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scuola di italiani d’azeglio / galileo ferraris / gioberti

22 marzo - 15 aprile 2011 / gobetti marchesini - casale

Esperienze di formazione e di vita nella storia di quattro istituti torinesi I licei D’Azeglio, Galileo Ferraris, Gioberti e l’IIS Gobetti Marchesini - Casale hanno formato una rete di scuole in vista dei festeggiamenti per il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia allo scopo di organizzare, grazie alla sinergia delle loro esperienze, un percorso sul ruolo della scuola nella formazione dell’identità degli italiani.

Grazie al lavoro di riflessione sulla propria singola storia e sui diversi caratteri dell’educazione, da quella tecnico-professionale a quella umanistica, i quattro istituti intendono proporre spunti per comprendere il valore della scuola nella formazione di un patrimonio di conoscenze e di esperienze che ha rappresentato un momento fondamentale nello sviluppo di una coscienza comune agli abitanti delle diverse regioni d’Italia.

Le scuole di Torino sono state indubbiamente una “scuola di italiani” e continuano a credere nel valore dell’educazione per formare le generazioni future in un orizzonte che si presenta, oggi più che mai, torinese, perché radicato nelle specificità del territorio, italiano, per cultura e storia, ed europeo nella prospettiva di un superamento della chiusura degli stati nazione in una visione ampia di civiltà.

Orari di apertura: 14.30 - 17.30 Liceo Galileo Ferraris - martedì 22 marzo, 29 marzo, 5 aprile, 12 aprile 2011 Liceo D’Azeglio - mercoledì 23 marzo, 30 marzo, 6 aprile, 13 aprile 2011 Liceo Gioberti - giovedì 24 marzo, 31 marzo, 7 aprile, 14 aprile 2011 IIS Gobetti Marchesini Casale - venerdì 25 marzo, 1 aprile, 8 aprile, 15 aprile 2011

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scuola di italiani Il D’Azeglio scuola di italiani La scuola si è sempre posta due compiti: istruire ed educare. Educare i giovani a diventare cittadini nei diversi contesti sociali, politici, culturali. Educare a pensare e ad affrontare le sfide nei vari periodi storici. La storia della scuola dall’Ottocento al primo Novecento a Torino, e la storia del Liceo D’Azeglio nelle sue successive tappe (Collegio di Porta Nuova 1830; Collegio Municipale di Monviso 1857; Regio Collegio Monviso 1859; Liceo Ginnasio Massimo D’Azeglio 1882), è la storia di un tentativo di educare i giovani: da una scuola di latinità, ancora legata a un modello gesuitico e confessionale, alla scuola del liberalismo ottocentesco, al diffondersi del pensiero scientifico positivista, al patriottismo della Prima guerra mondiale, alla resistenza all’imporsi del fascismo nella difesa dei principi liberali. Il 22 novembre del 1850 il Presidente del Consiglio Universitario, l’abate Aporti, propone al Municipio di “contribuire per la spesa di quattro nuove scuole elementari nel locale di S. Carlo” e sviluppa una riflessione sui progressi dell’istruzione nel Regno di Sardegna. Dal momento che il Piemonte fu chiamato alla vita di libertà, e il popolo Subalpino si onora di appartenere ad una Nazione illustre, colta e temerata, si destò in tutti i cuori più che mai vivo il sentimento dell’amor patrio, e coloro che amarono questo bel paese sinceramente (e furono i più) studiarono ogni modo di farsene degni e di promuoverne la grandezza e la gloria. Io taccio di molti mezzi che si posero in opera dai vari amatori della patria per educare la crescente generazione a forti imprese, e reco solo in prova di questo vero lo straordinario impegno che da tutti gli ordini de’ cittadini si prese per diffondere il bene della situazione, specialmente in quella classe di popolo che maggiormente ne abbisogna cioè nella classe dei meno favoriti dalla fortuna. Bisognerebbe infatti chiudere gli occhi per non vedere gli straordinari progressi, che in questa parte fece la nostra età, e converrebbe aver un’anima straniera all’amore del bene per non sentirne allegrezza. Da per tutto s’instituirono scuole, si apersero asili, si stabilirono cattedre; e dove prima bastava una classe, ce ne voller parecchie, dove prima si contentavano gli stessi genitori di apprendere ai propri figli i primi elementi del leggere, non furono paghi se non quando poterono affidare i medesimi ad abili maestri perché ricevessero da loro una istruzione compiuta, quindi i Collegi nazionali, le società di Patronato, le scuole femminili, le scuole degli operai, ed altrettante istituzioni, scarse tuttavia al bisogno, minori del desiderio, e sempre più anguste quanto più dilatate.

ASCT, AIB, cart. 14, fasc. 31

L’abate Ferrante Aporti

Al di là della retorica propria dell’epoca, risulta chiara la funzione educativa della scuola, quella funzione che il D’Azeglio ha fatto propria fin dal 1830. Le diverse sedi del Liceo D’Azeglio dalla fondazione come Collegio di Porta Nuova alla sede definitiva in via Parini 8.

1830:

Collegio di Porta Nuova

1852:

Collegio di Porta Nuova

1857:

Collegio Municipale di Monviso

1859:

Regio Ginnasio Monviso

1868:

Regio Ginnasio Monviso

1875:

Regio Ginnasio Monviso Liceo - Ginnasio Massimo D’Azeglio

ASCT, Tipi e Disegni, 64. 3. 21

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1882:


scuola di italiani 1822: scuola di latinità Le scuole pubbliche di latinità (pubbliche, cioè a spese delle città, distinte da quelle regie, a carico dello Stato) sono istituite dal re Carlo Felice di Savoia con le Regie Patenti del 23 luglio 1822 e con l’annesso Regolamento. Il 28 ottobre 1822 Carlo Felice indirizza al Magistrato della Riforma un Regio Biglietto che contiene l’approvazione di un regolamento particolare per le pubbliche Scuole di latinità della Città di Torino.

Regio Biglietto 28 ottobre 1822 Magnifici Fedeli, ed Amati Nostri

Approvazione di un regolamento Le disposizioni contenute nel Regoparticolare per le pubbliche lamento annesso alle nostre patenti Scuole di latinità della Città del 23 del passato mese di luglio di Torino

non essendo in ogni loro parte applicabili alla Città Capitale, ci siamo determinati di approvare l’unito regolamento particolare per le scuole pubbliche di latinità di Torino. Ve lo facciamo pertanto pervenire col presente visato dal nostro primo Segretario di Stato per gli affari interni, e vi incarichiamo di dare tutte le necessarie disposizioni ed ordini onde venga esattamente eseguito. Preghiamo il Signore che vi conservi Torino addi 28 di Ottobre 1822 Firmato Carlo Felice

Il regolamento stabilisce che, dopo 2 anni di scuola elementare, gli studenti frequentino le scuole di latinità, strutturate in 6 anni; nella città di Torino vengono istituite: - 3 cattedre di sesta - 3 cattedre di quinta - 2 cattedre di quarta - 2 cattedre di gramatica - 2 cattedre di umanità - 2 cattedre di rettorica. L’art. 3 stabilisce che il civico erario può godere dei Minervali imposti agli scolari di latinità, l’art. 4 afferma che spetta al Magistrato della Riforma nominare Professori, Maestri e Sostituiti, come pure i Direttori Spirituali, eccetto nelle scuole del Carmine che sono affidate ai Gesuiti. Nel 1822-23 le scuole di latinità a Torino sono: - Collegio del Carmine (rettorica, umanità, terza, quarta, quinta, sesta) - Collegio di S. Francesco da Paola (idem) - Scuola di S. Francesco d’Assisi (quinta, sesta).

ASCT, Collezione IX, cart. 196, fasc. 1

Il Regolamento per la disciplina delle scuole comunali superiori della Città di Torino (9 novembre 1827) ci offre alcune interessanti informazioni sulla vita scolastica.

Il Conte Prospero Balbo (Magistrato della Riforma)

Capo Secondo - De’ Maestri

art.15 art.11 Dovranno tenere in iscuola l’elenco degli alunni ed In caso di contravvenzione a que’ Regolamenti, o di una tabella di cui sarà loro dato il modulo, in cui qualunque altra mancanza relativa alla scuola potranno seduta per seduta noteranno il nome degli alunni sottoporre gli scuolari alle seguenti punizioni. 1mo Correzione fatta in serietà. mancanti, o venuti tardi alla scuola. 2do Correzione fatta in presenza de’ compagni. 3° Annotazione sulla Colonna di Negligenza. ° Alla fine di ciascun mese quella tabella sarà 4 Perdita del posto per passare nel banco di negligenza. ° consegnata dal maestro al Direttore. L’elenco ossia 5 Annotazione sulla Colonna di scorno. ° Catalogo degli scuolari sarà formato per ordine 6 Passaggio al banco di scorno. ° alfabetico, ed in maniera che contenga tre colonne 7 Metterli in ginocchio in mezzo alla scuola. Ogni altro castigo è assolutamente proibito; ed è oltre quella del nome e prenome. a parimenti vietato ai Maestri di porre le mani addosso 1 Colonna Diligenza agli alunni, qualunque sia la loro mancanza; come altresì 2a Colonna Negligenza di profferire ingiurie o villanie e qualora credano che i 3a Colonna Scorno le quali colonne sono destinate all’uso infra espresso. suaccennati castighi siano insufficienti per taluno degli scuolari, parteciperanno questo loro avviso al Direttore, onde ne faccia partecipe l’Amministrazione civica. Due volte in ciascun mese daranno i lavori pe’ posti.

art.12

art.13

ASCT, Collezione IX, cart. 196, fasc. 1

3° Interverranno alla scuola puliti, cioè con volto e mani lavati: unghie tagliate: pettinati e corti i capelli: con abito né sudicio, né lacero: altrimenti saranno rimandati a casa. Nell’inverno e nei tempi piovosi prima di entrare in iscuola si scuoteranno di dosso la neve: e si ripuliranno dal fango le scarpe. 4° Entrati nella scuola dovranno immediatamente portarsi al posto a ciascuno di essi assegnato, fatto prima un riverente saluto al Maestro; al momento della preghiera che si fa prima e dopo la Lezione, si alzeranno in piedi senza fare rumore, e staranno colle mani giunte. 5° È severamente proibito ogni motteggio, beffa e nome ingiurioso: è pure vietato il mangiare, lo stare seduto sguajatamente, ed il tenere le mani nascoste. 6° Durante le ore di scuola osserveranno il più rigoroso silenzio e si asterranno da qualunque movimento che possa disturbare i compagni; né potranno uscire dalla scuola senza un’urgente necessità, e la permissione del Maestro. 7° È proibito di rispondere con modo arrogante al Maestro, né anche nel volersi giustificare.

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Capo Terzo - Degli Alunni


scuola di italiani 1830: Collegio di Porta Nuova Nel 1830 su richiesta dell’Università, a causa dell’incremento degli allievi di latinità del Collegio di San Francesco da Paola, fu istituito un nuovo collegio, denominato di Porta Nuova. Nel primo anno erano presenti le classi di sesta, quinta e quarta, cui si aggiunse dall’anno successivo la classe di terza (di grammatica). Nel 1838-39 si ebbe anche la classe di umanità e infine, a partire dal 1845-46, quella di rettorica. Inizialmente le classi ebbero sede in una casa attigua al Convento della Madonna degli Angeli, presso la scesa occidentale del Giardino Pubblico dei Ripari (Baluardo del Mezzogiorno), attualmente via Carlo Alberto angolo via Andrea Doria. Contrada di Porta Nuova Baluardo del Mezzogiorno

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Chiesa della Madonna degli Angeli

Il primo registro conservato è quello del 1831-32. Vi risultano elencati 147 giovani, classificati con votazioni riguardanti lezioni e temi mensili, gli errori in essi contenuti, la diligenza e la condotta, i posti meritati (il numero d’ordine dei giovani nella “classifica” del giudizio finale). Le annotazioni sono spesso in latino: molti studenti sono rimandati ad novum o ad alterum periculum, c’è chi è bocciato (retentus) e chi è promosso in tutte le materie (promotus cunctis) o quasi (promotus pluribus). Nell’elenco delle classi sono indicati, oltre alle generalità degli allievi (nome e cognome, luogo e data di nascita oppure età), il nome dei genitori, la professione del padre, l’abitazione. Estratti dal Registro dei voti dell’anno scolastico 1831-32

AS Liceo D’Azeglio, CPN 1, a.s. 1831-32

AS Liceo D’Azeglio, CPN 1, a.s. 1831-32

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AS Liceo D’Azeglio, CPN 3, a.s. 1833-34

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Negli anni successivi compare anche il registro della direzione spirituale: sono registrate le confessioni (obbligatorie ogni mese) e le comunioni.


scuola di italiani Vittorio Bersezio al Collegio di Porta Nuova Ci racconta la vita nella scuola in quegli anni un testimone d’eccezione, il futuro scrittore, giornalista e deputato Vittorio Bersezio (18281900), alunno del Collegio di Porta Nuova dalla sesta alla terza.

da I miei tempi

Nato a Peveragno (Cuneo) nel 1828, dopo aver frequentato il Collegio di Porta Nuova, Vittorio Bersezio si laureò in Legge all’Università di Torino, senza mai esercitare la professione. Partecipò alla Prima guerra d’indipendenza. Si dedicò al giornalismo e si impegnò nell’educazione politica e culturale delle generazioni risorgimentali sostenendo le posizioni dei liberali moderati. Nel 1854 fu direttore del “Fischietto”, il primo giornale umoristico illustrato italiano. Dal 1858 al 1865 fu direttore della sezione letteraria della “Gazzetta Ufficiale”. Quando la direzione fu trasferita a Firenze, nuova capitale, Bersezio, non volendo abbandonare Torino, fondò la “Gazzetta Piemontese” che diventerà poi “La Stampa”. Deputato dal 1865 al 1870, scrisse saggi, romanzi storici e un famoso testo teatrale in piemontese Le miserie ’d Monsù Travet, dedicato alle sventure di un piccolo impiegato tra l’ufficio e la famiglia. Morì a Torino nel 1900.

La pubblica istruzione era ordinata nel modo seguente: scuola elementare, divisa in due anni, la quale poteva evitarsi facendone a casa o da qualche maestro privato gli studi: leggere, scrivere, conoscere i numeri, catechismo, un po’ di storia sacra; poi sei anni di lingua latina e italiana, e da ultimo due anni di filosofia, in cui si insegnavano logica, etica, aritmetica, algebra e geometria, fisica e storia naturale, e a scelta o grammatica greca o storia; e dopo questo si era maturi per l’Università di cui vi apriva le porte l’esame detto di baccalaureato. Le classi erano numerate alla rovescia, cioè la prima a cui s’entrava aveva il numero ultimo della serie, essendo sembrato a quegli ordinatori più dignitoso per le classi superiori avere i primi numeri. Lo studio del latino si cominciava dalla sesta, e si pestava nella grammatica sino a tutto il corso della terza; nelle ultime due classi avevasi uno studio più letterario, e per maggiore dignità esse, tralasciata la denominazione numerale, si chiamavano d’umanità e di retorica.

Sí, sí, chiel a l’è stait ben fortunà. Mi ’nvece j’eu avú tutti ij maleur. Pi m’afano a travajé, e meno i vad ananss, e i’ vëdo a passëme s’ij barbis tanti c’a fan niente. Adess j’eu ancora un cap ’d session c’a l’è ’na bëstiassa unica e ch’i seu pa ’l përchè a peul nen sciaireme e a ’m perseguita... (Le miserie ’d Monsù Travet, atto I, scena II)

Lo spirito che regnava fra i compagni era di un’assoluta democrazia: nessuna superiorità sociale era ammessa nei rapporti particolari, neppure quella dello ingegno e dello studio, appena, come nelle società primitiva, la prevalenza della forza corporea, amata quando unita alla bontà. I nobili antichi non mandavano i figli alle scuole pubbliche; i figliuoli dei nobili recenti e dei ricchi, se venivano con idee di superbia, ben presto le dovevano smettere e affarsi all’ambiente. La lettura dei registri conferma la testimonianza di Bersezio: se si esamina ad esempio l’anno 1832-33, si può osservare che nella classe di sesta tra i padri degli allievi vi sono un conte, un cavaliere, sei proprietari, due calzolai, uno speziale, un cappellajo, un banchiere, un notaio, un caffettiere, un oste, un cuoco… AS Liceo D’Azeglio, CPN 2, a.s. 1832-33

Tra i compagni di quegli anni Bersezio ricorda con particolare affetto due futuri artisti, Giuseppe Devers e Rodolfo Morgari. di carta che gli venisse a mano, egli schizzava figurine d’uomini, d’animali, di cose, di chimere; tracciava dappertutto le caricature dei professori, dei cappellani, del bidello, dei compagni, dei parenti dei compagni, perfino del temuto Prefetto. La famiglia finì per capire che quella era una decisa vocazione a cui inutile, anzi un torto il contrastare, acconsentì che rinunziasse agli studi universitari e lo lasciò entrare allievo alla Accademia Albertina, dove subito fu uno dei più distinti. Più tardi andò a Parigi, e, applicatosi a un genere particolare di arte industriale, vi divenne dei primi e più stimati, e aggiunse alla rinomanza i buoni guadagni. Si era dato alla ceramica, terre cotte e dipinti a smalto ed a fuoco. [...] Al giungere della vecchiaia nostalgia lo colse: chiese ed ottenne la nomina di professore di quel suo ramo d’arte della nostra Accademia, dove aveva imparate le prime regole del disegno, e dopo non molti anni morì qui dove era nato. Giuseppe Devers, Coppa, 1867

Giuseppe Devers (1823 - 1882) Allievo del Collegio di Porta Nuova e delle Scuole municipali di disegno, frequentò l’Accademia Albertina fino al 1845. Legato al pittore ginevrino Constantin, produsse un servizio di piatti decorati per il re Carlo Alberto. Dal 1846 fu a Parigi dove lavorò alla Manufacture Nationale de Sèvres. Nel 1852 decorò con lastre di porcellana il salotto della regina Maria Adelaide nel castello di Moncalieri. Fu docente di arti applicate all’Accademia Albertina. Alcune sue opere sono conservate nel Palazzo Reale di Torino e nel Castello di Agliè.

