Hyperloop Desert Campus.

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Ai miei genitori, a loro devo tutto.


“L’architettura è l’insieme di modifiche e alterazio ni introdotte sulla super ficie della terra e date dai bisogni umani[...]” William Morris


Indice


Abstract

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Hyperloop Cenni storici Sistema di trasporto Confronti Il primo centro di sperimentazione

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Il Territorio Luoghi di interesse e risorse Sito di progetto Analisi climatica

35 36 46 58

La Ricerca Architettura per la ricerca Spazi del lavoro Ambienti della formazione

71 72 76 102

Casi Studio Segni Suggestioni Layout planimetrico

109 110 118 126

Indirizzi alla progettazione Risultati analisi Programma

143 144 146

Tavole

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Fonti

173 174 176

Bibliografia Sitografia

Ringraziamenti

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Abstract


Il concetto di Hyperloop è stato reso popolare nel 2013 da Elon Musk, fondatore e CEO di Tesla e Space X, con la pubblicazione del documento “Hyperloop Alpha”, suggerendo la costruzione di un’infrastruttura Hyperloop tra San Francisco e Los Angeles come alternativa allo sviluppo ferroviario ad alta velocità proposto dallo stato della California. Da allora, il concetto e la tecnologia sono state ambiziosamente adottate e sviluppate da numerose startup in tutto il mondo, tra le principali spiccano la Virgin Hyperloop One e Hyperloop Transport Technologies, con l’obiettivo di commercializzare questo mezzo avveniristico entro il 2022. È una nuova modalità di trasporto che stravolgerà l’intero settore ed è stato presentato come valida alternativa al sistema ferroviario e ai voli nazionali, molte volte

troppo dispendiosi in termini di costo e di tempo. Hyperloop si propone come mezzo che si sposta rapidamente, in sicurezza e dall’origine alla destinazione, senza quindi necessitare di altri veicoli per raggiungere il luogo desiderato. Facendo riferimento ai vari prototipi, Hyperloop ha la capacità di accogliere al proprio interno dai 27 ai 40 passeggeri e sarà composto da pod singoli a levitazione magnetica, spinti ad alte velocità (circa 760 mph) in dei condotti che garantiscano un particolare ambiente a bassa pressione con lo scopo di ridurre la forza di attrito. Oltre alle due aziende citate ne sono presenti molte altre e questo ha generato la prototipazione di pod con la medesima propulsione ma con dimensioni e infrastrutture non compatibili le une con le altre; la presenza di troppe startup ha quindi generato

un rallentamento generale in quanto non è presente una soluzione univoca nella costruzione dell’infrastruttura. È proprio per questo motivo che a Giugno 2020 la piattaforma YAC (Young Architects Competitions) ha proposto un concorso di idee per la progettazione di un centro avanzato di studio e collaudo: un luogo dove le più brillanti menti del pianeta possano collaborare e incontrarsi al fine di trasformare le visioni di oggi nella realtà di domani. L’area di progetto individuata da YAC è situata in Nevada, a pochi chilometri da Las Vegas, dove risulta già presente un condotto con un’estensione di circa 500 metri di proprietà della startup Virgin Hyperloop One. È grazie alle immense distese pianeggianti di cui il deserto del Mojave dispone che lo ha reso luogo ideale per lo sviluppo di questa tecnologia:

sono difatti necessari molti chilometri di condotti depressurizzati e un’area sgombra da preesistenze architettoniche per l’edificazione del nuovo campus, che non potrà essere un semplice edificio, ma dovrà piuttosto ambire ad ergersi quale santuario della scienza, dove l’impossibile venga a farsi possibile, nella celebrazione di quell’antica e sempre nuova corsa verso la più accesa e incorreggibile fra le ambizioni della nostra specie: il progresso. È proprio questa la mission che la tesi si pone, progettare un’architettura iconica che sia in grado di porsi allo stesso livello figurativo della tecnologia ospitata al suo interno, mettendo in primo piano il territorio in cui essa andrà ad insediarsi: incontaminato da tracce antropiche e tale dovrà risultare una volta ultimato il manufatto. È un intervento che si spinge ben oltre

la misura dell’impianto di prototipazione, ospitando al suo interno un’area dedicata alla formazione dei futuri addetti, operatori ed equipaggi di Hyperloop e un’altra interamente dedicata al pubblico con funzioni di informazione, sostegno della cultura e conoscenza del nuovo mezzo. Partendo da un’analisi dimensionale dei componenti infrastrutturali che risultano necessari allo sviluppo tecnologico, è stato possibile concepire un dimensionamento di massima dell’area “headquarters” considerata il cuore pulsante del centro e il luogo destinato a ospitare uffici e laboratori dove prenderà forma il nuovo mezzo di trasporto. Proprio per gli spazi di lavoro sono state svolte numerose analisi relative ai nuovi requisiti richiesti dagli utenti e da cui un luogo come Hyperloop Desert Campus non può esimersi

dall’erogare al proprio staff informatico e tecnico: postazioni flessibili, ambienti riconfigurabili, aree destinate al relax e alla socializzazione, sono soltanto alcune delle necessità della nuova realtà lavorativa volta alla tutela del benessere fisico e mentale. Per quanto riguarda invece le varie aree comprese nello spazio del laboratorio, esse hanno richiesto uno sforzo intellettuale notevole in quanto nuovi componenti infrastrutturali come tubazioni e pod necessitano soluzioni planimetriche e spazi dedicati non comparabili con altre tipologie di officine pesanti e con i relativi macchinari al loro interno. Di pari passo con le analisi degli ambienti lavorativi sono stati condotti degli approfonditi studi riguardanti layout planimetrici che pongono alla base del loro concetto insediativo un forte rapporto

con il territorio e che sappiano coniugare al loro interno degli ambienti aventi finalità e funzioni fortemente diverse; da questo studio è emerso un tema sul quale è stata posta particolare attenzione in sede progettuale: la centralità dello spazio. È proprio grazie allo sviluppo planimetrico basato su di un’area centrale sulla quale affacciano le diverse unità ambientali che i vari progetti presi in esame riescono a gestire le differenti aree funzionali, questo spazio difatti assume la valenza figurativa di un vero e proprio distributivo. Nell’insieme di input che conducono alla generazione della soluzione architettonica assolvono un ruolo rilevante le analisi climatiche e quelle relative al luogo in quanto hanno permesso di concepire una volumetria architettonica in grado di fondersi con l’ambiente circostante grazie

all’impiego di particolari soluzioni formali che garantiscono una totale continuità tra territorio ed edificio con una particolare attenzione alla mitigazione delle alte temperature tramite tetti verdi privilegiando tecniche di xeriscaping (giardino secco) che utilizzino specie autoctone di grande fascino come cactus, yucche, agave e palme. Hyperloop Desert Campus grazie alle scelte formali e tecnologiche che garantiscono al centro una forte integrazione con il contesto si pone come immagine e manifesto del più avanzato raggiungimento della contemporaneità, dove il valore simbolico dell’architettura figura tanto quanto l’efficienza della medesima.


The concept of Hyperloop was made popular in 2013 by Elon Musk, founder and CEO of Tesla and Space X, thanks to the publication of the document “Hyperloop Alpha”, which suggested building a Hyperloop infrastructure between San Francisco and Los Angeles as an alternative to the high-speed railway network proposed by the state of California. Since then, this concept and its technology have been widely adopted and developed by several start-ups all over the world, among which Virgin Hyperloop One and Hyperloop Transport Technologies stand out. Their goal is to bring this futuristic vehicle to market by 2022. It is a new mode of transportation that will drastically change the whole field. It was presented as a valid alternative to the

railway system and to national flights, which often take up too much time and money. Hyperloop proposes itself as a very fast and safe vehicle which goes from origin to destination, meaning that no other mean is needed to reach the desired location. By reference to its prototypes, Hyperloop can hold from 27 to 40 passengers and will be composed by maglev pods pushed by high velocity (about 760 mph) through tubes with low air pressure which grant a particular environment free of friction force. There are many other companies in addition to those mentioned above and this generated prototype pods with the same propulsion but incompatible in dimensions and infrastructure. The large number of start-ups caused a general slowdown

because there is no simple solution to the construction of the framework. This is the reason why in June 2020 YAC (Young Architects Competitions) proposed a contest of ideas for the design of an advanced study and testing centre, a place where the most brilliant minds of the planet can collaborate and meet in order to turn today’s visions into tomorrow’s reality. The projecting area detected by YAC is situated in Nevada, a few kilometres from Las Vegas, where a 500 meters extended tube owned by the Virgin Hyperloop start-up is already present. Mojave desert’s vast flatlands make it the ideal location for the development of this technology: many kilometres of depressurized tubes and an area clear of pre-existent structures are needed in order to build the

new campus, which will not only be a simple building, but also a sanctuary of Science, where the impossible is made possible. Here will be celebrated the ancient and yet always new rush towards the most heated and irredeemable ambition of our species: progress. This is exactly the mission raised by the thesis, to design an iconic structure whose figurative level is the same of the technology hosted inside, giving priority to the land it is going to be settled in. It is a space uncontaminated by anthropic traces and it shall stay that way once the artifact is completed. This operation will go far beyond the size of the prototype system, as it will host an area dedicated to training future staff, operators and Hyperloop equipment, along with another area open

to the public which will have purposes of information, culture and awareness about the new vehicle. Starting from a dimensional analysis of all the infrastructure components necessary to the technological development, it was possible to conceive a preliminary design of the “headquarter” area, considered the beating heart of the centre, meant to host offices and laboratories where the new mean of transportation will take form. Several analyses have been conducted in relation to the workspaces and the new conditions required by the users, which a place like Hyperloop Desert Campus cannot deny to its own informatic and technical staff: flexible workstations, an environment that can be reconfigured, relaxation and

socialization areas. These are just few of the necessities of the new working reality aimed at the protection of physical and mental well-being. As regards to the several areas included in the laboratory space, they required a significant intellectual effort because new infrastructure components like tubes and pods need planimetric arrangements and dedicated spaces which could not be compared to other kinds of heavy-duty workshops and their respective machinery. The analyses of the work environment were conducted hand in hand with deep studies of the planimetric layouts, whose settlement concept finds its base in a strong relationship with the territory. These layouts need to be able to combine various environments within

them that have very different purposes and functions; the studies pointed out a quite particular theme which required special attention during the planning stage: the centrality of space. Thanks to the planimetric development that was based on a central idea on which all the different environmental unities look out, all the projects that were examined are able to manage the various functional areas. As a matter of facts, this space acts figuratively as an actual distribution element. Climatic and land analyses played a major role in the set of inputs that led towards an architectural solution, because they made it possible to conceive an architectural volume that can blend into its surroundings. This was attainable thanks to particular formal solutions which grant

a total continuity between the land and the building, bearing in mind the high temperature mitigation. Green rooftops were designed in order to favour xeriscaping techniques (dry garden) and the use of fascinating native species such as cacti, yuccas, agaves and palms. Thanks to its formal choices and technologies, which grant the centre with a strong integration with the landscape, Hyperloop Desert Campus suggests itself as an image and manifest of the most advanced contemporary achievement, where the symbolic value of architecture is just as incorporated as its own efficiency.


Hyperloop


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Cenni storici

pagina a fronte Sistema pneumatico per il trasporto dei pacchi, Londra Test del sistema pneumatico da parte del Duca di Buckingham, 1865.

Duecento anni di storia Il trasporto ferroviario è sempre stato considerato come il mezzo di spostamento meccanico via terra più efficiente in termini energetici, più confortevole rispetto alle altre forme di movimento via terra e con un livello di sicurezza non paragonabile ai diretti rivali nel settore; proprio per questi benefici ha sempre suscitato forte interesse per un continuo sviluppo; progredendo nel tempo infatti, molte sperimentazioni abbandonarono il classico uso della rotaia prediligendo invece la pressione pneumatica. Difatti, nel 1799, l’inventore George Medhurst propose un’idea per spostare le merci attraverso tubi di ghisa utilizzando la pressione dell’aria; l’idea fu poi concretizzata nel 1844 a Londra, dove venne realizzata la prima tratta ferroviaria per carrozze passeggeri basata sul sistema ad aria e rimase in funzione fino al 1847. Durante il 1850 furono costruite diverse ferrovie

pneumatiche a Dublino, Londra e Parigi; principalmente realizzate per il trasporto di pacchi, ma risultavano abbastanza grandi da trasportare anche persone e così il Duca di Buckingham, per inaugurare e pubblicizzare il sistema di spedizione pneumatica di Londra, nel 1865, decise di testarlo viaggiando al suo interno e percorrendo la tratta. È proprio in quegli anni che lo scrittore francese Jules Verne pubblicava “Parigi nel XX secolo”, che prevedeva treni percorrenti tubature attraverso l’Oceano Atlantico, visioni che anticipavano gli imminenti e ormai scontati sviluppi che il trasporto pneumatico o un suo derivante, potesse maturare. Negli anni a venire si susseguirono numerosi sviluppi e questa tecnologia fu sempre più diffusa, principalmente per il trasporto di posta tramite piccoli condotti dove al suo interno, spinte dalla pressione dell’aria, viaggia-

vano delle piccole capsule. Il progetto che nel secolo scorso si avvicinò molto al concetto di Hyperloop si deve al pioniere della missilistica Robert Gaddard, che nel 1910 progettò un treno che avrebbe collegato Boston con New York in 12 minuti. Anche se non venne mai realizzato, avrebbe dovuto levitare magneticamente all’interno di un tubo sottovuoto.

Come nacque l’idea Nel corso dei decenni successivi l’idea è stata ripresa in diverse forme da molti inventori e società, senza che i diversi sistemi proposti potessero prendere vita; fino a quando Elon Musk, il famoso imprenditore e CEO di Tesla e Space X, ha concepito l’idea per un sistema di trasporto a levitazione magnetica in grado di viaggiare sottovuoto in un tubo. È dunque da sfatare il mito che attribuisce a Musk l’invenzione, visto che il sistema di trasporto pneumatico risulta presente nella storia dalla fine del XVII secolo con l’invenzione del primo vuoto artificiale al mondo, ma a lui si deve il merito di aver riportato in vita un progetto che per secoli non è stato possibile realizzare per mancanza di tecnologie adeguate e competenze. La proposta di Musk nasce come alternativa al bisogno dello Stato Californiano di sviluppare una tratta ad alta velocità tra Los Angeles e San Francisco e

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • HYPERLOOP Design Concept Hyperloop Tube.

pagina a fronte Design Concept Hyperloop Pod.

si è fatta sempre più concreta quando egli pubblicò nel 2013 il documento “Hyperloop Alpha” dove chiariva e illustrava ogni dettaglio della sua proposta: i tempi di percorrenza, i materiali, la propulsione, le capsule (pod) e le tubazioni che dovrebbero ospitare queste ultime garan-

tendo la corretta pressione atmosferica. Sempre in questo documento, sottolineando nuovamente il potenziale del progetto, è stata proposta la sfida per la prototipazione dei pod a qualsiasi azienda tecnologica che sarebbe stata in grado di svilupparne la commercializzazione. La

sfida fu accettata principalmente da due startup: Virgin Hyperloop One di Richard Branson e Hyperloop Transportation Technologies di Dirk Ahlborn, quelle forse più in grado di rendere Hyperloop realtà e che tutt’ora stanno continuando a lavorare per garantire un primo modello

fruibile dalla popolazione al termine del 2021.

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pagina a fronte Hyperloop Pod Aspetti positivi del sistema Hyperloop.

Generalità “[…] a meno di inventare il teletrasporto, e il che sarebbe veramente fantastico (per favore qualcuno lo inventi), l’unica opzione per effettuare dei viaggi molto veloci è realizzare una tubazione sopra o sotto il terreno contenente una capsula speciale.” (Elon Musk in Hyperloop Alpha, 2013). Al giorno d’oggi risultano essere quattro i settori di trasporto delle persone: il ferroviario, lo stradale, il navale e quello aeronautico. Queste tipologie di movimento tendono ad essere relativamente lente (stradale e navale), costose (l’aeronautico) o una combinazione di entrambi (ferroviario); Hyperloop è invece una nuova tipologia di trasporto che mira a rendere passato questo paradigma avendo un basso costo per chi ne usufruisce e una velocità subsonica mai raggiunta prima. Hyperloop è l’insieme dei due macro elementi che

danno forma a questa nuova tipologia infrastrutturale: l’elemento tubo e il pod, che ha la funzione di ospitare i passeggeri e in alcuni modelli più grandi può trasportare anche delle autovetture. La tubazione risulta avere una bassa pressione al suo interno per minimizzare l’attrito dell’aria e garantire ai pod, spinti da motori lineari a induzione e compressori d’aria, di raggiungere e superare la velocità di 760 mph, circa 1.200 chilometri orari, facendo così di Hyperloop il mezzo di trasporto più rapido attualmente disponibile, visto che i treni ad alta velocità più recenti raggiungono i 350 chilometri orari, mentre un aereo di linea non supera i 950 chilometri orari. Le capsule all’interno del tubo si muovono su un cuscino d’aria, generato attraverso aperture nella sua base, così da ridurre ulteriormente l’attrito; è un sistema, spiegato in altri termini, che sfrutta

HYPERLOOP • HYPERLOOP DESERT CAMPUS

Sistema di trasporto

la “levitazione magnetica passiva”: le capsule sfrecciano sospese, grazie ai campi magnetici, all’interno di una struttura tubolare che collega una stazione all’altra e i passeggeri potranno uscire soltanto una volta raggiunte queste ultime. I pod, grazie ad una meticolosa progettazione degli interni potranno ospitare dai 30 ai 40 posti a sedere, mantenendo comunque delle dimensioni ridotte. La particolare conformazione delle capsule e la levitazione magnetica consentono ad Hyperloop di avere delle prestazioni straordinarie e imbattibili anche sotto il profilo dei consumi, in alcune sperimentazioni è possibile osservare delle tipologie di pod autoalimentati. La presenza di possibili pannelli solari posti superiormente alla tubazione garantirebbe la certezza di un mezzo di trasporto privo di consumi, ribadendo l’importanza di porre sem-

pre un occhio di riguardo nei confronti dell’ambiente. Dopo questa breve introduzione è possibile comprendere come il nome di treno, più volte attribuito erroneamente ad Hyperloop, dato dal fatto che i pod richiamino le linee aerodinamiche dei locomotori, risulti completamente fuori luogo in quanto la tecnologia che permette il moto alle capsule non è paragonabile a nessuna tipologia di trasporto ferroviario.

Componente: Pod Musk nel 2013 affermò che fossero allo studio due versioni di capsule: una che ospitasse solamente il passeggero (Hyperloop Passenger Capsule) molto contenuta dimensionalmente ma capace di ospitare fino a 28 passeggeri ed una versione più grande che oltre al passeggero potesse ospitare anche il proprio veicolo, avente comunque un maggior numero di posti a sedere, circa 40 (Hyperloop Passenger Plus Vehicle Capsule). Risulta scontato che il tempo di carico e scarico dei veicoli comporti un ritardo e dunque il pod con dimensioni maggiori riuscirà ad effettuare un numero limitato di viaggi all’ora. Il pod, proprio come gli aerei salgono ad altitudini elevate per viaggiare in condizioni dove l’aria risulta meno densa, è racchiuso in un tubo a pressione ridotta: circa 1/6 della pressione atmosferica su Marte. Questa pressione

di esercizio di 100 Pascal, riduce la forza di trascinamento dell’aria di mille volte, l’equivalente di volare sopra i 150.000 piedi di altitudine. Nel documento Hyperloop Alpha sono riportate numerose dimostrazioni sulla tesi che un vuoto assoluto nel quale far levitare la capsula

sarebbe stato svantaggioso in quanto risulterebbe troppo oneroso e arduo da mantenere rispetto alla soluzione a bassa pressione. In termini di movimento risulta una soluzione vincente la presenza di un compressore a bordo del pod, posizionato nella parte frontale, che ha il

compito di gestire la pressione esercitata dal passaggio della capsula all’interno della tubazione e fornisce ai cuscinetti il corretto quantitativo d’aria per supportare il pod durante il viaggio; quest’ultima soluzione rappresenta la sfida tecnica principale a causa delle velocità di cro-

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • HYPERLOOP Sezione di un Pod tipo Elementi essenziali che compongono un Pod. pagina a fronte Centro di sperimentazione Virgin Hyperloop One, Nevada Foto del primo test di un Pod con umani a bordo, 8 Novembre 2020.

ciera subsoniche e risulta essere l’unica modalità che con costi relativamente bassi, facilità progettuale e dimensione degli elementi meccanici ridotta, possa sfruttare al massimo l’atmosfera che si viene a creare all’interno della tubazione. Ogni capsula, oltre a essere dotata di un compressore all’estremità frontale, è munita di un sistema di alimentazione che include circa 2.500 chili di batterie e il relativo liquido di raffreddamento. È stimato che il costo com-

plessivo delle batterie, del compressore e dei componenti elettronici si aggiri attorno ai 150.000 dollari per capsula. La larghezza massima che un pod potrà avere sarà di 3,60 metri, un’altezza di 2,30 e con una lunghezza totale che si aggira attorno ai 25 metri per i pod cargo e 10 metri per quelli passeggeri; misurando quindi un’area frontale, esclusi i componenti della propulsione, delle sospensioni e contando le linee aereodinamiche e smussate,

equivalente a 7,6 metri quadrati; geometria che permette di garantire ad Hyperloop il raggiungimento della massima velocità, mantenendo però molto alto il comfort nei riguardi dei passeggeri che ospiteranno le postazioni frontali della capsula. Per quanto riguarda la progettazione interna della capsula, sono stati posti in primo piano la sicurezza e il comfort dei passeggeri, le sedute ergonomiche permetteranno di assorbire le accelerazioni dovute all’alta velocità du-

rante il tragitto e per ridurre il senso di claustrofobia che potrebbe generare l’ambiente chiuso e l’idea di non poterne uscire se non nelle due estremità del percorso in corrispondenza delle stazioni, sono stati realizzati approfonditi studi di illuminazione e proiettori che simuleranno l’ambiente esterno e comunque sia ogni postazione sarà dotata di uno schermo per intrattenimento personale.

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • HYPERLOOP Pod Virgin Hyperloop One Pod passeggeri su cui la ricerca baserà i futuri studi. È stato il primo e unico pod ad effettuare un test con persone a bordo.

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • HYPERLOOP pagine precedenti Anali dimensionale - Pod Elaborazione personale: dimensione media di un pod passeggeri. Ai fini progettuali sono state prese come riferimento le dimensioni dei prototipi ospitanti 28 posti in quanto risultano ad oggi gli unici pod sviluppati e testati. Fonte: Hyperloop Alpha. pagina a fronte Analisi dimensionale - Tubo e Pilastri Elaborazione personale: ingobri delle attrezzature presenti nell’attuale centro di sperimentazione. Fonte Virgin Hyperloop One.

