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ISBN 978-88-95841-04-5

Cosa si vede nei laghi? guida per subacquei in acqua dolce

Autori

Cosa si vede nei laghi?

guida per subacquei in acqua dolce

Cristina Cappelletti Francesca Ciutti Maurizio Bortolotti Paolo Campedel Vanna Benini


COSA SI VEDE NEI LAGHI? guida per subacquei in acqua dolce


© Tutti i diritti sono riservati, di proprietà degli autori dei testi e delle foto. È vietata la riproduzione dell’opera o di parte di essa con qualsiasi mezzo, compresa stampa, copia fotostatica e memorizzazione elettronica, se non espressamente autorizzata per iscritto. * Cristina Cappelletti - Fondazione Edmund Mach IASMA Centro Trasferimento Tecnologico * Francesca Ciutti - Fondazione Edmund Mach IASMA Centro Trasferimento Tecnologico * Maurizio Bortolotti - Trentino Apnea * Paolo Campedel - Thetis Sub * Vanna Benini - Gruppo Sommozzatori Riva * Andrea Bertelli - Rane Nere Sub Trento Grafica, impaginazione e stampa Lineagrafica Bertelli Editori s.n.c. - Trento, 2010 ISBN 978-88-95841-04-5


a Gianni Bombardelli, per tutto l’entusiasmo che ha saputo trasfondere ed il sostegno ricevuto.


Per dare la possibilità a chi pratica l’attività subacquea e a tutti gli interessati di approfondire argomenti e temi attuali di biologia lacustre, riguardanti i bacini interni specifici della nostra provincia, oggi abbiamo uno strumento in più. Tutti noi sappiamo che nell’immersione nelle nostre acque non è possibile trovare quegli arcobaleni di colore tipici dei mari caldi e delle barriere coralline; tuttavia c’è molto da osservare da parte di chi sa osservare, non solo pesci, ma anche piante e organismi di non facile riconoscimento. Ora siamo orgogliosi di offrire questo libro, di pratica consultazione, che aiuta il subacqueo ad identificare l’organismo che vede e dà un senso nuovo all’immersione e stimola alla ricerca. La storia recente ci insegna che esistono anche da noi atleti che si immergono per sfidare le loro possibilità, incuranti dei pericoli a cui si espongono e a cui espongono gli eventuali soccorritori; persone che non hanno ancora compreso che nei nostri laghi si può trovare occasione di osservare una moltitudine di organismi fino a venti metri di profondità, sotto si può incontrare qualche pesce e null’altro che fondale sassoso e limo. Ci facciamo promotori di una campagna di sensibilizzazione verso queste persone incoscienti, indirizzandole a godere di quanto si può osservare in tutta sicurezza a pochi metri di profondità e che per lo più ignorano, in quanto impegnati a scendere sempre più giù senza alcuno scopo. Il messaggio che noi vogliamo trasmettere a tutti i subacquei che frequentano i nostri laghi è chiaro: non serve immergersi in profondità, lo spettacolo che la natura può offrirci è nei primi strati d’acqua, rallenta, osserva; scoprirai un mondo sconosciuto che certamente ti affascinerà per la ricchezza di forme e colori. Per facilitare la scoperta e la conoscenza di questo microcosmo offriamo loro uno strumento didattico utile per scoprire e per capire. Alcuni 5


nostri subacquei hanno eseguito diverse immersioni nei nostri laghi per fotografare e raccogliere campioni di piante e molluschi. Dopo una prima inquadratura pseudoscientifica, con l’aiuto delle ricercatrici della F.E.M. Istituto Agrario di S. Michele all’Adige e stata eseguita una classificazione scientifica definitiva, arrivando alla realizzazione di questo libro. Un manuale che, snello nella forma, ma sostanzioso nei contenuti, cataloga gli esseri viventi (flora e fauna) dei nostri laghi, ma che è utile quale strumento di studio per tutti i laghi della catena alpina che hanno una eguale origine. Un ringraziamento è doveroso a tutte le persone che si sono prodigate per portare a termine questo importante progetto.

Gianni Bombardelli

La presentazione di un volume scientifico non è sempre facile perché presuppone la conoscenza completa e approfondita del messaggio che gli autori vogliono trasmettere al pubblico, il perché e in quale modo si è sviluppata l’idea ed è stata portata a compimento. Ritengo quindi che il mio compito sia quello di esprimere un giudizio sincero e una testimonianza sulla storia del volume e sull’impegno che gli autori hanno voluto profondere nella costituzione di questo atlante. Sono passati più di due anni da quando, con un gruppo di subacquei ci trovammo a discutere su quale dovesse essere l’argomento della prossima edizione di Subacquando, manifestazione che si svolge in Trentino da ormai un decennio con cadenza triennale e che ha come obiettivo quello di affrontare in modo scientifico le più importanti problematiche relative all’immersione subacquea. Ricordo bene che in quella occasione la proposta che ebbe maggiore consenso fu la stesura di un libro/atlante che illustrasse le caratteristiche dei laghi maggiormente frequentati dai subacquei e che insegnasse a riconoscere gli organismi animali e vegetali che vi si trovavano. Peraltro la FIPSAS, da qualche anno, promuoveva la diffusione delle conoscenze dell’ambiente subacqueo: molto era già stato fatto in merito alla biologia marina ma poco o nulla riguardo la biologia d’acqua dolce. Se consideriamo che molti subacquei del nord Italia hanno come ambiente di riferimento - almeno nei primi anni della didattica - i laghi, quale principale pale6


stra per apprendere le tecniche di immersione, si ritenne importante che potessero fare riferimento a materiale didattico specifico per tale tipologia di immersione. Si iniziò subito con grande entusiasmo la raccolta di documentazione scientifica e fotografica, anche con il coinvolgimento di subacquei appartenenti ai diversi gruppi che in Trentino praticano tale disciplina, con il secondo, ma non meno importante, fine di rafforzare la coesione tra i gruppi. Col passare del tempo, come spesso accade, l’entusiasmo, nella gran parte delle persone cala, non altrettanto è successo però per gli autori che hanno mantenuto la grinta, la costanza e talvolta la caparbietà di proseguire nel grosso lavoro di raccolta, classificazione e ricerca riguardo agli organismi che popolano i nostri specchi d’acqua. In questo affiancati e supportati da autorevoli scienziati appartenenti al Museo Tridentino di Scienze Naturali e alla Fondazione Edmund Mach - Istituto Agrario di San Michele - ad ulteriore testimonianza che la stesura del volume non è frutto delle fantasie degli autori ma si fonda su basi scientifiche. La pubblicazione si configura come un vero e proprio “manuale” in cui ciascun subacqueo, indipendentemente dall’esperienza e dal grado di preparazione, trova un valido aiuto nell’affrontare e portare a termine un’immersione, che ha come obiettivo principale la conoscenza dell’ambiente subacqueo. Il volume affronta in modo sistematico non solo le caratteristiche dei vari organismi, vegetali e animali che popolano i laghi ma anche le problematiche dell’immersione negli specchi d’acqua dolce. Particolarmente interessante è anche la parte dell’ecologia dei laghi che aiuta, non solo i subacquei, a capire come è fatto un lago. Tutto questo in modo completo e semplice allo stesso tempo, con una valida base scientifica e con uno stile che lo rende sempre di piacevole lettura nella parte generale, preciso e completo nella parte che riguarda le schede illustrative. Mi auguro che questo atlante diventi sempre più riferimento per i subacquei che fanno dei laghi la principale meta di immersione e possa essere di aiuto anche a chi, subacqueo marino, decida un giorno di scoprire anche cosa c’è sotto la superficie di un lago. Spero che diventi utile riferimento anche per chi, purtroppo, si immerge nel lago solo per misurarsi con profondità sempre maggiori, convinto che nei laghi non ci sia nulla di bello e interessante da scoprire. Queste persone potrebbero trovare in questo testo un aiuto per comprendere la bellezza che caratterizza i fondali lacustri, che probabilmente la “smania” di 7


profondità non gli ha mai consentito di apprezzare. Convinto del vero significato ed utilità del volume sono lieto di augurare allo sforzo di Cristina, Francesca, Vanna, Andrea, Maurizio e Paolo il miglior successo.

Giovanni Pedrotti Consigliere Regionale Rappresentante Settore Didattica Subacquea

È la passione che ha condotto un gruppo di subacquei ed apneisti a scoprire il mondo acquatico dei laghi italiani. Ed è il rispetto che li ha condotti a documentare attraverso immagini e fotografie il tesoro della vita sommersa dei laghi della nostra penisola. Facendomi coinvolgere dalla bellezza di questa passione è con piacere che presento questo atlante all’interno del quale sono state raccolte le fotografie scattate sott’acqua alla flora ed alla fauna che popolano i laghi. Non solo immagini in questo volume, fortemente voluto dalla Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquee (FIPSAS), ma anche testi descrittivi che spiegano con precisione, ma con semplicità, cosa sono i laghi, come conoscerli, come scoprirli attraverso l’attività subacquea e quale vita popola questi mondi a volte oscuri. Nella sua semplicità il testo risulta comunque scientificamente curato e didatticamente ordinato. Utile e gradevole lettura per coloro che vogliono avvicinarsi o che hanno già scoperto la loro passione per le attività subacquee e vogliono conoscere gli abitanti silenziosi che capita di incontrare durante le immersioni. Il Centro Trasferimento Tecnologico della Fondazione Edmund MachIASMA ha portato al volume il suo contributo grazie alla consulenza tecnico-scientifica del nostro personale specializzato. Questo volume esce in un anno importante: il 2010 è infatti l’Anno Internazionale della Biodiversità. È ormai scontata l’importanza e la necessità di qualsiasi azione volta alla tutela dell’ambiente naturale, alla sua valorizzazione e alla sua conservazione. È sicuramente questa la strada presa dal nostro Centro, e quindi dalla 8


Fondazione, che ha sempre posto particolare attenzione allo studio degli ecosistemi acquatici delle acque interne, attraverso specifici progetti di ricerca e di sperimentazione, ma anche attraverso attività divulgative ed informative rivolte al territorio. I rapporti tra il nostro Centro e la Federazione sono ormai consolidati e sono accomunati dal desiderio di valorizzare e tutelare gli ambienti acquatici nella loro interezza e nel loro duplice valore naturalistico e economico. Forse inutile ricordare che i laghi sono per tutti anche luoghi di incontro, luoghi dove ritrovare la tranquillità, luoghi dove è possibile avere un contatto diretto con la natura e goderne i benefici. Preservarli è possibile anche con il contributo della conoscenza tecnico scientifica e con la diffusione di tali conoscenze attraverso la consulenza specialistica. È così che è nata la collaborazione tra il Centro e la Federazione, e questo atlante ne porterà le tracce. Grazie alla pubblicazione dell’atlante il mondo acquatico lacustre avrà nuovi spettatori e, ci auguriamo, nuovi appassionati frequentatori.

Dott. Michele Pontalti Dirigente Centro Trasferimento Tecnologico Fondazione Edmund Mach - IASMA

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Prefazione

Ma che cosa si vede nel lago? di Vanna Benini

Domanda che si sente spesso, alla quale è allo stesso tempo facile e difficile rispondere. Questo regno che non si vede dalla superficie, suscita i sentimenti più diversi, curiosità e dubbi. All’apparenza i laghi in genere, pur essendo delle perle di bellezza incastonate in paesaggi da favola, vengono sottovalutati o temuti, ma nel momento in cui si esplorano, quei mondi scuri e freddi si rivelano una miniera ricca di vita e di bellezze, dalle acque spesso cristalline che creano giochi di luce affascinanti. Universo parallelo a quello marino, considerato dai subacquei un’ottima palestra, ma soprattutto uno scrigno ricco di “tesori”, l’acqua dolce è habitat naturale per numerose forme di vita dagli aspetti e colori più disparati; è

caratterizzata da assenza di correnti e da temperature che nell’arco dell’anno variano solo nelle zone più prossime alla superficie, mentre in profondità rimangono costanti. Ogni lago ha una propria orografia e morfologia che dipendono dalle origini che ne hanno determinato la formazione. I fondali possono essere fangosi, rocciosi, sassosi con massi di dimensioni varie, più o meno ricchi di vita sia animale che vegetale. L’ossigenazione e la qualità dell’acqua dipendono oltre che dall’attività dell’uomo, anche dalla presenza di piante adattate alla vita sott’acqua e grandi produttrici di ossigeno. Immergendosi nelle acque lacustri si possono incontrare: - molluschi dalle varie forme e dimensioni, con conchiglie a 11


spirale o bivalvi, curiosamente buffi da osservare nelle loro abitudini di vita quotidiana; - spugne a forma di stella di un tenue color giallo, che crescono a contatto col substrato, trasformando massi tristi e grigi in “pareti stellate”; - piccoli e minuscoli idrozoi che per cibarsi hanno adottato movimenti flessuosi e “capriole” che affascinano chi li osserva per la loro eleganza; - gamberi dal vivace color chiaro che vanno in cerca di cibo soprattutto di notte e se avvicinati mostrano le chele in atteggiamento intimidatorio; - organismi di dimensioni ridotte a volte difficili da scorgere, quali piccoli crostacei, vermi piatti o tondeggianti che balzano, strisciano, si stendono e si contraggono e animano anche i luoghi sommersi che a prima vista sembravano inanimati. Numerosi sono ovviamente i pesci che, in base all’ambiente in cui vivono e crescono, hanno le dimensioni e le forme più disparate. Di quelli che vivono a stretto contatto col fondo si osserva solo il musetto sporgere dalle spaccature nella roccia o da sotto i massi. Le anguille e le bottatrici, ad esempio, sono creature curiose e timide che di giorno rimangono nascoste nelle tane e dopo il tramonto escono 12

per cibarsi, allietandoci l’immersione con danze e guizzi sinuosi ed eleganti. Le cagnette ed i ghiozzi dall’aspetto buffo e simpatico, invece, escono dai loro rifugi a balzi e scatti repentini per attaccare i molluschi di cui vanno ghiotti. Altri pesci si possono ammirare mentre si muovono agilmente in acque libere o fra la vegetazione, grazie alle loro ottime abilità natatorie: - i lucci, considerati i “barracuda” d’acqua dolce, sono ottimi nuotatori e voracissimi predatori, osservabili nei momenti di caccia mentre rimangono immobili nell’attesa di guizzare sulla preda; - i persici reali, dalla livrea zebrata a strisce arancio, abbelliscono e adornano i fondali, soprattutto in periodo riproduttivo, depositando le uova sotto forma di nastri di “perle” che lasciano ricadere dolcemente sulla vegetazione e sul substrato; - il persico sole, con la sua forma tondeggiante e la colorazione appariscente, dà un tocco di colore e una nota tropicale. Le sue abitudini fortemente territoriali lo portano a difendere il nido con un coraggio da “leone”, attaccando e mordendo chiunque vi si avvicini. Nelle immersioni nei mesi estivi, quando gli organismi sono più attivi, si ha l’impressione a volte di


nuotare in acque tropicali, data la massiccia presenza di nuvole di pesci e di vegetazione rigogliosa che esplode con germogli e fiori. Potrei andare avanti all’infinito a raccontare quanto è vivo e ricco il mondo subacqueo delle acque dolci, ma così vi toglierei la curiosità e la voglia di sfogliare l’Atlante che vi stiamo presentando.

I nostri laghi offrono incantevoli spettacoli naturali e avvincenti momenti di divertimento e di scoperta. Il messaggio che mi piacerebbe arrivasse è che conoscere significa amare e rispettare l’ambiente e massimizzare la tutela del Mondo e della Vita nelle acque dolci.

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Le immersioni nei laghi

Per la maggior parte dei subacquei immersione è sinonimo di mare. Lo è ancora di più per i numerosi appassionati della nostra penisola che hanno a disposizione ben 7500 km di coste marittime, linee di confine, ma nello stesso tempo anche punti di contatto con un mare, il Mediterraneo, la cui ricchezza biologica, paesaggistica e storica, è universalmente riconosciuta in tutto il pianeta. Di fronte ad una “concorrenza” così impegnativa, le coste lacustri italiane non hanno, per ovvi motivi, goduto di una intensa frequentazione da parte degli appassionati subacquei. Negli ultimi anni però, ed in particolar

modo nei numerosi laghi dell’Italia settentrionale, si è assistito ad un significativo aumento delle attività legate alla subacquea. Non si può certamente nascondere che questo aumento corre di pari passo con il pronunciato incremento di persone che si dedicano alle immersioni. Né può essere disconosciuto che questo interesse verso i laghi gode, per così dire, di luce riflessa; l’immersione lacustre costituisce infatti per molti una sorta di ripiego, agevolato dalla relativa vicinanza del potenziale punto di immersione rispetto al proprio luogo di domicilio. L’immersione al lago viene per15


tanto il più delle volte programmata e condotta come attività di preparazione od addestramento, in vista di ciò che viene considerata l’immersione in senso compiuto: quella svolta in acque marine. E questa sorta di funzione propedeutica, appare ben giustificata da alcuni aspetti peculiari che caratterizzano le acque lacustri, aspetti per certi versi più impegnativi e quindi anche con una spiccata valenza formativa, rispetto a quanto è dato di trovare in ambiente marino. Il primo elemento che distingue i due tipi di immersioni è senza dubbio la temperatura dell’acqua. Se l’ambiente marino, e quello mediterraneo in particolare, può garantire temperature che difficilmente possono scendere anche nella stagione invernale sotto i 13° C, le temperature registrabili nei nostri laghi restano spesso decisamente inferiori per gran parte dell’anno. La minor temperatura può essere in parte compensata dall’utilizzo di mute adeguate (come ad esempio ricorrendo a mute semistagne o mute stagne) indossate con guanti, calzari e cappucci in neoprene dotati di maggior spessore, indispensabili per mantenere la temperatura corporea dei subacquei entro valori che garantiscano un adeguato comfort. Di 16

contro e non di rado però, alcuni laghi, specie con superfici poco estese ed ubicati ad altitudini non elevate, possono presentare nella stagione estiva, temperature... da mari tropicali, dove verrebbe voglia di immergersi con i classici mutini in neoprene da 2 o 3 mm; attenzione però! Perché a pochi metri di profondità, nei laghi sufficientemente profondi, può essere in agguato il famigerato termoclinio, una ristretta fascia batimetrica in cui l’acqua, in pochi metri (od addirittura decimetri), può variare la sua temperatura in senso verticale anche di 15 - 20° C, rivelando in profondità masse d’acqua con temperature di 6-8° C, che permangono praticamente inalterate anche in concomitanza dei periodi estivi più torridi. Frequentemente il cambio di temperatura in corrispondenza del termoclinio è così netto da risultare evidente anche alla vista, con effetti di rifrazione causati dal differente indice di rifrazione posseduto dalle due masse d’acqua a differente temperatura. Un altro elemento che rende spesso l’immersione in ambiente lacustre più severa, è la frequente minore visibilità che caratterizza il volume d’acqua, in particolar modo quello posto al di sopra del termoclino. È un aspetto che ge-


neralmente è più accentuato nel periodo estivo, essendo spesse volte legato allo sviluppo di alghe planctoniche, allorquando vi sia un significativo aumento della temperatura dell’acqua. In alcuni casi la visibilità può raggiunge valori assai ridotti, nell’ordine di 2-3 metri o meno, rendendo difficoltoso l’orientamento ed il procedere in immersione in gruppo. In altri laghi, come il Lago di Garda, si assiste normalmente ad un significativo aumento della visibilità solo a profondità maggiori di 20 - 25 metri (nel periodo estivo), a batimetrie dove le acque difficilmente superano i 10-12 gradi di temperatura e dove il livello di luminosità ambientale, anche nelle ore centrali della giornata, risulta assai ridotto e non di rado richiede l’utilizzo di torce elettriche, rendendo spesso l’ambiente, sotto il profilo psicologico, alquanto opprimente. Sempre restando sull’argomento della visibilità, va inoltre ricordato come i laghi, essendo spesso espressione di ambienti dotati di scarsa energia idrodinamica, presentano frequentemente fondali ricoperti da sedimenti molto fini (limi e fanghi), in perenne attesa di qualche incauto subacqueo che con poderose e.... poco opportune pinneggiate, contribuisca ad incrementare la già cronica torbidità dell’acqua.

Un aspetto che deve essere valutato, per l’importanza che riveste ai fini di una corretta e sicura gestione dell’immersione nei laghi, è senza dubbio l’altitudine a cui è posto lo specchio d’acqua, oggetto dell’immersione. Sappiamo infatti che le immersioni cosiddette in quota, cioè eseguite in laghi posti ad altimetrie maggiori rispetto al livello del mare, sottopongono il subacqueo, a parità di profondità raggiunta, a gradienti pressori più severi. La minor pressione atmosferica presente sulla superficie di questi laghi, determina infatti rapporti tra pressione in profondità e pressione in superficie sensibilmente maggiori rispetto a quanto accade per analoghe immersioni compiute in ambiente marino. La severità di tale condizione aumenta perciò via via che aumenta l’altitudine del lago e se questo fattore può essere trascurato per immersioni eseguite a quote inferiori a 700 metri, per quote superiori si rendono necessarie sia specifici adattamenti per l’utilizzo delle normali tabelle di decompressione, sia modifiche alle procedure di risalita rispetto a quanto previsto in ambiente marino, con riduzione delle velocità di risalita e modifica delle profondità a cui eseguire le soste di sicurezza e le eventuali tappe di decompressione. Anche per chi 17


ricorre al computer subacqueo per la gestione dell’immersione, questa specifica condizione deve risultare chiara. Non tutti i computer infatti prevedono una riconfigurazione automatica degli algoritmi in funzione dell’altitudine e per molti è pertanto richiesto uno specifico settaggio che deve essere eseguito manualmente. E... quando si ritorna in mare, è bene ricordarsi di ritornare alla configurazione originale onde evitare....insolite immersioni brevi od in alternativa interminabili tappe di decompressione! Una trattazione completa di questo argomento, così come di tutti gli altri aspetti tecnici caratteristici dell’immersione nei laghi, esula ovviamente dalle finalità di questo libro e pertanto si rimanda ai numerosi testi specifici la loro trattazione ed alla frequentazione di corsi di specializzazione ad essi dedicati. Non è stato detto sino ad ora, perché risulta sin troppo ovvio, che la sostanziale differenza tra acque interne ed acque di mare, è rappresentata dalla diversa concentrazione di sali in esse disciolti (con qualche rara eccezione dispersa per il mondo). Al di là della diversa sensazione che proviamo quando qualche goccia

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d’acqua giunge sulle nostre papille gustative, va ricordato che con la salinità varia anche conseguentemente il peso per unità di volume dell’acqua (1 kg/dm³ per l’acqua priva di sali, 1,026 kg/dm³ per l’acqua marina). Per i subacquei, che ben conoscono gli effetti prodotti su di essi dalla spinta di Archimede, questo implica un maggior peso da applicare alla cintura della zavorra; naturalmente a parità di attrezzatura e vestiario. Il fatto di eseguire immersioni a contatto con acque povere di sali può avere un vantaggio per quanto riguarda la manutenzione della propria attrezzatura. L’assenza di sale infatti, determina condizioni meno aggressive per quanto riguarda processi di ossidazione ed in generale di deterioramento. Resta comunque buona norma anche per le immersioni al lago, provvedere al risciacquo dell’attrezzatura. E ciò sia perché le acque possono comunque non essere perfettamente pulite, sia perché è possibile che alla nostra attrezzatura restino attaccati a fine immersione animaletti, pezzettini di alghe, piante o uova, pronti a trasferirsi in altre acque, favorendo in questo modo la diffusione involontaria di specie aliene infestanti.


Con pinne e maschera ovvero lo snorkeling nei laghi

Seppure all’apparenza meno interessante del mare, il lago offre moltissime opportunità di immersione e di incontri con specie animali e vegetali che non vanno sottovalutate. L’indubbio privilegio della lunga permanenza sott’acqua che le immersioni con autorespiratore offrono durante la visita di siti subacquei, nulla toglie alle immersioni in apnea o al semplice snorkeling in superficie per quello che riguarda il fascino degli ambienti o degli eventuali entusiasmanti incontri. Ma che cos’è l’apnea? L’apnea innanzitutto è una disciplina sportiva. Fra le varie discipline natatorie è quella che più ci avvicina all’acqua, che ci fa sentire un tutt’uno con essa. Non essendo condizionati da attrez-

zature che limitano i nostri movimenti, o dal dover avere punti di appoggio, il nostro corpo è libero di muoversi in ogni direzione nella colonna d’acqua. In questo mondo le percezioni cambiano. La nostra mente si deve adattare ad un diverso modo di concepire lo spazio. Emozioni e sensazioni fanno parte integrante di questo “gioco”. Sono segnali che il nostro corpo ci invia durante le fasi dell’apnea e specialmente nel neofita lasciano sconcertati per la forza con le quali arrivano. Piano piano si riscoprono cose di noi che non si ricordavano più, cose che si erano sopite all’ombra di una vita frenetica. Ogni volta che ci immergiamo riprendiamo coscienza del nostro corpo e del nostro io più profondo: è come rinascere. Certo non per tutti è così: c’è chi 19


percepisce il contatto con l’acqua come un qualcosa di avverso; scendere in acqua è per queste persone come affrontare un nemico. Ma l’acqua non è nostra nemica, gli unici nemici siamo noi stessi quando sopravvalutiamo le nostre capacità o ci lasciamo prendere dal panico per cose che sono reali solo nella nostra testa. In questi casi basta poco per cambiare le carte in tavola. Un buon istruttore può aiutarci a ritrovare quella sintonia con l’acqua che abbiamo perso con il tempo. Ricordiamoci che abbiamo passa-

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to i primi nove mesi della nostra vita in un mondo fatto d’acqua ed è palese la gioia di un bambino appena nato quando entra in contatto con l’acqua. L’apnea ha la forza di farci riprovare quelle sensazioni. Sebbene l’accesso a questo mondo sia aperto a tutti e a qualunque età, esso ha comunque le sue regole, che vanno conosciute e rispettate per non incappare in incidenti e poter effettuare in tutta sicurezza e con la necessaria tranquillità questo meraviglioso sport.


Ecologia dei laghi

DEFINIZIONE I laghi sono cavità del suolo, all’interno delle quali si raccoglie l’acqua proveniente dal bacino imbrifero di pertinenza, ovvero da quella porzione di territorio che raccoglie e convoglia, attraverso i corsi d’acqua, le acque meteoriche. Da un punto di vista strettamente chimico il lago altro non è che una soluzione diluita di acqua e sostanze chimiche di varia natura, in equilibrio o tendente all’equilibrio, con il fondale lacustre e con le particelle sospese in acqua e in continuo scambio gassoso con l’atmosfera. In un’accezione più ampia, il lago viene inteso come un elemento geografico inserito nel territorio, dal notevole pregio paesaggistico, soggetto a differenti usi, che vanno da quello ricreativo, a

quelli irriguo, idroelettrico, potabile, alimentare attraverso la pesca, ecc. Da un punto di vista ecologico il lago è un ecosistema estremamente complesso, costituito dall’insieme delle comunità biologiche (componente biotica), dall’ambiente fisico-chimico lacustre, nel quale queste comunità vivono (componente abiotica) e dalle strette interazioni reciproche tra le parti, in equilibrio dinamico. Per la sua complessità, il lago può essere paragonato ad un organismo vivente, che nasce, si evolve e va incontro ad una lenta senescenza, passando attraverso la fase di stagno, fino all’interramento. Questo ciclo, assolutamente naturale, si realizza in tempi enormemente lunghi, valutabili nell’ordine di migliaia 21


o decine di migliaia di anni, e attraverso un lento, profondo, ma continuo cambiamento delle caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche lacustri (fig. 1).

Fig. 1. Evoluzione di un lago.

