Internos Nr.1_marzo/März 2011_La Strada - Der Weg ONLUS

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Nr. 01/2011

Periodico trimestrale Vierteljährliche Zeitschrift


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Sommario / Inhaltsverzeichnis

Camminare verso la Pasqua spezzando il pane e condividendo la vita La nostra visibilità sui mass-media nel 2010 Unsere Medienpräsenz im Jahr 2010 Speciale convegni - Schwerpunkt Tagungen Qualità nel privato-sociale Storie di Vita, Storie di Sport 2010 2. convegno Antisocialità tra devianza e patologia Prima giornata: la realtà che ci circonda Erster Tag: Die Realität, die uns umgibt Seconda giornata: ruolo e limiti della famiglia d’inizio millennio Zweiter Tag: Rollen und Grenzen der Familie am Anfang des Jahrtausends Terza giornata: progetti per il futuro Dritter Tag: Projekte für die Zukunft

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A Borgo ancora Impressioni dalla Terra Santa Quaresima all’eremo

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Festa per la vittoria Sport a scuola: da cenerentola a regina delle materie Cosa bolle in pentola

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Camminare verso la Pasqua spezzando il pane e condividendo la vita E’ il mio più vivo augurio insieme ad un impegno quotidiano personale di condividere, farsi dono, contribuire a rendere l’ambiente in cui viviamo più umano, più accogliente! Bastano piccoli gesti, ad esempio andando a visitare un ammalato, aiutando una persona anziana impedita nella pulizia della casa o nel disbrigo di qualche pratica, sostenendo la moglie di un detenuto o la mamma disperata di un tossicomane. E’ lo spazio tanto attuale delle opere di misericordia! Per riuscire a condividere queste cose semplici ed accessibili a tutti è, però, necessario rivisitare, convertire il nostro stile di vita, eliminare le spese superflue, aprire l’intelligenza ed il cuore ai problemi e alle sofferenze degli altri. Un’altra strada per realizzare la solidarietà è l’impegno sociale e politico. Le povertà del mondo non vanno considerate come una fatalità, una emergenza naturale tipo il terremoto o l’alluvione. A monte ci sono sempre più frequentemente precise responsabilità! Il papa più volte ci ricorda l’esistenza di disuguaglianze scandalose, di strutture impastate di ingiustizia, di leggi di mercato inique, di chiusure ed egoismi nazionali!

E’ vero esistono responsabilità dei governi, ma è importante che si costruisca un’opinione pubblica che preme sui propri rappresentanti politici. A livello di territorio e di Provincia esiste, in ogni caso, la possibilità di vigilare sulle priorità della spesa pubblica e sul finanziamento dei servizi sociali, intervenendo, se è il caso, con dibattiti, con proteste, con tutte quelle espressioni in cui si articola la “partecipazione” alla vita pubblica. Certo sono sempre più convinto che la solidarietà vada costruita attraverso un paziente lavoro educativo, privilegiando le fasce giovanili. La costruzione di una città solidale esige l’unità, la sinergia di tutte le forze

sane della società ed anzitutto di quanti credono alla verità del Padre nostro!


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Auguri, auguri, auguri e buon cammino con grinta e speranza! Buona Pasqua di resurrezione e di vita a tutti, specialmente a coloro che fanno piĂš fatica! Don Giancarlo Bertagnolli Assistente spirituale


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La nostra „visibilità“ sui Unsere Medienpräsenz mass media nel 2010 im Jahr 2010 Nel corso del 2010 l‘Associazione è stata presente 43 volte in modo significativo sulla carta stampata, con una media di 2,6 „uscite“ al mese solo sui quotidiani e 3,5 uscite al mese se si considerano anche le riviste mensili. Di questi 44 articoli 27 sono stati pubblicati dal quotidiano Alto Adige, 10 dalla rivista mensile locale „Sportivo“, 5 dal Dolomiten, 1 dal Corriere dell‘Alto Adige e 1 dalla rivista mensile nazionale “Calcio Illustrato”. Di seguito la lista degli argomenti trattati e e il numero di articoli per ogni argomento: Iniziative Centri Giovani: 16 Excelsior: 13 Convegni: 8 Area Bambini e Giovani: 4 Don Giancarlo:1 Ringraziamenti e Sponsorizzazioni:1

Im Jahr 2010 wurde der Verein 43 Mal i������������������� n bedeutungsvoller Weise ������������ in den Printmedien erwähnt. Dies ergibt einen Durchschnitt von 2,6 Veröffentlichungen pro Monat in den Tageszeitungen und sogar 3,5 Veröffentlichungen pro Monat, wenn man auch die Monatszeitschriften mit einberechnet. Von diesen 44 Artikeln wurden 27 von der Tageszeitung Alto Adige, 10 von der lokalen Monatszeitschrift “Sportivo”, 5 von der Tageszeitung Dolomiten, 1 von der Tageszeitung Corriere dell’Alto Adige und 1 von der nationalen Monatszeitschrift “Il Calcio Illustrato” veröffentlicht. Nachfolgend ist eine Liste der behandelten Themen und die Anzahl der Artikel für jedes Thema: Events der Jug.zentren: 16 Excelsior: 13 Tagungen: 8 Kinder und Jugendliche: 4 Don Giancarlo: 1 Dankesworte und Sponsoring: 1


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SPECIALE CONVEGNI

SCHWERPUNKT TAGUNGEN


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Negli ultimi 4 mesi l’Associazione, talvolta in autonomia, talvolta assieme ad altri parters, ha organizzato tre convegni, a cui i media locali hanno dato notevole risalto:

In den letzten vier Monaten hat der Verein, manchmal selbstständig, manchmal auch in Zusammenarbeit mit anderen Partnern, drei Tagungen organisiert, welche von den lokalen Medien eine beachtliche Bedeutung bekommen haben:

Qualità nel privato sociale

Qualität im privat-sozialen Bereich 16-12-2010 Ass. “La Strada - Der Weg” Verein

Storie di vita, Storie di Sport

16-12-2010 Liceo Scientifico-Realgymnasium R.v. Klebelsberg

2. convegno Antisocialità tra devianza e patologia La famiglia nella gestione di fenomeni di antisocialità

2. Tagung Antisoziales Verhalten zwischen Devianz und Pathologie Die Familie im Umgang mit antisozialem Verhalten 20-01-2011 10-02-2011 10-03-2011 Libera Università di Bolzano Freie Universitàt Bozen

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Qualità nel privato sociale Il giorno 16 dicembre 2010 dalle 9 alle 12, presso la sala conferenze dell’associazione la “Strada-der Weg” in via Visitazione 42 a Bolzano si è tenuto un convegno dedicato ad esperti e operatori del settore sociale per la presentazione dei risultati della ricerca „Qualità nel privato sociale“. L’iniziativa, finanziata nel corso del 2010 dal Fondo Sociale Europeo e coordinata dai membri del Forum Privato Sociale (Fops), ha coinvolto le seguenti strutture e servizi operanti nella nostra Provincia: Cooperativa sociale “Assistenza alle famiglie ed agli anziani”, Comunità per minori “Santa Clara” dell’Associazione “La Strada - Der Weg, “Casa dell’Ospitalità” della Caritas, Cooperativa sociale “Albatros”, Comunità per minori “WOGE” della Cooperativa Kinderdorf e Associazione Lebenshilfe. Obiettivo del progetto era individuare nuovi e efficaci criteri di valutazione della qualità nei servizi gestiti dal privato sociale in provincia di Bolzano. Storicamente nel mondo occidentale il concetto di qualità si è sviluppato agli inizi del 900 nel campo industriale dove mano a mano si sono cercati criteri sempre piè efficaci per ottimizzare la resa dei pezzi prodotti,ridurre al minimo scarti e sprechi e raggiungere un’elevata soddisfazione dei clienti. Via, via anche il settore sei servizi socio-sanitari ha fatto proprio il concetto di qualità adottando strumenti per verificare la qualità delle risorse utilizzate, dei processi

attuati, delle prestazioni erogate e dei risultati ottenuti sulla popolazione. Nel mondo attuale la ricerca di una sempre migliore qualità nei servizi sociosanitari risulta di fondamentale importanza perchè rende sia gli operatori del settore che i fruitori dei servizi, partecipi in prima persona di un cambiamento positivo a cui essi stessi possono contribuire attivamente. Attraverso i vari interventi i relatori hanno tratteggiato il percorso storico che ha portato all’ideazione di questo progetto, sottolineato le basi scientifiche della ricerca nonché descritto l’attuazione pratica e gli sviluppi futuri. Il convegno è risultato perciò di particolare interesse per tutte quelle realtà del privato sociale che intendono avvalersi di nuovi criteri di valutazione della qualità dei servizi offerti.

