Internos Nr.3_settembre/September 2018_La Strada - Der Weg ONLUS

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internos

September Settembre 2018

notiziario interno interne Nachrichtensammlung


SOMMARIO Una nota del presidente: pubblicazioni dell’Associazione ......................... pag. 03 Il punto del Direttore ............................................................................ pag. 04 Galassia: firmato il protocollo d’intesa .................................................... pag. 06 Il progetto Mediazione penale minorile ................................................... pag. 08 Un nuovo modo di pensare la giustizia ................................................... pag. 10

Estatissima ........................................................................................... pag. 14 Betty ................................................................................................... pag. 17 Al centralino: Marina ............................................................................. pag. 21 Clarisse di Camerino: un rosario centrato sulla Carta dei valori dell’Associazione .................................................... pag. 24

Le immagini che corredano il testo si riferiscono all’edizione 2018 di ESTATISSIMA.


Una nota del presidente: pubblicazioni dell’Associazione Paolo Spolaore Un anno fa il Centro studi aveva proposto di articolare una serie di pubblicazioni, mantenendo nella denominazione il riferimento a Internos, il notiziario interno dell’Associazione, nato una ventina di anni fa. Nella seduta estiva, il Consiglio di amministrazione ha deliberato di presentare presso il tribunale di Bolzano la richiesta di pubblicare e diffondere alcune riviste periodiche. Il tribunale ha accolto la richiesta e ha registrato le cinque riviste proposte: 

Quaderni dell’Associazione La strada – der Weg

Internos

Internos - Dossier

Internos – Atti

Internos – News letter

In tal modo è ora autorizzata la diffusione in forma cartacea o digitale di queste pubblicazioni periodiche. La prima uscita è il numero di “Internos- dossier” dedicato al welfare generativo e appena dato alle stampe. Questo numero di “Internos” si presenta dunque come una rivista registrata, che può essere diffusa e circolare pubblicamente.

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Il punto del direttore Paolo Marcato Il 31 agosto si è tenuto a Malosco l’annuale incontro tra Consiglio di Amministrazione, Responsabili di Area e Direzione Quest’anno hanno partecipato anche: 

don Michele Tomasi (neo nominato assi-

stente spirituale dell’Associazione), 

i vice dei responsabili di area,

una parte degli operatori del Centro Studi

a supporto organizzativo della giornata. In particolare l’appuntamento del 2018 è stato centrato sul tema del “dopo di

noi”. Nella prima parte della giornata si è presentato lo stato di fatto del Piano Operativo 2018: ogni responsabile ha descritto brevemente la situazione della propria area, al fine di indirizzare o reindirizzare le attività dei servizi e rendere partecipi tutti gli invitati. Nella seconda parte siamo entrati più nel dettaglio con tre gruppi di lavoro che hanno affrontato i seguenti temi: 

“Dopo di noi persone”;

“Dopo di noi Servizi”;

“Dopo di noi reti”.

Il gruppo “Dopo di noi persone” ha affrontato il tema del necessario cambio generazionale all’interno del Consiglio di amministrazione, tra l’altro in parte già avvenuto con le nuove nomine, ma è stato affrontato il nodo del cambio tra i volontari e di alcuni dipendenti, prossimi alla pensione. Nel “Dopo di noi Servizi” sono stati evidenziati nuovi bisogni del territorio, si sono individuati dei passaggi per migliorare la qualità dei nostri servizi, si è manifestata l’esigenza di alcuni nuovi servizi interni, all’insegna di uno sviluppo sostenibile.

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Nel “Dopo di noi reti� sono stati affrontati sia i temi di adesioni a reti nazionali o internazionali, sia i temi dei tavoli di lavoro territoriali. Una giornata complessivamente piena di stimoli che verranno poi portati alla giornata associativa del 4 ottobre.

Don Michele Tomasi Il vescovo lo ha nominato assistente spirituale dell’Associazione

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Galassia: firmato il protocollo d’intesa Alessandra Belvisi Prosegue

il

percorso

di

avvicinamento

e

collaborazione tra i soggetti che fanno parte di quella che è stata denominata “galassia”. Si tratta di sei enti, tra loro prossimi per storia, affinità valoriale, vocazione sociale, ambiti operativi:  Associazione La strada – der Weg  Associazione Hands  Associazione Hands 4 you  Associazione Excelsior  Cooperativa Eureka  Cooperativa Explora

Lunedì 17 settembre, nella splendida cornice della residenza Mariaheim a Bolzano, i presidenti dei sei enti hanno formalmente siglato un patto di alleanza per rendere maggiormente efficace e di impatto la propria azione sul territorio. L’elaborazione del testo è durata un anno. Con la firma di questo protocollo di intesa i sei enti hanno formalizzato la collaborazione che da tempo è in atto, soprattutto sul piano operativo. Tale collaborazione è consistita finora soprattutto nel darsi reciproco supporto nell'ambito della gestione amministrativa e della formazione. Il protocollo, oltre a potenziare la collaborazione operativa, si propone di promuovere una compartecipazione basata anche su un insieme di valori condivisi, così da rendere possibile una comune prospettiva strategica. Questa impostazione permetterebbe di elaborare un piano operativo di gruppo e un 6

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piano di comunicazione di gruppo. Il gruppo di enti che compone la Galassia deve vivere come opportunità il contesto multiculturale e multilingue in cui tutti operano e quindi orientare l'agire verso gli utenti e il personale a questo valore. Il testo del protocollo di intesa è a disposizione di chiunque via abbia interesse presso la Direzione.

