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Renato Sclaunich Intrecciverbovisuali
Ed. La Maddalena
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Ed. La Maddalena Vicolo Santa Maria Maddalena 16 38100 Trento
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Senza regolare autorizzazione scritta dell’autore è vietato riprodurre questo volume, anche parzialmente e con qualsiasi mezzo, compresa la fotocopia, neppure per uso interno o didattico.
Variazioni Sclaunich per occhio e pensiero. Nella musica non c’è forma senza logica e non c’è logica senza unità Arnold Schönberg
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A più di mezzo secolo dalla nascita del movimento, ancora Poesia Visiva? Domanda se volete retorica, ma non banale. La poesia, specialmente sperimentale, non è mai una scelta banale, scontata, ovvia. Piuttosto il contrario. Perché pur vantando una lunga tradizione e numerose varianti e filiazioni (Concreta, Sonora, Visiva, Spaziale, Totale, etc.), la poesia sperimentale non è così conosciuta da risultare logorata dall’eccessiva frequentazione. Al contrario è rimasta assolutamente legata alla tradizione avanguardista che vuole le invenzioni più innovative nel campo dell’arte rimanere sconosciute per lunghi anni. La storia del Futurismo, per ricordare il movimento d’avanguardia italiano precedente la Poesia Visiva, insegna. Solo dopo oltre settant’anni dal suo lancio è stato capito e rivalutato, anche se ancora parzialmente nelle sue componenti più radicali di rinnovamento linguistico. Di conseguenza, ciò che stupisce, più che la longevità di questo movimento, è la scelta operata da Renato Sclaunich. Una scelta profondamente consapevole, lo si vede nella semplicità e leggerezza che Renato esprime nelle sue composizioni, sostenuta da una profonda conoscenza della storia dell’arte recente. In particolare la storia della poesia. Una conoscenza che si coniuga con un amore profondo e che guida il poeta friulano perfino nella scelta dei supporti, sfociando in una devozione filologica. Nel maneggiare le cartoline autoprodotte di Sclaunich la memoria va subito alle mitiche edizioni esoeditoriali. Intere riviste, collane di libri, libri oggetto, tutti rigorosamente fatti in casa. Con i propri mezzi. Sul tavolo da cucina. E poi distribuiti nel mondo via posta. Veri e propri appelli lanciati verso lettori dagli occhi curiosi. Edizioni che nella loro precarietà e deperibilità, sono riuscite a perpetrare il mito dell’avanguardia legata ai circuiti off, tradizione in cui Sclaunich si inserisce con sensibilità e coerenza. Certo, i mezzi di riproduzione sono cambiati. Non è più l’epoca del famoso ciclostile. Ed anche i mezzi di produzione, le possibilità operative, le tecnologie al servizio dell’invenzione poetica si sono trasformati. In questi anni di attività, Sclaunich sembra essere concentrato in un rigoroso confronto con la tradizione, costellato da deliziose citazioni e rispettosi omaggi. In Buio Luce, ad esempio, Sclaunich esprime tutta la conoscenza e lo studio dedicato all’opera di Arrigo Lora Totino costruendo un opera che è un vero e proprio esercizio di stile che ha i suoi evidenti riferimenti alla ricerca espressa dal maestro torinese in opere come Luce ombra (1976) o Nell’ombra della luce (1980). Lo stesso, rimanendo in ambito concreto, si può dire dell’opera Poesia dove Sclaunich esprime il suo doveroso omaggio costruendo un oggetto tridimensionale che inevitabilmente rievoca il libro oggetto di Augusto De Campos e Julio Plaza (Poemobiles, 1974) e quello di Arrigo Lora Totino e Sandro De Alexandris (Un nonnulla, 1969).
