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Bardi: «Il Vulture ha dimostrato che anche un territorio piccolo può generare una grande visione»

DOPO LA STRIGLIATA DI DONZELLI, ARRIVA LO SCOSSONE POLITICO PER I MELONIANI
SAN CARLO
«Regione intervenga per i lucani in Venezuela»
Alla positiva notizia della nascita e dell’iscrizione all’albo regionale di due nuove associazioni lucane in Italia e all’estero, si affianca un quadro generale segnato da difficoltà strutturali, ritardi amministrativi e politiche nazionali che stanno incidendo negativamente sul riconoscimento dei diritti di cittadinanza e sulla tenuta delle comunità lucane oltre confine. A parlarne è Luigi (...)


■ continua a pag 6 Claps
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Non vorremmo certo attirargli sventure d’ogni tipo, men che meno politiche, ma dopo le saette lanciate da Donzelli al vitalizio day e di rimessa anche ai suoi arditi fratellini lucani che come incantatori di serpenti sollevano lodi alla furbata legislativa, se fossimo nei panni di Piergiorgio Quarto un dietrofront sulla famigerata pensioncina già richiesta sarebbe una buona idea. Già perché delle due o la furia patriottica di Roma contro la porcata vitalizia non conta nulla perché vale quanto il tre di briscola o il segretario regionale di FdI, pur di mettersi in saccoccia 600 euro mensili e retroattivi, intende passare la mano dando finalmente giuste dimissioni. Eppure nonostante i contendenti si siano apertamente dichiarati e che in aria svolazzino ben 30mila firme di lucani incazzati nulla ancor si muove e così tanto per raddrizzare le cose ci vorrebbe per Piergiorgio davvero un Quarto grado in cui ci si assuma la responsabilità della scelta e magari anche un po’ d’onore sulle conseguenze che tale scelta comporta, vista perfino la genialata vigliacca d’inventarsi un emendamento anonimo. Canta Vintage Daz: “Un Quarto grado, qui ci vuole un Quarto grado…”
CRONACA Mega (Cgil Basilicata): «Porre fine alle condotte nei confronti del funzionario Cristallo»
«Bardi intervenga sull’Ater Matera»

La premier Meloni ricorda il sacrificio di Fezzuoglio

Performance in crescita, i dati Agenas premiano l’Azienda sanitaria, Spera e Latronico: «Struttura sempre più solida e attrattiva»
■ Menonna a pag 11
IMPRENDITORIALITÀ
Secondo i dati della Camera di Commercio, forte presenza femminile e giovanile in regione, ma cala la natalità delle imprese
■ Servizio a pag 8
POTENZA
Ponte via Grippo, Telesca e Giuzio incontrano commercianti e residenti: «Di nuovo fruibile entro fine mese»
■ Mollica a pag 13
MATERA
Insediato ufficialmente il nuovo Questore
Davide Della Cioppa: incontro con i funzionari e la stampa
■ Servizio a pag 17


IL SENATORE DI FDI: «CON I SISTEMI DI STOCCAGGIO POSSIAMO GARANTIRE
«Inmateria di transizione energetica dobbiamo programmare nel presente per creare sviluppo e competitività nel futuro» afferma il senatore di Fratelli d’Italia Gianni Rosa. «Dai dati forniti giovedì dal Ministro Frattin, in sede di audizione in VIII Commissione Ambiente del Senato sullo stato dell’arte dei sistemi di accumulo, emerge con chiarezza che nel 2050 è previsto un raddoppio dei consumi energetici. In pratica si passerà da 310 Terawattora di oggi a 680 Terawattora nel 2050» continua Rosa. «L’obbiettivo dell’Europa e dell’Italia è quello di produrre energia a zero emissioni e, quindi, da fonti rinnovabili, che però presentano una serie di problematiche che il nostro Paese deve iniziare a porsi per non farsi trovare impreparato. Questo è quello che sta facendo il Governo Meloni, in materia di energie rinnovabili.prosegue il senatore - La naturale insta-
bilità del produzione di energia da fonti rinnovabili, condizionate dalle condizioni meteorologiche, è associata una rete di distribuzione che è obsoleta e fondamentalmente pensata per l’energia prodotta da fonti fossili. Inoltre, il maggior numero di impianti sono allocati al Sud e in Sicilia da dove l’energia elettrica essere trasportata in tutta Italia».
«In questo contesto sono fondamentali i sistemi di accumulo per lo stoccaggio energetico che consentono di accumulare energia su grande scala e, quindi, di prevenire sia i picchi di produzione in eccesso e la congestione della rete che i blackout per il calo della produzione. - prosegue - Accumulare energia significa consentire al mercato delle energie rinnovabili di stabilizarsi e di essere competitivo, sempre con l’obbiettivo di abbassare il costo dell’energia e di tutelare l’ambiente».
«Non è un percorso semplice e neanche

breve, poichè i sistemi di accumulo sono impianti la cui costruzione necessita di tempo; basti solo considerare che il 30 settembre 2025 si è svolta l’asta del Meccanismo di Approvvigionamento di Capacità di Stoccaggio Elettrico per l’anno di consegna 2028. - conclude Gianni RosaAnche in questo caso, il Governo Meloni sta dimostrando tutta la sua lungimiranza e concretezza, mettendo in campo azioni che garantiranno approvigionamenti sicuri di energia pulita a prezzi competitivi».
Bardi: «Il Vulture ha dimostrato che anche un territorio piccolo può generare una grande visione»

La Basilicata sale oggi sul gradino più alto dell’enoturismo nazionale. Nella prestigiosa Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, a Roma, alla presenza dei vertici dell’Associazione Nazionale Città del Vino, si è svolta la cerimonia ufficiale del passaggio della bandiera che vede il territorio del Vulture, insieme al distretto veneto del Conegliano-Valdobbiadene, insignito del titolo di “Città Italiana del Vino 2026”. Un riconoscimento che premia la candidatura corale di 14 Comuni lucani
(Rionero in Vulture, Melfi, Ginestra, Barile, Ripacandida, Rapolla, Genzano di Lucania, Atella, Acerenza, Palazzo San Gervasio, Lavello, Forenza, Venosa, Maschito), uniti in un progetto strategico di sviluppo territoriale.
Nel suo intervento, il Presidente della Regione, Vito Bardi, ha sottolineato come questo evento rappresenti un momento di riscatto per l’intero Sud: «Oggi celebriamo un Mezzogiorno che corre autonomamente verso i grandi obiettivi di crescita.Il Vul-

ture ha dimostrato che anche un territorio piccolo può generare una grande visione, trasformando le aree interne da periferie a centri di innovazione culturale e sociale».
Il Presidente ha ricordato il valore millenario delle terre nate dall'antico vulcano, dove la storia di Federico II di Svevia e le Costituzioni di Melfi si intrecciano alla sapienza contadina: «Il vino, qui, è un codice identitario. Il nostro dossier ha mostrato all’Italia che il Vulture è un ecosistema culturale completo, un modello di
governance tra pubblico e privato che può fare scuola nel Paese». Bardi ha rivolto un’analisi al contesto economico attuale, evidenziando la resilienza del comparto vitivinicolo lucano: «Nonostante un quadro internazionale complesso e l’introduzione di dazi su alcuni prodotti europei, l’Aglianico del Vulture ha dimostrato una straordinaria capacità di tenuta. I dazi non hanno inciso significativamente sul nostro export: è il segno della qualità imbattibile dei nostri prodotti e del lavoro
costante del Governo nazionale e del Ministro Lollobrigida a tutela del Made in Italy e contro le contraffazioni». Il titolo di “Città Italiana del Vino” inaugura un biennio ricco di sfide: «Questo riconoscimento è un patto con le nostre comunità», ha concluso Bardi.
«Continueremo a investire sui giovani, sull’enoturismo e sulla sostenibilità. La Basilicata è pronta ad accogliere il mondo: vi aspettiamo nelle nostre terre per scoprire il cuore pulsante della regione».
Dopo la strigliata di Donzelli è arrivato il momento di uno scossone politico per i meloniani
Claps si dimostrerà all’altezza di Giordano che a Matera è riuscito a vincere? Il cdx ha sommato solo sconfitte anche quando governava Potenza

L’otto marzo prossimo si vota per il rinnovo del Consiglio Provinciale di Potenza. Dopo la vittoria di Matera è il momento per il centrodestra e, soprattutto, per Fratelli d'Italia, di provare a dimostrare se anche nella provincia più grande si sono fatti i passi avanti che sono stati compiuti nella provincia materana.
Le elezioni provinciali, infatti, non sono una prova di consenso ma una comprova della tenuta e della capacità di penetrazione della classe dirigente. Sono elezioni di secondo livello, votano e possono essere votati soltanto gli eletti. Per vincere devi avere gli eletti e congiuntamente devi avere la capacità di dialogare con le liste civiche, i movimenti, i singoli consiglieri comunali.
Una capacità di radicamento istituzionale che è la dimostrazione empirica della qualità di una classe dirigente.
LA PECULIARITÁ
LUCANA
La Basilicata non è terra di grandi città. Nella provincia di Potenza si vota con il doppio turno e, quindi, con i simboli di partito soltanto a Potenza e a Melfi. Negli altri Comuni si votano le liste civiche.
Nei piccoli comuni non è raro trovare consiglieri comunali delle più varie estrazioni politiche insieme in coalizioni di governo ed è frequente doversi bilanciare tra personalismi
e interessi collettivi diffusi.
In questa situazione è necessario sapersi muovere, riuscire a fare politica, essere capaci di costruire un consenso trasversale, dialogare con gli eletti, affascinarli.
Una capacità che, fino ad ora, in Basilicata ha avuto soltanto il centrosinistra.
Pur sconfitto ormai da anni nelle urne, la coalizione progressista ha dimostrato più volte di saper trovare sponda tra i civici grazie ad una capacità di dialogo e di confronto che è la grande forza di una burocrazia politica.
Le elezioni provinciali di Matera, grazie al lavoro certosino di Michele Giordano e all'entusiasmo che è riuscito ad infondere nella classe dirigente di FDI e
del centrodestra, hanno per la prima volta ribaltato questo dato ormai acquisito secondo cui la coalizione conservatrice non riesce a dialogare con la periferia, con i piccoli centri, con le espressioni delle elites cittadine non dichiaratamente di partito per la sua incapacità di costruire piattaforme politiche chiare e sistemi politici strutturati.
POTENZA AL CENTROSINISTRA, MELFI AL CENTRODESTRA
Per sgomberare il campo dagli alibi, diciamo che il centrodestra non può nascondersi dietro al fatto che la città capoluogo di Regione sia nelle mani del centrosinistra.
Non può farlo perché le recenti amministrazioni
Guarente e De Luca hanno dimostrato che si possono perdere le elezioni provinciali anche quando si governa la città capoluogo e che, quindi, è possibile battere la coalizione che parte con un numero di voti ponderati più alti nella città più importante. Del resto ad equivalere
Potenza c'è Melfi. La città federiciana è l'altra in cui si è votato con il doppio turno e che, quindi, ha un voto ponderato importante e che, a differenza di Potenza, vede il governo saldamente in mano al centrodestra.
A questo si deve aggiungere che la coalizione conservatrice governa Lavello, Picerno, Muro Lucano, Viggiano, Tolve, Maratea e tanti altri centri che hanno un importante peso nel contesto elettorale della provincia.
Diamo questi due elementi per evitare che qualcuno nel centrodestra decida di non combattere la battaglia trincerandosi dietro l'impossibilità di vincere.
IL RUOLO DI FRATELLI D'ITALIA E LA STRIGLIATA DI DONZELLI
A Matera il centrodestra ha vinto perché Fratelli d'Italia ha interpretato fino in fondo il suo ruolo di partito guida. Michele Giordano è riuscito a mettere insieme tutti, a convincerli a muoversi compattamente, ha smussato i personalismi e ha avuto di mira la vittoria come unico obiettivo.
Dobbiamo capire adesso
se Vincenzo Claps, presidente provinciale di Potenza, sarà in grado di fare la stessa cosa. Alle ultime elezioni, malgrado il governo della città capoluogo, Fratelli d'Italia a Potenza elesse un solo consigliere provinciale. Segno evidente di un fallimento.
All'epoca il partito era in una fase di organizzazione, veniva da una lunga serie di commissariamenti e, quindi, pagava lo scotto di un gap organizzativo.
La situazione adesso è radicalmente cambiata. Esiste un segretario provinciale, un direttivo e, quindi, l'obbligo di vincere c'è tutto. Un obbligo che riguarda Fratelli d'Italia sia nella sua individualità sia nel suo ruolo di leader della coalizione.
Nel nostro editoriale di ieri abbiamo sottolineato che la ramanzina che Donzelli ha fatto al partito lucano appalesa chiaramente il divario tra Via della Scrofa e Potenza. Un delta politico che parla anche di capacità di affrontare le situazioni leggendo la società.
Le elezioni provinciali di Potenza saranno il banco di prova per dimostrare se la nuova classe dirigente potentina è all'altezza delle sfide o se ancora una volta sarà incapace di costruire una strategia vincente.
Noi speriamo che Potenza segua Matera ma, ovviamente, siamo qui a raccontare fatti.