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Il progetto Mediazione penale minorile Marina Bruccoleri Ente finanziatore

Ufficio per la Tutela dei minori e l'inclusione sociale

Data di inizio del servizio e breve storia

Un convegno sulla mediazione penale minorile, tenutosi a Bolzano nel 1997, ha sollecitato alcuni operatori tra cui l’allora responsabile del “Progetto minori” dell’Associazione. La Giunta Provinciale incaricò un gruppo di lavoro di stendere un progetto sperimentale in collaborazione con Autorità Giudiziaria e l’USSM. Dopo un’adeguata formazione e la sottoscrizione di un protocollo d’intesa tra Provincia Autonoma di Bolzano e Dipartimento di Giustizia Minorile, nel novembre 2002 è stata avviata la prima mediazione.

Motivazioni

Fornire una risposta di giustizia riparativa anziché retributiva; dare un ruolo alle vittime che non hanno uno spazio normativo all’interno del sistema penale.

Obiettivo generale

La mediazione ha l’obiettivo di attivare un percorso di responsabilizzazione del minore autore del reato nei confronti della vittima e della collettività.

Destinatari

Minori indagati o imputati di reati penali e le loro vittime.

Attività

Apertura del fascicolo, colloqui preliminari con le parti, mediazione, stesura della relazione e comunicazione dell’esito.

Caratteristiche servizio Metodologia

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del

Le persone accedono al servizio scritto/telefonico. Non c’è lista di attesa

su

invito

Il modello teorico-metodologico di riferimento è quello della "non direttività interveniente" di Michel Lobrot: ascolto attivo, confidenzialità, neutralità, Internos settembre 2018


imparzialità. Enti invianti

Procura della Repubblica, Tribunale per i Minorenni, USSM

Risultati attesi

La risoluzione del conflitto creato dal reato, che le persone si riappacifichino, che chi ha sbagliato impari dai propri errori.

Personale

3 psicologi e 1 educatrice per un totale di 14 h/sett.

Partner principali

Procura della Repubblica, Tribunale per i minorenni, USSM, Ufficio per la Tutela dei minori e l'inclusione sociale della Provincia Autonoma di Bolzano.

Info

Sede in via Parma, 26B aperta da lunedì a venerdì in orario d’ufficio tel. 0471052901 fax0471052902 mediation@lastrada-derweg.org

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Un nuovo modo di pensare la giustizia Luca Guerrato Il nostro ordinamento giudiziario si basa sul concetto di Giustizia Retributiva in cui colui che commette un illecito viene punito in proporzione alla gravità del reato. Nella prospettiva della Giustizia Riparativa il reato non è più visto come violazione di una norma, ma come violazione nei confronti delle persone e delle relazioni interpersonali. Da questo discende l’obbligo di rimediare ai torti commessi.

Giustizia retributiva

Giustizia Riparativa

Punta a punire in base alla gravità

Intento prioritario è risanare il male

del reato

causato

Il reato è la violazione di una norma Il reato è al centro L’impostazione è formalistica, gestita da avvocati e magistrati: la vittima ha un ruolo secondario (spesso gli si

Il reato è una violazione nei confronti di una persona La centralità è attribuita a persone e relazioni La vittima è la principale destinataria di attenzioni ed è coinvolta attivamente

chiede di perdonare) Il male viene retribuito con un male L’offensore paga attraverso la detenzione o vaghi programmi di rieducazione

Il male viene riparato L’offensore ha l’occasione di prendere coscienza delle conseguenze delle sue azioni e può porvi rimedio attivamente

La strada – der Weg ha attualmente in atto tre progetti che s’ispirano ai principi della Giustizia Riparativa. 1.

Mediazione Penale Minorile: è la classica mediazione tra autore e vittima di

un reato; attiva un percorso di responsabilizzazione nei confronti delle parti in conflitto, di riconoscimento dell’altro e della collettività. 10

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2.

Mediazione scolastica: riguarda ragazzi di età

inferiore ai quattordici anni, quindi non imputabili, che hanno commesso atti segnalati dall’autorità scolastica alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni; le vittime possono essere altri ragazzi o il personale della scuola.

Mediazione Penale Minorile Primo

obiettivo

è

responsabilizzazione

attivare nei

un

confronti

percorso del

di

minore

autore del reato, della vittima e della collettività. Nei confronti del minore significa: 1 - promuovere un processo di consapevolezza del fatto che ha causato del male ad un'altra persona, con danno ad essa e/o al suo patrimonio; 2 - far nascere in lui il desiderio di riparazione del male causato; 3 - consentirgli di sviluppare possibilità di scelta alternative tra più comportamenti possibili, con una ricaduta positiva rispetto alla sua maturazione e alle relazioni sociali. La vittima è rivalutata come persona direttamente coinvolta, cui si dà la possibilità di appropriarsi dei fatti accaduti, di esprimere il proprio disagio, la propria rabbia, il proprio dolore, favorendo l’esigenza di essere ascoltata e di capire gli eventi subiti. La collettività diventa parte in causa in quanto beneficiaria degli effetti derivanti da una risoluzione dei conflitti rispetto alla punizione, offrendo opportunità di crescita e rinforzando un senso collettivo di sicurezza sociale. LA VITTIMA Nella giustizia penale minorile la vittima non ha un proprio spazio normativo dove poter soddisfare i bisogni di ascolto e di riparazione del danno subito. E` quindi fondamentale dare rilievo e riconoscimento alla vittima del reato, in un tempo prossimo al momento del fatto, aiutandola a prendersi carico del conflitto al fine di ridurre i sentimenti di insicurezza, di disagio e rabbia suscitati dal reato.