Componente: Tubo Il percorso di Hyperloop è costituito da un tubo cilindrico sostenuto da piloni che lo vincolano nella direzione verticale, consentendo però lo scorrimento longitudinale e laterale; questo per rendere Hyperloop un mezzo inattaccabile dai terremoti. Oltre ai suddetti scorrimenti la connessione pilastro-tubo sarà regolabile verticalmente e lateralmente per garantire sempre un corretto allineamento dei giunti nonostante il possibile dissesto manifestato a seguito di una scossa sismica. Il tubo è dimensionato specificatamente per un flusso d’aria ottimale attorno alla capsula, migliorando le prestazioni e il consumo di energia viste le notevoli velocità raggiunte durante il viaggio da parte dei pod. La bassa pressione all’interno del condotto sarà garantita da delle pompe da vuoto industriali posizionate direttamente sull’elemento tubo, progettate per lavorare al 50

per cento della loro capacità funzionale con lo scopo di contenere i consumi e per il fatto che Hyperloop non necessita di una situazione di vuoto assoluto. È proprio l’uso di un vuoto parziale, come accennato precedentemente, che garantisce la fattibilità economica; in quanto le pompe da vuoto una volta superato il 50 per cento del loro potenziale, avrebbero un costo insostenibile di messa in opera e un onere di manutenzione molto elevato. Al fine di mantenere la spesa al minimo, è stata selezionata una tubazione in acciaio, di spessore uniforme e rinforzato da delle traverse poste ogni metro. In termini di dimensioni l’elemento tubo, ancora non commercializzato e strettamente legato alla progettazione della capsula, avrà una lunghezza di circa 15 metri per elemento e un diametro interno che non superi i 4,50 metri. Gli studi e le ricerche più recenti provano

che sia possibile disporre al di sopra delle tubature dei pannelli fotovoltaici che garantirebbero il totale fabbisogno di energia rendendo Hyperloop un mezzo a impatto zero. Componente: Pilastro L’elemento tubo poggerà su dei pilastri e a questi sarà vincolato tramite un giunto che permetta il movimento in caso di scosse sismiche, agevolando anche le procedure di raccordo dei condotti durante la messa in opera. La distanza che intercorre tra un pilastro e l’altro è variabile e compresa tra i 15 e i 30 metri, dipendendo principalmente dalle caratteristiche sismiche e geologiche del terreno in cui verranno istallati; ciò vuol dire che sarà necessario un gran numero di pilastri e proprio per questo, come materiale da costruzione, è stato scelto il calcestruzzo armato in quanto ha un basso costo per volume. La spaziatura

dei pilastri è stata concepita così ravvicinata per ridurre la flessione delle tubature, mantenendo la capsula più stabile e il viaggio più piacevole. I pilastri di Hyperloop non hanno un range di altezze da terra, in quanto, anche questo parametro, risulterà variare da zona a zona, come per esempio in un territorio collinare o in presenza di ostacoli paesaggistici o antropici, i sostegni in questi casi potrebbero avere altezze distinte per garantire uno sviluppo del condotto con un andamento lineare e privo di variazioni di altezza che potrebbero causare delle difficoltà o un sostanziale rallentamento dei pod.

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HYPERLOOP • HYPERLOOP DESERT CAMPUS

Confronti

Tabella comparativa Elaborazione personale. Fonte: Hyperloop Alpha. pagina a fronte Tabella e diagramma comparativo Elaborazione personale. Fonte: Hyperloop Alpha.

Tempi Come accennato precedentemente, Hyperloop nasce nel 2013 come alternativa allo sviluppo di una linea ferroviaria ad alta velocità tra San Francisco e Los Angeles, da allora sono in corso numerosi studi di fattibilità per l’implementazione in molti altri paesi come Francia, India, Arabia Saudita, Russia, Svezia, Cina e Regno Unito. Le rotte che tutt’oggi risultano oggetto di studi e ricerche, oltre al più famoso esempio in California, sono principalmente in Regno Unito: da Liverpool a Glasgow e da Londra a Edimburgo. La mission di Hyperloop è quella di fornire viaggi ad alta velocità con impatto zero sull’ambiente e con un costo accessibile a chiunque; questo mezzo sfrutterà al massimo il suo potenziale nel caso specifico di coppie di città distanti circa 1500 chilometri l’una dall’altra e dove le preesistenti infrastrutture non permettano la semplice rag-

giungibilità dei due poli cittadini. Per un viaggio di questa distanza, neanche l’aereo potrebbe competere con Hyperloop, in quanto il volo sarebbe caratterizzato per il cinquanta per cento dalla salita e il restante per la discesa e saranno quindi annullati gli effetti benefici che il settore aerospaziale trae nell’alzarsi di quota dove l’aria risulta più rarefatta e con una densità minore per raggiungere velocità che si avvicinino a quelle del suono. È corretto porre l’attenzione sul fatto che il tempo di percorrenza da stazione a stazione non rappresenti l’unico fattore sul

tempo di viaggio in quanto i controlli di sicurezza, l’imbarco e la movimentazione dei bagagli saranno un elemento determinante nella progettazione dei flussi per poter garantire la stessa efficienza e velocità nei confronti degli altri mezzi di trasporto. Nei due casi studio presi in considerazione -California e Regno Unito- le stazioni ferroviarie preesistenti sono collocate nei centri cittadini, mentre gli hub Hyperloop disterebbero alcuni minuti da questi ultimi, in quanto lo spazio che necessita la struttura non è presente in nessuno dei due centri metropolitani.

Capacità La proposta suggerita inizialmente dal CEO di Tesla e Space X era di 840 passeggeri l’ora, contando e facendo riferimento ai pod contenenti 28 passeggeri, con partenze ogni 2 minuti. “[…] durante le ore di punta questa capacità potrebbe essere aumentata a 3360 passeggeri con la partenza di un pod ogni 30 secondi.” (Elon Musk in Hyperloop Alpha, 2013). È chiaro che la fattibilità dei pod in partenza ogni 3040 secondi è da scartare in quanto non basterebbero ne-

anche per effettuare la salita e la discesa dei passeggeri e metterebbe a serio rischio la sicurezza di questi ultimi. Degli studi più approfonditi sul ritmo di frenata e decelerazione dei pod ha portato al dato che una capsula per arrestarsi completamente necessita 68,4 secondi e dunque il corretto funzionamento del veicolo in sicurezza impone una distanza minima tra i veicoli pari a quella che impiega una capsula per arrestarsi completamente, il che garantirebbe una distanza attorno agli 80 secondi generando così una capacità di 45 partenze l’ora.

Ponendo però l’attenzione ai dati che fino ad oggi Hyperloop è stato in grado di generare e citati precedentemente, soprattutto in termini di velocità, è possibile notare come questo mezzo non risulti in grado di competere con la capacità degli attuali treni ad alta velocità per il tragitto Los Angeles – San Francisco; tuttavia nel contesto del Regno Unito, supponendo che gli intervalli proposti siano praticabili è possibile ottenere una capacità equivalente o superiore ai servizi ferroviari esistenti.

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • HYPERLOOP

pagina a fronte Centro di sperimentazione, Nevada Luogo di progetto, sede del futuro Hyperloop Desert Campus, oggi centro di sperimentazione di Virgin Hyperloop One.

Nel cuore del Nevada, a pochi chilometri da Las Vegas, sorge il primo centro di test al mondo mai realizzato per Hyperloop. Una Tecnologia che ha necessitato del deserto, con i suoi spazi e il suo isolamento, per crescere e consolidarsi, è un luogo dove le più brillanti menti del pianeta si sono incontrate per trasformare le visioni di oggi nella realtà di domani. È dove Hyperloop l’8 Novembre 2020 ha compiuto il suo primo tragitto con persone a bordo all’interno del tubo presente e visibile tutt’oggi lungo appena 500 metri e che presumibilmente assumerà il nome di DevLoop. Questo primo centro è stato allestito e sviluppato grazie alla Virgin Hyperloop One di Richard Branson, il quale ha investito centinaia di milioni di dollari per trasportare i progetti che fino a poco tempo fa si trovavano soltanto sulla carta e trasformarli in qualcosa di più concreto e che avrebbe

Il primo centro di sperimentazione

fatto la storia dei trasporti contemporanei. Il presente centro ospita solamente le tecnologie che sono strettamente indispensabili allo svolgimento dei test: pompe da vuoto e sollevatori all’interno di due tensostrutture e 500 metri di condotto posizionato parallelamente alla strada di accesso e con andamento lineare, posizionato sull’unica superficie asfaltata del centro; mentre tutti i laboratori e uffici ingegneristici per lo sviluppo risultano collocati in diverse sedi nel mondo, il che rende tutto molto complicato e dispendioso in termini economici e di tempo in quanto i pod non potranno essere testati nello stesso luogo dove vengono assemblati. Visto l’enorme onere per il trasporto dei pod e la quantità di persone che risultano indispensabili allo svolgimento dei test, questi ultimi possono attualmente essere effettuati con delle precise cadenze e soltanto

dopo sostanziali modifiche e migliorie apportate alle capsule; così facendo l’iter progettuale di questa nuova tecnologia viene enormemente intralciato e non segue un andamento fluido creando dei ritardi e degli esiti che stentano a decollare. Proprio per questo Hyperloop necessita di un nuovo centro di lavoro e ricerca, un vero e proprio templio dove questa tecnologia possa svilupparsi fino ad arrivare alla commercializzazione. Il luogo prescelto inizialmente diverrà adesso la vera e propria sede per lo sviluppo di Hyperloop e prenderà il nome di Hyperloop Desert Campus. Questo sarà il luogo deputato a rivoluzionare il modo di viaggiare, il nuovo campus di Hyperloop non potrà essere un semplice edificio, ma dovrà piuttosto ambire ad ergersi quale santuario della scienza: luogo dove l’impossibile venga a farsi possibile, nella cele-

brazione di quell’antica e sempre nuova corsa verso la più accesa e incorreggibile fra le ambizioni della specie umana: il progresso. Hyperloop Desert Campus servirà appunto a colmare il gap che da oggi porti fino alla realizzazione attraverso tutte quelle operazioni e studi indispensabili a scrivere le regole del viaggio del futuro; il valore simbolico della nuova architettura sarà importante quanto l’efficienza della medesima, un vero e proprio centro di ricerca che sappia farsi immagine di innovazione e manifesto architettonico del più avanzato raggiungimento della modernità.

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Il Territorio


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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • IL TERRITORIO

pagina a fronte Deserto del Mojave, Nevada Le immense e pianeggianti distese di sabbia che ospiteranno Hyperloop Desert Campus.

L’area che dovrà ospitare Hyperloop Desert Campus dista circa 150 chilometri dalla città più popolosa del Nevada, Las Vegas e l’unico percorso che raccorderà l’area di progetto ai limitrofi luoghi urbanizzati risulta essere la US Route 95 (US 95), un’autostrada statunitense a carattere nazionale. Questa autostrada ha per il nuovo progetto un’importanza assoluta, in quanto rappresenta un collegamento molto rapido con ben cinque stati americani: Arizona, California, Nevada, Oregon e Idaho e ha un’estensione di 2.533 chilometri attraversando numerosissime città, tra cui Las Vegas e soprattutto l’aeroporto di quest’ultima, garantendo a ricercatori e visitatori un collegamento immediato con il nuovo centro di sperimentazione. Visto che Hyperloop Desert Campus non sarà soltanto un centro di test e sperimentazione dell’avveniristico mezzo del

Luoghi di interesse e risorse

futuro ma ospiterà anche delle aree riservate al pubblico e alla formazione di giovani ricercatori è opportuno condurre un’indagine approfondita dei luoghi di spicco che si trovano nelle immediate vicinanze del sito di progetto e non solo. Ricerca che ha lo scopo di generare un quadro conoscitivo delle principali realtà con cui Hyperloop Desert Campus dovrà confrontarsi e relazionarsi, ma anche e soprattutto per scorgere degli spunti progettuali e delle risorse che potrebbero essere fortemente di aiuto nel processo progettuale della nuova opera.

Paiute Golf Resort Dista soli trenta minuti dalla città di Las Vegas, un’oasi all’interno dell’arido deserto del Mojave mette in risalto come l’intera area dipenda dalla diga di Hoover, difatti quest’ultima garantisce un approvvigionamento idrico sufficiente per tutte le attività ospitate nella capitale del divertimento. Il golf resort ospita ben 54 buche poste in un contesto suggestivo: infinite distese erbose con la presenza di laghi artificiali, il tutto immerso in un contesto che rappresenta il perfetto antagonista di questa riserva. Las Vegas Di forte impatto nel territorio risulta la città di Las Vegas o meglio conosciuta come la “città del peccato”: feticci di monumenti europei, piramidi egizie, fontane e grattacieli vanno a braccetto con leoni, squali, montagne russe e galeoni di pirati: poiché Las Vegas è un sogno divenuto

realtà, un’eterna e sfrenata giostra di luci al neon e spettacoli per adulti. Nata attorno ad una sorgente isolata nel deserto del Mojave, Las Vegas fu villaggio ferroviario fintanto che l’economia del Nevada rimase incentrata sull’estrazione mineraria. Un fiume d’oro e d’argento scorreva giorno dopo giorno dalle montagne del Mojave, ma non fu la ricchezza dei primi coloni ad innescare il miracolo di Las Vegas. Fu piuttosto il declino dettato dall’obsolescenza della rete ferroviaria, unitamente alla grande depressione, a suggerire agli amministratori locali la necessità di un cambio sostanziale: l’intuizione di una politica che si orientasse a trasformare il Nevada in terra delle libertà ed orizzonte di svago per tutte le popolazioni d’America. Fu questo il periodo delle leggi liberali che ci consegnarono il Nevada per come lo conosciamo oggi: la semplificazione estrema nel-

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • IL TERRITORIO pagine precedenti Luoghi di interesse Elaborazione personale: rappresentazione dei luoghi di maggiore interesse; tempi di percorrenza da intendersi con autovetture. Fonte: Google maps.

pagina a fronte Hoover Dam

la contrazione e dissoluzione di matrimoni, la legalizzazione del gioco d’azzardo, degli alcolici, e - nelle contee più piccole - della prostituzione, aprì le porte a quel boom economico che si rinnova incessantemente dagli anni ‘30. Inizia la stagione dei grandi Casinò: primo di tutti il Flamingo, fondato dal gangster ebreo Bugsy Siegel, e poi Luxor, il Cesar Palace, il “Palazzo” e il Planet Hollywood, in una lunga successione di edifici che hanno fatto la storia del lusso e dello spettacolo. Poche altre città al mondo hanno influito sull’immaginario comune e sulla cultura di massa, ospitando momenti clou della storia recente: qui si sono esibiti artisti da Elton John a Britney Spears, si sono affrontati Tyson e Holyfield, qui hanno trovato ambientazioni alcune delle serie e dei racconti cinematografici più amati e popolari al mondo.

Red Rock Canyon Situata nella contea di Clark, in Nevada, tra le aree più orientali del deserto del Mojave; è gestita dal Bureau of Land Management (agenzia del Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti), protetta dal National Conservation e più di tre milioni di visitatori sopraggiungono nella regione ogni anno. Nell’area sono presenti una serie di grandi aggregati rocciosi rossi: un insieme di pareti di arenaria che sono stati formati da faglie, tra cui la Keystone Thrust. Le pareti sono alte fino a 3.000 piedi (910 m), rendendole una destinazione gettonata per l’escursionismo e l’arrampicata su roccia. Il punto più alto è La Madre Mountain, a 8.154 piedi (2.485 m). Le particolari proprietà di questi strati di arenaria permettono di trovare nelle cavità dei canyon delle sorgenti di acqua durante tutti i mesi dell’anno.

Hoover Dam La diga di Hoover è di tipo arco-gravità in calcestruzzo armato realizzata nel 1935 e situata nel Black Canyon lungo il corso del fiume Colorado, sul confine tra lo Stato dell’Arizona e del Nevada. Raccontare la storia della diga più conosciuta degli Stati Uniti d’America significa anche ricordare le gesta degli “high scalers”, gli operai scalatori, molti di loro nativi americani del popolo Apache, esperti arrampicatori incaricati di piazzare la dinamite sulle pareti di roccia del canyon. Funamboli esposti ad un rischio elevatissimo, necessario però per far saltare i detriti e raggiungere la roccia vergine della montagna, sulla quale costruire l’enorme spalla della diga. Un lavoro ai limiti delle condizioni umane, svolto in parte nelle terribili estati quando la temperatura supera abitualmente i 40 gradi, e anche per questo tale da inserire la diga di Hoover nella lista

delle opere iconiche degli Stati Uniti d’America, accanto a simboli come il Brooklyn Bridge o il Golden Gate, che hanno segnato la storia e lo sviluppo del paese. Alla costruzione della Hoover Dam parteciparono 21.000 persone, un’opera unica anche per la storia degli Stati Uniti che ebbe un impatto significativo per una enorme regione. La nuova diga era infatti in grado di irrigare 2 milioni di acri, e le 17 turbine della sua centrale idroelettrica capaci di garantire energia per 1,3 milioni di abitazioni. Oltre alla funzionalità infrastrutturale, fu subito evidente a tutti la portata simbolica di un’opera costruita durante uno dei periodi più difficili della storia americana. Così, nel 1985 la Hoover Dam fu riconosciuta come National Historic Landmark e nel 1994 indicata come una delle Sette meraviglie della moderna ingegneria civile americana.

Ogni anno la diga viene visitata da 7 milioni di persone, mentre 10 milioni di persone raggiungono il Lake Mead, il lago artificiale creato dalla diga, che oltre ad essere un enorme bacino di acqua potabile è divenuto un luogo ricreativo per l’intera regione. La vera forza della diga di Hoover è il fiume Colorado, un enorme corso d’acqua che – insieme ai suoi affluenti – garantisce ancora oggi una fornitura idrica a quasi 40 milioni di persone che vivono in sette stati (Colorado, Wyoming, New Mexico, Utah, Arizona, Nevada e California), all’interno dei quali ci sono grandi città come Los Angeles, Las Vegas e Phoenix. Negli ultimi trent’anni lo sfruttamento del fiume Colorado è stato superiore alle proprie capacità, un trend confermato nel 2012 in via ufficiale da uno studio pubblicato dal Bureau of Reclamation degli Usa. Come conseguenza anche il Lake Mead, il bacino

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idrico più grande degli Stati Uniti, ha assistito a una lenta ma costante riduzione delle acque, arrivando a livello più basso della sua storia dal 1935. Per questa ragione è stato realizzato un nuovo tunnel idraulico capace di pescare a maggiore profondità le acque del lago, che tutt’oggi è responsabile del 90% del fabbisogno idrico di Las Vegas. L’eccezionalità dell’opera è stata confermata dalla TBM (Tunnel Business Magazine), una delle riviste più prestigiose nel settore tunneling, che nel 2016 ha assegnato all’opera il premio “Tunneling Achievement award of the year”. Valley of Fire Il parco prende il nome dalle caratteristiche formazioni in arenaria rossa, chiamata Aztec Sandstone, formatasi dalle dune di sabbia in movimento circa 150 milioni di anni fa, e che sono l’attrazione principale del parco.

Queste sembrano spesso in fiamme quando riflettono i raggi del sole, da qui il nome. Una strada dissestata che attraversava l’area fu costruita nel 1912 come parte della Arrowhead Trail, che collega Salt Lake City a Los Angeles; questa strada ha permesso alle persone di viaggiare attraverso quella che divenne nota come Valle del Fuoco, nome coniato da un funzionario dell’AAA (American Anthropological Association) che viaggiava attraverso il parco al tramonto, questi ha presumibilmente detto che l’intera valle sembrava in fiamme. Nel 1933, il Civilian Conservation Corps costruì le prime strutture e campeggi nel parco. La domenica di Pasqua del 1934, la Valle del Fuoco è stata ufficialmente aperta come il primo parco statale del Nevada. Tuttavia, il parco non ha ricevuto la sua designazione legale dalla Legislatura dello Stato del Neva-

da fino al 1935, da allora, è cresciuto fino alle dimensioni attuali di oltre 40.000 acri (quasi 162 chilometri quadrati). Nelson Ghost Town Situata nel cuore del canyon Eldorado, si tratta di una vecchia città mineraria fondata nel 1775 che gli spagnoli chiamavano l’eldorado a causa dell’oro che era presente nella zona. Un secolo dopo la sua scoperta, i cercatori presero d’assalto le miniere della piccola città e almeno 12 campi minerari furono stabiliti nel canyon. L’era mineraria è durata circa 30 anni; a seguito di numerosi conflitti sulla gestione delle risorse, molte miniere cessarono di esistere. L’ultima miniera che per ultima chiuse i battenti fu quella di Techatticup nel 1945 e di conseguenza la città fu abbandonata. Anche se della città non rimane molto, resta comunque una tappa molto gettonata,

dista un’ora da Las Vegas e in particolare i visitatori intraprendono questo viaggio per ammirare le centinaia di manufatti minerari risalenti all’epoca di attività e quelli ricreati e lasciati in loco da compagnie cinematografiche, usati per film del genere western. Death Valley La Valle della Morte è un’area desertica degli Stati Uniti d’America che dà il nome all’omonimo parco nazionale situato nello Stato della California e in piccola parte nel Nevada, il Death Valley National Park. Circa al centro della valle si trova il punto più basso del Nord America. Il nome deriva dalle particolarissime condizioni climatico-ambientali che rendono estremamente difficile la sopravvivenza di molte specie animali e vegetali. Questa valle fa parte della zona climatica del Deserto del Mojave, a causa della disposizione

orografica, su tutto il territorio piovono da 3 a 6 centimetri d’acqua all’anno, a seconda degli anni, di conseguenza non c’è un bacino imbrifero con un fiume, c’è solo una piccola sorgente perenne a Furnace Creek. Da maggio a settembre la temperatura di giorno è in media sui 45 °C con delle punte anche oltre i 50 °C e la notte scende intorno ai 25/30 °C. Durante l’estate quindi, a causa delle elevatissime temperature diurne non risulta possibile visitare questa zona; le ore accessibili risultano quelle dal tardo pomeriggio, dalle 17 circa, alle 9 del mattino. La Valle della Morte è una depressione che fa parte del Great Basin e si estende longitudinalmente da nord a sud nel Sierra Nevada, in California ad ovest e nello Stato del Nevada ad est; nel complesso questo bacino risulta sprofondare sotto il livello del mare di 86 metri.