Relatori: Dott. S. Eikemann: direttore consultorio familiare dell’Alto Adige Dott.ssa Anna Aluffi Pentini: referente scientifico per la ricerca Dott.ssa Maura Morato, Dott.ssa Petra Piazza, dott.ssa Ilka Despagne: ricercatrici Dott. Paolo Marcato: direttore Ass. La Strada-Der Weg Atti convegno: www.lastrada-derweg.org 11


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Storie di Vita, Storie di Sport 2010 Ore 11 del 16 dic. 2010. Aula Magna del Liceo scientifico tedesco “Raimund von Klebelsberg” di Bolzano. Tutto è pronto per l’inizio del convegno “Storie di Vita Storie di Sport 2010”.Organizza l’Associazione “La Strada - Der Weg”. La sala è gremita dagli studenti del Liceo dello Sport e della Comunicazione “Toniolo” al gran completo, da una rappresentanza della scuola ospitante e da cittadini interessati. L’attesa è alta vista la presenza in sala dell’ex calciatore e campione Damiano Tommasi (dieci stagioni con l’AS Roma Calcio e la partecipazione da titolare ai mondiali di Giappone e Corea del 2002) e del telecronista Rai Stefano Bizzotto. Alcuni problemi tecnici costringono gli organizzatori a posticipare l’inizio di qualche minuto, ma finalmente tutto è pronto per la partenza. Il moderatore e giornalista Daniele Magagnin cede la parola a don Giancarlo Bertagnolli, fondatore dell’Associazione “La Strada – Der Weg”, che nel suo saluto sottolinea il valore educativo dello sport ed esorta i giovani a praticarlo in modo sano e responsabile. Dopo di lui il dott. Esio Zaghet, preside del liceo Toniolo, saluta la platea anche a nome dell’Assessore alla Scuola della provincia di Bolzano, Christian Tommasini. Terminati i saluti di rito è il momento di entrare nel vivo della manifestazione. Stefano Bizzotto prende la parola per presentare brevemente il perso12

naggio Tommasi, capace di arrivare con il Verona, la Roma e la nazionale ai massimi livelli del calcio nazionale e mondiale. Ora la parola passa a Massimo Antonino, referente per del progetto Excelsior per l’associazione ”La Strada - Der Weg”. Antonino racconta brevemente la filosofia e le gesta della squadra di calcio Excelsior , utilizzando il linguaggio dei numeri. “Oggi diamo i numeri” è infatti il titolo della sua relazione, che lascia basiti gli ospiti in sala quando racconta che Excelsior in dieci anni di attività ha incassato 1480 gol segnandone appena 97, ha perso 175 partite pareggiando e vincendo una volta sola. Questi dati vengono utilizzati volutamente per far sorridere la platea , ma con il secondo fine di rendere comprensibile agli studenti come possa essere bello partecipare ad un progetto, lasciateci dire ad una avventura particolare, che mette la persona davanti a tutto, anche alla logica del risultato ad ogni costo. E così può capitare che circa 150 ragazzi (tanti sono gli atleti succedutisi all’Excelsior durante dieci stagioni sportive) possano portare avanti assieme un sogno che dopo dieci anni si corona con la prima vittoria, ma che naturalmente non può finire lì. Continuerà infatti il modello Excelsior, che prevede che tutti i giocatori abbiano eguale trattamento e giochino da titolari, i bravi a fianco dei meno bravi. Interessantissima e piena di energia positiva l’esposizione che segue da parte del dott. Gennaro Testa, sociologo dello sport e docente universita-


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rio di sociologia delle comunicazioni, il quale, interagendo con il pubblico e avvalendosi di filmati e immagini tiene una coinvolgente lezione sul valore educativo dello sport soffermandosi sul concetto dell’”invisibile”, che si traduce nell’insieme delle qualità interiori dei singoli sportivi, che inizialmente non appaiono, ma che poi si rivelano fondamentali nella vita professionale e privata degli atleti. Il dott. Testa spiega infatti che lo sport non può essere solo “muscoli e polmoni”, vedi gesti atletici, ma deve saper educare la persona, contribuire cioè a “tirare fuori” le virtù nascoste, e quindi invisibili di ognuno di noi. Ora la palla può tornare a Damiano Tommasi e Stefano Bizzotto , i quali dialogando da amici come veramente sono, fanno emergere importanti aspetti della personalità e della vita professionale e privata di Damiano Tommasi. Si parla perciò dell’esperienza legata all’obiezione di coscienza, fatta da Tomasi quando già era professionista nelle file dell’Hellas Verona per poi passare alle dieci stagioni trascorse con la Roma, coronate da successi quali la vittoria del campionato e momenti bui come il gravissimo infortunio al ginocchio che lo costrinse ad una lunga assenza e ad un difficile ritorno su cui nessuno avrebbe scommesso. Gli aneddoti sulla sua vita sportiva si intrecciano con il racconto della vita privata. E così si scopre anche l’uomo “Tommasi, padre di cinque figli, capace di dare un forte valore alla famiglia (non è un caso che finito il convegno si debba mettere in

macchina per riuscire a presenziare in tempo alla recita natalizia della figlia). Un alto senso della famiglia che, come Tommasi stesso afferma, lo ha preservato dal cadere da giocatore professionista nelle logiche legate a successo, facili guadagni e vita spensierata e lo ha aiutato a costruirsi un futuro da ex giocatore. “Io non vengo in Cina con te, perché i cinesi maltrattano i bambini, e non voglio che tu ci vada”, dice la figlia tredicenne a Tommasi, quando il papà le comunica il suo intento di giocare una stagione nel campionato di calcio cinese. La risposta di Tommasi: “io vado in Cina per farmi un amico cinese che ti dimostri che non tutti i cinesi sono come pensi tu”. Con questo aneddoto si conclude il convegno, riuscito anche quest’anno nell’intento di dialogare con i giovani senza voler “calare” lezioni dall’alto ma portando testimonianze vere e sincere su cui ognuno è stato libero libero di riflettere e trarre le proprie conclusioni. Relatori: Damiano Tommasi: ex calciatore professionista Stefano Bizzotto: giornalista Rai Gennaro Testa: sociologo dello sport Massimo Antonino: referente progetto Excelsior - ass. “La Strada Der Weg” 13


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da sx: Damiano Tommasi, Daniele Magagnin ( moderatore); Stefano Bizzotto

in prima fila da sx: D. Volani; E. Zaghet; Stefano Bizzotto; Stefano Petrera; Damiano Tommasi; Daniele Magagnin, Gennaro Testa; Karl Rungger dietro: i ragazzi presenti al convegno 14


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Tommasi con la maglia del Tianjin Teda nel campionato cinese, a fine carriera (2009) 15


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2. convegno Antisocialità tra devianza e patologia

La famiglia nella gestione di fenomeni di antisocialità Anche la seconda edizione ha confermato l’interesse riscontrato l’anno scorso per una tematica che catalizza l’attenzione del mondo sanitario e di quello sociale. Tra i molti iscritti abbiamo registrato psicologi, psichiatri, infermieri, medici, ma anche un notevole numero di assistenti sociali e alcuni insegnanti

Prima giornata: La realtà che ci circonda Il dott. Walter Lorenz, rettore della LUB ha introdotto la giornata sottolineando la rilevanza anche per la nostra provincia dei temi trattati e la serietà della impostazione data alle tre giornate. E’ di questo periodo l’annun-

rio, ma invece preventivo, per indurre comportamenti positivi tra i giovani in condizioni di disagio. Il prof Lorenz ha sottolineato che si tratta di una iniziativa del governo conservatore, per correggere l’impostazione data dal governo laburista di Blair, risultata inefficace e costosa.

Il prof Beat Fux (Università di Salisburgo e Zurigo) ha presentato una approfondita panoramica quantitativa, ma soprattutto qualitativa e valoriale delle complessive politiche di welfare nei paesi europei, che variano notevolmente tra loro. Infatti il welfare è composto da pensioni per anziani e malati, da interventi per i lavoratori e i disoccupati, oltre che da interventi per la famiglia ed altri ancora, I più innovativi ed efficaci sono quelli dei paesi scandinavi, che offrono non tanto sussidi economici, quanto piuttosto servizi W.Lorenz adeguati ai vari tipi di problemi, in cio da parte dell’attuale governo con- modo che le famiglie possono sceglieservatore inglese di voler cambiare la re come programmarsi il futuro. politica contro l’antisocialità, che non dovrà più essere impostata in modo La prof.ssa Laura Migliorini ( Univerprevalentemente repressivo e giudizia sità di Genova) ha presentato le varie 16


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trasformazioni della famiglia da quella patriarcale e borghese alla attuale situazione di fragilità implicante varie sfide: • la mancanza di consenso su come impostare i rapporti tra generi; • la riduzione della genitorialità; • l’esiguità numerica dei componenti e la conseguente riduzione di risorse in ogni senso; • le nuove povertà e le diverse forme di esclusione sociale; • la problematicità e la difficoltà di progettare la propria vita da parte dei giovani e degli adolescenti; • la precarietà dei legami e l’instabilità coniugale, donde l’insicurezza dell’individuo e della coppia. Separazioni e divorzi, in evidente aum e nt o, sono certamente il più fre q u e n t e motivo di sofferenza per i figli, ma possono costituire una Migliorini parziale soluzione a situazioni di cronica e insanabile conflittualità tra genitori; pertanto separazione e divorzio possono essere benefici o nocivi per i minori, a seconda se riducono o aumentano la quantità di stress cui i figli sono esposti. In generale le famiglie e la società rischiano oggi di trovarsi più isolate e per cambiare l’attuale trend negativo è necessario pensare a come costruire e rinsaldare i legami umani in generale.

