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SOMMARIO In memoriam di Otto Saurer ............................................................ pag. 03 Don Paolo Zambaldi assistente spirituale dell’Associazione ................. pag. 06

Family point Bruneck ........................................................................ pag. 08 Ufficio progettazione: intervista a Elena Faccio .................................. pag. 10 „You“: ein psychologische Schalterdienst: Interview mit C. De Paoli .... pag. 14 Area dipendenze e salute mentale: intervista a Carlotta Ficco ............. pag. 18 Area servizi volontari ....................................................................... pag. 20 Cooperativa sociale Politermica: intervista a Paolo Marcato ................ pag. 21 Convegno “Migranti: nuove rotte per i professionisti ” ......................... pag. 23 Educare al maschile? ....................................................................... pag. 25 Animare le parole ............................................................................ pag. 29

Grazia Zogmaister è in pensione dal 1 gennaio, dopo un lungo e generoso impegno come dipendente in Associazione. Un’immagine della festa di saluto.

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Otto Saurer

Venerdì 24 gennaio, nel Duomo di Bolzano, si è svolto il funerale di Otto Saurer. Qui di seguito gli interventi di commemorazione pronunciati da Paolo Spolaore, presidente de La Strada-Der Weg, e Karl Tragust, per quasi 20 anni direttore della Ripartizione politiche sociali della Provincia di Bolzano. Otto Saurer

In memoriam di Otto Saurer di Paolo Spolaore Ich habe das Glück gehabt 20 Jahre lang mit Otto Saurer in der Landesverwaltung zu arbeiten und hatte dabei die Möglichkeit und Gelegenheit seine Stärke und seine Tugenden zu schätzen. Es waren dies die Tugenden der Großen: Utopie, Prophetie und ein großes Fachwissen um Träumen zu verwirklichen. Otto Saurer war ein Mann der Visionen. Er konnte über den Horizont schauen und gleichzeitig den Sachen auf den Grund gehen. Er war ein Leader, nicht nur ein Chef. Ein besonderes Merkmal von ihm war die Beziehung zu den Mitarbeitern: er hatte einen besonderen Führungstil. Das Arbeitsklima war eher kollegial: er hatte die Fähigkeit aus einem Mitarbeiter einen Freund zu machen. Questi talenti fortunatamente Otto Saurer ha po-

Paolo Spolaore

tuto trasfonderli nella nostra associazione. L’Associazione La Strada–Der Weg,

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nonostante ciò non sia previsto esplicitamente dallo statuto, però per tradizione ricerca un’alternanza del presidente in base al gruppo linguistico. Così all’inizio fu

Pasqualini, poi Lanz, poi Pasqualini di nuovo, poi Volgger, ecc. Nel 2012 si ragionava con don Giancarlo quale personaggio di lingua tedesca potesse succedermi e don Giancarlo mi incaricò di chiedere all’assessore Saurer, che nel frattempo era andato in pensione come il sottoscritto. Io per la verità ero un po’ scettico quando andai a parlare con Saurer. Ci demmo appuntamento alla gelateria Theiner e lui mi disse subito che effettivamente aveva molto da fare e ci avrebbe potuto appoggiare dall’esterno ecc. Io gli dissi che ci dormisse tranquillamente sopra che però avremmo dovuto fare comunque il passaggio formale di una sua richiesta a divenire socio dell’associazione. Allo scopo mi ero fatto fare in segreteria dell’associazione la fotocopia di una vecchia domanda di ammissione a socio, una qualsiasi, e risultò essere quella di un certo Friedrich Volgger, che tutti conoscono, ma non sapevo quale rapporto particolare legasse Saurer a Volgger.

