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Albergian 100 anni di buongusto


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T

e s t i

Mauro Marinoni

I

m m a g i n i

Archivio storico Albergian

P

r o g e tt o

g r a f i c o

Diagrafè sas - Pinerolo (To)

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ta m pa

Alzani Tipografia - Pinerolo (To) Alzani Editore - Tel. 0121.322657 - Pinerolo (To)


100 anni di buongusto

Albergian


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Dal 1908 l’artigianato del buono È una storia di gusto che attraversa quattro generazioni e una vallata tra le montagne del Piemonte. Unisce i sapori più buoni di tutte le età: le caramelle e il miele che gustavamo da bambini, i barattoli che preparava la mamma, l’amaro che beveva papà, le marmellate che faceva la nonna. Sapori che accompagnano tutta una vita in una buonissima storia di famiglia.

Serafino

e

Secondina Ponsat. Giacomo

e

Rosina Tillino. Giacomo, Agnese

e

Adriano Tillino.


Car tolina

pubblicitaria anni

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Albergian. La valle dei gusti ritrovati

B

envenuti in un gustoso viaggio alla scoperta dei sapori più antichi e più puri delle montagne pie-

montesi. Albergian è il nome di una montagna di 3043 metri davanti a Pragelato, nella valle del fiume Chisone. Poco prima c’è la ciclopica fortezza di Fenestrelle, poco più su c’è Sestriere; tutt’intorno le valli alpine, con i torrenti, gli alpeggi. È in questo piccolo mondo delle montagne piemontesi che nasce Albergian nel 1908, ed è qui che nascono ancora oggi le sue specialità: i liquori dalle erbe alpine, le confetture dei frutti del bosco, gli antipasti con le verdure delle vallate, il miele dei fiori d’alta quota... Bontà rara, bontà pura: una rassegna di specialità dove ogni sapore ha il gusto prezioso della tradizione.

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1908, Pragelato: nasce la Casa Specialità Alpestri Albergian

N

el 1908 Henry Ford produce a Detroit la sua prima Ford T: è l’inizio

della produzione in serie, della catena di montaggio. Tutto il contrario di quello che sta succedendo in quello stesso anno a Pragelato. Quella mattina di giugno Serafino Ponsat si alzò ancora prima del solito e guardò fuori dalla finestra. «Meno male, oggi non piove più». Il giorno prima c’era stata quasi un’alluvione su a Pragelato e in tutta la val Chisone, e gli invitati all’inaugurazione dell’Albergian Hotel erano rimasti bloccati per la pioggia nel fondovalle, ma finalmente quel giorno c’era il sole. Si poteva festeggiare.

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Depliant 1ÂŞ

s ta g i o n e i n v e r n a l e

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È il 15 giugno 1908: mancano quasi cento anni alle Olimpiadi, il turismo di massa è un fenomeno che dovrà aspettare ancora mezzo secolo, ma i primi avventurosi viaggiatori in queste valli si fermano già a Pragelato, all’Albergian Hotel. La scoperta della montagna come luogo di vacanza è recente: nel 1848, mentre in tutta Europa infuriavano rivoluzioni, la regina Vittoria si era innamorata delle Highlands scozzesi, comprando il castello di Balmoral e trasformando la ribelle e selvaggia terra di Scozia nel luogo di villeggiatura alla moda per la nobiltà inglese. Cosa analoga era successa poco dopo nel neonato regno d’Italia, quando il re Vittorio Emanuele II aveva trasformato la Valle d’Aosta nella sua personale riserva di caccia. A Pragelato, l’inizio di tutto è opera di due persone con nomi squisitamente d’altri tempi: Serafino e Secondina Ponsat, dal cognome francesizzante tipico di queste terre di frontiera tra Piemonte e Francia. In Francia esiste un Dolmen Ponsat, adagiato dai tempi

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neolitici in un bosco del Limousin. Curiosa l’analogia tra questa pietra Ponsat che da millenni vive in un bosco e il fatto che proprio da un Ponsat sia iniziata la storia di un’azienda che dai sapori del bosco ha tratto la sua forza. Serafino e Secondina Ponsat sono gli autentici pionieri di questa terra di frontiera: le parole sanno di Far West, la realtà è che l’Albergian Hotel fu per Pragelato un vero fattore di sviluppo. E i punti fondamentali di questo sviluppo furono due iniziative pensate e volute da Serafino e Secondina: il collegamento automobilistico con Perosa Argentina, grazie al torpedone che portava in alta valle i villeggianti e che fu quindi utilizzato anche dai pragelatesi per scendere Dolmen Ponsat

a valle, e la centrale elettrica, che dava luce all’hotel e anche al comune di Pragelato.

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S e r a f i n o P o n s at

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S e c o n d i n a P o n s at


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Era la Belle Epoque: gli anni di inizio secolo fino allo scoppio della prima guerra mondiale, in cui la raffinatezza ottocentesca veniva esaltata dai comfort tecnologici novecenteschi. Era un periodo dorato: il piacere di vivere era al massimo, le esposizioni universali celebravano il progresso, l’Europa ballava il cancan e il valzer, chiacchierava nei caffè, si stupiva nei cinema, faceva acquisti nei primi grandi magazzini e si incontrava nei grand hotel. Le guerre erano lontane e l’arte liberty esprimeva splendidamente l’atmosfera dei tempi: l’ultimo fiorire di un’Europa spensierata. Con l’Albergian Hotel, la Belle Epoque arriva anche tra le montagne di Pragelato. Dalla primavera inoltrata all’inizio dell’autunno salivano a Pragelato l’aristocrazia torinese e la borghesia di Pinerolo, che trasformavano l’hotel nella loro residenza estiva per la cura dell’aria buona (come si diceva allora), le passeggiate, i primi tentativi di sport alpini, rigorosamente compiuti con abiti impeccabili, di sartoria.