POTENZA Si è svolta in piazza Mario Pagano a Potenza lo scorso fine settimana l’iniziativa “Io sto col poliziotto”, promossa dalla Lega Salvini Premier e realizzata dalla Lega Basilicata per Salvini Premier, con un gazebo dedicato alla raccolta firme e all’informazione sulle proposte in materia di sicurezza e tutela delle Forze dell’Ordine. All’iniziativa hanno preso parte il dirigente regionale del partito, Luigi Modrone, e il referente cittadino di Potenza, Alfonso Nardella, impegnati in un momento di confronto diretto con cittadini e simpatizzanti. La campagna “Io sto col poliziotto” nasce per esprimere solidarietà e vicinanza all’agente di Polizia indagato che, durante un controllo antidroga nella periferia di Milano, ha ucciso un nordafricano irregolare e con diversi precedenti che si era avvicinato puntando una pistola - poi risultata a salvecontro gli agenti. La campagna serve anche a sostenere la tutela legale per le Forze dell’Ordine nel Decreto Sicurezza e tutte le proposte della Lega in difesa delle donne e degli uomini in divisa e delle persone perbene. Tra queste, la norma “anti-maranza”, con più sanzioni per chi gira armato,
la stretta sull’accoglienza dei minori non accompagnati e lo stop ai ricongiungimenti familiari. «Le Forze dell’Ordine rappresentano - afferma il commissario regionale della Lega Basilicata per Salvini Premier, Pasquale Pepe - un presidio quotidiano di sicurezza e legalità. Stare dalla loro parte significa riconoscere il valore del lavoro che svolgono e non lasciarli soli nelle scelte difficili. Dietro una divisa ci sono
persone che ogni giorno affrontano situazioni complesse, spesso lonta- no dai riflettori. ì È fondamentale - conclude Pepe - che possano contare su strumenti efficaci e regole chiare per tutelare sé stessi e i cittadini. Solo con fiducia reciproca e collaborazione possiamo costruire un ambiente sicuro e rispettoso della legalità». L’iniziativa di Potenza si inserisce nel percorso avviato dalla Lega a livello nazionale per il

rafforzamento della sicurezza e dell’ordine pubblico, confermando che la
«Stima e solidarietà agli agenti feriti»
POTENZA «I gravi episodi di violenza verificatisi a Torino, da parte di alcuni gruppi organizzati che hanno portato al ferimento di alcuni agenti delle forze dell’ordine, rappresentano un inaccettabile attacco allo Stato di diritto, alle istituzioni democratiche e a chi ogni giorno le difende con sacrificio e senso del dovere». Lo dichiara il consigliere regionale di FI, Fernando Fortunato Picerno. «Quanto accaduto – proseguenon può e non deve essere tollerato. Colpire le forze dell’ordine significa colpire il cuore stesso della nostra convivenza civile e della legalità. A chi tenta di seminare caos e delegittimazione, lo Stato deve rispon-
POTENZA Il Palazzo di Città è stato illuminato di blu domenica scors per aderire all’iniziativa dell’Anci e dell’Anvcg e dire, con gli altri Comuni che hanno partecipato, con una sola voce: “Stop alle bombe sui civili”. In occasione della Giornata Nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo, l’Anci e l’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra (Anvcg) rinnovano l’appello a difendere il principio fondamentale della protezione dei civili nei conflitti armati. Istituita all’unanimità dal Parlamento con la legge numero 9 del 25 gennaio 2017, questa ricorrenza nasce con un duplice obiettivo: commemorare le vittime civili di tutte le guerre e promuovere una

dere con fermezza, unità e determinazione. È necessario –sottolinea - rafforzare gli organici delle forze di polizia e procedere, come preannunciato dal Governo nazionale, a un ulteriore irrigidimento delle norme contenute nel pacchetto sicurezza, affinché episodi di questo genere vengano prevenuti e repressi con strumenti adegua-
ti e incisivi. Desidero esprimere la mia più sincera solidarietà, stima e profonda riconoscenza ai poliziotti rimasti feriti, che anche in questa occasione hanno dimostrato un altissimo senso del dovere e uno straordinario attaccamento alle istituzioni. Uomini e donne in divisa che rappresentano l’orgoglio della nostra Nazione e ai quali va il ringraziamento di tutta la Comunità. Come rappresentante istituzionale – conclude Picerno - sarò al fianco delle forze dell’ordine, senza ambiguità, nella difesa della legalità, della sicurezza dei cittadini e dei valori fondamentali della nostra Regione e della nostra Nazione».

maggiore consapevolezza dell’impatto devastante che i conflitti hanno sulle popolazioni civili. «Il numero dei conflitti nel mondo – spiegano gli organizzatori – continua ad aumentare: solo nel 2025 se ne contano 54. Le guerre scoppiano con apparente rapidità, ma raramente
trovano una conclusione. Le sofferenze umane che producono sono enormi e a pagarne il prezzo più alto sono le popolazioni civili, sempre meno protette e tutelate, al punto da apparire talvolta obiettivi specifici più che vittime collaterali. In questo contesto, ribadire con forza l’assoluta necessità di applicare pienamente il Diritto internazionale umanitario significa non solo tutelare le popolazioni civili (e con esse anche le infrastrutture essenziali – abitazioni, scuole, ospedali, servizi sanitari e risorse idriche), ma anche contribuire a creare le condizioni per prevenire l’escalation e il protrarsi dei conflitti stessi. Nelle passate edizioni, centinaia di Comuni italiani – insieme a istituzioni
centrali come Palazzo Chigi, la Camera dei Deputati, il Senato della Repubblica, i principali Ministeri e, dall’anno scorso, anche le Regioni – hanno aderito alle celebrazioni della Giornata illuminando di blu edifici o monumenti simbolici ed esponendo lo striscione con lo slogan ‘Stop alle bombe sui civili’. Anche il Presidente della Repubblica e il Santo Padre, hanno più volte ricordato l’immane sofferenza dei civili nei conflitti e la necessità della loro tutela. L’illuminazione di blu rappresenta un gesto semplice ma altamente simbolico: un forte richiamo alla pace e alla protezione dei più vulnerabili, attraverso il pieno rispetto del diritto internazionale umanitario».














Il presidente del Centro Studi Internazionali: «La comunità indigente aspetta risorse da quattro anni, si solleciti
Alla positiva notizia della nascita e dell’iscrizione all’albo regionale di due nuove associazioni lucane in Italia e all’estero, si affianca un quadro generale segnato da difficoltà strutturali, ritardi amministrativi e politiche nazionali che stanno incidendo negativamente sul riconoscimento dei diritti di cittadinanza e sulla tenuta delle comunità lucane oltreconfine. A parlarne è Luigi Scaglione, presidente del Centro Studi Internazionali Lucani nel Mondo che afferma: «Nel mentre salutiamo con entusiasmo la nascita e l’iscrizione nell’albo regionale di due nuove associazioni di Lucani in Italia e nel Mondo (a Firenze quella “Coast to Coast” ed in Argentina a Mar de Plata la “Associacion Civil Emigrados de la Basilicata in Mar de Plata” guidata da Jorge Landaburu) dobbiamo evidenziare la complessiva criticità che il sistema dei Lucani nel Mondo sta vivendo alla pari delle politiche contrarie al riconoscimento della cittadinanza italiana che a livello go-

vernativo è passato tra mille contestazioni e esaltazione delle difficoltà burocratiche». «Difficoltà -continua Scaglione - che di fatto stanno limitando i flussi di rientro e quelli su cui pure si immaginava si potesse costruire un flusso imponente per riattivare le piccole comunità afflitte dallo spopolamento».
«In questa direzione va la richiesta ufficiale di intervento del Governo regionale nei confronti del Ministero degli Affari Esteri, per risolvere alcune questioni urgenti che interessano la nostra comuni-
tà residente in Venezuela» prosegue Scaglione che aggiunge: «Le attestazioni di stima e gli impegni ufficiali assunti subito dopo la caduta del Presidente Maduro, oggi si scontrano con la evidenza di una difficoltà reale che la Regione Basilicata registra ormai da almeno 4 anni, nel trasferimento di risorse importanti in favore dei lucani indigenti che vivono in Venezuela e della ripresa a pieno titolo delle attività del laboratorio medico che la Regione Basilicata aveva a suo tempo insediato nel cuore di Caracas aprendolo anche al-
le altre comunità italiane». «Si tratta di riaprire i canali ufficiali di trasferimento dei fondi attraverso la sede consolare, come accadeva in passato con la collaborazione operativa della nostra Federazione, senza che gli Euro venissero trasformati nella moneta locale e quindi incamerata dal Governo locale. Sollecitazioni in tal senso erano venute nel passato dal compianto Antonio Pucillo ed oggi dal rappresentante della Federazione Lucana, Gianfranco Capasso. - dichiara il presidente del Centro Studi Internazionali Lucani nel Mondo - Situazione esplosiva che fa il paio con i ritardi nella definizione dei programmi di intervento di tutte le associazioni dei Lucani nel Mondo, che dopo aver visto svanire i fondi del 2024 ora rischiano, se non interverrà un correttivo finanziario nel prossimo bilancio regionale, di vedere inevaso anche il programma di azioni svolte o ancora da svolgere, relativo al 2025 per il quale una normativa farraginosa ha di fatto paralizzato l’iter.
E siamo nel 2026!!!». «Resta infine, in primo piano, il tema della tutela della identità dei nostri corregionali residenti all’estero (152 mila quelli iscritti all’AIRE) che si tengono abbarbicati all’idea di una regione e di un Paese che li considera cittadini a tutti gli effetti da evocare come opportunità di rientro e poi non ne tutela il diritto ad organizzarsi o ad esprimersi con il voto in occasione delle consultazioni elettorali, alla pari degli studenti fuori sede. Da qui un appello a comunicare alle proprie rappresentanze consolari dei Paesi di residenza, attraverso il modulo disponibile sui siti delle sedi diplomatiche, la volontà di partecipare al voto sul referendum del 22 e 23 Marzo 2026, per corrispondenza. Possono aderire a tale opportunità i residenti italiani temporaneamente all’estero (almeno 3 mesi con la inclusione della data referendaria), familiari conviventi iscritti all’Aire temporaneamente in altra circoscrizione consolare» conclude Luigi Scaglione.
Confronto a più voci sul ruolo educativo della famiglia e sul fenomeno della dipendenza digitale con la Garante dell’Infanzia
Si è svolto venerdì un partecipato momento di confronto e riflessione dedicato al tema della famiglia, intesa non solo come nucleo affettivo, ma come primo presidio di cura, educazione e coesione sociale all’interno delle comunità locali. L’evento è stato promosso dall’Associazione Italiana Consulenti Coniugali e Familiari (A.I.C.C.e F.), per il tramite della referente regionale Maddalena Langone, e dalla Scuola Consulenti Familiari “Nina Moscati”, per il tramite di Stefania Sinigallia. Nel corso dell’incontro sono stati approfonditi i temi del welfare di prossimità, dell’ascolto e dell’accompagnamento delle famiglie, anche attraverso la presentazione del progetto di consulenza familiare pensato per offrire risposte concrete, competenti e radicate nel territorio ai bisogni delle persone.
Ampio spazio è stato dedicato a una delle questioni educative più attuali: la dipendenza digitale negli adolescenti. La lectio magistralis della Maria Luisa Iavarone ha offerto spunti di riflessione profondi sul ruolo educativo della famiglia nell’era digitale, evidenziando la necessità di rafforzare l’alleanza educativa tra famiglie, scuola, istituzioni e comunità.
All’iniziativa ha preso parte l’Ufficio del Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, che si pone come punto di riferimento per l’orientamento, il sostegno e la mediazione delle famiglie con i professionisti e gli enti del territorio.
«La famiglia resta il primo luogo in cui si costruiscono relazioni sane, competenze emotive e senso di responsabilità», ha dichiarato Rossana Mignoli, Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza.

