Quotidiano Meeting | 27 agosto 2025

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27 uotidiano

EDITORIALE

Tra i giovani del Meeting

Li vedi ovunque. In fila alle mostre, come quella partecipatissima sul santo ragazzino Carlo Acutis, oppure sotto il sole a dare indicazioni per i parcheggi, dietro i banconi a servire piadine e kebab. E poi la sera, quando le luci degli stand finalmente si spengono, cantano, suonano la chitarra, ridono. Li vedi ovunque. In fila alle mostre, come quella partecipatissima sul santo ragazzino Carlo Acutis, oppure sotto il sole a dare indicazioni per i parcheggi, dietro i banconi a servire piadine e kebab. E poi la sera, quando le luci degli stand finalmente si spengono, cantano, suonano la chitarra, ridono e sfogano la stanchezza ballando. Il Meeting di Rimini — in un’Italia fatta di convegnistica di vecchi per i vecchi — colpisce anzitutto per loro, i giovani. Migliaia. A questa edizione i volontari under 30 sono tremila, una cifra che farebbe sognare qualsiasi partito in Italia. Fra tutti i poli magnetici di questo Meeting, quello che li attrae di più è la mostra “profezie di pace”, che ha impegnato per un anno cento di loro, tutti giovanissimi. Come la diciassettenne Ilaria, liceo a Bologna, capelli neri e gonna lunga a fiori a coprire un paio di sandali sabot: «La nostra generazione non è più abituata ad andare oltre quello che trova sui social. Noi invece volevamo toccare la carne di chi subisce i danni delle guerre, come ci chiese di fare papa Francesco. Per questo io e Benny siamo andati a Sarajevo a sentire le storie di chi ha vissuto questi conflitti». “Benny”, che poi sarebbe il sedicenne Benedetto, anche lui liceale a Bologna, annuisce serio: «Lo sa che ci sono al momento 184 conflitti in corso? Ci siamo chiesti cosa potesse fare un gruppetto di ragazzi in questo mare di uccisioni. Poco, ma quel poco è stato intanto cominciare a studiare, uscire dall’indifferenza». Questa parola, «indifferenza», ricorre molto parlando con i giovani ciellini. È la loro ossessione, scrollarsela di dosso l’indifferenza, verso gli altri, verso le soffe-

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Ecco l’Agenda Meloni

Per la prima volta al Meeting da premier, Giorgia Meloni interverrà alle 12 e risponderà alle domande del presidente della Fondazione Meeting Bernhard Scholz. Nelle sue precedenti partecipazioni Meloni aveva preso la parola durante gli incontri dell’Intergruppo Sussidiarietà dedicati al ruolo di partiti

e parlamento e nel 2022 ai programmi elettorali in vista delle imminenti elezioni. Oggi i temi che verranno affrontati riguarderanno sia gli scenari internazionali e nazionali in un dialogo a tutto campo. Seguirà alle 15 il convegno su progetti infrastrutturali con la presenza del vice premier Matteo Salvini. A pagina 5

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pagina 7 Metsola L’Europa torni

libreria McCann ancora il più venduto A pagina 8

Festa-concerto Gran finale con Chieffo

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ANNO 46 N° 6
DA ENERGIE DIVERSE, UN’ENERGIA UNICA.
DA ENERGIE DIVERSE, UN’ENERGIA UNICA.
Oggi la presidente del Consiglio dei ministri in dialogo con Bernhard Scholz

EDITORIALE

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renze del mondo. Ancora Ilaria: «Possibile che il male abbia sempre l’ultima parola? L’uomo per me è fatto per il bene, io ci credo fermamente». Ma su Gaza, per esempio, che porta in piazza migliaia di loro coetanei soprattutto di sinistra, come la pensano? Per la mostra hanno intervistato il cardinale Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, ed è già un indizio. Ma a precisa domanda, Ilaria risponde così: «Davanti a un mondo che ci chiede di schierarci contro Israele o contro i palestinesi, noi ci dichiariamo pro pace». Un gruppetto di amici di Giulianova, costa abruzzese, si aggira per gli stand. Hanno tutti 17 anni, sono venuti da soli, rinunciando ad alternative sicuramente più ludiche. Cosa trovano qui dentro che fuori non c’è? «Il Movimento —  dice Luca — ci dà una visione diversa. Il mondo ci vuole far credere che siamo impotenti, che dobbiamo sempre aspettare che qualcun altro ci dica cosa fare, invece è da me, da noi, che può partire tutto». Ludovica, come Isabella, è entrata in Comunione e liberazione perché incuriosita da ciò che le raccontavano Luca e Pietro, i suoi amici. «Intuivamo — racconta — la felicità che provavano, ma solo entrandoci abbiamo capito quanto sia profonda questa esperienza. Le cose migliori le stiamo vivendo adesso insieme: Gioventù studentesca ci ha portato davanti agli occhi una bellezza che prima non vedevamo».

Sembra il racconto di una setta, ma questi sono ragazzi normali, che fanno le loro esperienze normali, con i lombardi che si chiamano “ràga” e i romani che rispondono “amò”. Solo, a volte si fermano. Forse il segreto è tutto lì, non ci sono misteri eleusini da svelare. «Suppongo — dice con candore Isabella — che sia più corretto fermarsi un attimo ad ascoltare prima di parlarsi

addosso. Spesso andiamo troppo di fretta, corriamo a farci foto, a mettere cuoricini, senza pensare a niente». Indifferenza, appunto, un vuoto che la politica non riesce più a riempire. Però c’è anche un’altra cosa che i ciellini tengono per loro, restii forse a scoprirsi con un estraneo. Magari per pudore, alla fine è soltanto Giacomo, 18 anni, di Milano a pronunciare la parola segreta:

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AGOSTO

Cristo. «Le racconto un episodio: la prima volta che andai a una loro riunione ero in prima liceo. C’era qualcosa di bello, ma non capivo nemmeno io cosa fosse. Negli anni, crescendo, questo qualcosa di bello ho iniziato a chiamarlo Cristo. Io lo vedo, sento che è tra noi ogni volta ci riuniamo in due o tre, come dice il vangelo». Poi, visto che il mondo tanto bello non è, aiuta pure far parte di un gruppo che ti sostiene. Andrea ha 28 anni e lavora a Fano, nelle Marche, in ospedale. «Vedo ogni giorno cose terribili, gente che muore, e parlando con Cl trovo delle risposte. Gli altri miei colleghi invece non si fanno nemmeno le domande, per non farsi travolgere dal dolore». Vivere con qualcuno di Cl è possibile, se non se ne fa parte? Anche Claudia, compagna di Andrea, smentisce l’idea della setta chiusa. «Quando alle mie amiche ho confidato che avrei voluto sposare Andrea, mi hanno detto: sei matta, quanti figli ti farà fare? Insomma, mi sono avvicinata con sospetto. Poi ho capito che è un posto dove le persone ancora si ascoltano mentre là fuori siamo tutti presi dalla frenesia». E poi, in fondo alla classifica dei loro interessi, c’è anche la politica. Inutile nascondersi che qui la sinistra non avrebbe un solo voto. Però anche la destra se la deve sudare, ormai nulla è scontato. «Alle ultime elezioni — dice il diciottenne Giacomo — c’era chi aveva avuto otto mogli, chi si è separata, chi convive senza sposarsi. E sono questi che dovrebbero difendere i valori cristiani?».

(Da “la Repubblica” del 26 agosto 2025)

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PIANO L’intervento di Roberta Metsola, presidente del Parlamento europeo

«L’Unione torni leader e ascolti i cittadini»

Gli obiettivi: sicurezza, competitività, sussidiarietà, semplificazione e pace

di Paolo Costa

Un’Europa leader nel mondo, capace di decidere e di cambiare con coraggio le sue strutture istituzionali, di fare leggi per semplificare la vita di cittadini e imprese. Roberta Metsola, presidente del Parlamento europeo, ha risposto alle sollecitazioni di Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting, tracciando percorso e obiettivi che l’Unione è tenuta ad attuare per affrontare in modo adeguato le sfide che l’attualità presenta. «I mesi futuri non saranno facili - ha sottolineato - ma non possiamo permetterci di rinunciare a lavorare per completare il progetto europeo». «L’Europa è casa nostra – aveva detto Scholz – e vi convivono stato di diritto, libertà e un sistema di welfare universale. Ma questa casa ha alcune crepe». «Lo status quo non è accettabile – ha risposto la presidente, scandendo bene le parole in un italiano perfetto, – equivale ad arrendersi. Significa lasciare l’Europa ai margini. Essa non è mai stata spettatrice del mondo e non dobbiamo mai abituarci a esserlo. Siamo leader ed è giunto il tempo di smettere di guardare all’Europa così com’è e di iniziare a costruire l’Europa che può essere. Sicurezza, competitività, sussidiarietà, semplificazione e pace non sono solo parole d’ordine. Sono i mattoni per il futuro dell’Europa». Per quanto riguarda la semplificazione, ha fatto notare che nella scorsa legislatura l’Europa ha prodotto 13 mila provvedimenti legislativi contro i soli 3 mila degli Stati Uniti. In una sala particolarmente affollata, alla presenza di diversi parlamentari europei, alcuni passaggi dell’intervento di Metsola hanno raccolto applausi fragorosi. Ne riportiamo alcuni: «Dobbiamo restare allineati ai nostri cittadini. L’Europa dovrebbe dare meno lezioni dal tono moralista e agire di più. Dobbiamo sostenere le nostre imprese, non ostacolarle». E ancora, riferendosi alla situazione internazionale: «Vogliamo la pace e per ottenerla c’è bisogno di un’Europa più forte. Kiev non sarebbe libera senza il nostro contributo”. Su Gaza: «È una situazione intollerabile, non possiamo restare indifferenti». Metsola ha affrontato senza giri di parole anche il tema dei dazi e dei negoziati commerciali con gli Usa: «Non esiste alleanza più solida né sintonia democratica più profonda, nella storia del mondo moderno, di quella tra Europa e America. Le nostre aziende sono integrate, così come i nostri stili di vita. L’accordo commerciale provvisorio è un passo avanti per la fiducia dei due continenti.

Il Parlamento europeo farà la sua parte: lo esaminerà a fondo per garantire che funzioni per imprese e consumatori. Ma dobbiamo anche guardare oltre, verso partnership con Africa e America Latina». Al termine dell’incontro Metsola ha voluto visitare i saloni del Meeting, soffermandosi presso alcuni stand e incontrando i volontari.

Nella giornata di ieri il tema del futuro dell’Europa è stato affrontato anche da Enrico Letta insieme agli altri relatori del convegno “Molto più di un mercato. Dal neoliberismo a uno sviluppo per l’uomo nell’Unione europea”. In un altro appuntamento il vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto, è intervenuto su fondi di coesione e attuazione del Pnrr.

PRIMO PIANO Dialogo tra Luciano Violante, Paolo Carozza, Mauro Magatti e Andrea Simoncini

Grido d’allarme della libertà

«I sistemi di comunicazione sostenuti dall’intelligenza artificiale esercitano una grande influenza nella vita di ogni giorno»

C

os’ha l’uomo di più prezioso della sua libertà? Poter realizzare ciò che veramente desidero senza che qualcun altro mi costringa o mi impedisca: è una condizione necessaria per condurre una vita piena. Generazioni di uomini e donne hanno preferito morire – ed ancora oggi lo fanno – piuttosto che vivere in schiavitù. La libertà, però, ha un antefatto fondamentale: il desiderio. Sono libero se posso realizzare quello che desidero, quello che voglio. Un’azione libera, quindi, presuppone un pensiero libero. Se fossi totalmente libero di realizzare un’idea che non è mia, ma di un altro, non è vera libertà.

