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Insegnamento della Religione Cattolica

Materiali realizzati da: Lavia di Sabatino


Così scrive Nelson Mandela, premio Nobel per la Pace e difensore dei Diritti Umani. PERDONO: tutti abbiamo qualcosa da perdonare e da farci perdonare! ¾ Non solo valore cristiano ¾ La psicologia sociale se ne occupa e lo studia nelle sue implicazioni relazionali e sociali. Ogni relazione umana si costruisce positivamente anche grazie all’esperienza di perdonarsi reciprocamente. Il perdono ha una forte valenza nell’equilibrio delle relazioni e aiuta a recuperare l’armonia interiore.


Cos’è il perdono?

L’etimologia di per-donare è: “dare al massimo”, “dare fino all’eccesso”, “fare atto di donazione per eccellenza”. “ Il perdono viene descritto come una qualità, o un buon sentimento, per mezzo del quale una persona cessa di provare risentimento verso un'altra per un torto subito”.


Tre cambiamenti nelle motivazioni sembrano avvenire quando si perdona qualcuno:

1. Un aumento nella motivazione ad agire in un modo che beneficia colui che ci ha offeso o la relazione con tale persona. 2. Un calo nella motivazione di rivalersi nei confronti di colui che ha commesso il torto. 3. Un calo nella motivazione di evitare la persona che ha commesso il torto.


Prima di affrontare le caratteristiche del perdono, occorre chiarire

ciò che il perdono non è e le false concezioni con cui

spesso rischia di venir confuso.

Poi considereremo questo importante fenomeno in modo positivo. Lo faremo in termini generali, applicabili a diverse situazioni umane.


Il perdono non è dimenticare

Quando siamo stati feriti, con affermazioni o azioni, non possiamo e non dobbiamo dimenticare. Il perdono suppone la memoria e la conoscenza dell’offesa. Con il perdono, il ricordo della ferita non viene meno, ma si riduce la sofferenza che l’accompagna e il bisogno di ritornarci ossessivamente con il pensiero.


Il perdono non è negare

E’ rischioso far finta di niente, come se nulla fosse successo. Se è difesa nell’immediato, per proteggersi da emozioni troppo forti (es. vergogna, tristezza, rabbia), occorre comunque entrare in contatto con la propria sofferenza. Solo così possiamo comprendere ciò che è accaduto, capirne gli effetti per poi reagire.


Il perdono non è scusare

Una frase che diciamo a noi stessi è: “Lo perdono, non è colpa sua”. Qui si confonde il perdono con la giustificazione ad oltranza dell’altro, scaricandolo di ogni responsabilità morale. Se ciò da un lato ci solleva, dall’altro si umilia l’altro, non ritenendolo in grado di capire e di decidere.


Il perdono non è rinunciare ai nostri diritti

Di fronte a gravi casi di ingiustizia, non si deve tollerare passivamente, perchÊ sarebbe debolezza. Perdonare, al contrario, si coniuga con il coraggio di combattere contro l’ingiustizia, con il far valere i propri diritti ed esigerne il rispetto.


Il perdono non è dimostrare una presunta superiorità Talvolta il perdono viene “elargito dall’alto”, ponendosi un gradino al di sopra di chi ha offeso. Rimane un’espressione di potere (“Io nella mia magnanimità, ti perdono!”), come già era l’offesa, e così non si ristabilisce una base paritaria su cui la relazione possa ripartire.


¾ emotivi

Occorre chiarire che il perdono autentico non è mai automatico e immediato, ma è il frutto di un processo complesso, composto da elementi:

¾ cognitivi ¾ relazionali

Cerchiamo di comprendere meglio questi tre fattori, individuati dalla psicologia sociale.


Fattori emotivi

Ricevere un’offesa suscita una risposta emotiva che ha pieno diritto di cittadinanza, che è bene non reprimere: rabbia, delusione, tristezza, desiderio di vendetta, vergogna. Solo accogliendo le emozioni si potrĂ  poi valutare serenamente. Il continuo reprimere o l‘espressione incontrollata di rabbia possono condurre ad un accumulo di odio.


