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Editoriale Verde Ambiente


speciale mangiasan

Qualità equa e sociale A cura di LiberoMondo Cooperativa Sociale per il Commercio Equo e Solidale

I

l commercio equo e solidale, da realtà sconosciuta ai più, è ora sempre maggiormente presente e radicato anche nel contesto sociale italiano. La vasta rete del movimento è diffusa su tutto il territorio nazionale e si compone di associazioni e cooperative, tutte realtà senza scopo di lucro, che si occupano di promuovere e diffondere i criteri del commercio equo attraverso l’informazione, l’educazione e la vendita dei prodotti. I consumatori, educati al consumo critico, sono fortunatamente sempre più attenti ai comportamenti non solo delle imprese tradizionali, ma anche delle realtà eque cui è richiesto di rendere ragione in modo sempre più approfondito delle proprie scelte e delle proprie prassi. Accanto ai temi dello sfruttamento del lavoro, della giustizia sociale ed economica, della sostenibilità del modello di sviluppo è progressiva-

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mente cresciuta l’attenzione alle relazioni con l’economia locale e la cooperazione sociale, la tutela dell’ambiente, la qualità dei prodotti. All’interno della cornice generale definita da una serie di criteri comuni che le organizzazioni del settore si sono date sia a livello internazionale che nazionale, le diverse realtà hanno sviluppato proprie sensibilità e sperimentato specifici percorsi che costituiscono la ricchezza del movimento. LiberoMondo è una cooperativa sociale nata nel 1997 dall’esperienza di una precedente associazione per proporre un commercio equo e solidale che promuove giustizia sociale ed economica sia nel Sud che nel Nord del Mondo, operando a favore dei produttori di Africa, America Latina, Asia e offrendo, in Italia, una concreta possibilità di inserimento nel mondo del lavoro, soprattutto per le persone che provengono da situazione di disagio sociale o sono diversamente abili. Verde Ambiente 3/2011


Per questo LiberoMondo è una cooperativa sociale di tipo b, con propri laboratori di produzione di prodotti alimentari di commercio equo e solidale, e collabora con altre organizzazioni italiane impegnate a promuovere un’economia attenta alle persone e all’ambiente: le cooperative del consorzio Libera Terra, impegnate nella lotta per la legalità, l’Arcolaio, che opera all’interno della casa circondariale di Siracusa, La Fraternità e il Pungiglione, che lavorano per l’accoglienza e l’inserimento lavorativo e sociale. Il commercio equo e solidale ha nella relazione con i produttori un aspetto nodale della propria attività e su questo misura anche il valore e l’efficacia della propria azione. LiberoMondo si relaziona direttamente con oltre 90 gruppi di produttori, in 30 paesi di Africa, America Latina e Asia. Garantisce il pagamento di prezzi equi, il prefinanziamento della produzione con almeno il 50% del valore degli ordini, relazioni stabili e continuità degli acquisti che danno la possibilità ai produttori di programmare le proprie attività con maggiore sicurezza, supporto per lo sviluppo di progetti sociali e ambientali. Se da un lato è infatti innegabile che l’attività di compravendita che lega importatori e produttori è maggiormente visibile e facilmente quantificabile, dall’altro bisogna sottolineare che tale relazione si compone di diversi aspetti che Verde Ambiente 3/2011