«Il tema della dipendenza digitale interpella direttamente il ruolo genitoriale», ha aggiunto la Garante. «Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di sostenere le famiglie nel loro compi-
to educativo, affinché bambini e adolescenti possano sviluppare un rapporto equilibrato e consapevole con il digitale. Investire sulla famiglia significa investire sul futuro».


I dati del Barometro «DataView» 2025 della Camera di commercio: Potenza ai vertici nazionali per imprese rosa, Matera tiene sul fronte delle cessazioni
Un sistema imprenditoriale resiliente, con una forte componente femminile e giovanile, ma alle prese con una flessione della natalità delle imprese.
È il quadro che emerge dai dati del Barometro dell’economia territoriale «DataView» 2025, diffusi dalla Camera di commercio della Basilicata e relativi alle province di Potenza e Matera.A distinguersi in modo particolare è la provincia di Potenza, che si colloca ai vertici nazionali per imprenditoria femminile. Le imprese guidate da donne rappresentano infatti il 27,2% del totale, un dato che vale il 7° posto nella graduatoria italiana.
Anche Matera conferma una performance superiore alla media nazionale, posizionandosi al 19° posto con un’incidenza del 25,5% di imprese femminili.Segnali positivi arrivano anche dal fronte dell’imprenditoria giovanile.
La Basilicata continua a mostrarsi come un terreno fertile per le nuove generazioni: la provincia di Potenza si colloca al 15° posto in Italia per propensione imprenditoriale giovanile, con un indice pari a 5,3, mentre Matera rag-

giunge il 26° posto con un indice di 5,1.
In entrambe le province, le imprese giovanili rappresentano l’8,7% del tessuto produttivo complessivo.
Accanto agli elementi di vitalità, il report evidenzia tuttavia alcune criticità. Il dato più delicato riguarda il tasso di natalità imprenditoriale, che nel 2025 registra una flessio-
ne sia a Potenza sia a Matera.
In particolare, Matera segna un tasso di 4,31, collocandosi al 102° posto della graduatoria nazionale, in netto calo rispetto al 77° posto del 2024 e lontano dal 40° posto raggiunto nel 2017. Una dinamica simile si registra a Potenza, che scivola al 103° posto con un tasso del 4,23, perdendo terre-
no rispetto al 91° posto dell’anno precedente. A bilanciare il quadro, per la provincia di Matera arriva però una nota positiva sul fronte della tenuta del sistema imprenditoriale.
Il tasso di cessazioni si attesta infatti al 3,86, un valore che colloca Matera all’11° posto nazionale e che testimonia una buona capacità di resistenza del-
le imprese già attive sul territorio. Nel complesso, i dati del Barometro «DataView» restituiscono l’immagine di una Basilicata imprenditoriale dinamica e inclusiva, chiamata però a rafforzare le politiche di sostegno alla nascita di nuove imprese per consolidare nel tempo i segnali di resilienza emersi nel 2025.


Mega (Cgil Basilicata): «Porre fine alle condotte nei confronti del funzionario Cristallo»
MATERA È dei giorni scorsi la notizia che la procura materana ha chiesto il rinvio a giudizio per Lucrezia Guida, in qualità di ex amministratore unico dell’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale (Ater) di Matera, e per Pasquale Lionetti, attuale direttore della medesima azienda, in concorso tra loro, per aver posto condotte ritorsive e moleste nei confronti di Massimo Cristallo, funzionario dell’Ater nonché Segretario Generale Fp Cgil della provincia di Matera dalla data dell’11.01.2023. Secondo l’accusa, infatti, l’Ater di Matera avrebbe posto in essere una serie di atti palesanti un intento vessatorio e chiaramente correlati ad attività ritorsiva in danno di Massimo Cristallo.
Lo stesso Massimo Cristallo aveva sporto una denuncia circa il malaffare nell’Azienda Ater, scaturita nell’inchiesta denominata “Allattamento”, in cui Massimo Cristallo riveste la qualità di persona offesa per il reato di maltrattamenti. In questa indagine, l’Ater di Matera ha ritenuto di non costituirsi parte civile, così esponendosi al rischio di danno erariale.
«Al di là di quelli che saranno i risvolti giudiziari - spiega il Segretario Ge-
nerale della Cgil Basilicata e Matera Fernando Mega - è certamente emblematico il fatto a fronte della richiesta – per ben due volte- di rinvio a giudizio di Lionetti da parte della procura materana, che ha ravvisato gravi indizi di colpevolezza, l’Ater di Matera continui ad osservare il tutto silenziosamente, senza neanche preoccuparsi di adottare prov-
vedimenti che tutelino l’azienda stessa e Massimo Cristallo, il quale ancora oggi risulta essere funzionalmente dipendente dal dirigente Lionetti, nonostante questi abbia comunicato all’Ater sin da luglio 2023 la sussistenza di un potenziale conflitto di interessi, come emerge dagli atti pubblicati dall’Ater in amministrazione trasparente».





«Bisogna sostenere i comuni più fragili»
POTENZA «Il documento “Partecipare X Decidere” presentato nei giorni scorsi dalla Cisl Basilicata rappresenta un contributo di merito che arricchisce il dibattito politico regionale. Da rappresentanti delle istituzioni, non possiamo che guardare con interesse a una proposta che prova a tracciare una rotta di lungo periodo, ponendo temi centrali come la partecipazione e la resilienza del nostro sistema produttivo al centro dell’agenda per i prossimi anni».
Così il capogruppo regionale di Orgoglio Lucano - Italia Viva, Mario Polese sul manifesto programmatico del sindacato presentato a Potenza. «Al netto delle singole proposte tecniche, che andranno approfondite nelle sedi competenti – sottolinea Polese
– ciò che convince è il metodo: l’idea che lo sviluppo della Basilicata non possa prescindere da un rinnovato coinvolgimento del mondo del lavoro e delle forze sociali. Il richiamo alla partecipazione dei lavoratori e alla valorizzazione delle competenze è uno stimolo importante per una politica che vuole essere moderna e capace di governare le transizioni in atto, senza subire passivamente i cambiamenti del mercato». Secondo il capogruppo di OL - IV, molti degli spunti offerti, come l’attenzione alle aree interne e la necessità di una sanità più vicina ai territori, sono punti di riflessione condivisibili: «Individuare criteri oggettivi per sostenere i comuni più fragili e scommettere su formazione e innovazione sono obiettivi che appar-
tengono a chiunque abbia a cuore la tenuta della nostra comunità. La sfida che ci pone la Cisl è quella di costruire una visione condivisa per il dopo Pnrr, dove la crescita economica cammini di pari passo con la coesione territoriale», continua Polese che conclude: «La politica ha il compito di ascoltare, sintetizzare e poi tradurre le buone idee in azioni di governo efficaci per il bene di tutti i lucani».

IL PROGETTO IMPRENDITORIALE “LA TORNANZA”: IL MUSEO ARCHEOLOGICO DI FERRANDINA TRASFORMATO DA HUAWEI
FERRANDINA La Tornanza è un progetto culturale e imprenditoriale ideato da Antonio Prota e Flavio R. Albano, nato per rigenerare i territori minori attraverso cultura, innovazione e impresa, proiettandoli verso il futuro digitale. Avviato dal libro “La Tornanza – Ritorni e innesti orientati al futuro” (Laterza, 2024), il progetto si è evoluto in un movimento che promuove il ritorno consapevole di persone e competenze nei luoghi d’origine, attraverso hub phygital, academy, festival e comunità di innovatori, ispirati al modello dei Digital Village, dove tradizione e tecnologia generano sviluppo sostenibile. «La Tornanza nasce per dimostrare che i territori non sono margini, ma luoghi da cui può partire l’innovazione», spiega Antonio Prota. «Quando cul-

tura, comunità e infrastrutture adeguate si incontrano, anche un piccolo centro può diventare uno spazio di opportunità e futuro». In questo percorso si inserisce il Mafe – Museo Archeologico Civico di Ferrandina, uno dei principali presìdi culturali della città e del territorio lucano. Ospitato nell’ex Convento di San Domenico, il museo racconta la storia millenaria dell’area, dall’età ar-
caica al periodo medievale, attraverso un patrimonio archeologico che restituisce un racconto profondo e stratificato del territorio.
Negli ultimi anni, il Mafe è stato al centro di un processo di ripensamento del proprio ruolo: da luogo dedicato prevalentemente alla conservazione e alla fruizione museale tradizionale, a spazio capace di dialogare con il presente, aprirsi alla comunità e diventare un punto di riferimento per nuove forme di partecipazione culturale. Una visione sostenuta dall’amministrazione comunale di Ferrandina, che ha scelto di investire sulla cultura come leva strategica di sviluppo territoriale. A supporto di questo percorso di trasformazione è intervenuta Huawei, che ha affiancato il progetto dotan-
do il Mafe di una rete tecnologica avanzata e affidabile, progettata per contesti culturali e architettonici di valore storico. L’intervento si è basato sulla soluzione Huawei eKit, una gamma di prodotti di rete pensata per semplificare la digitalizzazione di spazi pubblici e realtà di piccole e medie dimensioni, garantendo connettività di qualità e gestione intuitiva. La rete è stata realizzata attraverso interventi non invasivi, nel pieno rispetto delle caratteristiche dell’ex Convento di San Domenico, assicurando una copertura Wi-Fi completa anche in uno scenario complesso. Il sistema consente inoltre un roaming continuo e senza interruzioni, migliorando l’esperienza di visitatori, operatori e partecipanti alle attività all’interno degli spazi museali.

