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Inchiesta Obesità infantile: tutta colpa del benessere

Moda L’autunno è British

Cucina Com’è dolce il buonumore

Viaggi Goa, perla d’Oriente

LUISA LATELLA

NUOVO PREFETTO DI FOGGIA


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sommario

ditoriale di ANNA RUSSO Una bella sorpresa, direi. Tenace ma non dura, consapevole del proprio ruolo, perspicace e diretta, ma sempre pronta a cambiare idea. Perché, aggiungerei, solo gli stupidi non lo fanno. E lei, di certo, stupida non è. Luisa Latella, il nostro nuovo prefetto, è arrivata a Foggia in una delle più calde giornate che questa strana estate ci abbia regalato. Durante l’intervista le ho chiesto se avesse accolto la notizia del trasferimento con sollievo o con un sobbalzo. Ha risposto, sorriso sulle labbra, di essere pronta ad affrontare ogni situazione. Ogni emergenza, sottolineerei. Perché di situazioni a rischio a Foggia ce ne sono tante, ne è consapevole anche lei. E in pochi giorni ha tratto già le somme e disegnato un quadro a dir poco scoraggiante. Un quadro dai toni foschi non per la crisi economica e la questione sociale ad essa collegata… sono emergenze di cui, tutto sommato, siamo consapevoli ormai da tre anni. Così come la presenza sul territorio di una criminalità comune e organizzata, di cui tutti, bene o male, ci siamo accorti. È il “resto” che preoccupa: la mancanza di collaborazione con le forze dell’ordine da parte della comunità, la sfiducia verso la giustizia. E quando ti rendi conto che non c’è scampo perché quel “resto” siamo noi, allora capisci quanto è malato il tessuto sociale in cui viviamo. C’è un attentato esplosivo o incendiario a danno di un commerciante? “Mai ricevuto richieste o minacce estorsive”. C’è un omicidio, magari in pieno giorno e tra la folla? “Io non ho visto niente”. Perché quando la paura è tanta, nessuno ha più occhi per guardare o bocca per parlare. Esiste solo un forte istinto di autodifesa. Pochi giorni sono serviti al prefetto Latella per capire tutto ciò. Nulla che non abbia già visto altrove, in fondo. Forse per questo nelle sue parole c’è un fermo invito a collaborare per cambiare una società che “esiste per noi”, ma che soprattutto “è costituita da noi”. Il prefetto è pronto a cambiare idea a patto, aggiungo io, che noi cambiamo mentalità. Perché è un fatto culturale e i fatti culturali non sono impressi nel DNA. Con i capelli neri o biondi, con gli occhi celesti o castani si nasce e per quanto si possa fare per cambiarli, resteranno sempre impressi nei nostri geni. I modi di pensare, quelli no, possono anche essere trasmessi da famiglia e contesto sociale, ma è possibile sradicarli, se lo si vuole. Solo che è difficile. Per loro non basta un bagno di colore o un paio di lenti a contatto. È necessario un grande lavoro che solo un movimento di coscienze può fare. Perché solo gli stupidi non cambiano idea.

4 Personaggio del mese • Luisa Latella, donna al comando 5 Storie al femminile • “Cenerentola” sfortunata • Posto a chi è in attesa 6 Inchiesta • Obesità infantile: tutta colpa del benessere 8 Società&Cultura • Con l’Europa si investe sul futuro 9 Iniziative • Il CDS - centro studi linguistici apre le porte al mondo 10Test • Come stai nel tuo corpo? 12Wedding planner • Il viaggio di nozze perfetto 13Fashion • A Miss Italia vince la bellezza del Sud 14Cucina • Com’è dolce il buonumore 15Moda • L’autunno è British 16attualità • I ladri, gli sprechi e i malati di cancro 17Rubriche 21Salute • Alito cattivo? ...ecco la soluzione! 22Viaggi • Goa, perla d’Oriente 23Da leggere • La vita? Ha il sapore di un cachi


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personaggio del mese

DAL NUOVO PREFETTO DI FOGGIA IL PUNTO SULLE CRITICITÀ DEL TERRITORIO

Luisa Latella, donna al comando “Contro la criminalità fondamentale è la collaborazione della comunità” Avere a che fare con la criminalità di certo non la spaventa. Lei, che in Calabria è nata e ha lavorato per anni, tra Reggio e Vibo Valentia, con una capatina fuori regione, a Palermo, ad impreziosire (se ce ne fosse stato bisogno) il curriculum, è arrivata a Foggia per occupare il Palazzo più prestigioso di città. Luisa Latella è il nuovo prefetto di una comunità che, lo ha subito intuito, vanta innumerevoli criticità. Cosa ha potuto vedere nel suo primo mese a Foggia? I problemi sono tanti. A Foggia la crisi mordeva prima ancora che scoppiasse questa bolla internazionale per cui si sono aggravate situazioni preesistenti. Anche realtà economiche che prima avevano una qualche consistenza, ora si stanno frantumando con gravi problemi occupazionali. Di conseguenza può esserci il rischio di tensioni sociali perché si stanno creando troppe situazioni di crisi. Può già tracciare un quadro delle priorità? Ci sono due realtà che secondo me sono strettamente connesse: la questione occupazionale e quindi sociale da un lato e la presenza di una forte criminalità, organizzata e comune, dall’altro. Entrambe costituiscono un grave problema. La mia sensazione è che la comunità e di conseguenza la libertà economica e di impresa siano fortemente condizionate in questo senso. Allo stesso tempo,

però, sino ad ora, ma spero di ravvedermi, non ho visto forti spazi di reazione da parte della cittadinanza. Giornalmente arrivano notizie di danneggiamenti ad attività commerciali anche molto gravi, ma non sono accompagnati da denunce delle circostanze dei fatti. Si dichiara di non aver mai ricevuto richieste estorsive, quando si sa bene che se c’è il danneggiamento c’è una intimidazione. Se c’è danneggiamento c’è estorsione, siamo d’accordo, ma se non c’è denuncia cosa c’è? C’è sicuramente un timore, ma anche una scarsa propensione ad avere fiducia nelle istituzioni. Per carità, le istituzioni non corrispondono mai a pieno alle esigenze, ma la collaborazione è fondamentale: deve passare un concetto, che nelle realtà meridionali spesso non emerge, che lo stato non è formato soltanto dalle istituzioni. Lo stato siamo noi, ognuno con il proprio ruolo. Soprattutto in questa tipologia di reati l’apporto del cittadino è fondamentale. Proprio sotto questo aspetto, anche se è poco che sono qui, ho visto poco. L’unico segnale positivo è venuto da una serie di imprenditori di Vieste che in passato hanno denunciato. Oggi si appoggiano alle istituzioni, all’associazione antiracket che si è costituita, per continuare le loro attività. Le associazioni antiracket sono fondamentali; non devono essere imposte

dall’alto ma nascere dagli stessi imprenditori che insieme lavorano e che insieme si proteggono perché la protezione non può essere solo quella dello stato, altrimenti diventa una semiprigione. È necessaria però una presa di coscienza. Deve esserci una capacità di reazione da parte del tessuto sociale. Mi auguro però con tutto il cuore di dover cambiare opinione. Lei dice: non ci sono solo le forze dell’ordine e la magistratura. È un dato di fatto però che la giustizia sia molto lenta… Certo le lentezze esistono, ma è un dato di fatto che la mole sia enorme perché tutto viene delegato dalla società alla magistratura. Non è un fenomeno solo di Foggia, ma è diffusissimo ovunque. Come ha reagito quando le è sto comunicato il trasferimento a Foggia? Un sospiro

di sollievo o un sobbalzo? È nel mio DNA affrontare situazioni particolari. Foggia è stata per molto tempo all’attenzione nazionale. Lo è tutt’oggi. Ci sono fenomeni che hanno bisogno di essere arginati. Come è riuscita a conciliare la famiglia con la vita da “girovaga”? Sono stata vent’anni alla prefettura di Reggio Calabria, questo mi ha consentito di crescere i miei figli con l’aiuto della mia famiglia. Quando loro hanno cominciato a muoversi l’ho fatto anch’io. Ora vivono fuori. A casa è rimasto solo mio marito che purtroppo si è dovuto adeguare. Andiamo avanti comunque restando sempre molto uniti. Com’è la strada di una donna in carriera? Forse più semplice di ieri, ma gli ostacoli sono ancora notevoli perché c’è sempre diffidenza. La donna, diversamente dall’uomo, deve affrontare preclusioni e prevenzioni. Il mondo del lavoro è calibrato sulle esigenze maschili e non femminili. Ci sono ancora molti anni di arretratezza da superare. È chiaro che rimanere vent’anni nello stesso posto come è stato per me costituisce un handicap per la carriera. L’uomo è più agevolato a spostarsi. Oggi ci sono molte donne prefetto. Per altro abbiamo un ministro donna che viene proprio dalla nostra carriera, la Cancellieri, esempio di donna molto determinata. Quindi un giorno la vedremo ministro? No, non è comunque nelle mie aspirazioni, voglio continuare la mia carriera di prefetto… anche se nella vita tutto può accadere. Anna Russo


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storie al femminile

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Femminicidio, fenomeno che non conosce età, tra le prime cause di morte in Italia

“Cenerentola” sfortunata Molto spesso le idee più semplici sono quelle più efficaci e convincenti. L’idea che sottende il suggestivo allestimento “80 paia di scarpe”, presentato dall’associazione “Donne in rete” durante la “Notte in Rosa” di Foggia, è riuscita, nella sua cruda e commovente semplicità, a spalancare le porte della coscienza di ciascun visitatore su quel “buco nero” costituito dall’incidenza del femminicidio, fenomeno inarrestabile, tra le prime cause di morte in Italia.Un allestimento immediatamente riconoscibile e decifrabile, una istantanea di un dramma. Bastano poche parole, poche righe di presentazione per dare un peso drammatico a quelle vecchie scarpe, disseminate in piazza Cesare Battisti. “Immaginate una donna– si legge nella presentazione del progetto - che tenta di sottrarsi alla violenza di un uomo determinato ad imporle con ogni mezzo e senza limiti la propria prepotente volontà padronale”; un abuso di autorità che si tramuta in presunzione di potere assoluto, tale da uccidere - dopo aver lungamente oppresso, schiavizzato e condizionato con ogni sopruso fisico e psicologico, con ogni tipo di ricatto affettivo, familiare, economico possibile - la vittima designata. “Immaginate ora quella donna in fuga disperata; immaginate il simbolo di quella fuga rappresentato dalle cia-

“80 paia di scarpe”, suggestivo Notte in rosa allestimento proposto da “Donne in rete” PROFESSIONALITÀ, TALENTO E TANT’ALTRO Lunghi drappi di tulle rosa hanno guidato i visitatori della “Notte in rosa”, a Foggia, per accompagnarli, evento dopo evento, alla scoperta delle iniziative programmate nella zona pedonale cittadina per la festa dei talenti, delle professionalità e delle idee femminili. L’evento, dopo Otranto e Conversano, è sbarcato nel capoluogo dauno, lo scorso 15 settembre, promosso dalla Regione Puglia e dalla consigliera regionale di Parità, Serenella Molendini, con il coordinamento “Donne in Rete”.

batte, dagli zoccoli, da tutte le calzature perse e seminate durante questa corsa”. Ogni scarpa ha percorso strade diverse, vissuto vite diverse; ogni scarpa è associata ad un nome, quello delle “Cenerentola” sfortunate del nostro tempo, morte per mano del proprio uomo, in nome di un amore perverso, sbagliato, viziato: all’appello rispondo 84 donne uccise dall’inizio dell’anno. Le attiviste di “Donne in rete”

hanno simbolicamenteraccolto quelle scarpe. Ci sono vecchie ciabatte e scarpe sportive, scarpe dai tacchi vertiginosi o scarpe comode, da riposo, perché il femminicidio non conosce età e non conosce ragione: ogni calzatura diventa il simulacro di una vita interrotta. “Le abbiamo disposte sul percorso itinerante di questa notte rosa affinché si possa sollecitare la volontà civile e culturale su di un tema forte e di scottan-

Parcheggi rosa, atto di civiltà ignorato dai cittadini

te attualità”, spiega Rita Saraò, presidente di “Donne in rete”. Una riflessione amara durante la “festa” dei talenti delle donne, una scelta coraggiosa che è stata apprezzata e premiata dai visitatori. “La nostra intenzione era quella di smuovere le coscienze sull’argomento e coinvolgere tutti – uomini, donne, adolescenti - ad una riflessione critica, al dibattito. Costruire una cultura attenta al genere è un processo lungo e complesso che deve necessariamente passare dall’educazione al rispetto per l’altro, al

Le associazioni chiedono multe per chi non rispetta le strisce rosa del 2009, giorno in cui furono tracciate le prime strisce rosa. La richiesta fu fatta dal coordinamento territoriale dell’Associazione Movimento Italiano Genitori, che rappresento sul territorio (oggi Movimento Genitori Puglia ndr), a Città Educativa e all’assessore dell’epoca, Claudio Sottile, il quale recepì la sollecitazione e la indirizzò all’assessorato competente, quello alla Mobilità del Comune. L’iniziativa è stata una sperimentazione per la città di Foggia e seguiva il positivo esempio di numerose altre realtà italiane. Quale messaggio si intendeva comunicare? Con questa iniziativa è stato compiuto un significativo passo avanti di civiltà e modernità. I parcheggi “rosa” collocati nelle zone nevralgiche della città, possono considerarsi un passaggio importante nell’ambito di un processo più generale che dovrebbe rendere Foggia una città più sicura, vivibile, “fruibile”. A distanza di tre anni, qual è il bilancio dell’iniziativa? Il numero delle “aree di sosta ro-

sa”, destinate non solo alle mamme in attesa, ma anche a quelle con bebè a bordo, fino ad anno di vita, sono passate da 20 a 26, segnale del successo dell’iniziativa e di una costante attenzione da parte del Comune per una politica di sensibilizzazione sociale ed una mobilità solidale e sostenibile.Tante sono, infatti, le mamme che richiedono il pass a Città Educativa, sede anche del MoGeP. Purtroppo, la nota stonata è rappresentata dalla difficoltà

Come richiedere il Pass Ottenere il pass è semplice: basta recarsi presso la sede di Città Educativa, in Via Nardella 8, con certificato medico del ginecologo che indica l’ultima data delle mestruazioni e la data indicativa del parto. Per le mamme che hanno partorito, invece, è richiesto lo stato di famiglia che attesta la nascita del bambino e dura fino al primo anno di vita del piccolo

rispetto per la libertà dell’altro. La strada da percorrere è lunga, ma è ormai tempo di partire”. Vogliamo riproporre al più presto la nostra mostra qui a Foggia – conclude Saraò – predisponendo, questa volta, anche uno spazio per raccogliere testimonianze, interviste o più semplicemente le impressioni dei visitatori. Vogliamo creare un documento originale, raccogliere del materiale da presentare nelle scuole per sensibilizzare, educare ed indurre alla riflessione anche i più giovani”. Maria Grazia Frisaldi

Annarita Spadaccino, MoGeP

Posto a chi è in attesa Far posto a chi è in attesa è un atto di rispetto e di civiltà troppo spesso ignorato a Foggia dove è diventato sempre più difficile, per donne incinte o con bambini entro l’anno di età, usufruire di tali spazi, 26 in tutto, dislocati in vari punti della città. Ad occuparli, infatti, sono sempre automobilisti sfacciati, per i quali, forse, il rosa della zona delimitata è solo lo scherzo insignificante di un writer con poca fantasia. E così Foggia Città Aperta ha lanciato la campagna: ‘Multare’ le auto che non rispettano il segnale. Con un foglio di carta, una scritta, un appunto. Un multa solo simbolica, purtroppo, perché, contro chi trasgredisce, vigili urbani e assessore alla Sicurezza in questo caso hanno le mani legate. Chi parcheggia negli spazi rosa sprovvisto di apposito pass, infatti, non incorre nel rischio di essere multato. La speranza di Foggia Città Aperta e del MoGeP, (Movimento Genitori Puglia), è che, da virtuale la multa possa trasformarsi in reale. In che modo? Lo abbiamo chiesto ad Annarita Spadaccino, Presidente del MoGeP. Quando e con che spirito sono nati i “Parcheggi rosa”? L’iniziativa è nata il 9 febbraio

Mostre, spettacoli, dibattiti e convegni, laboratori per bambini e il conferimento del premio “Talento donna”, consegnato alla docente universitaria Franca Pinto Minerva: un ricco programma “per aprire e sensibilizzare la città alle pari opportunità – come ha spiegato l assessore regionale al Welfare, Elena Gentile - In ogni tappa, infatti, abbiamo portato energia e creatività per mettere in evidenza l’arte, la bellezza e la passione delle donne, le loro idee, la loro fantasia, le loro peculiarità”. m.g.f.