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Fu pittore anche Rodolfo Morgari, il quale apparteneva ad una famiglia di parecchie generazioni d’artisti. […] Era d’aspetto piuttosto grave e di umore raccolto, ma quando si trattava di piacevolezze e di scherzi, aveva spiritose trovate e giocose maniere, che lo rendevano ameno assai; e ne diede le belle prove al Circolo degli Artisti, dove nelle bizzarrie immaginate da quelli allegri compagnoni egli sovente sostenne a meraviglia le più comiche e sollazzevoli parti.

AS Liceo D’Azeglio, CPN 4, a.s. 1837-38 Rodolfo Morgari (1827 - 1909) Figlio del pittore Giuseppe Maria Morgari, studiò al Collegio di Porta Nuova e all’Accademia Albertina. Partecipò alla campagna militare del 1848. Nel 1858 fu nominato dal re Vittorio Emanuele II pittore e restauratore dei palazzi reali. Restaurò l’affresco del Beaumont sul soffitto dell’Armeria e lavorò a lungo nel complesso del Palazzo Reale di Torino.

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Il Devers era una bizzarra natura d’artista […] Su tutti i quaderni, sui libri, su ogni pezzo


scuola di italiani Bersezio: disavventure scolastiche da I miei tempi Racconta ancora Vittorio Bersezio. I collegi, che ora diconsi ginnasii, erano tre: uno al Carmine annesso al convitto e convento dei Gesuiti, in cui tutti i professori e maestri e istitutori erano gesuiti; un altro a San Francesco da Paola, in quell’edificio dove stanno ora le scuole comunali, il cui ingresso è in faccia al teatro di Angennes; un terzo, ma di sole quattro classi, detto di Porta Nuova, era al fondo della via Madonna degli Angeli (ora Carlo Alberto), nella casa in prospetto a quella della Unione Tipografico-Editrice. In questo collegio io feci quelle prime quattro classi e non ne avrei riportate memorie troppo spiacevoli, se non fosse stato di Don Michele Ponza, il maestro della terza.

Don Michele Ponza, facente funzione di prefetto, cioè direttore, del Collegio di Porta Nuova sin dalla sua istituzione, era autore di un dizionario piemontese – italiano molto diffuso e dirigeva una rivista, intitolata “L’Annotatore Piemontese”, nella quale, dice Bersezio, egli rideva le buccie a quelle poche pubblicazioni che si stampavano in Piemonte, e combatteva a oltranza i novatori temerarii che promovevano e diffondevano l’eresia letteraria del romanticismo.

Dell’odiato maestro Bersezio ci dà un ritratto molto gustoso, che testimonia la sua abilità di umorista. L’aspetto dell’uomo ne rivelava il carattere: piccolo, magro, curvo, con un capo da uccello, la fronte fuggente, la carnagione color fuliggine, gli occhietti nerissimi, vivacissimi, inquieti, ma di uno strabismo tale che facevano pena a vederli, la bocca larga, sdentata, il naso piuttosto voluminoso sempre pieno di tabacco, la voce e la parola aspre, frequentemente colleriche, sogghignante talvolta, né ridente, né sorridente mai; di una pulizia peggio che negativa, nel collaretto, nelle mani colle unghie di velluto del Porta, mani secche, ossute, nodose, negli abiti sciamannati, affrittellati e tabaccosi, non ispirava né riverenza né simpatia. Le scuole al collegio di Porta Nuova d’inverno per solo riscaldamento erano favorite d’un braciere posto fra i banchi e la cattedra, nel quale avrebbe dovuto ardere della carbonella; avrebbe dovuto sì, ma in realtà, incuria o furberia del bidello, quella carbonella mancava sfacciatamente al suo dovere; e il solo mezzo che restava a noi scuolari di farla fonte di calore, era di servirsene come proiettili nelle nostre battagliole.

Il maestro ci veniva e rimaneva tutto avviluppato in un mantellaccio, con tre pellegrine corte sulle spalle, che chiamavasi chiri (forse da chierico perché l’usavano abitualmente i preti), con un collettaccio tirato su, in cui stava tutta nascosta la sua testuccia, in cima della quale conservava sempre il berrettino tondo detto solideo; e in quel mantellaccio stava raccolto, rannicchiato in sulla Giovanni Guasco, bidello cattedra con fuori all’aria niente altro che il naso tabaccoso e l’uno o l’altro sguardo degli occhi del Collegio di Porta Nuova guerci. Il Ponza teneva la scolaresca sotto ferrea disciplina, e oltre alle sgridate, alle sfuriate, per almeno vent’anni, a aveva a sanzione delle sue leggi tre pene: il mandare in ginocchio il reo in mezzo alla scuola e partire dal 1832. farvelo stare per un tempo, un’ora, due, tutta la mattinata, tutto il pomeriggio, tutto il giorno, più giorni di seguito; i pensi ossia la parecchie volte ripetuta ricopiatura di qualche dettato o di pagine d’autore o di salmi, più solitamente del Miserere; e talvolta qualche scapaccione sfuggito alle mani sporche del maestro imbizzito. Il Ponza abusava di questi tre mezzi repressivi, massime dei pensi; e i maligni dicevano che la carta di essi gli serviva a provvedersi dal tabaccaio l’enorme ASCT, AIB, cart. 14, fasc. 31 quantità di polvere nicoziana che il suo naso consumava.

Bersezio racconta di essere perseguitato dal terribile maestro, che gli impone continuamente pensi che il giovanissimo (aveva allora circa 10 anni) ma volitivo alunno rifiuta di scrivere. La sentenza fu che sino a quando non portassi tutti i pensi scritti sarei sempre rimasto in ginocchioni; e così per parecchi giorni dovetti intirizzire là in mezzo, sullo spazzo gelato de’ quadrelli, colle rotelle che mi dolevano, tutte le membra rotte, le orecchie e le mani assiderate e tormentate dai geloni. Ah! Il freddo che soffrii allora se lo può immaginare il poveretto che d’inverno agghiaccia nelle mal riparate stamberghe. Finalmente una sera il Ponza mi fulminò con questo ultimatum: se il domattina io non veniva con tutti i pensi scritti, egli mi avrebbe scacciato dalla scuola. Naturalmente, come le altre volte, io ci andai colle mani vuote, e quel bestione mi cacciò fuori davvero, dicendomi che non mi avrebbe più ricevuto se non accompagnato da mio padre: ed io proposi a me stesso che piuttosto non ci sarei tornato mai più. Passai quasi una settimana uscendo di casa coi miei libri e cartolari come per andare a scuola, e rientrando all’ora solita e passando tutto il tempo nel giardino pubblico dei Ripari.

Scoperto grazie alla delazione di un compagno, Bersezio è convocato col padre davanti al prefetto Ponza, e a sorpresa viene difeso dal signor Rossi, suo maestro dell’anno precedente. Il risultato è una sentenza mite: non sarei più andato in ginocchio, dei pensi ne avrei scritto solo la metà, tempo una settimana.

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Bersezio dimentica però di raccontare una parte della storia, rivelata dai registri. Nonostante gli ottimi voti di profitto, ottenuti nella terza nell’anno scolastico 1837-38, l’anno successivo Vittorio ripete “volontariamente” la stessa classe.

AS Liceo D’Azeglio, CPN 4, a.s. 1837-38, terza grammatica

AS Liceo D’Azeglio, CPN 5, a.s. 1838-39, terza grammatica

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scuola di italiani Gli anni Quaranta Tra i migliori studenti degli anni Quaranta dell’Ottocento compare il futuro commediografo Valentino Carrera. Valentino Carrera (1834 - 1895) Nato a Torino il 19 dicembre 1834 da Luigi e da Luigia Tossatti, fu impiegato presso la direzione delle gabelle fino al 1878, quando, col minimo servizio necessario, si ritirò per dedicarsi completamente alla produzione teatrale. Morì a Torino il 12 ottobre 1895. Tra le sue opere, scritte in italiano e improntate su temi sociali e di ambientazione popolare, La quaderna di Nanni (1870). La sua commedia più nota è Gli ultimi giorni di Goldoni del 1887. Il Carrera, pur non molto apprezzato dalla critica, riscosse un discreto successo, ottenendo anche l’onorificenza di cavaliere su istanza del ministro della cultura, il letterato e filosofo Ruggero Bonghi.

AS Liceo D’Azeglio, CPN 8, a.s. 1843-44, classe quinta

La serie dei registri del Collegio di Porta Nuova presenta una lacuna tra gli anni scolastici 1848-49 e 1852-53. Dai documenti presenti nell’Archivio della Città di Torino si evince che in quegli anni Governo e Comune stanno cercando di trovare una nuova sede per il Collegio. Di fatto è probabile che le classi del Collegio di Porta Nuova siano state ospitate temporaneamente presso il Collegio di San Francesco da Paola, l’attuale liceo Gioberti (presso il cui archivio si trovano i registri del Collegio di Porta Nuova degli anni 1848-1852). Pagella dell’allievo Henricum Grella Il 29 maggio del 1853 il Regio Provveditore chiede al Sindaco di Torino di

mandare un picchetto di 25 in 30 uomini di Guardia Nazionale pel giorno 3 del prossimo Giugno alle ore 9 ½ a.m. nel Collegio di S. Francesco da Paola (Teatro di Chimica), e contemporaneamente prega la degnazione di V.S. Ill.ma, a voler aggiungervi pel suddetto giorno, il numero di 15 o 20 musicanti, onde poter degnamente festeggiare la solenne distribuzione dei Premj agli alunni dei Collegi di S. Francesco da Paola e Porta Nuova.

ASCT, AIB, cart. 14, fasc. 34

ASCT, AIB, cart. 14, fasc. 31

AS Liceo D’Azeglio, CPN 11, a.s. 1847-48

Tra i docenti delle materie “aggiunte” stipendiati dal Comune compare il nome di Michele Lessona, insegnante di storia naturale.

Carlo Pollonera, Ritratto di Michele Lessona (1895)

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ASCT, AIB, cart. 14, fasc. 31

Nel 1854 insegnò mineralogia e zoologia a Genova e, dal 1864, a Bologna. Nel 1865 ottenne la cattedra di zoologia e di anatomia comparata all’Università di Torino. Rimase per il resto della sua vita a Torino dove divenne rettore dell’Università torinese. Nel 1877 si dedicò alla vita politica, divenendo consigliere comunale di Torino (dal 1877 al 1895), poi membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione nel 1881 e membro della Reale Accademie delle Scienze. Il 21 novembre 1892 fu nominato Senatore del Regno, su proposta dell’allora Presidente del Consiglio dei ministri, Giovanni Giolitti, che lo stimava e di cui era amico. Michele Lessona era molto popolare tra i giovani intellettuali della sua epoca e vantava numerose amicizie tra le personalità del suo tempo: Garibaldi, Sella, Verdi, Carducci, De Amicis.

Come zoologo Lessona scrisse molte opere, in particolar modo sulla fauna del Piemonte. Seguace del darwinismo, ne diffuse la dottrina in Italia. Scrisse un gran numero di articoli giornalistici raccolti in quattro volumi, col titolo di Conversazioni scientifiche. Oltre a quello della Rana lessonae, diffusa in Italia, gli sono stati dedicati i nomi specifici del Diploglossus lessonae, una lucertola carnivora brasiliana, e del Trapelus lessonae, un’altra lucertola presente nelle regioni aride del Medio Oriente.

Rana lessonae

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Michele Lessona (1823 - 1894) Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Torino il 12 agosto 1846, esercitò per qualche tempo la professione in Torino. Innamoratosi di Maria Ghignetti, istitutrice delle sorelle minori, a causa della ferma opposizione della famiglia al loro matrimonio, decise di fuggire con lei all’estero, spostandosi tra diversi paesi europei ed extraeuropei (per qualche tempo diresse un ospedale al Cairo). In seguito alla morte per colera della donna, ritornò in patria nel 1849 con l’unica figlia e si dedicò alle scienze naturali: insegnò storia naturale dapprima ad Asti e poi a Torino (al Collegio di Porta Nuova).


scuola di italiani Gli studenti ebrei Nel Regno di Sardegna del primo Ottocento l’istruzione pubblica era riservata ai ragazzi cattolici: i giovani valdesi ed ebrei non potevano iscriversi alle scuole superiori e all’Università. L’unica istruzione concessa era quella impartita nelle loro comunità. Solo negli anni Quaranta si comincia a discutere di emancipazione degli acattolici: nel 1847 il conte Roberto D’Azeglio, fratello di Massimo, diviene presidente di un Comitato per diffondere l’idea dell’emancipazione tra l’opinione pubblica e superare l’opposizione dei vescovi. Massimo D’Azeglio scrive un opuscolo, Dell’emancipazione civile degli Israeliti, comparso nel gennaio 1848 e dedicato al fratello. Agli ebrei che lo ringraziano, risponde: “Conviene a noi rammentare quanto fummo ingiusti con loro, ed a loro invece sarà bello il dimenticarlo”. Poche settimane dopo re Carlo Alberto firma due leggi, il 17 febbraio e il 29 marzo 1848, che concedono, rispettivamente, i diritti civili a valdesi ed ebrei. Valdesi ed ebrei divengono, quindi, cittadini a tutti gli effetti: possono iscriversi alle scuole pubbliche e ottenere i titoli accademici. Il 1848 è, per gli ebrei, il momento di uscita dal ghetto.

CARLO ALBERTO Re Di Sardegna ecc. ecc. ecc. Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per gli affari dell’Interno, abbiamo ordinato ed ordiniamo: Gli Israeliti regnicoli godranno dalla data del presente di tutti i diritti civili e della facoltà di conseguire i gradi accademici, nulla innovato quanto all’esercizio del loro culto, ed alle scuole da essi dirette. Deroghiamo alle leggi contrarie al presente.

Anche al Collegio di Porta Nuova si trova traccia della presenza di studenti dai cognomi ebraici: la prima indicazione è del 1854-55.

Il Nostro Ministro Segretario di Stato per gli affari dell’Interno è incaricato dell’esecuzione del presente, che sarà registrato al Controllo Generale, pubblicato ed inserito nella Raccolta degli Atti del Nostro Governo. Dato dal Quartiere Generale in Voghera addì 29 di marzo 1848. Carlo Alberto

Nella prima classe di grammatica risultano iscritti: - Salvador Terracini, di Giacobbe, nato ad Asti il 3 luglio 1843; - Leone Debenedetti, di Samuel, nato ad Asti il 1 settembre 1843.

Mentre Debenedetti risulta aver lasciato la scuola all’inizio di aprile del 1855, Salvador (o Salvatore), non valutato per le troppe assenze nell’anno scolastico 1854-55, frequenta il collegio anche negli anni successivi: nel 1856-57 è in seconda grammatica; nel 1857-58 in terza grammatica, ottenendo il primo premio di incoraggiamento; nel 1858-59 ottiene il secondo premio nella classe di retorica. AS Liceo D’Azeglio, CPN 13, a.s. 1854-55, prima grammatica

AS Liceo D’Azeglio, CMM 1, a.s. 1857-58, terza grammatica

E non si possono dimenticare tutti i quaranta studenti che nell’ottobre del 1938, in conseguenza delle leggi razziali, furono allontanati dal D’Azeglio. Novant’anni dopo l’emancipazione, un nuovo Savoia, Vittorio Emanuele III, faceva tornare nel ghetto gli ebrei. Era il primo atto delle persecuzioni razziali di cui furono vittime anche tre studenti del D’Azeglio, Virginia Montalcini e Renzo Fubini morti ad Auschwitz, e Roberto Tedeschi, morto a Mauthausen. Biblioteca del Liceo D’Azeglio, Fondo Zini, P. Levi, Se questo è un uomo, De Silva, Torino 1947

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Salvador Terracini è il primo di una lunga serie di studenti ebrei, spesso brillanti, che hanno frequentato il Liceo D’Azeglio: tra di essi non si possono non citare Leonardo De Benedetti, Benvenuto Terracini, Eugenio Levi, Salvatore Luria, Ennio ed Emanuele Artom, Primo Levi…


scuola di italiani Gli anni Cinquanta e il corso speciale Dal 1852-53 il Collegio di Porta Nuova trova una nuova sede nella Casa Dumontel, edificio appena costruito di fronte alla Chiesa della Madonna degli Angeli, all’angolo con via Arcivescovado (l’attuale via Cavour). Nell’Archivio Storico della Città di Torino sono conservati i documenti relativi al contratto d’affitto dei locali. Testimoniali di Stato dei locali esistenti nella casa del Signor Gilberto Dumontel in via dell’Arcivescovado, e destinati per le scuole del Collegio di Porta Nuova, affittati al Governo di S. M. il Re di Sardegna con istrumento 28 giugno 1851, rogato Venaldi Segretario dell’Intendenza Generale degli Interni quali testimoniali per maggior loro intelligenza si riferiscono alla pianta dei locali di cui si tratta, inseriti nel citato istrumento d’affittamento. Portone Casa Dumontel, piazzetta Madonna degli Angeli n. 2

ASCT, AIB, cart. 14, fasc. 31

La casa non è ancora del tutto finita, come dimostra il fatto che nell’aprile 1853 uno scienziato francese, il professor Reynaud, nel chiedere al Sindaco l’autorizzazione per tenervi al piano terra una dimostrazione pubblica di esperimenti di galvanoplastica e telegrafia elettrica, lo definisca un “locale in costruzione, non ancora completamente terminato per l’uso della sua destinazione”. Je viens aujourd’hui, Monsieur le Syndic, vous demander l’usage temporaire de la Salle ou d’une des Salles situées au Rez-de-chaussée du local en construction, dit collège de PorteNeuve, à l’angle de la Rue Arcivescovado, local placé sous votre dépendance, afin de pouvoir y continuer ces démonstrations. Monsieur le Chevalier Aporti President du comité permanent de l’université m’a dit à ce sujet de m’adresser à vous, Monsieur le Syndic, comme représentant la Ville de Turin à qui appartient, en majeure partie, la propriété de cet établissement non encore complétement terminé pour l’usage de sa destination. ASCT, AIB, cart. 14, fasc. 36

Il 16 novembre 1852 un concordato tra il Municipio e il Ministero dell’Istruzione Pubblica progetta di trasformare, a spese comuni, il Collegio di Porta Nuova in corso tecnico-commerciale, in base alla legge 4 ottobre 1848 che aveva istituito corsi speciali, propedeutici all’esercizio delle professioni. L’esperimento ha luogo tra gli anni 1853 e 1857, anni in cui restano anche le classi di latinità (le uniche di cui sono conservati i registri presso l’Archivio del D’Azeglio).

