Paesaggi Aperti eĢ un progetto di ricerca dellāIstituto Nazionale di Architettura IN/Arch e IN/Arch Sicilia vincitore del bando FRES āFondo per la ricerca in campo economico e socialeā annualitaĢ 2021 e 2022 - Decreto Direttoriale n. 2863 del 1 dicembre 2021, finanziato dal Ministero dellāUniversitaĢ e della Ricerca | Domanda FRES2021_0000009 | Codice CUP: I53C23002210001
Gli autori hanno partecipato pariteticamente allāimpostazione del volume. La responsabilitaĢ del lavoro sulla Sicilia Occidentale e su Danilo Dolci eĢ di Lucia Pierro, la responsabilitaĢ del lavoro sulla Sicilia Orientale e della restante parte del volume eĢ di Mariagrazia Leonardi.
Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in nessuna forma e con nessun mezzo senza esplicita autorizzazione. Nel caso in cui fosse stato commesso qualche errore o omissione riguardo ai copyright delle illustrazioni saremo lieti di correggerlo nella prossima ristampa.
Progetto grafico: Francesco Trovato
Immagine di copertina: Lucia Pierro
LetteraVentidue Edizioni S.r.l.
Via Luigi Spagna, 50P 96100 Siracusa
www.letteraventidue.com
Paesaggi Aperti
comunicazione
partecipazione
empowerment delle comunitĆ
Lucia Pierro
Mariagrazia Leonardi
Prefazione
Andrea Margaritelli
Paesaggi Aperti: Ricerca e Azione
Introduzione
Mariagrazia Leonardi
Paesaggi Aperti per costruire comunitĆ
Lucia Pierro
Provare a rimpastare sabbia e sogni
Amico Dolci
La cittĆ esistente ĆØ la cittĆ futura
MosĆØ Ricci
Paesaggi Aperti per una giustizia ambientale e culturale
Beatrice Fumarola
I casi studio
Paesaggi Aperti per Abitare Favara
Lucia Pierro
Favara. Appunti per rigenerare luoghi e comunitĆ
Giovanni Fiamingo
A Platform for Change per Paesaggi Aperti
Andrea Bartoli
Paesaggi Aperti per Antico Corso a Catania
Mariagrazia Leonardi
Terra. Piazza Montessori a Catania
Giovanni Fiamingo
San Berillo ĆØ Catania.
Lāesperienza del Laboratorio di āAnalisi sociologica e metodi per la progettazione del territorioā
Carlo Colloca, Valentina Pantaleo, Natalia Cocuzza
Antonio Presti: educare alla bellezza a Librino, Catania
Mariagrazia Leonardi, Antonio Presti
Palermo: Paesaggi Aperti alla comunitĆ
Lucia Pierro, Marco Scarpinato
Paesaggi Aperti: riflessioni, e confronto nelle cittĆ di Ragusa, Enna e Siracusa
Ignazio Lutri, Maurizio Caudullo
Conclusioni e Prospettive
Mariagrazia Leonardi, Lucia Pierro
Profili Biografici
Credits Partner e collaboratori
Prefazione
Andrea Margaritelli
LāIstituto Nazionale di Architettura porta inciso nel proprio DNA, a partire dal suo atto di nascita siglato da Bruno Zevi nel 1959, il riconoscimento primario del valore sociale dellāArchitettura1.
Paesaggi Aperti, vincitore del bando FRES - Fondo per la Ricerca in campo Economico e Sociale finanziato dal Ministero dellāUniversitaĢ e della Ricerca2, eĢ un progetto culturale di largo respiro che ha reso tangibile questo principio, e che nel 2024 ha scelto come protagonista il territorio della Sicilia, nel centenario della nascita di Danilo Dolci, emblema di una militanza attiva, insieme tecnico-organizzativa e spirituale.
Danilo Dolci dimostrò con i fatti il valore di parole chiave quali partecipazione attiva dal basso e coinvolgimento delle comunitaĢ nei processi che generano qualitaĢ dellāarchitettura, dellāurbanistica, del paesaggio, e dunque qualitaĢ della vita.
Bruno Zevi era particolarmente legato alla sua persona e al suo pensiero, eĢ coniò per lui una delle definizioni al tempo stesso più sintetiche ed efficaci, riconoscendogli con ammirazione la qualifica di āarchitetto di uominiā. Meritano in particolare di essere recuperati e riletti alcuni suoi brani in cui la figura di Danilo Dolci offre a Zevi lo spunto per riflessioni sofferte, quanto ancora oggi attualissime, sul ruolo e senso profondo dellāArchitettura.
Tra questi: Ā«Evitiamo il pericolo di creare un mito di comodo per liquidarlo. Basta dire: āeĢ un essere superiore, un apostolo, un eroeā per sottintendere: ānoi, con lui, non cāentriamoā. Si tratta invece di un architetto, come noi, che ha optato per una via alternativa senza la quale lāarchitettura scade nel mestierantismo avaro, perde ogni forza di āprofeziaā, ogni ruolo di promozione civile, diviene un mezzo sconsolato per campare magari agiatamente, ma privi di felicitaĢĀ»3.
Ā«Ebbene, Danilo Dolci rappresenta una rivoluzione nel dopoguerra, e troppo pochi ne comprendono le finalitaĢ. Hanno paura di constatare la frattura tra contenuti e forme, tra case e abitanti, tra arte e societaĢ, di acquistare un nuovo polo di riferimento umano e sociale, unāesperienza mediata ma preziosa e quasi indispensabile, che può dare imprevedibili frutti nella creazione di un nuovo linguaggio, di unāarchitettura più generosa e fecondaĀ»4.
Ā«Osservava Sandro De Feo che in Italia santi e tecnici seguirono quasi sempre strade diverse [ā¦] da noi, salvo poche eccezioni, i santi non furono tecnici, e i tecnici rimasero ben lontani dalla santitaĢ. Se Danilo Dolci fosse
Il progetto di ricerca Paesaggi Aperti ha toccato, nellāarco dellāintero 2024, in maniera larga e profonda, il territorio siciliano. Larga per lāampiezza della copertura geografica, avendo la manifestazione abbracciato lāintera regione; profonda per lāintensitaĢ del coinvolgimento emotivo e la partecipazione dei tanti e diversi strati della popolazione.
Architetti, urbanisti, amministratori pubblici, ma soprattutto cittadini e ragazzi delle scuole si sono ritrovati attorno a una stessa idea democratica della cultura del progetto, attenta alle ricadute sociali e capace di migliorare la qualitaĢ della vita delle persone.
Grazie allāimpegno corale di tanti membri di IN/Arch Sicilia, guidato dalla generosa perseveranza della presidente Mariagrazia Leonardi, e al sostanziale supporto di istituzioni, ordini professionali e associazioni culturali del territorio, nellāarco di dodici mesi la manifestazione ha saputo attivare una grande quantitaĢ di energie umane e mettere a terra semi importanti realizzando diciassette seminari, tre mostre e due workshop di progettazione oltre a una ricca serie di laboratori sociali, fotografici, artistici, alcuni dei quali espressamente rivolti ai bambini. Semi che ora attendono solo di essere coltivati e fatti germogliare.
3. Cfr. Danilo Dolci: la pianificazione dal basso in Editoriali di architettura, Einaudi, Torino, 1979; Zevi Bruno, su Danilo Dolci in āLāArchitettura Cronache e Storiaā, n. 21, 1957.
4. Cfr. Zevi Bruno, Editoriali di architettura, op. cit.; Zevi Bruno, Danilo Dolci, membro effettivo dellāIstituto Nazionale di Urbanistica in āLāArchitettura Cronache e Storiaā, n. 23, 1957, Zevi Bruno, Venticinque anni dallāarrivo di Danilo Dolci in Sicilia in āLāArchitettura Cronache e Storiaā, n. 257, 1977.
5. Cfr. Zevi Bruno, Editoriali di architettura, op. cit. Per approfondimenti cfr. Leder Francesca, CittĆ e territorio: pratiche di autostrutturazione comunitaria nella Sicilia Occidentale. Danilo Dolci e il Centro di Studi e Iniziative sulla piena occupazione (1958-1968) in āSpazi che abilitanoā, āTracce urbane. Rivista Italiana transdisciplinare di studi urbaniā, La Sapienza UniversitaĢ di Roma, n. 3, 2018; BottigLieri Lorenzo, Danilo Dolci Architetto: dal Circolo Maieutico alla CittĆ -territorio, 2016, Tesi di laurea magistrale in Architettura Costruzione e CittaĢ, Politecnico di Torino, relatore Giuseppe CinaĢ, https://www.academia.edu/42891315/ Danilo_Dolci_Architetto_dal_Circolo_Maieutico_alla_Citt%C3%A0_Territorio.
Il progetto di ricerca Paesaggi Aperti, ideato e realizzato dallāIstituto Nazionale di Architettura IN/Arch con IN/Arch Sicilia, eĢ stato rivolto a sviluppare un modello multidisciplinare di formazione e trasferimento di conoscenze volto a implementare le āComunitaĢ di patrimonioā, secondo i principi della Convenzione di Faro1, sfruttando la complessa rete di relazioni fisiche, economiche e sociali locali con pratiche collaborative nel paesaggio.
Nel rileggere lāattivitaĢ che il sociologo Danilo Dolci ha promosso in Sicilia dagli anni Cinquanta in poi, il lavoro di ricerca e azione si eĢ basato su comunicazione, partecipazione ed empowerment delle comunitaĢ per proporre attivitaĢ che esplorano lāattuale condizione sociale della Sicilia anche in considerazione della crisi innescata dalla pandemia. Le condizioni del meridione si sono aggravate con lāemergenza sanitaria Covid-19 che, dal 2020 in poi, ha ulteriormente depauperato un giaĢ fragile contesto, devastando lo status economico e sociale dei territori, creando problemi di impoverimento e isolamento sociale con conseguenti risvolti a livello di disaffezione e perdita del senso dāidentitaĢ e appartenenza soprattutto nelle fasce deboli ed emarginate della popolazione. La Convenzione Europea del Paesaggio definisce allāart.1 il paesaggio come Ā«una determinata parte di territorio, cosƬ come eĢ percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dallāazione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioniĀ», allāart. 2 cita: Ā«ā¦Concerne sia i paesaggi che possono essere considerati eccezionali, che i paesaggi della vita quotidiana e i paesaggi degradatiĀ». Gli elementi fisici, biologici, antropici, sociali, culturali, storici, testimoniali, estetici ed economici fanno dunque parte e definiscono nel loro insieme la nozione di Paesaggio2. Il Paesaggio eĢ quindi ātuttiā e ātuttoā e appartiene a tutti gli individui che in esso vivono e si riconoscono; costituisce una memoria materiale e immateriale che eĢ lāidentitaĢ di ciascuno di noi.
Bruno Zevi durante il suo intervento al Convegno āPaesaggistica e linguaggio grado zero dellāarchitetturaā di Modena sostiene lo sviluppo di āprogetti apertiā, frutto di saperi interconnessi e non divisi, di studi aperti e liberi,
multiscalari e multidisciplinari. Ć necessario āsaper vedere lāarchitetturaā e āsaper vedere il territorioā3.
Dolci configura un metodo di lavoro che permette lāempowerment di persone generalmente escluse dal potere e dalle decisioni partendo dalla non violenza, dal reciproco apprendimento, dallāautoanalisi popolare e dallāascolto creativo, che definiscono il metodo āmaieutico reciprocoā capace di coinvolgere le comunitaĢ rendendole soggetto attivo e compartecipe nella definizione di un progetto che investe, al contempo, spazio e societaĢ.
Paesaggi Aperti eĢ nato quindi da una visione partecipativa, multidisciplinare e multiscalare, del processo di trasformazione di porzioni di paesaggio urbano periferiche e, o degradate per educare alla bellezza e alla cultura della qualitaĢ degli ambienti di vita, nel tentativo di costruire o ricostruire paesaggi da abitare4.
Tra gli obiettivi del progetto vi eĢ stato quello di restituire il senso di identitaĢ e di appartenenza attraverso una organica strategia di innovazione sociale, sostenibilitaĢ e innesco di strumenti utili alla riattivazione dellāoccupazione per lāinclusione con una serie di progetti di rigenerazione innescati da contenuti culturali e sociali, oltre che fisici, dei territori interessati.
Per realizzare le attivitaĢ eĢ stata quindi creata, e poi alimentata, una rete territoriale partecipata, coinvolgendo i diversi interlocutori sociali presenti e, attivando nuove iniziative virtuose grazie al dialogo, al confronto e allo scambio di buone pratiche.
Ulteriore finalitaĢ di Paesaggi Aperti eĢ stata quella di monitorare con eventi periodici lo stato di avanzamento delle attivitaĢ proposte. Attraverso la realizzazione di molteplici eventi si eĢ voluto infatti costituire lāinnesco di un processo di rigenerazione culturale e sociale dei contesti interessati dal progetto nelle diverse province del territorio siciliano. Fondamentale eĢ stato il coinvolgimento di associazioni e stakeholders le cui competenze sono state implementate attraverso la sensibilizzazione verso lāadozione di modelli sostenibili e basati sulla partecipazione. Ulteriore contributo e sostegno eĢ stato fornito dagli enti locali, dalle associazioni e dalle istituzioni (universitaĢ, ordini professionali, istituti scolastici).
Obiettivo strategico del progetto di ricerca eĢ stato il rafforzamento del tessuto associativo presente nel territorio, che costituisce un presidio per dare continuitaĢ alle iniziative.
La forza di Paesaggi Aperti eĢ stata quella di mettere a sistema, in meno di un anno, ventuno partner tra Istituzioni pubbliche e private, Accademie, UniversitaĢ, Associazioni, Fondazioni, Ordini professionali e di collaborare con altre ventisette realtaĢ che, in modo trasversale e multidisciplinare, si occupano di tutela, governo del territorio, di empowerment sociale e culturale, con un lavoro di squadra, messo a sistema da IN/Arch, che ha permesso di individuare, pur nelle evidenti peculiaritaĢ dei differenti ambiti di intervento, le strategie di ricerca e azione capaci di stimolare processi di rigenerazione culturale e sociale dei contesti indagati, settando una metodologia operativa inclusiva fondata sul dialogo variamente adattabile a ciascun contesto.
La collaborazione tra i diversi attori territoriali coinvolti costituisce un osservatorio partecipato che potraĢ essere un utile strumento di ausilio, confronto e monitoraggio nellāambito del rinnovo degli strumenti pianificatori ai sensi della riforma urbanistica regionale del 2020.
Tra le finalitaĢ del progetto vi eĢ stata anche quella di creare un contenitore digitale, una piattaforma web in costante aggiornamento che documenti buone pratiche e sia occasione di confronto e relazione tra soggetti differenti e mezzo di progettazione e comunicazione condivisa. La piattaforma serve anche a divulgare, monitorare e documentare i percorsi svolti5.
Le attivitaĢ offerte nellāambito della ricerca hanno cercato di rispondere alla domanda del fragile territorio siciliano di ritrovare la propria identitaĢ adattandola al contesto e allāemergenza vissuta con la pandemia con workprojects multidisciplinari che, partendo da una lettura dei bisogni di ciascun territorio analizzato, hanno cercato di sviluppare delle progettualitaĢ reali, sostenibili e durature nel tempo, e con interventi seminariali e laboratoriali.
I workshop multidisciplinari hanno consentito una lettura dei caratteri sociali e fisici del territorio con lāobiettivo di condividere una strategia fondata sulla valorizzazione sostenibile delle risorse antropiche e delle risorse fisiche locali (agricole, ambientali, naturalistiche, del patrimonio edilizio esistente).
Gli interventi seminariali e laboratoriali sono stati concepiti in forma partecipativa con gli stakeholders e i potenziali soggetti target del progetto e sono stati a volte accompagnati da mostre, proiezioni o esposizioni a
carattere temporaneo volti ad innescare momenti di riflessione e a favorire il confronto, il dibattito e lāanalisi di buone pratiche.
Il progetto si eĢ proposto anche di individuare aree pilota dove compiere una sperimentazione applicativa del percorso di ricerca. Le aree in particolare sono state: Via Reale e il centro storico di Favara, nella Sicilia Occidentale, in provincia di Agrigento, e il Quartiere Antico Corso a Catania per la Sicilia Orientale. Il workshop progettuale āPaesaggi Aperti per Abitare Favaraā ha trattato il tema della rigenerazione del sistema urbano lungo Via Reale nel centro storico della cittadina. Un antico asse oggi degradato, pericolante e quasi inaccessibile per il crollo di gran parte delle abitazioni in abbandono. Un tempo era però una delle principali vie cittadine. Nonostante tutto in questa porzione del centro storico di Favara, permangono le tracce del compatto tessuto connettivo della cittaĢ antica. Una memoria da rinnovare nel delineare strategie di rigenerazione urbana per riabitare e risignificare i luoghi. Tra le sfide affrontate: il degrado urbano, i cambiamenti climatici, il declino demografico e lāintegrazione sociale dei migranti.
Il Quartiere Antico Corso, a Catania, con le sue molteplici stratificazioni, archeologiche, monumentali e sociali, costituisce un terreno di ricerca ed azione per sviluppare pratiche laboratoriali volte a delineare ulteriori visioni urbane rigenerative e inclusive.
Il focus del workshop di rigenerazione urbana eĢ stato lo spazio pubblico che si innesta tra i grandi interventi di ristrutturazione urbana previsti dalla
Catania. San Berillo. Seminario āPaesaggi Aperti per San Berilloā presso āTrame di Quartiereā.
Legge Regionale 13 del 2015 per il quartiere, il verde pubblico, la fruizione delle numerose presenze archeologiche che permangono nellāarea, la valorizzazione paesaggistica delle tracce della colata lavica che nel 1669 travolse Catania. Si eĢ intervenuto sui vuoti urbani di grande valenza per gli abitanti, per le loro necessitaĢ ricreative, sociali, culturali.
Importanti casi studio a Catania sono stati anche i quartieri di San Berillo e Librino. San Berillo per Paesaggi Aperti eĢ un quartiere emblematico, un quartiere al centro della cittaĢ dove sembra di stare ai margini. Le associazioni qui impegnate nella riqualificazione urbana e sociale, attive nellāaggregazione, sono ben consapevoli dei disagi della comunitaĢ locale e multiculturale che qui vive. Dalla lettura dei luoghi e con il contributo delle analisi sociali, si punta a realizzare proprio in questo quartiere un urban center, una casa della cittaĢ, un crovevia della rigenerazione.
Il lavoro che la Fondazione Antonio Presti realizza da anni a Librino ha voluto gettare dei semi per le comunitaĢ del quartiere educando alla bellezza e donandola agli abitanti attraverso un progetto di empowerment e di rigenerazione urbana partecipativa che sta portando alla creazione di MAGMA, Museo a cielo aperto dellāimmagine e dellāarte contemporanea di Librino, che inizia con la Porta della Bellezza realizzata insieme agli abitanti, agli artisti e ai bambini delle scuole, per riqualificare il viadotto della Tangenziale di Catania che attraversa Librino, per poi riprodursi nelle opere fotografiche Il Cantico di Librino che riproducono i volti degli abitanti e nellāampliamento delle Porte delle Farfalle e della Conoscenza. Una rigenerazione āumanaā attraverso lāArte contemporanea, la Land Art site specific. La collaborazione con Paesaggi Aperti si eĢ accresciuta con i laboratori di progetto sulla āLibrino che vorreiā condotti con le scuole del quartiere e con le esperienze laboratoriali artistiche per la valorizzazione dei futuri spazi pubblici e del viadotto della tangenziale di Catania curate dalla Fondazione Antonio Presti. Le attivitaĢ laboratoriali e di monitoraggio svolte nelle altre provincie siciliane, Palermo, Enna, Ragusa, Siracusa, sono state occasioni di confronto volte a favorire lo sviluppo di future collaborazioni e di nuovi progetti con focus particolari sulla Sicilia.
Una semina, quella di Paesaggi Aperti, che se alimentata può fare germogliare opportunitaĢ di crescita delle comunitaĢ e dei territori di riferimento.
Note
1. Per la Convenzione di Faro cfr. https://www. coe.int/it/web/venice/faro-convention.
2. Per la Convenzione Europea del Paesaggio cfr. http://www.ecomusei.eu/ecomusei/ wp-content/uploads/2010/05/convenzione_paesaggio.pdf.
3. Cfr. Zevi Bruno, Paesaggistica e linguaggio grado zero dellāarchitettura, Canal&Stamperia Editrice, 1999; SaLimei Guendalina,
Paesaggistica e linguaggio grado zero dellāarchitettura: un progetto aperto, DIAP PRINT, 2019.
4 eckBo Garrett, Landscape for living, F.W. Dodge Corporation, USA, 1950.
Progettato per valorizzare il patrimonio culturale e le competenze territoriali, Paesaggi Aperti si configura come unāiniziativa multidisciplinare finalizzata allāanalisi e alla promozione delle esigenze comunitarie, garantendo un approccio partecipativo e condiviso tra gli attori coinvolti nei processi di pianificazione, trasformazione e gestione dello spazio abitato. Per il raggiungimento di tale obiettivo, si eĢ ritenuto strategico implementare un sistema di comunicazione orientato al riconoscimento del valore storico-relazionale1 derivante dallāinterazione tra molteplici identitaĢ, narrazioni e tradizioni, la cui espressione si manifesta nelle configurazioni urbane e nella morfologia del paesaggio inteso come Ā«una determinata parte di territorio, cosƬ come eĢ percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dallāazione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioniĀ»2.
Lāintero processo eĢ stato sviluppato anche attraverso un percorso di analisi e reinterpretazione critica dellāesperienza comunitaria promossa in Sicilia da Danilo Dolci a partire dagli anni Cinquanta del Novecento. Tale esperienza, precorrendo un approccio olistico ed ecologico, ha introdotto pratiche di collaborazione e partecipazione attiva, configurando il paesaggio come un sistema complesso di interazione tra elementi antropici e naturali. Questa rilettura ha consentito di approfondire la rilevanza contemporanea di tali modelli operativi, evidenziandone lāapplicabilitaĢ nei contesti attuali e, in special modo, nelle pratiche di rigenerazione urbana.
Prima di stabilirsi in Sicilia per dedicarsi allāarticolato progetto di rinascita comunitaria che, pur muovendo dalla Valle dello Jato, lo porteraĢ a contatto con diversi protagonisti del dibattito politico e culturale nazionale e internazionale, Danilo Dolci ha studiato architettura al Politecnico di Milano decidendo di abbandonare gli studi a pochi passi dalla laurea per raggiungere prima il villaggio comunitario Nomadelfia3 e, successivamente, Trappeto ā piccola cittadina in provincia di Palermo ā dove si impegna a combattere quelle condizioni di estrema povertaĢ che, alcuni anni prima, aveva
conosciuto giungendo in questi luoghi al seguito del padre che vi lavorava come capostazione.
Uomo di pensiero e azione, Dolci fu sociologo, poeta, educatore e, come lo definƬ Bruno Zevi, āarchitetto di uominiā4 e sviluppò una progettualitaĢ multilivello, basata su processi di comunicazione e reciproco ascolto con le comunitaĢ locali. Il percorso indicato parte quindi dalla consapevolezza che, per contribuire alla trasformazione democratica dei luoghi e della comunitaĢ che li abita, occorre sviluppare le potenzialitaĢ creative di ciascun individuo. Per questo si eĢ impegnato a promuovere una cultura democratica partendo dallāeducazione di adulti e bambini attraverso la āmaieutica reciprocaā: un metodo basato sulla comunicazione e il reciproco apprendimento.
