Giornale delle Giudicarie febbraio 2022

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Le buone azioni...

Giudi iudicarie

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Mensile di informazione e di approfondimento

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ANNO 20 - FEBBRAIO 2022- N. 2 - MENSILE

L’EDITORIALE di Adelino Amistadi

Grazie ai nostri presidenti Mattarella e Draghi Che dire. Di certo non sono state le prime, e difficilmente saranno le ultime, ma quelle scritte nella settimana scorsa entrano a pieno titolo tra le peggiori pagine che la politica italiana abbia mai prodotto nella storia repubblicana. In discussione, naturalmente non c’è la rielezione di Sergio Mattarella al Quirinale, l’unica cosa sensata dell’intera settimana, ma come ci si è arrivati, dopo sei giorni in cui i partiti e i loro leader hanno dimostrato la loro incapacità ed incompetenza. Di fronte ad un appuntamento ampiamente noto, quello della scadenza del mandato presidenziale e con le dichiarazioni del presidente Mattarella, più volte confermate, della sua volontà di non voler essere rieletto, la politica ha finito per arrendersi in segno d’impotenza, arrivando alla fine, in estremo stato di necessità, a chiedere al presidente Sergio Mattarella di rimanere al suo posto: la sua risposta sofferta è stata positiva, non poteva essere diversamente, dati i sentimenti e l’intelligenza di un grande uomo come lui che lo legano al suo Paese, soprattutto nel momento del bisogno. Ed è a lui che va la riconoscenza di tutti gli Italiani. E’ stato bello vedere su tutte le TV del pomeriggio di sabato 29 gennaio i presidenti delle Regioni italiane e dei gruppi parlamentari, tutti insieme, uscire dal Quirinale soddisfatti dopo aver accertato la disponibilità del presidente Mattarella a continuare a guidare l’Italia dal Colle più alto della politica Italiana. A pag, 12

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Turismo, inverno a poco più dell’80% di occupazione ma resta l’incertezza

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Alle pagine 4, 6 e 7

EUROPA di Paolo Magagnotti

Venti di guerra e un’Europa debole

Metà legislatura, focus sulla politica provinciale Cultura

Tione, ecco la nuova biblioteca

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Territorio

Pescicolture a rischio

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MEMORIA Un festival a Trento A pag.Specializzato 27 Centro

Dopo che nei primi decenni dello scorso secolo due guerre mondiali sono scoppiate nel cuore dell‘Europa, dopo la caduta del muro di Berlino e il dissolvimento dell’Unione sovietica, con il venir meno - si sperava definitivamente - della contrapposizione fra i blocchi occidentale e orientale, dopo che negli anni Novanta abbiamo avuto una nuova guerra nei Balcani, con un altro genocidio, potevamo forse sperare di vivere un po’ in pace in questa nostra Europa? A pagina 13

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ESTATE Le proposte culturali della Valle del Chiese A pag 34 PORTO FRANCO Orsi sì, orsi no A pag. 8 Viale Mons. D. Perli, 3 - 38079 Tione di Trento (TN)

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A cura della REDAZIONE

Rassegna Stampa

FEBBRAIO 2022

RASSEGNA STAMPA GENNAIO 2022

DALLE GIUDICARIE DALLA PROVINCIA Montagne Racconta: aperto il bando di partecipazione al laboratorio TRE VILLE. E’ online il nuovo bando di partecipazione al laboratorio di ricerca sulla narrazione e sui linguaggi del teatro che quest’anno sarà condotto da Francesco Niccolini e Claudio Milani! La scadenza per inviare le domande è il 20 marzo 2022. Il laboratorio si svolgerà a Larzana e, come sempre, in due fasi: la prima fase prevede una residenza teatrale di dieci giorni nel mese di maggio; la seconda a luglio, in prossimità del Festival Montagne Racconta 2022. I lavori sufficientemente maturi per essere mostrati al pubblico debutteranno nei giorni del festival sotto forma di studio. L’undicesima edizione del Festival Montagne Racconta si terrà dal 23-24 luglio 2022 a Larzana, Montagne, comune di Tre Ville TN. Tre giorni di teatro, musica e incontri nelle osterie, un viaggio tra parole che vengono da fuori e storie che Montagne stessa racconta. Tito Parisi commissario ad acta di Bondone Nomina in sede di Giunta di due commissari ad acta, per l’adozione dei Piani regolatori generali dei Comuni di Bondone e Palù del Fersina. Le figure super partes sono state indicate su proposta dell’assessore agli enti locali, Mattia Gottardi, alla luce dell’impossibilità dei due Consigli comunali di procedere con l’approvazione. Per l’adozione del “Prg generale 2021” presso il Comune di Bondone, il ruolo di commissario ad acta è stato affidato all’architetto Tito Parisi, alla luce della situazione di incompatibilità di tutti e 12 i membri dell’aula. Il Comandante Marzadri riconfermato alla guida dei Vigili di Roncone: “Grazie per la fiducia dimostrata, puntiamo sulla formazione dei volontari” Venerdì 21 gennaio si è tenuta a Roncone l’Assemblea elettiva del Corpo Vigili del Fuoco di Roncone. Risultati: rieletti all’unanimità il Comandante Nicola Marzadri ed il Vice Paolo Giovanelli. Danilo Bazzoli riconfermato Capo Squadra, così come Patrick Bazzoli, Tiziano Bazzoli diventa invece Capo Plotone.La serata si è aperta con i saluti di rito da parte del Comandante Marzadri, seguiti dall’approvazione del bilancio. All’evento presenti il Sindaco di Sella Giudicarie Franco Bazzoli e l’ispettore dell’Unione distrettuale Andrea Bagattini. “Sono indubbiamente contento dei risultati ha commentato Marzadri- e dell’elezione dei nuovi graduati. Il Corpo al momento conta 20 vigili effettivi, 1 complementare e 7 giovani del gruppo Allievi coordinati dai due istruttori, Mario Battaglia e Nicolò Mussi.” “La mia idea per il futuro, condivisa anche dal Direttivo, è quella di puntare sulla formazione. Le tipologie di intervento hanno scenari sempre più nuovi e complicati, coinvolgendo macchine elettriche a gas/metano, impianti fotovoltaici, case clima,

tutte cose che stanno evolvendo velocemente cambiando completamente il modo di intervenire. La formazione è importante.” Aperto il Bando 2022 del Piano Giovani Giudicarie Esteriori: la presentazione dei progetti entro il 6 marzo Hai un idea in testa e non sapresti come realizzarla? Sei un’associazione che vuole presentare un progetto? Proponi la tua idea al Piano Giovani di Zona Giudicarie Esteriori. E’ uscito il nuovo Bando 2022 del Piano Giovani Giudicarie Esteriori su cui anche i cinque Comuni della valle hanno deciso di investire nuove risorse. La scadenza per la presentazione dei progetti è il 6 marzo 2022. Gli sciacalli dorati di Fiavé si sono riprodotti: la fototrappola ne riprende quattro FIAVE’. Da qualche tempo è nota la presenza dello sciacallo dorato nella zona del biotopo di Fiavé, un fenomeno che ha suscitato reazioni diverse nella popolazione locale. Lo sciacallo dorato è un canide che assomiglia a una volpe nell’aspetto, ma di circa un terzo più grande nel peso; si ciba prevalentemente di carcasse di animali morti e gira di notte: la sua natura opportunista ha contribuito a creare la connotazione negativa legata al suo nome. A inizio 2021 un esemplare di sciacallo era stato ripreso per la prima volta in zona da una fototrappola , andando a testimoniare la sua presenza sul territorio, dopo gli avvistamenti dell’anno precedente. Pochi mesi dopo, con il coinvolgimento di esperti e in particolare dello zoologo Luca Lapini da Belluno, il fenomeno particolare degli ululati aveva fatto pensare alla riproduzione degli animali in zona. Oggi l’Associazione Cacciatori Trentini rivela che la riproduzione è accertata anche con delle foto: sono infatti 4 gli esemplari ripresi lo scorso 31 dicembre a Fiavè. Val Rendena, 11 classi in Dad. Per tutto il plesso di Darè attivata la didattica a distanza Sospese in 11 classi le lezioni in presenza nell’Istituto Comprensivo Val Rendena dopo l’ordinanza sulle nuove regole per la didattica a distanza nelle scuole del Trentino emessa dal Presidente Fugatti. Secondo l’ordinanza l’attività in presenza si sospende con due casi positivi nelle scuole dell’infanzia, alle elementari e alle medie. Il 19 gennaiodopo le 21.30 sul registro elettronico di oltre 150 alunni è apparsa la comunicazione che il giorno seguente sarebbe iniziata la didattica a distanza. Una modalità che ha generato qualche problema nelle famiglie soprattutto per quelle che a quell’ora non hanno consultato il registro elettronico. Attivata la didattica a distanza nell’intero plesso di Darè (6 classi) e in alcune classi di Caderzone Terme e di Pinzolo.

2021 Direttore Sanitario: ���������Cristantielli Patrizia

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Uffici pubblici provinciali, dal primo febbraio obbligatorio il green pass base per entrare Con l’entrata in vigore del decreto legge nazionale numero 1 del 7 gennaio, si introduce dal 1° febbraio 2022 anche per gli utenti degli uffici pubblici l’obbligo di green pass base (ottenibile da tampone negativo in corso di validità, oltre che da vaccinazione e guarigione). Dal primo febbraio, quindi, per entrare in qualsiasi ufficio pubblico, compresi quelli provinciali, ogni utente dovrà esibire il green pass base o le relative certificazioni. Chi non ne è in possesso, non potrà entrare. Processo per l’indagine “Perfido”, la Provincia chiederà di essere parte civile Non vi è alcuna sottovalutazione dell’importanza di un settore economico e del mondo del lavoro ad esso collegato, come quello coinvolto nella delicata indagine “Perfido”, né tanto meno dell’immagine della Provincia quale Ente che ha tutto l’interesse alla legalità delle azioni sul proprio territorio a tutela dei cittadini e del virtuoso sviluppo economico del Trentino. La Provincia chiederà quindi di costituirsi parte civile nel processo che inizierà nei prossimi giorni. La precisazione arriva dall’Avvocatura provinciale che informa anche di aver ricevuto da alcuni giorni il mandato dalla Giunta provinciale di predisporre gli atti necessari per la costituzione di parte civile Vaccino Covid-19: terza dose per studenti e lavoratori stagionali Anche gli studenti e i lavoratori stagionali non residenti possono prenotare sul Cup online la terza dose («booster» o di richiamo) del vaccino anti Covid-19. Da questa sera alle 18 è attiva infatti la nuova «card» dedicata ai non residenti in trentino che per varie motivazioni (studio, lavoro, turismo) hanno necessità di fare qui la terza dose. Attraverso questa nuova card possono prenotare anche i residenti/domiciliati in Trentino che hanno effettuato le prime due dosi fuori regione. Novità anche sul fronte delle tempistiche di prenotazione della terza dose: da oggi, come da ultime indicazioni del Ministero della salute, è possibile prenotare il richiamo («booster») trascorsi 120 giorni (quattro mesi) dall’ultima somministrazione, e non più 150 giorni (cinque mesi). Falsi tamponi, l’inchiesta sul centro di Pergine sono cinque gli indagati per aver fornito falsi tamponi positivi che permettevano poi di ottenere il green pass senza essere vaccinati in un centro di Pergine. I cinque devono rispondere di pesanti accuse - associazione a delinquere, corruzione, falso e accesso abusivo al sistema informatico collegato con Azienda sanitaria e Ministero - ma gli inquirenti stanno risalendo anche a decine di clienti che hanno pagato per un risultato falso del tampone: alcuni sono già stati “riconosciuti”, altri verranno identificati nei prossimi giorni e denunciati per corruzione e induzione al falso. In Trentino aumentano le famiglie bisognose: reddito o pensione di cittadinanza per 5.671 nuclei L’anno scorso un’inversione di tendenza,

dopo la flessione del 2020: l’onda lunga della pandemia genera difficoltà per molte persone anche in provincia. Sono in tutto oltre 13 mila quelle assistite, mentre nel 2020 erano circa 1.500 in meno. Stando ai dati resi noti dall’Inps, l’anno appena chiuso ha portato 8.091 richieste in regione, in crescita rispetto alle 6.270 del 2020. Gran parte di queste richieste è stata registrata in provincia di Trento dove nel 2021 sono state 7.298 con un incremento rispetto al 2020 quando furono 5.663. NEET, la Provincia capofila di un progetto europeo per l’accesso al lavoro e l’inclusione sociale dei giovani Si chiama C.O.P.E ed è un progetto Europeo dedicato all’inclusione sociale dei NEET, i giovani esclusi da programmi formativi, di studio e dal mercato del lavoro. Il via ufficiale all’iniziativa, finanziata dalla Commissione Europea nell’ambito di EaSI, il programma Europeo per l’occupazione e l’innovazione sociale, è stato dato con un meeting di lancio il 25 e 26 gennaio scorsi da Trento. Il dipartimento Salute e politiche sociali della Provincia autonoma di Trento è infatti coordinatore del progetto C.O.P.E. - Capabilities, Opportunities, Places and Engagement: Approach for Social Inclusion of Difficult to Reach Young People through a “Relational Proximity” Community Network” (Capacità, opportunità, luoghi e coinvolgimento: un nuovo approccio per l’inclusione sociale di giovani difficili da raggiungere attraverso una rete comunitaria che promuova una vicinanza relazionale).C.O.P.E, dedicato a giovani della fascia di età 15 -29 anni, è finanziato dalla Commissione Europea complessivamente per oltre 798.600 euro - di cui 169.485,86 euro per la Provincia autonoma di Trento - e vede il coinvolgimento di 7 partner, provenienti da 4 diversi Paesi europei. Ha preso avvio il 1° gennaio di quest’anno e avrà una durata di 24 mesi. Casa, in Trentino acquisti boom, ecco i trend nel mercato Sale ancora il mercato immobiliare, ma chi investe lo fa ricorrendo anche al risparmio: con la ripresa dell’inflazione tornano gli investimenti “sicuri” sul mattone. E spesso si tratta di seconde case. I dati Istat dicono che in Trentino si è passati da 3.316 affari conclusi al 30 giugno del 2020 ai 5.180 del giugno 2021, con una crescita attorno al 35%. Secondo i dati della Fimaa, il trend è proseguito anche nel terzo trimestre, portando un vantaggio sul 2019 attorno al 9%. Voucher culturale: deroghe al suo utilizzo legate all’emergenza Covid Il voucher culturale è una misura della Provincia autonoma di Trento per aiutare le famiglie che hanno determinati requisiti, a sostenere le spese per la frequenza dei loro figli ai percorsi presso le “Scuole musicali/Bande musicali/Cori” e “Teatri/ Filodrammatiche/Cinema”. Con la pandemia molte famiglie non sono riuscite ad usufruire dell’intero carnet assegnato e, dunque, sono state approvate dalla Provincia delle deroghe, posticipando le scadenze di fruizione all’anno 2022.

Giornale delle Giudicarie, distribuito dalla Cooperativa Lavoro Il Giornale delle Giudicarie viene distribuito dalla Cooperativa sociale Lavoro, con sede in località Copera a Zuclo. Per segnalare critiche, suggerimenti, disguidi nella spedizione è possibile chiamare il numero della cooperativa: 0465-326420 oppure quello del Giornale delle Giudicarie, 0465322934, oppure via mail all’indirizzo: redazionegdg@yahoo.it.


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“Il Covid ha sconvolto i piani e capovolto le priorità” Vanessa Masè, consigliera provinciale de “La Civica”: «C’è grande aspettativa legata al PNRR e alle risorse che potranno arrivare. Non dimentichiamo che ci saranno bandi ben precisi a cui concorrere, con progettualità definite e non fantasmagoriche».

A due anni dalle prossime elezioni provinciali del 2023 qual è il bilancio ed i risultati raggiunti dalla Giunta del Presidente Fugatti, da voi sostenuta? La Giunta Fugatti si è fin da subito dovuta confrontare con due eventi unici e straordinari a partire dalla “tempesta Vaia”, che ha comportato problematicità complesse nella gestione con cui si confronta a tutt’oggi anche il territorio giudicariese. Quando sembrava che si tornasse ad una normale gestione della cosa pubblica, con la possibilità di realizzare quanto era stato preannunciato nel programma di legislatura, è giunto il Covid 19, che ha sconvolto ogni piano e capovolto ogni priorità. Ci si è trovati ad affrontare qualcosa che mai nessuno in questo secolo ha conosciuto e che ha visto il mondo intero “combattere a mani nude”, contro un nemico piccolissimo, ma letale. La Giunta

provinciale ha messo in campo ogni sforzo possibile, e il Consiglio ha supportato tali scelte, anche suggerendo delle possibilità ulteriori di intervento. I risultati raggiunti nel fronteggiare la pandemia sono tanti e tangibili, come ad esempio l’aver messo in campo moltissime risorse per essere velocemente a fianco del mondo delle imprese, affinché potessero sopravvivere e cercando di sostenere le situazioni peculiari della nostra realtà economica locale, o l’aver garantito agli studenti trentini la frequenza scolastica per il maggior tempo possibile: la scuola trentina infatti è stata tra quelle con il maggior tasso di apertura in Italia. Inoltre, la riorganizzazione ospedaliera, ancorché difficoltosa e pur nella consapevolezza, in termini di stress, della difficoltà con cui il personale sanitario ha affrontato i mesi più difficili, ha permesso di riuscire a curare

Il Giornale delle Giudicarie mensile di informazione e approfondimento

Anno 20 febbraio 2022 Editore: Associazione “Il Giornale delle Giudicarie” via Circonvallazione, 74 - 38079 Tione di Trento Tel: 0465 349020 Presidente: Oreste Bottaro Direttore responsabile: Paolo Magagnotti Coordinatore di Redazione: Denise Rocca Comitato di redazione: Elio Collizzolli, Matteo Ciaghi, Denise Rocca Hanno collaborato: Gianni Ambrosini, Achille Amistadi, Adelino Amistadi, Virginio Amistadi, Mario Antolini Musòn, Matilde Armani, Enzo Ballardini, Giuliano Beltrami, Dario Beltramolli, Giacomo Bonazza, Alberto Carli, Massimo Ceccherini Podio, Francesca Cristoforetti, Chiara Garroni, Enrico Gasperi, Marco Maestri, Mariachiara Rizzonelli, Tiziano Salvaterra, Martina Sebastiani, Alessandro Togni, Ettore Zampiccoli, gli studenti dell’Istituto Guetti

in Provincia tutti i nostri pazienti Covid, anche nel momento più buio della pandemia. Dopo due anni di emergenza Covid-19 quali iniziative avete in programma, come maggioranza, per ritornare alla normalità sia dal punto di vista sanitario, sociale ed economico? Questi due anni di pandemia ci hanno insegnato che la programmazione – essenziale – deve però avere una caratteristica fondamentale: la flessibilità. Questo perché le variabili in campo sono moltissime e non sono indirizzabili nemmeno a livello locale. Pertanto, dobbiamo immaginare il nostro futuro con soluzioni di volta in volta riadattabili, nella consapevolezza che quella che si avvicina sarà una nuova forma di normalità. Rimane saldo da parte nostra il sostegno al mondo dell’impresa, il costante impegno sugli investimenti infrastrutturali, che sappiamo essere un volano immediato per l’economia, che permette anche un miglioramento sensibile dei tempi di vita delle perso-

ne. Inoltre, resta salda la volontà di rendere sempre più attrattivo il nostro territorio non solo dal punto di vista turistico, ma pensandolo anche per coloro che potrebbero scegliere di trasferirsi da noi per godere della qualità della vita che il Trentino può offrire, rispondendo alle esigenze di professionalità specifiche delle nostre aziende. Penso in questo senso ad esempio ad alcune realtà molto attrattive della val del Chiese, che richiedono lavoratori altamente qualificati, e questo sicuramente potrà rappresentare una nuova interessante prospettiva per la valle su cui vale la pena investire. Quali sono gli obiettivi che il suo partito ritiene prioritari per questi due ultimi anni di legislatura? La Civica è una formazione politica a forte vocazione territoriale e pertanto la nostra principale attenzione è rivolta a tutte le realtà locali. Lavoriamo infatti per garantire loro di poter continuare a mantenere vivi i nostri territori, per questo cerchiamo di contribuire a promuoverne

le istanze e a dare risposte concrete anche in termini economici. La Civica, conoscendo i territori e facendo della Trentinità un proprio tratto caratteristico, cerca di tradurre la propria vocazione in azioni politiche che abbiano soprattutto delle ricadute concrete e pratiche, sia nella realtà quotidiana che nel raggiungimento degli obiettivi di medio e lungo periodo. Lo abbiamo visto ad esempio sulla questione delle infrastrutture viarie che riguardano il nostro territorio: l’attuale composizione della maggioranza provinciale ha indubbiamente giovato a finanziare le opere che da tanti anni la nostra comunità sta attendendo e che progressivamente vedranno la luce, penso all’agognata variante di Pinzolo, opera a cui è stato assegnato un commissario straordinario e che è stata finanziata, piuttosto che la Galleria di Ponte Pià, o il collegamento ciclopedonale Limarò – Sarche in fase di avvio.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, (PNRR) sarà un’occasione unica per portare avanti tutta una serie di programmi ed iniziative di investimento in infrastrutture. Quali sono gli obiettivi che si dovrebbero raggiungere? Anche per il PNRR vale innanzitutto la regola del metodo e dell’organizzazione. Quindi, come ha detto Mario Draghi, a monte di tutto sappiamo che deve esserci “rapidità, efficienza e onestà”. Far sì che la complessa macchi-

na che si dovrà occupare di bandi e progetti abbia queste caratteristiche è il primo obiettivo, non scontato, da raggiungere. In questo può aiutarci la nostra “mentalità asburgica” e soprattutto la consapevolezza che è una occasione irripetibile anche per il nostro territorio. C’è grande aspettativa legata al PNRR e alle risorse che potranno arrivare: non dimentichiamo però che ci saranno bandi ben precisi a cui concorrere, con progettualità definite e non fantasmagoriche. Quando venne fatto il lavoro degli Stati Generali della Montagna, le Giudicarie si distinsero per il lavoro pragmatico, che cercava di fare sintesi tra le varie necessità, non pensando solo a quello che sarebbe potuto cadere dall’alto, ma cercando di individuare in maniera fattiva quello che poteva essere concretizzato nei territori. Spero che lo stesso approccio ci distingua per farci trovare pronti per i bandi che mano a mano verranno pubblicati. Ovviamente in questa fase tutte le amministrazioni locali e gli enti interessati sono chiamati in qualche modo a vigilare per cogliere le proposte che arriveranno e per poter partecipare all’assegnazione delle risorse con propri progetti. La Provincia ha individuato un gruppo di esperti che possa lavorare al fianco di chi dovrà predisporre i propri progetti per concorrere ai bandi. Vale quindi la pena che tutti i livelli istituzionali partecipino a questa importante sfida.

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Paolo Zanlucchi, direttore di Upt Tione

“Asettembr

Francesca Rinaldi, direttrice Cfp-Enaip di Tione

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“Dopo un periodo tanto lungo l’emergenza sanitaria non dovrebbe più essere tale” A due anni dalle prossime elezioni provinciali del 2023 qual è il bilancio ed i risultati raggiunti dalla Giunta del Presidente Fugatti? La legislatura era partita fra squilli di tromba e grandi promesse di sostegno alle aree montane pronunciate nel corso degli Stati generali sulla Montagna. Alla prova dei fatti le promesse, come spesso avviene con certi politici, sono rimaste tali. Si parla molto di vie di comunicazione, ma le strade, per quanto importanti possano essere, non bastano a dare un futuro certo al tessuto socio-economico delle valli trentine. Limitandoci al solo territorio giudicariese, eventuali interventi viabilistici non potrebbero ad esempio compensare la perdita del controllo dell’ente pubblico sull’energia idroelettrica, visto che il rischio che i privati mettano le mani su grandi e piccole concessioni a danno dei consorzi storici e delle municipalizzate non è esiguo e ciò causerebbe un danno notevole in termini di benefici negati e aumento di costi per tutta la popolazione residente. Dopo due anni di emergenza Covid-19 quali iniziative dovrebbero essere avviate per ritornare alla normalità dal punto di vista sanitario,

Alex Marini, consigliere provinciale M5S: «Sulla sanità, dobbiamo evitare che la situazione degeneri. I piani della maggioranza portano dritti alla realizzazione di strutture ospedaliere a spese pubbliche per poi darle in gestione ai privati». sociale ed economico? Dopo un periodo tanto lungo l’emergenza sanitaria non dovrebbe più essere tale. Una Provincia autonoma, caratterizzata da una popolazione nient’affatto esorbitante e da un estensione urbana non soffocante, quale il Trentino a tutti gli effetti è, avrebbe tutti gli strumenti per gestire la pandemia con gli strumenti dell’ordinarietà. Chissà perché invece ci troviamo sempre allo stesso punto. Avrebbe potuto essere l’occasione per rivedere il modello di sviluppo consumistico e speculativo invece non c’è traccia di riforme, anzi l’attuale giunta sembra intenzionata a spingere l’acceleratore su consumo del territorio, inceneritori ed economia predatoria. Nel frattempo la medicina territoriale è sempre più in crisi

mentre le ipotesi riorganizzative mancano di solidità progettuale. Sotto il profilo sociale i nodi non sono ancora venuti al pettine. La gestione commissariale delle comunità di valle ha contribuito a lasciare questi enti in una sorta di limbo. Continuano a esistere, con la sensibile differenza di essere completamente sottratte al controllo dei cittadini, che almeno prima potevano votare i propri rappresentanti, mentre ora controllano tutto i prescelti della giunta. Di certo il commissariamento non può essere la soluzione ai problemi che ostacolano l’adeguamento delle procedure dei servizi socio-assistenziali alle nuove regole e alle bombe sociale innescate dall’emergenza sanitaria. Sotto il profilo economico infine, non si intravedono riforme sul metodo di

erogazione degli incentivi alle imprese per stimolare una reale conversione digitale ed ecologica e una riorganizzazione dei modelli organizzativi. Quali sono gli obiettivi che il suo partito ritiene prioritari per questi due ultimi anni di legislatura? Il M5S ha sempre cercato di migliorare i testi di legge in discussione sollecitando al contempo il rispetto e l’attuazione delle leggi provinciali esistenti. Le priorità rimangono le stesse: trasparenza dell’azione amministrativa e prevenzione della corruzione in una logica di rispetto del principio dello stato di diritto. Sburocratizzazione. Eliminazione degli ostacoli che impediscono il confronto democratico fra le istituzioni e al loro interno. Sostegno alle politiche di tute-

la ambientale. Rafforzamento degli interventi di efficientamento energetico degli edifici. Introduzione di politiche a favore della mobilità sostenibile e della riduzione del consumo di suolo. Politiche sanitarie a sostegno dei cittadini ovunque essi abitino, senza scaricare su di essi il costo della distanza dalle zone urbane. Difesa della sanità pubblica, che questa maggioranza sta silenziosamente depotenziando a favore di quella privata. Su quest’ultimo punto stiamo rapidamente avvicinandoci al baratro e bisognerà fare uno sforzo collettivo per evitare che la situazione degeneri, visto che i piani della maggioranza portano dritti alla realizzazione di strutture ospedaliere a spese pubbliche per poi darle in gestione ai privati. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, (PNRR) sarà un’occasione unica per portare avanti tutta una serie di programmi ed iniziative di investimento in infrastrutture. Quali sono gli obiettivi che si dovrebbero raggiungere? Per ciò che riguarda gli interventi di efficientamento energetico e il sostegno al settore edilizio va esteso nel tempo il Superecobonus voluto dal sottosegretario del M5S Ric-

cardo Fraccaro. Al contempo bisogna mettere in atto politiche che incentivino le giovani coppie a dar vita a nuovi nuclei famigliari. Con il costo della vita in aumento e la precarietà dilagante serve una politica della casa che fornisca alternative credibili alla mera alternativa casa di proprietà/ affitto privato. Per questo va creata un’offerta di abitazioni intermedia, aumentando le opzioni a canone moderato e a canone concordato ma soprattutto bisogna studiare nuovi modelli abitativi, ad esempio il cohousing e il co-living, tenendo in considerazione le esigenze di maggiore mobilità delle famiglie nello spazio e nel tempo. C’è poi il vasto capitolo della politica energetica, con le comunità energetiche che se supportate e sviluppate potranno rappresentare una grandissima opportunità per le famiglie residenti e per le imprese locali. Si tratta di una delle armi più efficaci per mantenere e distribuire la ricchezza sul territorio, rispettando l’ambiente, riducendo i costi e la dipendenza dalle fonti energetiche inquinanti e costose che utilizziamo attualmente, ma per utilizzarla al meglio servono lungimiranza e disponibilità a mettere in dubbio gli assetti consolidati.