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IL MINORE AUTORE DEL REATO La mediazione svolge una funzione importante in relazione al processo di maturazione del minore autore del reato, impegnandosi nell’attribuzione di significato al reato commesso per favorire la presa di coscienza e la responsabilizzazione da parte del suo autore. IL MEDIATORE Compito del mediatore è creare una situazione neutrale in cui reo e vittima possano incontrarsi e riconoscersi reciprocamente come persone; interviene per favorire la comunicazione tra soggetti in conflitto e consentire una positiva modificazione nella relazione. Il

mediatore

facilita

la

comunicazione e consente alle parti una visione diversa del conflitto

e

la

percezione

di

differenti punti di vista. Il

mediatore

“dà

la

parola”,

consente di verbalizzare il non detto, di affrontare la dimensione personale

della

contenuti

visibili

vicenda e

e

i

invisibili

dell’esperienza vissuta, creando un clima di accoglienza in cui ognuna delle parti si senta riconosciuta e possa esprimere dialetticamente la propria sofferenza.

Progetto di Mediazione Scolastica Oggetto dell’intervento sono i conflitti tra ragazzi infraquattordicenni della scuola primaria e secondaria di 1° grado. Vengono considerati comportamenti che si attuano all’interno della classe, della scuola e dei cortili scolastici: aggressione verbale e/o fisica, ricatto, persecuzione, danni a proprietà altrui, istigazione a compiere atti riprovevoli, contatti fisici inopportuni, appropriazione di cose altrui. L’attivazione del percorso di mediazione avviene attraverso la segnalazione degli agiti da parte del Dirigente Scolastico alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni Finalità della mediazione è promuovere l’uso dello strumento della comunicazione 12

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per migliorare la convivenza sociale. Viene attivata una comunicazione che si configuri come riconoscimento del conflitto/danno e come ascolto e assunzione dei diversi punti di vista rispetto all’evento. La mediazione può concludersi con la definizione di un progetto/programma di riparazione del danno, proposto e concordato dai protagonisti.

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ESTATISSIMA Manuel Mattion Si è da poco conclusa con successo la 12ma edizione di ESTATISSIMA, la più grande attività estiva

organizzata

all’interno

dei

progetti

“doposcuola on air” e dai centri giovani villa delle

rose e charlie brown, dell’associazione la strada – der Weg. Non si tratta della classica attività estiva orientata a far trascorrere ai ragazzini la loro estate

in

modo

positivo.

ESTATISSIMA

si

caratterizza, invece, per una molteplicità di obiettivi, tutti orientati a favorire la crescita personale di bambini, adolescenti e giovani adulti. Per quel che riguarda i bambini, l’obiettivo principale è di far vivere loro l’esperienza del cortile di un tempo: un luogo e uno spazio in cui poter scegliere l’attività preferita, senza stress e imposizioni, sentendosi anche liberi di non fare nulla di particolare, se non stare insieme ai propri amici e divertirsi. I bambini arrivano ogni giorno a Villa delle rose; qui trovano operatori e volontari che

propongono

laboratori

creativi,

animazione, sport, sala prove, giochi da tavola, disegno, gioco libero e molto altro. Saranno loro stessi a scegliere cosa fare, in base ai propri interessi. Le uniche indicazioni sono di rispettare le persone, il materiale e di finire quello che si è cominciato. Molto gradita è la scelta settimanale, lasciata alle famiglie, di partecipare alla grigliata e alla gita. In questo modo i genitori hanno la possibilità di gestirsi al meglio, nel caso in cui si trovassero in difficoltà economiche. La flessibilità contraddistingue il progetto di ESTATISSIMA e il modo di operare del suo staff. Per gli adolescenti, che hanno frequentato la prima superiore, si aprono invece le 14

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porte del volontariato giovanile. Si tratta prevalentemente di “ex bambini”, che hanno frequentato ESTATISSIMA da piccoli e hanno il desiderio di rendersi utili, ma, allo stesso tempo, di stare insieme a tanti altri coetanei, che si trovano a Villa

delle rose per lo stesso motivo. È molto bello osservare l’affiatamento tra questi ragazzi, che iniziano e consolidano percorsi di amicizia, fatti anche di esperienze extra ESTATISSIMA. Sono questi i ragazzi che, poi, parteciperanno anche alle attività e ai progetti proposti dei nostri Centri giovani: Playground, Artmaysound,

Road to Cracovia e Lampedusa, Remember festival, ecc.

Terzo obiettivo di ESTATISSIMA è la promozione del lavoro giovanile. Ogni anno, molti giovani si propongono come animatori durante tutto il periodo estivo. La maggior parte di loro sono stati prima bambini e poi volontari. Da un certo punto di vista può essere considerato la fine del percorso ESTATISSIMA, al contempo è anche l’inizio di un altro percorso chiamato vita. La maggior parte di loro, infatti, deve compilare, per la prima volta, un curriculum vitae e sostenere un vero e proprio colloquio di lavoro. Noi operatori cerchiamo sempre di accontentare tutti, anche perché sosteniamo fortemente il percorso bambino-volontario-giovane lavoratore e crediamo che tutti i giovani debbano avere un’opportunità, se convinti di volersi mettere in gioco in modo serio. Il collante tra questi tre obiettivi è senza dubbio la presenza degli operatori dei Centri giovani e dei Doposcuola, veri e propri professionisti. Grazie alla loro esperienza e al loro operato rendono possibile il raggiungimento delle finalità del progetto, aprendo a tutti i soggetti coinvolti una miriade di opportunità successive all’attività estiva. Con questa impostazione specifica ESTATISSIMA è molto apprezzata e richiesta Internos settembre 2018

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da famiglie, ragazzi e bambini di tutta la città. I numeri confermano il gradimento. Nel 2018 abbiamo raggiunto il record di iscritti: 412 bambini, circa 120 bambini alla settimana, per un totale di 310 famiglie raggiunte. Oltre alle situazioni già conosciute in partenza, durante l’attività sono emerse altre situazioni di disagio, con bambini o intere famiglie con gravi difficoltà sociali o economiche. Grazie all’ottimo rapporto con i servizi territoriali, si è sempre riusciti a trovare soluzioni ottimali, che non intaccassero il percorso educativo intrapreso all’interno di ESTATISSIMA. 82 sono stati i giovani volontari che hanno collaborato per tutto il periodo estivo, mentre come Associazione siamo riusciti ad assumere 29 giovani. Il bilancio di ESTATISSIMA 2018 è senza dubbio estremamente positivo e ha lasciato in tutto il team un’ondata di entusiasmo che sta contagiando la ripartenza delle attività ordinarie e straordinarie. W ESTATISSIMA!

