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Ente Promotore Circolo Artistico “Amici nell’Arte” Castello Costa-Del Carretto tel. 0182.582351 cell. 338.8504478 17033 Garlenda (SV) E-mail: info@amicinellarte.it Patrocinio Comune di Garlenda Catalogo a cura di Carmen Spigno Pasquale Meli Grafica copertina Rudy Mascheretti Testi di Silvia Bottaro Walter Accigliaro Ugo Ronfani Stampa Tipografia Bolla - Finalborgo © Copyright 2004 - “Amici nell’Arte”


Comune di Garlenda

24 luglio - 31 agosto 2004 Castello Costa-Del Carretto


ilPERCHÉdellaMOSTRA

Il Circolo Artistico “Amici nell’Arte” di Garlenda è lieto di varare la quarta edizione del progetto culturale “Ginevra – Arte&Musica” che riunisce ogni anno a Garlenda nell’ampio spazio del castello Costa-Del Carretto artisti di fama internazionale e un folto pubblico di estimatori e affezionati fruitori. Quest’anno il “magico connubio Arte e Musica”, motivo ispiratore delle precedenti edizioni, è incentrato sul “Mito”. “Quando la verità intiera non può essere espressa con il logos, si manifesta col mythos…” afferma Platone nei suoi scritti. Ed infatti il mito è un linguaggio al di sopra della fiaba, poiché sottintende un insegnamento profondo, una rivelazione di verità, di fede e di bellezza. Ogni mito nasconde un significato universale: pensiamo al “Vello d’Oro”, al “Minotauro”, alle “Fatiche di Ercole”… e oggi il mito sembra prepotentemente tornato nella nostra vita supertecnologica, complici l’arte e i “media”, come per offrirci una via di salvezza dallo stress quotidiano. Orfeo è stato il più grande poeta e musico greco, cantato da Ovidio e da Virgilio oltre due millenni or sono; la sua storia d’amore con Euridice, la discesa agli Inferi, il “patto” con Plutone, hanno ispirato schiere di artisti in ogni tempo. Il “non voltarti indietro” non è solo un comando, ma un monito a perseguire la via della propria crescita interiore senza indugi, né ritorni. Ecco perché è stato scelto il mito di Orfeo come tema dominante dell’edizione 2004.

Carmen Spigno presidente “Amici nell’Arte” Garlenda


VACANZElieteCONilMITO Ugo Ronfani Il mito di Orfeo è il tema proposto da Carmen Spigno - che dirige con passione e fantasia il circolo degli “Amici nell’Arte” di Garlenda – per la rassegna 2004 che anima culturalmente l’estate della bella località del Ponente ligure. L’intreccio fra pittura, musica e letteratura è una costante delle iniziative del circolo garlendese, in una visione “globale” delle arti decisamente moderna, e che incontra l’adesione di una popolazione fra le più attente, in Liguria, alle cose dell’arte.

Sofocle, Eschilo, Euripide, e impedire che virtù e valori assoluti siano travolti dal quotidiano e dall’effimero. Lévi-Strauss, nell’ambito della sua antropologia strutturalistica, ha dimostrato, nel secondo Novecento, che le costruzioni mitiche sono tutte riconducibili, sempre e ovunque, a contesti specifici, a codici di base: come éternel retourdi emozioni, sentimenti, pensieri.

Ma perché il mito di Orfeo e di Euridice? Degli sposi che, divorati dall’impazienza di ricongiungersi, distruggono per sempre la speranza di salvare il loro amore, avendo il figlio di Apollo e di Calliope, che placava anche gli dei degli Inferi con la dolcezza della sua musica, infranto il veto di Ade e Persefone, di volgersi indietro a guardare l’ amata prima di essere fuori dal regno dei morti? Nessun tempo – scriveva già Kierkegaard – è svelto nel costruire miti come l’epoca moderna, nel costume e nella politica, nella cultura e nell’arte. Ma questi miti - oggi amplificati dalla comunicazione mediatica - son diventati fragili, mutevoli, soggetti ai capricci della moda. Sicché, per strano che possa sembrare, oggi sentiamo il bisogno di tornare alle radici del termine greco, mythos: come racconto di vicende e personaggi, esseri divini o eroi, tramandatici dalla notte dei tempi, e che si c o n tr ap p o n g o no al lo g o s co me argomentazione razionale, dominante nella società tecnologica in cui viviamo. Il mito è stato, per Freud, il filo d’Arianna per frequentare i labirinti dell’inconscio, la chiave di volta per decifrare i sogni. E’ ancora e sempre, nel teatro, il modo per interrogare le grandi coscienze antiche,

Ma, allora, l’avere invitato la popolazione e gli ospiti di Garlenda, nei pomeriggi e nelle serate gioiose delle vacanze, a volgere il pensiero all’amore eterno, nella sua terrena fragilità, di Orfeo e di Euridice, mentre molto congiura, nel nostro tempo, a frantumare le relazioni affettive, a fare sprofondare nel disincanto la relazione fra l’uomo e la donna e a relegare pene e delizie amorose in comportamenti del passato, può essere – deve essere – un modo per affermare che il cuore dell’umanità, nonostante l’oppressione di guerre e violenze,crudeltà e egoismi, vuole rimanere giovane.

La storia sublime e tragica di Orfeo ed Euridice ci è venuta incontro, intatta, dalla mitologia greca più antica. E’ volata fino a noi sulle ali della poesia, con le Metamorfosi di Ovidio e le Georgiche di Virgilio, nel Rinascimento italiano con la Favola gentile del Poliziano. La lira del musico poeta che in età barbare (come l’attuale, verrebbe voglia di dire, visto che ci troviamo ancora a parlare di torture, di terrorismo e di guerre cruenti nonostante le so fisticazio ni delle tecno logie…) impietosiva gli dei degli Inferi, placava il vento, rallentava le acque e traeva al suo seguito le pietre, questa musica ha toccato il cuore di poeti come Rilke o la Merini, di musicisti del passato come Monteverdi e Gluck o di compositori moderni come Tito Schipa jr. o Roberto Vecchioni, ha ispirato artisti come il Tiziano, Poussin e il Canova, ha indotto registi come Jean Cocteau o Marcel Camus a trarne dei film. Era impossibile fare di Garlenda la capitale di questo mito dell’amore in tutta la sua ramificata estensione: limitati i mezzi, lo spazio e il tempo. Ma si è voluto costruire intorno a questa favola immortale, di cui abbiamo bisogno per continuare a credere nel sentimenti e nelle passioni, un insieme di iniziative “a tema” – come il programma illustra in dettaglio – tanto da affermare, dalle mura del castello Costa-Del Carretto e dintorni, che in questo lembo di terra ligure illuminato dal Mediterraneo sono custoditi, con il mito, l’eternità della bellezza e dei sentimenti. Che, se il cuore batte giovane e appassionato, è sempre tempo di svegliarsi e di rinascere, come dice nei suoi versi per Orfeo Carmen Consoli. Milano, aprile 2004


SPUNTIdalMITOdiORFEOperl’ESPRESSIVITÁcontemporanea Walter Accigliaro [...] Il cubismo orfico è l’arte di dipingere complessi nuovi con elementi ricavati non dalla realtà visuale, ma creati totalmente dall’artista e da lui dotati di una possente realtà. Le opere dei pittori orfici devono offrire insieme un piacere estetico puro, una costruzione che cada sotto i sensi e una significazione sublime, cioè il soggetto. È arte pura. [...] Guillaume Apollinaire (Peintres Cubistes, Parigi 1913) Molte volte l’arte, dal mondo antico alla modernità, ha reperito nel mito classico spunti illustrativi e concezioni per simbologie, citazioni, emblemi. A prescindere dalle più “dirette” figurazioni greche o romane, dal rinascimento perlomeno agli anni ’80 del Novecento vicende mitologiche e spunti del pensiero mitico riaffiorano per effondere trame, eventi, concetti. Quindi, varie forme espressive in tempi diversi ne hanno riproposto o rielaborato messaggi profondi. Il mito di Orfeo, con le vicende che spaziano dalla nascita misteriosa (comunque da genitori di rango elevato, persino dal dio Apollo e dalla musa Calliope, secondo una tradizione) alla sua formazione musicale, dalle nozze con Euridice (il cui decesso offre poi l’occasione per il noto episodio agli Inferi) alla sua stessa morte cruenta ad opera delle Menadi, è primamente riflesso nei versi di Ovidio e di Virgilio. Vari aspetti richiamano l’eterno confronto fra l’armonia dello spirito e la forza dei sensi, fra la sublime debolezza amorosa ed il profondo dolore del distacco. In ogni modo, l’elevata perizia di musico e di poeta connota Orfeo quale intimo, eccelso cantore che sa infondere consonanza e sentimento anche agli elementi naturali (animali, piante, pietre). È la celebrazione del primato del

lirismo musicale sulle stesse forme primordiali, come se soltanto l’alta espressione poetica potesse comunicare spiritualmente con ogni aspetto del mondo terreno. Tuttavia sullo sfondo resta un perenne scontro. Secondo Stefano Andriani e Bruno Traversetti (I miti degli dei e degli eroi, Milano 1987), la mitica narrazione di Orfeo «... è fondata sull’eterna lotta tra le forze che presiedono alla natura sensibile e quelle che presiedono all’attività razionale e spirituale ...». Anche certe scuole di pensiero già nell’età classica derivano da concezioni riferite a questo racconto mitologico. L’orfismo, movimento misterico-religioso greco, secondo la tradizione antica sarebbe stato fondato proprio da Orfeo. Prometteva salvezza agli iniziati dopo la morte. Mirava alla purificazione attraverso la castità, l’astinenza dalla carne e dal sangue. Questo movimento, in rapporto contrapposto ai misteri dionisiaci, influì su Pitagora e Platone (ad esempio, si consideri il tema del corpo come «carcere dell’anima»). Al di fuori dell’antichità, il mito classico è tipico dell’arte profana, ma talvolta compare anche in ambito ecclesiastico, seppur in un ruolo del tutto secondario od in ambienti non cultuali. Difatti certe correnti del pensiero cattolico non disdegnarono del tutto, oppure non condannarono drasticamente, qualche filone culturale e neanche i salienti filosofi dei tempi pagani, soprattutto prima della controriforma. Com’è noto, la letteratura ha perpetrato nei secoli tematiche del mito classico. Già dalla fine del Duecento sino a certe esperienze del Novecento si manifesta la persistenza dei riferimenti mitologici. È una costante verificabile, come - ad esempio – la Storia di Narciso (dalle Metamorfosi di Ovidio) sia presente nel Novellino redatto