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“Sulla sanità non basta riattivare i servizi se poi mancano le persone” A due anni dalle prossime elezioni provinciali del 2023 qual è il bilancio ed i risultati raggiunti dalla Giunta del Presidente Fugatti? E’ difficile fare bilanci quando manca una direzione chiara in cui si vuole far andare il Trentino: quello che si può registrare dopo aver superato abbondantemente la metà della legislatura è la mancanza non solo di progettualità, ma anche di idee e, in alcuni casi, di competenze dell’attuale maggioranza. Restano aperte, infatti, tutte le grandi questioni che reggono il nostro sistema di autogoverno e non sembra che all’orizzonte ci sia la volontà di dare risposte chiare. Ci si limita a gestire i problemi minori, a promettere grandi cambiamenti, ma nella realtà si è visto ben poco. E si badi bene che la pandemia c’entra solo in par-te: la riforma delle

Simone Marchiori, segretario del Patt: «La pandemia c’entra solo in parte: la riforma delle Comunità di Valle, la cronica mancanza di medici, i rapporti città-valli, la gestione dei grandi carnivori si sono scontrati con la mancanza di idee». Comunità di Valle, la cronica mancanza di medici, i rapporti città-valli, la gestione dei grandi carnivori (solo per fare degli esempi) si sono scontrati con la mancanza di idee e con l’incapacità di mantenere fede a quanto promesso prima del 2018. Dopo due anni di emergenza Covid-19 quali iniziative dovrebbero essere avviate per ritornare alla normalità sia dal punto di vista sanitario, sociale ed econo-

mico? Innanzitutto bisognerebbe avere consapevolezza degli strumenti che l’Autonomia mette a disposizione: durante la pandemia si è spesso aspettato che fosse Roma a decidere. Adesso però non ce lo si può più permettere. E’ necessario mettere in campo risorse e idee che affrontino una fase nuova: quando finalmente sarà pas-sata la pandemia il Trentino non può rischiare di andare al traino di altre realtà come il Ve-

neto o la Lom-bardia che per potenza economica, numero di abitanti e attrattività rischiano letteralmente di mangiarci. Il Trentino deve saper mettere in campo una propria linea di sviluppo commerciale, turistico, economico, sociale, possibilmente insieme all’Alto Adige. Deve anche essere in grado di valorizzare maggiormente i territori periferici che non devono vedersi promettere progetti faraonici e irrealizzabili, ma semmai garantite opportunità in grado di farli sviluppare e di far rimanere le persone che nelle valli trentine vogliono vivere. Anche dal punto di vista sanitario non basta promettere di riattivare determinati servizi se mancano le ri-sorse umane per farli funzionare. Quali sono gli obiettivi che il suo partito ritiene prioritari per questi due ultimi anni di legislatura? Impostare una visione di Trentino nuova, in cui l’Autonomia non sia priva di concretezza ma sia la respon-sabilità di prendere decisioni, anche im-

portanti, nell’esclusivo interesse del Trentino e dei trentini. Da questo punto di vista serve costruire sinergie fra tutti coloro che rappresentano il territorio, fare uno sforzo per andare oltre gli schieramenti e affrontare temi strategici per il futuro come, ad esempio: Servizi sociali e sanità: la mancanza di medici e la scarsa attrattività degli ospedali di valle va colma-ta con misure innovative che possiamo permetterci di sperimentare in un territorio particolare co-me il nostro; Territorio, ambiente e agricoltura: rispetto per l’ambiente non significa impedire a chi sta in mon-tagna di poterne trarre sostentamento. Troppo spesso turismo, ambiente e agricoltura sono andati in contrasto, è ora di fare sinergia anche per valorizzare tutti i territori e non solo quelli vocati allo sci: Comuni, provincia, regione e Euregio: non sono galassie a sé stanti ma pezzi di uno stesso meccanismo. La forza del Trentino è nelle proprie comunità che devono però sentirsi parte di un disegno più grande. Un’Autonomia chiusa a riccio in cui ognuno è autosufficiente è destinata a retrocedere e a morire. Serve coraggio nel battere strade mai percorse prima; Economia e sviluppo: abbiamo passato anni a inseguire un modello industriale che è poi andato in crisi. Non significa che il Trentino non sia terra di impresa. Ma deve saperlo essere facendo sistema. E in questo la Provincia non deve essere né una vacca da mungere, né l’amministratore delegato. Semmai deve creare le condizioni giuste per consentire a tutti di mettere in pratica le loro idee;

Istruzione, cultura e identità: la forza di un popolo è di essere riconoscibili. Per troppo tempo i trentini hanno temuto di essere troppo provinciali, imitando gli altri e rinnegando la propria storia. Questa, semmai deve essere l’elemento distintivo che rende unici. Ovviamente non si può vivere con lo sguardo rivolto al passato e puntare su scuole, università e enti di ricerca di eccellenza può proiettare il trentino nel futuro, senza temere di annacquarsi; Giovani, famiglia e lavoro: sviluppo dell’alta formazione, colmare il vuoto dei posti di lavoro in am-bito turistico\ristorazione\agricoltura, implementare servizi di conciliazione nella fascia 0-6. Ovviamente questi sono solo esempi, l’elenco potrebbe essere molto più lungo e approfondito e di certo non è pensabile esaurire questi temi in due anni, ma l’uscita dalla pandemia impone di affrontare anche quelle sfide che da troppo tempo giacciono dimenticate. Se il Trentino non saprà approfittarne rischierà di perdere il significato stesso di essere autonomo Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, (PNRR) sarà un’occasione unica per portare avanti tutta una serie di programmi ed iniziative di investimento in infrastrutture. Quali sono gli obiettivi che si dovrebbero raggiungere? Innanzitutto bisognerebbe smetterla di vedere il PNRR come la soluzione di tutti i problemi: le risorse in gioco sono tante ma non infinite. Se il PNRR serve per modernizzare il Trentino e risolvere problemi concreti bene. Se serve per portare al passo con i tempi alcune infrastrutture da un lato e mettere in campo progetti sostenibili da un punto di vista ambientale ancora meglio. Se viene visto, invece, come un pozzo senza fondo da cui attingere a più non posso per accontentare quanta più gente possibile allora il rischio è di pagarne le conseguenze fra qualche anno quando dovremo comunque mettere in campo scelte importanti ma senza le risorse per farle.


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Focus: Istituzioni

FEBBRAIO 2022

“Prioritarie la sanità pubblica e la riforma istituzionale per dare un ruolo alle Comunità” A due anni dalle prossime elezioni provinciali del 2023 qual è il bilancio ed i risultati raggiunti dalla Giunta del Presidente Fugatti? I primi tre anni della Giunta Fugatti si distinguono di più per le cose non fatte che per i risultati raggiunti. Sono stati tre anni caratterizzati da due eventi straordinari, Vaia e il Covid, che hanno sicuramente drenato molte risorse ed energie. Questo non lo abbiamo mai negato e abbiamo anzi sempre garantito la più leale collaborazione. Ma ciò non basta a spiegare perché alcune partite importanti per il Trentino siano ancora ferme al palo. Basti pensare alla (non) riforma sanitaria, alla (non) riforma istituzionale o alla (non) riforma dell’idroelettrico, solo per citarne alcune. Laddove la Giunta è intervenuta è quasi sempre incappata in sonore bocciature delle leggi da parte della Corte Costituzionale, come in tema di segretari comunali, accesso agli alloggi ITEA e all’assegno di natalità, o sulle chiusure domenicali del commercio. Gli unici due obiettivi su cui la Giunta Fugatti si è impegnata a fondo sono il completamento autostradale della Valdastico, che noi riteniamo del tutto inutile e dannoso per il Trentino, e il concerto di Vasco Rossi del prossimo maggio, che ben poco si concilia con l’emer-

pubblico” e i molti investimenti fatti negli anni dai Comuni; ed infine una riforma coraggiosa a sostegno della conciliazione dei tempi famiglia-lavoro, che favorisca il lavoro femminile anche prevedendo la gratuità e l’universalità dei servizi all’infanzia.

Sara Ferrari, capogruppo del Pd in consiglio provinciale: “Vaia e Covid non bastano a spiegare perché alcune partite importanti per il Trentino siano ancora ferme al palo. Basti pensare alla (non) riforma sanitaria, alla (non) riforma istituzionale o alla (non) riforma dell’idroelettrico. Laddove la Giunta è intervenuta è quasi sempre incappata in sonore bocciature delle leggi da parte della Corte Costituzionale”. genza Covid e con i bisogni delle Trentino. Il nostro è un “piccolo Stato” e in quanto tale ha bisogno di visione, di obiettivi e di programmazione. Amministrare l’ordinario e distribuire denaro a pioggia non è sufficiente. Dopo due anni di emergenza Covid-19 quali iniziative dovrebbero essere avviate per ritornare alla normalità sia dal punto di vista sanitario, sociale ed economico? Andrebbe innanzitutto tenuta “la barra dritta” e invece la Giunta provinciale alle volte viene meno al proprio ruolo guida. Troppo spesso la Giunta agisce differenziandosi dalle decisioni del Governo, e questo crea un profondo e dannoso diso-

rientamento nei cittadini. L’Autonomia dovrebbe essere utilizzata per fare di più e meglio, non il contrario. Ciò premesso, da un punto di vista sanitario ritengo si debba fare il possibile per avere una piena copertura vaccinale perchè il vaccino è l’unica arma che abbiamo per ritornare alla normalità. Da questo dipende anche la tenuta del tessuto sociale ed economico. Ci sono fasce della popolazione che hanno sofferto di più la crisi, in particolare i giovani e gli anziani, e di questi dobbiamo farci maggiormente carico. Stessa cosa dicasi a livello economico: alcune categorie ci hanno rimesso più di altre, e la Provincia ha il dovere ed il potere di sostenerle con interventi mirati.

Quali sono gli obiettivi che il suo partito ritiene prioritari per questi due ultimi anni di legislatura? Sicuramente il tema della sanità pubblica è prioritario. Purtroppo in questi tre anni abbiamo assistito a troppe non scelte o a scelte propagandistiche che hanno contribuito a creare grande confusione e smarrimento. Dopo questi due anni di emergenza c’è bisogno di ripensare la sanità pubblica, potenziando la medicina di base e territoriale, e concentrando le funzioni speciali-

stiche. Servono coraggio e responsabilità, perché con la propaganda di partito non si tutelano e non si curano le persone. Serve poi al più presto una riforma istituzionale che faccia chiarezza sul futuro delle Comunità, che metta i Comuni nelle condizioni di lavorare al meglio per erogare i servizi ai cittadini. Aggiungo tra le priorità, ora che i tempi del bypass di Trento si sono accorciati, un progetto complessivo del Corridoio del Brennero per tutta la tratta trentina; una riforma dell’idroelettrico che tuteli l’acqua come “bene

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, (PNRR) sarà un’occasione unica per portare avanti tutta una serie di programmi ed iniziative di investimento in infrastrutture. Quali sono gli obiettivi che si dovrebbero raggiungere? Bisogna evitare di pensare al PNRR come ad una modalità di finanziamento ordinaria. Lo scopo del PNRR è quello di attivare percorsi di sviluppo innovativi che solo questo strumento straordinario può garantire. Principalmente in tema di transizione ecologica, e qui penso per esempio agli investimenti sulla ferrovia; transizione digitale, e qui c’è il grande obiettivo della riforma della pubblica amministrazione affinché possa essere sempre più in grado di rispondere ai bisogni dei cittadini; e ancora in tema di coesione sociale, e qui penso al miglioramento e potenziamento delle infrastrutture scolastiche, a partire dagli asili nido, e al potenziamento della sanità pubblica.

Mauro Battocchi racconta la storia eroica di Valeria Valentin

«Valeria Valentin è una delle italiane eroiche che durante il golpe cileno del 1973 ha agito per aiutare le persone in difficoltà e oggetto di repressione. La sua è una storia bella, di sacrificio, di aiuto, nata tra l’altro, nel contesto di una chiesa cattolica che si è conquistata sul campo una reputazione di vicinanza al popolo in una situazione di grande difficoltà». Ha esordito così l’ambasciatore italiano nella repubblica del Cile Mauro Battocchi, originario di Tione, nel ricordare la figura della suora altoatesina Valeria Valentin, nata in Val Badia, ma

che aveva scelto il Cile per la sua missione. Nel 1973, durante i giorni del golpe di Augusto Pinochet si trovava a Santiago e riuscì a portare in salvo centinaia di persone perseguitate dal regime: poveri, operai, studenti. In una testimonianza del 1999 la Valentin - che nel frattempo aveva abbandonato la vita monastica e si era sposata con l’uomo con cui in Cile aveva sfidato il regime - ricordava che «io telefonavo ai nostri amici che erano all’interno dell’ambasciata e loro mi dicevano “due Marlboro, tre Hilton...”; la cifra indicava il numero di quelli

che potevamo far scappare». Ed è proprio Battocchi a ricordare che in quegli anni l’ambasciata d’Italia visse un momento molto nobile perché «in assenza dell’ambasciatore che si trovava in Italia per una grave malattia del figlio, l’incaricato d’affari Pietro De Masi spalancò le porte alle persone che venivano perseguitate e ricercate dalla polizia segreta del regime. Aprendo le porte fece dell’ambasciata un punto di riferimento per tanti oppositori del regime. Tra il 1973 e il 1975 centinaia di persone sono passa-

te dall’ambasciata d’Italia, hanno vissuto lì dentro per poi essere trasferite fuori dal Cile con dei salvacondotti diplomatici messi a disposizione dalla nostra diplomazia. Oggi il popolo cileno ricorda con grande affetto, simpatia e riconoscenza quella pagina della nostra storia». Tutto questo entrerà a far parte di un documentario che la Fondazione Museo storico del Trentino ha deciso di dedicare a questa grande donna che ha visto gli orrori della dittatura cilena e ha rischiato la vita lei stessa pur di salvare dalla morte centinaia di persone.


Turismo

FEBBRAIO 2022

Inverno, tornano gli ospiti, ma continua l’incertezza

Durante le vacanze di Natale l’occupazione dei posti letto ha superato l’80%. Si attendono nuove regole per il green pass dei turisti stranieri. Inverno 2021/2022, l’inverno della ripartenza del turismo invernale dopo due stagioni segnate dalla pandemia: la prima interrotta bruscamente all’inizio di marzo 2020, la seconda, quella del 2020/2021, “una partita mai disputata”. Dallo scorso novembre, con la riapertura della Skiarea Campiglio Dolomiti di Brenta Val di Sole Val Rendena con i suoi impianti e le sue piste sono ritornati i primi sciatori e gli ospiti, soprattutto italiani, ma anche stranieri. Gli hotel e le altre tipologie di alloggio, dai b&b agli agriturismi fino alle case per ferie, hanno riaperto senza soluzione di continuità. Qualche chiusura, ma solo temporanea

e relativa a poche strutture, si è registrata dopo le vacanze di Natale a causa di problemi legati alla quarantena o a casi di Cocid-19 tra il personale. La reale fotografia della stagione sarà fornita dai numeri che, al momento, sono disponibili solo parzialmente. Per quanto riguarda il settore alberghiero, nel mese di dicembre, in riferimento all’occupazione dei posti letto, c’è stata una percentuale di occupazione pari al -4,8% rispetto al dicembre pre-Covid del 2019. In media l’occupazione si è attestata sulla percentuale del 65,7%, ma con un ricavo medio a camera superiore rispetto a quello di due anni prima. Il fatturato di destina-

zione è stato leggermente più alto (per una lettura precisa e completa dei dati occorre aggiungere che anche i costi di gestione sono aumentati) ma, ciò che più conta, è che si è data la giusta attenzione alla redditività e il prezzo ha tenuto, pur nel momento difficile che stiamo ancora attraversando. Sempre in riferimento alla prima parte della stagione il confronto con le

altre destinazioni del Trentino mostra come la percentuale di occupazione cancellata sia più bassa delle altre località trentine. In termini di occupazione l’ambito turistico che fa capo a Madonna di Campiglio ha registrato, rispetto alla media delle altre località del Trentino, un’occupazione sensibilmente più alta (dal 14% al 20%) e, se consideriamo le tariffe, una differenza

positiva di circa 80 euro in più a camera al giorno (152 euro tra il 26 dicembre e il 6 gennaio). Dal 26 dicembre 2021 all’8 gennaio 2022 c’è stata un’occupazione dei posti letto disponibili che ha superato l’80% con punte massime del 90% (97% nel 2019). “Le prospettive di gennaio e febbraio - commenta Tullio Serafini, presidente di Azienda per il Turismo Madonna di Campiglio - ci dicono che sono confermate le prenotazioni per circa il 45% dei posti letto disponibili. L’occupazione di febbraio è migliore rispetto a quella di gennaio, ma siamo al di sotto delle prenotazioni che registravamo, negli stessi giorni di inizio anno, per febbraio 2020. Mai come quest’anno l’occupazione si definisce a pochi giorni dal soggiorno e risulta quindi difficile fare previsioni con le prenotazioni che arrivano tutte sotto data. Di positivo c’è che fin da inizio stagione registriamo una gran voglia di montagna invernale e sci da parte dei turisti sia italiani che stranieri”.

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Provincia chiama Governo sul green pass ai turisti stranieri Un intervento in tempi brevissimi da parte del Governo nazionale per evitare che il turismo invernale trentino a febbraio, marzo e aprile subisca un danno ingente. Lo ha chiesto sabato scorso 22 gennaio, nell’ambito dell’inaugurazione della nuova cabinovia Fortini a Madonna di Campiglio, cui ha partecipato il ministro del turismo Massimo Garavaglia, l’assessore provinciale al turismo Roberto Failoni. Il tema è quello delle regole sul green pass che rischiano di avere un effetto negativo sulla presenza dei turisti provenienti dall’Unione europea in Trentino. Il nodo riguarda il fatto per cui la durata diversa della certificazione verde per l’Italia e Paesi come Polonia o Repubblica Ceca (6 mesi in Italia, 9 all’estero) fa sì che molti turisti stranieri non si vedano riconosciuti il proprio green pass. Dai dati forniti dall’assessore Failoni si parla del possibile mancato arrivo di 150.000 turisti dalla Polonia, per non parlare della Repubblica Ceca.

MESSAGGIO PROMOZIONALE

Bim del Chiese a fianco delle realtà locali Il Consorzio BIM del Chiese anche per l’anno appena trascorso, com’è nella tradizione e nella sua storia, ha promosso progetti per la valorizzazione delle nostre realtà locali attraverso il patrocinio di numerose attività e iniziative su tutto il bacino del Chiese. Solitamente in questo campo si parla

esclusivamente di numeri, i quali certamente rendono più tangibile questo intervento, ma ciò che è fondamentale è il risultato. Il 2021 è stato ancora un anno segnato dalla pandemia con numerose Associazioni provate dalla situazione attuale e dal-

l’oppressione burocratica appesantita dall’emergenza sanitaria. Il nostro territorio è ricco di numerosi Enti e Associazioni che si occupano di cultura, musica, istruzione, sport, turismo, sociale e sicurezza. Proprio per l’importante valore che ciascun Ente e Associazione ha sul nostro territorio, il Consorzio ha

continuato a patrocinare le attività e le iniziative proposte da queste al fine di promuovere sempre più il coinvolgimento e la sinergia tra le varie realtà, affinché ciò che viene proposto sia la vera ricchezza della nostra valle. Scendendo nel dettaglio, in campo socio-assistenziale il Consorzio ha in-

trapreso la collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento per il finanziamento dei progetti per l’accompagnamento alla occupabilità attraverso i lavori socialmente utili nelle Case di Riposo della nostra valle e per tutte le attività legate all’animazione, formazione e informazione relative al mondo del sociale nelle APSP. La collaborazione è fondamentale, in quanto, solo insieme si possono raggiungere obbiettivi di successo come il Piano Giovani di Zona, il Servizio Bibliotecario della Valle del Chiese e il Distretto Family finanziati dal BIM e dai comuni. Altra realtà importante da non sottovalutare è l’istruzione, ovvero la ricchezza di avere numerose strutture scolastiche che garantiscono una formazione “a chilometro zero” e sempre al passo con i tempi. La cultura, la musica, il turismo e lo sport sono temi che rappresentano

un volano di sviluppo di valle nel nuovo ambito turistico all’interno del quale il BIM punta, attraverso il finanziamento di numerosi eventi ed attività sul territorio. Infine, non per importanza, anzi, il ruolo degli enti che si occupano della nostra sicurezza; i vigili del fuoco e il soccorso alpino, realtà alle quali nell’anno appena trascorso il bim ha voluto investire al fine di valorizzarli e ringraziarli per il grande lavoro svolto. Innumerevoli dunque sono le azioni concrete di sostegno che il consorzio propone con uno stanziamento, nel 2021, di più di 800.000 euro investiti sul territorio e per il territorio. Il nuovo anno porterà tante novità che punteranno a rafforzare ulteriormente questa filosofia affinché il Consorzio non sia un mero strumento, ma un punto di riferimento per tutto ciò che rappresenta la Valle del Chiese.


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Il Saltaro

FEBBRAIO 2022

La galina vecia la fa bon bro... Mentre andiamo in stampa si è votato in Parlamento per l’elezione del successore di Sergio Mattarella quale Presidente della Repubblica e si è tornati, nonostante la sua volontà di non riproporsi, ad avere Mattarella alla più alta carica dello Stato. Nel mese di gennaio tutti i partiti si son dati un gran daffare nel tentativo di individuare l’uomo giusto per la più alta carica istituzionale del nostro paese. Si cercava un nome super-partes, non divisivo, di alta moralità, competente e disinteressato. Sulle prime sembrava che l’uomo più indicato per capacità, moralità, reputazione nazionale ed internazionale fosse Mario Draghi, ma in questo caso probabilmente sarebbe caduto il governo e si sarebbe dovuto passare ad elezione anticipate. La cosa non piace ai parlamentari in scadenza che devono giungere a fine mandato per maturare la lauta pensione e così Draghi è stato sospeso. Ma allora chi? Mentre cresceva nei partiti la preoccupazione per la difficoltà nel trovare un nome condiviso, altrettanta inquietudine serpeggiava nell’alto dei cieli, Mattarella è stato un ottimo presidente, cattolico, osservante, di grande spessore morale, è stato un grande esempio per gli Italiani, non sempre ossequianti le leggi e i valori della nostra storia e della nostra società, trovarne un altro altrettanto capace non sarà facile. E allora chi? “Chi se

non lui?” si chiedeva qualche giorno fa, in una intera pagina pubblicitaria, sul “Giornale”, quotidiano di famiglia, pagina sicuramente concordata nella villa d’Arcore in cui si elencavano 21 indiscutibili meriti del rinato a nuova vita, ‘ineguagliabile (Cav) Silvio Berlusconi, che con umiltà e tanto pudore, si candidava ufficialmente a Presidente della Repubblica. Finalmente l’uomo giusto. Un uomo di grande esperienza, in piena forma, con una zia suora in Paradiso a pregare per lui, (cosa non da poco!), competente, la cui moralità ci riporta all’antica Roma, e il cui disinteresse lo si è potuto apprezzare nei tanti anni di vita politica. Ma i suoi meriti vanno oltre. A cominciare da Berlusconi “padre di cinque figli e quindici nipoti”, mica male per un’Italia con grande deficit demografico; e tutti sanno che è stato, fra le tante cose, “il primo editore ed inventore della TV privata” aiutata nella sua crescita da una legge ad personam, la legge Gasparri, una delle tante, e con la corruzione caduta in prescrizione. Però è stato il politico italiano “più votato con oltre 200 milioni di voti”. Orpo! Un po’ troppi, gli italiani sono circa 60 milioni e i votanti circa la metà, si vede che i voti dati a Berlusconi allora valevano il triplo. Di certo Berlusconi fu un grande “liberale”, si fa per dire, e un grande “europeista”, anche

se fu l’Europa nel novembre del 2011 a mandarlo a quel paese, a toglierselo dalla palle, con grande soddisfazione di Sarkozi e della Merkel che lo salutò con una smorfia storica. Che poi sia stato “l’imprenditore tra i primi nella creazione di posti di lavoro” non c’è dubbio compreso il lavoro bene remunerato delle numerose “olgettine” al suo servizio. E ancora: Berlusconi risulta, sempre dalla pagina del Giornale, “come il leader occidentale più apprezzato e più applaudito nella storia del Congresso americano”, un battimani lungo, lungo, più o meno otto minuti, neanche tanto a dir il vero. E’ invece vero che sia stato “il politico italiano più competente nella politica internazionale, capace di tessere amicizie con i più potenti leader mondiali”, forse sarà per questo che si permetteva di fare le corna ai sui colleghi con tanto di “cuccù” alla cancelliera tedesca definendole “culona” ed ancora meglio “inchiavabile”. Ma a parte le battute, di una cosa dobbiamo essergli grati, fu Berlusconi a “mettere fine alla guerra fredda fra Bush, padre, e Putin,” evitando cosi una quasi certa terza guerra mondiale. In quanto a moralità, niente da dire, al termine delle sue “cene eleganti”, guidava le sue ospiti in camera dove mostrava il lettone in cui dormiva Putin, lo zar russo, a testimonianza che ad

Arcore le cose si facevano nel migliore dei modi. Lo testimonia la vicenda riguardante la minorenne Ruby Rubacuori, ospitata ad Arcore con tutti gli onori perché nipote (si fa per dire!) del presidente egiziano Mubarak. Quel che è certo che nel 1994 l’Italia stava attraversando una crisi epocale e fu proprio Berlusconi che “con grande sprezzo del pericolo scese in campo per evitare a tutti noi di cadere in un regime autoritario” Infatti Occhetto con Prodi stavano tramando un golpe non da poco… Di fronte a tanta indiscutibile e nobile magnificenza perché Salvini e la Meloni non dovrebbero sostenerlo nella sua ormai nota auto-candidatura al Colle? Sembra che non ci siano i voti sufficienti per eleggerlo, e i fedeli alleati hanno già un piano B, ove la B non sta per Berlusconi, ma, aimè, si sta già pensando ad altro. Vabbè, sembra che vogliano dare a Berlusconi il “contentino” d’essere ancora una volta protagonista, ma senza esagerare. Tutto sommato il Berlusconi, è un pregiudicato (si, ma tutta colpa della giustizia rossa), ottantacinquenne, incartapecorito, rifatto dalla testa ai piedi e lo si nota a chilometri di distanza, sano come un pesce, ma pronto al ricovero in occasione di qualche processo a suo carico, è vero che è stato Berlusconi a sdoganare la Lega dal populismo

e la Meloni dal neo-fascismo, e magari un po’ di riconoscenza se l’aspetta, e così Berlusconi non molla aiutato dal critico d’arte Vittorio Sgarbi trasformato per l’occasione in centralinista telefonico che continua a contattare parlamentari di ogni risma per procurare voti al suo amico, che, generoso com’è, coltiva scambi amicali, e offre doni, dipinti della sua pinacoteca, presenze in Tv ecc.ecc. pur di arrivare al numero fatidico di voti sufficienti per la gloria. La speranza, comè giusto, è l’ultima a morire. Si fa per dire. Perchè è proprio il Berlusca a lasciarci quasi la pelle, poverino, costretto dai suoi fedelissimi ma fedifraghi sodali, a rinunciare alla candidatura, si ritira d’urgenza all’ospedale dov’è tuttora ricoverato per l’afflizione subita. Poi sorpresa (neanche tanto…!) è Salvini che prende in mano la regia di una commedia senza fine. Fa tutto lui, come sempre, fa “rose” di nomi per conto dell’intero centro destra, che nessuno poi vota. Al momento di votare, ognuno va per conto suo e della “rosa” rimangono solo le spine. Allora, grande idea, Salvini, punta sulle donne. Una donna presidente, una novità assoluta, e così propone la Casellati, di Forza Italia, presidente del Senato, figura illibata, salvo qualche pasticcio con i trasporti aerei ecc. ecc., e come al solito i primi a non votarla

sono stati proprio quelli del suo partito, figuraccia! Niente paura, un’altra donna, la capa dello Spionaggio, la signora Belloni, peggio che andar di notte, assolutamente no, quella ha in mano lo spionaggio ed il controspionaggio, è pericolosa…Salvini affranto sembra aver perso la bussola, il suo sogno di cambiare Mattarella e cambiare Draghi per gestire a suo modo il nuovo governo, finisce nel ridicolo e così all’unanimità, nella maggioranza di governo, si decide di tornare a Mattarella al Colle e confermare Draghi al Governo. Non c’è altro da fare. Lo si decide sperando che Mattarella accetti, dopo aver più volte detto che non ne voleva più sapere. E così l’Italia, checchè ne dica Salvini, continuerà ad essere tutelata al meglio da figure (ormai poche, se non uniche) che la stanno, da un paio d’anni, governando nel migliore dei modi. Questo la dice lunga sulla classe politica italiana, un migliaio di quasi tutti buontemponi, pronti a tradire, a cambiare casacca, a fare le capriole più strane pur di salvare la propria poltrona. Non per tanto ancora. Per ancora un anno, quanto basta per maturare e garantirsi la pensione a vita. Del resto non gliene frega niente a nessuno. In questa amena vicenda lo hanno dimostrato alla grande. Viva l’Italia e che il buon Dio ce la mandi buona!!!