Lāinteresse di Dolci per la Sicilia non scaturisce da una consapevolezza esclusivamente politica legata alla cosiddetta āquestione meridionaleā, ma si inserisce in una prospettiva teorica più ampia, secondo cui la storia eĢ caratterizzata da cicli ricorrenti in cui Ā«i potenti parassitano i più deboliĀ». In risposta a questa dinamica, Dolci avvia un processo di indagine partecipata, interrogando le fasce più marginalizzate della societaĢ e sviluppando un metodo di conoscenza diretta dei contesti territoriali e sociali. Tale approccio, inizialmente spontaneo e poi progressivamente strutturato, diventa una componente essenziale della sua azione in Sicilia, un territorio caratterizzato da forti dicotomie ā tra luce e ombra, tradizione e innovazione, cultura e disuguaglianza ā che ancora oggi rappresenta un campo di sperimentazione privilegiato per lāelaborazione di strategie di riscatto sociale e culturale.
Inizialmente, lāattivitaĢ intrapresa a Trappeto, in contrada Borgo di Dio, eĢ in continuitaĢ con lāesperienza compiuta a Nomadelfia. Anche in questo caso, infatti, Dolci raccoglie un primo gruppo di disagiati del luogo e con loro
a Dolci ne pubblicizza lāattivitaĢ richiamando lāattenzione e il sostegno finanziario e morale di numerosi intellettuali e attivisti. Grazie alla difesa sostenuta da Piero Calamandrei il processo solleva lāinteresse nazionale e internazionale sulla Sicilia di quegli anni e spinge a interrogarsi sul valore dellāarticolo 4 della Costituzione7, mentre il percorso di realizzazione della Diga costituiraĢ una tappa fondamentale per la crescita dellāintera comunitaĢ e permetteraĢ a Dolci di avviare una serie di rapporti e collaborazioni destinate incidere sulle future attivitaĢ.
compiutamente allāindomani del terremoto della Valle del Belice allorquando il Centro si mobilita per le zone terremotate con marce di protesta e digiuni collettivi ed anche attraverso lāelaborazione di un piano di sviluppo e ricostruzione ā il āPiano di sviluppo democratico per le zone terremotateā ā che, dopo esser stato discusso nelle piazze e strade dei paesi interessati durante i cosƬ detti ā50 giorni di pressioneā, eĢ presentato alle autoritaĢ competenti.
Agli inizi degli anni Settanta, la fondazione del Centro educativo sperimentale di Mirto a Partinico costituisce il naturale approdo dellāesperienza di ricerca e azione condotta da Dolci in Sicilia, applicando i temi della partecipazione, della pianificazione dal basso, dellāascolto e della maieutica reciproca allāeducazione scolastica. Il metodo messo a punto da Dolci trova, infatti, una completa applicazione nel processo di realizzazione di questo centro costruito per realizzare ā con il coinvolgimento di bambini, ragazzi e famiglie ā unāesperienza collettiva di trasformazione delle condizioni sociali, culturali ed economiche del territorio proprio a partire dalla scuola.
Lāutopia di Mirto eĢ avviata con lāambizione di un programma che avrebbe dovuto coinvolgere tutte le fasce di etaĢ, contemplando la scuola dellāinfanzia, la primaria e la media. Tuttavia, a causa dei problemi economici insorti nel corso della realizzazione, lāesperienza si fermò alla costruzione di uno solo degli edifici programmati. Sin dalla fase ideativa, il Centro educativo di Mirto rappresenta una āscuola di democraziaā per i partecipanti alle riunioni maieutiche11; il primo incontro pubblico si svolge nel Natale del 1970, alla presenza dellāingegnere Giancarlo Polo e dellāarchitetto Giovanna Polo-Pericoli, cui eĢ affidata la conduzione del progetto. Seguiranno altri incontri che, supportati da modelli e disegni da discutere con i partecipanti, permettono di registrarne le esigenze raccogliendo suggerimenti utili al perfezionamento
del metodo educativo e del progetto architettonico che acquista la dimensione di una nuova utopia collettiva.
Pur essendo generati nel serrato confronto con la cultura e le specificitaĢ locali, i progetti promossi da Dolci sono lāesito di una fitta rete di relazioni con una vasta cultura, di dimensione nazionale e internazionale, la dimensione isolana eĢ, dunque, solo apparentemente āisolataā, periferica e marginale. La Diga sullo Jato, il Borgo di Dio e il Centro Educativo di Mirto testimoniano la capacitaĢ di attrarre, allāinterno di una dimensione locale, temi e dibattiti di portata internazionale con lāobiettivo di avviare un percorso di riscatto volto a trasformare lāemergenza in risorsa e strumento di progetto del futuro. Quello di Dolci fu un lavoro caratterizzato dalla dimensione sociale e politica di un diverso modo di fare architettura e progettare, un invito a guardare la realtaĢ con āocchi nuoviā, ribaltando lāapparente perifericitaĢ in una ādiversa centralitaĢā ove i problemi possono diventare risorsa.
Partendo da una realtaĢ apparentemente marginale, periferica e isolata, grazie a un metodo di lavoro basato sul reciproco apprendimento, fu infatti possibile la comunicazione espressioni culturali e specificitaĢ locali con forme di cultura di dimensione nazionale ed internazionale. Questo metodo basato sulla partecipazione ha facilitato lāempowerment di comunitaĢ spesso escluse dalle decisioni rendendole soggetto attivo e compartecipe nella definizione di un progetto che investe spazio e societaĢ.
Lāanalisi critica dellāesperienza di Danilo Dolci e del suo metodo, fondato sullāascolto reciproco e sulla comunicazione tra i diversi attori coinvolti nei processi di trasformazione urbana, ha offerto stimoli significativi e un quadro metodologico di riferimento per provare ad intervenire nellāattuale contesto di crisi, sempre più diffusa e pervasiva, che interessa la Sicilia. Questo territorio, grazie alle sue specificitaĢ, si configura come un laboratorio privilegiato per la sperimentazione di nuove pratiche di empowerment e partecipazione comunitaria, finalizzate alla costruzione di nuovi Paesaggi Aperti. Tali pratiche mirano a promuovere un approccio basato sullāascolto attivo e sul cambiamento continuo, elementi essenziali per la vitalitaĢ dello spazio e delle comunitaĢ che lo abitano e trasformano.
1. Il concetto di valore storico-relazionale, giaĢ presente nellāart. 2 della Legge 1089 del 1939 e, successivamente, ampliato con lāintroduzione, a partire dal D.P.R. 283/2000 dellāart. 2, comma 1, lettera d) della tutela di beni culturali aventi valore storico-identitario, si esplicita nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio emanato con il D.L. del 22 gennaio 2004 n. 42.
2. Cfr: Convenzione Europea del Paesaggio, siglata nel 2000, art. 1, p. 1, http:// www.convenzioneeuropeapaesaggio.beniculturali.it/ uploads/2010_10_12_11_22_02.pdf).
3. Nomadelfia (il cui significato eĢ ādove la fraternitaĢ eĢ leggeā) fu fondata da don Zeno Saltini negli anni ā30 del Novecento per ospitare i bambini orfani e abbandonati; a lui si uniscono altri adulti che si offrono di fare da genitori non solo ai propri figli ma anche a questi piccoli ospiti. Nel 1947 lāormai numeroso gruppo occupa lāex campo di concentramento di Fossoli vicino Carpi e inizia ad assistere gli orfani di guerra dandosi unāorganizzazione simile a quella dei kibbutz e dei falansteri e delineando cosƬ un modello di vita ove non esiste la proprietaĢ privata, non si utilizza il denaro e dove la cura di anziani e bambini eĢ condivisa nella comunitaĢ. Tra i testi dedicati a Nomadelfia cfr: SgarBoSSa Mario, Don Zeno di Nomadelfia... e poi vinse il sogno, CittaĢ Nuova Editrice, Roma 1999 e cammertoni Valeria, PerchĆØ Nomadelfia, Artestampa, Modena 2008.
5. Spreco eĢ il titolo di una delle più lucide opere dāinchiesta e denuncia di Dolci, in essa lāautore descrive la Sicilia dicendo: Ā«Questa terra eĢ come una delle tante sue bambine nei vicoli dei suoi paesi, bellissime sotto le croste, i capelli scarmigliati, nei cenci sbrindellati: e giaĢ sāintravede come tra anni quel volto potrebbe essere nobilmente vivo, ma pure come, in altre condizioni, quel volto potrebbe rinchiudersi patito e quasi incattivito.Ā», doLci daniLo, Spreco. Documenti e inchieste su alcuni aspetti dello spreco bella Sicilia occidentale, Einaudi, Torino, pag. 18, 1960. 6. Dolci sottolinea che, durante uno dei tanti incontri di gruppo, un vecchio contadino ha lāintuizione del grande ābacileā (bacinella in dialetto siciliano) per raccogliere le piogge altrimenti sprecate in mare.
La costruzione della diga, che inizia nel 1963, favorisce altresƬ la nascita del sindacato degli agricoltori e delle prime cooperative autogestite e cantine sociali nellāarea del Belice; parallelamente, le lotte per proteggere il cantiere della diga dalle infiltrazioni mafiose conducono alla creazione del Consorzio Irriguo Jato che riunisce 1.700 soci per gestire lāacqua divenuta finalmente pubblica e strappata dal controllo della mafia. La diga, tuttora attiva con una capacitaĢ di 72,5 Mmc, raccoglie acque potabili che sono utilizzate dai comuni di Terrasini, Cinisi e dalla zona occidentale di Palermo.
7. Il processo per occupazione abusiva di suolo pubblico intentato contro Dolci e i contadini a seguito dello āsciopero alla rovesciaā fa esplodere un vero e proprio āCaso Dolciā che vede numerosi intellettuali italiani e stranieri schierati in comitati di solidarietaĢ e azioni di protesta, tra gli intellettuali sostenitori si annoverano: Ignazio Silone, Ferruccio Parri, Pratolini, Vittorio Sereni, Alberto Moravia, Federico Fellini, Corrado Cagli, Bruno Zevi, Paolo Sylos Labini, Aldo Capitini e Jean Paul Sartre. Si registrano, inoltre, le interrogazioni parlamentari urgenti da parte dei deputati Li Causi, De Martino e La Malfa. Il processo si tiene dal 24 al 30 marzo 1956 presso il Tribunale di Palermo con la difesa di Piero Calamandrei e le testimonianze spontanee in difesa di Dolci rese da parte di Carlo Levi, Elio Vittorini, Norberto Bobbio e Lucio Lombardo Radice. Dolci e gli altri arrestati saranno scarcerati per il riconoscimento di āmoventi di particolare valore moraleā. Lāiter processuale
8. Tra gli altri volumi, Si veda: maZZoLeni Chiara, Un laboratorio di sviluppo comunitario: il centro per la piena occupazione di Danilo Dolci a Partinico, in: āUrbanisticaā, 108 e Schirripa Vincenzo, Borgo di Dio. La Sicilia di Danilo Dolci (1952-1956), Franco Angeli, Milano, 2010
9. Giorgio Stockel (Milano 1938) si laurea in Architettura allāUniversitaĢ La Sapienza nel 1965 e apre il suo studio professionale a Roma. In Sicilia, oltre al progetto di Borgo di Dio, tra il 1979 e il 1980, insieme agli artisti Rocco Falciano ed Ettore de Conciliis, ha curato il progetto del Memoriale di Portella delle Ginestre, opera di land art realizzata nel luogo dove, il primo maggio del 1947, durante una pacifica manifestazione contro il
latifondismo, la banda di Salvatore Giuliano sparò uccidendo uomini, donne e bambini. 10. Ai seminari saranno coinvolti, tra gli altri, intellettuali come Elio Vittorini, Lucio Lombardo Radice, Ernesto Treccani, Antonio Uccello, Eric Fromm, Johan Galtung, Emma Castelnuovo, Clotilde Pontecorvo, Paolo Freire, Lewis Mumford.
11. In doLci Danilo, ChissĆ se i pesci piangono, Einaudi,Torino, 1973 eĢ riportata una selezione delle trascrizioni dei laboratori maieutici tenuti nel 1972 con i soggetti interessati al futuro centro educativo; dai diversi capitoli degli incontri, che sāintitolano Con le mamme; Con bambini e ragazzi; Con insegnanti nelle scuole locali; Con alcuni padri; Tra i professionisti dellāeducazione; ecc., emerge il racconto di una comunitaĢ che, immaginando un nuovo modo di fare scuola, prova a costruire il suo futuro.
Seguiamo e partecipiamo con interesse alle iniziative organizzate nellāambito del progetto Paesaggi Aperti: sia quelle in presenza, dove attraverso la visione e lāascolto di tanti punti di vista (siano essi persone o luoghi fisici), ci si arricchisce in ambiti nuovi sempre carichi di significati per situazioni e contesti a volte affatto diversi; sia quelle online, a distanza, utilissime ormai per essere ācomunqueā insieme, anche se a volte impegni e distanze renderebbero impossibile lāāesserci ā.
Essere insieme a voi, dunque, per parlare dellāesperienza partecipativa promossa da Danilo Dolci, di quella metodologia che lentamente, molto lentamente (ma incessantemente) ha contribuito a modificare persone e luoghi di quella parte della Sicilia occidentale ā e non solo ā eĢ importante, per capirne meglio le ragioni e le modalitaĢ. Le ricadute sulla rigenerazione dei territori coinvolti sono tuttora evidenti, nonostante in molti casi lāincuria e la pessima gestione delle nuove infrastrutture abbiano in parte vanificato i successi e le conquiste degli anni precedenti.
Il nostro āCentro per lo Sviluppo Creativo - Danilo Dolciā, da oltre 25 anni ormai, si dedica non tanto alla diffusione della figura e dellāopera del suo fondatore ā pur storicamente importante, anche sul piano internazionale, sotto diversi aspetti sociologici, economici, artistici ā ma piuttosto alla riproposta di quella metodologia di coinvolgimento della popolazione dal basso che dallāāautoanalisi popolareā degli anni Cinquanta e Sessanta giunge fino alla āstruttura maieutica reciprocaā degli anni Settanta-Novanta. Danilo e i suoi collaboratori per anni hanno dato voce a persone che nessuno ascoltava, quella moltitudine di āpoveri cristi ā che lo Stato italiano bandiva dalla societaĢ civile non rispettandone la dignitaĢ, non creando occasioni di lavoro, non investendo in beni comuni e mantenendola in uno stato di atavica sudditanza, complice il sistema clientelare-mafioso che ancor oggi persiste, nonostante le ripetute denunce e proteste di persone e organizzazioni coraggiose.
I due principali risultati di queste molteplici attivitaĢ sono la Diga sul fiume Jato, cioeĢ lo sbarramento in terra che ha generato il lago dellāinvaso Poma, e il Centro educativo - Mirto, costruito nella campagna di Partinico. La prima opera, finanziata e iniziata nel 1963 dallāallora Cassa per il Mezzogiorno, eĢ nata su impulso della popolazione locale, a seguito di tante proteste e manifestazioni popolari dei primi anni Sessanta volte a richiedere la costruzione di questa prima grande diga: digiuni, marce, varie iniziative e forme di pressione nonviolenta. Caratteristica fondamentale, infatti, del lavoro sociale di Danilo Dolci e del Centro Studi e Iniziative, eĢ sempre stata quella di partire, insieme alla gente, dallāindividuazione dei problemi sofferti, facendoli emergere dalla loro stessa voce, dalla loro esperienza, per poi cercarne insieme le soluzioni.
Un lungo periodo di riunioni, incontri, seminari, ha sempre preceduto la messa in atto di qualsiasi nuova iniziativa; a tutti questi incontri settimanali spesso ā in certi periodi anche giornalieri ā hanno sempre partecipato i cittadini, la gente semplice di Trappeto e Partinico, insieme alle più grandi personalitaĢ del mondo culturale, scientifico e artistico che si trovavano a passare in determinate occasioni attraverso quella realtaĢ1.
Nei primi anni Settanta lāacqua democratica giaĢ contribuiva a modificare concretamente le condizioni di vita di quelle zone e di quelle popolazioni; un sano sviluppo dellāagricoltura ā non basato quindi sullāindustria inquinante, sul petrolio ā andava crescendo, con la partecipazione attiva della gente; tante cooperative nascevano contribuendo allāinnalzamento sia del reddito economico sia del tessuto sociale. Anche questa, in fondo, eĢ stata una āoccasione educativaā, partecipativa, che ha coinvolto tutti nel combinare Ā«sogno, acqua e pietreĀ»2.
Pochi anni dopo, in quello stesso contesto, il Centro Studi, vivendo bene a contatto con la comunitaĢ ā non solo quella locale, ma pure nazionale e internazionale ā si eĢ reso conto che era il momento di approfondire, studiare meglio, le problematiche legate al mondo della Scuola, dellāeducazione; in una zona in cui statisticamente era ancora più alto il numero di anni di carcere comminati a persona, piuttosto che quelli di scuola, era necessario ripensare tutto dal fondo: di nuovo, senza ricette preconfezionate, ascoltando le persone.
Appena a ridosso del ā68 era certamente giusto protestare in ogni parte del mondo contro una scuola autoritaria, classista, trasmissiva; ma quante erano le proposte alternative, di qualitaĢ? Occorreva quindi sognare, immaginare, inventare insieme una nuova realtaĢ educativa, a cui si aderisse volentieri. Ecco allora che, soprattutto tra il 1971 e il 1972, si sono moltiplicate le occasioni dāincontro, di studio, tra āaddetti ai lavoriā e non; sono state organizzate tantissime riunioni con le mamme, con i papaĢ, con i più piccoli; poi con i ragazzini delle elementari, su fino alle medie e i licei, interrogando anche le maestre, i professori, ma anche gli artigiani, tutti coloro che a vario titolo potessero dare un contributo nel pensare ad una nuova relazione
Le molte attivitaĢ del Centenario della nascita di Danilo Dolci (28 giugno 1924 - 28 giugno 2024), svolte nei mesi scorsi in Sicilia e in gran parte dāItalia ā ad esempio a Roma, Napoli, Torino, Lecce, Taranto, Milano, ecc. ā hanno messo in luce tantissimi di questi aspetti e della loro validitaĢ ai giorni nostri. LāattualitaĢ delle metodologie e dei percorsi tracciati riguarda i più diversi ambiti del nostro esistere, a cominciare dal come trasformare i desideri, i bisogni, in progetti:
Ā«La cittaĢ nuova inizia dove un bambino impara a costruire provando a impastare sabbia e sogni inarrivabiliĀ».4
Non eĢ forse un caso che Dolci āarchitettoā, mai giunto alla laurea per pochi esami, negli anni abbia combinato e trasformato le sue molteplici sensibilitaĢ poetiche, visionarie, artistiche, musicali, costruttive, in un complesso di attivitaĢ che, citando Zevi, avete giaĢ definito āarchitetto di uominiā; mi piace allora segnalare un ultimo testo che abbiamo recentemente contribuito a fare esistere: Il Professore e lāArchitetto5 e precisare infine che siamo grati al progetto Paesaggi Aperti per le attenzioni e gli studi dedicati al rapporto tra persone e territori, tra spazi e metodologie, ai paesaggi come apertura alle relazioni e ad un nuovo modo di esistere.
Note
1. Tra i nomi che in vario modo hanno aderito direttamente a queste iniziative troviamo ad esempio Aldo Capitini, Norberto Bobbio, Aldous Huxley, Jean-Paul Sartre, Carlo Levi, Ernesto Treccani, Bruno Zevi, Lucio Lombardo Radice, Erich Fromm e ancora tanti, tanti altri.
2. doLci Danilo, Conversazioni contadine (1962) Il Saggiatore, Milano, 2014.
3. doLci Danilo, ChissĆ se i pesci piangono (1973) Mesogea, Messina, 2018.
4. doLci Danilo, Il Dio delle zecche Mesogea, 2024.
5. damBroSio Giuseppe (a cura di), Tommaso Fiore, Danilo Dolci, Carteggio 1953-1970, Dante & Descartes, Napoli, 2024.
Orazio Carpenzano, MoseĢ Ricci, Filippo Spaini. Riqualificazione del sistema pubblico di Corso Trento e Trieste a Lanciano (2018). Presentazione per il Workshop Paesaggi Aperti per Antico Corso a Catania.
La cittaĢ esistente eĢ la cittaĢ futura
MoseĢ Ricci
Lāazione simultanea di tre fattori decisivi: le crisi socio-economiche, lāemergenza ambientale e la rivoluzione digitale sta cambiando cosƬ profondamente i nostri stili di vita e il modo in cui immaginiamo e desideriamo le solide forme del nostro futuro, che tutto il nostro sapere progettuale ci sembra improvvisamente inadeguato sia come strumento interpretativo della condizione attuale, sia come dispositivo in grado di generare nuove prestazioni ambientali, sociali, economiche e nuova bellezza e felicitaĢ negli spazi di vita. La pandemia esalta gli effetti delle crisi e accelera quelli della rivoluzione digitale.
Qual eĢ il destino delle discipline del progetto di architettura, cittaĢ, paesaggio se oggi ā e domani sempre di più ā il fulcro dello sviluppo urbano non eĢ più la crescita ma la capacitaĢ di resilienza e la qualitaĢ ambientale? Quando non la costruzione del nuovo, ma lāabitabilitaĢ, lāefficienza e la ri-significazione dellāesistente diventano le questioni centrali della produzione edilizia? Possiamo cogliere lāoccasione per affermare una visione dello sviluppo non più ādegenerativaā -che prende energia e materiali per produrre beni che diventeranno rifiuti-, ma ārigenerativaā che ricicli energia e materiali e che sia capace di coltivare la natura umana e le sue ricchezze sociali e culturali. In altri termini, eĢ possibile pensare oggi a un nuovo statuto per il progetto dello spazio fisico dei nostri habitat?
Nei tempi moderni il genius loci e il genius saeculi coincidono. Le nuove forme dāarte, della cittaĢ, dellāarchitettura e della moda hanno creato lāera. Oggi non eĢ più cosƬ. Mentre tutto cambia cosƬ velocemente nella rete e nei dispositivi di connessione, nello spazio materiale delle cittaĢ tutto sembra cambiare molto lentamente o rimanere comāeĢ. Raramente la distanza tra gestalt e zeitgeist eĢ stata cosƬ drammatica. Il paradigma che lega lāestetica alla proiezione del tempo eĢ crollato e i progetti che creano nuovo valore per una forma giaĢ esistente (quando parafrasando Sullivan e poi Venturi la forma accoglie le performance) propongono il superamento degli ideali di modernitaĢ e una nuova estetica dellāesistente. Le crisi economiche e ambientali
aggravate dalla pandemia richiedono una logica progettuale orientata al riciclo e alla rigenerazione e stanno gradualmente consumando interesse per il nuovo. Lāinfinita possibilitaĢ di co-plasmare spazi virtuali in Rete sminuisce lāoriginalitaĢ della ricerca formale e mette in discussione il concetto di autorialitaĢ come marchio. Oggi tutto questo appare cosƬ poco importante e lontano da unāidea di abitare sicura e felice che ci si potrebbe chiedere se cāeĢ ancora bisogno di architettura in Italia come in tutto il mondo occidentale. Ā«(...) La quasi istantaneitaĢ dellāera del software inaugura la svalutazione dello spazio (...) La modernitaĢ eĢ finita e lascia il vuoto. La dissoluzione dello spazio solido nella rete e lāeccesso di edifici abbandonati o sottoutilizzati quasi annullano la necessitaĢ di specializzazioni funzionali e anche di una nuova costruzione dello spazio fisicoĀ»1.
Anche Richard Sennet parla della necessitaĢ di un Open Urbanism per una cittaĢ aperta, soprattutto dopo la pandemia. Ā«Un āurbanesimo apertoā per costruire un ambiente flessibile, non sovradeterminato o del tutto definito a priori, cosƬ da conservare i benefici del vivere insieme nelle cittaĢ ma scongiurarne le minacce più pericolose. Quelle derivanti da virus e malattie, ma anche quelle legate agli effetti dei cambiamenti climaticiĀ»2.