Saurer di Volgger avrebbe sempre detto che era stato il suo mentore e, a detta di Otto, fu proprio quello il fatto decisivo a fargli accettare di entrare in Associazione e di assumere il ruolo di presidente che portò avanti per due “legislature”. Quindi, come dicevo, l’Associazione ha potuto godere dei suoi talenti in quello che era il lavoro di programmazione e di metodologia e anche il nostro personale ha potuto respirare quel clima che lui sapeva creare sul luogo di lavoro. Un clima collegiale, un clima conviviale dove a volte si condivideva con gioia pane cum-pane (vuol dire diventare compagni) e anche qualche bicchiere di vino, stemperando magari qualche momentanea tensione. Per tutto questo a nome dell’Associazione io dico a Otto Saurer grazie e, da parte mia, un personalissimo arrivederci! Lieber Landesrat, lieber Otto, di Karl Tragust

Georg Paulmichl, dein Proder Londsmonn und einer von den vielen dir Anvertrauten - übrigens auch ein Prader Ehrenbürger, so wie du - also der Georg sagt „Ich habe Glück gehabt, dass es mich gibt“. Wir können sagen: Wir haben Glück gehabt, dass es dich gibt.

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Mit Dir zu arbeiten war uns Privileg und Freude. Arbeiten für die Menschen in Südtirol. Mit Brücken zu den anderen. Wir erinnern uns an dein Wahlversprechen: Otto nimmt alle mit. Eine Ansage: Leicht wie eine Feder. Hart wie Laaser Marmor. Für die, die hier waren. Für die, die zu uns gekommen sind. Für alle. Und es gab keine Kompromisse. Wenn es um die Menschen ging, die es sonst nicht schafften. Es war eine Frage von Gerechtigkeit. Du hast uns träumen lassen. Zusammen. Denken mit Dir war eine wahrlich soziale Tätigkeit. Im Büro, auf Klausur, mit den Betroffenen, mit den Gemeinden, mit den Diensten, auf Studienreise, am Runden Tisch, am Stammtisch. Und du wolltest Taten und Fakten. Du hast das eine mit dem anderen verbunden. Das Denken mit dem Handeln. Es war eine fruchtbare Zeit. Du warst Sämann und Gärtner. Dein Motto: Lasst tausend Blumen blühen. Wir können ernten. Südtirol ist durch dich reicher. Wir danken dir dafür. Für das gemeinsame Arbeiten. Für das gemeinsame Lachen. Und für dein Schnarchen im Hotelzimmer nebenan. Du hast uns wachgehalten. Mit allen Mitteln. Mit Träumen. Mit Taten. Und mit Schnarchen. Lieber Otto, lieber Landesrat, Du bleibst bei uns. Ti penseremo, sempre, con affetto, con gioia, con grande rispetto.

Assemblea dei soci 2018

Liebe Erika, liebe Angehörige, er bleibt bei uns. Und wenn wir die Blumen sehen, denken wir an ihn. Und ans Prinzip Hoffnung. Grazie Otto, da tutti noi. Danke Otto. Von uns allen.

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Don Paolo Zambaldi Assistente spirituale dell’Associazione di Fabrizio Mattevi Abbiamo posto alcune domande a don Paolo.

Qual è il tuo attuale impegno di sacerdote diocesano e quali le tue esperienze pastorali dopo l'ordinazione? Subito dopo l’ordinazione sono stato cappellano nella parrocchia S. Domenico/Piani. Dopo due anni sono stato trasferito nella parrocchia Tre Santi/Sacra Famiglia. Da settembre 2019 celebro tutti i sabati sera alla Chiesa

della Visitazione, dando una mano a don Andrea Bona. Come hai vissuto e come intendi l'incarico che il vescovo ti ha affidato di Assistente spirituale dell'Associazione? Don Paolo Zambaldi Conoscevo l’Associazione La Strada-Der Weg, anche se non benissimo soprattutto per quanto riguarda gli ultimi progetti e sviluppi. Ho conosciuto don Bertagnolli in occasione di un incontro organizzato per i seminaristi a Bressanone. Ci ha parlato diffusamente dell’esperienza in Associazione, delle difficoltà degli inizi e in generale dello spirito che lo ha animato e che di certo vi ha trasmesso. Personalmente sono sempre stato sensibile alle problematiche del disagio, dell’esclusione e dunque di tutte le iniziative di sostegno e di accoglienza. Non so se l’incarico mi è stato affidato per questo, ma posso affermare, senza nessuna retorica, che l’ho accolto subito con gioia perché credo, evangelicamente, che il senso della mia presenza nella Chiesa sia stare dalla parte di chi è in difficoltà, di quelli che la società considera, con metafora calcistica, “palle perse”.

