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Marco Mazzola Si laurea in Ingegneria Biomedica presso il Politecnico di Milano e consegue il Dottorato di Ricerca in Disegno Industriale (2011) presso Il Dipartimento di Design dove è tuttora Assegnista di Ricerca. Dal 2012 è Docente a Contratto del corso di Ergonomia per il Design, presso la Scuola del Design del Politecnico. È attualmente coinvolto in progetti di Ricerca Nazionali e Internazionali, in ambito di Ergonomia e Healthcare Design, sviluppando e applicando metodologie qualitative e quantitative per la definizione dei Requisiti degli Utenti e lo sviluppo del prodotto secondo un approccio UCD. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche, e svolge un ruolo attivo come revisore e membro di comitati scientifici Tecnici di Congressi Internazionali rilevanti nel suo settore scientifico di riferimento.

Michele Zannoni è interaction designer e ricercatore presso l’Università degli Studi della Repubblica di San Marino. Attualmente è direttore del Corso di laurea Magistrale in Design e docente di interaction design. Si laurea in architettura nel 1996 presso lo Iuav di Venezia e da subito inizia a lavorare nel campo del design dell’interazione. Nel 1997 fonda Studio AlterMedia, specializzato nella produzione di sistemi comunicativi nell’ambito del multimedia, del video e del web design. Nel 2008 è tra i soci fondatori di Studio Visuale dove ha ricoperto il ruolo di interaction designer fino al 2013. Ha partecipato a progetti nazionali e internazionali e i suoi lavori hanno ricevuto riconoscimenti nel campo del multimedia e dell’interface design. Tra i lavori più recenti: “L’interfaccia Technogym Unity“, (2012); L’archivio Immagine del Veneto”, ( Regione del Veneto, 2008); “Bruno Munari, Una lezione di Design”, (Iuav-Unirsm, 2006); “Carlo Scarpa: l’archivio digitale, la banca dati dei disegni di Castelvecchio”,(2004); “Andrea Palladio Itinerari Palladiani Vicenza”, (IRVV, 2002); “Andrea Palladio Atlante delle Architetture”, CDrom (Marsilio Editori, Venezia 2002); “ CDrom Carlo Scarpa Tomba Brion. Il rilievo 1998-2000”. (Casabella”, 678); “Otto architetture italiane del dopoguerra”, (Maggioli,1999).

E_BOOKZINE

Veronica Dal Buono Laureata in Architettura presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia e Dottore di ricerca in Tecnologia dell’Architettura, attualmente è Ricercatrice in Disegno Industriale presso il Dipartimento di Architettura di Ferrara. È docente di Design di prodotto e Graphic design, presso il corso di Laurea in Design del prodotto industriale dell’Università di Ferrara. La sua attività di ricerca indaga il rapporto tra uomo e materia, con particolare interesse verso i laterizi, i ceramici, carta e cartone, la pietra e i materiali d’artificio. Su tali argomenti ha pubblicato Pietre d’artificio. Materiali per l’architettura tra mimesi e invenzione (Lulu, 2011); Raffaello Galiotto. Design digitale e materialità litica (Librìa, 2012). Ulteriore campo di attività investe il progetto e la pratica di graphic design e la registica comunicativa. Partecipa al team di ricerca del Laboratorio MD Material Design ed è Vicedirettore di MD Material Design Post-it Journal (www.materialdesign.it).

e book zine Tra ricerca e didattica a cura di Veronica Dal Buono

COLLANA DIDATTICA Tra ricerca e didattica a cura di Alfonso Acocella Alfonso Acocella (a cura di) Comunicare idee con carta e cartone Lulu edizioni, 2012, pp. 88. Alfonso Acocella (a cura di) Artefatti comunicativi Media MD, 2013, pp. 144. Gabriele Lelli (a cura di) La città degli scambi Media MD, 2013, pp. 128. Veronica Dal Buono (a cura di) E_Bookzine Media MD, 2015, pp. 136.


E_BOOKZINE Tra ricerca e didattica a cura di Veronica Dal Buono

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Concept Collana Didattica Alfonso Acocella Progetto grafico Giulia Pellegrini Impaginazione Federica Capoduri Lab MD www.materialdesign.it

Le immagini utilizzate in Ebookzine. Tra ricerca e didattica rispondono alla pratica del fair use (Copyright Act 17 U.S.C. 107) essendo finalizzate al commento storico, critico e all’insegnamento.

2015 Š Media Md ISBN 978-88-940517-1-1


Indice

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IL LIBRO OLTRE I CONFINI DI SCRITTURA E LETTURA Veronica Dal Buono

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Per una ergonomia della lettura: fra libro ed e-book Marco Mazzola

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La metamorfosi dell’oggetto libro dal sistema analogico al digitale Michele Zannoni

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DALL’ESPOSITORE ALLA MOSTRA DEGLI ARTEFATTI COMUNICATIVI Laboratorio di Design della Comunicazione A. A. 2013-2014

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E_BOOKZINE Micro-narrazioni tra carta e web

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English texts

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Bibliografia

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Sitografia


Il libro oltre i confini di scrittura e lettura

Veronica Dal Buono

Raymond Queneau, Cent mille milliards de poèmes, 1961. (sopra e pagina a fianco)

Le forme umane di produzione può dirsi spesso evolvano secondo uno schema rappresentabile in forma di albero1. Alcuni rami, nello svolgersi del tempo, si rafforzano diventando fondamento di altri che su di essi si innestano germogliando sviluppi autonomi e coesistenti ai primi. Entro questa “architettura” arborescente e ramificata possiamo leggere le fasi di evoluzione delle forme di scrittura e di lettura, come anche la storia della stampa e dei suoi supporti. I tradizionali media cartacei, con il libro indubbiamente protagonista, sono in fase di trasformazione e, per certi aspetti, di consolidamento2, andando a rappresentare i rami più consistenti; gli eterogenei supporti emergenti, resi possibili dalle recenti tecnologie e strumentazioni digitali, come gemme o nuovi rami, mostrano le loro potenzialità di sviluppo e le inedite modalità di fruizione, insieme alla ricerca delle ulteriori e ottimali direzioni evolutive. Tra i due contesti, quello della carta e quello del digitale, permane quale radice comune il rapporto d’interazione tra l’individuo – autore e/o fruitore – e il supporto di veicolazione di informazioni che consente la lettura. Interazione e interattività sono sostantivi di uso corrente che invitano a investigare sul loro significato rispetto ai diversi contesti entro i quali sono adottati. Entrambi richiamano la reciprocità d'azione tra due soggetti. Ogniqualvolta un individuo compie un'azione che coinvolge un altro individuo, tale rapporto bidirezionale s’inscrive in un processo d’interazione (distinto dalla univoca relazione di causa-effetto). L'attributo di “interattivo”, più specificatamente, è adottato per rappresentare un rapporto indiretto di ricezione, mediato da strumenti – oggetti o macchine –, presupponendo un processo ove l’individuo riceve informazioni da una sorgente, le acquisisce, le rielabora ed – eventualmente – attivando un rapporto di interazione con lo stesso dispositivo, le condivide con altri individui. L'aggettivo è frequentemente adottato per qualificare i media e la comunicazione digitale, enfatizzando le nuove condizioni acquisite rispetto ai media tradizionali (stampa, televisione, radio); il richiamo è ad un orizzonte di innovazione ove, grazie alle potenzialità offerte dall'informatica (internet 2.0 con simulazioni, ambientazioni, visualizzazioni dinamiche aggiuntive, connessione ai network, realtà aumentata...), la ricezione delle informazioni da parte dell'utente e la reciprocità dell’interazione tra più utilizzatori sono rese possibili, facilitate, promosse3. Nel processo di trasmissione del sapere che si svolge tra autore e lettore – indipendentemente dal supporto prescelto nel ruolo di medium – l'interazione ricerca il raggiungimento del grado ottimale di rendimento, di riverbero, del messaggio; stimola la partecipazione, spinge alla conoscenza e all’approfondimento,

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all’assorbimento e interiorizzazione dei significati oltre il confine della sola ricezione e memorizzazione. Questo processo migliorativo avviene poiché gli strumenti interattivi sono in grado di mettere in campo contemporaneamente più elementi, offrendo modalità percettive multi-canale: stimolano, persuadono, innestano suggestioni che facilitano la comprensione, la memorizzazione di aspetti emozionali e interpretativi. L'interattività, generando una più impressa bidirezionalità connettiva, espande, amplifica, potenzia, il messaggio veicolato, lo rende vivo sino al punto in cui il destinatario-fruitore diviene “terminale” necessario, indispensabile, per l'efficacia del mezzo di trasmissione stesso. Mentre la scrittura ordina e direziona con coerenza il pensiero rendendolo visibile nello spazio fisico del supporto che l’accoglie, l’interazione con il testo è “altrove” e diviene il supplemento di senso al testo stesso. Il lettore si svela essere figura necessaria, indispensabile, invitata a spendersi nelle infinite direzioni interpretative e possibilità del linguaggio, filtrando con il proprio contenuto interiore quanto proposto dall’autore. Se l’autore è capace di mettere in moto processi d’interazione e coinvolgimento del lettore, il successo del processo comunicativo è allora garantito. Coerentemente con le riflessioni enunciate sinora, è possibile fare un passo indietro rispetto ai modi della comunicazione contemporanea che si avvale degli strumenti digitali e interrogarsi ancora sull’essere del libro nella sua forma stabilizzata nel tempo, quella dell’artefatto cartaceo in forma di codex, fascio stratigrafico di pagine legate insieme fra loro (Manguel, 1997, p. 136). Considerando il libro come un oggetto di progettazione – di design nel senso ampio del termine – e partendo dall'assunto che il modello di riferimento, il suo archetipo, sia il codice, ci si chiede se la lettura possa intendersi, in un certo qual modo, come una forma d’interazione (Illich, 1991, p. 117) e se tale processo si svolga solamente in maniera unidirezionale, attraverso un rapporto "passivo" di ricezione e assorbimento (Bertoni, 1996; Roncaglia, 2010) attraverso il semplice gesto di sfogliare la pagina sequenzialmente, o se, forse, sia lecita oggi la tensione a ricercare altre vie che diversificano e articolano la fruizione lineare del libro, infrangendo il modello testocentrico (e lineare), aprendo ad altri schemi percettivi4. La fruizione del testo cartaceo può dirsi "interattiva" quanto quella del media digitale? È forse il libro, per sua forma e natura, adatto ad un approccio “multicanale” quanto a quanto quello lineare? Se tali quesiti ammettono risposte positive, il lettore-fruitore, diventa parte attiva, sino a potersi in taluni casi affermare quale co-creatore dell'opera.

Bryan Stanley Johnson, The Unfortunates (In balìa di una sorte avversa), 1969. L’autore muove all’aria le pagine sciolte del romanzo.

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Scrittura e lettura, le esperienze di autore e lettore a confronto

Laurence Sterne, The Life and Opinions of Tristram Shandy, Gentleman (Vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo), 1760. Immagini della prima edizione tratte da www.fulltable.com.

L'interattività (Rafaeli, 1988; Heeter, 2010; Neves, 2013) è un aspetto caratteristico nella definizione della più ampia struttura della comunicazione. Il processo comunicativo si basa essenzialmente su una triade processuale: trasmissione-ricezione-interpretazione. Il modello più semplice che sintetizza lo schema della comunicazione enuncia che l'interazione avviene tra un emittente e un destinatario, per via di un canale di intermediazione che veicola un messaggio5. Proiettando tale assunto nel nostro contesto, il libro è il medium la cui lettura apre le porte alla comunicazione tra la figura dell’autore, (produttore dei contenuti ed emittente del messaggio6), e il lettore, destinatario e interprete. Scrittura e lettura – le funzioni reciprocamente svolte da autore e lettore – risultano quindi strettamente connesse. Per scrittura si vuole qui specificatamente indicare una redazione programmatica più ampia rispetto alla narrazione testuale in senso stretto, estendendo il concetto di “scrittura del libro” dai contenuti espressi attraverso parole alla più ampia forma visuale e materiale dell'oggetto libro, in un rapporto dialettico e organico tra il volumecontenitore, gli elementi linguistici distribuiti nello spazio della pagina, i significati da essi rivestiti. Scrittura, suggerisce Perondi (Perondi, 2010), non è solo insieme di lettere, parole, numeri e segni di interpunzione, ma anche elementi contrassegnati da colore, dimensione e peso visivo dei caratteri tipografici nel loro complesso. Proporre un concetto, una narrazione, attraverso la scrittura – per raggiungere una ottimale interazione – significa, conseguentemente, anche scegliere la disposizione spaziale degli elementi, per veicolare informazioni che con le sole parole non sarebbero evidenti. Simmetricamente, l'approccio che comunemente applichiamo al concetto di lettura del libro cartaceo è di tipo lineare e sequenziale, presupponendo che il lettore fruisca del contenuto testuale e/o iconografico, riga per riga, pagina per pagina. Cosa succede quando l’autore – progettista dell’oggetto libro – offre un’opzione differente al modello di fruizione consequenziale? È possibile, anche attraverso i supporti cartacei, creare meccanismi di interazione che vadano oltre la fruizione lineare dei contenuti? Leggere7, del resto, contestualmente all’azione visiva-intellettiva, significa testare la superficie tattile del supporto, apprezzarne la sua qualità materica nonché l’effetto acustico (quando si sfogliano le pagine), focalizzarsi sulla struttura fisica dell’artefatto ammirandone e memorizzandone la copertina, il dorso, la rilegatura, l’impaginazione e l’uso della tipografia, soppesare del libro la struttura complessiva. L’aspetto materico evidente alla vista, la forma, la composizione dell'oggetto stesso libro, possono innestare una percezione sinestetica e quindi un processo di interazione a più canali? La disposizione degli elementi nello spazio della pagina – parole o immagini – non svolge soltanto una funzione stilistico-decorativa quanto piuttosto propone, indiscutibilmente, una forma “orientata” dei messaggi nei riguardi del lettore. Leggere è una acquisizione specializzata fra i processi cognitivi dell’uomo, un saper guardare e interpretare insieme (Falcinelli, 2013, p. 181); da un lato riconoscendo convenzioni e vincoli culturali, dall'altro aggiungendo l'originale, ed esclusivamente personale, punto di vista del lettore.

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Bruno Munari, Libri Illeggibili, 1949. Settima edizione: Corraini, 2009.

Bruno Munari, Libro illeggibile N.Y. 1, New York, The Museum of Modern Art, 1967.

Senza addentrarci in questioni di teoria della lettura8 vogliamo interrogarci sulla natura composita ed eterogenea del medium libro in senso allargato, e su come alcune delle “deviazioni”, rintracciabili rispetto al modello convenzionale, abbiano dato forma ad artefatti differenti dal modello a fruizione lineare e siano essi, forse, precursori delle contemporanee esperienze digitali interattive. Attraverso una ricognizione di possibili casi studio si intende offrire uno scorcio di esperienze significative, evidenziando diversi filoni di ricerca e risultati conseguiti ritenuti rappresentativi: narrazioni testuali che sono confluite nel concetto di ipertesto e, quindi, trasferite e trasmesse al digitale; modalità di scrittura ove prevale l’aspetto ludico ed è richiesta la rielaborazione di informazioni e segni da parte del lettore; manipolazione e uso dell’artefatto cartaceo per la trasformazione “plastica”, tridimensionale, dell’oggetto libro stesso; ibridazioni dei sistemi linguistici ove prevale una forte componente della grafica e, attraverso forme di percezione diverse dalla lettura, ci si spinge oltre le soglie della leggibilità.

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Il testo, tra sequenze narrative e immagini

Le teorie contemporanee della lettura presuppongono – quasi sempre – l’esistenza del testo letterario (che cosa siano il racconto e la narrazione, non sarà qui affrontato) e una pratica della lettura svolta in modo individuale e silenzioso. Il testo – veicolato attraverso l’oggetto libro – è stato nell’epoca moderna, e può dirsi essere ancora, il medium linguistico necessario alla formalizzazione e all’incarnazione delle idee, nonché alla loro trasmissione, consentendo l’accesso alla conoscenza. La componente segnica del testo è sequenza di parole che al contempo sono anche “oggetti visivi”. Esse vengono colte così velocemente dalle nostre abilità percettive da comprenderne il senso, ancora prima di tradurle in suoni pronunciandole. Il fluire continuo del testo con la sua consequenzialità lineare – interrotta dove necessario da accapo e paragrafi, nonché da pause e scansioni interne conferite dalla punteggiatura, esplicata da capitoli enumerati nell’indice – è purtuttavia un’idea moderna, frutto di passaggi evolutivi svolti nel tempo9. Prima dell’avvento della scuola di pensiero conosciuta con il nome di Scolastica, la scrittura alfabetica non rappresentava un sistema di significazione autonomo ma soltanto un supporto mnemonico della voce, funzionale alla recitazione e alla fruizione orale collettiva. Il testo, quindi, era dotato di un ruolo simile a quello di un rigo musicale piuttosto che come una diretta redazione scrittoria. Ulteriore considerazione e interrogazione a supporto della nostra tesi – ovvero se sia possibile (o sia sempre esistita), anche una lettura non lineare – è relativa al ruolo dell’immagine. L’azione (lo scanning) della lettura, oltre a passare gli occhi e con essi i processi celebrali della mente, su sequenze di lettere, spaziature, numeri, segni – ricomponendo sequenze di parole e attribuendo loro un senso – è anche incontro con altri segni e immagini (il mondo iconografico) che integrano il contenuto del testo10. Il procedimento della stampa a caratteri mobili (che ha consolidato l’idea di libro così come lo conosciamo oggi) ha certamente contribuito alla separazione di questi due elementi: componente testuale tipografica e rappresentazione iconografica, in quanto realizzabili attraverso tecniche differenti11. Scrittura e lettura dei testi sono state per lungo tempo praticate da poche élites; è da evidenziare, invece, come rispetto alla facoltà scrittoria e interpretativa dei testi, più difficile da acquisire, la percezione e visione delle immagini può dirsi essere stata sempre di più immediata ricezione. La “civiltà della scrittura”, infatti, ne ha fatto sapiente uso, di volta in volta saldando l’immagine al testo (come corredo allegorico dei testi, per esempio nei codici miniati), oppure rendendola portatrice di maggiore valore rispetto alla stessa scrittura alfabetica (come in bestiari, atlanti, rappresentazioni di zoologia…), declassando il testo a chiarimento di quanto essa esprime. Nella dialettica relazione tra immagini e testi si svolge il primo esperimento d’origine all’interazione multicanale con il lettore. Nel presente proprio questa ibridazione di linguaggi è utilizzata sempre più insistentemente, facendo sì che testi e immagini formino una unica trama narrativa (newsmagazine, riviste di moda e tecniche, manuali illustrati…); noi tutti si è divenuti abili lettori e interpreti delle gerarchie compositive e dei rimandi semantici di tali elementi. Nella progettazione dei contenuti ci stiamo avviando (Larizza, 2010) verso una scrittura visiva di tipo grafico che, integrando alla parola scritta rappresentazioni, sistemi visivi e immagini, accompagna la redazione alfabetica con maggiore precisione, dettaglio e immediatezza

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Volvelle, anni ’30-’50. Da Reinventing the Wheel, Princeton Architectural Press, 2006.

percettiva. La contemporanea forma di “composizione infografica” attrae, desta interesse, avvicina all’esplorazione dei contenuti e consente – se ben risolta – una più facile e corretta interpretazione delle informazioni. Eppure la rappresentazione grafica delle informazioni (anticipatrice ante litteram della moderna infografica), è nata in realtà con la comunicazione visiva stessa, benché applicata nel tempo in condizioni di fruizione diverse12. Quando l’illustrazione è presente nel testo non solo a scopo informativo ma anche per apprendimento e al contempo i contenuti sono composti in modo tale da richiedere la compartecipazione del lettore-fruitore, il testo, da semplice oggetto di lettura, diviene uno strumento di studio. La memoria corre agli eserciziari – siano essi di matematica, grammatica, lingua straniera… – che hanno accompagnato per anni gli studenti nelle esperienze di apprendimento. Benché sia inevitabile attribuire a tali format editoriali un senso di obbligatorietà e non di divertimento (Bartezzaghi, 2014, pag. VIII), tali tipologie di libro appartengono in qualche modo all’universo del gioco. Basta attribuire loro un aspetto ludico e spostarne l’utilizzo nel tempo libero, ricreativo, per capire che, al di fuori dell’ordinamento scolastico, l’atto della scrittura e della lettura non sono poi così distinguibili dal gioco.

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Jonathan Safran Foer, Tree Of Codes, Visual Editions, 2010. L’opera è realizzata ritagliando parole di un libro già esistente (anche il titolo), The street of crocodiles di Bruno Schulz.

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Progetto di Olafur Eliasson, realizzazione Michael Heimann e Claudia Baulesch Your House, New York, 2006. Il volume riproduce in negativo lo spazio interno dell’abitazione dell’artista danese a Copenaghen. Le 454 pagine sono realizzate con taglio laser.

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Gioco-lettura, progetto-apprendimento

Masahiro Chatani, Infinity, cartolina augurale.

Stefano Bartezzaghi sostiene che l'autore sia un giocatore che con la propria opera intrattiene il lettore invitandolo al gioco. Scrittura, lettura e aspetto ludico13 sono ineluttabilmente legati fra loro. Tale condizione è particolarmente evidente nell’infanzia, quando, attraverso il gioco, si innestano i sottili e virtuosi processi di trasmissione di informazioni, di processi cognitivi e di auto-apprendimento. Rinviando a chi meglio ha illustrato i linguaggi letterari e le propensioni di certi autori per il gioco nelle diverse accezioni possibili14, qui ci è solo concessa l’occasione per focalizzarsi sugli strumenti che hanno consentito ad alcuni autori di creare opere che si proiettano oltre la visione “normale” del libro15. Quando si parla di letteratura e gioco, il pensiero corre immediatamente all’Oulipo (acronimo dal francese Ouvroir de Littérature Potentielle, ovvero Officina di Letteratura Potenziale, il laboratorio creativo fondato nel 1960 da Raymond Queneau insieme al matematico Francois Le Lionnais) e alle esperienze dei suoi partecipanti16. Gli autori-sperimentatori degli anni Sessanta del Novecento sapevano molto bene che una storia può anche disattendere uno svolgimento riga per riga, pagina per pagina, dando vita – pur utilizzando un supporto tradizionale come la carta – a narrazioni “pluridirezionate” che possono ritenersi interattive. L’attributo “potenziale” (potentielle) coniugato a “letteratura” (littérature), significa permettere che il testo si sviluppi in un numero alto di combinazioni, utilizzando regole di costruzione narrativa di origine matematica, richiamando l’attenzione del lettore attraverso un approccio ludico. Non solo esercizi stilistici, per realizzare sul supporto cartaceo insolite e polisemiche composizioni geometriche di segni, quanto una metafora più ampia della molteplicità dei significa to che parole, costrutti, immagini, numeri portano con sé. I costrutti degli oulipiennes ci parlano dell'impossibilità di una sola chiave interpretativa, dell'infinità combinatoria delle forme della realtà e dell'immaginazione umana. Per tali opere ove ci si avvale di metodologie matematiche per la creazione del testo – quali permutazioni, combinazioni, meccanismi – è interessante come sia proprio l'ermeneutica, la "scienza dell'interpretazione" apparentemente lontana dalle scienze esatte, a divenire il presupposto di comprensione e analisi critica delle strategie narrative. Questi principi sono alla base di Cent mille milliard de poemes (Queneau, 1961), opera poetica composta da dieci sonetti di quattordici versi ciascuno, con rime alternate e baciate tronche, ove ogni verso è disposto su di una striscia movibile di carta che permette di generare un numero esponenziale di poesie (1014, per l’appunto 100 mila miliardi). Il testo, in questo caso, non è scindibile dalla propria realizzazione cartotecnica in forma di antesignano dei flip-book. L’autore fa riferimento proprio alla tradizione dei libri fustellati per l’infanzia (con pagine divise in strisce componibili fra loro a formare figure semanticamente inusuali) nonché alla casualità dei jeux surrealistes come il Cadavre esquisis. Per rendere complice e attivo il lettore, l’autore destabilizza l’ordine convenzionale di lettura e invita il fruitore dell’artefatto a ricombinare a piacere gli elementi del testo. Il lettore, rispetto all’opera (e al suo stesso autore) ha la facoltà di scegliere se seguire l’ordine del racconto o infrangerlo secondo un approccio diverso da quanto indicato.

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Marionne Bataille, ABC3D, Éditions Albin Michel, 2008.

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Carin Berger, All mixed up, Chronicle Books, 2006.

Molto prima che schermi, media e comunicazione digitale in senso lato, prendessero il posto di “pagina, letteratura e lettura” (Illich, 1991, p. 7), sono documentati esempi di testi strutturati per favorire modalità di lettura diverse da quella logica, classica, unidirezionale, consequenziale. Si tratta di “libri aperti” affinché il lettore li usi con la stessa inventiva di un bambino posto di fronte ad una scatola di costruzioni; opere di autori-letterati più che di autori-grafici, che pur conoscono bene il significato degli elementi compositivi sulla pagina: lettere, parole, numeri, immagini. The Life and Opinions of Tristram Shandy, Gentleman (brevemente Tristram Shandy) di Laurence Sterne (1760, prima edizione originale), è annoverato tra gli esemplari capostipiti del romanzo “moderno”. Attraverso le tecniche della meta-narrazione (nel testo vi sono frequenti appelli al lettore e riflessioni dell’autore sul processo di scrittura del romanzo stesso), l’uso innovativo della cronologia (frequenti flashback e flashforward) e l’assenza di una vera e propria trama, l’autore parodizza e rompe con le convenzioni della narrazione tradizionale. La struttura del romanzo è risultato di un connubio tra il testo e la pagina. Il testo prende forma, si reifica, attraverso configurazioni tipografiche univoche che presuppongono un progetto specifico anche da parte del tipografo-editore che si troverà a pubblicare il volume in più copie e a riprodurlo a distanza di tempo. L’opera è data alle stampe rispettando le particolarità che Sterne ha prescritto: una pagina bianca che irrompe a sorpresa nel testo, un’altra interamente nera, una marmorizzata, un capitolo racchiuso in una sola frase, altri costrutti narrativi riportati calligraficamente per suggerire come il testo – benché la stampa tipografica abbia rafforzato il concetto opposto – non sia poi così distante da una immagine. Molteplici sono gli esempi rintracciabili nella letteratura del Novecento17. Julio Cortázar costruirà Il gioco del tempo (Rayuela, 1966), classificabile entro la categoria di “iperromanzo” (espressione che Calvino coniò nel 1985), composto da capitoli intercambiabili ove il lettore può mutare la sequenza, e gli esiti del racconto, entro combinazioni numeriche suggerite dall’autore o a propria scelta. Iperromanzo è anche La vita istruzioni per l’uso (La vie mode d’emploi, 1978)

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di Georges Perec, strutturato come un puzzle ove l’assemblaggio finale dei capitoli svela lo spaccato di ciò che avviene all’interno di un edificio, in uno specifico momento, come a mimare in una visione filmica la dinamica dei movimenti dei suoi abitanti osservando in sezione il complesso architettonico. Nel caso di In balia di una sorte avversa (The unfortunates, 1969) il romanzo è un fai-da-te presentano in scatola. L'opera è pensata in modo tale che il lettore costruisca la propria versione scegliendo i fogli in ordine sparso, partendo da un contenitore; i soli punti fermi sono costituiti da un fascicolo come incipit e uno come epilogo. Il libro rilegato, come sappiamo, impone al materiale cartaceo un ordine narrativo, una sequenza fissa di pagine. Disattendendo alla sequenzialità delle pagine e ponendole libere in una scatola, l’autore Bryan Stanley Johnston – scrittore oggi immeritatamente poco conosciuto – propone un racconto dove emozioni, sensazioni, ricordi, provati dal protagonista, si presentano alla fruizione visiva e mentale del lettore in forma casuale. I pensieri riportati dall’autore prendono forma nell’istante in cui il lettore sceglie e compone a proprio gusto (o sorte) le pagine. Gli autori sinora citati conducono inevitabilmente il ragionamento verso il concetto di “ipertesto”, termine coniato negli anni Settanta del secolo scorso da Ted Nelson – informatico e filosofo indipendente statunitense – per definire lo spazio narrativo non sequenziale reso possibile dai computer (Manguel, 1997, p. 324).

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Anouck Boisrobert, Louis Rigaud, Océano, Helium, 2009 (Oceano, ed. italiana Corraini, 2013).


Ipertestualità

Anouck Boisrobert, Louis Rigaud, Dans la forêt du paresseux, Helium, 2012 (Nella foresta del bradipo, ed. italiana Corraini, 2013).

L’ipertesto, sperimentato nei decenni successivi da molteplici autori, diviene protagonista dell’acceso dibattito svoltosi dagli anni Novanta ad oggi18 sul tema della “fine” della letteratura libresca. Oggi è realistico ritenere che la narrazione e la lettura ipertestuale siano condizione diffusa: la rete stessa è il grande ipertesto. Il lettore contemporaneo – sia esso nativo o immigrato digitale – ha nuove abitudini nella ricezione e fruizione di informazioni rispetto a quelle derivate dalla sola lettura lineare. Immagini, illustrazioni, testi dinamici, riquadri, diagrammi e tabelle, schemi, informazioni grafico-numeriche e link di rinvio che collegano e integrano tra loro i diversi media, sono oggigiorno elementi della nuova esperienza di fruizione di contenuti. Già Ivan Illich19 ha suggerito come il libro non sia più “la metafora fondamentale dell’epoca; il suo posto è stato preso dallo schermo” (Illich, 1991, p. 7). Entro questo moderno supporto “il testo alfabetico è solo uno dei tanti modi di codificare un messaggio”. La tesi che Illich sosterrà è fuori dagli schemi e molto intrigante. Quella che egli definisce la “lettura libresca” è stata, nella sua analisi, un fenomeno specifico di un’epoca e di una certa società, non il “passo logicamente necessario nel cammino dell’uso razionale dell’alfabeto” ma uno dei passaggi possibili che potevano verificarsi. L’interazione con la pagina concepita e costruita in forma lineare, la lettura silenziosa coltivata in privato con il libro fra le mani, è solo uno fra i tanti modi possibili di interazione con la pagina scritta. Seguire Illich e leggere la cultura classica, ove il libro stampato è protagonista, come un fenomeno (effimero) verificatosi per una concatenazione (fragile)20 di eventi, è un approccio concettuale che può agevolare la comprensione e accettazione delle trasformazioni verificatisi nella contemporaneità tra il cartaceo e il digitale. La adattività alla ricezione e lettura di informazioni propria del lettore contemporaneo, ne sono la prova. I media tradizionali (la radio, la tv, lo stesso libro), lo spazio di condivisione dei social (da quelli generalisti a quelli a tema), la varietà dei supporti di registrazione (dalla carta ai materiali di ogni genere, ai device di ogni formato), integrando e connettendo gli strumenti tra loro, hanno slargato enormemente i confini della parola scritta e trasformato il concetto generale di lettura.

Oltre la leggibilità, verso l’interazione (ludica)

Se dal termine ipertesto è implicito il diramarsi del ragionamento alla scrittura espansa in ambiente digitale, la nostra analisi devia per tornare ad osservare implicazioni interattive dell’oggetto libro nella sua configurazione materica cartacea. Volendo mettere a fuoco il processo concettuale (e progettuale) del libro con finalità ludica, sperimentale ed educativa, l’opera di Bruno Munari21 appare fondamentale e imprescindibile. Il presupposto teorico dei suoi Libri illeggibili è annullare il canone comunicativo convenzionale del libro mettendone in discussione la veste di mero contenitore di testo. Munari lavora proprio sulla soglia di ciò che libro é e non è , attraverso l’ibridazione delle forme, indagando orizzonti inesplorati e marginali. Sfruttando tutte le potenzialità di tipografia e cartotecnica, i Libri illeggibili comunicano creativamente se stessi piuttosto che un contenuto concettuale formalizzato, grazie all’uso ed enfasi delle componenti visive (colori, reazioni dei supporti alla luce) e tattili (texture, tagli, pieghe), partendo dai materiali con i quali sono realizzati e utilizzandoli come linguaggio visivo (Falcinelli, 2014, p. 240).

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La carta, rintracciandone tipologie eterogenee, recuperandola da contesti d’uso indiretti, provandone rilegature inusuali e modalità di assemblaggio, tagliandola in formati e combinazioni inconsuete, è senza dubbio la prima materia di sperimentazione. “Questo modello di libro illeggibile si può usare aprendo le pagine a caso, cominciando dove si vuole, andare avanti e tornare indietro, per comporre e scomporre ogni possibile combinazione di bianco e nero” (Munari, 1981, p. 222). Le sperimentazioni del poliedrico artista e designer milanese si susseguono negli anni, spesso ponendo in relazione, nella fase di realizzazione degli artefatti cartacei e multi-materici, aziende di produzione con editori spinti da volontà di innovazione. Già nel 1937 sperimenta l’uso del cellophane, nel 1964 lavora con il filo da maglia (L’idea del filo), nel 1987 con la plastica (Il merlo ha perso il becco). Bruno Munari delinea un percorso fondamentale per le successive teorie sull’educazione infantile, ove il libro è il presupposto del gioco e il gioco è fondamentale forma di conoscenza. Le forme poliedriche del libro che assecondano una ideazione e realizzazione fuori dagli schemi, attraggono e avvincono il lettorebambino proprio nella sua fase di vita in cui tutto è gioco e scoperta, l’apprendimento avviene istintivamente attraverso tutti i recettori sensoriali: tattili, sonori e olfattivi. Munari sperimenta su carta intersezioni materiche e trasparenze (Nella nebbia di Milano, 1968), finestre intagliate e carte colorate (Nella notte buia, 1956), pieghe, colori, geometrie nelle varie declinazioni dei Libri illeggibili (1953, 1865, 1966, 1967). La Tavola tattile22 (la cui prima edizione è del 1931 e cui seguono altre proposte rispettivamente nel 1943 e 1993) è una sintesi, se pur non in forma di libro, del suo metodo. Al pari di una partitura musicale, nella tavola del 1943, Munari indica il tempo di fruizione poiché, se la percezione tattile è lineare, i tempi possono dosarsi nella lettura come nella musica. Le tavole tattili non sono né libri né semplici giochi, sono artefatti “non finiti”, trasformabili, manipolabili, per esperienze sensoriali totali e globalizzanti che coinvolgano a tutto tondo il pubblico-bambino.

David Pelham, Trail: Paper Poetry, New York, Little Simon, 2007.

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L. Frank Baum, Robert Sabuda (illustrazione e pop-up), The Wonderful Wizard of Oz, New York, Little Simon, 2000.

Robert Sabuda, Beauty & the Beast, New York, Little Simon, 2010.

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Carte e cartoncini per dare forma al libro

Talvolta è la fisicità stessa del libro, integrata al visual design, a costruire la narrazione e generare il coinvolgimento del lettore, con l’illusione visiva propria della fiction. Dietro dorsi e copertine tradizionali possono nascondersi libri “non ordinari”, dalle caratteristiche inconsuete, “non libresche”. All’apertura destano sorpresa e meraviglia poiché includono elementi tridimensionali – costruiti attraverso la stessa materia di cui sono composti, la carta – richiedendo e stimolando l’interazione con il lettore per azionarne dispositivi movibili. È il caso dei “libri animati”, tipologia collocabile nell’intersezione tra le invenzioni del libro d’artista23 e i volumi illustrati per l’infanzia, posti a costituire ormai uno specifico e consolidato settore di progettazione, sempre più spesso oggetto di studio e sperimentazione (anche attraverso attività di workshop guidate dagli stessi autori); tipologia di libri certamente non rivolti al solo pubblico dell’infanzia. Tali particolari artefatti libreschi sono detti in gergo pop-up, poiché l’espressione inglese restituisce al meglio il senso del meccanismo costruttivo che, letteralmente, “salta fuori” come un avvenimento all’apertura della pagina, destando sorpresa, stupore, curiosità, spinta esplorativa. Gli autori contemporanei attivi in tale settore si formano nel campo dell’illustrazione, studiano il design della comunicazione e al contempo le scenografie teatrali, non escludendo l’esperienza materico-esecutiva di realizzazione attraverso un’approfondita conoscenza degli origami. Sono al contempo – conseguentemente – fini artisti del disegno, artigiani nel realizzare i prototipi manuali, e paper engineer (ingegneri della carta) quando la definizione dei singoli elementi intagliati in carta, grazie all’azione di leve a trazione e punti di incastro, deve rendere possibile la magia che consente ai materiali di base cellulosica la poliedricità, la performance alla metamorfosi tridimensionale. Oggi con la definizione di paper engineering ci si riferisce alle tecnologie di modellazione della carta funzionali all’evoluzione sia della cartotecnica industriale per il prodotto di packaging, sempre più sofisticato ed evoluto, che alla definizione del dettaglio di fustellature, cordonature, piegature, nei prodotti editoriali. Una tale specializzazione contemporanea, non sarebbe stata conseguibile se non si fossero nel tempo avvicendati studi e sperimentazioni sul tema della trasformabilità dell’oggetto in carta. I libri animati sono l’evoluzione di sistemi già esistenti in epoca premoderna (sembra che i primi esempi risalgano al XIII secolo) in cui, attraverso elementi movibili innestati tra le pagine dei volumi, si potevano rappresentare e comunicare efficacemente concetti scientifici (per lo studio dell’astronomia e per procedure matematiche di calcolo). Ciò è avvenuto ancor prima che altri dispositivi movibili in carta divenissero anticipazione delle macchine ottiche per il montaggio delle immagini dinamiche (antesignani della cinematografia). Presupposto del pop-up sono i solidi geometrici e le loro caratteristiche, interpretate e analizzate attraverso carte e cartoncini, cui poi si aggiungono il colore e le figurazioni più varie, sovrapponendo al progetto del meccanismo cartotecnico il sistema espressivo dell’illustrazione. Tra i primi dispositivi cartacei movibili inseriti nei volumi vi sono le semplici volvelle: due dischi concentrici, collegati tra loro e sovrapposti di cui il superiore, traforato, mostra ciò che è marcato sul disco inferiore a seconda della rotazione (proprio come un disco orario).

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Irma Boom, James Jennifer Georgina, London, Erasmus Publishing, 2010. Irma Boom, Gutenberg-Galaxie II, Gutenberg Price, Leipzig, Germany, 2001.


Si inserirono volvelle nei volumi manoscritti sin dal XIII secolo e tale pratica registrò un rinnovato successo nel XV secolo per la diffusione di testi di tipo astronomico24. Sono dette volvelle anche quelle realizzate in forma rettangolare (simili ai regoli calcolatori), funzionali a rendere velocemente accessibili più livelli di informazioni numeriche, prima dell’avvento del digitale. Le slide chart, tabelle che slittano, dette anche Perrygraf dal nome del principale produttore ancora esistente, trovano impiego nei campi più diversi, in notazione delle frequenze radio, in ambiente medico, per elettrotecnici, in diversi settori industriali, in ambito musicale, nella misurazione del tempo. La carta è materiale, per sua natura, incline a forme plurime, prestandosi alla modellazione in una molteplicità infinita di configurazioni. Con essa si può giocare e realizzare con limitata spesa sorprendenti strutture tridimensionali; tale possibilità, nota sin dal secolo XIX, epoca di affascinanti oggetti ludici quali harlequinades, paper dolls, tunnel peep show, gli stessi pop-up. Piegare la carta significa lasciare sulla sua superficie una traccia indelebile; tagliarla consente di attribuirle forme, dimensioni, complessità; stratificarla permette di pervenire a notevole resistenza. Intersecare e combinare gli elementi in carta – piegati, intagliati, inspessiti – seguendo un progetto, genera meccanismi motori che, per scorrimento, rotazione, pressione, elevazione, trasformano il semplice foglio piano in forme tridimensionali nello spazio. Irma Boom, The Architecture of the Book, Eindhoven, Lecturis, 2013.

Fra un cartoncino intagliato è piegato a 90° e uno a 180°, vi è una sostanziale differenza. Negli anni Ottanta del Novecento Masahiro Chatani, architetto e docente giapponese, partendo da tali conoscenze, ha definito la tecnica della “Origamic Architecture” dando vita a modelli tridimensionali in carta, intagliando pieni, vuoti e giochi di luce su singoli fogli di cartoncino poi da aprirsi ad angolo retto. Le opere di Chatani sono state di suggestione per lo studio di vere e proprie strutture architettoniche. Un pop-up è solitamente formato da più elementi incollati fra loro e animati da leve e meccanismi, solitamente aprendo a tutto tondo le pagine del volume che li contiene. La tecnica abbracciata da Chatani e da altri paper engineer contemporanei, ispirandosi all’arte del Kirigami25, genera creazioni a tre dimensioni partendo da un unico foglio di carta trasformandolo e modellandolo senza aggiunta né perdita di materia, solo grazie all’alchimia di tagli e pieghe.

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Il libro come esperienza

Irma Boom, Sheila Hicks: Weaving as a Metaphor, New Haven, Yale University Press, 2006. (precedente, a fianco e sotto)

L’editoria contemporanea è sempre più alla ricerca di nuove suggestioni ed esperienze fruitive da offrire ai propri lettori. I volumi posti sugli scaffali, come sappiamo, attraggono in principio per la suggestione delle copertine, divenute oggetto di interesse specifico dei marchi leader dell’editoria internazionale conosciuti per la cura dedicata al design del libro. La copertina riveste, protegge, e al contempo funge da interfaccia comunicante, stimolando soprattutto vista e tatto, ma, potenzialmente, anche gli altri sensi (vi sono stati esempi di cover sonore, olfattive, degustative…). L’uso di materiali diversi dalla carta, sottoposti a trattamenti inusuali e complessi (effetti cangianti, goffrature, inserti) fanno sì che spesso i volumi, più che prodotti librari tradizionali e convenzionali, siano risultato di elaborato packaging editoriale, sperimentazioni che traggono idee e suggestioni da settori limitrofi a quello cartotecnico. Se i libri sono oggetti di progettazione, non solo per il contenuto ma anche per l’aspetto visivo, per la scelta materica e la struttura compositiva, "autore" è anche la figura del graphic designer. Il grafico infatti talvolta lavora in stretta collaborazione con l’autore dei contenuti testuali e con l’editore, in alcuni casi si muove solo, con la propria competenza tecnica, con la sensibilità di adattare il gusto personale alle regole della leggibilità unita alla capacità di trasmettere un messaggio di non sole parole. Il designer grafico lavora dunque come un regista alla struttura complessa del prodotto editoriale. Molti intellettuali e creativi hanno fatto la storia del libro “d’artista”, attraversando le avanguardie storiche, il Situazionismo, Fluxus, l’editoria sperimentale dei Sessanta e Settanta del Novecento. La forte personalizzazione, l’eccezionalità e l’unicità di tali progetti, è lontana chiaramente dalla riproduzione in serie del libro; per tale motivo abbiamo escluso tali visionarie esperienze – pur interessantissime – dagli obiettivi di questa sintesi. Numerosi sono i graphic designers, riconosciuti dalle più affermate riviste di design (Eye, Étapes, Dude, Idpure…), il cui lavoro si presterebbe ad essere analizzato in un’ottica di progettazione del libro a tutto tondo, integrata, tra contenuti e veste editoriale. Tanti anche gli esempi, frutto della creatività diffusa, rintracciabili grazie alla condivisione iconografica in rete (pinterest, behance) di progetti d'autore. Per tutti citiamo il lavoro dell’olandese Irma Boom i cui progetti editoriali fondono in un unicuum i tre criteri essenziali per definire la progettista “autrice”: esperienza tecnica, una linea stilistica riconoscibile e un significato, un contenuto elaborato e interiorizzato personalmente, palpabile attraverso le sue opere26. La Boom ha la capacità di reinventare il ruolo del libro stesso, rileggendone la forma tradizionale e innovandola con soluzioni che coinvolgono alla “lettura” sempre in modalità inedite e differenti. Il suo percorso è deliberatamente spinto alla sperimentazione, mettendosi alla prova sul limite, la soglia sottile, del libro come oggetto. Il libro è un artefatto tridimensionale e come tale manipolabile, può divenire dunque uno strumento personale, intimo, percepibile attraverso i sensi e veicolo di messaggi che possono coesistere ai veloci e mutevoli format digitali. Il lavoro della Boom è radicale ed è stato oggetto di una molteplicità di giudizi che le hanno nel tempo attribuito transitorie etichette (estetizzante, decostruttivo, femminista), alimentando saldamente il dibattito sui temi della leggibilità, funzionalità e oggettività del libro.

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Obiettivo dichiarato della progettista è trascendere la funzione di informazione e disseminazione dei contenuti che era propria del libro codex (e che oggi gli strumenti digitali già ampiamente portano avanti), riscoprendo e mettendo in primo piano attitudini non del tutto esplorate nell’oggetto libro contemporaneo, accrescendo le relazioni possibili tra i sensi (vista, tatto, olfatto) e i processi cognitivi. Il libro, per Irma, rimane un oggetto industriale27, non artistico; la qualità del design grafico deve coniugarsi alla riproduzione seriale che domina la scelta dei supporti, i trattamenti superficiali, l’impronta degli inchiostri, il taglio, la rilegatura, l’intervento su tutti gli elementi che configurano il libro. La designer se ne prende cura, lo segue e accompagna in ogni fase di realizzazione; il segno della sua presenza è evidente nel progetto, mai accondiscendente o di semplice servizio alla committenza, ma sempre partecipato, vissuto con estremo coinvolgimento, indirizzato a costruire con essa un dialogo volto ad amplificare ed esprimere attraverso il libro, il contenuto. Una copertina bianca, a leggero rilievo, in stoffa, avvolge i ricchi contenuti interni – testi grafici e illustrazioni colorate – delle pagine dalle fustellature irregolari e morbide come fossero da accarezzare: è il volume dedicato all'artista del tessile, Sheila Hicks: Weaving as a Methaphor (Yale University Press, 2006). Un volume che non usa una goccia di inchiostro e coglie lo spirito del prestigioso brand cui è dedicato con il solo linguaggio di delicate goffrature grafiche e testuali sul fondo bianco delle pagine in carta profumata: N° 5 Culture Chanel (Editions de la Martinière Publishing, 2013). L’attenzione per il racconto che si dispiega sul bordo sottile di taglio delle pagine, attraverso il trattamento cromatico oppure la scelta di fustellatura, è un elemento ricorrente del linguaggio dell’autrice, presente nel possente volume SHV Think Boom 1996 - 1896 (SHVHoldings Utrecht, 1996) che nasce come commemorazione dell’omonima holding olandese; nel catalogo The sky diary (Issey Miyake foundation, 2013) per l'opera dedicata allo studio dei mutevoli cambiamenti cromatici del cielo di Dai Fujiwara; in Represent Royal Tichelaar Makkum (010 Publishers, 2010), volume che illustra l’evoluzione dello storico marchio di ceramiche olandesi; in 1001 Vrouwen uit de Nederlandse Geschiendenis (1001 Women in Dutch History, Vantilt, 2013), dove nel contrasto tra le leggere pagine rosa distinte da 5 sezioni interne profilate di nero e la rigida copertina nera, possono leggersi similarità e differenze tra figure femminili del passato e del presente.

Els Kloek, Irma Boom (design), 1001 Vrouwen uit de Nederlandse Geschiedenis (1001 Women in Dutch History), Nijmegen, Vantilt, 2013.

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Jean-Louis Froment, Irma Boom (design), N° 5 Culture Chanel, Editions de la Martinière Publishing, 2013.

Sempre lavorando sul profilo esterno dell’oggetto libro, la Boom fa un uso elaborato del dorso, trasformandolo in cerniera che tiene unite le pagine e al contempo in meccansimo che consente la trasformazione formale del volume in più dimensioni: triplice è la costa di James Jennifer Georgina (Erasmus Publishing, 2010-2014), a doppio cardine quella per Gutenberg-Galaxie II (Irma Boom and Kristina Brusa, 2002). L’autrice non sceglie mai i formati dimensionali del libro in modo convenzionale. Emblematico il racconto antologico su di sé che si offre, entro la medesima edizione, in due stremi opposti, nel contrasto di una versione pubblicata in grande e solide dimensioni e in una seconda estremizzata in miniatura (Irma Boom: The Architecture of the Books, Lecturis, 2013). Questa abilità interpretativa, trasformativa, degli strumenti linguistici che alimentano il progetto, sono e possono rimanere – a giudizio di Irma Boom e anche per noi – le funzioni e i valori che salvano oggi il libro dall’estinzione.

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Note

Riprendendo il concetto espresso da Warren Cappell e Robert Bringhurst in Breve storia della parola stampata (Chappell, Bringhurst, 2004, p. 11). 2 Non è difficile rintracciare oggi, nell’epoca dell’affermazione digitale, tesi che affermino la superiorità del libro quale strumento di lettura. Come suggerisce Alberto Manguel in Una storia della lettura: “È interessante notare come spesso un’innovazione tecnologica, come quella di Gutenberg, non solo elimini ciò che rende superato, ma ne valorizzi invece le virtù appassite, facendoci apprezzare meglio ciò che sembrava banale” (Manguel, 1997, p. 144). 3 L'articolo "As we may think" di Vanner Bush per la rivista Atlantic Monthly, testo in cui si inizia a parlare di tecnologie ipertestuali elettromeccaniche come estensioni della mente umana. 4 Questo tema di ricerca sviluppato da Luciano Perondi ed espresso attraverso il concetto di sinsèmia indaga “la disposizione deliberata e consapevole di elementi di scrittura nello spazio con lo scopo di comunicare in modo ragionevolmente univoco e secondo regolarità” (Perondi, 2012). 5 Si semplifica qui il processo di comunicazione come espresso da Romàn Jakobson. Per approfondimenti Romàn Jacobson, Saggi di linguistica generale, Milano, Feltrinelli, 1966, pp. 219. 6 L’autore contemporaneo è inteso, in questo contesto, come figura generale, non come persona singola, ammettendo la possibile compresenza di più persone al processo di scrittura e produzione dell'oggetto libro, tra le quali si inserisce anche il graphic designer. 7 Lèggere: dal greco leg-ein, discorrere, da cui lògos, discorso, e lexis, parola. Propriamente significa raccogliere, rilevare, radunare con l’occhio caratteri scritti, stampati, ma anche - potenzialmente - pronunziarli ad alta voce. 8 Tema già ampliamente affrontato dal punto di vista della comunicazione visiva in Gerard Ungers, Il gioco della lettura, Viterbo, Stampa Alternativa, 2006, pp. 221; in senso specificatamente letterario in Federico Bertoni, Il testo a quattro mani: per una teoria della lettura, Scadicci, La Nuova Italia, 1996, pp. 338; relativamente alla trasformazione della pratica della lettura e dell’oggetto libro imprescindibili: Guglielmo Cavallo, Roger Chartier, Storia della lettura nel mondo occidentale, Roma, Laterza, 2009, pp. 48; Frédéric Barbier, Storia del libro: dall'antichità al 20. Secolo, Bari, Dedalo, 2004, pp. 565. 9 Ivan Illich, Nella vigna del testo, Milano, Cortina editore, 1994, pp. 226. 10 Fondamentali sul ruolo dell’immagine e il significato di testualità, le riflessioni di Vilém Flusser espressi in, Per una filosofia della fotografia, Milano, Bruno Mondadori, 2006, pp. 117 e Immagini. Come la tecnologia ha cambiato la nostra percezione del mondo, Roma, Fazi, 2009, pp. 237. 11 Le immagini sono elementi comunemente ritenuti distinti dal testo, come se tra esse e la componente scritta vi sia sempre una distinzione, se non contrapposizione e dominanza. Attraverso il concetto di sinsèmia Luciano Perondi, partendo dalle riflessioni di Giovanni Lussu, indaga proprio su questi aspetti. 12 Per approfondimenti sul ruolo delle immagini rispetto al testo: “Leggere le figure”, pp. 105-118, in Alberto Manguel, Una storia della lettura, Milano, Mondadori, 1997, pp. 371. 13 È interessante notare come il verbo giocare in inglese, francese, tedesco - to play, jouer, spielen – abbia una polivalenza maggiore rispetto all’italiano giocare e riesca meglio a esprimere il senso di applicazione a molteplici contesti. 14 Stefano Bartezzaghi, in Scrittori giocatori, descrive almeno tre tipi di gioco cui gli autori letterari sono avvezzi: il gioco vero e l’enigmistica, il gioco come espediente narrativo, il gioco linguistico, il gioco come paradigma della stessa letteratura. 15 Le virgolette qui poste sono utilizzate nel senso che attribuisce loro Stefano Bartezzaghi quando le definisce virgolette “del non gioco”. “Il gioco è quella cosa che mette le altre tra virgolette” (Bartezzaghi, 2014, p. VIII). 16 Tra i partecipanti all’Oulipo spiccano Georges Perec e Italo Calvino. 17 Possono dirsi narrazioni caratterizzate dalla complessità anche Se una notte d’inverno un viaggiatore, di Italo Calvino del 1979, e Il giardino dei sentieri che si biforcano, di Jorge Luis Borges del 1941 e anche altri sono rintracciabili nella narrativa del Novecento. Alcuni romanzi antichi possono essere letti in tale ottica, considerando l’iperromanzo come amplificazione di tecniche narrative che già si utilizzavano da secoli. Interessante a riguardo il saggio di Carlo Cinato e Piero Fabbri, Iperromanzi e romanzi ipertestuali, 2011, www.carlocinato.com. 18 È interessante notare come Illich e Manguel citino, rispettivamente, due saggi pubblicati in un arco di tempo relativamente ravvicinato sul New York Times e sul suo supplemento letterario, relativi entrambi alla trasformazione del libro cartaceo e alla sua ipotesi di dissoluzione. Ivan Illich (Illich, 1991, p. 3) cita George Steiner, “The end of bookishness”, Times Literary Supplement, 8-16 luglio 1988, p. 754; Manguel (Manguel, 1997, p. 324) cita Robert Coover, “The end of books”, in The New York Times, 21 giugno 1992. 19 Il sociologo-filosofo austriaco già nel 1991 in Nella vigna del testo, scrive una storia delle tecniche di lettura definendo il modo “libresco” di considerare gli scritti come uno solo fra i tanti modi di interazione con la pagina scritta, il più efficace, forse, per l’ottimizzazione razionale dello strumento alfabetico, ma non l’unico possibile. 20 Gli aggettivi posti tra parentesi e dal così forte accento sono adottati nella narrazione dallo stesso Illich in Nella vigna del testo (op. cit. p. 7). 1

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Irma Boom, Exhibition catalogue for Inside Outside, New York, Storefront Art and Architecture, 2000.