Covid, continuano i controlli della polizia locale. Quotidiane le sanzioni sul territorio Sono settimane impegnative e fitte di impegni per gli operatori dei due corpi della Polizia Locale “Giudicarie” (che opera nella busa di Tione, nella bassa Rendena e nei territori che conducono alle Giudicarie Esteriori) e “Valle del Chiese” (che opera lungo il versante che va da Tione a Ponte Caffaro - sul confine con la Lombardia). Infatti, da quando è cominciata la quarta ondata della pandemia (contraddistinta dalla variante Omicron) e aldilà delle attività e dei controlli di routine, gli operatori della Polizia Locale guidati dai rispettivi comandanti (Stefano Bertuzzi per la Polizia Locale Valle del Chiese e Carlo Marchiori per la Polizia Locale Giudicarie) sono stati impegnati nei controlli nell’ambito del piano per l’effettuazione costante di controlli del comitato pro-

Un locale nel comune di Sella Giudicarie, visti gli agenti del corpo della Valle del Chiese, ha perfino fatto scappare gli avventori dalla cantina vinciale ordine e sicurezza pubblica. Attività che rientrano a tutti gli effetti nel decreto di fine novembre con il quale il Commissario del Governo dott. Bernabei si avvale delle forze di polizia e del personale dei corpi di polizia municipale munito della qualifica di agente di pubblica sicurezza, in modo da garantire il rispetto dell’obbligo del possesso delle certificazioni. Decine e decine le persone sanzionate perché non rispettose delle normative in atto: sogget-

ti sprovvisti di green pass, soggetti che si definiscono “no vax” che si divertono a trasgredire le regole e soggetti che, con superficialità, violano quarantene ed isolamenti. Nell’ambito di tali controlli la polizia locale della Valle del Chiese è intervenuta presso un pubblico esercizio situato in una zona isolata del Comune di Sella Giudicarie al fine di verificare il possesso delle certificazioni verdi degli avventori e dei lavoratori presenti, ha scatenato una vera e propria

fuga dei presenti. All’arrivo della pattuglia, infatti, attraverso le finestre poste vicino all’ingresso, gli operatori hanno constatato che alcuni avventori stavano correndo verso l’interno del ristorante. Mentre uno dei due agenti entrava all’interno, l’altro rimaneva all’esterno osservando l’uscita di sicurezza posta a lato dell’edificio. A seguito di un controllo specifico

si è quindi accertato che in cucina era presente una botola che con una ripida scala conduceva al piano sotterraneo ove erano situate una cantina ed una rimessa e che da quest’ultima si poteva accedere ai prati circostanti dai quali dovevano essersi dileguati alcuni avventori. Altra curiosa sanzione è stata invece inflitta ad una persona intenta a lavorare che

rifiutava il controllo della certificazione e rifiutava di dare le proprie generalità. “Non possiamo certo dirci stupiti - affermano i referenti della Polizia Locale - di fronte al forte aumento dei contagi avuti nelle settimane di gennaio. Ogni giorno, infatti, abbiamo dato sanzioni a seguito delle ripetute violazioni del rispetto delle normative anti contagio”. L’attività di controllo prosegue quotidianamente in maniera capillare su tutto il territorio giudicariese con il personale dei vari corpi di Polizia Locale che stanno dando una grossa mano alle autorità locali al fine di garantire il dovuto rispetto delle regole che dovrà permetterci finalmente di tornare presto alla tanto osannata normalità invocata ormai da troppo tempo. (M.M)


Riflessioni

FEBBRAIO 2022

Omne agens agendo perficitur “[ …] siccome è illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le forze e l’industria propria per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere a una maggiore e più alta società quello che dalle minori e inferiori comunità si può fare. Ed è questo insieme un grave danno e uno sconvolgimento del retto ordine della società; perché l’oggetto naturale di qualsiasi intervento della società stessa è quello di aiutare in maniera suppletiva – subsidium afferre - le membra del corpo sociale, non già distruggerle e assorbirle”. Papa Pio XI, “Quadragesimo Anno”, 15 maggio 1931.

di Paolo Magagnotti Nel corso della vita ci troviamo di fronte vari impegni per soddisfare le più disparate esigenze del vivere quotidiano. Certo, quando siamo piccoli bambini, poi adolescenti ed in seguito impegnati negli studi o nell’apprendere una professione, vi è sempre bisogno dell’aiuto dei nostri genitori o della comunità locale o di più ampie dimensione, sino allo Stato od anche altre entità superiori, come l’Unione Europea ad esempio. Poi, quando abbiamo la possibilità di lavorare, dobbiamo pensare autonomamente ai nostri bisogni e pensare pure ai tempi in cui, con l’avanzare dell’età, non saremo più in grado di lavorare e di produrre per soddisfare le nostre esigenze, oltre ad avere anche il diritto al “meritato riposo”. Pensando all’età avanzata dobbiamo pertanto mettere da parte – con i sistemi sociali di

previdenza o scelte individuali - quanto ci servirà per una vita dignitosa, dando di chiedere aiuto ad altri se ciò non è necessario. Come abbiamo ricordato nel precedente numero del nostro Giornale, nella riflessione con la quale abbiamo iniziato il percorso “Omne agens agendo perficitur”, quando una persona ha le capacità e le possibilità di operare in modo tale da soddisfare i propri bisogni di vita deve “arrangiarsi”, ottenendo un doveroso aiuto altrui caso in cui non sia in grado di far fronte in maniera soddisfacente alle proprie necessità. Tale comportamento si basa su quel principio che abbiamo conosciuto chiamarsi “sussidiarietà”. Un termine che deriva dal latino ”subsidium”, ossia aiuto, o meglio venire in aiuto. Sussidiarietà, unitamente alla solidarietà, è un

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Arrangiarsi, quando si può fare da soli principio cardine di una società che voglia vivere e crescere in armonia e nella giustizia sociale. Un principio che è stato formulato per la prima volta nella dottrina sociale della Chiesa cattolica, specificatamente nell’enciclica del papa Pio XII del 13 maggio 1931 “Quadragesimo Anno”, pubblicata nel 40º anniversario della “Rerum Novarum” del papa Leone XIII, con la quale per la prima volta la Chiesa cattolica prese posizione in ordine alle questioni sociali. Nel documento pontificio si afferma: “[ …] siccome è illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le forze e l’industria propria per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere a una maggiore e più alta società quello che dalle minori e inferiori comunità si può fare. Ed è questo insie-

me un grave danno e uno sconvolgimento del retto ordine della società; perché l’oggetto naturale di qualsiasi intervento della società stessa è quello di aiutare in maniera suppletiva – subsidium afferre - le membra del corpo sociale, non già distruggerle e assorbirle”. Da allora, il principio di sussidiarietà ha sempre costituito una costante nei testi vaticani sulle questioni sociali. Di fatto, peraltro, seppur con terminologia diversa, il contenuto di tale principio si

trova in testi pubblicati molto prima. L’individualismo e il liberalismo nel 19º secolo cercarono di attribuirsi la paternità del principio, mentre in realtà lo troviamo già in Tommaso d’Aquino, dove parla dei membri della società, e in Dante Alighieri, quando nel “De Monarchia” afferma che l’imperatore non deve occuparsi di decisioni riguardano le piccole cose della città. In maniera decisiva il contenuto della sussidiarietà viene espresso in un discorso

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del presidente dell’Stati Uniti Abraham Lincoln del 1894, nel quale affermò che se da una parte è legittimo obiettivo di un governo fare per una comunità tutto ciò che ad essa serve, bisogna evitare ogni interferenza sulla comunità se la stessa è in grado di soddisfare i propri bisogni. Sia che si tratti di autorità religiose, sia che si considerino interventi e comportamenti di autorità civili o uomini di cultura, si comprende che la sussidiarietà ha rappresentato nel corso del tempo un “sano” principio, il quale, se da una parte pone attenzione alla dignità della persona, dall’altra parte diede alla persona di impegnarsi con tutte le sue forze per soddisfare i propri bisogni, senza “sfruttare” ingiustamente altri quando è in grado di soddisfare le proprie esigenze con le proprie forze.

San Valentino, festa degli innamorati La tradizione di San Valentino, festa degli innamorati, risale all’epoca romana, ma poi è diventata un rito circa 600 anni fa cominciando dalla Francia. Oggi san Valentino viene festeggiato il 14 febbraio in Italia ed in ogni parte del mondo. Buona parte della storia di san Valentino rimane un mistero. Si sa che da secoli febbraio è ritenuto il mese del romanticismo. Il mese della rinascita, con l’inverno che volge al termine e la terra che ricomincia a fiatare. Ma san Valentino è un nome di un personaggio storico. A dir il vero sono almeno tre i santi con quel nome nella Chiesa cattolica e tutti tre martirizzati. Quello che più ha credito come protettore degli innamorati è Valentino da Terni che nasce nel 176 nella città umbra da una nobile famiglia. Convertitosi fin da giovane al cristianesimo, divenne vescovo della sua città a vent’anni. L’impe-

ratore d’allora, Claudio il Gotico, gli chiede di abiurare la sua fede e di tornare agli dei di Roma, ma lui resiste e anzi, tenta dio convertire l’Imperatore. Gli andò male, fu arrestato e poi liberato dallo stesso imperatore. Con l’Imperatore Aureliano viene di nuovo arrestato con l’accusa di aver celebrato il matrimonio fra una cristiana e un soldato romano, contravvenendo alla legge romana che impediva matrimoni di quel tipo. La cerimonia avvenne in fretta anche perché la giovane sposa era malata. E i due sposi morirono insieme, proprio mentre il Vescovo Valentino li benediceva. Fu allora che il vescovo Valentino fu rimesso in carcere, torturato ed infine decapitato. Ma già durante il suo apostolato, san Valentino, s’era fatto notare per la sua attenzione per gli innamorati che aiutava anche finanziariamente perché giungessero al matrimonio

incoraggiandoli ad avere figli. Ma la festa di san Valentino come protettore degli innamorati ebbe inizio a Parigi nel 1400 e poi si diffuse in tutto il mondo nei modi più vari. Mentre

in Italia, Francia e Spagna il 14 febbraio si festeggia tradizionalmente fra innamorati, con cene, candeline e frasi romantiche, nel nord Europa e negli Stati uniti, la festa di san Va-

lentino s’è ridotta ad una qualsiasi festa fra amici. Meglio festeggiare l’amore! Eh...l’amore! Non c’è niente da fare. “L’amore è una malattia. Solo che funziona al contrario di una

malattia vera e propria: l’innamoramento fa tanto bene quanto più fa male. E’ come un virus invasivo, virulento e contagioso, appena il virus si attenua e stempera la sua portata morbosa, ecco che il sentimento si placa e si trasforma. E come tutti i virus, l’innamoramento colpisce allo stesso modo in ogni parte del mondo, non conosce differenze sociali e di razza, non ha bisogno di traduzioni per essere compreso, basta lo sguardo generoso che il virus s’attacca più tenace che mai. Essere innamorati è avere in testa un’idea che non t’abbandona giorno e notte. E’ addormentarsi con quell’immagine e ritrovarla che aspetta sul cuscino fin dai primi momenti del risveglio. L’innamoramento è un sentimento estremo, non tepore ma febbre alta (p.c.)”. E con tutti i nostri lettori innamorati alziamo il calice, viva l’amore, e che San Valentino vi protegga!


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Attualità

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Da marzo arriva il nuovo assegno unico Entra in vigore dal prossimo mese di marzo il nuovo assegno unico per i figli (dal settimo mese di gravidanza fino a 21 anni). Vediamo cosa sostituisce e quali sono i requisiti e le tabelle Isee per fare domanda. Assegno unico per i figli, cosa sostituisce? L’assegno unico per i figli, a partire dal marzo 2022, sostituisce e ingloba diversi misure tra cui e assegni familiari. Non vengono abrogati e quindi rimangono ancora in vigore l’assegno unico provinciale (AUP) erogato dall’Agenzia per la famiglia, la natalità e le politiche giovanili ed altri benefici quali le tariffe agevolate per i trasporti e le mense scolastiche. Assegno unico e tabelle Isee Gli importi dell’assegno unico per i figli dipenderanno dal reddito famigliare, anche se comunque nessuno ne resterà completamente escluso. Gli importi, infatti, dipenderanno dall’Isee. Chi è sotto i 15mila euro con la dichiarazione otterrà il massimo dei benefici, oltre i 40mila si avrà comunque diritto all’importo minimo.

to, dal 1º gennaio 2022, per un periodo che andrà da marzo a febbraio dell’anno successivo. L’assegno unico 2022 sostituisce anche gli assegni familiari che, attualmente, vengono erogati da luglio a giugno dell’anno dopo.

Domanda per l’assegno unico 2022 L’assegno unico per i figli verrà erogato dall’Inps alle famiglie che ne avranno fatto domanda (a partire dal 1º gennaio 2022). Ne possono fare richiesta sia i lavoratori dipendenti che quelli autonomi. L’importo varia a seconda dei requisiti, le famiglie numerose possono ottenere un importo massimo anche di oltre mille euro al mese. I lavoratori possono inoltrare la domanda per l’assegno unico per i figli, come det-

Calcolo Isee Contestualmente alla presentazione della domanda per l’assegno unico per i figli, i richiedenti dovranno allegare anche la dichiarazione Isee per stabilire l’importo dell’assegno. Tuttavia, chi non la presenta riceverà comunque l’assegno calcolato al minimo dell’importo. Potranno richiederlo tutti i residenti da almeno due anni, compresi i cittadini extracomunitari. Anche in Provincia di Trento sarà necessario recar-

L’EDITORIALE di Adelino Amistadi Continua dalla Prima Segno di unità ritrovata, ma anche segno della fine di una settimana tempestosa, con tutti i partiti allo sbando, senza leader all’altezza e senza una regia ben definita. Tutto sommato c’è solo da tirare un gigantesco sospiro di sollievo perché continueremo ad avere il presidente Mattarella al Quirinale e il presidente Draghi a palazzo Chigi, una coppia consolidata che ci permetterà di affrontare e portare a compimento i progetti del Recovery Fund, tranquillizzando così l’Europa, i mercati, i nostri creditori, e proseguendo nel rilancio della nostra economia già da tempo in forte espansione. Ma soprattutto la rielezione del presidente Mattarella rasserena i cittadini italiani, sbigottiti di fronte alla pochezza della politica che ha offerto uno spettacolo indecente nei sei giorni della settimana elettorale. Credo che su quello che è avvenuto ci sia da riflettere. Cominciando dalla

in base all’Isee, mentre per i nuclei con 4 figli o più è prevista un’ulteriore maggiorazione forfettaria da 100 euro al mese. Se entrambi i genitori lavorano e l’Isee è basso, si avranno altri 30 euro in più, che si azzerano oltre i 40mila euro.

In vigore da marzo, è già possibile presentare la domanda, Ne hanno diritto tutti, anche i lavoratori autonomi fino ad ora esclusi da misure simili. Per le famiglie numerose con Isee basso possono arrivare anche mille euro al mese. si ai Caaf o ai patronati per predisporre la dichiarazione Isee che è parzialmente differente dall’ICEF che viene utilizzata per ottenere i benefici previsti dalla normativa provinciale. Assegno unico per i figli, i requisiti L’assegno unico 2022 spetta a tutti ma sono previste una serie di maggiorazioni, principalmente in base al numero di figli e alla presenza di disabili (si terrà conto anche se entrambi i genitori lavorano). Tra i requisiti premiati c’è quello anagrafico, le mamme under 21 hanno diritto a una maggiorazione di 20 euro al mese indipendentemente dall’Isee. A partire dal terzo figlio, poi, è prevista una maggiorazione per l’assegno unico 2022 tra i 15 e gli 85 euro a figlio

Gli importi dell’assegno unico per i figli Ma quali sono gli importi previsti per l’assegno unico 2022 a seconda dei requisiti? Ad esempio, una famiglia con un Isee fino a 15mila euro riceverà 175 euro al mese con un figlio, 350 con 2, 610 con 3 e 970 con 4 (la cifra sale a 1.090 euro al mese se entrambi i genitori lavorano, con 30 euro per 4 figli, 120 euro in più). A questa cifra vanno aggiunti i 20 euro al mese a figlio in caso di mamma under 21. I nuclei che superano i 40mila euro di Isee invece riceveranno per l’assegno unico 50 euro al mese con un figlio, 100 euro con due figli, 165 euro con tre figli, 330 euro con 4 figli. Anche in questo caso vanno aggiunti i 20 euro a figlio se la mamma ha meno di 21 anni mentre non viene prevista la maggiorazione per entrambi i genitori lavoratori. La formula dell’assegno unico 2022 prevede che, le famiglie che hanno figli disabili riceveranno l’assegno unico senza limiti di età dei figli. Per i figli minori a carico si ricevono 105 euro al mese in più in caso di non autosufficienza, 95 euro in caso di disabilità grave e 85 euro in caso di disabilità media. Per figli maggiorenni disabili, e fino a 21 anni, si riceveranno 50 euro al mese in più (che si sommano all’assegno previsto tra i 18 e i 21 anni) mentre oltre i 21 anni si continuerà a ricevere un assegno in base all’Isee che andrà da 85 a 25 euro al mese.

Grazie ai nostri presidenti Mattarella e Draghi

politica dei partiti che ne esce sconfitta. Le forze politiche in ballo, tutte, dovranno pensare ad un opportuno cambiamento di metodo. Le coalizioni sul campo si sono sciolte come la neve d’estate. Di destra e di sinistra. La destra, che era partita spavaldamente per portare un uomo di destra alla più alta carica della Repubblica, è crollata per i clamorosi errori fatti da Matteo Salvini. Voleva fare il regista a nome del centro-destra, è riuscito solo a bruciare una decina di nomi compreso quello della presidente del Senato Casellati, ha infine spaccato il centro-destra, la Meloni gli ha tolto il saluto e adesso deve vedersela con i suoi presidenti di Regione per niente convinti della sua gestione. E così il centro-destra si sfalda, non esiste più: i tre partiti che lo compongono vanno ormai

ognuno per conto proprio. La Meloni, in particolare, incazzata nera con Salvini, aspetta solo di rifarsi alle prossime elezioni. Non è che vada meglio il centrosinistra. L’alleanza Pd e Conte, 5S, traballa dopo i mille giochetti di Conte in gran parte dietro le quinte. Voleva affondare Draghi, come primo obiettivo, ma ha dimostrato di non avere le palle, men che meno la stoffa del leader. Cosa succederà ora: aspettiamoci un duello finale tra Conte ed il suo avversario Luigi di Maio (draghiano), e tra Salvini e Giorgetti. Di certo per un pezzo non sentiremo più parlare di vertici di coalizione, né dal centro-sinistra e men che meno dal centrodestra. Diversa la posizione di Fratelli d’Italia che ha perseguito con coerenza il progetto di far di tutto per andare ad elezioni antici-

pate. Il Pd ha avuto una posizione attendista, talvolta ambigua, ma che alla fine ha dovuto rinunciare all’obbiettivo dichiarato di portare Mario Draghi al Quirinale. Già, Draghi. La sua autorevolezza non è stata mai messa in discussione. E’ da tutti riconosciuta. Tramontata ogni sua possibilità d’essere eletto al Colle, s’è poi impegnato nel cercare il dialogo con i

leader politici della maggioranza per ricomporre gli equilibri necessari per continuare nella sua stagione quale Presidente del Consiglio. Draghi, con le spalle ben protette da Mattarella, ha garantito stabilità in un anno particolarmente difficile da gestire, ma la drammaticità della pandemia non è ancora finita, sono subentrate, nel frattempo, anche notevoli difficoltà

economiche (rincaro della luce, del gas, dell’acqua), così Draghi è chiamato a preservare l’Italia da ulteriori squassi. Ma tirando le conclusioni, una cosa è certa: la coppia dei presidenti Mattarella-Draghi è una garanzia di stabilità per tutti. Siamo riconoscenti al presidente Mattarella per aver accettato di farci uscire da una “empasse” vergognosa della politica italiana, e siamo solidali con il presidente Draghi perché continui nella sua opera di conduzione severa, competente e positiva, della nostra vita quotidiana. Così almeno potremo affrontare l’anno elettorale che si preannuncia altrettanto tumultuoso, con la serenità e la consapevolezza di essere comunque in buone mani. Per fortuna che ci sono i presidenti Mattarella-Draghi.


Europa

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Venti di guerra e un’Europa debole di Paolo Magagnotti Dopo che nei primi decenni dello scorso secolo due guerre mondiali sono scoppiate nel cuore dell‘Europa, dopo la caduta del muro di Berlino e il dissolvimento dell’Unione sovietica, con il venir meno - si sperava definitivamente - della contrapposizione fra i blocchi occidentale e orientale, dopo che negli anni Novanta abbiamo avuto una nuova guerra nei Balcani, con un altro genocidio, potevamo forse sperare di vivere un po’ in pace in questa nostra Europa? Potevamo sperare che l’Unione europea, nata sulle ceneri di morte e distruzione opera della follia umana, potesse continuare a tenere salde le colonne di pace che politici coraggiosi e lungimiranti avevano iniziato a gettare già poco dopo il secondo conflitto mondiale? Certo, il progetto europeo ci ha garantito molti anni di pace in questa tormentata Europa che nel corso dei secoli ha conosciuto tante, troppe, guerre e di questo dobbiamo tutti essere felici. Ora, in questi giorni, mentre ricordiamo l’indicibile tragedia umana dell’Olocausto, nuovi venti di guerra soffiano sull’Europa. La Russia di Vladimir Putin, non rassegnata ad aver perso quell’impero sovietico che ha tenuto milioni di europei sotto la cappa comunista per oltre quarant’anni, vuole una rivincita nel porre le mani sopra quegli stati resisi indipendenti dal giogo sovietico; Stati che per la Russia sono colpevoli del desiderio di collaborare e unirsi a quell’Unione Europea impegnata a garantire libertà e diritti civili e umani. Mentre andiamo in stampa con il nostro Giornale non abbiamo notizie su quanto sia reale la minaccia russa di occupare l’Ucraina o se si sia materializzata questa realtà terribile. La realtà inconfutabile è che Putin nel suo progetto intende destabilizzare l’Europa programmando tutto per prendersi quellla parte di Ucraina che non ha già annesso o occupato. Certamente Mosca non si accontenterà del pur strategico territorio ucraino. Le sue ambizioni vanno

La responsabilità della debolezza di Bruxelles sul piano della politica estera e di sicurezza va ricercata nella non disponibilità da parte degli Stati membri di riconoscere e conferire all’Unione reali competenze e mezzi affinché una vera e propria politica estera e di difesa possa aver luogo oltre. Soldati russi controllano già da tempo il territorio di altri stati ex sovietici. Pensiamo alla Transnistria, fascia territoriale della Repubblica indipendente di Moldavia con settecentomila abitanti posta al confine con l’Ucraina là dove non se n’è mai andata la 14ª armata rossa. Pensiamo alla Repubblica indipendente di Georgia, dove la Russia ha occupato da tempo l’Ossetia del Sud e l’Abcasia. Siamo sotto il ricatto russo delle materie prime che proprio in questi giorni, unitamente ad altri fattori, fanno schizzare in alto gli importi delle nostre bollette. Il pericolo russo e la situazione nei Balcani e nel Caucaso non sono purtroppo gli unici elementi che devono preoccuparci in questi momenti, mentre siamo ancora impegnati nel combattere, già da due anni, un terribile nemico della nostra salute che continua a mietere ogni giorno vite umane. Vorrei concludere questo breve riferimento ad una grave situazione di carattere geopolitico pensando a che cosa fa, o potrebbe o dovrebbe fare l’Unione europea. Ciò che fa, purtroppo, è poco. Quello che potrebbe fare è ancora meno. Quello che, invece, dovrebbe fare, è molto. Abbiamo, in base ai trattati europei, una politica estera e di difesa che dovrebbe operare per la

nostra sicurezza e per concorrere a garantire stabilità e pace in un più vasto contesto mondiale. Abbiamo l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, che è a capo del Servizio europeo per l’Azione Esterna e che presiede il Consiglio che riunisce i ministri degli esteri dei ventisette Paesi dell’Unione europea. Egli si muove, parla, telefona, ha incontri, interagisce con varie istituzioni europee per concordare strategie comuni, ma il potere geopolitico che può esercitare è assolutamente insufficiente. Vediamo che è la diplomazia degli Stati membri, soprattutto dei più forti economicamente e politicamente, a svolgere il ruolo maggiore su terreni che dovrebbero essere riservati all’Unione europea. Per affrontare, per esempio, la grave situazione russo-ucraina le speranze

maggiori sono state riposte nel vertice fra il presidente russo Putin e il presidente francese Macron. Ma tutta questo, è solo colpa di Bruxelles? No. La responsabilità - se così possiamo chiamarla - della debolezza di Bruxelles sul piano della politica estera e di sicu-

rezza va ricercata nella non disponibilità da parte degli Stati membri dell’Unione europea di riconoscere e conferire all’Unione reali competenze e mezzi affinché una vera e propria politica estera di difesa europea possa aver luogo. In questi mesi sono in corso analisi, studi e in-

terlocuzioni per giungere a una robusta politica estera e di sicurezza europea; vogliamo sperare che sia la volta buona, di fronte alle minacce globali, di compiere un reale passo in avanti. Temo, purtroppo, che l’unanimità richiesta in sede di Consiglio europeo - l’insieme dei Capi di Stato e di Governo dell’Unione europea - per le decisioni finali, possa alimentare grandi illusioni. Abbiamo certamente l’Alleanza atlantica molto impegnata anche nella presente situazione Ucraina, con gli Stati Uniti in primo piano, ma L’Europa non può sempre demandare la difesa agli americani. L’augurio è che una maggiore consapevolezza dei tempi che viviamo da parte della popolazione dell’Unione europea sappia esercitare la pressione necessaria per convincere i politici che ne sono rappresentanti a pensare non alla rielezione, ma al bene comune dei cittadini europei.