La trasformazione della cittaĢ esistente nella cittaĢ del futuro, come obiettivo di qualitaĢ condivisa per la vita nello spazio abitabile, eĢ unāoperazione complessa che prevede competenze, strategie e dispositivi progettuali di tipo nuovo. Si tratta di una sfida che mette in valore lāesistente con dispositivi concettuali che lavorano sullo slittamento del senso e su nuovi cicli di vita per gli habitat. Una sfida che considera il contesto come progetto, il paesaggio come infrastruttura che produce valore ecologico e il futuro della cittaĢ come un progetto collettivo e non autoriale.
Ć una fase che richiede appunto nuovi punti di vista sul domani (i āparadigmiā di Thomas Khun) e una nuova idea di progetto dello spazio fisico.
La societaĢ eĢ per ovvi motivi da sempre interessata alle forme dellāabitare, ma sempre di più la qualitaĢ del costruito viene percepita come sostenibilitaĢ ambientale, economica, e sociale degli interventi.
I valori estetici restano fondamentali, ma stanno rapidamente mutando e cresce il consenso tra gli attori sociali e tecnici su tre parametri del progetto di rigenerazione dello spazio fisico tra loro non oppositivi, ma integrabili: āprestazione, condivisione sociale e narrazioneā. Sono criteri che identificano un atteggiamento progettuale anacronistico nel senso di Agamben, anti-grazioso e popolare. Marcano la necessitaĢ di rottura con una concezione dello sviluppo urbano essenzialmente fondata sulla costruzione del nuovo. Sono punti di vista sul senso progetto allāepoca del lungo presente quando il futuro che sognavamo per le cittaĢ non arriva mai e probabilmente non eĢ più quello che vogliamo e lāesistente sembra lāultimo contesto di intervento possibile per vivere meglio: il ānuovo patrimonioā nelle cittaĢ. Non può essere cancellato e necessariamente diventa il materiale da costruzione delle nostre visioni progettuali.
Prestazione vs. Funzione
Il āprogetto come prestazioneā eĢ il paradigma tecnologico declinato come principio concettuale di estetica operativa. Lāarchitettura di āprestazioneā versus lāarchitettura āche segue la funzioneā, significa mettere al centro dellāidea di progetto non lāuso ma il risultato innovativo apprezzabile in termini prevalentemente ecologici, ma non solo. Ć lāevoluzione contemporanea della āArchitettura Avanzataā di Manuel Gausa3. Si tratta di una questione che viene sviluppata a livello urbano -dal Piano di adattamento ai grandi cambiamenti climatici BLUE AP di Bologna, dalle politiche per la smart city a Barcellona, dalla Copenaghen bio-cittaĢ, solo per citare alcuni esempi-, come alla scala architettonica (basta pensare ai protocolli LEED o CasaClima), a quella del design, o anche alla scala del progetto di processo come fa Carlo Ratti con il suo senseable design lab al MIT.
Condivisione vs. Partecipazione
Il āprogetto come azione socialeā riguarda ovviamente oggetti di design, fabbricati come quartieri, spazi pubblici e infrastrutture. Si realizza come obiettivo di emancipazione e spesso attraverso processi di azione progettuale condivisa più che di partecipazione. Generazioni come la mia, di architetti e urbanisti cresciuti negli anni della Beat Generation, hanno sempre subito il fascino delle teorie e delle tecniche della comunicazione partecipativa. Da ignorante della materia ho sempre avuto il sospetto che fosse un sistema molto raffinato per convincere gli altri della bontaĢ e della giustizia delle tue idee. Per fortuna il mondo eĢ cambiato, le pratiche partecipative servono sempre di meno e non cāeĢ alcun bisogno di sciogliere questo dubbio. Ora chiunque può prendere parte a qualsiasi decisione con un clic del mouse. La rete eĢ sempre più open source un progetto si può condividere, si può implementare
e migliorare liberamente. La condivisione rappresenta non solo e non tanto il modo di far autorizzare unāopera dai suoi fruitori, quanto il coinvolgimento diretto dei fruitori nel processo di progettazione e realizzazione dellāopera. Certamente in questo tipo di progetti il concetto tradizionale di autorialitaĢ viene messo in discussione dalla condivisione del processo creativo e il processo attuativo eĢ spesso autogestito e hic et nunc. E talvolta, come fanno in Italia i Guerrilla Gardening o Consuelo Nava a Reggio Calabria con il collettivo āPensando Meridianoā. Il progetto si realizza e anche subito, anticipando in qualche modo i lunghi tempi burocratici delle approvazioni e delle concessioni pubbliche.
Narrazione vs. Descrizione
La rete eĢ iperdescrittiva contiene una massa incontrollabile di informazioni che continuamente vengono rielaborate e sovrapposte. Le possibili descrizioni sono infinite e spesso contraddittorie. La narrazione eĢ un dispositivo interpretativo che stabilisce la necessitaĢ delle discipline gestaltiche al tempo della rivoluzione digitale dellāinformazione condivisa. Il paradigma del āprogetto come narrazioneā esprime la necessitaĢ di caricare di senso il progetto dellāesistente, di far scoprire con nuovi occhi e con figure più marcate quello che cāeĢ giaĢ. In questo quadro il rapporto tra costruito e natura in cittaĢ assume un ruolo strategico e non sempre scontato. Charles Waldheim scrive nel 2016 che eĢ possibile paragonare le cittaĢ dopo la modernitaĢ al disabitato piranesiano. Un luogo apparentemente informale Ā«dove natura e tracce delle epoche precedenti si compongono in un paesaggio denso di significati e personeĀ»4. Il risultato di questo processo di slittamento dallāestetica del āsegnoā a quella del āsensoā conferisce bellezza ad una nuova forma di cittaĢ-paesaggio, che eĢ lāunica forma sensibile dellāabitare il mondo fisico al tempo del lungo presente, dove le case possono diventare alberi e la natura eĢ lāinfrastruttura principale di collegamento tra le persone e la qualitaĢ della vita.
4 Waldheim Charles, Landscape as Urbanism, Princeton University Press, 2016.
Conclusione del progetto a RadicePura, Giarre.
Paesaggi Aperti per una giustizia ambientale e culturale
Beatrice Fumarola
Mai come in questi ultimi anni si eĢ parlato tanto, anche tra i non strettamente addetti ai lavori, di cittaĢ e di paesaggi, e aggiungerei āera ora!ā Ć arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti, condensare tutto questo dibattere in azioni, favorire procedure semplici ma ragionate, e quindi culturali, che consentano di intervenire sui territori con progetti di qualitaĢ, ma per farlo occorre che si riconosca il ruolo fondamentale di chi ha le competenze per farlo: architetti, paesaggisti, urbanisti, sociologi, antropologi, artisti, attori che il progetto Paesaggi Aperti ha coinvolto.
Paesaggi Aperti si inserisce nel solco delle azioni dellāIstituto Nazionale di Architettura che parte da lontano, negli ultimi ventāanni, solo per citarne due: - il progetto di alta formazione āPaesaggi sensibili per una nuova intelligenza ambientaleā si proponeva di esplorare le potenzialitaĢ generate dallāincontro tra architettura e nuove tecnologie per sperimentare un approccio integrato alla questione energetico-ambientale e a quella dellāintelligenza ambientale, per giungere, come progetto di ricerca, allo sviluppo di un ecosistema ibrido, dove habitat e abitanti potessero co-evolvere, sviluppando insieme le soluzioni abitative più favorevoli allāecologia globale e al comfort individuale.
- āArchitettura Europa Ambienti di vitaā eĢ il programma, in corso e in continua implementazione, per la cooperazione euro-comunitaria sulla cultura del progetto, che parte dalla convinzione che le trasformazioni equilibrate degli ambienti di vita sono favorite da visioni ampie, informate alla complessitaĢ, orientate ad individuare i reali obiettivi comuni e a riconoscere le diversitaĢ sociali, culturali, geografiche come valori essenziali.
Paesaggi Aperti, con il suo obiettivo principale volto allāemancipazione delle comunitaĢ locali, ha un significato particolarmente importante in quanto finalizzato anche a ācostruire insiemeā una domanda consapevole di ambienti di vita di qualitaĢ, andando a richiamare quella āmaieutica reciprocaā dolciana,
azione generosa, lungimirante e democratica. Costruire insieme rende tutti partecipi, richiede la comprensione delle comunitaĢ, conoscerne la storia, la cultura, i valori, i punti di forza, i bisogni, le aspirazioni. Comprendendo le comunitaĢ, si crea fiducia, si individuano le questioni importanti che influenzano il loro benessere e le possibili opportunitaĢ, si individuano le risorse di cui la comunitaĢ necessita, interne o esterne, materiali o immateriali, finanziarie (le utilities, ad esempio, che gestiscono i grandi servizi delle reti cittadine ā acqua, energia, rifiuti, trasporti ā possono avere un ruolo importante).
Ā«Oggi le cittaĢ, non solo le aree metropolitane, ma anche le cittaĢ medie, reggono se diviene possibile aprire una nuova stagione di investimenti in beni collettivi di cui le utilities devono essere protagonisteĀ»1.
Non eĢ solo un problema di rigenerazione urbana ma di rigenerazione di una coesione sociale adeguata ai tempi, che tenga conto della denatalitaĢ, della gentrificazione, della mobilitaĢ accelerata, delle innovazioni tecnologiche, dellāadattamento ai cambiamenti climatici, di opportunitaĢ di accrescimento culturale.
Sempre più, nel lessico IN/Arch, alla parola architettura si sta affiancando āambienti di vitaā, certamente più comprensibili ad un pubblico vasto, per la dimensione più ampia, legata a questioni sociali e climatiche, sicuramente più complesse, che valicano i confini di una Regione e di un Paese, con cui questa disciplina deve confrontarsi e dialogare.
Presentazione finale del Progetto Paesaggi Aperti a RadicePura, Giarre.
Rigenerare una porzione di cittaĢ piccola, media o grande, eĢ rigenerare un ambiente di vita, eĢ unāazione che deve partire da un pensiero, una visione, un progetto. Questāultima eĢ la parola chiave che deve coinvolgere competenze che esistono giaĢ e che ho giaĢ citato. La scala eĢ quella più ampia che riguarda il territorio, che non si limita quindi al singolo edificio da demolire e ricostruire, ma riguarda anche lo spazio pubblico e le connessioni tra il costruito e il non costruito. I disastri provocati dallāestremitaĢ degli eventi climatici ci stanno insegnando quanto gli interventi di rigenerazione puntuali non possano prescindere dalla messa in sicurezza e adattamento del territorio, occorre quindi conoscenza dello stato di fatto e, a partire da un piano generale, passare agli interventi urbani.
Paesaggi Aperti per lāemancipazione delle comunitaĢ locali ha lanciato semi di consapevolezza, indispensabili nella prosecuzione di azioni future di rigenerazione e sviluppo.
1. Bonomi Aldo, La metamorfosi delle utilities in āIndustria delle retiā, ilsole24ore.com/ Microcosmo.
2. Cfr. Lāinventivo sindaco di BogotĆ , ilpost.it/2015/07/21/
Favara - Sopralluogo nellāarea di Via Reale.
Paesaggi Aperti per Abitare Favara
Lucia Pierro
La Sicilia accoglie molteplici luoghi, paesaggi e culture: uno straordinario patrimonio materiale ed immateriale cui fanno da contrappeso altrettanti molteplici ritardi e sprechi di risorse che acuiscono in modo crescente i divari sociali ed economici tra nord e sud del Paese. Agendo allāinterno di uno scenario fatto di luce ed ombra, paradigmatico della condizione di molte cittaĢ del sud Italia, il progetto Paesaggi Aperti si nutre dellāintuizione che proprio questāisola ā grazie alla sua peculiare dimensione mediterranea, isolana ma non isolata, locale ed al contempo globale ā può costituire un fertile terreno di prova per tentare di sviluppare delle pratiche di rafforzamento e coinvolgimento delle comunitaĢ che, nel rileggere lāesperienza maieutica dolciana, traccino le coordinate per avviare un percorso di rigenerazione urbana ed al contempo sociale. Da questo punto di vista la cittaĢ di Favara, in provincia di Agrigento, eĢ apparsa un luogo significativo in cui far convergere ricerca ed azione con lāobiettivo di sviluppare pratiche laboratoriali che delineano nuovi paesaggi dellāabitare e peculiari visioni urbane capaci di essere, al contempo, rigenerative, inclusive ed innovative: un interessante ācase studyā dunque che eĢ stato approfondito attraverso il workshop di rigenerazione urbana āPaesaggi Aperti per Abitare Favaraā1.
La condizione di spaesamento e abbandono che accomuna gran parte delle cittaĢ del sud dāItalia e che eĢ stata ben descritta dal āpaesologoā Franco Arminio2 riverbera percorrendo le vie di Favara. La cittaĢ nuova, soprattutto a causa del diffuso abusivismo, si eĢ infatti sviluppata in maniera selvaggia e incontrollata tanto da poter oggi ospitare ulteriori 60.000 abitanti rispetto ai poco più dei 31.500 abitanti che, in uno scenario di costante e desolante spopolamento, sono stati registrati nel 2023. Mentre la cittaĢ nuova eĢ cresciuta informe e a dismisura, aree sempre più vaste del centro storico sono state progressivamente abbandonate innescando un processo di degrado e disfacimento la cui gravitaĢ eĢ stata acclarata in occasione del tragico crollo3 che portò Favara alla ribalta nazionale.
Favara - Crolli che ribaltano il rapporto tra interno ed esterno.
In alto. Favara - Crolli che generano nuovi spazi urbani.
In basso. Favara - La vegetazione invade i resti del costruito.
Tuttora, nonostante siano trascorsi quindici anni da quel drammatico evento, allāinterno del centro storico permangono delle ampie aree degradate e marginalizzate che occorre rigenerare e re-immettere nel ciclo della vita urbana per saldarle a quelle parti del centro storico giaĢ investite dal processo di riqualificazione urbana messo in atto dal progetto promosso da Farm Cultural Park che, partendo dal nucleo di Cortile Bentivegna4, eĢ riuscito a propagarsi in altre aree urbane facendosi riconoscere a livello nazionale ed internazionale come un centro propulsore della creativitaĢ e dei linguaggi contemporanei.
LāattivitaĢ in situ sviluppata durante il workshop di rigenerazione urbana eĢ stata preceduta da un lavoro di documentazione riguardante lo stato
Favara - Progettare lāinvasione vegetale.
dellāambito urbano di Via Reale nelle sue relazioni con la cittaĢ e da una serie di incontri da remoto volti a condividere le informazioni e prime suggestioni6, nei mesi successivi eĢ stato ulteriormente approfondito ed eĢ stato presentato pubblicamente in una mostra e seminario tenuta al Castello Chiaramontano7. Dal percorso compiuto sono scaturiti degli āappuntiā per rigenerare cittaĢ: una serie di spunti, sollecitazioni e visioni volte ad attivare nuove ulteriori riflessioni attraendo nuovi āstakeholderā e favorendo dinamiche di partecipazione e corresponsabilitaĢ che dovrebbero essere alla base della costruzione di nuove comunitaĢ. Attraverso una proposta di masterplan flessibile, basato sullāaccessibilitaĢ e la riattivazione di āporzioni strategicheā capaci di creare un āeffetto contagioā, i progettisti invitati al workshop āPaesaggi Aperti per Abitare Favaraā hanno delineato una serie di strategie di ārigenerazione urbana ed umanaā volte a realizzare un quartiere capace di rispondere alle
Presentazione dei lavori al Castello Chiaramontano.
In alto. Mostra al Castello Chiaramontano. In basso. Cartoline da Via Reale.
Favara - Masterplan Paesaggi Aperti per Abitare Favara.
esigenze attuali riuscendo, al contempo, ad anticipare ed accogliere le domande future.
La condizione di degrado in cui versa Via Reale, pur essendo drammatica, offre una irrinunciabile occasione per ripensare il centro storico attraverso modalitaĢ che non siano esclusivamente quelle del ripristino. Il ribaltamento del confine tra interno ed esterno, reso ancora più evidente dal crollo di alcune facciate che ha āportato alla luceā lāinterno delle abitazioni suggerisce delle spazialitaĢ impreviste allāinterno di un tessuto urbano compatto e invita a Ā«capovolgere la realtaĢ e reagire con il gioco e lāironia per provare a ricostruire una nuova idea di cittaĢ dove non sono rimaste che costruzioni abbandonateĀ»8.
Il diradamento causato dai vuoti dei crolli che continuano ad avvicendarsi offre lo spazio per innestare nuove piazze e giardini e rende possibile immaginare una colonizzazione vegetale9 controllata che potrebbe migliorare la qualitaĢ dellāinsediamento urbano e la sua sostenibilitaĢ ambientale. Lāincremento della biodiversitaĢ, fondamentale per il mantenimento degli equilibri naturali in ambiente urbano, eĢ uno dei principali obiettivi della proposta che persegue la mitigazione dei rischi climatici attraverso la gestione sostenibile delle acque piovane e la riduzione dellāeffetto isola di calore. Infine, la proposta mira a promuovere la coesione sociale riattivando Via Reale attraverso la creazione di un sistema di nuovi spazi pubblici allāaperto. Lungo Via Reale eĢ infatti possibile immaginare nuovi paesaggi dellāabitare ove, sviluppando un bilanciato rapporto tra la dimensione antropica e quella naturale, potranno essere accolte nuove forme di comunitaĢ.
La proposta mira infatti a risignificare questa porzione urbana delineando una ācittaĢ giardinoā che fiorisce tra i vuoti determinati dai crolli della cittaĢ vecchia riattivandola mediante un processo di riuso e metabolizzazione che, in unāottica di sostenibilitaĢ globale, include anche le sue componenti fisiche e dunque gli stessi materiali da costruzione. Allāinterno degli spazi pubblici del centro storico prende cosƬ forma un nuovo luogo di relazione con la natura che miglioreraĢ la qualitaĢ dellāambiente urbano mitigando gli effetti del cambiamento climatico e promuovendo una strategia insediativa ecologica, basata sullāuso efficiente delle risorse idriche e sulle pratiche di riforestazione urbana. Negli edifici recuperati si propone invece un mix di funzioni residenziali, sociali, culturali, di commercio e piccolo artigianato. Offrendo una visione sostenibile capace di integrare le molteplici dimensioni naturali, economiche e sociali, la proposta progettuale sviluppata per Via Reale ha inoltre voluto affrontare la sfida della rigenerazione urbana trattando i temi dellāaccessibilitaĢ e dellāaccoglienza di ogni forma di diversitaĢ come una risorsa da accogliere e valorizzare per costruire nuovi luoghi e arricchire anche le comunitaĢ insediate. Volendo verificare se il metodo maieutico dolciano possa essere effettivamente applicato ai giorni nostri, gli āappuntiā per ri-abitare Favara che sono scaturiti dal percorso compiuto dovrebbero essere ulteriormente condivisi con soggetti pubblici e privati e
Paesaggi Aperti per Abitare Favara
Favara - Giardini verdi e blu lungo Via Reale.
Lucia Pierro
Favara - Pergole e vasche dāacqua per definire lo spazio urbano.
Favara - Disegna la tua cittaĢ.
potenziali āstakeholderā I progetti di coabitazione, scambi culturali e collaborazioni economiche che potranno essere attivati in questo ālaboratorio di cittaĢā arricchiranno il sistema urbano che si snoda lungo Via Reale facendola diventare un esempio di convivenza armoniosa e solidale tra le molteplici comunitaĢ insediate in questa cittaĢ mediterranea. Per questo, oltre a sviluppare un progetto di dimensione locale, appositamente pensato per Favara, la proposta di rigenerazione elaborata per Via Reale vuole suggerire una visione per il futuro di tante altre cittaĢ ispirando delle politiche di Governo che promuovano nuove strategie complesse per le grandi sfide della contemporaneitaĢ.
2. arminio Franco, Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia, Bari, Laterza, 2008.
3. Dopo il crollo della palazzina di Favara avvenuto il 23 gennaio 2010 causando la morte di due sorelle di 3 e 14 anni, Francesco Montenegro, allāepoca Arcivescovo di Agrigento,
decise polemicamente di non celebrare i funerali in quanto, giaĢ allāindomani dellāalluvione di Giampilieri in provincia di Messina, aveva avvertito che non avrebbe celebrato i funerali di eventuali vittime di ādisastri annunciatiā. Dopo lāevento, lāamministrazione comunale di Favara ha operato la demolizione di alcuni degli edifici pericolanti ma lāestensione di questo fragile tessuto edilizio e la sua condizione di degrado richiede con sempre maggiore urgenza la realizzazione di un deciso intervento di valorizzazione e rigenerazione che, per la sua vasta portata, deve essere attuato in sinergia tra privato e pubblico.
4. Questa sorta di piccola Kasbha siciliana eĢ caratterizzata da un sistema di sette cortili (āU curtigliu dāiā 7 curtigliaā) su cui prospettano delle piccole abitazioni a due o tre livelli che sono state progressivamente recuperate per iniziativa di Andrea Bartoli e Florinda Saieva creando il parco culturale e turistico contemporaneo di Farm Cultural Park con le sue ulteriori molteplici iniziative che da Favara stanno sempre più estendendosi in Sicilia e sul territorio nazionale.
5. Sul rapporto tra arte contemporanea e rigenerazione del territorio si veda tra gli altri il volume di de Luca Martina, gennari Santori Flaminia, pietromarchi Bartolomeo, trimarchi Michele (a cura di), Creazione Contemporanea. Arte, societĆ e territorio tra pubblico e privato, Luca Sossella Editore, Roma 2004.
6. Il lavoro di documentazione dellāarea di Via Reale in relazione con la cittaĢ di Favara eĢ stato curato dallāarchitetto Lillo Giglia fondatore dello studio Lillo Giglia Architecture basato a Favara.
7. La Mostra/Presentazione del successivo approfondimento del progetto āPaesaggi Aperti per Abitare Favaraā si eĢ tenuta a Favara 21/30 giugno 2024 presso il Castello Chiaramontano, Piazza Cavour ed eĢ stata organizzata da IN/Arch e IN/Arch Sicilia in collaborazione con lāAIAC, il Comune di Favara e Farm Cultural Park.
8. La citazione di Andrea Bartoli eĢ riportata in pierro Lucia, Farm. Favara 2.0, in āURUK. Overview on Architectureā, n. 01, Ottobre 2010, p. 40-43.
9. Un primo prototipo di colonizzazione vegetale controllata allāinterno di un edificio storico eĢ giaĢ stato realizzato a Favara con il progetto della āHuman Forestā ideata da
Florinda Saieva e Andrea Bartoli e curata da un team multidisciplinare. Ā«Questo primo passo di un più ampio progetto rappresenta il trait dāunion tra le esperienze artistiche degli esordi e gli attuali interessi di Farm e ridefinisce confini, significati e immaginario collettivo dello storico edificio trasformandolo in foresta, giungla, luogo mentale e, soprattutto, spazio per la spiritualitaĢ Questāidea della colonizzazione vegetale delle preesistenze era stata teorizzata oltre 30
anni fa, con Antonio Salvato, da Gianni Pirrone, fondatore della Scuola di architettura del paesaggio di Palermo, attraverso lo sviluppo di ricerche e progetti volti alla creazione di un sistema di giardini per riqualificare i ruderi del centro storico di PalermoĀ», cfr. pierro Lucia e Scarpinato Marco, Ć tempo di festival!, in āIl Giornale dellāArchitetturaā, 9 settembre 2020 https://ilgiornaledellarchitettura. com/2020/09/09/e-tempo-di-festival/.
Credits
Workshop āPaesaggi Aperti per Abitare Favaraā Favara 11-13 Aprile 2024.
Ideazione: Mariagrazia Leonardi e Lucia Pierro. Coordinamento: Mariagrazia Leonardi. Progettisti invitati: Lillo Giglia; Giovanni Fiamingo, Giovanna Russo, Domenica Benvenga (Nextbuild); Salvo Terranova, Giorgia Testa, Arianna Lo Re (Lineat Studio); Francesco Moncada e Mafalda Rangel (Moncada Rangel); Lucia Pierro (Autonomeforme. Architettura)
Il Workshop āPaesaggi Aperti per Abitare Favaraā eĢ stato organizzato da IN/Arch e IN/
Arch Sicilia in collaborazione con Farm Cultural Park, capofila del progetto RUF attuato con il PNRR - finanziamento NextGenerationEU gestito dal MiC.
