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ANNO V

LUGLIO 2005

Il giornale dello specialista del raccolto

NELLA FORMULA 1 LA FRANCIA, METODO KAIZEN DEI TRATTORI BANCO DI PROVA PER PRODURRE VINCE LANDINI PER MIETITREBBIE L'ECCELLENZA

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LUBRIFICANTI NASCE IL SET PER LE “ROSSE”

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GLI OROLOGI, “PADRI” DI OGNI MECCANICA

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Gruppo Industriale ARGO


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Il punto

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di Aldo I. Dian

La partnership Laverda-Gallignani completa il progetto fienagione Un progetto, quando lo si reputa buono, si deve perseguire con determinazione. Così è stato anche per l’operazione Gallignani spa, che ci vede oggi in partnership paritetica con la famiglia Gallignani. Il gruppo Argo, con Laverda quale capofila della divisione macchine da raccolta, ha con questa operazione accelerato lo sviluppo del progetto fienagione che prevedeva il completamento della gamma presse raccoglitrici e fasciatori. Grazie all’entrata di Gallignani spa nel Gruppo industriale Argo, un progetto che avrebbe richiesto almeno 5 anni di lavoro per lo sviluppo di una gamma adeguata da abbinare ai prodotti Fella si è realizzato in pochi mesi. Oggi la splendida gamma di imballatrici cubiche e tonde prodotte nei moderni stabilimenti di Russi, in provincia di Ravenna, potrà essere abbinata alle altrettanto splendide macchine prodotte in Germania da Fella. Due tipologie di prodotti che bene si integrano per qualità e tecnica costruttiva. Lo stabilimento di Gallignani spa a Russi, area coperta di mq. 45.000 su un'area complessiva di mq. 120.000 , è uno tra i più moderni del settore e la sua capacità produttiva a pieno regime può con facilità superare le 5.000 macchine all’anno. L’intento è quello di avviare sinergie industriali e progettuali, ma soprattutto distributive, che consentano entro breve una maggiore saturazione degli impianti.

Aldo I. Dian direttore generale

Il giornale dello specialista del raccolto Anno V, n. 2, luglio 2005 Periodico trimestrale Registrazione Tribunale di Vicenza n. 1017 del 5 marzo 2002

direzione editoriale Aldo I. Dian Angelo Benedetti coordinamento redazionale Simonetta Lambrocco

Lo stabilimento Gallignani di Russi (RA)

Grazie all'accordo del Gruppo Argo con l'azienda romagnola importanti collaborazioni tecnologiche e sinergie commerciali Laverda spa, leader italiano nella fabbricazione di mietitrebbie appartenente al Gruppo Industriale Argo, a pochi mesi dall’acquisizione della storica azienda tedesca Fella Werke GmbH produttrice di macchine per la fienagione, ha siglato un accordo di partnership azionaria con Gallignani spa di Russi (Ra), azienda di riferimento nel settore delle presse raccoglitrici di foraggio. Cardine dell’accordo per la parte societaria è uno scambio di partecipazioni che determina l’accesso di Laverda al capitale di Gallignani in condizioni paritetiche con la famiglia Gallignani. Quest’ultima rileva contestualmente una partecipazione in Laverda spa. A seguito dell’intesa le due società potranno sviluppare importanti collaborazioni in ambito industriale, con particolare riferimento agli aspetti tecnologici e produttivi. Sarà inoltre possibile ottenere importanti sinergie di carattere commerciale in ragione dell’ampia e specializzata gamma di rotopresse Gallignani e dell’opportunità, per quest’ultima, di accedere al network distributivo internazionale di cui Argo dispone. Argo spa, per voce del presidente Valerio Morra, ha commentato con favore l’intervenuto accordo che rientra in un processo strategico finalizzato all’ulteriore rafforzamento del gruppo nel settore delle macchine agricole ove è già presente con i marchi Laverda, Fella e Pegoraro. “L’intesa - ha detto il presidente - è stata favorita da un’identità di vedute immediatamente emersa nel rapporto con l’amministratore delegato di Gallignani spa, Augusto Callegati Gallignani, che entrerà nel consiglio di amministrazione Laverda, con il quale sono stati condivisi obiettivi e strategie imprenditoriali”. La holding della famiglia Morra, Argo spa, che controlla anche i marchi trattoristici Landini, Mc Cormick e Valpadana, ha chiuso l’esercizio 2004 realizzando un valore della produzione pari a 935 milioni di euro, occupando 3376 addetti. Positivo il commento di Callegati Gallignani: “L’azienda di famiglia - ha spiegato – pur mantenendo autonoma la propria operatività gestionale e commerciale, acquisirà maggiore rilevanza internazionale e maggiore visione strategica, grazie alla neo-siglata partnership con uno dei più importanti attori mondiali nell’ambito della meccanizzazione agricola. Contare sui rapporti di lungo periodo consente di attuare importanti processi di investimento per lo sviluppo del prodotto e dell’organizzazione aziendale. Essere in partnership con una multinazionale familiare qual è il Gruppo Industriale Argo permette di unire ai vantaggi della grande azienda la specializzazione e la flessibilità della piccola, valorizzando al massimo le competenze aziendali”.

consulenza tecnica Pietro Dal Santo progetto grafico Andrea Rosset Piergiorgio Laverda direttore responsabile Claudio Strati hanno collaborato: Andrea Freddoni export area manager

Rémy Hugueny responsabile marketing e tecnico Laverda France

Sergio Leoni servizio ricambi

Massimiliano Martinelli area manager

Piergiorgio Laverda curatore dell’Archivio Storico “Pietro Laverda”

fotografie Archivio Laverda spa © by Laverda spa 36042 Breganze (VI) Italy via F. Laverda, 15/17 tel. +39.0445.385311 fax +39.0445.873355 www.laverdaworld.com webmaster@laverdaworld.com Stampa Tipografia Campisi V.le dell’Industria 13 - 36057 Arcugnano (VI) Proprietà letteraria riservata. È permessa la riproduzione di articoli e immagini solo citando la fonte.

Ai destinatari della rivista INFORMATIVA A NORMA DELL’ART. 13 D. LGS. 30.6.2003, n° 196 I vostri dati identificativi sono stati acquisiti da Laverda S.p.A. presso i diretti interessati o comunque presso elenchi e registri pubblici quindi documenti conoscibili da chiunque per svolgere in futuro la nostra attività di marketing. Verranno trattati da Laverda S.p.A. in forma cartacea e/o informatica o telematica e verranno utilizzati esclusivamente presso la nostra società o soggetti nostri ausiliari che collaborano alla postalizzazione in relazione alle nostre esigenze, anche future, di acquisizione di nuovi clienti mediante invio di proposte commerciali. Laverda S.p.A. garantisce la massima riservatezza nel trattare i dati e la possibilità di richiedere gratuitamente la cancellazione (o la rettifica) dei vostri dati contenuti nel nostro archivio. È a voi pertanto garantita la facoltà di esercitare tutti i diritti dell'art. 7 del d.lgs.vo n. 196/2003 ed in particolare di opporvi in tutto o in parte al trattamento.


