Autism Design and Architecture For All: Architecture for a Differently Abled World

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OCTOBER / DECEMBER 2021 E 9,00 Italy only - E 15,00 A - E 13,00 B - E 15,00 D - E 10,00 E - E 15,00 F - E 13,00 NL - E 10,00 P - £ 11,00 UK - SEK 175,00 S - CHF 17,00 CH

MAGAZINE FOR THE CULTURE OF INDOOR PLANNING, ARCHITECTURE, INNOVATION AND DESIGN

ELDERCARE DESIGN: ALZHEIMER DAY CARE CENTRE BENAVENTE STUDIO VRA URBAN RENEWAL: PHASE I MINHANG RIVERFRONT REGENERATION SPARK

EDUCATIONAL ARCHITECTURE: AARHUS SCHOOL OF ARCHITECTURE ADEPT EXHIBITION DESIGN: TOGETHER VENICE OLIVETTI SHOWROOM STUDIO LAURIA NETWORK

GUEST ARCHITECT: MAGDA MOSTAFA

ARCHITECTURE FOR ALL


Il binomio bellezza-utilità in architettura è spesso oggetto di dibattito tra chi sostiene che la sottrazione della dimensione utilitaristica contribuisca a una maggior libertà espressiva e chi, per contro, crede che l’espressione formale astratta, eteronoma per definizione, di un prodotto architettonico debba includere la funzione di rispondere al più ampio numero di bisogni dell’essere umano. Se, come scriveva Pier Paolo Pasolini, stiamo davvero rincorrendo da anni uno sviluppo senza progresso, sarà nell’audacia del pensiero, della cultura e della tolleranza che troveremo le armi per un vero progresso, la cui ultima dimensione è rappresentata dal benessere di ogni singolo essere vivente e dall’apertura alle diversità. È la diversità che fornisce il terreno fertile per il pensiero critico che guida questo progresso - scrive in queste pagine Magda Mostafa, Guest Architect di questo numero, una delle voci più autorevoli in tema di ambiente costruito per l’inclusione dei neurodivergenti e autrice dell’indice con le relative linee guida. Alle varie discipline, umanistiche e scientifiche, spetta il ruolo di ricondurci a quella che può essere definita come la misura umana ideale e l’architettura, quale connubio tra sapere umanistico e scientifico, bellezza e utilità, ha la responsabilità di accelerare la trasposizione del pensiero comune dall’idea di edificare a quella di abitare, considerando la tutela dei diritti umani quale elemento indispensabile alla definizione di una vera, moderna sostenibilità. L’ultimo anno, in particolare, ci ha confermato come l’architettura abbia e debba avere a che fare con il benessere sociale, difendendo la dignità delle persone e basando la propria visione su un’ottica di accoglienza e inclusione, in quel processo di umanizzazione, a cui hanno fatto e fanno appello molti architetti. In quest’ottica e coerentemente con l’obiettivo di spingere la ricerca anche in quei territori troppo spesso trascurati, questo numero si fa, più d’altri, strumento di formazione, aggiornamento e crescita culturale grazie al contributo e alle testimonianze di architetti internazionali, con l’obiettivo di stimolare un dialogo sulla creazione di un paesaggio olistico a favore di una maggiore diversità, affinché anche gli individui neurodivergenti possano iniziare ad avere un ruolo nello spazio, non solo per esserne inclusi, ma per contribuire a produrre quella conoscenza sul cambiamento di paradigma necessaria al nostro futuro.

ARCHITECTURE FOR ALL: THE HUMAN MEASURE

EDITORIAL

The combination of beauty and utility in architecture is often a matter of debate between those who argue that the subtraction of the utilitarian dimension contributes to greater freedom of expression and those who, on the other hand, believe that the abstract formal expression, heteronomous by definition, of an architectural product must include the function of responding to the human beings’ needs. If, as Pier Paolo Pasolini wrote, we have really been chasing a development without progress for years, it will be in the audacity of thought, culture and tolerance that we will find the resources for a real progress, the ultimate dimension of which is represented by the well-being of every single human being and by the openness to diversity. It is diversity that provides the fertile ground for the critical discourse that drives this progress - writes in these pages Magda Mostafa, Guest Architect of this issue, one of the most authoritative voices on the subject of the built environment for the inclusion of neurodivergent people and author of the index with the related guidelines. Humanistic and scientific disciplines have the role of letting us regain what can be defined as the ideal human measure and architecture, as a combination of humanistic and scientific knowledge, beauty and usefulness, has the responsibility of accelerating the transposition of the common thinking from the idea of building to that of living, considering the protection of human rights as an indispensable element for the definition of True Sustainability. This last year, in particular, has shown us how architecture has and should have to do with social well-being, defending the dignity of people and basing its vision on a perspective of acceptance and inclusion, in that process of humanization invoked by many architects. Starting from this vision and consistently with the aim of encouraging the investigation also in those domains that are too often neglected, this issue becomes, more than others, a means to inform, build and support a cultural growth thanks to the contributions of international architects, with the goal of sparking a conversation around the creation of a holistic landscape for diversity to flourish and for neurodivergent people to begin to have agency over space, not only to be included into, but to contribute to the production of that paradigm shifting knowledge we need in our future.


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Editoriale Editorial

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­Sommario OTTOBRE / DICEMBRE 2021

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Alzheimers’s Day Care Center Benavente Studio VRA

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Architecture for All Magda Mostafa Ab Rogers, Alfredo Brillembourg, Bryony Roberts, Eron Friedlaender, Hansel Bauman, Irina Verona, Jennifer Carpenter, Joel Sanders, Lee Onbargi, Loukia Tsafoulia, Manuel Cadrecha, Matthew Tabram, Seb Choe, Severino Alfonso, Simon Humphreys, Stuart Neilson

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Exhibition Together Olivetti Showroom Venice Daniele Lauria IQD FAI - Fondo per l’Ambiente Italiano Association of Architects of Venice

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House on the Rocks Karim Nader Studio ph © Benvenuto Saba

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136 ­Summary OCTOBER / DECEMBER 2021

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Le Case Senza Casa Cherubino Gambardella

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Subscriptions

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antoniolupi Antoniolupi, azienda leader nel settore dell’arredo bagno grazie ai suoi arredi e complementi sinonimo di eleganza, ricerca e sartorialità, ha presentato in autunno, tra i nuovi progetti, Sled, scultorea vasca freestanding frutto della consolidata collaborazione con l’architetto Carlo Colombo. Giocata sull’alternanza di volumi pieni e vuoti, Sled nasce dalla geometria perfetta dell’ovale, segnata da due tagli diagonali che sezionano la profondità del bacino, mentre un’incisione accompagna il perimetro in ampiezza. Dettaglio, ques t’u lti mo, che si tra sfo rm a in elemento fu nz i o n a l e: i l ribassamento del bordo provocato dall’incisione, difatti, non solo

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conferisce leggerezza e fluidità, ma offre anche un pratico piano d’appoggio per i prodotti dedicati alla cura del corpo. Tagli e incisioni, che sembrano generati dalla potenza erosiva dell’acqua, conferiscono alla vasca una straordinaria sensazione di levità, enfatizzata su richiesta da una luce a LED che avvolge la base, rendendo invisibile, una volta accesa, l’appoggio a terra. La nuova vasca è disponibile sia in Flumood, verniciabile esternamente nei diversi colori a catalogo, sia in Colormood - la resina vellutata al tatto brevettata dall’azienda nel 2021 - verniciabile in questo caso internamente ed esternamente in ben dieci varianti cromatiche.

Antoniolupi, leading company in the bathroom area thanks to its furniture and accessories synonymous with elegance, research and tailor made style, previewed in autumn some new projects, among which Sled, a sculptural freestanding bathtub resulting from the long-lasting collaboration with architect Carlo Colombo. Based on the interplay of solids and voids, Sled originates from the perfect geometry of the oval, carved by two diagonal cuts that dissect the basin depth, while an incision marks the perimeter. This latter detail is transformed into a functional element: the lowering of the edge caused by the incision, in fact, not only lends the bathtub

lightness and fluidity, but it also creates a practical support surface for the body care products. Cuts and incisions, apparently generated by the erosive power of water, lend the bathtub an extraordinary sensation of lightness, which can be emphasized, upon request, by an LED light along the base that, once turned on, makes the support on the ground invisible. The new bathtub is available both in Flumood, which can be painted externally in the many colors in the catalog, and in Colormood the velvet touch resin patented by antoniolupi in 2021 - which, in this case, can be painted internally and externally in ten color variations.


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Antrax Il 2021 ha rappresentato una pietra miliare nella storia di Antrax IT che, in occasione dei 25 anni dalla fondazione, ha inaugurato il proprio showroom monomarca nel cuore del centro storico di Milano. Lo showroom è stato magistralmente progettato da Victor Vasilev, già ideatore del radiatore Flaps, come spazio, dove non solo far risaltare i radiatori dell’azienda - che nel corso della sua attività ha operato una vera e propria rivoluzione nel mondo del riscaldamento, trasformando il calorifero da strumento funzionale ad arredo dal valore estetico, tecnologico e sostenibile - ma dove far vivere ai clienti un’esperienza immersiva tra estetica, ricerca e design; uno spazio pensato per ospitare anche mostre e eventi in una commistione di architettura, design, arte e cinema. Con questo intento, i prodotti, esposti lungo le pareti, occupano solo la parte perimetrale dello spazio, secondo un approccio quasi museale, lasciando agli ospiti la possibilità di muoversi liberamente. A inaugurare il programma espositivo è stato avviato a ottobre il progetto 25+25x25, ideato da Marisa Corso, che coinvolgerà fino a febbraio 2022, 25 studi di architettura nell’interpretazione dei radiatori dell’azienda attraverso moodboard e studi di progetto, visionabili all’interno dello showroom. L’immagine Black & White che esprime la nuova identità aziendale è stata il driver di riferimento del progetto dello spazio di 180 mq, distribuiti su due livelli e valorizzati da due vetrine su strada e da un affaccio con vista sul prestigioso contesto di via Santa Cecilia. All’interno, un grande bancone rivestito in marmo nero si colloca al centro del primo piano, di fronte alla scala che conduce al piano inferiore, occupato da un secondo bancone, un’area meeting e la materioteca, dove - unico spazio in cui torna quell’esplosione di colore che ha sempre accompagnato l’azienda - architetti, clienti e distributori possono scegliere tra l’ampia gamma di modelli e finiture, selezionabili in oltre duecento varianti cromatiche e in un ampio range di possibilità dimensionali.

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2021 represented a milestone in the history of Antrax IT which, on the occasion of the 25th anniversary of its foundation, inaugurated its mono-brand store in the heart of the historic center of Milan. The store has been masterfully designed by Victor Vasilev, who also designed the Flaps radiator, as a space where not only the radiators of the company - which in the course of its activity has contributed to revolutionize the heating industry, transforming the radiator from functional tool into furnishing accessory with an aesthetic, technological and sustainable content - stand out, but where customers can enjoy an immersive experience between aesthetics, research and design;

a space conceived also to host exhibitions and events in a mix of architecture, design, art and cinema. With this aim, the products, displayed along the walls, occupy only the perimeter of the space, according to an almost museum-like approach, so that the visitors can freely move. To inaugurate the exhibition program, the 25+25x25 project, conceived by Marisa Corso, was launched in October: it will involve, until February 2022, 25 architectural firms in the interpretation of the company’s radiators through moodboards and project studies, which can be viewed inside the store. The Black & White image that conveys the new corporate identity was the driving reference of the design of the 180 sqm space,

spread over two levels and enhanced by two shop windows facing the street and a side overlooking the prestigious context of Via Santa Cecilia. Inside the store, a large counter covered in black marble is located in the center of the first floor, in front of the staircase leading to the lower floor, occupied by a second counter, a meeting area and the material library, where - the only space in which we can find that explosion of colors that has always accompanied the company - architects, customers and distributors can choose from the wide range of models and finishes, selectable in over two hundred color variants and in a wide range of dimensional possibilities.



Simple & beautiful LOFT Sofa designed by Niels Bendtsen

bensen.it


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Gaber Una ricercata combinazione di elegante semplicità, alta qualità e versatilità caratterizzano le numerose collezioni Gaber, l’azienda che con le sue sedute, gli imbottiti e i complementi d’arredo, rigorosamente prodotti in Italia, è in grado di soddisfare qualsiasi esigenza tecnica e stilistica per ambienti indoor o outdoor. Tra le ultime collezioni, Amitha, disegnata quest’anno da Forsix, è un’elegante famiglia di sedie, poltroncine, lounge con poggiapiedi, sgabelli e sofà, corredabili su richiesta da pratici cuscini. Tutti gli elementi, che presentano un design evergreen e forme ampie e accoglienti, si rivelano estremamente confortevoli anche per lunghe sedute. La solida struttura in metallo, dalla finitura opaca, è trattata per resistere anche negli ambienti esterni. L’ampia palette di colori disponibili è la stessa di alcune delle più note collezioni di tavoli Gaber, garantendo armonici abbinamenti ton sur ton per progetti che spaziano dal residenziale all’HoReCa. Avvolgenti e pensate per arredare ambienti raffinati e locali di tendenza, le sedute della linea Nuta Light sono invece caratterizzate da una leggerezza formale e un’apparente semplicità, compensata da accorgimenti tecnologici, celati nella struttura della seduta imbottita, che ne garantiscono la solidità. Lo schienale, che disegna una morbida curva, è al contempo confortevole e resistente. Nuta Light è realizzata con una robusta struttura in metallo a sostegno di sedile e schienale, imbottiti e rivestiti per un’infinita possibilità di combinazioni cromatiche.

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A refined combination of simplicity, high quality and versatility characterize the numerous Gaber collections, the company that, with its many Made-in-Italy collections of chairs, armchairs and furnishing accessories, can meet any technical and aesthetic requirement for indoor and outdoor spaces. Among its latest collections, Amitha, designed by Forsix this year, is an elegant family of chairs, armchairs, lounges with footrest, stools and two-seater sofas, which can be accompanied on request by practical cushions. All the elements, featuring an evergreen look and large and welcoming shapes, are extremely comfortable even for long sessions. The solid metal frame, with a matte lacquer finish, is treated to withstand also outdoor environments. The wide available color palette is the same of some of the most known tables by Gaber, thus allowing harmonious tone-on-tone combinations for projects ranging from the residential to the HoReCa sectors. Enveloping and designed to furnish refined environments and trendy places, the chairs and stools of the Nuta Light line are characterized by a formal lightness and an apparent simplicity, balanced by some technological devices, hidden in the structure of the padded seat and back, which guarantee its solidity. The backrest, shaped in a soft curve, is comfortable and resistant at the same time. Nuta Light is made with a sturdy metal structure to support seat and back, padded and upholstered for limitless color combinations.


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Grand Prix by Casalgrande Padana

Martinelli Luce TX1, la nuova proposta Martinelli Luce, azienda italiana leader nella produzione di lampade di design e innovativi sistemi d’illuminazione, parla di futuro, nel richiamo formale a un radar che comunica con lo spazio e nella tecnologia applicata. Disegnata da Marco Ghilarducci, CEO dell’azienda, TX1 è una lampada polivalente, concepita per diffondere una luce indiretta incidente verso il riflettore, un disco convesso di alluminio verniciato, orientabile di 45° in due direzioni. La lampada è disponibile nella versione con luce a LED con alimentatore integrato nel corpo lampada, con luce a LED Tunable White dimmerabile tramite dispositivo Bluetooth su smartphone o tablet, per free App Apple o Android, oppure in versione RGB con interfaccia Bluetooth. TX1, disponibile in due dimensioni, ha il corpo in alluminio verniciato bianco - per la sola versione grande - o grigio.

Ultime settimane per partecipare a Grand Prix, l’importante Concorso Internazionale di Architettura, organizzato e promosso da Casalgrande Padana e rivolto a tutti i progettisti che abbiano realizzato opere in cui sono stati impiegati i materiali ceramici dell’azienda per pavimentazioni e/o rivestimenti, completate nel periodo tra gennaio 2016 e dicembre 2021. Le candidature a questa dodicesima edizione, che possono essere presentate da singoli professionisti o gruppi, dovranno pervenire all’azienda entro il 31 dicembre 2021. I progetti, valutati da una prestigiosa giuria internazionale, saranno premiati, come per le edizioni precedenti, durante una cerimonia in contesti di grande rilevanza storico-artistica o legati alla cultura del progetto, alla presenza di autorevoli esponenti del mondo dell’architettura e del design. Le opere premiate e selezionate, oltre ad accedere al montepremi economico messo a disposizione dall’azienda, entreranno a far parte della pubblicazione dedicata Creative Book, volume 11. In foto: progetti vincitori delle precedenti edizioni.

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There are still few weeks left to participate in Grand Prix, the important International Architecture Competition, organized and promoted by Casalgrande Padana and aimed at all designers who have conceived works, in which the company’s ceramic materials have been used for flooring and/or wall coverings and which have been completed in the period between January 2016 and December 2021. Applications for this twelfth edition, which can be presented by individual professionals or groups, must reach the company no later than December 31, 2021. The projects, evaluated by a prestigious international jury, will be awarded, as in previous editions, during a ceremony in contexts of great historical-artistic value or related to the design world, in the presence of authoritative exponents of the world of architecture and design. The awarded and selected works, in addition to making the prize money, will be included and published in the dedicated Creative Book, volume 11. In photo: winning projects of the previous editions.

TX1, the new proposal by Martinelli Luce, Italian leading company in the production of design lamps and innovative lighting systems, hints to the future, both in the formal reference to a radar communicating in space and in the applied technology. Designed by Marco Ghilarducci, CEO of the company, TX1 is a versatile lamp, conceived to diffuse an incident indirect light through the reflector, a convex disk of painted aluminum, which can be oriented 45 degree in two directions. The lamp is available in the version with LED light with integrated electronic driver, with Tunable White LED light dimmable via Bluetooth device, on smartphone or tablet, for free Apple or Android Apps or in the RGB version with Bluetooth interface. TX1, available in two dimensions, has an aluminum structure that can be painted in white - for the bigger version only - or in gray.


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Albed Albed - brand dell’azienda Delmonte, noto per la progettazione e la produzione, rigorosamente in Italia, di un’ampia varietà di porte, cabine armadio, librerie, pareti divisorie e tavoli caratterizzati da una raffinata eleganza e da un ricercato design contemporaneo - ha inaugurato quest’anno il suo nuovo showroom monomarca nel centro di Milano, a due passi dal Duomo, simbolo della città dal 1774. L’universo modulare ed eclettico dell’azienda, fatto di soluzioni tecniche personalizzabili al servizio del progettista, è esposto in questo nuovo, elegante spazio di 400 mq, sviluppato su due livelli e con sette affacci su strada. All’esposizione, costantemente aggiornata, dell’ampia gamma di prodotti e complementi progettati per integrarsi e valorizzare qualsiasi contesto architettonico, fa da cornice un’ambiente raffinato, curato in ogni dettaglio e dotato di sistemi tecnologici di alto livello: ledwall, videowall, totem e superfici

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touch sono al servizio del visitatore e offrono la possibilità di vivere un’esperienza immersiva e interattiva, presentando un modo del tutto nuovo di intendere l’esposizione di prodotto. Lo spazio è stato progettato in questo modo per accogliere non solo i visitatori ma anche una serie di eventi e incontri finalizzati a diffondere e arricchire la cultura del progetto, da sempre associata a una produzione accurata, creativa, artigianale e tecnologica. Ad accogliere il cliente è Entre-Deux, la nuova collezione di porte battenti firmata Alfonso Femia / AF*Design, che si ispira al concetto di imbotte metallico, costituita dallo spessore del muro e dagli stipiti e declinata in un’inedita soluzione per interni. Il piano inferiore, pensato per fornire soluzioni ad personam adatte a qualsiasi esigenza progettuale o privata, ospita, tra le varie proposte, una ricca Materioteca completa di tutte le possibili finiture in vetro, alluminio, pelle e legno.

Albed - brand of company Delmonte, renowned for the design and production in Italy of a wide range of doors, walk-in wardrobes, bookcases, wall units and tables characterized by a refined elegance and a sophisticated contemporary design - has inaugurated this year its new flagship store in the centre of Milan, a stone’s throw from the Duomo, symbol of the city since 1774. The modular and eclectic universe of the company, made up of customizable technical solutions offering class support and services to the designer community, is exhibited in this new refined 400 sqm space, developed on two levels and with seven glazed street-level windows. The constantly modified display of the wide range of products and accessories designed to enhance any architectural context, is framed by a refined environment, cared for in every single detail and equipped with high technological systems: led walls, video walls, totems and touch surfaces are available to the visitors and offer

them the possibility of experiencing an immersive and interactive journey, which represents a completely new way of understanding the product display. The store has been conceived to welcome not only visitors but also a series of events and meetings aimed at communicating and enriching the design culture, which has always been associated with accurate, creative, artisanal and technological production. The customer is welcomed by Entre-Deux, the new collection of swing doors designed by Alfonso Femia / AF * Design, which is inspired by the metal intrados of the façades, consisting of the wall thickness and the jambs, turned into an unprecedented solution for the interior design. The lower floor, designed to provide customized solutions suitable for any design or private need, houses, among the various proposals, a rich Material Library complete with all possible glass, aluminium, leather and wood finishes.


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IGV Group IGV Group - azienda leader nel trasporto verticale che sta rivoluzionando il settore degli ascensori puntando su tecnologia, inno vazi one e des i gn - h a presentato in anteprima nel mese di novembre, in occasione delle manifestazioni milanesi MADE expo + Sicurezza 2021, l’innovativa piattaforma DomusLift con funzioni smart, realizzata in collaborazione con il partner tecnico Sunell Italia Stark Solution, azienda specializzata nell’integrazione di soluzioni per la videosorveglianza e il riconoscimento facciale. Grazie a questa piattaforma, applicabile in contesti pubblici o privati, un impianto di IGV Group è stato per la prima volta dotato di un sistema biometrico di riconoscimento facciale, configurabile per la selezione dei piani. L’alta qualità dei sensori, veri e propri occhi digitali, consente l’identificazione del volto, anche con porzioni minime o se il soggetto è in movimento, risultando in questo modo particolarmente adatto a risolvere ogni problematica per utenti con disabilità o affetti da ipovisione o cecità. L’obiettivo della società, supportato da strategie di ricerca e innovazione, è quello di un costante sviluppo tecnologico - ha dichiarato Michele Suria, CEO di IGV Group - restando comunque fedeli ai principi che hanno reso l’azienda, fondata nel 1966, un punto di riferimento in ambito internazionale.

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IGV Group - the leading company in vertical transportation that is revolutionizing the elevator industry by focusing on technology, innovation and design - has previewed in November, on the occasion of the Milanese events MADE expo + Sicurezza 2021, the innovative smart DomusLift platform, developed in collaboration with the technical partner Sunell Italia Stark Solution, a company

specialized in the integration of video surveillance and facial recognition solutions. Thanks to this platform, applicable in public as well as in private environments, an IGV lift has been equipped for the first time with a biometric facial recognition system that allows identified users to select the floors. The high quality sensors, operating as real digital eyes, detect the faces, even from minimal portions or if the subject

is moving, making it particularly suitable for solving any problem for users with disabilities or suffering from low vision or blindness. The company’s objective, supported by research and innovation strategies, is that of a constant technological development - stated Michele Suria, CEO of IGV Group - while remaining faithful to the principles that made the company, founded in 1966, an international point of reference.


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Audrey by Federica Sciretta, Cecilia Avesani and Greta Villa Gira by Shinjo Taeko

In September, in the prestigious panoramic terrace of The Roof in Milan, the winners of the third edition of IDEASxWOOD were announced, the most important international Contest in the wood sector, aimed at both students of Universities and Fine Art and Design Schools and professionals Under 40. The project, with a strong educational intent, conceived to promote the knowledge of wood and its enhancement as a noble, living and renewable material, is promoted by Tabu, Italian excellence in the production of natural dyed veneers and multi-laminar wood and of state-ofthe-art decorative wooden surfaces, in partnership with Carpanelli, which has been creating unique furniture standing out for the refined aesthetics, the use of the noblest materials and the excellence of ancient workmanship, enriched with the most modern technologies. Participants have the concrete opportunity not only to develop useful skills in the sectors of wood, dyeing technology, production processes and furniture, but also to see their ideas transformed into successful products, as already happened with the projects, only to name a few, City Vibes, Tondo Tondo and Pixel, put into production by Tabu, and the Dolfin chair and the Gae bookcase, manufactured by Carpanelli. Among the 630 projects submitted to the third edition, the winners were: Perspecto by Francesca Badame and Anna Farina for the Student category and Aurora by Alkass Aziz for the Professional category, while for the Carpanelli contest, the winners were Gea by Gianluca Branca for the Students and Ligera by Miguel Reguero for the Professionals. The competition also includes special mentions and prizes, among which those awarded this year by IQD to Frammenti Cosmici by Gabriele Mundula for the Professionals category, Profondo by Yvonne Pandolfi for the Students category, and to the Audrey table by Federica Sciretta, Cecilia Avesani and Greta Villa and to the Gira partition wall by Shinjo Taeko. The announcement of the fourth 2021/2022 edition is already online on the dedicated website and it is possible to submit projects until May 31st.

Profondo by Yvonne Pandolfi

A settembre, nella prestigiosa cornice della terrazza panoramica The Roof di Milano, sono stati proclamati i vincitori della terza edizione di IDEASxWOOD, il Contest più importante al mondo nel settore del legno, rivolto sia a studenti universitari e degli Istituti d’Arte e di Design sia a progettisti Under 40. Il progetto, dal forte slancio educativo, volto a divulgare la conoscenza del legno e la sua valorizzazione nei progetti, come materia prima nobile, viva e rinnovabile, è promosso da Tabu, eccellenza italiana nella produzione di piallacci naturali tinti e multi laminari e di superfici decorative in legno di ultima generazione, in partnership con Carpanelli, che realizza mobili unici per raffinatezza estetica, impiego dei materiali più nobili ed eccellenza delle antiche lavorazioni artigianali, arricchite delle più moderne tecnologie. I partecipanti hanno la concreta opportunità non solo di sviluppare utili competenze nel mondo del legno, della tecnologia tintoria, dei processi produttivi e dell’arredo, ma anche di vedere le loro idee trasformarsi in prodotti di successo, come già accaduto con i progetti, solo per citarne alcuni, City Vibes, Tondo Tondo e Pixel, messi in produzione da Tabu, e la sedia Dolfin e la libreria Gae, realizzate da Carpanelli. Tra i 630 progetti pervenuti alla terza edizione sono risultati vincitori: Perspecto di Francesca Badame e Anna Farina per la categoria Studenti e Aurora di Alkass Aziz per la categoria Professionisti, mentre per il premio Carpanelli i vincitori sono Gea di Gianluca Branca per gli Studenti e Ligera di Miguel Reguero per i Professionisti. Il concorso ha al suo interno anche menzioni e premi speciali, tra cui quelli assegnati quest’anno da IQD a Frammenti Cosmici di Gabriele Mundula per la categoria Professionisti, Profondo di Yvonne Pandolfi per la categoria Studenti, al tavolo Audrey di Federica Sciretta, Cecilia Avesani e Greta Villa e alla parete divisoria Gira di Shinjo Taeko. Il bando della quarta edizione 2021/2022 è già online sul sito dedicato ed è possibile inoltrare i progetti fino al 31 maggio.

Frammenti Cosmici by Gabriele Mundula

IDEASxWOOD


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Vanità & Casa Forte di una lunga esperienza sviluppata dal suo fondatore nel settore dell’arredo bagno, Vanità & Casa progetta e sviluppa dal 2011 specchi e specchicontenitori illuminati, che abbinano innovazione tecnica e tecnologica a un’elevata qualità estetica. Sempre attenta all’evoluzione degli stili di vita nei diversi ambienti residenziali, co mmerc i ali e dell’ o sp i ta l i tà , l’azienda è impegnata in una costante attività di ricerca e sviluppo, che le consente di soddisfare i più elevati standard tecnologici, qualitativi e di sicurezza, al servizio dell’utente. Già presente in più di 25 paesi nel mondo, l’azienda ha incrementato la partecipazione a eventi e manifestazioni internazionali, quale

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parte di un complesso programma di marketing strategico e operativo. Smart, dinamici e high-tech, gli eleganti modelli delle diverse collezioni Vanità & Casa sono anche pratici, facili da installare ed ecosostenibili. Le scelte eco-friendly, che premiano l’azienda e i suoi clienti, includono una produzione responsabile che minimizza l’impego di energia, l’eliminazione d’imballaggi in plastica, l’uso di sigillanti privi di componenti acidi che prevengono la formazione di ossidazioni dell’argentatura priva di rame dello specchio e l’utilizzo di materiali riciclabili, quali alluminio, acciaio e vetro e di Plexiglas che, applicato dietro il vetro degli specchi, diffonde la luce

in modo uniforme nell’ambiente. In tema d’innovazioni, la tecnologia a induzione magnetica consente la ricarica wireless dei dispositivi mobili appoggiati sulle mensole, mentre DynamicWhite, il sistema di modulazione della temperatura colore sviluppato dall’azienda, consente il passaggio tra bianco caldo e bianco freddo senza alterare l’intensità luminosa. I nuovi interruttori permettono il controllo on/off a sfioramento anche al buio, dimmer e cambio colore, mentre un’anima riscaldante, attivabile con interruttore, impedisce al vapore di posarsi sulla superficie specchiante, garantendo un’innovativa funzione anti-appannamento. Infine, vanto dell’azienda, il rivoluzionario

progetto Ghost, sviluppato in collaborazione con l’art director, l’architetto Massimo Farinatti, consente, grazie a materiali innovativi e a una tecnologia brevettata, applicabile sia dietro l’argentatura dello specchio sia dietro le cornici nere, di rendere la fonte luminosa completamente invisibile. Con un semplice tocco la luce prende vita, a illuminare, nella sua forma più pura, l’immagine riflessa, con un altro sfioramento del sensore scompare, senza lasciare tracce in trasparenza, niente ombre, nulla che, come per magia, intacchi il candore delle superfici.