Il prof. Böhnisch (Università di Bolzano e Dresda) ha tratteggiato la socializzazione dell’adolescente maschio, che più spesso delle ragazze manifesta comportamenti antisociali. Il figlio e la figlia presentano relazioni peculiari nei confronti del padre e della madre, con problemi specifici conseguenti ai cambiamenti culturali in atto. Il padre si definisce soprattutto in ambito lavorativo, mentre la madre si definisce anche nell’ambito relazionale. Problematica è la fase del distacco del ragazzo dalla madre, che per favorirlo dovrebbe essere psicologicamente forte, mentre il padre dovrebbe essere attivo con il figlio. Nella fase del distacco si costruiscono molti pregiudizi, il sessismo, il machismo, il tabù omosessuale; sarebbe importante evitare l’ipervalutazione del maschile e la svalutazione del femminile, ma parlare e riconoscere la madre come persona solida e indipendente. I padri dovrebbero usare di più i congedi parentali, organizzare giornate dei padri anche nelle scuole materne, non per eventi eccezionali, ma per collaborare nelle routine. Altra fase critica è quella prepuberale (13-16), in cui i pregiudizi sessistici possono venire purtroppo rinforzati. Per prevenire sviluppi personali negativi, le scuole possono adottare iniziative con i genitori e svolgere significative azioni di gruppo che prevedano la sperimentazione dei ruoli e il riconoscimento dei sentimenti. Nel pomeriggio i lavori sono proseguiti in workshop guidati dagli stessi relatori, caratterizzati dalla interprofessio17


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nalità, con possibilità di confronto dei vari punti di vista. Dott. Rodolfo Tomasi Comitato scientifico del Convegno

Hintergrund Familienpolitik stattfindet. Es gibt große Unterschiede zwischen skandinavischen Ländern (etatistisch), mediterranen Ländern (familiaristisch) und den Ländern Zentraleuropas (individualistisch).

Erster Tag: Die Realität, die uns umgibt Der Rektor der Freien Universität Bozen, Dr. Walter Lorenz, führt in den Tag ein und unterstreicht die Bedeutung der Tagungsthemen für die Provinz Südtirol. In diesen Tagen hat die konservative Regierung Englands angekündigt, ihre Politik gegenüber antisozialem Verhalten zu verändern. Sie will das bisherige rein repressive System verändern und es um präventive Ansätze anreichern, um so zu neuen Verhaltensmodellen bei Jugendlichen und jungen Erwachsenen zu kommen. Dieser Richtungswechsel begründet sich in England wegen der völligen Wirkungslosigkeit rein repressiver Ansätze. Prof Beat Fux aus Salzburg hat einen Überblick über die unterschiedlichen Familienpolitiken in Europa vorgestellt. Sie unterscheiden sich vor allem darin, wie viel, neben Hilfen für Alte und sozial Benachteiligte, auch für Familien gemacht wird und ob mehr auf direkte Hilfen oder mehr auf die Verstärkung der Dienste für Familien gesetzt wird, und vor allem auf welchem historischen und weltanschaulichen 18

Fux Prof Laura Migliorini hat die historischen Veränderungen in der Familie nachgezeichnet, von der patriarchalisch bürgerlichen Familie zu ihrer jetzigen Situation großer Zerbrechlichkeit bei gleichzeitig immer größeren Aufgaben: - Mangel eines tradiertes Rollenmodell für das Elternpaar - Weniger Zeit für Elternschaft - Wegfall wichtiger Ressourcen und Hilfen durch das Umfeld - Neue Armut und neue Formen des Rausfallens aus der Gesellschaft - Notwendigkeit ein Lebensprojekt zu haben, was für viele sehr schwer ist. - Zerbrechlichkeit der Beziehungen und vor allem die Zerbrechlichkeit von Partnerschaften. Hieraus resultiert eine große Unsicherheit.


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Das verbreiteteste Motiv für Leiden und Risiken im Kindes- und Jugendalter sind chronische Konflikte auf Elternebene. Auch wenn Trennung und Scheidung in Teilen als eine Lösung für diese Konflikte erscheint, wenn sich die Situation dadurch beruhigt, so bringen sie oft nicht die gewünschte Beruhigung und bilden, für sich genommen, auch schon ein zusätzliches Risiko für die Entwicklung des Kindes. Heute sind Familien dem Risiko ausgesetzt alleine und unverbunden mit dem Umfeld zu sein und das Band zwischen Gesellschaft und Familie wird immer schwächer. Um diesem Trend entgegen zu wirken, ist es wichtig, allgemein die Bindung zwischen Menschen zu stärken. Prof. Böhnisch von der Universität Dresden und der Freien Universität Bozen/Brixen hat den Sozialisationsprozess von Männern im Kinder- und Jugendalter nachgezeichnet. Gerade junge Männer zeigen öfter als Mädchen offen ein antisoziales Verhalten. Jungs und Mädchen haben unterschiedliche Aufgaben bei der Entwicklung ihrer Beziehung mit den Eltern, was zu unterschiedlichen Lebensfragen führt, die sie beantworten müssen. Väter definieren sich über die Arbeit, Mütter über Beziehungsarbeit und evtl. Erwerbsarbeit. Schwierig wird für den Jungen die Phase der Ablösung von der Mutter (3-5 Jahre), wo er eine Person identifikatorisch ablehnen muss, die er braucht und die für sein Wohlbefinden sorgt. Väter, die sich um Beziehungen kümmern und Mütter mit relativer Autonomie könnten hier hilfreich sein.

Kindergärten könnten Vatertage veranstalten. Später mit 12-13 Jahren werden viele Vorurteile gebildet, Sexismus und Machismus bildet sich aus. In dieser Phase der Abwertung der Jungen,

Böhnisch durch die weiter entwickelten gleichaltrigen Mädchen, brauchen Jungen besondere Orte der Wertschätzung. Auch hier können Schulen, indem sie gemeinsam mit Eltern, neue Formen des Zusammenseins mit Jugendlichen ausprobieren, hilfreich sein. Stefan Eikemann Wissenschaftlicher Beirat des Kongresses

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Seconda giornata: Ruolo e limiti della famiglia d’inizio millennio Eva Maria Schuster, pedagogista, assistente sociale e prof.ssa alla Scuola Specialistica dell’Università cattolica di Magonza ha sviluppato il tema: Sistemi / Famiglie al limite. Anche in Germania vi sono ormai più evidenze dei cambiamenti delle famiglie: la maggior parte dei ragazzi – di tutti i ceti sociali - abbandonano la scuola con conseguente abbassamento del ceto medio, è in atto una “detradizionalizzazione”, cioè una perdita della capacità delle famiglie di svolgere funzioni che le Schuster erano proprie e che nessuno più svolge. Manca il lavoro fisso, i salari scendono, il tasso di separazione delle coppie è al 52% e la maggior parte avviene proprio dopo la nascita del 1° figlio. Si è perso il consenso su una cornice di riferimento, che viene ridefinita per ogni nuovo figlio. Vi sono gruppi sociali che sostengono valori quali: divertirsi si, lavorare no. Le famiglie che hanno perso certe capacità difficilmente riescono a recuperarle. La relatrice ha sottolineato l’importanza della disponibilità di tempo affinché le famiglie mantengano determinate abilità e sviluppino in modo armonico 20

una necessaria cultura umanistica. Se la società nel suo complesso sviluppa solo i temi dell’efficienza e della utilità anche le famiglie perdono la possibilità di avere e trasmettere ai figli senso di giustizia e di solidarietà. Serve un controprogetto rispetto all’impostazione economica della società / mercato. Il lavoro delle famiglie va compensato e riconosciuto pubblicamente. La famiglia non si può avere a costo zero. Non basta il superamento delle povertà vecchie e nuove, serve sostegno al lavoro specifico e insostituibile familiare, indipendentemente da come la famiglia è composta. Oggi le famiglie dispongono solo di tempi residui lasciati liberi dal lavoro flessibile, mentre manca la flessibilità in funzione della famiglia. La politica dovrà riorganizzare il lavoro in funzione della famiglia e non viceversa. Bisogna evitare di condannare le famiglie per le loro difficoltà, ma invece sostenerle per educare i bambini, non solo quelli poveri ma tutti in modo non discriminatorio. Emanuele Scafato medico, ricercatore all’Istituto superiore di Sanità (Roma), presidente della Società italiana di alcologia e direttore di numerosi istituti scientifici italiani di alcologia ha parlato del Ruolo della famiglia nella prevenzione dell’alcolismo. Relatore vivace e provocatorio Scafato ha citato alcuni slogan del mondo giovanile (“I vostri etilometri non fermeranno la nostra sete”) ed ha sollecitato a studiare in che modo i mass media parlano a favore dell’alcol (“Bevi responsabilmente”) per capire come utilizzarli invece


