Internos Nr.3_ottobre/Oktober 2012_La Strada - Der Weg ONLUS

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Nr.03/ 01

Periodico interno trimestrale Interne vierteljährliche Zeitschrift


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Sommario - Inhaltsverzeichnis

Un racconto biografico Il convegno sullo sviluppo di comunità Croce al merito del Tirolo a don Giancarlo Bertagnolli Appunti dall’Eremo Nel maniero illustrato Le Polimpiadi La famiglia oggi Lasciare il segno, ma come? Amicizia e salute mentale Bulli e pupe 0-3: un progetto per mamme e bambini Progetto Naturalmente Italia Backstage Ecologia e prevenzione Succede anche questo Autunnissima 2012 Cosa bolle in pentola

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Un racconto biografico una storia che potrebbe essere quella di voi operatori Mi pare utile segnalarvi un libro molto interessante per conoscere le situazioni di disagio psichico oggi così frequenti e che ci interpellano tutti. È il libro di Alberto Trevisan dal titolo” Ho saltato il muro (ediz. Dehoniane, Bologna), storia di un disagio psichico”. Racconta l’esperienza di vita di un operatore in ambito socio-sanitario e psichiatrico, costretto ad affrontare le molte difficoltà del suo lavoro. È una testimonianza coinvolgente di chi ha sperimentato sulla propria pelle, che dal disagio psichico non si esce senza farsi aiutare. Solo così si può ritrovare la fiducia nella vita, la serenità e la voglia di vivere. È questo un tema di crescente attualità troppo spesso liquidato in maniera superficiale. Lo trovo un libro adatto alla nostra biblioteca, ma soprattutto da leggere e incastonare nel profondo dei nostri cuori per una solidarietà concreta e quotidiana.

Don Giancarlo Bertagnolli

fondatore e assistente spirituale Associazione “La Strada - Der Weg ONLUS”

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Il convegno sullo sviluppo di comunità Due giorni di dibattito per capire come favorire lo sviluppo di relazioni umane positive Si è svolto l’11 e il 1 ottobre il convegno “La società civile come fonte di benessere”, organizzato dall’associazione “La Strada - Der Weg ONLUS”,

dall’Assb e dal consultorio “Ehe und Erziehungsberatung Südtirol”. Il convegno è stato ospitato dalla libera Università Di Bolzano, il cui rettore Konrad Lorenz ha aperto ufficialmente i lavori. Gli illustri relatori, provenienti dalla Germania e dall’Italia hanno esposto iniziative di sviluppo di comunità sia all’ estero che a livello nazionale e fatto il punto con rilevazioni statistiche sui benefici per la popolazione in presenza di buone prassi per lo sviluppo di relazioni umane. 4

Nella tavola rotonda finale si è passati dal generale al particolare calandosi nella realtà locale e analizzando lo sviluppo di comunità in Alto Adige sia nelle realtà cittadine che in quelle di paese. Ca. 90 partecipanti hanno presenziato alle due giornate, dando dei riscontri positivi sul livello organizzativo e sulla qualità degli interventi. Come di consueto agli interventi frontali in plenaria si sono alternati lavori di gruppo per permettere ai partecipanti di approfondire le tematiche e di avere un contatto più diretto con il relatore. Un ringraziamento particolare va ai componenti del comitato scientifico: Stefan Eikemann, Bruno Marcato e Rodolfo Tomasi e allo staff del centro studi che per l’occasione è stato rinforzato da Miriam d’Amato, Gianni Ribolli, Damiano Lazzaro e Gabriel Peer. Un grazie anche ai colleghi dei centri giovani Charlie Brown e Villa delle Rose per lo smontaggio della mostra tematica sullo sviluppo di comunità allestita all’esterno della sala convegni. M.A. Centro Studi “G. Antonin”


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Il rettore della LUB Konrad Lorenz

Il presidente dell’associazione La Strada-Der Weg ONLUS Otto Saurer

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Stefan Eikemann, chairman della prima giornata

Bruna Zani, UniversitĂ di Bologna

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Bernd RĂśhrle, UniversitĂ di Marburgo

Annalisa Cerri e Elena Manzoni, ass. Contatto Onlus - Mi

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Rodolfo Tomasi, chairman della seconda giornata

Mauro Randi, assessore alle politiche sociali del comune di Bolzano

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Michelangelo Belletti, coop. sociale Vedogiovane - Novara

Ilaria Riccioni, LUB

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Ulrike Baumheier, UniversitĂ di Brema

tavola rotonda con: consultorio Arca, ASSB, H. Elsler, VKE, Scuola media AlďŹ eri, Ass. La Vispa Teresa, Fondazione Vital

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pubblico durante i lavori

segreteteria in azione

un po’ di meritato relax

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Croce al merito del Tirolo a Don Giancarlo Bertagnolli Un importante riconoscimento per il nostro padre fondatore “Solo Dio sa se mi merito veramente questo premio”: questo il primo commento a caldo di Don Giancarlo ai giornalisti che lo hanno intervistato quando lo scorso 16 settembre ha ritirato la prestigiosa onorificenza dalla mani del governatore dell’Alto Adige Durnwalder e dal governatore del Nordtirolo Günther Platter nella splendida cornice di Castel Tirolo. Un commento carico di umiltà, come è nello stile di don Giancarlo. La riprova che, anche senza cercare clamore e visibilità, ma perseverando nel silenzioso impegno quotidiano, si può fare del bene a tante persone e venire apprezzati per questo. Un altro commento sincero e schietto, in tipico stile don Giancarlo, che non deve aver fatto piacere a più d’uno è stato l’aver candidamente affermato di non sentirsi tirolese in quanto troppo legato alle proprie origini trentine. A maggior ragione un premio doppia1

