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Foglio di informazione a cura del Partito democratico di Rignano Flaminio Stampato in proprio Distribuzione gratuita

Anno 2 - Numero 6

23 dicembre 2009

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IN QUESTO NUMERO: Bene o male di Stefano Pucci

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L’ospedale di Civita: quale futuro? di Domenico Pietrini

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Obiettivo 2011 di Vincenzo Marcorelli

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Vivere a Montelarco - parte VI di Enrico D’Ottavi

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Il “piano casa” di Vittorio Onesti

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Le competenze urbanistiche... di Vittorio Onesti

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Buon lavoro! a cura di Stefano Pucci

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Raccolta differenziata: voi la fate? di Marina Flaibani

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Rifiuti? Una soluzione c’è! di Marina Flaibani

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Ci siamo... a cura dei Giovani democratici

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a risposta era scontata. La domanda, volutamente provocatoria, mirava ad ottenerla. Mi riferisco alla dichiarazione del vicesindaco Conte apparsa sull’ultimo numero del Pensiero in risposta alla sommessa affermazione “evidentemente a Rignano si vive bene”, contenuta in un mio articolo di commento sulla nuova vittoria della coalizione che guidava l’amministrazione alle ultime elezioni (vedi scorso numero de La Voce). Ad essa egli risponde testualmente: “sì, caro Stefano Pucci, si vive sicuramente meglio di quando governava il centrosinistra”. Bene, caro Maurizio, non mi aspettavo dichiarazione diversa, ma resto fermamente convinto che la qualità della vita nel nostro paese sia ben lungi dall’essere soddisfacente, specie a confronto con quella degli anni passati. Mi basta gettare lo sguardo sull’articolo di fianco al tuo, in cui il Sindaco annuncia: “senza indugio l’allaccio al Peschiera”! Sai bene che proprio a questo aveva lavorato alacremente l’ultima amministrazione di centrosinistra che non poté completare l’iter a causa della sconfitta elettorale del 2001. Da allora, in 8 anni, non si è fatto nulla per risolvere seriamente uno dei nostri principali problemi. Vi accorgete solo ora che è una priorità? Mi fermo qui perché non intendo penalizzare questo scritto con un tono che possa apparire polemico, quello su cui intendo attirare l’attenzione tua e di chi ci legge è, piuttosto, sui metodi amministrativi che voi adottate e che trovo carenti. Leggo spesso procla-

mi del Primo cittadino fatti a mezzo stampa ed ascolto lui e altri esponenti della maggioranza accusare l’opposizione, ed in particolare il PD, di non fare proposte costruttive. Anche qui i fatti sono indiscutibili, basta vedere le richieste che vengono costantemente sollecitate dal nostro Capogruppo e dagli altri componenti della minoranza, che restano troppo spesso senza risposta, o la difficoltà con cui ci consegnate le documentazioni richieste (dopo settimane o mesi) oppure l’interesse che dimostrate per la nostra capacità di essere propositivi, avvisandoci dei Consigli comunali a volte anche con preavviso inferiore ai 5 giorni previsti dallo Statuto. Preavviso che è il solo tempo che abbiamo a disposizione per acquisire la documentazione, studiarla e proporre suggerimenti migliorativi. Per non parlare poi della curiosa coincidenza per cui i 5 giorni comprendono sempre un sabato e domenica, in cui gli uffici sono chiusi! È fin troppo evidente che gli spazi di proposta dell’opposizione sono minimi e quelli d’informazione ai cittadini ancor di più, dato che avete anche preso l’abitudine di far coprire i nostri manifesti! Una giunta comunale che vuole esercitare le sue scelte di governo ha in mano strumenti per farlo, indipendentemente dall’atteggiamento dell’opposizione. Pertanto, se decide di dare ad essa la possibilità di esprimersi, pur riservandosi poi di decidere senza vincolo alcuno, lo fa nell’interesse generale dei cittadini. Se questo non (Continua a pagina 7)