AS Liceo D’Azeglio, CPN 12, a.s. 1853-54, prima retorica

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I registri delle classi di latinità del Collegio di Porta Nuova di questi anni hanno una struttura diversa dai precedenti. Vi compaiono l’indicazione di minervale (tassa di frequenza) e diritto di promozione, menzioni e premi. Le materie variano a seconda delle classi. Si citano studio e condotta, religione e catechismo, versione dall’italiano e dal latino, storia e geografia e spesso (ma non sempre) matematica elementare. Vi sono indicati gli esami (semestrale e annuale) con errori nello scritto (distinti in gravi e leggeri), voti dello scritto e dell’orale, voto complessivo, risultato del ballottaggio [sic].


scuola di italiani 1857: Collegio Monviso Nell’anno scolastico 1857 il Collegio di Porta Nuova viene trasferito nell’ex contrada dei Macelli di Monviso, in via Arsenale 35. L’isolato è il n. 37, sant’Edmondo (all’angolo con via Oporto 3). Su proposta del Vice Sindaco Baricco (luglio 1857), il Comune adatta parzialmente i locali e modifica l’intitolazione in Collegio Municipale di Monviso. Il Consigliere Vice Sindaco Baricco presenta un calcolo formato dall’uffizio d’arte delle spese occorrenti all’adattamento dei locali dell’ex quartiere dei macelli di Monviso destinati ad uso del Collegio di porta Nuova, la cui somma ascenderebbe oltre a £. 12000. Ma osserva che la necessità di ampliare le scuole non essendo per ora al punto di richiedere tutte le opere nel calcolo stesso contemplate, se ne limiterà pel momento l’esecuzione a quelle che siano maggiormente utili e nella misura dello stanziamento £. 5/m deliberato dal Consiglio Comunale in seduta 13 Gennaio p.p. sull’art. 69° del bilancio corrente. Egli propone ad un tempo che l’esecuzione di tali opere – già state approvate dallo stesso Consiglio in seduta del 27 p.p. Giugno e consistente nel semplice adattamento di parte di quella casa ad uso diverso da quello cui era fin qui destinata, sia affidata all’impresa G.le di manutenzione dei fabbricati civici. Ed esterna infine il voto che alle scuole, che si stabiliranno nel nuovo locale, sia dato il nome Collegio Municipale di Monviso. ASCT, Collezione Simeom, D113

ASCT, AIS, cart. 6, fasc. 3

Il 21 ottobre 1857, “allo scopo di munire il gabinetto di storia naturale del Collegio Monviso degli oggetti relativi a tale studio”, su proposta dello stesso Baricco, il Consiglio comunale delibera l’acquisto di un Museo di Storia naturale, esistente nella città di Alba e posto in vendita dagli eredi del professore che aveva raccolto le ricche collezioni. La parte zoologica è rappresentata da un numero considerevole di mammiferi, da molti uccelli, da non pochi rettili e pesci, da alcuni crostacei, da una bella collezioncella di conchiglie marine e fluviali per la massima parte esotiche e da alcuni insetti. La botanica abbraccia una collezione di piante nostrali, ed una gran parte dell’erbario del Bertero. Nella mineralogia è particolarmente compresa la collezione stata fatta dal conte Robilant, e contiene anche molti saggi esotici. La paleontologia si compone specialmente di fossili della nostra astigiana e presenta alcune bellissime mostre e molti duplicati che potranno servire a fare dei cambi. ASCT, AIS, cart. 6, fasc. 3 Martin pescatore - Collezioni storiche Liceo D’Azeglio

Tucano - Collezioni storiche Liceo D’Azeglio

Armadillo - Collezioni storiche Liceo D’Azeglio

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Ofiura - Collezioni storiche Liceo D’Azeglio

Lepidotteri diurni - Collezioni storiche Liceo D’Azeglio

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Molluschi - Collezioni storiche Liceo D’Azeglio


scuola di italiani 1858 - 1861: gli anni dell’Unità Non sono molte le testimonianze dirette della partecipazione del Collegio Monviso agli avvenimenti politici legati all’unificazione italiana. Risulta interessante il programma delle feste per il decennale dello Statuto, pubblicato sulla “Gazzetta Piemontese” del 1 maggio 1858. Feste dello Statuto La città di Torino pubblica il seguente proclama: Domenica 9 maggio ricorre la festa del decimo anniversario dello Statuto. La solennità religiosa avrà luogo nella chiesa della Gran Madre di Dio alle ore 9 ½ antimeridiane, coll’intervento di S.M il Re, dei grandi Poteri dello Stato, delle Autorità e dei Corpi chiamati dalla legge. Terminata la sacra funzione, la Guardia Nazionale e le truppe di linea sfileranno in via di Po e in piazza Castello; seguiranno gli studenti della R. Università, delle scuole classiche, speciali ed elementari e gli allievi di belle arti. Alle ore 5 pomeridiane avranno luogo in piazza d’Armi le corse di cavalli, ordinate e dirette dalla Società Nazionale delle Corse. Nelle ore della sera il Palazzo Civico ed altri pubblici edifizi saranno illuminati, e si eseguiranno contemporaneamente concerti musicali dalle bande della Guardia Nazionale e della truppa nelle piazze Castello, Vittorio Emanuele, Carignano, S. Carlo, Carlo Felice, Bodoni e Milano.

Confida il sindaco che i cittadini vorranno concorrere a rendere più splendida la festa nazionale illuminando le loro case. Lunedì 10 si distribuiranno solennemente i premi agli alunni delle scuole serali degli operai nel cortile del palazzo del Seminario. […] In questi due giorni avrà luogo nel palazzo del R. Collegio Monviso (in via Oporto) una esposizione di 600 dipinti propri della città, eseguiti dal cav. Degubernatis, egregio cultore delle arti. Il pubblico sarà pure ammesso a visitare nello stesso edifizio i lavori degli alunni delle civiche scuole di disegno d’ornato e di architettura e i gabinetti di chimica, di fisica e di storia naturale destinati al corso speciale del collegio medesimo.

Giovanni Bertogliatti, un giovane alunno della sezione speciale del Collegio Monviso, cadde nella battaglia di Palestro, combattuta il 31 maggio 1859 tra austriaci e franco-piemontesi.

Il 17 marzo 1861 viene proclamato il Regno d’Italia.

Vittorio Emanuele II, Re di Sardegna, diventa Re d’Italia.

Gazzetta Piemontese, 1 maggio 1858, p. 3

Nel gennaio 1860 entra in vigore la Legge Casati (R.D. 13 novembre 1859), che riordina l’istruzione pubblica negli Stati Sardi e che sarà estesa alle regioni che si uniranno nel nuovo Regno. Il Regio Ginnasio Monviso si adeguerà, quindi, alle nuove disposizioni legislative, ad esempio facendo propri i nuovi orari d’insegnamento e i nuovi programmi, abbandonando le sperimentazioni del corso tecnico che assumeranno un carattere indipendente (scuola tecnica, corso inferiore, e istituto tecnico, corso superiore) e si separeranno dall’indirizzo classico. Con qualche adattamento (l’aumento delle ore di matematica, l’introduzione dello studio delle scienze naturali e di una lingua straniera, l’abolizione della figura del Direttore spirituale con la Legge Coppino del 1877), la Legge Casati rimarrà, fino alla Riforma Gentile, il quadro di riferimento della scuola superiore in Italia. GINNASIO

I II III IV

V

ITALIANO

7

7

6

4

4

LATINO

8

8

9

6

6

2

4

4

GRECO STORIA E GEOGRAFIA

4

4

2

3

3

ARITMETICA

1

1

1

3

3

GINNASTICA ED ESERCIZI MILITARI

4

4

4

2

2

RELIGIONE

1

1

1

1

1

TOTALE ORE

25 25 25 23 23

ASCT, AIS, cart. 7, fasc. 2

Con l’anno scolastico 1860-61 inizia anche la collezione dei verbali del Consiglio dei Professori (l’attuale Collegio dei Docenti) che a norma dei regolamenti attuativi della Legge Casati deve riunirsi periodicamente, eleggere alcune figure che si occupino di compiti particolari (il vicepresidente, il bibliotecario, il segretario) e discutere le questioni didattiche della Scuola. ASCT, AIS, cart. 7, fasc. 2

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Gabrio Casati, ministro della Pubblica Istruzione nel Governo Cavour dal 24 luglio 1859 al 15 gennaio 1860.


scuola di italiani Gli anni del Ginnasio Monviso Gli anni Sessanta e Settanta sono contrassegnati da una certa tranquillità. I verbali del Consiglio dei Professori non si occupano dei grandi temi politici.

Nel gennaio 1873 viene attivata una raccolta di fondi a favore delle vittime dell’inondazione: è la prima testimonianza di una lunga serie di sottoscrizioni tra gli studenti e i professori.

Gazzetta Piemontese, 21 gennaio 1873, p. 1

Non vi sono riferimenti alla proclamazione del Regno d’Italia, al trasferimento della capitale a Firenze, alla Terza guerra d’indipendenza, alla presa di Roma. I verbali invece registrano la vita quotidiana del Ginnasio, la scelta dei libri di testo, lo svolgimento dei programmi, l’attribuzione dei premi agli alunni migliori, l’elezione del bibliotecario e la formazione della biblioteca, la predisposizione di un orario adatto alle diverse stagioni dell’anno (le lezioni si svolgevano il mattino e il pomeriggio, dal lunedì al sabato).

Primo verbale del Consiglio dei Professori AS Liceo D’Azeglio, RCGM 1, a.s. 1860-61, 3 novembre 1860

AS Liceo D’Azeglio, RCGM 1, a.s. 1872-73

Il giorno 7 gennaio 1873 l’Egregio Direttore Cav. Antonino Parato convoca i professori di questo R. Ginnasio manifestando il desiderio che venga iniziata anche qui come già si fece in altri Collegi, una sottoscrizione in favore de’ danneggiati dalle recenti inondazioni: egli è spinto a fare tal proposta dalla domanda di alcuni alunni, i quali spontaneamente offersero il loro obolo per concorrere anch’essi in qualche modo a sollevare tante povere famiglie, ed ancor più dal desiderio di mantener vivo ne’ cuori de’ giovanetti il sentimento di cristiana carità, in tempi in cui l’egoismo e l’avidità sembrano ormai diventate le supreme norme dell’operare. Le parole del Sig. Direttore sono accolte con unanime approvazione dai professori, che coopereranno col Direttore a sì nobile intento.

Dopo la morte del Re Vittorio Emanuele II, sale al trono Umberto I. I professori e gli allievi del Ginnasio Monviso indirizzano al nuovo Re un saluto, la cui minuta si trova nel verbale del Consiglio.

Adeguamento dell’orario delle lezioni alla stagione estiva, AS Liceo D’Azeglio, RCGM 1, a.s. 1863-64, 27 aprile 1864 AS Liceo D’Azeglio, RCGM 2, a.s. 1877-78, 28 gennaio 1878

Sire! A consolarci nel profondo dolore causato dalla morte immatura del primo Re d’Italia, giunse l’augusta vostra parola annunciatrice che l’opera immortale del Re Galantuomo avrà un leale continuatore nella Maestà Vostra, erede del trono e delle virtù del Padre. I Professori con gli allievi del Regio Ginnasio Monviso in Torino, persuasi che chi educa il cuore e la mente alle nobili e gentili discipline deve andare innanzi agli altri con la pratica e nell’esempio delle civili virtù, presentano i loro omaggi alla V. M. e dichiarano che non verranno mai meno alla sincera devozione ed all’ossequio costante ed operoso con cui gli abitanti di queste provincie circondarono sempre la vostra gloriosa dinastia.

ASCT, AIS, cart. 7, fasc. 2

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ASCT, AIS, cart. 12, fasc. 1

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È interessante notare come i programmi prevedessero la ginnastica e le esercitazioni militari per ben quattro ore settimanali nei primi due anni e per due ore settimanali nei due anni successivi. Queste erano affidate a personale militare che radunava i giovani allievi (tutti maschi, naturalmente) insegnando loro, ad esempio, a maneggiare un fucile.


scuola di italiani Il Ginnasio Monviso: studenti e disciplina Da alcuni documenti degli anni Sessanta, presenti nell’Archivio Storico della Città di Torino, traspare il sorgere di un crescente disagio sociale che porta, ad esempio, alcuni “giovinastri” a stazionare intorno al Collegio Monviso disturbando gli studenti. Oggetto: Vigilanza sopra i monelli attorno al Collegio Monviso Torino 14 gennaio 1860 Ill.mo Sig.re Sindaco della città di Torino

Da qualche tempo si vedono non senza ribrezzo giovinastri più o meno luridi e di varia età, in sull’uscire delle scuole aggirarsi intorno al Collegio Monviso, aspettare gli alunni, invitarli al giuoco, adescargli lasciando loro dapprima guadagnare alcuni centesimi per buscare loro in seguito il denaro che possano avere. L’autorità scolastica non ha mancato, sia direttamente, sia col mezzo de’ professori e maestri, non che dei genitori di mettere in avvertenza gli alunni dagli agguati che loro vengono tesi, dal danno e disonore proveniente dalla compagnia di siffatti monelli, e minacciare castighi ai ritrosi. Nondimeno sonvi ancora parecchi i quali, prima e dopo le lezioni, a qualche distanza dal Collegio attendono a pigliarsi col giuoco i denari. Trattandosi di cosa che importa specialmente ad un Collegio a cui codesto onorevole Municipio fu così largo di buone provvidenze, e della educazione di sì eletta parte della gioventù Torinese, lo scrivente prega V.a S.a Ill.ma di adoperarsi per far cessare il segnalato disordine facendo sorvegliare per mezzo dei suoi agenti questi monelli che sono per lo più cagione di distrazione dallo studio ed anche di furti domestici per parte dei giovanetti. Il R.° Provveditore Muratori

ASCT, AIS, cart. 7, fasc. 2

Nei verbali del Consiglio dei Professori si parla spesso di questioni disciplinari e di controllo sulla morale. Il 4 febbraio 1865 nel Consiglio degli Insegnanti Approvato dal Consiglio il Verbale dell’antecedente adunata, si dà lettura di una circolare del Provveditore: il Sig. Direttore invitò il Sig. Gualdi Prof. della 3a a riferire intorno al portamento del suo allievo Carlo Salietti. Il Consiglio non poté non disapprovare grandemente la condotta del male avviato giovanetto; dichè, considerato i gastighi già datigli dal maestro per lo addietro; letti gli articoli della Legge scolastica che riguardano le punizioni da applicare agli scuolari colpevoli, fermò a bocca baciata: 1° Che al su narrato giovanetto fosse vietato di frequentare la scuola e le esercitazioni ginnastiche per un 15 giorni; cioè dal 27 marzo al dì 10 del prossimo aprile; 2° Che si desse al Sig. Direttore l’incarico di notificare al Salietti ed ai parenti di lui cosiffatta deliberazione.

“intesa ad eccitare la sollecitudine dei Capi d’Istituti intorno a due punti importanti, che riguardano la morale e la disciplina nelle scuole pubbliche: cioè 1° ad impedire che continui a propagarsi presso gli allievi delle Scuole Pubbliche libri e stampe contro il pudore e funeste all’intelletto, al cuore e alle forze fisiche della generazione nascente e fatali alla grandezza e stabilità della Nazione: 2° a vigilare, dando ordini strettissimi, perché ciascuno degli alunni uscendo dall’istituto s’incammini compostamente alla propria abitazione, ed ammonendoli, che qualora contravvenissero agli ordini ricevuti, sarebbero tosto puniti giusta i regolamenti”.

AS Liceo D’Azeglio, RCGM 1, a.s. 1862-63, 24 marzo 1863

Uno degli episodi più curiosi di “bullismo” accaduti al Ginnasio Monviso in quegli anni riguarda il caso di un ragazzo che lancia fagioli in classe e minaccia i compagni che vogliono denunciarlo. Il 2 febbraio, alle ore 4 pom. adunavasi il Consiglio degli Insegnanti per giudicare una mancanza del giovane Morino, alunno della 2a classe. Per invito del Direttore, i professori si recarono nella 2a classe: interrogatisi parecchi giovani (Moriondo, Dell’Isola, Besozzi Giuseppe e Cumani) si potè stabilire indubitatamente che il Morino aveva, durante la scuola, lanciato dei fagiuoli ai suoi compagni, minacciando in pari tempo di percosse quei compagni che lo accusassero colpevole; e che aveva percosso poi di fatto un condiscepolo che lo aveva dinunziato al professore. Il Consiglio era disposto a quell’indulgenza che si costuma avere in simili casi; ma, perché il Morino non abbadando ai consigli del Direttore che più e più volte lo aveva esortato a dir il vero, persisteva a negare il suo fatto a fronte della voce quasi unanime dei suoi condiscepoli che lo accusava, deliberò fosse vietato al Morino l’ingresso nella scuola sino a che rinvenuto in sé confessasse il suo fatto. AS Liceo D’Azeglio, RCGM 1, a.s. 1871-72, 2 febbraio 1872

Tra gli studenti degli anni Sessanta vi sono Agostino Richelmy e Guido Cora.