verso la fine del XIII secolo, oppure si considerino i Trionfi («Triumphus Cupidinis») del celebre Francesco Petrarca, in cui viene espressamente citato in versi proprio il mitico Orfeo con varie altre vicende e personaggi del mondo classico. Così pure, venendo al centennio scorso, risalgono al 1914 i Canti orfici del poeta Dino Campana, scritti visionari ed arditamente simbolici, tra le opere più autentiche del decadentismo italiano. Inoltre, sono del 1923 i Sonetti ad Orfeo redatti dal poeta tedesco Rainer Maria Rilke, in cui la parola si fa interprete del mistero della vita e della morte. In campo musicale, per esempio, Claudio Monteverdi e Christoph Willibald Gluck hanno dedicato pagine preziose all’episodio culminante tra Orfeo ed Euridice. Per l’arte nel Novecento (oltre ad alcune correnti italiane del primo trentennio e ad alcuni artisti ben noti per le loro trasposizioni dal mondo antico, come De Chirico, Paolini, Parmiggiani ed altri) si possono citare almeno due movimenti importanti che, in periodi e modi diversi, si sono riferiti al mito classico. Innanzitutto in Francia, fra il 1912-1920, si sviluppa l’«Orfismo». Tale termine viene coniato nel 1912 dal poeta Guillaume Apollinaire per definire la pittura di Robert Delaunay e di altri artisti cubisti, che non omogeneamente tendeva a risolvere la scomposizione formale basandosi sul dinamismo ottico e cromatico. L’annuncio ufficiale avviene in una conferenza tenuta in occasione dell’inaugurazione della mostra del gruppo “La Section d’or” (Villon, Duchamp, Gleizes, Metzinger) in una galleria parigina; poi l’orfismo verrà teorizzato in alcuni suoi scritti. Questa parte del movimento cubista (che persegue inventività, libertà, autonomia, come ritorno iniziatico alle fonti orginarie del linguaggio pittorico)


c o s t i t u i sc e u n a d e l l e p r e me s s e all’astrattismo. Nei trascorsi anni ’80 si afferma, fra l’altro, la citazione postmoderna. In particolare, la riproposizione del passato classico in Italia è espressa visivamente dal gruppo degli anacronisti o «pittori della memoria» (Abate, Barni, Bonechi, Di Giusto, Di Stasio, Galliani, Mariani, Piruca). Secondo Roberto Pasini (Anniottanta, Milano 1985), «... In ciò stanno il fascino e il rischio di una simile poetica, che accattiva e sconcerta nello stesso tempo, libera pulsioni a lungo represse dalla cultura dell’avanguardia, ripropone valori a lungo misconosciuti, considerati obsoleti, e ribalta di segno la loro senescenza, presentandoli come fonte a cui attingere eternamente, in una nuova concezione del consumo, del tempo, del fare artistico ...». Il ritorno non convenzionale a modelli aulici, rifarsi ad una “superiore inattualità”, la privazione del “between” sono le direttrici perseguite da questi artisti fra il 1980 ed il 1988. Due importanti mostre a Milano (1992) ed a Sarzana (1995) hanno documentato periodi diversi del Novecento in cui l’espressione artistica ha ripreso, ha rispecchiato con maggior evidenza tematiche mitologiche. La seconda, Il mito e il classico nell’arte contemporanea italiana 1960-1990, ha esaminato i filoni più vicini alle esperienze attuali, articolando pure settori connessi all’immagine tecnologica. Entrambe hanno documentato e ribadito desideri, ambizioni, concetti rivolti agli archetipi mitici, quasi come un riflesso sicuro nella ridondante marea delle odierne elocubrazioni. ··· Ogni azione veramente creativa imprime segni tangibili, infonde sentimenti,

vuole comunicare. Come Orfeo, l’artista tende a sublimare la propria capacità con un linguaggio suadente che s’impone pure nei confronti del mero stato naturale. Il suo artificio è in grado di elevarsi a superiori livelli comunicativi. Insomma, si muove con estro fra i meandri del pensiero. Realtà e non realtà, rappresentazione ed illusione, meditazione e produzione sono condizioni antitetiche tra le quali oscilla il ruolo dell’artista vero. Andare a ripescare nel mondo delle idee le proprie istanze concettose, in genere precede il “fare arte” o vi si connette simultaneamente. Inoltre, quasi sempre la situazione umana per il “creativo” costituisce il suo “conflitto” quotidiano, il suo confronto (arduo od agevole) con le azioni del vivere comune, con la ricerca delle gratificazioni, con i rapporti interpersonali. Quindi si tratta di una posizione e di un ruolo complessi. Gli strumenti e le caratterizzazioni del linguaggio artistico non sono disgiunti dalle scelte di contenuto. Così, risalire agli archetipi del mito e delle basilari concertazioni tra esistenza e sapere costituisce uno degli orientamenti di principio, insieme con quelli formali. Se oggi l’uomo (tecnologicamente avanzato oppure spaesato nella complessità esistenziale) appare quale tema dominante in molte ricerche espressive, nondimeno i suoi stessi valori etici e culturali possono trovare altra esplicazione significativa. Molte volte è lo stesso artefice che si “specchia” nell’opera prodotta. Scavare ancora nelle profondità dell’Io e ricollegarsi ai processi dell’antica formazione del pensiero non sono procedimenti vacui, senza dimenticare lirismo e musicalità nell’esprimerli. Però non mancano gli sviamenti. Il filosofo tedesco Ernst Cassirer già nel 1925 sosteneva che «... Il mito sorge

spiritualmente al di sopra del mondo delle cose, ma nelle figure e nelle immagini con le quali esso sostituisce questo mondo, non vede che un’altra forma di materialità e di legame con le cose ...» (Linguaggio e mito). È questa un’ottica riduttiva, abbastanza pertinente ad una convenzionale trasposizione edonista. Però ben altre risultanze dovrebbero esser perseguite. ··· Non è agevole trasporre tematiche di tempi remoti nel mondo contemporaneo. Anzi, generalmente si tratta di concetti, scenari, sentimenti che oggi possono sembrare retro o del tutto inadeguati, quanto inattuali. Però, come scrive Salustio a proposito dei miti classici, «Queste cose non avvennero mai, ma sono sempre» (Degli dei e del mondo). Eppure le caratterizzazioni, le problematiche e le contrapposizioni della complessa società odierna appaiono così lontane da quel mondo immaginoso, non solo nel tempo, bensì nei contenuti e nelle situazioni. Lo sviluppo potenziale, i drammi, la dinamicità dell’uomo d’oggi come possono rapportarsi a racconti mitici, irreali quanto in apparenza così desueti? Nondimeno molte certezze odiernamente sono messe in discussione. Tanta “concretezza” (si considerino, ad esempio, i discussi reality shows televisivi) spesso produce immagini crude o banali, quantomeno scontate od al limite dell’inespressività. Siamo quasi ossessionati dall’informazione quotidiana. I mass-media sono ovunque e la realtà dell’oggi ci raggiunge sistematicamente. I messaggi visivi sono moltiplicabili enormemente ed hanno funzioni plurime. Inoltre, qualsivoglia immagine è filtrata tecnologicamente, può essere prodotta, variata o riproposta con grande efficacia. Per molti tali risultanze


sono da recepire come nuove “icone computerizzate”. Ma non mancano remore, filtri, qualche presa di distanza. I grandi spazi terreni, che oggi percorriamo con agevole praticabilità, talvolta sembrano non bastare. Sono enormi quanto inappaganti; sono accessibili, ma non risolutivi dei propri bisogni profondi. Evasione ed illusione risultano in continua crescita, di pari passo con l’accrescimento delle possibilità individuali. Ambizioni, crisi di identità, accesi contrasti complicano od impediscono i rapporti umani. Le istanze, le attese idividuali e sociali si sfaldano, si arroventano, comunque si moltiplicano nelle metropoli ipersviluppate o negli squallidi tuguri del “terzo mondo”. Viviamo tutti, seppur in modi molto diversi, problematiche assillanti. Non casualmente, anzi con piena cognizione di causa, l’ultima edizione della Biennale internazionale d’Arte di Venezia (la 50.a del 2003) si intitolava Sogni e conflitti. La dittatura dello spettatore. Il suo direttore, Francesco Bonami, fra l’altro scrive: «... Oggi la nostra società ha ancora bisogno di fantasticare e di lottare per trasformare i sogni in realtà. La storia è un infinito flusso di sogni generati da conflitti, come purtroppo l’infinito flusso di conflitti è la tragica conseguenza di sogni irrealizzati ...». Anche nell’arte cerchiamo risposte, messaggi sostenibili, qualche certezza rassicurante. Ma non ci possiamo attendere ogni riscontro. D’altra parte, un certo esaurirsi della razionalità assoluta, l’incomunicabilità di molte situazioni, vari interrogativi esistenziali ancor senza risposte esaurienti ci possono accostare a qualche religione oppure ci inducono a prestare attenzione a contenuti che scavano nell’interiorità, che prospettano scenari di un diverso pensiero meditativo. Non è solo questione di talune mode superficiali (new

age, orientalismo), così come di estroversi atteggiamenti controcorrente. In qualche misura riaffiorano archetipi profondi ed inquietanti che toccano ciascuno di noi, al di là delle nostre intenzioni consapevoli. Ad ogni modo, tra le vie (individuali e collettive) che prospettano qualche riscatto intellettivo, un’inquietudine positiva od un sensibile risollevarsi del pensiero, possiamo inoltrarci nei percorsi emblematici da sempre manifestati dall’arte. Qui il mito è presente, in evidenza o sullo sfondo, per lo meno quale archetipo della creatività intellettuale. Se oggi ci soffermiamo a riflettere, se riusciamo a scansare – almeno per un po’ – varie ingerenze fuorvianti e se proviamo a distoglierci in parte dalla pressante quotidianità, un’analisi introspettiva può ricondurci a taluni filoni esistenziali che risalgono nel tempo. Così la ricerca di un certo “dialogo” con il mondo naturale e con le recondite tracce del nostro vissuto è un cammino da riprendere ogniqualvolta ci sentiamo smarriti o troppo condizionati. Sempre vorremmo crescere, ritrovare del tutto noi stessi, pervenire a qualche livello di felicità. Ma gli ostacoli, le delusioni, le sofferenze sono frequenti, tanto da apparire quasi soverchianti. Ciononostante non dovremmo rinunciare. Pure le modalità espressive (in continua evoluzione tecnologica) talvolta provano a “rallentare il passo” della vita troppo frenetica, a districarsi fra varianti e contrasti, a non accontentarsi di facili effetti o di accomodamenti alle prevalenze del momento. Certamente non è facile. Il linguaggio dell’arte non è quello del banale consumo d’immagini stereotipate. Tuttavia uno sforzo ulteriore, quasi controcorrente, potrebbe riservare proficue risultanze. Alba, aprile 2004


