degli itinerari dalla primavera all’inverno del 2012. Le 44 escursioni che proponiamo - in fila per sei col resto di due spaziano dalle mete “classiche” alle valli più sconosciute, seguendo il filo rosso dell’accessibilità, della fattibilità per tutti, della leggerezza, suggerita dal titolo un po’ spiritoso, anche se non manca qualche sfida più “ardita” per i più volenterosi e allenati… Vi troverete una certa varietà: abbiamo voluto comprendere un territorio vasto, con caratteristiche molto diversificate, proprio perchè ciascuno potesse poi approfondirne la conoscenza, lasciandosi affascinare da una valle, da un paesaggio… gli itinerari scelti vogliono essere infatti prima di tutto un’ispirazione, offrire ulteriori spunti di visita, idee per nuove escursioni, per un’esperienza di montagna sempre nuova da costruire con la propria famiglia.

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GUIDA ALLA LETTURA Nell’indice troverete una tabella sulla stagione ottimale per percorrere ciascun itinerario: si tratta di un’indicazione generale, che tiene conto della quota, dell’apertura dei rifugi, del clima; capiterà così di trovare non consigliati, ad esempio, i mesi estivi più caldi per itinerari che sono percorribili anche tutto l’anno, proprio perché magari visitandoli “fuori stagione” si possono apprezzare di più. In generale abbiamo scelto molti itinerari che si potessero percorrere anche in autunno o in primavera: anche con i bambini è possibile infatti vivere la montagna tutto l’anno, con poche e semplici precauzioni che tengono conto del clima e della diversa lunghezza delle giornate. All’inizio di ciascun itinerario trovate poi una scheda che ne riassume alcune caratteristiche; tra di esse, abbiamo inserito una classificazione per età, che si riferisce all’età minima perché il bambino possa affrontare quell’itinerario in autonomia, camminando da solo: si tratta di un dato utile, ma estremamente indicativo e generale, basti pensare che la nostra Mariachiara, allenata e “abituata” dalle tante gite, ha affrontato con tranquillità anche escursioni (come ad esempio la salita al Rif. Marinelli), che non sarebbero “alla sua portata”. La possibilità di utilizzo del passeggino si riferisce esclusivamente a quei modelli di passeggino esplicitamente pensati per un utilizzo “off-road”. Abbiamo dato un’indicazione anche sui tempi, che sono uno degli aspetti più critici: in generale occorre calcolare almeno una volta e

Per permettere ai bambini più piccoli, fino a 3-4 anni, di acquisire sicurezza sui sentieri, consigliamo di utilizzare una piccola imbragatura: permette loro di camminare da soli, senza tenere la mano dell’adulto, abituandosi al terreno sassoso e rimanendo in tutta sicurezza “legati” alla mano del genitore. Possono essere utilizzate sia le vere e proprie imbragature pettorali in commercio, sia (pur con limitazioni per la taglia e il peso) le cosiddette “redinelle” che si utilizzano per far imparare ai bimbi a camminare.

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mezza i tempi indicati per gli adulti, ma il consiglio è che per andare in montagna con i bambini, soprattutto i più piccoli, occorre lasciare a casa l’orologio; prendetevi il tempo necessario anche per una sosta in più, una merenda, uno sguardo al paesaggio, che possono rappresentare un diversivo utile a spezzare la fatica. QUALCHE CONSIGLIO IN PIU’ Per vivere serenamente un’esperienza in montagna con i bambini occorre in generale adattarsi alle loro possibilità e ai loro ritmi: programmate escursioni alla loro portata, magari costruendo un percorso progressivamente più impegnativo nella stagione per dare anche a loro obiettivi a medio termine. Tenete conto che il bambino difficilmente accetta la fatica, se non c’è uno scopo a lui evidente e tangibile (un “bel panorama” non basta…): il rifugio, la cima, una meta precisa, un premio, un amico che ci precede possono essere alcuni tra i tanti “sproni” che gli permetterano di raggiungere risultati sorprendenti. Cercate sempre quanto più possibile di offrire ai bambini un’esperienza completa della montagna: nel programmare un’escursione, reperite su internet o su una guida qualche informazione in più, che vi consenta da un lato di entusiasmare i piccoli fin da prima della partenza, dall’altro di distrarli nei momenti di maggior fatica con qualche racconto, qualche curiosità storica, qualche osservazione di un elemento del paesaggio. Fate in modo che i bambini siano in compagnia durante le vostre escursioni: se appena potete invitate famiglie di amici, cuginetti, anche amici adulti; la novità dell’amico fa dimenticare loro la fatica e rende più piacevoli le salite.

Nonostante le escursioni che proponiamo in questo libro siano alla portata della maggior parte delle persone, anche bambini, qualunque attività in montagna non è esente da rischi: in particolare, ciascuno deve saper valutare le capacità e lo stato di allenamento sia propri che delle persone affidate, soprattutto se minori. Quanto descritto nella presente guida si riferisce alla situazione aggiornata al 2012: eventuali differenze registrate in termini di viabilità, segnaletica o condizione dei percorsi sono da imputarsi ad eventi occorsi nel frattempo. Raccomandiamo, a maggior ragione in presenza di bambini, la massima prudenza e attenzione: l’autore e l’editore declinano qualunque responsabilità per incidenti, danni e inconvenienti che dovessero verificarsi nello svolgersi delle escursioni descritte in questa guida.