Questo è il tema che a Rimini hanno affrontato Luciano Violante, Paolo Carozza e Mauro Magatti, coordinati da Andrea Simoncini. La libertà, nella storia, ha sempre riguardato i mezzi: se abbiamo o meno i mezzi per realizzare quello che desideriamo, ovvero se dobbiamo creare delle istituzioni per garantire questa libertà. Ma oggi quello che è in discussione non sono più i mezzi per ottenere quel

che si pensa, ma… quel che si pensa. Si chiama “libertà cognitiva”. Su questo tema Luciano Violante, presidente emerito della Camera dei deputati e grande amico del Meeting, da tempo sta riflettendo. È suo il grido di allarme: «Oggi, per la moltiplicazione e la pervasività dei sistemi di comunicazione sostenuti dall’intelligenza artificiale, chi comunica in forma diffusa esercita un grande potere di influenza, che ha rilevanza pratica nella vita di ogni giorno».

Chiediamoci: dove troviamo le informazioni che ci servono per le decisioni – dalle più banali alle più rilevanti – che prendiamo in ogni secondo della nostra vita? Sempre più ci affidiamo a piattaforme tecnologiche che tutto sono fuorché neutrali. Anzi. Così è divenuta possibile la dimensione della “guerra cognitiva”, in cui combattiamo l’altro innanzitutto influenzando i suoi pensieri. Mauro Magatti, richiamando il contenuto del suo ultimo libro firmato insieme alla

IL CENTRO

DI

ATTIVITA’ ECONOMICHE DI RIMINI

prenditi cura del presente per costruire il tuo futuro

Paolo Carozza, professore di diritto nell’Università di Notre Dame, dinanzi a un fenomeno di questa portata, si è posto la domanda centrale: ma noi, cosa possiamo fare? Di fronte a questa trasformazione radicale della nostra idea di libertà, è decisivo che si attivi la nostra responsabilità. «Se vogliamo davvero rispondere alla “guerra” sull’integrità cognitiva che le rerum novarum digitali presentano, sì abbiamo bisogno di costruire norme e istituzioni di responsabilità nuove e creative, nella nostra legge e politica. Ma ancora di più, abbiamo bisogno di rinvigorire la questione umana; la stessa questione di tre millenni fa, quando il salmista cantava, che cos’è l’uomo, perché tu te ne curi?». MERCOLEDÌ

moglie, la professoressa Chiara Giaccardi – “Macchine Celibi” – ha osservato che in questo modo l’essere umano finisce per essere modellato dalle macchine che lui stesso ha costruito: il rischio è che così si crei un nuovo universo digitale chiuso in cui l’uomo rimanga intrappolato.

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MERCOLEDÌ 27 AGOSTO

PRIMO PIANO Alle ore 12 in Auditorium l’intervento della presidente del Consiglio dei ministri

Meloni e l’urgenza di mattoni nuovi

È l’ottavo premier italiano presente al Meeting nel corso degli anni. Dialogo con Bernhard Scholz

di Paolo Costa

È il giorno di Giorgia Meloni, per la prima volta da premier al Meeting, che a partire dalle ore 12 (Auditorium Isybank D3) risponderà alle domande del presidente della Fondazione Bernhard Scholz. Nel 2022 Meloni intervenne all’incontro “Nella diversità, per il bene comune” insieme agli altri leader politici. Erano vicine le elezioni del 25 settembre e a Rimini andò in scena un confronto a tutto campo durante il quale la presidente di Fratelli d’Italia sottolineò l’importanza dei partiti «purché radicati sul territorio e se si confrontano coi reali bisogni dei cittadini». Il ruolo di partiti e Parlamento era stato al centro anche dei precedenti convegni, promossi dall’Intergruppo sulla sussidiarietà, ai quali Meloni nel 2020 e nel 2021 aveva partecipato da remoto. Politica, partiti e assemblee elettive sembrano non attraversare un periodo di grande popolarità. Eppure, la loro funzione di cerniera tra cittadini e istituzioni e di presupposto della democrazia è fondamentale. Significativo è perciò il fatto che Meloni, la cui leadership si radica in una storia di partito - inteso come luogo

di formazione - insista su questi temi e sia diventata presidente del Consiglio dei ministri (prima donna a ricoprire la carica), potendo contare su un consenso che non presenta segni di cedimento. Superata da poco la metà del mandato, Giorgia Meloni torna ora al Meeting in un contesto dove i problemi che si stanno

verificando a livello globale preoccupano sempre di più. In uno scenario di equilibri tra le nazioni estremamente mobile, si stanno aggravando le guerre, nascono nuove tensioni come quelle generate dalla politica americana dei dazi, ci si chiede quali compiti e quale ruolo debba avere l’Europa, non accenna a

Il ministro dei trasporti Matteo Salvini torna a Rimini per parlare di mobilità

cambiamenti la curva del calo demografico in una società dove crescono individualismo e nuove fragilità. È un quadro rispetto al quale sono necessarie scelte politiche chiare, coerenti, di visione. In primo piano ci sono le questioni internazionali (i conflitti e come raggiungere la pace, le relazioni con gli Usa, con l’Unione, gli stati europei e l’Africa con il piano Mattei). Ma l’autunno rende vicine e improcrastinabili anche le decisioni sul versante interno, dove prossimi sono il varo della legge di bilancio e le elezioni in alcune regioni. Su tutti questi argomenti la premier avrà la possibilità di spiegare la situazione e di anticipare i prossimi sviluppi dell’impegno governativo, soffermandosi - riferendoci al titolo del Meeting - su quali siano i “nuovi mattoni” che l’attualità rende urgenti e necessari. Meloni sarà l’ottava premier presente al Meeting: il primo fu Spadolini nel 1981, l’ultimo Draghi nel 2022. In mezzo ci sono stati Andreotti (1989-90), Monti (2012), Letta (2013), Renzi (2015), Gentiloni (2017). L’incontro non chiude il Meeting 2025, che prosegue con altri appuntamenti nel pomeriggio.

Tutte le strade portano all’uomo

Collegamenti viari, ponti e reti ferroviarie efficienti a servizio delle comunità. La forza di programmare

di Francesco Maria Capitanio

I deserti smettono di essere tali quando non sono più spazi distanti e le persone e le relazioni ne diventano il cuore pulsante. Oggi i collegamenti tra luoghi non sono solo quelli fisici, ma anche quelli legati all’evoluzione tecnologica e digitale. Non è immaginabile il loro ordinato sviluppo senza una stretta collaborazione tra tutte le realtà coinvolte a livello locale, statale ed europeo.

L’occasione per approfondire l’argomento è data dal dibattito che si terrà oggi alle 15.30 nella Sala Gruppo FS C2 dal titolo “Luoghi da costruire e vie per raggiungerli”.

Tra i partecipanti il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini – presente in questa veste al Meeting per la terza volta consecutiva – che avrà l’occasione di dare continuità a un discorso in cui più volte ha

sottolineato che è necessario «avere la forza di programmare anche lì dove non c’è un sufficiente sviluppo che però è impossibile senza le necessarie infrastrutture. La programmazione è necessaria

per evitare, come spesso è accaduto in passato, che accanto alle grandi opere rimanga il deserto». Quindi non solo strade, ponti, reti ferroviarie e la loro indispensabile efficienza.

Le infrastrutture fisiche devono necessariamente intrecciarsi in modo tangibile con le reti di relazioni locali che formano le comunità. Allo stesso tempo obiettivi e strategie devono essere al passo delle inevitabili trasformazioni della mobilità di persone e merci e, quindi, suscettibili di una possibile continua revisione. Una sfida sicuramente non semplice. In questa ottica, accanto al ministro Salvini, daranno il proprio contributo al dibattito – condotto da Emmanuele Forlani, direttore della Fondazione Meeting per l’Amicizia fra i popoli – Alfredo Maria Becchetti, presidente Infratel, Stefano Antonio Donnarumma, amministratore delegato del Gruppo FS Italiane, Geronimo La Russa, presidente eletto Aci, Enrico Resmini, chief non regulated business officer ACEA e amministratore delegato a.Quantum, Fabrizio Palermo, amministratore delegato Acea.

NEI LUOGHI DESERTI COSTRUIREMO CON MATTONI

INCONTRI La memoria del Concilio nelle parole del patriarca di Costantinopoli Bartolomeo e del cardinale Kurt Koch

Ripartire insieme da Nicea

«Un’unica data per celebrare la Pasqua potrebbe essere un segno credibile di comunione cristiana»

di Michele Floris

«Il 2025 può essere considerato l’anno in cui l’intero mondo cristiano riflette sulle conseguenze derivanti dal grande e santo concilio di Nicea». Così l’arcivescovo di Costantinopoli e patriarca ecumenico Bartolomeo ha iniziato il proprio contributo all’incontro di ieri sera dedicato ai 1700 anni dal concilio di Nicea. Accolto con una standing ovation del pubblico del Meeting, il patriarca ha riflettuto sul significato che il concilio, a distanza di diciassette secoli, ha per la Chiesa, inteso come strumento di ravvicinamento fra i cristiani di ogni confessione. Al centro del discorso una profonda riflessione sul ruolo e il significato di tutti i concili a partire da quello avvenuto nel 325 dopo Cristo. «La Chiesa – ha sottolineato il capo della chiesa ortodossa – non agisce autonomamente, ma opera sotto la guida dello Spirito Santo. Ecco perché i sinodi e i concili sono veri caposaldi della tradizione».

Il dialogo, che ha coinvolto anche sua eminenza il cardinale Kurt Koch, prefetto del dicastero vaticano per la promozione dell’unità dei cristiani, si è incentrato principalmente sui due nodi cardine del concilio di Nicea: l’allontanamento dell’arianesimo dalla fede cristiana e la ridefinizione della data del festeggiamento della Pasqua.

Essendo quest’ultima, come ha dichiarato Koch, la celebrazione più importante della cristianità, «una data di Pasqua comune potrebbe essere un segno credibile di comunione cristiana». Per questo l’invito e l’auspicio del prefetto, in comunione con l’arcivescovo di Costantinopoli, è quello di riuscire ad arrivare un giorno a concordare una data in comunione per tutti i cristiani, evitando la nascita di nuovi conflitti, e orientandosi alla ricerca dei punti di forza di entrambe le confessioni.

In un momento di guerre e divisioni, l’anniversario del concilio di Nicea, riprendendo le parole papa Leone XIV, può es-

sere considerato non solo un evento del passato, ma una bussola che deve continuare a guidarci. Il concilio non è stato soltanto un fatto storico, ma una svolta significativa per tutta l’umanità, dalla quale tutt’ora la confessione cattolica e ortodossa continuano ad attingere. Il mezzo sinodale – quindi di cammino

intrapreso insieme – apre la strada al dialogo e ravvicina il mondo occidentale a quello orientale. Riconoscere di essere tutti appartenenti alla stessa famiglia sotto lo stesso credo è un caposaldo della Chiesa del passato, di oggi, ma anche del futuro.