ORFEOedEURIDICE:unRACCONTOantichissimoPERL’ARTEcontemporanea Silvia Bottaro Ancora una volta il suggestivo Castello di Garlenda ospita una rassegna di personalità che con il loro fare arte cercano di sondare, quali aedi contemporanei, il mito di Orfeo ed Euridice e di cercarvi quei nessi che servono alla preservazione dei valori del passato guardando oltre il mero dato dell’attualità. La potenza evocatrice del nome, del racconto del mito appassiona anche ora: ognuno di noi è un po’ figlio delle oltre novanta generazioni che sono intercorse da un nostro antenato, fosse esso Priamo o Agamennone, Achille o Ettore, Paride o Ulisse. Quelle leggende, quelle storie fanno comunq ue parte d el no stro b agaglio dell’evoluzione culturale. Il fascino, la curiosità, la seduzione, l’attrattiva di quelle antiche vicende tra gli dei ed i comuni mortali sono, ancora, avvincenti e si avvicinano, molto spesso, a certe attuali situazioni psicologiche e veridiche. Orfeo è una figura enigmatica della mitologia greca, è il simbolo del musico che, attraverso il suo stupefacente e magico potere dei suoni, giunge a commuovere gli animali, le piante e finanche le pietre, nonché è capace di indurre gli dei degli Inferi alla pietà. Suona la cetra e canta. Tale capacità farà sì che riesca a riportare Euridice, sua sposa, nel mondo dei vivi ma il suo desiderio di guardarla la farà scomparire per sempre. Il mito vuole che Dioniso, dio dell’ebbrezza, abbia aizzato contro Orfeo le Menadi (giacchè il cantore gli preferiva Apollo) che lo dilaniano, le sue membra sparse furono, poi, raccolte dalle Muse e inumate, mentre la testa nuotò fino a Lesbo (l’isola delle poetesse). Da queste poche righe, riassuntive di tale mito, emerge come il tema possa aver incontrato l’interesse degli artisti, infatti, Orfeo e Euridice hanno originato opere di Gluck, Monteverdi e Haydn nel settore della

musica e nell’arte troviamo Tintoretto, Breughel, Rubens, Tiepolo, Feuerbach. Già i romani in alcuni mosaici ripresero Orfeo nelle vesti del pastore, col berretto frigio e la cetra. Nella sinagoga di Gaza un mosaico pavimentale lo riprende nell’atto di suonare l’arpa, circondato da animali selvatici che ascoltano i suoni. La scelta, quindi, di tale tema per l’ affluenza di opere create oggi ha portato da una parte alla presenza di significativi artisti contemporanei che, da par loro, si sono cimentati con impressionabilità ed emotività a cogliere l’essenza del mito in questione (Carlè, L’Acqua, Lorenzini, Vegas, Barreda, Massenet, Lusso, Dolzan, Kriester), dall’altra alla considerazione dei lavori presentati da un nutrito gruppo di artefici dell’arte visiva (dalla ceramica alla video art), ed alla riflessione conseguente che ha indotto all’esposizione dei loro elaborati creativi. Lo spazio tiranno non lascia, quindi, molto campo alle eccessive parole che, tra l’altro, non sono mai facili per illustrare una mostra collettiva dove tante personalità dissimili, con storie differenti, hanno messo in luce, mi pare di poter dire, una apertura intellettuale e creativa verso il tema proposto, risolto con interesse e partecipazione emotiva. Nel complesso la proposta artistico e culturale tocca molti aspetti del tema ed è risolta con approcci diversificati nelle tecniche realizzative ed in quelle compositive, offrendo un’occasione di riflessione degna di attenzione. L’arduo compito di sintetizzare le varie presenze prevede appianamenti non facili, come quello di non cadere nella banalità e convenzionalità delle espressioni. Da Carlos Carlè a Sandro Lorenzini a Rainer Kriester la forza, l’intensità e la “sanità” della materia usata per ideare le loro sculture, diventa poesia della forma e della super-

ficie, stile e correttezza e “monumentalità” del linguaggio e dell’espressività efficace col quale affrontare in modo costantemente singolare il tema. Altri materiali, dal legno alle fibre tissulari, sono l’alfabeto originale con cui Veronique Massenet (scultrice) e Laura Vegas (artista tessile) compongono le pagine, le carte del loro racconto ricco, prezioso e fecondo, anche, di echi e di sensazioni etniche. La geometria, la ricerca delle forme primarie, lo studio degli opposti, gli orditi comuni e le letture metriche legate alle culture regalano emozioni coloristiche, scansioni temporali che cercano la meridiana dello scorrere dei patrimoni di conoscenze ed una tavolozza sempre riconducibile alla singolarità dell’artista, il riferimento e l’attinenza corre a Enzo L’acqua, Albert Barreda, Giacomo Lusso e Paolo Dolzan. La musica e la cetra hanno colpito diversi protagonisti di questa mostra che hanno raffigurato nelle loro opere, non sempre, la mera figurazione dell’elemento musicale ma, più spesso, hanno affidato la loro creatività a seguire la “melodia” intima di Orfeo che mentre suona educa e non corrompe, ammansisce e calma gli animali, quindi è il “suono” il fonema, il segnale che appassiona per l’eleganza e per la capacità evocativa, così in Didi Armellin, Gianni Ravera, Pietrina Cau (interessante l’uso di materiali poveri con la tecnica raku), Giovanna Usai. Alcuni di questi artisti hanno creato una vera e propria scala cromatica o forse una scala musicale, anche sonora, se si scontrano gli elementi liberi nell’aria e realizzati in una sorta di cascata come nel caso di Marjorie Gaggino che nella sua installazione ha usato il legno, il ferro e la ceramica. Di Orfeo musico si occupa, pure, Biagio Longo che segue il modulo vocale emesso da Orfeo e lo modella con plastica eleganza


nel legno gentile della betulla, nascente da un sasso primordiale di arenaria. La composizione antica del mito riflette una forza “plastica” intima che è colta in forme e simbologie dissomiglianti da alcune opere di Flavio Forlani (viene sottolineata la poesia del mito) e di Davide Reverberi (opera con una particolare vena silente). Dalla classica pittura su tela con uno studio della figura (Euridice), resa con un segno deciso ed originale, Bernardo Asplanato ci presenta la sua pagina del racconto sempre attuale di tale tema. Così Rudy Mascheretti con il suo “solido”, concreto e profondo disegno di una Euridice moderna e Franco Grassi nell’ambientazione classicheggiante del mito, lo narra con una tenuità elegante, garbata ed intelligente nel segno preciso e fluido. Tra la ricerca dell’intima essenza ed entità del mito, colto tra sogno e meraviglia, e la sua visionarietà e l’impeto e la prestanza della narrazione, tra fantasia e leggenda, si possono “leggere” le opere di Mauro Venturino e di Elvira Leiten. La matrice evocativa e, se si vuole, provocatoria del mitologico tema vede Enzo Caso raffigurare la forza insita del mito in un lavoro più tradizionale e spaziare, poi, tra musica, suoni ed immagini virtuali (con legami ai manichini leonardeschi) in un “caleombur” di grande impatto emotivo e visuale, reso con l’uso delle moderne tecnologie. Il chiamare alla mente porta la Co Dorgelo a realizzare una sorta di altare da viaggio con un trittico, all’interno, ricco di una grafica fantastica con richiami a culture lontane, dove la capacità tecnica sostiene la personale vena creativa. La simbologia mitologica muove Donata Mora che, con la vivace pigmentazione e l’ elemento distintivo, riesce a far emergere la “testimonianza” del mito. Reminiscenze, abbandono, impressioni e sensazioni si segnalano e si delineano, da par suo, dal lavoro singolare di Graziella Morchio, così come in Lutz Holtst il suo approfondimento sulla figu-

ra passa dal classico fraseggio all’avveniristico rimando. Cinzia Vola crea su carte “segrete”, scritte con una grafia chiara, il racconto contemporaneo del mito: guarda dentro la figura che appartiene ad etnie diverse dalla nostra, ne coglie la psicologia del profondo scavando dentro di sé. Caroline Keyn, con l’astrazione delle forme e delle convenzioni, si avvicina alla simbologia, alla metafora moderna del tema, così Caterina Massa crea un legame tra quella narrazione arcaica e la materia, con una tavolozza singolare ed una capacità compositiva interessante. Margherita Piumatti continua, con la tecnica raku, a sfidare il tempo e la capacità evocativa della terra per trovare una sintesi efficace della “verità” di quella storia. Chiara Parodi osserva il mito rovesciandolo e la sua “scala” cromatica e del tempo la conduce, ci guida, alla riflessione. La concisione e la sinteticità stilistica portano Carlo Cormagi ad ideare un’opera particolarmente comunicativa. Franca Briatore compie un lavoro efficace, opportuno ed adeguato di ricerca del legame tra gli opposti e Maurizio Morandi ci conduce alla fase ludica di ognuno di noi, inventando un gioco dell’oca di Orfeo dove la pubblicità, certi rimandi a quadri illustri sul tema, e così via, ci aiutano ad indagare il mito nella nostra più vera contemporaneità della quotidianità. Carmen Spigno immagina e concepisce una “sintesi” del mito con un “quadrittico” dove i colori, i segni che seguono le impronte del tempo sul legno (materiale da lei usato) danno vita ad un a sorta di secolare riassunto del racconto remoto, scandito dall’uso delle terre dell'ambiente: la sfida dell’uomo con la natura, il suo amore per la sposa. Per concludere si può riflettere sui tanti modi d’indagine messi in campo dai vari realizzatori delle opere presentate in questa rassegna, originale nell’aver individuato un tema solo, apparentemente, desueto. La fortuna di tale mito è, infatti, la cifra del risultato della mostra stessa dove sia dagli artisti più acclarati sia dall’impegno e dalla sensibilità degli altri, tutti inclusi, si avverte la partecipazione intellettuale, realistica, sperimentale che ha “legato”, in un certo senso, personalità diverse alla concretezza “del fare”, dell’inventare una loro personale “pagina” del

novello racconto di Orfeo ed Euridice. Tutto ciò per donare, ancora, una volta emozioni, sguardi irriverenti, fraseggi poetici, giochi di luci e di colori ben affiancati, impiego di materiali inusuali, raffigurazioni classiche o più libere in un’ azione di rimandi più o meno colti ma riconducibili, senza dubbio, alle arti visive in senso lato. Dal Castello di Garlenda, quindi, un invito a guardare dentro le cose, le culture, i gesti quotidiani, le canzoni, le leggende, per trovare quella forza, quella sensibilità che i bambini e gli artisti hanno in abbondanza e che solo loro sono capaci di donarci a piene mani con pennelli, colori, tele, carte e … passione per la verità. Savona, maggio 2004