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INDICE LAGO DI COMO E VALCHIAVENNA 1 PIAN DI SPAGNA 2 IL RIFUGIO CROCE DI CAMPO 3 IL TEMPIETTO DI SAN FEDELINO 4 LA VAL BODENGO 5 LA VIA SPLUGA 6 IL RIFUGIO BERTACCHI 7 IL RIFUGIO CHIAVENNA 8 LE MARMITTE DEI GIGANTI 9 SAVOGNO E L’ACQUAFRAGGIA 10 LA VAL CODERA

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DA MORBEGNO A SONDRIO 11 IL RIFUGIO TRONA SOLIVA 12 I PASSI SAN MARCO E VERROBBIO 13 I BAGNI DEL MASINO 14 LA VAL DI MELLO 15 IL RIFUGIO PONTI 16 IL RIFUGIO ALPE GRANDA 17 LE TERRAZZE DEL VINO 18 IL BOSCO DEI BORDIGHI LA VALMALENCO 19 IL LAGO DI ARCOGLIO 20 IL RIFUGIO PORRO 21 L’ALPE DELL’ORO


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IL RIFUGIO TARTAGLIONE

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IL LAGO PALÙ

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L’ALPE PONTE

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IL RIFUGIO MARINELLI

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IL RIFUGIO BIGNAMI

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L’ALPE PRABELLO

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DA SONDRIO A TIRANO 28 29 30 31

LA VAL D’ARIGNA

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TRA I MELI IN FIORE

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PIAN GEMBRO

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PRATO VALENTINO

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I PASSI BERNINA E MALOJA

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IL TRENINO ROSSO DEL BERNINA

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LE INCISIONI RUPESTRI DI GROSIO

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IL RIFUGIO FALCK

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LA VAL DI REZZALO

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IL SENTIERO DELLA SFORZELLINA

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TRA I FORNI E LA VAL CEDEC

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IL RIFUGIO QUINTO ALPINI

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SULLA NEVE A SANTA CATERINA

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IL MONTE SCORLUZZO

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IL LAGO DEL MONTE

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IN VALLE DELLE MINE

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IN VALLE ALPISELLA

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ALTA VALTELLINA 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44


CARTINA GENERALE

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Partenza: Cantoniera di San Marco, m 1830 Arrivo: Passo del Verrobbio, m 2022 Dislivello: m 190 Tempo: 1.30 ore per salita, 1 per la discesa Difficoltà: sentiero facile Interesse: paesaggistico, storico Età: 3+ Periodo:

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Le trincee della Linea Cadorna al Passo del Verrobbio.

Il Passo San Marco ha da sempre avuto una grandissima importanza nella storia: crocevia militare e commerciale per la Repubblica di Venezia, da qui passava l’antica via Priula; ma ancora, in tempi più recenti, da qui il generale Cadorna decise di far passare quella linea di fortificazioni (che prese poi il suo nome) che doveva difendere il territorio italiano da un’eventuale (e mai avvenuta) invasione tedesca attraverso il territorio elvetico. E così, in questa zona appartata delle Orobie, in particolare al Passo del Verrobbio, troviamo una serie di fortificazioni risalenti alla prima Guerra Mondiale che nulla hanno da invidiare a quelle più note della zona dello Stelvio (vedi itinerario 54


12 I Passi San Marco e Verrobbio

41). Proponiamo quindi la visita alle trincee della Grande Guerra al Passo del Verrobbio, una facile e panoramica “escursione nella storia”. Dal centro di Morbegno si imbocca la strada per il Passo di San Marco: dopo alcuni chilometri si supera l’abitato di Albaredo e si esce dal bosco: l’ambiente è selvaggio, di alta quota, fino al Passo San Marco (m 1992, 26 km da Morbegno). Lasciando l’auto, nei dintorni del Passo si possono scoprire, in particolare scendendo pochi metri verso la bergamasca, alcuni tratti lastricati dell’antica via Priula, mentre il panorama si apre verso la Val Brembana. Tornati all’auto, scendiamo dal lato bergamasco fino ad un bivio 55


dove, lasciato a sinistra il moderno rifugio lungo la strada, ci portiamo all’antica Cantoniera di San Marco, m 1830, dove lasciamo l’auto: nei pressi del parcheggio, possiamo osservare un pannello illustrativo sulla linea Cadorna. Passando accanto ad un pilone di cemento, imbocchiamo quindi il facile sentiero che taglia a mezzacosta il versante, dirigendosi con un lungo traverso sotto il passo del Verrobbio. Lungo il percorso, oltre all’ampio panorama sui pascoli dell’alta Val Brembana, possiamo osservare la ricchezza di flora (e per i più attenti e fortunati anche di fauna) della zona. Al termine del traverso, il sentiero si fa un po’ più ripido e punta decisamente verso il passo, con ampi tornanti, fino ai resti di un baraccamento e ad alcune baite: pochi metri ancora tra i pascoli e si arriva 56

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all’ampio intaglio del Passo del Verrobbio (m 2022, ore 1.30). Le trincee della prima guerra mondiale, pur segnalate da qualche cartello, non sono immediatamente evidenti: occorre risalire un po’ sui due fianchi del passo per poterne apprezzare l’estensione. Imbocchiamo allora proprio una delle trincee seguendo il cartello sulla destra del Passo, per arrivare ad una zona fortificata a ridosso delle rocce, dove troviamo ancora cunicoli e aperture scavate per poter osservare il versante nord stando riparati. Dall’alto si apprezza anche la trincea posta sull’altro versante, che si può raggiungere in breve ridiscendendo al Passo: forse ancora più imponente, questa trincea conduce ad una fortificazione a semicerchio realizzata per ospitare pezzi di artiglieria che mai però furono utilizzati. Dopo la visita alle fortificazioni, la discesa si compie per il medesimo itinerario, con tempi piuttosto lunghi (proporzionalmente alla salita), a causa del lungo traverso che ci riporta al parcheggio presso la Cantoniera di San Marco.