mente meritato in quanto Giancarlo ha dimostrato di aver saputo spendersi per tutta la vita per un territorio che non è quello da cui egli proviene. Anche il fatto di essere l’unico italiano premiato quel giorno ha destato scalpore, anche se ciò non dovrebbe avvenire in quanto qualsiasi persona di qualsiasi nazionalità dovrebbe potersi impegnare per migliorare il territorio in cui ha scelto di vivere. Tornando al Don, sappiamo che la cerimonia gli ha riservato anche momenti di forte commozione, soprattutto quando, già forte della compagnia del presidente Saurer, del vicepresidente Spolaore e del consigliere Salghetti è stato raggiunto a sorpresa da un gruppo di irriducibili fans, amici storici che lo affiancano da oltre 35 anni, i quali con coraggio e forse un po’ di faccia tosta (che non guasta mai), sono riusciti ad eludere i controlli del servizio d’ordine e a presentarsi nella sala dei cavalieri giusto in tempo per applaudire il loro beniamino al momento della premiazione.


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Forse l’importanza di questi premi sta nel fatto che aiutano l’opinione pubblica a ripercorrere fasi e momenti importanti della biografia della persona premiata facendosi un’idea dell’importante contributo che la persona ha saputo dare alla società. E comunque questi premi sono in fondo un modo collettivo per dire grazie, un grazie sincero a chi ha deciso di donare la propria vita agli altri senza chiedere niente in cambio. M.A. Centro Studi “G. Antonin”

Appunti dall’Eremo Anche quest’anno alcuni di noi, 16, hanno avuto il privilegio di abbeverarsi alla fonte dell’Eremo di Monte S. Giorgio. L’accoglienza dei Camaldolesi, in particolare padre Franco, padre Gianni, padre Lorenzo, è stata quanto mai cordiale. I partecipanti che lo volevano hanno avuto l’opportunità di unirsi ai conventuali nelle preghiere del giorno: dalle letture e le lodi mattutine, all’ora media, ai vespri, talvolta uniti alla Santa Messa. Sempre chi voleva ha avuto la possibilità di assistere mattina e pomeriggio ad una Lectio; nel ruolo di docenti si sono alternati padre Franco Mosconi e padre Lorenzo Saraceno. Padre Mosconi ci ha illustrato alcuni capitoli dell’Apocalisse di Gesù

Cristo secondo Giovanni, fornendo una chiave di lettura a quelli di noi che si accostavano per la prima volta al testo ed interessanti spunti anche per i più esperti. L’Apocalisse vuole ottenere che il mondo non ci faccia paura, ma neanche ci seduca (idolatria). Libertà è inginocchiarsi solo davanti a Dio. E’ il mistero pasquale della redenzione la chiave di lettura dell’universo e della storia. Padre Mosconi ha avuto anche modo di replicarci un’interessante conferenza tenuta qualche anno fa sul tema “La Chiesa: luogo di dialogo”, commentando anche articoli di illustri vaticanisti. Nell’ultima Lectio ha avuto modo di illustrarci le sette beatitudini contenute nel testo dell’Apocalisse. Le 13


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Lectio di Padre Lorenzo si sono incentrate su temi diversi. Un commento al brano evangelico Lc 7,36-50 dove Gesù perdona una peccatrice, soffermandosi sulla forza salvifica della fede come epifania d’amore. Per illustrare invece la parabola degli operai nella vigna, Matteo 0 (1-16), il relatore ha analizzato i motivi del nostro sconcerto che nasce dal fatto che il Signore non solo paga gli ultimi uguale ai primi, ma paga gli ultimi per primi! Dietro a questo pagamento c’è la posta del – centuplo-, cioè della salvezza e dell’invidia dei primi. In una Lectio successiva, padre Lorenzo ha analizzato la 14

formula della consacrazione (Questo è il mio corpo), con la chiave di lettura del giovedì Santo e non del Corpus Domini, tenendosi, come ha voluto sottolineare, al di sopra delle parti. Partendo dal racconto dell’ultima cena negli evangelisti Matteo, Marco e Luca, ha sottolineato conconcordanze e discordanze rispetto al racconto contenuto nella Lettera di S. Paolo ai Corinzi cap. 11, 3-35, per concludere che l’Eucarestia è partecipazione al destino di Cristo e alimento che ci nutre in attesa della Sua venuta. Nell’ultima Lectio padre Lorenzo ha fatto un’interessate analisi del Salmo 85 illustrandoci anche la


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sua metodologia di approccio al testo e di strutturazione del canto in poesia dove il salmo scaturisce in preghiera e finisce in inno. Mi sono dilungato nei riferimenti alle Lectio per sottolineare come i fratelli di clausura siano in grado non solo di farci comprendere le Sacre Scritture, ma di motivarci a leggerle. Come al solito chi voleva ha potuto, nei momenti di intervallo, godersi la splendida natura del cocuzzolo che sovrasta il lago fra gli abitati di Garda e Bardolino e ci permette di spingere lo sguardo a sud fino alla penisola di Sirmione ed a ovest fino al golfo di Salò.