Area 51 È una delle zone più segrete, e allo stesso tempo più celebri e visitate del mondo. L’Area 51, base sperimentale e militare, inizialmente chiamata “Nevada Test Site - 51” e successivamente ribattezzata con il nome attuale, fa parte di una vasta zona militare situata a 150 chilometri dalla città di Las Vegas. Nonostante sia situata nella vasta regione appartenente alla Nellis Air Force Base, le strutture nei pressi del Groom Lake sono gestite come distaccamento dell’Air Force Flight Test Center della base aerea di Edwards nel Deserto del Mojave e, come tale, la base è nota con il suddetto nome del centro. Il centro affonda le sue origini negli anni della seconda guerra mondiale, quando fu costruita la pista di atterraggio nell’immediato e successivamente gli edifici. Usata come zona per test di artiglieria e dei bombardamenti - a circa 60 chilometri era presente anche un sito

atomico - fu poi abbandonata al termine della guerra, fino a quando, nel 1955 venne recuperata per iniziare gli sviluppi sull’aereo spia U-2 da parte della Lockheed Corporation insieme al governo di Washington. L’area si presenta oggi pressoché invariata dall’epoca della sua realizzazione sia per quanto riguarda i test condotti, sia per il numero di strutture presenti sul sito o almeno quelle visibili dai satelliti. Grand Canyon Il Grand Canyon è un’immensa gola, lunga 446 chilometri, profonda fino a 1.857 metri e con una lunghezza variabile da 500 metri a 29 chilometri. È uno dei parchi più belli degli Stati Uniti, è un simbolo della straordinaria diversità di paesaggi, climi, colori, flora e vita animale trovato nei parchi nazionali degli Stati Uniti, qualsiasi visitatore che scopre questa meraviglia geologica rimane stupito da

questi abissi, scavati in una roccia colorata di rosso e grigio. Il Parco Nazionale del Grand Canyon è stato fondato nel 1919 per proteggere i 4.927 chilometri quadrati del canyon scavato dal fiume Colorado; risulta anche elencato come patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 1979. Phoenix Fondata nel 1867 come comunità agricola vicino alla confluenza dei fiumi Salt e Gila, Phoenix fu incorporata come città nel 1881, diventando poi la capitale dell’Arizona nel 1889. Situata nella parte nord-orientale del deserto di Sonora, Phoenix ha un clima desertico. Nonostante questo, il suo sistema di canali ha portato a una fiorente comunità agricola, molte delle colture originali rimasero parti importanti dell’economia di Phoenix per decenni, come l’erba medica, il cotone, gli agrumi e il fieno (importante per l’indu-

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • IL TERRITORIO Walt Disney Concert Hall Progettata su volere di Lillian Disney dall’architetto Frank Gehry e collocata all’interno del tessuto regolare di Los Angeles.

stria del bestiame). Queste industrie rimasero le forze motrici della città fino a dopo la seconda guerra mondiale, quando le aziende iniziarono a spostarsi nella valle e l’avvento di tecnologie avanzate resero le calde estati di Phoenix più sopportabili. È la quinta città più popolata degli Stati Uniti ed è definita la patria dei cowboy grazie allo scenario tipico di roccia rossa e cactus. Phoenix rappresenta lo scalo più vicino al Parco Nazionale Grand Canyon, pertanto si presta come base di arrivo per gli europei che vogliono dedicarsi interamente ai parchi dell’Arizona. Los Angeles Fino agli inizi del XX secolo Los Angeles rimase una piccola città di frontiera, fino a quando nel 1892 venne scoperto il petrolio, divenendo così il primo volano per lo sviluppo della città; basti pensare che nel 1923 la

zona di Los Angeles forniva un quarto del petrolio consumato al mondo. Ancora più importante per lo sviluppo cittadino fu l’acquedotto di Los Angeles, che assicurò la copertura delle esigenze idriche della città. Di conseguenza, molti piccoli centri vicini, privi di un rifornimento idrico autonomo, entrarono a far parte della municipalità di Los Angeles. Con 4.057.875 abitanti, è la città più grande degli Stati Uniti occidentali e la seconda più popolosa del Paese dopo New York ed è un centro economico e scientifico di rilevanza internazionale. È divisa in diversi distretti, alcuni dei quali sono municipalità autonome che il pubblico associa alla metropoli, in quanto fanno parte dell’agglomerato urbano e sono incluse nella Los Angeles County. Diverse zone molto note della città sono Hollywood, i negozi di Rodeo Drive e le ville dei divi dello spettacolo a Beverly Hills,

Bel-Air e Malibu e i parchi tematici di Disneyland, Universal Studios e Paramount. Il simbolo di Los Angeles resta però la celeberrima scritta sulle colline di Hollywood che sovrasta la città e che ricorda l’importanza dell’industria cinematografica nella sua storia. Oggi Hollywood è una meta turistica, ma le più importanti case cinematografiche si sono da tempo trasferite altrove e quel che rimane degli anni d’oro sono le stelle con i nomi dei divi sui marciapiedi e i locali alla moda lungo il Sunset Boulevard. Gode di un clima paragonabile a quello mediterraneo, e vista la grandezza che ricopre, seguendo la classificazione climatica di Köppen, nella zona costiera della città il clima corrisponde al gruppo climatico Csb, mentre nell’entroterra al gruppo Csa. La città, ricevendo la minima quantità di precipitazioni annuali, non rientra nel gruppo dei climi aridi.

San Diego San Diego è una città situata nella California meridionale appena a nord del confine con il Messico, sulla costa dell’oceano Pacifico. È la seconda città della California, dopo Los Angeles, per numero di abitanti e l’ottava degli Stati Uniti, nonché capoluogo dell’omonima contea. Le correnti fredde provenienti dal nord mitigano l’aria calda proveniente dal vicino deserto e le montagne circostanti riescono a bloccare le perturbazioni. Il risultato è un clima mite tutto l’anno, mai troppo caldo d’estate, mai freddo d’inverno (a gennaio la temperatura media risulta di 15 gradi); le spiagge sono affollate anche a Natale. San Diego, oltre a essere un importante sito militare con numerose basi dell’esercito e della marina, è una città che vive per il turismo. Alcune attrazioni sono diventate famose nel mondo per la loro bellezza e la loro grandezza, prima fra tutte il Sea World,

un parco a tema dedicato al mare e ai suoi abitanti e il San Diego Zoo, uno dei più grandi degli Stati Uniti, che si trova all’interno del Balboa Park, un’immensa area all’aperto dedicata alla cultura e all’intrattenimento. Chilometri e chilometri di spiagge si estendono lungo la costa, da La Jolla a Chula Vista, passando per la penisola del Coronado; le due spiagge a nord, Ocean Beach e Pacific Beach sono le più animate con numerose strutture per il surf, gli sport acquatici e i divertimenti diurni e notturni.

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pagina a fronte Palette cromatica Elaborazione personale: differenze cromatiche che assume il luogo di progetto nelle diverse stagioni e nei diversi orari del giorno.

Generalità Orizzonti incandescenti, popolati da volpi color sabbia e da una vegetazione ispida e ostile: luoghi scolpiti da millenni di solitudine, che mal sopportano l’essere umano, abituati come sono al sonaglio del serpente e al grido acuto dei rapaci. Il fiume Colorado, la Valle della Morte, il lago di Badwater: qui si sollevano gli echi dei tamburi degli antichi nativi d’America, ed i nomi rievocano avventure che hanno segnato l’immaginario e le fantasie di intere generazioni. Sono le terre dei minatori, della corsa all’oro, di pellegrini dalle barbe curate che percorrevano con le loro carovane i deserti del Gran Bacino ver-

so Salt Lake City. Alle porte del Grand Canyon, nel Nevada meridionale, il deserto del Mojave dispone di grandi spazi isolati in prossimità di vibranti e popolose metropoli che potranno usufruirne, si estende per 38.000 chilometri quadrati ed è situato tra la Sierra Nevada e i monti che chiudono la regione di Los Angeles verso il pacifico, confinando a Sud con il più assolato deserto di Sonora. Il Nevada risulta essere uno dei più giovani stati del nord America, terra di magnifiche pulsanti contraddizioni; luogo in cui le valli desertiche guardano in lontananza ad altipiani coperti di foreste, e in cui alte montagne amman-

Sito di progetto

tate di neve si affacciano su aridi strapiombi e mortifere depressioni. Terra di estremi ed eccessi naturali, qui è toccato il punto più basso del nord America (-85 metri rispetto al livello del mare) e il clima stesso pare specchio di un’ambivalenza profonda, connaturata alla sostanza più intima di quest’angolo di mondo: dalle temperature incandescenti di Badwaters ai geli notturni del deserto e delle montagne, dai rovesci torrenziali del monsone messicano, ai venti roventi dei “campi da golf del diavolo”. Terra dei nativi, Spagnoli e Americani, il Nevada passò allo stato dello Utah dopo la guerra messicano America-

na, per poi divenire nazione autonoma al rinvenimento di ingenti filoni auriferi nelle viscere delle proprie montagne. Fra gli stati meno popolati d’America, con una superficie pari circa a quella dell’Italia ospita appena 3 milioni di abitanti (per i 2/3 concentrati nell’area metropolitana di Las Vegas). Una condizione di immane isolamento ed abbandono, che per decenni l’ha reso contesto ideale per insediamenti e sperimentazioni militari: dalle basi aeronautiche di Nellis ai siti di test nucleari, attivi fino al 1992.

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • IL TERRITORIO Catene montuose Rappresentano il confine visivo a Nord dell’area di progetto pagina a fronte Catalogo flora Elaborazione personale: Flora presente nel sito di progetto. Fonte: YAC.

Flora Il deserto del Mojave presenta delle diversità rispetto alle altre zone aride limitrofe, in quanto la presenza di fauna risulta sin da subito evidente non appena varcata la soglia di questa area. La vegetazione che popola il sito di progetto ha dimensioni me-

dio-basse ma, grazie al gran numero di specie presenti, conferisce alla valle desertica una inconsueta cromia verde che repentinamente si interrompe quando il terreno inizia a salire di quota lasciando spazio a imponenti declivi rocciosi che carat-

terizzano il perimetro visivo dell’area di progetto. Questo manto verde non potrà che essere ripreso nel disegno di progetto, avvicinando all’inverosimile la dimensione paesaggistica a quella architettonica dettata dal nuovo volume di Hyperloop Desert

Campus. Questa caratteristica non potrà che arricchire e soprattutto mitigare l’immissione di una volumetria antropica così imponente all’interno dello spazio naturale; sarà da considerare vincente l’utilizzo della tecnica di xeriscaping, ovvero di giardino secco, che utilizzi specie autoctone di grande fascino, quali Palme, Cactus, Yucche, Joshua, Agave e Salsola; in modo che il paesaggio possa entrare all’interno dell’architettura creando un unico elemento vivente. Saranno ovviamente valutate opzioni di tetto giardino con l’utilizzo, anche qui, di piante autoctone. Questa soluzione progettuale potrebbe mitigare innanzitutto l’impatto del progetto all’interno del luogo, ma soprattutto limitare le alte temperature solitamente presenti su una copertura tradizionale (un tetto verde raggiunge solitamente in queste aree i 25 - 30 gradi contro i circa 80 di una copertura tradizionale).

Palme

Cactus

Yucche

Joshua

Agave

Salsola

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • IL TERRITORIO pagina a fronte Planimetria territoriale Elaborazione personale: relazione tra sito di progetto e percorso inizialmente individuato da Elon Musk come prima tratta passeggeri per Hyperloop.

Sito Il sito di progetto, dove la startup Virgin Hyperloop One ha realizzato i primi test sul nuovo mezzo di trasporto, si trova solamente a qualche ora di auto dal percorso che inizialmente Musk aveva proposto per introdurre nel mondo il mezzo del futuro; difatti la tratta Los Angeles - San Francisco doveva essere essa stessa un esperimento sul quale applicare continuamente delle modifiche che comportassero dei miglioramenti quotidiani; questa suggestione non ebbe esito positivo e dunque, in tempi brevi e in un luogo non troppo distante da questa tratta, la startup della Virgin dovette trovare un sito che garantisse l’allestimento iniziale del centro di sperimentazione, ma che allo stesso tempo potesse assicurare all’azienda una futura espansione quando il progetto risulterà in uno stato più avanzato. Proprio perché questo nuovo mezzo sta avendo sempre

più riscontri positivi, la YAC (Young Architects Competition), una società promotrice di concorsi di progettazione architettonica e orientata all’affermazione della cultura della ricerca in ambito progettuale, ha indetto un concorso per un campus che potesse accrescere maggiormente e rendere sempre più realtà Hyperloop. Come sito di progetto è stato ovviamente scelto il luogo dove si trova l’attuale centro di sperimentazione, proprio perché può garantire degli spazi illimitati dove poter realizzare un vero e proprio quartier generale di Hyperloop che possa, insieme allo sviluppo della tecnologia ospitante, crescere ed espandersi nel futuro. Questa immensa distesa pianeggiante nel deserto del Mojave garantisce ogni sviluppo futuro, in quanto priva di altri agglomerati architettonici o direttrici stradali che potrebbero limitare l’espansione di Hyperloop

Desert Campus, l’unica e essenziale via, come affermato precedentemente è la US Route 95, l’autostrada che garantirebbe al progetto di essere raggiunto con facilità dai diversi stati e città limitrofe. Le aree circostanti a quella di progetto ospitano delle catene montuose molto suggestive con salti di quota importanti e repentini raggiungendo dei picchi di 4000 metri s.l.m. ed ospitando alte e lussureggianti foreste sopra pianure desertiche, creando isole di cielo per le specie endemiche, mentre le valli sono solitamente situate a non meno di 800 metri s.l.m.. Questa particolare conformazione geografica con salti di quote repentine è dovuta al fatto che il sito di progetto si trova al confine dell’area del Great Basin, un bacino idrografico endoreico formato da una serie di catene montuose affiancate da depressioni di forma al-

lungata e disposte longitudinalmente. Questa particolare connotazione geografica conferisce all’area di progetto un punto di forza indiscutibile, in quanto garantisce un’agevolazione progettuale per lo sviluppo di Hyperloop visto che il suo tracciato deve avere un andamento il più possibile pianeggiante e quindi non saranno necessarie delle movimentazioni di terreno durante il posizionamento dei vari condotti, ma allo stesso tempo le alte catene montuose garantiranno agli studiosi e ai visitatori del centro un piacevole paesaggio posto a sfondo del nuovo Hyperloop Desert Campus.

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • IL TERRITORIO Sito di Progetto Latitudine:

36°25’52.80” N

Longitudine:

115°25’5.80” O

Altitudine:

800 m s.l.m.

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Immagine 1 (Nord):

Modello tridimensionale Elaborazione personale: modello tridimensionale luogo di progetto con localizzazione di quest’ultimo. pagina a fronte Immagini sito di progetto Confronto dei vari scenari che presenta il luogo.

Scenario Ponendo l’attenzione al paesaggio che si delinea nelle immediate vicinanze del progetto è possibile notare come nel lato nord e in quello sud l’assenza di alture e la presenza di questa incisione valliva renda la scena priva di un vero e proprio sfondo scenico e dunque lo sguardo si perderà nell’infini-

to senza riuscire a scorgere neanche una siluetta paesaggistica di carattere collinare o montuoso. Ruotando invece la vista a ovest e a est, con il corpo ortogonale alla principale e unica via di accesso, la US Route 95, la percezione dell’intorno muta completamente e lo sguardo, che nelle altre due direzioni

si perdeva nella rarefazione del cielo in lontananza, si trova a fare i conti con delle alture fortemente stratificate e plasmate dai forti venti che costituiscono uno sfondo ottimale alla scena nella quale prenderà vita Hyperloop Desert Campus. Sarà dunque da tenere presente durante il processo progettuale que-

sta particolare caratteristica paesaggistica indirizzando di conseguenza le aperture degli ambienti principali nelle direzioni est e ovest, in modo da permettere agli elementi di forza del paesaggio di penetrare all’interno dell’architettura.

Immagine 2 (Est):

Immagine 3 (Sud):

Immagine 4 (Ovest):

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Stazione meteo:

USA_NV_Nellis. AFB.723865_TMY3 Zona climatica: Koppen BWh B: clima arido W: clima desertico h: molto caldo, temp. media superiore 18,5 °C Software di analisi: Ladybug per Grasshopper, Climate Consultant, AndrewMarsh Data View 2D & Weather Data

Il clima Il clima che interessa l’area di progetto, localizzata interamente all’interno del deserto del Mojave, è di tipo arido con presenza di temperature estreme, è facilmente intuibile dai primi diagrammi di analisi come la fascia di comfort termico non sia mai raggiunta dalla media delle temperature mensili e soltanto in alcune giornate durante i periodi primaverili e autunnali sono presenti delle condizioni che permettono di raggiungere, anche se per poche ore al giorno, una situazione di benessere fisico. È facilmente intuibile da questo primo quadro generale come il ruolo di una corretta progettazione possa aiutare a raggiungere lo stato di benessere, ancor meglio se quest’ultimo potesse essere raggiunto tramite soluzioni passive in modo che anche l’architettura, oltre al nuovo mezzo avveniristico, possa essere un esempio da seguire in termini ambientali.

Osservando nello specifico le diverse stagioni è possibile notare come i mesi invernali siano caratterizzati da temperature diurne fredde ma comunque al di fuori del range di stress e che occasionalmente scendono al di sotto dei -5°C nel fondovalle; la situazione durante le ore notturne presenta temperature costanti o di qualche grado più fredde rispetto a quelle che si presentano dall’alba al tramonto, ma in ogni caso non sono presenti forti escursioni termiche. Per quanto riguarda le tempeste che colpiscono questa determinata area del Mojave sono provenienti dal nord-ovest dell’Oceano Pacifico, portando pioggia e talvolta anche violenti temporali, anche se il dato annuo più frequente è quello che indica il Mojave come area dove annualmente non sono raggiunti i 250 millimetri di pioggia; è presente però una situazione climatica molto interessante in

Analisi climatica

quanto, come è riscontrabile dal diagramma del range di copertura del cielo, questo luogo è soggetto per il 50 per cento dell’anno alla presenza di un cielo coperto a causa dell’effetto di ombra pluviometrica (fenomeno meteorologico che si manifesta sul versante delle montagne e sulle valli adiacenti opposte ai venti prevalenti; le montagne ostruiscono il passaggio dei sistemi nuvolosi che determinano le precipitazioni, impedendo che le stesse si verifichino sul versante contrario, ma questo particolare quadro crea vaste superfici in ombra) creata dalle catene montuose che sono posizionate sul lato est del sito di progetto. Ponendo invece l’attenzione nei mesi estivi dominati dal caldo torrido e dove il fenomeno dell’ombra pluviometrica risulta fortemente ridotto, è possibile notare come nel fondovalle le temperature nelle ore diurne possano

raggiungere i 45°C e talvolta superarli toccando punte di 50°C, mentre nelle ore notturne sono presenti fortissime escursioni termiche che provocano l’abbassamento delle temperature di circa 25 - 30°C; oltre al caldo le estati sono dominate dai monsoni, formati da particolari condizioni climatiche che fanno affluire aria umida dal golfo del Messico provocando forti temporali improvvisi. Questi eventi atmosferici così improvvisi sono dovuti alla presenza di una bassissima umidità e di temperature elevate che caratterizzano i mesi primaverili, estivi e autunnali, questi ultimi generalmente miti e con poche perturbazioni piovose. È infatti il mese di ottobre ad essere il più secco e soleggiato nell’arco dell’anno, ma grazie alle temperature che oscillano tra i 20°C e i 32°C rendono questo mese il migliore per effettuare visite ed escursioni all’interno del deserto del Mojave.

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Range delle temperature

Temperatura a bulbo secco e umidità relativa (% su ora)

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Periodo di freddo intenso

Percorso solare

Dato: Universal Thermal Climate Index (°C) Periodo: 1 Jan 1:00 - 31 Dec 24:00

Periodo di comfort termico (16°C - 26°C)

Relazione tra percorso solare e sito di progetto. Dato: temperatura a bulbo secco (°C) Periodo: 1 Jan 1:00 - 31 Dec 24:00

Dato: Universal Thermal Climate Index (°C) Periodo: 1 Jan 1:00 - 31 Dec 24:00

Periodo di stress termico (caldo intenso)

Dato: Universal Thermal Climate Index (°C) Periodo: 1 Jan 1:00 - 31 Dec 24:00

Dato: Temperatura a bulbo secco (°C)

Dato: Universal Thermal Climate Index (°C)

Periodo: 1 Jan 1:00 - 31 Dec 24:00

Periodo: 1 Jan 1:00 - 31 Dec 24:00

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Precipitazioni

Radiazioni solari - Direct Normal Radiation

Radiazioni solari - Global Horizontal Radiation

Radiazioni solari - Diffuse Horizontal Radiation

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IL TERRITORIO • HYPERLOOP DESERT CAMPUS

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Temperatura del suolo

Range di copertura del cielo

Percorso solare Tramite lo studio del percorso solare e degli annessi grafici della temperatura a bulbo secco (°C) e UTCI, ovvero la temperatura percepita, è possibile evincere come i dati tra le due misurazioni risultino pressoché i medesimi, aventi una differenza di circa 2°C e questo è dovuto alla presenza di una bassissima umidità. Oltre alla differenza in termini di temperature il percorso solare, messo in relazione con il territorio, permette di figurare numerosi accorgimenti progettuali come schermature e disposizioni planimetriche, difatti sapendo che la rivoluzione della terra e l’inclinazione del suo asse comportano la variazione dell’angolazione dei raggi solari durante diversi periodi, è possibile intuire come la quantità di radiazione solare incidente in determinate superfici subisca delle variazioni. Il sole sarà nel periodo invernale più basso e meno caldo rispetto al pe-

riodo estivo, è dunque bene porre l’attenzione nella progettazione del sistema architettonico garantendo ai raggi invernali, più bassi e aventi temperatura minore, di penetrare all’interno del sistema edificio e contribuendo al mantenimento del benessere interno. Nel periodo estivo invece la stessa soluzione, preferibilmente passiva o dovuta ad una particolare conformazione architettonica, dovrà schermare i raggi solari che avranno un’inclinazione più accentuata dovuta alla posizione solare più alta. Altra considerazione che può emergere dallo studio del percorso solare è quella inerente alla disposizione degli ambienti interni e di accorgimenti energetici come impianti geotermici, solari e fotovoltaici. Partendo dal primo argomento citato, quello degli ambienti interni, è opportuno progettare sin da subito una disposizione planimetrica che garantisca

agli spazi di studio, di lavoro e del turismo una corretta illuminazione naturale in modo da preservare il più possibile l’energia elettrica o almeno minimizzare l’utilizzo di quest’ultima. Radiazioni solari Lo scopo di queste analisi è quello di comprendere in che modo i raggi luminosi possano colpire il suolo e le entità volumetriche che lo occupano facendo riferimento a diversi fattori ambientali. La conformazione del territorio che ospiterà Hyperloop Desert Campus, privo di ostacoli imminenti, permette un accesso libero alla radiazione solare. Il grafico “Global Horizontal Radiation” rappresenta la somma delle radiazioni descritte nei grafici “Direct Normal Radiation” (radiazione normale diretta) e “Diffuse Horizontal Radiation” (radiazione orizzontale diffusa). Partendo dall’analisi della ra-

diazione normale diretta, che rappresenta la quantità di radiazione ricevuta per unità di superficie da un’area posizionata perpendicolarmente ai raggi solari, è facilmente intuibile la presenza di una totale omogeneità cromatica nel grafico in questione durante i mesi estivi, dove la posizione della sorgente luminosa apparirà più elevata rispetto ai mesi invernali e dunque i raggi colpiranno la superficie terrestre con un angolo prossimo ai 90°. Il grafico della radiazione orizzontale diffusa rappresenta la quantità di radiazione ricevuta per unità di superficie da un’entità che non sia direttamente la sorgente luminosa, cioè tutti quei raggi dispersi e che provengono da qualsiasi direzione. Questo grafico contiene dei valori inferiori rispetto al precedente in quanto non vi è la presenza di altre unità volumetriche limitrofe o di ostacoli che permettano la riflessione dei

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Analisi delle direzioni dei venti - Dicembre

Analisi dei venti - Dicembre

Relazione tra direzioni dei venti e sito di progetto nel mese più freddo dell’anno. Dato: Universal Thermal Climate Index (°C) Periodo: 1 Dec 1:00 - 31 Dec 24:00

Grafico: Rosa dei venti Dato: Velocità del vento (m/s) Periodo: 1 Dec 1:00 - 31 Dec 24:00

Analisi delle direzioni dei venti - Luglio

Analisi dei venti - Luglio

Relazione tra direzioni dei venti e sito di progetto nel mese più caldo dell’anno. Dato: Universal Thermal Climate Index (°C) Periodo: 1 Jul 1:00 - 31 Jul 24:00

Grafico: Rosa dei venti Dato: Velocità del vento (m/s) Periodo: 1 Jul 1:00 - 31 Jul 24:00

Grafico: Rosa dei venti Dato: Temperatura a bulbo secco (°C) Periodo: 1 Dec 1:00 - 31 Dec 24:00

Grafico: Rosa dei venti Dato: Temperatura a bulbo secco (°C) Periodo: 1 Jul 1:00 - 31 Jul 24:00

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IL TERRITORIO • HYPERLOOP DESERT CAMPUS

HYPERLOOP DESERT CAMPUS • IL TERRITORIO pagina a fronte Death Valley Valle della Morte, situata a pochi chilomertri dal luogo di progetto.

raggi solari e quindi questi ultimi finiscono per disperdersi molto rapidamente. Questa analisi risulta fondamentale come studio preliminare per l’utilizzo di impianti solari termici e fotovoltaici all’interno del complesso architettonico; scendendo nel dettaglio la radiazione normale diretta è legata all’utilizzo di pannelli solari termici e dai dati ricavati è possibile affermare che questo impianto possa essere funzionale tanto quanto quello geotermico analizzato precedentemente. Per quanto riguarda l’impiego dei pannelli fotovoltaici saranno da valutare le radiazioni globali dell’intera area che, dai dati provenienti dalle analisi, figurano come pienamente idonei all’utilizzo di questa tecnologia garantendo una totale efficienza se orientati verso sud; pri-

ma però di adottare questa soluzione impiantistica è necessario porre l’attenzione al contesto in cui essa si andrà ad inserire, visto che comunemente nelle aree desertiche sono presenti forte tempeste di sabbia con il conseguente deposito di quest’ultima al di sopra del pannello, riducendo o rendendo totalmente inutilizzabile la fonte fotovoltaica. È però da notare come la presenza di un fondo roccioso che caratterizza il deserto del Mojave, anche in presenza di forti venti, non costituisce un ostacolo all’utilizzo di questa tecnologia. Temperatura del suolo Altro accorgimento che in un contesto come quello di progetto può garantire forti risparmi energetici è l’utilizzo di un impianto geotermico,

difatti dallo studio delle temperature del suolo è evidente come già ad una profondità di 2 metri la temperatura possa essere costante durante l’anno, con un aumento scontato nei mesi estivi ma che garantirebbe un ulteriore risparmio (dai 15°C del mese più freddo ai 30°C del più caldo); da questa indagine infatti risulta ovvio come un impianto geotermico possa garantire acqua a temperatura costante durante tutto l’anno sfruttando il calore del terreno e dunque ridurre al minimo l’energia impiegata per portare a temperatura idonea l’acqua all’interno dell’edificio (come riferimento per comprendere al meglio l’utilizzo di questo impianto basti pensare che la temperatura dell’acqua calda sanitaria è compresa tra i 45 °C e i 55°C). Come è facilmente intuibile, que-

sto studio risulta fortemente legato a quello esposto precedentemente e riguardante il percorso solare, basti pensare come un’unità volumetrica come quella di Hyperloop Desert Campus possa generare una tale ombra su una specifica porzione di suolo tale da annientare i benefici appena descritti, sarà quindi auspicabile il posizionamento dell’impianto geotermico nel terreno a sud del nuovo edificio. Venti Oltre alle alte temperature un’altra componente tipica del deserto del Mojave è il vento, che in tutte le stagioni si presenta con picchi di velocità molto elevate. Le analisi effettuate riguardano in modo particolare il mese più caldo, Luglio e il mese più freddo, Dicembre; in en-

trambi i casi è possibile notare come le velocità raggiungono i 50 Km/h nel periodo invernale, mentre in quello estivo l’intensità del vento

è molto inferiore alla precedente stagione e presenta soltanto dei casi isolati in cui si toccano punte di 40 Km/h provenienti da sud e con la

caratteristica di avere una temperatura molto elevata che sfiora i 50°C, ben 30°C in più rispetto alla massima temperatura registrata nel

periodo invernale, in cui oltre alla già citata direzione dei venti se ne aggiunge una seconda proveniente da nordest.