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Territorio

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Tione, la nuova biblioteca con l’ambizione di essere un centro culturale di Chiara Garroni

Aperta all’ex Barchessa, ci sono zone dedicate ai diversi utenti. Postazioni relax, wi-fi potenziato, un sala per conferenze e una per piccoli gruppi di lavoro che si può prenotare Finalmente dopo anni di rinvii, a causa delle lungaggini degli appalti per i mobili, dallo scorso settembre ha aperto i battenti la nuova biblioteca di Tione. A causa del Covid non c’è stata l’inaugurazione ufficiale, col taglio del nastro e le autorità, ma è stato comunque un bel momento poter accedere ad una struttura molto grande e curata in ogni angolo. Abbiamo sentito il sindaco Eugenio Antolini, che si è detto soddisfatto per una struttura spaziosa, luminosa, innovativa. La filosofia alla base del progetto è stata quella di offrire alla popolazione non solo libri e giornali, ma un punto di aggregazione, con la possibilità di incontrarsi in piccoli gruppi, per studiare assieme, per confrontarsi, potersi collegare al wi-fi, in un ambiente amichevole e un po’ diverso dalle solite strutture pubbliche. Progettata dall’ingegner Luca Mezzi di Storo, la costruzione sorge dove era la Barchessa dell’ex casa Covi, è di 2.210 mq lordi complessivi suddivisi in tre piani, più il sotterraneo con una ventina di posti auto. L’ampio piano terra è di 530 mq, il primo piano di 390 mq, più 70 mq di terrazzo, ed il secondo piano è 435 mq, più un terrazzo di 35 mq. La responsabile Teresa Radoani ci dice che questi ampi spazi sono suddivisi in zone dedicate alle varie esigenze degli utenti: bambini, ragazzi, studenti delle superiori che vanno in biblioteca a studiare, persone che leggono i quotidiani e le numerose riviste di vario genere. Ci sono poi postazioni pc, poltrone con la presa per poter collegare i propri dispositivi, wi-fi potenziato, angoli per la lettura con comode sedute relax. Ci sono anche alcuni spazi chiusi: la sala polivalente con schermo ed impianto audio che permette lo svolgimento di lezioni, incontri e conferenze, e che viene concessa ad associazioni ed è fruibile anche dall’esterno, e la sala intrecci, riservata a piccoli gruppi su prenotazione. Attualmente è utilizzata 2 pomeriggi a settimana dall’associazione

More per attività pomeridiane dei ragazzi di elementari e medie. Sono 58.572 i volumi attualmente disponibili per il prestito, ma sono tanti gli utenti che, complici le restrizioni Covid, negli ultimi mesi si sono registrati al servizio Mlol, ovvero il portale per il prestito digitale Media Library On Line, che permette di consultare gratuitamente giornali e libri dal proprio computer. E’ già in funzione anche il servizio di auto prestito, realizzato grazie al finanziamento del Bim del Sarca, anche se al momento, sempre a causa delle cautele dovute al Covid, è meglio restituire i libri nel totem esterno, o nel cestone davanti al banco prestiti. Le restrizioni Covid al momento influiscono un po’ sulla piena utilizzazione della struttura, ad esempio è precluso l’angolo “morbido” per i piccolissimi, con i

scacchi, o di lavori a maglia, od altre attività manuali, magari non strettamente legati alla lettura, ma comunque realizzabili nell’ottica di avere una struttura “amichevole”, che diventi una casa della cultura in senso ampio per Tione e dintorni. Forse la soddisfazione mag-

la parete rivolta alla stazione delle corriere l’opera d’arte dell’architetto Gianluca Pelizzi di Parma, vincitore del concorso indetto dal Comune. L’originale struttura si chiama “Lorem ipsum”, è in lamiera di acciaio patinato, una sorta di gomitolo di parole che intende dare l’idea dei libri che escono per conquistare nuovi lettori, che si lascino attrarre dalla magia delle parole e ne possano godere. Con questo termine si intende un testo segnaposto utilizzato da grafici e tipografi come riempitivo per bozzetti e prove grafiche. tappeti e le sedute imbottite di difficile sanificazione, le postazioni studio sono ridotte, e la necessità di avere il green pass rafforzato limita l’accesso di alcune persone, anche se il solo ritiro o restituzione libri è aperto a tutti. Un intervento che non c’entra col Covid, ma che riteniamo indispensabile, sarà porre sistemi di schermatura alle ampie vetrate, per non trovare le bibliotecarie svenute a terra per il caldo dovuto all’effetto serra la prossima estate. Al momento non si possono effettuare nuove attività come corsi di

giore, ci dice Teresa Radoani, è stata quella di poter riaccogliere i bambini più piccoli, che accompagnati dai genitori o dai nonni si aggirano alla ricerca del libro da farsi leggere. Le chiediamo come è cambiato il lavoro di bibliotecario negli ultimi 20 anni: la burocrazia, ci dice. Per gli acquisti e la gestione delle varie pratiche il lavoro burocratico è di anno in anno crescente. Invece l’offerta di attività culturali rivolte alle varie fasce di età è sempre stata molto ricca e vivace. A fine agosto è stata posta sul-

È privo di senso, composto da parole latine, riprese casualmente da uno scritto di Cicerone. La caratteristica principale è data dal fatto che offre una distribuzione delle lettere uniforme, apparendo come un normale blocco di testo leggibile. Fra le attività già effettuate in questi primi mesi, la realizzazione del progetto BiblioYoung, organizzato da Incontra per il Piano Giovani della Busa di Tione: momenti formativi e conviviali condotti da giovani universitari verso loro compagni, tenuti nello spazio studio nelle giornate di sabato. Anche i bambini delle classi quarte Elementari hanno inaugurato la biblioteca con una mostra di sculture di libri create da loro, visitata da tutte le altre classi della loro scuola. La sfida vera, ci ha detto il sindaco Antolini, al di là degli eventi ed iniziative particolari che si sono organizzati, è poter sfruttare le potenzialità della struttura nella quotidianità, sperando che si possa tornare presto a superare le restrizioni che si son dovute subire in questi difficilissimi ultimi due anni.

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Territorio Il nome è simpatico: i promotori l’hanno chiamata “Giudicarie in bottiglia”. Di che si tratta? Di un’associazione pensata da alcuni produttori di vino (e non solo) i quali hanno deciso di mettersi assieme con un obiettivo: promuovere il vino prodotto fra Giudicarie Esteriori, Busa di Tione, Rendena e Chiese. Come avete notato, abbiamo inserito tutti e quattro gli ambiti nei quali si suole articolare il territorio che va dal lago d’Idro all’Adamello, dal Brenta al passo del Ballino. Non li abbiamo inseriti per sfizio, ma perché nelle intenzioni dei promotori dell’associazione c’è proprio quella di coinvolgere produttori di tutti i territori. Perché in effetti ce n’è. Alcuni sono produttori con qualche anno sulle spalle, altri sono appena entrati nel mondo vitivinicolo, altri ancora sono lì sulla porta della cantina. Tuttavia c’è una bella animazione. Breve storia di un tempo andato Diciamocelo, non è mai stato particolarmente noto per il vino il territorio giudicariese. Per capirci, non è la Rotaliana, che ci regala il Teroldego, come non è la Vallagarina, terra che offre il Marzemino (lo apprezzava e lo dichiarava anche il mito Mozart), e non è nemmeno la Valle dei Laghi, con la sua Nosiola e con il prezioso Vino Santo. Chi scrive, rovistando negli scaffali più remoti della memoria, trova dei vini di oltre

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Giudicarie in bottiglia, nasce l’associazione

Di qualità: su questo non si discute. I tre nomi dei promotori dell’associazione sono molto attenti sia alla produzione delle uve, che alla vinificazione. Fra loro ci sono sperimentatori, che giocano con le anfore, pensando all’antica Georgia, culla del vino.

di Giuliano Beltrami

L’ambizione è quella di riunire tutti i produttori vinicoli del territorio. La valle sta vivendo un momento di grande vivacità produttiva e di investimenti mezzo secolo fa, che quando li bevevi ti tiravano lo stomaco in terra. Il ricordo va al Portoghese, al Clinto, al Bicò... Quest’ultimo ha dato il nome ad un progetto nato in valle del Chiese ad opera di Culturnova, un’associazione che, ottenuti i finanziamenti dal Consorzio Bim, si è rivolta alla Fondazione Edmund Mach per la ricerca di un prodotto di laboratorio. Ma ne parleremo in altra parte. Le Giudicarie in bottiglia L’idea di costituire un’associazione per promuovere il vino giudicariese è venuta a tre produttori, che contano di trascinarne altri. Sono Nicola Del Monte (titolare della Filanda de Boron di

Tione, coltivatore di vigne resistenti e produttore di vini naturali, che non hanno bisogno di “aiutini”, né chimici, né naturali, da tredici anni vignaiolo nonostante una laurea in economia), Luca Caliari (Cavic di Santa Croce di Bleggio, che nei tre ettari e mezzo produce Müller Thurgau, Kerner, Pinot grigio, Chardonnay, Riesling e uve resistenti come Solaris e Souvignier Gris) e la famiglia Berasi (dalla zootecnia alla viticoltura: una trentina di ettari principalmente nella zona di Stenico e produzione di un Trentodoc, il Levì). Non finisce qua. Fra gli enti fondatori di “Giudicarie in bottiglia” c’è Deges, l’associazione che riunisce i pro-

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duttori delle Giudicarie Esteriori, e c’è anche la Famiglia Cooperativa delle Giudicarie, con sede a Tione e negozi oltre la Busa fino alle Esteriori dopo la fusione con FiavéCavrasto. Il suo presidente, Mattia Pederzolli, ci tiene a sottolineare di esserci, “perché ci è cara la promozione dei prodotti tipici. E fra questi non può mancare il vino”. Fra presente e futuro Il presente è adesso. Banale? Il problema è il futuro. E quando dici futuro pensi ai cambiamenti climatici,

che (è parere ormai diffuso) sono destinati a modificare paesaggi e produzioni. E la viticoltura sarà vittima o protagonista? Senz’altro può essere protagonista, purché i coltivatori siano consapevoli che i cambiamenti portano cambiamenti. Per esempio, la coltivazione del vino si alzerà sul livello del mare. I più attenti lo hanno già capito: non a caso Tenute Lunelli si è comperata venti ettari sul versante di Sclemo, frazione di Stenico. E non a caso la viticoltura ha trovato adepti di qualità nelle Giudicarie.

Associazione aperta Come ogni sodalizio che parte, anche “Giudicarie in bottiglia” ha preso avvio con tranquillità. Però i promotori si dicono aperti a chiunque voglia entrare. Purché abbia la Partita Iva nelle Giudicarie. E allora viene da pensare al Clisium. Come si diceva, Culturnova si è lanciata nella sperimentazione, coinvolgendo i laboratori di San Michele all’Adige, con lo scopo di trovare un vino autoctono: diciamo un vino del Chiese. Che all’atto pratico, dopo qualche anno di studi e ricerche, è arrivato, sebbene non sia del Chiese. E’ un bianco vivace che viene prodotto in poche migliaia di bottiglie. Ora il nome c’è: chissà se avrà un futuro.

SOLUZIONI PER COPERTURE E FACCIATE LEGGERE, RESISTENTI, ETERNE


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Cooperando

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Cambio al vertice della storica Copag di Dasindo, Bruno Mattei è il nuovo presidente Abbiamo incontrato il nuovo presidente della storica Cooperativa delle Giudicarie Esteriori nata nel 1977 a Lomaso a cui aderiscono un centinaio di soci attivi prevalentemente nella produzione di patate (la Montagnina), ortaggi e piccoli frutti. Rodolfo Brochetti ha lasciato la presidenza a fine 2021 chiudendo l’ultimo esercizio con un bilancio record. Volume d’affari oltre i 4 milioni di cui 2,5 distribuiti come liquidazione ai soci per i prodotti conferiti. Il prodotto di punta è la patata, commercializzata con il brand “la Montagnina” che costituisce il 50% del reddito ai soci conferitori. Seguono le ciliegie, le mele e, di recente, si sono aggiunte le noci. Alla presidenza, da inizio 2022 subentra il vicepresidente Bruno Mattei, conosciuto in valle e con una storia personale legata al territorio sia per la sua Uno degli elementi più significativi che fino agli anni ‘60/70 caratterizzavano i nostri territori agricoli della fascia montana è dato dalle cosiddette “Case da Mont”. Si tratta di strutture che hanno accompagnato l’espansione di prati e pascoli in quota. La loro realizzazione ha permesso altresì una mobilità delle mandrie bovine e ovi-caprine, conosciuta anche come nomadismo stagionale. Le limitate possibilità di ampliamento dell’area a prato stabile e dell’area a pascolo, imponevano all’allevatore nostrano di contenere la consistenza della mandria, rigorosamente rapportata alla capacità produttiva dei prati e dei pascoli aziendali. Ma ritorniamo alle “case da mont”. Solo sul territorio di Roncone se ne contano centinaia. Sono strutture semplici con tetto a due spioventi, coperte con scandole o zinco, sovente plurifamigliari. Organizzate su due piani, il primo, piano zootecnico (stalla) con sistemi di contenzione dei bovini ed a seguire un piano superiore per l’alloggiamento dei foraggi (fienile). All’interno una suddivisione degli spazi, legati ad esigenze abitative e produttive dell’impresa familiare agricola. Attraverso porte e finestrelle aperte, il viandante commosso può cogliere la semplicità organizzativa di

di Alberto Carli

Succede nell’incarico a Rodolfo Brochetti, quest’ultimo al vertice della cooperativa per diciannove anni. Mattei era già vicepresidente. professione di agricoltore che per l’impegno civico come componente della Associazione Pro loco Piana del Lomaso. Lo abbiamo incontrato. Da profondo conoscitore del territorio delle Giudicare Esteriori ed ora in qualità di presidente della cooperativa agricola di riferimento, la Copag, quali saranno le sue prio-

rità per il mandato che la aspetta? Dovremo concentraci sempre più sulla qualità dei prodotti al fine di rendere maggiormente remunerative le produzioni dei soci. Questo significa anche confrontantarsi con tutta una serie di istanze, come ad esempio la salubrità e

qualità del prodotto, l’attenzione alla sostenibilità, fino al rapporto con il territorio e alla sinergia con i settori dell’accoglienza e del turismo. Continueremo ad impegnarci nella ricerca delle condizioni che favoriscono questo allineamento dotandoci di tutta una serie di competenze specialisti-

che nell’ambito commerciale, del marketing, della conservazione, lavorazione e trasformazione, del controllo della qualità e delle tecniche produttive. L’adesione a Apot, insieme a Melinda e la Trentina, va in questa direzione. Con il direttore Luca Armanini ed il Consiglio di Amministrazione, stiamo mettendo in campo importanti investimenti per migliorare ulteriormente la valorizzazione delle produzioni conferite dai soci. L’esercizio appena concluso è stato il primo in cui è diventato operativo l’accordo con Apot per avvalersi della commercializzazione centralizzata delle patate, con l’obiettivo di ottimizzare e razionalizzare il lavoro di valorizzazione dei prodotti degli associati. La sinergia tra agricoltura e turismo sarà strategica per i prossimi anni,

ritiene che la cooperativa possa avere un ruolo nel favorire questa forma di intercooperazione? Certamente, ho sempre detto che dobbiamo offrire ai nostri ospiti il Trentino con i suoi prodotti. Noi ci crediamo! Dobbiamo fare in modo che ci credano tutti. Manifestazioni come Festa della Patata, Festa della Noce ecc. Collaborazioni con Apt, scuole e altre iniziative saranno di certo importanti. Quale è il rapporto con l’altra cooperativa delle Giudicarie, la Agri90? Per quanto riguarda la collaborazione con Agri90 le sinergie sono già una realtà in quanto la rotazione delle colture fa parte della “buona pratica agricola”. Penso che da entrambe le parti ci sia questa consapevolezza e la buona volontà di rafforzare la nostra collaborazione.

Case da mont, quanta nostalgia di Giovanni Bazzoli

Attraverso porte e finestrelle aperte, il viandante commosso può cogliere la semplicità organizzativa di quel piccolo mondo antico: una crona in legno, bicchieri, scodelle, bottiglie ingrigite dalla polvere quel piccolo mondo antico: una crona in legno, bicchieri, scodelle, bottiglie ingrigite dalla polvere. In un angolo il focolare adorno di argentee ragnatele con al centro una cuccuma in alluminio. Penzolano altresì al centro di quel focolare da decenni spento, una rustica catena con uncino. Sprazzi di sole si proiettano sui muri neri del focolare dove è incardinato un vetusto impianto per l’allontanamento e/o l’avvicinamento della caldera al fuoco. Frequentemente dopo la mungitura del mattino le famiglie davano corso alla lavorazione del latte. Un processo lungo che iniziava, con la pro-

duzione della cagliata per poi continuare con la sua frammentazione, raccolta, salatura e messa in forma. Panche, sgabelli in legno antico e un piccolo tavolo erano gli arredi consueti dei cascinelli. E mentre il padre era intento ad impacchettare una o due formelle paglierine di burro, da barattare con farina di mais, la mamma stringeva a sé la giudiziosa figlia, che serena e a volte con un gentile canto imboccava quotidianamente un sentiero che portava al paese, oltrepassando una ombrosa faggeta, dove numerosi fusti di piante, pomellati con licheni e piccoli graniti sparsi, decorati con

i muschi di verde smeraldo, obbligavano ogni passante ad osservare e godere di quelle misteriose simbiosi. Il cascinello affiancava la stalla. Un ciottolato la pavimentava. Le vacche ritornando dall’abbeverata riprendevano la loro posta

per poi proseguire a cibarsi dell’ultimo fieno rimasto in mangiatoia. Quando il buio scendeva, la luce di due lucerne consentiva di concludere il governo della piccola mandria con la distribuzione sulla posta di strame secco. Partico-

larmente apprezzato era il fogliame secco di faggio. Da un foro, prodotto nel pavimento del fienile veniva poi trasferito per caduta alla sottostante stalla nuovo foraggio per il governo mattutino del piccolo allevamento.


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Attualità

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Meteoballino, un bilancio del 2021

“Il riscaldamento globale è realtà e dovremmo esserne tutti consapevoli, ormai. Dalle fioriture precoci con successive gelate ‘normali’ per il periodo, ai periodi eccessivamente caldi e secchi, alle perturbazioni particolarmente intense e le piene dei fiumi: sono tutti effetti del cambiamento climatico”.

di Martina Sebastiani

Luca Fruner: “Anche l’anno da poco concluso si colloca, climaticamente parlando, all’interno di un trend di inesorabile crescita della temperatura”. Anno nuovo, tempo di bilanci: vogliamo parlare con Luca Fruner dell’andamento meteorologico nel 2021. Quella del 19enne originario di Ballino è una vera e propria passione, probabilmente già nota a molti attraverso i quotidiani aggiornamenti sul suo sito MeteoBallino. È dal 2015, da quando il giovane tredicenne appassionato di eventi atmosferici ha ricevuto in regalo la prima stazione meteo amatoriale e l’ha installata nel giardino di casa, che Luca coltiva quello che oggi risulta un talento. Negli ultimi sette anni, Luca ha avuto modo di fare esperienza, imparare tramite il confronto con esperti, aggiungere due stazioni meteo, una a Malga Nardis a 1788 mslm e una nella frazione di Balbido. Insomma, tutto quello che serve per poi - si fa per dire - saper raccogliere dati, elaborare statistiche e condividere il tutto online con il suo fedele e numeroso seguito. Il suo entusiasmo non smette di coin-

volgere chi legge. Cosa ci dici dell’anno appena concluso? “Anche il 2021 si colloca, climaticamente parlando, all’interno di un trend di inesorabile crescita della temperatura. Che lo si voglia o meno, ogni anno viene battuto sempre qualche record di temperatura massima. Ad anno concluso possiamo quindi tirare le somme di quello che è stato, da un punto di vista meteo-climatologico. La temperatura media è risultata, ovviamente, maggiore alla media dell’ultimo trentennio. Nella classifica degli ultimi 10 anni si colloca al primo posto come temperatura media più bassa, la stazione meteo di Ballino ha chiuso con 9.5°C”. Questo rispetto alle temperature. Riguardo le precipitazioni invece? “Le precipitazioni sono risultate piuttosto regolari con un totale di 1208 mm presso l’osservatorio di

Ballino, in linea con i dati degli ultimi anni.Lo scorso inverno, al contrario di quello siccitoso che stiamo vivendo, è stato particolarmente nevoso soprattutto in quota: il manto di neve ha superato più volte i 2 metri anche sotto ai 2000 m di quota come ad esempio presso la stazione di Malga Nardis; a fondovalle, nelle Giudicarie Esteriori, abbiamo accumulato un totale di 110 cm di neve fresca”. Dacci qualche informazione in più sull’attuale inverno sempre che lo si possa chiamare tale. “La situazione in atmosfera in questo periodo è

di stallo completo: l’alta pressione delle Azzorre è così robusta da non consentire alle perturbazioni di transitare dall’Atlantico e raggiungere le nostre Alpi, questo fa sì che il tempo sia in continuazione stabile e soleggiato, con temperature sempre oltre la media”. Trovi un collegamento con il riscaldamento globale? “Risulta difficile attribuire anche questo al cambiamento climatico, c’è da dire che anche un tempo c’erano inverni particolarmente secchi. Tuttavia, un segnale chiaro ed evidente ci arriva dall’aspetto

termico: nella media quest’inverno sta risultando di gran lunga più caldo di quanto la statistica ci indichi. L’anomalia che abbiamo registrato a capodanno è stata clamorosa, con una minima di 6.1°C e una massima di 17.6°C a 800 m di quota e quasi 14°C a 1800 m! Il 31 dicembre in Paganella a 2125 m è stato registrato il record assoluto di temperatura minima e massima più alte per il bimestre dicembre-gennaio dal 1932, anno in cui sono iniziate le rilevazioni”. E rispetto le tante anomalie accumulate proprio nel corso dell’ultimo anno?

Una situazione che preoccupa ma aumenti delle temperature non sono nuovi nel corso della storia. “C’è chi parla di variazioni cicliche, è vero, ma chi lo fa purtroppo non considera l’entità e la rapidità del fenomeno in atto oggi. Visto che un grafico [ndr. quello qui a fianco] vale più di mille parole, proviamo a commentarlo. Le variazioni termiche fino all’epoca pre-industriali esistevano già, ma si trattava di naturali oscillazioni tra +0.3°C e -0.3°C. Dal XX secolo, e soprattutto dalla seconda metà, il trend di crescita ha iniziato ad imporsi diventando dominante, tant’è che il 2021 a livello globale ha chiuso a +1.2°C sulla media termica preindustriale. Tutto questo di pari passo con l’aumento della concentrazione in aria degli inquinanti ad effetto serra, ed in particolare quindi dell’anidride carbonica”.

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Il personaggio

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Cambia vita e diventa liutaio, la storia di Antonio Giovannini

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di Giuliano Beltrami

Dopo 35 anni passati a insegnare religione, il ritorno alla passione per la musica. È continua la ricerca di materiali e legni particolari per realizzare le sue chitarre.

La terza vita di Antonio Giovannini da Daone. Si potrebbe intitolare così il film sulla vita di questo ragazzo cinquantacinquenne. Film che ovviamente non si farà mai, anzitutto perché ad opporsi per primo sarebbe proprio il protagonista, umile per natura. Però non c’è dubbio che Antonio sia entrato a grandi falcate nella sua terza vita. La prima è quella della giovinezza, quando da amante della musica d’autore e del teatro si avventurò nella scrittura di musical, altrimenti passati sotto il termine di commedie musicali. Su temi di carattere sociale e spirituale, in sintonia con la tensione morale del personaggio, prima di tutto un cantautore, poi cattolico di quel cattolicesimo sociale votato agli altri e venato di terzomondismo. E così la seconda vita che vogliamo raccontare riguarda il lavoro: trentacinque anni o poco meno passati ad insegnare religione nella scuola del Piemonte, regione in cui nel frattempo si era trasferito, sposando Marina con la quale hanno messo al mondo quattro figli. E la terza vita? E’ l’ultima, per ora, ma in un certo senso è la prima: infatti trae linfa dalle origini, dalla lavorazione del legno, una passione che deriva dalla terra in cui Antonio è

nato, fra le montagne della Val Daone che nonostante l’attacco subito ad opera dei grandi lavori, delle centrali e dei bacini artificiali, mantiene un carattere selvatico. Qui si imparava ad avere un rapporto con il bosco: si tagliavano le piante per fare case e mobili, ma anche per intagliare statue e giocattoli. Antonio ha messo insieme artigianato ed arte, e ha cominciato a costruire chitarre. Strumenti di qualità, dal suono pulito e delicato. D’altronde ha un’attenzione particolare per i materiali. E i materiali, si sa, per uno strumento musicale sono fondamentali. Quando ti parla del legno utilizzato ad Antonio si illumina lo sguardo. L’abete, per esempio. Il più recente che ha trovato viene dalle montagne della Val Ridanna. “Non era un abete grosso: massimo mezzo metro di diametro”, racconta Antonio, “ma dalla venatura finissima. E poi dall’età che mette soggezione: contando gli anelli scopri che è nato a metà del Settecento”. Esistono gli strumenti in serie, quelli delle grandi ditte, tecnicamente ben riusciti, ma con la personalità degli strumenti fatti in serie. E poi ci sono gli strumenti con una personalità propria. Su questi punta Antonio. E allora la ricerca dei materiali è continua.

Detto dell’abete dell’epoca degli Stradivari, Antonio ci parla di un altro legno: il Katalox, conosciuto anche come ebano messicano. L’artigiano-artista Giovannini lo ha scovato (è il caso di dirlo) in un negozio della provincia di Cuneo nel suo continuo peregrinare alla ricerca di legni particolari.

Un giorno si è imbattuto nel magazziniere di questo negozio, che forse non vedeva l’ora di liberarsi di tavole di legno rimaste in fondo al deposito da una trentina d’anni. Glielo ha proposto. Antonio se n’è portato a casa un campione per provarlo. Ci ha rotto delle lame e una fresa per

tagliarlo, talmente è duro. Però, alla fine, il risultato è di quelli che contano: quelle tavole crudeli si sono trasformate nelle fasce delle nuove chitarre. Un risultato esaltante per Antonio. A fronte di un legno esotico, però, ne cerca uno a chilometro zero o quasi.

Qualche anno fa, con l’idea in testa di utilizzare solo legni delle Alpi, Antonio si invaghì del maggiociondolo, nome latino “laburnum anajiroides”, nome volgare (nel senso del popolo) “égol” o “égal”. In italiano è maggiociondolo perché (com’è facile intuire) i suoi fiori sbocciano a maggio, tranne che in montagna, che arrivano un mesetto più tardi. I fiori. Il maggiociondolo ha dei bei fiori penduli, gialli e profumati. Peccato che siano velenosi. L’albero preferisce la luce ed il sole, perciò si trova in zone esposte, preferibilmente al limitare del bosco. Legno di grande resistenza agli agenti atmosferici. Peccato (un altro peccato) che sia un albero dal diametro contenuto, per cui diventa difficile da utilizzare. Tuttavia Antonio Giovannini è speranzoso. Le sue Angy guitars (Angy, iniziali di Antonio Giovannini) sono apprezzate dagli artisti. A cavallo fra il 2021 ed il 2022 ha raggiunto il traguardo della centesima chitarra costruita. Un’ultima postilla. Finché costruiva le chitarre da artigiano “dilettante”, dedotte le spese per i materiali, girava tutte le entrate delle vendite a Daniela Salvaterra, missionaria in Però con l’Operazione Mato Grosso. “Continuerò a versare, ma - si rammarica - siccome ora lo faccio da professionista, potrò dare solo il 30%, perché con le entrate devo mantenere la famiglia”.