Prime impressioni nell’avvicinare il mondo composito dell'Associazione? Devo dire che ho avuto ottime impressioni: ho avuto la sensazione di incontrare persone serie, adulte, aperte e, cosa piuttosto rara oggi, piene di speranza.

Puoi già delineare qualche orientamento e intendimento con cui pensi di attuare e interpretare il tuo mandato? Credo che il mio sia in primo luogo un compito di servizio, di ascolto. Prima di 6

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affrontare un’esperienza non ho orientamenti o intenzioni. Dunque nemmeno ora. Mi sembrerebbe un atteggiamento irrispettoso verso chi prima di me e, sicuramente con maggiore competenza, opera e ha operato in Associazione. Di solito avere programmi e orientamenti limita il camminare insieme, a volte delude, a volte rende fondamentalisti, cosa di cui ho un orrore profondo. Questo non vuol dire che non abbia pensieri e opinioni, ma credo che il mio apporto si potrà sviluppare con maggiore ricchezza nella condivisione e nel camminare insieme.

Quali sottolineature valoriali vuoi proporre alla Associazione? L’unico valore in cui credo, per cui ho fatto la mia scelta di vita, è l’attenzione amorosa per il mondo, per l’uomo e la donna, per ogni donna e ogni uomo, ma specialmente per gli esclusi, i deboli, i “deragliati”. Tutto deve partire da qui: se l’accoglienza, la cura, i progetti, le attività, le formazioni sono espressione di un amore disinteressato, totalmente svincolato dalla nostra idea di giustizia, di onestà, di religiosità allora acquista un senso. In questa prospettiva, possiamo camminare insieme: credenti, non-credenti, diversamente credenti. Depongo ogni senso di superiorità rispetto ad altri percorsi e, lo dico con convinzione, questa molteplicità mi riempie di gioia e di fiducia. Dio infatti è sempre oltre ogni esperienza religiosa. Io desidero uscire dal “tempio”, perché credo profondamente che “dove c’è amore lì c’è Dio”.

Attualmente come si articola la tua presenza in Associazione? Sono in sede ogni martedì mattina, nell’ufficio che è stato di don Giancarlo. Ho poi l’appuntamento con la celebrazione eucaristica, il primo giovedì di ogni mese. Compatibilmente con gli altri impegni, prendo parte alle serate di Animare le parole. Ho incontrato il gruppo dei volontari. Ho programmato le prime visite presso le strutture dell’Associazione, a iniziare da quelle bolzanine.

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FAmiliy Point BRUNECK di Marion Untersteiner Seit 19.03.2019 bieten wir im 2. Stock des Josefsheims in Bruneck (Außerragen 14) einen offenen Treffpunkt für alle an- von jungen Familien mit ihren Kleinkindern bis hin zu Seniorinnen und Senioren. Der offene Treffpunkt im Josefsheim gestaltete sich, vor allem durch Mundwerbung, schnell zu einem lebhaften Ort, mit einem generationenübergreifenden Publikum. So kommen morgens gegen 9.00 Uhr meist Marion Untersteiner

junge Mütter mit ihren Kleinkindern, gegen Mittag auch hin und wieder Großeltern oder auch einzelne Senio-

ren, die den betriebsamen und lebendigen Treffpunkt gerne in Anspruch nehmen, um mit jungen Menschen in Kontakt zu kommen und um sich die Zeit bis zum Mittagessen zu verkürzen. Durch das gemeinsame Plaudern und hin und wieder auch Spielen der unterschiedlichen Generationen entstanden immer wieder nette Augenblicke und Momente, für Jung und Alt. Die Familien und Interessierten nahmen das Angebot eher dann in Anspruch, wenn Aktionen, themenspezifische Gesprächsrunden, Vorträge oder Workshops angeboten wurden. Vor allem Mütter nutzten die Einrichtung auch als Still -und

