Internos Nr.2_luglio/Juli 2012_La Strada - Der Weg ONLUS

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Periodico interno trimestrale Interne vierteljährliche Zeitschrift


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Sommario - Inhaltsverzeichnis

La nostra ispirazione cristiana I nostri cambiamenti Rinnovo delle cariche associative Quel signore ero io Dieser Mann war ich Dal Giappone a Bolzano Il debutto dei musicanti di.... Bolzano Il Polo Ovest e la giornata dedicata alla famiglia Festa in piazza per “La Strada - Der Weg ONLUS” Wohngemeinschaft für Jugendliche Panta Rhei: alles fließt Il tabù della parolaccia Estatissima Ridere Via Mozart 29/1: un “polo” di iniziative Congedo da Loreto A Valle Seren del Grappa Pellegrinaggio a Città della Pieve, Monte Oliveto, S. Antimo Abbiamo letto per voi - Wir haben für euch gelesen Ringraziamenti all’agenzia assicurativa Potenza

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La nostra ispirazione cristiana “Se non abbiamo l’amore siamo nulla” A proposito del nostro rapporto con la vita, le cose , la storia, Gandhi ci ha lasciato un passo veramente suggestivo che vale per tutti. Egli elenca un settenario di rovine per l’umanità: “L’uomo si distrugge con la politica senza principi, con la ricchezza senza lavoro, con l’intelligenza senza carattere, con gli affari senza morale, con la scienza senza umanità, con la religione senza fede autentica e profonda, con l’amore senza il sacrificio di sè”. Ecco in sintesi cosa si intende per “ispirazione cristiana nell’associazione: essa si radica su questi principi di fondo e dovrebbe attingere da essi il suo esserci e la qualità del suo operare, nel rispetto di tutti e aperta a tutti. Dice San Paolo che se non abbiamo l’amore siamo nulla. Educare richiede amore, passione per l’altro e professionalità. È necessario “ decentrarsi”, cioè uscire sa sè, essere discreti al limite del silenzio, soffrire e lottare per far cade-

re le squame dell’egoismo e delle false certezze e donarsi fino all’impossibile, togliersi di mezzo quando si rischia di compromettere l’identità e la pace di una comunità, desiderare la felicità dell’altro e la sua crescita, rispettare il suo destino, scomparire quando ci si accorge che ci assale la stanchezza interiore. In una parola radicarsi dentro una costante e rinnovata professionalità, ma con cuore aperto, accogliente e creativo. Mai l’una cosa a scapito dell’altra. Don Giancarlo Bertagnolli

fondatore e assistente spirituale Associazione “La Strada - Der Weg” ONLUS

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I nostri cambiamenti L’Associazione sta cercando di affrontare il grande cambiamento del contesto sociale in quanto gli enti pubblici non saranno in grado di garantire lo stesso livello di contributi e quindi di qualità avuti in passato. La crisi ci impone di guardare a ciò che succede con altri occhiali, cercare di comprenderne le variazioni ed anticiparne risposte per mettere in atto dei processi virtuosi e di pianificare delle sinergie per la crescita della nostra organizzazione, il tutto con la prospettiva di procedere 1. alla riorganizzazione interna, poiché in seguito alla grossa crescita dell’Associazione la suddivisione in aree non è più efficiente e vi è la necessità di trovare nuove forme organizzative capaci di rispondere alla sovrapposizione dei campi di azione e di individuare soluzioni per le aree scoperte; . elaborare un piano dettagliato e funzionale di intervento per promuovere un cambiamento ambientale in accordo con gli obiettivi del Piano Operativo 011 e in ac4

cordo con le linee di indirizzo del Piano Strategico 010- 015; 3. elaborazione di uno studio e di un piano di fattibilità sulla creazione di una galassia a supporto del sistema “La Strada - Der Weg ONLUS”. Per questo è partito un percorso (finanziato con un bando Foncoop) al quale parteciperanno in forme diverse tutti i coordinatori, i responsabili, alcuni operatori che lavorano in settori trasversali, la direzione, alcuni membri del CdA, ed alcuni volontari. Si tratta di due percorsi formativi: - nel primo si elaboreranno le linee guida per sviluppare nuove forme organizzative (altre associazioni, cooperative o imprese) che siano in qualche modo a supporto del lavoro quotidiano svolto dagli operatori e che abbiano due funzioni: la prima come luogo di ricollocazione lavorativa dei giovani e delle persone che noi seguiamo, la seconda anche come supporto economico all’Associazione “La Strada - Der Weg ONLUS” .


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- Il secondo come luogo per condividere la variazione dell’organigramma con il fine di permettere una migliore gestione dei servizi e una redistribuzione dei carichi di lavoro. L’Associazione è consapevole degli sforzi richiesti per poter portare avanti questo percorso formativo, ma è necessario comprenderne l’importanza

per poter avere gli strumenti per affrontare con più efficacia il prossimo decennio. Paolo Marcato Direttore Ass. “La Strada - Der Weg ONLUS”

Rinnovo delle cariche in Associazione Il aprile l’Assemblea dei soci ha nominato il nuovo Consiglio di Amministrazione per il triennio 01 - 014. Accanto ai “veterani” (don Giancarlo Bertagnolli - peraltro membro di diritto quale Assistente spirituale-, Rolando Brunelli, Alessio Cuccurullo, Giovanni Salghetti Drioli, Paolo Spolaore, Simonetta Terzariol e Rodolfo Tomasi), sono da registrare 3 nuovi ingressi: Elfriede Egger, Otto Saurer ed Enrico Zuliani. Ai consiglieri uscenti Letizia Paulitsch, Margherita Debertol e last but not least Hartwig Seifert il nostro grazie più sincero per l’impegno di questi anni. Il Collegio dei revisori vede riconfermati tutti i membri uscenti e cioè gli effettivi Giorgia Daprà, Tony Nicolussi, Francesca Pasquali ed i supplenti Christoph Leichner e Luciano Santoro. Nella seduta di insediamento del maggio il Consiglio di Amministrazione ha provveduto a nominare quale nuovo presidente il dott. Otto Saurer,

figura nota nel mondo politico altoatesino, mentre è stato riconfermato il nome di Paolo Spolaore quale vice-presidente. Agli eletti le congratulazioni e l’auspicio di un proficuo lavoro illuminato dallo Spirito Santo. don Giancarlo

Il nuovo presidente Saurer

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“…QUEL SIGNORE ERO IO…”

G.s. Excelsior: storia di una squadra speciale

Recentemente ci è stato chiesto di spiegare il Progetto Excelsior ad una classe di terza elementare. L’abbiamo fatto raccontando loro una storia che inizia proprio con la tipica frase “c’era una volta” Cari bambini della terza E, vi racconterò una storia che parla di sport ed è una storia vera. Ne sono sicuro perché conosco bene chi me l’ha raccontata. C’erano una volta due signori che lavoravano in un piccolo centro giovanile in una piccola città. Il centro giovanile era un posto in cui bambini e ragazzi, dopo la scuola, potevano andare a giocare o a fare i compiti. Q u e s t o centro era vicino ad un campetto da calcio. Qui, tutti i giorni, i ragazzi del quartiere si trovavano a giocare lunghissime partite di calcio; partite infinite, che duravano da dopopranzo a sera, interrotte solo dai richiami delle mamme che dalle finestre avvisavano i propri figli che 6

la cena era pronta. I due signori conoscevano tutti i ragazzi del campetto perché spesso giocavano a calcio con loro. Un po’ alla volta i ragazzi più grandi si stufarono di giocare sempre tra di loro nello stesso campetto e iniziarono ad andare a vedere le partite delle squadre vere che partecipavano al campionato e ogni domenica giocavano contro una squadra diversa. Un bel giorno, eravamo nel 001, dissero ai due signori che desideravano creare una nuova squadra e partecipare al campionato vero. Da soli non ce la facevano perché per fondare una squadra ci volevano parecchi soldi, però il desiderio era forte e soprattutto volevano creare una squadra in cui tutto il gruppo di amici potesse giocare e nessuno doveva rimanere fuori. Ai due signori l’idea piacque molto, si trovarono alcune volte a discutere con i ragazzi ed assieme decisero di creare una nuova squadra diversa da tutte le altre. Ma perchè diversa dalle altre? Perché aveva delle regole diverse che ora cercherò di spiegarvi.