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L’Italia

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a cura di Simonetta Lambrocco

Confai viene a conoscere da vicino Laverda Delegazione in visita a Breganze. Bolis: “Si apprezza l'attenzione al cliente” Il 27 maggio i delegati Confai hanno trascorso una giornata in visita a Laverda. Il coordinatore nazionale Sandro Cappellini ha convocato tutti i delegati che hanno aderito all’invito dimostrando il loro interesse per i temi della giornata e per la visione in diretta delle metodologie produttive dello stabilimento di Breganze. Al benvenuto ufficiale ha fatto seguito la presentazione istituzionale di Laverda e del gruppo industriale di appartenenza, Argo, a cura del direttore marketing e vendite dell’azienda di Breganze, Angelo Benedetti. Luciano Parise, product manager, ha descritto l’organizzazione aziendale in particolare per quanto concerne la realizzazione di ogni nuovo prodotto. In base alle esigenze espresse dal mercato si crea un piano di prodotto. Una volta che questo è stato approvato, inizia lo sviluppo del progetto con una fase di pianificazione e di studio. Seguono la

realizzazione del prototipo e lo stadio dedicato ai test di laboratorio e in campo. “Solo a questo punto - ha continuato Parise - il progetto viene convalidato e ha inizio il processo di industrializzazione per arrivare alla produzione vera e propria. L’intero ciclo produttivo è sottoposto a controlli costanti e ogni macchina, all’uscita dalla linea di montaggio, viene testata in tutti i suoi componenti nella cabina di collaudo. Severi controlli vengono effettuati anche sulle macchine a stock - ha concluso Parise - e, prima della consegna al cliente finale, il concessionario sottoporrà la macchina ad un’accurata ispezione”. Questo procedimento è di fondamentale importanza nell’ottica di una qualità totale (Laverda è un’azienda certificata UNI EN ISO 9001:2000) per la soddisfazione del cliente. Evidenza è stata data anche a tutti i servizi al cliente, dall’assistenza tecnica post-vendita al servizio ricambi, requisiti

essenziali nell’ottica della CRM (customer relationship management) e da sempre offerti con particolare efficacia da Laverda ai suoi clienti. Il presidente Leonardo Bolis ha espresso la soddisfazione di Confai per l’incontro con Laverda “azienda visitando la quale - ha sottolineato - percepisco la presenza di un concentrato di attenzione, cura e umanità, di quei connotati cioè che sono in grado di fornire sicurezza al cliente e di farlo sentire a casa propria”. Simonetta Lambrocco, responsabile pubbliche relazioni di Laverda, in qualità di coordinatrice della giornata, ha voluto ringraziare personalmente tutti i delegati per la loro presenza e li ha invitati a proseguire il programma con la visita allo stabilimento produttivo ed il pranzo nel ristorante aziendale.

Due momenti della visita allo stabilimento di Breganze della delegazione Confai.

La confederazione degli agromeccanici Confai è la Confederazione degli Agromeccanici, l'organizzazione nazionale delle imprese agromeccaniche italiane. Confai è nata per rappresentare e rilanciare la competitività delle imprese di meccanizzazione agricola (cioè soprattutto i contoterzisti). A difesa quindi degli interessi degli agromeccanici alla luce delle nuove normative che regolano l'agricoltura italiana, Confai chiede l'inquadramento agricolo a pieno titolo anche per l'imprenditore agromeccanico, parificandolo all'imprenditore agricolo ed eliminando così la discriminazione venutasi a creare con l'entrata in vigore del Dlgs 228/02, "Legge di orientamento agricolo".


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Mais, frumento e riso: qualità per gli allevamenti Forza energetica e alti livelli sanitari nei cereali per l'alimentazione animale Le molteplici fasi della rivoluzione verde che si sono succedute in agricoltura, in vari momenti e nelle diverse parti del mondo, hanno visto come principali fattori di cambiamento le colture cerealicole: mais, frumento e riso innanzitutto. Tra queste, il frumento e il mais rappresentano le colture che maggiormente hanno indirizzato profondi mutamenti nel modo di fare “cerealicoltura” e scienze dell’alimentazione animale, ovvero zootecnia. Ciò è da ricondursi sia all’enorme plasticità genetica di queste colture, che permette di ottenere altissime rese produttive nei più disparati ambienti, sia alle possibilità di utilizzo delle colture stesse in diversi modi e con varie soluzioni (granelle, insilati, prodotti per usi industriali). Per queste ragioni, negli ultimi decenni, queste colture hanno assunto una importanza sempre crescente nei paesi sviluppati, in termini di superfici e di quantità prodotte, e in tali aree rappresentano la prima e la seconda tipologia di coltivazione in termini di superficie investita e di tonnellate prodotte. La quota del mais a livello di bilancio agricolo per esempio è lievitata nei paesi con agricolture più intensive, ma altrettanto sta accadendo nei Paesi in via di sviluppo, dove la razionalizzazione delle tecniche

agronomiche va di pari passo con il miglioramento della qualità di vita ed il maggior consumo di proteine di origine animale nella dieta quotidiana. Proprio a tale proposito, circa l’80% del mais oggi seminato (con una produzione complessiva pari a circa 660 milioni di tonnellate di granella) è destinato all’alimentazione animale ed è trasformato dagli animali in incrementi ponderali e prodotti derivati (latte, carne e uova). La coltivazione di questi e degli altri cereali, su larga scala, ha permesso una vera e propria rivoluzione dei costumi, passando dalla pastorizia alla zootecnia moderna intensiva. Non solo. Questi cereali forniscono e forniranno sempre di più, nel futuro, anche soluzioni alternative alla nutrizione animale, quali la produzione industriale di amido, di proteine, di combustibili rinnovabili per l’autotrazione e di materiali sostitutivi rispetto a quelli plastici. Ideali per tutti gli allevamenti Il passaggio alla moderna zootecnia ha consentito di sviluppare un modello di allevamento con indici produttivi e standard qualitativi in continua crescita. Basti pensare, ad esempio, che la media produttiva delle lattifere italiane è pratica-

mente raddoppiata negli ultimi 30 anni o che il peso di un pollo a fine ciclo è passato da 1,8 kg ad oltre 3 kg. Di pari passo, anche lo sviluppo delle conoscenze dei processi digestivi ha fatto emergere l’esigenza di disporre di prodotti ben caratterizzati: gli alimenti devono avere infatti un alto contenuto energetico, essere sani, con la giusta assimilabilità per i diversi tratti dell’apparato digerente. Nella valutazione dell’energia da apportare con la dieta occorre tener presente che una parte è utilizzata per il mantenimento delle funzioni vitali (pressione sanguigna, respirazione, ecc.). Solo quando queste esigenze sono soddisfatte, la quota rimanente di energia è utilizzata dall’animale per gli incrementi ponderali e le possibili produzioni (latte, uova). Inoltre, rispetto al valore energetico potenzialmente disponibile nei diversi alimenti, una parte di tale energia può non essere assimilata dall’animale ed essere dispersa, a seconda delle interazioni chimico-fisiche presenti nell’alimento stesso. Le caratteristiche nutritive di questi cereali sono quelle di essere poveri in fibra, molto digeribili ed altamente energetici; tali peculiarità li rendono le fonti nutritive ideali per tutti i tipi di animali e in particolare per quelle specie, come gli avicoli ed i suini, che non sono in grado di digerire la fibra se non in misura estremamente ridotta. I fattori antinutrizionali Alcune materie prime utilizzate nella formulazione delle diete, possono contenere naturalmente sostanze ad attività antinutrizionale. Tali composti, se presenti in dosi elevate, possono condizionare negativamente le performance degli animali e, nei casi più gravi, provocare forti intossicazioni. Generalmente si ricorre a trattamenti meccanici o termici in grado di inattivare tali sostanze. Valorizzazione delle materie prime Le diverse categorie di animali hanno necessità nutritive differenti, in funzione della specie, del tipo di utilizzazione, della fase del ciclo di accrescimento. Pertanto,