Family Point Bruneck

Wickelmöglichkeit und die Spielecke als Spielplatz- Alternative bei Regenwetter. In Gesprächen mit den Eltern und Großeltern wurden viele Interessen und Bedürfnisse angesprochen und aus den daraus gewonnenen Ideen das Programm für das nächste Jahr erstellt. Im ersten Halbjahr 2020 sollen die Familien und Interessierten

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vor allem Angebote zu den Themen „Gesunde Ernährung und Bewegung“, im zweiten Halbjahr vor allem zum Thema „Familien und ihre Bedürfnisse“ vorfinden und daran teilnehmen können. Im kommenden Jahr 2020 ist es unser Ziel, weiterhin auf die Bedürfnisse der Familien zugeschnittene Angebote anzubieten und die Öffentlichkeitsarbeit zu intensivieren, um das Projekt bekannter zu machen und mehr Interessierte anzusprechen. Ein bereits geplantes und abwechslungsreiches Programm, bestehend aus Vorträgen, Workshops und Gesprächsrunden soll neben den regulären Öffnungszeiten ein guter Grund sein, um uns im Josefsheim zu besuchen! Unsere neuen Öffnungszeiten: Montag, Mittwoch, Donnerstag und Freitag von 9.00 Uhr bis 12.30 Uhr und Dienstag von 13.00 Uhr bis 16.00.

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Ufficio progettazione: intervista a Elena Faccio di Alessandra Belvisi

Elena Faccio ha una lunga esperienza di progettazione nell’ambito della formazione, in particolare con la Formazione Professionale in lingua italiana, e di educatrice in progetti di dispersione scolastica. Nel settembre 2019 è approdata al Centro-studi de

La Strada-der Weg dove lavora come progettista. Con lei cerchiamo di capire che cosa fa il progettista e perché questa figura professionale sta diventando Elena Faccio

sempre più preziosa e ricercata dalle organizzazioni.

Che cosa fa un progettista, una figura abbastanza nuova per la nostra Associazione? Il progettista è colui che analizza un bisogno insieme alla persona competente nell’Area in cui il bisogno sorge, valuta le possibilità concesse dai vari bandi per finanziare progetti che soddisfino quel bisogno, conosce la tecnica per la scrittura dei progetti, scrive un progetto e formula quindi la candidatura.

Il progettista esprime l’idea progettuale di altri e la trascrive con le modalità previste dal bando o co-concepisce l’idea progettuale insieme al referente dell’Area? Entrambe le cose. Il progettista co-progetta sempre, lavora con l’esperto della tematica, in un confronto continuo e analizza le varie possibilità di sviluppo e cambiamento dell’idea. Interloquendo co-costruisce di fatto l’idea, partecipa allo sviluppo dell’idea progettuale e la trascrive con le modalità richieste. C’è certamente una parte molto tecnica, sempre più complessa e strutturata, ed è richiesto anche un linguaggio molto specifico. Ad esempio lo strumento del quadro logico anni fa non si usava, ora si usa sempre, anche per piccoli progetti a livello provinciale. Questo implica l’uso di indicatori qualitativi, di ragionare in una logica non solo quantitativa. In sintesi il progettista partecipa allo sviluppo dell’idea e la trasforma con le modalità richieste attraverso tecnicismi propri della professione e specifici del bando su cui si progetta. 10

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Quale formazione ha o dovrebbe avere un progettista? La formazione di partenza può essere varia, dipende dall’ambito in cui si opera, certamente serve una formazione tecnica specifica sulla progettazione. L’ideale è avere un team di progettisti con background culturale diverso. Io sono una pedagogista e sono a mio agio nella stesura di progetti attinenti questo settore, perché posso esprimermi bene anche in aspetti tecnici, ma è utile anche una formazione sociologica e spesso anche giuridica. In realtà ogni formazione offre un apporto, uno sguardo diverso su un tema, arricchendo la capacità di leggere e gestire un bando. L’ideale è un team di persone con competenze diverse che lavora sullo stesso progetto.