non sono solo di natura commerciale. Nel corso degli anni sono state avviate numerose iniziative a supporto dei produttori che hanno riguardato feed back sulla qualità e consigli per il miglioramento dei prodotti, oltre che aiuto per lo sviluppo di nuovi design o referenze. Tutto ciò senza la richiesta di esclusive di qualsivoglia natura, ma anzi trasferendo conoscenze che sono poi state utilizzate dai produttori per migliorare il loro accesso al mercato. La cooperazione non si è limitata ai soli aspetti commerciali e produttivi, comunque fondamentali per i produttori, ma ha voluto caratterizzarsi, nel corso degli anni, per una collaborazione più a tutto tondo, che ha cercato di coinvolgere sempre di più le comunità di appartenenza con particolare attenzione agli aspetti sociali ed ambientali. La Carta Italiana dei Criteri, di cui AGICES (Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale) è depositaria, definisce il Commercio Equo e Solidale come “un approccio alternativo al commercio convenzionale; esso promuove giustizia sociale ed economica, sviluppo sostenibile, rispetto per le persone e per l’ambiente, attraverso il commercio, la crescita della consapevolezza dei consumatori, l’educazione, l’informazione e l’azione politica. Il Commercio Equo e Solidale è una relazione paritaria fra tutti i soggetti coinvolti nella catena di commercializzazione: dai produttori ai consumatori”. Tale definizione, alla cui stesura ha partecipato anche LiberoMondo, pone giustamente in risalto i diversi elementi fondanti che devono caratterizzare il modo di essere e di operare delle orga-

nizzazioni che si riconoscono in questo movimento, facendo riferimento a una relazione paritaria fra tutti i soggetti coinvolti, dai produttori ai consumatori. Il commercio equo deve quindi essere tale in tutti i passaggi, prendendo in considerazione anche la fase della trasformazione dei prodotti e le esigenze dei consumatori, che hanno il diritto di ricevere informazioni dettagliate riguardo tutta la filiera e di poter acquistare prodotti sani e di buona qualità. La trasformazione e il confezionamento dei prodotti non costituiscono infatti un passaggio neutro o trascurabile, bensì entrano a pieno diritto tra i criteri fondamentali per definire un prodotto di commercio equo e solidale. La definizione del processo di trasformazione ha lo scopo di individuare il percorso ideale per arrivare alla miglior qualità possibile, a partire dalla tipologia della materia prima e dai processi di lavorazione. Questa fase può essere attivata direttamente presso il produttore, nel caso possieda le conoscenze e le attrezzature necessarie per trasformare e confezionare, o in alternativa con un trasformatore italiano. In questo caso la scelta non viene effettuata “a caso” o solo con il criterio del “costa poco”, bensì riflette la definizione di alcuni parametri di valutazione quali la provata esperienza nella realizzazione di quel particolare prodotto, l’utilizzo di ingredienti naturali, la scelta di imballi appropriati, con preferenza per quelli riciclati e con minor impatto ambientale sia in fase di produzione che di smaltimento. Tra gli elementi da prendere in considerazione non vi è solo la qualità dal 29


prodotto, ma anche aspetti di natura etica e sociale. I criteri di scelta del trasformatore includono anche la valutazione della struttura societaria e organizzativa, delle scelte in tema di politiche del lavoro e rispetto dell’ambiente. LiberoMondo ritiene che questi passaggi intermedi debbano essere fatti prioritariamente in realtà di trasformazione alternative come le cooperative sociali. Per questo motivo è lei stessa una cooperativa sociale di tipo B ed ha attivato al suo interno laboratori di produzione (biscotti e pasta) e di confezionamento di prodotti alimentari di commercio equo e solidale, che offrono, qui in Italia, una concreta possibilità di inserimento nel mondo del lavoro, soprattutto per persone che provengono da situazione di disagio sociale o sono diversamente abili. La scelta di affiancare alle normali attività di una centrale di commercio equo e solidale la trasformazioni dei prodotti all’interno di una cooperativa sociale è parsa ai soci fondatori naturale, quasi obbligata. I parallelismi fra il commercio equo e la cooperazione sociale sono parsi così forti da far pensare che un ciclo completo, dal produttore al consumatore, non poteva escludere la trasformazione in una cooperativa sociale. Il legame fra queste due realtà risulta più evidente se si considera che alle organizzazioni di commercio equo è richiesto di “promuovere opportunità di sviluppo per produttori svantaggiati” e con minori possibilità di inserimento nel mondo del lavoro. Come il commercio equo mette al centro non il semplice profitto ma il giusto scambio, così il lavoro all’interno di una cooperativa sociale di tipo B 30