Data la grande complessità di questo ambiente, svariati sono i sistemi di classificazione dei laghi, come ad esempio, l’origine, ovvero il tipo di evento geologico responsabile della loro formazione: distinguiamo così laghi glaciali, vulcanici, di sbarramento, tettonici, carsici… Ma i laghi possono essere classificati anche in base alla salinità delle acque (di acqua dolce, salmastra o salata), al regime (temporanei e permanenti), alla posizione (costieri, continentali, vallivi, submontani, 22

vulcanici, ecc.). I laghi possono essere classificati anche in relazione agli usi delle acque, in naturali, artificiali, naturali ampliati, idrologicamente modificati a scopo idroelettrico.

CENNI DI MORFOLOGIA E IDROLOGIA La conoscenza della morfologia sommersa del lago e quindi della sua forma, non solo è premessa per capire e studiare i processi che avvengono in acqua, poiché consente di mettere in relazione forma e dimensioni del bacino del lago con i processi che vi si svolgono, ma anche per l’impiego della risorsa acqua. La morfologia lacustre è legata in prima battuta alla diversa origine dei laghi: così ad esempio, i laghi di escavazione glaciale hanno un tipico profilo trasversale ad U, mentre quelli tettonici sono in genere profondi e a fondo piatto. Tra i parametri morfometrici più importanti troviamo, ad esempio: - la planimetria, ovvero la “pianta” del lago, da cui si rilevano, tra gli altri, parametri quali la lunghezza massima, la larghezza ed il perimetro lacustre; - la batimetria, ovvero la forma della conca sommersa, da cui si rilevano ad esempio, la profondità media, quella massima ed il volume del lago.


Un dato idrologico estremamente importante è rappresentato dal tempo teorico di rinnovo delle acque di un lago, cioè da quello necessario per ricambiarne completamente l’acqua. Esso dipende dal rapporto fra il volume del lago e gli afflussi dal bacino imbrifero (immissari + apporti di falde + apporti di pioggia), considerati uguali ai deflussi (emissario). A titolo di esempio, sono richiesti 26,8 anni per il rinnovo totale delle acque del lago di Garda, che ha un bacino imbrifero pari a 2260 Km2 e 4 per il lago Maggiore, che ha un bacino imbrifero maggiore e pari a 6600 Km2. Il tempo reale di ricambio è spesso superiore a quello teorico, dato che dall’emissario, durante l’estate, esce solamente acqua superficiale e non quella profonda (a causa della stratificazione termica – paragrafo “Temperatura e proprietà termiche del lago”). PROPRIETÀ FISICHE E CHIMICHE DEL LAGO Le caratteristiche fisiche e chimiche delle acque di un lago contribuiscono in modo determinante, assieme agli altri fattori, a definire le condizioni ambientali che supportano e condizionano la vita del complesso ecosistema lago. La loro conoscenza è premessa fondamentale per interpretare e

studiare l’ambiente lacustre. Tra le proprietà fisiche dell’acqua vanno segnalate quelle ottiche e quelle termiche. Luce, trasparenza e proprietà ottiche del lago La luce consente la vita degli organismi vegetali, e quindi delle piante acquatiche e delle alghe, che utilizzano l’energia luminosa per crescere e svolgere le loro attività vitali. Il limite inferiore della loro presenza e del loro sviluppo coincide necessariamente con quello in cui la luce si estingue. La radiazione luminosa infatti, penetra nella massa d’acqua fino ad una certa profondità, venendo in parte “diffusa” ed in parte “assorbita” dall’acqua stessa, dalle sostanze in essa disciolte e dalle particelle in essa presenti (compresi gli organismi acquatici, in particolare le alghe - fitoplancton), responsabili della torbidità dell’acqua. Lo strumento più semplice per misurare la trasparenza dell’acqua è il “disco di Secchi”, un disco bianco che viene calato in acqua nelle ore centrali del giorno dalla fiancata in ombra di una barca: tale misura è data dalla profondità in cui il disco scompare, non essendo più visibile all’occhio umano, e ricompare. Questo strumento fornisce una semplice ed indiretta misura della concentrazio23


ne di fitoplancton presente nella colonna d’acqua: maggiore è la trasparenza, tanto minore è la torbidità e solitamente, la concentrazione algale. La trasparenza di un lago non è una proprietà statica, ma cambia anche nel corso dell’anno. Il colore delle acque è legato al contenuto in sostanze sciolte e sospese, alla profondità dell’acqua ed al colore dei sedimenti del fondo. Mediamente, tanto più pure e pulite sono le acque di un lago, tanto maggiore è la sua trasparenza e tanto più il suo colore tende all’azzurro. Temperatura e proprietà termiche del lago Le immersioni in lago permettono di rilevare una delle caratteristiche più salienti delle acque lacustri: la proprietà termica. In un determinato momento dell’anno, la temperatura dell’acqua dipende dal suo bilancio termico, cioè dalla differenza tra apporti e perdite di calore. Il fattore più importante per l’apporto di calore è la radiazione solare, coadiuvata dall’azione del vento. La temperatura, oltre a condizionare fortemente gli organismi acquatici e gli equilibri biologici che caratterizzano il lago, estende il suo effetto anche all’ambiente aereo circostante, condizionando ad esempio, il clima e la vegetazione litoranea. 24

Per capire come si distribuisce il calore nel lago è importante ricordare che l’acqua ha densità massima a 4°C: a questa temperatura essa raggiunge il massimo peso. Sopra i 4°C l’acqua diventa tanto meno densa e quindi più leggera, quanto più aumenta la temperatura. Anche sotto i 4°C l’acqua diventa meno densa e più leggera, tanto che il ghiaccio (0° C) galleggia sull’acqua, che ha una temperatura di 4°C. Nei diversi periodi dell’anno cambia non solo la temperatura superficiale, ma anche il “profilo termico” delle acque, definito dalla successione della temperatura dalla superficie al fondo del lago. Immaginiamo ora, in una bella e fredda giornata di sole di fine inverno-inizio primavera, di compiere un’immersione. Noteremo non solo l’estrema limpidezza delle acque, ma soprattutto la temperatura, che in un determinato periodo primaverile è attorno ai 4°C dalla superficie al fondo del lago. In questo periodo l’azione del vento può infatti facilmente determinare il rimescolamento delle acque superficiali, cariche di ossigeno, con quelle sottostanti, più povere, ricaricando così di ossigeno disciolto l’intera colonna d’acqua (circolazione primaverile) (fig. 2). Con l’avanzare della stagione primaverile, per effetto dell’irrag-


Fig. 2. Ciclo termico di un lago.

giamento solare, la temperatura degli strati superficiali comincia ad aumentare. Grazie all’azione meccanica del vento le masse superficiali più calde e leggere vengono comunque spinte verso il basso, si rimescolano con quelle sottostanti, anche se più fredde e pesanti, contribuendo in questo modo a distribuire il calore negli strati più profondi. Con il progredire della stagione calda, la massa d’acqua superficiale diventa troppo calda e leggera per potersi rimescolare con le masse più profonde, troppo fredde e pesanti. Si viene a sviluppare così il fenomeno della “stratificazione termica” (stratificazione estiva), ben conosciuto da chi si immerge nelle acque di un lago. Durante questa fase si riconoscono tre distinte zone distribuite lungo la verticale della colonna d’acqua: lo strato superficiale, più o meno uniformemente caldo

(epilimnio), lo strato profondo di acque fredde (ipolimnio) ed uno strato intermedio, relativamente sottile, il metalimnio o termoclinio, nel quale in pochi metri si realizza un repentino calo della temperatura dell’acqua. Esso rappresenta una vera e propria “barriera” tra queste due porzioni di masse d’acqua, che restano, durante questo periodo dell’anno, confinate, come due mondi separati. Il rimescolamento dell’acqua, e quindi anche il rifornimento di ossigeno interessa in questa fase, solo l’epilimnio, mentre nell’ipolimnio, l’assenza di scambi anche gassosi con gli strati sovrastanti, porta ad avere condizioni di basso tenore di ossigeno, fino ad arrivare, in taluni casi all’anossia (assenza di ossigeno), ovviamente incompatibile con la vita degli organismi acquatici. In autunno, con la diminuzione 25


della temperatura dell’aria, associata all’azione meccanica del vento, inizia il raffreddamento delle acque superficiali, che, fredde e dense, “sprofondano” nelle acque più calde. Questa nuova fase di circolazione autunnale delle acque porta il lago verso la condizione di isotermia invernale (ovvero temperatura costante dalla superficie al fondo del lago, attorno ai 4°C). La piena circolazione autunnale, così come quella primaverile, ha un ruolo estremamente importante nell’arricchimento in ossigeno disciolto degli strati profondi. In inverno, gli strati superficiali dell’acqua si raffreddano ulteriormente, e si assiste ad una “stratificazione termica inversa” (stratificazione invernale): lo strato superficiale più freddo e quindi meno denso, può anche ghiacciare, “galleggiando” sopra gli strati profondi che presentano una temperatura di 4°C. In base alle caratteristiche e al comportamento termico delle acque, i laghi vengono distinti secondo un classificazione termica. Essa risulta essere di fondamentale importanza non solo per interpretare i fenomeni della circolazione e della stratificazione dell’acqua, ma anche per capire la modalità di distribuzione dei materiali sospesi e di quelli disciolti, essenziali per i processi biologici 26

che avvengono in acqua. Si riportano di seguito alcuni termini utilizzati, in relazione alle caratteristiche termiche di un lago: - lago olomittico: nel quale la circolazione interessa l’intera massa d’acqua; - lago meromittico: nel quale la circolazione è solo parziale (gli strati più profondi non si rimescolano mai con quelli superficiali). Tra i laghi olomittici si distinguono, tra gli altri: - lago amittico: sempre coperto da ghiaccio; - lago monomittico: presenta un solo rivolgimento l’anno (ad es. laghi alpini d’alta quota, nei quali la superficie è libera dai ghiacci solo per un breve periodo estivo, quando la loro temperatura superficiale supera i 4°C); - lago dimittico: presenta due rivolgimenti l’anno (gran parte dei laghi di bassa e media quota dell’arco alpino). Caratteristiche chimiche del lago La sostanza inorganica più importante presente nel lago è ovviamente l’acqua, che rappresenta non solo il mezzo nel quale si sviluppano tutte le forme di vita in essa esistenti, ma anche il solvente per quegli elementi chimici indispensabili alla vita stessa. Fra questi, i principali sono ossigeno


e anidride carbonica, le cui concentrazioni dipendono dall’equilibrio con gli stessi gas presenti nell’atmosfera, dalla temperatura della massa d’acqua e dall’attività di respirazione e di fotosintesi degli organismi viventi, presenti nelle acque. Sono inoltre presenti elementi quali calcio, magnesio, cloruri, solfati, ferro, manganese, bicarbonati, ecc., nonché altri, quali sali di azoto e fosforo, comunemente indicati come nutrienti. Tutte queste sostanze sono trasportate con le acque di dilavamento di origine meteorica, che provengono dal bacino imbrifero del lago: è quindi evidente che le caratteristiche chimiche (qualitative e quantitative) delle acque lacustri, sono determinate dalla natura del territorio circostante. È altrettanto evidente che la composizione in specie ed il numero degli organismi produttori (alghe e piante) sono direttamente legati all’abbondanza ed al tipo di nutrienti chimici presenti. L’azoto ed il fosforo in particolare, rappresentano il “nutrimento” delle alghe. Nei laghi con ridotta concentrazione di nutrienti, la crescita e lo sviluppo delle alghe è contenuto: questi sono i laghi oligotrofici. Quando il contenuto in nutrienti aumenta, il livello trofico del lago progredisce inesorabilmente verso la condizione

di mesotrofia ed eutrofia, che si evidenziano con un maggior sviluppo algale. Nel corso del complesso e lungo ciclo di vita di un lago, che conduce al suo interramento, si realizza un naturale processo di arricchimento in sostanze nutritive, che lo portano naturalmente verso la condizione di eutrofia. Questa condizione può però essere indotta, su un periodo decisamente più breve, anche delle attività antropiche (eutrofizzazione - paragrafo “Le patologie del lago”). ZONAZIONE DEL LAGO Nel lago si osservano alcune distinte zone dove, la particolare struttura morfologica e fisica (termica e luminosa) contribuiscono a creare ambienti unici e peculiari, che determinano e condizionano le comunità viventi che vi si insediano (fig. 3). Osserviamo, in senso trasversale:

Fig. 3. Rappresentazione della zonazione di un lago.

- la zona litorale: è la fascia più esterna del lago, che parte dal27


la riva, all’interno della quale la luce si diffonde fino al fondale, consentendo alle piante acquatiche (macrofite) di crescere e di svilupparsi. Essa risente dell’influenza della zona di costa. In questa zona, durante l’estate, le acque si riscaldano e si rimescolano fino al fondo; - la zona pelagica: è la porzione delle “acque aperte”, che si estende dal margine più interno delle macrofite verso la porzione più interna del lago. Essa risente meno, rispetto alla precedente, dell’influenza del territorio circostante. È caratterizzata dalla rapida riduzione della radiazione luminosa e dai processi di stratificazione termica estiva ed invernale, con rapida diminuzione verticale di temperatura ed ossigeno in corrispondenza del termoclinio (vedi paragrafo “Temperatura e proprietà termiche del lago”); - la zona sublitorale: è la zona di transizione tra le due precedenti, al limite dello sviluppo delle macrofite. In senso verticale, osserviamo: - la zona eufotica: è la porzione illuminata, nella quale usualmente l’acqua si rimescola; si estende dalla superficie dell’acqua fino a quella profondità, in corrispondenza della quale si misura una intensità luminosa pari all’1% di quella presente in 28

superficie. Comprende pertanto la zona litorale e la porzione superficiale della pelagica; in essa, la presenza di luce consente lo sviluppo degli organismi fotosintetici (piante ed alghe); - la zona afotica: si estende al di sotto della zona eufotica, fino al fondale del lago; non è presente quindi, nella zona litorale, ma esclusivamente in quella pelagica. È la zona profonda del lago, nella quale il livello di luce è troppo basso per consentire la presenza di organismi fotosintetici, in grado di produrre ossigeno. In tale zona si insediano quindi poche specie animali, talora numericamente abbondanti, strettamente adattate a vivere a basse concentrazioni di ossigeno. LE COMPONENTI BIOLOGICHE DEL LAGO Le grandi differenze che caratterizzano le diverse zone del lago, sopra descritte, portano ad una estrema diversificazione delle comunità biologiche in esse ospitate. In generale, habitat così diversi ospitano organismi acquatici con comportamento o modo di vita profondamente differenti. Si possono così riconoscere tre gruppi fondamentali: - plancton: insieme di organismi acquatici microscopici, provvisti di strutture che ne consentono


il galleggiamento, ma non il movimento attivo (almeno in senso orizzontale): essi vengono infatti trasportati passivamente dalle correnti e dal moto ondoso; è ospitato principalmente nella zona eufotica; - benthos: gruppo eterogeneo, costituito dagli organismi che vivono sul fondale lacustre, dalla zona di riva a quella profonda. Le grandi differenze fisiche e chimiche del sedimento e delle acque in queste due zone, sono tali da determinare comunità bentoniche estremamente diversificate: distinguiamo così comunità litorali, sublitorali e profonde; - necton: complesso di organismi viventi in acqua dotati di nuoto attivo (pesci). È ospitato in tutte le zone del lago. Plancton Risulta essere composto sostanzialmente da: - vegetali: fitoplancton (organismi autotrofi); - animali: zooplancton (organismi eterotrofi). Comprende anche una componente, detta batterioplancton, rappresentata da batteri, ovvero da organismi decompositori. Fitoplancton È costituito da organismi vegetali microscopici, unicellulari o

coloniali, detti comunemente alghe, che vivono sospesi nella colonna d’acqua, prendendo i nutrienti dall’acqua e l’energia per crescere e svilupparsi dalla radiazione solare (organismi autotrofi). Esiste un’enorme varietà di forme e di strutture tali da generare stupore e meraviglia ad una prima analisi al microscopio. Tali organismi hanno un tasso di crescita e di sviluppo estremamente veloce per contrastare da un lato il tasso di “affondamento” in acqua e dall’altro la predazione dello zooplancton, che si nutre di alghe. Alcune specie presentano particolari forme e strutture (es. spine) per favorirne il galleggiamento. Le comunità algali sono specifiche dell’ambiente lacustre che le ospita. Così, anche laghi simili dal punto di vista delle condizioni ambientali, del contenuto in nutrienti (azoto e fosforo) e delle caratteristiche chimiche, presentano popolamenti differenti. In generale, tuttavia, è possibile riconoscere dei tipi più o meno definiti di popolamento algale di laghi a differente trofia: il fitoplancton di laghi ricchi di sostanze nutritive (eutrofici) è di solito qualitativamente differente e quantitativamente più abbondante di quello presente in laghi poveri di sostanze nutritive (oligotrofi). 29


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Fig. 4. Fitoplancton: alghe verdi (a - Spirogyra, b - Scenedesmus), diatomee (c - Asterionella), dinoflagellati (d - ciste di Borghiella).

Ogni specie algale presenta un ciclo stagionale influenzato da vari fattori, quali luce, temperatura, disponibilità di nutrienti e interazioni con le altre specie, come ad esempio competizione e predazione. In generale, con l’avanzare della stagione estiva si osserva un incremento della biomassa algale, specie se la disponibilità di nutrienti, quali fosforo ed azoto è elevata, visibile macroscopicamente con una riduzione della trasparenza del lago: l’acqua acquisisce una colorazione che varia, a seconda del tipo di organismi prevalenti, dal verde al bruno. Tra i gruppi più rappresentati nei laghi temperati troviamo le diatomee (alghe brune), le cloroficee (alghe verdi), le cianoficee (alghe azzurre) ed i dinoflagellati (fig. 4). La quantità di clorofilla presente in un determinato volume di acqua, può dare un’utile indicazione sulla quantità di alghe presenti. Zooplancton

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È il plancton animale, rappresentato da organismi eterotrofi, che devono cioè cibarsi di altri organismi (ad esempio alghe e batteri) e di detrito per ricavare l’energia di cui hanno bisogno. Comprende organismi di piccole dimensioni (da frazioni di millimetro a qualche millimetro), in grado di muoversi attivamente in acqua aperta. Alcune specie sono pertanto visibili anche ad occhio nudo (soprattutto i crostacei), anche se si osservano più facilmente con l’uso di una lente o di uno stereomicroscopio. L’esistenza dello zooplancton, si nota se in una notte tranquilla si illumina con una torcia o un fascio luminoso l’acqua di uno stagno o di un lago dall’alto. Comprende sostanzialmente tre gruppi: protozoi, rotiferi e crostacei (fig. 5). Ai protozoi appartengono gli organismi più piccoli dello zooplancton, esclusivamente unicellulari. Sono dotati di movimenti autono-


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Fig. 5. Zooplancton: a - rotiferi, b - copepodi, c - cladoceri.

mi, ma hanno dimensioni talmente piccole, che i loro spostamenti nella massa d’acqua lacustre sono del tutto irrilevanti. Vi appartengono ad esempio i ciliati. I rotiferi sono invece animali pluricellulari, estremamente piccoli (< 150 μm). Sono in grado di compiere brevi spostamenti giornalieri di qualche decina di metri. La loro piccola taglia offre protezione dai pesci planctofagi. Devono il nome ad una struttura particolare posta attorno alla bocca, costituita da una corona di “cilia” che, muovendosi vorticosamente, dà l’impressione di una ruota o di un’elica in movimento. Essa consente all’animale di muoversi, di convogliare il cibo alla bocca e di rinnovare l’acqua posta attorno al suo corpo e quindi, assicurare l’adeguato rifornimento di ossigeno. I crostacei sono rappresentati da due gruppi, cladoceri e copepodi, che nell’ecosistema lago sono i più importanti consumatori primari. Ai cladoceri appartiene ad esem-

pio la “pulce d’acqua” (Daphnia sp.), organismo estremamente curioso da osservare, il cui corpo è costituito essenzialmente da due valve che racchiudono tutti gli organi e gli apparati, osservabili in trasparenza, e gli arti, ad eccezione del capo e delle antenne. In trasparenza si osservano anche le uova, nonché i piccoli che si sviluppano nelle femmine. Benthos Anch’esso risulta essere composto da: - vegetali: fitobenthos (organismi autotrofi); - animali: zoobenthos (organismi eterotrofi). Comprende inoltre anche altri gruppi che vivono sul sedimento, come batteri e funghi, che hanno un fondamentale ruolo nella decomposizione della sostanza organica. Fitobenthos Il fitobenthos è costituito da alghe sia microscopiche che macroscopiche, che vivono appoggiate o

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Fig. 6. Fitobenthos: a, b - substrati colonizzati da alghe, c - diatomee al microscopio ottico, d - diatomea al microscopico elettronico a scansione.

attaccate ai substrati del fondale lacustre, fin dove c’è disponibilità di luce. È rappresentato da alghe verdi, alghe rosse e alghe brune (diatomee), queste ultime tra le più studiate, poiché vengono spesso utilizzate come bioindicatori (indicatori biologici della qualità dell’ambiente acquatico) (fig 6). Zoobenthos È un gruppo estremamente eterogeneo e risulta essere composto da: - microinvertebrati, aventi dimensioni inferiori ad un millimetro (protozoi, rotiferi, tardigradi, ecc.); - macroinvertebrati: organismi di dimensione superiore al millimetro e quindi visibili ad occhio nudo. Rappresentano una comunità estremamente articolata e complessa, che comprende insetti, crostacei, molluschi, bivalvi, oligocheti, irudinei e platelminti (fig. 7). La struttura di comunità e l’abbondanza dei vari gruppi è legata al tipo di sedimento (sabbioso, limoso

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o pietroso), ma anche alla disponibilità di cibo, alle caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua, compresa naturalmente la disponibilità di ossigeno. La riduzione della concentrazione di ossigeno disciolto condiziona infatti pesantemente la composizione della comunità, portando alla scomparsa degli organismi più esigenti. Così ad esempio, mentre le comunità macrobentoniche del litorale comprendono spesso diverse specie di insetti, gasteropodi e molluschi, quelle profonde, ospitate spesso da fondali sabbiosi e limosi carenti di ossigeno, sono più povere in specie e rappresentate da organismi adattati a vivere anche a basse concentrazioni di ossigeno (oligocheti, larve di insetti dei generi Chironomus e Chaoborus). Necton È rappresentato dal popolamento ittico del lago. In generale si ritiene che i pesci occupino il vertice della catena alimentare lacu-


stre, anche se nella realtà non esistono solamente pesci predatori che si nutrono di altri pesci. Ci sono pesci carnivori, ovvero pesci che si nutrono di plancton animale (zooplancton) o di benthos e pesci erbivori, che si nutrono di vegetali (parti di piante acquatiche, alghe). Alcune specie inoltre, possono cambiare il loro regime alimentare con l’età. Il popolamento ittico di un lago è il risultato delle sue caratteristiche morfologiche, fisiche, chimiche e biologiche. Tra i fattori principali troviamo le dimensioni, la profondità, la temperatura, la concentrazione di ossigeno disciolto, la quantità di alimento disponibile. È possibile distinguere pertanto, tre tipologie di popolamento ittico, presenti in categorie lacustri con caratteristiche simili, in particolare: - popolamento dei grandi laghi profondi; - popolamento dei piccoli laghi; - popolamento dei laghi alpini di alta quota. I grandi laghi presentano due popolamenti principali, ospitati

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rispettivamente nella zona pelagica e in quella litorale e sublitorale. Nella prima, le buone condizioni di ossigenazione e le temperature relativamente basse dell’ipolimnio, anche nel corso dell’estate, consentono l’insediamento di un popolamento a Salmonidi, tra i quali la trota lacustre, ormai sempre più rara, ed il carpione, specie endemica del lago di Garda. Nella zona pelagica di molti laghi ha cominciato ad affermarsi il coregone, specie introdotta alla fine del XIX secolo dai laghi svizzeri. Nella seconda invece, il popolamento è rappresentato sostanzialmente da Ciprinidi, Percidi e Centrarchidi. Tra i Ciprinidi si rinvengono la scardola, il cavedano ed il triotto. La tinca predilige le zone ricche di vegetazione, il pigo e la savetta i litorali rocciosi, il barbo le aree prossime agli immissari, l’anguilla le zone profonde con fondale fangoso. Sono inoltre presenti specie esotiche ormai naturalizzate quali la carpa, introdotta nel 1500, il persico sole e il persico trota, pre-

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Fig. 7. Zoobenthos: macroinvertebrati: a - platelminti, b - molluschi, c - crostacei, d - insetti odonati.

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datore ittiofago come il luccio e il persico. Il popolamento dei piccoli laghi è molto simile a quello della zona litorale dei grandi laghi, a causa della mancanza di una zona pelagica ben definita con temperature estive basse, che consentano la sopravvivenza di specie esigenti in temperatura ed ossigeno come quelle appartenenti ai Salmonidi. Prevalgono quindi Ciprinidi quali alborella, scardola, cavedano, triotto e tinca. Frequenti sono anche il luccio, la carpa ed il persico sole (fig. 8). I laghi alpini di alta quota, poco produttivi ed oligotrofici, sono caratterizzati dalla presenza di un popolamento poco numeroso e rappresentato da trota fario e dal piccolo Ciprinide sanguinerola. Talvolta è presente anche il salmerino alpino. Spesso, il popolamento ittico differisce notevolmente per composizione e per abbondanza rispetto a quello teorico, in seguito ad attività antropiche quali la pesca, le pratiche di ripopolamento a sostegno delle popolazioni presenti, le introduzioni intenzionali o accidentali di nuove specie, l’inquinamento. Il popolamento ittico è comunque soggetto a variazioni naturali legate all’evoluzione del lago. In generale un lago oligotrofico è caratterizzato dalla consistente 34

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Fig. 8. Fauna ittica: a - banco di alborelle, b - luccio, c - persico reale.

presenza di Salmonidi, un lago mesotrofico da quella di Percidi e Centrarchidi ed uno eutrofico da quella dei Ciprinidi. Macrofite La flora acquatica comprende un gruppo di organismi, che


non rientra nelle categorie sopra descritte (plancton, benthos, necton). Con il termine di piante acquatiche si intende un gruppo floristico eterogeneo, composto in massima parte da piante superiori (Angiosperme), entro il quale numerosi autori includono anche piante come le Briofite (Epatiche e Muschi), le Pteridofite e le alghe macroscopiche dei generi Chara e Nitella. A questo gruppo, chiamato anche con il termine di “macrofite acquatiche” appartengono quindi, numerosi gruppi vegetali, che hanno in comune le dimensioni macroscopiche e l’essere rinvenibili sia in prossimità, sia all’interno delle acque dolci superficiali. La classificazione biologica più usata fa riferimento al fatto che le piante siano radicate al substrato (gruppi A, B, C delle figg. 9 e 10), oppure non lo siano (gruppo D nelle figg. 9 e 10).

A = radicate emergenti B = radicate flottanti

Tra le macrofite radicate al fondo si distinguono: A. emergenti o emerse: formanti il cosiddetto “canneto”, con rizoma (fusto modificato di aspetto simile ad una radice): Phragmites, Typha, Scirpus, Sparganium, Carex, Schoeneplectus, ecc. Sono presenti nella parte più esterna del litorale lacustre (profondità dell’acqua 0 – 1,5 m) e presentano caratteristiche di idrofilia minori rispetto a quelle presenti nelle zone più profonde; B. flottanti: presenti nella porzione del litorale con profondità mediamente compresa tra 0,5 – 3 m; sono ancorate al substrato per mezzo di radici o rizoidi, ma sono comunque presenti foglie e organi riproduttivi che galleggiano sulla superficie; spesso le foglie galleggianti sono differenti da quelle

C = radicate sommerse D = non radicate flottanti

Fig. 9. Distribuzione delle piante acquatiche lungo un transetto, che parte da riva (modif. da Siligardi et al., 2007).