Thanks to the extensive experience gained by its founder in the sanitaryware market, Vanità & Casa has been designing and developing since 2011 illuminated mirrors and mirror cabinets. These products combine technical and technological innovation with an extremely high aesthetic quality. Always attentive to the evolution of lifestyles in the different residential, commercial and hospitality environments, the company carries out constant research and development, which permit it to meet the highest technological, quality and safety standards, at the service of the user. Already present in over 25 countries around the world, the company has recently increased its participation in international events and exhibitions, as part of a complex strategic and operational marketing program. Smart, dynamic and high-tech, the refined models of the different collections by Vanità & Casa are also practical, easy to install and eco-sustainable. The eco-friendly choices, which benefit the company as well as its customers, include an energyminimizing responsible production, a plastic free product packaging, the use of acid-free sealants that prevent the oxidation of the copper-free mirror silvering and the use of recyclable materials, such as

aluminum, stainless steel, glass and recyclable Plexiglas which, once applied behind the mirror glass, diffuses the light evenly in the environment. As to innovations, the magnetic induction technology permits the wireless charging of any mobile device placed on the mirror shelves, while DynamicWhite, the color temperature modulating system developed by the company, allows the change from warm light to cool light and vice versa without altering the light intensity. The new touch sensors allow the On/Off control even in the dark, dimmer and color change, while a switch-activated heating element prevents the steam from settling on the mirror surface, ensuring an innovative defogger function. Finally, flagship of the company, the revolutionary Ghost project, recently developed in collaboration with the art director, architect Massimo Farinatti, allows, thanks to innovative materials and a patented technology that can be applied behind both the back silvering of the mirror and the black frames, to make the light source completely invisible. With a simple touch, Ghost light comes to life, to illuminate, in its purest form, the reflected image, with another touch of the sensor it disappears, leaving no traces in transparency, no shadows, nothing that, as if by magic, affects the purity of reflection.

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ADEPT

UNA FUCINA DI ARCHITETTURA A FACTORY FOR ARCHITECTURE

Ispirata ai principi di apprendimento del XXI secolo, nasce quest’anno a Aarhus, in Danimarca, la prima Scuola di Architettura concepita come incubatore di esperimenti, laboratorio di apprendimento e di sinergie spontanee tra gli studenti. La struttura, progettata dallo studio danese ADEPT, a prima vista appare grezza e reminiscente di un’architettura industriale, ma i raffinati dettagli e la ricercata organizzazione spaziale sembrano voler comunicare al mondo i segreti della costruzione: come perfezionare un progetto con pochi materiali accuratamente selezionati e come consentire all’architettura di abbandonare ogni forma di protagonismo per rivestire il ruolo di struttura flessibile a supporto delle attività che vi si svolgono.

Inspired by 21st century learning principles, the new School of Architecture was designed this year in Aarhus, Denmark, as an incubator for architectural experiments, workshop-based learning and unplanned synergies between students. The structure, designed by the Danish firm ADEPT, is raw, almost resembling an industrial building, but only at first glance, as the refined detailing and strong spatial organization deliberately communicates how a building is constructed: how to refine a design through a few carefully selected materials, to allow architecture to abandon any form of protagonism and to step into the background as a flexible framework for activity. Markus Görn

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Progettata dallo studio ADEPT come un laboratorio per l’apprendimento e l’esplorazione delle modalità di progettazione architettonica, la nuova Scuola di Architettura di Aarhus sorge su di un’area di 12.500 mq in un ex scalo ferroviario che riporta molte tracce delle archeologie industriali del passato. Quale tributo al contesto e al vicino Institut for X - l’associazione culturale ed economica no-profit fondata nel 2009 su iniziativa dei cittadini - il nuovo edificio è caratterizzato da dettagli tipici delle architetture industriali e dalla scelta progettuale di lasciare a vista sia i materiali sia i sistemi meccanici, elettrici e idraulici. La ricercata semplicità risponde altresì all’esigenza della scuola di avere spazi ampi, solidi e funzionali. Alto e massiccio sul lato rivolto verso la strada, l’edificio è caratterizzato da una serie di ampie terrazze vetrate digradanti verso l’area dell’ex scalo ferroviario. L’edificio,

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la cui identità risponde all’ambizione di diventare una delle migliori scuole europee di architettura, si apre, grazie alle trasparenze e all’organizzazione degli spazi, sia verso l’esterno sia verso l’interno, rendendo visibili al pubblico e agli studenti le diverse attività che si svolgono al suo interno. La nuova Scuola di Architettura di Aarhus, che riunisce in un unico plesso dieci vecchie sedi, dà vita al sogno di disporre di una struttura imponente capace di fungere da dinamico laboratorio di architettura. Ispirandoci all’idea del laboratorio - spiega l’architetto Martin Krogh, socio dello studio ADEPT - abbiamo progettato un edificio anti-iconico, una tela vuota da riempire di idee, creatività e cultura. Il progetto consente una sorta di fusione tra spazi interni ed esterni, e non solo fisicamente grazie alle trasparenze, ma rendendo labile la soglia tra spazio accademico e spazio urbano. Questo

significa - prosegue Krogh - che saranno l’ambiente urbano circostante e le attività curriculari a modellare l’edificio in futuro. Dotato di soluzioni integrate volte a ottenere la massima flessibilità spaziale, l’edificio è stato realizzato con una ristretta gamma di materiali, in gran parte riciclati, che ha permesso una sostanziale riduzione delle risorse produttive impiegate. Concepita per diminuire del 50% il consumo energetico rispetto alla somma delle dieci sedi precedenti, la nuova struttura è frutto di un innovativo modello di collaborazione i nt e rd i s c i p l i n are e di u na prog e t t a zione partecipata con i fruitori e gli abitanti della zona che ha di fatto eliminato ogni gerarchia interna all’organizzazione progettuale per promuovere un processo di sviluppo trasparente e una forte titolarità a tutti i livelli.

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Credits: Client: Danish Building and Property Agency Aarhus School of Architecture Lead consultant: ADEPT Engineer: Tri-Consult Contractor: A. Enggaard A/S Collaboration competition and concept proposal: ADEPT, Vargo Nielsen Palle, Rolvung & Brøndsted Arkitekter Additional consultants: Steensen Varming, Lendager Arktekter, Etos Ingeniører, A2, Nord Landscape: ADEPT Art: Lea Porsager Library: Praksis Arkitekter Photos: © Rasmus Hjortshøj

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Designed by architecture firm ADEPT as a laboratory for learning and exploring architectural design methods, the new Aarhus School of Architecture is located at a 12,500 sqm former railyard site with traces of its industrial past. As a tribute to the environment and to the nearby Institut for X - the non-profit cultural and economic association founded in 2009 on the initiative of the citizens - the new building is characterized by its exposed industrial details, materials and mechanical, electrical and plumbing systems. The intentional simplicity of the design is a detailed response to the school’s need for large, functional and robust spaces. Tall and compact on the side facing the street, the building is characterized by a series of large glazed terraces sloping down towards the area of ​​ the former railway yard.

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The building, whose identity matches the ambition of being one of the best architecture schools in Europe, is open, thanks to the transparency and the spatial organization, both to the outside and to the inside, making the different studio activities visible to the public as well as to all the students. The new Aarhus School of Architecture, which brings together ten former locations into one single building, fulfills the dream of having a robust structure, a living laboratory of architecture. Inspired by the idea of a laboratory – Martin Krogh, partner at ADEPT, explains – we have designed an antiicon workshop-like building, an empty canvas made for ideas, creativity and learning. The design allows interior and exterior spaces to blend, not only through literal transparency, but also by questioning what the school space and what the city space is. This means – Krogh adds – that both the surrounding urban environment and the curricular activities will shape the building in the future. Completed with design-integrated solutions aimed at maximizing the spatial flexibility, the structure was built with a limited range of materials, mostly recycled, which allowed a substantial reduction in the construction resources.

Conceived to reduce the energy consumption up to 50% compared to the sum of the former locations, the new building has been designed through co-creation in an innovative partnering model and shows an alternative direction for cross-disciplinary collaboration in the building industry. The design is based on extensive user and neighborhood involvement and basically eliminated internal hierarchies in the project organization to promote a transparent development process and a strong ownership at all levels of the partnership.

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SPARK

RIGENERAZIONE URBANA E CIVICA URBAN AND CIVIC REGENERATION Lo studio di architettura SPARK, con sedi a Singapore, Shanghai e Londra, ha recentemente completato l’intervento di riqualificazione del lungofiume, quale prima fase dell’ambizioso progetto di ripristino dell’area pubblica del distretto Minhang di Shanghai. Solo due anni fa la zona del lungofiume versava in condizioni di totale abbandono, invasa da vecchi capannoni in disuso, percorsi dismessi e tracce di anni d’incurie. Oggi Minhang si è finalmente trasformato in un vibrante distretto, animato da spazi commerciali, tecnologici e istituzionali, connessi dal nuovo parco urbano di 23.787 mq, all’interno del quale sono state rigenerate quasi tutte le preesistenze. L’intervento ha generato un ambiente, che si sviluppa per 750 m, capace di soddisfare la richiesta della committenza e della comunità di disporre di un’area pubblica con migliori connessioni pedonali e un ambiente di vita più sostenibile. Questo progetto ci dimostra - ha spiegato Stephen Pimbley, partner dello studio - come lo spazio pubblico urbano possa essere un fattore chiave per la rigenerazione civica e la sostenibilità sociale; ha difatti instillato un senso di orgoglio civico nel quartiere e fissato un punto di riferimento locale per la qualità della vita dei futuri residenti.

Architecture firm SPARK, with offices in Singapore, Shanghai and London, has recently completed the Minhang Riverfront Regeneration, the initial phase of the ambitious regeneration masterplan of the public space of ​​the Minhang district of Shanghai. A mere two years ago the riverside area was in a state of total abandonment, faced by old disused industrial warehouses, remnants of paths and traces of many years of neglect. Today Minhang has become a vibrant district, animated by commercial, technological and institutional spaces, connected by the new 23,787 sqm urban park, within which almost all the preexisting buildings have been upgraded. The recently completed work has created a 750 m long recreational environment that meets the client’s and community’s desire for a public area that facilitates pedestrian connections and promotes a more sustainable living environment. This project exemplifies - Stephen Pimbley, partner of the studio said - how urban open space can be a key factor in civic regeneration and social sustainability; it has in fact instilled a sense of civic pride in the district and set a local benchmark for the quality of life for the future residents. Stefano Galati

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Nel progetto di riqualificazione del lungofiume del distretto Minhang a Shanghai, i progettisti dello studio SPARK hanno usato come motivo grafico ricorrente le accattivanti forme delle diatomee, le alghe unicellulari che svolgono un’azione naturale di purificazione delle acque. Le forme delle diatomee sono state riprodotte negli oggetti bi- e tridimensionali che animano gli argini del fiume, raccontando la storia e la rigenerazione del fiume e dell’ambiente circostante. Questa prima fase del masterplan include la realizzazione di una sequenza di aree verdi con percorsi per jogging e camminate, piste ciclabili e tre singolari ponti pedonali che

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si snodano, caratterizzati dal colore rosso, collegando le aree residenziali, scolastiche e commerciali del distretto. La progettazione del paesaggio ha previsto la suddivisione in quattro distinte zone, in cui sono state valorizzate le viste e creati, per la prima volta, gli accessi al fiume. Le zone, che si sviluppano linearmente replicando la forma astratta di una fascia ripariale, ospitano aree di attività innovative con prati, caffetterie, un parco sportivo e una piazza per eventi. La strategia di wayfinding e gli arredi disegnati su misura contribuiscono a rafforzare la narrazione e l’accessibilità del nuovo contesto.

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In the Minhang Riverfront Regeneration, in Shanghai, SPARK’s design concept used the shapes of Diatoms, the unicellular algae that perform a natural water purification action, as a recurring captivating motif. The shapes of the Diatoms have been abstracted and reproduced into the two- and three-dimensional objects that animate the river banks, telling the story and the regeneration of the river and of the surrounding environment. This initial phase of the wide masterplan includes the creation of continuous green ribbons with walking,

jogging and bicycle tracks and three peculiar red pedestrian bridges that wind, linking the residential, education and business areas of the district. The landscape was designed by layering four distinct zones that enhance views and allow create for the first time accessibility to the river. The linear zones take on an abstracted riparian form and house innovative pockets of activity with lawns, cafés, a sports park and an event plaza. The bespoke wayfinding and furniture strategy contributes to the storytelling and accessibility of the transformed environment.

Credits: Project Directors: Stephen Pimbley, Lim Wenhui, Min Wei Design team: Danny Yan, Luca Maccarinelli, Xilin Zhu , Li Menghao, Jason Ye, Yang Xi Photos: © Shine Lab, Min Wei

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Studio VRA

NUOVI ORIZZONTI NEW HORIZONS Il nuovo Centro Diurno per persone con il Morbo di Alzheimer di Benavente, comune del nord-ovest spagnolo situato a 744 m di altitudine, nasce come conseguenza dell’invecchiamento della popolazione della regione. Nonostante l’importante crescita di questa malattia negli ultimi anni, al momento dell’avvio della fase progettuale, nel 2009, non esisteva un collaudato schema progettuale di riferimento per le strutture atte ad accogliere questo tipo di pazienti. Il programma iniziale prevedeva solo l’inclusione di spazi per attività di stimolazione cognitiva e fisica, un’area di ristorazione e una zona di riposo per una cinquantina di pazienti. Pertanto, il primo vero compito per lo studio VRA di Rubén García Rubio e Sonsoles Vela Navarro, responsabile del progetto, è stato quello di comprendere la logica di questa malattia e fissarla in uno schema architettonico. Altro punto di partenza è stata la collocazione del Centro all’interno di una situazione di confine territoriale e urbano. Da un lato c’era la città di Benavente, situata tra colline, valli e pianure, alla periferia dell’ampio altopiano castigliano, e attraversata

da alcune delle principali arterie stradali del Paese. Dall’altro c’era il lotto del Centro, che si trova all’interno di un’area di confine comunale, su una collina con forte pendenza, tra una zona di espansione e un terreno agricolo. Questa condizione, che enfatizza la confluenza dei diversi paesaggi all’interno dell’edificio, ha influenzato la scelta di realizzare la struttura di 1.470 mq nella parte superiore del lotto per facilitare la rotazione di uno strato e ridurre il pendio, con l’obiettivo di creare una nuova zona pianeggiante. Parte di quello strato si eleva poi di un livello per proteggere l’edificio sul suo fronte urbano e, una volta in superficie, viene scavato per poter ospitare al suo interno i diversi spazi del Centro. In questo modo i progettisti hanno definito una nuova linea dell’orizzonte, che simboleggia il dialogo sia con la comunità, solidale nei confronti di chi soffre di questa malattia, sia con il paesaggio, trasformato in un tranquillizzante e benevolo osservatore esterno.

The new Day Care Center for People with Alzheimer’s Disease in Benavente, a municipality located in the north-west of Spain at 744 m above sea level, was built as a consequence of the aging of the region’s population. Despite the significant growth of this disease in recent years, at the time of the design phase, in 2009, there was no proven design scheme for facilities conceived to host this type of patient. Hence, the initial program only specified the inclusion of spaces for cognitive and physical stimulation activities, a dining area and a rest zone for about fifty users. Therefore, the first task for studio VRA of Rubén García Rubio and Sonsoles Vela Navarro, who designed the center, was to understand the logic of this disease and crystallize it into an architectural scheme. Another important starting point was the location of the Center within a territorial and urban boundary situation. On the one hand there was the town of Benavente, located between hills, valleys and plains, on the outskirts of the great Castilian plateau, and crossed by some of the country’s main roads. On the other, there was the lot of the Center, located within a municipal boundary area, on a hill with a steep slope, between an expansion area and farmland. This condition, which emphasizes the confluence of the different landscapes within the building, informed the decision to build the 1,470 sqm structure in the upper part of the lot to facilitate the rotation of a stratum and tear the slope, with the aim to create a new plain area. Part of that stratum then rises another level vertically to protect the building on its urban front and, once on the surface, it is excavated to accommodate the different spaces of the Center. In this way, the designers have defined a new horizon, which symbolizes the dialogue both with the community, in solidarity with those suffering from this disease, and with the landscape, turned into a reassuring and benevolent external observer. Lea Andreoli

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L’interno del Centro Diurno per malati di Alzheimer di Benavente è suddiviso in quattro zone, in base alle diverse funzioni e al grado di privacy richiesto. Da un lato, due grandi muri di contenimento si estendono verso l’esterno per delimitare l’ingresso e separare gli spazi pubblici, amministrativi e polifunzionali, da quelli privati. Questi spazi si articolano a loro volta attorno a due ampi corridoi, la cui diversità facilita l’orientamento spaziale dei visitatori. Da ciascuno di questi spazi, concepiti come le principali stanze terapeutiche della struttura, è possibile accedere agli spazi privati: da una parte si accede ai locali più utilizzati - aule, bagni geriatrici, cortili dall’altra a quelli meno usati - zona pranzo, zona riposo. Basandosi sulle esigenze specifiche delle persone che soffrono di Alzheimer, il Centro è stato progettato con uno schema semplice che ne ottimizza il funzionamento, consentendo un uso facile, simultaneo e indipendente delle diverse aree e l’ottimizzazione delle risorse energetiche. Grande importanza è stata data agli elementi di design all’interno dell’edificio, che contribuiscono a qualificare gli spazi e a renderli più riconoscibili e confortevoli per l’utente. Ne sono un esempio, le ringhiere continue nei corridoi, le corti esterne, che consentono ai pazienti di svolgere attività all’aria aperta e in condizioni di luce naturale, l’ampio giardino su due livelli - di cui quello superiore si estende fino sul tetto dell’edificio - o l’impiego di materiali pensati per migliorare il benessere dei pazienti e la fruizione del Centro. La stessa collocazione delle aule, dotate di ampie vetrate, è stata pensata per permettere una connessione continua con il paesaggio, con quello naturale e con quello della memoria.

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The interior of the Benavente Day Care Center for People with Alzheimer’s Disease is divided into four zones according to their different functions and required degrees of privacy. On the one hand, two large retaining walls extend outwards to mark the entrance and separate the administrative and multifunctional public spaces from the private ones. These spaces are articulated around two large corridors, the diversity of which supports the spatial orientation of the visitors. From each of them, conceived as the most important therapeutic rooms of the structure, the other private spaces can be accessed: one provides access to the most frequently used rooms - classrooms, geriatric bathrooms, courtyards - and the other to the less used ones - dining area, rest area. Designed according to the specific needs of people with Alzheimer’s Disease, the Center features a clear scheme that optimizes the operation of

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the building, allowing for simple, simultaneous and independent use of the different areas and a maximized use of its energy resources. A great significance was given to the spatial and furnishing elements inside the building, which help to qualify the space and make it more recognizable and comfortable for the user. Some examples are the continuous railings in the corridors, the courtyards that allow patients to engage in activities in open clean air and natural lighting, the large two-level garden - the upper level of which extends over the green roof of the building - or the use of materials that improve the comfort of the patients and the use of the Center. The location of the classrooms, which feature large windows, was conceived to assure a continuous connection with the landscape, with the natural one and with the one of the memory.

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Ph © studioVRA (Rubén García Rubio & Sonsoles Vela) Credits: Contractor: Huerga Roman SL (until structure) Construcciones P. Sánchez Rodríguez SL Photos: © Javier Bravo Fotografía

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Magda Mostafa, testo dell’epilogo di Immaginari Autistici dello Spazio Architettonico: il Mondo visto attraverso le Lenti dell’Autismo, Centro Culturale Europeo, Mostra Time Space Existence, Biennale di Architettura di Venezia, 2021, Venezia Italia. Le opere - e i loro prolifici autori - incluse in questa sezione, che hanno dato inizio a questo dibattito critico, sono stati sviluppati attraverso tre diversi atti: • Visione che include una dichiarazione curatoriale e un saggio di posizione illustrato; • Voci che include opere visive dal punto di vista dell’esperienza autistica vissuta nell’ambiente costruito; • Intersezioni e Espansioni che esamina come questo lavoro viene applicato a diverse tipologie - istruzione, sanità, residenziale... - e si interseca con diverse identità - genere, mobilità, sordità... Attraverso indagini percettive, visualizzazioni dell’ambiente costruito e analisi spaziali, queste opere, costruite o meno, oscillano tra l’immaginario e il tangibile. Questa collezione intende offrire l’opportunità di percepire un mondo dall’immaginario autistico, da cui forse sarà possibile trarre delle lezioni che potranno contribuire a determinare una maggiore inclusività dei nostri futuri spazi costruiti.

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Architectural discourse has, throughout our modern history, been at the nexus of the contemplation and the paradigm shifting debate that has shaped our built environment and moved our spatial thinking forward. There is no doubt that such progress was not, nor will be possible without different ways of thinkingthe kinds of ways of thinking that neurodiversity brings. It is diversity that provides the fertile ground for the critical discourse that drives this progress. It is diversity that provides the unique and innovative lenses through which the world can be observed, problems approached and solutions tackled to make often fieldshifting progress. Without diversity our knowledge will stagnate, our architectural minds will not be challenged to adapt, grow and develop to create the solutions for our unknown built future. But such diversity cannot be effective and productive if it is not embraced by a holistic ecosystem of support, facilitation and accommodation. Strides have been taken to create an ecosystem of academic, social and operational support for Neurodiverse thinking but without the built environment to support it that diversity cannot flourish. Our hopes are that this COLLECTION OF WORKS will help spark a conversation around creating the holistic landscape for diversity to flourish, and for Neurodiverse and autistic individuals to begin to have agency over space, to not only be included into, but to contribute to the paradigm shifting knowledge production needed in our future. We hope that this conversation will continue, be scaled up and resonate across our pursuits of scholarship and place-making, striving for an autism friendly world, where diversity can flourish everywhere. Magda Mostafa, epilogue text, Autistic Imaginaries of Architectural Space: the World through an Autistic Lens, European Cultural Center, Time Space Existence exhibition, Venice Architecture Biennale, 2021, Venice Italy. The works - and their prolific authors - included here have begun this critical conversation. These are curated across three different acts: • Vision which includes a curatorial statement and illustrated position essay; • Voices which includes visual works from the perspective of the autistic lived experience in the built environment; • Intersections and Expansions which looks at how this work is applied to different typologies- education, healthcare, housing etc.- and intersects with different identities- gender, mobility, deafness... Through their perceptual investigations, visualizations of the built environment and spatial interrogations, both built and unbuilt, these works iterate with the pendulum of the imaginary and the tangible. This collection hopes to afford us the opportunity to perceive a world from the autistic imaginary, and perhaps extrapolate lessons that can help impact the broader inclusiveness of our future built spaces.

Magda Mostafa, 2021

Venice, 2021, Composite Image created by © Stuart Neilsen

L’Architettura è stata, nel corso della nostra storia moderna, al centro dello studio e del dibattito sul cambiamento di paradigma che ha plasmato il nostro ambiente costruito e ha fatto progredire il nostro pensiero spaziale. E non c’è dubbio che tale progresso non era, né sarà mai possibile, senza includere modi diversi di pensare - esattamente quei tipi di modi di pensare che porta con sé la neurodiversità. È la diversità che fornisce il terreno fertile per il pensiero critico che guida questo progresso. È la diversità che fornisce le lenti, uniche e innovative, attraverso le quali è possibile osservare il mondo, affrontare i problemi e ricercare le soluzioni che consentono di progredire. Senza diversità la nostra conoscenza ristagnerà, le nostre menti architettoniche non saranno stimolate ad adattarsi, a crescere e a svilupparsi per trovare le soluzioni necessarie al futuro costruito che ancora non conosciamo. Ma tale diversità non può essere efficace e produttiva se non è affiancata da un ecosistema olistico che sostiene, agevola e include. Sono stati fatti passi avanti nella creazione di un ecosistema di supporto accademico, sociale e operativo al pensiero Neurodiverso, ma senza l’ambiente costruito a sostenerlo non ci può essere miglioramento per la diversità. La nostra speranza è che questa RACCOLTA DI OPERE contribuisca a stimolare un dialogo sulla creazione di un paesaggio olistico a favore di una maggiore diversità, affinché anche gli individui neurodiversi e autistici possano iniziare ad avere un ruolo nello spazio, non solo per esserne inclusi, ma per contribuire a produrre quella conoscenza sul cambiamento di paradigma necessaria al nostro futuro. E speriamo che questo dibattito prosegua, si ampli e risuoni anche attraverso l’istituzione di borse di studio e il placemaking, lottando per un mondo amico dell’autismo, dove c’è sempre spazio per la diversità.

Guest architect: Magda Mostafa

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Magda Mostafa

Architettura per Tutti / Architecture for All Visione / Vison

Costruire per Un Mondo Diversamente Abile:

Building for A Differently Abled World:

dagli Immaginari Autistici dello Spazio Architettonico agli Immaginari Architettonici dello Spazio Autistico

from Autistic Imaginaries of Architectural Space to Architectural Imaginaries of Autistic Space

L’architettura è idealmente la fonte di, o il canovaccio per, tutti gli stimoli sensoriali creati dall’uomo ed è quindi in grado di agevolare o ostacolare l’accesso, l’inclusione e una gradevole fruizione degli spazi alle persone con disturbi dello spettro autistico. Non può essere, e non è mai, neutrale. Noi dobbiamo, come professionisti, assumerci la responsabilità di questo ruolo, comprenderlo e sviluppare strumenti atti a mitigare le barriere che l’architettura sta ancora creando per troppe persone. Quella che appare come una nobile aspirazione di giustizia e inclusione sociale ha in realtà molte ramificazioni nella vita reale. Gli individui autistici o con altre neurodiversità sono meno sani dei loro coetanei in parte proprio a causa delle condizioni fisiche di molte strutture sanitarie; il tasso degli studenti autistici che, nonostante un talento accademico, abbandonano più spesso e non riescono a completare la loro istruzione è molto più alto dei loro compagni; e la disoccupazione nella comunità autistica è molto superiore alla media, nonostante le capacità e il talento di molti potenziali dipendenti autistici. L’ambiente costruito, causa di queste tristi statistiche, può fare molto per mitigarle e, come minimo, può creare una base perché questi talenti possano potenzialmente trovare delle condizioni favorevoli al loro sviluppo.

Architecture is the source of, or canvas for, virtually all manmade sensory input and can therefore either be enabling to autistic access, inclusion and joy in its spaces- or disabling. It cannot, and is not, neutral. We must, as a profession, take responsibility for that role- understand it and develop tools to mitigate the barriers that it creates for far too many people. What is seemingly a lofty aspiration of social justice and inclusion actually has real-life ramifications. Autistic and neuro-diverse individuals are less healthy than their peers, partially because of the physical context of many healthcare spaces; autistic students, despite academic aptitude, drop out more often and fail to complete their education at much higher rates than their colleagues; and unemployment in the autistic community is exceedingly higher than the typical average, despite capability and skill in many potential autistic employees. The built environment in which these statistics play out can go a long way to mitigate them, and at the minimum create a stage upon which these successes can potentially unfold.

Autistic Imaginaries of Architectural Space: the World from an Autistic Lens Magda Mostafa, 2021 Venice Architecture Biennale, Time Space Exhibition, Palazzo Bembo. Photo: Clelia Cadamuro Courtesy of the European Cultural Centre

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Magda Mostafa

Architettura per Tutti / Architecture for All Visione / Vison

Le sette condizioni sono: • Acustica - che richiede la comprensione dello spazio al di là della sua visio-centricità, e si riferisce a qualcosa che ascoltiamo e sperimentiamo con tutti i nostri sensi e progettare di conseguenza; • Ordinamento Spaziale - che richiede l’organizzazione logica e temporale dello spazio per allinearsi con le dinamiche vissute dello spazio; • Spazi di fuga - è prevista la creazione di un’infrastruttura spaziale per consentire, all’occorrenza, un rifugio sensoriale; • Compartimentazione - che richiede l’organizzazione degli spazi in discrete zone sensoriali; • Transizione - che fornisce una sistemazione spaziale per la regolazione sensoriale, in particolare quando si passa da spazi a stimolazione elevata a spazi a bassa stimolazione; • Zonazione sensoriale - che promuove la suddivisione dello spazio in zone ad alta stimolazione e a bassa stimolazione; • Sicurezza - sia statica sia operativa, nella scelta dei materiali, nella progettazione dei sistemi di costruzione e nello sviluppo di strategie, come ad esempio quella di accesso e di uscita.

Map of the ASPECTSS global impact across scholarship, research and practice in five continents from “Autistic Imaginaries of Architectural Space: the World through an Autistic Lens” displayed at 2021 Venice Architecture Biennale, European Cultural Center, Palazzo Bembo Image created by Injy Ashour, © Magda Mostafa

Si stima che l’1,5% della popolazione mondiale rientri nell’ampio spettro dell’autismo. Per troppo tempo questo spettro, nonostante le grandi diversità e le sfumature, è stato visto come una condizione monolitica, patologizzata, da curare o trattare, anziché essere meglio compresa o addirittura celebrata come un’identità e un modello percettivo alternativo, ma altrettanto valido, del mondo che ci circonda. Ultimamente questa posizione si è spostata verso una posizione di identità più basata sui punti di forza, e poiché la coorte più numerosa di individui diagnosticati quando stava aumentando la consapevolezza, nei primi anni 2000, sta ora raggiungendo l’età adulta, l’auto-advocacy - l’autodifesa delle persone con neurodiversità - è diventata una voce importante e sempre più ascoltata nella comunità. Ma anche l’architettura deve ascoltare. Nonostante questa voce sia in crescita, il ruolo dell’ambiente costruito come partner cruciale per il sostentamento di questa parte della popolazione continua a rimanere sostanzialmente invariato. L’onere di affrontare, adattare e gestire l’ubiquità spesso opprimente e oltremodo stimolante del mondo sensoriale in cui viviamo rimane spesso a carico del solo individuo autistico, mentre il mondo dell’architettura, che lo crea, è in gran parte assolto da ogni responsabilità. Tutto questo deve cambiare. Con il crescere della consapevolezza, cresce un senso di responsabilità, ma in molti casi agli attori del mondo della progettazione mancano gli strumenti per creare questo nuovo mondo più accessibile, dagli stimoli sensoriali più attenuati, in cui la percezione autistica fa parte del modello considerato in fase di progettazione. Tra questi strumenti, uno dei primi basati sulla ricerca, è l’Autism ASPECTSS Design Index, che abbiamo sviluppato attraverso un decennio di osservazioni e ricerche progettuali, e pubblicato nel 2014. Composta da 7 condizioni architettoniche, questa guida non prescrive, ma fornisce un quadro generale, attraverso il quale possiamo concepire e sviluppare i nostri spazi architettonici per essere più inclusivi e guidati dalla prospettiva autistica e dall’esperienza vissuta. Attualmente contempla borse di studio, ricerche e sperimentazioni nei 5 continenti.