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Betty Elisabetta Starita Ho iniziato a lavorare in Associazione, come educatrice, nel gennaio del 1990, più di ventotto anni fa. Provenivo da Spoleto, dove ero una giovanissima direttrice della comunità terapeutica del Ceis. Sono però nata nel Sannio, al confine tra Campania e Molise, poiché per esigenze lavorative di papà ho vissuto in varie regioni. Alla comunità di Spoleto ho lavorato cinque anni. In occasione di un corso di formazione a Roma, ho conosciuto Alberto, il mio attuale marito e per questo, con molta trepidazione e con sofferenza, ho lasciato casa e lavoro e mi sono trasferita a Bolzano, per operare alla fase dell’Accoglienza del “Progetto uomo”. Per me, che non conoscevo mezza parola di tedesco, è stato come andare all’estero; tutto era strano e molto più costoso; scioccante. Ho lavorato come educatrice per più di 17 anni. Poi volendo mantenere il parttime, per seguire i figli nel periodo dell’adolescenza, e al contempo assecondare le esigenze

organizzative

dell’Associazione,

sono

passata

a

lavorare

in

amministrazione, dato che sono diplomata ragioniera. È stata una sfida che ho accettato di affrontare. All’inizio il drastico cambio di mansioni è stato traumatico: da un incarico centrato su relazioni quotidiane con ragazzi e famiglie a incombenze d’ufficio. Di mio sono portata a cercare gli aspetti positivi della vita e a cogliere, di volta in volta, le opportunità che mi offre. Così, un po’ alla volta mi sono adeguata e ho iniziato a metterci la mia umanità, poiché in ogni ambito e occasione ci si trova a vivere incontri e relazioni con le persone. Con il tempo è cominciato a piacermi ed è Internos settembre 2018

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diventata un’esperienza positiva. Inizialmente mi occupavo anche dei progetti di servizio civile, ora seguiti da Erika, da presentare prima al ministero e poi in provincia, proseguendo la collaborazione con la Fict (la Federazione delle comunità terapeutica). Era un’attività che mi coinvolgeva, nella quale diventava utile la mia conoscenza delle fasi del programma terapeutico e pure dell’Area “Bambini e giovani”, avendo sostituito per un certo periodo un’educatrice della Comunità Sancta Clara. Via via familiarizzavo anche con le procedure amministrativo, assumendo compiti più specifici. Oggi mi occupo degli aspetti gestionali dell’Associazione, in particolare del buon funzionamento, della manutenzione di tutte le strutture, di eventuali emergenze e malfunzionamenti, degli inventari dei beni. Sono quindi in contatto con i coordinatori dei servizi, molti educatori e, al contempo, con fornitori, artigiani, tecnici per l’assistenza. Mi occupo degli acquisti, ordinari o straordinari, della relativa fatturazione, anche sulla base delle indicazioni che ricevo da Alessandra Belvisi, la mia responsabile, e Paolo Marcato, il direttore. Si

tratta

di

un

ruolo

impegnativo, che mi porta di volta in volta a valutare e prendere contempo incontrare

decisioni. mi

permette

molti

Al di

operatori,

educatori, volontari dell’Associazione e pure utenti e persone bisognose che all’Associazione si rivolgono. Del resto il mio ufficio è collocato proprio nell’atrio, accanto alla portineria. Ho dunque modo di vivere un’intensa dimensione relazionale, recuperando un aspetto per me significativo. Sono contenta del mio lavoro, se pur assai differente dai miei esordi come educatrice. Ci sono anche momenti di avvilimento e di rabbia, come, ad esempio,

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di fronte all’ennesimo furto all’interno dei locali della nostra sede. Il direttore, che in queste occasioni è molto più positivo di me, mi dice “Non prendertela! Pazienza! Ne compreremo un altro”. Però io so quanto lavoro c’è dietro, per raccogliere varie offerte, valutarle, chiedere una riduzione di prezzo, ordinare … e allora ci rimango male e m’infurio. Anche perché nel rapporto con i fornitori

cerco

sempre

di

far

conoscere loro chi siamo e come operiamo, ricordando loro che siamo un’associazione senza scopo di lucro, non una ditta o un privato. E devo dire che alcuni di loro mi ascoltano e ci badano. In effetti mi definisco, bonariamente, una testarda e una rompiscatole. Ritrovo un po’ in me i tratti della “azdora” romagnola, la donna che sovrintendeva, con piglio deciso, alla gestione della casa e della fattoria. Una parte di me ama il rigore, la cura e l’attenzione nel fare le cose. Ho un limitato grado di tolleranza rispetto al disordine, all’incuria, alla trascuratezza, allo spreco. Credo che questo tratto della mia indole venga dalle mie esperienze infantili. Sono la terza nata, arrivata dopo la primogenita femmina e il secondogenito maschio, dunque, in un qualche modo ormai un sovrappiù rispetto agli schemi della famiglia patriarcale tradizionale. Mi è stato dato il nome della nonna materna, che era una bracciante agricola a differenza di altre figure parentali più affermate. Per di più mi è stato raccontato, e io ci ho creduto a lungo, che io sono figlia di una zingara, che mi ha abbandonato sulle scale davanti alla porta di casa. Per anni ho custodito questa immagine di me lasciata sola sulla strada; penso di aver sentito il bisogno e il desiderio di affermarmi e rivalermi all’interno della mia famiglia.