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La Ricerca


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La ricerca La ricerca più che un lavoro è assimilabile ad un vero e proprio stile di vita che comprende gran parte dell’esistenza di un ricercatore. I ricercatori trascorrono moltissimo del loro tempo tra laboratori e uffici, passando moltissime ore davanti un computer e interagendo con i colleghi; essi hanno la possibilità di vedere realizzate in scala 1:1 le proprie sperimentazioni ed essendo fortemente legati al proprio lavoro sono inclini a presentare sbalzi d’umore a seconda della riuscita o meno dei propri progetti. Ogni lavoratore è una pedina fondamentale all’interno del team di progetto, ognuno svolge compiti specifici che garantiscono lo sviluppo del processo, dall’input alla conclusione della sperimentazione. È facile comprendere come la ricerca sia un lavoro di squadra e che lo sviluppo di Hyperloop necessiti di numerose figure professionali che possano coprire tutti i

ruoli richiesti dalla prototipazione del nuovo mezzo: ingegneri, informatici, amministratori, assistenti tecnici, meccanici ecc. sono solo alcune delle tante figure racchiuse all’interno di questo iter. Ogni membro del team si occuperà di sviluppare progetti individualmente e in collaborazione con altri e questo molto spesso genera un conflitto tra team e individuo rendendo particolarmente difficile lo sviluppo dell’operazione, anche se questo disturbo potrebbe essere ridotto dalla presenza di una buona organizzazione. Altro aspetto che può essere causa di stress è la concorrenza che si genera solitamente in questo ambito, che porta a una corsa frenetica per aggiudicarsi il primo posto nell’ambito della scoperta o della pubblicazione di risultati ottimali (ne è l’esempio lampante la sfida continua tra le due startup nella prototipazione

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Architettura per la ricerca

di Hyperloop: Virgin Hyperloop One e Hyperloop Transportation Technologies). È possibile considerare il mondo della ricerca come un percorso darwinista: coloro che trovano soluzioni ai maggiori quesiti utilizzando metodi più veloci ed efficienti sono da considerarsi team di successo. Per raggiungere l’obiettivo appena descritto, oltre all’importanza del progetto di ricerca e una buona base finanziaria, il fattore più importante è senza dubbio l’interazione sociale che il team di progetto deve avere in tutto il processo di sperimentazione; è infatti appurato come la struttura sociale di una squadra possa ostacolare o stimolare la creatività e l’entusiasmo. In situazione di benessere psicologico la comunicazione all’interno del team risulta più efficiente favorendo lo scambio di idee e opinioni, dando la possibilità di individuare quelle più importanti e visionarie che

andranno a costituire la “materia prima” del progresso; è altrettanto vitale creare un’atmosfera di apertura e fiducia, dove le persone possano dare voce a idee audaci, insolite o addirittura folli ed è solo in questo modo che l’iter di sviluppo possa generare dei risultati innovativi e piacevolmente inaspettati. Il luogo di lavoro per un ricercatore è molto più che una semplice postazione, è la sua seconda casa, è un luogo dove trascorrere gran parte della vita, sia fisicamente che emotivamente e per questo è molto importante fornire delle opportunità di relax e comunicazione che si estendano oltre l’ambito professionale, perché molte volte questi luoghi ospitano professionisti provenienti da tutte le parti del mondo che hanno lasciato alle loro spalle famiglia e amici per realizzare questo sogno, è quindi auspicabile garantire all’interno del luogo di lavoro delle atti-

vità che possano aumentare il livello di interazione sociale attiva di ogni ricercatore e tecnico all’interno del team. È qui che entra in gioco l’architettura, che tramite l’accurata progettazione e disposizione degli ambienti possa attribuire agli ampi spazi una conformazione tale da favorire conversazioni e incontri per ogni tipologia di comunicazione, lavorativa e di piacere. È compito dell’architettura garantire e fornire il comfort di cui un ricercatore, un tecnico e un visitatore necessitano per svolgere le loro attività all’interno del centro, in modo che tutte queste figure risultino stimolate nel raggiungimento del proprio obiettivo, che sia una visita al museo Hyperloop oppure lo sviluppo di quest’ultimo. Concetti chiave Con i cambiamenti sociali e i progressi scientifici e tecnologici lo sviluppo della ricerca tende ad essere integrato

e intensificato e per questo necessita di un’organizzazione e di un coordinamento efficienti e su larga scala; risulta ovvio che insieme al cambiamento degli stili di vita saranno introdotte nuove tipologie architettoniche. L’architettura deve reagire rispettivamente a questi nuovi modi di definire lo spazio, continuando a generare ordine anche se a nuove condizioni e in considerazione alle recenti tecnologie; pertanto un ambiente confortevole risulterà maggiormente stimolante per i ricercatori e il risultato finale del lavoro ne risentirà positivamente. Il progettista architettonico dovrebbe fornire una struttura pensata per ospitare le più moderne tecnologie, ma allo stesso tempo dovrebbe garantire il maggior comfort possibile per i ricercatori che quotidianamente oltrepassano la mezzanotte all’interno dei laboratori e potrebbero persino lavorare tutta la

notte; quindi la possibilità di fornire una buona tazza di caffè, oltre ai pasti della giornata, farebbe sentire il lavoratore a casa e questo lo incoraggerà a dedicare più tempo alla ricerca perseguendo con maggiore diligenza e concentrazione gli obiettivi da raggiungere. Altro aspetto molto importante e che riguarda la salute del ricercatore è l’attività fisica che esso deve svolgere quotidianamente considerando le molte ore che questa professione richiede di trascorrere davanti ad un monitor seduto ad una scrivania e che con il passare del tempo potrebbero portare ad un rendimento sempre minore causato dalla stanchezza mentale generata dal lavoro svolto in lunghi periodi senza degli intervalli di tempo che garantiscano una via di fuga mentale e soprattutto fisica, è dunque auspicabile che un centro come Hyperloop Desert Campus disponga, oltre

alle attrezzature tecnologiche più sviluppate, anche di ampi spazi destinati alla cura della persona e del benessere fisico e mentale. Oltre agli spazi destinati all’attività motoria e ovviamente i nuclei che compongono il cuore della ricerca e legati allo sviluppo di Hyperloop come uffici e laboratori, un centro di studi è dotato di innumerevoli ambienti: sale riunioni, spazi pubblici, bar, ristoranti, spazi espositivi ecc.; tutte queste diverse unità spaziali dovranno essere collocate in modo che i diversi flussi dei fruitori non vengano mai in contatto gli uni con gli altri, evitando delle noiose interferenze. È quindi buona norma rivolgere particolare attenzione alla progettazione del layout planimetrico che un centro di ricerca richiede dal punto di vista funzionale, tenendo sempre in considerazione e ponendo in primo piano l’importanza delle interazioni sociali, vitali per il benessere

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LA RICERCA • HYPERLOOP DESERT CAMPUS

HYPERLOOP DESERT CAMPUS • LA RICERCA Laboratorio Virgin Hyperloop one Laboratorio destinato allo sviluppo tecnologico delle pompe da vuoto.

del lavoratore. Per garantire che tutti gli aspetti funzionali e sociali siano soddisfatti è necessario porre tutte le risorse nello studio planimetrico che un centro di ricerca deve assumere e a questo proposito sono numerose le opinioni contrastanti che vedono come protagonisti i due layout principalmente utilizzati nel campo della ricerca: lo sviluppo di un’unica entità volumetrica che racchiude al suo interno i numerosissimi ambienti oppure la netta scissione delle aree funzionali in edifici separati l’un dall’altro tramite ampie zone verdi. Molte volte purtroppo i progettisti basano la loro attenzione su aspetti legati alla monumentalità che l’architettura deve assumere per rispecchiare l’immagine del brand, prescindendo dalla tipologia di sperimentazione che dovrà ospitare l’edificio. Risulterà vincente quella struttura che garantirà la fruibilità spaziale cucita appositamente per l’ambito

di studio e creando ambienti che possano garantire la ricerca collaborativa, garantendo una perfetta armonia tra gli spazi “chiusi” e “aperti”. Questo ultimo argomento trattato si rispecchia anche all’interno dell’area funzionale degli uffici, dove ancora oggi la perseveranza delle vecchie generazioni a supporto delle postazioni “chiuse” di lavoro entra in contrasto con le nuove leve che appoggiano lo sviluppo di ambienti open space per facilitare la comunicazione tra scienziati e rendere lo spazio più facilmente adattabile alle esigenze future. Oltre agli aspetti riguardanti la disposizione planimetrica dell’edificio e in particolare gli spazi del lavoro, al giorno d’oggi risulta fondamentale l’immagine che un centro di sviluppo avanzato riesce a trasmettere all’intera umanità; perché, come citato precedentemente, la ricerca è una competizione e pertanto anche l’edificio che la ospita

ambisce a parteciparvi. Basti pensare come un complesso scientifico con annesse unità ambientali di supporto ai ricercatori, di formazione e dedicate al pubblico abbia un consumo elettrico di ben cinque volte superiore rispetto ad un comune edificio che ospita uffici e per questo risulta determinante implementare la produzione di risorse tramite l’utilizzo di specifici materiali Hi-Tech e impianti che comportino la totale sostenibilità energetica; l’utilizzo e la presenza di questi accorgimenti in un edificio che si impone come centro di sviluppo per un mezzo di trasporto futuristico come Hyperloop potrà farlo godere di una forte visibilità a livello mondiale come esempio di avanguardia tecnologica e salvaguardia dell’ambiente in un particolare momento storico dove l’emergenza di risorse e l’inquinamento sono al centro di ogni dibattito.

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • LA RICERCA

pagina a fronte Electrolux Innovation Factory Area Relax interna al luogo di lavoro.

Uffici “Tu sei un prodotto del tuo ambiente, quindi scegli l’ambiente che ti permetta di svilupparti al meglio per raggiungere il tuo obiettivo, ciò che ti circonda ti conduce verso il successo, o te ne allontana?” (W.Clement Stone) Come descritto precedentemente, lo spazio influisce sul rendimento e sulla salute del lavoratore, che messo in condizioni di proprio agio può contribuire all’accrescimento dell’azienda in modo più proficuo; sono infatti sempre più frequenti gli interventi che le società apportano ai propri spazi per allestirli secondo i nuovi canoni aventi la finalità di mitigare l’ambiente lavorativo. Lo studio di spazi innovativi è in grado di offrire maggior autonomia, integrazione sociale e mobilità interna; è ormai da considerare obsoleta l’assegnazione di una workstation specifica ad ogni singolo ricercatore in

quanto questa disposizione intralcerebbe l’idea posta alla base del lavoro di squadra, rendendo quest’ultimo macchinoso e con un’impronta retrograda. Le postazioni di lavoro devono essere mobili, in quanto ogni giorno potrebbe figurarsi la necessità di plasmare lo spazio in vista di incontri multidisciplinari e in caso risulti indispensabile la presenza di “uffici fissi” saranno predisposti appositi box completamente in vetro in modo che i ricercatori possano avere la possibilità di incrociare lo sguardo l’un con l’altro, mantenendo quel legame di reciproca intesa indispensabile all’interno di un centro di ricerca, dove più che una relazione tra colleghi si dovrebbe instaurare un legame il più possibile familiare per raggiungere nel migliore dei modi l’obiettivo prefissato. È però indispensabile ricordare come l’elemento scatenante di questa nuova con-

Spazi del lavoro

cezione spaziale sia quello di fondere al luogo produttivo quello di relax, permettendo all’individuo di svagarsi durante le pause, distaccandosi per un breve periodo da quella realtà che ha deciso di intraprendere per tutta la vita, la ricerca. Requisiti dei nuovi uffici 1) L’ufficio deve essere in grado di ospitare più discipline all’interno della medesima area, necessità richiesta dal bisogno di interazione sempre più frequente tra diversi ambiti lavorativi per il raggiungimento di obiettivi comuni; 2) Ampia fornitura di tecnologie che collaborino perfettamente in modo integrato nello spazio e nei meccanismi produttivi aziendali; 3) Studiare aree creative in cui poter collaborare, discutere e lavorare senza l’ingombrante presenza della

scrivania; 4)La conformazione che deve assumere lo spazio lavorativo deve tenere conto della flessibilità degli orari del personale; 5)Lo spazio ufficio deve favorire il movimento delle persone e delle idee, stimolare la conversazione informale e il piacere di lavorare; 6)La circolazione interna deve essere periferica alle aree di lavoro, in modo da non arrecare disturbo al personale; 7)Spazi informali, di relax, gioco e per accoglienza clienti, per gruppi o singoli; 8)Layout interno e design dell’edificio focalizzati su spazi flessibili e facilmente riprogettabili con minimi interventi per far fronte ai cambiamenti sempre più frequenti del mondo della ricerca.

LA RICERCA • HYPERLOOP DESERT CAMPUS

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LA RICERCA • HYPERLOOP DESERT CAMPUS

HYPERLOOP DESERT CAMPUS • LA RICERCA Planimetria Risulta facilmente intuibile come da un unico ambiente, tramite la disposizione interna di arredo, siano generabili molteplici aree distinte. pagina a fronte Gradonata in legno Utilizzata per riunioni aziendali.

Electrolux Innovation Factory Progettato e realizzato sotto la supervisione di DEGW – come già specificato, brand del Gruppo Lombardini22 dedicato alla progettazione integrata di ambienti per il lavoro – è uno spazio di 1.000 metri quadrati all’interno dello storico stabilimento pro-

duttivo Electrolux di Porcia (Pordenone), ottenuto grazie alla ristrutturazione del primo fabbricato del sito industriale fondato da Lino Zanussi nel 1954. Il lavoro svolto da DEGW è stato quello di affrontare la rifunzionalizzazione di questo

imponente ambiente, valorizzando l’estetica industriale del sito e contaminandola con la flessibilità e la “snellezza” dei processi collaborativi contemporanei. L’intervento è effettuato in un unico grande ambiente, caratterizzato da pochi materiali pri-

mari (cemento, vetro, legno grezzo, lamiera metallica, verde sintetico e naturale) che risolvono completamente tutte le superfici, le finiture e gli arredi dello spazio, dove diverse aree tematiche operative trovano configurazioni dedicate e allo stesso tempo interlacciate tra loro. In sequenza dall’ingresso: la zona Self Cafè con Kitchen Area adiacente; l’Area Relax con un gazebo-showcase la cui struttura di legno delimita funzioni in una cornice wireframe dalle forme domestiche; la Creative Area su un prato sintetico ma con un vero albero al centro per fare ombra sulle sedute informali delimitate da quinte con mobili a scaffale aperto, un’Area Operativa con 24 postazioni open e un’Area Startup più protetta con 8 postazioni. Chiudono la serie un ambiente conference in forma di Sauna e una Flexy Area informale, mentre, in asse con la Creative Area, una gradona-

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • LA RICERCA Area Relax Comprendente di divani, tappeti e piante; ambiente che ha lo scopo di ricreare spazi casalinghi. pagina a fronte Ambienti aziendali Viste generali e in dettaglio gli ambienti privati delle Conference Area.

ta di legno conduce alla “Terrazza” soppalcata, con cabine chiuse che favoriscono concentrazione e riservatezza, e protetta da balaustre di lamiera da cui affacciarsi sul laboratorio sottostante: un “Lab” di 250 metri quadrati dove esplorare prototipazione rapida, stampa 3d e altri sistemi come i robot collaborativi (COBOTS) e le tecnologie indossabili (wearable devices) per gli operatori delle fabbriche Electrolux. Impianti a vista, superfici e materiali non trattati, aperture, trasparenze e arredi mobili e leggeri fanno dell’Innovation Factory uno spazio “ruvido”, caldo e sofisticato, dove tutte le attività si integrano funzionalmente e visivamente in un insieme contaminato e flessibile che, con semplici spostamenti, si può adeguare a esigenze diverse: attuali e anche future, poiché il progetto ha previsto alcuni varchi verso altri spazi adiacenti secondo una logica di poten-

ziale ampliamento. Oltre agli ampi spazi dedicati alle aree funzionali, un aspetto che molte volte risulta trascurato è l’illuminazione naturale, che ovviamente non manca a questa realizzazione; basti pensare come studi recenti effettuati per migliorare la salute della persona, attestino che la luce solare aumenti la produttività e garantisca fino a una media di 47 minuti di sonno in più a notte rispetto a un lavoratore che non gode durante la giornata di illuminazione naturale.

LA RICERCA • HYPERLOOP DESERT CAMPUS

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LA RICERCA • HYPERLOOP DESERT CAMPUS

HYPERLOOP DESERT CAMPUS • LA RICERCA Viste generali Family Room con il lungo tavolo al centro. The Atelier in sfondo e la gradonata in legno che riprende l’idea del divano. pagina a fronte Viste generali Relazione tra ambiente comune posto al centro e spazi lavorativi laterali.

MVRDV House L’obiettivo principale della ristrutturazione effettuata dallo studio MVRDV per i suoi uffici era quello di realizzare un ambiente “cucito su misura”, uno spazio che potesse accogliere i propri fruitori come se fossero a casa propria. Le necessità che hanno portato MVRDV a variare la loro organizzazione interna sono principalmente legate al bisogno di espandere il proprio studio; per molto tempo Jacob van Rijs, co-fondatore di MVRDV, ha osservato i comportamenti dei propri dipendenti, le abitudini e gli orari che essi tenevano nel precedente ambiente aziendale e dopo approfondite analisi è stato evidente come la persona cercasse di adattare il proprio corpo allo spazio circostante, rendendo quindi lampante come l’ambiente che ospitava il lavoratore non era in grado di soddisfare i propri bisogni. Dopo questa attenta analisi è emerso come l’ambiente lavorativo

dovesse trasformarsi in uno spazio che richiamasse il più possibile un’abitazione comprendendo in sé tutti i comfort e possibilità che quest’ultima può offrire, da qui il nome del nuovo progetto: MVRDV House. La mission era appunto quella di creare nuovi spazi su misura che avrebbero potenziato i metodi lavorativi e la produttività, garantendo e massimizzando l’alto livello di collaborazione che un ambiente come quello dello studio MVRDV richiede continuamente. “Per creare un grande studio basato sulla collaborazione è necessario ricreare un ambiente familiare composto da spazi comuni, ma che senza di essi un’abitazione non sarebbe considerata tale: un soggiorno, una sala da pranzo e un divano dove tutta la famiglia possa sedersi”. (Jacob van Rijs)

A questo proposito la grande Family Room diviene fulcro dell’interazione sociale con tre elementi che possono, a primo impatto, sembrare sovradimensionati all’interno dell’ambiente lavorativo come per esempio il divano, il tavolo da pranzo e il

lampadario vegetale: una grande tribuna in legno dove frontalmente risulta collocato uno schermo a scomparsa dove proiettare contenuti multimediali per svolgere riunioni, presentazioni o partite di calcio in presenza di tutti i componenti del team; un

lungo tavolo da pranzo dove l’intero ufficio possa riunirsi quotidianamente ed infine un enorme lampadario floreale posizionato al di sopra della postazione che presiede la hall di ingresso per arricchire l’ambiente interno di elementi vegetali utili al benessere fisi-

co e mentale del lavoratore. Oltre a questo, è presente l’unità lavorativa denominata The Atelier, destinata ai team di progetto e con sviluppo longitudinale, occupando quasi la totalità della superficie dello studio; è composta da una grande parete vetra-

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LA RICERCA • HYPERLOOP DESERT CAMPUS

HYPERLOOP DESERT CAMPUS • LA RICERCA Ambienti di lavoro intensivo Spazi destinati a singoli o piccoli gruppi che per brevi periodi di tempo hanno la necessità di svolgere un lavoro di gruppo. pagina a fronte Dettagli ambienti di lavoro intensivo In arancione ampia sala riunioni, in verde Project Room.

ta ricoperta da scarabocchi e schemi funzionali avente l’obiettivo di separare The Atelier dal soggiorno. Dal lato opposto del soggiorno invece, sono presenti le particolari sale riunioni caratterizzate da delle interessanti e diverse cromie: ognuna ha il proprio tema e arredo specifico per adempiere a diverse tipologie di lavoro collaborativo; la Drawing Room con pareti magnetiche che svolgono anche la funzione di lavagna, la Presentation Room in blu scuro per riunioni formali con molti partecipanti, The Lounge con piccoli sgabelli per conversazioni private, la Brown, la Library Room e The Game Room per il gioco o per lo svolgimento di riunioni contenute in termini di partecipanti, dove inoltre risulta collocato un tavola da ping pong. L’ufficio era precedentemente suddiviso in cinque grandi ambienti tramite delle pareti, ora abbattute e sosti-

tuite da grandi vetrate che garantiscono in ogni punto dell’ufficio la visione dei colleghi presenti nell’ambiente interno. Per quanto riguarda invece il lavoro creativo sono stati predisposti degli ambienti più isolati: box privi di affaccio sull’esterno e senza

partizioni vetrate in modo da garantire ai direttori uno spazio isolato dove poter lavorare sui concept che si trovano alla base dei progetti, che in un secondo momento saranno sviluppate dal resto del team negli ambienti precedentemente citati.

L’edificio che ospita i nuovi uffici MVRDV è di per sé una grande comunità creativa, tecnica e imprenditoriale dove al suo interno sono presenti dalle piccole start-up tecnologiche alle più grandi aziende di design. La presenza dell’area caffè e risto-

rante offre una piacevole occasione di aggregazione per gli utenti dello studio, area che sarà fortemente impreziosita una volta che risulterà allestito e fruibile lo spazio esterno verde. Valore aggiunto a questa nuova disposizione interna

all’edificio è la possibilità che quest’ultimo ha di consentire una futura crescita flessibile basata sempre sul lavoro collaborativo dei vari team di progetto.