27 AGOSTO

INCONTRI Diane Foley racconta il confronto con l’uomo che uccise suo figlio in Siria

Il coraggio di una madre

«Ho imparato da James ad affidarmi a Dio». Colum McCann: «Ciò che è accaduto è una grazia»

di Francesca Rovati

Il 19 agosto 2014, dopo un lungo sequestro durato 24 mesi, il giornalista freelance americano James Wright Foley viene ucciso dall’Isis in Siria. Sembrerebbe una delle tante atrocità del contesto attuale ma accade un fatto imprevisto e apparentemente folle: la madre, Diane Foley, vuole conoscere e parlare con l’assassino. La sua storia viene raccolta dallo scrittore Colum McCann nel romanzo “Una madre” che ancora una volta si lascia interrogare dal tema del dolore e dell’umanità. Al Meeting l’autore e Diane Foley dialogano con il giornalista Alessandro Banfi sul difficile cammino che porta al perdono.

«Ho deciso di incontrare Alexander Cody perché ero sicura che anche mio figlio avrebbe desiderato sapere la sua versione - racconta Diane Foley –. Ero nervosa e non sapevo cosa aspettarmi. Ho potuto guardare Alexander come un giovane che aveva fatto cose orribili in nome dell’odio jihadista e comprendere quanto fosse addolorato e pieno di rimorso per il male inflitto». «Quello che è accaduto è una grazia» dice Colum McCann che assiste allo straordinario incontro. “Tu non lo hai ucciso e sono venuta qui per dirtelo” scriverà nel libro per evocare il coraggio di questa donna. Nel dram -

ma di Diane anche il rifiuto del Governo americano di negoziare la liberazione di suo figlio. Due settimane dopo l’uccisione fonda la James Foley Foundation che si occupa sia degli ostaggi americani e dei detenuti ingiustamente incarcerati all’estero, sia della protezione dei giornalisti. Grazie anche alla mobilitazione

LA PREMIO NOBEL OLEKSANDRA ROMANTSOVA

Il compito della pace

di Giuseppe Bianchini

«Sono stata invitata al Meeting di Rimini da amici, che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento». Il riferimento è alla mostra “Ma sono vivo. Voci dall’Ucraina”. Chi parla è una giovane donna, per nulla differente dalle coetanee che passano in fiera, se non fosse che è il premio Nobel per la pace 2022. Oleksandra Romantsova era una professionista in carriera in una banca internazionale, il precipitare degli eventi l’ha esortata a spendersi per la difesa dei diritti umani, «è il mio sistema di valori, anche se ho iniziato senza un mandato e senza particolari qualità e capacità». «In Ucraina – prosegue - è nata una associazione che si chiama Amici di

Emmaus e proprio attraverso i rapporti con loro sono qui oggi a Rimini. La manifestazione mi sta impressionando tantissimo. In questi giorni ho visto passare molte persone, moltissime famiglie con bambini ed è già un fatto straordinario con un livello di attenzione e di capacità di affrontare questioni così delicate e di alta qualità. Mi piace molto questo». «Si respira un’aria bellissima. Tutti sono gentili, sorridenti, ho ricevuto una grande accoglienza» Romantsova che ha ricevuto l’importante premio grazie al suo attivismo e ai suoi meriti di natura sociale sottolinea l’importanza del comune impegno, anche ecclesiale, alla realizzazione della pace drammaticamente urgente «Al Meeting si vive un altro livello di valori. È la mis-

della sua fondazione è cambiato negli anni l’approccio degli Stati Uniti. Tra il 2015 e il 2023 sono tornati a casa 122 ostaggi. «Questa è l’eredità di James» afferma sicura Diane Foley. La tragedia della guerra e degli ostaggi non lascia tranquilla Diane, che sottolinea quanto sia importante favorire il dialogo tra le

sione della Chiesa nella società: non chiudersi negli ambienti propri e uscire nello spazio sociale». Infine il tema spinoso del conflitto in Ucraina: «Sì, io credo nella pace, ma va non ristretta al solo problema russo-ucraino. Tutta l’area deve essere interessata ad un processo di pace. È possibile e tutti siamo investiti di questo compito».

persone e tra i governi e non cessare di raccontare il dolore innocente. «Ci vuole coraggio per ascoltare e instaurare un dialogo. Abbiamo bisogno di leader che perseguano questa difficile strada». Anche i giornalisti sono bersaglio dell’odio. Vengono presi di mira, non solo nelle zone di conflitto, ma anche nel proprio paese quando raccontano verità scomode o appartengono a minoranze. «La nostra fondazione sensibilizza gli studenti di giornalismo a valutare i rischi, a tutelare la sicurezza delle fonti e a proteggere le loro famiglie. Abbiamo bisogno di giornalisti che continuino a raccontare la verità, che non tacciano di fronte ai potenti» prosegue Diane. È un lavoro tanto più prezioso ai giorni nostri dominato dalla propaganda e dalla manipolazione delle informazioni, favorita dagli sviluppi in campo dell’AI. Per McCann raccontando la situazione in Siria «Jim stava celebrando la forza dell’impegno umano».

Colum McCann riferisce della telefonata fra Diane e papa Francesco in cui le dice che suo figlio è un martire. «Jim, il mio primogenito così affettuoso e allegro, voleva fare la differenza nel mondo. È diventato un uomo di grande coraggio. Ha fatto suo il motto della scuola gesuita, “Fai la differenza”, e ha cominciato a fare volontariato». Era animato da un desiderio di giustizia sociale. Dopo aver tentato la strada dell’insegnamento trova la sua dimensione nel giornalismo. «Voleva scrivere, voleva raccontare storie, voleva ascoltare le persone. Il suo coraggio, la sua ricerca del bene mi hanno sfidato come madre. Mi hanno provocato a essere una persona migliore e a fidarmi di Dio come faceva lui». Colum McCann descrive la fede di Jim che si fa forza con la preghiera. È Jim stesso a testimoniarlo dopo il primo rapimento subito in Libia, durato miracolosamente solo sei settimane. «La fede lo ha trasformato» dice Diane Foley. A partire dalla perdita del figlio, fioriscono dei rapporti inaspettati come quello con Sting che dedica a James la canzone “The Empty Chair” nella quale descrive il dolore per la perdita ma anche la certezza di un legame che continua: “Sono qui anche se la sedia è vuota” chiosa il verso finale. Diane Foley ne è certa: «Jim è presente e la sua vita continua a ispirare le persone».

IL LIBRO La presentazione della raccolta di undici lezioni di don Giussani del 1969 e del 1970

MERCOLEDÌ 27 AGOSTO

Ricominciare da Cristo nostra speranza

Margaret Karram, Renè Roux e Davide Prosperi sottolineano un cammino che riguarda l’uomo di oggi

di Gianni Mereghetti

“Un volto nella storia” è l’ultimo libro pubblicato di don Luigi Giussani, la raccolta di undici sue lezioni al centro culturale Charles Peguy di Milano nel 1969/1970: ne hanno parlato Margaret Karram, presidente del movimento dei Focolari, Renè Roux, rettore della facoltà di teologia di Lugano, e Davide Prosperi, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione. Ha coordinato l’incontro Silvia Guidi, giornalista dell’Osservatore Romano.

Renè Roux ha sottolineato che questo libro è una introduzione al cristianesimo in quanto don Giussani, dopo la crisi del 1968 con l’esodo di tanti giessini come era accaduto per la Fuci e altre realtà del mondo cattolico, decide di tornare su ciò che è fondamentale nell’esperienza cristiana. Don Giussani si è rivolto alle persone che erano rimaste dopo il ’68 e ha proposto a loro di tornare a «Cristo nostra speranza». Così don Giussani ha proposto il cristianesimo come un’esperienza che prende dentro tutti i fattori dell’esistenza e ha parlato della Chiesa come una realtà concreta grazie alla

quale si può fare un’esperienza diretta di rapporto con Cristo. Anche Margaret Karram è rimasta colpita dalla decisa affermazione di «Cristo nostra speranza» e ne ha evidenziato il bisogno in una situazione in cui solitudine, dolore e guerre sembrano dominare. Per don Giussani è vivendo la comunione che si affronta il dramma di ogni persona e qui Margaret Karram ha visto una grande sintonia con il movimento dei Focolari. Il vero soggetto cristiano crea comunione: la comunione è il sacramento dei laici, Gesù con loro vuole uscire dai tabernacoli e andare incontro al mondo intero. Ha poi parlato del Sinodo affermando che è stata una palestra di Comunione ed è un seme per tutta la Chiesa. Riferendosi a papa Leone ha sottolineato l’importanza che i cristiani portino ovunque la speranza di salvezza che risiede nell’amicizia con Gesù. Ha concluso il suo intervento dicendo a tutti di vivere questo momento storico in comunione, lasciandosi ispirare e sorprendere dalla fantasia dello Spirito. In sintonia con i precedenti interventi Davide Prosperi ha ribadito che il punto centrale della proposta di don Giussani è «Cristo nostra speranza». Ha poi mes-

so in evidenza le possibili riduzioni di questa affermazione, la fuga nell’aldilà o l’introspezione psicologica, per evidenziare che Cristo è una compagnia all’uomo, una presenza che cammina con lui e condivide il suo rapporto con il Padre con cui è una cosa sola. Per questo la cosa più desiderata è entrare a far parte di quest’unità e questo è possibile perché Cristo è presente ora e il modo di esserlo è la comunità cristiana. Una presenza che perturba come è scritto in un brano che Prosperi ha letto aggiungendo che questo fissa il compito che abbiamo nel mondo, quello di costruire la Chiesa.

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A questo punto, Prosperi ha fatto l’esempio della piccola comunità della parrocchia di Gaza dicendo con fermezza che è un segno che opera oggi e nel tempo porterà sempre più frutti. La presenza a Gaza non è per cercare il martirio, ma per stare vicino ai fedeli e a tutto il popolo guardando tutti come figli dell’unico Creatore. Davide Prosperi ha poi raccontato come don Giussani descrive l’iniziativa della comunità cristiana: condivisione di tutti i bisogni, tentativo di risposta ad essi, vigilando su chi siamo e per che cosa ci muoviamo. Il vero soggetto cristiano è chi costruisce la Chiesa dentro il mondo. Questa è la missione, e la vita del cristiano è definita dal portare ciò che abbiamo incontrato, la speranza in Cristo che abbiamo. I segni che comunichiamo ciò che ci è stato dato dallo Spirito sono la libera appartenenza alla Chiesa e la letizia, e in questi segni vi è la speranza che la pace si realizzi. A conclusione dell’incontro Margaret Karram ha parlato dell’unità e dell’amicizia tra Chiara Lubich e don Luigi Giussani, affermando che oggi abbiamo il compito di vivere quell’unità, e che questo è un compito affidatoci dai fondatori.