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Rubrica salute

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Gli anticorpi monoclonali di Gianni Ambrosini - oncologo

In uso da molti anni in oncologia ora sono entrati a far parte delle terapie per la cura delle infezioni da SARS-CoV-2 Sono oramai mesi che ci confrontiamo con un susseguirsi di eventi che si complicano con un intreccio di opinioni, che generano aspettative e quando le risposte non sono chiare e distinte fanno prevalere la ribellione tipica dell’ansia. Le telefonate che ricevo, anche da ex pazienti, riflettono questo vuoto di comunicazione coerente. Allora facciamo il punto relativamente alla malattia da Coronavirus (Covid-19) causata dal virus SARS-CoV-2. Le mascherine servono perché riducono il rischio di contagio. Le FFP2 lo riducono dell’80%. Attenzione a quando si mettono e quando si tolgono, igiene massima, laviamoci bene le mani. Vanno cambiate dopo 5/6 ore. Il distanziamento è opportuno specie negli ambienti chiusi, ricordatevi come si propaga il virus. I vaccini sono l’unica arma che “previene” la malattia; anche se ci si infetta da vaccinati non si rischia la forma grave. Con la terza dose (booster) la protezione a 120 giorni supera il 90%. La malattia conclamata si

cura con cortisonici, eparina a basso peso molecolare ( EPBM), ossigenoterapia, antibiotici per le infezione sovrapposte. I farmaci anti-virali vengono prescritti nei pazienti ad alto rischio di sviluppare le forme molto gravi. Il ricovero in terapia intensiva si rende necessario quando si verifica una incapacità a mantenere un’adeguata ossigenazione sanguigna e si sviluppa quella che con termine tecnica si chiama ARDS (sindrome da distress respiratorio acuto). Una situazione clinica che può risultare fatale se non vengono prese delle misure particolari di ventilazione polmonare. È comunque importante ribadire la differenza fra “prevenire”, e questo lo fanno i vaccini, e “curare” la malattia. Da ultimo, trattiamo degli anticorpi monoclonali, in uso da molti anni in oncologia, e che ora sono entrati a far parte delle terapie per la cura delle infezioni da SARS-CoV-2. Ne abbiamo già parlato: gli anticorpi sono prodotti dai linfociti B (globuli bianchi) e hanno la ca-

ratteristica di legarsi ad una porzione di un agente infettivo che si chiama antigene. Se un qualsiasi microbo ci invade il nostro sistema immunitario reagisce e si attiva per bloccare l’invasore. Nel complesso delle reazioni di difesa esso genera moltissimi linfociti B. Si creano dei cloni, cioè tantissimi linfociti B che producono anticorpi per distruggere l’invasore. La risposta coinvolge moltissime popolazioni di linfociti B, si creano perciò tanti anticorpi diversi e si dice che gli anticorpi sono policlonali. A ben riflettere, sarebbe stato meglio avere una singola produzione di un’arma molto efficiente, molto selettiva e in quantità tale da risolvere molto rapidamente il problema, un anticorpo monoclonale; un sistema di reazione molto specifico. In teoria questo era il presupposto, ma in pratica non esisteva la tecnologia per mettere a frutto un’idea del genere. Si poteva inoculare un antigene in un animale e recuperare poi gli anticorpi prodotti contro quell’antigene. Oppure recuperare le cellule che producevano quell’anticorpo, ma tutto durava finché l’animale era in vita. Bisognava invece rendere “immortali” i linfociti B che produce-

vano l’anticorpo di interesse, per avere un’arma che durasse nel tempo. G. Kohler e C. Milstein nel 1975 riuscirono a fondere delle cellule che avevano la caratteristica di riprodursi all’infinito con le cellule che producevano anticorpi. Era sufficiente iniettare un antigene in un animale da esperimento e, trascorsi alcuni giorni, recuperare la milza e fondere i linfociti B in essa contenuti con le cellule che avevano la caratteristica di essere immortali. In questo modo la produzione di anticorpi contro quell’antigene che era stato iniettato era praticamente infinita. Era una tecnica innovativa e molto importante perché permetteva di creare delle armi specifiche contro qualsiasi proteina si volesse combattere. Nel 1984 per la loro scoperta furono insigniti del premio Nobel. Già nel 1986 i primi anticorpi monoclonali furono autorizzati dalla FDA per uso clinico. Hanno i nomi

più vari, con la caratteristica di terminare sempre col suffisso “mAb” da “monoclonal antibodies”. Il loro uso in oncologia è oramai datato; il principio per cui vengono usati è quello di riconoscere un proteina con particolari funzioni a cui si lega l’anticorpo per bloccarne o esaltarne la funzione e così impedire la crescita tumorale. Ne cito alcuni: il Panitumumab, il Cetuximab, il Trastuzumab, il Bevacizumab che ha la particolarità di bloccare la crescita dei vasi. I tumori necessitano di molti vasi sanguigni per il loro metabolismo e producono delle sostanze che ne provocano la loro crescita enorme e disordinata. Questo monoclonale riduce la formazione di nuovi vasi sanguigni potenziando così l’efficacia della chemioterapia. Per l’azione regolarizzante dei vasi sanguigni trova anche indicazione per la cura di alcune malattie dell’occhio. Per la loro

specificità possono essere anche “caricati”di farmaci o di sostanze radioattive e colpire un sito specifico di un tumore in modo tale da inibirne la crescita. E ancora, esistono dei processi di attivazione e regolazione del sistema immunitario che sono responsabili di quella che viene chiamata “tolleranza immunitaria”. Con un nome molto tecnico vengono chiamati “checkpoint immunitari”. Immaginateli come dei segnali di allarme che attivano in modo molto potente il sistema immunitario in modo tale da distruggere le cellule tumorali. Siamo capaci ora, tramite anticorpi monoclonali specifici, di disattivare o potenziare questi sistemi e di sfruttare così l’azione potente del sistema immunitario. Grazie a questa innovazione è letteralmente cambiata la possibilità di cura di alcuni tumori del polmone e soprattutto del melanoma. L’uso degli anticorpi monoclonali non si limita solo alla terapia ma sono oramai indispensabili anche in laboratorio. Se un determinato antigene è presente in un dato campione che viene analizzato, viene rivelato da una reazione chimica che si genera con l’anticorpo monoclonale e che ne determina la positività. I tamponi per il Covid19 funzionano in questo modo. Da ultimo, come notizia molto positiva, va citato l’anticorpo monoclonale chiamato Sotrovimab, che sta dimostrando un’azione molto potente contro la variante Omicron del Coronavirus e che sarebbe da usare in fase precoce nei pazienti a rischio di sviluppare la malattia grave. Attualmente sono moltissimi gli studi in corso che quotidianamente sviluppano e rendono possibili nuove terapie. Il rammarico è uno solo, che non ci si renda conto, a volte, di come il progresso della scienza stia rendendo possibile la “cura” di malattie altrimenti tremende.


Azienda sanitaria

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Sono risultato positivo al tampone: che fare? Le procedure cambiano, così come i tempi dell’isolamento e della quarantena, che oggi sono strettamente legati allo stato vaccinale del singolo. Ecco come districarsi tra nuove regole. Quando si hanno sintomi riconducibili al Covid-19 (tosse, raffreddore, congiuntivite, mal di testa etc.) è bene sentire il proprio medico curante per valutare l’opportunità di fare un tampone antigenico rapido (nelle farmacie o dal medico stesso). Il risultato è disponibile su TreC+ (dopo poche ore nel caso di un antigenico, 24/48 ore nel caso di un molecolare): per consultarlo bastano il codice consegnato al momento dell’effettuazione del tampone, tessera sanitaria e codice fiscale. In caso di esito positivo del tampone antigenico non è più necessario fare un tampone molecolare di conferma entro le 72 ore. Allegati al referto positivo si trovano – il giorno successivo – il certi-

ficato di isolamento e i codici per prenotare in autonomia sul CUP online, in settima e decima giornata (ed eventualmente in quindicesima) il tampone antigenico di guarigione in farmacia. Il tampone può essere fatto anche dal proprio medico o a pagamento nelle farmacie o nei centri privati abilitati. Per certificare la guarigione di un contagiato dal Covid-19 basta dunque anche un tampone rapido negativo, indipendentemente dallo stato vaccinale. Quanto dura l’isolamento? Secondo le nuove disposizioni ministeriali chi ha già fatto la terza dose («booster») o ha ricevuto l’ultima somministrazione da meno di 4 mesi (120 giorni) può ridurre l’isolamento da dieci a sette giorni, sempre con un tampone antigenico negativo (fatto dopo almeno tre giorni senza sintomi). Per tutti gli altri casi (guariti da meno di 120 giorni, vaccinati e guariti da più di 120 giorni, non

Ecco tutti i passaggi dalla certificazione della malattia da Covid-19 alla guarigione vaccinati o vaccinati con ciclo incompleto o seconda dose da meno di 14 giorni) l’isolamento rimane di dieci giorni, con tampone antigenico finale. È comunque sempre possibile terminare l’isolamento con un tampone molecolare di guarigione (in questo caso va richiesto dal proprio medico). Con un tampone negativo di guarigione termina di fatto l’isolamento e si può rientrare in comunità. Il giorno successivo all’esito negativo del tampone saranno disponibili su TreC+ anche il certificato di fine isolamento e quello di guarigione (comunicato anche al Ministe-

Scuola e gestione dei casi

Covid: facciamo chiarezza I vecchi protocolli sulla gestione dei casi Covid in ambito scolastico sono stati aggiornati alla luce delle nuove indicazioni nazionali su isolamenti e quarantene (circolare del ministero della salute del 30 dicembre 2021) e della nuova ordinanza n. 87 della Pat che definisce, tra le altre cose, il numero dei positivi che fanno scattare la didattica a distanza. Le nuove indicazioni hanno l’obiettivo di garantire il più possibile agli studenti la didattica in presenza. In generale, i casi positivi che fanno scattare il quarantenamento della classe devono verificarsi nell’arco di 5 giorni (giorno zero primo tampone positivo) e devono aver frequentato la scuola nelle 72 ore precedenti l’effettuazione del tampone positivo. Nei nidi e nelle scuola dell’infanzia vengono conteggiate anche eventuali positività di maestre/educatrici. Il calcolo dei giorni di quarantena va fatto dalla data dell’ultimo contatto con il positivo. La quarantena può essere terminata senza la necessità di un tampone dopo 14 giorni. Nel dettaglio, ecco le nuove regole: Scuole dell’infanzia e asili nido (0-6 anni) In presenza di due casi di posi-

tività (sia dei bimbi, sia di educatori e insegnanti) all’interno di una sezione, emersi nell’arco di cinque giorni, la scuola sospende l’erogazione del servizio al gruppo ristretto per dieci giorni (a partire dall’ultimo giorno di frequenza del secondo positivo) e scatta la quarantena per i contatti stretti. Non si applica la sospensione e possono dunque continuare a lavorare gli educatori asintomatici che hanno ricevuto la dose booster, che hanno completato il ciclo vaccinale primario (due dosi) da meno di 120 giorni o sono guariti dal Covid da meno di quattro mesi. Niente sospensione pure per i bimbi che hanno completato il ciclo vaccinale primario o che sono guariti dal Covid da meno di 120 giorni: sono liberi di svolgere le consuete attività sociali, ma non di partecipare alla didattica in presenza. Scuole primarie e secondarie di primo grado La sospensione di dieci giorni per la classe scatta in presenza di due contagi, a partire dall’ultimo giorno di frequenza del secondo positivo. Gli alunni asintomatici che hanno ricevuto la dose booster, hanno completato il ciclo vaccinale primario da meno di 120 giorni o sono guariti dal Covid da meno di quattro mesi, non sono in quarantena ma devono

ro per l’emissione del Green pass di guarigione). Il Green pass emesso poco dopo il tampone vale invece solo 48 ore (come di prassi). Il Green pass rafforzato di guarigione viene emesso solitamente 24 ore dopo il risultato negativo del tampone. Quanto dura la quarantena dei contatti stretti/conviventi? Ricordiamo le nuove regole per i contatti stretti (conviventi e non), in base allo stato vaccinale: • non vaccinati o ciclo primario incompleto o completato da meno di 14 giorni: 10 giorni più tampone antigenico finale; • ciclo vaccinale primario (prima e seconda dose) da più di 120 giorni (4 mesi) o guariti da più di 120 giorni: 5 giorni più tampone antigenico finale (purché asintomatici); • vaccinati terza dose («booster») o guariti da meno di 120 giorni o ultima somministrazione da meno di 120 giorni: non c’è necessità di quarantena e non devono essere fatti tamponi in assenza di sintomi. Va osservato un periodo di auto sorveglianza di cinque giorni e va utilizzata la mascherina FFP2 per dieci giorni. In caso di sintomi va fatto un tampone antigenico (eventualmente ripetuto dopo cinque giorni).

I tamponi di uscita dalla quarantena per i contatti stretti/ conviventi vengono prescritti dal medico curante, che va contattato anche nel caso in cui emergano sintomi e si rilevi la necessità di un test. I tamponi possono anche essere effettuati dal proprio medico o privatamente. La quarantena, quando prevista, può essere conclusa anche in 14esima giornata senza necessità di test. Queste nuove regole impongono necessariamente un richiamo alla responsabilità del singolo che, come contatto stretto di un positivo, deve osservare le norme e limitare i contatti non necessari quando non soggetto a quarantena. In questa fase pandemica di forte aumento dei contagi la Centrale Covid non chiama il positivo per la presa in carico, ma lo contatta dopo la guarigione per verificare eventuali necessità di certificati di isolamento nominali per i conviventi. Tutte le informazioni necessarie alla gestione dell’isolamento e alla prenotazione dei tamponi di guarigione sono presenti in allegato al referto del tampone positivo. L’isolamento viene di fatto esteso anche ai conviventi (quando previsto dallo stato vaccinale).

indossare la mascherina Ffp2 per almeno dieci giorni: hanno la possibilità di svolgere le consuete attività sociali ma non di partecipare all’attività scolastica in presenza.

Centro vaccinale Tione: le aperture del mese di febbraio

Scuole secondarie di secondo grado e all’interno del sistema di istruzione e formazione professionale, in presenza di tre casi positivi emersi nell’arco di cinque giorni tra gli studenti della stesse sezione, la didattica in presenza prosegue solo per gli studenti che hanno ricevuto la dose booster, oltre che per coloro che hanno completato il ciclo vaccinale primario da meno di 120 giorni o sono guariti da meno di quattro mesi. Questi studenti devono comunque indossare la mascherina Ffp2 per almeno dieci giorni. In presenza di quattro persone contagiate, la didattica in presenza viene sospesa per tutta la classe per dieci giorni, a partire dall’ultimo giorno di frequenza del quarto positivo.

Per accedere al centro vaccinale di Via Roma (teatro comunale) è consigliata la prenotazione al CUP online per evitare attese, per agevolare il lavoro dei centri e anche per avere l’opportunità di scegliere la tipologia di vaccino. Sarà comunque possibile presentarsi senza appuntamento. Gli orari di apertura possono subire variazioni.

A tutti i contatti stretti si applica quindi la quarantena secondo quanto stabilito dalla circolare ministeriale del 30 dicembre 2021. Alla fine quarantena o dell’isolamento fiduciario, per il rientro a scuola, va presentata l’autodichiarazione fornita dalla scuola.

Vaccinazioni adulti Vaccinazioni pediatriche 1 febbraio

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Cambiamenti climatici e pianificazione territoriale

di Elio Caola

Il riscaldamento dell’atmosfera provoca fenomeni meteorologici così intensi e frequenti da mettere in difficoltà il processo di pianificazione per la gestione delle valanghe L’andamento climatico sta velocemente cambiando a livello globale con notevole riscaldamento dell’atmosfera che provoca fenomeni meteorologici di intensità e frequenza tali da rendere problematica la pianificazione territoriale. Nel 1987 l’Ufficio Neve e Valanghe della Provincia Autonoma di Trento, primo in Italia, utilizzando esperienze e metodologie dell’ANENA, l’Associazione nazionale francese per lo studio della neve e delle valanghe con sede Quello della mobilità alternativa è un tema particolarmente sentito sia a livello nazionale che europeo. Molteplici sono le ricadute virtuose: dal punto di vista ambientale ed economico, ma anche sotto l’aspetto educativo e aggregativo. In Trentino due progetti si stanno ritagliando un importante spazio nel vivere civico, raccogliendo apprezzamenti sia da parte dei cittadini-utenti che delle amministrazioni promotrici: si tratta dei progetti “Elastibus” e “Piedibus”. Elastibus è un servizio pubblico personalizzato che si adatta alle esigenze dei singoli utenti, che sono i residenti nella valle del Chiese. La sua caratteristica principale è la flessibilità. Sono disponibili due navette che collegano la valle a Tione: una attiva dalle 7.00 alle 14.00, fruibile prioritariamente da anziani e soggetti sprovvisti di patente e l’altra nelle fasce orarie 9.00 -12.00, 13.45 – 15.30 e 17.30 – 18.30. Il servizio è svolto su prenotazione, da fare entro il giorno precedente per le corse della mattina, oppure la mattina stessa per le corse del

a Grenoble e dell’Istituto nivologico svizzero del Weissfluhjoch di Davos, ha redatto le Carte di Localizzazione Probabile delle Valanghe (acronimo CLPV) riguardanti i territori trentini più colpiti da eventi valanghivi che condizionano gravemente la vita sociale ed economica delle Comunità montane. La delimitazione di tali aree è il risultato della elaborazione dei dati nivometeorologici registrati alle stazioni di rilevamento poste in località rap-

presentative, integrati da fotointerpretazioni, indagini sopralluogo e ricerche storiche. L’affidabilità delle CLPV finora è da ritenersi buona. Tuttavia con un forte aumento delle precipitazioni nevose si renderà necessario rivedere dimensionamenti e distribuzione areale delle opere paravalanghe che vengono definiti da sistemi probabilistici o da visioni di tipo analogico che comunque non possono dare indica-

zioni certe. In questo contesto va stabilito il nuovo limite di accettabilità del rischio determinato dalla probabilità dell’evento moltiplicata per il conseguente danno alle persone ed ai beni. La aleatorietà del rischio non è trascurabile ed è dovuta essenzialmente alla difficoltà di quantificare gli eventi nivometeorologici estremi sui quali si basa l’entità dimensionale e la distribuzione areale delle opere. La grande variabilità dei fattori e

l’imprevedibilità dei loro effetti concorrenti sono determinanti nella formazione e nell’evoluzione della stabilità del manto nevoso. Qualora la variabilità climatica divenisse troppo elevata non sarà possibile alcuna attività di difesa sicura. La ricerca scientifica nel campo nivometeorologico e valanghivo procede di pari passo con lo studio e la sperimentazione dei sistemi di prevenzione e di difesa dalle valanghe. Sono state adottate tecniche innovative volte a migliorare l’efficienza e a diminuire gli alti costi dei materiali usati e della posa in opera delle strutture paravalanghe. Rimane il problema della loro efficienza nel tempo oltre all’inevitabile impatto negativo sul paesaggio e sull’ambiente. La varietà geomorfologica del terreno occupato dalle opere paravalanghe impone scelte diversificate dei sistemi di appoggio e di aggancio al suolo delle strutture fermaneve. I la-

vori di livellamento e di perforazione del suolo, le piogge e le forti escursioni termiche indeboliscono la compattezza originale. Il degrado progredisce in modo esponenziale fino a minacciare la stabilità dell’intero sistema paravalanghe. Si rendono pertanto necessari interventi di manutenzione per un tempestivo ripristino di una totale funzionalità delle opere. Il previsto aumento delle precipitazioni nevose, dovute al cambiamento climatico invernale, renderà comunque necessario aggiornare il dimensionamento e la distribuzione delle opere paravalanghe esistenti. Occorre perciò che la Provincia Autonoma emani norme legislative che definiscano la competenza progettuale, amministrativa e finanziaria relativa alle varie fasi di costruzione, controllo e manutenzione delle opere paravalanghe a carico degli Enti pubblici e degli Enti privati.

Mobilità alternativa, il bus a piedi

pomeriggio. Piedibus è invece una proposta differente per modalità, caratteristiche e fruitori. Si tratta di una carovana di bambini che per andare e tornare da scuola vengono accompagnati da due adulti, uno alla testa del gruppo che fa da ‘autista’ e l’altro in coda che fa da ‘controllore’. Il tragitto si fa a piedi con qualsiasi condizione meteo. Come un vero autobus, i bambini si raccolgono alle fermate a orari stabiliti e si aggregano alla comitiva mobile. Così viene loro garantita guida e sorveglianza, a beneficio anche dei genitori che evitano ingorghi di macchine e ritardi sul lavoro. Il servizio è gratuito. Il progetto ha molteplici benefici dal punto di vista educativo. Innanzitut-

Il primo Piedibus giudicariese è stato attivato a Porte di Rendena. Accompagna andata e ritorno i bambini di Darè e di Vigo Rendena alla scuola primaria di Darè.

to per la salute: favorendo il movimento fisico, si combatte sedentarietà e pigrizia anche mentale. Viene inoltre favorita la socializzazione tra bambini, che chiacchierano e fanno amicizie, e si accrescono autonomia e autostima. Non da ultimo l’aspetto partecipativo. Gli adulti che gestiscono il percorso sono volontari, genitori e giovani pensionati, animati da buona volontà e spiccato senso della comunità che hanno deciso di mettere a disposizione un po’ del loro tempo per dotare scuole e famiglie di questo originale “mezzo di trasporto”. Nelle Giudicarie il primo Piedibus è stato da poco attivato nel comune di Porte di Rendena, che accompagna andata e ritorno i bambini di Darè

e di Vigo Rendena alla scuola primaria di Darè. ‘”Le adesioni all’iniziativa sono crescenti - afferma l’assessore alle politiche sociali Paola Chiappani -. Al momento i bambini sono 18, e gli accompagnatori 22, che si turnano sulle varie corse. Da poche settimane sono arrivati anche i gilet rifrangenti, una vera ‘uniforme’ che oltre a garantire visibilità, aiutano i bambini a sentirsi parte di un gruppo”. In Italia il primo Piedibus è stato introdotto nel 2001 nel quartiere Monterosso di Bergamo. Da allora in Italia, e anche in provincia di Trento, è stato tutto un fiorire di questi allegri ‘autobus a piedi’, che si spera possano moltiplicarsi anche in altri paesi delle Giudicarie. (MCP).


Giudicarie in numeri

di Virginio Amistadi

In questo numero cerchiamo di affrontare la questione relativa alla popolazione priva di vaccinazione da un punto di vista prettamente numerico, utilizzando i dati ufficiali rilasciati quotidianamente dal Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 (https://www.governo.it/ it/cscovid19/report-vaccini/). Il sito riporta grafici e tabelle aggregati a livello nazionale ma fornisce la possibilità di accedere direttamente alla fonte dei dati disaggregati per regione in formato Open Data all’indirizzo https://github. com/italia/covid19-opendata-vaccini. Gli Open Data, o dati aperti, sono dati accessibili a tutti, messi a disposizione da Pubbliche Amministrazioni o aziende private al fine di garantire trasparenza, partecipazione e collaborazione con i cittadini. Con le adeguate competenze chiunque può accedere ai dati e riutilizzarli liberamente, citando la fonte, a scopo di ricerca, come nel nostro caso ma anche ad esempio per creare servizi innovativi basati tipicamente sulla realizzazione di applicazioni mobili per smartphone. Tra gli open data rilasciati dal Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 ci sono ad esempio gli indirizzi aggiornati di tutte le strutture vaccinali disponibili in Italia. Questi potrebbero essere utilizzati liberamente per creare una applicazione che permetta all’utente di visualizzare su una mappa il centro vaccinale più vicino con le relative indicazioni per raggiungerlo. Lo sviluppatore guadagna dalla realizzazione dell’applicazione, l’Ente Pubblico genera un nuovo servizio a favore dei

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La situazione vaccinale in Trentino

Sul territorio provinciale la popolazione vaccinata con almeno una dose raggiunge l’83% del totale con 429.497 vaccinati a fronte di una platea di 517.656 individui. Il 17% della popolazione complessiva non risulta quindi vaccinato. Si tratta di più di 88 mila persone, di cui 27.373 con meno di 12 anni. cittadini a costo zero. Tornando alle nostre analisi, le tabelle proposte di seguito sono state elaborate utilizzando i dati aggiornati al 19 gennaio 2022. Per semplicità abbiamo scelto di non avventurarci nel ginepraio normativo relativo alle dosi successive alla prima. In tabella troviamo semplicemente la popolazione potenzialmente vaccinabile per ogni fascia di età e il numero di vaccinati con almeno una dose all’interno di ogni fascia. Per differenza viene calcolata la numerosità di coloro che risultano completamente privi di vaccino. Nell’assunto che il virus possa colpire chiunque, in qualunque fascia di età, indipendentemente dalle decisioni scientifiche rispetto alla vaccinazione, sono inclusi nel calcolo dei

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PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO: NUMERO DI VACCINATI CON PRIMA DOSE AL 19/01/2022 Fascia anagrafica Popolazione Vaccinati Totale % Non vaccinati con prima dose non vaccinati su popolazione 05-11 36.065 8.692 27.373 75,9% 12-19 44.257 36.210 8.047 18,2% 20-29 58.234 54.880 3.354 5,8% 30-39 59.628 52.454 7.174 12,0% 40-49 73.921 62.135 11.786 15,9% 50-59 85.564 71.412 14.152 16,5% 60-69 68.045 58.964 9.081 13,3% 70-79 52.500 47.578 4.922 9,4% 80+ 39.442 37.172 2.270 5,8% Totale 517.656 429.497 88.159 17,0% Fonte: https://github.com/italia/covid19-opendata-vaccini Dati elaborati. Dataset: somministrazioni-vaccini-latest, platea Provincia Autonoma di Bolzano e Lombardia: numero di vaccinati con prima dose al 19/01/2022 Provincia Autonoma di Bolzano Lombardia Fascia Pop. Prima Totale non % Non Pop. Prima Totale non % Non anagrafica dose vaccinati vaccinati dose vaccinati vaccinati 05-11 38.715 4.305 34.410 88,9% 637.165 170.327 466.838 73,3% 12-19 45.547 34.737 10.810 23,7% 794.486 658.462 136.024 17,1% 20-29 59.568 50.576 8.992 15,1% 997.448 932.739 64.709 6,5% 30-39 61.738 51.501 10.237 16,6% 1.198.955 175.226 14,6% 40-49 74.448 59.649 14.799 19,9% 1.565.547 280.587 17,9% 50-59 84.804 70.228 14.576 17,2% 1.677.629 231.907 13,8% 60-69 58.927 51.025 7.902 13,4% 1.240.919 147.175 11,9% 70-79 46.417 40.198 6.219 13,4% 1.006.561 914.064 92.497 9,2% 80+ 33.732 31.819 1.913 5,7% 765.259 738.268 26.991 3,5% Totale 503.896 394.038 109.858 21,8% 9.883.969 1.621.954 16,4% Fonte: https://github.com/italia/covid19-opendata-vaccini Dati elaborati. Dataset: somministrazioni-vaccini-latest, platea non vaccinati anche i più piccoli da 5 a 11 anni che solitamente sono esclusi dai dati ufficiali. Nella Provincia Autonoma di Trento la popolazione vaccinata con almeno una dose raggiunge l’83% del totale con 429.497 vaccinati a fronte di una platea di 517.656 individui. Il 17% della popolazione complessiva non risulta quindi vaccinato. Fuori dalle percentuali, si tratta di più di 88 mila persone (88.159) di cui 27.373 con meno di 12 anni (si ammalano anche loro..). Le fasce di età meno vaccinate

risultano essere quelle tra i 40 e i 59 anni. Solo il 5,8% dei giovani tra i 20 ed i 29

anni non ha ricevuto almeno una prima dose.

Per un confronto, riportiamo anche i dati relativi alla Provincia Autonoma di Bolzano e alla Lombardia. I due casi sono emblematici su come i valori percentuali non sempre rendano l’idea del diverso impatto numerico dei non vaccinati in rapporto alla popolazione. L’indisciplinato Alto Adige, con una percentuale del 21,8% della popolazione non vaccinata, deve gestire 1/16 della popolazione non vaccinata della Lombardia il cui dato percentuale dei non vaccinati (16,4%) risulta peraltro inferiore a quello trentino (17%).