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An estimated 1.5% of the world’s population exists somewhere on the broad spectrum of autism. For far too long this spectrum, despite its diversity and nuance, was viewed as a monolithic, pathologized condition, to be cured or treated, rather than better understood or even celebrated as an identity and an alternative, but equally valid perceptual model of the world around us. This position has since shifted to a more strength based identity first position, and as the peak cohort of individuals first diagnosed when awareness was growing in the early 2000s are now reaching adulthood, self-advocacy has become an important and increasingly heard voice in the community. But architecture must listen. Despite this growing voice, the role of the built environment as a crucial partner in the livelihood of this population continues to remain largely unchanged. The burden of coping, adapting and managing the often overwhelming and over stimulating ubiquity of the sensory world we live in remains one for the autistic individual themselves to bear alone, while the architectural world that creates it, is largely absolved of all responsibility. This must change. As awareness grows, a sense of responsibility is following, but in many cases its actors lack the tools to create this new more accessible, sensory mitigated world, where autistic perception is part of the model considered when designing. Among these tools, and indeed one of the first research-based, is the Autism ASPECTSS Design Index which we developed through a decade of investigations and design research, and later published in 2014. Composed of 7 architectural attributes, it is nonprescriptive and provides a framework through which we can conceive of and develop our architectural spaces to be more inclusive of- and informed by- the autistic perspective and lived experience. It currently informs scholarship, research and practice in 5 continents around the world.

Its 7 attributes are: • Acoustics - which calls for the understanding of space beyond its visio-centricity, to something that we hear and experience with all our sensesand to design accordingly; • SPatial Sequencing - which calls for the predictable and temporal organization of space to align with the lived dynamics of space; • Escape spaces - which calls for the creation of a spatial infrastructure to allow for respectful sensory retreat when needed; • Compartmentalization - which calls for the organization of spaces into sensory discrete zones; • Transition - which provides spatial accommodation for sensory adjustment particularly when moving from high stimulation to low stimulation spaces; • Sensory zoning - which promotes the organization of space into high stimulation and low stimulation zones; • Safety - both static and operational, in selecting materials, designing building systems and developing access and egress strategies for example.

Neurodiversity: Multi-sensory Garden Pavilion by I-Ting Tsai and Taiming Chen, Yale School of Architecture, Spring 2020 from Exhibitionism: Politics of Display Instructor: Prof. Joel Sanders. Guest Critic: Prof. Magda Mostafa. Images © I-Ting Tsai, Taiming Chen

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Magda Mostafa

Architettura per Tutti / Architecture for All Visione / Vison

The Escape-Scape, Glasnevin Campus, Dublin City University, pedestrian pathway concept as part of the Autism Friendly University Design Guide by Magda Mostafa & Progressive Architects, 2021, showing a sensory pathway and escape space infrastructure across campus, graphics by Injy Ashour and Abdelrahman Ahmed, © Magda Mostafa, Progressive Architects and Dublin City University.

Autism Friendly Student Commons, Glasnevin Student Residence, Dublin City University, concept design as part of the Autism Friendly University Design Guide, by Magda Mostafa & Progressive Architects, 2021, showing the acoustically mitigated social gathering space in the high stimulation zone of the commons, with transitional embedded wall seating overlooking the outdoor space, © Magda Mostafa, Progressive Architects and Dublin City University.

Autism Friendly Student Residence, Glasnevin Student Residence, Dublin City University, concept design as part of the Autism Friendly University Design Guide, by Magda Mostafa & Progressive Architects, 2021, showing the spatial re-configuration, material selections, lighting scheme and color palette of the student room prototype to accommodate autistic student needs, © Magda Mostafa, Progressive Architects and Dublin City University.

Recentemente illustrato dalla Guida alla Progettazione Autismfriendly, questo quadro aiuta a migliorare gli spazi che abbracciano al loro interno la prospettiva autistica, anche se praticati dalla più numerosa popolazione neurotipica. Sono iniziate a emergere prove aneddotiche a sostegno della tesi secondo cui questi progetti non solo non presentano barriere per la popolazione neurotipica, ma possono effettivamente avvantaggiare altri grandi gruppi: coloro che lottano con disturbi di salute mentale come l’ansia, quelli con determinati profili di apprendimento alternativi come il Disturbo da Deficit di Attenzione e il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività, in particolare negli spazi di apprendimento, così come la popolazione anziana, che può lottare con problemi sensoriali simili e disturbi cognitivi che si intersecano con demenza e Alzheimer. Un punto di partenza per il cambiamento di paradigma necessario nel pensiero architettonico è la stessa prospettiva autistica. Dobbiamo espandere la nostra definizione del modello utente per includere questo punto di vista diverso, ma ugualmente valido, imparare da esso, accoglierlo e consentirgli di plasmare i nostri spazi futuri. Dobbiamo dare spazio alla voce autistica nel dialogo architettonico e ascoltarla, non solo con empatia o simpatia, ma con la responsabilità di includere, imparare,

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accogliere e celebrare. C’è potere in questa voce che risuona, il cui beneficio va ben oltre lo spettro autistico. La prospettiva autistica può insegnarci davvero tanto: che il mondo può ancora essere compreso dall’immagine ridotta di un’ombra o di una sagoma riflessa; che l’onnipresente mercificazione visiva dei nostri spazi può essere invalidante per alcuni, creando una barriera per uno studente che cerca di imparare, un pedone che percorre il tragitto da casa al lavoro o un impiegato che cerca di lavorare; che il mondo che ci circonda presenta fin troppi stimoli sensoriali non necessari e tuttavia, le stesse menti che sopraffà possono anche fornirci la visione per una loro migliore comprensione e visualizzazione. Credo che nessuno abbia il diritto di esistere più confortevolmente e in sicurezza nello spazio di chiunque altro, ed è nostra responsabilità come architetti creare il paesaggio costruito che offra questo comfort e questa sicurezza a tutti l’intero spettro della condizione umana. Questa piccola raccolta di progetti ci presenta alcuni percorsi progettuali volti ad aiutare a raggiungere questo obiettivo e, si spera, a spostare la prospettiva per ampliare la nostra comprensione della condizione umana, essere più inclusivi, onesti e riflettere la realtà della nostra varia e ricca umanità.

Autism Friendly Escape Space, Henry Gratton Building, Dublin City University, concept design as part of the Autism Friendly University Design Guide, by Magda Mostafa & Progressive Architects, 2021, showing the quiet escape space with embedded wall seating, soft furnishings, acoustic ceiling baffling and digital art screen, © Magda Mostafa, Progressive Architects and Dublin City University.

Autism Friendly Student Commons, Glasnevin Student Residence, Dublin City University, concept design as part of the Autism Friendly University Design Guide, by Magda Mostafa & Progressive Architects, 2021, showing the spatial sequencing and sensory zoning of the commons from high to low stimulation with requisite transition spaces, © Magda Mostafa, Progressive Architects and Dublin City University.

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Troppe Informazioni - Il Mondo Parallelo delle Ombre. Queste immagini sono la ri-creazione di una storia visiva condivisa con Magda Mostafa all’inizio della sua ricerca per una comprensione spaziale dalla prospettiva autistica, che ha poi condotto alla stesura dell’ASPECTSS Index. Nel tentativo di trovare un’occupazione a un bambino autistico, considerata la sua condotta distratta in classe e la sua incapacità di stabilire un contatto visivo con il suo insegnante, gli è stata data una macchina fotografica e il compito di scattare foto di immagini quotidiane nel suo ambiente: un albero, un cucciolo, una nuvola, un bambino... Tornò con degli scatti che non riproducevano nessuna di queste cose, ma le loro ombre e i loro riflessi. Così facendo aveva catturato delle immagini nel suo meccanismo di difesa, nella sua strategia visiva per identificare e connettersi con oggetti, persone, animali, senza dover elaborare tutti i loro dettagli visivi. Aveva distillato il mondo complesso e impetuoso che lo circondava nelle sue sagome, una tattica brillante che gli forniva le informazioni visive minime necessarie per comprendere e interagire: posizione, prossimità, scala e movimento. Questo esempio spiega il valore della prospettiva autistica che può aiutare le strategie progettuali nel perseguimento dell’equità spaziale e dell’inclusione dell’esperienza autistica. Fotografie di Malak Yassin, Glow Photography, Cairo, Egitto, 2021

Magda Mostafa

Architettura per Tutti / Architecture for All Visione / Vison

Below Rialto Bridge, composite image created by Stuart Neilsen during his visit to the Autistic Imaginaries of Architectural Space exhibit at the Venice Architecture Biennale, Venice, 2021, Image © Stuart Neilsen.

Recently illustrated by the development of the Autism Friendly Design Guide, this framework helps catalyze spaces that embrace the autistic perspective at their core, yet still provide for the larger neurotypical population. Anecdotal evidence has begun emerging to support the contention that these designs not only do not present barriers to the neurotypical population, but can actually benefit other large groups- those who struggle with mental health challenges such as anxiety, those with certain alternative learning profiles such as Attention Deficit Disorder and Attention Deficit Hyperactivity Disorder, particularly in learning spaces, as well as the aging population that may struggle with similar sensory issues and cognitive challenges where they intersect with Dementia and Alzheimer. A starting point for the needed paradigm shift in architectural thinking is the autistic perspective itself. We must expand our definition of the user model to include this different but equally valid vantage point, learn from it, embrace it and allow it to shape our future spaces. We must create space for the autistic voice in the architectural conversation and receive it, not with ears of empathy or sympathy alone, but ones of responsibility to include, learn from, embrace and celebrate. There is power

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to this voice that resonates to serve much farther than the autism spectrum. The autistic perspective can teach us so much: that the world can still be understood from the reduced image of a shadow or reflected silhouette; that the ubiquitous visual commodification of our spaces can be disabling for some creating a barrier to a student trying to learn, a pedestrian trying to commute and an employee trying to work; that the world around us presents far too much unnecessary sensory input and yet the very minds that it overwhelms can also provide us the insight into better comprehension and visualization of them. I believe no one has the right to exist more comfortably, safely or effectively in space than anyone else, and it is our responsibility as architects to create the built landscape that affords this comfort, safety and efficacy to everyone- the entire spectrum of the human condition. The small collection of works included here strives to present design pathways to achieving that goal, and hopefully shift that perspective to stretch our understanding of the human conditionto be more inclusive, honest and reflective of the reality of our diverse and rich humanity.

Too Much Information - The Parallel World of Shadows. These images are a re-creation of a visual story shared with Magda Mostafa at the beginning of the search for spatial understanding from the autistic perspective that ultimately led to the ASPECTSS Index. In an attempt to occupy his distracted conduct in class, and his inability to make eye contact with his teacher, an autistic child was given a camera and tasked with taking pictures of everyday images in his environment - tree, puppy, cloud, child… He returned with pictures that had none of these things in their frames, but their shadows and reflections. With this he had captured a vignette into his coping mechanism, his visual strategy to identify and connect with objects, people, animals- without having to process all their visual details. He had distilled the complex and overwhelming world around him into its silhouettes, a brilliant tactic that gave him the minimal visual information needed to understand and interact: location, proximity, scale and movement. It exemplifies the value of the autistic perspective in informing the design strategies needed in the pursuit of spatial equity and inclusion of the autistic experience. Photographs by Malak Yassin, Glow Photography, Cairo, Egypt, 2021

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Architettura per Tutti / Architecture for All Visione / Vison

Joel Sanders, Hansel Bauman, Magda Mostafa, Eron Friedlaender, Seb Choe, Lee Onbargi / MIXdesign

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Wayfinding Multisensoriale: Lezioni dai Margini per la Progettazione di Spazi Pubblici Equi e Salutari

Multi-sensory Wayfinding: Lessons from the Margins towards the Design of Equitable and Healthy Public Spaces

MIXdesign è un think tank che offre consulenza finalizzata alla definizione di linee guida e prototipi progettuali capaci di rispondere alle specifiche esigenze di individui tradizionalmente emarginati, che architetti, interior designer e committenti hanno a lungo trascurato. Collaboriamo con una vasta gamma di clienti, commerciali e istituzionali, per rendere gli spazi pubblici e le tipologie edilizie di uso quotidiano, inclusi servizi, campus universitari, luoghi di lavoro, ospedali e musei d’arte, accessibili e accoglienti per coloro che chiamiamo individui non conformi, persone di diversa natura età, genere, razza, cultura, religione e abilità.

MIXdesign is a think tank and consultancy dedicated to creating design recommendations and prototypes that respond to the specific needs of traditionally marginalized individuals whom architects, interior designers and clients have long overlooked. We collaborate with a wide range of commercial and institutional clients to make public spaces and everyday building types, including restrooms, university campuses, workplaces, hospitals and art museums, accessible and welcoming to what we refer to as noncompliant bodies, people of different ages, genders, races, cultures, religions and abilities.

Prevediamo che le conseguenze della pandemia cambieranno irrevocabilmente il modo di progettare l’ambiente costruito, nello stesso modo in cui l’11 settembre ha cambiato il modo in cui pensiamo alla sicurezza. Saranno richiesti standard più elevati per mantenere la salute e l’igiene negli edifici pubblici e privati e sarà necessario riconsiderare le sfide e le barriere che questo comporterà per alcuni gruppi più vulnerabili. Questo peraltro coincide con il riconoscimento che le comunità più emarginate, inclusi i poveri, gli anziani, i disabili e le persone di colore, sono state colpite in modo maggiore dalla pandemia. La nostra consulenza sulla progettazione inclusiva ha accettato la sfida di immaginare spazi pubblici equi post-pandemia come un’estensione naturale della nostra missione di creare edifici sicuri e accessibili capaci di promuovere l’equità, la salute e il benessere. Anziché ridurre la visione della pandemia a un problema di salute pubblica modellato solo da parametri funzionali apparentemente oggettivi, promuoviamo una prospettiva che esamini l’impatto delle questioni sulla salute e sull’equità sociale all’interno di un contesto culturale e storico più ampio, tenendo conto delle esigenze delle persone più vulnerabili e delle minoranze che sono spesso escluse dai dialoghi. Il nostro team sta generando principi di progettazione spaziale che affrontano una delle sfide fondamentali poste dal COVID-19: bilanciare la necessità degli individui di interagire tra di loro e con l’ambiente costruito, tenendo in dovuta considerazione l’imperativo della salute pubblica di convincere le persone a limitare i contatti fisici con altri individui, attuare il distanziamento sociale richiesto ed evitare di toccare superfici potenzialmente contaminanti dell’ambiente costruito. Ora, con la diffusione del coronavirus, tutti noi siamo diventati in una certa misura individui non conformi: iperconsapevoli e spesso ansiosi su come muoverci in sicurezza all’interno di spazi un tempo familiari, e ora diventati invalidanti. Questa attenzione ci consente di guardare in modo diverso l’esperienza vissuta da coloro per i quali queste esclusioni e queste non conformità sono un fatto quotidiano. Crediamo che per

We forecast that the aftermath of the pandemic will irrevocably change the design of the built environment in the same way that 9/11 changed the way we think about building security. There will be demand for higher standards to maintain health and hygiene in both public and private buildings with a need to newly consider the challenges and barriers this poses to some vulnerable groups. This dovetails with the recognition that intersecting marginalized communities including the poor, elderly, disabled and people of color were disproportionately impacted by the pandemic. Our inclusive design consultancy has taken on the challenge of imagining equitable post-pandemic public spaces as a natural extension of our mission to create safe and accessible buildings that promote equity, health and well-being. Rather than narrowly frame the pandemic as a public health issue shaped by seemingly objective functional parameters alone, we advocate a perspective that looks at the impact of health and social equity concerns within a larger cultural and historical context, considering the needs of vulnerable and minority populations who are often left out of the conversation. Our team is generating space planning principles that address one of the fundamental challenges posed by COVID-19: balancing the need for individuals to engage with one another and with the built environment while considering the public health imperative for requisite social distancing and limiting contact with potentially contaminating surfaces of the built environment. Now with the spread of the coronavirus, all of us have become to some extent non-compliant bodies: hyperaware and often anxious about how to maneuver safely within once familiar but now disabling spaces. This attentiveness affords us a new appreciation for the lived experience of those for whom such exclusion and noncompliance is a daily occurrence. We believe that for people to feel safe and connected, they need public spaces to be purposely designed to minimize distractions caused by environmental stressors induced by disorienting spaces and/or overstimulation by noise, light and crowd activity which risks unintended contact with people or surfaces.

sentirsi sicure anche se connesse, le persone abbiano bisogno che gli spazi pubblici siano progettati per ridurre al minimo le distrazioni causate da fattori di stress ambientale indotti da: spazi disorientanti e/o sovrastimolazione da rumore, luce e folla in movimento che portano a un contatto involontario con persone o superfici. Le nostre soluzioni progettuali promuovono la consapevolezza spaziale e accentuano quei segnali multisensoriali che rendono le persone consapevoli della presenza e delle attività degli altri, specialmente in luoghi sconosciuti. Attingendo dall’esperienza di tre comunità emarginate composte da persone con mobilità assistita, affette da sordità o rientranti nello spettro autistico, MIXdesign sta imparando a comprendere come l’ambiente costruito possa fornire spunti multisensoriali che consentano l’orientamento spaziale, il movimento e un senso di sicurezza all’interno degli spazi pubblici. Ogni gruppo di utenza ha sviluppato nuovi meccanismi di coping comportamentale e modi di adattarsi agli spazi che gli esperti hanno codificato e sviluppato in raccomandazioni formali. In effetti, esistono molti punti in comune tra le strategie adattative che gli individui di ciascuno di questi gruppi adottano - e che riteniamo possano essere applicate alla progettazione di spazi pubblici per migliorare l’orientamento spaziale - e la sicurezza generale, valida per tutti, all’interno del paradigma spaziale odierno che si plasma intorno alla salute e all’equità. I principi di progettazione spaziale di MIXdesign iniziano dallo spazio in cui gli edifici incontrano l’ambiente circostante. Nascono da un’esplorazione, tuttora in corso, di una sequenza tipo di ingressi pubblici all’interno di edifici commerciali e istituzionali progettati per ottimizzare l’orientamento spaziale e la stimolazione ambientale per le tre distinte comunità di utenti. L’esplorazione è di fatto un processo iterativo in tre fasi ispirato alle informazioni raccolte dai Leader di Pensiero di MIXdesign attraverso esperienze vissute o attraverso il loro lavoro all’interno delle comunità di individui con problemi di mobilità, sordità e neurodiversità, iniziato semplicemente condividendo le lezioni apprese da queste persone. Quemuel Arroyo di MIXdesign ha offerto importanti spunti tratti dalla sua esperienza diretta di utente su sedia a rotelle e dalla sua esperienza professionale come Chief Accessibility Officer presso la Metropolitan Transportation Authority (MTA) di New York. Arroyo promuove la creazione di percorsi senza ostacoli o barriere che consentano alle persone con problemi di mobilità di muoversi liberamente. Raccomanda percorsi regolari, senza bruschi cambiamenti di livello e idealmente abbastanza larghi da consentire a due sedie a rotelle di passare l’una di fianco all’altra in direzioni opposte, nonché di evitare superfici ruvide che possano raccogliere detriti e impedire i movimenti. L’architetto Hansel Bauman, co-fondatore del DeafSpace Project - Progetto SpazioSordo - presso la Gallaudet University e creatore delle Linee guida per la progettazione di DeafSpace, ha condiviso le nozioni apprese dalla comunità dei non udenti su come facilitare la consapevolezza spaziale affidata alla percezione visiva e migliorare la leggibilità della lingua dei segni; percorsi di circolazione ampi e privi di barriere architettoniche, che consentano ai non udenti uno spazio adeguato per potersi impegnare in tutta sicurezza, mentre camminano, in una conversazione con la lingua dei segni, una disposizione circolare dei posti a sedere in gruppo che consente una visuale chiara e paritetica tra tutti i partecipanti, un’illuminazione morbida, diffusa e priva di abbagliamento e colori delle pareti in contrasto con i toni della pelle umana riducono l’affaticamento degli occhi e migliorano l’acuità visiva: sono solo alcuni esempi degli effetti calmanti dell’architettura in sintonia con la sensibilità dei non udenti. (fig 1)

Our design solutions promote spatial awareness and accentuate multisensory cues that make people aware of the presence and activities of others, especially in unfamiliar places. MIXdesign is learning lessons about the ways the built environment can provide multisensory cues that enable spatial orientation, agency and a sense of security in public spaces through the study of the three marginalized communities: individuals requiring assisted mobility, the deaf and the autistic. Each end-user group has developed novel behavioral coping mechanisms and ways of accommodating within spaces that experts and advocates have codified and developed into formal reccomendations. Importantly and previously unrecognized, many commonalities exist among the adaptive strategies from each of these populations that we believe can be applied to the design of public spaces to enhance spatial orientation and safety for everyone within today’s spatial paradigm placing health and equity central to all design. MIXdesign’s space planning principles begin from the space where buildings meet their surroundings. They emerge from an ongoing exploration of a prototypical public entry sequence within typical commercial and institutional buildings designed to optimize spatial orientation and environmental stimulation for the three distinct end-user populations. The exploration is an iterative, three-step process inspired by the insights encountered by MIXdesign thought leaders through their own lived experiences or their work within the assisted mobility, deaf, autistic and neurodiverse communities. Sharing lessons learned allowed our group to identify unexpected commonalities across these distinct but intersecting communities. MIXdesign’s Quemuel Arroyo offered insights drawn from his lived experience as a wheelchair user and his professional experience as the Chief Accessibility Officer at Metropolitan Transportation Authority (MTA). He advocates for unobstructed paths of travel that allow people with mobility challenges to maneuver without potential obstacles. He recommends smooth surfaces, ideally wide enough for pairs of wheelchairs to pass one another in two directions without abrupt level changes and alternatives to deep carpets and rough surfaces that may collect debris and impede movement. Hansel Bauman, co-founder of the DeafSpace Project at Gallaudet University, and creator of the DeafSpace Design Guidelines shared the insights he learned from the deaf community about how to facilitate visually-centered spatial awareness within design to secure personal safety and enhance sign language legibility. Architecture attuned to deaf sensibilities includes wide, barrier-free circulation pathways to allow adequate space for interlocutors to safely engage in a signed conversation while walking; circular, group seating arrangements permit clear, equitable sightlines between all participants; and glare-free, diffused lighting and wall colors contrasting with human skin tones reduce eyestrain and sharpen visual acuity. (fig 1)

Figure 1) DeafSpace Principles, Hansel Bauman for Gallaudet University, 2010

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Joel Sanders, Hansel Bauman, Magda Mostafa, Eron Friedlaender, Seb Choe, Lee Onbargi / MIXdesign

Architettura per Tutti / Architecture for All Visione / Vison

Magda Mostafa, autrice dell’Autism ASPECTSS Design Index, ha portato nel nostro gruppo gli approfondimenti sui bisogni spaziali delle persone autistiche e neurodiverse, sviluppati nei tanti anni di lavoro all’interno della comunità autistica. L’autismo include una vasta gamma di sfide comunicative, sociali e comportamentali e diversi modelli percettivi, tra cui la sensibilità alla sovrastimolazione sensoriale e alla distrazione innescata da folle, ampi spazi aperti pieni di movimento, rumore forte e luce intensa. Per mitigare una tale quantità di sfide nell’ambiente costruito, l’architetto Mostafa raccomanda di sequenziare gli spazi in modo prevedibile, passando in modo fluido da un’attività all’altra, di raggruppare le funzioni in zone a “alto stimolo” e “basso stimolo”, separate da spazi di transizione che consentono agli individui di ricalibrarsi tra esperienze diverse, e di limitare lo stress ambientale riducendo al minimo il rumore di fondo e il riverbero e controllando l’intensità del livello di luce, colore e abbagliamento. In generale, rendere gli spazi pubblici intuitivi attraverso una segnaletica chiara e un’organizzazione facilmente leggibile dei posti a sedere, della reception, degli ingressi, delle uscite e dei corridoi favorisce l’indipendenza degli spostamenti all’interno di ambienti nuovi. La seconda fase del processo è stata quella di condurre un’analisi comparativa di queste tre diverse prospettive dell’utente finale per scoprirne affinità e differenze. La fase finale è stata poi quella di identificare strategie progettuali che non solo soddisfacessero la maggior parte delle esigenze dei tre gruppi, ma fossero anche rilevanti per il pubblico in generale: tutti beneficiamo degli stimoli sensoriali che aumentano la nostra consapevolezza spaziale. Il nostro obiettivo era quello di consentire al numero più alto possibile di persone con diverse personalità e identità di condividere lo spazio pubblico, riconoscendo che alcuni individui hanno diverse esigenze funzionali e di privacy e che noi dobbiamo progettare anche per loro. (fig 2)

Figure 2) Multi-sensory Methodology Diagram, JSA/MIXdesign, 2020.

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Magda Mostafa, author of the Autism ASPECTSS Design Index brought this exercise insights about the spatial needs of autistic and neurodiverse people learned from the many years she has worked within the autism community. Autism refers to a broad range of communication, social and behavioral challenges and different perceptual models, including sensitivity to sensory overstimulation and distraction triggered by crowds, large, active open spaces, loud noise and bright light. To temper such myriad challenges in the built environment, Mostafa recommends sequencing spaces in a predictable way that flow from one activity to the next, grouping functions into “high-stimulus” and “low-stimulus” zones, separated by transition spaces to allow individuals to re-calibrate between different experiences, and reducing environmental stress by modulating acoustics to minimize background noise and reverberation and controlling light level intensity, color and glare. Overall, making public spaces intuitive to understand with clear signage and a readable organization of seating, reception, entrances, exits and corridors promotes independence in navigation of new environments. The second step in the process was to conduct a comparative analysis of the three end-user community perspectives to uncover affinities and differences between them. The final step was to identify design strategies that would not only meet the majority of needs of the three end-user groups but also be relevant to the general public: everyone benefits from sensory cues that increase spatial awareness. Our objective was to allow the maximum number of people with diverse embodiments and identities to mix in public space while acknowledging that some individuals have unique functional and privacy needs for which we must also plan. (fig 2)

Il nostro studio ha prodotto una serie di principi progettuali, che chiamiamo Multi-Sensory Wayfinding e che illustriamo in questo concept (fig 3). Il Multi-Sensory Wayfinding aumenta la segnaletica convenzionale e utilizza colori, materiali, illuminazione e acustica per differenziare due tipologie ben leggibili di zone di attività: i Percorsi di Circolazione privi di barriere architettoniche, codificati in bianco nel disegno, e i Microclimi Multisensoriali di colore blu. L’obiettivo è bilanciare il distanziamento sociale e la connettività umana in modo da ridurre al minimo i fattori di stress ambientale e aumentare la consapevolezza spaziale per tutti.

The outcome of our study yielded a set of design principles that we call Multi-Sensory Wayfinding illustrated in this study (fig 3). MultiSensory Wayfinding augments conventional signage and uses color, materials, lighting and acoustics to differentiate two kinds of legible activity zones - Barrier Free Circulation Paths coded white in this plan, and Multi-Sensory Microclimates colored blue. The goal is to balance social distancing and human connectivity in a way that minimizes environmental stressors and increases spatial awareness for everyone.

Figure 3) Entry Sequence, JSA/MIXdesign, 2020.

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Joel Sanders, Hansel Bauman, Magda Mostafa, Eron Friedlaender, Seb Choe, Lee Onbargi / MIXdesign

Architettura per Tutti / Architecture for All Visione / Vison

L’esperienza inizia nell’ingresso, dove i visitatori possono sanificarsi le mani presso appositi punti di igienizzazione, prima di entrare nell’edificio. Una fioriera centrale e corridoi di circolazione di ingresso/uscita separati evitano collisioni indesiderate. Questa Soglia di Transizione, concetto incluso nell’indice di progettazione ASPECTSS a supporto dell’adattamento sensoriale autistico, delimita il punto d’intersezione in cui i percorsi s’incrociano, per consentire a tutti gli occupanti, indipendentemente dalle loro abilità, di rallentare, acclimatarsi ai cambiamenti di direzione e regolare i propri sensi per ricalibrarsi tra interno ed esterno, due ambienti molto diversi con differenti livelli di stimolazione. Subito dopo l’ingresso, i visitatori incontrano un Reception Wellness Hub che incorpora elementi di Stalled!2.0, un prototipo di bagno pubblico inclusivo sviluppato dal team di MIXdesign sotto la guida di Joel Sanders. Il banco della reception è progettato per consentire l’accesso frontale e laterale agli utenti su sedia a rotelle. È dotato di un contatore di passaggio multilivello a diverse altezze, abbastanza basso da fornire spazio per le gambe agli utenti su sedia a rotelle, garantendo al contempo il distanziamento sociale tra visitatori e receptionist. I visitatori possono avere informazioni in più lingue da una bacheca elettronica che include il Linguaggio Americano dei Segni e il PECS, un linguaggio visivo di comunicazione aumentativa per scambio di immagini utilizzato dalla comunità autistica.

Non più nascosto in fondo a un corridoio, il Wellness Hub è concepito come un’estensione multifunzione dell’ingresso principale. Le postazioni con lavabi e specchi poste a diverse altezze sono dotate di dispenser per la pulizia di ruote, stampelle e bastoni per evitare di portare lo sporco dall’esterno all’interno. Lo spazio comprende i servizi igienici con porte a tutta altezza e stanze con lavandini, specchi e docce con wc a disposizione delle persone che richiedono una maggiore privacy come musulmani, ebrei ortodossi e uomini con sindrome della vescica timida. Inoltre, l’hub include spazi dedicati alla cura, all’allattamento al seno, alla preghiera, spogliatoi per ciclisti e “spazi di fuga” per coloro che hanno bisogno di decomprimere e ricaricarsi. I colori contrastanti delle piastrelle del pavimento, degli armadietti e delle porte creano degli schemi che consentono ai visitatori di rispettare il distanziamento sociale laddove richiesto.