“Via Priula”

La e il fu costruita tra il 1592 re ter le are 1593 per colleg a lic della Repubb di Venezia coni lo Stato dei Grigion

MORBEGNO

Passo S. Marco 1992 m

M. Verrobbio 2139 m Passo del Verrobbio 2022 m

Rifugio Ca’ S. Marco 1830 m VAL BREMBANA

Pizzo della Nebbia 2243 m 57


19 L Alpe e il Lago di Arcoglio

Arcoglio è uno dei luoghi più spettacolari della Valmalenco: da qui infatti, pur essendone piuttosto distante, si abbraccia con un unico sguardo l’intera testata della Valmalenco, a cui si unisce uno straordinario, bucolico paesaggio “locale” di pascoli, dolci pendii e splendidi boschi. L’Alpe Arcoglio è ormai molto più accessibile che in passato, grazie alla strada che sale al maggengo (non alpeggio…) dei Piasci. Dal centro di Torre Santa Maria si imbocca la strada che sale (sinistra) verso la località San Giuseppe e si prosegue toccando le varie frazioni (Musci, Pizzi, VenduPartenza: strada dei Piasci, letto, etc) risalendo con molti deviazione per Corti, m 1700 tornanti su un fondo stradale Arrivo: Alpe Arcoglio superiore, sempre buono, e ormai asfalm 2123 o Lago d’Arcoglio tato quasi completamente. m 2239 Dopo circa 7 km (e 900 metri di dislivello…) si giunge Dislivello: 440/550 m presso la località Zocche ad Tempo: 2 ore circa la salita, un bivio: verso destra la stra1,30 la discesa da prosegue in direzione dei Difficoltà: sentiero facile, Piasci, verso sinistra si stacca mulattiera, strada la strada sterrata per Arcoglio. Lasciamo l’auto presso questo Interesse: paesaggistico, bivio (ampi slarghi, m 1700) etnografico e prendiamo proprio la strada Età: 3+ sterrata che risale nel bosco, D toccando le baite dei Corti e Periodo: G F M A M G L A S O N inoltrandosi nella valle tra bei Rifugio Cometti 1742 m

I Piasci

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Alpe Arcoglio inferiore

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Lago d’Arcoglio 2236 m

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Alpe Arcoglio superiore

Loc. Zocche

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boschi ombrosi. A tratti, dove il bosco si dirada, sono visibili sulla destra le belle case, la chiesa e i pascoli dei Piasci, con il Rifugio Cometti ben riconoscibile, al limite del bosco. Si prosegue quindi fino a quota 1800 circa, dove il bosco si apre e la strada, a tratti cementata, risale più decisamente con alcuni tornanti verso le prime baite dell’Alpe Arcoglio inferiore, che si raggiunge poco dopo (m 1926, 1 ora). L’alpeggio, grazie alla nuova strada che lo raggiunge, si è rivitalizzato: molte delle baite, un tempo in stato di abbandono, sono state ora ristrutturate; giunti al nucleo centrale dell’alpeggio, sulla destra si stacca un sentiero (cartelli per Arcoglio superiore), inizialmente un poco ripido, che risale il crinale di un am-

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Salendo al Lago di Arcoglio la vista si spinge fino al gruppo del Bernina. 79


pio dosso erboso in direzione di una evidente croce di legno. Il crinale si può anche aggirare con un sentiero più comodo che si addentra verso destra in una vallecola; man mano che ci si alza, abbandonando gli ultimi rari alberi, la vista si apre sulla testata della Valmalenco. Al termine di questo dosso, si vedono finalmente le baite e la chiesa di Arcoglio superiore, dove si arriva in breve (m 2123, ore 2). Già da qui il paesaggio è spettacolare: il piccolo “sagrato” della chiesetta offre uno scorcio sulle cime della Valmalenco, dalle vicine rocce rossastre del Monte Braccia, ultime propaggini del gruppo del Disgrazia, al Monte Motta e al Sasso Nero, che fanno da quinta ai “giganti” della valle: Tremoggia, Malenco, Sassa d’Entova, e ancora il Glüschaint, i Gemelli, il Sella, il Piz Roseg, lo Scerscen e il Bernina, 80


per poi chiudere, verso est, con la bella piramide del Pizzo Scalino. Chi volesse godere di una vista ancora migliore, può fare lo sforzo ulteriore di salire i 100 metri di dislivello che separano l’Alpe Arcoglio superiore dal Lago di Arcoglio (m 2236, ore 0.20), nelle cui acque, nei giorni senza vento, si specchiano le cime già viste più in basso. Per il ritorno proponiamo di scendere per lo stesso itinerario fino al tratto di strada con tornanti, cementato, sotto Arcoglio inferiore: da qui si stacca sulla sinistra un sentiero nel bosco (cartelli) che scende con decisione ai Piasci, toccando il Rifugio Cometti (m 1742). Si imbocca quindi, tenendosi sulla destra, la strada sterrata che torna verso le Zocche quasi in piano (alcuni saliscendi, pochi metri di dislivello in totale), raggiungendo il bivio dove abbiamo lasciato l’auto. Il gruppo del Bernina riflesso al tramonto nel Lago di Arcoglio. 81


21 L Alpe dell Oro

Partenza: Chiareggio, m 1610 Arrivo: Alpe dell’Oro, m 2010 Dislivello: 400 m Tempo: 1.30 per la salita, 0.50 la discesa Difficoltà: mulattiera Interesse: paesaggistico, storico, etnografico Età: 3+ Periodo:

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Un consiglio: nella stessa giornata si può unire questo itinerario al successivo, oppure ad altre escursioni in zona, pernottando a Chiareggio

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La visita all’Alpe dell’Oro permette con una comoda passeggiata di “assaggiare” l’antico percorso della strada del Muretto, carico di storia, e godere di uno dei più bei panorami sul Monte Disgrazia senza dover salire in alta quota. Come per l’itinerario precedente, giunti a Chiareggio si lascia l’auto o lungo la strada poco dopo il “centro” del paese (dove consentito!) oppure in uno degli ampi parcheggi che si trovano nella piana del torrente e che si raggiungono proseguendo con l’auto fino in fondo alla strada.