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“Una madre” è il più venduto per il secondo anno consecutivo. Tante richieste per don Giussani e la mostra su Giannini

di Agnese Santori

«Facciamo un saltino in libreria?». Sappiamo tutti cosa succede dopo questa domanda: si entra per dare un’occhiata e si esce con mille libri sottobraccio. Ma quali sono i titoli più venduti in questa edizione del Meeting che hanno conquistato il cuore dei visitatori? Per chi di voi non fosse ancora andato – anche se pare impossibile... –, una breve presentazione: la libreria Itaca offre una quantità pazzesca di proposte di ogni genere letterario. Dai must have di don Giussani a scrittrici e poetesse come Emily Dickinson, passando per i cataloghi delle mostre fino ai libri storici o di narrativa per ragazzi. Insomma, più di 4 mila titoli e circa 300 editori per soddisfare anche il lettore più esigente. La classifica del libro più acquistato di questa edizione merita di essere suddivisa in quattro categorie: libri religiosi,

di narrativa, cataloghi e romanzi per giovani lettori. I libri del fondatore di Comunione e Liberazione si posizionano in pole position anche quest’anno: particolarmente venduto il nuovo libro di don Giussani “Un volto nella storia. Il compito della Chiesa nel mondo (1969-1970)”. Il testo contiene 11 lezioni in cui la voce profetica del sacerdote si rivela, anche in quel momento storico incandescente sul fronte geopolitico, capace di indicare una via di speranza e verità all’uomo contemporaneo.

Campione d’incassi per il filone narrativo invece si conferma per il secondo anno di fila il libro “Una madre” dello scrittore Colum McCann che, ieri alle 19 in auditorium isybank, ha dialogato con Diane Foley, presidente e fondatrice della James W. Foley Legacy Foundation, madre di James W. Foley, giornalista americano rapito nel nord della Siria nel 2012 e ucciso brutalmente dall’Isis. Il catalogo

più chiesto è stato quello della mostra “Non si può morire per un dollaro”. «Questo perché la figura di Giannini è ancora poco conosciuta, quindi la mostra ha destato molto interesse e voglia di approfondire» ha spiegato la responsabile della libreria. Il libro per ragazzi più venduto è stato invece “Storia di Gesù, un dono disceso dal cielo” di Eugenio Dal Pane presentato in anteprima proprio al Meeting. Ad attirare l’attenzione dei bambini i libri collegati alle figure di re Artù e di Antoni Gaudí, protagonisti delle mostre nel padiglione dei ragazzi.

NEI LUOGHI DESERTI COSTRUIREMO CON MATTONI NUOVI MEETING

IN FIERA Al padiglione C1 giorni pieni di incontri per un aiuto concreto ad affrontare le sfide della società

Alla Cdo una Piazza per tutti

La Compagnia delle opere favorisce confronti e scambi, con una ricchezza che ha colpito anche chi non la conosceva

di Costanza Lucchini

Se siete passati dal padiglione C1 in questi giorni, non avete potuto non notare la Piazza delle Opere, un grande spazio, realizzato insieme a Cdo Opere Educative, Cdo Opere Sociali, Cdo international e Cdo locali, pensato per favorire incontro e scambio. Anche nella sua struttura, con le sedute - i “cubotti verdi” -, i divanetti e gli stand. Subito ci si imbatte nell’installazione che riporta il Manifesto del Buon Lavoro, al centro della mostra “Ogni uomo al suo lavoro”, sempre presente nel padiglione. Poi, oltre agli stand di una ventina di realtà imprenditoriali, educative e sociali, anche l’Arena Cdo, che ha ospitato in questo Meeting oltre 30 incontri pubblici con numerosi ospiti nazionali e internazionali per raccontare storie di realtà che lavorano ogni giorno per affrontare le sfide della nostra società. Al centro temi come lavoro, educazione e sviluppo, oltre a energia e intelligenza artificiale, “diritto alla bellezza” e dipendenze. Tra i relatori rappresentanti

ti, fundraiser di Avsi presente allo stand «che il bello di essere in questa Piazza è poter incontrare le persone, i visitatori e anche gli amici della Cdo. Il valore di essere nel loro spazio è anche quello di essere inseriti in un luogo dove è in atto una coscienza profonda di ciò che si fa, del lavoro, e questo mi sprona ad andare più a fondo del mio lavoro». Sono passate nella Piazza, nei passati giorni di Meeting, innumerevoli persone, di tutte le età. Lavoratori, studenti, famiglie e bambini. Tutto il popolo del Meeting transita qui: chi apposta per seguire gli incontri o vedere la mostra, chi per visitare le realtà presenti e chi arriva per caso. Ma anche queste ultime persone spesso si fermano, fanno domande. Dice Chiara Bonadè Bottino, recruiter di e-Work spa, che dopo i primi giorni in cui si sono viste soprattutto famiglie, da lunedì è aumentata l’affluenza di aziende e imprenditori, interessati alle realtà: «Vedo uno spazio molto vivo, in cui arrivano tutti. Anche allo stand si presentano tante persone per conoscerci e

delle realtà presenti nella Piazza, aziende e imprenditori, ma anche professori, politici, studenti, preti missionari... Un po’ di tutto e per tutti, per ragionare insieme su come far crescere la società. Anche l’audience si è rivelata molto varia, tra cui tanti giovani venuti a sentire gli incontri, soprattutto a tema educazione e formazione, che sono anche occasione per conoscere i relatori.

Oltre agli eventi organizzati, pure tanti incontri fuori programma e, soprattutto, individuali. Racconta Beatrice Campiot-

informarsi». Nella sua prima esperienza in fiera è colpita dalla partecipazione e dal contatto con la gente: «Non mi aspettavo un’affluenza così massiva. Partecipiamo a tanti eventi anche molto grandi e importanti, ma qui è un’esplosione. Mi ha colpito la partecipazione, dagli zero ai novantanove anni».

La Cdo è un mondo che dà una possibilità di lavoro e confronto, come si rispecchia in questa Piazza, in cui emerge un grande desiderio di rapporto, di collaborazione e di incontro.

Un Manifesto che propone azioni concrete

Il “buon lavoro”

La mostra “Ogni uomo al suo lavoro” – il titolo è tratto dallo stesso passo di T.S. Eliot, da cui anche quello del Meeting – prende le mosse dal Manifesto del Buon Lavoro.

Il documento, redatto dalla Cdo a partire dal lavoro fatto proprio al Meeting negli anni scorsi, cerca di rispondere a una esigenza concreta della nostra società, indagando sulle cause del “cattivo lavoro” e, soprattutto, proponendo azioni concrete per affrontarlo. In un panorama in cui a un aumento dell’occupazione si affianca anche la crescita del malessere sui luoghi di la-

voro, il Manifesto, così come la mostra, vuole essere uno spunto per aiutare a riscoprire il vero significato e scopo del lavoro, superando le riduzioni economiciste.

In un percorso che si sviluppa in tre sezioni, la mostra mette a tema, attraverso testimonianze ed esempi, la domanda sullo scopo del lavoro, la dimensione delle relazioni, nonché delle circostanze quotidiane del lavoro. Per affrontare queste domande, vengono proposte testimonianze ed esperienze di chi prova già a rispondere. (c.l.)

NEI LUOGHI DESERTI COSTRUIREMO CON MATTONI NUOVI

IN MOSTRA La storia di Ermanno riletta oggi in “Un tesoro in vasi di creta”

Vite abbracciate, fragili e potenti

In un chiostro, con al centro un ulivo, le testimonianze di persone e famiglie che convivono con la disabilità

Qual è il valore di un albero? Non si muove, sembra inerte, eppure, grazie alle sue radici piantate in profondità e all’ambiente in cui si trova, silenziosamente può crescere, fiorire, produrre frutti e ossigeno per respirare. Così, proprio come un albero, è stata la vita di Ermanno “lo storpio”, monaco tedesco vissuto mille anni fa: a causa di una grave disabilità non era autosufficiente, eppure ha arricchito in modo incredibile chi gli stava attorno, ed è morto lieto nelle sue sofferenze perché accompagnato e certo della grandezza e della positività della vita.

Alla sua storia, e a quella di tanti “Ermanni” moderni, è dedicata la mostra “Un tesoro in vasi di creta”, strutturata come un chiostro al centro del quale si erge un grande ulivo. L’idea di questo confronto tra Medioevo e presente è nata da alcuni membri e amici dell’associazione “La Mongolfiera”, che da anni si occupa di dare sostegno e com -

pagnia a circa 500 persone e famiglie che convivono con la disabilità, per testimoniare come nella vita di ognuno, pur con tutte le sue fragilità, ci sia una chiamata a guardare in alto, come faceva Ermanno studiando le stelle, la musica e la storia.

Davide De Santis, fondatore e presidente dell’associazione, sottolinea che la mostra «è pensata per tutti, non solo per coloro che hanno a che fare con la disabilità». Ciascuno è infatti segnato dalle proprie fragilità, e può scoprire su di sé che «la cosa più bella è stare in compagnia di fronte alle domande grandi che si hanno», riconoscendosi “meraviglia” (come era definito Ermanno nonostante la sua deformità) non tanto per ciò che si sa fare ma per il proprio esserci: un dono che può essere per tutti.

Vite fragili e potenti, dunque, piene di una promessa che va oltre ogni ostacolo, come testimoniano le video interviste presenti nella mostra, in gran parte fatte a genitori che hanno scoperto un grande tesoro nei loro figli malati, “vasi di creta” che hanno accolto e imparato ad abbracciare e accompagnare. Come l’amico Bertoldo e l’abate Berno hanno sperimentato con Ermanno, anche loro hanno vissuto, insieme alla grande pazienza che è loro richiesta, la gioia, come dice Davide, «di riscoprire sé stessi e diventare curiosi su tutto», camminando insieme per verificare se davvero «l’unica soluzione a tutte le fragilità e i problemi che ci sono è un amore ai nostri figli e a noi, così come siamo».

Nello spazio del ministero della Cultura la pala originale

I santi del Perugino

di Davide Amata

La presenza della Pala dei Cinque Santi di Pietro Perugino, nello spazio del ministero della Cultura, in Hall Sud non è passata inosservata al popolo del Meeting: molte famiglie con bambini e visitatori hanno colto l’occasione di vedere da vicino il capolavoro, proveniente dalla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia e restaurato proprio in questa occasione. L’opera realizzata tra il 1510 e il 1512 si trovava in origine nella chiesa di San Francesco al Prato a Perugia, in essa si riconosce la piena maturità artistica del maestro di Raffaello, attraverso una composizione centrale solida dove si staglia all’orizzonte un quieto paesaggio collinare. Scelta come simbolo di rinascita e dialogo, la tavola rappresenta il legame intrinseco tra arte, bellezza e speranza. La figura di San Giovanni Battista, al centro dell’opera, attorniato dai santi Girolamo, Francesco, Sebastiano e Antonio da Padova, si lega al tema del

Meeting, mentre quella di San Francesco si unisce con l’impegno del Ministero nelle prossime celebrazioni per l’ottavo centenario della morte del Santo d’Assisi.