Mensile di attualità e informazione. Registrazione presso il Tribunale di Foggia n° 2/2002 del 26/09/2002 da parte delle mamme di trovare libera l’area Rosa e ciò perché i parcheggi non sono previsti dal Codice della Strada: chi ne usufruisce al posto delle mamme non è soggetto a sanzione come accade invece nel caso degli spazi riservati agli invalidi, oppure sulle aree destinate a parcheggio a pagamento. La loro istituzione fa parte di una norma di civiltà. Cosa proponete per ovviare alla perenne impunità ed impunibile trasgressione dei Parcheggi Rosa? Come Presidente dell’associazione Movimento Genitori Puglia, ed utilizzando il vostro giornale, propongo al Comandante della Polizia Municipale di prevedere, nelle aree destinate alle mamme, il divieto di sosta per gli altri veicoli, che non espongono l’apposito permesso di sosta così da far diventare sanzionabile la trasgressione. Spero, tuttavia, che il senso civico abbia la meglio; il rischio però è abbastanza ampio, soprattutto a causa di quelle persone che difficilmente si attengono a norme di carattere morale. Senza il timore di una sanzione, ci si sente in diritto di far valere le proprie egoistiche ragioni, non considerando il danno che si arreca alla comunità. Non tutti sono disposti a “dare la precedenza a chi aspetta”. Molto spesso assistiamo a scene dove sensibilità e considerazione difettano e non poco. Elisabetta Ciavarella

Editore Publicentro Servizi Pubblicitari s.r.l. Direttore Responsabile Anna Russo Caporedattore Angela Dalicco Hanno collaborato Maria Grazia Frisaldi Mariangela Mariani Dalila Campanile Elisabetta Ciavarella Irma Mecca Emanuela Cafaro Germana Zappatore Rubriche avv. Palma Rubano dott.ssa Floredana Arnò dott.ssa Alessandra Marinari dott.ssa Rosangela Loriso dott.ssa Tiziana Celeste dott.ssa Ines Panessa dott.ssa Anna Lepore prof.ssa Raffaella Scolozzi prof.ssa Rina Di Giorgio Cavaliere prof.ssa Maria Santillo Redazione Foggia Via Tressanti, I trav. (vill. Artig.) Tel. 0881.56.33.26 - Fax 0881.56.33.19 e-mail 6donna@virgilio.it Sito internet www.6donna.com Impaginazione e stampa Publicentro Graphic La collaborazione è volontaria e gratuita. I testi e le foto da voi inviate non verranno restituite. Questo numero è stato stampato in 43mila copie e distribuito gratuitamente a domicilio nella città di Foggia


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A CURA DI ANNA RUSSO

inchiesta

Quando il grasso era bello. Come cambiano i tempi:

Obesità infantile: tutta colpa del benessere Sotto accusa gli stili di vita inadeguati. E intanto 4 madri su 10 di bambini con sovrappeso non ritengono che il proprio figlio abbia un peso eccessivo Che un tempo il grasso fosse segno di prosperità e bellezza lo dimostra la maestosa produzione artistica dei secoli scorsi. Basta guardare, una per tutte, la Venere di Botticelli, che nasce dal mare con la sua lunga chioma dorata a velarne le nudità. Allo sguardo di chi osserva si offrono seno e ventre morbidi, braccia e cosce tornite. La sua bellezza è un mantra dell’arte di ogni tempo; da allora però, i canoni non solo estetici, ma del benessere in generale, sono notevolmente cambiati. E l’equivalenza grasso = sano oggi non è più così scontata. L’obesità è ormai riconosciuta come un problema serio che si presenta ad ogni età. Quel-

la infantile, in particolare, è di notevole rilevanza sociale. Il fenomeno, denunciato a gran voce dai più autorevoli nutrizionisti (in Italia colpisce un bambino su quattro) è il risultato di una introduzione di più calorie di quante se ne consumano protratta nel tempo. La definizione di sovrappeso/obesità nel bambino è più complessa rispetto all’adulto: si definisce obeso un bambino il cui peso supera del 20% quello ideale; in soprappeso se supera del 10-20%, oppure quando il suo BMI (Indice di Massa Corporea = peso in Kg diviso l’altezza in metri, al quadrato) è maggiore del previsto. Il Ministero della Salute ha lanciato un allarme: “ci

sono mamme – riporta una nota - che passano ore in palestra, praticano jogging, bilanciano le calorie della propria dieta in maniera eccessiva, ricorrono in casi estremi alla chirurgia plastica per eliminare accumuli di grasso e cellulite, ma paradossalmente non si accorgono dei chili di troppo dei loro figli”. Proprio il rapporto genitori – figli e, naturalmente, una alimentazione inadatta, sono tra le maggiori cause del fenomeno. Di seguito andremo ad eviscerare con i migliori specialisti del territorio le caratteristiche del fenomeno che si manifesta come un disagio fisico ed emotivo.

Lo stile di vita incide sulla qualità dell’alimentazione

Genitori? Ostili al problema Ne soffre 1 bambino su 4 che quasi sempre diventa un adulto obeso e con patologie cardiocircolatorie e metaboliche In Italia ci sono 5 milioni di persone adulte obese. Sono il 10% della popolazione (il 40% nel 2025) e oggi costano alla Sanità quasi 8 miliardi e mezzo di euro all’anno in cure mediche, soprattutto per malattie cardiovascolari e diabete. Molte di loro sono obese fin dall’età infantile. Tra i più piccoli, infatti, i dati sono decisamente allarmanti: il 40% è in sovrappeso, il 25% è obeso (ovvero un bambino su quattro pesa molto più di quanto dovrebbe). Il picco da triste primato (secondo l’autorevole Commissione europea Idefics) si tocca fra i 6 e i 9 anni: in questa fascia d’età si registra un poco edificante e molto pericoloso 30%. Un bel problema, figlio della modernità. Perché solo nell’1% dei casi l’obesità dei fanciulli è un fattore genetico o dipendente da alterazioni e disfunzioni ormonali. È, quindi, una conseguenza dello stile di vita. Il dottor Antonio Longo, direttore della struttura pediatrica degli Ospedali Riuniti di Foggia, va dritto al cuore del problema. “E’ colpa del cibo ipercalorico e a poco prezzo che oggi, purtroppo, troviamo in quantità industriale nei nostri negozi, nei fast food e spesso anche sulle nostre tavole” non ha remore a dire. È il cosiddetto “cibo spazzatura” (gli inglesi lo chiamano junk food), ricco di grassi e zuccheri, dal bassissimo valore nutrizionale (non in termini di calorie!). Hamburger, hot dog, snack, patatine fritte e bevande gassate, giusto per citare gli alimenti più consumati da bambini e adolescenti. Sono delle bombe ad orologeria a tutti gli effetti, pronte a far scoppiare l’organismo. “Basti pensare – precisa Longo – che un solo bicchiere di aranciata fornisce 30

I medici degli OO.RR. di Foggia: Dott.ssa Matilde Cioccia e Dott. Antonio Longo

grammi di zucchero mentre al nostro corpo ne servono fra i 12 e i 15 grammi al dì, o che 100 grammi di patatine fritte apportano 400 chilocalorie (circa 1/4 del fabbisogno giornaliero di un bimbo di 6 anni, ndr) e non saziano neppure”. Si finisce, quindi, per assumere molte più calorie, grassi e zuccheri di quelli che si consumano. Ma non è tutta colpa della globalizzazione, dei malsani stili di vita d’oltreoceano sapientemente venduti come cool, fighi, di tendenza, che sacrificano frutta e verdura (quasi inesistenti nelle diete dei bambini di oggi) per più colorate e appetitose pietanze. Le cattive abitudini sono il companatico ideale di una alimentazione scorretta e squilibrata. “La ridotta mobilità è un fattore di rischio – sottolinea– e la cosa più preoccupante è che sta diventando una pratica sempre più frequente e diffusa. Le ore passate davanti a tv e computer, l’uso dell’auto per qualsiasi spostamento anche il più breve, le attività ludiche all’aperto e quelle sportive ridotte ai minimi termini… spianano la strada all’insorgere e allo svilupparsi

del problema”. E poi ci mettono del loro anche mamme e nonne. Le prime perché non hanno il tempo necessario da dedicare a spesa e preparazione di piatti genuini, colpa delle carenti politiche di welfare di questa Italia che non perora la causa delle mamme-lavoratrici. Le nonne, invece, reduci dai tempi di gra-

ma della guerra, trasmettono a figli e nipoti il mantra “più mangi più sei in salute”. “Anche perché l’obesità – chiarisce la dottoressa Matilde Cioccia, esperta in diabete infantile presso il Riuniti – nella percezione degli uomini moderni, è diventata la normalità”. Gli adolescenti ormai non si imbarazzano più se abiti striminziti lasciano intravedere le forme morbide del proprio cor-

po, mentre i bambini “paffutelli”, “in carne” e di “buon appetito” sono la gioia di genitori che considerano un problema legato alla sfera del cibo soltanto l’anoressia. “Molte mamme – continua Cioccia – pensano di poter correggere il tiro con la chirurgia quando il figlio sarà un adulto obeso. Niente di più sbagliato. Questo significa essere ostili al problema e non volerlo vedere, perché non si tratta soltanto di un fattore estetico. Il peso eccessivo porta con sé anche seri problemi si salute. L’obesità infantile, infatti, fa da apripista a patologie quali l’ipertensione, l’artrosi, l’arteriosclerosi e il diabete”. E non è detto che si debba aspettare l’età adulta perché si manifestino. “Mi è capitato di avere casi di bambini piccoli con valori glicemici al limite” confessa amaramente.

provi un senso di sazietà. Ecco perché mangiando in fretta il bambino, come gli adulti, non si sazia e chiede altro cibo. E’ questo il meccanismo che entra in gioco con le patatine e le merendine consumate rapidamente, magari davanti alla tv”. Regola numero tre: ridurre la sedentarietà a favore di una regolare attività sportiva “che assecondi le inclinazioni e le preferenze del bambino così da non diventare una costrizione, ma un momento di piacere e divertimento” sottolinea la dottoressa Cioccia.

CORRERE AI RIPARI A tutto c’è rimedio, anche quando è troppo tardi per prevenire il danno. Regola numero uno: a parte entrare nell’ordine di idee che l’obesità è un problema, un corretto stile di vita è, ovviamente, l’unica soluzione. E allora via da tavola e frigorifero i cibi tentatori e spazio a frutta, verdura, bibite naturali e alimenti preparati in casa. Regola numero due: giocare sui tempi. “Il pasto – evidenzia il dottor Longo – deve tornare ad essere un momento di convivialità in cui si chiacchiera. Si ricordi che sono necessari ben venti minuti perché si

Infine non sarebbe male fare nostre anche alcune buone pratiche d’oltreoceano. Negli USA, ad esempio, sono vietati gli spot che pubblicizzano cibi ipercalorici dopo le 17.00 (fascia oraria in cui i bambini guardano la tv). A New York, dove un terzo della popolazione adulta è obesa, il sindaco Michael Bloomberg ha vietato, a partire dal prossimo marzo, la vendita presso fast food, ristoranti, pizzerie, chioschi e cinema di bibite gassate formato XXL (poco meno di mezzo litro). In Italia qualcuno ha provato a tassare proprio le bibite gassate… ma questa è un’altra storia… ed è un altro Paese. Germana Zappatore

Si ringraziano per la collaborazione: dott. Longo – direttore struttura pediatrica OO.RR. Foggia dott.ssa Cioccia – esperta diabete infantile OO.RR. Foggia prof. Cignariello – direttore struttura endocrinologia OO.RR. Foggia


inchiesta

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A CURA DI ANNA RUSSO

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da segno di prosperità e salute a segnale di disagio

e dei ritmi accelerati della vita moderna La rivoluzione degli snack

Merendine ipocaloriche, le ha “inventate” l’UniFg Chi sostiene che gli snack dolci siano tanto gustosi per il palato quanto dannosi per la salute sia pronto a fare un passo indietro. Almeno in materia di merendine. Grazie ad una ricerca portata a termine dai “cervelli” dell’Università di Foggia, infatti, arriverà presto la possibilità di “sfornare” merendine e snack dolci ipocalorici e senza conservanti. I ricercatori della facoltà di Agraria, dopo circa due anni di studi e ricerche sulla materia, hanno messo a punto una pellicola commestibile che, utilizzata per glassare prodotti dolciari e di forno, andrà a sostituire i conservanti generalmente usati per questo tipo di prodotto. Le merendine risulteranno così più leggere, digeribili e, soprattutto, più sane. Ad illustrare i particolari di questa invenzione che presto sarà brevettata, è la professoressa Carla Severini, a capo del team di ricerca composto daTeresa De Pilli, Antonio Derossi, Antonio Stasi e Maurizio Prosperi. Merendine ipocaloriche e senza conservanti. Sembra una contraddizione intermini, invece sarà presto una realtà. Quali sono i cardini della ricerca? Anche questa, come tutte le altre ricerche, è ispirata ad un uso “etico” delle tec-

nologie alimentano tipo merendine o ri, cioè al servizio muffin sono utilizdella salute del zati da fasce particonsumatore. colarmente delicate Troppo spesso le di consumatori, coconoscenze me bambini, adolescientifico-tecnoscenti, studenti in logiche in campo generale, che li alimentare sono mangiano per state utilizzate “spezzare” la fame per scopi coma metà giornata. La merciali, vale a nostra ricerca rende dire per rendere Prof.ssa Carla Severini, Facoltà di Agraria possibile la realizpiù appetibile un zazione di merendiprodotto a scapito della sua sanità o di un ne senza grassi animali o grassi vegetali corretto bilanciamento nutrizionale. Il ri- idrogenati (saturi e dunque dannosi per la sasultato è l’allarme mondiale per l’obesità, lute) e senza sostanze quali etanolo, sorbaanche infantile, che porta al rischio di gravi ti o derivati dell’anidride solforosa, normalpatologie. mente utilizzati per evitare lo sviluppo di In che modo questa “pellicola comme- muffe. Inoltre si può fare a meno dell’uso di stibile” contribuirà a salvaguardare la sa- polifosfati, che vengono spesso aggiunti per lute degli adolescenti? trattenere acqua e mantenere la morbidezSpesso leggiamo nelle etichette dei pro- za del prodotto finito. dotti industriali un elenco esageratamente Quali prodotti dolciari potranno esselungo di additivi e conservanti che servono re glassati in questo modo? La pellicola ina garantire la conservabilità e l’appetibilità fluisce sul sapore finale del prodotto? di questi prodotti, denominati a torto proAbbiamo parlato di prodotti tipo mufdotti “edonistici”. In realtà, i prodotti da for- fin, quindi anche merendine e ogni tipo di

Più pappa più mamma?

prodotto da forno o da pasticceria con caratteristiche simili. Nel corso della ricerca è stata condotta anche una “prova assaggi” e non è stata rilevata nessuna modifica negativa nel sapore dei nuovi prodotti. Questo anche grazie la fatto che gli ingredienti con i quali è composta questa pellicola edibile sono tutti naturali. Per costituire una “sana rivoluzione” nelle abitudini alimentari dei bambini e degli adolescenti, però, tale brevetto deve essere acquisito da un marchio dolciario. Ci saranno, a breve, novità in tal senso? Lo speriamo davvero. Non è facile convincere grandi e piccoli marchi che in una piccola università come la nostra possano nascere nuove idee. Certo è che chi vorrà acquisire i diritti di sfruttamento del brevetto ne trarrà un sicuro vantaggio economico: nell’ambito della ricerca, infatti, è stata effettuata anche un’analisi di mercato dalla quale emerge che più del 90% dei consumatori sarebbe disposto a spendere qualcosa in più rispetto al prezzo medio di mercato per un prodotto con queste caratteristiche, soprattutto se destinato a bambini o adolescenti. Maria Grazia Frisaldi