L’Alpe dell’Oro con il Monte Disgrazia sulla sinistra e la Cima di Vazzeda sulla destra.

La mulattiera che dobbiamo prendere non è altro che la prosecuzione “naturale” della strada di Chiareggio, che infatti un tempo era una importante via di collegamento e commercio tra l’Italia e la Svizzera; siamo nel tratto centrale del “Sentiero Rusca”, realizzato per ricordare la deportazione del beato Nicolò Rusca: arciprete di Sondrio, restò coinvolto nelle tormentate vicende religiose che sfociarono nel “Sacro Macello”, la strage di riformati (si stima un numero di persone tra 400 e 600) avvenuta in Valtellina nel 1620. Rusca, imprigionato dai protestanti nel 1618, fu condotto proprio lungo questa strada nei Grigioni, fino a Coira, dove morì per le torture subite nel settembre di quello stesso a anno. A Chiareggio, nella cas r Torniamo a oggi e tranquillamente ba il ita osp che ora alla imbocchiamo quindi la mulattiera che “Ai Portoni”, di fianco una supera le ultime case di Chiareggio sbuchiesa, si può vedere cando sui pascoli poco più alti del fonlapide muratao la dovalle, per poi inoltrarsi nel bosco con che ricorda propri i primi tornanti ben lastricati di ciottoli cattura e la morte di

Nicolò Rusca

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(alcuni sentierini più ripidi permettono di tagliarne alcuni), fino ad arrivare alla radura di pascoli di Cà Novi (m 1725, ore 0.20). Si prosegue quindi sempre nel bosco, con scorci molto belli sul fondovalle e soprattutto sulle cime circostanti, prima fra tutte ovviamente il Monte Disgrazia; ci si inoltra gradatamente nella Valle del Muretto: la strada ha una pendenza sempre regolare (ricordiamoci che era un’antica strada di comunicazione!) e dopo un bel tratto con tornanti e controtornanti si giunge infine al margine inferiore dell’Alpe dell’Oro. Arrivati ad un bivio (a sinistra indicazioni per il Passo del Muretto) si prende a destra per le baite dell’Alpe dell’Oro, che si raggiungono in breve (m 2010, ore 1.30). Proprio al margine dell’alpeggio segnaliamo un bel punto panoramico con una panchina dove sedersi ed ammirare lo splendido panorama che si ha davanti agli occhi, molto ampio nonostante il poco dislivello superato fin qui; lo sguardo è subito attratto dalla maestosità del massiccio del Disgrazia, con il bel (seppur ormai ridotto) ghiacciaio omonimo, che domina la Val Sissone. Ma la vista spazia anche sulle vicine vette del Monte del Forno e Cima di Vazzeda fino ai Pizzi Cassandra e Rachele, che chiudono la Val Ventina (vedi itinerario 20), al Monte Senevedo, sopra il lago Pirola, fino ancora al più lontano Sasso Nero e all’area Merita senz’altro anche delle piste da sci del Palù. La discesa si svolge lungo il meproseguire per il ; la lunga desimo itinerario della salita. valle nella ra strada che si inolt a agli tinat des via tutta è omonima Alpe dell’Oro , più escursionisti 2010 m km 4 altri Passo del per ppa svilu si che dato Muretto e 550 m di dislivello oltre il bivio per l’Alpe dell’Oro

Passo et del Mur to

allenati

Cà Novi 1725 m

CHIAREGGIO 1610 m

CHIESA VALM. SONDRIO T.

Forbesina

88

Ma lle ro

H


35 Il rifugio Falck in val Grosina

Andiamo alla scoperta, con questo itinerario, della bellissima Val Grosina, una delle poche valli trasversali della Valtellina ancora vissute e conservate nel loro carattere agricolo pastorale. Meglio sarebbe scoprirla a passo lento, risalendola a piedi, per lasciarsi stupire ad ogni passo da panorami e scenari assolutamente unici, tra i più belli e intatti dell’Alta Valtellina. La Val Grosina si apre sul versante retico inoltrandosi per parecchi chilometri verso nord ed è divisa in due rami: quello orientale o Val d’Eita e quello occidentale, denominato Val di Sacco. La cura dei versanti e la bellezza insita nel territorio rendono i due rami della Val Grosina unici e assolutamente imperdibili; in tutto il territorio si nota una cura straordinaria per il pascolo, per il bosco, per le belle case e baite spesso ristrutturate; vi si trovano chiese, santuari e cappelle, segno della tradizione di fede, ancora presente e viva e vero cuore della storia locale. Scegliamo di visitare il ramo orientale, che mette in comunicazione Grosio con l’Alta Valtellina e il Livignasco attraverso il Passo di Verva: un tempo via di comunicazione, questo percorso è conosciuto oggi soprattutto dagli amanti della mountain bike. 133

L’abitato di Eita in Val Grosina.


