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F O T O G R A F I E D I G I OVA N N I M E R E G H E T T I

FRIENDSHIP HIGHWAY ...VERSO IL TIBET


FRIENDSHIP HIGHWAY ...VERSO IL TIBET F O T O G R A F I E D I G I O VA N N I M E R E G H E T T I


Il ricavato della vendita di questo libro sarà devoluto in beneficenza alla “Casa del Tibet” Onlus

SI RINGRAZIA LA PROVINCIA DI LECCO PER IL PREZIOSO CONTRIBUTO.


LA LUCE DELL’ANIMA E’ affascinante parlare di Tibet con Stefano Dallari, fra le pietre storiche della Casa del Tibet di Votigno di Canossa che ha fondato nel 1990, sulle colline reggiane, a tre chilometri dalla storica rupe con il castello di Matilde di Canossa. Lo faccio parlare mentre ci scivolano fra le dita le immagini di Giovanni Mereghetti: i suoi racconti proiettano su ogni foto una luce nuova e ogni immagine sembra animarsi. E’ come essere davvero in viaggio nel Paese delle Nevi, lungo la strada per Lhasa. Abbasso il finestrino e le scatto anch’io quelle foto. Dallari è stato in Tibet nell’ Agosto del 2004. Ecco, per tutti noi, quello che mi ha raccontato. Quante volte sei stato in Tibet ? Ho viaggiato molte volte nel Tibet fuori dalla Cina, ma il Tibet vero e proprio l’ho visitato una sola volta nel 1987, entrando da Pechino in aereo e scendendo a Kathmandu, via terra, percorrendo la Friendship Highway, fotografata da Giovanni. Allora la strada era preda di immense frane e spariva all’improvviso per diventare un fiume di acqua e di melma. Una via impossibile e pericolosa dove la natura stessa sembrava volersi ribellare alla violenza ..… e poi chiamare “dell’Amicizia”, Friendship appunto, quella strada….costruita in fretta dai cinesi, subito dopo l’ invasione degli anni ’50…. dopo avere violentato la pura terra tibetana, strappata alla sua gente….era davvero blasfemo… Quel mio primo viaggio in Tibet era stata un’esperienza molto dura: da una parte toccavo la speranza tibetana di ricostruzione e di libertà e dall’altra sanguinavo anch’io, con loro, con la lama cinese conficcata nel cuore di un paese pacifico e sorridente. Una storia terribile, per tutte: Tubten Tsering e Yulu Dawa, due anziani monaci tibetani, mi avevano affidato, a Lhasa, una cassetta video che avevo ripreso personalmente nella loro casa, con un loro messaggio in tibetano per il Dalai Lama: “... Il Tibet è caduto nelle fauci di un lupo...” era la frase più forte che pronunciavano. Ho allungato il viaggio fino a Dharamsala, in India, dove il Dalai Lama vive in esilio dal ‘59, per consegnare personalmente il video ai suoi collaboratori. A Dicembre dello stesso anno, i due monaci sono stati condannati a morte per “propaganda anticinese con una spia imperialista” e sono stati salvati solo grazie alla mobilitazione di Amnesty International e hanno scontato anni di carcere. Da quel momento, dopo avere fondato nel 1990, la Casa del Tibet per difendere e divulgare la cultura tibetana, ho deciso di non tornare più nel Tibet dominato dalla Cina. E invece? Su consiglio del Dalai Lama stesso sono tornato nell’agosto 2004 nel Tibet con un gruppo italiano, entrando in Tibet da Shanghai e tornando da Pechino. Tutto in aereo. Volevo vedere la Cina, il suo sviluppo e giudicare attraverso questa lente il Tibet stesso, dominato dai cinesi ormai da cinquant’anni. Scelta giusta. La Cina di oggi la voglio sintetizzare in due parole: impressionante ed inarrestabile. Un dato su tutti: a Pechino dalla Cina arrivano 450.000 turisti al Giorno! Ovunque, nelle due immense città che ho visitato, si vede un paese sconvolto dallo sviluppo edilizio, da immensi hotel, da grandi autostrade per milioni di auto nuove e, su tutto, milioni di cinesi, per lo più ventenni, perennemente impegnati in una frenetica attività di lavoro o di commercio. Tutti, svelti, sorridenti, efficienti, gentili