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5 per ottimizzare ogni fattore di produzione è possibile, nell’ambito di una ampia gamma di prodotti, indirizzarsi verso le materie prime che apportino un miglioramento o un incremento su parametri specifici. La prima fondamentale considerazione, basata su quanto sopra esposto, riguarda l'utilizzo in misura maggiore di materie prive di fattori antinutrizionali e soprattutto ad elevato contenuto energetico. Cereali per il suino Per supportare la veloce crescita ponderale dei giovani suini è necessario fornire alimenti con alto valore energetico e massima digeribilità. Inoltre gli alimenti devono presentare i massimi livelli sanitari e cioè essere esenti da micotossine poiché i monogastrici, a differenza dei ruminanti, hanno una minore capacità di detossificazione nei confronti di queste. Per quanto riguarda la fase di finissaggio è importante porre attenzione al contenuto in olio della razione e, in particolare, al contenuto di acido linoleico. Questo è infatti un acido grasso polinsaturo a lunga catena che ha un basso punto di fusione, caratteristica che nelle carni a lunga stagionatura può determinare un rammollimento della componente adiposa. Per tale motivo, le norme che disciplinano la produzione del suino tipico limitano il contenuto di acido linoleico delle diete al 2%. Cereali per gli avicoli Le caratteristiche da ricercare nei cereali per l’alimentazione degli avicoli sono dettate dalla particolare struttura del loro sistema digerente (becco-gluvio-ventriglio-intestino). Esso raggiunge la massima efficienza se l’animale è alimentato con becchime macinato grossolanamente. Risulta importante: 1) ridurre le polveri che impastano il becco dell’animale, costringendolo a frequenti bevute; 2) facilitare l’apprensione e l’ingestione (caduta nello stomaco per gravità); 3) mantenere tonica la muscolatura del ventriglio: quest’organo, deputato a frantumare ciò che è ingerito, se mantenuto in efficienza da un prodotto grossolano, svolge una azione di sterilizzazione distruggendo fisicamente le colonie dei coccidi, veri e propri parassiti. La brevità del sistema digerente richiede poi alimenti ad alto contenuto energetico e massima digeribilità. Massimiliano Martinelli

Materie prime

NDF % S.S.

Cereali Mais Frumento Sorgo Orzo Avena Sottoprodotti Cruschello di frumento Crusca di frumento Polpe di bietola Bucce d'avena Pula di riso Fonti proteiche vegetali Soja (farina di estrazione al 44%) Colza (farina di estrazione) Girasole (farina di estrazione)

9 - 11 12 - 14 15 - 17 18 - 24 30 - 32 37 45 - 51 50 76 80

Contenuto medio di fibra neutro-detersa* di materie prime utilizzate per l’alimentazione animale. * La fibra è la frazione che costituisce la parete cellulare dei vegetali e conferisce rigidità ed integrità alle cellule; essa è composta per la maggior parte da polisaccaridi (carboidrati complessi) ed in misura minore da lignina e silice. I polisaccaridi complessi (cellulosa, emicellulosa) costituiscono la fibra neutro-detersa, ossia la frazione che è lentamente e parzialmente degradata dai bovini all’interno del rumine, mentre è utilizzata solo in modo trascurabile dai suini e dagli avicoli.

13 - 16 34 40

Periodo Area Mais Resa Mais Produzione Mais Periodo Area Frum. Resa Frum. Produzione Frum. (x1.000 ton) (ton /ha) (x 1.000 ton) (x 1.000 ha) (ton/ha) (x1.000 ha) 1961-70 1971-80 1981-90 1991-00

31.132 36.566 36.600 37.479

3,95 5,2 6,14 7,29

123.072 190.410 226.047 274.067

1961-70 1971-80 1981-90 1991-00

59.107 62.780 70.731 64.260

1,84 2,24 2,69 3,18

108.496 140.928 188.680 204.797

Evoluzione degli ha di mais e frumento negli ultimi 4 decenni nei Paesi sviluppati. Materie prime

Fattori antinutrizionali Farina di semi di cotone Gossipolo Farina di semi di soja Lipossigenasi Farina di semi di lino Linamarina Farina di pesce Tiaminasi Farina di medica Saponine Segale 5-N-Alchil Resorcinolo Trifoglio Dicumarolo Sorgo Tannini Avena Fitati Manioca Linamarina Oli Vegetali Perossidi Orzo e Frumento Pentosani

Effetti sugli animali

Processi di deattivazione

Tossica per suini e volatili Digestione grassi inibita Tossicità diffusa Crescita Inibita Meteorismo ruminale Disturbi digestivi Dispobibilità vit. K inibita Disponibilità proteica inibita Disponibilità fosforo inibita Tossicità diffusa Disturbi assimilatori Transito intestinale inibito

Trattamento termico Trattamento termico Trattamento termico Trattamento termico Limitazioni nella dieta Limitazioni nella dieta Limitazioni nella dieta Selezione genetica Trattamento enzimatico Trattamento termico Utilizzo antiossidanti Trattamento enzimatico

Principali materie prime e fattori antinutrizionali, relativi effetti sugli animali e processi tecnologici.


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La filosofia Kaizen, cambiare di continuo per migliorarsi

Simonetta Lambrocco responsabile pubbliche relazioni

Avviato in un reparto presse ed esteso ad altri settori, il metodo ha dato riscontri positivi I principi di una filosofia giapponese calati nella realtà produttiva di una moderna industria italiana, con lo scopo di ottimizzare tempi e modalità del lavoro. Ogni espressione della cultura giapponese ha dato prova di una continua aspirazione alla perfezione sin dall’antichità. La cura meticolosa e la ritualità quasi religiosa di cui sono permeati anche i semplici gesti quotidiani si riflette in modo preponderante nello stile di vita di questo popolo. Non ci deve dunque stupire che proprio in Giappone sia nata la filosofia Kaizen, che fonda la sua teoria sul raggiungimento della perfezione attraverso un processo di cambiamento continuo per piccoli passi. “Kai” significa nella sua traduzione letterale “cambiamento”, “zen” “per diventare buono”. Anche l’applicazione di questa filosofia ai processi produttivi spiega il successo con cui l’industria giapponese ha saputo imporsi sui mercati del mondo. È ovvio che ove si opera con il convincimento che tutti debbano tendere alla perfezione e che ogni funzione della vita di ciascuno meriti di essere migliorata continuamente, il successo non può non arrivare. Gli elementi fondanti della filosofia Kaizen sono cinque: • il lavoro in team; • la disciplina personale; • il miglioramento del senso morale; • i circoli qualità; • i suggerimenti per il miglioramento. Da questi fondamenti emergono poi tre fattori chiave: • l’eliminazione degli sprechi (“muda”); • l’eliminazione dell’inefficienza; • la struttura Kaizen delle “5 S” per

un buon governo della casa (o dell’azienda): Seiri (ordine), Seiton (sistematicità), Seiso (pulizia), Seiketsu (standardizzazione), Shitsuke (disciplina). “Le ripercussioni positive sul prodotto derivanti dall’applicazione del “Kaizen thinking” hanno spinto Laverda ad organizzare all’interno dei reparti produttivi una serie di eventi Kaizen - spiega Stefano Carlotto, responsabile dell’Ingegneria di produzione e propugnatore del metodo Kaizen in azienda - con l’obiettivo di fornire al cliente il prodotto che vuole nel momento in cui lo vuole. Kaizen è il metodo che abbiamo scelto per adempiere alle attuali necessità del mercato, che richiedono grande flessibilità, razionalizzazione di tutte le fasi del processo produttivo ed eliminazione degli sprechi in un’ottica di sviluppo della

“lean production”, cioè di una produzione “leggera” e non a lotti. Produrre ciò che serve nel momento in cui serve. Già in questa concezione di produzione è evidente la riduzione degli sprechi e di immobilizzo di capitali originato dalla creazione di uno stock dei prodotti finiti e dei prodotti d’acquisto con la relativa gestione. Inoltre, eliminando per esempio gli sprechi di tempo - continua Carlotto - non riduciamo in alcun modo il valore aggiunto del prodotto né la qualità percepita dal cliente, che spesso non conosce i processi che stanno a monte del prodotto finito. Anzi, raggiungiamo il doppio vantaggio di ottenere un ritmo di lavoro più costante con un conseguente minore affaticamento degli operatori ed un recupero dei tempi morti con una conseguente maggiore produttività”.