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The experience begins in the Vestibule where visitors may clean at handsanitizing stations before entering the building. A central planter and separate entry/exit circulation aisles prevent unwanted collisions. This Transition Threshold, a concept found in the ASPECTSS Design Index to support autistic sensory adjustment, demarcates the intersection where circulation paths cross to allow occupants of all abilities to slow down, acclimate to changes in direction and adjust their senses to recalibrate between indoors and outdoors, two very different environments with different levels of stimulation. Immediately beyond the vestibule, visitors encounter a Reception Wellness Hub that incorporates elements of Stalled!2.0, a prototype for inclusive public restrooms which has been developed by MIXdesign team members led by Joel Sanders. The reception desk is designed to allow front and side approach for wheelchair users. It features a multi-level transaction counter at different heights that is deep enough to provide leg room for wheelchair users while also ensuring social distancing between visitors and receptionists. Visitors obtain multi-lingual information framed by the backdrop of an electronic message board that includes American Sign Language and PECS a pictorial visual language used by the autistic community. No longer hidden down a corridor, the Wellness Hub is conceived of as a porous extension of the main entrance.

It features multi-height communal washing and grooming counters equipped with supplies to allow users to clean off wheels, crutches and canes to avoid tracking dirt from outside to inside. The space includes toilet stalls with full height doors as well as caregiving rooms with sink, mirror, toilet, and hand shower to accommodate individuals who require privacy including Muslims, Orthodox Jews and men with shy bladder syndrome. In addition, the hub includes dedicated spaces for caregiving, breast-feeding, prayer, changing rooms for bike commuters and “escape spaces” for people who need to decompress and recharge. Color contrasting floor tiles, locker and stall doors create floor and wall patterns that designate suggested personal space for visitors to practice social distancing when required. We also applied Multisensory Wayfinding to the space adjacent to the Reception area, the Study Lounge, illustrated in this ground floor plan/section (fig 4).

Abbiamo applicato il Wayfinding Multisensoriale anche allo spazio adiacente alla Reception, la Study Lounge, illustrata in questa pianta/sezione del piano terra (fig 4). È suddivisa in zone di circolazione prive di barriere e in microclimi. La Zona Senza Barriere, caratterizzata da un pavimento con colori a contrasto e un bordo avvertibile dagli utenti con bastone, fornisce un ampio percorso di circolazione differenziato per il passaggio di coppie di persone e sedie a rotelle. La Zona Calma presenta degli spazi appartati semichiusi per conversazioni di piccoli gruppi, dotati d’illuminazione regolabile che riduce la stimolazione indesiderata indesiderata (spesso un beneficio per gli individui autistici così come per molti altri) e sedili con schienale alto che fungono da tranquillizzante sfondo per la visualizzazione della Lingua Americana dei Segni. Infine, dei coni sospesi definiscono due zone modulari, pensate per accogliere piccoli gruppi di persone che preferiscono un’illuminazione priva di abbagliamento e spazi senza rumori che distraggono. Situato nei pressi di una doppia parete di vetro e ombreggiato da una tettoia a sbalzo, questo microclima parla del rapporto tra le prestazioni dell’edificio - termiche e acustiche - l’efficienza energetica e il benessere dell’uomo. Il Wayfinding Multisensoriale è un lavoro in corso di definizione e riflette la nostra convinzione che l’equità sociale e la salute pubblica siano requisiti che si rafforzano a vicenda. Progettare attraverso la lente della diversità assicura di essere un catalizzatore di creatività in grado di produrre spazi sicuri, accessibili e sani per tutti. Come sostiene Magda Mostafa, quando progetti con la consapevolezza delle estremità dello spettro, invariabilmente avvantaggi l’intero range dello spettro. It is subdivided into barrier-free circulation zones and micro-climates. The Barrier Free Zone features a color-contrasting floor with a detectable edge for cane users and provides a wide differentiated circulation path for pairs of people and wheelchairs to pass. The Calm Zone features semi-enclosed nooks for small-group conversations with adjustable low-level lighting that reduces unwanted stimulation (a frequent comfort for autistic individuals as well as many others) and high back seating as a visually calm background for viewing American Sign Language. Additionally, suspended overhead cones define two modulated zones suited to accommodate any small group of individuals who prefer glare free daylighting and spaces without distracting noise. Located adjacent to a double paned glass wall shaded by a roof overhang, this microclimate speaks to the relationship between building performance (thermal and acoustic), energy efficiency, and human well-being. Multi-sensory Wayfinding is a work in progress and reflects our conviction that social equity and public health are mutually reinforcing propositions. Designing through the lens of diversity promises to be a catalyst for creativity that can ultimately yield safe, accessible and hygienic spaces for all of us. As Magda Mostafa says when you design with a mindfulness of the extremities of the spectrum, you invariably benefit the entire range of the spectrum. Figures 4,5,6) Study Lounge, JSA/MIXdesign, 2020.

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Stuart Neilson

Ho iniziato a creare immagini per comunicare il mio senso di spazio all’interno dei luoghi pubblici, cosa che mi riusciva molto difficile da trasmettere a parole. Le fotografie riescono raramente a trasmettere le mie sensazioni nei confronti di un luogo e del mio essere al suo interno, e, a distanza di un anno o più dall’aver scattato una fotografia, avrei comunque difficoltà a ricordare il problema specifico che stavo cercando di illustrare con l’immagine di una strada, di un parco pubblico o di un’aula. Se volessi provare a riprodurre il mio ricordo dopo aver assistito a una gara di canottaggio, creerei un’immagine capace di evocare il movimento dei vogatori, l’altoparlante che li dirige verso la linea di partenza, lo stridio dei gabbiani sopra la testa, la pioggerellina leggera sul mio viso e l’odore delle alghe e dei pescherecci nel porto. Un fotografo esperto sarebbe in grado di catturare un ritratto dell’atleta, la grazia dei gesti o la fatica della gara. Io invece voglio che la mia immagine catturi la mia posizione sul molo, quel mio leggero disagio di sentirmi fuori posto, come l’osservatore di un’intera sequenza di movimenti illustrati in un fotogramma. Se avrò successo, spero che altre persone possano condividere un po’ di questo mio senso dello spazio. Spesso mi sento sovraccaricato dall’esperienza sensoriale degli spazi aperti, e non solo dai rumori, dai movimenti e dagli odori degli spazi pubblici, ma dall’infinità di cose che so, per esperienza, potrebbero accadere, e da tutte quelle cose che la mia iperattiva immaginazione mi presenta come possibili intromissioni nel presente. Lo spazio pubblico è frenetico, complesso e imprevedibile. Come pedone in una città frenetica, provo spesso un senso di esclusione, che avevo sempre attribuito alla mia ansia e al mio essere autistico - e mai alla progettazione dello spazio pubblico. Le mie immagini cercano di catturare la distribuzione del movimento e della calma in un ambito pubblico, di condividere il mio senso di sicurezza quando trovo un posto lontano dalla corrente, o di come posso unirmi in sicurezza al flusso delle persone e del traffico. 78

I started making images to convey my own sense of my place within public spaces, an experience I was finding very hard to convey in words. Photographs rarely convey how I feel about a place and my position within it, and a year or more after taking a photograph I would struggle to remember the specific problem I was trying to illustrate with an image of a street, public park or classroom. If I want to illustrate my memory of watching a rowing race, I want to make a picture that brings to my mind the movement of the rowers, the loud-hailer directing them to the starting line, the screech of seagulls overhead, the light drizzle on my face and the smell of seaweed and fishing boats in the harbour. A skilled photographer would be able to capture a portrait of the athlete, or the grace of rowing, or the exertion of the race. I want my image to capture my position on the dockside, my slightly uncomfortable offside sense of belonging, as an observer of a completed set of movements that are all illustrated in one frame. If I am successful then I hope other people might share some of my sense of place. I often feel overloaded by the sensory experience of the outdoors, and not just by the uncontrolled noise, motion and odour of public space, but by the boundless possibilities of all the things I know from past experience might possibly happen, and all the things my over-active imagination conjures up as a possibility that could intrude on the present. Public space is busy, complex, and unpredictable. As a pedestrian in a busy city, I often feel a sense of exclusion, which I had always attributed to my own anxiety and to me being autistic - and not to the design of public space. My pictures attempt to capture the distribution of motion and calm in a public realm, to share my sense of safety when I find somewhere out of the flow, or how to safely join the flow of people and traffic.

Starting Line, ph. courtesy © Stuart Neilson

Architects as therapists and educators

Birds, ph. courtesy © Stuart Neilson

Architettura per Tutti / Architecture for All Voci / Voices

Architetti come terapisti e educatori

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Stuart Neilson

alla fine, rappresenta un chiaro messaggio: la Diversità è inclusione. Nei miei ricordi di scuola (di molti anni fa), io sono per lo più a guardare gli uccelli e le nuvole fuori dalle finestre, poi ci sono gli odori intensi di molti corpi riuniti in uno spazio ridotto, molta confusione, ansia e senso di reclusione. La scuola, per me, è stata una stanza rumorosa piena di gente per sei o sette ore di sovraccarico sensoriale, senza possibilità di fuga e senza cambio d’intensità all’interno della giornata. Questa serie di attacchi sensoriali avrebbe potuto (se i progettisti dell’edificio e gli organizzatori della giornata scolastica avessero voluto) essere moderata, programmata e presentata come un flusso più tollerabile di abitudini e aspettative. Da bambino amavo i libri, ma odiavo la scuola. Il percorso che ci offrono i libri è sicuro e prevedibile e i loro contenuti sono indicati, suddivisi in capitoli e legati tra la finalità delle copertine. Se si vuole fuggire dall’eccessiva intensità di un racconto è sempre possibile rileggere una sezione più rassicurante o semplicemente chiudere le copertine. ASPECTSS fornisce una guida per spazi condivisi, idealmente posti tra copertine trasparenti, in cui sono indicate le finalità delle singole aree e c’è un chiaro ordine sequenziale delle transizioni tra le diverse funzioni.

Bus on Parliament Bridge, ph. courtesy © Stuart Neilson

Head of the River, ph. courtesy © Stuart Neilson

Architettura per Tutti / Architecture for All Voci / Voices

Ho sentito parlare per la prima volta di ASPECTSS, l’indice contenente le linee guida per la progettazione di Magda Mostafa, mentre tenevo un corso di studi sullo spettro autistico, ed è stata una vera rivelazione per me, per cui gli spazi pubblici sono la principale causa di sentimenti di ansia ed esclusione – la causa non sono io e il mio essere autistico! Un’aula scolastica piena delle diverse esigenze di molte persone può essere progettata per sostenere la diversità, o, al contrario (come nel caso della maggior parte delle aule), per creare problemi alle persone con esigenze diverse a causa della loro distraibilità, disattenzione o estrema sensibilità al movimento e al cambiamento. Un’aula che accoglie bambini irrequieti può essere progettata per evidenziare ogni movimento, mettendo in competizione tra loro i bisogni dei suoi occupanti per lo spazio e l’attenzione, o, in alternativa, può essere progettata per far sentire protetti e calmare i suoi occupanti. In seguito ho incontrato Magda Mostafa presso l’AsIAm, l’Onlus irlandese per l’autismo, dove descriveva i suoi concetti di spazio inclusivo e favorevole all’autismo. Il corollario del progetto che favorisce l’inclusione è che la maggior parte degli spazi, per la maggior parte del tempo, favoriscono l’esclusione a partire dalla loro fase progettuale, pensando solo ai bisogni di un numero ristretto di diversità dell’uomo. Né io né l’autismo siamo la causa del mio sentirmi a disagio negli spazi condivisi. I progettisti (più spesso gli obsoleti accumuli storici delle strutture) sono le cause del mio disagio. Immagino che una street parade rappresenti un continuo sovraccarico sensoriale, ma negli ultimi anni ho scoperto che creare un video per rappresentare l’inizio, il centro e la fine di eventi così intensi è un buon mezzo per partecipare e gestire il proprio carico sensoriale. La Pride Parade, con i suoi colori e la sua confusione, quando viene ben organizzata dall’inizio

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confusion, when laid out from start to end, is a clear message: Diversity is inclusion. My recollections of school (many years ago) are mostly staring out of windows at the birds and clouds outdoors, the intense odours of many bodies in a small space, and a lot of confusion, anxiety and detention. School, for me, was a loud room full of people for six or seven hours of sensory overload, with no opportunity to escape and no modulation in the intensity of the day. This parade of sensory exposure could (if the designers of the building and the designers of school day had chosen) have been moderated, timetabled and presented as a more tolerable flow of routine and expectation. I loved books as a child and hated school. Books provide a predictable, safe course with content that is signposted, chaptered and bound between the finality of covers. If you want to escape the intensity of a story, you can re-read a comforting section, or close the covers. ASPECTSS provides a guide to similarly binding shared spaces between clear covers, signposting the purposes of space and clearly sequencing transitions between different functions.

This is me, 2018 Cork LGBT Pride Parade, ph. courtesy © Stuart Neilson

Classroom Heatmap, ph. courtesy © Stuart Neilson

Stuart Neilson

Architettura per Tutti / Architecture for All Voci / Voices

I first heard of Magda Mostafa’s ASPECTSS design index while teaching a course in autistic spectrum studies, and it was a revelation to me that public spaces are the cause of my feelings of anxiety and exclusion – the cause is not me being autistic. A school classroom full of the diverse needs of many people can be designed to support divergence, or conversely (as most are) to problematize people with divergent needs due to their distractability, inattentiveness or sensitivity to movement and change. A classroom of fidgeting children could be designed to expose every movement, and to place the needs of its occupants into competition with each other for space and attention, or alternatively a classroom could be designed to shelter and calm its occupants. I later met Magda Mostafa through AsIAm, Ireland’s national autism charity, where she described concepts of autismfriendly, inclusive space. The corollary of designing for inclusion is that most spaces, most of the time, are exclusive by design, meeting the needs of a narrow range of human divergence. Neither I nor autism are the cause of my discomfort in shared space. The designers (or, more often, the lackadaisical historical accretions of structure) are the cause of my discomfort. I imagine a street parade is an extreme of unbroken sensory overload, but in recent years I have found that creating a video to map the beginning, middle and end of such intense events is a means to participate and to manage my sensory load. The Pride Parade, with all its colour and

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Non sono una persona con una disabilità che richiede una precisa sistemazione nello spazio architettonico. Sono una persona resa disabile da una progettazione povera o sconsiderata, che mi esclude dalla piena partecipazione all’istruzione, al lavoro e all’attività sociale. Gli architetti, al pari dei terapisti e degli educatori, hanno un ruolo fondamentale nell’integrazione all’interno della società della più ampia varietà di diversità umane fisiche e neurologiche.

I am not a person with a disability who requires accommodation in architectural space. I am a person disabled by poor or thoughtless design, environmentally excluded from full participation in education, employment and social activity. Architects have as much of a role as therapists and educators in integrating the widest variety of physical and neurological human divergence into society.

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Alfredo Brillembourg, Urban-Think Tank

More than just buildings L’architettura non riguarda solo la società, ma anche i singoli individui. Quando progettati con attenzione e sensibilità per come le persone interagiscono e rispondono al contesto, gli edifici possono avere un profondo impatto sulla salute. Tutto, dall’organizzazione degli spazi ai materiali impiegati, può contribuire alla salute, all’umore e alla produttività degli occupanti. La sostenibilità degli edifici è una questione che va affrontata nei suoi numerosi aspetti, che includono caratteristiche spaziali, posizione geografica, dimensioni insediative, condizioni ambientali, fattibilità economica, struttura e capacità istituzionale, sviluppo umano, relazioni sociali, valori e aspirazioni. Un’architettura ben progettata crea una connessione con i singoli individui, anche se questo è un aspetto che non può essere facilmente quantificato. Tuttavia, il nostro progetto della Fava School per bambini autistici ha dimostrato che la sensazione di muoversi in uno spazio ben progettato può agire sull’individuo con neuropatologie a un livello diverso e subliminale. La struttura della Fava School con i suoi diversi spazi sfrutta quella connessione emotiva attraverso la luce, il colore, l’aria, la brezza, l’odore e i modi in cui questi interagiscono con le esperienze vissute dai bambini. L’effetto è curativo per quei bambini per i quali l’edificio è stato progettato.

Architecture affects not only the society but also the individual. When conceived carefully and with sensitivity to how people interact with and respond to their environment, buildings can have a profound impact on health. Everything, from the layout of the space to the material finishes, can contribute to occupant health, mood and productivity. The sustainability of buildings is a multidimensional problem, dealing with spatial characteristics, geographical location, settlement dimensions, environmental conditions, economic viability, institutional ability and structure, human development, social relationships, values and aspirations. Well-designed architecture makes a connection with individuals, but this is not something that can be easily quantified. Nevertheless, our Fava school project for autistic children has demonstrated that the feeling of walking into a designed space can resonate with the individual with neurodiversities on a different, subliminal level. The Fava building with its different spaces taps into that emotional connection through light, colour, air, breeze, smell and the ways in which these interact with the children’s lived experiences. The effect is healing on the children, for whom the building was designed.

ph. © Iwan Baan, courtesy Urban-Think Tank

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Più che semplici edifici

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Alfredo Brillembourg, Urban-Think Tank

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La Fava School - Autismo en Voz Alta, situata nel comune di Baruta, parte del Distretto Metropolitano di Caracas, è un’organizzazione senza scopo di lucro creata appositamente per offrire a circa 80 bambini con autismo e altre disabilità dello sviluppo, un intero anno di lezioni individuali utilizzando tecniche di insegnamento innovative. I bambini con autismo, come abbiamo presto appreso, hanno abilità speciali e, con l’obiettivo di valorizzarle, abbiamo iniziato a ricercare scuole e personale con esperienza di bambini speciali, partendo dalla Emil Friedman School, proprio a Caracas, alla Lower Manhattan Charter School. Dopo una conferenza all’Harvard Graduate School of Design, siamo partiti per andare a visitare la Boston Higashi School per bambini e giovani con disturbo autistico a Randolph, nel Massachusetts. Lì siamo venuti a conoscenza del modo di educare basato su tre fondamenta: costruire la resistenza fisica, lavorare sulla stabilità emotiva e stimolare intellettualmente. Il superamento delle ansie e dell’isolamento si raggiunge attraverso l’attività e il coinvolgimento graduale dei bambini in ogni tipo di attività. Ci si affida a una struttura educativa che si adatti alla forma fisica dei bambini, aiutandoli a crescere partendo dalle capacità e dai bisogni individuali, dai punti di forza e di debolezza, per offrire loro un programma di sviluppo adeguato e personalizzato piuttosto che un programma standardizzato. Dopo aver discusso con lo staff della Higashi School abbiamo iniziato ad abbozzare delle idee progettuali per tradurre in schizzi e disegni esecutivi le nostre prime ipotesi di un edificio concepito come una rampa continua. La sfida progettuale è stata quella di realizzare un ambiente sano

e sicuro e una grande opera architettonica al servizio dei bambini, capace di riportare una sorta di stabilità nelle loro vite: un concept di scuola aperta come sintesi di un edificio di ampio respiro capace di incoraggiare le attività comuni anziché l’isolamento. Allo studio Urban-Think Tank avevamo una solida idea progettuale: preservare il parco pubblico per integrare i bambini della Fava School con i bambini del vicinato; così, anziché proporre un edificio con sviluppo orizzontale, che avrebbe occupato la maggior parte del sito, abbiamo proposto una soluzione verticale inserita nel fianco della collina, per un totale di quattro piani, con una palestra con vista sull’intera vallata all’ultimo piano. Le dieci aule sono organizzate attorno a un patio centrale con orientamento nord-sud così da garantire una buona illuminazione e una buona ventilazione. Sia la rampa che avvolge il volume dell’edificio sia la scala verticale sono coperte da una gabbia modulare in acciaio che, oltre a consentire un’ottimale ventilazione e illuminazione in tutto l’edificio, aggiunge un ulteriore elemento di sicurezza per i bambini nei corridoi pubblici. Il complesso comprende, oltre al parco, l’asilo, la cucina, le aule e i laboratori musicali, tutti collegati alla palestra sul tetto attraverso un’unica rampa continua e dalla pendenza dolce (meno del 5%). L’edificio sfrutta tutte le sue superfici per offrire ampi spazi d’incontro, che possono essere occupato in infiniti modi. Una sorta di museo a tutto tondo che consente ai bambini di vivere un’esperienza di esplorazione del proprio edificio, estendendo tale esperienza all’interno del Parco, in modo tale che tutti possano comprenderne facilmente sia le qualità interne sia quelle esterne.

Credits: All images of the FAVA School are courtesy of Urban-Think Tank

The Fava - Autismo en Voz Alta school, located in the municipality of Baruta, part of the Caracas Metropolitan District, is a nonprofit organization specifically created to offer approximately 80 children with autism and other developmental disabilities, a yearround, one-on-one instruction using innovative teaching techniques. Children with autism, as we soon learnt, have special abilities and, with the aim of enhancing them, we started out on researching schools and skilled staff for special children, from the Emil Friedman School, right in Caracas, to a lower Manhattan Charter School. After a Harvard GSD lecture, we drove on a mission to see the Boston Higashi School for children and young adults with autistic disorder in Randolph, Massachusetts. There, we learnt about the method of building on three fundamental pillars: build physical stamina, work emotional stability and stimulate intellectually. Overcoming anxieties and isolation is reached by activeness and by gradually engaging children in all sorts of activities. The reliance is on an educational framework that suits the fitness of the children, building them up from the individual competences and requirements, strengths and weaknesses, to offer them a fitting and adequate rather than a standardized development program. We started to sketch up design ideas for translating our first intuitive ideas of a continuous ramp building into concept drawings and sketches, discussed with the staff of the Higashi School. It was a challenge to make a design for a safe and healthy environment and a great architectural work that could be at the

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service of children, bringing a sort of stability back to their lives: an open school concept as the synthesis of an open building, engaging rather than isolating in an active community. We at Urban-Think Tank had a solid design idea: to save the open park land in order to integrate the children of the Fava school with the people from the neighborhood. Instead of a horizontal building, covering most of the site, we proposed a vertical solution set into the hillside, a total of four floors with a sport hall overlooking the valley on the top floor. The ten classrooms are organized around a central patio with a north-south orientation to guarantee good illumination and ventilation. Both the ramp that wraps around the volume of the building and the more private vertical staircase are covered by a modular steel cage façade that allows for ventilation and illumination throughout the building, and, more importantly, adds an additional element of safety for the children in the public corridors. The complex includes Park, Kindergarten, kitchen, classrooms and music labs that are all connected to the rooftop gymnasium as one continuous, soft - less than 5% - ramp. The building makes use of all its surfaces, providing ample spaces for encounter and can be occupied in infinite ways. A sort of inside-out museum that allows the children to engage in an experience to explore their building, extending that experience into the Park, so that everybody can easily understand both its internal as well as its external qualities.

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Bryony Roberts / WIP Collaborative

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Restorative Ground WIP Collaborative è un collettivo di architettura tutto al femminile che realizza progetti pubblici per e con la comunità. Formato da sette libere professioniste - Abby Coover, Bryony Roberts, Elsa Ponce, Lindsay Harkema, Ryan Brooke Thomas, Sera Ghadaki and Sonya Gimon - il collettivo include esperienze interdisciplinari in architettura, paesaggistica, urbanistica e impegno comunitario per promuovere spazi pubblici più accessibili e inclusivi. Attraverso progetti di architettura e di ricerca, il collettivo esplora una commistione tra femminismo intersezionale e giustizia della disabilità. Lavorando con persone con disabilità fisiche, dello sviluppo e/o intellettive in grado di autorappresentarsi e di difendere i propri diritti, e con i loro sostenitori, il collettivo persegue un approccio olistico all’accessibilità nell’ambiente costruito. Immaginando spazi privi di barriere non solo per le persone con disabilità fisiche ma anche per le persone con ipersensibilità sensoriali, il collettivo considera come la sfera pubblica possa essere concepita come un insieme di ambienti sensoriali. Alla ricerca di un effetto limite per l’esperienza sensoriale, il collettivo lavora sulla co-creazione di spazi pubblici che non siano solo accessibili, ma anche piattaforme per la gioia e la connessione sociale di tutte le persone.

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WIP Collaborative is a feminist architecture collaborative that creates community-based projects in the public realm. Comprising seven independent women practitioners - Abby Coover, Bryony Roberts, Elsa Ponce, Lindsay Harkema, Ryan Brooke Thomas, Sera Ghadaki and Sonya Gimon - the collaborative combines interdisciplinary experience in architecture, landscape architecture, urban design and community engagement to instigate more accessible and inclusive public spaces. Through research and design projects, the collaborative has been exploring crossovers between intersectional feminism and disability justice. Working with self-advocates with physical, developmental, and/or intellectual disabilities and their allies, the collaborative has been pursuing a holistic approach to accessibility in the built environment. Imagining spaces that are barrier-free not only for people with physical disabilities but also for people with sensory sensitivities, the collaborative considers how the public realm can be conceived as a series of sensory environments. Seeking a curb-cut effect for sensory experience, the collaborative works on co-creating public spaces that are not only accessible but also platforms for joy and social connection for all people.

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Il processo di progettazione di WIP Collaborative è frutto della co-creazione tra progettisti e membri della comunità. Promuovendo progetti che prefigurano un ambito pubblico più inclusivo, il collettivo si dedica a processi di progettazione con, anziché per, persone generalmente sottoservite nello spazio pubblico. Molte persone vengono messe duramente alla prova negli spazi pubblici per diverse ragioni e prestare attenzione alle loro specifiche esperienze può rivelare importanti punti d’incontro. Nella sfera pubblica, la presenza e le espressioni corporee di persone con disabilità fisiche e intellettive o con disturbi di processazione sensoriale, persone di colore, donne, LGBTQ+ e individui gender nonconforming sono espressioni di resistenza alle norme; ad esempio spazi dove potersi muovere in sedia a rotelle, dove allattare un bambino, spazi tranquilli per sfuggire dalla sovrastimolazione o dove poter dondolarsi come comportamento auto-calmante e altro ancora. Competenza e creatività vivono nelle menti e nei corpi delle persone che si muovono negli spazi e che trovano delle soluzioni per adattarsi agli ambienti che creano ostacoli. Il nostro processo di ricerca e progettazione mira a creare una piattaforma per condividere esperienze e co-creare nuove visioni della sfera pubblica. Attraverso dei recenti progetti abbiamo constatato come uno spettro variegato di ambienti sensoriali nella sfera pubblica possa consentire una scelta maggiore e maggior

Bryony Roberts / WIP Collaborative

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Credits Photos: © WIP Collaborative and Sam Lahoz All images: courtesy of WIP Collaborative and Hudson Square Properties

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accessibilità per tutti. Le conversazioni con individui con disturbi pervasivi dello sviluppo e con le loro famiglie hanno messo in evidenza l’estrema inaccessibilità della maggior parte degli spazi pubblici e dei parchi giochi per le persone con ipersensibilità sensoriali. Mentre tutti, bambini e adulti, necessitano di spazi per giocare, rilassarsi e connettersi con gli altri, la maggior parte degli spazi pubblici fornisce o troppi o troppo pochi stimoli - come i parchi giochi con elevati livelli sonori, movimenti imprevedibili e colori troppo accesi, o gli aridi spazi vuoti delle piazze pubbliche progettati solo per un uso passivo. Al contrario, i bambini e gli adulti beneficiano della possibilità di poter scegliere tra una serie di ambienti sensoriali - tra spazi tranquilli, calmi e rilassanti e altri più sociali, attivi e stimolanti - e di potervici andare. Tale varietà spaziale avvantaggia non solo le persone con disabilità, ma chiunque abbia delle forme di ipersensibilità, sia che derivi da ansia, depressione o traumi condizioni peraltro sperimentate da molti durante la recente pandemia. I colori, i materiali e i suoni di questi ambienti possono favorire atmosfere di varia stimolazione, consentendo all’intero spettro di essere coinvolgente, tattile e piacevole. Partendo da un progetto di ricerca auto-indotto, WIP Collaborative ha sviluppato questi concetti nel suo progetto di Restorative Ground, un’installazione pubblica immersiva all’aperto, inaugurata a Lower Manhattan nell’estate del 2021.

Il progetto Restorative Ground è stato selezionato come proposta vincitrice di un concorso di progettazione urbana nel quartiere di Hudson Square. Destinata a favorire un ritorno alla vita pubblica in tempi di pandemia, l’installazione urbana offre una vasta gamma di scelte. Parte del programma Open Streets di New York - avviato durante la pandemia per permettere anche ai cittadini lontani da parchi e aree verdi di passeggiare all’aperto il progetto occupa la zona parcheggi e parte del marciapiede per offrire uno spazio di gioco, relax e incontri all’aperto. L’installazione offre un’ampia gamma di qualità spaziali stimolazione alta e bassa, materiali tattili e trame - al fine di creare un ambiente capace di favorire diverse esperienze sensoriali. L’installazione include tre distinte zone esperienziali, ciascuna con le proprie qualità materiche: dedicata, attiva e tranquilla. Nella zona dedicata, grandi tavoli in legno colorato possono essere utilizzati per laboratori didattici, riunioni o pranzi all’aperto. La zona attiva comprende superfici inclinate in erba artificiale che salgono fino a un albero, offrendo superfici per arrampicarsi e giocare. Infine, la zona tranquilla offre uno spazio di fuga dal caos, dove una grande rete sospesa triangolare consente di rilassarsi e guardare il cielo. Le qualità di queste tre zone sono in linea con le priorità delineate nelle linee guida ASPECTSS di suddivisione in zone sensoriali e compartimentazione. Inoltre, la coerenza complessiva della struttura e la connessione con il marciapiede offrono una chiara sequenza spaziale. Man mano che ci si sposta lungo il marciapiede, s’incontra ciascuna di queste zone in sequenza; fanno parte di un’unica forma continua, connessa da una serie di rivestimenti superficiali in gomma riciclata applicata su di una base in compensato, che determina un’estetica giocosa e ammorbidisce le superfici dure. Attualmente WIP Collaborative sta lavorando alla stesura di una documentazione post-realizzazione del progetto per analizzare come le persone stiano utilizzando lo spazio, a beneficio dei progetti futuri. Guardando al futuro, il collettivo sta continuando questo lavoro di ricerca e progettazione attraverso una partnership con Verona Carpenter Architects con l’obiettivo di dar vita a un progetto a lungo termine per re-immaginare gli spazi pubblici con il Design Trust for Public Space di New York. Nell’ambito del programma Restorative City, organizzato dal Design Trust, WIP e Verona Carpenter Architects andranno a esaminare gli spazi pubblici esistenti assieme a persone con neuro-diversità, organizzeranno workshop per progettare interventi prototipici in collaborazione con gruppi della comunità locale e, risultati alla mano, promuoveranno un cambiamento politico in dialogo con le agenzie comunali.