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AS Liceo D’Azeglio, RCGM 7, a.s. 1861-62, promozione alla classe quarta

Guido Cora (1851 - 1919) Nato a Torino nel 1851, fu allievo del Collegio Monviso. Figlio di una famiglia dell’alta borghesia, fin da ragazzo mostrò spiccato interesse per gli studi di geografia che compì in Germania, a Lipsia e a Gotha, dove venne a contatto con il più importante editore di carte geografiche e topografiche. Nel 1882 fu nominato professore di Geografia e statistica presso la facoltà di Lettere dell’Università di Torino e in seguito incaricato anche dell’insegnamento della Geografia fisica nella facoltà di Scienze. Nel 1897 si trasferì all’Università di Roma. Nel 1873 aveva fondato la rivista “Cosmos” con lo scopo di divulgare le conoscenze geografiche e organizzare viaggi di esplorazione. Presso la sua abitazione costituì anche un Istituto geografico con una ricchissima biblioteca aperta a studiosi italiani e stranieri. In collaborazione con l’editore Paravia pubblicò carte geografiche e globi, molto diffusi nelle scuole. Morì nel 1919.

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Agostino Richelmy (1850 - 1923) Nato a Torino il 29 novembre 1850, da nobile famiglia, frequentò il Ginnasio Monviso segnalandosi per le buone valutazioni. Dopo gli studi ecclesiastici, fu ordinato sacerdote il 25 aprile 1873. Fu professore di teologia dogmatica e morale a Torino. Nel 1886 fu eletto vescovo di Ivrea e nel 1897 promosso alla sede metropolitana di Torino. Nel 1899 papa Leone XII lo elevò alla dignità cardinalizia. Del suo episcopato a Torino si ricordano in particolare l’opera di diffusione della dottrina sociale della Rerum novarum e le attività assistenziali, specie durante la prima guerra mondiale. Nel 1903 fondò il giornale “Il momento”. Morì a Torino il 10 agosto 1923.

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scuola di italiani Il Ginnasio Monviso: la didattica Nel 1868 il Ginnasio Monviso fu sottoposto a un’ispezione, affidata ai professori Luigi Cremona ed Emilio Liveriero. I due ispettori esaminarono i risultati dell’andamento didattico delle diverse classi e ne discussero con il Collegio dei Professori.

AS Liceo D’Azeglio, RCGM 1, a.s. 1867-68, 17 giugno 1868

Frontespizio dell’orazione tenuta nel 1858 dal professore Emilio Liveriero presso il Collegio-Convitto Nazionale di Novara. Il professore Liveriero, cultore di studi storici, dall’a.s. 1868-69 divenne Direttore del Collegio Monviso.

Invitati dagli Ill.mi Sig.ri Prof.ri Cremona e Liveriero, il dì 17 del mese di Giugno 1868 nella sala della direzione convennero alle ore due pomeridiane i professori Lanfranchi, Argan, Signetti, Vassia, Ponzio ed Ingegnere Levi insegnanti in questo R. Ginnasio. Il Prof. Cremona apre la seduta raccomandando che, se nel corrente anno non furono interamente attuate le istruzioni emanate dal decreto 10 8bre 1867, siano esse poste in piena esecuzione nel prossimo anno scolastico, sia per ciò che spetta agli orari come per quello che riguarda la partizione dell’insegnamento e i libri di testo. Continua quindi consigliando che sul principio dell’anno il direttore raduni gli Insegnanti acciocché si accordino nel coordinare i loro insegnamenti, nel fissare i libri di testo e nell’eleggere i mezzi migliori per attuare le norme del citato decreto, trasmettendo poscia al Ministero un’apposita e particolareggiata relazione dei provvedimenti presi in tal occasione. Scendendo poscia ai particolari il Prof. Liveriero lamenta che in varie classi del Ginnasio siano in uso diverse grammatiche sì pel latino come pel greco e consiglia che sin dal principio dell’anno si mettano d’accordo gli insegnanti nell’eleggere per ciascuna classe una grammatica che possa servire per tutte le Classi, sia per evitare spese soverchie, sia perché possano i giovani acquistare la massima famigliarità con un libro che dovranno consultare in tutto il corso dei loro studi.

Le osservazioni degli ispettori si appuntano soprattutto sull’insegnamento della geografia e della matematica, con osservazioni ancora molto attuali: evidentemente queste due materie sono sempre state, e continuano a esserlo, due punti deboli del ginnasio. Passando alla Classe IIa il Prof. Liveriero dichiarasi soddisfatto per quel che spetta al latino, ma soggiunge non poter dire altrettanto per risguardo alla geografia, la quale nelle altre due classi pure è assai trascurata. I Professori rispondono aver fatto quanto stava in essi; ma tornar loro difficile l’insegnamento geografico sinché le scuole non siano provvedute di buone carte murali. Il Sig. Ispettore Cremona osserva non voler con ciò movere rimproveri, ma spingere a far meglio; é la geografia doversi insegnare non sui libri, ma solamente sulle carte e sui globi; essere bene avvezzar i giovani a delinear i contorni delle principali regioni; l’attuale ordinamento aver trovati impreparati i Professori; ma esser loro dovere di porsi, studiando nelle prossime vacanze su buoni autori ed esatte carte geografiche, in grado di attendere nel prossimo anno col massimo profitto all’insegnamento delle singole materie. Continua dimostrando, quanto alla geografia, essere ben più difficile il compito del Prof. della Classe Ia cui tocca svolgere una parte in cui richiedesi molta precisione, onde la necessità maggiore in lui, che negli altri, di bene apparecchiarsi al proprio insegnamento. Volgendosi in seguito al Prof. d’Aritmetica confessa aver trovato debolissima la Classe Va; gli ricorda l’obbligo di attenersi strettamente all’Euclide per la geometria; e per l’aritmetica lo esorta a scegliere un buon libro di testo supplendo alle lacune, che per avventura vi fossero, colle lezioni orali e con sunti che potrà dare ai giovani, perché li trascrivano in casa, ma non dettando in iscuola, né obbligando i giovani a far questi sunti da sé, ché sarebbe soverchia esigenza attesa la poca età degli alunni. Non dimentichi poi l’insegnante l’obbligo suo di porsi nelle proprie lezioni al livello dei discenti, e non proceda quindi mai da una proposizione ad un’altra se non è ben certo che la prima sia stata convenientemente appresa e fatta lor propria. Lagnandosi il Prof. d’Aritmetica che troppo sovente accada che nella Va Classe debbansi tollerare inettissimi giovani, e domandando perciò il Sig. Ispettore Cremona come siano ammessi i giovani a tal Classe, gli si risponde essere ormai invalso l’abuso di ascriver a tal classe i giovani che, provenienti da scuole private, fossero stati rimandati nella licenza ginnasiale; onde gravissimi inconvenienti ai quali vorrebbero gli Insegnanti si provvedesse con alcun ordine espresso dall’autorità scolastica; ma il prof. Cremona risponde le leggi fatte bastare; solo dover tutti eseguirle; esser questo il modo più acconcio a toglier gli abusi invalsi. Faccia ognuno il proprio dovere. E a questo proposito ricorda per ragioni di dignità e di moralità essere stretto dovere di ogni insegnante di astenersi dal prestare la propria cooperazione negli istituti privati congeneri, potendo questo dar luogo a ingiuriosi sospetti e scemare il prestigio delle scuole pubbliche.

Il riferimento alla necessità “di astenersi dal prestare la propria cooperazione negli istituti privati congeneri” trova spiegazione con la vicenda riguardante il professor Argan, proprietario di una scuola privata, che sarà “dispensato dal servizio” a partire dal 30 settembre 1868 per incompatibilità tra il ruolo di insegnante di scuola pubblica e privata. La “Gazzetta Piemontese”, il nuovo quotidiano fondato da Vittorio Bersezio nel 1867, permetterà all’Argan di difendersi dalle accuse ricevute e prenderà lo spunto per una campagna in favore della scuola privata, all’insegna del liberismo anche in campo educativo: “L’insegnamento pubblico come è fatto ora costa molto e dà magri risultati. Crediamo si debba venire a serie riforme – crediamo debbasi procedere alla graduale abolizione dell’insegnamento pubblico aumentando il contributo da pagarsi dagli scolari. […] intanto si cerchi di far sorgere vivace e rigoglioso l’insegnamento privato, togliendo l’ingiusta concorrenza fatta loro con denaro pubblico”.

Dieci anni dopo, il 7 giugno 1878, il Collegio Monviso è oggetto di una nuova ispezione a cura dei “Chiarissimi Signori Ispettori straordinari, Commendatore Schiaparelli e Cavaliere D’Ovidio”. Particolarmente interessato alla didattica della matematica, secondo i verbali dell’ispezione, è il professore Enrico D’Ovidio, ordinario di Algebra e Geometria presso l’Università di Torino, che in seguito divenne Preside della facoltà di Scienze, Rettore dell’Università, Direttore del Politecnico, Presidente dell’Accademia delle Scienze, Presidente della Reale Società Ginnastica dal 1911 al 1922. Nel 1905 fu nominato senatore del Regno. Enrico D’Ovidio

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Gazzetta Piemontese, 30 novembre 1868, p. 2


scuola di italiani Nascita di una Biblioteca Secondo la legge Casati tutti gli istituti di istruzione secondaria devono essere dotati di una biblioteca. Nella seconda adunanza del Consiglio dei Professori del Ginnasio Monviso (29 novembre 1860), si osserva che, in base all’art. 33 del regolamento 22 settembre 1860, dovrebbe essere nominato un bibliotecario ma ancora nell’istituto non c’è una biblioteca. Nell’anno scolastico successivo (terza adunanza, gennaio 1862) i professori “letta la Circolare del Sig. Ministro de’ 19 Xbre 1861 sullo stanziamento e modo di pagamento della somma destinata alla Biblioteca dei Ginnasi, elessero il Prof. Vincenzo Lanfranchi Titolare della quinta a Bibliotecario, dandogli carico di provvedere con la stanziata pecunia, que’ libri che più facciano commodo alle scuole e agli Insegnanti, e prima di tutto un Lessico ampio della Lingua Latina”.

Il nuovo Bibliotecario si mette subito all’opera e l’11 febbraio 1862 invia una lettera al Regio Provveditore per chiedere l’emissione di un mandato di pagamento per l’acquisto di una copia di seconda mano del Forcellini, il lessico latino in quattro volumi. Chia.mo Signore Il Consiglio Collegiale di questo Ginnasio nell’ultima radunanza, dopo letta la Circolare della S.V. Ill. del 19 Xmbre trascorso sullo stanziamento e modo di pagamento della somma destinata alla Biblioteca, mi elesse Bibliotecario, dandomi incarico di provvedere, la prima cosa, la incipiente Biblioteca Ginnasiale di un Lessico Latino, cui bene spesso incontra che i professori debbano consultare. Messomi alla cerca, mi venne tra mano uno Forcellini impresso in 4 volumi a Padova del 1830, il quale comeché adoperato, pare valga tuttavia le lire 78 che me ne furono dimandate. Se alla S.V. Ill.ma fanno i libri e la spesa, io la prego a volere presso il ministero della Pubblica Istruzione adoperarsi, sì che mi sia scritto un mandato corrispondente al valore del lessico sovra detto. Colgo l’occasione per professarle i sentimenti della più alta considerazione. a dì 11 Febbr. 1862

D.re Vincenzo Lanfranchi Biblioteca del Liceo D’Azeglio, Fondo Storico, E. Forcellini, Totius Latinitatis Lexicon, Padova 1831

AS Liceo D’Azeglio, RCGM 1, a.s. 1861-62, 11 febbraio 1862

Negli anni successivi la dotazione della Biblioteca, che è riservata per il momento solo alle necessità didattiche dei docenti, si arricchisce progressivamente: in particolare vengono acquistati molti classici latini. Compaiono però anche i primi episodi di un problema che da sempre affligge le biblioteche: la sparizione dei libri. Nel 1870 il Direttore del Collegio Monviso lamenta la mancanza di alcuni volumi.

Poscia il Direttore ricorda come nelle tornate che ebbero luogo in principio dell’anno scolastico, avvertisse il Consiglio che quando egli entrò in questa Sala di direzione trovò mancante nella Biblioteca il 4° volume della Storia naturale di Plinio il Vecchio (edizione Pomba), né rinvenne delle Storie italiane del Ranalli altro che i primi 3 volumi, del che desidera si prenda atto in questo verbale. AS Liceo D’Azeglio, RCGM 1, a.s. 1869-70, 3 febbraio 1870

I verbali non ci danno ulteriori informazioni su questa vicenda, ma il volume di Plinio deve essere stato ritrovato, dal momento che è tuttora presente nella Biblioteca del D’Azeglio, al cui patrimonio appartengono peraltro molte decine di volumi - pressoché l’intera collezione - dei classici latini dell’editore Pomba (tutti pubblicati intorno agli anni Trenta dell’Ottocento).

Attualmente la Biblioteca del Liceo D’Azeglio, continuamente alimentata da nuove acquisizioni, anche provenienti da donazioni private, come il fondo Zini, comprende oltre 24000 volumi, che costituiscono una significativa testimonianza dell’evoluzione della cultura italiana dall’inizio dell’Ottocento sino a oggi.

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Biblioteca del Liceo D’Azeglio, Fondo Zini, H. Melville, Moby Dick, trad. di C. Pavese, copertina di M. Sturani, Frassinelli, Torino 1932

Biblioteca del Liceo D’Azeglio, Fondo Storico, Collezione Classici latini Pomba

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Dopo il 1882, quando al Ginnasio si aggiungerà il Liceo, il governo assegnerà con regolarità una dotazione annua da destinare agli acquisti della Biblioteca e dei Gabinetti di fisica e chimica. I verbali riportano le discussioni sulla ripartizione delle somme, sui possibili acquisti, sugli abbonamenti alle riviste, come “La Nuova Antologia”. La Biblioteca del D’Azeglio si sviluppa grazie all’opera dei docenti bibliotecari, tra i quali spiccano alcune figure di eminenti studiosi, come i professori Giuseppe Zuccante, Dino Mantovani, Benedetto Soldati, Zino Zini, Augusto Rostagni e Augusto Monti. Nel 1909 accanto alla Biblioteca dei professori viene istituita una piccola Biblioteca di lettura per gli studenti. L’iniziativa verrà in seguito raccomandata dal Ministero a tutte le scuole.


scuola di italiani Verso la sede definitiva Nel 1868, per fare spazio all’Istituto Tecnico, le classi del Ginnasio Monviso vengono trasferite da via Arsenale 35 a via Oporto 11 (isolato 39, santa Floriana), in locali affittati dal Comune in una casa di proprietà della Società degli Asili. Tali locali appaiono del tutto inadeguati, in quanto piccoli, bui, in precarie condizioni igieniche, puzzolenti per i miasmi provenienti dal vicino Arsenale, rumorosi per la coabitazione promiscua coi bimbi dell’asilo Cavour.

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Via Oporto, 11 oggi corso Matteotti

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Via Gioberti, 8 oggi via Melchior Gioia

Immediatamente dopo il trasferimento il Direttore espone i suoi dubbi sulla nuova sede.

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ASCT, Collezione Simeom, D113

Prima ancora che i Professori si installassero al loro posto, io, prevedendo i loro reclami, mi ero tolta la licenza di scrivere all’Ill.mo Sig. Comm. Riccardi di Netro pochi versi, a finché, ove fosse possibile, non si agglomerassero in un solo casamento giovani che attendono a severi studi con impazienti bimbi di un asilo a danno della comune istruzione; quelle mie osservazioni giunsero tardive, poiché mi fu rescritto essere già stata dal Consiglio Comunitativo fatta la votazione, la quale ne fissava in una parte delle camere dell’asilo Cavour. Io abbassai le orecchie ut iniquae mentis asellus, lusingato dalla speranza che anche ai luoghi disagiati, facendo di necessità virtù, i miei colleghi si sarebbero assuefatti.

Arsenale militare, ingresso di via Arsenale

Nell’Archivio Storico della Città di Torino resta traccia delle vivaci proteste dei professori e del Direttore che si lamenta molto anche perché è “sempre di qua e di là sbalzato un istituto da cui tutti aspettano ottimi risultamenti”. Dal Verbale del Consiglio tenuto dai Professori del R. Ginnasio Monviso addì 24 Luglio 1869. Il Direttore del R. Ginnasio Monviso avendo, nella seduta delli 24 Luglio u.s., rivolto seriamente l’attenzione del Consiglio Ginnasiale sul locale occupato di presente dal Ginnasio in discorso, il Consiglio, considerando che il detto locale è contro alla igiene pubblica per la strettezza sua (massime del membro destinato alla 4a classe, il quale è un vero bugigattolo), e per la sua troppa vicinanza alle fonderie dell’arsenale, le quali esalano un fumo denso, onde emana una puzza veramente pestilenziale, e vengono riempite, in ispecie quando l’atmosfera è carica, le scuole, ed eccitati i lamenti generali degli scuolari, e per essi de’ parenti loro; che, inoltre, è contro alla moralità per essere l’entrata comune con un asilo infantile di sesso promiscuo, e quindi di danno all’istruzione e alla disciplina scolastica per il continuo rumore che i bimbi fanno sia col pestar de’ piedi sul pavimento delle scuole sottostanti, ora col battere delle mani, ed ora col forte gridare; […] dichiarava unanime che Esso, qualora il locale del Ginnasio Monviso non venga scelto in luogo più adatto, cioè più centrale e di scuole più ampie e più sane, manderà in tempo opportuno al Sig. Sindaco di questa Città di Torino la formale protesta di non intraprendere l’insegnamento, nel prossimo venturo anno scolastico, nel locale in cui è di presente, e si rivolgerà, perciò, ad un tempo al Ministero perché vi ponga egli un efficace riparo. ASCT, AIS, cart. 16, fasc. 1

Il Direttore, Presidente del Consiglio, chiamata l’attenzione dei membri del Consiglio sulla sollecitudine con che il Municipio provvide a quei ristauri, che dal buon avviamento del Ginnasio erano richiesti, propose: 1° si scrivesse al Conte Masino, Sindaco di Torino, una lettera di ringraziamento, nella quale si lodasse la gentile deferenza, per cui furono appagati i voti degli insegnanti: deferenza, la quale mostra l’interesse che il Municipio ha per le scuole, ed animerà i professori ad accrescere la misura dei loro sforzi, per corrispondere all’aspettazione in essi riposta, 2° se ne scrivessero altre due che esprimessero la gratitudine del corpo insegnante: una al cavaliere Riccardi di Netro, l’assessore municipale, che con tanto zelo soprintende alle scuole; ed un’altra al cav. Paolo Streglio, il quale più direttamente occupandosi dei provvedimenti relativi alle scuole, ebbe parte attiva ai ristauri del ginnasio. Ed i professori furono lietissimi di questa proposta, che fu unanimemente approvata.