titoSCHIPAjr Il mito di Orfeo nell’interpretazione di Tito Schipa jr: “Orfeo 9” Compositore, produttore, attore, interprete; praticamente un cantastorie. Figlio del grande tenore Tito Schipa, nasce a Lisbona, trascorre l'infanzia tra Hollywood e Parigi per trasferirsi poi in provincia di Alessandria e quindi a Roma. Nel 1966 è assistente alla regia di Lina Wertmuller e l'anno dopo cuce insieme 18 canzoni di Dylan e debutta in proprio con Then An Alley, primo esperimento mondiale di pop opera. Nel 1970 pubblica il primo singolo, “Son passati i giorni”, e mette in scena “Orfeo 9”, spettacolo teatrale che diventerà disco (1972) e film televisivo (1973). Nel 1972 pubblica anche il suo primo album “Io ed io solo”, che trova un forte riscontro fra il pubblico giovanile e alla “Gondola d'Oro” di Venezia gli vale l'ostracismo RAI per la politicizzazione del testo. Da questo momento gli verrà attribuito un ruolo di outsider nel cantautorato nazionale. Produce musiche per i drammi di Dacia Maraini (“La vita è gioco”, “Viva l'Italia”) e Mario Moretti (“Cagliostro”, “Conversazione in Sicilia”) e per il film di Sergio Rossi “Policeman”. Nel 1978 pubblica “Er Dompasquale”, versione rock del Don Pasquale di Donizetti che, porterà in seguito sui palcoscenici italiani e su quelli di Broadway. Nel 1982 vince il Premio Speciale della Critica per Werther, disco di una famosa performance paterna da lui rintracciata dopo anni di ricerche. Nel 1987 pubblica “Dylaniato”, album con otto canzoni di Bob Dylan tradotte in italiano e romanesco, successivamente traduce in italiano le poesie inedite di Jim Morrison e tutta l'opera di Dylan. E' stata da poco ristampata in cd dalla Warner Fonit “Orfeo 9”, opera rock composta alla fine egli anni '60 da Tito Schipa Jr, figlio di uno dei più grandi tenori del '900. “Orfeo 9” prende le mosse dal mito di Orfeo, trasportando la vicenda di questo amore infelice in un contesto tipico del periodo in cui il lavoro è stato concepito e realizzato. Orfeo è un ragazzo che vive in una comune di impronta hippy, ai margini di una grande città, e proprio la città, con le sue alienazioni e paranoie, appare come l'inferno nel quale il protagonista perde, cerca e riperde

definitivamente Euridice. Su questo impianto di base si innestano spunti e divagazioni che toccano tutte le problematiche al centro dell'attenzione in quell'immediato “post ‘68”: la vita nella comune e il viaggio in autostop come simboli di una libertà giovanile appena conquistata, una strana bomba A (con la A

racchiusa in un cerchio a richiamare fin troppo evidentemente il simbolo dell'anarchia) che terrorizza i “benpensanti” in città, le false illusioni dei paradisi artificiali, l'incomunicabilità e l'alienazione della vita cittadina contrapposta alla semplicità e alla comunione della vita in mezzo alla natura… Tutto ciò a rappresentare, oggi, il fedele specchio di un'epoca, un “documento” può dirci moltissimo su cosa fossero quegli anni cruciali e come fossero i

giovani che li vivevano. Ma “Orfeo 9” è innanzi tutto un'opera musicale, di cui non vanno, comunque, trascurati due aspetti fondamentali: quello visivo e quello musicale. L'opera è nata per il teatro, quindi ne è stata realizzata una versione cinematografica. Quest'ultima è stata trasmessa a suo tempo un paio di volte dalla Rai, nei primi anni '70, prima di finire nel dimenticatoio. Lo stesso Schipa sta oggi trattandone l'acquisizione dei diritti e questo fa sperare che, almeno in home video, il lavoro possa a breve tornare a circolare. Ciò che è a disposizione di tutti oggi è il doppio cd che da trent'anni a questa parte non ha mai smesso di vendere e che, dell'Orfeo di Schipa, raccoglie le musiche. Musiche che quasi sempre hanno il pregio di porsi fuori dai generi imperanti tra gli anni ‘60 e ‘70, a raggiungere una classicità che le fa accettare ancora oggi, cosa che non si può dire di molta della produzione di quel periodo, fortemente caratterizzata da stili molto decisi e oggi molto… fuori moda. Schipa ha firmato spartiti e testi, realizzando da solo un lavoro enorme e comunque sempre di altissimo livello. Tra i musicisti impegnati nell'opera, alcuni giovani sconosciuti che poi avrebbero goduto di grandi carriere: Renato Zero è un allucinato “Venditore di Felicità”, Edoardo Nevola veste i panni del “Vivandiere”, Loredana Bertè fa parte del Coro, il futuro DJ Ronnie Jones è un “bluesman” perso tra i vicoli, Bill Conti (che avrebbe poi avuto fama e soldi con “Rocky”) cura le orchestrazioni. Recuperare oggi questo lavoro vuole dire immergersi un'atmosfera desueta (al giorno d'oggi) e sicuramente affascinante, capire un po' di più di un'epoca ricchissima di spunti culturali e sociali e fare la conoscenza con un'opera artistica comunque di grande valore, ingiustamente troppo trascurata.


gliARTISTI Didi ARMELLIN Bernardo ASPLANATO Albert BARREDA Franca BRIATORE Carlos CARLE' Enzo CASO Pietrina CAU Bruno CECCOBELLI Carlo CORMAGI Paolo DOLZAN Co DORGELO Flavio FURLANI Marjorie GAGGINO Agostino GAGLIO Caterina GARIBBO Mara GIOVINE Franco GRASSI Lutz HOLST Caroline KEYN Enzo L'ACQUA Elvira LEITEN Biagio LONGO Sandro LORENZINI Giacomo LUSSO Rudy MASCHERETTI Caterina MASSA Véronique MASSENET Donata MORA Maurizio MORANDI Graziella MORCHIO Chiara PARODI Margherita PIUMATTI Gianni RAVERA Davide REVERBERI Tito jr. SCHIPA Serenella SOSSI Carmen SPIGNO Marco TIMOSSI Giovanna USAI Laura VEGAS Mauro VENTURINO Cinzia VOLA


La lira spezzata 2004 - olio su tavola trattata a stucco cm. 100 x 70

Coro - E i venti i venti i venti giĂ  tessevano il misterioso evento...


didiARMELLIN


Euridice olio su tela cm. 60 x 100

E di stelle di stelle di stelle lungo respiro dipanava il cielo...


bernardoASPLANATO


Dualismo 2004 - olio su tela cm. 100 x 100

Orfeo che vaghi con grande sete PerchÊ la vita è solo un cercare...


albertBARREDA


Amore infranto 2004 - terra refrattaria in gobbio e cera cm. 40 x 40

e la tua lampada tremula alzi vane speranze a illuminare...


francaBRIATORE


Colonna ceramica grĂŠs cm. 96 x 19 x 17

come bellissimo uccello melodie divine tu canti


carlosCARLE’


Il rapimento dell’Io 2004 - acrilico su masonite cm. 120 x 90

per sovrastare l'urlo orgiastico delle baccanti per cancellare l'atroce tuo destino di morte...


enzoCASO


Armonia 2004 - ceramica Raku cm. 46 x 30

Canta solo per lei che è il tuo regno di stelle per lei che è la culla del tuo mattino...


pietrinaCAU


Solo per coppia tecnica mista e collage su legno e tessuti cm. 200 x 200

Il tuo amore ha messo l'anello alla mano del suo futuro


brunoCECCOBELLI


Trittico 2004 - tecnica mista cm. 80 x 50 x 100

in ogni gemma brilla in ogni carezza di vento.


carloCORMAGI


Cerbero 2004 - tempera, acrilico, grafite su carta cm. 100 x 70

Ma la luce della tua Euridice in cupa notte giĂ  si perde...


paoloDOLZAN


Orfeo ed Euridice 2004 - grafico/acquerello su cartone e legno cm. 100 x 50

Pi첫 non serve la lira accordare pi첫 non serve l'amore cantare.


coDORGELO


Ei tendeva le mani... 2004 - gesso alabastrino cm. 68 x 84

Ha compiuto la ruota il suo corso dall'inizio alla fine...


flavioFURLANI


Campanelli Amore - Perduto Amore 2004 - perle di vetro argentate, di porcellana e di ceramica Ă˜ cm. 50 - lungh. cm. 50

Ora sai che stai sulla soglia di un immenso mistero di assoluto silenzio.


marjorieGAGGINO


Allegoria simbolica del mito di Orfeo 2004 - disegno a sanguigna e biacca cm. 90 x 130

Tu che sai che libertà è scegliere libero sei soltanto di non esserlo...


francoGRASSI


Non voltarti Orfeo! 2004 - fotografia su vinile cm. 100 x 140

Cerca all'ombra dell'albero antico rifugio al tuo stanco dolore...


lutz-ingoHOLST


Dove sei Euridice? 2004 - olio su tela cm. 150 x 160

Brucia la piaga della sua assenza spegni il fuoco dell'inesorabile fato...


carolineKEYN


Strutture asimmetriche olio su tela cm. 70 x 180

contempla in solitudine lieve di Euridice la dolce memoria...


enzoL’ACQUA


Northern Light Tempera su tela cm. 60 x 80

Ahi , Furore giĂ  sta destando l'angelo ribelle del tuo cuore


elviraLEITEN


Canto di Orfeo 2004 - sasso, arenaria e betulla curvata base cm. 50 x 50 - altezza cm. 120

violare vuole il nero Averno e tra schianti di fulmini e stelle raggiungere il buio inferno.


biagioLONGO


Uomo che guarda in su 2003 - grès, ossidi, smalti e oro cm. 102 x 56 x 28

Gelide piume cadono dal cielo intingile nel fiume del tuo pianto


sandroLORENZINI


Music Blue Night tecnica mista su tela cm. 50 x 200

per navigare dentro lo Stige sino alla prigione di Euridice.


giacomoLUSSO


Euridice 2004 - carboncino e biacca su carta cm. 100 x 150

Il dio tenebroso del cielo e degli inferi cansenta all'uomo del dolore di cogliere ancora il suo fiore...


rudyMASCHERETTI

57


Rossonero 2004 - ceramica Raku Ă˜ cm. 50

Euridice che da troppo dorme avvolta in bende di solitudine


caterinaMASSA


Accord intime 2004 - tronco di castagno Ă˜ cm. 42 - alt. cm. 150

desti la lunga litania dei nostalgici ricordi ...


véroniqueMASSENET


Orfeo ed Euridice 2004 - carta, acrilico, ecoline e sassi su legno cm. 60 x 150

Prima che asciughino di Orfeo i baci presto si chini e avida beva l'acqua d'argento della vita.


donataMORA


Il gioco di Orfeo ed Euridice (particolare) 2004 - tecnica mista cm. 120 x 80

VolerĂ  allora con le ali dei capelli via dal fondo buio dove sta...


maurizioMORANDI


Ascesa 2004 - tecnica mista su tela cm. 30 x 60

via dal grande erto conturbante Nulla che splende.