A riguardo si rimanda alla esaustiva trattazione di Giorgio Maffei, Munari I libri, Mantova, Corraini, 2008, pp. 238. Munari si è formato in ambiente futurista. Marinetti fu il primo a creare tavole tattili (Sudan-Paris, 1920) e scrisse nel 1921 il manifesto Il Tattilismo. 23 A riguardo si rimanda a Giorgio Maffei, Il libro come opera d'arte: avanguardie italiane del Novecento nel panorama internazionale, Roma, Corraini, 2006, pp. 157. 24 Michelle Gravelle, Anah Mustapha, Coralee Leroux, Volvelles, 2012. In ArchBook: http://drc.usask.ca/projects/archbook/volvelles.php 25 Il Kirigami, a differenza dell’Origami che ammette solo la piega della carta, ammette le operazioni sia di intaglio che di piega, senza tuttavia asportazione di materia e senza incollaggio. Si riconosce in questa tecnica una corrispondenza con le indicazioni fornite agli studenti per lo svolgimento degli esercizi sul materiale cartaceo nei Laboratori curati da Lazlo Moholy-Nagy e Joseph Albers presso il Bauhaus (1919-1925). 26 Michael Rock, “Il grafico come autore”, Eye, n. 20,1996. (http://2x4.org/ideas/22/designer-as-author/) 27 Rem Koolhaas, nella prefazione alla monografia Irma Boom: the architecture of book, afferma: “There is no service in Irma’s industry.” 21

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Per una ergonomia della lettura: fra libro ed e-book

Marco Mazzola

Archiviazione.

“Il libro appartiene a quella generazione di strumenti che, una volta inventati, non possono più essere migliorati. […] Il libro è ancora la forma più maneggevole, più comoda per trasportare l’informazione. Si può leggere a letto, si può leggere in bagno, anche in un bagno di schiuma” (Eco, 1993, pp. 359, 370). Il libro è un oggetto ergonomicamente perfetto. L'indiscutibilità di questa affermazione di Umberto Eco, supportata dall’autorevolezza e dalla credibilità del suo autore, apparentemente non lascerebbe spazio alla discussione. Tentare di confutare un concetto così intuitivo, tanto convincente quanto tangibile costituisce una sfida improba per chiunque. L’ergonomicità del libro stampato è evidente sin dal primissimo incontro con l’oggetto libro; si è di fronte ad una sensazione, ad una percezione, che si rinnova ogni volta. Già il primo contatto con il libro, attraverso l’immagine di copertina, è un evento che magnetizza l’attenzione. L’esperienza visiva e cognitiva prosegue negli attimi successivi, ancora prima del contatto fisico, quando la mente inizia a soppesare la dimensione, stimando il numero di pagine, il peso. L’esperienza sensoriale coinvolge successivamente anche altri sensi: il tatto, che ci restituisce i primi feedback (lo spessore ed il materiale della copertina e delle pagine, il peso effettivo); l’olfatto, attraverso l’odore della carta che viene rilasciato mentre si sfogliano le pagine. Questi caratteri e legami così forti tra oggetto ed esperienza vengono definiti come aspetti cruciali nell’affermazione del primato del libro come artefatto fisico ideale, come strumento di lettura, conseguentemente qualunque tentativo di migliorarlo è destinato al fallimento (Darnton, 2011, pag. 72). Non è difficile trovare sostenitori di questa tesi. Gino Roncaglia definisce il libro come «un oggetto familiare di cui conosciamo storia, scopi e natura. Un oggetto che sappiamo come selezionare e produrre […], che sappiamo come promuovere, […] che sappiamo dove acquistare, che […] sappiamo come leggere» (Roncaglia, 2010, pag. IX). Roberto Casati ci spiega come un libro offra vantaggi su due livelli differenti, un livello fisico e un livello cognitivo, conseguenza della storia e della cultura relativa all’oggetto in questione (Casati, 2013, pag. 42). A livello fisico l’interazione con il libro è istintiva, frutto della linearità della scrittura a codice; ciò nondimeno sappiamo anche soppesare con le mani o con la vista quanto rimane da leggere: un fattore importante, quest’ultimo, che può modificare il ritmo di lettura1. A livello cognitivo i vantaggi sono ancora più evidenti una volta che sono presentati: la linearità semplifica la comprensione, gli argomenti vengono offerti nello spazio di doppie pagine frontistanti, stabili e non scorrevoli, che permettono di tenere sott’occhio molti pensieri alla volta. Il libro, inoltre, si presenta attraverso la sua individualità, ci isola rispetto ad altri artefatti cognitivi che potrebbero entrare in concorrenza con la lettura.

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Nonostante il libro sia un oggetto ergonomicamente perfetto e imperfettibile, c’è una manifesta necessità di discutere e dibattere oggi questa affermazione. L'Ergonomia2 è di per sé una disciplina che necessita di essere costantemente definita, interpretata, evoluta. Quando parliamo di libro ci sono fattori esterni all’artefatto fisico in sé che ci spingono attualmente verso nuove riflessioni. Sempre più frequente negli ultimi anni è la crescita e avanzamento del mercato editoriale digitale. Tra queste previsioni, alcune affermano che a breve il mercato dei libri digitali supererà il mercato dei libri stampati. Il primato del libro cartaceo sembra minato da un oggetto intangibile, impersonale; l’e-book, contenitore e diffusore di contenuti, di narrazioni in diverse modalità di supporto fisico e di esperienza cognitiva. La necessità di affermare e argomentare la perfezione del libro stampato – confrontandolo con il suo alter-ego elettronico/digitale – deriva da una difesa rispetto al rimpiazzo, alla minaccia, causata dall’avvento e dai primi successi dell’editoria digitale. Ritenendo realisticamente che i libri elettronici non sostituiranno mai completamente la carta stampata come strumento di conservazione e diffusione del sapere, è di grande interesse cercare di mettere a fuoco alcuni dei vantaggi offerti dall’uno o dall’altro, di tradurli in un linguaggio più familiare al mondo della progettazione.

L’ergonomia del libro

Se il libro stampato è un artefatto ergonomicamente perfetto può risultare utile cercare di rispondere a una domanda apparentemente molto semplice. Di cosa parliamo quando parliamo di ergonomia del libro? Quando Casati espone i suoi argomenti sui vantaggi del libro cartaceo rispetto a quello digitale, distingue tra due livelli quello fisico e quello cognitivo (Casati, 2013, pp. 36 - 42). Ergonomia fisica ed ergonomia cognitiva sono d’altronde aree di specializzazioni dell’ergonomia, assieme all’area organizzativa. Il livello zero della disciplina ci chiede di considerare alcuni semplici fattori per perseguire un approccio ergonomico; più precisamente, in un progetto l’ergonomia definisce gli obiettivi da conseguire, le caratteristiche specifiche della popolazione di riferimento, i processi e le tappe che devono essere svolti, i vincoli esistenti, i fattori riguardanti l’ambiente fisico, organizzativo, sociale, ai cicli di vita e gli eventuali cambiamenti dinamici al suo interno. Semplificando, i fattori chiave che caratterizzano l’ergonomicità in un progetto sono legati a pochissimi ma fondamentali elementi inerenti alla natura dell’oggetto, alle capacità e ai bisogni di chi ne fruisce, al tipo di interazione necessaria al soddisfacimento delle attese e legate esperienza dell’utente, al contesto in cui questa interazione avviene.

Che cos’è un libro?

La letteratura tratta questo argomento in maniera più che esaustiva. Non è questa l’occasione in cui discutere filologicamente sul significato ontologico del libro. È più utile forse analizzare in maniera semplice e intuitiva alcuni elementi caratterizzanti l’ergonomia del libro scegliendo un approccio pertinente agli scopi della trattazione. Un libro ha una natura duale: è il contenuto che esso veicola (testo e/o immagini) assieme all’artefatto utilizzato per visualizzarlo. Il libro è, quindi, sia un concetto che un oggetto, e questa sua natura ambivalente non può in alcun modo essere scissa. Questa definizione, discutibile a tutti gli effetti, aiuta a capire come il discorso relativo

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Dante. Luca Signorelli, affresco, 1500 ca., Orvieto - Duomo, cappella di San Brizio.

La lettrice. Jean-Honorè Fragonard, 1776. Olio su tela, National Gallery of Art, Washington.


all’ergonomicità, tradizionalmente intesa, possa riguardare primariamente uno soltanto di questi due aspetti del libro: ossia l’essere dell’oggetto fisico. Ma se non si può parlare di ergonomia della scrittura, è possibile, forse, approfondire l’ergonomia della visualizzazione dei contenuti attraverso un’interfaccia fisica, l’utilizzo dello spazio, l’interazione per fruire tale rappresentazione.

Qual è la finalità di un libro?

Lo scopo di un libro è di trasmettere informazioni, indipendentemente dal supporto fisico e da come queste possano essere rappresentate. Non è la finalità di un libro che cambia nel passaggio tra cartaceo e digitale, bensì la modalità d’uso e – eventualmente – le modalità narrative e quelle fruitive legate al supporto che il lettore utilizza. Una storia, una ricetta, un romanzo, un saggio, un testo scientifico, sono rappresentazioni di informazioni che si rivolgono ad utenti differenti, con lo scopo di comunicare contenuti. Quello che cambia è la tipologia del lettore e la modalità di fruizione dei contenuti da parte di questi utenti. Un testo universitario avrà come fruitori studenti (una popolazione ben identificabile dal punto di vista fisico, da una specifica fascia d’età e dalle caratteristiche antropometriche che ne conseguono, e cognitivo, per l’attitudine ad un certo tipo di studio); la modalità di fruizione sarà contestualizzata all’interno dell’attività di studio: quindi a casa, o su un banco universitario, con un alto livello di concentrazione. Un libro di narrativa, secondo il genere che esso tratta, avrà una popolazione di utenti certamente più varia, secondo le preferenze di lettura, che utilizzerà il libro principalmente per scopi di intrattenimento, con una fruizione più libera nei contesti ambientali più diversi. È importante sottolineare questi aspetti in quanto la caratterizzazione della popolazione di riferimento e, ancor più, le modalità di fruizione ch’essa fa di un libro, sono riconducibili a caratteristiche ergonomiche nette, definite.

Chi sono gli utenti di un libro? Chi dell’e-book?

Helen Keller, scrittrice e attivista statunitense, sordo-cieca, ha tra le mani un testo braille, 1910 ca. (pagina a fianco)

Le teorie più aggiornate nel campo dell’ergonomia ci suggeriscono di affrontare un progetto da un punto di vista sistemico e generale. Un errore abbastanza diffuso è quello di lavorare eccessivamente su ogni dettaglio di un artefatto, trasformandolo in un prontuario di ergonomia, salvo poi rendersi conto che questi aspetti sono legati a una sola fase del suo ciclo di vita. Ciò significa che un oggetto ergonomicamente corretto deve tenere conto di tutti gli attori che ad esso si relazionano, non solo l’utente finale, ma anche chi si interfaccerà con esso nel processo di sviluppo, produzione, trasporto, vendita, fruizione, conservazione, eventuale fine vita. È possibile individuare, in generale, quanti siano effettivamente i potenziali utenti di un oggetto. Soffermiamo l’attenzione sull’utente finale, inteso come fruitore dell’oggetto libro (cartaceo e non). Che caratteristiche fisiche e cognitive può avere? La riposta a questa domanda è indeterminata, nel senso che chiunque sia in grado di interpretare un codice di rappresentazione scritta (o illustrata) è, alla fine, un lettore. È fondamentale inserire il concetto di contesto d’uso per poter differenziare le potenziali tipologie di utenti e incominciare a caratterizzarle per trarne elementi operativi di progettazione ergonomica. Ne illustriamo tre, scelti secondo un criterio che prende spunto da “La quarta Rivoluzione” quando l’autore definisce tre diverse situazioni di fruizione di un testo (lean forward, lean back e mobilità):

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«La fruizione lean forward è quella che si ha quando siamo ‘protesi in avanti’ verso l’informazione, come facciamo scrivendo, studiando un libro seduti alla scrivania […] o lavorando al computer. […]. La modalità lean back è invece caratterizzata da una fruizione rilassata, ‘appoggiati all’indietro’ (ad esempio in poltrona), di una informazione che ci assorbe ma da cui possiamo lasciarci trasportare senza la necessità di interventi attivi di elaborazione e manipolazione. […] Infine, le situazioni di mobilità determinano una ulteriore tipologia di uso dell’informazione[…] sull’autobus e in metropolitana, quando leggiamo un libro in treno…» (Roncaglia, 2010, pag. 14). Contesto lavorativo: la lettura è un momento di approfondimento, in cui si necessità di un elevato livello di attenzione. Può riguardare diverse fasce d’età della popolazione, a partire dagli studenti delle scuole primarie e secondarie, passando per la formazione universitaria, fino al termine dell’età lavorativa. Le caratteristiche fisiche del libro favoriscono un’organizzazione testuale dell’informazione che favorisca la consultazione e, ancor di più, la memorizzazione per ri-consultare. La dimensione fisica ammette dimensioni elevate, sia per numero di pagine che per spazio adibito all’annotazione, sottolineatura etc. La fruizione avviene per lo più in contesti in cui si dispone di una postazione di seduta con appoggio e spazio per altri strumenti. Contesto di intrattenimento: la lettura rappresenta un momento di relax, in cui il livello di attenzione è proporzionale alla concentrazione del lettore. È primariamente il mondo della narrativa, dei romanzi, in cui il libro si fruisce in posizioni più confortevoli in ambiente domestico, si appoggia sul comodino e si archivia in una libreria o su una mensola. Le dimensioni fisiche del libro in generale si riducono, ma lasciano ancora spazio alla diversità. Il peso (contenuto, normalmente) deve essere sostenuto dalle braccia senza eccessiva fatica, l’ingombro deve essere ridotto, ma si deve lasciare spazio alla cura del testo e della rappresentazione poiché spesso questa tipologia di libri assume un significato anche affettivo (l’edizione ricercata, l’hobbistica etc.). L’utente può essere di qualsiasi età con una predisposizione culturale a questo tipo di interesse. Contesto di mobilità: la lettura avviene in momenti di trasferimento, (ad esempio nel tragitto da un luogo all’altro), in spazi aperti (una panchina al parco o una sdraio sulla spiaggia). È il caso frequente dei libri tascabili, i cui requisiti richiedono trasportabilità e leggerezza. Il libro deve stare in tasca, non deve occupare in una borsa tutto lo spazio che potrebbe essere dedicato ad altri oggetti, ad altri volumi. La cura dell’impaginazione deve soddisfare questi requisiti, non ultimo la sua leggibilità. Il libro deve poter essere letto tenendolo con una sola mano, mentre l’altra afferra il sostegno in autobus o metropolitana. L’utente di questi libri, pur non identificabile per quel che riguarda le fasce d’età e di specifici interessi culturali, è un utente che si muove, che viaggia, che predilige maggiormente il contenuto rispetto alla forma, che non si affeziona più di tanto all’oggetto ed è anche disposto a sbarazzarsene una volta finito. Questi tre diversi contesti fruitivi sono utili a comprendere la vastità e la diversità delle condizioni di riferimento. Sono spunti di riflessione volti a sottolineare come anche per un artefatto così “semplice” come è un libro, un approccio ergonomico possa supportare alcune scelte progettuali quando si pensa al mondo della produzione editoriale.

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Ergonomia fisica del libro

Charles Dickens legge alle figlie Mamey e Katey, 1865.

Attraverso i sensi della vista e del tatto noi prendiamo, prevalentemente, conoscenza del mondo che ci circonda soprattutto nei suoi aspetti materiali, geometrici e cromatici (Biondi, 1994, pag. 5). Il senso visivo e quello cutaneo interagiscono con quello la postura e la locomozione del corpo mediante esperienze del tipo: avvicinarsi a un oggetto, toccarlo e prenderlo in mano. È l’atto determinante dell’acquisizione di cognizioni legate ad una realtà concreta e materiale. I segnali d’entrata nel senso della vista dipendono soprattutto da variabili spaziali e, solo in un secondo tempo, da variabili temporali. Tuttavia la variabile tempo gioca un ruolo fondamentale nel sistema visivo poiché gli scenari sono spesso in movimento relativo rispetto al soggetto. Questo sintetico resoconto sul sistema visivo, è occasione per sottolineare come l’interazione fisica tra uomo e libro sia a tutti gli effetti argomento dell’ergonomia. L’occhio è lo strumento di acquisizione dell’informazione testuale (e/o iconica) veicolata attraverso il libro. Vi sono delle differenze che influenzano l’esperienza di lettura, privilegiando la scelta di un supporto fisico rispetto all’altro; due gli aspetti più rilevanti in questo ambito. Il primo riguarda la risoluzione dei supporti di registrazione dei segni (carta stampata e dispositivi di lettura digitale), che si traduce nella sensazione di pienezza e nitidezza percepita nella lettura del testo. La carta stampata è in grado di garantire una risoluzione di circa 300 pixel per inch (ppi). Per avere un’idea di confronto, il monitor di una postazione Pc (1024 x 768 pixel) ha una risoluzione di circa 85 ppi, l’e-book reader più venduto, il kindle di Amazon, 212 ppi, l’iPhone 6 plus ha una risoluzione di 400 ppi. Le informazioni sulla risoluzione, prese da sole, sembrerebbero dimostrare che la risoluzione digitale offerta dalle nuove tecnologie (in particolar modo gli smartphone, ma anche i tablet) ha superato il supporto cartaceo. Tuttavia, la percezione di affaticamento della lettura su schermi retro-illuminati è ancora piuttosto elevata, costituendo una delle cause che ha rallentato notevolmente l’affermarsi dei formati narrativi digitali (ovvero l’e-book) come alternativa al libro tradizionale. La retro-illuminazione rappresenta dunque il secondo fattore critico rilevante in questo tipo di progettazione; il problema è stato affrontato (e in parte superato) attraverso lo sviluppo di una nuova tecnologia di visualizzazione dell’informazione digitale, l’e-Ink3. Se nel caso dello schermo retroilluminato ciascun pixel è una fonte luminosa costante, l’inchiostro elettronico è un liquido oleoso (proprio come un inchiostro, solo un po’ più denso) formato da particelle bianche e nere cariche elettricamente e racchiuse fra due sottili fogli di plastica attraversati da una fitta rete di cellette caricabili mediante energia. In base al testo (o all’immagine) da visualizzare, la carica in superficie viene impostata per richiamare le particelle scure dove il testo prevede la presenza di inchiostro nero, e le particelle bianche dove invece deve simulare il supporto cartaceo. L’effetto di questa tecnologia è piuttosto efficace, diminuendo la differenza tra percezione su carta e percezione su supporto digitale, grazie al fatto che in questo modo lo schermo del reader non emette luce, ma riflette soltanto quella di fonti luminose che colpiscono lo schermo (condizione che rende efficace l’illuminazione frontale notturna degli e-book reader, molto meno affaticante per la vista rispetto a quella degli altri dispositivi elettronici di lettura).

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Antropometria e Biomeccanica

Antropometria e Biomeccanica sono due discipline scientifiche di grande rilevanza nell’ergonomia fisica. L’antropometria, disciplina che misura e studia nel tempo le dimensioni e le evoluzioni del corpo umano (proponendo classificazioni basate su parametri quali l’età, il sesso, l’etnia etc.) rappresenta lo strumento ideale per il progetto dimensionale degli oggetti usati dall’uomo. La biomeccanica invece applica le leggi della meccanica allo studio del movimento umano; tale disciplina affronta argomenti quali la corretta postura e i disturbi muscolo-scheletrici. In generale è in grado di fornire parametri per quantificare e qualificare il movimento umano, simulando la sua interazione con qualsivoglia elemento di un prodotto (o sistema) (Andreoni, 2012, pag. 29). Un rapporto significativo tra libro e antropometria si è manifestato, in particolare, attraverso quelle iniziative editoriali legate alla pubblicazione dei “tascabili” di cui si è parlato in precedenza. Come suggerisce la parola stessa, essi sono libri cartacei di dimensione ridotta, in grado di essere facilmente portati con sé (“in una tasca”) dai lettori, maneggiati e fruiti efficacemente anche in condizioni di mobilità. Oggi l’antropometria ha re-indirizzato e potenziato il suo contributo nel mondo del libro digitale, come conseguenza di un cambiamento radicale dell’interazione fisico-cognitiva con l’oggetto di lettura. La fruizione lineare e sequenziale di un libro tradizionale avviene attraverso un gesto semplice: girare una pagina. Ciò significa cercare con due dita della mano destra un punto in cui si riesce a fare presa sulla carta, afferrare la pagina tra le dita, ruotandola fino ad adagiarla a sinistra sulla penultima letta (il movimento si completerà, poi, tenendo con la mano sinistra la pagina appena girata stratificandola sulle precedenti). I supporti digitali, in particolar modo gli e-book reader e i device in generale di ultima generazione, presentano un tipo di interazione completamente differente. Il sistema di touch screen è ormai ampiamente utilizzato e si è stabilizzato come elemento del prodotto, dopo una fase in cui i tasti posizionati a varie altezze sui lati dei dispositivi erano causa di continui e frustranti errori di visualizzazione e affaticamento nella lettura che hanno certamente determinato il fallimento dei modelli precedenti. Questo ha dato un nuovo ruolo al dimensionamento antropometrico, per cui lo studio delle zone di diversa raggiungibilità dello schermo da parte delle dita della mano assume il ruolo di criterio di progettazione fondamentale per l’oggetto in questione. Sul fronte di un eccessivo dimensionamento che rischia di diventare difficilmente fruibile per tutta la fascia di utenti aventi le mani più “piccole”, la manovrabilità di mani grandi su un dispositivo di dimensioni ridotte risulta difficile, (soprattutto se si vuole valorizzare la possibilità di sottolineatura e quella della ricerca di termini in dizionari che questi dispositivi offrono). Va, indubbiamente, interpretata in questa direzione, l’offerta sul mercato di dispositivi di dimensione diversa che, a una prima valutazione, possono riferirsi a una differente “trasportabilità”, ma che di fatto vengono rivolti a classi di utenti antropometricamente differenziati. La relazione tra la progettazione di un libro e lo studio della biomeccanica, invece, risulta meno facile da intuire; sembra assumere, invece, un ruolo culturalmente fondamentale nel passaggio (o affiancamento) dei dispositivi digitali a quelli cartacei. L’osservazione e l’interpretazione del comportamento umano

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Libro cartaceo ed e-book a confronto.


Contesto d’uso, mobilità.

rispetto all’usabilità degli oggetti è uno degli elementi di maggiore importanza nel design e ancor più nel design ergonomico. La classificazione dei contesti ambientali di fruizione dell’informazione fornita da Roncaglia (lean forward, lean back e mobilità) è un ottimo spunto di partenza ed approfondimento. La tesi sostenuta ne “La quarta rivoluzione” evidenzia che il vantaggio del supporto cartaceo sia garantito dalla sua adattabilità alle tre situazioni sopra descritte, mentre la fruizione lean forward è l’unica in cui un testo digitale può in qualche modo trovare una specifica valorizzazione. Possiamo provare a filtrare e interpretare, con la lente della biomeccanica, queste tre modalità di fruizione dell’informazione. La modalità di lean forward prevede, per una corretta fruizione dell’informazione, il soddisfacimento dei requisiti propri dell’ergonomia degli ambienti di studio e di lavoro, in cui serve mantenere desta l’attenzione per un tempo prolungato. Ciò si traduce nell’assunzione di una postura corretta (che si ottiene disponendo di una sedia avente un supporto per la colonna vertebrale e un appoggio per le braccia, per non sovraccaricare e schiacciare la zona lombare), quindi attraverso una condizione fisica confortevole ma non comoda. Anche la modalità di lean back si basa su una precisa postura, questa volta però più rilassata, protesa più verso un appoggio comodo e confortevole. Addirittura è possibile prevedere il passaggio da una postura seduta a una sdraiata. La modalità mobilità infine, introduce una componente nuova, quella dell’instabilità corporale legata al movimento, in cui il fattore dimensionale dell’oggetto di lettura, oltre alla trasportabilità, agisce sulla fatica muscolare attraverso il suo peso, mentre si tiene in mano a una certa distanza da un punto di rotazione delle braccia. Il punto chiave di questa discussione risiede nella tesi stessa del suo autore. La modalità di lean forward è una modalità indotta dall’oggetto fisico, prima ancora che dal contenuto che trasmette. La “postazione di lavoro al videoterminale” presuppone l’utilizzo di un computer, quindi di un artefatto tecnologico ben definito. Ma c’è un prima e un dopo, storicamente, che dà continuità, a nostro avviso, al passaggio in corso tra cartaceo e digitale. Prima dell’avvento massivo di Internet, il cartaceo era l’unico vero veicolo di informazione e si lavorava e si studiava per lo più su libri di testo, quindi fruibili in ogni modalità. L’avvento massivo di Pc portatile e Notebook ha cambiato radicalmente la tipologia di contenuti e le modalità di scambio tra i vari interlocutori, anche e soprattutto in ambienti di tipo lavorativo (si pensi ad esempio alle “dispense universitarie”, ai manuali che si “scaricano” etc.). Questa tipologia di contenuti è stata per un decennio fruibile attraverso supporti digitali che non potevano essere utilizzati altro che in modalità lean forward, e che spesso richiedevano (e richiedono) la stampa per la fruizione lean back. Più recentemente lo sviluppo tecnologico ha fatto passi da gigante e contenuti tipici dell’editoria digitale oggigiorno possono essere fruiti quasi ovunque. Anzi, diviene oggigiorno più facile passare da una modalità all’altra attraverso i dispositivi digitali, piuttosto che non attraverso il cartaceo. Non solo, uno dei vantaggi riconosciuti al digitale è quello di offrire strumenti come i segnalibri elettronici, i dizionari, le modalità di ricerca e gli ipertesti, che possono dare vita a nuovi modi di lettura e di apprendimento, che si lasciano la linearità del libro cartaceo alle spalle (pur non negandone il valore) e migliorando anche l’esperienza di ricerca e di consultazione dell’informazione.

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Ergonomia cognitiva del libro

L’Ergonomia cognitiva focalizza la propria attenzione sui processi mentali, quali la percezione, la memoria, il ragionamento e come questi stati mentali agiscano e influenzino l’interazione dell’uomo con gli altri elementi del “sistema”4. Torniamo ai vantaggi cognitivi del libro cartaceo proposti da Casati, in particolare alla linearità e sequenzialità dello svolgimento narrativo come semplificazione della comprensione. Ciò che Casati sostiene è riconducibile a uno dei concetti più importanti nel mondo dell’ergonomia cognitiva e dell’usabilità, messo a fuoco da Donald Norman nel 1986 e relativo ai modelli concettuali (Norman, 1988, pag. 25). Vi sono due modelli distinti in un processo di design. Il primo è il modello ideativo del progettista, ovvero la visione prefigurativa dell’oggetto che andrà a realizzare; tutti gli elementi presenti nel prodotto risponderanno alla sua idea di forma, di come quell’oggetto debba funzionare, di quali obiettivi si pone e come l’utente deve interagire per raggiungerli. Il secondo modello è quello dell’utente, e rappresenta l’interpretazione che una persona dà agli elementi presenti in un particolare oggetto di design (e in un artefatto tutti gli elementi presenti sono di design, nessuno escluso) per identificare la funzionalità di quell’oggetto e come fare a usarlo. Norman afferma che un oggetto di design è valido se e solo se questi due modelli si fondono efficacemente nell’immagine reale del prodotto; altrimenti si parla di cattivo design e l’oggetto sarà non completamente riuscito, se non addirittura fallimentare. La linearità del libro è un modello concettuale così radicato nel lettore che qualsiasi tentativo da parte di un progettista di modificarlo è impresa ardua. Dal punto di vista dell’ergonomia cognitiva, si concorda con Casati circa i vantaggi del libro legati al concetto di linearità: se un lettore compra un libro, cartaceo o elettronico che sia, si aspetta di ritrovare proprio questo modello di linearità e individualità contenutistica. Quale utente si aspetta di aprire un libro e leggerlo saltando da un punto all’altro del testo, tornando indietro, completandolo attraverso un portale web o attraverso la consultazione di un altro libro il cui link è semplicemente cliccabile?

Contesto d’uso e tipologia di lettori.

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La rivoluzione digitale

Il Kindle Amazon.

Non è stato difficile assecondare la tesi di Umberto Eco dal punto di vista dell’ergonomia. Il Libro è un artefatto ergonomicamente maturo, compiuto. Gli utenti del libro cartaceo sono molteplici, ma facilmente identificabili. I fattori fisici nella fruizione del libro ne garantiscono una facile accessibilità e un’estesa inclusività. Il modello cognitivo è storicizzato, robusto e radicato nella mente dei suoi fruitori. La versatilità del libro-oggetto si adatta a molteplici contesti d’uso e, diciamolo, ai libri è anche facile affezionarsi. Ciononostante siamo di fronte ad un’esposizione e diffusione del digitale che sta minando il mondo del libro stampato, spingendo gli studiosi a giustificarne la sua longevità e la supremazia. Come rapportarsi, allora, al nuovo che emerge senza rinnegare l’esistenza e il valore ancora attuale del libro stampato? Donald Norman (Norman, 1992, pag. 116) sostiene che la progettazione degli artefatti sia guidata da uno sforzo ragionato volto al miglioramento di una situazione preesistente, in cui salti e passaggi bruschi sono possibili e anche da incoraggiare. Guardiamo, allora, al libro cartaceo e a quello elettronico non come a due oggetti necessariamente alternativi e oppositivi. Riflettiamo piuttosto su come la storia progettuale dei dispositivi digitali abbia condotto ad una situazione in cui abbiamo in vari casi un’alternativa valida alla carta (e sarebbe un errore per un progettista non rendersi conto di questa cosa). Come in tutti i processi evolutivi, l’affermazione attuale dell’editoria digitale si basa sul superamento dei difetti e inconvenienti del passato recente i quali sono stati cancellati, mentre i plus sono stati mantenuti e implementati. Questo processo di miglioramento e di rinnovamento è stato talmente rapido (riuscendo in vent’anni a sviluppare un prodotto in grado di confrontarsi con il libro stampato, che vanta una tradizione millenaria) che, se confermato nei prossimi decenni, legittima i dubbi sul futuro del supporto cartaceo e legittima la necessità di un intervento immediato a sua difesa. L’idea iniziale di creazione di ipertesti non lineari da visualizzare su un monitor, che ha riscosso grande interesse e scarso successo, ha generato una serie di prototipi tanto innovativi quanto fallimentari, sino a quando si è arrivati ad un prodotto competitivo in grado di affermarsi sul mercato e di sopravvivere. Gli ipertesti hanno provato a modificare il modello concettuale del libro; il loro insuccesso è stato però frainteso, identificando come causa la fruizione statica davanti ad un monitor e cercando di superare questa limitazione introducendo il concetto di portabilità del dispositivo (passaggio da modalità di fruizione lean forward a lean back e mobilità). Conseguenza di ciò è stato lo sviluppo di prototipi (quali il Data Discman della Sony) che oggi fanno sorridere, ma tuttavia hanno portato piccoli miglioramenti che hanno permesso di realizzare la prima generazione di e-book retroilluminati; a loro volta, questi hanno introdotto alcuni elementi innovativi nell’interfaccia, seppur altrettanto fallimentari (quei tasti a bordo schermo per scorrere le pagine, con i relativi errori di scorrimento dovuti alla poca maneggevolezza e ai lunghi tempi di latenza nella transizione), che hanno condotto all’introduzione dell’e-Ink e dell’interfaccia Touch. Quali sono dunque i vantaggi che offre oggi l’editoria digitale e che sostiene la sua progressiva affermazione? Gli e-book reader attuali sembrano accettare oramai il modello concettuale lineare del libro soddisfacendo un requisito fondamentale per i suoi utenti, ossia continuare a leggere come hanno sempre fatto. In questo senso gli e-book stanno adottando una strategia di

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“mimicità”, per cui un libro elettronico può essere definito libro se è capace di riproporre le caratteristiche di un libro a stampa. L’editoria digitale solo idealmente è in grado di raggiungere le stesse tipologie di utenti del libro cartaceo. In realtà il collezionismo e la conservazione-archiviazione digitale di e-book non è ancora compatibile appieno con il mercato digitale (forse eccezione fanno i nuovi collezionisti modello “Biblioteca di Alessandria”, interessati alla raccolta e alla conservazione dello scibile umano in formato elettronico, disponendo di uno spazio virtuale decisamente maggiore di quello fisico, con costi assai minori). Quella parte di utenti resistenti all’innovazione difficilmente passerà da libro a e-libro (è ancora piuttosto comune incontrare pareri differenti, utenti che provano la fruizione di formati elettronici senza troppa convinzione e poi abbandonano). Ci sono però due nuove tipologie di utenti che si stanno consolidando, e su cui sarà riversata grande attenzione nell’immediato futuro. Citando la classificazione di Paolo Ferri5 ci sono gli “immigranti digitali” (ossia coloro nati in un’era “cartacea”, ma che hanno accolto a braccia aperta l’avvento dell’era digitale), e i così detti “nativi digitali”, nati dopo l’avvento e la diffusione massiva di Internet e dei nuovi dispositivi ad Interfaccia Touch. Il dibattito attorno alla classificazione e alla definizione dei nativi digitali è molto aperto. Quello che interessa in questa sede è riconoscere che si sta affermando una nuova generazione di potenziali lettori, i cui modelli concettuali di interazione con la tecnologia sono cambiati, evoluti, perché le persone probabilmente saranno più “abituate” ad accettare queste tecnologie innovative. Dal punto di vista dell’ergonomia fisica l’e-book ha, se possibile, perfezionato l’interazione gestuale con il dispositivo. Non solo un e-book può essere fruito secondo tutte e tre le modalità descritte per il libro cartaceo, ma addirittura presenta nuove opportunità. Pensiamo a quanti libri possono essere archiviati e trasportati dentro un unico, piccolo dispositivo (per la gioia di quelli che affermano di non leggere mai meno di sei sette libri per volta). L’illuminazione (e non la retro-illuminazione) consente più comode posizioni di lettura, ad esempio, a letto o in ambienti poco illuminati, modificando così la scelta della postura in base al proprio comfort, e non in base al miglior rapporto illuminazione/ombra sulla pagina, con il libro che da solo costituisce un ostacolo alla buona visibilità di tutte le aree della pagina. Inoltre l’e-book davvero può essere utilizzato con una sola mano, grazie all’interfaccia touch che permette di cambiare pagina cliccando in un punto dello schermo facilmente raggiungibile) migliorando il comfort in diverse posture (si faccia la prova, ossia leggere un libro e un e-book con una mano sola mentre ci si aggrappa a una maniglia sull’autobus, oppure sdraiati nel letto, su un fianco). Gli studi sul dimensionamento antropometrico, che vengono trasportati su un unico modello (o pochi modelli) di dispositivi, piaccia o no, ottimizza le aree di raggiungibilità per molte, moltissime mani diverse, poiché le dimensioni delle pagine a leggere, l’impostazione dei caratteri e dell’impaginazione sono a tutti gli effetti personalizzabili. I progettisti dei formati digitali sempre più perfezionano le interfacce con informazioni sullo stato di avanzamento della lettura, per fornire al lettore un feedback importante, attraverso la simulazione dello spessore delle pagine (come iBook) o semplicemente indicando quante ne mancano. Questa sorta di personalizzazione uniformata, però, può essere valutata come uno svantaggio a livello cognitivo, poiché si perde la

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Utente indeciso.


specifica e sempre diversa dimensione fisica dell’artefatto, e questo è certamente uno dei motivi per cui la carta difficilmente andrà a morire prima di ancora almeno una o due rivoluzioni tecnologiche di un certo livello. A supporto di questa affermazione, si porta l’attenzione sul tema dello studio approfondito di testi sul cartaceo e sul digitale (Ferris, 2013). L’organizzazione spaziale del libro cartaceo sembra rivelarsi uno dei fattori principali del perché, a oggi, la distanza tra questi due supporti sia ancora elevata. La carta presenta una spazialità “estesa” rispetto al supporto digitale. Il libro è composto di una pagina a destra e una a sinistra, otto diversi angoli sulle due pagine frontistanti su cui distribuire l’informazione e la composizione di testi e/o immagini. Sembra che queste caratteristiche del libro aiutino maggiormente la memorizzazione dei contenuti, che invece si riduce nello scorrimento di un testo elettronico dove non ci sono punti di riferimento così identificabili e chiari. La fisicità del libro sembra favorire il mantenimento dell’attenzione anche grazie alla individualità e personalità (carattere) del libro come oggetto, che non offre facili distrazioni e fughe (apps, connessione internet e quant’altro) sempre più presenti nei nuovi dispositivi digitali. Grandissima rilevanza ricopre inoltre la gestualità dell’interazione con il libro cartaceo, in termini di creatività. Tra i decantati vantaggi dei supporti digitali vi è senza dubbio l’interattività. Questi strumenti offrono la possibilità di interagire con il testo, sottolineando, ricercando vocaboli, annotando commenti, ottenendo di fatto risposte ad alcune domande. Queste caratteristiche sembrerebbero addirittura risolvere un problema già posto da Platone nel Fedro circa l‘incapacità del libro di “rispondere, se lo interroghi, se non con un maestoso silenzio” (Pucci, 1989, pp. 207-280).

Nuovi contesti d’uso.

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Carta o digitale?

Tale tipo di interattività, però, va ad annullare una pratica progettuale che si esegue attraverso l’uso di una matita, che permette lentamente, nel procedere della lettura, la sottolineatura come percorso mentale per fissare le proprie idee, riordinarle a bordo pagina scrivendo una breve nota, o segnando con un trattino che quel passo è importante, va riletto, serve soffermarvisi un attimo in più. Come scrive Falcinelli: le attività grafiche sono, più in generale, un modo in cui spostiamo il pensiero sul foglio (Falcinelli, 2014, pp. 272-273). Questo tipo di gestualità e micro progettualità segnica è libera e priva di ogni vincolo tecnologico, se non quello di disporre di una matita e piccoli spazi bianchi su cui poter lasciare tracce dei ai propri percorsi intellettivi ed emozionali. L’utilizzo delle funzionalità offerte dai nuovi dispositivi elettronici invece è imprigionato nella stessa tecnologia. Non possiamo evadere dall’interfaccia che lo strumento ci impone, dove con più difficoltà possiamo sottolineare, evidenziare, annotare i nostri pensieri, lasciare traccia del nostro passaggio. Il rischio è di inibire, attraverso il mezzo, il processo creativo, uniformandolo e vincolandolo alle pur nuove potenzialità offerte dalla tecnologia. Un’ultima riflessione riguarda il collegamento fra la rivoluzione digitale e il mondo dell’ergonomia. Abbiamo già detto come in questo ambito l’attenzione progettuale si sia spostata dal prodotto all’utente6. Successivamente il campo visivo d’interesse è stato allargato, spostandosi dall’utente al sistema prodotto/utente, in cui l’ergonomia si pone come obiettivo la progettazione dell’interazione e

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Note

1 A chi non è mai capitato di aumentarlo e accrescere il sentimento di suspense, di curiosità e di attesa al finale che si approssima letteralmente, pagina dopo pagina, o che ci fornisce semplicemente una misura del lavoro fatto e ci permette di “modulare lo sforzo sul lavoro da farsi”? 2 L’ergonomia è definita come disciplina scientifica che tratta la comprensione dell’interazione tra l’uomo e qualunque elemento di un sistema. Questa interazione può essere fisica, ad esempio quella sensoriale, e cognitiva, ossia più legata ai modelli concettuali. 3 http://www.eink.com/ 4 Sistema con cui l’uomo interagisce. Spesso nelle definizioni, in Ergonomia, è usata la parola “sistema” perché parlare di prodotto/oggetto è limitativo, poiché l’ergonomia si può e si deve applicare in maniera trasversale a prodotti, servizi etc. 5 https://www.youtube.com/watch?v=hYSxvwtdKso 6 Il primo passaggio chiave è stato la nascita dell’approccio chiamato User Centred Design e che è ormai un pilastro dell’Ergonomia in senso lato.


non l’adattabilità dell’uno all’altro. Oggi non solo nel campo dell’ergonomia, ma nel mondo della progettazione in generale, si parla di esperienza d’uso (user experience, e in senso più commerciale di customer experience) in cui non è solo l’interazione tra prodotto e utente che va progettata, ma l’esperienza che questi sperimenta nell’interazione con esso. Questo tema rappresenta l’ultima chiave di lettura per comprendere perché oggi vi sia la necessità di discutere sul supposto primato della carta stampata rispetto ai formati elettronici e del futuro del libro. Il primo, vero e-book reader che si è imposto nel panorama internazionale è stato il Kindle di Amazon, e non è un caso. Amazon ha sviluppato una ricerca che è andata a riconsiderare, prima ancora del prodotto in quanto tale, tutta l’esperienza di lettura, partendo da un’offerta di e-commerce in grado di soddisfare la domanda e le preferenze del consumatore, offrendo ciò che desidera nel momento esatto in cui questi lo cerca, o suggerendo nuove proposte basate sui suoi gusti, sui suoi comportamenti e movimenti nella rete. Amazon ha così realizzato una libreria in grado di personalizzare il viaggio esplorativo dell’utente, indirizzando il percorso tra gli scaffali, adattandolo agli interessi dimostrati dal lettore stesso, cambiando le abitudini d’uso di un modello fortemente radicato nelle persone. L’e-book reader di Amazon è passato da competitor del libro a estensione dell’esperienza di lettura, e questo ha fatto sì che per la prima volta, dopo innumerevoli fallimenti, si sia arrivati a cambiare il modo di leggere. Lo sfondamento di questa barriera culturale rappresenta, a mio avviso, uno di quei salti evolutivi cui Norman fa riferimento. La domanda che i nuovi “progettisti digitali” è importante si pongano è se l’identità degli e-book reader intesi come artefatti, come oggetti materiali, abbia raggiunto un grado di maturità tale da consentire la loro permanenza a lungo termine nel mercato digitale. In questo caso, è opportuno insistere in questa rivoluzione culturale, analizzando tutte le potenzialità che essa offre, cercando di progettare un dispositivo che possa essere definito perfetto (magari da Umberto Eco).

BIBLIOGRAFIA Umberto Eco, “Librai e millennio prossimo”, pp. 359-370, in Silvana Ottieri Mauri, Vent’anni di Scuola per librai Umberto e Elisabetta Mauri, Milano, UEM, 2003, pp. 408. Robert Darnton, Il futuro del Libro, Milano, Adelphi, 2011, pp. 273. Gino Roncaglia, La quarta rivoluzione, sei lezioni sul futuro del libro, Roma, Laterza, 2010, pp. 304. Roberto Casati, Contro il colonialismo digitale. Istruzioni per continuare a leggere, Roma, Laterza, 2013, pp. 142. Ruth Wilson, The “Look and Feel” of an Ebook: Considerations in Interface Design (Proceedings of the 2002 ACM Symposium on Applied computing, SAC 2002), Madrid, Spain, March 10 - 14, 2002, pp 530-534. Emanuele Biondi, La Bioingegneria dei Sistemi Sensoriali, Vol. II, Milano, 1994. Giuseppe Andreoni, Il fattore Uomo nel Design, Milano, Aracne, 2012, pp. 216. Donald Norman, La caffettiera del Masochista, Firenze, Giunti, 1988, pp. 254. Donald Norman, Lo sguardo delle macchine, Firenze, Giunti, 1992, pp. 212. Paolo Ferri, Nativi Digitali, Milano, Bruno Mondadori Editore, 2011, pp. 211. Ferris Jabr, The Reading Brain in the Digital Age: The Science of Paper versus Screens, Scientific American, 2013. http://www.scientificamerican.com/article/ reading-paper-screens/. Platone, “Fedro”, pp 207-280, in Platone, Opere complete vol. III, Parmenide, Filebo, Simposio, Fedro, Roma-Bari, Laterza, 1989, pp. 294. Riccardo Falcinelli, Critica Portatile al Visual Design. Da Gutenberg ai social network, Torino, Einaudi, 2014, pp. 328. http://www.eink.com/. Sito ufficiale di E INK, ideatore e leader commerciale in display di carta elettronica. http://www.iea.cc/whats/. Sito Internet della IEA, International Ergonomics Association.

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La metamorfosi dell’oggetto libro dal sistema analogico al digitale

Michele Zannoni

E-BOOK, Wikimedia Commons, Fonte http://creative.arte.tv/en/ space/Jean_Guillaume_Le_Roux/ messages/ (pagina a fianco) Sophie Post, Cronologia dettagliata della famiglia Tudor. Esempio di modalità di apprendimento e studio su iPad per la scuola elementare. Fonte www.apple.com

Assistiamo oggi a un profondo cambiamento nel dibattito che negli ultimi vent’anni1 ha investito l’ambito dell’editoria, contrapponendo il contesto progettuale e distributivo del libro tradizionale cartaceo alla nuova editoria digitale. Considerando l’evoluzione dell’editoria è evidente che, dopo le prime sperimentazioni, risalenti alla fine degli anni Novanta del Novecento, legate ai progetti editoriali in cd-rom, sono trascorsi diversi anni prima che offrisse sul mercato una concreta e diversa alternativa ai modelli tradizionali. Il periodo che intercorre tra l'insuccesso della pubblicazione e divulgazione interattiva su supporto ottico e l’avvento dell’eBook è caratterizzato dalla diffusione e democratizzazione dell’accesso alla rete e dalla nascita degli strumenti autoriali2 per la pubblicazione su web. La tesi di chi ha sostenuto che il supporto principe della scrittura – ovvero la carta – sarebbe diventato obsoleto si è solo in parte realizzata, anche perché il media non è la carta, bensì i contenuti su di essa “fissati”. La materia del supporto diventa dunque secondaria; la trasformazione riguarda il concetto intrinseco di artefatto culturale: il libro o la rivista. Il passaggio da libro cartaceo a digitale, non consiste tanto in un percorso dal materiale all’immateriale, bensì in una trasformazione che riguarda le modalità del racconto, il modo di fruizione e l’interazione tra uomo e contenuto. Come cambia la lettura di un testo se la narrazione contenutistica è visualizzata su un dispositivo digitale? Qual è il rapporto ottimale tra ergonomia visiva della lettura e display? Queste sono alcune delle questioni che hanno nutrito il largo dibattito di questi anni aprendo problematiche che sono ancora in fase di discussione. Le complessità di questi temi sono state oggetto di studio da parte di diversi autori in campo internazionale, tra tutti rimando agli scritti di Gino Roncaglia, considerato un autorevole riferimento teorico sul tema3.

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Il modello distributivo

L’attuale modello digitale degli ebook, inaugurato con l’apertura degli store online, prevede la semplice trasposizione del testo e dei contenuti iconografici su uno strumento di lettura software dotato di interfaccia. Il software che permette la lettura del testo, risiede a sua volta su un hardware. L’ergonomia – visiva e fisica – della lettura è una caratteristica intrinseca risultante sia dalla qualità dell’interfaccia software, sia da quella fisica del dispositivo hardware. Come sostiene Roberto Casati: “Quello che ha fatto la differenza è un oggetto particolare, l’iPad con i suoi omologhi e imitatori. Ma non perché l’iPad si sia imposto come un nuovo tipo di libro elettronico; tutt’altro. L’iPad è nato come seducente appendice finale di un enorme sistema di distribuzione di contenuti.”4 (Casati, 2013); ciò significa che è l’evoluzione del supporto e dell’interfaccia, connessi a loro volta a un sistema editoriale, a permettere la trasformazione dell’oggetto libro da un sistema analogico a uno digitale e non da un sistema materiale a uno immateriale. Chris Anderson, come Casati, nel suo libro The long tail del 2010, a proposito delle trasformazioni che hanno portato alla diffusione degli eBook, definisce “irresistibili”5 le possibilità date dall’avvento della distribuzione online. Il ruolo centrale della distribuzione come elemento chiave della trasformazione dell’artefatto libro è stato rafforzato, in via definitiva, anche dalla recente scelta di Amazon di introdurre il concetto di abbonamento mensile6 per la lettura di tutti i libri presenti a catalogo. Con l’utente posto di fronte alla nuova modalità di sottoscrizione di una quota per l’accesso a una delle più grandi biblioteche del mondo (e conseguentemente non più obbligato all’acquisto del libro) si compie un passaggio strategico per Amazon che da semplice negozio si trasforma in distributore globale del sapere. Se il dibattito sulla supremazia distributiva del libro digitale, si può considerare ormai concluso, il tema della discussione si è incentrato ora sui modi della narrazione. Oggi il designer può scegliere se adottare la scrittura lineare, imposta dalle interfacce standard di lettura digitale, o se conferire alla narrazione una libertà di svolgimento di tipo “non lineare” propria delle arti figurative. Il significato del libro come interfaccia di lettura è dunque centrale (Roncaglia, 2010)7 e il contributo del progettista è equiparabile, dal punto di vista narrativo, a quello dell’autore dello scritto.

Amazon Kindle originale, preserie con schermo monocromatico di 6 pollici. Foto Shikata ga nai.

Il libro è interfaccia

Il medium principe per l’accesso a un contenuto concettuale è la scrittura, la cui meccanica e forma sono espressione e metamorfosi del disegno grafico. Nel contesto dell’evoluzione tecnica, il linguaggio segnico della scrittura manuale si trasforma in tipografia e successivamente in prodotto industriale. Il libro da oggetto manoscritto – manufatto artigianale – diventa prodotto seriale con l’introduzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg, successivamente nell'ottocento prodotto di massa e, infine, contenuto elettronico diffuso mediante la rete. Il libro è una delle tante forme strutturate di accesso al contenuto e come tutte le interfacce evolve nel suo modello concettuale e nella sua forma8. Gui Bonsiepe sostiene che alla base di un’interfaccia ci sia sempre un modello concettuale: “È diffusa l’opinione che il punto centrale del progetto dell’interfaccia consiste nell’aiutare l’utente a costruirsi un modello mentale che riproduca la conoscenza del programmatore.” (Bonsiepe, 1993). Nel caso di un libro cartaceo – nelle forme in cui lo conosciamo – il modello

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La lettura di un e-book su diversi formati sui dispositivi Apple iOS. Fonte www.apple.com


Interfaccia di lettura del software Amazon Kindle.

concettuale è storicizzato, lineare e riconoscibile nella sua struttura fisica (contrassegnata da una sequenzialità di pagine) e come tale la sua usabilità è assoluta, semplicemente codificata nella sua forma e nel suo aspetto visivo. Così anche una raccolta, una biblioteca di libri è, a sua volta, interfaccia per la propria conoscenza: “ Una buona scaffalatura è come un diagramma, permette di pensare perché rinvia visivamente, in un colpo d’occhio, alla moltitudine di cose lette, allevia il pensiero dalla necessità di tenere tutto a mente.” (Casati, 2013). Nella funzionalità dell’interfaccia digitale viene meno l'evidenza e l'univocità materiale privando il libro dei due elementi caratterizzanti l’esperienza, la sua fisicità e il contesto che lo contiene. Come sostiene Gian Arturo Ferrari: “Più importante e tutto positivo è invece lo sforzo di dare più vita al libro, di attribuirgli una consistenza fisica e una presenza, di farlo rientrare nel mondo sensibile.” (Ferrari, 2014), la consistenza fisica dell’artefatto libro è una componente essenziale dell’oggetto tradizionale, il forte legame immersivo che si instaura in fase di lettura tra il lettore e l'oggetto narrativo si ripropone in maniera similare anche nella versione digitale, nella quale le modalità di lettura e coinvolgimento del lettore non cambiano. La ricerca per ampliare e conferire all'oggetto narrativo tradizionale una qualsivoglia forma di interazione digitale, ha dato origine a diverse sperimentazioni che hanno mostrato come libro possa essere ancora un supporto fondamentale per la lettura anche in un contesto sempre più connesso a internet. È pur vero che, al tempo stesso, il libro cartaceo o digitale, inteso come contenuto finito e chiuso, è autosufficiente e disconnesso dalla crescente e invadente connessione alla rete.