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I ragazzi e i due signori si erano accorti che tanti bambini e ragazzi che giocavano in altre squadre, spesso, dopo gli allenamenti e le partite, non erano contenti, anzi a volte erano proprio tristi. Dicevano che non riuscivano a divertirsi perché avevano troppa paura di sbagliare. Infatti, ogni volta che sbagliavano venivano rimproverati e questo non era bello; inoltre giocavano sempre e solo i più bravi e quelli meno bravi dovevano stare tutta la partita in panchina o, al massimo, potevano giocare pochissimi minuti. I ragazzi e i due signori decisero che la loro squadra avrebbe dovuto avere solo giocatori felici e non tristi e perciò decisero che nella loro squadra ci sarebbe stato posto anche e soprattutto per i NON GIOCATORI. Sapete chi sono i non giocatori? Sono quei bambini e ragazzi che desiderano giocare con tutto il cuore, ma vengono scartati perché non sono abbastanza bravi. E in più decisero che nella squadra era obbligatorio per tutti divertirsi e dissero all’allenatore che agli allenamenti non bisognava solo faticare, ma anche ridere e scherzare. E poi dissero ancora all’allenatore che doveva trattare tutti in modo uguale e non fare preferenze e perciò tutti dovevano giocare tanto quanto gli altri e nessuno doveva essere una riserva. L’allenatore fu d’accordo con questa idea e si preparò una tabella con la li-

sta di tutti i giocatori e ogni domenica segnava quanti minuti ognuno aveva giocato. Chi aveva giocato tanto, la domenica successiva giocava di meno e viceversa. E così iniziò l’avventura di questa strana squadra in cui stavano assieme ragazzi che sapevano giocare molto bene, e ragazzi che erano abbastanza scarsi. Ma tutti si rispettavano perché le regole erano chiare. Il campionato però non era una cosa semplice come le partite giocate al campetto. Le squadre erano tutte fortissime, perché lì giocavano solo giocatori bravi. E così iniziarono i problemi, perché la nuova squadra continuava a perdere e i ragazzi ci rimanevano male perché avrebbero desiderato vincere anche loro, magari non sempre ma almeno ogni tanto e invece…… arrivavano solo sconfitte, una dietro l’altra. Però stranamente, un po’ alla volta successe una cosa strana: l’allenatore riuscì a spiegare ai ragazzi che la vittoria sugli avversari non era così importante come altri tipi di vittorie che si potevano comunque ottenere. Innanzitutto prima di superare gli avversari bisognava superare se stessi e poi c’erano almeno 6 tipi di “vittorie” che si potevano ottenere ad ogni partita: Vittoria numero 1: in ogni allenamento e in ogni partita cercare di dare il massimo, cioè mettercela tutta e fare il meglio possibile.


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Vittoria numero 2: rispettare i propri compagni, ma soprattutto gli avversari e l’arbitro. Vittoria numero 3: non imbrogliare o fare male all’avversario pur di vincere. Vittoria numero 4: cercare comunque di divertirsi. Vittoria numero 5: incoraggiare i compagni che fanno un errore (“…dai… forza…. va bene lo stesso”) Vittoria numero 6: continuare comunque a sognare tutti assieme di vincere prima o poi. I ragazzi credettero all’allenatore. Si creò così un gruppo di veri amici, che ogni domenica entrava in campo per vincere, ce la metteva tutta ...ma…. PERDEVA SEMPRE.. Secondo voi la storia come andò a finire? Ora ve lo racconto Per dieci anni di fila la squadra continuò a perdere…..Pensate: più di 200 partite perse….ma dopo dieci lunghi anni arrivò la prima e unica vittoria e fu una grandissima festa. Avete mai provato gioia perché un vostro desiderio si è realizzato? Provate a pensare quanto grande fu la gioia di quei ragazzi che per dieci anni avevano aspettato quella vittoria. Lo sport è importante perché può insegnare tante cose positive, ad es. la

fatica, l’impegno, il rispetto, ma anche il divertimento, l’amicizia, e soprattutto che è bello credere tutti assieme ad un’idea, e sperare che prima o poi si avveri, anche se magari bisogna aspettare dieci anni. E allora cari bambini, se fate sport, ricordatevi che può essere anche faticoso, perché bisogna andare puntuali agli allenamenti e impegnarsi molto. Però lo sport è soprattutto un gioco e perciò deve essere divertente e rendervi felici. Perciò, se quando fate sport vi accorgete che non vi divertite e non siete felici, raccontatelo ai vostri genitori o alle maestre e cercate di capire assieme a loro cosa c’è che non va. Ah dimenticavo. Questa squadra speciale si chiama Excelsior e dopo undici anni dalla sua fondazione esiste ancora e al suo interno vi giocano dei ragazzi veramente in gamba che un giorno vorrei presentarvi. Sapete chi era uno di quei due signori che crearono la squadra? ERO IO Buon sport a tutti Massimo Antonino

Referente per il Progetto Excelsior* (Sport ed educazione) Associazione “La Strada – Der Weg ONLUS”


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*Excelsior è un progetto di educazione attraverso lo sport, curato dall’associazione “La Strada – der Weg ONLUS” di Bolzano. Oltre all’attività agonistica portata avanti da una squadra di calcio decisamente anticonvenzionale, periodicamente vengono organizzati convegni e tavole rotonde sui valori dello sport, dedicati agli studenti.

“...Dieser Mann war ich...” G.S. Excelsior: Geschichte einer besonderen Mannschaft

Neulich hatten wir die Gelegenheit, das Projekt Excelsior in einer dritten Grundschulklasse vorzustellen. Um bei den Kindern gut anzukommen, haben wir Ihnen eine Geschichte in Form eines Märchens erzählt. Wie jedes Märchen beginnt auch dieses mit “... es war einmal..” Liebe Schüler der Klasse 3 E, ich erzähle Euch eine Geschichte, in der es um Sport geht, und es ist eine wahre Geschichte. Das weiß ich, weil ich denjenigen gut kenne, der sie mir erzählt hat. Es waren einmal zwei Männer, die arbeiteten in einem kleinen Jugendzent-

rum in einer kleinen Stadt. Das Jugendzentrum war ein Ort, den Kinder und Jugendliche nach der Schule besuchen konnten, um ihre Hausaufgaben zu erledigen oder um mit anderen zu spielen. Es befand sich neben einem kleinen Fußballplatz, auf dem sich die Jugendlichen des Stadtviertels jeden Tag zu langen Fußballspielen trafen; endlos lange Fußballspiele, die nach dem Mittagessen begannen, bis in den Abend hinein dauerten und nur von den Müttern unterbrochen wurden, die ihren Kindern von den Fenstern der umliegenden Häuser aus zuriefen, dass es Zeit zum Abendessen sei. Die zwei Männer kannten diese Jugendlichen alle, weil auch sie öfters mit ihnen Fußball spielten. Nach und nach hatten die älteren Ju