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sommerse (es. Nymphaea, Nuphar, Ranunculus, ecc.); C. sommerse: completamente sommerse e ancorate al substrato per mezzo di radici o rizoidi che, in linea di massima, non hanno funzione nutritiva (es. Ceratophillum, Chara, Potamogeton, Myriophillum, Elodea, ecc.); si rinvengono mediamente fino ad una profondità di 10 m; Alle macrofite non radicate al fondo appartiene il gruppo: D. flottanti: a questo gruppo appartengono specie che galleg-

giano sull’acqua e non sono in alcun modo ancorate al fondo; le radici, se presenti, sono libere e non hanno alcuna funzione di ancoraggio (Lemna, Trapa). La vita sommersa ha imposto alle piante acquatiche diverse tipologie di adattamento. Per quanto concerne gli aspetti morfologici ed anatomici, i più visibili riguardano gli apparati fotosintetici e vanno dallo sviluppo di foglie di forma estremamente allungata come adattamento alla corrente (es. Vallisneria spiralis), alla sud-

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Fig. 10. Piante acquatiche: A - macrofite radicate al fondo emergenti: canneti, B - macrofite radicate al fondo flottanti: ninfea bianca, C - macrofite radicate al fondo sommerse: brasca delle lagune, D - macrofite non radicate al fondo flottanti: lenticchia d’acqua.

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divisione della superficie fogliare in numerose porzioni (lacinie o capillari, es. Ranunculus sp.), alla presenza di stomi (strutture che consentono gli scambi gassosi) generalmente nella pagina superiore delle foglie galleggianti, mentre le strutture sommerse ne sono prive, allo sviluppo di parenchima aerifero (un particolare tessuto ricco di aria). Esse svolgono un ruolo ecologico estremamente importante, poiché contribuiscono alla creazione di habitat e siti di deposizione per la fauna, forniscono cibo per animali acquatici (invertebrati e pesci), stabilizzano la costa ed i sedimenti di fondo, hanno un ruolo fondamentale nel ciclo dei nutrienti (azoto e fosforo), limitano lo sviluppo massivo di fitoplancton in laghi eutrofi, essendo anch’esse organismi autotrofi. CATENA ALIMENTARE, RETI TROFICHE E PIRAMIDE DELLE BIOMASSE Abbiamo visto come, tra i diversi gruppi di organismi presenti nel lago, vi siano organismi produttori (autotrofi - vegetali), consumatori (eterotrofi - animali) e decompositori (batteri, funghi). Essi rappresentano gli anelli della catena alimentare, lungo la quale avviene il trasferimento di sostanza organica e di energia nell’ecosistema lacustre alimen-

tato dal sole. La più semplice catena alimentare presente nel lago è quella che inizia dal fitoplancton, che produce sostanza organica partendo dalla radiazione solare, e prosegue con lo zooplancton, che si nutre di fitoplancton (consumatore primario, erbivoro). Il plancton diventa poi cibo dei pesci planctofagi (consumatori secondari) e questi dei pesci ittiofagi (consumatori terziari, carnivori). Alla loro morte i decompositori “smontano” le sostanze organiche negli elementi inorganici costituenti (carbonio, azoto, fosforo, ecc.), che concimano il terreno ed entrano di nuovo nel ciclo. In un ecosistema complesso come quello lacustre, le catene alimentari sono molteplici e complesse e danno vita a fitte reti di distribuzione del cibo, le reti trofiche. Esse possono essere rappresentate con una struttura piramidale, alla base della quale stanno i produttori ed al vertice, l’ultimo anello dei consumatori. Il numero dei gradini della piramide corrisponde al numero di anelli della catena alimentare (o di livelli trofici). La piramide può essere costruita considerando il numero di organismi dei diversi anelli (piramide dei numeri), la biomassa (piramide delle biomasse), oppure il contenuto energetico dei 37


vari livelli (piramide dell’energia). È chiaro che gli organismi che occupano il livello più basso della piramide (produttori) sono molto più numerosi di quelli che occupano il livello successivo, quello posto più in alto (il fitoplancton è molto più numeroso dello zooplancton, questo dei pesci erbivori e questi ultimi dei pesci carnivori). Passando da un gradino all’altro inoltre, si assiste ad una grande perdita di energia sotto forma di calore, pari all’80-90%. In questo modo, qualsiasi ecosistema può sostenere fino ad un determinato numero massimo di organismi e di livelli trofici. LE PATOLOGIE DEL LAGO Abbiamo fin qui capito come il lago sia un ambiente estremamente complesso, con delicati equilibri fra le componenti viventi e quelle non viventi. L’uomo, usando ed abusando della risorsa acqua, può però portare questi ecosistemi ad “ammalarsi”, introducendo nei laghi sostanze inquinanti, alterando il naturale regime idrologico di un lago, oppure introducendo specie estranee a quelle naturalmente presenti. Inquinamento Si parla di inquinamento, quando, in un determinato ambiente, si introducono sostanze estranee 38

o dannose, che portano ad una riduzione della qualità e spesso, compromettono l’uso della risorsa. L’inquinamento può essere puntiforme, legato alla presenza di scarichi (urbani, industriali) o diffuso, proveniente dal territorio circostante, quando, ad esempio, intensamente coltivato (sostanze fertilizzanti, pesticidi,…). Negli ambienti acquatici, gli inquinanti possono essere rappresentati da sostanze “eutrofizzanti”, tossiche e acidificanti. Un cenno particolare meritano le prime, responsabili del processo di “eutrofizzazione”, ovvero dell’arricchimento non naturale delle acque in nutrienti (azoto e fosforo). Tale fenomeno si manifesta macroscopicamente con l’enorme sviluppo quantitativo delle alghe (fioriture algali, spesso di specie appartenenti ai cianobatteri), accompagnato da un’iniziale proliferazione degli altri organismi, che si nutrono di esse (zooplancton in prima battuta), con un graduale incremento della torbidità ed il conseguente peggioramento della trasparenza. Questo fenomeno innaturale porta all’accumulo di un’enorme massa di sostanza organica che, decomposta e ossidata dai batteri, porta a ridurre, se non ad esaurire, le scorte di ossigeno disciolto presenti in acqua. Non solo le comunità


viventi in acqua subiscono una profonda alterazione a tutti i livelli, dalle alghe ai pesci, ma si verifica inoltre un’evidente riduzione della fruibilità del lago e dell’uso dell’acqua, con la scomparsa di specie ittiche pregevoli, l’impossibilità di attingere acqua per il consumo umano, la drastica riduzione dell’uso ricreativo del lago. Alterazione del regime idrologico Questa tipologia di impatto è dovuta alle alterazioni del volume di acqua non solo presente in un lago, ma anche in entrata e in uscita. È collegata ad esempio all’utilizzo idroelettrico della risorsa e porta a gravi ripercussioni sulle caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche lacustri. Il lago di Toblino, ad esempio, un lago naturale che nel 1951 è stato profondamente modificato per l’utilizzo a scopo idroelettrico, ha subito un’enorme estensione della superficie del bacino imbrifero (passato da 72,4 a 753,0 km2) ed una profonda alterazione del regime idrologico, che appare oggi come un lago-fiume. Il tempo di rinnovo è pari oggi a qualche giorno, mentre nel periodo antecedente l’entrata in funzione della centrale idroelettrica era di 82 giorni.

Introduzione di specie aliene Negli ultimi anni, oltre ai problemi legati all’inquinamento, gli ambienti lacustri sono diventati oggetto di un fenomeno inarrestabile e imponente, legato all’introduzione di specie aliene o esotiche. Questo fenomeno, che nel passato era conosciuto dai soli studiosi, è diventato negli ultimi anni di dominio pubblico ed è ormai considerato una delle problematiche fondamentali a livello mondiale, assieme ai cambiamenti climatici, poiché è connesso con la riduzione della biodiversità. La flora e la fauna del pianeta si sono evolute nel corso di milioni di anni. Oceani, mari, deserti, catene montuose hanno creato barriere fisiche allo spostamento delle specie, contribuendo alla biodiversità e allo sviluppo di specie animali e vegetali specifiche di determinati ambienti e territori (specie autoctone ed endemiche). Sempre più frequentemente negli ultimi anni, l’azione dell’uomo ha portato talvolta purtroppo, alla caduta di tali barriere ed allo spostamento e diffusione (intenzionale o accidentale) di specie dal loro territorio di origine ad altri, lontani anche migliaia di chilometri. Quindi, una specie originaria (autoctona) di un determinato territorio, diventa esotica nel territorio nel quale viene portata. 39


Pensiamo ad esempio a Robinia pseudoacacia, pianta arbustiva e arborea originaria del NordAmerica e introdotta nel 1600 in Europa, dove è quindi una specie esotica. Grazie alla sua grande capacità di diffusione è ormai diventata parte integrante della vegetazione europea, causando però spesso la banalizzazione e la semplificazione di molti ambienti boschivi di bassa e media quota. In molti casi tali specie si adattano a stento al nuovo ambiente e si estinguono rapidamente. In altri si stabiliscono nel nuovo ambiente, ma sono incapaci di auto-

sostenersi senza l’intervento dell’uomo (specie acclimatata); in caso contrario, si dicono naturalizzate. Quando invece le specie alloctone non solo riescono a sopravvivere, ma anche a riprodursi massicciamente, espandendosi rapidamente a scapito delle specie locali, vengono definite specie invasive aliene (sinonimi: specie invasive, specie esotiche invasive, specie invasive alloctone). L’introduzione o la diffusione di specie invasive aliene può avere conseguenze imprevedibili nell’ambiente, poiché esse sono dei potenti agenti di cambiamen-

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Fig. 11. Specie aliene degli ambienti acquatici: a - piante acquatiche: Lagarosiphon major, b - molluschi bivalvi: Corbicola fluminea e Corbicola fluminalis, c - crostacei: Orconectes limosus, d - pesci: Lepomis gibbosus.

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to e di minaccia a livello ecologico (biodiversità), economico e per la salute umana. Per quanto riguarda il primo livello, l’impatto della specie invasive va dalla competizione con gli organismi autoctoni per il cibo e per l’habitat (es. gamberi alloctoni verso gamberi autoctoni), ai cambiamenti della struttura degli ecosistemi, all’ibridazione con le specie locali. Per quanto riguarda il secondo livello (economico), le specie invasive possono provocare una riduzione dei raccolti di prodotti agricoli, forestali e ittici. La nutria ad esempio, portata in Europa dalle Americhe per la pelliccia, è ormai insediata in tutta Europa e causa danni notevoli ad argini, canali e sistemi di irrigazione e di protezione dalle inondazioni. La cozza zebra (Dreissena polymorpha), una delle specie invasive più famigerate, oltre ad esercitare un impatto ecologico significativo, poiché ricopre tutti i substrati duri presenti nel fondale, provoca gravissimi problemi legati all’ostruzione delle tubature dell’acqua. Di non minore importanza possono essere i danni alla salute uma-

na. La zanzara tigre, ad esempio, sempre più presente in Europa e veicolo di oltre 22 arbovirus, è stata introdotta tramite il commercio di pneumatici. È probabile che, a causa dei cambiamenti climatici, si possa diffondere ulteriormente a nord. Le specie invasive vengono introdotte principalmente tramite gli scambi commerciali. Per quanto riguarda i canali di introduzione, la maggior parte delle piante acquatiche invasive, introdotte a scopo ornamentale per acquari e giardini, giunge accidentalmente nell’ambiente naturale. La fauna invasiva di acqua dolce invece (pesci, gamberi, tartarughe, ad esempio), si diffonde nell’ambiente naturale perché immessa deliberatamente, o perché fugge da impianti di acquacoltura. Organismi come molluschi o altri piccoli invertebrati possono essere veicolati invece, da altri organismi superiori o da barche e quindi essere accidentalmente immessi nelle acque dei laghi. I cambiamenti climatici ed il maggiore degrado degli habitat possono facilitare ulteriori invasioni (fig. 11).

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Schede illustrative

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Struttura de Per facilitare la consultazione dell’atlante, le schede riportano in testa l’indicazione del principale gruppo di appartenenza informale della specie descritta (o della categoria tassonomica).

Macrofite Lagarosiphon major (Rid

Nome volgare: peste d’acqua arcuata, erba riccia Sinonimi: Elodea crispa Hort.

Nome scientifico della specie (nomenclatura binomiale) o della categoria superiore quando la specie non è definita. Vengono riportati anche eventuali nomi volgari in uso ed i sinonimi più diffusi del nome scientifico.

Divisione: Classe: Sottoclasse: Ordine: Famiglia: Genere:

Magnoliophyta Liliopsida Alismatidae Hydrocharitales Hydrocharitaceae Lagarosiphon Lagaro

Sintetica classificazione gerarchica con ind zione delle principali categorie tassonom superiori.

Rappresentazione grafica della distribuzione della specie in Italia indicata su base regionale. La distribuzione delle specie aliene è evidenziata mediante colorazione rossa.

Habitat: La pianta vive in laghi, stagni e fiumi a lento corso, dove, a temperature ottimali intorno ai 20°C, in acque non troppo profonde (tra 2 e 4 m) e ricche o moderatamente ricche di sostanze nutritive, può costituire vasti tappeti. Si sviluppa nella fascia compresa tra 0 e 300 m s.l.m.

Indicazione dell’ambiente e delle condizioni fisico-chimiche più idonee allo sviluppo della specie descritta.

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U id p


delle schede Descrizione delle principali caratteristiche dimensionali, cromatiche, morfologiche ed anatomiche degli individui, con particolare riguardo agli elementi che possono facilitarne l’identificazione tassonomica.

Descrizione: Specie sommersa radicata. È una pianta erbacea perenne a crescita rapida e portato eretto con fusto ramoso, carnoso e piuttosto fragile, di diametro di 2-3 mm , di colore verde ed altezza media compresa tra 20 e 50 cm (ma può raggiungere etri). Le foglie, lanceolate, affusolate e rigide con margine liscio, hanno una lunghezza massima di 3 cm circa ed una larghe Paragrafo in cui vengono riportati i comportapicciolo (foglie sessili); i sono fittamente disposte a s menti biologici della specie, le eventuali abitufoglia per nodo) ed evidenziano una pronunciata f dini sociali, le strategie ed i regimi alimentari, una pianta dioicaa ed i piccoli fiori bianco-rosa sono le modalità ed i periodi di riproduzione. maschili sono sessili,i mentre quelli femminili sono maturità raggiungono la superficie dell’acqua.

Una parola in corsivo identifica un termine riportato nel glossario.

on indicaonomiche

Biologia: Il periodo di fioritura è compreso tra agosto e settembre e l’impollinazione avviene in superficie. La pianta si propaga soprattutto per via vegetativa, attraverso frammentazione del fusto. Esempi di qualche specie simile, con relativa descrizione comparativa degli elementi distintivi Elodea canadensiss ed Elodea nu principali e di più facile individuazione. meno

Specie simili:

rigoglioso e le foglie disposte in

Osservazioni, curiosità: Specie esotica originaria dell’Africa tropicale e subtropicale. Fuori dal suo areale nativo, l’Africa, non si riproduce per via sessuata, ma solamente per via vegetativa. Se le condizioni di luce, nutrienti e sedimento sono appropriate, L. majorr è in grado di diffondersi e crescere rapidamente, entrando in competizione con le specie locali naturalmente presenti.

Curiosità che riguardano le specie descritte e.... che non trovano posto nei paragrafi precedenti!

Fotografia e raffigurazione di L. major.

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Alghe Spirogyra Link In C.G. Nees, 1820 Nome volgare: spirogira Sinonimi: -

Divisione: Classe: Ordine: Famiglia:

Chlorophyta Chlorophyceae Zygnematales Zygnemataceae

Habitat: È un gruppo di alghe verdi comuni nelle acque dolci, talvolta abbondanti e spesso frammiste ad altri tipi di alghe filamentose. Sono presenti in laghi, stagni, ma anche in acque debolmente fluenti, dalla pianura alle zone montane.

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Descrizione: Forma nuvole verdi, a volte mucillaginose, spesso libere in acqua, costituite da filamenti verdi. All’analisi microscopica si osserva che i filamenti non sono ramificati e sono costituiti da una fila di cellule, solitamente più lunghe che larghe, percorsa da un nastro spiralato verde, formato dai cloroplasti (piccoli organelli della cellula, che contengono la clorofilla) presenti nelle singole cellule, adesi alle pareti.

Biologia: La riproduzione è solitamente sessuata e si realizza attraverso il passaggio del contenuto cellulare tra due cellule poste su filamenti differenti, formando una sorta di “scala a pioli”. Questo processo porta alla formazione di spore (zigospore), importanti per la determinazione delle specie.

Specie simili: Altre alghe verdi filamentose.

Osservazioni, curiosità: Con l’avanzare della stagione calda, in caso di presenza abbondante di alghe verdi filamentose, le masse di alghe si sollevano dal fondo e vengono portate in superficie.

Dettaglio di Spirogyra.

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Alghe Chara globularis Thuillier 1799 Nome volgare: alga a candelabro Sinonimi: Chara fragilis Desvaux in Loiseleur-Deslongchamps 1810, Chara pulchella Wallroth 1815

Divisione: Classe: Ordine: Famiglia: Genere:

Charophyta Charophyceae Charales Characeae Chara

Habitat: È presente in laghi (a profondità diversa, da 0,5 a 18 m), stagni, fossi, paludi, ma anche in acque correnti. In generale le caroficee sono particolarmente abbondanti nelle acque ricche di carbonati, anche se la loro presenza negli ambienti acquatici è in sensibile calo.

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Descrizione: Le alghe appartenenti al genere Chara sono, tra le alghe verdi, quelle con struttura più complessa. In quanto alghe, non possiedono le differenziazioni in tessuti e in organi caratteristici delle piante, come foglie, fusto, fiori o radici. Il corpo di C. globularis (tallo) slanciato, di colore verde e alto da 10 a 50 cm, è ancorato al suolo attraverso “rizoidi” ed è composto da un sottile fusto corticato, composto da nodi e lunghi internodi, con aculei rudimentali. Da ogni nodo si dipartono radialmente degli esili “rametti”, detti raggi, riuniti in verticilli di 6-7. Alla loro base si osservano 2 corone di piccole “foglioline” rudimentali, dette “stipuloidi”. Nelle alghe non esiste il fiore, ma un’altra tipologia di apparato riproduttore, la cui conformazione è importante per la determinazione della specie: la nucula (femminile) è avvolta da cinque cellule allungate disposte ad elica, mentre il globulo (maschile) è sferico, di colore giallo-rossastro.

Biologia: Queste alghe si riproducono per via sessuata, ma anche per via vegetativa, attraverso la germinazione di specifiche strutture portate dai rizoidi.

Specie simili: Nell’osservazione in campo, ad un rapido esame, queste alghe possono essere confuse con piante acquatiche come Ceratophyllum sp. e Myriophillum sp. – che presentano però radici, fusto, foglie, fiori. Capito che si tratta di un’alga, l’identificazione non solo a livello di specie, ma anche di genere è comunque problematica, poiché presenta grande somiglianza con altri generi della stessa famiglia, come ad es. Nitella - con struttura a candelabro, colore verde traslucido, è anch’essa calcificata, anche se spesso al tatto è meno rigida; con l’ausilio di una lente o di uno stereoscopio è possibile osservare che il fusto è nudo e non corticato, che sono assenti gli stipuloidi e che la struttura della nucula è differente.

Osservazioni, curiosità: L’aspetto delle alghe appartenenti al genere Chara ricorda un candelabro con nodi e lunghi internodi: da qui il nome volgare. Spesso sono incrostate da calcare, che ne irrobustisce la struttura. Come le macrofite rappresentano un idoneo habitat per molti micro e macroinvertebrati, che a loro volta sono cibo per pesci, rettili e anfibi. Dettaglio di C. globularis.

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Alghe Hildenbrandia rivularis (Liebm.) I. Ag. Nome volgare: Sinonimi: -

Divisione: Classe: Ordine: Famiglia: Genere:

Rhodophyta Rhodophyceae Cryptonemiales Hildenbrandiaceae Hildenbrandia

Habitat: Ă&#x2C6; presente in sorgenti, ruscelli montani e in laghi, dove è presente con forme abissali.

Distribuzione non disponibile

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Descrizione: Appartiene al gruppo delle alghe rosse; forma dei cuscinetti piatti e crostosi color rosso carminio, aderenti alle rocce. Al microscopio si osserva come questi cuscinetti siano formati da cellule disposte secondo delle file.

Biologia: Il genere Hildenbrandia si riproduce tipicamente per via vegetativa, formando nel proprio tessuto delle piccole gemme.

Specie simili: L’identificazione della specie richiede l’osservazione al microscopio. Può essere confusa con diverse altre specie di alghe rosse ed anche con qualche specie di alga azzurra (cianobatteri), che, nonostante il nome, può presentare una colorazione rossastra.

Osservazioni, curiosità: La maggior parte delle alghe rosse vive in mare; poche sono le specie di acqua dolce. L’alga fotografata, è stata osservata nel lago di Garda, a 40 m di profondità.

Particolare al microscopio ottico di H. rivularis (400 ingrandimenti).

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MacroďŹ te Fontinalis antipyretica (Hedw.) Nome volgare: muschio contro la febbre Sinonimi: Fontinalis minor L.

Divisione: Classe: Sottoclasse: Ordine: Famiglia: Genere:

Bryopyta Bryopsida Bryidae Isobryales Fontinalaceae Fontinalis

Habitat: Predilige acque con temperature comprese tra 15 e 20°C e poco inquinate, soprattutto correnti ed ombreggiate, ma anche ferme. Si sviluppa nella fascia altimetrica compresa tra il livello del mare e i 2000 m s.l.m.

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Descrizione: Questo muschio forma delle basse “zolle” di vegetazione che ricoprono massi e rocce. Non è ancorato saldamente tramite vere radici, ma tramite rizoidi ed è costituito da molti fusticini ramificati di circa 10 - 40 cm di lunghezza, interamente ricoperti da piccole foglie distribuite su tre file. Le foglie, di forma ovale e di colore verde scuro, sono lunghe circa mezzo centimetro e si dicono carenate, poiché la lamina, anziché piana, ha una forma a “barchetta”, la cui carena è costituita da una ripiegatura del lembo stesso lungo la linea mediana, rivolta verso l’esterno. La specie non presenta fiori. Produce microscopiche spore raccolte in piccole capsule.

Biologia: Quando si sviluppa completamente sommersa si propaga solamente per via vegetativa, tramite stoloni e frammenti. Se la pianta è soggetta a periodi di siccità si attiva la riproduzione sessuata, con produzione di spore.

Specie simili: Altre specie di muschi acquatici.

Osservazioni, curiosità: È una pianta utilizzata in passato per le sue proprietà antipiretiche (contro la febbre), da cui deriva il nome specifico. La densità del tessuto della pianta è superiore a quello dell’acqua, pertanto tende a restare sul fondo anche se sradicata, facilitando in tal modo una nuova radicazione. Fornisce habitat per invertebrati acquatici ed altri microrganismi. È una specie spesso impiegata negli acquari di acqua fredda. Nelle acque del lago di Garda, si osserva anche in profondità, ancorata ai massi o in spaccature nei pressi di sorgenti di acqua fredda.

Raffigurazione di F. antipyretica.

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Macrofite Ceratophyllum demersum L. Nome volgare: ceratofillo comune Sinonimi: -

Divisione: Classe: Sottoclasse: Ordine: Famiglia: Genere:

Magnoliphyta Magnolipsida Magnoliidae Nymphaeales Ceratophyllaceae Ceratophyllum

Habitat: Predilige acque calme, ricche di sostanze nutritive (anche leggermente eutrofizzate) e fondali di profondità compresa tra 0,5 - 10 m. Si sviluppa nella fascia altimetrica tra 0 e 500 m s.l.m. circa.

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Descrizione: Specie sommersa radicata e natante. È una pianta perenne con fusto ramificato, tenace e flessuoso, di colore bruno rossastro, di lunghezza compresa generalmente entro il metro. Le foglie sono di colore verde scuro, filiformi, con margine seghettato e ridotte a lacinie, divise una o due volte (formate da 2 o 4 segmenti); sono distribuite lungo il fusto in verticilli di 4-12. I fiori, poco appariscenti, compaiono al di sotto dei verticilli fogliari e sono distinti in maschili, di colore bianco, e femminili, di colore verde, portati dalla stessa pianta (pianta monoica). I frutti, di colore nero, hanno forma ovale, dimensione attorno ai 5 mm e presentano due spine alla base ed una all’apice.

Biologia: La fioritura avviene tra giugno e settembre, ma è un processo raro, poiché richiede una temperatura media estiva elevata (tra i 27 e i 35°C). Fioritura ed impollinazione avvengono sott’acqua: gli stami a maturità si staccano dal fiore maschile e si portano a galla; qui rilasciano il polline che, ricadendo sul fondo, può fecondare i fiori femminili, intercettati durante la discesa. Spesso, prevale la riproduzione vegetativa attraverso la formazione di propaguli, che consentono anche il superamento della stagione fredda. In autunno rimangono vive le sole estremità dei germogli, che, ricadendo sul fondo, svernano. In primavera, ogni propagulo produce due - tre gemme, che origineranno le nuove piante.

Specie simili: Ceratophyllum submersum - si distingue per le foglie più sottili con 5-8 lacinie e per il frutto privo di spine.

Osservazioni, curiosità: Un tempo la specie era largamente diffusa in Italia settentrionale ed in Toscana; le opere di bonifica e di drenaggio l’hanno resa piuttosto rara. In acque cariche di nutrienti, Ceratophyllum tende a formare densi popolamenti sia liberi e vicini alla superficie dell’acqua, sia ancorati al fondo. Contribuisce a formare un importante habitat per pesci ed invertebrati acquatici e può fornire alimento per talune specie di uccelli acquatici. È una pianta estremamente frugale, che ben si presta ad ossigenare acquari e vasche.

Raffigurazione di C. demersum.

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Macrofite Elodea nuttallii (Planch.) H. St. John Nome volgare: Sinonimi: -

Divisione: Classe: Sottoclasse: Ordine: Famiglia: Genere:

Magnoliophyta Liliopsida Alismatidae Hydrocharitales Hydrocharitaceae Elodea

Habitat: Cresce in ambienti di acqua ferma o debolmente fluente ed è comune in condizioni di eutrofia, avendo elevate esigenze in azoto e fosforo. La si ritrova anche in acque calcaree, salmastre e con inquinamento da idrocarburi e per questo è frequente nei porti.

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Descrizione: Specie sommersa radicata. È una pianta perenne con fusto allungato, sottile, ramoso (quelli osservati arrivano ad un’altezza di 1,2 - 1,5 m). Le foglie sono sessili, hanno forma oblungo-lanceolata e margine leggermente dentato (carattere visibile solo attraverso ingrandimento), con lunghezza di circa 6-13 mm e larghezza inferiore a 1,5 mm; si distribuiscono lungo il fusto in verticilli di 3 foglie, leggermente arcuate. I fiori, maschili e femminili, sono portati su piante differenti, presentano sepali lunghi 2 mm e petali stretti (0,5 mm) o assenti. I fiori maschili maturi si staccano dalla pianta, diventando liberi.

Biologia: La fioritura avviene tra il mese di luglio e settembre, ma solo sporadicamente. La pianta si propaga facilmente per via vegetativa, attraverso frammentazione del fusto. Supera l’inverno attraverso germogli prostrati sul fondale, che cominciano ad allungarsi rapidamente verso la superficie dell’acqua, quando la temperatura si approssima ai 6-8°C; produce quindi nuovi getti laterali, sviluppando una copertura estremamente ramificata.