La Mostra/Presentazione del successivo approfondimento del progetto āPaesaggi Aperti per Abitare Favaraā si eĢ tenuta a Favara 21/30 giugno 2024 presso il Castello Chiaramontano, Piazza Cavour ed eĢ stata organizzata da IN/Arch e IN/Arch Sicilia in collaborazione con lāAIAC Associazione Italiana di Architettura e Critica; il Comune di Favara e la Farm Cultural Park.
Il crepaccio di Via Reale.
Favara. Appunti per rigenerare luoghi e comunitaĢ
Giovanni Fiamingo
Lāattuale Via Reale eĢ una ferita aperta nel corpo di Favara. Attraversarla significa esplorare una sorta di crepaccio urbano, mutevole ed articolato, che offre uno scenario al tempo stesso inquietante e surreale.
Inquietante nella sequenza alfabetica di un articolato abaco di edifici crollati, feriti o sezionati, dove la sapienza delle antiche tecniche costruttive, messa a dura prova dallāabbandono antropico, convive oggi impropriamente e pericolosamente con forme spontanee di ri-abitazione, scaturenti da problematiche di integrazione sociale non risolte.
Surreale, invece, nel ribaltamento fisico e percettivo che i frammenti di intimitaĢ domestica disvelati dai lacerti edilizi producono sullāantico tracciato viario, trasformandolo in un grande interno urbano; o in una inconsueta opera di Land art urbana.
Lāanalisi di quel che resta del tessuto edilizio e del circondario, delle sue tipologie e delle caratteristiche morfologiche evidenziano lāimpossibilitaĢ concettuale di una odierna āricostruzioneā delle unitaĢ abitative o del ripristino dellāinsieme ācomāera e dovāeraā.
Problematica si presenta lāipotesi di una risolutiva tabula rasa, che cancelli dāun sol colpo le criticitaĢ e le macerie, ma anche le tracce e la memoria dellāantica Via Reale, per proporre un moderno ridisegno del tessuto urbano.
Incrociando le antiche mappe e ripercorrendo i luoghi allāinterno delle nuove dinamiche della cittadina, si eĢ scelta la complessa strada del āmantenimentoā dellāesistente, immaginandone la trasformazione pensando al ādisastroā come risorsa, quindi come occasione di innesco di spazi e luoghi pubblici e inclusivi. Lāintervento, a āvolumetria zeroā, non insedia nuove o invasive volumetrie ma si orienta verso un āprogetto di suoloā.
Un approccio sostenibile tenta di mantenere lāesistente, arricchendolo con nuove e misurate funzioni, e riutilizzando le macerie stesse come materia prima della trasformazione.
Si propone quindi lāinserimento di funzioni strutturalmente inclusive, a completamento della funzione pubblica che il nuovo spazio assumeraĢ. Esse avranno carattere ludico e culturale, ricreative e socializzanti, attraverso lāinserimento di piccole botteghe artigiane, punti di ristoro, case per artisti, luoghi di sosta e di contemplazione del paesaggio, spazi verdi.
Le suggestioni progettuali proposte, utilizzano il sistema di crolli e di vuoti per riorganizzare topograficamente il luogo e inserire modeste volumetrie: dilatando lo stretto snodarsi di Via Reale e creando lāoccasione di nuovi punti di vista, o in forma di piccoli slarghi adatti a nuovi e più moderni usi dello spazio pubblico e dellāabitare o, ancora, inserendo nuove presenze arboree. Recuperati gli antichi basolati superstiti, il progetto ridefinisce il suolo con continuitaĢ, āaccettandoā il nuovo andamento topografico e tellurico dello stesso, rimodellando salti di quota e riempimenti da crollo attraverso lo stesso materiale lapideo di spoglio e di recupero.
Il progetto eĢ redatto quasi interamente sul suolo, che si piega, articola e modella per inglobare i nuovi usi, e si avvale essenzialmente di tecniche di āsottrazioneā finalizzate al completamento e alla ricostruzione del paesaggio urbano investigato. Lāantica materia eĢ a volte rimodellata e riadattata in loco, trovando la propria ragion dāessere nella rilettura e reinterpretazione delle tracce dellāesistente.
Una, tra le molteplici suggestioni, eĢ stata quella della sistemazione dellāarea archeologica di Atene attorno allāAcropoli e la risalita al colle di Filopappo di Dimitris Pikionis1. Una seconda eĢ stata: il mito di Anfione e Zeto, dove le pietre del monte Citerone si sovrapponevano spontaneamente le une alle altre, per ricostruire le mura di Tebe, al suono della lira di Anfione.
Note
1. Cfr. FerLenga Alberto, Fertili lasciti Lāopera di Dimitris Pikionis e la memoria contemporanea in āEngrammaā 159, 2018.
Lāasse urbano di Via Reale a Favara.
Via Reale: Ipotesi di progetto ā Sezioni.
Casa dāartista.
Favara. Appunti per rigenerare luoghi e comunitĆ
Strade di pietra e orti sospesi lungo Via Reale.
Favara. Lo spazio di lavoro durante il workshop.
A Platform for Change: Farm Cultural Park
Andrea Bartoli
Farm Cultural Park nasce nel 2010 a Favara, da una promessa che ci siamo fatti con mia moglie Florinda: Ā«Non ci lamenteremo di ciò che manca, di ciò che non funziona o che non ci piace. Non aspetteremo che qualcuno cambi la nostra vita, ma agiremo ogni giorno per trasformare Favara per noi stessi, per le nostre figlie Carla e Viola e per la comunitaĢ interaĀ». Il progetto ha preso forma in uno degli spazi più suggestivi ma trascurati del centro storico di Favara, il Cortile Bentivegna, oggi conosciuto come i Sette Cortili. Favara, un tempo associata a mafia e degrado, eĢ diventata una piccola capitale mondiale della rigenerazione urbana. Ogni anno, Farm attira studenti e ricercatori delle universitaĢ di tutto il mondo. Nel 2010, la cittaĢ offriva solo sei camere in un B&B ed oggi conta oltre 600 posti letto. Farm oggi eĢ un sistema diffuso di centri culturali indipendenti, presenti a Favara, Mazzarino e Palermo, che operano come veri e propri āpolmoni urbaniā. Questi spazi supportano la crescita della societaĢ civile, stimolano la consapevolezza collettiva e attivano dialoghi su temi cruciali, fungendo da catalizzatori per progettare il futuro delle comunitaĢ. In pochi anni, Farm Cultural Park eĢ diventato un punto di riferimento per la cultura contemporanea e per la rigenerazione urbana. Lāapproccio del progetto si basa sullāidea che le cittaĢ, in particolare i centri storici, possano rinascere non solo attraverso interventi urbanistici, ma anche grazie alla cultura e allāarte. Ed eĢ proprio in questo costante impegno per individuare, discutere e promuovere nuove prospettive architettoniche ed urbane per la nostra comunitaĢ che si inquadra il contributo apportato da Farm allāinterno del progetto Paesaggi Aperti.
Progetti che trasformano
Uno dei progetti più importanti nati con Farm eĢ āSOUā, la Scuola di Architettura per Bambini, oggi attiva in 29 cittaĢ italiane. SOU insegna ai più piccoli il valore dellāarchitettura, stimolando la loro creativitaĢ e consapevolezza verso lāambiente che li circonda. Attraverso attivitaĢ pratiche e giochi, i
bambini imparano a progettare il loro mondo, sviluppando una cittadinanza attiva e critica. Un altro progetto dāeccellenza eĢ āPrime Ministerā, la Scuola di Politica per giovani donne dai 13 ai 19 anni. Questo programma innovativo, diffuso in tutta Italia, forma una nuova generazione di donne consapevoli, preparate a guidare il cambiamento sociale e a costruire una societaĢ più equa e inclusiva. A livello internazionale, āCountless Citiesā, la Biennale delle CittaĢ del Mondo, eĢ tra i progetti più ambiziosi. Ogni due anni, questo evento celebra le cittaĢ e le loro storie, esplorando le sfide e le trasformazioni urbane contemporanee. Ć una piattaforma per raccontare storie di rigenerazione, resistenza e innovazione urbana. Inoltre, il āMuseo delle CittaĢ del Mondoā di prossima apertura a Palermo rafforzeraĢ questo dialogo globale. Non saraĢ solo un museo, ma un centro di ricerca e un luogo di incontro per immaginare le cittaĢ del futuro.
Lāarte come motore di cambiamento
Farm ha lanciato anche la Quadriennale dāArte āAbbiamo Tutto Manca il Restoā, che mette in luce lāimportanza di portare la cultura fuori dai circuiti tradizionali. Iniziative come questa hanno dato vita a progetti concreti, tra cui il recupero dellāAuditorium Incompiuto di Aragona e il programma Transition For, che affronta temi come lāintegrazione e lāaccoglienza con un approccio innovativo e consapevole. Farm non eĢ solo un progetto culturale, ma una visione che si traduce in azioni concrete per trasformare le comunitaĢ, promuovendo inclusione, partecipazione e dialogo. In questa visione si inserisce anche āMareaā, la nuova fondazione siciliana per lāerogazione di risorse a beneficio dei cittadini, un ulteriore esempio di come dalla cultura possano nascere strumenti concreti per il cambiamento.
Un futuro costruito insieme
Farm Cultural Park continua a essere una piattaforma per il cambiamento, un luogo in cui cultura, architettura e innovazione si intrecciano per migliorare la vita delle persone e rigenerare i territori. Da Favara al mondo, Farm eĢ un laboratorio vivente di speranza e trasformazione.
Introduzione al workshop Paesaggi Aperti per Abitare Favara.
Restituzione degli esiti del workshop da parte dei progettisti invitati.
Il laboratorio sul Quartiere Antico Corso, focus della seconda tappa del progetto Paesaggi Aperti a Catania inizia a marzo con lāevento āCatania Antico Corso ā il punto sui progettiā1 coinvolgendo gli stakeholders del processo di trasformazione del quartiere: enti pubblici, enti di ricerca e associazioni in un confronto costruttivo e condiviso sui processi di trasformazione.
A partire dalle testimonianze sul lavoro condotto e ipotizzato dallāarchitetto Giancarlo De Carlo per i luoghi2 sono state illustrate le ipotesi di rigenerazione sviluppate a seguito delle Legge Regionale 13 del 2015 e in particolare i grandi interventi di ristrutturazione urbanistica in corso di realizzazione a seguito della dismissione dei grandi comparti ospedalieri che gravitano sulla zona ad opera della Regione Sicilia e dellāUniversitaĢ di Catania3.
Il progetto Guida di Giancarlo De Carlo resta ancora oggi in parte unāincompiuta. Nei progetti dellāarchitetto, era prevista la possibilitaĢ di utilizzare il Ponte Battaglia come collegamento con lāOspedale Vittorio Emanuele (Ex Flora Benedettina), il completamento del Chiostro di Ponente, per il quale il laboratorio di De Carlo aveva lavorato con il paesaggista Ippolito Pizzetti (1987) e con lāarchitetto Aldo van Eyck (1991), una diversa apertura su piazza Vaccarini, della quale immaginava la riqualificazione, e la restituzione del giardino di via Biblioteca alla cittaĢ come terzo polmone verde urbano in centro storico dopo la Villa Bellini e la Villetta Pacini4.
Dalla riqualificazione e nuova destinazione dāuso in polo universitario del Monastero dei Benedettini, a partire dagli anni Ottanta del Novecento, la trasformazione dellāintera area ha subito un brusco arresto, diventando negli ultimi anni oggetto di discussione, studio e una scommessa per dare nuovo volto alla cittaĢ. Sono incluse in questa visione sistemica anche le aree dellāex parcheggio AMT e del Bastione degli Infetti, giaĢ individuate dallāarchitetto Giancarlo De Carlo, autore della rigenerazione del Monastero dei Benedettini e rimaste incompiute cosƬ come il Giardino di Via Biblioteca, lāintervento su Piazza Vaccarini e il Convento della PuritaĢ. Il quartiere potrebbe rappresentare
un forte polo attrattivo, soprattutto se connesso adeguatamente ai trasporti pubblici e se accompagnato dalla ristrutturazione delle aree degli ospedali e dalla loro apertura alla cittadinanza. Su questa strada rientrano i lavori per la costruzione del Museo dellāEtna, al posto dellāOspedale Vittorio Emanuele. Il progetto, in corso di realizzazione ad opera dello Studio Gucciardini&Magni Architetti, si presenta come un polo culturale e al contempo aggregativo, dove verraĢ raccontata la storia della cittaĢ, dato respiro allāAccademia delle Belle Arti e, allo stesso tempo, offerto spazio per il tempo libero5.
I laboratori di analisi e sociali di mappatura dei bisogni della comunitaĢ svolti successivamente con il supporto di partner del progetto e degli stakeholders6, sono stati orientati ad alimentare ulteriormente il confronto con la produzione di un documento di sintesi per la realizzazione di un workshop progettuale sugli spazi interstiziali di collegamento ai grandi interventi previsti. Il Quartiere popolare Antico Corso con le sue molteplici stratificazioni, archeologiche, monumentali e sociali, costituisce infatti unāimportantissima area del centro storico catanese, un margine urbano, terreno fertile di ricerca ed azione per delineare alcune visioni urbane rigenerative e inclusive. Nasce cosƬ il workshop āPaesaggi Aperti per Antico Corsoā 7, rivolto al progetto dello spazio pubblico che si innesta tra i grandi interventi di ristrutturazione urbana previsti dalle Legge Regionale 13 del 2015 per il quartiere, al verde pubblico, alla fruizione delle numerose presenze archeologiche che permangono nellāarea, alla valorizzazione paesaggistica delle tracce della colata lavica del 1669 presenti nei luoghi8. Lo Studio di dettaglio del Centro Storico (L.R. 13/2015) resta ancora occasione per la rigenerazione urbana dei luoghi nellāipotesi di ristrutturazione urbanistica delle grandi aree ospedaliere dismesse, che si aggiungono ad altri siti in abbandono, alle aree di interesse archeologico e al percorso paesaggistico delle sciare laviche giaĢ ipotizzato da Pierluigi Cervellati nella sua proposta
di Piano Regolatore Generale. Tali aree rappresentano una condizione feconda per delineare strategie di rigenerazione urbana e di empowerment delle comunitaĢ capaci di recuperare il senso della memoria dei luoghi affrontando anche le sfide del degrado urbano, del recupero della biodiversitaĢ, dellāintegrazione intergenerazionale, dellāaccessibilitaĢ e dellāinclusione sociale.
La Mostra āPaesaggi Aperti per Antico Corso. Tra storia e progetto: tracce per rigenerare comunitaĢā9 tenta di ricostruire, con il supporto degli stakeholders coinvolti, una lettura diacronica del paesaggio urbano della cittaĢ di Catania a partire dalle sue condizioni più antiche, dallo status antecedente alla colata lavica che travolse la cittaĢ nel 1669 e al terremoto che la rase al suolo nel 1693. La condizione di cittaĢ doppia, nel sovrapporsi del layer barocco a quello greco o romano, si legge in particolare in questa porzione di cittaĢ, oggetto di approfondimento: la Collina di Montevergine, che ricade nel perimetro del Parco Archeologico e Paesaggistico di Catania e della Valle dellāAci.
La sommitaĢ della Collina fu il luogo in cui sorse nel 728 a.C., stando alla data tradizionale tramandataci da fonti antiche, lāAcropoli della KataĢne greca, centro della vita religiosa e politica, a cui si sovrapposero strutture abitative e viarie della CaĢtina romana.
LāAntico Corso, focus della mostra, confina a nord con il quartiere San Domenico o Santa Maria La Grande, ad ovest con i quartieri Cava Daniele e Petriera, a sud con San Nicolò lāArena o Terme dellāAcropoli e ad est con il quartiere Monte Vergine. La sua estensione si sviluppa da nord a sud seguendo la Via Antico Corso, la quale a settentrione del quartiere si immette in Via del Plebiscito, che racchiudeva i più antichi rioni catanesi: questa via infatti delimita in molti punti il quartiere, sito allāinterno, e finisce poco dopo più ad est, immettendosi in Via Santa Maddalena10.
Il Quartiere Antico Corso eĢ stato oggetto di numerosi tentativi di trasformazione nel corso dei secoli, riscontrabili nei piani e nei programmi urbanistici illustrati e di alcuni concorsi di idee e di progettazione, che si propongono per costruire, anche se in modo non esaustivo, alcuni appunti sulle occasioni di valorizzazione dei luoghi che non sempre eĢ stato possibile sfruttare. Tra questi vi sono gli esiti del laboratorio AreteĢ condotto dallāOrdine e dalla Fondazione Architetti PPC della Provincia di Catania con IN/Arch Sicilia nel 2016 sulle aree Antico Corso, Cava Daniele e Petriera.
Il percorso paesaggistico delle sciare laviche valorizzato da Pierluigi Cervellati nella sua proposta di Piano Regolatore Generale conduce ad oltrepassare gli stretti confini del Quartiere per giungere in Piazza Arnaldo Fusinato e da qui in piazza Montessori, oggetto di un concorso di progettazione bandito e portato avanti da IN/Arch Sicilia e dal Comune di Catania nel 2005. Ad esso si affianca un altro potenziale incubatore di attivitaĢ attualmente in abbandono: lāOspedale Ferrarotto.
Lāinstancabile lavoro delle associazioni culturali e di quartiere che operano sui luoghi, tra le quali: Officine Culturali e il Comitato Popolare Antico Corso, continua a divulgare la conoscenza dellāenorme patrimonio culturale,
materiale ed immateriale, e naturalistico presente in queste porzioni di centro storico alle diverse fasce sociali tentando di risvegliare il senso di appartenenza nelle comunitaĢ che lo abitano.
Questi luoghi hanno rappresentato per il progetto una importante occasione per delineare strategie di rigenerazione urbana capaci di recuperare il senso della memoria dei luoghi affrontando anche le sfide del degrado urbano, del recupero della biodiversitaĢ, dellāintegrazione intergenerazionale, dellāaccessibilitaĢ e dellāinclusione sociale11.
Questo particolare paesaggio urbano, complesso e articolato, eĢ caratterizzato da spazi storicamente connotati e spazi residuali che spesso faticano a dialogare tra loro, per motivi non soltanto di ordine urbanistico e architettonico ma anche sociale. Massimo Pica Ciamarra, nel suo Civilizzare lāurbano (2018) ricorda che lo spazio, flessibile e rispettoso delle necessitaĢ dei suoi abitanti, può essere essenzialmente considerato luogo di relazioni12.
Dopo unāattenta analisi del tessuto urbano del quartiere, ricco di stratificazioni storiche, lāattenzione eĢ stata posta su quegli spazi esterni quasi dimenticati ma che hanno una grande valenza per gli abitanti del luogo. Spazi da mettere in relazione.
Una volta definite le aree da riqualificare, al fine di restituire i luoghi agli abitanti del quartiere per le loro necessitaĢ ricreative, sociali, culturali, si eĢ cercato di rileggerne le relazioni focalizzando lāattenzione sul sistema delle connessioni sia interne al quartiere sia esterne, anche in riferimento agli spazi più rappresentativi e più facilmente identificabili per le loro qualitaĢ architettoniche o per la loro valenza monumentale.
Ć stata immaginata una infrastruttura leggera che serve da elemento identificatore dei percorsi del complesso tessuto urbano. Un reticolo aereo, sostenuto da semplici supporti verticali, che eĢ contemporaneamente un sistema di illuminazione, di ombreggiatura sia con elementi tessili che con specie vegetali, di irrigazione o nebulizzazione di acqua per giornate eccessivamente calde. Gli abitanti sono chiamati direttamente a gestire e curare le zone di ombreggiatura o il verde, attraverso la stesura di teli schermanti o la cura di pergole vegetali (Jasminum, Wisteria Floribunda, ecc.) sotto i quali ritrovarsi nei momenti di socializzazione. Analogamente per le zone alberate con alberi di alto fusto che variamente si innestano nel sistema generale. Quattro sono le zone di intervento che si eĢ tentato di mettere a sistema. Il primo sistema eĢ quello tra Largo dellāOdeon e le Terme della Rotonda. In questi spazi si propone la visione dellāOdeon dalla quota archeologica. La piazza a nord di via Teatro Greco si immagina in parte scavata, permettendo lāaccesso allāarea archeologica direttamente dalla stessa attraverso una lenta discesa gradonata. Si realizza cosƬ un cono visivo e percettivo orientato sullāOdeon. Da qui, attraverso un sistema di ombreggiature ed elementi puntiformi si ottiene un collegamento tra lāarea del teatro e le Terme della Rotonda. Il secondo sistema eĢ quello tra Piazza Idria, Piazza Annibale Riccò e Via Antico Corso. Il progetto prevede la riunificazione delle due piazze
Giuseppe Dato, 1987, Studio di un Piano per Antico Corso. Ipotesi di passeggiata archeologica. Torri, mura, fortificazioni. Permanenze fisiche dopo il terremoto del 1693.
Paesaggi Aperti per Antico Corso. Masterplan di progetto.
Al centro. Paesaggi Aperti per Antico Corso. Sezione del progetto sugli spazi pubblici.
In basso. Paesaggi Aperti per Antico Corso. Particolare della sezione.
Paesaggi Aperti per Antico Corso
Paesaggi Aperti per Antico Corso. Ideogramma di progetto.
immaginando di svuotare una parte di un aggregato edilizio non utilizzato posto tra esse che diventa occasione per la creazione di unāarea porticata che, oltre ad essere un luogo ombreggiato, diviene una quinta. Lāarea viene in buona parte pedonalizzata cosƬ come le connessioni con lāarea di Piazza Dante. Via Antico Corso viene resa ad unico senso di marcia per le autovetture in modo da utilizzare parte della carreggiata attuale per i soli pedoni. I percorsi pedonali si estendono da Piazza Annibale Riccò sino ad interessare il giardino a ridosso del padiglione moderno dellāex Ospedale Santo Bambino, lungo via Tindaro che si ipotizza si apra alla cittaĢ e agli abitanti del quartiere.
Per il terzo sistema di relazioni, che intercorre tra il Bastione degli Infetti, la Torre del Vescovo e Via Plebiscito, si propone di liberare una parte del bastione su via Plebiscito, attraverso la rimozione di alcuni edifici fatiscenti, rendendolo visibile e fisicamente riconoscibile. Il complesso fortificato si riconnette alla Torre del Vescovo attraverso la pedonalizzazione delle aree carrabili che attualmente separano i due monumenti e la dismissione e riconversione dei distributori di benzina che diventano padiglioni a servizio dello spazio pubblico.
Per il sistema tra lāArea AMTS, il Giardino dellāEx Ospedale Vittorio Emanuele e Piazza Vaccarini si propone lāaccesso al quartiere Antico Corso da piazza Montessori, attraverso un percorso verde di attraversamento dellāarea AMTS, uno spazio denso di servizi quali parcheggi e la stazione della metropolitana. La vicinanza dellāarea dellāAMTS, in cui saraĢ realizzata la stazione della Metropolitana, alla piazza Annibale Riccò, consente un facile e agevole accesso a tutti coloro che per vari motivi frequentano il quartiere Antico Corso (studenti e docenti delle scuole e dellāUniversitaĢ, turisti e cittadini). Lo spazio del giardino dellāEx Ospedale Vittorio Emanuele eĢ pensato come un parco urbano permeabile da più parti: da via Plebiscito a nord-ovest (attraverso lāingresso al Museo dellāEtna in fase di realizzazione), dalle vie Sardo e D. Motta a est e sud, ma anche soprattutto da Piazza Vaccarini a nord-est attraverso la via Osservatorio, per ristabilire cosƬ quellāoriginario rapporto tra Il Monastero dei Benedettini e i suoi antichi giardini posti sulla colata lavica del 1669.