Qualche acquazzone e qualche piccola turbolenza hanno reso l’aria più fresca permettendoci di meglio percepire il profumo dei cipressi e delle siepi di alloro frammisti a quelli delle piante aromatiche. Il rientro nella serata di venerdì ci ha permesso di schivare il traffico estivo del fine settimana. N.B: il soggiorno per la prima settimana di luglio dell’anno 2013 è già fissato e quindi sono virtulamente aperte le iscrizioni! Arrivederci! Paolo Spolaore

Nel maniero illustrato La ripresa dell’attività dopo la pausa estiva ha visto questo Consiglio di Amministrazione impegnato in una performance originale. Qualcuno ricorderà che il precedente C.d.A. si riunì il 3 agosto 009 nei pressi del rifugio Gardeccia stabilendo un record di 1949 metri di altezza. Ebbene, il nuovo C.d.A. si è riunito l’11 settembre di quest’anno nella cornice più antica. Dobbiamo entrambi i record alla fantasia ed all’impegno del consigliere Rolando Brunelli, ma soprattutto della di lui consorte e socia Fernanda Costalonga. E’ stato così possibile “inaugurare il nuovo anno sociale” con una visita guidata del “maniero illustrato” Castel Roncolo con il dotto accompagnamento della professoressa Galantini.

Quindi don Giancarlo ha celebrato la S. Messa nella cappellina del castello. Dopo un generoso buffet, pure offerto dai coniugi Brunelli, si è tenuta la seduta del C.d.A. nella tiepida cornice del cortile interno del castello a noi per l’occasione riservato. Un pomeriggio indimenticabile! Paolo Spolaore

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Le Polimpiadi Un pomeriggio di giochi nel cortile di via Mozart 35 sono stati i giovani atleti che giovedì 16 agosto hanno partecipato al pomeriggio di giochi e divertimento organizzato dagli educatori del Polo Ovest. In concomitanza con le Olimpiadi di

Londra, i bambini del Firmian hanno gareggiato dando il loro meglio in cinque specialità più ispirate ai giochi popolari che alle classiche olimpiadi: riempire una bottiglia trasportando l’acqua con una spugna, bowling, correre lungo il perimetro dell’isolato tenendo un cucchiaino con una pallina in equilibrio, fare goal con una vera stecca da hockey in una porta conforme, dimostrare la propria agilità e resistenza facendo il maggior numero di 16

salti con la corda in un lasso di tempo stabilito dagli educatori. Chiunque partecipasse a tutti i giochi, qualsiasi fossero i tempi e il punteggio ottenuti, riceveva la merenda offerta dal centro educativo. Tanto il divertimento e la partecipazione per giochi che molti bambini hanno trovato del tutto nuovi. Gli operatori sono rimasti soddisfatti sia per il lavoro d’equipe, supportato da una valida forza volontaria, sia dall’ impegno e dalla partecipazione dei bambini. Roberta Catania Centro Studi “G. Antonin”


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La famiglia oggi Tra le tante forme di famiglia possibile vi è anche quella affidataria “Mamma, papà ed io”, questo è il concetto di famiglia tradizionale, oggi non sempre scontato, in alcuni casi quasi raro. Ci sono famiglie di un solo componente, i cosiddetti single; famiglie numerose; nuclei formati da un solo genitore e dai suoi figli; nonni o zii e nipoti, cugini come fratelli: oggi spiegare la parola “famiglia” diventa molto più difficile. L’affidamento familiare: un altro modo di fare famiglia “Mi accogli nella tua famiglia? La mia è un po’ in difficoltà.” Questo è lo slogan della nuova campagna di sensibilizzazione all’affidamento familiare che la Ripartizione provinciale Famiglia e Politiche sociali sta diffondendo in questo periodo. L’affidamento di minori è un servizio che si basa sulla collaborazione tra famiglie, sulla solidarietà tra genitori. Fare il padre o la madre è il mestiere più difficile del mondo e se si è soli e in situazioni di difficoltà lo è ancora di più: problemi familiari, una malattia, un trasferimento, difficoltà economiche, disturbi psicologici dei genitori, problemi che seriamente potrebbero ostacolare il percorso educativo del bambino abituandolo a vivere in una

situazione di disagio personale e sociale.Chiedere aiuto spesso risulta difficile, ma l’amore per i figli lo rende più semplice. I genitori naturali in questi casi, con il sostegno dei distretti sociali competenti, si avvalgono del supporto di altre famiglie che offrono un posto al minore nella loro casa, mantenendo un rapporto costante con la famiglia d’origine. L’obiettivo è solamente quello di dare amore, ascolto e attenzione al minore, salvaguardando la sua personalità, le sue idee e la sua cultura. In questo momento di crisi economica e d’instabilità sociale l’affidamento familiare diventa un servizio di estrema importanza: la richiesta d’aiuto da parte di alcune famiglie e la disponibilità garantita da molte altre fornisce uno spaccato di una società attiva, responsabile e aperta alla collaborazione. Un minore in affidamento ha più figure di riferimento e può, col tempo necessario, godere di una stabilità di rapporti che, con le relative differenze, assomiglia a quella della vecchia famiglia allargata. Ma quali sono i requisiti per far parte di questa rete di collaborazione familiare? La famiglia affidataria può essere rappresentata da un single, da una coppia coniugata o da una coppia di conviventi, è indifferente se si abbiano o no figli e non ci sono da rispettare scadenze particolari: l’unica prerogati17