mette al centro non solo la produttività ma anche e soprattutto le singole persone che svolgono il lavoro. Cooperazione sociale non è sinonimo di assistenziale. In LiberoMondo i soci lavoratori svolgono attività diverse, ma tutte altrettanto importanti per il raggiungimento degli obiettivi concordati, e percepiscono uno stipendio guadagnato con il lavoro, non donato per assistenza. L’obiettivo produttivo è calcolato in base al massimo utilizzo delle risorse di ognuno, nel rispetto delle capacità e caratteristiche individuali, ma con l’impegno di ciascuno a mettere a disposizione del gruppo il 100% delle proprie possibilità. Questo non vuol dire che la produttività, il lavoro fatto bene, nei tempi dovuti non sia importante, ma tutti questi elementi del lavoro sono bilanciati dal rispetto delle singole specificità: in questo modo ognuno sa di dare un contributo fattivo allo sviluppo della cooperativa. Ognuno sa che il proprio lavoro conta e viene retribuito per ciò che ha dato, non per beneficenza. Questa impostazione del lavoro rende (o dovrebbe rendere) ogni socio, qualsiasi ruolo esso svolga, responsabile del proprio lavoro, responsabile del buon andamento della cooperativa. Dare responsabilità non significa solo dare fiducia alle capacità del singolo, ma offrire uno spazio di crescita personale che mira all’autonomia, all’autostima, al riconoscimento di un proprio posto e un proprio valore nella comunità. Il lavoro, forse, assume così un significato diverso: non è solo l’attività grazie alla quale “porto a casa lo stipendio”, ma può diventare uno spazio

importante in cui il singolo può esprimere se stesso, mettere a frutto le proprie potenzialità, contribuire in modo fattivo alla comunità in cui vive. A volte si considerano la cooperazione sociale e il commercio equo e solidale come antagonisti: la prima impegnata, qui in Italia, a offrire spazi e opportunità a persone con maggiori difficoltà di inserimento in ambito sociale e lavorativo, il secondo dedito a migliorare le condizioni di vita dei produttori del Sud del Mondo. Si rischia di considerarli come in competizione per conquistare una piccola fetta di visibilità e di mercato, nel tentativo di rendere concrete e promuovere due istanze entrambe positive, ma alternative. Se si prova a considerare meglio la questione si può notare come non solo si tratta di esperienze orientate dalla stessa volontà di offrire una visione dell’economia e della convivenza sociale che metta al primo posto la persona e l’ambiente, ma di realtà che possono essere complementari e sostenersi a vicenda. Quando si parla di promozione di giustizia sociale ed economica, sviluppo sostenibile, rispetto per le persone e per l’ambiente, si sta delineando un progetto che è valido a qualsiasi latitudine e che anzi non è compiutamente realizzabile se non esteso al “sud” come al “nord”, se non diventa un orizzonte Verde Ambiente 3/2011


comune. La creazione di opportunità di lavoro a condizioni giuste tanto nei paesi economicamente svantaggiati come in quelli economicamente sviluppati può passare attraverso la collaborazione tra cooperative del Sud e del Nord del Mondo. In questo senso la fase della trasformazione dei prodotti alimentari di commercio equo può diventare un momento di incontro e di forte sinergia, nella misura in cui si sceglie di vedere come interlocutori preferenziali soggetti della cooperazione sociale. Nella stessa misura in cui le comunità degli artigiani e dei contadini del Sud del Mondo sono parte integrante e consapevole del commercio equo, e non vi entrano per scelte marginali o dettate da criteri caritatevoli, così la scelta di trasformare i prodotti all’interno di una cooperativa sociale non diventa “un di più”, bensì li qualifica in modo determinante. Il “lavorare insieme” sviluppato dall’esperienza della cooperativa sociale, individua aspetti di marginalità per integrarli fortemente nell’ambito del commercio equo: ogni socio lavoratore è parte di un unico circuito solidale che lega in modo stretto e consequenziale produttori, soci lavoratori e clienti. Vi sono comunque situazioni in cui è necessario operare con soggetti dell’economia tradizionale, ma anche in questi casi i criteri fin qui enunciati devono essere dirimenti nella Verde Ambiente 3/2011