Il lavoro su Antico Corso ha cercato di delineare una modalitaĢ di intervento utile ad innescare un processo di rigenerazione culturale e sociale dei luoghi indagati aggiungendo un tassello ai processi di attivazione di un osservatorio partecipato di ausilio, confronto e monitoraggio nellāambito del rinnovo degli strumenti pianificatori della cittaĢ di Catania ai sensi della riforma urbanistica regionale del 2020. Il modello di formazione e inclusione, adottato per il progetto pilota, pur partendo dalle specificitaĢ dei territori indagati, setta una metodologia operativa variamente adattabile a ciascun contesto.
Paesaggi Aperti per Antico Corso. Schizzi di progetto. In alto da sinistra verso destra: ripensamento del collegamento tra le Terme della Rotonda e lāOdeon; Accesso da Via Plebiscito al Bastione degli Infetti. In basso da sinistra verso destra: ripensamento dello spazio pubblico di fronte allāEx Ospedale Santo Bambino; riqualificazione delle piazze Riccò e dellāItria.
Parco Archeologico e paesaggistico di Catania e della Valle dellāAci, Catania, Chiesa San Francesco Borgia. Immagini dal workshop Paesaggi Aperti per Antico Corso.
Antico Corso. Sopralluoghi con Abadir, Accademia di Design e Comunicazione, Officine Culturali, Comitato Popolare Antico Corso, Corso di Progettazione e riqualificazione del paesaggio, Di3A, A.A. 2023-24, UniversitaĢ di Catania.
Credits
Workshop
Paesaggi Aperti per Antico Corso 15-19 luglio 2024
Mostra 15-19 luglio 2024
Paesaggi Aperti per Antico Corso. Tra storia e progetto: tracce per rigenerare luoghi e comunitĆ
Ideazione e coordinamento: Mariagrazia Leonardi.
Hanno collaborato alla organizzazione del Workshop: Salvo Castro, Maurizio Caudullo, Giulia Falco, Giuseppe Lanza, Ignazio Lutri, Giuseppe Messina, Mariagrazia Leonardi, Lucia Pierro, Silvia Porcaro, Alessandro Tabuso, Alessia Zimbili.
Organizzazione e allestimento della Mostra a cura di: Giuseppe Lanza, Mariagrazia Leonardi, Ignazio Lutri, Daniele Malfitana, Antonino Mazzaglia, Giuseppe Messina, Lucia Pierro, Silvia Porcaro, Alessia Zimbili.
Il workshop āPaesaggi Aperti per Antico Corsoā eĢ organizzato da IN/Arch e IN/Arch Sicilia con la collaborazione dellāOrdine degli Architetti PPC della Provincia di Catania e la relativa Fondazione, il Parco Archeologico e Paesaggistico di Catania e della Valle dellāAci, Officine Culturali, il Comitato Popolare Antico Corso, il CNR ISPC, DISUM Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici UniversitaĢ di Catania, UPM UniversitaĢ Politecnica di Madrid, il Comune di Catania.
1. Lāevento del 30 marzo 2024 eĢ stato organizzato con la collaborazione dellāAssociazione Officine Culturali, con il supporto dellāOrdine e della Fondazione degli Architetti PPC di Catania e il patrocinio del Comune di Catania.
2. Il pensiero dellāarchitetto Giancarlo De Carlo eĢ stato testimoniato da Monica Mazzolani (MTA Associati ā Giancarlo De Carlo Associati) che con lui lavorò a Catania. Per approfondire: Leonardi Antonino, cantaLe Claudia (a cura di), La gentilezza e la rabbia. 105 lettere di Giancarlo De Carlo sul recupero del Monastero dei Benedettini, AgoraĢ, 2017.
3. Particolare attenzione eĢ stata data al progetto del Museo dellāEtna e dellāIdentitaĢ siciliana in corso di realizzazione da parte dello Studio Guicciardini&Magni nel padiglione San Marco del dismesso Ospedale Vittorio Emanuele.
4. Cfr. Leonardi Mariagrazia, Giancarlo De Carlo e lāesperienza del Monastero dei Benedettini a Catania, in Il progetto di Architettura come intersezione dei saperi, Atti dellāVIII Forum Proarch, Napoli, 2019.
5. Al termine dellāincontro, una tavola rotonda ha offerto ulteriori spunti di riflessione per una futura pianificazione dellāarea, che poi eĢ stata nuovamente oggetto di studio nelle passeggiate conoscitive e nei focus realizzati dal mese di aprile 2024. A prendere parte al confronto conclusivo del 30 marzo sono stati: Paolo La Greca (Professore Ordinario di Urbanistica UniversitaĢ di Catania e Vicesindaco e Assessore allāUrbanistica di Catania), Gaetano Laudani (Genio Civile di Catania), Biagio Bisignani (Direttore Direzione Urbanistica di Catania), Ignazio Lutri (IN/Arch Sicilia), Salvo Castro (Comitato Popolare Antico Corso), Simona Calvagna (Professore Associato Composizione Architettonica e Urbana UniversitaĢ di Catania), Giuseppe Messina (Segretario OAPPC CT), Eleonora Bonanno (Presidente FOAPPC CT), Teresa Graziano (Professore Associato Geografia Economico-Politica UniversitaĢ di Catania) e Claudia Cantale (Ricercatrice dei Processi culturali e comunicativi UniversitaĢ di Catania).
6. Un primo laboratorio fotografico sul quartiere eĢ stato condotto da Paesaggi Aperti in collaborazione con Abadir Accademia di Comunicazione e Design a partire dal mese di aprile allāinterno del Master in āComunicazione visiva e Art Directionā. Le indagini sono
proseguite con lāanalisi del paesaggio urbano e delle condizioni del verde in collaborazione con il Di3A dellāUniversitaĢ di Catania e i laboratori sociali sono stati coadiuvati da Officine Culturali e dal Comitato Popolare Antico Corso, partner del progetto.
7. Il workshop āPaesaggi Aperti per Antico Corsoā, 15-19 luglio 2024, ideazione e coordinamento: Mariagrazia Leonardi, eĢ organizzato da IN/Arch e IN/Arch Sicilia con la collaborazione dellāOrdine degli Architetti PPC della Provincia di Catania e la relativa Fondazione, il Parco Archeologico e Paesaggistico di Catania e della Valle dellāAci, Officine Culturali, Comitato popolare Antico Corso, il CNR ISPC, DISUM Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici UniversitaĢ di Catania, UPM UniversitaĢ Politecnica di Madrid, il Comune di Catania.
Hanno collaborato alla organizzazione del Workshop: Salvo Castro, Maurizio Caudullo, Giulia Falco, Giuseppe Lanza, Ignazio Lutri, Giuseppe Messina, Mariagrazia Leonardi, Lucia Pierro, Silvia Porcaro, Alessandro Tabuso, Alessia Zimbili.
8. Per approfondimenti sulla storia del paesaggio della cittaĢ di Catania e del quartiere cfr. amico Vito Mario., Lexicon Topographicum Siculum, Aetnorum Academiae typographio apud d. Joachim Pulejum, Catania, 1757-60; atripaLdi Anna Maria, coSta Mario Edoardo (a cura di), Catania architettura cittĆ paesaggio, Mancosu, Roma, 2008; cuSa gentiLe Benedetto, Piano Regolatore pel risanamento e per lāampliamento della cittĆ di Catania, anno MDCCCLXXXVII, De Martinis, Catania, 1994; dato Giuseppe, La cittĆ di Catania ā Forma e struttura 1693-1833, Officina Edizioni, Roma, 1983; Leanti Arcangiolo, Stato presente della Sicilia, Palermo; pagnano Giuseppe, Flora Benedictina Catanensis, in Il giardino come labirinto della storia ā Convegno internazionale Palermo 14-17 aprile 1984
ā Raccolta degli Atti, Centro Studi di Storia e Arte dei Giardini, Palermo, 1984.
9. La Mostra āPaesaggi Aperti per Antico Corso. Tra storia e progetto: tracce per rigenerare luoghi e comunitaĢā, 15-19 luglio 2024, ideazione e coordinamento: Mariagrazia Leonardi eĢ organizzata e allestita a cura di: Giuseppe Lanza, Mariagrazia Leonardi, Ignazio
10. Per approfondimenti: maLFitana Daniele, cacciaguerra Gianluca, maZZagLia Antonino (a cura di), Catania, Archeologia e cittaĢ. Il Progetto OPENCiTy. Banca dati, GIS, WebGIS. Volume I, IBAM-CNR, Catania, 2016; maLFitana Daniele, maZZagLia Antonino (a cura di), Catania. La cittĆ antica e quella del futuro. Archeologia, Topografia, Urbanistica per la riqualificazione dello spazio urbano, Roma-Bristol, 2023.
11. Hanno anche contribuito durante le giornate del workshop: MoseĢ Ricci (Professore Ordinario di Urbanistica, UniversitaĢ La Sapienza di Roma) JoĆ£o Nunes (Paesaggista, Studio PROAP Lisbona), Annalinda Neglia (Professore Associato Architettura del paesaggio, Politecnico di Bari); Bruna Di Palma (Ricercatrice Composizione Architettonica e Urbana UniversitaĢ di Napoli Federico II); Francesco Martinico (Professore Ordinario di Urbanistica UniversitaĢ di Catania); Valeria Scavone (Professore Associato di Urbanistica, UniversitaĢ di Palermo); Maddalena Ferretti (Professore Associato di Composizione Architettonica e urbana UniversitaĢ Politecnica delle Marche); Ignazio Lutri (IN/Arch Sicilia); Veronica Leone (Presidente Ordine Architetti
P.P.C. Provincia di Catania); Eleonora Bonanno (Presidente Fondazione Ordine Architetti
P.P.C. Provincia di Catania); Giuseppe Lanza (Comitato popolare Antico Corso); Giulia Falco (Funzionario Archeologo Parco Archeologico e Paesaggistico di Catania e della
Valle dellāAci; Antonio Condorelli (Dirigente Area MobilitaĢ AMTS Catania S.P.A.); Irene Donatella Aprile (Sovrintendente Beni Culturali e Ambientali Catania); Gaetano Laudani (Ingegnere Capo Genio Civile Catania); Rosario Fresta (Presidente ANCE Catania); Daniele Malfitana (Direttore Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici UniversitaĢ di Catania); Antonino Mazzaglia (archeologo CNR); Francesco Mannino (Presidente Officine Culturali); Salvatore Castro (Presidente Comitato Popolare Antico Corso); Graziella Trovato (Professore Associato di Progettazione, ETSAM UniversitaĢ Politecnica Madrid); Maurizio Caudullo (Vice Presidente IN/Arch Sicilia); Salvo Messina (Vice Presidente ANCE Catania); Lucia Pierro (Consigliere IN/ Arch Sicilia); Paolo La Greca (professore Ordinario di Urbanistica, UniversitaĢ di Catania, Vice sindaco della CittaĢ di Catania) Biagio Bisignani (Dirigente Ufficio Urbanistica Comune di Catania) e Lara Riguccio (Dirigente Ufficio Verde Comune di Catania); Claudia Cantale (Ricercatrice dei Processi culturali e comunicativi, UniversitaĢ di Catania).
12. Cfr. pica ciamarra Massimo, Civilizzare lāUrbano, 2018 https://www.fondazionemediterraneo.org/images/_Luc/MAGGIO_2018/ TAVOLA%20ROTONDA%20CIVILIZZARE%20 LURBANO/LIBRO_CIVILIZZARE_URBANO_MPC_2018.pdf; cataLano Chiara, Leonardi Mariagrazia, Multidisciplinary approaches to Landscape design, in On sustainable built environment. Between connections and greenery, Palermo University Press, 2022, DOI:10.19229/978-88-5509-446-7/712022.
Giovanni Fiamingo. Piazza Montessori: schizzi di progetto.
Terra. Piazza
Montessori
a Catania
Giovanni Fiamingo
La strategia progettuale
A Catania, sciare affioranti e ritmici basolati lavici raccontano di un antico sodalizio fra Natura e Architettura.
Queste tracce fisiche e culturali del vulcano, inglobate e trascritte nel paesaggio urbano, definiscono i tratti di una più vasta e precisa area culturale, quella ionico-etnea, oggi sopraffatta dai caratteri omologati e omologanti di una modernitaĢ sempre più stereotipata e indifferente ai luoghi.
Lāinvito ad āincrementare la componente naturaleā, contenuto nel bando del Concorso Europeo di progettazione āPiazze Botanicheā eĢ stato declinato allāinterno di una sperimentazione progettuale integrata e interdisciplinare, estesa a tutte le cinque aree individuate dal bando, che ha proposto una diversa concettualizzazione della Natura, trascrivendo e rappresentando spazialmente le sue componenti più arcaiche e simboliche (aria, acqua, terra e fuoco o luce).
Il progetto per Piazza Montessori, poi risultato vincitore1, era dedicato alla āterraā e affrontava le complesse questioni urbane e paesaggistiche dello spazio urbano attraverso un āprogetto di suoloā che non determinava variazioni sostanziali nella viabilitaĢ carrabile; eccezion fatta per la pedonalizzazione del suolo antistante la scuola āM.G. Deleddaā, che permette la restituzione alla cittadinanza degli importanti resti dellāacquedotto romano; il rapporto con la forte presenza della colata lavica, sul salto di quota adiacente la vicina chiesa; il collegamento pedonale o carrabile con la parte urbana gravitante attorno a Piazza Fusinato. Il recupero delle valenze storiche e paesaggistiche della piazza, insieme alla sua pedonabilitaĢ e accessibilitaĢ, ha comportato il parziale sacrificio dellāattuale uso come parcheggio. Tutti gli ulteriori usi che gravitano sulla piazza sono compatibili con gli interventi proposti, come il tradizionale mercato settimanale, che può addirittura approfittare dellāaumento di suolo scaturente dalla nuova sistemazione viaria, e le altre attivitaĢ come ad esempio il chiosco esistente. La dotazione dei parcheggi, integrata da ulteriori stalli a raso collocati nelle prossimitaĢ, eĢ rafforzata da un parcheggio sotterraneo con accesso da via Fabio Filzi che, potrebbe essere inserito dallāAmministrazione nel piano parcheggi.
Il rapporto con lāacquedotto romano
Lāobiettivo di instaurare una relazione diretta fra lāacquedotto e la piazza, porta a ripensare il ruolo fondamentale svolto dalla recinzione della scuola elementare āDeleddaā.
Nel progetto tale limite rimane sostanzialmente invariato. Tuttavia ne viene ripensato lāuso e il valore urbano, trasformandolo in elemento di ādinamicitaĢ e flessibilitaĢā per la piazza: il nuovo sistema tripartito di inferriate in acciaio Corten, definito da una lieve curvatura, resta āchiusoā quando la scuola eĢ aperta per aprirsi alla collettivitaĢ alla chiusura della stessa consentendo, attraverso la semplice rotazione di alcuni cancelli metallici, la penetrazione dello spazio pubblico fino ai suddetti ruderi.
Il rapporto con la colata lavica
āTerraā, il motto del progetto, allude ad una componente naturale spesso dimenticata come il suolo, presente sui luoghi di progetto nelle forme geometricamente artificiali di un lastricato di pietra e in quelle plasticamente arricciate della colata lavica in bella mostra fra Via Citelli e Piazza Fusinato.
Il suolo, come ha detto Caniggia2, diventa struttura antropica nel momento stesso in cui lo si percorre. Nel progetto, oltre a percorrerlo si propone di inciderlo, di scavarlo e modellarlo. A tale scopo, parallelamente alla risposta āorizzontaleā del nuovo disegno di suolo di Piazza Montessori, si sviluppa un itinerario āverticaleā e di sezione, realizzato con opere āsottosuoloā, che propone unāimmersione nello spessore della terra.
Questa āincisioneā inizia dalla piazza, per attraversare gli strati rocciosi del sottosuolo, ricavando un parcheggio nelle cavitaĢ laviche appositamente āscolpiteā. Tale promenade eĢ arricchita da attivitaĢ commerciali, da affacci sul banco lavico e da una piazza lignea sospesa sulla stessa emergenza lapidea orientata su Piazza Fusinato.
Le opere sottosuolo
Lo scavo del parcheggio offre lāoccasione di riflettere tanto su una possibilitaĢ di collegamento con Piazza Fusinato e via Castromarino, quanto la possibilitaĢ di indagare uno spazio āinterstizialeā e ipogeo, che recuperi la memoria e il luogo delle antiche cave esistenti sullāarea, valorizzando la colata lavica affiorante.
Più che un semplice parcheggio ipogeo, necessario a risolvere i problemi urbani legati alla ridefinizione dello spazio di Piazza Montessori, si propone la realizzazione di uno spazio che lavori sullāimmagine del āribollio lavicoā e della fluiditaĢ degli interstizi della roccia.
Un progetto di scavo e sottrazione che trasforma le pareti basaltiche delle cavitaĢ in un vero e proprio āMuseo della lavaā, scolpendo sulla viva roccia le opere da contenere e arricchito da ulteriori istallazioni artistiche che riprendono il motivo āa bolleā e i cui preziosi materiali ādi risultaā si offrono a ulteriori e sostenibili azioni costruttive.
Vista di Piazza Montessori in direzione della Scuola M. G. Deledda. In primo piano: la rampa di accesso ai parcheggi ipogei ed il sistema di collegamento con le quote inferiori di Piazza Fusinato.
Schemi funzionali di superficie e di sottosuolo.
Note
1. Comune di Catania, IN/Arch Sicilia Concorso āCinque piazze botanicheā Piazza Montessori 2005. Progetto redatto da Giovanni Fiamingo (Capogruppo), con Marina Cimato, Enzo Magra (architetto/urbanista) e Loredana Cama (architetto e manager ambientale) ā Consulenti pittrici e scultrici: Silvia Lepore,
Stefania Milioti, Collaboratori: Antonio Coco, Mario Covello, Alessandro De Luca, Lucia La Giusa, Francesco Miroddi.
2. caniggia Gianfranco, maFFei Gian Luigi, Il progetto nellāedilizia di base, Venezia 1984, Marsilio Editori, p. 153.
UniversitaĢ di Catania, DSPS. AttivitaĢ del Laboratorio di āAnalisi sociologica e metodi per la progettazione del territorioā (marzo-luglio 2024).
San Berillo eĢ Catania
Lāesperienza del Laboratorio di Analisi sociologica e metodi per la progettazione del territorio
Carlo Colloca, Valentina Pantaleo, Natalia Cocuzza
Il centro storico di Catania eĢ unāarea in prevalenza residenziale, espressione di un dinamismo urbano diffuso che vede lāoccupazione, ma anche la creazione di spazi vuoti (Schilirò, 2015, p. 64)6. Nel core di Catania, San
Catania, densitaĢ della popolazione nella Circoscrizione Centro (2021). Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT - Censimento della popolazione e delle abitazioni 2021.
Berillo presenta unāarticolata storia urbanistica che si eĢ tradotta, nel tempo, in una profonda frammentazione socio-spaziale. Il configurarsi di taluni āvuotiā, determinati dal susseguirsi di piani di risanamento e di sventramento, allāinsegna dellāincompiutezza, e non dissimili da taluni altri contesti europei (DāEmilio, 2017, pp. 206-207)7, eĢ stata accompagnata molto spesso da una retorica del Ā«degrado e malaffareĀ» (Palermo, 2022, p. 96)8. La realizzazione di progetti di mera riqualificazione fisica, improntati al canone dellāattrattivitaĢ, inoltre, ha reso ancora più articolata la complessitaĢ delle istanze dellāabitare contemporaneo. Ad oggi, emergono forti contraddizioni interne tra aree connotate da edifici fatiscenti e in stato di abbandono e zone ad alto interesse economico-finanziario che propongono servizi avanzati. Ai fenomeni di touristification e gentrification in atto, segue un disagio abitativo āmulti sfaccettatoā ed espressione di diversi bisogni e desideri delle popolazioni locali. Si tratta, molto spesso, di residenti storici, ma anche nuovi abitanti āintrappolatiā dalla condizione di forte deprivazione sociale, economica e abitativa con poche possibilitaĢ di mobilitaĢ sociale.
LāUrban Center: verso una ānuovaā cultura della partecipazione? Ć allāinterno di un processo di lunga data, non soltanto fisico, ma anche sociale e politico, che si inscrive lāipotesi recente della realizzazione di un Urban Center9, nellāambito del quartiere di San Berillo. Uno spazio pubblico che
Carlo Colloca, Valentina Pantaleo, Natalia Cocuzza
Metodi e tecniche della progettazione partecipata Il tema della partecipazione dei cittadini sembra affermarsi ātimidamenteā a partire dalla fine degli anni Ottanta del Novecento, complice un nuovo approccio alle politiche urbane volto a favorire la coesione sociale e contrastare lāesclusione (Vicari H., 2009, p. 35) in taluni Ā«quartieri in crisiĀ» (Ciaffi, Mela, 2012)11, attraverso programmi e strategie di respiro europeo. Trattandosi di unāattivitaĢ processuale a medio-lungo periodo eĢ indubbio che
Spazi privati, spazi pubblici e pubblici sovra-locali. Fonte: Ciaffi e Mela, 2006.
questa debba avvalersi di un metodo che esuli dagli interventi meramente simbolici, al fine di evitare derive pleonastiche (Allegretti, 2010)12. Una processualitaĢ che si articola in unāattivitaĢ di āinformazioneā e ācomunicazioneā che riesca a pervenire a rappresentazioni collettive dello spazio urbano, ma anche di āanimazioneā, in grado di veicolare risorse collettive, e di āconsultazioneā della cittadinanza organizzata e non, con lo scopo di approdare a ipotesi progettuali sostenibili per lo scenario territoriale. Metodi e strumenti in grado di muovere verso una compartecipazione a beneficio dello sviluppo del territorio, non soltanto nella sua accezione fisica, ma anche quale spazio co-progettato e, quindi, costruito socialmente da tutti gli attori coinvolti nella governance urbana. Un campo non certamente esente da potenziali conflittualitaĢ che possono, tuttavia, trovare una sintesi nelle diverse fasi progettuali, attraverso lāattivitaĢ di mediazione e accompagnamento sociale che promuova lāempowerment dei cittadini (Ciaffi, Mela, 2006)13.
Unāoccasione, infine, per rafforzare significati sottesi alle diverse forme dellāabitare in grado di innescare una responsabilitaĢ condivisa attraverso lo scambio di competenze e conoscenze relative al āluogoā, inteso come spazio privato, comunitario e cittadino. Uno spazio, come quello che potrebbe rappresentare lāUrban Center, per il dialogo e per il confronto tra saperi esperti, e non, in grado di veicolare immagini alternative, e non specialistiche, della realtaĢ urbana.
Carlo Colloca, Valentina Pantaleo, Natalia Cocuzza
lāaccesso a servizi e infrastrutture sono indicatori significativi di marginalitaĢ. Numerosi, ad esempio, sono i problemi legati alla carenza di illuminazione pubblica o alla mancanza di condizioni adeguate di sicurezza. San Berillo eĢ un contesto in cui il tema abitativo rivela ā e amplifica ā le interazioni tra spazio e potere, coniugando la condizione economica con categorie socio-anagrafiche specifiche (āanziani, coppie o single senza figliā), con il carattere temporaneo dellāabitare (city user, individui che utilizzano lo spazio urbano in modo temporaneo, senza risiedervi stabilmente), con il processo migratorio (āimmigrati stabilizzati o marginaliā, questi ultimi spesso costretti a vivere in condizioni di indigenza), o con la ridotta mobilitaĢ sociale (gli āintrappolatiā, che vivono in aree profondamente trasformate da usi non residenziali del quartiere)14.
