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Numero 12 Anno III - Maggio 2012 - Poste Italiane Spa - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% - LO/BG

efficienza energetica

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Maggio 2012

Periodico d’informazione culturale sugli stili di vita e d’impresa sostenibili

Bergamo al verde È tempo di Guerrilla

La rivincita della felicità di Diego Moratti

Guerrilla Gardening

A Bergamo arriva l’economista francese Serge Latouche e parla di decrescita felice. A Bergamo viene l’economista indiana Vandana Shiva e parla di biodiversità della terra. A Bergamo vengono alcuni giuristi che ci raccontano di come per la prima volta un fiume sporge denuncia contro l’uomo e vince la causa in tribunale. A Bergamo viene fatto un convegno dove si afferma che i cellulari, emblema del progresso e della società contemporanea, sarebbero invece dannosi per la nostra salute. A Bergamo mancava solo la “guerrilla” (gardening), ovvero gruppi di guerriglieri, armati di piante e vanghe per riportare in città -più o meno abusivamente- un po’ di natura, in mezzo all’imperante cementificazione selvaggia. Selvaggia, la cemen-

assalto urbano

Greencrossing

la natura si muove

Giorgio Sappilo a pagina 32

segue a pagina 2

Green Story

Turismo

Attualità

SitiTarghe

Scambio Casa

Cellulari e Wi-Fi

Solo la passione autentica lascia segni che sopravvivono al tempo

Le nuove frontiere del turismo con un click a costo zero

L’elettrosmog ti ha lasciato un messaggio Le 8 azioni da evitare

Pagina 52

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le parti della natura, comprendendo che un’inversione di tendenza è necessaria anche per la nostra felicità. Ma se nella teoria si può più facilmente concordare, il difficile è passare a tradurre nella pratica quotidiana questa ridefinizione di base del concetto utilitaristico di sviluppo consumistico, dopo che per decenni l’abbiamo percepito come l’unico svilup-

po possibile e sensato. Sarebbe come avere la possibilità di riempire questa pagina di giornale e non utilizzarla completamente. Economicamente parlando sarebbe un vero spreco, sarebbe un uso irrazionale e non efficiente delle risorse. Perché mai non utilizzare uno spazio lasciato vuoto? Perché non mettere almeno un’immagine?

Editoriale

Segue dalla prima pagina tificazione. La natura non lo è più: quella che c’è è del tutto addomesticata. Tutto l’ambiente è divenuto poco a poco antropizzato, antropomorfo, tutto organizzato e utilizzato per le finalità di sviluppo e progresso della società. Sarà paradossale, ma sempre più persone preferiscono dichiarare “guerrilla” alla società, prendendo le difese della natura. Sarà paradossale ma alcuni economisti ottengono sempre più credito e ascolto sostenendo idee di decrescita economica anziché di sviluppo. Eppure l’obiettivo rimane sempre lo stesso: essere felici, perseguire e “massimizzare” il nostro benessere. Un paradosso che si fa fatica a spiegare, immersi come siamo in anni di crisi. Anni in cui tutti abbiamo il cellulare e la connessione internet, eppure ci sentiamo tutti poveri. Siamo in piena crisi, ci dicono. E il mancato sviluppo economico sarebbe la causa del malessere diffuso, dell’insoddisfazione derivata dal non poter lavorare, produrre, guadagnare e consumare: un ciclo che si auto-alimenta costantemente, ma che in realtà non si ferma mai, non porta ad una soddisfazione esauriente. La regola alla base di questo tipo di sviluppo difatti non è l’accontentarsi di appagare i bisogni essenziali, ma il continuo aumento dei bisogni, dall’ultimo modello di cellulare alla vacanza con sempre più comfort. Siamo nel bel mezzo di un cortocircuito: ciò che abbiamo tanto agognato e ricercato, ora sembra riversarsi contro il nostro stesso benessere; l’aumento del Pil, simbolo e fondamento della produzione e dello sviluppo

economico, sta producendo in realtà minore qualità di vita, se questa viene misurata in felicità e salute, se viene misurata in tempo libero da dedicare ai nostri piaceri e alla cura delle nostre relazioni interpersonali. Non si tratta semplicemente di smettere di danneggiare irreparabilmente l’ambiente e le sue risorse, ma di rallentare una presunta crescita che è tale solo se si misura secondo i parametri dell’economia tradizionale, non secondo i parametri del vero benessere vissuto dalle persone. Probabilmente ci stiamo tutti accorgendo che, nel valutare la crescita o la decrescita, abbiamo semplicemente sbagliato l’unità di misura. Valutiamo la massimizzazione della produzione materiale, del Pil e dei guadagni. Senza includere la nostra felicità. Ma fortunatamente i conti non tornano e la felicità ora si sta prendendo la rivincita. La natura umana per essere felice ha bisogno di uscire dagli opprimenti meccanismi di produzione e consumo, da un’economia intesa solo come impiego razionale ed efficiente di tutte le risorse disponibili. Ha bisogno piuttosto di libertà e di spazi liberi, di tempi non organizzati, di spontaneità della natura; una natura incolta e libera, non quella finta del verde artificiale urbanizzato. E invece siamo abituati a riempire istintivamente ogni spazio: è un po’ quello che stiamo facendo con la cementificazione esasperata di ogni angolo di natura. Ogni volta cementifichiamo con un fine nobile e preciso, ma ogni volta a scapito della natura. Salvo poi non avere più l’ossigeno necessario alla nostra felicità,

Free Press >30.000 copie

Periodico d’informazione culturale sugli stili di vita e d’impresa sostenibili Registrazione: Tribunale di Bergamo N. 25/10 del 04/10/2010 Registro stampa periodici Chiuso in redazione 30 Aprile 2012

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non avere spazi felicemente incolti dove non coltivare niente, spazi vuoti dove non sia l’uomo a gestire tutto, spazi di natura dove limitare la nostra impronta, che si fa sempre e comunque più invadente, anche quando si nasconde dietro verdi immagini di superficie. E fortunatamente ci sono sempre più associazioni, economisti, giuristi e persone semplici, che stanno prendendo

Cominciamo a goderci questa decrescita. Diego Moratti > Editore Studio Green Solution S.r.l. > Direttore Editoriale Marco Rossi direzione@bergamosostenibile.com > Direttore Responsabile Diego Moratti direttore@bergamosostenibile.com > Segreteria organizzativa Francesca Togni - redazione@greensolution.it Roberta Spinelli - redazione@bergamosostenibile.com > Progetto Grafico ed impaginazione Layout Studio Service Srl - Bergamo www.layoutstudio.it > Stampa CSQ Spa - Erbusco (BS) - www.csqspa.it > Pubblicità Studio Green Solution S.r.l. - info@greensolution.it Tel 335.362358 - Via Privata Legler, 14 - Brembate Sopra

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Hanno collaborato a questo numero: Mario Salomone - Docente Università di Bergamo Valeria Annovazzi - Giurista ambientale Michela Offredi - Giornalista Giorgio Moratti - Scienze della Comunicazione Alice Motti - Giornalista Luciano Valle - Filosofo ambientalista Claudia Proserpio - Psicologa clinica Patrizia Mantoessi - CFL Raffaele Avagliano - Giornalista Duccio Colombo - Biofarm Lisa Casali - Ecocucina Livia Salvi - Moda e Storia dell’Arte Emma Baldin - Responsabilità Sociale d'Impresa Clara Gandolfi - Lingue e Letterature straniere Alessandro Sonzogni - Scienze della Comunicazione Marta Pettena - Consulente ambientale Maria Imparato - Giornalista Arianna Corti - Scienze Storiche Alberto Giani - Giornalista Noemi Giupponi - Ingegneria Ambientale


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Sommario Attualità

4. Il futuro in un seme 5. Disfare lo sviluppo per rifare il mondo 6. Elettrosmog e cellulari. Per i 6 miliardi di utilizzatori, quali danni per la salute? 7. Bergamo Verso EXPO 2015. La nostra provincia punta sul cinema 8. Se un fiume vince una causa civile in tribunale 10. Incontrando il professor Roberto Vecchioni 11. Non il solito mercato agricolo 12. Voglio andare a vivere in campagna 13. Dal Dire al Fare. La Responsabilità Sociale d’Impresa è protagonista Sport 14. Luci accese sugli stadi ecosostenibili 16. Londra 2012: anche gli atleti vestono green Eco dalla Regione 18. Area C a Milano. La prima congestion charge italiana Eco dal Comune 20. A qualcuno piace verde 21. Protagonisti di una nuova stagione 22. L’arte di creare con i rifiuti 23. Manifesto per una Bergamo Sostenibile Parco dei Colli 24. Una casa un po’ Matta 25. Legambiente: ragazzi in vacanza con la natura Comuni Virtuosi 26. Sorisole Fa la Cosa Giusta 27. Scanzorosciate fra i filari di scuola Eco dal mondo 28. Islanda: orizzonte sostenibile 29. Yoko Ono immagina la pace e invita a realizzarla

Stili di vita e d’impresa Turismo 30. Scambio Casa, ma non così disperatamente... 31. All’Università di Bergamo le nuove frontiere del turismo La Guerrilla 32. Bergamo al verde. È tempo di Guerrilla! 33. Lemon Granade la guerrilla Made in Bergamo 34. Greencrossing. La natura si muove. Muovi la natura! 35. Tra petali e parole / Street painting 36. La green revolution del mercato dei bancali 37. La forza del bosco. Energia a km Ø sulla strada del legno AMBIENTE 38. WWF > Le Oasi WWF, uno scrigno di biodiversità 39. La Riserva di Torre Salsa a Bergamo 40. Contro crisi e precarietà, gli studenti protagonisti dei Green Jobs 42. Arrivano le feste della birra, sagre ed eventi estivi. Organizzatele sostenibili! Cooperative 44. Il profit a servizio del non profit 45. Vuoi Rifare con me? Alimentazione 46. Limone e piselli > Le ricette Salute & Benessere 48. Stop alla fatica 50. Così mi rilasso un po’

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Green Economy Green Story 52. Siti Targhe. Quando competenza e passione lasciano il segno Energie Rinnovabili 54. Politiche energetiche al bivio 56. Decreti rinnovabili: la razionalizzazione dell’incentivo 57. I seminari tecnici Valtellina, innovazione per lo sviluppo e per l’ambiente Storia & personaggi 58. Le nuove forme del lavoro in dialogo con la Creazione/Ambiente 59. Lavoro ed etica ambientale. Le sfide di oggi, le conquiste di domani Etica d’impresa 60. Dalla missione alla visione etica aziendale Calendario appuntamenti

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Attualità

Il futuro in un seme

Vandana Shiva, economista indiana tra le maggiori esperte di biodiversità, lo scorso marzo è stata ospite del Celim e della città di Bergamo Semi bergamaschi per Vandana Shiva. E un pubblico da rock star Almeno 400 persone erano presenti al Centro Congressi per ascoltare Vandana Shiva. La coda per entrare nella sala Oggioni sembrava quella di un concerto rock. In platea ad ascoltarla c’erano imprenditori, agricoltori e tanta gente comune. Sul palco, oltre al presidente dell’ong Celim Bergamo Andrea Milesi e al segretario generale della Focsiv Sergio Marelli (le due organizzazioni che hanno portato l’ambientalista indiana a Bergamo) è salito anche il vescovo Francesco Beschi. Ma il momento più emozionante della giornata è stato quando un rappresentante dell’associazione Civiltà Contadina di Bergamo si è alzato per fare una domanda a Vandana Shiva. L’esponente dell’associazione ha colto subito l’occasione per regalarle un vasetto che custodiva delle sementi bergamasche. L’economista indiana si è alzata, ha preso il vasetto e ha detto: «Questo è il più bel regalo che mi possa essere fatto. Porterò con me questi semi per custodirli nella banca delle sementi del nostro centro di ricerca».

Per gentile concessione del fotografo Paolo Gianfrate©Celim Bergamo

“L’assalto alla Terra comincia nelle nostre menti perché la vediamo solo come materia prima da sfruttare” “Le sementi sono un bene comune. Bisogna salvare i semi, non solo per un principio etico, ma anche per un motivo ecologico che tutela la nostra vita”. Vandana Shiva, economista indiana, tra le maggiori esperte mondiali in materia di biodiversità, ha lanciato questo appello ai tanti bergamaschi che hanno letteralmente affollato la sala Oggioni del Centro Congressi per ascoltarla nel convegno “Far

pace con la Terra”, organizzato dal Celim Bergamo. La leader ambientalista dell’associazione Navdanya (una ong indiana che raccoglie semi liberi da Ogm in una banca sementi a disposizione gratuita dei contadini delle aree più rurali del subcontinente indiano) ha puntato l’indice contro l’agricoltura industriale, le monoculture, gli Ogm, la cementificazione e una globalizzazione selvaggia, tutte cause corresponsabili che affamano il pianeta. “L’assalto alla Terra comincia nelle nostre menti perché la vediamo solo come materia prima da sfruttare -ha detto Shiva-. Il cibo viene trasformato in profitto e non in nutrimento della vita». Le modalità attraverso le

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Per gentile concessione del fotografo Paolo Gianfrate©Celim Bergamo

quali questo accade sono diverse: “La logica imposta dall’indicatore del Pil (Prodotto Interno Lordo, ndr) è che devi vendere ciò che produci e comprare ciò che consumi, altrimenti non produci ricchezza -ha continuato l’economista-. Il modello agrindustriale mondiale è sbagliato e non risolve la fame nel mondo: l’industria agricola ha trasformato il cibo in merci, biocarburanti, con un conseguente spreco che aggrava il problema della fame dei Paesi del Sud del mondo”. Vandana Shiva ha insistito soprattutto su due temi per i quali si batte da anni e per questo viene criticata: “Le multinazionali producono semi sterili Ogm e protetti da brevetto. In questo modo guadagnano sulla pelle di milioni di piccoli agricoltori che sono costretti a comprare sementi e pesticidi dalle grandi

aziende, ricoprendosi di debiti. In India ci sono stati 250 mila suicidi tra gli agricoltori perché non riuscivano a pagare i debiti. Questo è un genocidio!”. Ma la leader ambientalista, fondatrice del Research Foundation for Science, Technology and Natural Resource Policy (un istituto di ricerca da lei diretto), ha ricordato anche i danni della globalizzazione non regolamentata: “La globalizzazione e la deregulation del mercato mondiale hanno prodotto solo squilibri a livello sociale, etico e ambientale. Negli accordi del Wto (l’Organizzazione mondiale del commercio, ndr) si è arrivati a stabilire i diritti di proprietà intellettuali sulla sementi e quindi sulla vita”. Tra le soluzioni per combattere la fame nel mondo, Vandana Shiva ha ribadito “un’agricoltu-

“In India ci sono stati 250 mila suicidi tra gli agricoltori perché non riuscivano a pagare i debiti. Questo è un genocidio!” ra che si basa sulle leggi della fertilità, del cuore, del rispetto dell’ambiente. In uno studio abbiamo dimostrato come tutelando la biodiversità, i campi rendono anche dieci volte in più delle monoculture. Bisogna anche tutelare i contadini perché, non solo producono il cibo, ma custodiscono la terra e sono i primi a poter trovare soluzioni per far fronte al cambiamento climatico”. Raffaele Avagliano


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“Disfare lo sviluppo per rifare il mondo” Decrescere è una scelta economica e culturale A Bergamo, il 3 e il 4 maggio, Serge Latouche Decrescere per crescere. Sembra il paradosso più grande eppure, mai come in questi tempi, acquisisce un significato possibile. Ai tempi dei nostri nonni e genitori a queste cose nemmeno si pensava. Allora bisognava lavorare, risparmiare e investire. Il mondo appariva come una grande locomotiva: bastava alimentarla per arrivare lontano. Progresso e tecnologia erano compagni del nuovo viaggio, modernità e benessere le stazioni di arrivo. Gli anni sono passati, tante mete sono state raggiunte. Abbiamo corrente elettrica e lauree, ma non troviamo lavoro e famiglia. Viaggiamo molto, ma non sappiamo fare l’orto (come faceva

“«L’abbondanza consumistica pretendeva di realizzare la felicità attraverso il soddisfacimento dei desideri di tutti, ma questo soddisfacimento dipendeva da redditi distribuiti in modo estremamente ineguale». Serge Latouche” il nostro nonno) o il pane (quello croccante della nostra nonna). E così incuriosiscono i movimenti della decrescita e i percorsi di downshifting, si ascolta volentieri Vandana Shiva e Serge Latouche. Un po’ per capire questo mondo, un po’ per intravedere un futuro possibile. E poi c’è chi, come il ventisettenne Devis Bonanni, ci tiene proprio a fare la “Pecoranera” (è il titolo del suo libro): giura di vivere (felice!) con 200 euro al mese e con i frutti della sua terra. Vita frugale, la sua, come per Serge Latouche “frugale è l’abbondanza in una società solidale”. L’idea del noto economista francese, fra i principali teorici della decrescita, è quella di un sistema economico e sociale alternativo a quello capitalistico, perché non basta lavorare quindici ore

al giorno per essere soddisfatti. Vogliamo sempre di più, non possiamo ottenerlo e così affondiamo nell’insoddisfazione. Scrive Latouche nel suo ultimo libro (“Per un’abbondanza frugale”): “La rottura proposta dal progetto di decrescita presuppone che si esca dal circolo infernale della creazione illimitata di bisogni e di prodotti, come pure dalla frustrazione crescente che questa genera, e contemporaneamente che si compensi, attraverso la convivialità, l’egoismo derivante da un individualismo ridotto a una massificazione uniformante”. E, per puntualizzare il concetto, aggiunge: “L’abbondanza consumistica pretendeva di realizzare la felicità attraverso il sod-

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no apparire convincenti e giuste, benché abbiano suscitato critiche e dure reazioni. Per far fronte alle resistenze e ai travisamenti di questi anni, Latouche ha pubblicato il suo ultimo libro nel quale scrive: “Con il tempo, e con le discussioni e i dibattiti con i pubblici più diversi, ho finito per catalogare i malintesi più frequenti e le obiezioni più ricorrenti”. Gli incrollabili sostenitori dello sviluppo e i più scettici troveranno, fra le pagine, il repertorio delle loro tesi e perplessità smontate una a una. E Bergamo, nel mese di maggio, offre la possibilità di ascoltare dal vivo Serge Latouche. Cittadinanza Sostenibile, la rete di economia solidale della Bergamasca, ha organizzato

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disfacimento dei desideri di tutti, ma questo soddisfacimento dipendeva a sua volta da redditi distribuiti in modo estremamente ineguale e sempre insufficienti a permettere all’immensa maggioranza di coprire le spese essenziali”. Non a caso fra gli effetti provocati dalla “mondializzazione liberale” vi sono le diseguaglianze fra il Nord e il Sud del mondo, nuove forme di schiavitù nei confronti dei paesi poveri, la distruzione degli ecosistemi e la minaccia dell’inquinamento globale. “Lo sviluppo è solo un’impresa che tende a trasformare i rapporti degli uomini tra loro -e con la natura- in merci. Si tratta di sfruttare, di mettere in valore, di trarre profitto dalle risorse naturali e umane”, scriveva qualche anno fa. Decrescere non significa allora povertà e regressione: si traduce in una nuova concezione dell’abbondanza, dove relazioni, sobrietà e senso del limite sono al primo posto. Idee che posso-

Toner e cartucce

“Decrescere non significa povertà e regressione: si traduce in una nuova concezione dell’abbondanza, dove relazioni, sobrietà e senso del limite sono al primo posto” due incontri con il filosofo francese. Giovedì 3 maggio, alle 21 al Castello Colleoni di Solza, Latouche presenterà il libro, mentre venerdì 4 maggio, dalle 15 all’Università degli Studi di Bergamo in via Salvecchio, si svolgerà il seminario e tavola rotonda “Comunicare la decrescita”. Due occasioni per riflettere e, chissà, trarre ispirazione per impostare la propria vita. Un invito aperto a tutti, non solo a chi non sa fare l’orto e il pane. Michela Offredi

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Attualità

Elettrosmog e cellulari. Per i 6 miliardi di utilizzatori, quali danni per la salute? La IARC ha stabilito che esiste un’associazione possibile tra tumori al cervello e onde emesse dai cellulari. In un convegno a Cisano Bergamasco il dibattito intorno ai rischi, tra cui elettrosensibilità e infertilità maschile Ripetitori, cordless, wi-fi, babyphones, forni a microonde, lampadine a basso consumo sono solo alcune delle fonti elettromagnetiche con le quali abbiamo costantemente a che fare. Ma, tra tutte, quella che dovrebbe preoccuparci di più è certamente il cellulare. Nato negli anni ‘70 si è rapidamente trasformato da status symbol a bene di consumo di massa, fino a raggiungere i 6 miliardi di utilizzatori. Il dubbio è lecito: siamo davvero

“Le possibili patologie hanno tempi di latenza lunghi e non si dispone ancora di dati epidemiologici sulla nuova generazione di utilizzatori, quella dei bambini, sicuramente i più a rischio a causa della conformazione del loro cervello” sicuri che i cellulari non siano rischiosi per la salute? Il paragone viene naturale: e se le compagnie telefoniche ci stessero nascondendo i reali rischi dell’elettromagnetismo così come, fino agli anni ’60, l’industria del tabacco negava il rischio di cancro per i fumatori? Il dibattito è aperto, soprattutto in campo medico e scientifico. Intanto però sulle istruzioni dei più recenti modelli di cellulare compaiono le distanze di sicurezza da mantenere tra testa e telefono. Sulla questione si è provato a far luce al convegno “Elettrosmog: reale emergenza sanitaria. Dal cellulare al wi-fi”, tenutosi a Cisano Bergamasco lo scorso 13 aprile, organizzato dall’Associazione Federale Donne Padane in collaborazione con l’associazione italiana Per la Prevenzione e la Lotta all’Elettrosmog (A.P.P.L.E.) e l’associazione Italiana Elettrosensibili. Sono intervenuti Angelo Gino Levis, già ordinario di Mutagenesi ambientale dell’Università di Padova, membro dell’A.P.P.L.E. e dell’Internatio-

Uso dei cellulari: le raccomandazioni

utilizzare sempre l’auricolare tenere il cellulare distante dalla testa e dal corpo preferire l’internet via cavo piuttosto che il wi-fi non utilizzare il cellulare come sveglia e non tenerlo sul comodino non trasportarlo mai sul corpo specialmente in tasca per i giovani utilizzare il telefono quando c’è pieno campo possibilmente mai sui mezzi in movimento proteggere i bambini almeno fino ai 12 anni

Il tavolo dei relatori al convegno di Pontida

nal Society of Doctors for the Environment (ISDE), la presidente dell’A.P.P.L.E, l’architetto Laura Masiero, il vicepresidente dell’associazione Italiana Elettrosensibili Paolo Orio e il Senatore Roberto Castelli. Parole chiave della serata sono state: informazione, prevenzione ed educazione all’uso corretto delle nuove tecnologie. Particolare attenzione è stata dedicata a quello che potrebbe essere in futuro l’impatto sociale dell’elettrosmog con un numero così importante di persone di ogni età esposte. Le possibili patologie hanno tempi di latenza lunghi e non si dispone ancora di dati epidemiologici sulla nuova generazione di utilizzatori, quella dei bambini, sicuramente i più a rischio a causa della conformazione del loro cervello. Esistono tuttavia patologie a medio o breve termine direttamente connesse a quella che Orio definisce “una zuppa elettromagnetica” in cui siamo costantemente immersi: l’elettrosensibilità e l’infertilità maschile. L’elettrosensibilità (E.S.) è una sindrome emergente ma già nota dagli anni ’50 in Russia come malattia da microonde in esposti professionali e residenziali ai radar. Viene considerata dall’ O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità) tra le patologie da causa ambientale, ma non è ancora stata definita una codifica nella classificazione interna-

zionale delle malattie (I.C.D.) ed è quindi difficile diagnosticarla. Le onde elettromagnetiche termiche infatti stanno nei range di frequenza che influenzano i meccanismi di funzionamento biologici e la IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) ha stabilito che esiste un’associazione possibile tra tumori al cervello e onde emesse dai cellulari per i grandi utilizzatori, ovvero già con 30 minuti di chiamate al giorno per un periodo di 10 anni. Siamo tutti grandi utilizzatori? Se davvero l’elettromagnetismo diffuso è un fenomeno troppo recente per avere dati certi, non dovremmo avvalerci almeno del principio di precauzione? Un principio previsto anche dalla Costituzione Europea, con il quale si intende “una politica di condotta cautelativa per quanto riguarda le decisioni politiche ed economiche sulla gestione delle questioni scientificamente controverse”. Anche un aumento modesto del rischio, su un numero così alto di utilizzatori, avrebbe infatti un notevole impatto sociale. Se scienza e medicina tardano con gli studi e i risultati, almeno quelli ufficialmente riconosciuti, ecco l’invito dell’A.P.P.L.E.: utilizzare sempre l’auricolare e tenere il cellulare distante dalla testa e dal corpo, preferire l’internet via cavo piuttosto che wi-fi, soprattutto nelle scuole, non utilizzare il cellulare come sveglia e non tenerlo sul

comodino o sotto il cuscino, non trasportarlo mai sul corpo, specialmente in tasca per i giovani e le donne gravide, utilizzare il telefono quando c’è pieno campo e possibilmente mai sui mezzi in movimento e soprattutto proteggere i bambini almeno fino ai 12 anni. Arianna Corti


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Bergamo Verso EXPO 2015 La nostra provincia punta sul cinema Una pellicola che si trasforma in spiga è il logo di Bergamo Verso Expo Cinema, famiglia e sana alimentazione. E’ questa la formula che la Provincia di Bergamo, in partnership con ALMED (Alta Scuola in Media Comunicazione e Spettacolo), l’Università Cattolica e il Consorzio Wylford intende usare per promuovere, tramite iniziative culturali, un rinnovato approccio “sostenibile” al cibo e allo stile di vita sull’onda del tema dell’Expo: Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita. Ogni anno, a partire dal 2012 (edizione Anteprima) e fino al 2016 (edizione Follow-up) grazie a una collaborazione tra Provincia, Comuni, Istituti accademici italiani ed internazionali (quali l’Istituto italiano di Cultura a Los Angeles) saranno organizzate manifestazioni, convegni ed eventi che renderanno Bergamo pronta a svolgere il compito di accogliere coloro che, in visita all’ EXPO 2015 di Milano, avranno il desiderio di esplorare la nostra provincia. L’assessore Silvia Lanzani spiega come “da un incontro tra amici al bar, durante il quale si discuteva del successo del Fiuggi Family Festival (cha ha contato oltre 4 milioni di presenze e 40-

50 associazioni coinvolte), sia nata l’idea di portare la stessa metodologia a Bergamo”. L’assessore ha inoltre sottolineato che la Provincia, pur non avendo le risorse economiche per il totale supporto della manifestazione, sia interessata a promuovere l’evento, mettendo a disposizione le strutture necessarie per

media per veicolare importanti temi come alimentazione e famiglia. L’anteprima 2012 comprende la proiezione di film e l’organizzazione di convegni e feste tra il 3 e l’8 luglio ma, già nel mese di aprile, è stata organizzata al castello di Brignano Gera d’Adda una cena con Jader Giraldi, Domenico Ciolfi

tanze politiche di Regione e Provincia, alla cena erano presenti anche Sabina Confaloni, inviata di SkyTV e Corriere della Sera, il pittore Mario Donizetti e la sosia ufficiale di Elizabeth Taylor, Marina Castelnuovo. Un mix tra mondo reale e mondo del cinema che, senza alcune smanie,

“Le Amministrazioni dei Comuni di Lovere, Clusone e Brignano Gera d’Adda metteranno a disposizione strutture e spazi per una promozione culturale e turistica, sfruttando un evento di fama internazionale quale EXPO 2015” il suo svolgimento ai partner dell’organizzazione. L’immediata volontà espressa dalla RAI di essere presente sin dall’inizio come promotrice è stata la conferma della potenzialità del cinema quale efficace

e Roberto Pagliara, produttore, regista e autore di Sally e l’Uovo (Sally and The Egg) vincitore del premio come Best Short Film - Foreign Comedy all’International Family Film Festival di Hollywood. Oltre alle rappresen-

ha fatto sedere allo stesso tavolo appassionati di cinema. I luoghi leader della manifestazione sono stati scelti con una particolare attenzione alla valorizzazione di quella peculiare caratteristica, spesso trascurata, del territorio

bergamasco: la sua ricca diversità. Lago, montagna e pianura faranno infatti da cornice a questa manifestazione. Le Amministrazioni dei Comuni di Lovere , Clusone e Brignano Gera d’Adda hanno deciso di mettersi in gioco ed offrire strutture e spazi dove la nostra provincia possa crescere non solo dal punto di vista culturale, ma anche turistico, sfruttando un evento di fama internazionale quale EXPO 2015. Per questo alla conferenza stampa del 20 aprile l’assessore Giorgio Bonassoli ha parlato di turismo familiare, di passione per il proprio lavoro e di come sia necessario, in questi periodi di incertezza economica, mirare ad una sempre maggiore specializzazione anche dell’offerta turistica: “Negli ultimi quattro anni -ha sottolinato Bonassoli- i voli a Bergamo-Orio al Serio sono raddoppiati. Questo fa sì che la nostra città sia una porta d’accesso, ma allo stesso tempo di uscita”. Sono temi delicati questi che non possono, però, più essere ignorati né dagli agenti pubblici né da quelli privati. Noemi Giupponi


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Attualità

Se un fiume vince una causa civile in A FaSE di Alzano un convegno per rivendicare i Diritti della Natura “Caro Presidente”: da Bergamo l’appello sull’esempio dell’Ecuador “Eccellentissimo Signor Presidente… Le rivolgiamo questo appello urgente con il quale richiediamo il riconoscimento costituzionale dei diritti propri della Natura e della Terra”. Il neonato gruppo di lavoro sui Diritti della Natura Italia ha così aderito all’appello rivolto ai lea-

“Il 30 marzo 2011 i legali del fiume hanno presentato una ingiunzione costituzionale contro il governo provinciale di Loja, per opporsi al progetto di ampliare la strada VilcabambaQuinara” “La Corte Provinciale di Loja, in accoglimento del ricorso, ha dichiarato che il governo stava violando il diritto della natura ad essere pienamente rispettata nella sua esistenza e nel mantenimento dei suoi cicli vitali” der mondiali, lanciato dall’Alleanza Globale per i Diritti della Natura (therightsofnature.org), per ottenere il riconoscimento della natura come un fondamentale soggetto avente diritti (natura-soggetto) e non come una mera proprietà da sfruttare a piacimento (non natura-oggetto). Al convegno tenuto lo scorso 30 marzo -promosso da INNTEA S.r.l. in collaborazione con COMPERE-Consorzio Materie Prime Energie Rinnovabili Ecosostenibili- hanno partecipato Davide Sapienza, scrittore giornalista traduttore e cofondatore di Diritti della Natura Italia, Mari Margil e Thomas Linzey, avvocati ambientalisti statunitensi, Francesca Mancini, procuratore legale e cofondatrice di Diritti della Natura Italia. I relatori hanno illustrato l’esperienza dell’Ecuador, primo paese al mondo ad aver inserito

nella propria costituzione i Diritti della Madre Terra (art.71-2008) e ad aver così consentito ad un fiume (il Vilcabamba) di vincere, come parte civile, una causa in tribunale. Il 30 marzo 2011 i legali del fiume hanno presentato una ingiunzione costituzionale contro il governo provinciale di Loja, per opporsi al progetto di ampliare la strada Vilcabamba-Quinara mediante il deposito di grandi quantità di terre e rocce da scavo nel fiume. Tale progetto, in corso da tre anni senza studi sul suo impatto ambientale, violava direttamente i diritti della natura, aumentando il flusso delle acque e provocando un rischio di catastrofi per la crescita del fiu-