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in modo preventivo. Il problema centrale è la sottovalutazione del rischio. Va detto e ripetuto che non esiste una dose sicura di alcol, la regola che deve passare è: “meno è meglio”. Le aziende venditrici di alcol spendono 60 milioni all’anno in pubblicità, mentre lo Stato ne spende 1 per la prevenzione; il rapporScafato to è impari, ma comunque non si deve rinunciare a migliorare l’informazione. E’ dimostrato che nell’Unione europea l’aumento in spesa annua di 85 euro per il welfare sociale (non invece di salario né di welfare sanitario) riduce del 2,80% la mortalità annua alcolcorrelata. Vi sono dati epidemiologici che provano l’elevato rischio alcologico degli abitanti della nostra provincia, specie dei giovani, che presentano frequenze elevate, addirittura fuori scala, del binge drinking (bere rapidamente per ubriacarsi) con conseguente danno cerebrale irreversibile. Il rischio per la salute conseguente all’uso di alcol è maggiore di quello da uso di droghe illegali. I programmi preventivi più efficaci richiedono la collaborazione di più agenzie (scuola e famiglia) e quindi costano, mentre quelli che hanno dimostrato maggior efficienza a basso costo sono gli interventi brevi (pochi minuti di consulenza alle persone a rischio) deputati ai me-

dici di medicina generale. Manuela Bina, ricercatrice all’Università di Torino e Aosta ha esaminato le Relazioni tra istituzioni - scuola – famiglia, ha ricordato che i comportamenti a rischio sono messi in atto dagli adolescenti non casualmente, ma perché permettono loro di raggiungere obiettivi significativi in relazione a obiettivi di crescita, che quindi devono essere compresi nella loro singolarità dinamica con i fattori protettivi se si vuole impostare un intervento che risulti efficace. La relatrice ha confrontato tra loro vari stili educativi (autorevole, autoritario, permissivo/supportivo, inesistente) e li ha correlati alle personalità dei genitori ed alle condizioni sociali della famiglia. Tra famiglia e adolescente la relazione è reciproca, nel senso che anche l’adolescente può indurre cambiamenti nella famiglia, non solo viceversa. La scuola rappresenta per l’adolescente il banco di prova più importante; un andamento scolastico negativo determina in lui un’immagine negativa di sé, con conseguente contrapposizione alle istituzioni in genere, e rispetto alla quale l’adolescente cerca riparo nel sostegno del gruppo dei pari. Importanti sono la percezione della utilità della scuola, l’organizzazione e la qualità degli insegnanti, i rapporti distali e prossimali tra famiglia e scuola. Vanno evitati i rimpalli di responsabilità e costruiti invece coerenza e collaborazione. Infine la prof.ssa Bina ha analizzato i possibili interventi preventivi diretti e indiretti. Hanno dimostrato efficacia gli interventi a lungo termine e con21


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giunti, effettuati tenendo conto della complessità e molteplicità degli aspetti in gioco. Non esistono risposte univoche e standardizzate per tutti i rischi; è invece fondamentale conoscere le caratteristiche dei particolari destinatari dell’intervento e degli specifici contesti familiari, scolastici, nonché sociali e culturali , coinvolti dall’intervento. Le ricerche evidenziano un ruolo educativo forte degli adulti, genitori e insegnanti, nei confronti degli adolescenti. E’ necessario che gli adulti siano consapevoli di tale ruolo e si assumano la responsabilità educativa. Famiglia e scuola vanno sostenute nell’esercitare al meglio tale ruolo, favorendo la coerenza e il rinforzo reciproco fra i modelli educativi. Coerenza e collaborazione

tra scuola e famiglia possono essere la chiave per promuovere percorsi di transizione all’età adulta dagli esiti positivi, che consentano un affermazione di sé nell’ambito delle norme sociali e della comunità di appartenenza e non al di fuori o in opposizione ad esse.

Dott. Rodolfo Tomasi Comitato scientifico del Convegno

la “squadra del Centro Studi con al centro i tre validissimi tirocinanti

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Zweiter Tag: Rollen und Grenzen der Familie am Anfang des Jahrtausends Eva Maria Schuster, Pädagogin und Professorin an der katholischen Fachhochschule Mainz hat zum Thema Familien am Rand – am Rand ihrer Möglichkeiten gesprochen. Auch in Deutschland ist eine Veränderung bei den Familien im Gange. Viele Jugendliche aus allen sozialen Schichten (20%) verlassen die Schule ohne Abschluss. Die Mittelschicht droht abzusteigen und es findet eine Enttraditionalisierung statt. Das geht damit einher, dass die Familien ihre traditionellen Aufgaben immer weniger erbringen können, und weitere Aufgaben dazu gekommen sind, die sie überfordern. Es fehlt ein fester Arbeitsplatz, ein sicheres Einkommen, und die Scheidungsrate ist in den Städten bei 52%. Die meisten Scheidungen werden nach der Geburt des ersten Kindes eingeleitet. Eine allgemein verbindliche Orientierung ging verloren, und sie muss von Familie zu Familie neu erarbeitet werden. Es gibt soziale Milieus, in denen Arbeit verpönt ist und Spaß haben das Wichtigste ist. Diejenigen Familien, die bestimmte Fähigkeiten schon verloren haben, werden diese kaum wieder erlernen können. Prof. Schuster unterstreicht die Notwendigkeit, dass man sich für diese Familien viel Zeit nehmen muss,

um ihnen bei ihren Aufgaben zu helfen und damit die Kinder in einem Umfeld aufwachsen, das für sie verständlich ist, sie sich kompetent fühlen darin ihren eigenen Weg zu finden und sich an humanistische Werte annähern. Man braucht aber nicht denken, mit dieser Art der Unterstützung könnten die Eltern irgendwann alleine die Erziehung übernehmen. Der Zeiteinsatz muss so lange dauern, bis die neue Generation eine relative Selbstständigkeit erreicht hat. Die Gesellschaft außerhalb der Familie vermittelt nur Themen und Kompetenzen im Bereich Effizienz und Nützlichkeit, sie vermittelt keinen Sinn für das Richtige und für Solidarität. In den überforderten Familien braucht es ein, von außen unterstütztes, Gegenprojekt zu den Werten des Marktes und des Gewinnstrebens, und diese Tätigkeit muss öffentlich viel mehr Anerkennung finden. Die Familie und ihre Aufgabe und Funktion gibt es nicht zum Nulltarif, unabhängig davon, wie die Familie zusammengesetzt ist. Es genügt auch nicht alte und neue Armut mit Geldhilfen fürs Überleben zu überwinden, sondern die notwendige und unersetzbare „Arbeit“ der Familie muss auch mit Zeit, gesellschaftlicher Anerkennung, Prestige und erleichternden Rahmenbedingungen unterstützt werden. Familien heute steht nur noch die Restzeit der flexibilisierten Arbeitswelt zur Verfügung, während sich Familie starren Diensten und Rahmenbedingungen gegenübersieht. Die Politik muss Lohnarbeit in Hinblick auf die Bedürfnisse von Familie, die wir für das Weiterleben unserer Ge23


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sellschaft brauchen, umorganisieren. Im Moment findet das Gegenteil statt, die Familie muss sich der Lohnarbeit und dem am beruflichen Erfolg gemessenen Statusdenken unterordnen, und soll in der Restzeit und mit dem Restgeld, das übrig bleibt, all die Voraussetzungen schaffen, dass die nächste Generation in die Gesellschaft integriert werden kann. Man darf Familien für ihre Schwierigkeiten nicht verurteilen, sondern man muss sie unterstützen die Kinder zu erziehen, nicht nur die Kinder von armen Familien, sondern alle Kinder. Emanuele Scafato ist Arzt und Forscher am Istituto Superiore di Sanità (Rom), Präsident der italienischen Gesellschaft gegen Alkoholismus und Direktor von unterschiedlichen wissenschaftlichen Instituten in Italien, die sich mit Alkoholmissbrauch beschäftigen. Dr. Scafato hat zum Thema die Rolle der Familie bei der Alkoholismusprävention gesprochen. Dr. Scafato als lebhafter und provozierender Redner, zitiert Jugendliche mit ihren Slogans, z.B. „eure Alkoholmessgeräte werden unseren Durst nicht mindern“ und hat die Medienspots gegen Alkoholmissbrauch analysiert „Verantwortliches Trinken“. Aus seiner Sicht wird das Risiko völlig unterschätzt. Man muss immer wiederholen, dass es keine „sichere Menge“ gibt, sondern: Weniger ist besser. Er stellt dar, dass die Alkoholindustrie 60 Mio. Euro in Italien für Werbung für Alkohol ausgibt, während der Staat nur 1 Mio. für Alkoholismusprävention ausgibt. 24