IN MOSTRA A Rimini, nel 2002, Acutis ebbe l’intuizione dell’esposizione sui miracoli eucaristici

«Quel giorno al Meeting con Carlo»

Antonia Salzano, mamma del giovane prossimo santo: «Se fossimo tutti propositivi come voi, il mondo sarebbe migliore»

Era il 20 agosto 2002 quando Carlo Acutis visitò il Meeting, che si teneva ancora nella Fiera vecchia di Rimini. Accompagnava la mamma a un incontro dedicato alla presentazione del “Piccolo catechismo eucaristico”. «Proprio in quell’occasione – racconta Antonia Salzano, 59 anni, oggi protagonista dell’incontro di chiusura delle 19 in auditorium isybank dal titolo “Santi Nuovi”  – a Carlo venne in mente l’idea di realizzare una mostra sui miracoli eucaristici. Che sta girando tutto il mondo. Solo negli Stati Uniti è stata esposta in diecimila parrocchie sulle 18mila totali. E in contemporanea si trova in Cina e in Australia. È stata un’intuizione provvidenziale che ha avuto visitando tutte le belle mostre del Meeting. Quindi il Meeting ha un grande merito. Ed essere qui oggi con la mostra a lui dedicata è la continuazione di questa sintonia che c’è con il vostro movimento». Nel video proiettato alla mostra compare un amico che lo descrive come il compagno di giochi ideale. Quasi una riduzione. «Questo suo compagno di classe non capiva per quale motivo Carlo facesse la

mostra sui miracoli eucaristici o facesse il catechista. Tutti i santi sono normali con una vita interiore straordinaria, ma “nascosta”: la Santa Messa quotidiana, l’adorazione eucaristica, la recita del rosario, non li sbandierava mica come trofei. Se sei un testimone di quello che vivi allora sarai amabile, generoso, ottimista, non parlerai mai male di nessuno. Sarai una persona sempre propositiva, non un elefante nella cristalleria che chiede agli amici di andare a Messa. Però se l’amico gli avesse chiesto ragione delle sue posizioni non si sarebbe tirato indietro. Era capace di interagire con tutti in una maniera fresca ed empatica che scavava goccia dopo goccia e aveva quella capacità, che gli dava lo Spirito Santo, di capire quando era il momento di parlare e quando era il momento di testimoniare con la sua vita, rispettando i tempi di ciascuno».

Dal suo rapporto con Carlo sembra emergere la declinazione moderna del verso dantesco “figlia del tuo figlio”. «Sono nata in una famiglia cattolica ma non praticante. Sono stata mandata ad una scuola cattolica a Roma solo per comodità. Pensavo in maniera protestante ai sacramenti come ritualità.

Carlo sin da piccolo cominciò a farmi domande molto profonde su cui mi trovavo impreparata. Quando aveva 5 anni morì mio padre e Carlo mi disse che gli era apparso il nonno che si trovava in purgatorio e chiedeva di pregare per lui. Questa cosa mi preoccupò. Un sacerdote che chiamavano il padre Pio di Bologna mi disse che avevo un figlio speciale, santo, molto importante per la Chiesa. Carlo per me è stato un salvatore perché grazie a lui ho fatto la scoperta della vita, che nel pane e nel vino consacrato c‘è la reale presenza di Cristo in mezzo a noi. È raro che una madre venga evangelizzata dal figlio. A me è successo».

Perché l’attrattiva che Carlo ha oggi sui giovani è genuina e non è una moda?

«Ognuno lo approccia con il suo modo di essere, a seconda della profondità e del cammino che ha già fatto. Quello che conta è ciò che è attrattivo anche per chi non è ancora credente. Lui partiva da valori comuni e condivisibili, ma era un mistico, standogli vicino si percepiva la presenza di Gesù e la trasfondeva nelle modalità che gli altri gli consentivano. Ma come quando Gesù passava c’era chi non lo seguiva. Tutti i santi hanno

sperimentato che Cristo era presente nei contesti più impensabili, e Carlo lo rendeva accessibile a tutti. Devi essere aperto alla possibilità che Dio ti visiti e Carlo ci insegna che è possibile».

Che impressione ha avuto visitando il Meeting?

«Il vostro è un bel movimento che porta tanta fede, tanta positività e tanti giovani grazie all’intuizione di don Luigi Giussani. Mi sembra che tutta la gente qui sia in cammino e voglia annunciare Cristo in un’epoca in cui molti cattolici hanno rinunciato all’annuncio. Se fossimo tutti un po’ come voi, che siete così propositivi, il mondo sarebbe sicuramente migliore».

IL 7 SETTEMBRE LA CANONIZZAZIONE

Vita

di un giovane “influencer” di Cristo

di Pietro Mazzeschi

È ormai prossima la canonizzazione del giovane Carlo Acutis insieme a quella del torinese Pier Giorgio Frassati, che avverrà il 7 settembre in Vaticano. I suoi quindici anni di vita sono stati costellati dall’amore per il creato e le creature, dal servizio e dalla divulgazione della bellezza di vivere a contatto con l’avvenimento cristiano come ad esempio attraverso l’eucarestia, definita da lui «la sua autostrada per il cielo». La novità di Carlo Acutis risiede nell’aver utilizzato per la prima volta la rete e le tecnologie comunicative (che in quel periodo di trasformazioni dettati dal nuovo millennio si stavano via via affermando e perfezionando) per diffondere la ricchezza del messaggio evangelico. Il suo cammino terreno è terminato presto poiché stroncato dalla leucemia. La speranza è quella di far conoscere e diffondere la figura di Carlo Acutis affinché le giovani generazioni riassaporino il gusto della santità che inizia già quaggiù, ritornando a un’esperienza autentica di fede tenendo come mentore il giovane Carlo.

12

AGOSTO

IN MOSTRA Grandi fotografi e artisti “raccontano” i riti e i volti della religiosità

Lungo i sentieri del sacro

Il percorso espositivo si propone come una “scuola dello sguardo” per il visitatore

«I l fotografo lavora a contatto diretto con la realtà, camminando lungo le strade diventa testimone di ciò che registra nelle processioni e nei pellegrinaggi, ne è parte integrante. Proprio per questo abbiamo scelto grandi fotografi e artisti che hanno dedicato anni della loro vita ad approfondire il tema del sacro, stabilendo un contatto intimo e rendendolo parte principale del loro lavoro. C’è inoltre un’apertura geografica oltre l’Occidente, grazie al lavoro “Altre Americhe” di Sebastiano Salgado, durato sette anni, e gli scatti di Giorgia Fiorio dedicati ai suoi viaggi in India ed Etiopia». Micol Forti, curatrice della collezione di arte moderna e contemporanea dei Musei Vaticani, traccia il percorso che ha portato alla realizzazione della mostra “I sentieri del sacro”, una rassegna fotografica dedicata alla dimensione del sacro pensata in occasione dell’anno giubilare in corso. «Abbiamo

ricercato e scelto accenti linguistici differenti nei fotografi, individuando quelli con sguardi più intimi, discreti, ravvicinati o distaccati. In tutti emerge sempre grande rispetto e pudore nella partecipazione e nell’osservazione dell’evento sacro».

La mostra nel suo percorso con scatti originali costruisce una “scuola dello

sguardo” per il visitatore, come scritto dalla curatrice nell’introduzione al catalogo, esemplare è il caso di Gianni Berengo Gardin. «Ha selezionato di persona fotografie di periodi differenti – aggiunge Micol Forti -, offrendo uno sguardo trasversale sulle processioni sacre. Tra le sue foto, una intitolata “Taranto”, del 1993,

è una lezione di sguardo poiché coglie con una naturale distanza il gesto di affetto fisico di una donna che allunga la mano e accarezza il volto di una scultura raffigurante un Cristo portacroce. E proprio il volto di Gesù sembra restituirle lo sguardo. Il fotografo diventa così testimone di un momento intimo in cui cattura il mistero della reciprocità insieme alla verità fisica di quel gesto. Avviene così un rinnovarsi del mistero della Passione e della speranza della Resurrezione. Qui Berengo Gardin ha colto l’essenziale, quella foto racconta l’intera processione». L’allestimento firmato da Martina Valcamonica propone schede sintetiche per ogni artista in modo da garantire una visita autonoma. «Le opere sono presentate in modo pulito, il percorso aperto lascia inoltre la possibilità al pubblico di restare, concentrarsi e tornare sulle immagini, in modo da osservarle da vicino» l’invito di Micol Forti per la visita.

MERCOLEDÌ 27 AGOSTO

IN MOSTRA “Homo faber”: invenzioni, scoperte, nuove soluzioni

Scienze di vita quotidiana

Il curatore Robbiani: «Uno spazio aperto da visitare liberamente e dove dialogare»

di Clelia Tozzola

Con la frase «In qualche strano modo, qualsiasi fatto scoprii o qualsiasi percezione nuova ebbi non mi parve mai una mia scoperta, bensì piuttosto qualcosa che esisteva da sempre e in cui ebbi solo la fortuna di imbattermi» di Subrahmanyan Chandrasekhar, premio Nobel per la fisica, si riassume il messaggio della mostra “Homo Faber: invenzioni e scoperte di nuovi materiali” a cura di associazione Euresis e di Camplus.

«Essendo stati provocati dal titolo del Meeting di quest’anno, ci siamo accorti che contiene già tutta la dinamica di scoperta e di utilizzo dei nuovi materiali - spiega Tommaso Robbiani, curatore della mostra. - Per noi scienziati, i mattoni nuovi derivano da materiali che esistono già, come gli atomi, e dalla realtà fisica intorno a noi».

La mostra conduce a esplorare frontiere della scienza che prima non erano mai state scoperte e che aprono nuove opportunità non solo allo sviluppo dell’ambito scientifico, ma anche alla vita di tutti i giorni.

Essendo stata pensata in modo innovativo, la mostra si presenta come uno spazio aperto, a libera fruizione, e dove, agli angoli, si possono trovare guide con cui instaurare un dialogo per scambiare pareri e scoperte con i visi-

tatori, oltre che per spiegare i pannelli. Inoltre, sono presenti degli stand con cui interagire a 360 gradi e vengono fatti degli esperimenti scientifici per avvicinare al misterioso mondo della chimica e della fisica sia grandi che piccini.

«La scienza è una continua scoperta ed è interessante parlare anche delle innovazioni degli uomini che hanno rivoluzionato la storia- esordisce Robbiani. - Per questo motivo abbiamo scelto di vertere la mostra su sei materiali che hanno cambiato l’esistenza umana: in primis la plastica, a seguire

i semiconduttori, i nanomateriali, i materiali biocompatibili e biodegradabili come la lega di NiTiNol che ha rivoluzionato gli interventi cardiovascolari, materiali a memoria di forma e, infine, i superconduttori. In arena, invece, prima di accedere allo spazio espositivo si potranno incontrare ricercatori ed esperti che introdurranno le tematiche proposte».

Un viaggio straordinario per tutte le età dato dall’incontro con la natura e dal lavoro creativo dello scienziato per comprendere pienamente sia l’universo che noi stessi.

di Giuseppe Bianchini

Le mostre al Meeting non nascono a tavolino ma dalle imprevedibili volute della storia. Una di queste storie, apparentemente nascoste, la s’incrocia nella esposizione “Homo faber”, dedicata alla scienza, in particolare alla tecnologia dei materiali. Negli anni ‘60 del Novecento la ricerca statunitense si prodiga alla scoperta di materiali resistenti alle sollecitazioni delle alte temperature fino ad ottenere una lega al titanio, il nitinol. Tutto ciò per l’industria bellica, per le ogive dei missili. Uno dei ricercatori, nei test di laboratorio, si accorge, che i filamenti di questa nuova lega metallica alla fiamma riacquistano la forma originale. Si apre un universo nuovo, nasce la categoria dei materiali a memoria di forma o più comunemente detti “materiali intelligenti”. Le pubblicazioni scientifiche diffondono la scoperta e spingono un odontoiatra, anch’esso americano, a valutarne gli usi medici, essendo una sostanza biocompatibile e per quelle irriducibili svolte della storia dall’idea originaria si arriva ad un fatto incredibile. La ricerca medica negli anni ‘90 del secolo scorso, consacreranno infatti il nitinol alla fabbricazione degli stent per la ricostruzione delle valvole cardiache. Uno degli incontri alla mostra è proprio dedicato ai materiali che curano. Sembra qui di sentire l’eco delle parole del profeta Isaia: “Spezzeranno le loro spade per farne aratri, trasformeranno le loro lance in falci. Una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra”. La speranza si costruisce anche da questo.