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Un altro mirabile esempio è quello espresso in Utopia dove Sclaunich si confronta con gli zeroglifici di Adriano Spatola. Un omaggio commovente vista l’assoluta indifferenza con cui viene spesso ricordata la figura del “miglior mugnaio” fuori dai circuiti della poesia sperimentale. Ed ancora, perché giustamente non poteva mancare, il confronto con il grande maestro della Poesia Visiva italiana: Miccini. In Miami Roads of Poetry, il gioco è con le mappe della serie Piano insurrezionale della città di Firenze del maestro fiorentino, mentre in Zwiebeltruppen troviamo la ripresa della copertina del libro del 1972 Poesia e/o Poesia, esplicito tributo ad uno dei libri fondamentali della storia della poesia visiva in Italia. Infine Sinfonia degli stuzzicadenti op K 745 potrebbe benissimo figurare nella serie di Sarenco New Music dei primi anni Settanta. Ma Renato Sclaunich non si limita alla Poesia Sperimentale. Negli omaggi riecheggiano anche altre influenze, suggestioni, amori. Ad iniziare dal Futurismo, con la semplice e significativa B side of T. Marinetti, per giungere a Fluxus. In OM, ad esempio, l’immagine di base è ricavata da un ingrandimento di un particolare di un manifesto Fluxus; ma anche Torno subito, Metrika e Affetto risentono della poetica Fluxus che rielabora dei piccoli oggetti caricandoli di significato. Affetto, in particolare, trovo sia una delle opere più interessanti della serie che Sclaunich dedica alla musica. Il poeta, partendo dalle idee del dopo Cage (come non ricordare le composizioni di Nyman: infinite variazioni che partono da piccoli fraseggi estratti da opere di Mozart), si allarga alla poesia nella sua componente sonora ritornando alla Poesia Visiva in una sorta di pugnalata. In Preludio per una pausa, il poeta si chiede se è la nota a interrompere il silenzio o il silenzio a intervallare il suono, in un gioco infinito di rimandi. Ecco, la poesia di Sclaunich ha questa semplicità disarmante che ad una prima osservazione distratta può far pensare a dei semplici giochetti semantici. Ma liquidarli come degli scherzi, che trovano nella pulizia dell’immagine la loro forza, sarebbe un grave errore. Come sarebbe altrettanto grave pensare che il confronto con la tradizione più alta della poesia sperimentale si risolva in un banale esercizio di copia. Al contrario. È un lavoro fondamentale, necessario perché formativo, essenziale perché limitativo. Non tutto è permesso a Sclaunich. Molto è già stato fatto in oltre cinquant’anni di storia. Ma tutto può essere modificato e plasmato con il gioco delle infinite variazioni. Questo suo attento e rigoroso lavoro gli permette di individuare e abbozzare la propria personalissima poetica il cui elemento centrale è da reperire nella tradizione jazz. La pratica della rilettura, reinterpretazione e variazione degli standard in ambito jazzistico, oltre che donare una nuova e più profonda lettura delle opere fin qui analizzate, apre verso quel gusto ludico e sperimentale che caratterizza tutta la produzione di Sclaunich. Uno spirito che l’artista ama definire Zen, ricollegandosi così alla tradizione delle storielle surreali impartite dai maestri zen ai loro discepoli destinate a veicolare un insegnamento filosofico. Un’illuminazione che passa attraverso lo sberleffo, l’assurdo e il controsenso. Una pratica che tende a creare la possibilità di satori attraverso la produzio-
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ne di aneddoti che aprono verso una diversa logica di approccio alla realtà. In questo senso possono essere rilette molte delle opere di Sclaunich che ci invitano a rivolgerci con sguardo nuovo al mondo che ci circonda. Non solo però verso una ricontestualizzazione spirituale e filosofica, ma anche verso una nuova forma di coscienza politica. Therearethingsthatweusuallydonotsee è una critica feroce alla velocità della vita contemporanea che alimenta lo sguardo fugace e distratto con cui guardiamo al mondo, sia nella sua concretezza formale, e sia nella scarsa attenzione che riserviamo agli avvenimenti sociali che viviamo. Siamo oramai soliti non vedere molte cose. Per pigrizia, per stupidità, per convenienza. Tutto si affastella in una striscia indistinta che solo la lentezza e l’attenzione può far riapparire nel loro significato. Out of order è certamente un omaggio a Fontana, sia ai tagli delle Attese che ai fori dei Concetti spaziali, ma la scelta della grattugia porta verso la banalità del gesto quotidiano che accomuna tutti gli italiani nel quotidiano rito della pastasciutta. E quindi? Siamo talmente abituati a vedere le opere