e a volte perfino aggressivi per la certezza di essere vincenti. Pragmatici anche. Quando ho chiesto alla mia guida cinese che religione seguono oggi i suoi concittadini “Siete …taoisti, cristiani, buddisti…?”, mi ha risposto: “Siamo soldisti - e indicandomi con la mano, a Pechino, la Piazza Tiennamen - ha aggiunto - la politica è una cosa complicata, pericolosa….la religione può fare un miracolo una volta nella vita … i soldi fanno i miracoli tutti i giorni …” Impressionante. Questa logica senza morale sta schiacciando il mondo. Ce ne stiamo accorgendo, con sgomento, e troppo tardi, anche in Italia e in Europa, invasi come siamo da merce cinese di ogni tipo prodotta da manodopera a bassissimo costo, perché senza nessuna difesa sindacale. Un gioco perverso che arricchisce la Cina, la rafforza sempre di più economicamente e garantisce il potere ad un Governo con una politica repressiva che consente enormi guadagni ai grandi investitori cinesi e internazionali, contrari quindi, per interesse, ad ogni cambiamento. E il Tibet? La stessa ondata che sconvolge la Cina sta inondando senza tregua il Tibet stesso. Inondazioni fatte di birra, di prostituzione, di turismo cinese ed internazionale, di propaganda, di ideologia consumistica e di pressione demografica altissima. I tibetani, da troppi anni senza veri maestri religiosi, sono una minoranza nella loro stessa terra e la loro vita è ormai segnata: o fuggire in Nepal o in India o arrendersi alla Cina, consolandosi con i soldi del commercio o con l’alcool, il karaoke, il biliardo, le interminabili nottate in discoteca. La nuova ferrovia in costruzione renderà presto il Tibet ancora più cinese. Ho visto i giovani tibetani senza più identità ciondolare in jeans, berretti yankee, rifiutando di essere tibetani senza diritti e senza speranza, ma nemmeno cinesi, arroganti e invasori. Anime vaganti senza identità. Questo vuoto tristissimo lo documentano molto bene le foto di Giovanni Mereghetti che ha il grande merito di non manipolare nulla, ma di incidere su pellicola la semplice realtà colta dagli occhi del visitatore. E la resistenza tibetana cosa fa? Non lo so. E’ impossibile per un turista parlare con i tibetani, tanto meno di politica: troppo rischioso e così per chi non conosce la realtà nascosta del dramma tibetano visitare il Tibet è scoprire un paese senza conflitti, ordinato, piacevole. Alla fine il Tibet invaso, violentato, è stato rivenduto, con grande successo, al turismo. I monasteri stessi, alcuni ben ricostruiti, servono anche a questo: a placare i vecchi tibetani col mulino di preghiera e ad esibire quel misticismo che tanto piace ai turisti, ammaliati dalla spiritualità del Dalai Lama, dai films, e, diciamolo pure, da tutto l’interesse alimentato dai nostri support groups. Ecco, ti riassumo i sentimenti del mio viaggio con quello che ho scritto su una cartolina per la mia nipotina Allegra: “ Dal mio Tibet: infinitamente bello, infinitamente triste.” E il Dalai Lama? Nessuno più chiede le sue foto in Tibet. Sono proibite. I Tibetani pregano davanti al vuoto lasciato dalla sua immagine tolta dal muro di casa. I cinesi, lo sappiamo, sono bravissimi a duplicare tutto, le scarpe, le borse, gli orologi di marca…. ed allora hanno duplicato anche il Dalai Lama, creando un sosia quindicenne, il loro Panchen Lama, esibito alla tivù mentre parla coi politici locali e riceve sciarpe bianche da vecchi monaci. Era a Shigatze, quando