L'avvocato ambientalista Mari Margil

me con le piogge invernali, causando l’inondazione dei villaggi stanziati lungo il fiume. La Corte Provinciale di Loja, in accoglimento del ricorso, ha dichiarato che il governo stava violando il diritto della natura ad essere pienamente rispettata nella sua esistenza e nel mantenimento dei suoi cicli vitali, struttura, funzioni e processi evolutivi. Al fine di calare questo ambizioso successo nel nostro contesto normativo, è necessario creare una coscienza comune volta al riconoscimento e al rispetto di chi ci fornisce tutto l’occorrente per vivere: la Natura (o Madre Terra, Ambiente, Paesaggio, Ecosistema, Fonte di vita che dir si voglia). Il convegno ha previsto un primo incontro riservato alle scuole e, nel pomeriggio, gli interventi e i saluti istituzionali. E’ stato inoltre presentato il libro di Cormac Cullinan “I Diritti

Un momento del dibattito del convegno svoltosi a FaSE ad Alzano Lombardo

Lo scrittore bergamasco Davide Sapienza

“Fra gli obiettivi quello di introdurre nella nostra Costituzione Italiana specifici articoli che prevedano la Protezione dei Diritti della Natura” della Terra. Wild Law” (Collana Zeitgeist, in anteprima nazionale alla 53° Fiera dei Librai di Bergamo 20 aprile/1 maggio 2012 e dal 20 maggio in libreria), ove si legge la Dichiarazione Universale dei Diritti della Madre Terra, redatta a Cochabamba in Bolivia il 22 aprile 2010 e presentata all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite auspicandone l’annessione alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Il procuratore legale Francesca Mancini

Una lettera per Napolitano e per la conferenza di Rio 2012 Ma perché una lettera al Presidente Napolitano? Secondo i proponenti, il progetto pare avere ben due obiettivi: uno nazionale, volto ad introdurre nella nostra Costituzione

specifici articoli che prevedano la Protezione dei Diritti della Natura; l’altro, di portata mondiale (www.rightsofmotherearth. com), prevede la raccolta di un milione di lettere scritte da persone provenienti da tutto il mondo e indirizzate ai capi di Stato e all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, per la protezione dei Diritti della Natura. Una delegazione di giovani consegnerà tali lettere ai massimi esponenti mondiali, in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile (UNCSD) che si svolgerà in Brasile, a Rio de Janeiro, nel giugno 2012. Fine ultimo è l’adozione, da parte delle Nazioni Unite, della Dichiarazione Universale dei Diritti della Madre Terra. Al convegno sono già state raccolte 150 firme. Per informazioni: www.dirittidellanaturaitalia.it Valeria Annovazzi Giurista ambientale

Dichiarazione Universale dei Diritti della Madre Terra “Noi, i popoli e le nazioni (…) facciamo parte di Madre Terra, una comunità indivisibile, viva, di creature in relazione e interdipendenti tra loro, con un destino comune (…) consapevoli dell’urgenza di intraprendere un’azione collettiva risolutiva per trasformare le strutture e i sistemi che provocano il cambiamento climatico e le altre minacce alla Madre Terra (…)”. Cochabamba-Bolivia, 22 aprile 2010


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n tribunale Lettera al Presidente della Repubblica Italiana Al Presidente della Repubblica Italiana On.le Giorgio Napolitano Palazzo del Quirinale 00187 ROMA Eccellentissimo Signor Presidente, a seguito del largo consenso che ha ottenuto il dibattito sui Diritti della Natura svoltosi il 30 marzo 2012 ad Alzano Lombardo (BG) – seguito da una proficua raccolta di firme – Le rivolgiamo questo appello urgente con il quale richiediamo il riconoscimento costituzionale dei diritti propri della Natura e della Terra. E’ ormai dimostrato che l’esperimento dell’umanità di adottare uno stile di vita a spese della Natura ha fallito. La ragione prima di questo fallimento è che abbiamo messo l’importanza della nostra specie al di sopra di tutto il resto. Abbiamo erroneamente considerato la Terra, i suoi ecosistemi e la miriade dei suoi esseri viventi soltanto come nostre risorse, che hanno valore solo quando soddisfano i nostri bisogni e i nostri desideri. La nostra Carta Costituzionale, soprattutto attraverso il suo silenzio in merito, si sottrae alla responsabilità di legittimare una minima protezione legale al mondo naturale di cui tutti – anche Lei, sig. Presidente – facciamo parte e da cui tutti dipendiamo. I nostri dibattiti dottrinali e giurisprudenziali lo dimostrano: continuano a svolgersi intorno all’ampiezza della nozione di paesaggio contenuta nell’art. 9 della Costituzione e considerano la norma come avente “di mira unicamente i valori paesaggistici sotto il profilo dei quadri naturali che essi realizzano”, senza prendere in esame la Natura in quanto tale. Allo stesso modo, il termine ambiente, altrettanto dibattuto, nel nostro ordinamento è addirittura privo di una definizione giuridica. Questo rende il termine oggetto delle più disparate e fantasiose interpretazioni che – è questo il punto cruciale – mai considerano la Natura quale entità dal valore intrinseco e soggetto di diritti, non prevedendo politiche in grado di assicurare alle prossime generazioni un ambiente salubre ed ecologicamente in equilibrio. La Dichiarazione dei Diritti di Madre Terra, presentata all’ONU nel 2010 – della quale siamo convinti Lei sia a conoscenza – si rivolge soprattutto ai singoli sistemi legali e di governo, invitandoli a riconoscere l’appartenenza di tutti alla comunità della Terra e a dichiarare, rispettare e difendere i diritti di tutti gli esseri, ecosistemi ed organismi viventi. Proprio come ha fatto l’Ecuador, primo Paese al mondo a dotarsi di articoli costituzionali specifici che prevedono diritti della Pachamama, la Madre Terra. La Bolivia si appresta a seguire l’esempio dell’Ecuador. Ecco perché l’avvocato Mari Margil, che ha lavorato alla stesura della Costituzione dell’Ecuador, è stata ospite d’eccezione all’incontro del 30 marzo a Bergamo, dove ha spiegato come il cambiamento passa anche attraverso una revisione del linguaggio con il quale pensiamo alla protezione della Terra e delle sue risorse naturali e ad un ripensamento del diritto stesso. Il Popolo italiano, come ha ultimamente dimostrato l’eclatante risultato del Referendum sull’Acqua, ha sentito, forse istintivamente, di riconoscere l’acqua come bene che appartiene alla Terra e non come strumento di potere in mano all’uomo, decidendo di difenderla in nome della sua stessa sopravvivenza. Convinti di interpretare un sentire collettivo e soprattutto non condizionato da alcuna ideologia di parte, ci sentiamo in dovere di chiedere attraverso la Sua persona, al Governo insediatosi in questi ultimi mesi e al Parlamento di voler inserire nella Costituzione Italiana, specifici articoli che prevedano la Protezione dei Diritti della Natura. Soprattutto in vista dell’imminente Summit Internazionale del giugno 2012 “Rio+20”, l’Italia non può permettersi di sottrarsi al fondamentale compito di apportare il suo contributo e di condividere appieno i valori che – speriamo – la comunità internazionale sarà pronta a riconoscere e tutelare. Siamo sicuri che solo attraverso tale riconoscimento potremo assicurare il mantenimento della vita sulla Terra. RingraziandoLa anticipatamente per la Sua attenzione, porgiamo le nostre più vive cordialità restando in attesa di una Sua cortese risposta. In fede


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Incontrando il professor Roberto Vecchioni Intervista a Vecchioni, ospite del Centro di Etica Ambientale in occasione di “Sorella Terra 2012” e protagonista del concerto serale al teatro Donizetti Roberto Vecchioni nasce a Milano nel 1943 da genitori napoletani. Nel 1968 si laurea in Lettere antiche all’Università Cattolica di Milano presso la quale resterà per due anni quale assistente di Storia delle religioni, proseguendo poi la sua attività di insegnante nel licei classici, dove tuttora insegna greco e latino. Le sue due anime di insegnante e cantautore si sono riunite nel 1999; Vecchioni ha infatti organizzato, in pieno accordo con il Ministero della Pubblica Istruzione, un anno sabbatico nel quale girare le Università e i licei d’Italia insegnando Storia letteraria della canzone italiana. La sua attività nel mondo musicale ha inizio molto presto, negli an-

“Quando sono protagonisti gli uomini, quelli in carne ed ossa, quelli che conosciamo, tutto diventa più credibile” ni ‘60, quale autore per cantanti affermati -tra i tanti, ricordiamo Vanoni, Mina, Zanicchi, Cinquetti- proponendosi dal 1971 come interprete delle sue canzoni. È del 1973 la sua partecipazione al Festival di Sanremo con “L’uomo che si gioca il cielo a dadi”, ma solo nel 1977, con il successo di “Samarcanda”, verrà avvici-

nato dal grande pubblico. Nelle sue canzoni parla d’amore e di cose perdute o ritrovate, di occasioni non colte, di affetti vicini e lontani: la sua dimensione più precisa è il sogno, il ricordo. La scelta è quella di un linguaggio ironico, spesso autobiografico e spiccatamente favolistico che attinge da miti e trame storiche rese attuali, come parabole. Lei è firmatario di numerose petizioni che riguardano l’ambiente ma le sue canzoni hanno spesso come protagonisti persone, storie d’amore, personaggi storici, mitologici o artisti. In quali brani emerge maggiormente la sua sensibilità ecologica? Tutto il mio mondo è incentrato sull’uomo, il suo mistero, la sua disperata rincorsa alla ricerca di un senso, intravisto ora nell’incrocio di anime, ora e più spesso nel bello sfuggente e consolatorio. Io nasco umanista, quindi pre-illuminista, e la mia misura del vivere è dettata dall’azione umana: non è dato pensare ad un uomo siffatto che trasformi la natura per rovinarla. Il mio percorso ecologico risulta quindi nascosto ma forte, intenso partecipativo e piuttosto evidente in canzoni-faro come “Horses”, “Il capolavoro”, “Canzonenoznac” e altre. L’ecologia, come la parità di diritti, l’amore per i deboli, non è quindi argomento a sé stante o

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privilegiato (come non si dovesse scrivere d’altro), ma rientra nel novero di innumerevoli squarci emotivi a difesa dell’umanità. La musica è un mezzo potente per smuovere le coscienze: lei pensa che gli artisti dovrebbero impegnarsi maggiormente per spiegare alle persone quali rischi sta correndo il pianeta? Sì, lo penso fortemente e ognuno dovrebbe farlo col linguaggio che gli è più consono senza uscire dai suoi modi e dal suo stile. Mi spiego: l’inno astratto e celebrativo del tipo “Viva la terra che ci genera e il mare che ci nutre”, lascia il tempo che trova. Pensi invece a come arriva più diretta la catastrofe nucleare de “Il vecchio e il bambino” di Guccini o “Eppure soffia” di Bertoli, perché quando sono protagonisti gli uomini, quelli in carne ed ossa, quelli che conosciamo, tutto diventa più credibile. “Moriremo tutti” non impressiona nessuno, “morirà un uomo” impressiona tutti. È stato insegnante per tanti anni e ad aprile, a Bergamo, ha avuto di fronte centinaia di studenti delle scuole superiori. Ha nostalgia degli “allievi”? Le generazioni di oggi le sembrano meno attente di quelle rappresentate dai “cantautori impegnati” come lei?

Non sono tanto le generazioni a cambiare, a essere diverse: é quel che offriamo noi a loro ad essere più scadente, meno motivante, per niente passionale. Ricostruire l’amore per il pianeta, la sua storia, la sua difesa dovrebbe partire dal primo fondamentale insegnamento da impartire ai giovani e cioè “l’educazione all’emozione”: tutto il resto vien dopo, è in dipendenza. Inventare calcolatori sempre più

prestigiosi per calcolare il nulla dell’anima non serve e non serve difendere la vita per paura di morire: le specie non si salvano per noi ma per loro stesse. Non siamo qui per preservarci e preservare e basta. Siamo qui perché amiamo prima di preservare. A cura del Centro di Etica Ambientale di Bergamo


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Non il solito mercato agricolo In piazzale Alpini, accanto ai prodotti bio e a km zero eventi e iniziative culturali per un’economia solidale Prodotti agricoli bergamaschi, biologici e a chilometro zero. Ma anche un seminario sui consumi delle famiglie bergamasche, l’aperitivo “slow”, giochi e laboratori per bambini e la distribuzione della mappa della Bergamo eco-solidale. È questo il “mercato agricolo e non solo”, organizzato dall’associazione

“Un successo la prima edizione di sabato 28 aprile. Il mercato agricolo e non solo si ripeterà ogni ultimo sabato del mese” Mercato&Cittadinanza, che sabato 28 aprile è stato inaugurato in piazzale Alpini a Bergamo. Per l’iniziativa, sostenuta dalla rete di associazioni di Cittadinanza Sostenibile, si è trattata della prima edizione in città, sulla scorta delle esperienze già avviate ad Albino e Corna Imagna. D’ora in poi il “mercato agricolo e non solo” si terrà anche nella città di Bergamo, grazie anche alla collaborazione con l’amministrazione comunale che ha istituito un apposito tavolo interassessorile. Il mercato presenterà 23 produttori afferenti a numerose categorie merceologiche e si terrà ogni

La prima edizione del mercato agricolo in piazzale Alpini

ultimo sabato del mese sempre in piazzale Alpini, luogo che si intende riqualificare e valorizzare. Tutti i produttori che vi partecipano hanno sottoscritto un disciplinare molto scrupoloso. Sostanzialmente si tratta di agricoltori che non coltivano prodotti Ogm, che hanno certificazione biologica o biodinamica (o quanto meno tendono ad ottenerla), preservano la biodiversità, usano confezionamenti ecocompatibili, vendono a chilometro zero, assumono in maniera regolare i loro dipendenti e tendono a sviluppare un’economia di relazione. Ma è quel “non solo” la

Sbarchi in piazza Arance solidali a Bergamo I produttori del Sud sono sbarcati a Bergamo. Il 30 e il 31 marzo scorso, piazzale Alpini ha accolto l’iniziativa nazionale “Sbarchi in piazza”. I produttori di agrumi del Sud, in particolare della Calabria e della Sicilia, hanno portato in piazza le loro arance solidali. Sono arance (ma anche clementine, mandarini, marmellate, succhi) frutto dell’economia solidale che contrastano l’illegalità e lo sfruttamento della manodopera, troppo spesso all’ordine del giorno nel settore agrumicolo italiano. I produttori di agrumi, invece, assumono regolarmente i dipendenti, coltivano secondo le regole del biologico e della stagionalità, vendono direttamente ai consumatori, curando le relazioni con i gruppi d’acquisto solidale, fanno conoscere un modo diverso, più giusto e equo, di coltivare e si attivano anche in solidarietà dei tanti migranti presenti nelle campagne del Sud Italia. In questo modo, tra una spremuta, un assaggio e quattro chiacchiere, i consorzi di produttori e cooperative agricole di Equosud, Arcipelago Siqillyah, Le Galline Felici, Biosmurra hanno avuto modo di farsi conoscere dai consumatori bergamaschi. Basta pensare che sono stati distribuiti circa 15 mila chili di agrumi.

“Tutti i partecipanti hanno sottoscritto un disciplinare molto scrupoloso seguendo principi ecologici, a filiera corta, solidali e contrastanti l’illegalità” caratteristica che contraddistingue il mercato agricolo. Infatti, oltre a proporre stand di produttori agricoli della zona, alla manifestazione sono collegate una serie di iniziative culturali su ecologia e consumo critico. Sabato 28 aprile, in occasione dell’inaugurazione del primo mercato agricolo di Bergamo, in un incontro all’Urban Center è stato illustrato uno studio sui consumi familiari condotto proprio da Cittadinanza Sostenibile, dall’osservatorio Cores dell’Università e dalla Consulta delle politiche familiari del Comune di Bergamo. Distribuite parecchie copie della mappa della Bergamo eco-solidale, tra un aperitivo “slow” con i prodotti del mercato e il dj-set a cura degli studenti del liceo Amaldi di Alzano che hanno effettuato un mini sondaggio tra i passanti sulla cultura del consumo consapevole. La mappa, sullo stile delle guide turistiche, è una vera e propria guida per il consumatore critico e raccoglie 91 punti eco-solidali della Bergamasca che hanno aderito all’iniziativa: si tratta di commercianti, artigiani, ristoratori, albergatori, produttori agri-

Taglio del nastro per il primo mercato agricolo e non solo

coli, cooperative, associazioni e soggetti culturali che si impegnano a promuovere un’economia solidale, attenta all’ambiente e che contrasta l’illegalità. Tornando al mercato, la manifestazione verrà riproposta in piazzale Alpini, con altre inizia-

tive culturali collegate, sabato 26 maggio, sempre dalle 9 alle 13. Le altre date in programma sono: 23 giugno, 28 luglio, 25 agosto, 22 settembre, 27 ottobre 2012. Raffaele Avagliano


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Voglio andare a vivere in campagna “Hobby farmer” - contadini per hobby Alla Fiera di Montichiari l’antica ricetta contro la crisi attuale Dal 30 marzo al 1 aprile 2012 si è svolta a Montichiari (Bs), per il secondo anno consecutivo, la Fiera Vita in Campagna, un evento di eco nazionale per riscoprire il piacere di antiche passioni, ricco di curiosità, proposte speciali, corsi gratuiti con esperti di settore e deliziosi prodotti genuini. Fra le attrazioni spicca il cosiddetto “hobby farmer” (contadino per hobby), la tendenza in atto per

“Ciò che piace e alimenta questa passione è l’idea di produrre per trasformare e consumare in famiglia: autoproduzione per autoconsumo” apprendere le tecniche di un’azienda agricola in miniatura che, senza aspettativa di essere fonte primaria di reddito, crea grandi soddisfazioni. Potrebbe essere considerato un gioco, ma in realtà è un modo simpatico ed interessante per sbeffeggiare la crisi

economica che ci attanaglia. Tutti possono giocare, senza eccezioni di genere o di sorta, anche se una predisposizione particolare sembra averla il “maschio, diplomato, di età matura, animato dal piacere di recuperare il rapporto con la natura e le tradizioni familiari o di mangiare prodotti genuini”. Stiamo parlando degli agricoltori amatoriali e degli appassionati del verde, che vedono un interesse crescente nei confronti di pratiche e stili di vita rurali. “Esiste una parte di territorio agricolo, rurale e forestale che non è in capo ad agricoltori e che viene gestito secondo logiche rivolte soprattutto al mantenimento ambientale e paesaggistico e più in generale della tutela territoriale” (dall’Osservatorio Nomisma, uno dei principali istituti privati di ricerca economica a livello nazionale ed europeo). “Ciò che piace e alimenta questa passione è l’idea di produrre per trasformare e consumare in famiglia”: autoproduzione per autoconsumo. E come nelle migliori tradizioni, l’arte dell’hobby farmer si tramanda di bocca in bocca, grazie

agli utili consigli dei veterani che trattano anche temi d’attualità, come ad esempio il compostaggio (riutilizzo di scarti domestici secchi e umidi per fertilizzare il terreno). Il risparmio è garantito: un ottimo rimedio contro carovita, stress fisico, intellettuale, emozionale, sociale, spirituale, lavorativo. Da non sottovalutare, inoltre, che “l’ortoterapia rafforza la fiducia nelle proprie possibilità e aiuta il reinserimento nella vita attiva delle persone con disagio o disabilità”, ha spiegato Tina Ponzellini, docente della Scuola Agraria del Parco di Monza. Ora entriamo nel vivo del gioco: immaginiamo che l’economia sia in crisi e non vi siano più soldi (beh…ci vuole poca fantasia!) e quindi riscopriamo lo scambio di beni e servizi, senza l’utilizzo di denaro. “Un ragionamento pragmatico, ineccepibile”, come direbbe Marina Martorana, autrice del libro “I love swapping. La guida alla nuova tendenza ecosostenibile”, (traduzione: il Baratto), 2009, Antonio Vallardi Editore. E’ un vero e proprio ecostile di vita, che vale anche come antidoto alla solitudine: un’antica ricetta

Un padiglione della Fiera Vita in Campagna di Montichiari (Bs)

contro la crisi. Trattasi in generale del diritto all’autoprodurre e a consumare in base ai propri bisogni; per taluni è un’alternativa alla globalizzazione economica; per altri è mera sopravvivenza. Vandana Shiva, l’economista indiana di recente presente a Bergamo, a questo proposito, parla di “libertà ecologica”. Certo è che questa tendenza a riscoprire almeno parzialmente la vita agreste comporta l’utilizzo di metodi di produzione che conservano la struttura e la fertilità del suolo e promuove un livello elevato di benessere. Consente inoltre di evitare l’utilizzo di prodotti autorizzati nell’agricoltura di massa (come pesticidi di sintesi, erbicidi, fertilizzanti chimici, promotori della crescita quali antibiotici o di organismi geneti-

camente modificati) e contribuisce a sostenere gli ecosistemi e a contenere l’inquinamento, col fine di ottenere prodotti alimentari di prima qualità (o biologici). Degni di nota sono infine la tendenza degli orti scolastici, per il coinvolgimento di alunni ed insegnanti delle scuole nella preparazione, gestione e cura di un pezzo di terreno. Oppure ancora gli orti comunali per pensionati o volontari: un ottimo centro di aggregazione ed un’attività sana per mantenersi in forma. E allora, di possibilità di fare il contadino per hobby ce ne sono molte: che aspettiamo? Buon divertimento! Per info: www.vitaincampagna.it/fiera Valeria Annovazzi


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Dal Dire al Fare La Responsabilità Sociale d’Impresa è protagonista All’Università Bocconi il 30 e 31 maggio, la manifestazione offre a imprese, pubbliche amministrazioni, organizzazioni no profit, l’occasione di conoscersi e confrontarsi

Cambiamento e innovazione nei consumi, nel prodotto, nelle relazioni, nel lavoro: questi i temi dell’ottava edizione di Dal Dire al Fare, il Salone della Responsabilità Sociale organizzato in Bocconi il 30 e 31 maggio 2012 e promosso, tra gli altri, da Regione Lombardia e Provincia di Milano. Alla manifestazione parteciperanno importanti aziende tra cui Henkel, SAP Italia, Philips, Edison, ERG, Ricoh e tante altre. Dal Dire al Fare è la più im-

“Mettere in luce le opportunità esistenti e le possibili soluzioni che possono contribuire al miglioramento della qualità della vita delle persone e delle performance delle imprese”

portante manifestazione in Italia dedicata alla Responsabilità Sociale d’Impresa e si rivolge a tutti coloro che vogliono confrontarsi sui temi della CSR: imprese, enti pubblici, organizzazione no profit, studenti, mondo dei media e cittadini che desiderano informarsi e capire cosa significhi concretamente Corporate Social Responsability. Non si tratta di temi diversi, ma di un unico discorso: il cambiamento e l’innovazione sono parte di un nuovo paradigma a cui molti fanno riferimento nella definizione delle loro politiche.

Le aziende scelgono la sostenibilità La sostenibilità, come rileva il report del MIT Sloan Management Review del gennaio 2012, è entrata ormai stabilmente nell’agenda del 70% delle aziende nel mondo. E nonostante la crisi, nell’ultimo anno il 68% delle imprese ha aumentato il proprio impegno nella sostenibilità. Sempre più si assiste ad una richiesta di cambiamento del mercato e delle aziende da parte dei consumatori, delle istituzioni e degli investitori: un mutamento nei consumi e nelle relazioni, un’innovazione nei prodotti, nei servizi e nel lavoro. Sono in aumento i cittadini che adottano comportamenti re-

Il Salone della Responsabilità Sociale d’Impresa è: una manifestazione aperta, interattiva, innovativa, attenta ai giovani e gratuita un luogo dove si scambiano esperienze, si presentano buone prassi, si discute del futuro della Responsabilità Sociale d’Impresa e dove innovazione e sostenibilità, cambiamento e responsabilità sono al centro dell’attenzione un evento dove teoria e pratica si confrontano e si arricchiscono reciprocamente www.daldirealfare.eu

sponsabili, sono sempre più le organizzazioni che hanno integrato i temi della sostenibilità nelle proprie strategie politicoaziendali, sono allo studio nuove modalità e strumenti per gestire in modo efficace i processi di reporting e la comunicazione con gli stakeholder e cresce l’attenzione verso l’innovazione nel mondo del lavoro e le diverse forme di welfare aziendale. Affrontare in chiave positiva i problemi che la nostra società sta attraversando: è questo quindi l’obiettivo di questa edizione del Salone. Senza naturalmente sottovalutare le difficoltà, ma mettendo in luce le opportunità esistenti e le possibili soluzioni che possono contribuire al miglioramento della qualità della vita delle persone e delle performance delle imprese.

L’innovazione come strategia per la crescita sostenibile Un grande marchio come Philips ha scelto di svelare al prossimo Salone i propri programmi e i propri progetti più ambiziosi: l’impegno quotidiano è quello di offrire soluzioni sempre più avanzate per la salute e il benessere di un sempre maggior numero di persone in tutto il mondo, con alcune soluzioni per ridurre drasticamente l’invasività degli interventi chirurgici, sistemi laser per il ringiovanimento cutaneo o soluzioni sempre più efficienti di gestione dell’energia per l’illuminazione pubblica. L’innovazione resta la linfa vitale per la crescita e solo con il suo contributo saremo in grado di contribuire in modo sostanziale ad affrontare questioni sociali quali l’invecchiamento demografico, il miglioramento della vivibilità delle nostre città e la promozione di stili di vita sani e di un modello di vita più sostenibile. Alessandro Sonzogni

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Sport

Luci accese sugli stadi ecosostenibili In Francia, Svizzera, Inghilterra e Germania si trovano stadi innovativi e rispettosi dell’ambiente. Anche l’Italia e Bergamo sapranno farlo? Il nostro dibattito sul “progetto stadio” prosegue in questo numero con un viaggio intorno al mondo Gli Europei di calcio di Polonia ed Ucraina sono alle porte. Le Olimpiadi di Londra verranno subito dopo. L’Europa è sotto assedio sportivo. Nei paesi ospitanti sono state costruite nuove infrastrutture all’avanguardia, non senza polemiche. I rischi che accompagnano manifestazioni globali così imponenti sono molti: dopo l’evento, gli stadi verranno sfruttati a dovere o diverranno monoliti di cemento abbandonate? I tifosi, i giornalisti e gli addetti ai lavori sapranno vivere la manifestazione nel rispetto dell’ambiente? Basta pensare che i mondiali di calcio di SudAfrica 2010 hanno prodotto più

“I mondiali di calcio di SudAfrica 2010 hanno prodotto più di 2.750.000 tonnellate di CO2. Evitare questi rischi è possibile con uno stadio eco-sostenibile” di 2.750.000 tonnellate di CO2. Evitare questi rischi è possibile con uno stadio eco-sostenibile. Anche a Bergamo si presta attenzione alla sostenibilità per i progetti del nuovo impianto di Grumello al Piano e speriamo che scatti una concorrenza davvero agguerrita in quanto a prestazioni “green”. Londra recupera le armi, Taiwan e Nizza realizzano stadi “total green”. In Italia ricicliamo gli stadi. Basterà per aiutare l’ambiente?

In giro per il mondo Iniziamo il nostro viaggio negli impianti sportivi di tutto il mondo dalla Germania. Lo stadio di Kaiserslautern (il Fritz Walter, dove l’Italia giocò l’ottavo di finale contro l’Australia del suo glorioso torneo) ha un impianto fotovoltaico fatto di 5000 pannelli che può produrre 1 MW di elettricità. A Berlino, dove gli Azzurri alzarono la Coppa del Mondo, l’Olympiastadion ha un sistema di irrigazione che sfrutta solo

l’acqua piovana, riciclandola. In terra tedesca fu lo stadio di Friburgo a montare il primo impianto fotovoltaico, tra il 1995 ed il 1999. Questo produce 250.000 kWh all’anno, risparmiando 250 tonnellate di biossido di carbonio. Se vogliamo parlare di record, però, dobbiamo superare molti fusi orari verso oriente, finendo a Kaoshiung, Taiwan. Costruito per ospitare i World Games del 2009 ed in grado di accogliere 55mila spettatori, l’impianto è completamente autonomo dal punto di vista energetico, grazie ai quasi 9000 pannelli solari che rivestono la sua copertura. Può generare 1,14 milioni di kWh all’anno e copre fino all’80% delle necessità energetiche del quartiere, evitando l’emissione di 660 tonnellate di CO2. Costo? “Solo” 155 milioni di dollari.

Stadio San Siro

Casarano, copertura fotovoltaica

In Europa Il nostro giro del mondo ci riporta in Europa: Berna, Stade de Suisse. Il 31 luglio 2005 è stato inaugurato il nuovo impianto multifunzionale. La struttura è ottimamente integrata con il resto della città, anche grazie al trasporto pubblico. Migliaia di persone al giorno si recano presso il Wankdorf di Berna per fare acquisti al centro commerciale, per lavorare negli uffici o studiare nel polo scolastico adiacente. Poi ci sono le partite di calcio degli Young Boys (la squadra di Berna), i concerti e congressi che la struttura ospita. Ma a noi, a dire il vero, interessa ciò che c’è sul tetto. Qui, 12.000 metri quadrati di cellule fotovoltaiche possono produrre 1,2 milioni di kWh di elettricità, equivalente al fabbisogno di 400 famiglie. La centrale solare dello Stade de Suisse ha ricevuto il “Premio Solare Europeo del 2005”, ma non è l’unico in Svizzera a sfruttare energia verde. Lo stadio St. Jakob di Basilea, il Letzigrund di Zurigo e l’AFG Arena di San Gallo, nel corso degli anni 2000, si sono muniti di una propria centrale solare, anche se di dimensioni

inferiori a quella di Berna. Un’idea semplice che funziona in Svizzera e in Italia funzionerebbe altrettanto bene se non meglio, visto il meteo. Le grandi manifestazioni sportive sono una importante pubblicità per le imprese che realizzano progetti eco-sostenibili. E proprio in vista dei Giochi della Francofonia del 2013 e degli Europei del 2016, la città francese di Nizza ha in cantiere l’”eco-stadio”. L’impresa Vinci Wilmotte costruirà un impianto che potrà ospitare 35.000 spettatori. L’Olympic Stadium non solo rispetterà l’ambiente, ma vi si integrerà al

meglio. Sono previsti dei pannelli fotovoltaici per la produzione di energia, un dispositivo che permetterà di recuperare 7000 metri cubi di pioggia all’anno, e quindi di ridurre drasticamente le emissioni di anidride carbonica. Innovativa l’idea di sfruttare a questo scopo i venti che soffiano lungo il fiume Var, dove l’impianto sorgerà. Lo stadio costerà intorno ai 166 milioni di euro. In ambito di manifestazioni sportive di impatto planetario e di eco-sostenibilità, l’iniziativa più sorprendente è quella di Londra. Lo stadio Olimpico pronto questa estate é

stato in parte realizzato con armi riciclate. Lo scorso anno, infatti, sul territorio britannico, sono state sequestrate qualcosa come 58 tonnellate di coltelli, fucili, pistole e bossoli.