A CURA DI ANITA D’ATRI PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA

Quando il cibo diventa un surrogato della felicità L’alimentazione non equilibrata interviene sul peso corporeo determinandone l’alterazione, in eccesso o in difetto. Il sovrappeso e l’obesità, così come il sottopeso e l’estrema magrezza sono sintomi che non possono essere trascurati; se presenti in età infantile, invece, potrebbe essere questo il loro destino. La scarsa attenzione che si pone al peso corporeo dei bambini e delle bambine viene giustificata dal mondo degli adulti con l’errata considerazione che l’obesità sia sintomo di benessere; tanto, si pensa, il tempo e la crescita apporteranno le giuste modifiche. Il peso corporeo alterato, invece, è un potente segnale d’allarme già in età infantile: potrebbe significare malessere fisico e disagio psichico. I genitori hanno il compito di prestare ascolto a tutti i messaggi verbali e non verbali che provengono dai loro figli. L’obesità infantile sottende sicuramente uno scorretto rapporto con il cibo. Ha origini multifattoriali; uno screening medico, a cui sottoporre non solo il bambino portatore di obesità ma tutto il nucleo familiare, può dare una prima risposta. A seguire, al fine di ottenere una diagnosi esaustiva, si può richiedere una consulenza psicologica. La componente psicogena potrebbe risalire all’età neonatale. La madre tende a relazionare il pianto

del neonato a poche esigenze, tra cui la richiesta di cibo. Invece, il pianto è uno strumento di comunicazione che il neonato ha

imparato ad usare dopo aver appreso che ad esso corrisponde l’intervento quasi immediato di una figura accudente, di solito la mamma. Non sempre, quindi, il neonato piange perché ha fame; la mamma, purtroppo, spesso risponde a questo richiamo solo con il cibo, nello specifico l’allattamento; il pianto si placa, ma più perché c’è stato l’intervento di una figura di accudimento, che non perché ci sia un vero, impellente bisogno di mangiare. Questo meccanismo di pianto/richiesta e cibo/risposta può reiterarsi anche nella prima infanzia: il bambino e la bambina usano il canale del cibo per attrarre l’attenzione della mamma; di contro, la mamma ritiene che, soddisfacendo al massimo il bi-

sogno del bambino e della bambina con l’apporto di cibo, sia riuscita a colmare le attenzioni richieste. Più cibo = più mamma. Ma il cibo, da solo, non basta. L’essere umano, in tutte le sue età, necessita di carezze, intese come cure affettive. La sostituzione della carezza può essere il cibo; più si mangia, più si attenua la mancanza di un caldo, protettivo abbraccio. Il modello genitoriale , altresì, è fonte di imitazione da parte del bambino; per cui, se i genitori hanno un rapporto alterato con il cibo, è quasi scontato che ne assumeranno i medesimi comportamenti. I bambini obesi potrebbero sviluppare una tendenza caratteriale alla passività; ogni stimolo insorgente, quale la voglia di dedicarsi ad una attività extrascolastica, se non adeguatamente supportata dai genitori, potrebbe trovare come risposta un surrogato di felicità presente in tutte le dispense delle nostre case: dolci e patatine fritte. Il cibo, quindi, nelle sue varie forme, diventa compensazione di una frustrazione; reale ed istantaneo riempitore di ogni vuoto. Il bambino e la bambina obesa potrebbero incontrare difficoltà nei rapporti interpersonali: nel contesto scolastico, essere oggetto di discriminazione o di atti di bullismo. L’età adolescenziale non sarà risolutiva delle problematiche dell’obesità infantile, se

non si interviene sui condizionamenti presenti nell’intero nucleo familiare. I genitori devono acquisire la consapevolezza che l’obesità deifigli è anche un loro problema. Non porvi rimedio, rasenta la trascuratezza; il ripristino dell’equilibrio alimentare è indice del riassesto di dinamiche familiari scompensate. Il problema obesità infantile, dunque, ha la possibilità di essere arginato, se si verificano alcuni presupposti. • la famiglia deve essere consapevole dell’esistenza del problema; il sostegno medico - psicologico deve occuparsi dell’intero nucleo familiare e non solo del portatore di obesità; • le agenzie educative devono integrare i loro programmi, riservando spazio all’insegnamento della corretta alimentazione; • i media, principalmente la televisione, devono ridurre i programmi di cucina e la pubblicità di cibo, a favore, magari, di programmi culturali ed educativi, il cosiddetto cibo per la mente. L’obesità infantile, in conclusione, riguarda tutta la società; ne danneggia buona parte della popolazione infantile globale, causando serie patologie se non adeguatamente contrastata. Per farlo, una ricetta semplice: 500 gr. di cura, 500 gr. di amore, 500 gr. fantasia, amalgamare il tutto senza fretta e servire.


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società&cultura

Stage e tirocini con il Fondo Sociale Europeo

Con l’Europa si investe sul futuro Tre classi dell’istituto Poerio trascorreranno gratuitamente un mese all’estero “Con l’Europa investiamo nel vostro futuro”, recita così lo slogan dei nuovi progetti di formazione linguistica dell’istituto Carolina Poerio di Foggia, cofinanziati con il Fondo Sociale Europeo e i cui destinatari sono gli studenti: tre gruppi di venti alunni sono partiti gratuitamente per un mese alla volta dell’Inghilterra, della Germania e della Francia. È dall’anno 2000 che la scuola magistrale di Foggia si at-

tiva per l’organizzazione di viaggi all’estero: in questo modo gli studenti dell’indirizzo linguistico - in cui si studiano inglese, francese e tedesco – ma anche gli altri, possono verificare su campo le proprie competenze linguistiche acquisite. Tuttavia, questo è possibile anche «grazie alla passione, alla volontà e all’appoggio della dirigenza nelle idee, che rende così la scuola dinamica e al passo con i tempi» spie-

ga la professoressa e ricercatrice di progetti a livello europeo, nonché una delle referenti per il coordinamento dei progetti PON e POF, Rita Cavallo – e con l’utilizzo dei fondi dedicati alle Regioni dell’obiettivo convergenza la scuola può espletare uno dei suoi compiti come quello di offrire viaggi all’estero ed esperienze simili». Il primo gruppo ha già trascorso la propria permanenza presso la località tedesca di Heidelberg. Il 3 settembre invece sono partiti i due restanti gruppi per la capitale della Francia e per New Castle, in Gran Bretagna. Il rientro è previsto dopo un mese: il tempo giusto per permettere ai partecipanti di ambientarsi e vivere un periodo di tirocinio o stage nella lingua prescelta. È pur sempre un periodo piuttosto lungo che «lascia ancora un po’ di paura nei genitori, anche se il progetto è stato accolto molto favorevolmente. Si tratta infatti di esperienze utili da un punto di visita culturale e che a distanza di tempo lasciano sempre qualcosa» continua la professoressa Cavallo. «Molti studenti restano impressionati dalla diversità delle abitudini dei loro coetanei europei: non è possibile perpetrare le abitudini del Sud in Paesi dove dopo le

FOGGIA, UN NOME, UNA STRADA...

Chi era Vincenzo Acquaviva Via Vincenzo Acquaviva è facilmente individuabile nell’ambiente urbano di Foggia; la strada intitolata al noto pittore storico e ritrattista (Foggia 1832- Napoli 1902), all’indomani della sua morte, rimane nel quartiere Rione dei Preti. Inizia in via Vittime civili e termina in via Carlo Baffi. Vincenzo Acquaviva all’età di sette anni studia pittura nella città natale con Domenico Caldara; dal 1848 con Saverio Altamura, presso l’Istituto di Belle Arti di Napoli, ove frequenta l’ambiente culturale e artistico cittadino. Dopo la prima maniera giovanile in cui segue il suo Maestro, si orienta verso il colorismo di Domenico Morelli e il verismo di Filippo Palizzi, artista che sostituisce al purismo accademico la “macchia” pittorica. In virtù dei progressi artistici consegue nel 1848 il premio del colorito. Rielabora nel 1850 una copia dell’Abele di Domenico Caldara e ottiene una pensione dal Comune fino al 1856, anno in cui dipinge l’Illuminato, tela conservata presso l’Amministrazione Provinciale di Foggia. Pittore di genere, ritrattista, narratore storico letterario con il suo assiduo e favorevole impegno nell’arte raggiunge un’agiata posizione finanziaria. Vive a Napoli in un sontuoso palazzo sulla

bella via Partenope, ma continua la sua attività, sempre interessato agli avvenimenti legati al mondo dell’arte. Partecipa alla Promotrice fiorentina del 1864 con il dipinto “Preghiera” e nel 1877 all’Esposizione di Napoli con tre ritratti e una tela dal titolo “Vagliami il lungo studio e il grande amor . . .” (Dante – Inferno). Nello stesso anno il suo dipinto “Il carattere delle donne italiane” è premiato con medaglia d’oro all’Esposizione di Utrecht. Nel 1901 prende parte all’Esposizione romana “In Arte Libertas” con l’opera “Lo sposalizio di Salvator Rosa prima di morire”. Lascia un’ampia e varia produzione pittorica, comprensiva di alcuni ritratti riuscitissimi per valore espressivo, tra questi: il Cardinale vicario La Valletta, il Conte Michele Pironti e quelli della Signora Correnti e della Signora Tonti. Prof.ssa Rina Di Giorgio Cavaliere

18 i negozi chiudono, non ci si assembra a bivaccare per strada e c’è un ferro controllo della polizia». Nello specifico, dal punto di vista formativo, sono previste delle ore di studio presso una scuola accreditata, poi si interrompe l’attività didattica per dedicarsi ad uno stage lavorativo presso strutture come il Museo di Picasso in Francia, una grande catena di profumeria in Germania, oppure la Camera di Commercio inglese e così via. Si tratta di un’esperienza che permette anche di rivalutare le classi di un unico sesso e la figura dell’insegnante: in questi tre Paesi europei c’è un grande senso di civiltà e del dovere e i docenti sono piuttosto intransigenti. Tutte situazioni che dovrebbe-

ro servire da esempio e confronto per i nostri studenti. Ad ogni modo il Poerio offre anche altre modalità per entrare in contatto diretto con l’Europa: il progetto M.I.A. (Mobilità Individuale degli Alunni Comensius) permette agli alunni delle scuole secondarie di secondo grado di trascorrere un periodo dai 3 ai 10 mesi presso una scuola e una famiglia all’estero, frequentando il quadrimestre scolastico nel Paese prescelto. Il Comensius inoltre ha come finalità primaria quella di fornire allo studente delle competenze atte ad orientarlo sul territorio europeo, con l’obiettivo di ottenere opportunità di lavoro. E ancora l’ESABAC: al Poerio è possibile diplomarsi due volte con tale progetto che permette agli allievi di acquisire la lingua e la cultura del Paese partner e di ottenere simultaneamente l’Esame di Stato italiano e il Baccalauréat francese. Da questo punto di vista, l’istituto offre un ventaglio di esperienze dall’importante spessore culturale ed educativo, con cui abbattere i pregiudizi e aprirsi ad un clima interculturale come la scuola stessa già fa, accogliendo tra i suoi studenti 37 stranieri. Dalila Campanile

L’ANGOLO DELLA CULTURA

a cura della prof.ssa Raffaella Scolozzi

Settembre foggiano I recenti esami di stato hanno riproposto, con una traccia nuova ed intrigante, all’attenzione di studenti ed adulti il mito del labirinto, uno dei simboli più suggestivi ed antichi che ha provocato que- stioni ed interpretazioni diverse, da parte degli studiosi. Senza pretendere di essere esaustiva, ne ripercorro sinteticamente gli aspetti storici, artistici e letterari. L’origine del termine è ancora piuttosto oscura. L’ipotesi più accreditata è che la parola derivi dall’unione di labrys (ossia ascia bipenne) con la desinenza inthos (casa), quindi casa dell’ascia bipenne, riferita al Palazzo di Cnosso a Creta che reca molte decorazioni con questo strumento usato nei riti sacrificali. Infatti il mito è collegato proprio al re cretese Minosse, il quale ordinò a Dedalo, padre degli architetti, di costruire un palazzo con molti corridoi in cui, una volta entrati, fosse impossibile uscire, per nascondervi il figlio mostruoso Minotauro, che aveva il corpo di uomo e la testa taurina perché nato dall’orribile unione della moglie Pasifae con un toro. Quindi il termine indica un intrico inestricabile e confuso di vie nel quale il viaggiatore si perde, oltre che metaforicamente, come una situazione difficile dalla quale è quasi impossibile uscire. L’Europa l’ha esportato in tutto il mondo, e non solo nei giardini (celebre quello di Versailles) o nei palazzi, ma anche all’ingresso e all’interno di numerose chiese. I lettori di Umberto Eco ricorderanno quello descritto nel romanzo Il nome della rosa, che era poi la biblioteca dell’abbazia: una fuga di stanze, una dietro l’altra, prive di finestre ma con diverse porte, che finivano però tutte davanti ad una parete nuda. Costruita in tal modo per impedire ai monaci di entrarvi; solo pochissimi - che ne conoscevano il segreto – erano

in grado di accedervi. All’interno erano custoditi libri misteriosi la cui lettura doveva essere proibita, libri che con le loro idee avrebbero potuto cambiare la mente e la struttura della società e dell’abbazia. Famoso è ancora quello nell’Orlando furioso, che però è un labirinto felice, come una selva, o il brano da L’Immortale di Borges, che amava molto questa costruzione: “frutto di una mente intelligente (l’architetto) per confondere un’altra mente (quella di chi si vi avventura). E’ il luogo creato dalla ragione per annientare e mettere in scacco sé stessa”. Ma perché l’immagine del labirinto ha affascinato tanti architetti, scrittori ed artisti? La paura di imboccare una strada sbagliata e di perdersi è costante nella vita dell’uomo. Queste caratteristiche di fatica, di tipo fisico e psichico che comporta l’aggirarsi in un simile percorso, il non sapere mai che cosa ci nasconde il prossimo angolo, il credere di avvicinarsi alla meta per poi esserne allontanati di nuovo fanno del labirinto, a mio avviso, un simbolo di quel rito di passaggio che gli antropologi chiamano iniziazione, che segna il trapasso da una forma di esistenza ad un’altra. Dunque il labirinto indica morte e rinascita: la morte della precedente esistenza inferiore e la nascita di una nuova condizione di vita. Non si può concludere questo certamente incompleto exursus, senza parlare del film Shining del regista Stanley Kubrick. L’immagine del labirinto di siepi dell’albergo, la stessa struttura interna dell’edificio che richiama l’idea del labirinto alludono alle tortuosità dell’inconscio e rimandano al labirinto mentale nel quale si perde il protagonista. Freud insegna.


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iniziative

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Corsi di lingua straniera, riconosciuti e certificati, per adulti e bambini

Il CDS - centro studi linguistici apre le porte del mondo Inglese, francese, tedesco o spagnolo. Quale fa per te? Una equipe di professionisti per soddisfare qualunque esigenza Che sia inglese, tedesco o spagnolo, la conoscenza di una lingua straniera deve essere, per tutti, una capacità acquisita, di default. “Come una seconda lingua madre”, puntualizza dal centro studi linguistici CDS di Foggia la docente Grazia Balzano che gestisce la struttura di via di Salsola 85, al Villaggio Artigiani, con Anna Quadrucci e Stefano Chiericozzi. Non più una abilità secondaria, quindi, ma un requisito indispensabile per essere competitivi e vincenti nel mondo - sempre più globalizzato - del lavoro. Approcciarsi ad una lingua straniera, potenziare capacità pregresse o certificare le abilità acquisite sono solo alcune delle possibilità offerte dal CDS, Trinity examination center, attivo a Foggia da un anno, una realtà giovane e dinamica che si avvale di un team di professionisti del settore in grado di pianificare e modulare con i vari interlocutori percorsi studiati su misura per conseguire gli obiettivi prefissati. A chi si rivolgono i corsi di lingua CDS? I nostri corsi si rivolgono a tutti, indistintamente. La nostra vasta offerta formativa, infatti, permette di accogliere corsisti di tutte le età – dai 3 ai 99 anni – e soddisfarne tutte le richieste: dall’alfabetizzazione di

base allo studio delle lingue “tecniche” (giuridiche, economiche, scientifiche), dall’aggiornamento professionale per lavoratori e dirigenti aziendali al dopo-scuola. Organizziamo corsi di inglese, francese, tedesco e spagnolo, ma su richiesta possiamo attivare anche classi per lo studio delle lingue orientali. Inoltre, tutti i corsi CDS permettono di accedere agli esami per il rilascio di certificazioni riconosciute a livello internazionale. Quali sono i corsi pensati per i più piccoli? Per i più piccoli, ad ottobre, partiranno tre corsi differenti per didattica, obiettivi e finalità. Il corso “Baby approach” è dedicato ai bambini in età pre-scolare (3-5 anni): in que-

sto caso, tutte le informazioni sono veicolate attraverso il canale del “gioco” affinché i piccoli corsisti possano acquisire familiarità con la lingua straniera in modo piacevole e naturale; “Initial steps”, invece, si rivolge ai bambini della scuola primaria e si pone come un potenziamento dell’attività scolastica; “English for teenagers”, infine, è pensato per gli adolescenti della scuola secondaria di primo grado. In tutti i casi verranno utilizzati moderni strumenti tecnologici a servizio della didattica come il laboratorio informatico e la lavagna interattiva multimediale. Quali sono, invece, i servizi dedicati ad adulti e ai lavoratori? Accanto ai normali corsi di lingua straniera, abbiamo attivato alcuni corsi di lingue tecniche, dedicate ad alcune categorie di lavoratori. Nello specifico, abbiamo avviato, come unica realtà in Puglia, un corso certificato di Legal English, il Toles (Test of Legal English Skills) pensato per gli avvocati. Inoltre, abbiamo la possibilità di organizzare corsi di aggiornamento professionale, anche fuori sede. Come sono organizzate le lezioni? Il grande vantaggio offerto dal CDS è quello di poter offrire la massima flessibilità, sia per quanto ri-

Grazia Balzano

guarda l’organizzazione delle lezioni, sia per quanto riguarda esigenze ed obiettivi specifici. In base alle richieste dei nostri corsisti, infatti, offriamo corsi one-to-one o in mini-classi per 12 utenti, per un incontro settimanale di due ore. Parallelamente ai corsi di lingua, quali altri servizi offre il CDS? Offriamo servizi di traduzione ed interpretariato. Inoltre, partiranno a breve anche i corsi per la certificazione informatica Eipass - European Informatics Passport e per la certificazione di lingua italiana per stranieri.


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test

Come stai Test nel tuo corpo? Corpi perfetti e corpi meno perfetti. C’è chi convive benissimo con la propria silhouette, e chi, invece, si crea problemi anche per il minimo difetto. E tu, come stai nel tuo corpo? Hai un rapporto equilibrato o conflittuale? Per verificare in che misura ti piaci oppure no, rispondi alle domande del test.