ero là, ed il suo monastero, il Tashilhumpo, tirato a lucido come una caserma, era pieno di delegazioni cinesi e di televisioni osannanti. Il Dalai Lama tornerà in Tibet ? E’ probabile. La strategia politica della Cina è oggi molto più attenta e raffinata di un tempo. Penso che per la Cina il ritorno del Dalai Lama, al di là dei tanti proclami propagandistici, sia una ghiotta opportunità di immagine internazionale e di ulteriore sviluppo turistico del Tibet. Il Dalai Lama, con la sua immensa spiritualità, chiama i cinesi “fratelli” e nutre una grande fiducia sulla riconciliazione fra i due popoli e il Negoziato, oggi finalmente iniziato, è per lui la sola via possibile: non violenta e positiva per ambedue le parti. Nella sua visione spirituale inoltre il Dalai Lama non pensa solo alla sua terra, ma al mondo intero: riconosce l’enorme forza della Cina, destinata ad incrementarsi in futuro e cerca di evocare e pilotare il patrimonio culturale e il grande desiderio di risveglio spirituale che la Cina nasconde. I segni di questa rivoluzione silenziosa sono già palpabili in terra cinese: è un processo già in atto e represso, ma che, sviluppato in senso pacifico ed armonioso, può guidare la Cina, e quindi il mondo intero, al benessere di tutti, lontano da olocausti drammatici e imprevedibili. Tornado al Negoziato, nel mondo tibetano c’è una grande attesa e una grande speranza, ma ci sono anche dei rischi: i Cinesi hanno il tempo dalla loro parte. Il Dalai Lama ha ormai 70 anni, è lui che incarna il Tibet e la Cina è sempre più superpotenza economica temuta e rispettata nel mondo. Il Negoziato, per il solo fatto di essere iniziato, può disarmare le richieste sui diritti umani in Tibet e assolvere la Cina. E questo è già un successo per la dirigenza cinese che può continuare indisturbata la sua politica repressiva. Speriamo in un trattato giusto, con accordi precisi e un controllo internazionale. E in tempi brevi. La realtà parla chiaro: il vero Tibet sta ogni giorno scomparendo, inghiottito da una Cina vorace, violenta e inarrestabile. E allora dov’è il vero Tibet ? Nei nostri cuori. Nel cuore e nelle azioni di tutti. Nelle nostre coscienze, nella nostra libertà di pensiero e giudizio. Nel dialogo prezioso con noi stessi e con il Creato che la cultura tibetana ci ha insegnato. Ma soprattutto nella segreta, inaccessibile, indistruttibile, Luce che i tibetani custodiscono. La Luce dell’Anima. Per tutti. Per sempre. La Luce che brilla nel sorriso della ragazza tibetana che Giovanni ha immortalato in una foto straordinaria. Per questo dico grazie a lui, alla sua macchina fotografica, a chi, con lui, ha lavorato per donarci le pagine di un viaggio prezioso e farcela incontrare questa sconosciuta, immensa sorella tibetana, che canta la vita, allargando le braccia. Claudia Forlanelli Responsabile di Milano per la Casa del Tibet Votigno di Canossa , 10 Aprile 2005


VERSO IL TIBET Finisce la musica e con gli ultimi applausi si riaccendono le luci! Poco tempo per raccogliere le ultime cose e rimettersi in macchina, ma nello zaino che il popolo nomade si porta sulle spalle oltre allo striscione e alla bandiera c’è anche altro. Ritrovarsi ad avere un bagaglio pieno di sorrisi veri, amicizie forti, abbracci sinceri ti dà la voglia e la forza di condividere questo tesoro con chi ne ha bisogno. E’ proprio in questo contesto di musica e di festa che il nostro sguardo si è posato sulla bandiera del Tibet…una macchia di colore che rappresenta un tenace inno alla pace! “Le leggende di un popolo sono antiche come le montagne…”, così recita una canzone dei Nomadi. Purtroppo le leggende, la profonda spiritualità e le antiche tradizioni dei tibetani rischiano di scomparire sotto il peso delle violenze, dei soprusi subiti e, soprattutto, dell’indifferenza. Attraverso queste pagine vogliamo concretizzare l’impegno a farci testimoni della storia, delle vicende e della grande dignità di questa gente che, nonostante viva una tragedia, ha la capacità di trasmettere un messaggio di “non violenza” all’umanità intera. L’incontro con il fotografo Giovanni Mereghetti ci ha permesso, con le sue immagini, di compiere un viaggio attraverso questo meraviglioso Paese. Il nostro auspicio è che possa rappresentare uno stimolo, per chi conosce poco questa realtà, ad approfondire le tematiche che la riguardano e ad innamorarsi dello spirito tibetano. Ringraziamo per la preziosa collaborazione: Stefano Dallari, è attraverso lui che abbiamo iniziato a conoscere e ad apprezzare il Tibet; La casa del Tibet di Votigno e La Casa del Tibet di Roma per il sostegno e l’incoraggiamento che ci hanno sempre accordato; il fotografo Giovanni Mereghetti per aver dato espressione al nostro progetto; i Nomadi perché è sull’onda delle loro note che la nostra associazione ha preso vita; tutti i soci che hanno fortemente creduto nella presente pubblicazione. Un ringraziamento speciale va ai lettori che scegliendo questo libro hanno deciso di dedicare parte del proprio tempo al Tibet.