Fattori cognitivi

Riguardano la lettura che si fa dell’accaduto: ciò che si pensa, sia rispetto all’offesa subita, sia rispetto a colui che l’ha perpetrata. Si passa allora ad una valutazione razionale, che prende in considerazione le cause, le responsabilità, le conseguenze e include pertanto l’interrogarsi sull’aver contribuito personalmente all’accaduto (es.: provocazione, passività,…)


Il perdono è facilitato quando chi ha offeso manifesta sincero rammarico, o ancor più se cerca di porvi rimedio.

Questo favorisce il processo cognitivo essenziale di distinzione dell’atto da chi l’ha compiuto, attribuendo a quest’ultimo un valore maggiore. Si perdona la persona, perché non la si identifica con l’offesa che ha inflitto. Importante è anche la capacità di empatia, il mettersi cioè nei panni dell’altro; il che conduce spesso a un atteggiamento di comprensione benevola dell’altro.


Fattori relazionali

Quanto più, prima del torto, esisteva un rapporto significativo, saldo e soddisfacente, tanto più probabile sarà la concessione di perdono. Tanto più profondo è l’affetto, l’amore, l’amicizia, tanto più siamo motivati a preservare il rapporto positivo.


Diceva Gandhi: “occhio per occhio, e in breve il mondo sarà un mondo di ciechi”. Le energie prima impiegate nel rimuginare, possono essere nuovamente orientate a vantaggio della relazione. Il perdono rimane una decisione personale che consiste non solo nel non vendicarsi, ma anche nel dare ancora fiducia all’altro, proseguendo un cammino di rispetto e di sostegno reciproci, nella consapevolezza di una comune fragilità, legata alla nostra condizione umana limitata.


Testimonianze di perdono concesso ¾ Giovanni Bachelet ¾ Papa Giovanni Paolo II ¾ I promessi sposi – Manzoni (cap. IV)

Testimonianza di perdono negato ¾ papà di Tommaso Onofri


Una bella testimonianza da Il Giornale del 2 giugno

Quando Luigi Calabresi venne ucciso, scrissi come necrologio sui giornali questa frase: «Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno», le parole dette da Gesù sulla croce. In realtà non fui io a scegliere questo necrologio, ma mia madre, una vera cattolica che vive quotidianamente secondo il Vangelo. In quel momento io ero molto giovane e forse non sentivo veramente mie quelle parole, tuttavia accettai il consiglio di mamma pensando che quella fosse l'unica possibilità per spezzare quel terribile odio che stava dilagando sempre di più. Poi, man mano che passavano gli anni, io ho sentito quella frase sempre più mia, mi si addiceva sempre più. Ho molto pensato e ho capito che Gesù, sulla croce, avrebbe potuto perdonare direttamente i suoi carnefici, ma in quel momento Egli era un uomo e sapeva quanto per noi uomini sarebbe stato difficile perdonare, quindi ci indica questa strada... chiedere al Padre di farlo lui in vece nostra, dando a noi il tempo di un cammino in questo senso. Io sto camminando... Il perdono è un cammino lungo e difficile, molto lento, con momenti di grandi passi avanti e altri in cui sembra di scivolare indietro, di alti e di bassi. Come cattolica sono sicura che sia l'unica strada da percorrere. Io ho perdonato Leonardo Marino, uno dei responsabili della morte di mio marito, che si è costituito spontaneamente alla giustizia autoaccusandosi di questo omicidio. Marino è un vero pentito. Infatti Marino non era in carcere e non ha deciso il pentimento per avere sconti di pena. Egli viveva a casa sua e non c'era su di lui nessuna indagine in corso. Marino, che da ragazzo aveva ricevuto una formazione religiosa, per un travaglio interiore che lo logorava, per un terribile peso che gravava sulla sua coscienza, ha deciso di confessare. Marino, che dopo essersi costituito ha subìto le peggiori angherie, è un uomo che ha molto sofferto e siccome la sofferenza, anche se ha origini diverse, accomuna, io mi sono sentita vicina a lui e ho sentito che dovevo perdonarlo. Naturalmente è stata più facile la riconciliazione con Marino che parla di Dio, che chiede umilmente perdono... Molto più difficile è che possa essere dato anche unilateralmente e quindi io questo cammino intendo continuarlo fino a raggiungere una vera pace interiore. Per il momento posso dire di essermi riconciliata con la vita... so apprezzare la natura, gioire della creazione, so ringraziare, credo nuovamente nella bontà degli uomini e questo mi dà molta serenità. Concludo inviando un messaggio a tutti coloro che, come me, soffrono per aver ricevuto ingiustizie e qui mi rivolgo soprattutto alle donne. Non dico perdonate, perché questo è un cammino soggettivo. Posso solo dire che l'odio logora, ci indurisce, non permette di metterci in sintonia con chi ci è stato tolto, non ci permette di vedere ciò che di bello ci sarà ancora, di gioire nel vedere i nostri figli che crescono, ci toglie la gioia di vivere. L'odio per noi sarebbe una sofferenza, una tragedia in più. *Lettera/postfazione che la vedova del commissario Calabresi ha concesso per la nuova edizione del memoriale di Leonardo Marino «Così uccidemmo il commissario Calabresi» (edizioni Ares) http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=93745