Finalmente nel 1872, per risolvere i problemi di spazio che affliggono le scuole nel quartiere Monviso, il Comune delibera di costruire nell’isolato di Santa Licinia un edificio capace di accogliere il ginnasio, la Scuola tecnica Monviso e le scuole elementari maschili. Il trasferimento avrà luogo nell’autunno del 1874.

Gazzetta Piemonese, 23 maggio 1872, p. 2

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Il Comune cerca di apportare alcune migliorie ai locali, predisponendo un ingresso separato e l’allacciamento all’acqua potabile. I Professori del Ginnasio nel dicembre 1869 ringraziano.


scuola di italiani L’istituzione del Liceo D’Azeglio L’accresciuta estensione della città tra il 1861 e il 1881 e l’aumento della popolazione portano il Consiglio Comunale a chiedere al Ministro della Pubblica Istruzione l’istituzione di un terzo Liceo Governativo. Il progetto prevede di dividere la parte urbana di Torino in tre zone, due attribuite ai Licei Cavour e Gioberti, già esistenti, la terza da attribuirsi al terzo Liceo, nell’edificio di Santa Licinia, sede del Ginnasio Monviso. Quale sia il contingente che questa parte della Città fornisce alle scuole secondarie si rileva da che sopra 193 allievi iscritti al Ginnasio Monviso 166 appartengono per abitazione ad essa. Sono pertanto manifeste le ragioni imperiose che in ordine all’igiene, all’istruzione, alla comodità di abitazione dei giovani che in Torino frequentano le scuole liceali debba sorgere un terzo Liceo. In conformità dell’annesso progetto, a ciascheduno di questi tre Licei corrisponderebbe uno scompartimento scolastico. In tal guisa ciaschedun Padre di famiglia, così piacendogli, avrebbe modo di mandare i propri figli in un Liceo Governativo con piena certezza di trovarvi soda istruzione, igiene accertata, senza necessità di quotidiano incomodo per andarvi. Per ultimo a dimostrazione compiuta della grandissima importanza pratica dell’istituzione di un terzo Liceo Governativo in Torino, viene in campo l’osservazione che onde vi sia vera libertà d’istruzione per i padri di famiglia, bisogna che per essi sia assicurata la libertà di scelta tra l’istruzione Governativa e la Privata. Ma questa libertà di scelta cessa allorquando, per stare al caso dei Licei di Torino, manca lo spazio e non si è abbastanza sicuri che alle ottime intenzioni del Governo, allo zelo e alla squisita capacità degli insegnanti corrisponda la probabilità di cavarne corrispondenti frutti. ASCT, AIS, cart. 52, fasc. 2

ASCT, AIS, cart. 52, fasc. 2

Il Governo dà parere favorevole e con Regio Decreto del 29 giugno 1882 viene istituito un terzo Liceo a cui è attribuita la denominazione di Liceo Massimo D’Azeglio. Il primo anno Ginnasio e Liceo mantengono organici separati (e il Ginnasio conserva nei documenti il nome Monviso, benché sin dal gennaio 1882 questa denominazione fosse stata modificata in “Ginnasio Massimo D’Azeglio” da un decreto ministeriale).

ASCT, AIS, cart. 52, fasc. 1

ASCT, AIS, cart. 52, fasc. 1

ASCT, Tipi e Disegni, 3. 2. 44A

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Dall’anno successivo l’Istituto diventa definitivamente Ginnasio Liceo Massimo D’Azeglio. Nonostante una serie di lavori a cura del Comune, come una nuova sala di Presidenza, ben presto gli spazi si rivelano inadeguati per il sempre crescente numero degli iscritti. Per questa situazione i genitori protestano inviando lettere ai giornali. Il Comune decide così un ampliamento dell’edificio di santa Licinia. Il progetto sarà realizzato dall’architetto Carlo Velasco. I lavori sono rapidi e già nell’anno scolastico 1888-89 le classi s’insediano nelle nuove aule.


scuola di italiani Le prime studentesse al D’Azeglio Nei primi decenni del Regno, la presenza femminile nei ginnasi e nei licei era un’eccezione. Pur non esistendo un’esclusione esplicita, la decisione di accettare o meno donne spettava ai presidi delle singole scuole, che spesso rifiutavano la domanda adducendo motivazioni quali l’impossibilità di creare classi di donne per lo scarso numero delle iscritte. Nel 1881 un padre chiede al Direttore del Ginnasio Monviso l’iscrizione della figlia. La domanda imbarazza molto il Consiglio dei Professori, che risponde negativamente. Il Direttore significa ai proff. che il sig. Garassino ha presentato domanda perché sia iscritta alla 1a Classe una sua figliuola di anni 12 ammettendola a sostenere prima il debito esame. Siccome il professore della 1a Classe non ricuserebbe di accettare per parte sua la detta Garassino quale alunna, anche il Direttore vi acconsentirebbe, tenendo conto della buona educazione, dell’età della maggior parte dei giovinetti iscritti al primo corso ginnasiale, dai 9 agli 11 anni, delle ragioni addotte dal ricorrente che intende poi proporre a guida de’ suoi numerosi figliuoletti negli studi la suddetta sua figlia quando sia ammaestrata nel latino. Il prof. Lanfranchi fa diverse considerazioni a provare non essere conveniente per ragioni di disciplina e di costumatezza metter ragazze e ragazzi nella stessa scuola: cita anche l’autorità di Quintiliano. Il professor Terreno ricorda come nelle stesse scuole elementari la legge dopo la prima inferiore separi i ragazzi dalle ragazze. Il professor Cornaglia rimane molto dubbioso sull’accettazione al sentir che la legge non dichiara che si possano o debbano iscrivere anche giovinette alle scuole ginnasiali. Stabilita questa massima, si prevede la grande frequenza di altre giovinette a questo Ginnasio con accrescimento di difficoltà per la disciplina. Anche il Direttore ammette che molte altre saranno per chiedere di essere iscritte al Corso come si darà principio all’iscrizione di giovinette. Riferisce al Consiglio come già altro padre di famiglia siasi presentato a chiedere l’iscrizione alla 1a Classe per una sua figliuola. Soggiunge che, trattandosi di cosa extralegale, se non illegale, ci dovrebbe essere l’unanimità de’ professori per una accettazione non obbligatoria in alcun modo, prima che una apposita legge siasi fatta dal Parlamento. Perciò si conchiude che non verrà concessa la domandata iscrizione alla Garassino, lasciando libero il padre della medesima di ricorrere al Consiglio scolastico provinciale, ove non creda acconciarsi alla deliberazione di questo Consiglio Ginnasiale. AS Liceo D’Azeglio, RCGM 2, a.s. 1881-82, 19 ottobre 1881

Solo nel 1883 il Ministero dichiarò ufficialmente il diritto delle studentesse alla frequenza ai licei (sin dal 1874 una legge aveva concesso alle donne di iscriversi all’Università, cui si accedeva però necessariamente con la licenza liceale). Le statistiche registrano il numero delle allieve nei licei italiani solo a partire dal 1889-90 forse perché da quella data l’affluenza viene considerata significativa ai fini del rilevamento: in quell’anno c’erano nei licei soltanto 44 studentesse su un totale di 8326 alunni. Al D’Azeglio il primo nome femminile è quello di Teresa Lessona (figlia di Michele) che ottiene un attestato speciale di lode per l’esito dell’esame di terza liceo, sostenuto nel luglio 1884 come privatista proveniente da “istruzione paterna”. Teresa è l’unica studentessa a sostenere l’esame su un totale di 83 candidati.

AS Liceo D’Azeglio, GLMDA 1, a.s. 1883-84, luglio 1884

AS Liceo D’Azeglio, GLMDA 1, a.s. 1883-84, terza liceo

L’anno successivo (1884-85) nei registri liceali è presente un solo nome femminile, quello di Maria Garassino, la stessa studentessa rifiutata quattro anni prima, iscritta in prima liceo con licenza ginnasiale ottenuta presso il Cavour. Sino al 1887, quando consegue la licenza liceale, la Garassino è l’unica studentessa di liceo. Un articolo della “Gazzetta Piemontese” del 17 novembre 1886 si riferisce implicitamente a lei quando, nella cronaca dell’annuale festa scolastica per la distribuzione dei premi agli studenti di Torino, dice: “Finita la distribuzione il sindaco prese argomento dal premio dato ad una allieva del Liceo Massimo D’Azeglio (le signorine premiate erano sei), per parlare dello spirito d’emulazione degli studiosi e per rallegrarsi dello stato degli studi nei nostri licei e ginnasi”.

Gazzetta Piemontese, 17 novembre 1886, p. 1

AS Liceo D’Azeglio, GLMDA 337, a.s. 1886-87, terza ginnasio

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Nei registri ginnasiali i primi nomi di studentesse compaiono invece a partire dal 1885-86. Curiosa la storia di Celestina Garrone, che risulta proveniente da scuola professionale: regolarmente promossa, nell’ottobre ’86, dopo aver sostenuto un esame di ammissione al Cavour, si reiscrive al D’Azeglio in terza ginnasio saltando così un anno.


scuola di italiani Verso l’emancipazione femminile La presenza delle studentesse al D’Azeglio è comunque assai limitata per diversi anni: ancora nel 1890, su un totale di più di 300 studenti, le iscritte sono soltanto tre in ginnasio e cinque in liceo. Quell’anno ottengono la licenza liceale due studentesse, Beatrice Calissano e Maria Osasco. L’anno successivo troviamo in terza liceo un nome illustre, quello di Gina Lombroso, figlia di Cesare, entrata al D’Azeglio in prima liceo nel 1888, che negli anni successivi conseguirà due lauree, la prima in Lettere (1895) e la seconda in Medicina (1901). Tra il 1877 e il 1902 sono solo 25 le donne laureate in Medicina in Italia (tra queste la prima è Ernestina Paper, laureata a Firenze nel 1877; tra le altre Anna Kuliscioff, laureata a Napoli nel 1887, e Maria Montessori, laureata a Roma nel 1894). Luigia (Gina) Lombroso (1872 - 1944) Figlia di Cesare Lombroso, il celebre antropologo e fondatore della criminologia. Fin dalla prima adolescenza Gina partecipò al lavoro scientifico del padre in veste di segretaria e collaboratrice. Nel 1876 si trasferì con tutta la famiglia a Torino. Fu iscritta alla scuola professionale perché erroneamente ritenuta dalla famiglia poco dotata per affrontare gli studi classici, ma all’età di sedici anni, nel 1888, fu trasferita al liceo classico. Nel 1895 Gina si laurea in Lettere presso l’Università di Torino, iscrivendosi successivamente alla Facoltà di Medicina. Pubblica in quegli anni alcuni saggi. Conclude gli studi a pieni voti nel 1901. Dopo la laurea in Medicina, prosegue la sua attività di ricerca rivestendo il ruolo di assistente volontaria nella clinica psichiatrica dell’Università di Torino. Nel 1901 sposa Guglielmo Ferrero, allora collaboratore di Cesare Lombroso. Svolge in questo periodo studi clinici su pazzia morale, epilessia e criminalità. Nel 1907 segue il marito in un viaggio in Sud America, visitando carceri, scuole e manicomi. Alla morte di Cesare, nel 1909, si dedica alla risistemazione e ripubblicazione delle opere paterne. Nel 1916 lascia Torino e si trasferisce con la famiglia a Firenze. Tra i frequentatori assidui della casa Lombroso-Ferrero vi sono i Salvemini e i Rosselli. A seguito delle persecuzioni politiche da parte del regime, nel 1930 Gina si trasferisce col marito a Ginevra, rimanendo in contatto con l’ambiente antifascista. Morirà nel 1944 nella città svizzera, due anni dopo il marito. Le pubblicazioni e la partecipazione diretta alla vita culturale e politica del suo tempo la rendono figura di rilievo nell’ambiente intellettuale italiano e internazionale della prima metà del Novecento. Negli anni Venti e Trenta del secolo i suoi studi sulla condizione femminile le danno grande notorietà tanto in Italia come all’estero.

Nel 1922 viene pubblicata dall’editore Payot di Parigi la traduzione francese de L’anima della donna, una delle opere più famose di Gina Lombroso, stampata per la prima volta con i tipi di Zanichelli nel 1920. AS Liceo D’Azeglio, GLMDA 477, a.s. 1890-91, terza liceo

Nonostante la crescita esponenziale del numerodelle studentesse, ancora nei decenni successivi si trovano tracce di pregiudizi, rappresentate in modo scherzoso nelle vignette dei giornali scolastici degli anni Trenta. Nell’immagine a fianco un esempio tratto da “D’Azeglio sotto spirito”, anno scolastico 1936-37.

Ancora più tardi compaiono le prime insegnanti donne. Nel 1900 solo cinque donne insegnavano nelle scuole maschili secondarie italiane; erano professoresse di lingue straniere nelle scuole situate al Centro - Nord del paese. La Prima guerra mondiale pose fine alla ghettizzazione delle professoresse che sino a quel momento insegnavano quasi soltanto nelle scuole femminili. Come in molti altri ambiti, le donne presero il posto degli uomini che erano stati chiamati al fronte. In taluni casi svolsero lavori tipicamente maschili che solo da pochi anni le vedono nuovamente protagoniste.

Al D’Azeglio nell’a.s. 1915-16 sono presenti solo due professoresse, peraltro non titolari, Antonietta Marengo, docente di tedesco, e Rebecca Luisa Faccio, docente di educazione fisica femminile. La situazione in realtà non cambierà molto negli anni successivi. Nell’a.s. 1925-26, su 34 docenti, solo 5 sono donne (due docenti di lettere in ginnasio, tre di francese). Nello stesso anno le studentesse hanno raggiunto invece quasi il 30 per cento del totale degli iscritti (179 su 607).

Le donne sostituiscono gli uomini al fronte nella guida dei tram

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AS Liceo D’Azeglio, GLMDA 250, Compensi dell’a.s. 1924-25

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Tra le prime insegnanti al D’Azeglio, nell’anno scolastico 1924-25 è docente straordinaria di materie letterarie nel ginnasio Maria Fermi, sorella del premio Nobel Enrico Fermi.


scuola di italiani Il D’Azeglio e lo sport Nella sua lunga storia, dal Collegio di Porta Nuova ai giorni nostri, il D’Azeglio ha conosciuto molte forme di “educazione fisica”. Nella scuola degli anni dell’Unità, come si è visto, si parlava di Ginnastica ed esercizi militari: lo scopo era quello di preparare il soldato. Successivamente l’educazione fisica venne impartita agli studenti delle scuole superiori di Torino, grazie a una convenzione comunale, presso la Reale Società Ginnastica, fondata nel 1844, situata dal 1851 nell’attuale via Magenta, allora via della Ginnastica. Grazie anche alle pressioni della Società Ginnastica l’educazione fisica divenne nel 1878 obbligatoria in ogni genere di scuola, con il fine di favorire lo sviluppo e la salute fisica dei giovani. Nel novembre 1894 venne inaugurata la riapertura delle “scuole di ginnastica”, indirizzate due volte la settimana in ore serali agli studenti delle scuole superiori. Alla presenza del conte Biscaretti, Presidente della Società Ginnastica, il Preside del D’Azeglio, il prof. Ottino, elogiò la Società “che tanto onore e tanto beneficio arreca alla città e facendo il bene ha la modestia di attribuirne il merito a coloro che ne risentono i vantaggi”. Gazzetta Piemontese, 19 novembre 1894, p. 3

Fu tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento che l’esercizio fisico divenne un’attività diffusa, come la conosciamo oggi: cominciò a svilupparsi un’idea di sport in senso moderno. Nel 1894 sport era ancora un termine dal significato vago: nel giugno di quell’anno 48 giovani dei licei torinesi, in maggioranza del D’Azeglio, guidati dal professor De Amicis e dal signor Rossi, maestro di ginnastica, insieme a una decina di soci del CAI, partirono per una gita di due giorni (da sabato sera a domenica sera, per non perdere giornate di scuola) al Colle dell’Assietta. Il Preside di allora li accompagnò alla stazione e li attese al ritorno. E al ritorno si parlò della prossima meta: il Monviso.

Gli studenti del D’Azeglio tra fine Ottocento e inizio Novecento si dedicavano al canottaggio, al tirassegno e, soprattutto, al nuovo sport appena importato dall’Inghilterra: il football.