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orrei dare un contributo alla questione della chiusura dell’ospedale di Civita Castellana. Pur sapendo di andare controcorrente, in linea di massima mi trovo d’accordo con la proposta di riorganizzazione di questo ospedale. Cercherò di elencare qui di seguito le ragioni di questo mio convincimento: - condizione indispensabile per avere un trattamento medico appropriato è la presenza all’interno dell’ospedale di capacità ed esperienze professionali adeguate; - quanto più è complessa la situazione clinica, tanto più è richiesta una grossa capacità assistenziale ed organizzativa; - nella medicina moderna ciò dipende in modo diretto e proporzionale dal numero di “prestazioni sanitarie” erogate (pazienti curati per ciascuna patologia); - il costo di un Sistema Sanitario moderno ed efficiente è estremamente elevato; - si tende a indirizzare i pazienti presso la struttura ospedaliera più adatta al trattamento di quello specifico problema di salute; - è assolutamente prioritario (ed è giusto in questo caso “alzare la voce”) poter usufruire di un sistema di emergenza efficace sul territorio (il “118”) in grado di prestare le prime cure, stabilizzare il paziente e successivamente trasferirlo presso il nosocomio più adatto. In conclusione, il trattamento delle situazioni cliniche più gravi deve essere affidato ad ospedali ad alta specializzazione. La riorganizzazione delle strutture ospedaliere tende quindi ad ottimizzare il sistema di cure. Infatti, il ricorso ad ospedali periferici quando si devono fronteggiare patologie complesse quali ad esempio lesioni da trauma (pazienti con politrauma), emorragie o ischemie cerebrali, infarti del miocardio, ecc. - oltre che ineffica-

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ce, potrebbe Un’immagine del progetto di riammodernamento dell’ospedale risultare addirittura controproducente per la salute del paziente. Per fare un esempio, perdere tempo nel trattamento di un’emorragia cerebrale da trauma cranico significa ridurre drasticamente le probabilità di so- per la comodità di chi ne usufruipravvivenza o rischiare di far so- sce, le patologie meno complicate. pravvivere il paziente con gravi Ma per far questo può essere suffideficit perché, in genere, il trasferi- ciente un poliambulatorio ben atmento dalla periferia al Diparti- trezzato. mento di emergenza e accettazione Se poi ci riferiamo ai reparti di (DEA) ospedaliero di II livello por- ostetricia, 500 parti l’anno costituita via diverse ore. Il trattamento scono il numero minimo per garanfibrinolitico (cioè lo scioglimento tire un’adeguata qualità della predel coagulo che occlude i vasi san- stazione erogata, diminuendo al guigni) di un’ischemia cerebrale o contempo le relative complicanze. miocardica deve anch’esso essere Inoltre l’assenza di una unità di intrapreso nel più breve tempo pos- terapia intensiva neonatale non è in sibile, e via dicendo. Se ci rifaccia- grado di fornire le necessarie gamo a uno dei casi di cronaca degli ranzie in caso di problemi fetali ultimi mesi, un giovane siciliano di non preventivati. Ed in questo caso Mazzarino è morto non perché la il ricorso al trasferimento tramite sala operatoria era chiusa (la corre- “Cicogna” non è raccomandabile zione di lesioni dei grossi vasi arte- per la “fragilità intrinseca” del neoriosi, come l’arteria femorale, risul- nato complicato. ta estremamente impegnativa, speConcludendo, la salute è un tema cie per le complicanze della coagu- caro a tutti, che costituisce un bene lazione che possono accompagnar- primario per l’individuo. Proprio lo) bensì per il fatto che per questo motivo, le decisioni ad l’ambulanza ha impiegato diverse essa relative devono essere ben ore prima di portarlo nell’ospedale ponderate cercando di arginare “giusto”. l’emotività o, peggio, la strumentaIn questi casi, un soccorso lizzazione. Per far ciò, essendo al “primario” (effettuato direttamente tempo stesso un campo molto tecsul luogo con immediato trasferi- nico ed estremamente articolato, mento al DEA di riferimento) ad sarebbe opportuno coinvolgere nel opera di elisoccorso, è in grado di processo decisionale tutte le figure offrire le massime garanzie per il che possiedono le relative comperecupero dell’infortunato o del pa- tenze. ziente con patologia complessa. La letteratura scientifica internazionale è assolutamente concorde Domenico Pietrini su questo parere. A livello periferiAnestesista Rianimatore co possono essere trattate, anche DEA Policlinico “A. Gemelli”