Dieses Verhältnis ist skandalisierend. Auf europäischer Ebene wurde gezeigt, das 85€ pro Einwohner mehr dem Sozialsystem (nicht Gesundheit oder Lohnersatz) zur Verfügung gestellt und die Alkoholtoten um 3% reduziert wurden. Umgekehrt, wie in Italien, eine Reduzierung der Sozialausgaben erhöht die Anzahl der Alkoholtoten. Untersuchungen zeigen, dass gerade junge Menschen in Italien sich enormen Risiken, die mit Alkohol verbunden sind, aussetzen, wie z.B. BingeTrinken (schnell, viel Trinken, um sich zu betrinken). Dies hat irreversible Hirnschäden zur Folge. Die Gesundheitsrisiken, die an Alkoholkonsum gebunden sind, sind höher, als jene die an illegale Drogen gebunden sind. Wirksame Präventionsprogramme beziehen Schule und Familie mit ein, während wenn man Kosten sparen will und trotzdem wirksam sein, dann geht das auch nur über menschlichen Kontakt: kurze Beratungsgespräche zwischen Arzt, Psychologe, usw. und einer Risikoperson. Manuela Bina, Forscherin an der Universität Turin und Aosta, hat einen Vortrag zum Thema „Die Beziehung zwischen Institutionen, Schule und Familie“ gehalten. Sie erinnert daran, dass das Risikoverhalten von Jugendlichen nicht zufällig ist, sondern dass es ihnen erlaubt, bestimmte Ziele zu erreichen, die für ihre Entwicklung wichtig sind. Das heißt, um präventiv wirksam zu sein, muss der Sinn dieses Verhalten in jedem Einzelfall verstanden werden und in Beziehung gesetzt


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werden zu schützenden Faktoren, die eventuell vorhanden sind. Die Referentin hat die unterschiedlichen Erziehungsstile miteinander verglichen, und sie mit den Persönlichkeiten der Eltern und dem Herkunftsmilieu der Familie in Beziehung gesetzt. Zwischen Familie und Jugendlichen gibt es Wechselbeziehungen. Nicht nur die Familien prägen die Jugendlichen, sondern auch die Jugendlichen können die Familien

Bina prägen. Die Schule ist für die Jugendlichen die wichtigste Herausforderung, eine schlechte Schulkarriere stabilisiert ein negatives Selbstwertgefühl, mit den daraus folgenden Konflikten mit allen Institutionen. Diese Jugendlichen versuchen, diese negativen Gefühle durch Peergroups zu dämpfen.

Für die Schule ist es wichtig, dass sie als nützlich für das Leben wahrgenommen wird, wie gut die Lehrer sind, und wie nah die Schule an den Familien ist. Statt sich gegenseitig die Verantwortung zuzuschreiben, benötigt es Zusammenarbeit und ein ziehen am gemeinsamen Strang. Zum Schluss hat Dr. Bina unterschiedliche Interventionsmöglichkeiten analysiert. Nur längerfristige und auf den Einzelfall zugeschnittene Maßnahmen haben sich als wirksam erwiesen, standardisierte Maßnahmen gibt es nicht. Wichtig ist das Milieu, die Kultur, die Schule, die Familie und die Einkommenssituation zu berücksichtigen, um Maßnahmen zu planen. Die Forschungen zeigen, den großen Einfluss, den Eltern, Lehrer und Erwachsene allgemein haben, dies müssen sich die Erwachsenen bewusst sein. Familie und Schule müssen in dieser Funktion unterstützt werden, indem die Gemeinsamkeiten in den Erziehungszielen und Methoden gesucht werden und man sich gegenseitig unterstützt. Die Zusammenarbeit und gegenseitige Unterstützung von Schule und Familie auf erzieherischer Ebene scheinen der Schlüssel zum Gelingen des Übergangs von der Kindheit zum Erwachsensein zu sein.

Dr. Stefan Eikemann Wissenschaftlicher Beirat des Kongresses

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terza giornata: Progetti per il futuro Belinda Mikosz, psicologa e psicoterapeuta, è direttrice del Servizio Psicologico di Vienna che collabora strettamente con i vari uffici e i servizi per la gioventù e dal 2000 dirige un Servizio di consulenza per i giovani tramite email; ha descritto come i servizi che dirige fanno fronte alle ristrettezze da contenimento delle spese, che da un lato peggiorano le condizioMikosz ni degli utenti (povertà, violenze, separazioni, patologie croniche, labilità) e dall’altro riducono le risorse dei servizi (meno psicologi, si lavora più soli, con persone tutte molto cariche di impegni). Ciononostante Mikosz è propositiva e con ottimismo sollecita la creatività degli utenti e degli operatori. Cerca di individuare obiettivi raggiungibili, di scoprire se nella vita c’è stato almeno un buon rapporto duraturo e come valorizzarlo; di individuare i blocchi, i motivi della rassegnazione. Anche agli operatori chiede un autoesame. Indica 26

nella vergogna un avversario comune, che porta a resistenze e rifiuti. L’autenticità, la curiosità sono meglio della terapeuticità. Non bisogna smettere di pensare che si può cambiare, tanto meglio verificando i passi fatti dopo aver deciso l’obiettivo. Descrive i cambiamenti negativi per la gioventù avvenuti con l’uso dei talkbox: mancanza di riservatezza, riduzione del rapporto con la realtà. Per contrastare questa moda si può ricorrere all’arte, all’umorismo. Anche l’economia influisce troppo, la vita sociale è troppo orientata al successo, bisogna invece lasciare emergere con calma altri valori, quale la collaborazione; in questo senso il lavoro di rete dei servizi è importantissimo in una prospettiva a lungo termine. Paola Di Nicola, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi a Verona, si occupa dei rapporti tra famiglia e politiche sociali e di politiche per la sostenibilità e la convivenza civile ed ha parlato de “La famiglia come sostantivo plurale”. Infatti le forme che essa può assumere sono molteplici. Tutte le società umane hanno conosciuto la famiglia come istituzione, che si è adattata nelle più varie dinamiche sociali. Oggi in Italia circa il 30% delle famiglie è composta da 1 sola persona, un altro 30% da 2 persone il restante 40% da genitori (nel 12% dei casi 1 solo genitore) e figli. I rapporti parentali spesso sono con persone che non stanno sotto lo stesso tetto. Il sistema familiare è autoregolamentato, poco prescrittivo. Viviamo nella società


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dell’incertezza, siamo condannati alla libertà. Donne e uomini vivono insieme per la convinzione che privatamente ne vale la pena, non per tradizione o per obblighi sociali. Niente più è scontato. Il segnale dell’essere adulti è l’avere un lavoro, non il fare famiglia. I figli non sono il bastone della vecchiaia, ma dei beni in sé. Nella società postmoderna, o modernità riflessiva, i figli restano agganciati ai genitori, non solo per motivi economici, ma per difendersi da un futuro incerto; le persone stanno assieme più per compagnia e rassicurazione, che per condivisione e reciprocità. La società non premia la famiglia, e gli individui devono riflettere bene su come sviluppare le loro relazioni. Ma se la riflessione non avviene o non riesce, le relazioni possono diventare fallimentari. Peraltro non tutto dipende dalle relazioni interne alla famiglia. La famiglia in Italia non riceve il riconoscimento del lavoro che svolge con sempre maggiore difficoltà come ammortizzatore sociale. Saper essere genitori richiede competenze sempre maggiori, i fallimenti possono essere clamorosi, con coinvolgimento delle strutture educative e giudiziarie. Quasi il 30% delle coppie si separa. I conflitti coniugali destabilizzano il quadro normativo e relazionale già ampiamente privatizzato. La relazione di coppia richiede un gran lavoro di manutenzione - senza mai la certezza che esso sia ben fatto – accanto ad altri complessi lavori di cura, di socialità, ecc. in concorrenza tra loro. Vi sono rischi ai più diversi livelli: che i padri si disimpegnino, che le famiglie si impoveriscano,

che le madri non ce la facciano, che si ridiscutano i cambiamenti dei rapporti tra generi, ecc. Bisogna portare avanti la lotta per il riconoscimento della famiglia come problema non privato. C’è bisogno di normatività e normalizzazione (nella legislazione e nei servizi) delle esperienze attualmente “fuori squadra”. Vanna Berlincioni, medico psichiatra e psicoanalista, opera nella Facoltà di Medicina di Pavia dove dirige il Laboratorio Psichiatria-Cultura–Ambiente, che si occupa della salute mentale dei migranti, in particolare della gestione della maternità, come pure dei Disturbi del comportamento alimentare. Ha messo in guardia rispetto al rischio di trasformare le differenze (ciò che distingue) in diversità (ciò che fa divergere) ed ha illustrato i termini acculturazione, trasformazione, meticciamento, assimilazione. In ogni elaborazione dell’identità, anche in un contesto monoculturale omogeneo, ciascuno rimodella i propri contenuti per tenere insieme passato, presente e futuro, per continuare a sentirsi se stesso nonostante i cambiamenti. Nel contesto migratorio può nascere un conflitto tra desiderio di essere uguali, per evitare di sentirsi esclusi, e di essere diverso, per continuare a sentirsi se stesso. La relatrice si è riferita a culture in cui la personalità si articola su tre assi: quello degli spiriti degli antenati, quello della vitalità psicologica familiare e quello della vitalità fisiologica comunitaria. In tali contesti le malattie vengono spiegate come alterazioni in 27