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Serafino

e

R o s i n a P o n s at

con il personale dell’Hotel

(1918)


Albergian Hotel


Ar ticolo

de la

“Lanterna” 1908


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Poi arrivava l’inverno, e l’Albergian Hotel veniva chiuso fino alla primavera successiva. Ma l’atmosfera non si faceva deserta e inquietante come nell’hotel di Shining: durante il lungo inverno della montagna, Serafino e Secondina Ponsat con la figlia Rosina e suo marito Giacomo Tillino preparano marmellate, mieli, infusi di erbe, liquori e specialità gastronomiche da servire nella bella stagione agli ospiti dell’albergo, che spesso chiedono qualche barattolo o qualche bottiglia in più da portare a casa o da regalare. Inizia così la produzione artigianale della Casa Specialità Alpestri Albergian, fatta in casa nei mesi invernali per accogliere gli ospiti nella bella stagione con una grande provvista di sapori.

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Benvenuti all’Albergian Hotel

L

o chaffeur spegne il motore, si toglie gli occhialoni, salta giù dal predellino e si affretta ad aprire le

porte dell’automobile. Et voilà: i signori sono arrivati a Pragelato, all’Albergian Hotel, dopo un lungo viaggio da Torino, da Milano, da Genova. Serafino Ponsat si affaccia alla porta per accogliere i suoi ospiti, che hanno riservato per lettera la stessa camera della scorsa stagione. I facchini scaricano i bagagli, li portano in camera dove le valigie saranno aperte e disfatte con cura dalla governante. I tre piani dell’albergo accolgono 27 camere, tutte comunicanti tra di loro, come si legge nei romanzi gialli di Agatha Christie ambientati nei grand hotel degli anni ’30. Qui per fortuna non passava nessun assassino, ma solo domestiche, governanti e valletti: era

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una necessità dovuta all’usanza delle famiglie ricche (le uniche che andavano in vacanza a quei tempi) di portare con sé la servitù, alloggiata nella camera a fianco a quella dei padroni, per essere sempre a portata di voce, quando si trattava di allacciare le scarpe al signore o la collana alla signora, di spazzolare i vestiti, di riporre gli abiti e i gioielli. Il “butler service”, ossia il maggiordomo a disposizione, che oggi è un servizio esclusivo degli hotel 5 stelle lusso, all’epoca era un’usanza comune in qualsiasi albergo delle località di villeggiatura. E per chi voleva la massima discrezione, ecco Villa Pineta, la dépendance (oggi si chiamerebbe Vip Suite) a pochi passi dall’hotel ma assolutamente indipendente, che poteva ospitare l’intera famiglia aristocratica, con tanto di cuoca, domestica e governante. Alla sera, le governanti portavano presto a nanna i bambini, così i genitori potevano godersi la serata nelle varie sale dell’Abergian Hotel: la sala di lettura, quel-

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Villa Pineta,

dependance dell’Albergian

Hotel


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la da biliardo rigorosamente per i signori, e la sala da ballo, che vide tra i suoi ospiti anche l’allora principe ereditario Umberto II di Savoia, mentre era ufficiale del regio esercito impegnato nei campi di addestramento sulle Alpi piemontesi. Erano tanti gli spazi comuni in cui muoversi all’interno dell’hotel: per dissetarsi durante la giornata o per un bicchiere alla sera, ecco due bar den distinti: quello riservato agli ospiti dell’hotel, e il bar pubblico, irrinunciabile punto di ritrovo del paese. Il centro della vita sociale dell’hotel era il ristorante, che poteva ospitare 120 persone, servite da camerieri inappuntabilmente in livrea. La lista della spesa dell’hotel dà l’idea di ciò che si beveva a tavola: per l’intera stagione venivano ordinate ben 36 bottiglie di acqua minerale (Sangemini naturale e Sanpellegrino frizzante) e 30 fiaschi di Orvieto Bigi. Significa che a tavola si beveva quasi esclusivamente l’acqua fresca delle montagne e il vino della casa, dai vigneti del pinerolese,

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Waldorf Astoria New York

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dannunzianamente denominato “Beato Chi Mi Beve”. La vera varietà di gusti e di scelta era dedicata al cibo. Matteo, il cuoco dell’Albergian Hotel, arrivò a Pragelato da Priocca d’Alba, passando per New York. Era infatti cuoco al Waldorf Astoria, allora sulla Fifth Avenue, proprio nel palazzo che nel 1931 fu abbattuto per costruire l’Empire State Building. Lavorava in quella cucina dove nel 1896 fu inventata l’insalata Waldorf: mela, noci, sedano e maionese su un letto di lattuga. Un classico della cucina internazionale, un autentico mito della cultura americana, tant’è che nel musical “Anything Goes” di Cole Porter si canta: “You’re the top, you’re a Waldorf salad”.

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Un’altra semplice e immortale invenzione dalla cucina del Waldorf sono state le Eggs Benedict, un piatto precursore del brunch fatto con uova in camicia, bacon e salsa olandese, il tutto disposto su pane tostato e imburrato. La cucina del Waldorf Astoria era dieci piani sotto l’asfalto di New York; per Matteo, ritrovarsi a Pragelato a un solo piano sotto terra era un bel passo avanti: bastava salire una rampa di scale (la stessa che percorrevano i camerieri con le zuppiere fumanti) per uscire a godersi le montagne del suo Piemonte. Anche qui bastava solo alzare gli occhi, come a New York per guardare i grattacieli.