Testimonianze di perdono concesso

“Vogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio papĂ  perchĂŠ, senza nulla togliere alla giustizia che deve trionfare, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altriÂť. Questa la preghiera di Giovanni Bachelet, nella chiesa di san Roberto Bellarmino di Roma, ai funerali del padre, Vittorio Bachelet, assassinato due giorni prima (12 febbraio 1980) dalle Brigate Rosse. Fece il giro del mondo. Commosse perfino i carnefici.


Quattro anni dopo, dal carcere, i brigatisti inviarono una lettera a padre Adolfo Bachelet, gesuita, fratello di Vittorio: «Ricordiamo bene le parole di suo nipote Giovanni, durante i funerali del padre. Quelle parole ritornano a noi e ci riportano là a quella cerimonia, dove la vita ha trionfato sulla morte, e dove noi siamo stati, davvero, sconfitti nel modo più fermo e irrevocabile». In un’altra lettera, citata da padre Paolo Bachelet, anch’egli gesuita e fratello di Vittorio, i brigatisti spiegano che il problema del rispetto della vita degli altri veniva dalle BR «superato in forza del credo e della linea politica che ci ha spinto fino a calpestare la vita umana, a considerarla non come valore assoluto, ma come variabile politica».


Testimonianze di perdono concesso

Due giorni dopo il Natale del 1983, Giovanni Paolo II volle andare in prigione per incontrare il suo attentatore, Alì Agca, e dargli il suo perdono. I due parlarono da soli per lungo tempo, e la loro conversazione è rimasta ancora oggi privata. Il Papa disse poi dell'incontro:

“ Ho parlato con lui come si parla con un fratello, al

quale ho perdonato e che gode della mia fiducia. Quello che ci siamo detti è un segreto tra me e lui".


Domande di perdono di Giovanni Paolo II

CosÏ vengono comunemente definiti i pronunciamenti di Papa Giovanni Paolo II in rapporto all'ammissione di errori compiuti dalla Chiesa di Roma, nel corso dei secoli, a danno di altre religioni o di comunità di persone: Galileo, tratta degli schiavi, riforma protestante, donna, olocausto, crociate,‌


Testimonianza di perdono negato

Il papà di Tommaso Onofri ha parlato ai microfoni di Rai Uno e ha detto: "a perdonare faccio molta fatica, perché si perdona un errore, si perdona uno sbaglio, si perdona un gesto fatto... non si può perdonare la crudeltà premeditata“. Il prete è ancora commosso per la prima domanda fatta da un padre e una madre che non rivedranno più il loro figlio più piccolo. "Padre Giacomo, come possiamo perdonare? Com'è possibile? Noi ancora non ce la sentiamo". Il sacerdote li ha rassicurati. Il perdono non si decide a comando, non può essere un'imposizione.