Un team di progettazione è proprio quello che sta costruendo Strada, con Francesco Campana come coordinatore, tu e la neo acquisita Jessica Fabbro. Sì, questo è l’obiettivo. Io credo molto nel lavoro di team. Un progetto scritto da più mani è certamente più ricco rispetto a quello scritto da un singolo, ha un valore aggiunto.

In Strada la tecnica della progettazione si applica per lo più a gare d’appalto, convezioni, domande di contributo, bandi provinciali e nazionali. Ma Strada si sta affacciando anche al panorama europeo. Cosa cambia per un progettista? la lingua, la tecnica, la difficoltà? Cambiano tante cose, tra cui la lingua, anche se non sempre tutto il progetto deve essere scritto in lingua

Alessandra Belvisi inglese, ma alcune parti spesso sì. Serve l’inglese anche nella ricerca dei partner a livello europeo. Cambia inoltre l’idea del progetto, che diventa opportunità di scambio, ricerca di buone prassi, oltre che occasione di finanziamento per la gestione di servizi. Dal punto di vista della tecnica di scrittura invece non ci sono grandi differenze.

Un progettista formato nella tecnica di progettazione è in grado di approcciarsi a qualsiasi tipo di progetto o nell’ambito di vari bandi cambia la tecnica di lavoro? Certamente sul mercato ci sono progettisti specializzati in Erasmus+ o in FSE, ma il valore aggiunto in Strada è applicare la tecnica a vari tipi di progetti, con

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flessibilità, studiando in team, di volta in volta, bandi e manuali. Lavorare sempre da sola su uno stesso tipo di progetto a me non darebbe soddisfazione.

Negli ultimi anni il tema della progettazione è sempre più rilevante. In ambito sociale e sanitario i progettisti sono figure molto ricercate. Cosa è cambiato? Perché un ente ora ha così tanto bisogno di un progettista? Il calo delle risorse finanziare e nuovi criteri di distribuzione dei fondi rendono necessario attingere il più possibile a ogni offerta e differenziare le fonti di finanziamento. Una Associazione come Strada, ancorché molto radicata sul territorio, se Progetto Remember Festival 2020

non facesse questo passo ri-

schierebbe che altre realtà, meno radicate e con meno qualità ma che hanno investito molto in un buon progettista, la superino e accedano a maggiori finanziamenti. Talvolta accade che il valore del progetto non sia commisurato alla reale possibilità di raggiungimento degli obiettivi, ma alla forma con cui viene presentato. Si intercettano meglio i fondi se, oltre ad ottimi contenuti e capacità sociali, si fa una buona progettazione. In questo campo la forma può valorizzare o svilire la sostanza. Quindi il progettista serve a dare la forma corretta ad una buona sostanza. In una fase di carenza di risorse c’è naturalmente più competizione e il progettista contribuisce a fare la differenza. Inoltre scrivere un progetto è anche un’opportunità per valutare e rivedere logiche che magari si sono portate avanti per anni. Scrivere un progetto significa interrogarsi su determinati modi di lavorare e rilevare dati, costituisce un’opportunità di apprendimento, valutazione, miglioramento dei servizi, non solo un momento formale o una mera richiesta di finanziamento.