graziellaMORCHIO


La scala 2004 - olio su tela cm. 40 x 100

Coro - E' la Sfida la Sfida la Sfida dell'Amore dell'Amore dell'Amore alla Morte alla Morte alla Morte...


chiaraPARODI


Amore e morte 2004 - ceramica Raku cm. 65 x 65

VincerĂ  il grande fascinatore l'incantatore di selve di fiumi di belve?


margheritaPIUMATTI


Il leggiadro ballo delle ninfe 2004 - malte sabbiose e aerografate su tela cm. 60 x 45

Questo è lo Stige amico mio presto sentirai nei megafoni la voce di basso di "Caron dimonio"..


gianniRAVERA


Orfeo ed Euridice 2004 - peltro su marmo cm. 20 x 15 x 35

E un'invisibile mano di ninfa ti spingerĂ  sopra il pontile...


davideREVERBERI


O.E. 2004 - olio su tela cm. 160 x 150

Ma tu Orfeo eroe di confine violerai le radici della notte cresciute giĂ  nel cuore di Euridice


serenellaSOSSI


Dalle tenebre alla luce (particolare) 2004 - quadrittico di terre e resine naturali su legno cm. 150 x 150

le bagnerai con lacrime d'amore e lei vivrĂ  . L'ha promesso un dio.


carmenSPIGNO


Il sogno di Orfeo 2004 - patchwork di tessuti di seta cuciti e trapuntati a macchina cm. 125 x 70

Dietro lui il soffio del vento dietro lui la dolce eco di lei che alla vita risale...


giovannaUSAI


Senza titolo arazzo in lino (blue), seta (verde) e sisal (arancione) cm. 110 x 90

Si gira Orfeo e l'ombra di lei stringe dentro uno sguardo lungo d'amore...


lauraVEGAS


Unicoverso 2004 - olio su tela cm. 100 x 80

Ma non ha pi첫 passi ora Euridice non ha cammino...


mauroVENTURINO


Orfeo di se stessa inchiostro nero di penna e acrilico bianco su carta cm. 30 x 42

Dentro tenebre senza pi첫 albe smarrisce il suo destino.


cinziaVOLA


itestiPOETICI


caterinaGARIBBO - agostinoGAGLIO Orfeo e Euridice 2004


Ho incontrato i tuoi passi in Tessaglia, il tuo sguardo velato è stato ravvivato dalle pulsazioni del nostro amore. Io sono il poeta Orfeo, carne di Febo e della splendente, gentile Calliope. Sono Orfeo e la mia vibrante mano si è intrecciata saldamente alla tua, mia amata e adorata sposa. Euridice mia, il tuo nome bellissimo sorvola invincibile i miseri uomini.

incantandoli e vincendoli. Procedo a passi ampi e sicuri, col cuore colmo di speranza, e mi imbatto negli occhi funerei del cane Cerbero dal pelo scuro, lo domo con una canzone. Poi mi imbatto nelle bestemmie del cupo traghettatore Caronte che appena da distante mi scorge mi inveisce alacremente contro. Ammansisco il rosso cocchiere con un poemetto su Zeus.

Ieri ho saputo (è impossibile!), l'ineluttabile e grigia verità. Il mio cuore è come un usignolo che ha perso definitivamente la rotta per la calda migrazione. Euridice mia, sei appena spirata per il morso impietoso e spietato di una meschina vipera. Eri inseguita dal biondo Aristeo anch'egli follemente invaghito di te e impazzito voleva usarti violenza. Tu fuggivi rapida verso me e hai pestato la coda del vile rettile. E ora sei morta, un fiore reciso dal suo stelo molle ed esile. Amore mio, come io, infelice, potrò respirare e vivere ora?

Infine giungo nella sala reale del sovrano Ade e di Persefone, sua splendida sposa; rapisco i loro freddi cuori con il dono divino della poesia. Così richiedo l'auspicato rilascio della mia sposa Euridice. Ade (magnanimo!) piangendo acconsente a ridarmi l'amore, lei mi seguirà docile, a patto che io non mi volti indietro per guardarla finche non scorgerò la chiara luce di questo giorno. A un cenno della mano del re i truci guardiani infernali scortano la mia amata perduta nell'ampia sala del trono, e il mio cuore ansioso palpita quando rivedo l'amata figura!!

Con la mia leggiadra lira celeste, dono gradito di Apollo padre, scendo infine nell'averno triste per riavere la mia sposa adorata! Entro nella grotta scura e dolente e torme di diavoli fiammeggianti mi circondano carichi di furore. Metto mano al mio strumento di grande dolcezza e musica e al mio canto di sublime poeta

Saluto con una poesia d'amore i sovrani di quel regno infelice e poi intono loro un canto di sentito ringraziamento Ci incamminiamo finalmente per ritornare alla nostra vita. Lungo è il cammino nell'oscurità ma è smisuratamente lieto!

Appena scorgo il lento filtrare degli agognati bagliori dorati mi volto rapido e felice! Appena in tempo per vedere scomparire l'ombra di colei che era Euridice. Mi sono girato troppo presto! Ho perduto tutta la mia vita e mi si conficca tra le costole lo strale o giavellotto dello scherno degli dei crudeli.


maraGIOVINE L’impossibile sfida 2004


Ho incontrato i tuoi passi in Tessaglia, il tuo sguardo velato è stato ravvivato dalle pulsazioni del nostro amore. Io sono il poeta Orfeo, carne di Febo e della splendente, gentile Calliope. Sono Orfeo e la mia vibrante mano si è intrecciata saldamente alla tua, mia amata e adorata sposa. Euridice mia, il tuo nome bellissimo sorvola invincibile i miseri uomini.

incantandoli e vincendoli. Procedo a passi ampi e sicuri, col cuore colmo di speranza, e mi imbatto negli occhi funerei del cane Cerbero dal pelo scuro, lo domo con una canzone. Poi mi imbatto nelle bestemmie del cupo traghettatore Caronte che appena da distante mi scorge mi inveisce alacremente contro. Ammansisco il rosso cocchiere con un poemetto su Zeus.

Ieri ho saputo (è impossibile!), l'ineluttabile e grigia verità. Il mio cuore è come un usignolo che ha perso definitivamente la rotta per la calda migrazione. Euridice mia, sei appena spirata per il morso impietoso e spietato di una meschina vipera. Eri inseguita dal biondo Aristeo anch'egli follemente invaghito di te e impazzito voleva usarti violenza. Tu fuggivi rapida verso me e hai pestato la coda del vile rettile. E ora sei morta, un fiore reciso dal suo stelo molle ed esile. Amore mio, come io, infelice, potrò respirare e vivere ora?

Infine giungo nella sala reale del sovrano Ade e di Persefone, sua splendida sposa; rapisco i loro freddi cuori con il dono divino della poesia. Così richiedo l'auspicato rilascio della mia sposa Euridice. Ade (magnanimo!) piangendo acconsente a ridarmi l'amore, lei mi seguirà docile, a patto che io non mi volti indietro per guardarla finche non scorgerò la chiara luce di questo giorno. A un cenno della mano del re i truci guardiani infernali scortano la mia amata perduta nell'ampia sala del trono, e il mio cuore ansioso palpita quando rivedo l'amata figura!!

Con la mia leggiadra lira celeste, dono gradito di Apollo padre, scendo infine nell'averno triste per riavere la mia sposa adorata! Entro nella grotta scura e dolente e torme di diavoli fiammeggianti mi circondano carichi di furore. Metto mano al mio strumento di grande dolcezza e musica e al mio canto di sublime poeta

Saluto con una poesia d'amore i sovrani di quel regno infelice e poi intono loro un canto di sentito ringraziamento Ci incamminiamo finalmente per ritornare alla nostra vita. Lungo è il cammino nell'oscurità ma è smisuratamente lieto!

Appena scorgo il lento filtrare degli agognati bagliori dorati mi volto rapido e felice! Appena in tempo per vedere scomparire l'ombra di colei che era Euridice. Mi sono girato troppo presto! Ho perduto tutta la mia vita e mi si conficca tra le costole lo strale o giavellotto dello scherno degli dei crudeli.


marcoTIMOSSI Orfeo 2004 - componimento poetico


Ho incontrato i tuoi passi in Tessaglia, il tuo sguardo velato è stato ravvivato dalle pulsazioni del nostro amore. Io sono il poeta Orfeo, carne di Febo e della splendente, gentile Calliope. Sono Orfeo e la mia vibrante mano si è intrecciata saldamente alla tua, mia amata e adorata sposa. Euridice mia, il tuo nome bellissimo sorvola invincibile i miseri uomini.

incantandoli e vincendoli. Procedo a passi ampi e sicuri, col cuore colmo di speranza, e mi imbatto negli occhi funerei del cane Cerbero dal pelo scuro, lo domo con una canzone. Poi mi imbatto nelle bestemmie del cupo traghettatore Caronte che appena da distante mi scorge mi inveisce alacremente contro. Ammansisco il rosso cocchiere con un poemetto su Zeus.

Ieri ho saputo (è impossibile!), l'ineluttabile e grigia verità. Il mio cuore è come un usignolo che ha perso definitivamente la rotta per la calda migrazione. Euridice mia, sei appena spirata per il morso impietoso e spietato di una meschina vipera. Eri inseguita dal biondo Aristeo anch'egli follemente invaghito di te e impazzito voleva usarti violenza. Tu fuggivi rapida verso me e hai pestato la coda del vile rettile. E ora sei morta, un fiore reciso dal suo stelo molle ed esile. Amore mio, come io, infelice, potrò respirare e vivere ora?

Infine giungo nella sala reale del sovrano Ade e di Persefone, sua splendida sposa; rapisco i loro freddi cuori con il dono divino della poesia. Così richiedo l'auspicato rilascio della mia sposa Euridice. Ade (magnanimo!) piangendo acconsente a ridarmi l'amore, lei mi seguirà docile, a patto che io non mi volti indietro per guardarla finche non scorgerò la chiara luce di questo giorno. A un cenno della mano del re i truci guardiani infernali scortano la mia amata perduta nell'ampia sala del trono, e il mio cuore ansioso palpita quando rivedo l'amata figura!!

Con la mia leggiadra lira celeste, dono gradito di Apollo padre, scendo infine nell'averno triste per riavere la mia sposa adorata! Entro nella grotta scura e dolente e torme di diavoli fiammeggianti mi circondano carichi di furore. Metto mano al mio strumento di grande dolcezza e musica e al mio canto di sublime poeta

Saluto con una poesia d'amore i sovrani di quel regno infelice e poi intono loro un canto di sentito ringraziamento Ci incamminiamo finalmente per ritornare alla nostra vita. Lungo è il cammino nell'oscurità ma è smisuratamente lieto!