Oggi San Berillo non risponde più a un bisogno abitativo tradizionale, essendo interessato dal fenomeno ādellāabitare temporaneoā. La riconfigurazione urbana, orientata a favorire lāafflusso turistico, ha portato allāaumento di strutture ricettive a breve termine, come hotel di lusso e case vacanze: tale processo ha generato effetti complessi, tra cui la gentrification ā con lāeffetto di una progressiva sostituzione della popolazione residente ā tensioni tra abitanti e city users, e una rarefazione dellāidentitaĢ locale. I bisogni abitativi di San Berillo restano molteplici e articolati. Il quartiere registra una significativa popolazione immigrata, spesso del tutto priva di reti di supporto, oltre a fasce sociali vulnerabili come lavoratori precari e sex workers. Affrontare tali esigenze significa non soltanto garantire il ādiritto allāabitareā, ma anche scontrarsi con le problematiche relative allāinclusione socio-economica. Nuove soluzioni in ambito abitativo promosse dal terzo settore, come lāhousing sociale, hanno permesso alle fasce più vulnerabili di accedere a alloggi con affitti calmierati, e inferiori, rispetto ai prezzi del libero mercato15. Un ulteriore modello, incentrato sulla condivisione di spazi e risorse, eĢ il co-housing16 . Questo approccio si caratterizza per lāutilizzo di spazi comuni e condivisi (come zone di gioco per bambini o aree verdi), in unāottica di sostenibilitaĢ ambientale, riducendo costi e impatti ecologici. Inoltre, promuove relazioni di mutuo-aiuto, in quanto la gestione della comunitaĢ crea e favorisce reti di supporto reciproco, alimentando coesione sociale e solidarietaĢ tra i membri (Mugnano, 2018, pp. 107-110)17. Nel caso di San Berillo, combinare i principi del co-housing con quelli dellāhousing sociale potrebbe rappresentare una soluzione innovativa e inclusiva, in grado di bilanciare il diritto allāabitare con una visione sostenibile e partecipativa dello spazio urbano.
La progettazione sociale fra incompiutezza e incertezza
Una caratteristica dei āluoghiā, ma di non facile esplicitazione, cosƬ profonda da sembrare segreta eĢ rappresentata dalla ācompiutezzaā, ossia un insieme di strutture materiali e immateriali, sociali e culturali, dove sono riconoscibili differenti usi e attivitaĢ del vivere un territorio e, dunque, dellāabitare. Una sorta di intimo mescolarsi di costruito e vissuto: una stretta integrazione
San Berillo ĆØ Catania
Partecipanti al āLaboratorioā presso la sede di āTrame di Quartiereā.
Carlo Colloca, Valentina Pantaleo, Natalia Cocuzza
Una risposta a tali condizioni di vita del quartiere San Berillo si auspica possano venire dalla consapevolezza che occorre puntare su esperienze di progettazione nellāambito delle politiche sociali, da realizzare attraverso una sinergia fra servizi pubblici, privati e del privato sociale con riferimento allāabitare, ma anche agli ambiti socio-sanitari, educativo-culturali, del tempo libero e dellāoccupazione per lo sviluppo di comunitaĢ. Un approccio cosƬ impostato eĢ un dispositivo metodologico da promuovere con professionisti del sociale che, sulla base di una previsione, identifichino strategie e azioni adeguate al raggiungimento ā in un dato tempo e in un dato luogo ā di obiettivi per i quali esistono, o sono ottenibili, risorse specificamente dedicate, alfine di produrre un cambiamento in ordine alla soluzione di problemi o alla riduzione di disagi umanamente e socialmente rilevanti. La progettazione sociale del territorio tiene insieme lāelemento della ātecnicitaĢā con quello della āintenzionalitaĢā. Richiede una elevata tecnicitaĢ in termini di ādettaglio ordinatoā, di razionalitaĢ interna e di rigore metodologico.
Berillo ĆØ Catania
Focus group a cura del Laboratorio presso la sede dellāāOsservatorio Urbano e Laboratorio politicoā.
Nel contempo, trattandosi di persone che investono āsuā persone, richiede una forte intenzionalitaĢ, un investimento in termini di aspettative che possono permettere la mobilitazione della intenzionalitaĢ altrui, ossia agire per il cambiamento da parte di tutti i soggetti implicati, siano essi attori o beneficiari. Questo processo dovraĢ avvenire combinandosi con unāurbanistica intesa ā direbbe Rem Koolhaas ā quale Ā«messa in scena dellāincertezzaĀ»18, ossia che non proceda per accumulo di una serie di misure prestabilite, ma con la possibilitaĢ di modificare lāordine delle azioni in risposta a esigenze inattese e che sappia essere ānon ricorsivaā, dunque non fondata sulla riproduzione routinaria di un modello indifferente rispetto al contesto, ma che riesca ad aprirsi ad esso e subirne costruttivamente la mutazione.
Carlo Colloca, Valentina Pantaleo, Natalia Cocuzza
1. Sebbene il saggio sia frutto di riflessioni congiunte degli autori, a Carlo Colloca sono da attribuire i paragrafi āLāUrban Center: verso una ānuovaā cultura della partecipazione?ā e āLa progettazione sociale fra incompiutezza e incertezzaā, a Valentina Pantaleo i paragrafi āIl contesto: il quartiere di San Berilloā e āMetodi e tecniche della progettazione partecipataā, a Natalia Cocuzza il paragrafo āLe forme dellāabitareā. Il paragrafo āPer uno sguardo condivisoā eĢ a cura dei tre autori.
2. Lāinsegnamento, nellāambito del CdL Magistrale in Politiche e Servizi Sociali, ha rappresentato anche lo spazio didattico, di ricerca e di terza missione con cui il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali (DSPS) dellāUniversitaĢ degli Studi di Catania, ha inteso contribuire al progetto Paesaggi Aperti, del quale eĢ partner fin dalla candidatura del progetto medesimo. Il prof. Colloca ā insieme con la dott.ssa Valentina Pantaleo e la dott.ssa Natalia Cocuzza ā ha rappresentato, nellāambito del progetto, anche il Consiglio nazionale dei Sociologi dellāambiente e del territorio dellāAssociazione Italiana di Sociologia, anchāesso partner di Paesaggi Aperti.
3. LāattivitaĢ laboratoriale ha coinvolto le studentesse: Monica Bracciolano, Isabella Belfiore, Giulia Campione, Lia Cappellani, Carla Pappalardo, Agata Saraceno, Maria Elisa De Gaetano, Dorotea Pulvirenti, Federica Scarso, Simona Calanni, Carmela Longo, Giulia Scanio, Nadia Atif, Valeria Di Benedetto, Giorgia Cataudella, Simona Castiglione, Francesca Maria Catena PataneĢ.
4. Un ringraziamento va a Trame di Quartiere, alla Rete San Berillo, allāOsservatorio Urbano e Laboratorio politico, alle cittadine e ai cittadini intervistati.
5. amendoLa Giandomenico, Tra Dedalo e Icaro. La nuova domanda di cittĆ , Editori Laterza, Bari, Roma, 2010.
6. SchiLirò Massimo, La Catania di carta. Guida letteraria della città , Il Palindromo, Palermo, 2015.
7. dāemiLio Gaetano, DāemiLio Fabrizio, Etnea. Catania dalle origini ai quartieri storici, Algrasrls, Viagrande, 2017.
8.PaLermo Maurizio, Il ballo del mattone. CittĆ , speculazione e politica a Catania dagli anni Sessanta a oggi, Lunaria Edizioni, Catania, 2022.
9. Tale progetto si inserisce allāinterno dellāintervento Piani Urbani Integrati dedicato alle
periferie delle CittaĢ Metropolitane, Missione 5 del PNRR āinclusione e coesione socialeā, sotto-tema āpovertaĢ ed edilizia socialeā, che auspica una pianificazione urbanistica partecipata avvalendosi nella progettazione anche del Terzo Settore e di investimenti privati. Fonte: https://openpnrr.it.
10. coLLoca Carlo, Urbanesimo in G. Bettin Lattes, L. Raffini, a cura di, āManuale di sociologiaā, Cedam, Padova, Vol. II, 2011, p. 902.
11. ciaFFi Daniela, MeLa Alfredo, CittĆ partecipate: un possibile decalogo in āAnimazione Socialeā, agosto/dicembre 2012, pp. 82-91.
12. aLLegretti Umberto, a cura di, Democrazia partecipativa. Esperienze e prospettive in Italia e in Europa. University Press, Firenze, 2010.
14. Si veda la segmentazione proposta dal sociologo Herbert Gans in People and Plans (1968), in base ai tratti socio-culturali degli individui.
15. Esempio virtuoso eĢ rappresentato dal progetto āSottoSopraā, frutto della collaborazione tra Oxfam Italia Intercultura, Trame di Quartiere, il Comune di Catania (Dipartimento delle Politiche Sociali), la Diaconia Valdese, il SUNIA (Sindacato Unitario Nazionale Inquilini Assegnatari) e The Hub Sicilia. Lāiniziativa mira a realizzare uno spazio abitativo sociale, oltre a una caffetteria dotata di servizi di prossimitaĢ, allāinterno di āPalazzo De Gaetaniā, situato nel cuore di San Berillo. Fonte: https://www.tramediquartiere.org/progetto/ sottosopra-abitare-collaborativo/.
16. Il co-housing affonda le sue radici nelle esperienze dei ācondomini socialiā, sperimentati per la prima volta in Danimarca negli anni Settanta del Novecento.
17. mugnano Silvia, āInnovazione sociale nelle politiche abitative: nuovi approcci, nuovi attori e nuovi progettiā, in Id., Non solo housing. QualitĆ dellāabitare in Italia nel nuovo millennio, FrancoAngeli, Milano, 2018.
18.kooLhaaS Rem, What Ever Happened to Urbanism?, in R. Koolhaas, B. Mau, āS, M, L, XL: O.M.A.ā, 010 Publisher, Rotterdam 1995, pp. 961-971.
Antonio Presti: educare alla bellezza a Librino, Catania
Mariagrazia Leonardi, Antonio Presti1
Librino: da āNew Townā a periferia
Alla fine della seconda guerra mondiale, la necessitaĢ della ricostruzione delle grandi cittaĢ italiane colpite dai bombardamenti e quindi di offrire alloggio popolare alla massa di persone rimaste senza tetto, ha condotto alla elaborazione dellāidea concettuale di cittaĢ satellite, di New Town, grande promessa del funzionalismo contemporaneo e risposta ideale alle esigenze di una societaĢ moderna proiettata verso il futuro. Si progettano cittaĢ utopiche, destinate a trasformarsi in ādormitoriā: questa eĢ la genesi delle grandi periferie come Scampia a Napoli, San Paolo a Bari, lo Zen a Palermo. Nella cittaĢ di Catania la realizzazione della cittaĢ satellite eĢ prevista nel piano regolatore di Luigi Piccinato in sede definitiva nel 1969. Lāarea destinata alla nuova edificazione eĢ enorme: 420 ettari coltivati ad agrumi e vigneti e destinati al pascolo, soprattutto di ovini. I proprietari, da cui il Comune acquista, sono alcune delle più importanti e antiche famiglie catanesi: Moncada, Recupero, Castagnola, Sisinna. Negli anni Sessanta, Catania si caratterizza per la sua vivacitaĢ produttiva e, soprattutto commerciale, tanto da guadagnarsi lāappellativo di Milano del Sud. Ć nellāottica della promozione della cittaĢ come metropoli proiettata al futuro, aperta agli scambi nazionali e internazionali, che il Comune decide di affidare lāincarico di progettazione al noto architetto giapponese Kenzo Tange. Questi invia a Catania un primo progetto nel 1971 indicando i principali criteri ispiratori. La sua idea eĢ costruire una cittaĢ articolata in dieci nuclei abitativi ognuno dei quali pensato per circa 7.000 abitanti e dotato di scuole, uffici amministrativi, centri sanitari e attivitaĢ produttive. Borghi autonomi, dunque, delimitati da un doppio anello di strade, dalle ampie carreggiate, che svolgono un ruolo di collegamento rapido tra tutti i nuclei il cui cuore comune eĢ pensato in un grande centro culturale dotato di servizi di vario tipo, compreso un teatro, una struttura per congressi, un museo e un centro polifunzionale che non eĢ mai stato realizzato. A queste ampie strade Tange accompagna delle spine verdi per le passeggiate a piedi e in bicicletta e prescrive anche
Lāintervento di rigenerazione urbana ed umana della periferia di Librino a Catania, promosso dal mecenate Antonio Presti, segue quello dellāAtelier dāArte sul Mare realizzato a Tusa e di Land Art per la riqualificazione paesaggistica della Fiumara dāArte della Fondazione Antonio Presti Fiumara dāArte2. Il lavoro che la Fondazione Antonio Presti Amiamo Librino realizza da quasi venti anni ha voluto gettare dei semi per le comunitaĢ del quartiere educando alla bellezza e donandola agli abitanti attraverso un progetto di empowerment e di rigenerazione urbana partecipativa che sta portando alla creazione di MAGMA (Museo a cielo aperto dellāimmagine e dellāarte contemporanea di Librino), che inizia con la Porta della Bellezza realizzata insieme agli abitanti, agli artisti e ai bambini delle scuole, per riqualificare il viadotto della Tangenziale di Catania che attraversa Librino, per poi estendersi nelle opere fotografiche del āCantico di Librinoā che riproducono i volti degli abitanti e nellāampliamento delle Porte delle Farfalle e della Conoscenza. LāArte contemporanea, la Land Art site specific sono occasioni per dare luce al quartiere, rinnovare il senso di appartenenza, educare alla bellezza, alla conoscenza e quindi alla legalitaĢ. Tra gli ultimi lavori vi sono le installazioni di Luce e ombra: āAmareā e āLa sognatriceā realizzate dallāartista Fabrizio Corneli. Si tratta di installazioni di Arte-ombra (Shadow art) su due grandi facciate multipiano dellāedilizia locale.
Fiumara dāArte. Alcune tra le opere di Land Art presenti. Sopralluoghi con Paesaggi Aperti.
Antonio Presti e la sua Fondazione, da quasi venti anni coltivano a Librino unāutopia. In questa cittaĢ-satellite di circa 70.000 abitanti, in un territorio lasciato ai margini, privo di infrastrutture e di servizi, Ā«il sognatore che realizza i propri sogniĀ» ā come lo ha definito lo scrittore israeliano Meir Shalev ā coltiva lāutopia della bellezza e dellāarte come forza etica. In questo spazio della contemporaneitaĢ, un non luogo che nega cittadinanza ai suoi abitanti, Presti ha scelto dāinvestire sullāarte ritenendola occasione di riscatto, dāincontro, di scoperta, di gioia, di bellezza. A Librino, il quartiere demograficamente più giovane di Catania, Antonio Presti ha voluto che la speranza si facesse arte. Ha proposto un progetto a tappe che ha preso le mosse dalla poesia per farsi racconto e poi immagine, scultura. Per i circa 8.000 ragazzi che nel quartiere frequentano le scuole dellāobbligo, promuove e organizza incontri e iniziative con poeti e con scrittori di fama internazionale, e, adesso, con scultori, fotografi e videoartisti. Per i più giovani lāincontro con la forza della parola, la fascinazione delle opere scultoree e multimediali eĢ stata una scoperta rivoluzionaria, un chiavistello magico capace di cambiare il loro modo di vedere il mondo, un impatto dirompente in un quartiere dove non cāeĢ un luogo pubblico dāincontro. Un omaggio provocatorio la cui sfida, lāutopia, eĢ volere ribaltare lāapproccio abituale allo sviluppo: non il denaro e lāeconomia come motore di crescita, ma lāetica, la bellezza, lāarte. Lāarte come strumento per esprimere le potenzialitaĢ di ognuno. Lāarte come levatrice di potenzialitaĢ
Antonio Presti: educare alla bellezza a Librino, Catania
Dopo anni di esperienza maturata insieme ai ragazzi del luogo, il mecenate ha acquisito una consapevolezza diversa: Ā«lāopera dāarte eĢ tale nella condivisioneĀ». Non manufatti e sculture da creare, dunque, ma persone da valorizzare. Sono loro ā i ragazzi, le donne e gli uomini di Librino ā le opere dāarte che devono essere conosciute, amate e rispettate, persone di cui non si vuole cogliere e proporre una rappresentazione estetica, esteriore, ma la bellezza interiore, che eĢ cosa completamente diversa.
Per questo i docenti delle scuole, che vivono la realtaĢ di Librino, affermano: Ā«Le sue iniziativeĀ» ā dicono ā Ā«aiutano ognuno di noi, e per primi i ragazzi, a scoprire quali sono i propri talenti e a essere capaci di donarli agli altri. E, nel fare questo, invertiamo i criteri della cultura di oggi e valorizziamo la bellezza interioreĀ»6.
Racconta Presti: Ā«Librino, come tutte le periferie dāItalia, eĢ un luogo dove gli abitanti sono stati educati a chiedere, come se questa fosse lāunica modalitaĢ di esistenza. E, nel chiedere, sono stati sempre illusi, tantāeĢ che, pure abitate dalla terza generazione, le periferie non sono ancora riuscite a diventare parte della cittaĢ contemporanea a pieno titolo. Per questo, quando siamo andati a proporre la nostra idea di museo e di cambiamento per Librino, la più grande difficoltaĢ eĢ stata superare lāindifferenza alla promessa. E, se alla fine, eĢ stato possibile, eĢ solo grazie al fatto che ci siamo presentati forti di una presenza e di unāesperienza che dura da anni a Librino. La mia idea di un museo a cielo aperto a Librino, dunque, non eĢ qualcosa che sorge nel vuoto, ma arriva dopo un lungo cammino al termine del quale la mia Fondazione si eĢ data anche questa mission: realizzare il museo. Ed eĢ una mission costruita sul valore del dono come condivisioneĀ»7.
Paesaggi Aperti, ispirato alla maieutica di Danilo Dolci, ha ritenuto fondamentale per il proprio lavoro di ricerca il partenariato con la Fondazione Antonio Presti e inizia entrare nel vivo del Laboratorio Librino a Catania con passeggiate di rilettura del lavoro di Educazione alla Bellezza e al rispetto dei luoghi che Antonio Presti ha condotto con gli abitanti8. Dalla Porta della Bellezza alla Porta della Conoscenza e alla Porta delle Farfalle, diverse generazioni di abitanti si sono alternate e confrontate nella realizzazione di una grande opera di Land Art che eĢ divenuta occasione di riscatto per un quartiere da sempre periferico e della quale i cittadini del quartiere si sentono orgogliosi. Unāoccasione di rigenerazione condivisa e dal basso.
Nellāambito del progetto MAGMA, Presti introduce unāimportante riflessione sul tema della riqualificazione urbana del quartiere e pone la sua attenzione su una visione del paesaggio come dimensione spirituale, che trova la sua manifestazione nellāaffermazione del valore della Bellezza.
Il lavoro con Paesaggi Aperti si eĢ rafforzato con i laboratori di progetto sulla āLibrino che vorreiā condotti con le scuole del quartiere11 e con le esperienze laboratoriali artistiche per la valorizzazione dei futuri spazi pubblici e del viadotto della tangenziale di Catania curate dalla omonima Fondazione12.
1. Gli autori hanno partecipato pariteticamente allāimpostazione dellāargomento trattato pertanto reputano il lavoro unitario. Tuttavia la responsabilitaĢ redazionale dei testi risulta cosƬ suddivisa: āLibrino da āNew Townā a periferiaā eĢ stato elaborato da Antonio Presti, āEducare alla bellezzaā da Mariagrazia Leonardi.
2. Per approfondimenti cfr. dāurSo Sebastiano, LeanZa Salvatore, nicoLoSi Grazia Maria, AEssenza dāacqua. Forme dāarte e paesaggio lungo la fiumara di Tusa in āRI-VISTAā, 01, 2023; Saggio Antonino, Fiumara dāArte 3.0. Dalle prime grandi sculture monumentali nella valle del Tusa al riconoscimento del Parco Fiumara dāarte in āLāARCHITETTOā, 2015.
3. Cfr. Saggio Antonino, Fare cittadinanza con la bellezza: lāesperienza di Librino in āLāIndustria delle Costruzioniā, n. 459, 2018.
4. Interviste a cura di Gianfranco Molino, Fondazione Antonio Presti.
5. Intervista a cura di Gianfranco Molino, Fondazione Antonio Presti.
6. Interviste a cura di Gianfranco Molino, Fondazione Antonio Presti.
7. Intervista a cura di Gianfranco Molino, Fondazione Antonio Presti.
8. Le passeggiate di rilettura del paesaggio urbano e delle opere di rigenerazione sono state organizzate da IN/Arch e IN/Arch Sicilia con la collaborazione di Fondazione Antonio Presti e dellāOrdine e della Fondazione Architetti P.P.C. Catania.
9. Intervista a cura di Gianfranco Molino, Fondazione Antonio Presti.
10. Lāopera eĢ stata inaugurata il 14 aprile 2023 alla presenza di migliaia di persone.
11. Il lavoro eĢ stato condotto da Antonio Presti con Mariagrazia Leonardi, coordinatore scientifico di Paesaggi Aperti, insieme a Paolo Romania e Giuseppe Lo Presti, Fondazione Antonio Presti, e allāarchitetto Martina Pappalardo.
12. I laboratori sullāargilla e di fotografia sono stati condotti da Antonio Presti e Paolo Romania e Giuseppe Lo Presti, Fondazione Antonio Presti. Nei laboratori di fotografia hanno lavorato le artiste Lynn Johnson e Monika Bulaj.
Plurima, stratificata, luminosa e oscura, provincia e capitale, costituita da molteplici centralitaĢ e periferie ove coesistono ā sfiorandosi appena ā altrettante differenti comunitaĢ, Palermo eĢ una cittaĢ che accoglie e respinge e che, con le sue contraddizioni, si presta a diversi racconti e, impossibile da afferrare fino in fondo, appare talvolta difficile ā ma non impossibile! ā da trasformare.
Lāesclusione di una vasta porzione della popolazione giovanile, segnale di una persistente difficoltaĢ nel disegnare un futuro più equo e sostenibile, eĢ aggravato dallāabbandono scolastico che, rimanendo tra i più alti del Paese, si concentra prevalentemente in quartieri come lo Zen, Brancaccio-Ciaculli, Palazzo Reale-Monte di PietaĢ e Pallavicino ed in altre aree di esclusione socio-culturale ed economica poste nel cuore del centro urbano, come nel caso di Borgo Vecchio. Qui ā a poche centinaia di metri dalla centralissima piazza del Politeama e dal Porto in fase di riqualificazione e sempre più affollato di crocieristi ā in un microcosmo urbano fatto di baracche, macerie e animali che pascolano sullāasfalto per le molte famiglie che vivono dāespedienti le maggiori speranze di riscatto sono affidate alle attivitaĢ promosse dalla scuola, al campetto di calcio auto-costruito e agli interessanti interventi di street
art attuati con il coinvolgimento degli abitanti più giovani. Iniziative queste che, pur avendo il pregio di modificare la percezione del quartiere, non possono ā da sole ā compiere il percorso necessario al cambiamento.
Palermo viaggia a diverse, plurime velocitaĢ e il declino interessa anche la cittaĢ verticale della zona nord che fu costruita negli anni della speculazione selvaggia distruggendo le ville storiche e lo straordinario paesaggio della piana lussureggiante che circondava la cittaĢ. CosƬ, mentre una parte della popolazione più promettente va via e quella più debole arranca, si registrano episodi che possono indicare nuove strade di sviluppo. Tra questi la diffusione del South working4 e lāaumento delle startup innovative che, tra il 2023 e il 2024, sono cresciute del 3,7% proprio grazie alle opportunitaĢ offerte dalla diffusione del nomadismo digitale, infatti secondo il report 2024 āExecutive Nomad Indexā di Savills, che classifica le migliori destinazioni per il lavoro da remoto, Palermo occupa il 22° posto nella classifica mondiale ed eĢ la cittaĢ italiana più apprezzata per lo smart working anche per il suo ricco patrimonio culturale e per un mercato degli affitti ancora accessibile, con canoni di locazione fino al 70% più bassi rispetto a cittaĢ come Firenze5. La bellezza del paesaggio ed il patrimonio storico-artistico, lascito dei popoli che si sono avvicendati e ibridati nel corso della sua storia millenaria, hanno reso Palermo una tra le cittaĢ più riconoscibili del Mediterraneo. Anche per questo lāeconomia del turismo, con le sue contraddizioni, mostra lāesistenza di un vivace tessuto imprenditoriale che, superato il fermo della
pandemia, ha continuato a crescere sfruttando le dinamiche di trasformazione socio-economica in atto nel suo centro storico e, più in generale, il rilancio della cittaĢ come capitale storico-culturale e crocevia di culture e tradizioni6. Questi fattori hanno incentivato lāafflusso turistico e le conseguenti dinamiche di trasformazione urbana, ma hanno anche innescato processi di ristrutturazione economica con impatti significativi sullo spazio urbano.