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LA RICERCA • HYPERLOOP DESERT CAMPUS

HYPERLOOP DESERT CAMPUS • LA RICERCA Assonometria Elaborato personale: unione degli schemi funzionali che riassumono concettualmente la disposizione degli ambienti interni nei vari piani pagina a fronte Immagini a)Dettaglio della facciata e della copertura dove la struttura a vista e la presenza di infinite vetrate permette di sfruttare al massimo la luce diurna. b)Dettaglio postazione lavorativa privata con evidenti richiami a forme domestiche.

Microsoft House Il progetto di interni di DEGW, del Gruppo Lombardini22, per Microsoft ha creato nell’iconico edificio di Herzog & de Meuron un mix di spazi interni 100% made in Italy in linea con i valori aziendali: apertura, visibilità, flessibilità, energia, dinamismo e innovazione. Il progetto di DEGW si inserisce in un percorso che Microsoft ha intrapreso da anni all’insegna del “New World of Work”, un approccio alle dinamiche professionali che prevede una maggiore flessibilità dei propri collaboratori nell’ottica dello smart working con l’utilizzo di spazi funzionali e di tecnologie innovative per massimizzare la collaborazione. Il benessere e la conciliazione delle esigenze personali e professionali sono il fulcro attorno al quale ruotano la gestione del tempo e il modo di lavorare e dove la flessibilità diventa un importante strumento per il raggiungimento degli obiet-

tivi. In questo processo DEGW ha creato spazi interni dove i valori aziendali si fondono con i nuovi modi di incontrarsi e lavorare, creando ambienti innovativi, funzionali ed esperienziali; dove le nuove modalità di concepire gli spazi rappresentano un diverso modello di lavoro: lo smart working, un percorso di sviluppo e innovazione che consente di far evolvere l’organizzazione e ritrovare giacimenti nascosti di entusiasmo ed energia, attraverso un workplace dinamico e collaborativo. DEGW ha concepito i 7.500 metri quadrati della sede Microsoft secondo un’organizzazione libera e fluida, dove le aree di lavoro Open Space non prevedono alcuna postazione dedicata: ogni persona si muove negli spazi a seconda delle necessità. Alcune delle principali e particolari aree della Microsoft House sono:

- Smart Platform: posizionate all’interno di strutture di metallo, chiuse da pannelli acustici e lavagne scorrevoli, sono pensate per impegni che richiedono particolare concentrazione. - Creative Garden: zone riservate e acusticamente per-

formanti, pensate per attività di collaborazione e brainstorming; sono facilmente riconoscibili perché incorniciate da leggere strutture di legno, impreziosite di verde e piante. - Social Hub: dove le persone si possono incontrare, fare ri-

unioni informali con monitor a parete o piccoli break con i colleghi. Sport, città e natura sono i temi che danno il mood e il tono ai Social Hub, personalizzati nelle finiture e negli arredi su misura a seconda del tema. - The Loft: un’area composta da una sala con tavolo da riunione, una cucina e uno spazio informale/relax arredato con divani e dotato di schermo, si offre come vera e propria casa nella casa. - Smart Flower: postazioni organiche adatte a un lavoro di tipo individuale e di concentrazione. - Garden Tables: aree circolari, arricchite con delle piante al centro, che consentono sia il lavoro individuale sia di team; quello del verde risulta essere un altro tema molto importante in quanto, a seguito di una ricerca condotta nel 2014, è stato provato che la presenza di piante all’interno di un ambiente di lavoro aumenta la produttività

del 15%, oltre ovviamente a migliorare la permanenza del lavoratore. La disposizione degli ambienti interni prevede inoltre delle Touch down area, tavoli alti per brevi attività senza necessità di occupare una vera e propria postazione di lavoro. Un mix ricorsivo di configurazioni percorre quindi le aree di lavoro e permette, simultaneamente, tutte le diverse modalità lavorative: formali e informali, individuali e collaborative, focalizzate e aggregate liberamente, in un’ottica di flessibilità nelle relazioni e nell’utilizzo dello spazio.

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • LA RICERCA Piano tipo Open space perimetrali e al centro la presenza di aree funzionali e locali tecnici oltre alle Private Room in box vetrati. pagina a fronte Ambienti aziendali Aule interne predisposte per gli incontri e postazioni lavorative.

LA RICERCA • HYPERLOOP DESERT CAMPUS

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • LA RICERCA pagina a fronte Ambienti comuni della zona Active Area meeting, dispensa pubblica, area bar con gradonata polifunzionale.

ShangHub, Lego Group Il team di Global Design & Engagement del gruppo LEGO ha lavorato in stretta collaborazione con Robarts Spaces, studio di architettura e design di interni con sede in Cina, per allestire il nuovo hub a Shanghai che dispone di una superficie di 7000 metri quadrati, rientrando quindi nei primi cinque quartier generali del gruppo Lego in tutto il mondo. Il processo progettuale alta“ShangHub si impegna a incarnare i valori LEGO di immaginazione, gioia, divertimento, creatività, apprendimento, cura e qualità al centro del nuovo allestimento, aumentando così il valore dell’esperienza attraverso un design incentrato sull’uomo. L’ambizione era quella di creare un ambiente di lavoro a livello mondiale in cui solo le migliori tecnologie fossero considerate idonee.” (Sudhir Saseedharan) mente integrato riflette l’obiettivo che il team ha di creare e

coltivare la visione “dell’impegno attraverso il design”, promuovendo la collaborazione, l’innovazione e il divertimento. Questo nuovo ufficio Lego, progettato secondo i canoni del “New Ways Of Working”, concede ai propri dipendenti di scegliere il proprio ambiente lavorativo che più si addice alle loro esigenze tra quelli disponibili, dove risultano abbattute tutte quelle barriere fisiche che nella concezione precedente degli spazi garantiva una migliore concentrazione, ma che invece risultavano inibire il caldo rapporto umano che la persona necessita per il benessere fisico e mentale, finendo per essere un luogo controproducente. Durante i numerosi workshop condotti sono emersi dei principi cardine sui quali basare l’intera progettazione: layout funzionali e una corretta disposizione delle postazioni di lavoro garantiranno divertimento e creatività, quest’ultima assicurata

anche dalle scelte di arredo che interpreteranno in modo figurativo il marchio Lego all’interno dello spazio. Con un’ampia gamma di spazi di lavoro, come un bar, una Zen Zone, Play Zone, spazi di gruppo e ambienti privati, il team ha progettato una strategia di zonizzazione dello spazio suddiviso sui tre livelli che compongono lo ShangHub: partendo dal piano superiore destinato agli ambienti Active per arrivare al piano inferiore destinato agli ambienti privati per garantire il massimo della concentrazione; mentre per quanto riguarda le aree di transizione sono state predisposte per fornire opportunità di conversazione e creatività collaborativa. Nella zona Active, lo ShangHub dispone di un ampio Café, con numerose tipologie di postazioni, ambienti per svago e ristoro, una dispensa pubblica rifornita con cibi sani, un bar con personale e ovviamente ambienti

per lavoro di gruppo. Il podio in legno della gradinata del Café, con numerosi cuscini morbidi rotondi che evocano i punti di attacco dei mattoncini Lego, ospita regolarmente riunioni e altri eventi che richiedono la condivisione del lavoro. La natura, all’interno dell’edificio, è presente attraverso grandi fioriere con la funzione di divisori spaziali, fornendo enormi benefici biofisici all’ambiente e oltre che in forma reale, l’elemento vegetale, è riportato in forma figurativa su molte pareti, evocando sensazioni di benessere e rilassando gli utenti. Elementi a forma di sfere e cubi richiamano i fondamenti principali delle costruzioni Lego, enfatizzando la materialità e il design dei prodotti. All’interno degli ambienti lavorativi non mancano spazi dove rilassarsi con un piccolo gruppo di colleghi, giocare a scacchi cinesi, godersi lo skyline di Shanghai e coltivare l’ispirazione per un nuovo progetto.

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • LA RICERCA Ambienti privati Luoghi in cui il lavoratore può sostare singolarmente o con un gruppo ristretto di collaboratori. pagina a fronte Sistemi di separazione e collegamento Inserimento interno di elementi vegetali aventi la funzione di separare le diverse postazioni lavorative. Abbandono del colore giallo che caratterizza le aree di lavoro e immissione del verde come esplicitazione dei sistemi distributivi.

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • LA RICERCA pagina a fronte Air France, Jet Engine Maintenance Base Carroponte appositamente studiato per sorreggere e movimentare i motori dei jet.

Officine - Laboratori I laboratori, cuore dei centri di ricerca, dove le idee prendono forma e possono divenire realtà, il luogo dentro al quale un ricercatore può gioire per un buon esito delle prove effettuate, oppure avere la certezza che dovrà riprogettare o modificare la sua opera. Declinando l’attenzione agli spazi destinati a ospitare la ricerca e lo sviluppo di mezzi pesanti, assimilabili ai componenti di Hyperloop, è possibile notare come quasi la totalità degli ambienti di prototipazione siano destinati all’assemblaggio e alla pro-

duzione dei pezzi che vanno a generare il prodotto finito, mentre soltanto una piccola parte della superficie di questa zona funzionale è adibita a spogliatoi, locali tecnici e sale di controllo. A differenza degli spazi dedicati agli uffici, studiati precedentemente, il focus sul quale si focalizza lo sviluppo di questi ambienti riguarda la sicurezza del lavoratore, oltre ovviamente alla funzionalità e all’ergonomia necessaria per svolgere le funzioni di assemblaggio o manutenzione dei vari mezzi pesanti. È quindi necessario delineare

sin dagli albori della progettazione un sistema di percorsi interni al laboratorio che garantisca al lavoratore di spostarsi da un’area funzionale all’altra senza correre rischi e allo stesso tempo dare la possibilità di movimento ai mezzi pesanti senza che l’operatore incaricato di questa mansione debba porre l’attenzione a lavoratori in movimento; solitamente le aree funzionali risultano delimitate da segnaletica a terra oppure, in casi di lavorazioni più pericolose, risultano transennate, rendendo evidente il percorso pedonale destina-

to agli operatori in movimento. Ancor prima dei percorsi pedonali è opportuno individuare il numero esatto di aree funzionali che risultano necessarie alle lavorazioni richieste. Dal punto di vista relativo all’illuminazione è preferibile che quest’ultima sia indiretta e proveniente dall’alto e che ovviamente, tramite le aperture, garantisca i lumen minimi richiesti per svolgere le attività all’interno del luogo di lavoro senza dover far ricorso all’illuminazione artificiale durante le ore diurne.

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • LA RICERCA Rendering esterni Interessante proposta progettuale dove il percorso di Hyperloop (in grigio) si avvolge attorno agli ambienti interni. Tubazione ed edificio risultano sorretti strutturalmente tramite i medesimi pilastri. pagina a fronte Visualizzazioni interne Hall, Centro di controllo per il funzionamento di Hyperloop e Area Break con vista sul laboratorio.

Virgin Hyperloop Certification Center - progetto Virgin Hyperloop ha annunciato che costruirà un nuovo centro di certificazione a Charleston nel West Virginia e sarà progettato dallo studio Bjarke Ingels Group (BIG), con l’obiettivo di testare il futuristico sistema di trasporto dell’azienda; il centro servirà come luogo per lo sviluppo e la commercializzazione della tecnologia Hyperloop, ampliando gli sforzi che Virgin Hyperloop ha già intrapreso nel deserto del Mojave. Il complesso includerà una pista di collaudo estesa per sei miglia (circa 10 chilometri), un centro di accoglienza, una struttura di assemblaggio e sviluppo dei pod, nonché degli ambienti destinati alla formazione in loco. Interessante notare come al cento dell’edificio sia presente uno spazio aperto che, tramite degli appositi carroponti, consenta il sollevamento e la conseguente manovra dei pod per effettuare l’inserimento di questi ultimi all’interno della tubazione

pressurizzata; la presenza di partizioni verticali vetrate che affacciano su questo cortile interno permette la visione ai fruitori del centro di tutti gli ambienti che risultano prospicienti a questo spazio.

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • LA RICERCA Corte interna Laboratorio esterno per la manutenzione, costruzione e spostamento delle diverse tipologie di Pod. pagina a fronte Viste interne Training Centre e Uffici con affaccio sul laboratorio centrale.

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • LA RICERCA Elaborati tecnici Pianta: interessante rapporto tra percorrenza interna e aree di stallo dei propulsori. Sezione: Rapporto tra diversi elementi e dettaglio delle grandi aperture in copertura. pagina a fronte Ambienti interni Varie inquadrature del grandissimo ambiente interno inondato da luce naturale.

Air France, Jet Engine Maintenance Base È in questo edificio che vengono lavati, smontati e ispezionati i motori degli aeromobili di Air France o di altre società, dove il motore più grande che la struttura può ospitare, il GE 90, misura 3,40 metri di diametro e pesa oltre 8 tonnellate, il che fa capire quanto debbano essere resistenti i vari sistemi di movimentazione interna (carroponti) per sorreggere durante l’intero processo di manutenzione i propulsori dei jet. La facciata dell’edificio risulta essere una metafora del decollo: un involucro metallico la cui forma evoca una sezione alare che fluttua al di sopra di un possente basamento in calcestruzzo armato. Il layout planimetrico mostra come questa grande officina sia basata su un concetto prettamente funzionale, dove il grande volume quadrato risulta totalmente disadorno. Questa disposizione planimetrica compatta è stata ideata dall’architetto

una volta che quest’ultimo ha studiato tutti i vari passaggi e processi che devono essere eseguiti dai motori durante il processo di manutenzione dove una serie di carroponti, i cui binari risultano fissati alla struttura della copertura, consente un facile spostamento di motori o parti di essi da un’area dell’officina all’altra. Il layout e il relativo sistema di spostamento sono frutto di attente analisi focalizzate sugli sviluppi futuri che l’industria dei propulsori dei jet potrebbero avere nei decenni successivi, così che tutto l’edificio sia caratterizzato da un’ampia flessibilità per accogliere future espansioni o nuove tipologie di motori. All’interno dell’edificio non manca l’illuminazione naturale, resa disponibile da delle importanti aperture poste in copertura e rivolte verso nord, in modo che la luce risulti sempre indiretta e il più diffusa possibile. Queste grandissime aperture per-

mettono un tangibile miglioramento delle condizioni di lavoro, dove gli operatori non hanno mai bisogno di luci artificiali a supplemento, garantendo così una maggiore efficienza e benessere del lavoratore. Interessante soluzione per delimitare i percorsi laterali è

data dall’inserimento di elementi vegetali che permettono di dividere la superficie pedonale da quella destinata alla manutenzione dei motori.

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pagina a fronte Ørestad College, Copenaghen Abbandono delle classiche aule per favorire la formazione in ambienti più piacevoli e che si adattino alle necessità delle nuove generazioni.

Generalità Non ci sono classi! Uno spazio di apprendimento può ospitare all’inizio della giornata un determinato gruppo di lavoro, dopodiché può accogliere gli studenti nelle ore dei pasti ed infine dare spazio ai docenti per svolgere delle riunioni. Nella stessa giornata l’ambiente polivalente può accogliere innumerevoli funzioni e tutte saranno svolte garantendo il massimo comfort grazie all’altissima versatilità e flessibilità che questi spazi risultano avere. Oggi sorge la necessità di vivere la scuola come uno spazio unico e integrato, in cui i vari microambienti han-

no la stessa dignità e risultano flessibili, abitabili e in grado di accogliere in ogni momento le persone. Si tratta di spazi che presentano un adeguato livello di funzionalità, comfort e benessere per realizzare le molteplici attività presenti nella didattica odierna. Gli spazi fisici possono fornire un contributo reale in caso riescano ad offrire al docente una modularità tale da consentire diverse conformazioni dello spazio in breve tempo, dando la possibilità di ospitare gruppi di allievi di piccole, medie o grandi dimensioni. Per condurre il processo di

Ambienti della formazione

innovazione della didattica al massimo delle sue possibilità è opportuno cogliere l’importanza che rivestono in questo iter gli elementi di arredo che andranno ad occupare lo spazio, in quanto dovranno fornire una versatilità tale da consentire tutti i generi di incontri previsti in quel determinato ambiente. Il modello di edificio che da tempo domina l’architettura delle scuole, basato sullo schema ad aule e corridoi, sembra infatti non essere più adeguato agli strumenti tecnologici, alle strategie didattiche e agli obiettivi che si stanno figurando e afferman-

do sempre di più oggigiorno. Questo processo di ripensamento richiede il superamento dello «schema ad aula» come unico riferimento spaziale della didattica quotidiana e l’apertura a una serie di nuove soluzioni e modelli innovativi rispetto ai quali poter progettare le caratteristiche di un ambiente di apprendimento, ridefinendo il ruolo e la funzione dell’aula didattica.

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • LA RICERCA Pianta Piano Terra Facilmente visibile la presenza delle due tipologie di ambiente didattico: il provato, dedicato alla didattica frontale e gli ambienti aperti centrali, dedicati alla socialità e al lavoro di gruppo. pagina a fronte Ambienti didattici Aule e spazi destinati alla didattica contemporanea.

Braemar College Situato nella pianura rurale tra il Monte Macedon e le catene montuose di Hanging Rock e JimJim, il nuovo campus del Braemar College assume un ruolo fondamentale in quanto riprogettato in base all’apprendimento della scuola contemporanea. Il

campus scolastico, ideato dal team di Hayball, pone le basi su di un concetto molto semplice, ma vincente: quello di realizzare tante unità volumetriche quante sono le aree funzionali richieste dalla committenza, riuscendo però a mantenere ben saldo,

attraverso il design, il forte concetto di comunità, cultura e flessibilità che la didattica contemporanea richiede. Analizzando gli spazi interni è possibile notare come siano totalmente debellate le classiche aule scolastiche dove ad ogni ragazzo veniva

attribuito il proprio banco e questo in favore di due tipologie di ambienti: le aule che ospitano la didattica frontale e gli alti spazi dedicati all’apprendimento pratico e di gruppo. I primi citati, presenti in minoranza, sono riconoscibili dalla presenza di tavoli con dimensioni elevate per ospitare molti studenti e quindi non eliminare totalmente la socialità, mentre i secondi, che caratterizzano la quasi totalità del progetto, risultano allestiti con arredi appositamente studiati in base alla tipologia di attenzione e al livello di interazione sociale richiesta. Per quanto riguarda la disposizione di queste due tipologie di ambienti è interessante notare come gli spazi caratterizzati dalla socializzazione sono posti, rispetto l’asse longitudinale, in modo centrale, mentre i luoghi destinati alle lezioni frontali sono collocati marginalmente, in quanto hanno la necessità di un elevato livello

di concentrazione. Molto importante risulta essere il rapporto che instaurano le aule interne con gli ambienti di apprendimento esterno, solitamente posizionati tra due unità volumetriche per consentire la didattica all’aperto anche nei

periodi più freddi. Parlando invece di l’illuminazione interna naturale, essa risulta ampliamente garantita dalle grandi vetrate che permettono un ampio scorcio sul paesaggio esterno naturale che circonda il Braemar College.

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • LA RICERCA Pianta Piano Primo Interessante notare come gli elementi di arredo vadano a comporre delle aree perfettamente delimitate all’interno dell’ampio open space. pagina a fronte Ambienti interni Raffigurati diversi ambienti, ma aventi in comune l’obiettivo di rendere la determinata funzione collaborativa e di gruppo, favorendo la socializzazione tra utenti.

Parramatta Campus (WSU) Il Parramatta City Campus, di proprietà della Western Sydney University (WSU), è un campus altamente evoluto e unico nel suo genere, un luogo dove l’apprendimento teorico risulta direttamente collegato alla realtà lavorativa. Il campus universitario, progettato dallo studio Woods Bagot, si sviluppa verticalmente su più livelli, dove trovano posto interessanti soluzioni di design con lo scopo di favorire l’interazione, la collaborazione e la partnership degli studenti con il mondo lavorativo, offuscando così i confini tra business e istruzione. Grazie ai numerosi workshop effettuati, sono emerse molte proposte mirate al miglioramento dei comuni ambienti didattici, dove risulta molte volte complicato l’insegnamento di due discipline totalmente contrapposte; il focus è quello di realizzare degli spazi flessibili in grado di accogliere molteplici dibattiti

inerenti a diverse tematiche e discipline accademiche, creando un insieme di ambienti capaci di dialogare gli uni con gli altri tramite l’arredo appositamente studiato e concepito per conferire ai vari piani del campus un aspetto unitario. Lo scopo

principale nell’allestimento di questi ambienti è quello di conferire una flessibilità tale da non dover effettuare interventi invadenti di ristrutturazione per adattarsi agli imminenti cambiamenti imposti dalla didattica nel futuro.

“Non ci sono aule all’interno dello spazio, è il design che promuove un approccio interattivo all’insegnamento e all’apprendimento. Il punto di forza del progetto è sicuramente la fluidità presente ad ogni piano del complesso che permette ai fruitori conti-

nue interazioni fortuite”. (Georgia Singleton, direttrice di Woods Bagot)

Grazie alle postazioni open space dedicate a studenti e docenti, oltre ai costi, risultano abbattute le tradizionali gerarchie che molte volte si instaurano tra personale e alunni quando risultano presenti degli ambienti distinti per le due tipologie di fruitori che popolano gli ambienti accademici. La diversificazione tra ambiente didattico e aree destinate alle pause è data da evidenti cambi materici e di mobilio, quest’ultimo studiato appositamente per incoraggiare la collaborazione e aumentare il comfort del personale e degli studenti.

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Casi Studio


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Segni

Sahara Circle Opera di Richard Long datata 1988. Una delle opere più mature di Long, massima espressione del lasciare segni nella natura incontaminata con ciò che l’ambiente circostante offre, usufruendo soltanto di semplici azioni con mani e piedi. pagina a fronte Stonehenge Circoscrizione dello spazio.

Alterazioni “L’architettura è l’insieme di modifiche e alterazioni introdotte sulla superficie della terra e date dai bisogni umani[...]”. (William Morris, 1881) Ogni azione umana che come conseguenza finale

apporta una sostanziale modifica al territorio circostante definisce attivamente il rapporto tra uomo e natura: l’architettura diventa parte integrante della struttura di un determinato luogo, si insedia al suo interno e spesso ridefinisce l’organizzazione a livel-

lo concettuale e percettivo. Le azioni di manipolazione del paesaggio lo ricodificano. La forza di sovrapporre un motivo geometrico ad un elemento naturale ne modifica la percezione e spesso crea uno spazio dinamico con il

quale l’osservatore può interagire. I frequenti segni fuori scala nei paesaggi naturali coinvolgono lo spettatore razionale ed emotivo in un dialogo che migliora il rapporto con il sito stesso, sia percettivamente che concettualmente.

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • CASI STUDIO Descrizione opera Opera unica e temporanea realizzata nello stato del Nevada, più precisamente nella porzione nord del deserto del Mojave nel 1969. L’opera, realizzata tramite ripetuti passaggi da parte dell’autore in sella alla sua motocicletta, era composta da alcune circonferenze tangenti tra di loro ed una di esse che intersecava le altre. L’autore ha l’intento di mostrare il suo interesse relativo alle trasformazioni della superficie terrestre attraverso l’azione dell’uomo. “Non c’è niente lì, eppure è pur sempre una scultura”. (Michael Heizer)

Traccia: Circular Surface Planar Displacement Drawing, El Mirage Dry Lake - Michael Heizer

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • CASI STUDIO Descrizione opera Situata anch’essa nel deserto dello stato del Nevada risulta essere una delle prime opere dell’autore nel campo della Land Art, realizzata agli inizi del 1968. A differenza dell’opera precedentemente mostrata, dove alla superficie terrestre non erano state apportate sostanziali modifiche oltre al cambiamento dettato dal ripetuto passaggio dell’uomo, Michael Heizer ha generato una vera e propria trincea dove anche l’ombra proiettata divenisse materia e contribuisse al racconto del passaggio dell’uomo sulla terra.