Appena scorgo il lento filtrare degli agognati bagliori dorati mi volto rapido e felice! Appena in tempo per vedere scomparire l'ombra di colei che era Euridice. Mi sono girato troppo presto! Ho perduto tutta la mia vita e mi si conficca tra le costole lo strale o giavellotto dello scherno degli dei crudeli.


noteARTISTI didiARMELLIN Nata a Brescia, vive ora a Garlenda (SV), in via Praglione. È stata allieva di alcuni maestri acquisendo le principali tecniche pittoriche. Ha frequentato corsi di ceramica e scultura. Ha partecipato a varie mostre collettive e a concorsi nazionali conseguendo premi e riconoscimenti. Predilige la tecnica ad olio, anche a spatola. I suoi lavori sono conquista di spazio, di linee e piani che si svolgono all’infinito. L’utilizzo del colore è per lei il veicolo fondamentale per comunicare i propri sentimenti.

bernardoASPLANATO Bernardo Asplanato è nato a Porto Maurizio (IM) nel 1922. Abita e lavora a Imperia in via F. Roncati Carli, 3. Ha frequentato dal 1937 al 1941 il Liceo Artistico di Torino, ove ha conseguito il Diploma di Maturità Artistica. É stato allievo successivamente del Corso di “Composizione Pittorica” tenuto da Felice Casorati presso l’Accademia Albertina di Torino. È stato titolare della Cattedra di Disegno e Pittura negli Istituti Superiori e presso l’Accademia delle Belle Arti di San Remo. Nel novembre 1994 ha presentato la sua Mostra antologica nel Comune di Imperia con introduzione di Germano Beringheli. Dal 1995 le sue acqueforti fanno parte della Civica Raccolta di Stampe “Achille Bertarelli” al Castello Sforzesco di Milano. Nel 1997 ha ottenuto il premio “Anthia” per le arti figurative e nel 2000 il “Premio Parasio” ad Imperia.

albertBARREDA Nato a Barcellona nel 1945, risiede a Savona dal 1986, in via Pisa, 1, dove ha lo studio. La sua attività espositiva comincia nel 1977 alla Galleria “La Tralla” di VicBarcellona. A partire da allora ha partecipato a numerose esposizioni collettive e personali, contemporaneamente alla pratica della pedagogia dell'Educazione all'Immagine. Collabora con il centro del Teatro Testoni di Bologna. É impegnato anche sul versante artistico-teatrale come nella sua partecipazione all'“Orfeo”, nell'ambito di “Bologna 2000”, città europea della cultura. Nel 2002 le sue installazioni hanno vinto il primo premio al Concorso di Pittura Contemporanea “Città di Mondovì”.

francaBRIATORE Nata a Ceva (CN) il 7 agosto 1959, abita ad Albissola Marina (SV) in via Colletta, 61/8. Ha seguito un corso di ceramica presso l’apposita scuola di Albisola Superiore. In seguito, corsi di disegno e decorazione presso lo studio del maestro Salem. Ha iniziato la lavorazione dell’argilla, dedicandosi alla scultura ed approdando a corsi di modellato presso lo Studio Officine Artistiche.

carlosCARLÈ È nato a Oncativo, in Argentina, nel 1928. Vive ad Albisola Superiore (SV) ed ha lo studio a Savona, in via Famagosta. Verso la fine degli anni ‘40 intraprende, a Buenos 96


Aires, lo studio sistematico della ceramica, del disegno e della scultura ed aderisce ad “Artesanos”, primo gruppo di avanguardia in Argentina per la ceramica d'arte. Nel 1959 è tra i fondatori del “Centro de Arte Ceramica”. Si cimenta inoltre nell’uso del bronzo, del ferro e della pietra. Opera in Brasile, Olanda, Danimarca, Germania, Francia, Italia, dove si stabilisce nel 1963 e decide di dedicarsi esclusivamente alla scultura in grés. Nel 1973 si trasferisce definitivamente ad Albisola. Le sue opere si trovano in numerosi musei, tra i quali l’Hetiens Museum di Düsseldorf, il Musée des Arts Decoratifs dì Parigi, il Museo Sìvori di Buenos Aires, il Museo delle Ceramiche di Faenza, il Museo di Arte Contemporanea di Shigaraki, in Giappone, dove nel 1998 ha realizzato una scultura monumentale dietro invito dello stesso Museo.

enzoCASO É nato a Salerno nel 1969 e vive ad Arma di Taggia (IM), in via Castelletti, 9. Si è diplomato al liceo artistico, conseguendo la specializzazione in tecnico del restauro e conservazione. La sua personalità artistica si rispecchia nella preparazione culturale, legata anche allo studio della musica ed alla conoscenza delle tecnologie informatiche. La produzione pittorica rivela la poliedrica personalità dell’artista ed offre una panoramica completa delle sue tematiche, forti nei concetti e delicate nei contenuti, che rappresentano una pittura di “stati d’animo”.

pietrinaCAU Nata ad Olbia nel 1946, risiede ad Alassio in via Neghelli, 100. Sin da giovanissima si dedica all’arte da autodidatta ed approfondisce la sua tecnica seguendo vari corsi di disegno, ceramica e scultura. La tecnica Raku, che apprende nel 2002, le permette di sperimentare l’uso del colore in modo inusuale, ottenendo risultati che la soddisfano e le consentono di esprimere al meglio originalità e fantasia. Ha partecipato a varie collettive in Francia e in Italia.

brunoCECCOBELLI Nasce nel 1952 a Todi, dove vive e lavora. Compie gli studi a Roma frequentando l’Accademia di Belle Arti con Scialoja. Nel 1976 tiene la prima mostra personale alla Galleria Spazio Alternativo, dove presenta lavori ispirati alla ricerca Concettuale (Body Art). Nel 1977 espone due volte presso La Stanza di Roma, uno spazio autogestito dagli artisti, importante perché molti artisti che diverranno poi operanti negli anni ‘80 vi hanno presentato le loro prime opere. La sua ricerca, inizialmente di tipo concettuale, giunge ad un’astrazione pittorica che, attraverso il recupero del "ready – made" e una manipolazione dei mezzi tradizionali dell’arte, approda ad un vero simbolismo spirituale. Ha esposto in Europa e in America e più volte alla Biennale di Venezia.

carloCORMAGI Nato a Voltri nel 1914, si è laureato in storia e filosofia presso l’università di Genova, ed ha lavorato per anni nelle scuole superiori, come insegnante e come preside. È uomo di teatro, narratore e poeta oltre che pittore e ceramista. Vasta è la sua produzione in campo teatrale, accompagnata da un’altrettanto ricca produzione visiva. 97


Numerosi i premi di poesia a lui attribuiti, così come le rassegne di arte figurativa a cui ha partecipato. Durante la sua vita ha lavorato con i più illustri nomi della cultura italiana. Vive tuttora a Genova, in via Strozzi, 4/6, dove continua a dedicarsi con grande vitalità a letteratura, scultura e pittura.

paoloDOLZAN Nasce a Mezzolombardo nel maggio del 1974. Vive e lavora a Povo (TN), in via Dallafior, 30. Compie gli studi a Trento presso l’Istituto Statale d’Arte e successivamente frequenta l’Accademia di Belle Arti di Venezia dove si diploma nel 1998, allievo di Carlo Di Raco. Nel 1993 inizia la sua attività espositiva in Italia ed all’estero. Nel 1997 soggiorna in territorio austriaco: a Salisburgo (ospite della KunstlerHaus), a Villach (Orange Symposium) e a Kras (Bildhauer Symposium Krastal). Sue opere compaiono in numerose pubblicazioni e si trovano in svariate collezioni private. Nel marzo 2004 inaugura con una mostra personale, la galleria “Spazio27”, con sede a Trento, di cui è uno dei fondatori. Attualmente è insegnante di Disegno e Storia dell’Arte.

coDORGELO Nata ad Eindhoven (Olanda), vive e lavora ad Andora (SV), in via Soprana, 19. Erede di una poliedrica ed atavica esperienza artistica, ha iniziato a dipingere nel 1991, per illustrare una serie di racconti scritti dal fratello. I suoi quadri sono esposti in collezioni private in Brasile, Francia, Italia ed Olanda.

flavioFURLANI Nato a Torino nel 1933, vive e lavora ad Albenga (SV), dove ha la bottega d'arte in via Mazzini, 16. É valente fotografo ed abile scultore in legno, marmo e materiali vari. Autodidatta, la prima parte della sua vita è stata dedicata alla fotografia, nella quale è diventato professionista, specializzandosi in riprese aeree. Circa quindici anni fa ha cominciato a dedicarsi alla scultura. Ha partecipato a numerose mostre in Italia ed all’estero. Sue opere sono esposte in collezioni private e pubbliche.

marjorieGAGGINO Nata nel 1975 nel Principato di Monaco, vive e lavora a Monaco, nel boulevard du Jardin exotique, 63 bis. Nel 1999 consegue la Laurea in Lingue Straniere Applicate. Ottiene la specializzazione Inglese-Italiano, con indirizzo “Affari e Commercio”. Ha frequentato corsi di disegno, scultura e restauro presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze e lo Studio Luchetti. La sua visione dell'arte, ispirata alla natura, è nello stesso tempo ludica e poetica, i materiali usati sono di recupero, nel tentativo di dare un nuovo ciclo di vita agli oggetti.

caterinaGARIBBO – agostinoGAGLIO Caterina Garibbo Siri è nata a Imperia nel 1936 ed abita a Porto Maurizio, nella casa della sua infanzia, sulla collina del Monte Calvario. Laureata in Lettere ha insegnato presso il Liceo Classico della sua città per molti anni. Sensibile ai problemi sociali si 98


è dedicata e si dedica al volontariato e nel 1980 con alcuni amici ha fondato, prima in Liguria, l’Università della Terza Età. È stata consigliere comunale della sua città e si è occupata di Cultura, Pubblica Istruzione e Pari Opportunità. È appassionata di musica lirica. Agostino Gaglio è nato ad Imperia il 17 novembre 1950. Laureato in Medicina e Chirurgia, è Primario di Anatomia Patologica nell’Ospedale di Asti. È appassionato di studi storici, musica classica e jazz. Suona per diletto il sax tenore ed ama scrivere.

maraGIOVINE Mara Giovine è nata a Canelli (AT). Vive ad Albenga (SV), in via Brescia, 21. La sua infanzia ha respirato le ore dure della guerra. Ed è stato per sfuggire a tutto quel dolore che si è tuffata da subito nella poesia. Il matrimonio l'ha portata ad Albenga, dove ha insegnato per decenni. La scuola l'ha aperta ad una interessante attività pedagogica. Ha infatti pubblicato un’ottantina di testi scolastici e di parascolastica per l'infanzia con gli editori Fabbri - De Agostini - La Scuola - Le Stelle - Atlas. Attualmente ha al suo attivo alcune pubblicazioni di poesia e di narrativa. Le principali, tra le più recenti: "Verrà la Morte e... avrà i miei sogni" - "Ed è soltanto Amore" - "Viaggio" - "Nel Chiostro del mio silenzio" - "Osando il sogno… dove scorre il Centa".