Da Grosio, raggiunto il centro del paese, imbocchiamo la strada (indicazioni per Ravoledo e Fusino) che sale con ampi tornanti, panoramica sul fondovalle della Valtellina, per poi inoltrarsi nella Val Grosina già in quota. Oltrepassando diverse frazioni, dopo circa 7 km arriviamo a Fusino, dove presso la chiesa ci si presenta un bivio: la strada a sinistra conduce in Val Grosina occidentale (indicazioni per Malghera), quella a destra in quella orientale (indicazioni per Eita): acquistato il ticket, seguiamo quindi quest’ultima per giungere in vista del Bacino Roasco dell’AEM, che alimenta la centrale di Grosio (vedi itinerario 34), proseguendo poi per altri 7 km tra splendidi boschi e prati ordinati. Giunti in vista della nostra meta, possiamo ammirare la cascata del torrente Roasco, e arriviamo quindi alle case di Eita, che sorge su un magnifico ripiano prativo, a 1700 m. Lasciamo l’auto negli ampi spiazzi disponibili e dedichiamo qualche minuto a contemplare tutto il solco vallivo della Val Grosina dal “sagrato” della bella chiesetta dedicata alla Madonna di Lourdes, con il caratteristico campanile staccato dal corpo della chiesa, accanto al Rifugio Eita. Imbocchiamo quindi l’ampia strada sterrata che risale con pendenza regolare il versante destro idrografico (sinistra salendo), dapprima percorrendo gli ampi pascoli, poi entrando nei bei boschi che ricoprono le pendici più basse del Sasso Calosso. Attraversiamo diversi torrentelli e infine con un ultimo strappo raggiungiaLa strada per è mo il culmine del “gradino” sul quale soggetta al pagamento di sorge il Rifugio Falck, già visibile dal un pedaggio: è possibile basso, in mezzo allo splendido bosco acquistare il di conifere. Giungiamo quindi ad un bivio, dove si giornaliero (3€ nel 2012) prende l’evidente sentiero che scende a Fusino presso i bar di qualche metro tra i rododendri per o presso il distributore automatico davanti alla chiesa raggiungere un ponticello sul torrente: valicato quest’ultimo si risale ad

Eita

ticket

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Passo di Verva

Partenza: Eita, m 1701 Arrivo: Rifugio Falck, m 2005 Dislivello: 304 m Tempo: 1.30 ore circa per la salita Difficoltà: strada sterrata,

Lago Acque Sparse

Rifugio Falck 2005 m

sentiero facile Interesse: paesaggistico, etnografico

EITA 1700 m

Età: 3+ Periodo: Malghera

G

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Fusino 1203 m T. Ro co as

GROSIO 656 m

BORMIO

Il rifugio, di proprietà sezione di del Dervio, non è gestito: per informazioni sulla possibilità di avere

CAI

le chiavi

SS38 TIRANO SONDRIO

tel 0341 850244

una bellissima radura prativa, ai cui margini sorge il Rifugio Falck, in magnifica posizione panoramica verso valle (m 2005, ore 1.30). Una meritata sosta presso il rifugio (acqua, tavolino con panchine per il pic-nic) o nei prati alle sue spalle (dove i bambini possono scorrazzare liberamente senza particolari pericoli) ci ritemprerà quel tanto da permetterci di proseguire verso l’alto di qualche decina di metri. Tornati quindi sulla strada principale, prima di scendere di nuovo ad Eita ci dirigiamo verso il Passo di Verva (m 2301, dato a 1.20 ore). Dopo un breve tratto pianeggiante, ci affacciamo sulla parte terminale della Val Grosina, giungendo all’ampio pianoro delle Acque Sparse, dove l’acqua di numerose sorgenti e torrentelli che confluiscono nel Rio di Verva dà origine, grazie ad uno sbarramento di massi, all’incantevole laghetto delle Acque Sparse, (m 2022, ore 0.20 dal Rifugio Falck), incorniciato da una splendida pecceta. Chi volesse può spingersi ulteriormente fino al Passo di Verva, oppure si fa ritorno ad Eita per la medesima strada. 135


38 Tra i Forni

e la Val Cedec

Gran Zebrù 3851 m

Il ghiacciaio dei Forni.

Rifugio Pizzini 2700 m

due valli

Queste nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio sono l’ideale per una vacanza all’insegna della natura!

BORMIO

S. CATERINA VALFURVA 1734 m

Rifugio Albergo Ghiacciaio dei Forni 2178 m

Malga dei Forni 2318 m

Rifugio Branca 2487 m Lago Ròsole

PASSO GAVIA

Ghiacciaio dei Forni 142


ca

o le

Più che un vero e proprio itinerario, quello che suggeriamo è la visita ad un angolo straordinario delle Alpi, una delle valli più affascinanti del Parco Nazionale dello Stelvio. I motivi di interesse sono molteplitraversata ci: lo spettacolare paeai saggio alpino d’alsalita la per ta sterra a strad oltà: Diffic ta quota, nel quale il iumi sfasc e li pasco per ro sentie , rifugi posto d’onore spetta per la traversata. Nei pressi del rifugio al maestoso, seppur Branca, un paio di passaggi attrezzati molto ridotto, Ghiaccon gradini e sostegni metallici. ciaio dei Forni, circondato dalla coroInteresse: paesaggio, naturalistico, na di montagne che geomorfologico, animali costituiscono le “13 la per 5+ , rifugi ai salita la Età: 3+ per cime”; la fauna tipitraversata ca, dalle marmotte, ai N D Periodo: G F M A M G L A S O camosci, all’aquila e al gipeto; e ancora la storia, che ha intrecciato in queste valli, su queste creste e queste cime le dolorose vicende della Prima Guerra Mondiale, che hanno lasciato numerose testimonianze visibili ancora oggi. Ciascuno potrà quindi “costruire” la propria visita a questa zona, magari facendo base allo storico ed accogliente Rifugio dei Forni, scegliendo quali itinerari compiere a seconda della preparazione, della Cevedale difficoltà 3769 m e dei giorni a disposizione: qui di seguito presentiamo i vari “moduli” con cui costruire le proprie escursioni. Partenza: Rifugio Forni m 2178 Arrivo: Rifugio Branca m 2487 - Rifugio Pizzini-Frattola m 2700 Dislivello: 310 m al rifugio Branca, 520 m al Rifugio Pizzini, circa 300 m la traversata Branca - Pizzini Tempo: 1,30 ore al rifugio Branca, 2 ore al rifugio Pizzini, 3 ore circa la