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va è la motivazione. La famiglia affidataria, in base al proprio reddito, riceve un rimborso mensile e i genitori affidatari, così come quelli naturali, hanno diritto a congedi lavorativi legati al minore a loro assegnato. LA PAROLA ALLA COORDINATRICE, SABINE KRISMER “L’affidamento familiare, come espressione di una genitorialità sociale e di solidarietà, è un inter-vento importante della tutela minorile. In base alle differenti esigenze del minore e alla specifica situazione di disagio della famiglia d’origine, possono esserci diverse forme di affidamento familiare: affidamento a tempo pieno, in cui il minore vive in maniera continuativa presso la famiglia di origine e affidamento a tempo parziale, in cui il minore trascorre presso la famiglia affidataria il giorno o parte di esso, ma poi torna a casa dai suoi genitori. Attualmente in Alto Adige sono 91 i minori che vivono presso famiglie affidatarie, di cui 155 in affidamento a tempo pieno e 136 in affidamento a 18

tempo parziale. Il numero dei genitori affidatari è però in calo: se due anni fa erano ancora 142 i genitori affidatari attivi in Alto Adige, adesso sono solo 106. Questo momento di crisi porta a consolidare e sviluppare ulteriormente il sistema di affidamento familiare, sostenendo ancora di più le famiglie affidatarie nel loro compito delicato e impegnativo. Chiunque sia interessato alla tematica dell’affidamento familiare può rivolgersi, per il territorio di Bolzano, in qualsiasi momento al Centro affidi, via Mendola 1 3/a a Bolzano, tel. 0471 91 4 49 o consultando il sito www.provincia.bz.it/politiche-sociali/default. asp”.I servizi e gli operatori sociali appoggiano con una presenza costante queste “nuove” famiglie, pur rispettandone l’intimità e la privacy. Sensibilità e discrezione sono due virtù che ad un operatore sociale sono più indispensabili dei titoli di studio. Roberta Catania Centro Studi “G. Antonin”


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Lasciare il segno, ma come? I giovani comunicano in tanti modi, non sempre accettati e capiti In un’era in cui la comunicazione è protagonista di ogni istante, paradossalmente risulta sempre più difficile essere ascoltati, soprattutto per i giovani. “Senza futuro”, “Scapestrati”, i nostri giovani vorrebbero dire la loro, ma le parole non sembrano sufficienti: tempestati da sketch, immagini e jingle, i ragazzi vogliono lanciare messaggi incisivi, vogliono lasciare il segno. Ed è così che, su ogni supporto, dalla carta al muro, dalla T-shirt alla bacheca di qualche social network, leggia-

mo le loro espressioni, provocazioni, dichiarazioni. La giovane generazione si aggrappa alla nostra libertà di espressione per

urlare, non dire. Ma il messaggio risulta sempre efficace? Importante, in ogni sistema comunicativo, soprattutto spontaneo come i graffiti o le scritte pubbliche, è la correttezza, intesa sia come legalità sia come ortografia. I writers, che non si accontentano degli spazi adibiti ai loro messaggi, possono incorrere in multe fino ai 30mila euro e fino a 6 mesi di reclusione non garantendo nemmeno un futuro alla loro opera, dal momento che, da lì a poco, andrà ripulita. Sarebbe bene approfittare di manifestazioni organizzate, con spazi adibiti ai graffiti; Playground, organizzata dai centri giovanili Villa delle Rose e Charlie Brown, è una delle più importanti dal punto di vista cittadino. Anche il comune di Bolzano, da diversi anni, nell’ambito dell’iniziativa MURARTE, mette a disposizione dei giovani writers spazi su cui esprimere le proprie capacità artistiche. Recentemente anche il comune di Laives ha avviato progetti 19


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simili. Non meno importante è la correttezza ortografica e grammaticale. Un messaggio, seppur basato su saldi principi ed emozioni, che viene però scritto male, scade nel ridicolo e non nell’incisività e nella credibilità. Sui nostri muri cittadini possiamo trovare dichiarazioni d’amore come “noi due: un’amore in possibile” che, pur essendo di certo sincere, non assicurano all’autore un amore ricambiato.

E quando il passante o, peggio, il proprietario del muro si trova davanti al classico “Scemo chi legge”, non possono che ripartire le prediche sulla serietà dei giovani di oggi. Come sempre, dunque, per la comunicazione, non basta il cosa si vuol dire, ma è fondamentale anche il come.

Roberta Catania Centro Studi “G. Antonin”

Amicizia e salute mentale Non basta la terapia per superare la malattia mentale Ho avuto la possibilità e l’onore di partecipare ad una festa particolarissima. Si trattava del pensionamento di uno psicoterapeuta in servizio presso il SERT di Bolzano. Ci conosciamo perché per parecchi anni è stato il supervisore dell’allora Progetto minori e siamo sempre rimasti in contatto, una bella amicizia fatta non da frequentazioni assidue, ma da saluti mandati a distanza e da qualche telefonata. Comunque una bella amicizia. Pensavo di trovare un gruppo di persone strette intorno al neo pensionato, con qualche regalino e altrettante frasi di convenienza. Invece no, niente di tutto ciò. Arrivando a festa già iniziata vengo catapultato in una sala allegra, animata da un centinaio di persone 20

strette intorno al festeggiato. Ci sono dolci fatti in casa, qualcuno si esibisce cantando, suonando o ballando, altri facendo degli sketch teatrali. Il tutto seguendo una scaletta prestabilita, come si confà al carattere minuzioso del mio amico. C’è anche il presentatore, ma c’è soprattutto una cosa, invisibile, impalpabile, ma reale e avvolgente: c’è amicizia, niente di più e niente di meno. Un sentimento sincero, trasmesso e respirato da ognuno dei presenti. Tanti degli invitati sono ex-pazienti, altri ex colleghi. Tuttavia non pensate ad un tipico setting operatore – paziente, dove l’esperto conduce il paziente anche attraverso uno spazio così informale come può essere quello di una festa. Tutt’altro, semmai sono i pazienti ad animare l’incontro “coccolando” il loro ex terapeuta con la