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Messaggio promozionale

Fondazione Guetti Il Consorzio Elettrico di Stor


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Visioni del Brenta serbatoio di infinite suggestioni di Giacomo Bonazza

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Continua l’excursus artistico sulle nostre “cattedrali di pietra”. Anche Topazia Alliata, madre della scrittrice Dacia Maraini lo ha dipinto in “Autoritratto con Campanile Basso” 1 - Luigi Ratini: “L’incontro di Enea e di Didone agli inferi - Libro VI Eneide” , incisione, (1923-1934) 2 - Dario Wolf: “Il Mito della Montagna”, acquaforte, 1927 3 - Topazia Alliata: “Autoritratto con Campanile Basso”, olio su tela, 1930 4 - Dino Buzzati: “Piazza del Duomo di Milano”, olio su tela, 1957

Dopo il Brenta dipinto e scalato dagli avventurosi lord inglesi, che per primi hanno scomodato uno sguardo estetico per quelle rocce millenarie, peraltro già protagonisti a suo tempo della nostra rubrica mensile, ed il Brenta fantasmagorico raccontato da un genio pittorico quale è stato Fortunato Depero nei suoi appunti di viaggio in occasione di una gita estiva all’inizio degli anni ‘30 sulle nostre montagne, oggetto dell’ultimo pezzo sul Giornale delle Giudicarie, ci sembrava coerente proseguire in questo excursus artistico riferito alle nostre cattedrali di pietra, serbatoio di infinite suggestioni per tutti i cercatori di bellezza di ieri e di oggi. Le stesse cattedrali di pietra che hanno ispirato il grande scrittore/pittore Dino Buzzati (1906-1972), in un famoso olio del 1957, a trasmutare il duomo di Milano con le sue guglie ed i suoi pinnacoli in una surreale quanto affascinante montagna dolomitica. Pur avendo nel cuore e negli occhi le sue dolomiti bellunesi, sappiamo delle escursioni dell’autore de “Il deserto dei Tartari” nelle Dolomiti di Brenta, documentate dai preziosi scatti dell’amico Rolly Marchi, e non è improbabile che i pinnacoli “milanesi” peschino anche nell’immaginario dolomitico nostrano. Ancora prima, all’inizio del Novecento, in piena temperie simbolista e secessionista, l’anfiteatro roccioso del Brenta diventa fondale davvero evocativo e partecipe di due importanti opere di Luigi Ratini (1880-1934), uno dei maggiori artisti trentini del secolo scorso: “La tomba di Segantini”, un trittico del 1906, a sette anni dalla morte del pittore arcense, presentato all’Esposizione Internazionale di Milano in occasione dell’apertura del nuovo valico del Sempione e “L’incontro di di Enea e di Didone agli Inferi”,

linconico ritratto con teschio, quasi un presagio, del giovane e talentuoso alpinista trentino Pino Prati che morirà a venticinque anni nel 1927, precipitando proprio dalla cima raffigurata alle sue spalle ed “Il mito della montagna” (1927), “un canto spiegato sull’abisso di una teologia negativa, è una lirica visiva simbolista intonata su rintocchi morbosi d’un indecifrabile dottrina esoterica della vertigine montana, è l’oracolare declinazione allegorica di un credo inconfessabile” (Armando Audoli, curatore catalogo mostra Dario Wolf)). L’artista trentino viene chiamato, all’indomani della seconda guerra mondiale, ad affrescare la chiesetta dedicata alla “Madonna dei

straordinario ambiente alpino alla sua trasfigurazione metafisica, spirituale, nel segno di una bellezza che ha a che fare con il divino. A ritmare il testo, quasi volerne imprimere le visioni, sei illustrazioni di raffinata simbologia con eteree personificazioni femminili in poetica simbiosi con le guglie dolomitiche. Il Campanile Basso è coprotagonista di un altro dipinto, sconosciuto ai più, di bellezza adamantina così come il nome della sua autrice che si autoritrae: Topazia Alliata (1913-2015), nientemeno che la madre della ben più famosa figlia, la scrittrice Dacia Maraini. Si tratta dell’ “Autoritratto con Campanile Basso” (detto anche “Autoritratto con piccozza”) del 1930, quando la giovane ed anticonformista pittrice palermitana, di aristocratica famiglia, compagna di avanguardia di Renato Guttuso, comincia le sue avventure alpinistiche che si intensificheranno ulteriormente dopo il matrimonio (1935) con Fosco Maraini, il grande etnologo ed antropologo fiorentino. A proposito di quel quadro, Emilia Valenza, storica dell’arte, a margine di una mostra dedicata all’arte femminile in Sicilia, organizzata a Palermo nel 2012, chiosava: “Autoritratto con Campanile Basso” sorprende ed entusiasma per la sua modernità e per la sfida che orgogliosamente lancia: una donna sportiva, con una piccozza in mano, non uno strumento di lavoro ma il mezzo per arram-

camosci”(o “Madonna del capriolo”che dir si voglia!) appollaiata su uno sperone roccioso a ridosso del Rifugio Agostini in Val d’Ambiez. Nel 1967 Dario Wolf pubblica “A convegno sul Brenta”, una sorta di testamento spirituale in forma di racconto, un viaggio a partire dalla dimensione fisica, geologica di quello

picarsi sulla roccia, un’attività forse tipicamente maschile ma che questa donna non ha il timore di affrontare. La bellezza del volto e lo sguardo sereno, rivolto con fermezza all’osservatore, è spiazzante: è la sfida dell’angelo del focolare, la vittoria sulla diseguaglianza, l’apertura al futuro”.

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una delle meravigliose tavole/incisioni che a partire dal 1925 il pittore predispone per illustrare l’Eneide. Del grande trittico, malauguratamente andato disperso, forse finito a Berlino, ci accontentiamo delle parole dello stesso Ratini: “...era ispirato alle nostre Dolomiti Occidentali colla Tosa dove servendomi anche del vicino Chegul svolsi tutto il poema di luci e colori della levata e del tramonto del sole, mentre il Genio dei monti piange nostalgicamente la dipartita del loro poeta: Segantini.”; il corpo di Segantini accolto idealmente e pietosamente nel giardino del Brenta, lui che in vita non poté mai accostare le nostre montagne. Nella drammatica scena dell’incontro tra l’eroe troiano e l’ombra dell’amata, il gruppo del Brenta appare come muto

testimone di un fato crudele. Luigi Ratini è pure l’autore di una “Veduta del Gruppo di Brenta”, olio su tela, datata 1910, un luminoso paesaggio di impronta realista. Di chiara impostazione divisionista è invece “Meriggio sul Grosté” (1913) di Attilio Lasta (18861975) di Villa Lagarina, dagli esordi segantiniani, che con Ratini suo “valente maestro e amico affezionato” condividerà la sorte di kriegsmaler (pittore di guerra) nell’esercito austro ungarico. Sempre nella prima metà del Novecento si situano le fascinose acqueforti di Dario Wolf ( 1901-1971), un altro fuoriclasse dell’arte incisoria trentina, intrise di misticismo ed esoterismo, dove la montagna si carica di un’aura sacrale, diventando metafora ed allegoria di elevazione spirituale. Scenario di queste epi-

fanie montane, suscitatrici di misteriose inquietudini, è ancora una volta il microcosmo minerale del Brenta, più precisamente la guglia solitaria del Campanile Basso con la sua inconfondibile fisiognomica che compare sullo sfondo di due acqueforti del Wolf intitolate rispettivamente “Gli amici” (1924), uno struggente e ma-


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PAG. Le voci dei nostri studenti

esto numero il “Giornale delle Giudicarie” riserva ogni mese una sua intera pagina al uto degli studenti dell’Istituto “Lorenzo Guetti”, dando loro spazio e voce. La ne e tutta la redazione del Giornale attribuiscono molta importanza all’apporto di azioni, conoscenze, riflessioni e proposte che essi potranno offrire. Vi è nell’Istituto ezionale ricchezza di giovani menti che, contando su uno straordinario corpo i, può esprimere, con conoscenza e creatività, importanti riflessioni e idee utili per comunità giudicariese, e oltre. studenti – che lasceremo riposare nel periodo estivo – potrà essere un utile io per sentirsi maggiormente partecipi e protagonisti della vita culturale e conomica della loro terra, sulla quale sapranno pure far riflettere i raggi di quegli ti europei e internazionali più ampi verso i quali desiderano proiettare il proprio L’iniziativa potrà pure contribuire a realizzare un ulteriore raccordo fra la stessa

“Semel in anno licet insanire”; così Seneca, fra vari autori, si riferiva al carnevale. La traduzione letterale è: “Una volta all’anno è lecito impazzire”, ma questo detto ha ancora senso in un mondo in cui la pazzia domina le nostre giornate? I giorni del carnevale nei nostri tempi sono gli unici in cui ognuno si maschera come preferisce, in cui nessuno si preoccupa di uscire dagli schemi. Mentre il resto dell’anno ci mascheriamo sempre da quello che viene stabilito per noi dalla posizione sociale che occupiamo. Tutti noi, spesso involontariamente, indossiamo una maschera: quando facciamo i sorrisi finti alle battute squallide, quando fingiamo che una situazione ci vada bene solo per non deludere chi ci sta intorno, quando modifichiamo i tratti del nostro carattere per non essere considerati strani.

Scuola

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Un volta all’anno è lecito impazzire (Seneca) persone che ci circondano del peso del giudizio che impone loro di indossare una maschera: ognuno di noi può e deve contribuire a liberare la società dalla “standardizzazione” dei suoi componenti. Smettiamola di guardare male chiunque tenti di uscire dai canoni di quello

che noi riteniamo “giusto” o “sbagliato”, smettiamola di pensare di avere il diritto di dire agli altri quali siano le scelte migliori per loro, smettiamola di definire le persone in base al loro lavoro, alla loro famiglia, al loro aspetto ancora prima di conoscerle. Se ognuno di noi si sfor-

zasse di dire una cosa carina alle persone che incontra nel corso delle proprie giornate, saremmo tutti più sereni e meno timorosi di mostrarci al mondo per quelli che siamo, restituendo le maschere al carnevale. Alessia Chinetti

Ogni scherzo vale In una società giudicante come la nostra, chi riesce ad essere sé stesso senza farsi condizionare nel modo di fare, di vestirsi, nelle proprie scelte di vita, sovente viene messo alla

gogna. Il giudizio degli altri ci perseguita, ma chi sono questi altri? Pensandoci, tutti siamo “gli altri” di chi incontriamo ogni giorno. Quindi tutti possiamo alleviare le

La parola europea del mese PRESIDENTE DEL PARLAMENTO EUROPEO La parola del mese “Presidente del Parlamento Europeo” è in memoria del Presidente David Sassoli, scomparso l’11 gennaio 2022. Il presidente del Parlamento presiede i dibattiti dell’assemblea, assistito da quattordici vicepresidenti che lo sostituiscono durante i suoi periodi di assenza. Il presidente convoca e presiede l’Ufficio di presidenza del Parlamento e la Conferenza dei presidenti dei gruppi politici del Parlamento e lo rappresenta all’interno dell’Unione europea e a livello internazionale. Il presidente viene eletto per un mandato di due anni e mezzo, per cui in ogni legislatura del Parlamento europeo si alternano due presidenti. Dagli anni ottanta, i nomi dei due presidenti derivano spesso da un accordo tra i due maggiori gruppi politici del Parlamento, il Partito Popolare Europeo e il Partito Socialista Europeo. David Sassoli era nato a Firenze nel 1956, ha vissuto a Roma, luogo di lavoro del padre giornalista. Anche lui intraprese questa carriera, non terminando gli studi universitari. Iniziò a lavorare per alcuni quotidiani minori per poi passare alla televisione, prima come mezzobusto del TG1, ricoprendo quindi la carica di vice direttore del TG1. Nel 2009 iniziò la sua carriera politica e dopo due mandati da parlamentare europeo e uno da vicepresidente del parlamento europeo, diventò presidente del parlamento europeo il 3 luglio 2019. Il 16 dicembre 2021 ha tenuto uno dei suoi ultimi discorsi all’assemblea, basato su tre parole: innovare,proteggere,diffondere.

Un’innovazione generale in tutti i settori europei, con idee creative per il futuro. Un’Europa che protegge, un’Europa pronta ad intervenire rapidamente in eventuali necessità sanitarie, sostenendo che per questo sarebbe necessario rafforzare le politiche di difesa. La sua idea di Europa era quella di un faro grazie al suo modello democratico. Il suo principale testamento sta nella necessità di ritrovare l’orgoglio nel modello democratico e mostrarne l’efficacia nell’ottenere risultati tangibili. Da presidente ha tenuto aperto il parlamento durante la pandemia mondiale conosciuta come COVID-19, offrendo vitto e alloggio ai senzatetto, alle donne e ai bambini in difficoltà dentro il palazzo del parlamento. È stato uno dei promotori di NextGenerationEU che è un progetto realizzato dalla commissione europea, finanziato con 750 miliardi di euro e pensato al fine di stimolare una ripresa sostenibile nel post pandemia. Ha contribuito allo sviluppo del PNNR che é il piano nazionale di ripresa e resilienza che si inserisce al NextGenerationEU. E’ stata davvero una figura molto importante, che ha dettato un modo diverso di fare politica. La classe 3°Liceo della montagna

A carnevale ogni scherzo vale, fu con questa frase che Davide decise di fare uno scherzo al suo migliore amico Luca, la sera di carnevale. Il piano di Davide prevedeva di invitare l’amico nel grande parco abbandonato della loro città, noto per una famosa leggenda che lo riguardava. Molti anni prima, proprio in quel parco, il giorno di carnevale, era solito esibirsi un piccolo circo che intratteneva gli abitanti dell’allora piccola cittadina. Con il passare degli anni, però, i componenti del circo cominciarono a morire, uno ad uno, proprio sotto gli occhi degli amati spettatori, finché di quel piccolo circo non rimase che il tendone. Secondo la leggenda, gli spiriti dei componenti del circo, ogni carnevale, tornavano nella cittadina per esibirsi nel tendone abbandonato del piccolo parco. Davide decise di invitare l’amico proprio in quel parco, perché sapeva che, anche se diceva di non crederci, Luca ne aveva paura. “Facciamo una scommessa, io mi nascondo nel parco, ti lascio 20 minuti per trovarmi e se ci riesci, ti regalo quel gioco per la play che tanto volevi”, disse Davide all’amico, che subito accettò, non poteva di certo rifiutare un’offerta di quel calibro. Luca non sapeva però che l’amico lo aspettava nel parco per spaventarlo, dunque si avviò verso il luogo prestabilito e iniziò a cercare Davide, nascosto tra i

cespugli poco distante dal vecchio tendone. Il sole era ormai tramontato e la notte che si avvicinava rendeva il paesaggio ancora più inquietante. Luca era terrorizzato da quel luogo, ma decise di proseguire la ricerca dell’amico, “Si sarà sicuramente nascosto nel tendone” borbottò”, dunque entrò, ma improvvisamente, una leggera musichetta cominciò a risuonare nell’aria e delle fievoli luci si accesero nel tendone. Luca era pietrificato ed urlò: “Davide smettila, non è divertente, vieni fuori”, ma non ricevette alcuna risposta. L’aria divenne sempre più fredda e la musica sempre più forte. Luca tentò di uscire, ma girandosi vide il volto di uno degli spiriti del circo; terrorizzato urlò nuovamente, sperando che l’amico lo sentisse, ma non fu così ed improvvisamente il tendone si fece di nuovo silenzioso. Nel frattempo Davide, sentendo le urla dell’amico riecheggiare in tutto il parco, cominciò a cercarlo, entrò nel tendone, dove trovò gli occhiali di Luca, ma di lui nessuna traccia. Si fece presto notte, così Davide decise di tornare a casa dell’amico, nella speranza di trovarlo lì, ma senza successo. Da quel giorno di Luca non vi fu più traccia, ma secondo alcune voci, il ragazzo si è unito al circo degli spiriti che ogni carnevale è solito ad esibirsi nel parco abbandonato. Sara Nicolini

Carnevale, una pausa di follia Il Carnevale che tutti conosciamo ha origine nell’ VIII secolo, deriva dal latino “carnem levare” ovvero “togliere la carne” e avveniva l’ultimo giorno di Carnevale, ovvero il martedì grasso, che decretava l’inizio del periodo di quaresima. Fin dai tempi dei Greci in questo periodo si organizzavano delle feste per celebrare il dio Dioniso, che avevano qualche somiglianza con il Carnevale attuale, in cui si festeggiava e ci si divertiva. Altri luoghi in cui avveniva questa celebrazione erano ad esempio l’Egitto e l’antica Babilonia. Molto importante in questa celebrazione era l’utilizzo dei travestimenti e delle maschere, con l’obiettivo di nascondere la propria identità e concedersi una pausa dalla propria esistenza. Nel nostro Paese questa festività è molto famosa soprattutto in alcuni luoghi, come ad esempio Venezia, Acireale e Ivrea. Legate a questo avvenimento sono le maschere, ognuna delle quali è

caratteristica di ogni regione; tra le più famose e che hanno dato inizio a questo divertimento mascherato ricordiamo Arlecchino, appartenente alla Lombardia, Pulcinella, ovvero una delle maschere più antiche, appartenente alla tradizione campana, Colombina e Pantalone, appartenenti al Veneto e Gianduia, di origini piemontesi. Nonostante questi personaggi tengano viva la tradizione, con il passare del tempo il Carnevale ha subito delle modifiche; infatti al giorno d’oggi solitamente i bambini si travestono da principesse, supereroi, fate, streghe ecc. Sebbene sia interessante osservare l’evoluzione di questa festa e dei suoi travestimenti, è comunque importante ricordare le maschere che hanno fondato questa festività, facendole conoscere ai più piccoli, cosicché anche loro possano conoscere le vere origini del Carnevale che tanto li fa divertire. Anna Floriani e Susanna Vaia


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Storia di carnevale Mas era sempre stato un bambino incorreggibile, tra ginocchia sbucciate e piatti frantumati. Quel giorno di Carnevale la casa era completamente vuota, un po’ come pianificava di ridurre i cuscini del divano, che al tempo venivano ancora imbottiti di piume. Aveva approfittato dell’assenza della madre e, una volta completata la prima parte del piano, aveva incontrato Cro, intento ad aspettarlo in groppa a Rucola, un vecchio asino dello stesso colore della cenere. Con tutto l’occorrente a portata di mano, Mas era salito anche lui

e molto lentamente i due da Javrè avevano iniziato a dirigersi verso Tione, là dove il carnevale era una tradizione che veniva presa molto seriamente, tra gnocchi e competizioni mascherate. Il mulo si muoveva pian piano e Mas teneva stretto il vaso da notte ricolmo di gnocchi che si era preparato in precedenza, prendendone una manciata alla volta e ficcandoseli in bocca. D’un tratto il mulo decise di non voler più continuare la strada, era troppo stanco e inoltre i Tionesi gli erano anche antipatici, si davano troppe arie. Si impiantó a terra e Mas, non antici-

pando la mossa, rotoló in avanti e di conseguenza gli gnocchi lo seguirono a ruota, così tanto che decisero di abbracciarlo. Non era mai stato un tipo molto religioso e non gliene importava più di tanto, ma in quel momento si ritrovò i nomi di tutti i santi in bocca. Mas si rimise in groppa a Rucola, Tione era ormai vicina, una sagoma che si ingrandiva più; avanzavano e insieme a lei anche la voce squillante del presentatore si era fatta più chiara. Quando raggiunsero il palcoscenico costruito alla buona, una serie di casse di legno giunte da un paio di chio-

di, Mas si affrettò a mettersi in fila, dietro a un tizio scalzo e con della carta velina verde accartocciata in testa. Dopo essere stati tutti esaminati attentamente, Mas venne proclamato vincitore di un chilo di gnocchi grazie al suo travestimento. “Simion” l’avevano chiamato: andava bene lo stesso, si sarebbe sempre potuto trattare di uno simion albino. La sensazione della colla mista a piume sulla pelle non lo faceva impazzire, ma ne era valsa la pena, soprattutto considerando la strigliata che si prese una volta tornato a casa.

Le feste in maschera giudicariesi ancora al palo A Storo la manifestazione è rinviata a giugno. A Tione la Regina porterà un pensiero e l’allegria dell’evento ad asili, centri anziani e all’Anfass Confermato, al momento, il Carnevale Asburgico Non c’è due senza tre. E così anche il carnevale (periodo tra i più attesi dell’anno anche in Giudicarie) non può che accollarsi al famoso detto. Per il terzo anno consecutivo (dopo il disastro del 2019 e il 2020 vissuto con la speranza di poter proporre qualche attività) il carnevale non si farà. Almeno non nel periodo tradizionale. In molti angoli delle Giudicarie vengono tradizionalmente organizzate le sfilate dei carri allegorici che coinvolgono migliaia di ragazzi giovani e moltissimi bambini travestiti con svariati e innovativi costumi mascherati. Ragionando però a livello di (per dirla in linguaggio istituzionale) Comunità di Valle (delle Giudica-

rie appunto) sono tre gli eventi di rilevanza extravalligiana. Su tutti, indubbiamente, il Gran Carnevale di Storo organizzato da moltissimi anni nella borgata del basso Chiese dalla Pro Loco di Storo. Un evento di rilevanza nazionale che richiama nella patria della farina gialla migliaia di persone per assistere ad una delle sfilate più importanti e storiche del nord Italia. Se per le due precedenti edizioni (2019-2020) il comitato organizzatore non aveva potuto far altro che procedere con l’annullamento quest’anno, I Mati Quadrati, hanno voluto tenere accesa la flebile candela della speranza. Si è optato quindi per un rinvio, seppur in forma ridotta,

dell’evento. Evento che si terrà, emergenza sanitaria permettendo, sabato 4 giugno. La cinquantaduesima edizione del Gran Carnevale di Storo sarà in “Summer Edition”. «Finalmente possiamo dirlo ha scritto nei giorni scorsi l’associazione guidata dal presidente Luca Comai ritorna il Gran Carnevale di Storo. Purtroppo non sarà come il carnevale a cui eravamo abituati, visto la situazione pandemica è impensabile farlo a febbraio come dovrebbe essere, ma è un segno per ripartire e sperare che tutto torni alla normalità. Siamo speranzosi e fiduciosi, infatti dopo due anni abbiamo deciso di annunciare una data in cui tornare a fare il nostro Gran Carnevale».

Spostandoci verso la zona centrale delle Giudicarie, il comitato organizzatore del Gran Carnevale Giudicariese proposto, come tradizione, nella giornata di martedì grasso nelle vie centrali di Tione, era già al lavoro dal novembre scorso. «Il comitato - afferma il referente Maurizio Iseppi - era al lavoro dallo scorso novembre per l’organizzazione dell’evento che si sarebbe dovuto svolgere tra il 28 febbraio ed il primo marzo. Ma la nuova ondata pandemica ha bloccato nuovamente qualsiasi tipo di manifestazione anche all’ aperto. Non ci siamo persi d’animo e abbiamo portato avanti l’organizzazione di due progetti. Nella settimana del giovedì grasso (nel rispetto dei protocolli

anticovid) con la Regina del Carnevale ed i suoi paggi faremo visita agli asili di Tione, Borgo Lares, Preore, Breguzzo e Roncone per portare il saluto del comitato donando un regalo ad ogni bambino, circa 300 in tutto. Il Martedì Grasso invece consegneremo agli ospiti e collaboratori dell’associazione Anfass di Tione, dell’RSAO e del centro diurno anziani un “dolce pensiero” di carnevale. Nelle giornate del 5 e 6 marzo invece è invece in programma la prima edizione del torneo di tennis Gran Carnevale Giudicariese, una competizione dedicata ai giovani e creata in collaborazione con il Tennis Club di Tione che ringraziamo per la disponibilità dimostrata».

E per quanto riguarda il gran carnevale Giudicariese 2022? «Il comitato - prosegue Iseppi - è ancora al lavoro e a breve prenderà una decisione sulla possibilità di spostare l’intera manifestazione più avanti con la speranza di poterci ritrovare presto finalmente liberi di usare ben altre mascherine non per proteggerci dal virus ma per passare una giornata di felicità». Rimane invece in programma, salvo successivi cambiamenti, il Carnevale Asburgico proposto a Madonna di Campiglio dal 28 febbraio al 4 marzo 2022 in occasione della settimana dedicata al ricordo della visita della principessa Sissi e l’imperatore Franz Joseph in terra rendenese. (M.M).


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Territorio

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Trote fario al bando, troticoltura in affanno Siamo riusciti dopo anni e anni di lavoro, a risanare gran parte dei nostri allevamenti garantendo per i prodotti che vengono seminati certificazioni di indennità sanitaria a riconoscimento europeo dalle malattie virali. Inoltre abbiamo ottenuto la certificazione ambientale per tutti i nostri allevamenti “Friend of the sea” e come ultimo traguardo abbiamo raggiunto la certificazione dell’indicazione geografica protetta delle trote del Trentino per ora unica in Italia.

di Francesca Cristoforetti

Un decreto dell’aprile 2020, ora in deroga in Trentino, ne vieta l’introduzione nei fiumi perché non sono considerate autoctone. L’associazione Astro: “Ma sono nei fiumi trentini dal 1600”. Niente più trota fario nelle acque pubbliche del territorio perché non è considerata autoctona. È questo quello che prevede la nuova legge nazionale, che impedirebbe di introdurre alcune specie di trote nei fiumi locali perché considerate alloctone. Nel caso della fario però la specie è presente sul territorio da centinaia di anni. Questa legge, per ora in deroga in Trentino, potrebbe causare dei danni sia a livello economico che di turismo. Il presidente dell’associazione Astro, Diego Coller ha spiegato cosa questa normativa e quali potrebbero essere gli effetti Quando è stato introdotto e cosa prevede il decreto? L’Associazione Troticoltori Trentini esprime forte preoccupazione in merito al decreto del Ministero dell’Ambiente del 2 aprile 2020 diventato operativo con il riconoscimento dello stato di alloctono di fario e iridea del 25/5/2021. Questo decreto, se applicato come scritto, comporterebbe un forte ridimensionamento economico e occupazionale all’interno dell’attività ittica trentina. Questa legge andrebbe a rendere non autoctoni anche pesci come la trota fario, conosciuta soprattutto dal mondo dei pescatori, presente sul territorio già dal 1600 circa nei

nostri fiumi. Dire che questa trota è alloctona sembra un po’ una grande forzatura. È una legge che impedirebbe l’introduzione di queste specie nelle acque pubbliche, come i fiumi, dove è prevista la semina per aiutare la pesca. Adesso dicendo che questa trota non è autoctona ma alloctona, non si potrà più fare. Il problema non è solo nostro, ma nazionale. La trota fario dove viene prodotta? In tutto il Trentino, ma la zona più produttiva delle trote sia iridea che fario è quella delle Giudicarie, la val del Chiese e la val Rendena. L’iridea viene perlopiù prodotta per il consumo, la troviamo al banco nei negozi mentre la fario esclusivamente per la pesca per essere seminata. Quanti sono gli allevamenti e che ruolo gioca la troticoltura in Trentino? Operano in Trentino 50 aziende su 70 impianti ittici, dislocati in tutta la provincia di Trento, per una superficie di specchio d’acqua di mq 350.000 con una produzione lorda vendibile 32.000.000 di euro e che occupano oltre 450 addetti. Le valli più produttive sono le Giudicarie e la Rendena, la Val del chiese e la Valsugana. Parte di questi impianti

Il presidente dell’associazione Astro, Diego Coller

hanno attività mista tra produzione di trote da carne uova da rimonta e semine, altri a pericolo chiusura alla luce di questo decreto, svolgono solo produzione di pesci per le semine in acque libere o laghetti di pesca sportiva. L’attività ittica trentina ha più di cent’anni di storia e ha raggiunto traguardi importanti sia nella commercializzazione delle

trote da carne uova da riproduzione e prodotti per le semine. La produzione che va per la maggiore è la trota iridea perché è un prodotto da tavola, mentre la fario viene prodotta soprattutto da piccole realtà specializzate per le semine. Che obiettivi sono stati raggiunti negli ultimi anni in questo settore?

Quali problemi potrebbe creare l’introduzione di questa legge? Da parte nostra, come associazione troticoltori, ci crea un danno economico perché ci sono tante realtà più piccole che sono specializzate nella provvigione delle semine e nell’allevamento

della trota fario da vendere alle associazioni sportive. I pescatori non potrebbero più seminare nei fiumi quindi organizzare le gare di pesca. C’è un danno indotto anche sul sistema turistico perché la pesca richiama turisti, soprattutto nella zona delle Giudicarie. L’agricoltura e il turismo sono molto sinergiche, i prodotti poi vanno anche a finire nelle

tavole degli alberghi e dei ristoranti. La presenza della trota fario che tipo di impatto ha a livello ambientale? Le trote sono pesci di montagna per definizione alpini, vivono bene nelle acque fredde e questo è il loro ambiente. La fario è qui da 500 anni. Non rovinano l’ambiente, è un pesce dei nostri torrenti e non crea danno ambientale. Questo decreto quando potrebbe entrare in vigore? La legge già entrata in vigore, ma noi insieme ai pescatori e alle province abbiamo cercato di fare una serie di provvedimenti richieste al ministero, per cercare di ovviare a questo problema. In provincia di Trento la deroga potrebbe essere prorogata per altri due anni, stiamo cercando di tutelarci. C’è stato anche un convegno a Milano il 13 novembre 2021, alla presenza di tutte le associazioni pescatori, a cui ha presenziato anche l’assessora Giulia Zanotelli e il presidente del nostro consorzio Facchini per difendere la nostra posizione. Erano interessate in particolare le regioni del Nord. Qual è la richiesta mossa ai politici? Speriamo che la politica si renda conto di quale danno potrà arrecare questa norma a tutta l’acquacoltura italiana e cerchi di porre rimedio a questo problema evitando un duro colpo ad un settore già di per sé fragile. Credo verremo ascoltati, si stia lavorando nonostante i tempi in questo momento siano rallentati. Ma ci sono buone speranze.