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Sono stata una figlia assai ribelle e oppositiva, soprattutto nei confronti di mio padre, maschilista napoletano. Al contempo avevo fin da piccola un gran senso dell’ordine. La mia mamma, sarta eccellente, non aveva tempo di occuparsi delle faccende di casa, io sopperivo al mantenimento e alla cura dell’ambiente di casa. Mi rendo conto che questo mio tratto a volte risulta fastidioso; ad esempio può essere controproducente nel ruolo di educatrice, soprattutto nella relazione con gli adolescenti; in altre situazioni invece può essere utile e produttivo. Per me è sempre gratificante portare bene a termine le cose, spuntare le incombenze fatte, depennare i problemi risolti: tenacia, ostinazione, attenzione, accortezza sono d’aiuto al buon andamento delle cose. Certo in Associazione non si brilla nell’aver cura di quel che si usa, al contempo, proprio per questo, penso che il mio impegno possa essere d’aiuto.

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Al centralino: Marina Marina Bolego Lavoro in Associazione da metà dicembre del 2017. Avendo conseguito il diploma dell’Istituto professionale

per

il

commercio,

le

mie

esperienze lavorative si sono svolte per lo più presso delle aziende commerciali, dove ho svolto mansioni amministrative e finanziare. Fino ad un anno fa ero responsabile della filiale di Bressanone di uno dei Caaf operanti in provincia. Svolgevo la mansione di operatore fiscale ed essendo da sola mi dovevo occupare di tutti i servizi che venivano offerti. Operando a trecentosessanta gradi, occupandomi di mille questioni diverse, il lavoro risultava sì molto interessante ma allo stesso tempo molto stressante e faticoso: mi trovavo a contatto con il pubblico tutti i giorni e il fatto di essere pendolare appesantiva ulteriormente la mia insofferenza. Soprattutto mi pesava il clima che respiravo e vivevo all’interno di quel contesto lavorativo. Sentivo l’esigenza di uscire e abbandonare queste condizioni operative, ma avevo la consapevolezza che cambiare lavoro rimanendo nello stesso ambito non avrebbe cambiato granché. Mi sarebbe piaciuto comunque un lavoro nel sociale a contatto con il pubblico, che è impegnativo ma allo stesso tempo gratificante; purtroppo non avevo i requisiti e dunque ma non avendo i requisiti questo sbocco risultava precluso. Mi è capitato di parlarne con un’amica che lavora in Associazione e di confidarle la mia fatica e la mia insofferenza. Lei mi ha parlato de “La strada”, di come si trova in questo ambiente, sottolineando le modalità positive con cui sono vissute le relazioni con i dipendenti. Mi ha suggerito di presentarmi e offrire una mia disponibilità. E così ho avuto un primo contatto con il direttore. Ciò che mi ha spinto tenacemente a volermi presentare per entrare a far parte del team La Strada, è il fatto che potesse racchiudere un po’ tutto quello che cercavo. Internos settembre 2018

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Avevo una conoscenza generale e generica di quello che fa l’Associazione, per cui ho consultato il sito per avere una visione più ampia e dettagliata dei suoi ambiti d’azione. In un primo momento non vi era spazio per me. Dopo qualche mese ho saputo che l’Associazione stava cercando una centralista, in sostituzione di Sonia che lasciava il suo incarico. La mia mansione di centralinista comporta che io sia il primo contatto con cui dall’esterno si viene in contatto con l’Associazione, al telefono o nell’incontro diretto. Ho quindi una funzione di accoglienza e al contempo di “filtro”. All’inizio le maggiori difficoltà sono state imparare i nomi dei collaboratori interni ed esterni, dei volontari, di chi è utente e chi no, dei fornitori; ho poi dovuto abbinare i visi ai nomi e attribuirli alle per varie aree, a servizi, progetti, comunità ecc. E ancora conoscere e ricordare che cosa fanno le varie strutture, insomma ho dovuto affrontare un mondo nuovo, grande e articolato, che mi si è aperto davanti, rispetto al quale mi trovo, in un qualche modo, in una posizione centrale. In pochissimo tempo mi sono trovata a incrociare tantissimi visi e conoscere molte persone. Questo dinamismo, questa vivacità relazionale e questa intensa esperienza

di

socializzazione

mi

coinvolgono, mi piacciono e corrispondo a tratti del mio carattere. Ho trovato un ambiente di lavoro molto positivo e accogliente. Lavorando

presso

la

sede

dell’Associazione ho percepito l’attenzione e l’ascolto che vengono concessi alle persone che arrivano a La strada e il coinvolgimento sui progetti e le nuove iniziative. Questo lavoro mi permette di rendermi utile e disponibile, per quanto possibile, nei confronti di esigenze e bisogni che mi vengono esposti. Ci sono anche i momenti meno “piacevoli”, in quei giorni in cui c’è un flusso notevole di persone, le telefonate si susseguono, le voci si accavallano. per cui si crea molta confusione. 22

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Lavorare per l’Associazione mi fa sentire la tessera di un puzzle che trova facilmente la sua collocazione proprio perchĂŠ è permesso a tutti di esprimersi in base ai propri talenti e alle proprie capacitĂ , potendo in tal modo inserirsi al meglio e concorrere al raggiungimento dello scopo comune, alla composizione della figura complessiva.