Molto spesso a livello europeo, ma anche statale, compaiono nei bandi figure professionali molto specialistiche, tipo il financial manager, il communication manager, il project manager, ecc. Chi sono e come lavorano? È un modo diverso di chiamare professionalità che da sempre esistono e operano in ambiti specifici all’interno del progetto. Il project manager è il coordinatore, il

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supervisore del progetto. Il communication manager è quello che si occupa della comunicazione interna e esterna all’organizzazione stessa, il financial manager c’è sempre, è quello che gestisce le risorse finanziare, formula e monitora il budget del progetto e lo rendiconta finanziariamente. Quello che cambia è la valorizzazione di queste figure professionali, il riconoscimento del loro ruolo per la buona riuscita di un progetto. Dando loro un nome si identifica meglio il ruolo e li si riconosce come parte del team di progetto. È in quest’ottica che Strada ha creato l’unità di progettazione trasversale, a cui partecipano persone di vari uffici, ciascuno con il suo ruolo, fin dalla fase iniziale della progettazione. Se si parte insieme diminuiscono le difficoltà di gestione.

Saluto a Grazia Zogmaister

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„You“: ein psychologischer Schalterdiens Interview mit Cristina De Paoli di Dario Volani

Wir interviewen Cristina De Paoli, stellvertretende Leiterin des Bereichs Prävention und Beratung von La Strada-Der Weg und Psychologin eines der letzten vom Verein aktivierten Projekte. Der kulturelle Kontext hat sich in den letzten Jahren schlagartig verändert, und wir sind auf andere Weise mit Themen konfrontiert, die Cristina De Paoli

lange Zeit Gegenstand von Verschwiegenheit, Verheimlichung, ja sogar Scham waren. Aber

wir müssen uns weiterentwickeln, Unterstützung und Informationen geben und uns mit den ExpertInnen auseinandersetzen. Deshalb ist YOU entstanden, ein psychologischer Schalterdienst, ein Ort der Begegnung, der Beratung, der Vermittlung und der Begleitung. Ein wichtiger und heikler Dienst. Für wen ist YOU gedacht?

YOU unterstützt Familienangehörige junger Menschen, die mit Thematiken der sexuellen Orientierung und Geschlechteridentität, kurz LGBTQIA-Themen konfrontiert sind.

Und ich bitte Sie, zu verstehen, was Akronyme wie LGBTQ, LGBTQIA und LGBTQIAPK bedeuten? Die LGBT-Gemeinschaft ist eine sehr vielfältige Gemeinschaft, die viele sexuelle und geschlechtliche Identitäten repräsentiert. Das Akronym LGBT bedeutet lesbisch, homosexuell, bisexuell und transgender. Ein weiteres Akronym ist LGTBQIA, das queer, fragend (unentschlossen), intersexuell und asexuell hinzufügt. Das P im Akronym steht für pansexuell (oder polygam) und das K für kinky (abgeleitet vom Begriff kink, der eine Reihe ungewöhnlicher sexueller Praktiken beschreibt, die die

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Beziehung zwischen zwei Menschen und ihre Sexualität intensivieren). Andere Akronyme können ein Sternchen enthalten, um jeden anderen ausgelassenen Buchstaben zu bezeichnen. Zur Vereinfachung verwenden viele Menschen "queer" als einen umfassenderen Oberbegriff statt eines Akronyms.

YOU ist daher ein Bezugspunkt für Familien, die sich oft unerwartet mit Fragen, Entscheidungen, Zweifel der Kinder an ihre Identität oder sexuellen Orientierung auseinandersetzen müssen, die nicht zu den klassischen geschlechtlichen Identitätskategorien gehören, oder? YOU ist Teil der Projekte, die vom Bereich Frau und Chancengleichheit des Vereins gefördert werden. YOU ist Teil eines umfassenderen Netzwerkes mit dem Titel WE – Women Empowerment, die von der Gemeinde Bozen zur Förderung der Chancengleichheit gefördert wird. YOU arbeitet im Bereich der Beratung und Prävention, indem es mit Familien, aber auch Freunden arbeitet, die dank eines psychologischen Schalterdienstes unterstützt und betreut werden. Die psychologische Intervention zielt vor allem darauf ab, Probleme und Konflikte in der Familie und in der elterlichen Paarbeziehung zu verhindern, und die Gelegenheit zu nutzen, dass die Familienmitglieder überdenken, welche persönlichen und elterlichen Teile in die Beziehung mit dem/der eigene/n Sohn/Tochter, der/die Coming-out macht wirken. Es wird dahin gearbeitet, das Problem der sexuellen Orientierung und/oder der geschlechtlichen Identität zu überwinden, indem es indirekt

die

Gesundheit

psycho-physische des/der

eige-

nen/eigener Sohnes/Tochter beeinflusst.