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Se il tuo corpo fosse un albero, la sua felicità dipenderebbe soprattutto… A - Dai giorni di pioggia e da quelli di sole B - Dal benessere e dalla profondità delle radici C - Da una chioma grande e rassicurante D - Dai frutti e dai fiori che dà ••• Ti presentano una donna veramente bella. La tua prima reazione è… A - Soltanto ammirazione B - Cercarle qualche difetto perché nessuna è perfetta! C - Guardarla e pensare ai tuoi difetti D - Sentirti un po’ inferiore a lei ••• Il tuo rapporto nei confronti del cibo è… A - Sei ormai abituata alle rinunce: curi te stessa e sai controllarti molto B - Conflittuale e vai a momenti: la

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buona tavola ti piace, ma pensi alla salute e temi di ingrassare C - Di resa: sai ciò che dovresti evitare ma non ce la fai mai D - Di amore: ti senti libera di mangiare ciò che vuoi ••• Quando accusi un piccolo disturbo… A - Di solito lo ignori B - Te la prendi con te stessa, perché ne hai sempre una! C - Ti preoccupi troppo D - Cerchi di capire quale messaggio il tuo corpo ti sta mandando ••• E’ più vero che vivi la tua sessualità come… A - Un bosco piuttosto intricato in cui potresti smarrirti B - Un quadro affascinante, ma non perfetto e incompleto C - Un’isola rigogliosa, magica e segreta che tu conosci bene D - Un bel giardino che attende chi sappia aprirne il cancello

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Credi che la sensualità del tuo corpo sia… A - Diffusa ovunque in te B - Ci sarà ma tu non la vedi C - Localizzata in parti ben precise che ti piacciono di più D - Un po’ mascherata ma qualcuno se ne accorgerà ••• Quando ti vesti e ti trucchi prima di uscire di casa, pensi di essere “presentabile” soprattutto nei confronti… A - Sugli uomini: ti piace suscitare una certa ammirazione B - Di te stessa: non pensi mai agli sguardi altrui C - Del giudizio comune: cerchi di non sfigurare D - Delle altre donne, che non mancano di valutarti dalla testa ai piedi! ••• Quando pensi alla bellezza, la vedi soprattutto come… A - Un traguardo che si deve raggiungere e mantenere

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B - Riflesso di uno stato di salute C - Un fascino che viene anche da un’armonia interiore e che si riflette fuori D - Una dote naturale: o c’è o non c’è ••• Il tuo specchio risulta essere… A - Non sempre amico: a volte vorresti evitarlo B - Quello delle tue brame: fai del tuo meglio per essere la più bella del reame! C - L’occhio critico del mondo: ti guardi come ti vedono gli altri D - Sorridente perché allo specchio ti sorridi spesso ••• Vivi i tuoi capelli e la tua acconciatura come… A - Una parte di te che curi moltissimo B - La tua femminilità e vitalità C - Lo specchio del tuo umore D - Un cruccio: quasi mai sono come vorresti

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test MAGGIORANZA DI

SIETE IN ARMONIA PERFETTA Mostri sicurezza nei confronti del corpo. Forse fisicamente ti piaci molto o forse, semplicemente, ti senti bella dentro e così ti piaci anche per come sei fatta “fuori”. Come tutte le donne, puoi anche mostrarti critica nei confronti di certi eventuali difetti

MAGGIORANZA DI

LO ABITI, MA NON TI SODDISFA

TABELLA RISULTATI A ogni risposta è abbinato un simbolo, controlla quale maggioranza hai ottenuto e leggi il profilo corrispondente. QUESITI 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10.

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B

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MAGGIORANZA DI

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LO VIVI CON TENSIONE Pare che tu non stia molto bene nel tuo corpo e che lo viva con tensione per due motivi. Il primo è che sembra non soddisfarti pienamente, perché non lo vedi del tutto adeguato a quello che sono gli attuali canoni

Sembri spesso estranea al tuo corpo: lo abiti, ma non ti soddisfa. Infatti assumi spesso una posizione rinunciataria riguardo alla fisicità perché sembri non piacerti o comunque sentirti piuttosto lontana dai tuoi desideri. Percepisci il contrasto tra te e le richieste sociali che ti vorrebbero differente dall’immagine che hai di te stessa. La socie-

MAGGIORANZA DI

TRA DI VOI C’E’ COMPETIZIONE Credi che assomigliare ai canoni estetici femminili imposti dalla società sia diventata per le donne una priorità. Consideri, dunque, il corpo come un’arma di seduzione, uno strumento di potere. Quindi la tua autostima come persona dipende in gran parte anche da quanto tu riesci a mantenere il tuo corpo attraente e in forma. Forse non sarai estetici. Forse perché sei una perfezionista e qualche difettuccio ti pare più evidente e importante di quello che è. Il secondo motivo, per cui non vivi in perfetta armonia con la corporeità, è che percepisci il tuo corpo come un “luogo” dove possono nascondersi insidie: guai fisici, disturbi e malesseri. Sembri, infatti, molto attenta a prevenire possibili malanni e pronta a metterti in apprensione appena si

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estetici, ma questo non lede la buona armonia tra mente e corpo che hai raggiunto. Perchè sei così: il tuo piacerti è il dono di una salda autostima. Più si è stati amati e valorizzati da bambini, anche se sono importanti le esperienze successive all’infanzia, e maggiore sarà l’autostima da adulti. Ebbene tu possiedi la forza della stima di te e anche il merito di aver trovato una buona armonia con la tua fisicità: il corpo è il tuo

miglior alleato. I rischi che corri: se ti amassi troppo narcisisticamente, convinta di essere superiore a ogni giudizio, potresti perdere di vista la realtà e i bisogni altrui. Il consiglio: continua a piacerti senza lasciarti condizionare da niente e da nessuno, perché è bello che ti piaccia come sei, ma ricordati di coltivare sempre la femminilità e la tua carica seduttiva.

tà. Infatti, ti vuole bella, ben truccata, trendy, sana, sportiva, magra, dinamica e scattante: ma forse tu senti di non poter assecondare tali aspettative perché ti senti diversa dai modelli proposti. Perchè sei così: il non piacerti credi dipenda dal tuo aspetto, ma in realtà, come sempre, potrebbe avere radici più profonde e riguardare la tua autostima, i sentimenti che nutri verso te stessa, la tua capacità di sostenerti con fiducia o, al contrario, di criticarti.

I rischi che corri: Il pericolo più evidente, per te, è quello di lasciarti andare fisicamente e purtroppo anche psicologicamente e di alzare bandiera bianca. Il consiglio: ama il tuo corpo e non diventargli nemica: per valorizzarlo devi volergli bene. Sottolinea le tue particolarità e lascia che emerga la tua essenza di donna: perché ogni femminilità può piacere, se autentica e sentita, anche quando non rispecchia i canoni di moda.

una fanatica della dieta, ma a tavola sei comunque sempre attenta e non ti lasci andare. In questo modo, però, finisci spesso per trovarti in cometizione con le altre, dato che è difficile emergere in un mondo dove quasi tutte ormai sono belle ed eleganti. Perchè sei così: Vivi te stessa a un livello un po’ troppo superficiale e legato alle apparenze: molto dipende dal fatto che sei entrata in un ingranaggio sociale che ha quasi espropriato il tuo corpo. Infatti, talvolta, non sembra veramente più “tuo”, ma obbligato

a rispecchiare determinati canoni estetici per salvaguardare la tua dignità, femminilità e autostima. I rischi che corri: potresti perdere di vista la tua essenza autentica, i tuoi bisogni, e te stessa. Il consiglio: non centrare ogni tuo pensiero su te stessa, sui difetti del tuo corpo. Ci sono aspetti profondi e interessanti della tua personalità, che attendono di emergere, che potrebbero renderti più bella e attraente di qualsiasi dieta o attività fisica in palestra.

manifesta qualche sintomo anche se lieve. Perchè sei così: sei un po’ tesa perché non sfuggi alla pressione sociale che riguarda quello che fisicamente “dovresti” essere: quindi temi di non piacere abbastanza e osservi, con un pizzico di invidia, quelle donne che invece corrispondono in pieno ai canoni estetici I rischi che corri: corri il pericolo di dipendere troppo dal giudizio altrui, di guar-

darti sempre con occhi critici e di non essere quasi mai alleata di te stessa. Il consiglio: pensa al tuo corpo come a un grande amico che intende preservarti. Ascolta i suoi messaggi, non stressarti e vivi con maggior spontaneità! Se poi sei troppo critica nel cercarti difetti fisici, guardati allo specchio con gli occhi di un uomo: di sicuro c’è qualcosa in te che piace e attrae l’universo maschile.


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wedding planner

Attenzione a clima, qualità dei servizi offerti e budget

Il viaggio di nozze perfetto I consigli di Maddalena Colamussi della BV Viaggi Quando si parla di matrimonio, inevitabilmente si parla anche di viaggio di nozze, una conclusione perfetta per un giorno indimenticabile. Ma come si sceglie il viaggio di nozze? Questa è la domanda che più spesso mi viene posta durante il primo colloquio con i miei sposi. La prima risposta che do è che non esiste un viaggio ideale, bensì ci sono da considerare una serie di aspetti che contraddistingue ogni coppia. Per rispondere accuratamente a questa domanda, ho voluto incontrare una professionista nel settore, Maddalena Colamussi, titolare, insieme a Debora e Gianluca, della BV Viaggi ,agenzia di Foggia nata nel 2003. Innanzitutto resto piacevolmente colpita dall’accoglienza ricevuta, dalla disponibilità, cortesia e sorriso, e dall’ambiente informale

e familiare, che mi mette subito a mio agio. Che amino il lavoro che fanno è evidente, e dal modo in cui mi rispondono si percepisce subito la loro voglia di realizzare i sogni dei futuri sposi. Chiedo subito qualche consiglio a Maddalena che invita innanzitutto a valutare bene tutte le esigenze prima di scegliere, perchè il viaggio di nozze è una esperienza che non si ripete. Magari da evitare, almeno per la luna di miele, è la crociera, una tipologia di viaggio che regala tanta comodità ma non permette di conoscere tutte le destinazioni promesse. Esistono comunque delle piccole regole da seguire per individuare le 2/3 mete idonee (mai di più, altrimenti la confusione permane e scegliere diventa ancora più difficile). Bisogna capire cosa si cerca dal viaggio di nozze: riposo e relax, avventura, visite ed escursioni, cultura e interazione. Il tutto va ovviamente mediato tra le risposte dei due sposini, in quanto la tanto attesa luna di miele deve rispecchiare le esigenze di entrambi.

Compatibilmente con le varie inclinazioni, un aspetto da non sottovalutare è il clima: pur non possedendo la sfera di cristallo e non potendo intervenire sulle condizioni atmosferiche, esistono delle regole di massima da seguire a seconda del mese di viaggio, evitando le mete cosiddette a rischio e garantire la migliore scelta possibile per il periodo delle nozze. Spesso è meglio non farsi attirare quindi dalle tariffe più basse se prima non si capisce il perché lo siano proprio in quella stagione! Due esempi da evitare sono le Maldive a giugno e il Messico a settembre, mete proposte a prezzi da vero regalo... C è poi da valutare in base alla meta anche la qualità dei servizi: spesso il desiderio di raggiungere mete dall altra parte del mondo non sempre si coniuga con la ricerca di servizi, comodità e, perchè no, di qualche lusso, da regalarsi almeno per il viaggio di nozze! Senza dimenticare la ricerca di privacy o al contrario di mille divertimenti, ovviamente! E infine il budget. Anche in questo caso esistono modi per regalarsi un viaggio di nozze ideale. La tempistica è fondamentale: prima ci

si muove, maggiori possibilità di risparmio si hanno, non solo per i voli aerei, ma anche per trovare posto in quelle strutture ricettive più piccole ed esclusive! Si può anche valutare l’alternativa di fare del viaggio la lista nozze! Credo che Maddalena non potesse essere più chiara ed esaustiva, quindi sposini, so che organizzare un matrimonio porta via tanto tempo, soprattutto se non avete una wedding planner che vi aiuti, ma tra le prime cose da fare, non trascurate di affidarvi per il vostro viaggio di nozze ad una professionista come Maddalena, con cui costruire un viaggio insieme, ottimizzando ogni elemento e soprattutto mettendosi al riparo da cattive sorprese. Non mi resta che augurarvi una Buona luna di miele!

DI CRISTINA CUCCI WEDDING PLANNER

Per i vostri quesiti: 6donna@virgilio.it Tel. 0881.563324


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fashion

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Lo staff di NUOVA IMMAGINE consolida la storica collaborazione con il concorso

A Miss Italia vince la bellezza del Sud È la fascia dei sogni. Quella che ogni ragazza vorrebbe per sè. Perché programmi televisivi come “Veline” ti offrono pure una chance, ma la proclamazione a Miss Italia, quella è tutt’altra cosa. Selezioni su selezioni, sfilate in costume nero, svolazzanti e fluenti abiti da sera, attese e speranze legate a quel numero stampato su una targhetta appuntata proprio lì, all’altezza del cuore. I sospiri ad ogni eliminazione e la preghiera ad ogni traguardo conquistato con lo sguardo rivolto verso il cielo: “Fa’ che sia io”. Poi la vittoria. E il sogno diventa realtà. Flash, interviste e quella corona, che per un anno intero ricorderà a tutti chi è la più bella. Nel 2012 è lei, Giusy Buscemi, la prescelta dagli italiani. Boccoli biondi e occhioni verdi che le hanno fatto conquistare anche la fascia ‘Gli occhi di Enzo’, titolo ideato da Patrizia Mirigliani in ricordo di suo padre, scomparso lo scorso anno. Bellezza, stile, eleganza in 175 centimetri d’altezza, è la nona Miss Italia proveniente dalla Sicilia. Le ultime sono state: Anna Valle nel 1995, Francesca Chillemi nel 2003 e Miriam Leone nel 2008. A conferma del fatto che le donne del Sud hanno una marcia in più: ambiziose e sicure del fatto proprio, oltre che, naturalmente, dotate di una bellezza raffinata e mai comune. Quella di Miss Italia è una ve-

Emozioni, successi e paure: i segreti del dietro le quinte

trina importante e prestigiosa ma altrettanto dura: che il mondo dello spettacolo non sia però tutto rose e fiori le concorrenti lo hanno sperimentato durante le fasi di selezione, segnate dai ritmi duri imposti dalla manifestazione. Una prova che le 101aspiranti miss non hanno affrontato da sole. Accanto a loro la famiglia naturalmente, e un team di esperti provenienti da tutta Italia. Truccatori e hairstylist che, pur rispettando le caratteristiche particolari di ogni ragazza, grazie

all’esperienza di anni nel settore, hanno valorizzato i punti di forza di ogni candidata. Tra loro è ormai una certezza rassicurante la presenza dello staff dell’ ArtHair Studios Nuova Immagine di Foggia diretto da Savia Cardone e Anna Contestabile, parrucchiere ufficiali di Miss Italia da oltre quindici anni. Ancora euforiche per l’esperienza appena conclusa, le professioniste del settore svelano i segreti del dietro le quinte della manifestazione. “Io e Savia – rac-

conta Anna – siamo arrivate a Montecatini Terme in occasione delle serate finali. Nelle tre settimane precedenti, la nostra Marianna Garofalo ha lavorato per noi dietro le quinte, occupandosi di tutta la fase di preparazione alla finalissima”. Una fase delicatissima, come conferma Savia: “C’è tutta una preparazione di cui ci si occupa in questa prima selezione che ha visto le ragazze diminuire da 200 a 101. Si ritoccano imperfezioni del colore, si sistemano ricrescite, colpi di sole. Sempre però nel massimo rispetto del loro look naturale. Tre settimane in tutto quindi, in cui, tra concorrenti e parrucchieri, si crea un rapporto di grande fiducia e confidenza, lo stesso che si instaura anche nei nostri saloni quotidianamente”. Nei giorni delle di-

rette e in quello immediatamente precedente, inoltre, il parrucchiere ha il compito di pettinare le candidate per la registrazione di stacchetti e messaggi promozionali. “Le ragazze sono sempre più belle – conclude Anna – per cui anche il nostro compito di hairstylist di-

venta impegnativo perché siamo chiamati a mettere in gioco tutta la nostra creatività e professionalità per renderle davvero irresistibili”. Ritornando a Giusy Buscemi… l’avevamo lasciata a fantasticare sul suo futuro da attrice. Eppure, nonostante la giovane età e il traguardo appena conquistato, rimane una ragazza con i piedi per terra. Se la carriera sotto i riflettori non dovesse decollare ha già pronta un’alternativa. Quale? Quella di medico.


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cucina

Com’è dolce il BUONUMORE Quando ci si sente giù cresce il desiderio di cibi dolci, perchè gli zuccheri contenuti innescano meccanismi ormonali che alzano il morale. Meglio, però, orientarsi verso alimenti più sani C’è chi di fronte ai cibi dolci non resiste. Per un babà, una crostata o una meringa sarebbe disposto a tutto, compreso sacrificare sull’altare della gola la forma, salvo poi pentirsi e, per rimediare al danno fatto e recuperare il peso perduto, imporsi diete tanto drastiche quanto improbabili. Ma si tratta, nella maggior parte dei casi, di regimi alimentari che soffrono spesso di numerose trasgressioni e che, non a caso, sono quasi sempre ricche di zuccheri. Si tratta soltanto di golosi da relegare nell’inferno dantesco?

