Segantini e i suoi contemporanei. Temi e figure dell'Ottocento

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Temi e figure dell’Ottocento



Temi e figure dell’Ottocento



Temi e figure dell’Ottocento

A cura di Alessandra Tiddia



Segantini e i suoi contemporanei. Temi e figure dell’Ottocento 7

Alessandra Tiddia

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Segantini e Arco: il percorso espositivo

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Opere Biografie

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Francesca Velardita



Segantini e i suoi contemporanei. Temi e figure dell’Ottocento Alessandra Tiddia

Segantini e i suoi contemporanei è un progetto espositivo non temporaneo che rinnova la collaborazione istituzionale fra il Mart (Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto) e il MAG (Museo Alto Garda), nella sede della Galleria Civica G. Segantini, relativamente a Segantini e Arco, un’azione congiunta di ricerca che nell’ultimo triennio ha visto la realizzazione di mostre e studi finalizzati nel posizionare Arco all’interno di una rete di relazioni segantiniane. Nello spazio di Palazzo dei Panni, accanto alla sala con la selezione delle opere di Segantini, provenienti dalle raccolte del Mart e da altre collezioni pubbliche e private del Trentino, e attorno al cuore espositivo costituito dalla Segantini Map e dai tavoli con i Segantini Doc, ulteriori spazi ospitano e sviluppano l’esposizione Segantini e i suoi contemporanei con dipinti e sculture di artisti a lui sodali, come Eugenio Prati, Bartolomeo Bezzi, Vittore Grubicy de Dragon e Andrea Malfatti, ma anche di Leonardo Bistolfi, appartenenti alle collezioni ottocentesche del Mart. Il percorso espositivo è articolato in sezioni tematiche che intendono configurarsi come occasione di confronto fra le opere segantiniane e la cultura figurativa di alcuni artisti trentini, per rilevarne assonanze o dissonanze, in una dimensione critica che tenta di superare l’idea ancora geroliana di Segantini quale “artista trentino attivo all’estero”1. 7


Andrea Malfatti Lacci d’amore, (1878) Rovereto, Mart Deposito Comune di Trento

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L’attuale percorso espositivo pone l’attenzione sulla coincidenza di alcuni momenti dell’esperienza segantiniana con la produzione artistica a lui contemporanea in ambito trentino. La mostra Segantini e i suoi contemporanei, dunque, intende riportare l’attenzione del pubblico e degli studiosi sulle potenzialità di studio e di ricerca, ancora aperte, relative al patrimonio artistico del Trentino negli anni compresi fra la fine dell’Ottocento e la Prima guerra mondiale. Questo momento culturale è già stato indagato in passato dal Mart, attraverso varie iniziative, come ad esempio il percorso espositivo permanente sull’Ottocento ospitato fino al 2010 nell’allora sede del Mart di Trento, a Palazzo delle Albere, e alcune mostre di approfondimento2 come quelle di Eugenio Prati, Bartolomeo Bezzi, Andrea Malfatti, Umberto Moggioli, affiancate a diverse ricognizioni dedicate al territorio e al collezionismo, come la mostra Il Secolo dell’Impero. Principi artisti e borghesi (2004) o la Landesausstellung intitolata Sulle tracce di Maurice Denis. Simbolismi ai confini dell’impero asburgico. Landesausstellung 2007, tenutasi a Palazzo delle Albere3. Rassegne che hanno messo in luce un complesso sistema di interferenze culturali, che collegava i protagonisti dell’800 trentino con gli avvenimenti artistici dei grandi centri, sia italiani che d’oltralpe, in un sistema di interferenze che supera il vecchio pregiudizio del provincialismo dell’arte trentina. I momenti espositivi dedicati alla cultura figurativa degli artisti operanti in Trentino costituiscono delle indubbie occasioni e opportunità di studio e riflessione delle potenzialità storico artistiche di questo territorio, e in questo solco di ricerca intende inserirsi anche l’esposizione di Arco, a partire proprio dalla produzione pittorica di Segantini, particolarmente sensibile al confronto con i generi pittorici. I generi affrontati da Segantini nella sua pittura sono quelli comuni a quasi tutta la produzione ottocentesca: l’antica suddivisione per generi informa infatti il sistema dell’arte per tutto l’Ottocento, dalle aule dell’accademia alle sale espositive4. La mostra Segantini e i suoi contemporanei propone un percorso suddiviso in sale espositive, e si concentra, non casualmente come si vedrà, su due temi in particolare, quello della figura e del paesaggio, che assunsero, nel corso del secondo ‘800, un ruolo di grande rilievo sia nell’insegnamento accademico che nelle esposizioni. La pittura di genere e il paesaggio proprio per le loro potenzialità di riflettere episodi e momenti del presente e del quotidiano, divennero i generi più praticati e richiesti negli anni in cui il principio di verità informava la pratica artistica.


Un’analisi a parte merita il genere della natura morta che aveva ampia diffusione in ambiente lombardo, già a partire dai grandi trionfi floreali di Hayez, mentre era praticato molto sporadicamente dagli artisti legati all’Accademia di Venezia5, dove, negli ultimi decenni del secolo, si andava rinnovando piuttosto la pittura di genere (Favretto) e una nuova pittura di paesaggio (Ciardi). Il genere della natura morta è quasi assente nella pittura degli artisti trentini, mentre è molto presente nelle opere di Segantini dei primi anni milanesi. A questo tema, escluso dalla ricognizione odierna, verrà dedicato in futuro un progetto specifico che terrà conto sia di questa specificità, sia del ruolo determinante assunto dalla natura morta nelle opere di esordio di Segantini, ovvero in quei dipinti che contribuiranno a farlo conoscere e apprezzare. I quadri di natura morta, fossero fiori o cacciagione, erano molto richiesti dalla committenza borghese di fine ‘800, soprattutto in ambito lombardo: non stupisce quindi che Segantini vi dedicasse molte energie per tutti i primi anni Ottanta, per passare progressivamente alla figura, come testimonia Ninetta del Verzeè o Pescivendola (1882)6, un’opera dove lo stupendo brano di natura morta rappresentata dai pesci in primo piano può essere letta come il limite ultimo della produzione di nature morte, poiché Segantini inizia qui a introdurre lo studio della figura e del carattere. La produzione pittorica di Segantini vede l’avvicendarsi, quasi in sequenza, di vari generi pittorici, dove l’esaurirsi della pratica di un genere coincide con l’avvio di nuovi temi. Dalla natura morta Segantini passa allo studio della figura, dai ritratti alle scene di genere, ambientate in un primo momento negli interni con focolari e stalle, e successivamente collocate nella natura, dove la rappresentazione diviene pretesto per magistrali brani paesaggistici. Qui il naturali-