Amazon Kindle 4 (2011) È un device dotato di schermo tattile e con display e-ink.

Progetto Gutenberg Michael Hart nel (1971).

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Editoria multimediale nel 1998. Cd-rom Otto architetture italiane del dopoguerra a cura di Marco Gaiani e Stefano Zagnoni.

Narrazione e supporto

Il rapporto diretto tra la narrazione lineare e l’artefatto/interfaccia di lettura è l’elemento chiave sul quale agisce la trasformazione che muta il libro tradizionale e cartaceo da oggetto/supporto a esperienza immersiva e non più lineare. La capacità del libro digitale di creare una forma di realtà virtuale, che nell’evoluzione del mezzo sta diventando sempre più “aumentata”9, rientra e si consolida come momento intimo e unico, indipendentemente dal mezzo, che si tratti di un artefatto reale o virtuale. L’esperienza intima legata alla scrittura e alla lettura digitale hanno dischiuso scenari complessi nei quali le sperimentazioni hanno spinto, dalla fine degli anni Novanta, verso una proliferazione e democratizzazione di contenuti testuali e iconografici nella rete e verso una ricerca esasperata di ipertestualità nella narrazione, seguita da una trasformazione inevitabile delle interfacce comunicative e del supporto di lettura. Benché le possibilità tecniche e le potenzialità dell’editoria digitale siano emerse nel corso del largo e approfondito dibattito culturale, ritengo che vi sia ancora una sostanziale mancanza di progettualità – dal punto di vista del design dell’artefatto ebook – nel mercato nascente dell’editoria digitale. Nell’attuale contesto editoriale online infatti non vi è differenza, dal punto di vista della forma visiva, tra un libro di narrativa e un qualsiasi manuale tecnico, entrambi si presentano in maniera similare nei comuni software di lettura digitale; l’oggetto sembra appiattito o, viceversa, altre volte talmente sperimentale da risultare difficilmente intellegibile ed estraneo all’utente.

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Fujitsu FingerLink Interaction System project.


Tutti i contenuti condividono le stesse interfacce, gli stessi caratteri e variabilità dell’impaginato, personalizzabile da parte dell’utente solo nella dimensione del corpo del testo. Se alla luce di questa evidente omologazione dell'aspetto visivo e interattivo dell'ebook viene a mancare l'aspetto grafico della tradizionale arte del design del libro è necessario ripensare, per l'editoria digitale, gli ambiti di intervento progettuale. Così, a partire da questo presupposto in cui la forma libro scompare e lascia spazio alla progettualità della fruizione della narrazione che è in atto un continuo ripensamento dell'artefatto digitale alla ricerca di nuove forme di interfaccia e nuove sequenzialità dei contenuti narrativi.

Conclusioni

Esempio di lettura aumentata progetto HideOut: Mobile Projector Interaction with Tangible Objects and Surfaces (http://goo.gl/UhAUoD).

Afferma Ferrari: “È evidente comunque che in questi casi la veste elettronica accoglierà tutto l’insieme delle declinazioni del content, mentre alla carta sarà riservata la sola versione scritta” (Ferrari, 2014). Condivido solo in parte la posizione di Ferrari in quanto esprime un forte senso di chiusura verso un concetto di evoluzione “aumentata” dell’artefatto cartaceo. A mio avviso invece, nella sua struttura fisica e formale, il libro potrà ancora offrire spazio alle sperimentazioni: assumerà un ruolo centrale l’integrazione tra oggetto fisico e tecnologia, che a sua volta, non si configurerà esclusivamente come media, ma diventerà protesi e interfaccia comunicativa. In questo modo, da un lato, l’artefatto fisico, integrato alla tecnologia, rappresenterà un accesso per l’uso di dispositivi multimediali, dall’altro, il contenuto digitale da “nota di approfondimento” evolverà a “layer narrativo” in grado di assimilare, in modo naturale, la scrittura lineare. Nel complesso percorso di ricerca verso la definizione di una direzione univoca per dirigere la trasformazione della narrazione reale e digitale, emergono, a mio parere, sostanzialmente due problematiche. La prima riguarda l’esperienza dell’utente che si confronta con un meccanismo tecnologico, di restituzione di contenuti aggiunti alla lettura, ancora troppo complesso; la seconda è connessa con la forte path dipendent10 del libro che, faticando a trovare forme e opportunità per evolvere il suo modello concettuale come interfaccia, finisce con il riproporsi, in maniera elementare, sottoforma di libro digitale. La non appartenenza, nella gran parte dei casi, sia del target sia dei progettisti, alla generazione dei nativi digitali, rappresenta oggi un elemento discriminante all’interno del suddetto processo di ricerca. Aldilà di questo, però, sono persuaso che un così complesso processo di innovazione potrà trovare un suo compimento solo grazie a un percorso progettuale, che non si limiti alle semplici sperimentazioni sull’artefatto, necessariamente affiancato da una forte volontà editoriale.

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Note

1 La nascita dell'eBook è spesso riferita nella letteratura all'inizio del progetto Gutenberg (www.gutenberg.org) ideato e realizzato da Michael Hart nel 1971, ma il vero e proprio dibattito sul libro digitale prende forma nel 1993 con l’uscita su floppy disk di alcuni libri in digitale da parte della Digital Book, Inc. negli USA. 2 Gli strumenti autoriali sono un insieme di servizi on-line che hanno permesso, anche alle persone non esperte nella scrittura del codice HTML di creare contenuti interattivi per i siti internet. 3 Il libro La Quarta Rivoluzione: sei lezioni sul futuro del libro (Bari, Laterza, 2010) di Gino Roncaglia, rappresenta, nel panorama italiano, una delle letture più complete sul dibattito tecnologico, storico e culturale che ha caratterizzato l’inizio di questa nuova rivoluzione del libro. 4 Si veda Casati (2013), in particolare p. 16. 5 Crf: “And so, too, for ebooks and audio books, online newspapers and magazines, and software. All were once delivered on paper or plastic, necessitating all the complexities of physical inventory and delivery. All are now joined by digital versions, with corresponding digital economics. The experience is not always the same, which is why paper books and magazines are still the preferred version for many. But the functional gap is shrinking. And the distribution advantages of the digital versions are irresistible.” (Anderson, 2007, p. 89) 6 Il servizio Kindle Unlimited è stato introdotto nel 2014 e permette all’utente che usufruisce dell’abbonamento di aver accesso all’intero catalogo dei libri in vendita su Amazon. (http://goo.gl/0SnbKU). Alterjuly, A. (2014). Amazon Unveils E-Book Subscription Service, With Some Notable Absences, New York Time online: Aprile 2014. 7 Roncaglia, G. (2010). La Quarta Rivoluzione: sei lezioni sul futuro del libro. Roma: Laterza, Kindle position 84. 8 «il supporto del testo, quella che chiameremo interfaccia di lettura, ha un ruolo centrale nell’evoluzione dei modi e delle forme della lettura.» (Roncaglia, 2010) 9 Con il termine “aumentato” si intendono tutte possibilità date dalle tecnologie della computer vision e della realtà aumentata che, con la continua miniaturizzazione dei device digitali e l’aumento della potenza di calcolo, stanno offrendo temi progettuali nell’ambito dell’integrazione tra reale e virtuale. 10 Il concetto di path dependence è stato esplicitato da Arthur Brian in riferimento a modelli economici di sviluppo. “Una volta che un percorso è stato selezionato da una serie di eventi economici casuali, la scelta resta fissata (locked-in) indipendentemente dai vantaggi delle alternative” in Arthur William Brian Increasing Returns and Path Dependence in the Economy. USA, University of Michigan Press, 1994.

Alcune immagini rappresentative della APP Virtual Human Body di QA International.

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Alcune immagini rappresentative della APP Solar System di Touch Press.

BIBLIOGRAFIA Gui Bonsiepe, “Il ruolo del design�, in Il progetto delle interfacce. Oggetti colloquiali e protesi virtuali, a cura di Anceschi Giuseppe, pp. 165-190. Milano, Domus Academy, 1993, pp. 290. Alessandro Zinna, Le interfacce degli oggetti di scrittura: teoria del linguaggio e ipertesti. Roma, Meltemi Editore, 2004, pp. 311. Massimo Baldini, Donatella Marucci (a cura di), La parola nella galassia elettronica. I linguaggi della comunicazione. Roma, LUISS University Press, 2005, pp. 127. Chris Anderson, La coda lunga. Da un mercato di massa a una massa di mercati. Torino, Codice Edizioni, 2010, pp. 265 (ed. originale The Long Tail: how endless choice is creating unlimited demand. London, Random House Business, 2007). Francesco Cataluccio, Che fine faranno i libri?. Roma, Nottetempo, 2010, pp. 59. Gino Roncaglia, La Quarta Rivoluzione: sei lezioni sul futuro del libro. Roma, Laterza, 2010, pp. 287. AA.VV., "Proceedings DIDAMATICA 2013" Proceedings of Tecnologie e Metodi per la Didattica del Futuroference, Pisa, 7-9 maggio 2013. Pisa, AICA, 2013, pp. 352. Roberto Casati, Contro il colonialismo digitale. Istruzioni per continuare a leggere. Roma, Laterza, 2013, pp. 130. Gian Arturo Ferrari, Libro. Torino, Bollati Boringhieri editore, 2014, pp. 210.

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DALL’ESPOSITORE ALLA MOSTRA DEGLI ARTEFATTI COMUNICATIVI * Laboratorio di Design della Comunicazione A.A. 2013-2014 * A cura di Veronica Dal Buono

L’ESPOSIZIONE DELLE E_BOOKZINE La progettazione e realizzazione della mostra “e_bookzine” – coerentemente con l'ambito disciplinare del design – è esito finale dell’esperienza didattica semestrale del Laboratorio di Design della Comunicazione A.A. 2013-2014, tenuto dai docenti Alfonso Acocella, Veronica Dal Buono e Michele Zannoni presso il Corso di laurea in Design del prodotto industriale. L’allestimento è stato pensato specificatamente per Palazzo Tassoni Estense ove gli ampi spazi del Salone passante al piano terra, grazie agli elementi di affissione e al contempo di illuminazione posti lungo il percorso perimetrale, sono appositamente attrezzati allo scopo espositivo. L’organizzazione dell’esposizione finale dei lavori di progetto – in quanto evento pubblico – ha offerto l’occasione di portare su un livello di riflessione e di esercitazione progettuale più generale il processo di apprendimento da parte degli studenti, secondo un approccio educativo che vede le pratiche laboratoriali come esperienze emancipanti e professionalizzanti, ove teoria e pratica si legano inscindibilmente. La mostra, allo stesso tempo, è funzionale a valorizzare e condividere – a livello dell’intera comunità studentesca e accademica – gli artefatti comunicativi prodotti lungo l’attività del corso, ricollocati in un quadro d’insieme esplicativo del metodo generale impartito durante la fase didattica e arricchiti dalla visione di nuovi format specifici legati alle opportunità spaziali e allestitive proprie dell’exhibit design. La fase di allestimento e di promozione al pubblico esterno della mostra, posta a chiusura del corso e coincidente con la imprescindibile fase di valutazione finale degli elaborati da parte della docenza, è stata sviluppata attraverso un processo progettuale condiviso e partecipato che ha visto dialogare studenti e docenti secondo la formula del codesign. Con il termine co-design, in questa specifica occasione di verifica svoltasi nel mondo della formazione, si vuole definire un atto di creatività collettiva applicata al processo di progettazione, svolto con approccio partecipativo, sperimentale, tra i docenti, nel ruolo di guide, coordinatori, in un certo qual modo “facilitatori” del processo di design collettivo, e gli studenti, quali creativi responsabilizzati in un percorso di apprendimento attivo e al contempo consideratisi come diretti fruitori della stessa mostra.

Dettaglio dell’allestimento della mostra svoltasi presso Palazzo Tassoni Estense, febbraio 2014. La titolazione Ebookzine in singole lettere semoventi affisse alle pareti in avvio del percorso espositivo. (reportage fotografico di Enrico Geminiani, da pag. 50 a pag. 73)

L’esperienza progettuale espositiva è stata implementata infine intersecando le tematiche ricorrenti legate al design della comunicazione nell’organizzazione di un evento pubblico: la registica temporale, i costi, la comunicazione e il sistema d’identità visiva della mostra stessa, la promozione al pubblico diretto e indiretto, lo sviluppo di relazioni esterne, l’organizzazione dei momenti istituzionali di inaugurazione e la ricezione della mostra da parte del pubblico allargato dei fruitori.

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Agli studenti del Laboratorio, suddivisi in gruppi di lavoro di due massimo tre membri, è stato richiesto, oltre al progetto grafico e contenutistico delle bookzine e relativa implementazione digitale (da ciò e_bookzine), l’impaginazione di un pannello sinottico esplicativo del progetto di bookzine e la realizzazione di un prototipo di espositore a colonna comune a tutti, esito di una selezione intermedia di progetto svolta sulle proposte dei diversi gruppi; infine la partecipazione all’allestimento generale degli spazi espositivi e l’esposizione al pubblico, nei momenti di visita, dei propri elaborati.

la mostra a palazzo tassoni estense

Salone Piano Terra, lato sinistro. Palazzo Tassoni Estense

Artefatti costitutivi della mostra (ideazione e autoproduzione degli studenti) Pannello sinottico del progetto grafico di bookzine

Bookzine Reggi bookzine / elemento superiore dell’espositore Espositore a colonna

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gli artefatti costitutivi della mostra 1 _ Espositori a colonna 2 _ Reggi bookzine 3 _ Bookzine cartaceo 4 _ Pannello sinottico

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sistema d’identità del progetto di mostra 5 _ Maxiposter esplicativo espositori 6 _ Maxiposter esplicativo progetti 7 _ Totem d’ingresso alla mostra 8 _ Kit comunicativo

3

2

Gli artefatti 1, 2, 3, 4 saranno progettati e autoprodotti dai gruppi di studenti. Gli artefatti 5, 6, 7, 8 saranno progettati e prodotti attraverso un processo di co-design docentistudenti.

4

1

Materialdesign.it

titolazione identità grafica del progetto di mostra

titolazione descrizione testuale concept di progetto

Siti web DA_Unife

8

5

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7 53


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Espositori a colonna In ogni mostra gli artefatti fisici esposti per una fruizione pubblica – ovvero i protagonisti dell’allestimento stesso – presuppongono elementi, di varia natura e configurazione, funzionali all’appoggio degli oggetti da esporre o alla visualizzazione di contenuti culturali (disegni, foto, testi, video…). Di tale necessità non ne è stato esente l’allestimento della mostra legata all’esposizione delle bookzine progettate entro il Laboratorio di Design della Comunicazione presso gli spazi di Palazzo Tassoni Estense, in particolare lungo le pareti perimetrali del Salone passante al piano terra. La disposizione in serie dei bookzine cartacei lungo la parete espositiva ha presupposto la creazione di elementi volumetrici su cui poter posizionare ed esporre gli artefatti comunicativi consentendone una buona visualizzazione frontale (ovvero la valorizzazione della copertina). L’ideazione e l’esecuzione da parte dei vari gruppi di lavoro di un prototipo di espositore a colonna – realizzato con cartone a vista, materiale messo a disposizione dalla docenza sin dall’avvio del Corso – ha costituito l’attività creativa e pratico-realizzativa, ad un tempo, dei primi due mesi del Laboratorio, parallelamente alla ricerca dei contenuti e progetto di graphic design delle stesse bookzine. Gli studenti hanno autonomamente verificato le dimensioni dei prototipi espositivi sul luogo, ricevendo l’indicazione di integrare con altri materiali oltre al cartone la struttura interna d’irrigidimento ed eventualmente caratterizzare le parti terminali (base e superficie superiore di appoggio del bookzine) della colonna. Forma, dimensioni e dettagli esecutivi degli espositori sono stati oggetto di libere scelte creative e realizzative, ricondotte comunque alle condizioni possibili di esecutività consentite entro gli spazi di laboratorio del Dipartimento e alla verifica di costo (viste le condizioni oggettive di low budget imposte dal concept della mostra stessa). Alla fine dei primi due mesi di corso è stato selezionato, attraverso una valutazione svolta collegialmente tra studenti e docenti, il prototipo che si ritiene abbia meglio interpretato formalmente ed esecutivamente il tema di progetto, diventando l’espositore tipo della mostra in Palazzo Tassoni Estense. Di tale prototipo ogni gruppo di studenti ne ha realizzato un esemplare funzionale all’esposizione della propria bookzine.

Rappresentazione sintetica finalizzata a comunicare agli studenti le possibili variazioni in sezione del progetto di espositore a colonna.

... ... 55


Alcune immagini degli studenti del Laboratorio di Design della comunicazione, al lavoro sui modelli di espositore a colonna. Fase di osservazione e esplicazione collettiva dei progetti realizzati dai singoli gruppi di lavoro.

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Gli studenti e i docenti del corso con i modelli di espositori presentati nella prima fase del corso e oggetto di selezione collettiva. Momenti della selezione collegiale e scrutinio delle valutazioni.

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PROGETTO DELL'ESPOSITORE Eleonora Bianco Veronica Binelli Emanuela Giancola

16 cm

ESPOSITORE 3,5 cm

Eleonora Bianco, Veronica Binelli, Emanuela Giancola

9 cm

3,5 cm

3,5 cm 3,5 cm

28 cm

3,5 cm

45°

7,5 cm

8,5 cm 52°

21 cm

DESCRIZION PROGETTUA la colonna stata reali unico foglio è a sezione La parte s mata da du che creano tinata ad bookzine.

3,5 cm

5 cm

5 cm

1c

m

52°

8,5 cm

7,5 cm

DETTAGLIO PARTE SUPERIORE

ASSONOMETRIA

16 cm 3,3 cm 9,4cm 3,3 cm 7,5 cm 5 cm 0,8 cm

7,5 cm 1 cm 7,5 cm

7,5 cm 8,5 cm 5 cm 1 cm

70° 90°

12,4 cm

12 cm

15,6 cm

16 cm

12,4 cm

12 cm

4,6 cm

5 cm

12,4 cm

12 cm

15,6 cm

16 cm

12,4 cm

12 cm

0,8 cm

3,5 cm 16 cm 0,5 cm

16 cm

16 cm

16 cm

4 cm

5 cm

87 cm 92 cm

87 cm

92 cm

1 cm

72 cm

PROSPETTI LATERALI E PIANTA

DETTAGLIO CON INSERIMENTO BOOKZINE

Rappresentazione grafica dell’espositore risultato della selezione finale. A sinistra vista di dettaglio sull’insieme degli espositori a colonna realizzati per l’esposizione finale.

59


Camilla Borghi, Giulia Saltari, Elisa Servidei u= cm

Tavola esplicativa dell’espositore Sezione coperchio dell’espositore.

d= 20 d= 18

Visione assonometrica dell’espositore; scala 1:6.

visione in proiezione dell’espositore; scala 1:10.

9

3

14

119,5

Università deglidegli studistudi di Ferrara - Corso di Design Industriale Università di Ferrara - Corso di Design Industriale Laboratorio di Design delladella Comunicazione - A.A.- A.A. 2013-2014 Laboratorio di Design Comunicazione 2013-2014 Brucato Leonardo, Federzoni Lorenzo, Mangolini Giulia, LimaLima Catarina Brucato Leonardo, Federzoni Lorenzo, Mangolini Giulia, Catarina

20

15 20

21

21

Particolari fotografici dei materiali del corpo e del coperchio dell’espositore.

57

Borghi Camilla, Saltari Giulia, Servidei Elisa

20

Università degli studi di Ferrara - Corso di Design Industriale Laboratorio di Design della Comunicazione - A.A. 2013-2014 Brucato Leonardo, Federzoni Lorenzo, Mangolini Giulia, Lima Ca 15

21

vista del retro vista del dall’alto retro dall’alto

21

vista di un lato basso vista di undal lato dal basso

50

Leonardo Brucato, Lorenzo Federzoni, Catarina Lima

5

155

15

30

30

30 95

espositore aperto espositore aperto

60

metodo di piegatura dell’espositore metodo di piegatura dell’espositore

30

15

15

95

L’idea di un di espositore le cuile facce inferiore e superiore L’idea un espositore cui facce inferiore e supe distintidistinti è nata dalla dalla volontà di ottenere un supporto in c è nata volontà di ottenere un support movimento, per contrastare l’apparente staticità del co movimento, per contrastare l’apparente staticità d È un suppoto dalle dalle linee linee semplici che riesce a mantene È un suppoto semplici che riesce a man vista del retro dall’alto ma alma contempo oppone le sueleforme sfacce vista di un lato bookzine dal basso bookzine al contempo oppone sue forme sf rigorose del libro. rigorose del libro.


TAVOLA DI MONTAGGIO Tavola costruttiva

Andreetto Davide Paiola Nicla Zambonini Andrea

Davide Andreetto, Nicla Paiola, Andrea Zambonini

//Costruzione della truttura principale della colonna

Piegare le tre parti principali in modo da creare un prisma a base triangolare. NB: non è ancora il momento di inserire le linguette.

Schiacciare verso l’interno le diagonali tratteggiate, questa cosa fa aprire leggermente la struttura della colonna creando una torsione nella parte centrale.

Richiudere la colonna facendo molta attenzione a mantenere la torsione.

Inserire le linguette negli appositi buchi iniziando dalla prima e l’ultima e poi via via finendo con quelle centrali.

Completare il tutto piegando il coperchio precedentemente costruito.

//Costruzione del reggilibro

Come riportato nel dettaglio, creare un sistema di blocco ritagliando il cartone a circa mezzo centimetro dalla fine della linguetta.

Piegare internamente le linguette che andranno a comporre la fessura per la bookzine.

Piegare le due linguette di cartone rovesciandole verso l’esterno come si vede in figura seguente.

Incastrare la linguetta in una fessura precedentemente eseguita. Poi ripiegare le alette all’esterno fissando il tutto.

Ripiegare verso l’esterno lungo la linea tratteggiata.

Ripetere i medesimi passagi anche sulla seconda linguetta. Infine ripiegare il coperchio sulla colonna.

Ripiegare le linguette verso l’interno lungo il tratteggio seguendo come guida il foro della bookzine.

>Reggi bookzine - Soluzione iniziale

Espositore bookzine Tavola descrittiva

>Reggi bookzine - Soluzione nale

Fabrizio Bassi Luca Chiarelli Mattia Ronconi

Fabrizio Bassi, Luca Chiarelli, Mattia Ronconi

Espositore bookzine Tavola descrittiva

> Schema di costruzione con quote espositore

Fabrizio Bassi Luca Chiarelli Mattia Ronconi

> Montaggio parte superiore e inferiore espositore

> Espositore realizzato con cartone a singola onda.

75 mm

150 mm

120 mm

150 mm

> Particolari di montaggio del porta bookzine

> Particolari di montaggio del porta bookzine > Schema di costruzione porta bookzine con quote

> Schema di costruzione porta bookzine con quote

1400 mm

Questo espositore è composto di solo cartone, a singola onda sia per l’espositore che per l’elemento porta bookzine. Si realizza con un montaggio ad incastro: infatti, ad eccezione del porta bookzine (che è ssato alla struttura espositiva grazie a due viti con relativi dadi), il tutto si assembla, rimanendo fermo in posizio ne, senza l’ausilio di colla, nastro adesivo o altro. Inoltre, grazie alla sua forma a parallelepipedo con una parete diagonale, è intrinsecamente stabil Il porta bookzine si ssa al lato in diagonale, così da catturare l’attenzione della persona che, entrando nello spazio espositivo, si trova una la di colonne espositrici alla sua sinistra: la parete diagonale infatti guarda in quella direzione.

75 mm

> Schema di montaggio porta bookzine

> Schema di montaggio porta bookzine

> Proporzioni dell’espositore con persona alta 1,80m. 150 mm

150mm

250 mm

150 mm

292 mm

992 mm

> Schema di ssaggio porta bookzine (vista in P.O.) Sezione

> Differenze di montaggio tra tipologia A e tipologia B. Si noti come il reggi bookzine di tipo B si ssa ad incastro, mentre il primo si ssa con due viti e due bulloni.

61


tAVOLA ESPLICAtIVA DELL’ESPOSItORE Mirco Bonilauri, Alberto Magni

2,5 cm

24,5 cm

2 cm

Questo espositore è realizzato con un unico foglio sagomato. La colonna è a base rettangolare e segue proporzionalmente la forma della bookzine che deve sostenere.

25 cm

La particolarità è la sua semplicità, con una corretta piegatura infatti risulta una finestra perfettamente posizionata che riporta le esatte misure del libro. Una volta posto il libro, esso sembra appoggiato su un piano, infatti è solo lo spessore sottile del cartone che lo sorregge, come mostrato nel dettaglio in basso, allo scopo di focalizzare l’attenzione interamente sul prodotto.

147 cm

120 cm

25 cm 107,5 cm

25 cm

17 cm

21,5 cm

17 cm

21,5 cm

5

85 cm

Bonilauri Mirco - Magni Alberto

Tavola esplicativa esagonale irregolare Tavola esplicativa espositore a base espositore esagonalea base irregolare Doriana Cassatella Federico Gallerani Amy Su

Doriana Cassatella Federico Gallerani Amy Su

Doriana Cassatella, Federico Gallarani, Amy Su

130 mm

130 mm 20 mm

165 mm

mm

mm

20 mm 20 mm 140mm

165

165

165

mm

20 20 mmmm

140mm

Dettaglio della parte superiore della colonna in vista assonometrica con reggi-bookzine in plexiglass 13x4 cm a forma di T incastrata nella fessura ricavata sul piatto.

1100 mm

1100 mm

15mm

13mm

15mm

20 mm

Vista frontale del reggi-bookzine90 inmm plexiglass. 20 mm

15mm

950mm

Disegno colonna aperto su unico pezzo di cartone minimo 1000x1500 mm. Colonna in cartone ondulato doppio strato: -Altezza totale: 1300 mm ca. assemblata, 1500 mm ca. su disegno; -Lunghezza totale: 950 mm.

md 13mm

15mm

material design

15mm

13mm

15mm

15mm

Assonometria colonna.

Vista laterale.

950mm

Disegno colonna aperto su unico pezzo di cartone minimo 1000x1500 mm. Colonna in cartone ondulato doppio strato: -Altezza totale: 1300 mm ca. assemblata, 1500 mm ca. su disegno; 62 totale: 950 mm. -Lunghezza Assonometria colonna.

20 mm

Vista frontale del reggi-bookzine in plexiglass.

1380mm

15mm

1380mm

1230 mm

1230 mm 13mm

Dettaglio della parte superiore della colonna in vista assonometrica con reggi-bookzine in plexiglass 13x4 cm a forma di T incastrata nella fessura ricavata sul piatto.

90 mm

Vista laterale.


Sara Cocco, Deborah Dorigo

Descrizione progettuale

Espositore

Espositore in cartone realizzato in un unico foglio. La parte superiore viene realizzate piegango le linguette laterali (tratteggio) su di esse e quella centrale. Progetto interamente ad incastro sia per la parte superiore che per la struttura grazie a dei ganci.

otti Simoni

Colonna a sezione quadrata.

Espositore

Descrizione progettuale

Espositore in cartone realizzato in un unico foglio. La parte superiore viene realizzate piegango le linguette lat gio) su di esse e quella centrale. Progetto interamente ad incastro sia per la parte superiore c struttura grazie a dei ganci.

Marco Dotti Leonardo Simoni

Colonna a sezione quadrata.

14 cm 7cm 7 cm 7 cm

Marco Dotti, Leonardo Simoni

14 cm

12 cm

7cm 7 cm 7 cm

25cm

12 cm

148 cm

12 cm

25cm

40cm

14 cm

14 cm

40cm

14 cm

148 cm

12 cm

12 cm 12 cm

7 cm

12 cm 12 cm 12 cm

61 cm

7 cm

14 cm

14 cm

14 cm

12 cm

61 cm

63


Jessica Ercolani, Marco Morelli, Marion Roos

cm

L’espositore a colonna parallelepipeda nasce dall’esigenza di produrre un manufatto elegante ma sobrio nelle sue forme, stabile ma non complesso nella sua struttura. Trae ispirazione dai numerosi esempi simbolici legati al megalite, da quello preistorico al più recente e misterioso di Kubickiana iconografia. Tale fascino ben si conforma alla necessità di porre in primo piano l’oggetto dell’esposizione che viene enfatizzato dalla sua posizione dissonante in un quadro nel complesso uniforme. Le proporzioni si adeguano direttamente alla fattura del materiale, un unico foglio di cartone liscio spesso 5mm che troverà come unica modellazione la piegatura al fine di creare gli incastri che supporteranno e terranno compatta la struttura.

SCHEMA DI MONTAGGIO

23 cm

8 cm

1 cm

Francesca Fontani, Moreno Lai TAVOLA RAPPRESENTATIVA ESPOSITORE DETTAGLIO PIEGHE E CHIUSURA SUPERIORE

5 cm

SCHEMA DI MONTAGGIO

23 cm 18 cm 1 cm

4 cm

33 cm

PROSPETTO QUOTATO

1 cm

L’espositore a colonna parallelepipeda nasce dall’esigenza di produrre un manufatto elegante ma sobrio nelle sue forme, stabile ma non complesso nella sua struttura. Trae ispirazione dai numerosi esempi simbolici legati al megalite, da quello preistorico al più recente e misterioso di Kubickiana iconografia. Tale fascino ben si conforma alla necessità di porre in primo piano l’oggetto dell’esposizione che viene enfatizzato dalla sua posizione dissonante in un quadro nel complesso uniforme. Le proporzioni si adeguano direttamente alla fattura del materiale, un unico foglio di cartone liscio spesso 5mm che troverà come unica modellazione la piegatura al fine di creare gli incastri che supporteranno e terranno compatta la struttura.

1 cm

105 cm

PROSPETTIVA 15 cm

16 cm

15 cm

PROSPETTIVA 33 cm

15 cm

16 cm

FOTO FOTO RAPPRESENTATIVA RAPPRESENTATIVA

15 cm

125 cm

15 cm

Francesca Fontani Moreno Lai

64

Francesca Fontani Moreno Lai


Tavola esplicativa Marco Franceschini, Lorenzo Marchionni, Nicolò Tromben Espositore

Lorenzo Marchionni Nicolò Tromben Marco Franceschini

cativa

superficie rigata La scelta di rendere visibili entrambi gli aspetti del cartone dona contemporaneamente sobrietà all’ espositore e stabilità alla bookzine. Il busto della colonnina infatti mostra la superficie liscia mentre per la base d’appoggio della bookzine è stata utilizzata la parte ondulata.

a le fasi dello d’appoggio ante in scala leto.

piega supporto bookzine

incastro posteriore

supporto: cartone rigato spessore: 2mm superficie liscia

piega frontale

md material design

Lorenzo Galletti, Lorenzo Mazzarino 108

65


Alessio Gianella, Francesco Mattioli, Francesco Zanardo

Colonna 2 Colonna 2

Scala 1:10

Scala 1:10

35 cm

49,5 cm

cm

45°

30°

45°

5,5 cm 30°

35 cm

30°

5,5 cm 45°

5 cm

5 cm

5 cm 30° 30°

30°

5,5 cm

6 cm

6 cm

35 cm

5,5 cm

5,5 cm

6 cm

95 cm

6 cm

5,5 cm

5,5 cm

6 cm

6 cm

35 cm

35 cm

95 cm

35 cm cm 130

130 cm

130 cm 95 cm

30° 5 cm

cm

6 cm

6 cm

35 cm

35 cm

35 cm

35 cm

30

°

cm 32 ° 30

5,5 cm

35 cm 5 cm

5 cm

25 cm

30° 45°

5 cm

cm

35 cm

5 cm

30°

cm

35 cm

5 cm

30° 30°

32

5 cm

5 cm

4,5 cm

5

cm

30°

32

°

30°

30°

30°

5 cm

32

cm

30

5 cm

90°

30°

25 cm

35

cm

°

17,6 cm

30°

40°

m

4,5 cm

49,5 30°

m

cm

32

30

35

c 49,5

5

35 cm

35 cm

70°

40°

30°

25 cm

5 cm

30°

30°

5 cm

5 cm 30°

30°

70°

c 49,5

30°

90°

25 cm

35 cm

30°

30°

30°

70°

30°

30° 5 cm

cm

cm

49,5

cm

30°

30° 40°

30°

5 cm

5 cm

49,5 cm

5 cm

32

Colonna 1

155 cm

35 cm

35 cm

35 cm

35 cm

140 cm

35 cm

35 cm

35 cm

140 cm

Università Degli Studi di Ferrara - Facoltà di Architettura Università Degli del Studi di Ferrara - Facoltà di Architettura Corso di Laurea in Design Prodotto Industriale di Laurea Design del Prodotto Industriale LaboratorioCorso di Design della in Comunicazione Laboratorio Design della Comunicazione Proff. Alfonso Acocella di - Veronica Dal Buono Proff.Colonna Alfonso 2Acocella - Veronica Dal BuonoGianella Alessio Tavola tecnica: Tavola tecnica: Colonna 2 Mattioli Francesco Zanardo Francesco

Università Degli Studi di Ferrara - Facoltà di Architettura Corso di Laurea in Design del Prodotto Industriale Laboratorio di Design della Comunicazione Proff. Alfonso Acocella - Veronica Dal Buono Tavola tecnica: Colonna 1

Gianella Alessio Gianella Ale Mattioli Francesco Mattioli Fran Zanardo Francesco Zanardo Fra

80 4

Nicola Guidoboni, Dario Sapienza

19

Espositore Guidoboni-Sapienza

10

80 19

4

Espositore Guidoboni-Sapienza 110 10

95

72

110

50 95

32

72

Fusto dell’espositore 50

32

Fusto dell’espositore

Striscia reggi-bookzine

Copri-fusto

Striscia reggi-bookzine

Copri-fusto

Quadrato di cartone che blocca il reggi-bookzine Quadrato di cartone che blocca il reggi-bookzine

Espositore di cartone per bookzine Gruppo: Dario Sapienza _ Nicola Guidoboni

66

Espositore di cartone per bookzine Gruppo: Dario Sapienza _ Nicola Guidoboni

Piegatura del copri-fusto.

Gli angoli piegati internamente del copri-fusto, che può essere utile fissare con un punto di graffettatrice, mantengono in posizione il quadrato di cartone. Esso funge da appoggio alla striscia reggi-bookzine.

Piegatura del copri-fusto.

Gli angoli piegati internamente del Schema di montaggio copri-fusto, che può essere utile fissare con un punto di graffettatrice, mantengono in posizione il quadrato di cartone. Esso funge da appoggio alla striscia reggi-bookzine.

Schema di montaggio


120

50

190

50

120 190 50

Francesca Menghi Angela Iezzi

Y

L’espositore in cartone è composto da due parti: una è il corpo e la parte superiore, l’altra è la b ase. L’espositore in cartone composto da due Come si puòèvedere dallo sviluppo tutta la parti: una colonna è il corpoèecompletamente la parte superiore,ad incastro senza l’altra è la la b ase. necessità dell’utilizzo di nastro adesivo o Come si può vedere dallo sviluppo tutta la colla. Il libro deve essere inserito in verticale colonna è completamente ad incastro senza nella fessura didella parte superiore dell’espola necessità dell’utilizzo nastro adesivo o sitore modoinserito che loinspigolo sia il continuo colla. Il libro deveinessere verticale dello spigolo dell’espositore stesso. nella fessura della parte superiore dell’espo-

Francesca Menghi Angela Iezzi

50

120

50

Sviluppo ESPOSITORE

Y 120

Sviluppo ESPOSITORE

50

Angela Iezzi, Giulia Mangolini

1150

1150

sitore in modo che lo spigolo sia il continuo dello spigolo dell’espositore stesso.

BASE SviluppoSviluppo BASE

30

60

30

60

120

120

120

120

510

510

120

60

120

35

ALEMANNO LUCA 60 35 SARA ONOFRI ERICA MASCELLANI

35

116

35

35

X 116

35

Z

X

Z 100

SCHIZZI MANUALI IN FASE PROGETTUALE

Questo espositore è così composto: -un vano centrale Luca Alemanno, Erica Mascellani, Sara Onofri spazioso, che ospita la “bookzinne” in posizione inclinata.

210 100 50

-un dislivello sul lato antestante al vano, di 50 mm, che funge da fermo per la “bookzinne”

300

1200

100 100

100

L’espositore a base quadrata si chiude grazie all’ausilio di un’incastro, presente sul lato retrostante nella parte superiore e di materiali collanti.

1200

100

100 100

1050 1000

100

100

100

-una parete retrostante al vano che ha uno spessore di 100mm ed un altezza di 200mm, che trasferisce un idea di equilibrio all’osservatore.

100

1050 1000

ASSONOMETRIA ESPOSITORE 300

Interamente realizzata con cartone rigato, un materiale molto versatile e resistente se ben utilizzato.

300

con

300

A

olto ben

300

md

67


Marco Biscuola, Riccardo Lonardi, Alberto Mattiazzi

Espositore

Università degli studi di Ferrara Corso di Laurea in Design del Prodotto Industriale Laboratorio di Design della Comunicazione - A.A 2013/14 Docenti: Alfonso Acocella, Veronica Dal Buono, Michele Zannoni Studenti: Marcello Raffo, Luca Filippi, Joana Torgal

Luca Filippi, Marcello Raffo, Joana Torgal

4 11,7

14,5

11,8

13,5

13,5

13,5

130

161,4

4

15,5

Il nostro intento nel realizzare questo espositore stà nell’attirare la curiosità dell’osservatore. Infatti, la bookzine, parzialmente nascosta da un lato, porta a chi osserva la ricerca della stessa. Così facendo chi guarda si concentrerà verso il soggetto stesso della mostra, lla bookzine. L’espositore è stato creato in modo tale che non presenti punti di incollaggio o componenti aggiuntive. Si basa su una forma semplice, ma allo stesso tempo studiata, composta da due moduli triangolari.

11,7 4

Montaggio espositore

68

Espositore aperto quotato


69


70


LA MOSTRA E I SUOI APPARATI COMUNICATIVI DA

Dipartimento Architettura Ferrara

DA

Dipartimento Architettura Ferrara

e

ee b ook

book zine

e book

Dall’espositore alla mostra

z i ne

12 febbraio 2014 Palazzo Tassoni Estense Salone d’Onore Via della Ghiara 36, Ferrara

DA

Dipartimento Architettura Ferrara

Dall’espositore alla mostra

md

zine

material design

Invito digitale

INTESTAZIONE NEWSLETTER

e

Lettering titolazione E_BOOKZINE su singoli pannelli md material design

md

Sito web DA Dipartimento Architettura

material design

e e_bookzine Dall’espositore alla mostra 12 febbraio 2014 Palazzo Tassoni Estense Salone d’Onore via della Ghiara 36, Ferrara

DA md

Dipartimento Architettura Ferrara

material design

www.architettura.unife.it

bo ok zi ne

e

book zine Dall’espositore alla mostra 12-17 febbraio 2014 Palazzo Tassoni Estense Salone piano terra via della Ghiara 36, Ferrara Corso di laurea Design del Prodotto Industriale A.A. 2013-2014 Laboratorio Design della Comunicazione prof. Alfonso Acocella prof. Veronica Dal Buono prof. Michele Zannoni Progetto comunicativo Mostra Lab md Veronica Dal Buono Federica Capoduri Giulia Pellegrini

Sito web MD Material Design

CARTELLINA A3 con comunicato stampa

DA

Gli espositori a colonna

Dipartimento Architettura Ferrara

md material design

In ogni mostra gli artefatti esposti per la fruizione – fisici o immateriali che siano – presuppongono elementi, di varia natura e configurazione,

DA

e

funzionali al sostegno e alla visualizzazione degli artefatti stessi. Di tale necessità non ne è esente l’allestimento della mostra legata alla serie di bookzine all’interno degli spazi di Palazzo Tassoni Estense. La volontà di disporre in serie le bookzine cartacee, ha indirizzato il Corso verso la creazione di elementi volumetrici (espositori) di cartone su cui poter posizionare ed esporre gli artefatti comunicativi consentendone una visualizzazione frontale (ovvero di copertina) e una naturale consultabilità e fruibilità oggettuale a sfoglio. L’ideazione e l’esecuzione, da parte dei vari gruppi di studenti, di un prototipo di espositore a colonna da realizzarsi con cartone a vista, ha costituito attività progettuale e pratico-realizzativa dei primi mesi del Laboratorio svolta, in parallelo, alla ricerca dei contenuti e del graphic design delle bookzine. Il prototipo realizzato in serie, quale espositore tipo

160 mm 33

94

50 mm 8 mm

33 75 mm

75 mm

75 mm 85 mm 70°

50 mm 10 mm

90°

10

75 mm

della mostra in Palazzo Tassoni Estense, è esito

50 mm

120 mm

124 mm

156 mm

160 mm

124 mm

120 mm

46 mm

50 mm

124 mm

120 mm

156 mm

160 mm

120 mm

124 mm

10 mm

8 mm 35

160 mm 5

160 mm

160 mm

160 mm

di selezione intermedia del Corso, distinguendosi

870 mm

920 mm

870 mm

920 mm

Dall’espositore alla mostra

come risultato ideativo che meglio ha interpretato,

12 febbraio 2014

formalmente ed esecutivamente, il tema

Palazzo Tassoni Estense

progettuale nella fattibilità di una autoproduzione economica, veloce, sostenibile da parte degli studenti stessi.

40

Corso di laurea Design del Prodotto Industriale A.A. 2013-2014

720 mm

Laboratorio Design della Comunicazione prof. Alfonso Acocella prof. Veronica Dal Buono prof. Michele Zannoni Progetto comunicativo Mostra Lab md Veronica Dal Buono Federica Capoduri Giulia Pellegrini

Corso di laurea Design del Prodotto Industriale A.A. 2013-2014 Laboratorio Design della Comunicazione prof. Alfonso Acocella prof. Veronica Dal Buono prof. Michele Zannoni

DA

Dipartimento Architettura Ferrara

Dipartimento Architettura Ferrara

md material design

md material design

bo ok zi ne

e

book zine Dall’espositore alla mostra

Bookzine (o bookazine) è un neologismo che fonde i termini inglesi di book (libro) e magazine (rivista), capitalizzzandone gli elementi e caratteristiche di entrambi i prodotti editoriali. L’espressione è nata per identificare pubblicazioni periodiche cartacee che, per stare al passo con i grandi cambiamenti in corso del mondo editoriale, hanno scelto di proporsi come format monografici, vicini all’autonomia narrativa del libro senza perdere la freschezza e la varietà tematica della rivista. Le sezioni che articolano l’insieme sono equiparabili a “capitoli”, sia pur più “liberi” di quelli a cui siamo stati abituati dai più tradizionali volumi. Ne risulta un artefatto comunicativo meno transitorio della “rivista” che aspira a “rimanere in vita” con maggiore permanenza e visibilità nelle librerie e nelle biblioteche, sia private che pubbliche. Ogni bookzine può essere vista come una collezione di “micro-storie” unite da collegamenti concettuali di natura testuale e/o iconografica. Parole e immagini sono le protagoniste. Selezionate per qualità, rilevanza, significatività, esse vengono ordinate, contestualizzate e

Corso di laurea Design del Prodotto Industriale A.A. 2013-2014

composte affinché risultino reciprocamente valorizzate suscitando interesse ed attrattività alla fruizione. Fondamentale è il rapporto tra contenuti e forma, fra suggestività e ritmo delle microstorie. Il design, il progetto di comunicazione visiva,

Laboratorio Design della Comunicazione prof. Alfonso Acocella prof. Veronica Dal Buono prof. Michele Zannoni Progetto comunicativo Mostra Lab md Veronica Dal Buono Federica Capoduri Giulia Pellegrini

trasforma i contenuti in narrazioni e l’insieme risulta potenziato rispetto alla semplice somma delle parti che lo compongono. Attraverso ibridazioni “altre” le bookzine – nella ricerca di espansione contenutistica e innovatività del format comunicativo di base – transitano dal mondo della stampa su carta (e dallo spazio topologico delle librerie e delle biblioteche) alla ubiquità delle edicole digitali, adeguando allo schermo dei device il format grafico implementandone ed arricchendone i contenuti con video, gallerie fotografiche, effetti sonori, interazione. Propongono, così, una più complessa “esperienza” fruitiva dove la componente visivo-razionale della lettura tipicamente moderna – lenta, concettuale, eminentemente mentale – si ibrida con quella più emozionale tipica della percezione multisensoriale. A ragion di ciò si spiega la scelta di apporre a bookzine il prefisso e_ (caratterizzante i format elettronici). Agli studenti del primo anno del Laboratorio di Design della Comunicazione è stato richiesto il progetto grafico e contenutistico di una bookzine, nonché la sua realizzazione in prototipo cartaceo; in chiusura del Corso, si è ipotizzato il trasferimento dei contenuti al digitale, prevedendone l’implementazione e la funzionalizzazione per un tablet device. I prototipi cartacei delle bookzine – con i loro caratteri materici, i contenuti testuali e iconologici utilizzati – sono, alla fine, protagonisti all’interno dell’esperimento espositivo in Palazzo Tassoni Estense. Alfonso Acocella, Veronica Dal Buono, Michele Zannoni

Totem e maxiposter inseriti nel percorso di mostra: titolazione introduttiva, concept di progetto, descrizione progetto elementi espositivi.

71


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L’esposizione E_Bookzine negli spazi di Palazzo Tassoni Estense. Il percorso espositivo si svolge lungo le pareti del salone passante piano terra ove sono esposti i prototipi di bookzine e i pannelli descrittivi. Lungo il tavolo centrale sono in esposizione le tavole di rappresentazione del progetto di implementazione digitale, da bookzine a e_bookzine.

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Perchè la carta?

Che è dolce, il far niente... lo dite voi! Sappiate che è un’arte, un arduo mestiere volar con le rondini restando a sedere o sol con la mente sconfigger gli eroi!

Creatività Comoda

ARTEFATTI DI CARTA

il divano nel design

far muovere l’ombra col cenno del capo piegare la luce con gli occhi socchiusi mutare il banale in archetipi astrusi contar fino a cento e rifarlo daccapo!

C

reatività omoda

Viaggiar col pensiero fin in capo al mondo discuter sul mondo, se è piatto o se è tondo sbranarsi le unghie con sommo talento tracciare nel cielo un cerchio perfetto

A.Cancian “Il dolce far niente”

material objects

Nel percorso qui illustrato non si narra solamente del prodotto in carta come semplice supporto per prendere appunti, ma anche di quell’artefatto, frutto della cartotecnica contemporanea, che può divenire design. Come nel gioco delle scatole cinesi, nello stesso artefatto bookzine si narra dell’“artefatto” in carta per la scrittura e il disegno personali.

il divano nel design

Potrei continuare fin oltre il tramonto son tanti gli impieghi del dolce far nulla e se attentamente vi guardaste attorno vedreste un esercito che si trastulla!

md

CERAMICA SUPERFICI material design

material design

e_bookzine material object A.Cancian “Il dolce far niente”

md material design

13/11/2013 12:30:01

Capita Material Objects spesso

WOOD & CHAIRS - usual couple, unusual creations

md

usual couple, unusual creations

Oliviero Toscani, 1 aprile 2008

material design

Cardboard Objectsdifficilmente materiale del passato, caduto inMaterial disuso, Design adattabile al mondo contemporaneo. In realtà oltre Cardboard ad essre un materiale ecosostenibile possiede Design “Da bambino, da orfano, abitavo sotto il ponte Ghisolfa, a Milano. le mie mura, le mie pareti e i miei soffitti erano tutti di cartone. Vivendo negli imballaggi dei frigoriferi e degli armadi che venivano buttati sotto i ponti. Nei cartoni eravamo un gruppo di amici, i topi, i gatti, i cani randagi e i barboni di Milano. Nel cartone si viveva benissimo. era comodo, senza umidità, silenzioso e anche molto profumato. Era meglio del cemento, perche le mie mura di cartone le potevo incastrare, modellare, ricostruire, cambiarle d’ordine e d’assetto a mio piacimento. Mi sono anche fatto una grande cultura, perchè leggevo solo di notte, quando la luce dei finestrini dei treni che sfrecciavano vicino mi illuminavano. Avevo pochi secondi per leggere, quindi lo facevo con intensità e vigore. pochi istanti ma profondi. Di quando ero piccolo, il cartone è la cosa di cui ho il ricordo piu forte e bello. Questa storia l’ho raccontata a mia madre. mentre lo facevo lei mi guardava stupefatta, sbalordita, perchè si rendeva conto fin dove poteva arrivare l’immeginezione di suo figlio. Quello sguardo così stupito mi ha Fatto capire che la storia del cartone, del ponte ghisolfa, deibarboni e dei treni, era solamente una fantasia. che continua tutt,ora.”

anche molte interessanti proprietà per le quali può essere utilizzata in modalità differenti e in vari campi dell’industria. Grazie alla facile repoereibilità delle materie prime e al suo semplice processo produttivo, la ceramica risulta essere un materiale versatile in quanto può essere utilizzato anche come rivestimento grazie alla sua bassa conducibilità termica. Inoltre cambiando le sue componenti essa può essere adattata per l’uso specifico che se ne vuole fare: infatti diversi metodi CORK produttivi permettono la produzione di elementi di rivestimento di superfici quali muri o pavimenti PAPER oppure la creazione di oggettiCORK di uso quotidiano. DESIGN In questo racconto tematico per immagini si affronta in particolare il tema dei rivestimenti e trattamento delle superfici in ceramica. Partendo dall’analisi delle fasi di produzione il percorso md si sviluppa intorno alle caratteristiche formali e di utilizzo specifico di piastrelle modulari, mosaici e lastre in ceramica. Il progetto tratterà l’applicazione del materiale come rivestimento all’interno delle strutture domestiche e in ambito urbano nonchè le differenti varianti della superfice ceramica nelle sue componenti: formale, visiva e tattile. material objects cardboard design

WOOD & CHAIRS

usual couple, unusual creations

che la ceramica venga presa poco in considerazione poichè viene considerata come un

“Da bambino, da orfano, abitavo sotto il ponte Ghisolfa, a Milano. le mie mura, le mie pareti e i miei soffitti erano tutti di cartone. Vivendo negli imballaggi dei frigoriferi e degli armadi che venivano buttati sotto i ponti. Nei cartoni eravamo un gruppo di amici, i topi, i gatti, i cani randagi e i barboni di Milano. Nel cartone si viveva benissimo. era comodo, senza umidità, silenzioso e anche molto profumato. Era meglio del cemento, perche le mie mura di cartone le potevo incastrare, modellare, ricostruire, cambiarle d’ordine e d’assetto a mio piacimento. Mi sono anche fatto una grande cultura, perchè leggevo solo di notte, quando la luce dei finestrini dei treni che sfrecciavano vicino mi illuminavano. Avevo pochi secondi per leggere, quindi lo facevo con intensità e vigore. pochi istanti ma profondi. Di quando ero piccolo, il cartone è la cosa di cui ho il ricordo piu forte e bello. Questa storia l’ho raccontata a mia madre. mentre lo facevo lei mi guardava stupefatta, sbalordita, perchè si rendeva conto fin dove poteva arrivare l’immeginezione di suo figlio. Quello sguardo così stupito mi ha Fatto capire che la storia del cartone, del ponte ghisolfa, deibarboni e dei treni, era solamente una fantasia. che continua tutt,ora.”

material objects cardboard design

WOOD & CHAIRS

WOOD & CHAIRS - usual couple, unusual creations

reatività omoda

Potrei continuare fin oltre il tramonto son tanti gli impieghi del dolce far nulla e se attentamente vi guardaste attorno vedreste un esercito che si trastulla!

md

Cover bookzine_paperlights.indt 1

C

Viaggiar col pensiero fin in capo al mondo discuter sul mondo, se è piatto o se è tondo sbranarsi le unghie con sommo talento tracciare nel cielo un cerchio perfetto

material design

material design

ARTEFATTI DI CARTA

md

13/11/2013 12:30:01

Creatività Comoda

ARTEFATTI DI CARTA

md material design

md

“Utilizziamo la carta da circa duemila anni. Ciò che in principio, in Cina, era considerata merce rara e preziosa, ha finito per diffondersi sempre più, come un segnale di allarme o un’epidemia, un sogno e un’illusione, fino al diciannovesimo secolo, quando le cartiere hanno rimpiazzato la produzione artigianale: da quel momento in poi, il tempo ha cominciato a correre e ha avuto inizio la stupefacente era della carta.” Ian Sansom, L’odore della carta, Milano, Tea, 2013, p.13.

material objects

Paper Lights

Nel percorso qui illustrato non si narra solamente del prodotto in carta come semplice supporto per prendere appunti, ma anche di quell’artefatto, frutto della cartotecnica contemporanea, che può divenire design. Come nel gioco delle scatole cinesi, nello stesso artefatto bookzine si narra dell’“artefatto” in carta per la scrittura e il disegno personali.

far muovere l’ombra col cenno del capo piegare la luce con gli occhi socchiusi mutare il banale in archetipi astrusi contar fino a cento e rifarlo daccapo!