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ell’ultimo numero de La Voce (luglio 2009), per porre fine alle tante inesattezze che il Sindaco va sbandierando sulla sua gestione amministrativa, ho dato la disponibilità a partecipare ad un’assemblea pubblica dove potersi confrontare, maggioranza ed opposizione, sui principali temi che riguardano l’amministrazione di Rignano: sono passati cinque mesi, ma dall’amministrazione Coletta ancora nessuna risposta. Nel frattempo, la situazione del nostro Comune (e del nostro paese) precipita. È di questi giorni la deliberazione n. 45/2009/PRSE della Corte dei Conti - Sezione regionale di controllo per il Lazio (depositata il 23 novembre scorso), con la quale si evidenzia che “le risultanze degli eseguiti controlli… fanno emergere il costante ricorso, da parte del Comune di Rignano Flaminio, a prassi contabili irregolari”. Nello specifico, sul Consuntivo 2007 (ricordando che rilievi simili sono stati già fatti per il 2006 e che il Comune, senza apportare alcuna modifica, ha già approvato il Rendiconto 2008), la Corte contesta ben cinque irregolarità e/o criticità, confermando quanto già più volte segnalato (anche nelle mie dichiarazioni di voto dei Consigli comunali): dalla compilazione incompleta dei dati alla omessa rappresentazione dei vincoli di destinazione L’Aula consiliare di Rignano

del risultato di amministrazione, dal ricorso ad anticipazioni di tesoreria non ricostituite a fine esercizio per un importo superiore al limite d’indebitamento all’omesso riaccertamento di residui attivi e passivi, per finire all’inesatta compilazione del Conto del Patrimonio. La contestazione più grave riguarda la non veridicità dell’avanzo di amministrazione, per l’utilizzo improprio di fondi vincolati pari a circa un milione di euro (il testo integrale della deliberazione si trova nella sezione “Gli atti della Corte” sul sito web della Corte dei Conti). A questo punto, il Sindaco, non può più rimanere in silenzio: deve a noi consiglieri, ma soprattutto a tutta la cittadinanza, delle spiegazioni che facciano luce sulla reale situazione economico-finanziaria del Comune, allontanando i dubbi circa un possibile dissesto finanziario. Dalla stessa deliberazione, poi, si apprende che in fase istruttoria il Comune di Rignano non si è presentato con un proprio rappresentante all’adunanza convocata dalla stessa Corte per fornire giustificativi ai magistrati, fatto che ha indubbiamente aggravato la posizione dei nostri amministratori. Cos’altro avevano da fare di più importante? Potremmo tirare ad indovinare! Forse sono stati troppo presi dal verificare l’andamento e i risultati delle prove concorsuali bandite dal Comune o le selezioni per la Multiservizi, che vedono, tra i vincitori, fratelli o figlie di assessori, nipoti del sindaco, mogli di consiglieri e altri parenti (o “affini”) degli attuali amministratori di maggioranza. Oppure dalle pro-

blematiche interne, che hanno portato all’uscita dalla compagine amministrativa dei due consiglieri dell’UdC, passati a rafforzare le posizioni dell’opposizione. Rignano ha bisogno di ben altri amministratori, più responsabili e attenti all’interesse collettivo. Con la situazione economica, comunque deficitaria, che si trova ad affrontare il Comune e con le nuove normative riguardanti gli Enti locali che, dando seguito alla riforma del Titolo V della Costituzione, decentreranno maggiori competenze amministrative ai Comuni nell’ottica del federalismo fiscale, in un nuovo assetto istituzionale e territoriale, che ci vedrà inseriti inevitabilmente nell’Area metropolitana di Roma, il senso di responsabilità e la capacità di saper programmare, secondo una scala di priorità e le reali esigenze del paese, devono essere poste alla base dell’agire amministrativo. Alle prossime elezioni comunali, che si terranno nel 2011, manca veramente poco, soprattutto se si pensa che il prossimo anno si voterà anche per le Regionali. È tempo che chi tiene alle sorti del nostro paese cominci ad organizzarsi per p r o p o r s i c o m e a l t e r n a t i va all’attuale amministrazione e a costruire, con l’ascolto delle voci e dei bisogni dei cittadini, un programma elettorale serio e capace di trasformare Rignano, da paese dormitorio qual è ora, a cittadina fiorente, quale merita di essere. Noi del PD siamo pronti e soprattutto crediamo sia necessario fare in modo che le politiche culturali e quelle sui giovani tornino ad essere il fulcro dell’attività amministrativa. Rignano: obiettivo 2011… il PD accetta la sfida! Vincenzo Marcorelli Capogruppo del PD Rignano Fl. http://vmarcorelli.blogspot.com 3