di Fontana che è diventato normale come il cacio sui maccheroni? E ancora, seguendo il titolo, qualcosa di fuori ordinario è diventato talmente ordinario che solo l’urto sulle unghie della grattugia può riportarci a riconsiderare la straordinarietà di questi gesti? Le meditazioni in poesia di Sclaunich sono minime, essenziali, ed è questa la loro forza. Lo studio e l’approfondimento dei linguaggi dei maestri permette al poeta di muoversi agilmente nei suoi componimenti e di tratteggiare la sua personalissima visione del mondo. Don’t cry Sarajevo nella sua pulizia estetica è una sberla ben assestata all’Europa che pensava passato come un raffreddore l’orrore della pulizia etnica. È questo un filone peculare di Sclaunich che utilizza gli oggetti comuni stravolgendone il senso. Oltre alle due opere appena citate vanno in questa direzione Opinioni di un Clown, Ogm no grazie!, Born in 1967, Amore e la matita spezzata sanguinate di Senza titolo nelle quali gli oggetti più comuni assumono connotazioni improbabili e insolite. La riorganizzazione del mondo passa dalla quotidianità degli oggetti d’uso che costellano la nostra esistenza e che vediamo oramai come banali strumenti, non più come forme veicolanti possibili significati. Più politica è Wir sind alle Zigeuner, che nella sua lapidaria affermazione, scritta con carattere Snell Roundhand, ci rinvia alla multietnicità come elemento imprescindibile della storia e della cultura europea. Ma le frasi lapidari non sono solo al servizio della politica. Pensiamo a Se una cosa non funziona fanne un’altra dove la scrittura poetica si coniuga alla battuta di spirito aprendo, anche in questo caso in modo semplice e diretto, profonde meditazioni sul nostro essere nel mondo. Ma è forse in Now che Sclaunich trova una felice sintesi del suo modo di fare poesia che coniuga la pulizia dell’immagine all’immediata comprensione e fruibilità del messaggio veicolato. Lo scoppio di una piccola bolla d’aria ben rappresenta lo schiocco dell’illuminazione poetica, di quell’attimo fecondo in cui dei significati e delle immagini si scontrano per creare una nuova realtà. Inoltre nella sua allusione allo schiocco imprevedibile si riallaccia a tutta la sottotraccia musicale che sostiene la sua poesia.
È in fatti la musica l’elemento centrale e imprescindibile della poesia di Sclaunich. Non è un caso che lui sia musicista e che proprio dei musicisti siano stati tra gli artefici del rinnovamento della poesia nel corso del Novecento. Da Rühm a Marchetti, da Russolo a Gelmetti, da Shönberg a Cage in un percorso di rinnovamento che parte dalla musica e dalle avanguardie storiche e attraverso Wiener Gruppe, Fluxus e Zaj investe in modo massiccio tutto il mondo dell’arte, sempre sostenuto da una attenta analisi e rinnovamento dell’ambito poetico attraverso la poesia Concreta, Visiva, Spaziale, etc., per arrivare alle sperimentazioni di Poesia Sonora di Chopin e Heidsieck che con l’utilizzo di mezzi meccanici si ricollegano alla sperimentazione elettronica in ambito musicale puro. La musica, non solo nella sua già accennata componente jazzistica, è quindi un elemento strutturante la poesia di Renato e la già citata serie di opere ad essa dedicata è forse la sintesi più completa della sua estetica. Coniugano l’essenzialità dell’immagine, il gioco semantico, la sperimentazione e la meditazione filosofica. Pensiamo a Do Re Mi Fa Sol La Si, l’immediato sorriso che ci coglie osservando l’accostamento delle chiavi meccaniche alle chiavi musicali lascia presto spazio al rovesciamento insito nell’immagine stessa. Pur essendo consapevoli che la scala non può che andare verso l’alto, come del resto i suoni si fanno più acuti, qualcosa di strano si insinua in noi constatando che le chiavi si fanno più gravi. Una sorta di contraddizione interna che sfocia, inevitabilmente, nel relativismo alludendo alle numerose scale musicali esistenti: maggiore, minore, modale, esagonale, etc. Un ultima parola sull’opera Balot crot, che in friulano significa “sasso nudo”, che racconta tutta una storia di poetica che va dalla trasparenza alla verità passando dalla sperimentazione. Un viaggio immaginario che partendo da Pasolini (a cui è dedicata l’omonima poesia lineare scritta da Sclaunich) arriva a William Burroughs coniugando così l’utilizzo del dialetto, come scelta di recupero della tradizione arcaica e rurale delle proprie radici friulane, alla sperimentazione, espressa dal padre della Beat Generation nella creazione della tecnica del Cut Up, per arrivare a quella onestà e verità estrema che accomuna i due grandi riferimenti letterari che Sclaunich ci indica senza nominarli.