La foto di gruppo dei partecipanti alla terza settimana Kaizen, svolta dal 20 al 24 marzo 2005 sulla riduzione dei tempi di set-up della pressa piegatrice 6217.


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7 Come è stato accolto il progetto Kaizen nei reparti in cui è stato applicato? “Molto favorevolmente. Siamo partiti a metà marzo con il team dei colleghi addetti ad una delle presse in uso nello stabilimento. Nel corso di una riunione preliminare, abbiamo nominato un team leader con la funzione di coordinare l’attività e abbiamo illustrato il metodo Kaizen. Con il contributo di tutti abbiamo analizzato la situazione standard del reparto, abbiamo rilevato alcune aree in cui era possibile operare un miglioramento e, insieme, abbiamo definito gli obiettivi da raggiungere. E’ interessante sottolineare - continua Carlotto - quanto importante sia il coinvolgimento di tutti e quanto propositivo possa essere ciascuno di noi se posto di fronte alla possibilità di suggerire azioni correttive rispetto alle modalità operative con cui quotidianamente si confronta”. Un successo quindi. “Sì, davvero un successo, soprattut-

to alla luce dei risultati raggiunti dal gruppo di lavoro che è riuscito ad ottenere grandi miglioramenti nei tempi di setup della pressa, nell’organizzazione degli spazi all’interno del reparto con conseguente maggior ordine e migliore pulizia e nel numero degli spostamenti necessari al processo produttivo da parte degli operatori”. Tutto ciò si riflette sul reparto che segue nella fase produttiva? “Certo, - spiega Carlotto - il miglioramento si percepisce non solo nei reparti in cui si interviene, ma, a cascata, anche nei reparti che precedono e che seguono”. Quindi sul prodotto che esce dalla linea, e di conseguenza il grado di soddisfazione del cliente cresce. Naturalmente gli eventi Kaizen si sono poi succeduti in altri reparti e con altri team di lavoro, con risultati più che positivi. E continueranno.

Simonetta Lambrocco

Stefano Carlotto si è laureato in Ingegneria Meccanica nell'ottobre 2003 svolgendo una tesi in azienda sulla gestione del cambiamento della procedura di assemblaggio delle mietitrebbie con componenti preverniciati.

Prenota il tuo calendario Laverda 2006 Sulla scia della tradizione, anche per il 2006 Laverda propone il suo calendario da muro, per essere vicina alla clientela ogni giorno dell'anno. Accattivante e originale il visual che Laverda ha scelto per il prossimo anno. Le “rosse” di Breganze sono inserite in paesaggi di fantasia realizzati graficamente. Un connubio tra foto e disegno, realtà e fantasia che rende unica l'immagine dedicata ad ogni mese. Gli interessati possono rivolgersi alla Concessionaria, alla Filiale o all'Importatore di riferimento.


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Argo informa

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Gruppo Industriale ARGO

Prenota la tua Mac prova! I trattori McCormick a casa dell’agricoltore “Prenota la tua Mac Prova” è la nuova iniziativa messa a punto da McCormick per la stagione 2005, affinché gli agricoltori di tutta l’Italia possano provare i trattori McCormick direttamente a casa loro. Dopo i Mac Tour ed i Mac Race, la casa costruttrice di Doncaster ha voluto creare qualcosa di nuovo e di più personalizzato per offrire al cliente un servizio di massima utilità. Scegliere un trattore significa trovare quello che meglio si adatta alle necessità della propria azienda, garantendo una determinata risposta in termini di potenza, trasmissione, impianto idraulico e Pto. Ora chi desidera provare uno dei tanti modelli della flotta McCormick direttamente sui terreni della propria azienda potrà farlo semplicemente facendone richiesta al concessionario più vicino. Dallo scorso maggio la casa costruttrice ha messo a disposizione di tutti i suoi 64 concessionari una flotta di trattori completa, dai più piccoli modelli compatti per impieghi specialistici alla nuovissima serie XTX. L’elenco completo dei concessionari divisi per regione è disponibile sul sito internet www.mccormick.it Landini e i cavalli I trattori blu sponsorizzano gli eventi ippici L'equitazione fa sinergia con Landini. La casa costruttrice dei trattori blu nel 2005 ha deciso di sponsorizzare i concorsi ippici di maggiore importanza a livello nazionale e mondiale. Così dalla fine di aprile i trattori Landini sono presenti ad una serie di eventi tra i più qualificanti riconosciuti dalla Federazione Equestre Internazionale: il Campionato Europeo 2005 ed il Campionato del Mondo 2006. Durante i Concorsi i trattori Landini Mistral, Vision e Rex sono impegnati in tutte le attività e movimentazioni operative che l’Ente organizzativo è incaricato di svolgere nel periodo di gara: nell’attività presso i box cavalli, nella sistemazione degli ostacoli e del terreno, nella preparazione del campo di gara e di riscaldamento. E in ogni concorso vi sarà, nel percorso di gara, un ostacolo personalizzato “Landini Trattori”. La prima tappa del Campionato 2005 si è tenuta a Modena il 1. maggio scorso, con il tradizionale “Città di Modena” al Parco Novi Sad, divenuto negli anni uno degli eventi più importanti in Italia e passerella per l’apertura estiva di moltissimi cavalieri di fama mondiale, tra i quali gli italiani Juan Carlos Garcia, Arnaldo Bologni, Natale Chiaudani e, tra gli stranieri, Ellen Whitaker. Al primo appuntamento sono state tre amazzoni italiane a salire sul podio per il premio Landini “categoria mista su 8 ostacoli”: Antonella Gamberini, Chiara Poletti e Giuliana Mazzola. Gli altri eventi ippici sponsorizzati da Landini: a maggio a Pontedera (Pisa), a fine luglio a Cortina d'Ampezzo (Belluno), dal 19 al 21 agosto a Gradisca d'Isonzo (Gorizia).