Tra il 2022 e il 2023 a Palermo si eĢ registrato un incremento di circa 200mila turisti tra italiani e stranieri ma, insieme allāaspettativa ā spesso disattesa ā di stabili occasioni lavorative7, lāincremento dellāattrattivitaĢ turistica ha determinato fenomeni di gentrificazione e turistificazione incontrollata cui conseguono lo sfruttamento delle risorse locali, lāespulsione della residenza stabile e la definitiva trasformazione dellāidentitaĢ sociale e culturale dei pezzi più pregiati del centro storico e delle zone limitrofe8. Aree che, nellāassenza di politiche di mitigazione e compensazione per gli abitanti, stanno definitivamente perdendo la loro identitaĢ e qualitaĢ per trasformarsi in spazi principalmente votati al commercio ed al rapido consumo turistico. Di conseguenza, si pone la necessitaĢ di elaborare un modello di sviluppo urbano che sia più equilibrato ed inclusivo, capace di armonizzare le esigenze del settore turistico con la salvaguardia dellāidentitaĢ locale e il benessere della popolazione residente.
Palermo non eĢ ancora riuscita ad invertire la rotta del declino e permane in una fase di stallo nella complessa operazione di integrazione delle
molteplici componenti sociali, culturali e identitarie che ne definiscono la struttura urbana. La cittaĢ si trova di fronte alla sfida di ricomporre tali eterogeneitaĢ in un quadro di sviluppo sostenibile, inclusivo e coerente. Emerge tuttavia con sempre maggiore consenso la consapevolezza della necessitaĢ di un cambiamento strategico, fondato su un approccio integrato alla rigenerazione urbana. In particolare, la riqualificazione del rapporto con il mare, la valorizzazione del patrimonio storico-artistico e del paesaggio, unitamente alla riattivazione di aree temporaneamente dismesse e/o abbandonate ā le quali, essendo giaĢ inserite nei nodi centrali del tessuto urbano, possono essere trasformate in poli di nuova urbanitaĢ capaci di coniugare memoria e innovazione proponendo un mix di funzioni ā sono ormai diffusamente considerati dei fattori chiave per il rilancio della cittaĢ. Tali interventi, se attuati con visione sistemica e adeguata pianificazione, rappresentano strumenti imprescindibili per restituire a Palermo sostenibilitaĢ e attrattivitaĢ, rendendola finalmente un centro prospero, dinamico e accogliente per i suoi abitanti attuali e per le future generazioni.
A Palermo i temi della partecipazione e della rigenerazione urbana devono tener conto della sua centralitaĢ nel Mediterraneo, della sua vocazione europea e della non facile ma irrinunciabile sintesi tra le sue molteplici comunitaĢ, identitaĢ e stratificazioni. Pratiche di ascolto e comunicazione come
quelle ricercate col progetto Paesaggi Aperti possono servire anche a questo aiutando a chiarire quale sia il futuro da disegnare per questa plurima e contraddittoria cittaĢ.
Paesaggi Aperti per Palermo
Teatro di molte aspettative e di altrettante disattese promesse, Palermo eĢ una cittaĢ dalle molte e straordinarie potenzialitaĢ che, pur tentando ripetuti slanci verso il futuro, eĢ rimasta a lungo ripiegata sul suo passato. Oggi cominciano a registrarsi dei segnali di cambiamento e, per questo, eĢ importante ampliare le occasioni di confronto sui temi della rigenerazione urbana alla ricerca di un approccio transdisciplinare che tenga conto del fatto che la partecipazione eĢ un processo lungo e faticoso allāinterno del quale le molte forze che formano una cittaĢ devono innanzitutto reciprocamente riconoscersi e imparare a comunicare.
Ciascun abitante dovrebbe non solo acquisire consapevolezza del proprio ādiritto alla cittaĢā9 ma anche imparare ad esercitarlo impegnandosi a capire quale sia il futuro che questa cittaĢ vuole darsi e, anche per questo, appare utile āeducare alla bellezzaā10 e alla qualitaĢ nellāarchitettura e nel paesaggio. Pur nella sintesi degli incontri che eĢ stato possibile realizzare in un progetto articolato in tutte le province siciliane come lo eĢ stato Paesaggi
Aperti, a Palermo si eĢ cercato di creare dei momenti di confronto transdisciplinare volti a sondare solo alcune delle molte forze che sono in campo per giocare un lungo e articolato processo di trasformazione.
Attraverso le passeggiate conoscitive e il successivo incontro con alcuni giovani artisti e operatori culturali basati nelle aree remote del Mediterraneo11 si eĢ provato a sondare alcune potenzialitaĢ della cittaĢ cercando di comprendere il āruoloā della mobilitaĢ intesa non solo come imprescindibile componente infrastrutturale della cittaĢ ma, anche, come condizione irrinunciabile per favorire la comunicazione, la creativitaĢ e dunque lāemancipazione di ciascun individuo allāinterno di una comunitaĢ più inclusiva. Parallelamente, nellāaprire alla cittaĢ la sede dellāOrdine degli Architetti PPC, con lāincontro
Lucia Pierro e Marco Scarpinato
Passeggiata conoscitiva sul fronte a mare.
Passeggiata conoscitiva attraverso i Quattro Canti.
Passeggiata conoscitiva nei mercati storici.
āPaesaggi Aperti alla comunitaĢā12, si eĢ cercato di discutere di territori e comunitaĢ coinvolgendo cittadini e professionisti che, a partire dalle esperienze concrete proposte, si sono confrontati sui temi della rigenerazione urbana e del paesaggio aprendo anche un focus sullāimportanza della diffusione dei temi legalitaĢ per innescare nuove modalitaĢ di sviluppo e valorizzazione dei luoghi e delle comunitaĢ che li abitano.
Tra le sollecitazioni intervenute, il collettivo de La Rivoluzione delle Seppie, con i progetti āBelmondoā e āCosMoā, ha offerto una riflessione sulle opportunitaĢ di rigenerazione dei luoghi e di promozione sociale offerte dalla pratica del South working ed ha aperto il ragionamento sullāuso del digitale per riattivare dei poli culturali e collegare le piccole realtaĢ imprenditoriali
ancora āresistentiā nei centri storici. Amico Dolci ha illustrato le esperienze di partecipazione realizzate con il Centro per lo sviluppo creativo e il metodo maieutico messo a punto dal padre Danilo Dolci il cui impegno come āarchitetto di uominiā testimonia una visione ecologica basata sulla coesistenza di uomo e natura. Alice Grassi ha raccontato la travagliata ā e tuttora irrisolta āvicenda del recupero del āmammelloneā di Acqua dei Corsari che da 20 anni eĢ al centro dellāattivitaĢ dellāAssociazione Parco Libero Grassi che ha come scopo la rigenerazione sociale e paesaggistica dellāarea estrema della costa Sud di Palermo13.
Fabrizio Furiassi ha illustrato il progetto āUni(wi)fiedā con cui sta guidando la riqualificazione partecipata delle terrazze e degli spazi collettivi di un complesso di alloggi pubblici a basso reddito di Harlem (New York City). Daniele Ronsivalle ha discusso di progettazione strategica per la mobilitaĢ e la qualitaĢ degli spazi urbani secondo un approccio inclusivo e sostenibile. Isabella Daidone ha illustrato le esperienze di partecipazione e rigenerazione condotte in Sicilia da Giancarlo De Carlo.
Il collettivo MuST 23/Addio Pizzo Travel ha condiviso la recente creazione del museo immersivo MuST 23 realizzato nellāarea dellāex stazione di Capaci, a bordo del tratto di autostrada che nel 1992 fu squassato dallāattentato che uccise Falcone, sua moglie e gli uomini della scorta ed ha cosƬ mostrato un intervento di rigenerazione radicato al territorio e alla sua comunitaĢ che, oltre a svelare la bellezza dei luoghi, realizza un concreto esempio di impresa sociale capace di coniugare cultura, creativitaĢ e nuove tecnologie tenendo viva la memoria con strumenti interattivi capaci di parlare ai più giovani. Florinda Sajeva ha dato delle anticipazioni sullāapprodo di Farm Cultural Park a Palermo dove, a seguito dellāaffidamento quinquennale dellāex Convento dei Crociferi in via Maqueda, saraĢ aperto il Museo delle CittaĢ del Mondo con laboratori, spazi di studio e biblioteche. Il collettivo Sguardi Urbani ha raccontato il processo di animazione territoriale e ripensamento dello spazio urbano condotto nel quartiere San Giovanni Apostolo ā noto anche come CEP, acronimo di Centro Espansione Periferica ā con il progetto āRiconnessioni: percorsi di riattivazione della memoria urbana per riportare la periferia al centroā dove, eventi pubblici, workshop di autocostruzione, esperienze artistiche ā come la realizzazione condivisa di un album fotografico di quartiere ā hanno condotto alla trasformazione di un campo da bocce abbandonato in spazio pubblico. Marco Scarpinato ha tratteggiato un ritratto di Palermo in cui i temi della rigenerazione urbana devono tener conto della centralitaĢ nel Mediterraneo, della vocazione europea e della non facile sintesi tra le molte identitaĢ e stratificazioni.
In questa che, nonostante le molteplici contraddizioni, continua ad essere la quinta cittaĢ dāItalia, lāassociazionismo, il mondo del terzo settore e dellāimprenditoria sociale eĢ attivo ed ha la capacitaĢ di promuovere con frequenza nuovi progetti e iniziative contenenti dei promettenti āsemi di futuroāche talvolta si scontrano con la difficoltaĢ di riconoscersi reciprocamente,
La presentazione del museo immersivo MuST 23.
fare rete e condividere spazi vitali. Tra le altre iniziative di riqualificazione urbana sviluppate con modalitaĢ partecipate che sono state attuate o sono in corso a Palermo vanno ricordate le attivitaĢ condotte allo Sperone, e nel Quartiere San Filippo Neri, ā meglio noto come ZEN, i risultati ottenuti a Brancaccio dove, oltre al parco e del Castello normanno di Maredolce riaperto al pubblico grazie ad un percorso partecipato, pare ormai prossima la realizzazione dellāasilo voluto da don Pino Puglisi che proprio qui ha operato e perso la vita per mano mafiosa e ciò che si sta facendo a nel quartiere Danisinni, a pochi metri da Palazzo dei Normanni ā sede del Parlamento regionale ā dove eĢ in corso un lungo percorso di rigenerazione urbana che, partendo dalla parrocchia di Santa Agnese e coinvolgendo gli abitanti, ha condotto alla
Amico Dolci e il racconto del Centro Educativo di Mirto.
Alice Grassi e il racconto del percorso di Parco Libero.
realizzazione di una fattoria comunitaria, di un circo di quartiere, di laboratori di teatro, lirica ed artistici e, nel settembre del 2024, alla riapertura dellāasilo nido comunale chiuso da circa ventāanni14.
Mentre eĢ stato recentemente approvato lāatto di indirizzo che delinea le direttive per il nuovo Piano Urbanistico Generale ed eĢ ormai avviata la riqualificazione del fronte a mare portuale ed urbano, pare ormai matura anche la nascita dellāUrban Center Palermo promosso dallāAgenzia del Demanio per vagliare le proposte di trasformazione urbana con un focus sulla riqualificazione del patrimonio immobiliare pubblico. Il tema della rigenerazione urbana sembra dunque aver ormai sostituito il tema della rinascita dal centro storico che, per oltre venti anni, ha polarizzato le politiche urbane. Questo sguardo più ampio sulla cittaĢ dovrebbe favorire una più ampia apertura verso le molte comunitaĢ da attivare e coinvolgere, il percorso indicato da Paesaggi Aperti offre dunque ancora molte possibilitaĢ e strade da esplorare per imparare a riconoscere e riattivare i luoghi che abitiamo.
Note
1. Il presente saggio eĢ frutto di riflessioni congiunte, il paragrafo Quale futuro per Palermo? eĢ a firma di entrambi gli autori che ne condividono la responsabilitaĢ, il paragrafo Paesaggi Aperti per Palermo eĢ stato scritto da Lucia Pierro.
2. Secondo i dati Eurostat del 2023 in Sicilia il tasso di occupazione della popolazione tra i 20 e i 64 anni eĢ tra i più bassi dāEuropa e si attesta al 48,7% mentre la media europea eĢ del 75,3%.
3. La dinamica demografica della CittaĢ Metropolitana di Palermo evidenzia un andamento differenziato tra il capoluogo e le aree interne. Dopo una fase di crescita protrattasi fino al 2011, la popolazione residente ha intrapreso un declino continuo e irreversibile. Secondo le più recenti proiezioni demografiche fornite dallāISTAT, nei prossimi ventāanni il trend negativo persisteraĢ, portando la popolazione complessiva a 1.033.422 abitanti entro il 2041, un valore analogo a quello registrato nel 1951, con una contrazione del 14,5% rispetto al 2021. In particolare, la popolazione del Comune di Palermo dovrebbe subire un decremento del 17,4% rispetto ai 630.427 abitanti registrati nel 2023 e, al contempo, anche i restanti comuni della CittaĢ Metropolitana dovrebbero registrare una flessione demografica,
con una diminuzione dellā11,4% rispetto agli attuali 573.552 abitanti. Cfr.: dāanneo Girolamo, Il declino demografico della CittĆ Metropolitana di Palermo, in: āNeodemoās, 26 aprile 2024 e āRepertorio statisticoā (periodo di riferimento 2023) pubblicato su https:// www.comune.palermo.it/palermo-statistica. php?sez=187&sel=7&per=2023.
4. Lo smart working durante la pandemia ha indicato che si può studiare e lavorare da remoto senza abbandonare le cittaĢ dāorigine, colmando cosƬ il divario economico, sociale e territoriale tra Nord e Sud. Cfr: miraBiLe Mario e miLiteLLo Elena (a cura di), South Working. Per un futuro sostenibile del lavoro agile in Italia, Donzelli Editore, Roma, 2022.
5. Nel 2024 al I° e II° posto si collocano Dubai ed Abu Dhabi, entrambe negli Emirati Arabi Uniti, seguono Malaga (3°), Miami (4°), Lisbona (5°), Barcellona (6°) e Palma (7°), mentre la prima Italiana eĢ Palermo (22°). Cfr: https://www.savills.it/notizie-and-ricerche/ notizie-savills/365945/savills--anche-l-italia-nella-classifica-dei-paesi-piu-ambiti-per-i-nomadi-digitali.
6. Iniziato con il riconoscimento, nel 2015, del sito UNESCO āPalermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monrealeā, questo rilancio eĢ stato ulteriormente incentivato sia dallāinstabilitaĢ geopolitica di alcune
destinazioni tradizionalmente classificate come āesoticheā ā che ha comportato una riallocazione della domanda turistica verso mete ritenute più sicure allāinterno dellāarea mediterranea, tra cui la Sicilia e Palermo ā sia dallāorganizzazione di eventi di rilievo internazionale.
7. Nonostante lāaumento delle presenze turistiche registrato nel 2024, gli occupati del settore sono scesi di quasi il 15%, infatti Ā«[...] la crescita del numero degli occupati ha riguardato tutti i settori con lāeccezione dellāagricoltura e del comparto del commercio, alberghi e ristorantiĀ», cfr: Report Banca dāItalia, Economie regionali. Lāeconomia della Sicilia, n. 41, novembre 2024, Roma, p. 5. 8. Il dilagante fenomeno mondiale del turismo incontrollato che, sfruttando le risorse locali, Ā«uccide ciò che lo fa vivere e distrugge il mondo che dice di amareĀ» eĢ ben descritto nel volume di chriStin Rodolphe, Turismo di massa e usura del mondo, EleĢuthera, Milano, 2019.
9. Il concetto di ādiritto alla cittaĢā formulato da Lefebvre (cfr: LeFeBvre H., Il diritto alla cittĆ , Padova, Marsilio, 1970 - ed. or. Le Droit Ć la ville, Parigi, Anthropos, 1968) eĢ cosƬ descritto da Harvey: Ā«Il diritto alla libertaĢ di costruire e ricostruire le nostre cittaĢ e noi stessi [...] uno dei più preziosi diritti umani e nondimeno anche uno dei più negletti [...]. Il diritto alla cittaĢ eĢ molto più che un diritto di accesso individuale o di gruppo alle risorse urbane: eĢ il diritto a cambiare e reinventare la cittaĢ in base alle nostre esigenze. Inoltre, eĢ un diritto collettivo più che individuale, dal momento che ricostruire la cittaĢ dipende inevitabilmente dallāesercizio di un potere comune sui processi di urbanizzazioneĀ», in: harvey David, CittĆ ribelli. I movimenti urbani dalla Comune di Parigi a Occupy Wall Street, Milano, Il Saggiatore, 2013, p. 22 (ed. or. Rebel Cities, Verso, Londra, 2012).
11. Queste attivitaĢ sono state realizzate nellāambito di Ready Steady Go!, un progetto
cofinanziato da Erasmus+ promosso da Roberto Cimetta Fund e AmunƬ. Paris e altri partner per favorire la mobilitaĢ di giovani artisti e operatori culturali basati nelle aree remote del Mediterraneo facilitandone lāinternazionalizzazione come componente chiave dello sviluppo professionale.
12. Lāincontro pubblico si eĢ tenuto a Palermo il giorno 5 giugno 2024 con la partecipazione di: Andrea Margaritelli (Presidente IN/Arch); Iano Monaco (Presidente dellāOAPPCPA e della FOAP); Beatrice Fumarola (Coordinatore nazionale IN/Arch); Mariagrazia Leonardi (Presidente IN/Arch Sicilia); Lucia Pierro (Consigliere IN/Arch Sicilia); Isabella Daidone (Consigliere dellāOAPPCPA); Carmelo Galati Tardanico (Consigliere dellāOAPPCPA); Amico Dolci (Centro per lo sviluppo creativo Danilo Dolci); Florinda Sajeva (Farm Cultural Park); Daniele Ronsivalle (DARCH - UniversitaĢ di Palermo); Rita E. Adamo (La Rivoluzione delle Seppie); Fabrizio Furiassi (Lecturer University of Basel); Alice Grassi (Associazione Parco Libero); Dario Riccobono (MuST 23/Addio Pizzo Travel); Luisa Tuttolomondo (Sguardi Urbani) e Marco Scarpinato (Il Giornale dellāArchitettura).
13. Acqua dei Corsari, con la sua magnifica visuale che spazia da Monte Pellegrino a Capo Zafferano, eĢ un tratto di 11 ettari della costa sud che esemplifica una delle contraddizioni di Palermo. Il promontorio artificiale del suo āmammelloneā eĢ frutto degli anni del āsacco edilizioā, allorquando la cittaĢ, recidendo definitivamente il suo rapporto col mare, trasformò questo luogo precedentemente frequentato per la balneazione e la pesca in una discarica a cielo aperto in cui sversare tonnellate di sfabbricidi e terre di sbancamento prodotti per realizzare lāinforme espansione nella parte nord della cittaĢ. Cfr.: pierro Lucia e Scarpinato Marco, Palermo, il parco di Libero Grassi resterĆ un miraggio?, in: āIl Giornale dellāArchitetturaā, 24 novembre 2021.
14. Lāasilo di Danisinni era uno dei luoghi simbolo āvietati ai minoriā che nel 2018, nellāambito della campagna āIlluminiamo il Futuroā, lāOrganizzazione Save the Childres aveva voluto evidenziare come segno del mancato investimento sui più piccoli.
Lāesperienza di Modicaltra.
Paesaggi Aperti: riflessioni e confronto nelle cittaĢ di Ragusa, Enna e Siracusa
Maurizio Caudullo, Ignazio Lutri
Nel condividere gli esiti del progetto di ricerca, i seminari di monitoraggio hanno costituito una importante rete di scambio e confronto sulle esperienze di partecipazione sociale e di rigenerazione recentemente attivate nellāisola.
Nel seminario āPaesaggi Aperti al Castello di Donnafugataā1, primo incontro di monitoraggio tenuto a Ragusa, i progettisti del workshop āPaesaggi Aperti per Abitare Favaraā hanno condiviso con i partecipanti le strategie e riflessioni che hanno guidato lāelaborazione della proposta di rigenerazione urbana del sistema urbano di Via Reale nel centro storico di Favara. Questo caso di studio propone infatti una visione sostenibile volta a integrare e contemperare le dimensioni naturali, economiche e sociali; inoltre, affronta la sfida della rigenerazione urbana valorizzando lāaccessibilitaĢ e lāinclusione come risorse fondamentali per creare nuovi spazi e arricchire le comunitaĢ esistenti. Questo ālaboratorio di cittaĢā ha pensato anche a iniziative di coabitazione, scambi culturali e collaborazioni economiche, contribuendo a trasformare Via Reale in un modello di convivenza solidale tra le diverse comunitaĢ della cittaĢ mediterranea. In questo senso, oltre a proporre un processo per Favara, si configura come un modello replicabile e scalabile, capace di ispirare politiche urbane innovative per affrontare le sfide contemporanee del degrado urbano, dei cambiamenti climatici, del declino demografico e dellāintegrazione sociale dei migranti.
Per arricchire la riflessione e sondare le possibilitaĢ di sviluppo di future collaborazioni e nuovi progetti con focus particolari sulla Sicilia, lāincontro ha dato ampio spazio al confronto con le associazioni presenti nel territorio provinciale ragusano e in particolare con alcuni dei principali promotori di interventi di rigenerazione e partecipazione: BITUME, Modicaltra e Tessere Cultura ā Bassi Comunicanti. BITUME eĢ il progetto di arte pubblica che in cinque anni ha attraversato la cittaĢ di Ragusa innescando una riflessione sullo spazio urbano e il bene comune; Modicaltra eĢ il processo inclusivo
Lāesperienza di BITUME.
Presentazione del workshop Paesaggi Aperti per Antico Corso.
Lāesperienza di Tessere Cultura - Bassi Comunicanti.
Presentazione del progetto Riqualificazione del margine urbano di Rosolini.
di cittadinanza attiva promosso da un gruppo di cittadini e cittadine che, ispirandosi ai valori costituzionali, stanno attivando una serie di interventi di rigenerazione urbana e innovazione sociale che riguardano le campagne, il centro storico e le periferie di Modica; Tessere Cultura ā Bassi Comunicanti eĢ il progetto volto a valorizzare i beni pubblici di Ragusa e le attivitaĢ delle associazioni giovanili locali per offrire ai giovani nuove opportunitaĢ di aggregazione, espressione culturale e produzione creativa allāinterno di spazi pubblici di alto valore culturale.
Nel secondo seminario di monitoraggio āPaesaggi Aperti a Ennaā2 oltre a condividere con i partecipanti le riflessioni elaborate con il caso studio di rigenerazione urbana āPaesaggi Aperti per abitare Favaraā, sono stati illustrati i risultati del percorso condotto con lāanalisi del secondo caso studio: āPaesaggi Aperti per Antico Corso a Cataniaā che propone una visione, che supera i tradizionali confini tra intervento urbanistico e conservazione del patrimonio, puntando a una profonda ridefinizione del ruolo della comunitaĢ e del valore culturale dei luoghi. In questo contesto, il progetto Paesaggi Aperti si eĢ rivelato un autentico motore di idee e relazioni, grazie al confronto serrato fra istituzioni, enti di ricerca, associazioni, cittadini e professionisti dellāarchitettura e dellāarcheologia. Lāobiettivo eĢ apparso fin da subito ambizioso: riportare al centro il dialogo tra passato e presente, tra storia millenaria e sfide del quotidiano, lasciando emergere quella molteplicitaĢ di āpaesaggiā ā archeologici, architettonici, naturalistici, sociali ā, che compongono lāAntico Corso.