selezione di strutture commerciali e di trasformazione con cui relazionarsi. Un elemento importante da considerare è il legame con il territorio locale nel quale possono essere reperite le materie prime non equosolidali necessarie per la preparazione dei prodotti e le strutture utili per la loro trasformazione. La dimensione delle aziende e la loro prossimità possono contribuire a instaurare un rapporto più stretto e una comunicazione più trasparente, permettendo di condividere le richieste di eticità e qualità della filiera. Il reperimento di beni e servizi in ambito locale ha anche una indubbia valenza ambientale in quanto riduce l’incidenza dei trasporti e rafforza il legame con il territorio. In questo modo il commercio equo può diventare una risorsa anche per lo sviluppo dell’economia locale, inserendosi e promuovendo la creazione di reti territoriali che favorirebbero le sinergie tra diversi settori dell’economia e della società civile. Della definizione e realizzazione di questa progettualità devono infatti essere parte integrante anche i consumatori che non possono limitarsi al ruolo di beneficiari di eventuali vantaggi che potrebbero derivarne, ma che sono chiamati a dare il loro contributo, stimolando i diversi attori coinvolti e partecipando in modo attivo alla costruzione della filiera. Nel corso degli ultimi anni si è andato diffondendo, anche tra i non addetti ai lavori, il concetto, nato principalmente da esigenze di natura sanitaria e di sicurezza alimentare, della tracciabilità che sul piano normativo si definisce con la “possibilità di ricostruire e seguire il percorso di un alimento…

attraverso tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione”. In base a quanto detto fin qui sarebbe probabilmente più opportuno ampliare questo concetto introducendo elementi ulteriori. Nell’ambito della filiera equosolidale i consumatori non dovrebbero infatti essere relegati al solo ruolo di controllori della bontà delle scelte altrui, ma dovrebbero essere messi in condizione di suggerire e ispirare comportamenti e scelte, di poter essere protagonisti nell’indirizzare la catena produttiva verso pratiche più attente e virtuose. Il commercio equo si prefigge di garantire un flusso di informazioni multi direzionale tra tutti i componenti della filiera che consenta di conoscere le modalità di lavoro, le strategie politiche e commerciali ed il contesto socioeconomico in cui ciascuno si trova a operare. Si impegna a garantire ai consumatori, sia in caso di distribuzione diretta che di distribuzione attraverso soggetti esterni, informazioni relative al Commercio Equo e Solidale, ai gruppi produttori che hanno realizzato il prodotto o fornito le materie prime, alla rete delle organizzazioni di Commercio Equo e Solidale ed uno schema di prezzo trasparente, che fornisca almeno le seguenti informazioni: prezzo FOB pagato al fornitore, costo di gestione, importazione e trasporto, eventuale trasformazione, margine per la vendita. Tali informazioni possono essere indicate in percentuale od in valore assoluto, per singolo prodotto o per categoria di prodotti. In questo schema il passaggio probabilmente più sensibile e che più colpisce l’osservatore è il primo, ossia 31