Giovanni Segantini Le cattive madri, 1896 Vienna, Belvedere 9


smo delle forme si fonde con il simbolismo degli impulsi e dei fermenti propri delle forze della natura trasformando così i paesaggi in luoghi del simbolo. Infine, Naturalismo e Ideismo troveranno una loro sintesi nella rappresentazione della figura femminile, sia in forma di Dea Cristiana sia di Angelo della Vita, o di nudo immerso nella natura come in Vanità. Il lungo percorso artistico che porta Segantini dal vero al simbolo, pur calato in un contesto che non dimentica i riferimenti di veridicità, lo affranca da una concezione dell’arte come pura mimesi del reale per conquistare via via una dimensione più intellettuale che “renda visibile l’essenza universale delle cose”. Questo processo è rilevabile del resto in quasi tutta l’arte di fine Ottocento, sia in pittura che in scultura: lo ritroviamo ad esempio, anche nelle sculture di Andrea Malfatti7, presenti nella gipsoteca conservata al Mart come deposito del Comune di Trento, e oggi in parte esposte ad Arco. L’intensa caratterizzazione verista delle sue prime opere plastiche, fossero le trine borghesi del busto intitolato Triste realtà (Rovereto, Mart) o la trasposizione in pietra di una scena di genere come Il primo bagno (Rovereto, Mart, ora collocato ad Arco) o il Giovane pifferaio (Rovereto, Mart, ora collocato ad Arco), lasciano via via il posto ad allegorie simboliste, di fluttuanti figure femminili come Lacci d’amore (Rovereto, Mart, ora collocato ad Arco), che preannunciano le sinuosità della prossima stagione del Liberty. La sua attività è nota e apprezzata fino dalla fine degli anni Sessanta, come confermano, fin dal 1869, la commissione del Comune di Trento per il restauro della centralissima

Giovanni Segantini Idillio, 1883 Aberdeen, Art Gallery & Museums Collections 10


Eugenio Prati Idillio, 1884 Collezione privata

fontana del Nettuno e ancora prima la realizzazione di alcune fontane (Il bacchino, I do castradi) e la sua partecipazione all’Esposizione universale di Vienna nel 1873. In questi anni riceve numerosi incarichi per monumenti funebri a Trento, Trieste, ma anche a Parigi che mettono in luce la sua abilità nella resa psicologica dei soggetti rappresentati. Nel cimitero monumentale di Pére Lachaise a Parigi ancora oggi possiamo vedere il monumento funebre di Joséphine Verazzi nata Faniel (che “fu sposa e madre modello”), realizzata nel 1879, raffigurante un bimbo abbracciato a una donna distesa che dorme, di cui il Mart conserva la prova in gesso. Quest’opera realizzata per il rappresentante della camera di commercio italiana a Parigi, risale all’anno seguente alla partecipazione di Malfatti alla III Esposizione mondiale di Parigi del 1878, dove lo scultore trentino aveva esposto Primo bagno, il marmo oggi visibile nel percorso espositivo della mostra di Arco. Fin dal 1876 Malfatti era presente nel panorama espositivo francese, con la vendita al Salon parigino dei suoi Girovaghi, gruppo in marmo di cui rimane traccia in un unico elemento in gesso, appartenente alla gipsoteca e oggi esposto ad Arco. Si tratta di un’opera molto apprezzata, tanto da essere riprodotta in più varianti fin dalla XIV Esposizione nazionale di Napoli del 1877: tale scultura attesta l’orientamento stilistico dell’artista a questa data, attento alla resa descrittiva delle superfici e sempre più coinvolto nell’espressione di una sensibilità verista, volta agli aspetti più umili della realtà sociale. Nel 1883 la sua posizione e il suo riconoscimento nazionale vengono ufficializzati con l’invito, insieme a Segantini 11


Andrea Malfatti Giovane zampognaro (Il pifferaio; I girovaghi) (1876) Rovereto, Mart Deposito Comune di Trento

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ed Eugenio Prati, a rappresentare il Trentino all’Esposizione nazionale di Belle Arti di Roma: Malfatti si presenta con Cura materna e due sculture di impronta orientalista, Schiava ribelle e Giuditta, un’altezzosa figura femminile che sguaina con fierezza la spada8. Queste due figure annunciano un’evoluzione linguistica: oltre alle varie commissioni per i monumenti funebri e patriottici (ad esempio il Monumento a Giuseppe Garibaldi eretto a Cremona nel 1886) conformati allo spirito del tempo, compaiono nuove forme, più leggiadre e fluttuanti, e nuove allegorie come La Vanità (realizzata nel 1894, qualche anno prima dell’omonimo dipinto di Segantini risalente al 1897), Spes unica, L’egizia e Lacci d’amore, che meglio rispondono alle istanze del mercato internazionale. Il gruppo Lacci d’amore (1878) raffigurante una Venere con Cupido, era stato esposto a Parigi nel 1878 e riprodotto in prima pagina ne “L’Illustrazione Italiana” dove era stato lodato per l’idea di leggerezza, per quel “lavoro di scalpello che non potrebbe essere più sottile e più atto a soddisfare chi cerca nella scultura l’estrema finitezza, le carezze della lima, il ricercato della forma”9. La sua prima versione in gesso è oggi visibile nelle sale di Arco: una versione in marmo, firmata e datata, era stata acquistata da Justin Lagare all’esposizione parigina del 1878, poi confluita nel mercato antiquario (Sotheby’s New York 1996), mentre sembra che un’edizione in bronzo fosse stata comperata da Tiffany. Un’altra edizione marmorea, esposta alla mostra annuale dell’Accademia di Brera nel 1876, era stata acquistata dalla Società del Giardino di Milano, uno dei più prestigiosi circoli privati milanesi e si trova tutt’ora nella sede della società nella sala degli Amorini, al pianoterra di Palazzo Spinola a Milano. Un’acquisizione importante questa, promossa dal “frequentatissimo sodalizio milanese, che annoverava fra i propri soci artisti come Francesco Hayez e Gerolamo Induno” e che conferma come Lacci d’amore potesse segnare “un passo decisivo nella carriera dello scultore trentino”10 in quella stessa Milano che vedeva muovere anche i primi passi di Segantini che in quegli anni andava affacciandosi al mondo dell’arte e di Brera, dove Malfatti era cattedratico ormai noto. Gli studi attuali non hanno ancora dimostrato una possibile frequentazione o conoscenza fra i due artisti, che condividevano non solo una comune origine trentina, ma con molta probabilità anche un comune sentimento patriottico. Già in passato11 si è proposto un avvicinamento fra i due in relazione al tema materno, attraverso il confronto fra il marmo malfattiano Cura materna (1883) e il disegno di Segantini esposto ad Arco con lo stesso soggetto.


Giovanni Segantini Ragazzo della Brianza (1880-1881) Collezione privata Gustav Klimt Ragazzo veneziano (Ragazzo savoiardo) (1881) Collezione Würth, Künzelsau