Die Arbeit zielt dahin, die Beziehung zu verbessern? Es ist ein privilegierter Ort des Zuhörens und der Begleitung. Diese Beratungen fördern den Dialog zwischen Eltern und Kindern, der manchmal unterbrochen oder kompliziert war, und arbeiten an der Stärkung des Vertrauensverhältnisses. Das grundlegende Thema ist die Freiheit der Person und die Freiheit, für sich den wichtigsten und am meisten naheliegenden Weg zu wählen.

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Auf einer Karte schreibt YOU, dass es die Liebe der Eltern ist, die den Unterschied bildet. Ja, und die Konfrontation mit dem Thema hilft uns, uns näher zueinander zu fühlen und unterstützt uns dabei, unseren Kindern näher zu kommen. Wir sprechen über Verantwortung, Vertrauen, Schutz, den Blick in uns eingekehrt, Zartheit und über das Gespräch mit der uns nahestehenden Person. Die Eltern können einen Weg wählen, um die Situation auf eine bestimmte Art und Weise zu erleben. Sie entscheiden sich dafür, ihr Kind zu akzeptieren und an der Erziehung zu arbeiten, über Geschlechterfragen und über die Vorstellung in Bezug auf der weiblichen und männlichen Geschlechterrolle der Eltern zu sprechen. Am Anfang ist es mühsam, sich mit diesen Fragen zu befassen, aber dann ist diese Wahl eine Gelegenheit zur Veränderung innerhalb der Familie bzw. der Eltern. Das eigentliche Coming-out ist jenes der Familie.

Welche ist die Rolle der Frau und der Mutter, mit der YOU sich konfrontiert, wohl wissend, dass man durch diese Frage das Thema der Geschlechterrollen berührt, und dass der Mann seine Fähigkeit, die Kinder zu versorgen und zu erziehen weiterentwickeln muss? Ich möchte über die Rolle und die Bedeutung der Mütter in YOU und ihre zentrale Rolle in der Erziehung sprechen (oft endet die Aufmerksamkeit auf den Frauen mit irgendeiner Veranstaltung am 8. März zum Tag der Frau). Mütter stehen bei der täglichen Erziehung ihrer Kinder und bei der Betreuung der Kinder an vorderster Front. Sie sind eher bereit, Hilfe zu suchen und sind die ersten Gesprächspartnerinnen unseres Dienstes, in dem Sinne, dass sie oft den ersten Kontakt mit uns aufnehmen. Sie sind sehr emotional involviert, sie fühlen sich für das Wohlergehen ihrer Kinder verantwortlich, und es ist wichtig zu betonen, wie sie sich dank der emotionalen Welt, in der sie leben, und der Beziehung durch die Bindung und Fürsorge zu ihren Kindern engagieren können.

Es gibt immer noch das Thema der Scham, der "Stigmatisierung", der Schwierigkeit, sich zu äußern. Es muss gesagt werden, dass YOU aus Gründen, die mit der gegenwärtigen Kultur und einem Gedankengrund, der unser Land immer noch stark beeinflusst Schwierigkeiten hatte, mit den betroffenen Personen in Kontakt zu treten. Aus diesem Grund haben wir viel Aufmerksamkeit in der Förderung des Dienstes und der

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Sensibilisierung zu den LGBT-Themen investiert. Viel Aufmerksamkeit wurde der Förderung und Kommunikation des Dienstes, der Gewährleistung eines geschützten Raumes, der Verbindung mit dem Territorium gewidmet: durch Treffen mit WE-PartnerInnen, Organisationen, die sich mit ähnlichen Themen beschäftigen (Spiq und Agedo Trient), und es wurde auch innerhalb des viel durch Sensibilisierungsaktionen, an denen alle anderen Bereiche beteiligt waren getan Wir haben Radiointerviews durchgeführt, Pressekonferenzen gehalten und entwickelten die Karte.