Orgoglio azzurro? Di fronte a tanto ingegno, l’Italia dei piccoli Comuni come si comporta? Benino diciamo. A Isola Polvese, in Umbria, sulle sponde del lago Trasimeno, dall’estate scorsa la squadra del “Pierangelo Calcio” si allena su un campo “eco”. Stiamo parlando di un semplicissimo campo.


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etto sul prog tadio. o it tt a ib uovo s ue il d Proseg o Spor t e sul n ile ospiterà tenib o dell del Parc Bergamo SOS a proposta e all . es Ogni m pareri rispetto dicembre 2011 i a n i n o alcu z iz fr ta a Pala presenta

Solar Stadium World Games, Taiwan

Berna, impianti sportivi esterni de Suisse

“La «vecchia signora» ha dettato l’esempio: chi la seguirà? Bergamo sembra essere in prima fila” Eppure senza di esso nessuna partita è possibile. Il rettangolo di gioco è sorto senza alcuna modifica del terreno e senza apporvi alcuna barriera fisica intorno. All’interno dell’area protetta che costeggia il lago c’è una radura pianeggiante dalle dimensioni ideali e regolamentari per il gio-

co del calcio: sono state conficcate le porte e tirate le righe. Con vernice ecologica, ovviamente. Il pallone ha iniziato a rotolare e la “Pierangelo Calcio” ha preso ad allenarsi. Niente ruspe, niente scavi, niente cemento. Solo il campo e i giocatori. Finora, però, il paragone con Taiwan e Nizza non regge. Ma abbiamo i nostri assi nella manica. A Verona la copertura dello stadio Bentegodi è divenuta da circa un anno e mezzo il più grande impianto fotovoltaico su una struttura sportiva d’Italia. Oltre 13.300 pannelli solari foto-

voltaici producono circa 1 MW di energia pulita all’anno (il fabbisogno di 400 famiglie) ed evitano l’emissione di oltre 550 tonnellate di CO2. Interamente realizzata da AGSM (Agenzia Generali Servizi Municipali di Verona), i lavori son durati solo 5 mesi. Anche questa è efficienza. Ma siamo pur sempre in Italia, nel Paese delle contraddizioni. E, puntuali, ecco anche i progetti tanto enfatizzati, quanto incompiuti. A Casarano, in Puglia, il nuovo impianto cittadino era stato presentato dalla Gazzetta di Lecce (10/10/2009) come “Lo

Berna, stade de Suisse

stadio del futuro tra i gioielli mondiali”. La sua copertura avrebbe dovuto essere fotovoltaica, in grado di raggiungere i 620 kW di potenza, con il conseguente risparmio di oltre 600 tonnellate di CO2 all’anno. Ma ad oggi, il progetto è fermo. Chiudiamo con quella che, finora, è la nota più lieta dell’architettura calcistica italiana: lo Juventus Stadium. L’impianto è stato inaugurato l’8 settembre 2011. La società bianconera ha di fatto riciclato il vecchio stadio Delle Alpi di Torino, emblema dello spreco del denaro

pubblico, dopo soli 20 anni dalla sua costruzione. Gran parte del calcestruzzo delle tribune è stato infatti riutilizzato per il nuovo impianto, con un risparmio complessivo di 500.000 euro (20 euro al metro quadrato). Ma quello della Juve è stato l’unico cantiere aperto in Italia sul fronte grandi stadi. Dopodichè, il vuoto. La “vecchia signora” ha dettato l’esempio: chi la seguirà? Nessuno può ancora dirlo, ma al momento Bergamo sembra essere in prima fila. Alberto Giani


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Attualità

Londra 2012: anche gli atleti vestono green Adidas e Nike puntano sull’ecosostenibilità per consentire agli atleti migliori performance, potenza esplosiva, accelerazione e resistenza Giochi verdi ed ecosostenibili. Questi gli aggettivi d’ordine delle Olimpiadi di Londra 2012, che si svolgeranno nella capitale inglese tra il 27 luglio e il 12 agosto. La XXXa edizione dei Giochi Olimpici sarà per la prima volta all’insegna della ecosostenibilità anche per le divise e le calzature che verranno indossate dagli atleti in gara, oltre che per le strutture sportive realizzate (come illustrato nell’articolo del mese precedente). Le uniformi dei tedofori ma anche dei volontari e di tutto lo staff del Villaggio Olimpico di Londra 2012, saranno infatti completamente riciclate.

specifiche zone del corpo, questi capi sono in grado di concentrare al massimo l’energia muscolare per offrire agli atleti potenza esplosiva, accelerazione e resistenza. Secondo una ricerca eseguita dal dipartimento Adidas Global Research e dalla Università di Calgary, indossato nella sua completezza il kit Techfit PowerWEB è in grado di aumentare l’energia dei giocatori del 5.3%, l’elevazione del 4%, la velocità dell’1.1% e la resistenza dello 0.8%. Queste uniformi Adidas, indossate come uno strato unico, sono il 45% più leggere dei classici due pezzi indossati insieme.

Tecnologie applicate all’abbigliamento sportivo

Nike non sta a guardare

Lo ha annunciato il colosso tedesco Adidas, sponsor della manifestazione, precisando che anche le bottigliette d’acqua fornite saranno riciclate al 100%. Ad esempio, in termini di materiali, i nuovi kit della Gran Bretagna, progettati dalla designer inglese Stella McCartney, verranno realizzati sfruttando tutte le migliori tecnologie di Adidas tra cui Climacool e TechFit PowerWEB. Quest’ultima è la più innovativa tra le tecnologie applicate all’abbigliamento sportivo. Grazie all’utilizzo di speciali tessuti a compressione e all’applicazione di fasce in TPU in

Nel corso del “Nike Innovation Summit” a New York, Nike ha infatti promesso una serie di innovazioni con l’adozione di materiali leggeri e all’avanguardia. Il CEO di Nike, Mark Parker, circondato da atleti testimonial del “baffo” come Carl Lewis, Carmelita Jeter, Deron Williams e Tamika Catchings, ha presentato la gamma di indumenti per atleti basata su leggerezza, traspirazione e rispetto per l’ambiente. Sono stati presentati molti prodotti, dalle scarpe alle divise della squadra di basket statunitense, fino alla prossima evoluzione delle scarpe Nike

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“Le uniformi dei tedofori, dei volontari e di tutto lo staff del Villaggio Olimpico di Londra 2012 saranno completamente riciclate”

Lunarlon. In particolare, è stata esibita la Nike Flyknit Racer, la scarpa da maratona dei migliori maratoneti del mondo. Si tratta di una calzatura particolare che coniuga elevate prestazioni sportive alla sostenibilità nella performance. L’innovazione sta nel suo processo di produzione, in quanto vengono utilizzati solo materiali necessari alla tessitura della tomaia e filati speciali, tessuti insieme per realizzare una tomaia leggera e aderente. Inoltre, utilizzando bottiglie in plastica riciclata PET, Nike concepisce capi di abbigliamento dalle prestazioni

superiori. Le bottiglie vengono recuperate e fuse per produrre filati, quindi convertite in tessuti utilizzati per la realizzazione dei capi. Questa procedura consente di risparmiare sulle materie prime, riducendo il consumo energetico di circa il 30% rispetto alla tradizionale produzione di poliestere vergine. E quest’anno Nike estende l’uso di questa tecnologia altamente innovativa: gli short da basket Nike Hyper Elite provengono da poliestere riciclato al 100%, mentre il tessuto per le maglie è costituito al 96% da poliestere riciclato. Le divise sono realizzate

utilizzando per ciascuna circa 22 bottiglie di plastica riciclata. Anche nel calcio, i kit delle squadre sono stati realizzati impiegando circa 13 bottiglie di plastica riciclata per ogni completo: il tessuto degli short è realizzato al 100% con poliestere riciclato mentre il tessuto delle maglie al 96%. Complessivamente quest’anno per la creazione dei completi sono state utilizzate circa 16 milioni di bottiglie di plastica riciclata, un numero sufficiente a coprire 28 stadi. Alessandro Sonzogni


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Eco dalla Regione

Area C a Milano. La prima congestion L’esperimento per una mobilità sostenibile su modello delle metropoli europee Milano è una città formata da più cerchi concentrici chiamati circonvallazioni e disposti a raggiera dal centro verso la periferia. La prima cerchia racchiude il centro storico dove dal 1985 sono in atto progressive limitazioni di traffico, dalle targhe alterne alle zone pedonali. Il motivo è facilmente intuibile: ridurre il traffico e quindi l’inquinamento e sostenere lo sviluppo di una mobilità alternativa, attraverso l’utilizzo dei mezzi pubblici o non inquinanti come biciclette o veicoli elettrici. Nel 2008 l’assessore Edoardo Croci dell’Amministrazione Moratti ha messo a punto il progetto “Ecopass”: chiudere con caselli elettronici la circonvallazione più interna e consentirne l’accesso a pagamento, con tariffe che va-

“Da metà gennaio solo i veicoli elettrici le moto e i motorini, le vetture ibride e i bifuel alimentati a metano e gpl possono circolare liberamente all’interno della zona a traffico limitato della Cerchia dei Bastioni” riavano a seconda del grado di inquinamento del veicolo. Costo? Due euro per i veicoli privati e commerciali a benzina Euro 2 e 1, cinque euro per le auto diesel e per i veicoli commerciali a benzina Euro 0 e diesel Euro 3 e 4, dieci euro per le auto diesel Euro 0 e per i veicoli commerciali Euro 0, 1 e 2. La giunta Pisapia, in carica da maggio 2011, a partire dallo studio dei modelli in vigore in alcune delle maggiori capitali europee come Londra e Stoccolma, ha sviluppato il progetto precedente, approdando ad “Area C” che si basa sulla cosiddetta Congestion Charge, ovvero il pagamento per tutti i veicoli che vogliono accedere al centro di un ticket giornaliero di 5 euro.

Dall’Eco Pass all’Area C Il cambio di strategia è maturato a partire da una diversa prospettiva: se con la prima sperimen-

tazione di Ecopass si puntava a diminuire le macchine inquinanti, con Area C si cerca di disincentivare l’uso dell’auto privata. L’obiettivo è quello di ridurre la circolazione di auto nel centro città del 20%, come ha sottolineato Pierfrancesco Maran, assessore alla Mobilità del Comune di Milano. Secondo le stime dell’Amat (Agenzia Mobilità, Ambiente e Territorio) negli ultimi mesi soltanto il 15-20% delle vetture in transito nella zona Ecopass pagava la tassa. “Norme così leggere non disincentivano davvero all’utilizzo dell’auto -ha sottolineato Maria Berrini, direttrice di Amat-. C’è bisogno dunque di una misura forte, in grado di dissuadere davvero gli automobilisti dall’utilizzare la macchina. In questo senso, la tassazione estesa a tutte le vetture mi sembra un segnale importante”.

Cambiano le abitudini Da metà gennaio solo i veicoli elettrici le moto e i motorini, le vetture ibride e i bifuel alimentati a metano e gpl possono circolare liberamente all’interno della zona a traffico limitato della Cerchia dei Bastioni. Tutti gli altri automobilisti devono pagare un ticket giornaliero di 5 euro. Coloro che invece abitano all’interno dell’Area C, terminati i 40 ingressi gratuiti, hanno diritto ad una tariffa agevolata di 2 euro. Nel referendum di giugno i milanesi avevano espresso parere positivo all’entrata in vigore di regole più rigide che trasformassero l’Ecopass in Congestion Charge e il significativo incremento dell’utilizzo dei mezzi pubblici sembra confermare la disponibilità dei milanesi a partecipare attivamente al processo di trasformazione sostenibile. Il Comune di Milano ha inoltre stanziato 500 mila euro per regalare a tutti i disoccupati, i cassaintegrati e i precari fino a 32 anni l’abbonamento ATM per usufruire gratuitamente dei mezzi pubblici. Area C è solo l’inizio di un progetto più ampio per rivoluzionare il volto di Milano e posizionarlo sugli standard delle maggiori metropoli internazionali. Tuttavia, seppure la tariffa sia in linea con la media europea, la

Andamento giornaliero delle emissioni atmosferiche PM10 nella fascia oraria 7:30 - 19:30 (in blu) e nella fascia oraria notturna (rosso)

decongestione del traffico faciliti la viabilità e infine il miglioramento della rete di servizi pubblici avvantaggi i cittadini con reddito più basso, i pareri non sembrano unanimemente favorevoli.

Non solo pareri favorevoli I primi grandi detrattori di Area C sono i commercianti che ne-

gli ultimi due mesi hanno organizzato una serie di iniziative per contestare Area C, dal presidio davanti a Palazzo Marino al simbolico spegnimento delle insegne nei primi giorni di marzo. Era stata ipotizzata anche una serrata completa per un giorno al mese, idea poi naufragata perché questo fronte di protesta si è mostrato meno compatto. Tutti favorevoli però a far termi-

nare l’Area C due ore prima, per arginare un calo dei profitti che viene calcolato tra il 40 e il 50%. La fiducia però incomincia a vacillare anche tra i cittadini: dal web l’ultima bocciatura, secondo l’osservatorio “Voices From the Blogs” dell’Università degli Studi di Milano, che indaga le opinioni online. Per la prima volta dalla sua introduzione, il sostegno al prov-


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n charge italiana vedimento è sceso infatti sotto la soglia del 50%. Un trend negativo segnato dalla percezione della scarsa efficacia nel combattere l’inquinamento e dalla sensazione di ghettizzazione della città ai danni di chi lavora in Area C (+8,9%).

Risparmi e nuovi investimenti Quello che però è sicuro è che le casse comunali guadagneran-

no 30 milioni di euro all’anno, il triplo rispetto al passato. I ricavi verranno reinvestiti interamente nel settore della mobilità in tutta la città, non solo in centro. Tra i progetti di cui si è già ipotizzata la realizzazione campeggiano ai primi posti la costruzione di parcheggi di interscambio e di nuove corsie preferenziali, il miglioramento delle zone di carico-scarico, l’allungamento delle piste ciclabili. Per garantire una maggiore trasparenza Palazzo

Marino ha deciso di rendere disponibile online una rendicontazione in cui sarà specificata non solo la quantità di denaro incassata grazie al ticket, ma anche l’utilizzo che ne verrà fatto. La Congestion Charge resterà in fase di sperimentazione per 18 mesi dalla sua entrata in vigore e il Comune si impegnerà a verificarne i risultati ogni sei mesi. Alla prossima puntata. Alice Motti

Emissioni medie giornaliere PM10 Anno

Concentrazioni di Black Carbon durante il secondo tragitto pedonale-P.le Loreto (esterno Area C)-P.za San Babila (Area C)-P.za Duomo (Area Pedonale)

Area C e Black Carbon: 1 a 0 Da quando è attiva Area C, il composto più nocivo per la salute formato da polveri sottili è diminuito A Milano, a due mesi dall’entrata in vigore di Area C, avvenuta il 16 gennaio, sono stati diffusi i primi risultati a seguito delle stime delle emissioni atmosferiche rilevate da Amat (Agenzia Mobilità, Ambiente e Territorio) e SIMG (Società Italiana di Medicina Generale-Laboratorio di Ricerca Ambientale). I dati, divulgati in occasione della presentazione di un progetto europeo di mobilità sostenibile, “Superhub”, sono incoraggianti. Il Black Carbon, o particolato carbonioso, è un sottoprodotto della non completa combustione di una qualsiasi sostanza organica, un componente abituale dell’atmosfera nelle zone a maggiore urbanizzazione. Tali particelle costituiscono lo scheletro attor-

no al quale si forma lo smog, la cui dimensione (dell’ordine del micron) pone questa sostanza al di sotto della “soglia di inalabilità”, convenzionalmente posta a 10 µm (PM10), causa di disturbi dell’apparato cardiovascolare e di quello respiratorio. Diverse ricerche hanno inoltre evidenziato la stretta relazione tra tale sostanza e il cancro. Le percentuali di “Black Carbon” nell’aria da quando è partito il progetto Area C sono diminuite insieme ad un considerevole contenimento del traffico all’interno della Cerchia dei Bastioni. Il monitoraggio, avvenuto grazie a due centraline all’interno di Area C, una posta sul tetto della centralissima Galleria Vittorio Emanuele, l’altra a Piaz-

zale Gorini (zona Città Studi), già utilizzate nelle città europee più all’avanguardia nella lotta all’inquinamento, come Londra, Barcellona e Berlino, va ad integrare la rivelazione degli indicatori tradizionali di PM 10 e PM 2,5. Le rilevazioni, relative ai primi due mesi, hanno evidenziato un calo complessivo del traffico in ingresso rispetto allo stesso periodo del 2011, pari a circa 49.000 ingressi giornalieri in meno rispetto all’anno precedente. Nel periodo preso in esame gli ingressi giornalieri di autoveicoli risultano mediamente compresi fra 89.000 e 91.000, con una conseguente diminuzione della quantità di “Black Carbon” nel pm 10 del 47% e di meno 31% nel pm 2,5.

Totale ingressi autoveicoli Area C dal 16 gennaio al 16 marzo 2012 = 3.654.465

I numeri dell’Area C A febbraio 2012 Coesis Research ha realizzato per TeleLombardia una ricerca, con metodologie CAWI e PAPI, su come i milanesi valutano l’introduzione dell’Area C, il trasporto pubblico e l’operato della Pubblica Amministrazione Pisapia. Questi i dati: 35% 41% 24% 80% 82% 65% 62% 45% 37% 69% 56% 47% 33% 24%

milanesi favorevoli al provvedimento milanesi contrari al provvedimento milanesi indifferenti al provvedimento milanesi che hanno rilevato una diminuzione del traffico nella Cerchia dei Bastioni milanesi che hanno riscontrato problemi a parcheggiare nelle zone semi-centrali milanesi che hanno riscontrato problemi a parcheggiare nelle zone periferiche milanesi che hanno riscontrato aumento traffico sulle circonvallazioni esterne ad Area C milanesi che hanno riscontrato un aumento dell’affollamento sui mezzi pubblici milanesi che hanno riscontrato guasti più frequenti alla metropolitana milanesi che riconoscono una maggiore fluidità a livello viabilistico in centro milanesi che pensano che i mezzi pubblici vadano più veloci milanesi che pensano che ora il centro sia più bello milanesi che hanno più voglia di passeggiare milanesi che credono ci sia meno inquinamento


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Eco dal Comune

A qualcuno piace verde L’Amministrazione comunale di Bergamo ha dato inizio a un vasto programma di forestazione urbana. In arrivo anche un nuovo parco dedicato all’agricoltura Una città più verde. È questo l’obiettivo dell’assessore all’Ambiente, Energia e Opere del verde del Comune di Bergamo Massimo Bandera. “Il ruolo della componente verde nei tessuti urbani è fondamentale e, oggi più che mai, si avverte la necessità di una sua presenza. Piante e alberi aiutano a vivere meglio. All’elemento estetico bisogna aggiungere la funzione di climatizzatori urbani, poiché contribuiscono a compensare le emissioni di anidride carbonica e rendono l’ambiente meno caldo -spiega l’assessore-.

Sopra il parco della Trucca, sotto e a lato il nuovo parco dell'agricoltura

“Nel parco dell’agricoltura ci sono giochi per i bambini, il frutteto, l’orto e una zona riservata alle erbe aromatiche. I piccoli, sperimentando laboratori didattici, potranno impugnare vanghe e rastrelli, seminare e raccogliere frutti” Dobbiamo riscoprire e dare vita a una città più a misura di uomo”. Promuovere la natura a Bergamo richiede, però, la salvaguardia del verde esistente e, ancora prima, un minor consumo di suolo. “In occasione dell’approvazione del Piano di Governo del Territorio abbiamo puntato a limitare nuove costruzioni e, al contrario, a incentivare la trasformazione e la bonifica di aree dismesse -prosegue Bandera-. Vorrei lanciare una provocazione ai colleghi amministratori: è tempo di rivalutare alcune scelte fatte, di rivedere anche quei pochi interventi che andrebbero ad occupare suolo libero”. Nel frattempo sono stati avviati interventi di sistemazione nei parchi già esistenti. A Bergamo città le aree verdi, fra parchi e giardini (di diversa tipologia), sono oltre 60. E non tutte le città possono vantare uno scrigno naturale come il Parco dei Colli, che offre ossigeno per i polmoni e la mente.

Con l’arrivo della bella stagione i parchi si apprezzano ancora di più: cresce la voglia di trascorrere qualche ora all’aria aperta, fra panchine, altalene e pic nic. “L’Amministrazione comunale sta provvedendo a un vasto progetto di forestazione urbana. Il nome è volutamente paradossale. Questo include interventi di piantumazione nei grandi parchi, come nel parco della Trucca, ma anche in quelli più piccoli, presenti nei diversi quartieri. In totale è prevista la piantumazione di circa 3000 alberi da fusto, 1000 dei quali sono già stati messi a dimora. In tre anni contiamo di investire circa un milione di euro”, puntualizza l’assessore. A queste piantumazioni si aggiunge poi il ripristino dei viali in tutto il tessuto cittadino. Un’attenzione particolare è stata riservata a quelli lungo le mura, vero e proprio patrimonio storico e paesaggistico, che da sempre incanta bergamaschi e turisti.

E in questa primavera c’è un’altra novità. A breve sarà inaugurato un parco dedicato all’agricoltura, unico nel suo genere e posto in via delle Cave (nel quartiere Villaggio degli Sposi, vicino al parco della Trucca e al nuovo ospedale). Circa 12 mila metri quadrati di verde, dove gli attrezzi agricoli sono diventati scivoli e dondoli. Ci sono la fattoria e i suoi abitanti (in legno!), il granaio e il fienile dove nascondersi o arrampicarsi. C’è poi il frutteto e l’orto, il pioppeto, il lavandeto e una zona riservata alle erbe aromatiche. “Il parco nasce con l’intento di avvicinare, attraverso il gioco, i bambini all’agricoltura, un’attività da sempre primaria nel territorio bergamasco”, dice l’assessore. I piccoli, sperimentando laboratori didattici, potranno impugnare vanghe e rastrelli, seminare e raccogliere frutti. Custodi del parco saranno gli anziani del quartiere che, oltre a vegliare sul

giardino, insegneranno ai bambini i trucchi del mestiere. A scandire il ritmo dei giorni e delle stagioni sarà una meridiana (collocata all’ingresso e acquistata grazie al contributo del Circolo Astrofili Bergamaschi), l’irrigazione sfrutterà l’acqua piovana e l’illuminazione sarà a Led. I lavori stanno terminando in questi giorni. L’inaugurazione è prevista per maggio, benché la

data non sia ancora stata fissata. “L’idea è stata quella di unire, in un parco, gli aspetti della sostenibilità alla valenza didattica. Vorremmo diventasse un punto di incontro per bambini, anziani e famiglie, oltre che un luogo di svago e apprendimento”. Speriamo sia il primo di una lunga serie. Michela Offredi


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Protagonisti di una nuova stagione Al Teatro Sociale la rassegna “Teatro Ecologico” e un convegno per riflettere sullo stile di vita eco-compatibile Qualcosa deve cambiare. Negli stili di vita delle persone comuni, nella mente degli amministratori e in chi decide le sorti della terra. Non si tratta più di pensieri di nicchia o di colori politici, ma del nostro futuro e di quello del pianeta. Ne sono convinti in tanti e l’hanno ribadito i relatori del convegno “Lo stile di vita ecocompatibile”, all’interno della rassegna “Teatro Ecologico”. Un

“Il geologo Tozzi: «In questi anni la sensibilità ambientale è cresciuta, ma i comportamenti sono cambiati poco. Non sempre questa nuova sensibilità si è tradotta in un miglioramento concreto»” percorso ambientale progettato da La Casa delle Arti con la collaborazione di Fabio Comana, regista e fondatore della compagnia Erbamil e il patrocinio del Comune di Bergamo. Tre spettacoli teatrali e un convegno per promuovere la salvaguardia e il rispetto dell’ambiente attraverso il teatro.

E così, nell’eleganza silenziosa del Teatro Sociale, Mario Tozzi, geologo e conduttore di programmi televisivi, Gianfranco Bologna, responsabile dell’area Sostenibilità del WWF Italia, Luciano Valle, direttore del Tavolo Tecnico Scientifico del Centro Etica Ambientale (CEA) di Bergamo e don Francesco Poli, presidente del CEA, si sono trovati a conversare, incrociando percorsi diversi ma prospettive comuni. “In questi anni la sensibilità ambientale è sicuramente cresciuta, ma i comportamenti sono cambiati poco. Non sempre questa nuova sensibilità si è tradotta in un miglioramento concreto. Uno dei grandi problemi delle nostre città resta il traffico. Tutti si lamentano ma pochi scelgono di abbandonare l’auto. Per gli italiani è ancora inconcepibile vivere senza la macchina”, ha esordito Mario Tozzi. E se il passaggio dal dire al fare non scatta in Italia, anche il resto del mondo non appare più virtuoso. “Il coinvolgimento dell’opinione pubblica su tematiche ambientali non corrisponde, sempre, ad una vera azione. Già nel 1972 si mise in dubbio il dogma della crescita, eppure tanto è ancora da fare -ha proseguito

Bologna-. È strano che nessun politico pensi che l’unica grande opera pubblica dovrebbe essere il ripristino del Bel Paese. L’uomo ha modificato l’80% della superficie terrestre. È in corso la distruzione di un paesaggio bellissimo e di ciò che ci consente di vivere”. A venire meno non sono solo le risorse e le meraviglie naturali, perché, come ha spiegato Luciano Valle, dalla natura l’uomo impara anche il senso del rispetto, per sé e gli altri. Valori, questi, che rischiano di scomparire: “Dobbiamo recuperare l’idea del mondo come dono e ricollocare la posizione dell’uomo. È necessario abbassare il nostro modo di essere e di pensare, liberare il tempo dai concetti di prestazione e resa”, ricorda Valle. La vera sfida diviene allora “un’ecologia mentale, umana, ancora prima che ambientale” (come si augura don Francesco Poli). Provocazioni che fanno riflettere e invitano a ripensare i gesti e le scelte quotidiane. Il sipario del Teatro Sociale si chiude, le luci (che grazie alla collaborazione di ABenergie provengono da energia rinnovabile) si spengono. La vera storia, ora, si recita fuori. M. O.

Da sinistra: Fabio Comana, Mario Tozzi, Massimo Bandera, Luciano Valle, Gianfranco Bologna e don Francesco Poli

Per il teatro energia certificata Il Teatro Sociale - La Casa delle Arti, grazie a ABenergie, pensa in verde. Per la prima volta in Italia le emissioni di anidride carbonica, prodotte dai consumi energetici della stagione teatrale 2011/2012, saranno azzerate con energia elettrica certificata RECS e generata dalle centrali idroelettriche presenti sul territorio. Il progetto è stato intrapreso con l’intento di promuovere una nuova cultura ecologica e invitare il pubblico all’adozione di comportamenti più responsabili nei confronti dell’ambiente. Tre gli spettacoli della rassegna “Teatro Ecologico” andati in scena nel mese di aprile: “Facciamo la differenza”, scritto e diretto da Fabio Comana, “Asso di monnezza: i traffici illeciti di rifiuti in Italia”, di e con Ulderico Pesce, e “Giardino Sacro”, regia e ideazione di Lorenza Zambon.


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Eco dal Comune

L’arte di creare con i rifiuti Premiati i vincitori di “Riciclart”. Il concorso di creatività legato alla raccolta differenziata ha coinvolto 37 classi e più di 800 studenti Ci vuole più fantasia a creare con i rifiuti, ma in fondo è più divertente. L’hanno scoperto gli studenti che hanno partecipato a “Riciclart. Con i rifiuti riciclati, la fantasia torna utile”, il progetto didattico volto alla riduzione dei rifiuti e alla raccolta differenziata promosso per le scuole primarie e secondarie di primo grado dal

“È stato indetto un concorso che prevedeva la realizzazione di un oggetto di design o di arredo utilizzando materiali altrimenti destinati a diventare rifiuto” Comune di Bergamo e da Aprica. Un percorso che, nell’anno scolastico in corso, ha visto coinvolte 37 classi, per un totale di 836 studenti. E alla fine sono stati eletti i vincitori, premiati nel corso della festa finale svoltasi venerdì 27 aprile al centro Don Bepo Vavassori di Bergamo. Il progetto di educazione ambientale è stato strutturato in

Le premiazioni delle classi vincitrici

una serie di interventi in classe. Nel corso di questi sono stati affrontati tutti gli aspetti legati alla gestione dei rifiuti: raccolta differenziata, riutilizzo, riciclaggio e recupero energetico. “I bambini hanno compreso l’importanza e la possibilità di cambiare i propri comportamenti quotidiani a favore del riuso e della prevenzione -ha spiegato l’assessore all’Ambiente, Energia e Opere del verde Massimo Bandera-. Penso che iniziative come questa siano molto importanti. È fondamentale il coinvolgimento delle scuole sulle tematiche

Alcuni dei lavori che hanno partecipato al concorso

dell’educazione ambientale e in particolare sul tema dei rifiuti. È nostro compito sensibilizzare le giovani generazioni al rispetto delle risorse e dell’ambiente”. Soddisfatto l’assessore, ma anche i docenti. Questo il commento di un insegnante: “Gli incontri per il concorso Riciclart hanno riscontrato molto interesse nelle varie classi. Gli argomenti sviluppati e i giochi proposti sono stati di vero gradimento”. Terminata la fase di formazione, i ragazzi sono stati chiamati a dare libero sfogo alla fantasia. È stato infatti indetto un concor-

so che prevedeva la realizzazione di un oggetto di design o di arredo utilizzando materiali altrimenti destinati a diventare rifiuto e, alla fine, la giuria ha espresso il suo responso: premiati gli otto migliori lavori, quattro per la scuola primaria e quattro per la scuola secondaria di primo grado. Cavalli con vecchie lattine, insetti realizzati con vecchie lampadine, calcetti, librerie e strumenti musicali: i ragazzi si sono rivelati dei veri artisti. Sul podio per le scuole primarie sono finite le classi 4° B e la 4° C della scuola Pascoli, la 4° A e 4°

B della scuola Rosmini, la 5° B dell’Istituto Suore Sacramentine e la 4° A sempre della Pascoli. Per le scuole secondarie di primo grado la 2° E della scuola Corridoni, la 2° A del Collegio Vescovile S. Alessandro, le 1° A, 1° B, 1° C dell’Istituto Capitanio e la 1° B dell’Istituto Comprensivo Nullo. I vincitori, premiati dall’assessore Bandera, si sono aggiudicati un buono di denaro da spendere per l’acquisto di materiale didattico, alcuni gadget e un ingresso a teatro per assistere allo spettacolo “Facciamo la differenza”.