Dal Piano Nazionale Esiti 2025 risultati positivi su cure, diagnostica e tempi di attesa. Spera e Latronico: «Struttura sempre più solida e attrattiva»
L’Azienda Ospedaliera San Carlo di Potenza gonfia il petto e mostra i muscoli per l’attività svolta nel 2025, confidando nella programmazione avviata e nella ricerca continua di soluzioni efficaci per le cure e la diagnostica avanzata. Ieri mattina, nella sala A del plesso amministrativo, si è svolta la presentazione dei dati alla presenza del direttore generale dell’Azienda Ospedaliera San Carlo di Potenza, Giuseppe Spera, dell’assessore alla Sanità della Regione Basilicata, Cosimo Latronico, e del direttore generale per la Salute e le Politiche della Persona della Regione Basilicata, Domenico Tripaldi.I dati forniti da Agenas promuovono la struttura sanitaria potentina in diverse aree cliniche, indicando valori positivi sotto l’aspetto della medicina cardiovascolare, digestiva, oncologica, traumatologica, cerebrovascolare, pediatrica e muscolo-scheletrica. Tutti questi risultati confermano la bontà dell’offerta ospedaliera del nosocomio potentino, che ha avuto anche il merito di ridurre sensibilmente i tempi di attesa per le visite nei vari settori sanitari.Di rilievo i tempi di permanenza al Pronto soccorso, mai superiori alle otto ore, a conferma di un equilibrio efficace tra domanda e offerta che colloca ormai l’ospedale cittadino tra i più avanzati e virtuosi del Centro-Sud. I dati del PNE 2025 confermano l’importanza del lavoro svolto e dei progetti avviati dal San Carlo, che negli ultimi mesi si è dotato di apparecchiature capaci di contrastare numerose patologie, favorendo pratiche di welfare sanitario di grande impatto scientifico e diagnostico.Il rapporto costante con il territorio e la presenza di personale scientifico di qualità confermano la solidità di un indotto ospedaliero capace, in pochi anni, di intraprendere investimenti significativi, nel segno tangibile della qualità del servizio offerto ai pazienti. Il Piano Nazionale Esiti conferma dunque un’ottima gestio-


ne del San Carlo, capace di garantire una governance diffusa e relazioni corrette, paritarie e costanti con il territorio, i pazienti e i familiari dei degenti.Esiti, risultati e performance fanno del San Carlo di Potenza una struttura in grado di affrontare le sfide tecnologiche, professionali e sanitarie, legando prestazioni d’eccellenza e diagnostica avanzata in una sintesi efficace di competenze e risultati. Partecipazione, confronto e trasparenza amministrativa diventano così elementi fondamentali di crescita, rendendo l’Azienda San Carlo uno dei modelli di sviluppo da seguire, anche in relazione alla medicina territoriale.Il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera San Carlo di Potenza, Giuseppe Spera, ha commen-
tato i risultati sottolineando:«Un San Carlo che cresce, un’azienda in piena salute. Il Piano Nazionale Esiti di Agenas, che misura le performance, conferma che gli esiti delle nostre prestazioni sono assolutamente positivi, collocandoci tra i primi posti in Italia per gli indicatori utilizzati. Questo risultato è stato raggiunto anche grazie a un uso ottimale delle risorse e a un’organizzazione capace di far fronte alla carenza di speciali- sti in alcune branche. È un traguardo che ci riempie di soddisfazione e che ci spinge a migliorare ulteriormente. Il Piano deve essere uno stimolo per intervenire nei settori che necessitano ancora di attenzione, anche attraverso l’innovazione tecnologica. È un’azienda che cresce e continuerà a crescere. Il



PNRR ha consentito di rinnovare molte tecnologie: angiografi, TAC e risonanze magnetiche, in parte già sostituiti e in parte in fase di sostituzione. Il 2026 consentirà un ulteriore salto in avanti sul piano dell’innovazione tecnologica. Sono fiducioso: i risultati ci danno ragione e rappresentano un nuovo punto di partenza».Anche l’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, ha evidenziato il valore dei risultati raggiunti:«Credo che la tendenza sia quella di consolidare il ruolo di leadership di questo ospedale nel sistema nazionale. Il San Carlo è tra i grandi ospedali che realizzano performance importanti, soprattutto nell’area dell’emergenza-urgenza, dove i tempi di permanenza sono di assoluto valore. Sono
state recuperate aree che in passato erano in sofferenza, come l’ortopedia e l’oculistica. Grazie al San Carlo, la Basilicata è oggi la terza regione d’Italia per attrattività, secondo i dati Agenas. Permane una quota di mobilità passiva, ma dobbiamo valorizzare i nostri punti di eccellenza per garantire servizi di prossimità e ridurre gli spostamenti fuori regione. Il San Carlo è una struttura di garanzia, con molte branche riconosciute anche nelle regioni limitrofe. Continueremo a potenziare i punti di forza e a recuperare le criticità. Il lavoro con l’Unibas prosegue: l’Università dovrà clinicizzare alcuni reparti e si sta lavorando a un tavolo comune di confronto con l’Azienda e il Dipartimento regionale. Si va avanti».

L’incarico all’ospedale Madonna delle Grazie di Matera, il dg Friolo: «Valore aggiunto per l’intera comunità»
MATERALivio Melpignano, 54 anni, laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Bari e specializzato in Igiene e Medicina Preventiva, è il nuovo Direttore Medico dell’Ospedale Madonna delle Grazie di Matera. Melpignano che subentra al dottor Gaetano Annese, andato in pensione lo scorso 31 gennaio, vanta una lunga esperienza nelle aziende ospedaliere. Ha ricoperto dal 2021 il ruolo di Direttore Medico di Presidio presso l’Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII di Bari, parte dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico di Bari. Dal 2018 è docente presso la Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva dell’Università degli Studi di Bari. Ha inoltre maturato esperienze di docenza in numerosi corsi di perfezionamento e master universitari, con particolare attenzione alla disciplina della direzione medica di presidio. «Accogliamo con grande soddisfazione il dottor Melpignano nella nostra Azienda -dichiara il Direttore Generale dell’Asm, Maurizio Friolo-. La sua esperienza e competenza rappresentano un valore aggiunto per l’Ospedale Madonna delle Grazie e per l’intera co-
munità materana. Siamo certi che il nuovo Direttore medico saprà mettere a frutto il prezioso lavoro sinora svolto dal dottor Annese per garantire continuità, efficienza e qualità nei servizi offerti ai cittadini, guidando il presidio verso traguardi di eccellenza nella cura e nella gestione sanitaria». «Rivolgo al dottor Livio Melpignano – afferma l’Assessore Regionale al-
la Salute e Politiche della persona, Cosimo Latronico- i migliori auguri di buon lavoro per il nuovo incarico La sua esperienza nella direzione sanitaria e nella formazione rappresenta un valore importante per il presidio ospedaliero e per il sistema sanitario regionale, anche in relazione alle attuali sfide di innovazione e potenziamento che stiamo affrontando. Un rin-

graziamento al dottor Gaetano Annese per l’im-
e la professionalità dimostrati negli anni».
BRINDISI DI MONTAGNA Telemedicina, infermiere territoriale, taxi sociale, assistenza domiciliare leggera e pasti sociali: il Comune di Brindisi Montagna investe sulla cura delle persone per tenere viva la comunità e rispondere in modo concreto alle sfide che i piccoli Comuni delle aree interne affrontano quotidianamente. In un contesto segnato dallo spopolamento e dalla difficoltà di accesso ai servizi essenziali, l’Amministrazione comunale ha scelto di non arretrare, ma di mettere al centro la persona, facendo della prossimità una scelta politica e amministrativa consapevole. Negli ultimi mesi sono state avviate diverse iniziative con un obiettivo comune: avvicinare i servizi ai cittadini, ridurre le distanze, contrastare solitudine e fragilità e costruire una comunità che non la-
sci indietro nessuno. Tra i progetti più significativi c’è l’avvio sperimentale del servizio di telemedicina, realizzato in collaborazione con l’ASP. Un risultato reso possibile grazie alla partecipazione a un bando del GAL “Percorsi”, che ha consentito l’acquisto della strumentazione necessaria. La telemedicina rappresenta una risposta concreta ai bisogni sanitari di un territorio come quello di Brindisi Montagna, dove spostarsi non è sempre semplice e dove la sanità di prossimità può incidere in modo significativo sulla qualità della vita delle persone. Accanto a questo servizio innovativo, l’Amministrazione comunale ha attivato il taxi sociale, uno strumento semplice ma essenziale, pensato per accompagnare i cittadini verso strutture sanitarie per visite ed esami, ma anche presso
uffici pubblici. Un servizio che restituisce autonomia e serenità a chi, per età o condizioni di salute, rischia di rinunciare a curarsi o a far valere i propri diritti. Grande attenzione è stata riservata anche all’assistenza domiciliare leggera, che comprende interventi di supporto nelle piccole necessità quotidiane: dalla consegna della spesa e dei farmaci all’aiuto nelle pratiche amministrative, fino alla compagnia, all’ascolto e al supporto relazionale. Azioni che rafforzano il legame sociale e contrastano l’isolamento, soprattutto tra anziani e persone sole. A completare questo sistema di servizi di prossimità, è attivo da alcuni mesi anche il servizio dei pasti sociali, che consente ai cittadini in difficoltà di ritirare quotidianamente un pasto caldo presso la mensa.
ASSEMBLEA CONGRESSUALE A CHIAROMONTE SULLE CRITICITÀ DELL’ASSISTENZA SANITARIA IN
CHIAROMONTE Si è svolta presso l’Ospedale di Chiaromonte l’assemblea congressuale dell’area territoriale del Senisese promossa dalla Uil Fpl, un importante momento di confronto con le lavoratrici e i lavoratori sui temi contrattuali e sulle criticità del territorio. Nel corso dell’incontro la Uil Fpl ha illustrato, anche attraverso il supporto di slide, i contenuti del nuovo contratto degli Enti Locali e del contratto della Sanità, chiarendo le ragioni che hanno portato alla firma del primo e alla mancata sottoscrizione del secondo. «Grazie all’azione sindacale della Uil Fpl - spiega il segretario Verrastro - è stato possibile ottenere l’istituzione di un fondo aggiuntivo da 100 milioni di

euro e l’anticipo delle risorse relative al triennio 2025-2027. Il contratto degli Enti Locali, che interessa circa 500mila dipendenti di Regioni ed Enti Locali, è stato approvato dal Consiglio dei Ministri ed è attualmente all’esame della Corte dei Conti per i quindici giorni di rito. La firma definitiva è prevista entro la fine di febbraio
2026. Il rinnovo contrattuale 2022-2024 prevede un aumento medio di circa 140 euro mensili e arretrati una tantum di circa 2.400 euro. Approvato anche il contratto di dirigenti e segretari di Comuni e Province, che riguarda circa 13mila unità e prevede aumenti medi di 444 euro al mese e arretrati compresi tra 3.000 e 6.000 euro. In attesa della certificazione della Corte dei Conti, gli aumenti dovrebbero essere erogati in busta paga a partire dal mese di marzo». Ampio spazio è stato dedicato alla grave crisi della sanità territoriale, caratterizzata da carenze strutturali, riduzione dei servizi e crescenti difficoltà di accesso alle cure, soprattutto nelle aree interne. La Uil Fpl ha espresso forte
preoccupazione per il progressivo smantellamento dell’assistenza sanitaria e per l’assenza di risposte concrete da parte delle istituzioni Nel corso dell’assemblea è stato ribadito con forza che il diritto alla salute non è negoziabile e che risultano prioritari il riconoscimento di Senise come Hub sanitario territoriale, il rilancio dell’Ospedale di Chiaromonte come Ospedale di Comunità, la garanzia della continuità e dell’universalità dell’assistenza sanitaria e il mantenimento del servizio 118 medicalizzato. «La Uil Fpl - conclude Verrastrocontinuerà a vigilare e a mobilitarsi per la tutela dei lavoratori e per la difesa del servizio sanitario pubblico sul territorio».
POTENZA Il sindaco e l’assessore hanno incontrato i residenti di Rione Lucania e hanno assicurato un intervento in tempi celeri
POTENZA. Si è tenuto ieri sera presso la sede del Comitato di quartiere di Rione Lucania, l’incontro tra l’assessore alla viabilità Francesco Giuzio, il sindaco Vincenzo Telesca e i commercianti del quartiere per discutere dell’intervento sul ponticello di via Grippo chiuso il 9 gennaio scorso per garantire la pubblica incolumità. Un incontro aperto, schietto, a tratti duro al termine del quale l’Amministrazione comunale ha preso un impegno preciso: entro la fine del mese il ponticello sarà nuovamente fruibile. La chiusura dell’infrastruttura ha avuto effetti pesanti sull’economia della zona. Da queste colonne abbiamo raccolto le preoccupazioni del Comitato di quartiere. Dai giorni immediatamente

successivi alla chiusura, numerosi negozi hanno registrato un calo pesante degli incassi. Alle lamentele e rimostranze dei residenti del quartiere hanno risposto prontamente Telesca e Giuzio che hanno confer-
mato l’avvio dell’iter necessario per il ripristino, sono state individuate le risorse necessarie, 60mila euro per un tratto di 25 metri e le imprese incaricate dei lavori. Saranno infatti due le imprese che si occuperanno di dar nuo-
va nita al ponticello strategico: una ditta si occuperà della dei lavori di rifacimento del manto stradale e un’altra si occuperà delle installazione delle barriere in acciaio corten, un materiale a norma e soprattutto esteticamente più
gradevole. Una chicca sarà la scritta Potenza ai lati delle barriere. La riapertura del ponticello è subordinata anche al rispetto dei vincoli imposti dalla Soprintendenza, che ha riconosciuto alla struttura un valore storico e paesaggistico, e al coordinamento con Rete ferroviaria italiana, dal momento che sotto l’opera transitano i binari della ferrovia. Questi aspetti hanno contribuito ad allungare i tempi procedurali, pur a fronte della volontà dell’amministrazione di intervenire con la massima rapidità possibile. Ora non resta che attendere che i lavori abbiano inizio e che soprattutto il ponticello possa essere restituito alla città e al suo rione.
R OSAMARIA M OLLICA
Dalla mostra “Arte Carnevale” al “Concerto del Giovedì Grasso”: un viaggio tra maschere, danza e musica