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gendlichen es satt, immer auf dem selben Platz unter sich zu spielen und sie fingen an, sich die Spiele der richtigen Mannschaften anzuschauen, die an der Meisterschaft teilnahmen und jeden Sonntag gegen eine andere Mannschaft antraten. An einem Tag im Jahre 001 sagten die Jugendlichen zu den zwei Männern, dass sie sich wünschten, eine neue Fußballmannschaft zu gründen und an der Meisterschaft teilzunehmen. Alleine konnten sie es nicht schaffen, denn die Gründung einer Mannschaft kostete ziemlich viel Geld. Aber der Wunsch war stark und vor allem wollten sie eine Mannschaft, in der alle Jugendlichen aus der Clique mitspielen konnten. Und niemand sollte ausgeschlossen werden. Den beiden Männern gefiel diese Idee sehr und sie trafen sich einige Male mit den Jugendlichen, um darüber zu diskutieren. Schließlich beschlossen sie gemeinsam, eine neue Fußballmannschaft zu gründen, die anders sein sollte als alle anderen. Aber warum anders als die anderen? Weil sie andere Regeln hatte, die ich Euch jetzt erklären werde. Die Jugendlichen und die beiden Männer hatten beobachtet, dass viele Kinder und Jugendliche, die in anderen Mannschaften spielten, nach dem 10

Training oder nach den Spielen nicht sehr glücklich waren, ja sogar traurig wirkten. Sie sagten, es mache ihnen keinen Spaß, da sie zu viel Angst hätten, Fehler zu machen. Tatsächlich wurden ihnen jedes Mal Vorwürfe gemacht, wenn sie etwas falsch machten und das gefiel ihnen nicht; außerdem wurden immer nur die besten Spieler aufs Feld geschickt und die weniger guten mußten auf der Reservebank sitzen oder durften höchtens wenige

Minuten mitspielen. Die Jugendlichen und die beiden Männer beschlossen, dass ihre Mannschaft nur glückliche und keine traurigen Spieler haben sollte und deshalb sollte in ihrem Team auch Platz für NICHTSPIELER sein. Wisst ihr, wer die Nicht-Spieler sind? Das sind Kinder und Jugendliche, die sich von ganzem Herzen wünschen, Fußball zu spielen, die aber aussortiert werden, weil sie nicht gut genug sind.


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Zudem beschlossen sie auch, dass es in ihrer neuen Mannschaft Pflicht für alle sein sollte, Spaß zu haben und sie sagten ihrem Trainer, dass im Training nicht nur gearbeitet sondern auch gelacht und gescherzt werden sollte. Sie sagten ihm auch, dass er alle gleich behandeln müsse, niemanden bevorzugen dürfe und deshalb müssten auch alle gleich oft und gleich lange aufs Spielfeld dürfen und es sollte keine Reserve-Spieler geben. Der Trainer war mit dieser Idee einverstanden und erarbeitete eine Liste aller Spieler, auf der er jeden Sonntag vermerkte, wieviele Minuten jeder Spieler im Einsatz war. Wer lange spielte, der kam am darauf folgenden Sonntag weniger zum Einsatz und umgekehrt. Und so begann das Abenteuer dieser eigenartigen Mannschaft, in der sehr gute Sportler mit ziemlich schwachen Fußballern zusammen spielten. Aber alle respektierten sich gegenseitig, weil es klare Regeln gab. Aber die Meisterschaft war keine so einfache Sache wie die Spiele auf dem kleinen Fußballplatz. Die Mannschaften waren alle sehr stark, weil sie alle nur aus guten Spielern bestanden. Und so gab es die ersten Probleme, weil die neue Mannschaft alle Spiele verlor und die Jugendlichen auch gerne gewonnen hätten; nicht immer aber zumindest zwischendurch, aber … es gab nur Niederlagen, eine nach der anderen.

Doch komischerweise geschah nach und nach etwas Seltsames: Der Trainer schaffte es, den Jugendlichen beizubringen, dass der Sieg über die Gegner nicht so wichtig war wie Siege anderer Art, die man trotzdem erreichen konnte. Vor allem war es wichtig, vor dem Gegner zuerst sich selbst zu besiegen und dann gab es bei jedem Spiel mindestens 6 Möglichkeiten, zu “gewinnen”: Sieg Nummer 1: Bei jedem Training und bei jedem Spiel versuchen, das Beste zu geben, d. h. alles zu tun, was möglich ist. Sieg Nummer 2: Die Mannschaftskollegen, aber vor allem die Gegner und den Schiedsrichter respektieren. Sieg Nummer 3: Den Gegner nicht verletzen oder hintergehen nur um zu gewinnen. Sieg Nummer 4: Auf jeden Fall versuchen, Spaß zu haben. Sieg Nummer 5: Die Mannschaftskollegen ermutigen, die einen Fehler machen (“...los....du schaffst das...es geht schon”). Sieg Nummer 6: Auf jeden Fall alle gemeinsam weiter davon träumen, früher oder später zu gewinnen. Die Jugendlichen glaubten dem Trainer. So entstand eine Gruppe von echten Freunden, die jeden Sonntag aufs Spielfeld ging, um zu gewinnen, die 11


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alles gab … aber...immer verlor... Was glaubt ihr, wie die Geschichte ausging? Ich werde es euch erzählen... Zehn Jahre lang verlor die Mannschaft weiterhin jedes Spiel...stellt euch vor: mehr als 200 verlorene Spiele ...aber nach zehn Jahren kam der erste und einzige Sieg und er wurde zu einem riesigen Fest! Habt ihr euch schon einmal gefreut, weil einer euer Wünsche in Erfüllung gegangen ist? Versucht einmal, euch vorzustellen, wie groß die Freude dieser Jugendlichen war, die zehn Jahre lang auf diesen einen Sieg gewartet hatten. Der Sport ist etwas sehr wichtiges, weil wir dabei viele positive Dinge lernen können wie Anstrengung, Einsatz, Respekt, aber auch Vergnügen, Freundschaft und vor allem, dass es sehr schön sein kann, gemeinsam an eine Idee zu glauben und zu hoffen, daß sie früher oder später Wirklichkeit wird, auch wenn man vielleicht zehn Jahre darauf warten muss. Also, liebe Kinder, wenn ihr Sport betreibt, denkt daran, dass es auch sehr anstrengend sein kann, wenn man immer pünktlich zum Training gehen und immer vollen Einsatz zeigen muss. Aber Sport ist vor allem auch ein Spiel und deshalb sollte er Vergnügen bereiten und euch glücklich machen. Wenn ihr also Sport betreibt und dabei bemerkt, dass es euch keinen Spaß macht und es euch damit nicht gut geht, besprecht 12

es mit euren Eltern oder LehrerInnen und versucht, gemeinsam mit ihnen zu verstehen, was schief läuft. Ach, beinahe hätte ich es vergessen. Diese besondere Mannschaft heißt Excelsior und elf Jahre nach ihrer Gründung gibt es sie noch immer. Und immer noch spielen wirklich tolle Jugendliche mit, die ich euch gerne eines Tages vorstellen würde. Und wißt ihr, wer einer der beiden Männer war, die die Mannschaft gründeten? Das war ich! Euch allen viel Spaß beim Sport! Massimo Antonino Verantwortlicher für das Projekt Excelsior* (Sport und Erziehung) Verein “La Strada – Der Weg ONLUS”

*Excelsior ist ein Projekt im Rahmen der Erziehung durch Sport, getragen vom Verein “La Strada – der Weg ONLUS” aus Bozen. Außer der Wettkampftätigkeit durch eine deutlich antikonventionelle Fußballmannschaft werden regelmäßig Tagungen und Diskussionsrunden organisiert, bei denen es um die Werte beim Sport geht und die den Schülern und Studenten gewidmet sind. Übersetzung ins Deutsche von Angelika Plank