Anche Lacci d’amore potrebbe proporre – nella figura femminile trattenuta da un piccolo cupido, ambedue incerti e sollevati in volo – una coincidenza iconografica per quelle figure femminili che Segantini raffigurerà staccate dal suolo, aeree, esposte al vento come nei celeberrimi dipinti Le Cattive madri o L’angelo della vita. Quella tensione alla leggerezza, al fluttuare della figura nell’aria, che era stata individuata come una delle principali qualità della scultura malfattiana, ritorna nelle complesse raffigurazioni segantiniane degli anni Novanta, anche se in una declinazione molto più simbolista, negli stessi anni in cui iniziano a comparire i noti studi warburghiani sulle Ninfe, individuate appunto come simbolo di leggiadria e giovinezza, le cui vesti e i capelli sono appunto mossi dal vento, che saranno alla base dell’immaginario Liberty. La relazione fra i due soggetti principali di molte opere segantiniane e malfattiane, ovvero la donna e il bambino, rientrano in un genere molto diffuso negli ultimi decenni dell’Ottocento, quello dell’Idillio, che propone l’immagine di un colloquio amoroso, di carattere ingenuo e tenero, spesso ambientato nella natura, pastorale o campestre, in modo da suggerire un mondo di pace e armonia contrapposto alla durezza della realtà sociale di quegli anni. Segantini è stato uno dei più originali interpreti del tema dell’Idillio, così presente nella cultura figurativa di fine Ottocento, da Pellizza da Volpedo a Klimt. A partire dall’Idillio di Aberdeen (1882) egli caratterizza la pittura degli anni brianzoli con soggetti umili, giovani pastori, che attendono ai greggi, perseguendo quell’equazione fra mondo umano e mondo animale che lo porterà allo scandalo del 1891 con il 13


dipinto Le due madri dove la sua idea di umanità è posta in stretta relazione con la natura e il mondo animale. Fra le opere dei primi anni Ottanta troviamo anche un pastore (già collezione Bastoni di Rovereto, oggi di ubicazione ignota), Ragazzo della Brianza (1880-1881) molto vicino ai modelli dei Ciociari di Michetti, raffigurato come uno dei tanti zampognari che dal Sud raggiungevano Milano e la Lombardia. Il suo corrispettivo plastico può essere individuato nello Giovane zampognaro (Il pifferaio; I girovaghi), realizzato da Malfatti qualche anno prima ed esposto a Milano nel 1876. Negli anni brianzoli (1881-1886) Segantini si dedica intensamente alla raffigurazione di scene di genere ambientate nel contesto di una natura cortese, lieta, dolce come il paesaggio della Brianza. Spesso, per intensificare il carattere casuale del racconto l’artista contestualizza la scena aggiungendo, ad esempio, delle donne ridenti che si fanno suonare un motivo dagli zampognari, un bambino in una cesta, una gallina coi suoi pulcini, una mucca che se ne sta indifferente a strappare foraggio da una greppia. In queste rappresentazioni egli sembra sottolineare un carattere molto popolare, un po’ gesticolante e teatrale, già definito da Servaes “italiano”, che verrà progressivamente abbandonato in favore di modi “più quieti, più seri, più trattenuti”, dove “le chiacchiere e le risate sono quasi totalmente bandite” così come “nella resa cromatica viene evitato qualsivoglia tono acceso” (Servaes 1902). Successivamente Segantini prende le distanze da quella che era divenuta una consuetudine stilistica molto italiana e che caratterizzava la maggior parte delle opere presenti alle esposizioni nazionali, ovvero la predilezione per il racconto aneddotico. Alle esposizioni di Roma, Torino, Milano e poi Venezia trionfavano le “madri amorose” e giovani fanciulli abbandonati o girovaghi, in opere che erano in grado di catturare l’attenzione del pubblico non solo per le qualità formali, quanto piuttosto per le capacità di un coinvolgimento emotivo, di un moto sentimentale. A questa logica appartengono dunque anche opere come Giovane Zampognaro (Il pifferaio, I girovaghi) (1876) di Andrea Malfatti o la scena struggente de La morte del pulcino del veneto Antonio Rotta, sempre delle collezioni del Mart ed esposto ad Arco. La società post-risorgimentale aveva eletto come nuovi soggetti dell’arte i più umili, più poveri, gli ultimi, che erano diventati portavoce di quell’intimità domestica fatta di stanze povere, ma con il focolare sullo sfondo, onnipresente, che rammenta il calore dei sentimenti legati alle cure famigliari, come l’affetto fra nonni e nipoti, come l’amore 14


Giovanni Segantini Zampognari di Brianza (1883-1885) Tokyo, National Museum of Western Art

coniugale che “non prende ruggine” e quindi non invecchia, e l’amore per definizione più intenso, quello materno, che da lì a poco sarà celebrato in modo esemplare e imperituro da Segantini e Previati (rispettivamente con Le due madri e Maternità esposte a Brera nel 1891). Anche Eugenio Prati, nato una decina d’anni prima di Segantini (Caldonazzo 1842-1907), aveva affidato la sua fama a dipinti come Madre amorosa, tela esposta nel 1877, ma anche ai Miei vecchi, opera destinata all’esposizione della Promotrice di Firenze del 1880, e poi esposta a Brera nel 1881 e al Glaspalast di Monaco di Baviera nel 1883. Nel frattempo i dipinti Mendicante e Sequestro ottengono la menzione della stampa e riconoscimenti pubblici tanto inseguiti (Mendicante sarà premiato con la medaglia d’oro del governo italiano e la prelazione per l’acquisto per la costituenda Galleria Nazionale d’Arte Moderna, che si aprirà nel 1883); altri quadri, come Piccolo prigioniero, Piccolo cantiniere, La vedova, verranno presentati nelle esposizioni delle Promotrici italiane, affollate di quadri simili, raffiguranti quella poetica del sentimento e della commozione, o forse sarebbe meglio dire quel sentimentalismo, mosso dalla compassionevole vista di poveri fanciulli mendicanti, famiglie sfrattate, di giovani coscritti in partenza, di bambini in povertà o costretti a lavori umili, di mamme ridotte a impegnare i loro ultimi averi per nutrire i propri figli, i soggetti tipici della pittura dei fratelli Domenico e Gerolamo Induno, ma anche di Giuseppe Molteni, che risultano essere i pittori più venduti nelle esposizioni. Prati è alla ricerca di un compromesso fra una pittura che possa compiacere salotti e mercanti e l’orientamento verista-aneddotico, che caratterizza la produzione dell’Italia post-risorgimentale: la trova nella rappresentazione di una 15


Leonardo Bistolfi Allegoria, 1906-1907 Rovereto, Mart Deposito Comune di Trento Leonardo Bistolfi Pannello laterale per L’Alpe, 1906. Pubblicato in “Vita Trentina” 1909

poetica dei sentimenti vestita con i costumi della sua terra, il Trentino; coniuga il lato folcloristico e pittoresco che faceva la fortuna dei suoi colleghi veneziani, primo fra tutti Giacomo Favretto, con il sentimentalismo che tanto piaceva ai commossi lettori di De Amicis e Aleardi. Prati sarà l’estensore di uno dei più riusciti omaggi a Segantini, l’olio intitolato Poesia della montagna (Rovereto, Mart) esposto oggi ad Arco e dipinto nel 1903, dove il paesaggio diventa il tramite espressivo di un lirismo non privo di accenti mistici e simbolisti che fondono natura e figura. Già amico di Andrea Malfatti, a cui dedica un intenso ritratto giovanile realizzato fra il 1871 e il 1874, quando Malfatti esordiva alla prima Esposizione d’arte di Milano, fra il 1882 e il 1884, Prati entrò in contatto anche con Vittore Grubicy12, come testimonia la corrispondenza conservata nell’Archivio Grubicy del Mart, in cui l’artista trentino interroga il mercante e mentore riguardo ai soggetti e allo stile da adottare, mettendolo al corrente del suo lavoro e in particolare delle opere in preparazione per la grande mostra di Roma del 1883, e tentando forse di entrare nella “scuderia Grubicy” come già Segantini. Fra il 1887 e il 1892, Grubicy recensisce le opere di Prati su “Cronache d’arte”13. I suoi articoli sortiscono un duplice ef16