GLI ZUCCHERI TIRANO SU Secondo alcuni studiosi americani, no. Molto più probabilmente, infatti, si tratterebbe di potenziali depressi che, avvertendo l’iniziale calo del tono dell’umore, ricorrerebbero inconsciamente a un maggiore apporto di zuccheri come a una medicina per aumentare il livello celebrale di serotonina, l’ormone del buonumore. Nell’assorbimento di carboidrati e proteine esisterebbe, infatti, una relazione di “regolazione inversa”: mentre il consumo di proteine determinerebbe una maggiore disponibilità di zuccheri a livello celebrale e, quindi, un’esaltazione dell’attenzione e delle performance mentali, l’assunzione di carboidrati determinerebbe un aumento di triptofano, un aminoacido da cui deriva la serotonina. E con l’aumento della serotonina, aumenta lo stato di tranquillità e buonumore. IDEALI QUELLI DI FRUTTA, CEREALI E LEGUMI A questo punto, si potrebbe pensare che cannoli, bignè, ciambelle, cioccolatini e altri snack dolci siano la cura perfetta della malinconie autunnali o, comunque, per quando ci si sente un po’ tristi, ma non è così. E’ più probabile, infatti, che un’eccessiva assunzione di queste sostanze induca sonno-

lenza e peggiori gli sbalzi d’umore. L’ideale, invece, è ricorrere a carboidrati di qualità, come, per esempio, gli zuccheri semplici derivati dalla frutta fresca, dalla frutta secca e dal miele e, soprattutto, i carboidrati, detti complessi, presenti nei cereali, nei tuberi e nei legumi. In particolare, di grande aiuto per quanto riguarda gli zuccheri semplici possono essere le banane, gli ananas, le prugne e le arance che, oltre ad apportare zuccheri semplici, sono molto ricchi anche di triptofano e magnesio. GLI ALTRI ALLEATI DEL BENESSERE E’ utile ricordare, in questo senso, che anche il magnesio ha preziose qualità antistress, rilassanti e stabilizzanti del tono dell’umore. Molto importanti sono, inoltre, noci, nocciole e mandorle, anacardi e arachidi, che contengono, anch’essi, buone quantità di triptofano e magnesio. I cereali, come abbiamo visto, migliorano l’assorbimento del triptofano, tuttavia, alcuni di questi alimenti hanno una particolare azione stimolante sul tono in generale e sull’umore in particolare. Tra tutti il riso integrale, ricco di triptofano e di enzimi ( sostanze che intervengono nelle reazioni chimiche dell’organismo) utili per prevenire non solo la depressione ma anche l’ansia e l’insonnia, nonché quelle particolari cadute dell’umore che si verificano in fase premestruale. Non possiamo, però, scordare il miglio che, grazie al suo notevole contenuto in lecitina, costituisce un ottimo integratore per l’attività celebrale, e l’orzo, che svolge un’azione stimolante del sistema neurovegetativo. Infine, un cereale molto utile per migliorare il tono dell’umore è l’avena, i cui effetti positivi vennero osservati inizialmente sul comportamento dei cavalli. Non meno importante è il mais, che contiene notevoli quantità di potassio e di fosforo, sali minerali importantissimi per migliorare il tono generale. Certo il mais non è ricco di triptofano ma, combinato con fagioli, lenticchie, ceci, in rapporto di tre parti di mais per una parte di legumi, diventa una buona ricetta per il buonumore.

Le Ricette Risotto Pavese Ingredienti per 4 persone: 300g di riso Carnaroli, 100 g di burro, 1,5 dl di vino rosso Barbera, 100 g di salsiccia luganega, 200 g di fagioli borlotti in conserva , 100 g di Grana Padana grattugiato, ½ litro di brodo di carne, 1 cipolla piccola, 1 mestolo di polpa di pomodoro, sale Ricetta: Tritare finemente la cipolla e soffriggirla a fuoco medio in una casseruola con 40 g di burro e la salsiccia, tritata e privata della pelle. Unire il riso, farlo tostare mescolando finché i chicchi ap-

paiono traslucidi, quindi regolare di sale, versare il vino rosso e lasciarlo evaporare. Aggiungere il brodo bollente e la polpa di pomodoro, mescolare, quindi portare a 18 minuti di cottura bagnando con il b rodo via via che viene assorbito. Togliere la casseruola dal fuoco, unire i fagioli ben sgocciolati dal liquido di conservazione e mantecare il risotto con burro e grana. Servire ben caldo.

Torta di carote e nocciole Ingredienti : 300 gr di carote, 5 tuorli, 4 cucchiai di acqua calda, 200 g di zucchero, 1 bustina di zucchero vanigliato, 5 albumi, 1 presa di sale, 250 g di nocciole macinate, 8 cucchiai di pangrattato, ½ cucchiaino di lievito in polvere, ½ cucchiaino di cannella, 1 cucchiaio di rum, buccia grattugiata di un limone. Ricetta: Grattugiare finemente le carote, sbattere i tuorli con l’acqua calda, aggiungendo lentamente 2/3 dello zucchero e

lo zucchero vanigliato, fino ad ottenere una crema spumosa. Montare a parte gli albumi a neve ben soda con il sale, unendo a pioggia il rimanente zucchero. Adagiare il meringaggio sulla crema, sovrapporre le carote grattugiate, le nocciole, il pangrattato, il lievito in polvere, la cannella il rum la scorza grattugiata del limone e amalgamare tutti gli ingredienti con cautela. Ungere la tortiera di 24 cm con il bordo sganciabile e riempirla con la pasta. Porla sul ripiano di mezzo del forno preriscaldato a 180° e lasciare cuocere per un’ora. Si conserva per diversi giorni.


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moda

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Cardigan in cachemire, abitini chiffon, cappelli e accessori vezzosi

L’autunno è British Così si crea il look dal sapore molto inglese e bon ton per l’autunno 2012 Dopo i nomi storici e mitologici affibbiati ai fenomeni atmosferici di questa rovente estate 2012 non poteva mancare un’influenza analoga per il guardaroba. Sarà un autunno all’insegna del glamour post - vittoriano. Questo interessante diktat modaiolo ha preso spunto dalla plu-

ripremiata serie televisiva inglese, Downtown Abbey, ambientata nel periodo tra l’affondamento del Titanic e la Prima Guerra Mondiale. Si tratta del “periodo edoardiano”: caratteristiche principali delle donne erano modi da milady austere e un certo fascino castigato nello stile. Finalmente ora sapremo cosa fare di tutti quei cardigan in cachemire sepolti nell’armadio: considerati fino a poco tempo fa un indumento anti-

seduzione per eccellenza, adesso cadranno a pennello su abiti in chiffon dalla scollatura quadrata e maniche corte fascianti o con uno spacco sulla spalla. Si gioca con trasparenze e fantasie che si sposano con nuance molto autunnali. Dal verde pallido, al viola, in un abito possono essere presenti più tessuti come il raso e il pizzo per creare sfumature di colore. Una tinta più audace può esserci negli accessori: cinture di vernice stringono un (eventuale) vitino di vespa anche l’ausilio di passanti. Le collane sono a girocollo vistoso o lunghe e sottili. I guanti lunghi coprono mani e braccia dai primi freddi: sono stati l’accessorio cult dello scorso inverno e ora si ripropongono in accostamento chic e mai fuori tempo. Mai fuori luogo anche la presenza di svolazzanti foulard, camicette con piccole rouches e abbottonatura con fiocco, abiti o gonne louguette. Si tratta di uno stile bon ton volto più all’esaltazione di una femminilità eterea che materiale. Si ripristina l’attenzione su dettagli corporei dimenticati come il collo – messo in evidenza da nodi strategici di sciarpe, orecchini lunghi e capelli raccolti – le braccia e le gambe. Queste tuttavia non cadranno nello scontato accostamento calza nera come ogni autunno. I collant sono velatissimi ma nei colori grigio fumo, viola, borde-

aux e persino con qualche inserto malizioso. Se invece la gamba non permette questo tipo di collant, allora ripiegate pure su parigine o autoreggenti di fattura spessa del colore bianco, panna o marrone. Cloche o cappelli a falda larga e stivaletti stringati completano il look per le due estremità del corpo. Il must adeguato a questo stile è senza dubbio l’ombrello: impazzano i modelli con il pizzo o i ricci in colori ultra femminili. Con questo accessorio si può assumere l’aspetto di una vera dama inglese e ci si può riparare dal sole o dalla pioggia di un qualsiasi pazzo tempo autunnale. In Italia come in Gran Bretagna. Dalila Campanile

Il pizzo non va in letarÈ stato il protagonista incontrastato dell’estate e ci terrà compagnia ancora per molto. Dagli abiti agli accessori , il pizzo è il materiale vezzoso e ultra femminile che si sposa alla perfezione con la tendenza British prevista per questo autunno. In contrasto a capelli raccolti sulla nuca si sfoggiano orecchini grandi e lavorati in cui il pizzo indurito si mischia con pendenti preziosi e pietre. I colori si abbinano a quelli degli abiti. Molto diffuse però le tonalità

vinaccio, prugna, bordeaux, verde smeraldo e blu cobalto. Ogni orecchino è una piccola opera d’arte di intrecci e lavorazioni. Avremo anche braccialetti nei medesimi toni scuri, ma il pizzo si fa trovare anche sui guanti corti (per chi vuole osare) e come inserto sulle calze. Un materiale ammiccante che increspa la sobrietà dello stile edoardiano.


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attualità

L’infelice metafora di Renata Polverini, dopo lo scandalo che ha travolto i vertici della Regione Lazio

I ladri, gli sprechi e i malati di cancro Realtà lontanissime tra loro che vengono sistematicamente accostate. Senza alcun rispetto per i malati “I tumori che stanno qui dentro vanno estirpati oggi come sono stati estirpati i tumori dalla mia gola”. E’ la metafora choc usata da Renata Polverini nell’aula del consiglio regionale del Lazio, il giorno dopo l’esplosione di uno scandalo dalle dimensioni macroscopiche, l’ennesimo di una politica italiana colta in flagranza di reato mentre divora i soldi pubblici (derivati da finanziamenti ai partiti occultati come rimborsi elettorali o come spese anticipate per iniziative di varia natura) per interessi che più privati non sarebbe possibile, tra macchine di lusso e ville, feste tanto costose quanto imbarazzanti con relativa appendice di escort, ostriche, champagne. La metafora faceva riferimento a un’esperienza personale vissuta recentemente dal Presidente della Regione Lazio dopo il successo annunciato alle elezioni che si sono succedute a un altro terremoto politico, provocato dall’ex Governatore Piero Marrazzo: ma proprio l’aver vissuto sulla propria pelle il dramma del cancro avrebbe – a nostro parere – dovuto indurre la Polverini ad adoperare un’altra metafora, meno irritante e dolorosa per

qualsiasi malato e qualsiasi familiare legata a chi si vede diagnosticato improvvisamente un cancro, di chi vede improvvisamente il baratro aprirsi sulla sua vita e si ritrova costretto a lottare per la propria salvezza, per la propria sopravvivenza, senza alcuna certezza di farcela. Ammalarsi di cancro vuol dire entrare in un calvario di sale d’attesa, di luminari da cercare , di analisi e di attese di risultati, e poi di consulti e decisioni dolorose e tremende, data la posta in gioco altissimo: La propria vita! Vuol dire vedere di colpo sparire il futuro, come coperto in un attimo da una nuvola scura e minacciosa. E poi sottoporsi a cure altrettanto invasive,a cicli su cicli intervallati da preghiere disperate. Vuol dire convivere con

il fantasma della morte, vuol dire portare nell’anima delle ferite che nessun tempo riuscirà a rimarginare. Questa è la traduzione della parola ‘cancro’: devastazione, sconvolgimento interiore. Con tutto il rispetto, il collega di partito della Polverini sorpreso con le mani nella marmellata, ‘er Batman’, offre di sé e delle sue imprese ben altre immagini, un concentrato dei peccati capitali, di ostentazione ancor più intollerabile in tempi di crisi, di squallore. Lo squallore di automo-

bili – costosissime – comprate ‘tanto per’, di un fiume carsico di denaro pubblico mai finito dove sarebbe dovuto andare, ma dilapidato in maniera vergognosa. Anche attraverso consulenze a peso d’oro, l’ingresso di un numero spropositato di assessori esterni e collaboratori, di un ente pubblico di fatto ‘occupato’ da amici, simpatizzanti e parenti, e a nessuno importa l’enormità del deficit e la necessità di rendere conto alla collettività di investimenti così poco oculati. La Polverini è caduta finalmente dal pero, per usare un’altra immagine tracciata da Marco Travaglio: ma non ha e non può avere alcuna giustificazione per non aver intercettato e frenato questo fiume di denaro strappato dalle tasche di noi contribuenti, e per

non aver usato termini come ‘ladri’, ‘ruberie’, ‘nuovo sacco di Roma’, probabilmente in grado di sintetizzare il maniera più efficace quanto sta emergendo da un’inchiesta travolgente come un fiume in piena. Libera di non accorgersi di quanto stava avvenendo sotto i suoi occhi e dalle sue parti: ma ci risparmi, per favore, il cancro come metafora di furti ripetuti e consolidati. Il cancro non lo si sceglie: rubare, vivere in maniera disonesta, imbrogliare i propri elettori e colleghi di partito è una scelta tutt’altro che obbligata, ma semplicemente dettata dall’avidità, dall’arroganza, dell’insofferenza a qualsiasi controllo e a qualsiasi regola. Per questo il paragone va respinto al mittente. Altro che ‘cancro da estirpare’: basterebbe una selezione più attenta dei candidati, possibilmente con una coscienza in dotazione. Il cancro e le sofferenze che comporta lasciamoli ai malati e ai loro cari, signora Polverini: i ladri lasciamoli in galera prima e poi agli arresti domiciliari in qualche convento, in attesa della restituzione del bottino e dell’espiazione della propria colpa. Angela Dalicco


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GINECOLOGA

Contraccezione femminile: cosa sapere e come sceglierli

DI TIZIANA CELESTE

Esiste un’ampia e svariata gamma di anticoncezionali, come districarsi nella scelta? Per i vostri quesiti: 6donna@virgilio.it Tel. 0881.563326

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in poche parole

Addio mal di testa

Una scelta consapevole deriva da un’adeguata informazione

Il termine contraccezione indica il complesso di tecniche anticoncezionali disponibili per evitare una gravidanza indesiderata. nella società moderna la maggior parte dei giovani scopre la sessualità senza un’informazione ed un’educazione adeguata alla loro età ed alle loro necessità. I criteri per una scelta informata e consapevole di un metodo contraccettivo sono svariati, dovendo tenere in considerazione le diverse esigenze della donna e del proprio partner. Il contraccettivo ideale dovrebbe essere affidabile al 100%, reversibile, comodo, privo di effetti collaterali e facile da usare. Oggi esiste una babele di metodi di pianificazione familiare tra cui districarsi: - contraccettivi orali combinati a basso dosaggio ( la famosa pillola anticoncezionale di ultima generazione) - contraccetivi iniettabili combinati ( che comprendono contraccet-

tivi combinati che si iniettano a intervalli di 4 settimane) - cerotto combinato (è un cerotto estroprogestinico con rilascio transdermico applicabile su precise zone del corpo: glutei, addome, dorso, braccia.) - anello vaginale combinato (un anello di “gomma morbida e sottile” che si introduce in vagina x 21 gg al mese) - pillola contraccettiva di emergenza (meglio nota come pillola del giorno dopo) - pillola di solo progestinico (la cosiddetta minipillola) - contraccettivi iniettabili di solo progestinico (deposito di medrossiprogesterone acetato e noretisterone enantato) - impianti sottocutanei di levonogestrel e etonogestrel - dispositivi intrauterini con rilascio di levonogestrel - dispositivo intrauterino al rame (la classica spirale) - dispositivo intrauterino x la contraccezione di emergenza - metodi barriera ( condom, diaframma, cappuccio cervicale, creme spermicida...) - metodi basati sulla conoscen-

za della fertilità (per es. OginoKnauss, temperatura basale, Billings...) - metodo dell’amenorrea da allattamento - coito interrotto - sterilizzazione chirurgica. Tutti questi metodi hanno un ampio raggio di efficacia se usati regolarmente e correttamente. La scelta deve essere mirata non solo a prevenire una gravidanza indesiderata, ma anche ad evitare la trasmissione di eventuali infezioni (MST/HIV). Quindi un’adeguata informazione può essere fornita dal Ginecologo, che deve offrire consulenze di pianificazione familiare per aiutare le pazienti a prendere decisioni consapevoli e volontarie sulla loro fertilità. Il ginecologo deve conoscere dettagliatamente la storia clinica della paziente (età, fattori fisici e comportamentali come obesità, fumo, ...) la presenza di eventuali patologie che possono influenzare la scelta di un metodo specifico (malattie cardiovascolari di base, disabilità fisiche, patologie vascolari,...) ed effettuare un controllo completo (visita ginecologica, pap-test, ecografia, esami

ematochimici, controllo del seno). Infine deve fornire informazioni adeguate per aiutare la paziente a compiere una scelta consapevole, che includono: - la spiegazione della relativa efficacia del metodo - l’utilizzo corretto del metodo - come funziona - gli effetti collaterali - i rischi e i vantaggi del metodo - sintomi e segni che potrebbero necessitare un accesso in ospedale - le informazioni sul ritorno alla fertilità - le informazioni sulla protezione dalle MST. Infine è opportuno sottoporsi a controlli periodici per verificare che l’anticoncezionale usato sia sempre compatibile con le proprie necessità e che non siano intervenuti cambiamenti fisici e metabolici che richiedono una rivalutazione del metodo scelto.