Il Liceo Statale “W. Gropius” di Potenza celebra il Carnevale con un ricco calendario di eventi che vedono protagonisti i tre percorsi liceali del rinomato istituto – Artistico, Coreutico e Musicale – in un percorso culturale e performativo che intreccia tradizione, creatività e formazione artistica.
Le iniziative rientrano nel cartellone degli eventi promossi dal Comune di Potenza e fanno parte del programma OpenGropius, il progetto di orientamento e apertura alla città che racconta l’identità del Liceo come luogo in cui l’arte diventa esperienza,
linguaggio e crescita condivisa. Ad aprire il calendario è la mostra “Arte Carnevale”, inaugurata oggi alle 18 presso la Galleria civica, una collettiva che celebra il fascino del travestimento e del folklore attraverso le opere degli studenti del Liceo Artistico. Le maschere della tradizione e i temi del Carnevale potentino vengono reinterpretati con linguaggi contemporanei, offrendo uno sguardo giovane e originale su un patrimonio culturale condiviso, in dialogo diretto con il pubblico cittadino. Il Liceo Coreutico in scena al Teatro Stabile, lunedì alle ore
17:00 con “Un Ballo in Maschera”, uno spettacolo di danza inserito nel programma ufficiale de “La Maschera e le Maschere – il Carnevale Potentino”.
La prima parte, di danza classica, curata dalle docenti Antonietta Buccolieri e Giuliana Voi, propone “Bottega Fantastica”, una narrazione danzata dal sapore fiabesco in cui bambole, giocattoli e ballerini prendono vita durante la notte, celebrando l’amicizia, la libertà e il valore dello stare insieme.
La seconda parte, di danza contemporanea, è il progetto “DISTANTI: Il Carnevale dell’Identità”, a cura delle docenti Luana D’Anzi e Mariagrazia Nacci. Ispirato al pensiero di Pirandello e alla sua lanterninosofia, il lavoro indaga il tema dell’identità umana e delle maschere sociali, attraversando simbolicamente luoghi del nord e del sud Italia in un viaggio interiore che conduce dall’“Uno” al “Nessuno”, fino a un potente messaggio finale di libertà e autenticità.
A chiudere il Carnevale delle Arti sarà “Il Concerto del Giovedì Grasso”, giovedì 12, con protagonisti gli studenti del Liceo Musicale.
Un appuntamento che unisce virtuosismo musicale e spirito festoso, in perfetta sintonia con la
tradizione carnevalesca e con il tessuto culturale della città.
Il Carnevale delle Arti rappresenta un esempio concreto di collaborazione virtuosa tra scuola e istituzioni, rafforzando il legame profondo tra il Liceo Statale “W. Gropius” e la città di Potenza. L’inserimento degli eventi nel cartellone comunale testimonia il riconoscimento del ruolo della scuola come presidio culturale e civico, capace di generare partecipazione, dialogo e senso di appartenenza.
Attraverso linguaggi artistici diversi, gli studenti diventano cittadini attivi, interpreti e costruttori della vita culturale della città, restituendo alla comunità il frutto del proprio percorso formativo.
Il Carnevale, inteso come rito collettivo e momento identitario, si trasforma così in un’occasione di riflessione condivisa sull’essere comunità, sull’incontro tra tradizione e contemporaneità e sul valore educativo dell’arte. Con questo ciclo di eventi, il Liceo Statale “W. Gropius” di Potenza rinnova il proprio impegno nella promozione della cultura, nella valorizzazione dei giovani talenti e nel dialogo costante con il territorio, contribuendo a rendere la città uno spazio aperto, creativo e partecipato.
chi ama davvero Potenza
DI D INO Q UARATINO
Ci sono persone che non fanno rumore nemmeno quando se ne vanno. Eppure, nel giorno in cui Pietro De Angelis è volato via, Potenza ha perso qualcosa che non si può misurare con le statistiche, con i comunicati ufficiali o con le cronache di routine. Ha perso una presenza, una di quelle che tengono insieme i fili invisibili di una comunità: idee, relazioni, visione, ostinazione gentile. Pietro era una persona schietta, genuina, di una bontà che non cercava riconoscimenti. Una bontà concreta, fatta di tempo donato, di pensiero messo a disposizione, di amore sincero per la sua città e, in particolare, per il suo centro storico. Non quello idealizzato nei discorsi retorici, ma quello reale: fatto di salite, di pietre antiche, di botteghe che resistono, di spazi che rischiano l’abbandono se non vengono abitati da idee e da persone. Chi lo ha conosciuto sa che Pietro non parlava di Potenza come di un luogo da difendere per principio. Ne parlava come si parla di qualcuno che si ama dav-

vero: con franchezza, con spirito critico, con la convinzione che ogni luogo possa rifiorire se qualcuno se ne prende cura senza secondi fini. Il centro storico per lui non era un fondale, ma un organismo vivo. Via Pretoria, asse antico e simbolico della città, non era solo una strada: era una spina dorsale di memoria e possibilità. Lì si concentrano palazzi storici, piazze, chiese, affacci che raccontano secoli di vita urbana. Lì si misura il polso della città, tra chi passa distratto e chi invece sceglie di fermarsi, di guardare, di restare. Ed è proprio lì che Pietro ha lasciato uno dei segni più riconoscibili e poetici del suo impegno: il tetto di ombrelli colorati lungo via Pretoria Un’idea semplice solo in apparenza. Perché trasformare una strada significa prima di tutto cambiare lo sguardo di chi la attraversa. Quegli ombrelli sospesi non erano un’operazione estetica fine a se stessa: erano un invito.
A rallentare. A guardare in alto. A sentirsi parte di qualcosa di condiviso.
A restituire leggerezza a un luogo che troppo spes-

so viene raccontato solo attraverso le sue difficoltà. In quel gesto c’era tutto Pietro De Angelis: la capacità di immaginare soluzioni non gridate, l’attenzione per il bello come strumento di relazione, la convinzione che la città non si salva con i proclami ma con azioni che generano senso di appartenenza. Perché quando un luogo diventa bello da vivere, torna a essere abitato. E quando è abitato, smette di morire.
Ma quella degli ombrelli non è stata un’eccezione. È stata la sintesi di un modo di pensare. Pietro è stato ispiratore e promotore di iniziative che avevano tutte lo stesso filo conduttore: ridare vitalità al centro storico senza trasformarlo in una cartolina artificiale. Cultura, socialità, partecipazione: non come parole vuote, ma come pratiche quotidiane. Eventi che non escludono, ma includono.
Progetti che non colonizzano, ma dialogano con la storia dei luoghi. Chi ama davvero una città sa che il suo futuro non passa solo dalle grandi opere, ma dalla cura dei dettagli, dall’intelligenza delle relazioni, dalla capacità di tenere insieme generazioni diverse. Pietro questo lo aveva capito molto presto. Già in giovane età, insieme a un gruppo di amici, fu tra coloro che organizzarono i primi concerti a Potenza, portando in città gruppi musicali importanti di quel periodo, negli anni Ottanta. Non era scontato. Non era facile. Era una forma di apertura culturale, un modo per dire che Potenza poteva essere anche luogo di fermento, di musica, di incontro. Quei concerti non furono solo eventi: furono occasioni di crescita collettiva, momenti in cui la città si sentiva parte di un tempo più grande. Anche lì, ancora una volta, non c’era esibizionismo. C’era la convinzione che la cultura sia un collante sociale, che crei legami, che allarghi gli orizzonti, che renda meno periferico un luogo agli occhi di chi lo vive. Questo stesso spirito lo ha portato, anni dopo, a impegnarsi anche sul piano politico, diventando uno

dei fondatori del Movimento 5 Stelle a Potenza. Lo fece mettendo a disposizione il suo intelletto, la sua capacità di analisi, la sua tensione etica. Non per costruire carriere personali, ma per partecipare a un’idea di politica come strumento di cittadinanza attiva, di controllo dal basso, di responsabilità condivisa. La sua era una politica asciutta, concreta, spesso silenziosa. Una politica che nasceva dall’ascolto prima ancora che dalla parola. Una politica che non separava mai l’impegno civico dall’umanità. Perché Pietro non smetteva mai di essere, prima di tutto, una persona.
C’era in lui una fiducia profonda nel fatto che ogni gesto, se compiuto con sincerità, produce conseguenze. Che il cambiamento non arriva tutto insieme, ma si costruisce giorno dopo giorno, anche quando sembra invisibile. Che prendersi cura di un luogo significa prendersi cura delle persone che lo abitano. È una visione che non ha bisogno di essere dichiarata, perché si manifesta nel modo in cui si vive. Oggi, nel momento del distacco, questa visione resta.
Resta nelle immagini di una via colorata che per un periodo ha fatto sorridere chi la percorreva. Resta nei ricordi di chi ha partecipato a un evento, a un concerto, a un’iniziativa nata dal basso. Resta nel modo in cui Pietro ha saputo tenere insieme memoria e futuro, senza nostalgia e senza cinismo.
La sua assenza pesa, ma non è un vuoto sterile. È un vuoto che interroga. Che chiede continuità. Che invita a non smettere di credere che una città possa essere migliore se qualcuno decide di non voltarsi dall’altra parte. E in questo momento, il pensiero più intimo va alla moglie e ai figli. A chi ha condiviso con lui la parte più profonda della vita, quella che non si vede nei progetti pubblici, ma che li rende possibili. A loro va l’abbraccio di una comunità che riconosce che l’impegno di Pietro non è mai stato separato dall’amore per la sua famiglia. Perché solo chi è sostenuto da legami autentici può donarsi così tanto agli altri. Che sappiano che il suo passaggio non è stato vano. Che la sua gentile ostinazione ha lasciato tracce. Che il suo modo di amare Potenza continuerà a parlare, ogni volta che qualcuno sceglierà di prendersi cura di un luogo invece di abbandonarlo. Forse è questo il senso più profondo di ciò che resta: trasformare l’assenza in responsabilità, il ricordo in impegno, la gratitudine in azione.
E allora sì, Pietro De Angelis continua a camminare per il centro storico della sua città. Non come una nostalgia, ma come una domanda aperta: Che cosa siamo disposti a fare, oggi, per amare davvero i luoghi che ci hanno cresciuti? Sotto quel cielo di ombrelli, Potenza ha imparato a guardare un po’ più in alto. Ora tocca a noi non abbassare lo sguardo.
Sorveglianza speciale, ammonimenti e divieti di ritorno per ladri di catalizzatori. La Polizia al lavoro per garantire la sicurezza nel territorio
Nel mese di gennaio 2026 sono stati emessi dal Questore della provincia di Potenza, Raffaele Gargiulo, 5 provvedimenti di “divieto di ritorno”, 2 proposte di sorveglianza speciale e un ammonimento nei confronti di altrettante persone dedite alla commissione di reati.
Il primo dicembre scorso a Palazzo San Gervasio, due uomini sono stati individuati dai Carabinieri mentre stavano perpetrando una truffa ai danni di una persona anziana del posto. I due, residenti fuori regione, sono stati colti con un borsello da donna pieno di monili in una mano e delle banconote nell'altra, mentre esortavano la donna a consegnare altro denaro e/o oggetti preziosi. Entrambi sono stati arrestati e sottoposti alla misura della custodia cautelare in carcere. Il Questore di Potenza ha irrogato ad entrambi la misura di prevenzione del divieto di ritorno.