La Stampa, 14 maggio 1906, p. 3

Il 28 maggio e il 1 giugno 1899 sei squadre di studenti del D’Azeglio si sfidarono per un torneo di football nel giardino della Cittadella.

Nelle gare studentesche di “foot-ball” del maggio 1903 la squadra del Ginnasio D’Azeglio vince quella del Gioberti con 3 “goals” a 0.

La Stampa, 19 maggio 1903, p. 3

Gazzetta Piemontese, 17 giugno 1894, p. 2

Il football a Torino è indissolubilmente legato al D’Azeglio: sono infatti studenti ginnasiali dell’Istituto che nel 1897 fondano la Juventus “per gioco, per divertimento, per voglia di novità”. La tradizione riporta tra i fondatori i nomi dei fratelli Eugenio ed Enrico Canfari, Gioacchino e Alfredo Armando, Luigi Gibezzi, Umberto Malvano, Vittorio Varetti, Umberto Savoia, Domenico Donna, Carlo Ferrero, Francesco Daprà, Luigi Forlano ed Enrico Piero Molinatti, cui si aggiunsero successivamente Pio Crea, Carlo Favero, Gino Rocca, Guido Botto ed Eugenio Seco. I giovani si riunivano su una panchina di corso Re Umberto, di fronte all’area della Piazza d’Armi, dove giocavano al pallone. La prima sede del club fu in corso Re Umberto 42, presso l’officina per la vendita e la riparazione delle biciclette dei fratelli Canfari. Quando si trattò di scegliere il nome, Sport Club Juventus fu preferito a Società Sportiva Massimo D’Azeglio perché presentava un’assonanza inglese.

Registro dei voti di Umberto Malvano AS Liceo D’Azeglio, GLMDA 367, a.s. 1896-97, terza ginnasio

Da quel 1897 la Juventus, nata dal sogno di ragazzini del ginnasio inferiore che volevano giocare a calcio, ne ha fatta di strada!

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La prima divisa prevedeva una maglietta bianca; poi, nel 1898, fu sostituita da quella con una maglietta rosa e un cravattino nero.


scuola di italiani Dal 1882 al 1900: vita scolastica Nei primi anni dopo la fondazione del Liceo la storia del D’Azeglio si sviluppa secondo i ritmi normali della vita scolastica, fatta soprattutto di studio. Non mancano, però, i momenti di ricreazione, le gite (gli attuali viaggi di istruzione), chiaramente in località vicine e facilmente raggiungibili con i mezzi di trasporto del tempo. Il 25 maggio del 1890, guidati dal loro “maestro di ginnastica”, signor Rossi, gli studenti partirono col treno delle cinque da Porta Nuova per una gita a Viù. Scesi dal treno ad Alpignano, percorsero trentasei chilometri a piedi in otto ore. A Viù furono accolti dagli alpini con la fanfara e portati a pranzo. Il tenente colonnello, cavalier Micheletti, oggetto di ovazione degli studenti, “commosso, li ringraziò, e con nobili parole salutò la gioventù, speranza di tutti, ma specialmente dell’esercito che potrà annoverarli tra le sue file. Il giovane Villa, rendendosi interprete del sentimento di tutti i presenti, con poche parole ringraziò l’egregio colonnello, invitando i compagni al grido di: «Viva l’esercito»”. Alle sei, saliti su tre omnibus, gli studenti scesero a Lanzo per visitare il Ponte del Diavolo. Poi, in treno, fecero ritorno a Torino.

Il 3 giugno del 1890 sulla “Gazzetta Piemontese” compare un articolo riguardante una gita svoltasi la domenica precedente per “festeggiare l’anniversario dello Statuto” al Musiné. Anche in questo caso si parte la mattina, con la tranvia per Alpignano, e, dopo la faticosa salita, accompagnati dal professor De Amicis insegnante di scienze naturali, si torna la sera “con una elevazione morale e materiale che lascia un gradito ricordo e sentita riconoscenza pel maestro e donno”. Il 29 giugno dello stesso anno gli studenti delle ultime due classi del ginnasio, sempre accompagnati dal professor De Amicis, si recano a Giaveno e alla Sacra di San Michele, per studiare la flora locale. Altre notizie riguardano le feste e le premiazioni degli studenti migliori. Il 19 dicembre 1887, presso la scuola Vincenzo Troya, si svolse la premiazione degli studenti delle scuole classiche torinesi, alla presenza del Sindaco e delle autorità, in un clima da libro “Cuore”. “La Stampa” riporta che nella sala “sedevano molte signore, quasi tutte madri ansiose di veder giungere il momento in cui nell’aula risuoni il nome del figlio che per tutto l’anno hanno incitato allo studio coi consigli savi e magari colle punizioni... A sinistra stavano pigiati in quantità innumerevole giovani grandi e piccini, studenti di licei e di ginnasio agitati tutti dal desiderio di far festa ai loro compagni che nei banchi della scuola non sono tanto birichini...” Prese la parola il Preside del D’Azeglio, il cavalier Ottino, invitando gli studenti all’impegno e a creare un’Associazione di studenti, sul modello di quella degli operai, la cui “tessera di riconoscimento sia improntata al proprio dovere”. Ricordò anche la necessità di imitare l’esempio di Re Umberto, che alla “virtù di regnante aggiunge anche quella di saper fortemente educare il figlio”, o quello del Principe Reale (il futuro Vittorio Emanuele III), che “si prepara al suo avvenire con lo studio vero e costante”. Tra i premiati ci furono 23 studenti del Liceo e 48 del Ginnasio D’Azeglio.

Gazzetta Piemontese, 20 novembre 1887, p. 3

Nel 1889 lo studente Domenico Scoffier ottiene una menzione onorevole in una gara d’onore per i componimenti italiani alla presenza di Giosue Carducci.

Il clima di quegli anni è imbevuto di forte patriottismo. Il 14 maggio 1890 viene consegnata al Preside, professor Ottino una nuova bandiera, voluta dagli studenti. Il Preside tiene un discorso, terminando col grido di “Viva il Re”. È poi la volta del professor Zuccante che esorta gli studenti “a diventare buoni e onesti cittadini”. Segue il professor Novara che legge alcuni versi e sostiene che “la bandiera tricolore deve essere per ogni italiano sacra come una madre, sacra come una sposa”. Il patriottismo si manifesta con evidenza anche durante la visita di Re Umberto a Torino nel maggio 1895 e nel corteo per la morte del Re nell’agosto del 1900. Gazzetta Piemontese, 14 maggio 1890, p. 3

Preside e studenti della terza classe del Liceo raccolgono nel marzo 1892 lire 22,50 per una sottoscrizione della “Gazzetta Piemontese” a favore degli operai disoccupati. Sono gli anni del socialismo umanitario e delle prime forme di assistenzialismo. La “Gazzetta Piemontese”, pur fedele alla sua linea politica liberale e antisocialista, volge però l’attenzione alle necessità delle classi più povere. È la strada che porterà alle rubriche “La carità del sabato” e “Specchio dei tempi”. Gazzetta Piemontese, 12 marzo 1892, p. 3

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Si coglie nel Liceo anche un’attenzione per le problematiche sociali.


scuola di italiani Dal 1882 al 1900: docenti e allievi Nell’Istituto si susseguono presidi, docenti e studenti. Stefano Mathis, primo Preside del D’Azeglio, da poco nominato commendatore, muore l’8 giugno del 1886 di malattia. Sarà sostituito dal cavalier Ottino, collocato a riposo nel maggio del 1897. Dal 1897 diviene quindi Preside Giovanni Eyveau, autore di numerosi saggi di storia moderna.

Gazzetta Piemontese, 10 giugno 1886, p. 3

Dall’anno scolastico 1895-96 insegna al D’Azeglio lo scrittore e giornalista Dino Mantovani che sarà, in seguito, Preside dell’Alfieri. Dino Mantovani (1862 - 1913) Critico letterario e narratore, studioso di Goldoni e Nievo, collaboratore del “Corriere della sera”. Fu per molti anni docente di scuole secondarie, poi Preside a Torino, alla cui vita letteraria partecipò attivamente. Scrisse Novelle (1887) e ritratti storici (Passioni illustri, 1895; Pagine d’arte e di vita, 1915); tra rievocazione e confessione si colloca l’opera Le lettere provinciali (1891). Ancor oggi utilissima fonte di notizie biografiche e storiche è la sua opera più importante, Il poeta soldato. Ippolito Nievo, 1831-1861: da documenti inediti (1900) la prima biografia di Ippolito Nievo. Fu zio materno di Dino Buzzati (chiamato così in suo onore).

Il professor Giuseppe Zuccante, insegnante di filosofia, ottiene un prestigioso premio dell’Accademia dei Lincei ed è nominato libero docente presso l’Università di Torino; lascerà il D’Azeglio nel 1895. Giuseppe Zuccante (1857 - 1932) Nacque a Grancona (Vicenza) l’8 gennaio 1857. Storico della filosofia, dal 1895 fu professore all’Accademia scientifico-letteraria di Milano, poi nel 1923 alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università statale. Nel 1913 divenne socio nazionale dell’Accademia dei Lincei. Tra le sue opere principali si ricordano Saggi Filosofici (1892), La dottrina della coscienza morale nello Spencer (1896), Fra il pensiero antico e il moderno (1905), Socrate (1909), G. Stuart Mill e l’utilitarismo (1922), Uomini e dottrine (1926), Aristotele e la morale (1926).

Tra gli allievi si ricordano: Oreste Nazari (1866 - 1923), docente presso il Liceo classico Gioberti di Torino e in seguito insegnante di Sanscrito e Glottologia all’Università di Palermo, autore di un importante saggio sulla lingua omerica.

AS Liceo D’Azeglio, GLMDA 448, a.s. 1885-86, classe terza liceo

Gustavo Colonnetti (1886 - 1968), laureato in ingegneria civile e in matematica, fu docente di Scienza delle costruzioni e Direttore del Politecnico di Torino; antifascista, espatriò in Svizzera negli anni tragici della Repubblica Sociale Italiana; nel dopoguerra fu deputato all’Assemblea Costituente e Presidente del CNR. AS Liceo D’Azeglio, GLMDA 488, a.s. 1902-03, classe terza liceo

Fu studente del D’Azeglio il futuro proprietario e direttore de “La Stampa”, Alfredo Frassati, esponente di spicco del pensiero liberale e sostenitore di Giovanni Giolitti. Anche suo figlio, il beato Pier Giorgio Frassati, sarà studente del Ginnasio negli anni Dieci. Pier Giorgio Frassati (1901-1925) Figlio del senatore Alfredo, Pier Giorgio, dopo i primi studi in casa, frequentò le scuole pubbliche mostrando poco entusiasmo per gli studi. Iscritto al Regio Ginnasio Liceo D’Azeglio, fu respinto in latino e fu iscritto all’Istituto sociale dei padri gesuiti. Ottenuta la maturità classica nel 1918, iniziò gli studi di Ingegneria mineraria presso il Politecnico di Torino, che non riuscirà a portare a termine. Si iscrisse alla FUCI e aderì al Circolo “Cesare Balbo” della Società San Vincenzo de’ Paoli. Amava la montagna e amava frequentare gli amici, ma aveva anche un’intensa vita spirituale e era sempre disponibile a soccorrere i poveri. La sua breve e intesa vita si spense improvvisamente nel 1925 per una polmonite fulminante. I suoi funerali, nella parrocchia della Crocetta, furono un momento di partecipazione di folla, soprattutto dei tanti poveri che aveva aiutato nelle sue visite alle soffitte torinese. Nel 1990 papa Giovanni Paolo II lo proclamò beato, additandolo come esempio ai giovani.

AS Liceo D’Azeglio, GLMDA 383, a.s. 1912-13, classe seconda ginnasio A

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Alfredo Frassati (1868 - 1961) Nato a Pollone nel 1868, fu brillante allievo del Ginnasio Liceo D’Azeglio. Proseguì gli studi a Torino e in Germania. Laureatosi in giurisprudenza presso l’Università di Torino nel 1890, dal 1894 fu comproprietario e vicedirettore della “Gazzetta piemontese” a cui nel 1895 diede il nome “La Stampa” e di cui nel 1902 divenne unico proprietario. Esponente di spicco del liberalismo di fine Ottocento e sostenitore di Giolitti, nel 1913 fu nominato senatore del Regno. All’inizio del primo conflitto mondiale sostenne, dalle pagine del giornale, le posizioni neutraliste. Nel 1920 accettò la carica di ambasciatore a Berlino che abbandonò dopo l’ascesa al potere di Mussolini. Per le sue posizioni politiche la sua abitazione fu invasa dagli squadristi nel 1924 e nel 1925 Frassati fu costretto a lasciare la direzione del quotidiano che svenderà l’anno successivo al senatore Agnelli. Nel 1930 divenne presidente dell’Italgas, che ristrutturò dopo una profonda crisi. Dal 1945 fu membro della Consulta e senatore di diritto della Repubblica nella prima legislatura. Dal 1945 al 1956 fu di nuovo direttore de “La Stampa”. Morì a Torino nel 1961.


scuola di italiani Il primo Novecento: nuovi programmi I primi anni del Novecento sono caratterizzati, al D’Azeglio, da tentativi di sperimentazione volti a innovare la vecchia struttura del liceo. Nel gennaio 1899 su “La Stampa” compare la notizia che dal 28 corrente presso il Liceo D’Azeglio si inizierà una nuova sperimentazione. Un Regio Decreto dell’8 novembre 1898 aveva infatti dato facoltà al Ministero di “introdurre qualche nuovo insegnamento letterario, e di modificare in corrispondenza l’ordine, la misura o l’indirizzo degli insegnamenti” allo scopo di “rendere l’istruzione classica più conforme ai bisogni della vita moderna”. La sperimentazione consisteva nell’abolizione dell’insegnamento della filosofia in prima liceo e nell’introduzione di tre ore settimanali di lingua tedesca oltre “ad una conferenza settimanale di lettura e di traduzione di classici francesi”. Si dava quindi, per la prima volta, uno spazio significativo alle lingue straniere: solo nel 1892, infatti, l’insegnamento del francese era stato generalizzato in tutti i ginnasi del Regno (mentre in precedenza era impartito solo in alcuni ginnasi a titolo sperimentale e in tutti quelli delle ex province napoletane). I tentativi di sperimentazione sfociano nel 1911 nell’istituzione del liceo “moderno”.

La Stampa, 18 gennaio 1899, p. 3

Una legge voluta dal ministro della Pubblica Istruzione Luigi Credaro istituisce presso i licei classici, come il Liceo D’Azeglio, una sezione moderna in cui è soppresso lo studio del greco sia nel ginnasio sia nel liceo ed è potenziato l’insegnamento delle lingue straniere (due nel ginnasio superiore e una nel liceo). La riforma anticipa quello che sarà poi il liceo scientifico della riforma Gentile, nato in realtà dalla fusione del “moderno” con l’indirizzo fisico matematico dell’istituto tecnico. Cesare Pavese, iscrittosi al D’Azeglio nell’anno scolastico 1921-22, seguirà il corso moderno che andrà esaurendosi con la riforma Gentile del 1923. AS Liceo D’Azeglio, GLMDA 352, a.s. 1922-23, licenza ginnasiale moderna

Gli studenti protestano per le modifiche ai regolamenti e agli esami. Nel 1905 e nel 1907 gli studenti superiori protestano per i nuovi regolamenti riguardanti promozioni ed esami. Nel gennaio 1905 al grido “Abbasso Orlando! Vogliamo la sessione estiva di esami!” lamentano l’abolizione da parte del Ministro della Pubblica Istruzione, Vittorio Emanuele Orlando, della sessione estiva (il regolamento stabilisce l’istituzione di tre prove trimestrali). Nel dicembre del 1907 protestano per “le nuove disposizioni di legge fissanti a otto decimi i punti necessari ad ottenere la promozione in tutte le materie, ed a sette decimi i punti necessari alla promozione di classe” senza dover sostenere gli esami. Vittorio Emanuele Orlando

Luigi Credaro

Un nuovo liceo classico a Torino: il Liceo Alfieri. Nel 1901 viene decisa l’istituzione di un quarto liceo classico a Torino, data l’accresciuta popolazione scolastica. Il nuovo liceo nasce ufficialmente il 1 gennaio 1902 e sarà intitolato a Vittorio Alfieri. Sono le classi aggiunte al D’Azeglio, il liceo classico con il maggior numero di allievi, ad acquisire autonomia.

Si discute dell’insegnamento della storia dell’arte.

La Stampa, 13 gennaio 1902, p. 3 15 gennaio 1902, p. 3

Nel 1909 Efisio Giglio-Tos, fotografo, laureato in Lettere, che otterrà la Legione d’Onore in Francia, scrive al Preside del D’Azeglio proponendosi come docente di storia dell’arte. Dalla discussione tenutasi nel Collegio Docenti emerge un parere negativo: l’insegnamento della storia dell’arte viene giudicato un inutile aggravio per gli studenti.

Efisio Giglio-Tos

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Verbale della prima adunanza generale ordinaria del 22 ottobre 1909, ad ore 9 Il Preside [...] comunica al Consiglio una lettera del dott. Efisio Giglio Tos, nella quale il detto dottore chiede che s’istituisca nel Liceo D’Azeglio l’insegnamento della storia dell’arte, assumendone egli l’incarico. Il Preside si mostra di parere negativo, perché reputa dannoso alla scolaresca delle ultime classi liceali un aggravio nelle ore di scuola. Soldati osserva che l’istituzione di tale insegnamento dovrebbe essere preceduta dall’acquisto dei mezzi necessari ad impartirlo degnamente, come disegni, fotografie, strumenti di proiezione; onde si accorda col Preside nella intempestività di una simile iniziativa per quest’anno, pur non pregiudicando con un voto troppo assoluto una possibile deliberazione futura. Però mette in rilievo il fatto che, qualora si volesse pensare alla storia dell’arte, non sarebbe necessario ricorrere ad insegnanti estranei all’istituto, con evidente offesa ai profess. di materie letterarie nel nostro liceo. Il Consiglio approva e delibera che si risponda negativamente al Dott. Giglio Tos.