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material design

.Luca Chiarelli Lorem ipsum dolor sit amet, consectetuer adipiscing elit, sed diam nonummy nibh euismod tincidunt ut laoreet dolore magna aliquam erat volutpat. Ut wisi enim ad minim veniam, quis nostrud exerci tation ullamcorper suscipit

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material design

material design

md

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PAPER LIGHTS

Material Objects

.Fabrizio Bassi Lorem ipsum dolor sit amet, consectetuer adipiscing elit, sed diam nonummy nibh euismod tincidunt ut laoreet dolore magna aliquam erat volutpat. Ut wisi enim ad minim veniam, quis nostrud exerci tation ullamcorper suscipit

md

Perchè la carta?

Paper Lights

Che è dolce, il far niente... lo dite voi! Sappiate che è un’arte, un arduo mestiere volar con le rondini restando a sedere o sol con la mente sconfigger gli eroi!

ARTEFATTI DI CARTA

md

Material Objects

material objects

“Utilizziamo la carta da circa duemila anni. Ciò che in principio, in Cina, era considerata merce rara e preziosa, ha finito per diffondersi sempre più, come un segnale di allarme o un’epidemia, un sogno e un’illusione, fino al diciannovesimo secolo, quando le cartiere hanno rimpiazzato la produzione artigianale: da quel momento in poi, il tempo ha cominciato a correre e ha avuto inizio la stupefacente era della carta.” Ian Sansom, L’odore della carta, Milano, Tea, 2013, p.13.

md

.Mattia Ronconi Lorem ipsum dolor sit amet, consectetuer adipiscing elit, sed diam nonummy nibh euismod tincidunt ut laoreet dolore magna aliquam erat volutpat. Ut wisi enim ad minim veniam, quis nostrud exerci tation ullamcorper suscipit

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PAPER LIGHTS

Paper Lights

Paper Lights

ceramica superfici

ceramica superfici

Oliviero Toscani, 1 aprile 2008

Atal Bihari Vajpayee

bambook

Accostamenti e for

Textile & Texture

4

pagine di apertura introduzione indice

GLASS LAMPS

La fibra di carbonio è prevalentemente utilizzata per rinforzare i materiali compositi, in particolar modo i polimeri plastici. Un altro utilizzo sfrutta il conferimento di un certo valore estetico a vari prodotti di consumo. Sfruttandone le caratteristiche di resistenza e leggerezza del peso, la fibra di carbonio viene utilizzata per la produzione delle casse degli orologi e del quadrante. Nella fabbricazione degli orologi, il materiale è spesso combinato con un polimero per aumentarne la resistenza.

Smaltatura delle lastre (sopra). Pressatura (sotto).

La fibra di carbonio è prevalentemente utilizzata per rinforzare i materiali compositi, in particolar modo i polimeri plastici. Un altro utilizzo sfrutta il conferimento di un certo valore estetico a vari prodotti di consumo. Sfruttandone le caratteristiche di resistenza e leggerezza del peso, la fibra di carbonio viene utilizzata per la produzione delle casse degli orologi e del quadrante. Nella fabbricazione degli orologi, il materiale è spesso combinato con un polimero per aumentarne la resistenza.

doppie pagine di apertura capitoli

material objects

md material design

MATERIAL objects

Material Object

CARBON DESIGN md material design

19

be tech

31

be sporty

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be cool

55

md

Disegno

Quarts Colours, Effepi Marmi S.R.L, 2012. Agglomerato di quarzo e ceramica con inserti di piccoli frammenti di vetro.

quando il design ecosostenibile entra nelle mura domestiche

Unuon, 14 ora Italian S.R.L., Italia, 2012. Piastrelle in gres porcellanato 20x20 cm con 84 varianti grafiche ispirate alle venature del legno.

md

material objects

260 mm

material design

35

75

20

130 mm

Forma

Composizione

210

scelte grafiche paragrafo: corpo 12 pt interlinea 14,4 pt giustezza glass lamps75 mm

129

material objects didascalie:

corpo 8 pt interlinea 9,6 pt giustezza 50 mm

sotto: jolly moggy, il lettino per gatti realizzato completamente in bamboo.

Resistenza e flessibilità permettono infatti a tale chaise longue di non rompersi quando è soggetta al peso di un individuo e di adattarsi pienamente ad esso per conferire la sensazione piacevole ricercata. E’ possibile che anche la vista ci provochi una sensazione di rilassamento, magari osservando un oggetto lineare e fluido, che non intacca la purezza di un ambiente, come nell’esempio del lettino per gatti da appendere sul radiatore.

Cover tiles, JSPR, Olanda, 2013. Piastrelle di rivestimento in ceramica smaltata che fanno intravedere le tubature che normalmente non sono visibili.

Pillart, Eiffelgre Piastrelle firma propone rives attraverso la c e artigianalità.

43

Sedute in acciaio

Safety tiles, Z Germania, 20 Piastrelle antis indistriali.

e_bookzine material object

Sedute in acciaio

Sitting Steel è un Aperendissus voluptatiam, consequi officias aut volupie nimiliquam est, simodit, volor arum enetur audi corrovi ditioss equodipsam a dolupta quiamet rerio ipid quam, optiscipit qui ut volupid endebit atiost, officit, simoditat alis maxim quam essinimporia qui omnimpor modi ant eos et excerchil modia quosam etum excearum fuga. Nam etur? Intusciendus sanda solorestia velitatem ratusa cum ea dolestia corum, cum aliqui rae occabor poreror ad quaescid quam as molorendus. Neque non conet es rem ipsus et que volecessi quam, conseni mincipiduci sam etur? Tem ut recae doluptatque doluptaest, tem qui dolum, officaeris modipsaped minime excepre, omnis aut et, nim haruptaquam fugit re rerum harchitium fuga. Ellupit, cori optaturite volo conse percia provit quia qui idesed eum labo. Ime eatur sit, conesti venis sediae porecte solleni tatemquo eius audissed expe laccae qui aces nones arum fugiaeriae escipis este incto que nobis eum, a si officat quides exerem des dolorepe cupta cuptas none cone cullaborior si nostruptas molorepudam ent faceatempore de nonet et mossim expelles a as eatio is iunt, tem archicium diore nia dolorectis sae optatum cum

Texture

living bamboo

Sitting Steel

Sedute in acciaio

CARBON DESIGN

material objects

material design

material objects

Secondo un’antica leggenda fenicia, tramandata da Plinio, alcuni mercanti, tornando dall’Egitto con un grosso carico di carbonato di soda, si fermarono una sera sulle rive del fiume Belo per riposare. Non avendo pietre a disposizione su cui collocare gli Sitting Steel utensili per la preparazione delle vivande, presero alcuni blocchi di salnitro e viSteel accesero sotto il fuoco Sitting chais BE che continuò a bruciare per tutta la notte.BE BAMBOO CHILL Al mattino i mercanti videro con stupore che al posto md della sabbia del fiume e del carbonato di soda vi era una nuova materia lucente e trasparente. Il vetro infatti nasce dalla combinazione della silice, minerale 74 contenuto nelle sabbie dolci, combinata con il carbonato di calcio e fusi insieme grazie alla presenza doppie pagine di apertura di una sostanzacapitoli alcalina, la soda. Il vetro è un prodotto omogeneo e compatto, a elevata

Material Object

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quando il design ecosostenibile entra nelle mura domestiche “le lunghe canne di bamboo acquistano charme attraverso una apparente immagine di fragilità “ Kengo Kuma

Sitting Steel

7

Sedute in acciaio

material design

Sitting Steel

md

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be chill

Applicazioni

38

Sitting Steel

Sitting Steel è un Aperendissus voluptatiam, consequi officias aut volupie nimiliquam est, simodit, volor arum enetur audi corrovi ditioss equodipsam a dolupta quiamet rerio ipid quam, optiscipit qui ut volupid endebit atiost, officit, simoditat alis maxim quam essinimporia qui omnimpor modi ant eos et excerchil modia quosam etum excearum fuga. Nam etur? Intusciendus sanda solorestia velitatem ratusa cum ea dolestia corum, cum aliqui rae occabor poreror ad quaescid quam as molorendus. Neque non conet es rem ipsus et que volecessi quam, conseni mincipiduci sam etur? Tem ut recae doluptatque doluptaest, tem qui dolum, officaeris modipsaped minime excepre, omnis aut et, nim haruptaquam fugit re rerum harchitium fuga. Ellupit, cori optaturite volo conse percia provit quia qui idesed eum labo. Ime eatur sit, conesti venis sediae porecte solleni tatemquo eius audissed expe laccae qui aces nones arum fugiaeriae escipis este incto que nobis eum, a si officat quides exerem des dolorepe cupta cuptas none cone cullaborior si nostruptas molorepudam ent faceatempore de nonet et mossim expelles a as eatio is iunt, tem archicium diore nia dolorectis sae optatum cum

be bamboo

Museo della c Casanova e H Jinzhou, Cina Rivestimento di pezzi di cer

Produzione

carbon design

material design

Superfici nella tridim Composizione Lavorazioni delle lastre. Sopra: taglio della lastra. Sotto: levigatura della superfice.

Sophie collection, B.D.S.R., Italia, 2013. Collezione fatta a mano in terracotta con inserti in vetro veneziano.

LIVING BAMBOO

&

indice

Accostamenti e forme delle piastrelle

Trame delle superfi

L I G H T S

living bamboo

“le lunghe canne di bamboo acquistano charme attraverso una apparente immagine di fragilità “ Kengo Kuma

127

Composizione

Forma

L’elemento unificante e caratteristico della ceramica sta nella decorazione. Con le sue infinite tinte, l’incizione della piastrella, l’uso di materiali differenti o con qualsivoglia tecnica si posso creare disegni e particolari grafiche che contraddistiguono ceramiche da altre. Grazie al colore e al segno grafico essa prende vita. Grazie alla sua duttilità e malleabilità per quanto riguarda il disegno grafico, la ceramica può diventare soggetto di un ambiente o disperdersi in esso rendendolo armonioso.

Vi è mai capitato di entrare in una stanza arredata con oggetti in bamboo? L’impatto emotivo è istantanteo! Tranquillità e serenità saranno le vostre sensazioni, vi sembrerà di trovarvi immersi in un ambiente estremamente accogliente e del tutto singolare. In molti parlano di questa pianta e dei suoi derivati, ciò nonostante il bamboo fatica a prendere piede nei molteplici settori in cui esso potrebbe essere presente. Lo scopo di questo percorso illustrato è quello di evidenziare le caratteristiche che permettono al bamboo di essere adatto a una moltitudine inimmaginabile di scopi. A tal proposito vi proponiamo una breve intervista rilasciataci in esclusiva da Ezri Tarazi, Designer Israeliano che ha compreso e sfruttato notevolmente le capacità di tale pianta.

Superfici nella tridimensionalità

Colori e grafica dell

LIVING BAMBOO

&

Material Objects

material objects

Quando si tratta di tessuto nel design è immediato il collegamento con il settore dell’abbigliamento, il mondo della moda e tutto ciò che riconduce al fashion design. In realtà si tratta di un mondo più ampio, dove la trama diventa essa stessa oggetto di design. Difatti anche l’approccio dei maggiori esponenti della moda è cambiato e gli stilisti vedono il tessuto in una prospettiva differente, non solo come materia per l’ideazione di capi di abbigliamento. I riflettori puntano alla trama che caratterizza il tessuto, donando un’ulteriore personalità all’abito che assume una vita propria diventandone il vero protagonista.

Il bambù è un materiale versatile, flessibile, resistente, facile da lavorare, rinnovabile e sostenibile.

103

Forma

Texture

copertina fronte formato chiuso e aperto

introduzione

79

Trame delle superfici

Tipi di ceramica e u

COPPER

“I colori sono l’anima di ogni piastrella, senza sarebbero come le fette biscottate senza marmellata” Orazio Porcellani

design alla mano

material design

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Colori e grafica delle superfici

Disegno

COPPER L I G H T S

COPPER L I G H T S

L I G H T S

31

Tipi di ceramica e utilizzi nei rivestimenti

Texture

Le fasi di realizzazio

MATERIAL objects

COPPER

Le fasi di realizzazione del materiale ceramica Applicazioni

Applicazioni

Helvetica light italic abcdefghilmnopqrstuvz Colori e grafica

7

Produzione

Produzione

Helvetica light abcdefghilmnopqrstuvz

“Questo nuovo entusiasmo per le tradizionali leghe del rame è un’espressione materiale di una nuova estetica nel design: a differenza dei loro predecessori, i giovani designer non intendono inventare il futuro ma piuttosto salvare la cultura dell’oggetto reale dalla morsa del digitale e del virtuale. Anziché cercare a tutti i cosi di prendere le distanze dalla generazione precedente, sono felici di farsi ispirare dagli eleganti progetti degli anni Cinquanta di Gio Ponti, Finn Juhl e Charles e Ray Eames. Come parte di questo processo, hanno riscoperto il tesoro culturale dell’età moderna e dei suoi materiali. Dopotutto, anche nel design del 20esimo secolo, che a lungo è sembrato rivolgersi solo ai freddi oggetti cromati, appaiono di tanto in tanto prodotti dalle qualità artigianali realizzati in ottone, rame e bronzo” Markus Frensl

superfici

Disegno

Material Object

material objects

bambook

“Questo nuovo entusiasmo per le tradizionali leghe del rame è un’espressione materiale di una nuova estetica nel design: a differenza dei loro predecessori, i giovani designer non intendono inventare il futuro ma piuttosto salvare la cultura dell’oggetto reale dalla morsa del digitale e del virtuale. Anziché cercare a tutti i cosi di prendere le distanze dalla generazione precedente, sono felici di farsi ispirare dagli eleganti progetti degli anni Cinquanta di Gio Ponti, Finn Juhl e Charles e Ray Eames. Come parte di questo processo, hanno riscoperto il tesoro culturale dell’età moderna e dei suoi materiali. Dopotutto, anche nel design del 20esimo secolo, che a lungo è sembrato rivolgersi solo ai freddi oggetti cromati, appaiono di tanto in tanto prodotti dalle qualità artigianali realizzati in ottone, rame e bronzo” Markus Frensl

MATERIAL objects

COPPER R

material design

“La pianta di bambù è l’oro verde dell’uomo povero: una persona può sedersi in una casa di bamboo sotto un tetto di bambù, su una sedia ad un tavolo fatti dello stesso bambù, con un capello di bambù sulla sua testa e sandali di bambù ai piedi. Allo stesso tempo può tenere in un mano una ciotola di bamboo, nell’altra bacchette di bambù che gli servono per mangiare germogli di bambù. Dopo aver consumato il suo pranzo, cucinato in un fuoco alimentato dalla combustione del bambù, il tavolo potrebbe essere pulito con un panno di fibre di bambù, può rinfrescarsi con un ventaglio in bambù, fare la siesta in un letto su di un materasso ed un cuscino fatti tutti di bambù”

md

md

Helvetica regular abcdefghilmnopqrstuvz

Interactive Surfaces

3

carbon design

e_bookzine material object

fontmd

Interactive Surfaces

pagine di apertura introduzione indice

material design

material design

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Material Object

Interactive Surfaces

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Bookends

L’equilibrio si fa design

L’equilibrio si fa design

material design

design alla mano

Material Object

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CARDBOARD METAMORPHOSIS

Bookends

CARDBOARD METAMORPHOSIS

material design

material design

CARDBOARD METAMORPHOSIS

CARDBOARD METAMORPHOSIS

L’equilibrio si fa design

md Quando la passione per la lettura invade la nostra vita e i libri iniziano a sommarsi, dobbiamo raggrupparli in maniera veloce e intuitiva. Questi oggetti regalano tantissime ispirazioni ai designer per creare forme sempre più innovative. Le figurazioni spaziano dall’ arte a elementi più pop, da figure geometriche rigide a curve sinuose. In casi particolari questi artefatti non sono nè meri elementi funzionali nè oggetti di arredamento. In questi casi essi estremizzano la loro forma a prescindere dalla funzionalità, diventando opere d’arte.

material design

material design

Bookends L’equilibrio si fa design

Quando la passione per la lettura invade la nostra vita e i libri iniziano a sommarsi, dobbiamo raggrupparli in maniera veloce e intuitiva. Questi oggetti regalano tantissime ispirazioni ai designer per creare forme sempre più innovative. Le figurazioni spaziano dall’ arte a elementi più pop, da figure geometriche rigide a curve sinuose. In casi particolari questi artefatti non sono nè meri elementi funzionali nè oggetti di arredamento. In questi casi essi estremizzano la loro forma a prescindere dalla funzionalità, diventando opere d’arte.

Bookends

material design

md

material design

imballaggi in carta e cartone

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. Ut enim ad minim veniam, quis nostrud exercitation ullamco laboris nisi ut aliquip ex ea commodo consequat. Duis aute irure dolor in reprehenderit in voluptate velit esse cillum dolore eu fugiat nulla pariatur. Excepteur sint occaecat cupidatat non proident, sunt in culpa qui officia deserunt mollit anim id est laborum Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. Ut enim ad minim veniam, quis nostrud exercitation ullamco laboris nisi ut aliquip ex ea commodo consequat. Duis aute irure dolor in reprehenderit in voluptate velit esse cillum dolore eu fugiat nulla pariatur. Excepteur sint occaecat cupidatat non proident, sunt in culpa qui officia deserunt mollit anim id est laborum

Capita spesso che la ceramica venga presa poco in considerazione poichè viene considerata come un materiale del passato, caduto in disuso, difficilmente adattabile al mondo contemporaneo. In realtà oltre ad essre un materiale ecosostenibile possiede anche molte interessanti proprietà per le quali può essere utilizzata in modalità differenti e in vari campi dell’industria. Grazie alla facile repoereibilità delle materie prime enel al suoXXI Secolo I device e il vetro semplice processo produttivo, la ceramica risulta essere un materiale versatile in quanto può essere utilizzato anche come rivestimento grazie alla sua bassa conducibilità termica. Inoltre cambiando le sue componenti essa può essere adattata per l’uso specifico che se ne vuole fare: infatti diversi metodi produttivi permettono la produzione di elementi di rivestimento di superfici quali muri o pavimenti oppure la creazione di oggetti di uso quotidiano. In questo racconto tematico per immagini si affronta in particolare il tema dei rivestimenti e trattamento delle superfici in ceramica. Partendo dall’analisi delle fasi di produzione il percorso si sviluppa intorno alle caratteristiche formali e di utilizzo specifico di piastrelle modulari, mosaici e lastre in ceramica. Il progetto tratterà l’applicazione del materiale come rivestimento all’interno delle strutture domestiche e in ambito urbano nonchè le differenti varianti della superfice ceramica nelle sue componenti: formale, visiva e tattile.

md

imballaggi in carta e cartone

Maria Cristina Didero

packaging responsabile

material design

imballaggi in carta e cartone

Interactive Surfaces I device e il vetro nel XXI Secolo

between tradition and innovation

MATERIAL objects

imballaggi in carta e cartone

packaging responsabile

Experimentation with new materials in design traditionally seeks to break boundaries: Cork (...), has become the protagonist in a series of exercises in style by international designers. A living material that mainly features in the craft traditions of western mediteranean, cork not only represents one of the most amazing combination of properties to be found in a natural raw material but also has the extraordinary characteristic of not being replicable.

La ceramica

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. Ut enim ad minim veniam, quis nostrud exercitation ullamco laboris nisi ut aliquip ex ea commodo consequat. Duis aute irure dolor in reprehenderit in voluptate velit esse cillum dolore eu fugiat nulla pariatur. Excepteur sint occaecat cupidatat non proident, sunt in culpa qui officia deserunt mollit anim id est laborum Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. Ut enim ad minim veniam, quis nostrud exercitation ullamco laboris nisi ut aliquip ex ea commodo consequat. Duis aute irure dolor in reprehenderit in voluptate velit esse cillum dolore eu fugiat nulla pariatur. Excepteur sint occaecat cupidatat non proident, sunt in culpa qui officia deserunt mollit anim id est laborum

between tradition and innovation

between tradition and innovation

Carta e cartone sono materiali responsabili. Le imprese che li producono, li trasformano e li utilizzano sotto forma di imballaggi, sono costantemente impegnate a monitorarne la vita fino al riciclo per rispondere alle aspettative economiche, ambientali e sociali di tutti. Prodotti come gli imballaggi di carta e cartone, infatti, vengono usati quotidianamente da milioni di persone e non sono apprezzati unicamente per le caratteristiche esteriori o funzionali, ma anche e soprattutto per l’impegno “etico” dei materiali, elemento che è parte integrante della catena del valore e viene riconosciuto dai consumatori.

copertina fronte formato chiuso e aperto

CORK

md

packaging responsabile

packaging responsabile imballaggi in carta e cartone

COPPER R

packaging responsabile

material design

Material Object

md

material design

7

sopra: Charlotte Perriand Chais longue in bamboo, 1941.

Così numerose sono le caratteristiche del bambù che in Cina lo chiamano “Amico dell’uomo”

9

10

21

copertina fronte formato chiuso e aperto

Be chill vuole esprimere la sensazione di relax che deriva dal posizionamento del proprio corpo su di un oggetto comodo ed ergonomico. Esempi di questo oggetto di rilassamento possono essere una poltrona, una sedia o una chaise longue o un letto, La chaise longue delle immagini presenti sopra sfrutta due caratteristiche principali del bamboo per soddisfare l’esigenza di rilassamento.

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Corso di laurea in Design del Prodotto industriale

Laboratorio Design della Comunicazione A.A. 2013-14

Proff. Alfonso Acocella _ Veronica Dal Buono _ Michele Zannoni

Studenti: Marcello Raffo_ Luca Filippi


E_BOOKZINE *

Micro-narrazioni tra carta e web

URA/ UNIFE dotto industriale

a Comunicazione

IL TEMA DI PROGETTO

* A cura di Veronica Dal Buono

Caratteristiche editoriali

OKZINE

*

design

material objects

PAPER DESIGN

N

Ad un certo punto, lungo le manifestazioni culturali live del Ventennale, ci siamo resi conto che il progetto istituzionale XfafX non fosse da considerarsi del tutto esaurito con lo svolgersi degli eventi stessi.

Ad un certo punto, lungo le manifestazioni culturali live del Ventennale, ci siamo resi conto che il progetto istituzionale XfafX non fosse da considerarsi del tutto esaurito con lo svolgersi degli eventi stessi.

La riflessione su caratteri e le modalità documentali reportagistiche effettuate, unitamente alle relazioni avviate con protagonisti invitati, ci consegnavano l’idea di una possibile prosecuzione del progetto XfafX ben oltre l’episodicità degli eventi e la scadenza delle celebrazioni del Ventennale prevista per giugno 2012.

La riflessione su caratteri e le modalità documentali reportagistiche effettuate, unitamente alle relazioni avviate con protagonisti invitati, ci consegnavano l’idea di una possibile prosecuzione del progetto XfafX ben oltre l’episodicità degli eventi e la scadenza delle celebrazioni del Ventennale prevista per giugno 2012.

Rispetto alla “volatilità” e alla “dispersione” dei contenuti legati agli eventi si è cercato, cosi, alla fine di progettate una “nuova partenza” capace di rappresentare una sorta di “ri-nascenza” del progetto XfafX sotto gli auspici di nuovi format culturali posti, al contempo, ad individuare un innovativo campo di studio e di lavoro per quanti avevano preso parte all’organizzazione, allo svolgimento, alla documentazione degli eventi stessi.

Rispetto alla “volatilità” e alla “dispersione” dei contenuti legati agli eventi si è cercato, cosi, alla fine di progettate una “nuova partenza” capace di rappresentare una sorta di “ri-nascenza” del progetto XfafX sotto gli auspici di nuovi format culturali posti, al contempo, ad individuare un innovativo campo di studio e di lavoro per quanti avevano preso parte all’organizzazione, allo svolgimento, alla documentazione degli eventi stessi.

Il centro del nuovo progetto culturale è stato visto nello sviluppo dei temi, delle visioni, delle ricerche emerse lungo l’XfafX proiettandole all’interno di un format culturale autorevole ed impegnativo – una Collana editoriale istituzionale – che consentisse sedimentazioni, approfondimenti disciplinari, interpretazioni e documentalità su vasta scala, comunicabili all’esterno quale apporto specifico del lavoro di studiosi e ricercatori universitari della Facoltà di Architettura di Ferrara.

Il centro del nuovo progetto culturale è stato visto nello sviluppo dei temi, delle visioni, delle ricerche emerse lungo l’XfafX proiettandole all’interno di un format culturale autorevole ed impegnativo – una Collana editoriale istituzionale – che consentisse sedimentazioni, approfondimenti disciplinari, interpretazioni e documentalità su vasta scala, comunicabili all’esterno quale apporto specifico del lavoro di studiosi e ricercatori universitari della Facoltà di Architettura di Ferrara.

Gli interlocutori privilegiati di tale nuovo progetto culturale non potevano che essere i protagonisti del design discourse internazionale presenti all’interno degli eventi XfafX riprendendo e sviluppando i rapporti e relazioni instaurati lungo il Festival To design today.

Gli interlocutori privilegiati di tale nuovo progetto culturale non potevano che essere i protagonisti del design discourse internazionale presenti all’interno degli eventi XfafX riprendendo e sviluppando i rapporti e relazioni instaurati lungo il Festival To design today.

Alla prosecuzione del progetto celebrativo del Ventennale di fondazione della Facoltà di Architettura di Ferrara attraverso il varo di una Collana editoriale si collega l’obiettivo di sperimentare le nuove opportunità legate alla produzione, trasmissione e fruizione elettronica dei contenuti culturali nell’era digitale che contraddistingue il nostro presente.

Alla prosecuzione del progetto celebrativo del Ventennale di fondazione della Facoltà di Architettura di Ferrara attraverso il varo di una Collana editoriale si collega l’obiettivo di sperimentare le nuove opportunità legate alla produzione, trasmissione e fruizione elettronica dei contenuti culturali nell’era digitale che contraddistingue il nostro presente.

La ripresa e lo sviluppo del progetto XfafX si indirizza così – oltre che verso la valorizzazione dei contenuti già documentati e capitalizzati lungo lo svolgersi degli eventi all’interno del festival To design today – verso la produzione di contenuti nuovi da editare, da una parte, nel format tradizionale del libro a stampa e, dall’altra, nel format sperimentale del libro elettronico (e-book) perseguendo l’idea innovativa di una Collana editoriale crossmediale To design today ideata, promossa e gestita dall’istituzione universitaria della Facoltà di Architettura di Ferrara.

La ripresa e lo sviluppo del progetto XfafX si indirizza così – oltre che verso la valorizzazione dei contenuti già documentati e capitalizzati lungo lo svolgersi degli eventi all’interno del festival To design today – verso la produzione di contenuti nuovi da editare, da una parte, nel format tradizionale del libro a stampa e, dall’altra, nel format sperimentale del libro elettronico (e-book) perseguendo l’idea innovativa di una Collana editoriale crossmediale To design today ideata, promossa e gestita dall’istituzione universitaria della Facoltà di Architettura di Ferrara.

14 X 21 cm

Le copertine delle ebookzine realizzate dagli studenti del 1° anno di corso in design del prodotto industriale, laboratorio design della comunicazione a.a. 2013- 2014 proff. Alfonso acocella, veronica dal buono, michele zannoni.

al bookazines). .

ments of books and magazines.

Bookzine (o bookazine) è un neologismo che fonde i termini inglesi di book (libro) e magazine (rivista), combinando elementi e caratteristiche di entrambi i prodotti editoriali. L’espressione è nata di recente per identificare pubblicazioni periodiche che, per stare al passo con i grandi cambiamenti in corso nel mondo editoriale, hanno scelto di proporsi come format monografici, più vicini all’autonomia narrativa del libro che all’eterogeneità tematica della rivista. Le sezioni che articolano l’insieme sono equiparabili ai “capitoli” – sia pur più “liberi” – di un volume; assenti le pagine promozionali e quelle legate alla temporaneità di eventi o accadimenti; il formato dimensionale è messo in discussione verso fruibilità e maneggiabilità; ne risulta un artefatto comunicativo meno transitorio della “rivista” che guarda maggiormente alla permanenza e durata sugli scaffali delle librerie e delle biblioteche, private e pubbliche. Spesso le nuove bookzine possono transitare dal mondo della stampa su carta alle edicole digitali, adeguando allo schermo dei moderni device il format grafico di visualizzazione e implementando i contenuti con video, gallerie fotografiche, effetti sonori, interazione. Propongono così una più completa e complessa “esperienza” fruitiva dove la componente visivo-razionale della lettura si ibrida con quella emozionale della percezione multisensoriale. In più, grazie alla rete internet, entrano nella sfera della diffusione condivisa, ubiquitaria e immateriale, aprendo ai contenuti espansi della rete. Una bookzine, quindi, può essere vista come una “narrazione”, una collezione di “micro-storie” unite da un filo logico o, comunque, da collegamenti concettuali. Parole e immagini sono le protagoniste. Fondamentale infatti è il rapporto tra i contenuti e la forma, fra suggestività e stile narrativo che li configura. È il graphic design a trasformare componenti testuali e immagini in narrazioni ove l’insieme ne esce potenziato rispetto alla semplice somma delle parti che lo compongono. Le bookzine, inoltre, sono frutto di un lavoro di collaborazione a più voci. Immagini, scrittura e design esprimono le scelte di un “gruppo” – la redazione –, e creano interesse alla fruizione in un secondo gruppo – il pubblico, la comunità – che ne valorizza l’esistenza. Agli studenti del Laboratorio è stato richiesto il progetto grafico e contenutistico di una bookzine, nonché la realizzazione in prototipo cartaceo entro il formato chiuso di 13 per 21 centimetri e nove-sedicesimi di estensione di pagine interne. Gli autori hanno scelto autonomi percorsi di indagine entro il tema generale dei materiali e degli artefatti di design; hanno curato i contenuti, redatto il progetto grafico, prototipato le pubblicazioni con attenzione verso i materiali cartacei e i dettagli di rilegatura e finitura. In conclusione del progetto di bookzine cartacea si è ipotizzato il trasferimento dei contenuti al digitale, supponendone l’implementazione e funzionalizzazione per un tablet device.

75


L’idea dell’oggetto imbottito, il divano, per eccellenza appartenente all’immaginario tradizionale collettivo, ha da sempre rappresentato lo stereotipo del rilassamento e della comodità. È spontaneo, pensando al familiare divano, rimandare alla sensazione accogliente e confortevole dello sdraiarsi su di esso. Questo oggetto domestico, il divano, si è evoluto insieme all’uomo parallelamente al susseguirsi di stili e correnti artistiche, adattandosi alle necessità e ai costumi dei differenti periodi storici. Nonostante si possa pensare che derivi dallo sviluppo del noto triclinio romano, il divano come lo intendiamo oggi, imbottito e dotato di braccioli, proviene dall’epoca ottomana. Dallo sviluppo di questo ne derivano necessariamente differenti tipologie: dal classico divano a due posti, al divano circolare o componibile, passando per il divano letto, fino ad arrivare alle forme flessibili e componibili della contemporaneità. Oggi il sofà rappresenta sempre più un oggetto di design. Assume le forme più svariate e anticonvenzionali e diviene, nell’arredare lo spazio, un mezzo di trasmissione di idee e concetti. Essendo al contempo oggetto di uso comune e presente per lo più in ciascuna abitazione, diverse aziende hanno investito nella sua produzione e si sono specializzate in tale settore lavorando in stretta collaborazione con tecnici e designers. Questi ultimi sono riusciti ad estremizzare a tal punto l’oggetto divano fino a scinderlo dall’idea comune, spingendolo verso liberatori e suggestivi nuovi utilizzi. In queste pagine si tratterà di divani: della loro evoluzione, dall’antichità ai giorni nostri; della loro struttura; delle varie tipologie. Si arriverà ad esplorare brevemente il nuovo mondo dei divani di design e dei loro ideatori!

far muovere l’ombra col cenno del capo piegare la luce con gli occhi socchiusi mutare il banale in archetipi astrusi contar fino a cento e rifarlo daccapo! Viaggiar col pensiero fin in capo al mondo discuter sul mondo, se è piatto o se è tondo sbranarsi le unghie con sommo talento tracciare nel cielo un cerchio perfetto

C

reatività omoda

il divano nel design

Che è dolce, il far niente... lo dite voi! Sappiate che è un’arte, un arduo mestiere volar con le rondini restando a sedere o sol con la mente sconfigger gli eroi!

Creatività Comoda

Camilla Borghi Giulia Saltari Elisa Servidei

Che è dolce, il far niente... lo dite voi! Sappiate che è un’arte, un arduo mestiere volar con le rondini restando a sedere o sol con la mente sconfigger gli eroi!

Creatività Comoda

Creatività comoda

far muovere l’ombra col cenno del capo piegare la luce con gli occhi socchiusi mutare il banale in archetipi astrusi contar fino a cento e rifarlo daccapo!

Potrei continuare fin oltre il tramonto son tanti gli impieghi del dolce far nulla e se attentamente vi guardaste attorno vedreste un esercito che si trastulla!

Viaggiar col pensiero fin in capo al mondo discuter sul mondo, se è piatto o se è tondo sbranarsi le unghie con sommo talento tracciare nel cielo un cerchio perfetto

A.Cancian “Il dolce far niente”

Potrei continuare fin oltre il tramonto son tanti gli impieghi del dolce far nulla e se attentamente vi guardaste attorno vedreste un esercito che si trastulla!

C

reatività omoda

il divano nel design

A.Cancian “Il dolce far niente”

copertina fronte formato chiuso e aperto

Introduzione L’idea dell’oggetto imbottito, il divano, per eccellenza appartenente all’immaginario tradizionale collettivo, ha da sempre rappresentato lo stereotipo del rilassamento e della comodità. È spontaneo, pensando al familiare divano, rimandare alla sensazione accogliente e confortevole dello sdraiarsi su di esso.

Indice

Questo oggetto domestico, il divano, si è evoluto insieme all’uomo parallelamente al susseguirsi di stili e correnti artistiche, adattandosi alle necessità e ai costumi dei differenti periodi storici. Nonostante si possa pensare che derivi dallo sviluppo del noto triclinio romano, il divano come lo intendiamo oggi, imbottito e dotato di braccioli, proviene dall’epoca ottomana. Dallo sviluppo di questo ne derivano necessariamente differenti tipologie: dal classico divano a due posti, al divano circolare o componibile, passando per il divano letto, fino ad arrivare alle forme flessibili e componibili della contemporaneità. Oggi il sofà rappresenta sempre più un oggetto di design. Assume le forme più svariate e anticonvenzionali e diviene, nell’arredare lo spazio, un mezzo di trasmissione di idee e concetti.

Introduzione Il divano si racconta Origine, sviluppo e contemporaneità

Che tipo sei?

Sedersi soli o in compagnia Da così a così Adatto per ogni angolo Come tu mi vuoi Un’isola da sogno Tutti all’aria aperta Ispirazione d’artista

Essendo al contempo oggetto di uso comune e presente per lo più in ciascuna abitazione, diverse aziende hanno investito nella sua produzione e si sono specializzate in tale settore lavorando in stretta collaborazione con tecnici e designers. Questi ultimi sono riusciti ad estremizzare a tal punto l’oggetto divano fino a scinderlo dall’idea comune, spingendolo verso liberatori e suggestivi nuovi utilizzi. In queste pagine si tratterà di divani: della loro evoluzione, dall’antichità ai giorni nostri; della loro struttura; delle varie tipologie. Si arriverà ad esplorare brevemente il nuovo mondo dei divani di design e dei loro ideatori!

Siamo fatti così Struttura Imbottiture Rivestimenti

Aziende & designers Bibliografia Sitografia

introduzione indice

Creatività Comoda

Che tipo sei ?

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adipisici elit, sed eiusmod tempor incidunt ut

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labore et dolore magna aliqua. Ut enim ad mi-

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nim veniam, quis nostrud exercitation ullamco

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laboris nisi ut aliquid ex ea commodi conse-

laboris nisi ut aliquid ex ea commodi conse-

quat. Quis aute iure reprehenderit in voluptate

quat. Quis aute iure reprehenderit in voluptate

velit esse cillum dolore eu fugiat nulla pariatur.

velit esse cillum dolore eu fugiat nulla pariatur. Che tipo sei ?

Creatività Comoda

Excepteur sint obcaecat cupiditat non proi-

Excepteur sint obcaecat cupiditat non proi-

dent, sunt in culpa qui officia deserunt mollit

dent, sunt in culpa qui officia deserunt mollit

anim id est laborum.

anim id est laborum.

Divano Confluences di Philippe Nigro

I divani componibili classici sono invece costituiti da moduli semplici ed eleganti con rivestimenti in pelle. Si tratta di divani meno diffusi rispetto a quelli moderni e di design ma che vale comunque la pena di ricordare perché sono un’ottima soluzione per coloro che vogliono un ambiente classico, raffinato e personalizzato pur avendo a disposizione un soggiorno non troppo ampio. Divano bocca rossa

56

57

pagine INTERNE

Century Gothic abcdefghilmnopqrstuvz Helvetica Neue Thin Extended abcdefghilmnopqrstuvz

scelte grafiche paragrafo tipo: corpo 9 pt interlinea 13 pt

45

Creatività Comoda

Che tipo sei ?

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didascalie: corpo 8 pt interlinea 11 pt

210 mm

font

44

Divano Onur Mustak.

Divano Wamhouse.

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58

59

44

76

42

130 mm

44 260 mm


doppie pagine di apertura capitoli

Il divano si racconta

Creatività Comoda

Che tipo sei?

Il divano si racconta

lavorazione particolare chiamata capitonné,

Siamo fatti così

Nell’ozio, nei sogni, la verità sommersa viene qualche volta a galla.

L'ozio è il cominciamento di ogni psicologia. Come? La psicologia sarebbe forse − un vizio?

Virginia Woolf

Struttura portante

Friedrich Nietzsche

Lo stile di arredamento coloniale è invece

Cesare Pavese

spesso rifinita con bottoni caratteristici, tutt'og-

Come tu mi vuoi Questi tipi di divano sono ideali per le ambienti spaziosi in quanto possono essere combinati a piacimento. I vari elementi che compongono il divano possono essere uniti nelle più svariate maniere in modo da adattarsi sia agli angoli che ha le pareti dritte. Questo tipo di divano può essere posto anche al centro dell'ambiente e molto spesso viene utilizzato per separare la zona Creatività Comoda pranzo dal soggiorno.

Che tipo sei ?

Creatività Comoda

“L'ozio rende lente le ore e veloci gli anni. L'operosità rapide le ore e lenti gli anni.”

Molti divani antichi venivano rifiniti con una

Siamo fatti così

raffinato ed elegante e si trova sulla linea che

gi utilizzata negli arredamenti in stile. É il caso

separa lo stile di arredamento classico dallo

ad esempio del divano Chesterfield.

stile etno-chic. Ecco allora che i divani sono

Il marchio Chesterfield deriva dall’omonima

realizzati in vimini e sono accompagnati da

cittadina inglese. Si pensa che il primo divano

Lo scheletro che sostiene, o struttura portan-

cuscini di grandi dimensioni di colore neutro.

in pelle Chesterfield sia stato realizzato per l’al-

te, contribuisce in modo determinante alla

I divani in stile classico sono disponibili sia a

lora conte della città. Questo tipo di divano

longevità, al comfort, quindi al valore proprio

due posti che a tre posti. Nei soggiorni arredati

ha un aspetto lussuoso, caratteristico e reale.

dell’imbottito in sé.

in stile classico si cerca solitamente di utilizzare

Divano classico Chesterfield

Se si confrontano con i divani in stile vittoriano

Nascoste o a vista, le strutture portanti pos-

sia un divani a tre posti che un divano a due

con gambe e intagli complessi, questi sono si-

sono essere costituite da materiali metallici,

posti realizzati nella stessa identica fattura ma

curamente molto diversi. I braccioli e lo schie-

come alluminio o acciaio, quando la scelta

ovviamente ciò è possibile solo in ambienti

nale hanno la stessa altezza, questa è una del-

Divano a tre posti di Marcel Wanders con struttura in metallo e imbottitura ignifuga in schiuma.

ricade su una soluzione di forme più leggere e

Divano Ellisse di Schönhuber Franchi in vimini intrecciato.

molto ampi e spaziosi.

le principali caratteristiche di questo divano.

snelle, mentre il legno massello è più utilizzato qualora si cerchi un oggetto visivamente importante, voluminoso, e rassicurante. I masselli

C’è da ricordare che i Chesterfield sono sta-

comunemente usati sono abete e pioppo.

ti i primi divani imbottiti. In maggioranza sono ricoperti in pelle, tuttavia vengono utilizzati anche molti altri materiali di rivestimento, come ad esempio il velluto. Questo tipo di divano ha uno stile molto classico che rimarrà sempreverde e non scomparirà mai. Tuttavia le forme e le dimensioni non sono adatte a tutte le tipologie di case, quindi è bene conoscere gli spazi a disposizione per evitare un arredamento “affollato” della casa.

Divano ottoman di Noé Duchaufour-Lawrance

Particolare di lavorazione detta capitonné.

12

Divano pumpkin di Pierre Paulin

Disegno della struttura portante.

26

13

27

Divano di Simone Micheli in poliuretano, con basamento in pioppo e abete, e schienale in tubolare metallico. Piano seduta con cinghie elastiche intrecciate.

67

66

Aziende & designers Il divano fisso unisce lo stile degli anni 60 con la praticità degli anni 70. Il suo assetto tradizionale, fatto di linee sagomate tese e dallo schienale a monoscocca, crea sempre un effetto di ordine. Normalmente questo tipo di divano non è molto ingombrante, possiede una seduta comoda e profonda e i braccioli non sempre sono presenti.

Creatività Comoda Creatività Comoda

Da così a così Sono una soluzione salva-spazio davvero

Altri siti vari

www.campeggisrl.it

Saracino Arreda

www.saracinoarredamenti.it

Caimi Brevetti

www.caimi.com

Ligne Roset

www.ligne-roset.it

eccellente, che permette di sfruttare nel mi-

Di tanto in tanto bisogna dar riposo all’animo, affinché poi sia più sveglio nel pensare. sedutedivani.myblog.it

Campeggi

Moroso

Che tipo sei ?

Bibliografia & Sitografia

Aziende

www.moroso.it

glior modo possibile ogni angolo del proprio

Come tu mi vuoi

arredamentoxarredare.lacasagiusta.it Fedro blog.sub-studio.com chiaramosti.blogspot.it www.divani.it www.arteaffreschi.it www.mondodivano.com it.wikipedia.org/wiki/Divano www.ideare-casa.com www.socialdesignmagazine.com www.differentdesign.it www.cosedicasa.com www.archiexpo.it www.designpics.it www.arkidesignblog.it www.archiproducts.com www.edra.com www.internimagazine.it www.arredare-casa.org www.uppercasemagazine.com

soggiorno, anche quelli che solitamente rimarrebbero completamente inutilizzati. Inoltre permette di realizzare il divano dei propri sogni personalizzandolo come meglio si preferisce. I divani componibili altro non sono infatti che

I divani componibili sono ideali per le am-

una serie di moduli di diverse dimensioni e di

bientazioni spaziose, in quanto hanno la pos-

diverse misure, che possono essere accosta-

sibilità di essere combinati a piacimento. I vari

ti l'uno all'altro a seconda del proprio gusto

elementi che compongono il divano possono

personale, per creare il divano più adatto alle

essere uniti nelle più svariate maniere in modo

esigenze di ogniuno e allo spazio che si ha a

da adattarsi sia agli angoli che alle pareti drit-

disposizione. I vari moduli dei divani possono

te. Questo tipo di divano può essere posto

rimanere indipendenti l'uno dall'altro e quindi

anche al centro dell'ambiente e molto spes-

essere modificati in qualsiasi momento ma, in

so viene utilizzato per separare la zona pranzo

alcuni casi, è anche possibile agganciarli in

dal soggiorno.

modo semi-definitivo per ottenere un divano che alla vista assuma l'aspetto di un divano classico.

www.minacciolo.it www.architonic.it www.dolcefarniente.com

www.smartarredodesign.com

Divano Do-Lo-Rez Creatività Comoda di Ron Arad Ron Arad Che tipo sei ? 86

87

40

41

Ispirazione d’artista

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Creatività Comoda

dent, sunt in culpa qui officia deserunt mollit

Siamo fatti così

anim id est laborum.

Divano Sneaker di Giovanni Levanti.

É un materiale molto utilizzato, apprezzato dalle migliori case produttrici e sfruttato per le sue innate doti di lavorazione e malleabilità. Grazie alle sue particolari caratteristiche inoltre dona al mobile un’ottima resistenza ad urti

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e agenti naturali esterni, spesso imprevedibili.

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Il divano fisso unisce lo stile degli anni 60 con la praticità degli anni

Con l’utilizzo di questo materiale il divano avrà

labore et dolore magna aliqua. Ut enim ad mi-

nel tempo una grande stabilità già istanta70. Ile suo assetto tradizionale, fatto neamente il miglior confortdipossibile per un tese e dallo schielinee sagomate nale a monoscocca, crea sempre elemento d’arredo.

nim veniam, quis nostrud exercitation ullamco

un effetto di ordine. Normalmente questo tipo di divano non è molto ingombrante, possiede una seduta comoda e profonda e i braccioli non sempre sono presenti.

laboris nisi ut aliquid ex ea commodi consequat. Quis aute iure reprehenderit in voluptate velit esse cillum dolore eu fugiat nulla pariatur.

Divano componibile modulare, di Bartoli Design, con imbottitura in poliuretano indeformabile a densità differenziata.

Excepteur sint obcaecat cupiditat non proident, sunt in culpa qui officia deserunt mollit anim id est laborum.

Creatività Comoda

Creatività Comoda

Siamo fatti così

Che tipo sei ?

Da così a così

54

55

Il poliuretano spesso ha sostituito, ad esempio, la piuma d’oca classica, comunemente

Un’isola da sogno

impiegata per divani di stampo tradizionale. Anche tuttora però la piuma è molto utilizzata poiché conferisce una morbidezza notevole,

I divani isola sono un vero e proprio must per tutti coloro che vogliono un soggio il più elegante possibile, ma sono anche un oggetto

anche se applicata sopra l’imbottitura vera e

Divano componibile di Naoto Fukasawa rivestito in poliuretano espanso indeformabile e fibra di poliestere.

propria, tra quest’ultima e il rivestimento, ed ha spiccate qualità antifiamma. In alternativa

del desiderio per tutti coloro che amano la

si può optare per l’ovatta naturale o acrilica

comodità. L'isola infatti è una vera e propria

(ottenuta come elaborato del cotone), co-

dormeuse applicata ad una struttura divano 70

munque valida ma forse leggermente meno

che permette non solo di guardare como-

confortevole.

71

damente la televisione o di leggere un libro

Guanciale in piùma d’oca.

in totale rilassamento ma anche di dormire in modo davvero tranquillo e profondo. Divano Moofushi per Dolcefarniente.

Divano Monn system di Zaha Hadid

Stato di ovatta per imbottiture.

46

47

Divano imbottito a due posti di Giorgio Soressi prodotto da Erba. Seduta in poliuretano ricoperta con piuma d’oca vergine. 73

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77


PUBBLICAZIONE DIGITALE

In copertina un gioco interattivo

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Rappresentazione sintetico-esplicativa del funzionamento della app

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L’importanza del materiale bamboo nel design è sempre maggiore. Questo semilavorato ligneo derivato dall’omonima pianta si presta facilmente alla costituzione di molteplici elementi grazie alle sue caratteristiche: il suo peso ridotto e la lavorabilità permettono di utilizzarlo per oggetti di uso comune, quotidiano; grazie alla sua flessibilità si è in grado di costruire elementi per l’arredo d’interni dalle forme armoniose e originali. Non è da trascurarsi la sua estrema resistenza che permette di costruire persino mezzi di trasporto, nonché pavimenti e rivestimenti parietali. Infine il bamboo ha il privilegio di essere ecosostenibile, se opportunamente lavorato, e di poter essere smaltito senza residui nell’ambiente. Questo materiale si è ormai dimostrato un degno sostituto di diversi altri fino ad ora usati nella stragrande maggioranza dell’oggettistica che ci circonda. Questo breve racconto di immagini e testi ha l’obiettivo di guidare il lettore alla scoperta di un materiale finora poco conosciuto oltre quello di illustrare come il bamboo possa costituire una valida alternativa ai materiali più comunemente usati nell’ambiente domestico, da qui il titolo “living bamboo”. Le pagine seguenti organizzano un percorso all’interno delle mura domestiche dove questo antico ma innovativo materiale può “fare da padrone”.

LIVING BAMBOO

Alberto Magni Francesca Menghi Leonardo Simoni

LIVING BAMBOO

Living Bamboo

living bamboo

“le lunghe canne di bamboo acquistano charme attraverso una apparente immagine di fragilità “ Kengo Kuma

quando il design ecosostenibile entra nelle mura domestiche

living bamboo

“le lunghe canne di bamboo acquistano charme attraverso una apparente immagine di fragilità “ Kengo Kuma

quando il design ecosostenibile entra nelle mura domestiche

md material design

md material design

copertina fronte formato chiuso e aperto

indice ABITARE IL BAMBOO 11

ABITARE IL BAMBOO

introduzione indice

relaxing

29

cooking

45

sleeping

63

washing

77

lightening

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building

Costituito solo da 16 fogli di bamboo sottile, il designer cinese Min Chen ha sviluppato ‘the hangzhou stool’. Le parti di bamboo, dalla sezione spessa 0.9 mm, sono piegate formando un arco e incollate insieme alla fine, come le increspature sulla superficie dell’acqua, e tenute insieme da una barra centrale dello stesso materiale. Maggiore è il peso che riceve lo sgabello e più profonda è l’elasticità che l’arco dà al fruitore. Questo materiale si è ormai dimostrato un degno sostituto di diversi altri fino ad ora usati nella stragrande maggioranza dell’oggettistica che ci circonda. Questo breve racconto di immagini e testi ha l’obiettivo di guidare il lettore alla scoperta di un materiale finora poco conosciuto oltre quello di illustrare come il bamSotto: boo possa costituire una valida alternativa ai materiali HANGZHOU STOOL più comunemente usati nell’ambiente domestico, da Designer Min Chen qui il titolo “living bamboo”. Le pagine seguenti organizzano un percorso all’interno delle mura domestiche dove questo antico ma innovativo 20 materiale può “fare da padrone”.

perchè bamboo?

L’importanza del materiale bamboo nel design è sempre maggiore. Questo semilavorato ligneo derivato dall’omonima pianta si presta facilmente alla costituzione di molteplici elementi grazie alle sue caratteristiche: il suo peso ridotto e la lavorabilità permettono di utilizzarlo per oggetti di uso comune, quotidiano; grazie alla sua flessibilità si è in grado di costruire elementi per l’arredo d’interni dalle forme armoniose e originali. Non è da trascurarsi la sua estrema resistenza che permette di costruire persino mezzi di trasporto, nonché pavimenti e rivestimenti parietali. Infine il bamboo ha il privilegio di essere ecosostenibile, se opportunamente lavorato, e di poter essere smaltito senza residui nell’ambiente.

pagine INTERNE

MANK SANS Regular abcdefghilmnopqrstuvz

scelte grafiche paragrafo tipo: corpo 10 pt interlinea 14 pt didascalie: corpo 6 pt interlinea 7,2 pt

BUBBLE SOFA è un chiaro riferimento alla storia dell’arredamento di bamboo e dimostra le infinite possibilità del materiale. La sua costruzione leggera ma stabile è composta di 999 palle di bamboo intrecciate a mano: grazie alla struttura interna formata da anelli di metallo ed elastici, BUBBLE SOFA è assolutamente confortevole e adattabile ad ogni tipo di occasione, Questo divano, dalla chiara ispirazione derivante dalla tendenza classica di costruzione di divani, porta dentro alla nostra casa un mix tra una forma classica e un design innovativo; un’altra ottima idea di stampo orientale per utilizzare il bamboo in modo non “convenzionale”.