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loro loro rola stro

spontaneità ma soprattutto con la normalità. Sì...normalità, una pache stride e fa a pugni con il noimmaginario di igiene mentale. E

invece in momenti “veri” come questi ti rendi conto di quanto siamo frenati dalla nostra consuetudine a catalogare il mondo secondo un principio di polarità: il bene e il male, il bianco e il nero, il pazzo ed il normale. Ci dimentichiamo che il pensiero polare è solo un trucco che ci permette di “catalogare“ il mondo, ma che in realtà siamo UNITÀ: percepiamo il bene, non perché il male è al di fuori di noi, ma perché il male fa parte di noi e fortunatamente riusciamo a gestirlo. E allora anche la distanza tra “noi” e i cosiddetti malati mentali non è più così marcata, perché la malattia mentale è dentro di noi, come anche la salute mentale è dentro di loro: la differenza è data solamente da quale aspetto riesce a prevalere all’interno di un personalità.

I partecipanti di quella festa, anche grazie al mio amico psicologo sono riusciti ad abbattere le barriere mentali e a ristabilire l’unità: non pazienti, non medici, infermieri o altro ma persone legate assieme da un semplice sentimento di amicizia. E in questo contesto erano appropriate le immagini proiettate su un grande schermo tratte dal film sulla vita di Franco Basaglia “C’era una volta la città dei matti”. Spostando l’occhio dalle immagini proiettate alla sala festante si aveva la piacevole sensazione di trovarsi nella realtà descritta dal film: (ri)dare dignità alle persone liberandole dalla segregazione e concedendo loro di accedere alla relazione con il resto del mondo. A volte una festa di pensionamento può riservare piacevoli sorprese. M.A. Centro Studi “G. Antonin”

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Bulli e pupe quando la violenza fisica o verbale diventa strumento di relazione Sempre più spesso in contesti di aggregazione giovanile, a scuola, in cortile come anche nei centri educativi, si verificano situazioni di violenza e di sopruso tra “piccoli”. Il bullo ha voglia di ritagliarsi un ruolo all’interno del gruppo, un ruolo importante, da capo, che dovrebbe, nella maggior parte dei casi, andare a sopperire ad una personalità non del tutto formata, debole, ad un disagio. L’aggressività viene rivolta verso un membro marginale del gruppo o su un possibile “concorrente”, cioè un altro membro che vorrebbe avere un ruolo cardine nel gruppo. Il bullismo può assumere svariate forme, alcune evidenti ed esplicite, altre sottili e sfuggenti anche all’osservazione attenta di un adulto. Il fenomeno coinvolge sia maschi che femmine e decresce con il passaggio dalla scuola primaria a quella secondaria, manifestandosi ancora però nella fascia d’età dai 13 ai 16 anni, il periodo clou per la crescita.

Tutti vengono coinvolti in questo fenomeno. Non ci sono solo i bulli, o le pupe, e le “vittime”, ma anche i difensori, gli aiutanti attivi, i sostenitori più distanti e i semplici spettatori: tutto il gruppo è parte, volente o nolente. La ricerca d’affermazione di uno può guastare l’atmosfera di molti. Per questo occuparsi del problema, della sua prevenzione e della risoluzione diventa necessario. Dibattiti e progetti mirati ed indiretti sono un ottimo metodo, adottato anche dagli educatori dell’associazione per affrontare il problema: nel centro giovanile Villa delle Rose è stato effettuato un percorso cinematografico sulla violenza, sull’aggressività e sull’emarginazione a cui seguiva un dibattito tra gli adolescenti che partecipavano, mediato da un educatore. Il percorso ha avuto una partecipazione costante ed è stato costruttivo sia per gli organizzatori che per i ragazzi. Roberta Catania Centro Studi “G. Antonin”


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0-3: un progetto per mamme e bambini Un 2012 ricco di giochi e di parole A novembre 011 è partito il progetto 0-3, coordinato da Deborah Incontri, che ha coinvolto mamme e bambini piccoli del quartiere Firmian e non solo. Il progetto, inserito nella struttura del Polo Ovest di via Mozart, ha puntato all’accoglienza di madri e bambini desiderosi di conoscere, conoscersi e di divertirsi. Mentre per i bambini sono state organizzate delle attività ludico-creative, per le madri, per lo più di origine straniera, è stato pensato un corso di perfezionamento della lingua italiana. Le partecipanti, attente e costanti nella frequenza del corso, sono state anche invitate dall’operatrice a continuare ad incontrarsi al Polo per parlare tra di loro, per fare in modo che la lingua italiana diventasse un fatto di quotidianità per loro e non di mera teoria. Per il prossimo anno la struttura ripropone il servizio per i bambini, per

nuove mamme interessate ad un approfondimento della lingua e aggiunge per le madri anche la possibilità di partecipare a dei corsi di cucito, di ginnastica con degli esperti coadiuvati dal personale della struttura di via Mozart. Si prevede anche un calendario di incontri informativi tenuti da p r o fe s s i o n i s t i volontari disposti ad affrontare delle tematiche d’interesse per la popolazione del quartiere.

