MATARAN / 3

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NUMAR # 3 / AVRÎL 2015 SFUEi MENSÎL Di SATiRE DAL FRiÛL ViGNESiE JULiE

Mataran - Supplemento a Il Friuli n. 13 - Pubblicità inferiore al 45% D.L. 353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n°46) art.1 comma 2, DCB Udine - Copia non vendibile separatamente

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ii

ViCiNi E LONTANi

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PASOLINI

NON RIPETE reportage di Rud Inacio, illustrazione di Gianluca Maconi

COSE CHE UN

FRIULANO NON CAPISCE DEI TRIESTINI E VICEVERSA di Lucrezia

LE 10 TRIESTINE 1 Se ordini un nero ti portano un caffè liscio.

LE 10 FRIULANE

1 Se ordini un nero ti portano del vino rosso.

2 Gli affettati non

2 Non ordinano

3 Hanno troppe,

3 Hanno troppe,

4 Erano austriaci,

4 Erano veneziani,

5 Non sanno

5 Non sanno

6 Se non ha quello

6 Se ha quello

7 Si danno

7 Vorrebbero

8 Non hanno voglia

8 Fanno tutto senza

9 Si chiamano

9 Lavorano come

li ordinano in etti ma in decagrammi. infinite, variabili di caffè. si credono italiani, ma sono slavi. guidare.

che stai cercando, ti risponde “volentieri”. troppe arie. di fare niente.

muli per sentirsi giovani.

10 Parlano una lingua insopportabile.

in decagrammi ma in cosce di maiale. infinite, variabili di vini. si credono friulani, ma sono italiani. guidare le barche. che stai cercando, lo trova solo se bestemmia. essere come noi. saper fare niente. muli per sentirsi giovani.

10 Parlano un dialetto insopportabile.

con cui sgranchire la sua bella coscienza sempre diritta (per esempio una terrina di piselli da sgusciare, parole crociate, il lavaggio della macchina) ecco che Sgorlon gli portava pacchi e pacchi di fogli di carta bianca e Pasolini felice li riempiva di coglionate, frasi stupide, banali visioni, infantili intrecci senza capo e senza coda, minchiate a casaccio, così per perdersi via. Un intervallo mona, viene da pensare. Con quelle storielle, cacate da Pasolini per straccarsi l’io narrante, Sgorlon, infine pubblicandole come suoi libri, è diventato uno scrittore. Poi mi dice che vorrebbe tanto partecipare a un reality. E che in fondo non è poi tanto male questo Ncd di Alfano.

È come una specie di club, di bar, di baretto privato, solo per associati. Come un’ARCI, una specie di ARCI dispersi, ARCI scomparsi, ARCI morti per finta. Trovi tutti lì: seduti ai tavolini color panna intenti a conversare, a giocare a carte o aggrappati come naufraghi al tabellone di una bellissima tombola. È gradevole anche il leggero odore di urina e di mela cotta che, quivi, abbraccia chiunque, animali, umani, liquori. Mi avvicino a un vecchietto sdraiato sull’unico divano, che avvolto da un plaid lascia fuori solo un ciuffo di capelli bianchi. Si sveglia di soprassalto perdendo la dentiera e mi fissa boccheggiando con la bocca che senza denti sembra un taglio senza sangue, sembra una vecchia ventosa, e via di paragoni. Aldo Moro mi pesa tutto con lo sguardo e poi mi saluta con la sua consueta affabilità.

Un reality show? Ci andrei volentieri

L’incontro incredibile al club degli scomparsi Ma nemmeno lei è morto? No, dice. E poi continua a dirmi che lui è stato liberato dalla Brigate Rosse mica ucciso, al quarto giorno tra l’altro! Poi farfuglia che appena uscito dal covo c’ha avuto una storia di donne, vecchie fiamme, robe strane, sliding doors, giri complicati che dice e non dice, che nella Renault 4 rossa non c’era nessuno e la telefonata l’aveva fatta lui per scherzo. Da anni è

qui, si trova bene e il suo miglior amico è Bob Marley. Gli chiedo se c’è anche Pier Paolo Pasolini. Mi indica in silenzio un angolo buio del locale. Seguo la traiettoria invisibile tracciata dall’indice di Moro e mi trovo davanti a PPP: tale e quale a come lo si vede in foto. Mi colpisce il candore e la perfezione dei suoi denti immersi nel bicchiere che ha di fronte.

Intanto Ylenia Carrisi mi porge con fare gentile un bicchiere di spuma e io ringrazio come mi hanno da sempre insegnato di fare. Lo bevo tutto d’un fiato, voglio intervistare subito il poeta, lo scrittore e l’uomo, prima che si addormenti. Scrittore preferito? Mi risponde “Carlo Sgorlon”. Dice che è stato sempre gentilissimo. Ogni volta che Pasolini si annoiava e non aveva nulla

RÉCLAME MATARAN

Infine confessa che non ha mai saputo un’acca di friulano, che le poesie sono state scritte da altre persone, persone a prima vista friulane, anzi sicuramente friulane da come parlavano, ma non è sicuro perché, ripete, non sa un’acca di friulano. Lui è di Rossano Calabro. Dopo la sua finta morte che vita ha menato? “Migliore di quel poveretto che al posto mio stava ad Ostia sotto il lenzuolo bianco.” Chi ci stava sotto il lenzuolo, al posto suo? Sdrindule. Quello vero, quello che faceva ridere sul serio.