Nomadi Fans Club “32° Parallelo”


Cammino a testa bassa, cammino e basta. Osservo questo mondo antico, un insieme di files visivi invadono la mia mente… mulini di preghiera, mistici pellegrini, volti scavati, giubbotti North Face, autobus affollati, carretti sgangherati, insegne pubblicitarie, grandi negozi… monasteri. Un altro sforzo, per chiedere qualcosa in più alla mia sensibilità di uomo moderno… profumi d’incenso, musica di Neil Young, canti e litanie religiose, ricchezza e disagio, rassegnazione e speranza... una stretta di mano. Contrasti per capire, necessità per cambiare. La città si spegne, il sole scappa verso occidente. Bisogno di riflessione, necessità di comprendere. Chiudo gli occhi… un senso di vuoto, un grande silenzio, un grande popolo. Il Tibet che dorme nella sua spiritualità. Il sorriso dell’anima… è l’alba.

Giovanni Mereghetti


Innumerevoli vite ho attraversato

cercando invano il costr uttore

di questo edificio di ossa e di carne.

Dhammapada XI, 153-154

Doloroso è continuare a rinascere.

Ma ora ti ho trovato, costr uttore, STUPA DI BODHNATH

e non ricostr uirai mai più questa mia dimora.

La trave di colmo è spezzata,

le travi sono rotte.

Ogni desiderio è estinto

e la mente riposa nel nir vana.

Kathmandu ( Nepal )


PATAN,, Kathmandu ( Nepal ) PATAN

KATHMANDU ( Nepal )


PATAN,, Kathmandu ( Nepal ) PATAN


COLLINA DI SWAYAMBHUNATH, SWAYAMBHUNATH, Kathmandu ( Nepal )


COLLINA DI SWAYAMBHUNATH SWAYAMBHUNATH,, Kathmandu ( Nepal )


Ora io ti parlo e tu mi ascolti. Noi ci

troviamo sempre in presenza di un oratore

e di un ascoltatore, e del suono delle

S. S. il Dalai Lama

parole che vengono pronunciate. Ma se

cerco dentro me stesso non troverò parole, ZANGHMU ( Frontiera Nepal - Tibet )

e se cerchi dentro te stesso, ugualmente

non le troverai esse sono vacue come uno

spazio vuoto. Tuttavia non sono del tutto

non-esistenti. Questo paradosso è legato

alla duplice natura della veritĂ .


NYALAM ( Tibet )


NYALAM ( Tibet )


OLD TINGRI ( Tibet )

DINTORNI DI NYALAM ( Tibet )


DINTORNI DI NYALAM ( Tibet )


Mi rallegro dei pensieri virtuosi, vasti

e profondi come il mare, rivolti verso la felicità

Shantideva, Bodhicaryavatara III, 3 - 5

degli esseri viventi, e degli atti che realizzano il loro bene.

Supplico, con le mani giunte, i Buddha di tutte le regioni:

che accendano la fiaccola del Dhar ma DINTORNI DI NYALAM ( Tibet )

per coloro che hanno smarrito la retta via

e che cadono nell’abisso del dolore.