Roberta Catania Centro Studi “G. Antonin”

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Progetto naturalmente Ad aprile 2012, dopo varie riunioni di programmazione e di preparazione attraverso colloqui preliminari con utenti e servizi invianti, è partito il progetto “Naturalmente” nella sua parte operativa Il progetto prevede l’attuazione di un’attività occupazionale di due mezze giornate a settimana fino a dicembre 01 ed è previsto per un gruppo di quattro-sei persone. E’ gestito da una parte dell’equipe della Comunità di Reinserimento ed è rivolto a persone con problemi di dipendenza che hanno attualmente grandi difficoltà di inserimento in ambito socio-lavorativo e/o che non sono riusciti a sostenere negli ultimi anni, per 4

le problematiche personali e sociali, alcuna attività lavorativa. L’attività si svolge nei boschi del Colle di Bolzano e a castel Firmiano e nei pressi di castel Flavon tramite la collaborazione con l’Ufficio Forestale competente di Bolzano che appoggia e collabora all’iniziativa. Il progetto è stato richiesto e finanziato dall’Azienda Servizi Sociali di Bolzano (Distretto Europa Novacella che ha la competenza per le dipendenze e Servizio Integrazione Sociale) con il sostegno pieno e la collaborazione del Ser.D. di Bolzano, che è il principale ente inviante. Il progetto rappresenta quindi un ulteriore passo avanti nell’integrazione socio-sanitaria. Gli addetti del Corpo Forestale distribuiscono il lavoro, che consiste nella piccola manutenzione e pu-


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lizia delle strade forestali e dei boschi ad esse adiacenti. Il progetto è partito in aprile con due utenti che sono presto diventati otto ed al momento ci sarebbero ancora altre richieste di adesione. Ai fruitori del servizio viene corrisposto un gettone di presenza in base alle giornate di partecipazione. Gli obiettivi del progetto sono moltepilici : innanzitutto far trascorrere alcune ore in maniera diversa e più sana ad utenti che altrimenti, durante l’attività lavorativa “ordinaria”, sarebbero in situazioni a rischio o comunque in contesti poco costruttivi ed educativi. Per le persone accolte è importante riprendere almeno in parte una piccola attività, un impegno da rispettare e in cui mettersi alla prova rispetto a puntualià e correttezza, capacità e risorse psico-fisiche. Un altro obiettivo di non secondaria importanza, è quello di verificare se e quali risorse e capacità sono ancora esistenti e utilizzabili per il miglioramento della qualità della vita. Inoltre, il misurarsi e monitorare la convivenza con altri utenti che partecipano con obiettivi e capacità diverse, permette anche di dare al progetto obiettivi di miglioramento della qualità delle relazioni. Per le persone che afferiscono a Naturalmente re-iniziare a percepire una piccola somma di denaro frutto del proprio impegno, rappresenta una non piccola soddisfazione.

Indubbiamente positivo è che il tipo di attività permette di vedere concretamente ed in tempo reale il frutto del lavoro svolto e rappresenta un servizio alla collettività in un ambiente sano. Gli utenti si sentono anche gratificati dai complimenti ricevuti dai contadini del posto, dalle guardie forestali e spesso anche dai passanti che apprezzano il risultato dell’attività svolta. Da segnalare che i lavori eseguiti o non verrebbero fatti o andrebbero assegnati a ditte con un maggior dispendio di denaro pubblico, per cui questo progetto da una risposta unica a bisogni sociali e alla razionalizzazione di risorse. Ci si sta organizzando per reperire finanziamenti per garantire la prosecuzione del progetto per il 2013 (MAYA PERMETTENDO )

Marco Fasson Coordinatore della Comunità di Reinserimento Giuliano Cerrato Operatore della comunità di reinserimento

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Italia Backstage Come diventare bravi in un paese di raccomandati L’Italia dal punto di vista lavorativo, oltre ad essere un Paese vecchio, porta avanti da anni una politica oligarchica: è solo una ristretta cerchia di magnati a reggere le fila dell’economia nazionale. Questi si circondano di uno stuolo di clienti, di persone interessate ad avere un impiego dignitoso, o semplicemente un impiego, e che per ottenerlo sono disposti a fare e dare di tutto. Non v e n g o n o quindi p r e miati la preparazione, l’esperienza, il merito ma le conoscenze, le raccomandazioni. Il fenomeno della raccomandazione non è di certo nuovo, come ci mostra il film Il raccomandato di ferro di Marcello Baldi (1959). Per far fonte a questo periodo di crisi, in cui molte sono le persone che perdono il lavoro e in cui la situazione economica di molte famiglie italiane è precaria, il ricorso alla racco26

mandazione aumenta a vista d’occhio. La raccomandazione passa quindi da mezzo per raggiungere facilmente, spesso illegalmente, i propri obiettivi a istinto di sopravvivenza. È sempre per questo motivo che oggi la percentuale dei figli che scelgono di continuare le orme dei padri è in aumento. I giovani italiani crescono con l’ossessione della disoccupazione e con la consapevolezza che i titoli di studio e le capacità non sempre li aiuteranno. Giovani pluri-laureati, con grande potenziale, si vedono sorpassati nei colloqui e addirittura nei concorsi pubblici da persone che non meriterebbero quanto loro. L’ i m p e g n o viene pagato con la demoralizzazione e non con una degna busta paga. L’Italia del “mi manda il signor...”, del “sono amico di…”, a lungo andare, rischia di rimanere intrappolata nella sua stessa rete d’irregolarità e perciò deve innovarsi e svincolarsi da questo fenomeno che è diventato ormai un iter burocratico per qualcuno.