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Manifesto per una Bergamo Sostenibile Il prossimo 19 maggio un dibattito pubblico organizzato dal coordinamento dei Comitati di quartiere con assessori della Regione e del Comune, ordini professionali, Italia Nostra e Legambiente I cittadini sempre più protagonisti della storia e delle trasformazioni della propria Città. Con questo preciso impegno il Coordinamento dei Comitati di Quartiere di Bergamo ha organizzato, per il prossimo 19 maggio, una tavola rotonda e un dibattito pubblico, dal titolo eloquente “Per una Bergamo sostenibile”, per leggere criticamente lo sviluppo, la trasformazione e l’evoluzione della città. L’appuntamento,

“Scottanti i temi: dal Parco dei Colli alle riqualificazioni delle aree del Triangolo, Magrini ed ex-Enel, dal caso dell’Ospedale Maggiore di Bergamo al generale consumo del suolo pubblico” fissato alle 14.30 all’Auditorium dell’ex Provveditorato agli Studi di Piazza Libertà a Bergamo, è di quelli importanti, soprattutto in tempo di grave crisi economica, quando i cittadini sono invitati a fare seri sacrifici per il bene collettivo e a diventare sempre più protagonisti della vita politica ed amministrativa della propria città. Saranno presenti, in sede politica, l’assessore all’Urbanistica del Comune di Bergamo Andrea Pezzotta, l’assessore al Territorio e Urbanistica della Regione Lombardia Daniele Belotti e il presidente del Comitato del quartiere di Santa Lucia Claudia Lenzini. A coordinare i lavori della tavola rotonda e del dibattito pubblico saranno il prof. Attilio Pizzigoni dell’Università degli Studi di Bergamo e Cesare Zapperi del Corriere della Sera. Scottanti e urgenti i temi che verranno affrontati da illustri relatori: dalle trasformazioni urbanistiche che hanno caratterizzato profondamente il volto della nostra città, come l’istituzione del Parco dei Colli e le riqualificazioni

Il quartiere Santa Lucia di Bergamo, tra l’Ospedale Maggiore e il Triangolo

delle aree del Triangolo, Magrini ed ex-Enel, al caso dell’Ospedale Maggiore di Bergamo; dal consumo del suolo pubblico alla pianificazione urbana sostenibile; e ancora, dalla partecipazione della cittadinanza al tema fondamentale del rapporto fra edilizia e sostenibilità ambientale. Tra i relatori si segnalano i nomi di Paolo Belloni, presiden-

“Il territorio che abitiamo appartiene a tutti: vogliamo un futuro della città fondato non su interessi particolari ma sulle aspirazioni collettive dei cittadini di oggi e dei cittadini di domani” te dell’Ordine degli Architetti di Bergamo, Vittorio Gandolfi, vice presidente dell’Ordine degli Architetti di Bergamo, Mario Carminati, dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali di Bergamo, Federico Oliva, presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, Maria Claudia Peretti, dell’associazione “Italia Nostra”, Ottorino Bettineschi, presidente

dell’ANCE di Bergamo e Marco Tomasi, dell’Ordine degli Architetti di Bergamo. Aderiscono all’iniziativa Legambiente Bergamo e Italia Nostra Bergamo.

I punti chiave del manifesto Verrà presentato ufficialmente, nel corso del dibattito, il “Manifesto per una Bergamo Sostenibile”, a contenuto fortemente programmatico, pensato sui seguenti concetti-chiave: 1) Il territorio che abitiamo appartiene a tutti: vogliamo un futuro della città fondato non su interessi particolari ma sulle aspirazioni collettive dei cittadini di oggi e dei cittadini di domani; 2) Il territorio che abitiamo è la nostra ricchezza ed è un patrimonio finito: ogni sua trasformazione deve essere operata in modo attento e parsimonioso; 3) L’informazione è un nostro diritto: vogliamo trasparenza nelle decisioni; 4) La partecipazione è fatta di azioni concrete: vogliamo costruire insieme i progetti che riguardano la trasformazione del nostro territorio. Maria Imparato


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Parco dei Colli

Una casa un po’ Matta La prima Festa di Primavera in Ca’ Matta ha fatto il pieno di partecipanti Le proposte proseguono tutto l’anno, per famiglie, gruppi e scuole Una casa in mezzo al bosco. Verrebbe da pensare a un luogo isolato, silenzioso, dove è difficile incontrare qualcuno. Invece, giunti sul Colle Maresana, percorso qualche metro fra alberi e fiori, si svolta l’angolo e si resta di stucco: i bambini si rincorrono al sole, qualcuno mangia allegramente e altri suonano la chitarra. I più piccoli si arrampicano sui giochi in legno, i più grandicelli accarezzano due asini. Sarà che questa casa si chiama Ca’ Matta, sarà perché è in corso una festa: la prima Festa di Primavera.

Una festa per tutti Una giornata, quella di mercoledì 25 aprile, svoltasi nella meraviglia naturale del Parco dei Colli e organizzata in Ca’ Matta (nel Comune di Ponteranica e sul Colle Maresana) dalla cooperativa sociale Alchimia in collaborazione con le cooperative La Magnolia (che per l’occasione ha preparato un buffet vegetariano), Biplano e Linus che hanno proposto laboratori creativi e di gioco per i piccoli. E se gli adulti chiacchierano fra i tavoli allestiti per la festa, i ragazzi più grandi hanno compiti ben più impegna-

Festa di primavera in Ca' Matta lo scorso 25 aprile

tivi: imparare come si diventa un “ecoguerriero” così da salvare il bosco… e quindi la terra! Perché se è vero che Ca’ Matta è un luogo che, a seconda delle occasioni, ospita eventi e manifestazioni, rimane pur sempre un centro educativo. “La nostra cooperativa, che dall’estate 2010 ha in gestione la struttura, offre percorsi di educazione e soste-

nibilità ambientale che si rivolgono a gruppi e a scuole di ogni ordine e grado -spiega Elena Malgrati, responsabile dell’area Ambiente in Alchimia-. Spesso, soprattutto con i ragazzi più grandi, utilizziamo la formula del gioco. Questo ci consente di trasmettere loro conoscenze e nozioni, di renderli partecipi e di introdurli nell’ambiente naturale

in modo divertente. Diventano allora i difensori e i protettori del mondo circostante; un atteggiamento che ci auguriamo possano poi applicare in ogni contesto naturale. Nasce con questi intenti il gioco Ecoguerrieri proposto per la prima volta durante la Festa di Primavera”. La Ca’ Matta, però, non è solo un centro educativo o teatro di eventi

culturali, ludici e gastronomici. È anche una struttura ricettiva funzionale e attrezzata, seppur immersa nella natura.

E sul tetto un impianto fotovoltaico La casa, di proprietà del Parco dei Colli e in gestione al consorzio Solco Città Aperta (che a sua

Onestà, respOnsabilità, fiducia.

nOi giOchiamO pulitO, senza bigliettO sei tu che giOchi spOrcO. Il nostro trasporto pubblico perde 80 corse al giorno, pari all’acquisto di 5 nuovi autobus, per colpa di chi non paga.

La squadra Rugby Bergamo 1950 testimonial della campagna antievasione ATB.

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Momento di animazione per i ragazzi

“Laboratori e grandi giochi vengono proposti ai gruppi e scolaresche. La formula del gioco consente di trasmettere ai ragazzi conoscenze e nozioni, di renderli partecipi e di introdurli nell’ambiente naturale in modo divertente” volta l’ha affidata alla cooperativa Alchimia e alla cooperativa Della Comunità), è stata ristrutturata qualche anno fa. Ora ha una capienza ricettiva di 24 posti letto, una grande cucina, tre camere doppie, servizi accessibili ai disabili e una sala per incontri e convegni con tanto di maxischermo e videoproiettore. Ci sono poi gli ambienti adatti ai laboratori e alle attività manuali, e una sala museale, che viene allestita a seconda del periodo e delle esigenze. Al momento è presente una mostra fotografica, realizzata dalle Guardie Ecologiche Volontarie e dedicata ai fiori del Parco dei Colli. E per completare il suo aspetto già green, le travi in legno sono in bella vista e la struttura è dotata di un impianto fotovoltaico di 6,44kW che produce circa 7 mila kWh annue. I lavori sono stati eseguiti dall’azienda Corna Impianti e l’impianto è provvisto di un moderno sistema di monitoraggio che consente di verificare il funzionamento e la produzione di energia (i dati sono visibili anche sul sito www.parcocolliberga-

mo.it). “All’interno di Ca’ Matta, che ora viene per lo più affittata a gruppi, è possibile autogestirsi oppure richiedere servizi quali la ristorazione, la pulizia e l’attività di educazione ambientale. Possiamo offrire laboratori sui temi della fauna, della vegetazione, dell’acqua e dell’energia oppure escursioni nel bosco in notturna, un’esperienza unica che consente di provare emozioni diverse da quelle che si vivono alla luce del sole -prosegue Elena-. Le proposte e la gestio-

ne degli spazi sono tutte orientate verso la tutela del mondo naturale e la costruzione di una coscienza personale e sociale ecosostenibile”. Insomma, fra feste, passeggiate e grandi giochi c’è da perdere la testa. Forse per questo l’hanno chiamata Ca’ Matta… Per informazioni è possibile contattare il numero 035362960 oppure consultare il sito www.camatta.it. Michela Offredi

Legambiente: ragazzi in vacanza con la natura Una settimana verde. È la proposta di Legambiente Bergamo e Ca’ Matta per la prossima estate. Due settimane, dal 10 al 16 e dal 17 al 23 giugno nella natura del Parco dei Colli e della Maresana e aperte a tutti i ragazzi dai 6 agli 11 anni. L’invito è quello di trascorrere qualche giorno a contatto diretto con il mondo naturale, per acquisire la capacità di osservazione, di cura e di responsabilità nei confronti dell’ambiente. Escursioni, passeggiate al chiaro di luna, laboratori artistici con elementi naturali, orienteering, esperimenti scientifici e attività di cucina: la vacanza in Ca’ Matta è ricca di sorprese. A tavola si servono prodotti locali e di filiera corta, il rispetto per le regole e i compagni si impara attraverso il gioco. E la validità della proposta sembra ricompensata. Un tem-

po si portavano i bambini al mare e di moda era il viaggio all’estero, oggi si sceglie la natura. “Sempre più famiglie preferiscono per i loro figli questo tipo di vacanza che consente ai bambini di scoprire e sperimentarsi nel contesto naturale. I ragazzi vivono, in compagnia di nuovi amici, un’avventura all’insegna della ricerca e della sperimentazionespiega Daniel Pezzotta, direttore di Legambiente Bergamo-. Da dieci anni come Legambiente Bergamo proponiamo questi pacchetti estivi e dallo scorso anno siamo allocati nello splendido contesto della Ca’ Matta. Per quest’estate abbiamo già un bel numero di iscritti e siamo soddisfatti di questa risposta”. Per informazioni è possibile scrivere a area.edu@legambientebergamo.it oppure www.camatta.it.


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Comuni Virtuosi

Sorisole Fa la Cosa Giusta A Milano si sono confrontate le “buone pratiche” di cinque Comuni virtuosi, alla ricerca di percorsi innovativi per le politiche territoriali e la sostenibilità ambientale Venerdì 30 marzo, nell’ambito della nona edizione di “Fa’ la cosa giusta!”, fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, si sono confrontate le “buone pratiche” di cinque Comuni virtuosi, alla ricerca sperimentale di percorsi innovativi per le politiche territoriali e la sostenibilità ambientale: Sorisole, Caselle Lurani (LO), Gazzada Schianno (VA), Cernusco sul Naviglio e Corsico (MI). Cinque le sezioni tematiche proposte, riferite alla gestione del territorio (Sorisole e Caselle Lurani), all’energia (Cernusco sul Naviglio), ai rifiuti (Gazzada Schianno) e alla legalità (Corsico). Tutti i Comuni protagonisti di questo evento hanno collaborato con la “Scuola delle buone pratiche”, gestita da Terre di mezzo, interrogandosi su temi sensibili: valorizzazione del patrimonio ambientale, dell’edilizia e del consumo del suolo pubblico, alla ricerca di nuove opportunità formative e di uno scambio concreto di conoscenze e competenze tra amministratori locali.

muni, la presenza di grandi aree industriali dismesse. Il sindaco di Sorisole, Stefano Gamba, insieme agli assessori Nicola Bombardieri e Giorgio Bonfanti, dopo aver partecipato alla “Scuola delle Buone pratiche” nel novembre 2010, cominciano a progettare una diversa riqualificazione dell’ex area industriale: non centri commerciali ed edilizia privata, ma la creazione futura di servizi alla persona (dagli anziani al tempo libero), di un centro di supporto alle imprese artigiane della Val Brembana nel

Il Comune di Sorisole Nuova vita per l’area industriale

settore della metalmeccanica, di sicuro sviluppo nel tempo, di un mercato per i prodotti a km zero per valorizzare l’attività degli agricoltori e degli allevatori locali. “Si tratta per ora di una esplorazione progettuale del territorio -dichiara il sindaco Gamba- in modo che sia lo stesso Comune, sentite tutte le parti interessate

Sorisole, comune strategicamente collocato alla confluenza fra il Parco dei Colli di Bergamo e la Val Brembana, un tempo luogo di estrazione di argille e di fabbricazione di mattoni e tubi in gres, vive oggi, come altri co-

I protagonisti della scuola delle buone partiche alla manifestazione "Fa' la Cosa Giusta

Il sindaco di Sorisole Stefano Gamba

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e la cittadinanza, ad indicare le proprie linee-guida per la rivalutazione futura di questa vasta area, ripensata anche all’insegna del bello, dell’utile e del rispetto per il carattere unico, prezioso ed irripetibile del contesto ambientale e paesaggistico”.

Il Comune di Caselle Lurani (Lodi) punta sulle relazioni A Caselle Lurani si costruiscono nuovi quartieri per ospitare cittadini che migrano dalla prima e dalla seconda cintura della metropoli milanese. Un fenomeno, questo, segnato spesso da tragico isolamento e dall’assenza di relazioni tra i nuovi arrivati e il paese che li accoglie. Attraverso la “Scuola delle buone pratiche”, Caselle Lurani ha voluto scoprire come, insieme alla funzionalità, si possano realizzare bellezza dell’abitare e relazioni positive, all’interno e all’esterno dei nuovi quartieri, nella prospettiva di una buona qualità della vita per tutti.

A Cernusco sul Naviglio (Mi) cittadini partecipi Il Comune di Cernusco sul Naviglio ha individuato nel potenziamento dell’efficienza energetica degli edifici pubblici la via del recupero di finanziamenti da investire in altri servizi. Altro percorso interessante di questo Comune è la partecipazione attiva dei cittadini alla vita e alle scelte per la città: dal Tavolo per il Lavoro alle Consulte, dal Bilancio partecipato fino alle Schede-voto, tante sono risultate le forme del diretto coinvolgimento dei cittadini, per la gestione intelligente del proprio territorio.

Gazzada Schianno (Va) Grande riciclone Il pregevole vanto del 65% di raccolta differenziata e l’essere inserito nel novero dei “Comuni Ricicloni” a Gazzada Schianno non basta. Il progetto sperimentale in atto è quello di ridurre ul-

teriormente la quantità dei rifiuti, aumentando così la percentuale di differenziata. Inoltre, si vuole promuovere di nuovo lo smaltimento dell’amianto, tema delicatissimo e da troppo tempo dimenticato.

A Corsico (Mi) si opera per la legalità Perché gli enti pubblici e privati possano fare scelte decisive e fondanti, devono infatti essere liberi da qualsiasi forma di condizionamento. A Corsico è stato avviato il “Laboratorio legalità” per studiare il fenomeno della criminalità organizzata, sempre più radicato e diffuso nel Nord Italia, anche per prevenire le infiltrazioni mafiose nella pubblica amministrazione. Qui la lotta contro la criminalità si nutre di interventi sugli appalti e la sicurezza, di costruzione di banche dati, indispensabili per intuire e individuare i fattori del rischio. Maria Imparato


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Scanzorosciate fra i filari di scuola Con Slow Food è stato creato un grande orto didattico nel giardino delle scuole. L’Amministrazione dona un albero ad ogni nato Una scuola che produce frutti. E questa volta non si tratta solo di istruzione e cultura, ma di veri e propri frutti della terra. E così invece di “otto in condotta”, anche a Scanzorosciate si parla di “Orto in condotta” (l’iniziativa si inserisce nel progetto nazionale promosso da Slow Food). Il percorso, che ha preso il via lo scorso autunno e avrà una durata decennale, nasce dalla collaborazione fra l’Amministrazione comunale di Scanzorosciate, Slow Food Bergamo, l’azienda agricola Il sogno di Arlecchino di Matteo Moioli e l’impresa Ser Car di Bergamo che si occupa di ristorazione collettiva.

Sapori locali L’obiettivo è quello di portare fra i banchi di scuola una consapevolezza alimentare fatta di conoscenze, sapori genuini e prodotti locali. “Il percorso, che coinvolge circa 200 alunni e 6 insegnanti di Scanzo, Rosciate e Tribulina, rispecchia i valori che muovono il movimento di Slow Food e la logica di un cibo buono, pulito e giusto. È importante coinvolgere le giovani generazioni verso le quali più si indirizza la comunicazione dei fast food, dei cibi

dimensioni dell’orto e del progetto rendono l’esperienza di Scanzorosciate pressoché unica in Bergamasca.

In dono un albero

Consegna dell'albero ai bambini il primo giorno di primavera

spazzatura e delle merendine. Crediamo sia importante trasmettere loro i saperi dell’agricoltura ed educarli, fin da piccoli, alla sensorialità gustativa. Nelle loro mani c’è il mondo di domani”, spiega Enrico Radicchi, referente Presidi Slow Food della Lombardia.

Con le mani nella terra Nella prima parte del percorso gli alunni sono stati coinvolti attraverso incontri didattici, conoscitivi e sensoriali (Laboratorio del Gusto). Si è parlato di biodiversità, di agricoltura biologica, di Ogm, ma si è anche assag-

giato e degustato. È venuto poi il momento di sporcarsi le mani nell’orto didattico, creato nei pressi del grande giardino delle scuole medie. Più di 4 mila metri quadrati dove coltivare frutta e verdura di specie antiche e per lo più autoctone, ma anche erbe officinali e chissà, magari in futuro ospitare qualche alveare. In cattedra (anche se, in questo caso, sarebbe meglio dire alla vanga!) c’è l’agricoltore Matteo Moioli che due volte a settimana affianca alcune classi delle scuole primarie e secondarie di primo grado, cercando di trasmettere loro saperi e pratiche utili. “Abbiamo cominciato con

“Per gli studenti la natura diviene qualcosa di concreto, da toccare e seguire con cura” la bonifica del terreno; è seguita poi la piantagione e la semina. I ragazzi sono interessati, si divertono e fanno molte domande. La natura diviene qualcosa di concreto, da toccare e seguire con cura. Gli studenti imparano a riconoscere i suoi elementi e a capire che ogni cosa, anche un verme o una vecchia radice, è importante per l’equilibrio del pianeta”, aggiunge Matteo. Le

In occasione dell’arrivo della primavera, lo scorso 21 marzo, si è svolta una mattinata speciale. Circa 130 bambini delle scuole dell’infanzia del territorio sono arrivati ad ammirare il nuovo frutteto. Da anni l’Amministrazione comunale regala ad ogni nato un albero. “È un modo per sensibilizzare i piccoli all’importanza delle piante e al ruolo fondamentale che rivestono nell’ecosistema -aggiunge Davide Casati, vicesindaco del Comune di Scanzorosciate-. Ogni bambino ha la sua pianticella, che col tempo crescerà con lui. Il compito dei ragazzi sarà quello di venire a trovarla, accudirla”. E così ogni albero del frutteto ha ricevuto una targhetta con il nome del suo piccolo proprietario. Passeranno anni prima di poter raccogliere qualcosa. La natura però insegna: ci vuole pazienza ma, prima o poi, i frutti arrivano. Michela Offredi


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Eco dal mondo

Islanda: orizzonte sostenibile Un paese che ha reso il concetto di sostenibilità una pratica di vita L’Islanda ha l’aria, il terreno e l’acqua tra i più sani del mondo, secondo l’Environmental Performance Index, un indice messo a punto dalle università statunitensi di Yale e Columbia. A questo si aggiunge una gestione delle risorse naturali molto efficiente: il 99% dell’energia consumata è prodotta da risorse rinnovabili di cui il 70% proviene dall’attività geotermica e idroelettrica, mentre il restante non rinnovabile è

“Quando si parla di sostenibilità si tende a valutarne principalmente l’aspetto ambientale. In realtà essa sottende valori che guardano allo sviluppo in una logica di integrazione delle risorse che ne valorizzino il potenziale” destinato a scomparire completamente entro il 2050. Complice di questi risultati è un territorio ricco di corsi d’acqua di origine glaciale e della vivace attività vulcanica, ma anche di una politica lungimirante che ha bandito l’utilizzo dei combustibili fossili. Per limitare gli effetti del cambiamento climatico dal 2008 i mezzi di trasporto funzionano a idrogeno. E l’attenzione alla protezione della biodiversità e dell’habitat si traduce anche in accorte politiche forestali, agricole e ittiche.

donna, Jóhanna Sigurðardóttir, prima leader di governo dichiaratamente omosessuale. Non è certo una novità per gli islandesi vedere una donna alla guida del Paese: nel 1980 Vigdís Finnbogadóttir, ragazza madre, è stata la prima donna al mondo ad essere eletta capo dello stato. Il suo incarico è durato fino al 1996 e ha visto crescere il numero di deputate dal 5% nel 1983 al 9,5% nel 1987, anche grazie alla costituzione di Alleanza delle donne, un partito femminista che ha visto tra le sue fila Ingibjörg Sólrún Gísladóttir, futuro sindaco di Reykjavik dal 1995 al 2003. E a spingere il paese per rimetterlo in moto sono state ancora una volta le donne, a cui è stata affidata la ristrutturazione di due delle banche responsabili del crac.

Equal pay for equal work In Islanda “equal pay for equal work” non è uno slogan dell’ultimo movimento femminista che deve ancora smaltire i postumi

Islanda, un paese per donne Quando si parla di sostenibilità si tende a valutarne principalmente l’aspetto ambientale, ma in realtà essa sottende valori che guardano allo sviluppo in una logica di integrazione delle risorse che ne valorizzino il potenziale. L’Islanda si è ritrovata alla fine del 2007 con un debito estero (di cui l’80% detenuto dalle banche) quasi nove volte superiore al PIL del paese e, dopo il disastroso crac finanziario del 2008, ha deciso di ripartire dalla parità tra uomini e donne per costruire le basi di una società più equilibrata, affidando il timone ad una

del ’68. È una legge che, come in Gran Bretagna, dovrebbe garantire parità salariale tra lavoratori e lavoratrici. Certo, le zone d’ombra ci sono ancora e si annidano in quel 10% di differenza salariale a parità di lavoro tra uomo e donna e nei troppi casi di violenza che affollano le cronache locali: 3250 all’anno le donne che si rivolgono all’associazione Stígamót che offre assistenza alle vittime di violenza sessuale. Ma considerando parametri come la salute, l’istruzione, l’e-

conomia, la politica e la giustizia, l’Islanda è stata recentemente nominata da Newsweek il paese migliore per le donne. Innanzitutto perché, diversamente che in altre parti del mondo, conciliare maternità e carriera è realtà da diverse generazioni: oltre al congedo parentale, una madre single può mandare il bambino all’asilo otto ore al giorno al costo di 80 euro al mese, 135 se si è in coppia. Una bella differenza rispetto ai 900 euro richiesti dagli asili privati italiani, nell’attesa

di riuscire anche solo ad entrare nelle liste di attesa di quelli comunali!

Un’occasione nata dal crac Il crac finanziario del 2008 ha condotto l’Islanda ad una contrazione del PIL del 10%, portando l’inflazione al 19% e costringendo circa trentamila islandesi ad emigrare per sopravvivere ad un tasso di disoccupazione che sfiorava il 20% tra

i giovani, mentre gli anziani lavorano fino a 67 anni. Scoppiata la bolla, uno dei paesi da sogno ha visto così infrangere l’illusione di una società ideale, ma è riuscito a mantenere uno stato sociale efficiente. Una sfida nella sfida, non di poco conto: chissà che in un momento di cambiamento come questo, anche in Italia non si decida di cambiare prospettiva e trasformare l’attuale pesante incertezza in opportunità. Alice Motti


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Yoko Ono immagina la pace e invita a realizzarla La moglie di John Lennon è un’artista poliedrica e geniale. A Reykjavík, nell’isola Viðey, la sua opera “Imagine Peace Tower”: una torre interamente costituita da pannelli luminosi Dopo sessant’anni di attività Yoko Ono oggi è un’artista universalmente acclamata. Pioniera dell’arte concettuale, ha iniziato la sua attività negli anni Cinquanta e nel corso del tempo si è dedicata a diversi generi artistici: performance teatrali, scrittura, musica, installazioni, pittura, scultura. Dagli esordi della sua attività, questa poliedrica artista risiede a New York e proprio nella Grande Mela si trova una delle sue opere più note: si tratta di “Strawberry Field”, un giardino a forma di lacrima che occupa 2,5 acri di terreno all’interno di Central Park. L’opera è dedicata alla vita e all’arte di John Lennon ed è stata inaugurata il 9 ottobre 1985. L’obiettivo di Yoko Ono era quello di creare un “peace garden” e per farlo ha invitato “tutto il mondo” a donare piante, fiori e pietre caratteristiche delle diverse regioni della terra, per creare un giardino armonioso nonostante le differenze. La risposta all’appello è stata corale e oggi il giardino ospita contributi da ben 161 paesi. Dall’Italia la città di Napoli ha donato un’opera divenuta uno degli emblemi di “Strawberry Field”: si tratta di un mosaico circolare inserito sul selciato al cui interno è incorniciata la scritta “Imagine”. “Strawberry Field” è oggi un luogo-simbolo ed è diventato una tappa obbligata per i numerosi turisti in visita a New York. Il percorso artistico di Yoko Ono è caratterizzato dall’impegno pacifista, costante nelle sue opere fino dagli anni Sessanta; fu allora che, insieme al marito John Lennon, lanciò per la prima volta il messaggio “Imagine peace”. Secondo l’artista giapponese, se tutte le persone credono

insieme nello stesso ideale, questo si può realizzare: “A dream dreamed alone is only a dream; a dream dreamed together is reality” (“Un sogno sognato da soli è soltanto un sogno; un sogno sognato insieme diviene realtà”).

Imagine Peace Tower Nel 2007 Yoko Ono ha realizzato un’opera molto speciale sita sull’isola Viðey, a Reykjavík, Islanda: “Imagine Peace Tower”, una torre interamente costituita

da pannelli luminosi. Ogni anno per alcune settimane, nelle ore notturne, l’edificio proietta in cielo un altissimo fascio di luce. La torre luminosa risplende nel cielo d’Islanda per un mese intero dal 9 ottobre, giorno del compleanno di Lennon, all’8 dicembre, anniversario del suo assassinio; viene anche accesa in occasione del solstizio d’inverno, dell’equinozio di primavera e di Capodanno. I colori del fascio di luce cambiano in base alle condizioni meteorologiche e la scelta di costruire quest’opera proprio in Islanda è dipesa dal fatto che il cielo di questa terra offre spettacoli naturali suggestivi, come l’aurora boreale. Un’altra motivazione è legata al

fatto che grazie alle risorse naturali islandesi, l’energia impiegata per alimentare la luce è generata al 100% da energia geotermica. L’artista si augura che la torre possa dare luce all’ideale della pace nel mondo e che incoraggi, ispiri e trasmetta senso di solidarietà in un’epoca caratterizzata da paura e confusione. Entro breve presso l’“Imagine Peace Tower” sarà allestito un “Wish Tree”, ovvero un albero che raccoglie messaggi di speranza per il futuro. L’idea per questo tipo di

installazione, realizzata da Yoko Ono per la prima volta nel 1996, nasce da un ricordo dell’artista che, durante la sua infanzia in Giappone, scriveva messaggi per i “Wish Tree” situati fuori dai templi; dal 1996 in poi i “Wish Tree” sono presenti in molte delle sue mostre e ancora una volta si tratta di opere interattive: ai visitatori viene chiesto di partecipare, scrivendo messaggi ed appendendoli ai rami. Si dice che Yoko Ono abbia raccolto e conservato tutti i messaggi che negli anni sono stati appesi su questi alberi, e che ammontino ad oltre un milione. www.imaginepeace.com Livia Salvi


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Turismo

Scambio Casa ma non così disperatamente... Che ne dite di trascorrere un mese a Parigi o in California a costo zero? Il nuovo turismo “fai da te” fra web, condivisione e risparmio ScambioCasa: potrebbe sembrare il nome di un nuovo programma televisivo e invece si tratta della nuova frontiera del turismo, ormai affermata in tutto il mondo. Chi non vorrebbe scambiare la propria abitazione per qualche giorno o settimana con una casa in Messico, a Barcellona, a New York o semplicemente fra le montagne svizzere

“Lo scambio casa è un fenomeno in grande crescita in tutto il mondo e anche in Italia” o italiane durante le vacanze? Spesso alcuni luoghi da sogno rischiano di rimanere confinati nel proprio cassetto per ragioni che riguardano soprattutto il lato economico, sul quale pesa eventualmente il numero di componenti della propria famiglia. In verità questo cassetto può essere aperto senza troppi problemi e l’unica preoccupazione a cui dovrete far fronte sarà quella di... richiuderlo al fine di lasciare in ordine la vostra casa per gli inquilini che la abiteranno, mentre voi abiterete la loro casa, in chissà quale posto nel mondo! Lo scambio casa è un fenomeno in grande crescita anche in Italia. Oltre ad un chiaro risparmio economico (stimato mediamente attorno al 60%), la pratica

dello scambio di casa porta vantaggi anche culturali, rivelandosi il prototipo della vacanza sostenibile: a stretto contatto con una realtà sconosciuta, incontrando culture diverse, in un contesto vero quale può essere il quartiere della propria casa provvisoria, incontaminato dall’omologazione dell’ambiente che spesso si ritrova nella maggior parte delle strutture turistiche.

In completa autonomia Senza passare per agenzie, è possibile accordarsi direttamente con i proprietari di un’al-

tra casa, altrettanto interessati alla vostra abitazione e soprattutto alla posizione geografica in cui si trova. Sarete accomodati ciascuno nella casa dell’altro e non ponete limiti alle potenzialità della vostra abitazione, perché se la vostra casa e la vostra città possano sembrarvi poco interessanti, comporranno comunque il quadro di una situazione diversa per i nuovi temporanei inquilini. Questi potranno conoscere da vicino un’altra realtà rispetto a quella da cui provengono, oppure prendere la vostra abitazione come base per visitare città vicine. Per mettersi in contatto con

gente disposta a scambiare la loro casa con la vostra, basta accendere il proprio computer e visitare ScambioCasa. com, la versione italiana del sito HomeExchange.com che dal 2005 offre la possibilità di navigare fra una rete affidabile di contatti disposti a trattare casa vostra come se fosse la loro, o forse addirittura meglio. L’organizzazione supervisiona gli accordi, fornendo inizialmente informazioni riguardanti i partner di scambio e mettendo a vostra disposizione il “profilo” delle loro passate esperienze, creato grazie al controllo effettuato al rientro da ogni soggiorno da essi compiuto, al fine di assicurarsi che entrambe le parti siano state soddisfatte e non abbiano trovato spiacevoli sorprese al ritorno a casa.