fetto: la promozione del lavoro di Prati a livello nazionale ed europeo, ma soprattutto un nuovo orientamento stilistico della produzione dell’artista trentino che inizia a guardare verso più aggiornate modalità espressive, più prossime al Simbolismo che al Naturalismo. La formazione di Prati era avvenuta prima a Venezia, dove era entrato in contatto con le novità pittoriche legate alle poetiche realiste, mentre a Firenze, qualche anno dopo aveva avuto modo di conoscere la pittura di macchia. Rientrato definitivamente in Trentino, nel paese di Agnedo, in Valsugana, negli anni ottanta aveva eletto a protagonisti delle sue tele gli usi e costumi della sua gente e i paesaggi naturali del Trentino: nei dipinti di questi anni si percepisce un senso più nuovo della natura, come nella Ragazza che legge (1898-1900) o nella Contadina sorridente del 1894, dove mostra un’intima e lirica partecipazione alle vicende dei suoi soggetti, memore della lezione dei suoi maestri veneziani, Grigoletti, Momenti e Blaas. Segantini invece agirà su Prati accrescendone l’innata sensibilità mistica e religiosa, soprattutto intorno al tema della maternità universale. Sempre più spesso le sue tele saranno dedicate alla raffigurazione di scene di vita agreste sullo sfondo dei paesaggi naturali del Trentino, espressi attraverso un intenso lirismo che fonde, anche pittoricamente, le figure al paesaggio, come in Solitudine, esposto in Biennale nel 1895, dove un trasognato Wagner medita sotto le volte di una cattedrale creata da una fitta foresta di platani. Il paesaggio diventa il tramite espressivo di un lirismo non privo di accenti mistici in un percorso comune di fusione

Leonardo Bistolfi Targa per la commissione di beneficienza per la Cassa di Risparmio di Milano 1906 offerta dagli impiegati, 1906. Pubblicata in Bistolfi, Bestetti Tuminelli, Milano 1911, p. 24 Giovanni Segantini Gli amanti, (1895) Genova, Raccolte Frugone 17


con la natura anche nella produzione di Bartolomeo Bezzi che nel paesaggio individua il pretesto per dipingere il mutare della luce, delle condizioni atmosferiche, per esprimere un’impressione che può corrispondere a uno stato d’animo soggettivo in un percorso molto vicino a quello dello Stimmungsimpressionismus, l’“impressionismo di stati d’animo” austriaco. Nei suoi dipinti Bezzi affronta il tema della luce riflessa nell’acqua, svaporata nelle nubi o nella nebbia, o attutita dalle atmosfere marine del Lido di Venezia. La sua poetica della luce si esprime in contesti solitari senza la presenza umana: nascono così le opere raffiguranti grandi spazi dilatati, raffigurati nelle stagioni del trapasso, la primavera o l’autunno, all’alba o al tramonto: la sua espressività si fa sempre più crepuscolare, tanto che verso gli anni dieci la sua pittura non è più governata da un’esigenza di realtà o dalla necessità di stabilire un rapporto di verità con il motivo figurato: egli abbandona ogni riferimento alla riconoscibilità geografica dei luoghi. Il paesaggio, trasmutato da veduta in visione, diventa ora il pretesto per dipingere il mutare della luce e delle condizioni atmosferiche, per esprimere un’impressione che può corrispondere a uno stato d’animo soggettivo. Nella sezione dedicata al tema del paesaggio, nella mostra di Arco, l’esperienza segantiniana rivela il suo magistero fondamentale soprattutto riguardo alla dimensione della luce. A un paesaggio ideale o meglio all’idea del paesaggio alpino mosso dalla luce, si riferisce anche una scultura, uno dei due omaggi a Segantini realizzati da Leonardo Bistolfi, dopo la scomparsa del grande maestro: nel 1906 egli realiz-

“Vita Trentina”, numero dedicato al monumento Segantini ad Arco, 23 ottobre 1909 Arco, Monumento a Segantini di Leonardo Bistolfi 18


za La Bellezza liberata dalla materia (o L’Alpe), destinata a St. Moritz, chiamata a impersonificare la Bellezza dell’arte che esce dalla roccia, dalla materia e che racchiude il senso compiuto della Natura, della sua sacralità panteistica, a cui fece seguito, nel 1909, il monumento commissionatogli dalla città di Arco per onorare il luogo natale di Segantini14 oggi visibile nel parco cittadino. Il rapporto fra Bistolfi e il Trentino, nell’ambito delle celebrazioni segantiniane, si estende anche alle due altre opere dello scultore piemontese, oggi nelle collezioni del Mart e attualmente esposti a Arco, ovvero il gesso raffigurante la testa della grande figura femminile de L’Alpe15 e L’allegoria della primavera, un bassorilievo in bronzo, noto anche come Targa per la commissione di beneficienza per la Cassa di Risparmio di Milano (1906) nella versione in gesso conservata nella Gipsoteca Bistolfi a Casale Monferrato. Se il bassorilievo era stato acquistato nel 1907 dal Museo Nazionale di Trento in occasione della Mostra degli oggetti d’arte offerti a favore del Monumento ad Alessandro Vittoria, realizzata a Trento per raccogliere dei fondi destinati alle celebrazioni dello scultore rinascimentale trentino16, il gesso raffigurante La Bellezza liberata dalla materia giunse nelle collezioni dell’allora Museo Nazionale, nel 1908 donata dallo stesso scultore, forse come ringraziamento per il precedente acquisito del bassorilievo in bronzo, l’anno prima, o semplicemente come omaggio alla patria ideale dell’amico pittore. Dal punto di vista stilistico pare rilevante la vicinanza di questo bassorilievo con quelli posti ai lati della grande scultura de L’Alpe17: in particolare le analogie sono riferibili al pannello con la figura morente, con la salma del pittore che giace distesa su un catafalco mentre alcune figure femminili si concentrano a sinistra con movenze e un trattamento stilistico molto fluttuante che ritroviamo nel bassorilievo del Mart. Tale confronto non sfuggì neppure a “Vita Trentina” che nel 1909 pubblicò le immagini dei bassorilievi laterali de L’Alpe, insieme a una vasta rassegna relativa alle celebrazioni segantiniane, che avevano visto la posa della scultura nel giardino di Arco, come ricorda anche Ernesta Bittanti Battisti: “Il monumento del Bistolfi per la città di Arco ci rievoca l’immagine stessa del Segantini; e l’immagine del suo forte lavoro. Il pittore posa sulle rocce, levato il capo, inteso tutto lo spirito, al lontano aspetto, che i pennelli e la tavolozza ch’ei tiene fra mano, fisseranno tra poco sulla tela. Tutta la persona, immobile, vibra di quell’emozione inebbriante (sic): egli ammira, sogna, crea. La linea delle roccie 19


