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Abstract Imparare e respirare per gestire al meglio le situazioni di stress. Cosa può fare un’azienda per migliorare il benessere.

About stress Riflessioni sullo stress di Luciana Zanon Pubblicato su Hr on line, aprile 2008 http://www.aidp.it/riviste/articolo.php?idn =87&ida=648

Piccolo test. Quanti fra voi hanno visto il film “Il grande silenzio” e quanti, fra questi pochi, sono riusciti a vederlo per più di un quarto d’ora consecutivo, senza agitarsi nella poltrona o senza fare qualche battuta nervosa sul fatto che nonostante il passare (lento) del tempo nulla succede sullo schermo (a parte ovviamente la vita di tutti i giorni dei monaci)? Certo non lo possiamo considerare un test per capire quanto siamo stressati, ma è certamente un segno del nostro tempo, dove tutto è azione, e possibilmente azione veloce. Ma daiiii.. che cos’è questo stress, io se non sono sotto pressione non riesco a concludere nulla, per me lo stress è adrenalina. La lentezza mi esaspera, se tutto non gira ad un ritmo vorticoso non riesco a quagliare… Ecco appunto che cos’è lo stress? Spesso i ritmi vorticosi sono molto

eccitanti, caricano fanno sentire vive e importanti le persone. Ma se i ritmi incalzanti diventano la norma, quello che succede è che ci si ritrova stressati senza neppure accorgersene. E allora come faccio a rendermene conto prima che sia troppo tardi? Ad esempio a me succede di svegliarmi di colpo il mattino presto e non riuscire più ad addormentarmi, oppure mi prende un’agitazione convulsa e tanto da non riuscire stare fermo un minuto…. E allora fermati e prova a sentirti, ad ascoltare cosa ti succede senza esserne travolto. Corpo e mente ci mandano mille segnali ma noi non siamo abituati ad ascoltarli, ad ascoltarci. Prima sono solo piccole tensioni muscolari, preoccupazioni, pensieri ricorrenti, difficoltà ad addormentarsi, disturbi dell’appetito. Se non li riconosciamo si trasformano in ansia, paura, gastrite, insonnia, colpo della strega, colite, tachicardia e altro ancora (non continuo perché già immagino le vostre dita incrociate impegnate a far gli scongiuri!). E dunque la prima cosa è imparare a conoscersi, ad ascoltare il proprio corpo, i piedi, le gambe, la pancia, la schiena. A riconoscere i segnali deboli, ad allentare le piccole tensioni che si creano nelle situazioni di stress. Nella vita di tutti i giorni ci accorgiamo del nostro corpo solo quando ci da fastidio, ci fa male. Raramente lo percepiamo come fonte di energia e possibile strumento di conoscenza, di apprendimento e di consapevolezza di sé. Ecco questo è un primo passo verso il riconoscimento e la trasformazione dello stress. Altro piccolo test. Quanti fra voi si ricordano il proprio bla-bla-bla interiore? Chi di voi riesce a ricostruire cosa si dice mentalmente nei momenti di stress? In che senso cosa mi dico mentalmente? Quando sono sotto stress, sono occupato a risolvere il

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problema, altro che a fare discorsi fra me e me…! Tutti noi continuamente produciamo pensieri, pensieri che ci condizionano la vita e l’agire quotidiano. Ma pochi ne sono consapevoli, siamo concentrati nel fare e non ci accorgiamo dei nostri pensieri. E nel momento dello stress di solito non ci accorgiamo di tutte le frasi contradditorie che ci diciamo, di tutti i pensieri critici, verso noi stessi o verso il mondo che ci circonda. Sono pensieri da bambini spaventati, di ribellione e di sottomissione nello stesso momento, sono pensieri che ci inchiodano e alimentano il circolo vizioso dell’ansia. Bloccare il bla-bla interiore e riconoscere i propri pensieri è il primo passo per non esserne succubi. Dopo di che possiamo attivare pensieri più realistici, più conformi al momento più orientati alla risoluzione dei problemi. Insomma pensieri più positivi ed adulti. Un aiuto può venire dal nostro respiro. I cinesi dicono che ognuno di noi ha a propria disposizione un tot di respiri sul suo conto in banca, una volta esauriti…kaputt… non c’è più niente da fare. E allora conviene imparare a respirare, respirare lentamente, far arrivare il giusto ossigeno al cervello per farlo funzionare meglio e cominciare a sfrondare la babele dei pensieri contraddittori che genera confusione. Si certo, hai un bel dire di imparare a respirare per gestire i propri pensieri! Ma come faccio, quando i pensieri riguardano un futuro imprevedibile a reggere l’angoscia dell’incertezza? Viviamo in un epoca in cui tutto è possibile, nel bene e nel male (anche se è su questa parte che ci concentriamo di più) e questo non fa che aumentare lo stress. Essere padroni del proprio futuro purtroppo non può più voler dire essere certi di quello che ci accadrà. Questo è sempre stato vero ma lo è maggiormente in quest’epoca di cambiamenti impetuosi. Essere padroni del proprio futuro oggi vuol dire essere disposti a cambiare