A Potenza, invece, nella notte del primo dicembre, in via La Cava sono stati fermati tre cittadini stranieri in possesso di materiale (precisamente catalizzatori di marmitte), asportato poco prima da alcuni veicoli parcheggiati in zona, materiale occultato nel veicolo che stavano utilizzando. Le
tre persone sono state arrestate e condotte presso la Casa Circondariale di Potenza, contestualmente è stato applicato dal Questore il divieto di ritorno. Ai cinque destinatari dei provvedimenti, è stato vietato il ritorno, rispettivamente nel comune di Palazzo San Gervasio e Potenza, per
la durata di anni 4. Nell’ambito della prevenzione dei reati di genere, sono state emesse 2 proposte di sorveglianza speciale nei confronti di autori di reati rientranti nel codice rosso. I due destinatari delle proposte, entrambi residenti in provincia, sono indiziati del delitto di maltrattamenti in famiglia nei confronti dei familiari. Per entrambi è stata chiesta la sorveglianza per la durata di anni due, con divieto di avvicinamento alle persone offese con l’aggiunta del braccialetto elettronico di controllo. Il 27 gennaio, infine, è stato emesso un ammonimento nei confronti di una ventenne residente nel capoluogo per maltrattamenti in famiglia.
I provvedimenti dimostrano come sia alta l’attenzione della Polizia di Stato per la prevenzione dei reati e in particolare delle truffe a danno di anziani, il furto di auto e i reati di “violenza di genere”.
La vicepresidente del Consiglio ha partecipato ai “festini”: «Ho apprezzato la passione degli organizzatori e l’amore per la città»

Il Carnevale di Lavello rappresenta uno degli esempi più autentici e suggestivi del patrimonio immateriale italiano, un rito collettivo che affonda le sue radici nella storia e che, anno dopo anno, continua a rinnovarsi grazie all’impegno della comunità locale e delle associazioni del territorio.
«Il Carnevale di Lavello – dichiara la Vicepresidente del Consiglio Maddalena Fazzari – non è solo una festa, ma uno straordinario spaccato di cultura, folklore e tradizioni popolari. È un evento che coinvolge l’intera cittadinanza e i comuni limitrofi, capace di unire generazioni diverse nel segno della condivisione, del rispetto e del sano diverti-
mento. Ho potuto apprezzare le caratteristiche di questo evento unico, partecipando ad uno degli appuntamenti e scoprendo la grande passione che c’è dietro. Sicuramente tornerò per visitare tutti i “festini”».
Cuore pulsante della manifestazione sono i Festini, che a partire dal mese di gennaio animano ogni sabato sera diversi luoghi del paese portando musica, danza e convivialità: «Un plauso agli organizzatori dei Festini e ai gruppi mascherati che portano avanti la tradizione condividendo momenti di vero divertimento»
Elemento identitario e simbolo indiscusso del Carnevale lavellese è il Domino, costume tradi-

zionale: una lunga tunica in raso, spesso rossa, con cappuccio e cordone, accompagnata dal sacchetto dei dolci da offrire durante i balli. Un costume che racconta la storia sociale della comunità, molto apprezzato tanto da essere stato protagonista di appuntamenti Nazionali e Internazionali, uno tra tutti la chiusura del Carnevale a Venezia in piazza San Marco. «Il riconoscimento del Carnevale di Lavello come bene immateriale della Regione Basilicata –prosegue la Vicepresidente – conferma l’importanza di tutelare e promuovere le tradizioni popolari come strumenti di coesione sociale e di valorizzazione dei territori. Sono stati stanziati dei fon-
di per la città dauna e per quello che riteniamo essere un fiore all’occhiello del Vulture Melfese e dell’intera regione, un attrattore realizzato nel periodo invernale che raccoglie tanti turisti dalle regioni limitrofe oltre che dai vicini comuni. Lavello, il “Paese che balla”, è un esempio virtuoso di come la cultura possa essere motore di identità, partecipazione e sviluppo». Un plauso va agli organizzatori, alla Pro Loco “F. Ricciuti”, all’Amministrazione comunale e a tutti i cittadini che, con passione e dedizione, continuano a tramandare una tradizione unica, rendendo il Carnevale di Lavello un appuntamento di grande valore storico, culturale e sociale per l’intera Basilicata.
DI E MA N UE L A C A L A BRE S E
Nessuno dimentica
l’Appuntato di Bella Donato Fezzuoglio, neppure 30enne, ucciso mentre cercava di sventare una rapina. Quest’anno anche la Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, ha voluto commemorarlo con queste parole: «Ricordiamo con profonda gratitudine l’Appuntato dei Carabinieri Donato Fezzuoglio, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria, a vent’anni dalla sua scomparsa. Il 30 gennaio 2006, Donato ha perso la vita a Umbertide mentre, nel pieno adempimento del suo dovere, ha cercato di sventare una rapina armata e proteggere i cittadini, mettendo coraggio, determinazione e spirito di servizio davanti a ogni cosa. Il suo sacrificio rimane un esempio di dedizione e di amore per la Patria, e la sua memoria continua a vivere nelle istituzioni, nelle forze dell’ordine e nella collettività italiana. Non dimentichiamo chi ha dato tutto per la sicurezza di tutti noi».
Era difatti il 30 gennaio 2006 quando la vita di Donato veniva tragicamente e brutalmente spenta a colpi di kalashnikov.
UN RICORDO PARTECIPATO NEL
VENTENNALE
DALLA MORTE
Il Sindaco Leonardo Sabato e gli Assessori Samuele Grippa e Carmine Ferrone, in rappresentanza del Comune di Bella su invito del Sindaco di Umbertide Luca Carizia, dell’intera Amministrazione di Umbertide e del Comando Provinciale Carabinieri di Perugia, hanno «partecipato in segno di vicinanza alla toccante cerimonia di commemorazione in ricordo dell’eroe bellese nel ventennale della tragica scomparsa quando perse la vita nel tentativo di sventare una rapina alla filiale del Monte dei Paschi di Siena di Via Andreani, sacrificando la


propria esistenza nell’adempimento del dovere -raccontano- Durante la cerimonia è stato intitolato a Donato Fezzuoglio il Parco USU, e nell’occasione è stata inoltre installata una targa commemorativa, a perenne ricordo. Successivamente, è stata celebrata una Santa Messa in suo onore quale ulteriore momento di raccoglimento e memoria, officiata -tra gli altri- dal Vescovo di Gubbio e Città di Castello, dal Cappellano Militare dei Carabinieri, dal Vicario Interforze Umbria-Marche». Il momento istituzionale è stato accompagnato dagli onori militari e dalla deposizione delle corone di alloro alla presenza di tutte le autorità civili, militari e religiose, insieme ai familiari di Donato Fezzuoglio: i genitori papà Michele e mamma Carmela, la moglie Emanuela Becchetti, il figlio Michele, i fratelli Mariolino e Graziano, e gli altri familiari.
AD ONORARE DONATO TUTTE LE PIÚ ALTE CARICHE
Presente il Prefetto di Perugia, il Questore, il Tenente Colonnello del Comando Militare Esercito Umbria, la Polizia di Stato, il Comandante della Polizia Stradale di Città di Castello, la Guardia di Finanza, il Comandante Provinciale di Perugia, il Comandante della Compagnia di Città di Castello,
la Polizia Provinciale, i Vigili del Fuoco e l'Associazione Nazionale Carabinieri, il Comandante della Polizia Locale di Umbertide con il Gonfalone del Comune, oltre alla Protezione Civile e ad alcune rappresentanze delle associazioni combattentistiche e dell’Arma. Con loro anche il Comandante del Comando Stazione Carabinieri di Bella, Brigadiere Giuseppe Vaccaro, e l’assistente superiore della Polizia Locale del Comune di Bella, Donato Rinaldi con il gonfalone del Comune lucano.
«Un momento molto sentito di vicinanza e partecipazione per onorare il ricordo di Donato – conclude l’Amministrazione Sabato- un giovane eroe, la cui scomparsa ha segnato profondamente la storia collettiva delle comunità di Bella ed Umbertide». Da Umbertide il Sindaco Carizia ha salutato «con riconoscenza» la delegazione bellese, paese natale di Fezzuoglio ed «affettuosamente la famiglia di Donato e tutte le autorità, rivolgendo un saluto speciale all’Arma dei Carabinieri, custode dei valori per i quali Donato ha combattuto e per i quali ha sacrificato la propria vita».
AL PARCO
CITTADINO IL NOME DELL’EROE LUCANO «PERCHÉ IL SUO SACRIFICIO
VIVA NELLA QUOTIDIANITÀ»
Il Primo cittadino seguita: «Quando l’Arma dei Carabinieri ha avanzato la richiesta di intitolare un luogo della nostra città all’appuntato Fezzuoglio, come Amministrazione comunale abbiamo accolto subito la proposta con convinzione. La scelta del Parco USU non è stata casuale, ma fortemente voluta per il significato simbolico e umano che questo luogo rappresenta. Si tratta di un parco vissuto ogni giorno, un centro di vita attiva per l’intera comunità: qui ci sono il campo da calcio, dove quotidianamente tanti ragazzi si allenano e giocano, e l’area giochi frequentata dai bambini accompagna- ti dalle loro famiglie. È un luogo amato, sentito, frequentato soprattutto dai giovani e dalle nuove generazioni, ed è proprio per questo che abbiamo ritenuto giusto dedicarlo a Donato, perché il suo sacrificio possa vivere nella quotidianità».
Come già accaduto negli anni precedenti, anche le scuole hanno preso parte a questo importante momento, «con importanti delegazioni di oltre 150 studenti accompagnati dalle dirigenti scolastiche e dai docenti, le associazioni del territorio e numerosi cittadini, a testimonianza di quanto questa giornata sia cara all’intera comunità».