Il perdono verso se stessi

Continuo a rimproverarmi di… Sono stato uno stupido a… Mi trattano male: è ciò che merito perché sono stato cattivo… Perdonare se stessi è riconoscere i propri limiti, ma non fermarsi lì, in un giudizio di condanna che tiene legati al passato, pesa come un macigno.


Il perdono verso se stessi

E’ accettarsi per ciò che siamo, creature limitate,, e consentire di proseguire, darsi altre possibilità, ricominciare da capo perché l’alba di un nuovo giorno può essere l’alba di una nuova vita. E’ riconoscere che il valore di noi stessi e degli altri è oltre la somma di limiti e qualità, oltre le azioni e il bene e male commessi e affonda le radici nella dignità di ogni essere umano. E’ la via per riconciliarsi per noi stessi, ritrovare la pace, la serenità interiore, essere più benevoli con se stesso per poterlo essere con gli altri.


Inizio del Vangelo di GesĂš Cristo

Si presentò Giovanni a battezzare nel deserto, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. (Mc 1, 1-8)

[Giusto de' Menabuoi La predicazione di Giovanni Battista Battistero del Duomo di Padova]


La salvezza stessa è il frutto di un chiedere e di un dare perdono: Dio non salva se l’uomo non si ravvede chiedendo il perdono dei propri peccati e riconoscendosi quindi mancante davanti alla presenza di Dio.


dalla Bibbia (edizione del 1874) le incisioni di Gustave Doré:

Il Padre Misericordioso (Lc 15,11-32) Gesù e l’adultera (Gv 8,3-11)


Padre Nostro Preghiera perfetta, spiegata da Gesù “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”

"Se voi perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe" (Mt 6,14-15).

È questo il solo commento che Gesù aggiunge al Padre nostro, perché sa che su questo punto abbiamo la testa dura, l’orecchio ancora più duro e il cuore durissimo.


La morte di Gesù

Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno». (Lc 23, 33-34 )

[Duccio di Buoninsegna, Crucifixion, Museo dell'Opera del Duomo, Siena]


Sacramento del perdono

GesÚ Cristo ha istituito il sacramento del perdono nel giorno della sua resurrezione, quando, apparendo agli apostoli nel cenacolo, ha alitato su di loro e ha detto: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi" (Gv. 20,22-23), ed è proprio con la confessione che l'anima, morta per il peccato mortale, risorge alla grazia di Dio.


Ha scritto Giovanni Paolo II nella Giornata Mondiale della Pace 1992: “La capacità di perdono sta alla base di ogni progetto di una società futura più giusta e solidale”. “La pace è la condizione dello sviluppo, ma una vera pace è resa possibile soltanto dal perdono”. “Non c'è pace senza giustizia, non c'è giustizia senza perdono: ecco ciò che voglio annunciare in questo Messaggio a credenti e non credenti, agli uomini e alle donne di buona volontà, che hanno a cuore il bene della famiglia umana e il suo futuro”.


Il perdono nella letteratura

(Alessandro Manzoni I Promessi Sposi Capitolo IV)