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ul notiziario di agosto dell’Associazione ProMontelarco (APM) sono stato oggetto di critiche da parte di un “gentiluomo” che si è dimenticato di firmare l’articolo. È buffo che i miei detrattori ricorrano ad attacchi personali e illazioni (una mia presunta insonnia!) per contrastare le mie tesi che sono, al contrario, sempre supportate da articoli di legge e sentenze passate in giudicato. In questo articolo commenterò i presunti successi dell’APM. Negli ultimi tempi gli amici dell’APM, che un anno fa si chiamavano “volenterosi”, hanno realizzato il loro sogno: operare come se fossero i padroni di Montelarco, dimenticando che in una comunione le cose comuni appartengono a tutti i proprietari. L’APM ha certamente lavorato molto e i risultati di tanto impegno sono sotto gli occhi di tutti: - dicono di essere i soli ad intervenire in situazioni di emergenza non sapendo, ad esempio, che per i guasti all’impianto idraulico di via Andromeda mi sono prodigato io stesso, chiedendo al Sindaco il permesso di contattare l’idraulico sig. Cola, con il quale ho anche collaborato tecnicamente per accelerare i tempi delle riparazioni (io non ho l’abitudine di affiggere manifesti e suonare le campane quando opero a favore del CRM); - da più di tre anni il CRM è nel caos perché i dirigenti dell’APM si sono ostinati a chiedere inutilmente, al giudice di Tivoli, la nomina di un amministratore giudiziario e, come avevo previsto, per due volte hanno ottenuto un amministratore senza alcun potere speciale, cosa che si poteva realizzare in meno tempo seguendo la normale prassi di sostituzione dell’amministratore 4

dell’epoca; - si vantano di aver proposto ed ottenuto la nomina dell’ing. Munno che, come uomo di parte, in una situazione conflittuale come la nostra rappresenta invece la peggiore scelta possibile. Come il dott. Tartaro, l’ing. Munno si firma Amministratore giudiziario anche se negli articoli 1105 e 1129 del C.C., ai sensi dei quali è stato emesso il decreto di nomina, il termine “giudiziario” non è menzionato. Forse è stato indotto in errore leggendo l’articolo “Communio est mater rixarum”, pubblicato sull’edizione speciale del giornaletto dell’APM, dove un anonimo (un altro) scrittore citando il Codice civile ha commesso una “distrazione” aggiungendo, di sua iniziativa, l’aggettivo “giudiziario” al 4° comma dell’art. 1105. Ripeto che la migliore soluzione possibile per Montelarco rimane sempre quella che sto proponendo da alcuni anni e che consiste nel nominare un Consiglio di amministrazione formato da 5 o più proprietari scelti in modo tale da garantire tutte le parti in disaccordo. Un’altra favola messa in circolazione dall’APM riguarda la rinascita del CRM dopo l’annullamento della sentenza Casavola. Anche i bambini sanno che in Italia, se una sentenza viene impugnata, sono previsti altri due gradi di giudizio prima di ottenere la sentenza definitiva. In altre parole il CRM non è rinato per il semplice fatto che non è mai morto, dato che la sentenza Casavola era solo un pezzo di carta. Se poi si vogliono trovare dei meriti per la vittoria in Corte d’Appello, questi vanno attribuiti allo studio legale Ovoli che ha patrocinato la nostra causa. Il 14 luglio scorso assieme ad alcuni soci dell’APM ho assistito alla riunione del Consiglio comuna-

le di Rignano Flaminio perché era prevista un’interrogazione, presentata dal capogruppo del PD Vincenzo Marcorelli, che riguardava i rapporti tra il CRM e il Comune di Rignano Flaminio. Nessuno dei tre consiglieri eletti tra i proprietari di Montelarco ha partecipato alla riunione e di questo fatto non ho trovato alcuna traccia nelle poche righe scritte sul notiziario dell’APM, forse perché l’unico assente ingiustificato è uno dei membri più attivi dell’associazione stessa. Per quanto riguarda le sollecitazioni alle quali l’APM avrebbe sottoposto il sindaco Coletta, non è un mistero che sia l’associazione che i “volenterosi” hanno sempre ostacolato qualunque intervento del Comune di Rignano Flaminio a favore del CRM, ossessionati dall’infondato timore che potesse rappresentare il primo passo per la trasformazione delle nostre strade in territorio comunale. Il già menzionato “gentiluomo” dice che da molto tempo sono stato rassicurato che il criterio di ripartizione delle spese sarà modificato. Quando arriverà questo momento? Non sono sufficienti i 21 anni trascorsi da quando ho acquistato la casa? E dovremo saldare anche i debiti, causati dai morosi, con l’attuale criterio? Infine desidero informarlo che io ho sempre pagato puntualmente le quote condominiali e che sono il 14° contribuente del CRM in ordine di quattrini versati, mentre lui, da come scrive, deve essere uno di quelli che se la cavano spendendo due soldi, senza provare alcun imbarazzo. (continua nel prossimo numero)