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Dal Giappone a Bolzano Ecco la dilagante mania del Cosplay “Facciamo che tu eri il mostro e io ero il cavaliere che ti sconfiggeva?” Chi da piccolo non ha mai giocato fingendo di essere un personaggio frutto della sua fantasia o dei cartoni animati? Ecco, oggi questo gioco da bambini diventa una vera e propria passione anche per adulti: il Cosplay. Consiste nell’indossare i panni di un personaggio ben riconoscibile e nell’interpretarne il ruolo all’interno di festival appositi o contest. I personaggi possono essere cartoni animati o eroi dei videogiochi, ma anche personaggi realmente esistenti come star musicali o attori. Il fenomeno nasce in Giappone, ma si è presto diffuso a macchia d’olio arrivando anche a Bolzano: sabato 6 maggio la storica Piazza Walther è diventata lo scenario di giochi di ruolo, di variopinte sfilate e di sketch originali, il tutto rigorosamente in maschera. L’evento era inserito all’interno della sesta edizione del festival internazionale del fumetto Artmaysound, curato dai centri giovanili Villa delle Rose e Charlie Brown e che ogni anno richiama nomi illustri, appassionati e fanatici del mondo dei Comics. Roberta Catania servizio civile nazionale

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Il debutto dei musicanti di...Bolzano Mettere in scena una storia, oltre ad essere molto devertente, può aiutare ad apprendere una lingua straniera Giovedì 19 maggio, la sede del centro Pflicht und Spaß si è trasformata in un teatro: dopo una lunga preparazione, i bambini del centro hanno messo in scena un breve spettacolino ispirato alla storia dei fratelli Grimm “I musicanti di B r e m a ”, riadattato all’età dei piccoli attori e al loro numero. Ed ecco così in scena i Bozner Stadtmusikanten. In questo centro educativo, infatti, i bambini hanno modo di esercitare la lingua tedesca, anche se non è la loro lingua madre, attraverso un accompagnamento scolastico, momenti ludici e creativi come questo stesso spettacolo. I bambini non sono stati solo attori, ma anche scenografi e creatori delle loro stesse maschere. Lo spettacolo, che s’inserisce in un 14

percorso strutturato sulla natura, è stato breve ma ricco di soddisfazioni, sia per i bambini che per le educatrici: la concentrazione era molto alta, l’ansia da palcoscenico si è presto tramutata in grinta e molti sono stati gli apprezzamenti da parte del pubblico del quartiere. L’esperienza è stata così coinvolgente per i bambini che uno dei piccoli attori sta addirittura scrivendo un pezzo

teatrale di suo pugno e chissà che non possa essere questo il prossimo spettacolo che la compagnia di Pflicht und Spaß metterà in scena. Roberta Catania servizio civile nazionale


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Il Polo Ovest e la giornata dedicata alla famiglia la festa è stata un’importante vetrina per presentare le attività del Polo Il Polo Ovest, centro educativo e promotore di sviluppo di comunità, figlio di una stretta collaborazione tra Comune, Azienda dei Servizi Sociali e l’Associazione “La Strada - Der Weg ONLUS”, ha aderito alla Festa della Famiglia, avvenuta domenica 0 maggio

nella nuova ma accogliente cornice del Parco Firmian. L’idea, promossa ormai da anni dall’Assessorato alle Politiche Sociali, all’Ambiente e dal VKE, ha avuto molto seguito sia tra le associazioni sia tra i cittadini. Le attività proposte andavano dal bodypainting alla giocoleria, dalle attrazioni dello Spielbus agli stand gastro-

nomici, dallo streethockey alla musica; ma, sempre importante per chi lavora nel sociale, c’è stato soprattutto un confronto con la comunità della città e soprattutto del quartiere, bacino d’utenza del Polo Ovest per l’appunto. Gli operatori del Polo hanno montato uno stand informativo sulle loro attività quotidiane e sui loro programmi estivi: mentre i grandi si fermavano a chiedere dettagli, i più piccoli potevano giocare con un dondolo e delle macchinine o, se non erano poi così piccoli, potevano partecipare ai tornei di streethockey organizzati da uno degli operatori. Manuel Mattion, educatore e coordinatore del progetto: “Appena abbiamo saputo che la Festa della Famiglia avrebbe avuto luogo al Parco Firmian, abbiamo deciso subito di partecipare: queste del quartiere sono le famiglie alle quali noi offriamo i nostri servizi e per le quali i nostri servizi sono pensati. Il Polo Ovest ha aperto da poco più d’un semestre, richiedeva decisamente un po’ di pubblicità e soprattutto è sempre necessario un incontro con la comunità che potrebbe usufruire dei servizi esistenti o che potrebbe essere fonte ispiratrice di servizi nuovi. Al momento nella 15


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nostra sede di via Mozart 29/1 hanno luogo dei corsi di alfabetizzazione per donne straniere, un servizio mattutino di babysitting, l’accompagnamento ai compiti e anche delle attività creative e ricreative pomeridiane. Il nostro staff organizza anche uscite con i ragazzi in modo che possano familiarizzare con il contesto locale e cogliere ogni spunto per imparare qualcosa di nuovo. Il Polo ha organizzato ad esempio un’uscita durante l’adunata degli Alpini: i ragazzi erano entusiasti”.

A metà pomeriggio la pioggia ha segnato la chiusura della Festa delle Famiglie. Il lavoro delle associazioni sul territorio però continua: Il Polo ha già in mente molte attività estive e sta già progettando i servizi del nuovo anno. Per avere maggiori informazioni a riguardo, non rimane che informarsi direttamente presso la sede del Polo Ovest in via Mozart 29/1. Roberta Catania servizio civile nazionale

Festa in piazza per “La Strada - Der Weg ONLUS” Riuscita festa di quartiere per i 34 anni dell’associazione, alla presenza del nuovo presidente In molti hanno partecipato al 34esimo compleanno dell’associazione La Strada-Der Weg. La festa si è svolta sabato 2 giugno, in viale Europa presso la piazza che presto verrà intitolata a don Rauzi, un luogo familiare per chi frequenta l’Associazione. Lo staff era molto eterogeneo, ma allo stesso tempo compatto: volontari, utenti, dipendenti e simpatizzanti de La Strada-Der Weg hanno lavorato tutti insieme per divertirsi, far divertire, farsi conoscere e conoscere. L’associazione infatti deve seguire l’evolversi della comunità, utente unica dei suoi servizi; un’occasione come 16

quella di sabato è stata un modo per raccogliere nuove richieste, riscontrare esigenze diverse e anche è stato un modo indiretto per verificare l’andamento dei propri servizi. I vicini di casa de La Strada-Der Weg hanno accolto con entusiasmo tutte le iniziative proposte: dalle 16 si sono offerti giochi e intrattenimenti per bambini e la comunità Panta Rhei ha organizzato un simpatico e coinvolgente gioco a premi; a partire dalle 19 è iniziata la distribuzione gratuita di 400 porzioni di pasta -da leccarsi i baffi- e la cena degli ospiti dell’associazione è stata accompagnata dalle note evergreen della band “Ragazzi di Strada”, che ha strappato applausi al pubblico davvero di ogni età. Seduti ai tavoli dipendenti e volonta-


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ri si sono ritrovati, alcuni anche dopo molto tempo e hanno avuto così occasione di stare assieme avendo attorno un’atmosfera piacevole e familiare. La forza dell’associazione, la collaborazione, forza spontanea ma collaudata da ormai 34 anni, ha avuto anche in quest’occasione i risultati auspicati.

mi informerò a riguardo per iscrivere mio figlio. Gianpaolo, 46 anni: Io abito qui nel quartiere e so che La Strada è diventata un’associazione molto importante per tutta la città con i suoi servizi. Lavorano bene, basta guardare com’è venuta bene la festa!

Interviste di strada: Maria, 6 anni: Io abito vicino alla sede. Conosco l’Associazione e vedo un gran via vai: credo che il lavoro sia molto.