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Il personaggio

101 anni social di Gianpaolo Capelli

Potrebbe essere un dorso di orso


Attualità

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Addio a don Giuseppe Beber di Gianpaolo Capelli

Se n’è andato don Giuseppe Beber, amato parroco di Condino alla fine degli anni Novanta. Sempre vicino ad ammalati e poveri. Inizio doloroso e triste in val del Chiese in questi primi giorni dell’anno, diversi lutti hanno colpito le comunità nei suoi paesi, tanti dei quali improvvisi e inaspettati, come quella della morte di don Giuseppe Beber, amato parroco di Condino alla fine degli anni Novanta. Si sapeva che don Giuseppe da poco più di un mese aveva lasciato le sue comunità della Val di Cembra, per motivi di salute, ed era ospite della casa del clero di Trento. Era il parroco più anziano in attività della diocesi. Don Giuseppe, classe 1942 nasce a Pergine 79 anni fa, dopo gli studi nel seminario di Trento, viene ordinato sacerdote nel 1967. Il suo primo incarico lo vede vi-

cario parrocchiale dal 1967 al 1969 a Fondo in val di Non. Da qui la sua scelta missionaria come sacerdote “Fidei Donum” della diocesi. Don Giuseppe, sacerdote della chiesa Trentina, come altri confratelli parte per il Brasile dove rimane per 8 anni, tra questi anche don Michele Balestra di Pieve di Bono. Erano i tempi che il clero trentino abbondava di vocazioni e sacerdoti e il vescovo concedeva il permesso a quelli che volevano partire come missionari. Don Giuseppe al suo rientro in Italia lo vede impegnato sempre come vicario parrocchiale a Bolzano nella parrocchia di San Giovanni Bosco dal 1978 al 1980. Ritorna in Trentino nel 1980, che coincide con la

sua nomina a parroco in val di Gresta dove gli sono affidati i due paesi all’inizio della valle: San Felice e Pannone, dove lo ricordano ancora con affetto. Il suo arrivo a Condino in val del Chiese nel 2008, dove gli viene affidato anche il paese vicino di Brione. Condino è la sede del decanato, e don Giuseppe ne assume l’incarico. Il suo sarà un incaricato collaborativo e sempre alla pari con i confratelli sacerdoti della valle, mai preva-

ricante. Nel 2004 gli avvicendamenti parrocchiali e per le scelte della curia trentina, vedono arrivare a Storo l’ arciprete don Renato Tomio a sostituire don Michele Balestra, e a Condino don Francesco Scarin, a sostituire don Giuseppe. Don Giuseppe e don Michele insieme vengono nominati parroci di Brentonico e paesi limitrofi. Vi rimangono fino al 2010, dove poi sempre insieme sono trasferiti in val Dicembra a Verla di Giovo, dove

SCARTO ORGANICO: IL FUTURO È OGGI

dopo la scomparsa di don Michele nel febbraio del 2018, don Giuseppe vi rimane da solo fino al dicembre scorso. Ancora più grande il suo impegno nelle comunità cembrane, dopo la scomparsa di don Michele. Gli anni della convivenza sacerdotale di don Giuseppe e don Michele sono stati vissuti in fraterna amicizia in piena sintonia di intenti e apostolato verso le comunità a loro affidate. Se venivano in valle, sempre insieme andavano a trovare

gli ammalati e i fedeli di un tempo dei due paesi. Ecco il ricordo dell’amministrazione comunale di Borgo Chiese: “Si è spento don Giuseppe Beber, apprezzato ex parroco di Condino e Brione. L’amministrazione comunale desidera ricordarne la grande umiltà, la bontà, la generosità, e la vicinanza ai più deboli. Grazie don Giuseppe per quello che ci hai dato e insegnato” Questo breve comunicato racchiude quello che è stato don Giuseppe per la sua gente di Condino e di Brione, ma testimonia la sua vita sacerdotale ovunque egli ha svolto il suo ministero. La mitezza faceva parte prima dell’uomo e poi del sacerdote don Giuseppe. Priorità assoluta del suo ministero i poveri e gli ammalati che andava a trovare in casa e negli ospedali. I suoi funerali sono stati celebrati mercoledì 19 gennaio nella chiesa di Pergine Valsugana. Toccante l’omelia di monsignor Lauro Tisi e le testimonianze di saluto nel suo ricordo.

Impianto del partner Renergon per la comunità agro-tecnologica di Murimoos in Svizzera. Circondato da nidi di cicogne sui tetti delle abitazioni

Impianti innovativi di piccola dimensione per trasformare lo scarto organico (incluso letame) in energia rinnovabile e fertilizzante naturale — Impianti al servizio del Territorio Impianti Biogas Tradizionali – Bassa efficienza

Impianti a SOLIDO di Future Power – Alta efficienza

Grandi dimensioni, in media 0,5–1,0 MegaWatt di potenza, 2 ettari di spazio

Piccole dimensioni, potenza anche di solo 100kW, spazio di 20x20 metri

Serve molto materiale che può arrivare anche da lontano con mezzi pesanti. Molto di questo sono vegetali coltivati altrove, anche 20.000 ton annue

Progettato per l’organico prodotto dall’allevamento cui l’impianto è dedicato. Bastano 4.000 ton/anno tra letame e scarti vegetali (es. paglia)

Il substrato organico viene mischiato con grandi quantità di acqua con conseguenti criticità al processo:

La TECNOLOGIA A SOLIDO elimina l’uso di acqua e tutti i problemi relativi:

per la fermentazione, l’acqua e il substrato vanno riscaldati con alto autoconsumo di calore/energia

la massa in fermentazione è continuamente “rimescolata”, con agitatori meccanici che richiedono manutenzioni e consumano energia elettrica, oltre il 10% di quella prodotta

tutta l’acqua reflua e il digestato, di scarso valore agronomico, devono venire smaltiti con impegno logistico, con emissione di odori e inquinamento delle falde

Rumorosi per dimensione e tecnologia, non escludono l’emissione di odori sgradevoli

il letame resta chiuso in box sigillati. Qui la fermentazione produce da sé il calore necessario.

niente mescolatori, il materiale è fermo, le pompe ricircolano la sola acqua percolata, scaldata con una piccola frazione del calore generato. Autoconsumo elettrico non più del 2%

non c’è niente da smaltire. Non usando acqua aggiunta, i nutrienti sono concentrati nel digestato, che risulta di alto valore agronomico. Non puzza più, si vende insacchettato, ottimo per colture biologiche, terreni impoveriti e per “togliere chimica” dai terreni

Il processo avviene in box sigillati ermeticamente senza emissione di odori, l’unico elemento meccanico è il cogeneratore, coibentato e insonorizzato


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Messaggio promozionale

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Meteo permettendo, le prime piste della Skiarea Campiglio apriranno il 27/11

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Bando attività 2022: La Cassa rurale inaugura il nuovo anno sostenendo il no profit La mutualità, nel suo significato più profondo di libera cooperazione tra più persone per il raggiungimento di un fine comune, è da sempre una priorità per La Cassa Rurale Adamello Giudicarie Valsabbia Paganella. Nella convinzione che anche per il 2022 questo sia un tema di notevole rilevanza, La Cassa Rurale rinnova il suo impegno nei confronti del no profit con l’obiettivo di favorire la crescita e il benessere del territorio in cui opera. “Le associazioni rivestono da sempre un ruolo centrale nelle nostre comunità – afferma la Presidente Monia Bonenti - e il nostro impegno è quello di favorire e salvaguardare la loro importantissima funzione di aggregazione sociale, valore aggiunto per il nostro territorio: per questo motivo sosteniamo da sempre gli enti e le associazioni, espressione diretta dei nostri paesi.” Come interviene La Cassa Rurale a sostegno del mondo del volontariato? Tutti gli enti/associazioni senza scopo di lucro che operano nella zona operativa della Cassa e che intrattengono una relazione bancaria con essa, possono partecipare al Bando Attività 2022, grazie al quale è possibile richiedere a La Cassa Rurale un sostegno generico per l’attività istituzionale programmata per l’anno in

corso. È possibile partecipare al bando presentando alternativamente la “Domanda semplificata 200x200” oppure la “Domanda ordinaria attività+”. La Domanda semplificata 200x200 si rivolge ad enti/associazioni poco strutturati, con un’attività saltuaria e occasionale nel corso dell’anno, una minima operatività finanziaria e un limitato numero di soci e volontari. L’intervento andrà a favore di un numero massimo di 200 enti/associazioni e, qualora la richiesta venga accolta, il contributo spettante è definito in un importo fisso pari a Euro 200. La Domanda ordinaria attività+ si rivolge ad enti/associazioni che operano nei vari settori di intervento definiti dal bando e che svolgono una attività strutturata, regolare e continuativa nel corso dell’anno, con un ampio numero di soci e volontari. Il contributo richiesto non potrà superare il 30% delle uscite/ oneri dell’anno, per un massimo di Euro 4.000. Le domande devono essere presentate entro e non oltre il 28 febbraio 2022 attraverso la modulistica disponibile sul sito www.lacassarurale.it nella sezione Associazioni - Iniziative. “Le risorse a disposizione sul Bando At-

Mercoledì 9 febbraio alle ore 18.00 si terrà un incontro online per presentare il nuovo Bando Attività e per rispondere a dubbi e domande delle associazioni. � Scannerizza il QR code qui a fianco e compila il form entro il 07/02/2022 per iscriverti all’incontro online! tività 2022 sono pari ad Euro 300.000 – aggiunge il Direttore Marco Mariotti - una cifra che rende concreto il messaggio di vicinanza e supporto che La Cassa Rurale intende rivolgere al proprio territorio. Le nostre azioni per enti e associazioni prevedono, oltre al sostegno finanziario, anche un importante sostegno formativo con l’iniziativa “Associazione in formazione”, che mira ad accrescere le competenze delle persone impegnate a servizio delle nostre comunità: un’opportunità per conoscere nuovi strumenti, approfondire aspetti

che possono agevolare lo svolgimento di alcune attività e sostenere la motivazione dei volontari”. Nei prossimi mesi è inoltre prevista la pubblicazione dei Bandi per il sostegno di investimenti materiali o progetti in ambito formativo culturale e sociale per i quali le risorse disponibili ammontano ad Euro 160.000. Per qualsiasi informazione l’Ufficio Relazioni rimane a disposizione all’indirizzo mail relazioni@lacassarurale.it e ai numeri 0465 896510 / 896511.


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Porto Franco

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Una volta il futuro era migliore di Ettore Zampiccoli

Il secondo Statuto di Autonomia ha cinquant’anni, è tempo di interrogarsi sulla sua gestione fino ad oggi, sul modo col quale i trentini intendono l’Autonomia e aprire un dialogo con il Sudtirolo “Una volta il futuro era migliore“ è il titolo di un agile libretto nel quale Sabino Cassese, noto costituzionalista e politologo, si chiede e chiede dove andrà questo Paese - l’Italia- e quali siano i possibili scenari. Noi prendiamo in prestito questo titolo per qualche ragionamento sull’Autonomia, quella con la A maiuscola. E vogliamo riferirci al secondo Statuto, quello varato nel 1972 e del quale quest’anno ricorrono dunque i cinquant’anni. Immaginiamo che questa ricorrenza si presterà ad una serie di considerazioni e di auspici. Già abbiamo ascoltato nei mesi scorsi incontri e dibattiti e già c’è chi parla della necessità di un terzo Statuto. Noi riteniamo che prima di pensare a nuovi Statuti sarebbe opportuno interrogarsi sulla gestione del secondo Statuto e

sul modo col quale i trentini intendono l’Autonomia. I trentini e l’Autonomia per l’appunto è tema complesso e difficile. Che cos’è l’Autonomia per i trentini? E’ più potere rispetto allo Stato, sono più soldi, è la capacità di far meglio delle altre regioni ordinaria, è una identità più forte, una cultura diversa, un’istruzione più originale, sono valori sociali ed individuali distintivi ecc. ecc. Insomma l’Autonomia del Trentino ha una propria personalità, che ne giustifichi attenzione e sopravvivenza? I temi sono complessi e ci vorrebbe un’indagine seria per rispondervi. L’università in questo senso potrebbe dare una mano. La storia dell’Autonomia dimostra –a mio avviso - che ci sono due momenti ben distinti: l’Autonomia ai tem-

pi di Kessler e l’Autonomia dopo Kessler. Con Kessler, presidente della Provincia, l’Autonomia ha avuto alcune forti intuizioni, che l’hanno rafforzata e resa credibile: basterebbe citare l’Autostrada del Brennero, che ha aperto il Trentino all’Europa, la creazione dell’Università di Trento, che ha aperto il Trentino ai nuovi sapere allargando prospettive e mentalità, il Piano urbanistico di Samonà che affrontò il tema del rapporto città-valli, i comprensori (poi magari gestiti malamente) , le efficaci risposte alle crescenti esigenze abitative ( pensiamo alla famose Torri di Trento ), il rafforzamento delle banche e ultimo ma non ultimo il secondo Statuto. Poi la seconda fase, che arriva ai tempi nostri, caratterizzata da una ordinaria, seppur buona amministrazio-

ne, ma senza grandi picchi, se non quello di tangentopoli del 1992, che dimostrò che quanto ad etica politica il Trentino aveva inseguito modelli italiani piuttosto che tedeschi. Per questo e proprio alla luce di queste due fasi – riassunte in poche righe – riteniamo che si possa parlare di un futuro che una volta era migliore. Ed ora che fare? Senza pretendere di esaurire la quantità e qualità delle sfide, vorremmo fermarci su due temi, che sono anche correlati: il destino della Regione e l’identità dell’Autonomia trentina. Della Regione si parla a corrente alternata ma di fatto poco si fa ben poco per tentare di darle concretamente un ruolo autorevole. Al di là delle possibili competenze, che si potrebbero attribuire alla Regione, c’è da dire che in questi anni non si è creato

da parte trentina un clima favorevole alla integrazione ed alla collaborazione effettiva. Ci sono stati temi sui quali il Trentino ha perso il treno: l’aeroporto ed il settore fiere, ad esempio. Due ambiti nei quali poteva esserci una collaborazione stretta con la presenza del Trentino nella gestione dei due settori. Invece si è preferito procedere con un proprio centro fieristico ( Riva del Garda ) che ora fa – se va bene – 4/5 fiere all’anno contro le venti di Bolzano. l’Aeroporto di Bolzano poteva essere per il Trentino turistico una finestra sull’Europa e invece niente. Ma il terreno di possibili collaborazioni poteva estendersi anche ad altri settori importanti come quello paesaggistico e della tutela ambientale, delle integrazioni energetiche, della cultura e dell’istruzione, quello delle università ecc. Abbiamo perso un sacco di opportunità e Trento e Bolzano sembrano sempre più distanti. Se si vuol dare un senso ad una dimensione regionale c’è molto spazio da ricuperare. In Trentino si potrebbe tentare un avvicinamento al Sudtirolo cominciando anche a parlare meglio e più diffusamente la lingua tedesca. In una dimensione regionale un Trentino

bilingue aprirebbe prospettive nuove anche verso il nord, potrebbe essere un tratto distintivo anche a livello italiano e un momento di rafforzamento dell’identità trentina. Una identità che oggi è assai debole anche per le forze centrifughe che caratterizzano il nostro territorio: i rivani spesso si sentono più veneziani o lombardi che non trentini, quelli della val di Fassa guardano ai tedeschi dell’Alto Adige, quelli del Primiero a Feltre e Belluno, senza tener conto dei nonesi che ora si spacciano per ladini. Il ricupero di un forte senso di identità è – a nostro avviso – il passaggio importante se vogliamo garantirci in futuro autonomia e credibilità. Per far questo, al di là delle competenze e di un auspicabile nuovo rapporto con i tedeschi del Sudtirolo, bisogna costruire in Trentino un percorso di istruzione e cultura, che parta soprattutto dalle nuove generazioni. Noi vogliamo sperare ed auspicare che i 50 anni del secondo Statuto servano anche per questo e che non vengano ricordati tra qualche anno per quella sbandata pseudo culturale che è il concerto di Vasco Rossi in Trentino.

Online il nuovo sito web del Centro Studi Judicaria Il Centro Studi Judicaria di Tione ha un nuovo sito web, completamente rinnovato: non cambia l’indirizzo, sempre a www.judicaria.it, ma cambiano notevolmente i contenuti e la grafica, ora più moderna, accattivante e di immediata comprensione. Realizzato e sviluppato grazie all’agenzia di web design Piemme Solution di Pergine Valsugana, il sito è stato modificato per rendere più chiara e semplice la fruizione e la navigazione da parte di visitatori e ricercatori attraverso le varie pagine che presentano la storia e le attività del Centro Studi. Molte delle sezioni presenti nella precedente “veste grafica” sono state ritoccate con opportune modifiche, mentre altre sono state nuovamente create, tenendo conto degli aggior-

namenti inerenti le novità del Centro Studi, come ad esempio i collegamenti alle pagine social di Instagram, Facebook e al profilo YouTube del Centro. Nella Home Page, come nel “vecchio” sito, si presentano in una veste più chiara, comprensibile e completa sia la parte dedicata agli eventi (presentazioni libri, mostre, convegni, ecc.), che la ben collaudata sezione dell’archivio fotografico consultabile online (al quale si aggiungerà in futuro anche la ricerca bibliografica), ma anche lo shop online delle pubblicazioni Judicaria e le molte pagine di presentazione delle sezioni Judicaria e loro attività. Un notevole restyling che “ringiovanisce” l’immagine web del Centro Studi Judicaria migliorandone le potenzialità

comunicative. Le prime fasi dell’inserimento di contenuti sono stati seguiti e curati dai due impiegati del Centro Studi Judicaria: il dott. Aldo Gottardi e Daniela Mosca, che hanno verificato la modifica dei testi già esistenti e la

realizzazione dei nuovi. Le “parti vitali” del sito sono già attualmente in funzione e pronte per il pubblico, ma il sito pur in fase avanzata di elaborazione, mantiene ancora alcune sezioni ed areee in fase di allestimento per arrivare a completare

un lavoro che richiederà poi coninui aggiornamenti . Soddisfatto il Presidente del Centro Studi, Danilo Mussi: “Il Centro Studi Judicaria aveva bisogno di questa rivisitazione. Un nuovo sito che diventi un suo biglietto da visita verso una utenza

che ci auguriamo aumenti sempre più. Lo strumento informatico nella cultura e nella ricerca è ormai fondamentale e vorremmo trovarci pronti a soddisfare tutte le nuove esigenze che ci si possono presentare. Questo sito web sarà la piattaforma grazie alla quale non solo si vuole aumentare la visibilità del Centro Studi Judicaria, per la sua conoscenza e per quella delle azioni culturali che svolge sul territorio: editoria, ricerca, mostre, eventi, ecc., ma anche per far sì che in un futuro esso diventi una cassa di risonanza, un riferimento, per eventi e manifestazioni culturali del grande territorio della Judicaria. Un’idea ambiziosa ma che gradualmente siamo convinti di realizzare.”


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“La grande storia della 3tre” in un libro

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La 3tre è la più antica d’Italia: dalla Paganella a Campiglio, storia e cronaca di una tra le più importanti gare di sci al mondo in un libro scritto da Paolo Luconi Bisti ed edito da Giunti. Con le sue 68 edizioni è la più antica gara italiana di sci; la prima a essere stata inserita nel calendario della Coppa del Mondo fin dalla sua creazione. Di più: è una parte importante della storia del Trentino, della sua evoluzione turistica, e rappresenta la più antica tradizione sportiva di Madonna di Campiglio. Questo e altro ancora è la 3Tre, unico slalom del circuito mondiale in Italia, una tra le più antiche gare della Coppa del Mondo di sci alpino che va in scena tutti gli anni in una data fissa, il 22 dicembre, ultima gara del “circo bianco” prima della sosta natalizia. Nata per promuovere la città di Trento come “stazione turistica alpina” con le sue aree sciistiche del circondario, la 3Tre arriva a Campiglio nel 1957 per iniziativa di Gianvittorio Fossati Bellani, commissario tecnico e vicepresidente della Fisi, tra i fondatori e presidente per quasi trent’anni della locale Società Funivie. Da quel momento Campiglio e la 3Tre crescono insieme. Si diffonde la fama della prima, aumenta d’importanza la seconda, e viceversa. L’anno di svolta, per la 3Tre e per lo sci alpino in generale, è il 1967: nasce la Coppa del Mondo. Le prove valide per l’assegnazione del prestigioso trofeo sono sette e la 3Tre viene subito inclusa nel circuito, considerata ormai da tutti gli atleti una grande classica. Dopo due anni, durante i quali il podio campigliano viene conquistato dai francesi, un primo grande nome si affaccia nella storia dello sci alpino italiano: è quello di Gustav Thöni, che proprio tra le Dolomiti di Brenta si afferma come fuoriclasse della Nazionale azzurra. L’ultimo italiano a vincere sul Canalone Miramonti è stato Giorgio Rocca nel 2005.

Gli albori: Una nascita trentina Paganella, Serrada di Folgaria, Monte Bondone, San Martino di Castrozza, Canazei, Marmolada, Madonna di Campiglio: nel leggere l’elenco delle località che hanno ospitato la 3Tre ci si rende conto di come questa sia probabilmente la più “trentina” delle competizioni invernali della sto-

ria di questa provincia. La “Tre giorni internazionale del Trentino” ha da poco superato i settant’anni di vita; il cronometro della manifestazione cominciò infatti a misurare la bravura dei suoi campioni nel gennaio 1950, quando con la discesa libera Paganellapasso Santel prese il via la sua lunga storia. La grande storia Le vicende della 3Tre si sono sviluppate nell’arco di 72 anni, con 123 gare suddivise tra tutte le specialità dello sci alpino (tra cui 20 discese libere, 34 slalom giganti e 65 speciali). Oggi la 3Tre è la quarta manifestazione più antica della Coppa del Mondo di sci dopo il trofeo del Kandahar (1928), quello del Lauberhorn di Wengen (1930) e quello dell’Hah-

nenkamm di Kitzbuhel (1931). A raccontare questa parte così importante della storia dello sport trentino e nazionale è il libro “La grande storia della 3Tre”: volume realizzato da Paolo Luconi Bisti ed edito da Giunti che da poco in edicola, e che per la prima volta raccoglie le cronache di tutte le singole edizioni, una dopo l’altra con i protagonisti, i podi, gli aneddoti e le curiosità. La parte del leone è costituita dalle fotografie: oltre mille immagini, da quella di Zeno Colò che taglia vittorioso il traguardo del primo slalom di Serrada a quella di Kristoffersen vincitore a Campiglio l’anno scorso. I campioni di ieri, i protagonisti di oggi Uno slalom tra i ricordi, tra momenti memorabili e altri

difficili, che l’autore ha raccolto nel corso di anni di ricerche. “Le emozioni sono infinite - racconta Paolo Luconi Bisti - le gesta dei pionieri negli anni Cinquanta (Zeno Colò, Ermanno Nogler, Stein Erikssen, Egon Zimmermann, Charles Bozon, Paride Milianti…), l’evoluzione dello sci nei Sessanta (Carlo Senoner, Karl Schranz, l’Equipe de France) e il debutto della Coppa del Mondo maschile in Italia con lo slalom sul Miramonti nel 1967; la nuova era negli anni Settanta con i paladini della Valanga Azzurra, Gustavo Thoeni, Piero Gros, Fausto Radici, Paolo De Chiesa e Ingemar Stenmark che vince a Campiglio la sua prima gara di Coppa (in totale alla 3Tre saranno dodici). Poi l’epoca indimenticabile di Tomba, che nel 1987 coglie

il primo dei suoi tre successi sul Miramonti, con gli anni Novanta che si concludono con la famosa inforcata del 1997, edizione annullata da Guenther Hujara”. Gli anni Duemila sono quelli della non facile ripartenza, tra soste ed edizioni non inserite nel calendario maggiore. Fino alla riconferma finale negli anni di Hirscher e Kristoffersen di quella che è una tradizione patrimonio dello sport italiano, la più antica gara di sci della Coppa del Mondo in Italia.

L’autore Paolo Luconi Bisti, di Madonna di Campiglio, è pubblicista e collaboratore di varie testate locali e nazionali. Fotografo freelance, documenta da anni la vita e le trasformazioni della “Regina delle nevi”. La passione per la ricerca e il passato lo hanno portato ad approfondire la storia locale pubblicando numerosi libri. “La grande storia della 3Tre” è la sua quindicesima opera su Madonna di Campiglio.