Patrizio Peterlini
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La poesia è di tutti.
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Le opere grafiche a tiratura limitata di Renato Sclaunich sono poesia ricreata dalla combinatoria, dall’isolamento dell’oggettivazione: ready-made linguistici scelti e composti in una messaggeria illustrata e dunque apparentemente familiare, tanto che il suo effetto provocatorio a volte è d’insolita assuefazione. Lo sguardo vaga di fronte alla parola isolata, contestualizzata nello spazio bianco omogeneo. Parola che fluttua. Si svela un universo ideogrammato di pensieri, di cromie, di segni, di lettere tipografiche, segnaletiche, restituiti in monumentali oggetti dell’immagerie del tempo presente - now - soverchiato dall’abuso e dal tilt semiotico, costretto groviglio in riciclo continuo. L’artista ci offre un gioco simbolico nel quale il lettore interagisce perché non si sente estraneo all’immagine in sé, che conosce già, ma l’immagine così riproposta diviene simultaneamente nuova, inedita. La sperimentazione metalinguistica di Renato Sclaunich evolve storicamente dalla fusione imagopoietica di matrice letteraria, che ha sempre “visto” la parola nell’immagine e l’immagine nella parola, come l’espressione di uno stesso obiettivo, quello della comunicazione. Così recita l’aforisma ”La poesia è pittura parlante, la pittura è poesia muta” (Simonide di Ceo, V secolo a. C.). In questa produzione di Opere/Cartolina, l’artista va oltre la comunicazione lineare dove la cosa trasmette il contenuto, e ci conduce nell’irrelazione, in una topografia metafisica. Alla maniera dechirichiana: laddove l’oggetto non soddisfa, inquieta! Nella proliferazione linguistica Sclaunich distilla, cerca nella folla di immagini il senso al non-sense. Renè Magritte, sottotitolando l’immagine della pipa con la scritta ceci n’est pas une pipe, precisava la distinzione dell’oggetto dalla parola scritta, spezzando l’unità significato/significante e restituendo la dimensione concettuale alla parola, quella oggettuale all’oggetto, lasciando all’immagine la rappresentazione pura di un’idea visiva. Dunque, parolaoggettoimmagine costituiscono individuali e autonomi campi semantici, che possono trovare unità nell’”intenzione creativa” dell’artista e “continuità” nell’osservatore. In epoca pop Robert Rauschenberg introdusse i combing-paintings, dal collage al transfert, per “valorizzare”la realtà di ogni giorno: da quella degli oggetti prodotti in serie della segnaletica stradale, dei cartelloni pubblicitari e degli altri mass media, a quella, etica, della guerra e della sopraffazione in senso lato, forse al di là di intenti dissacranti polemici, ma direi come un “invito colorato” alla riflessione sull’incanto del “prodotto” usa e getta! La differenza oggi è che l’immagine non evoca, è. Sotto la spinta del linguaggio pubblicitario esprime, non la visualizzazione della parola, ma l’insieme concettuale. Ovvero, mira alla persuasione di essere verità. In questo occulto sincretismo risiede l’aspetto “mitologico” della pubblicità, unico spazio visivo, ed è proprio questa sorta di mitopoiesi odierna l’unica possibile “fonte” per l’artista, che ricompone il suo mondo al di fuori dello stereotipo globale!
Nell’opera di Sclaunich coesistono tuttavia spunti di lettura differenti, ma con la comune tendenza: restituire un microcosmo dove sia leggibile quella, ormai storicizzata, Mutazione contemporanea (Morena Schiffo), infermabile e obsoleta a se stessa, laddove siamo tutti zingari e ci sono cose le quali a volte non si vedono...