Sara, 45 anni: Ho letto di questa iniziativa sul giornale. Ho pensato di portare qui mio figlio perchè si divertisse con i vostri giochi. Non so molto degli ambiti d’intervento dell’associazione, ma ho sentito ora da qualche mamma che si occupa anche di attività di accompagnamento ai compiti, credo che

Marco, 5 anni: Non conosco l’associazione, ma l’iniziativa della festa mi ha incuriosito. Mi informerò grazie agli opuscoli che ho visto a disposizione dei

passanti. Il prossimo anno mi troverà più preparato! Roberta Catania servizio civile nazionale

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Wohngemeinschaft für Jugendliche Panta Rhei: “Alles fliesst” Ein Interview mit der Koordinatorin Dr. Ulli Oberlechner

Wie ist der Umzug verlaufen? Gab es Schwierigkeiten? Ulli Oberlechner: „ Das neue Haus ist sehr gross und auf den ersten Blick wirkt es sehr funktionsfähig, doch auf den zweiten Blick sieht man, dass es noch einiges an Arbeit braucht. Es sind noch bis heute Handwerker im Haus, denn es gibt ständig Wassereintritte, wenn es regnet. Am Anfang haben sich die Bauarbeiten verzögert, sodass die Jugendlichen erst am 11. November das erste Mal bei uns schlafen konnten. Auch die offizielle Schlüsselübergabe hat noch nicht stattgefunden und so müssen wir zurzeit mit einem Schlüssel auskommen, darum müssen wir uns sehr gut organisieren. Doch insgesamt sind wir sehr froh über das neue Gebäude, wir haben viel mehr Räume, die wir nutzen können z. B. einen Sitzungsraum, auch für grössere Veranstaltungen, einen Waschraum, einen Fitnessraum und einen Keller wo überall Tageslicht hinkommt.“

retostrasse. Im Haslachviertel) Ulli Oberlechner: „ Ein grosser Vorteil ist sicher die ruhige Lage, in der wir uns befinden und das gute Verkehrsnetz. Ein Nachteil könnte sein, dass wir mit den Nachbarn sehr eng verbunden sind, da wir uns mitten in einer Wohnsiedlung befinden.

Was sind besondere Initiativen, die zurzeit gemacht werden? Ulli Oberlechner: Zurzeit arbeiten wir sehr eng mit anderen Diensten wie z.B. Exit zusammen. Wir finden, dass die Gruppenarbeit sehr wichtig ist und deshalb macht Dr. Alois Wieser immer wieder Gruppensitzungen mit unseren Jugendlichen, um die gegenseitigen Verhaltensweisen anzuschauen und sich besser kennenzulernen. Eine wichtige Arbeit in der Gruppe war, eine Geldsumme, die verlorengegangen war, wieder zusammen einzuholen, indem die Jugendlichen verschiedene Spiele beim Jubiläumsfest des Vereins „La Strada - Der Weg“ organisierten und so die Hälfte des Geldes wieder einholen konnten.

Wie ist das Team zusammengestellt? Was sind die Vorteile und Nachteile von diesem Viertel? (Panta Rhei befindet sich in der Rove18

Ulli Oberlechner: In unserem Team sind viele Berufsgruppen vertreten. Es


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besteht aus einem Zivildiener, einer Psychologiepraktikantin, zwei Erzieherinnen, zwei Erziehern, einem Funktionstherapeuten, einem Psychologen, einer Köchin und mir, Koordinatorin

auf ihrem Weg zu begleiten und sie in ihren Ressourcen zu stärken. Mit einer Innsbrucker Supervisorin haben wir die Möglichkeit, ganz viele Erfahrungen und Arbeitsweisen auszutauschen.

Wie viele Jugendliche betreuen sie zurzeit? Alter? Welche Probleme haben Sie?

dieser Struktur. Wir haben ein sehr junges Team. Bevor die Jugendlichen zu uns gekommen sind, haben wir an einem Team-startup-Projekt teilgenommen. Es waren sehr intensive Tage, wo wir uns als Team besser kennenlernen durften, auch auf persönlicher Ebene. In diesen Tagen ist auch unser Name Panta Rhei, vom griech. „alles fliesst“, entstanden. Wir haben uns vorgenommen, die Jugendlichen

Ulli Oberlechner: Zurzeit betreuen wir sechs Jugendliche im Alter von 14-1 Jahren. Die Jugendgruppe ist fantastisch, sie haben eine gute Zusammenarbeit und sehr viel Spass miteinander. Natürlich entstehen auch manchmal Konflikte, doch sie nehmen die Hilfe, die wir ihnen bieten, gerne an. Die Jugendlichen kommen alle aus nicht einfachen Familienverhältnissen, jeder hat seine eigene Geschichte. Doch sie werden hier aufgenommen und merken mit der Zeit, was alles in ihnen steckt.

Können sie mir einige lustige Ereignisse erzählen? Wenn ja welche? Ulli Oberlechner: Ja immer wenn es regnet, passiert Panta Rhei (alles fliesst), dass es überall herein regnet. Unser Parkplatz wurde immer als Gassiplatz für die Hunde benutzt, sodass wir sogar ein Schild aufhängen muss19


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ten. Ein anderes lustiges Ereignis ist, dass zu Beginn eine Temperatur von 38 Grad im Haus herrschte und die Temperatur draussen betrug -10 Grad. So musste ich den Leuten, die zu uns kommen wollten sagen, dass sie leicht bekleidet kommen können. Während einer Teamsitzung ist die Kaffemaschine geplatzt, sodass der Feueralarm losgegangen ist.

Wie sehen Sie die Zukunft im Bezug auf Kinder und Jugendliche allgemein? Und bezogen auf Ihre Struktur? Ulli Oberlechner: Jetzt in Krisenzeiten wird es sehr darauf ankommen, dass man viel anbietet und auch die Tendenz wird so weitergehen, dass man immer möglichst früh intervenieren kann. Das Thema Kinder und Neuro-

psychiatrie bleibt sicher weiterhin ein spannendes Thema. Der Verein „La Strada - Der Weg ONLUS“ kann auf eine lange und gute Erfahrung im Bezug auf die Arbeit mit Kindern zurückgreifen. Ich würde mir wünschen, dass man möglichst früh auf Traumatisierungen eingehen könnte und, dass man auch mehr mit den Eltern zusammen arbeiten könnte, also mehr Elterntraining gemacht wird. Momentan gibt es noch keine Struktur für Jugendliche mit psychischen Diagnosen und gleichzeitiger Suchtproblematik, das wäre sicherlich ein Thema an dem man in Zukunft arbeiten könnte.

Monika Mairegger Zivildienerin

Il tabù della parolaccia ...da evitare comunque oppure “quando ci vuole ci vuole”? Ingiurie e parolacce risultano fastidiose e volgari quando sono pronunciate da una persona adulta, ma se a pronunciarle è un bambino la cosa è ancora più destabilizzante. Mentre infatti l’adulto è capace di discernere autonomamente ciò che è giusto da ciò che è sbagliato ed è responsabile delle proprie azioni –la figura grama la fa quindi solo lui-, se è un 20

bambino ad usare una brutta espressione si è sempre portati a pensare “dove l’avrà sentita?”. E così a scuola penseranno che l’avrà imparata a casa, i genitori penseranno che l’avrà sentita a scuola e così via. Un adulto non ci fa forse più caso, ma le espressioni e i gesti volgari e i turpiloqui sono presenti ormai in ogni ambiente: un bambino può recepirle dalla TV, in programmi a lui probabilmente poco consoni, dai coetanei al parco, da telefonate arrabbiate di genitori


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che credono di non essere ascoltati e anche dalle scritte sui muri. Un bambino dai 18 mesi in su è una spugna che assorbe tutto ciò che sente, anche se non ne conosce il significato, e va aggiunto che nell’età delle prime letture i bambini provano a leggere qualunque cosa pur di testare le loro capacità e di mostrarle ai grandi. Chiudendoli sotto una campana di vetro, non facendoli uscire o non permettendo loro di guardare la TV, il problema non è comunque risolto. Il tabù delle parolacce va affrontato con coscienza e non con modi bruti. Se è un bambino piccolo a dire una parolaccia, non gli va chiesto da chi l’ha sentita, ma sarebbe meglio spiegargli che non si fa, che non è una cosa bella da dire per sé e per chi ascolta. Il bambino, vista l’attenzione che ha suscitato nell’adulto, probabilmente ripeterà ancora l’errore e in questi casi l’attenzione va diminuita, ma il problema non va mai ignorato. Se il bambino è già in età scolastica deve interiorizzare il divieto di pronunciare brutte espressioni sia a casa che a scuola.