Enrico D’Ottavi postalavocerf@gmail.com


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a Regione Lazio ha dato attuazione all’intesa con il Governo consistente nelle misure per il rilancio dell’economia, sofferente per la crisi, attraverso un maggior impulso dell’attività edilizia con la legge regionale 11/08/2009, n. 21, pubblicata sul B.U.R. n. 31 del 21/08/2009 e contenente anche altre misure destinate all’incremento dell’offerta di edilizia sociale, al rilancio dei programmi integrati di riqualificazione urbana e allo snellimento delle procedure in materia urbanistica. Il provvedimento consente di effettuare interventi edilizi di ampliamento su edifici a destinazione residenziale, a destinazione non residenziale per l’artigianato, la piccola industria e taluni esercizi commerciali (esercizi di vicinato), nonché gli interventi di sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione di edifici a destinazione residenziale per almeno il 75%. Affinché si possano effettuare i suddetti interventi è necessario che alla data di entrata in vigore della legge regionale (5 settembre 2009), per gli edifici interessati, sia stata presentata la dichiarazione di ultimazione dei lavori ai sensi del D.P.R. n. 380/2001, oppure che gli edifici stessi risultino realizzati ai sensi della normativa vigente. La legge approvata divide la propria portata prescrittiva sostanzialmente in due parti. Nella prima, relativa al Capo II, la Regione disciplina le misure straordinarie per il settore edilizio, prevedendo modalità, limiti e procedure per poter beneficiare degli incrementi volumetrici che rappresentano le caratteristiche salienti del “piano casa”. Nella seconda relativa al Capo III disciplina le misure straordinarie per il settore dell’edilizia residen-

ziale pubblica e sociale. Ampliamenti Per gli edifici a destinazione residenziale, uni-plurifamiliari, con volumetria non superiore a 1.000 mc, sono consentiti ampliamenti fino al 20%, purché comportino un incremento per l’intero edificio non superiore a 200 mc ovvero a 62,5 mq. Per gli edifici a destinazione non residenziale, per l’artigianato, la piccola industria e gli esercizi di vicinato (vedi L.R. n. 13/2009) di superficie fino a 1.000 mq sono consentiti ampliamenti fino al 10%, a condizione che venga mantenuta la destinazione d’uso per almeno dieci anni e gli interventi siano subordinati a politiche di sostenibilità ambientale. Gli ampliamenti sono consentiti, nel rispetto dei distacchi e delle altezze previste dalla normativa vigente, solo in adiacenza al corpo di fabbrica dell’edificio. È esclusa la possibilità di sopraelevare, fatta eccezione per il caso di interventi eseguiti per il recupero dei sottotetti ai sensi della L.R. n. 13/2009. Gli ampliamenti sono consentiti solo se realizzati nel rispetto della normativa vigente nazionale e regionale in materia di sostenibilità energetica e ambientale e sono subordinati all’esistenza di adeguate opere di urbanizzazione primaria e secondaria, ovvero al loro adeguamento in relazione all’aumentato carico urbanistico nonché alla predisposizione del fascicolo del fabbricato previsto dalla L.R. n. 31/2002. Per quanto attiene il fascicolo del fabbricato è in corso di approvazione una modifica della legge regionale che ne esclude l’obbligatorietà (vedi proposta di legge adottata con deliberazione della Giunta regionale n. 927 del 4/12/2009). La destinazione d’uso degli ampliamenti

deve essere mantenuta per i 5 anni successivi alla dichiarazione di fine lavori. Demolizione e ricostruzione Sono consentiti interventi di sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione, in conformità alla normativa antisismica, di edifici a destinazione residenziale per almeno il 75% ad esclusione di quelli ricadenti nelle zone “C” con ampliamenti fino al 35% del volume o della superficie utile, nel rispetto delle altezze massime degli edifici contermini e delle distanze previste dalla normativa vigente. È consentita una maggiorazione dell’ampliamento fino al 40% qualora venga migliorata la qualità architettonica degli edifici e dell’ambiente urbano e il soggetto proponente l’intervento realizzi lo stesso sulla base di un progetto posto a concorso di progettazione risultato vincitore. La ricostruzione deve avvenire anche nel rispetto della normativa in materia di sostenibilità energetico-ambientale e di bioedilizia, in modo da conseguire un fabbisogno di energia inferiore almeno del 10% dei limiti fissati dal D.Lgs. n. 192/2005. Inoltre, come per gli interventi di ampliamento, gli interventi di sostituzione edilizia sono subordinati all’esistenza di adeguate opere di urbanizzazione primaria e secondaria, o al loro adeguamento ed alla predisposizione del fascicolo del fabbricato per il quale è in corso la modifica della legge regionale come precisato nel precedente paragrafo. La realizzazione della demolizione e ricostruzione è subordinata ad interventi di messa a dimora di essenze arboree e vegetazionali che interessino il 25% dell’area di pertinenza. (Continua a pagina 6)