IN FIERA Venticinque medici e infermieri più diciotto soccorritori per cento interventi al giorno

Pronto soccorso in compagnia

I volontari del servizio sanitario vestono i classici “scrubs”, le divise verdi a mezze maniche di Andrea Costanzi

D

iana Chiuri, medico di medicina generale a Rimini e responsabile del servizio di primo soccorso al Meeting, ha voluto anche gli scrubs, le celebri divise a mezze maniche verdi del personale sanitario. «Sono utili per essere facilmente identificabili durante gli incontri particolarmente affollati nei saloni. In questi casi siamo presenti insieme ai paramedici». Il gruppo è costituito da 25 tra medici e infermieri volontari del Mee -

ting e 18 soccorritori della Misericordia con le ambulanze. La loro Emergency Room del Meeting è l’infermeria all’inizio del padiglione D1 degli uffici. «Il servizio medico – racconta Chiuri - nasce per i 3.000 volontari e poi si estende al pubblico del Meeting. Abbiamo medici storici e neolaureati. Copriamo quasi tutte le specializzazioni. Ci sono i varesini di lungo corso come Guido Bonoldi, internista che si porta l’ecografo personale e ci aiuta nelle diagnosi più complesse, e Claudio Garavaglia, ortopedico sempre impegnato dai piccoli traumi che accadono spesso ai volontari. Ma per fortuna ci sono anche i neolaureati».

«Ho fatto un’esperienza molto positiva – racconta il dottor Marco Ferretti, da Padova - trattandosi di uno dei primi lavori che svolgo da medico, sia dal punto di vista professionale che umano. Una ragazza ieri ha avuto una crisi di panico e oltre a trattarla con i farmaci le ho fatto compagnia fino alla risoluzione».

«Nel corso della settimana vengono eseguiti circa 500 interventi, quasi tutti gestiti nella nostra infermeria e conclusi

Origami giapponesi come preghiere per la pace

Diecimila gru da Hiroshima

In occasione dell’ottantesimo anniversario dallo scoppio della bomba atomica, circa diecimila origami di gru sono stati inviati a Rimini dal Parco della pace di Hiroshima per unire le speranze di pace delle persone di tutto il mondo.

Per i giapponesi l’atto di piegare una gru significa pregare e deriva dal gesto di una ragazza di nome Sadako Sasaki a cui nel 1955, all’età di 11 anni, fu diagnosticata una leucemia acuta causata dalle radiazioni rilasciate dall’esplosione della bomba atomica. Durante il suo ricovero, Sadako realizzò 1300 gru con l’intento di pregare per la pace e per la guarigione di tutte le vittime della guerra. Quando Sadako morì, amici e compagni della sua scuola pubblicarono una raccolta di lettere con lo scopo di raccogliere fondi per costruire un memoriale in ricordo di lei e di tutti i bambini morti a causa del bombardamento. Il memoriale è stato eretto nel parco della pace di Hiroshima ai cui piedi è

stata incisa questa frase: «Questo è il nostro grido, questa è la nostra preghiera, la pace nel mondo».

con un referto medico. Si tratta soprattutto di piccoli infortuni dei volontari che accadono, in particolare, durante il pre meeting e lo smontaggio. Noi ci siamo sempre. Oggi esistono addetti alla sor-

veglianza dei padiglioni che ci segnalano subito le eventuali urgenze. Solo il 2 per cento in media vengono trasferiti all’ospedale di Rimini tramite accordi con la centrale operativa del 118».

IL VISITATORE PIÙ GIOVANE

Samuele nato da 7 giorni. Al Meeting con

Doveva nascere il 23 agosto, ma anche lui voleva partecipare a tutti i costi al Meeting: così Samuele Bejaoui ha deciso di venire alla luce sette giorni fa. È dunque arrivato ieri in Fiera con mamma Anna, papà Marouen e le due sorelline Maria ed Elisabetta. «Il Meeting fa parte da sempre della nostra vita – dicono i genitori che vivono a Bologna - volevamo venire, anche se solo per un giorno, ed eccoci qui». Accompagnati dal visitatore più giovane dell’edizione 2025.

mamma e papà

NEI LUOGHI DESERTI COSTRUIREMO CON MATTONI NUOVI MEETING

27 AGOSTO

VILLAGGIO RAGAZZI La costruzione della Sagrada Familia secondo José Manuel Almuzara

«Guardare dove guarda Gaudí»

L’architetto spagnolo è tornato a Rimini dopo dieci anni con immutata passione: «Imparare dalla natura»

di Gianni Mereghetti

J

osè Manuel Almuzara, architetto di Barcellona impegnato nella causa di beatificazione di Antoni Gaudí Cornet è tornato al Meeting dopo dieci anni e lo ha fatto invitato dagli amici del Villaggio Ragazzi che hanno organizzato una mostra proprio sull’architetto della Sagrada Familia. Un’idea geniale perché Gaudí è la testimonianza di che cosa significhi costruire con mattoni nuovi. Lo ha detto in modo affascinante Almuzara nell’incontro all’arena del Villaggio parlando del suo modo di lavorare. L’architetto di Reus conosceva i suoi operai e sapeva cogliere i doni che ognuno aveva, così da mettere ciascuno al suo posto, affin -

ché mettessero tutti propri doni a servizio della costruzione comune. Gaudí apriva il suo sguardo a tutti, incontrava le persone, le ascoltava, le abbracciava, in questo vi era la stessa fonte del suo lavoro come architetto.

Come si fa a vivere così? Almuzara è netto e deciso: «Non bisogna guardare Gaudí, bisogna guardare dove guarda Gaudí» e in questo sta un insegnamento che vale per la vita intera. Così si riconosce che è l’amore a guidarlo e questo viene prima della tecnica: infatti l’architetto per fare delle cose bisogna amarle e Almuzara lo afferma con una passione che fa capire come questa sia l’impronta della sua vita. Da qui viene la gratuità come fattore che rende liberi e appassionati alla vita. Almuzara l’ha paragonata a quella dei volontari che costruiscono il Meeting. Poi ha detto come lui impari dalla natura, sua maestra, a indicare come non siamo noi a imporre le nostre idee alla realtà che, invece, ci suggerisce il modo più semplice ed efficace di costruire. Affascinante questa sottolineatura, e quanto mai in sintonia con il Meeting di quest’anno, per costruire bisogna amare e imparare dalla realtà! Poi Almuzara ha raccontato come Gaudí generi amicizie e continui a farlo oggi, tanto che non può parlare di questo architetto venerabile senza avere negli occhi i tanti amici che ha conosciuto grazie a lui.

«Per fare bene le cose bisogna prima amarle»

Chiara Graziadei, curatrice della mostra “Antoni Gaudí maestro della pietra e collaboratore della creazione”, ci ha guidati alla conoscenza dell’architetto spagnolo.

Durante la visita della mostra, la sala che ci ha più colpito è stata quella che esponeva una foglia di palma, una conchiglia, una pigna di cipresso e un ramoscello di lavanda, semplici oggetti che hanno ispirato le forme architettoniche nel suo lavoro.

Gaudí da bambino era affetto da reumatismi che lo hanno costretto a stare spesso fermo: questa condizione apparentemente negativa gli ha permesso di osservare la campagna e la natura circostante. È stato interessante cogliere l’attenzione di Gaudí nei confronti della natura e della creazione; ogni aspetto naturale era lo spunto per realizzare qualcosa di bello e utile. Infatti, lui diceva: «La natura è la mia maestra». Aveva a cuore il benessere degli operai e delle loro famiglie. Sapeva che l’ope-

ra della Sagrada sarebbe stata lunga, quindi ha pensato ad abitazioni belle e comode per loro, delle scuole per i figli, dove potessero imparare usando i materiali forniti dalla natura (conoscere la geografia usando la terra e l’acqua). In questo percorso ci siamo imbattuti in una frase di Gaudí che ci ha provocati: «Per fare bene le cose bisogna prima amarle, di seguito verrà la tecnica» . Possiamo dire che Antoni Gaudí fosse solamente un architetto?

Antonia, Alessandra, Giulia, Francesco, Tommaso Redazione del Villaggio Ragazzi

VOLTI CHE COSTRUISCONO I curatori della mostra dedicata a re Artù raccontano perché vale la pena costruire il Meeting

I cavalieri della grande bellezza

Il viaggio verso il Graal e la riscoperta della propria unicità: una storia che affascina i bambini e gli adulti

di Sofia Gigliotti

L a mostra nel Villaggio Ragazzi Yoga, padiglione B3, trasforma tutti in valorosi cavalieri: ragazzi e adulti vengono portati nella antica Camelot e in giro per il mondo alla ricerca del Graal. È impressionante vedere come i bambini rimangano attenti per quaranta minuti con occhi curiosi e meravigliati. Vengono coinvolti durante il racconto, impersonano i protagonisti, siedono alla tavola rotonda. La stessa gioia traspare anche dalle parole dei curatori della mostra Emilia Beretta e Andrea Necchi.

Perché vale la pena, per voi, contribuire alla costruzione del Meeting?

«Partecipare al Meeting costruisce an -

zitutto me. Capisco che collaborare al pezzetto che mi è chiesto, per le mie competenze e carisma, vuol dire costruire un’opera per me e per il mondo – risponde Emilia Beretta -. Stare qui segna la mia giornata perché per prendere sul serio loro devo prendere sul serio in primis me stessa».

Racconta Andrea Necchi: «Insegno alle medie e vedo la necessità di dire ai ragazzi che il mondo è un luogo bello, anche quando faticoso, ed è fatto per essere esplorato. Al Villaggio Ragazzi i bimbi lo vivono concretamente, possono staccarsi dai genitori senza paura e in ogni angolo trovano una proposta significativa. E poi ho bisogno di speranza e realismo, qui si racconta il mondo come nelle fiabe: il male, la morte non vengono

censurati, ma possono essere sconfitti perché ci sono tanti semi di bellezza».

«Tutto è costruito con attenzione e cura, mi hanno colpito i ragazzi dell’accademia di Brera che sono venuti a donare il loro talento per costruire la mostra, così come gli elettricisti che hanno pensato per giorni alla luce migliore per illuminare i disegni» spiega Monica Fratta, curatrice dell’allestimento.

Come si concretizza questo nella mostra su re Artù e i suoi cavalieri?