Storia di un’idea originale

Azienda specializzata nella stampa offset a foglio, produce Stampati Commerciali, Editoriali, Modulistica, Etichette ed Imballaggi. GRUMELLO DEL MONTE (BG) - Via Telgate, 46 (Loc. Campagna) Telefono 035 4491214 - Mail: info@artigrafichefaiv.com www.artigrafichefaiv.com

L’idea di un nuovo modo di fare turismo basato sullo scambio di casa è nata nel 1992 dalla passione e dall’esperienza professionale di Ed Kushins e alcuni amici, convinti che lo scambio di case potesse divenire una valida alternativa alle costose tariffe degli alberghi ed alle tipiche vacanze turistiche, e che attraverso Internet sarebbe potuto diventa-

re pratica diffusa ed apprezzata. Così è stato: il circuito degli iscritti e le opportunità di scambio sono state pubblicate inizialmente su un giornale cartaceo chiamato “Trading Home International” da cui successivamente è nato il sito Tradinghomes.com, a sua volta trasformato definitivamente in HomeExchange.com che si è esteso su scala internazionale e dal quale sono nate le varie

“Per mettersi in contatto con gente disposta a scambiare la loro casa con la vostra, basta accendere il proprio computer e visitare ScambioCasa.com, la versione italiana del sito HomeExchange.com” versioni nazionali fra cui quella italiana chiamata ScambioCasa. com. Fra gli utenti del circuito non sono pochi quelli attratti dalla fama, dalla tradizione e dalla storia del Bel Paese e che quindi mettono a disposizione la propria abitazione per trovare accordi di scambio con utenti italiani. Nel box a fianco riportiamo alcune proposte di scambio che si possono trovare sul sito,


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Tutte le strade portano a Bergamo. Ecco le opportunità di scambio casa Bergamo è circondata dalla tranquillità delle montagne e la sua posizione la rende la base ideale per visitare le attrazioni del nord Italia da Milano a Venezia e dalle Orobie ai laghi. Inoltre l’aeroporto di Orio al Serio, grazie ai molti voli low cost, è diventato uno degli aeroporti più accessibili di tutta Europa. Ecco una serie di possibilità di scambio casa per i bergamaschi, fornite dal sito ScambioCasa.com: Dal Queensland (Australia) Phil e Linda (lei insegnante e lui artista) con una figlia maggiorenne cercano casa a Bergamo tra giugno e luglio. Giovane coppia che ama molto viaggiare scambia la propria casa di lusso in Nuova Zelanda con una casa che possa ospitare fino a 15 persone, fra Milano e Venezia. Coppia di anziani con abitazione a Parigi cerca casa non lontano da Milano durante il periodo estivo. Tra ottobre e novembre una coppia cerca casa vicino a Milano offrendo la propria villa non lontana da San Francisco (California). Seona e Steven da Melbourne cercano casa vicino a Milano durante il periodo estivo. La loro casa ospita fino a 4 persone. rivolte agli utenti della Lombardia: dall’Australia a Parigi, dalla Nuova Zelanda a San Francisco. Fra i 40.000 e più utenti iscritti al circuito HomeExchange.com, sono circa 2.000 quelli italiani e quasi 200 di essi abitano in Lombardia. Lo scambio casa è sicuramente un’opportunità da prendere in considerazione, basterebbe abbandonare l’idea

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della vacanza tradizionale, tener conto del grande risparmio economico e abbracciare una crescente mentalità di condivisione e di reciproco scambio che porta con sé la genuinità e il biunivoco vantaggio tipico della più antica forma di commercio: il baratto. Giorgio Sappilo

All’Università di Bergamo le nuove frontiere del turismo Nell’ambito del corso di Marketing del turismo, tenuto dalla professoressa Roberta Garibaldi, all’Università degli Studi di Bergamo si è svolta una lezione durante la quale è intervenuta Cristina Paggetti, responsabile di ScambioCasa.com. Il fenomeno dello scambio casa è sicuramente un curioso caso di studio e vede paradossalmente interessate da una parte una nuova tecnologia come il web e dall’altra un’antica usanza quale il baratto. Ne nasce una forma di condivisione, soprattutto culturale, come attestato da un recente studio svolto da Roberta Garibaldi e Francesca Forno, docenti all’Università di Bergamo. Dall’analisi emerge che, fra gli “swappers” (dall’inglese “swap”: cambio) il 36,5% sostiene che le ragioni principali per cui praticano lo scambio di casa risiedono nella possibilità di sperimentare gli usi e i costumi di un territorio, integrandosi al suo vero tessuto sociale. Soltanto il 14,7% è guidato in primo luogo dal fattore economico anche se il 24% ha indicato il risparmio come secondo motivo, attestandone l’ef-

fettività. Il 71% degli swappers viaggia con famiglia e figli mentre chi pratica questa tipologia di turismo non è vincolato dai giorni di ferie dal lavoro essendo prevalentemente pensionati, insegnanti o liberi professionisti. Lo

scambio di casa con il crescente numero di siti creati ad hoc può essere sicuramente indicato come una forma emergente di turismo alternativo che richiede fiducia, rispetto, mentalità aperta, entusiasmo e flessibilità.

L’identikit degli “swappers” gli scambisti del turismo TITOLO DI STUDIO

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Diplomati (scuola superiore) Laureati e oltre OCCUPAZIONE

Coppia con figli Coppia senza figli PERCHÉ LO SCAMBIO?

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Pensionati e non occupati Insegnanti e impiegati Liberi professionisti

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Per motivi culturali Per i vantaggi di stare in casa Perché è economico


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La Guerrilla

Bergamo al verde È tempo di Guerrilla! Guerrilla Gardening: combattenti “green-tosi” contro il cemento e l’incuria “Guerrilla Radio!” cantavano alle porte del millennio i Rage Against the Machine, una delle rock band più combattive degli ultimi vent’anni. “Guerrilla Gardening”, invece, è il nome di altri combattenti che, senza testi di protesta gridati su decibel di energia, si battono armati di badili, rastrelli, vanghe e qualsiasi tipo di vegetazione, esprimendosi a colpi di giardinaggio libero e abusivo nei luoghi delle città in cui il colore del cemento sovrasta il verde della natura. Rondò, aiuole spartitraffico e spazi verdi dimenticati sono i campi di battaglia dei guerriglieri

“L’Italia è il primo paese con una rigogliosa rete nazionale di Guerrilla Gardening, fiorita grazie alla sensibilità ambientale della popolazione, moltiplicata nel terreno fertile offerto dalla rete dei social network” verdi, rigenerare la natura ovunque sia possibile è il loro obiettivo. Nonostante il nome possa suggerire ideali non proprio pacifisti, questa guerrilla non vuole fare del male a nessuno ma, al contrario, vuole riempire di vita ogni fessura nella quale possa filtrare un filo di luce e una goccia d’acqua. Il movimento “Guerrilla Gardening” è nato in America nel 1970 quando i Green Guerillas, guidati dall’artista e ambientalista Liz Christy, hanno cominciato l’opera di coltivazione nel contesto urbano di New York riqualificando il vecchio cortile di una fattoria abbandonata, che era ormai diventata una discarica abusiva a cielo aperto. I Green Guerillas hanno ripulito il cortile dai rifiuti e hanno cominciato a coltivare diverse specie di piante e fiori, realizzando quello che ancora oggi è custodito come un bene della città che appartiene a tutti: il Liz Christy Garden. Dai tempi

di Liz Christy il movimento ha fatto passi da gigante e oggi sono numerosissimi i gruppi di guerriglieri che agiscono in altrettante città in tutto il mondo.

I graffitari del verde di notte o alla luce del sole I semi di Guerrilla Gardening sono arrivati anche nel nostro paese e hanno attecchito sorprendentemente, facendo dell’Italia il primo paese con una rigogliosa rete nazionale di Guerrilla Gardening, fiorita grazie alla sensibilità ambientale della popolazione, moltiplicata nel terreno fertile offerto dalla rete dei social network. Anche a Bergamo il movimento ha preso piede ed è messo in pratica dal gruppo Lemon Granade nato a novembre dello scorso anno. Su Guerrillagardening.net, il sito che unisce sulla rete i guerriglieri di tutta Italia, si possono trovare informazioni e curiosità con link ai siti dei gruppi locali, che grazie alla loro esperienza forniscono consigli utili ai nuovi gruppi o agli aspiranti combattenti. Alcuni gruppi di guerriglieri compiono le loro azioni durante la notte, in relativa segretezza, agendo come graffitari abusivi che trasformano una parete in una opera d’arte contemporanea, sfruttando la tranquillità e il buio della notte. Altri agiscono alla luce del sole cercando di coinvolgere le comunità locali mentre altri ancora, più estremisti, liberano nel tessuto urbano piante dal forte vigore, in grado di “combattere” alla pari con l’asfalto, sopravvivere nel cemento o resistere ai più assidui giardinieri comunali.

quartiere di Parigi emise un’ordinanza che obbligava i cittadini a piantare nei propri giardini piante e cespugli, creando, forse inconsapevolmente, quella che ancora oggi è conosciuta come la Cité des Fleurs. Gli alberi di mele di Johnny Appleseed esistono ancora oggi e la Cité des Fleurs è un angolo di paradiso a due passi dalla caotica capitale francese. Quando l’uomo dimostra amore verso la natura, essa sembra ripagarlo offrendo i suoi frutti e la sua bellezza anche dopo secoli di distanza. Nonostante gli anni siano passati e i tempi siano cambiati l’amore

“Il 1° maggio è la giornata internazionale del Guerrilla Gardening” per la natura è la forza che spinge i moderni guerriglieri a battersi con convinzione; oggi più di sempre cercano di ristabilire un contatto fra l’uomo e la terra abbattendo la barriera di cemento che si è stabilita fra essi. Guerriglia è una parola forte, ci ricorda le rivoluzioni che hanno fatto la storia e, anche se non ci saranno spargimenti di sangue, l’esercito della natura è pronto ad attaccare a colpi di verde: che la rivoluzione abbia inizio! Giorgio Sappilo

Il giardinaggio sovversivo e curioso nella storia È il caso di John Chapman, meglio conosciuto come Johnny Appleseed (seme di mela) che fra il 1700 e il 1800 vagava per l’America del Nord piantando alberi di mele e vivendo in un mistico contatto fra Dio e la natura. Nel 1847 invece il sindaco di un

“Il celebre graffito di Banksy, lo street artist inglese che agisce di nascosto”


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Lemon Granade la guerrilla “Made in Bergamo” A giorni un nuovo imminente attacco. La località è ancora segreta La guerrilla verde non ha risparmiato (fortunatamente) la città di Bergamo. Lemon Granade è il nome del gruppo indipendente che agisce in città ed è formato da ragazzi che hanno deciso di dare libero sfogo alla loro voglia di verde a suon di vanghe, badili e rastrelli. I guerriglieri bergamaschi hanno incontrato la colla-

“Il movimento recluta guerriglieri. Passione e amore per il verde le qualità richieste” borazione di sensibili e generosi cittadini che hanno felicemente donato piante, semi e partecipazione. A partire dallo scorso novembre gli attacchi verdi sono già stati numerosi e sono avvenuti nella zona di Longuelo e Loreto. Le prime azioni dimostrative hanno avuto luogo in zone residuali della periferia nelle quali, per via dell’intenso e incurante traffico diurno, potesse svilupparsi una natura potenzialmente incontrollata o poco soggetta alla presenza dell’azione umana. Al rondò di Longuelo e al rondò della motorizzazione di Via Carducci a Loreto, hanno trovato terreno fertile alberi di varietà locali come aceri, carpini, frassini, tigli, olmi e prunus pado, ma anche palme chamaerops, ginepri e bambù. Lemon Granade attaccherà ancora. Un altro intervento è previsto per i prossimi giorni, con l’avvento della primavera in una location ancora segreta: una sorpresa verde che un cittadino non più distratto potrà avere il piacere di scoprire. Oltre a continuare ad interessa-

re le aree già attaccate al fine di renderle sempre più rigogliose, le azioni future avverranno in luoghi sempre diversi che conosceranno la forza delle “bombe di semi” che, lanciate casualmente sul terreno, daranno vita a varie specie di fiori e piante. Parallelamente il gruppo vorrebbe realizzare un progetto ambizioso: avere a disposizione un’area dismessa con presenza di verde da utilizzare come sede creativa e di realizzazione di un orto condiviso: “l’orto di tutti”, in cui specie orticole come pomodori e zucche potranno essere coltivate da chiunque fosse incuriosito, nella speranza di catturare l’attenzione e la cura anche dei semplici passanti.

La chiamata alle vanghe Con una pagina Facebook molto attiva e tanta voglia di attaccare ancora altre zone della città che gridano (silenziosamente) aiuto, i guerriglieri di Lemon Granade aprono le porte ad ogni aspirante combattente o sostenitore. Informazioni e proposte possono essere inoltrate all’indirizzo guerrillagardening.bergamo@ inventati.org. Non ci sono abilità particolari o caratteristiche richieste per la selezione dei guerriglieri, bastano solo passione e attenzione per il verde in città ma soprattutto voglia di agire e provocare, sensibilizzando la cittadinanza e convincendo che il verde è più bello del grigio. La filosofia di Guerrilla Gardening è chiara e lo sono anche le loro idee, come si può facilmente capire dalle loro parole: “La Guerrilla Gardening è il riconoscimento che una città verde migliora la

I cartelli comparsi in questi giorni in alcune aiuole della città

vita delle persone e può accogliere una coesistenza pacifica di specie vegetali e animali. Per questo Lemon Granade lotta contro il cemento e la sua cultura, che ha caratterizzato la nostra città. E’ come un anticorpo che disperatamente cerca di rimediare ai palazzi, alle piazze e alle strade lasciate completamente sterili che tengono schiacciato il suolo, si frappongono tra noi e la terra e non per-

mettono a nessun arbusto -se non i veri guerrillieri vegetali- di sopravvivere. La Guerrilla Gardening è questo: un alleato di chi, tra radici e tronchi storti, cerca in modo attivo e partecipato di rimediare agli sfregi dell’uomo verso ciò che non gli è mai stato ostile: la terra”. www.guerrillagardening.net guerrillagardening.bergamo@ inventati.org


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La Guerrilla

Greencrossing La natura si muove. Muovi la natura! Appuntamento al 3 giugno dalle 14 alle 18 con l’inedito evento per adottare il verde di strade e piazze della città

dare un tocco di colore alla città, lasciando che siano i cittadini, a turno, a decidere dove. Sarà sufficiente collocare una piantina in tutti quei luoghi considerati privi di verde, scattarle una foto e inviarla agli organizzatori. Ecco

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“Nessun limite di spazio, niente tabelle indicanti i turni dei partecipanti e nessun permesso da chiedere prima di prelevare una piantina dalla sua temporanea posizione”

Greencrossing, l’evento comincerà a Bergamo giovedì 3 giugno e continuerà per tutto il mese. “Greencrossing: a community weed project” è un progetto di sensibilizzazione nei confronti del paesaggio, promosso dall’Università degli Studi di Bergamo e da Arketipos, in collaborazione con il Comune di Bergamo, i Vivai Valfredda, lo Studio GPT e l’Orto Botanico di Bergamo Lorenzo Rota, al fine di sperimentare un nuovo approccio dinamico con la natura. Il meccanismo è semplice ma piuttosto alternativo e fa completo affidamento sulla cura con cui i partecipanti agiranno in questa staffetta non agonistica, con una piantina come testimone e in cui non conta la velocità ma l’attenzione per il bene in custodia e il buon gusto estetico ambientale. Il primo giorno dell’evento chiamato Foster Day (dall’inglese “foster”, adozione), 300 piantine, messe in un’apposita borsa per il trasporto, verranno consegnate in Piazza Vecchia ai partecipanti. Questi diventeE

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Stipa tenuissima e Perovskia atriplicifolia! Sebbene possa sembrare una formula magica, sono solo i nomi di due graziose piantine, ma grazie ad esse Bergamo verrà tappezzata di verdi piante realizzando una missione alquanto ambiziosa: promuovere un atteggiamento dinamico verso il verde come bene comune e

ranno gli affidatari temporanei e avranno il compito di prendersi cura delle piantine, collocandole nei luoghi considerati privi di verde, per poi fotografarle. Le foto e le indicazioni della nuova collocazione dovranno essere inviate alla pagina Facebook di Greencrossing. Dopo il primo posizionamento, fino al 30 giugno, altri partecipanti precedentemente iscritti all’iniziativa, potranno prelevare le piantine impegnandosi a prendersene cura, a ricollocarle in un altro posto pubblico considerato poco verde, fare una foto ed aggiornare la collocazione. Gli spostamenti delle 300 piante potranno essere monitorati dai partecipanti o dai semplici interessati consultando una piantina, ops!, una mappa virtuale presente sul sito Arketipos.org. Chi avesse bisogno di informazioni riguardo alle modalità ideali per prendersi cura delle piante potrà rivolgersi ai Green Box, gli appositi info point con personale esperto a disposizione. I Green Box saranno presenti anche fuo-

ri dalla città estendendo quindi il gioco a tutta la provincia. Nessun limite di spazio, niente tabelle indicanti i turni dei partecipanti e nessun permesso da chiedere prima di prelevare una piantina dalla sua temporanea posizione. Greencrossing vuole fare del verde l’attore protagonista e dei cittadini gli intraprendenti registi di un film tutto da costruire. Si spera in un lieto fine che prenda forma con lo sviluppo di una nuova concezione del verde nel contesto urbano, che può colorarsi di un significato simbolico. L’appuntamento conclusivo con tutti gli affidatari e i sostenitori del Greencrossing, avverrà il 30 giugno, il Planting Day, con la riconsegna delle piantine e la loro messa a dimora in uno spazio pubblico privo di verde, che verrà svelato soltanto una settimana prima dell’evento finale. Un esperimento vero e proprio,

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ideato durante un workshop che si è svolto all’interno della scorsa edizione de “I Maestri del Paesaggio”, e messo a punto da Fabio Dovigo, professore di Metodologia della ricerca organizzativa all’Università degli Studi di Bergamo. L’idea, sviluppata grazie all’Università di Bergamo, prende spunto dal Bookcrossing, una pratica nata negli anni ‘70 ma che solo recentemente ha raggiunto fama in Italia grazie al Festival della Letteratura di Mantova. Quello che avverrà a Bergamo è il primo caso di Greencrossing e il nostro augurio è che possa raggiungere l’obiettivo di promuovere una nuova cultura green e dimostrare che, con dinamismo e collaborazione, per colorare di verde una città a volte non serve una formula magica. www.arketipos.org

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Do menica 3 giugno in Pi azza Vecchia dalle 14,00 alle 18,00 inizia la distribuzione de l Verde... che cam mina con te per la Città!

è un evento nell’ambito di

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Tra petali e parole A Gorle è in programma Floreka, uno spazio dedicato agli appassionati della coltivazione.. e non solo Per molti orticoltori, i cicli lunari determinano la semina di frutti e verdure. In questi due importanti mesi, infatti, il terreno si scalda abbastanza da poter attivare quei meravigliosi “naturali meccanismi” per cui un seme, in poco tempo, si possa trasformare in frutto. Nella coltura agricola bergamasca, nonostante la presenza dei soliti scettici, è tradizione e per alcuni un “dogma”, seminare determinati ortaggi in luna calante (dal 6 al 21 aprile) ed altri in luna crescente (dal 22 aprile al 6 maggio ). Ma se i cicli lunari sono

“A Floreka sarà possibile assistere a corsi e dimostrazioni tenute da espositori specializzati nella cura di piante dell’orto” prevedibili e facilmente calcolabili, la temperatura adatta alla semina è, al contrario, una variabile imprevedibile che influisce enormemente sui raccolti: molti ortaggi necessitano infatti di una temperatura di crescita tra i 15 e

i 20 gradi centigradi. In quest’ultimo mese, chi aspettava l’arrivo della luna calante il 6 aprile per seminare ortaggi, quali lattuga, cavolfiori, rape, porri e sedano, si è trovato spiazzato da un tempo gelido che, in alcune Valli bergamasche, ha persino portato l’ultima neve di questa bizzarra stagione. Quali sono le cause e soprattutto le conseguenze che questi sbalzi di temperatura possono avere sul raccolto è oggetto di discussione tra molti agricoltori e scienziati. Quello che è evidente è che un freddo così nel mese di aprile, non si era mai avuto negli ultimi 5 anni. Vi è quindi molto da discutere e da condividere per gli appassionati dell’orto e per chi, anche solo per curiosità, desidera esplorare questo mondo fatto di piccoli gesti che quotidianamente avvicinano l’uomo alla sua terra tramite complete esperienze sensoriali. Floreka ha capito l’importanza della condivisione di esperienze nell’orto, “il luogo primordiale in cui incontrare e amare la natura” e a questo proposito si è presa carico di un importante ruolo sul territorio bergamasco: creare uno spazio

nel Parco pubblico di Gorle il 26 e 27 maggio, dove il tema conduttore è appunto “Il nostro orto tra Petali e Parole”. A Floreka sarà infatti possibile assistere a corsi e dimostrazioni tenute da espositori specializzati nella cura di piante dell’orto comprese le piante più sofisticate come le orchidee. Floreka, inoltre, offrirà corsi di Yoga, musica dal vivo, laboratori del gusto, dimostrazioni di impagliature di cesti e sedie, spazi giochi e laboratori per bambini. In aggiunta, importanti sessioni di discussione sulla salvaguardia della biodiversità rurale saranno nel cuore dell’evento. Insomma, due giornate dove poter aprire nuovi orizzonti sul fronte di uno stile di vita sostenibile e, chi lo sa, magari un’occasione di incontro e di scambio di soluzioni e proposte per affrontare questi cambiamenti di temperatura che sembrano caratterizzare sempre di più le nostre stagioni e influenzare la nostra coltura. Per maggiori informazioni: http://floreka.sitiwebs.com Noemi Giupponi

«Street painting» Con ABenergie per dipingere la natura sulle piazze e sulle strade ABenergie porta in quattro piazze italiane un progetto itinerante di street painting 3D che coinvolge i cittadini e li invita a lasciarsi trasportare dalla fantasia e dall’arte per immaginare come la natura possa diventare una vera protagonista d’eccezione della città. L’evento avrà luogo dal 18 maggio al 10 giugno e le città interessate saranno Bergamo, Brescia, Monza e Vicenza. In ognuna di queste città, l’artista tedesca Christiane Jessen-Richardsen realizzerà un’opera di street painting, disegnando sulla pavimentazione urbana un pa-

esaggio capace di creare una suggestiva illusione ottica, grazie a un accurato studio della prospettiva. Obiettivo dell’opera è regalare la sensazione di un vero e proprio mondo, nuovo e sorprendente, che si apre sotto ai piedi degli spettatori, per coinvolgerli e accompagnarli a riflettere sulla possibilità di costruire un nuovo contesto urbano, con nuove regole e nuove opportunità. Inoltre ABenergie, da sempre attiva nell’organizzazione di eventi a tematiche sostenibili, lancia il concorso fotografico “Pensa in Verde la tua Città”, che invita a

realizzare scatti che interpretino il rapporto fra natura e città da tre prospettive: passione, rispetto e innovazione. Il concorso si svolgerà interamente sulla pagina Facebook di ABenergie sulla quale è possibile seguire le tappe dell’evento, leggere il regolamento, caricare le fotografie e votare quelle degli altri partecipanti. I vincitori riceveranno generosi premi e avranno la possibilità di vedere le proprie opere esposte durante la X edizione di BergamoScienza che si svolgerà a settembre 2012. www.abenergie.it

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La green revolution del mercato dei bancali Guerriglia pallet: nasce il movimento in favore di una filiera “Made in Italy” legale, trasparente ed ecologica Le merci fanno girare l’economia, i pallet fanno girare le merci: per la proprietà transitiva potremmo concludere che i pallet fanno girare l’economia. Sebbene questa affermazione possa sembrare azzardata non bisogna sottovalutare l’impatto che la produzione di pallet esercita

“Il consumatore non si limita alla scelta del prodotto finale ma, prendendo in considerazione anche ciò che sta dietro al prodotto, diviene con il suo acquisto giudice delle politiche che ritiene opportuno premiare” sull’economia “Made in Italy”, sulla sostenibilità e sulla salute dell’uomo. In occasione di “Fa’ la cosa giusta”, la Fiera del Consumo critico svoltasi a Milano il mese scorso, è stato presentato il movimento “Guerriglia pallet” ideato da Primo Barzoni, amministratore delegato dell’azienda mantovana Palm, specializzata nell’ecoprogettazione e realizzazione di pallet in legno ecosostenibili e sistemi d’arredo a ridotto impatto ambientale. Il movimento Guerriglia pallet vuole mettere

in luce la situazione del mercato dei bancali, fortemente caratterizzato dall’illegalità fra furti e contraffazioni, combattendo anche il sistema dell’interscambio. Il nome “Guerriglia” esprime la convinzione che sta alla base del movimento: dare una svolta green alla produzione di pallet, coinvolgendo varie aziende nazionali e sensibilizzando tutti gli attori coinvolti nell’intera filiera bosco-legno-consumatore. Come? Promuovendo le 4 R: riduzione, riutilizzo, riciclo e recupero. Per dare una svolta green al mercato nazionale dei bancali l’azienda utilizza legno italiano per il 40%, riducendo le emissioni di CO2, riconducibili al trasporto del legname utilizzato, evitando inoltre di disboscare altri Paesi, spesso “derubati” da un sistema che esige il pallet a costo zero. L’obiettivo di creare una filiera “Made in Italy” favorisce una gestione attiva della risorsa legno locale, crea posti di lavoro sia nell’agroselvicoltura che nella fabbricazione dei pallet, agevola l’integrazione dei giovani e quindi il passaggio generazionale nelle imprese, per introdurre un innovativo modello di economia che riesca a guardare oltre la crisi.

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Guerriglia pallet vuole essere una campagna attiva per ispirare e orientare comportamenti sani, responsabili e legali di tutta la filiera e saper trasferire questi valori attraverso la comunicazione partecipata tra produttori, utilizzatori e cittadini, che vorranno creare le condizioni più favorevoli per migliorare la qualità della vita delle persone e del pianeta. La comunicazione fra i vari attori della filiera è un altro aspetto che il movimento cerca di incentivare

utilizzando una piattaforma web 2.0 sulla quale produttori, utilizzatori, associazioni di consumatori e chiunque ne sia interessato potrà confrontarsi al fine di rendere più trasparenti i vari passaggi e conseguentemente contribuire alla creazione di una filiera pulita. Viene valorizzato in questo modo anche il potere del cittadino consumatore che non si limita alla scelta del prodotto finale: può beneficiare di un’ul-

teriore opzione prendendo in considerazione anche ciò che sta dietro al prodotto, diventando con il suo acquisto, giudice delle politiche che ritiene opportuno premiare. La Guerriglia è stata la base per i più importanti movimenti di libertà e di autodeterminazione dei popoli e delle persone. Il mercato dei pallet interessa ogni individuo in quanto ognuno di noi inconsapevolmente “acquista” 4 pallet di prodotti ogni anno. Quello che il movimento vuole portare avanti sono i valori positivi della protesta civile e sociale contro un sistema su cui spesso regna la disinformazione, in nome della legalità e della salute dell’uomo, considerato ultimo anello della catena, ma che con la sua scelta può diventarne parte attiva. Giorgio Sappilo


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La forza del bosco Energia a km Ø sulla strada del legno Ad Adrara San Rocco presentata la prima filiera bergamasca “bosco-legno-energia” Nella mattinata di mercoledì 25 aprile è stata inaugurata la centrale termica di Adrara San Rocco progettata per sfruttare al meglio le risorse boschive che circondano il Comune. La centrale infatti funziona a cippato, vale a dire con piccole scaglie di legno ricavate da tronchi e ramaglie, la materia prima di cui la zona è appunto molto ricca. Il Comune che ospita la centrale e il Gal 4 Comunità delle Valli e dei Laghi hanno promosso questo progetto per la realizzazione di una filiera del legno volta ad assicurare una costante manutenzione dei demani forestali pubblici e migliorarne le condizioni di sicurezza idrogeologica e le qualità paesaggistico-ambientali. Al contempo si riducono le emissioni di CO2, contribuendo così alla riduzione dell’effetto serra e del riscaldamento globale. La prima filiera corta bosco-legno-energia della provincia di Bergamo, oltre a permettere un risparmio notevole sul costo delle bolletta del combustibile tradizionalmente

impiegato, consente di garantire annualmente la manutenzione di un certo numero di ettari di bosco che diversamente resterebbero inutilizzati: 7 dei 9 kmq su cui si estende il Comune di Adrara sono occupati da boschi, 1,5 da terreni agricoli e 0,5 kmq da territorio urbanizzato che ospita i 857 abitanti. Il progetto porta anche vantaggi dal punto di vista occupazionale contribuendo ad integrare il reddito delle imprese boschive del territorio che impiegano manodopera nei lavori di taglio, pulizia e manutenzione forestale. Il costo totale dell’impianto ammonta a 490.000 euro, ma il Comune ha dovuto far fronte soltanto ai 140.000 euro necessari per integrare i finanziamenti pubblici stanziati dalla Regione Lombardia e dall’Unione Europea. Il Comune ha inoltre intenzione di chiedere che la filiera bosco-legno-energia entri a far parte della strada europea del legno-energia, seguendo l’esempio di riqualificazione turistico-ambientale già intrapresa da alcuni comuni piemontesi che

hanno ispirato la realizzazione del progetto. Battista Cristinelli, presidente del Gal 4 Comunità delle Valli e dei Laghi, spiega: “Questo progetto è la conclusione di un lungo processo che ha coinvolto le istituzioni del territorio a partire dal 2000, quando le 3 Comunità Montane del Monte Bronzone, dell’Alto Sebino e della Valle Cavallina, ora confluite nella Comunità Montana dei Laghi Bergamaschi, si sono organizzate per sviluppare, in modo sinergico e integrato, azioni volte alla manutenzione territoriale e allo sviluppo dei sistemi rurali del territorio. L’impegno è stato decisamente notevole, ma visti i risvolti positivi dell’iniziativa, ne è sicuramente valsa la pena”. Le prime valutazioni condotte sull’impianto consentono di affermare che, remunerati a prezzo di mercato i diversi fattori produttivi (legna, lavoro, noleggi, ecc.), la filiera bosco-legnoenergia assicura un risparmio sul costo del riscaldamento all’utente finale di non meno del 20%. L’impianto della caldaia a

cippato ha una potenza di 400 kW ed è in funzione da febbraio; col calore prodotto riscalda circa 14000 m3 consentendo di spegnere 8 caldaie (7 a gas metano e 1 a gasolio) che fino a pochi mesi fa venivano utilizzate dagli edifici che formavano il blocco urbano all’interno del quale sono concentrati tutti i servizi utili alla popolazione. Alfredo Mossali, sindaco di Adrara San Rocco, commenta soddisfatto: “La filiera bosco-legno-energia ha anche un risvolto culturale. Abbiamo infatti dato vita a un centro di cultura ambientale affidato alla biblioteca comunale dove è disponibile una sede adeguata per allestire mostre, accogliere visitatori, delegazioni e scolaresche che vorranno conoscere meglio la nostra esperienza e apprezzare il patrimonio paesaggistico ed ambientale del territorio”. Nella mattina del 4 maggio presso la Sala Consiliare del Comune di Adrara San Rocco si terrà un convegno per presentare dettagliatamente il progetto.


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Ambiente

Le Oasi WWF uno scrigno di biodiversità A Bergamo la Riserva Naturale Regionale di Valpredina Il 20 maggio la Festa nazionale delle Oasi

Aquile e cervi sardi, lontre e cavalieri d’Italia, fenicotteri e farfalle monarca, salamandrine dagli occhiali e falchi pellegrini, lupi e camosci, pernici bianche, tartarughe marine e tassi vi danno il benvenuto e vi attendono nelle Oasi del WWF. Un mosaico composto da più di cento tessere, dove ognuna di esse rappresenta un luogo e un ambiente diverso. Palude e macchia mediterranea, abetina e fiume, costa e isola, campagna e falesia, foce di fiume e foresta. Queste tessere, colorate e animate dagli animali che vivono su tutto il nostro territorio, sono le Oasi del WWF.