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La Stampa, 28 dicembre 1901, p. 2

In realtà nei primi tempi l’Alfieri continua a essere ospitato presso il D’Azeglio: un tramezzo in corridoio separa le classi dei due licei. “La Stampa” dell’epoca parla quindi di un quarto liceo che non esiste se non per una diversa presidenza (il professor Ferrua al D’Azeglio che “vede dimezzata la sua autorità” e il professor Garizio, titolare di lettere al Cavour, “messo lì a sostenere un ufficio fittizio”, all’Alfieri) e lamenta “il cinematografo dei professori” causato dai trasferimenti.


scuola di italiani Il primo Novecento: professori e allievi Importante, nei primi anni del Novecento, è l’attività scientifica legata al Laboratorio di scienze naturali del Liceo. Il professor Pietro Voglino, infatti, vicepreside e docente di storia naturale al D’Azeglio e di Botanica all’Università, fonda un Laboratorio di fitopatologia che è ancora oggi un importante istituto regionale. Pietro Voglino e la fitopatologia a Torino Nato nel 1864, il professor Voglino è uno dei fondatori della fitopatologia. Nel 1903 costituì, presso il Gabinetto di storia naturale del Liceo, un laboratorio che, grazie a sovvenzioni di enti locali e del Ministero dell’Agricoltura, divenne autonomo nel 1908 come Osservatorio consorziale di fitopatologia e fu riconosciuto dal governo nel 1914. Il professor Voglino fu autore di moltissimi testi e articoli scientifici, specie sulla fitoiatria. Morì nel 1933. Nel 1977 l’Osservatorio fu trasferito alla Regione Piemonte. Attualmente è denominato Settore fitosanitario della Regione Piemonte, ma viene comunemente indicato come OMP (Osservatorio per le malattie delle piante), il nome assunto nel 1923. È una delle istituzioni più importanti a livello italiano e internazionale nel settore.

Nell’anno scolastico 1901-02 i poeti Dino Campana e Guido Gozzano sostengono l’esame di idoneità rispettivamente alla seconda e alla terza liceo. Dopo averlo superato, con qualche difficoltà, nella sessione autunnale, proseguiranno gli studi presso altri istituti.

Nel 1902 il concorso per la cattedra di latino e greco al D’Azeglio è vinto dal professor Claudio Giacomino. Claudio Giacomino (1848 - 1923) Nato a Torino, si laureò presso la locale Università nel 1869. Insegnò latino e greco a Sondrio, Fermo, Milano, Pisa e, dal 1902, al D’Azeglio. Nel 1922 fu collocato a riposo. Dal 1892 al 1902 fu supplente di storia comparata delle lingue classiche e neo-latine presso l’Accademia scientifico-letteraria di Milano sulla cattedra di Graziadio Isaia Ascoli e tenne un corso libero di sanscrito. Scrisse saggi sul basco, sulle lingue neo-indiane, sulle lingue classiche, sui dialetti italiani.

Nell’anno scolastico 1915-16 insegna al liceo moderno Attilio Momigliano (1883-1952), uno dei più importanti italianisti del Novecento, sul cui manuale di letteratura italiana hanno studiato generazioni di studenti. Tra gli studenti del primo Novecento troviamo il linguista Benvenuto Terracini, allievo del professor Claudio Giacomino. Nel 1924 Terracini ne scrive un ricordo. “Correttore di compiti diligentissimo, ci restituiva i nostri poveri foglietti tempestati di segni e li discuteva minutamente, senza mai stancare e deridere la nostra buona volontà, compensandoci infine liberalmente con l’indulgenza di un sorriso e di un bel voto”.

AS Liceo D’Azeglio, GLMDA 490, a.s. 1904-05, terza liceo

AS Liceo D’Azeglio, GLMDA 487, a.s. 1901-02, ammissione alla seconda liceo

Benvenuto Aronne Terracini (1886-1968) Insigne linguista, critico letterario e docente di Glottologia dal 1925. Ha insegnato nelle università di Milano, Genova, Cagliari e Padova. Ha diretto l’Atlante Linguistico Italiano occupandosi in particolare di dialettologia sarda e piemontese. Nel 1938, per effetto delle leggi razziali, fu espulso dall’università ed espatriò in Argentina dove insegnò all’Università di Tucumán. Tornato in Italia dopo la guerra, all’Università di Torino, ricostituì una sua scuola. Fu maestro di Maria Corti, Cesare Segre, Gian Luigi Beccaria, Bice Mortara Garavelli.

Altri allievi diventati famosi sono Piero Sraffa e Franco Antonicelli.

La letteratura al D’Azeglio è anche rappresentata dagli studenti Carlo Chiaves (1882-1919), poeta crepuscolare, morto giovane di tisi, e Mario Gromo (1901-1960), giornalista, scrittore e critico cinematografico, collaboratore de “Il Baretti” di Gobetti, di “Solaria” e de “La Stampa”. Come una stampa antica bavarese vedo al tramonto il cielo subalpino.. Da Palazzo Madama al Valentino ardono l’Alpi tra le nubi accese.. E’ questa l’ora antica torinese, e’ questa l’ora vera di Torino.. Guido Gozzano, Torino

Non so se la fiamma pallida fu dei capelli il vivente segno del suo pallore, non so se fu un dolce vapore, dolce sul mio dolore, sorriso di un volto notturno: Dino Campana, Chimera

La gioventu’ declina: pure, arrivata a l’estremo passo, si volge e dice: “Oh! non lasciarmi morire! tendimi ancora la mano, ch’io possa teco venire! vedrai quant’altra strada insieme percorreremo!”

Franco Antonicelli (1902-1974) Nato a Voghera, giunse a Torino nel 1908. Seguì gli studi al Liceo D’Azeglio e si laureò in Lettere e Giurisprudenza all’Università di Torino. Insegnò lettere italiane al D’Azeglio dopo l’allontanamento del professor Cosmo. Fu direttore della Biblioteca Europea dell’editore Frassinelli. Antifascista, legato al movimento di Giustizia e Libertà, fu arrestato nel 1935 e condannato al confino ad Agropoli. Liberato, riprese l’attività editoriale e culturale. Negli anni della guerra entrò nel CLN piemontese di cui assunse la presidenza come esponente del Partito Liberale. Dopo la guerra fu tra i fondatori dell’Unione Culturale e dell’Istoreto, collaborò alle prime trasmissioni televisive e fu eletto due volte al Senato.

Carlo Chiaves, Richiamo

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AS Liceo D’Azeglio, GLMDA 487, a.s. 1901-02, ammissione alla terza liceo

Piero Sraffa (1898-1983) Nato a Torino da famiglia di origine ebraica. Il padre era professore di diritto commerciale e fu uno dei fondatori dell’Università Bocconi. Dopo gli studi liceali al D’Azeglio dal 1913 al 1916, si laureò in giurisprudenza con Luigi Einaudi, perfezionandosi alla London School of Economics. Amico di Antonio Gramsci e di Filippo Turati, nel 1927 espatriò per motivi politici e cominciò ad insegnare all’Università di Cambridge. Fece parte del “cafeteria group” insieme a F. Ramsey e L. Wittgenstein, un gruppo informale che discuteva con Keynes di teoria della probabilità e teoria dei cicli economici. Si occupò di ricerca economica dai classici della economia politica alle teorie contemporanee.


scuola di italiani Patriottismo e nazionalismo Le storia dei primi anni del Novecento, al Liceo D’Azeglio, è la storia di una scuola in cui si rispecchia la società civile. Leggendo i verbali del Consiglio dei Professori e scorrendo i giornali si coglie soprattutto l’eco della marea montante del nazionalismo. Nel 1911 a Torino si svolgono le manifestazioni per il Cinquantenario dell’Unità d’Italia. Un corteo di studenti delle scuole superiori attraversa la città rendendo omaggio ai “duci del patrio Risorgimento”. Corone vengono deposte davanti ai monumenti a Vittorio Emanuele II, Garibaldi e Cavour. Poi, nella Mole Antonelliana, si svolge la cerimonia ufficiale: parlano il Sindaco e il Provveditore, e in ultimo il professor Vidari, oratore ufficiale, che celebra il Risorgimento, la “redenzione della Patria”, esalta la mostra del lavoro per l’esposizione internazionale e, sottolineando come “cultura, disciplina, fede hanno operato il miracolo della Risurrezione d’Italia”, si augura che esse “imprimano alla Patria l’impulso novello, per cui essa riprenda e prosegua, a beneficio del mondo e della civiltà, il trionfale e provvidenziale cammino”. La Stampa, 24 giugno 1911, p. 5

Il Risorgimento è, in quegli anni, un argomento intoccabile. Nel verbale del Consiglio dei Professori del luglio 1911 si sottolinea come durante le prove scritte per la licenza ginnasiale, tra i libri che i candidati dovettero consegnare per svolgere la prova di greco (era consentito solo l’uso del dizionario), si trovò un compendio della storia d’Italia per la terza ginnasiale del Savio.

I professori

GLMDA 3, a.s. 1910-11, luglio 1911

Il testo di Massimo D’Azeglio era lettura obbligatoria nelle scuole di fine Ottocento

“riferirono al Preside che ne fece regolare rapporto al R. Provveditore agli studi”.

L’anno successivo, nell’aprile del 1912, si svolge una riunione del comitato studentesco tra gli allievi delle scuole torinesi. Rappresentano il D’Azeglio gli studenti Goria e Rastelli. Nel corso della riunione si decide di preparare e affiggere in ogni scuola manifesti per la raccolta di fondi per l’offerta di aeroplani all’esercito. Gli italiani sono in guerra con l’Impero Ottomano (la Guerra di Libia, 1911-12) e per la prima volta vengono impiegati aeroplani sia come ricognitori sia a scopo offensivo. La Stampa, 21 aprile 1912, p. 5

Uno dei primi aerei usati in Libia

Come paiono lontane le discussioni di oggi sulle spese militari che tolgono fondi all’istruzione! Nello stesso 1912 è fondato un battaglione studentesco a Torino che deve curare la preparazione militare degli studenti. L’iscrizione è facoltativa, ma le autorità scolastiche la promuovono.

Il Corpo “Volontari studenti”, come verrà intitolato il battaglione studentesco, “che deve inculcare nei giovani l’amore per le discipline militari e addestrarli in esse per trasformarli, già prima del servizio di leva, in ottimi ed esperti soldati”, è aperto a tutti i giovani dai 10 ai 30 anni. La sua sede è presso il Regio Liceo D’Azeglio, in via Parini 8.

“Fatevi forti, o giovani; esercitatevi alle armi; giacché, per una fatalità che pesa ancora sull’umana famiglia, è inutile sperare giustizia se non dall’anima di una carabina.”

Il patriottismo si trasforma in nazionalismo bellicista, nonostante qualche voce contraria: “La Stampa” ricorda una manifestazione degli studenti del Politecnico per la “festa della pace” nel febbraio del 1910, ma sottolinea come “tanto al D’Azeglio, quanto negli altri Licei, i dimostranti furono costretti a ritirarsi” senza interrompere le normali lezioni. La Stampa, 24 febbraio 1910, p. 5

Il clima è quello della preparazione alla guerra vista come necessaria.

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Nel volantino, che invita a iscriversi, si citano inquietanti parole di Garibaldi.

La Stampa, 1 gennaio 1913, p. 5


scuola di italiani La Prima guerra mondiale La Prima guerra mondiale scoppia il 28 luglio 1914, l’Italia entra in guerra il 24 maggio del 1915. Al Liceo D’Azeglio il clima è imbevuto di forte patriottismo: il 7 giugno 1915 si svolge una mattinata patriottica al Cinema Ambrosio durante la quale prende la parola il professor Arnaldo Monti e vengono declamate liriche e canzoni patriottiche italiane e francesi, nazioni alleate. Nel primo Consiglio dei Professori dell’anno scolastico 1915-16, il 15 dicembre, il Preside saluta i professori, in particolare quelli provenienti dalle terre irredente (il professor Alessandro Tonezzer di Trento e il professor Edgardo Maddalena di Zara), che si augura siano presto unite all’Italia, ricorda il professor Soldati, che ha scelto di partire volontario, e i parenti dei professori che combattono al fronte o sono caduti. Propone poi una serie di iniziative di assistenza ai soldati, ai feriti, ai profughi. Si decide in questo Consiglio che alla fine della guerra una lapide ricorderà tutti i caduti del Liceo.

La Stampa, 7 giugno 1915, p. 5

Nella prima adunanza dell’anno scolastico 1916-17 il Preside apre la seduta con toni patriottici. “A Trento e a Trieste il suo saluto, presenti un prof. di Trento e un prof. di Trieste, Tonezzer Alessandro e Boeri Ferruccio. Ricorda con viva commozione che il prof. Soldati Benedetto continua l’opera sua di volontario artigliere: insieme con lui sono al fronte tre già insegnanti d’inglese in questa sezione moderna: Mario Cossa, Spinelli Nicola, Dolci Ermanno. Un altro insegnante d’inglese, Necco Achille, ha già dato la sua vita alla patria. Passando dai professori agli alunni, molti del D’Azeglio stanno combattendo: non mancano i morti, i feriti, i mutilati. Tutti si troveranno qui, o dolce e santa memoria o davanti ai nostri occhi, quando s’inaugurerà la lapide deliberata nel passato anno dal Collegio. Venendo all’opera patriottica dei professori e degli alunni, si fa noto dal Preside al Collegio che il Ministero ebbe una particolareggiata relazione da cui risulta che il D’Azeglio contribuì nel 1915-16 per oltre 20mila lire; e S. E. il Ministro chiuse una sua lettera con queste parole: «il liceo-ginnasio D’Azeglio potrà avere molti compagni; certo ne ha pochi eguali»”. AS Liceo D’Azeglio, GLMDA 5, a.s. 1916-17, 23 novembre 1916

Nel pomeriggio del 23 novembre alle ore 17.30 si svolge una riunione straordinaria del Consiglio dei Professori per discutere del fatti accaduti la mattina. Diffusasi la notizia della morte di Francesco Giuseppe, imperatore d’Austria, gli studenti del D’Azeglio disertarono le lezioni. Il Preside propone un ordine del giorno, condannando il comportamento degli studenti: “Il Collegio dei Professori, deplorando che parte della scolaresca si sia nel periodo antimeridiano astenuta dalle lezioni per rinnovata dimostrazione patriottica in morte d’un nemico d’Italia, mentre i fratelli che combattono, soffrono e muoiono al fronte aspettano dai giovani studiosi ben altro che grida indecorose e trascuranza di doveri di scuola, delibera di detrarre agli scioperanti cinque punti dalla classificazione trimestrale, che sarà proposta dai singoli insegnanti, non senza provvedimenti più severi nel caso di recidività durante l’anno scolastico”.

I docenti sono d’accordo sull’ordine del giorno, ma discutono sulla pena. Il professor Lobetti-Bodoni propone di limitare la pena a punti quattro, sostenendo che non “si possa esagerare in fermezza, proprio oggi che la spinta al disordine sarebbe da cercarsi in quell’imperatore che nei 68 anni di regno non seppe trovare altro gesto, rispetto agli Italiani, da quello di far sorgere delle forche. Non la maestà della morte accusa i giovani di irriverenza; la persona del sovrano impiccatore non la meritava”.

Si decide, al termine della discussione, di sottrarre quattro punti agli studenti liceali; tre ai ginnasiali.

Si parla di esenzioni per orfani di guerra, figli di combattenti, profughi. Si ricordano gli studenti che si dedicano con costanza a iniziative assistenziali: organizzano recite per raccogliere fondi a beneficio dei soldati ciechi o degli orfani di guerra, visitano i soldati feriti ricoverati negli ospedali e animano momenti conviviali, come il pranzo di Natale al Mauriziano. Il 22 marzo 1917 si svolge lo scrutinio anticipato per gli alunni di leva della classe 1898-99 (i ragazzi del ’99). “Si è ad ogni modo cercato di conciliare le esigenze regolamentari colle condizioni eccezionali, in cui si trovano gli alunni, evitandosi qualsiasi eccesso o di soverchia indulgenza o di soverchio rigore”.

Ragazzi di 18 anni da un giorno all’altro passano dai banchi alle trincee.

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La Stampa, 27 dicembre 1915, p. 5

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Nei verbali degli anni della guerra si trattano spesso argomenti legati alle conseguenze degli eventi bellici.


scuola di italiani I dazeglini al fronte Fin dal 15 novembre 1915 il Consiglio dei Professori aveva deciso di costruire una lapide da collocare nel corridoio del primo piano per ricordare i caduti del D’Azeglio. Il primo Consiglio dell’anno scolastico 1918-19, il 3 febbraio 1919, ritorna sull’argomento. Il Preside commemora il professor Benedetto Soldati, docente ordinario di italiano, morto il 26 dicembre del 1918 “dopo quattro anni di servizio militare volontario fatto con vero entusiasmo e pel quale si era altamente distinto”.