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questi assi. In un’ottica etnocentrica ogni etnia giudica le altre, elevando i propri valori a valori universali e determinando una conflittualità interetnica. Bisogna invece Schuster adottare un’ottica critica, prendendo coscienza dei limiti della propria storia culturale, sociale e politica. Gli etnopsichiatri si confrontano con le culture dei migranti e rivedono i propri criteri di riferimento lavorativo. In mancanza degli abituali meccanismi di conferma e condivisione dei codici morali ed estetici, il nucleo identitario può disorganizzarsi e portare a sofferenze psichiche. Dott. Rodolfo Tomasi Comitato scientifico del Convegno

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Dritter Tag: Projekte für die Zukunft Belinda Mikosz, die Leiterin des psychologischen Dienstes in Wien, welcher eng mit anderen Diensten zusammenarbeitet, hat ein Telefon für Jugendliche eingerichtet und beschreibt wie sie versucht, zwischen Einsparungen einerseits und den immer mehr auftretenden Multiproblemfamilien andererseits, ein sinnvolles Angebot für die Bevölkerung anzubieten. Ihr Optimismus und ihre anpackende Art befruchten die Kreativität der Mitarbeiter und der Klienten. Sie versucht realistische Ziele und gelungene Beziehungen herzustellen oder sie in der Geschichte der Klienten ausfindig zu machen, sie sucht nach Hindernissen und Gründe für die Hoffnungslosigkeit. Sie versucht ihre Mitarbeiter immer wieder zu Autoreflexion anzuhalten und sie sieht in der Scham und der Beschämung eine der am weitesten verbreiteten Widerstände. Authentizität und Neugier helfen oft mehr als „Therapeutentum“. Optimismus und Glaube an die Kompetenz der Klienten und die Möglichkeit der Veränderung sind wichtig. Sie beschreibt die Veränderung der Beziehung zwischen Jugendlichen und jungen Erwachsenen, indem sie über das Medium Computer verlaufen, mit weniger Privacy und Verlust von Kontakt mit der Realität. Hier sollte man auch an Intervention im Bereich der Kreativität, Kunst, Literatur und Humor denken. Für sie ist das private Leben, das Soziale, zu sehr von Werten aus


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der Wirtschaft, wie Erfolg, geprägt. Andere Werte wie Zusammenarbeit u.a. müssen wachsen. In diesem Sinn ist für sie die Netzwerkarbeit, in ihrem Sinn in der Begegnung und nicht der formalen Abwicklung, sehr wichtig und ein mittel- und langfristiges Ziel, dabei sollte sie nicht als Möglichkeit der Einsparung missverstanden werden. Di Nicola Paola ist Dozentin am Fachbereich Soziologie in Verona für kulturelle Prozesse und Kommunikation. Sie beschäftigt sich mit der Beziehung zwischen Familie und Sozialpolitik, Politik für Nachhaltigkeit und mit zivilem Zusammenleben. Sie hat über „Familie ein Substantiv im Plural“ gesprochen. Unter diesem Titel versteht sie die heute vielfältigen Formen von Familien. Alle Gesellschaften kennen die Familie als Institution, die sich an die unt e r s c hie dl i c h e n sozialen Dynamiken anpasst. Heute sind in Italien 30% Singlehaushalte, 30% Haushalte mit 2 Personen und 40% Haushalte Di Nicola mit zwei Generationen, 12% davon mit nur einem Elternteil. Verwandtschaftsbeziehungen bestehen heute vor allem zu Personen, die

nicht unter dem gleichen Dach leben. Das System Familie regelt sich selbst, man kann es ihm nicht vorschreiben. Wir leben in einer Zeit der Unsicherheit, wir sind zur Freiheit verdammt. Frauen und Männer leben heute zusammen, weil sie persönlich überzeugt sind, dass es sich lohnt, und nicht aus Tradition oder wegen sozialen Normen. Die Kinder sind nicht mehr der für das Überleben im Alter notwendig, sondern ein Wert an sich. In der postmodernen Gesellschaft bleiben Kinder aus ökonomischen Gründen und aus Gründen der Unsicherheit an die Eltern gebunden. Die Menschen leben mehr aus Gründen des nicht alleine sein zusammen und um Sicherheiten zu haben, weniger, weil sie sich was zu sagen hätten. Die Gesellschaft belohnt Familie nicht, und die Einzelnen müssen darüber nachdenken, wie sie ihre Beziehungen entwickeln möchten. Wenn dies nicht gelingt, werden Beziehungen zu Erfahrungen des Scheiterns. Zudem hängt nicht alles von den innerfamiliären Beziehungen ab. Die Familie wird für ihre immer schwieriger werdenden Aufgaben als sozialer Ausgleichfaktor und als Ort, wo die neue Generation in die Gesellschaft integriert wird, in Italien nicht anerkannt, geschätzt oder auch nur gesehen. Eltern sein, bedeutet heutzutage, immer mehr wissen zu müssen, das Scheitern kann dramatisch sein und es kommen soziale und rechtliche Institutionen ins Spiel. Fast 30% der Paare trennen sich und die damit verbundenen Konflikte destabilisieren sowohl die Normen, als auch die ins Private verschobenen Be29


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ziehungen. Die Paarbeziehung braucht viel Aufmerksamkeit und Pflege, ohne je die Sicherheit zu haben, dass die Pflege auch wirksam ist. Kinder bekommen bringen für die Familien unterschiedliche Risiken mit sich: dass die Väter sich innerlich entfernen, dass die Familien verarmen, dass die Mütter überfordert sind, dass die Beziehung zwischen den Geschlechtern sich dramatisch verschlechtert, usw. Der Kampf um die Anerkennung der Familie, als ein Ort an dem für die Gesellschaft Enormes geleistet wird, muss geführt werden. Berlincioni Vanna, Ärztin für Psychiatrie, Psychoanalytiker und tätig an der medizinischen Fakultät von Pavia, wo sie die Werkstatt Psychiatrie-Kultur-Umwelt leitet. Sie beschäftigt sich mit der psychischen Gesundheit von Immigranten, insbesondere in der Phase der Mutterschaft und mit Essstörungen. Sie warnt davor, Unterschiede in Andersartigkeit zu transformieren. Identität in kulturell einheitlichen oder vielfältigen Kontexten ist immer ein Versuch Vergangenheit, Gegenwart und Zukunft zu integrieren, und sich damit trotz der Veränderungen sich selbst zu fühlen. Für Immigranten entsteht ein Konflikt zwischen dem Bedürfnis gleich zu sein, einerseits, und dem Bedürfnis, dass die Vergangenheit zu einem Selbst gehört, andererseits. Hierbei bezieht sich die Forscherin auf drei Achsen, auf denen sich die Persönlichkeit entwickelt: die Geister der Vorfahren, die psycholo30

gische Lebendigkeit der Familie und die mehrdimensionale Lebendigkeit des Kontextes. In Kulturen, aus denen viele Immigranten kommen, wird Krankheit als Verwerfung zwischen diesen Achsen angesehen. Jede ethnozentrische Sicht bringt mit sich, die anderen Ethnien zu verurteilen. Es entsteht ein Konflikt, indem die eigenen Werte als universell angesehen werden. Wichtig wäre aber, gegenüber den eigenen Werten insofern kritisch zu sein, als dass man sie auch „nur“ als ein Ergebnis geschichtlicher Entwicklungen und Erfahrungen ansieht, die sich mit Sicherheit auch wieder ändern werden. Dies bedeutet auch die psychiatrischen Instrumente, Diagnosen und Paradigmen als kulturell und historisch bedingt zu bewerten, und gegenüber Immigranten entsprechend immer neu zu überdenken. Für Immigranten besteht vor allem das große Problem, dass der Mangel an Bestätigung der eigenen Werte und Formen zu einem Zerfall der inneren Identität führen kann, was großes Leiden mit sich bringt. Dr. Stefan Eikemann Wissenschaftlicher Beirat des Kongresses


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A Borgo ancora Mercoledì 9 febbraio 2011. Il solito „gregge“ col privilegio di due pastori: don Giancarlo e don Luciano. Si parte e si arriva con congruo anticipo. Nel primo pomeriggio Borgo ci accoglie nel sole di una giornata tersa, con l’aria frizzante dalla neve che copre le cime circostanti. Sull’argine del Brenta ancora qualche postumo della passata alluvione. Saliamo senza fretta per stradine e scalette. Sulla terrazza davanti al portone uno sguardo al panorama del borgo mentre una coppietta di adolescenti, per l’imbarazzo solo nostro, si scambia delle effusioni.