(sic) su cui poggia, armonizza con quelle dell’alta persona, in tal rapporto che tu ne presenti la solitudine e la sublimità del luogo ove egli s’è fermato a contemplare”18. Le immagini originali dei bassorilievi furono richieste da Riccardo Maroni a metà degli anni Cinquanta al figlio di Bistolfi, in occasione della creazione di una sala segantiniana nel Museo Civico di Riva per il centenario della nascita di Segantini (1958); oggi si trovano nel Fondo Maroni presso il Mart. Ma forse il confronto più calzante e significativo è con un’opera dello stesso Segantini: la figura femminile del bassorilievo in bronzo del Mart ha la stessa posa e movenza della figura femminile del disegno a carboncino di Segantini, oggi nelle Raccolte Frugone di Genova, intitolato Gli amanti (Il Paradiso terrestre, Adamo e Eva)19, forse uno studio preparatorio per un’opera intitolata Paradiso terreste (concepita intorno al 1895 e mai realizzata), ma chiara manifestazione di una nuova forma interpretativa segantiniana che non contrapponeva il Naturalismo al Simbolismo ma piuttosto li aveva integrati in un’unica poetica, personalissima, di cui Bistolfi si fa interprete nell’ambito della scultura, ove più persistenti erano gli ancoraggi al realismo, anche in virtù della dimensione materica e plastica della stessa. Rispetto all’adesione al nuovo orientamento ideista che andava affacciandosi in Italia non senza qualche difficoltà, anche per Bistolfi si era rivelata fondamentale la frequentazione di Vittore Grubicy, a cui, fin dal 1890, lo scultore piemontese aveva rivelato come la scultura avesse smesso di essere “un pretesto decorativo ed una espressione convenzionale della vanità umana – per diventare sinceramente, come le altre forme dell’arte, un mezzo potente ed onesto atto a rendere, senza menzogne artificiali, le vergini sensazioni della natura viva”20.

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1 Cfr. G. Gerola, Artisti trentini all’estero, Scotoni, Trento 1930, p. 24. 2 Sin dalla metà degli anni’80, ad esempio, l’attività espositiva del Mart a Palazzo delle Albere a Trento aveva focalizzato alcuni episodi salienti della cultura artistica ottocentesca fondando un progetto culturale che in seguito, soprattutto fra il 2004 e il 2011, è stato permanentemente dedicato alla produzione artistica del secondo Ottocento in Trentino e alle sue relazioni culturali. 3 Sulle tracce di Maurice Denis. Simbolismi ai confini dell’Impero asburgico/ Auf den Spuren von Maurice Denis. Symbolismus an den Grenzen des Habsburger Reichs, catalogo della mostra a cura di G. Belli, A. Tiddia, Skira ed., Milano 2007. 4 La gerarchia dei generi artistici era basata su una distinzione tra arte che comportava uno sforzo intellettuale per “rendere visibile l’essenza universale delle cose” (imitare) e ciò che consisteva soltanto nella “copia meccanica di particolari apparenze” (ritrarre). 5 La meraviglia della natura morta. 1830-1910. Dall’Accademia ai maestri del Divisionismo, catalogo della mostra a cura di G. Ginex, Tortona 2011; Il cibo dell’arte. Natura morta e convivialità nella pittura dell’800 tra Veneto, Friuli e Trieste, catalogo della mostra a cura di D. Arich de Finetti, Silvana ed., Cinisello Balsamo 2013. 6 A. Tiddia, Segantini, un gourmand d’alta quota, in “Segantiniana I/2015”, pp. 83-94. 7 Scatti di pietra. Sculture di Andrea Malfatti tra Otto e Novecento, catalogo della mostra a cura di L. Dal Prà, L. Giacomelli, A. Tiddia, Provincia autonoma di Trento, Soprintendenza per i beni storico-artistici, Trento 2011. Docente all’Accademia di Brera negli anni ‘80, rappresentò, insieme a Segantini e Prati, il Trentino alla Esposizione Nazionale di Belle Arti di Roma nel 1883, dove espose Schiava ribelle, simbolo del Trentino assoggettato all’Austria. 8 Cfr. Roma 1883: p. 103, n. 33 (Cura materna); p. 124, n. 33 (Schiava ribelle); p. 127 n. 93 (Giuditta). 9 L’Esposizione universale, in “L’Illustrazione Italiana”, V, 21, 26 maggio 1878, pp. 329-347. Su quest’opera si veda l’approfondimento di R. Pancheri, Per la scultura milanese del secondo Ottocento: Andrea Malfatti alla Società del Giardino, Francesco Barzaghi a Manderston House, in “Arte in Friuli, arte a Trieste”, n. 33, 2014, pp. 113-122. 10 Pancheri 2014, p. 115. 11 Cfr. Vita nascente, catalogo della mostra a cura di D. Ferrari, A. Tiddia, MAG/Mart, Arco 2014. 12 Cfr. Eugenio Prati (1842-1907). Tra Scapigliatura e Simbolismo, catalogo della mostra a cura di G. Belli, A. Pattini, A. Tiddia, Cinisello Balsamo 2009. 13 A. Tiddia, Grubicy promotore di Eugenio Prati. Documenti dal Fondo Grubicy, in Eugenio Prati (1842-1907), Cinisello Balsamo 2009, pp. 80-83. 14 Per Segantini Bistolfi realizza due monumenti: nel 1906 quello per la tomba dell’artista a St. Moritz (attualmente collocato sulla scala di ingresso del museo segantiniano della città elvetica) e nel 1909 quello per la città natale del pittore divisionista. All’indomani della scomparsa di Giovanni Segantini (avvenuta il 28 settembre 1899 sulla cima dello Schafberg, in Engadina), Arco si mobilita per onorare l’artista. Nasce un comitato pro monumento, che in breve coinvolge tutti i protagonisti della vita sociale e culturale della cittadina, per allargarsi successivamente ad altri comuni, enti, associazioni, personaggi di spicco al di fuori dei confini del Trentino. Il nome di Leonardo Bistolfi, quale amico di Segantini e valente scultore, è suggerito da Alberto Grubicy, mercante d’arte e mecenate del pittore. L’inaugurazione del monumento avviene dieci anni più tardi, il 24 ottobre 1909. Cfr. G. Nicoletti, Leonardo Bistolfi e i monumenti a Giovanni Segantini: tra visione simbolica e gloria immortale e R.Turrini, Il monumento a Giovanni Segantini ad Arco, in Leonardo Bistolfi. I monumenti per Giovanni Segantini, catalogo della mostra a cura di G. Mazza, G. Nicoletti, MAG, Arco 2009, pp. 31-38; pp. 39-44. 15 Sulle vicende delle varie versioni de L’Alpe (18 lavori, 7 statue in marmo, 6 modelli in gesso, 5 copie in bronzo) si veda M. Peri, Opere di Leonardo Bistolfi nelle collezioni d’arte di Paolo Ingrao, Cagliari. Progetto pubblicato in www.academia.edu/19684338/Opere di Leonardo Bistolfi nella Collezione Ingrao Cagliari. Vedi anche www.marcoperi.it/bistolfi.html. 16 Mostra degli oggetti d’arte offerti a favore del Monumento ad Alessandro Vittoria in Trento, Archivio Trentino, s.n., Trento 1907, p. 122. Si veda anche L. Camerlengo, F. De Gramatica, Documenti relativi alle acquisizioni della Biblioteca e del Museo Comunali dalle origini al 1924, in Gli incanti dell’arte. Dieci anni di acquisizioni al Castello del Buonconsiglio, Trento 2003, p. 15. 17 Gli studi per i tre bassorilievi del Monumento a Giovanni Segantini (L’Alpe) si trovano presso il Museo Civico e Gipsoteca Bistolfi, Casale Monferrato. 18 E. Bittanti Battisti, I due monumenti di Leonardo Bistolfi a Giovanni Segantini, in “Vita Trentina”, a. VII, fasc. 41, 23 ottobre 1909, p. 295. 19 G. Segantini, Gli amanti, carboncino su tela, cm 180 x 130, Genova, raccolte Frugone. Cfr. M.F. Giubilei, ad vocem, in Raccolte Frugone. Catalogo Generale delle opere, a cura di M.F. Giubilei, Silvana ed., Cinisello Balsamo 2004, pp. 258-260. 20 LB a V. Grubicy, 7/06/1890; Mart, Gru.I.1.1.115.