Specie simili: Elodea canadensis – presenta fusto meno ramoso, foglie leggermente più larghe (6-15 mm x 1,5-4 mm), fiori maschili e femminili, di diametro inferiore al centimetro, portati da sottilissimi peduncoli filiformi; i petali sono di colore bianco sporco, gli stimmi di color porpora ed i sepali sono lunghi 5 mm. Elodea densa - possiede verticilli di 4-5 foglie (E. canadensis e E. nuttallii di 3), la cui lunghezza è pari a 25-30 mm e fiori di diametro pari a 1,5-2 cm. Lagarosiphon major - si distingue per il fusto più rigoglioso e le foglie vistosamente arcuate, non verticillate, a margine liscio.

Osservazioni, curiosità: Specie esotica originaria del Nord America, è presente in Europa dal 1939. Spesso nelle zone non native la specie non produce fiori e frequentemente viene confusa con le altre specie congeneri, specialmente con Elodea canadensis, che sta spesso sostituendo, anche in relazione alla sua maggior resistenza a condizioni di trofia elevate. È spesso presente in comunità macrofitiche semplificate e povere in specie e in aree soggette a traffico navale e a gestione/manutenzione, come i canali di bonifica. In diversi paesi europei, come la Gran Bretagna, la specie è soggetta a controllo e si impiegano metodi meccanici, chimici (con diserbanti specifici) o biologici (es. carpa erbivora) per la sua eliminazione. Tutte le specie del Elodea tendono ad assorbire ioni metallici dal substrato e a rilasciarli nell’acqua.Viene spesso utilizzata nell’allestimento di acquari.

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Macrofite Elodea canadensis Michx. Nome volgare: peste d’acqua comune Sinonimi: Anacharis canadensis Planchon

Divisione: Classe: Sottoclasse: Ordine: Famiglia: Genere:

Magnoliophyta Liliopsida Alismatidae Hydrocharitales Hydrocharitaceae Elodea

Habitat: Cresce in laghi e paludi su fondali generalmente limosi, non più profondi di 6-8 metri; è in grado di sopportare anche acque salmastre. Si sviluppa prevalentemente a quote comprese tra 0 e 600 m s.l.m. circa, anche se sporadicamente è stata segnalata anche a quote molto superiori.

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Descrizione: Pianta erbacea perenne a portamento eretto con fusti completamente sommersi e radicati al fondo. Il fusto ramoso e foglioso su tutta la lunghezza, ma soprattutto nella parte apicale, è carnoso, di colore verde, ha diametro di circa 2 mm e lunghezza normalmente compresa tra 15 e 50 cm (ma può giungere occasionalmente anche i 3-4 metri). Le foglie sono anch’esse piuttosto carnose, sessili hanno forma oblungo-lanceolata e margine leggermente dentato con lunghezza di circa 5-10 mm e larghezza di 2-4 mm; si distribuiscono lungo il fusto in verticilli spiralati di 3 foglie, dipartenti da esso con un angolo di circa 90 gradi (foglie patenti) leggermente arcuate. I fiori, maschili e femminili, sono su piante differenti e hanno diametro inferiore al centimetro; sono portati da sottilissimi peduncoli filiformi, lunghi 15-20 cm, al cui capo è sempre presente un unico fiore. I petali sono di colore bianco sporco e gli stimmi di color porpora.

Biologia: La fioritura avviene a giugno - luglio. La pianta si propaga facilmente per via vegetativa: piccoli frammenti di fusto possono sviluppare facilmente radici avventizie e dar vita a nuove piante. Produce una sostanza che, ricoprendo le foglie, impedisce alle alghe di ricoprirle.

Specie simili: Lagarosiphon major - si distingue per il fusto più rigoglioso e le foglie vistosamente arcuate, non verticillate, a margine liscio. Elodea densa - possiede verticilli di 4-5 foglie (E. canadensis di 3), la cui lunghezza è pari a 25-30 mm e fiori di diametro pari a 1,5-2 cm. Elodea nuttallii - presenta foglie più strette (fino a 1,5 mm).

Osservazioni, curiosità: Specie esotica originaria del Nord America (Canada e USA), venne introdotta in Europa e quindi in Italia nel corso della prima metà del XIX secolo. In Europa è presente la sola pianta femminile e quindi la specie non è in grado di riprodursi sessualmente. È una specie estremamente resistente, in grado di sopravvivere anche fluttuante in acqua, senza essere radicata. La pianta viene utilizzata da alcune tribù indiane d’America come droga. Le foglie, dalla semplice struttura, si prestano all’osservazione al microscopio ottico, attraverso il quale è possibile osservarne le cellule.

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Macrofite Lagarosiphon major (Ridl.) Moss Nome volgare: peste d’acqua arcuata, erba riccia Sinonimi: Elodea crispa Hort.

Divisione: Classe: Sottoclasse: Ordine: Famiglia: Genere:

Magnoliophyta Liliopsida Alismatidae Hydrocharitales Hydrocharitaceae Lagarosiphon

Habitat: La pianta vive in laghi, stagni e fiumi a lento corso, dove, a temperature ottimali intorno ai 20°C, in acque non troppo profonde (tra 2 e 4 m) e ricche o moderatamente ricche di sostanze nutritive, può costituire vasti tappeti. Si sviluppa nella fascia compresa tra 0 e 300 m s.l.m.

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Descrizione: Specie sommersa radicata. È una pianta erbacea perenne a crescita rapida e portamento eretto con fusto ramoso, carnoso e piuttosto fragile, di diametro di 2-3 mm circa, di colore verde ed altezza media compresa tra 20 e 50 cm (ma può raggiungere anche i 3-4 metri). Le foglie, lanceolate, affusolate e rigide con margine liscio, hanno una lunghezza massima di 3 cm circa ed una larghezza pari a 2 mm e sono prive di picciolo (foglie sessili); sono fittamente disposte a spirale lungo il fusto (una singola foglia per nodo) ed evidenziano una pronunciata forma arcuata verso il basso. È una pianta dioica ed i piccoli fiori bianco-rosa sono portati da piante differenti: i fiori maschili sono sessili, mentre quelli femminili sono portati da un breve picciolo; a maturità raggiungono la superficie dell’acqua.

Biologia: Il periodo di fioritura è compreso tra agosto e settembre e l’impollinazione avviene in superficie. La pianta si propaga soprattutto per via vegetativa, attraverso frammentazione del fusto.

Specie simili: Elodea canadensis ed Elodea nuttallii - si distinguono per il fusto decisamente meno rigoglioso e le foglie disposte in verticilli spiralati a 3 foglie.

Osservazioni, curiosità: Specie esotica originaria dell’Africa tropicale e subtropicale. Fuori dal suo areale nativo, l’Africa, non si riproduce per via sessuata, ma solamente per via vegetativa. Se le condizioni di luce, nutrienti e sedimento sono appropriate, L. major è in grado di diffondersi e crescere rapidamente, entrando in competizione con le specie locali naturalmente presenti.

Fotografia e raffigurazione di L. major.

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Macrofite Myriophyllum spicatum L. Nome volgare: millefoglio d’acqua comune Sinonimi: Myriophyllum montanum Martrin-Donos

Divisione: Classe: Sottoclasse: Ordine: Famiglia: Genere:

Magnoliophyta Magnoliopsida Rosidae Haloragales Haloragaceae Myriophillum

Habitat: Predilige le acque ferme, paludose o poco fluenti con fondali poco profondi (nella parte settentrionale del lago di Garda si trova anche fino a 6 m). Sopporta bene sia variazioni di temperatura (è presente anche in specchi d’acqua che gelano in inverno - pianta euriterma), che di salinità (pianta eurialina); si sviluppa bene in acque mesotrofe ed eutrofe ed anche in acque torbide. Si riscontra ad altitudini comprese tra 0 e 1500 m s.l.m.

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Descrizione: Specie sommersa radicata natante. È una pianta erbacea perenne, che raggiunge un’altezza compresa tra 0,3 e 3 metri. Presenta un fusto molle, flessuoso, di colore bruno rossiccio. Le foglie hanno l’aspetto di piume: sono completamente divise in 15-35 segmenti lineari, pennati, più o meno opposti, riunite in verticilli di 4. I fiori, molto piccoli, presentano petali rosei e sono raccolti in spighe prive di foglie, poste nella parte superiore del fusto, che tendono ad emergere in superficie per rilasciare il polline al vento. In autunno i fiori lasciano il posto a piccoli frutti subsferici di circa 2-3 mm di diametro.

Biologia: Il periodo di fioritura è compreso tra giugno e settembre. Si riproduce sia per via sessuata, mediante impollinazione operata dal vento, che vegetativa, mediante stoloni e frammentazione delle piante. La specie possiede un elevato tasso di crescita e costituisce spesso fitte praterie, che limitano la penetrazione della luce.

Specie simili: Myriophyllum verticillatum - distinguibile per le foglie raggruppate in verticilli di 5-6 e per la presenza di fusti fioriferi fogliosi fino all’apice.

Osservazioni, curiosità: Il nome del genere deriva da due parole greche, myrios, innumerevole, a migliaia e phillon, foglia, in riferimento alle foglie divise in molti sottili segmenti. Il nome della specie, spicatum, allude alla forma dell’inflorescenza. La pianta sopporta condizioni di siccità estiva ed è in grado di svilupparsi anche sul fango umido della riva, grazie alla crescita in ambiente subaereo di fusti e foglie ispessite, più resistenti di quelle presenti in ambiente subacqueo. Le foglie, grazie alla loro morfologia, intrappolano il sedimento sospeso e le alghe, diventando così substrato anche per piccoli invertebrati e per i pesci. Gli uccelli si nutrono dei semi della pianta.

Raffigurazione di M. spicatum.

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Macrofite Myriophyllum verticillatum L. Nome volgare: millefoglio d’acqua ascellare Sinonimi: -

Divisione: Classe: Sottoclasse: Ordine: Famiglia: Genere:

Magnoliophyta Magnoliopsida Rosidae Haloragales Haloragaceae Myriophillum

Habitat: Si riscontra ad altitudini comprese tra 0 e 800 m s.l.m. ed è caratteristica la sua presenza in acque ferme o lente anche con elevato contenuto di nutrienti.

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Descrizione: Specie sommersa radicata natante. È una pianta erbacea perenne di dimensioni variabili tra i 5 e i 20 dm. Il fusto non è molto ramificato e porta foglie riunite in verticilli di 5-6, il cui aspetto ricorda le piume: sono infatti divise in segmenti lineari, pennati, più o meno opposti. I fiori sono riuniti in una spiga, che emerge dall’acqua, fogliosa fino all’apice. Sono portati all’ascella di foglie normali o più corte, ma sempre più lunghe dei fiori. I piccoli frutti contengono quattro camere, ognuna delle quali contiene un seme.

Biologia: Il periodo di fioritura è compreso tra i mesi di giugno e settembre. La specie si diffonde per via sessuata e quindi per seme, ma si propaga anche per via vegetativa, tramite frammentazione. Verso la fine dell’estate, le estremità dei rami, con verticilli fogliari molto ravvicinati, galleggiano sull’acqua e poi, nel corso dell’autunno, si distaccano e cadono sul fondale; dopo l’inverno le foglie si aprono, vengono emesse radici avventizie e si allungano gli internodi, così da costituire le nuove piantine.

Specie simili: Myriophyllum spicatum - distinguibile per le foglie raggruppate in verticilli di 4 e per la presenza di fusti fioriferi senza foglie.

Osservazioni, curiosità: È una specie abbastanza rara. Le foglie, grazie alla loro morfologia, intrappolano il sedimento sospeso, le alghe e altri microrganismi, costituendo così substrato per piccoli invertebrati e per i pesci. Gli uccelli si nutrono dei semi della pianta.

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Macrofite Najas marina L. subsp. marina Nome volgare: ranocchia maggiore Sinonimi: Najas major All.

Divisione: Classe: Sottoclasse: Ordine: Famiglia: Genere:

Magnoliophyta Liliopsida Alismatidae Najadales Najadaceae Najas

Habitat: Si rinviene in acque dolci ferme o lentamente fluenti, ma tollera bene anche acque salmastre; si rinviene pertanto anche in laghi costieri e alla foce di grandi fiumi. In bibliografia viene segnalata in acque che non superano mai i 25°C, ad altitudine compresa tra 0 e 300 m s.l.m.; l’immagine presente nella scheda però, è relativa ad un ambiente sito ad una quota superiore, il lago di Lases (632 m).

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Descrizione: Specie sommersa radicata. È una pianta annuale di altezza generalmente compresa tra 10 e 70 cm, che forma delle specie di “arbusti” piuttosto fitti, radicati. Presenta fusto ingrossato, molto ramificato, dotato di spine. Le foglie, opposte o verticillate a 3 e di colore verde cupo, hanno forma lineare con margine grossamente dentato, lunghezza attorno a 1,5 - 4 cm e larghezza di 1 - 2 mm (escludendo il bordo dentato). È una pianta dioica con fiori di modeste dimensioni, privi di petali: il fiore maschile è ridotto al solo stame, mentre il femminile all’ovario, con stimmi a forma di coppa.

Biologia: Il periodo di fioritura è compreso tra i mesi di giugno ed agosto. L’impollinazione acquatica porta allo sviluppo di frutti che, giunti a maturazione, tendono ad affondare per il loro peso per poi rilasciare i semi che invece, essendo leggeri, sono destinati a galleggiare in superficie.

Specie simili: Najas minor - si presenta con dimensioni più ridotte, sia per quanto riguarda l’intera pianta che le foglie. Queste ultime hanno forma meno arcuata con una larghezza che non supera il millimetro, comprendendo anche il bordo dentellato. Il fusto è privo di spine (aculei).

Osservazioni, curiosità: In generale, la disseminazione delle specie appartenenti a Najas avviene ad opera degli uccelli migratori; le specie però, non si sviluppano nei laghi di montagna, ma a quote decisamente basse.

Raffigurazione di N. marina.

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MacroďŹ te Najas minor All. Nome volgare: ranocchia minore, ranocchina Sinonimi: -

Divisione: Classe: Sottoclasse: Ordine: Famiglia: Genere:

Magnoliophyta Liliopsida Alismatidae Najadales Najadaceae Najas

Habitat: Vive ad altitudine compresa tra 0 e 300 m s.l.m., in acque lente o stagnanti, ďŹ no a 3 - 4 metri di profonditĂ .

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Descrizione: Specie sommersa radicata. È una pianta annuale, simile a N. marina, ma è all’apparenza più fragile. Presenta esili fusti ramificati, che si elevano dal fondo con altezze che generalmente non superano i 20-25 cm ed è ancorata al fondo in modo labile con brevi radici avventizie. Le foglie sono verticillate in numero di 3 per nodo, di colore verde cupo; hanno forma lineare, tipicamente arcuate e con margine dentato settato (le incisioni raggiungono la nervatura mediana), di lunghezza attorno ai 2-3 cm; presentano una larghezza, comprensiva del margine dentellato, attorno al millimetro. I fiori sono solitari ed estremamente ridotti, come in N. marina.

Biologia: Il periodo di fioritura è compreso tra i mesi di giugno e luglio.

Specie simili: Najas marina - l’intera pianta presenta dimensioni maggiori ed appare più robusta rispetto a N. minor, con foglie più larghe (circa 1-2 mm escluso il margine dentellato), di forma meno arcuata e fusto con spine.

Osservazioni, curiosità: In generale, la disseminazione delle specie appartenenti a Najas avviene ad opera degli uccelli migratori; tali specie però, non si sviluppano nei laghi di montagna, ma a quote decisamente basse.

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MacroďŹ te Nimphaea alba L. Nome volgare: ninfea comune Sinonimi: -

Divisione: Classe: Sottoclasse: Ordine: Famiglia: Genere:

Magnoliophyta Magnoliopsida Magnoliidae Nymphaeales Nymphaeaceae Nymphaea

Habitat: Si trova in acque stagnanti con diverso grado di troďŹ a. Si sviluppa in una fascia altimetrica compresa tra 0 e 1500 m s.l.m.

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Descrizione: Specie flottante radicata. È una pianta erbacea perenne che raggiunge un’altezza di 2-20 dm. Presenta un lungo rizoma affondato nel fango, ramificato, dalle cui gemme si sviluppano le foglie dal lungo picciolo, che si estende fino alla superficie per farle galleggiare. Le foglie solitarie di colore verde lucente, natanti o lievemente sollevate dall’acqua, sono grandi, carnose, coriacee e cerose. Hanno lamina piana e ampia, complessivamente rotondeggiante, solcata da un’incisione profonda limitata da due lobi, estesa quasi fino al centro della foglia, dove si inserisce il picciolo. Inizialmente le foglie sono arrotolate su sé stesse, poi si distendono, assumendo la caratteristica forma. I grandi fiori solitari emergono dall’acqua, hanno forma di coppa (diametro di circa 10-12 cm) e presentano una corolla costituita da numerosi petali (20) bianco candido (raramente rosei), disposti a spirale, che racchiudono numerosi stami gialli. Il frutto è una bacca, che completa la maturazione sul fondale del lago, dove i semi potranno germinare.

Biologia: La fioritura avviene tra giugno e settembre. L’impollinazione è assicurata dagli insetti, ma la moltiplicazione avviene anche per divisione naturale dei fusti sotterranei (rizomi).

Specie simili: Nuphar luteum - solo in assenza di fiori; la specie presenta il picciolo di sezione circolare. Altre specie del genere Nymphaea, che comprende circa 40 specie: solo N. alba è però spontanea in Italia.

Osservazioni, curiosità: Il fiore si apre di giorno, per poi richiudersi verso sera, immergendosi parzialmente in acqua. Il nome deriva dal greco nymphe, che significa ninfa (divinità dei laghi e dei fiumi); secondo Plinio infatti, il nome ninfea deriva da una ninfa tramutata in questo fiore. Nell’antichità le ninfee venivano impiegate in farmacologia come antispasmodici, sedativi, narcotici, in quanto contenenti nel rizoma l’alcaloide nuferina. Successivamente, per produrre oli per la cura di imperfezioni dell’epidermide, scottature solari, calvizie. Fiori di N. alba.

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MacroďŹ te Nuphar lutea (L.) Sm. Nome volgare: nannufero, nannufaro, ninfea gialla Sinonimi: Nuphar luteum (L.) S. et S.

Divisione: Classe: Sottoclasse: Ordine: Famiglia: Genere:

Magnoliophyta Magnoliopsida Magnoliidae Nymphaeales Nymphaeaceae Nuphar

Habitat: Predilige acque stagnanti, a differente grado di troďŹ a. Si sviluppa in una fascia altimetrica compresa tra 0 e 1500 m s.l.m.

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Descrizione: Specie flottante radicata. È una pianta erbacea perenne che raggiunge un’altezza di 2-20 dm. Presenta un grosso e lungo rizoma da cui si dipartono le foglie a lamina ampia, ovale, cuoriforme (8-20 x 15-30 cm), ondulata sul bordo, il cui picciolo si inserisce a ¼ della lamina; la pagina superiore è di colore verde scuro, quella inferiore violacea. Oltre alle foglie galleggianti, che presentano un rivestimento ceroso nella pagina superiore, sono presenti foglie sommerse, di consistenza molto più delicata. I peduncoli delle foglie hanno consistenza gommosa, sezione leggermente triangolare e sono estensibili: la loro lunghezza perciò, si adatta facilmente al livello dell’acqua. Il fiore solitario emerge dall’acqua, ha una forma sferica di diametro pari a 4-5 cm e presenta una corolla costituita da numerosi petali di colore giallo. Il frutto a forma di urna (5-6 cm di diametro), contiene nelle numerose logge semi di colore giallo, immersi in un liquido vischioso. Alla maturazione, le logge si aprono e si sfaldano e, assumendo forma di barchetta, galleggiano liberando i semi, che, caduti sul fondo, daranno origine a nuove piante.

Biologia: La fioritura avviene tra luglio e settembre. L’impollinazione è assicurata dagli insetti. I semi vengono disseminati dagli uccelli, ma la moltiplicazione avviene soprattutto per divisione naturale dei rizomi.

Specie simili: N. alba - solamente in assenza di fiori - presenta il picciolo di sezione quadrangolare.

Osservazioni, curiosità: I fiori solitari e dall’intenso profumo, si aprono all’alba, per richiudersi al tramonto.

Estensione di N. lutea.

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Macrofite Persicaria amphibia (L.) Delarbre Nome volgare: poligono anfibio Sinonimi: Polygonum amphibium L.

Divisione: Classe: Sottoclasse: Ordine: Famiglia: Genere:

Magnoliophyta Magnoliopsida Caryophyllidae Polygonales Polygonaceae Persicaria

Habitat: Si sviluppa nelle zone litorali e poco profonde dei laghi e in acque debolmente fluenti, in una fascia altimetrica compresa tra 0 e 1400 m s.l.m.

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Descrizione: Specie radicata emergente. È una pianta erbacea perenne che raggiunge un’altezza di 3-12 dm. Dal fusto, generalmente sommerso e cavo, che tende ad un colore rossastro, si dipartono le foglie galleggianti, lanceolate, glabre, picciolate, con base leggermente cuoriforme. I fiori unisessuali, di colore bianco-purpureo, sono raccolti in spighe terminali erette. Il frutto è un achenio, secco, duro e lucido, contenente un seme.

Biologia: La fioritura avviene tra giugno e agosto.

Specie simili: Specie del genere Polygonum, come Polygonum hydropiper - presenta spiga ricurva e interrotta.

Osservazioni, curiosità: Esiste anche una forma terrestre, spesso sterile, con foglie larghe lanceolate, sessili e pelose. Gli uccelli acquatici si nutrono dei semi della pianta. È una pianta medicinale, impiegata come antisettico.

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Macrofite Potamogeton crispus L. Nome volgare: lattuga ranina, brasca increspata, erba gala Sinonimi: -

Divisione: Classe: Sottoclasse: Ordine: Famiglia: Genere:

Magnoliophyta Liliopsida Alismatidae Najadales Potamogetonaceae Potamogeton

Habitat: La specie vive ad una quota compresa tra 0 e 1000 metri s.l.m., sia in acque stagnanti, che in acque debolmente fluttuanti, anche ricche in sostanze nutritive e con carico organico (e pertanto sopporta un certo grado di inquinamento), con temperature non eccedenti i 20°C. Predilige fondali sabbiosi e/o melmosi ben illuminati, con profondità compresa tra 0,5 e 3,5 metri.

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Descrizione: Specie flottante radicata. È una pianta erbacea perenne, che può raggiungere un’altezza di quasi 2 metri. Il fusto, radicato anche grazie a rizomi molto estesi di colore bianco, è ramificato ed ha sezione quadrata di spessore pari a 1 mm (più raramente sino a 2 mm). Le foglie, sessili con base allargata amplessicaule (che “abbraccia” il fusto), sono tutte simili, hanno forma lanceolata a margine liscio e ondulato (da cui deriva il nome), aspetto lucido e colore che varia dal verde al marrone, in funzione della profondità; sono 3-6 volte più lunghe che larghe e la loro lunghezza si aggira attorno ai 5 cm. Alla base del picciolo sono presenti stipole caduche di circa 1 cm di lunghezza. I fiori sono raggruppati in brevi spighe, poste al termine di sottili peduncoli, lunghi 1-5 cm, che giungono sino in superficie.

Biologia: Il periodo di fioritura va da aprile a maggio. Si riproduce anche per via vegetativa, attraverso gemme che si sviluppano durante l’estate all’ascella delle foglie e al termine dei rami e nella primavera successiva originano radici e piccoli fusti, che costituiranno le nuove piante.

Specie simili: Appartiene ad uno dei generi più numerosi della flora acquatica italiana, che conta 18 specie ed in particolare, 11 a foglia con lamina allargata. La determinazione può essere complicata dal fatto che, le specie del genere Potamogeton vanno incontro ad ibridazione. Tra queste, una specie abbastanza simile è P. perfoliatus - si differenzia per il fusto della pianta, cilindrico con un diametro di circa 3 mm e le foglie di forma ovale con punta arrotondata e margine non ondulato.

Osservazioni, curiosità: I fiori e le foglie dei Potamogeton sono spesso ricoperti, specialmente in acque calcaree, da uno strato di carbonato di calcio. Le foglie sono particolarmente gradite a pesci, quali carpe e tinche e ad alcuni gasteropodi.

Raffigurazione di P. crispus.

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Macrofite Potamogeton pectinatus L. Nome volgare: brasca delle lagune Sinonimi: Stuckenia pectinatus L.

Divisione: Classe: Sottoclasse: Ordine: Famiglia: Genere:

Magnoliophyta Liliopsida Alismatidae Najadales Potamogetonaceae Potamogeton

Habitat: È una specie comune, che vive in stagni, fossi, canali, laghi, in acqua dolce e salmastra, in una fascia altimetrica compresa tra 0 e 2000 m s.l.m. È legata a condizioni di mesotrofia ed eutrofia ed alla presenza di carico organico.

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Descrizione: Specie flottante radicata. È una pianta erbacea perenne, che può raggiungere un’altezza variabile tra 50 e 150 cm. Il fusto è sottile, di sezione cilindrica e piuttosto ramificato. Le foglie, lineari ed appuntite (larghe fino a 1,5 mm e lunghe 2-10 cm), sono piuttosto rade, disposte sul fusto in modo alterno e con la parte basale che lo avvolge, come nelle Graminaceae (foglie guainanti). Questa guaina, di 2 cm di spessore, è spessa il doppio del fusto che contiene. Alla base delle foglie sono presenti stipole caduche. I fiori sono piccoli, di colore verde per l’assenza di petali (sono presenti quindi solo i sepali in numero di 4), raccolti in spighe lunghe circa 3-5 cm, poste su peduncoli filiformi non molto lunghi.

Biologia: Il periodo della fioritura va da giugno ad agosto. Si propaga anche per via vegetativa.

Specie simili: Esistono 8 specie di Potamogeton con foglie strettamente lineari o filiformi, tra cui due con foglia guainante (Potamogeton filiformis, oltre a P. pectinatus). L’esistenza della guaina si rileva semplicemente tendendo delicatamente la foglia verso l’esterno e rilevando che essa, aprendosi, si sfila dal fusto rimanendovi attaccata all’estremità inferiore. Nelle altre specie invece, la foglia si stacca nettamente dal punto di inserzione. Potamogeton filiformis - possiede dimensioni decisamente più ridotte (fino a 50 cm di altezza) e fusto non cilindrico, ma appiattito (questa differenza può essere rilevata semplicemente facendo “rullare” il fusticino fra le dita). Può essere confusa anche con Zanichellia palustris – ha foglie strettamente lanceolate, ma non guainanti; presenta invece stipole guainanti. Inoltre i fiori, minuscoli, sono portati all’ascella delle foglie, e non riuniti in spighe. Raffigurazione di P. pectinatus.

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MacroďŹ te Potamogeton perfoliatus L. Nome volgare: brasca arrotondata Sinonimi: -

Divisione: Classe: Sottoclasse: Ordine: Famiglia: Genere:

Magnoliophyta Liliopsida Alismatidae Najadales Potamogetonaceae Potamogeton

Habitat: La pianta vive tra 0 e 1800 metri s.l.m., in acque ferme o a lento corso, mesotrofe ed eutrofe e con signiďŹ cativo carico organico.

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Descrizione: Specie flottante radicata. È una pianta erbacea perenne piuttosto alta (può arrivare a misurare anche 5 metri) con fusto cilindrico radicato, da cui si dipartono foglie membranacee e traslucide di colore verde scuro, alterne (tranne talvolta quelle fiorali e quelle alla biforcazione dei fusti), sessili, amplessicauli, tutte simili fra di loro (le superiori più piccole) e sommerse. Sono rotondeggianti o ovali, lunghe 4-5 cm circa, con apice arrotondato e margine dentellato rugoso. Sono presenti stipole caduche di lunghezza 1 cm. I fiori sono di colore verde, disposti in spighe di 1,5 - 3 cm su di un peduncolo, che parte dall’apice del fusto.