Rimozione: Isolated Mass/ Circumflex, Massacre Lake - Michael Heizer

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • CASI STUDIO Descrizione opera Situata in Nevada e conclusa nel 1970, è sicuramente l’opera più importante realizzata da Michael Heizer. Sono state rimosse ben 240mila tonnellate di terra dalle due trincee aventi una larghezza di nove metri e una profondità di quindici. La realizzazione del Double Negative è un’opera che ha lo scopo di far meditare l’umanità sul principio dell’arte come creazione, quando in questo caso Heizer non ha di fatto aggiunto ma sottratto. “Penso che il terreno sia il materiale con il maggior potenziale proprio perchè esso è la sorgente originale”. (Michael Heizer)

Rimozione: Double Negative, Mornon Mesa - Michael Heizer

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Vista dall’alto Gli unici elementi presenti nel sito di progetto erano dei piccoli muri di contenimento in pietra chiamati xerolithies e da essi è partita la progettazione con la mission di garantire ai volumi architettonici una totale fusione con l’ambiente naturale circostante. pagina a fronte La pietra L’utilizzo della pietra locale ha garantito all’intero progetto di fondersi e di assumere i medesimi toni cromatici del territorio.

Materia: Xerolithi House, Serifos - Sinas Architects

Suggestioni

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • CASI STUDIO Concept e viste d’insieme Centro culturale composto da sei edifici concepiti come tre coppie, ognuna di loro ospita diverse esposizioni e funzioni. Il concetto sul quale pone le basi lo sviluppo progettuale risulta molto articolato e parte dallo studio del persorso stradale medioevale che attraversa Santiago, per terminare con la fusione di quest’ultimo con una matrice geometrica contemporanea tramite l’utilizzo di software parametrici. pagina a fronte Viste Le sinuose curve esterne che richiamano il territorio circostante lasciano spazio ad ampi ambienti interni irradiati dalla luce naturale.

Volumi: The City of Culture, Santiago de Compostela Eisenman Architects

Parcheggio Paesaggio Edificio Percorsi

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • CASI STUDIO Vista dall’alto Architettura concepita come se fosse il naturale andamento del paesaggio circostante. Il volere progettuale era quello di evitare che fosse un singolo edificio a ricordare la devastante distruzione avvenuta per mezzo del terremoto nel 2008, ma doveva essere un intero paesaggio a ospitare gli ambienti abitati. pagina a fronte Integrazione L’integrazione tra paesaggio e spazio abitato consente la totale eliminazione della presenza di un singolo edificio dominante e un enorme piazza che lo circonda.

Volumi: Earthquake Memorial, Sichuan - CAI Yongjie, Tongji University

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • CASI STUDIO Elaborati tecnici e corte principale Le grandi curve verdi, oltre che la funzione di coperture, hanno quella di schermare i raggi solari nelle ore più calde della giornata. La conformazione delle coperture richiama un sistema collinare cercando di suscitare nei più giovani l’interesse per la ricerca. pagina a fronte Viste generali Conformazione esterna e ampia illuminazione interna degli ambienti interrati.

Volumi: Science Hills, Komatsu - Mari Ito + UAO

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • CASI STUDIO

Vista generale Relazione tra il bunker tedesco risalente alla seconda Guerra Mondiale e il nuovo centro museale realizzato dallo studio BIG.

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Layout planimetrico

pagina a fronte Immagine e Concept progettuale Immagine raffigurante l’ingresso principale del nuovo museo. Estratti del concept progettuale ideato dallo studio Bjarke Ingels Group.

Tirpitz Museums, Blavand - Bjarke Ingels Group (BIG) Il Tirpitz è un santuario scavato all’interno delle dune sabbiose nella costa occidentale della Danimarca, ha il delicato compito di ricordare e di fungere da contrappeso alla drammatica storia bellica che è stata consumata nel sito di Blåvand. L’area di progetto è collocata in una posizione geografica dove creare una continuità con il tessuto circostante risulta impossibile, gli unici elementi che caratterizzano l’intera porzione di costa sono le grandi dune sabbiose che hanno ospitato al loro interno numerosi bunker risalenti alla seconda Guerra Mondiale e molti di loro sono sempre presenti nel sito. Il progetto infatti trasforma e amplia un bunker tedesco della seconda Guerra Mondiale, facendo di esso un complesso culturale innovativo, composto da quattro ambienti principali racchiusi in un’unica struttura inserita all’interno del paesaggio, un

vero e proprio “museo invisibile” di 2.800 metri quadrati che si confonde nel contesto naturale. Dirigendosi verso l’ingresso del complesso, i visitatori colgono immediatamente la fortificazione tedesca in tutto il suo rigore e procedendo nel cammino seguendo il

percorso principale definito dalla morfologia del luogo incontrano delle profonde incisioni che fendono le dune sabbiose creando dei veri e propri tagli su quattro diversi fronti che discendono e convergono in una corte centrale. Questo spazio, fulcro del complesso, dà accesso alle

quattro gallerie della mostra che, seppur ipogee, vengono illuminate totalmente dalla luce naturale, portando a zero il consumo di energia elettrica nelle ore diurne della giornata. Suscita forte interesse e stupore il rapporto che questa nuova architettura instaura

con il preesistente bunker perché, nonostante si inserisca in un contesto dove monumentalità e storia sono fortemente radicate, il Tirpitz si pone in netto contrasto con il monolite in calcestruzzo, confondendosi nel panorama circostante e trasmetten-

do una sensazione di leggerezza e ariosità.

Musei

Autonomia

Integrazione

Museum Center Blavand contiene tre musei e una galleria per le esibizioni.

Ogni museo, essendo un’unità indipendente, ha la libertà di variare argomentazione alle mostre, ospitare eventi e adottare i propri orari di apertura al pubblico.

I quattro ambienti, anche se totalmente autonomi, garantiscono comunque al visitatore dei collegamenti interni fra i diversi spazi.

Integrazione all’interno del paesaggio

Piano interrato

Rotazione delle pareti della corte

Connessione con il Tirpitz Bunker

L’ingresso comune che permette l’accesso agli ambienti del museo è posizionato al piano interrato. Percorsi e ambienti di servizio sono collocati tra ogni galleria espositiva.

La rotazione delle pareti comprese tra la corte centrale e le sale espositive genera un sistema di collegamenti che rende lo spazio museale altamente flessibile.

Un tunnel interrato permette il collegamento con il bunker tedesco risalente alla seconda Guerra Mondiale.

Gli accessi sono realizzati incidendo quattro sentieri all’interno delle dune, generando una corte centrale al progetto. I quattro percorsi si collegano ai preesistenti sentieri immersi nelle dune sabbiose della costa.

Disposizione

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • CASI STUDIO Elaborati tecnici Sezioni. Pianta Piano Terra. pagina a fronte Viste di dettaglio Dalle immagini raffiguranti gli ambienti interni è possibile notare l’enorme quantità di luce naturale che irraggia le superfici espositive anche se risultano totalmente interrate.

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • CASI STUDIO Immagine Fotoinserimento progettuale del nuovo Sky Village situato in prossimità degli impianti sciistici d Levi. pagina a fronte Concept ed Elaborati tecnici Estratti del concept progettuale ideato dallo studio Bjarke Ingels Group. Pianta Piano Terra, dedicato principalmete agli spazi pubblici. Prospetti.

Koutalaki Ski Village, Levi - Bjarke Ingels Group (BIG) “Il nostro progetto per il Koutalaki Ski Village crea un ibrido che integra identità distinte come villaggio e resort, rifugio e apertura, intimità accogliente e maestosità naturale, carattere unico e attenta continuità - o semplicemente - architettura e paesaggio “. (Bjarke Ingels, fondatore e partner, BIG) L’idea progettuale, che ha proposto lo studio BIG per il nuovo villaggio sciistico a Levi, in Finlandia, è concepita come estensione della vetta e del preesistente rifugio. Una proposta che pone la totale attenzione al contesto

in cui risulta inserita, prediligendo così che essa possa emergere dalla morfologia del territorio piuttosto che realizzare un edificio “caduto dal cielo”; l’architettura estende le forme organiche del paesaggio naturale, configurandosi come una montagna artificiale abitata e su cui è possibile sciare. Il progetto è composto da una serie di edifici che si irradiano da una piazza centrale, fulcro e immagine della comunità, dove le loro estremità, toccando terra, danno forma a quattro edifici indipendenti e che forniscono un comodo accesso alle coper-

ture, consentendo così agli sciatori di percorrere il tetto del resort in due direzioni. Le morbide curve delle coperture ondulate dei quattro edifici creano una totale continuità visiva con il resto del paesaggio naturale, conferendo all’intero villaggio il carattere unico di skyline montano, una vera e propria cima abitata. Come accennato precedentemente, i quattro edifici circondano una corte rendendola il cuore del resort, riparata dal vento ma allo stesso tempo aperta verso i magnifici scorci che può offrire lo scenario limitrofo.

La piazza centrale, luogo di ritrovo e di interazione sociale, ospita una piccola pista di pattinaggio sul ghiaccio e gli eventi musicali di comunità; è interessante notare come l’atmosfera intima degli spazi circoscritti dagli edifici sia in netto contrasto con l’apertura visiva presente sulle vette degli edifici. L’intera area del resort risulta perfettamente collegata tramite una rete di sentieri che facilita la percorribilità sia a piedi che con gli sci, garantendo a tutti i fruitori di spostarsi comodamente e in velocità da un edificio all’altro.

Layout circolare

Volumetrie saparate

Estensione

Regolazioni individuali

Sviluppando il programma funzionale in una disposizione circolare è possibile godere degli splendidi panorami disponibili in tutte le direzioni.

Separando e ruotando il complesso in più unità volumetriche viene conferito al sito un forte senso di permeabilità e ogni edificio risulterà indipendente.

Gli edifici, una volta ruotati, si estendono parallelamente tra di loro, questo genera dei piacevoli percorsi percorribili a piedi e con gli sci.

Ogni edificio sarà adattato individualmente per garantire agli ambienti che dovrà ospitare il massimo comfort.

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • CASI STUDIO Rendering progettuali Dalle tre visualizzazioni proposte è possibile notare come ogni edificio sia simile all’altro per una condivisione del concetto di base, differendo in altezza o nelle curvature in base alle esigenze spaziali richieste dagli ambienti interni. pagina a fronte Render e modello 3D Rendering esterno focalizzato sullo spazio centrale dedicato alla comunità. Rendering interno della zona bar con affaccio sul paesaggio. Modello tridimensionale per cogliere al meglio il forte rapporto che l’architettura instaura con il paesaggio circostante.

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • CASI STUDIO Spazio pubblico Area pubblica appositamente ideata per accogliere numerosi gruppi di persone favorendo la socialità e l’interazione. pagina a fronte Vista complessiva È possibile apprezzare come l’intero intervento vada a riprendere la conformazione del contesto preesistente, come se l’elemento architettonico fosse sempre stato presente.

Karlovac Aquarium & River Museum - 3LHD Situato lungo le rive del fiume Korana, il centro che accoglie l’acquario e il museo di Karlovac è stato dedicato alla conoscenza della flora e della fauna dei fiumi croati e dei loro ecosistemi. Il volume architettonico che ospita il vasto programma funzionale del centro risulta in buona parte interrato, mentre sono visibili gli ambienti principali che ospitano gli accessi per raggiungere le aree sottostanti. La particolare conformazione architettonica dell’edificio, che risulta tutt’uno con il contesto circostante, è ispirata dalla morfologia del centro storico di Karlovac, circondato da “Šanci”, mura difensive composte da tumoli di terra. L’obiettivo era quello di ottenere un nuovo hotspot cittadino sulla riva destra del Korana, realizzando un luogo di sosta che destasse forte attrazione. È proprio il voler creare un luogo di forte comunità e interazione che ha

portato a generare come fulcro del centro un’ampia piazza pubblica, dove le persone, fruitori o meno del centro, potessero riunirsi; è proprio da quest’area centrale che dipartono i tre percorsi pedonali: a ovest diretto verso il centro cittadino, a sud verso l’area che solitamente ospita fiere ed eventi all’aperto e ad est dove risulta collocato il principale accesso pedonale all’ampia superficie pubblica interposta tra le tre aree funzionali dell’aquario. La disposizione planimetrica dell’intero progetto è molto interessante in quanto il cuore del centro culturale, l’ambiente che ospita le vasche con i pesci d’acqua dolce, non risulta visibile dall’esterno ma è totalmente interrato ed è possibile accedervi passando prima in una delle tre aree che affacciano sulla piazza pubblica: una mostra, una sala lettura con bar e l’ambiente degli uffici, quest’ultimo dedicato sola-

mente al personale. Oltre all’aspetto planimetrico suscita particolare attenzione la composizione materica delle facciate rivolte sulla piazza: un particolare calcestruzzo gettato in opera e contenente dei pigmenti di diversa dimensione che

hanno il compito di conferire all’architettura una cromia che si avvicini il più possibile a quella del terreno circostante, per far si che l’elemento antropico una volta ultimato possa confondersi con quello naturale.

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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • CASI STUDIO Elaborati tecnici Prospetti. Pianta Piano Terra. Sezione prospettica. Immagine dall’alto della corte pubblica centrale. pagina a fronte Immagini di dettaglio Immagini degli spazi esterni interclusi dai volumi interrati. È possibile notare i pigmenti che vanno a caratterizzare la composizione del calcestruzzo avvicinandolo cromaticamente ai toni del territorio circostante.

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CASI STUDIO • HYPERLOOP DESERT CAMPUS

HYPERLOOP DESERT CAMPUS • CASI STUDIO Immagine corte centrale Luogo di ritrovo e socialità. Spazio generato dalla vicinanza delle due ali maggiori del Clark Center. pagina a fronte Vista generale Immagine che raffigura la corte centrale del complesso. È un luogo che ospita tutti gli eventi di comunità come riunioni e feste. Posto in corrispondenza a questa corte centrale, al livello interrato, è presente un grande auditorium.

James H. Clark Center, Stanford - Foster + Partners Il Clark Center, situato nel campus della Stanford University, è un centro di ricerca che riunisce sotto lo stesso tetto diverse discipline (biologia, medicina, chimica, fisica e ingegneria), anche distanti concettualmente tra loro ma che convivono in piena armonia grazie all’approfondito studio ambientale svolto dal team di architetti di Foster & Partners. Questo progetto è un approfondimento di uno studio precedentemente iniziato durante la progettazione del Center for Clinical Science Research (CCSR), inerente la natura fisica dell’ambiente di ricerca e riflettendo i cambiamenti radicali nella metodologia e del bisogno di facilitare un approccio interdisciplinare promuovendo l’interazione tra gli scienziati. La progettazione del Clark Center consente all’analisi precedentemente iniziata un ulteriore passo avanti, concependo

nel nuovo edificio degli spazi innovativi di lavoro: luoghi dove gli incontri sociali e le conversazioni improvvisate sono considerati parte integrante dell’impegno scientifico. Lo spazio della ricerca dunque, come accennato precedentemente, deve concedere delle solide basi sulle quali poter collocare, nel modo più flessibile possibile, tutti i diversi ambienti che caratterizzano un centro multidisciplinare. Proprio per questa motivazione lo studio planimetrico ha generato un edificio basato su una forte centralità: una corte aperta e incorniciata ai lati da tre “ali” che ospitano sui vari piani tutti gli ambienti necessari ai diversi campi di ricerca. È un’architettura in forte contrasto con le tradizionali strutture che ospitano i laboratori con le loro stanze e corridoi chiusi; il Clark Center si pone ai fruitori come luogo aperto

e flessibile: i balconi esterni sostituiscono i corridoi interni e la disposizione dei laboratori può essere riconfigurata a piacere, dove tutte le sedute e le varie scrivanie possono essere spostate facilmente per fornire formazioni ad-hoc in risposta alle esi-

genze della ricerca in rapida evoluzione; questa versatilità è ulteriormente implementata dai collegamenti sospesi che permettono in modo veloce e comodo di spostarsi da un’unità ambientale all’altra. È un edificio dominato dai balconi, che lasciano ampio

respiro allo spazio centrale del cortile utilizzato per mostre, riunioni ed eventi. Molto interessante la scelta di posizionare al terzo ed ultimo piano del complesso il bar, che solitamente occupa il piano terra dei complessi di ricerca, per incoraggiare gli utenti

a percorrere i corridoi prospicenti ai laboratori incontrando colleghi e dando luogo a fortuiti scambi di idee. È un campus che grazie all’ottima organizzazione planimetrica incoraggia studenti, docenti e ricercatori di diverse discipline a mescolarsi e interagire tra loro.

139


140

HYPERLOOP DESERT CAMPUS • CASI STUDIO Elaborati tecnici Pianta Piano Interrato, dove è possibile individuare lo spazio centrale dedicato all’auditorium. Pianta Primo Piano, molto evidente la totale eliminazione degli elementi distributivi interni a favore di un ampio open space. I grandi corridoi sono spostati all’esterno andando a caratterizzare fortemente i prospetti. pagina a fronte Immagini esterne Immagini che pongono l’attenzione sullo spazio centrale dedicato alla comunità e sui corridoi sospesi che collegano rapidamente le varie aree funzionali del centro.

CASI STUDIO • HYPERLOOP DESERT CAMPUS

141


Indirizzi alla progettazione


144

HYPERLOOP DESERT CAMPUS • INDIRIZZI ALLA PROGETTAZIONE

Obiettivi progettuali Parlando del complesso architettonico nella sua più ampia visione d’insieme è facile comprendere come le tre diverse macroaree che comporranno il centro siano concettualmente diverse in termini di necessità spaziali ma tutte aventi la medesima argomentazione: Hyperloop. Proprio per questa forte diversità tra gli ambienti presenti in un programma funzionale molto articolato, la scelta vincente potrebbe essere quella di generare un complesso architettonico basato sulla centralità degli spazi, garantendo un luogo pubblico che abbia anche la funzione di principale elemento distributivo e di connessione tra le tre diverse macroaree del centro: il welcome center, il quartier generale Hyperloop e il centro di formazione. La disposizione quindi in tre diverse unità volumetriche garantirebbe la totale e corretta separazione dei flussi senza generare fastidiose interferenze tra i di-

versi fruitori del complesso. Dal punto di vista formale invece, risulta evidente come l’ambiente circostante incontaminato non possa essere deturpato con la presenza di un manufatto antropico comune, ma la conformazione e la materia con cui quest’ultimo sarà realizzato dovrà avere il focus di renderlo tutt’uno con l’ampia valle desertica, garantendo allo stesso tempo un ottimo riparo dai forti venti che comunemente caratterizzano questo sito sia nei mesi invernali che in quelli estivi, oltre ad assicurare ampie porzioni di ombra durante l’arco della giornata, soprattutto nel mese di Luglio dove vengono raggiunte quotidianamente temperature che vanno ben oltre la soglia dello stress termico. Un centro come Hyperloop Desert Campus dovrà mostrarsi a tutto il mondo come figura ideale della sostenibilità, garantendo al tempo stesso una monumentalità tale da non passare inosservato ed

INDIRIZZI ALLA PROGETTAZIONE • HYPERLOOP DESERT CAMPUS

Risultati analisi

essere all’altezza del mezzo che verrà sviluppato al suo interno. Spazi del lavoro Area funzionale che rappresenta il cuore del campus dove i ricercatori, provenienti da ogni parte del mondo, si riuniranno per rendere realtà Hyperloop. Gli ambienti del lavoro occuperanno buona parte della superficie totale del centro di ricerca e saranno suddivisi in due fondamentali aree: la prima sarà occupata dagli uffici, mentre la seconda ospiterà il luogo di prototipazione. Gli uffici saranno allestiti in modo da favorire il lavoro di gruppo e l’interazione tra diversi team che lavoreranno allo sviluppo virtuale di differenti parti meccaniche di Hyperloop in modo da velocizzare l’iter ingegneristico. Sarà quindi presente un grande open space che ospiterà l’ampia superficie destinata allo studio iniziale dei prototipi; le diverse aree

che prenderanno posto al suo interno saranno principalmente suddivise tramite l’utilizzo di diverse tipologie di arredo, a seconda delle mansioni che dovranno ospitare. Anche se in modo contenuto non mancheranno ambienti che garantiscano momenti di privacy destinati al lavoro del singolo ricercatore o di ristretti gruppi. Saranno allestite delle sale riunioni più ampie per garantire privacy ma che allo stesso tempo possano dare luogo a un aperto scambio di opinioni su diverse aree di sviluppo riguardanti i pod o le tubazioni. Saranno allestiti degli spazi dove i ricercatori possano concedersi una pausa bevendosi una buona tazza di caffè e socializzare con i colleghi durante una partita a biliardino, in modo da agevolare il lavoratore e favorire il senso di accoglienza che un luogo come questo dovrebbe avere. La mission di questo primo ambiente descritto è sicuramente quella

di garantire al ricercatore “una seconda abitazione”, sensazione che assicurerà uno stato fisico e mentale ottimale al personale, in modo da rendere il loro operato più redditizio. In questa ampia superficie dovrà essere garantita la massima illuminazione naturale che migliorerà lo stato fisico del lavoratore ma che permetterà anche di abbattere gli alti costi di energia elettrica che solitamente sono richiesti da strutture di ricerca assimilabili a questa. Grazie ad ampie vetrate il personale godrà di un magnifico scorcio sul paesaggio circostante e sull’ambiente di prototipazione di Hyperloop, posto come fulcro dell’intero complesso. Per quanto riguarda la seconda area lavorativa, opposta alla prima in quanto il lavoro che vi si svolgerà sarà principalmente manuale, risulterà sviluppata rigorosamente su un unico livello per facilitare la movimentazione e il trasporto delle compo-

nenti che andranno a caratterizzare l’intera infrastruttura di Hyperloop. La quasi totalità della superficie lavorativa sarà allestita come una grande officina posizionata, come precedentemente accennato, come fulcro dell’intero complesso e risulterà essere un ambiente esterno, protetto da particolari sistemi di schermature con la finalità di garantire ampie zone di ombra. Oltre a questo spazio aperto saranno necessari degli ambienti interni per garantire la disposizione delle attrezzature elettroniche per la gestione dell’intero sistema di test Hyperloop, oltre ad ospitare degli spogliatoi per consentire ai vari tecnici di cambiarsi direttamente in loco. Sarà predisposto un ampio ambiente che ospiterà la sala del ristorante, dove i lavoratori delle due macro aree potranno incontrarsi dando luogo a interessanti conversazioni sugli sviluppi meccanici e di ideazione di Hyper-

loop. Questo servizio, oltre alla comodità di non dover pensare alla preparazione dei pasti giornalieri, garantisce un luogo di ampio confronto tra le due diverse aree che se da un lato sono molto distanti per tipologia di lavoro svolto, dall’altro hanno il medesimo obiettivo di rendere Hyperloop una realtà fruibile all’intera comunità mondiale nel più breve tempo possibile. Ambienti della formazione Macroarea dedicata ai futuri ricercatori e tecnici che avranno il compito di continuare lo sviluppo di questo mezzo avveniristico; è un luogo dove le giovani leve possano approfonditamente studiare tutti gli aspetti teorici e di sistema compresi nella complessa infrastruttura Hyperloop. È un luogo dove teoria e pratica devono fondersi quotidianamente e difatti, proprio come nel quartier generale, sono presenti aule e spazi

didattici assimilabili agli ambienti degli uffici e un laboratorio pratico dove tramite la presenza di modelli in scala di pod e condotti gli studenti possano toccare con mano quello che un giorno saranno chiamati a fare su modelli reali di Hyperloop. Anche gli ambienti della didattica nel loro complesso saranno caratterizzati da grandi ambienti riconfigurabili a piacimento a secondo delle necessità richieste in un determinato momento, favorendo l’interazione tra studenti e docenti; ogni ambiente dovrà comunque disporre di ampie porzioni vetrate che garantiscano l’affaccio sulla zona delle officine/laboratori del centro in modo da tenere sempre alta la loro ambizione di aspiranti tecnici e ricercatori Hyperloop.