l’importo versato al produttore. Le organizzazioni di commercio equo si impegnano a pagare un prezzo equo che garantisca a tutte le organizzazioni coinvolte nella catena di commercializzazione un giusto guadagno, con la specificazione che il prezzo equo per il produttore è quello con lui concordato sulla base del costo delle materie prime, del costo del lavoro locale, della retribuzione dignitosa e regolare per ogni singolo produttore. Passando dalla teoria alla pratica quanto enunciato deve essere tradotto in qualcosa di concreto, bisogna stabilire per chi deve essere equo il prezzo, chi decide della sua equità. I prodotti offerti dalle centinaia di organizzazioni produttrici presenti in varie parti del mondo, in contesti molto diversi, sono decine di migliaia e andrebbero continuamente aggiornati. La fissazione di un prezzo equo per ciascuno di essi sarebbe problematica, anche perché necessiterebbe di una continua revisione. Per quanto riguarda alcuni prodotti, nella fattispecie i cosiddetti “coloniali” o “commodities”, come caffè o cacao, esistono delle quotazioni ufficiali cui si può fare riferimento, ma per la miriade di articoli artigianali e per la maggior parte delle referenze alimentari ciò non avviene. A di là di queste constatazioni è forse opportuno riflettere anche su che cosa ci interessa realmente valutare, se il punto centrale della questione è la determinazione di un valore puntuale, una cifra naturalmente soggetta a continue variazioni, o piuttosto se sia necessario concentrarsi sulla definizione di criteri e modalità utili a normare il 32

processo di fissazione del prezzo. In questo modo si ha uno strumento versatile, facilmente adattabile alle diverse tipologie di prodotto, che meglio incarna la visione che il commercio equo ha del rapporto tra produttore e acquirente: non una mera transazione economica, ma uno scambio che deve avvenire all’interno di una relazione paritaria che tiene in considerazione le esigenze di entrambe le parti e non vede la più “forte” delle due imporre le proprie condizioni. Sulla base di questo ragionamento AGICES, l’associazione di categoria delle organizzazioni di Commercio Equo e Solidale italiane, di cui LiberoMondo è socia fondatrice, ha elaborato una definizione che prevede che il prezzo può essere considerato equo se rispetta alcune condizioni: - deve nascere da un processo fondato sul dialogo, sulla trasparenza e sulla responsabilità reciproca, in cui il prezzo è proposto dal produttore e eventualmente modificato insieme dalle parti in seguito alla valutazione congiunta della sua adeguatezza a sostenere l’impresa del produttore e degli effetti che tale misura produce sulla filiera produttiva e distributiva fino al consumatore; - deve generare risorse economiche per la sostenibilità e il consolidamento dell’attività produttiva; - deve coprire tutti i costi sostenuti per la produzione; - in particolare deve permettere al produttore, in relazione all’entità dei prodotti venduti, di remunerare i lavoratori e le lavoratrici in misura che garantisca il soddisfacimento dei bisogni di base (vitto, alloggio, vestiario, ener-

gia, trasporti, salute, educazione) e in misura che permetta loro la partecipazione alle attività culturali e sociali delle comunità di appartenenza; - deve permettere al produttore, in relazione all’entità dei prodotti venduti, di coprire il costo dell’adeguamento del processo produttivo a migliori standard ambientali, secondo quanto eventualmente pattuito nel contratto così come degli altri obblighi ivi assunti. Il rispetto di tali condizioni viene verificato da strumenti che non si limitano a misurare solo i rapporti economici formali, ma che prendono in considerazione anche altri aspetti, quali ad esempio la continuità degli acquisti e la costruzione di un partenariato duraturo, che consentono ai produttori di programmare le proprie attività con maggiore sicurezza strutturando una propria progettualità, il pagamento anticipato al momento dell’ordine di almeno il 50% del valore della merce, che si prefigge di supportare finanziariamente artigiani e agricoltori che non avrebbero la possibilità di accedere al credito o comunque di riceverlo a condizioni accettabili. AGICES gestisce un Registro che qualifica le organizzazioni italiane di Commercio Equo e Solidale verificando gli standard e gli indicatori, che traducono in pratica i principi contenuti nella Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo e Solidale , in maniera oggettiva e trasparente.Per Verde Ambiente 3/2011