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I giovani dal canto loro, però, non devono riposare sugli allori: per farsi notare per il proprio merito dovranno impegnarsi. Sempre più spesso per ambire a un posto di lavoro sono richiesti titoli di laurea, conoscenza elevata dei sistemi informatici, delle lingue e soprattutto una forte capacità d’adattamento. Gli aspiranti lavoratori di domani dovranno essere disposti oggi ad affrontare gavette poco soddisfacenti, sottopagate ed estremamente lunghe.

Strade interessanti possono risultare il servizio civile nazionale o europeo e anche i vari progetti formativi finanziati dal Fondo Sociale Europeo: esperienze costruttive e che aiutano a porre le basi per esperienze lavorative future. Insomma la tenacia può fare la differenza: chi la dura la vince. Roberta Catania Centro Studi “G. Antonin”

Ecologia e prevenzione Fare prevenzione nel sociale vuol dire anche prevenire l’inquinamento ambientale!? Cosa vuol dire per un’organizzazione del settore sociale fare prevenzione, cioè contribuire a migliorare le condizioni di vita delle persone? Nel sociale quando si parla del concetto di prevenzione si pensa automaticamente al sistema relazionale, di coinvolgimento delle persone nel tessuto sociale, di lotta all’emarginazione e all’isolamento sociale, di politiche culturali. Raramente ci si pone il problema di lottare contro il grado di inquinamento ambientale del territorio in cui si lavora; si è consapevoli del problema, ma si tende a delegarlo ad altri. Invece quello della difesa dell’ambiente do-

vrebbe essere un punto cardinale della azione politica, cioè di presa di posizione pubblica, di ogni ente del sociale. Si potrebbe obiettare che questo compito spetti ad altri come ad esempio le associazioni a difesa del consumatore, i sindacati, ecc.. Ma a ben guardare spetta a tutti, ai singoli cittadini e in particolar modo agli enti assistenziali. In effetti che senso ha migliorare le condizioni relazionali e favorire lo sviluppo di comunità in un ambiente malsano? Forse anche la nostra associazione dovrebbe pensare a questa tematica, magari introducendo un nuovo valore nella carta dei valori, quello appunto della difesa dell’ambiente. Sarebbe interessante ad esempio iniziare da una politica associativa di smaltimento dei rifiuti. È noto infatti 27


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che uno smaltimento scorretto dei rifiuti crea inquinamento e quindi problemi di salute a quei cittadini a cui noi vorremmo migliorare la qualità della vita. Si potrebbe partire da un’analisi di come vengono smaltiti i rifiuti nei vari servizi dell’associazione, per scoprire se già esiste un modo di fare comune o se ogni sede smaltisce in modo diverso. Il passo successivo potrebbe essere l’elaborazione di una procedura comune per lo smaltimento dei rifiuti. Magari ci si potrebbe addirittura accorgere di qualche disfunzione da far presente all’ente pubblico competente, ecc.. Anche in termini di visibilità ci potrebbero essere dei vantaggi, perché creando rete con altri enti interessati si potrebbe catalizzare l’attenzione dei mass media. Pochi sanno che in tutto il mondo e anche in Italia molte municipalità dalle più grandi (San Francisco, Camberra) alle più piccole (Capannori), stanno adottando nei loro ordinamenti la strategia Rifiuti Zero, che ha l’obiettivo di azzerare la quota di rifiuti da conferire in discarica ottimizzando al massimo la 8

raccolta differenziata e recuperando i rifiuti residui. In Italia già 25 comuni hanno adottato la legge rifiuti zero e spesso la spinta per arrivare a questi risultati è venuta dalla società civile e dall’associazionismo. Il più virtuoso è Capannori, in provincia di Lucca, che ha creato il primo Centro di ricerca Rifiuti Zero in Europa. Il centro di ricerca ha un valore rivoluzionario, in quanto ha il compito di monitorare e studiare il rifiuto urbano residuo come si presenta dopo le raccolte differenziate. In pratica si tratta di definire quali rifiuti non sono più riciclabili e compostabili: essi dovranno essere riprogettati a carico della stessa industria che li ha prodotti. Una strada sicuramente difficile da perseguire che incontrerà molte resistenze, ma un percorso lungimirante pensato da persone, cha a vario titolo e in tutto il mondo hanno intuito qual è l’unica via possibile per arrestare il deterioramento dell’ambiente in cui viviamo. M.A. Centro Studi “G. Antonin”


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Succede anche questo Un sabato mattina qualunque, ma non per due genitori che da poco più di un’ora hanno perso la loro bambina. La piccola è morta in ospedale a poche settimane dal parto a causa di complicazioni. Non ce l’ha fatta. I due genitori sono legati all’associazione La Strada-der Weg per un sostegno ricevuto in passato: bussano alla porta dell’associazione, solitamente al sabato non c’è nessuno. Invece quel sabato trovano “casualmente” l’operatrice a cui più erano legati, la quale senza indugio lascia perdere il progetto a cui stava lavorando per dedicarsi a loro e confortarli. Sono distrutti, il dolore è immenso, ma espresso con grande dignità. Raccontano con orgoglio di essere riusciti a far battezzare la bambina pochi minuti prima della morte. Vorrebbero

incontrare don Giancarlo, ma si sa…..il don è sempre pieno di impegni e chissà…forse la prossima settimana. Invece da lì a poco sopraggiunge anche don Giancarlo. Anche lui mai come quel giorno l’uomo giusto al posto giusto. Era semplicemente passato per prendere qualcosa in ufficio. Solo fortuna? Casualità? O forse qualcosa di più? Don Giancarlo li accoglie e li consola, più tardi celebra una messa per il piccolo angioletto. Anche questo succede all’associazione “La Strada - Der Weg” un sabato mattina qualunque. M.A. Centro Studi “G. Antonin”