Per quanto riguarda la fase adolescenziale, ovvero se è un ragazzo a pronunciare le parolacce, si deve affrontare con lui il problema: la parolaccia in questo caso può essere letta come una spia, un S.O.S.. Puntando sul dialogo, si dovrebbe stimolare lo sfogo del ragazzo portandolo a raccontarci cosa l’ha fatto indispettire e fargli capire che in ogni caso il turpiloquio non lo aiuta. Per un educatore, operatore sociale, insegnante o genitore che sia, importante è la coerenza: i rimproveri o le regole di chi predica bene e razzola male non hanno mai un buon esito. Roberta Catania servizio civile nazionale

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Estatissima Un progetto di vacanze estive dalla formula vincente. L’estate è il momento dell’anno in cui i bambini e i ragazzi vivono più in libertà, svincolati –almeno in parte- dalle attività scolatiche e dagli impegni sportivi ed educativi: avendo tutta la giornata davanti, i ragazzi hanno voglia di giocare, imparare e provare sempre qualcosa di diverso. L’estate è anche il periodo in cui i genitori sperano di poter conciliare la voglia di passare del tempo con i propri figli con i propri impegni, lavorativi e non. Estatissima, il progetto educativo estivo portato avanti dai centri giovanili Villa delle Rose e Charlie Brown, tiene conto delle esigenze di grandi e piccini, offrendo per tutta l’estate un’allettante serie di attività e di iniziative. Il progetto si basa sulla “libertà di scelta” dei bambini partecipanti: gli educatori, spalleggiati da validissimi volontari, offrono quattro grandi aree in cui il bambino-ragazzo è libero di muoversi come meglio crede: sport, laboratori, area fumetto e poi, l’area che più stupisce per la sua affluenza, il gioco libero. Questa ultima area racchiude i giochi in scatola, i giochi di ruolo, freccette 22

e ping-pong e soprattutto i giochi di movimento “da cortile”. Ogni giorno circa un centinaio di bambini si muove all’interno della cornice di Villa, il luogo della non-noia. I giorni preferiti dai ragazzi sono il martedì, giorno in cui sono previsti giochi d’acqua e grigliate, e il giovedì in cui, previa iscrizione, si può partecipare alla gita. Estatissima vuole promuovere l’utilizzo positivo del tempo libero, educare i bambini alle regole dello stare insieme, tentando di dare momenti e spunti di agio anche a chi purtroppo non ne gode ogni giorno. A dare un apporto importantissimo alla gestione delle attività giornaliere sono i volontari, “le maglie blu”. Andrea Vigni, coordinatore del centro giovanile promotore dell’iniziativa: “Abbiamo voluto dare la possibilità ai ragazzi un po’ più grandi, che frequentano abitualmente il Centro giovanile, di passare dall’altra parte, di provare ad avere un ruolo responsabile, educativo e di riferimento per i più piccoli. Abbiamo voluto dare loro quindi un’opportunità di crescita e loro, come del resto ogni anno, non hanno tradito le nostre aspettative ”. Roberta Catania servizio civile nazionale


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Ridere Uno strumento di intervento sociale Che la risata sia un valido strumento terapeutico in ambito medico è già stato provato: ridere aumenta il numero di linfociti NK, responsabili dell’eliminazione delle cellule virali, riduce la soglia di dolore e produce endorfina, il che migliora la circolazione sanguigna, oltre che l’umore. Patch Adams docet. L’ideale sarebbe ridere almeno 15 minuti al giorno: sembra un’inezia rispetto alle 4 ore quotidiane, ma le preoccupazioni e la routine a volte ostacolano questo semplice segnale di buonumore. L’umorismo fa vedere la realtà sotto una luce diversa, fa sembrare tutto più facile, anche le cose più insormontabili. È per questo che la risata può essere considerato uno strumento di intervento sociale. Negli incontri con l’utenza, l’operatore può servirsi, in modo sensibile e professionale, dell’umorismo per rompere la tensione e per favorire l’instaurazione di un rapporto di fiducia. La risata ridimensiona anche le diversità quindi è un modo di risolvere i conflitti in modo diretto, ma informale. La risata è universale. Nel rapporto tra colleghi, in un team,

l’informalità e il ricorrere a battute aiuta la collaborazione e i rapporti interpersonali, anche al di là del posto di lavoro. A volte l’operatore teme che “lo scherzo” possa minacciare la propria autorità, il proprio ruolo, ma pensiamoci bene: cosa ricordiamo con piacere degli insegnamenti ricevuti tra i banchi di scuola, se non le nozioni che ci sono state presentate con un sorriso e in modo simpatico? Utilizzare la risata come veicolo di educazione non è facile, ma vista la sua appurata efficacia, dà soddisfazione: fornire verità assolute non fornisce all’utente spunti di riflessione o di autoanalisi; l’aneddoto divertente e la battuta aprono il destinatario alla comunicazione e anche alla comprensione. Un altro punto a favore della risata sul posto di lavoro? Allontanare il pericolo di burnout. Ridere insomma alleggerisce le realtà, aiuta a condividere emozioni e a veicolare nozioni. Vista l’utilità del ridere, chissà che nei prossimi corsi d’aggiornamento professionale non vengano inseriti anche dei corsi di barzellette! Roberta Catania servizio civile nazionale

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Via Mozart 29/1: un “Polo” di iniziative Dalla sua apertura autunnale, il Polo Ovest, centro educativo nato dalla collaborazione tra Azienda dei Servizi Sociali, Comune e Associazione „La Strada-Der Weg ONLUS“, ha avuto tempo e modo di migliorare il suo intervento sul territorio, avendo dapprima analizzato le esigenze dei suoi utenti di riferimento. Ecco un breve diario illustrato delle iniziative del Polo Ovest. Pic-nic pasquale: Venerdì 6 aprile i bambini hanno preparato dei biscotti di cioccolata, colorato le uova, imbottito panini e tramezzini per godere di un buon pranzo tutti assieme. E’ stato realizzato anche un cestino di cartapesta per ognuno contenente pulcini, uova e sorprese. Laboratorio di restyling: i ragazzi, seguiti dagli operatori, stanno lavorando per rendere più accogliente, ospitale e funzionale la loro sede. Le attività strutturate dall’equipe prevedono il restauro, la levigatura e la pittura creativa o guidata di alcuni mobili, la realizzazione di cartelloni, quadri e mandala. Laboratorio di origami: gli origami una cosa fuori moda? I ragazzi del Polo Ovest non sono di questo parere e non solo seguono volentieri le attività previste dal laboratorio, ma propongono loro stessi innovazioni per quanto riguarda il modellamento della carta. Laboratorio motorio e di scoperta del territorio: due volte alla set24

timana i ragazzi partecipano ad attività strutturate all’aperto, una volta nel loro cortile di via Mozart e una volta nell’ampia cornice del Parco Firmian. Gli educatori propongono giochi ed esercizi di coordinazione e di collaborazione. Gita alla città degli alpini: Giovedì 10 Maggio i bambini sono stati accompagnati dagli operatori a visitare il Museo all’aperto, installato presso i Prati del Talvera in occasione dell’ottantacinquesima adunata degli Alpini. I bambini si sono divertiti partecipando a tutte le attività organizzate e sono tornati a casa entusiasti per le novità che hanno esperito in un unico pomeriggio (arrampicata su una parete di roccia artificiale, visita ad un vero accampamento militare e ai mezzi di trasporto da terra militari). Gita in Piazza Walter in occasione dell’ArtMaySound il 25 maggio. Gita ai Prati del Talvera per il Kinderfestival il 1 giugno. Festa delle Famiglie: il 20 maggio, il Polo Ovest ha partecipato alla Festa delle Famiglie, iniziativa promossa dal Comune e dal VKE al parco Firmian. Festa per la fine del corso di lingua italiana: durante l’anno alcune operatrici del Polo, a supporto del Progetto 0-3 che propone molte iniziative con i più piccoli, hanno tenuto un cor-