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Clarisse di Camnerino: un rosario centrato sulla Carta dei valori dell’Associazione SPERANZA, FIDUCIA NEL TEMPO A VENIRE, UTOPIA

GUIDA In questo 2018 in cui celebriamo tanti eventi fondanti per la nostra Associazione, accanto a momenti di formazione che ci aiutino ad approfondire quei “ valori che

costituiscono la motivazione che muove e sostiene l’impegno, la fatica e la dedizione di tutti e che sono origine e meta, principio e fine di una strada condivisa”, abbiamo scelto di offrire anche delle occasioni di sosta per fermarci e pregare, consapevoli che “il cammino è ritmato ed illuminato da “azione e contemplazione” le quali aprono alla riflessione, allo studio, alla meditazione e alla preghiera, realtà che si fanno via via disponibilità al servizio ed alla condivisione quotidiana con gli ultimi nel rispetto attento della dignità di ogni persona e della sua promozione”. Pregheremo allora il Rosario, rivolgendoci a Maria, stella della Speranza. A lei chiediamo di aprirci ad una speranza nuova, l’unica che può colmare il desiderio di Dio che è da sempre nel nostro intimo e che vorremmo vedere realizzato nella nostra vita e in quella di quanti il Padre ci chiama ad accogliere, servire, 24

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accompagnare, educare ed amare, condividendone il cammino, lungo quella strada che don Giancarlo ci ha insegnato e prima di noi ha percorso, lasciandoci un esempio e una testimonianza. “La Carta è attenta alla comunione con la comunità ecclesiale, facendo tesoro di

quanto essa propone nei vari documenti, nelle sue encicliche, ma soprattutto nella vivacità e creatività dei suoi testimoni” - ci ricorda don Giancarlo. Per questo i classici “misteri” saranno sostituiti da brevi riflessioni che ci aiutino a capire come oggi possiamo ancora imparare a sperare, ad avere fiducia nel tempo a venire, a coltivare l’utopia, così come la Madre Chiesa ci insegna, attraverso le parole del Santo Padre, e la nostra carta dei valori ci ricorda, offrendoci “una

bussola costante che orienta il cammino non facile, ma vivo e costante ” di noi tutti, indicandoci delle linee guida salde e sicure per compiere il nostro servizio agli ultimi. 1° MOMENTO: SPERA, SPERA SEMPRE! LETT 1: dalle parole di papa Francesco (Udienza del 20 settembre 2017): Lì dove Dio ti ha seminato, vivi, pensa e spera! Sempre spera. Non arrenderti alla notte. Ricorda che il primo nemico da sottomettere non è fuori di te: è dentro. Pertanto, non concedere spazio ai pensieri amari, oscuri. Questo mondo è il primo miracolo che Dio ha fatto, e Dio ha messo nelle nostre mani la grazia di nuovi prodigi. Il mondo cammina grazie allo sguardo di tanti uomini che hanno aperto brecce, che hanno costruito ponti, che hanno sognato e creduto, che hanno osato l’utopia; anche quando intorno a sé sentivano parole di derisione. Non pensare mai che la lotta che conduci sia inutile. Alla fine dell’esistenza non ci aspetta il naufragio: in noi palpita un seme di assoluto. Tutto nasce per fiorire in un’eterna primavera. Ovunque tu sia, costruisci! Se sei a terra, alzati! Lasciati aiutare per rimetterti in piedi. Se sei seduto, mettiti in cammino! Se la noia ti paralizza, scacInternos settembre 2018

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ciala con le opere di bene! Se ti senti vuoto o demoralizzato, chiedi che lo Spirito Santo possa nuovamente riempire il tuo nulla. Se ti colpisce l’amarezza, credi fermamente in tutte le persone che ancora operano per il bene: nella loro umiltà c’è il seme di un mondo nuovo. E soprattutto, sogna! Non avere paura di sognare. Sogna un mondo che ancora non si vede, ma che di certo arriverà. Gli uomini capaci di sognare hanno regalato all’uomo scoperte scientifiche, hanno solcato gli oceani, hanno calcato terre che nessuno aveva calpestato mai. Pensa a questi uomini. E coltiva ideali. Vivi per qualcosa che supera l’uomo. E se un giorno questi ideali ti dovessero chiedere un conto salato da pagare, non smettere mai di portarli nel tuo cuore. La fedeltà ottiene tutto. Impara dalla meraviglia, coltiva lo stupore. Vivi, ama, sogna, credi. E, con la grazia Dio, non disperare mai. Fede, speranza e utopia procedono insieme. LETT 2: dalla Carta dei Valori dell’Associazione Chi ha a cuore le persone, ogni persona e il mistero della sua storia, ha a cuore l’utopia.

Utopia

è

un

luogo

dell’animo. Utopia è lo sguardo che muove oltre i limiti angusti del presente e si apre alla visione del mondo nuovo. Utopia è attesa e promessa, e, insieme, slancio fecondo e vitale. Utopia è la voce del cuore che procede oltre la voce della ragione. L’utopia si fa speranza fiduciosa allorché si affida alla misteriosa provvidenza divina e in essa, attivamente, confida. 2° MOMENTO: CAMMINARE NELLA SPERANZA LETT 1: dalle parole di papa Francesco (Udienza del 1° marzo 2017) Per comprendere meglio cosa significhi camminare nella speranza, dobbiamo riferirci all’esperienza fondamentale dell’Esodo degli Israeliti. Il punto di partenza è la condizione di schiavitù in Egitto, l'oppressione, i lavori forzati. Ma il Signore non ha dimenticato il suo popolo e la sua promessa: chiama Mosè e, con braccio 26