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Le competenze urbanistiche passano alla Provincia

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Recupero di edifici esistenti È ammessa un’ulteriore tipologia di interventi consistenti nel recupero a fini residenziali dei volumi accessori di edifici agricoli di cui all’art. 2 comma 2, a destinazione residenziale per almeno il 75% e con volumetria non superiore a 1.000 mc con un massimo del 20% e quindi di 200 mc ovvero 62,5 mq. In alternativa, per gli stessi edifici agricoli a destinazione prevalentemente residenziale, è consentito il recupero di parti accessorie a favore del coltivatore diretto o dell’imprenditore agricolo. Gli ampliamenti consentiti non sono cumulabili con quelli delle altre tipologie di interventi. Autorizzazione, limitazioni, vincoli Per tutti gli interventi previsti è richiesta la presentazione della denuncia di inizio attività (DIA) ad esclusione degli interventi di demolizione e ricostruzione su edifici di volumetria superiore a 3.000 mc per i quali è richiesto il permesso di costruire ai sensi dell’art. 20 del D.P.R. n. 380/2001. I suddetti documenti di richiesta devono essere presentati entro 24 mesi a partire dalla scadenza di 90 giorni dall’entrata in vigore della legge e quindi dal 4 dicembre 2009 al 4 dicembre 2011. Gli interventi non sono consentiti nelle zone “A” (centro storico), nelle zone agricole relativamente agli edifici rurali con caratteri storicotipologici-tradizionali, nelle aree di vincolo di inedificabilità assoluto, nelle aree naturali protette, nelle fasce di rispetto delle coste sia del mare che dei laghi, nelle zone di rischio idraulico, nelle aree destinate urbanisticamente alle infrastrutture e ai servizi pubblici e nelle fasce di rispetto della viabilità stradale e ferroviaria. Nelle zone agricole, così come definite dallo strumento urbanistico, resta fermo 6

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quanto previsto dagli articoli 55 e seguenti della legge regionale n. 38/1999 fatti salvi gli interventi di ampliamento della volumetria residenziale, nonché per gli interventi di recupero degli edifici esistenti limitatamente ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli come definiti dall’art. 2135 del Codice civile. Gli interventi sono consentiti per gli edifici abusivi purché non vincolati ai sensi della Parte II del D.Lgs. n. 42/2004 e per i quali intervenga il rilascio del permesso di costruire in sanatoria entro il termine del 4 dicembre 2011 e quindi in tempo per poter avviare le pratiche edilizie. La legge regionale consente ai Comuni di individuare, entro il 4 dicembre 2009, ambiti del proprio strumento urbanistico nei quali, in ragione di particolari qualità urbanistiche e architettoniche, limitare o escludere gli interventi di cui alla presente legge. Ai Comuni inoltre è consentita la facoltà, sia per gli ampliamenti che per le sostituzioni edilizie, della riduzione fino ad un massimo del 30% del contributo dovuto per gli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria, in relazione alle necessità di interventi sulla prima casa.

Vittorio Onesti postalavocerf@gmail.com

seguito dell’adozione del Piano Territoriale Provinciale Generale (PTPG), da parte del Consiglio della Provincia di Roma, il presidente Nicola Zingaretti ha avviato a inizio novembre i lavori della conferenza di Copianificazione con la Regione Lazio. Questo importante passaggio, oltre a permettere di verificare la compatibilità del PTPG con le previsioni degli strumenti di pianificazione territoriale ed ambientale della Regione, apre la strada al trasferimento alla Provincia di Roma di tutte le competenze regionali in tema di territorio. Quindi, dal 2010, le competenze in materia urbanistica relative all’approvazione dei piani regolatori ed eventuali varianti, dei piani attuativi dei piani regolatori di 121 Comuni, compreso il Comune di Roma, saranno della Provincia di Roma. Dopo la ratifica in Giunta regionale, il PTPG sarà trasmesso al Consiglio provinciale per la definitiva approvazione ed i Comuni avranno due anni di tempo per adeguarsi alle sue previsioni. V.O.