dotarsi di un sistema di controllo che sia garantito anche da una verifica esterna, AGICES ha richiesto e ottenuto la certificazione di ICEA (Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale) come ente terzo preposto a certificare il funzionamento delle procedure di monitoraggio AGICES sui propri associati. Questi ultimi sono inoltre registrati all'interno del SAW (Social Accountability Watch), un Osservatorio sulla Responsabilità Sociale utile a far conoscere e dare evidenza ai comportamenti socialmente responsabili delle organizzazioni, coinvolgendo in modo attivo i diversi portatori di interesse (lavoratori, sindacalisti, ambientalisti, consumatori, ecc.). È una piattaforma web nella quale le imprese inseriscono volontariamente il proprio profilo e accettano di ricevere osservazioni sui propri approcci, comportamenti, risultati da parte delle diverse parti interessate, sia attraverso il canale sistematico dei "monitori", sia con provenienza dal pubblico generico, impegnandosi a darvi risposta. Ogni sistema di garanzia (certificato e non) risulta più credibile ed efficace se, oltre ad essere gestito da tecnici preparati, prevede anche la partecipazione attiva di tutte le parti interessate al sistema stesso, ivi compresi quindi consumatori, lavoratori, sindacati, ambientalisti. Verde Ambiente 3/2011

La trasparenza è quindi un concetto chiave. Si tratta di uno strumento fondamentale per consentire ai nostri interlocutori ed osservatori di avere a disposizione tutte le informazioni necessarie per poter valutare le scelte e l’operato delle organizzazioni di commercio equo. Questo obbligo alla trasparenza può essere soddisfatto con diverse modalità, utilizzando il sito internet, l’informativa che accompagna i prodotti, il prezzo trasparente, la realizzazione di documenti, approfondimenti specifici, report annuali. Da ormai diversi anni LiberoMondo redige un bilancio sociale che presenta non solo le attività e i risultati “economico-quantitativi” dell’anno precedente, ma soprattutto le motivazioni e lo spirito che animano l’operare insieme, come soci di una cooperativa, per il commercio equo e la cooperazione sociale. Per questo motivo vengono pubblicati anche i dubbi e le domande che hanno accompagnato le attività nell’arco dell’anno, segnalando le difficoltà che si sono incontrate e non solo gli obiettivi raggiunti, allo scopo di aprire un confronto schietto con tutti coloro con cui si collabora. Il bilancio sociale è inoltre uno strumento importante per rendere efficaci ed effettivi gli obblighi di trasparenza che una organizzazione di commercio equo ha nei confronti delle botteghe, dei consumatori e dell’opinione pubblica in generale. I dati sulla continuità degli acquisti, i prefinanziamenti e i saldi ai produttori, le attività di formazione e sensibilizzazione, le scelte strategiche devono essere resi pubblici allo scopo di forni-

re tutti gli elementi utili a valutare l’operato delle nostre organizzazioni e il rispetto dei criteri del Commercio Equo e Solidale. Cooperazione sociale, commercio equo e solidale, economia locale, protagonismo dei consumatori, trasparenza, tutti elementi fondamentali che ben dosati possono contribuire alla realizzazione di prodotti di qualità. Qualità che deve diventare uno dei motivi principali per cui il consumatore acquista in una Bottega del Mondo. Qualità che è certamente data da un monitoraggio e una comunicazione costanti lungo tutte le fasi di preparazione del prodotto artigianale o alimentare, in quanto riguarda il suo percorso complessivo ed è la somma di una serie di attenzioni che non sono solo quelle, benché importanti, che hanno un impatto sulla bontà o gradevolezza del prodotto. Qualità è anche il modo in cui il prodotto arriva al consumatore, compreso il grado di informazione che questi riceve. In questo modo probabilmente si può parlare di filiera equa e solidale, di relazione paritaria fra tutti i soggetti coinvolti nella catena di commercializzazione cui vengono garantite condizioni eque. Il commercio equo e solidale ha costituzionalmente un’attenzione particolare per i produttori, ma non può svolgere appieno la sua funzione se non costruisce relazioni lungo tutta la filiera, se non diventa uno strumento che consente a tutti, consumatori compresi, di migliorare la propria qualità di vita e, perché no, di consumare prodotti buoni e sani. 33


Qualità equa e sociale