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Bryony Roberts / WIP Collaborative

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The design process of WIP Collaborative is rooted in co-creation between designers and community members. Instigating projects that imagine a more inclusive public realm, the collaborative cultivates processes of designing with, instead of for, people who are underserved in public space. Many individuals face challenges in public spaces for different reasons and paying attention to their specific experiences reveals important intersections. In the public realm, the presence and bodily expressions of people with physical and intellectual disabilities, sensory sensitivity, people of color, women, LGBTQ+ and gender non-conforming individuals are performances of resistance to norms; for example navigating space in a wheelchair, breastfeeding a baby, seeking a quiet space to escape overstimulation, rocking as a self-soothing behavior and more. Expertise and creativity live in the minds and bodies of people who navigate space and who invent their own adaptations to obstructive environments. Our research and design process aims to create a platform for sharing experience and co-creating new visions of the public realm. Through recent projects, we have explored how a differentiated spectrum of sensory environments in the public realm can enable greater choice and accessibility for all. Conversations with individuals with developmental disabilities

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and their families have made clear the extreme inaccessibility of most public spaces and playgrounds for people with sensory sensitivities. While all children and adults need spaces to play, relax and connect with others, most public spaces provide either too much or too little stimulation - such as playgrounds with intense noise levels, unpredictable movement and bright colors, or the barren empty spaces of public plazas designed for passive use only. In contrast, children and adults benefit from the ability to choose between a range of sensory environments – between spaces that are quiet, calm, and soothing and those that are more social, active, and stimulating - and to go between them. Such spatial variety benefits not only people with disabilities but anyone with sensitivity, whether stemming from anxiety, depression or trauma – conditions experienced by many during the recent pandemic. The colors, materials and sounds of these environments can support atmospheres of varying stimulation, enabling the entire spectrum to be immersive, tactile and pleasurable. Stemming from a self-initiated research project, WIP Collaborative developed these concepts in their project Restorative Ground, an immersive public streetscape installation which opened in lower Manhattan in summer 2021.

Restorative Ground was selected as the winning proposal for a design competition for a streetscape in the neighborhood of Hudson Square. Intended to help public life re-emerge during the pandemic, the streetscape offers a multifaceted landscape of choice. Building on the Open Streets program in NYC during the pandemic, the project occupies the parking lane and part of the sidewalk to introduce a space for play, relaxation, and social gathering outdoors. The installation provides a range of spatial qualities - high and low stimulation, tactile materials and textures - in order to create an environment that supports a variety of sensory experiences. The installation offers three distinct experiential zones, each with their own material qualities: focused, active and calm. The focused zone features large stained wood tables, which can be used for educational workshops, outdoor meetings, and eating lunch. The active zone includes sloped surfaces of artificial turf that rise up to an existing tree, offering surfaces for climbing and playing. Finally, the calm zone offers a space of escape with a large triangular hammock that supports quiet lounging and gazing at the sky. The qualities of these three zones resonate with the priorities outlined in the ASPECTSS guidelines of sensory zoning and compartmentalization. In addition, the overall coherence of the structure and its relation to the sidewalk offer clear spatial sequencing. As one moves along the sidewalk, each of these zones offer themselves sequentially. They are part of a continuous form connected by a material palette of recycled rubber surfacing applied to a plywood base, which offers a playful texture and softens hard surfaces. WIP Collaborative is currently conducting post-occupancy documentation of the project to analyze how people are using the space in order to inform future projects. Looking ahead, WIP Collaborative is continuing this work in research and design through a partnership with Verona Carpenter Architects to undertake a long-term project of re-imagining public spaces with the Design Trust for Public Space in New York City. As part of the Restorative City framework organized by the Design Trust, WIP and Verona Carpenter Architects will be surveying existing public spaces with neuro-diverse self-advocates, organizing workshops to design prototypical interventions with local community groups and mobilizing their findings to advocate for policy change in dialogue with city agencies.

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Matthew Tabram, sixfootstudio

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Progettazione Sensoriale

L’architetto A. J. Paron-Wildes ha identificato degli attributi funzionali chiave che consentono una buona crescita ai bambini con disturbi dello spettro autistico, tra cui la sicurezza, la ripetitività delle ambientazioni, il controllo degli stimoli nelle aree di lavoro, la luce naturale, la vicinanza degli spazi di terapia occupazionale (TO) e l’importanza di spazi di transizione. I sette principi di progettazione di Magda Mostafa (ASPECTSS), nati da osservazioni comportamentali e dettagliate ricerche, hanno proposto, per la prima volta, un quadro e una metodologia per un approccio progettuale sensoriale logico e organizzativo. Nel progetto della Grand Union Village School abbiamo applicato queste strategie e queste priorità per stabilire un dialogo con gli insegnanti, i terapisti e il personale di sostegno. Anche la stessa Eden Academy Trust ha consultato spesso i genitori e gli accompagnatori dei bambini. I loro riscontri hanno evidenziato l’importanza e il valore di organizzare gli spazi dell’edificio in base al livello degli stimoli ambientali piuttosto che, come da normativa, in base alle sue funzioni; di fornire una sequenza spaziale leggibile e intuitiva con chiare zone di transizione, di consentire la ripetitività delle ambientazioni (e la familiarità spaziale sensori-motoria), di prevedere rassicuranti spazi di fuga e aree per la ristorazione e la socialità sicuri e controllati acusticamente. La scuola comprende la consueta gamma di spazi per l’apprendimento, piccoli gruppi e spazi tranquilli, spazi per le terapie, una sala per le attività, una stanza per l’idroterapia, una sala mensa e strutture per il personale. Tuttavia, quello che è meno tipico è la loro disposizione. La scuola sorge all’incrocio tra strade

Sensory Design

Attualmente in fase di costruzione in un’area soggetta a pesanti vincoli urbani nel nord-ovest di Londra, la nuova Grand Union Village School di 2.400 mq accoglierà dal gennaio 2023 circa 80 alunni della scuola primaria (dai 4 agli 11 anni) con gravi disturbi dello spettro autistico (ASC) e di apprendimento (DSA). Per questo progetto abbiamo collaborato con lo staff dirigenziale dell’Eden Academy Trust, la più grande organizzazione benefica che si occupa di scuola del paese, con una vasta esperienza nel campo, esaminando ogni aspetto dei loro precedenti interventi e interrogandoci continuamente sulle loro e sulle nostre conoscenze. Nonostante la scarsità di ricerche disponibili sulla progettazione di edifici per persone con neuro-diversità, ci siamo ispirati agli scritti di A.J. Paron-Wildes e, in particolare, di Magda Mostafa per perseguire un approccio progettuale sensoriale (piuttosto che neurotipico), per ottenere degli spazi organizzati in modo tale da offrire ai bambini un ambiente multisensoriale controllato nella fase in cui sviluppano le abilità necessarie per affrontare il mondo. Gli esperti di progettazione sensoriale la descrivono come bioedilizia e, in verità, un approccio progettuale ottimale le abbraccia entrambe; con un controllo sensoriale che diminuisce con l’avanzare dell’età, cosa che succede con l’approccio neurotipico. 94

suburbane trafficate e una più tranquilla area verde metropolitana. Di conseguenza, il sito comprendeva da una parte una condizione rumorosa e relativamente inquinata e dall’altra una più tranquilla, quasi rurale. Scegliendo di organizzare l’edificio in base ai livelli di stimolazione associati agli spazi e alle attività individuali, è venuto naturale decidere di progettare un edificio formato da due ali: la prima, ad alto stimolo, contenente la stanza per l’idroterapia, la sala attività e i laboratori, situata a ridosso delle strade suburbane, verso nord, e una seconda, a basso stimolo, contenente quattro centri di apprendimento quasi identici, rivolti a sud verso la zona verde. Il centro terapeutico è situato nel cuore dell’edificio, tra le due ali. Queste scelte hanno dato vita a una tipologia di edificio a doppia corte, con zone di transizione leggibili e intuitive (con relativa opportunità di controllo della separazione acustica) e una serie di percorsi di circolazione che si sviluppano attorno all’edificio, utili sia per ridurre al minimo le distrazioni sia per evitare disturbi comportamentali. La lotta degli autistici soffre di autismo nei confronti dell’ipersensibilità sensoriale agli stimoli visivi, tattili, propriocettivi, gustativi e olfattivi rende anche il consumo di cibo una sfida particolarmente complessa. Pertanto, anziché creare un’unica area mensa, abbiamo progettato una serie di spazi più piccoli, che offrono ambienti più tranquilli, tipologicamente familiari, dove mangiare serenamente e in modo più riservato; ovviando in questo modo alle ansie legate alle tradizionali, grandi, minacciose, camere dell’eco del passato.

Currently under construction on a heavily constrained site in north-west London, the new 2,400 sqm Grand Union Village School will be home to 80 primary-aged (4-11) pupils with severe Autism Spectrum Condition (ASC) and profound and multiple learning difficulties (PMLD) from January 2023. We collaborated with the leadership team of the Eden Academy Trust, the country’s largest, solely SEND school charitable trust with a wealth of knowledge and experience in the field, examining every aspect of their existing operations and questioning their and our received wisdom at every turn. Although there is a dearth of research on building design for neuro-diverse occupants, we were inspired by the writing of A. J. Paron-Wildes and, in particular, of Magda Mostafa to pursue a sensory design (rather than neuro-typical) approach in which spaces are organized so as to support the children in a sensory-controlled environment whilst they develop the skills necessary to cope with the world at large. Critics of the sensory design approach describe it as ‘green-housing’ and, in truth, an optimal design approach marries the two; with sensory control tapering with advancing age. Crucially, a sensory design approach permits such tapering, where a neuro-typical approach does not.

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Matthew Tabram, sixfootstudio

GUV Plan Analysis - stimulus level

Architettura per Tutti / Architecture for All Intersezioni e Espansioni / Intersections and Expansions

Key Design Strategy: Smart Learning Hubs (16-20 pupils) • Comprises larger number of smaller Activity Spaces • Tailored to smaller group usage (less distraction) • More opportunity to tailor learning settings • More constancy of setting (associating space with activity) • Less distraction due to obviating setting changes • Suite of cellular and open-plan spaces with familiar domestic spatial typology and ownership • Social heart to each Learning Hub / pupil group

Key Design Strategy: Open-plan Multi-functional Space • Circulation area annexed to enhance net area utility • Enhances functionality of adjacent cellular spaces • Removal of institutional corridor • Obviation of wasted of non-net area

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Ciascuno dei quattro centri di apprendimento comprende spazi per attività cellulari personalizzate e un’area mensa aperta, sul modello famigliare familiare, che, insieme, forniscono una base eccellente dal punto di vista funzionale per un massimo di 20 alunni con stadi di sviluppo simili. In ogni area di attività sono stati previsti spazi di fuga dedicati (e quindi rassicuranti) quale ulteriore supporto all’autoregolazione dell’ansia. Normalmente, un numero inferiore di aule più grandi deve ospitare molti arredi e attrezzature per i diversi tipi di attività educative, che spesso devono essere spostati e movimentati durante la giornata, determinando un impatto negativo sui risultati di apprendimento di alunni che lottano quotidianamente per affrontare i cambiamenti e contro l’ansia che ne deriva. All’interno di ogni centro di apprendimento gli spazi di ristoro e attività possono essere usati per riunioni o merende informali, lezioni seduti a terra o su materassini e altre attività educative di gruppo; riducendo l’esigenza di multifunzionalità ai quattro spazi di attività cellulare e consentendo una maggiore ripetitività delle ambientazioni vengono ridotti i livelli di ansia degli alunni e migliorate le capacità di attenzione. Gli alunni possono così associare più facilmente i diversi tipi di attività ai vari spazi. Sebbene gli open space tecnicamente contengano un margine per i corridoi, questo viene, in pratica, assorbito nello spazio, ovviando al tradizionale aspetto istituzionale dei corridoi a doppio senso e, allo stesso tempo, utilizzando l’area di circolazione per valorizzare delle funzionalità utili. Poiché esistono percorsi di circolazione alternativi,

gli alunni di ciascun centro di apprendimento non devono passare attraverso i centri adiacenti quando devono accedere alle strutture specializzate. Nel mondo post-pandemia, la capacità di separare gli alunni più vulnerabili alle infezioni in gruppi più ristretti è ovviamente un grande vantaggio. Il profilo digradante del tetto dei centri di apprendimento consente un’illuminazione diurna ottimale attraverso le alte vetrate rivolte a nord, evitando il surriscaldamento e limitando allo stesso tempo la necessità di finestre all’altezza degli occhi, che rappresentano una fonte di distrazione per i bambini autistici. Il tetto è ricoperto con piante di sedum non solo per regalare un’estetica gradevole al lato rivolto verso l’area verde, ma anche per limitare il rumore della pioggia, che rappresenterebbe un’altra potenziale fonte di distrazione. Era importante che l’edificio ottenesse delle ottime credenziali di sostenibilità ambientale in virtù del suo basso consumo energetico (potenzialmente a zero emissioni di carbonio). L’articolato programma ha previsto inoltre un controllo delle viste dirette e potenzialmente distraenti dalle aule verso l’area giochi esterna sul lato sud e l’impossibilità di guardare all’interno delle aule dal vicino parco pubblico. Ogni singolo aspetto dell’edificio e del paesaggio esterno circostante è stato accuratamente pensato per ottimizzare l’esperienza degli studenti, consentire il più efficace funzionamento della scuola e creare un edificio capace di rappresentare un’oasi di tranquillità nel contesto circostante.

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Matthew Tabram, sixfootstudio

Architettura per Tutti / Architecture for All Intersezioni e Espansioni / Intersections and Expansions

Architect A. J. Paron-Wildes identified various key functional attributes that enable children with ASC to thrive, including safety, constancy of settings, the control of stimuli in work areas, natural light, proximity of occupational therapy (OT) spaces and the importance of transition spaces amongst others. Magda Mostafa’s seven design principles (ASPECTSS) borne of behavioral observations and detailed research proposed, for the first time, a framework and methodology for a logical, spatial, sensory design approach. In the design of the Grand Union Village School we used these strategies and priorities to inform dialogues with key teaching, therapeutic and support staff. The Trust also consulted widely with the children’s parents and carers. Their feedback highlighted the importance and value of organizing the building’s accommodation according to the level of ambient stimuli rather than normatively by function; of providing legible spatial sequencing with clear transition zones, of enabling constancies of setting (and spatial familiarity), of providing reliable escape spaces and of achieving acoustically-controlled, perceptibly safe dining and social spaces. The school comprises the usual range of learning spaces, small group and quiet spaces, therapy spaces, an activity hall, hydrotherapy suite, dining space and staff facilities. However, their arrangement is less typical. The development site is located between busy suburban roads and protected, metropolitan open land (Greenbelt). Consequently, the site naturally comprised a noisy, relatively polluted boundary condition and one that is

quieter and quasi-rural. In choosing to organize the building according to the levels of stimulation associated with individual spaces and activities, it was a fairly straight-forward decision to create a building comprising two wings - the first, a high-stimulus wing, containing hydrotherapy suite, activity hall and practical classrooms, situated nearest the roadways to the north and the second, a low-stimulus wing, containing four near-identical ‘learning hubs’, facing south towards the open greenbelt land. A therapy hub is situated at the heart of the building between the two wings. Thus, a double-courtyard typology emerged, providing legible transition zones (with associated opportunities to control acoustic separation) and a choice of circulation routes around the building - valuable both for minimizing distractions and avoiding any behavioral moments. Autistic individuals’ struggle with sensory sensitivity to visual, tactile, proprioceptive, gustatory and olfactory stimuli makes the consumption of food a particularly complex challenge. Rather than a single dining space, a series of smaller spaces have been created, that offer quieter, more typologicallyfamiliar settings in which to eat peacefully and more privately; and through so doing, obviate the anxieties attendant with the traditional, large, threatening, echo-chambers of old. Each of the four learning hubs comprises tailored, specialist, cellular activity spaces and an open-plan family dining - activity area which together provide a functionally sophisticated base for up to 20 pupils of a similar developmental stage.

Dedicated (and therefore reliable) escape spaces are built into every activity space as an assistive resource for the self-regulation of anxiety. Traditionally, a smaller number of larger classrooms must accommodate a complete range of settings for different types of learning activities. This often results in furniture needing to be rearranged during the day, having a direct, negative impact upon the learning outcomes of pupils who struggle to deal with change and suffer elevated anxiety as a result. Within each learning hub, the openplan family dining - activity space can be used for informal social and snack sessions, mat/floor sessions and other group learning activities; lessening multi-functional demand on the four cellular activity spaces and enabling greater constancy of settings, which in turn, reduces occupant anxiety levels and improved attention spans. Pupils can thus associate more closely different types of activity with the different spaces. Although the open-plan areas technically contain a corridor area allowance, this is, in practice, absorbed into the space, obviating the traditional, institutional feel of a double-loaded corridor typology and at the same time, using the circulation area to enhance useful functionality. As alternative circulation routes exist, pupils from each hub do not need to pass through adjacent hubs when accessing specialist facilities. In the post-pandemic world, the ability to segregate pupils more vulnerable to infection into smaller groups is an obvious benefit. The stepped, sloping roof profile over the learning hubs affords optimal daylighting through north-facing clerestory

windows without overheating, whilst at the same time limiting the need for eye-level windows that can be so distracting to some autistic children. The sloping roof is sedum-covered, not only providing an attractive external feature that faces the open greenbelt land to the south, but serving to limit rain noise – another potential source of distraction. It was essential that the building enjoyed excellent environmental credentials, particularly, being low-energy in use (potentially net-zero-carbon). The carefully articulated plan also controls direct and potentially distracting views from the classroom to the external playgrounds to the south and similarly precludes open views into the classrooms from public-accessible adjacent parkland. Every aspect of the building and its surrounding external landscape has been thoughtfully designed to optimize the pupil experience, support the effective operation of the school and deliver a building that enjoys repose within its surrounding context.

Key Design Strategy: Decentralized, Family Dining • Lowers ambient stimuli (improved acoustics) • Reduces potential for distraction / anxiety • Relocates dining floor area to Learning Hubs • Enhances potential utility (of itself and adjacent spaces) • Cohort Sub-division (cross-infection avoidance benefits)

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Simon Humphreys RIBA

Transition Spostarsi da uno spazio all’altro può essere fonte di angoscia per le persone con disturbi dello spettro autistico; pur trattandosi di una semplice azione quotidiana può rappresentare un’esperienza carica di ansia, talvolta dolore e persino paura. Una persona con autismo - come ha scritto la Dottoressa Therese Jolliffe nel 1992 nel suo A Personal Account - deve continuamente affrontare così tante cose che ogni cambiamento spaventa, persino un edificio o una stanza diversi. La paura però può essere ridotta. Per una persona autistica, per cui ogni cosa può essere complicata e spaventosa, è molto meglio procedere per gradi. Moving from space to space can be daunting for people on the autistic spectrum, it is an event that happens many times a day every day and it is an experience that can be filled with anxiety, sometimes pain and even fear. A person with autism - as Dr. Therese Jolliffe wrote in 1992 in her A Personal Account - has to cope with so much all the time, any change, even a different building or room is frightening. The fear can be reduced. To an autistic person things are so complicated and frightening it is far better to take things in stages.

Abu Dhabi Autism Centre, Simon Humphreys Anche i cortili possono diventare degli spazi familiari che aiutano le persone a entrare in contatto con un ambiente ancor prima di entrarvi. L’ansia generata dal passaggio attraverso una soglia può essere attenuata dal concetto di Shakkei, o scenario preso in prestito, una tecnica paesaggistica tipica dei giardini giapponesi, che consiste nell’incorporare elementi esterni del paesaggio all’interno della composizione del giardino. Una casa privata che ho progettato mostra questo senso di connessione senza soluzione di continuità tra esterno e interno, un passaggio lento e graduale dell’esperienza della soglia. Similarly courtyards can provide that sense of predictable place where navigation and preparation can commence before entering a building. The actual act of passing through a threshold can be lessened by the concept of Shakkei, a Japanese borrowed landscape concept. A private house I designed exhibits this sense of a seamless connection of the outside to the inside, a slow bleed of the threshold experience.

Transforming Autism Early Intervention Centre, Simon Humphreys

Architettura per Tutti / Architecture for All Intersezioni e Espansioni / Intersections and Expansions

Transizione

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Simon Humphreys RIBA

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Leo Kanner College, Mecanoo In questo piccolo centro diurno per persone con disturbi dello spettro autistico, alcune piccole sedute incassate all’interno dello spessore delle pareti forniscono luoghi dove occasionalmente fermarsi/fare una pausa o interagire socialmente, una scelta di autoregolamentazione, prima di continuare a muoversi verso una nuova destinazione.

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La transizione, ovvero un processo graduale, è fondamentale quando si progetta per persone con disturbi dello spettro autistico, ed è stata oggetto di un certo interesse accademico. È inclusa nell’Autism ASPECTSS Design Index (Magda Mostafa, 2014) e oggetto di un esperimento educativo presso la Leeds Beckett University (Joan Scott Love, 2018), dove sono state considerate dieci piattaforme di transizione spaziale. Tempo, determinazione a una graduale diminuzione, circolazione, guardare indietro, soglie in prestito, sprofondamento, scelta, ripetizione, sequenza spaziale e macchina sensoriale. La transizione è un concetto, un’esperienza, un’atmosfera, non necessariamente uno spazio o un luogo all’interno di un edificio. Può manifestarsi in situazioni di passaggio dal buio alla luce o legata a consistenze, odori, suoni, oggetti o materiali che coinvolgono i sensi. Dobbiamo anche considerare il cerchio di cura intorno alla persona autistica e come quest’ultimo si muove e cambia. Si tratta di una strategia immersiva usata nelle arti performative che può essere esportata all’ambiente costruito per dare al cerchio di cura una sequenza sensoriale e aiutare in questo modo a mantenere una costante nel passaggio da uno spazio all’altro. È chiaro che delle atmosfere ben congegnate in architettura con un cerchio di cura possono fornire i mezzi per aiutare a ridurre l’ansia, promuovere l’autoregolazione e, cosa più importante, agevolare una tranquilla transizione intuitiva da un

luogo a luoghi o spazi nuovi o familiari. Gli edifici che ho progettato per persone con disturbi dello spettro autistico tengono in considerazione tutti i sensi per facilitare il movimento all’interno degli spazi e dare la possibilità a un singolo senso di prevalere sugli altri, cercando sempre di creare atmosfere con leggere differenze tra loro in modo da ridurre l’ansia del cambiamento: questo si traduce nel sapiente utilizzo dei volumi, della luce, del buio, delle consistenze e di tutto ciò che viene percepito dai sensi quali tatto, gusto, olfatto e udito. Passato, presente e futuro, visti come concetto sensoriale, non solo agevolano la transizione, ma favoriscono anche l’orientamento naturale. Gli spazi di movimento dell’Abu Dhabi Autism Centre hanno aperture rivolte tutte verso un’ellisse centrale, che rappresenta una costante: la stessa prevedibile forma, vista ripetutamente, con gli stessi materiali, aiuta a ridurre la sensazione di ansia generata dall’imprevedibilità e dal cambiamento. Come ha ben spiegato la dottoressa Temple Grandin nel suo Emergence: Labeled Autistic del 1996, è importante mantenere un ambiente stabile, ordinato e sicuro. Il bambino autistico semplicemente non riesce ad ambientarsi se sottoposto a troppi cambiamenti quotidiani. Il bambino autistico non è in grado di portare ordine nel suo mondo. Dobbiamo portare noi quell’ordine nel suo ambiente. Gli autistici possono marciare a un ritmo diverso, ma quel ritmo può avere un grande significato.

Sans Souci Autism Day Centre Jersey, Simon Humphreys Per l’utente autistico il tempo è un fattore chiave: tempo per disimpegnarsi da un’attività, tempo per rifocalizzarsi, tempo per essere nel momento presente, tempo per cercare una visione di uno spazio futuro prima di impegnarsi a entrarvi, tempo per prepararsi e tempo per impegnarsi. Tutto questo prevede un lento rilascio delle informazioni. Nel Leo Kanner College, progettato nei Paesi Bassi dallo studio Mecanoo, esistono diversi espedienti per renderlo possibile, come un contenitore per la libreria, delle sedute incassate e aree di studio che permettono di guardare all’interno delle classi.

For the autistic user time is a major factor: time to disengage from an activity, time to refocus, time to be in the present moment, time to seek a ‘view’ of a future space before committing to entering, time to prepare and time to engage. This all aims for a slow reveal of information. At the Leo Kanner College, designed by Mecanoo in The Netherlands, various opportunities exist to do this such as a library pod, recessed cocoon seats, study bays with glances into the classroom.

Ibri Autism Centre Oman, Simon Humphreys Nel progetto dell’Ibri Autism Centre sono stati piantati diversi alberi nei cortili delle classi, all’interno del corpo dell’edificio per fornire ombra e connettere il paesaggio esterno con quello interno: come si vede nel rendering dell’edificio, il colore e la trama sono gli stessi del paesaggio sabbioso locale.

At this small autism day center, some small recessed seats within the wall thickness provide incidental places to pause/stop or socially interact, a self-regulatory choice, before continuing movement to a destination. ph. Leo Kanner College courtesy © Mecanoo

The design for the Ibri Autism Centre located trees in classroom courtyards within the body of the building, providing shade, and it also borrowed the landscape connecting outside to inside: as in the render of the building, the color and texture are the same of the local sandscape.

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Simon Humphreys RIBA

Architettura per Tutti / Architecture for All Intersezioni e Espansioni / Intersections and Expansions

Transition, a gradual process, is key when designing for autism and has been the subject of some academic rigor. It is included in the Autism ASPECTSS Design Index (Magda Mostafa, 2014) and subject to a studio teaching experiment at Leeds Beckett University (Joan Scott Love, 2018) where ten spatial transitioning platforms were considered. Time, tapering resolve, circulation, looking back, borrowed thresholds, sinking, choice, repetition, sequencing and sensory machine. Transition is a concept and an experience, not necessarily a space or a place in a building, but an atmosphere. This could manifest from dark to light experiences, textures, smells, sounds, objects or matter that engage the senses. We should also consider the circle of care around the autistic person and how this moves and changes. This is an immersive strategy for continuity in the performing arts and can be exported to the built environment providing sensory sequence to the circle of care, so helping to maintain a constant when transitioning from space to space. It is clear that well-crafted atmospheres in architecture with a circle of care can provide the means to help reduce anxiety, promote self-regulation and, more importantly, support an effortless intuitive transition from one place to new or familiar places or spaces. Buildings I have designed for the autistic user take account of all the senses to assist movement through spaces and provide scope for a single sense to prevail, always seeking to create softly altered atmospheres that reduce the anxiety of change: this can be in volume, light, dark, soft, hard, touch, taste, smell or sound. Past, present and future as a sensory concept not only supports transition, but it also supports natural wayfinding and orientation. The movement spaces at the Abu Dhabi Autism Centre have apertures that seek out a central ellipse, so providing regular opportunities to look back and look forward as the central ellipse is the constant, same predictable form viewed and experienced on all the journey with the same calm materials, reducing abruptness and change. As Dr. Temple Grandin explains in her Emergence Labeled Autistic, 1986 maintain a stable, ordered secure environment. The autistic child simply cannot function if there are too many daily changes. The autistic child is unable to bring order to his world. You must provide that order in his environment. Autistics might march to a different beat but that beat can be meaningful.

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Ph. 1: Benedictine Monastery Church, Sweden 1995, Dom Hans van Der Laan Ph. 2: Saint Benedictusberg Abbey, Netherlands 1968, Dom Hans van Der Laan ph. ©Orsenigo_Chemollo L’architetto e monaco olandese Dom Hans van Der Laan (1904 1991) ha spesso usato tonalità più scure per creare un’atmosfera e ridurre la nitidezza della visione, permettendo in questo modo agli altri sensi di prevalere nel momento in cui ci si sposta da uno spazio all’altro. Ph. 1: Benedictine Monastery Church, Sweden 1995, Dom Hans van Der Laan Ph. 2: Saint Benedictusberg Abbey, Netherlands 1968, Dom Hans van Der Laan ph. ©Orsenigo_Chemollo The Dutch architect and monk Dom Hans van Der Laan (1904 - 1991) used darker shade to effect the atmosphere and to reduce the sharpness of vision, so allowing other senses to prevail when moving from space to space.

Al Fozan Autism Center Al Khobar, Simon Humphreys All’Al Fozan Autism Centre il pavimento protrude oltre la linea dell’edificio ed è il primo elemento che si incontra prima di passare all’atmosfera ombreggiata sotto la pensilina, così da entrare parzialmente nell’esperienza dell’edificio prima ancora di entrarci. È il concetto di soglia presa in prestito. La stessa strategia è stata usata nell’Abu Dhabi Autism Centre, dove un brise soleil di vetro sabbiato fornisce ombra tutt’intorno al perimetro dell’edificio, riducendo il riverbero. All’interno del centro, la parete a onde è in realtà un muro di orientamento e non solo un’esperienza sensoriale, è una guida materica per una transazione lenta e rassicurante da toccare prima di vedere e raggiungere l’ingresso dell’aula. Anche il profumo è evocativo nella memoria di uno spazio, per questo motivo può essere usato come sequenza sensoriale quando si è vicini al punto di ingresso della propria destinazione. At the Al Fozan Autism Centre the floor finish protrudes beyond the building line and it is the first encounter before moving to the shaded atmosphere under the cantilever, so you have partially entered the building experience before entering the building. It’s the concept of the borrowed threshold. The same strategy is used at the Abu Dhabi Autism Centre, where a sandblasted glass brise soleil provides shade around the perimeter of the building, reducing harsh glare. Inside the center, the wave wall is actually a sense making wayfinding wall and not just a sensation experience, a transitional textural soothing slow reveal guide to be touched before you view and reach the entrance of the classroom pastoral space. Scent is also very evocative in the memory of a space so it could be used as a sensory sequence when close to the entry point of your destination.