Gran Zebrù 3851 m

La Valle dei Forni, il Sentiero Glaciologico e il Rifugio Branca Non può mancare una visita al Ghiacciaio dei Forni, uno dei più importanti ghiacciai italiani e uno dei più studiati e monitorati, che ha subito negli ultimi decenni, come tutti gli altri ghiacciai alpini, un forte regresso. Le tracce della sua “vita recente” caratterizzano il paesaggio dell’alta Valle dei Forni, ed è possibile andare alla loro scoperta grazie al Sentiero Glaciologico del Centenario: inaugurato nel 1995, il sentiero conduce davanti alla fronte del ghiacciaio permettendo di osservare le caratteristiche geomorfologiche del “vallone”. Qui proponiamo, oltre alla classica strada del Rifugio Branca, la visita del Sentiero Glaciologico basso o il sentiero ai ponti tibetani: l’itinerario può essere percorso in un senso o nell’altro, indifferentemente. Dai parcheggi sottostanti il Rifugio Albergo Ghiacciaio dei Forni, imbocchiamo la strada sterrata seguendo le indicazioni per il Rifugio

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Branca e, lasciato sulla destra un ponticello che attraversa il torrente (passeremo di qui al ritorno), proseguiamo lungo la strada che risale il versante destro della valle. La salita è regolare, dapprima nel rado bosco, poi per pascoli, e la vista si apre progressivamente sempre di più fino in prossimità del rifugio, che si raggiunge dopo alcuni ripidi tornanti. Dall’ampio dosso roccioso dove si trova il Rifugio Branca (m 2487) la vista è dominata dal (purtroppo oggi un po’ meno) imponente Ghiacciaio dei Forni; proprio sotto il rifugio si osserva poi il bellissimo Lago di Ròsole, creato dallo sbarramento costituito dalla morena destra del ghiacciaio. Dopo una sosta al rifugio, anziché tornare sui propri passi è possibile scendere in direzione del lago, dove ci si aprono due alternative: la prima prevede di imboccare il sentiero Glaciologico Basso, che scende dapprima ripido, con alcuni tornanti sulla morena interna, per poi raggiungere la piana proglaciale via via sempre più ricca di vegetazione fino nei pressi dell’Albergo dei Forni, che si raggiunge dopo aver valicato un ponticello. La seconda possibilità ci porta invece dal Lago di Ròsole, con un percorso in falsopiano e leggera salita, ad avvicinarci alla fronte del ghiacciaio. Qui, con qualche emozione soprattutto per i più piccoli, si giunge ad attraversare due spettacolari ponticelli sospesi (i “ponti tibetani”), che consentono di superare le acque spumeggianti del torrente Frodolfo, “neonato” dalla fusione del vicino ghiacciaio. Il sentiero, superato un ponte “tradizionale”, prosegue sul lato opposto della valle, abbassandosi regolarmente fino a ricongiungersi, in basso nella piana, con il precedente itinerario. La traversata Rifugio Branca - Rifugio Pizzini La traversata dal Rifugio Branca al Rifugio Pizzini permette di entrare nella bella Val Cedec da una prospettiva diversa rispetto alla “classica” strada sterrata che risale direttamente dal Rifugio Albergo dei Forni, e di godere di una splendida vista panoramica sul Ghiacciaio dei Forni e sulla porzione più occidentale delle Tredici Cime. Dal Rifugio Branca m 2478 si prende il sentiero S530, ben segnalato, che risale in traverso i pendii della bassa Val di Ròsole: in alto, qua e là, occhieggia la fronte sospesa della Vedretta di Ròsole che fa da contrasto con i pascoli attraversati dal sentiero. Poco dopo il rifugio bisogna affrontare due brevissimi tratti attrezzati, in corrispondenza di due canalini rocciosi: pur non essendoci pericoli particolari, occorre prestare attenzione (soprattutto in presenza di terreno bagnato) e aiutare Uno dei ponti del Sentiero Glaciologico i più piccoli a reggersi ai so-

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rifugi tra i ghiacciai della Valfurva

i vostri

RIFUGIO GHIACCIAIO DEI FORNI m. 2200 tel. 0342 935365 info@forni2000.com www.forni2000.com RIFUGIO PIZZINI m. 2706 tel. 0342 935513 /3408946284 rifugiopizzini@virgilio.it www.rifugiopizzini.it RIFUGIO BRANCA m. 2493 tel. 0342.935501 / 935350 info@rifugiobranca.it www.rifugiobranca.it

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lidi gradini e sostegni metallici. Il sentiero continua in leggera salita fino ad un pianoro di pascolo (si tratta di un’antica morena), che si attraversa tenendo la destra. Da qui la vista spazia dal bacino dei Forni al Monte Confinale, e comincia ad aprirsi anche verso la Val Cedec: siamo infatti alla confluenza delle due valli, e la nostra meta, il Rifugio Pizzini, si fa presto vedere. Facendo attenzione a non imboccare il sentiero che scende in direzione della Malga dei Forni e del Ponte della Girella (da cui si può in ogni caso recuperare la strada), si tiene la destra affrontando in traverso un tratto un poco più ripido. Il sentiero, sempre ben tracciato, si abbassa gradatamente verso il fondovalle, spingendosi sempre più all’interno della Val Cedec. Finalmente, alla quota 2475, un ponticello permette di attraversare il torrente Cedec e, dopo pochi metri di risalita, guadagnare la strada sterrata, che si segue agevolmente fino al Rifugio Pizzini. È possibile, tuttavia, proseguire sul lato sinistro idrografico della valle, per poi attraversare il torrente solo in prossimità del rifugio.

Portate un binocolo: soprattutto la sera e la mattina presto, non mancheranno le occasioni per osservare gli

animali!