BUBBLE SOFA Designer Kevin Yu-Jui Chou Craft Artist Su-jen Su

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Sopra: WAVE CHAIR Designer Fernando and Humberto Campana Craft Artist Chi-hsiang Yeh

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Sotto:

WAVE CHAIR è un buon esempio del nuovo approccio al bamboo, che avviene esplorando la flessibilità del materiale. Gia dal nome, senza ancora averla vista, si potrebbe immaginare la forma di questa seduta; infatti la forma di WAVE CHAIR ricorda subito un’onda del mare, con la sua sinuosità e la sua dolcezza dei movimenti. Canne praticamente grezze di bamboo, legate in continue forme curve, creano la struttura della sedia. Il risultato, innovativo non solo per i designers brasiliani, ma anche per l’industria Taiwanese, segna una nuova sfida per la tecnica del piegare il bamboo, chge saraà successivamente adottato da svariati designers.

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12,7 260 mm

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doppie pagine di apertura capitoli

relaxing

e dimensioni, e persino lampade, punti luce, porta riviste e casse per la musica, dalle forme seducenti, essenziali, pulite ed efficaci con una forte carica innovativa. Inventando diversi tipi di arredamenti per la zona giorno i designer si sono potuti sbizzarrire e hanno potuto lavorare con la fantasia e l’immaginazione. Grazie al colore di questo materiale si può rendere ogni ambiente più accogliente, grazie alla sua elasticità hanno potuto costruire elementi dell’arredamento estremamente eleganti. Questo materiale, quindi, trasforma un semplice mobile da contenitore ad elemento che cambia l’atmosfera attorno a sé, integrandosi con leggerezza nello spazio circostante.

La maggior parte delle cucine sono oggi progettate seguendo particolari criteri di qualità, attenti all’ambiente, bene da tutelare, ma anche alla salute di chi il prodotto lo deve utilizzare nella vita quotidiana, all’interno delle mura domestiche. Come il bamboo, materiali naturali o non trattati chimicamente in alcuni casi rinnovabili e riciclabili ne sono un esempio. La sempre più diffusa consapevolezza ecologica sta orientando sempre più anche il consumatore verso la richiesta di arredi capaci di soddisfare queste esigenze. Una parte fondamentale della cucina è il piano da lavoro, determinante non solo dal punto di vista estetico, ma soprattutto funzionale. A questo elemento si richiede resistenza, praticità e facilità di manutenzione, esigenze che il materiale bamboo può soddisfare.

Sotto: Linger Bench Designer Alvin Tjitrowirjo

relaxing

Come tu mi vuoi

cooking

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cooking

sleeping

Questi tipi di divano sono ideali per le ambienti spaziosi in quanto possono essere combinati a piacimento. I vari elementi che compongono il divano possono essere uniti nelle più svariate maniere in modo da adattarsi sia agli angoli che ha le pareti dritte. Questo tipo di divano può essere posto anche al centro dell'ambiente e molto spesso viene utilizzato per separare la zona pranzo dal soggiorno.

Infine il letto è uno dei principali mobili che costituiscono l’arredamento della camera da letto, è il posto dove potersi riposare e riprendere le forze per affrontare il giorno successivo quindi è importante scegliere un letto che ci garantisca il giusto riposo e che si adatti allo stile dell’intero arredamento. Tra i materiali più utilizzati nella costruzione dei letti nel design moderno è il bamboo, che si adatta bene a tutti i tipi di arredamento e di stile possibili, che fornisce sicurezza grazie alla sua resistenza e comodità ed eleganza grazie alla sua flessibilità.

Sotto:

Sotto: Esempio di cucina in bamboo

Camera da letto ispirata al design giapponese basata sull’utilizzo del bamboo

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sleeping

Come primo ambiente della casa, dedicato al relax, è stata scelta la zona giorno. È probabilmente la zona più utilizzata della casa nella quale si trascorrono diverse ore di svago. Essa si presta particolarmente alla personalizzazione da parte del proprietario a seconda dei gusti, delle necessità e degli spazi disponibili. Questa possibilità di scelta è stata ulteriormente accresciuta dalla vasta gamma di prodotti costruiti in bamboo, che negli ultimi anni si sono fatti largo nel campo del design, facendo numerosi passi avanti. Infatti al giorno d’oggi è possibile arredare un salotto interamente con mobili costruiti con il materiale bamboo. A partire da sedute, come poltrone, sedie, divani, sgabelli, fino ad arrivare a tavoli di infiniti tipi di forme

Il divano fisso unisce lo stile degli anni 60 con la praticità degli anni 70. Il suo assetto tradizionale, fatto di linee sagomate tese e dallo schienale a monoscocca, crea sempre un effetto di ordine. Normalmente questo tipo di divano non è molto ingombrante, possiede una seduta comoda e profonda e i braccioli non sempre sono presenti.

La cucina è il cuore di ogni casa, e proprio per questo deve essere bella, ergonomica e ben organizzata. Deve essere, inoltre, provvista anche di quelle attrezzature interne che sfruttando al meglio lo spazio, rendono tutto più pratico, agevole e ordinato, a cominciare dai semplici cassetti con portaposate a scomparti, dotati di guide per l’estrazione totale e richiamo silenzioso. Al giorno d’oggi è diffusa la tendenza a favore dell’ecosostenibilità anche per gli arredamenti delle cucine e tra i protagonisti troviamo il bamboo: materiale che viene valorizzato volta per volta da nuove finiture. Tra i fattori fondamentali nella scelta di un prodotto ci sono la cura per i dettagli, l’ergonomia e la qualità, e da non trascurare sono anche la sostenibilità ed il buon prezzo.

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La camera da letto è un ambiente importante all’interno della casa, il cui arredo va scelto e posizionato con accuratezza, in base ai propri gusti personali e ad alcune considerazioni pratiche. Uno dei materiali emergenti anche nel campo dell’arredamento della zona notte è il bamboo. Con questo materiale vengono progettati e prodotti tutti gli elementi per l’arredamento della camera da letto. A partire da comò o comodini, che possono presentarsi nelle forme più diverse, a seconda del design della camera da letto e che possono essere considerati anche come elementi accessori. Anche per quanto riguarda gli armadi costruiti con il bamboo la scelta tra i modelli è piuttosto vasta, dalle forme tradizionali a quelle più moderne ed eccentriche.

washing

Da così a così

Grazie alla flessibilità e alla stabilità del bamboo, questo si è guadagnato negli ultimi anni un posto nel design dell’arredamento anche dei bagni, dai sanitari, alla doccia e ai rivestimenti. L’arredamento del bagno deve garantire il massimo comfort agli ospiti della casa e allo stesso tempo deve essere resistente e antiumidità. Il bagno non viene sempre preso in considerazione come meriterebbe, visto che proprio in questo spazio si possono fare le scelte migliori per ridurre i consumi e rendere l’abitazione più efficiente e, grazie a materiali come il bamboo, ecosostenibile. Sotto: KOUSAI BATHROOM

building

Designer: Kengo Kuma

washing

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Progettare un nuovo bagno è sempre una sfida creativa. Molti aspetti devono essere considerati fin dall’inizio. Esistono molteplici possibilità per creare un bagno che rispecchi la vostra personalità e che possa continuare a regalarvi soddisfazioni anche dopo anni. Sognare un bagno organizzato come una stazione termale, con tanto di sauna e megavasca da bagno con idromassaggio non costa nulla. I sogni però si scontrano spesso con la realtà di minuscoli spazi, difficili da trasformare in ambienti confortevoli. È possibile, comunque, scegliere tra numerose diverse composizioni adatte a spazi più o meno grandi, e tra diversi materiali.

A coesistere nella villa sono tradizione e innovazione: della cultura giapponese troviamo gli ambienti in stile minimal, mentre della cultura occidentale sono presenti elementi estremamente lussuosi e all’avanguardia. Si tratta sicuramente di una casa unica nel suo genere in totale sintonia con l’ambiente. Cuore e nucleo di tutta la casa è la sala da thè, immersa in una piscina. Tutto si trasforma in un luogo metaforico di riflessione: l’acqua, secondo i princìpi buddisti, ha il compito di definire il confine tra realtà e dimensione spirituale. E proprio questa sala, fonde pienamente vita reale e spirituale. Una casa rilassante, unica ed ecosostenibile. Sotto: Kengo Kuma

Kengo Kuma

Il divano fisso unisce lo stile degli anni 60 con la praticità degli anni 70. Il suo assetto tradizionale, fatto di linee sagomate tese e dallo schienale a monoscocca, crea sempre un effetto di ordine. Normalmente questo tipo di divano non è molto ingombrante, possiede una seduta comoda e profonda e i braccioli non sempre sono presenti.

lightening di concentrarsi meglio su alcune particolari attività che si esercitano normalmente all’interno di quella stanza. Possiamo prendere come esempio la cucina, la sala da pranzo o lo studio, dove si è soliti studiare o lavorare. Gli apparecchi di illuminazione infatti sono ormai diventati oggetti di grande bellezza, che si prestano a migliorare le stanze a livello estetico e che contribuiscono a donare uno stile inconfondibile a tutta la casa. Si tratta di lampade e lampadari che non servono più unicamente a svolgere una funzione pratica, ma che diventano anche veri e propri complementi d’arredo di grande stile e design e che sono in grado di catturare gli sguardi anche a luce spenta. Anche in questo campo il bamboo è un materiale sempre più utilizzato, partendo da prodotti più etnici si è fatto strada nel design dell’illuminazione grazie alle sue caratteristiche di grande versatilità e bellezza.

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La casa di bambù realizzata da Kengo Kuma esprime con rara poesia la sintesi perfetta fra architettura e territorio, fra intervento dell’uomo e gioco della natura. L’idea che guida che guida il progetto della Great Bamboo Wall House è l’integrazione dell’opera nell’ambiente circostante. Il motivo per cui la casa è intitolata “wall” e non “house” è che l’intenzione di Kuma e del suo team era “applicare la natura della Great Wall all’atto di abitare”.Quest’opera d’arte si trova a Pechino, è una villa realizzata in bamboo, con l’utilizzo di carta di riso, ardesia e vetro. Il bamboo viene utilizzato da Kengo Kuma per la sua ecosostenibilità. In particolare questo materiale diventa la pelle dell’abitazione, rivestita da cortine di canne a distanza variabile l’una dall’altra.

Da così a così

lightening

Sotto: BAMBOO LAMP Design by Eechen Design

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L’illuminazione della casa è fondamentale sotto diversi punti di vista. Essa è un elemento importante per la corretta fruibilità degli spazi, poichè ogni ambiente necessita di un tipo di luce particolare, in diretta relazione con l’utiilizzo di quegli spazi. Essa è inoltre importante per trasmettere determinate emozioni a chi la vive: luci differenti possono infatti creare sensazioni sensoriali anche molto diverse. Alcune tipologie di illuminazione possono creare atmosfere rilassanti, romantiche o molto accoglienti. Questo accade spesso con l’illuminazione del soggiorno o con quella dalla camera da letto, realizzate anche attraverso un gioco di luci ed ombre che danno vita ad un’atmosfera molto raccolta. In altri casi invece si può creare un’illuminazione più intensa, che può risultare magari meno emozionante, ma che consente

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rappresentazione delle voci di HELP

PUBBLICAZIONE DIGITALE

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Alcune immagini rappresentative della proposta di digitalizzazione

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Strumento d’informazione, vero e proprio media pubblicitario portatile e mezzo di affermazione sul mercato: queste sono alcune tra le qualità “latenti” del packaging, oggi infinitamente più sviluppato e sofisticato che in qualsiasi altro periodo della sua storia. In una realtà consumistica in cui l’immagine ricopre un ruolo determinante l’obiettivo primario e necessario di contenere e proteggere merce di diversa natura sembrerebbe quasi una sottigliezza rispetto al compito di attribuire un’identità al prodotto commercializzato. Un occhio di riguardo deve essere posto sui materiali utilizzati: la responsabilità globale porta a trovare soluzioni che rispettino l’ambiente e che non aggrediscano un paesaggio naturale sempre più suscettibile alle denaturalizzazioni. Per questo è importante che per gli imballaggi vengano usati materiali facilmente riciclabili e nella minor quantità possibile. Carta e cartone (meglio se riutilizzati) rappresentano un ottimo compromesso ambientale: servendoci di loro si possono infatti realizzare contenitori non solo apprezzati per caratteristiche estetiche o funzionali, ma anche per l’interesse ambientale che rivestono. Inoltre è proprio mediante la raccolta differenziata che il singolo cittadino può sentirsi partecipe del processo secondo cui la materia prima viene reperita nella difesa del pianeta e nel rispetto verso i problemi ecologici. Il rispetto dell’ambiente deve far parte di una nuova tendenza sociale mirata alla salvaguardia della Terra: ognuno con propri piccoli gesti quotidiani può contribuire a migliorare il futuro.

packaging responsabile

packaging responsabile imballaggi in carta e cartone

Carta e cartone sono materiali responsabili. Le imprese che li producono, li trasformano e li utilizzano sotto forma di imballaggi, sono costantemente impegnate a monitorarne la vita fino al riciclo per rispondere alle aspettative economiche, ambientali e sociali di tutti. Prodotti come gli imballaggi di carta e cartone, infatti, vengono usati quotidianamente da milioni di persone e non sono apprezzati unicamente per le caratteristiche esteriori o funzionali, ma anche e soprattutto per l’impegno “etico” dei materiali, elemento che è parte integrante della catena del valore e viene riconosciuto dai consumatori.

imballaggi in carta e cartone

Leonardo Brucato Lorenzo Federzoni Catarina Lima

Carta e cartone sono materiali responsabili. Le imprese che li producono, li trasformano e li utilizzano sotto forma di imballaggi, sono costantemente impegnate a monitorarne la vita fino al riciclo per rispondere alle aspettative economiche, ambientali e sociali di tutti. Prodotti come gli imballaggi di carta e cartone, infatti, vengono usati quotidianamente da milioni di persone e non sono apprezzati unicamente per le caratteristiche esteriori o funzionali, ma anche e soprattutto per l’impegno “etico” dei materiali, elemento che è parte integrante della catena del valore e viene riconosciuto dai consumatori.

packaging responsabile

imballaggi in carta e cartone

packaging responsabile imballaggi in carta e cartone

packaging responsabile

Packaging responsabile imballaggi in carta e cartone

imballaggi in carta e cartone

packaging responsabile

imballaggi in carta e cartone

copertina fronte formato chiuso e aperto

a trovare soluzioni che rispettino l’ambiente e che non aggrediscano un paesaggio naturale sempre più suscettibile alle denaturalizzazioni. Per questo è importante che per gli imballaggi vengano usati materiali facilmente riciclabili e nella minor quantità possibile.

Introduzione

Strumento d’informazione, vero e proprio media pubblicitario portatile e mezzo di affermazione sul mercato: queste sono alcune tra le qualità “latenti” del packaging, oggi infinitamente più sviluppato e sofisticato che in qualsiasi altro periodo della sua storia.

Indice

introduzione

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Carta e cartone (meglio se riutilizzati) rappresentano un ottimo compromesso ambientale: servendoci di loro si possono infatti realizzare contenitori non solo apprezzati per caratteristiche estetiche o funzionali, ma anche per l’inte10 resse ambientale che rivestono.

In una realtà consumistica in cui l’immagine ricopre un ruolo determinante l’obiettivo primario e necessario di contenere e proteggere merce di diversa natura sembrerebbe quasi una sottigliezza rispetto al compito di attribuire un’identità al prodotto commercializzato. La confezione di un prodotto, per certi versi scontata, è in realtà protagonista principale di un processo massmediale che ha rivoluzionato completamente alcune abitudini o necessità sociali (come, per esempio, l’atto del mangiare attraverso l’introduzione di un nuovo metodo di conservazione per gli alimenti). Un occhio di riguardo deve essere posto sui materiali utilizzati: la responsabilità globale porta

cartone

materiale e sostenibilità

Inoltre è proprio mediante la raccolta differenziata che il singolo cittadino può sentirsi partecipe del processo secondo cui la materia prima 36 viene reperita nella difesa del pianeta e nel rispetto verso i problemi ecologici.

il packaging come racconto

Il rispetto dell’ambiente deve far parte di una nuova tendenza sociale mirata alla salvaguar52 dia della Terra: ognuno con propri piccoli gesti quotidiani può contribuire a migliorare il futuro.

identità del prodotto funzionalità e comunicazione

food-packaging

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imballaggi alimentari 102

eco-imballaggi

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casi studio

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bibliografia e sitografia

il cartone è risorsa responsabile

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brand e marketing

introduzione indice

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Tsutsumi

sopra: La merce venduta al supermercato confonde il consumatore a destra: Innumerevoli merci sono vendute sugli scaffali dei supermercati

Il tsutsumi viene definita come l’arte dell’impacchettare i regali o la tecnica per la creazione di splendide confezioni con la carta. La parola tsutsumi può essere infatti tradotta con l’espressione italiana pacchetto ma anche regalo e deriva da tre verbi giapponesi: “tsutsushimu”, “tsutsumikakusu” e “tsutsumu” che significano rispettivamente “essere discreto”, “nascondere” e “avvolgere”. La confezione del regalo assume un duplice significato per i giapponesi che si dedicano a quest’arte: proteggere il dono e migliorare il suo aspetto estetico per rendere il pacchetto piacevole agli occhi.

Merce, acquirente, luogo di vendita e produttore sono i soggetti del mercato, tra i quali si vanno ora ad instaurare nuovi e differenti rapporti: al centro del sistema c’è la confezione che, da una parte cerca il dialogo diretto con il consumatore, bisognoso di rassicurazione perché ha perduto ogni contatto diretto con il luogo e i soggetti di produzione, dall’altra risponde alle esigenze distributive, ai problemi d’immagazzinamento e disposizione dei prodotti nel punto vendita.

Nell’antichità talvolta questi pacchetti non venivano nemmeno aperti, ciò dimostra che non è solo il contenuto ad avere importanza ma anche la presentazione, cioè ricerca della bellezza e del piacere estetico anche nelle cose più piccole.

Inoltre se le merci aumentano in termini quantitativi necessitano di un tratto distintivo, funzionale o estetico o di entrambi, per essere riconoscibili tra la folla di prodotti che animano gli scaffali dei supermercati.

a sinistra e a lato: Svariati esempi di piegature tsutsumi

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pagine INTERNE

News Gothic Light Regular abcdefghilmnopqrstuvz FreeUniversal Regular abcdefghilmnopqrstuvz

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scelte grafiche paragrafo tipo: corpo 10 pt interlinea 12 pt

40,4 La situazione registra un primo mutamento intorno agli anni Trenta, quando gli Stati Uniti, già sviluppato un mercato e un consumo di massa, cominciano a guardare con maggior interesse il settore produttivo e pertanto anche il packaging riceve un’attenzione prima sconosciuta: è un cambiamento sottile, ma importante, perché la confezione viene considerata per la prima volta nella sua apparenza, ossia in quell’aspetto appositamente progettato per vendere meglio un prodotto, senza nessun’altra finalità.

didascalie: corpo 6 pt interlinea 7,2 pt

La vera trasformazione che investe il mondo del packaging, mutandone le funzioni in maniera abbastanza radicale, risale al dopoguerra e in particolare agli anni Cinquanta, momento in cui anche l’Europa conosce il consumo di massa e soprattutto i sistemi moderni di distribuzione, tra i quali è senza dubbio la vendita self-service a modificare la realtà dei prodotti, che hanno il dovere e il diritto di possedere una confezione per entrare nel circuito commerciale. La necessità di proteggere il prodotto è la motivazione originaria che ha provocato la nascita di un embrionale imballaggio, trasformatosi poi in uno strumento distributivo quando la produzione di massa ha reso accessibili consumi una volta esclusivi; una funzione ormai nascosta nella realtà consumistica che considera acquisita la circolazione d’ogni tipo di merce.

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sopra: Il packaging viene utilizzato per imballare qualsiasi tipo di materiale, dagli alimenti alla vernice. sopra: Il packaging viene utilizzato per imballare qualsiasi tipo di materiale, dagli alimenti alla vernice.

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doppie pagine di apertura capitoli

cartone materiale e sostenibilità

il packaging come racconto

identità del prodotto funzionalità funzionalità e comunicazione e comunicazione

Come tu mi vuoi Questi tipi di divano sono ideali per le ambienti spaziosi in quanto possono essere combinati a piacimento. I vari elementi che compongono il divano possono essere uniti nelle più svariate maniere in modo da adattarsi sia agli angoli che ha le pareti dritte. Questo tipo di divano può essere posto anche al centro dell'ambiente e molto spesso viene utilizzato per separare la zona pranzo dal soggiorno.

La carta

marino realizzato con la carta che simboleggia la vita eterna, lasciando in vista la parte superiore dei fiori.

Carta e cartone sono fatti di cellulosa, che si consegue dal legno attraverso processi chimici. Si ottiene così la polpa di cellulosa, essa si distingue dalla polpa di legno per la maggior quantità di cellulosa e la minor presenza di altri composti originari del legno (come la lignina). La cellulosa è un polisaccaride, costituita per la maggior parte da molecole di glucosio. Questo materiale è ampiamente utilizzato sotto forma di imballaggio, dai sacchetti di carta agli astucci in cartoncino, dagli involucri in cartone ondulato utilizzati per lo stoccaggio, il trasporto e l’esposizione delle merci alle etichette, le istruzioni d’uso e cosi via: carta, cartoncino e cartone sono materiali estremamente versatili e hanno una vasta gamma di funzioni nell’ambito del packaging sai come imballaggi primari, sia come secondari e terziari, sia come elementi accessori. Le qualità di base dei materiali cellulosici: naturali, riciclabili, biodegradabili; le qualità prestazionali degli imballaggi: garantiscono protezione, sicurezza, igienicità dei prodotti contenuti.

sotto: Imballaggio rivestito con carta kraft nella pagina seguente: Cumulo di cartone ondulato

La storia del packaging

Le origini del moderno packaging si possono far risalire alla fine del Diciottesimo secolo quando la Rivoluzione Industriale introdusse massicci cambiamenti nell’industria manifatturiera. Mentre prima di questo grande evento storico la maggior parte dei processi di produzione era basata quasi esclusivamente sul lavoro manuale e sulla produzione limitata di merci, l’introduzione della meccanizzazione su larga scala consentì la produzione di quantità sempre più notevoli di articoli. Da ciò nacque l’esigenza di conservare, proteggere e differenziare il prodotto: si svilupparono soprattutto scatole di metallo, più adatte del cartone alla vendita di merce deteriorabile – come biscotti o pasticceria – per la quale era necessario un elevato grado di protezione. Al volgere del Ventesimo secolo le tecniche di produzione si erano tanto sviluppate da consentire la realizzazione di contenitori in ogni forma e materiale, utili non solo a vendere il prodotto ma capaci di rispondere a nuove esigenze, a modificare la propria immagine in relazione alle condizioni socioeconomiche contingenti e all’orientamento dei diversi movimenti estetici.

Per gli alimenti invece si usano oltre alla carta elementi naturali come foglie e paglia e si creano confezioni che si possano appendere e che favoriscano il trasporto; tutti gli alimenti sono incartati e impacchettati più volte e ciò testimonia un profondo igienismo. Particolare è l’incarto del sakè e delle bottiglie che, in generale non vengono completamente avvolte nella carta, ma si dispone solamente un origami sul collo della bottiglia. sopra: La paglia intrecciata gaarantisce una texture ideale per il trasporto di alimenti a destra: Alcuni particolari incarti per il sakè

I vestiti invece vanno regalati con carte semitrasparenti (ad esempio la velina) che permettano di intravedere il tessuto e palparne la morbidezza.

sotto: Un moderno imballaggio per jeans che rispetta la tradizione giapponese

in alto: Alcuni manifesti pubblicitari per prodotti commerciali.

All’inizio del Novecento si chiede alla confezione di proteggere il contenuto durante il trasporto e di presentarlo all’ipotetico acquirente con un vestito elegante, che ne esalti la forma e soddisfi il desiderio visivo. La bellezza è una prerogativa assolutamente necessaria per l’involucro che, lungi dall’essere considerato entità comunicativa, viene sentito ancora come un oggetto totalmente indipendente dal contenuto: l’uno da consumare, l’altro da collezionare.

a sinistra: Primi esempi di imballaggio in metallo.

L’involucro può essere definito una “ricerca di forme tridimensionali, capaci di contenere in maniera opportuna, funzionale ed estetica”1 un bene destinato alla vendita; ma i termini opportuno, funzionale ed estetico assumono nel corso del secolo differenti significati.

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Il divano fisso unisce lo stile degli anni 60 con la praticità degli anni 70. Il suo assetto tradizionale, fatto di linee sagomate tese e dallo schienale a monoscocca, crea sempre un effetto di ordine. Normalmente questo tipo di divano non è molto ingombrante, possiede una seduta comoda e profonda e i braccioli non sempre sono presenti.

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food-packaging imballaggi alimentari

Da così a così

La situazione registra un primo mutamento intorno agli anni Trenta, quando gli Stati Uniti, già sviluppato un mercato e un consumo di massa, cominciano a guardare con maggior interesse il settore produttivo e pertanto anche il packaging riceve un’attenzione prima sconosciuta: è un cambiamento sottile, ma importante, perché la confezione viene considerata per la prima volta nella sua apparenza, ossia in quell’aspetto appositamente progettato per vendere meglio un prodotto, senza nessun’altra finalità. La vera trasformazione che investe il mondo del packaging, mutandone le funzioni in maniera abbastanza radicale, risale al dopoguerra e in particolare agli anni Cinquanta, momento in cui anche l’Europa conosce il consumo di massa e soprattutto i sistemi moderni di distribuzione, tra i quali è senza dubbio la vendita self-service a modificare la realtà dei prodotti, che hanno il dovere e il diritto di possedere una confezione per entrare nel circuito commerciale. La necessità di proteggere il prodotto è la motivazione originaria che ha provocato la nascita di un embrionale imballaggio, trasformatosi poi in uno strumento distributivo quando la produzione di massa ha reso accessibili consumi una volta esclusivi; una funzione ormai nascosta nella realtà consumistica che considera acquisita la circolazione d’ogni tipo di merce.

casi studio

sopra: Il packaging viene utilizzato per imballare qualsiasi tipo di materiale, dagli alimenti alla vernice.

brand e marketing

sopra: Il packaging viene utilizzato per imballare qualsiasi tipo di materiale, dagli alimenti alla vernice.

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Differente da tutte è la confezione ideata da Gio’ Rossi nel 1996: sono gli anni della lotta contro gli hard discount e il marchio, posto al centro della scatola, deve recuperare le grandi dimensioni degli anni Cinquanta per vincere la dura battaglia qualità-prezzo. Una finestra in cellophane di 15 cm permette di visualizzare direttamente il contenuto. La confezione del Giugno 2000, realizzata da Mancini e Associati, riduce la finestra ad un rettangolo di 5 cm; il logo torna ad essere più piccolo e posto a lato della scatola perché il problema degli hard Discount è terminato.

nella pagina precedente: Manifesto storico Barilla sopra e a lato: Packaging con doppia apertura e pubblicità.

Il divano fisso unisce lo stile degli anni 60 con la praticità degli anni 70. Il suo assetto tradizionale, fatto di linee sagomate tese e dallo schienale a monoscocca, crea sempre un effetto di ordine. Normalmente questo tipo di divano non è molto ingombrante, possiede una seduta comoda e profonda e i braccioli non sempre sono presenti.

Da così a così eco-imballaggi

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il cartone è risorsa responsabile

in basso: Carta e cartoncino possono essere riciclati moltissime volte, evitando sprechi spesso molto costosi e dannosi per il pianeta Terra.

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concetto di resistenza della carta, del cartone e delle scatole. In questo modo si cerca di stimolare un diverso approccio capace di cambiare i rapporti cartiere-trasformatori-utilizzatori, in quanto può essere richiesto un imballaggio in grado di garantire determinate prestazioni. Nella fase di realizzazione grafica, la scelta delle tecniche di stampa degli imballaggi si rivela importante ai fini della prevenzione qualitativa, in quanto in tale sede è possibile orientarsi verso l’utilizzo di sostanze e inchiostri a basso impatto ambientale. Queste scelte, tuttavia, devono essere effettuate anche in relazione al tipo di carta adottata che condiziona a sua volta la struttura dell’imballaggio, dimostrando come questi elementi siano strettamente interdipendenti. Inoltre, le tecniche di stampa utilizzate influenzano anche la gestione delle fasi finali del ciclo di vita, in quanto determinano il tipo di trattamento necessario per la disinchiostrazione e il riciclo del materiale. I criteri generali di preferibilità ambientale fanno tutti riferimento al concetto di prevenzione quali la riduzione in peso e/o volume del sistema di imballaggi di un determinato prodotto mantenendo inalterato il livello prestazionale; l’esten-

sione delle possibilità di un impiego efficace e adeguato di fibre riciclate (macero); l’aumento delle possibilità di recuperare, riutilizzare e riciclare gli imballaggi al termine del loro ciclo di vita; le semplificazioni logistiche e la diminuzione dei volumi trasportati e immagazzinati a parità di prodotto e mantenendo inalterato o aumentando il livello prestazionale del sistema di imballaggi. È necessaria una riduzione dell’impatto ambientale dei processi produttivi degli imballaggi cellulosici; questo parametro costituisce una priorità legislativa nel contesto normativo di riferimento per la gestione dei rifiuti di imballaggio. Tale criterio di preferibilità ambientale si riferisce sia alla produzione di materie prime per gli imballaggi cellulosici (carta, cartoncino, cartone, cartone ondulato, ecc.) sia alla loro trasformazione in imballaggio. Per ottenere soluzioni innovative sarà sempre più necessario interpretare le caratteristiche distintive di questi

in alto e a destra: L’imballagio The Dream Ball Project, un progetto umanitario che permette il riutilizzo del packaging di cartone per una partita di calcio.

in basso: Il design dell’imballaggio ecologico, si traduce nella forma di un pistacchio.

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Il mercato richiede involucri sempre più sicuri, economici, poco ingombranti, facilmente smaltibili. Qualità e sicurezza, dunque, ma anche marketing, convenienza ed ecosostenibilità diventano requisiti fondamentali per immettere sul mercato prodotti sempre più competitivi che tutelano il consumatore. Da parte dei produttori delle materie prime dell’imballaggio cellulosico (carta, cartoncino, cartone, cartone ondulato, ecc.) si registrano innovazioni tecnologiche orientate alla diminuzione dell’impatto ambientale dei processi produttivi in misura maggiore rispetto alle innovazioni legate al prodotto. Tuttavia, le carte prodotte hanno raggiunto progressivamente livelli prestazionali molto elevati, grazie in particolare all’evoluzione maturata a partire dagli anni‘80 con l’introduzione dell’elettronica e delle tecnologie informatiche, che ha permesso di ottenere un miglioramento di qualità significativo, ad esempio, nel controllo del contenuto di umidità e nella verifica delle grammature. Tradizionalmente l’imballaggio era venduto in base alla grammatura della materia prima e pertanto veniva trascurato l’aspetto funzionale e strutturale; alla fine del 1999 è stata eliminata la grammatura delle carte e introdotto il

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Espansione dei contenuti nel formato digitale

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Alcune immagini rappresentative della proposta di digitalizzazione

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Artefatti di carta

“Utilizziamo la carta da circa duemila anni. Ciò che in principio, in Cina, era considerata merce rara e preziosa, ha finito per diffondersi sempre più, come un segnale di allarme o un’epidemia, un sogno e un’illusione, fino al diciannovesimo secolo, quando le cartiere hanno rimpiazzato la produzione artigianale: da quel momento in poi, il tempo ha cominciato a correre e ha avuto inizio la stupefacente era della carta.” Ian Sansom, L’odore della carta, Milano, Tea, 2013, p.13.

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Nel percorso qui illustrato non si narra solamente del prodotto in carta come semplice supporto per prendere appunti, ma anche di quell’artefatto, frutto della cartotecnica contemporanea, che può divenire design. Come nel gioco delle scatole cinesi, nello stesso artefatto bookzine si narra dell’“artefatto” in carta per la scrittura e il disegno personali.

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copertina fronte formato chiuso e aperto

l’opera di carta per la scrittura e il disegno “Utilizziamo la carta da circa duemila anni. Ciò che in principio, in Cina, era considerata merce rara e preziosa, ha finito per diffondersi sempre più, come un segnale di allarme o un’epidemia, un sogno e un’illusione, fino al diciannovesimo secolo, quando le cartiere hanno rimpiazzato la produzione artigianale: da quel momento in poi, il tempo ha cominciato a correre e ha avuto inizio la stupefacente era della carta.” Ian Sansom, L’odore della carta, Milano, Tea, 2013, p.13.

indice

L’opera di carta per la scrittura e il disegno

Nel percorso qui illustrato non si narra solamente del prodotto in carta come semplice supporto per prendere appunti, ma anche di quell’artefatto, frutto della cartotecnica contemporanea, che può divenire La materia prima design. la carta Come nel gioco delle scatole cinesi,processo nello stesso artefatto di fabbricazione bookzine si narra dell’“artefatto” in carta per la scrittura e il disegno personali. La narrazione è suddivisa in quattro sezioni. Ogni sezione è suddivisa in più paragrafi di approfondimento con testi Dalla carta all’artefatto sintetici e l’ausilio di grandi immagini. In avvio si racconta formati “la materia prima”: come si sia affermata legatoriastoricamente la carta, fino al moderno processo di fabbricazione. Nella sezione “dalla carta all’artefatto” si spiega come da un semplice foglio di carta si ottenga un artefatto: ad esempio un’agenda, un quaderno, un taccuino, un Tipologie di prodotti bloc-notes, un partendo dal taglio del formato fino alla quaderno rilegatura dei singoli elementi. diaro In “tipologie di prodotti”sono presentati alcuniformati taccuino in commercio oggigiorno e ritenuti di interesse, carta da letterecon le relative caratteristiche e un breve accenno del loro utilizzo album da disegno tipologico nel passato. album fotografico Nella quarta e ultima sezione, “design contemporaneo”, la più ricca di illustrazioni e riferimenti, si riportano autori e opere realizzate dai principali produttori contemporanei, spiegandone le personalizzazioni, leDesign scelte contemporaneo estetiche e di mercato. moleskine: personal custome

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paperblank: personal custome pei design 5 press carta da lettere: tweedle turnstylestudio copertine materiche firmate 5.6 azienda quotus Jadeco

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Bibliografia e sitografia

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azienda Quotus

design contemporaneo

Quotus è cartoleria artigianale di lusso pratico e a portata di mano dal taglio lineare e raffinato. I quaderni e i taccuini diventano un fedele compagno di tutti i giorni a cui affidare le esperienze, le emozioni e i ricordi più significativi.

I prodotti Quotus vengono realizzati con pregiata carta vergata e rivestiti in pelle naturale. Ogni articolo è disponibile in diverse declinazioni di colore e di tema.

design contemporaneo

design contemporaneo

introduzione indice

design contemporaneo

“Utilizziamo la carta da circa duemila anni. Ciò che in principio, in Cina, era considerata merce rara e preziosa, ha finito per diffondersi sempre più, come un segnale di allarme o un’epidemia, un sogno e un’illusione, fino al diciannovesimo secolo, quando le cartiere hanno rimpiazzato la produzione artigianale: da quel momento in poi, il tempo ha cominciato a correre e ha avuto inizio la stupefacente era della carta. Ian Sansom, L’odore della carta, Milano, Tea, 2013, p.13. Nel percorso qui illustrato non si narra solamente del prodotto in carta come semplice supporto per prendere appunti, ma anche di quell’artefatto, frutto della cartotecnica contemporanea, che può divenire design. Come nel gioco delle scatole cinesi, nello stesso artefatto bookzine si narra dell’“artefatto” in carta per la scrittura e il disegno personali. La narrazione è suddivisa in quattro sezioni. Ognuna è suddivisa in più paragrafi di approfondimento con testi sintetici e l’ausilio di grandi immagini. In avvio si racconta “la materia prima”: dalla carta artigianale, fino al moderno processo di fabbricazione. Nella sezione “dalla carta all’artefatto” si spiega come da un semplice foglio di carta si ottenga un artefatto: ad esempio un’agenda, un quaderno, un bloc-notes, partendo dal taglio del formato fino alla rilegatura dei singoli elementi. In “tipologie di prodotti” sono presentati alcuni formati in commercio oggigiorno e ritenuti di interesse, con le relative caratteristiche e un breve accenno del loro utilizzo tipologico nel passato. Nella quarta e ultima sezione, “design contemporaneo”, la più ricca di illustrazioni e riferimenti, si riportano autori e opere realizzate dai principali produttori contemporanei, spiegandone le personalizzazioni, le scelte estetiche e di mercato.

material objects

ARTEFATTI DI CARTA

ARTEFATTI DI CARTA

Nel percorso qui illustrato non si narra solamente del prodotto in carta come semplice supporto per prendere appunti, ma anche di quell’artefatto, frutto della cartotecnica contemporanea, che può divenire design. Come nel gioco delle scatole cinesi, nello stesso artefatto bookzine si narra dell’“artefatto” in carta per la scrittura e il disegno personali.

ARTEFATTI DI CARTA

“Utilizziamo la carta da circa duemila anni. Ciò che in principio, in Cina, era considerata merce rara e preziosa, ha finito per diffondersi sempre più, come un segnale di allarme o un’epidemia, un sogno e un’illusione, fino al diciannovesimo secolo, quando le cartiere hanno rimpiazzato la produzione artigianale: da quel momento in poi, il tempo ha cominciato a correre e ha avuto inizio la stupefacente era della carta.” Ian Sansom, L’odore della carta, Milano, Tea, 2013, p.13.

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Eleonora Bianco Veronica Binelli Emanuela Giancola

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ARTEFATTI DI CARTA

Il pellame, proviene da moderne cancellerie italiane ed è frutto di un’ impeccabile lavorazione eseguita con pelle naturale di origine bovina con motivo pieno fiore o mezzo fiore.

Esempio di copertina in pelle, utilizzata spesso da questa azienda. 58

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jadeco

Nasce a Los Angeles nel 206 con l’obbiettivo di cambiare il modo di come la cancelleria e gli accessori sono stati progettati e utilizzati tutti i giorni. Offre funzionalità e personalizzazione unica su ogni articolo.

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didascalie: corpo 10 pt interlinea 12 pt

Moleskine linea classica con fogli quadrettati.

moleskine: personal custom

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I taccuini Moleskine sono disegnati in Italia e stampati, assemblati e cuciti per lo più in Cina, ma anche in Italia, Francia, Turchia e altri paesi. La produzione è frutto di una combinazione di lavoro artigianale a mano e lavoro industriale automatizzato. La carta è realizzata senza l’utilizzo di cloro. I taccuini sono caratterizzati da una copertina rigida o morbida di cartone rivestito, carta color avorio, pagine rilegate a punto refe, angoli arrotondati, nastro segnalibro, elastico di chiusura e tasca interna a soffietto. 38

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15 260 mm

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Moleskine della linea classica con copertina rigida e chiusura ad elastico.

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Caviar Dreams Regular abcdefghilmnopqrstuvz

design contemporaneo

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Futura Bk Bt book abcdefghilmnopqrstuvz

scelte grafiche paragrafo tipo: corpo 10 pt interlinea 12 pt

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design contemporaneo

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pagine INTERNE


doppie pagine di apertura capitoli

dalla carta all'artefatto

Questi tipi di divano sono ideali per le ambienti spaziosi in quanto possono essere combinati a piacimento. I vari elementi che compongono il divano possono essere uniti nelle più svariate maniere in modo da adattarsi sia agli angoli che ha le pareti dritte. Questo tipo di divano può essere posto anche al centro dell'ambiente e molto spesso viene utilizzato per separare la zona pranzo dal soggiorno.

la materia prima

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album da disegno Album (dal latino album, la tavoletta imbiancata dove si scriveva con l'inchiostro) indica originariamente un foglio bianco (albus era il bianco dell'albume). Oggi la parola assume diversi significati a seconda del contesto; tutti, comunque, sono legati all'idea di una raccolta di oggetti organizzati in un insieme. In alcune accezioni, può essere equivalente al termine albo.

tipologia dei prodotti

La filigrana dei fogli, consente di inserire segni distintivi che possono essere osservati in controluce, e che inizialmente vengono usati per riprodurre il marchio dei diversi fabbricanti di carta.

dalla carta all’artefatto

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L'invenzione della carta è tradizionalmente attribuita ai Cinesi, ma sono gli Arabi che, dopo averne appreso i primi rudimenti di fabbricazione ed apportato alcune migliorie, diffondono il nuovo prodotto in Occidente. Si tratta di un processo lungo e laborioso che trova compiutezza nella seconda metà del XIII secolo e si localizza a Fabriano, cittadina dell'entroterra marchigiano. La ragione di questa localizzazione, che fa di Fabriano il più importante centro di di produzione di carta d'Europa. La crescente abilità dei sempre più numerosi e qualificati artigiani fabrianesi fa compiere alla carta un vero e proprio salto di qualità, con tre innovazioni che rendono Fabriano la culla della carta intesa in senso moderno.

dalla carta all’artefatto

la materia prima carta

tipologie di prodotti

Come tu mi vuoi

tipologie di prodotti

la materia prima

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rilegatura orientale

Si ha così il progressivo affermarsi delle botteghe artigiane fabrianesi sia sui mercati delle città italiane (Roma, Genova, Firenze, Venezia) sia all'estero (Provenza, Francia del nord e Spagna). La carta italiana, di qualità migliore, più economica e soprattuttocristiana si impone velocemente in tutta Europa. Il monopolio della carta italiana dura fino a metà del XIV secolo quando nuovi centri cartari sorgono prima in Francia e poi in Germania. La prima metà del XV secolo vede la Francia primeggiare nella produzione della carta, ma nella seconda metà, per le alte tasse sui mulini e sul trasporto degli stracci, la produzione si sposta verso l’Olanda. Nel 1774, grazie alle scoperte del chimico svedese K.W. Scheele, si ha la possibilità di usare cloro per sbiancare la carta.

La rilegatura orientale ha la particolarità di presentare un dorso o costa nudo, cioè il sistema di rilegatura artigianale non permette di ottenere la parte della copertina che copre e protegge le pieghe dei fascicoli , visibile quando il volume è posto di taglio e che riporta il titolo, l’autore e l’editore del libro.

L’invenzione della pila idraulica a magli multipli (sec. XIII) per battere gli stracci, elimina il mortaio di pietra e il pestone di legno azionato a mano usato dagli Arabi e consente di ottenere fibre più omogenee.

rilegatura medievale

carta da lettere

La rilegatura medievale consiste nel cucire e proteggere tramite una coperta esterna un insieme di fogli ripiegati; le più antiche sono realizzate in cuoio su assi di legno tramite punteruoli, bulini, punte da intaglio, lame o coltelli per imprimere, incidere, tagliare o sbalzare l’ornamentazione sul cuoio. Le decorazioni, spesso in metallo, sono figure animali o vegetali, cui si aggiungono parti metalliche dalla doppia funzione, decorativa e protettiva e, frequentemente, lacci di cuoio o di metallo sul taglio che permettono di sigillare e proteggere il libro.

Solitamente si spedisce per posta, riporta gli indirizzi delle persone interessate, distinte in mittente e destinatario. Racchiude il messaggio, una comunicazione scritta fatta pervenire ad una o più persone interessate nel contesto di un rapporto pubblico o privato. In base allo stile, una lettera può essere formale o informale. Le prime lettere risalgono ai Sumeri.

L’utilizzo della gelatina animale per la collatura superficiale del foglio, permette una migliore scrittura ed elimina l'incoveniente del facile deterioramento della carta dovuta al collaggio con amido di frumento. 20

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I diari Paperblanks sono oggetti meravigliosi che celebrano l’arte e l’artigianato. Dalle trame dei tessuti francesi all’arte della rilegatura in stile persiano safavita, dai motivi delle scatole giapponesi laccate ai tradizionali ricami indiani del Gujarat, ogni creazione Paperblanks esalta la bellezza della creazione artistica. I nostri diari sono un vincolo con la ricchezza artistica che emerge da secoli di arte e cultura globale.

design contemporaneo

pei design design contemporaneo

design contemporaneo

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Pei design realizza inviti, biglietti di auguri, stampe d’arte, calendari e tanti altri prodotti di cancelleria mantenedo sempre la sua linea.

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Pei design è un marchio di cancelleria della California del Sud, fondato nel 2011 dalla Designer Pei Pinney. Il design dei proLorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisici dotti si basa sulla fantasia e sulla semplicità. È una combinaziEsempi di personalizzazioni delle copertine degli elit, sed eiusmod tempor incidunt dooneutdilabore stile e et raffinatezza. artefatti Paperblanks. lore magna aliqua. Ut enim ad minim veniam, quis nostrud exercitation ullamco laboris nisi ut aliquid ex ea commodi consequat. Quis aute iure reprehenderit in voluptate velit esse cillum dolore eu fugiat nulla pariatur. Excepteur sint obcaecat cupiditat non proident, sunt in culpa qui officia deserunt mollit anim id est laborum. Ut enim ad minim veniam, quis nostrud exercitation ullamco laboris.

design contemporaneo

design contemporaneo

turnstylestudio design contemporaneo

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Da così a così

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paperblanks: personal custom

design contemporaneo

Il divano fisso unisce lo stile degli anni 60 con la praticità degli anni 70. Il suo assetto tradizionale, fatto di linee sagomate tese e dallo schienale a monoscocca, crea sempre un effetto di ordine. Normalmente questo tipo di divano non è molto ingombrante, possiede una seduta comoda e profonda e i braccioli non sempre sono presenti.

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design contemporaneo

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Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisici elit, sed eiusmod tempor incidunt ut labore et dolore magna aliqua in voluptate ex ea commodi . Ut enim ad minim veniam, quis nostrud exercitation ullamco laboris nisi ut aliquid ex ea commodi consequat. Quis aute iure reprehenderit in voluptate velit esse cillum dolore eu fugiat nulla pariatur. Excepteur sint obcaecat cupiditat non proident, sunt in culpa qui officia deserunt mollit anim id est laborum. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisici elit, sed eiusmod tempor incidunt ut labore et dolore magna aliqua id est laborum commodi consequat. Ut enim ad minim veniam, quis nostrud exercitation ullamco laboris nisi ut aliquid ex ea commodi consequat. Quis aute iure reprehenderit in voluptate velit esse cillum dolore eu fugiat nulla pariatur est laborum. Excepteur sint obcaecat cupiditat non proident, sunt in culpa qui officia deserunt mollit anim id est laborum.

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Carta da lettere firmata pei design caratterizzata da illusrazioni semplici ed essenziali. 47 47

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sviluppo su IPAD legatoria

Dalla carta all’artefatto

Con legatoria si intende sia l'antica bottega artigiana in cui venivano rilegati i libri, sia il procedimento con cui viene materialmente assemblato un libro a partire da un certo numero di fogli separati di carta o altro materiale. Nel medioevo, soprattutto dopo l’alfabetizzazione, la legatoria era diventata molto famosa e importante anche se era molto costoso rilegare i libri ma adesso, grazie alla stampa, questo lavoro è quasi del tutto scomparso.

rilegatura medievale

indice help mappa

La rilegatura medievale consiste nel cucire e proteggere tramite una coperta esterna un insieme di fogli ripiegati; le più antiche sono realizzate in cuoio su assi di legno tramite punteruoli, bulini, punte da intaglio, lame o coltelli per imprimere, incidere, tagliare o sbalzare l’ornamentazione sul cuoio. Le decorazioni sono spesso in metallo.

89 Terzo capitolo a scorrimento.


Bambook Marco Franceschini Lorenzo Marchionni Nicolò Tromben

“La pianta di bambù è l’oro verde dell’uomo povero: una persona può sedersi in una casa di bamboo sotto un tetto di bambù, su una sedia ad un tavolo fatti dello stesso bambù, con un capello di bambù sulla sua testa e sandali di bambù ai piedi. Allo stesso tempo può tenere in un mano una ciotola di bamboo, nell’altra bacchette di bambù che gli servono per mangiare germogli di bambù. Dopo aver consumato il suo pranzo, cucinato in un fuoco alimentato dalla combustione del bambù, il tavolo potrebbe essere pulito con un panno di fibre di bambù, può rinfrescarsi con un ventaglio in bambù, fare la siesta in un letto su di un materasso ed un cuscino fatti tutti di bambù”

“La pianta di bambù è l’oro verde dell’uomo povero: una persona può sedersi in una casa di bamboo sotto un tetto di bambù, su una sedia ad un tavolo fatti dello stesso bambù, con un capello di bambù sulla sua testa e sandali di bambù ai piedi. Allo stesso tempo può tenere in un mano una ciotola di bamboo, nell’altra bacchette di bambù che gli servono per mangiare germogli di bambù. Dopo aver consumato il suo pranzo, cucinato in un fuoco alimentato dalla combustione del bambù, il tavolo potrebbe essere pulito con un panno di fibre di bambù, può rinfrescarsi con un ventaglio in bambù, fare la siesta in un letto su di un materasso ed un cuscino fatti tutti di bambù”

Atal Bihari Vajpayee

Vi è mai capitato di entrare in una stanza arredata con oggetti in bamboo? L’impatto emotivo è istantanteo! Tranquillità e serenità saranno le vostre sensazioni, vi sembrerà di trovarvi immersi in un ambiente estremamente accogliente e del tutto singolare. In molti parlano di questa pianta, ciò nonostante il bamboo fatica a prendere piede nei molteplici settori in cui esso potrebbe essere presente. Lo scopo di questo percorso illustrato è quello di evidenziare le caratteristiche che permettono al bamboo di essere adatto a una moltitudine inimmaginabile di scopi. Efficienza strutturale, rinnovabilità, crescita rapidissima, resistenza al fuoco e agli sforzi, versatilità, flessibilità, facilità di lavorazione ed eco-sostenibilità sono le caratteristiche che condurranno le pagine seguenti e ci faranno analizzare elementi che le sfruttano.

bambook

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Atal Bihari Vajpayee

design alla mano

bambook

material design

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design alla mano

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copertina fronte formato chiuso e aperto

introduzione

Il bambù è un materiale versatile, flessibile, resistente, facile da lavorare, rinnovabile e sostenibile.

Vi è mai capitato di entrare in una stanza arredata con oggetti in bamboo? L’impatto emotivo è istantanteo! Tranquillità e serenità saranno le vostre sensazioni, vi sembrerà di trovarvi immersi in un ambiente estremamente accogliente e del tutto singolare. In molti parlano di questa pianta e dei suoi derivati, ciò nonostante il bamboo fatica a prendere piede nei molteplici settori in cui esso potrebbe essere presente. Lo scopo di questo percorso illustrato è quello di evidenziare le caratteristiche che permettono al bamboo di essere adatto a una moltitudine inimmaginabile di scopi. A tal proposito vi proponiamo una breve intervista rilasciataci in esclusiva da Ezri Tarazi, Designer Israeliano che ha compreso e sfruttato notevolmente le capacità di tale pianta.

indice be bamboo

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be chill

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be tech

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introduzione indice

ride

Fritsch Durisotti Triporteur, il motivo per cui girare in bici.

Sono infatti le aziende più piccole che si preocupano dell’ambiente e tentano di adottare strategie non nocive. Frutto della ricerca in merito a tale tematica è stata l’idea di introdurre il bamboo come materiale di riferimento per molti oggetti e accessori tecnologici. Questi gadget in bamboo, oltre ad essere molto resistenti, riescono a convincere anche le persone che adottano uno stile di vita che tenderebbe ad abbandonare la tecnologia e tutto cio che è dannoso per l’ambiente. Il colore chiaro e sobrio del bamboo è in dolce contrasto con il classico elemento tecnologico.