Un tesoro di biodiversità Dalle Alpi alla Sicilia, queste oasi conservano gli ambienti tipici di tutte le regioni italiane. Il WWF è orgoglioso di aver salvato per tutti e per le generazioni future, grazie ad un lavoro costante e a battaglie di decenni, questo patrimonio unico di colori, profumi e suoni della natura, che rappresentano un importante modello di aree protette in Italia. In tutta Italia le Oasi WWF (più di 130) sono luoghi di straordinaria bellezza che preservano la

“Dalle Alpi alla Sicilia, più di 130 oasi conservano gli ambienti tipici di tutte le regioni italiane” biodiversità. Nate come risposta alla distruzione e al degrado degli habitat nel nostro Paese, oggi sono esempi di come sia possibile agire concretamente per custodire ed aumentare la biodiversità. Oltre al valore degli

ambienti naturali, le Oasi hanno sempre svolto vari ruoli sul territorio: di educazione, di sensibilizzazione, di sperimentazione, di ricerca, di promozione dei valori WWF e dei temi della conservazione. Sono il luogo dove la biodiversità si può vedere, toccare, ammirare: una scuola a cielo aperto e non solo per i bambini. La visita in un’Oasi regala la consapevolezza di quanto la natura sia bella e fragile e sottolinea quanto sia importante proteggerla. Per saperne di più: wwf.it/oasi

Le Oasi in Lombardia Più di 576 ettari di natura protetti dalla speculazione edilizia e dalla caccia. Le Oasi in Lombardia sono tante e tutte caratterizzate da un paesaggio unico e prezioso. A Como le Torbiere del Bassone di Albate, il Bosco Villoresi a Carugate, Le Bine, Lanca dell’Oglio tra Cremona e Mantova, a Trezzo le Foppe, il Fosso del Ronchetto a Seveso e il Caloggio a Bollate, Galbusera Bianca Oasi affiliate, il Parco dei Fontanili, Montorfano, Parco delle Noci, San Giuliano Milanese, Levadina, Zivido San Giaco-

mo nel sud Milano, il bosco di Vanzago a 18 Km da Milano e a Bergamo la Riserva Naturale Regionale di Valpredina.

Valpredina una Riserva Naturale Regionale L’ Oasi WWF di Valpredina è un tassello di natura tra i più intatti delle Prealpi bergamasche, all’interno di un Sito d’Importanza Comunitaria (SIC IT2060016) nel Comune di Cenate Sopra. Si può ammirare in tutte le stagioni: in inverno coperta di neve e avvolta dalla foschia che attenua le ombre dei boschi, nel silenzio ovattato rotto solo dal verso della cincia o del pettirosso, in primavera ed in estate, passeggiando nel fresco verde, scavalcando i torrenti che scrosciano tra le rocce e le foglie del sottobosco, in autunno quando i boschi si infiammano di tutte le sfumature del giallo, del rosso e dell’oro. La Riserva si estende lungo le pendici meridionali del Monte Misma, tra quota 380 e 1160 metri sul livello del mare. Caratterizzata da un microclima temperato, a seconda delle zone predominano il cerro e la roverella, oppure la quercia e il

la salamandra pezzata, che per il bel mantello giallo e nero e per la sua rarità è stata scelta a simbolo della riserva

“Le Oasi svolgono molti ruoli sul territorio: di educazione, di sensibilizzazione, di sperimentazione, di ricerca, di promozione dei valori WWF e dei temi della conservazione” castagno o il carpino nero misto all’acero di monte. I torrentelli, che scorrono sul fondo delle vallette, producono microambienti fondamentali per la vita della fauna. Oltre a fornire l’abbeverata ai caprioli, del cui passaggio

Ti aspettiamo il 20 maggio Il 20 maggio il WWF aspetta grandi e piccini in Valpredina, a Cenate Sopra (in via F. Lussana 2, tel. 035.956140 - 956648). Sarà possibile partecipare a visite guidate per scoprire l’Oasi, ma ci saranno anche altre attività: “bimbi in sella”, la liberazione di rapaci recuperati al CRAS e tanto altro. Il programma completo sul sito www.oasivalpredina.it


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Vuoi aiutarci a proteggere il nostro patrimonio naturale e il futuro di tutte le specie viventi, compresa la nostra? Entra a far parte del mondo WWF diventando socio: la natura ha bisogno di te e tutti abbiamo bisogno di natura. Vai sul sito wwf.it o chiama il numero verde 800.990.099 ed iscriviti.

è facile trovare le tracce, le pozze e le bassure umide che circondano i corsi d’acqua ospitano numerose specie di anfibi, tra cui il tritone crestato, la rana agile, la rana temporaria e la salamandra pezzata, che per il bel mantello giallo e nero e per la sua rarità è stata scelta a simbolo della riserva. Nella Riserva Naturale di Valpredina è stata rilevata la presenza del gambero di fiume, crostaceo inserito nella “Lista Rossa” dell’Unione Mondiale per la Conservazione come specie minacciata dall’estinzione e ottimo indicatore della cristallinità delle acque. Sono presenti anche la volpe, la faina, la donnola e il tasso e il capriolo, che risiede stabilmente nei boschi; ogni tanto compare anche il cervo. Tra i piccoli mammiferi troviamo il riccio, il pipistrello nano, il ghiro, lo scoiattolo, il moscardino, il toporagno comune e la talpa. Ricchissima è la presenza di avifauna: sono state osservate più di 50 specie, di cui circa 40 nidificanti, rigogoli,

“L’ Oasi WWF di Valpredina è un tassello di natura tra i più intatti delle Prealpi bergamasche” codirossi, scriccioli, pettirossi, capinere, mentre sono presenti tutti i piccoli uccelli di boschi e giardini: dal verzellino al cardellino, dallo scricciolo al luì piccolo, dalla rondine al cuculo. Tra i rapaci vi sono lo sparviero, la poiana, il nibbio bruno e il gheppio, mentre tra le balze rocciose nidifica il falco pellegrino; troviamo infine il ramarro e la lucertola muraiola, ma anche l’orbettino, il biacco, il colubro d’Esculapio, la biscia dal collare e la vipera comune.

Centro Recupero Animali e azienda agricola All’interno della Riserva è operativo un importante CRAS (Centro Recupero Animali Selvatici), ossia un ospedale per animali selvatici in difficoltà che, temporaneamente, non sono idonei

per vivere allo stato libero. L’obiettivo dei CRAS WWF è quindi il recupero e la reintroduzione alla vita selvatica di animali. La gestione della Riserva è affidata ad un’azienda agricola, dove lavorano giovani operatori impegnati in attività di gestione agro-forestale, in produzioni eco-consapevoli e in attività didattiche rivolte a scuole e privati. L’azienda produce: olio, miele, legna di origine “garantita” in quanto derivante esclusivamente da tagli di miglioramento del bosco, compost, nidi artificiali e bat box. Nell’orto delle erbe officinali si coltivano calendula, menta, issopo, melissa (che diventano ottime tisane e infusi una volta essiccate), lavanda, canfora per sacchetti profumati, mentre l’orto biologico fornisce ortaggi di stagione saporiti e freschi. Inoltre al vivaio si possono trovare esemplari di specie autoctone.

La Riserva di Torre Salsa a Bergamo

Al Polaresco una festa di gemellaggio tra i volontari bergamaschi e la riserva siciliana, uniti dal “Progetto tartarughe WWF”. Ha riscosso un buon successo di pubblico l’evento promosso dai volontari del “Progetto tartarughe WWF” che lo scorso 14 aprile, presso lo Spazio Polaresco a Bergamo, hanno presentato l’attività dell’associazione. La mostra fotografica “La Riserva di Torre Salsa” introduceva con 30 istantanee i momenti, visi e luoghi del tratto di costa agrigentino che tanto ha affascinato ambientalisti del nord Italia e in particolare di Bergamo. A

Per maggiori informazioni: www.oasivalpredina.it, azienda. agricola@oasivalpredina.it

Pagine a cura di WWF Lombardia e Bergamo SOStenibile

seguire, l’intervento di Girolamo Culmone, direttore della Riserva Naturale delle Saline di Trapani e Paceco, ha sancito il rapporto di collaborazione con la Riserva bergamasca di Valpredina. Anche giovani soci e attivisti hanno portato la propria esperienza. La proiezione di uno spazio virtuale interattivo della riserva, accompagnato da un filmato, ha anticipato il concerto dei siciliani “Stryder”, cover band dei Led Zeppelin. Per maggiori informazioni e per unirti al gruppo di volontari: www.wwftorresalsa.com


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Ambiente

Contro crisi e precarietà gli studenti protagonisti dei Green Jobs Durante il Festival dell’Ambiente di Bergamo un gazebo verrà gestito dagli studenti per fare incontrare domanda ed offerta di lavori verdi Manca ormai meno di un mese alla prima edizione del Festiva dell’Ambiente di Bergamo. Per tre giorni, dal primo al tre giugno il Sentierone diventerà il palcoscenico di una kermesse che porterà in piazza, a stretto contatto con i cittadini, i concetti di sviluppo sostenibile, ecologia, energie rinnovabili, educazione ambientale, mobilità sostenibile, chilometro zero, biologico e tanti, tanti altri temi legati a sostenibilità e green economy. Stand espositivi, convegni, mostre e attività ludiche intratterranno grandi e piccini e li immergeranno per tre giorni in una dimensione verde. Quale miglior occasione questa per fare incontrare domanda e offerta dei cosiddetti lavori “green”? L’economia verde rappresenta ormai uno dei pochi sbocchi rimasti per l’impiego dei giovani e la costante crescita del numero di professionisti attivi nel settore della green economy non fa altro che confermare questo trend anche per il prossimo futuro. Lo stesso mondo della scuola si è accorto da tempo di questo fenomeno e anche all’interno della

nostra Provincia l’offerta formativa è stata adattata, rivolgendola a queste nuove competenze che garantiscono posti di lavoro più di qualsiasi altro settore. Innovativa in questo senso la nascente Green Economy School, che ha visto negli scorsi mesi alcuni Istituti bergamaschi costituire un

di personale delle aziende operanti nei settori della green economy. Il gazebo dei Green Job verrà gestito dagli stessi studenti dell’ISIS G. Natta i quali, coadiuvati dall’agenzia per il lavoro “Quanta”, si preoccuperanno di fare il matching tra domanda e offerta.

Festival a zero emissioni Grazie alla collaborazione con ABenrgie, le emissioni di anidride carbonica prodotte dai consumi energetici dell’intera manifestazione saranno azzerate con energia elettrica certificata RECS e generata dalle centrali idroelettriche presenti sul territorio.

“E intanto alcuni Istituti di Bergamo avviano la “Green Economy School”: un progetto per formare i professionisti di domani” gruppo di lavoro per dare vita a questo lungimirante progetto. Dall’insieme di queste riflessioni è nata l’idea di istituire, all’interno del Festival dell’Ambiente, un apposito gazebo per i Green Job nel quale gli studenti, neo diplomati, laureati, disoccupati o tutti coloro che volessero migliorare la propria posizione professionale, potranno portare il proprio il curriculum vitae. Allo stesso modo verranno raccolte le richieste

Un Festival dell’Ambiente a misura di bambino In Piazza Vittorio Veneto verrà allestito uno spazio ludico dedicato alla famiglie e ai più piccoli Per imparare la sostenibilità divertendosi Si sa, giocando si impara. E allora perché non prevedere una serie di attività per i più piccoli, grazie alla grande partecipazione di associazioni e cooperative che hanno nella loro mission proprio l’educazione ambientale e la promozione di stili di vita più sostenibili. Giochi, laboratori, manualità creativa “l’arte di riciclo”, falegnameria per bimbi, laboratori sugli orsi, sulle farfalle, sui lupi e ancora mostre e letture: insomma, tante attività per apprendere divertendosi, adatte per tutte le età e per tutti i gusti. Tra questi il gioco didattico dell’Oca Solare, ideato da ScienzaLab e realizzato in col-

laborazione con l’Associazione Sotto il Monte Solare. “Il gioco dell’Oca Solare” è un avvincente esperienza ludica realizzata da Matteo Panseri, responsabile del progetto ScienzaLab, più volte sperimentata con successo durante fiere e feste dall’associazione. Questo particolare gioco dell’oca stimola i partecipanti a conoscere e applicare i principi del risparmio energetico e a comprendere il funzionamento dei nuovi impianti ad energia rinnovabile. Altro simpatico quanto originale laboratorio sarà dedicato alla conoscenza dei… pipistrelli! In collaborazione con il Parco delle Orobie sarà allestito uno

spazio dove i bambini dai 7 ai 12 anni potranno conoscere gli strumenti utilizzati dai questi animali per comunicare tra di loro, per rilevare gli ostacoli e orientarsi senza utilizzare la vista: ricorrendo agli ultrasuoni questi antichissimi mammiferi possono calcolare il tempo impiegato dalle onde sonore per tornare indietro ed entrare così in “contatto” con il mondo che li circonda. Con cacciavite e martello i bambini impareranno a costruire un modellino di bat box, una scatola che può essere appesa ad un albero o alla parete di un edificio, appositamente studiata per accogliere i pipistrelli.


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Ambiente

Arrivano le feste della birra, sagre ed Organizzatele sostenibili! Risparmiare l’ambiente per risparmiare sui costi: bevande alla spina, cauzione per il vetro, riuso dei materiali e delle attrezzature, raccolta differenziata e car sharing Chi abbia mai organizzato qualsiasi tipo di manifestazione o festa sa quanti sforzi occorrono per realizzare anche il più semplice evento. Complice la bella stagione, in estate tante associazioni, pub, oratori, amministrazioni locali o gruppi di amici organizzano ogni anno feste della birra, sagre all’aperto, eventi musicali o sportivi, dove si vendono bevande o -sempre più spesso- si offre la possibilità di mangiare piatti succulenti o degustare prodotti tipici, nella speranza di richiamare un numeroso pubblico. Ormai ogni paese ha la sua festa della birra o la sua manifestazione “clou” e anche in questo settore c’è davvero una concorrenza… all’ultima birra! Può essere allora l’occasione di distinguersi un po’ dalla massa e unire alle immancabili finalità di divertimento e di intrattenimento anche l’attenzione all’impatto ambientale e agli sprechi, che di solito questi eventi comportano. Comunicare i criteri di sostenibilità ambientale che gli organizzatori si propongono nella realizzazione della manifestazione è già di per sé un modo per rendere i partecipanti più coinvolti rispetto alle finalità dell’evento. La crescente attenzione all’impatto ambientale da parte del

grande pubblico può essere un motivo di preferenza per la vostra manifestazione piuttosto che le numerose altre presenti. Non è necessario trovare sempre e comunque finalità etiche o sociali, per una manifestazione è sufficiente il solo scopo del divertimento, ma sicuramente anche questo viene valorizzato se gli organizzatori dimostrano di prestare attenzione agli inutili sprechi, dannosi e pure costosi.

rendere, una modalità di servizio molto diffusa in tutta Europa, soprattutto in Germania, patria della festa della birra; un servizio valido sia per le bottiglie, sia per

Bevande alla spina Vetro a rendere e cauzione L’attenzione a non sprecare eccessivi materiali di consumo, come bicchieri in plastica, lattine, bottigliette e optare invece per bevande alla spina e l’utilizzo di brocche e caraffe che possono venire ripetutamente riempite, consente ad esempio di non avere il problema di una ingombrante gestione dei rifiuti e si rivelerà un motivo di risparmio, in termini di tempo sia in termini di costi che solitamente non vengono presi in considerazione quando si comincia ad organizzare una festa. A questo proposito vale la pena di pensare al servizio del vuoto a

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le bevande alla spina. Bere una birra o del buon vino in un bicchiere di vetro e non in uno di plastica (ma vale per una qualsiasi bibita: dal tè all’acqua naturale!) è segno di attenzione alla qualità di ciò che si offre da bere (da parte degli organizzatori) e di ciò che si preferisce bere (da parte del pubblico). In molte nazioni già da decenni i bicchieri utilizzati durante le sagre estive o comunque durante tutto l’anno nei pub e nelle discoteche, sono rigorosamente di vetro. Per evitare lo spreco di costi o di materia prima il meccanismo è semplice: si fa pagare una piccola cauzione di 2 o 3 euro (in tedesco “Pfand”) a seconda della grandezza del bicchiere, cauzione che viene poi restituita alla riconsegna del bicchiere oppure che non viene più richiesta quando si riempie nuovamente il bicchiere. Anche in Italia alcune

feste della birra stanno iniziando a introdurre questo meccanismo, magari limitando la cauzione alle caraffe da un litro. Un segnale positivo che invitiamo a cogliere, perché unisce la qualità del bere e del degustare, alla riduzione del consumo di migliaia di bicchieri di plastica. Non sfugga che questo meccanismo porta automaticamente a risparmiare anche sui costi di pulizia e riordino, oltreché sulla riduzione dei rifiuti, perché ogni consumatore sarà incentivato a riportare da solo il bicchiere, senza romperlo o lasciarlo in giro. Per i materiali di consumo che non possono essere riutilizzati, può invece essere funzionale predisporre una chiara ed efficace differenziazione dei rifiuti, in modo da ridurre al minimo l’indifferenziato, più costoso da smaltire. Con segnalazioni semplici e spiegando cosa può essere buttato e cosa no, occorre favorire al massimo la raccolta separata di plastica, vetro, carta e cartone, latta e organico da parte del pubblico. Una volta deciso quali sacchi o contenitori utilizzare, essi andranno posizionati vicino ai luoghi in cui si producono rifiuti, ad esempio in prossimità dei punti di approvvigionamento e consumo del cibo e nelle zone limitrofe.

Costi nascosti: Riuso materiali e consumi energetici Ci sono altre tipologie di costi nascosti e correlati al consumo di materiali che spesso è possibile evitare. In primo luogo è preferibile evitare l’acquisto di tavoli, sedie, gazebo, ombrelloni, panche, attrezzature per cucina, ma anche di striscioni, bandiere coreografiche e materiale di allestimento estetico per l’abbellimento della festa. Tutti questi oggetti possono solitamente essere dati in dotazione dai fornitori di bevande o dai fornitori di materiali per le feste, dal momento che verranno utilizzati

solo per un weekend o per i 10 giorni della manifestazione: in questo modo gli stessi tavoli o striscioni potranno essere utilizzati durante tutto l’anno in altre manifestazioni, senza ulteriore consumo di materia prima. Si eviterà inoltre di dover provvedere alla loro custodia durante tutto l’anno e di avere un costo da ammortizzare negli anni successivi. La fornitura di tavoli, sedie e panche potrà inoltre variare ogni anno in relazione all’effettiva utilità e presenza di pubblico prevista per la manifestazione, consentendo di “aggiustare il tiro” di volta in volta. Altra voce che spesso non si considera adeguatamente è l’entità dei consumi energetici. Un impianto di spillatura di birra o di bevande ad esempio non serve solamente per spillare (versare) birra o bevande. L’altra importante funzione è la refrigerazione: meglio allora valutare con attenzione e rapportare le dimensioni dell’impianto da


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eventi estivi

impiegare all’effettivo afflusso di pubblico, per evitare di consumare inutile energia, tra l’altro sempre più costosa, per mantenere le bevande in temperatura anche quando poi non vengono utilizzate. Dall’altro lato se l’impianto fosse sottodimensionato si correrebbe il rischio di compromettere la qualità della birra, che risulterebbe non adeguatamente fresca oppure con presenza di troppa schiuma.

(magari in stoviglie realizzate in materiale biodegradabile e compostabile, come il Mater-bi®, il PLA o la Polpa di Cellulosa). Oppure ancora, diventa possibile investire maggiormente sulla qualità dei gruppi musicali, dell’intrattenimento o degli artisti coinvolti (…beh anche questi non guasterebbero se fossero a

“Può essere utile unire alle finalità Spendere meglio di divertimento Prodotti di qualità e anche l’attenzione materiali biodegradabili all’impatto ambientale Con tutte queste possibilità di ri- e agli sprechi” sparmiare su costi spesso non presi inizialmente in considerazione, si potranno ottimizzare molte spese e sarà possibile “spendere” (o investire) di più su quegli aspetti che si considerano più centrali alla manifestazione, come la qualità della birra o delle bevande (magari in bicchieri o bottiglie di vetro), degli alimenti

“km zero”, favorendo le giovani band o gli artisti locali e non le solite commerciali tribute band). Molte feste della birra bergamasche, tra cui la rinomata “Festa della birra e della musica” di Trescore o “Sbirrando” di Calusco d’Adda, negli anni passati han-

no investito molto nella comunicazione etica, promuovendo trasporto pubblico organizzato oppure birre “leicht” a bassa gradazione alcolica o totalmente senz’alcool, per consentire a chi guida di non rischiare patente e incidenti. Ricordiamo che muoversi in più persone con un’unica auto, oltre a permettere ai passeggeri di bere e divertirsi in sicurezza, è anche un modo di fare car sharing, magari obbligati non tanto da motivi ecologici, ma… pur sempre di car sharing si tratta! Con il conseguente risparmio di CO2 e di benzina. Insomma, gli spunti per organizzare feste e sagre in modo sostenibile non mancano. Avete delle idee per quest’estate? State organizzando feste a basso impatto ambientale? Scriveteci e segnalate la vostra festa ecosostenibile! Ci trovate su: www.bergamosostenibile.com Diego Moratti


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Cooperative

Il profit a servizio del non profit La cooperativa Areté di Bergamo da più di vent’anni dalla parte dei carcerati Le carceri italiane sono troppo spesso sinonimo di problemi, ma per fortuna ci sono anche dei segnali positivi. Esistono diverse realtà formate da persone che si danno da fare per offrire una possibilità di riscatto ai detenuti. Le loro iniziative non solo danno una nuova speranza di vita ai carcerati, ma sono un rimedio contro la recidiva che, secondo il Ministero di Giustizia, passa dal 70% al 20% quando si offre un lavoro o quando la detenzione è sostituita dalle pene alternative.

“Nel negozio a Torre Boldone si possono acquistare lattuga, zucchine, melanzane e altra frutta e verdura, rigorosamente bio” Una di queste realtà è totalmente bergamasca. Si chiama Aretè e da 25 anni si occupa di progetti propedeutici all’inserimento lavorativo per i detenuti di via Gleno e anche per persone con problemi psichici. “In tutti questi anni sono passati dalla cooperativa Aretè centinaia di carcerati”. A parlare è Elio

Tabotta, direttore della cooperativa: “Aretè si occupa di progetti di agricoltura sociale. Detenuti e persone con disagi psichici vengono impiegati nell’agricoltura, nel settore commerciale oppure amministrativo della cooperativa. I prodotti, che sono completamente biologici, vengono distribuiti in molte mense e sono anche in vendita presso il negozio della cooperativa a Torre Boldone”. Aretè nasce nel 1987 grazie al coinvolgimento della Caritas diocesana, dell’Istituto

“In tutti questi anni sono passati dalla cooperativa Areté centinaia di carcerati” delle Suore delle Poverelle, del Comitato Carcere e Territorio di Bergamo, dell’Opera Pia Caleppio Ricotti, di enti locali e di molte altre realtà bergamasche. Da sempre è collocata in un vecchio cascinale di Torre Boldone delle Suore Poverelle di Don Luigi Palazzolo, dove si trova anche il negozio. Aretè è il primo progetto di questo tipo nato in Italia: il suo scopo è quello di lavorare i campi secondo le pratiche dell’agricoltura biologica, offrendo un’occasione di riabilitazione

ai detenuti della Casa Circondariale di Bergamo e a persone con disagi psichici. Negli anni la cooperativa è diventata una realtà consolidata associata all’Aiab (Associazione Italiana Agricoltori Biologici) e i suoi prodotti sono certificati Icea (Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale).

“Areté da qualche tempo si occupa anche di formazione nelle scuole e nelle aziende -conclude il direttore- e tratta temi come l’importanza del biologico e la gestione di una cooperativa sociale per l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati”. Clara Gandolfi

Recuperiamoci “Lavoro dentro” per vendere fuori Nei mesi scorsi la cooperativa Areté e l’associazione “Amici di Areté” hanno lanciato una nuova iniziativa. Si chiama “Il lavoro dentro” e si colloca nell’ambito di un progetto più ampio intitolato “Costruzione di un modello di impresa con finalità sociali” realizzato con il sostegno di Cassa delle Ammende. In via XX Settembre è stato allestito uno stand dove si potevano acquistare prodotti di vario genere, come abbigliamento, oggettistica, dolci o vino. Tutti rigorosamente pro-

dotti nelle carceri italiane dalla fantasia e manualità di donne e uomini detenuti. “Areté intende far parte della rete di attività di lavoro in carcere esistenti in Italia –spiega il direttore Tabotta-. Questa rete si sta ingrandendo sempre di più grazie ad un’associazione romana che si chiama Recuperiamoci. Lo stand è stato un esperimento per vedere quanto interesse può suscitare l’economia carceraria tra la gente. La risposta è stata incoraggiante: i prodotti sono di nicchia,

di qualità e sono stati apprezzati. Chi ha acquistato inoltre ha compreso l’importanza dell’economia solidale. Ora valuteremo in che modo portare avanti questo progetto per il futuro”. E’ curioso sapere che tra i prodotti in vendita c’erano anche gli oggetti natalizi creati nel laboratorio della comunità Samaria delle Suore delle Poverelle di Bergamo, dove alcune donne agli arresti domiciliari imparano il mestiere di sarta e confezionano indumenti per i carcerati di via Gleno.


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Vuoi Rifare con me?

A Villa d’Almè uno spazio dove riparare vecchi giochi e ripensare al nostro stile di vita Cosa diventa una bicicletta quando si rompe? Contrariamente a quanto si è soliti pensare, rimane una bicicletta, che può essere facilmente riparata e riutilizzata. E il discorso vale per molti altri oggetti, giocattoli compresi. Si possono reinventare, o meglio “rifare”, per usare una parola cara alla cooperativa Il Varco. Ed è proprio questo il nome del nuovo spazio, “Rifiamo”, che questa cooperativa (in collaborazione con la cooperativa Aeper) ha aperto a Villa d’Almè, in via Aldo Moro, 53. Un luogo dove incontrarsi e giocare, dove riflettere sul senso del consumo e degli stili di vita. Al suo interno si possono scambiare i giochi, ma anche sperimentare laboratori creativi e artistici. Bottiglie vuote, plastica e carta, invece di finire nella spazzatura, diventano volano per la fantasia. “In questo spazio si vuole promuovere una cultura del riciclo e della sostenibilità. Le proposte sono rivolte ai bambini e agli adulti. Potranno partecipare scuole, centri estivi e oratori, ma anche le famiglie”, spiega Claudia Curioni, responsabile del progetto. A “Rifiamo” collaborano alcuni ospiti del centro diurno “Alisei”, coinvolti in attività manuali e nella

riparazione degli oggetti. Già, a volte hanno bisogno di una revisione anche le relazioni. “Oggi dobbiamo ripensare alle nostre vite. Una nuova cura deve essere riservata all’ambiente e al

“A «Rifiamo» si possono scambiare i giocattoli, sperimentare laboratori creativi e artistici” “Con vecchie bottiglie, plastica e carta, si libera la fantasia” rapporto con l’altro, con particolare attenzione ai piccoli e alle persone con fragilità. Per questo abbiamo esteso il progetto al centro diurno che accoglie persone con disagio psichico e vorremmo allargarlo agli utenti di alcuni progetti sociali che già ci vedono coinvolti”, spiega Anna Cattaneo, coordinatrice ed educatrice del progetto. Lo scambio dei giocattoli è aperto lunedì, martedì e giovedì dalle 9.30 alle 11.30 e il sabato dalle 15.30 alle 17.30. Lo spazio potrà essere richiesto in base alle esigenze,

anche se parte dell’attività di “Rifiamo” si svolgerà all’esterno, presso gli enti che richiederanno i laboratori. Ad essere coinvolti nelle proposte saranno soprattutto i paesi di Villa d’Almè e Almè ma anche la Valle Imagna, la Val Brembana e la zona dell’Isola. “Con “Rifiamo” vorremmo sensibilizzare le famiglie all’idea che il gioco è molto più del giocattolo -aggiunge Micaela Barni, presidente della cooperativa Il Varco-. Stiamo affrontando una bella sfida. Vogliamo capire co-

me sia possibile interagire con il territorio e le sue risorse, incoraggiando gli abitanti verso uno stile di vita rispettoso dell’ambiente e incentivando uno spirito d’iniziativa volto ad abitare con responsabilità. Alcune persone del luogo si sono messe a disposizione come volontari e stanno camminando al nostro fianco. A loro va il nostro ringraziamento”. Intanto è già pronto un calendario di attività per animare parchi, feste e fiere. A maggio si costruiranno girandole, a giugno si pre-

pareranno gli aquiloni, a luglio si rifletterà sull’importanza dell’acqua e, zaino in spalla, si faranno passeggiate nella natura. Ci saranno poi laboratori per creare i costumi teatrali, per realizzare biglietti d’auguri e per festeggiare i nonni. Con tutti questi appuntamenti, ora anche l’agenda sarà da rifare! Per maggiori informazioni: annacattaneo@aeper.it oppure 349 7504686. Michela Offredi


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Alimentazione La rubrica che vi invita a conoscere e gustare i frutti che la natura offre ad ogni stagione: più qualità nutrizionali, più freschezza e minor impatto ambientale a cura di Duccio Colombo

Il limone Un frutto d’oro

Il pisello Umile ma utile

Le tante proprietà lo resero amato e ricercato dagli dei fino ai marinai

Divenne celebre per gli esperimenti di Mendel. Oggi è una delle verdure più consumate

Inizia nell’Estremo Oriente la storia del limone. E non a caso ancora oggi il suo nome scientifico, Citrus Medica o Agrume della Media (antico nome della Persia) ricorda il luogo d’origine: l’attuale Iran. Dall’India si diffuse in Cina e nell’Asia sudoccidentale e poi la coltivazione si propagò in Mesopotamia; da quelle regioni il popolo ebraico la importò fino in

“Per le sue straordinarie proprietà è considerato un vero e proprio farmaco naturale oltre che un alimento” Palestina. Furono i Greci a considerarlo simbolo di fecondità e ad usarlo durante le cerimonie nuziali. La mitologia racconta che Giunone aveva portato in dote a Giove alcune piante dai cui rami pendevano frutti splendenti come l’oro. Giove li trasportò in un’isola del grande Oceano, nel magico giardino delle Ninfe Esperidi. E fu così che il solare frutto degli agrumi prese anche il nome di Esperi-

Frutta di stagione

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dio. Le prime descrizioni dell’impiego del limone a scopo terapeutico risalgono alle opere di Teofrasto, l’allievo di Aristotele, considerato il fondatore della fitoterapia. Anche Plinio lo citò nei suoi trattati e lo prescrisse, tra l’altro, come antidoto verso diversi veleni. Nel XV secolo si scoprì casualmente che il suo succo curava e preveniva lo scorbuto, malattia diffusa tra i naviganti che si cibavano per lunghi periodi solo di farine e alimenti conservati. Fu allora che si iniziò a consumare grandi quantità di limoni a bordo delle navi. Il frutto giunse così nei paesi del Nord Europa. Le navi che arrivavano nel Mediterraneo si rifornivano di limoni pagandoli con merci pregiate o addirittura in oro; venivano poi rivenduti a prezzi altissimi al Nord, dove il limone era considerato un prodotto di gran lusso. Grazie alle sue straordinarie proprietà è considerato un vero e proprio farmaco naturale oltre che un alimento. Può avere un’azione fluidificante e purificatrice sul sangue; i componenti acidi del suo succo hanno un’intensa azione batteriologica e gli effetti della vitamina C rafforzano le nostre difese naturali. Ha proprietà digestive, dissetanti, rinfrescanti ma è anche aromatizzante, antireumatico e ipotensivo. Il suo contenuto vitaminico (C-A-B12-P) contribuisce alla difesa delle ossa, agevola la fissazione del calcio e favorisce l’integrità dei capillari, oltre ad essere un buon supporto per le diete dimagranti. Ma può essere usato anche come disinfettante e detergente fai-da-te, antinfiammatorio per le gengive o cosmetico naturale. E se lo usava anche Giunone…il risultato è garantito.