Maria Grazia Martina
Nelle opere di Renato Sclaunich il lettore vede l’alfabeto reinventato sulle postcards che sono tessere ludiche di nuove percezioni. Neodadaismi di posizionamento, dove non solo “il pensiero nasce in bocca” come affermava Tristan Tzara, ma anche in attività sinestetica, dove le “norme”, sono performative. Microesibizioni delle loro possibilità semantiche e linguistiche. Nei rettangoli cartonati formato A5 viene allestito il mondo dell’autore di far poesia dove l’ironia fa sempre avvertire il pathos. “Beati coloro che non coloro poiché saranno variopinti” sentenzia in affabulazione il comico Alessandro Bergonzoni e parimenti, multi iridei sono le singole location delle riflessioni di queste opere, che strizzano l’occhio alla poesia visiva, ma sono pure oftalmicamente attente a ben formalizzare l’idea creativa. Quando uno spettatore osserva soffermandosi “Brain at work” si accorge che il copricapo è quello di un operaio dell’immaginario che lavora alle “indipendenze” del team manager Francis Picabia per il “Dada base”, nella fabbrica della memoria paradossale. “Accalappiatopòs” è una installazione dove su una mappa toponomastica si disseminano trappole per geosituazionare la loro cattura in luoghi prestabiliti. Allo stesso modo fa Renato Sclaunich con i suoi calembour visivi. I lettristi francesi negli anni 50 del secolo scorso, e tuttora anche in una certa forma di computer art americana che compie techno ready made in rete, scoprono che quando le parole sono prese “letteralmente” in quanto oggetti verbali, possono esprimere le loro possibilità semantiche e linguistiche attraverso il senso combinatorio del loro rapporto senso / immagine/ forma /suono. Allo stesso modo fa l’autore ed è interessante notare pure, il ruolo di Homo Ludens che suggerisce, quando la parola “poeta” si autoreferenzia, innescando così in clownerie funambolica un ampio ventaglio di accezioni, quasi a farsi aria dei significati attraverso la levità rinfrescante dei significanti. Sia la stella in una nuvola, oppure l’afocus della chiarezza, sono un colpo di dadi per giocare assieme al lettore/spettatore il match compositivo fra parola e senso. Nelle opere di Renato Sclaunich bisogna cercare di riflettere fra specchi verbali ed accorgersi che la materia linguistica si affina grazie agli spiazzamenti e slittamenti continui.
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è chiaro 1999
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Ogni volta che impariamo qualcosa 1999
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MUSIK ohne musik 1999
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EEEE 2000
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Uno 2000
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10% di sconto 2000
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Therearethingsthatweusuallydonotsee 2000
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Torno subito 2000
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What can be done? 2000
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Morse zone 2000
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Albero della poesia 2000
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Utopia 2001
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Ged(ich)t 2001
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La velocitĂ del suono 2001
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Occhiali U2 2001
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Poesia 2001
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Termometro poetico 2001
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La FĂŠe Verte Artemisia Absinthium 2001
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Affittasi poeta 2002
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Fragile 2002
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Attenzione 2002
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Tetraktys 2002
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Senza titolo 2002
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Sinfonia degli stuzzicadenti op K 745 2002
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Lavare a mano in acqua dolce 2002
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Se una cosa non funziona fanne un’altra 2003
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La poesia e superiore alla storia 2003
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a Pier Pauli Pasolini Ti è tociât ancje chèst./Pière. Pièra. Pière./ Pièra sèncie ciantòn./Balot crôt./
Ti è accaduto/anche questo./Pietra. Pietra. Pietra./Pietra senz’angolo./Sasso nudo./ Ancje chèst ti è tociât./D’unviar, t’un plazzâl plen di pôlvar,/
Anche questo ti è accaduto./D’inverno,/in un piazzale pieno di polvere,/
di bostòns leâz mal e di misèria./ In miez ala gleria e a maglis di uèlin sant./
Di bastoni legati male e di miseria./In mezzo alla ghiaia e a macchie d’olio santo./ No son plui faviljs tài voi./Tài voi /al savôr da veretât./
Non ci sono più scintille/negli occhi./Negli occhi /il sapore della verità./ Jàrbe, /jàrbe garbe./Jàrbe di ciamp./ Jàrbe salvàdie.