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potente, fa uscire gli israeliti dall'Egitto e li guida attraverso il deserto verso la Terra della libertà. Durante questo cammino dalla schiavitù alla libertà, il Signore dà agli Israeliti la legge, un insieme di valori, per educarli ad amare Lui, unico Signore, e ad amarsi tra loro come fratelli. L'Esodo è lungo e travagliato: simbolicamente dura 40 anni, cioè il tempo di vita di una generazione. Una generazione che, di fronte alle prove del cammino, è sempre tentata di rimpiangere l'Egitto e di tornare indietro. Anche noi conosciamo la tentazione di tornare indietro, tutti. Ma il Signore rimane fedele e quella povera

gente,

guidata

Mosè,

arriva

alla

promessa. cammino speranza:

Tutto è

Terra questo

compiuto la

da

speranza

nella di

raggiungere la Terra, e proprio in questo senso è un "esodo", un'uscita dalla schiavitù alla libertà, dal peccato, all'incontro con il Cristo Risorto. Ogni passo, ogni fatica, ogni prova, ogni caduta e ogni ripresa, tutto ha senso solo all'interno del disegno di salvezza di Dio, che vuole per noi come per il suo popolo la vita e non la morte, la gioia e non il dolore. LETT 2: dalla Carta dei Valori dell’Associazione Ogni persona porta con sé, custodita nella profondità del suo animo, la possibilità della rinascita, del cambiamento, della trasformazione; ha in sé la potenzialità di generare il bene. Chi ha a cuore il rinnovamento e la crescita verso autonomia e libertà confida nel tempo e guarda con fiducia a ciò che ha da venire. 3° MOMENTO: LA COMUNITÀ SCUOLA DI SPERANZA LETT 1: dalle parole di papa Francesco (Udienza del 1° marzo 2017) La speranza cristiana non ha solo un respiro personale, individuale, ma anche comunitario. “Sperare insieme” significa imparare a pregare gli uni per gli altri, sostenerci a vicenda, aiutarci a vicenda. Ma non solo aiutarci nei tanti bisogni delInternos settembre 2018

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la vita quotidiana, ma aiutarci e sostenerci nella speranza. E coloro ai quali è affidata la responsabilità e la cura dei fratelli sono i primi ad essere invitati ad alimentare la speranza, e questo non perché siano migliori degli altri, ma in forza di un servizio al quale sono chiamati e che va ben al di là delle loro forze. L’attenzione poi va posta sui fratelli che rischiano maggiormente di perdere la speranza, di cadere in quella disperazione che porta a fare cose brutte, su chi è scoraggiato, su chi è debole, su chi si sente abbattuto dal peso della vita e delle proprie colpe e non riesce più a sollevarsi. In questi casi, la vicinanza e il calore di tutta la Comunità devono farsi ancora più intensi e amorevoli e assumere la forma della compassione, che non è compatire l’altro ma patire-con l’altro, soffrire con l’altro, avvicinarsi a chi è nel dolore, portare le debolezze altrui, offrire conforto e consolazione a chi ha bisogno, una parola, una carezza, che venga dal cuore. E questo è ciò che opera la speranza cristiana, quando assume i lineamenti forti e al tempo stesso teneri dell’amore. Si comprende allora che nessuno impara a sperare da solo. Non è possibile. La speranza, per alimentarsi, ha bisogno necessariamente di un “corpo”, nel quale le varie membra si sostengono e si ravvivano a vicenda. Questo allora vuol dire che, se speriamo, è perché tanti nostri fratelli e sorelle ci hanno insegnato a sperare e hanno tenuto viva la nostra speranza. LETT 2: dalla Carta dei Valori dell’Associazione Fiducia

e

speranza

trovano forza

e

alimento nella coesione organizzativa, nel sentimento

di

appartenenza,

nella

condivisione ideale, nella collaborazione e nel sostegno reciproco, per cui nessuno, mai, si sente da solo. Fiducia e speranza crescono dentro il clima di lavoro, lo stile delle relazioni, la partecipazione al lavoro comune, la comunicazione reciproca, sostenute dalla convinzione che lo spirito di gruppo è sempre una risorsa e un sostegno. Fiducia e speranza trovano conforto nel sapere professionale e nella riflessione, mediante i quali il dato contingente e oscuro viene assunto ed elaborato entro un orizzonte più ampio, meno angusto e, dunque, più comprensibile.

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4° MOMENTO: LA SPERANZA È SORELLA DELLA FIDUCIA LETT 1: dalle parole di papa Francesco (Udienza dell’11 ottobre 2017) Ogni mattina è una pagina bianca che il cristiano accoglie con gratitudine e stupore come dono di Dio su cui ricominciare sempre a scrivere con le opere di bene. Dopo aver conosciuto Gesù, noi non possiamo far altro che scrutare la storia con fiducia e speranza. Gesù è come una casa, e noi ci siamo dentro, e dalle finestre di questa casa noi guardiamo il mondo. Perciò non ci richiudiamo in noi stessi, non rimpiangiamo con malinconia un passato che si presume dorato, ma guardiamo sempre avanti, a un futuro che non è solo opera delle nostre mani, ma che anzitutto è una preoccupazione costante della provvidenza di Dio. Tutto ciò che è opaco un giorno diventerà luce. Perciò non ci abbandoniamo al fluire degli eventi con pessimismo, come se la storia fosse un treno di cui si è perso il controllo. La rassegnazione non è una virtù cristiana. Chi reca speranza al mondo non è mai una persona remissiva. Non c’è costruttore di pace che non abbia compromesso la sua pace personale, assumendo i problemi degli altri. La persona remissiva, non è un costruttore di pace ma è un pigro, uno che vuole stare comodo. Mentre il cristiano è costruttore di pace quando ha il coraggio di rischiare per portare il bene, il bene che Gesù ci ha donato, ci ha dato come un tesoro. LETT 2: dalla Carta dei Valori dell’Associazione Le relazioni educative, terapeutiche, tra colleghi, si ispirano e si fondano sull’idea di crescita, di trasformazione, di rinnovamento della persona e, per

questo,

l’esperienza

del

valorizzano divenire,

del

mutamento, del “a-venire”. Da ciò discende uno stile operativo e comunicativo

improntato

alla

fiducia e alla speranza, senza le quali

svanirebbe

il

senso

dell’impegno e dell’esistenza dell’Associazione. Fiducia e speranza non debbono essere ingenue e infantili, ma poggiare su una solida percezione della realtà, con i suoi limiti, le sue difficoltà e resistenze al cambiamento. Internos settembre 2018