Il Rifugio Pizzini-Frattola Il Rifugio Pizzini (m 2700) è raggiungibile, oltre che grazie alla traversata sopra descritta, percorrendo la strada che si stacca dal piazzale antistante il Rifugio Albergo Ghiacciaio dei Forni: si tratta di un itinerario senza difficoltà alcuna, piuttosto lungo (4,5 km) seppur con un dislivello modesto. Dall’Albergo dei Forni si imbocca la strada ben segnalata, che risale nel bosco con alcuni ripidi tornanti, per poi proseguire con pendenza più costante attraversando i pascoli all’imbocco della Val Cedec. Man mano che ci si inoltra in quest’ultima, il paesaggio si fa sempre più selvaggio; non mancano i punti di sosta (con panchine e fontane) lungo la strada, che costituiscono ottime occasioni per osservare non solo il paesaggio, ma anche i numerosi animali che popolano la valle, dalle onnipresenti marmotte a stambecchi, camosci, aquile e, per i più fortunati, il gipeto, reintrodotto in quest’area del Parco Nazionale dello Stelvio. Un ultimo tratto al cospetto dell’imponente piramide del Gran Zebrù conduce infine al Rifugio Pizzini, vero e proprio “campo base avanzato” per visitare la Val Cedec: non è infatti solo una meta, ma può essere anche base di partenza per escursioni nei dintorni, come la salita al Rifugio Casati-Guasti, o ai passi dello Zebrù (m 3000), con vista spettacolare sulla vicina Val Zebrù, per spingersi magari fino alla traversata al Rifugio V Alpini (vedi itinerario successivo). Oppure, seguendo sempre il filo della storia, andando a cercare nei pendii sovrastanti il rifugio le testimonianze della Grande Guerra, o ancora affrontando la cosiddetta “traversata alta” fino alle baite dei Forni (sopra l’omonimo Rifugio Albergo), una variante di discesa che, grazie al maggiore isolamento rispetto alla strada, saprà regalare più di un’occasione di osservazione degli animali.

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B


44 In Valle Alpisella Abbiamo compiuto un lungo viaggio per la Valtellina: partiti dalle foci dell’Adda, al Pian di Spagna, là dove il fiume diventa, insieme alla Mera, Lago di Como, abbiamo risalito idealmente il suo corso, divagando per le valli laterali, per giungere infine qui, dove da una pietraia alle pendici del Pizzo Aguzzo nasce quel piccolo rigagnolo d’acqua gelida e trasparente che diventerà il grande fiume Adda. L’escursione lungo la bella Valle Alpisella è, oltre che facile e affascinante per la bellezza selvaggia del luogo, anche un omaggio al quarto fiume italiano, l’Adda, il più importante della Lombardia, interamente compreso nei confini regionali. Già il percorso in auto per raggiungere il luogo di partenza apre la vista a paesaggi spettacolari: usciti da Bormio si abbandona la statale dello Stelvio per imboccare la strada del Passo del Foscagno; dopo un breve tratto (circa 5 km da Bormio) si prende a destra seguendo le indicazioni per Pedenosso e Fraele, e si risale con molti tornanti lungo la strada asfaltata che raggiunge le dighe. Si arriva quindi alle Torri di Fraele, tra le più importanti ed elevate fortificazioni del territorio bormino: furono costruite alla fine del 1300 per vigilare sulla Via Imperiale d’Alemagna e sul sottostante territorio. Da qui proseguiamo in piano accanto al lago di Fraele o delle Scale, per arrivare alla diga e al lago di Cancano, che costeggiamo completamente: dopo circa 4 km raggiungiamo l’imponente diga di San Giacomo, che lasciamo sulla destra per proseguire sulla strada, mentre la vista si apre Pizzo Aguzzo d’infilata sul Monte Pet2572 m

Passo Alpisella 2285 m

Sorgenti dell’Adda

Lago di San Giacomo 1950 m

2229 m Monte Pettini 2932 m

Merita una sosta la splendida chiesa-fortezza di San Martino a Pedenosso, arroccata su un dosso roccioso in posizione dominante sulla valle, che si ammira dal portico che circonda l’edificio

Lago di Cancano

Lago di Fraele Torri di Fraele

LIVIGNO

Pedenosso 1450 m BORMIO

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Premadio


tini, costeggiando sempre il lago fino alla fine di esso, dove sulla destra una strada scende ad un ampio piazzale dove si parcheggia l’auto. Tornati sulla strada, si imbocca la strada forestale (cartelli) che sale a sinistra verso la Valle Alpisella; il percorso sale regolare in un bel bosco di conifere: diversi ripidi sentierini “tagliano” i numerosi tornanti all’inizio della strada, permettendo di guadagnare quota più rapidamente. La vista sui monti circostanti si apre progressivamente, man mano che il bosco si dirada e ci si ritrova su pascoli d’alta quota; la strada si inoltra ora più decisamente verso ovest, Partenza: Lago di San Giacomo in direzione del passo di di Fraele, m 1950 Valle Alpisella, nostra méta ancora piuttosto lontana: Arrivo: Passo Alpisella, m 2285 mancano infatti più di 2 Dislivello: 340 m, 8 km km, sebbene con poco di(andata e ritorno) slivello. A 2229 m di quota incrociamo il bel sentiero Tempo: 2 ore che scende alla sinistra Difficoltà: strada sterrata idrografica (dall’altra parte Interesse: paesaggistico, della valle) e che potremo naturalistico, animali percorrere in discesa. Proseguiamo quindi con scarEtà: 3+ sa pendenza passando acM G A G F A M L N S O D Periodo: canto a pozze più o meno ricche d’acqua a seconda della stagione, dove non

Nonostante in zona l’acqua non manchi, non sono presenti lungo il percorso (quasi interamente esposto al sole) fontane o sorgenti: portatevi quindi abbondanti

scorte d’acqua!