MEDICO CAV

Abuso di pillole ed errore umano

DI ANNA LEPORE

Troppi farmaci, troppi errori A commettere le sviste maggiori sono i genitori Più di mille casi di errori terapeutici in un anno. Gli sbagli e le sviste si annidano all’interno delle mura domestiche e riguardano gli avvelenamenti e le intossicazioni da farmaci. È questo il dato emerso dalla prima analisi descrittiva degli errori terapeutici rilevati dal Centro Antiveleni di Foggia, principale centro di riferimento in Puglia. Dal database di un sistema informativo dedicato alle esposizioni pericolose e alle intossicazioni realizzato in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, con gli altri Centri Antiveleni e con l’AIFA, sono stati estratti i casi di esposizione a farmaci per errori rilevati dal 2008, il 97% dei quali avvenuto in ambito domestico. Attentissimi ai primi segni di malanno dei figli, ma evidentemente un po’ superficiali nella gestione dei medicinali, a commettere le sviste maggiori sono proprio i genitori. Il 51 per cento dei casi da noi rilevati ha riguardato bambini per il maggior numero e anziani. Tradotto in numeri: a 350 bimbi era stata somministrata una terapia sbagliata o in sovradosaggio. Genitori disattenti o cassette dei medicinali troppo piene? In realtà, la disponibilità di farmaci è aumentata, così come l’utilizzo di medicinali, nel tentativo di risolvere

i sintomi più rapidamente. La medicalizzazione, ma soprattutto la spinta ad usare determinati farmaci, sbandierati nei messaggi pubblicitari, è incalzante. Esiste senza dubbio un uso maldestro del farmaco. Quello che più colpisce negli errori terapeutici è che quando viene richiesta la causa dell’errore, le risposte più

frequenti sono: “Avevo in casa le stesse supposte che già somministravo al più grande e non mi sono resa conto della differenza della dose”. “Era una bustina da sciogliere in acqua e non mi sono accorto che si trattava di un altro farmaco, perché la confezione mi sembrava simile”. “Non ho capito come

Bisogna sapere che... È entrata in vigore la norma sulla nuova ricetta del Servizio Sanitario Nazionale con l'indicazione del principio attivo al posto del nome commerciale del farmaco. Sulla ricetta rossa del SSN, dovrà cioè comparire il nome della sostanza, contenuta nel farmaco. Bisogna abituarsi a leggere attentamente sia la ricetta che il farmaco per evitare spiacevoli errori. Per comprendere la direttiva: Federfarma Roma, 21 agosto 2012

Uff. - Prot. n° UE. RB. /13348/ 303/F7/PE Oggetto: Legge 135/2012. Prescrizione

Per i vostri quesiti: 6donna@virgilio.it Tel. 0881.563326

doveva essere diluito, pensavo che fosse come l’altro che assumevo, poi ho letto il foglietto illustrativo e mi è sorto il dubbio” oppure “Ho letto il modo di prepararlo ma non ho capito le indicazioni riportate” e anche “Non sapevo dovesse essere diluito, credevo dovesse essere assunto in polvere”. Un caso su due non ha avuto bisogno di cure ospedaliere. Ma non sempre gli errori terapeutici si risolvono senza conseguenze. I medicinali devono essere prescritti dal medico curante e utilizzati sotto la sua guida. Il fai da te o il suggerimento della vicina, dell’amica o della pubblicità devono essere evitati. E se purtroppo si dovesse verificare un errore o dovesse insorgere anche solo un dubbio è bene consultare immediatamente il Centro Antiveleni. Un consiglio: ”Non praticate terapie improvvisate che non hanno alcuna efficacia (ad es. bere il latte), non fidatevi di quello che sentite dire, i cosiddetti rimedi di una volta”. Il Centro Antiveleni di Foggia il giorno 11-10-2012 presenterà “L’VIII Convegno di Tossicologia” dal titolo “I Centri Antiveleni nella prevenzione e sorveglianza degli Errori Terapeutici“

In Italia il 26% della popolazione soffre di dolore cronico che, causato da molteplici fattori tra cui traumi, malattie, problemi di salute, colpisce centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Il Corriere della Sera ha trattato tale argomento, dato l’ultimo Congresso Mondiale sul Dolore, tenutosi a Milano. I maggiori esperti internazionali si sono confrontati sugli sviluppi della ricerca e della terapia del dolore. Mal di schiena ed emicrania sono i dolori più diffusi: si stima che 1 persona su 2 soffra di mal di testa almeno una volta all’anno, mentre ogni adulto ha sofferto di un episodio di dolore muscolo scheletrico almeno una volta nella propria vita. “Oggi il dolore non può essere più sottovalutato”, ha esordito la professoressa Eija Kalso dell’Università di Helsinki e presidente di IASP (International Association for the Study of Pain), “è molto più complesso di quanto si pensasse in passato. Occorre un approccio multidisciplinare per capire al meglio i meccanismi legati al dolore e per migliorare l’efficacia degli interventi terapeutici”. Nell’anno mondiale contro l’emicrania (che termina ad ottobre), gli esperti sottolineano come il dolore sia proprio nella testa e come l’analisi del cervello con le moderne tecniche di brain imaging apra nuove prospettive per la terapia e la gestione dei pazienti. “Il brain imaging” ha spiegato Irene Tracey dell’Università di Oxford e Presidente del Comitato Scientifico del 14° Congresso Mondiale sul Dolore, “consente di vedere all’interno del sistema nervoso centrale umano (encefalo e midollo spinale) e di misurare il suo funzionamento. Si può osservare il cervello mentre elabora i segnali provenienti dalle aree danneggiate dell’organismo, generando l’esperienza conscia del dolore. Così si possono identificare le aree più importanti da cui nasce il dolore e studiare come altre aree, una volta divenute attive, lo peggiorino notevolmente, generando ansia, depressione e aspettative negative. Sono state fatte nuove scoperte e apprese nuove informazioni sul cervello e sulla centralità del suo ruolo: speriamo che da qui possano svilupparsi nuove terapie”. Elisabetta Ciavarella


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in poche parole

Massaggi e salute

ACCUMULO DEI VERSAMENTI

50&PIÙ ENASCO

Pensioni, nuovo sistema di calcolo

DI FLOREDANA ARNÒ Per i vostri quesiti: 6donna@virgilio.it Tel. 0881.563326

Funzionerà come un libretto di risparmio

Sul portale di Leonardo è apparso un affascinante argomento sui benefici del massaggio che può classificarsi attraverso differenti tecniche: lo sfioramento, la frizione, l’impastamento, la percussione e lo scarico. Il movimento deve essere sempre svolto dalla periferia verso il cuore, per favorire il drenaggio dei metaboliti, attraverso il sistema venoso. Prima di iniziare il massaggio e bene riscaldare le mani strofinandole fra loro. Lo sfioramento: viene effettuato con tutta la mano, esercitando una pressione morbida e leggera. La mano scivola sulla pelle senza perderne mai il contatto, scalda la parte trattata e sviluppa la sensibilità riattivando la circolazione sanguigna. La frizione: la sua funzione e di primo drenaggio. Coinvolgendo i tessuti profondi, favorisce il riflusso della circolazione venosa verso il cuore. Si esegue, esercitando una leggera compressione sui tessuti, con le mani contrapposte. Il movimento deve essere lento e leggero. Durante la frizione i muscoli massaggiati devono essere rilassati e decontratti. L’impastamento: è una vera e propria “spremitura” del muscolo, che viene afferrato in profondità nella sua estensione. I movimenti delle mani sono contrapposti ed alternati e, scivolando lungo il muscolo per la sua lunghezza, favoriscono il deflusso di sangue venoso contenente le scorie dei tessuti. Si attiva in tal modo il metabolismo muscolare. I movimenti del massaggio devono essere dolci. La percussione: si compie con la mano aperta e le dita distese, eseguendo un veloce alternarsi di “appoggi e rilasci” contrapposti con le due mani, quasi a spingere il muscolo da una mano all’altra. Si possono usare le mani semichiuse, a “pugno”. L’effetto della percussione e determinare contrazioni riflesse del muscolo, provocando un aumento della temperatura locale ed incrementando l’attivazione del sistema nervoso centrale. Lo scarico: è la manovra conclusiva del massaggio e consente di drenare il muscolo facilitando l’afflusso di nuovo sangue arterioso e di sostanze nutritive rigeneranti. Il movimento delle mani e simile a quello adottato per la frizione. Drenaggio ed eliminazione delle tossine si traducono concretamente in una diminuzione della sensazione di stanchezza. Elisabetta Ciavarella

Da quest’anno non ci sono più differenze sul criterio di calcolo delle pensioni. La riforma “Monti” (legge n. 214/2011) ha previsto per tutti il “sistema di calcolo contributivo”. In altre parole, per le anzianità contributive maturate a partire dal 1° gennaio 2012 le relative quote di pensione sono calcolate tutte con il sistema contributivo, anche per coloro che al 31 dicembre 1995 avevano già versato 18 anni di contributi. Il sistema retributivo, misto e contributivo Con la riforma “Dini” (legge n. 335/1995), il sistema di calcolo delle pensioni si differenziava a seconda dell’anzianità contributiva maturata alla data del 31 dicembre 1995: per chi poteva contare su almeno 18 anni di contributi (compresi i contributi figurativi e da riscatto), si applicava il cosiddetto sistema “retributivo”, legato appunto alle retribuzioni dell’ultimo periodo lavorativo; - per chi aveva meno di 18 anni di contributi, il criterio utilizzato era misto, e cioè “retributivo” per l’anzianità maturata sino al 31 dicembre 1995 e “contributivo” per i periodi di attività successivi al 1° gennaio 1996; - per chi aveva co-

minciato a lavorare successivamente al 31 dicembre 1995, ossia dal 1° gennaio 1996, si applicava, invece, il solo criterio contributivo, strettamente collegato al valore dei contributi versati.

La situazione attuale La riforma “Dini”, con la triplice possibilità di calcolo della pensione, rimane in vita solo per coloro che sono andati in pensione maturando i requisiti entro il 31 dicembre 2011. A partire dal 1° gennaio 2012, invece, ossia per le anzianità maturate da tale data in avanti, esiste solo il sistema contributivo; di conseguenza, non c’è alcuna novità per chi già appartiene a questo regime (coloro che hanno cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996) e per chi è nel sistema misto. Invece, chi nel 2011 si trovava nel sistema retribu-

Strategie commerciali abusive

tivo, dal gennaio 2012 è passato al nuovo misto: le anzianità fino al 31 dicembre 2011 danno vita a una quota di pensione retributiva, mentre le anzianità dal 1° gennaio 2012 in poi danno vita a una quota di pensione contributiva. Come funziona il sistema contributivo Il sistema di calcolo contributivo funziona grosso modo come un libretto di risparmio. Il lavoratore accantona ogni anno i versamenti: - se è un lavoratore dipendente, l’accantonamento è pari al 33% dello stipendio; - se è un lavoratore autonomo (artigiano, commerciante), accantona il 21,30% del proprio reddito (misura che salirà fino a raggiungere il 24% entro l’anno 2018); - se è un collaboratore (Co.Co.Pro.), accantona il 27% del proprio compenso (misura che salirà fino a raggiungere il 33% a partire dal 2018). I contributi possono essere calcolati, però, fino ad un certo importo di reddito o retribuzione; questo limite, per il 2012, è pari a 96.149 euro (cosiddetto “tetto contributivo pensionabile”). I contributi versati costituiscono il montante contributivo e producono una sorta

di interesse composto al tasso legato alla dinamica quinquennale del Pil (Prodotto Interno Lordo). Quindi, più cresce l’Azienda Italia, maggiori sono le rendite su cui i lavoratori possono contare. I nuovi coefficienti di calcolo Alla data del pensionamento, al montante contributivo rivalutato è applicato un coefficiente, detto di trasformazione, che converte i contributi in pensione. La misura di tale coefficiente cresce con l’aumentare dell’età. Recentemente, con un decreto ministeriale del 15 maggio 2012, sono stati fissati i nuovi coefficienti per il calcolo della pensione per tutti i lavoratori che andranno in pensione dal 1° gennaio 2013 e fino al 31 dicembre 2015. Questi coefficienti non riguardano più soltanto le età da 57 a 65 anni, ma si allungano fino a 70 anni per incentivare facoltativamente la permanenza al lavoro, nella prospettiva di conseguire una pensione più alta.

MOVIMENTO CONSUMATORI DI ROSANGELA LORISO

Stop alle telefonate “mute”

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Dal Garante della Privacy multe a chi non rispetta la normativa Il telemarketing è nuovamente al centro dell’attività del Garante per la Protezione dei dati personali che di recente è intervenuto sul fenomeno delle cosiddette telefonate “mute” con un nuovo ed interessante provvedimento. Ma vediamo più da vicino che cosa si intende per telefonate “mute”. Trattasi di telefonate in cui il destinatario, dopo aver sollevato il ricevitore, non viene messo in comunicazione con alcun interlocutore. Il fenomeno sembra essere piuttosto frequente, tanto che molti cittadini, infastiditi e disorientati, si sono rivolti all’Autorità per segnalare la ricezione ripetuta e continua di questo tipo di telefonate anche per 10/15 volte nell’arco di una giornata. È evidente che la ricezione frequente di telefonate mute, specie se ripetuta, oltre a provocare agli utenti fastidio, genera allarme e preoccupazione. Ad ogni buon conto, l’origine di tali telefonate è da rinvenirsi nella disorganizzazione delle società che si occupano di effettuare telefonate a scopo commerciale. Gran parte di queste società, infatti, si serve di un sistema di in-

fettiva capacità ricettiva. Al fine di arginare il fastidioso fenomeno, il Garante Privacy ha prescritto una serie di misure volte ad impedire la ripetizione di una telefonata muta allo stesso numero e la possibilità di chiamare quel numero per almeno trenta giorni. In particolare, nel provvedimento emanato, l’Autorità ha stabilito che le società dotate di sistemi di chiamata automatici

stradamento automatico di telefonate per mettere in comunicazione le singole utenze dei cittadini con gli operatori di call center

addetti alla promozione di servizi e prodotti. A volte, però, può capitare che il sistema automatico indirizzi verso i call center un numero di chiamate superiore all’effettiva disponibilità degli operatori attivi. Così il telefono del cittadino squilla, ma dall’altra parte non c’è nessuno. Nel mirino del Garante Privacy è finita una grande società energetica che – per evitare tempi morti o momenti di inattività degli operatori – ha utilizzato il sopra menzionato sistema di instradamento ,in grado di inoltrare ai call center un numero di telefonate anche molto superiore alla loro ef-

dovranno utilizzare accorgimenti che impediscano la reiterazione di tali telefonate ed escludano la possibilità di richiamare uno stesso numero ripetutamente entro un periodo di 30 giorni. Le società che non si adegueranno alle nuove disposizioni rischieranno una sanzione amministrativa dai 30mila a 120mila euro.


settembre duemiladodici

La madre decide da sola e l’ex non paga

Le spese scolastiche Richiedono necessariamente il comune accordo tra i coniugi Se nel regime di affido congiunto la madre sceglie la scuola della figlia, senza consultare previamente l’ex marito, le spese scolastiche non saranno tutte poste a carico di quest’ultimo. L’affidamento congiunto comporta l’assunzione da parte di entrambi i genitori degli stessi poteri e responsabilità, richiedendo una costante e preventiva consultazione, onde garantire la piena partecipazione alla vita del minore. Tra l’altro, l’affidamento congiunto, implica un’attiva collaborazione di entrambi i coniugi nella educazione dei minori, relativamente ai quali le decisioni per la crescita del minore dovranno esser prese con il consapevole contributo di ciascuno di essi. Solo in tal modo, potrà infatti essere assicurata l’effettiva compartecipazione alle scelte riguardanti l’educazione e la crescita del figlio. Come è noto l’assegno disposto in sede separativa, quale contributo al mantenimento dei figli comuni, ha una cadenza mensile e di fatto, nella stragrande maggioranza dei casi, ha il fine di consentire al figlio di non perdere del tutto quel tenore di vita e quel contesto di appartenenza vissuta prima della separazione dei ge-

nitori. A garanzia di ciò ogni pronuncia di separazione ha come finalità

quella di regolare i capitoli delle spese comuni che si affronteranno per figli, che anche se non “caratterizzati” da certezza e da una specifica cadenza mensile siano presenti e necessari per la sopravivenza dei figli, anche se non se ne possa predeterminare, con esattezza, il tempo della concreta esigibilità. Si tratta, sostanzialmente, di due voci diverse di contributo: le prime sono conosciute come le spese extra (extra rispetto a quella mensile) quali quelle da affrontarsi per la scuola o per un determinato sport, già praticato dai figli, od anche quelle per le cure o medicine che non siano a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale. Le seconde sono le spese “straordinarie”, che dovranno essere sostenute da entrambi i coniugi in una misura per-

centuale, che viene di solito predeterminata e omologata dal Tribunale stesso; troveranno poi una loro individuazione in tutte quelle spese ulteriori, che vedranno sempre i figli come utenti finali, ma che dovranno essere “previamente discusse ed approvate” di volta in volta dai coniugi. Infatti, per le prime, le spese “extra” ordinarie, ben si può dire come i coniugi siano di fatto già a conoscenza della misura delle stesse e ciò in quanto, sostanzialmente, i loro figli già praticavano un determinato sport o frequentavano in precedenza una determinata scuola, o già in passato si era posto il problema di coprire l’esubero dei costi delle spese ordinarie per dei farmaci. Per quanto riguarda invece le spese straordinarie, queste di solito

Per superare passività e aggressività

Autostima e Assertività Con un training per le abilità sociali si può migliorare L’assertività è uno stile di comportamento, che si posiziona a metà su un continuum comportamentale che va dallo stile passivo a quello aggressivo. Le persone che si comportano in maniera passiva o aggressiva o che oscillano fra questi due poli (comportamento passivoaggressivo) hanno una bassa autostima. Questi stili comportamentali, infatti, non procurano relazioni soddisfacenti.