“Quando vide l'offeso, affrettò il passo, gli si pose inginocchioni ai piedi, incrociò le mani sul petto, e, chinando la testa rasa, disse queste parole: - io sono l'omicida di suo fratello. Sa Iddio se vorrei restituirglielo a costo del mio sangue; ma, non potendo altro che farle inefficaci e tarde scuse, la supplico d'accettarle per l'amor di Dio -. Tutti gli occhi erano immobili sul novizio, e sul personaggio a cui egli parlava; tutti gli orecchi eran tesi. Quando fra Cristoforo tacque, s'alzò, per tutta la sala, un mormorìo di pietà e di rispetto. Il gentiluomo, che stava in atto di degnazione forzata, e d'ira compressa, fu turbato da quelle parole; e, chinandosi verso l'inginocchiato, alzatevi, - disse, con voce alterata: - l'offesa... il fatto veramente... ma l'abito che portate... non solo questo, ma anche per voi... S'alzi, padre... Mio fratello... non lo posso negare... era un cavaliere... era un uomo... un po' impetuoso... un po' vivo. Ma tutto accade per disposizion di Dio. Non se ne parli più... Ma, padre, lei non deve stare in codesta positura -.


E, presolo per le braccia, lo sollevò. Fra Cristoforo, in piedi, ma col capo chino, rispose: - io posso dunque sperare che lei m'abbia concesso il suo perdono! E se l'ottengo da lei, da chi non devo sperarlo? Oh! s'io potessi sentire dalla sua bocca questa parola, perdono! - Perdono? - disse il gentiluomo. - Lei non ne ha più bisogno. Ma pure, poiché lo desidera, certo, certo, io le perdono di cuore, e tutti... - Tutti! tutti! - gridarono, a una voce, gli astanti. Il volto del frate s'aprì a una gioia riconoscente, sotto la quale traspariva però ancora un'umile e profonda compunzione del male a cui la remissione degli uomini non poteva riparare. Il gentiluomo, vinto da quell'aspetto, e trasportato dalla commozione generale, gli gettò le braccia al collo, e gli diede e ne ricevette il bacio di pace. Un - bravo! bene! - scoppiò da tutte le parti della sala; tutti si mossero, e si strinsero intorno al frate. Intanto vennero servitori, con gran copia di rinfreschi. Il gentiluomo si raccostò al nostro Cristoforo, il quale faceva segno di volersi licenziare, e gli disse: - padre, gradisca qualche cosa; mi dia questa prova d'amicizia -.


E si mise per servirlo prima d'ogni altro; ma egli, ritirandosi, con una certa resistenza cordiale, - queste cose, - disse, - non fanno più per me; ma non sarà mai ch'io rifiuti i suoi doni. Io sto per mettermi in viaggio: si degni di farmi portare un pane, perché io possa dire d'aver goduto la sua carità, d'aver mangiato il suo pane, e avuto un segno del suo perdono -. Il gentiluomo, commosso, ordinò che così si facesse; e venne subito un cameriere, in gran gala, portando un pane sur un piatto d'argento, e lo presentò al padre; il quale, presolo e ringraziato, lo mise nella sporta. Chiese quindi licenza; e, abbracciato di nuovo il padron di casa, e tutti quelli che, trovandosi più vicini a lui, poterono impadronirsene un momento, si liberò da essi a fatica; ebbe a combatter nell'anticamere, per isbrigarsi da' servitori, e anche da' bravi, che gli baciavano il lembo dell'abito, il cordone, il cappuccio; e si trovò nella strada, portato come in trionfo, e accompagnato da una folla di popolo, fino a una porta della città; d'onde uscì, cominciando il suo pedestre viaggio, verso il luogo del suo noviziato.


Il fratello dell'ucciso, e il parentado, che s'erano aspettati d'assaporare in quel giorno la trista gioia dell'orgoglio, si trovarono in vece ripieni della gioia serena del perdono e della benevolenza. La compagnia si trattenne ancor qualche tempo, con una bonarietà e con una cordialità insolita, in ragionamenti ai quali nessuno era preparato, andando là. In vece di soddisfazioni prese, di soprusi vendicati, d'impegni spuntati, le lodi del novizio, la riconciliazione, la mansuetudine furono i temi della conversazione�.


I testi delle slides sono stati rielaborati ad uso didattico da Lavia Di Sabatino. Fonte principale alcuni numeri della rivista

Dimensioni nuove – Il mondo visto dai giovani,

Elledici, anno 2006.


Solo dal perdono nasce l'amore