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5° MOMENTO: LA SPERANZA SA ATTENDERE CON PAZIENZA LETT 1: dall’udienza di papa Francesco sulla speranza (Udienza dell’11

ottobre 2017) Il cristiano non è fatto per la noia; semmai per la pazienza. Sa che anche nella monotonia di certi giorni sempre uguali è nascosto un mistero di grazia. Ci sono persone che con la perseveranza del loro amore diventano come pozzi che irrigano il deserto. Nulla avviene invano e nessuna situazione in cui un cristiano si trova immerso è completamente refrattaria all’amore. Nessuna notte è così lunga da far dimenticare la gioia dell’aurora. E quanto più oscura è la notte, tanto più vicina è l’aurora. Se rimaniamo uniti a Gesù, il freddo dei momenti difficili non ci paralizza; se anche il mondo intero predicasse contro la speranza, se dicesse che il futuro porterà solo nubi oscure, il cristiano sa che in quello stesso futuro c’è il ritorno di Cristo, basta per avere fiducia e non maledire la vita. Tutto verrà salvato. Tutto. Soffriremo, ci saranno momenti che suscitano rabbia e indignazione, ma la dolce e potente memoria di Cristo scaccerà la tentazione di pensare che questa vita è sbagliata. LETT 2: dalla Carta dei Valori dell’Associazione Il dolore, la fatica, il peso del presente non annientano la speranza e la volontà di progettare il futuro. Nelle ore più buie della notte, la sentinella confida nell’aurora. Nessuna persona è perduta, ogni persona

è

un

progetto proiettato futuro.

nel Quel

progetto ha i suoi tempi, che nessuno conosce e che non si possono forzare. Il seminatore non ha fretta, ma attende, operoso, che il tempo faccia il suo corso.

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INVOCAZIONI TRATTE DALLA CARTA DEI VALORI GUIDA: i valori indicano ciò per cui vale la pena, l’idealità che anima e ravviva la

passione, la motivazione che muove e sostiene l’impegno, la fatica, la dedizione; TUTTI: sostienici Signore nel servizio quotidiano e consolida lo slancio del nostro cuore perché quando l’emotività viene meno siano la tua forza e la tua grazia a guidarci nel cammino. GUIDA: gli ideali definiscono e fissano punti di riferimento per orientarsi nel

cammino, sono origine e meta, principio e fine di una strada condivisa; TUTTI: rendici forti e coraggiosi Signore quando la quotidianità, con i suoi limiti e la sua opacità, appare inadeguata rispetto alle intenzioni, perché non abbandoniamo il percorso e l’utopia che ci hai ispirato. GUIDA: i valori dell’Associazione sono custoditi nella sua storia, con le scelte e le

decisioni che l’hanno segnata, nelle intenzioni dei fondatori, nelle indicazioni fissate dallo Statuto e sono definiti dai legami intessuti con persone, movimenti, organismi, federazioni, enti, con i quali ha collaborato nel corso degli anni; TUTTI: fa’ di noi tutti Signore testimoni grati e generosi del dono ricevuto, memoria vivente della strada intrapresa, custodi fedeli di un’ispirazione feconda di bene, nella concretezza etica dell’umanesimo cristiano. GUIDA: Non si può servire, senza vivere e tenere presente il principio della

giustizia e della lotta contro ciò che è causa di ingiustizia e disuguaglianza; TUTTI: illumina Signore il nostro operare perché sappiamo essere costruttori di una giustizia che sia attenta agli ultimi e solidale con le vittime di violenza. GUIDA: l’adesione e la fedeltà ai valori si fanno vive e pregnanti se generano

continuità e coerenza tra dichiarato e realizzato; TUTTI: aiutaci Signore a coniugare, pur nell’opacità e nei limiti dell’agire umano e dei sistemi organizzativi, il pensato con l’agito, l’ideale con il quotidiano perché sappiamo prenderci ugualmente cura di coloro che, dentro l’Associazione, vivono un percorso comune e condiviso e anche di quanti interpellano i nostri servizi. Internos settembre 2018

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INTERNOS Edizione/Ausgabe: Nr.03/2018- Settembre/September 2018 Pubblicazione registrata presso il tribunale di Bolzano il 06.08.2018 R.G. n. 3006/2018 Ermächtigung Landesgericht Bozen 06.06.2018 nr. 3006/2018 Associazione – Verein “La Strada - Der Weg ONLUS” Via Visitazione - Mariaheimweg, 42 39100 Bolzano Bozen Tel 0471 203111 Fax 0471 201585 e-mail: info@lastrada-derweg.org www.lastrada-derweg.org Realizzazione/Ausführung: Centro Studi e Biblioteca Direttore responsabile/presserechtlich Verantwortlicher: Massimo Antonino Redazione/Redaktion: Massimo Antonino, Francesco Campana, Fabrizio Mattevi,

Lena Prossliner, Dario Volani Grafica/Grafik: M. Antonino

Se vuole fare una donazione all’Associazione “La Strada - Der Weg ONLUS“ Falls Sie dem Verein “La Strada - Der Weg ONLUS“ eine Spende machen möchten IBAN – IT29 R060 4516 0800 0000 139000 Grazie/Danke

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