La persona passiva non sa esprimere le proprie opinioni e bisogni e non difende i suoi diritti per paura

di rovinare il rapporto con l’altro o perché terme di sembrare cattivo ed egoista, facendo soffrire l’altro. A causa di momenti di imbarazzo, tensione, ansia o sentimenti di colpa la persona passiva inibisce le sue emozioni e, quindi, sono dominate da un senso di inferiorità che le porta ad adeguarsi agli altri, a compiacerli, per evitare scontri e confronti e fornendo agli altri occasione per approfittarsi di lui. Spesso queste persone esplodono all’improvviso, diventando aggressive, a causa del continuo reprimere ogni genere di emozione. La persona aggressiva, al contrario, riesce sì a realizzare i suoi desideri, esprime i suoi diritti, bisogni e critiche, ma lo fa in modo inappropriato, a spese degli altri, attaccando (verbalmente e fisicamente), colpevolizzando o umiliando. Nel-

le relazioni con gli altri è arrogante, ha comportamenti di dominanza, prevaricazione e svalutazione; è invadente, cerca di porsi al centro dell’attenzione, interrompendo la comunicazione con l’altro o mostrandosi eccessivamente (e manipolativamente) simpatica. I rapporti umani delle persone aggressive tendono a compromettersi a causa dei loro comportamenti e/o dei loro scoppi d’ira. Generalmente, le persone non hanno sempre lo stesso stile comportamentale; possono essere prevalentemente passive o aggressive, modulando il loro modo di fare a seconda dei contesti in cui agiscono. La persona assertiva, invece, sa esprimere onestamente le sue emozioni e sentimenti, i suoi bisogni e desideri, le sue preferenze, opinioni e critiche. Lo fa in modo diretto,

AVVOCATO DI PALMA RUBANO Per i vostri quesiti: 6donna@virgilio.it Tel. 0881.563326

scaturiscono da attività diverse, anche se di natura sportiva o di studio dei figli, o da costi medici diversi da quelli per i quali vi è il contributo del Servizio sanitario nazionale, mai prima di allora condivise. Ne consegue che su di queste si deve realizzare, di volta in volta, un preciso accordo tra i genitori, affinché ognuno dei due possa poi, consapevolmente, divenire debitore della quota parte di sua spettanza e del relativo esborso. È su questo tipo di spese che occorre necessariamente il comune accordo tra i coniugi onde poter così porre consapevolmente a carico di ciascun genitore la quota parte. Tale onere trae origine da quanto disposto dall’art. 155 c.c., norma che nella sua ultima formulazione ha inteso ribadire il principio di pari responsabilità di entrambi i genitori nella cura, nell’educazione e nell’istruzione dei figli. Tale principio, trova piena applicazione nel caso di affidamento congiunto o condiviso; se così non fosse, l’apporto di uno dei genitori si ridurrebbe ad una mera somministrazione di denaro, senza contributi decisionali, in palese contrasto con il fine di responsabilizzazione di entrambi i genitori e di far sì che ciascun genitore non veda sconvolta la propria vita economica, con il “subire” le scelte dell’altro, anche se effettuate nominalmente nell’interesse dei figli.

PSICOLOGA DI INES PANESSA Per i vostri quesiti: 6donna@virgilio.it Tel. 0881.563326

adeguato, senza imbarazzo o sentimenti di colpa. Il suo comportamento è si mirato ad ottenere ciò che desidera ma agisce rispettando i diritti e non i desideri degli altri. Aumentare la propria autostima e diventare assertivi è qualcosa che si può imparare: capire come esprimere elogi e riceverli, esprimere desideri, fronteggiare la collera e la prepotenza altrui, saper fare critiche e riceverle sono le abilità assertive che possiamo acquisire e praticare per migliorare la nostra autostima e il rapporto con gli altri.

L’approccio psicologico aiuta le persone a riconoscere i pensieri automatici che generano in loro reazioni emotive e comportamentali negative e che li fanno soffrire. Con un training per le abilità sociali possiamo imparare ad essere assertivi e quindi migliorare la nostra autostima.

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in poche parole

Pillola per lui?

Sul portale di Repubblica rivoluzionari i risultati di esperimenti avanzati negli Stati Uniti sulla pillola anticoncezionale per lui. Un team di ricercatori ha sperimentato il composto di molecole, chiamato JQ1, sui roditori, osservando una diminuzione del numero e della qualità degli spermatozoi, con profondi effetti sulla fertilità. Un processo reversibile e senza danni al testosterone, alla sessualità e all’eventuale feto. Il controllo delle nascite tramite la pillola anticoncezionale potrebbe diventare un metodo non più di appannaggio solo delle donne. Gli studiosi statunitensi, infatti, hanno eseguito una serie di esperimenti che dimostrerebbero l’efficacia del primo contraccettivo per via orale per l’uomo. Nonostante si pensi di essere ancora lontani da questa rivoluzione in materia, gli scienziati del DanaFarber Cancer Institute e del Baylor College of Medicine (Usa) stanno procedendo nella giusta direzione. I ricercatori, nello studio pubblicato dalla rivista scientifica “Cell”, spiegano di aver messo a punto e testato un composto di piccole molecole con funzione contraccettiva, ma reversibile, sperimentandolo sui topi maschi. Il composto, chiamato JQ1, penetrando attraverso il tessuto sanguigno del testicolo, arriva a interrompere la spermatogenesi, cioè il processo attraverso cui si sviluppano gli spermatozoi maturi, diminuendone il numero e la qualità e permettendo di ridurre le probabilità di fecondazione dell’ovulo femminile. “I nostri risultati dimostrano che, somministrato ai roditori tramite iniezioni quotidiane da 50 a 100 mg/kg della molecola JQ1 per sei settimane, questo composto ha un effetto contraccettivo totale: produce una diminuzione rapida e reversibile della conta e della mobilità degli spermatozoi con profondi effetti sulla fertilità”, ha sottolineato James Bradner, autore senior della ricerca. La pillola anticoncezionale per uomini, inoltre, non avrebbe controindicazioni. Lo studio ha infatti dimostrato che la normale produzione di spermatozoi riprende quando la terapia con JQ1 viene interrotta ed il composto non influenza la produzione di testosterone, il comportamento sessuale o la salute della prole concepita dopo l’eventuale interruzione del farmaco. Elisabetta Ciavarella


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settembre duemiladodici

in poche parole

Noci in gravidanza

Ridurre il sodio e aumentare il potassio

Crescere in salute

PEDIATRA DI ALESSANDRA MARINARI

Bimbi a tavola: attenzione al consumo di sale

Dal portale Ansa è emersa una scoperta davvero interessante, secondo cui, se una mamma in gravidanza mangia le noci, ci sarebbe un minore rischio di sviluppare le allergie nel nascituro. Questi sono i risultati condotti da uno studio danese. La ricerca è stata effettuata dallo Statens Serum Institute di Copenaghen e pubblicata sulla rivista Journal of Allergy and Clinical Immunology. Lo studio ha analizzato ben 62.000 madri danesi e i loro bambini, seguendoli dalla nascita fino all’età dei 7 anni. Il rischio di sviluppare allergie, sostanzialmente, si riduceva di un quarto a 18 mesi e di un terzo a sette anni. La dottoressa Ekaterina Maslova, che ha condotto la ricerca, ha spiegato: "I dati confermano che non necessariamente bisogna evitare le noci in gravidanza, anzi le mamme che le assumono uno o due volte alla settimana fanno sì che nei loro bimbi il rischio di sviluppare le allergie si riduca notevolmente". Tale risultato è anche a sostegno del parere espresso recentemente dai ricercatori americani, che smentisce la teoria secondo cui le donne incinte dovrebbero evitare le noci e le noccioline, in quanto queste potrebbero invece aumentare il rischio del bambino di sviluppare le allergie alla frutta in guscio o altre forme di ipersensibilità come l’asma. È importante sapere

che le noci sono una buona fonte di acidi grassi Omega 3 e nelle culture dove si consumano molti di questi acidi grassi, i bambini tendono ad essere più radiosi. Inoltre, se ritardate, le allergie sono difficili da diagnosticare, dal momento che la reazione non si verifica subito dopo l’assunzione dell’alimento, ma nel lungo periodo, e può manifestarsi con una crescita rallentata, delle coliche addominali o la presenza di sangue occulto nelle feci. Lo strumento più utile per diagnosticarle è il cosiddetto “test dell’eliminazione”, cioè si prova a togliere dalla dieta un determinato alimento per 2030 giorni, verificando se e di quanto i disturbi del piccolo si riducano. Poi si prova a reintrodurlo. Se i sintomi ritornano, la diagnosi è chiara e l’unica terapia è quella di eliminare l’alimento incriminato dalla dieta del bambino. Elisabetta Ciavarella

Il sale ci è necessario. Lo utilizziamo per insaporire e conservare gli alimenti ed è per il nostro organismo la principale fonte di sodio, un elemento indispensabile alla vita, ma da non consumare in eccesso. Le

secondo l’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) e la Società Italiana per la Nutrizione Umana (SINU), assumiamo troppo sale. Dovremmo consumarne in tutto un cucchiaino da tè al giorno (compreso quello già contenuto negli alimenti) e invece la nostra quota media giornaliera raggiunge e talvolta supera i 10 grammi

al giorno (1 cucchiaio da tavola colmo). La quantità di sale giornaliera raccomandata per i bambini dai quattro ai sei anni è pari a 3 grammi (mezzo cucchiaino da tè). Ora, poiché, in genere, i bambini a tavola consumano gli stessi piatti dei loro genitori, e questi ne assumono in media 10-11 grammi (circa 6 grammi in più della quantità raccoman-

Il decalogo del mangiare safonti di sodio nell’alimentazione sono di varia natura, da una parte il sodio del sale aggiunto durante la cottura degli alimenti o a tavola (definito sodio discrezionale) e dall’altra il sodio contenuto negli alimenti, sia presente naturalmente che aggiunto nelle trasformazioni artigianali o industriali (sodio non discrezionale). È stato calcolato che il sodio “discrezionale” rappresenta circa 1/3 dell’apporto medio giornaliero e quello aggiunto nei prodotti trasformati, artigianali, industriali o della ristorazione collettiva è pari ad oltre la metà. Stando alle statistiche, sia negli USA, sia in Europa il consumo di sale è troppo elevato e raggiunge (e in alcuni casi supera) i 910 grammi al giorno. Anche in Italia,

L’INRAN propone pochi consigli essenziali per ridurre il consumo di sale: 1. sia a tavola sia in cucina, diminuire la quantità di sale in modo graduale; 2. evitare di mettere la saliera a tavola e limitare il sale utilizzato per cucinare e per condire; 3. non aggiungere sale nelle pappe dei bambini, almeno per tutto il primo anno di vita. Limitare l’uso di condimenti alternativi contenenti sodio; 4. ricordarsi che il sale risveglia il gusto ed è indispensabile in cucina, ma che alcuni cibi non hanno bisogno di sale per essere buoni; 5. consumare verdure crude o surgelate piuttosto che in scatola;

6. limitare il consumo di alimenti a maggiore contenuto di sale e abituarsi a scegliere le alternative meno salate, leggendo l’etichetta nutrizionale dei prodotti; 7. anche al ristorante, raccomandarsi che le portate siano poco salate; 8. fare uso di spezie, erbe aromatiche, succo di limone e aceto per “ingannare” il palato; 9. bere soltanto acqua per reintegrare i liquidi perduti con l’attività fisica; 10. avvicinare il più possibile il proprio stile di alimentazione al Modello Mediterraneo che, essendo basato sul consumo di cibi freschi e minimamente trasformati, è naturalmente poco ricco di sale.

Dove finiscono le calorie assunte in eccesso?

Trigliceridi: la scorta che fa male

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data per loro) il consumo quotidiano medio di sale dei bambini è di almeno 7 grammi troppo elevato. È noto che la riduzione dell’apporto in sodio e l’incremento dell’apporto in potassio, attraverso il consumo di frutta e verdura, sono in grado di ridurre i livelli di pressione ematica e sono cruciali nella prevenzione dell’ipertensione. Il consumo del sale da cucina nei bambini e negli adolescenti è associato direttamente all’aumento della pressione arteriosa sistolica. Inoltre, l’evidenza suggerisce che il consumo di sale in età pediatrica a livelli abituali per gli adulti, sia correlato a un potenziale maggior rischio per la salute nell’età adulta (l’ipertensione è responsabile del 62% degli ictus e del 49% degli accidenti coronarici). Infine, i cibi salati sono uno dei principali fattori che stimolano il consumo di bevande gassate e dolcificate nei bambini e negli adolescenti (circa il 31% dei liquidi assunti da bambini e ragazzi di età compresa tra i 4 e i 18 anni), a sua volta correlato come fattore legato allo sviluppo dell’obesità infantile e giovanile. Accanto all’utile riduzione del sale contenuto negli alimenti prodotti industrialmente, è importante che i genitori tengano conto che i bambini sono particolarmente sensibili (e dunque vulnerabili) ai sapori ed è proprio da bambini che si acquisiscono le preferenze individuali.