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pagine INTERNE

Helvetica Neue Ultralight abcdefghilmnopqrstuvz Helvetica Neue Thin abcdefghilmnopqrstuvz

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scelte grafiche paragrafo tipo: corpo 12 pt interlinea 14,4 pt

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18 Nonostante il carbonio sia più leggero, il titanio è notevolmente più resistente e garantisce un migliore assorbimento degli urti, tuttavia sono materiali artificiali, con alti costi di importazione e alte emissioni di CO2 prodotte dal trasporto e dalla produzione. Perche allora non utilizzare telai in bamboo? Durano più dei telai di metallo. Una bicicletta di bambù non si rompe, è molto duratura. Un test di prova in Germania ha dimostrato che i telai di bambù possono essere 10 volte più leggeri di quelli di metallo e che hanno una maggiore resistenza al peso. Il bambù è fibroso e, pertanto, resistente ai colpi. Ammortizza naturalmente le vibrazioni, quindi i telai non necessitano di ammortizzatori in acciaio o titanio. Il bambù viene sottoposto ad un trattamento che varia da 3 a 6 mesi prima di essere utilizzabile per produrre telai, dopo viene ricoperto da una laccatura che lo protegge dalla pioggia e da altri danneggiamenti. Insomma, un prodotto di qualità che ha sollevato l’interesse del mercato internazionale e l’impresa austriaca BambooRide ha cominciato ad importare i telai di bambù africani per venderli in Europa colaborando anche a diminuire la disoccupazione e la povertà.

didascalie: corpo 9 pt interlinea 10,8 pt

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20 260 mm

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font

Al giorno d’oggi la tecnologia è presente in gran parte delle nostre azioni ed essere cool significa anche avere degli accessori tecnologici di bell’aspetto. La negatività dell’ impatto della plastica sul nostro ambiente è una questione molto discussa e poco sentita dalle grandi multinazionali che sono interessate solo al profitto.


doppie pagine di apertura capitoli

BE

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BAMBOO

TECH

CHILL chais

Questi tipi di divano sono ideali per le ambienti spaziosi in quanto possono essere combinati a piacimento. I vari elementi che compongono il divano possono essere uniti nelle più svariate maniere in modo da adattarsi sia agli angoli che ha le pareti dritte. Questo tipo di divano può essere posto anche al centro dell'ambiente e molto spesso viene utilizzato per separare la zona pranzo dal soggiorno.

sotto: jolly moggy, il lettino per gatti realizzato completamente in bamboo.

Resistenza e flessibilità permettono infatti a tale chaise longue di non rompersi quando è soggetta al peso di un individuo e di adattarsi pienamente ad esso per conferire la sensazione piacevole ricercata. E’ possibile che anche la vista ci provochi una sensazione di rilassamento, magari osservando un oggetto lineare e fluido, che non intacca la purezza di un ambiente, come nell’esempio del lettino per gatti da appendere sul radiatore.

mobile

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisici elit, sed eiusmod tempor incidunt ut labore et dolore. sopra: Charlotte Perriand Chais longue in bamboo, 1941.

Così numerose sono le caratteristiche del bambù che in Cina lo chiamano “Amico dell’uomo”

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Be chill vuole esprimere la sensazione di relax che deriva dal posizionamento del proprio corpo su di un oggetto comodo ed ergonomico. Esempi di questo oggetto di rilassamento possono essere una poltrona, una sedia o una chaise longue o un letto, La chaise longue delle immagini presenti sopra sfrutta due caratteristiche principali del bamboo per soddisfare l’esigenza di rilassamento.

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SPORTY

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisici elit, sed eiusmod tempor incidunt ut labore et dolore.

COOL

Il divano fisso unisce lo stile degli anni 60 con la praticità degli anni 70. Il suo assetto tradizionale, fatto di linee sagomate tese e dallo schienale a monoscocca, crea sempre un effetto di ordine. Normalmente questo tipo di divano non è molto ingombrante, possiede una seduta comoda e profonda e i braccioli non sempre sono presenti.

La prima è una ragione puramente estetica, la seconda è una ragione legata alle scelte di vita di alcune persone dato che il bamboo viene utilizzato per ricavarne una fibra con cui tessere qualsiasi tipo di capo d’abbigliamento. La ragione estetica invece vede comparire il bamboo nella sua parvenza quasi naturale dopo essere stato trattato tramite specifici processi che lo rendono ancora più piacevole al tatto alla vista e al gusto.

Da così a così

Poltroncina jazz rende elegante qualsiasi ambiente esterno in cui viene posizionata.

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisici elit, sed eiusmod tempor incidunt ut labore et dolore.

Per quanto riguarda il mondo della moda il bamboo venne introdotto inizialmente negli anni 40 per ovviare alla mancanza di materie prime durante la seconda guerra mondiale. Successivamente, venute meno queste esigenze la semplicità e l’eleganza del bamboo è riuscita a colpire molti designer della moda che hanno deciso di introdurre il motivo del bamboo nelle proprie collezioni, principalmente per due ragioni.

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landyachtz produce skateboard in bamboo esaltando la flessibilià di questo materiale.

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Si possono distinguere due linee di tecnologia in bamboo: quella in cui il bamboo è il solo elemento di rivestimento dell’oggetto, quindi una linea più wild, e quella in cui il bamboo viene combinato con altri materiali come alluminio o carbonio per dare un look più accattivante all’oggetto. L’utilizzo del bamboo come rivestimento esterno di oggetti tecnologici è ormai molto diffuso data la leggerezza, la buona resistenza a urti a cui sono sottoposti tali.

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Studiando nel particolare la disposizione degli elementi d’arredo di un salotto, il bamboo può sprigionare tutta la sua forza d’impatto con l’occhio. Arredare significa trovare un senso espressivo all’ambiente, trovare un linguaggio per comunicare sensazioni ed emozioni attraverso la disposizione degli oggetti e della luce. Il bamboo ricerca l’equilibrio perfetto tra mobile e immobile, tra realtà e fantasia, tra relax e suggestione.

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sviluppo su IPAD

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Bookends L’equilibrio si fa design

material design

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Bookends

Quando la passione per la lettura invade la nostra vita e i libri iniziano a sommarsi, dobbiamo raggrupparli in maniera veloce e intuitiva. Questi oggetti regalano tantissime ispirazioni ai designer per creare forme sempre più innovative. Le figurazioni spaziano dall’ arte a elementi più pop, da figure geometriche rigide a curve sinuose. In casi particolari questi artefatti non sono nè meri elementi funzionali nè oggetti di arredamento. In questi casi essi estremizzano la loro forma a prescindere dalla funzionalità, diventando opere d’arte.

L’equilibrio si fa design

L’equilibrio si fa design

Quando la passione per la lettura invade la nostra vita e i libri iniziano a sommarsi, dobbiamo raggrupparli in maniera veloce e intuitiva. Questi oggetti regalano tantissime ispirazioni ai designer per creare forme sempre più innovative. Le figurazioni spaziano dall’ arte a elementi più pop, da figure geometriche rigide a curve sinuose. In casi particolari questi artefatti non sono nè meri elementi funzionali nè oggetti di arredamento. In questi casi essi estremizzano la loro forma a prescindere dalla funzionalità, diventando opere d’arte.

Bookends

material design

L’equilibrio si fa design

Quando la passione per la lettura invade la nostra vita e i libri iniziano a sommarsi, dobbiamo raggrupparli in maniera veloce e intuitiva. I reggilibri, in inglese Bookend, come viene indicato nella rivista “Inventario” numero 7, sono: «[...] coppie di elementi identici e speculari che collocati gli estremi di una fila trattengono in equilibrio i volumi, oppure oggetti singoli che modificano il consueto posizionamento verticale perpendicolare al piano, e morsetti disegnati ad hoc per divenire pinze multiuso anche in funzione di reggilibri.» I reggilibri, quindi, riescono a fornire un sostegno efficace per una serie di libri e ci permettono di trovarli velocemente mostrandoci il dorso. La funzione di questi oggetti permette tantissime ispirazioni ai designer per produrre forme sempre più innovative e sbalorditive. Le figurazioni spaziano dall’arte a elementi più pop, da figure geometriche rigide a curve sinuose. Questi artefatti non sono nè meri elementi funzionali nè oggetti di arredamento. Essi estremizzano la loro forma a prescindere dalla funzionalità, diventando quasi opere d’arte. I reggilibri riescono anche a creare stati d’animo e atmosfera che invoglierà il lettore a scegliere quei libri racchiusi da due pareti che li introducono in un mondo unico. Hanno affrontato il tema dei reggilibri artisti famosi come Ben Seibel e Karim Rashid trattati con specifici focus all’inteno di questa bookzine. I reggilibri non sono solo oggetti di sostegno, bensì sono elementi di arredamento, ed esprimono il carattere di chi li compra. Per ogni ambiente e libreria esiste il reggilibro adatto.

copertina fronte formato chiuso e aperto

| Indice | |Introduzione|

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|Storia del libro|

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Material Bookend

|INTRODUZIONE| //Metalli

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//Legno

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//Ceramica

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//Compressione

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Quando la passione per la lettura invade la nostra vita e i libri//Pietra iniziano a sommarsi, dobbiamo 46 raggrupparli in maniera veloce e intuitiva. I reggilibri, in inglese Bookend, come viene indiTipologie di sostegno cato nella rivista “Inventario” numero 7, sono: «[...]coppie di elementi identici e speculari che //Strutture 70 in collocati gli estremi di unainvisibili fila trattengono equilibrio i volumi, oppure oggetti singoli che modificano il consueto posizionamento verticale 78 ad perpendicolare al|Bibliografia| piano, e morsetti disegnati hoc per divenire pinze multiuso anche in funzione |Sitografia| 79 di reggilibri.» I reggilibri, quindi, riescono a fornire un sostegno efficace per una serie di libri e ci permettono di trovarli velocemente mostrandoci il dorso.

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La funzione di questi oggetti permette tantissime ispirazioni ai designer per produrre forme sempre più innovative e sbalorditive. Le figurazioni spaziano dall’arte a elementi più pop, da figure geometriche rigide a curve sinuose. Questi artefatti non sono nè meri elementi funzionali nè oggetti di arredamento. Essi estremizzano la loro forma a prescindere dalla funzionalità, diventando quasi opere d’arte. I reggilibri riescono anche a creare stati d’animo e atmosfera che invoglierà il lettore a scegliere quei libri racchiusi da due pareti che li introducono in un mondo unico. Hanno affrontato il tema dei reggilibri artisti famosi come Ben Seibel e Karim Rashid trattati con specifici focus all’inteno di questa bookzine. I reggilibri non sono solo oggetti di sostegno, bensì sono elementi di arredamento, ed esprimono il carattere di chi li compra. Per ogni ambiente e libreria esiste il reggilibro adatto.

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introduzione indice

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| Focus: Ben Seibel | Sed ut perspiciatis unde omnis iste natus error sit voluptatem accusantium doloremque laudantium.

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font

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pagine INTERNE

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12 260 mm

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210 mm

Davide Andreetto Nicla Paiola Andrea Zambonini

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Bookends

Bookends


doppie pagine di apertura capitoli

Material Bookends

Material Bookends

Material Bookends

//METALLO

//LEGNO

//CERAMICA

“Esplora un sorprendente universo di invinite possibilità”

“Materiale vivo che ha un suo movimento naturale”

“Estensione naturale dellaessere terra, combinati della naturaa epiacimento. dell’uomo” I vari

Chris Lefteri

Giacomo Moor

Questi tipi di divano sono ideali per le ambienti spaziosi in quanto possono

Come tu mi vuoi

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elementi che compongono il divano possono essere uniti nelle più svariate maniere in modo da adattarsi sia agli angoli che ha le pareti dritte. Questo tipo di divano può essere posto anche al centro dell'ambiente e molto spesso viene utilizzato per separare la zona pranzo dal soggiorno.

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La ceramica è uno dei più antichi materiali

Il legno è un materiale adatto ad una lavorazione artigianale.

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Tipologie di sostegno

Material Bookends

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//Compressione

//PIETRA

“Rimpicciolisci, nascondi ed incorpora”

Il divano fisso unisce lo stile degli anni 60 con la praticità degli anni tradizionale, fatto di linee sagomate tese e dallo schienale a monoscocca, crea sempre un effetto di ordine. Normalmente questo tipo di divano non è molto ingombrante, possiede una seduta comoda e profonda e i braccioli non sempre sono presenti.

“Massività strutturale e70. rusticità” Il suo assetto Davide Turrini

John Maeda //11

Da così a così il legno è un materiale adatto ad una lavorazione artigianale.

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Il legno è un materiale adatto ad una lavorazione artigianale.

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Oliviero Toscani, 1 aprile 2008

Cardboard Design

Cardboard Design

Material Objects “Da bambino, da orfano, abitavo sotto il ponte Ghisolfa, a Milano. le mie mura, le mie pareti e i miei soffitti erano tutti di cartone. Vivendo negli imballaggi dei frigoriferi e degli armadi che venivano buttati sotto i ponti. Nei cartoni eravamo un gruppo di amici, i topi, i gatti, i cani randagi e i barboni di Milano. Nel cartone si viveva benissimo. era comodo, senza umidità, silenzioso e anche molto profumato. Era meglio del cemento, perche le mie mura di cartone le potevo incastrare, modellare, ricostruire, cambiarle d’ordine e d’assetto a mio piacimento. Mi sono anche fatto una grande cultura, perchè leggevo solo di notte, quando la luce dei finestrini dei treni che sfrecciavano vicino mi illuminavano. Avevo pochi secondi per leggere, quindi lo facevo con intensità e vigore. pochi istanti ma profondi. Di quando ero piccolo, il cartone è la cosa di cui ho il ricordo piu forte e bello. Questa storia l’ho raccontata a mia madre. mentre lo facevo lei mi guardava stupefatta, sbalordita, perchè si rendeva conto fin dove poteva arrivare l’immeginezione di suo figlio. Quello sguardo così stupito mi ha Fatto capire che la storia del cartone, del ponte ghisolfa, deibarboni e dei treni, era solamente una fantasia. che continua tutt,ora.”

Oliviero Toscani, 1 aprile 2008

Cardboard Design material objects cardboard design

Il cartone ebbe origine nella Cina del XV secolo. Nel 1817 venne per la prima volta usato in Inghilterra per la produzione di scatole ad uso industriale. Allora però non erano ancora conosciute le sue vere potenzialità. Solo ai giorni nostri, infatti, viene applicato nei più svariati settori: non è un caso vederlo impiegato nel packaging, negli arredi interni e negli allestimenti di mostre e negozi. Tutto ciò è stato reso possibile grazie all’applicazione, sulla superficie, di speciali cere che gli conferiscono proprietà quali la resistenza all’acqua e alle alte temperature. Il cartone assume così un valore del tutto nuovo: da semplice materiale per uso industriale a vero e proprio tuttofare nel campo del design. Oltre alle proprietà statiche e estetiche, non si può tralasciare l’eco sostenibilità che lo caratterizza. È solitamente costituito all’80% da fibre riciclate che lo rendono completamente biodegradabile istituendo un circolo virtuoso utile ai cittadini e alle imprese. Queste sue caratteristiche, sommate al suo basso costo di produzione e di vendita al pubblico, fecero sparire la diffidenza che i progettisti portavano nei suoi confronti, riscoprendolo come montabile, resistente, stampabile e capace di mettere insieme alte prestazioni e ottimo effetto visivo. A detta di molti operatori, è il materiale ideale! In questo percorso di testi e immagini vengono presentati alcuni esempi applicativi di questo materiale, focalizzando l’attenzione su espositori e allestimenti di negozi, uffici e mostre.

“Da bambino, da orfano, abitavo sotto il ponte Ghisolfa, a Milano. le mie mura, le mie pareti e i miei soffitti erano tutti di cartone. Vivendo negli imballaggi dei frigoriferi e degli armadi che venivano buttati sotto i ponti. Nei cartoni eravamo un gruppo di amici, i topi, i gatti, i cani randagi e i barboni di Milano. Nel cartone si viveva benissimo. era comodo, senza umidità, silenzioso e anche molto profumato. Era meglio del cemento, perche le mie mura di cartone le potevo incastrare, modellare, ricostruire, cambiarle d’ordine e d’assetto a mio piacimento. Mi sono anche fatto una grande cultura, perchè leggevo solo di notte, quando la luce dei finestrini dei treni che sfrecciavano vicino mi illuminavano. Avevo pochi secondi per leggere, quindi lo facevo con intensità e vigore. pochi istanti ma profondi. Di quando ero piccolo, il cartone è la cosa di cui ho il ricordo piu forte e bello. Questa storia l’ho raccontata a mia madre. mentre lo facevo lei mi guardava stupefatta, sbalordita, perchè si rendeva conto fin dove poteva arrivare l’immeginezione di suo figlio. Quello sguardo così stupito mi ha Fatto capire che la storia del cartone, del ponte ghisolfa, deibarboni e dei treni, era solamente una fantasia. che continua tutt,ora.”

material objects cardboard design

Marco Dotti Riccardo Lonardi

Material Objects

Material Objects “Da bambino, da orfano, abitavo sotto il ponte Ghisolfa, a Milano. le mie mura, le mie pareti e i miei soffitti erano tutti di cartone. Vivendo negli imballaggi dei frigoriferi e degli armadi che venivano buttati sotto i ponti. Nei cartoni eravamo un gruppo di amici, i topi, i gatti, i cani randagi e i barboni di Milano. Nel cartone si viveva benissimo. era comodo, senza umidità, silenzioso e anche molto profumato. Era meglio del cemento, perche le mie mura di cartone le potevo incastrare, modellare, ricostruire, cambiarle d’ordine e d’assetto a mio piacimento. Mi sono anche fatto una grande cultura, perchè leggevo solo di notte, quando la luce dei finestrini dei treni che sfrecciavano vicino mi illuminavano. Avevo pochi secondi per leggere, quindi lo facevo con intensità e vigore. pochi istanti ma profondi. Di quando ero piccolo, il cartone è la cosa di cui ho il ricordo piu forte e bello. Questa storia l’ho raccontata a mia madre. mentre lo facevo lei mi guardava stupefatta, sbalordita, perchè si rendeva conto fin dove poteva arrivare l’immeginezione di suo figlio. Quello sguardo così stupito mi ha Fatto capire che la storia del cartone, del ponte ghisolfa, deibarboni e dei treni, era solamente una fantasia. che continua tutt,ora.”

material objects cardboard design

Cardboard design

Oliviero Toscani, 1 aprile 2008

copertina fronte formato chiuso e aperto

Il cartone ebbe origine nella Cina del XV secolo Nel 1817 venne per la prima volta usato in Inghilterra per la produzione di scatole ad uso industriale. Allora però non erano ancora conosciute le sue vere potenzialità. Solo ai giorni nostri, infatti, viene applicato nei più svariati settori: non è un caso vederlo impiegato nel packaging, negli arredi interni e negli allestimenti Cartone ondulato di mostre e negozi. Tutto ciò è stato reso possibile Cartone alveolare grazie all’applicazione, sulla superficie, di speciali cere che gli conferiscono proprietà quali la resistenzaTubi in cartone all’acqua e alle alte temperature. Cartone Re_Board Il cartone assume così un valore del tutto nuovo: da semplice materiale per uso industriale a vero e proprio tuttofare nel campo del design. Oltre alle proprietà statiche e estetiche, non si può tralasciare l’eco sostenibilità che lo caratterizza.

Materia Prima

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È solitamente costituito all’80% da fibre riciclate che lo rendono completamente biodegradabile istituendo un circolo virtuoso utile ai cittadini e alle imprese. Queste sue caratteristiche, sommate al suo basso costo di produzione e di vendita al pubblico, fecero sparire la diffidenza che i progettisti portavano nei suoi confronti, riscoprendolo come montabile, resistente, stampabile e capace di mettere insieme alte prestazioni e ottimo effetto visivo. A detta di molti operatori, è il materiale ideale! In questo percorso di testi e immagini vengono presentati alcuni esempi applicativi di questo materiale, focalizzando l’attenzione su espositori e allestimenti di negozi, uffici e mostre.

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Dividere

Allestire

Cartone per i più piccoli Arte e Cartone

introduzione indice

Come possiamo vedere questi espositori vengono facilmente collocati in vari ambienti, anche in posti non del tutto scontati come biblioteche, ristoranti,mostre e negozi; ma questi sono solo alcuni esempi perchè le possibilità sono tantisespositori in cartone potrebbero essere il futuro per un arredamento ricercato ed ecosostenibile.

Come possiamo vedere questi espositori vengono facilmente collocati in vari ambienti, anche in posti non del tutto scontati come biblioteche, ristoranti,mostre e negozi; ma questi sono solo alcuni esempi perchè le possibilità sono tantissime. Insomma belli, economici, pratici e versatili i nuovi espositori in cartone potrebbero essere il futuro per un arredamento ricercato ed ecosostenibile.

pagine INTERNE

Minion Pro abcdefghilmnopqrstuvz Minion Pro Italic abcdefghilmnopqrstuvz

scelte grafiche paragrafo tipo: corpo 13 pt interlinea 15,6 pt

Capitolo 1: Materia Prima

didascalie: corpo 10 pt interlinea 12 pt

Un altra classificazione è quella delle copertine. In base alla composizione e alle caratteristiche meccaniche abbiamo quindi diversi tipi di carta detti Kraft, Linee e Test. Anche le carte per ondulazioni sono classificabili a seconda delle caratteristiche meccaniche; si dividono in carte Semichimiche (S o SS) e Midium o Fluting (F). Tutti questi tipi di carte vengono prodotte utilizzando una percentuale di fibre vergini che va dall’ 80 al 100% o con materiale di recupero che varia dallo 0 al 100%.

Ideato dagli architetti Nicoletta Savioni e Giovanni rivolta. Costruito interamente in cartone alveolare reciclato e reciclabile. Da “archilovers.com”.

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Questi tipi di divano sono ideali per le ambienti spaziosi in quanto possono essere combinati a piacimento. I vari elementi che compongono il divano possono essere uniti nelle più svariate maniere in modo da adattarsi sia agli angoli che ha le pareti dritte. Questo tipo di divano può essere posto anche al centro dell'ambiente e molto spesso viene utilizzato per separare la zona pranzo dal soggiorno.

Libreria da parete in cartone tridimensionale “Artemisia” prodotta da Kubedesign.

Paolo Gentile “quadrati e trapezioidali” per drydesign.

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Cartone per i più piccoli Il divano fisso unisce lo stile degli anni 60 con la praticità degli anni 70. Il suo assetto tradizionale, fatto di linee sagomate tese e dallo schienale a monoscocca, crea sempre un effetto di ordine. Normalmente questo tipo di divano non è molto ingombrante, possiede una seduta comoda e profonda e i braccioli non sempre sono presenti.

Arte e cartone Da così a così Il cartone ebbe origine nella Cina del XV secolo Nel 1817 venne per la prima volta usato in Inghilterra per la produzione di scatole ad uso industriale. Allora però non erano ancora conosciute le sue vere potenzialità. Solo ai giorni nostri, infatti, viene applicato nei più svariati settori: non è un caso vederlo impiegato nel packaging, negli arredi interni e negli allestimenti di mostre e negozi. Tutto ciò è stato reso possibile grazie all’applicazione, sulla superficie, di speciali cere che gli conferiscono proprietà quali la resistenza all’acqua e alle alte temperature. Il cartone assume così un valore del tutto nuovo: da semplice materiale per uso industriale a vero e proprio tuttofare nel campo del design. Oltre alle proprietà statiche e estetiche, non si può tralasciare l’eco sostenibilità che lo caratterizza. È solitamente costituito all’80% da fibre riciclate che lo rendono completamente biodegradabile istituendo un circolo virtuoso utile ai cittadini e alle imprese. Queste sue caratteristiche, sommate al suo basso costo di produzione e di vendita al pubblico, fecero sparire la diffidenza che i progettisti portavano nei suoi confronti, riscoprendolo come montabile, resistente, stampabile e capace di mettere insieme alte prestazioni e ottimo effetto visivo. A detta di molti operatori, è il materiale ideale! In questo percorso di testi e immagini vengono presentati alcuni esempi applicativi di questo materiale, focalizzando l’attenzione su espositori e allestimenti di negozi, uffici e mostre.

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material design

CARDBOARD METAMORPHOSIS

CARDBOARD METAMORPHOSIS material design

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md material design

copertina fronte formato chiuso e aperto

INTRODUZIONE

“Simply, i don’t like waste”.

Il lapidario motto dell’architetto Shigeru Ban, specializzato in edilizia sostenibile, esprime a pieno la tendenza di molti designer contemporanei alla riscoperta e alla nobilitazione del cartone. Nato come materiale povero, destinato ad imballaggi e oggetti di poco pregio - si pensi alla valigia di cartone del dopoguerra o alla casa dei senzatetto - , oggi viene infatti rivalutato perchè naturale, ecologico, sostenibile, estremamente duttile e facilmente lavorabile. Questo percorso per immagini e testi si proponeINDICE di guidare il lettore attraverso l’intera evoluzione di questo prodotto, raccontandone la nascita, lo sviluppo industriale e il massiccio sviluppo della filiera del riciclo del secolo scorso; analizzeremo il materiale cartone nelle sue deINTRODUZIONE PP molteplici clinazioni, dalle più classiche alle innovazioni più moderne. Si prosegue osservando la rivalutazione PP italianaDALL’ALBERO degli anni AL PROCESSO ‘60 ad opera di Enzo Mari e Bruno Munari; l’autoproduzione INDUSTRIALE stimolata negli anni ‘70 da manuali come Nomadic FurnituStoria del cartone re di Victor Papanek e l’interesse di designer internazionali dall’industrializzazione al riciclo come Frank Ghery, fino al grande fiorire di progetti degli anni ‘80 e ‘90, frutto anche di una fortePP sensibilizzazione CARTA D’IDENTITÀ ecologica operata dai media. Caratteristiche e tipologie Vengono quindi presentate diverse declinazioni operate lungo gli anni da designer nei più diversi PP ambiti:FURNITURE dall’arredo ai giochi per bambini, dai moduli divisori per spazi interni d’arredo d’autore Gli elementi all’allestimento di negozi e stands, da ponti e chiese fino alle nuove proposte per risolvere emergenze SMALL HABITATS PP sociali. Alla fine di questo viaggio ci si augura di averPiccoli fornitospazi, al micro habitat lettore una visione a trecentosessanta gradi di unper materiale adulti e bambini. semplice, ma mai banale.

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introduzione indice

Anima ecologica e sociale

Children’s place Casette, giochi e arredi per l’infanzia. Udias de que pro berferum, aut fuga. Seditiuria dipis sit, aut pra volupti andaes as essint, comnist iiscid exeres aut pe exerspedi occate net earum eaqui qui odit accum erest volescima volor a sim quae simoluptat. Pa susandi digendae volenisti dolum, esequid expliquasit volorio nsequi ditem que conem hilla aliquunt audae ex eiur, si ne simin eum re pellaces net officip itasper erumquuntio. Que conecae solenimin corepratur? Quidelest, qui delis ne nist estest ellaut est eossi ut volorae rferorempos sa vide et, aut denda aut imi, tes aut assit modit repe dempore nos mo etus nonem quas deste dolo molupta comniendit persperferum lit millore cuscimi, quaspel igna-

A destra: La stanza dei giochi di Enzo Mari per Daninese, nell’immagine pubblicata su Domus nel 1968. A sinistra : La stanza dei giochi di Enzo Mari per Daninese in un immagine attuale.

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scelte grafiche paragrafo tipo: corpo 11 pt interlinea 13,2 pt

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34 Nomadic Furniture

Questo volume, scritto negli anni ‘70, rappresenta un punto di svolta nell’utilizzo del cartone nell’arredo. Anche se nelle intenzioni dei suoi autori era un testo rivolto chi aveva l’esigenza di arreddare casa pur spostandosi s l tempo è diventato un vero e proprio manifesto del self-made design. In questo testo ritroviamo molti progetti completi di schemi di montaggio di mobili e complementi in cartone che ispirarono molti designers nelle successive creazioni.

didascalie: corpo 8,5 pt interlinea 10 pt

150 A destra: Descrizione di alcuni progetti in cartone di Frank Gehry.

A destra: Pagine che illustrano la sedia in cartone realizzata da Ahlin, Dranger, Eiserman e Huldt per la ditta svedese Dux.

A sinistra: La copertina della prima edizione dell’opera, 1973 A destra: Progetto di alcuni studenti per un sedile da auto per bambini.

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130 mm

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James Hennessey, Victor Papanek

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SOCIAL EMERGENCY

Il cartone negli allestimenti espositivi e artistici

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Sotto a destra: dettagli dello Spanish Pavillion, Miralles-Tagliabue Studio, Shangai Expo, 2010.

Helvetica Neue 47 Light Condensed Oblique abcdefghilmnopqrstuvz

EXIBHITION

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Sopra a destra: Living Nature Temporary Building, HRuiz-Velazquez Studio, Valencia, 2010.

Helvetica Neue 67 Medium Condensed abcdefghilmnopqrstuvz

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Sopra: Le Pavillon Hermès, Shigeru Ban e Jean de Gastines, Salone del mobile 2011, Milano.

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CARDBOARD METAMORPHOSIS

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CARDBOARD METAMORPHOSIS

“Simply, i don’t like waste”. Il lapidario motto dell’architetto Shigeru Ban, specializzato in edilizia sostenibile, esprime a pieno la tendenza di molti designer contemporanei alla riscoperta e alla nobilitazione del cartone. Nato come materiale povero, destinato ad imballaggi e oggetti di poco pregio – si pensi alla valigia di cartone del dopoguerra o alla casa dei senzatetto –, oggi viene infatti rivalutato perchè naturale, ecologico, sostenibile, estremamente duttile e facilmente lavorabile. Questo percorso per immagini e testi si propone di guidare il lettore attraverso l’intera evoluzione di questo prodotto, raccontandone la nascita, lo sviluppo industriale e il massiccio sviluppo della filiera del riciclo del secolo scorso; analizzeremo il materiale cartone nelle sue molteplici declinazioni, dalle più classiche alle innovazioni più moderne. Si prosegue osservando la rivalutazione italiana degli anni ‘60 ad opera di Enzo Mari e Bruno Munari; l’autoproduzione stimolata negli anni ‘70 da manuali come Nomadic Furniture di Victor Papanek e l’interesse di designer internazionali come Frank Ghery, fino al grande fiorire di progetti degli anni ‘80 e ‘90, frutto anche di una forte sensibilizzazione ecologica operata dai media. Vengono quindi presentate diverse declinazioni operate lungo gli anni da designer nei più diversi ambiti: dall’arredo ai giochi per bambini, dai moduli divisori per spazi interni all’allestimento di negozi e stands, da ponti e chiese fino alle nuove proposte per risolvere emergenze sociali. Alla fine di questo viaggio ci si augura di aver fornito al lettore una visione a trecentosessanta gradi di un materiale semplice, ma mai banale.

material design

Alessio Gianella Francesco Mattioli Francesco Zanardo

md

Cardboard metamorphosis


doppie pagine di apertura capitoli

01 DALL’ALBERO AL PROCESSO INDUSTRIALE

03 FURNITURE

02 CARTA D’IDENTITÀ

carta e cartone: l’industrializzazione e il riciclo

gli arredi creati dai grandi designer e le nuove avanguardie.

Come tu mi vuoi

caratteristiche e tipologie dei prodotti in cartone

CENNI STORICI

LIBRERIE

Questi tipi di divano sono ideali per le ambienti spaziosi in quanto possono essere combinati a piacimento. I vari elementi che compongono il divano possono essere uniti nelle più svariate maniere in modo da adattarsi sia agli angoli che ha le pareti dritte. Questo tipo di divano può essere posto anche al centro dell'ambiente e molto spesso viene utilizzato per separare la zona pranzo dal soggiorno.

LIBRERIE

Nemu Storage Unit Sahar Ghaheri

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Le prime iscrizioni di cui si hanno notizie e reperti risalgono circa al 4000 a.C. e sono iscrizioni su pietra, su tavolette di argilla e su tavole di legno. Dal 3000 a.C. cominciano a cambiare i supporti per la scrittura e inizia a prendere piede, grazie al popolo egiziano, il Papiro, ricavato lavorando il midollo della pianta acquatica Ciperus Papyrus ai tempi molto diffusa oltre che lungo le sponde del Nilo anche in Palestina e in Sicilia.

Pianta CIPERUS PAPYRUS.

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Creata dall’allora studentessa del Pratt Sahar Ghaheri (ora affermata designer nel campo del social design) questa libreria vuole raccontare all’utilizzatore “L’esperienza dell’immigrazione”, attraverso i pattern colorati dei diversi box, ognuno dei quali richiama una diversa cultura straniera. La libreria è realizzata in cartone ondulato che, grazie alle diverse pieghe presenti, crea una sensazione di movimento ed instabilità.

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Intorno al II secolo a.C., vi fu l’introduzione, in Asia Minore, della Pergamena, materiale ottenuto dalla lavorazione della pelle di capra, montone e pecora. Il procetto consisteva nel ricavare dagli strati più profondi delle membrane degli animali una specie di foglio chiaro, uniforme e resistente, la pergamena ha costituito il prodotto più usato nel mondo civile fino alla comparsa delle prime carte.

Campione di PERGAMENA.

A sinistra: Mafoombey Space for Music degli architetti Martti Kalliala ed Esa Ruskeepaa.

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06 SOCIAL EMERGENCY

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05 EXIBHITION Il cartone negli allestimenti espositivi e artistici

Anima ecologica e sociale

Udias de que pro berferum, aut fuga. Seditiuria dipis sit, aut pra volupti andaes as essint, comnist iiscid exeres aut pe exerspedi occate net earum eaqui qui odit accum erest volescima volor a sim quae simoluptat. Pa susandi digendae volenisti dolum, esequid expliquasit volorio nsequi ditem que conem hilla aliquunt audae ex eiur, si ne simin eum re pellaces net officip itasper erumquuntio. Que conecae solenimin corepratur? Quidelest, qui delis ne nist estest ellaut est eossi ut volorae rferorempos sa vide et, aut denda aut imi, tes aut assit modit repe dempore nos mo etus nonem quas deste dolo molupta comniendit persperferum lit millore cuscimi, quaspel igna13 tate prorro invendendae occusape nobit omni doluptat aut quaeriam si sitem et exerum volore consequ ibusam sit eumque et acipsae.

Udias de que pro berferum, aut fuga. Seditiuria dipis sit, aut pra volupti andaes as essint, comnist iiscid exeres aut pe exerspedi occate net earum eaqui qui odit accum erest volescima volor a sim quae simoluptat. Pa susandi digendae volenisti dolum, esequid expliquasit volorio nsequi ditem que conem hilla aliquunt audae ex eiur, si ne simin eum re pellaces net officip itasper erumquuntio. Que conecae solenimin corepratur? Quidelest, qui delis ne nist estest ellaut est eossi ut volorae rferorempos sa vide et, aut denda aut imi, tes aut assit modit repe dempore nos mo etus nonem quas deste dolo molupta comniendit persperferum lit millore cuscimi, quaspel igna-

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Nelle pagine precedenti e in quete: viste totali, dettagli e fasi realizzative dell’installazione Packed Pavillion di Michele Leidi, Dominik Zausinger, Min-Chieh Chen e Tom Pawlofsky.

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Scraplights

A sinistra: 230 prepared dc-motors, hemp cords, cardboard boxes 50 x 50 x 50 cm, Zimoun, 2012.

Graypants La Graypants di Seattle si occupa di realizzare lampade e lampadari a partire dal cartone da imballo di recupero. Lavorando con cerchi di questo materiale so-

A destra: 318 prepared dc-motors, cork balls, cardboard boxes 100 x 100 x 100 cm, Zimoun, 2012.

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vrapposti, e giocando con la direzione delle canne dell’ondulatura, si ottengono particolari effetti di diffusione e giochi di luci ed ombre. L’azienda si pone inoltre di recuperare i cartoni delle spedizioni dei propri prodotti per dar vita a nuovi lampadari, in un circolo virtuoso.

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sviluppo su IPAD

CAPITOLO 03

FURNITURE gli arredi creati dai grandi designer e le nuove avanguardie.

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Ceramica superfici Luca Filippi Marcello Raffo

Capita spesso che la ceramica venga presa poco in considerazione poichè viene considerata come un materiale del passato, caduto in disuso, difficilmente adattabile al mondo contemporaneo. In realtà oltre ad essre un materiale ecosostenibile possiede anche molte interessanti proprietà per le quali può essere utilizzata in modalità differenti e in vari campi dell’industria. Grazie alla facile repoereibilità delle materie prime e al suo semplice processo produttivo, la ceramica risulta essere un materiale versatile in quanto può essere utilizzato anche come rivestimento grazie alla sua bassa conducibilità termica. Inoltre cambiando le sue componenti essa può essere adattata per l’uso specifico che se ne vuole fare: infatti diversi metodi produttivi permettono la produzione di elementi di rivestimento di superfici quali muri o pavimenti oppure la creazione di oggetti di uso quotidiano. In questo racconto tematico per immagini si affronta in particolare il tema dei rivestimenti e trattamento delle superfici in ceramica. Partendo dall’analisi delle fasi di produzione il percorso si sviluppa intorno alle caratteristiche formali e di utilizzo specifico di piastrelle modulari, mosaici e lastre in ceramica. Il progetto tratterà l’applicazione del materiale come rivestimento all’interno delle strutture domestiche e in ambito urbano nonchè le differenti varianti della superfice ceramica nelle sue componenti: formale, visiva e tattile.

ceramica superfici

ceramica superfici

copertina fronte formato chiuso e aperto

La ceramica

superfici Capita spesso che la ceramica venga presa poco in considerazione poichè viene considerata come un materiale del passato, caduto in disuso, difficilmente adattabile al mondo contemporaneo. In realtà oltre ad essre un materiale ecosostenibile possiede anche molte interessanti proprietà per le quali può essere utilizzata in modalità differenti e in vari campi dell’industria. Grazie alla facile repoereibilità delle materie prime e al suo semplice processo produttivo, la ceramica risulta essere un materiale versatile in quanto può essere utilizzato anche come rivestimento grazie alla sua bassa conducibilità termica. Inoltre Produzione cambiando le sue componenti essa può essere adattata per l’uso fasi metodi di realizzazione del materiale ceramica specifico che se ne vuole fare: infattiLe diversi produttivi permettono la produzione di elementi di rivestimento di superfici Applicazioni quali muri o pavimenti oppure la creazione oggetti di uso Tipi didiceramica e utilizzi nei rivestimenti quotidiano. Disegno In questo racconto tematico per immagini si affronta in particolare Colori e grafica delle superfici il tema dei rivestimenti e trattamento delle superfici in ceramica. Texture Partendo dall’analisi delle fasi di produzione il percorso si Tramee delle superfici sviluppa intorno alle caratteristiche formali di utilizzo specifico di piastrelle modulari, mosaici e lastre in ceramica. Forma Il progetto tratterà l’applicazione delSuperfici materiale come rivestimento nella tridimensionalità all’interno delle strutture domestiche e in ambito urbano nonchè le differenti varianti della superficeComposizione ceramica nelle sue componenti: Accostamenti e forme delle piastrelle formale, visiva e tattile.

introduzione indice

7 31 55 79 103 127

3

Colori e grafica

“I colori sono l’anima di ogni piastrella, senza sarebbero come le fette biscottate senza marmellata” Orazio Porcellani

L’elemento unificante e caratteristico della ceramica sta nella decorazione. Con le sue infinite tinte, l’incizione della piastrella, l’uso di materiali differenti o con qualsivoglia tecnica si posso creare disegni e particolari grafiche che contraddistiguono ceramiche da altre. Grazie al colore e al segno grafico essa prende vita. Grazie alla sua duttilità e malleabilità per quanto riguarda il disegno grafico, la ceramica può diventare soggetto di un ambiente o disperdersi in esso rendendolo armonioso. Sophie collection, B.D.S.R., Italia, 2013. Collezione fatta a mano in terracotta con inserti in vetro veneziano.

pagine INTERNE

Helvetica Regular abcdefghilmnopqrstuvz Helvetica Light abcdefghilmnopqrstuvz Helvetica Light Italic abcdefghilmnopqrstuvz

scelte grafiche paragrafo tipo: corpo 12 pt interlinea 14,4 pt didascalie: corpo 8 pt interlinea 9,6 pt

38 Interni

Blend, Marazzi, Italia, 2012. Gres fine porcellanato coloato in massa per pavimentazioni interne (in questo caso per negozio).

43

35

98

129

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75

20 260 mm

130 mm

210 mm

font


doppie pagine di apertura capitoli

Produzione

Come tu mi vuoi

Applicazioni

Questi tipi di divano sono ideali per le ambienti spaziosi in quanto possono essere combinati a piacimento. I vari elementi che compongono il divano possono essere uniti nelle più svariate maniere in modo da adattarsi sia agli angoli che ha le pareti dritte. Questo tipo di divano può essere posto anche al centro dell'ambiente e molto spesso viene utilizzato per separare la zona pranzo dal soggiorno.

Disegno

Museo della ceramica, Casanova e Hernandez Architects, Jinzhou, Cina, 2013. Rivestimento ottenuto grazie al riutilizzo di pezzi di ceramiche locali.

Lavorazioni delle lastre. Sopra: taglio della lastra. Sotto: levigatura della superfice.

78

Smaltatura delle lastre (sopra). Pressatura (sotto).

Il divano fisso unisce lo stile degli anni 60 con la praticità degli anni 70. Il suo assetto tradizionale, fatto di linee sagomate tese e dallo schienale a monoscocca, crea sempre un effetto di ordine. Normalmente questo tipo di divano non è molto ingombrante, possiede una seduta comoda e profonda e i braccioli non sempre sono presenti.

Quarts Colours, Effepi Marmi S.R.L, 2012. Agglomerato di quarzo e ceramica con inserti di piccoli frammenti di vetro.

Texture

Forma

Da così a così

Cover tiles, JSPR, Olanda, 2013. Piastrelle di rivestimento in ceramica smaltata che fanno intravedere le tubature che normalmente non sono visibili.

Safety tiles, ZAHNA fliesen GmbH, Germania, 2010. Piastrelle antiscivolo ideali negli ambienti indistriali.

Unuon, 14 ora Italian S.R.L., Italia, 2012. Piastrelle in gres porcellanato 20x20 cm con 84 varianti grafiche ispirate alle venature del legno.

sviluppo su IPAD

99


L I G H T S

CO C OPPER OPPER

MATERIAL objects

COPPER

COPPER L I G H T S

Il rame ha permesso una rapida evoluzione tecnologica soprattutto attraverso l’impiego delle sue leghe: prima in assoluto la lega rame-stagno. La sua applicazione si diffuse nei più diversi ambiti, tra i quali tutt’oggi mantiene il primato. Merito di ciò è la sorprendente durevolezza del materiale che, attraverso la spontanea formazione di una patina superficiale, resiste agli agenti di corrosione e ossidazione. Inoltre il rame è un materiale riciclabile quindi sostenibile. La semplicità di modellazione e laminazione attira sempre di più designer e architetti che riconoscono un’eleganza intrinseca del materiale. Unico metallo di colore caldo, oltre l’oro, si adatta perfettamente per l’illuminazione degli ambienti. Sperimentare al giorno d’oggi è la regola per essere originali e il rame nonostante la sua lunga storia si presta più che mai a sorprenderci nelle linee contemporanee dei suoi artefici.

MATERIAL objects

CO C OPPER OPPER

Per molti secoli la storia del rame si è intrecciata con la storia del progresso dell’umanità; è infatti il metallo che si utilizza da più tempo. Sono ormai 10.000 anni che l’uomo conosce e sfrutta le sue qualità; di facile lavorazione e trasformazione, ha permesso una rapida evoluzione tecnologica soprattutto attraverso l’impiego delle sue leghe. Prima in assoluto la lega rame-stagno comportò il passaggio dall’età del Rame a quella del Bronzo e così l’uomo poté sfruttare la alleabilità del rame senza dover rinunciare alla sua durezza. La sua applicazione si diffuse nei più diversi ambiti, tra i quali tutt’oggi mantiene il primato, come l’impiego monetario, la tubazione e lo stampaggio di utensileria. Merito di ciò è la sorprendente durevolezza del materiale che, attraverso la spontanea formazione di una patina superficiale, resiste agli agenti di corrosione e ossidazione. Inoltre il rame è un materiale riciclabile quindi sostenibile: infatti, per quante volte venga riciclato, non perde signifi cativamente le sue proprietà fisico-chimiche. La semplicità di modellazione e laminazione attira sempre di più designer e architetti che riconoscono un’eleganza intrinseca del materiale, dal gusto tanto classico quanto innovativo per la versatilità dei suoi impieghi e la possibilità di giocare con le sue tonalità. Unico metallo di colore caldo, oltre l’oro, si adatta perfettamente per l’illuminazione degli ambienti: la rifl essione della luce sulle superfi ci di rame creano sfumature sempre accoglienti quanto misteriose. Sperimentare al giorno d’oggi è la regola per essere originali e il rame nonostante la sua lunga storia si presta più che mai a sorprenderci nelle linee contemporanee dei suoi artefici.

Il rame ha permesso una rapida evoluzione tecnologica soprattutto attraverso l’impiego delle sue leghe: prima in assoluto la lega rame-stagno. La sua applicazione si diffuse nei più diversi ambiti, tra i quali tutt’oggi mantiene il primato. Merito di ciò è la sorprendente durevolezza del materiale che, attraverso la spontanea formazione di una patina superficiale, resiste agli agenti di corrosione e ossidazione. Inoltre il rame è un materiale riciclabile quindi sostenibile. La semplicità di modellazione e laminazione attira sempre di più designer e architetti che riconoscono un’eleganza intrinseca del materiale. Unico metallo di colore caldo, oltre l’oro, si adatta perfettamente per l’illuminazione degli ambienti. Sperimentare al giorno d’oggi è la regola per essere originali e il rame nonostante la sua lunga storia si presta più che mai a sorprenderci nelle linee contemporanee dei suoi artefici.

COPPER L I G H T S

Francesca Fontani Moreno Lai

MATERIAL objects

Copper lights

MATERIAL objects

COPPER

copertina fronte formato chiuso e aperto

L I G H T S

INDICE

Il metallo della civiltà,

Il metallo della civiltà

4

tra classico e moderno

Forme curve

6

Forme lamellari Per molti secoli la storia del rame si è intrecciata con la storia del progresso dell’umanità; è infatti il metallo che si utilizza da più tempo. Sono ormai 10.000 anni che l’uomo conosce e sfrutta le sue qualità; di facile lavorazione e trasformazione, ha permesso una rapida evoluzione tecnologica soprattutto attraverso l’impiego delle sue leghe. Prima in assoluto la lega rame-stagno comportò il passaggio dall’età del Rame a quella del Bronzo e così l’uomo poté sfruttare la malleabilità del rame senza dover rinunciare alla sua durezza. La sua applicazione si diffuse nei più diversi ambiti, tra i quali tutt’oggi mantiene il primato, come l’impiego monetario, la tubazione e lo stampaggio di utensileria. Merito di ciò è la sorprendente durevolezza del materiale che, attraverso la spontanea formazione di una patina superficiale, resiste agli agenti di corrosione e ossidazione.

introduzione indice

Forme tubolari Forme d’ imitazione Corpo, linea, proporzione

18 Inoltre il rame è un materiale riciclabile quindi sostenibile: infatti, per quante volte venga riciclato, non perde 30 significativamente le sue proprietà fisico-chimiche. La semplicità di modellazione e laminazione attira sempre di più designer e architetti 40 che riconoscono un’eleganza intrinseca del materiale, dal gusto tanto classico quanto innovativo per la versatilità dei 50 suoi impieghi e la possibilità di giocare con le sue tonalità. Unico metallo di colore caldo, oltre l’oro, si adatta perfettamente per l’illuminazione degli ambienti: la riflessione della luce sulle superfici di rame creano sfumature sempre accoglienti quanto misteriose. Sperimentare al giorno d’oggi è la regola per essere originali e il rame nonostante la sua lunga storia si presta più che mai a sorprenderci nelle linee contemporanee dei suoi artefici.

4

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Artichoke Lamp di Poul Henningsen

Fin Pendant Light è una lampada realizzata da Tom Dixon nel 2012. La particolarità di questo oggetto è l’utilizzo dei componenti elettrici, di solito invisibili, come parti integranti del design; il risultato è una lampada che crea giochi di luci ed ombre. La gamma Fin include anche un ciondolo rotondo e una lampada da tavolo.

I corpi luminosi di Poul Henningsen sono studiati per ottenere la massima riflessione di luce, grazie al sistema di schermi incastrati gli uni agli altri. Ne è un esempio la lampada Artichoke, realizzata in Danimarca nel 1958. Essa ha una struttura interna costituita da dodici archi in acciaio sui quali sono applicati 72 “foglie” di rame. Questo design permette di visualizzare l’oggetto da qualsiasi angolazione e allo stesso tempo di non essere abbagliato dalla fonte di luce diretta.

22

23

Fin Pendant Light di Tom Dixon

pagine INTERNE

24

25

260 mm 15

130 mm

20 Orient Pendant

170 mm

titolo: corpo 28 pt interlinea 24 pt

20

Orient Pendant è stato progettato e creato esattamente 50 anni fa, nel 1963 da Jo Hammerborg (1920-1982) per una delle più importanti aziende di illuminazione danesi del tempo: Fog & Morup. Hammerborg è stato riconosciuto per il suo design innovativo e modernista, e questa lampada è uno dei suoi più importanti successi.

15

100

20

di Jo Hammerborg

95

20 260 mm

130 mm

170

20

210 mm

Gotham Book abcdefghilmnopqrstuvz

scelte grafiche paragrafo tipo: corpo 9 pt interlinea 12 pt

20

210 mm

font

95


doppie pagine di apertura capitoli

‘‘...guardando una cosa che non era

FORME

mai servita per leggere di notte,

curve

ma per rubare, come la lampada dei ladri, quella lanterna cieca, ha fatto venire fuori un’atra lampada...’’ (Vico Marinetti)

“Non è l’angolo retto che mi attira. Neppure la linea retta, dura, inflessibile, creata dall’uomo.

Come tu mi vuoi

Quello che mi attira è la linea curva, libera

‘‘La produzione di massa mi ha fatto

e sensuale. La linea curva che ritrovo nelle Questi tipi di divano sono ideali per le ambienti spaziosi in quanto possono essere combinati a piacimento. I vari elementi che compongono il divano possono essere uniti nelle più svariate maniere in modo da adattarsi sia agli angoli che ha le pareti dritte. Questo tipo di divano può essere posto anche al centro dell'ambiente e molto spesso viene utilizzato per separare la zona pranzo dal soggiorno.

montagne del mio paese, nel corso sinuoso dei suoi fiumi, nelle nuvole del cielo, nel corpo della donna amata. L’universo intero è fatto di curve. L’universo curvo di Einstein ...” (Oscar Niemeyer)

Saturn light

brillanti e impeccabili intrecciate nello spazio, come nuovi componenti dei nostri interni. Ora considero tali linee, non solo un esempio della nostra moderna tecnologia, ma la tecnologia in senso stretto.’’ (M. Breuer)

FORME tubolari

FORME lamellari

di Jo Hammerborg

pensare al metallo lucidato, nelle sue linee

Fin Pendant Light è una lampada realizzata da Tom Dixon nel 2012. La particolarità di questo oggetto è l’utilizzo dei componenti elettrici, di solito invisibili, come parti integranti del design; il risultato è una lampada che crea giochi di luci ed ombre. La gamma Fin include anche un ciondolo rotondo e una lampada da tavolo.

Copper Lamp di Alex Hammond

Il concetto di base della serie Saturno realizzata da Jo hammerborg negli anni Sessanta è una struttura costituita da due bande cilindriche concentriche, una di rame e l’altra di metallo laccato nero. Il designer ha esplorato questa forma variandone le proporzioni e le tonalità cromatiche.

Fin Pendant Light

Il designer ha voluto sfruttare la variabilità e facile modellazione del rame. Infatti ogni Copper Lamp è unica, benchè composta da cifre identiche di pezzi curvi e con le stesse lunghezze. Inizialmente costruita in modo simmetrico, ogni giunzione viene poi orientato casualmente per creare un oggetto nuovo.

di Tom Dixon

12

13

24

25

FORME d’ imitazione

32

33

CORPO,

linea,

proporzione Ponsi esplora le potenzialità formalizzatrici della linea, e della linea-giunto, tra configurazioni geometriche e Il divano fisso unisce lo stile degli anni 60 con la praticità degli anni 70. Il suo assetto tradizionale, fatto di linee sagomate tese e dallo schienale a monoscocca, crea sempre un effetto di ordine. Normalmente questo tipo di divano non è molto ingombrante, possiede una seduta comoda e profonda e i braccioli non sempre sono presenti.

SKY

minute morfologie antropomorfiche.

(Vanni Pasca)

di Andrea Ponsi

“...Non è tutt’oro quello che risplende; questa massima udita hai tu sovente. Più d’un uomo la vita ha maledetto

Daesterno così a così per badar solo al mio aspetto..." (W. Shakespeare) Copper Shade è stato creato facendo esplodere un sottile strato di metallo puro sulla superficie interna di un globo in policarbonato. Il designer ha ottenuto così una superficie altamente riflettente con un bagliore metallico caldo. Ha previsto la possibile finitura in color bronzo.

Tum essecte ming el dionse magnibh erciliqui tie feugiat velenim in henim ex ex enisim iure volorti smodipis diatuer suscilis ercipis nis esse con utat, corero ex eros nim vulla commolum diamconse venim ex eugait velent lore tat, sisim veleseq uamconullan et prat. To corem in henibh er aci bla augueril utat ad erosto eugiam volorem irit num dolorero o.

Magna consed eliquisl ing et ad tissequatin enis ea feum ipis nibh ex exerit nulluptatin ullaor iuscipit alit nis nibh ero odionsed dit ipit dignim ip et, conulla aliscipis augue dolorper acin ullandigna feuisim in henisiscip euipiscidunt lute velit autem quipit accum esenit, sis eseniat in vendit llor amcorper sed magnit lute dolore modolor percilla feuisci llandigna alit ullandignim quisi.