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Un giorno

Donne

in costume di

P r a g e l ato

all’Albergian Hotel

È

una splendida giornata dell’estate 1908. Siamo a Pragelato, all’Albergian Hotel. La giornata inizia

con una marmellata di lamponi e miele delle Alpi. Dopo un ricco pranzo con i sapori della valle, arrivano gli

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Archivio Liquori

anni

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amari digestivi fatti con gli infusi delle erbe alpine. E se il menu è stato particolarmente sostanzioso, ecco su una zolletta di zucchero poche gocce di Elisir del Prete, “vero tesoro delle famiglie” secondo l’antica réclame. Tutti prodotti creati con le erbe e gli ingredienti puri di queste valli e di queste montagne. Adesso usciamo dall’hotel Albergian in questa giornata del 1908, e entriamo in un negozio Albergian del 2008: i profumi e i sapori che incontriamo sono gli stessi. Il bar pubblico dell’Albergian Hotel si è trasformato nella prima delle botteghe Albergian; gli ingredienti arrivano sempre da queste montagne; e il modo di preparare bottiglie e barattoli è praticamente lo stesso di cento anni fa, quando nei mesi invernali i tavoli del salone ristorante vengono accostati l’uno all’altro per creare un enorme piano di lavoro su cui preparare le scorte di vasetti e barattoli di bontà.

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Il profumo del tempo perduto

L

e donne accanto ai pentoloni, che lavano la verdu-

re, sbucciano la frutta, fanno bollire i barattoli a bagnomaria: gran parte delle specialitĂ Albergian vengono prodotte ancora oggi secondo le ricette del 1908. Ad esempio le pesche sciroppate, tagliate a mano una per una e pelate, fatte bollire con acqua e zucchero direttamente nei barattoli. Ăˆ come si faceva una volta in campagna: tutti noi abbiamo

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Produzione

attuale


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il ricordo della mamma (o della nonna, della zia) che faceva così, e che piacere era scendere in cantina d’inverno a prendere un barattolo di pesche o di antipasto e ritrovare per incanto il profumo e il gusto dell’estate. E lo stesso succede per le marmellate, le zucchine in carpione, l’antipasto di verdure, i peperoni, la frutta sciroppata: tutti sapori che erano già nei menù di cento anni fa, e ritrovarli oggi è un piacere fuori dal tempo. Il passato non invecchia mai, in casa Albergian. Tutta la famiglia Tillino continua a dedicarsi alle bontà di valle con una passione naturale, trasmettendo di padre in figlio l’amore, le conoscenze e l’esperienza necessaria a produrre confetture ai frutti di bosco, antipasti con le verdure di valle, amari con erbe di montagna... Questa è la quarta generazione in cui ogni prodotto Albergian viene seguito da una persona di famiglia, a cominciare dalla selezione delle materie prime, fino alla produzione e al confezionamento. Un’azienda familiare, quindi, perchè familiari sono le sensazioni

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Distilleria

anni

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che trasmette, con il calore di un mondo dove il piacere di ritrovarsi a tavola tutti insieme era il sapore più prezioso. È questo, il segreto dei gusti che fanno venire l’acquolina in bocca alla memoria: l’amore e il rispetto di ciò che è stato fatto bene dai nostri padri e dai nostri nonni, e che senza saperlo abbiamo gustato fin da piccoli e abbiamo sempre apprezzato. È la specialità più importante di Albergian. Lo spirito di Albergian fin dall’inizio è sempre stato questo: creare memorie. A inizio ‘900 erano le memorie degli ospiti dell’Albergian Hotel, che una volta tornati nelle loro aristocratiche case di Torino volevano riassaporare i gusti dell’estate in montagna. Adesso è un viaggio nella memoria, perchè fa riapparire sapori che si pensavano perduti. Basta aprire un barattolo di sugo, o di marmellata, o di pesche sciroppate per far ritornare subito alla mente i profumi che si assaporavano da bambino.

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Nel 1908, quando l’Albergian Hotel apre per la prima volta le sue porte, Marcel Proust inizia a scrivere “Alla ricerca del tempo perduto”. Uno dei passi più belli, tanto famoso da diventare proverbiale, è quello in cui il protagonista assaggia da adulto i biscotti madeleines inzuppati in una tazza di tè, proprio come faceva da bambino: da questo gusto riassaporato dopo tanti anni fioriscono i ricordi, e la memoria gli fa rivivere le giornate d’infanzia passate in campagna, nella casa della zia.

«...nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscot-

attento a quanto avveniva in me di straordinario.

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Marcel Proust

to toccò il mio palato, trasalii,


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Un piacere delizioso mi aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito rese indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità inoffensive, la sua brevità illusoria, nel modo stesso che agisce l’amore, colmandomi d’un’essenza preziosa: o meglio quest’essenza non era in me, era me stesso. Donde m’era potuta venire quella gioia violenta? Sentivo ch’era legata al sapore del tè e del biscotto, ma lo sorpassava incommensurabilmente, non doveva essere della stessa natura. Donde veniva? Che significava? Dove afferrarla? Depongo la tazza e mi rivolgo al mio animo. Tocca ad esso trovare la verità».