«La leggenda di Artù racconta un caos, un disordine politico, un’assenza di pace ma Artù ricostituisce l’ordine con i suoi cavalieri: questi sono i mattoni nuovi. Desideriamo trasmettere ai bimbi la speranza e l’importanza della loro origi-

nalità» dice Andrea Necchi. «Oggi bambini e ragazzi si vergognano di come sono fatti ma se Dio ci ha dato un compito lo porta a termine tramite noi, e questa coscienza deve essere educata fin da piccoli. Raccontiamo la storia di Parsifal, un cavaliere che si sente sbagliato e si vergogna delle sue domande, ma poi incontra qualcuno che gli ricorda che Dio è più forte di tutto il suo male, non ha sbagliato a chiamarlo - afferma Emilia Beretta -. E alla fine alcuni chiedono: “quando tocca a me?” C’è una cosa bella che vedono e la desiderano anche per se stessi».

L’UNITA’ DI CRISI DELLA FARNESINA

Nessun italiano è lontano

Al padiglione del ministero degli Affari Esteri viene presentata l’attività dell’Unità di crisi. Questa struttura operativa, composta da circa 30 persone, è attiva ininterrottamente 24 ore su 24, 7 giorni su 7 per tutelare, tramite interventi di evacuazione e soccorso, i cittadini italiani all’estero in situazioni di emergenza come pandemie, attentati, crisi politiche, calamità naturali e pirateria.

Nel panel “Aiutare gli italiani in difficoltà: metodi, risultati, sorprese” il capo dell’Unità di crisi, Nicola Minasi, ha illustrato l’efficacia dei portali “ViaggiareSicuri”, “Do-

veSiamoNelMondo” e dell’app ”Viaggiare Sicuri” - un ‘app che consente agli italiani di registrare i propri viaggi per agevolare, in caso di crisi, l’operato dell’Unità e avere informazioni in tempo reale anche sul Paese in cui si intende andare.

Nonostante gli strumenti digitali all’avanguardia, operare nei Paesi colpiti non è semplice: si devono spesso individuare percorsi alternativi per intervenire in caso di attacchi o minacce.

Un esempio concreto dell’attività dell’Unità di crisi sono le evacuazioni assistite da zone di conflitto, come Ucraina, Sudan, Israele, ecc. rese possibili grazie a voli militari e di linea, che ogni anno assicurano il rientro in sicurezza di migliaia di connazionali.

Oltre al sostegno ai cittadini italiani, l’Unità di crisi, in collaborazione con la Protezione civile, l’Unione europea, l’Oms e i ministeri competenti, ha realizzato anche evacuazioni sanitarie per cittadini di altri Paesi in difficoltà, come avvenuto nella Striscia di Gaza.

L’INTERVENTO Valore D

Multiculturalità al lavoro

“Nessun uomo è un’isola” scriveva John Donne. È un’affermazione semplice e radicale, che oggi suona più urgente che mai. Il Meeting 2025, con il suo titolo, ci invita a guardare proprio lì dove tutto sembra arido per costruire: rimettendo al centro le persone, accorciando le distanze, ricucendo ciò che è stato separato. E in questo processo, le imprese possono – e devono – fare la differenza. A loro spetta una responsabilità crescente: generare valore economico e favorire la coesione sociale, costruendo ponti laddove si innalzano muri. Nel mondo del lavoro, la multiculturalità è già una realtà. L’Italia affronta una doppia sfida: da un lato, la crisi demografica e l’invecchiamento della popolazione attiva; dall’altro, la mancata valorizzazione delle competenze di chi proviene da contesti etnico-culturali differenti. La vera questione, quindi, non è solo attrarre nuovi talenti, ma riconoscere quelli già presenti, superando pregiudi-

zi, ostacoli simbolici e barriere organizzative. I numeri parlano chiaro: secondo i dati Istat, al 1° gennaio 2025 le persone straniere residenti in Italia sono oltre 5,4 milioni, pari al 9,2% della popolazione. Eppure, se il Paese è ormai multiculturale, fatica ancora a diventare interculturale. Manca una piena capacità di trasformare questa pluralità in valore condiviso. Da questo nasce la ricerca di Valore D - la prima associazione di imprese in Italia che promuove l’equilibrio di genere e una cultura inclusiva nelle organizzazioni e nel Paese - “Multiculturalità al lavoro. Storie e dati dal mondo aziendale”, che indaga il rapporto tra diversità etnico-culturale e organizzazioni. Il risultato è un racconto a più voci che restituisce la complessità –e le potenzialità – di una trasformazione in atto. Lo studio propone una roadmap in sei ambiti chiave, pensata per accompagnare le realtà che vogliono tradurre l’inclusione da principio astratto a leva concreta di sviluppo.

Presidente Valore D

MERCOLEDÌ 27 AGOSTO

RADIO MEETING Dalle dirette ai podcast

Tutte le voci dei protagonisti

Radio Meeting è tornata a trasmettere quest’anno dalla fiera con una nuova proposta di contenuti pensati per chi si è collegato da lontano. Quest’anno la novità è rappresentata dai podcast. La radio ha salutato il modello delle dirette per abbracciare un format più rapido e flessibile, ascoltabile in ogni momento.

Il palinsesto, ricco ed aggiornato giornalmente, copre tutti gli aspetti del Meeting raccogliendo le voci dei protagonisti. I contenuti sono accessibili alla sezione media room del sito meetingrimini.org, o cercando direttamente Radio Meeting sulla piattaforma gratuita Spreaker. Il team, guidato a distanza da Camilla Valori e formato da professionisti del settore e studenti, si è posto l’obiettivo di permettere a chi si fosse perso un incontro o una mostra di poterla seguire attraverso le parole degli speaker.

Quella della radio è un’esperienza che ogni anno si rinnova, e che immancabilmente si dimostra un mattone vivo della fiera, permettendo agli ascoltatori di andare oltre al programma con gli approfondimenti dei podcast.

L’eredità di Radio Meeting degli anni passati viene arricchita e proiettata verso le nuove frontiere della comunicazione. Il prossimo obiettivo è sbarcare su Spotify, permettendo una fruizione migliorata dei contenuti da parte di tutti.

VIDEONEWS

di Davide Giuliani

Vediamoli insieme

Raccontare il Meeting per immagini anche per chi è lontano da Rimini. È questo il compito delle videonews, consultabili sul canale YouTube meetingdirimini. In questo ultimo giorno ve ne presentiamo cinque, ma la collezione online è molto più ampia e vi permette di rivivere l’intera edizione.

Il racconto del giorno: “Così ho salvato 205 fratelli ucraini”

Il giorno dell’invasione russa in Ucraina, Konstantin riceve una telefonata: «Vai in un villaggio, prendi una donna incinta e i suoi due figli, fingi di essere il padre». Lui lo fa. Poi torna più volte. Da Bucha mette in salvo 203 persone e due bimbi ancora in grembo: «Per questo dico 205». È uno spiraglio di luce nell’inferno. La sua storia ha commosso il Meeting.

Oggi al Meeting: nuovi mattoni per l’Europa

A Rimini sono arrivati la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, il commissario a Coesione e riforme Raffaele Fitto ed Enrico Letta. Il Mee -

ting sfida tutti a trovare nuovi mattoni per la nostra Unione, in un contesto dove le divisioni sembrano prevalere.

Le grandi interviste: Javier Cercas

Le sfide future della Chiesa, l’incontro con Papa Francesco, che definisce «rivoluzionario» dal punto di vista sociale, lo stupore per quanto visto in Vaticano. Lo scrittore spagnolo Javier Cercas si racconta ad Alessandro Banfi.

Le mostre: Luce da luce, Nicea 1700 anni dopo Nicea, anno del Signore 325. In quel Concilio nacque il Credo cristiano, con il quale si definì per la prima volta Dio come Padre. Quale è l’eredità oggi, 1700 anni dopo? Don Paolo Prosperi, tra i curatori della mostra, guida gli spettatori alla scoperta dell’esposizione.

Gli spettacoli: tutte le note del Meeting Il Meeting è anche musica e ce ne è per tutti i gusti: si va dalla serenata per archi di Antonín Dvořák al concerto dei The Sun, che hanno infiammato le piscine. Riguarda tutti gli spettacoli.

SPETTACOLI Oggi alle 21.30 la festa-concerto che concluderà la settimana in fiera

Il canto di Chieffo. E di un popolo

Appuntamento sotto il palco delle Piscine Ovest Illumia. Tra i protagonisti i figli Benedetto e Martino

di

F esteggiamo non perché grati della fine della settimana in fiera, delle code in attesa, dei chilometri percorsi ogni giorno, ma perché la gioia vissuta in questi giorni, i sorrisi, le testimonianze, i racconti che sono arrivati al cuore, gli abbracci e gli incontri con amici e sconosciuti sorprendenti sono l’inizio della grande festa che è la vita. Quello che si è visto al Meeting interessa tutti alla luce del destino dell’umano, non si tratta di una semplice fiera o di un festival.

«Chiunque quando se ne va si porta a casa una ricchezza in più, quindi nel cuore di ciascuno si festeggia e lo si fa insieme. Ci si diverte in modo differente e si festeggia questa opportunità che ogni anno si ripresenta» dice Otello Cenci, responsabile dell’area spettacoli del Meeting.

Il tributo al cantautore in programma stasera vede la presentazione di una produzione meno conosciuta, più ironica e festosa, suonata con il desiderio di farla conoscere.

«Quest’anno Claudio avrebbe compiuto 80 anni, ci sembrava bello festeggiare questo insieme al Meeting. Spesso, infatti, le sue canzoni erano il benvenuto e l’arrivederci, in un paio di occasioni le ha scritte apposta per l’apertura e la chiusura della Fiera – racconta Martino Chieffo, figlio di Claudio -. Mi piacerebbe ricordare che è importante cantare e diffondere le sue canzoni, perché sono canzoni vive che nascono da un incon -

tro con qualcuno e generano un incontro. Sarebbe inutile tenerle in un cassetto così come darle per scontate perché cantate da sempre. Io le ascolto ogni giorno da anni ma, ancora ora quando le canto, scopro canzoni e frasi che mi dicono qualcosa di nuovo, perché sono vive e smuovono il cuore della gente, il mio per primo. E se le si canta insieme continuano a vivere. Se dovessi scegliere una canzone rappresentativa del Meeting direi “il popolo canta”».

cata proprio alla Fiera di Rimini. E sarà una gioia cantare l’ultima sera perché immagino saranno già andati via molti visitatori ma saranno presenti molti dei volontari, ed è bello festeggiare con chi il Meeting lo rende possibile. Nostro padre ha tenuto tanti concerti ufficiali al Meeting ma quello che forse molti non sanno è che ogni anno faceva una cantata non ufficiale per i volontari delle pulizie! Con questa chiusura vogliamo augurare a tutti di tornare alla vita di

«Da quando c’è il Meeting le canzoni di nostro padre ne fanno parte e ciò di cui cantano è all’origine dello stesso – dice Benedetto Chieffo, anche lui figlio di Claudio -. Una canzone rappresentativa è la Canzone dell’Ideale (Parsifal), dedi-

ogni giorno con la gioia e la coscienza dell’Incontro».

Le canzoni per Chieffo erano un dono, per lui era chiaro da chi arrivavano: l’invito è di ascoltare i testi, cantarli, farli parlare al nostro cuore e poi portarli a tutti.