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so di approfondimento linguistico per le mamme straniere. Molte sono state le adesioni e alto è stato l’interesse dimostrato in classe. Mercoledì 13 giugno ha avuto luogo una festa di fine corso, un momento per riunire tutte le mamme, spiegare loro le attività previste per il futuro e augurare loro una buona estate. La tavola del Polo Ovest era imbandita di prelibatezze internazionali preparate dalle studentesse del corso e l’iniziativa è stata un vero mo-

mento di condivisione culturale. Festa di benvenuto all’estate: i bambini e gli operatori hanno festeggiato la fine della scuola venerdì 15 giugno. Giochi, spettacolini e una ricca merenda hanno portato un forte vento d’estate al Polo. Roberta Catania servizio civile nazionale

Congedo da Loreto Prendendo spunto da un’idea di don Giancarlo il Consiglio di Amministrazione “uscente” ha ritenuto opportuno inviare una propria rappresentanza a Loreto per ringraziare le Suore Passioniste del sostegno di questo triennio, prendendo idealmente congedo da loro. Assieme all’Assistente Spirituale don Giancarlo hanno partecipato il presidente Spolaore, il vice-presidente Seifert e il consigliere Salghetti- Drioli. Partiti la mattina di venerdì 23 marzo, nel primo pomeriggio avevamo già pranzato e preso alloggio presso gli Scalabriniani. Dalle 15 alle 17 le Sorelle ci hanno ricevuto in parlatorio informandosi nel dettaglio sulla situazione de “La Strada – Der Weg” e sui possibili progetti futuri. Quindi abbiamo partecipato alla S. Messa celebrata da don Giancarlo ed ai Vespri.

Il sabato mattina ritrovo in Basilica per visitare insieme i Camminamenti di Ronda della fortezza che circonda la Basilica, opera mirabile e recentemente restaurata. Strano poter osservare la città dall’alto, ma soprattutto passeggiare sui tetti a ridosso delle cupole delle cappelle sottostanti. Dopo il pranzo passeggiamo sul lungomare semideserto di Porto Recanati. Quindi facciamo una breve sosta alla Comunità del Cenacolo dove Maurizio ci rende la sua commovente testimonianza. Invece di tornare immediatamente a Loreto, seguendo l’ispirazione di don Giancarlo facciamo visita al Convento delle Clarisse di Osimo, in via Pompeiana 25, dove il nostro è riuscito a spuntare un appuntamento con la Superiora, suor Massimiliana. Quale la nostra sorpresa nello scoprire, dopo 25


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un’accoglienza cordiale, ch’ella è di origine trentina ed ha studiato a Bol-

volgente. Con un ultimo sguardo verso il mare si

zano. Pare che don Giancarlo abbia infilato un’altra perla nella sua collana di conventi di clausura! Qualche temerario propone di aggiungere entro l’anno il Convento di S. Giusto a Trieste. Chissà! La serata si conclude con la S. Messa e i Vespri presso le Passioniste. La domenica mattina assistiamo alla S. Messa di don Giancarlo presso le suore, che poi ci congedano da loro in parlatorio. Prima di partire risaliamo la Via Crucis recentemente creata nel giardino presso il convento fino al Crocifisso riprodotto con realismo scon-

riprende il viaggio verso Bolzano. Toccherà ai nuovi Consiglieri di ritornare. Chissà!

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Paolo Spolaore

Vicepresidente associazione “La Strada - Der Weg ONLUS”


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A Valle Seren del Grappa Un amico di lunga data dell’Associazione, Oskar Unterfrauner, intende promuovere lo sviluppo di Valle Seren del Grappa ed ha chiesto all’Associazione un qualche sostegno. Per incarico del Consiglio di Amministrazione, il presidente Spolaore, il direttore Marcato e il consigliere Salghetti-Drioli hanno compiuto un sopralluogo nella giornata di martedì marzo. Dopo il benvenuto del Sindaco di Seren del Grappa in Comune risaliamo la valle fino al Piano della Chiesa. Quindi raggiungiamo la località di Bof, dove si progetta una struttura sociale. Saliamo poi fino al crinale, ammirando dall’alto il lago di Arsià. Qua e là si ammirano alcuni fojarol (costruzioni in pietra dal tetto vegetale) recentemente restaurati. Superate alcune malghe raggiungiamo la località di Valpore. Il crinale del Grappa si staglia contro il cielo terso. Qui il Comune ha restaurato un rifugio come centro didattico che permette l’approfondimento di varie discipline: meteorologia, storia, geografia, biologia. Nelle vicinanze alcune fojarol,

alcune trincee della Grande guerra ricostruite, il monumento ai “recuperanti” di armi ed esplosivi. Attraverso strade tortuose reggiungiamo l’”Albero degli Alberi” un curioso agriturismo gestito con passione dove è possibile partecipare a stage di varie discipline: agricoltura, allevamento, gastronomia. Nel tardo pomeriggio ci congediamo dal Sindaco e facciamo ritorno a Bolzano portando materiale informativo e spunti di nuove idee per la promozione della solidarietà in Valle. Paolo Spolaore


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Pellegrinaggio a Città della Pieve-Monte OlivetoS.Antimo Questa volta siamo proprio in tanti! Oltre agli aficionados registriamo alcune “new entries”: Rolly, Daniela, Grazia (la terza?), Maria e Ulli. Così il pullman da 30 posti è bello pieno e il valente Michele ci scarrozzerà con competenza per mezza Italia. Durante l’andata il S. Rosario e l’enunciazione delle aspetttaive di ognuno strutturano il nostro tempo. Dopo il pranzo al sacco in autostrada arriviamo puntuali all’oasi Bracelli. Alle ore 15 siamo già dalle Clarisse di Città della Pieve. Suor Elena Francesca, già badessa, e suor Barbara Agnese si intrattengono simpaticamente con noi in parlatorio rispondendo alle nostre domande. Per taluni di noi è un ritrovarsi fra amici di lunga data. Affidiamo alle loro preghiere anche il futuro dell’Associazione impegnata nel rinnovo degli organi. Alle 17.30 ci godiamo gli ultimi raggi di sole di una giornata piovosa improvvisamente rasserenatasi grazie a una brezza tagliente. Dopo la S. messa coi Vespri, concelebrata da don Giancarlo e don Luciano torniamo all’oasi per una cena luculliana. Quindi un manipolo di valorosi si lancia in una passeggiata per le vie del borgo frustate dal vento. Nella notte pioverà a dirotto, ma questa volta l’insisitenza dei nostri organizzatori ha ottenuto un efficace riscaldamento delle stanze. Il sabato di mattina si fa colazione 28