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Jennifer Carpenter, Irina Verona / Verona Carpenter Architects

Architettura per Tutti / Architecture for All Intersezioni e Espansioni / Intersections and Expansions

Spazi educativi neuro-inclusivi Neuro-inclusive Design for Education L’architettura può essere un potente strumento d’inclusione. Quando realizziamo qualcosa di assolutamente necessario per qualcuno, creiamo degli spazi che funzionano meglio per tutti, capaci di ospitare una molteplicità eterogenea di persone, e tutti noi ne raccogliamo i benefici. I codici che regolano i lavori di architettura negli Stati Uniti danno indicazioni su come si devono progettare ambienti in grado di accogliere la differenza fisica e la disabilità, ma non dicono nulla circa le esigenze spaziali delle persone con autismo, ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/ Iperattività) o altre neuropatologie - ed è un fatto che la teoria e la pratica architettoniche hanno sinora ampiamente ignorato la neuro-diversità. Il nostro lavoro, al contrario,

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si concentra sulla progettazione per la neuro-inclusione, creando spazi capaci di offrire un’ampia varietà di ambienti sensoriali, e integrando, laddove possibile, il contributo dei fruitori. In altre parole, progettando per la scelta. Probabilmente non esiste contesto dove questo approccio sia più urgente di quello educativo. La scuola dovrebbe essere un posto sereno per tutti. Ma quando chiediamo agli studenti di fare lezione in modalità e in ambienti che non sono funzionali per loro, la scuola può diventare un luogo di sofferenza. Quando gli studenti hanno la possibilità di scegliere le modalità di studio e di occupare un ambiente adatto a loro (anziché chiedere a loro di adattarsi al loro ambiente), allora possono davvero spiccare il volo.

Architecture can be a powerful tool for inclusion. When we provide what’s absolutely necessary for some, we create spaces that work better for everyone – and all of us reap the benefits when a broad range of people can come together and thrive. Architectural codes in the U.S. dictate how we should design to accommodate physical difference and disability, but they are silent on the spatial needs of people with autism, ADHD, and other neuro-diverse diagnoses - and architectural theory and practice have largely ignored neurodiversity. In our work we focus on designing for neuro-inclusion by creating spaces that offer a range of sensory environments,

building in user agency wherever we can. In other words, by designing for choice. Perhaps nowhere is this approach more urgent than in design for education. School should be joyful for all learners. But when we ask students to learn in ways and in environments that don’t work for them, school can be excruciating. When students have a choice in how they learn, and occupy an environment that adapts to them (instead of being asked to adapt to their environment), they can truly soar.

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Architettura per Tutti / Architecture for All Intersezioni e Espansioni / Intersections and Expansions

Jennifer Carpenter, Irina Verona / Verona Carpenter Architects

L’educazione di studenti neurodiversi è l’obiettivo della Quad Preparatory School, una scuola K-12 - nel sistema scolastico americano indica dall’asilo al 12° grado, ovvero l’ultimo anno della scuola superiore - per bambini e ragazzi dotati, con autismo o altre neuro-diversità: praticamente studenti doppiamente eccezionali. In una serie di progetti abbiamo lavorato per far sì che il campus della Quad sostenesse la loro mission e il successo del programma è evidente nella sua incredibile crescita, dai tre studenti del 2013 agli oltre 200 di oggi. La scuola ha due sedi, entrambe situate all’interno di torri per uffici. I vincoli dettati dagli spazi e dai budget sono elevati: una scuola senza fini di lucro deve assicurarsi che ogni singolo dollaro venga ben speso. Le nostre strategie si concentrano sull’uso della circolazione, dell’illuminazione, dell’acustica e dei mobili per includere scelte e contributi sensoriali, creando allo stesso tempo uno spazio leggibile e facile da decodificare. Usiamo il colore per creare un wayfinding prevedibile e intuitivo, contraddistinguendo il lato nord dei piani con più fredde gradazioni di blu e il lato sud con più calde note di verde. I corridoi sono dinamici e vari, arredati con pouf, poltroncine e aree di studio individuali che consentono modi diversi di lavorare al di fuori delle tradizionali aule. Semplici apparecchi dimmerabili a sospensione, che includono faretti con luce diretta e indiretta, controllabili separatamente, consentono di avere più ambienti luminosi in ogni spazio. Spruzzare i soffitti in cemento esistenti con un trattamento fonoassorbente ci ha permesso di ottenere spazi silenziosi senza dover ricorrere ad

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appendere pannelli acustici dappertutto e di avere diverse altezze del soffitto. Gli arredi svolgono diversi ruoli: abbiamo applicato, come rivestimento, dei pannelli Homasote® ricoperti in tessuto alle scaffalature economiche, dividendo spazi più ampi in zone più piccole. Delle sedie cantilever permettono agli studenti di dondolare leggermente, aiutandoli a concentrarsi senza distrarre i vicini. Una piccola Stanza Zen offre un luogo tranquillo dove rigenerarsi quando gli spazi condivisi diventano troppo impegnativi. La Quad è una scuola urbana che deve ricorrere ai parchi e alle piazze pubbliche come spazi esterni. Il progetto che abbiamo realizzato, sempre per una scuola K-12, su di un terreno di 53 acri in Louisiana ha un sito e una scala completamente diversi, ma lo stesso obiettivo di accogliere la neurodiversità. Questa proposta del 2019 è stata una delle cinque vincitrici di un concorso internazionale di idee e, sebbene il brief non menzionasse la neuro-inclusione come obiettivo, l’abbiamo da subito considerata come il fattore chiave. Il nostro approccio è stato influenzato da ciò che abbiamo appreso dalle conversazioni con studenti, insegnanti e famiglie: fornire una scelta sensoriale e organizzare gli spazi per zone sensoriali, non per funzioni. Non dare mai per scontato ciò che accade e dove. L’insegnamento può svolgersi in una nicchia appartata, in un grande spazio aperto, in un corridoio. I pasti non devono necessariamente essere serviti in una caffetteria centrale. Lo spazio sociale non ha per tutti lo stesso significato; ci deve sempre essere la possibilità di

scegliere tra collaborazione e solitudine. I bisogni sensoriali cambiano da persona a persona, e di giorno in giorno, quindi la capacità di scegliere e modulare l’ambiente è fondamentale. Ciò che tranquillizza una persona può essere esasperante per un’altra (uno studente delle superiori ci ha detto che le luci che cambiano colore lo aiutano a calmarsi, uno schema illuminotecnico che ha invece l’effetto opposto su alcuni suoi compagni). Gli studenti ci hanno detto che gli spigoli vivi usati nei mobili tradizionali e nell’architettura non vanno bene, possono essere addirittura fisicamente pericolosi per chi soffre di deficit di consapevolezza corporea - e quindi il linguaggio progettuale è più morbido, delicato di quello a cui eravamo abituati. Proviamo ora per un attimo a guardare dal punto di vista di uno studente: entri nella scuola passando attraverso un giardino sensoriale, un filtro che ti aiuta nella transizione dalla tua esperienza di arrivo (che potrebbe non essere stata piacevole) a uno stato di preparazione all’apprendimento. Percorsi con superfici dure e morbide conducono alle scuole materne, medie e superiori, ciascuna con suo un giardino didattico pensile. All’interno, le aule sono disposte a coppie con osservazione e spazi esterni condivisi. Avvicinandoti alla tua aula, attraversi una zona di transizione con panchine e angoli intimi, che ti consente di rallentare e cambiare ritmo. All’interno dell’aula il tuo insegnante si prepara per impartire una lezione di scienze. Tu puoi avvicinarti con il tuo banco mobile su rotelle, mentre una compagna di classe si sposta su un banco fisso sul fondo dell’aula, dove può muoversi camminando avanti

e indietro e il tuo amico si sposta nella zona più buia e dal soffitto più basso, dove può ridurre lo stimolo sensoriale per una miglior concentrazione. Due studenti si spostano nel corridoio per lavorare su tavoli comuni. Questi corridoi sono molto più che semplici spazi di attraversamento per spostarsi da un luogo all’altro; li usi nell’arco dell’intera giornata per le pause di movimento e l’apprendimento. Sei uno studente cinestetico, quindi la tua prossima lezione sarà nello spazio a doppia altezza del laboratorio di pratica. I bagni, il sito per eccellenza del bullismo nella tua ex scuola, sono facili da usare, con singoli servizi igienici chiusi per tutti i sessi e aree aperte per lavarsi le mani. Alcune delle tue lezioni sono all’aperto, dove la scelta sensoriale è possibile anche in spazi che vanno da padiglioni riparati ad anfiteatri aperti, da una stanza ipogea a una torre con vista sul lago. È fondamentale progettare spazi educativi che possano essere funzionali per tutti gli studenti, considerando l’intero spettro della nostra popolazione. E queste scuole dovrebbero far parte di una rete più ampia di spazi comunitari ripensati per una maggiore accessibilità. Attraverso un concorso che abbiamo vinto quest’anno, sponsorizzato dal Design Trust for Public Space, ora stiamo immaginando come gli spazi che i bambini incontrano nella loro città, come parchi o parchi giochi, possano includere la neurodiversità e spostare in questo modo la nostra professione verso un’architettura più inclusiva.

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Upper School Corridor Classroom, ph. courtesy © Verona Carpenter Architects

should be on offer throughout. Sensory needs change from person to person, and from day to day, so the ability to choose and modulate the environment is essential. What is calming for one person is maddening for another (one high school student told us color - changing lights help him calm down, a lighting scheme that has the opposite effect on some of his colleagues). Students told us that the sharp corners of traditional furniture and architecture are unfriendly, even physically painful, to those with poor body awareness - and so the language of the plan is softer that we were accustomed to drawing. Let’s now take a walk from a student’s perspective: You enter the school through a sensory garden, a filter that helps you transition from your experience of arrival (which may not have been pleasant) to a state of readiness for learning. Paths of both hard and soft surfaces lead the way to the lower, middle, and upper schools, each with a rooftop teaching garden. Inside the schools, studios are arranged in pairs with shared observation and outdoor areas. Approaching your studio you walk through a transition zone with benches and cubbies, allowing you to slow down and switch gears again. Inside the studio your teacher gets ready to introduce a science lesson. You may scoot closer in your mobile desk on casters, while a classmate moves to a standing desk near the back where she can pace, and your friend moves to the lowerceilinged, dimmer zone where he can reduce sensory input for better concentration. Two students move to the corridor to work at communal tables. These corridors are much more than conduits to get from place to place; you use them throughout the day for movement breaks and learning. You are a kinesthetic learner, so your next class will be in the double-height, hands-on workshop space. Restrooms, the site of bullying at your former school, are easy to navigate with all-gender, single stall toilet rooms and open hand washing areas. Some of your classes are outside, where sensory choice is also available in spaces that range from sheltered pavilions to open amphitheaters, a sunken earth room to a lakeside lookout tower. It is critical to design education spaces that can work for all learners, across the full spectrum of our population. And these schools should be part of a larger network of community spaces that are rethought for greater accessibility. Through a competition we won this year, sponsored by the Design Trust for Public Space, we are now imagining how the spaces that kids encounter throughout their city, like playgrounds and parks, can support neurodiversity - and move our profession towards a more inclusive architecture.

Upper School Common Spaces, ph. courtesy © Verona Carpenter Architects

Lower School Entry, ph. courtesy © Verona Carpenter Architects

Jennifer Carpenter, Irina Verona / Verona Carpenter Architects

Architettura per Tutti / Architecture for All Intersezioni e Espansioni / Intersections and Expansions

Educating neurodiverse students is the focus at the Quad Preparatory School, a K-12 school in Manhattan for gifted kids with autism and other diagnoses – students who are “twice exceptional.” In a series of projects we have worked to make Quad’s physical campus support their mission. The success of the Quad’s program is evident in its incredible growth, from three students in 2013 to over 200 today. The school has two locations, both within office towers. The constraints of space and budget are significant: a not-for-profit school must make sure every dollar is well spent. Our strategies focus on using circulation, lighting, acoustics, and furniture to build in sensory choice and agency while creating legible space that is easy to decode. We use color to create predictable and intuitive wayfinding, defining the north side of the floors with cooler blues and the south side with warmer greens. Corridors are active and varied, furnished with beanbags, lounge chairs and carrels that allow different ways of working outside of traditional classrooms. Simple dimmable pendant fixtures include separately-controlled direct downlights and indirect uplights, giving a range of lighting that environments can be easily achieved in each space. Spraying the existing concrete ceilings with absorbent acoustic treatment allowed us to create quiet spaces without resorting to dropped acoustic panels throughout, allowing a range of different ceiling heights. Furniture plays many roles: we covered inexpensive shelving with fabricwrapped tackable Homasote® panels, dividing larger spaces into smaller zones while providing display space that can be easily de-cluttered when distracting. Cantilever-base chairs allow students to bounce lightly, helping them stay attentive without distracting their neighbors. A compact ‘Zen room’ provides a quiet place to reset when shared spaces become too much. The Quad is an urban school that must rely on public parks and plazas for outdoor space. Our design for a K-12 school on 53 acres in Louisiana has an entirely different site and scale - but the same goal of embracing neurodiversity. This 2019 proposal was one of five winning entrants in an international ideas competition, and though the brief did not mention neuro-inclusion as a goal we took it on as the primary driver. Our approach was derived from what we learned in surveys and conversations with students, teachers, and families: provide sensory choice, and also organize by sensory zones - not by function. Don’t assume what happens where. Teaching can take place in a small nook, in a large open space, in a corridor. Meals don’t need to be served in a central cafeteria. Social space does not mean the same thing to everyone; collaboration and solitude

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Ab Rogers

Architettura per Tutti / Architecture for All Intersezioni e Espansioni / Intersections and Expansions

Il Terzo Assistente

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The Third Carer

Architecture should defend Man at his weakest

Il nostro lavoro si basa sull’idea che l’architettura può migliorare significativamente il benessere di chi la utilizza e che ha un ruolo fondamentale nel miglioramento della qualità della vita soprattutto nel momento in cui è più vulnerabile. Una progettazione superficiale intensifica le esperienze difficili. Combattere delle malattie, sostenere una persona cara che soffre, ricevere cattive notizie tutte queste battaglie vengono amplificate quando si è circondati da uno spazio trascurato o confuso e l’impatto di un ambiente ostile su coloro che soffrono di problemi di salute mentale, isolamento sociale, mobilità ridotta o problemi cognitivi è ampiamente dimostrato. La cultura dell’assistenza, molto radicata nel Sistema Sanitario Nazionale, deve concretizzarsi anche nei suoi spazi fisici, consentendo loro, come un terzo assistente, di supportare medici e infermieri e di attuare dei programmi di recupero accelerato. Questo concetto di terzo assistente è al centro del nostro pensiero progettuale, basato sulla consapevolezza che medici e infermieri sono i principali assistenti, seguiti da una rete di familiari e amici che offrono gentilezza, sostegno e amore. Gli spazi e gli ambienti sanitari dovrebbero lavorare instancabilmente proprio come questi primi due assistenti, alimentando e anticipando attivamente i bisogni dei pazienti, anziché essere delle strutture passive, concepite esclusivamente per soddisfare i requisiti tecnici e operativi delle procedure mediche. Quando questi edifici funzioneranno come parte attiva del processo di guarigione piuttosto che come palcoscenico passivo, su cui si svolge il teatro della medicina, i pazienti arriveranno naturalmente ad associare l’edificio stesso a un miglioramento della salute. Ash Ranpura, Neuroscienziato e Neurologo Clinico

Our work is founded on the idea that architecture can meaningfully improve the wellbeing of those who use it and that it has a fundamental role to play in improving quality of life when life is at its most vulnerable. Careless design intensifies difficult experiences. Fighting disease, supporting a loved one in pain, receiving bad news – all these struggles are amplified when surrounded by a neglected or confusing space, and the impact of a hostile environment on those dealing with mental health issues, social isolation, reduced mobility or cognitive impairments is well documented. The culture of care is incredibly strong throughout the NHS and this culture needs to be embodied by its physical spaces, enabling them to support doctors and nurses as a third carer and actively implementing programs of accelerated recovery. This notion of the third-carer is at the heart of our thinking, based on the understanding that doctors and nurses are principal carers and secondary care comes from a network of family and friends who offer kindness, support and love. The healthcare environment should work as tirelessly as these first two carers, actively nurturing and anticipating the needs of its users, rather than existing as passive structures, conceived solely to support the technical and operational requirements necessary to facilitate medical procedures. When these buildings function as an active part of the healing process rather than as a passive stage, on which the theatre of medicine is performed, patients will naturally come to associate the building itself with improved health. Ash Ranpura, Neuroscientist and Clinical Neurologist

Alvar Aalto

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Ab Rogers

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Attraverso il nostro lavoro con la charity di supporto ai malati di cancro Maggie’s abbiamo potuto vedere quali grandi risultati può ottenere l’architettura quando le viene concesso di realizzarsi al meglio. I Centri di supporto Maggie’s agiscono come una sorta di antidoto all’esperienza comune delle cliniche e degli ospedali contemporanei, in cui la lunga permanenza in ambienti spesso sterili e rigidi genera una lunga serie di aspetti negativi. Ispirato dall’esperienza diretta della battaglia contro il cancro di Maggie Keswick Jencks, portata avanti sullo sfondo impersonale e spesso ostile dell’ospedale, l’approccio progettuale di questi centri è quello del design empatico, per cui i responsabili della progettazione degli spazi sono intimamente e emotivamente legati a coloro che li utilizzeranno. Abbiamo avuto il privilegio di progettare il Maggie’s Centre del Royal Marsden Hospital ed è attraverso il nostro lavoro con questa organizzazione benefica che siamo arrivati ​​a credere con tutto il cuore nel ruolo del progetto come terzo assistente. Il nostro approccio al Maggie’s Center si è concentrato su una progettazione integrale, creando un edificio costruito attorno alle attività e ai bisogni delle persone che ospita. Abbiamo discusso a lungo con il personale e con i visitatori per catalogare i loro pensieri su come avrebbe dovuto essere lo spazio e garantire che quelle idee guidassero ogni singolo aspetto progettuale, dal rapporto tra i quattro volumi che formano l’edificio, pensati per una costante esposizione al sole, fino alle maniglie delle porte di legno intagliate a mano individualmente che si modellano sul palmo della mano. Sebbene i centri Maggie’s siano progettati per rispondere alle esigenze dei malati di cancro, delle loro famiglie e degli amici, la sensibilità dei loro spazi agli effetti dell’ambiente sul comportamento e sul comfort funziona ugualmente bene per chi soffre di autismo, demenza o sindrome di Asperger. Ogni elemento è pensato per parlare ai sensi - e rispondere alle emozioni umane - qualunque esse siano. È sempre possibile vedere e accedere a una via d’uscita, ci sono spazi dai colori tenui dove è possibile riposare gli occhi, le onde sonore vengono ben assorbite e non rimbalzate e l’illuminazione è il più possibile naturale. Sono presenti materiali tattili, viste su un giardino che cambia con il cambio delle stagioni e angoli tranquilli per la contemplazione e il riposo.

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Credits: All images of Maggie’s Centre, at The Royal Marsden Hospital, Sutton are courtesy of Ab Rogers Design. Photograph by John Short.

Accoglienti e aperti spazi sociali invitano a partecipare a una conversazione, mentre angoli più intimi avvolgono e aiutano ad appartarsi. L’edificio è sempre in funzione; facendo entrare la luce, ammortizzando il suono, offrendo calore e comfort, distrazione e stimolazione, privacy e compagnia, prendendosi attivamente cura di ogni visitatore dal momento in cui entra nel giardino del centro. Nella sua funzione di istituzione di supporto, Maggie’s ha l’opportunità di concentrarsi sulla prestazione di cure senza l’onere di fornire alcun trattamento clinico. Dopo la nostra meravigliosa esperienza nella progettazione del Maggie’s al Royal Mardsen, abbiamo voluto trasferire le nostre conoscenze e svilupparle in una proposta per un nuovo tipo di ospedale per una presentazione al Wolfson Economics Prize di quest’anno, che richiede una visione radicale dell’Ospedale del Futuro. Ci siamo consultati con molti medici, infermieri, operatori ospedalieri e pazienti, nonché artisti, ingegneri e produttori culturali per vedere come dovrebbe essere questo ospedale, usando le loro conoscenze ed esperienze condivise per assicurarci che servisse a tutti. Il risultato - invece di essere un monumento alla scienza e all’efficienza con un design architettonico adeguatamente eroico che cerca di stupire i suoi utenti - è una soluzione universale e connessa che pone la loro esperienza al centro dell’edificio. Abbiamo applicato i principi della progettazione universale – scala umana, colori accattivanti, materiali tattili, flessibilità, acustica controllata, angoli smussati, luce naturale ed energia biofilica – per garantire che l’edificio riguardasse tutti, indipendentemente da disabilità fisiche o mentali, status sociale, età o etnia, abbattendo in questo

modo ogni barriera e sollevando lo spirito mentre viene curato il corpo. La nostra ricerca ha rafforzato la convinzione che il senso di familiarità aiuta i pazienti a muoversi all’interno degli ambienti clinici, altrimenti ostili. Abbiamo progettato la planimetria dei reparti di degenza su una scala intima, capace di offrire ai pazienti un senso sia di privacy sia di comunità. Siamo ricorsi a una pianta circolare per aiutare l’orientamento, creato viste su spazi verdi per mantenere il collegamento con un ambiente familiare e portato, ove possibile, aria fresca e luce naturale. Abbiamo proposto uno stimolante ritmo di attività e impegno sensoriale per combattere la monotonia e l’isolamento, promuovendo l’interazione con l’ambiente. L’accesso agli spazi verdi avviene attraverso un parco pubblico e una serie di parchetti adiacenti ai reparti e accessibili a tutti, indipendentemente dalla loro mobilità, dando in questo modo ai degenti la possibilità di uscire nella natura ogni qualvolta sentono il bisogno di una fuga. L’architetto Magda Mostafa una volta mi disse che uno spazio progettato per un individuo autistico è uno spazio migliore per tutti. Questa frase ha accompagnato tutto il nostro recente lavoro nel settore sanitario. Non esiste un solo tipo di paziente autistico o affetto da Alzheimer, esattamente come non esiste un solo tipo di paziente ospedaliero. Ciascuno ha i propri gusti e il proprio punto base. I princìpi della progettazione universale e inclusiva sono dettati dalla considerazione e dalla cura di ciò che meglio assicurerà il benessere di tutti gli utenti, comprendendo che tutti beneficeranno di uno spazio che è stato influenzato dalle esigenze delle persone per cui è stato costruito.

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Ab Rogers

Through our work with the cancer charity Maggie’s we have seen what design can achieve when allowed to flourish. The Maggie’s Cancer Care centers act as an antidote to the common experience of contemporary hospitals and clinics, addressing many of the negative outcomes of longer-term exposure to their often sterile, unyielding environment. Inspired by the first-hand experience of Maggie Keswick Jencks’ own battle with cancer, enacted against the impersonal and often intimidating backdrop of the hospital, the approach to the design of these centers is a true embodiment of empathic design where those responsible for conceiving the spaces are intimately, emotionally linked to those who will ultimately use them. We have had the privilege to design the Maggie’s Centre at the Royal Marsden Hospital and it is through our work with the charity that we have come to believe wholeheartedly in the role of design as the third carer. Our approach to the Maggie’s Centre focused on designing from inside to out, creating a building defined by the activities and needs of the people it contains. We spoke at length with the staff and visitors to catalogue their thoughts about what the space should be and how it should feel and worked to ensure that those ideas informed every aspect of the design, from the relationship of the building’s

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four cascading volumes, orientated to capture the sun on its path throughout the day, to the individually hand carved wooden door handles that mould to the palm of your hand. Though Maggie’s Centres are designed to respond to the needs of cancer sufferers and their families and friends, the sensitivity of their spaces towards the effects of environment on behavior and comfort mean they work equally well for those with autism, dementia or aspergers. Every element is conceived to speak to the senses - and respond to human emotions - whatever they may be. You can always see and access a way out, there are spaces of calm color where you can rest your eyes, sound is absorbed rather than bounced and lighting is natural. There are tactile materials, views to an ever-changing garden and peaceful snugs for contemplation and rest. Welcoming, open plan, social spaces invite you to join a conversation while intimate corners wrap round you and help you to hide. The building is constantly working; drawing in light, cushioning sound, offering warmth and comfort, distraction and stimulation, privacy and companionship, actively caring for every visitor from the moment they enter the garden. In its role as a supporting institution, Maggie’s is in a unique position to focus on the delivery of care without the burden of administering clinical

treatment. Following our wonderful experience creating Maggie’s at the Royal Mardsen, we were keen to take our learnings and develop them towards a proposal for a new kind of Hospital, preparing a submission for this year’s Wolfson Economics Prize which calls for a radical vision of the Hospital of the Future. We consulted with many doctors, nurses, hospital workers and patients, as well artists, engineers and cultural producers to see what this Hospital should look like, using their shared knowledge and experience to ensure it serves all. The result - instead of being a monument to science and efficiency with a fittingly heroic architectural design that seeks to over-awe its users is a universal, connected solution that sets their experience at the heart of the building. We engaged the principles of universal design – human scale, engaging color, tactile materials, flexibility, controlled acoustics, softened corners, natural light and biophilic energy – as the tools by which to ensure the building touches everyone, regardless of physical or mental diversity, social status, age or ethnicity, breaking down barriers and lifting the spirt as it comforts and supports the body. Our research confirmed the belief that familiar domesticity helps patients navigate otherwise threatening clinical spaces and we embraced this in our design. Our floor plan of the in-patients wards was designed to provide an intimate scale that offers patients privacy while building a sense of community. We instigated a repetitive circular plan to aid navigation, created views out to green spaces to maintain connection with familiar surroundings and brought in fresh air and natural light wherever possible. We proposed a stimulating rhythm of activity and sensorial engagement to combat monotony and isolation, inspiring interaction with the wider environment. Access to green space was created through a public park and a series of pocket parks adjacent to the wards and accessible to all no matter their mobility, giving people the freedom to step out to nature when they need an escape. Architect Magda Mostafa said to me once that a space designed for an autistic individual is better for everyone. This has stayed in my mind throughout all our recent work in healthcare. There is no one kind of autism patient or Alzheimer suffer, any more than there is one kind of hospital user. Everyone has their own taste and base point. The principles of universal, inclusive design have grown from consideration and care of what will best ensure the wellbeing of all users, understanding that everyone will flourish in a space that has been defined by the needs of the people it serves.

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Manuel Cadrecha / Perkins & Will

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Su misura per le diversità

Tailored to human diversity

Lo Shawn Jenkins Children’s Hospital e il Pearl Tourville Women’s Pavilion di Charleston, in South Carolina, sono rispettivamente una torre di dieci piani con eliporto destinata alla degenza dei pazienti pediatrici e un’adiacente struttura di quattro piani per la diagnosi e la terapia del reparto di ostetricia. Entrambe in grado di offrire un approccio unico alla salute e al benessere dei degenti, le due cliniche ambiscono, grazie alla loro progettazione inclusiva, a essere le strutture sanitarie più autism-friendly del paese. La progettazione responsiva degli edifici include un’innovativa forma assistenziale, favorisce la resilienza della zona perifluviale e soddisfa la visione del complesso di fungere da iconico portale della città. La facciata vetrata a vela rivolta a sud accoglie i viaggiatori che arrivano in città dal ponte autostradale e offre loro una prima vista dei noti giardini civici che la caratterizzano. Dall’interno la facciata offre a degenti e visitatori un’incantevole vista sulle acque della Baia di Charleston, nel punto in cui confluiscono i fiumi Ashley e Cooper. A sinistra dell’area verde si trova il piazzale d’ingresso con il porticato che avvolge il complesso e conduce alla galleria pubblica, da dove si accede ai vari livelli, ciascuno caratterizzato da un tema tipico della regione del Lowcountry appropriato alla sua identità programmatica. In questo modo il progetto - sviluppato dallo studio Perkins & Will in collaborazione con McMillan Pazdan Smith Architecture e frutto di un processo collaborativo, che ha incluso la direzione medica e amministrativa, Child Life, il Consiglio della Famiglia dei Pazienti e il Consiglio Giovanile - risponde ai bisogni dei pazienti e dei loro familiari, del personale e dell’intera comunità cittadina.

The Shawn Jenkins Children’s Hospital and the Pearl Tourville Women’s Pavilion in Charleston, South Carolina, are a ten-story tower for pediatric patients, outfit with rooftop helipad, and an adjacent four-story diagnostic and treatment obstetrics podium. Both delivering an unrivaled approach to health and well-being, the complex aims, thanks to its inclusive design, to be one of the most autism-friendly healthcare facilities in the country. The responsive design of the buildings supports innovative care inside, provides for floodplain resilience and fulfills the vision of the complex to serve as an iconic gateway to the city. The sail-like all-glass south façade welcomes travelers into the city as they descend off the expressway bridge and offers them a first glimpse of its well-known civic gardens. From the inside-out, the same façade offers patients and visitors an enchanting view of the waters of Charleston Bay, where the Ashley and Cooper rivers meet. To the left of the green area there is the entrance piazza and the wraparound portico, leading to the public gallery, from where people reach the various floors, each characterized by a typical Lowcountry theme appropriate to its programmatic identity. The project - developed by firm Perkins & Will in collaboration with McMillan Pazdan Smith Architecture and resulted from a collaborative process, that included clinical and administrative management, Child Life, the Patient Family Advisory Council and the Youth Council - responds to the complex needs of both patients with their families, staff and the entire local community.