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sarà difficile incontrare al pascolo numerose mucche del vicino alpeggio, un incontro sempre simpatico per i bimbi. Nell’ultimo tratto il paesaggio, quasi lunare, ha una caratteristica particolare: alla nostra destra salendo le pietraie che scendono dalla lunga costiera del Pizzo Aguzzo arrivano a lambire il sentiero, che invece mostra alla sinistra pascoli verdeggianti, seppur altrettanto ripidi. Dopo qualche svolta tra i dossi, arriviamo quasi senza accorgerci al Passo di Valle Alpisella (m 2285, ore 2), dove possiamo sostare sui prati costellati di stelle alpine o sulle rive del bel laghetto appena più a valle verso Livigno; nella vicina casera possiamo acquistare i prodotti dell’alpeggio o fare una nutriente merenda. Una curiosità: il nome Alpisella, che potrebbe divertire i bambini più piccoli, deriverebbe da “alpicula”, piccola alpe. Dopo la sosta il cammino può riprendere in discesa: si potrebbe scendere anche verso Livigno, con un bel percorso che conduce sulle rive del lago di Livigno, ma con la complicazione del ritorno all’auto; torniamo quindi sui nostri passi fino al bivio a quota 2229, dove prendiamo a sinistra scendendo il sentiero che ci indica le “sorgenti dell’Adda” a 15 minuti. Il sentiero taglia le pietraie in diagonale e dopo poco, mentre compaiono i primi mughi, troviamo sulla destra un cartello che indica le sorgenti del grande fiume: poco sotto di noi, tra le pietre sorge l’acqua fresca e pulita dell’Adda. Il percorso prosegue poi in quota inoltrandosi nel bosco, ora più fitto, per portarsi all’imbocco della valle e raggiungere in breve la strada in prossimità del parcheggio con una discesa un poco più ripida, da cui si gode un’ultima, splendida vista sul bacino di San Giacomo di Fraele.

La Valle Alpisella guardando verso Livigno.

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Rifugio Marinelli, correva l’anno 1986...

L autore… Luca Arzuffi, 40 anni, un Dottorato in Geologia alle spalle e un tesserino da giornalista in tasca, lavora nel campo della comunicazione per una importante realtà istituzionale lombarda. Appassionato fin da ragazzino di fotografia, ha iniziato ad occuparsene professionalmente dal 1999. Ha iniziato a frequentare le Alpi da piccolo, con la sua famiglia di origine, e non ha più smesso, anche con la complicità degli studi… Ha percorso poi negli anni soprattutto le Alpi Centrali della Valtellina, dove è tornato ora con la sua famiglia, che ha realmente percorso e “testato” tutti gli itinerari descritti nella guida. Ha al suo attivo numerosi articoli e pubblicazioni di escursionismo, turismo e cultura alpina, pubblicati negli ultimi 15 anni; per Lyasis ha collaborato in particolare alla realizzazione dei volumi “Lanzada - dal Bernina allo Scalino” (1997), “Bernina - il quattromila tra Engadina e Valmalenco” (2004) e “Valmalenco - le più belle escursioni” (2006).

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Rifugio Marinelli, 2012.

… e gli altri autori! Senza la mia famiglia questo libro non avrebbe motivo di esistere: grazie ai miei bambini Margherita, Angelo e Mariachiara, insieme ovviamente a Lorenza, che per prima ha creduto in questo progetto e l’ha fatto diventare realtà; con amore, passione e pazienza mi hanno seguito in questa avventura, facendola diventare la nostra avventura. Ciascuno ha fatto la sua parte, in particolare: Margherita e Angelo (10 e 7 anni) oltre a contendersi il primo posto davanti a tutti sui sentieri (da veri alpinisti in erba!) hanno realizzato i disegni che trovate nelle cartine e in copertina; Mariachiara (3 anni) ci ha sempre seguito con il suo fedele Arturo, l’asino di peluche, camminando come noi “grandi”; Lorenza, oltre a costruire insieme a me tanti itinerari con i suoi consigli e la creatività, con pazienza ha portato (e sopportato) zaini e fatiche di questa bella impresa!

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Ringraziamenti Oltre alla mia famiglia, desidero ringraziare, in ordine rigorosamente casuale. Lorena e Luca per la simpatica ospitalità in Valtellina. Giulia, per la preziosa rilettura delle bozze. Maurizio, per “l’intercessione” con Simone Moro. Gli amici che ci hanno accompagnato in alcune escursioni; in particolare Mariarosa e Rosa Maria (no, non scherzo…), Matteo e Roberto, gli zii Emanuela e Simone con Benedetta, Lucia e Pietro, Silvia e Massimo con Filippo, Andrea e Tommaso, Lorenza e Claudio con Marta, Pietro e Andrea, gli amici incontrati per caso ad allietare una sera in rifugio (vero, Christian?), gli amici ritrovati (Elena e il Gigante…) e quelli nuovi, incontrati e conosciuti sui sentieri e nei rifugi di questa guida. I tanti gestori dei rifugi, amici vecchi e nuovi, che con la loro accoglienza hanno reso ancora più straordinarie tante giornate vissute in montagna. I miei genitori e la mia famiglia, che mi hanno insegnato ad amare la montagna.

quarantaquattro passi itinerari per famiglie in Valtellina e Valchiavenna © Testi di Luca Arzuffi © LYASIS EDIZIONI - Sondrio - 2013 Finito di stampare nel mese di marzo 2013 Tutte le fotografie sono di © Luca Arzuffi, ad eccezione delle seguenti: © Archivio Lyasis, pag. 23, 38-39, 41, 47,52, 61, 66, 80-81, 82, 92, 94, 95, 112, 129, 131, 133, 158, 159 © Damiano Calloni, pag. 146 © Loris Pozzati, pag. 86-87 © Gianfranco Scieghi, pag. 77, 119 Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico o altro senza l’autorizzazione scritta dell’editore. ISBN 978-88-97292-10-4


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