di buonora per poter meglio godere la parentesi culturale, peraltro favorita dal bel tempo. Dopo un giro dei vicoli, tra cui il famoso “Baciafemmine”, visitiamo l’oratorio di Santa Maria dei Branchi con l’”Adorazione dei Magi” del Perugino. Quindi al Museo Civico Diocesano di Santa Maria dei Servi ammiriamo, fra l’altro, la “Deposizione della Croce”, del medesimo pittore, nonché due opere moderne e classicheggianti dello scultore W.A. Kossuth. Qualcuno riesce a fare una capatina nella cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio per ammirare un vero capolavoro del perugino: “Il battesimo di Cristo”. Lasciamo quindi Città della Pieve per raggiungere, dopo un breve tragitto, la cittadina di Pienza. Veramente il borgo costruito dal Rossellino su incarico di Pio II è un gioiello incastonato in un paesaggio fiabesco. Non è un caso che questi borghi fungano spesso da sfondo ad opere televisive o cinematografiche. Dopo una breve visita alla celebre piazza con la Cattedrale dell’Assunta e il Palazzo Piccolomini ci ritroviamo in gruppo in una piazzetta per uno spuntino a base di prodotti locali. Puntuali come sempre, partiamo per raggiungere l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore prendendo posto nei nostri alloggi nella Foresteria quanto mai “claustrale”. Ma non c’è tempo per oziare, perché ci ritroviamo subito per


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una visita guidata alla parte “pubblica” dell’Abbazia. Dal chiostro con gli affreschi del Sodoma e del Signorelli narranti la vita di S. Benedetto, al refettorio, alla biblioteca con annessa farmacia, alla sala capitolare la nostra graziosa guida volontaria ci accompa-

gna e ci illustra. Quindi ci sparpagliamo per l’Abbazia, chi alla Cantina e chi all’Erboristeria. Qualcuno si spinge fino al suggestivo cimitero nel boschetto a strapiombo sul paesaggio di calanchi. Alle ore 1 .00 ci ritroviamo tutti nella cripta per la S. Messa concelebrata da don Luciano e don Giancarlo con l’omelia del “grazie” e degli “spazi di paradiso”. Un frate zelante ci “accomoda fuori”. Nel ristorante “La Torre” l’ambiente medievale si addice benissimo alla

zuppa di fagioli. Dopo una riunione strategica in foresteria ci ritroviamo nelle nostre celle. La mattina della domenica il gruppo è talmente puntuale che Hartwig per premio inserisce nel tragitto una breve visita al delizioso borgo di Buonconvento. Qui ci coglie la pioggia, ma finora abbiamo avuto proprio fortuna! Alle 10 siamo già in vista di S. Antimo. La giornata si è fatta ventosa. Sprazzi di sole si affacciano fra le nubi facendo lampeggiare le nubi dell’Abbazia nello sfondo della vallata di un verde intenso spruzzato qua e là dal giallo delle distese di colza. La S. Messa con canto e rito gregoriano è celebrata da don Luciano, mentre don Giancarlo siede con noi sui banchi. Tra le volute d’incenso ammiriamo attraverso la bifora dell’abside il paesaggio rapido di nubi bianche sullo sfondo azzurro del cielo. Dopo uno spuntino a base di panini ben farciti (ma soprattutto ben annaffiati!) imbocchiamo la via del ritorno. Dopo il S. Rosario ci è chiesto di “fare un bilancio”. Alcuni di noi si alternano al microfono. Don 9


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Giancarlo ci invita nuovamente a creare “spazi di Paradiso”. Hartwig fa un breve sommario e si lascia scappare qualche accenno a futuri pellegrinaggi. Speriamo, chissà!, proprio adesso che il coro comincia a funzionare! Grazie alla puntualità di tutti e al nostro valente autista arriviamo in anticipo ri-

spetto alle più rosee previsioni. Grazie ed arrivederci a tutti, soprattutto alle “new entries”. Paolo Spolaore

Abbiamo letto per voi Wir haben für euch gelesen AUTORE: Nick Hornby TITOLO: Un ragazzo EDITORE: Guanda disponibile per voi nella nostra biblioteca con la segnatura YO- 4 BREVE TRAMA Due vite completamente diverse, sconnesse l’una dall’altra, si incontrano nel trantran della vita quotidiana. Will è un trentaseienne immaturo, disoccupato, che vive di una rendita lasciatagli dal padre. Per motivi del tutto egoistici e infondati finisce a partecipare ad alcune riunioni di un’associazione 30

per genitori divorziati. Lì incontra Marcus, un ragazzino dodicenne con un’infanzia molto difficile. Questo incontro cambierà la vita ad entrambi. Hornby, noto autore inglese con un lungo passato da insegnante, sfrutta la sua esperienza per raccontare la società di oggi dalla prospettiva della maturità e della responsabilità che la società stessa, ad ognuno in modo differente, richiede.

AUTORIN: Lydia Cacho TITEL: Sklaverei VERLAG: S. Fischer “Gewalt ist nicht gut, denn sie tut weh, und ich muss weinen.” Yerena, Überlebende des Sklavenhandels, 10 Jahre alt


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Noch nie in der Menschheitsgeschichte war Sklaverei so verbreitet wie heute, sie hat sich zu einem der lukrativsten Geschäfte entwickelt. Unbeirrt kämpft die Menschenrechtsaktivistin und Journalistin Lydia Cacho gegen den Kinder- und Sklavenhandel. Von Japan über Kambodscha und Europa bis nach Nord- und Südamerika ist sie undercover den Menschenhändlern auf der Spur und deckt globale Vernetzungen auf. In Japan versucht sie z. B mit Hilfe einer Amerikanerin, die selbst zum Opfer wurde, eine Bar der Yaku-

za, der japanischen Mafia ausfindig zu machen. Cacho weist nach wie sexuelle Gewalt in diversen Kriegen gezielt als Waffe eingesetzt wird und welche neue Formen der Ausbeutung durch das Internet entstanden sind. Dieses Buch kann man in der Bibliothek des Vereins “La Strada-der Weg ONLUS” ausleihen. (Signatur Gr-134) Monika Mairegger Zivildienerin

Ringraziamenti all‘agenzia assicurativa Potenza Ringraziare gli sponsor: un atto dovuto ma anche significativo a livello di rapporti umani Una piccola delegazione composta dal presidente dott. Otto Saurer, dalla responsabile dell’area Volontariato Daniela Bonmassar e dal cordinatore del progetto Excelsior Massimo Antonino si è recata nei primi giorni di luglio presso la sede dell’agenzia Unipol Assicurazioni Potenza Andrea & C. S.A.S., guidata dal socio dell’Associazione, sign. Sergio Potenza e dal figlio

Andrea. Si è trattato dell’occasione per ringraziare da parte dell’associazione per il sostegno economico offerto negli ultimi anni a favore del progetto Excelsior. I Signori Potenza sono rimasti piacevolmente impressionati nel venire a conoscenza dei contenuti e delle iniziative legate al progetto Ecelsior, ma soprattutto hanno ribadito di credere fermamente nel significato etico della loro sponsorizzazione al nostro progetto sportivo. M.A. Centro Studi G. Antonin

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Se vuole donare il Suo 5 per 1000 all’Associazione “La Strada - Der Weg ONLUS“ Falls Sie Ihre 5 Promille dem Verein “La Strada - Der Weg ONLUS“ schenken möchten

C.Fisc./St.Nr. 80020390219 Se vuole fare un’offerta Falls Sie eine Spende machen möchten

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Grazie/Danke Associazione - Verein “La Strada - Der Weg” ONLUS Via Visitazione - Mariaheimweg, 42 39100 Bolzano Bozen Tel 0471 203111 Fax 0471 201585 e-mail: info@lastrada-derweg.org www.lastrada-derweg.org

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