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Gli inventori di Albergian

«G

uardare l’interno fumoso della Rotonde, gremito di tavoli, dal soffitto altissimo, è come entrare

di colpo nella voliera dello zoo. I camerieri svolazzano qua e là in mezzo al fumo, come gazze bianche e nere. I tavoli sono sempre affollati, altra gente continua a entrare dalla porta girevole, un cameriere bianco e nero gira come un perno fra i tavoli e, dopo che avete gridato la vostra ordinazione alla sua schiena, scompare». Così descrive Ernest Hemingway nel 1922 l’atmosfera di un bistrot parigino. Pochi anni prima questo era l’ambiente quotidiano di Serafino Ponsat, arrivato a Parigi dalle valli piemontesi e subito al

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lavoro come cameriere in un bistrot dei grands boulevards. Siamo a fine ‘800: è l’epoca in cui nei bistrot si scrivono poesie maledette, si disegnano gli schizzi di quadri che cambieranno la storia dell’arte, si beve quell’assenzio che Albergian riproporrà cento anni dopo come omaggio a un mondo perduto e affascinante. A cavallo del secolo Serafino Ponsat si sposta verso il Mediterraneo, lavorando come concierge a Nizza, nella Costa Azzurra che vede proprio allora iniziare il suo mito di destinazione di villeggiautra più ambita d’Europa. Ed è proprio un cliente affezionato dell’hotel di Nizza, architetto di professione, che gli regala il progetto di quello che sarà l’Albergian Hotel.

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Parigi

inizio

‘900

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Ecco spiegato il motivo di un hotel tra le Alpi che non ha nulla a che vedere con lo stile da baita tipico degli hotel montani dell’epoca: perché il suo disegno fu concepito sotto il sole della Costa Azzurra. Uno stile architettonico rappresentativo dell’epoca storica e non della zona geografica, testimonianza e citazione del moderno assimiliato nei migliori alberghi d’Europa.

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Intanto poco più a nord, a Aix-les-Bains, Secondina sta arricchendo il suo bagaglio di esperienza alberghiera facendo la guardarobiera in un hotel della citadina termale savoiarda. Questi due tipi diversi di formazione umana e professionale si ritroveranno anche a Pragelato, nell’Albergian Hotel: Serafino sarà l’uomo di rappresentanza, che accoglie i clienti, che li intrattiene, che serve al ristorante, mentre Serafina agirà sempre dietro le quinte, curandosi di tutta l’organizzazione e la gestione, controllando che tutta la macchina funzioni sempre a dovere. Quando Serafino e Secondina tornano a Pragelato e aprono l’Albergian Hotel mettono a frutto tutte le loro esperienze in terra francese: tutti gli appunti presi a Parigi, a Nizza, a Aix-Les-Bains adesso si rivelano preziosi per creare un ambiente e un servizio al livello degli alberghi più moderni del tempo. Due sono le domande a cui Serafino e Secondina trovano grandi risposte: come dare l’energia elettrica all’hotel, e come fare arrivare gli ospiti fin lassù?

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Ecco quindi la centrale idroelettrica dell’hotel, una delle prime in Italia a quelle altitudini, pensata per resistere a temperature fino a -30° C. Fu inaugurata dal senatore Facta di Pinerolo, giolittiano, l’ultimo primo ministro del Regno d’Italia prima dell’avvento di Mussolini. Sfruttando l’acqua del torrente Chisone, questa centrale forniva l’illuminazione centralizzata per tutto l’hotel, dando luce anche al Municipio di Pragelato. Vedere i grandi lampadari scintillare nella sala da ballo dell’Albergian Hotel era un gran risultato, ma adesso bisognava pensare a come far arrivare gli ospiti fino ai 1518 metri di Pragelato. Ecco l’altra grande idea: il servizio di trasporto pubblico automobilistico tra Perosa Argentina e Pragelato. Fino allora l’unico trasporto pubblico in queste vallate era la tramvia Pinerolo - Perosa Argentina, utilizzata per le miniere del talco e per i cotonifici della bassa valle. Così gli ospiti che non si erano ancora lasciati conquistare dall’automobile (la Fiat era stata fondata solo

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1째 Autobus

Fermata

linea

tramvia

Perosa-Pragelato

Pinerolo-Perosa


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9 anni prima) potevano accomodarsi a bordo della vettura dell’Albergian Hotel e salire comodamente fino a Pragelato. Un bel passo avanti, se lo confrontiamo con le parole di De Amicis che pochi anni prima – nel 1884 – aveva descritto nel libro “Alle Porte d’Italia” l’esperienza di un viaggio in carrozza attraverso la val Chisone: «Da Perosa in su, i monti si serrano di tratto in tratto, in maniera che la valle par chiusa, e c’è da credere in vari punti di voltare indietro i cavalli. La strada serpeggia, si stringe al torrente, guizza sotto le rocce, passa in mezzo a casupole schiacciate e mute, che danno l’immagine di una vita di tristezza e di stenti, attraversa dei recessi oscuri, di aspetto sinistro, che fan pensare a viaggiatori spogliati e sgozzati, fiancheggia dei mulini mossi da larghe vene d’acqua, percorre dei tratti ombreggiati da una vegetazione superba. Bisogna torcere il collo sempre di più, per arrivare con lo sguardo alle cime altissime, sparse di case appena

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visibili, e di piccoli quadrati di neve, rimasugli bianchi di valanghe, che paiono tovaglie dimenticate di colazioni d’alpinisti». Il servizio di trasporto dell’Albergian Hotel durerà poco, sia perché in breve tempo tutti i ricchi clienti dell’hotel avranno ormai acquistato la propria prima automobile, sia perché nel 1911 sarà costituita la Sapav, Società Automobilistica Pinerolo Alte Valli che creerà una linea di servizio pubblico. E per gli autisti delle corriere l’Albergian Hotel sarà il punto di riferimento obbligato, dove, pargheggiata la corriera dell’autorimessa, potevano cenare e dormire per ripartire poi l’indomani dopo colazione. Una delle prime centrali idroelettriche tra le montagne allora selvagge delle Alpi, e il primo servizio di trasporto pubblico verso le alte valli: è la doppia anima di un’azienda basata sulla tradizione, ma fondata da due persone che guardavano decisamente al progresso.