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Segantini e Arco: il percorso espositivo


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Opere


Paesaggio E difatti, che cosa sarebbe la vita se amor non fosse? che sarebbe la natura se fior non dasse? L’arte dev’essere fiore, vita, amore della natura; se questo non dà, è arida brughiera, è prato senza fior.

Giovanni Segantini

Giovanni Segantini Riproduzione di Werden, Sein, Vergehen (Trittico della natura. La vita, la natura, la morte), (1896-1899) riproduzione fotomeccanica 720 x 1060 mm foglio (ciascuna) 550 x 810 mm matrice (ciascuna) Rovereto, Mart Provincia autonoma di Trento – Soprintendenza per i beni culturali 44


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Giovanni Segantini Paesaggio brianteo, (1884-1885) olio su tavola, 24,8 x 35 cm Arco, MAG Deposito collezione privata 46


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Francesco Danieli Crepuscolo, (1885-1895) olio su tela, 41 x 61 cm Rovereto, Mart Deposito Comune di Trento 48


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Bartolomeo Bezzi Bosco ceduo (Bosco di betulle), 1886 olio su tela, 71 x 100,5 cm Rovereto, Mart Deposito Comune di Trento 50


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In quelle macchie ricordo che trovai una vita varia animata di bestie fantastiche, di persone deformi, che si componeva e scomponeva ad ogni batter di ciglia; da una composizione triste e melanconica — veniva fuori una scena — stramba e ridicola; su quelle pareti scoprivo un piccolo mondo di curiosi sogni, ma il sogno che cercavo, il mio spasimo continuo, erano i verdi prati, i ruscelletti trasparenti dal fondo di fine sabbia, il mio giardinetto di Arco, quei nascondigli pieni d’ombra e di frescura che prediligevo.

Giovanni Segantini

Eugenio Prati Solitudine, 1889 olio su tela, 99,4 x 147,4 cm Rovereto, Mart Provincia autonoma di Trento – Soprintendenza per i beni culturali 52


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Vittore Grubicy de Dragon Anversa (Tramonto), 1895 olio su tela, 23 x 32 cm Rovereto, Mart 54


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Bartolomeo Bezzi Marina, (1900) olio su cartone, 16 x 25 cm Rovereto, Mart Deposito collezione privata — Pagine seguenti: Bartolomeo Bezzi Venezia che dorme, 1898 olio su tela, 74,5 x 120,5 cm Rovereto, Mart Deposito Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto Bartolomeo Bezzi Sulle rive dell’Adige, 1885 olio su tela, 115 x 186,4 cm Rovereto, Mart Deposito Comune di Trento 56


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Un vero senza ideale non val più di un ideale senza verità, ma l’uno è il campo, l’altro è la semenza.

Giovanni Segantini

Bartolomeo Bezzi Spiaggia del Lido (Lido), 1891 olio su tela, 124,3 x 200,4 cm Rovereto, Mart 62


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Figure dell’infanzia Io non so cosa sia avvenuto prima della mia nascita. So che ebbi un padre ed una madre e che a loro piacque farsi un nido ad Arco nel Trentino sulla riva destra della Sarca, ed ivi deposero le uova.

Giovanni Segantini

Giovanni Segantini Riproduzione di pastorella a Savognino, (1888) riproduzione fotomeccanica 341 x 462 mm foglio 212 x 321 mm matrice Rovereto, Mart Provincia autonoma di Trento – Soprintendenza per i beni culturali 64


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Andrea Malfatti Giovane zampognaro (Il pifferaio; I girovaghi), (1876) gesso, 127 x 45 x 55 cm Rovereto, Mart Deposito Comune di Trento 66


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Eugenio Prati Piccolo cantiniere, (1902) olio su tela, 38 x 30 cm Rovereto, Mart Deposito Comune di Trento 68


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Eugenio Prati Ragazza che legge, 1898-1900 olio su tela, 34 x 23 cm Rovereto, Mart Provincia autonoma di Trento – Soprintendenza per i beni culturali 70


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Eugenio Prati Volto di fanciulla, 1896-1898 acquerello su cartoncino, 146 x 100 mm Rovereto, Mart Provincia autonoma di Trento – Soprintendenza per i beni culturali 72


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Josef BĂźche Contadinella altoatesina in costume, 1880 olio su tela, 63,5 x 50 cm Rovereto, Mart Deposito Comune di Trento 74


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Antonio Rotta La morte del pulcino, 1878 olio su tela, 52,5 x 61,5 cm Rovereto, Mart Deposito collezione privata 76


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Ludwig Herterich Fanciulli, (1905) olio su cartone, 69,5 x 49 cm Rovereto, Mart Provincia autonoma di Trento – Soprintendenza per i beni culturali 78


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Andrea Malfatti Donna morta e bambino che la bacia, 1890 gesso, 63 x 160 x 60 cm Rovereto, Mart Deposito Comune di Trento 80


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Figure femminili La donna è la nostra Dea, l’arte il nostro Dio.

Giovanni Segantini

Giovanni Segantini Riproduzione di L‘angelo della vita, (1894-1895) riproduzione fotomeccanica 445 x 345 mm foglio 287 x 218 mm disegno Rovereto, Mart Provincia autonoma di Trento – Soprintendenza per i beni culturali Giovanni Segantini Riproduzione di Dea cristiana (L‘angelo della vita), (1894) riproduzione fotomeccanica 463 x 345 mm foglio 325 x 251 mm matrice Rovereto, Mart Provincia autonoma di Trento – Soprintendenza per i beni culturali 82


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Giovanni Segantini All’arcolaio, (1892) matita su carta, 160 x 249 mm Rovereto, Mart Deposito Comune di Trento 84


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Giovanni Segantini Riproduzione di Die Quelle des Lebens (La vanità ), (1897) riproduzione fotomeccanica 340 x 460 mm foglio 215 x 305 mm matrice Rovereto, Mart Provincia autonoma di Trento – Soprintendenza per i beni culturali 86


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Ma io nel core ho sempre la prima vera in fiore; e tutti i sogni miei cantano d’amore. L’arte quest’unica mia sorella mi parla al quore e mi dice mille cose belle, mi narra i segreti del’erba i misteri dei monti e della luce.