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Ecco la Formula 1 dei trattori sponsor Landini e McCormick L'apertura del campionato delle competizioni “Tractor Pulling 2005”, organizzato dalla Tpi, Tracteur Pulling Italia, società sportiva che riunisce gli appassionati di questa disciplina, è andata alla Landini: a Fiano Romano, di fronte a oltre quattromila spettatori, è stato infatti il Landini Bufalo 3000, guidato dal pilota Elvio Moretti, a guadagnarsi il primo posto della classifica “Prostock”. Ad organizzare la giornata inaugurale è stata la concessionaria Zetatrack di Roma che, con la collaborazione di Landini, ha ravvivato l’evento con iniziative collaterali di richiamo: ballerine brasiliane al mattino e, al pomeriggio, una gimkana con i trattori Landini Mistral con concorrenti del tutto inusuali. Alla guida c'erano personaggi del mondo dello spettacolo e della tv, come l’ex pugile Gianfranco Rosi, Luisa e Lucia Nardelli, gemelline de “La vita in diretta”, la figlia di Ornella Muti Nike Rivelli ed il fotomodello Hugo Baret, vincitore ufficiale della gara. Nato in America circa 50 anni fa, il Tractor Pulling da alcuni anni si è diffuso in molti paesi Europei, richiamando un pubblico sempre più numeroso e coinvolgendo numerose case costruttrici di trattori. Ma oltre alla partecipazione ai dieci appuntamenti previsti dal programma, quest’anno Landini è, insieme al marchio McCormick, anche lo sponsor ufficiale della manifestazione 2005, sottolineando l’interesse e la passione che lega la casa costruttrice di Fabbrico a tale disciplina, capace di portare una ventata di novità e modernità nell’approccio con il pubblico. Le gare di Tractor Pulling sono davvero spettacolari e consistono nel traino di un apposito rimorchio zavorrato, in gergo chiamato “slitta” (che può arrivare ai 25.000 kg di peso: i mezzi che la trainano devono sfoderare tutti i loro cavalli per riuscire a portarla più avanti dell’avversario), su una pista di terreno battuto lunga 100 metri. I veri protagonisti sono i trattori, suddivisi in cinque categorie in base al peso e alla potenza: Italian Pulling, Superstock, Prostock, Libero 45 e Trucks. Da sottolineare l’importanza del pilota, che è anche il costruttore ed il meccanico del mezzo, rendendo lo stesso davvero unico. Le gare di Tractor Pulling richiamano ogni anno nuovi iscritti e migliaia di nuovi spettatori che seguono quest’avventura con grandissimo entusiasmo. Nel corso dell'anno i trattori si sono visti in gara a Lendinara (Rovigo), Marene (Cuneo), Pezzolo di Russi (Ravenna), Fiume Veneto (Pordenone), San Prospero (Modena), Svignano sul Rubicone (Forlì Cesena). Ancora gareggeranno in agosto a Forte dei Marmi (Lucca), in settembre a Gonzaga (Mantova) e San Pancrazio (Parma). Il 25 settembre a Novellara (Reggio Emilia) la finale della Tractor Cup.


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I trattori blu impegnati nella gara di Fiano Romano.

Eima 2005, a Bologna dal 12 al 16 novembre Anche quest’anno Laverda, insieme a tutto il gruppo Argo, sarà presente in forze al salone bolognese. Tutti gli operatori sono invitati allo stand delle “rosse” dove troveranno grandi novità.

Vi aspettiamo allo stand ARGO


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I mercati cura di Simonetta Lambrocco

Le “rosse” sotto i raggi del Sol Levante In Giappone mietitrebbie autolivellanti e piane per la raccolta ad Hokkaido Breganze chiama, Hokkaido risponde. Sono concreti i nuovi rapporti, instaurati con un recente viaggio di Enrico Bucci e Luciano Parise, tra Laverda e la nordica isola giapponese, l’unica regione del Sol Levante dove l’agricoltura ha bisogno di macchinari e attrezzature di standard europeo. E le rosse mietitrebbie, già inviate sul suolo nipponico, saranno impegnate, nel cuore dell’estate, per dimostrazioni e prove in campo, guidate da tecnici in arrivo da Breganze. Laverda rinverdisce una tradizione già radicata qualche decennio fa, quando il suo export di mietitrebbie faceva numeri interessanti proprio ad Hokkaido. Il partner scelto in Giappone è un marchio leader a livello mondiale, Kubota, specializzato in escavatori e miniescavatori, trattori e trattorini, macchine per l’agricoltura. Presidente e direttore generale di questa importante società giapponese sono rispettivamente Hiroshi Kojima e Teruyoshi Amano. “I primi contatti sono stati molto proficui - spiega Enrico Bucci, export manager di Laverda - . Già il Gruppo Argo aveva aperto i rapporti tramite la Sapporo Overseas Consulting Ltd., che ha importato rotopresse e altre attrezzature. Noi abbiamo realizzato un accordo riguardante Hokkaido, la grande isola a nord, grande circa un quarto dell’intero Giappone, dove c’è la richiesta di mietitrebbie come le nostre, in particolare autolivellanti ma anche piane e anche della serie M, la più grande. Il Giappone non ha una sua produzione di mietitrebbie di standard europeo; infatti il mercato ne richiede soprattutto di dimensioni più contenute, che servono per la risicoltura praticata nella maggior parte su piccoli appezzamenti. Ad Hokkaido invece ci sono grandi distese a cereali, grano e orzo soprattutto, che hanno bisogno di mietitrebbie come le collaudate “rosse” di Laverda”. L'industrializzazione non ha cambiato il volto di Hokkaido, come invece è accaduto in gran parte nel resto del Giappone. Qui le città sono avamposti urbani circondati da montagne, verdi vallate, foreste, laghi limpidissimi, monti bruciati dalla lava, gole profonde, geyser e pozze di fango bollente. Le coste sono scoscese e selvagge, alcune sono creste vulcaniche. La fauna è molto ricca: orsi, volpi, cervi e aironi, e l'isola vanta ben cinque parchi nazionali che offrono panorami di una bellezza davvero inconsueta. E l'agricoltura rappresenta ancora la principale attività. “Questa grande isola rappresenta un mercato di numeri stabili, intorno a un centinaio di mietitrebbie l’anno - spiega Bucci -. Siamo alla latitudine della Germania del Nord, il clima umido e piovoso permette grandi rese dalle colture di cereali. Infatti Hokkaido è il granaio del Giappone. Diciamo che la struttura produttiva è molto simile a quella italiana, di tipo misto, con una maggior parte di aziende piuttosto piccole, sotto i 100 ettari, alcune grandi realtà e un certo numero di aziende terziste, con dotazioni di 30-40 macchine. Molti comunque sono anche i piccoli produttori che optano per l'acquisto della macchina, anche se l'utilizzo medio è di un centinaio di ore l'anno”. Le prospettive per Laverda sono molto interessanti, sia per l’ottima accoglienza del suo marchio di cui il mercato ricorda i fasti precedenti, sia per le tipologie di macchine che soddisfano qualsiasi esigenza dei raccoglitori di Hokkaido. “Anche in Giappone - conclude Bucci - l’agricoltura funziona bene ma grazie alle sovvenzioni statali. Lo Stato però a volte effettua repentini cambi di politica economica, sotto la spinta di altre esigenze della Nazione. In quei casi, senza grande preavviso, i fondi riservati al settore possono venire destinati ad altro. Il mercato delle macchine agricole risente molto di questo sistema che condiziona gli investimenti degli operatori. I numeri del mercato di Hokkaido comunque sono stabili e anche grazie all’accordo con un leader assoluto come Kubota contiamo di incrementare presto le nostre quote di vendita”.

Sopra, Enrico Bucci nella sede Kubota di Furano e N. Miyazaki, manager della Sapporo Overseas Consulting, e con il service manager di Kubota, Kuriki. Qui una foto degli anni ‘70: cerimonia religiosa per la messa in campo delle Laverda M112.


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La Francia agricola, estesa e varia come la gamma Laverda