francoGRASSI Milanese, da anni trapiantato in Liguria, vive e lavora ad Albenga (SV), in via Mazzini, 27. Ha compiuto gli studi a Milano presso l’Accademia delle Belle Arti. La sua profonda conoscenza del disegno e dell’anatomia artistica lo ha portato a svolgere lavori di grafica, di incisione (acquaforte) e di illustrazione. I suoi temi ricorrenti si riferiscono alla Natura, come simbolo dell’esistenza nei suoi vari aspetti. È anche appassionato studioso di Tradizioni Iniziatiche, in particolare della mistica Ebraica, pertanto è facile incontrare nei suoi lavori alcuni simboli teofisici. Di lui hanno scritto diversi critici. Ha anche illustrato alcuni libri di liriche e varie copertine.

lutzHOLST Nato ad Amburgo, in Germania, nel 1953, vive a Stella (SV), in via Garbeglia, 18. Autodidatta ed affascinato dalla rappresentazione su carta del mondo reale, ha scoperto la sua passione per la fotografia negli anni ’70. Dopo il trasferimento a Stella, in Italia, avvenuto nel 1993, si è dedicato alla fotografia artistica, passione che ha concretizzato durante i suoi viaggi in Italia, Francia e Canada.

carolineKEYN Nasce a Sanspareil, in Germania, nel 1946. Vive e lavora in Italia a Diano Arentino (IM), in via Vittorio Emanuele, 21. Dal 1963 al ‘65 studia pittura presso l'Accademia di Augusta - specializzazione tecnica della creazione - ed è studentessa del professor Heinz Butz (Monaco). Negli anni 1965/66 si dedica all'apprendimento della Scultura Manuale presso l'Accademia di Monaco. Dal 1967 al 1996 insegna educazione artistica presso diversi ginnasi in Baviera. Dal 1974 inizia la sua attività artistica con espo99


sizioni nelle città di Augusta, Stoccarda e Monaco ed è promotrice del "Circolo Belle Arti" della Città di Aichach, in Baviera. Da alcuni anni si dedica ad una tecnica artistica particolare mediante l'uso creativo della fotografia.

enzoL’ACQUA È nato a Savona nel 1938, dove vive e lavora. A metà degli anni ’60 inizia la sua ricerca sui materiali, dedicando una particolare attenzione alla ceramica. Oltre a svolgere il suo lavoro sulla pittura e sulla grafica, ha sviluppato ricerche su materiali come ceramica, legno, ferro e vetro. Negli anni ottanta ha insegnato scenotecnica presso la Scuola Professionale di Teatro di Savona, promossa dalla Regione Liguria, ed ha collaborato con il Teatro Totale Sperimentale 2TS Savona. Durante la sua lunga carriera ha esibito i propri lavori in moltissime esposizioni, sia in Italia che all’estero. Nel 1999 espone a Tokyo con il pittore spagnolo Juan Segua. Nel 2000 Germano Beringheli lo inserisce nella Mostra “Ordinamento sensibile”, promossa dalla Regione Valle d’Aosta.

elviraLEITEN Nata in Norvegia nel 1945, figlia d'arte, autodidatta, dipinge dal 1991. Vive a Boissano (SV), dove ha lo studio in via Cappella Nuova, 41. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in Norvegia, in Italia e negli Stati Uniti. La sua pittura emana armonia e serenità ed infatti è stata invitata ad insegnare Cromoterapia nella Holly Learning School di Hartford. Nella “Casa della Cultura” di Stryn, in Norvegia, sono esposte due sue opere. Altre opere si trovano, in collezioni private, in Norvegia, Svezia, Germania, Sud Africa, Stati Uniti e Canada.

biagioLONGO Autodidatta, fa arte da sempre tenendo come riferimento la natura. La sua grande passione sono i progetti realizzabili con l'inserimento di elementi naturali. Da qualche anno svolge uno studio sui "sassi", come elemento determinante per l’evoluzione del pianeta. Accanto a questi inserisce elementi morbidi e fluidi.

sandroLORENZINI Nato a Savona nel 1957, albisolese di origine, è alla quarta generazione dei Mazzotti ceramisti. Diplomatosi nel 1975 al Liceo Artistico Arturo Martini di Savona, ha frequentato la Facoltà di Architettura nell’Ateneo genovese. Terminati gli studi in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, opera fino al 1975 come scenografo nell’ambito teatrale milanese. Dall’1984 su invito di Peter Voulkos si reca negli Stati Uniti per tenere stages di ceramica alla Berkeley University ed alla California State University, San José, dove da allora mantiene un’attività artistico-didattica continuativa. Dal 1986 sperimenta l’installazione di grandi opere di scultura ceramica in importanti spazi architettonici (1986 “Percorsi” Fortezza del Priamar-Savona, 1991 “La Casa di Asterione” Galleria d’Arte Contemporanea-Padova, 1996 “La Casa del Re” Reggia di Caserta, 1999 “Dal Disperato al Sublime” Faenza, 2000 “Lo Spazio Ritrovato” Castello di Roccavignale). Dagli anni ’80 espone in Italia, negli USA, in 100


Europa (Francia, Germania) e Asia (Cina, Giappone).

giacomoLUSSO Nasce nel 1953 a Malles Venosta (BZ). Vive e lavora in Albissola Marina (SV), ove ha lo studio in via Salomoni 127/6. Nel 1966 si trasferisce in Liguria ad Albisola (SV), centro famoso per la produzione della ceramica. Pittore e ceramista, diplomato al Liceo Artistico A. Martini di Savona, la sua prima mostra personale è nel 1972 presso la “Saletta Testa” d'Albissola, dove espone venti tele dipinte ad olio. La personale ricerca in campo artistico lo porta ad utilizzare come mezzo espressivo, sia le diverse tecniche ceramiche (molte sue opere sono realizzate con argille rosse e bianche cavate personalmente in Albisola) che la pittura su tela.

rudy MASCHERETTI L'artista, bergamasco di nascita, vive ed opera ad Alassio (SV), ove ha lo studio in via … . Si è diplomato all'Accademia di Belle Arti di Carrara con la massima votazione di 110 e lode. E' stato allievo del maestro pistoiese Umberto Buscioni, pittore, scultore e designer. La sua pittura spazia dal figurativo al metafisico in contesti caratterizzati spesso da drammatiche luci seicentesche che danno alle sue opere una connotazione antica.

caterinaMASSA Nata a Savona nel 1946, si è formata nell'ambito degli studi umanistici conclusi con la laurea in Lettere. Vive e lavora a Savona, in via Robatto, 3/19. Inizialmente si dedica alla pittura ad olio su tavola e tela. Dal 1993, a contatto con abili artigiani e artisti, ha appreso le tecniche della lavorazione ceramica, specializzandosi nel Raku. Nel ’99 dà vita a Cisano sul Neva ad un laboratorio di ceramica. Nelle ultime opere in ceramica spaccature, crepe e ferite della materia denotano evoluzione e grande forza esplosiva. Figura in molti cataloghi d’arte per aver partecipato a importanti Concorsi Nazionali.

véroniqueMASSENET É nata a Parigi nel 1945 dove compie studi classici e poi di architettura d’interno all’Ecole Camondo. Vive e lavora a Berteggi (SV), in via Aurelia, 16. La sua formazione è tutta personale, se si eccettuano corsi serali di “modelage” in un atelier di Montmartre e delle sedute di disegno dal vivo all’Académie des Beaux Arts de Paris. Nel 1967 vince il concorso “Soffitti contemporanei in basso rilievo”, la cui realizzazione viene esposta al Grand Palais di Parigi. Trasferitasi in Italia, apre il suo primo vero atelier di scultura in legno, pietra, marmo, granito e bronzo. Evolve poi verso strutture mobili ed articolate in legno. Numerose le esposizioni in Francia, Italia e Germania.

donataMORA Nata a Cassano Magnano (VA), dopo studi ed esperienze nel campo della pedagogia e psicologia infantile, ha sviluppato e maturato un profondo interesse per la pittu101


ra. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera sotto la guida del pittore prof. Saverio Terruso e si è diplomata col prof. Roberto Sanesi con una tesi dal titolo “Diotima e i leoni”, ispirata dall’omonimo testo di Henry Bauchau. Attualmente vive e lavora a Busto Arsizio (VA) in via Genova, 12.

maurizioMORANDI Vive e lavora a Gallarate (VA), in via Sciesa, 23. Dopo aver maturato un’interessante esperienza nel campo della grafica, si è dedicato alla pittura prediligendo in un primo tempo il disegno a carboncino e soprattutto l’acquerello. Attualmente si dedica quasi esclusivamente all’acrilico, per quanto riguarda la tecnica. I temi preferiti richiamano la Pop-Art, nelle sue varie forme, ed il paesaggio urbano.

graziellaMORCHIO Nata a Savona, vive e lavora in Albenga (SV), con studio in via Piave, 3/7. Autodidatta, ha frequentato i corsi di pittura ad olio e ad acquerello di Antonia Mariani e Antonio Donorà. Nei suoi lavori traspaiono i ricordi, i sogni, le atmosfere e le emozioni del suo vissuto. Da alcuni anni partecipa ad esposizioni artistiche in Italia e all’estero.

chiaraPARODI Nasce a Genova nel 1977. Vive ed opera ad Uscio (GE), in Salita Castello, 4. Nel 2000 ha conseguito con pieni voti il Diploma accademico presso l’Accademia delle Belle Arti di Carrara (MS), con indirizzo in scultura. Ha lavorato su commissioni private pittoriche (oli, trompe l’oeil) e scultoree (ardesia, marmo, terracotta), partecipando a concorsi di pittura ed esponendo le sue opere in varie gallerie in territorio nazionale. Ha ottenuto apprezzamenti a livello critico e recensioni della critica Giannina Scorza.

margheritaPIUMATI Vive e lavora a Savona in via in via Robatto, 3/20. Insegnante di disegno e storia dell’arte, si dedica da sempre alla ceramica, sperimentando varie tecniche. Sotto la guida del M.o Leandro Sciutto, scopre nella fornace di Pozzo Garitta l’argilla e la sua specificità: “materializzare le idee, tradurre in forma i pensieri attraverso una gestualità spontanea”. In seguito ad approfondite ricerche, crea monili di vetro pregiato e materiali preziosi. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in Liguria, Piemonte, Toscana e Costa Azzurra.