M ATA R A N

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iII

HASTA LA PATRIE SIMPRI

di Thomas, Alberto e David, illustrazione Sam Torpedo

Il Friuli deve appartenere ai friulani! Ecco quindi le ricadute immediate di un Friuli abitato e gestito completamente da autoctoni.

CASTING FOTOGRAFICO DOPO LE UDINESI E LE PORDENONESI

LE BELLE DI TRIESTE Nella splendida cornice delle Poste di Muggia, in concomitanza col ritiro delle pensioni, si svolgerà il primo casting per l’atteso calendario de Le Triestine. Le candidate (sotto i 70 devono dimostrare di avere una badante, sopra i 90 devono farsi accompagnare da un prete con gli olii) potranno posare nel set fotografico appositamente allestito, in succinte calze contenitive e pancere.

Fuori dall’Unione Europea e secessione immediata dal resto d’Italia. In circolo le nuove e amate monete, i bêçs, in banconote di taglia unica, ognuna con il potere d’acquisto di un taj e con sopra, novella Montessori, il volto della leader Debora Serracchiani, non più solo presidente ma detentrice di 265 cariche, fino al potere spirituale come Patriarca di Aquileia. Restaurato il Patriarcato, grandi cambiamenti sulla religiosità. Dall’esilio a Barbana di tutti i vescovi non friulani alla celebrazione di un Giubileo collaterale a Castelmonte con gli stand del Friuli DOC. Ancora in lavorazione i miracoli locali: a buon punto la liquefazione di San Frico. Subito anche una nuova riforma della scuola. Rimossi i simboli religiosi dalle aule che verranno demolite e ricostruite direttamente a forma di crocifisso. Verrà potenziato l’insegnamento del friulano, non più dalla scuola materna bensì già dallo stadio embrionale a otto cellule. La Filologica, spogliata del suo retrivo potere, vedrà

riconsegnare finalmente la lingua friulana al popolo con l’introduzione di nuovo materiale didattico grammaticale, dal costrutto del posìppo-ponoppo alla declinazione del porco bicomposto. Cambiamenti anche alla sanità. Aboliti i vaccini e introduzione di un nuovo tetravalente, panacea di ogni male, costituito in parti uguali da grappa, sambuca, Merlot e Friulano. Quest’ultimo riacquisterà a pieno titolo il nome Tocai, sottotitolato Quello vero non la roba che bevono in Ungheria. Espulsioni immediate. Le nuove leggi imporranno l’espatrio di tutti i non friulani da almeno tre generazioni. Le conseguenze dell’esodo forzato daranno spazio ai talenti locali finora inespressi: l’Udinese formerà la propria rosa acquistando a suon di bêçs i calciatori dopolavoristi del campionato carnico e potrà, finalmente, ambire al suo primo trofeo: la coppa chiosco.

Rivoluzione nei trasporti, sia su rotaia che su strada. Abrogato il sistema ferroviario nazionale e relativi collegamenti, resterà integra l’unica tratta a gestione friulana, l’Udine-Cividale. Tuttavia la volontà di valorizzare la produttività locale porterà a individuare fonti energetiche alternative all’importazione della benzina, sfruttando le principali risorse locali: team di scienziati sono già all’opera attorno al brevetto della prima automobile a polenta. Bianca o gialla, a seconda dei consumi. In arrivo anche le grandi opere. Fiore all’occhiello della moderna ingegneria edile friulana sarà la Grande Muraglia Adriatica, 20 km di cemento armato e mattoni per 100 metri di altezza, che dalle foci dell’Isonzo a Muggia permetterà finalmente di togliere ai triestini anche l’ultima cosa che gli rimane: la Bora.




VI

FRATELLI COLTELLI

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STREET ART

L’ARTE DI BANKSY IN FRIULI VENEZIA GIULIA

L’artista britannico Banksy ha pubblicato sul suo sito le foto del suo ultimo viaggio in regione: ben tre opere relizzate in tempi record. Qui sopra, un restauro del noto Mussolini di Sedegliano, per il 70° anniversario della Liberazione.

La tappa successiva per Banksy è stata la Bassa, a Bicinicco, dove ha rinverdito uno sbiadito Sole delle Alpi: ora è aggiornato con l’austera sigla SPQR, coerentemente alle nuove aspirazioni leghiste.

Sì, bon.

E infine un graffito anche a Udine, dove ha ripristinato la scritta Solit-Udine in via Manin con gli altri capoluoghi. Il FVG finalmente al centro dell’arte contemporanea mondiale. Ancora per pochi giorni, che poi te li sbianchiamo tutti, vandalo!