Incontro con i funzionari dopo aver reso omaggio ai caduti della Polizia deponendo una corona
MATERA Si è insediato ieri mattina il nuovo Questore della provincia di Matera dott. Davide Della Cioppa, già Questore di Isernia.
Dopo aver reso gli onori ai Caduti della Polizia di Stato, deponendo una corona di alloro al cippo loro dedicato, ha incontrato i Funzionari della Questura e i rappresentanti delle Specialità della provincia. Nel corso della conferenza stampa, che si è tenuta presso la Sala Palatucci, si è detto felice ed orgoglioso del nuovo incarico a Matera, una città che si accinge a scoprire, unitamente alla sua provincia.
Classe 1968, sposato con 4 figli, laureato in Giurisprudenza e in Scienze delle Pubbliche Amministrazioni, il nuovo Questore di Matera vanta numerosi anni di esperienza in territori ad alta densità criminale e con storiche criticità socio ambientali. Al termine del corso di formazione per Commissari della Polizia di Stato presso l’Istituto Superiore di Polizia di Roma, nel 1992 fu assegnato alla Questura di Torino, dove rimase fino ad inizio 1997, quando è stato assegnato alla Que-
stura di Caserta, dapprima alla Divisione Polizia Amministrativa e successivamente, dal luglio 1998, come Dirigente del Posto Operativo di Casapesenna, presidio anticamorra instituito nel 1995 dal Capo della Polizia per dare un maggiore impulso alla lotta al clan dei casalesi.
Dal 2003 al 2010 è stato Dirigente del Commissariato di Telese Terme in provin-

MATERA Si è svolto giovedì scorso nel Palazzo Municipale, un incontro promosso dall’Assessore alla Protezione Civile – C.O.C. e Urbanistica, Giuseppe Sicolo, dal Comandante della Polizia Locale Paolo Milillo e dal rappresentante del Servizio Comunale di Protezione Civile Cosimo Taccardi, con i responsabili delle Associazioni di Volontariato di Protezione Civile di Matera. L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di rafforzamento del sistema comunale di Protezione Civile portato avanti dall’Amministrazione comunale guidata dal Sindaco Antonio Nicoletti, che riconosce nel volontariato organizzato un presidio fondamentale per la sicurezza del territorio e della comunità. L’incontro è stato innanzitutto occasione di confronto
sulle conseguenze derivanti dall’entrata in vigore del D.L. 159/2025, che introduce rilevanti novità in materia di salute e sicurezza anche per i volontari delle organizzazioni di Protezione Civile. Pur non configurandosi un rapporto di lavoro, il nuovo quadro normativo ha codificato specifici obblighi relativi alla formazione, informazione, addestramento e controllo sanitario dei volontari. In attesa dell’adozione delle necessarie direttive applicative, è stato chiarito che le convenzioni già in essere con le singole associazioni continuano a produrre i loro effetti. Le associazioni proseguono, inoltre, nel proprio percorso di crescita professionale, finalizzato all’acquisizione e al perfezionamento delle competenze operative necessarie ad affronta-

re situazioni emergenziali, come già sperimentato durante la crisi idrica dell’aprile 2025 e nel periodo della pandemia. In considerazione dei numerosi impegni che coinvolgeranno tutti gli attori del Sistema di Protezione Civile nell’anno di “Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo”, si è condivisa la necessità di avviare specifici percorsi forma-
BERNALDA Una destinazione che non è solo un luogo geografico, ma una “frequenza” vibrante dove la razionalità della matematica, l’incanto del cinema e la bellezza del mare si fondono in un’unica esperienza sensoriale. Il Comune di Bernalda presenta ufficialmente alla BIT di Milano 2026 la sua nuova visione strategica. «La strategia - ha dichiarato Giuseppe Lalinga, Esperto in Marketing delle Destinazioni ruota attorno a un paradosso affascinante: come l’armonia di Pitagora, il cinema di Coppola e la purezza del mare Bandiera Blu siano parte della stessa “frequenza” emozionale». «Il 2026 - ha sottolineato il Sindaco Francesca
cia di Benevento, per poi ritornare nuovamente nella Provincia di Caserta come Dirigente del Commissariato di Castel Volturno, dove sì è particolarmente distinto, nell’ambito dell’azione congiunta del “Modello Caserta”, in numerose ed importanti operazioni di Polizia volte al contrastare l’espansione del clan dei casalesi. Nel 2013, promosso Primo Dirigente, è stato a capo della Divisione Polizia Amministrativa della Questura di Isernia, dove è rimasto fino al 2015, quando ha iniziato l’esperienza napoletana nei commissariati di Torre del Greco e Vicaria Mercato. Successivamente ha ricoperto l’incarico di Vicario del Questore di Avellino e poi quello di Questore di Isernia.
Matarazzo - segna per la nostra comunità un punto di svolta fondamentale. Abbiamo deciso, con il sostegno di tutta l’amministrazione, di investire in maniera professionale e con una visione di medio e lungo periodo su turismo e cultura come assi strategici per un innovativo sviluppo sostenibile della destinazione. A breve sarà redatto il primo Piano di Sviluppo Turistico con un approccio operativo, volto a trasformare il nostro patrimonio in un volano economico concreto e duraturo». «Da queste premesse partirà la campagna di comunicazione e marketing del 2026 - hanno dichiarato, congiuntamente, l’Assessore alla Cultura e al Turismo,
Rocchelia Scarcella e l’Assessore al Bilancio Pino Greco - vogliamo che il visitatore percepisca che qui il tempo non scorre semplicemente, ma risuona di una bellezza profonda e multidisciplinare». Durante l’incontro di Milano verrà proiettato in anteprima lo spot “Il Tempo Siamo Noi” del pluripremiato regista bernaldese Giuseppe Marco Albano. L’incontro è rivolto alla stampa e agli stakeholder del settore per scoprire come Bernalda stia riscrivendo il proprio racconto turistico partendo dall’eccellenza millenaria del Parco Archeologico di Metaponto per arrivare alle suggestioni contemporanee del cinema internazionale, sino alla


La rubrica di Cronache esplora le piccole verità della vita quotidiana, invitando a riflettere su come affrontare le difficoltà
DI D INO Q UARATINO
Ci sono relazioni che non finiscono perché manca l’amore. Finiscono perché manca una direzione comune. È una verità scomoda, poco instagrammabile, ma tremendamente reale. Amarsi non basta. Volersi bene non basta. Nemmeno resistere insieme basta, se ognuno cammina guardando un orizzonte diverso. Una coppia non è la somma di due solitudini che si fanno compagnia. È un patto silenzioso: quando uno cade, l’altro non guarda; si piega. Quando uno rallenta, l’altro non scappa avanti; resta. Non per sacrificio eroico, ma per scelta adulta.Il problema è che oggi confondiamo l’armonia con l’assenza di attrito. Appena qualcosa gratta, pensiamo sia un segnale di incompatibilità. Invece spesso è il segnale opposto: è lì che la relazione chiede crescita. Le coppie vere non sono quelle che non litigano mai. Sono quelle che, dopo lo scontro, si siedono allo stesso tavolo, stanche, magari ferite, e decidono comunque di non trasformare la distanza in un’abitudine. C’è un punto, nella vita condivisa, in cui smetti di chiederti: «Ho ragione?» e inizi a chiederti: «Dove stiamo andando?». Quando questa domanda scompare, la re-

lazione diventa un campo minato di recriminazioni. Quando invece resta viva, anche le differenze smettono di fare paura, perché non sono più muri, ma argini.Una coppia funziona quando entrambi accettano una verità semplice e durissima: non si cresce insieme se ognuno pretende che sia l’altro a cambiare per primo. La trasformazione non è simultanea. Uno inizia. L’altro resiste. Poi osserva. Poi, forse, segue. E no, non è una sconfitta. È dinamica umana. È realtà. Chi ama davvero non pretende perfezione, ma coerenza. Non chiede promesse solenni, ma gesti quotidiani. Non vuole spiegazioni infinite, ma presenza.Essere coppia significa assumersi una responsabilità rara: diventare lo specchio in cui l’altro può guardarsi senza sentirsi giudicato, ma anche senza essere assecondato nelle proprie fughe. Perché sostenere non vuol dire giustificare tutto. Sostenere vuol dire credere nella versione migliore dell’altro, anche quando lui stesso ha smesso di farlo. Ci sono momenti in cui una relazione non ha bisogno di parole, ma di una decisione silenziosa: io resto qui e continuo a lavora- re su di me.È da lì che nasce la vera forza di una coppia. Non dal controllo. Non dalla dipendenza. Ma dalla direzione condivisa.

Quando due persone smettono di combattere per vincere e iniziano a camminare per crescere, accade qualcosa di sottile ma potente: la relazione diventa un luogo di guarigione, non di compensazione. E questo vale per chi è insieme da una vita, per chi si è perso e si sta ritrovando, per chi è in silenzio e per chi sta aspettando un segnale. Le relazioni non si salvano con le parole giuste. Si salvano con il coraggio di
guardarsi dentro e scegliere, ogni giorno, di non tradire la direzione intrapresa.Non serve capire tutto subito. Non serve avere risposte definitive. Ciò che conta davvero è smettere di rincorrere ciò che non possiamo controllare e iniziare a vedere chi stiamo diventando, dentro noi stessi e nelle relazioni che scegliamo di vivere. E da lì, senza fretta né imposizioni, spesso tutto trova il suo posto.
Il direttore della Mostra del Cinema di Venezia premiato per la visione che unisce cinema d’autore, serialità e nuove piattaforme digitali
La targa d’oro del «Premio Innovazione» di «Matera Fiction» è stata assegnata da Giuseppe Papasso ad Alberto Barbera, direttore della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, riconosciuto come innovatore per la sua capacità di coniugare il cinema d’autore con le produzioni seriali televisive. Grazie alla sua visione, il festival si è aperto alle piattaforme digitali, abbracciando nuove tendenze e linguaggi contemporanei. Questa scelta ha permesso di valorizzare sia la tradizione cinematografica sia le nuove modalità di fruizione, rendendo il festival un punto di riferimento per l’evoluzione del settore au-
diovisivo. La prossima targa d’oro sarà conferita a Mario Garrambone, scenografo e lighting designer lucano.Il premio nasce con l’obiettivo di valorizzare coloro che promuovono l’innovazione nel settore culturale. Attraverso questo riconoscimento «si intende premiare chi, con il proprio impegno e la propria creatività, contribuisce a trasformare e arricchire lo sviluppo di pratiche e soluzioni innovative. Un elemento centrale del premio è la capacità di far emergere esperienze significative. Si pone l’accento sulle realtà che, grazie ad approcci nuovi, sono riuscite a realizzare progetti di impatto nel panorama della produzione culturale».


L’archivista smentisce la propaganda neoborbonica: «Nessuna prova di genocidio»
All’indomani delle celebrazioni per la Giornata della Memoria, da queste colonne abbiamo ricordato anche la fortezza piemontese di Fenestrelle, sulla quale l’archivista Antonio Rubino ha inteso raccontarne la storia.
«Negli ultimi anni la fortezza piemontese di Fenestrelle è diventata, nel dibattito pubblico, il simbolo di una presunta “deportazione” o addirittura di un “genocidio” dei soldati meridionali. Una tesi impressionante, emotivamente potente, ma che non regge a un’analisi storica seria» afferma Rubino sottolineando come Fenestrelle «fosse un complesso militare costruito nel XVIII secolo, utilizzato come struttura difensiva e, in determinati periodi, come carcere militare. Dopo il 1860 vi furono detenuti anche soldati dell’ex esercito borbonico, come accadde in numerose altre strutture del neonato Regno d’Italia. Questo è un dato storico incontestabile. Ma non si può parlare di “lager”. La documentazione conservata negli archivi pubblici — dall’Archivio di Stato di Torino a quello dello Stato Maggiore dell’Esercito di Roma — racconta una storia molto diversa. La fittissima corrispondenza amministrativa e militare mostra chiaramente che l’obietti-

odierna per verificare che gli orrori sono, purtroppo, “patrimonio dell’umanità”. Chi ha vista le immagini dei bambini feriti o mutilati, trasferiti da Gaza all’Ospedale Pediatrico Gaslini di Genova, non può non aver provato un moto di sdegno e di compassione, né di più e né di meno di quello provato di fronte alle immagini dei bambini israeliani il 7 ottobre del 2023 o alle immagin dei lager nazisti. Ma quanti sanno che il primo lager fu quello dei sabaudi a Fenestrelle, sopra Tori-