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Tempi difficili

A

rriva la seconda guerra mondiale, e si fa sentire anche tra le montagne di Pragelato. Nelle sale

dell’Albergian Hotel non si aggirano più le famiglie di villeggianti con bambini e governanti, ma fascisti e partigiani, che a più riprese occupano l’hotel passandoselo di mano a seconda delle alterne vicende della guerriglia e della repressione tra i monti. Facile immaginare gli effetti devastanti di questi ospiti in armi: i pavimenti prima sfiorati soavemente dalle scarpine da ballo delle dame ora vengono raschiati dagli scarponi chiodati di soldati e partigiani; nei guardaroba dove venivano deposti abiti e cappelli ora si buttano fucili e giubbotti infangati. Poche parole di Beppe Fenoglio dal Partigiano Johnny ci danno l’idea dell’atmosfera di un quartier generale partigiano:

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«Deviarono all’osteria, che era stato il loro locale d’ogni giorno, e la sala di rapporto e di udienza di Nord nei buoni tempi, ed aveva ospitato tanti partigiani quanti nessun similare locale sulle colline. Ora il locale appariva violato e saccheggiato, con il piancito profondamente maculato e solcato, come calpestato da uomini armati con tacchi corrosivi, gli scaffali dei vini ghignavano per la rapina delle bottiglie, la vasta e bassa cucina era muta e gelata in quell’ora prossima al mezzogiorno». Fenoglio scriveva di Mango d’Alba nelle Langhe, ma questa doveva essere la situazione anche tra le montagne di Pragelato.

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Infatti quando dopo la guerra la famiglia Tillino torna a Pragelato e apre le porte dell’Hotel trova la sensazione spettrale di aggirarsi in locali completamente svuotati: sparita l’argenteria portata via dai nazisti, sparita la biancheria usata dai valligiani per scaldarsi negli inverni di guerra, spariti tutti i mobili, scomparsi persino i fili elettrici. È il momento di tirarsi nuovamente su le maniche, proprio come fa nelle partite più intense Valentino Mazzola, capitano di quel Grande Torino che incarna la grinta e la voglia di rinascita di un’intera nazione.

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Furgone Albergian 1962

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È appena finito il temporale

Sulla Topolino amaranto si va ch’è un incanto nel quarantasei.

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osì cantava Paolo Conte, e così forse pensava il giovane Adriano Tillino mentre viaggiava sulla sua

Topolino Giardinetta nei primi anni del dopoguerra. La situazione è brutale, e per capirla ci aiutano ancora le note poetiche di Paolo Conte. Bionda, non guardar dal finestrino che c’è un paesaggio che non va: è appena finito il temporale e sei case su dieci sono andate giù;

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meglio che tu apri la capotte e con i tuoi occhioni guardi in su: béviti sto cielo azzurro e alto che sembra di smalto e corre con noi. Nel 1952 viene costruita un’estensione dell’hotel, ma l’espansione più importante è quella commerciale, che porta i prodotti Albergian in giro per il Piemonte. La Topolino Giardinetta viene riempita di bottiglie di Amaro Albergian, di Genepy, di essenza di lavanda: Albergian diventa così un marchio in bella vista sulle etichette di liquori che cominciano a comparire nei bar, nelle bottiglierie e nelle drogherie a Torino e in Piemonte. Nell’Italia naïf del dopoguerra, viaggiare come rappresentante nei paesini e nelle vallate del Piemonte era un’avventura: a causa delle condizioni delle strade e delle prestazioni limitate della Topolino ogni giro durava una settimana intera, e alla sera bisognava fermarsi nella locanda del paese, dove l’arrivo di un viaggiatore

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PubblicitĂ

miele

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di commercio era un evento, immancabilmente celebrato dalla partita a carte con il sindaco, il dottore, il farmacista, il maresciallo dei carabinieri. Con i clienti si instaurano rapporti che rispecchiano lo spirito dei tempi: poteva capitare ad esempio chi diceva “compro il genepy da voi a patto che me lo facciate con le piantine che raccolgo io”. Così il giovane Adriano Tillino tornava ogni volta a casa dai tornanti della Val di Lanzo con un po’ di piantine di Genepy di Malciaussia da distillare a parte proprio per quello specifico cliente. Anche le cosiddette “attività promozionali” del tempo oggi fanno sorridere: bastava portare dei fiori di genzianella o un mazzo di narcisi per suscitare nei clienti di Torino o Milano lo stupore e la meraviglia di un dono prezioso, come nel ricevere un rarissimo esemplare di flora esotica. All’attività commerciale si affianca presto quella di fornitura per le grandi aziende dolciarie del tempo: il miele Albergian diventa ingrediente delle caramelle Venchi-Unica (all’epoca la più grande azienda dolciaria

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Pubblicità

anni

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italiana, prima di finire stritolata dal crack Sindona del 1974) e delle caramelle Stobbia al Miele di Pragelato, pubblicizzate dai cartelloni disegnati da un giovane Armando Testa negli anni ’50. Inizia anche la collaborazione con l’officina farmaceutica Domenico Ulrich, il più antico laboratorio italiano per la preparazione di estratti aromatici, tinture idroalcoliche, aromi ed essenze. È qui che viene portato l’incenso raccolto a Pragelato, che la Ulrich trasforma in un ingrediente base per il vermouth.