L’As.Bu.So.Gi.A.Po (acronimo di Associadella biogenetica: i triestini hanno seguizione della Buona Società Giuliana per to il giro annuendo a ogni spiegazione da l’Amicizia tra i Popoli), nel quadro del proparte della guida e mangiando di continuo cronache giuliane di Tamas prio coraggioso lavoro contro ogni discripezzi di polenta, allo scopo di blandire minazione e per la conoscenza del diverso, gli autoctoni. Vi sono stati tuttavia brevi ha organizzato il mese scorso una bella gita in Friuli. Muniti momenti di tensione quando, al termine della visita, la deledi regolari vaccinazioni e di numerosi thermos di caffè, gli gazione ha proposto di scambiare un enzima coperto da breantropofili sono partiti sul presto da Trieste Centrale; cer- vetto con un presnitz semisbriciolato. Il Comune di Trieste, ti serbando in valigia anche vetrini e altre cianfrusaglie da plaudendo alla bella iniziativa, ha in seguito deciso di esporre scambiare con i locali. Giunti in una stazione della pianura al pubblico le polaroid della gita in Friuli e alcuni degli stessi friulana, gli attivisti sono stati accolti da personale del luogo esploratori; questi ultimi, tuttavia, vestiti da apicoltori, per e portati a visitare un’industria all’avanguardia nel campo evitare qualsiasi rischio alla cittadinanza.


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VII

PARENTI SERPENTI

Che bel tramonto di Simone Marcuzzi, illustrazione Davide Pighin

- Guarda che sole, saran due mesi che non si vedeva a Udine, sei contento? - No, nonno. A me piace la pioggia. - Cosa dici su? A nessuno piace la pioggia. E quanti passeggini. Mica è sempre stata così Udine. Quando ero giovane io dicevano che eravamo una zona a rischio, per via dei confini. Abbiamo costruito caserme come fossero osterie per renderli sicuri. E dato a milioni di giovani il prestigio di servire il bene comune! Milioni! Anche teròni. Ci hanno perfino dato l’autonomia durante la Guerra Fredda. - Sì ma adesso le caserme son chiuse.” - Colpa dello sviluppo del terziario. Per

difenderci abbiam dovuto costruire centri commerciali ai confini. Il Meduna e l’Emisfero per tenere di là da l’aghe quelli di Pordenone... gente pericolosissima, che chiama ombra un tai. E poi il Tiare a Villesse per fare in modo che i bisiachi stiano in Bisiacaria. - La nonna non era di Gorizia? - Eh... errori che si fanno quando non si ha esperienza, stella... tu troverai quella giusta alla sagra di Moimacco, stai tranquillo. Ma guarda che bel tramonto... tramonti come qui non li vedrai da nessun’altra parte. - Nonno, i tramonti son tutti uguali.

- Son tutti diversi invece. - Come il tocai e il tokaj. - Eh, oh. L’Ungheria ci ha fregato, ma per il resto abbiamo fatto le nostre scelte, le frontiere oggi sono più aperte. Non siamo mica dei provincialotti. - Dicono tutti di sì. - No, invece importiamo. Le badanti ad esempio, autentiche primizie esteuropee. E Fiat 500 dall’entroterra serbo. - Anche la benzina dalla Slovenia! - No vabbé, quella basta. Ci siamo stufati dei pellegrinaggi ai distributori, ci accontentiamo della tessera benzina... e della compagnia di figli e nipoti!

- E quella della nonna... - Che spettacolo, ‘sto tramonto! - Nonno! Mi spieghi perché non le vuoi bene? - Ma sì, ma sì che gliene voglio, dai, su: mi ha sempre stirato i pantaloni, ma... - Ma? - Dovevo solo evitare di sposarla, ecco. - Cattivo! - Ascoltami: io sono vecchio, e devo dirti la verità... non devi sposarti. Sai come dice il detto sul matrimonio? - Non mi interes... - S’al ’ere un bon sacrament, s’al tignivin i prèdis.

TELEVISIONI

MATARAN “Mataran” n. 3 Anno I - Aprile 2015 Direttore de “Il Friuli” Giovanni Bertoli

Patriarca David Benvenuto Castellano Marco Tonus

Vassalli Lucrezia Cocetta Alberto Fabio Thomas Zanello

Ruzin Ruz Sam Torpedo Rud Inacio Gianluca Maconi

Giovanni Di Qual Alessio Rizzo Davide Pighin Simone Paoloni

Simone Marcuzzi Tommaso Giancarli Patria provvisoria Corsia d’emergenza

Grazie alle morose di alcuni collaboratori che hanno pagato per non vederli pubblicati.

Mataran è ambasciatore della gioventù friulvenetogiuliana a detta di:


cumo!'

struche mi plâs su muselibri www.facebook.com/mataranfvg

VENERDÌ 8 MAGGIO 2015 NELLE EDICOLE DEL FRIULI VENEZIA GIULIA IL NUMERO 4 DI

MATARAN