Finalmente il Preside ricorda la proposta già deliberata di eternare nel marmo i nomi dei caduti nella presente guerra. Adesso è venuto il momento di occuparsi della sua attuazione. A questo proposito il prof. Lobetti Bodoni compila un ordine del giorno che poi, in seguito a proposta del prof. Monti di provvedere anche alla pubblicazione di un opuscolo commemorativo dei caduti, risulta dal prof. Lobetti Bodoni così formulato: Il Consiglio dei Professori, riunito nella prima seduta ordinaria del 3 febbraio 1919, delibera: 1) d’iniziare, nell’istituto, fra docenti e allievi, una sottoscrizione, il cui importo debba essere specialmente destinato all’erezione di un ricordo marmoreo da collocarsi nell’atrio del D’Azeglio, a giusta glorificazione degli alunni caduti in guerra; 2) di raccogliere, in separati quadri, le fotografie degli alunni decorati o feriti o che pur abbiano combattuto nella santa guerra anche se per felice loro destino ne siano usciti illesi, essendo tutti quanti da considerarsi come artefici benemeriti della vittoria, degni, perciò, di essere additati alla perenne ammirazione e gratitudine dei giovani; 3) di provvedere alla pubblicazione di un opuscolo commemorativo dei caduti; 4) di onorare, con un quadro speciale, la forte e gentile figura del compianto prof. Benedetto Soldati, ufficiale volontario di guerra e della guerra soldato entusiasta e devoto, dall’inizio sino al vittorioso compimento; 5) di conservare, nel libro contenente i verbali delle sedute, il testo di questa deliberazione e di provvedere affinché esso, trascritto e riquadrato, sia affisso in un corridoio del Liceo, ove dovrà rimanere a perenne testimonianza, per gli alunni, non solo dell’affetto e della gratitudine che i docenti del D’Azeglio sentirono per i giovani che, usciti dai banchi della scuola, corsero alla guerra dell’ultima redenzione come a festa o come a un sacro dovere in nessun modo rinunziabile, ma anche dell’ammirazione profonda che essi sentirono nei loro cuori per il popolo forte e per l’esercito eroico – dal Re all’ultimo dei fanti –, ai quali si deve la grande italica vittoria. Il Preside mette in votazione l’ordine del giorno sopra riportato. Il Collegio approva. Si nomina una commissione per stabilire le modalità relative al precedente ordine del giorno. Il Collegio decide che sia composta dai professori Lobetti Bodoni e Monti per il ginnasio e Segre e Predella per il liceo col Preside come presidente.

Benedetto Soldati Fu professore di lettere italiane al D’Azeglio dal 1908 al 1918. Editore dei Carmina del Pontano, curò due monografie, una sulla poesia astrologica del Quattrocento e una sulle origini del teatro gesuitico. Al D’Azeglio si occupò della biblioteca degli studenti. Allo scoppio della Prima guerra mondiale volle arruolarsi, quasi quarantenne, e combatté fino alla vittoria. Nel 1918 accorse a Torino ad accudire il figlio malato di febbre spagnola, ma si ammalò a sua volta e morì. Nonostante non sia morto in azione di guerra, il D’Azeglio volle onorarne la memoria facendo incidere il suo nome sulla lapide dei caduti del Liceo.

Il 18 giugno del 1921 si inaugura così la lapide del corridoio del pianterreno che elenca 83 nomi di caduti.

Giuseppe Vittorio Pozzi Nato a Torino il 18 marzo 1890, figlio dell’artista Tancredi, crebbe nel culto dell’arte. Dopo aver frequentato il Liceo D’Azeglio, licenziatosi nel 1908, si laureò ingegnere architetto nel 1914 presso il Regio Politecnico di Torino con una tesi sul Duomo di Carignano. Partecipò a un concorso internazionale presentando un progetto per il Palazzo di Giustizia del Principato di Monaco. Chiamato alle armi, aveva appena indossato la divisa di soldato del Genio quando nel maggio del 1915 scoppiò la guerra. Morì il 30 ottobre del 1915 colpito dallo scoppio di una granata austriaca. Alla sua memoria fu attribuita la medaglia d’argento al valor militare.

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La Campana dei Caduti Fusa con il bronzo dei cannoni di tutte le nazioni che parteciparono alla Prima guerra mondiale, fu issata sul torrione del Castello di Rovereto (TN) nel 1924. Restaurata nel 1965 e collocata sul colle Miravalle, suona tutte le sere alle ore 21.30 in ricordo di tutti i Caduti della Grande guerra.

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La lapide è opera dello scultore Tancredi Pozzi, padre di Giuseppe Vittorio, morto per cercare di recuperare i corpi di due compagni caduti, medaglia d’argento alla memoria con la motivazione: “Volontario in una delle squadra d’attacco contro una postazione nemica, dirigeva con sereno spirito i lavori d’approccio e col suo ammirabile ed amoroso contegno era d’esempio ai propri dipendenti durante tutto lo svolgimento della sanguinosa azione, finché colpito dall’esplosione di una granata, perdeva eroicamente la vita. Ponte di Legno, 30 ottobre 1915”. La lapide è sormontata da un gruppo in bronzo, che rappresenta la Vittoria su una quadriga.


scuola di italiani Le memorie della guerra Nel 1921 venne pubblicato dalla SEI il libro Pei morti eroi del “D’Azeglio”. Curato dal professor Mario LobettiBodoni (aiutato nelle ricerche dal professor Arnaldo Monti e da alcuni studenti), raccoglie in più di trecento pagine ampie biografie di tutti i caduti (con una fotografia) e brevi profili di tutti i combattenti legati al D’Azeglio. Il professor Lobetti-Bodoni, acceso nazionalista (si iscriverà poi al PNF), nell’introduzione celebra il sacrificio di ragazzi e uomini, di tutte le età, appartenenti a tutte le armi, nei quali vede “ravvisata tutta la gente che la guerra di redenzione combatté e vinse, dando alla Patria i sacri termini che Dio e la natura le avevano segnati”. Pei morti eroi del D’Azeglio, SEI, Torino 1921, dalla biblioteca di N. Bobbio (per gentile concessione del Centro Gobetti)

Caduti 22 10 15 27 8 1

Età 18 - 20 21 22 - 23 24 - 30 30 - 35 42

Sfogliare le pagine del libro, mette davanti agli occhi una serie di storie individuali che sembrano molto lontane dalla nostra sensibilità. Storie toccanti di giovani caduti e di genitori fieri pur nel loro dolore; storie di volontari che scelsero la guerra, abbandonando una famiglia o un’occupazione, animati da un’ideale; storie di ufficiali e di soldati; storie di atti eroici, premiati con medaglie al valor militare, e di tragiche fatalità.

Personaggio singolare è Eugenio Elia Levi, una delle promesse della matematica italiana. EUGENIO ELIA LEVI (1883 - 1916) Nacque a Torino il 18 ottobre del 1883, fratello di Beppo che diventerà anch’egli un matematico di fama internazionale. Si segnalò sin dai tempi del Liceo come allievo assai dotato. Ottenuta la licenza liceale a soli 17 anni, a 21 si laureò presso la Regia Scuola Normale di Pisa, dove rimase per qualche tempo quale assistente. Nel 1908 si classificò secondo nel concorso per la cattedra di Analisi infinitesimale all’Università di Messina. L’anno successivo era docente presso l’Università di Genova, ove rimase sino alla chiamata alle armi. La parabola di Levi fu rapidissima: gli articoli del biennio 1907-08 sulle equazioni a derivate parziali del secondo ordine totalmente ellittiche gli valsero fama immediata ed ebbero una parte non irrilevante nell’assegnazione della medaglia d’oro della Società Italiana delle Scienze nel 1911. I suoi lavori rappresentarono per lungo tempo il vertice raggiunto da questo settore della matematica a livello mondiale. Socio dell’Accademia dei Lincei, allo scoppio della guerra, divenuto interventista, ottenne che il Consiglio di Leva, che l’aveva riformato, rivedesse la sua decisione. Divenne sottotenente del 1° reggimento del Genio. Completato il suo corso universitario a Genova, nell’aprile del 1916 era al fronte. Morì nell’ottobre 1916 presso Cormons, durante la ritirata di Caporetto, colpito da una fucilata.

Con Eugenio Elia Levi scomparve una figura di scienziato che nella sua breve vita aveva mostrato doti brillantissime: la sua morte fu una delle più gravi perdite inflitte alla scienza mondiale nel corso dell’intero primo conflitto. Ripugnanti, a tale proposito, le parole di Lobetti-Bodoni: “Troppo bello sarebbe, se in così giganteschi conflitti, le vittime non fossero che la parte meno necessaria, intellettualmente, al paese”. Parole che fanno a pugni con la nostra sensibilità, ma che ben testimoniano il sentire di una parte dei ceti intellettuali della nazione all’avvento del fascismo.

AS Liceo D’Azeglio, GLMDA 485, a.s. 1899-1900, terza liceo

Tra i caduti uno dei più giovani è Attilio Giriodi.

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ATTILIO GIRIODI (1898 - 1917) Nato il 12 giugno 1898, frequentò il Ginnasio e la prima classe liceale al D’Azeglio. Allo scoppio della guerra avrebbe voluto arruolarsi, ma non aveva ancora 17 anni. Nel 1916 però decise di partire volontario. E al padre che cercava di trattenerlo rispose: “Ho sempre avuto l’intenzione di fare il soldato. L’anno venturo la guerra potrebbe essere terminata e io comincerei il mio corso con una vigliaccheria”. Si arruolò nel 3° Alpini e divenne sottotenente. Da ragazzino irrequieto, com’era negli anni della scuola, dovette, a dire del biografo, faticare per mantenere quella sua esuberanza nei limiti della disciplina. Nella sua ultima lettera ai genitori scrisse: “Siamo per fare un brutto sbalzo in avanti: ma state tranquilli che ci faremo onore, ed io aspetto questo momento con gioia e coll’entusiasmo del primo giorno in cui vestii la divisa”. Il 19 maggio del 1917 sul Vodice si comportò, secondo il tenente Raccagni, “in modo meraviglioso, destando l’ammirazione dei suoi soldati”. Ferito, fu portato al posto di medicazione dove morì, pregando che si dicesse alla sua famiglia “ch’egli moriva contento e che era felice di aver partecipato ad una così splendida azione: che la sua mamma e il suo babbo non si dessero pensiero di lui”. Non aveva ancora compiuto 19 anni.

La lettura del libro di Lobetti-Bodoni lascia l’amaro in bocca: come non ricordare le parole di Benedetto XV quando denunciava “l’inutile strage”!

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scuola di italiani Il dopoguerra: la fine dello Stato liberale Il 3 novembre 1918 venne firmato l’armistizio di Villa Giusti con i plenipotenziari dell’Austria. Il giorno dopo, mentre gli italiani entravano in Trento e Trieste, il maresciallo Diaz diffondeva il Bollettino della Vittoria. La guerra era finita, una guerra che aveva causato dieci milioni di morti, ventun milioni di feriti e più di sette milioni e mezzo di dispersi e prigionieri.

La scuola diviene immediatamente oggetto dell’attenzione del nuovo regime che comincia a rafforzarsi e considera l’istruzione un formidabile mezzo di propaganda. Il 1923 è l’anno della Riforma Gentile, che rinnova programmi e insegnamenti del liceo classico, imponendo il nuovo esame di maturità e abolendo la sperimentazione del liceo moderno. Tra gli studenti del D’Azeglio del dopoguerra, si ricorda il premio Nobel per la medicina Salvatore Luria.

A Torino il clima è di festa: il Comune organizza una cerimonia di ringraziamento all’esercito il 10 novembre. Ma si colgono, specie tra gli operai, segni di insoddisfazione. Il socialista Romita, in Consiglio Comunale, sostiene che “la guerra è il portato di cattive istituzioni, più che di cattivi uomini” e che “le rancide istituzioni monarchiche di ieri devono cedere il posto a quelle nuove sociali del domani”. È iniziato il dopoguerra all’insegna delle rivendicazioni operaie che sfoceranno nel biennio rosso, della delusione per gli esiti della guerra (la “vittoria mutilata”), dell’ascesa del fascismo. Torino è sconvolta tra il 1918 e il 1919 dalla grande epidemia di febbre spagnola che uccide più di cinquanta milioni di persone in tutto il mondo.

La Stampa, 23 gennaio 1919, p. 3

Le scuole vengono chiuse, per timore del contagio. Il 28 novembre muore una bidella del D’Azeglio e si diffonde il panico. Le scuole saranno riaperte solo il 27 gennaio del 1919 e “La Stampa” diffonderà la notizia che la bidella è morta per un tumore e che la scuola è stata sottoposta a disinfezione due volte alla fine di novembre.

Il 4 gennaio 1921 “La Stampa” parla di una manifestazione studentesca. Gli allievi di vari istituti torinesi decidono, dopo una riunione nei locali dell’Associazione Nazionalistica, di astenersi per tre giorni dalle lezioni per protesta contro la condotta del Governo a proposito della questione fiumana: il giorno di Natale del 1920, in seguito al trattato di Rapallo, i soldati italiani avevano occupato Fiume allontanando Gabriele D’Annunzio e i suoi legionari. Il fascismo, affermatosi con la violenza squadrista, prende il potere con la marcia su Roma del 28 ottobre 1922.

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AS Liceo D’Azeglio, GLMDA 404, a.s. 1925-26, quinta ginnasio C

Nel D’Azeglio degli anni Venti le figure più importanti di insegnanti furono quelle di Mario Lobetti-Bodoni, di Arturo Segre, di Zino Zini, di Umberto Cosmo e di Augusto Monti. Di Segre, Zini e Cosmo ci parla Norberto Bobbio, che fu loro allievo, in un suo famoso saggio Tre maestri: “Zino Zini, Umberto Cosmo, Arturo Segre ebbero in comune due virtù: l’amore disinteressato per il sapere e il senso della dignità della scuola. [...] Tutti e tre questi nostri insegnanti furono maestri di vita civile. Che cosa dobbiamo chiedere di più alla scuola? Zini ci aperse l’orizzonte dei sommi problemi, ci diede il senso della serietà e della drammaticità della vita; Cosmo educò la nostra anima ad intendere l’incanto segreto della poesia; Segre ci pose innanzi la molteplicità delle umane vicende e ci insegnò la severa regola dello studio storico”.

Umberto Cosmo, docente di italiano e latino, fu protagonista di un episodio emblematico e chiarificatore della politica scolastica del regime. Nel 1926 fu allontanato dall’insegnamento per incompatibilità tra il suo pensiero e le direttive del pensiero fascista. Indirizzò in quell’occasione al ministro della Pubblica Istruzione, Pietro Fedele, una famosa lettera in cui si appellava al “diritto inalienabile che ha lo spirito umano di manifestare quello che esso reputa essere il vero. Diritto che nella realtà della storia può essere violato, ma che quando da chi lo afferma è esercitato - come io so di averlo sempre esercitato - senza vellicamento mai di alcuna passione e con la più austera severità di forma, diventa sacro pur nella coscienza di coloro che praticamente lo negano”.

E concludeva augurando “all’uomo il quale salirà sulla cattedra dalla quale io sarò costretto a discendere, di portare su di essa la libertà e la dignità colle quali io l’ho per tanti anni occupata”.

Libertà d’insegnamento e rigore morale: due valori che il fascismo, volto ad addomesticare la coscienze, riteneva indubbiamente pericolosi. Con la lettera di Cosmo si chiude la parabola della scuola dell’Italia risorgimentale e liberale. Anche al D’Azeglio sembra affermarsi il consenso...

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Il sacrario di Redipuglia, inaugurato nel 1938, raccoglie le spoglie di oltre 100.000 caduti italiani della Grande guerra.

Salvador E. Luria (1912 - 1991) Dopo gli studi al D’Azeglio, dove fu allievo di Augusto Monti, si laureò in medicina all’Università di Torino frequentando il laboratorio del professor Giuseppe Levi. Si specializzò in radiologia e studiò fisica all’Università di Roma seguendo i corsi di Enrico Fermi. Per le leggi razziali si trasferì in Francia dove studiò gli effetti delle radiazioni sui batteri e batteriofagi. Allo scoppio della guerra si rifugiò negli Stati Uniti. Tornò a collaborare con Fermi e insegnò all’Università dell’Illinois e al MIT di Boston. Nel 1969 ottenne il premio Nobel per i suoi studi nel campo della biologia molecolare.


scuola di italiani Un altro Risorgimento Il fascismo in realtà non riuscì a spegnere l’anima del D’Azeglio: l’insegnamento di libertà continuò a trasmettersi alle nuove generazioni. Quando il lungo tunnel della dittatura finì, alcuni ex studenti erano caduti per la libertà (Renzo Giua in Spagna, Emanuele Artom e Leone Ginzburg per le percosse ricevute alle Nuove e a Regina Coeli, Francesco Pinardi falciato da una raffica di mitra in Piazza Vittorio), altri erano scomparsi nei Lager (Virginia Montalcini e Renzo Fubini ad Auschwitz, Roberto Tedeschi a Mauthausen) o avevano vissuto la tragica esperienza delle deportazioni (come Primo Levi e Leonardo De Benedetti), altri avevano trascorso lunghi anni nelle carceri fasciste o al confino (come Massimo Mila o Vittorio Foa), altri ancora erano saliti in montagna con le bande partigiane o avevano vissuto nella clandestinità lottando contro i nazifascisti.

Franco Antonicelli parla in piazza Vittorio (1 maggio 1945)

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E in piazza Vittorio il 1 maggio del 1945 per festeggiare la Liberazione e la festa del lavoro, proibita dal fascismo, c’erano Franco Antonicelli, presidente del CLN, Giorgio Agosti, questore, e Augusto Monti, provveditore agli studi, nominati dal CLN, ex-allievi ed ex-insegnanti del Liceo D’Azeglio.

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ricerche e testi a cura di Giorgio Brandone e Tiziana Cerrato progetto grafico di Antonio Pugliese si ringraziano:

le archiviste Renza Tobia e Carla Solarino, che hanno curato il riordino dell’Archivio Storico del Liceo D’Azeglio il professor Mauro Comoglio per la biografia di Eugenio Elia Levi la professoressa Chiara Pastore per la revisione dei testi

i curatori si dichiarano disponibili nei confronti di coloro che accampassero diritti sui documenti riprodotti

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il dottor Stefano Benedetto, direttore dell’Archivio Storico della Città di Torino e tutto il personale (in particolare la dottoressa Paola Bianchi e il fotografo Giuseppe Toma) per la collaborazione nelle ricerche


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