Un pubblico entusiasta ha ascoltato le storie di don Camillo

e Peppone

Il mondo piccolo

di Davide Amata

«Più rileggo i racconti di Guareschi e più mi accorgo che sfugge sempre qualcosa, un particolare, una frase, la descrizione di un personaggio. La sua capacità di raccontare le vicende umane è sorprendente e può dirci molto anche oggi». Egidio Bandini, giornalista e presidente dell’Associazione Amici di Giovannino Guareschi, è un fiume in piena nel presentare il grande scrittore parmense che da tredici anni porta al Meeting attraverso mostre è spettacoli che propongono uno sguardo sempre nuovo. Stavolta la lettura di alcuni racconti (con la voce di Enrico Beruschi e Gianni

e sempre nuovo di Guareschi

Govi, il clarinetto di Eugenio Martani e la fisarmonica di Corrado Medioli). «Del Crocifisso di don Camillo che sorride pochi ne hanno parlato. Noi abbiamo voluto dedicargli questo spettacolo. Un Gesù così profondamente umano sorride quando il sacerdote dice qualcosa di inappropriato. Padre Gianni Fanzolato ricordava invece delle preoccupazioni degli uomini che fanno ridere Dio, e in fondo proprio l’uomo è il sorriso di Dio». «Non sono pochi i giovani che oggi scoprono Guareschi» dice Bandini «e che si domandano come mai nella Bassa parmense siano nati così tanti geni musicali e letterari, da Verdi fino a Zavattini e Bertolucci, fatto che per certi

versi rimane inspiegabile. Credo che a colpire sia l’inossidabilità dei valori che proviene dalla ruspante società agricola. E poi, aggiungo, di enorme attualità è il messaggio di pacificazione dello scrittore, che avvicina persone con appartenenze politiche opposte». Bandini ricorda anche il lato giornalistico dello scrittore: «Guareschi aveva un amore sviscerato per le nuove tecnologie, tant’è che dopo la guerra aveva iniziato subito a curare trasmissioni radiofoniche. Inoltre è poco noto il suo lavoro giornalistico condotto tra il 1963 e il 1968 per i giornali La Notte e Il Borghese. C’è ancora da studiare».

Claudio, l’eredità in un libro

di Giuseppe Bianchini

«Claudio Chieffo non è, artisticamente parlando, un fungo isolato nel panorama della musica italiana. Anzi, va collocato proprio nel contesto dello sviluppo del cantautorato. L’altro piano di lettura di questo strano fenomeno è il tema, non scontato, delle sue canzoni: il rapporto con Dio». Le parole di Walter Gatti, che per riduzione definiremo giornalista, aprono la presentazione del suo libro al Corner Book. Libro dal titolo immediatamente leggibile: “La ballata di Chieffo”. Attraverso 244 pagine e 114 canzoni, molte delle quali poco o niente conosciute, viene presentato un grande cantautore. «Chieffo si è nutrito a molta letteratura classica e conosceva benissimo la metrica e con poche parole sapeva dire cose immense». Grande quindi, perché da romagnolo verace ha vissuto intensamente il dono della sua arte. Qual è l’eredità di Chieffo? Gatti la spiega così: «Non componeva preso dal valore ideale dell’ispirazione, ma da quello che gli accadeva, senza censurare la fatica, il male, il dolore. Aveva osservazione e visione della realtà e in quella cercava lo squarcio di apertura all’eterno».

MERCOLEDÌ 27 AGOSTO

INCONTRI

INCONTRO CON IL

PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

Ore 12:00 Auditorium isybank D3

Giorgia Meloni, presidente del Consiglio dei Ministri. Introduce Bernhard Scholz, presidente Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli ETS Con il sostegno di isybank, Confagricoltura, Generali, Tracce

INVESTIRE SUL TALENTO DI OGNI PERSONA

Ore 13:30 Sala Neri Generali Cattolica

Alessandra Locatelli, ministro per le Disabilità; Laura Lucchin e Amerigo Basso, genitori di Sammy Basso. Modera Mattia Ferraresi, giornalista Domani

ITALIA E INDIA: COOPERAZIONE STRATEGICA

IN UN MONDO CHE CAMBIA

Ore 13:30 Sala Conai A4

Mario Alvisi, Chief Growth Officer Royal Enfield; Vas Shenoy, chief Representative per l’Italia della Indian Chamber of Commerce (ICC); Marco Scurria, vicepresidente gruppo FDI al Senato, segretario Commissione permanente politiche dell’Unione Europea. Modera Gianluca Giansante, socio Comin & Partners e docente Luiss Guido Carli

IL CIELO È DEI VIOLENTI

Ore 13:30 Arena Tracce A3

Benedetta Centovalli, specialista di narrativa contemporanea in dialogo con Paola Bergamini, giornalista di Tracce

ANSIOSI O ASSETATI?

OGGI IN FIERA

GIOVANI IN CERCA DI SENSO

Ore 15:30 Auditorium isybank D3

Cesare Maria Cornaggia, psichiatra e professore, Università di Milano-Bicocca; Marco Gui, professore, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, Università di Milano-Bicocca; Luigina Mortari, professore di Pedagogia Generale e sociale, Università degli Studi di Verona. Modera Mario Ballantini, psichiatra, già direttore Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze di Sondrio. Con il sostegno di Tracce

CALCIO SEDUTO.

TU SEI UN PEZZO DI PARADISO

Ore 15:30 Arena cdo C1

Organizzato da Calcio Seduto - A.S.D. FatimaTraccia Alberto Capetti, docente Istituto Maria Consolatrice, Milano; Pietro Sempio, studente di Lettere Moderne, Università degli studi di Milano; Aly Shankarè, neolaureato in Scienze Bancarie, Università Cattolica del SacroCuore

NON BASTA LA GIUSTIZIA CI VUOLE LA CARITÀ

Ore 15:30 Arena Internazionale C3

Lord John Bird, membro House of Lords e fondatore The Big Issue; Magnus MacFarlane-Barrow, fondatore Mary’s Meals. Modera Marco Piuri, presidente Fondazione Banco Alimentare ETS

VENIVANO MIRIADI DI UOMINI PORTANDO

PIETRE ED ESSI LE PRENDEVANO E COSTRUIVANO (PASTORE DI HERMAS, III VISIONE)

Ore 17:30 Sala Conai A4 In collaborazione con la rivista ZETESIS

Le parti di raccordo saranno lette da Giulia Regoliosi, direttrice della rivista, e Mariapina Dragonetti, caporedattrice; lettori dei testi Stefano Biasoni e Stefano Chierici; coordinamento di Lorenzo Chierici.

LUOGHI DA COSTRUIRE E VIE PER RAGGIUNGERLI

Ore 17:30 Sala Gruppo FS C2

Alfredo Maria Becchetti, presidente Infratel; Stefano Antonio Donnarumma, amministratore delegato e direttore generale del Gruppo FS Italiane; Geronimo La Russa, presidente eletto ACI; Enrico Resmini, chief non regulated business officer ACEA e amministratore delegato a.Quantum; Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio dei Ministri e ministro delle Infrastrutture e dei

Trasporti. Modera Emmanuele Forlani, direttore Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli ETS. Con il sostegno di Gruppo FS, AIRiminum, Acea, ITS Italy, Automobile Club d’Italia

LA LEGGE DELL’AI

Ore 17:30 Arena cdo C1

Organizzato da Compagnia delle Opere e Gruppo

AI Fondazione per la Sussidiarietà

Antonino Rotolo, professore di informatica giuridica, Università di Bologna, responsabile di EURAIR; Giovanni Ziccardi, professore di informatica giuridica, Università degli Studi Milano, esperto di criminalità informatica; Federico Bonomi, co-fondatore Asimov AI. Modera Erik Longo, professore di diritto costituzionale, Università di Firenze, esperto di regolazione dell’IA.

OLTRE IL PROGRAMMA

SANTI NUOVI

Ore 19:00 Auditorium isybank D3 Paolo Asolan, docente di Teologia pastorale fondamentale e preside Pontificio Istituto Pastorale Redemptor Hominis, Pontificia Università Lateranense; Marco Cesare Giorgio, presidente Centro Culturale Pier Giorgio Frassati; Antonia Salzano, mamma di Carlo Acutis; S.E. Mons. Domenico Sorrentino, arcivescovo, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno. Modera Bernhard Scholz, presidente Meeting per l’amicizia fra i popoli ETS. Con il sostegno diRegione Emilia-Romagna, Tracce

SPETTACOLI

CHIEFFO TRIBUTE

Ore 21:30 Palco Piscine Ovest Illumia In occasione dell’ottantesimo anniversario della nascita di Claudio Chieffo, i figli Martino e Benedetto, accompagnati da Paolo Forlani alle chitarre, Stefano Valli alle percussioni, Michele Paolizzi ai fiati, Giovanni Ravaioli alle tastiere e Riccardo Ricci al basso, si riuniscono al Meeting per fare festa con i brani più divertenti e ironici del repertorio del cantautore, riproposti con nuovi arrangiamenti. Un concerto per tutti: famiglie, giovani inquieti e vegliardi. Per cantare insieme, ridere ed essere grati, per commuoverci e costruire.

Tutto il giorno - Padiglione A5/C5Stand ENEA - Energy Metaschool (continuativa).

Orario in corso di definizione - Padiglione A1 - Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti - Ecosistema mobilità a idrogeno: la costruzione di una rete nazionale di stazioni di rifornimento. Con Valter Alessandria, Annalisa Cipollone, FNM, Edison, ENI, Toyota, Rampini.

11:00 - Padiglione A5/C5 - Ministero dell’ambiente e della sicurezza

energetica - Comunità energetiche e transizione verde (RECON) – Claudia Cara e Lorenzo De Biase (ENEA)

11:30 - Padiglione A5/C5 - Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica - Proteggere il presente, garantire il futuro: la sfida della gestione dei rifiuti radioattivi – ISIN

12:00 - Padiglione A5/C5 - Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica - Il ruolo del supercalcolo – Marco Faltelli (ENEA)

15:00 - Padiglione A5/C5 - Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica - Tecnologie innovative per la valorizzazione delle biomasse –Ramona Agostina & Antonio Caporusso (ENEA)

15:00 – 15:45 - Padiglione A1 - Ministero delle Infrastrutture e dei trasportiIntervista one to one con il ministro Matteo Salvini.

16:00 - Padiglione A5/C5 - Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica - Deposito nazionale:

il cuore della sicurezza e della sostenibilità – ISIN

16:00 – 16:45 – Padiglione A1 - Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti –Una città per tutti. Progettare accessibilità, generare libertà. Con Alessandra Locatelli, ministro per le disabilità, e associazioni.

19:00 – 19:20 - Padiglione A1 - Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti –Atleti.

Formula Salute

Editore

Fondazione Meeting per l’amicizia tra i popoli ETS, iscritta dal 06 giugno 2022 Repertorio n° 26584 nella sezione “Altri Enti del Terzo Settore” del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, ai sensi dell’articolo n. 22 del D. Lgs. del 3 luglio 2017 n. 117 e dell’articolo 17 del Decreto Ministeriale n. 106 del 15/09/2020. sede: via Flaminia 18/20, c.p. 1106, 47900 Rimini Tel. 0541-783100 | Fax 0541-786422

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Direttore Gianfranco Giuliani

Direttore responsabile Cesare Trevisani

Progetto grafico Bruno Monaco

Impaginazione Nicol Baiti Raffaele Carnevali Elisa Compagnoni Lorenzo Norfini

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Fotolito e stampa CED Via dell’Industria, 52 Erbusco (BS)

Registrazione Tribunale di Rimini n. 16/91 del 15/07/1991

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