Imploro, con le mani giunte, i Buddha desiderosi

di spegnersi: che rimangano quag giù durante cicli infiniti,

affinchè questo mondo non sia cieco.


Sutta Nipata 136

Una persona non è inferiore a causa

della nascita, nĂŠ la nascita la rende santa.

Solo le azioni rendono inferiori le

persone, solo le azioni le rendono sante.

OLD TINGRI ( Tibet )


OLD TINGRI ( Tibet )


OLD TINGRI ( Tibet )


DINTORNI DI RONGBOK ( Tibet )


DINTORNI DI RONGBOK ( Tibet )


Possa io essere il protettore degli abbandonati,

la guida di coloro che procedono lungo la strada e, per

Shantideva, Bodhicaryavatara III, 17-19

quelli che desiderano rag giungere l’altra riva,

il vascello, la barca, il ponte;

la lampada per quanti hanno bisogno di luce, DINTORNI DI RONGBOK ( Tibet )

il letto per chi necessita di riposo,

lo schiavo di coloro che hanno bisogno di uno schiavo;

la pietra del miracolo, il vaso contenente il grande

tesoro, la for mula magica, la pianta che guarisce, l’albero

che dà fr utti, la vacca dell’abbondanza.


come i picchi dell’Himalaya.

Gli uomini senza virtù sono invisibili

come frecce scoccate di notte.

EVEREST BASE CAMP - RONGBOK ( Tibet )

Dhammapada XXI, 304

I virtuosi risplendono da lontano


GYATSOLA PASS ( Tibet )


FRIENDSHIP HIGHWAY ( Tibet )


LHATSE ( Tibet )

LHATSE ( Tibet )


LHATSE ( Tibet )


MONASTERO DI TASHILHUMPO SHIGATSE ( Tibet )


MONASTERO DI TASHILHUMPO SHIGATSE ( Tibet )


Il risultato del kar ma non può

essere conosciuto dal pensiero

e perciò non dovrebbe essere

Buddha, Anguttura Nikaya

og getto di speculazioni.

Pensando e ripensando, GYANTSE ( Tibet )

si giunge alla distrazione e all’angoscia.

Perciò, non erigerti a giudice degli altri,

non fare congetture sugli altri.

Intrattenendo giudizi sugli altri

una persona distr ug ge se stessa.


GYANTSE ( Tibet )


GYANTSE ( Tibet )


Buddha, Samyutta Nika-

Lascia andare tutto ciò che

non è tuo. Il lasciar andare

ti condurrà al benessere

e alla felicità.

MONASTERO DI PELKOR CHÖDE - GYANTSE ( Tibet )


DINTORNI DI GYANTSE ( Tibet )


DINTORNI DI GYANTSE ( Tibet )


Samyutta Nikaya I, 5

Non si lamentano del passato,

non coltivano aspettative per il futuro;

e poichĂŠ sono ancorati al presente

hanno il volto sereno.

MONASTERO DI DREPUNG - DINTORNI DI LHASA ( Tibet )


MONASTERO DI DREPUNG - DINTORNI DI LHASA ( Tibet )


MONASTERO DI DREPUNG - DINTORNI DI LHASA ( Tibet )


MONASTERO DI SERA DINTORNI DI LHASA ( Tibet )

MONASTERO DI SERA DINTORNI DI LHASA ( Tibet )


MONASTERO DI SERA DINTORNI DI LHASA ( Tibet )


MONASTERO DI SERA - DINTORNI DI LHASA ( Tibet )


MONASTERO DI SERA - DINTORNI DI LHASA ( Tibet )


Dhammapada XX, 279

Nessun essere è dotato di un sé.

Comprendendo ciò,

vai al di là della sofferenza.

Questo è il cammino della purezza.

MONASTERO DI SERA - DINTORNI DI LHASA ( Tibet )


PALAZZO DEL POTALA - LHASA ( Tibet )


PIAZZA PIAZZ A DEL BARKHOR - LHASA ( Tibet )


è libero dall’orgoglio e senza macchia,

è ammirato perfino dagli dei.

BARKHOR - LHASA ( Tibet )

Dhammapada VII, 94

Ha domato la mente e i sensi,


Prendi rifugio nel Buddha,

nella leg ge eterna,

nella comunità dei ricercatori.