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Bianca Tillino

e alveari

(Pragelato 1952)


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Uno dei preparati più celebri della Ulrich era l’Elisir del Prete, già depositato come brevetto nel 1891: dal momento che progressivamente la Ulrich diventa sempre più un’azienda di carattere fitoterapico e cosmetico, abbondonando l’originaria vocazione liquoristica, Albergian ne acquista l’esclusiva di fabbricazione e vendita e si mette a produrre l’Elisir del Prete secondo l’antica segretissima ricetta. È un infuso di erbe e radici medicinali, lasciate a macerare in una miscela di alcol e acqua: ne scaturisce un purissimo concentrato di virtù digestive, un “vero tesoro delle famiglie” come diceva l’antica réclame. I suoi 50 gradi alcolici richiedono rispetto e prudenza, e soprattutto consigliano di berlo diluito nel caffé, in acqua calda, o su una zolletta di zucchero. È uno dei preziosi sapori del tempo antico che Albergian ha salvato e continua a proporre, per conservare la memoria di un gusto così singolare.

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Un tesoro di sapori dalle montagne piemontesi

A

ndare alla ricerca degli ingredienti Albergian vuol dire seguire un itinerario di sapori che attraversa

tutte le montagne delle valli Chisone, Pellice, Germanasca e della Valsusa, intrecciandosi a ogni passo con la tradizione del Piemonte. Dalle piante, dai fiori e dai frutti di queste montagne nascono le bontà Albergian. Partiamo dall’alto: il Lichene è l’ultima vegetazione che si incontra salendo sulle Alpi, prima di arrivare alle pietraie e ai ghiacciai. Dalle foglie di questa pianta, Albergian prepara decotti e uno sciroppo, preziosi contro la tosse. Sulle alte quote delle montagne olimpiche nasce il Genepy, specialmente nei versanti esposti a nord nelle morene dei ghiacciai alpini; i fiori usati per il Genepin Albergian arrivano dal monte Albergian di Prage-

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lato, dallo Chaberton di fronte a Cesana, dal Tabor e dal Sommeiller di Bardonecchia, dalla Grand’Hoche a Beaulard. Sui pendii di Sestriere crescono invece i fiori lilla del Timo Serpillo, da cui nasce il liquore da dessert Gran Sestriere. Dalle montagne di Pragelato, Prali e Sauze d’Oulx arriva il raro miele di Rododendro. Sui monti intorno al monumentale Forte di Fenestrelle, Albergian coltiva e raccoglie la Lavanda, che confeziona in aromaticissimi sacchetti, o distilla per ottenere l’essenza e il profumo. La Genzianella cresce sul Pian dell’Alpe vicino ad Usseaux, una tipica borgata alpina con un incantevole laghetto. Da qui arriva anche la Viola Carcarata, utile negli infusi contro la tosse. Da Pragelato e da Usseaux provengono anche la Rosa Canina e il Crespi-

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no: la Rosa Canina è utilizzata per le tisane, le confetture, e la vitaminicissima spremuta, mentre dalle bacche color corallo del Crespino si ottiene una rarissima marmellata. Scendendo a quote piÚ basse delle Alpi, abbiamo i mieli di Tiglio e di Castagno. A proposito di castagno, ecco la crema di marroni e i marroni canditi, che nascono dalle piante nelle zone vocate della Valsusa (S. Giorio, Bruzolo, Meana) e del pinerolese (Pinasca, Villarpellice). I funghi arrivano dai boschi di San Pietro Val Lemina nel pinerolese, e di Luserna San Giovanni e Bobbio nella valle del Pellice. Passando nelle valli Chisone e Pellice troviamo i saporitissimi frutti di sottobosco, con le loro squisite confetture di fragole, lamponi, mirtilli, more, ribes nero e rosso. Il Sambuco è un tipico arbusto spontaneo delle valli alpine, da cui Albergian seleziona i fiori per infusi, tisane, per una confettura e uno sciroppo.

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Il nostro viaggio prosegue nella pianura pinerolese: qui incontriamo gli orti dove si coltiva il Rabarbaro che Albergian trasforma in liquore e confettura, e i meleti di Cavour, da cui nascono marmellate e composte. Poco piÚ a sud, ecco Carmagnola, con i peperoni quadri da cui Albergian ottiene una composta dolce-piccante per esaltare carni e formaggi, e Pancalieri con la celebre menta, universalmente riconosciuta dagli intenditori come la migliore al mondo, ingrediente purissimo per l’Alcol di Menta e gli Sciroppi. E per finire in dolcezza, eccoci nella valle del Po piemontese, dove nasce il miele d’acacia. Siamo arrivati al fondo di questo viaggio nel gusto e nella natura: non vi viene voglia di ripartire?