Erba,/erba acerba./Erba di campo./Erba selvatica
Balot crot (Sasso nudo) 2003
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Buio buio luce 2003
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Illuminazioni 2003
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Acqua in bocca 2003
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ti amo 2003
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Preludio per una pausa (omaggio a J. Cage) 2003
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G
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Con i piedi ... 2004
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Magnetik poetry 2004
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Blue(s) 2004
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OGM no grazie 2004
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Nuvole 2004
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Out of order 2004
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Wir sind alle Zigeuner 2005
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Emergenza acqua 2005
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Born in 1967 2005
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Trasformazione 2005
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Di razza poeta 2005
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mm 2005
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Miami roads of poetry 2005
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Sixty steps round poetry - Autoritratto 2006
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If
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Do re mi fa sol la si 2006
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Ăœber Verse schreiben 2006
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SOS poesia 2006
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La veritĂ 2006
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Fai la cosa giusta 2006
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Lavorare stanca 2007
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Zwiebeltruppen 2007
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Brain at work 2007
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In volo 2007
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Om
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Cinderella shoe 2007
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Zenzero 2007
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Metrika 2007
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Natale 2008
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Now 2008
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Affetto 2008
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Falso (a 2 mani con E. TroĂŹa) 2008
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Mi espongo 2008
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From Slaunich to Albani Paolo 2008
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Dada base 2008
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Poetarum silva (per Bosco dei Poeti - Dolcè - Vr) 2009
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Message in a bottle 2009
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Opinioni di un clown - Autoritratto 2009
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Atomik Literatur 2009
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B side of F. T. Marinetti 2009
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Don’t cry Sarajevo 2009
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E se fosse poesia! (a 2 mani con F. Dallagiacoma) 2010
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Stand up for your rights 2010
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Why not! 2010
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Amore 2010
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Pesce elettronico 2010
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Senza titolo 2010
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Variazioni per dita e inchiostro 2010
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THEND 2010
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Parole in libertà, standard jazz e un amo da pesca. L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi. Marcel Proust
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Fare poesia visiva implica in parte fare anche un po’ di storiografia della poesia visiva e dell’arte in generale. E’ un’operazione quasi inevitabile e allo stesso tempo doverosa: Accame, Albani, Andolcetti, Balestrini, Bentivoglio, Blaine, Boetti, Bory, ... e tutti gli altri a seguire in ordine quasi-alfabetico, dal basso verso l’alto, rappresentano la forma che cambia, il divenire della parola, il segno che si modula. La verbovisualità nasce da contaminazioni, da incroci tra parola e immagine, da trasformazioni che rispondono a svariate necessità e non solo. Qualsiasi segno esiste e resiste grazie alla relazione tra significante e significato, la quale abbisogna però ogni tanto di essere anche spezzata per far spazio a una nuova concezione dell’immagine. Ogni linguaggio/codice crea i propri (di)segni e il significato evocato varia in base a forme di scambio, fattori sociali o soggettivi. Quanto più le immagini contengono rapporti vasti, tanto più a lungo esse conservano la loro forza di stupefazione (Marinetti). Ma che cosa hanno in comune la poesia visiva e il jazz? E’ impossibile parlare di musica e non aver nemmeno una volta ascoltato Miles Davis, John Coltrane, Art Blakey, Louis Armstrong, Billy Holiday, Ella Fritzgerald. Nel lavorare su certe tematiche mi sono avvalso della struttura degli standard jazz: melodia + accordi + personalizzazione. In genere ogni esecutore ripropone la propria versione di uno standard secondo il criterio della variazione armonica, melodica e ritmica (anche separate), e della improvvisazione, stravolgendo totalmente un brano o apportando a questo graduali variazioni. Tali variazioni sono collegate alla parola: senso – suono, segno – colore, movimento – spazio, piani autonomi che sono però anche capaci di intersecarsi attraverso reti di immagini o analogie e che vanno a costruire movimenti della materia sempre nuovi e ricchi di piacevoli imprevisti. Da dove viene la musica creata durante un’improvvisazione? Da dove vengono le parole? E’ cosa che non si può pianificare, però si suona mentre si procede, mentre si sta andando, mentre si cammina/corre/saltella/ride e si cercano ulteriori direzioni di senso. Il ritmo, o la velocità o il ricorso ad una scala particolare o il linguaggio, richiamano l’attenzione dei musicisti e la possibilità di azione/i e collisioni semantiche creative in cui far crescere e lievitare la tensione. Anche con la parola accade qualcosa di simile, movimenti che polarizzano l’immagine di nuovi significati, attraverso un sapere spesso non codificato, di cui bisogna avere attenzione per comprenderne il senso e i messaggi sottesi.