Rémy Hugueny responsabile marketing e tecnico Laverda France

Nel grande Paese transalpino si ritrovano tutte le diverse condizioni di coltura e di raccolta L'attività di Laverda sul territorio francese raccoglie molti consensi. Anche perchè la gamma delle macchine rosse è così ampia e specializzata che riesce a coprire tutte le diverse esigenze dell'agricoltura del grande Paese. La Francia infatti, con una superficie di quasi 555.000 km2, ne ha più della metà utilizzata per l’agricoltura (165.000 km2 di coltivazione e 155.000 km2 di praterie). Il territorio è principalmente formato da superfici pianeggianti o leggermente collinari a Nord e ad Ovest; il resto è montagnoso, con i Pirenei al Sud e le Alpi ad Est. La varietà del paesaggio e di clima favoriscono un’agricoltura eterogenea e specializzata suddivisa per regioni: le campagne aperte del Nord della Loira (La Beauce-La Brie e la Picardie) costituiscono le grandi pianure per la coltivazione dei cereali, in particolare grano e mais, e altri prodotti come le barbabietole; l’Ovest Atlantico è caratterizzato da un paesaggio ricco di boschi e prati dove si alternano l’allevamento e le colture miste; il paesaggio eterogeneo del Mediterraneo Centrale è favorevole per l’arboricoltura, l’orticoltura e i vigneti; infine, ad Est della linea BayonneLuxembourg, il rilievo è vario e si alternano colline, pianure e montagne. La coltivazione dei cereali è molto importante con un rendimento medio per il grano di 75 quintali per ettaro. Le macchine da raccolta devono quindi rispondere in modo preciso ai bisogni degli imprenditori e degli agricoltori. Ciò spinge il mercato delle mietitrebbie a più di 1.650 unità all’anno. La gamma Laverda si dimostra estremamente adatta alle diverse esigenze e offre la risposta ottimale alle necessità dell’agricoltura francese. Vediamo come. Intanto va detto che le macchine della serie REV ottimizzano l’investimento degli operatori delle zone di agricoltura mista e delle grandi coltivazioni. La serie M, invece, è stata pensata per un utilizzo intensivo e polivalente ed è perciò adatta a raccolti vari che caratterizzano le zone delle grandi colture di cereali e mais. Da parte sua, la serie Levelling System rientra in un segmento di mercato in pieno progresso, che è quello delle macchine convenzionali equipaggiate con un sistema di autolivellamento per operare al meglio su tutti i terreni declivi. Questo sistema garantisce tutte le prestazioni della macchina (taglio, battitura, separazione e pulizia) in modo costante fino a pen-

denze del 20%. Tale conformazione del terreno rappresenta più della metà della superficie agricola coltivata della Francia. E’ pertanto evidente che il mantenimento della posizione orizzontale del corpo macchina e di tutti i componenti conferisce alle Levelling System una capacità produttiva ineguagliabile. Infine la serie AL copre un segmento di mercato specifico per le zone montagnose, caratterizzate da forti dislivelli.

L'analisi della situazione francese è molto istruttiva. Mostra infatti come la specificità dei rilievi, la diversificazione delle colture e il contesto economico rappresentino i fattori che causano l’evoluzione dell’agricoltura e l’andamento del mercato delle macchine agricole. Possiamo dire che Laverda dunque si evolve per e con l’agricoltura. Rémy Hugueny

In Inghilterra si rafforza la rete delle “rosse” Si allarga la rete dei dealer specializzati sul suolo inglese. È un passo importante nella strategia distributiva di Laverda. Un passo obbligato, poichè l'Inghilterra risulta essere uno dei più interessanti ed importanti mercati dell’Europa occidentale per quanto riguarda le vendite di mietitrebbie. Il dato delle vendite totali nel 2004, con circa 750 macchine, pone infatti il Paese al terzo posto dietro a Germania e Francia. Da sempre è uno dei mercati più forti in Europa, in quanto in Inghilterra l’agricoltura riveste ancora un ruolo fondamentale e anche per Laverda, che sin dagli anni Ottanta spediva le sue macchine sull’isola, è un punto di riferimento. Oggi, Laverda si propone di rispondere alle molteplici richieste del mercato e dei suoi operatori seguendo la sua strategia fondante: macchine performanti ed affidabili in grado di offrire tutte le specifiche che vengono richieste da un mercato sempre più attento ed esigente. A fianco dell’offerta prodotto, per essere sempre più vicini alla clientela, a partire dalla campagna in corso, Laverda gestirà direttamente il mercato UK attraverso una serie di dealer dedicati ed altamente specializzati. Una rete di professionisti esperti che vogliono costituire con Laverda un’alternativa valida all’attuale offerta del mercato. Obiettivo percorribile grazie all’ampia gamma di prodotti, dalla nuova Serie M, che include fra l’altro due modelli con l’esclusivo sistema LS (Levelling System) fino alla sua nuova Serie REV, serie di fascia media o utility, che fa dell’affidabilità e della redditività le sue carte vincenti. Anche in Inghilterra, come già negli altri mercati europei, la strategia industriale Argo propone Laverda quale capofila per le macchine da raccolta. Un punto di riferimento sicuro per i dealer e per i clienti finali, ai quali offre nuove opportunità anche nel settore fienagione. Andrea Freddoni


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I servizia cura di Simonetta Lambrocco

Non chiude mai la scuola della formazione tecnica

Pietro Dal Santo responsabile service

Già 1.695 presenze ai corsi di Breganze. I training più recenti: in Algeria e per la Nuova Caledonia Un’azienda che progetta e costruisce veicoli e macchinari deve assicurare agli utenti utilizzatori un servizio post-vendita che disponga, in caso di necessità, di informazioni aggiornate sul prodotto, di tecnici qualificati e sempre preparati, un servizio ricambi eccellente per interventi di manutenzione e riparazione in tempi brevi e costi contenuti. Per ottenere questo tipo di servizio è indispensabile trasferire le conoscenze tecniche per le registrazioni, le messe e punto e tutto quanto è necessario per una preparazione in campo elettrico ed idraulico di ricerca guasti. La preparazione di tecnici per il servizio su macchinari agricoli, in modo particolare per le mietitrebbie, richiede importanti investimenti su risorse umane e sviluppo delle stesse. Questa attività viene normalmente considerata come una spesa e per questo in molte aziende del settore si è restii a investire. L’esperienza di Laverda invece insegna che questo investimento da parte del concessionario che conosce il business macchine da raccolta, a lungo andare ripaga. I risultati si possono vedere nel tempo, in quanto il cliente, se viene seguito da personale qualificato e preparato, si rivolge ai nostri esperti sempre di più per consigli e suggerimenti. Oggi i servizi che i concessionari offrono ai clienti, possono fare la differenza in termini di soddisfazione dell’utilizzatore finale e possono influenzare le scelte di mercato. Ecco perché Laverda insiste moltissimo sulla preparazione dei tecnici dei suoi concessionari. In cinque anni di esercizio della “nuova” Laverda, allo stabilimento di Breganze abbiamo accolto ben 1.695 operatori, provenienti da 29 paesi. L’attività di formazione tecnica si svolge da inizio novembre a fine aprile ed i concessionari possono scegliere tra corsi base e corsi di aggiornamento. In Laverda sono tre le persone che si occupano di questa attività: Gianfranco Dal Santo, Fabrizio Brazzale e Albino Bertacco. Ci vuole molta passione e dedizione per questo mestiere ed il nostro personale incaricato alla formazione tecnica non perde occasione di spiegare ai tecnici che partecipano ai corsi l’importanza di un servizio a fianco del cliente. I partecipanti ai corsi apprezzano in modo particolare le occasioni di confronto e dialogo per un continuo arricchimento della conoscenza sulla mietitrebbia. Quest’ultima è una materia che non si finisce mai di imparare. Non si tratta di fare i conti con esperienze su idraulica oppure elettronica, ma con le variabili e le molteplici condizioni dei prodotti da raccogliere. I risultati raggiunti in termini di preparazione del personale dei nostri concessionari sono buoni, ma dobbiamo continuare ad investire e ad aggiornarci per essere sempre pronti a rispondere in modo rapido e professionale ai nostri clienti, i quali fanno investimenti notevoli e hanno diritto ad un servizio di elevata qualità. Alla fine dei corsi, i partecipanti hanno modo di verificare il loro

grado di apprendimento con discussioni e simulazioni che contribuiscono sempre più alla specializzazione e all’attaccamento per il servizio in campo. La formazione tecnica non si limita alle aule dello stabilimento di Laverda. Ogniqualvolta un nostro tecnico si trova in missione, si impegna a trasferire le nozioni necessarie per l’uso ottimale della macchina. Di recente abbiamo venduto, ad esempio, delle macchine in Algeria, una 184 AL ed una REV 225. Giorgio Fontana si è recato in Algeria nella zona al confine con il Mali. Qui operava la REV 225 e l’occasione è stata utile per spiegare in campo l’uso della macchina agli operatori. La stessa attività è stata fatta al nord dell’Algeria, ai confini con il Marocco, per una 184 AL. È stato un gradito ritorno, quello in Algeria, dove il nome di Laverda è ben conosciuto ed apprezzato. La conoscenza della macchina è indispensabile per il successo. Altro esempio interessante: la presenza in Laverda di un cliente e concessionario della Nuova Caledonia, grande isola a est dell’Australia. In questo Paese è stata venduta una REV 225. Cliente e concessionario sono venuti a trovarci in sede, dopo un lungo viaggio, per avere le nozioni e le indicazioni per l’uso della macchina. Insomma, la formazione tecnica è davvero una delle chiavi indispensabili per il successo delle macchine da raccolta. Più i concessionari Laverda sono strutturati e preparati, più sono competenti nella parte tecnica, maggiori saranno i loro risultati anche in termini di business. Pietro Dal Santo

Giorgio Fontana in Algeria durante il training per la messa in campo della REV 225.