54

Faraway tree

Copper shade

della Willowlamp 42

55

di Tom Dixon 43

sviluppo su IPAD

101


CORK between tradition and innovation

CORK between tradition and innovation

Maria Cristina Didero

between tradition and innovation between tradition and innovation

Quando si parla di sughero il primo oggetto che viene alla mente è il classico tappo di bottiglia. In realtà questo materiale molto versatile è utilizzabile in diversi settori, e rapresenta un insieme sorprendente di scoperte. Nelle pagine seguenti di “Cork” (“sughero” in inglese) saranno enunciate le molteplici qualità di questo materiale, le sue origini e i suoi numerosi impieghi. La quercia da sughero è diffusa principalmente nelle zone del Mediterraneo occidentale e per quanto riguarda l’Italia si trova soprattutto in Sardegna, in Sicilia e nella Maremma grossetana. L’abbondanza di questo materiale nella penisola fa dell’Italia la terza maggiore produttrice di sughero nel mondo, preceduta da Portogallo e Spagna. Qualità del sughero come la capacità all’isolamento termico o a quello acustico, ne fanno uno dei materiali protagonisti del progetto di elementi finalizzati al risparmio energetico. Tuttavia il sughero non viene utilizato solo per rivestimenti; esso è stato rivalutato anche nel campo dell’arte e del design anche grazie alle diverse colorazioni che può assumere. Ogni sezione di “Cork” tratterà un ambito diverso: dagli utilizzi più classici – come ad esempio i tappi – a quelli più inconsueti – come nel campo della moda – passando per le diverse particolarità per terminare con una breve intervista con un esperto del settore. In conclusione, quest’esperienza di lettura visiva narra della scoperta e riscoperta del sughero, della sua funzionalità e della sua bellezza.

CORK

CORK

Experimentation with new materials in design traditionally seeks to break boundaries: Cork (...), has become the protagonist in a series of exercises in style by international designers. A living material that mainly features in the craft traditions of western mediteranean, cork not only represents one of the most amazing combination of properties to be found in a natural raw material but also has the extraordinary characteristic of not being replicable.

Angela Iezzi Giulia Mangolini

md material design

copertina fronte formato chiuso e aperto

L’abbondanza di questo materiale nella penisola fa dell’Italia la terza maggiore produttrice di sughero nel mondo, preceduta da Portogallo e Spagna. Qualità del sughero come la capacità all’isolamento termico o a quello acustico, ne fanno uno dei materiali protagonisti del progetto di elementi finalizzati al risparmio energetico. Tuttavia il sughero non viene utilizato solo per rivestimenti; esso è stato rivalutato anche nel campo dell’arte e del design anche grazie alle diverse colorazioni che può assumere. Ogni sezione di “Cork” tratterà un ambito diverso: dagli utilizzi più classici - come ad esempio i tappi - a quelli più inconsuetiQUERCUS - come nel SUBER campo della moda - passando per le TAPPI diverse particolarità per terminare con una breve intervista SUGHERO DA VIVERE con un esperto del settore. In conclusione, quest’esperienza di EDILIZIA lettura visiva narra della scoperta E INNOVAZIONI e riscoperta del sughero, della sua funzionalità e della suaVESTIRE bellezza. IL SUGHERO

INTRODUZIONE

Quando si parla di sughero il primo oggetto che viene alla mente è il classico tappo di bottiglia. In realtà questo materiale molto versatile è utilizzabile in diversi settori, e rapresenta un insieme sorprendente di scoperte. Nelle pagine seguenti di “Cork” (“sughero” in inglese) saranno enunciate le molteplici qualità di questo materiale, le sue origini e i suoi numerosi impieghi. La quercia da sughero è diffusa principalmente nelle zone del Mediterraneo occidentale e per quanto riguarda l’Italia si trova soprattutto in Sardegna, in Sicilia e nella Maremma grossetana.

TRAVELLING CORK E ANCORA ..

introduzione indice

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

Sugherlite Viene usato per sottofondi e riempimenti, con un massetto in sugherlite ad esempio, si possono migliorare le prestazioni acustiche di un solaio, o formando la pendenza di una terrazza aumentarne il grado di isolamento a beneficio dei locali sottostanti; oppure effettuando i massetti dei solai al piano terreno o su cantinati freddi. Si tratta di granuli sfusi irregolari e con granulometrie varie può essere usato sciolto oppure impastato con altri materiali quali; cemento,

Suber Tres Ha un’ applicazione a spruzzo come coibente antirombo, sigillante, antiumidità, anticondensa, incapsulamento, rivestimenti, sigillante; è un prodotto dotato di innumerevoli utilizzazioni nel settore delle costruzioni e dell’industria, delle automobili e della nautica applicazioni realizzate su terrazzi, coperture, facciate e muri interni.

Sughereta Amorim in Portogallo

Si tratta di un sughero da spruzzare ottenuto mescolando vari componenti fra cui polvere di sughero in varie granulometrie, resina acrilica, grassi vegetali ed acqua.

pagine INTERNE font

I want my ttr! expanded abcdefghilmnopqstuvz

Lithos pro regular abcdefghilmnopqrstuvz

Il sughero è dotato di caratteristiche che ne fanno uno dei materiali più utili per l’uomo in ogni settore del suo sviluppo, per questo è stato estratto, lavorato e sfruttato sin dall’antichità. Le querce da sughero, il cui nome latino è quercus suber, crescono principalmente in un’area che comprende il bacino del Mediterraneo sud occidentale e le coste limitrofe che si affacciano sull’oceano Atlantico. Si possono trovare vaste sugherete in paesi come Portogallo - leader mondiale nella produzione di sughero -, Spagna, i paesi dell’Africa nordoccidentale, Francia e Italia.

didascalie: corpo 9 pt interlinea 10,8 pt

Particolare del fusto di una quercia da sughero

210 mm

Lucida Console Regular abcdefghilmnopqrstuvz

scelte grafiche paragrafo tipo: corpo 14 pt interlinea 15 pt

Sughereta nel sud della Francia

Queste piante prediligono ambienti caldi e aridi e terreni acidi e decalcificati, inoltre hanno bisogno di molto sole e per questo una delle caratteristiche delle sugherete sono gli ampi spazi liberi tra le querce.

Candara Regular abcdefghilmnopqrstuvz 15

102

25

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25 10 10 260 mm

130 mm


doppie pagine di apertura capitoli

TAPPI

SUGHERO DA VIVERE Come tu mi vuoi Questi tipi di divano sono ideali per le ambienti spaziosi in quanto possono essere combinati a piacimento. I vari elementi che compongono il divano possono essere uniti nelle più svariate maniere in modo da adattarsi sia agli angoli che ha le pareti dritte. Questo tipo di divano può essere posto anche al centro dell'ambiente e molto spesso viene utilizzato per separare la zona pranzo dal soggiorno.

Vista la duttilità del materiale gli studi per creare tappi sempre più conformi alle necessità del vino si sono letteralmente sprecati. Oggi esistono almeno sette tipologie di tappi di sughero:

CARATTERISTICHE FONDAMENTALI Barattoli per la cucina, serie Check-in-out, di Francisco Vieira Martins per AlmaGémea.

Sottobicchieri in sughero di Corkology.

Il sughero si estrae secondo un procedimento molto antico eseguito ancora del tutto artigianalmente. La prima decortica, che avviene quando la pianta ha 1820 anni, si dice demaschiatura. Il sughero ottenuto da questa prima estrazione si macina ed è destinato a settori come l’edilizia o la moda. Il sughero si estrae secondo un procedimento molto antico eseguito ancora del tutto artigianalmente. La prima decortica, che avviene quando la pianta ha 1820 anni, si dice demaschiatura. Il sughero ottenuto da questa prima estrazione si macina ed è destinato a settori come l’edilizia o la moda.

Il sughero si estrae secondo un procedimento molto antico eseguito ancora del tutto artigianalmente. La prima decortica, che avviene quando la pianta ha 18-20 anni, si dice demaschiatura. Il sughero ottenuto da questa prima estrazione si macina ed è destinato a settori come l’edilizia o la moda.

Se posto in opera correttamente, cioè incollato, rasato e pitturato con materiali altrettanto traspiranti, il sughero è un materiale che asciuga umidità e condensa. Molti non sanno che questa tipologia di isolante oltre ad essere biocompatibile ha anche un fattore di peggioramento pari a 0, è inattaccabile da insetti e roditori ed è imputrescibile, praticamente eterno.

EDILIZIA E INNOVAZIONI

QUALITA’ E ANALISI DEI COSTI Queste ed altre innumerevoli caratteristiche bisogna andare a ricercare nel momento in cui si decide di isolare i muri della propria casa o quando si parla di interventi di risanamento definitivi. Analizzando la durabilità del prodotto e la facilità di posa in opera è facile dedurre che il costo da addurre all’isolamento va valutato considerando il risparmio energetico che otterremo negli anni successivi al montaggio. Ma quanto costa? Circa € 20/mq è il costo di uno dei migliori pannelli sul mercato italiano, compreso di collante, rasante e iva.

Corky, mouse in sughero che si ricarica attraverso il movimento, di Adele Peters.

realizzazione dei tappi Amorim Portogallo

vestire il sughero Il divano fisso unisce lo stile degli anni 60 con la praticità degli anni 70. Il suo assetto tradizionale, fatto di linee sagomate tese e dallo schienale a monoscocca, crea sempre un effetto di ordine. Normalmente questo tipo di divano non è molto ingombrante, possiede una seduta comoda e profonda e i braccioli non sempre sono presenti.

Sughero naturale colmato

Da così a così

Caratterizzato da fori naturali ben chiusi con l’uso di polvere di sughero; ciò garantisce una chiusura perfettamente ermetica della bottiglia.

e ancora...

Un altro pregio del tappo di sughero naturale è il suo riciclo: dal riciclo di questi tappi, infatti, si posso ricavare centinaia di nuovi prodotti, ad esempio si possono realizzare pannelli e granulati per la bioedilizia, arredi, ecc... Inoltre è stato testato che i pannelli derivati dal riciclo dei tappi hanno un’efficienza isolante termo-acustica maggiore rispetto a quelli relaizzati con la materia prima nuova. La spiegazione deriva dal fatto che per realizzare i tappi si utilizza il sughero migliore.

Sughero agglomerato Fabbricato con gli scarti dei tappi naturali. Si tratta di un tappo economico e si usa per la chiusura di vini da consumarsi entro un anno dall’imbottigliamento.

Sughero naturale per champagne Ideale per vini frizzanti, champagne e spumanti, è realizzato in maniera industriale unendo un corpo principale e due o più rondelle di sughero naturale. Il diametro è più largo del solito dato che la pressione che il tappo è chiamato a sostenere è alta.

Sughero tecnico Ideale per i vini che devono essere consumati entro tre anni dall’imbottigliamento. Si crea con l’uso di rondelle di sughero naturale incollate.

sviluppo su IPAD

103


Glass Lamps

md material design

glass lamps

Marco Biscuola Alberto Mattiazzi

md material design

material objects

material objects

material objects

Secondo un’antica leggenda fenicia, tramandata da Plinio, alcuni mercanti, tornando dall’Egitto con un grosso carico di carbonato di soda, si fermarono una sera sulle rive del fiume Belo per riposare. Non avendo pietre a disposizione su cui collocare gli utensili per la preparazione delle vivande, presero alcuni blocchi di salnitro e vi accesero sotto il fuoco che continuò a bruciare per tutta la notte. Al mattino i mercanti videro con stupore che al posto della sabbia del fiume e del carbonato di soda vi era una nuova materia lucente e trasparente.

glass lamps

Secondo un’antica leggenda fenicia, tramandata da Plinio, alcuni mercanti, tornando dall’Egitto con un grosso carico di carbonato di soda, si fermarono una sera sulle rive del fiume Belo per riposare. Non avendo pietre a disposizione su cui collocare gli utensili per la preparazione delle vivande, presero alcuni blocchi di salnitro e vi accesero sotto il fuoco che continuò a bruciare per tutta la notte. Al mattino i mercanti videro con stupore che al posto della sabbia del fiume e del carbonato di soda vi era una nuova materia lucente e trasparente. Il vetro infatti nasce dalla combinazione della silice, minerale contenuto nelle sabbie dolci, combinata con il carbonato di calcio e fusi insieme grazie alla presenza di una sostanza alcalina, la soda. Il vetro è un prodotto omogeneo e compatto, a elevata trasparenza, costituito prevalentemente da silice e materiali fondenti (ossidi di sodio e potassio). Leggero, impermeabile, resistente e fragile allo stesso tempo, facile da colorare e decorare, possiede particolari qualità ottiche. La sua costituzione gli consente di assumere una grande varietà di forme, come oggetto d’uso comune, contenitore, elemento architettonico: per questo il vetro è una delle più importanti conquiste nella storia dello sviluppo tecnologico e artistico. Una delle proprietà più importanti del vetro è la sua riciclabilità, grazie alla quale si possono ridurre gli sprechi.

glass lamps

material objects

glass lamps

Secondo un’antica leggenda fenicia, tramandata da Plinio, alcuni mercanti, tornando dall’Egitto con un grosso carico di carbonato di soda, si fermarono una sera sulle rive del fiume Belo per riposare. Non avendo pietre a disposizione su cui collocare gli utensili per la preparazione delle vivande, presero alcuni blocchi di salnitro e vi accesero sotto il fuoco che continuò a bruciare per tutta la notte. Al mattino i mercanti videro con stupore che al posto della sabbia del fiume e del carbonato di soda vi era una nuova materia lucente e trasparente.

copertina fronte formato chiuso e aperto

INDICE VETRO

Historic glass

Historic glass

LAMPADE DI VETRO Blown Designing glass lamps Giochi di luce Produzione moderna Produzione classica

Lampada da tavolo "Beau&Bien"

introduzione indice

4 Secondo un’antica leggenda fenicia, tramandata da Plinio, alcuni mercanti, tornando dall’Egitto con un grosso carico di carbonato di soda, si fermarono una sera sulle rive del fiume Belo per riposare. Non avendo pietre a disposizione su cui collocare gli 6utensili per la preparazione delle vivande, presero alcuni blocchi di salnitro e vi accesero sotto il fuoco che continuò a bruciare per tutta la notte. 24 Al mattino i mercanti videro con stupore che al posto della sabbia del fiume e del carbonato di soda vi era una nuova materia lucente e trasparente. 44 Il vetro infatti nasce dalla combinazione della silice, minerale contenuto nelle sabbie dolci, combinata con il carbonato di calcio e fusi insieme grazie alla 66 presenza di una sostanza alcalina, la soda. Il vetro è un prodotto omogeneo e compatto, a elevata trasparenza, costituito prevalentemente da 86 silice e materiali fondenti (ossidi di sodio e potassio). Leggero, impermeabile, resistente e fragile allo stesso tempo, facile da colorare e decorare, possiede particolari qualità ottiche. La sua costituzione gli consente di assumere una grande varietà di forme, come oggetto d’uso comune, contenitore, elemento architettonico: per questo il vetro è una delle più importanti conquiste nella storia dello sviluppo tecnologico e artistico. Una delle proprietà più importanti del vetro è la sua riciclabilità, grazie alla quale si possono ridurre gli sprechi.

Lampadario "Svietidla moderne"

Lampada da terra con vetro lavorato "Net L"

Serie di lampadari in vetro dal design futuristico

Il vetro può venire lavorato mediante la tecnica della soffiatura, della fusione con fiamma oppure mediante taglio con punta di diamante.

Lampadario a vetro opaco

Bellissimo lampadario ad otto luci in vetro di Murano

Un esempio di lampadario classico lo troviamo in questa immagine: il connubio perfetto tra eleganza ed uno stile “retrò”

pagine INTERNE

Thonburi Regular abcdefghilmnopqrstuvz Thonburi Bold abcdefghilmnopqrstuvzd

scelte grafiche paragrafo tipo: corpo 12 pt interlinea 14,4 pt didascalie: corpo 8 pt interlinea 10 pt

Lampadario Fluage giallo

Fluage è un classico lampadario in stile veneziano di grande formato, pensato per ampi spazi.

Lampadario Fluage blu

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A destra particolare di lampadario stile Fluage

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Blown Designing Glass Lamps Come tu mi vuoi Questi tipi di divano sono ideali per le ambienti spaziosi in quanto possono essere combinati a piacimento. I vari elementi che compongono il divano possono essere uniti nelle più svariate maniere in modo da adattarsi sia agli angoli che ha le pareti dritte. Questo tipo di divano può essere posto anche al centro dell'ambiente e molto spesso viene utilizzato per separare la zona pranzo dal soggiorno.

La scuola più prestigiosa per diventare artigiani del vetro soffiato si trova a Murano,Venezia.

Il vetro possiede caratteristiche e proprietà del tutto particolare rispetto a tutti gli altri materiali: ciò è dovuto al suo particolare stato fisico.

Oggi quando si pensa ad una lampada si pensa anche alla forma che avrà il suo alloggiamento.

Giochi di luce

Lampadine di diverso tipo

Lampadario di Fontana Arte

L ’uomo ha sentito il bisogno di creare qualcosa di unico con un oggetto apparentemente semplice come una lampada, quando si è reso conto che la lampadina in se oltre ad offrire una luce calda e avvolgente, doveva dare qualcosa in più all’ambiente.

Aspiranti artigiani del vetro soffiato di Murano

Il “Vetro soffiato” viene chiamato così perché gli artigiani lo modellano soffiando all’interno di una lunga canna, proprio come vuole la tradizione che, millenni addietro, vide l’uomo conoscere e prendere dimestichezza con il vetro e con le sue incredibili forme.

Lampada da tavolo “Poesia”

Esistono molte tecniche di lavorazione artistico per il vetro, ciascuna più adatta per particolari oggetti.

Lampada di vetro in lavorazione mediante la tecnica del vetro soffiato.

Produzione moderna

A sinistra: particolare di lampada "Grande anemone"

Produzione classica

Il divano fisso unisce lo stile degli anni 60 con Lorem la praticità degli anni ipsum dolor sit 70. Il suo assetto tradizionale, fatto amet, consectetur adipisici di linee sagomate tese e dallo schieelit, sed eiusmod tempor nale a monoscocca, crea sempre ut labore et doloun effetto diincidunt ordine. Normalmente questo tipo di è molto redivano magnanon aliqualit esse cilingombrante,lum possiede seduta nulla doloreuna eu fugiat comoda e profonda e i braccioli non pariatur. sempre sono presenti.

Come detto prima, l’artigianato di Murano ci offre anche prodotti dal design innovativo, talvolta delle vere e proprie opere d’arte.

Da così a così Lampade a sospensione "Down PNT"

Abat-jour completamente in vetro di Etsy Abat-jour in vetro e metallo "Flask"

Lampade a sospensione "Sublime" di Andromeda

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I device e il vetro nel XXI secolo.

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INTERACTIVE SURFACES I device e il vetro nel XXI secolo.

INTERACTIVE SURFACES

Sin dall’antichità il vetro è stato apprezzato dall’uomo per la facilità con cui si reperiva la materia prima – la sabbia silicea – la duttilità, per le caratteristiche fisiche inalterabili e la potenziale ricchezza espressiva delle sue forme. In architettura, nel “furniture design”, e nell’arredo di interni ancora oggi si continuano a scoprire le infinite potenzialità di questo materiale soprattutto grazie alla sua versatilità. Oggi, nell’era dell’information tecnology, può dirsi tornare ad essere il materiale del nuovo millennio, oggetto di interesse continuo nella progettistica di oggetti tecnologici di consumo, legata in particolare alla realizzazione di device sempre più innovativi, diventando materiale-superficie e oggetto di design in grado di potenziare l’interazione con l’uomo. In forma sia di pezzi unici sia di prodotti seriali, il vetro non ha mai smesso di veicolare socialmente i codici espressivi scaturiti dalla sapiente collaborazione di designer, artigiani e artisti. Ingegneri e design continuano a prediligere il vetro per la produzione di dispositivi elettronici sia per la sua principale e più evidente caratteristica, la trasparenza, sia per la duttilità della materia prima durante la lavorazione. Nonostante l’apparente fragilità, il prodotto finito si rivela estremamente resistente, quindi adattabile ad ogni genere di dispositivo e display. Il futuro per il vetro – caricato di potenzialità tecnologiche mai viste prima – si prospetta traboccante di mutamenti e rivoluzioni tangibili, ove l’interazione tra l’uomo e la superficie sensibile del materiale raggiungerà risultati ed effetti sinora immaginati solamente nella fantascienza.

INTERACTIVE SURFACES INTERACTIVE SURFACES

Luca Alemanno Erica Mascellani Sara Onofri

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copertina fronte formato chiuso e aperto

INDICE Sin dall’antichità il vetro è stato apprezzato dall’uomo per la facilità con cui si reperiva la materia 11 prima - la sabbia silicea - la duttilità, per le caratteristiche fisiche inalterabili e la potenziale ricchezza espressiva delle sue forme. In architettura, nel “furniture design”, e nell’arredo di interni ancora oggi si continuano 11le infinite potenzialità di questo a scoprire materiale soprattutto grazie alla sua versatilità.

Durezza

Flessibilità

Oggi, nell’era dell’information tecnology, può dirsi tornare ad essere il materiale del nuovo 11oggetto di interesse continuo nella millennio, progettistica di oggetti tecnologici di consumo, legata in particolare alla realizzazione di device sempre più innovativi, diventando materialesuperficie 11e oggetto di design in grado di potenziare l’interazione con l’uomo. In forma sia di pezzi unici sia di prodotti seriali, il vetro non ha mai smesso di veicolare socialmente i codici espressivi scaturiti dalla sapiente collaborazione di designer, artigiani e artisti. 11 Ingegneri e design continuano a prediligere il vetro per la produzione di dispositivi elettronici sia per la sua principale e più evidente caratteristica, la trasparenza, sia per la duttilità 11 prima durante la lavorazione. della materia Nonostante l’apparente fragilità, il prodotto finito si rivela estremamente resistente, quindi adattabile ad ogni genere di dispositivo e display.

Interazione

INTRODUZIONE

Grandi Superfici

Piccole superfici

Trasparenza

Il futuro per il vetro – caricato di potenzialità tecnologiche mai viste prima - si prospetta traboccante di mutamenti e rivoluzioni tangibili, ove l’interazione tra l’uomo e la superficie sensibile del materiale raggiungerà risultati ed effetti sinora immaginati solamente nella fantascienza.

introduzione indice

Display trasparente di Samsung. Non è certo la prima compagnia che brevetta un display trasparente, ma la particolarità del brevetto di Samsung sta nella possibilità di interagire col telefono sia dalla parte posteriore sia da quella anteriore utilizzabile senza bloccare necessariamente il display frontale. Non sarà come avere uno schermo grande il doppio, ma faciliterà l’interazione con il dispositivo. La possibilità di interagire dal retro di uno smartphone non è nuova al mercato, infatti già il LG G2 nella cover posteriore è dotato di un pulsante per il volume posto proprio sotto la fotocamera e su HTC One Max il sensore per il riconoscimento per le impronte digitali è posto proprio sul retro.

4. La Skin Multitouch creata nei laboratori Displax da applicare alle superfici trasparenti. 5.

Displax Skin Multitouch è il primo grande formato di pellicola multitouch per il vetro. Le sue principali caratteristiche sono: XTR-Shield: un’esclusiva tecnologia di filtraggio del rumore proprietaria che consente al sensore di essere più vicino che mai al display, superando i sensori tradizionali. Di conseguenza, la distanza tra il sensore e il display è minima e parallasse non è più un problema. XTR-Pressure: aggiunge una terza dimensione al tatto. Oltre alle coordinate X e Y, Skin Multitouch offre un terzo valore, per i diversi livelli di pressione tocco. Gli sviluppatori possono trarre vantaggio da questa funzione e creare nuovi contenuti estremamente innovativi.

pagine INTERNE

5-6. Grazie alla tecnologia XTRPressure, è possibile toccare il dispositivo multitouch con più dita contemporaneamente. È capace di riconoscere fino a sei diversi movimenti contemporaneamente e su tre diversi livelli.

LG G2 I pulsanti per regolare il volume sono posti sul retro

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Flexible OLED lighting Nel mese di febbraio 2013 la LG Chem ha sviluppato il primo pannello luminoso OLED anche flessibile.

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Questi nuovi pannelli innovativi sono stati realizzati grazie ad un nuovo materiale plastico (polyamide transparente molto più flessibile rispetto al vetro metallo utilizzato in precedenza) capace di emettere luce OLED. Inoltre i nuovi pannellli sono più leggeri rispetto a quelli presenti sul mercato (sono spessi 0,33 mm e pesano meno di 8 grammi). La compagnia punta ad arrivare ad una produzione di massa entro il primo trimestre del prossimo anno.

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OLED & AMOLED

L’interazione Uomo-Computer

Gorilla Glass

Quando si parla di smartphone, talora si sente parlare di Gorilla Glass. Cerchiamo di capire di cosa si tratti e quali siano le caratteristiche che rendono questa superficie così speciale. Gorilla Glass è un vetro speciale prodotto da Corning, una società americana, poco conosciuta malgrado sia fra le 500 più grandi società americane per fatturato e utili.Corning ovviamente per avere elevati margini di guadagno, ovviamente non produce vetri normali. Produce prodotti di alta tecnologia, come il citato Gorilla Glass. Esso è un vetro molto sottile, adatto per schermi touch screen, ma enormemente resistente ad urti e graffi. “E come fa questo speciale vetro ad essere così resistente?” Secondo le informazioni concesse da Corning, questo vetro utilizza un procedimento costruttivo che crea uno strato ad alta tensione di compressione, realizzata tramite uno scambio ionico a livello molecolare. Questa compressione crea un armatura che rende il vetro particolarmente resistente. Tanto da permettere di costruire schermi particolarmente sottili, fino a 0.5 millimetri, solo quattro volte lo spessore di un capello umano. Un’altra caratteristica del Gorilla Glass: è completamente riciclabile.

DUREZZA

Gorilla Glass

FLESSIBILITÀ

so stimato. A breve dovrebbero uscire i primi modelli anche nel mercato Europeo confidando in un maggior successo.

Il Gorilla Glass è un vetro prodotto dall’impresa Corning, realizzato di un materiale alcalinoalluminosilicato progettato specificamente per essere sottile, leggero e resistente. È essenzialmente prodotto per essere utilizzato su schermi dei dispositivi elettronici portatili come ad esempio telefoni cellulari, lettori multimediali portatili e schermi per pc portatili.

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Gorilla Glass nelle sue tre tipologie: Gorilla Glass, Gorilla Glass 2, Gorilla Glass 3; queste si distinguono l’uno dall’altra per spessore e resistenza.

La tecnologia OLED (Organic Light-Emitting Diode) è stata realizzata nel 2008 da un consorzio tra Sony, Toshiba e Panasonic basandosi sulla tecnologia LED da cui prende il nome. Con l’OLED si riescono a costruire display e pannelli luminosi a colori che emettono luce propria in contrapposizione ai precedenti display a cristalli liquidi (LCD) che necessitano di illuminazione esterna. Questa innovazione permette un minore consumo di energia, una resa migliore dei colori dello schermo che risultano perciò più brillanti e definiti, la realizzazione di schermi più sottili, più leggeri e più robusti oltre ad un costo inferiore rispetto ad un analogo schermo LCD e addirittura display pighevoli e arrotolabili.

Come tu mi vuoi

INTERAZIONE

Successivamente è nata la tecnologia AMOLED (Active Matrix Organic Light-Emitting Diode) (che è stata migliorata nel super-AMOLED), una particolare tipologia di OLED, in grado di creare schermi piatti flessibili e curvabili grazie alla fabbricazione su substrati di plastica, metallo o vetro flessibile. Se realizzati in plastica o metallo diventano quasi infrangibili. Mentre gli OLED fanno parte dei display a matrice passiva, gli AMOLED sono a matrice attiva, struttura che attraverso un particolare processo, permette di mantenere attivo ciascun pixel fino alla scansione successiva. Sono più costosi e più complessi, ma offrono immagini più luminose e definite rispetto all’OLED. La tecnologia AMOLED flessibile sta facendo i primi passi: sono stati presentati alcuni prototipi all’inizio del 2013 e i primi modelli sono usciti in Corea, ma non hanno incontrato il succes-

LCD

LCD

L’interazione uomo-computer (in inglese human-computer interaction, HCI) anche detta interazione uomo-macchina (traduzione di senso più ampio ma oramai ampiamente utilizzata in letteratura nel campo informatico) è lo studio dell’interazione tra le persone (utenti) e computer per la progettazione e lo sviluppo di sistemi interattivi che siano usabili, affidabili e che supportino e facilitino le attività umane. Lo studio approfondito dell’interazione copre aspetti di informatica, psicologia, scienze cognitive, ergonomia, design, scienza dell’informazione, intelligenza artificiale ed altre materie. Il sempre maggior uso di applicazioni informatiche richiede una progettazione che sappia tenere conto dei vari possibili contesti d’uso, degli obiettivi degli utenti e delle nuove tecnologie di interazione. L’informatica perciò, diventa sempre più una disciplina interattiva e orientata alla comunicazione con gli utenti. La progettazione di interfacce è orientata alla comunicazione con gli utenti finali. Lo scopo è di selezionare gli elementi attentamente, definire soluzioni chiare, economiche, convincenti, apprendibili velocemente.

Questi tipi di divano sono ideali per le ambienti spaziosi in quanto possono essere combinati a piacimento. I vari elementi che compongono il divano possono essere uniti nelle più svariate maniere in modo da adattarsi sia agli angoli che ha le pareti dritte. Questo tipo di divano può essere posto anche al centro dell'ambiente e molto spesso viene utilizzato per separare la zona pranzo dal soggiorno.

Leap Motion

La Leap Motion è una società startup di sviluppo tecnologico specializzata nel fabbricare tecnologie di rilevazione del movimento nell’interazione fra uomo e computer. Il motore principale del progetto del “Leap” fu la frustrazione evidenziata dagli utenti nel creare modelli 3D con il mouse e la tastiera, che portò la società a ricercare un modo più semplice e vicino alla realtà umana. Il Leap è una piccola periferica USB che è stata disegnata per essere posta su una scrivania reale rivolta verso l’alto. Usando 2 telecamere e 3 LED infrarossi essa osserva un’area approssimativamente a forma di semisfera di circa un metro. E’ progettata per identificare dita (o oggetti simili come una penna) con una precisione di 0,01 mm.

AMOLED

Chiari esempi di interazione uomo-computer sono il dispositivo “Leap” creato dalla Leap Motion, il Displax e le Superfici Interattive.

1.

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3. 1. Leap, piccolo e pratico. La piccola console si connette con facilità a qualsiasi computer tramite collegamento USB. 2-3. Leap, piccolo e pratico. La piccola console si connette con facilità a qualsiasi computer tramite collegamento USB.

schermi AMOLED e LCD a confronto Samsung Galaxy Note GTN7000, è uno smartphone candybar prodotto da Samsung annunciato alla fine del 2011 e disponibile nelle colorazioni nero e bianco. .

3

L’Ambiente domestico del futuro

Un Pubblico Interattvo

Il termine domotica deriva dal greco domos (casa) e ticos (la disciplina che ne controlla l’applicazione). Una casa domotica è dunque un connubio perfetto tra progettazione etecnologia. Questa scienza interdisciplinare studia le migliori innovazioni atte a migliorare la qualità della casa ed al risparmio energetico.

Le tipologie di Superfice Interattiva sono svariate per funzioni, modalità d’interazione e dimensioni. Molte sono le aziende che si sono cimentate in questo campo, innovativo e in continua progressione, tra queste citiamo la note Vimage . Queste grandi superfici sono utilizzate e perfettamente integrate all’interno di musei, ristoranti, bar, fiere, negozi e molte altre attività aperte al pubblico; queste possono permettere una continua interazione tra il cliente ed il negoziante, oltre a dare un tocco di stile futuristico all’ambiente in cui sono integrate. La portoghese Displax ha sviluppato una pellicola sensibile al tocco capace di rendere praticamente ogni cosa una superficie -multi-touch interattiva. La pellicola integra un circuito di “nanocavi” che rende possibile la reazione al tocco delle dita. Ciò che viene rilevato è il disturbo nel campo elettrico: in pratica una modalità del tutto simile a quella degli schermi capacitivi. Esistono inoltre interi arredamenti per locali dotati di pannelli interattivi, che reagiscono al contatto tra la superfice e un qualsiasi oggetto che poggia su essa.

GRANDI SUPERFICI

OpenArch: la casa Hi-Tech

PICCOLE SUPERFICI

Openarch è un vero e proprio prototipo di casa intelligente. La prima casa progettata da zero per incorporare uno strato di collegamento digitale alla costruzione stessa, collegando cos’ i suoi elementi a Internet. I suoi abitanti conducono una nuova vita digitale e connessa. È molto flessibile e grazie alla sua capacità di trasformarmazione è in grado di adattarsi a qualsiasi condizione che l’utente richiede. L’idea di partenza del progetto Openarch è basata sul rapporto tra l’uomo e l’ambiente in cui vive, ed il suo continuo desiderio di poter controllare ogni cosa. Grazie infatti a svariati dispositivi, il padrone di casa potrà dire di essere a tutti gli effetti capace di controllare la propria abitazione, sia all’esterno che all’interno.

L’automazione domestica, nata con la terza rivoluzione industriale, è un sistema di progettazione efficiente che consente un utilizzo intelligente dei dispositivi azionabili elettronicamente. Gli strumenti e le strategie adottate per tale disciplina coordinano i sistemi di illuminazione, climatizzazione, la chiusura ed apertura delle serrande, i dispositivi di irrigazione aiuole e giardini, nonché i sistemi di allarme interni ed esterni. L’elettronica e l’informatica, utilizzate nella casa, ridurranno i costi di gestione degli impianti. Il controllo della propria casa sarà possibile anche a distanza attraverso internet oppure tramite un cellulare grazie ad un sistema centralizzato ed un semplice clic. Il sistema domotico difatti è in grado di fornire la giusta sicurezza anche non alloggiando in casa; impossibile da ottenere con i vecchi impianti. I diversi componenti utilizzati, 1. interconnessi tra loro tramite opportune interfacce, forniranno una progettazione intelligente capace(gennaio 2013) Translucent Mod Kit. di svolgere differenti servizi impartiti dall’utente. La programmazione è spesso di facile un impieIPhone5mod ha inventato nuovo “guscio” go consentendoprotettivo l’utilizzo anche ai meno giovani. per iPhone a prova di graffio e anLe nuove tecnologie incontrano l’utente liberanti-impronta digitale che permette di vedere le dolo dai normali compiti di routine che possono componenti interne del device. essere azionati automaticamente.

Il kit, molto preciso nelle piccole parti, lascia inalterata la parte anteriore del device, mentre il pannello posteriore diventa trasparente come lon diventano lo slot per la SIM, il pulsante interruttore mute, il pulsante d’accensione e lo slot per la connessione al cavo Lightning. 2.

Da così a così

1-2. L’abitazione è stata predisposta all’utilizzo di collegamenti con i vari dispositivi (nella prima immagine le linee rosse sono i collegamenti per l’interno e quelle verdi per l’esterno). In questo modo è possibile controllare in tempo reale ogni singola parte.

(in basso) pareti interattive creano un ambiente adatto al tema dell’esposizione in corso all’interno del Museo. Parete interattiva, proietta il soggetto della mostra.

Il kit traslucido è realizzato in plastica altamente resistente un po’ elastica che permette quindi di sopportare forti collisione e la curvatura durante la fase di installazione. Le varie componenti sono disponibili in 7 diversi colori e sono mixabili tra loro in modo da creare giochi di colori sul vostro iPhone.

Copertina

Un

TAP

sull’immagine: le righe si dividono a metà, scivolando ai lati e presentando

La copertina risulta graficamente simile a quella della bookzine il menù. cartacea.

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Interactive Surfaces I device e il vetro nel XXI Secolo

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Gli occhiali, sopratutto quelli da sole, nel xx secolo sono diventati uno status symbol della nostra società; nati nel medioevo in Italia sulle conoscenze delle proprietà ottiche delle lenti acquisite sin dall’antichità, si sono evoluti in varie forme nel corso dei secoli fino a raggiungere la forma odierna solo alla fine del 1700. Ma è solo con l’avvento del consumismo, che essi assumono una vera e propria espressività; grazie ai divi di hollywood dei primi del novecento essi diventano simbolo di mondanità, la gente li compra perché sono di moda o hanno una forma che li contraddistingue, insomma, mentre nei secoli precedenti erano un puro oggetto “utilitaristico” (seppur, tavolta, di gran pregio) diventano un oggetto da abbinare al resto degli abiti. Nel corso del novecento, grazie allo sviluppo dell’industrializzazione dell’occidente (specialmente nel secondo dopoguerra) il mercato degli occhiali si evolve, e con esso, si sviluppano nuove forme e vengono impiegati nuovi materiali in un vortice di ricerca ed innovazione che continua tutt’ora; il settore della moda poi, li porta spesso ad esplorare stili a dir poco stravaganti e con materiali rari. In questa ricerca si cerca di riassumere i vari aspetti di quello che oramai si può definire una costola del mondo del design nonché un settore fondamentale del settore della moda, dai vari materiali utilizzati (passando dalle plastiche ai metalli e ai materiali preziosi), dai design classici che hanno fatto epoca a quelli di ultima tendenza ai divi del mondo dello spettacolo che li hanno resi un “cult”.

Material Glasses

I continui studi sui diversi tipi di materiale, hanno permesso di scoprire caratteristiche Nato per sfruttabli nel bisogno, l’occhiale mondo del design è un oggetto che e nei suoi numerosi oltre a migliorare campi. le carenze ottiche, In questa occasione migliora anche l’aspetto e si analizza l’utilizzo la propria di essi per creare personalità. differenti tipologie di montature per Ci basta indossare occhiali . un paio di occhiali Partendo dallo stile per sentirci sicuri sportivo di sè,carismatici e e in alcuni casiclassico, per “C’è chi si mette degli occhiali da sole intelletuali. arrivare a modelliper avere più carisma e sintomatico Il mondo di eleganti che mistero”. Franco Battiato questo appaiono come sorprendenteveri gioielli. accessorio è vasto, grazie ai suoi differenti design ottenuti con l’utilizzo di differeti materiali: dai più comuni ai più ricercati, di origine naturale o derivati da processi chimici.

vedere con stile

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“C’è chi si mette degli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero”. Franco Battiato

All’interno...

Material Glasses

Jessica Ercolani Marco Morelli Marion Roos

Nato per bisogno, l’occhiale è un oggetto che oltre a migliorare le carenze ottiche, migliora anche l’aspetto e la propria personalità. Ci basta indossare un paio di occhiali per sentirci sicuri di sè,carismatici e in alcuni casi intelletuali. Il mondo di questo sorprendente accessorio è vasto, grazie ai suoi differenti design ottenuti con l’utilizzo di differeti materiali: dai più comuni ai più ricercati, di origine naturale o derivati da processi chimici.

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All’interno... I continui studi sui diversi tipi di materiale, hanno permesso di scoprire caratteristiche sfruttabli nel mondo del design e nei suoi numerosi campi. In questa occasione si analizza l’utilizzo di essi per creare differenti tipologie di montature per occhiali . Partendo dallo stile sportivo e classico, per arrivare a modelli eleganti che appaiono come veri gioielli.

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introduzione indice

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scelte grafiche paragrafo tipo: corpo 12 pt interlinea 14,4 pt

210 mm

didascalie: corpo 8 pt interlinea 9,8 pt

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La carta approda a fatica nell’Europa medievale, dove viene “denigrata” per l’apparente labilità e leggerezza e proibita per redigere atti ufficiali. Riesce ad essere accettata anni dopo con la nascita di nuovi metodi di fabbricazione del materiale ed in particolare grazie alla cartiera di Fabriano. Una dura conquista che oggi, a causa dell’avvento del digitale, sembra destinata a decadere. Se da una parte il mondo tecnologico appare sempre più propenso a rimpiazzare libri e giornali, oggi il materiale cartaceo ha trovato impieghi e applicazioni sia in campo allestitivo che costruttivo. Si possono progettare sedie e tavoli in carta e cartone e anche svariate suppellettili, ma tra le applicazioni quella che esalta al massimo la qualità del materiale è l’utilizzo nell’illuminazione. Nella realtà l’utilizzo di illuminazioni collegate con il materiale cartaceo deriva dalle Lanterne volanti cinesi di venti secoli fa, ma la carta si adatta perfettamente alle esigenze moderne per le suggestioni e il calore che offre. La luce che traspare attraverso le diverse tipologie di fogli e le molteplicità cromatiche consente di giocare e di attribuire una propria personalità ed espressività ad un qualunque ambiente, in modo economico, ecologico – facilmente riciclabile – e versatile. Le lampade hanno una grande adattabilità, infatti, grazie alla leggerezza, possono essere appese al soffitto, appoggiate su superfici rialzate o a terra. Da secoli in Oriente si trovano pareti di carta che sono, una volta illuminate, parte di quella più grande lanterna che è la casa stessa.

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.Fabrizio Bassi Lorem ipsum dolor sit amet, consectetuer adipiscing elit, sed diam nonummy nibh euismod tincidunt ut laoreet dolore magna aliquam erat volutpat. Ut wisi enim ad minim veniam, quis nostrud exerci tation ullamcorper suscipit

Perchè la carta?

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13/11/2013 12:30:01 material design

.Luca Chiarelli Lorem ipsum dolor sit amet, consectetuer adipiscing elit, sed diam nonummy nibh euismod tincidunt ut laoreet dolore magna aliquam erat volutpat. Ut wisi enim ad minim veniam, quis nostrud exerci tation ullamcorper suscipit

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PAPER LIGHTS

Paper Lights

Paper Lights

material design

Fabrizio Bassi Luca Chiarelli Mattia Ronconi

Perchè la carta?

.Mattia Ronconi Lorem ipsum dolor sit amet, consectetuer adipiscing elit, sed diam nonummy nibh euismod tincidunt ut laoreet dolore magna aliquam erat volutpat. Ut wisi enim ad minim veniam, quis nostrud exerci tation ullamcorper suscipit

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Paper Lights

material design

copertina fronte formato chiuso e aperto

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13/11/2013 12:30:01

Riflessi di carta Riflessi di carta

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Le origini

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Appendere

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Appoggiare

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Sollevare

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Il cartone si illumina

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Brown is green!

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Bibliografia

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Sitografia

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La carta approda a fatica nell’Europa medievale, dove viene “denigrata” per l’apparente labilità e leggerezza e proibita per redigere atti ufficiali. Riesce ad essere accettata anni dopo con la nascita di nuovi metodi di fabbricazione del materiale ed in particolare grazie alla cartiera di Fabriano. Una dura conquista che oggi, a causa dell’avvento del digitale, sembra destinata a decadere. Se da una parte il mondo tecnologico appare sempre più propenso a rimpiazzare libri e giornali, oggi il materiale cartaceo ha trovato impieghi e applicazioni sia in campo allestitivo che costruttivo. Si possono progettare sedie e tavoli in carta e cartone e anche svariate suppellettili, ma tra le applicazioni quella che esalta al massimo la qualità del materiale è l’utilizzo nell’illuminazione. Nella realtà l’utilizzo di illuminazioni collegate con il materiale cartaceo deriva dalle Lanterne volanti cinesi di venti secoli fa, ma la carta si adatta perfettamente alle esigenze moderne per le suggestioni e il calore che offre. La luce che traspare attraverso le diverse tipologie di fogli e le molteplicità cromatiche consente di giocare e di attribuire una propria personalità ed espressività ad un qualunque ambiente, in modo economico, ecologico -facilmente riciclabile- e versatile. Le lampade hanno una grande adattabilità, infatti, grazie alla leggerezza, possono essere appese al soffitto, appoggiate su superfici rialzate o a terra. Da secoli in Oriente si trovano pareti di carta che sono, una volta illuminate, parte di quella più grande lanterna che è la casa stessa.

Indice

introduzione indice

DIY, Allison Patrick per Zipper 8 Lighting - 2013. Creata dalla designer newyorchese Allison Patrick, questa lampada a sospensione (fatta a mano) è fatta

Gli origami. La parola deriva dal giapponese e elenchi da vari Oru tipi di(piegare) carta, tra cui telefonici, libri non più utilizzati, da Kami (carta). mappe stradali degli USA, riviste co-

lorate ema spartiti La parola Kami, con un ideogramma diverso conmusicali. la stessa pronuncia, vuol dire anche Spiriti, divinità: l’unione di questi La curiosa forma a carciofo le è valdue significati lega inscindibilmente l’arte degli origami con la sa il soprannome di spiritualità, con la ricerca del Divino e “artichoke”. dona a questa tecnica una valenza sacrale.

Oggi si è propensi ad adornare i lampadari con materiali carL'origami stesso non è altro che la trasformazione di una cosa tacei che fanno risaltare la luce e che spesso sono caratterizzati materiale in qualcosa di diverso, e superiore. da forme particolari e ricercate che fanno assumere all’oggetto una forte espressione ornamentale. L’adozione della carta ha portato una maggiore leggerezza sia dal punto di vista fisico, che visivo ed oltre ad illuminare un ambiente, la lampada diventa un’espressione di stile. Le lampade sono gli unici oggetti la cui apparenza non conta meno del loro essere: la piacevolezza estetica di una lampada ha il medesimo valore della qualita’ della luce e della creazione Origami gru. la luce di atmosfera ad essa legata, riuscendo cosi’ ad della inserire quale elemento essenziale nell’ambientazione.

Appendere

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Origami a forma di fiore.

pagine INTERNE

Minion Pro Regular abcdefghilmnopqrstuvz Ligurino italic abcdefghilmnopqrstuvz

scelte grafiche paragrafo tipo: corpo 12 pt interlinea 15 pt didascalie: corpo 11 pt interlinea 13 pt

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In stretta collaborazione con Belux , il designer Frank O. Gehry ha disegnato la collezione Cloud, il cui nome evoca il carattere poetico di queste creazioni. Le lampade sono disponibili in diversi formati e versioni, e sono costituite da un paralume in materiale simile a carta, voluminoso ma morbido, con la fonte di luce invisibile al centro. La struttura è irregolare, caratterizzata da pieghe, grinze, curvature e insenature, e deve poter essere facilmente modificata semplicemente premendo o gonfiando il paralume stesso. In questo modo gli utenti di Cloud possono di volta in volta modificare a piacere la forma della lampada.

Lampada da soffitto Cloud, varianti. Frank Gehry per Belux. 2005

180 Ma la carta è sinonimo anche di leggerezza e naturalità. Caratteristiche determinanti per Mamacloud, di Frank Gehry, per Belux, dal design che ricorda veramente una nuvola.

Lampada da soffitto Cloud. Frank Gehry per Belux. 2005

Lampada pendente Mamacloud. Frank Gehry per Belux. 2005

Appendere

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font

Le origini


doppie pagine di apertura capitoli

Le origini

Appendere

Appoggiare

Se la carta occidentale sembra respingere la luce, quella cinese, o giapponese, la beve lentamente, e la sua morbida superficie è simile al manto della prima neve.

Ciò che ho sempre trovato di più bello, a teatro, è il lampadario.

Com’è grande il mondo alla luce delle lampade, e come è piccolo agli occhi del ricordo.

Charles Baudelaire

Charles Baudelaire

Come tu mi vuoi

1. Il viaggio. Le origini della carta sono abbastanza note: il primo supporto considerato predecessore della carta è il papiro, realizzato in Egitto circa 180 anni prima di cristo, seguito dalla pergamena o cartapecora creata nella città di Pergamo.

Questi tipi di divano sono ideali per le ambienti spaziosi in quanto possono essere combinati a piacimento. I vari elementi che compongono il divano possono essere uniti nelle più svariate maniere in modo da adattarsi sia agli angoli che ha le pareti dritte. Questo tipo di divano può essere posto anche al centro dell'ambiente e molto spesso viene utilizzato per separare la zona pranzo dal soggiorno.

2.

I progetti. Alcuni grandi nomi del mondo del design e dell’illuminazione hanno creato lampade di carta che sono delle vere e proprie sculture, passate alla storia per la sorta di rivoluzione che hanno rappresentato. Così di lampade in carta ce ne sono di tutti i tipi e per tutte le tasche. Eh sì, perché il fatto che il materiale sia, diciamo così, effimero, non le rende certo cheap. Almeno non tutte. Come il lampadario Paper Chandelier, di Studio Job per Moooi , che propone una forma super classica, ribaltando il concetto di lusso, semplicemente utilizzando un materiale effimero.

Molte volte le lampade da terra per il soggiorno vengono scelte soprattutto per la loro valenza estetica, utilizzate come veri e propri oggetti di design, vengono isolate dal resto dell’arredamento per consentirgli di far bella mostra di sé ed attirare l’attenzione: in questi casi è fondamentale scegliere la lampada più consona allo stile del nostro ambiente, perché con la sua presenza è capace di cambiare completamente l’aspetto di un soggiorno.

3.

Comunque non si sceglie una lampada da terra solo per il suo design innovativo, capace di renderla unica anche da spenta, altrimenti al suo posto si potrebbe optare per una scultura! L'atmosfera che si viene a creare nel momento in cui si accende è fondamentale, soprattutto in determinati angoli di una casa, l’illuminazione soffusa e d’ambiente è tutto: stimola pensieri positivi, aiuta a rilassarsi, a concentrarsi, a liberare la fantasia e a godere di momenti unici e ricreativi.

Il viaggio compiuto dalla carta per giungere dall’oriente, dove è stata inventata, in occidente.

Produzione di fogli di carta nella cartiera Fabriano.

Le origini

Volume MGX, Lampada, 2009. Di Dror Benshetrit per Materialise.

Lampada a sospensione Paper Chandelier. Materiale: carta e cartapesta. Studio Job per Moooi, 2005

Appendere

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Appoggiare

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Il cartone si illumina

Sollevare Stiamo, forse, riscoprendo la carta, la sua delicatezza, il suo calore

Nequia suntem con pelestiscium quodisquo eum et ut quaectecatis earumque sitam consequam, to explabor re, ius aut optionseque ea atumqui ipitio omnis et qui adi optatus adis velesci pisqui beatquae preic tet eatusci piciae lamuscia coreritis es sit ab ium re moles dendita tinvel ipis rest, natus pellorat ad eum faccatum autest, ut qui sequid molendis quam ant minvent aut quos doluptur adis unt lit, nobitaepudam in num acea pero con es alia volupicipist et quiae nulla se ipsusciis eum fuga. Il iunt qui quo occum voluptio.

4.

Cae. Sunt eum harum ipiet lab imin cus sundandis eos ma quid que nos evelique veleni odit mossi doluptasped quoditio dolores dipiet hillupt atiatquae ra niet elis que volorepe ma cum aliquia quas prae autas as esti occab is voloribust denim quunt Daimusdamus così a estis così alicium facepro sequam.

Brown is green!

5. Qui arum vel enem. Sus in coremol ectatest laborerum accuptatisi culparc hillauditia eles eliquia am unto il maximodi ullab id qui velectem nam sa debit aut et res dolorestem.

Il cartone si illumina

Lampada da soffitto Cloud. Frank Gehry per Belux. 2005

Sollevare

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sviluppo su IPAD

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Sitting Steel

Sitting Steel

Sitting Steel è un Aperendissus voluptatiam, consequi officias aut volupie nimiliquam est, simodit, volor arum enetur audi corrovi ditioss equodipsam a dolupta quiamet rerio ipid quam, optiscipit qui ut volupid endebit atiost, officit, simoditat alis maxim quam essinimporia qui omnimpor modi ant eos et excerchil modia quosam etum excearum fuga. Nam etur? Intusciendus sanda solorestia velitatem ratusa cum ea dolestia corum, cum aliqui rae occabor poreror ad quaescid quam as molorendus. Neque non conet es rem ipsus et que volecessi quam, conseni mincipiduci sam etur? Tem ut recae doluptatque doluptaest, tem qui dolum, officaeris modipsaped minime excepre, omnis aut et, nim haruptaquam fugit re rerum harchitium fuga. Ellupit, cori optaturite volo conse percia provit quia qui idesed eum labo. Ime eatur sit, conesti venis sediae porecte solleni tatemquo eius audissed expe laccae qui aces nones arum fugiaeriae escipis este incto que nobis eum, a si officat quides exerem des dolorepe cupta cuptas none cone cullaborior si nostruptas molorepudam ent faceatempore de material design nonet et mossim expelles a as eatio is iunt, tem archicium diore nia dolorectis sae optatum cum

Sitting Steel

Sedute in acciaio

Sitting Steel Sedute in acciaio

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Sedute in acciaio

Sia preso del ferro e gli sia aggiunto carbonio... ...in percentuale non superiore al 2,06%. Si otterrà così quella lega metallica meglio nota come acciaio, un materiale dalle caratteristiche meccaniche uniche, ormai irrinunciabile all’uomo da secoli. L’importanza dell’acciaio è enorme, i suoi usi sono innumerevoli, come anche le varietà in cui esso viene prodotto: senza acciaio in quantità e a basso costo, la seconda rivoluzione industriale non sarebbe stata possibile. Col passare del tempo le tecniche di produzione dell’acciaio sono andate perfezionandosi e settorializzandosi, per cui ai nostri giorni esistono molteplici tipologie di acciai, ciascuna relativa a diverse esigenze progettuali e di mercato. Nella storia della metallurgia la lavorazione del ferro si è andata progressivamente raffinando, permettendo un sempre più preciso controllo delle componenti del metallo grezzo. Di pari passo, si sono sviluppate nuove tecniche di lavorazione; così si è passati dalla tecnologia del calco a quella della laminazione per la produzione di semilavorati metallici (tubi, lamiere, profilati, tondini, ecc.). Il design utilizza i nuovi materiali e processi per caratterizzare i prodotti; così un repertorio formale non convenzionale si sostituisce alle forme del passato e il valore estetico degli oggetti cambia. Nuovi stili, dettati dalla tecnica, sembrano associarsi ad un rinnovato atteggiamento della società man mano che nuovi prodotti entrano in uso. È un momento di svolta cruciale nella storia progettazione industriale, che apre una fase che continua tutt’oggi.