Dhammapada XIV, 190-192

Comprendi le quattro nobili verità:

la sofferenza, l’origine della sofferenza,

la cessazione della sofferenza

e il nobile ottuplice cammino

che porta alla cessazione della sofferenza.

Questo è un rifugio sicuro. questo è un rifugio

che ti mette al riparo dalla sofferenza.

TEMPIO DEL JOKHANG LHASA ( Tibet )


TEMPIO DEL JOKHANG - LHASA ( Tibet )


TEMPIO DEL JOKHANG - LHASA ( Tibet )


Come la folgore lacera per un istante

la notte in cui le nuvole rendono

Shantideva, Bodhicaryavatara I, 5, 6

più impenetrabili le tenebre,

così, grazie al potere dei Buddha,

a volte il pensiero degli uomini

si fer ma per un istante sul bene.

Il bene è sempre debole,

mentre la forza del male è grande e terribile;

quale altro bene potrebbe vincerla,

oltre al Pensiero del Risveglio?

INTERNO DELL’ EDIFICIO PER LE LAMPAD LAMPADE E AL BURRO LHASA ( Tibet )


BARKHOR - LHASA ( Tibet )

BARKHOR - LHASA ( Tibet )


BARKHOR - LHASA ( Tibet )


Siamo ciò che pensiamo.

Tutto ciò che siamo è prodotto

dalla nostra mente. Ogni parola o azione

Dhammapada I, 2

che nasce da un pensiero torbido

è seguita dalla sofferenza, come la r uota PIAZZA DEL BARKHOR - LHASA ( Tibet )

del carro segue lo zoccolo del bue.

Siamo ciò che pensiamo. Tutto ciò che siamo

è prodotto dalla nostra mente. Ogni parola o azione

che nasce da un pensiero limpido è seguita dalla

gioia, come la tua ombra ti segue, inseparabile.


Nomadi Fans Club 20040 Aicurzio (MI) e-mail: 32parallelo@libero.it

La Casa del Tibet Onlus 42026 Votigno di Canossa (RE) Tel. 0522-877172 www.casadeltibet.it


GIOVANNI MEREGHETTI inizia la sua attività di fotografo nel 1980 come free-lance. Successivamente collabora con le più importanti agenzie italiane specializzandosi in reportage geografico e fotografia sociale. Nel corso della sua carriera ha documentato l’immigrazione degli anni ’80 a Milano, il ritiro delle truppe vietnamite dalla Cambogia, la via della seta da Pechino a Karachi, l’embargo iracheno, gli aborigeni nell’anno del bicentenario australiano nonché numerose spedizioni sahariane. Le sue fotografie sono state esposte in mostre personali e collettive presentate in Italia e all’estero. E’ autore dei libri “Bambini e bambini” (1996), “Piccoli campioni” (Pubblinova, 1997), “Ciao Handicap!” (1999), “Omo River e dintorni” (Periplo Edizioni, 2002) e “Bambini Neri” (Sahara el Kebira - Les Cultures onlus, 2004). Vive e lavora in provincia di Milano.


© Fotografie di: Giovanni Mereghetti

© Testi di: Claudia Forlanelli Nomadi Fans Club “32° Parallelo” Giovanni Mereghetti Grafica di Roberta Sola

Tutti i diritti riservati

Questo volume è stato stampato nel mese di luglio 2005 da LINEAGRAFICA BERTELLI , snc per conto di Nomadi Fans Club “32° Parallelo”


Dal Nepal verso il Tibet. Da Kathmandu a Lhasa.

Novecento chilometri verso l’abbraccio del popolo tibetano: la Friendship Highway.

“La Strada dell’Amicizia”, dai paesaggi e dai volti suggestivi, immagine della libertà perduta

e simbolo delle ingiustizie e delle violenze subite dai tibetani….

Friendship Highway  
Friendship Highway  

Dal Nepal verso il Tibet. Da Kathmandu a Lhasa. Novecento chilometri verso l'abbraccio del popolo tibetano: la Friendship Highway. La "Strad...

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