Poi scopriamo che le Sorelle sono in chiesa e cosí abbiamo il privilegio di condividere l’ufficio dei Vespri. L’atmosfera nel parlatorio è quasi familiare. I racconti dei volontari e delle Sorelle si intrecciano. Scopriamo che alcuni di noi, ad esempio don Luciano, sono diventati visitatori piú assidui. Don Giancarlo ricorda con commozione la fatica degli ultimi mesi e con gratitudine la vicinanza degli amici. Ci rendiamo conto che si è fatto tardi. Accompagnati dal sorriso di Suor Emanuela e dal caldo saluto delle “sorelline” ci rimettiamo in…strada Paolo Spolaore

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Impressioni dalla Terra Santa Oh, potenza dei moderni mezzi di trasporto! Partiti in una fresca alba da Bolzano siamo arrivati nella successiva fresca nottata a Mitzpe Ramon, nel mezzo del deserto del Negev nel sud di Israele. Dopo cena il Rosario con don Giancarlo. Il mattino successivo abbiamo attraversato l’enorme cratere (28 x 8 km!) di origine incerta su cui il paesino si affaccia, per spostarci verso

sud. Nel deserto rosso siamo scesi nel Red Canyon osservando le rocce variopinte dai contorni bizzarri e ascoltando la prima “Lectio” di don Arrigo per poi ritornare nel silenzio rotto solo dal sussurro del vento. Dopo aver costeggiato Eilat in vista di Aqaba siamo risaliti fino al parco naturale di Timna per ammira32

re le strane rocce su cui campeggiano i cosiddetti Pilastri di re Salomone. Anche qui abbiamo potuto meditare sulle parole di don Arrigo sparpagliandoci fra le pietre rosse che contrastavano con l’azzurro del cielo. Il giorno dopo il tempo è stato meno clemente soprattutto a causa di un vento teso e fresco con qualche goccia di pioggia. Così abbiamo visitato le rovine delle città nabatee di Avdat e Manshit, mentre la parte centrale del giorno ci ha visto arrampicarci in Land Rover per sentie-

ri impossibili fino alla sorgente di Ein Aqev, che ricorda la cacciata di Agar da parte di Sara, e poi l’oasi di En Ziq. Dopo un pasto frugale abbiamo visitato la tomba di David Ben Gurion, padre dello stato ebraico, nello kibbutzim di Sde Boqer. Dopo cena in albergo un breve feed-back con somministrazione delle Ceneri. Dopo aver pernottato ad


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Arad, siamo ripartiti alla volta del Mar Morto, nei cui pressi abbiamo visitato le rovine della fortezza di Massada, teatro della eroica resistenza degli Zeloti contro i Romani. Lectio di don Arrigo fra le colonne della vecchia sinagoga. Poi, nonostante il tempo peggiori,

alcuni ardimentosi si cimentano in un bagno nelle dense acque salmastre. Dopo il pranzo risaliamo l’oasi di Ein Ghedi. Fra cascate, stambecchi e marmotte don Arrigo guida ancora la nostra riflessione. A Gerico visitiamo sotto la pioggia la chiesa copta che racchiude la presunta tomba di Zaccheo. Sulla piazza troneggia un vecchio sicomoro, forse discendente di

quello su cui Zaccheo si era arrampicato. L’albergo è lussuoso, ma non ci sono sale comuni, così si recita il Santo Rosario nella stanza dei coniugi Bona. Il mattino seguente risaliamo la verde vallata del Giordano verso il lago di Genesaret. Qui entriamo nella Galilea dei luoghi santi: il Santuario della moltiplicazione dei pani e dei pesci a Tabgha, la casa di Pietro a Cafarnao e il monte delle Beatitudini. Per andare a pranzo nel kibbutz di Ein Gev attraversiamo il lago su una caratteristica imbarcazione. Il tempo inclemente ci rammenta la tempesta del racconto evangelico. Prima di pernottare, a Nazareth, facciamo visita alla Basilica dell’Annunciazione ed ai piccoli fratelli di Charles de Foucauld, dove don Giancarlo e don Arrigo concelebrano la S. Messa. Il giorno seguente, siamo ormai a sabato 12 marzo, percorriamo la Samaria. Visitiamo le rovine di Sebaste, capitale del regno d’Israele fra il 925 e il 721 a.C., luogo di sepoltura di Giovanni Battista. Poi sosta a Nablus (già Sichem) con lo storico parco di Giacobbe, luogo del colloquio tra Gesù e la Samaritana. Quindi sosta a Taybeh (Efraim) con visita alla comunità di Abuni Rahel, che ci affascina con la sua energia e ci fa assistere alla S. Messa in arabo alla presenza di don Giancarlo e don Arrigo. Si dorme a Betlemme! Il giorno seguente, nonostante tre tentativi, dobbiamo rinunciare per la troppa ressa 33


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ad accedere alla Grotta della Natività. Ci limitiamo alla Basilica. Memorabile, invece, l’escursione al Monastero di Mar Saba, arroccato a strapiombo sul fiume Cedron nel deserto di Giuda. Nel pomeriggio, visitando le Tombe dei Patriarchi a Hebron, abbiamo modo di renderci conto della drammatica situazione della locale enclave palestinese. Verso sera raggiungiamo il nostro al-

loggio presso le Suore Maronite di Gerusalemme. La passeggiata dopo cena ci conduce al Muro del Pianto che appare, dopo il percorso chiuso nel Suk, quasi come un enorme palcoscenico illuminato. Il mattino seguente, approfittando del vantaggio di alloggiare entro le mura, ci presentiamo alla Basilica del S. Sepolcro di buon mattino, riuscendo agevolmente ad entrare. Poi, attraversando un convento copto, percorriamo in senso contrario la Via Dolorosa, fermandoci in qualche stazione per udire il commento di don Arrigo. Particolarmente suggestivi sono i 34

sotterranei della Fortezza Antonila col Lithostratos. Quindi ci spostiamo alla piscina probatica ed alla Chiesa di S. Anna che ricorda la nascita di Maria. Dopo un pranzo tutt’altro che frugale presso i Legionari di Cristo (sic!) saliamo al Monte degli Ulivi visitando l’Edicola dell’Ascensione, la Chiesa del Pater Noster (che recitiamo insieme), il Dominus Flevit e la Basilica dell’Agonia di Getsemani. L’autobus ci lascia in prossimità del Muro del Pianto con la piazza gremita per la cerimonia di un giuramento militare. Lentamente risaliamo al nostro alloggio. Dopo cena l’autista ci riporta sul Monte degli Ulivi per ammirare la Città Santa sotto le stelle. Siamo giunti così a martedì 15 marzo, ultimo giorno. In mattinata visitiamo la tomba di Davide e la cappella della Dormizione di Maria. Quindi ci trasferiamo ad Emmaus, dove don Giancarlo e don Arrigo celebrano la Messa del commiato dalla Terra Santa. Nel gradino della chiesa ha luogo l’ultimo feedback comune. Ognuno trae il proprio bilancio del viaggio, alcuni con intensa commozione. Ecco, questa è l’arida cronistoria. Aggiungerei una lode ad Alessandra, della Petroniana, per l’affabile professionalità, alla presenza ed all’abilità dell’autista Salman, il nostro beduino, alla cordialità dei gruppi bolognese e


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bergamasco, nonché del nostro, a don Giancarlo, lieta scoperta di umile generosità francescana per i Bolognesi. Ultimo, ma non da meno, un grazie a don Arrigo, che ha modulato la Buona Novella, armonizzandola ora sul fruscio del vento del deserto, ora sul brusio di mille voci di pellegrini, pizzicando, con parole che non so riferire, le più profonde corde del cuore. Paolo Spolaore

Quaresima all’Eremo Il tradizionale incontro all’Eremo del Garda è stato quest’anno differito dalla prima alla seconda domenica di Quaresima a causa del viaggio in Terra Santa di don Giancarlo e alcuni di noi. Così domenica 20 marzo 2011 verso le 10 del mattino un corteo di veicoli si snoda sulla stretta strada dissestata che porta all’Eremo: il gruppo di 25 persone rappresenta un record di partecipazione! E’ una splendida giornata di sole, ventilata e tersa che cattura gli occhi su Bardolino, i vigneti e uliveti circostanti fino alla punta innevata del Monte Baldo dietro le colline. Dopo aver udito le presentazioni dei partecipanti e aver dato lettura della versione del Padre Nostro concepita dal Cardinal Martini, Padre Mosconi espone la sua Lectio sul tema “Gesù, misericordia del Padre” (Mt 9, 1- 13). Partendo dal racconto della guarigione del paralitico, egli ne illustra il significato simbolico e il potere del perdono. Quindi commentando la chiamata di Levi - Matteo sottolinea il suo carattere di dono. Nei confronti del paralitico e del pubblicano (simbolo di nostre situazioni umane) agisce la misericordia di Dio come medico di noi malati, oggetto delle sue cure amorose. La S. Messa delle 11 nella chiesetta è più che mai affollata. Torniamo all’Eremo nel pomeriggio, dopo un lauto pranzo e qualche passeggiata favorita dal tempo splendido. Alle ore 16, nella saletta gremita, assistiamo alla Lectio tenuta da fratel Lorenzo sul tema 35