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Autunnissima 2012 Una nuova iniziativa pensata per agevolare le famiglie durante le “nuove” vacanze autunnali I Centri giovanili Villa delle Rose e Charlie Brown dell’associazione “La Strada - Der Weg ONLUS” sono da anni un riferimento solido e sicuro per le famiglie e i ragazzi, come dimostrato dal grande successo di iniziative come Artmaysound o l’animazione estiva di Estatissima, che nel 2012 ha interessato più di 400 bambini e 30 giovani volontari. Data la grande richiesta e l’esigenza specifica delle famiglie, nei giorni delle vacanze autunnali, dal 29 al 31 ottobre 2012, i suddetti centri giovanili organizzano un’apertura straordinaria, mattina e pomeriggio, con attività strutturate dal team che ha organizzato Estatissima 2012! Le attività saranno varie, dalla cultura con un corso di fumetti tenuto da un fumettista professionista, allo sport con tornei di calcetto e bowling, fino alle uscite alla parete di arrampicata e all’Acquarena di Bressanone. L’attività si chiamerà Autunnissima, e sarà aperta a tutti, su iscrizione, per le giornate di lunedì 29, martedì 30 e mercoledì 31 ottobre. Il programma di massima prevede: Lunedì 29 ottobre: Dalle 7:45 alle 12:30 --> attività a scelta: torneo di bowling presso la 30

zona sportiva di Maso della Pieve / giochi e sport a Villa delle Rose / corso di fumetto. Dalle 14:00 alle 18:00 --> festa dei giochi pazzi a Villa delle Rose Martedì 30 ottobre: Dalle 7:45 alle 12:30 --> attività a scelta: arrampicata sportiva con le guide alpine del Cai presso la palestra di roccia di viale Trieste / giochi e sport a Villa / corso di fumetto Dalle 14:00 alle 18:00 --> grande castagnata a Villa delle Rose Mercoledì 31 ottobre: Dalle 8 alle 17.30 --> gita all’Acquarena di Bressanone (portare pranzo al sacco) Per info sulle iscrizioni gli interessati sono invitati a passare a Villa delle Rose (Passaggio della Memoria 19) o al centro Charlie Brown (Via Cagliari 22b) In alternativa chiamare il numero 0471923001 o visitare il sito http://www.villa.bolzano.it/ Il Team di AUTUNNISSIMA 2012


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Cosa bolle in pentola Palestina: “Il villaggio di Tuwani e la resistenza nonviolenta” un incontro con Anna Valbusa volontaria presso l’associazione “Comunità papa Giovanni XXIII” fondata nel 1973 da don Oreste Benzi. mercoledì 24 ottobre 2012, ore 17.00 p.sso casa san Francesco, via Visitazione 42 – 39100 Bolzano INGRESSO LIBERO Buon Compleanno “Lanz” festa per ex ragazzi ed ex operatori e collaboratori della comunità Lanz - Merano in occasione del 26. anniversario della struttura sabato 27 ottobre 2012 , ore 14.30 Autunnissima 2012 attività ricreative per bambini e ragazzi durante la “settimana Sharm” 29, 30 31 ottobre 2012 7.45 - 12.30 / 14.00 - 18.00 Centro Giovani Villa delle Rose

“La notte santa” di Guido Gozzano serata di poesia aspettando il Natale presenta il prof. Bruno Baroni martedì 27 novembre 2012 ore 18.00 p.sso casa san Francesco, via Visitazione 42 – 39100 Bolzano INGRESSO LIBERO Delegazione a Berlino per partenariato con Evangerlisches Johannesstift - Jugendhilfe 26-27 novembre 2012

Messa di Natale dell’associazione “La Strada - Der Weg ONLUS” 18 dicembre 2012 ore 20.00 parrocchia della Visitazione - Bolzano

Art Day Natale laboratorio manuale sul tema del Natale Venerdì 23 novembre 2012 14.00 - 18.00 Centro Giovani Villa delle Rose

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Se vuole donare il Suo 5 per 1000 all’Associazione “La Strada - Der Weg ONLUS“ Falls Sie Ihre 5 Promille dem Verein “La Strada - Der Weg ONLUS“ schenken möchten

C.Fisc./St.Nr. 80020390219 Se vuole fare un’offerta Falls Sie eine Spende machen möchten

IBAN: IT29 R060 4511 6080 0000 0139000

Grazie/Danke Associazione - Verein “La Strada - Der Weg” ONLUS Via Visitazione - Mariaheimweg, 42 39100 Bolzano Bozen Tel 0471 203111 Fax 0471 201585 e-mail: info@lastrada-derweg.org www.lastrada-derweg.org

Realizzazione/Ausführung: Centro Studi e Biblioteca Direzione/Direktion: Paolo Marcato Coordinamento/Koordination: Dario Volani Redazione/Redaktion: Dario Volani, Lena Prossliner, Massimo Antonino, Paola Fioretta Grafica/Grafik: B. Elzenbaumer, M. Antonino Edizione/Ausgabe: Nr.03/2012 - Ott./Okt. 2012 32