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2 0 0 8 Genepin

anni

‘60

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C a s s e tt a

trasporto liquori

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Il Genepin: il fior fiore delle Alpi

È

una sera d’inverno del 1823 in Val Chisone. La diligenza si ferma alla locanda di posta per il cambio

dei cavalli, i viaggiatori scendono tenendosi con una mano ben premuto il cappello in testa e con l’altra fermandosi il mantello al collo. Entrano nella locanda, e per combattere il freddo e il vento si riscaldano con un bicchierino di Genepin. Ecco, il Genepin Albergian di oggi nasce ancora dalla stessa ricetta. La storia del genepy ha tutte le sue radici sulle montagne della Val Chisone. All’inizio del XIII secolo alcuni esuli Valdesi provenienti dalla Francia si fermarono nell’alta Val Chisone. Scacciati dalle loro case per persecuzione religiosa, colonizzarono le terre che fin’allora nessuno aveva voluto: le impervie pendici dei monti.

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Ma in quei tempi di furori religiosi, l’inquisizione con le sue lunghe braccia raggiunse anche queste montagne. Così nella notte di Natale del 1386 l’intera popolazione di Pragelato si rifugiò sulle pendici del monte Albergian per sfuggire a un rastrellamento delle truppe papiste. Quasi tutti morirono di freddo e di fame, e il luogo ancora oggi viene chiamato Clots des Morts. I pochi che si salvarono, passata la tempesta della repressione guerresca tornarono alle loro case portando con sé alcune piantine di Genepy di cui si erano cibati durante i duri giorni sulla montagna. Il legame tra il Genepy e queste valli ricomincia nel 1770, quando il Regio Notaio Stefano Pin inizia a distillare a Fenestrelle. È il primo a portare tra queste montagne la distillazione e l’alambicco: in pieno illuminismo, Stefano Pin mette a frutto le conoscenze tecnolo-

Medagliere

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giche dell’epoca per distillare il Genepy, traducendo in liquore la voglia di scoperta tipica del secolo dei lumi. I suoi primi clienti sono gli ufficiali della guarnigione di Fenestrelle, il più grande forte delle Alpi, una meraviglia che rappresenta «l’immagine di un vastissimo chiostro medievale, d’un tempio smisurato di Cheope, d’una immane reggia babilonese… si direbbe che l’ha disegnato e messo là un poeta, quel forte, non un colonnello del genio» come scrisse De Amicis. Nei primi anni dell’800, il figlio di Stefano Pin, anch’egli notaio e che con fantasia tutta notarile viene battezzato Stefano, segue le orme paterne sui sentieri dei monti della Val Chisone alla ricerca dei fiori più puri di Artemisia Glacialis. Tornato a valle, distilla le virtù di questo fiore nel liquore che prenderà il suo nome: Genepin, il primo Genepy delle Alpi Piemontesi.

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La prima medaglia d’oro per le montagne olimpiche di Torino 2006 arriva nel 1890 da Edimburgo. All’esposizione internazionale della capitale scozzese, il Genepy Pin viene premiato con una medaglia d’oro. Da una terrra che di monti e di liquori se ne intende, arriva il primo riconoscimento internazionale ai sapori delle montagne

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olimpiche. Saranno poi 7 medaglie d’oro e 4 diplomi d’onore i trofei conquistati dal Genepin; e secondo l’usanza dei bei tempi andati sono riprodotti sull’etichetta floreale della bottiglia. Albergian, che negli anni ’70 del ‘900 ha acquisito il marchio Pin, possiede l’antico ricettario di Fenestrelle, datato 1823, dove sono custoditi i segreti di preparazione degli infusi e dei liquori, annotati sul taccuino del notaio-distillatore. Ancora oggi, la ricetta è la stessa, e gli ingredienti provengono dalle stesse montagne: è l’Artemisia Glacialis o Genepi, con foglie argentee e piccoli grappoli di fiorellini giallo oro, che cresce oltre i 2500 metri. In Piemonte, Pin e Genepy sono diventati una parola sola: ancora oggi, nella valli alpine, si dice correntemente “genepin”. Non è un errore di pronuncia, ma un omaggio alla storia.

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Ricettario J o s e ph P i n del 1823 Genepin 2008


Anni ’60: l’Italia fa boom. Albergian anche

È

l’epoca di John Kennedy e Papa Giovanni, di Marilyn Monroe e Brigitte Bardot, dei Beatles e

dei Rolling Stones. Ma in un mondo che sbarca sulla Luna, combatte in Vietnam e scopre i diritti civili con Martin Luther King, in Italia si traducono ancora le canzoni straniere, così “si capisce cosa dicono”. E allora “She Loves You” dei Beatles diventa letteralmente “Lei Ti Ama” di Fausto Leali, proprio come “California Dreamin” dei Mamas and Papas che dizionario alla mano diventa “Sognando California” dei Dik Dik, “Stand By Me” di Ben King si trasforma democristianamente nella “Pregherò” di Celentano, ed “Elenore dei Turtles diventa Scende La Pioggia di Gianni Morandi.

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Alberto Sordi e Vittorio Gassman impersonano i viziacci degli italiani, Mina urla, le 500 cominciano a intasare le strade, e i capelli dei giovani a crescere in maniera impressionante, generando le smorfie dei benpensanti (come si chiamavano allora). Arriva il ’68, un anno che cambia il modo di pensare e di vivere dell’intera società occidentale, e anche Albergian fa la sua rivoluzione. A Pragelato non capitano avvenimenti memorabili: niente concerti rock come a Woodstock, niente manifestazioni studentesche come a Parigi; qui l’evento che segna la fine di un’epoca è la chiusura dell’Albergian Hotel. La sera dell’Epifania del 1968, dopo sessant’anni di ospitalità, Adriano Tillino chiude le porte dell’albergo per l’ultima volta. Ormai Albergian è un’impresa alimentare e commerciale, e per la famiglia Tillino non c’è più tempo di gestire anche l’hotel di Pragelato. Il cuore produttivo si sposta a Pinerolo, dove nel 1960 Albergian aveva aperto il suo primo negozio sotto i portici del passeggio elegante. La nuova sede pi-