Ciascuno inevitabilmente crea/rappresenta ciò che ha dentro e ciò di cui si nutre! Possiamo chiamarle pratiche di libertà (Focault) e non sono poi così lontane da quelle di matrice Futurista, esse permettono attraverso lo smarrimento e l’inatteso, la riconquista della propria identità. Penso che nei miei lavori ci sia sperimentazione oltre che confronto con la tradizione /standard jazz. Molte citazioni sono volute altre no, solo dopo ho scoperto che erano state fatte cose simili: più volte mi sono ritrovato all’interno di un processo (a spirale e concentrico) di appropriazione della materia-luogo, un processo di mediazione simbolica all’interno del quale risuonano l’inconscio collettivo e i mass media. La modalità di muovermi che ho scelto è variegata, passa dal minimal (geometria, rigore esecutivo, cromatismo limitato), al discorso meditativo (consapevolezza, forme armoniose, simmetrie), all’ironia/ludicità (naive, sensibilità dilatata, forte carica espressiva). In molte opere segno, musica e poesia diventano un tutt’uno. Reputo molto significativi per il processo creativo i cosidetti “lavori ponte” che mi hanno permesso di arrivare ad altro ancora, ad esempio: Brain at work, Zenzero, Dada base, Atomik literatur, Albero della poesia, Amore, Cinderella shoe, Ogm no grazie, Pesce elettronico, Illuminazioni, Über Verse schreiben, ecc. Scomodando Queneau si potrebbe dire qualcosa a proposito dei suoi stile exercise: lo stesso racconto scritto sempre in maniera diversa ... ma sempre uguale ... . Eppure la mano di chi scrive/disegna/suona è sempre la stessa! Allora che cos’è che cambia? VARIAZIONI, divenire, scorrere della realtà. In molti casi possiamo parlare di collage narrativi in cui accade che le cose domestiche vengono trasformate in nuovi significati-oggetti. Nella mia ricerca di senso (...), di proporzioni e di incastri cromatici mi avvalgo anche di modifiche sul tema per raccontare con un nuovo registro il passato (da dove veniamo) ex. La Fèe Verte, Blue(s), Opinioni di un clown, il presente (chi siamo) ex. Nuvole, If, Message in a bottle, e il nuovo (dove andiamo) ex. now, Don’t cry Sarajevo, Affetto. Tutto questo seguendo traiettorie a volte lineari, a volte parabole, e a volte tragitti imprevisti. Da questo modo di procedere emerge l’importanza di un vertice osservativo fluttuante che permette di cogliere e catturare altri aspetti della realtà non sempre vicini e collegati tra loro; fotografando da diverse angolature e altezze, facilitando scoperte, facendo epochè in mezzo al continuo intrecciarsi di significati e di forme.
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Testi a cura di Patrizio Peterlini Maria Grazia Martina Alberto Mori Renato Sclaunich Progetto grafico e impaginazione Matteo Dori
logo www.maddesign.it Stampa Studio Pixart srl Quarto d’Altino (Ve)
Carte: Copertina patinata opaca 300g. - Interno patinata opaca 170g. Un particolare ringraziamento a Matteo Dori Antonella Vidoni Tiziana Baracchi Giancarlo Da Lio Maurizio Zanolli Maurizia Butturini Giancarla Gallo Lorenzo Michelutti Filippo Tomasi Si ringraziano inoltre Ufficio Cultura della Provincia Autonoma di Bolzano Lorenzo Menguzzato e Bosco dei Poeti Roberto Lazzarotto Gigi Zoppello e Quota Poesia Angelo Magro Lamberto Caravita e Lavori in corso d’opera Michela Carlini Franco Bevilacqua Paolo Profaizer Andrea Driussi Stephan Fischnaller Mike Fedrizzi e tutti coloro che a vario titolo hanno contribuito
Finito di stampare nel mese di Novembre 2010