Biologia: Il periodo di fioritura è compreso tra i mesi di giugno e luglio. Si riproduce sia per via sessuata, sia vegetativa tramite rizomi.

Specie simili: Appartiene ad uno dei generi più numerosi della flora acquatica italiana, Potamogeton, che conta 18 specie e, in particolare, 11 con lamina fogliare allargata. La determinazione può essere complicata dal fatto che le specie di Potamogeton vanno incontro ad ibridazione. Tra queste, una specie abbastanza simile è Potamogeton crispus - si differenzia per il fusto quadrangolare e le foglie allungate e molto ondulate.

Osservazioni, curiosità: I fiori e le foglie dei Potamogeton sono spesso ricoperti, specialmente in acque calcaree, da uno strato di carbonato di calcio.

Disegno di P. perfoliatus.

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MacroďŹ te Ranunculus trichophyllus Chaix Nome volgare: ranuncolo a foglie capillari Sinonimi: Ranunculus paucistamineus Tausch; Ranunculus drouetii F.W.Schultz; Ranunculus pantothrix Auct.; Ranunculus cesatianus Caldesi

Divisione: Classe: Sottoclasse: Ordine: Famiglia: Genere:

Magnoliophyta Magnoliopsida Magnoliidae Ranunculales Ranunculaceae Ranunculus

Habitat: Ă&#x2C6; presente in acque lente o stagnanti, a quote comprese tra 0 e 800 m s.l.m.

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Descrizione: Pianta perenne con foglie di forma particolare, filiformi, più o meno rigide, raccolte in ciuffi molto ramificati. I fiori sono di colore bianco a 5 petali, che non si sovrappongono sul bordo.

Biologia: La specie fiorisce da maggio a giugno e viene impollinata da insetti.

Specie simili: La distinzione tra le differenti specie dello stesso genere è piuttosto difficoltosa e basata essenzialmente sui caratteri dei fiori e dei frutti.

Osservazioni, curiosità: L’esemplare riportato, è stato fotografato nel lago di Garda (Porto San Nicolò) ad una profondità di 4 m su fondale limoso - ciottoloso. La particolarità, sta nel fatto che la specie, che viene impollinata da insetti, in questo ambiente fiorisce sott’acqua. Probabilmente la specie, presente anche nell’immissario del lago, il Sarca, ha trovato in quest’area lacustre, ricca di sorgenti sotterranee, condizioni ideali al proprio sviluppo.

Fiore di R. trichophyllus.

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Piante Vallisneria spiralis L. Nome volgare: erba nastro Sinonimi: -

Divisione: Classe: Sottoclasse: Ordine: Famiglia: Genere:

Magnoliophyta Liliopsida Alismatidae Hydrocharitales Hydrocharitaceae Vallisneria

Habitat: Predilige acque calme o con debole corrente, ben illuminate, con temperature medie comprese tra 15 e 22 째C e con fondo sabbioso o leggermente limoso. Si sviluppa in una fascia compresa tra 0 e 300 m s.l.m. circa.

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Descrizione: Specie sommersa radicata. È una pianta erbacea perenne a portamento verticale, con altezza pari a 30 – 80 cm. Presenta un fusto molto corto ed ingrossato (rizoma), sul quale si inseriscono in un’unica rosetta basale, fino a venti foglie. Queste, senza alcun picciolo, sono nastriformi, flaccide, a margine liscio o leggermente dentato nella parte superiore, larghe 8-12 mm con nervature parallele abbastanza evidenti. Il loro colore varia dal verde scuro al verde brillante con tendenza alla colorazione rossastra, quando esposte a forte illuminazione. I fiori sono piccoli e distinti in maschili e femminili di colore verde (per assenza di petali) e portati da piante diverse (piante dioiche); i primi sono numerosi e riuniti in infiorescenze, poste a capo di corti peduncoli in prossimità delle radici, mentre i secondi sono isolati e portati da lunghi peduncoli filiformi, che assumono una forma a spirale, che caratterizza la pianta femminile, particolare questo da cui è tratta l’etimologia del nome.

Biologia: Il periodo di fioritura è compreso tra aprile e maggio. La riproduzione vegetativa avviene facilmente tramite l’emissione di stoloni e permette alla specie di colonizzare rapidamente ampie superfici di fondale, costituendo grandi popolazioni. In acque profonde (oltre i 3 m) la specie si riproduce quasi esclusivamente per via vegetativa, mentre in acque meno profonde anche per via sessuata.

Osservazioni, curiosità: Un tempo, questa specie era piuttosto diffusa; oggi risulta essere assai meno frequente, a causa del peggioramento generale della qualità delle acque e dell’artificializzazione delle rive e dei fondali. Come tutte le specie appartenenti al genere Vallisneria, nel corso della crescita “avvelena” il substrato in cui è posta. Caratteristico è il modo in cui avviene l’impollinazione: il fiore femminile, giunto alla maturità, grazie allo srotolamento del peduncolo spiralato su cui è portato, giunge in superficie. Qui può incontrare un fiore maschile, che staccatosi da un’altra pianta, è emerso isolato in superficie e schiudendosi, galleggia, sospinto dal vento. Ad avvenuta fecondazione, il peduncolo del fiore femminile si riavvolge a spirale contraendosi, depositando in questo modo il fiore sul fondo, dove potrà portare a maturazione il frutto e rilaFotografia ed illustrazione di V. spiralis. sciare i semi.

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Piante Zannichellia palustris L. subsp. palustris Nome volgare: zanichellia Sinonimi: -

Divisione: Classe: Sottoclasse: Ordine: Famiglia: Genere:

Magnoliophyta Liliopsida Alismatidae Najadales Zannichelliaceae Zannichellia

Habitat: Ă&#x2C6; presente in acque calme o debolmente correnti, come fossi e canali, ricche di sostanze nutritive, su fondale fangoso, a profonditĂ di 0,5-2,5 m. Si sviluppa in una fascia compresa tra 0 e 800 m s.l.m. circa.

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Descrizione: Specie sommersa radicata natante. È una pianta erbacea perenne, con fusto filiforme e ramificato, dotato alla base di un corto rizoma strisciante e può raggiungere un’altezza di circa 100 cm. Le foglie, di forma strettamente lanceolata, lunghe sino a 10 cm e larghe non più di 2 mm, possiedono evidenti stipole guainanti; sono alterne, anche se sui fusti fioriti possono apparire opposte o quasi verticillate. I fiori, di colore verde, sono piccoli e senza petali e si distinguono in maschili, costituiti da un unico stame, e femminili, formati da un involucro che contiene da 2 a 6 ovari, da ognuno dei quali si sviluppa un frutto.

Biologia: Periodo di fioritura da aprile a luglio. Si propaga anche sviluppando radici ai nodi.

Osservazioni, curiosità: Può essere confusa con le specie di Potamogeton con foglie strettamente lineari o filiformi, tra i quali: - Potamogeton pectinatus - presenta foglie con base guainante e fiori riuniti in spighe, portate da un peduncolo; - Potamogeton pusillus - presenta foglie non guainanti, larghe fino a 1 mm con stipole non libere alla base, ma concresciute in un tubicino, poi caduche; fiori riuniti in una spiga, portata da un sottile peduncolo. Può essere confusa anche con Ruppia maritima - con foglie guainanti e fiori (2-6) portati su un peduncolo.

Osservazioni, curiosità: In passato, era una specie comune, ora a causa di bonifiche e inquinamento è diventata più rara. Gli uccelli selvatici ne mangiano i frutti e a volte le foglie.

Particolari di Zannichellia: fiore maschile, fiore femminile, frutto e illustrazione.

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Ciliati Vorticella Linnaeus, 1767 Nome volgare: vorticella Sinonimi: -

Phylum: Classe: Ordine: Famiglia: Genere:

Ciliophora Oligohymeniphorea Sessilida Vorticellidae Vorticella

Habitat: Si rinviene comunemente in laghi, stagni, corsi dâ&#x20AC;&#x2122;acqua con corrente lenta.

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Descrizione: Le vorticelle sono organismi unicellulari (protozoi), con una caratteristica forma a campana rovesciata ed un anello di ciglia attorno all’apertura boccale (peristomio). Ogni cellula possiede un peduncolo contrattile per l’ancoraggio al substrato. Sono organismi ben visibili solo al microscopio; hanno dimensioni inferiori al millimetro (corpo: fino a 150 μm; peduncolo fino a 700 μm; 1 μm= 1 millesimo di millimetro).

Biologia: Sono organismi sessili, vivono cioè attaccati attraverso il peduncolo a piante acquatiche, animali o sassi. Sono organismi solitari, non formano colonie, ma vivono spesso in gruppi numerosi. Le vorticelle possono staccarsi dal peduncolo e spostarsi nuotando per la ricerca di nuovi substrati. Il peduncolo contrattile serve anche come difesa, in quanto si accorcia velocemente e poi si distende quando il pericolo è passato. Si nutrono principalmente di batteri, che attirano verso la bocca con i movimenti delle ciglia. Hanno riproduzione asessuata, nella quale un esemplare si divide e ne forma uno nuovo, o sessuata, quando le condizioni ambientali sono sfavorevoli.

Osservazioni, curiosità: Non sono distinguibili ad occhio nudo, ma nell’ambiente naturale si riconoscono come materiale bianco che ricopre la vegetazione o i sassi.

Vorticelle su macrofite.

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Poriferi Spongillidae Nome volgare: spugna dâ&#x20AC;&#x2122;acqua dolce Sinonimi: -

Phylum: Classe: Ordine: Famiglia:

Porifera Demospongiae Haplosclerida Spongillidae

Habitat: In acque dolci, in zone in ombra ma con movimento dâ&#x20AC;&#x2122;acqua.

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Descrizione: Fra i poriferi, la famiglia delle Spongillidae comprende esclusivamente specie che vivono in acque dolci. Queste spugne sono organismi molto semplici: non hanno organi veri e propri né tessuti. Hanno forma variabile, che può essere globosa, arborescente, tubolare e a stella o avere forma incrostante. Mancano di simmetria e la loro struttura è costituita da una massa cellulare sorretta da un’impalcatura di sostegno fatta da elementi calcarei o silicei (spicole) o da forme cornee, o da spicole silicee cementate tra loro da una sostanza detta spongina. La superficie è porosa, per la presenza di aperture attraverso le quali circola l’acqua e la spugna trattiene le sostanze nutritive (osti, fori di entrata; osculi, fori d’uscita). A volte la pigmentazione tende al verde per la presenza di alghe simbiotiche. Le specie più comuni in Italia sono Spongilla lacustris e Ephydatia fluviatilis.

Biologia: Aderiscono al substrato, conducono vita sessile. Sono ottimi filtratori: si nutrono di batteri e particelle organiche in sospensione. Hanno due modalità di riproduzione. Nella riproduzione sessuata la spugna libera le uova nell’acqua e le larve poi aderiranno al substrato dove continueranno la loro vita; nella riproduzione asessuata la spugna madre produce delle gemmule sferiche, generalmente nel periodo di fine estate-inizio autunno, dopodiché degenera; in condizioni favorevoli le gemmule germinano e portano in breve tempo (2-3 mesi) alla crescita di una nuova spugna.

Osservazioni, curiosità: Sono animali molto sensibili alle variazioni della qualità dell’acqua, possono perciò sparire per un po’ di tempo e ricomparire quando le condizioni tornano ottimali.

Esemplare di spugna d’acqua dolce.

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Idrozoi Hydra LinnĂŠ, 1758 Nome volgare: idra Sinonimi: -

Phylum: Classe: Ordine: Famiglia: Genere:

Cnidaria Hydroidomedusae Capitata Hydridae Hydra

Habitat: Piccolo celenterato che vive in tutte le acque dolci, attaccato ai corpi sommersi.

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Descrizione: L’idra ha la forma di un piccolo polipo solitario, di dimensioni nell’ordine del millimetro, con corpo cilindrico internamente cavo e munito di un’apertura superiore circondata da una corona di tentacoli (6 o 8). A volte nelle cellule dell’endoderma possono essere presenti delle alghe unicellulari (Chlorella sp.) che danno all’alimale una tipica colorazione verde (in Hydra viridis). Ogni tentacolo è munito di cellule urticanti (cnidoblasti) ripiene di liquido irritante che a contatto con la pelle provoca intenso bruciore. In Italia, oltre a H. viridis, sono presenti anche H. vulgaris e H. oligactis (che può estendere i tentacoli fino a 25 cm).

Biologia: L’idra si attacca con il piede mobile al substrato, normalmente di origine vegetale, ma non solo. Si nutre di piccoli invertebrati, che immobilizza con le sue cellule urticanti. Ha due modalità di riproduzione: asessuata, nella quale piccoli polipi nascono lungo la parete del genitore per poi staccarsi, e sessuata, per mezzo di uova fecondate prodotte in autunno.

Osservazioni, curiosità: L’idra ha una caratteristica particolare che ne definisce il soprannome di “immortale”, poiché ha un’alta capacità di rigenerazione: se frammentata, ogni singolo segmento si rigenera in individuo completo. Per la ricerca di cibo è in grado di spostarsi con diverse tecniche di movimento, talvolta compiendo vere e proprie acrobazie.

Schema della struttura urticante (cnidoblasto).

Movimenti dell’idra.

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Tricladi Dendrocoleum lacteum (O.F. M端ller, 1774) Nome volgare: planaria Sinonimi: -

Phylum: Classe: Ordine: Famiglia: Genere:

Habitat: Vive acque correnti e stagnanti.

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Platyhelminthes Turbellaria Seriata Dendrocoelidae Dendrocoelum


Descrizione: È un verme dal corpo piatto, con epitelio ventrale cigliato e rivestito di muco, per meglio strisciare sul substrato. Il capo ha due occhi, è squadrato con margine ondulato e due tentacoli appena accennati. Ha colore bianco latte. Può raggiungere le dimensioni di 30 mm.

Biologia: Vive in zone d’ombra, rifugiandosi sotto i ciottoli. Si nutre di detriti organici, di cui percepisce la presenza grazie a recettori posti ai lati degli occhi, coi quali analizza anche la composizione chimica dell’acqua. È un animale ermafrodita. La riproduzione può essere asessuata, per frammentazione.

Osservazioni, curiosità: Tagliando il corpo dell’animale, ogni frammento si rigenera in individuo completo.

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Briozoi Cristatella mucedo Cuvier, 1798) Nome volgare: Sinonimi: -

Phylum: Classe: Ordine: Famiglia: Genere:

Bryozoa Cristatellidae Cristatella

Habitat: Vive generalmente in acque limpide, soprattutto in zone ombreggiate. Vive su fusti di piante acquatiche, rami o sassi sommersi.

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Descrizione: Forma colonie di aspetto vermiforme e gelatinoso, mobili, con lunghezza talvolta superiore ai 20 cm. Ogni individuo della colonia (zooide) è costituito da una parte esterna, che ha la forma di un breve tubo, entro il quale può ritrarsi il polipìde. Il polipìde ha la forma di un polipo, con corpo allungato; all’estremità libera, in prossimità del lofoforo (struttura a forma di U che porta i tentacoli) si apre la bocca.

Biologia: Si nutre di plancton, in particolare protozoi e alghe unicellulari, che risucchia con le ciglia microscopiche che rivestono i tentacoli. Si riproduce con differenti modalità: per riproduzione sessuata, con la produzione di larve che si allontanano dalla colonia nuotando, o per riproduzione asessuata, con la produzione di forme durature (statoblasti), che si liberano nel tardo autunno dopo la morte della colonia e riescono a sopravvivere all’inverno.

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Irudinei Glossiphonia complanata (Linnaeus, 1758) Nome volgare: Sinonimi: -

Phylum: Classe: Ordine: Famiglia: Genere:

Anellida Clitellata Hirudinea Glossiphonidae Glossiphonia

Habitat: Vive in acque stagnanti, generalmente sotto i sassi, ma è frequente anche in acque correnti.

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Descrizione: Ha colorazione grigia o verdastra, con macchie brune o gialle. Sul dorso sono presenti file longitudinale di papille e due linee longitudinali scure. Il corpo in fase di distensione è appiattito, di solito rigido, e quando è contratto si appallottola. Ha 3 paia di occhi l’uno dietro all’altro. Dimensioni (lunghezza): 15-30 mm.

Biologia: Si nutre in prevalenza di lumache, ma anche di altri organismi acquatici. Depone le uova sui sassi e la madre le tiene coperte. I giovani escono dopo una settimana e aderiscono al ventre della madre per 2-3 settimane.

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Irudinei Erpobdellidae Nome volgare: sanguisuga Sinonimi: -

Phylum: Classe: Ordine: Famiglia:

Anellida Clitellata Hirudinea Erpobdellidae

Habitat: Vivono sia in acque stagnanti che in acque correnti.

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Descrizione: Sono sanguisughe con forma tozza e corta a riposo, allungata durante la locomozione. Il corpo ha lati paralleli ed è suddiviso in anelli. L’estremità anteriore del corpo è trasformata in ventosa boccale; nell’estremità posteriore è presente una vera e propria ventosa terminale, allargata. Generalmente hanno 4 paia di occhi. I generi più comuni sono Dina sp. e Erpobdella sp.

Biologia: Si nutrono di invertebrati bentonici (oligocheti, larve di insetti, crostacei). Sono organismi ermafroditi. Depongono le uova in bozzoli, che vengono attaccati ai substrati sommersi.

Osservazioni, curiosità: Hanno un modo di locomozione molto buffo. Si muovono spostandosi in avanti e aderendo al substrato con la ventosa boccale, quindi spostano il corpo e fanno aderire la ventosa terminale.

101


Gasteropodi Viviparus contectus (Millet, 1813) Nome volgare: Sinonimi: -

Phylum: Classe: Ordine: Famiglia: Genere:

Mollusca Gastropoda Architaeniglossa Viviparidae Viviparus

Habitat: Vive su fondali melmosi, nel canneto, in laghi, pozze e stagni, generalmente ďŹ no a 1000 m di quota.

102


Descrizione: Ha una conchiglia molto grande, con spire e apice ben distinti. La colorazione è giallo-verdastra, con 3 strisce rosso bruno, spesso scurite, che possono anche mancare. Gli esemplari giovani hanno sulla conchiglia delle setole rosse erette, che vengono perse in età adulta. Ha un opercolo corneo. Dimensioni (altezza): fino a 45 mm.

Biologia: È una specie erbivora: si nutre di detriti vegetali o di piante acquatiche. Ha sessi separati; nel maschio l’antenna destra è corta e ingrossata e ha funzione di organo di accoppiamento. È ovovivipara: i piccoli si sviluppano nel corpo della femmina, fino a completa maturazione e vengono quindi partoriti direttamente i giovani con la forma definitiva.

Esemplare giovane con setole.

103


Gasteropodi Viviparus ater (De Cristofori e Jan, 1832) Nome volgare: Sinonimi: -

Phylum: Classe: Ordine: Famiglia: Genere:

Mollusca Gastropoda Architaeniglossa Viviparidae Viviparus

Habitat: Vive in acque ferme o debolmente stagnanti, pi첫 raramente in acque correnti.

104


Descrizione: Ha conchiglia grande, conica, leggermente globosa, con 5-6 spire. La colorazione è variabile, con bande viola e bande giallastre, raramente rossiccia. Ha un opercolo molto flessibile. Dimensioni (altezza): 40-50 mm.

Biologia: Si nutre di frammenti vegetali o di idrofite. È una specie ovovivipara: i piccoli si sviluppano nel corpo della femmina fino a completa maturazione e vengono quindi partoriti direttamente i giovani con la forma definitiva.

105


Gasteropodi Bithynia tentaculata (Linnaeus, 1758) Nome volgare: Sinonimi: -

Phylum: Classe: Ordine: Famiglia: Genere:

Mollusca Gastropoda Neotaenioglossa Bithyniidae Bithynia

Habitat: Vive in acque stagnanti (laghi, stagni, paludi) e a lento scorrimento (anse di ďŹ umi).

106


Descrizione: Ă&#x2C6; un mollusco di piccole dimensioni, con conchiglia a spirale destrorsa a forma conica, di colore giallastro, brunastro. Ha un opercolo concentrico e calcareo. Lâ&#x20AC;&#x2122;animale ha colore grigiastro, marmorizzato. Si distinguono chiaramente delle piccole antenne sensoriali. Il capo è proboscidato. Dimensioni: 9-16 mm.

Biologia: Si nutre di vegetali. Nel periodo primaverile depone cellette di uova, contenute in sacche gelatinose che fa aderire sulle piante acquatiche o sui substrati solidi; in trasparenza si vedono crescere i piccoli individui.

107


Gasteropodi Pyrgula annulata (Linnaeus, 1758) Nome volgare: Sinonimi: -

Phylum: Classe: Ordine: Famiglia: Genere:

Mollusca Gastropoda Neotaenioglossa Pyrgulidae Pyrgula

Habitat: Si incontra nel basso fondale dei laghi, su substrati sabbiosi, nel fango o fra la vegetazione.

108


Descrizione: È un piccolo mollusco, con colorazione della conchiglia che va dal bianco al rosa pallido. La conchiglia ha forma simile ad una torre, con pronunciate costolature radiali. È l’unica specie del suo genere. Dimensioni (altezza): non raggiunge il centimetro.

Biologia: Striscia sul substrato raschiando con la radula le alghe di cui si nutre.

Osservazioni, curiosità: Sta diventando un incontro sempre più raro, essendo un animale sensibile all’inquinamento che mal sopporta le cattive condizioni di qualità delle acque.

109


Gasteropodi Planorbarius corneus (Linnaeus, 1758) Nome volgare: Sinonimi: -

Phylum: Classe: Ordine: Famiglia: Genere:

Mollusca Gastropoda Basommatophora Planorbidae Planorbarius

Habitat: Mollusco gasteropode visibile nei primi 15 metri dâ&#x20AC;&#x2122;acqua; può vivere anche in acque inquinate o ipossiche.

110


Descrizione: Ha la conchiglia a forma di disco sinistrorso, di color rosso mattone, che può variare da toni scuri a toni più brillanti, con 5-6 spire avvolte su un solo piano, bombato. L’animale ha colorazione nerastra, per la presenza di emocianina nell’endolinfa che, oltre a dare la colorazione all’animale, permette un migliore assorbimento dell’ossigeno disciolto nell’acqua anche quando questo è presente nell’acqua in scarsa quantità. Oltre al polmone, possiede una branchia neoformata che gli consente una respirazione acquatica efficiente. Dimensioni (diametro): da 10 a 35 mm.

Biologia: Si incontra in acque calme, infossato nel fango, dove si rifugia nei periodi di siccità. Predilige luoghi ricchi di vegetazione e con poca corrente. Si nutre di detriti organici e di vegetali. È ermafrodita e si riproduce tramite uova che racchiude in capsule (ovature) con le uova allineate in un’unica fila, aderenti a substrati vari.

Osservazioni, curiosità: Se disturbato, l’animale emette una goccia di liquido rosso simile al sangue.

Raffigurazione di P. corneus.

111


Gasteropodi Planorbis carinatus (O.F. MĂźller, 1774) Nome volgare: Sinonimi: -

Phylum: Classe: Ordine: Famiglia: Genere:

Mollusca Gastropoda Basommatophora Planorbidae Planorbis

Habitat: Può vivere in acque anche con minima concentrazione di ossigeno, fra la vegetazione e sulle rocce a basse profondità .

112


Descrizione: Possiede una conchiglia a forma di disco con 4-5 spirali, un lato bombato e l’altro piatto e una carena ben visibile. Allo stadio giovanile la conchiglia ha una colorazione molto chiara, quasi trasparente; nella crescita il colore rosso si intensifica, grazie anche alla presenza dell’emocianina nella circolazione, che gli permette un migliore assorbimento di ossigeno. Le dimensioni (diametro) non superano l’ordine dei 10 mm.

Biologia: Si nutre di vegetali (parti marcescenti) e alghe verdi. Depone le uova in dischi gelatinosi piatti, con uova allineate in una sola fila, che attacca ovunque sul substrato.

Osservazioni, curiosità: Sono molto curiosi da osservare perché, pur essendo molto piccoli, sono molto attivi e si spostano strisciando sul loro piede e tastando con le loro antenne l’ambiente circostante. Alla percezione del minimo pericolo si ritraggono nel loro guscio.

113


Gasteropodi Physa fontinalis (Linnaeus, 1758) Nome volgare: Sinonimi: -

Phylum: Classe: Ordine: Famiglia: Genere:

Mollusca Gastropoda Basommatophora Physidae Physa

Habitat: In sorgenti, ruscelli e acque a lento scorrimento o stagnanti, fra le macroďŹ te.

114


Descrizione: Ă&#x2C6; un gasteropode con conchiglia a spirale sinistrorsa, a forma di oliva, fragile, sottile, di colore chiaro. Il corpo ha un mantello bilobato, con appendici digitiformi che sono ripiegate sulla conchiglia e che hanno funzione di branchie accessorie. Dimensioni (altezza) ridotte: 8-12 mm.

Biologia: Ă&#x2C6; una specie erbivora: si nutre di alghe, che raschia dai substrati duri con la radula. In primavera depone le uova in sacche di gelatina trasparenti.

Ovatura di P. fontinalis in acquario.

115


Gasteropodi Lymnaea (Radix) peregra (O.F. MĂźller, 1774) Nome volgare: Sinonimi: -

Phylum: Classe: Ordine: Famiglia: Genere:

Mollusca Gastropoda Basommatophora Lymnaeidae Lymnaea

Habitat: Vive in ambienti di acque ferme (laghi e stagni), meno comunemente nei ďŹ umi con debole corrente.

116


Descrizione: Ha dimensioni medie, con conchiglia ovoide oblunga con 4-5 giri, destrorsa e con ampia apertura; l’apice è leggermente appuntito. La conchiglia ha colore variabile da giallo-bruno al bruno scuro. Può raggiungere la dimensione (altezza) di 30 mm.

Biologia: È una specie erbivora. Depone le uova in sacche tondeggianti gelatinose e trasparenti, tanto che si riesce ad osservare la crescita dei piccoli ed il loro sviluppo. Alla schiusa i piccoli gasteropodi sono completamente formati.

Osservazioni, curiosità: Di tanto in tanto raggiunge la superficie, trattiene una bolla d’aria e si lascia ricadere sul fondo.

117


Gasteropodi Lymnaea (Radix) auricularia (Linnaeus, 1758) Nome volgare: Sinonimi: -

Phylum: Classe: Ordine: Famiglia: Genere:

Mollusca Gastropoda Basommatophora Lymnaeidae Lymnaea

Habitat: Vive nelle acque dolci, in laghi con acque calme o poco mosse o in corsi dâ&#x20AC;&#x2122;acqua a lento scorrimento.

118


Descrizione: Possiede una conchiglia globosa con l’ultimo giro molto sviluppato e un’ampia apertura, priva di opercolo. La colorazione maculata è data dall’animale; l’involucro vuoto è molto chiaro, quasi trasparente, e di consistenza delicatissima. Ha un sacco polmonare vascolarizzato che permette di respirare fuori dall’acqua. Necessita tuttavia di risalire in superficie di tanto in tanto, per immagazzinare una bolla d’aria (visibile in trasparenza dalla conchiglia). Possiede delle appendici simili ad ali e fra queste ultime, due piccoli occhi e un ampio piede. Dimensioni (altezza): 14-30 mm

Biologia: Vive fra le piante acquatiche strisciando e brucando le alghe che crescono sulle foglie e sul substrato sommerso. Depone le uova in primavera, in masse gelatinose che fa aderire alla vegetazione.