Giovanni Segantini

Eugenio Prati Poesia della montagna, 1903 olio su tela, 117,5 x 80,3 cm Rovereto, Mart Deposito Comune di Trento 88


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Andrea Malfatti Lettura d‘amore (Lettera d‘amore), (1881) gesso, 173 x 70 x 68 cm Rovereto, Mart Deposito Comune di Trento 90


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Andrea Malfatti Lacci d‘amore, (1878) gesso, 168 x 50 x 60 cm Rovereto, Mart Deposito Comune di Trento 92


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Leonardo Bistolfi Allegoria, 1906-1907 bronzo, 41,3 x 56 cm Rovereto, Mart Deposito Comune di Trento 94


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Leonardo Bistolfi La Bellezza liberata dalla materia, (1906-1908) gesso, 44 x 44,5 x 28,5 cm Rovereto, Mart Deposito Comune di Trento 96


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Cesare Laurenti Visione antica, (1901) olio su tela applicata su tavola, 202 x 220 cm Rovereto, Mart Deposito Galleria Nuova Arcadia di L. Franchi 98


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Biografie


Bartolomeo Bezzi Fucine di Ossana (TN), 1851 – Cles (TN), 1923

Dal 1871 si trasferisce a Milano dove, spinto dall’amico Filippo Carcano – massimo esponente del Verismo lombardo –, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel corso degli anni Ottanta raggiunge la maturità artistica come uno dei maggiori esponenti della pittura di luce applicata al tema del paesaggio, esponendo con successo a Milano, Parigi e Roma. Dal 1890 vive a Venezia dove frequenta Guglielmo Ciardi, Luigi Nono, Giacomo Favretto, Mario De Maria e si dedica alla pittura di genere. Con Riccardo Selvatico, sindaco di Venezia, diventa uno dei promotori di un’esposizione internazionale d’arte che diventerà la Biennale di Venezia e a cui Bezzi parteciperà assiduamente fino al 1914, anno in cui gli viene dedicata una mostra personale. Negli anni 1893, 1898 e 1903, partecipa alle esposizioni della Secessione di Monaco e nel 1900 all’Esposizione Universale di Parigi. Nel 1910 è a Roma dove prende parte ai lavori della commissione coordinatrice per l’Esposizione Universale del 1911. Alla fine del 1914 torna in Trentino, regione a cui è sempre rimasto legato. Colpito da una malattia nervosa che gli impedisce di dipingere, continua comunque a frequentare l’ambiente artistico e in particolare il salotto della baronessa Giulia Turco Lazzari a Sopramonte.

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Leonardo Bistolfi Casale Monferrato, 1859 – Torino, 1933

Nel 1875 inizia a frequentare l’Accademia di Belle Arti di Brera entrando in contatto con l’ambiente della Scapigliatura milanese. Nel 1881 apre un suo studio, espone alla Promotrice di Torino e ottiene le prime commissioni pubbliche e private. Dal 1889, a fianco dell’attività artistica, Bistolfi è impegnato anche come critico e scrittore, co–fondatore della rivista “L’arte decorativa moderna”. Il suo stile, dopo un iniziale legame con il Verismo lombardo e la Scapigliatura, volge verso una scultura di carattere simbolista. Alla Biennale di Venezia del 1905 presenta una personale con più di venti opere. Scultore di successo, si perfeziona nel ritratto e ottiene commissioni e riconoscimenti per la qualità dei suoi monumenti funebri. Tra i suoi capolavori il monumento La Bellezza liberata dalla materia dedicato alla memoria di Segantini a St. Moritz e terminato nel 1906.

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Josef Büche Vienna, 1848 – Linz-Urfahr, 1917

Dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Vienna, si afferma come ritrattista, pittore di genere e restauratore. Numerose sono le commissioni che riceve dai membri della Casa imperiale d’Austria e dall’aristocrazia, tra cui molti ritratti. Nel 1878 espone a Salisburgo opere che propongono scene popolari e di genere. Spiccata la sua attenzione per i costumi tradizionali delle valli del Tirolo che riproduce fedelmente nei suoi quadri con l’auspicio che l’arte possa contribuire alla salvaguardia delle radici culturali. All’inizio del nuovo secolo, impartisce lezioni all’aristocrazia mentre continua la sua attività espositiva che lo porta a presentare i suoi lavori a Vienna, Berlino, Dresda, Budapest, Monaco e Salisburgo.

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Francesco Danieli Strigno (TN), 1852 – Rive d’Arcano, 1922

Si trasferisce a Verona intorno al 1865. Negli anni Settanta studia all’Accademia Cignaroli ma inizia la carriera artistica solo negli anni Ottanta esponendo a Verona e Venezia. La sua pittura di paesaggio, segnata da un simbolismo atmosferico, incontra il favore del pubblico, consentendogli di partecipare alle principali rassegne italiane: da Brera alla Permanente, da Roma a Torino e Venezia. A Verona diventa membro dell’Accademia di Pittura e Scultura e attivo nella Società di Belle Arti, stringendo rapporti e collaborazioni con artisti quali Napoleone Nani, Vittorio Avanzi, Angelo Dall’Oca Bianca e Vincenzo De Stefani. Il suo legame con Verona e il suo milieu culturale non viene meno neanche quando nel 1912 circa si trasferisce a vivere in provincia di Udine.

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Vittore Grubicy de Dragon Milano, 1851 – 1920

Trasferitosi a Milano con la famiglia, intraprende studi umanistici interrotti per la morte prematura del padre che lascia la numerosa famiglia in gravi difficoltà economiche. Si trasferisce in Inghilterra e inizia a interessarsi al commercio d’arte contemporanea. Sull’onda del successo, si interessa anche ai mercati di Francia, Germania, Belgio e Olanda. Nel 1876 rileva insieme al fratello Alberto la galleria di Pedro Nessi, contribuendo a dare notorietà ad artisti quali Giovanni Segantini, Emilio Longoni, Gaetano Previati, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli, Achille Tominetti. Il suo amore per l’arte lo porta nel 1884 a cimentarsi con la pittura, prediligendo il paesaggio. Grazie al suo contributo, viene dedicata una sala ai pittori italiani all’interno dell’Italian Exhibition di Londra del 1888. Tra la fine del 1889 e il 1890, lascia la galleria a causa dei crescenti dissidi con il fratello Alberto. Vittore intensifica l’attività critica e diventa una rilevante figura di tramite con la cultura artistica europea. Dipinge con sempre maggiore slancio partecipando alle Triennali di Milano così come alle Biennali veneziane. La crescente sordità e una grave forma di esaurimento nervoso gli fanno trascorrere gli ultimi anni della sua vita nella ritirata Miazzina (VB), mantenendo rapporti epistolari con moltissimi artisti.

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Ludwig Herterich Ansbach, 1856 – Etzenhausen, 1932

Figlio di uno scultore e doratore, viene avviato alla pittura da suo fratello, prima di frequentare per un breve periodo i corsi di disegno dell’Accademia di Monaco. Nel 1883 partecipa all’esposizione al Glaspalast di Monaco. La sua formazione si completa – come da pratica diffusa dalla fine del Settecento – con un viaggio in Italia alla scoperta della cultura e dell’arte del passato. Dal 1888 si dedica intensamente all’attività didattica presso l’Accademia di Monaco e la Scuola d’Arte di Stoccarda. Negli stessi anni, si cimenta con la decorazione murale, affrescando edifici civili per lo più pubblici. Nel corso degli anni Novanta espone all’Accademia delle Arti di Berlino, alla Secessione di Monaco e alle Biennali veneziane.