continuamente non nascondendosi i dati della realtà esterna, anche quelli che non ci piacciono. E nello stesso tempo avendo ben chiari i propri desideri, le proprie inclinazioni e le proprie priorità. Anche in questo caso, conoscersi ed ascoltarsi è di vitale importanza per sopravvivere. Siamo come tante piccole torre di Pisa, fino a quando l’asse che passa per il suo baricentro, perpendicolare alla terra, ricade entro l’area di base, la torre si regge. Ma non appena la pendenza farà sì che si sposti all’esterno della base la povera torre crollerà miseramente. Così noi uomini e donne della nostra epoca fino a quando manteniamo il locus of control al nostro interno possiamo, sostenere i cambiamenti tumultuosi senza esserne sopraffatti. Quando invece si sposta all’esterno, ci sentiamo continumente in balia delle decisioni altrui, non possiamo che sentirci come le foglie di Ungaretti sugli alberi in autunno. E come la torre di Pisa non possiamo reggere. E con l’aggressività? Con l’aggressività che ogni giorno capi, clienti, collaboratori, colleghi ti scaricano addosso come la mettiamo? C’è un piccola storia zen, che racconta di un tipo che viene continuamente insultato e denigrato e ad ogni miseria che gli viene rivolta risponde con “e allora?”, lasciandosi scivolare addosso ogni genere di maldicenze…. Eh già, vabbè respirare…, ma non pretenderai che adesso diventi anche zen… Vedi tu, puoi anche non diventarlo. Ma se continuerai ad essere continuamente in presa diretta, come un cambio automatico, di certo seguiterai ad arrabbiarti e a mettere sotto pressione le tue coronarie. Le arti marziali, che sfruttano la forza del nemico anziché contrapporsi ad essa, ci insegnano molto a questo proposito. Ti faccio una piccola citazione da Jou Tsung Hwa “Il Tao del Tai-chi chuan” ed. Ubaldini: “ Prendiamo ad esempio gli attacchi verbali che

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incontriamo giorno dopo giorno. Se qualcuno ci critica o ci fa un’osservazione sleale o denigratoria, potremo reagire in molti modi. Se rispondiamo alla resistenza con la resistenza, attaccando l’altro e criticandolo, il conflitto sarà l’unica conseguenza: ci alteriamo senza risolvere nulla. Se, in alternativa, ci chiudiamo spaventati davanti all’affermazione dell’altra persona, e pensiamo che il suo commento debba essere accettato, ci alteriamo nuovamente, perché ci offendiamo e ci sentiamo frustrati. I taoisti, invece, forniscono un’alternativa all’attacco completo o alla ritirata totale. La filosofia dello “Yang dentro lo Yin” ci insegnerà a diventare attentamente consapevoli di ciò che è stato detto, considerando il suo significato e agendo si conseguenza. Smentiremo l’affermazione, se è falsa, o impareremo da essa se è vera. Se si possiede questa comprensione, si potrà realizzare il controllo sia di se stessi sia delle proprie reazioni”. Ma cosa può fare un’azienda per riparare allo stress se è essa stessa a produrlo imponendo ritmi logoranti, cambiamenti repentini e rapporti personali all’insegna dell’aggressività? Qualcosa può fare, intanto riconoscere seriamente che lo stress fa male, al benessere delle persone e del business. E dunque che è meglio fermarsi e ragionare anziché correre all’impazzata. E poi può attrezzarsi, attrezzando le proprie persone a conoscersi meglio, a sapere che per gestire lo stress occorre usare la mente, il corpo, il respiro e le emozioni. www.lucianazanon.it

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