vo delle autorità sabaude prima e italiane poi non era lo sterminio dei prigionieri, bensì il loro inquadramento e assorbimento nell’esercito nazionale».
La vicenda dei prigionieri borbonici inviati a Fenestrelle è, ben documentata, così come racconta Rubino: «Dopo la caduta di Capua, il 2 novembre 1860, numerosi soldati furono imbarcati verso Genova e smistati in varie sedi, tra cui la fortezza piemontese. Tra il 9 e il 10 novembre giunsero a Fenestrelle 1186 militari, registrati uno per uno nei documenti ufficiali. Un uomo morì all’arrivo; nei giorni successivi 178 furono ricoverati in ospedale e altri quattro morirono. Numeri tragici, certo, ma lontanissimi dalle decine di migliaia di vittime evo-
cate dalla propaganda neoborbonica. Quei prigionieri rimasero a Fenestrelle circa tre settimane. Nessuna fonte parla di corpi sciolti nella calce viva, di catene con palle da 16 chili ai piedi dei detenuti o di altre atrocità spesso ripetute senza riscontri. Al contrario, una missiva ministeriale raccomandava espressamente di adottare particolari attenzioni affinché i prigionieri non soffrissero il freddo. Le condizioni di detenzione erano dure, come in gran parte delle strutture ottocentesche, ma non esiste alcuna prova di un progetto di annientamento».
«Nel XIX secolo la prigionia di guerra era uno status giuridico regolamentato, oggetto di un intenso dibattito politico e militare. - prosegue Rubino - Già il 20 novembre
1860 una circolare ministeriale prescriveva che i prigionieri provenienti da Napoli fossero inviati ai depositi e ai reggimenti dell’esercito italiano; il regio decreto del 20 dicembre chiamava alle armi anche gli ex soldati borbonici. La stessa idea di arruolarli era stata avanzata da Garibaldi dopo la battaglia del Volturno».
«A fine novembre 1860, i prigionieri di Fenestrelle furono effettivamente inviati, con pane e viveri, ai reparti di destinazione: dai Carabinieri a cavallo di Pinerolo ai dragoni di Saluzzo, fino ad altri corpi dell’esercito. Tutto questo è attestato da lettere, atti e registri. Non esistono elenchi, documenti amministrativi o fonti coeve che certifichino decine di migliaia di morti. Né la capienza né l’uso della fortezza rendono plausibili i numeri spesso evocati. Una burocrazia ottocentesca, puntigliosa fino all’ossessione, che annotava ogni spostamento di uomini e materiali, non avrebbe potuto far “sparire” migliaia di soldati senza lasciare traccia, come se nessuno — nemmeno le autorità religiose — se ne fosse accorto» continua Rubino che ribadisce: «Il lavoro in archivio è spesso doloroso, difficile, complicato. Richiede non solo competenze specifiche, studio, ore e ore di appli-
cazione, ma anche la forza di saper raccontare i fatti per come emergono da quelle carte. Ed è proprio questo lavoro che non conferma la narrazione di Fenestrelle come luogo di sterminio». «Trasformare - continuaFenestrelle in un “lager italiano” è invece una falsificazione storica, che indebolisce — non rafforza — una critica seria al processo di unificazione. Un tentativo di paragonare queste vicende ai genocidi del XX secolo è una distorsione della storia. La storia non ha bisogno di miti, ma di fonti, contesto e responsabilità intellettuale».
« Si è alimentato il falso mito di una Borbonia felix ricca e prospera, depredata dai piemontesi; la santificazione di criminali comuni come i briganti; ed altre nefandezze. Queste leggende consolatorie sono inutili, alimentano odio e razzismo e quell’insopportabile e dannoso vittimismo meridionale, vera palla a piede di un Sud che invece dovrebbe riconoscere la forza e la bellezza della sua storia pienamente protagonista del Risorgimento e dell’unità d’Italia. - conclude RubinoUna grande classe dirigente meridionale, quella dei Lacava, dei Racioppi, ha fatto l’Italia, noi perché mai dovremmo costruire menzogne su di essa?»
Svolta la Conferenza di servizi sul film “The Resurrection of the Christ”. Nicoletti: «Genera ricadute concrete per il territorio»
Si è svolta, nella Sala Mandela del Comune di Matera, la conferenza di servizi dedicata al film “The Resurrection of the Christ – TROTC”, progetto cinematografico che segna il ritorno del regista Mel Gibson nella città dei Sassi. Nel corso dell’incontro, sono stati approfonditi gli aspetti organizzativi, logistici e autorizzativi legati alla produzione, che vedrà Matera assumere un ruolo centrale nell’ambito del progetto artistico. Una scelta fortemente voluta dallo stesso regista e sceneggiatore statunitense, che ha espresso in più occasioni il desiderio che il film si sviluppasse proprio a Matera, riconoscendone il valore simbolico, storico e paesaggistico unico al mondo. Le riprese del film si terranno tra i mesi di febbraio e aprile e si svolgeranno esclusivamente nel Parco della Murgia Materana. Durante il periodo di lavorazione, tra produzione e staff tecnico-artistico, saranno presenti in città circa 500 persone, con un impatto si-

gnificativo anche in termini economici e occupazionali per il territorio. Parallelamente, la produzione ha avviato le procedure per la selezione delle comparse, offrendo un’importante opportunità di partecipazione diretta alla cittadinanza. Le informazioni relative ai casting sono disponibili al se-
guente link: castingeprovini.com/casting-figurazioni-film-mel-gibson-resurrectionchrist/. Le candidature dovranno essere inviate solo ed esclusivamente all’indirizzo email: trotc.sud@gmail.com.
«La centralità di Matera in questo progetto –ha dichiarato il Sindaco Antonio Nicoletti –nasce da una scelta precisa e sentita dal regista Mel Gibson, che ha voluto mantenere vivo il legame tra la sua produzione cinemato- grafica a tema religioso e la nostra città. È un riconoscimento importante che riporta da noi le grandi produzioni internazionali, in grado di generare ricadute concrete per il territorio e opportunità per i suoi cittadini».
La conferenza di servizi ha confermato la piena collaborazione tra istituzioni e produzione cinematografica, nel rispetto delle esigenze ambientali, culturali e organizzative, ribadendo il ruolo di Matera come luogo di eccellenza nel panorama cinematografico internazionale.

Continua il nostro percorso dialogico avviato nelle 131 agorà della nostra terra lucana. In questa seconda edizione lo facciamo attraverso una visione duale e della differenza (maschile-femminile). Il modello resta sempre quello socratico, di ricerca e di indagine “critica”, per un confronto e dialogo costruttivo sulle questioni e sui problemi, senza sopraffazioni e forme di dominio. La differenza esperita apre a percorsi di alterità e di rispetto delle diversità influenzando positivamente l’intero tessuto sociale. Nessuno “scimmiottamento”. Differenti identità per costruire qualcosa di buono nei luoghi dove si vive, “un mondo nuovo e migliore”, come direbbe Virginia Woolf.
DI MARIA DE CARLO*
«Chi ci arrivè a la Ravatène/ si nghiànete ‘a pitrizze/ ca pàrete na schèhe appuntillète/ a na timpa sciullète». Con questi versi iniziali della lirica «‘A Ravatène» del poeta Albino Pierro, voglio richiamare la mia prima visita a Tursi, alla Rabatana, fatta in occasione del decennale della morte del vate, nel 2005. E di come in quella occasione conobbi lo studioso Franco Trifuoggi, primo ad aver messo mano all’opera omnia sul poeta. Una bella amicizia che è poi continuata negli anni grazie anche ai suoi scritti dedicati a Pierro.Ma tornando a quel primo giorno tanti i ricordi che si affollano nella mia mente, e tra questi l’incontro casuale con la tursitana Maria (Tauro) Digno. S’era fatto tardi e il rientro a Potenza mi sembrava un po’ azzardato da sola con una macchina un po’ «sgarrupata», allora pensai di fermarmi per la notte, ma non trovai nemmeno una camera libera. Tutto pieno.L’incontro lungo il percorso con Maria e il marito Tonino fu provvidenziale. Mi accolsero a casa loro come una vecchia amica, fidandosi ciecamente. Grande disponibi-

lità e umanità. La ricordo minuta ma grintosa e piena di allegria. Sono queste persone che reggono il mondo, pensai allora e continuo ancora a crederlo.Negli anni ci siamo perse di vista, ma non è mancato un saluto telefonico al volo di tanto in tanto. E così in questi giorni con piacere l’ho risentita. Ho appreso con molta tristezza dei suoi tanti disagi e disavventure legate alla salute. Il suo tono di voce non ha perso quella vena accogliente e «gioiosa» ma molto è cambiato nella sua vita. E il suo umore, mi dice, è diventato «suscettibile» con i suoi alti e bassi a causa di costanti dolori fisici.«Maria dove sei ora?». Le chiedo. «Sul divano, non posso muover- mi, e sono dolorante. È rischioso per me che ho bisogno costantemente di un’assistenza». È in attesa che il marito rientri dalla spesa. «Non sono più quella che hai conosciuto», mi dice con tono triste parlandomi delle sue varie vicissitudini, come l’intervento al cuore di alcuni anni fa, ed oggi costretta a non deambulare.Spero che la chiacchierata telefonica la distragga un po’. E così mi porta nei suoi ricordi d’infanzia, della sua casa natale in via Duca degli Abruzzi (nei pressi del Castello Gotico) nella tanto amata Rabatana di Pierro. Di come è vissuta lì amata dalla famiglia fino all’età di undici anni. Poi la decisione del padre, Giuseppe, di emigrare a Genova in cerca di lavoro.
L’inserimento in quella comunità, mamma Teresa che cuce, è sarta, e lei insieme alle sorelle si trova-
no bene, contenti tutti della nuova residenza.Un giorno poi, casualmente incontra un suo compaesano, Tonino, anche lui trasferitosi da Tursi a Genova in cerca di lavoro. Si innamorano e con il matrimonio arrivano due figli, Cristian e Filippo. Ma quando il piccolo figlioletto aveva appena otto mesi, a malincuore deve tornare a Tursi per questioni familiari del marito. «Non ho accettato di buon grado questo cambiamento e ho sofferto molto per la lontananza dai miei genitori – racconta – ma poi grazie al vicinato, alle persone amiche e parenti, al lavoro in una mensa scolastica, e soprattutto all’affetto che ho sempre avuto per mio marito – ad oggi sono 48 anni di matrimonio - ho accolto serenamente il mio trasferimento, andando di tanto in tanto dai miei genitori a Genova per ritrovarci poi a Tursi nel periodo estivo».Continuano i cambiamenti per Maria quando i figli ancora quindicenni decidono di trasferirsi dai nonni. «Sono orgogliosa di loro – afferma – sono felicemente sposati ed entrambi si sono realizzati nell’ambito della ristorazione, e io sono nonna di tre nipoti».Maria avrebbe voluto visitare più spesso i figli, invece a causa della salute deve accontentarsi delle telefonate quotidiane. È grata alla vita anche per la presenza del marito «a cui ho sempre avuto e voglio un bene immenso», dice, e «continuo a resistere pensando ai miei figli e nipoti col desiderio di poterli rivedere presto».In questo movi-

mento positivo familiare, non mancano le visite di qualche amica o nipote durante la giornata ma Maria mi confida: «Non accetto la mia condizione di salute precaria. L’intervento al cuore anche se riuscito, e ringrazio il cardiologo Pietro Grieco, mi ha creato una grande preoccupazione ed ansia che negli ultimi tempi mi tengono agitata. Devo ringraziare anche – continua – i medici che mi seguono, i dottori Luigi Truncellito e Andrea Andriani per la grande umanità e professionalità. Ai dolori si aggiungono paura e panico, e in loro trovo supporto, sempre disponibili a qualsiasi ora io li chiami».A fronte di un progresso che ha allungato l’aspettativa di vitatanto che Maria è «giovane» a 68 anni -, resta la questione della «qualità della vita». Maria diventa il simbolo di tante donne e uomini, che nell’età del pensionamento si trovano a non realizzare propositi e progetti a causa della salute precaria.Una questione dibattuta oggi è proprio
sull’età del pensionamento in Italia, e nella maggior parte dei Paesi, che si spinge sempre più in avanti, privando tanti della propria libertà di scelta di un «tempo» per sé, con maggiori «forze», prima di entrare nella terza età.Una quetione complessa questa perché legata a complicanze economiche che aprono a numerosi interrogativi sull’organizzazione della vita delle comunità, e in esse di ogni singolo individuo.Risuonano forti e chiare le parole di José Mujica: «Non veniamo al mondo per lavorare o per accumulare ricchezza, ma per vivere. E di vita ne abbiamo solo una».Riflessioni che ci interpellano sia sul piano individuale che comunitarioglobale. Cosa orienta la nostra esistenza su questa terra? Si possono ridurre gli anni o i giorni di lavoro? La tecnologia, a servizio dell’umanità, potrà dare una svolta in questa direzione? Alcune delle tante domande. Lascio a voi le altre..
*COUNSELORFILOSOFICA