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Cesare Laurenti Mesola (FE), 1854 – Venezia, 1936

Formatosi a Padova, frequentata l’Accademia di Belle Arti di Firenze, nel 1879 si trasferisce a Napoli dove conosce Domenico Morelli. Ritornato a Padova nel 1880, si sposta a Venezia dove è influenzato dalla pittura di Giacomo Favretto. Nel 1881 espone alla Promotrice di Firenze e a Venezia. Inizia a prediligere temi letterari e mitologici, fino a sviluppare uno stile preminentemente simbolista caratterizzato da una rilettura originale del Rinascimento. Nel corso degli anni Novanta espone in diverse rassegne a Milano, Roma ma anche Monaco, Dresda e Parigi, per l’Esposizione Universale del 1900. Partecipa regolarmente alla Biennale veneziana che nel 1907 gli dedica una mostra personale. Nel primo decennio del Novecento, affianca all’attività artistica quella di illustratore per i periodici “Italia ride” e “Novissima”. La fama raggiunta nell‘ambiente veneziano gli consente di ottenere prestigiose commissioni da nobili famiglie: ritratti ma anche decorazioni e disegni per mobili destinati a palazzi. Dopo il 1909 si concentra sempre più sulle attività di antiquario, collezionista e restauratore. Lavora anche come architetto. Suo è il progetto per l’edificio della Pescheria di Rialto a Venezia (1905 circa). Dedica gli ultimi anni della sua vita al progetto di un monumento a Dante Alighieri da collocare sul monte Mario a Roma. Il progetto non verrà mai realizzato. 108


Andrea Malfatti Mori (TN), 1832 – Trento, 1917

Dal 1852 studia all’Accademia di Belle Arti di Brera sotto la guida di Giuseppe Sogni. Nel 1860 espone per la prima volta proprio a Brera. Torna in Trentino dove nel 1861 apre un piccolo studio. Nel 1869 gli viene affidato il restauro della fontana del Nettuno di Trento. Il suo fervente patriottismo, passione che insieme a quella artistica segna la sua vita, lo porta a entrare in contatto con Giuseppe Garibaldi. Nel 1873 è presente all’Esposizione Universale di Vienna. Dal 1874 risiede nuovamente a Milano e la sua arte viene influenzata dallo spirito del realismo borghese. Malfatti riceve numerose commissioni per monumenti funebri a Trento, Trieste, Parigi che mettono in luce la sua abilità nella resa psicologica dei soggetti rappresentati. Nel 1891 partecipa al concorso per il monumento a Dante Alighieri a Trento. Pur non vincendo, ottiene un premio di 400 fiorini. La sua produzione oscilla tra impegno patriottico e commissioni borghesi. Espone con i conterranei Eugenio Prati e Giovanni Segantini all’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Milano del 1883. Nel 1912, quasi al termine della vita, decide di donare la sua gipsoteca al Comune di Trento in cambio di un vitalizio.

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Eugenio Prati Caldonazzo (TN), 1842 – 1907

Nonostante le umili origini della famiglia, grazie all’incoraggiamento del decano di Levico, Prati viene mandato a Venezia per frequentare l’Accademia di Belle Arti dove studia con Karl von Blaas, Pompeo Molmenti e Michelangelo Grigoletti; qui incontra anche Giacomo Favretto e Federico Zandomeneghi. Nel 1866, nonostante le difficoltà economiche può continuare la sua formazione a Firenze presso lo studio del pittore ticinese Antonio Ciseri, grazie al sostegno del barone Giovanni a Prato di Trento e di altri patrioti trentini. Dopo i successi di Firenze, partecipa a importanti rassegne a livello nazionale. Nel 1871 la Giunta provinciale di Innsbruck gli assegna un contributo per viaggiare nelle città d’arte dell’Italia centrale, entrando così in contatto con importanti esponenti dell’arte e della cultura italiane. Superate le prove accademiche e accantonata la pittura di soggetto storico–letterario, le sue tele raccontano la vita dei ceti meno abbienti e sono intrise d’attualità. Nel 1879 torna in Trentino e sposa Ersilia Vasselai. I suoi lavori, influenzati dal nuovo ambiente, ritraggono paesaggi montani e scene di genere della vita trentina. Nel corso degli anni Ottanta espone a Roma, Parigi, Torino, Milano e Venezia. Nel 1893 apre una piccola scuola di pittura a Trento. Nel 1895 partecipa con Giovanni Segantini e Bartolomeo Bezzi alla prima Biennale di Venezia. 110


Antonio Rotta Gorizia, 1828 – Venezia, 1903

Dopo aver ricevuto i primi insegnamenti dall’artista Vincenzo Cristofoletti, nel 1841 inizia la sua regolare formazione all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Prediligendo la pittura di genere – a parte qualche prova di arte sacra –, negli anni Cinquanta espone regolarmente a Milano e Venezia, venendo nominato socio dell’Accademia di Belle Arti di Venezia alla fine degli anni Sessanta. La sua inclinazione verso una resa fotografica della rappresentazione pittorica diventa sempre di più un tratto distintivo del suo stile, assegnandogli il ruolo di maestro del vero. La sua attività espositiva raggiunge importanti città europee quali Vienna, Parigi e Berlino, fino alla partecipazione alla mostra di arte italiana organizzata a San Pietroburgo nel 1898.

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Comune di Riva del Garda Comune di Arco Provincia autonoma di Trento

Provincia autonoma di Trento Comune di Trento Comune di Rovereto

Riva del Garda | Museo Arco | Galleria Civica G. Segantini

Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto

Comune di Riva del Garda

Direttore Gianfranco Maraniello

Sindaco Adalberto Mosaner Assessore alla Cultura Renza Bollettin Dirigente Area servizi alla persona e alla comunità Anna Cattoi — Comune di Arco Sindaco Alessandro Betta Assessore alla Cultura Stefano Miori Dirigente Area Servizi alla persona Stefano Lavarini — Arco | Galleria Civica G. Segantini Via G. Segantini 9, 38062 Arco (TN) www.museoaltogarda.it www.segantiniearco.it

Gestione collezioni e coordinamento mostre Clarenza Catullo Ilaria Calgaro Francesca Velardita Gabriele Salvaterra Archivio fotografico e mediateca Attilio Begher Serena Aldi Maurizio Baldo Ufficio stampa Susanna Sara Mandice Marketing Vanessa Vacchini Denise Bernabè Silvia Ferrari Luisa Filippi Carlotta Gaspari Valentina Russo Editoria Lodovico Schiera


Segantini e i suoi contemporanei. Temi e figure dell'Ottocento

MAG Museo Alto Garda Arco | Galleria Civica G. Segantini A cura di Alessandra Tiddia Mart Coordinamento Giovanni Pellegrini Claudia Gelmi Segreteria Annalisa Bonetti Marta Sansoni Gustavo Perrone Progetto e coordinamento grafico-editoriale Headline Realizzazione allestimento Nicola Brunelli Daniele Fioriolli Comunicazione Claudia Gelmi in collaborazione con Ufficio comunicazione Mart Trasporti Tomasi Group S.r.l., Trento Assicurazione Assicurazioni Gestione Enti S.r.l., Bologna

Crediti fotografici © MAG – Jacopo Salvi © MART – Archivio fotografico e Mediateca © Aberdeen City Council (Art Gallery & Museums Collections) © Belvedere, Vienna © Docsai – Archivio Fotografico del Comune di Genova © Patrizia N. Matteotti © The National Museum of Western Art, Tokyo © Würth Collection, Germany


Arco | Galleria Civica G. Segantini Via G. Segantini, 9 38062 Arco (TN) www.museoaltogarda.it © 2018 by MAG È vietata la riproduzione anche parziale dei testi e delle fotografie. Tutti i diritti riservati. L’editore è a disposizione degli aventi diritto per eventuali omissioni o inesattezze nella citazione delle fonti e/o delle foto. ISBN 978-88-6686-074-7

Finito di stampare nel mese di febbraio 2019 da La Grafica S.r.l. (Mori)





ISBN 978-88-6686-074-7

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