Osservazioni, curiosità: Il suo comportamento è molto buffo poiché, dopo essere risalita in superficie, si lascia ricadere verso il fondo a mo’ di paracadutista, mantenendo un equilibrio grazie alle appendici simili ad ali che ne frenano la caduta.

119


Gasteropodi Theodoxus danubialis (Pfeiffer, 1828) Nome volgare: Sinonimi: -

Phylum: Classe: Ordine: Famiglia: Genere:

Mollusca Gastropoda Neritimorpha Neritidae Theodoxus

Habitat: Perfettamente adattato alla vita in acqua dolce, vive in ambienti eterogenei.

120


Descrizione: Ha una conchiglia semi-globosa, spessa, con l’ultimo giro molto sviluppato. Possiede un opercolo calcareo a mezza luna, di colore giallo, con apofisi laterale. La colorazione è variabile, a seconda del substrato dove vive, ma generalmente ha disegni scuri a zig-zag. L’animale ha un piede di piccole dimensioni e due piccole antennine. Dimensioni (lunghezza): 4-7 mm.

Biologia: Vive strisciando sulla vegetazione e su ciottoli e rocce. Si nutre soprattutto di alghe, che bruca con l’apparato boccale (radula).

Osservazioni, curiosità: È in grado di sopravvivere anche in zone asciutte, trattenendo il “respiro”, immagazzinando cioè una certa quantità d’acqua.

121


Bivalvi Dreissena polymorpha (Pallas, 1754) Nome volgare: Sinonimi: -

Phylum: Classe: Ordine: Famiglia: Genere:

Mollusca Bivalvia Veneroida Dreissenidae Dreissena

Habitat: Vive nei fiumi e nei laghi fino alla profondità di 50–60 metri, attaccata al substrato di qualsiasi natura, sul quale si fissa.

122


Descrizione: È un bivalve sessile di piccole e medie dimensioni, che si ancora al fondo con dei filamenti che secerne chiamati bisso. Dalle valve sporgono ben visibili i sifoni, organi addetti al filtraggio. La conchiglia ha forma triangolare con striature a zig-zag bianche e nere. Dimensioni: fino a 30 mm.

Biologia: È una specie gregaria. Per nutrirsi apre le valve estendendo i sifoni e filtra l’acqua trattenendo le particelle di cibo. Ha sessi separati e fecondazione esterna: libera le uova e gli spermatozoi nell’acqua. Dopo la fecondazione nascono delle larve planctoniche (veliger) che, dopo una decina di giorni, si fissano al substrato dove raggiungono lo stadio adulto in circa 2 anni. Nell’arco dei 12 mesi vive un momento di riposo che assomiglia al letargo.

Osservazioni, curiosità: Specie originaria del basso Danubio e dei fiumi che sfociano nel mar Nero, si è diffusa nelle acque dolci del Nord Europa e nel territorio italiano, trasportata probabilmente dalle chiglie delle barche da turismo o attaccate (allo stadio giovanile) alle zampe degli uccelli acquatici. Per spostarsi estende il corpo all’esterno della conchiglia e con una specie di lingua (piede) effettua dei lenti movimenti alla ricerca del luogo più adatto per vivere. Ha la straordinaria capacità di attecchire velocemente su qualsiasi substrato sommerso, sia su vegetali che su animali. È il cibo preferito delle cagnette e delle folaghe.

Substrati rocciosi completamente coperti da esemplari di D. polymorpha.

123


Bivalvi Unio mancus Lamarck, 1819 Nome volgare: unione Sinonimi: -

Phylum: Classe: Ordine: Famiglia: Genere:

Mollusca Bivalvia Unionoida Unionoidae Unio

Habitat: Vive insabbiata nel fondo melmoso; predilige acque stagnanti e con poca corrente.

124


Descrizione: Possiede una conchiglia bivalve di forma ovale più o meno allungata e molto grande, con la parte anteriore pressoché semicircolare e la parte posteriore, lunga due-tre volte quella anteriore, che termina quasi a punta. La cerniera è munita di denti e lamelle. Gli umboni sono piuttosto sporgenti. La superficie esterna è di colore variabile dal giallo al bruno al nerastro. La superficie interna ha colore madreperlaceo, con toni dal rosa all’azzurro. Dimensioni (lunghezza): fino a 37 mm.

Biologia: Si nutre di particelle sospese nell’acqua, che filtra attraverso le branchie. Ha sessi separati. Gli embrioni si sviluppano inizialmente nelle tasche incubatrici del mollusco, poi conducono vita parassita sui pesci. Dopo 3-6 settimane i giovani si liberano e si lasciano cadere sul fondo.

Osservazioni, curiosità: Il nome Unio deriva dal latino (unio,-onis) e significa perla unica e grande.

125


Bivalvi Sinanodonta woodiana (Lea, 1834) Nome volgare: vongola gigante, vongola dâ&#x20AC;&#x2122;acqua dolce Sinonimi: -

Phylum: Classe: Ordine: Famiglia: Genere:

Mollusca Bivalvia Unionoida Unionoidae Sinanodonta

Habitat: Vive in acque ferme o debolmente correnti

126


Descrizione: La forma della valva può essere tondeggiante o allungata. Esternamente è di colore verde-bruno per la presenza di uno strato di sostanza organica; internamente è di color madreperlaceo bianco-azzurro o rosato. È un bivalve di grandi dimensioni: può superare i 30 cm di lunghezza.

Biologia: Predilige fondali di sabbia o fango nei quali vive infossata e lasciando scoperti i sifoni. Si nutre di fitoplancton, che filtra attraverso il sifone inalante. Allo stadio larvale parassitizza le branchie dei pesci.

Osservazioni, curiosità: Il suo areale di distribuzione originario è l’Asia orientale ma si è diffusa rapidamente in tutta Europa. Ha ampia valenza ecologica ed è in grado di vivere anche in ambienti parzialmente inquinati. Colonizza rapidamente gli ambienti acquatici: in 10 anni si è diffuso in 10 regioni in Italia. Produce perle.

Interno delle valve, di colore madreperlaceo.

127


Crostacei Copepoda cyclopoida Nome volgare: Sinonimi: -

Phylum: Classe: Phylum: Arthropoda Sottoclasse: Classe: Copepoda Ordine: Ordine: Cyclopoida Famiglia: Genere:

Habitat: Animali planctonici per eccellenza (zooplancton).

128


Descrizione: Hanno occhi molto grandi e forma tozza. I maschi possiedono due antenne prensili che utilizzano per l’accoppiamento. Le femmine portano due sacche ovigere. Hanno piccole dimensioni (fino a 1,5 mm), al limite dell’occhio nudo.

Biologia: Sono nuotatori attivi; si nutrono loro stessi di plancton (fitoplancton) e di detriti organici. Si riproducono sessualmente a cicli stagionali.

Osservazioni, curiosità: Sono il cibo di molte specie di piccoli pesci, soprattutto se vivono in acquario. Nuotano spesso contro i fasci di luce delle torce subacquee.

129


Crostacei Asellus aquaticus (LinnĂŠ, 1758) Nome volgare: asello acquaiolo Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Arthropoda Malacostraca Isopoda Asellidae Asellus

Habitat: Vive in acque stagnanti, ma anche in micro-habitat protetti dalle correnti e ricchi di detriti organici.

130


Descrizione: Ha un corpo appiattito, privo di carapace, con addome largo quanto il torace. Tutti i segmenti addominali sono fusi e formano una placca. La testa ha due paia di antenne. Il nome indica che le zampe sono tutte uguali fra loro. Ha occhi sessili e piccole antenne. Dimensioni: fino a 12 mm.

Biologia: Si nutre di detriti ed è molto resistente all’inquinamento. Le femmine incubano le uova nel “marsupio” e dopo un mese circa danno alla luce dei piccoli completamente formati, che si allontanano subito dalla madre per condurre una vita autonoma.

Osservazioni, curiosità: Non è infrequente osservare maschi e femmine in accoppiamento.

131


Crostacei Echinogammarus stammeri (S. Karaman, 1931) Nome volgare: Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Arthropoda Malacostraca Amphipoda Gammaridae Echinogammarus

Habitat: Vive in acque dolci o leggermente salmastre, sia in corsi dâ&#x20AC;&#x2122;acqua che in laghi.

132


Descrizione: I Gammaridi sono una famiglia di piccoli crostacei con corpo compresso nel senso laterale. Hanno segmenti addominali liberi e non chiaramente diversi da quelli toracici. Il capo ha occhi sessili e antenne e antennule ben sviluppate. Il corpo è in genere fortemente inarcato. Nelle acque dolci è presente anche il genere Gammarus. I maschi sono in genere più grandi delle femmine. Dimensioni: fino a 12 mm.

Biologia: Si nutre di detrito, ma talvolta è onnivoro. Vive preferibilmente in zone ricche di alghe e macrofite. È un veloce nuotatore.

Osservazioni, curiosità: È abbastanza resistente all’inquinamento. Non è infrequente osservare maschi e femmine in accoppiamento.

133


Crostacei Dikerogammarus villosus (Sowinsky, 1894) Nome volgare: gamberetto killer Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Arthropoda Malacostraca Amphipoda Gammaridae Dikerogammarus

Habitat: Vive in corsi dâ&#x20AC;&#x2122;acqua, laghi, canali; tollera basse concentrazioni di ossigeno.

134


Descrizione: È un piccolo gambero con delle caratteristiche bande nere, che possono talvolta essere poco visibili. Il corpo è appiattito nel senso laterale. Dimensioni: fino a 30 mm.

Biologia: Vive sulle rive dei laghi, muovendosi tra ciottoli e zone con vegetazione. Nuota molto velocemente. È un predatore onnivoro; mostra un’elevata aggressività nei confronti delle sue prede ed è altamente vorace.

Osservazioni, curiosità: Originario dell’Europa centro-orientale (bacino del Danubio), si sta diffondendo in tutta Europa. In Italia è presente nel Lago di Garda, e nelle provincie di Mantova e Ferrara. Influenza negativamente la comunità dei macroinvertebrati, in quanto è un vorace predatore; oltre a ciò, colpisce e uccide molti più invertebrati di quanti ne mangia. Può avere un impatto negativo anche sui pesci, in quanto si nutre anche di uova e larve di numerose specie ittiche.

Esemplare con evidenti bande scure.

135


Crostacei Orconectes limosus (RaďŹ nesque, 1817) Nome volgare: gambero americano Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Arthropoda Malacostraca Decapoda Cambaridae Orconectes

Habitat: Colonizza laghi, stagni e torrenti anche con acque inquinate. Vive in zone melmose con ghiaia e ciottoli.

136


Descrizione: È di colore verde oliva, con caratteristiche macchie bruno-rossastre di forma triangolare sulla parte dorsale dell’addome. I bordi del rostro sono quasi paralleli, l’apice è liscio, senza cresta e denti evidenti. Il carapace ha due creste post-orbitali e una spina prominente in zona antero-laterale. Le chele hanno punta uncinata, bande arancio-nere, margine interno regolare, carpo con spina prominente. Dimensioni: fino a 11 cm.

Biologia: È aggressivo e attivissimo. È una specie onnivora: smuove il fondo alla ricerca di materiale organico anche in decomposizione, ma si nutre anche di vegetali, invertebrati acquatici e uova di pesce. È caratteristico l’accoppiamento prolungato. Ogni femmina produce fino a 500 uova.

Osservazioni, curiosità: Originario della Costa est degli Stati Uniti, è stato introdotto in Europa a fine ‘800. In Italia è stato introdotto probabilmente accidentalmente, con novellame (pesce di giovane età utilizzato per i ripopolamenti) di provenienza estera; si è quindi diffuso al nel nord e centro Italia. È resistente alla peste dei gamberi, una patologia che ha portato alla scomparsa in numerose zone del gambero autoctono. Quando viene avvicinato si mette in posizione di difesa, allargando le zampe anteriori, provviste di chele.

Esemplare di gambero americano in posizione di difesa.

137


Crostacei Procambarus clarkii (Girard, 1852) Nome volgare: gambero rosso della Louisiana Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Arthropoda Malacostraca Decapoda Cambaridae Procambarus

Habitat: Vive in fondi melmosi di paludi e acquitrini, ma anche in ďŹ umi e laghi naturali, laghi di cava e fossati.

138


Descrizione: Ha una accesa colorazione rosso brillante. Negli esemplari che hanno appena fatto la muta la colorazione tende al blu. Le chele presentano uno sperone molto evidente sul carpopodite. I bordi del rostro sono divergenti. Ha dimensioni medio-grandi: raggiunge i 20 cm di lunghezza.

Biologia: È onnivoro, ma prevalentemente fitofago. Vive in tane scavate negli argini, anche in gruppi numerosi. È aggressivo ed ha pochi nemici (predatori) naturali. In inverno rimane in quiescenza nelle tane o in anfratti riparati. Si accresce piuttosto velocemente e raggiunge la maturità sessuale precocemente (3-5 mesi). Ogni femmina può produrre fino a 700 uova, che tiene attaccate sotto l’addome con filamenti di muco.

Osservazioni, curiosità: Originario del sud degli Stati Uniti (bassa valle del Mississipi), è stato poi introdotto in tutta l’America, in Asia e in Europa. Scava gallerie profonde fino a 90 cm, che possono creare notevoli danni agli argini di fossi. È una specie aggressiva ed in grado di adattarsi bene a numerose situazioni ambientali, anche piuttosto degradate. È in grado di sopportare periodi di siccità.

Esemplare con colorazione tendente al blu, tipica di un individuo che ha appena effettuato la muta.

139


Insetti Limnephilidae Nome volgare: portalegna o portasassi Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Famiglia: Genere:

Arthropoda Hexapoda Trichoptera Limnephilidae

Habitat: Possono vivere sia in corsi dâ&#x20AC;&#x2122;acqua con corrente moderata, sia in laghi, stagni o paludi.

140


Descrizione: Allo stadio larvale alcune famiglie di Tricotteri (come ad esempio Limnephilidae, Sericostomatidae, Leptoceridae) si costruiscono astucci con materiali vari che recuperano nel substrato: possono usare indistintamente sassolini di sabbia, frammenti di legno, piccole conchiglie, il tutto tenuto assieme da filamenti di seta che essi producono. Hanno dimensioni variabili da pochi millimetri fino a qualche centimetro.

Biologia: Trascorrono solo una porzione di vita in acqua (stadio larvale) e da adulti conducono vita aerea (“sfarfallano”), durante la quale si accoppiano e producono le uova. Tra i tricotteri vi sono specie che si nutrono prevalentemente di detrito organico (frammenti di foglie, legnetti), ma anche specie carnivore, che predano altri invertebrati acquatici.

Osservazioni, curiosità: Sono validi indicatori biologici. Si notano perché assomigliano a dei piccoli bastoncini che camminano sul fondo.

Illustrazione di un esemplare di Limnephilidae.

141


Insetti Odonata Nome volgare: libellula Sinonimi: -

Phylum: Classe: Phylum: Arthropoda Sottoclasse: Classe: Hexapoda Ordine: Ordine: Odonata Famiglia: Genere:

Habitat: Le larve di libellula colonizzano tutti gli ambienti di acque dolci con acque ferme o debolmente corrente. Prediligono zone ricche di vegetazione acquatica (macroďŹ te, canneti).

142


Descrizione: Le larve possono avere un addome di forma allungata, con tre appendici respiratorie (lamelle caudali) piuttosto lunghe (Zigotteri, o damigelle), oppure avere un addome tozzo, privo di lamelle (Anisotteri). L’apparato boccale è provvisto di una particolare struttura, corrispondente al labbro (maschera), che viene estesa a scatto per la cattura delle prede. Raggiungono le dimensioni di qualche centimetro.

Biologia: La libellula trascorre lo stadio larvale in acqua ed è una abilissima predatrice: si nutre di altri invertebrati, ma anche di piccoli pesci e girini. Raggiunta la maturità, la larva si porta fuori dall’acqua arrampicandosi su un sasso o sul canneto, dove effettua l’ultima muta. Dopo lo sfarfallamento l’adulto rimane immobile finché i tegumenti non si sono induriti.

Osservazioni, curiosità: Non è infrequente vedere esemplari durante la fase di accoppiamento in volo. Le libellule sono ritenute buoni indicatori della qualità dell’ambiente.

Larva di libellula (anisottero) su canneto e adulto appena sfarfallato.

143


Insetti Gerris Fabricius, 1794 Nome volgare: Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Arthropoda Hexapoda Heteroptera Gerridae Gerris

Habitat: Vive in corsi dâ&#x20AC;&#x2122;acqua a lento scorrimenti, laghi, stagni e pozze temporanee.

144


Descrizione: Ha un corpo affusolato; le zampe anteriori sono utilizzate per la cattura delle prede, le zampe medie e posteriori sono lunghissime, con i tarsi (ultima articolazione delle zampe) provvisti di peli idrofughi e ricoperti da un secreto oleoso, che consente loro di pattinare. Nell’adulto le ali, se presenti, sono assai ridotte. L’apparato boccale è di tipo perforante-succhiante, racchiuso in un rostro all’estremità del capo. Raggiunge la lunghezza di 1,7 cm.

Biologia: Si muove veloce sulla superficie dell’acqua sfruttando la tensione superficiale e per questo è chiamato “pattinatore”. È un attivo predatore di piccoli animali, soprattutto invertebrati (Artropodi e Molluschi): afferra la preda con le zampe anteriori e utilizza il rostro per aspirarne i liquidi e per emettere un secreto salivare che facilita la suzione. Depone le uova sott’acqua.

Osservazioni, curiosità: Talvolta si possono osservare in gruppi numerosi.

Un esemplare di Gerris.

145


Pesci Anguilla anguilla (Linnaeus, 1758) Nome volgare: anguilla Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Osteichthyes Anguilliformes Anguillidae Anguilla

Habitat: Vive in acque salmastre costiere e in tutti i tipi di acque interne. Predilige gli ambienti con fondali melmosi pur adattandosi a tutte le tipologie di acque dolce.

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Descrizione: Possiede un corpo cilindrico molto allungato, che si appiattisce lateralmente solo nella zona caudale; presenta una lunga pinna, che va dal dorso alla zona anale, e due piccole pettorali. Il corpo è liscio e scivoloso per l’abbondante muco e le scaglie sono piccolissime, quasi inesistenti. La colorazione è verdastra e scura sul dorso, con ventre bianco o giallognolo. Dimensioni: raggiunge i 60 cm e 0,5 kg di peso.

Biologia: Pesce prevalentemente notturno, ama le acque profonde, ma lo si può trovare sottoriva purché vi sia del fango. È carnivoro: si nutre di pesci sia vivi che in via di decomposizione, non disdegnando rane, girini e vermi. La riproduzione avviene in oceano nel mar dei Sargassi. Le giovani larve denominate “cieche” viaggiano per i primi anni (2-3) della loro vita, trasportate dalle correnti fino alle coste europee, dove risalgono i fiumi fino ai laghi. Trascorsi 8-10 anni smettono di alimentarsi per intraprendere il viaggio di ritorno.

Osservazioni, curiosità: Durante i suoi trasferimenti da e per il mare, in caso di presenza di ostacoli sul percorso non esita ad uscire dall’acqua per brevi tratti. Incontro fortuito per il subacqueo, comunque diventa preda di eccellenza per il pescatore subacqueo, il quale ha imparato a “leggere” i classici segni che l’anguilla lascia nel limo, rilevando così la sua presenza.

147


Pesci Tinca tinca (Linnaeus, 1758) Nome volgare: tinca Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Osteichthyes Cypriniformes Cyprinidae Tinca

Habitat: Vive in acque stagnanti o a corrente molto lenta, ricche di vegetazione acquatica e con fondo melmoso.

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Descrizione: Il corpo ha forma massiccia, con il dorso incurvato e il ventre rettilineo. Ha una testa grande e occhi piccoli, con iride dorata o arancione. La bocca, che si apre leggermente verso il basso, è di medie dimensioni, con labbra carnose munite di due barbigli. Abbondante muco ricopre le piccole scaglie del corpo. La livrea è verde, più scura sul dorso, gialla-arancio sul ventre. Ha la pinna dorsale arrotondata e una grande coda con margine posteriore quasi rettilineo; le pinne sono di colore violaceo. Nel maschio le pinne ventrali sono più robuste e sviluppate che nelle femmine. La taglia media si aggira sui 25-30 cm, ma può arrivare a 60 cm e 4 kg di peso.

Biologia: Attiva sia di giorno che di notte, la tinca è pesce onnivoro: la sua alimentazione varia dai detriti, ai piccoli invertebrati, ai vegetali. La riproduzione avviene verso la fine della primavera (tra maggio e luglio) in acque basse e ricche di vegetazione, con temperatura compresa tra i 19 e i 20 °C. Produce un elevato numero di uova per kg di peso (circa 500.000), ma di diametro molto piccolo (0,8-1 mm). La deposizione avviene in più riprese nell’arco di circa 2 mesi; la schiusa delle uova avviene dopo 3-6 giorni. Gli avannotti possiedono organi adesivi che consentono loro di rimanere attaccati alle piante acquatiche fino al riassorbimento del sacco vitellino. La crescita è piuttosto lenta; la maturità sessuale è raggiunta a due anni dai maschi e a quattro dalle femmine. La tinca è pesce che cade in letargo, svernando affondata nel fango.

Osservazioni, curiosità: Per il subacqueo l’incontro con la tinca diventa frequente solo durante il periodo riproduttivo: è possibile osservare esemplari, appoggiati sul fondo nei pressi di erbai o canneti, mentre alzano piccole “nuvolette” di limo con le pinne. Non è infrequente vedere la tinca avvicinarsi per osservare il nuovo venuto.

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Pesci Cyprinus carpio (Linnaeus, 1758) Nome volgare: carpa Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Osteichthyes Cypriniformes Cyprinidae Cyprinus

Habitat: Vive in acque stagnanti o a corrente molto lenta, ricche di vegetazione acquatica dove vive a contatto del fondo melmoso. Ă&#x2C6; una specie che si adatta anche a condizioni di acqua salmastra (specie eurialina).

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Descrizione: Il corpo della carpa è di forma allungata, con ventre quasi rettilineo e schiena incurvata; la pinna dorsale è molto lunga. Le scaglie sono grandi e nei soggetti selvatici ricoprono tutto il corpo, mentre nella forma “a specchi” ricoprono solo i fianchi, lasciando il resto della pelle nuda. La bocca è carnosa e protrattile, con ai bordi un paio di barbigli per lato. La livrea è bruno verdastra sul dorso mentre il ventre è di colore bronzeo. Dimensioni: può raggiungere anche i 30 kg di peso e la lunghezza di un metro.

Biologia: È in attività sia durante il giorno che durante la notte. Predilige ambienti melmosi ed erbosi, dove si aggira solitaria, specialmente allo stato adulto. La carpa è un animale onnivoro con una spiccata predilezione per i vegetali. Il periodo riproduttivo va da maggio a luglio, periodo in cui piccoli gruppi misti frequentano il sottoriva, soprattutto nelle ore notturne. Le uova sono numerosissime e vengono fecondate da più maschi; la loro schiusa avviene dopo circa una settimana. La carpa è una specie che ben sopporta notevoli variazioni della qualità dell’acqua.

Osservazioni, curiosità: Originaria dell’est Europeo (Russia meridionale Lago d’Aral) è stata introdotta in Europa occidentale 2000 anni fa dai romani. La carpa è un pesce poco osservabile da parte del subacqueo. Il suo incontro è del tutto occasionale e si limita a pochi secondi; qualche probabilità in più si ha durante il periodo riproduttivo, frequentando erbai o canneti durante le prime ore serali.

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Pesci Gobio gobio (Linnaeus, 1758) Nome volgare: gobione Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Osteichthyes Cypriniformes Cyprinidae Gobio

Habitat: Ă&#x2C6; una specie che predilige le acque limpide e ossigenate, sia correnti che stagnanti, con fondali di ghiaia e sabbia.

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Descrizione: Ha corpo affusolato, leggermente compresso nella parte caudale; la bocca è inferiore e munita di due barbigli; la testa e gli occhi sono relativamente grandi rispetto al corpo. La colorazione è verde grigiastra sul dorso, con numerose macchie scure sulla linea laterale, ed argentea sul ventre; macchie brune sono presenti sulla pinna dorsale e caudale. La taglia degli adulti varia tra 12 e 15 cm, in rari casi raggiunge i 20 cm.

Biologia: Il gobione è un pesce di fondo. Vive in piccoli branchi, che si spostano alla ricerca di cibo. La sua alimentazione consiste in piccoli invertebrati bentonici, ma anche materiale vegetale. La riproduzione avviene tra aprile e giugno. La deposizione delle uova avviene a più riprese tra maggio e giugno su fondali sabbiosi; le uova sono di colore azzurrognolo e hanno il diametro di circa 2 mm. La schiusa avviene dopo circa una settimana. I piccoli hanno accrescimento piuttosto lento (4-5 cm ad un anno di età).

Osservazioni, curiosità: Il gobione con la sua presenza è buon indicatore della qualità delle acque, essendo molto sensibile all’inquinamento e alle modificazioni dell’ambiente. Specie poco osservabile dal subacqueo per la sua rarità.

Particolare della testa del gobione: si notano i barbigli sotto la bocca.

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Pesci Rutilus erythrophthalmus Zerunian, 1982 Nome volgare: triotto Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Osteichthyes Cypriniformes Cyprinidae Rutilus

Habitat: Lo si può incontrare in tutte le acque stagnanti o in lento movimento, purchÊ ricche di vegetazione.

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Descrizione: Ha il corpo di forma allungata, con curvatura ventrale piuttosto accentuata. La testa è piccola e il muso è arrotondato, con bocca terminale rivolta leggermente in basso. L’occhio, mediamente grande, è di colore rossastro. Le scaglie sono di medie dimensioni. La livrea è bruno-verdastra sul dorso, bianca sul ventre; lungo i fianchi è presente una linea scura. Le pinne pari e l’anale possono essere rossastre. La specie si ibrida facilmente con altri ciprinidi. Raggiunge i 20 cm di lunghezza ed i 150 gr di peso.

Biologia: Pesce diurno, vive in branchi anche molto numerosi che stazionano nelle vicinanze del fondo; solo raramente si portano vicino alla superficie. Le uova vengono deposte sulla vegetazione o sopra i sassi del fondo e subito vengono fecondate da molti maschi e si schiudono dopo 13-15 giorni.

Osservazioni, curiosità: Sembra che la femmina dopo la deposizione protegga le uova dagli altri pesci. Il triotto è facilmente osservabile dalla tarda primavera fino a fine autunno nei pressi di canneti o erbai.

Esemplare di R. erythrophthalmus.

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Pesci Alburnus alburnus alborella (De Filippi, 1844) Nome volgare: alborella Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Osteichthyes Cypriniformes Cyprinidae Alburnus

Habitat: Vive nei grandi e piccoli corsi dâ&#x20AC;&#x2122;acqua con corrente lenta, o nei laghi.

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Descrizione: Di forma stretta e allungata, l’alborella è un pesce di taglia piccola. Il corpo è di colore argento con il dorso grigio-verde. Le pinne sono trasparenti, l’occhio è grande e la bocca è rivolta verso l’alto. Le scaglie sono piccole, rifrangenti e si staccano facilmente. Può raggiungere i 15 cm di lunghezza e i 10 gr di peso.

Biologia: Pesce diurno, ama stazionare nei pressi della superficie. Si raduna in grandi branchi, sia al largo che sottocosta. Nel periodo invernale scende a profondità maggiori rispetto ad altri Ciprinidi delle stesse dimensioni. È una specie onnivora. Il periodo riproduttivo va da maggio a giugno; le uova vengono deposte in due o tre ondate su fondali di ghiaia o sabbia.

Osservazioni, curiosità: L’alborella è in diminuzione a causa della diffusione di alcuni parassiti e delle variazioni ambientali. Per i pescatori è l’esca principe per la cattura di trote, persico e lucci, essendo in natura il cibo principale delle sopraelencate specie.