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o scorso 25 ottobre si sono svolte le primarie del Partito democratico. Più di 3 milioni di persone sono scese in piazza in tutta Italia (ed oltre 500 anche a Rignano) per partecipare alla scelta, aperta ad iscritti e simpatizzanti, degli organismi dirigenti del partito. Ai nuovi segretari, Bersani e Mazzoli, vanno gli auguri di buon lavoro da parte di tutto il circolo PD di Rignano. S.P.


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omanda retorica, perché la risposta la conosciamo già: la maggior parte non la fa, e quelli che la fanno, la fanno male. Per tutti la giustificazione che “tanto poi buttano tutto insieme, e quindi è inutile”. Ma avete mai dato uno sguardo dentro alle campane e ai cassonetti? Non sembrano dei contenitori specifici, ma a prevalenza… di carta, vetro e plastica. Una diversificazione praticamente inutilizzabile che in ultima analisi dà ragione a chi “poi alla fine butta tutto insieme”. E chi non ha visto, al parcheggio della COOP, le ruspe portare via quella sorta di mini discarica a cielo aperto, per dare una pulita?... e

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avviene vuol dire che siamo di fronte ad un modo di operare del genere “ghe pensi mì”, che solitamente non coincide con una buona condotta amministrativa. Il modo con cui è stata gestita l’informazione ai cittadini interessati dagli espropri per il raddoppio della linea ferroviaria ne è prova evidente. Mi risulta che anche la recente uscita del gruppo dell’UdC,

meno male che vengono, a dare una pulita! Che fare allora? Innanzitutto è necessario essere consapevoli che differenziare è indispensabile per due motivi: primo le risorse non sono infinite e abbiamo bisogno di riutilizzare al massimo ciò che scartiamo, anzi sarebbe ancora meglio non produrre rifiuti; secondo lo smaltimento nelle discariche eterogenee non è più possibile perché è diventato illegale. Inoltre, in discarica, i rifiuti marciscono producendo liquami e gas. Quelli invece eliminati nei termovalorizzatori inquinano attraverso i fumi, mai depurati a sufficienza: la plastica bruciata, che ci piaccia o no, produce diossina. Quindi ognuno di noi si deve impegnare, di fatto, in prima linea, responsabilmente, a separare. Chi la fa, sa che la raccolta differenziata non è una passeggiata: costa fatica, impegno di tutta la fami-

sia dovuta soprattutto al fatto che essi non hanno ritenuto sufficiente il loro coinvolgimento nelle scelte operate dalle altre compagini di maggioranza. Non ho la pretesa di averti fatto cambiare idea, ma ti faccio delle proposte: provate a convocare i Consigli comunali con almeno 10 giorni di preavviso, convocate più spesso le commissioni, luogo deputato a vagliare le proposte che vanno poi in Consiglio, reintroducete

Rifiuti a Rignano

glia per organizzare la casa con contenitori diversi. Tante volte è un’esperienza scoraggiante! Vi siete mai trovati con in mano un involucro a chiedervi: “e questo adesso? Plastica o carta?” e poi non sapere dove gettarlo! A fronte di tanto “lavoro”, dobbiamo pretendere che il Comune ci faciliti l’incombenza, aumentando le campane per il paese e ottenendo che vengano svuotate più di frequente per evitare ammassi per le vie. Senza parlare di tutto quello che dovrebbe andare nell’isola ecologica. Ma questo è un capitolo a parte. Marina Flaibani

la commissione edilizia (che esisteva quando amministrava il centrosinistra!), eliminata proprio in questi anni in cui il nostro paese ha avuto il maggior incremento edificativo della sua storia. L’opposizione ha molto da dare al paese, le maggioranze che lo governano dimostrino di avere voglia di fare altrettanto. Stefano Pucci Coordinatore del Circolo PD postalavocerf@gmail.com 7