Credits: Photos: © Halkin Mason All images: courtesy of Perkins & Will

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Manuel Cadrecha / Perkins & Will

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Come sostiene l’architetto Magda Mostafa, tra i più grandi esperti mondiali di architettura per le neurodiversità e autrice dell’Autism ASPECTSS Design Index, i disturbi dello spettro autistico, considerati per troppo tempo solo come patologie da curare, possono trasformarsi, una volta studiati, in importanti risorse per il mondo della progettazione nella definizione di un modello sensoriale più attento e inclusivo, di cui possono beneficiare anche le persone neurotipiche in condizioni di ansia o disagio, come nel caso di visite o degenze ospedaliere. Il team progettuale del Shawn Jenkins Children’s Hospital e del Pearl Tourville Women’s Pavilion ha raccolto i commenti e le esperienze dei genitori di bambini con disturbi dello spettro autistico per creare un complesso pensato su misura per la sensibilità del più ampio spettro di donne e bambini nel momento in cui devono affrontare delle sfide importanti. Particolare attenzione è stata rivolta a rimuovere potenziali elementi scatenanti che avrebbero potuto determinare un ambiente opprimente, a beneficio di un ambiente pensato per tranquillizzare i sensi attraverso un ordine visivo, un attento studio di dimensioni, suoni e percorsi e un’illuminazione che i pazienti possono regolare secondo necessità. Mentre l’obiettivo degli spazi comuni è stato quello di ottenere ambienti più gioiosi, accoglienti e rassicuranti, l’intento principale per le stanze dedicate agli esami e alla diagnostica è stato quello di creare un perfetto comfort visivo. Altri elementi distintivi del progetto sono la Stanza Multisensoriale per pazienti con neurodiversità, il Child Life Play Atrium e il giardino pensile con area giochi realizzato sul tetto e connesso ai principi della progettazione biofilica - basata sui reali benefici che apportano gli ambienti in cui sono stati inseriti elementi o motivi ripresi dal mondo naturale. Le stanze dei pazienti sono ispirate alle locali casette sulla spiaggia, con pavimenti in legno, tappeti e arredi semplici con superfici lavabili che incoraggiano i bambini a dipingerli e decorarli a loro piacimento per creare ambienti più famigliari. In questo caso le competenze tecniche si sono unite alla formazione umanistica dei progettisti, la cui professione, così come per i medici, i teorici o gli educatori, deve porre sempre al centro l’uomo e le sue grandi diversità.

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Manuel Cadrecha / Perkins & Will

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As suggested by architect Magda Mostafa, one of the world’s leading experts in built environment for neurodiversity and author of the Autism ASPECTSS Design Index, autism spectrum disorders, considered for far too long only as pathologies to be treated, can turn, once studied, into important resources for the design world in the definition of a more attentive and inclusive sensory model, which can also benefit neurotypical people in conditions of anxiety or discomfort, as in the case of medical examinations or hospital stays. The design team of the Shawn Jenkins Children’s Hospital and the Pearl Tourville Women’s Pavilion harnessed feedbacks from parents with children on the autism spectrum to deliver a hospital complex tailored to the broadest sensitivity spectrum of children and women facing a range of major challenges. Special care and consideration was paid to remove potential triggers that could create an overwhelming environment. Instead, the design prioritizes calming the senses with a lack of visual clutter, carefully thought out travel paths, scale, acoustics and lighting controls for patients to adjust as needed. The goal in the common spaces was to achieve more playful, welcoming and reassuring environments, while the main intent in the exam rooms was to create a perfect visual comfort. Other distinctive elements of the project are the Multisensory Room for Neurodiverse patients, the Child Life Play Atrium and the roof garden with play area inspired by the principles of biophilic design based on the real benefits delivered by the environments with elements or motifs taken from the natural world. Patient bedrooms were inspired by local beach houses, with wood floors, area rugs and simple furnishings with washable surfaces that encourage children to paint and decorate their own to create more familiar environments. In this project, technical skills have combined with the humanistic knowledge of the designers, who, as well as doctors, theorists or educators, must always put man and his great diversity at the center of their works.

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Museums Victoria

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Progetto Museale Autism Friendly

Autism Friendly Museum Project

Museums Victoria, la più grande organizzazione museale pubblica australiana, ha promosso il Progetto Museale Autism Friendly con l’obiettivo di accogliere e includere le persone con un disturbo dello spettro autistico nei suoi tre musei: Melbourne Museum, Scienceworks e Immigration Museum. Dal 2013 collabora con AMAZE, il principale ente di supporto per le persone nello spettro autistico nello stato federale del Victoria, e con il Dipartimento di Stato per l’istruzione e la prima infanzia, con l’obiettivo di sensibilizzare e formare il personale e assistere i visitatori nello spettro autistico con la creazione di pagine web e strumenti online. Il 2016 ha rappresentato una tappa importante per i tre musei grazie alla creazione e alla valutazione partecipata delle risorse online, che oggi includono copioni sociali, i cosiddetti script, e mappe sensoriali per aiutare le persone a preparare la loro visita ai musei. Gli script e le mappe sono stati valutati da gruppi di discussione invitati di famiglie con bambini nello spettro autistico e messi a punto grazie al loro contributo.

Museums Victoria, Australia’s largest public museum organization, has been promoting the Autism Friendly Museum Project with the aim to welcome and include people with an Autism Spectrum Disorder at its three museums: Melbourne Museum, Scienceworks and the Immigration Museum. Since 2013 it has been working with partners AMAZE, the peak support body for Autism Spectrum people in Victoria, and the State Department of Education and Early Childhood to provide staff awareness and training and assist with the creation of online resources for visitors on the Autism Spectrum. The project achieved a milestone in 2016 at all three museums with the creation and community evaluation of online resources including social scripts and sensory maps to help people prepare for their visit to the museums. The scripts and maps have been evaluated by invited family focus groups with children on the Autism Spectrum and then accordingly modified.

Children engaging with the Learning LAB open access program at Melbourne Museum Learning LAB Open Access Program: Public Programs: Melbourne Museum Copyright Museums Victoria, 2020 Source: Museums Victoria / Photographer: Rodney Start

Entrance to Melbourne Museum Copyright Museum Victoria, 2013 Source: Museum Victoria / Photographer: John Gollings

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I risultati più importanti del Progetto Museale Autism Friendly includono la messa online di documenti e informazioni sui siti Web dei musei sotto forma di Storie Sociali e mappe degli spazi a bassa e alta stimolazione sensoriale, nonché un’ampia campagna di comunicazione, interna ed esterna, del progetto e delle risorse web per diffonderne la conoscenza e l’utilizzo. Le Storie Sociali per famiglie e gruppi scolastici in visita - con bambini in età prescolare e della scuola primaria - sono state scritte in collaborazione con l’organizzazione AMAZE e corredate di fotografie per mostrare ai bambini ciò che incontreranno durante la visita. Grandi mappe stampate sono disponibili per un uso giornaliero anche presso il centro servizi del museo. I visitatori sono incoraggiati a lasciare le loro opinioni affinché i servizi on- e offline possano essere sempre migliorati per soddisfare le esigenze del pubblico. L’organizzazione Museums Victoria condivide un approccio di continuo perfezionamento del progetto per fornire i migliori servizi, supporto e risorse ai membri della comunità con Disturbi dello Spettro Autistico, alle loro famiglie e alle scuole. Trattandosi di un progetto guida con contenuti innovativi, i musei hanno deciso di mettere a disposizione informazioni e risorse di altri musei e istituzioni culturali di tutto il mondo.

Museums Victoria

Architettura per Tutti / Architecture for All Intersezioni e Espansioni / Intersections and Expansions

Family enjoying activities at Scienceworks, walking through Think Ahead exhibition Autism Friendly Museum: Public Programs, Accessibility: Scienceworks Copyright Museums Victoria, 2015 Source: Museums Victoria / Photographer: Benjamin Healley

The main Autism Friendly Museum Project outcomes include online published resources on the museums’ websites in the form of Social Stories and maps of low and high sensory spaces as well as an extensive communication, internally and externally, about the project and the resulting web resources to ensure awareness and community use. Social Stories for visiting families and school groups - pre-school and primary school aged children - have been written, in consultation with AMAZE, with accompanying photographs to show children what they’ll encounter during a visit and sensory maps have been created, all published online. Large printed maps are also available at museum cloakrooms for daily use. Feedback from visitors continues to be encouraged so that the resources can continue to be honed to suit the audience needs. The organization is committed to a continuous improvement approach to the project to provide the best services, support and resources for members of the community with ASD and their families and schools. As an innovation and leadership project, the museums will openly share information and resources with museums and other cultural institutions worldwide.

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First Floor

Mappa degli spazi con alti e bassi stimoli sensoriali, © Melbourne Museum Gli spazi con bassi stimoli sensoriali, indicati in blu sulla mappa, sono aree tranquille, luminose, con poche persone e nessuna multimedialità. Gli spazi con alti stimoli sensoriali, indicati in rosso, sono luoghi più affollati, con un mix di multimedialità, rumori forti e/o poca luce. È possibile prendere in prestito una copia plastificata della mappa dalla biglietteria o scaricarla da internet.

Ground Floor

Map of high and low sensory spaces, © Melbourne Museum Low sensory spaces, colored blue on the map, are quiet areas that are bright, have few people and no multimedia. High sensory spaces, indicated in red, are busy places with a mix of multimedia, loud noises and/or low light. It is possible to borrow a laminated copy of the map from the ticketing desk or to download it.

Family entering in the Children’s Gallery via the train tunnel Children’s Gallery Social Story Autism Friendly Museum: Accessibility Photoshoot: Melbourne Museum Copyright Museums Victoria, 2017 Source: Museums Victoria / Photographer: Benjamin Healley

Lower Ground Floor

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Severino Alfonso, Loukia Tsafoulia

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Immaginari Rappresentati, Embodied, Enacted and Realizzati ed Estesi dello Extended Imaginaries Spazio Architettonico of Architectural Space Oggi le informazioni sono sempre più importanti. Le discipline progettuali sono alla continua ricerca di commistioni tra i domini fisici e digitali e sono impegnate a fondere dati con fatti reali. In che modo questa ricerca di potenziamento spaziale influisce sulle nostre esperienze quotidiane? Nell’ultimo decennio la progettazione computazionale ha permesso di creare strutture trasformabili e dinamiche con l’aiuto di sensori e sistemi di attuazione. Dall’agire umano sulle possibilità predeterminate che lo spazio offre, questi campi d’indagine esplorano come lo spazio stesso offra significative opportunità d’interazione. Gli ambienti dinamici hanno la capacità di rispondere a modelli percettivi multisensoriali, richiedono relazioni più fisiche e intuitive e affrontano le nostre naturali interazioni con il mondo che ci circonda.

Today, information is increasingly acquiring form. Design disciplines continuously explore the merging of the physical and digital domains and are invested in the fusion of data and matter. How does this search for spatial augmentation affect our daily experiences? During the last decade, computational design has made it possible to create transformable, dynamic structures with the help of sensors and actuator systems. From the human enacting on the predetermined possibilities the space affords, these fields of inquiry explore how the space itself offers opportunities for meaningful interaction. Dynamic environments have the capacity to respond to various-sensory perceptual models, call for more physical and intuitive relations, and address our innate embodied interactions with the world around us.

Visione in Movimento: Un quadro sull’estensione biologica L’ubiquità del movimento veloce in tutti gli aspetti della vita moderna ha reso necessario un adattamento biologico dell’apparato visivo umano, favorito dalla fotografia sperimentale, al fine di elaborare le informazioni visive che si muovono a una velocità mai sperimentata prima d’ora1. Reinhold Martin su Visione in Movimento di Laszlo Moholy-Nagy

Vision in Motion: A framework on biological extension The ubiquity of rapid movement in all aspects of modern life necessitated a biological adaptation of the human visual apparatus aided by experimental photography, in order to process visual information moving along at greater speed than ever before1. Reinhold Martin on Laszlo Moholy-Nagy’s Vision in Motion

1 Reinhold Martin, “The Organizational Complex: Cybernetics, Space, Discourse,” Assemblage, no. 37 (1998): 110 https://doi.org/10.2307/3171358.

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Severino Alfonso, Loukia Tsafoulia

Architettura per Tutti / Architecture for All Intersezioni e Espansioni / Intersections and Expansions

Moholy-Nagy nel suo Visione in Movimento del 1947 evidenzia, con disagio postbellico, l’occasione mancata per un’ottimale influenza bidirezionale tra gli standard biologici umani e le macchine di produzione industriale. Nel suo primo capitolo afferma Per essere precisi: il progresso evolutivo biologico dell’uomo è stato possibile solo attraverso lo sviluppo e l’uso costruttivo di tutti i suoi sensi, mani e cervelli, attraverso la sua capacità creativa e intuitiva di dominare ciò che lo circonda; attraverso il suo potere percettivo, il pensiero concettuale e l’articolata vita emotiva2. E procede suggerendo che, attraverso il progresso industriale, le funzioni biologiche sono state soffocate sotto gli orpelli di una vita facile piena di elettrodomestici e servizi, troppo sopravvalutati nel loro valore3. Moholy-Nagy non avrebbe potuto giudicare il nuovo inquadramento concettuale dell’era dell’informazione, né avrebbe potuto criticare il suo ulteriore allontanamento dal progresso evolutivo biologico dell’uomo, come ha fatto. Una nuova terminologia basata su recettori ed emettitori, un pianeta inteso come ambiente controllato, una più ampia considerazione degli agenti non umani e, soprattutto, l’idea che tutti gli agenti siano collegati attraverso flussi d’informazioni in circuiti continui

starebbero alterando profondamente la società in modo simile ai progressi industriali a cui si riferiva Moholy-Nagy (Alfonso, Tsafoulia, 2020). Quindi, come riposizionare oggi il quadro concettuale di Moholy-Nagy? Prima di tutto, il suo adattamento biologico dell’apparato visivo umano deve essere rivisto nel suo concetto di cattura delle complessità della biologia e della fisiologia umane. Questo concetto non può essere riduttivo né meramente inclusivo; dovrebbe essere espansivo. Nell’affrontare l’ambiente costruito attraverso l’esperienza autistica, le complessità di tutti i corpi umani, e in tutte le loro dimensioni biologiche e ambientali, devono essere considerate come un confine in continua espansione. In secondo luogo, Moholy-Nagy intendeva amplificare il nostro apparato visivo attraverso la fotografia sperimentale. Adattando queste strategie a un contesto contemporaneo, immaginiamo un passaggio da sperimentale a esperienziale: entrambe le parole condividono nella loro etimologia lo stesso sostantivo latino experiri, ovvero provare, testare, ma il secondo è esercitato da tutti i corpi e in ogni momento; e le esperienze, così come gli esperimenti, vengono progettati.

Moholy-Nagy in his 1947 Vision in Motion points out, with a postwar uneasiness, the missed opportunity for an optimal bidirectional influence between the human biological standards and the machines of industrial production. He states in his first chapter “To be specific: The biological evolutionary progress of man was possible only through the development and constructive use of all his senses, hands, and brains, through his creative ability and intuition to master his surroundings; through his perceptive power, conceptual thought, and articulated emotional life.2” He goes on suggesting that through industrial advancement the “biological functions were suffocated under the tinsel of an easy-going life full of appliances and amenities, much too overestimated in their value.3” Moholy-Nagy could not have adjudicated on the information age’s new conceptual framing, nor could he have critiqued its further distancing from the biological evolutionary progress of man, as he put it. A new terminology based on receptors and emitters, a planet understood as a controlled environment, a broader consideration of non-human agents, and most importantly, the idea that all agents are connected through information flows in feedback loops would prove to be profoundly altering to the society in similar ways as to the industrial advancements referred by Moholy-Nagy (Alfonso, Tsafoulia, 2020). So, how do we reposition Moholy-Nagy’s conceptual framework today? First, his “biological adaptation of the human visual apparatus” calls for a revision on capturing the complexities of human biology and physiology. Such conception cannot be reductive nor merely inclusive; it should be expansive. In addressing the built environment through autistic lived experience, the complexities of all human bodies and in all their biological and environmental dimensions, need to be accounted for, as an expanding boundary. Second, Moholy-Nagy intended to amplify our visual apparatus via experimental photography. Adapting these strategies to a contemporary context, we envision a shift from experimental to experiential both words share in their etymology the same Latin noun of action experiri “to try, to test,” but the latter is carried fully by all bodies at all times -; And experiences, like experiments, are designed.

2 László Moholy-Nagy, Vision in Motion (Chicago: P. Theobald, 1947), 20. 3 Moholy-Nagy, Vision in Motion, 20.

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Architettura per Tutti / Architecture for All Intersezioni e Espansioni / Intersections and Expansions

Azione, Partecipazione e Mente Incarnata Le idee progettuali come pensiero scientifico sono ben enunciate nel libro del 1969 Le Scienze dell’Artificiale del politologo e psicologo cognitivo Herbert Simon, in cui sviluppa una teoria della capacità umana di risolvere i problemi. Simon scrive, progettare equivale a ideare le linee d’azione volte a trasformare le condizioni esistenti in quelle preferite (Simon 1988, 67). Il processo di progettazione è una capacità cognitiva, che implica l’agire su di un ambiente per migliorare una situazione o creare qualcosa di nuovo e utile. Il progetto viene quindi attribuito a un agente cognitivo e si concentra sulla manifestazione della partecipazione. In questo processo cognitivo di progettazione, suggeriamo che un’idea forte d’azione debba richiedere interattività. Nel suo La Storia Naturale degli Agenti, lo scienziato computazionale George Kampis suggerisce che l’azione è la capacità di un agente o sistema cognitivo di percepire e agire sul suo ambiente prendendo l’iniziativa (Kampis, 2002). Interconnette anche le proprietà dell’intenzionalità, come la capacità di un agente di influenzare un’interazione attribuendo scopi e desideri alle sue azioni, e quella dell’autonomia o cura di sé, che può essere intesa come la capacità di un agente di operare intenzionalmente e interattivamente sulla base delle proprie risorse (Arnellos, Spyrou, Darzentas, 2007). La cognizione è incarnata. Noi percepiamo il mondo attraverso i nostri corpi e diamo significato attraverso le nostre interazioni con l’ambiente. Corpi diversi equivalgono a opportunità e a esperienze diverse. Noi quindi esistiamo inseriti, rappresentati ed estesi all’interno di un ambiente. Sia il lavoro teorico di Simon che quello di Kampis si basano fortemente sul concetto di mente incarnata manifestato dallo psichiatra inglese e pioniere della cibernetica Ross Ashby. Quest’ultimo descrive la struttura della rappresentazione incarnata in termini ugualmente di percezione e di azione, dove il ruolo della percezione è in gran parte quello di modulare e regolare l’azione. E all’interno del lavoro di Ashby, l’omeostato ricopre un ruolo importante quale genesi del concetto di mente incarnata4. L’omeostato si presenta insieme agli altri primi esperimenti cibernetici degli anni ‘40 e ‘50 condotti da scienziati che stavano cercando di demistificare le meraviglie del cervello umano costruendo dispositivi di “percezione” elettromeccanici e generando nuove teorie di una “scienza generale”. Questa prima generazione di cibernetici stava effettuando ricerche sul cervello umano progettando questi sistemi sofisticati che avevano la capacità di eseguire delle azioni attraverso la forma dell’adattamento. Nel loro contesto originale erano concetti audaci e complessi, e sono fondamentali per comprendere alcuni dei principali problemi connessi alle nozioni di azione e autonomia. Guardando indietro a questi sistemi adattativi, si ritrova una straordinaria sinergia tra psicologia, filosofia e rigore scientifico e si comprende meglio la prestazione come azione corporea, biologica e sociale. Il lavoro di Ross Ashby sulla natura della mente incarnata è fondamentale per inquadrare l’importanza dell’utente e del corpo come entità performativa fatta di azioni complesse che definiscono lo spazio tanto quanto lo spazio definisce le azioni del corpo (Alfonso, Tsafoulia, 2021).

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Agency, Participation, and the Embodied Mind Ideas of design as a way of thinking in the sciences are articulated in the 1969 book The Sciences of the Artificial by political scientist and cognitive psychologist Herbert Simon where he develops a theory of human problem-solving. Simon writes, “Everyone designs who devises courses of action aimed at changing existing situations into preferred ones” (Simon 1988, 67). The design process is a cognitive ability, and it entails acting upon an environment to improve a situation or to create something new and useful. Design is thus attributed to a cognitive agent and has a strong focus on the manifestation of participation. In this cognitive design process, we suggest that a strong notion of agency calls for interactivity. In his The Natural History of Agents, computational scientist George Kampis suggests that agency is the ability of an agent or cognitive system to perceive and act upon its environment by taking the initiative (Kampis, 2002). He also interconnects the properties of intentionality, as the ability of an agent to affect an interaction by attributing purposes and desires to its actions; and that of autonomy or self-care, which can be characterized as the ability of an agent to operate intentionally and interactively based on its own resources (Arnellos, Spyrou, Darzentas, 2007). Cognition is embodied. We perceive the world through our bodies, and we produce meaning through our interactions with the environment. Different bodies equal different affordances and different experiences. We thus exist embedded, enacted, and extended within an environment. Both Simon’s and Kampis’s theoretical work have a strong base on the concept of the embodied mind manifested by English psychiatrist and pioneer in cybernetics Ross Ashby. He describes the structure of embodied representation equally in terms of perception and action where the role of perception is largely to modulate and regulate action. And within Ashby’s work, the Homeostat plays an important role as the genesis of the embodied mind concept4. The Homeostat is positioned along with other early cybernetic experiments from the 1940s and 1950s by scientists that were trying to demystify the wonders of the human brain by building electromechanical “perception” devices and by generating novel theories of a “general science”. This first generation of cyberneticians was researching the human brain by way of designing these sophisticated systems that had the capacity to perform actions through adaptation. In their original context, these were bold and rich concepts, and they are key in understanding some of the crucial problems around the notions of agency and autonomy. Looking back at these adaptive systems a meaningful synergy between psychology, philosophy, and scientific rigor is revealed and an understanding of performance as action - bodily, biologically, and socially - is being promoted. Ross Ashby’s work on the nature of embodied mind is key in framing the importance of the user and the body as a performative entity made of complex actions that define the space as much as the space defines the actions of the body (Alfonso, Tsafoulia, 2021). 4 Homeostat, an adaptive system built in 1948, seeks an ultra-stable state in which it is able to act reliably to maintain the stability of its essential variables against disturbances. In understanding the concept, hormonal control in organisms, or the diverting reactions of the immune system are examples. Ashby’s homeostat fundamental principle emerged via biologist Humberto Maturama’s autopoietic theory which extended on the notion of homeostasis as the tendency toward a relatively stable equilibrium between interdependent elements. Walter Cannon (1967) used the term to describe the mechanisms responsible for maintaining certain vital parameters in living organisms. Ashby then extended the concept of homeostasis to give a general definition of adaptive systems and include all systems not only biological organisms - from psychology and biology to social systems and more - (Alfonso, Tsafoulia, 2021).

Synesthesia (Sinestesia) L’installazione multisensoriale e interattiva Synesthesia5, esposta al Centro Culturale Europeo nell’ambito della Biennale di Venezia 2021, è un recente lavoro del Synesthetic Research and Design Lab che incarna queste indagini teoriche. Synesthesia si nutre di approcci del pensiero progettuale e si allinea con un’indagine storica sulle ricorrenti relazioni uomo – macchina – ambiente. Equipara l’ambiente all’esperienza attraverso le prestazioni e media l’attività dei nostri corpi attraverso la connessione di azione e percezione. Il suo nome Synesthesia è usato simbolicamente per evocare un senso del luogo, abbinando vista, sensazione, olfatto, movimento, tatto, memoria, percezione e previsione secondo la definizione del geografo Edward Relph (Relph, 1976). Anziché essere un riferimento diretto alla condizione medica neurologica, Synesthesia indaga la commistione di aspetti sensoriali e cognitivi che compongono un’esperienza; un unico artificio che innesca e reagisce a una sovrapposizione di input e output sensoriali. In questo senso, Synesthesia fornisce un significato, razionale ed emozionale, del vivere tra macchine che dialogano e ci ricorda del potenziale progettuale che c’è dietro ambienti simpatetici. Comprendere le loro sfumature apre possibilità di critica dell’interattività spaziale e offre opportunità sia per la riflessione storica sia per il pensiero prospettico come risposta all’uso crescente di computer, macchine e dispositivi automatizzati nella nostra vita quotidiana. Il progetto Synesthesia è una leggera interfaccia atmosferica con un nucleo infrastrutturale che non consente l’ingresso di corpi fisici ma piuttosto li “consuma” virtualmente. È una manifestazione di relazioni di dati corporei astratte e proiettate indietro a un dominio analogico. La stessa Synesthesia è un organo, una collezione coreografica di organi stratificati e sovrapposti l’uno sull’altro in un intreccio di sé. Promuove un’idea molteplice di cosa significhi essere umani, agire, e crea uno spazio collettivo che sposta la narrazione di una sintassi concordata della forma in un costrutto spaziale di una performance dei corpi. La sua pelle viene stimolata dalla presenza umana e dall’interazione con essa. Formalmente concepita come una sfera irregolare - un nodo centrale di molteplici proiezioni che creano una massa informe - agisce come una sorta di cinema tridimensionale. La struttura principale, sorretta su sei supporti triangolari incrociati in alluminio, sostiene una serie di pali in fibra di vetro interconnessi, che a loro volta tendono il tessuto che forma la sua pelle. Il tessuto funge da velo dell’installazione ed è il dominio analogico che ospita le proiezioni. Una serie di portali creati sulla sua pelle fungono da fori per guardare all’interno, dove una serie di luci intermittenti e di suoni invita i partecipanti umani ad avvicinarsi. Questi portali sono al tempo stesso gli occhi dell’installazione, che a loro volta guardano i partecipanti. Nel momento dell’interazione, gli occhi dei partecipanti vengono catturati e proiettati in tempo reale sulla pelle di questo corpo artificiale. Gli effetti delle luci fluttuanti e dei suoni di Synesthesía attirano lo spettatore ad avvicinarsi e ad avviare una “conversazione” sensoriale. L’opera, che fornisce una stimolazione visiva a bassi livelli di luminosità con proiezioni dinamiche di immagini animate di luce e colori, innesta una serie di interazioni tattili incarnate attraverso la sua vibrazione a bassa frequenza che si può percepire ma non udire. L’installazione prende vita grazie alla partecipazione dei visitatori, dissolvendo simbolicamente la nozione di autorialità così come è stata tradizionalmente concepita nei processi di progettazione. Le sue interfacce interattive ampliano l’azione umana attraverso l’uso di sensori, attuatori, risposte in tempo reale e una costituzione partecipativa uomo-macchina. La performance e la partecipazione sono ricercate non solo come esperienza, ma come modalità di ricerca e di creazione di conoscenza e consapevolezza; come ruolo, come processo, come risposta a considerazioni sociali, esperienziali e ambientali. L’architettura è affrontata con modalità diverse e più temporanee.

Synesthesia The multisensory, responsive installation Synesthesia5, exhibited at the European Cultural Center as part of the Venice Biennial 2021 is a recent work by the Synesthetic Research and Design Lab that embodies these theoretical investigations. Synesthesia, feeds from design thinking approaches and aligns with a historical inquiry on the human - machine - environment recursive relationships. It equates environment to experience via performance and mediates our bodies’ agency via interlacing action and perception. Its name “Synesthesia” is used symbolically to evoke a sense of place by combining sight, sensation, smell, movement, touch, memory, perception, and foresight following geographer Edward Relph’s definition (Relph, 1976). Rather than being a direct reference to the medical neurological condition, Synesthesia investigates the combined sensorial and cognitive aspects that make up an experience; a single artifice that both triggers and responds to overlapping layers of sensory input and output. In that sense, Synesthesia provides a rational and emotional sense of what it means to live among machines that converse and raises awareness of the design potential behind responsive environments. Understanding their nuances opens possibilities for critiquing space interactivity and offers opportunities for both historical reflection and prospective thinking as a response to the expanding use of computers, machines, and automated objects in our daily lives. Project Synesthesia is an atmospheric, soft interface with an infrastructural core that allows no physical bodies inside but rather “consumes” them virtually. It is a manifestation of bodily data relationships abstracted and projected back to an analog domain. Synesthesia is an organ itself, a choreographed collection of organs layered and superimposed on top of each other in a meshing of selves. It promotes a multiplicitous idea of what it means to be human, to have agency, and creates a collective space that shifts the narrative of an agreed syntax of form to a spatial construct of a performance of bodies. Its skin is actuated by the human presence and interaction with it. Formally, conceived as a deformed sphere -a central node of multiple projections shaped like a blob- it acts as a kind of three-dimensional cinema. The main structure, consisting of six crossed triangulated aluminum pole legs, holds a series of interconnected fiberglass poles that in turn, tightly stretch its fabric skin. The fabric acts as the veil of the installation and is the analog domain that hosts the projections. A series of portals on the skin act as peeking holes and in blinking light patterns and sounds invite human participants to come closer. These portals are simultaneously the eyes of the installation that in turn look back at the participants. Upon interaction, the participants´ eyes are captured and projected in real-time on the skin of this artificial body. Synesthesía´s fluctuating light and sound patterned effects attract the viewer to approach and engage in a sensorial “conversation”. The work provides visual stimulation at low levels of light with dynamic light and color projections as animated visuals. The work also engages in tactile, embodied interactions with its low-frequency vibration that one can feel but cannot hear. The installation comes to life by the participation of its viewers, symbolically dissolving the notion of authorship as it has been traditionally conceived in the design process. Its interactive interfaces expand human agency through the use of sensors, actuators, real-time response, and a human – machine participatory constitution. Performance and participation are sought not only as an experience but as a way of research and a way to create knowledge and awareness; As a role, as a process, as a response to social, experiential, and environmental considerations. Architecture is engaged with diverse, more temporal modalities.