145


146

HYPERLOOP DESERT CAMPUS • INDIRIZZI ALLA PROGETTAZIONE

Affluenza annuale Elaborazione personale: grafici con la finalità di indicare l’affluenza degli utenti nel centro di ricerca nei diversi mesi dell’anno. Fonte: vacanzeinamerica.eu

Programma

INDIRIZZI ALLA PROGETTAZIONE • HYPERLOOP DESERT CAMPUS

pagina a fronte Flusso utenti giornalieri Elaborazione personale: analisi svolta su un giorno tipo.

Profilo utenza

Ai fini di una progettazione coerente con gli aspetti funzionali e dimensionali di Hyperloop Desert Campus, è risultato necessario svolgere un’approfondita analisi riguardante il profilo di utenza che usufruirà delle diverse aree del centro di ricerca. Questa analisi, svolta per i tre principali profili e unita ai precedenti dati climatici, garantisce di avere un quadro generale dei periodi e degli orari in cui la struttura dovrà accogliere contemporaneamente più persone. Senza questi dati potrebbero verificarsi dei sovradimensionamenti degli ambienti dettati da un calcolo delle aree necessarie scorretto perché basato sulla capienza massima di utenti che la struttura dovrà essere in grado di ospitare, senza tener conto del fattore tempo. È inoltre possibile notare come i periodi con maggiore presenza di utenti coincidano con la stagione primaverile e autunnale, mesi in cui gli spostamenti tra un sito e l’altro risultano agevolati dalle temperature più miti.

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148

INDIRIZZI ALLA PROGETTAZIONE • HYPERLOOP DESERT CAMPUS

HYPERLOOP DESERT CAMPUS • INDIRIZZI ALLA PROGETTAZIONE Aree funzionali Elaborazione personale: Ridefinizione del programma funzionale fornito in modo approssimativo dalla piattaforma YAC (Young Architects Competitions). pagina a fronte Percentuali Elaborazione personale: Percentuali delle tre unità funzionali che comporranno Hyperloop Desert Campus.

Dimensionamento di massima WELCOME CENTER

Area approssimativa [m2]

ACCOGLIENZA

HEADQUARTERS

Area approssimativa [m2]

LABORATORIO

TRAINING CENTER

Area approssimativa [m2]

Area approssimativa [m2]

Servizi igienici (open space)

80

AREA TEORICA

250

Classi****

120

Open space

180

Atrio - area bar / caffè

200

Hall / Reception

250

Prototipazione

2000

Archivio

Museo

830

Stalli prototipi

500

ALLOGGI

Deposito

20

Sala di controllo

70

Camere - 24 unità***

645

Servizi igienici

40

Magazzino

120

Lavanderia

30

Area gioco / relax

60

Locale tecnico

20

Locale impianti

90

Cucina / sala comune

30

Servizi igienici (bar)

40

Carico - Scarico

250

AREA FITNESS

Servizi igienici (classi)

30

ARENA Sala convegni

600

Servizi igienici

30

Palestra

160

AREA PRATICA

Deposito

30

Deposito mezzi

60

Piscina

150

Laboratorio prototipi

500

Servizi igienici

30

Locali batterie di accumulo

140

Spogliatoio - uomo

45

Spogliatoio - uomo

45

Locale pressurizzazione tubo

370

Spogliatoio - donna

45

Spogliatoio - donna

45

RISTORANTE Sala

350

Spogliatoi - uomo

45

Bar

90

Spogliatoi - donna

45

Cucina

180

UFFICI

Dispensa

40

Open space

750

Spogliatoi personale

50

Sale riunioni*

220

Servizi igienici

40

Box**

110

Area bar / caffè

250

Area gioco / relax

50

CORTE 30

Servizi igienici Totale approssimativo *4 sale riunioni.

2600 ** 6 box.

AREA PARCHEGGIO

Totale approssimativo

6565 2550

1220

OSSERVATORI

400

TOTALE STIMATO

Servizi igienici (box / sale) *** 20 camere doppie (26 mq), 4 camere triple (31 mq).

Totale approssimativo

30

25%

63%

12% TRAINING CENTRE

WELCOME CENTRE HEADQUARTERS

**** 2 classi.

13.335 m2

149


HYPERLOOP DESERT CAMPUS • INDIRIZZI ALLA PROGETTAZIONE Percentuali Elaborazione personale: percentuali delle macro aree funzionali contenute all’interno delle tre unità.

Area [m2]

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

pagina a fronte Matrice di adiacenza Elaborazione personale.

Staff

AREE PUBBLICHE

Visitatori

2 750 m37

35

WELCOME CENTRE

630 m2 49 TRAINING CENTRE

WELCOME CENTRE

WELCOME CENTRE

53

34

ALLOGGI

705 m

400 m2 HEADQUARTERS

3 HEADQUARTERS

2 LABORATORIO

4

3720 m2

39

48

21 TRAINING CENTRE

54

19

UFFICI

1740 m2 43

42

27 44

10 HEADQUARTERS

11

12

40

41

45

HEADQUARTERS

RISTORANTE

ARENA

WELCOME CENTER

590 m2

52

AREA FITNESS

2

50

LABORATORIO

14

660 m2

AREA PRATICA

22

23 26

24

UFFICI

32

AREA TEORICA

AREA FITNESS ALLOGGI

1160 m2

RISTORANTE

20

25 30 29 28

NOTA: Per semplificare la comprensione del diagramma sono riportati soltanto i collegamenti imprescindibili tra i vari ambienti.

AREA TEORICA

16

ARENA

46

AREA PRATICA

36

47

2550

1. Area parcheggio

400

2. Osservatori

-

3. Corte

30

4. Servizi igienici

250

5. Hall / Reception

830

6. Museo

20

7. Deposito

40

8. Servizi igienici

20

9. Locale tecnico

600

10. Sala convegni

30

11. Deposito

30

12. Servizi igienici

350

13. Sala

90

14. Bar

180

15. Cucina

40

16. Dispensa

50

17. Spogliatoi personale

40

18. Servizi igienici

2000

19. Prototipazione

500

20. Stalli prototipi

70

21. Sala di controllo

120

22. Magazzino

90

23. Locale impianti

250

24. Carico - scarico

60

25. Deposito mezzi

140

26. Locali batterie di accumulo

370

27. Locale pressurizzazione tubo

30

28. Servizi igienici

45

29. Spogliatoio - uomo

45

30. Spogliatoio - donna

750

31. Open space

220

32. Sale riunioni*

110

33. Box**

250

34. Area bar / caffè

50

35. Area gioco / relax

30

36. Servizi igienici (box e sale riunioni)

80

37. Servizi igienici (open space)

250

38. Archivio

645

39. Camere - 24 unità***

30

40. Lavanderia

30

41. Cucina / sala comune

160

42. Palestra

150

43. Piscina

45

44. Spogliatoio - uomo

45

45. Spogliatoio - donna

120

46. Classi****

180

47. Open space

200

48. Atrio - area bar / caffè

60

49. Area gioco / relax

40

50. Servizi igienici (bar)

30

51. Servizi igienici (classi e o. space)

500

52. Laboratorio prototipi

45

53. Spogliatoio - uomo

45

54. Spogliatoio - donna

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENT

ACCOGLIENZA

HEADQUARTERS

31

TRAINING CENTER

33

51

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

38

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Studenti

17

INDIRIZZI ALLA PROGETTAZIONE • HYPERLOOP DESERT CAMPUS

Matrice di adiacenza

ACCOGLIENZA

150

TOTALE 13.335 m * 4 sale riunioni.

** 6 box.

Non possono stare vicino Devono stare vicino stare vicino

2

*** 20 camere doppie (26 m2), 4 camere triple (31 m2).

**** 2 classi.

Non possono stare vicino Dovrebbero Devono stare vicino Dovrebbero stare vicino

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16

15

35

32

37

49

14

53

34

3

2 4

6

5

39

42

48

21

22

23

54

26

19

24

Profilo utenza 25 30 29 28 27

44

10 40

e Ridolfi 9

7

8 11

12

AC

50

43

021

ARENA

20

52

1

RISTORANTE

46

LABORATORIO

18

Software di analisi: Ladybug per Gras

51

UFFICI

47

36

USA_NV_Nellis.AF Koppen BWh

AREA FITNESS ALLOGGI

31

Stazione meteo: Zona climatica:

45

41 Bubble diagram

AREA TEORICA

33

17

WELCOME CENT

38

153

AREA PRATICA

a ciclo unico in

13

Range delle temperature

HEADQUARTERS

Bubble diagram Elaborazione personale: neldiagram diagramma Bubble sono stati raffigurati soltanto i paramentri relativi ai collegamenti imprescindibili per Ambienti che non semplificare la lettura delle macroaree pre-dispongono di un accesso disenti. retto sull’esterno.

INDIRIZZI ALLA PROGETTAZIONE • HYPERLOOP DESERT CAMPUS

TRAINING CENTER

HYPERLOOP DESERT CAMPUS • INDIRIZZI ALLA PROGETTAZIONE

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDE

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

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TOTALE

Ambienti che non disponNOTA: Per semplificare la comprensione del diagramma sono riportati soltanto i collegamenti imprescindibili tra i vari ambienti. * 4 sale riunioni. gono di un accesso diretto sull’esterno.


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INDIRIZZI ALLA PROGETTAZIONE • HYPERLOOP DESERT CAMPUS

HYPERLOOP DESERT CAMPUS • INDIRIZZI ALLA PROGETTAZIONE

Programma funzionale Per la redazione dell’intero programma funzionale di Hyperloop Desert Campus sono state seguite come input le linee guida fornite dal concorso proposto dalla piattaforma YAC (Young Architects Competitions), andando però a definire e suddividere ogni unità in macroaree e ambienti funzionali, tenendo come riferimento il dimensionamento di massima redatto da YAC. È proprio sul dimensionamento di massima che si sono incentrati i primi ragionamenti, in quanto non essendo ancora presenti sul mercato dei componenti dell’infrastruttura Hyperloop sono stati ipotizzati dei range per ognuno di loro, seguendo le indicazioni e i presupposti che ogni startup ha reso pubblici; risultano estremamente variabili le dimensioni dei pod fino ad oggi testati e prodotti ed è sulla media di

questi ultimi che sono stati presupposti degli ingombri che possano garantire in un futuro di accogliere la prototipazione di qualsiasi tipologia di capsula, assicurando una mobilità interna per pod con una lunghezza massima di venticinque metri lineari. Dopo aver effettuato un’accurata analisi riguardante le altezze e gli ingombri in pianta dei componenti Hyperloop sono state generate delle maglie geometriche che, insieme ai presupposti dimensionali forniti da YAC, hanno dato luogo a spazi realizzati tramite una scomposizione in multipli delle griglie date dalle grandezze dei componenti dell’infrastruttura, in modo che tutto il centro, compresi quegli ambienti idealmente lontani dalla prototipazione, possa essere sviluppato geometricamente come sottomultiplo dell’area più attraen-

te del campus: il laboratorio. È un centro di ricerca dove le unità di Headquarters e Training Centre occupano ben l’80% dell’intera superficie del campus, attribuendogli così un enorme significato figurativo; a queste due aree appena citate ne è stata accorpata una terza, denominata Welcome Center e volta ad accogliere i visitatori incuriositi e affascinati da questa nuova realtà. Questa ultima unità funzionale, apparentemente distaccata dalle altre e volta ad accogliere un esiguo flusso di turisti, è da considerare come valore aggiunto per la generazione di volumetrie architettoniche in grado di fornire ampi spazi dove chi usufruirà del Welcome Center possa godere visivamente delle aree lavorative senza però entrare in contatto con queste ultime rischiando di generare una

commistione tra ambiente pubblico e privato. Proprio per la presenza di funzioni concettualmente distanti tra di loro sono stati analizzati, oltre alle aziende che ospitano al loro interno ambienti che rispecchiano la nuova tipologia del “New World of Work”, dei casi di layout progettuali che come Hyperloop Desert Campus sono composti da diverse unità ospitanti svariate funzioni. Dall’analisi effettuata è emerso come ognuno di loro ponga una forte centralità nella composizione architettonica, dove solitamente un ambiente pubblico posto come fulcro dell’intero complesso possa risultare una scelta vincente in quanto permette una totale separazione dei flussi e allo stesso tempo dà forma ad uno spazio dove scienziati, tecnici, visitatori e studenti, qualora

volessero, possono fondersi tra di loro e dare luogo a conversazioni che permettano uno scambio di idee libero e stimolante per ogni figura all’interno del centro. È quindi facilmente intuibile come il focus dell’analisi sia mirato sugli aspetti dispositivi e di collegamento che questi esempi possono mostrare, prescindendo dalla scala dimensionale di ognuno di loro. Una volta conclusa l’analisi dispositiva e dei collegamenti è stato possibile ampliare e dettagliare le tre unità ambientali fornite dalla piattaforma YAC in base agli studi effettuati su ogni luogo di lavoro e ricerca; sono infatti risultate necessarie delle importanti integrazioni come un’area dedicata al parcheggio delle autovetture e dei mezzi a servizio di tutti gli utenti del campus e un’ampia zona pubblica

esterna che più che un luogo di ritrovo è assimilabile a un vero e proprio distributivo tra le varie macroaree. Il centro sarà quindi composto da tre unità volumetriche distinte e separate che racchiudono al loro interno ambienti di piccole e grandi dimensioni, tutti disposti secondo un layout che garantisca una chiara gerarchia spaziale e di collegamento per poter eliminare qualsiasi interferenza; unica macroarea che risulterà collegata e fruibile a tutti sarà l’Arena, luogo in cui possono essere svolte riunioni di lavoro e presentazioni, ma soprattutto è lo spazio dedicato al confronto tra diversi team di progetto e tra lo staff e i visitatori. Adiacenze Dopo aver ricavato le linee guida e conseguentemente stilato un programma fun-

zionale capace di coniugare i vari ambienti presenti nel progetto è risultato indispensabile capire come le diverse unità e gli spazi contenuti in esse potessero dialogare gli uni con gli altri. Proprio per la complessità del programma è risultato fondamentale l’utilizzo di una matrice di adiacenza che permettesse di avere il totale controllo dei collegamenti essenziali e ipotetici tra i diversi ambienti contenuti all’interno delle macroaree. Fondamentale la redazione della matrice anche per poter usufruire del plugin Space Syntax per Grasshopper che, una volta impostate le aree dei vari ambienti e l’entità delle relazioni tra gli stessi, ha reso possibile uno studio ancor più accurato delle relazioni ambientali generando i vari bubble diagrams (nella pagina precedente risulta presente sol-

tanto il diagramma reputato affine con il programma funzionale e l’idea progettuale) e fornendo i vari coefficienti che attestano l’efficienza delle scelte effettuate. È da notare come in questo caso non fosse ricercata la configurazione con maggior livello di integrazione ma questa prerogativa è stata attribuita soltanto ad alcuni ambienti come la corte centrale pubblica, l’arena e l’area di prototipazione del laboratorio (aspetto facilmente intuibile notando gli elevati valori dei coefficienti di integrazione che questi ambienti possiedono).

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Tavole


TAVOLE • HYPERLOOP DESERT CAMPUS

HYPERLOOP DESERT CAMPUS • TAVOLE Hyperloop Desert Campus

Tubazione

Pod Virgin Hyperloop One

Hyperloop Desert Campus

Carrello per Pod Hyperloop

Progetto del nuovo centro di sperimentazione Hyperloop_Nevada, Las Vegas

Progetto del nuovo centro di sperimentazione Hyperloop_Nevada, Las Vegas

1_Indirizzi alla progettazione

2_Il paesaggio Opera unica e temporanea, era collocata nello stato del Nevada, più precisamente nella porzione nord del deserto del Mojave nel 1969, realizzata tramite ripetuti passaggi da parte dell’autore in sella alla sua motocicletta, era composta da alcune circonferenze tangenti tra di loro e una di esse che intersecava le altre. L’autore ha l’intento di mostrare il suo interesse relativo alle trasformazioni della superficie terrestre attraverso l’azione dell’uomo e senza alcun processo di addizione materica. “Non c’è niente lì, eppure è pur sempre una scultura”. Michael Heizer

Immagini: Circular Surface Planar Displacement Drawing, El Mirage Dry Lake, Nevada - Michael Heizer.

1.5

2_Concept

800 m s.l.m.

60

km

Centro di sperimentazione Hyperloop

Range delle temperature Stazione meteo:

USA_NV_Nellis.AFB.723865_TMY3

Zona climatica:

Koppen BWh

B: clima arido

W: clima desertico

h: molto caldo, temp. media superiore 18,5 °C

Software di analisi: Ladybug per Grasshopper, Climate Consultant, AndrewMarsh Data View 2D & Weather Data

Percorso solare

Analisi delle direzioni dei venti - Luglio

Relazione tra percorso solare e sito di progetto.

Relazione tra direzioni dei venti e sito di progetto nel mese più caldo dell’anno.

Dato: temperatura a bulbo secco (°C)

Dato: Universal Thermal Climate Index (°C)

Periodo: 1 Jan 1:00 - 31 Dec 24:00

Periodo: 1 Jul 1:00 - 31 Jul 24:00

15

35

32

37

49

14

53

34

3

1 2

4

6

5

39

42

23

54

26

19

24

25 30 29

43

44

10 9

7

40

8 11

RISTORANTE

22

28 27

Relatore_Prof. Arch. Giuseppe Ridolfi

ARENA

WELCOME CENTER 21

52

Anno Accademico_2020 / 2021 Candidato_Edoardo Gorini

48

LABORATORIO

16

50

UFFICI

18

20

HEADQUARTERS

36

46

AREA FITNESS ALLOGGI

47

45

41

AREA TEORICA

31

TRAINING CENTER

Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Architettura

33

17

51

2. Osservatori 3. Corte 4. Servizi igienici

250

5. Hall / Reception

830

6. Museo

20

7. Deposito

40

8. Servizi igienici

20

9. Locale tecnico

600

10. Sala convegni

30

11. Deposito

30

12. Servizi igienici

350

13. Sala

90

14. Bar

180

15. Cucina

40

16. Dispensa

50

17. Spogliatoi personale

40

18. Servizi igienici

2000

19. Prototipazione

500

20. Stalli prototipi

70

21. Sala di controllo

120

22. Magazzino

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Tesi di Laurea

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

13

38

1. Area parcheggio

90

23. Locale impianti

250

24. Carico - scarico

60

25. Deposito mezzi

140

26. Locali batterie di accumulo

370

27. Locale pressurizzazione tubo

30

28. Servizi igienici

45

29. Spogliatoio - uomo

45

30. Spogliatoio - donna

750

31. Open space

220

32. Sale riunioni*

110

33. Box**

250

34. Area bar / caffè

50

35. Area gioco / relax

30

36. Servizi igienici (box e sale riunioni)

80

37. Servizi igienici (open space)

250

38. Archivio

645

39. Camere - 24 unità***

30

40. Lavanderia

30

41. Cucina / sala comune

160

42. Palestra

150

43. Piscina

45

44. Spogliatoio - uomo

45

45. Spogliatoio - donna

120

46. Classi****

180

47. Open space

200

48. Atrio - area bar / caffè

60

49. Area gioco / relax

40

50. Servizi igienici (bar)

30

51. Servizi igienici (classi e o. space)

500

52. Laboratorio prototipi

45

53. Spogliatoio - uomo

45

54. Spogliatoio - donna

TOTALE 13.335 m

12 NOTA: Per semplificare la comprensione del diagramma sono riportati soltanto i collegamenti imprescindibili tra i vari ambienti.

* 4 sale riunioni.

** 6 box.

2

*** 20 camere doppie (26 m2), 4 camere triple (31 m2).

**** 2 classi.

Non possono stare vicino Devono stare vicino Dovrebbero stare vicino

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Ambienti che non dispongono di un accesso diretto sull’esterno.

AREA PRATICA

Bubble diagram

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Studenti

30

ME

ER

NT

CE

Disposizione sul territorio La collocazione delle macroaree sul territorio desertico ha la mission di creare due accessi totalmente separati in modo che i mezzi pesanti non rappresentino un intralcio ai visitatori e allo staff che non sono direttamente collegati all’area dei laboratori meccanici.

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Tesi di Laurea

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

ACCOGLIENZA

Visitatori

400

WE

O LC

Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Architettura Anno Accademico_2020 / 2021 Candidato_Edoardo Gorini Relatore_Prof. Arch. Giuseppe Ridolfi

Segni La separazione del complesso superiore in più unità volumetriche conferisce al sito una forte permeabilità rafforzando il senso di indipendenza delle varie unità funzionali. Questo atto garantisce la generazione di uno spazio centrale pubblico dove il senso di campus risulta massimizzato da “un’atmosfera da villaggio”.

Riparo La particolare conformazione delle coperture e la scelta di utilizzare un tetto-giardino consentono di attenuare nelle ore più calde della giornata i raggi solari diretti. Il volume del complesso posto più a sud assume anche un ruolo fondamentale in termini di protezione dal forte vento estivo che talvolta supera i 40 km/h e tocca temperature intorno ai 50 °C.

Comunicazione Le tre macroaree, anche se totalmente autonome, garantiscono ai fruitori appositi collegamenti interni tra i diversi spazi.

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Staff

RS

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

2550

NTER

TE

Area [m2]

AREE PUBBLICHE

ING CE

AR

Matrice di adiacenza

TRAIN

QU

Profilo utenza

Autonomia Sviluppare una conformazione architettonica che renda le tre macroaree indipendenti consentirebbe una totale separazione dei flussi in ingresso e uscita, di organizzare liberamente le attività interne alle aree e adottare i propri orari di apertura al pubblico.

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

AD

Grafico: Rosa dei venti Dato: Velocità del vento (m/s) Periodo: 1 Jul 1:00 - 31 Jul 24:00

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

HE

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Macroaree funzionali Il campus è composto da tre macroaree, distanti da un punto di vista funzionale ma indispensabili tra di loro. È presente un Welcome Centre, principalmente destinato all’accoglienza dei visitatori, l’Headquarters, cuore pulsante dello sviluppo Hyperloop ed infine il Training Centre, area destinata alla formazione dei nuovi tecnici e dirigenti Hyperloop.

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE REALIZZATO PER STUDENTI

Las Vegas

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

115°25’5.80” O

Altitudine:

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

36°25’52.80” N

Longitudine:

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Latitudine:

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE REALIZZATO PER STUDENTI REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

km

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

140

Sito di Progetto

Hyperloop Desert Campus è concepito come un grande colle fortemente eroso dagli aridi venti, un’entità antropica che si innesta all’interno di un contesto incontaminato e che si pone l’obiettivo di apparire come se fosse sempre appartenuto a quel luogo. La presenza di forme sinuose permette di riprendere visivamente le cime fortemente erose delle catene montuose che si pongono come perfette quinte sceniche per il campus. Il terreno è svuotato per accogliere il cuore pulsante del centro: il laboratorio meccanico, dove tutti i progetti, le innovazioni e gli approfonditi studi si concretizzano e potranno essere testati con rapidità, comfort e sicurezza dai vari tecnici specializzati. Il progetto, oltre che un forte valore figurativo, pone le sue solide basi su concetti prettamente funzionali; l’approfondito studio riguardante i diversi flussi ha permesso di separare completamente le attività lavorative, di studio e di ricerca da quelle dedicate al pubblico, ma che in ogni modo quest’ultimo è da considerare come valore aggiunto all’intero complesso. Difatti Hyperloop Desert Campus è da considerare come un vero e proprio museo dove i visitatori, tramite appositi percorsi e spazi dedicati possono assistere in qualsiasi momento e liberamente a tutte le attività lavorative e processi che conducono alla prototipazione dell’intera infrastruttura di Hyperloop. Aggetti, forme plastiche e superfici vetrate hanno l’obiettivo di poter garantire allo sguardo curioso e affascinato di lavoratori e visitatori di varcare facilmente le barriere interposte tra un’area funzionale e l’altra, conferendo un forte senso di libertà. Il fulcro di progetto è inevitabilmente il grande spazio centrale che risulta posto su due livelli altimetrici e aventi diverse funzioni: al livello interrato sono presenti il piazzale destinato alla prototipazione e i limitrofi ambienti dedicati ai vari test e manutenzioni, mentre al livello superiore è presente una grande piazza pubblica dove possano nascere conversazioni spontanee tra visitatori e lavoratori e dove tutti i fruitori possano amalgamarsi gli uni con gli altri. È proprio questa la mission che si pone l’intero progetto, ergere il vero concetto di campus dove svariate figure possano interagire e dove si respiri un’aria da villaggio, dove ogni utente riesce a contribuire al risultato finale: quello di rendere realtà al più presto il mezzo avveniristico che stravolgerà il sistema dei trasporti mondiale.