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“Trasformati ad immagini di Cristo e ministri della nuova Alleanza” (Corinti 3,2-18). Il relatore inquadra la lettura nel contesto storico di una Chiesa primigenia spesso divisa, cui l’Apostolo si rivolge probabilmente dalla sua prigione di Efeso, mettendone il contenuto in relazione al brano dell’Exodus 34:29 -35: 1. Il riferimento a Mosé ed al libro dell’Esodo permette un paragone con la potenza dell’esperienza e presenza di Dio, ma permette altresì di evidenziare una relazione di contrasto fra la let-

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tera scritta su tavole di pietra, ovvero nel cuore (spirito), nonché fra un velo che offusca e un velo tolto per riflettere la gloria. L’antitesi fra Lettera e Spirito riassume quella fra antica e nuova Alleanza da vivere trasformati (= trasfigurati) nell’immagine gloriosa di Cristo. Sull’onda di queste riflessioni ci mettiamo in viaggio verso casa, godendoci la serata ancora chiara della vigilia di primavera. Paolo Spolaore


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Festa per la vittoria Una vittoria dopo dieci lunghi anni di sconfitte merita una festa particolare. E così alcune settimane fa, l’Associa-

Sport a scuola: da cenerentola a regina delle materie Utopia o sogno realizzabile? Qualche giorno fa ho conosciuto un bravo insegnante di ginnastica, attivo nelle scuole del nostro territorio da circa 25 anni. Abbiamo iniziato a parlare di sport e giovani e mi raccontava che gli insegnanti di ginnastica un po’ di tutta la provincia si stanno confrontando per capire ed interpretare un dato abbastanza allarmante. Negli ultimi 15 anni,

zione La Strada Der Weg ha ospitato a cena la squadra dell’ Excelsior. Un’occasione per una reciproca conoscenza tra i ragazzi della squadra, il presidente, don Giancarlo e il direttore.

nella fascia d’età delle scuole superiori, c’è stato un calo costante e inesorabile nella partecipazione ai gruppi sportivi scolastici nonché alle gare e competizioni ad essi correlati. “…..Pensa che qualche anno fa con un’unica scuola avevamo 90 iscritti alla gara di sci e quest’anno accorpando tre istituti non arriviamo neanche a 15….” Secondo lui, tanti adolescenti che non fanno più sport a scuola, non lo fanno neppure con le società sportive. Viene così meno quella funzione aggregante dello sport: lo sport che insegna a stare assieme. Sempre il professore continuava nella sua riflessione dicendo che 37


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molti ragazzi di oggi contrappongono al “fare sport assieme” un “fare sport da soli” nelle palestre di pesi, magari isolati acusticamente dal resto del mondo tramite la musica in cuffia. Inoltre, spiegava il professore in modo molto autocritico,……2dipende molto anche dalla capacità dell’insegnante di trasmettere entusiasmo e utilizzare lo strumento ludico, il divertimento, come mezzo per coinvolgere i ragazzi nello sport….” Aggiungeva anche che la classe degli insegnanti di ginnastica è inesorabilmente invecchiata a causa del blocco delle assunzioni e dei concorsi e così magari fatica anche per motivi di stanchezza anagrafica e di disillusione. Infatti, aggiungiamo noi, nonostante tutte le riforme scolastiche degli ultimi anni, lo sport a scuola continua ad avere un ruolo marginale, mentre forse, per i contenuti e il potenziale educativo che nasconde, potrebbe essere la regina delle materie scolastiche. Far bene e tanto sport a scuola per far bene anche le alte materie. Non è un paradosso se si pensa quante capacità ed attitudini potrebbe e può sviluppare lo sport fatto a scuola, senza pressioni di rendimento e prestazione ma con finalità ludiche e di corretto sviluppo psicofisico. Lo sport infatti educa all’impegno, al rispetto delle regole e della persona, al sacrificio, alla solidarietà, mantiene la mente agile e flessibile al cambiamento, insegna a dare il massimo accettando il risultato appunto con “sportività”, sviluppa armonicamente il fisico, ecc.. Tutto ciò diventa un importante baga38

glio attitudinale e valoriale da spendere non solo a scuola nelle varie materie ma anche nella vita per avere in futuro giovani e adulti capaci di buone relazioni sociali. Ma la scuola per il momento non sembra intenzionata a riconoscere allo sport il valore che si merita e così i ragazzi se ne allontanano, mentre aumenta dall’altra parte il divario con le società sportive che pretendono prestazioni sempre maggiori dai giovani atleti (4 o 5 allenamenti settimanali non sono più una rarità). Aggiunge il professore……”qualche anno fa un adolescente poteva entrare in una società sportiva e “giocarsi le sue carte”; oggi è impossibile perché il gap tecnico tra lui e i ragazzi già attivi a livello agonistico è troppo ampio…..” La scuola sembra perciò aver delegato il ruolo di creare e trasmettere la cultura sportiva alle società sportive, le quali non possono far altro che riflettere la cultura generale imperante: una cultura pubblicizzata incessantemente dai mass media, basata su selezione, ricerca di successo e prestazione. Noi speriamo che grazie alla sinergia di questo e tanti altri validi insegnanti con pezzi della società civile, la scuola diventi il luogo in cui si crei una cultura sportiva alternativa adatta alla stragrande maggioranza dei ragazzi che non diventeranno mai campioni, ma che grazie allo sport fatto in un certo modo potrebbero ambire ad una qualità di vita e di rapporti sociali migliore. Le vere società sportive diventerebbero le scuole mentre le società sportive private potrebbero, perché no, conti-


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nuare a far crescere i ragazzi più talentuosi per aiutarli a diventare atleti di alto livello. M.A. Centro Studi

Cosa bolle in pentola ART MAY SOUND Il festival del fumetto promosso dal centro Giovani Charlie Brown sbarca quest’anno in piazza Walther, nel salotto „buono“ di Bolzano. Tutta la piazza sarà occupata da stand dove i migliori fumettisti nazionali esporranno le propire tavole. Non mancheranno workshop in cui tutti i giovani interessati potranno realizzare i propri disegni sotto la guida dei professionisti. E in più tanta musica suonata da gruppi locali e nazionali. Vi aspettiamo in Piazza Walther il 27 e 28 maggio 2011. PLAYGROUND Il 17 e 18 giugno 2011 il Centro Giovani Villa delle Rose vi aspetta in piazza Tribunale a Bolzano per la nuova edizione di Playground, l’ormai tradizionale evento che prevede un grande torneo di streetbasket e due giorni di musica hip hop con alcuni tra i migliori rapper locali e nazionali. EXCELSIOR COMPIE DIECI ANNI Un traguardo così importante per la nostra squadra di calcio “alternativa”, che porta avanti un progetto educativo e culturale nel mondo dell’agonismo, va festeggiato in modo adeguato. Stiamo realizzando una ricerca su “Sport e Giovani in Alto Adige”, i cui risultati verranno presentati ai mass media e ai referenti istituzionali il 9 giugno alle ore 11 presso la sala conferenze dell’Associazione La Strada Der Weg. Il 10 giugno 2011 alle ore 20.00 presso il campo sportivo di Maso della Pieve Excelsior sfiderà in un triangolare una squadra composta da giornalisti locali e una da rappresentanti politici. Questo torneo sarà l’evento di apertura della”Notte Bianca dello Sport”, che vedrà gli impianti sportivi di Maso della Pieve aperti e usufruibili gratutitamente per tutta la notte fino alle 8 dell’11 giugno 39


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Il tuo 5 per Mille per l’Associazione “La Strada - Der Weg” onlus

Deine 5 Promille für den Verein “La Strada - Der Weg” onlus C.Fisc. - 80020390219 - Steuernummer

Grazie/Danke Associazione - Verein “La Strada - Der Weg” ONLUS Via Visitazione - Mariaheimweg, 42 39100 Bolzano Bozen Tel 0471 203111 Fax 0471 201585 e-mail: info@lastrada-derweg.org www.lastrada-derweg.org

Realizzazione/Ausführung: Centro Studi e Biblioteca Direzione/Direktion: Paolo Marcato Coordinamento/Koordination: Dario Volani Redazione/Redaktion: Dario Volani, Barbara Messner, Massimo Antonino, Paola Fioretta Grafica/Grafik: B. Elzenbaumer, M. Antonino Edizione/Ausgabe: Nr.01/2011 - marzo 2011

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