5 The project is developed by the Synesthetic Research and Design Lab at the College of Architecture and the Built Environment, Thomas Jefferson University. See synestheticdesignlab.com and https://youtu.be/CkLQq6E305g

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Synesthesia: Una struttura per ambienti interattivi e neurodiversità Synesthesia fornisce informazioni all’architettura contemporanea sul ruolo che tecnologia e ambienti interattivi possono potenzialmente svolgere non solo nel rappresentare, ma piuttosto nel reindirizzare le nostre relazioni con l’ambiente costruito in tema di neurodiversità. Un esempio è Soft6, un prototipo interattivo e antistress attualmente in fase di sviluppo da parte del Synesthetic Research and Design Lab in collaborazione con scienziati della salute e informatici, individui autistici, progettisti tessili e industriali e esperti di interazione. Soft esamina come la modifica intenzionale degli aspetti dell’ambiente in tempo reale - come l’effetto del colore, della luce e del suono, della loro lunghezza d’onda, frequenza, luminosità e oscillazione - può influenzare il ritmo delle persone all’interno di uno spazio, la loro postura e la frequenza cardiaca e respiratoria, oltre ad altri fattori fisiologici e psicologici. Insieme al colore, alla luce e al suono, lo spazio sperimenta anche l’interazione con la pressione arteriosa. L’idea è di modulare l’intensità, la frequenza e la topografia della pressione in proporzione alla frequenza respiratoria e di creare un input fisso somatosensoriale che interagisce con i ritmi cerebrali generati in modo endogeno e da altri stimoli. Nella fase di sviluppo del prototipo, la strategia progettuale è quella di stabilire una serie di parametri spaziali che fungano da impalcatura e quindi personalizzarli in base ai singoli individui, con un adattamento continuo e in tempo reale che avviene in modo dinamico. Esaminando da un lato le possibilità delle metriche guidate dai dati per valutare un ambiente di progettazione, lo spazio ha la capacità di percepire e interagire al fine di includere una serie di zone di comfort per il corpo umano. Ciò è possibile attraverso l’uso della tecnologia all’interno dell’ambiente costruito, in cui valori come luce, temperatura e umidità si adattano in base agli input e output dei circuiti. D’altra parte, il corpo umano stesso funge da entità da misurare per valutare un ambiente e influenzare successivamente le decisioni progettuali. L’uso simultaneo di metriche sia per lo spazio sia per il corpo può rappresentare un approccio poliedrico. In ogni caso, l’obiettivo è una conversazione uomo - macchina - ambiente che metta al centro di tutto le decisioni sensoriali. In conclusione, il percorso di ricerca di questi lavori si colloca ai margini della sfera progettuale. Nella classificazione dei flussi di conoscenza, così come nell’importazione ed esportazione di concetti, operazioni, tattiche e metodi tradizionalmente ai margini della sfera del progetto, questi lavori rappresentano la dialettica del pensiero progettuale. Tutte le figure coinvolte nella realizzazione dei nostri ambienti costruiti sono incoraggiate a pensare a come le nostre proposte potrebbero entrare in sintonia con l’ambiente, interrogandosi su ciò che l’architettura, oltre ad essere architettura, può fare per la società e la vita. E lo facciamo espandendo attivamente il ruolo ideologico e critico dell’architettura nella creazione di ambienti multivalenti che abbraccino in modo significativo la diversità. Storicamente, l’incorporazione dell’aspetto umano e l’accostamento tra ragionamento, percezione e incarnazione hanno sempre arricchito l’ambito originale sia delle scienze sia della progettazione. La sintesi tra interpretazione soggettiva e rigore metodologico è una possibilità molto concreta. Man mano che la psicologia, le neuroscienze, le scienze cognitive e l’intelligenza artificiale si evolvono, vengono generati nuovi percorsi (Alfonso, Tsafoulia, 2021). Abbracciando le incognite della percezione e dell’intuizione e includendo il corpo, il concetto di mente incarnata offre una preziosa risorsa per il futuro della disciplina della progettazione.

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Synesthesia: A framework for responsive environments and neurodiversity Synesthesia informs ongoing work on the role technology and responsive environments can potentially play in not just representing, rather redirecting our built environment relationships around neurodiversity. One example is Soft6, a deployable stressrelief, interactive prototype currently under development by the Synesthetic Research and Design Lab in collaboration with health and computer scientists, autistic individuals, textile, industrial and interaction designers. Soft examines how purposefully modifying aspects of the environment in real-time – such as the effect of color, light, and sound, and their wavelength, frequency, brightness, and oscillation – can affect people’s pace within a space, posture, heart, and respiratory rate and variability, in addition to other physiological and psychological factors. Along with color, light, and sound the space experiments with the incorporation of body pressure pockets. The idea is to modulate intensity, frequency, and topography of pressure in proportion to respiratory rate and create a “steady state somatosensory” input interacting with brain rhythms generated endogenously and by other stimuli. In the prototype development phase, the design strategy is to establish a series of spatial parameters that serve as a scaffold and then customize based on the particular person, with continuous, real-time adaptation happening ongoing dynamically. In examining possibilities of data-driven metrics to evaluate a design environment, on the one hand, the space has the capacity to both sense and respond in order to accommodate a set of comfort thresholds for the human body. This occurs through the use of technology within the built environment where values such as light, temperature, and humidity, adapt depending on the circuits´ inputs and outputs. On the other hand, the human body itself serves as the entity being measured to thereafter evaluate an environment and to also inform design decisions. The simultaneous employment of metrics for both the space and the body can be a multilayered approach. Either way, the goal is a human - machine - environment conversation that brings sensory decisions to the center of it all. By way of conclusion, the research trajectory of these works is located in the periphery of the design realm. In mapping flows of knowledge, as well as importing and exporting concepts, operations, tactics, and methods traditionally in the periphery of the design field, these works stand for dialectical design thinking. All agents involved in the making of our built environments are encouraged to think about how our proposals could be attuned to the environment, by interrogating the theories of what architecture does for society and life after architecture. By actively expanding architecture’s ideological and critical role in the making of multivalent environments that embrace diversity in meaningful ways. Historically, in both the sciences and design realms the reincorporation of the human and the coupling between reasoning, perception, and embodiment enriched their original scope. The synthesis between subjective interpretation and methodological rigor appears as a very real possibility. As psychology, neuroscience, cognitive science, and artificial intelligence evolve, new paths are engendered (Alfonso, Tsafoulia, 2021). In embracing the unknowns of perception and intuition, while including the body, the embodied mind concept offers a valuable resource for the future of the design discipline.

Bibliography / Bibliografia Alfonso, Severino, Tsafoulia, Loukia. “A Vision of Complexity. From Meaning and Form to Pattern and Code.” In Narrating the City - Mediated Representations of Architecture, Urban Forms and Social Life, edited by A.A. Kavakoğlu, T.N. Hacıömeroğlu, L. Landrum, 74-92, Intellect Books. 2020. Alfonso, Severino, and Tsafoulia, Loukia. 2021. “Performance as Action. The embodied mind.” In proceedings of the 2021 International Architectural Research Centers Consortium Performative Environments Conference, 2021, pages 329-336, Tucson: University of Arizona. Arnellos, Argyris, Thomas Spyrou and John Darzentas. “Cybernetic embodiment and the role of autonomy in the design process.” Kybernetes 36 (2007): 1207-1224.https:// doi.org/ 10.1108/03684920710827247. Ashby, W. Ross. 1952. Design for a Brain. London: Chapman & Hall. Ashby, W. Ross. 1956. An Introduction to Cybernetics. New York: Wiley. Cannon, Walter B. 1967. The wisdom of the body. New York: Norton. Kampis, George. “The natural history of agents.” In Agents Everywhere, edited by Gulya´s, L., Tatai, G., Va´ncza, J. 24-48. Budapest: Springer, 2002. Martin, Reinhold. “Organicism’s Other”. Grey Room no. 4 (2001): 35 - 51. Martin, Reinhold. “The Organizational Complex: Cybernetics, Space, Discourse”. Assemblage no. 37 (1998): 103– 27. https:// doi.org/ 10.2307/ 3171358. Moholy- Nagy, László. 2005. The New Vision: Fundamentals of Bauhaus Design, Painting, Sculpture, and Architecture. Translated by Daphne M. Hoffmann. Mineola, NY: Dover. Moholy- Nagy, László. 1947. Vision in Motion, 1st ed. Chicago: P. Theobald. Relph, E. C. 1976. Place and placelessness. London: Pion. Simon, Herbert A. “The Science of Design: Creating the Artificial.” Design Issues 4, no. 1/2 (1988): 67–82. https://doi.org/10.2307/1511391. Simon, Herbert A. 1969. The Sciences of the Artificial. Cambridge: MIT Press. Thompson, Evan. 2010. Mind in life: Biology, phenomenology, and the sciences of mind. Harvard University Press.

6 The project Soft is currently under development by the Synesthetic Research and Design Lab at the College of Architecture and the Built Environment, Thomas Jefferson University. See synestheticdesignlab.com

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LIVING TOGETHER

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Il Negozio Olivetti di Venezia fu progettato nel 1958 da Carlo Scarpa, uno dei più illustri esponenti dell’architettura del Novecento, su incarico di Adriano Olivetti per accogliere le esposizioni dei prodotti dell’industria di Ivrea. Superando le ridotte dimensioni dell’ambiente, situato nelle Procuratie Vecchie di Piazza San Marco, Scarpa riuscì a creare un’opera di grande respiro e trasparenza, dando vita a uno dei più limpidi capolavori dell’architettura contemporanea. Restituito alla città dopo un attento restauro conservativo nel 2011 - finanziato da Assicurazioni Generali e diretto dall’architetto Gretchen Alexander Gussalli Beretta, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna - il negozio è tornato a essere la splendida testimonianza di un capolavoro di architettura e di una delle più lungimiranti visioni industriali italiane. Un museo di se stesso, aperto al pubblico, vivo e dinamico al punto da ospitare, oltre alla collezione permanente di storiche macchine da scrivere e da calcolo donate dalla Olivetti al FAI Fondo per l’Ambiente Italiano, che dal 2011 ha il negozio in concessione, anche una selezione di mostre temporanee dall’alto contenuto culturale. Tra queste, Together. L’abitare contemporaneo di ieri, oggi e domani, allestita dal 14 settembre al 20 novembre, ha offerto, attraverso un progetto che ha coinvolto architetti e urbanisti da tutto il mondo, un prezioso contributo al dibattito sorto intorno al tema How will we live together? scelto dall’architetto libanese Hashim Sarkis per la contemporanea Biennale di Architettura. Organizzata dalla rivista di architettura IQD, dal FAI - Fondo per l’Ambiente Italiano e dall’Ordine degli Architetti di Venezia, e curata dall’architetto Daniele Lauria, la mostra ha presentato una serie di riflessioni sulla complessa parola Together mosse da temi fondanti come il rispetto del genius loci, l’impiego di materiali e tecniche locali, il coinvolgimento delle comunità nel progetto e la sostenibilità come gesto di rispetto per la natura e per le future generazioni. Ed è l’urgenza di trovare nuove modalità di utilizzo dello spazio urbano e nuove forme di vita collettiva l’elemento comune che ha caratterizzato tutti i progetti esposti. Insieme. Quello che doveva essere solo il titolo di un’esposizione, ne è diventata anche la modalità organizzativa e operativa - è il commento dell’architetto Lauria. Lo sforzo collegiale dei promotori è stato il tassello essenziale di un percorso “partecipato” del quale sono grato e che ha dato concretezza all’intero progetto espositivo.

The Olivetti store in Venice was designed in 1958 by Carlo Scarpa, one of the most important architects of the twentieth-century, on behalf of Adriano Olivetti, to showcase the Ivrea-based company’s products. Despite the small size of the store, located in the Procuratie Vecchie (Old Procuracies) in St Mark’s Square, Scarpa managed to create a sweeping, transparent work, which is considered one of the masterpieces of contemporary architecture. Returned to the city after a conservative restoration in 2011 financed by Assicurazioni Generali and curated by architect Gretchen Alexander Gussalli Beretta, in collaboration with the Superintendence of Architectural Heritage and Landscape of Venice and its Lagoon - the store is once again a splendid architectural masterpiece, resulted from one of the most far-sighted Italian industrial visions. It is a museum of itself, open to the public, lively and dynamic to the point of hosting, in addition to the permanent collection of vintage typewriters and calculators donated by Olivetti to FAI - Fondo per l’Ambiente Italiano - which was entrusted with the store concession in 2011 - also a selection of cultural temporary exhibitions. Among these latter, the exhibition Together. The contemporary way of living yesterday, today and tomorrow, open from 14 September to 20 November, offered, through a project that involved architects and urban planners from all over the world, a precious contribution to the debate arisen around the subject How will we live together? chosen by Lebanese architect Hashim Sarkis for the contemporary Architecture Biennale. Organized by architecture magazine IQD, FAI - Fondo per l’Ambiente Italiano and the Association of Architects of Venice, and curated by architect Daniele Lauria, the exhibition presented a series of reflections on the complex word Together, moved by fundamental themes such as the respect for the genius loci, the use of local materials and techniques, the involvement of communities in the projects and sustainability as a gesture of respect for nature and for the future generations. And the urgency to find new ways of using the urban space and new forms of collective life is the common element that characterized all the projects on display. Together. What should have been only the title of an exhibition, has indeed become also its organizational and operational method - architect Lauria commented. The collective effort of the promoters was the essential part of a “participatory” path, for which I am grateful and which gave substance to the exhibition design. Silvia L. Belotti

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si distinguevano, in esclusiva per l’Italia, alcuni dei disegni veneziani di German Samper, il progetto originale di Gino Valle per le case della Giudecca e una testimonianza di Paulo Mendes da Rocha. Per le sezioni oggi e domani, invece, le visioni di una serie di progettisti selezionati dal curatore e dall’Ordine degli Architetti di Venezia, che prefiguravano nuovi scenari di socialità, nuove modalità di condividere lo spazio urbano, nuove forme di vita collettiva. Il delicato progetto di allestimento della mostra, curato dello Studio Lauria Network e ingegnerizzato e realizzato dall’azienda De Castelli, è stato guidato da un’attenta lettura e da una grande attenzione all’opera di Scarpa. Nei mesi che hanno preceduto l’allestimento - conclude Daniele Lauria - è stata fondamentale la collaborazione con i tecnici della De Castelli, con i quali ho condiviso scelte non facili e il disegno di dettagli che dovevano risolvere in semplicità problematiche non banali legate alla complessa articolazione del negozio plasmato da Carlo Scarpa. Per disegnare i supporti espositivi mi sono limitato a riproporre una geometria propria del negozio, il quadrato, e a richiamarne le finiture metalliche, il tutto facendo uso di un dispositivo allestitivo leggero e quanto più possibile rispettoso del contesto. Supportata dall’azienda Martinelli Luce per l’aspetto illuminotecnico, la mostra è stata resa possibile anche grazie al contributo delle aziende Barausse, Franchi Umberto Marmi e Tabu, ispirate, per rimanere in tema, al modello d’impresa olivettiano che sosteneva che la cultura è la vera arma di ogni crescita.

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Al piano terra del negozio sono stati esposti una serie di progetti del passato che proponevano soluzioni di edifici, quartieri e città basati su modelli di partecipazione e socialità. Non solo la celebre Unité d’Habitation di Le Corbusier, di cui sono state esposte inedite foto di cantiere, o gli esempi viennesi di social housing, ma anche opere di Hassan Fathy, Vilanova Artigas, Lina Bo Bardi, Paulo Mendes da Rocha, Giovanni Michelucci e una sintesi del progetto sperimentale del PREVI di Lima, cui, sul finire degli anni Sessanta, presero parte i più autorevoli architetti del mondo. La sezione contemporanea della mostra, riservata a opere realizzate da poco o in fase di progetto, ha fatto spazio alla riflessione sul coinvolgimento delle comunità locali, sulla generosità degli spazi pubblici, sulla sostenibilità intesa come responsabilità collettiva e sulla capacità di restauro e riuso degli edifici del passato. Tra gli edifici, scuole e musei, infrastrutture, luoghi di culto, spazi culturali e una piccola, ma interessante selezione di teatri, dei quali abbiamo compreso e sperimentato la grande valenza sociale proprio durante la prolungata chiusura dovuta alla pandemia. Spero che chi ha visitato la mostra - prosegue l’architetto Lauria - abbia avuto modo di scoprire, o riscoprire, architetti, del presente e del passato, che rivelano storie e progetti dotati di una straordinaria forza espressiva e che, nel loro ampio caleidoscopio di spazi e funzioni, possono alimentare nuovi percorsi e nuove modalità per città da vivere insieme. Protagonista di un’intera sezione anche Venezia, con una selezione di disegni e progetti sul passato e sul futuro di questa città, unica nella sua unicità. A testimonianza del passato

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was the protagonist of an entire section, with a selection of drawings and projects on the past and future of this city, unique in its uniqueness. As part of the yesterday section, there were some of the Venetian drawings by German Samper, an exclusive for Italy, Gino Valle’s original project for the Giudecca houses and a contribution by Paulo Mendes da Rocha. Instead, the visions of a series of architects selected by the curator and the Association of Architects of Venice, referred to today and to the future, prefigured new scenarios of sociality, new ways of sharing the urban space, new forms of collective life. The careful exhibition design by Studio Lauria Network, engineered and built by the Italian company De Castelli, was the result of a careful reading and great attention to Scarpa’s work. In the months preceding the installation - concludes Daniele Lauria - the collaboration with the technicians of De Castelli was fundamental, with whom I shared very difficult choices and the design of details that had to solve non-trivial problems related to the complex arrangement of the store designed by Carlo Scarpa. To design the display supports, I have only re-proposed a peculiar geometry of the store, the square, and recalled its metallic finishes, all this with a light exhibition design that could be as respectful of the context as possible. Supported by company Martinelli Luce for the lighting design, the exhibition was realized also thanks to the sponsorship of the companies Barausse, Franchi Umberto Marmi and Tabu, all inspired, to stay on the subject, by the Olivetti business model, which claimed that culture is the real device for any growth.

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ph © Benvenuto Saba

On the ground floor of the store there was on show a series of projects from the past, which suggested solutions for buildings, neighborhoods and cities based on models of participation and sociality. There were not only the famous Unité d’Habitation by Le Corbusier, of which some never-before-published photos of the construction site were exhibited, or the Viennese examples of social housing, but also works by Hassan Fathy, Vilanova Artigas, Lina Bo Bardi, Paulo Mendes da Rocha, Giovanni Michelucci and a sample of the experimental project of PREVI - Proyecto Experimental de Vivienda, in Lima, which, at the end of the 1960s, involved the most authoritative architects of the world. The contemporary section of the exhibition, reserved for recently completed works or works still in the design phase, hosted a reflection on the involvement of local communities, on the prominence of the public spaces, on sustainability understood as collective responsibility and on restoration and adaptive reuse of the existing buildings. On display, schools and museums, infrastructures, places of worship, cultural spaces and also a small, yet highly interesting selection of theaters, whose great social value we have understood during the prolonged closure due to the pandemic. I hope that the people who visited the exhibition - architect Lauria adds - have had the opportunity to discover, or rediscover, past and modern architects, revealing stories and projects with an extraordinary expressive power which, in their wide kaleidoscope of spaces and functions, could open new paths and suggest new ways to live the cities together. Also the city of Venice

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Karim Nader Studio

ON THE ROCKS In una zona tanto impervia quanto seducente di Faqra, nel governatorato del Monte Libano, l’architetto libanese Karim Nader ha completato nell’estate di quest’anno una casa privata in cemento e vetro incastonata tra le rocce calcaree al punto da sembrarne la naturale estensione. Situata a 1.700 m sul livello del mare, la casa, con le sue trasparenze e il cemento nella stessa gradazione di grigio delle rocce, appare anch’essa il prodotto dell’erosione millenaria di pioggia, neve e vento. La cittadina di Faqra, nota per il suo importante sito archeologico con rovine romane e bizantine e per il Faqra Club, una delle principali stazioni sciistiche libanesi, è caratterizzata dalla presenza di singolari formazioni rocciose frastagliate, popolarmente conosciute come le case dei fantasmi, che sono alla base dell’ispirazione progettuale e avvolgono la nuova residenza. Così come la Natura costruisce noi, noi costruiamo sulla Natura - ha commentato l’architetto Nader per questo cerco sempre di ascoltare e conciliare le voci del contesto, della natura e dell’uomo.

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On a uniquely beautiful but challenging site in Faqra, Mount Lebanon Governorate, the Lebanese architect Karim Nader completed in the summer of this year a concrete and glass retreat, set among limestone rocks to the point of seeming their natural extension. Located at 1,700 m above sea level, the house, with its transparency and the concrete in the same shade of gray as the rocks, looks like a rock formation carved by millennia of rain, snow and wind. The small town of Faqra, famous for its majestic archaeological site with Roman and Byzantine ruins and for the Faqra Club, one of the most exclusive Lebanese ski resorts, is characterized by its landscape with scenic jagged rock formations, popularly known under the name of houses of ghosts, which have inspired the design and envelop the new retreat. Nature build us and we build upon Nature - as architect Nader pointed out - for this reason I seek to always listen to the voices of the Site, of Nature and of Man. Mia Debs

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La n uo v a resi d en z a -ri f ugi o p ro g e t t at a dall’architetto Karim Nader, immersa nella splendida natura di Faqra e avvolta dalle sue singolari formazioni calcaree, offre ai residenti viste panoramiche che si estendono dalla vicina stazione sciistica alle vallate circostanti fino, in giornate di cielo limpido, alla città di Beirut, distante una cinquantina di chilometri, e al Mar Mediterraneo. La casa è formata da una dinamica e ricercata alternanza di stanze interamente realizzate in cemento e ampie aperture vetrate, riunite sotto un’unica copertura in zinco lunga 18 m. Alla residenza si accede attraverso una lunga scalinata flottante, posta sul lato ovest, che, snodandosi tra le rocce e il costruito, conduce fino a un ampio spiazzo sul lato sud, che da una parte porta all’ingresso e dall’altra ospita una lunga piscina. L’angolo a sud-est, con la sua formazione rocciosa circolare, fornisce la soluzione ideale per ospitare un ampio terrazzo aperto con camino, decorato con piantine di lavanda, pietre e ciottoli in perfetto stile zen. Gli interni ospitano tre stanze da letto, con pareti rivestite in legno per garantire ambienti caldi e accoglienti, dotate di un piccolo patio esterno con un albero, una pietra e una differente prospettiva sul paesaggio. Gli ambienti della zona giorno, situati sotto la lunga copertura in zinco, sui lati a sud e a nord della struttura, sono caratterizzati da ampie vetrate scorrevoli così da consentire ai residenti di avvalersi di spazi esterni riparati nei mesi più caldi.

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The new retreat-residence designed by architect Karim Nader, totally immersed in the splendid nature of Faqra and enveloped by its unique limestone formations, offers its residents panoramic views to the nearby ski resort, the surrounding valleys and, on clear days, to the city of ​​ Beirut, about fifty kilometers away, and the Mediterranean Sea. The house is made up of a dynamic and studied sequence of rooms entirely made of concrete and large glazed openings, gathered under a 18 m long zinc bridging roof. The house is accessed via a stunning long floating staircase, located on the west side, which, meandering between the rocks and the built volumes, leads to a large reception platform-terrace, located on the south side, where a long pool juts out towards the view and cascades down towards the street. The southeast corner, with its existing circular rock formation, becomes the receptacle for a sundeck with a fire and an extended terrace with lavender plants, scattered smaller rocks and pebbles in perfect Zen style. The interiors house three bedrooms, fully cladded in wood to create warm and welcoming environments, which open up to a small outdoor patio with a tree, a rock and a selected perspective to the landscape. The living rooms, located under the long bridging roof, are bounded by fully operable façades to the north and south, allowing its residents to enjoy sheltered outdoor spaces in the warmer months.

Credits: Architect: Karim Nader Studio Project partner: Roula Assaf Project Team: Karim Nader, Roula Assaf, Elie Christian Naameh, Yasmina Baladi, Omar Faress Darwish, Elias el Hage Structural engineering: Elie Turk MEP engineering: EAK Signature Construction: MAK Builders, Rami Kassem and Walid Sader Photos: © Dia Mrad (completed project) © Marwan Harmouche (under construction)

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Cherubino Gambardella

LE CASE SENZA CASA THE HOMES WITHOUT HOUSE La città di Anacapri ha ospitato in autunno una nuova edizione del Festival del Paesaggio, un progetto espositivo, curato da Arianna Rosica e Gianluca Riccio, volto alla ricerca di una nuova forma dell’abitare tra contemporaneità e storia, attualità e dimensione archeologica, negli spazi magici e sospesi dell’Isola di Capri. Isola come casa, o meglio, come dichiara il titolo di questa edizione, Casa come Isola, come spazio di una rinnovata convivenza tra l’uomo e il paesaggio naturale e storico che lo circonda. Andrea Branzi, Cherubino Gambardella, Patrick Tuttofuoco e Francesco Arena sono stati i quattro artisti invitati quest’anno a ideare opere sitespecific ispirate all’idea della casa come isola. Il lavoro dell’architetto Cherubino Gambardella, che presentiamo in questo articolo, dal titolo Casa senza casa e mito del Mediterraneo, si ispirava a quelle case inaccessibili da terra e raggiungibili solo dal mare - come spiega Gambardella - veri e propri luoghi di accoglienza tacitamente condivisa da pescatori, contrabbandieri, migranti e pirati lungo le coste del Mediterraneo australe.

In autumn, the city of Anacapri hosted a new edition of the Landscape Festival, an exhibition project, curated by Arianna Rosica and Gianluca Riccio, aimed at investigating a new form of living halfway between contemporaneity and history, current events and archaeological dimensions, in the enchanted, suspended spaces of the Isle of Capri. Island as house, or rather, as the title of this edition says, House as Island, as a space for a renewed coexistence between man and the natural and historical landscape that surrounds him. Andrea Branzi, Cherubino Gambardella, Patrick Tuttofuoco and Francesco Arena were the four artists invited this year to create site-specific exhibitions inspired by the idea of the house as an island. The work created by architect Cherubino Gambardella, which we feature in this article, entitled Home without House and the Mediterranean myth, was inspired by those houses inaccessible from the mainland and reachable only by sea - as Gambardella explains - places that have tacitly welcomed fishermen, smugglers, migrants and pirates along the southern Mediterranean coast. Serena Delucca

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L’incontro tra storia e contemporaneità proposto agli autori dell’edizione 2021 del Festival del Paesaggio di Anacapri è ben espresso dal componimento dialogico tra le forme rette e acuminate dell’opera site-specific Casa senza casa e mito del Mediterraneo di Cherubino Gambardella e quelle morbide e plastiche della vicina chiesa monumentale cinquecentesca di Santa Sofia. Partendo dalla storia del luogo e dalla testimonianza di antiche memorie, l’opera di Gambardella si plasmava sul ricordo di quelle case raggiungibili solo dal mare, quei ricoveri marini che sono i primi che il mare incontra anche dove la natura si fa impervia e sembrano un relitto depositato dalle onde. Sono prismi o i loro scheletri, si aprono ai quattro punti cardinali e lasciano penetrare il cielo da un oculo superiore o da un tetto che apre le sue falde. Sono sempre attraversati dall’aria, dal vento e dai colori delle stagioni. Raffigurano anche il trilite ligneo come inizio di opera solida opposta al liquido del mare, la tenda e la promessa del manto. Sono luoghi elementari dove la decorazione riesce a esprimere una poesia obbligatoria in cui persino un’ombra o una stecca di legno rivela una segreta potenza espressiva. Casa senza casa e mito del Mediterraneo simboleggia la memoria di una delle tante domus segrete del Mediterraneo, accessibile in questo caso dal mondo solido. Quest’opera ha aperto simbolicamente al dibattito che animerà il centenario del Convegno del Paesaggio, tenutosi a Capri nel 1922, per tornare a una bellezza facile e potente, espressiva e lontana da ogni retorica.

The encounter between history and contemporaneity proposed to the authors of the 2021 edition of the Anacapri Landscape Festival is well represented by the dialogical composition between the straight and sharp forms of the site-specific work Home without House and the Mediterranean myth by Cherubino Gambardella and the soft and plastic shapes of the nearby monumental sixteenth-century Church of Santa Sofia. Starting from the history of the place and the testimony of ancient memories, Gambardella’s work was modeled on the memory of those houses accessible only by sea, those marine refuges that are the first that the sea meets even where nature becomes impervious and seem a wreck deposited by the waves. They are prisms, or their skeletons, they open at the four cardinal points and let the sky penetrate through an upper oculus or a roof that opens up its slopes. They are always airy and windy and crossed by the colors of the seasons. They also depict the wooden trilith as the beginning of a solid work opposite the liquid of the sea, the curtain and the promise of the mantle. They are elementary places where decoration manages to express an obligatory poetry in which even a shadow or a wooden stick discloses a secret expressive power. Home without House and the Mediterranean myth symbolizes the memory of one of the many secret Mediterranean domus, accessible in this case from the solid world. This work symbolically opened the debate that will animate the centenary of the Conference on Landscape, held in Capri in 1922, to restore an easy and powerful beauty, expressive and far from any rhetoric.

Credits: Photos: © courtesy of gambardellarchitetti

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Inside Quality Design www.iqd.it OCTOBER / DECEMBER 2021 Direttore Editoriale: Roberta Busnelli Direttore Responsabile: Vito Tramacere Art Director: Paolo Sostenio Editor-at-large: Silvia L. Belotti Graphic design: Play Think Creative Graphic Assistant: Marika Busolin

Immagine copertina / Cover image: Alzhaimer’s Day Care Center, Benavente, Spagna, Spain 2019, Design Studio VRA Photo © Javier Bravo Fotografía

Promoter: Francesco Dezio Press agency: Puntodoppio - Milano Traduzioni: Studio Antonella Bertalmia Hanno collaborato a questo numero: Lea Andreoli, Markus Görn, Mia Debs, Serena Delucca, Stefano Galati

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Contributors: Ab Rogers, Alfredo Brillembourg, Bryony Roberts, Eron Friedlaender, Hansel Bauman, Irina Verona, Jennifer Carpenter, Joel Sanders, Lee Onbargi, Loukia Tsafoulia, Manuel Cadrecha, Matthew Tabram, Seb Choe, Severino Alfonso, Simon Humphreys, Stuart Neilson

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