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Attuale centro di sperimentazione Hyperloop

Integrazione Il caldo torrido presente nelle ore diurne alternato al repentino calo delle temperature durante le ore notturne, rende necessario l’utilizzo di soluzioni progettuali in grado di attenuare il forte sfasamento termico.

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Estensione Le unità volumetriche che emergono dalla superficie desertica risultano essere un tutt’uno con essa, le estensioni delle coperture fino a terra permettono al vasto complesso di fondersi all’inverosimile con il contesto circostante.

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Morfologia territoriale

Schermature Per garantire una totale protezione alle ampie superfici vetrate sono state progettate delle apposite schermature, che aggiunte agli importanti aggetti della copertura, non permettono ai raggi solari di penetrare negli ambienti interni, amplificano il senso di orizzontalità architettonico e riprendono il motivo delle rocce sedimentarie con cui sono composte le varie catene montuose circostanti.

Volume L’ingresso di abbondante luce naturale risulta indispensabile per tutte le attività ospitate nel centro, garantisce benessere fisico e mentale. Gli uffici e gli ambienti dedicati all’apprendimento saranno collocati nel volume al piano terra.

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Visuali Il sito che ospiterà il centro di sperimentazione è caratterizzato da una vasta pianura in direzione nord-sud, così estesa da far perdere lo sguardo nell’infinito; mentre in direzione ovest ed est sono presenti delle imponenti catene montuose che offrono una degna quinta scenica per il campus. Sono dunque queste due direzioni dove prediligere le aperture.

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

0m 0.5

4

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

2

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

0m

Planimetria territoriale

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

158

Centralità Il centro è appositamente concepito per garantire ai visitatori la possibilità di prendere visione di ogni processo lavorativo e di apprendimento senza però essere d’intralcio alle attività lavorative. Il campus si presenta nella sua totalità come un museo, dove gli spazi pubblici e i vari distributivi hanno la funzione principale di mostrare le varie aree sulle quali si affacciano.

159


Terreno di riporto legenda - Aree funzionali Accoglienza Arena Ristorante Area teorica Area pratica Area fitness Alloggi Uffici Laboratorio Aree pubbliche legenda - Accessi Laboratorio - privato Accoglienza - pubblico

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Volumi di sottrazione

Hyperloop Desert Campus

Accessi

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

legenda - Sterri e riporti

Aree funzionali

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

3_Schemi funzionali

Sterri e riporti

Progetto del nuovo centro di sperimentazione Hyperloop_Nevada, Las Vegas

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Progetto del nuovo centro di sperimentazione Hyperloop_Nevada, Las Vegas

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Hyperloop Desert Campus

5_Pianta piano interrato - scala 1:500

legenda 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 12. 13. 14. 15. 16. 17. 18. 19. 20. 21. 22. 23. 24. 25. 26. 27. 28. 29. 30. 31. 32. 33. 34. 35. 36. 37. 38.

3_Planivolumetrico - scala 1:1500

Hall / Reception Museo Deposito Servizi igienici Locale tecnico Sala convegni Sala ristorante Bar Cucina Dispensa Spogliatoio (cucina) Corte Prototipazione Stalli prototipi Sala di controllo Magazzino Locale impianti Area carico - scarico Deposito mezzi Locale batterie di accumulo Locale pressurizzazione tubo Spogliatoi - uomo Spogliatoi - donna Uffici - open space Sala riunione Box Area gioco / relax Archivio Camere Lavanderia Sala comune con cucina Palestra Piscina Classe Area studio - open space Laboratorio prototipi Parcheggio Osservatorio

18

17

19

20

20

4

13

13

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

15

15

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI 13

14

21

16

23

22 6

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

45

29

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

15

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

0m

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

28

0m

5

15

Tesi di Laurea

Tesi di Laurea

Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Architettura

Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Architettura

Anno Accademico_2020 / 2021

Anno Accademico_2020 / 2021

Candidato_Edoardo Gorini

Candidato_Edoardo Gorini

Relatore_Prof. Arch. Giuseppe Ridolfi

Relatore_Prof. Arch. Giuseppe Ridolfi

3

31

29

30

4

23 4

3

5

2

4

22 33

1

3

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

TAVOLE • HYPERLOOP DESERT CAMPUS

HYPERLOOP DESERT CAMPUS • TAVOLE

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

160

37

32

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TAVOLE • HYPERLOOP DESERT CAMPUS

HYPERLOOP DESERT CAMPUS • TAVOLE Hyperloop Desert Campus

Hyperloop Desert Campus

Progetto del nuovo centro di sperimentazione Hyperloop_Nevada, Las Vegas

Progetto del nuovo centro di sperimentazione Hyperloop_Nevada, Las Vegas

6_Pianta piano terra - scala 1:500

7_Pianta piano primo - scala 1:500

legenda

legenda

1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 12. 13. 14. 15. 16. 17. 18. 19. 20. 21. 22. 23. 24. 25. 26. 27. 28. 29. 30. 31. 32. 33. 34. 35. 36. 37. 38.

1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 12. 13. 14. 15. 16. 17. 18. 19. 20. 21. 22. 23. 24. 25. 26. 27. 28. 29. 30. 31. 32. 33. 34. 35. 36. 37. 38.

Hall / Reception Museo Deposito Servizi igienici Locale tecnico Sala convegni Sala ristorante Bar Cucina Dispensa Spogliatoio (cucina) Corte Prototipazione Stalli prototipi Sala di controllo Magazzino Locale impianti Area carico - scarico Deposito mezzi Locale batterie di accumulo Locale pressurizzazione tubo Spogliatoi - uomo Spogliatoi - donna Uffici - open space Sala riunione Box Area gioco / relax Archivio Camere Lavanderia Sala comune con cucina Palestra Piscina Classe Area studio - open space Laboratorio prototipi Parcheggio Osservatorio

38

Hall / Reception Museo Deposito Servizi igienici Locale tecnico Sala convegni Sala ristorante Bar Cucina Dispensa Spogliatoio (cucina) Corte Prototipazione Stalli prototipi Sala di controllo Magazzino Locale impianti Area carico - scarico Deposito mezzi Locale batterie di accumulo Locale pressurizzazione tubo Spogliatoi - uomo Spogliatoi - donna Uffici - open space Sala riunione Box Area gioco / relax Archivio Camere Lavanderia Sala comune con cucina Palestra Piscina Classe Area studio - open space Laboratorio prototipi Parcheggio Osservatorio

38 38

24

4 4

25

8

8

25 4

27

27

4

4

25

12

5

15

36

8

10

9

7

4

4

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

26

0m

5

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Tesi di Laurea

Tesi di Laurea

Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Architettura

Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Architettura

Anno Accademico_2020 / 2021

Anno Accademico_2020 / 2021

Candidato_Edoardo Gorini

Candidato_Edoardo Gorini

Relatore_Prof. Arch. Giuseppe Ridolfi

Relatore_Prof. Arch. Giuseppe Ridolfi

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

0m

26

26

25

11

26

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REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

22

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4

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26

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4

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REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

162

35

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TAVOLE • HYPERLOOP DESERT CAMPUS

165

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTOD

Hyperloop Desert Campus Progetto del nuovo centro di sperimentazione Hyperloop_Nevada, Las Vegas

8_Profili - scala 1:200

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTOD

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTOD

2

6

Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Architettura Anno Accademico_2020 / 2021 Candidato_Edoardo Gorini

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Relatore_Prof. Arch. Giuseppe Ridolfi

O AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

0m

Tesi di Laurea

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

O AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

HYPERLOOP DESERT CAMPUS • TAVOLE

O AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

164


166

TAVOLE • HYPERLOOP DESERT CAMPUS

HYPERLOOP DESERT CAMPUS • TAVOLE

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

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REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODE

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

1.5

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

1. Montanti di bordo 10 x 5 cm 2. Montanti verticali 8 x 8 cm 3. Pannelli triplo vetro 130 x 230 cm Frangisole 1. Pilastri 30 x 30 cm 2. Montanti orizzontali 15 x 5 cm

0m

1

3

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

9_Profili - scala 1:200

Anno Accademico_2020 / 2021 Candidato_Edoardo Gorini

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Architettura

- 57

cm

inte

1 2 3 4 5 6

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a te

- 10

Sol

1 2 3 4 5 6 7 8 9

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6

2 3 4 5 6 7

- 50

cm

(A

i)

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1

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- 15

cm

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1 2

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

cm

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REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

3

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1 2

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Relatore_Prof. Arch. Giuseppe Ridolfi

no

rpia

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Sol

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Tesi di Laurea

6

9

Sol

rra

aio

- 66

4 5 6 7 8

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

2

no

rpia

aio

3

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

0m

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

2

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

0.5

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

0m

Vetrata esterna

1

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

1. Struttura portante a telaio 2. Pannello in cartongesso - 2 cm 3. Isolante termo acustico - 5 cm 4. Cavedio per impianti - 6 cm 5. Pannello in cartongesso - 2 cm

d

Sol

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Tramezzo - 15 cm

- 10

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Telaio in legno Intonaco - 3 cm Blocchi di terra cruda - 20 cm Barriera al vapore Camera d’aria - 5 cm Blocchi di terra cruda - 20 cm Intonaco - 2 cm

aio

tura

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODE

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

1. 2. 3. 4. 5. 6. 7.

6 cm

per

i co

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Muro perimetrale - 50 cm

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Vegetazione (giardino secco) Substrato a grana fina - 10 cm Substrato a grana grossa - 25 cm Strato di filtrazione - 1 cm Strato drenante / accumulo - 15 cm Massetto in pendenza (1,5%) - 5 cm Barriera al vapore Isolante termico - 10 cm Solaio in c.a. con cavi post-tesi in opera - 40 cm

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9.

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

REALIZZATO CON Solaio di copertura - 106 cm

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Pavimentazione - 2 cm Malta di allettamento - 2 cm Tappetino fonoisolante - 5 cm Massetto portaimpianti - 6 cm Solaio tipo Predalles - 40 cm Intonaco - 2 cm

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

1. 2. 3. 4. 5. 6.

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Solaio interpiano - 57 cm

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Pavimentazione - 2 cm Malta di allettamento - 2 cm Tappetino fonoisolante - 10 cm Massetto portaimpianti - 10 cm Solaio tipo Predalles - 40 cm Intonaco - 2 cm

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

1. 2. 3. 4. 5. 6.

REALIZZATO CON UN PRODOTTO REALIZZATO AUTODESK CON UN VERSIONE PRODOTTO PER AUTODESK STUDENTI VERSIONE PER STUDENTI

REALIZZATO CON UN PRODOTTO REALIZZATO AUTODESK CON UN VERSIONE PRODOTTO PER AUTODESK STUDENTI VERSIONE PER STUDENTI

Solaio interpiano - 66 cm

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

1. Pavimentazione - 2 cm 2. Massetto livellante - 3 cm 3. Massetto portaimpianti - 8 cm 4. Sottofondo - 5 cm 5. Barriera al vapore 6. Isolante termico - 10 cm 7. Guaina impermeabilizzante - 2 cm 8. Soletta in c.l.s. alleggerito con rete 8. elettrosaldata - 5 cm 9. Vespaio areato - 45 cm 10. Magrone - 20 cm

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

9_Dettagli tecnologici - scala 1:50 / 1:100 Solaio a terra - 100 cm

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODE

O AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

9_Spaccato assonometrico

O AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Progetto del nuovo centro di sperimentazione Hyperloop_Nevada, Las Vegas

O AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Hyperloop Desert Campus


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HYPERLOOP DESERT CAMPUS • TAVOLE

TAVOLE • HYPERLOOP DESERT CAMPUS

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

Hyperloop Desert Campus

Hyperloop Desert Campus

Progetto del nuovo centro di sperimentazione Hyperloop_Nevada, Las Vegas

Progetto del nuovo centro di sperimentazione Hyperloop_Nevada, Las Vegas

4_Esploso assonometrico

10_Vista d’insieme

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

REALIZZATO CON UN PRODOTTO AUTODESK VERSIONE PER STUDENTI

2_Vista d’insieme

Tesi di Laurea

Tesi di Laurea

Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Architettura

Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Architettura

Anno Accademico_2020 / 2021

Anno Accademico_2020 / 2021

Candidato_Edoardo Gorini

Candidato_Edoardo Gorini

Relatore_Prof. Arch. Giuseppe Ridolfi

Relatore_Prof. Arch. Giuseppe Ridolfi

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170

TAVOLE • HYPERLOOP DESERT CAMPUS

HYPERLOOP DESERT CAMPUS • TAVOLE Hyperloop Desert Campus

Hyperloop Desert Campus

Progetto del nuovo centro di sperimentazione Hyperloop_Nevada, Las Vegas

Progetto del nuovo centro di sperimentazione Hyperloop_Nevada, Las Vegas

11_Corte

12_Ufficio

2_Piazzale prototipazione

2_Sala convegni

Tesi di Laurea

Tesi di Laurea

Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Architettura

Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Architettura

Anno Accademico_2020 / 2021

Anno Accademico_2020 / 2021

Candidato_Edoardo Gorini

Candidato_Edoardo Gorini

Relatore_Prof. Arch. Giuseppe Ridolfi

Relatore_Prof. Arch. Giuseppe Ridolfi

171


Fonti


Bibliografia

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Ringraziamenti


Molte volte mi sono immaginato questo momento, il termine degli studi accademici genera un mix di emozioni contrastanti che spaziano dalla soddisfazione di aver raggiunto un primo traguardo professionale al disorientamento dettato dalla fine di un percorso di studi che ci accompagna dalla tenera età. Certi momenti sembrano sempre troppo lontani per credere che esistano davvero, che arriveranno e che soprattutto spetteranno anche a te; è proprio per questo che ci vorrà del tempo per realizzare che questo sia veramente il mio turno. Sono stati cinque anni di sacrifici e rinunce, di priorità e doveri dettati dall’irrefrenabile voglia di imparare e apprendere una professione che sin da ragazzo ha sempre suscitato in me un forte interesse e per quanto il raggiungimento di un traguardo tanto desiderato, quale quel-

lo della laurea, rappresenti una soddisfazione fortemente personale, a livello umano e professionale, considero indispensabile il sostegno ricevuto da tutte quelle persone che in ambito universitario e non hanno contribuito, anche inconsciamente, a garantire la buona riuscita dell’intero percorso. L’ambiente accademico di Architettura è un luogo dove la persona che sei viene messa sempre in gioco, dove il confronto con professori e compagni è la modalità più proficua di apprendimento e di crescita. Questo ambito universitario forgia la persona che sei a suon di colpi, molte volte duri, mettendo in discussione le proprie capacità e la forza di non mollare e proprio per questo è doveroso essere grati alle “figure” esterne che ogni giorno sono state in grado di trasformare momenti di sconforto in attimi di serenità conferendo nuo-

vamente la forza e la concentrazione per continuare il cammino. I primi che devo ringraziare sono due persone che considero miei fratelli, che si sono fatti trovare sempre pronti e disponibili a condividere momenti di difficoltà, di gioia e di euforia; la squadra con cui ho trascorso ogni singolo istante e che mi ha supportato e sopportato durante tutto questo percorso; gli amici con i quali spero di continuare a condividere tutto negli anni a venire, proprio come oggi negli esami universitari un domani nel lavoro e nella vita, mantenendo la gioia della complicità, della comprensione reciproca e dell’esultare con sincerità per ogni risultato ottenuto sia come singoli che come team. Alberto, Simone grazie. Insieme a queste due persone, vere e proprie colonne portanti della mia carriera universitaria, di crescita pro-

fessionale e umana, ce ne sono altrettante che insieme ad Alberto e Simone hanno costituito al mio fianco un ambiente straordinario. Tutti legati profondamente dalla passione per l’architettura, tutte persone con la quale spero di condividere gli anni a venire sia da un punto di vista professionale che personale. Delle persone fantastiche che con la loro forza hanno contribuito al mio percorso, soprattutto nei momenti difficili dove l’ambizione veniva meno, sono riuscite a farmi riacquistare sicurezza e sorpassare gli ostacoli che in questi anni si sono figurati davanti al mio cammino. Luna, Ludovica, Francesca, Alessia, Denise, Valeria, Stefano grazie. Grazie per la pazienza dimostrata nel momento in cui le mie ansie dovute allo scontro con nuovi problemi ed emozioni della vita si riflettevano nel nostro stare insieme. Ringra-

zio ognuno di voi tantissimo perché con la vostra personalità avete contribuito in larga parte a rendermi la persona che sono oggi, ve ne sarò sempre grato. Vi voglio bene. Mi fermo qua perché potrei continuare all’infinito descrivendovi uno ad uno e soprattutto perché tempo venti giorni ci ritroveremo spiaggiati da Albe e penso che in quell’occasione possa ringraziarvi ancora una volta uno per uno, magari davanti a una bottiglia di Ferrari e ripensando a tutti quei momenti di difficoltà passati insieme che oggi si sono trasformati in un legame indissolubile. Un grazie infinito va anche a quelle persone che, soprattutto i primi anni universitari, i più difficili, hanno riempito le mie giornate con solarità e spensieratezza quando pensieri e lavoro si facevano sempre più duri, riuscivate con una parola o con un

gesto a rendere tutto molto piacevole; senza dimenticare che siete state anche le prime persone con cui ho approcciato il mondo universitario nell’indimenticabile prima lezione di Istituzioni di matematiche, dove dire che mi avete aiutato sarebbe riduttivo, sia mentalmente che praticamente. Anche se questa pandemia e scelte universitarie diverse ci hanno un po’ allontanato non vedo l’ora di condividere nuovamente degli attimi con voi, Marta e Leonardo, grazie. Poi come non ringraziare la mia famiglia acquisita, i miei coinquilini, che mi hanno accompagnato nel mio percorso dal primo all’ultimo giorno. Eravamo e siamo tutt’ora l’uno l’opposto dell’altro e forse è proprio per questo che a tavola la sera nascevano le più disparate conversazioni. Anche quest’atmosfera, oltre a farmi stare bene e sentirmi a mio agio, mi ha permesso

di crescere, di valutare nuove idee e di conosce stili di vita opposti. Vi ringrazio di cuore Daniele, Pasquale, Stefano e Andrea per questi cinque anni passati insieme. Un grazie stratosferico lo voglio dedicare ai miei compagni di vita, Gabriele, Giovanni, Enzo, Marco, Raffaele e Riccardo. Grazie! Siete stati presenti in ogni fase della mia vita; onesti, diretti e sinceri, senza filtri! I diversi percorsi che abbiamo preso ci costringono a passare molto meno tempo insieme rispetto a quanto eravamo abituati, ma non importa, perché ogni volta che ci vediamo è come se non fosse mai passato troppo tempo, siamo sempre gli stessi e quella sintonia e il rapporto che anni fa si era creato è rimasto oggi invariato e spero che tutto ciò possa proseguire nel resto della vita “adulta”. Un altro grazie lo devo a

quelle persone, fortunatamente tante, tantissime, che mi sono state sempre vicine e che nel momento del bisogno hanno saputo comportarsi in un modo esemplare. Se oggi sono qui e ho intrapreso questa strada è perché in tanti mi hanno sostenuto e mi hanno distolto da un periodo che pensavo non si potesse superare. La vita mi ha chiesto di crescere velocemente, forse troppo in fretta e senza di voi quel momento sarebbe stato infinito. Oggi mi chiedo come io abbia fatto a superarlo e l’unica risposta che sono riuscito a darmi è proprio grazie alla presenza di persone come Annalisa, Davide, Giulio, Klaudios, Edoardo, Daniele, Alberto, Irene, Susi, Agnese, Chiara, Francesca, Veronica, Ruben, Tommaso ecc., oltre ovviamente a quelle che ho già ringraziato. Grazie di cuore ragazzi!


Supporto impareggiabile è quello della mia famiglia che in ogni istante mi ha spinto a dare il massimo senza mai tirarmi indietro e soltanto per questo merita numerosi ringraziamenti. Tutti, dal primo all’ultimo hanno fatto sì che il percorso verso la laurea fosse il più dolce possibile garantendomi la massima concentrazione e aiutandomi anche soltanto con la loro presenza e qualche prezioso consiglio. Esempi di vita, di

dedizione al lavoro e di ambizione sono i miei zii; che partiti da zero sono riusciti a raggiungere i propri obiettivi con la voglia di portare avanti le proprie idee, di credere nel loro progetto senza mai distrarsi. Basterebbe questo per ringraziarvi infinitamente, ma avete fatto molto di più per me. Grazie a mia mamma, per tutti i sacrifici che porta avanti quotidianamente, grazie per avermi reso la persona che

sono oggi, grazie per avermi garantito di essere arrivato a questo primo traguardo con i migliori mezzi, forse senza il tuo esempio quotidiano di dedizione irrefrenabile e insaziabile non sarei così sicuro dei miei mezzi, di quello che sono riuscito a costruire con le mie gambe, proprio come hai fatto tu e come mi dimostri ogni giorno. Abbiamo saputo reagire insieme ad un momento della nostra vita dove tutto ci sembrava

cadere addosso, abbiamo sofferto insieme e abbiamo saputo rialzare la testa, andare avanti e continuare la nostra vita raggiungendo ogni nostro obiettivo ed è quello che continueremo a fare. Insieme. Sei riuscita a sopperire una mancanza incolmabile nella mia vita, hai fatto di tutto, cose impensabili, solo per potermi garantire la vita che avevo svolto fino a otto anni fa. Hai superato delle montagne e ti sei fatta in quattro per

non farmi mancare mai nulla e il minimo che io potessi fare era quello di renderti fiera a forza di risultati in ogni cosa che potessi fare. Grazie per quello che hai sempre fatto e quello che stai continuando a fare. Grazie alla persona che è stata per me la più importante della mia vita, ma che alla fine lo è ancora, mio papà. Sei riuscito a conferirmi dei valori che tutt’oggi non sarei in grado di trasferire a

nessun’altro. Eri e sei il mio migliore amico, mio fratello, a te potevo raccontare tutto, perché bastava uno sguardo e un sorriso per imparare. Il mio mondo si è fermato quella mattina che dovevi accompagnarmi a scuola, solitamente in anticipo di venti minuti, mi è bastato non vederti all’orario prestabilito per capire che qualcosa non andava, perché eravamo così io e te, in sintonia. Ci siamo salutati con quella buonanot-

te per telefono, dicendoci ci vediamo domani… Mi hai fatto crescere tutte le volte che con il coraggio che pochi genitori avrebbero avuto mi dicevi che potevo impegnarmi di più, evitando la solita scena del padre che elogia il figlio, ma riuscivi a farmi essere mille metri sopra al cielo ogni volta che mi facevi un complimento in qualsiasi cosa, perché sapevo che non era di circostanza, ma sincero. Spero che questo

punto di partenza, come piaceva dire a te, rappresentato dalla laurea, possa renderti orgoglioso di quello che sono diventato; quel cambiamento che ho dovuto affrontare quando essere forti è l’unico modo per andare avanti. Grazie papà.