gianniRAVERA Nasce a Savona nel 1959. Vive e lavora ad Albisola (SV), in via Marconi, 17/9. Autodidatta, ha iniziato a dipingere molto giovane ottenendo diversi riconoscimenti, tra i quali il “Premio Presidente della Repubblica” nel concorso indetto ed organizzato dal quotidiano “Avanti”. Alla fine degli anni ’70 ha maturato esperienze nel campo della ceramica collaborando per tre anni in un laboratorio in Albisola. Ha 102


sperimentato diverse tecniche alla ricerca di nuove espressività. Ha iniziato ad esporre nel 1986. Sue opere sono presenti in numerose collezioni private, sia in Italia che all’estero.

davideREVERBERI È nato a Genova nel 1956 e vive ed opera nella stessa città, in via Peschiera, 34. Ha frequentato fin dall'infanzia lo studio dello zio, il pittore scultore G. B. Semino, da cui ha appreso il gusto per l'equilibrio del colore e della forma. Dopo il Liceo Classico si è laureato in Medicina e Chirurgia. L'Arte diviene per lui momento catartico dell'anima. La sperimentazione di materiali di recupero, abbinati a componenti attuali, lo ha portato alla realizzazione di opere inedite e talvolta sconcertanti. Ha illustrato finemente l’opera “Il ritorno di Pinocchio” di Carlo Cormagi ed ideato il calendario 2004 dell’Ospedale Galliera di Genova.

serenellaSOSSI Pittrice e scultrice, originaria d’Imperia, diplomata al Liceo artistico “Niccolò Barabino” di Genova, allieva dello scultore Lorenzo Garaventa, dopo aver vissuto molti anni a Torino, dal 1993 vive ed opera a Nizza. Dal 1995 si dedica interamente all'attività artistica, frequentando diversi atelier e associazioni di artisti, sia in Italia che a Nizza. Ha partecipato a numerose mostre ed esposizioni in Italia ed all’estero. Vive e lavora a Nizza, nell’Avenue du Petit Fabron, 4.

carmenSPIGNO Nata a Diano Marina (IM), vive e lavora in Garlenda (SV), in via Roma 40/F. La sua preparazione artistica, oltre che a livello personale ed accademico è formata presso il Centro Italiano Artistico Culturale (C.I.A.C.) di Imperia, diretto dal M.o Giuseppe Balbo di Bordighera e fondamentale è stato l'incontro con il genovese Andrea Bagnasco, pittore con terre naturali, fondatore del “Gruppo delle Terre”. Da allora, 1997, letteralmente affascinata dagli incredibili colori delle terre, si dedica anch’ella alla pittura con i pigmenti e le resine naturali. Ha partecipato a numerose esposizioni in Italia ed all’estero. Sue opere si trovano in collezioni private in Svizzera, Germania, Francia e Spagna.

marcoTIMOSSI È nato nel 1975 ad Albenga, dove ha conseguito la maturità classica al liceo “Giovanni Pascoli”. Terminati gli studi trova impiego presso una importante ditta della zona, ma contemporaneamente si dedica con assiduità alla poesia ed alla letteratura. Ha pubblicato diversi componimenti poetici, alternando la poesia con racconti per l’infanzia e thriller. Vive ed opera a Garlenda (SV), in borgata Ponte.

giovannaUSAI Nata a Cagliari nel 1947 è residente in Alassio (SV), in via Maiolo, 1. Ha frequentato l’università a Firenze, dove si è laureata in Architettura nel 1972. Ha insegnato nella scuola media statale dal 1980 al 1996. Alla scoperta del patchwork è stata condotta 103


dalla passione per le stoffe e decisivo è stato l’incontro con l’associazione nazionale “Quiltitalia” che raggruppa le appassionate nel settore Patchwork e Quilting. Ha seguito dei corsi che le hanno aperto la possibilità di nuove tecniche innovative, quale quello tenuto da Fanny Viollet sul trapunto libero a macchina senza trasporto. Usa le stoffe in piena libertà e le usa come i colori di una tavolozza.

lauraVEGAS Nata a Paranà, in Argentina, nel 1937, vive ed opera a Savona, in via Famagosta, unitamente al marito Carlos Carlè. Autodidatta, lavora con stoffe da lei tessute. I suoi “arazzi”, orditi con materiali fra i quali lino, seta e sisal, sono stati esposti in importanti mostre personali e collettive in Italia, in Francia, in Argentina e in Svezia. Ha vissuto gli “anni d’oro” dell’arte albissolese in compagnia di Milena Milani, Carlo Cardazzo, Agenore Fabbri, Lucio Fontana, Ansgar Elde, Wilfredo Lam, Tullio Mazzotti e Carlos Carlè.

mauroVENTURINO Nato a Loano nel 1955. Vive e lavora a Boissano (SV), in via Cappae, 26. Autodidatta, inizia a dipingere nel 1978. Dopo le prime esperienze figurative, approda verso la metà degli anni '80 ad un personale surrealismo. Nel 1984 ottiene il 1° premio al concorso di Pittura “Città di Pietra Ligure” e nel 1986 si classifica 1° premio anche a Ceriale al trofeo “Bastione d’oro”.

cinziaVOLA Cinzia Vola è nata ad Albenga nel 1969 dove vive e lavora in via Don Lasagna, 23/24. Si diploma al Liceo Artistico “A. Martini” di Savona nel 1985/86. Consegue il Diploma nel Corso di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano nel 1991/92. Ha tenuto la sua prima mostra personale al Museo de la Revolucion de la Habana, a Cuba nel Dicembre del 2000. Oggi continua a far evolvere i suoi personali “ritratti analitici”, scritti e dipinti su carta, con originale tecnica mista di inchiostro di biro e acrilico bianco, che ha iniziato nel 1995.

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foto di R. Neervoort Van de Poll

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ilLUOGOdellaMOSTRA

GARLENDA:

IL CASTELLO

COSTA-DEL CARRETTO

Il castello di Garlenda, antico possedimento dei Conti Della Lengueglia, feudatari della vallata, ha avuto origine da un’antica “casa di guardia” posta come controllo di una via di comunicazione importante. Probabilmente esso diventò abitazione dei Signori, dopo l’insurrezione popolare del 18 ottobre 1542, nella quale furono bruciati i palazzi situati nella regione Castelli. Nell’archivio Raìmondi n. 68 (lstituto Internazionale di Studi Liguri - Albenga) si legge infatti che “in quel tempo medesimo ogni castello aveva il suo Don Rodrigo... e che i Signori non si curavano dei sudditi che per sfruttarli, mungerne avarie ed imposte, delle quali vivevano...” Più tardi il feudo passò ai Costa e nel XVlll secolo la casata dei marchesi Del Carretto di Balestrino, per matrimonio, lo ereditò con tutti i possedimenti e le sostanze. Nel corso dei secoli e delle generazioni, il castello subi un serie di ampliamenti e di ristrutturazioni che ne mutarono la struttura architettonica fino ad assumere l’aspetto attuale.

La vendemmia al Castello “Come ogni anno il Marchese del Carretto con la servitù lascia la sua residenza estiva di Balestrino per vivere con i Garlendesi la fase finale della vendemmia. Quasi per incanto il Castello diventa il centro della vita quotidiana. Col passare dei giorni l’attività diventa sempre più intensa: il falegname ripara le botti, che verranno in un secondo tempo portate all’esterno e riempite d’acqua, per non permettere al vino di uscire dalle fessure dovute all’essiccazione del legno. Per lo stesso motivo sul fondo dei tini viene versata dell’acqua. Segue poi la vera e propria manutenzione delle botti. Si svuotano i tini e le botti lavandole con acqua calda e fredda e per sicurezza si fa scorrere zolfo fuso sull’esterno del fondo, evitando che anche il più piccolo contatto con l’aria possa pregiudicare la qualità del prodotto. Per la ricorrenza dei SS. Cosma e Damiano, il Marchese dà disposizioni per iniziare la vendemmia. Carri trainati da buoi o cavalli e muli con il basto trasportano bigonce colme d’uva e 106


questa viene pesata e versata in recipienti lignei posti sui tini, quindi pigiata con i piedi e riversata nei tini. La raccolta dura circa sette giorni, trascorsi i quali i tini vengono accuratamente sigillati con l’aiuto della sabbia. I raspi e gli acini rimasti vengono torchiati per recuperare il più possibile. Nella tranquillità della cantina fresca e buia avviene la trasformazione del mosto in pregiato vino. Dopo circa 10 giorni il mosto viene spillato dai tini a messo nelle botti. Si risistemano i tini e gli attrezzi per il prossimo anno, mentre il mosto nelle botti di rovere, tuttora visibili nel castello, continua la sua trasformazione fino al giorno di S. Martino in cui viene travasato per la definitiva conservazione. La vita attorno al castello rallenta e il pensiero corre già al prossimo raccolto”. Riduzione dal brano originale di Giancarlo Tassistro - Garlenda

cenniTURISTICI

GARLENDA Garlenda è un ridente comune situato a 70 mt. sul livello dei mare nel punto più ampio della Val Lerrone, una delle più suggestive e pittoresche dell’entroterra ligure, prima che questa si chiuda ed acquisti fisionomia alpestre. Il verde domina nel territorio di Garienda con le sue tonalità e con le sue sfumature, con i suoi profumi, con i sinuosi sentieri che si addentrano nei boschi cedui e sempreverdi. Ogni angolo lascia scoprire nuovi ed insospettati orizzonti. In oasi di verde sono borghi antichi con la loro storia e con il loro piccolo mondo che sembra immerso in un sogno passato. L'ambiente naturale, ricco di boschi e prati, con ampie coltivazioni in cui si realizzano colture di avanguardia, si presta ad una villeggiatura tranquilla in grado di unire la quiete della campagna ligure alla salubrità dell’ambiente marino. Data la breve distanza dal mare, il turista può facilmente godere dei benefici di un soggiorno balneare. Garlenda è infatti raggiungibile in pochi minuti d’auto da Albenga, in 15’ da Alassio e, con l’autostrada dei Fiori, in breve tempo da Genova, Torino e Milano. L'aeroporto di Villanova d’Albenga è situato nelle sue immediate vicinanze. I numerosi impianti sportivi, fra cui si evidenziano il campo da golf, 18 buche, tra i più attrezzati e funzionali d’Europa, le piscine, il campo ippico e relativo maneggio, i campi da tennis, il palazzetto dello sport, i giardini pubblici ed una ricettività alberghiera di primordine, ne fanno uno dei centri più rinomati dal punto di vista turistico-residenziale. La cartina riprodotta mette in risalto la posizione di immediata vicinanza di Garlenda al litorale e la facile accessibilità mediante le ordinarie vie di comunicazione. 107


ringraziaMENTI

Si ringraziano sentitamente

Fondazione “Agostino de Mari” - Savona Comune di Garlenda ProLoco - Garlenda Silvia Bottaro Walter Accigliaro Ugo Ronfani Vincenzo Merchionne Silvia Pittoli Pasquale Meli Arabella Damiani Rosina Simone Pinuccia Cau ...e i soci degli “Amici nell’Arte” che hanno contribuito all’allestimento della mostra


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Il mito di Orfeo