Arance, banane, fragole, kiwi, mele, ciliege

Il pisello (Pisum Sativum), originario dell’area mediterranea e vicino-orientale, è una pianta erbacea annuale della famiglia delle Fabaceae. Quest’umile ortaggio ebbe una grande importanza negli studi di Gregor Mendel, fondatore della genetica, che utilizzò i piselli durante i suoi esperimenti sulla

“Grazie alla loro composizione forniscono energia che viene utilizzata dal corpo gradualmente. 150 gr. di piselli sono sufficienti per soddisfare l’appetito con sole 120 kcal” trasmissione dei caratteri. Si rivelò una scelta redditizia, visto che oltre a essere una pianta di facile coltivazione, è capace anche di autoimpollinarsi; inoltre molti dei geni della pianta sono localizzati in cromosomi diversi, caratteristica essenziale per lo studio sulla trasmissione dei caratteri. La sua composizione lo rende un ortaggio davvero originale. Contiene infatti meno acqua rispetto ad altri ortaggi, (circa 7280% rispetto ai livelli normali di altre verdure), è ricco di

Verdura di stagione

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carboidrati, proteine, fibre e sali minerali. Fornisce una modesta quantità di energia: 80 kcal ogni 100 gr. Per questo i piselli si rivelano un ottimo alimento per regimi dietetici volti alla perdita di peso: sono gustosi e offrono velocemente un senso di sazietà. Grazie alla loro composizione forniscono energia che viene utilizzata dal corpo gradualmente. 150 gr. di piselli sono così sufficienti per soddisfare l’appetito con sole 120 kcal. E si è certi di assimilare sostanze indispensabili per una dieta corretta ed equilibrata. Contengono infatti proteine vegetali (una porzione di 150 gr. di piselli fornisce 9 g di proteine, il 12-16% della dose giornaliera raccomandata), fibre, vitamine del gruppo B e vitamina C. E come si consumano? I piselli sono molto semplici da pulire: basta toglierli dall’involucro, sciacquarli abbondantemente con acqua e sono pronti per la cottura. Come contorno sono ottimi bolliti, oppure si possono aggiungere nelle varie minestre di verdure. Famoso è il risotto con i piselli, gustoso è un sughetto per la pasta a base di piselli, cipolla e pomodoro. Il risultato è garantito!

Bietole, carote, cavoli, piselli, cicorie, ravanelli, rucola


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La ricetta biologica del Villino di Erica

Mousse al limone

La ricetta di Lisa Casali

Limoni sotto sale

Ricetta tratta dal libro “La cucina a impatto (quasi) zero” di Lisa Casali, Gribaudo Editore.

tere in frigorifero. Si sarà formata una gelatina che verseremo a cucchiaiate in un mixer assieme alla crema di mandorle. Frullare molto bene fino al formarsi di una mousse cremosa. Servire nelle coppette guarnendo con alcune foglioline di menta. P.S. L’agar-agar è un’alga incolore, insapore ed inodore. Si usa in cucina come addensante, per formare gelatine in alternativa alla colla di pesce. Utilizzabile sia in preparazioni dolci che salate. Si compra facilmente nei maggiori negozi di prodotti naturali, dove si potrà acquistare anche la crema di mandorle. INGREDIENTI

PREPARAZIONE Unire al succo di mela, l’agar-agar e il sale, mescolare con un frustino e mettere sul fuoco; portare a bollore e far bollire per un paio di minuti finché l’alga si è sciolta del tutto. Spegnere il fuoco e aggiungere succo e buccia del limone. Versare in una pirofila e, quando si sarà intiepidito, met-

• 1 litro di succo di mela limpido, senza zucchero • succo e buccia grattugiata di un limone • 2,5 cucchiaini di agar-agar in polvere • 1 cucchiaio di crema di mandorle bianca • 1 pizzico di sale

PREPARAZIONE Mano a mano che spremete i limoni conservateli per questa ricetta. Usate esclusivamente limoni non trattati, meglio se biologici. Lavateli bene e riponeteli in un contenitore in freezer fino a quando non ne avrete a sufficienza per preparare questa ricetta che vedrete sarà anche un gradito regalo. Scongelate i limoni in frigorifero se non li usate freschi. Tagliateli a cubetti non troppo piccoli e metteteli in una ciotola, mescolate poi con il sale grosso. Suddividete nei vasi i limoni con il sale e chiudete i vasi. Lasciare riposare due settimane prima di utilizzarli.

Aggiungeteli a piatti di verdure e stufati: ne arricchiranno incredibilmente il gusto. Quelli tradizionali marocchini si fanno con i limoni interi ma questa versione di riciclo è altrettanto buona. In ogni caso potete sempre consultare ricettari di cucina araba e scoprire così nuove ricette per usare i limoni sotto sale. INGREDIENTI • 1 kg di limoni spremuti • 300 gr di sale grosso


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Salute & Benessere

Stop alla fatica Stress e situazioni difficili possono debilitare l’organismo. Ecco come ritrovare energia e vitalità Affrontare un cambiamento, sostenere un progetto, far fronte al cambio di stagione sono alcune delle innumerevoli situazioni che richiedono tono e vigore. Maggiore è l’intensità dello stimolo, maggiore sarà la condizione di benessere e di buona funzionalità richiesta al nostro corpo per entrare nella condizione di tensione necessaria per veicolare le nostre forze e la nostra energia verso l’obiettivo prefissato. Oltre ad un’alimentazione equilibrata da cui non si prescinde ed una adeguata assunzione di vitamine (quelle del gruppo B sono essenziali per la produzione di energia a livello cellulare) è possibile aumentare la capacità adattativa? Esistono delle sostanze denominate tonico-adattogene in grado di migliorare la risposta allo stress e promuovere il recupero. Sono in grado di ottimizzare le prestazioni fisiche e mentali e come tali caratterizzate da una sostanziale innocuità, controindicate in gravidanza, allatta-

mento e prima infanzia. Le più note sono Panax ginseng (ginseng coreano o cinese), Eleutherococcus senticosus (ginseng siberiano), Rhodiola rosea, Whitania somnifera, Schisandra. Si affiancano gli immunostimolanti come Echinacea, negli stati di convalescenza e Ginkgo in grado di migliorare la circolazione cerebrale, controindicato in chi assume anticoagulanti.

bili dell’attività stimolante e sedativa, effetti contrastanti che gli conferiscono un’azione tonica bilanciata. Contiene anche una quota di vitamine e minerali. Sul mercato esistono diverse specie con differente efficacia. E’ indicato in caso di affaticamento, stress, deficit cognitivo, depressione menopausale. Controindicato in caso di ipertensione.

Tutti i rimedi contro lo stress

“Esistono delle sostanze denominate tonicoadattogene in grado di migliorare la risposta allo stress e promuovere il recupero”

Del ginseng si usa la radice, che nella tradizione cinese antica era chiamata “radice della vita” ed era considerata panacea dagli effetti straordinari. Il seme della pianta impiega 2 anni a germogliare, assorbe i nutrienti dalla terra tanto da impoverirla e sino a richiedere 10 anni di riposo prima di essere nuovamente coltivata. I ginsenosidi sono i componenti chimici responsa-

L’Eleuterococco per tradizione è usato come tonico, energetico e per ritardare l’invecchiamento. I componenti principali sono denominati eleuterosidi, indicati dalla A alla M. Considerati marker ai fini del riconoscimento sono l’eleuteroside B ed E, ritenuti responsabili anche dell’azione adattogena. Modera la reazione nella fase di allarme (attacco e fuga) durante un evento stressante e aumenta la resistenza in situazioni fisiche sfavore-

voli (caldo, rumore, movimento, aumento del carico di lavoro). E’ approvato l’utilizzo nelle situazioni di astenia, convalescenza, deficit di memoria, debolezza ed esaurimento. Controindicato in caso di ipertensione, in soggetti in terapia anticoagulante, in donne in terapia sostitutiva, contraccettiva o tumori sensibili agli estrogeni. La Rhodiola, “simile alla rosa”, è una pianta che raggiunge i 50-70 cm di altezza e i fiori gialli emanano un profumo di rosa. Cresce spontanea in Siberia, ma anche sulle Alpi e sui Pirenei. Nota per le virtù salutari e corroboranti in caso di calo di energia, ansia e paure, situazioni protratte di stress. Migliora il senso di benessere fisico e mentale anche per gli studenti durante le fasi intensive di studio. Indicato in caso di stress e affaticamento viene considerata pianta corroborante e di riequilibrio dell’umore.

Dalla tradizione orientale La Whitania è detta anche Ashwagandha o ginseng indiano. È una pianta della tradizione indiana dalle azioni toniche e rinvigorenti. Il nome significa “odore di cavallo” che sottolinea il forte odore che emana, ma anche la capacità di conferire la forza di un cavallo. Oltre all’azione adattogena alcuni studi su ratti ne attestano le proprietà antiossidanti e la capacità protettiva nei confronti degli effetti indotti dall’occlusione delle arterie cerebrali (azione antischemica). La Schisandra è anche chiamata “frutto dei cinque sapori”, perché nella pianta il frutto è di sapore dolce e acido, il seme è amaro e piccante, mentre l’insieme produce un gusto salato; è considerata nella

Stile di vita e medicina integrata: un approccio olistico per la salute e il benessere Oggi salute significa cura, prevenzione e benessere psicofisico. Con questa rubrica vogliamo porre l’attenzione sui rimedi naturali, sul loro affiancamento all’allopatia (medicina classica) e sulle loro potenzialità nella prevenzione e benessere dell’individuo. Per olistico si intende un approccio alla cura dell’individuo che tiene conto della sua totalità.

medicina tradizionale cinese una pianta dalle proprietà tonificanti e riequilibranti. Si consiglia l’utilizzo in caso di diminuzione della memoria, della concentrazione e della resistenza

Per tornare in forma Possiamo affiancare anche l’assunzione di Avena sativa per l’azione tonica generale, data anche dalla presenza di sali minerali e vitamine del gruppo B che le conferiscono un’azione ricostituente e stimolante dell’appetito. Controindicata nei celiaci e in caso di ipertiroidismo. In forma di semi e di crusca si aggiunge a latte e yogurt, ma sono disponibili preparati composti in diluizione omeopatica. In caso

“Del ginseng si usa la radice, che nella tradizione cinese antica era chiamata “radice della vita” ed era considerata panacea dagli effetti straordinari”


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“Ai Fiori di Bach si ricorrere per ritrovare rispettivamente vigore fisico e mentale” di esaurimento fisico e mentale con debolezza della memoria utile anche Acidum phosphoricum in fiale o granuli in diluizione omeopatica, il Selenium (in caso di difficoltà di concentrazione) cosi come il Kalium phosphoricum, un Sale di Schuessler usato anche in diverse diluizioni omeopatiche. Olive ed hornbeam sono i Fiori di Bach cui ricorrere per ritrovare rispettivamente vigore fisico e mentale; nel caso in cui sopraggiunga improvviso il sovraffaticamento gettando incertezza sulle proprie capacità nel portare a termine un progetto risulta utile Elm. Per consentire al nostro organismo di vivere al meglio delle proprie possibilità talvolta possiamo ricorrere ai tonico-adattogeni come fonte di energia utile per massimizzare le prestazioni, ridurre la sensazione di fatica e accelerare il recupero. Patrizia Mantoessi


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Salute & Benessere

Così mi rilasso un po’ Il Training Autogeno è una tecnica di rilassamento che aiuta a conoscersi e sentirsi meglio Il Training Autogeno (T. A.) è una tecnica di rilassamento psichico e somatico, che permette di ridurre la tensione e di ripristinare uno stato di calma, ottenere un recupero di energia e promuovere un giusto equilibrio neuro‐ vegetativo, favorendo uno stato di armonia, salute e benessere della persona: una valida risposta allo stress, all’affaticamento, all’insonnia, all’ansia. La tecnica è stata ideata da

“Il Training Autogeno si rivolge non solo a coloro che desiderano alleviare un disagio ma anche a chi vuole acquisire una maggiore consapevolezza del proprio mondo interiore” J.H.Schultz, neurologo berlinese (1884-1970) studioso di ipnosi, con la pubblicazione della monografia “Das Autogene Training”, divenendo in breve tempo una delle tecniche più conosciute e diffuse in tutto il mondo, in campo medico, psicoterapeutico, psicopedagogico e sportivo. Il T. A. si rivolge non solo a coloro che desiderano alleviare un disagio ma anche a chi, pur godendo di un buono stato di salute, desidera acquisire una maggiore consapevolezza del proprio mondo interiore e del

rapporto con il corpo, migliorando la qualità della propria vita, raggiungendo uno stato ottimale di equilibrio e benessere psico‐fisico. Tecniche di rilassamento e autodistensione quali il T.A. consentono, attraverso esercizi graduati e concatenati, di sciogliere le tensioni e migliorare il proprio rendimento in tutte le attività, conducendo a spontanei cambiamenti della funzionalità muscolare, cardiaca e polmonare. Favoriscono una nuova sensorialità e un rapporto più consapevole con la propria natura interna e l’ambiente circostante. Gli effetti diretti del T.A. sull’individuo si possono così riassumere: un più profondo e rapido recupero di energie, autoinduzione alla calma tramite il rilassamento interiore, autoregolazione di funzioni corporee involontarie (apparato cardiocircolatorio, respiratorio, viscerale) miglioramento della capacità di concentrazione e delle prestazioni mnemoniche, diminuzione della percezione del dolore (attraverso la modificazione del vissuto di sofferenza) autodeterminazione per mezzo di proponimenti che permettono di superare specifiche difficoltà, introspezione e autocontrollo attraverso l’ascolto del proprio corpo, quel “tuffo in se stessi” (Schultz) che permette una miglior coscienza di sé. L’apprendimento della tecnica prevede cicli di 10 incontri con cadenza settimanale, da svolgersi -sia in

sedute individuali sia in piccoli gruppi- grazie alla guida di un professionista esperto e competente, come può rivelarsi uno psicologo specializzato in analisi immaginativa. Il T.A. rappresenta dunque un percorso di conoscenza, di consapevolezza dei propri vissuti psicologici attraverso il proprio corpo: implica l’apprendimento graduale di una tecnica semplice ed efficace, ta-

le da rendere progressivamente la persona indipendente dal terapeuta, raggiungendo una sempre miglior autonomia nella conduzione. La “concentrazione passiva” ottenibile con questo metodo consente una benefica pausa dalle tensioni della vita quotidiana, un recupero rapido di energie e un accrescimento della capacità di affrontare gli stress e gli eventi ansiogeni: “è come un’isola deserta in cui ciascuno di noi può rifugiarsi durante la giornata e che serve non tanto per sfuggire alla realtà quotidiana, ma per trovare una zona di recupero delle proprie energie, un momento di richiamo delle forze di tutto l’essere,

Che cos’è il Training Autogeno Training significa “allenamento” e Autogeno “che si genera da sé”. Il Training Autogeno è un metodo pratico di psicoterapia che agisce sui fattori psico-somatici della persona e determina modificazioni fisiche e psicologiche atte al miglioramento del benessere del soggetto, consentendo di intervenire su numerosi disturbi funzionali in tempi relativamente brevi. “Training significa “allenamento”, cioè apprendimento graduale di una serie di esercizi di concentrazione psichica passiva, particolarmente studiati e concatenati, allo scopo di portare progressivamente al realizzarsi di spontanee modificazioni del tono muscolare, della funzionalità vascolare, dell’attività cardiaca e polmonare, dell’equilibrio neurovegetativo e dello stato di coscienza.”. (G. Crosa)

per meglio affrontare la realtà stessa, quando ci procura ansia, e uscirne rafforzati e organizzati.” Il Training Autogeno è adatto a promuovere uno stato di salute generale, indurre uno stato più ampio di benessere e ristabilire equilibri funzionali alterati nei casi di stress, insonnia, stanchezza, ansia, disturbi psicosomatici, cefalea. È adatto a tutti, indipendentemente dall’età e dallo stile di vita. L’accompagnamento di un terapeuta permette di essere guidati in questo lavoro di introspezione, che porta a conoscere meglio sé stessi e a liberarsi dai conflitti e dalle difficoltà. Comprendendo appieno il senso e il valore di ogni

singolo esercizio, sia a livello psicologico che a livello fisiologico, è possibile inoltre potenziarne e comprenderne gli effetti. Ogni singolo percorso può così essere completato dall’elaborazione dei proponimenti finali, mediante i quali il terapeuta guida il soggetto a scoprire come poter utilizzare il Training Autogeno per superare con semplicità le sue difficoltà, riuscire a mettere facilmente in atto un comportamento desiderato, raggiungere efficacemente gli obiettivi della nostra vita. Dr.ssa Claudia Proserpio Psicologa clinica www.claudiaproserpio.com


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Green Story

Siti Targhe Quando competenza e passione lascia L’arte di imprimere naturalmente ovunque Con quarant’anni di esperienza, l’azienda bergamasca è leader per flessibilità e qualità dei propri lavori Fatturato in crescita e clienti in tutto il mondo Cosa hanno in comune le targhe di un impianto petrolifero che deve resistere alle tempeste di sabbia del deserto e quelle installate sulle navi che solcano gli oceani? E cosa hanno in comune le targhe da installare nelle centrali termoelettriche, con quelle che possiamo trovare sui nostri mobili e valigie o con gli adesivi apposti su macchinari industriali capaci di resistere a solventi? C’è qualcosa che accomuna le targhe ignifughe e quelle resistenti ai più alti tassi di umidità? “Solo la passione autentica lascia segni che sopravvivono al tempo”: questo il motto che Siti Targhe Srl ha inciso nel proprio Dna, una vera e propria mission portata avanti in 40 anni di esperienza. Affrontare ogni situazione ed eventualità, stampare e incidere targhe su materiale metallico, plastico, adesivo oppure no, produrre targhe che possono raggiungere ogni luogo, adattarsi ad ogni temperatura e condizione atmosferica: l’azienda bergamasca con sede a Capriate è in grado di soddisfare ogni esigenza, grazie ad una oramai inossidabile competenza acquisita dalla lunga tradizione di lavoro nel settore. Con il valore aggiunto di saper unire all’indiscussa professionalità, il massimo grado di flessibilità, velocità e qualità del prodotto finito, con un’attenzione all’ambiente che distingue Siti Targhe da molti competitor.

Targhe di ogni tipo per ogni funzione Una targa appare un oggetto semplice, ma quando si tratta di serigrafare o incidere un materiale o un manufatto fornito dal cliente, con un marchio, un numero o una parola, il lavoro che sta dietro alla realizzazione di una targa è in realtà molto complesso. Si potrebbe definire, senza tema di smentita, una vera

e propria arte, che unisce l’elemento umano del sapere (know how), all’elemento tecnico della concreta produzione attraverso l’impiego delle metodologie e tecnologie più avanzate. Non basta essere in grado di stampare ovunque, su qualunque materiale, ma occorre essere in grado di anticipare i requisiti che una targa deve possedere, occorre prevedere le necessità e le condizioni in cui la targa verrà applicata e di conseguenza trovare quale siano di volta in volta le soluzioni migliori. Vi sono targhe identificative del macchinario, riportanti i dati di un prodotto, la matricola, il nome dell’azienda, il marchio del produttore, o ancora la tipologia, le condizioni di utilizzo e di

“Resistente, ignifuga, indeformabile, attraente, discreta, tecnica, ispirata dal design: ogni applicazione ha una propria identità ed una propria funzione” resistenza dei materiali: per incidere ciascuno di questi elementi vi sono precise soluzioni capaci di rispondere in modo distintivo e personalizzato alle specificità richieste da ogni diverso tipo di lavoro. Occorre ad esempio considerare e conoscere sia il materiale sul quale si va a serigrafare o incidere, sia il materiale da usare per la stampa o per il colore dell’incisione. Si deve fare attenzione in anticipo alle sollecitazioni meccaniche che la targa dovrà sopportare, in quali ambienti, condizioni o con quali agenti chimici dovrà venire a contatto. Inoltre serve conoscere la normativa di settore e considerare la rispondenza delle targhe o dei materiali usati alle leggi e

regolamentazioni: “L’applicazione di una targa o l’incisione di una scritta su di un impianto o su di un prodotto vengono lasciate spesso come l’ultimo passaggio, per un normale ordine cronologico dei lavori, dopo che viene terminata la realizzazione del macchinario o del prodotto –spiega Antonella Cattaneo, dirigente della società–. Ma in realtà questo passaggio non può essere improvvisato, anche se spesso è necessario lavorare in tempi ristrettissimi. È qui che entra in gioco il fattore umano, la competenza professionale, poiché dobbiamo saper prevedere e anticipare in breve tempo tutte le problematiche cui si andrà incontro. Le nostre targhe sono sempre personalizzate, lavoriamo sul disegno del cliente o stampiamo direttamente sui manufatti che ci vengono forniti. Pertanto non c’è nulla di standardizzato: la flessibilità e la versatilità è un nostro punto di forza. A questo si aggiunge la velocità di lavorazione e la tempestività nel rispondere alle richieste dei clienti, anche le più urgenti, poiché abbiamo una struttura che prevede al suo interno tutte le fasi di lavorazione, dall’elaborazione del disegno tecnico al prodotto finito”.

Qualità e cura del prodotto e dell’ambiente Inutile dire che alla base di queste caratteristiche non può che esserci la qualità e la competenza tecnica, data da quarant’anni di esperienza nel settore. Fondata nei primi anni ’70 a Grassobbio, dopo pochi anni la Siti Targhe Srl si trasferisce nell’attuale sede di Capriate San Ger-

vasio, in via 2 giugno, dove non ha mai cessato di innovarsi e rinnovare i propri impianti, sempre all’avanguardia. Piani per un ulteriore sviluppo e ampliamento della sede sono al momento in attesa di essere valutati, dopo che il fatturato 2011 ha ripreso positivamente a risalire verso i livelli precedenti la crisi economica. Una crisi generalizzata che solo indirettamente ha toccato l’azienda, grazie alla varietà di clienti con cui lavora, tra i quali si annoverano aziende e commesse nazionali e internazionali, dall’India al sud est asiatico, dalla Russia al Medioriente, senza escludere il mercato Statunitense. Valore chiave dell’azienda è il personale, dal momento che


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ano il segno “’Attenzione alla sostenibilità ambientale dei processi di trattamento delle acque reflue, di riutilizzo delle materie prime, di risparmio energetico e di riduzione dell’impatto acustico si caratterizzano come una vera e propria scelta distintiva rispetto ai competitor” le competenze e l’expertise di una attività così impegnativa si apprendono necessariamente sul campo, attraverso riscontri diretti con clienti e fornitori: molti dei 28 dipendenti tra impiegati, tecnici e operai, lavorano da parecchi anni in azienda, in un rapporto di stretta collaborazione e interazione fra i vari reparti. L’attenzione sia alle condizioni di salute dei lavoratori sia all’impatto ambientale complessivo è da sempre insito nella logica aziendale: in un settore dove si usano in modo massiccio solventi e sostanze potenzialmente inquinanti, l’impatto può divenire rilevante, oltreché dannoso. Qualità senza compromessi significa invece controllo e gestione accurata di ogni fase, compresi gli aspetti che influiscono sulla sicurezza e salute dei lavoratori e il rispetto dell’ambiente. Le certificazioni del Sistema di gestione per la Qualità, per l’Ambiente e la Sicurezza (la UNI EN ISO 9001:2008, la ISO 14001:2004 e le numerose altre certificazioni europee e statunitensi) sono da anni considerate non un punto di arrivo, ma l’ulteriore testimonianza che l’azienda da sempre ha messo in atto al proprio interno quelle attenzioni e quella cura connaturata agli obiettivi di qualità delle produzioni, confermata dalla costante soddisfazione dei clienti. Ma la volontà di assicurare la massima qualità al minor impatto ambientale è una sensibilità che si ritrova anche nelle piccole cose, come l’utilizzo della carta certificata FSC e il sistema di raccolta differenziata dei rifiuti nei singoli uffici. L’attenzione alla sostenibilità ambien-

tale dei processi di trattamento delle acque reflue, di riutilizzo delle materie prime, di risparmio energetico e di riduzione dell’impatto acustico si caratterizzano come una vera e propria scelta distintiva rispetto ai competitor, che raramente intraprendono questi percorsi per la mancanza di un riscontro diretto in termini di costi-benefici. Ma un’azienda che fa della qualità il suo marchio di fabbrica non può che essere attenta all’insieme dei processi

come al piccolo dettaglio, dal core business di saper stampare ovunque e per qualsiasi funzione, fino alla gestione delle finiture e dell’impatto ambientale complessivo: perché si sa, sono i dettagli che fanno la differenza. E l’elevata qualità è pur sempre fatta da piccoli segni che, se impressi con passione e competenza, resistono nel tempo e in ogni dove. Diego Moratti

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Energie Rinnovabili

Politiche energetiche al bivio L’Europa potrebbe avviarsi verso una svolta storica. E l’Italia? Anche nel nostro paese occorrono politiche energetiche chiare ed… energiche

Sottoterra vi è un valore stimato in 20.000 miliardi di dollari. Come osserva l’esperto di politiche dell’ambiente Ugo Leone, sul sito www.educazionesostenibile. it, si capisce perché le industrie dei combustibili fossili (petrolio, gas e carbone) paghino il silenzio sui cambiamenti climatici e vadano cercando nuovi gia-

cimenti piuttosto che investire in fonti rinnovabili la cui trasformazione e il cui uso non comportano emissioni di gas serra in atmosfera. Rischiamo così di avere un doppio danno, accompagnato da una beffa: da un lato una catastrofe climatica che potrebbe diventare irreversibile, con un tracollo dei ghiacciai, del

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permafrost, dell’innalzamento del livello dei mari, dei fenomeni meteorologici estremi. Dall’altro, come conferma una ricerca pubblicata su Nature e tradotta anche in Italia, siamo vicini al raggiungimento del “picco” della produzione di petrolio, cioè al momento in cui le riserve di petrolio nel sottosuolo tendono a calare. Insomma, osserva sempre Ugo Leone, stiamo finendo il petrolio che può essere prodotto con facilità e a basso prezzo e le stime sulle nuove fonti sono esagerate. Le conseguenze? Corsa all’accaparramento, instabilità e incertezza politica, aumento dei prezzi, effetti depressivi sull’economia.

L’Europa: tagliare i consumi, aumentare l’occupazione Proprio per questo è molto importante che tutti (e per “tutti” intendiamo tutti: i cittadini, le imprese, le comunità locali, ecc.) prestino attenzione alle politiche energetiche a ogni livello, dall’Unione Europea al Conto Energia cui il governo Monti sta lavorando in questi giorni, fino ai Piani per l’Energia Sostenibile del “Patto dei Sindaci”. Commissione Europea, Consiglio d’Europa e Parlamento Europeo, ad esempio, stanno negoziando una nuova direttiva. Se passerà, come ci auguriamo, la posizione espressa dal Parlamento Europeo con il voto più “avanzato” in materia energetica della sua storia, i 27 paesi della UE entro il 2020 dovranno tagliare 368 mi-

“Commissione Europea, Consiglio d’Europa e Parlamento Europeo stanno negoziando una nuova direttiva. Se passerà, i 27 paesi della UE entro il 2020 dovranno tagliare 368 milioni di tonnellate di petrolio equivalente l’anno” lioni di tonnellate di petrolio equivalente l’anno. Inoltre i fornitori di energia dovranno spingere i clienti a consumare meno, con un taglio di almeno l’1,5% l’anno dei consumi energetici finali, e gli enti pubblici saranno obbligati a rinnovare gli immobili al di sotto di standard minimi di efficienza. Il che si tradurrà, secondo i calcoli del Dipartimento Energia della Commissione, in un risparmio di 400 miliardi di euro in 8 anni e in quasi mezzo milione di nuovi posti di lavoro. Sì, perché per risparmiare petrolio occorre intervenire sugli edifici (in Europa sono responsabili del 36% delle emissioni di gas a effetto serra) e sugli impianti. Per tecnici e maestranze (e anche per università e centri di ricerca) può essere una grande occasione: invece di chiudere una fabbrica dopo l’altra, bisognerebbe provare a riconvertire le aziende in crisi verso produzioni necessarie per una “economia ecologica”. C’è bisogno, ad esempio, di infissi, di regolatori di flusso, di contatori intelligenti, di pompe di calore, di impianti di microcogenerazione. Ma anche altri settori, come la mobilità, possono dare un grande impulso al risparmio energetico e alla riduzione di emissioni e inquinamento. Virtuosamente, la Danimarca ha già annunciato che entro il 2050 il 100% della sua energia sarà prodotta da fonti rinnovabili.

Una politica energetica nazionale, oltre il Conto Energia Il 18 aprile le associazioni delle imprese delle rinnovabili hanno manifestato per chiedere un

“Per risparmiare petrolio occorre intervenire sugli edifici (in Europa sono responsabili del 36% delle emissioni di gas a effetto serra) e sugli impianti” confronto sui decreti ministeriali del Quinto Conto Energia: l’obiettivo apparentemente ambizioso del 35% di energia da fonti rinnovabile entro il 2020 è sotto le potenzialità italiane. In Italia, infatti, siamo già al 26,6%. Secondo un recente rapporto americano del Pew Charitable Trust su dati raccolti da Bloomberg New Energy Finance, l’Italia è quarta nella classifica dei G-20 per gli investimenti nell’energia pulita. Inoltre, l’Italia è il primo Paese ad aver raggiunto la competitività dei prezzi dell’energia solare rispetto alle fonti tradizionali. I decreti del Governo Monti, riducendo gli incentivi e aumentando le complicazioni burocratiche, rischiano di fare gli interessi delle lobby del pe-

“Invece di chiudere una fabbrica dopo l’altra, bisognerebbe provare a riconvertire le aziende in crisi verso produzioni necessarie per una «economia ecologica»” trolio, del carbone e del gas, dei grandi impianti energetici e del business dei termovalorizzatori. Il futuro energetico (e anche occupazionale e ambientale) è invece basato su un modello “distribuito”, cioè capillare e di “prossimità”: grazie anche alle nuove tecnologie del fotovoltaico, le rinnovabili devono vedere la partecipazione di cittadini, società civile, amministrazioni locali e andare incontro prima di tutto ai bisogni delle piccole imprese e delle famiglie. Mario Salomone Sociologo dell’ambiente e docente dell’Università di Bergamo


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Energie rinnovabili

Decreti rinnovabili la razionalizzazione dell’incentivo Il Quinto Conto Energia privilegia piccoli impianti e gli edifici ad efficienza energetica Un “Premio cogenerazione” per biomasse, biogas e bioliquidi sostenibili Sono state presentate dal Governo, lo scorso 11 aprile, le versioni non definitive dei decreti che disciplineranno il sistema d’incentivazione dell’energia da fonti rinnovabili nei prossimi due anni e, come spesso accade, il pubblico interessato si è immediatamente diviso tra chi, visti i tagli che colpiranno il fotovoltaico, paventa il brusco arresto del cammino virtuoso intrapreso dal nostro paese sul fronte “energia da fonti rinnovabili”, e chi, al contrario, pensa che insistere nel favorire il fotovoltaico rischierebbe di rendere economicamente insostenibile l’intero sistema. Analizziamo quindi le novità contenute nei decreti provvisori.