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Ricambi a portata del mondo grazie al Web Lanciata la nuova gamma di lubrificanti: olio idraulico, antigelo, grassi, liquidi Oggi l’acquisto di una mietitrebbia rappresenta un’operazione complessa nella quale la decisione finale è subordinata ad una attenta valutazione delle specifiche tecniche e delle caratteristiche della macchina. Una recente indagine ha evidenziato che uno dei fattori più importanti capace di influenzare la disponibilità all’acquisto è il Servizio Ricambi. La rete mondiale dei concessionari e degli importatori Laverda ora è in grado di offrire un servizio ricambi adeguato a rispondere in tempo reale a tutte le richieste collegandosi al portale Web Laverda. Grazie al codice di accesso personale, ogni operatore può verificare la disponibilità di oltre 50.000 codici, inserire ordini, verificare l’impiego. Da sottolineare che la formula “verifica disponibilità”, significa la possibilità che da qualsiasi parte del mondo, e in qualsiasi momento, chi interroga il sistema può avere una situazione della disponibilità reale del ricambio richiesto. Questo è fondamentale per dare una risposta precisa al cliente. L’attenzione a dettagli apparentemente non così significativi, testimonia che Laverda sa ascoltare e mettere a frutto i preziosi suggerimenti della clientela. Inoltre il Servizio Ricambi Laverda ha iniziato i nuovi corsi di formazione intensiva, riservati al personale delle concessionarie, per assicurare una conoscenza approfondita, teorica e pratica, della gestione ricambi, sempre in vista della piena soddisfazione del cliente. Questo percorso formativo rappresenta un collegamento vitale fra il costruttore e il personale del servizio ricambi. A garanzia di tutto il sistema dei ricambi, c'è la gestione tecnologicamente avanzata del magazzino”Word Wide” di Breganze, che assicura una fornitura tempestiva dei pezzi ordinati. La novità più recente, nell'ottica di proporre alla clientela un’offerta completa, supportata da una efficiente rete di concessionari a livello mondiale, riguarda il lancio della nuova gamma Lubrificanti Laverda. I prodotti a brand Laverda comprendono olio motore, olio per impianti idraulici e idrostatici, olio per scatole a ingranaggi, olio freni, antigelo, grasso e liquido lavavetri. Tutti i lubrificanti sono di altissima qualità essendo stati creati per sopportare le esigenze estreme in cui lavorano le mietitrebbie Laverda e per assicurare lunga durata ed elevate prestazione di motori, impianti idraulici e impianti di raffreddamento. Ecco alcuni esempi. Laverda Engine Oil E5 15W40: una formula avanzata. E’ stata messa a punto per soddisfare le esigenze dei motori di nuova generazione. Ha caratteristiche di rendimento con un “range” che permette l’impiego nei più svariati casi per motori di nuova e vecchia generazione, con e senza turbo. Laverda Freeze: (antigelo già pronto per l’uso) conforme alle norme: GM 1899 M (1970) Ford ESE-M97B. Garantisce una forte capacità antiossidante e antischiuma. L’accurata scelta

delle materie prime consente un utilizzo continuo per lunghi periodi, riduce le perdite per evaporazione e lo rende compatibile con tutti i materiali, le guarnizioni e le vernici impiegati nei circuiti di raffreddamento. Laverda Bio Hydraulic Oil. Olio biodegradabile, non contiene oli minerali, zolfo, cloro e azoto, valutato secondo procedura CEC-L-33T-82, risulta con un indice di biodegradabilità superiore al 90%. Con ottimo potere lubrificante ed eccellente comportamento, viscosità, temperatura, ha proprietà antiusura, antiossidanti, antiruggine, antischiuma e di demulsività. Sergio Leoni

Disponibile il nuovo Dvd multilingue Laverda, dedicato alle mietitrebbie autolivellanti Panorami di una bellezza mozzafiato fanno da sfondo alle acrobazie della 184 AL e della 255 AL 4 WD. Una voce fuori campo spiega nel dettaglio il funzionamento delle rosse da montagna che riescono a lavorare inerpicandosi su pendenze davvero notevoli. Il nuovo video arricchisce la serie dei Dvd Laverda, che già comprende i titoli “La mietitrebbia Laverda Serie M” e “Gli infiniti orizzonti di Laverda”. Sempre più vicini al cliente anche con le immagini, dunque. Gli interessati possono rivolgersi alla Divisione Ricambi, tel.: + 39 0445 385310 fax: + 39 0445 385303


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L’ album 14 Dagli orologi alla meccanizzazione agricola Le prime ingegnose attività di Pietro Laverda, costruttore di macchine del tempo Anno Domini 1858: S.Giorgio di Perlena è un paesino del Vicentino all’inizio delle colline che, più su, portano all’Altopiano di Asiago. Povere contrade si susseguono tra le colline dove l’unica attività economica è un’agricoltura di puro sostentamento cui la gente del luogo si dedica con indescrivibile fatica. Su tutti e su tutto domina l’occhio vigile e oppressivo dell’Impero Austroungarico, che solo nel 1866 cederà il passo all’Italia unitaria. In questo quadro non certo stimolante un ragazzetto vivace e pronto si occupa di sorvegliare il funzionamento dell’orologio della modesta torre campanaria del paese. Il compito gli è stato assegnato dal parroco di S.Giorgio, lo stesso sacerdote che, su richiesta della madre, gli impartisce la prima istruzione scolastica e che lo avvierà poi agli studi superiori presso il collegio vescovile di Padova. In questa città Pietro Laverda troverà, frequentando anche gli ambienti dell’antica Università, gli stimoli e le conoscenze per avviare, una volta rientrato al paese, la sua attività di costruttore di macchine agricole. A furia di osservare i complicati meccanismi, Pietro Laverda, appena tredicenne, decide di applicare la sua precoce passione per la meccanica copiandoli di sana