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Renato Sclaunich nato a Villesse (Go) nel 1967, dal 1996 vive a Bolzano e altrove. Poeta, poeta visivo, musicista, insegnante, è laureato in Pedagogia e diplomato in Musicoterapia. Ha conseguito un Master in Clinica della Formazione e una Masterclas in regia teatrale secondo il metodo Stanislavskij. Nel 1988 è uno dei vincitori del Premio Internazionale di poesia ”I giovani incontrano l’Europa”. Dal 1989 al 1996 frequenta l’Università a Padova, in quel periodo sarà importante la frequentazione dello studio del pittore e poeta Giovanni Martini. Viene segnalato sia al Genova International Poetry Festival, la cui commissione era presieduta da E. Sanguinetti, che alla Biennale di Venezia - Isola della Poesia curata da Marco Nereo Rotelli. Tra il 2003 e il 2004 fonda il collettivo instabile Zwiebeltruppen. Nel 2006 è uno dei vincitori ex aequo del concorso Poesia in notes: “L’uomo e il mare”, e finalista nello stesso anno al Premio di Poesia STED. Nel 2009 gli viene assegnato il Premio Bosco dei Poeti. Sue poesie e lavori di poesia visiva sono inseriti in diverse antologie e cataloghi tra cui: Premio Internazionale Golfo di Patti (Nicola Calabbria editore), Welcome Lorenzo per Lawrence Ferlinghetti (Obliquamente edizioni), Poetica&mente – Via dal freddo (edizioni il Nuovo fvg), L’uomo e il mare (Ennepilibri), Premio Poesia & immagine: “L’acqua”, (edizioni Farnedi), Diversi nel vento (Stampalibri), Frutti di poesia (Ed. La Maddalena), Stagioni (edizioni Lieto Colle), Premio Internazionale Filari in versi (edizioni Vino della Pace Cormons), Artbahnkreuz (ed. Fare poesia), Testamént di un ciàn (Edizioni Pulcinoelefante), El mail Tao n° 65 (International Journal on Mail-Art-History today), Mailart Galaxy (ed. Fare Poesia), Incontro (Edizioni Pulcinoelefante).
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Ha partecipato con letture e installazioni alle seguenti manifestazioni ed eventi: Il Bosco dei Poeti, Quota Poesia, Parole e musica per Alexander Langer – Euromediterranea, Poesia in Blu, La notte bianca, Fiumi di/versi, Galleria Civica d’Arte Contemporanea Trento, Poesia a strappo, Manifesta 7 Parallel Event, castello di Segonzano, Silenzio, Insideoutside 53. Biennale di Venezia World Pavilion Parallel Event, Save the poetry – Night of light Collateral Event 53. Biennale di Venezia, Paroleacolori, Lavori in corso d’opera, Adress Berlino No/Muro 20, Stanze, No Commercial Potential, Your theory (Ucraina), II Bienal Internacional del Pequeňo Formato (Venezuela), Segni oltre il confine (20 anni dalla caduta del Muro), Artefiera off/Arte in “Scuderia”, Now Fluxus (USA), Arte y trastorno mental (Spagna), Museo Minimo, Limite-Scambio-Segno, Florean Museum International Small Engraving (Romania), Incontri-begegnungen-ancuntedes, Festival Internazionale Acque di acqua, Bienal de poesia experimental ex!Poesia (Spagna), Bantul National Museum (Indonesia), Miniature Masterpiece Art Exibition (Malaysia), Las formas de las letras (Argentina), John Cage mail art ... Putacaso, Artbahnkreuz 3 galleria Le Sous Bois (Francia), Festival tra le rocce e il cielo, Poesia visiva oggi?
Vietato pensare ma liberi di andare. (libreria Mondadori Forlì). La gioia del movimento – Teatro Cristallo, mostra personale a Napoli presso Museo Minimo - Ubi Fluxus ibi motus. E’ stato selezionato per partecipare con una sua opera al contenitore di cultura contemporanea BAU per il 2011. Sue opere di poesia visiva sono presenti nei seguenti archivi: Archivio Anna Boschi, Archivio World Pavillon Ambasciata di Venezia, Archivio Mail Art-Poesia Visuale Gruppo Sinestetico, Archivio Internazionale Mail Art CERIS, Archivio Ophen, Vortice, Reine Shad, Rémy Pènard, Brain Cell Ryosuke Cohen, Boek 861.
Renato Sclaunich Via Nicolò Rasmo, 73 39100 Bolzano cell. 328/8504958 email: re.snich@libero.it
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tiratura limitata 300 copie numerate
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