Due esemplari di A. a. alborella.

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Pesci Scardinius erythrophthalmus (Linnaeus, 1758) Nome volgare: scardola Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Osteichthyes Cypriniformes Cyprinidae Scardinius

Habitat: La scardola vive nei laghi e nelle zone stagnanti ma anche nei ďŹ umi a moderata corrente. Predilige vivere nei pressi di erbai o canneti.

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Descrizione: Il corpo è ovale, compresso ai lati, ricoperto da grandi scaglie circolari. La bocca è rivolta verso l’alto; l’occhio è grande, di colore dorato che vira all’arancio. La livrea è bruno verdastra sul dorso, giallastra ocra sui fianchi ed argentea sul ventre. Le pinne hanno sempre un colore rossastro più o meno intenso. La taglia media è di 20-30 cm.

Biologia: Pesce gregario, vive in branchi, più numerosi nel periodo giovanile. La scardola si nutre prevalentemente di invertebrati sia planctonici che bentonici, ma nella sua dieta rientra anche una discreta dose di vegetali. Il periodo riproduttivo va da aprile a giugno, ma in alcune località può protrarsi fino ad agosto.

Osservazioni, curiosità: Pesce comune e di facile osservabilità.

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Pesci Leuciscus cephalus (Linnaeus, 1758) Nome volgare: cavedano Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Osteichthyes Cypriniformes Cyprinidae Leuciscus

Habitat: Vive sia nei laghi che nei corsi dâ&#x20AC;&#x2122;acqua.

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Descrizione: La forma è affusolata, con grandi scaglie che ricoprono il corpo. La testa è grande, con grandi occhi con l’iride gialla. Possiede solamente denti faringei. La livrea è grigia, più scura e verdastra nella parte superiore. La taglia media è di 20-30 cm, ma può raggiungere i 50 cm e i 2 kg di peso.

Biologia: Pesce in perenne movimento, lo si nota spesso in prossimità della riva dei laghi durante il periodo che va dalla tarda primavera alla fine dell’autunno, mentre durante l’inverno si porta a profondità maggiori. Nei fiumi e torrenti pedemontani lo si può vedere ai bordi della corrente principale. È un pesce gregario allo stato giovanile e diventa solitario man mano che cresce. Onnivoro e prevalentemente diurno, non disdegna niente che sia commestibile. Raggiunge la maturità sessuale intorno al terzo anno. La frega avviene a piccoli gruppi: la femmina depone migliaia di uova che vengono fecondate dai maschi e poi abbandonate; la schiusa avviene dopo pochi giorni.

Osservazioni, curiosità: Essendo un opportunista si nutre volentieri anche in prossimità di scarichi fognari. Sopporta bene ampie escursioni sia di temperatura che di inquinamento dell’acqua. Pesce molto sospettoso, è un osso duro da catturare per i pescatori, che lo insidiano con varie tecniche.

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Pesci Barbus plebejus (Bonaparte, 1839) Nome volgare: barbo Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Osteichthyes Cypriniformes Cyprinidae Barbus

Habitat: Vive nelle acque correnti dei ďŹ umi di fondovalle e pedemontani con fondo ghiaioso o ciottoloso, purchĂŠ non troppo fredde. Frequenta anche i litorali dei laghi in prossimitĂ degli emissari o estuari.

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Descrizione: Ha forma affusolata, con la parte dorsale più arrotondata di quella inferiore. La testa è allungata e la bocca è rivolta in basso, con labbra carnose e due barbigli per lato. Le mascelle sono prive di denti. La livrea è verdastra sul dorso, bronzea sui fianchi e grigiastra sul ventre; le pinne ventrali sono di colore mattone. La taglia si aggira mediamente sui 30 cm di lunghezza, ma può raggiungere i 60 cm ed i 4 kg di peso.

Biologia: Si nutre di invertebrati, che ricerca sotto i sassi del fondo con il muso appuntito; la sua dieta si compone anche di piccoli pesci e di sedimenti del fondo. La femmina depone una gran quantità di uova sui sassi o sulla sabbia del fondo, nel periodo tra maggio e giugno; dopo 10-15 giorni avviene la schiusa. L’accrescimento è molto lento: dopo il primo anno la taglia raggiunge i 7-8 cm.

Osservazioni, curiosità: Pur non avendo valore economico è oggetto di pesca per la combattività che dimostra quando allamato. Il subacqueo lo può incontrare occasionalmente nei pressi delle rive dei laghi durante il periodo riproduttivo, in prossimità di emissari o immissari.

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Pesci Phoxinus phoxinus (Linnaeus, 1758) Nome volgare: sanguinerola Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Osteichthyes Cypriniformes Cyprinidae Phoxinus

Habitat: Predilige le fresche acque lacustri e torrentizie dell’ambiente montano; si può incontrare anche nei laghi e nei torrenti pedemontani, purché con acque limpide e ben ossigenate.

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Descrizione: È un pesce di taglia piccola e di forma allungata. Il colore del dorso è verdastro, con delle macchiettature più scure. Ha una sola pinna dorsale e le squame sono piccolissime. La bocca è posta in basso. Le femmine durante il periodo riproduttivo colorano il ventre di rosso e blu. Raggiunge generalmente i 10 cm di lunghezza.

Biologia: Si nutre prevalentemente di piccoli invertebrati che raccoglie sul fondo, pur non disdegnando gli insetti aerei che si posano sull’acqua. La riproduzione avviene tra aprile e giugno nelle zone di pianura, in montagna tra luglio e agosto. Le piccole uova vengono deposte a più riprese, tra i sassi del fondo, e si schiudono dopo una decina di giorni.

Osservazioni, curiosità: Spesso condivide lo stesso habitat con i giovani di trota, pesce del quale diventerà preda una volta che la trota sarà cresciuta di taglia.

Gruppo di sanguinerole.

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Pesci Cobitia taenia bilineata (Canestrini, 1865) Nome volgare: cobite Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Osteichthyes Cypriniformes Cobitidae Cobitia

Habitat: Vive sia nei laghi che nei ďŹ umi, purchĂŠ questâ&#x20AC;&#x2122;ultimi siano a corrente molto lenta. Il fondo deve essere melmoso o sabbioso, per permettere al pesce di infossarsi e nascondersi.

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Descrizione: Ha corpo allungato, cilindrico nella parte anteriore e compresso leggermente in quella inferiore. La testa è piccola, la bocca è rivolta verso il basso e sui lati a 3 paia di barbigli. Gli occhi sono piccolissimi. Lungo i fianchi presenta file di macchiettature scure, più grandi vicino alla linea laterale, mentre il dorso appare marmoreggiato. La livrea è bruno-ocra. Alla base della pinna caudale sono presenti due macchiettature scure. La taglia massima raggiunta dalla cobite è di 10 cm e 10 gr di peso.

Biologia: Pesce notturno, trascorre il giorno al riparo infossato nel limo o nella sabbia. Alle prime ore della notte esce per cercare il cibo setacciando i sedimenti del fondo alla ricerca di larve o detriti. La riproduzione avviene tra maggio e luglio, su fondali fangosi nei pressi della vegetazione.

Osservazioni, curiosità: È una specie che ben sopporta ampie oscillazioni dei parametri ambientali e di ossigenazione. La cobite ha sviluppato un particolare adattamento alla vita sui fondali fangosi: riesce a trarre l’ossigeno dall’acqua anche tramite la mucosa intestinale. È difficilmente osservabile, date le sue dimensioni e il suo carattere prevalentemente notturno; una volta individuata tuttavia consente al subacqueo di avvicinarsi notevolmente.

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Pesci Barbatula barbatula Linnaeus, 1758 Nome volgare: cobite barbatello Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Osteichthyes Cypriniformes Balitoridae Barbatula

Habitat: Vive in risorgive, torrenti, ďŹ umi e laghi di media montagna con fondo fangoso/sabbioso o ciottoloso.

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Descrizione: Molto simile alla cobite comune, si distingue da quest’ultima per la livrea che è completamente marmorizzata e priva delle classiche macchiettature scure sotto la linea laterale. Può raggiungere i 10 cm di lunghezza e i 10 g di peso.

Biologia: Pesce notturno, vive solitario creandosi delle tane nel limo del fondo. Negli habitat ideali raggiunge notevoli densità. È un pesce onnivoro, con predilezione per gli invertebrati acquatici. La riproduzione avviene tra aprile e giugno. Il maschio prepara il nido sotto i ciottoli e poi vi attrae la femmina, la quale dopo aver deposto le uova se ne va, lasciando al maschio il compito di custodirle. La schiusa avviene dopo circa 3 settimane.

Osservazioni, curiosità: Essendo pesce notturno non è di facile osservazione, se non durante le immersioni fatte dopo il crepuscolo. Una volta individuato comunque, si lascia avvicinare facilmente.

169


Pesci Esox lucius Linnaeus, 1758 Nome volgare: luccio Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Osteichthyes Esociformes Esocidae Esox

Habitat: Specie presente nei laghi e negli stagni, colonizza anche i ďŹ umi di pianura e pedemontani.

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Descrizione: Il corpo è quasi cilindrico e allungato, con le pinne dorsale e anale molto arretrate. La testa è grande con occhi sporgenti; la bocca, con la caratteristica forma a becco d’anatra, è grande e munita di lunghe file di denti aguzzi. La livrea presenta una vermicolatura, di colore olivastro con sfondo giallo o bianco sporco. Il luccio è un pesce che può raggiungere una dimensione notevole: oltre 150 cm in lunghezza 30 kg di peso.

Biologia: Vive solitario, nei pressi delle rive da dove tende l’agguato alle sue prede. I grandi lucci sopra i 5 kg stazionano appoggiati sul fondale a profondità rilevanti (anche oltre i 20 metri). Si nutre esclusivamente di pesci. Il periodo riproduttivo va da febbraio ad aprile; la femmina produce da 10.000 a 100.000 uova che si attaccano alla vegetazione e dove vengono fecondate dai maschi.

Osservazioni, curiosità: Specie facilmente osservabile ed avvicinabile dal subacqueo. L’avvicinamento deve essere lento: si nota lo stato di allerta del luccio dall’aumento del movimento delle pinne ventrali; in questo caso se il nostro avvicinamento continua seguirà l’immancabile fuga. La sua livrea lo rende particolarmente mimetico e spesso passa inosservato ad un occhio non attento. Durante la primavera, rimanendo in apnea appoggiati sul fondo nei pressi delle rive, è facile essere motivo di interesse dei giovani lucci di 30-40 cm che vengono ad osservare da vicino il nuovo intruso, effettuando dei cerchi intorno al subacqueo.

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Pesci Salmo carpio Linnaeus, 1758 Nome volgare: carpione Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Osteichthyes Salmoniformes Salmonidae Salmo

Habitat: Ă&#x2C6; una specie endemica del Lago di Garda.

172


Descrizione: Ha testa piccola, coda quasi forcuta. Il dorso è chiaro, di colore grigio con sfumature verdi-azzurre; i fianchi sono argentei, con macchiettature nera e il ventre è in genere biancastro. Dimensioni: fino a 50 cm e 1 kg di peso.

Biologia: È una specie gregaria: vive in branchi, generalmente nella zona pelagica (zona centrale del lago), ma può spingersi in inverno ad elevate profondità (100-200 m). È una specie prevalentemente planctofaga (si nutre di zooplancton), ma si ciba anche di invertebrati bentonici. Ha una particolare biologia riproduttiva: si riproduce due volte all’anno (in inverno ed in estate) e depone le uova sulle profondità del lago.

Osservazioni, curiosità: È una specie in forte contrazione numerica, e per questo è inserita nella IUCN Red List, Lista rossa delle specie a rischio di estinzione per l’Europa, a causa probabilmente della pesca eccessiva, della competizione o predazione da parte di specie aliene e dell’alterazione delle aree di frega.

Giovane esemplare con macchie scure sui fianchi (macchie “parr”).

173


Pesci Salmo (trutta) trutta Linnaeus, 1758 Nome volgare: trota fario Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Osteichthyes Salmoniformes Salmonidae Salmo

Habitat: Ama le acque limpide fredde e ben ossigenate dei torrenti e laghi di montagna. La si può trovare ďŹ no ai 2500 metri di altitudine.

174


Descrizione: Ha corpo affusolato, slanciato e muscoloso, con testa grande. La bocca è larga, munita di numerosi denti. La pinna omocerca è leggermente concava. La seconda pinna dorsale è adiposa. Ha scaglie piccole e profondamente infisse nella pelle. La livrea varia a seconda del tipo di fondale. Sui fianchi sono presenti delle macchie nere più o meno grandi e dei puntini rossi in prossimità della linea laterale; queste macchie negli esemplari particolarmente vecchi tendono a scomparire. La taglia è strettamente legata all’ambiente e alle sue disponibilità alimentari. Sono stati catturati esemplari di oltre 90 cm di lunghezza e 8 kg di peso.

Biologia: Pesce carnivoro, caccia prevalentemente all’agguato nascondendosi al riparo di sassi o radici nei pressi della corrente principale in attesa del cibo. Durante le schiuse degli insetti la si vede spesso bucare la superficie nella classica “bollata” per cibarsene. Nei laghi vive nei pressi delle zone rocciose dove vi siano cavità naturali. Gli spostamenti da un territorio di caccia ad un altro avvengono principalmente di notte. Le sue prede principali sono gli stadi larvali dei vari insetti acquatici ed anellidi. Con l’aumentare della taglia rientrano sempre più frequentemente nella sua dieta anche altri pesci (vaironi, sanguinerole..). Raggiunge la maturità sessuale intorno ai 2-3 anni. Il periodo riproduttivo va da ottobre a febbraio; la femmina scava una fossetta nella ghiaia del fondo, ove deposita le uova che poi ricopre una volta che il maschio le ha fecondate. Il periodo di incubazione varia in base alla temperatura dell’acqua e può andare dai 10 giorni ai due mesi. Dopo la schiusa gli avannotti rimangono nascosti nella sabbia fino al completo assorbimento del sacco vitellino. La trota fario può ibridarsi con la trota marmorata.

Osservazioni, curiosità: Pesce di rilevante importanza economica, soprattutto nell’allevamento degli avannotti (per i ripopolamenti) da destinare alla pesca sportiva.

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Pesci Salmo (trutta) marmoratus (Cuvier, 1817) Nome volgare: trota marmorata Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Osteichthyes Salmoniformes Salmonidae Salmo

Habitat: Vive nei punti piĂš profondi dei corsi dâ&#x20AC;&#x2122;acqua, al riparo di massi o ostacoli sommersi.

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Descrizione: Simile nella forma alla trota fario, presenta una testa leggermente più grande, con bocca più ampia. Il corpo non presenta mai le classiche macchiettature nere e i puntini rossi tipiche della fario, ma una marmoreggiatura evidente sul dorso e sui fianchi. Il ventre normalmente è grigio chiaro o giallognolo. È il Salmonide presente in Italia che raggiunge le maggiori dimensioni: sono state pescate ancora trote marmorate di 150 cm di lunghezza e 20 kg di peso.

Biologia: Pesce solitario, una volta trovato il suo territorio di caccia si sposta raramente, in occasione di piene o nel periodo riproduttivo, che va da ottobre a dicembre. Come per le altre trote, la femmina scava una buca nella ghiaia del fondo e vi depone le uova che vengono fecondate e poi ricoperte di ghiaia. La schiusa avviene dopo circa due mesi. Nella sua dieta compaiono sia insetti che anellidi, ma soprattutto piccoli Ciprinidi.

Osservazioni, curiosità: Questa specie endemica dell’arco alpino meridionale ha visto negli anni ’70-’80 un netto declino a causa dell’alterazione dell’habitat. La specie, grazie anche a massicci ripopolamenti, sta recuperando. La trota mormorata si ibrida facilmente con la trota fario originando prole fertile.

Particolare della testa.

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Pesci Oncorhynchus mykiss (Walbaurn, 1792) Nome volgare: trota iridea Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Osteichthyes Salmoniformes Salmonidae Oncorhynchus

Habitat: Specie presente nei laghi dove viene immessa mediante â&#x20AC;&#x153;semineâ&#x20AC;? come pesce pronta pesca.

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Descrizione: Di forma affusolata, molto simile alle altre trote, si distingue per il muso più arrotondato e la bocca più piccola rispetto alle trote autoctone, oltre che per la presenza di punteggiature nere sulla pinna dorsale e caudale. La livrea è argentea sul ventre e verdastra sul dorso, ricoperta di macchie nere; anche le pinne evidenziano la presenza di punti. I fianchi presentano una fascia iridescente di colore più o meno intenso, che nei maschi nel periodo riproduttivo diviene di un bel rosa/arancio molto carico. Può raggiungere i 7 kg di peso ed i 70 cm di lunghezza.

Biologia: Pesce carnivoro in natura, vive solitario fin dalla nascita, difendendo il suo territorio di caccia da altri individui della propria specie. Si nutre sia a mezz’acqua che in superficie, dove è facile vederla bucare l’acqua nella classica “bollata” per catturare gli insetti. Il periodo riproduttivo va da dicembre a febbraio; la femmina scava nella ghiaia del fondo una buca dove depone le uova che verranno fecondate dal maschio e poi ricoperte con della ghiaia. La schiusa avviene dopo circa 2 mesi e mezzo.

Osservazioni, curiosità: Specie di origine Nord Americana, è stata introdotta in Europa nel 1882 ed è ora presente su tutto il territorio, soprattutto perché si adatta molto bene ad essere allevata in vivaio. È una specie importantissima per l’ittiocoltura: l’Italia è uno dei più grandi produttori al mondo, con una produzione di oltre 20.000 tonnellate annue.

Particolare della testa di maschio con il classico rostro che si accentua nel periodo riproduttivo.

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Pesci Lota lota (Linnaeus, 1758) Nome volgare: bottatrice Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Osteichthyes Gadiformea Gadidae Lota

Habitat: Vive in laghi collinari e di fondovalle, talvolta anche in ďŹ umi pedemontani. Predilige acque fredde e profonde.

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Descrizione: Ha corpo allungato, quasi anguilliforme, con sezione cilindrica nella parte anteriore e compresso nella regione caudale. La testa è molto grossa e appiattita dorsalmente, con occhi piccoli in posizione quasi dorsale. La bocca è grande e la mandibola è munita di un unico barbiglio. La pinna dorsale è doppia, la seconda delle quali molto allungata; lunga anche la pinna anale. La cute è liscia e ricca di muco. La colorazione è bruno verdastra con marmoreggiature più chiare sul dorso, giallastra sul ventre. La taglia media si aggira sui 40-50 cm, ma può raggiungere gli 80-100 cm.

Biologia: È un pesce prevalentemente notturno. Di carattere solitario, vive sempre a stretto contatto con il fondo, infossandosi nel substrato o nascosta in cavità. La sua alimentazione consiste in crostacei, molluschi, larve di insetti; allo stadio adulto è predatore vorace di altri pesci e delle loro uova. La deposizione delle uova avviene in inverno (tra dicembre e marzo) con temperatura dell’acqua molto bassa, in acque profonde e su fondali ghiaiosi o sabbiosi. Le uova sono piccole e hanno il diametro di 1 mm ed impiegano, alla temperatura dell’acqua di 2°C, circa 45 giorni per schiudersi. I giovani hanno la livrea più scura degli adulti; ad un anno di età misurano 10-15 cm di lunghezza e la maturità è raggiunta a 2-3 anni.

Osservazioni, curiosità: Parente stretto del merluzzo, questo Gadide è l’unico che risiede in acque dolci. La bottatrice è un pesce che si incontra soprattutto durante le immersioni notturne, quando esce dal suo nascondiglio in cerca di prede.

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Pesci Gasterosteus aculeatus Linnaeus, 1758 Nome volgare: spinarello Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Osteichthyes Gasterosteiformes Gasterosteidae Gasterosteus

Habitat: Vive in acque stagnanti o a debolissima corrente, purché con fondo melmoso e abbondanza di vegetazione; essenziale la buona qualità dell’acqua.

182


Descrizione: Pesce di piccole dimensioni (8-10 cm), presenta un corpo affusolato con peduncolo caudale molto sottile. La pinna dorsale è arretrata e preceduta da tre spine. Sui fianchi sono presenti delle placche ossee in numero variabile; ha grandi occhi posti in alto. La livrea è argentea sul ventre e verde muschio sul dorso; i fianchi ed il ventre durante il periodo riproduttivo si colorano di rosso.

Biologia: Forma dei piccoli branchi che frequentano la vegetazione del sotto riva; diventa fortemente territoriale durante il periodo riproduttivo. Si nutre di invertebrati sia planctonici che bentonici. Il periodo riproduttivo va da maggio a luglio. Costruisce dei nidi di forma sferica, utilizzando vegetali che vengono legati tra loro con del muco secreto dalle reni del maschio. Le uova vengono sorvegliate dal maschio fin dopo la schiusa, che avviene una decina di giorni dopo la deposizione.

Osservazioni, curiosità: La ricerca sullo spinarello da parte di Konrad Lorenz e Niko Tinbergen è valsa loro il premio Nobel.

Illustrazione dello spinarello.

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Pesci Perca fluvialitis (Linnaeus, 1758) Nome volgare: persico reale Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Osteichthyes Perciformes Percidae Perca

Habitat: Vive sia nei laghi che nei fiumi, purché questi ultimi non abbiano una forte corrente.

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Descrizione: Pesce con attaccatura della coda stretta, ha due pinne dorsali, una delle quali munita di aculei. La bocca è grande munita di piccoli denti. Il colore del dorso è verdastro ed i fianchi sono percorsi da fasciature scure verticali; il ventre è bianco o giallognolo. La pinne caudale e ventrali sono di colore arancione. La taglia massima raggiunta dal pesce persico è di 50 cm e 3 kg di peso.

Biologia: Pesce diurno e gregario, vive in branchi anche numerosi, specie nell’età giovanile. Da giovane frequenta il sotto riva, per spostarsi a maggiore profondità da adulto. Il persico reale è carnivoro e quasi esclusivamente ittiofago. La riproduzione avviene tra aprile e luglio: la femmina depone nastri di uova sulla vegetazione, dove vengono fecondati dai maschi.

Osservazioni, curiosità: Per aumentare i siti di riproduzione vengono immesse dai pescatori nei laghi delle “fascine” di piccoli rami, che favoriscono la deposizione dei nastri di uova. È facilmente osservabile dal subacqueo: nelle forme giovanili si avvicina spontaneamente fino a pochi centimetri dalla maschera, purché si rimanga immobili.

Caratteristico nastro di uova di persico.

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Pesci Micropterus salmoides Lacépède, 1802 Nome volgare: persico trota Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Osteichthyes Perciformes Centrarchidae Micropterus

Habitat: Predilige le zone costiere dei laghi o dei fiumi, con abbondanza di vegetazione o altri tipi di ripari dove tentare l’agguato alle possibili prede.

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Descrizione: Pesce di taglia media, con corpo tozzo e grande bocca terminale con mascella prominente. La pinna dorsale è rotondeggiante, con i primi raggi spinosi. Il colore del corpo è verde scuro su dorso che va sfumando sui fianchi; il ventre, specie negli adulti, è argenteo. I soggetti giovani presentano una vistosa banda laterale nera che scompare parzialmente negli adulti. L’iride degli occhi va dall’arancione al rosso. La taglia media di un animale adulto è di 40-60 cm e 2 kg di peso; in casi eccezionali sono stati catturati pesci di 70 cm e 10 kg di peso.

Biologia: Pesce diurno, ama sostare a pelo d’acqua nascosto fra la vegetazione emergente. Si nutre quasi esclusivamente di pesci. La riproduzione avviene tra maggio e giugno; il maschio ripulisce con la coda un tratto di fondale e vi attira un’unica femmina. Dopo la deposizione le uova vengono custodite e ossigenate dal maschio, il quale aggredisce qualsiasi intruso che tenta di avvicinarsi.

Osservazioni, curiosità: Specie originaria del Nord America, è stato introdotto in Europa alla fine dell’ 800. Il persico trota è uno dei pesci che ha più sviluppato il senso della cura della prole: dopo la schiusa i piccoli in caso di pericolo trovano rifugio nell’ampia bocca del padre. Èun pesce che una volta individuato si lascia avvicinare facilmente dal subacqueo.

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Pesci Lepomis gibbosus (Linnaeus, 1758) Nome volgare: persico sole Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Osteichthyes Perciformes Centrarchidae Lepomis

Habitat: Vive nelle zone litorali dei laghi ricche di vegetazione, con fondo sabbioso o melmoso.

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Descrizione: Ha il corpo rotondeggiante, fortemente compresso lateralmente, con pinna dorsale unica, munita nei primi raggi di spine. La testa è piccola, con occhi grandi; la bocca è terminale e piccola. La livrea è di un bel verde sul dorso per poi virare al giallo-ocra sui fianchi, più intenso sul ventre. Tutto il corpo è ricoperto di macchiettature irregolari di colore arancione. L’opercolo branchiale mostra una vistosa macchia nera bordata di bianco e una piccola rosso-arancio. Difficilmente supera i 18 cm di lunghezza e i 100 g di peso.

Biologia: Pesce diurno, è gregario nel periodo giovanile per poi diventare solitario da adulto. Staziona nel sottoriva in mezzo alla vegetazione, spesso nelle vicinanze della superficie. Specie carnivora, si ciba di invertebrati bentonici e piccoli pesci. La riproduzione avviene tra maggio e giugno; il maschio con energici colpi di coda prepara un sito pulito in un fondale ghiaioso, dove la femmina deporrà le uova; le uova ed i piccoli saranno sorvegliati dal maschio fino a che gli avannotti non si disperderanno.

Osservazioni, curiosità: È un pesce originario del Nord America. In questa specie esistono dei maschi denominati “incursori o satelliti” che non costruiscono il nido, ma approfittando della distrazione degli altri maschi “normali” per entrare e fecondare le uova deposte.

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Pesci Salaria ďŹ&#x201A;uvialitis (Asso, 1801) Nome volgare: cagnetta Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Osteichthyes Perciformes Blenniidae Salaria

Habitat: Acque salmastre o dolci di ďŹ umi o laghi, con fondo pietroso e acque limpide.

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Descrizione: Ha forma allungata e compressa lateralmente, con una lunga pinna dorsale. Di livrea molto variabile dal marrone chiaro al verde, presenta comunque sempre delle striature verticali sul corpo e dei piccoli bottoni bianchi dietro gli occhi. La testa, il cui profilo è inclinato verso il basso, presenta una piccola cresta carnosa più sviluppata nei maschi; la bocca è munita di denti, con “canini” ben sviluppati e ricurvi. Sopra ciascun occhio è presente una piccola appendice. Raggiunge la lunghezza di 10 cm, raramente 12 cm.

Biologia: Vive sempre a stretto contatto con il fondo e nelle vicinanze della riva dove trova rifugio fra i sassi. I giovani si riuniscono in gruppi, mentre gli adulti sono solitari e territoriali; è un pesce molto curioso che si lascia avvicinare facilmente. Una volta scelta la propria dimora, che normalmente si trova in un anfratto o sotto una pietra, questa viene ripulita con colpi di coda. Si ciba di piccoli invertebrati di fondo. La riproduzione avviene in primavera: le uova vengono deposte al riparo di pietre e saranno custodite fino alla schiusa. Raggiunge i 12 cm di lunghezza.

Osservazioni, curiosità: La cagnetta è un pesce di facile osservazione e non necessità di particolari precauzioni nell’avvicinamento.

Esemplare maschio di cagnetta con la tipica cresta.

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Pesci Padogobius martensii (GĂźnther, 1861) Nome volgare: ghiozzo padano Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Osteichthyes Perciformes Gobiidae Padogobius

Habitat: Vive nei grandi laghi italiani e pedemontani, piĂš raramente nei ďŹ umi di fondovalle, in pietraie e sassi del sotto riva.