Sitting Steel è un Aperendissus voluptatiam, consequi officias aut volupie nimiliquam est, simodit, volor arum enetur audi corrovi ditioss equodipsam a dolupta quiamet rerio ipid quam, optiscipit qui ut volupid endebit atiost, officit, simoditat alis maxim quam essinimporia qui omnimpor modi ant eos et excerchil modia quosam etum excearum fuga. Nam etur? Intusciendus sanda solorestia velitatem ratusa cum ea dolestia corum, cum aliqui rae occabor poreror ad quaescid quam as molorendus. Neque non conet es rem ipsus et que volecessi quam, conseni mincipiduci sam etur? Tem ut recae doluptatque doluptaest, tem qui dolum, officaeris modipsaped minime excepre, omnis aut et, nim haruptaquam fugit re rerum harchitium fuga. Ellupit, cori optaturite volo conse percia provit quia qui idesed eum labo. Ime eatur sit, conesti venis sediae porecte solleni tatemquo eius audissed expe laccae qui aces nones arum fugiaeriae escipis este incto que nobis eum, a si officat quides exerem des dolorepe cupta cuptas none cone cullaborior si nostruptas molorepudam ent faceatempore de nonet et mossim expelles a as eatio is iunt, tem archicium diore nia dolorectis sae optatum cum

Sitting Steel

Nicola Guidoboni Dario Sapienza

Sitting Steel

Sitting Steel

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Sedute in acciaio

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material design

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copertina fronte formato chiuso e aperto

Sitting Steel Sia preso del ferro e gli sia aggiunto carbonio... ...in percentuale non superiore al 2,06%. Si otterrà così quella lega metallica meglio nota come acciaio, un materiale dalle caratteristiche meccaniche uniche, ormai irrinunciabile all’uomo da secoli. L’importanza dell’acciaio è enorme, i suoi usi sono innumerevoli, come anche le varietà in cui esso viene prodotto: senza acciaio in quantità e a basso costo, la rivoluzione industriale non sarebbe stata possibile. Col passare del tempo le tecniche di produzione dell’acciaio sono andate perfezionandosi e settorializzandosi, per cui ai nostri giorni esistono molteplici tipologie di acciai, ciascuna relativa a diverse esigenze progettuali e di mercato. Nella storia della metallurgia la lavorazione del ferro si è andata

introduzione indice

Sia preso del ferro e gli sia aggiunto carbonio...

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Tubo

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Steel sheet

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Filo

progressivamente raffinando, permettendo un sempre più preciso controllo delle componenti del metallo grezzo. Di pari passo, si sono sviluppate nuove tecniche di lavorazione; così si è passati dalla tecnologia del calco a quella della laminazione per la produzione di semilavorati metallici (tubi, lamiere, profilati, tondini, ecc.). Il design utilizza i nuovi materiali e processi per caratterizzare i prodotti; così un repertorio linguistico non convenzionale si sostituisce alle forme del passato e il valore estetico degli oggetti cambia. Nuovi stili, dettati dalla tecnica, sembrano associarsi ad un rinnovato atteggiamento della società. Ad esempio, intorno al 1910 l’acciaio inox rende più funzionali e preziosi accessori per la casa, lamiere dalle verniciature sfavillanti carrozzano automobili sempre più veloci, forme aerodinamiche costituiscono lo scenario culturale della nuova tecnica di inizio secolo e rendono moderni non solo i veicoli, ma anche gli elettrodomestici e gli oggetti da tavolo. È un momento di svolta cruciale nella storia della progettazione industriale, che apre una fase che continua tutt’oggi.

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Profilato

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Lavorazioni miste e insolite

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Well tempered Chair

Well-tempered chair è una poltrona progettata da Ron Arad nel 1986. Si tratta quasi di una provocazione: alla tradizionale poltrona imbottita viene tolto il volume interno, lasciando soltanto la pura superficie delle curve esterne. A primo impatto, la parvenza fredda ed affilata della lamiera d’acciaio fa dubitare perfino della utilizzabilità della seduta. In realtà, Well-tempered Chair adatta la propria forma e la propria temperatura al corpo di chi vi si siede, “facendo ondeggiare”, descrive Arad, “tra intimità ed incertezza”. La poltrona misura 80 x 98.5 x 80. È prodotta da Vitra in 150 esemplari.

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scelte grafiche paragrafo tipo: corpo 9 pt interlinea 10,8 pt

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20 MR Chairs

Oggi Cesca è prodotta da Knoll, che, oltre all’originale versione con seduta in legno di faggio curvato ed incannicciato, ne offre anche altre imbottite, rivestite in pelle o tessuto colorato.

Cesca misura 60x60x80cm. Seduta a 45cm. Dal 1931 anche Mies van der Rohe, influenzato da Stam e da Breuer, propose una sua collezione di sedute con struttura in tubo d’acciaio. Riducendo la sedia alle sue parti essenziali e riconfigurandole nelle loro relazioni reciproche, arrivò ad una fluida forma cantilever, in cui seduta e schienale, in pelle, erano realizzate elegantemente con semplici strisce che fasciavano il telaio. Appena prodotta, riporta la Fondazione Mies, “La sedia MR fu sia lodata che criticata per le sue tendenze aeronautiche: essa proiettava chi vi si sedeva in avanti quando questi cercava di alzarsi” (da allora questo difetto è stato corretto). Nei cinque anni a seguire, Mies van der Rohe aggiunse alla linea MR altre sedute con differenti funzioni specifiche.

didascalie: corpo 9 pt interlinea 10,8 pt

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A sinistra ed in basso: Bertoia Side chair. A pag. 19: Bertoia Diamond chair.

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pagine INTERNE

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parallela o meno. Ancora oggi la collezione di sedute Bertoia è prodotta da Knoll; essa comprende Diamond chair, dotata di coprisedia imbottito, Side chair, Bird Chair, Bird Ottoman e Barstool.


doppie pagine di apertura capitoli

Tubo

Sostenibilità

Profilato

Sedia Fronzoni ‘64, prodotta da Cappellini.

Per determinare se l’accaio, nelle sue diverse composizioni, sia un materiale sostenibile, è opportuno prima definire la parola “sostenibilità”, in relazione a: Persone. Il materiale deve rispettare l’essere umano soprattutto dal punto di vista della salute e della sicurezza. Non deve risultare dannoso a coloro che ne curano la lavorazione né a chi ne fruisce. Di acciai inossidabili esistono vari tipi. Quando per un’applicazione è scelto l’acciaio corretto, esso risulta sicuro e inerte per tutto il suo utilizzo, anche grazie alle sue proprietà di sterilità. Per questo, l’acciao risulta essere un materiale di primissima scelta in ambito alimentare e sanitario.

Sedia Fronzoni ‘64, in tubo quadrato d’acciaio prodotta da Cappellini.

Come tu mi vuoi Questi tipi di divano sono ideali per le ambienti spaziosi in quanto possono essere combinati a piacimento. I vari elementi che compongono il divano possono essere uniti nelle più svariate maniere in modo da adattarsi sia agli angoli che ha le pareti dritte. Questo tipo di divano può essere posto anche al centro dell'ambiente e molto spesso viene utilizzato per separare la zona pranzo dal soggiorno.

Wassily chair

Profilato

Progetti sperimentali del designer austriaco Thomas Feichner, per Thonet.

After Spring 9

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L’uso dell’acciaio nella fabbricazione di sedie e poltrone si deve per la prima volta a quei grandi progettisti che all’inizio del ventesimo secolo, seguendo le orme di movimenti artistici quali costruttivismo e neoplasticismo, proposero un’estetica razionalista molto ricercata e seppero sfruttare le nuove tecnologie per potenziare le caratteristiche dei materiali. La poltrona Wassily, conosciuta anche come sedia modello B3, progettata da Marcel Breuer per il pittore astrattista Wassily Kandinsky e prodotta da Knoll, fu un oggetto rivoluzionario nell’uso dei materiali (tela e tubi di acciaio nichelato piegati) e nei metodi di produzione.

Nel 1992 Ron Arad progettò per un’esposizione ginevrina una chaise longue dalla forma a nastro, composta da un unico pezzo di metallo: le diverse varianti erano in acciaio inossidabile con finitura a specchio, acciaio rivestito di bronzo, arrugginito artificialmente o verniciato di nero. Queste sedute, realizzate in un numero limitato di esemplari, non appoggiano a terra in maniera stabile, bensì su una base ricurva; per questo, sono una sorta di chaise longue a dondolo. Il nome stesso scelto da Ron Arad gioca sull’omonimia in inglese tra “spring” come primavera, riferimento al rinnovo e al riposo, e “spring” come molla, allusione alla forma di acciaio, che, sotto il peso di chi vi si siede, ondeggia delicatamente.

Particolare della giuntura dei tubi d’acciaio.

Sedia Brno in piatto d’acciaio. Misura 58x56,5x80 4

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Nelle due pagine seguenti: Sedia Brno in tubo d’acciaio, stesse misure.

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Filo

Spirit House Chair, progettata da Daniel Libeskind per Nienkämper.

Suyama Peterson Deguchi steel chair

Il team di architetti di Seattle Suyama, Peterson e Deguchi si è cimentato nel 2009 anche nella progettazione di alcuni oggetti di design. Uno dei risultati di questo lavoro è questa sedia cantilver, realizzata da un unico rettangolo di lamiera d’acciaio. Solo una ampia fessura alla base ne alleggerisce la spigolosa semplicità.

Lavorazioni miste ed insolite Steel Sheet

Tio Easy Chairs, progetto di Chris Martin e Magnus Elebäck. 76

77 fino a terminare in una circonferenza, tagliata solo in prossimità della base a terra, in cui la rete si fissa ad ulteriore tondino piegato. La stessa soluzione è utilizzata anche per la parte prossima al vertice, dalla parte della

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Da così seduta. a così

Reverb è progettata per essere leggera e trasparente; rimanda a forme naturali, in particolare alla calla. Per questo, è evidente che, più che alla comodità, essa miri a sorprendere con una forma scultorea.

Essa si inserisce in una linea di oggetti in lamiera d’acciao che comprende un portariviste, un tavolino e un paravento; questi oggetti sono accomunati dalle stesse forme squadrate che, secondo i tre architetti sono ideali per “ridurre distrazioni e smorzare il rumore visuale della vita di tutti i giorni, si tratti di ambienti domestici, gallerie o negozi.

Reverb è prodotta da Marzorati-Ronchetti in edizione limitata. Misura 97x110x117.

Reverb Wire chair

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Reverb nasce dalla collaborazione tra il designer australiano Brodie Neil e l’azienda italiana Marzorati-Ronchetti. Il design di Reverb è basato sulla forma del vortice geometrico: una rete di tondino d’acciaio descrive un cono che si espande dalla seduta a base e schienale. La griglia è romboidale e le maglie aumentano di area verso l’esterno, 22

Poltrona Big Heavy, in acciaio cromato. Progetto di Ron Arad, 1989. 23

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Textile&Texture

material objects

Quando si tratta di tessuto nel design è immediato il collegamento con il settore dell’abbigliamento, il mondo della moda e tutto ciò che riconduce al fashion design. In realtà si tratta di un mondo più ampio, dove la trama diventa essa stessa oggetto di design. Difatti anche l’approccio dei maggiori esponenti della moda è cambiato e gli stilisti vedono il tessuto in una prospettiva differente, non solo come materia per l’ideazione di capi di abbigliamento. I riflettori puntano alla trama che caratterizza il tessuto, donando un’ulteriore personalità all’abito che assume una vita propria diventandone il vero protagonista.

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Textile & Texture

Quando si tratta di tessuto nel design è immediato il collegamento con il settore dell’abbigliamento, il mondo della moda e tutto ciò che riconduce al fashion design. In realtà si tratta di un mondo più ampio, dove la trama diventa essa stessa oggetto di design. Sin dall’antichità il tessuto si è diversificato nei suoi intrecci e nella sua trama superficiale, in base agli aspetti culturali delle diverse civiltà e in funzione dell’origine delle fibre. Inoltre il tessuto è stato protagonista e fonte di ricerca di vari movimenti artistici d’avanguardia del XX secolo; va menzionato in particolare il Bauhaus, che per primo introdusse tra i suoi corsi un Laboratorio tessile. Ogni tessuto oltre ad avere una sua storia, si può classificare principalmente in base alla sua derivazione, naturale o artificiale. Con l’introduzione della fibra del nylon, avvenuta nel 1938, si è avviata una ricerca e una sperimentazione approfondita nell’ambito industriale. Lo studio continua ancora ai nostri giorni, dove l’interazione tra l’uomo e il tessuto assume un’importanza sempre maggiore. Difatti anche l’approccio dei maggiori esponenti della moda è cambiato e gli stilisti vedono il tessuto in una prospettiva differente, non solo come materia per l’ideazione di capi di abbigliamento. I riflettori puntano alla trama che caratterizza il tessuto, donando un’ulteriore personalità all’abito che assume una vita propria diventandone il vero protagonista. Nel percorso di ricerca qui presentato, si affronta il tema in molteplici sfaccettature, effettuando un percorso trasversale che guida il lettore alla scoperta del tessuto, focalizzando la sua attenzione sulle texture. Attraverso un racconto visivo dal passato e dalla storia, ci si addentrerà nella contemporaneità dove spesso questo materiale sembra non svolgere più la funzione che tutti si aspettano.

Material Objects

Doriana Cassatella Federico Gallarani Amy Su

material objects

copertina fronte formato chiuso e aperto

TEXTILE & TEXTURE Quando si tratta di tessuto nel design è immediato il collegamento con il settore dell’abbigliamento, il mondo della moda e tutto ciò che riconduce al fashion design. In realtà si tratta di un mondo più ampio, dove la trama diventa essa stessa oggetto di design. Sin dall’antichità il tessuto si è diversificato nei suoi intrecci e nella sua trama superficiale, in base agli aspetti culturali delle diverse civiltà e in funzione dell’origine delle fibre. Inoltre il tessuto è stato protagonista e fonte di ricerca di vari movimenti artistici d’avanguardia del XX secolo; va menzionato in particolare il Bauhaus, che per primo introdusse tra i suoi corsi un Laboratorio tessile. Ogni tessuto oltre ad avere una sua storia, si può classificare principalmente in base alla sua derivazione, naturale o artificiale. Con l’introduzione della fibra del nylon, avvenuta nel 1938, si è avviata una ricerca e una sperimentazione approfondita nell’ambito industriale. Lo studio continua ancora ai nostri giorni, dove l’interazione tra l’uomo e il tessuto assume un’importanza sempre maggiore.

Difatti anche l’approccio dei maggiori esponenti della moda è cambiato e gli stilisti vedono il tessuto in una prospettiva differente, non solo come materia per l’ideazione di capi di abbigliamento. I riflettori puntano alla trama che caratterizza il tessuto, donando un’ulteriore personalità all’abito che assume una vita propria diventandone il vero protagonista. Nel percorso di ricerca qui presentato, si affronta il tema in molteplici sfaccettature, effettuando un percorso trasversale che guida il lettore alla scoperta del tessuto, focalizzando la sua attenzione sulle texture. Attraverso un racconto visivo dal passato e dalla storia, ci si addentrerà nella contemporaneità dove spesso questo materiale sembra non svolgere più la funzione che tutti si aspettano.

INDICE 6

Trame dal passato

26

Fibre naturali

42

Tessuti artificiali

63

Oltre la texture

84

Vestito oggetto

118

Textile e design

153

Bibliografia

154

Sitografia

introduzione indice

INNOVAZIONI AL LASER Ensuk Hur sta cercando di spingere i confini della moda e del design esplorando materiali diversi quando si lavora con i tessuti. Ensuk ha ideato un nuovo metodo per lavorare il feltro, attraverso i tagli laser. Il taglio del tessuto avviene quindi in modo veloce e pulito poichè il laser sigilla il bordo con bruciacchiandolo leggermente. Su feltri di colore più chiaro le macchie di calore sono più evidenti, ma il problema viene controllato regolando la potenza del laser. E non finisce con il feltro! Questo metodo viene utilizzato perfino su sottili tessuti sintetici, dove le vetrina del negozio con effetti davvero bruciature sono quasi inesistenti.

BLOOM SKIN

Per la collezione Primavera/Estate 2012 di ELTTOB TEP, l’innovativo progetto Fig. 15Miyake commerciale dello stilista Issey vestono lanciato nel 2007, Modelle lo studio di visual design abiti della stilista composta WOW ha creato un’installazione Ensuk Hur. di 8 ventilatori computerizzati ed un singolo pezzo di stoffa. Chiamata “Organdie”, tale stoffa ultraleggera (usata anche nello sviluppo dell’intera collezione) crea delle onde morbide e sinuose mentre “danza” nella

pagine INTERNE

Fig. 28 L’installazione ideata per lo stilista Issey Miyake.

calmanti su chi la guarda. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. Ut enim ad minim veniam, quis nostrud Fig. 16,17 Alcuni esempi exercitation ullamco laboris. Nisi ut aliquip ex ea commodo consequat. delle sue Duis aute irure dolor in reprehenderit in innovative creazioni. voluptate velit esse cillum dolore eu fugiat nulla pariatur. Excepteur sint occaecat cupidatat non proident.

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font

Corbel, Regular e Bold abcdefghilmnopqrstuvz abcdefghilmnopqrstuvz

scelte grafiche paragrafo tipo: corpo 11 pt interlinea 13,2 pt

WALL DESIGN Sembrano nubi nel cielo le nuove decorazoni realizzate dai designers Ronan ed Erwan Bouroullec, in collaborazione con il Brand Tessuti Kvadrat. Nuvole che si possono assembleare a proprio piacimento e in qualsiasivoglia ambiente, per dare un tocco d’arte allo stesso e nel contempo creare un’atmosfera fiabesca che piacerà a grandi e piccini.

didascalie: corpo 9 pt interlinea 10,8 pt

Fig. 24,25

Queste “nuvole” sono fatte in 2 diversi Alcuni esempi delle tessuti Kvadrat e sono disponibili in ben 7 creazioni di wall design. tonalità di colori. Inoltre, dal momento che l’intera struttura è realizzata con un sistema a tegola, sarà facile estrarre la parte interessata e procedere al suo lavaggio o sostituzione. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. Ut enim ad minim veniam, quis nostrud exercitation ullamco laboris. Nisi ut aliquip ex ea commodo consequat. Duis aute irure dolor in reprehenderit in voluptate velit esse cillum dolore eu fugiat nulla pariatur. Excepteur sint occaecat cupidatat non proident. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua.

Forte abcdefghilmnopqrstuvz 30

114

15

130 mm

85 260 mm

190

20

210 mm

Univers LT Std, 93 Extra Black Extended abcdefghilmnopqrstuvz


doppie pagine di apertura capitoli

FIBRA DELLA

STORIA Come tu mi vuoi

GIO PONTI

GORE-TEX®

SETA Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. Ut enim ad minim veniam, quis nostrud exercitation ullamco laboris. Nisi ut aliquip ex ea commodo consequat. Duis aute irure dolor in reprehenderit in voluptate velit esse cillum dolore eu fugiat nulla pariatur. Excepteur sint occaecat cupidatat non proident. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. Ut enim ad minim veniam, quis nostrud exercitation ullamco laboris. Nisi ut aliquip ex ea commodo consequat. Duis aute irure dolor in reprehenderit in voluptate velit esse cillum dolore eu fugiat nulla pariatur. Excepteur sint occaecat cupidatat non proident. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. Ut enim ad minim veniam, quis nostrud exercitation ullamco laboris. Nisi ut aliquip ex ea commodo consequat.

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IBRE NATUR ALI

Questi tipi di divano sono ideali per le ambienti spaziosi in quanto possono essere combinati a piacimento. I vari elementi che compongono il divano possono essere uniti nelle più svariate maniere in modo da adattarsi sia agli angoli che ha le pareti dritte. Questo tipo di divano può essere posto anche al centro dell'ambiente e molto spesso viene utilizzato per separare la zona pranzo dal soggiorno.

ESSUTI ARTIFICIALI

Brevettato negli anni ’70 è un tessuto adatto all’ambito sportivo invernale e degli sport estremi in genere, perché capace di essere confortevole, impermeabile nel tempo, antivento e traspirante. È anche disponibile con o senza strato isolante, a seconda dello sport che si pratica. La caratteristica particolare del tessuto che lo rende impermeabile è il diametro dei suoi fori che è 20000 volte più piccolo della goccia d’acqua; questo non ostacola il passaggio del vapore acqueo. Questa tecnologia la si trova applicata a tutto ciò che l’ambito sportivo può richiedere.

A lato: gli strati del Gore-Tex®. In alto a destra: giacca Dainese® in Gore-Tex®.

A lato: vestito di seta In alto a destra: drappo di seta.

Fig. 16,17,18,19,20,21. A sinistra, velluto soprarizzo punteggiato.

In alto a sinistra: stivali in Gore-Tex® della Alpinestars®. In basso a destra: dettaglio della composizione di un tessuto Gore-Tex®

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DIGITAL DAWN

Fig 9, 10 A destra, dettaglio del motivo floreale della tenda Digital Dawn. Sotto, sviluppo progressivo dell’accensione del dispositivo.

Digital Dawn è un innovativo dispositivo luminoso in tessuto elettroluminescente fotosensibile, ispirato al fenomeno della fotosintesi clorofilliana e appartenente alla categoria dei materiali intelligenti. Il progetto è stato sviluppato da Rachel Wingfield e Mathias Gmachl, dello studio londinese Loop.Ph. Questa particolare tenda è stata realizzata con tessuti elettroluminescenti. Essi hanno la capacità, a seconda dell’input, di modificare la propria struttura, forma o colore, proprio come nel caso di Digital Dawn. Il dispositivo accumula la luce naturale durante il giorno per convertirla in energia elettrica da destinare, nelle ore notturne, al tessuto stampato con speciali pigmenti elettroluminescenti. I motivi decorativi sono personalizzabili .

LTRE L A TE X TURE

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ESTITO OGGET TO

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Da così a così

Fig. 38

Fig. 37

E X TILE E DESIGN

sviluppo su IPAD

115


Wood chairs

md

md material design

copertina fronte formato chiuso e aperto

INDICE Introduzione 3

INTRODUZIONE

Le Curve 5 Le Bracciute 21 Le Imbottite Ti è mai capitato di fermarti a pensare alle sedie? 43 Le sedie sono quei complementi d’arredo che usiamo tutti i giorni, più volte al giorno, e di cui molto probabilmente non ci Le mai Spigolose siamo neanche chiesto l’origine perchè appaiono come dei 61 comunissimi e usuali elementi d’arredamento. La storia della sedia comincia secoli e secoli fa, come il Le Laccate gesto del sedersi comincia con l’uomo. Prima del sedicesimo 83 ecclesiastica e le persone più secolo solo i re, la gerarchia importanti presenti in una stanza, sedevano su una sedia. Gli altri Le Pieghevoli era necessario stessero in piedi o usassero sgabelli e panche. Certamente, in quanto 101 le sedie rappresentavano l’autorità, erano larghe e ornate: maggiore era l’importanza della persona, più alto era lo schienale e più stravaganti e marcate erano le decorazioni. Dal sedicesimo secolo in poi le sedie in legno divennero mobilio per tutti: chiunque poteva permettersi di comprare e possedere una sedia. Durante l’epoca vittoriana vi era una sedia per ogni persona che sedesse al tavolo da pranzo e presto cominciarono ad essere venduti completi set di sedie e tavoli.

introduzione indice

Le Bracciute

Le Bracciute Chinese Chair Hans Wegner Anno: 1944 Legno: robinia Dimensioni: 48x71x48 cm

CHINESE CHAIR Hans Wegner

Le Bracciute

Influenzato dal design modernista durante la sua formazione, Hans J. Wegner mostra attributi simili con questo pezzo unico, con una struttura organica dai dettagli artistici. Le serie China Chair fu ispirata da un ritratto di mercanti danesi seduti in tradizionali sedie Ming. Presentando forme meravigliosamente fluttuanti, lo schizzo nero è scolpito sul bracciolo, il quale termina in un elemento ornamentale decorativo ricurvo. Questa raffinata sedia di Hans J. Wegner rappresenta un aggiunta per ogni interno contemporaneo.

Il legno di robinia appartiene ai legni più pesanti e duri. Tenace, flessibile, elastico e difficile da essiccare. Questo legno tende a deformarsi e a fessurarsi, a causa delle deviazioni della fibratura e delle tensioni interne in esso presenti anche se si può lavorare bene con tutti gli utensili a mano e a macchina. ll colore del legno di robinia è molto variabile e la vaporizzazione lo rende più omogeneo, conferendogli una tonalità bruno scura. Il legno di robinia è particolarmente adatto per 51 le strutture esterne a contatto con il terreno. In Austria i pali da vite in robinia hanno una lunga tradizione. Impieghi per interni sono parquet, finestre, porte e angoli per verande.

50

52

scelte grafiche paragrafo tipo: corpo 12 pt interlinea 24 pt

53

LeSpigolose

LeSpigolose

10

PLYWOOD CHAIRS Pierre Thibault

Plywood Chairs Pierre Thibault 2012 Legno compensato Dimensioni: 80 cm larghezza 65 cm altezza 80 cm profondità

didascalie: corpo 10 pt interlinea 12 pt

45

Sorprendentemente confortevole, minimalista, sedia in compensato dall’architetto Pierre Thibault. La sedia è stata pensata per dei bambini, infatti non è molto alta. Questa è composta essenzialmente da due parti principali, quasi simmetriche tra loro, la seduta e lo schienale, formati entrambi da parallelepipedi in compesato uniti tra loro. Nonostante la sua semplicità ha un aspetto gradevole e accogliente.

10

155

68

67

116

LEGNO DI ROBINIA

210 mm

Agency FB regular abcdefghilmnoprstuvz

usual couple, unusual creations

material design

pagine INTERNE

font

WOOD & CHAIRS

usual couple, unusual creations

WOOD & CHAIRS - usual couple, unusual creations

Ti è mai capitato di fermarti a pensare alle sedie? Le sedie sono quei complementi d’arredo che usiamo tutti i giorni, più volte al giorno, e di cui molto probabilmente non ci siamo neanche mai chiesto l’origine perchè appaiono come dei comunissimi e usuali elementi d’arredamento. Prima del sedicesimo secolo solo i re, la gerarchia ecclesiastica e le persone più importanti presenti in una stanza, sedevano su una sedia. Gli altri era necessario stessero in piedi o usassero sgabelli e panche. Certamente, in quanto le sedie rappresentavano l’autorità, erano larghe e ornate: maggiore era l’importanza della persona, più alto era lo schienale e più stravaganti e marcate erano le decorazioni. Dal sedicesimo secolo in poi le sedie in legno divennero mobilio per tutti: chiunque poteva permettersi di comprare e possedere una sedia. Nel tardo diciannovesimo secolo la tecnologia permise di sviluppare nuove idee e quindi di produrre sedie inusuali che fino ad allora potevano essere solo dei bizzarri progetti astratti su carta. Ai giorni nostri molte sedie moderne appaiono vistose e sembrano quasi sculture, ma spesso non sono confortevoli da usare. La sedia nel corso della storia e grazie alle nuove tecnologie può aver assunto le forme più strane e originali ma resta sempre e comunque un oggetto per sedersi. Supportano persone di tutte le taglie e forme per diversi periodi di tempo e per diversi scopi, siano essi le azioni del mangiare, leggere, riposare, aspettare, scrivere, svolgere funzioni d’ufficio. Gli elementi che generalmente compongono una sedia sono conosciuti da tutti: quattro gambe, una seduta e uno schienale; eventualmente possono essere aggiunti anche braccioli. Quelle più caratteristiche possono avere forma conica, a uovo, a zig zag, ispirarsi alle forme animali e vegetali. Sedute e materiale ligneo possono ad una prima lettura risultare una coppia scontata e banale. Se si pensa al legno è naturale pensarlo come elemento con cui produrre complementi d’arredo. In questo racconto di immagini e brevi testi si mostrerà come le sedie in legno hanno subito un forte progresso di trasformazione nel corso della storia e come ancora oggi sia possibile creare innovazione attraverso la combinazione di tale materiale e della necessaria azione del sedersi.

WOOD & CHAIRS - usual couple, unusual creations

Sara Cocco Deborah Dorigo

WOOD & CHAIRS

35

130 mm

85 260 mm


doppie pagine di apertura capitoli

LE CURVE

LE IMBOTTITE

LE BRACCIUTE

Come tu mi vuoi

Le Curve

Questi tipi di divano sono ideali per le ambienti spaziosi in quanto possono essere combinati a piacimento. I vari elementi che compongono il divano possono essere uniti nelle più svariate maniere in modo da adattarsi sia agli angoli che ha le pareti dritte. Questo tipo di divano può essere posto anche al centro dell'ambiente e molto spesso viene utilizzato per separare la zona pranzo dal soggiorno.

Le Curve Le Bracciute

EAMES LOUNGE CHAIR WOOD (LCW) Charles and Ray Eames

CHINESE CHAIR Hans Wegner 36

Le Bracciute Chinese Chair Hans Wegner Anno: 1944 Legno: robinia Dimensioni: 48x71x48 cm

Le Imbottite

POLTRONA F51 Walter Gropius

Poltrona F51 Walter Gropius Anno: 1920 Dimensioni: 70x70x70 cm Legno: frassino o noce

37

Eames Lounge Chair Wood Charles and Ray Eames Anno: 1946 Dimensioni: 56x68x66 cm Legno: multistrato 20

Le Imbottite

5

21

50

5

51

LE LACCATE

LE SPIGOLOSE

LeSpigolose

LeLaccate

HILL HOUSE CHAIR Charles Rennie Mackintos

Hill HouseChair Charles Rennie Mackintos 1902 Ebano Dimensioni: 43 cm larghezza 144 cm altezza 45 cm profondità

LE PIEGHEVOLI

Steltman Chair Thomas Gerrit Rietveld Anno: 1963 Legno: rovere Dimensioni: 50x70x45 cm

Le Spigolose

STELTMAN CHAIR Thomas Gerrit Rietveld

Da così a così

83

84

Questa sedia prende il nome dal Steltman gioielliere che ha commissionato Rietveld nel 1963 per ridisegnare il suo negozio a L’Aia. Rietveld ha progettato due sedie dove i clienti potevano sedersi quando hanno selezionato i loro gioielli. Le sedie erano reciprocamente speculare e ha formato un gruppo con il contatore. Le versioni originali erano coperti in ecopelle bianca. 94

95

sviluppo su IPAD

117


In un’epoca in cui ci si vuole spingere sempre oltre, ed in cui la tecnologia raggiunge obbiettivi impensabili fino a poco tempo fa, ci si rende conto quanto ogni singola scoperta possa cambiare radicalmente ciò che ci circonda, evolvendosi in una moltitudine di aspetti. Quella dei materiali è tra le ricerche che scaturiscono maggiore interesse e proprio in questi anni, sulla fibra di carbonio si stanno concentrendando sempre più le attenzioni e gli investimenti delle società interessate a usufruire dei vantaggi di questo prodotto. Essa si presenta come un materiale leggerissimo e dalle elevate prestazioni. Le applicazioni sono molteplici, ma l’uso è ancora limitato dai costi ingenti che richiede la produzione. Ciò nonostante, come si è detto prima, il rapido sviluppo delle tecnologie rende sempre più vicina una tecnica che consenta una produzione più rapida ed economica. In questa bookzine oltre a esporre la scoperta e la nascita di questa straordinaria fibra, vi verranno svelate anche le sue caratteristiche e specialmente come viene applicata ai più svariati tipi di sport.

Nato per bisogno, l’occhiale è un oggetto che oltre a migliorare le carenze ottiche, migliora anche l’aspetto e la propria personalità. Ci basta indossare un paio di occhiali per sentirci sicuri di sè,carismatici e in alcuni casi intelletuali. Il mondo di questo sorprendente accessorio è vasto, grazie ai suoi differenti design ottenuti con l’utilizzo di differeti materiali: dai più comuni ai più ricercati, di origine naturale o derivati da processi chimici.

I continui studi sui diversi tipi di materiale, hanno permesso di scoprire caratteristiche sfruttabli nel mondo del design e nei suoi numerosi campi. In questa occasione si analizza l’utilizzo di essi per creare differenti tipologie di montature per occhiali . Partendo dallo stile sportivo e classico, per è chi si mette degli occhiali da sole arrivare a “C’ modelli eleganti che per avere più carisma e sintomatico appaiono mistero”. come Franco Battiato veri gioielli.

Material Glasses vedere con stile

vedere con stile

“C’è chi si mette degli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero”. Franco Battiato

vedere con stile

All’interno...

Material Glasses

Lorenzo Galletti Lorenzo Mazzarino

Material Glasses vedere con stile

Mirco Bonilauri

Nato per bisogno, l’occhiale è un oggetto che oltre a migliorare le carenze ottiche, migliora anche l’aspetto e la propria personalità. Ci basta indossare un paio di occhiali per sentirci sicuri di sè,carismatici e in alcuni casi intelletuali. Il mondo di questo sorprendente accessorio è vasto, grazie ai suoi differenti design ottenuti con l’utilizzo di differeti materiali: dai più comuni ai più ricercati, di origine naturale o derivati da processi chimici.

Material Glasses

Carbon fiber

All’interno... I continui studi sui diversi tipi di materiale, hanno permesso di scoprire caratteristiche sfruttabli nel mondo del design e nei suoi numerosi campi. In questa occasione si analizza l’utilizzo di essi per creare differenti tipologie di montature per occhiali . Partendo dallo stile sportivo e classico, per arrivare a modelli eleganti che appaiono come veri gioielli.

copertina fronte formato chiuso e aperto

INDICE IL

CARBONIO OGGI

Quella dei materiali è tra le ricerche che scaturiscono maggiore p.4 interesse e proprio in questi anni, sulla fibra di carbonio si stanno concentrendando sempre

IL CARBONIO OGGI

In un’epoca in cui ci si vuole spingere sempre oltre, STORIA DELLA FIBRA ed in cui la tecnologia raggiunge obbiettivi impensabili fino a poco tempo fa, ci si rende conto quanto PRODURRE FIBRA

più lep.6 attenzioni e gli investimenti delle società interessate a usufruire dei vantaggi di questo prodotto. Essap.14 si presenta come un materiale leggerissimo e

ogni singola scoperta possa cambiare radicalmente ciò che ci circonda, evolvendosi in una moltitudine FORZA DELLA FIBRA di aspetti.

dalle elevate prestazioni.

p.24 Le applicazioni sono molteplici, ma l’uso è ancora limitato dai costi ingenti che richiede la produzione.

UN MONDO DI CARBONIO

Ciò p.32 nonostante, come si è detto prima, il rapido sviluppo delle tecnologie rende sempre più vicina una

AUTO

p.48

tecnica che consenta una produzione più rapida ed economica.

Sotto:

MOTO Vasca da bagno Vessel

p.72

In questa bookzine oltre a esporre la scoperta e la nascita di questa straordinaria fibra, vi verranno sve-

progettata da Splinter Works

BARCHE

p.90

ATTREZZATURE SPORTIVE

p.110

CONCLUSIONI

p.143

late anche le sue caratteristiche e specialmente come viene applicata ai più svariati tipi di sport.

md material design

introduzione indice

CARBON FIBER

UN

MONDO DI CARBONIO

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In basso a sinistra: Violino in fibra di carbonio Luis & Clark.

Sopra: Lampadario in fibra di carbonio di LU Murano Lampadari.ALTRI SPORT ATTREZZATURE SPORTIVE

In basso a destra: Bacchette cinesi in fibra.

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Sopra: Sci nautici in carbonio.

In basso a sinistra: Pattini con struttura in fibra di carbonio.

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44

font

Helvetica Neue LT Std 37 Thin Condensed abcdefghilmnopqrstuvz Helvetica Neue LT Std 47 Light Condensed abcdefghilmnopqrstuvz Helvetica Neue LT Std 77 Bold Condensed abcdefghilmnopqrstuvz

scelte grafiche paragrafo tipo: corpo 12 pt interlinea 18 pt

143

142

CARBON FIBER

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Ingrandimento di un rocchetto del cambio in carbonio.

didascalie: corpo 8 pt interlinea 12 pt

180

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A destra: Ingrandimento di un rocchetto del cambio in carbonio.

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120

130 mm

118

15

ATTREZZATURE SPORTIVE

A destra:

10 260 mm

50

10

50

10

15

210 mm

pagine INTERNE


doppie pagine di apertura capitoli

PRODURRE

FIBRA DELLA

FIBRA

STORIA

FORZA DELLA Questi tipi di divano sono ideali per le ambienti spaziosi in quanto possono essere combinati a piacimento. I vari elementi che compongono il divano possono essere uniti nelle più svariate maniere in modo da adattarsi sia agli angoli che ha le pareti dritte. Questo tipo di divano può essere posto anche al centro dell'ambiente e molto spesso viene utilizzato per separare la zona CARBON FIBER pranzo dal soggiorno.

FIBRA

Come tu mi vuoi

CARBON FIBER

CARBON FIBER

PRODURRE FIBRA

In seguito Bacon svolse altri esperimenti che lo condussero a scoprire che il nuovo materiale era capace di resistere ad alte temperature senza deformarsi ed espandersi e che dunque avrebbe potuto avere impieghi in campo militare o in ambito aerospaziale.

Le fibre di carbonio si presentano come una struttura

Le caratteristiche meccaniche poi, sono determinate dal numero di pelli che vengono sovrapposte una sull’altra ma anche l’orientamento dei fili che compongono le pelli deve essere attentamente

Nell’altra pagina: Tubi in fibra di carbonio.

11

10

DI

Sotto: carbonio.

modulo

ACCIAO

FeB 44K

Kg/m3

1800

1850

2100

Modulo elastico

GPa

230

400

700

210

modo da orientare più filamenti lungo le linee di sollecitazione. Nello stampo, insieme ai vari strati di

Resistenza a trazione

MPa

5000

3000

1500

540

fibra, viene anche inserita la resina epossidica, un particolare collante liquido la cui funzione è legare saldamente le fibre stesse.

Deformazione a rottura

%

2.0

0.9

0.3

20

Resistenza specifica

MPa/Kg

2.78

1.62

0.71

0.07

A sinistra:

7850

Stampo da forno per fibra di carbonio.

19

27

26

AUTO

MOTO

Il divano fisso unisce lo stile degli anni 60 con la praticità degli anni 70. Il suo assetto tradizionale, fatto di linee sagomate tese e dallo schienale a monoscocca, crea sempre un effetto di ordine. Normalmente questo tipo di divano non è molto ingombrante, possiede una seduta comoda e profonda e i braccioli non CARBON FIBER sempre sono presenti.

Fune rinfozata con fili di

della resina epossidica.

18

CARBONIO

UNITÀ DI CARBONIO CARBONIO CARBONIO MISURA alta resistenza alto modulo altissimo

stampo delle pelli con successiva applicazione

al prodotto finito. L’ultima fase della produzione infatti è lo stampaggio. In questa fase le pelli vengono sovrapposte in

Questo nuovo materiale era composto principalmente da sottili filamenti di grafite e risultò da subito molto resistente a certe sollecitazioni, tuttavia si stimò fin da subito che con le tecniche produttive di allora il costo questo nuovo materiale sfiorava i 10 milioni di dollari per circa mezzo kilo di prodotto. Negli anni sessanta, Bacon combinò la fibra con altri materiali ottenendo un prodotto con maggiore prestanza.

Filamenti di carbonio.

PROPIETÀ

Sotto:

Tabella delle proprietà meccaniche di alcuni tipi di carbonio confrontati con un acciaio.

Densità

sudiato in base alla direzione di applicazione delle sollecitazioni e delle forze che verranno applicate

A fianco:

A destra: Varie fasi della preparazione in

A destra: Filamenti di carbonio. Composizione atomica del carbonio.

Sotto:

partenza, per organicità o inorganicità, e infine, per processi di fabbricazione.

laboratori del Parma Technical Center.

UN

Aereo militare F 117 (numerosi parti di questo veivolo sono in fibra di carbonio)

Sono ottenute tramite la sintesi di derivati del carbone o dal petrolio. Si distinguono per materia prima di

Successivamente e dopo numerosi affinamenti, nel 1958 in Ohio, Bacon sviluppò la prima fibra di carbonio ad alte prestazioni presso

MONDO

Immagine di apertura capitolo:

planare in cui i suoi atomi di carbonio sono legati tra loro secondo uno schema esagonale.

UN

Immagine di apertura capitolo: Trave per edilizia in fibra di carbonio.

MONDO DI CARBONIO

Da così a così Lorem ipsum dolor sit amet, consectetuer adipiscing elit, sed diam nonummy nibh euismod tincidunt ut laoreet dolore magna aliquam erat volutpat et dame su. Ut wisi enim ad minim veniam, quis nostrud exerci tation ullamcorper suscipit lobortis nisl ut aliquip ex

IMBARCAZIONI

ea commodo consequat in fundo. Duis autem vel eum iriure dolor in hendrerit in vulputate velit esse molestie consequat, vel illum dolore eu feugiat nulla facilisis at vero eros et accumsan et iusto odio dignissim qui blandit praesent luptatum zzril delenit augue duis dolore te feugait nulla facilisi. Nam liber tempor cum soluta nobis eleifend option congue nihil imperdiet doming id quod mazim placerat facer possim assum. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetuer adipiscing elit, sed diam nonummy nibh euismod tincidunt ut laoreet dolore magna aliquam erat volutpat. Ut wisi enim ad minim veniam, quis nostrud exerci tation ullamcorper suscipit lobortis nisl ut aliquip ex ea commodo consequat. Duis autem vel eum iriure dolor in hendrerit in vulputate velit esse molestie consequat, vel illum dolore eu feugiat nulla facilisis at vero eros et accumsan et iusto odio dignissim qui blandit praesent luptatum zzril delenit augue duis dolore te feugait nulla facilisi. 34

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sviluppo su IPAD

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english texts

The book beyond the borders of writing and reading Veronica Dal Buono h p. 4

Human forms of expression, like writing (and reading), and therefore printing and the development of print mediums, can be said to evolve according to patterns which do not exclude the established forms of the past but are presented as concurrent and concomitant with them. Between these two apparently opposing contexts, represented by traditional mediums - with the book as protagonist - and digital mediums, we maintain that the common root of interaction persists, between author, reader and the information-conveying medium itself. The discussion takes as its starting point the concepts of interaction and interactivity, with reference to the traditional paper-based artefact codified as a book. Interaction is considered as a property of communication which extends and amplifies the message conveyed, instilling processes which go beyond mere reception, towards a greater multi-modal involvement on the part of the reader. Therefore the issue addressed is whether the use of traditional mediums can be defined as "interactive", just as digital mediums are, and whether such a process happens in one direction only, through a passive receptive relationship with the action of turning the pages in sequence, or if there are other means which differentiate the linear structure of the book. Considering the book, broadly speaking, as an object of manufacture, of design, and exploring and widening the concepts of writing and reading - functions carried out reciprocally by author and reader, and closely connected with them -, we contemplate the linear and sequential nature of the book and the possibility that it, too, in its accepted concrete materialisation as sheets of paper bound together, can offer

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mechanisms for interaction that exceed the linear fruition of its content, and allow other perceptual patterns. If the study is focused on identifying examples where the book medium exists in other forms than the sequential model, the role of the maker of the paper artefact - these days, the graphic designer - becomes a crucial factor. The other participant in the communicative process, the reader-user, can also be seen as an active part, interacting with the text, and can in some cases even be considered as co-creator of the work. During the essay, through an examination of case studies, a representative sample of experiences is provided, highlighting various lines of investigation whose results are considered to be significant. The first concept examined concerns the relationship between written text and images, the distance created by technological advancements between the textual component and iconographic representation, and how closely the two can be considered linked; and also the extent to which the juxtaposition of graphics and illustrations can be seen as a forerunner in experimentation into multi-channel interaction with text. The essay proceeds to cite several textual works by literary writers, particularly from the nineteen sixties and seventies, which flow together in a similar way to the concept of hypertext; it can thus be said that we have subsequently transferred and transmitted certain mechanisms of non-linear narration to the digital sphere. After this, various modes of composition are presented in which the playful aspect prevails, and the reader is required to re-elaborate information and symbols (with a necessary digression on the work of multifaceted Milanese designer Bruno Munari), followed by a contemplation of book-like artefacts which focus on the manipulation and use of paper products for the three-dimensional "plastic" transformation of the book itself as object: modern pop-ups and other paper engineering works; how these impact on the paperproducts sector and how, at the same time,

they have drawn inspiration from the moving mechanisms present in the books of the past. We conclude with an observation of some successes of contemporary publishing, the hybridisation of materials and the role of the cover, to arrive at the hybridisation of linguistic systems, where a strong graphic component predominates, pushing us - through other, different perceptions of reading - beyond the bounds of readability. The work of Dutch designer and graphic artist Irma Boom is considered among others, as an example of authorial interpretation of the book as object, though reproduced as a series, geared towards an investigation and identification of functions and values which may save it from its presumed extinction.

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For ergonomy in reading: between book and ebook Marco Mazzola h p. 28

Books are ergonomically perfect objects. Nevertheless, we are facing an exposure and penetration of digital media, which is undermining the primacy of the printed book, via an intangible and impersonal object; the e-book. How can we relate to the new emerging media without denying the still relevant existence and value of the printed book? It is of great interest to focus on some of the advantages offered by one or the other instrument and to translate them into a language more familiar to the world of design, looking at the two objects not necessarily as alternatives and opposites, but rather reflecting on how the design history of digital devices has led to the current situation. By applying concepts of ergonomics to the paper book and to the electronic book, it is possible to highlight, from a specific point of view, those design elements that have characterized their respective successes, albeit in different time periods. Books have a dual nature: they are the content that they conveys (text and/or images) along with the artefact used to display such content. This ambivalent nature cannot in any way be separated. Consequently, books offer advantages on two different levels; a physical level and a cognitive level. The use contexts of books can be divided into three well-defined categories, useful for differentiation between types of users (of printed books or e-books): the working context, where reading is an opportunity for acquiring knowledge; the entertainment context, in which reading represents a moment for relaxation; and the mobility context, in which the reading takes place during movement, for example, on the way from one place to another, and in open spaces. However, a new generation of potential readers is establishing itself, whose conceptual models of interaction with technology have changed, or evolved, because these people are more likely to be accustomed to accepting innovative technologies. Regarding physical ergonomics, from the point of view of vision, there are two fundamental

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aspects to consider: the first, the resolution of the sign recording media, which results in a sensation of fullness and sharpness perceived in reading text; the second, the development of a new digital information display technology, e-ink, which has contributed significantly to a reduction in the separation between perception of printed paper and perception of digital media. Another aspect of great importance is the relationship between books and anthropometry, manifested, for example, in publishing initiatives related to “pocket� or paperback books. The development of digital devices, on the other hand, has focused more attention on the touchscreen systems used, studying the reachability, by finger or thumb, of different areas of the screen. The study of biomechanics, however, is more complex, but not of lesser interest, closely related as it is through postures assumed while reading the instrument, use contexts, and, consequently, other factors which have influenced the establishment of e-books.

The Cognitive Ergonomics of Books

marking passages considered important and needing to be reread. The last, but not least important, issue to be considered concerns the experience of use (user experience, and in a more commercial sense customer experience) in which it is not only the interaction between product and user that must be designed, but also the experience of this interaction. This design approach has perhaps proved to be the key to the success of the digital revolution underway, especially in reference to the case of Amazon. Amazon has developed research that has reconsidered, even before the product itself, the entire reading experience, starting from an e-commerce model able to meet specific demand and consumer preferences, by offering what is wanted exactly when it is wanted, or by making suggestions based on personal tastes, behaviour and internet movements. Amazon has thus created a bookshop able to personalize the user's path to finding a book, leading them through the racks, adapting itself to the interests of the individual reader, changing use habits in a model strongly rooted in people as individuals.

The linearity of books is a conceptual model so ingrained in readers that any attempt by a designer to modify it is an arduous task. Paper is more extended spatially than digital media, paper books have one page on the right and one on the left and feature eight different angles on the two front-facing pages from which to distribute the information and composition of texts and/or images. The physicality of books seems to favour the maintenance of attention, not offering easy distractions or ways out, more present in digital devices. Also fundamental is gestural interaction with paper books, which can also be creative. On digital media, despite the strong component of interactivity, there is a risk of losing practical design elements such as the ability to use a pencil, allowing, for example, while reading, the underlining of portions of text, a mental accessory useful for fixing ideas in memory, or the reordering of ideas at the edge of the page, by scribbling short notes or

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The metamorphosis of the book object from analogue to digital Michele Zannoni

This paper, via a reflection on an important process of change that is sweeping the field of digital publishing, intends to focus on the increasingly strategic role that the interface designer has to perform. The debate that, over the last twenty years, has deeply invested publishing, counterpoises the design and distribution of traditional paper books with new digital publishing. The phenomenon of the diffusion and democratization of access to the internet, together with the birth of authoring tools for publishing on the web (tools that have approached an audience of non-experts in programming, facilitating for them content delivery) has lead from the beginning of publication on optical media in the late nineties to the advent of e-books. To think about a real alternative to traditional models means to rethink the intrinsic concept of the cultural artifact, the book or magazine, not so much in terms of its material support (traditionally paper), but in terms of modes of narration, now filtered by a digital device, and interaction between people and content, which also translates in material terms to the design of the proper relationship between the visual ergonomics of reading and the display of content. The thesis that this paper supports is based on the well-established premises that the meaning of the book as a reading interface has assumed a central role. Consequently, it is believed that the contribution of the interface designer is comparable, from the narrative point of view, to that of the author of the written media. After the emergence of online stores for e-books, the advent of the iPad, as an accessory to the already extensive system of content distribution , marked a key moment in the stages of the transformation of the object book from an analogue system to a digital one. The spread of new modes of distribution of digital books, such as the latest model of monthly subscription, inaugurated by Amazon (which, from simple store, has become a global distributor of human knowledge), supplanting the purchasing of individual books

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Š Mathieu Despont

h p. 42


Š Johan Larsson Š Johan Larsson

in favour of a new model of access to content, brings some finality to the debate on the worth of digital book distribution, but opens up other important debates relating to the design of the interface. The object book, from handmade craftwork to mass-produced article, has now been transformed into electronic content distributed through the internet. The book, one of many forms of structured access to content, and like all interfaces, is now involved in a process of transformation of its conceptual model as well as of its form, in order to make it more suitable to new modes of narration. Differently from the paper book model, characterized by an absolute usability codified in its form and in its visual appearance, the digital interface model (which deprives the experience of reading of the aspect of physicality) poses news questions on how to maintain that immersive bond, during reading, in the interaction between the reader and the narrative object. Since the late nineties, the exasperated search for hypertextuality in narration has led to complex scenarios in which the transformation of communication interfaces and reading aids is inevitable. From the point of view of the design of the e-book, of the design of its interface, there is arguably still plenty of work and research to do in order not to fall into the homogenization of e-books, in visual and interactive terms. Digital publishing is therefore a potential field in which to re-conceptualize the context of design; no longer in terms of the physical form of the book, but in terms of research into new forms of interface and new sequentialities of narrative content. It is the belief of the author that, faced with this complex and stimulating scenario, the process of innovation involved in the transformation of the conceptual model of the book as interface can most effectively proceed with the essential and greater contribution of designers, still mostly extraneous to the digital world, supported by a strong editorial will.

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Questo volume è stato stampato per conto di Laboratorio MD Material Design presso Grafiche Baroncini di Imola (BO) nell'anno 2015.

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