Quinto Conto Energia Il “Quinto Conto Energia” descritto dalla bozza di decreto, si applicherà a decorrere dal 1° luglio 2012 qualora a tale data il costo annuo degli incentivi avrà raggiunto il valore di 6 miliardi di euro l’anno, oppure 30 giorni dopo la delibera che sancirà il raggiungimento di tale traguardo. L’incentivo specifico per il “fotovoltaico” è pari a circa 100 milioni

€/semestre per 5 semestri, che sarebbero sufficienti “per accompagnare il fotovoltaico verso la competitività, al di fuori di schemi di sostegno”. L’accesso all’incentivo sarà gestito tramite il Gestore Servizi Energetici (GSE s.p.a.) che con cadenza semestrale dalla data di partenza del nuovo Conto aprirà il bando d’iscrizione al registro e creerà una graduatoria per l’accesso agli incentivi degli impianti iscritti, privilegiando quelli posizionati su edifici di classe energetica elevata e quelli posti in sostituzione di coperture in eternit (gli impianti fotovoltaici di potenza fino a 12 kW accederanno direttamente alle tariffe incentivanti). L’eliminazione dei premi aggiuntivi insieme alla riduzione delle tariffe, a conti fatti comporterà un taglio sugli incentivi del 35% rispetto al precedente Conto. Tale rilevante riduzione sarebbe giustificata dal significativo abbassamento dei prezzi di mercato degli impianti, dalla necessità di contenere gli oneri dovuti all’ulteriore diffusione del fotovoltaico che peserebbero sulle tariffe elettriche e, per ultimo, dalla volontà di non compromettere lo svi-

luppo e la diffusione di energie da altre fonti rinnovabili, in media più efficienti ed economicamente più vantaggiose rispetto al solare. Una novità di rilievo è infine rappresentata dalla scomparsa dell’attuale sistema tariffario

“Nel settore elettrico l’Italia è in anticipo rispetto al 2020. I settori “calore”, “trasporti” ed “efficienza energetica” hanno invece bisogno di maggiore impulso”

incentivante, sostituito dall’introduzione di una Tariffa omnicomprensiva, riconosciuta all’energia prodotta e immessa in rete, e da una Tariffa autoconsumo, riconosciuta all’energia prodotta e auto consumata.

Il Decreto per impianti diversi dal fotovoltaico Se nel settore elettrico l’Italia è in anticipo rispetto agli obiettivi fissati per il 2020 (oltre il 10% dei consumi energetici sono stati coperti già nel 2010 mediante fonti rinnovabili), i settori “calore”, “trasporti” ed “efficienza energetica”, hanno invece bisogno di maggiore impulso. La bozza di decreto è volta ad incoraggiare la definizione di un mix di rinnovabili che favoriscano tecnologie più vantaggiose in termini di minor costo e minor impatto ambientale, con un incentivo specifico annuo pari a 2 miliardi di euro che si aggiungono agli attuali 3,5 miliardi di euro di incentivi per le rinnovabili. Per gli impianti fino a 1 MW è prevista una Tariffa omnicomprensiva, mentre per gli impianti di potenza superiore viene erogato

dal GSE solamente l’incentivo, restando in carico al produttore la valorizzazione dell’energia prodotta. Sebbene sia stato necessario prevedere la riduzione delle tariffe incentivanti, l’obbligo d’iscrizione al registro GSE per gli impianti sopra i 50 kW e quello di partecipare ad aste al ribasso per i grandi impianti, viene introdotta una interessante forma di incentivo dedicata agli impianti alimentati a biomasse, biogas e bioliquidi sostenibili: è il “Premio cogenerazione ad alto rendimento”, beneficio aggiuntivo rispetto all’incentivo sulla produzione elettrica che potrà essere ancora più significativo se si deciderà di impiegare tecnologie all’avanguardia atte, ad esempio, al recupero dell’azoto o all’utilizzo in reti di teleriscaldamento. È quindi plausibile sostenere che, nonostante vi sia l’intento e l’esigenza, in tempi di crisi, di tagliare le spese previste e prevedibili anche in questo campo, il nuovo sistema disciplinato dai decreti “rinnovabili” sarà più equilibrato e razionale rispetto a quello attualmente in vigore. Marta Pettena

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Energie rinnovabili

l’azienda informa

Messaggio Pubbliredazionale

I seminari tecnici Valtellina innovazione per lo sviluppo e per l’ambiente Opportunità di conoscenza e aggiornamento La necessità di mantenersi all’altezza del contesto di sviluppo tecnologico e della conseguente richiesta d’innovazione da parte del mercato, impone anche alle aziende più dinamiche di puntare non solo sulla ricerca, ma anche sul costante confronto di idee, sulla reciproca conoscenza delle esperienze, in particolare se queste si sono già tramutate in soluzioni innovative concrete. Questo è il senso e il significato dei seminari tecnici Valtellina, che l’azienda di Gorle propone su temi che interessano alcuni dei settori dove si concentra al massimo l’attenzione,

fra progresso delle tecnologie e salvaguardia ambientale, fra gestione delle risorse e ottimizzazione dei consumi. Un obiettivo, sempre in “progress”, che richiede partnership adeguate, soprattutto a livello accademico. Per questo Valtellina ha da tempo attivato collaborazioni di alto profilo con centri di ricerca, strutture ingegneristiche di importanti aziende delle telecomunicazioni, del settore IT/ICT, energia e università. Le nuove sfide che Valtellina sta affrontando in campi diversificati e che hanno ampliato l’arco della sua offerta, sollecitano a da-

re maggiore impulso a queste collaborazioni. Per Valtellina le sinergie nel campo della ricerca e le collaborazioni in ambito universitario rappresentano parte integrante del proprio impegno verso la società nel suo complesso e verso i propri interlocutori di mercato, siano essi dirigenti di aziende private, manager o amministratori pubblici. Da questo principio sono nati i “Seminari Tecnici Valtellina”, specifici momenti di incontro con finalità di conoscenza e aggiornamento, che hanno l’obiettivo di fare il punto su dove sia giunta la ricerca in determina-

ti ambiti di innovazione e allo stesso tempo di mostrare, con case history ed esempi pratici, come essa sia stata concretamente applicata. Anche tramite le autorevoli collaborazioni che Valtellina ha in essere, sono state individuate varie aree di lavoro sulle quali puntare nel medio-lungo termine; sono state pianificate delle azioni da implementare per raggiungere gli obiettivi, partendo dalla struttura e dalle risorse esistenti. Grazie a queste collaborazioni Valtellina si prefigge di creare nuove soluzioni migliorando quelle esistenti, definire con anticipo un’offerta coerente al prodotto innovativo, essere propositivi nel presentarlo efficacemente al mercato, creare percorsi di formazione per passare sempre più dal ruolo di installatori a “integratori di sistema”. Vi è inoltre da considerare come

la tecnologia attualmente fruibile e sempre più sofisticata, non sempre sia facilmente utilizzabile da parte di aziende, istituzioni o amministrazioni pubbliche, a causa di barriere legate alla comunicazione dei dispositivi (protocolli) e trend di mercato che possono creare confusioni o incompatibilità fra sistemi. Valtellina si propone come realtà di riferimento per capire meglio gli scenari e trovare le risposte ideali per adottare sistemi razionali, capaci di dialogare fra loro e semplici nella gestione. Partecipare ai seminari tecnici Valtellina è un’esperienza utile e vantaggiosa per chiunque desideri sapere meglio come l’attività di ricerca stia dando risultati immediatamente praticabili in campi di innovazione sempre più strategici per aumentare l’efficienza e diminuire costi gestionali e consumi.

Alcuni degli ambiti tecnologici dove si sta orientando l’impegno di ricerca e innovazione Valtellina Smart Grid

Energy Management System Il 1° giugno, presso il Parco Scientifico e Tecnologico “Kilometro Rosso” di Bergamo, si parlerà dell’innovazione tecnologica nel monitoraggio e gestione dei sistemi di produzione e utilizzo dell’energia Il seminario intende presentare ricerche, soluzioni innovative e prospettive nell’applicazione delle potenzialità di monitoraggio e gestione dei sistemi dell’energia (tradizionali e rinnovabili). Con la partecipazione di autorevoli specialisti del settore, saranno messi a confronto i risultati di avanzati progetti con le con-

crete aspettative delle imprese, delle amministrazioni pubbliche e dell’utenza. Il seminario è dedicato agli energy manager, pubblici e privati, ai responsabili delle aziende che si occupano di ottimizzazione delle risorse e dei consumi, agli amministratori pubblici. Nel corso dell’incontro, l’apparato teorico sarà affianca-

to da esempi applicativi pratici e significative case history. Per informazioni sul programma, prenotazioni e iscrizioni: telefonare alla segreteria organizzativa allo 035340115, oppure www.valtellina.com.

evoluzione della governance della rete elettrica notevole sviluppo di impianti di nuova generazione necessità gestione in real-time dell’energia

System Integration Ottimizzazione ed integrazione delle soluzioni già esistenti Risposte concrete e attuabili relative alla customizzazione del prodotto Implementazione del servizio assistenza e manutenzione

Telecomunicazioni G4 Introduzione dei nuovi standard Superamento delle congestioni di rete Coordinamento operativo con nuovi fornitori di tecnologia

Sistemi ICT ospedalieri Nuovi Moduli per la gestione dei dati clinici Nuovi Sistemi per la gestione della sala operatoria Monitoraggio remoto del paziente


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Storia & personaggi

Le nuove forme del lavoro in dialogo con la Creazione/Ambiente Il lavoro da sempre accompagna la vita dell’uomo, ma nella storia il suo rapporto con la natura è cambiato Il lavoro ha avuto nella civiltà pre-moderna, ad eccezione di Aristotele, una sua convinta legittimazione e si potrebbe dire anche solennizzazione. Da un lato nella cultura greca dove, in Platone, anche il lavoro manuale si fonda e si ispira al primato delle idee, quindi un momento ideale, spirituale. L’artigiano trasferisce nella materia i principi ideali, spirituali che lo animano. Una stessa consacrazione della dignità del lavoro avviene nella Genesi,

“Nell’ «Era dell’Ecologia» il mondo non appare più semplice oggetto sottoposto al dominio dell’uomo. Il mondo/natura viene pensato sempre più come un «fine» con il quale bisogna dialogare” in cui il ruolo dell’essere umano viene posto nella sua responsabilità di operatore che custodisce la dignità e la bellezza della Creazione. Con una consapevolezza, sia nella cultura greca che in quella biblica: che il lavoro si completa, si complementa con il momento contemplativo meditativo, che è la parte più spiri-

tuale dell’uomo. In questo caso rientra il sabato biblico: la teologia del sabato insegna che il lavoro va subordinato al momento della contemplazione, della gioia, della festa, del silenzio, ovvero di un’altra dimensione della presenza dell’uomo.

Il lavoro nell’età moderna Nell’età moderna il lavoro viene a smarrire la sua dignità originaria. Da un lato perché si delinea e si consolida nella propria struttura definitiva: è il fenomeno dell’alienazione. Il lavoratore subisce tutto il ciclo di comando dell’organizzazione del lavoro, che è espressione del sistema capitalistico che si va diffondendo. Egli perde sempre di più il carattere di persona come fine, ridotto semmai a merce, a strumento utile per lo sviluppo e l’insignorirsi del capitale e dei suoi esecutori. Un’alienazione che si manifesta fino all’Ottocento con caratteri di sfruttamento spietato, non più umano, che coinvolge anche il lavoro delle donne e dei bambini. Accanto all’alienazione, la perdita della dignità del lavoro si manifesta anche nella divisione, nella parcellizazione del lavoro, quindi nella riduzione del lavoratore a rotella inserita in

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una macchina complessiva che lo trascende, lo subordina e lo sottomette alle rigide regole della nuova ingegneria sociale.

Il lavoro nell’Era dell’Ecologia L’ “Era dell’Ecologia”, così come è stata chiamata quella fase storica iniziata negli anni Sessanta con la pubblicazione del libro di Rachel Carson “Primavera Silenziosa”, comporta un radicale mutamento di interpretazione della storia del mondo, della natura e del rapporto uomo-natura. Il mondo non appare più semplice oggetto sottoposto, cartesianamente al dominio dell’uomo. Esso viene scoperto in una nuova luce, nella sua dignità di realtà viva, dinamica che trascende le gabbie logiche e tecnologiche dell’uomo e che esige da questi un nuovo sguardo, una nuova intelligenza, una nuova cultura, una nuova sensibilità, una nuova etica. Il mondo/ natura viene pensato sempre più

come un “fine” con il quale bisogna dialogare. Il lavoro quindi diventa quel momento di mediazione tra l’uomo e la natura, dove l’uomo non pensa solo a strappare a questa le risorse che gli servono, ma pensa a una comunicazione basata anche sul rispetto e sul senso di limite e di prudenza. La stessa antropologia, la stessa concezione dell’uomo, vede sempre più riscoprire il momento del sabato, del “weu” “wei” taoista, ovvero del momento della grazia, della gioia, dell’attività disinteressata, pura, dove non solo non ci sia sfruttamento dell’uomo sull’uomo ma anche assenza di sfruttamento e dominio dell’uomo sulla natura. Una natura che appare casa comune (Benedetto XVI), in cui le varie creature devono essere pensate, scoperte, nella loro più aggiornata e attuale espressività come progetto (della natura, di Dio) e in cui il compito dell’uomo finalmente si manifesta nel suo modo più completo: il compi-

Storia & personaggi: la rubrica che intende ripercorrere -attraverso fatti salienti e personalità illustri- la nascita e l’evoluzione del “pensiero ecologico”, dal suo avvio negli Stati Uniti degli anni ’60, fino ai giorni nostri. A cura del Centro di Etica Ambientale www.centroeticaambientale.com

to del custodire, o addirittura di una collaborazione, attraverso il lavoro, volta a perfezionare la natura e renderla ancora più degna di essere, più “forma”. Il lavoro in questa fase si applica sempre di più su percorsi di lavoro ecologico, di impegno volto a migliorare le condizioni del pianeta, a renderlo più abitabile. Si intende con questa riflessione fare cenno ai nuovi settori che esprimono l’attività dell’uomo, dall’urbanistica alle energie rinnovabili, dall’agricoltura ai vari settori della mobilità, dove si sta assistendo a un’impressionante effervescenza di iniziative che con Rifkin possono essere inserite, come fase ecologica, nella terza rivoluzione industriale. È solo l’inizio dei un nuovo percorso del dialogo fra tecnica e ambiente: un inizio promettente e al tempo stesso irreversibile, destinato nel corso di questi decenni ad ampliarsi, a consolidarsi, fino a diventare egemone, ad affermarsi nella sua compiutezza con la speranza che la nuova fase di questa storia dell’uomo, e del suo rapporto di lavoro con la natura, riesca a essere ancora efficace e a soddisfare le esigenze di compatibilità che il grado attuale dello sviluppo impone. A cura di Luciano Valle Direttore scientifico del CEA


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Lavoro ed etica ambientale Le sfide di oggi, le conquiste di domani Maggio è il mese del lavoro. Il CEA di Bergamo si interroga sul rapporto tra etica, lavoro ed economia, per scoprire i nuovi ideali e le strategie per ripartire

Il processo complessivo di produrre-vendere-consumare, così come lo abbiamo inteso fino ad oggi, appare sempre più incompatibile con la vita del nostro ecosistema o, se preferite, della nostra Madre Terra: può persistere solo per tempi e attraverso risorse altrettanto limitate. È quindi assolutamente attuale, allorché indispensabile, svincolare l’idea di occupazione, di lavoro e di produzione, dal concetto di sviluppo, inteso come espansione antropocentrica. Nel nostro mondo e nella nostra società, si è soliti intendere il lavoro come qualcosa di positivo, da premiare, incentivare e incoraggiare, indipendentemente da ogni altra considerazione. Così, si pensa che chi lavora di più debba guadagnare di più, dando per scontato lo scopo, il fine ultimo, l’obiettivo. In sostanza chi lavora di più è considerato più bravo e più fortunato di chi lavora di meno. Solo di recente, anche grazie a questa fase di crisi economica, la nostra politica, le imprese e la finanza si sono inevitabilmente avvicinate a nuovi e sorprendenti modelli di lavoro. C’è un primo modello, quello del lavoro tradizionalmente inteso, che ve-

de nell’attuale crisi la perdita del valore economico (fattore di sviluppo) e sociale (fattore di realizzazione degli individui, di coesione e partecipazione) del lavorare, minandone pesantemente l’equità sociale. In questa logica sono le stesse istituzioni che chiedono alle lavoratrici e ai lavoratori di pagare ancora una volta il conto, dove il lavoro viene sacrificato per “ridare fiducia” ai mercati finanziari. Ma c’è anche un’altra prospettiva, all’interno della quale è possibile scorgere quell’orizzonte di cambiamento e di rinnovamento, quel Nuovo Umanesimo capace di abbracciare le più attuali “trasformazioni verdi” di progettare, consumare, produrre e smaltire: una strategia fondamentale per superare la crisi economica ed ecologica che stiamo attraversando. Ener-

gie rinnovabili, edilizia, trasporti, agricoltura, turismo, produzioni alimentari, comunicazione, formazione ed educazione, finanza, gestione dei rifiuti e sicurezza del territorio. Si tratta di un elenco lunghissimo, che dimostra quanto la green economy interessi ogni comparto produttivo, generando nuovi posti di lavoro e consentendo la riqualificazione di molti di quei profili che non trovano più spazio nel mercato occupazionale. Lavorare nel green è una scelta che ha dato un’occupazione a 3,4 milioni di lavoratori in Europa, e che anche in Italia è in continua crescita. La sfida dello

sviluppo di un’economia sostenibile sta proprio nel riuscire a dare vita a nuove professioni, o aggiornare mansioni artigiane e tradizionali, in una nuova chiave ecologica; percorsi formativi, dibattiti, formazione continua e progettazione che favoriscano la sensibilizzazione delle istituzioni, delle associazioni, delle agenzie educative e, non da ultimo, dell’intera popolazione su questi temi, con la finalità di rafforzare la consapevolezza e la responsabilità di ciascun cittadino di vivere, di lavorare e operare per un futuro migliore e un presente sostenibile. Questa è la sfida del CEA di Bergamo, luogo di riflessione, di pensiero e di azioni concrete dove, ogni giorno, gli uffici di segreteria, i colla-

“È assolutamente attuale, allorché indispensabile, svincolare l’idea di occupazione, di lavoro e di produzione, dal concetto di sviluppo, inteso come espansione antropocentrica” boratori, gli esperti e i formatori si incontrano e mettono le loro competenze al servizio di ideali e strategie concrete per ripartire. Claudia Proserpio Psicologa Clinica Resp. Educazione e Formazione


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Etica d’impresa

Dalla missione alla visione etica aziendale Oltre la retorica e i falsi moralismi è questo il vero fine dell’impresa Pensiamo alle imprese come il frutto della difficile cooperazione tra differenti soggetti, gli stakeholder, che istituiscono rapporti mediante diverse forme organizzative e contrattuali, formalizzate o meno, per raggiungere uno scopo identificato nella missione aziendale. Enunciando la propria missione le imprese esplicitano la finalità implicita che intendono perseguire

“La missione da sola non è sufficiente. Il rapporto di cooperazione che si instaura fra gli stakeholder si basa su un equilibrio complesso, caratterizzato da interessi sia concordanti che contrastanti” e definiscono i comportamenti aziendali nei confronti dei propri pubblici interni ed esterni. La missione, però, da sola non è sufficiente. Il rapporto di cooperazione che si instaura fra i diversi stakeholder si basa su un equilibrio complesso, caratterizzato dalla presenza di interessi in parte concordanti e in parte contrastanti; è infatti evidente come le aspettative degli azionisti, della clientela, dei dipendenti e delle istituzioni non sempre siano complementari. Ciascuno si attende di ottenere dei benefici dall’attività dell’im-

presa in quanto fa investimenti di capitale, lavoro, conoscenza, o altro, ma le sue pretese possono essere (e spesso sono) in conflitto con quelle di altri.

L’azienda deve cercare il giusto equilibrio

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“La missione non è più il fine ultimo ma un fine intermedio, subordinato alla reciproca soddisfazione, equa ed efficiente, dei diritti e degli interessi degli stakeholder, inclusi i consumatori e la collettività” Per salvaguardare la cooperazione l’impresa è chiamata a definire dei criteri di bilanciamento fra le pretese legittime in gioco, in modo tale che ciascuno possa ritenere di essere stato trattato giustamente, ricevendo un’equa remunerazione rispetto all’investimento compiuto. Compito dell’impresa è quindi ricercare un punto di equilibrio che metta d’accordo e soddisfi tutti i portatori di interesse, che sia accettato da ciascuno e

consenta il perseguimento della missione. La missione non è più il fine ultimo ma un fine intermedio, subordinato alla reciproca soddisfazione, equa ed efficiente, dei diritti e degli interessi degli stakeholder, inclusi i consumatori e la collettività in cui l’impresa opera e sulla quale ricadono gli effetti indiretti o esternalità positive generate dall’agire imprenditoriale.

vari attori nel perseguire il loro reciproco vantaggio e dall’altro sull’equità della distribuzione dei benefici allocati a ciascuno. Di conseguenza la visione etica di impresa è l’interpretazione dell’idea di giustizia caratterizzante una particolare impresa, dalla quale il management deriva il criterio di valutazione e bilanciamento delle pretese di ciascuno.

La visione etica di impresa

Oltre la missione e i valori aziendali

Le organizzazioni che intendono aumentare la collaborazione per il perseguimento dei fini aziendali sono chiamate ad andare oltre all’enunciazione della missione dichiarando la visione etica di impresa, cioè dichiarare come l’impresa intende bilanciare i molteplici interessi e pretese dei suoi stakeholder. Ciò ha valore etico in quanto si basa da un lato sull’imparzialità dell’accordo unanime tra i

In questa prospettiva la visione etica riunisce e supera, in un certo senso, sia la missione che i valori aziendali, intesi come tratti culturali che identificano l’impresa. I valori sono i principi etici di equo trattamento di ciascuno stakeholder, sulla cui base vengono stabiliti i doveri dell’organizzazione e, una volta riconosciuti dall’impresa come parte della visione, non hanno un ruolo strumentale, non “ser-


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“In questa prospettiva la visione etica riunisce e supera sia la missione che i valori aziendali” vono” a migliorare la performance, anche se naturalmente è vero che un’impresa con valori condivisi tra i suoi membri ha una performance migliore. Non resta perciò che prendere i valori e la visione etica di impresa e, su questa base, decidere i comportamenti responsabili che l’organizzazione deve tenere nei confronti di tutti i soggetti con cui si relaziona.

Uno sforzo significativo Ciò richiede l’impegno esplicito, duraturo, genuino e convinto del top management, nel corso del processo di identificazione, comunicazione e attuazione dei valori e della visione etica d’impresa e la certezza che tutti nell’organizzazione facciano lo stesso. È, inoltre, fondamentale adottare un approccio parteci-

pativo all’elaborazione, deliberazione e formazione sulla visione e sui valori di impresa, che non dovrebbero mai apparire come paternalistici, ma frutto di un attivo dialogo tra tutti i membri dell’organizzazione, in modo tale da creare le basi di un’effettiva adesione. Non bisogna poi dimenticare di sviluppare, attraverso la formazione sia del management che dei collaboratori, le competenze cognitive richieste dall’attuazione della visione etica nei diversi contesti, in modo che le decisioni vengano prese sulla base dei principi e dei valori espressi e condivisi dall’organizzazione. La visione etica aiuterà così l’organizzazione a chiarire il proprio scopo e contribuirà alla definizione delle strategie, sarà la base per relazioni di collaborazione con gli stakeholder, favorirà la comprensione dei principi e dei valori che orientano le scelte e le azioni quotidiane oltre a creare adesione, condivisione e comunicare in modo chiaro i principi alla base della cultura aziendale. Emma Baldin


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Calendario appuntamenti

Appuntamenti sostenibili Fiere, convegni, incontri, mostre, mercati e molto, molto altro per comunicare, partecipare e condividere stili di vita sostenibili Data

Orario

Evento

Tipologia

Luogo svolgimento

Contatti

1 Mag

9.30

“A tavola con la natura”. Itinerario guidato nella Valle del Lujo

Passeggiata guidata

Fiobbio di Albino

Info e iscrizioni: Maria Rosa 3407014225 o Valeria 3409683028

17° Casambiente arredamento

Mostra

Vaprio d’Adda (MI) - Villa Castelbarco

www.villacastelbarco.com

1/4/6 Mag 1/6/13/20/27 Mag 3 Mag 3 Mag 4 Mag 5 Mag 7 Mag

16.00

Visita guidata gratuita all’orto botanico.

Visita guidata

Bergamo, Orto Botanico, Colle Aperto

www.ortobotanicodibergamo.it

21.00 21.00 15.00 - 18.00 8.30 - 12.00 21.00 - 24.00

Incontro Incontro Seminario Mercato Agricolo Incontro

Solza (Bg), Castello Colleoni Bergamo, Libreria Palomar, via A. May Bergamo, Università degli Studi di Bergamo, via Salvecchio Osio Sopra (Bg) Ciserano (Bg), Sala Consiliare Centro Civico e Palazzetto dello Sport

www.cittadinanzasostenibile.it pedalopolis@gmail.com www.unibg.it www.a21isoladalminezingonia.bg.it www.associazioneculturaleilgelso.com

7 Mag 9/11 Mag

20.00

Assemblea Mostra/convegno

Bergamo, sala riunioni Bcc di via Coghetti Fiera di Verona

www.ilsoleelaterra.it www.solarexpo.com

12 Mag 12 Mag 13 Mag 15 Mag

8.30 - 12.30 14.00 - 18.00 10.00 - 18.00 21.00 - 24.00

15 Mag

20.00

16 Mag 17 Mag 19 Mag 19 Mag 20 Mag 20 Mag 21 Mag

19.00 21.00 8.30 - 12.00 14.30 9.00 - 17.00 14.00 - 18.00 21.00 - 24.00

24 Mag

20.00

Presentazione del libro “Per un’abbondanza frugale” di Serge Latouche Incontro con Claude Marthaler, girovago a pedali “Comunicare la decrescita”. Serge Latouche all’Università di Bergamo Mercato agricolo dei produttori locali Serate Sostenibili: “Le buone pratiche delle amministrazioni con Maria Carla Rocca Sindaco di Solza (Comune Virtuoso) e Arch. Massimo Bernardelli estensore Pgt di Solza a consumo di territorio zero Assemblea soci Cooperativa “Il Sole e la Terra” Solarexpo - mostra convegno internazionale su energie rinnovabili e generazione distribuita Mercato agricolo dei produttori locali Mercato agricolo dei produttori locali Fiera del Tessile bio-eco “Per filo e per sogno” Serate Sostenibili: “Incontro con la rete Cittadinanza Sostenibile e il movimento della Decrescita felice” Le vette del gusto - La montagna in salsa slow: “Le erbe, i fiori, il campo: maggio nel piatto” Guardare con gusto: le “tavole” del Ceresa Rete Giovani - Mini Master “Il meraviglioso mondo del caffè” Mercato agricolo dei produttori locali Per una Bergamo sostenibile (a cura del coordinamento dei comitati di quartiere) Mercato agricolo e non solo Open house Cesvi Serate Sostenibili: “Scuola di Altra amministrazione con Marco Boschini coordinatore dei Comuni Virtuosi” Rete Giovani - I luoghi e le tradizioni: “Il Castello di Grumello del Monte e i suoi vini” Energethica - Salone dell’energia rinnovabile e sostenibile Mercato agricolo dei produttori locali Terra Futura 2012 Mercato agricolo e non solo Floreka: il nostro orto tra petali e parole Terra Futura Mercato agricolo e non solo Assemblea generale Cooperativa Cfl di Treviglio Serate Sostenibili: “Incontro con don Andrea Gallo della comunità del porto di Genova” Energeticamente consapevoli: dalla ricerca alla comunicazione sostenibile “Mangiare bere uomo donna”. Proiezione cinematografica. Dal Dire al Fare - 8° Salone della Responsabilità Sociale d’Impresa Festival Ambiente Bergamo Mercato agricolo dei produttori locali Mercato agricolo dei produttori locali Mercato agricolo dei produttori locali 2° edizione Gente in fiera - Sostenibilità e ambiente Settimane verdi alla Ca’ Matta

24/26 Mag 25 Mag 25/27 Mag 26 Mag 26/27 Mag 25/27 Mag 26 Mag 27 Mag 28 Mag

8.30 - 12.00 9.00 - 13.00

8.30 - 12.30 9.00 21.00 - 24.00

28 Mag 28 Mag 30/31 Mag 1/3 Giu 2 Giu 9 Giu 9 Giu 9/10 Giu 10/16 Giu

9.00 - 12.30 20.30

16 Giu 17 Giu 17/23 Giu

8.30 - 12.00 9.00 - 17.00

18/22 Giu

8.30 - 12.00 8.30 - 12.30 14.00 - 18.00

Mercato agricolo dei produttori locali Mercato agricolo e non solo Settimane verdi alla Ca’ Matta Settimana Europea dell’Energia

Mercato Agricolo Mercato Agricolo Fiera Incontro

Albino (Bg) Solza (Bg) Ponte San Pietro, Centro La Proposta di via San Marco Ciserano, Sala Consiliare Centro Civico e Palazzetto dello Sport Conviviale San Pellegrino (Bg) Istituto Alberghiero, via della Vittoria 6 Degustazione Accademia Carrara - GAMeC, via San Tommaso, 53 (Bg) Iniziativa Seriate (Bg), Spazio Terzo Mondo, via Italia Mercato Agricolo Zanica (Bg) Convegno Bergamo, Auditorium del Provveditorato, piazza Libertà Mercato Agricolo Corna Imagna (Bg) Open day Bergamo, sede Cesvi, via Broseta 8a Incontro Ciserano Sala Consiliare Centro Civico e Palazzetto dello Sport Iniziativa Grumello del Monte (Bg) Enoteca del vino buono, via Castello 20 Fiera Lingotto Fiere Torino Mercato Agricolo Madone (Bg) Fiera Fortezza da Basso - Firenze Mercato Agricolo Bergamo, piazzale Alpini Mostra/Mercato Gorle (Bg), Villa Zavaritt Fiera Firenze, fortezza da basso Mercato Agricolo Bergamo, piazzale Alpini Assemblea Treviglio, Istituto Salesiano via Zanovello 1 Incontro Ciserano Sala Consiliare Centro Civico e Palazzetto dello Sport Convegno Bergamo, Itis Natta Film Treviglio, Auditorium Centro Civico Comunale Salone Università Bocconi - Milano Mostra/Convegno Bergamo Sentierone Mercato Agricolo Osio Sopra (Bg) Mercato Agricolo Albino (Bg) Mercato Agricolo Solza (Bg) Mostra mercato Castione della Presolana (Bg) Vacanze per ragazzi Ca’ Matta dai 6 ai 13 anni Parco dei Colli, Ponteranica Mercato Agricolo Zanica (Bg) Mercato Agricolo Corna Imagna (Bg) Vacanze per ragazzi Ca’ Matta dai 6 ai 13 anni Parco dei Colli, Ponteranica Evento Europa

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