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Descrizione: Pesce di taglia piccola, con corpo cilindrico leggermente allungato. Ha la testa grossa, con grandi occhi ravvicinati e sporgenti posti in alto; le labbra e le guance sono molto sviluppate e le narici sporgenti. Le pinne dorsali sono separate: la prima ha raggi spiniformi, mentre la seconda ha raggi molli ed è più lunga della prima; la pinna anale è lunga e opposta alla seconda dorsale. La coda è arrotondata e le pinne pettorali si sono trasformate a sorta di ventosa. La livrea è marrone più o meno scuro, con delle macchiettature. Può raggiungere i 10 cm di lunghezza ed il peso di 15 g.

Biologia: Pesce carnivoro, vive in tana uscendone solo dopo l’imbrunire per cacciare. Rimane costantemente in prossimità del fondo, è solitario e territoriale.

Osservazioni, curiosità: Staziona sempre nei pressi della sua tana, dove si rifugia quando spaventato. Con un po’ di pazienza si può vederlo riaffacciarsi.

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Anfibi Bufo bufo (Linnaeus, 1758) Nome volgare: rospo comune Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Amphibia Anura Bufonidae Bufo

Habitat: Èuna specie che riesce ad adattarsi a molti habitat anche quasi privi di acqua, ai quali però deve far ritorno per la riproduzione.

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Descrizione: Ha forma tozza, con muso corto ed arrotondato. Sulla testa sporgono due occhi con iride arancione e pupilla ellittica orizzontale. La pelle è ruvida, coperta di numerose verruche. Gli arti anteriori sono corti e hanno quattro dita, mentre quelli posteriori, più lunghi, ne hanno cinque. La colorazione del dorso varia molto, ma normalmente è sui toni del marrone, mentre il ventre è più chiaro.

Biologia: Specie prevalentemente crepuscolare e notturna, trascorre le ore del giorno sotto le pietre, in anfratti o in tane scavate con le robuste zampe. Si nutre prevalentemente di molluschi, aracnidi e formiche; compaiono a volte nella sua dieta anche piccoli vertebrati. Molto fedele al luogo di riproduzione, il maschio di rospo è il primo ad arrivare sui luoghi di frega. Essendo in numero superiore alle femmine, i maschi lottano spesso per la conquista della compagna. Le uova nere vengono deposte in un lunga guaina gelatinosa, lunga anche alcuni metri e contenente fino a 10000 uova. Le file vengono legate alla vegetazione subacquea o su ostacoli sommersi. La schiusa avviene dopo circa 10-15 giorni e la metamorfosi dopo 2-4 mesi, a seconda delle disponibilità alimentari.

Osservazioni, curiosità: Essendo animali molto legati ai siti riproduttivi, se questi vengono modificati o distrutti si può veder scomparire la popolazione di un intera zona.

Esemplari in accoppiamento e nastri di uova.

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Anfibi Rana temporaria Linnaeus, 1758 Nome volgare: rana rossa Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Amphibia Anura Ranidae Rana

Habitat: La si può incontrare sia in pianura che in montagna, fin sopra il limite del bosco. Non strettamente legata all’acqua, la si incontra anche nei boschi sia cedui che di conifere. Raggiunge anche i 2400 metri di altitudine.

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Descrizione: Rana di discrete dimensioni, con muso arrotondato e pupilla orizzontale. Ha pelle liscia, con piccole verruche rotondeggianti. La livrea del dorso cambia in base all’habitat, ma il marrone è predominante. Ha una maschera scura che va dalle narici fin dietro l’occhio. Il ventre è chiaro con punteggiature scure.

Biologia: Si ciba principalmente di invertebrati terrestri (lombrichi, gasteropodi, aracnidi). Il periodo riproduttivo va da marzo a fine giugno. L’amplesso è di tipo ascellare: il maschio si posa sulla femmina stringendola in un abbraccio. L’accoppiamento può durare da poche ore a qualche giorno. Le uova sono deposte in gran numero (da 600 fino 4000) in agglomerati gelatinosi, e sono fecondate dal maschio appena emesse.

Osservazioni, curiosità: Pur essendo molto comune, si è notato un certo declino della specie a causa dell’inquinamento e delle bonifiche delle zone di riproduzione.

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Rettili Emys orbicularis (Linnaeus, 1758) Nome volgare: testuggine palustre europea Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Reptilia Testudines Emydidae Emys

Habitat: Predilige agli ambienti di acque ferme o a lento scorrimento, ricche di vegetazione, a quote generalmente inferiori ai 500 m.

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Descrizione: Ha un carapace liscio, ovale, di colore nerastro-brunastro, con disegno caratteristico; può avere punteggiature gialle. Ha dita palmate. Dimensioni: fino a 20 cm, raramente 30 cm.

Biologia: Ha abitudini principalmente acquatiche, ma può muoversi alla ricerca di cibo anche a terra. Di giorno ama fermarsi a prendere il sole sulle rive o su isolotti. Nuota e corre con agilità. Sverna, a partire da novembre-dicembre, sul fondo degli stagni o a terra. È una specie carnivora: si nutre principalmente di invertebrati e piccoli vertebrati (giovani uccelli acquatici, anfibi e loro larve). L’accoppiamento avviene in marzo-aprile; verso giugno la femmina depone le uova in buche profonde poco lontano dall’acqua.

Osservazioni, curiosità: È una specie minacciata, a causa del deterioramento degli habitat e della scomparsa di numerose zone umide. È una specie longeva: può vivere fino a 20-50 anni.

Esemplare di E. orbicularis.

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Rettili Trachemys scripta Agassiz, 1857 Nome volgare: testuggine dalle orecchie rosse Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Reptilia Testudines Emydidae Trachemys

Habitat: Vive in stagni, laghi o ďŹ umi, in zone con acqua calma, molta vegetazione e fondo fangoso.

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Descrizione: Ha un carapace ovale e appiattito, di colore verde, più scuro negli esemplari adulti; il piastrone è giallo, con macchie nere su ogni scudo, che scompaiono con l’età. La cute è verde, con striature nere e gialle. Sul capo, nella zona oculare, è presente una caratteristica macchia rossa. Le femmine, più grandi, raggiungono i 28 cm di dimensione, i maschi i 21 cm.

Biologia: Ha abitudini diurne. Èun’ottima nuotatrice, ma ama anche sostare al sole, su rocce o tronchi emergenti, o mantenendosi a galla. Quando la temperatura scende sotto i 10°C può andare in letargo: si nasconde tra il sedimento o in tane abbandonate. Non sono noti per l’Italia casi di riproduzione nell’ambiente naturale.

Osservazioni, curiosità: Èuna specie originaria degli Stati Uniti (valle del Mississippi, Illinois e Golfo del Messico). È presente nei nostri ambienti in quanto vi sono stati rilasciati soggetti cresciuti in cattività. L’Unione Europea ne vieta attualmente l’importazione, a causa dell’impatto sulle specie locali.

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Rettili Natrix natrix (Linnaeus, 1758) Nome volgare: natrice dal collare Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Reptilia Squamata Colubridae Natrix

Habitat: Predilige le zone umide, anche se si può trovare a volte lontano dall’acqua. È uno dei serpenti più comuni in Italia.

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Descrizione: La sua colorazione nella parte superiore è tendenzialmente grigia, con tonalità che virano dal bruno al verde; a seconda degli esemplari sono presenti macchie e barre irregolari più scure. La nuca presenta due macchie biancastre o giallognole, seguite da due macchie nere, che formano una specie di collare. Le macchie bianche tendono a scomparire con l’età, mentre permangono quelle nere. La pupilla è grande e rotonda. La natrice dal collare è un colubride che può raggiungere 110 cm nel maschio e 200 cm nelle femmine.

Biologia: Specie prevalentemente diurna, a seconda del clima può protrarre la sua attività anche nelle ore notturne e crepuscolari. Il periodo di latenza invernale va da ottobre-novembre a marzo-aprile. Si ciba di anfibi e più raramente di pesci; la sua dieta comprende inoltre lucertole e piccoli mammiferi quali topolini e arvicole. L’accoppiamento avviene tra aprile e maggio; dopo circa due mesi le uova vengono deposte dalle femmine in zone con mucchi di sostanze vegetali in decomposizione (muschio, letame, cavità di alberi marcescenti). La schiusa avviene normalmente in agosto.

Osservazioni, curiosità: Serpente timido e riservato, se disturbata la natrice dal collare emette dei sibili simili a quelli delle vipere. Di fronte al pericolo può fingersi morta estroflettendo la lingua e mettendosi sul dorso; può fingere anche attacchi, che raramente vengono conclusi con il morso. Altro sistema difensivo è quello di emettere dall’apertura anale una sostanza dall’odore nauseabondo. Pur possedendo ghiandole velenifere, ha denti corti e pieni, inadatti a iniettare il veleno ed è quindi inoffensiva per l’uomo.

Particolare della testa e raffigurazione di N. natrix.

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Rettili Natrix tessellata (Laurenti, 1768) Nome volgare: natrice tassellata Sinonimi: -

Phylum: Phylum: Classe: Classe: Sottoclasse: Ordine: Ordine: Famiglia: Famiglia: Genere: Genere:

Chordata Reptilia Squamata Colubridae Natrix

Habitat: Vive nelle zone umide in generale, meglio se assolate e con vegetazione ripariale; può spingersi ďŹ no ai 1300 metri di altitudine.

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Descrizione: Ha il corpo sottile e la testa triangolare con piccoli occhi sporgenti e pupilla rotonda. La livrea è normalmente marrone o grigiastra sul dorso, con tre file di macchiettature; il ventre è chiaro fino alla prima metà del corpo, più scuro dal ventre alla coda. Le femmine sono più grandi dei maschi e possono raggiungere gli 80-100 cm.

Biologia: Ha un forte legame con l’acqua, dove trascorre la maggior parte del suo tempo. È un rettile quasi esclusivamente ittiofago; raramente fanno parte della sua dieta rane e girini. La latenza invernale va da ottobre-novembre a marzo-aprile. Si accoppia tra aprile e maggio e la deposizione delle uova avviene tra giugno e luglio in ammassi vegetali in decomposizione.

Osservazioni, curiosità: Se ne sta spesso immersa nell’acqua avvolta ad una pianta acquatica o un tronco sommerso da dove sferra i suoi attacchi alle possibili prede; questo fa si che sia facilmente osservabile dal subacqueo, il quale può arrivare a pochi centimetri di distanza prima di provocarne la fuga. Come N. natrix, è inoffensiva per l’uomo.

Giovane esemplare di natrice tassellata.

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Glossario

Alieno Vedi “specie aliena”. Alterne Foglie disposte in modo alternato, inserite ad una ad una a diversa altezza, su nodi differenti, una per nodo. Amplessicaule Foglia o stipola che manca di picciolo; “abbraccia il fusto” (caule) nel punto in cui si inserisce. Apice Nei Gasteropodi, solitamente l’estremità appuntita della conchiglia, corrispondente ai primi giri (avvolgimenti) della conchiglia. Barbiglio Appendice sensoriale cutanea che hanno alcuni pesci vicino alla bocca. Bentonico Riferito al benthos; insieme di organismi animali e vegetali che vivono sul fondo di

corsi d’acqua o laghi e risentono delle condizioni e della natura del substrato. Bisso Nei Molluschi, complesso di robusti filamenti, secreti dal piede, tramite cui l’animale si fissa ad un substrato. Carapace Nei Crostacei, la parte di esoscheletro che ricopre il cefalotorace. Nelle tartarughe, la parte superiore del guscio. Carena Nei Gasteropodi, cresta rilevata sulla conchiglia. Carpopodite Nei Gamberi, il segmento posteriore alle chele. Cefalotorace Nei Crostacei, il cefalotorace è derivato dalla fusione della testa (cephalon) e del tronco (thorax), comprendendo pertanto tutte le parti dell’appa215


rato buccale, le antenne e le appendici toraciche.

tanto piante femminili e piante maschili.

Cerniera Nei Bivalvi, il complesso di denti e fossette localizzato nella zona in cui le valve si articolano.

Emocianina Proteina utilizzata da alcuni artropodi e molluschi come proteina respiratoria, in grado di legare reversibilmente una molecola di ossigeno.

Chela Appendice a forma di pinza o tenaglia, che si trova all’estremità degli arti di molti animali del phylum degli artropodi, principalmente crostacei e aracnidi. Cnidoblasto Cellula urticante dei celenterati. Creste post-orbitali Nei Crostacei, rilievi (denti) posti dietro agli occhi. Destrorso Nei Gasteropodi, avvolto verso destra, ovvero con apertura a destra quando la conchiglia è presentata con l’apice in alto e l’apertura di fronte all’osservatore. Dicotomia Caratteristica di una pianta o di un suo organo (es. foglia) di dividersi all’apice in due parti, ciascuna delle quali può ulteriormente dividersi in due e così via. Dioica Specie in cui i fiori non sono completi (di parte femminile e maschile), ma esistono fiori maschili e fiori femminili portati su piante diverse: esistono per-

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Endemico endemica”.

Vedi

“specie

Endoderma Negli Idrozoi, lo strato di tessuto interno. Ermafrodita Organismo che possiede organi riproduttivi sia maschili che femminili; si dice “sufficiente” se in grado di autofecondarsi. Esotico Vedi “specie aliena”. Eterocerca Nei Pesci, pinna caudale che presenta due lobi disuguali tra loro. Eurialina Specie che tollera ampie variazioni di salinità. Eutrofe - eutrofiche (acque) Acque molto produttive, ovvero con elevato carico di sostanze nutritive, quali azoto e fosforo. Gonadi Organi in cui si formano i prodotti sessuali. Gregaria Specie che è solita riunirsi in gruppi di numerosi individui.


Guaina - guainante Dilatazione della base della foglia, che abbraccia parzialmente o totalmente il fusto; si parla di foglia guainante. Ibrido - ibridazione Incrocio tra diverse specie o generi. Impollinazione È il trasporto di polline dalla parte maschile a quella femminile del fiore ad opera di insetti (entomofila), vento (anemofila), acqua (idrogama), ecc. Infiorescenza Disposizione più o meno ravvicinata di gruppi di fiori, distribuiti secondo precise regole su un asse, semplice o ramificato; si contrappone a fiore solitario. Lacinia Incisione stretta e allungata, terminante generalmente con una punta acuta; è presente su foglie, petali o sepali. Linea laterale Nei pesci, organo di senso particolare che decorre longitudinalmente a circa metà del corpo ed è adibito alla percezione delle onde di pressione. Livrea Colorazione complessiva di un esemplare. Mantello Nei gasteropodi, espansione del sacco viscerale che produce e tappezza interna-

mente la conchiglia. Mesotrofe - mesotrofiche (acque) Acque mediamente produttive, ovvero con contenuto medio di sostanze nutritive (azoto e fosforo). Monoica Specie in cui i fiori non sono completi (di parte femminile e maschile), ma in cui esistono fiori maschili e fiori femminili, portati sulla stessa pianta. Oligotrofe que) Acque ovvero con di sostanze fosforo).

oligotrofiche (acpoco produttive, basso contenuto nutritive (azoto e

Ombelico Nei Molluschi Gasteropodi, il foro alla base della conchiglia derivante da una cavità che si determina quando i giri della spira non sono serrati. Omocerca Nei Pesci, pinna caudale che presenta i due lobi uguali tra di loro. Opercolo In molti molluschi gasteropodi, appendice corporea o parte simile ad un coperchio come un rivestimento corneo o di conchiglia sulla superficie dorsale posteriore del piede che chiude la conchiglia quando l’animale si ritrae. Nei pesci, struttura ossea esterna che ricopre e protegge le branchie.

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Opposte Foglie disposte a due a due, una di fronte all’altra, sullo stesso nodo. Ovario Assieme allo stilo ed allo stimma forma il pistillo, la parte femminile del fiore; contiene gli ovuli e, in seguito alla fecondazione, si trasforma in frutto. Ovoviviparo Animale che produce uova che vengono incubate e si schiudono all’interno del corpo della madre. Peduncolo caudale Nei Pesci, restringimento del corpo in prossimità dell’inserzione della pinna caudale. Periostraco Nei Molluschi, lo strato più esterno della conchiglia, che ricopre la parte calcarea della conchiglia stessa spesso morta sottile e caduca. Petalo Singolo elemento della corolla, la parte solitamente più appariscente del fiore. I petali hanno un ruolo importante perché attirano gli animali impollinatori. Piede Organo muscolare del mollusco, impiegato per la deambulazione e l’infossamento. Pinna adiposa Pinna carnosa, costituita da tessuto adiposo e privo di raggi, posta sul dorso

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tra la pinna dorsale e la pinna caudale. Propagulo Parte di una pianta (foglia, gemma, ramo) a cui è affidata la riproduzione vegetativa. Radula Organo nastriforme, provvisto di minuscoli denticoli, che il mollusco impiega per assumere il cibo, più semplicemente è una massa muscolare situata nella bocca, con una struttura che assomiglia e funziona come quella di una raspa; contiene un gran numero di file simmetriche trasversali di denti o uncini, essenzialmente chitinosi che variano per forma, disposizione e numero a seconda dei vari gruppi di Gasteropodi. Raggio Nei Pesci, costolatura molle (cartilaginea) o spinosa (ossea) che sorregge le pinne. Rizoma È un fusto sotterraneo, strisciante, a decorso orizzontale, di aspetto simile ad una radice più o meno allungata; produce superiormente delle gemme da cui si svilupperanno germogli, ed inferiormente radici. Svolge anche funzione di riserva delle sostanze nutritive e può essere più o meno ingrossato. Tra le piante acquatiche le ninfee, ad esempio, possiedono rizomi. Rostro Nei crostacei decapo-


di, prolungamento anteriore del capo. Sacco polmonare Nei Gasteropodi Polmonati, la cavità del mantello a pareti fortemente vascolarizzate, con funzione respiratoria. Sepalo Elemento fiorale del calice, solitamente di colore verde. Il calice è posto al di sotto della corolla. Sessile Negli animali, attaccato al substrato. Sessile Nelle piante, termine generico per indicare organo vegetale privo di peduncolo; nel caso della foglia ad esempio, priva di picciolo. Sessuata (riproduzione) Nelle piante, nascita di un nuovo individuo tramite fecondazione dell’ovulo presente nell’ovario con il granulo di polline, proveniente dagli stami; la fecondazione porta alla formazione del seme, da cui si sviluppa la pianta. Sifone Nei gasteropodi, canale tubulare più o meno lungo e sviluppato che costituisce le vie di entrata e uscita dell’acqua. Sinistrorso Nei gasteropodi, avvolto verso sinistra, ovvero con apertura a sinistra quando la

conchiglia è presentata con l’apice in alto e l’apertura di fronte all’osservatore. Specie aliena (specie esotica, specie alloctona) Specie che si diffonde al di fuori del suo naturale areale di distribuzione, non necessariamente dannosa. Specie aliena invasiva Specie aliena che diventa stabilizzata in un habitat o un ecosistema naturale o seminaturale e si diffonde modificando ecosistemi, habitat o specie, con impatto di tipo ecologico, economico, o sulla salute umana. Specie autoctona (specie indigena) Specie che vive naturalmente in un’area e che non è stata introdotta dall’uomo in maniera intenzionale o accidentale. Specie endemica In zoologia e botanica indica una specie tipica ed esclusiva di un determinato territorio. Spicola Nelle spugne, struttura di varia forma e natura (calcarea o silicea) che ne costituisce lo scheletro. Spiga Tipo di infiorescenza con asse principale allungato su cui si inseriscono fiori sessili, senza peduncolo.

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Spira Nei gasteropodi, giro completo attorno all’asse della conchiglia

to finale del corpo dove si apre l’ano e che tipicamente è sempre privo di appendici.

Spongina Nelle spugne, proteina simile al collagene o alla cheratina che costituisce un fitto reticolo di sostegno dentro il mesenchima.

Umbone Nei bivalvi apice della valva, caratterizzata dalla maggiore convessità della conchiglia.

Stame Parte maschile del fiore. È composto da un filamento portante l’antera, nella quale è contenuto il polline. Stimma Assieme allo stilo e all’ovario forma il pistillo, la parte femminile del fiore; è la parte apicale del pistillo, appiccicosa, dove si fermano e germinano i granuli di polline. Stipole Minuscole foglioline presenti in talune specie, alla base del picciolo. Stolone Ramo, talvolta allungato e sottile (es. fragola), strisciante sotto terra o in superficie, in grado di sviluppare all’estremità e/o ai nodi, radici verso il basso e gemme verso l’alto e generare così nuove piantine. Substrato Qualsiasi superficie atta all’attacco di organismi. Telson Nei crostacei, segmen-

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Vegetativa (riproduzione) Nelle piante, forma di riproduzione asessuata, che non comporta l’unione dell’ovulo e del granulo di polline. Può avvenire per frammentazione della pianta madre o tramite distacco di speciali strutture asessuate, come spore, tuberi, bulbi, stoloni e rizomi. Gli individui che si formano da questo tipo di riproduzione conservano intatte tutte le caratteristiche genetiche del genitore e sono, quindi, cloni. Veliger Larva planctonica che schiude dalle uova dei Molluschi. Verticillo - verticillate Insieme di elementi disposti sullo stesso piano a raggiera attorno ad un asse. Le foglie si dicono verticillate quando da ogni nodo spuntano tre o più foglie. Vomere Nei pesci ossei , ossa che formano il palato, spesso munite di denti.


Ringraziamenti

Gli autori intendono rivolgere un sentito ringraziamento a Bruno Maiolini (Fondazione Edmund Mach – IASMA Centro Ricerca e Innovazione) che ha condiviso con loro la nascita di questo lavoro, donando prezioso tempo e sostegno per la buona riuscita dell’opera. Si intende inoltre ringraziare tutte le persone che, con suggerimenti, precisazioni, riletture e correzioni, hanno contribuito alla stesura del testo; in particolare la nostra riconoscenza va a Vigilio Pinamonti, Giovanna Flaim, Ulrike Obertegger (Fondazione Edmund Mach – IASMA Centro Ricerca e Innovazione), Maria Elena Beltrami (Fondazione Edmund Mach – IASMA Centro Trasferimento Tecnologico),

Michele Menegon, Marco Cantonati (Museo Tridentino di Scienze Naturali), Massimo Morpurgo (Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige), Simone Cianfanelli (Museo di Storia Naturale dell’Università degli Studi di Firenze, sez. Zoologica “La Specola”), Roberto Pronzato (Università di Genova DIPTERIS), Maria Rita Minciardi, Roberto Angius, Giovanna Orrù (ENEA Saluggia), Filippo Prosser (Museo Civico Rovereto), Mattia Azzella (Università di Roma, La Sapienza). Infine, un ringraziamento particolare va a tutti i famigliari degli autori (mogli, mariti, figli, fidanzate/i), che con pazienza hanno accettato e sopportato le tante ore a loro distolte.

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Autori delle fotograďŹ e: * Maria Elena Beltrami 30c, 32d, 88 * Vanna Benini 15, 32a, 33a, 33b, 33c, 36c, 40a, 46, 48, 50, 52, 54, 56, 60, 62, 76, 78, 82, 83, 84, 85, 86, 89, 90, 91, 92, 94, 98, 100, 102, 103, 104, 106, 108, 110, 112, 114, 115, 116, 118, 120, 122, 124, 126, 127, 128, 130, 132, 134, 140, 157, 168, 185 188, 191, 192 * Maurizio Bortolotti 34a, 66, 137, 142, 144, 150, 152, 153, 154, 155, 158, 160, 162, 164, 165, 174, 176, 177, 178, 179, 186, 190, 194, 195, 199, 203, 204, 205

145, 156, 170, 182, 202,

* Tiziano Camagna 30d * Paolo Campedel 34c, 40c, 40d, 61, 72, 80, 96, 123, 136, 146 148, 166, 180, 184

* Cristina Cappelletti 32b, 32c, 36a, 36b, 36d, 40b, 47, 49, 51, 70, 71, 73, 74, 87, 143 * Francesca Ciutti 34b, 135 * Giovanna Flaim 30a * Andrea GandolďŹ 173 * Fernando Lunelli 172 * Bruno Maiolini 33d, 138, 139, 195, 196, 198, 200 * Ulrike Obertegger 31 * Vigilio Pinamonti 30b

Disegni di Vanna Benini


Indice

Introduzioni ufďŹ ciali Ma che cosa si vede nel lago? Le immersioni nei laghi Con pinne maschera ovvero lo snorkeling nei laghi Ecologia dei laghi Schede illustrative Struttura delle schede Alghe Spirogyra Chara globularis Hildenbrandia rivularis Piante Fontinalis antipyretica Ceratophyllum demersum Elodea nuttalii Elodea canadensis Lagarosiphon major Myriophyllum spicatum Myriophyllum verticillatum Najas marina Najas minor

p. 5 p. 11 p. 15 p. 19 p. 21 p. 43 p. 44 p. 46 p. 48 p. 50 p. 52 p. 54 p. 56 p. 58 p. 60 p. 62 p. 64 p. 66 p. 68

Nimphaea alba Nuphar lutea Persicaria amphibia Potamogeton crispus Potamogeton pectinatus Potamogeton perfoliatus Ranunculus thricophyllus Vallisneria spiralis Zannichellia palustris Invertebrati Vorticella Spongillidae Hydra Dendrocoelum lacteum Cristatella mucedo Glossiphonia complanata Erpobdellidae Viviparus contectus Viviparus ater Bithynia tentaculata

p. 70 p. 72 p. 74 p. 76 p. 78 p. 80 p. 82 p. 84 p. 86 p. 88 p. 90 p. 92 p. 94 p. 96 p. 98 p. 100 p. 102 p. 104 p. 106


Pyrgula annulata Planorbarius corneus Planorbis carinatus Physa (Physa) fontinalis Lymnaea (Radix) peregra Lymnaea (Radix) auricularia Theodoxus danubialis Dreissena polymorpha Unio mancus Sinanodonta woodiana Copepoda cyclopoida Asellus aquaticus Echinogammarus stammeri Dikerogammarus villosus Orconectes limosus Procambarus clarkii Limnephilidae Odonata Gerris Pesci Anguilla anguilla Tinca tinca Cyprinus carpio Gobio gobio Rutilus erythrophthalmus Alburnus alburnus alborella

p. 108 p. 110 p. 112 p. 114 p. 116 p. 118 p. 120 p. 122 p. 124 p. 126 p. 128 p. 130 p. 132 p. 134 p. 136 p. 138 p. 140 p. 142 p. 144 p. 146 p. 148 p. 150 p. 152 p. 154 p. 156

Scardinius erythrophthalmus Leuciscus cephalus Barbus plebejus Phoxinus phoxinus Cobitis taenia bilineata Barbatula barbatula Esox lucius Salmo carpio Salmo (trutta) trutta Salmo (trutta) marmoratus Oncorhynchus mykiss Lota lota Gasterosteus aculeatus Perca fluviatilis Micropterus salmoides Lepomis gibbosus Salaria fluvialitis Padogobius martensii Anfibi Bufo bufo Rana temporaria Rettili Emys orbicularis Trachemys scripta Natrix natrix Natrix tessellata Bibliografia Glossario Ringraziamenti Autori fotografie

p. 158 p. 160 p. 162 p. 164 p. 166 p. 168 p. 170 p. 172 p. 174 p. 176 p. 178 p. 180 p. 182 p. 184 p. 186 p. 188 p. 190 p. 192 p. 194 p. 196 p. 198 p. 200 p. 203 p. 205 p. 207 p. 215 p. 223 p. 225


ISBN 978-88-95841-04-5

Cosa si vede nei laghi? guida per subacquei in acqua dolce

Autori

Cosa si vede nei laghi?

guida per subacquei in acqua dolce

Cristina Cappelletti Francesca Ciutti Maurizio Bortolotti Paolo Campedel Vanna Benini

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