Lāintento principale eĢ stato quello di creare un luogo di scambio, in cui le conoscenze specialistiche si intrecciassero con il sapere di chi abita il quartiere ogni giorno. Ne sono scaturite mappe partecipate, rilievi condivisi, racconti orali e studi storici, tutti finalizzati a evidenziare criticitaĢ urbanistiche, aree in abbandono e potenziali ānodiā di connessione fra i diversi punti di interesse. Queste analisi hanno portato a una serie di visioni integrate di riqualificazione, mirate a migliorare la qualitaĢ della vita locale e a valorizzare il patrimonio archeologico.
DallāattivitaĢ corale di Paesaggi Aperti sono emerse idee che, per quanto differenziate, appaiono accomunate da un medesimo orizzonte. Collegare i siti archeologici ā come lāOdeon e le Terme della Rotonda ā, attraverso percorsi pedonali facilitati e passaggi gradonati, recuperare giardini interni e creare corridoi ecologici, ripristinare antichi tracciati storici legati alle colate laviche: queste proposte guardano non solo alla bellezza architettonica, ma anche alle necessitaĢ di una popolazione variegata, con lāattenzione rivolta a bambini, anziani, persone con difficoltaĢ motorie.
Il quartiere Antico Corso non eĢ riducibile a un insieme di edifici da recuperare, ma si configura come un sistema in cui architettura, relazioni umane e biodiversitaĢ convivono, generando valori condivisi. Le proposte di riconversione di ex spazi ospedalieri in parchi urbani, la creazione di percorsi verdi, diventano cosƬ strumenti per incrementare la salute, lāeducazione ambientale e lāinclusione sociale.
Nel terzo seminario di monitoraggio āPaesaggi Aperti a Siracusaā3, dopo lāesposizione del caso studio di Favara cono stati illustrati gli esiti del laboratorio sociale condotto sulle aree di San Berillo a Catania in collaborazione con gli Stakeholders. Oggetto del progetto sintesi tra i margini urbani del PUI, sistema residuale del moderno sventramento di Corso dei Martiri, esempio di convivenza multiculturale, possibile collocazione dellāUrban Center, il quartiere di San Berillo ha rappresentato un interessante campo di indagine dei principi di empowerment sociale4. Queste condivisioni sono servite ad alimentare il confronto con alcune esperienze nel territorio provinciale siracusano e, in particolare: lāesperienza di mobilitazione civica e paesaggi urbani attuata nel quartiere San Paolo a Lentini5 e il concorso di progettazione per la riqualificazione del margine urbano di Rosolini6.
Nel corso dei lavori esposti nelle tre giornate, eĢ anche emersa la consapevolezza che la Legge Regionale 13/2015, pensata per sostenere e regolamentare il recupero dei centri storici, non ha prodotto i risultati sperati. Cause di questo insuccesso sono la scarsitaĢ di finanziamenti, la complessitaĢ burocratica e la mancanza di un coordinamento efficace tra i vari livelli istituzionali. In tale quadro, Paesaggi Aperti ha mostrato come, in assenza di un sostegno pubblico davvero incisivo, sia cruciale lāimpegno dei soggetti locali per promuovere iniziative dal basso. I workshop hanno cosƬ compensato alcune lacune, dimostrando la forza che può derivare da un tessuto sociale coeso e dal supporto di esperti animati da spirito di collaborazione.
Lāesperienza di Paesaggi Aperti ha tentato di ricomporre fratture, dando nuovo significato a luoghi dimenticati. Un altro aspetto rilevante riguarda la collaborazione tra le diverse componenti in gioco. Amministrazione comunale, ordini professionali, universitaĢ, e associazioni culturali hanno avviato un inedito percorso di scambio dei saperi: mentre le istituzioni offrivano supporto normativo e strutturale, gli esperti fornivano analisi e strumenti progettuali, e la popolazione locale restituiva un punto di vista basato sullāesperienza diretta del territorio. I workshop hanno dunque agito come una ācernieraā, traducendo le esigenze e le proposte emerse in principi progettuali, prototipi e linee guida dāazione.
Il messaggio finale eĢ che, nonostante i limiti emersi nellāapplicazione di strumenti legislativi come la Legge 13/2015, lāesperienza di Paesaggi Aperti conferma la possibilitaĢ di avviare un processo di rigenerazione reale,
alimentato dalla partecipazione e dalla determinazione dei soggetti locali. Gli insuccessi normativi diventano allora occasione per rilanciare proposte incentrate su una comunitaĢ che riscopra il piacere e il dovere di prendersi cura del proprio patrimonio, coniugando le istanze di tutela con quelle di innovazione. In questo modo, i quartieri indagati possono trasformarsi in esempi di ācittaĢ partecipataā, in cui ciascuno, secondo le proprie competenze e aspirazioni, contribuisce a un percorso collettivo di crescita. La lezione di Danilo Dolci, fondata sullāidea che ogni trasformazione debba essere condivisa e discussa con i diretti interessati, offre dunque lo slancio ideale per una riprogettazione dal basso, capace di innestare sui ruderi del passato le speranze e le energie del presente.
Note
1. Lāevento, tenuto il 12 ottobre 2024, eĢ stato organizzato con la collaborazione del Comune di Ragusa, del Castello di Donnafugata, del Museo della Moda e del Costume, dellāOrdine e della Fondazione degli Architetti PPC della Provincia di Ragusa; allāincontro sono intervenuti rappresentanti del Comune di Ragusa, Salvatore Scollo (Presidente Ordine Architetti PPC Ragusa), Francesco Nicita (Presidente Fondazione Ordine Architetti PPC Ragusa), lāarchitetto Giuseppe Gurrieri ed i promotori dei progetti BITUME, Modicaltra e Tessere Cultura - Bassi Comunicanti.
2. Lāevento di Enna, tenuto il 17 ottobre 2024, eĢ stato realizzato con la collaborazione dellāOrdine degli Architetti PPC della Provincia di Enna presieduto da Sebastiano Fazzi che ha aperto i lavori e guidato il dibattito conclusivo. Allāincontro sono anche intervenuti rappresentanti del Comune di Enna.
3. Lāevento, tenuto il 18 ottobre 2024 eĢ stato organizzato con la collaborazione dellāOrdine degli Architetti PPC della Provincia di Siracusa ed i lavori sono stati aperti da Sonia Di Giacomo (Presidente Ordine Architetti PPC Siracusa) e Lilia Cannarella (Consigliere CNAPPC).
4. Ne hanno parlato Luca Aiello (Trame di Quartiere) e Carlo Colloca (Professore Associato di Sociologia dellāAmbiente e del Territorio, UniCT).
5. Sono intervenuti: Laura Saija (Professore Associato di Tecnica e Pianficazione Urbanistica, UniCT) e Metis Bombaci (Comitato degli abitanti di Spitali Vecchio-San Paolo).
6. Sono intervenuti Francesco Giunta (coordinatore del concorso) e gli architetti
Mario Cottone e Gregorio Indelicato (Cottone+Indelicato), vincitori del concorso con Caravatti_Caravatti.
Paesaggi Aperti: visita del parco storico del Castello di Donnafugata in collaborazione con il Comune di Ragusa. Vista sul parterre.
Conclusioni e prospettive
Mariagrazia Leonardi, Lucia Pierro1
Riflessioni conclusive: urban centers e āPaesaggi Aperti 2.0ā?
Volendo verificare se il metodo maieutico dolciano possa essere effettivamente applicato ai giorni nostri, in un momento di crisi socio economica e culturale anche incrementata dalla condizione pandemica vissuta nel 2020, ancora in parte irrisolta, il progetto di ricerca Paesaggi Aperti ha messo insieme persone profondamente diverse, umanamente e professionalmente, unite da una importante costante: lāessere innamorati e orgogliosi della propria terra di nascita o di adozione per cercare di portare ulteriori e necessarie esperienze di educazione alla consapevolezza, alla cittadinanza, alla partecipazione.
Il modello di formazione e inclusione, proposto nei progetti pilota, eĢ stato in parte sperimentato nei laboratori condotti sui margini urbani delle cittaĢ indagate grazie allāausilio delle associazioni che da tempo si occupano di leggerne le condizioni sociali e le problematiche fisiche e culturali.
Alcuni āappuntiā, scaturiti dai workprojects e dai laboratori sociali e progettuali, dovrebbero essere ulteriormente condivisi con soggetti pubblici e privati e potenziali stakeholder.
Grazie ai contributi corali e alla multidisciplinaritaĢ di approccio adottata, pur partendo dalle specificitaĢ dei territori indagati, si eĢ creata una metodologia operativa variamente adattabile a ciascun contesto.
I ālaboratori di cittaĢā realizzati hanno aggiunto un tassello ai processi di attivazione di un āosservatorio partecipatoā di ausilio, confronto e monitoraggio nellāambito del rinnovo degli strumenti pianificatori in Sicilia ai sensi della riforma urbanistica regionale del 2020 che prevede lo strumento partecipativo come elemento fondamentale per lo sviluppo dei nuovi Piani Urbanistici Generali.
Consapevoli che occorre puntare su esperienze di progettazione da realizzare attraverso una sinergia fra servizi pubblici e privati con riferimento alle molteplici tematiche riguardanti il āvivereā la cittaĢ e il senso di comunitaĢ
e di appartenenza, lāistituzione di Urban e Civic Centers eĢ pensata come lāoccasione per creare luoghi di incontro e confronto sui temi della progettazione del paesaggio urbano, dellāempowerment socio-culturale, della rigenerazione e della gestione condivisa dei beni comuni. āPaesaggiā e āprogetti apertiā, di partecipazione e, quindi, luoghi di confronto e discussione tra cittadini, tecnici e amministratori locali.
Il progetto ha cercato di narrare e dare nuovi significati a luoghi dimenticati, partendo da una profonda analisi delle condizioni stratigrafiche, storiografiche, morfologiche e sociali proprio grazie alla sua veste multidisciplinare. Enti pubblici di governo del paesaggio e del territorio, enti pubblici e privati di ricerca e formazione, associazioni culturali e di quartiere, hanno collaborato per offrire analisi, sintesi e strumenti progettuali utili a valorizzare le proposte della popolazione che quei luoghi dimenticati li vive quotidianamente.
āFare reteā, āpartecipazioneā, āinclusioneā, sono alcune delle parole chiave che lāIstituto Nazionale di Architettura adotta nel proprio modus operandi insieme alla promozione della qualitaĢ del progetto alle sue differenti scale. Tali parole chiave sintetizzano i risultati raggiunti in questāanno di lavoro: rinnovare lāaffettivitaĢ dei luoghi, lāorgoglio di appartenenza e il rispetto dei beni comuni. Un processo che andrebbe esteso e approfondito anche in altri territori per convertire le proposte in bandi e concorsi di progettazione o in linee guida operative per le amministrazioni.
Paesaggi Aperti conferma la possibilitaĢ di avviare un processo di rigenerazione, reale e condivisa, coniugando tutela e innovazione. In questo modo, i quartieri indagati possono trasformarsi in esempi virtuosi di partecipazione in cui ciascuno, secondo le proprie conoscenze e competenze, contribuisce a un percorso collettivo di crescita.
Paesaggi Aperti per un diritto alla qualitĆ degli ambienti di vita
Il progetto Paesaggi Aperti, concepito per favorire lāemancipazione delle comunitaĢ locali, ha introdotto elementi iniziali di consapevolezza collettiva, funzionali alla prosecuzione di iniziative di rigenerazione e sviluppo territoriale. Tali iniziative richiedono un processo di costruzione partecipata, volto a consolidare la consapevolezza condivisa di quello che, richiamando il concetto di ādiritto alla cittaĢā teorizzato dal filosofo e sociologo Henri Lefebvre, potremmo chiamare ādiritto alla qualitaĢ degli ambienti di vitaā. Un principio fondamentale per la costruzione di āambienti di vitaā più inclusivi, democratici e sostenibili e di cui ciascun individuo eĢ, al contempo, co-titolare e co-responsabile.
Nel contesto attuale, lāattuazione di questo diritto eĢ compromessa ā se non ostacolata ā da fenomeni quali la gentrificazione, lāespansione disordinata delle periferie, la privatizzazione degli spazi pubblici e lāaccentuazione delle disuguaglianze socio-economiche. Questi processi contribuiscono progressivamente allāesclusione delle fasce più vulnerabili della popolazione dallāaccesso a un ambiente di vita di qualitaĢ, dignitoso e sostenibile. Lāaffermazione del diritto alla qualitaĢ degli āambienti di vitaā implica dunque una revisione delle politiche urbane in unāottica di giustizia volta a concepire lo spazio abitato come un bene comune e non come una mera risorsa economica. Il riconoscimento e la tutela di questo diritto richiedono il rafforzamento dei processi partecipativi, la promozione di politiche inclusive e la garanzia di un equilibrio tra le istanze della cittadinanza e le dinamiche di trasformazione dello spazio.
Il principio della costruzione partecipata implica un coinvolgimento attivo degli attori locali e presuppone unāanalisi approfondita delle comunitaĢ, comprendendone la storia, la cultura, i valori, i punti di forza, i bisogni e le
aspirazioni. Attraverso questa comprensione, eĢ possibile instaurare relazioni di fiducia, individuare le problematiche che influenzano il benessere collettivo e identificare le opportunitaĢ di intervento. Inoltre, tale approccio consente di mappare le risorse necessarie al sostegno delle iniziative di sviluppo, siano esse interne o esterne, materiali o immateriali, finanziarie o sociali.
Lāadozione di metodi e strumenti adeguati consentirebbe infatti di promuovere una compartecipazione attiva intesa come co-progettazione dello spazio urbano e del paesaggio, costruito attraverso il più ampio coinvolgimento degli attori di un ambito territoriale. Tuttavia, occorre aver chiaro che questo processo non può essere esente da potenziali conflittualitaĢ, le quali possono essere ricomposte attraverso lāintegrazione di fasi progettuali strutturate e lāimplementazione di strategie di mediazione e accompagnamento sociale. Tali strategie, orientate allāempowerment dei cittadini, risultano essenziali per la costruzione di un modello di sviluppo territoriale inclusivo e sostenibile. Un modello che ā per essere verificato operativamente ā necessita di spostarsi dal campo della ricerca a quello dellāazione e, in questo senso, guardando in prospettiva ad un possibile ed auspicabile sviluppo del progetto Paesaggi Aperti, potrebbe essere interessante provare a verificare sul campo gli esiti del processo individuato.
Note
1. Gli autori hanno partecipato pariteticamente allāimpostazione dellāargomento trattato pertanto reputano il lavoro unitario. Tuttavia la responsabilitaĢ redazionale dei testi risulta cosƬ suddivisa: āRiflessioni conclusive: urban centers e āPaesaggi Aperti 2.0ā?ā eĢ stato elaborato da Mariagrazia Leonardi, āPaesaggi Aperti per un diritto alla qualitaĢ degli ambienti di vitaā da Lucia Pierro.
2. Dal trasmettere al comunicare eĢ il titolo di un saggio di Dolci dedicato al significato del ācomunicareā nelle sue implicazioni sociali, politiche e umane; in esso lāautore chiarisce
che Ā«mentre eĢ sempre più facile a uno, trasmettere verso miriadi di singoli, per comunicare non basta lāiniziativa del singolo: occorre lāattivo corrispondere di un altro, di altriĀ», in questo senso, lāautore evidenzia che, quello comunicativo, eĢ un processo bidirezionale in cui non vi eĢ un āemittente attivoā e un āricevente passivoā e, nemmeno, un āaltoā e un ābassoā. Si veda: Dolci Danilo, Dal trasmettere al comunicare. Non esiste la comunicazione senza reciproco adattamento creativo, Edizioni Sonda, Casale Monferrato, 1988.
Profili Biografici
Andrea Bartoli, Florinda Saieva. Andrea Bartoli. Insieme a Florinda Saieva eĢ fondatore di Farm Cultural Park, di SOU la Scuola di Architettura per Bambini e di Prime Minister, la Scuola di Politica per giovani donne creata con Movimenta. I due sono vincitori di innumerevoli premi internazionali, partecipano su invito alla Biennale di Architettura di Venezia (2012, 2016 e 2020) e sono pubblicati nei principali media nazionali ed internazionali tra i quali Domus.
Maurizio Caudullo. Vice presidente IN/Arch Sicilia, eĢ stato borsista del CNR, membro del comitato scientifico della Collana Transarchitettura di D Editore e ha coordinato lāOpen Source Lab dellāUniversitaĢ di Catania. Specializzato in progetti complessi, concentra il suo lavoro su sostenibilitaĢ, qualitaĢ e innovazione nella ricerca progettuale.
Natalia Cocuzza. Assistente sociale specialista. Laurea magistrale in Politiche e Servizi sociali presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dellāUniversitaĢ di Catania. Master in āLibertaĢ religiosa, libertaĢ di coscienza, diritti e geopolitica delle religioniā presso lāIstituto Avventista di Firenze.
Carlo Colloca. Docente di Sociologia urbana presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dellāUniversitaĢ di Catania dove ricopre lāincarico di Presidente del CdLM in Politiche e Servizi Sociali. Ć componente del Consiglio Scientifico Nazionale dei Sociologi dellāAmbiente e del Territorio. Dal 2014 collabora con il Team G124 promosso dal sen. arch. Renzo Piano per il progetto āsulle periferie e la cittaĢ che saraĢā.
Amico Dolci. Docente al Conservatorio di Palermo e Presidente del Centro per lo Sviluppo Creativo Danilo Dolci, propone innumerevoli ālaboratori maieuticiā in scuole, associazioni e universitaĢ. Collaborando con le case editrici Sellerio, Mesogea, Dante & Descartes, Altreconomia, Clichy, Il Saggiatore, con Giuseppe Barone cura la ripubblicazione dei testi di Dolci e/o di nuovi studi su di lui per favorirne la conoscenza e valorizzarne lāimportanza nei nostri tempi attuali.
Giovanni Fiamingo. PhD in Composizione Architettonica e Urbana, docente universitario (2001-2021). Fondatore dello Studio NextBuild. Attivo nella ricerca progettuale sui temi della
riqualificazione architettonica, urbana e ambientale, rapporto tra architettura e paesaggio. I progetti e le opere realizzate hanno ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali e sono stati esposti e pubblicati in mostre di architettura oltre che su riviste nazionali e internazionali.
Beatrice Fumarola. Coordinatore dellāIstituto Nazionale di Architettura IN/Arch. Cura e coordina eventi, conferenze, convegni, seminari, concorsi, pubblicazioni e premi a carattere nazionale ed internazionale, attivitaĢ di alta formazione e ricerca. Giurato in concorsi e premi di architettura, eĢ membro del comitato scientifico della rivista āIIC Lāindustria italiana del cementoā, eĢ coordinatore editoriale della storica rivista āLāindustria delle costruzioniā.
Mariagrazia Leonardi. Presidente IN/Arch Sicilia. Docente di Architettura del Paesaggio, UniversitaĢ di Catania. PhD in Progetto e Recupero architettonico urbano e ambientale e giaĢ assegnista di ricerca (UniversitaĢ di Catania), Master di II livello in Architettura del paesaggio (UniversitaĢ di Firenze). Attiva nella ricerca progettuale, curatrice di mostre di architettura contemporanea e workshop. Relatrice in seminari scientifici internazionali. Autrice di saggi e volumi.
Ignazio Lutri. PhD in Pianificazione Territoriale ed Urbanistica presso il Dipartimento di Pianificazione Territoriale ed Urbanistica dellāUniversitaĢ degli Studi di Roma āLa Sapienzaā. Vincitore nel 1994 di Borsa di studio del CNR (Napoli - Istituto di Pianificazione e Gestione del Territorio). Past President IN/Arch Sicilia. Ć vicepresidente di Monometrica architettura. Ha partecipato o coordinato gruppi di progettazione vincitori di concorsi di idee e di progettazione.
Andrea Margaritelli. Imprenditore, brand manager del Gruppo Margaritelli. Direttore della Fondazione Guglielmo Giordano impegnata, tra le diverse iniziative, nella promozione e realizzazione del Festival internazionale Seed Design actions for the future e nella promozione e divulgazione della cultura scientifica del legno con particolare riferimento ai suoi impieghi in ambito strutturale ed architettonico. Dal 2018 eĢ Presidente dellāIstituto Nazionale di Architettura IN/Arch.
Valentina Pantaleo. PhD in Scienze Politiche. Assegnista di ricerca presso il Dipartimento
di Scienze Politiche e Sociali dellāUniversitaĢ di Catania con un progetto sul tema: āAnalisi socio-territoriale e processi di rigenerazione urbana integrata per la prevenzione e il contrasto della devianza minorile a Catania e nellāarea metropolitanaā.
Lucia Pierro. Master in Restauro Architettonico e Recupero Edilizio, Urbano e Ambientale (RomaTre), Specializzata in Museografia (Normale di Pisa), PhD in Conservazione dei Beni Architettonici (Poli.MI). Ha collaborato con Grafton Architects ed Henning Larsen Architects, eĢ co-fondatrice di AutonomeForme. Tra i premi ricevuti la Gold Medal Holcim Prize e il Green Good Design. Partecipa a progetti di ricerca, eĢ autrice di saggi e scrive su Ā«Il Giornale dellāArchitetturaĀ». Ć Consigliere IN/Arch Sicilia.
Antonio Presti. Presidente Fondazione Antonio Presti ETS. Tra le molteplici iniziative: la creazione del parco nella Valle dei Nebrodi in Sicilia Fiumara dāArte, il museo-albergo Atelier sul Mare a Castel di Tusa, il progetto MAGMA per Librino a Catania. Qui realizza: La Porta della Bellezza, Il Cantico di Librino, La Porta delle Farfalle, le opere di luce Sognatrice e Amare. Vincitore di premi
internazionali, le sue creazioni sono pubblicate in volumi nazionali ed internazionali.
MosĆØ Ricci. Professore Ordinario di Urbanistica allāUniversitaĢ La Sapienza, Roma, dove attualmente dirige la Ricerca MEDEA (Mediterranean Ecological Adaptation). Visiting professor in prestigiose universitaĢ, autore di volumi scientifici come: Leaf Plan (ACTAR, 2023), MedWays Open Atlas (LetteraVentidue, 2022), Custom Made (ListLab, 2022). Premiato in concorsi internazionali di progettazione, partecipa alla Biennale di Architettura di Venezia (1996, 2012, 2021, 2023).
Hanno anche collaborato e patrocinato le attivitaĢ: AmunƬ.Paris; Associazione Trame di Quartiere; CittaĢ Metropolitana di Catania; Castello di Donnafugata; CNR ISPC Istituto Scienze del Patrimonio culturale; Comune di Catania; Comune di Enna; Comune di Favara; Comune di Ragusa; Di3A UniversitaĢ di Catania Laboratorio di Progettazione e riqualificazione del paesaggio LM75, DISUM UniversitaĢ di Catania; Fondazione Architetti del Mediterraneo Messina; Fondazione Arch Studi e ricerche Architetti nel Mediterraneo della Provincia di Ragusa; INBAR; INSA; LM87 Politiche e Servizi Sociali UniversitaĢ di Catania; MuDeCo Museo del Costume Ragusa; Ordine Architetti PPC Agrigento; Ordine Architetti PPC Enna; Ordine Architetti PPC Messina; Ordine Architetti PPC Ragusa; Ordine Architetti PPC Siracusa; Ordine Architetti PPC Trapani; Parco Archeologico e Paesaggistico di Catania e della Valle dellāAci; Regione Sicilia; Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici UniversitaĢ di Catania; Soprintendenza BB.CC.AA. Catania Regione Sicilia.