FARMACIA A CURA DELLA

FARMACIA SANTA RITA Per i vostri quesiti: 6donna@virgilio.it Tel. 0881.563326

Cambiare lo stile di vita è fondamentale. Se necessario, associare dei farmaci I trigliceridi sono un tipo di lipidi presenti nel sangue. Quando mangiamo, l’organismo converte le calorie di cui non ha immediatamente bisogno in trigliceridi, che vengono quindi immagazzinati nelle cellule adipose. Successivamente gli ormoni rilasceranno i trigliceridi per fornire energia tra un pasto e l’altro. Regolarmente si assumono più calorie di quelle che si riescono a bruciare, soprattutto in caso di carboidrati e grassi e il risultato, appunto, può consistere in elevati livelli di trigliceridi. Di solito con l’esame del sangue, in particolare con una misurazione dopo 12 ore di digiuno, è possibile rilevare i livelli dei trigliceridi. Il valore di trigliceridi considerato normale è quello che si attesta al di sotto di 150 milligrammi per decilitro (mg/dl). Secondo gli esperti, il livello ottimale sarebbe pari a 100mg/dl. In ogni caso non si raccomandano farmaci per ottenere un tale livello, bensì si suggeri-

scono dieta e stile di vita equilibrati. Un valore medio di trigliceridi ha un range cha varia da 150 a

199mg/dl, mentre risulta alto da 200 a 499mg/dl e molto alto se si attesta oltre i 500mg/dl. CAUSE Un elevato livello di trigliceridi nel sangue può essere causato da obesità, da un diabete non controllato, dal malfunzionamento della tiroide, da patologie renali, dal consumo di alcool, da eccessiva assunzione di calorie rispetto a quelle che vengono bruciate, dall’assunzione di alcuni farmaci (come gli steroidi, i beta-bloccanti, i diuretici, gli estrogeni, le pillole anticoncezionali) o da predisposizione

familiare. Generalmente l’eccesso di trigliceridi non presenta sintomi. Ciononostante contribuisce all’ispessimento delle pareti delle arterie e aumenta il rischio di ictus, infarto e cardiopatie. Mentre è spesso la spia dell’esistenza di altre condizioni che a loro volta aumentano il rischio di danni all’apparato cardiovascolare: sindrome metabolica, quantità di grasso sul punto vita, elevata pressione sanguigna, elevati livelli di zuccheri nel sangue, livelli anomali di colesterolo, patologie del fegato e dei reni. RIMEDI Il modo migliore per controllare i trigliceridi è modificare le abitudini quotidiane: perdere peso, ridurre le calorie, evitare cibi raffinati e ricchi di zuccheri, preferire ali-

menti ricchi di fibre (cereali, legumi e verdure che, assorbiti più lentamente dall’intestino, stimolano in misura minore la produzione di trigliceridi da parte del fegato), limitare gli alimenti ricchi di colesterolo (carni rosse, uova, latte intero), scegliere i grassi salutari (olio di oliva, pesce ricco di acidi grassi omega3 ), eliminare i grassi trans o i grassi idrogenati e transgenici (presenti nei cibi fritti, nei biscotti, nei crackers, nelle merendine), limitare il consumo di alcool, fare attività fisica con regolarità. Se il cambiamento di stile di vita non è sufficiente a controllare i trigliceridi, il medico potrà consigliare alcuni farmaci che agiscono anche riducendo il colesterolo; ad esempio la niacina, i fibrati, le statine, gli acidi grassi omega3.


settembre duemiladodici

salute

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Addio a situazioni imbarazzanti e “distanze di sicurezza”

Alito cattivo? ... ecco la soluzione! I consigli per prevenire e ridurre l’insorgenza dell’alito cattivo Probabilmente non ve ne siete mai accorti. Magari nessuno vi ha mai informato per “buon costume” o forse ve l’hanno fatto capire le “distanze di sicurezza” di conoscenti e colleghi. E tutto per colpa dell’alito cattivo, capace perfino di vanificare il più romantico dei corteggiamenti. In tal caso la regola è non abbattersi o rassegnarsi, perché la soluzione è semplice ed esiste! L’alitosi colpisce quasi metà della popolazione mondiale e contrariamente a credenze e supposizioni; nel 90% dei casi è dovuta a problematiche della bocca e non dell’apparato digerente. La dott.ssa Eleonora Maenza, direttore sanitario dello studio dentistico “Microdent Bari” e dello studio “Maenza” di Bologna, ci spiega a cosa è dovuta e come è possibile curarla. Quali sono le cause dell’alitosi? L’alitosi è causata dalla produzione da parte di particolari batteri anaerobi (che vivono in assenza di ossigeno) di un gruppo di sostanze chiamate VSC (Compositi Volatili Sulfurei), responsabili appunto dell’odore sgradevole che viene prodotto. Questi batteri vivono normalmente nella lingua e nella gola, ma possono anche trovarsi all’interno delle gengive, in quelle “sacche”

causate dalla parodontite, infezione batterica che mina la stabilità dei denti fino alla loro perdita, nonché

principale responsabile dell’alitosi persistente. L’alitosi, insieme al sanguinamento gengivale e alla comparsa di ipersensibilità o mobilità dentaria, è un segnale d’allarme nei confronti di questa importante infezione che, se diagnostica correttamente e in tempo, può essere curata in maniera rapida e non invasiva, recentemente anche grazie all’utilizzo del laser ad alta potenza. Ci sono ulteriori cause? Oltre alla parodontite, causa più frequente di questo problema, l’alitosi può essere causata da molte altre condizioni tra cui: presenza di carie destruenti, situazioni di bocca secca, fumo, eccesso di muco nella gola, dieta ricca di proteine, alcol, diabete, assunzione di farmaci che

hanno come effetto collaterale la secchezza della bocca, cambiamenti ormonali, etc… L’alito cattivo prodotto da determinati cibi è simile a quello prodotto dai batteri, perché entrambi producono sostanze solforose. Facendo un esempio, riguardo ad un’alimentazione ricca di aglio e cipolla, il cattivo odore proveniente da questi cibi risiede in alcune molecole ricche di sulfuri in essi contenuti, simili appunto a quelli prodotti dai batteri. I batteri anaerobi che producono le molecole solforose, oltre che all’interno delle tasche parodontali (localizzazione patologica), si trovano naturalmente al di sotto della superficie della lingua e nella gola, dove hanno il compito di coadiuvare la digestione delle proteine introdotte con il cibo. In particolari situazioni, o per deter-

minate persone, la decomposizione delle proteine avviene ad un ritmo più elevato e con una produzione eccessiva delle molecole sulfuree odorose. In che modo si può verificare l’effettiva presenza di alitosi? Esiste uno strumento professionale, detto alito metro, che misura la percentuale effettiva di sulfuri nell’alito. Anche in assenza di questo strumento è possibile analizzare l’alito con tecniche più tradizionali ma comunque efficaci (oltre ovviamente al farlo valutare da un conoscente o meglio dal proprio dentista): è possibile ad esempio strofinare una piccola garza sul dorso della lingua e poi annusarla, o ancora leccare il dorso della mano, attendere circa 1020 secondi per farlo asciugare ed infine annusare: se l’odore è acre, è molto probabile che sia presente un certo grado di alitosi. Una volta diagnosticata com’è possibile trattarla? Ovviamente la prima tappa è una visita professionale per escludere ed eventualmente trattare problematiche gengivali o dentali. Una volta escluse altre problematiche ecco un insieme di consigli per prevenire e ridurre l’insorgenza dell’alito cattivo: mantenere una corretta e completa igiene orale con

spazzolino, dentifricio e strumenti di igiene interdentale dopo ogni pasto; detergere la lingua con un nettalingua adeguato (acquistabile in farmacia); utilizzare collutori privi di alcool indicati per il controllo dell’alitosi (chiedere consiglio al proprio dentista o igienista); ridurre il fumo ed il consumo di alcool; mantenere idratato il cavo orale, bevendo molta acqua o utilizzando prodotti specifici se viene identificato uno stato di secchezza delle fauci patologico; mantenere una dieta equilibrata e ricca in vitamine A, B e C; ridurre il consumo di cibi alitogeni come aglio, cipolla; utilizzare chewing-gum con xylitolo. Seguendo queste indicazioni ed eseguendo costanti ed accurati controlli professionali, sarà possibile ridurre drasticamente la comparsa di questo fastidioso problema e prevenire patologie più importanti capaci di minare la salute della nostra bocca. Dopotutto, un sorriso vale più di mille parole...meglio se profumato!

A cura della Dott.ssa Eleonora Maenza Per info: www.microdentbari.it www.excellencedentalnetwork.com Via Calefati, 133 - Bari Telefono: 080-2141954


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settembre duemiladodici

viaggi

E’ una delle località più famose dell’India

Goa, perla d’Oriente Alla scoperta di un’isola paradisiaca dalle lunghissime spiagge bianche Il tempo sembra essersi fermato a Goa, dove le capanne sulla spiaggia regnano sovrane e indisturbate. È un rifugio ideale; un’isola paradisiaca in cui perdersi in una vegetazione lussureggiante, inebriandosi al profumo degli alberi di mango e di pompelmo. Non solo lunghissime spiagge bianche, ma palmeti e risaie che si alternano agli alberi di frutti tropicali, quali la papaya, il mango e il ciku. Goa è considerata la perla d’Oriente, una delle località più famose di tutta l’India. Essa si trova nella costa occidentale dell’India ed è il più piccolo del Paese, oltre che il più ricco.

La dominazione portoghese durò per quasi 500 anni e, durante tale dominio il Portogallo incoraggiò la religione cristiana a discapito dell’induismo. A Goa infatti, ci sono più chiese che templi indù. Questi richiamano devoti da tutta l’India, e sono ricordati sia per la loro particolare architettura che per la torre dotata di lampada che si trova all’entrata. Passata poi dalla dominazione portoghese a quella indiana, mantenne una propensione al cattolicesimo, grazie alla figura di San Francesco Saverio, sepolto nella chiesa di Bom Jesus. la città più importante della regione di Goa è Panaji. La sua caratteristica principale sono i tetti rossi delle case che contrastano con i bei giardini tropicali oltre che agli svariati monumenti e le strade eleganti ed alberate. Degli oltre 100 chilometri di costa, la parte settentrionale è il luogo ideale per divertirsi in spiagge e villaggi omonimi come Anjuna e Vagator. La parte meridionale della costa è la più selvaggia ed affascinante dal punto di vista naturalistico, perfetta per un tipo di turismo giovane e, in generale, per chi ha spirito di adattamento. La cittadina di Palolem nell’estremo sud, è ritenuta una delle migliori spiagge con una magnifica vista sul

“peace, love and freedom”, trascorrevano le giornate su queste soffici distese all’ombra delle palme, tra yoga e meditazione. Non c’era l’elettricità e la sera attorno al fuoco festeggiavano l’arrivo della luna in leggendari “full moon party” tra canti, danze e concerti ritmati da tamburi. Oggi gli hippies non ci sono più, ma la spiaggia è sempre la stessa e continua a essere movimentata da ristoranti alla moda, dalla musica dei locali e da innumerevoli feste. I paesaggi di Goa sono inoltre ricchi di verde e di fiumi imponenti. La ricchezza della terra si traduce in verdure e frutta fresca. Ma lato ovest della catena montuosa dei Ghats, ricoperta da fitti boschi e rilievi, dove si può praticare senza rischi il trekking. Nel sud si trovano molte spiagge come quelle di Velsao e Majorda, decisamente più tranquille rispetto a quelle situate a nord. Alcune località sono dotate di resort di lusso, altre invece offrono sistemazioni più semplici in appartamenti e case private, ma questo conferisce maggiore fascino alla vacanza. Negli anni ’60 fu eletta a destinazione obbligata delle migrazioni degli hippies che a centinaia affollavano la mitica spiaggia di Calangute, considerata la regina tra le spiagge di Goa. Si dormiva nella foresta in capanne sugli alberi o sulla battigia con il sacco a pelo, dopo aver scavato un buco nella sabbia per nascondere soldi e passaporto. I “flowered” di tutto il mondo, sotto lo slogan

Agenda • Periodo migliore Goa si può visitare tutto l’anno. • Come arrivare L’aeroporto di Goa, Dabolim, a circa 30 km dalla capitale Panaji, è servito sia dall’Indian Airlines che da altre compagnie aeree. Inoltre la rete ferroviaria è pratica e veloce ed anche le autostrade e le strade nazionali sono ben collegate. • Per spostarsi a Goa Il mezzo più comodo è il motorino, il costo per affittarlo si aggira sui 7 euro circa al giorno. • Documenti per l’ingresso nel Paese Passaporto con validità residua di almeno sei mesi dall’arrivo. • Non tutti sanno Molti resort sono affittati da fotografi, scrittori e coreografi. Candolim è meta di meditatori e luogo d’incontro per artisti, collezionisti, stilisti ed imprenditori di ogni nazionalità. A Goa si viene per seguire il Bollywood film festival ed incontrarsi nei caffè letterari.

• Cucina Piatto tipico è il vindaloo, a base di carne di maiale cucinata con tanto aceto di vino ed aglio e che ha dato il nome ad una sottocategoria di musica trance. Il cibo è molto saporito, con curry e pesce fritto o alla griglia. • Cosa acquistare Per chi ama il colore e i sapori dei mercatini, famoso quello di Mapusa, dove ogni venerdì si tiene una fiera molto famosa ed affollata con visite che arrivano da tutta Goa. Da non perdere inoltre il mercato delle pulci di Anjuna e quello del sabato sera ad Arpora. Baga è nota per il suo Saturday Night Market, un bazar notturno che trasforma con le sue luci la valle che lo ospita in un presepe contemporaneo. Bancarelle di cibo e prodotti disparati: tibetani, messicani e afro-cubani. Si avanza tra pifferai, giocolieri, scultori che incidono sul marmo la figura del Buddha e sfilate di stilisti locali emergenti o già affermati.

anche prima dell’avvento del turismo Goa è stata una città di grande importanza, un crocevia strategico dei commerci con il mondo Arabo. È il luogo per eccellenza per chi desidera una vacanza di sole e di mare e per chi vuole lo “sballo” e il divertimento; tra rave sulla spiaggia e feste nei locali c’è solo l’imbarazzo della scelta. Qui è nata la Goa-Trance, un genere di musica in cui le note dai ritmi techno si ripetono ipnotiche, accompagnate da movimenti di danza che evocano antichi ritmi shamani. Cosa visitare. Il Forte di Adii Shah è una costruzione interessante, risalente ad oltre 400 anni fa ed è di origine portoghese. Da non perdere sono anche Shri Shanta Durga e Shri Manguesh, costruiti circa 400 anni fa., e i templi di Ponda di trovano in splendidi siti collinari, tra boschi e arbusti. La baia di Mormugao (Mormugao Harbour) è uno un bellissimo porto naturale e qui attraccano navi passeggeri e commerciali che provengono un po' da tutto il mondo. Elisabetta Ciavarella


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L’esordio letterario della pittrice foggiana Carmen Pafundi

La vita? Ha il sapore di un cachi Segreti, misteri, dolore e sofferenze nella storia di Zeno e Adele Se fosse un fiore sarebbe un girasole. Ma se fosse un frutto… no, non ci aveva mai pensato. Eppure Carmen Pafundi adora l’idea che una donna, una mamma, possa identificarsi in un albero di mele, di cachi, di limoni. “Vada per un cachi, perché ha davvero tanti sapori, a seconda di quando e come lo si vuole cogliere e gustare”. Sente che qualche

ramo è stato reciso, quando da Pietragalla, in provincia di Potenza, dov’era nata, è stata portata qui, a Foggia, strappata alla sua terra perché per una bambina nata prematura

era meglio così. La Lucania la sente ancora dentro. A 41 anni sembra una ragazzina. Qualcuno la ricorda come Pandì, il nome d’arte col quale firmava le sue tele. La tetraparesi non l’ha mai fermata, e persino quando ha rischiato di perdere la vista ha continuato a scrivere. Ammette di portarsi addosso il retaggio della sua personale sofferenza, che ha enfatizzato le sue emozioni. Carmen è fatta così. Quando la incontriamo è ancora in preda al panico dopo aver trovato alcuni errori di battitura nelle prime stampe. “Ma la storia si è salvata da sola”, l’hanno rassicurata. “Un albero di cachi sono stata” (Altrimedia Edizioni, Collana “I narratori”) è il suo esordio letterario. Quel titolo, che sembra un’espressione dialettale sarda, le ricordava una preghiera di Sant’Agostino “Tardi ti ho amato”. Le sembrava il titolo più giusto, ma non le apparteneva. Carmen nasce come una pittrice, perché poi, ad un certo punto della vita, decide di scrivere? È solo un modo diverso di esprimere i sentimenti che provo per le cose che mi capitano, verso quello che accade intorno a me. A volte è una tela, a volte è una pagina. Non cambia nulla: c’è lo stesso approccio, lo stesso stato d’animo, lo stesso pathos. Tra matita e pennello c’è poca differenza. Tanto che sulla tela devi comunque prima disegnare, per un romanzo da qualche parte devi scrivere prima qualche appunto. Questo libro è partito da un’emozione reale, dall’immagine vera di un cachi. A quel punto avevo nella testa tut-

te le cose: una persona di una certa età dove incontrare qualcuno, e quel qualcuno dove essere per forza un affetto e mi sono dovuta arrovellare per capire come farli trovare. Ma perché proprio quei personaggi? Un amico attore mi disse: “Voi avete un’idea ma attenti perché, ad un certo punto, prima o poi i personaggi vi verranno a cercare. Saranno loro a raccontarvi qualcosa”. Ed è proprio vero. Io avevo un’idea, però poi ad un certo punto Adele racconta, Zeno racconta e io mi sono dovuta mettere ad ascoltare”. Chi sono Zeno e Adele? Zeno è un medico geriatra, poco più che 40enne. Ha una sua originalità nell’approccio con i pazienti: li chiama fanciulli. Fa due cose durante i suoi turni di notte, non spegne mai la luce blu che ha sul letto, e quando il letto accanto ai suoi pazienti è libero, chiede il permesso di addormentarsi accanto a loro. E li ascolta. Adele viene portata in ospedale da alcuni volontari che la soccorrono nei pressi della stazione di Roma dopo uno scippo. Perde la memoria. In mano aveva un cachi, ma non riusciva a far capire se lo odiasse o lo desiderasse. Zeno odiava i cachi, e non si è mai saputo spiegare il perché. Conti di tornare a scrivere dopo questo esordio? È stato difficile arrivare alla pubblicazione. Sono quindici anni che chiedo consigli, aiuto a scrittori. Ho altri racconti, soprattutto fiabe che vorrei pubblicare. Mio nipote vuole che gliele legga. E negare una fiaba a

un bambino è un reato. Perché definire la disabilità “un valore aggiunto alla vita da artista”? Perché nel momento in cui la disabilità ti limita, e lo fa - mi limita nel fare le scale senza appoggiarmi, mi limita nel mettere le scarpe coi tacchi che vorrei - quando ti fa soffrire quella sofferenza non la puoi tenere dentro. Quello stato d’animo lo fai diventare qualcos’altro. Lì dove avrei potuto reagire in maniera negativa, la disabilità mi ha resa più sensibile. Segreti, misteri, dolore, sofferenze. Cosa vogliono dirci Adele e Zeno? Quello che Adele e Zeno hanno insegnato a me, e che spero arrivi agli altri, è che bisogna dire sempre quello che abbiamo voglia di dire, senza arrivare alla fine. Se non ci riusciamo a farlo a voce lo possiamo scrivere, o racchiudere in un frutto, proprio come un cachi. Mariangela Mariani


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6Donna #7