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nerolese è all’avanguardia; all’epoca fuori città, sulla strada per Torino, l’Albergian Grill è quello che oggi si definirebbe un megastore: ospita infatti il negozio, il bar, il salone delle feste e il dehors sul tetto, in un elegante garden roof con vista sulle Alpi. Albergian esce da Pragelato e si fa conoscere: per i viaggiatori, gli sciatori con destinazione Sestriere e i gitanti (tutte categorie in rapida crescita in quegli anni) diventa subito una tradizione fermarsi da Albergian, degustare un liquore, fare uno spuntino, acquistare i prodotti tipici delle valli. Così il decennio del boom e della contestazione, iniziato con le Olimpiadi di Roma del ‘60 dove il torinese Livio Berruti vince la medaglia d’oro sui 200 metri eguagliando il record del mondiale, si chiude per Albergian con una nuova sede il cui pavimento viene realizzato dalla mondo Rubber di Alba, che a partire dal 1976 diventerà il fornitore ufficiale e incontrastato delle piste di atletica di tutte le olimpiadi. È il segno di una storia che ha fatto grandi passi.

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Giacomo

e

Adriano Tillino

all’inaugurazione della sede di

N u o va

sede di

P i n e r o l o 1968

P i n e r o l o 1968


Storia di oggi

I

l resto è storia di oggi. Lo sviluppo commerciale degli anni ’70 e ’80, l’apertura dei negozi Albergian prima

nella Val Chisone di origine, poi in giro per il Piemonte, fino ad approdare in Liguria e Lombardia sono le tappe di una crescita “dolce”, che ha saputo mantenere lo spirito artigianale della produzione e del fatto in casa. Ogni prodotto che entra nei negozi Albergian è fatto da persone, non da una fabbrica: così nascono tutte le specialità Albergian; e tutte insieme creano un ideale menù che permette di scoprire i sapori autentici della cultura piemontese e della memoria del gusto. Dalla confetture della colazione alla tisana della buonanotte, proviamo a immaginare una giornata di buon gusto con i prodotti Albergian.

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Colazione La giornata comincia con le Confetture di frutta fresca da spalmare sul pane, con i gusti tipici dei boschi piemontesi come ribes, lamponi, more e mirtilli, con la deliziosa semplicità di mele renette, pere martin e prugne ramasin, fino ai sapori rari come rosa canina, rabarbaro e sambuco. E nel tè o nel caffè, un bel cucchiaio di Miele di Montagna che arriva dalle vette di Pragelato, per iniziare con energia la giornata. Metà mattinata È ora di uno snack tonificante e tutto naturale: ecco le Composte di frutta, da gustare al cucchiaio: mirtilli, ribes rosso, lamponi, sambuco, pere.

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Pranzo L’Antipasto di Verdure è un classico della tradizione piemontese. Poi tocca agli immancabili agnolotti conditi con il Sugo di Casa. E poi, per rinfrescarci, ecco le Pesche Sciroppate. Merenda Niente di meglio di una fetta di torta fatta in casa al cui impasto è stato aggiunto un vasetto di PescheAmaretti. Da accompagnare con un bicchierino di Framboise, il Ratafià di lamponi di gozzaniana memoria. Aperitivo Stuzzichiamo l’appetito con un assortimento di formaggi a cui abbinare mieli e composte di frutta. Ad esempio il Miele di Castagno con il Castelmagno; il Miele di Acacia con il Gorgonzola; il Miele di Montagna

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con il Grana. Oppure la Composta di Lamponi con un

Murazzano o la Robiola d’Alba; la Confettura di Mirtilli con il Bra duro o la Tuma d’la paja; la Mostarda d’Uva con la Robiola di Roccaverano; la Mostarda di Pomodori Verdi con la Fontina o la Raschera. Cena Arriva la cena, e il menù si fa ancora più generoso. Come antipasto, un assaggio di Tonno&Peperoni, guarnito con alcuni Peperoncini Ripieni, e una bruschetta con il Paté di Melanzane. Per il primo, tagliatelle fresche all’uovo con i Funghi Porcini. Per secondo, un bollito da accompagnare alla Mostarda d’Uva o di Peperoni. E per finire in dolcezza, le Pesche al Moscato guarnite con Lamponi Sciroppati.

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Liquori

no Reggiano stagionato; la Confettura di Fragole con il

produzione attuale

caprino fresco; la Composta di Pere con un Parmigia-


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Dopo Cena Per un dopocena di gran gusto, consigliamo di accompagnare il caffè (magari corretto con un goccio di Fernet o di Grappa) con un cioccolatino Piemontesin di cacao e nocciola. Sempre in tema di cioccolatini, andiamo in crescendo con i sapori più decisi: i Pinerolesi al Genepin e quelli all’Assenzio. A questo punto un digestivo è d’obbligo: un Amaro Albergian o un Amaro Pragelato. E per il benessere della digestione, niente di meglio di un goccio di Elisir del Prete in acqua calda o su una zolletta di zucchero. E prima di andare a letto, quello che ci vuole è un infuso di Sonno Sereno, magari con un cucchiaino di miele di tiglio. A questo punto saranno sogni squisiti, cullati da 100 anni di buon gusto.

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ÂŤA tutti coloro che hanno creduto, lavorato e assaggiato AlbergianÂť.

Company book Albergian "100 anni di buon gusto"  

Company book scritto per celebrare i 100 anni di Albergian