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Parlando giudicariese

Giudicarie e telematica di Mario Antolini Musón

Per persone come me, che veniamo dalle “aste” vergate con l’uso del pennino a inchiostro e che già avevamo considerato qualcosa di eccezionale la macchina dattilografica il trovarsi sulla scrivania un computer o in mano uno smartphone è un alcunché di super-eccezionale. A un vecchio come me, con la inaspettata fortuna di aver oltrepassato i cent’anni, l’essere riuscito ad usufruire dell’informatica e della telematica è qualcosa che ha del miracoloso, poiché si tratta di invenzioni del tutto inimmaginabili ed inattese, che stanno aprendo all’umanità degli impensabili ed ancora velati nuovi orizzonti del tutto inconcepibili e imprevedibili. Specialmente per persone come me, che veniamo dalle “aste” vergate con l’uso del pennino a inchiostro e che già avevamo considerato qualcosa di eccezionale la macchina dattilografica… il trovarsi sulla scrivania un computer con tanto di tastiera, o in mano un telefonino o uno smartphone è un alcunché di super-eccezionale. Grazie agli strumenti telematici - generalmente col “web” - si sono ampliati gli spazi della “conoscenza”; soprattutto è stata ed è facilitata e ampliata la possibilità di diffondere ogni settore della conoscenza anche fra coloro che non sarebbero mai stati nella possibilità di esserne informati. Oggi - se lo si vuole e ci si impegna seriamente a rendersene capaci -, ogni pur minimo anfratto della “conoscenza” entra addirittura in ogni casa del mondo, anche la più sperduta e isolata. Limitandomi a fare riferimento al “computer” ricco di programmi come “Internet”, “Google” e altri, nonché ai “social network”, è più che evidente che tutte le persone debbano essere e rendersi edotti che, con la massima facilità, in tutto il mondo sono avvicinabili dalla “conoscenza” senza limiti e censure di sorta, in libertà e con libertà. Basta

volerlo ed i rapporti interpersonali, scambiandosi conoscenze all’infinito, si attuano in piena facilità e possono attuarsi ad ogni livello possibile. Ovviamente bisogna rendersene capaci, e possibilmente saper usufruire della propria razionalità usata per il “bene” e per il “bello” – fra cui la “conoscenza” – e non per finalità improprie e dannose. * Grazie alla disponibilità che mi viene offerta da questa “ventenne testata” in ambito giudicariese, vorrei riferirmi in particolare a “facebook”, che ormai è entrato in tante case e che viene usato da sempre più numerose persone e che da qualche anno quotidianamente anch’io uso e frequento. Con piacere sto constatando che non mancano la presenza e le inserzioni di sempre più numerosi Giudicariesi, i quali si stanno rendendo protagonisti di “far conoscere” le Giudicarie attraverso illustrazioni, notizie storiche, informazioni sostanziando la diffusione della conoscenza del nostro territorio e della nostra gente. Non sono nella possibilità di elencare l’intero elenco delle persone che vi si trovano impegnate; mi limito a rendere noto che nell’ambito di facebook vi si trova un “sito” che viene denominato “Amici delle Giudicarie” e che così succintamente viene presentato: «Questo nuovo “sito/rubrica” dovrebbe essere riservato unicamente a raccogliere la “vita reale” dei Giudicariesi e di coloro che le Giudicarie stimano e amano, per cercare di esprimere unicamente cosa siano e come siano le

Giudicarie, come si vive in Giudicarie e ciò che si suggerisce per far sì che le Giudicarie abbiano ad essere valorizzate, arricchite e vissute in maniera sempre più adeguata ad una comunità socialmente unita, compatta, serena e in pace. Quindi niente dissertazioni e propaganda di puro carattere politico, non notiziari di pubblica amministrazione, niente polemiche: soltanto il “vivere insieme” per “far gróp”, in un ambiente da “coltivare” e da conservare, da valorizzare non da sfruttare in alcun modo. Un incontro di persone serene capaci di darci testimonianza di come vivono e di suggerire un qualcosa di positivo da fare perché tutti ne possano godere i benefici. Non è una cosa facile e certamente ci sé imbarcati in una iniziativa del tutto nuova, senza sapere se potrà andare in porto o come vi entrerà o carica o scarica. Certamente è un’ottima per conoscere e far conoscere le Giudicarie. Tutti possono parteciparvi; chiunque può trovare questo gruppo e parteciparvi». Chi avrà la pazienza di andare a sondare il già notevole materiale già inserito in facebook troverà modo di trovarsi davanti agli occhi il numeroso accavallarsi di “voci” del-

la gente da quasi tutte le località del comprensorio. Non mi sento di citare dei nomi perché non riuscirei ad andarli a scovare in maniera esaustiva, ma posso davvero constatare che al momento stanno giungendo voci e testimonianze da ogni angolo del territorio: ed è una ricchezza che è soltanto agli inizi. Da aggiungere che, anche negli spazi riservati a YouTube, alle Giudicarie sono riservati ampi siti e spazi con video-documenti riservati sia al territorio che ad iniziative attinenti alle nostre vallate ed alla nostra gente. Materiale davvero notevole con riscontri di “visioni” piuttosto numerose e l’apporto di persone ben preparate. Entrando nei particolari, quante e sempre interessanti le cartoline dei paesi e dei paesaggi e le fotografie di famiglia che fanno conoscere luoghi ed eventi e persone che altrimenti che non si sarebbe mai conosciuti. Vi figurano le curiosità, ma soprattutto le testimonianze, e pure dei dettagli che non si trovano in alcuna pubblicazione. Ci si trova davvero di fronte ad una oggettivazione quanto mai interessante anche e soprattutto dal punto di vista culturale e che, secondo me, potrebbe essere più che mai opportu-

no che un Ente, come il Centro Studi Judicaria, ne prendesse atto e riuscisse a raccogliere queste vere gocce di rugiada al fine di conglobarle razionalmente e scientificamente in veri e propri “ruscelli”, ossia studi di carattere geologico, geografico, storico, antropologico, sociologico. Ovviamente negli strumenti telematici oggi a disposizione tutto il materiale risulta sparso un po’ ovunque nei vari siti, come le foglie d’autunno nel bosco; ma le foglie, un tempo, si raccoglievano in apposite baracche munite di porta e col tetto. Così oggi penso che si dovrebbe fare con questo “materiale sparso” di vere gemme di conoscenza e che potrebbe accrescere la conoscenza e il godimento di questo nostro territorio, che costituisce davvero un “eden” incomparabile. Non me intendo tecnicamente, ma immagino dei video-documenti di settore: come tutte le caroline don didascalia, la fotografie, le annotazioni su Madonna di Campiglio, o le Terme di Comano, o il Chiese e via discorrendo; i temi di settore sembrano sbocciare sotto le dita ogni qualvolta si entra in siti/spazi ogni giorno più interessanti e avvincenti. È indubbio che ormai l’av-

venire dell’umanità sarà caratterizzato ed impostato sull’uso dell’informatica e della telematica. Io ormai me ne sento tagliato fuori, ma certamente a chi sta vivendo e animando il presente e soprattutto a coloro che spetta il compito di impostare e vivere l’avvenire resta il compito/dovere di impossessarsi di ogni tipo di nuovo strumento telematico già in essere o che si presenterà, soprattutto per dare consistenza al settore della “cultura”, di cui è parte essenziale la conoscenza del proprio territorio e della propria gente sotto qualsiasi punto di vista. Nell’affanno di un presente che sta portandoci fra le problematiche mondiali lontanissime dal proprio luogo di nascita e dall’ambito di residenza, credo che sia buon e urgente impegno il rinsaldare la perfetta conoscenza di “ciò che si è” e del “dove e con chi si sta trascorrendo insieme” il proprio presente. La telematica rimane uno strumento determinante e insostituibile e, conseguentemente, dalla massimo capacità di sostegno e di aiuto in tutti i campi, specialmente dal punto di vista della “conoscenza”. Il saperne debitamente approfittare è razionale saggezza.


Lettere Sono una persona in carrozzina, con parecchi disturbi di salute non legati direttamente al mio handicap, disturbi dell’apparato respiratorio, con un’allergia ai pollini con la quale ormai convivo da innumerevoli anni, praticamente per tutto l’arco dell’anno e che in certi periodi d’esso si trasforma in bronchite asmatica, disturbandomi non poco specialmente durante la notte e costringendomi a star chiusa in casa per parecchi giorni. Durante la scorsa primavera, mi sono sottoposta alle 2 sommistrazioni del vaccino contro il coronavirus, con proprio nessun effetto collaterale, spostandomi addirittura in macchina tranquillamente subito dopo l’iniezione. Verso Dicembre il nostro medico di famiglia, che ci conosce soltanto da circa 6 mesi, ma che ci segue veramente con molta dedizione in caso di necessità, ci consiglia proprio caldamente di fare la terza dose del vaccino contro il coronavirus, davanti a tale proposta mia madre inizialmente non era d’accordo specialmente per me, sopratutto perché a Novembre abbiamo fatto, come facciamo ormai da oltre 20 anni, il vaccino antinfluenzale; il 22 Dicembre, sono qua in casa perché il nostro medico, vuole proprio venire a farci la terza dose del vaccino anti Covid, confesso che all’inizio della giornata, sono qua che scrivo davanti al mio computer abbastanza di cattivo umore, sia perché non posso

A bocce ferme, dopo la conferma del Presidente della Repubblica del Sign. Mattarella, sento doverosa una riflessione in merito ai voti espressi dagli elettori per i personaggi dello spettacolo in generale. Tale riflessione è causata da qualche commento sagace sentito durante il rito settimanale della spesa. Alcuni cittadini non hanno gradito che personaggi, seppur tutti rispettabili, siano stati votati per la nomina a Capo dello Stato. Rincaro la dose: quel voto è stato percepito come una vergogna e come una presa in giro. Personalmente, non ho ritenuto l’accaduto così grave considerando che non è una novità. Da sempre sono usciti dalle urne nominativi estranei al mondo della politica. Da sempre le schede in qualsiasi tipo di consultazione sono state utilizzate come sfogo della propria rabbia ed insoddisfazione verso il mondo della politica in generale. Mi ricordo che in tempi antichi ad una elezione amministrativa un votante si prese la briga di disegnare sulla scheda un

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Il vaccino ci salva di Mariagrazia Fusari

Da un’esperienza personale l’appello: “Io a queste persone dico solamente vaccinatevi, questo vaccino ci salva, sia da gravi problemi di salute che in un certo senso dalla perdita del lavoro. uscire di casa come è mia abitudine fare ogni giorno, ma soprattutto perché questa terza dose che devo fare mi sembra soltanto un obbligo politico istituzionale. Durante la mattinata però inizio a sentire uno strano dolore tra la schiena e il fianco destro, ok decido di non dirlo neanche a mia madre, tanto sarà un reumatismo nuovo che si aggiunge agli altri proprio numerosi che già ho vista anche la mia mezza età penso io. Faccio la terza dose del vaccino, alla sera mangio normalmente e sto bene come sempre, vado a letto e inizio ad avere freddo, ho sopratutto i piedi gelati che non riesco proprio a scaldameli ma ok decido di non farmi sentire da mia madre, che dorme

nella stanza accanto alla mia, che non riesco a dormire, ma sto qua nel mio letto tranquilla, se appena posso alla notte non la voglio disturbare. Ma inizio a star male ho dolori proprio dappertutto, e ho soltanto 3 linee di febbre. Per 2 giorni sto in casa, ho un malessere ma proprio leggero, che mi permette di mangiare e addirittura di scrivere come solitamente al computer, ho più dolori del solito e un po’ mal di testa, mi fanno 2 tamponi nel giro di poche ore, dai quali risulto essere positiva al Coronavirus, sgomento e soprattutto tanta paura, in me c’è la paura maggiore di contagiare anche mia madre ormai piuttosto anziana, dalla quale devo dipendere purtroppo in tutto

e per tutto. No, non posso proprio isolarmi nella mia stanza da letto e aspettare, che questo Covid se ne decida ad andarsene da me. Il nostro medico mi dice di star tranquilla che la terza dose del vaccino mi salvata nel senso che la malattia che mi ha colpita sarà molto più leggera. In effetti non posso proprio lamentarmi, sto benino, ho solamente dei forti dolori in più, è il giorno di Natale niente di particolare in programma come ormai avviene da circa 4 o 5 anni soltanto, si fa per dire, l’attesa visita della nostra più cara amica, quella cioè che ci viene più spesso a trovare nonostante la sua

lontananza, per la quale oggi mi viene proprio paura di contagiarla. Perciò dico a mia madre purtroppo di non farla entrare assolutamente in cucina, e infatti la nostra amica ci saluta e scambia i regali di Natale stando sulla porta d’entrata di casa. Per farvela breve, dopo altri 2 tamponi risulto negativa al Coronavirus e da questa mia esperienza, fortunatamente non proprio tragica, con conseguenze gravi per la mia salute già abbastanza problematica, vi consiglio proprio caldamente e senza ombra di dubbio, di fare il vaccino contro il Coronavirus compresa pure la terza dose,

che ci evita proprio di stare molto male e sopratutto di finire all’ospedale se non addirittura in terapia intensiva. Non comprendo proprio il perché parecchi medici e infermieri pur consigliandoci ogni qual sorta medicinali quando ne abbiamo bisogno, nonostante che abbiano visto o sentito di centinaia e centinaia di loro colleghi, morti specialmente a Bergamo e nei suoi dintorni, verso fine Febbraio inizi di Marzo del 2019, quando ciò è all’inizio di questa pandemia non si sapeva ne cos’era e ne tanto meno esisteva alcun vaccino, si rifiutano proprio di farlo, perdendo addirittura il loro posto di lavoro, così come milioni e milioni di altre persone, alle quali viene niente meno che l’assurda l’idea di protestare nelle piazze d’Italia, contro il nostro governo, perché mette a disposizione di tutti, e fra l’altro gratis, il vaccino. Io a tutte queste persone dico solamente vaccinatevi, questo vaccino ci salva, sia da gravi problemi di salute che in un certo senso dalla perdita del lavoro, cosa tanto grave di questi tempi.

Elezioni del Capo dello Stato, mancanza di serietà di Antonia Marascalchi

Quei voti a personaggi dei cartoni animati durante l’elezione del Presidente un ironia di cattivo gusto e irrispettosa del momento solenne e dell’importanza per il Paese di quella votazione. asino. Il messaggio era chiaro. Si sarà esercitato a casa per tratteggiare con precise sembianze un somaro perfetto in così poco tempo oppure sarà stato un tale dotato di un particolare talento per il disegno? Il dubbio è rimasto. Tant’è che quelle parole

così taglienti mi hanno fatto pensare. Perchè un politico nell’elezione più importante d’Italia, quella seguita minuto per minuto dai mass media, quella attentamente osservata dalle potenze mondiali decide di fare una simile boutade?

La prima considerazione che mi è balenata in testa l’ho immediatamente esclusa. Non posso pensare che l’intenzione fosse reale. Anche la seconda considerazione l’ho bocciata sul nascere. I parlamentari hanno voluto forse far passare il messaggio che chiunque può svolgere le funzioni di Presi-

dente della Repubblica? Sappiamo che non è vero. Che non è un mestiere da tutti lo hanno dimostrato i fatti. Gli elettori non sono riusciti a trovare un nome condiviso ed hanno dovuto ripiegare sul signor Mattarella il quale, per ragion di stato, ha accettato di immolarsi per la patria. La terza considerazione co-

mincia ad avere le sembianze di qualcosa di reale. Sapendo che non era stato ancora trovato un accordo sulla rosa dei papabili, per non lasciare la scheda intonsa hanno votato il loro idolo del cuore. La quarta considerazione è molto reale. Considerando che l’elezione stava assumendo le sembianze di teatrino della politica, presi dalla noia hanno fatto emergere la loro vena ironica. Peccato che il messaggio arrivato ai cittadini sia quello di mancanza di serietà. Di questi tempi la politica non è molto popolare e ho forti dubbi che se lo possa permettere.


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Tutti giù per terra

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Benvenuti presidenti! “A. A. A. AFFARONE!! Roma, centro storico, disponibile da subito in comodato gratuito intero palazzo cinquecentesco terra – cielo, totalmente arredato e con finiture di pregio, comodo ai servizi. Posizione dominante e soleggiata. Vista insuperabile. L’esclusiva e imponente dimora, libera su quattro lati, si compone di circa 1.200 stanze. Le sue 3.000 finestre garantiscono ottima luminosità e areazione. Il complesso si estende su 10.500 metri quadrati, di cui 40.000 di giardini, e comprende svariate pertinenze tra cui le scuderie, una caserma e un sito archeologico nel piano interrato. Compreso nel pacco, un home staff di circa 1.000 unità. Contratto 7 anni prorogabili (a discrezione). Astenersi perditempo e finti patrioti. All’aspirante inquilino, nelle plurime vesti di garante, arbitro e notaio, sono richieste competenze comunicative, disponibilità a viaggiare, spiccata predisposizione all’ascolto e alla mediazione, alla sopportazione di capricci, inciuci, giravolte e cambi di casacca.” Nelle scorse settimane, nelle goderecce trattorie Questi due ultimi anni come ben sappiamo li abbiamo trascorsi in una situazione in cui la mia generazione (son quasi anziano...) e naturalmente quelle dopo la mia, non si son mai trovate, affrontare una pandemia. Da subito l’ho etichettata peggio di una terza guerra mondiale, anche se per qualche ingordo milionario nulla è cambiato, ma il peggio ahimè presumo debba ancora venire. Le notizie che giungono in questi giorni sul versante di un possibile conflitto russo ucraino non fanno presagire nulla di buono, ma fanno parte delle solite eterne beghe da guerra fredda ormai sperimentate, della ragione di chi urla di più e mostra di più i muscoli Sicuramente non risolveranno alcunché e né produrranno alcun progresso. Quando mai le guerre han risolto qualcosa? Abbiamo visto i casi Iraq, Afghanistan e Libia tanto per riassumere i principali e di casino ne han creato tanto. Difficile dire tra le grandi potenze

della Capitale, nei corridoi parlamentari, nelle segrete delle segreterie dei partiti, pare circolasse questo strano annuncio, molto immobiliare e poco istituzionale. Si è conclusa la corsa al Quirinale. Game over. Habemus Presidente. Stop alla giostra di nomi, alcuni improbabili altri impossibili, che per tutto il mese scorso ha (quasi) scalzato da giornali e tivvù il sempiterno sfiancante dibattito sulla pandemia. Per qualche giorno abbiam aperto le finestre e fatto entrare ossigeno fresco. Fotosintesi clorofilliana contro l’aria pesante e avvelenata delle Ffp2 appiccicate sulla faccia come ventose parassite. Da Gentiloni a Casini, da Amato al premier Draghi. E la Cartabbia e la Moratti. Si diceva potessero essere maturi i tempi per la prima Presidentessa. Seeee…. Bella, ciao! Ingolosito dall’idea di tornare a fare un po’ da cartaro e un po’ da cazzaro, Silvio Berlusconi ha martellato i suoi alleati proponendo sé stesso come unica alternativa (poco) credibile. Il ‘Dottore’ è stato subito ammonito da Cirino Pomicino che così si è espresso: ‘Non ci si candida Presidente della Repubblica. Si

viene scelti.’ Motivo in più per il Cavaliere di rivendicare l’investitura maxima. D’altronde Lui, l’ex ‘unto dal Signore’, poteva esibire ottime referenze in fatto di chiamate dall’Altissimo. Lui, come Napoleone Bonaparte, vocato all’auto incoronazione. Se le suona e se le canta. Come un papa. O come un giullare. Ma senza Apicella stavolta. A proposito: che fine ha fatto? Dal codazzo di Sua Emit-

tenza trapelavano perplessità legate al cambio di residenza. Traslocare dalla festosa mega reggia imperiale di Arcore per accasarsi in qualche claustrale stanzetta del ‘palazzetto’ del Quirinale non lo convinceva granchè. Un po’ come imporre a disk jockey e gestori di discoteche di chiudere per mesi la loro attività e lasciare che intristissero a far dj set in diretta Youtube da casa. Ah sììì?? E’ stato imposto???

Tutti giù per terra di Massimo Ceccherini Podio

E a proposito di donne presidenti: congratulazioni alla nuova presidente del Parlamento europeo, onorevole Roberta Metsola, che prende il posto del compianto David Sassoli. Maltese, è stata scelta proprio nel giorno del suo 43esimo compleanno. E’ la presidente più giovane del Parlamento europeo, la terza donna nella storia dell’istituzione e proveniente da un minuscolo stato dell’UE.

Riflessioni d’inverno chi ha fatto peggio. Il problema dei prezzi dei beni di consumo in continuo aumento, dell’energia e delle materie prime che cominciano a scarseggiare, la ripresa tanto agognata ha prodotto il meccanismo della rincorsa all’accaparramento delle stesse inceppando il giocattolo; in Cina si prospettano nuovi lockdown che metteranno in crisi anche le fabbriche e già questo succede. Manca il materiale da lavorare... sembra incredibile ma è così....in Cina nasce il tutto e lì il tutto si sta complicando; da lì dipendiamo ormai nella produzione della maggior parte delle merci. Poi ci accorgiamo che rifare la nostra casa pur con gli incentivi del governo è diventata una follia per i prezzi cresciu-

ti a dismisura. Il mercato aumenta il prezzo se la domanda sale, ovvio. Forse sarà una domanda stupida, ma allora mi chiedo; perché non torniamo noi europei a produrre beni e servizi in casa nostra come facevamo una volta senza dover sottostare alla Cina che oltre ai danni fatti si sta arricchendo a nostre spese e vuole espandersi dappertutto? Vedi l’ormai presenza costante e in progressiva espansione anche nel continente Africano, la rincorsa alle materie prime è diventata dominio di poche e potenti multinazionali o di stati interi. La tanto esaltata globalizzazione produce questo? Bella roba. Nel frattempo siamo diventati schiavi di Amazon e Alibaba tanto per non farci mancare nulla. Certo

ti dicono il costo minore è quello che prevale su tutto, ma minor prezzo di solito è sinonimo forse anche di minore qualità. Tornare al passato non sarebbe la cosa migliore? Ti dicono non è possibile, si deve andare sempre avanti, ma forse non andiamo a sbattere? Il pianeta si è rivoltato, la natura non ci segue più... va da un’altra parte .....guarda che bell’inverno sembra quasi estate e non nevica! Un virus piccolo piccolo ha fatto un pandemonio, mai riusciremo a quantificare materialmente il danno provocato. Altro che terza guerra questa è una catastrofe. Farà parte anche questo magari delle guerre moderne? Siamo costretti a dipendere solo dai cellulari, da

internet, dalle diavolerie informatiche giornaliere, un giorno forse avremo tutti l’elicottero personale per muoverci, ma forse non sapremo più come sta il vicino e lo saluteremo col whattsapp. Adesso sembra che le future guerre si combatteranno a tavolino con lo spionaggio e l’hackeraggio a danno di aziende, Stati e Organizzazioni più o meno grandi. Ti bloccheranno la vita col personal computer e ti ricatteranno col pc. Che diavolerie! Ma questa è la cruda realtà. Si dice che il mondo debba servirsi sempre più della tecnologia per migliorare la vita delle persone, ma in realtà sembra che l’abbia solo complicata in gran parte.... almeno finora. Una volta serviva una

Donna, giovane, espressione della periferia e quindi portavoce di una visione nuova, meno impantanata in meccaniche stantìe e incrostate. Ciò che servirebbe maledettamente anche qui in Italia. Tra un presidente e l’altro, ci siamo goduti l’ennesimo Festivàl della Canzone italiana. Una festa appena cominciata e già finita, volata via come la colomba bianca della Pizzi, sfrecciata come la Rolls Royce di Achille Lauro. Quello di quest’anno era il settantaduesimo Sanremo. Apprendo dal web che il numero, nel suo significato evangelico, simboleggia il Cambiamento. Mai come in questo periodo abbiamo avuto bisogno di Sanremo, di qualcosa di colorato che non fosse la mappa del contagio in Italia, di qualcosa di fracassone che non fossero le contrapposizioni tra fanatici si vax e no vax. Qualcosa che ci distraesse dai soliti cupi bollettini, che portasse nelle nostre case un po’ di allegria e positività. ‘Positività’, parola bellissima questa, tradita ahimè dalla maledetta rivoluzione semantica di questi tempi del cavolo.

carta, andavi in Comune e di solito in dieci minuti avevi il documento. Adesso il mondo è diventato matto. Per pagare una bolletta, per fare una pratica in qualunque ente ci vuole lo Spid, la carta elettronica, prenotazioni online, password a non finire, pin e puk , la posta certificata, l’antivirus, e chi più ne ha più ne metta, ma sicuramente tempi lunghi e annesse complicazioni burocratiche. Non si semplifica mai nulla. Semplificare è la parola magica e si va al contrario. Di facile non c’è più nulla. Insomma quasi sempre una bella babilonia, perché ognuno ha le sue procedure, ma forse sono io di altri tempi, eppure mi sembra che le cose adesso non siano migliori. Che belli i tempi passati, forse anche perché eravamo più giovani....chissà. Se queste son le premesse, che mondo sarà quello di domani ? Silvio Bertoni


Opinioni a confronto BOTTA E RISPOSTA

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Ospedale, le piccole strutture rendono sicuro il Trentino

Sono stato ricoverato all’ospedale di Tione per qualche giorno e mi sono trovato molto bene. Ho trovato una struttura pulitissima, ben attrezzata e personale molto gentile e preparato, iniziando dai medici, infermieri e tutto il resto. Sono queste le piccole realtà che fanno sicuro ed accogliente il nostro Trentino e che dovrebbero essere seguite con più attenzione e responsabilità.

Che bello se ci fosse una presidente donna Si sta eleggendo il nuovo Presidente della Repubblica Italiana, i candidati sono molti, e chissà come andrà a finire, di certo sarebbe una grande vittoria di civiltà vedere eletta alla massima carica della Repubblica una donna, e qualcuno ci sta pensando. Ma poi scommetto che succederà come da sempre succede, nei momenti della scelta la nomina cadrà su di un uomo...è quel che succede un po’ in ogni elezione, in barba alla tanto conclamata parità di genere.

Paolo In questo periodo che ci vede tutti, chi più chi meno, chiusi in casa, stiamo scoprendo con sorpresa una parte della società che forse molti di noi non conoscevano. Medici, infermieri, sanitari in genere son diventati ormai i nostri angeli custodi. E questo vale per tutti, covid o non covid, quando hai bisogno di un ospedale è importante che ci sia, possibilmente vicino e pronto ad accoglierci per le cure di cui abbiamo bisogno. E l’ospedale di Tione è una bella realtà, anche se negli ultimi anni la Provincia ha cercato di limitarne i servizi. Posso anche capire che in un’ottica di razionalizzazione sanitaria gli ospedali periferici siano stati in

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Maria Chiara

qualche modo limitati nelle loro funzioni, ma adesso fermiamoci, non smobilitiamo anche quel poco che resta che comunque ci garantisce sicurezza e serenità, e non sono cose da poco. E’ un appello ai nostri amministratori, fra le tante cose da salva-

guardare nelle nostre valli, di certo l’istituzione di cui abbiamo più bisogno è il nostro ospedale, difendetelo con passione e con la “foga” dei nostri avi, e ne avrete la riconoscenza e la stima di tutti i nostri conterranei, questo è sicuro.(a.a.)

Caro energia, eppure l’Adriatico è pieno di gas Non bastava la pandemia per preoccuparci, ora sembra che siamo di fronte ad una crisi energetica spaventosa, già le bollette della luce sono cresciute spaventosamente, ora sembra che fra non molto anche il gas comincerà a scarseggiare con la Russia che chiude i rubinetti e così dovremo subire anche una pandemia energetica...Ci mancava anche questa, forse qualcuno comincerà a rimpiangere le centrali nucleari di cui i soliti fighetti intellettualoidi impedirono a suo tempo la costruzione in Italia così come impedirono di estrarre gas nell’Adriatico dove sembra esserci in abbondanza… Sandro Già, ora che arrivano bollette della luce e del gas cresciute alle stelle, sono in molti a parlare di energia. Per anni il problema è stato ignorato come fosse una cosa di poca importanza. Lasciamo stare le centrali nucleari che se anche fossimo ora convinti della loro necessità, servirebbero decenni e forse più per costruirle e metterle in funzione, parliamo invece del gas che abbiamo in abbondanza sulla porta di casa. Ormai tutti sanno che l’Italia galleggia sul metano. L’Adriatico,

ma anche ampie zone della Basilicata e della Sicilia sarebbero ricchissime di gas. E la scoperta non è di oggi, ma da sempre si sapeva della ricchezza di gas nei nostri mari. Ma i nostri governi per decenni hanno preferito fare scelte diverse, scelte scellerate, dipendere quasi totalmente da paesi esteri è stata una pazzia. L’avrebbe capito anche un bambino che accordi e trattati diventano carta straccia quando subentrano tensioni politiche e tensioni internazionali. Purtroppo siamo in balia di queste onde e c’è ben poco da fare. La questione mi ricorda un proverbio che dice: “era padrone della legna ed è morto dal freddo”. E’ quello che capiterà anche a noi. Le industrie hanno già dichiarato che difficilmente reggeranno il peso del caro energia e saranno in molte a chiudere con conseguente disoccupazione di migliaia di dipendenti. E pensare che potevamo essere quasi indipendenti attingendo gas dai nostri giacimenti. E’ di fronte a questi problemi che penso quanto sia importante il superamento delle ideologie politiche scegliendo persone valide e competenti in ogni settore per farci guidare ad uscire da questo tunnel inaspettato.(a.a.)

Hai ragione, ma non è sempre colpa degli uomini e non riguarda solo l’Italia. In quasi tutti i Paesi europei le elettrici sono più numerose degli elettori che, se volessero, potrebbero “femminilizzare” un po’ tutto il Parlamento ed occupare tutte le istituzioni. Ma il problema è che le donne non votano per le donne. Ogni volta che che c’è da scegliere un responsabile, dall’Amministrazione Comunale, al Presidente della Repubblica, preferiscono di solito votare un uomo. Ma non solo in politica, anche nelle aziende, nelle fabbriche, negli uffici, se fossero libere di esprimersi, operaie ed impiegate non voterebbero come caporeparto una collega, ma un collega maschio. Gelosie, invidie, antipatie, sfiducia in loro stesse? Non lo so, quali che siano le ragioni, la realtà è questa.(a.a.)

Talk show, solo show e niente informazione Io non ne posso più dei salotti televisivi, quelli che chiamano Talk Show, non ho ancora capito se la discussione che viene proposta abbia come obiettivo di arrivare ad una verità, almeno parziale, oppure quello di aumentare l’audience attraverso una rissa anch’essa organizzata e prevista dal programma. Franco Caro amico, molti salotti televisivi, i Talk show, tanto per capirci, non rappresentano quasi per niente la realtà. Non sono interessati a spiegare e ad approfondire gli argomenti. I protagonisti del dibattito aspettano solo di litigare, così aumenta l’audience e non di poco. Gli ordini dall’alto sono di solito chiari: alzare la voce, dialettica il più possibile vicina al limite del pudore, ospiti ed esperti pronti ad azzuffarsi e dirsene di tutti colori. Ancora meglio se qualcuno, infuriato, si alza ed abbandona lo studio lasciando il finto-dispiaciuto moderatore che fa di tutto fuorchè moderare. E qui siamo al massimo, gli indici di audience s’impennano e i social si divertono a diffondere il filmato della

furibonda lite televisiva come fosse un cinema da Oscar. E cosi sale il successo mediatico della trasmissione con il trionfo del suo conduttore. Per capirci, in questa messa in scena non c’è nulla di male. Basta sapere che questa non è informazione, ma è soprattutto spettacolo. Che sono due cose diverse. Che rispondono a finalità e logiche diverse. Guardiamole con il sorriso.(a.a.)


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