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n Italia quello della discarica è ancora il metodo maggiormente utilizzato per lo smaltimento dei rifiuti, ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Cosa dice la legge? Sono possibili solo tre tipi di discariche: quelle per materiali inerti, quelle per materiali pericolosi residui ospedalieri e radioattivi - e infine la discarica per ciò che resta dalla raccolta differenziata, che deve essere rigidamente a basso contenuto organico. Il problema è pressante e complesso: da una parte l’esigenza di smaltire i rifiuti, dall’altra l’inquinamento e nel mezzo la necessità di recuperare energia, visto che attraverso alcuni procedimenti è possibile. L’alternativa più nota alla discarica è il termovalorizzatore, un inceneritore con recupero energetico, che però oltre all’energia produce anche dei fumi che, per quanto depurati, immettono sostanze nocive nell’aria. Il problema inquinamento quindi trova soluzione solo parzialmente. Del resto chi sceglierebbe di andare ad abitare nei pressi di una discarica o di un termovalorizzatore? Esiste tuttavia una nuova possibilità, meno nota, che si chiama dissociatore molecolare e funziona in due fasi. Nella prima, i rifiuti vengono bruciati a bassa temperatura, e le ceneri che restano sono inerti mentre vetro, ceramica e metalli rimangono allo stato solido e vengono poi recuperati. Tale combustione genera comunque fumo, o meglio un gas, il Syngas. Nella seconda fase, avviene la combustione del Syngas ad alte temperature in modo tale da produrre energia elettrica e vapore per il teleriscaldamento e la refrigerazione. Spiegare qui il processo nel

dettaglio sarebbe lungo e complicato, ma il punto di forza di questo eco-digestore è che può smaltire qualsiasi tipo di rifiuto, ad eccezione di quelli pericolosi e radioattivi, con ricavo di energia. Il tutto a basso impatto ambientale, con scorie in quantità molto al di sotto della soglia minima consentita, in particolare diossina e polveri sottili che sono invece il vero e proprio tallone d’Achille dei termovalorizzatori. Si tratta inoltre di piccoli impianti che possono raccogliere i rifiuti di una popolazione di circa 100.000 persone, quindi di un’area abbastanza circoscritta, cosicché diminuirebbero anche i “viaggi” per il trasporto dell’immondizia, e contemporaneamente le emissioni di CO2. Perché allora non pensare a un consorzio tra Comuni confinanti per debellare insieme il problema rifiuti? Perché non elaborare un progetto, trovare un’area dove poterlo realizzare, e spartirsi proporzionalmente l’energia prodotta per l’illuminazione delle cittadine, il riscaldamento e la refrigerazione di scuole, biblioteche, insomma di tutto ciò che è pubblico? Oppure vendere l’energia prodotta a terzi? Chissà se la nostra amministrazione penserà alla proposta? Sarebbe questa un’azione di responsabilità e di profondo senso politico, un’azione che pensa non solo al presente, ma anche alle generazioni future. M.F.

iamo un gruppo di ragazzi e ragazze che ha deciso di riunirsi per discutere delle problematiche del nostro territorio al fine di partecipare alla vita sociale e, ove sia possibile, proporre delle soluzioni. Abbiamo creato un coordinamento fra le zone della Cassia, Tiberina e Flaminia, con lo scopo di organizzare attività finalizzate a migliorare la vita, soprattutto di noi giovani, scuola, trasporti, lavoro ecc.. Vorremmo allargare questo gruppo anche ai giovani di Rignano Flaminio per avviare delle attività e aprire dei dibattiti sulle tematiche più disparate e che ci riguardano da vicino. Il nostro obiettivo comune è di migliorare, crescere, restituire credibilità alla politica fra i giovani, e dimostrare che anche noi, più e meno esperti in questo campo, ci siamo e vogliamo partecipare alle decisioni che riguardano la nostra zona. Siamo legati al PD, ma abbiamo intenzione di muoverci liberamente, al suo interno senza farci influenzare da terzi. Ci siamo organizzati secondo un organigramma interno, ove ognuno di noi si cimenta in un’attività. Abbiamo inoltre aperto un sito, all’interno del quale pubblicheremo un giornalino per presentare degli articoli scritti da noi. Se vuoi partecipare o portare un tuo contributo mandaci un’email o chiamaci. Valerio Nardi 333/48.51.399 email: valerio.gd@alice.it Andrea Baccetti 340/36.34.902 email: baccetti_andre@hotmail.it www.gdonline.it www.gdprovinciaromanord.it

Realizzazione a cura del Circolo Pd di Rignano Flaminio - Sede: Via Garibaldi, 63. Chiuso il 21 dicembre 2009 - Edizione in attesa di registrazione. Per il prossimo numero: domande, articoli e foto in redazione entro il 24 gennaio 2010. Sito web: http://www.pdrignano.it - Indirizzo email: postalavocerf@gmail.com

La Voce di Rignano Flaminio_anno2n6  

Giornalino locale a cura del Pd di Rignano Flaminio

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