Pietro Laverda

pianta, anche se tutti in legno, vista la difficoltà per lui di utilizzare il metallo. L’orologio così costruito funziona perfettamente e continuerà a farlo per molti anni, appeso in bella vista nella casa natale in cui, dopo il 1873, impianterà la sua prima officina. E la passione per gli intriganti meccanismi che misurano lo scorrere del tempo non lo abbandona mai, anche dopo decenni, quando la sua “Ditta Pietro Laverda”, ormai impegnata a pieno nella costruzione di macchine agricole ed enologiche, assume dimensioni industriali importanti per l’epoca, con oltre cento dipendenti. Così, specialmente a seguito del trasferimento della fabbrica in pianura, a Breganze, e grazie al sodalizio stretto con i tre fratelli monsignori Scotton, intransigenti portabandiera della tradizione cattolica ma anche sostenitori delle moderne realizzazioni in campo agricolo ed industriale, Pietro Laverda continua ad occuparsi di chiese e campanili. Questi edifici sono presenze costanti in tutti i paesi grandi e piccoli del cattolicissimo Veneto e quindi rappresentano un potenziale e affatto trascurabile mercato. I registri e le corrispondenze aziendali dell’epoca, conservati a partire dal 1892, ci raccontano i numerosi interventi di riparazione e miglioramento di orologi esistenti ma anche la costruzione di nuovi meccanismi su commissione di parrocchie e comuni. Nel frattempo l’azienda si occupa anche di installare parafulmini per proteggere i campanili e di costruire le massicce incastellature in ferro che sorreggono e fanno suonare le campane. Con l’avvento dell’elettromeccanica le conoscenze acquisite dal figlio di Pietro, Francesco, collaboratore della Edison di Milano, consentono ai Laverda di proporre a parroci e vescovi attrezzature per il suono elettrico delle campane. Nel 1906 viene progettato un grande carillon per il Duomo di Bergamo, così importante da trovare risonanza sulle pagine del Corriere della Sera. Ma una grave malattia colpisce Francesco e priverà per sempre il padre del suo contributo, costringendolo a rinunciare a questo e ad altri importanti progetti.

Quadrante dell’orologio in legno realizzato da Pietro Laverda appena tredicenne e oggi esposto nel museo aziendale Laverda. A destra, il grande orologio installato sul campanile di Breganze nel 1906 e un foglio autografo del costruttore con i calcoli di progetto. A sinistra Pietro Laverda Sr ritratto nei primi anni del Novecento.


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15 Dello stesso anno è anche la costruzione del grande orologio per il campanile di Breganze, una torre che, con i suoi novanta metri di altezza, è seconda nel Veneto solo al campanile di S. Marco a Venezia. Da tempo Pietro Laverda, ripetutamente chiamato dalla locale Amministrazione Comunale a riparare il vecchio orologio, suggerisce la costruzione di una nuova macchina. Così nel febbraio 1905 presenta un preventivo, completo di calcoli e particolari costruttivi, per un importo di 1780 lire. La carica è fornita tramite un contrappeso in ghisa che scorre all’interno della canna del campanile e che va risollevato a mano periodicamente. Decenni dopo, negli anni ’70, verrà applicato un motore elettrico per la ricarica automatica. L’orologio, dopo trattative e modifiche progettuali, sarà completato nel 1906 e continuerà a funzionare per quasi un secolo fino a quando, di recente, verrà sostituito da un modello elettronico. Ma il grande meccanismo fa tuttora bella mostra di sè all’interno del campanile, in attesa che si festeggi, il prossimo anno, il centenario della sua costruzione. Piergiorgio Laverda


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La storia, le storie

Campane, la musica della vita quotidiana Una tradizione di secoli che mantiene immutate produzione e tradizione Sull'imponente campanile di Breganze, a fine '800, furono issate campane “firmate” dalla celebre fonderia Colbachini di Bassano. All'inizio erano 22 (oggi 14), a formare un insieme di campane grandi e piccole incastellate nella struttura realizzata da Pietro Laverda, che per il campanile breganzese poi avrebbe creato anche il nuovo grande orologio. Il Pietro Laverda della prima fase, costruttore meccanico tutto intento a ideare orologi e issarli su campanili e torri, insieme a parafulmini e incastellature per le campane, sicuramente per motivi di lavoro aveva conosciuto i Colbachini della vicina città di Bassano. E non solo in occasione dei lavori al campanile di Breganze. Quella delle campane (dei primi strumenti sonori del genere si trovano notizie risalenti a secoli prima di Cristo in Cina ed Egitto), per secoli il mezzo immediato di comunicazione con la popolazione che scandisce la giornata, dà gli avvertimenti e annuncia notizie lieti e tristi, è un'altra storia di lunga tradizione imprenditoriale. Nella molisana Agnone, ad esempio, la Fonderia Marinelli si rifà ad almeno dieci secoli di percorso imprenditoriale, sulla scia dei laboriosi campanari del posto, in una vicenda iniziata intorno al Mille. Nella veneta Bassano invece l'arte della fusione del bronzo prende le mosse all'inizio del '700, sotto il dominio della Repubblica di Venezia. Si realizzano prodotti d'uso ma presto anche campane per chiese e torri civiche, indispensabili per la vita cittadina di allora. Nei primi anni del '700, come scrive Giuseppe Chiuppani nella “Storia di Bassano”, Giuseppe Colbachini, figlio di tessitori, apre una piccola fonderia nel borgo di Angarano. Anni di duro e oscuro lavoro, in vista di un'affermazione che comincia a decollare più tardi, alla metà del Settecento (la data di fondazione ufficiale della ditta è il 1745, secondo la ricostruzione che si legge nel sito dell'attuale Fonderia Colbachini di Saccolongo, Padova, che prosegue tuttora la saga imprenditoriale della famiglia), e che trova la svolta per la celebrità nel 1779 quando l'azienda viene premiata con la medaglia d'oro della Basilica di Sant'Antonio di Padova per il grandioso concerto di campane ad essa fornito. Da lì in poi, afferma Chiuppani, il nome dei Colbachini si diffuse assai lontano. Di certo, vedendo la lunga fila di riconoscimenti ottenuti ininterrottamente dall'azienda nel corso dell'Ottocento e del Novecento, compre-

si i due attestati papali del 1898 e del 1904, si capisce che il prestigio dei Colbachini era andato via via crescendo. Acquisivano commesse nel Veneto, in Italia, in Europa, grazie a quel mix vincente di sapienza produttiva, di capacità artistica, di cultura musicale che rendevano le loro campane, e i loro concerti, tra i più richiesti. Una crescita imprenditoriale che presto richiede nuove espansioni e infatti i Colbachini, con Daciano, aprono all'inizio dell'Ottocento una nuova fonderia a Padova, ramo aziendale e familiare giunto attivo sino ad oggi, mentre un'altra più tardi viene avviata a Trento: da dove

Laverda S.p.A. via F. Laverda, 15/17 - 36042 Breganze [VI] Italia t. +39.0445.385311 f. +39.0445.873355 webmaster@laverdaworld.com www.laverdaworld.com

uscirà, nel 1924, la grande campana di Rovereto per i caduti della guerra, realizzata fondendo il bronzo dei cannoni austriaci catturati insieme all'oro offerto dalle vedove della Grande Guerra. L'affascinante risvolto della storia delle campane e dello “stabilimento pontificio” Colbachini, così come dei Marinelli di Agnone e di altre antiche dinastie di produttori, sta nel fatto che le campane si realizzano da sempre con la stessa tecnologia. Come afferma un motto dell'odierna Colbachini, “il prodotto in sé è esattamente lo stesso di duecentocinquant'anni fa, consistente in 78 % di puro rame, 22 % di stagno e 100 % di segreti del mestiere, gelosamente custoditi”. Immutato l'antico processo di lavorazione (predisposizione di un'anima di argilla intorno a un nucleo a forma di campana di mattoni refrattari, grazie a una sagoma in legno di noce), immutata l'arte artigiana della realizzazione dei fregi con la tecnica della cera persa, immutati committenti e clienti. Innovative, probabilmente, solo le tecnologie per l'installazione delle grandi campane. Così da secoli campane e campanelli, dal peso di mille chili a pochi ettogrammi, continuano a venir prodotti e venduti, accompagnando con il loro suono la nostra vita. E c'è un ritorno anche agli antichi riti del farle suonare a corda. Pullulano infatti le associazioni sorte per rinverdire i fasti dei vecchi campanari, e di paese in paese risuonano i concerti d'un tempo.

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