Es gibt also auch eine starke Netzwerkarbeit? Die territoriale Verbindung und die Netzwerkbeziehungen für ein Projekt, das so heikle kulturelle Fragen berührt, erfordern eine häufige und konstante Verbindung an den Arbeitstischen, in den Netzwerken und Diensten, die an das Wohlbefinden der Familien interessiert sind. Ein Augenmerk liegt auf die Schaffung von Verbindungen, auf die Beziehung mit den betroffenen Familien und auf die Förderung von Treffen zur Sensibilisierung, Reflexion und Thematisierung des Themas, das YOU bringt.

Immagine scattata da Paolo Giannitelli fotografo professionista e volontario dell’Associazione

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Area DIPENDENZE E SALUTE MENTALE Intervista a Carlotta Ficco di Fabrizio Mattevi Il Consiglio di Amministrazione ha accolto e approvato la nuova denominazione dell’Area di cui è responsabile Carlotta Ficco. Le abbiamo chiesto di illustrare i motivi di questa modifica e integrazione.

Come si è giunti al cambio di nome dell’Area di cui sei responsabile? In accordo con il direttore ho proposto al CdA il cambio di denominazione da Area dipendenze ad Area dipendenze e salute mentale . La richiesta è stata approvata. Carlotta Ficco

Non si tratta di una questione puramente formale. È piuttosto l’atto conclusivo di un percorso e di una riflessione iniziati già con la mia assunzione, quattro anni fa, in qualità di medico psichiatra: integrare, in modo ancor più strutturato, le dipendenze in un ambito di salute mentale.

Il nuovo nome definisce meglio la realtà delle dipendenze o annuncia un coinvolgimento diretto dell’Associazione nei problemi del disagio mentale? L’uno e l’altro. Si tratta in primo luogo della presa d’atto che ormai da tempo la realtà delle dipendenze richiede di essere interpretata e affrontata nella più ampia cornice dei disturbi psichiatrici. Non a caso l’Associazione ha sviluppato strutture di accoglienze per persone con doppia diagnosi. Inoltre all’esperienza maturata nel trattamento delle dipendenze si aggiunge l’avvio di un servizio specifico per persone con disturbi psichiatrici. Sin qui, infatti l’Associazione non aveva in questo ambito un proprio progetto.

Ora dunque l’Associazione intende farsi carico di persone con disturbi psichiatrici ? Sì, dal primo gennaio abbiamo assunto la gestione del Punto d’incontro dell’Associazione Il nostro spazio, dopo che quell’Associazione si è sciolta e il suo servizio è stato messo a bando da Assb, che lo ha sempre sostenuto e finanziato Noi abbiamo vinto il bando, poiché ci sono stati riconosciuti requisiti adeguati per questo tipo di

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intervento. Il nuovo progetto associativo ha preso il nome di Spaziosissimo. In tal modo La Strada–Der Weg si misura direttamente con la realtà della malattia mentale, non più solo con i problemi di persone con doppia diagnosi. Questo nuovo inizio ha dato la spinta definitiva al cambio di nome dell’Area.

Come mai solo oggi l’Associazione si occupa di salute mentale? La malattia mentale è sempre stata molto seguita sul nostro territorio dai servizi pubblici, inoltre richiede competenze e professionalità specialistiche. Questo ambito è presidiato dai reparti ospedalieri dedicati. Rientrando nell’ambito della sanità può contare su finanziamenti consistenti e su una rete di servizi molti strutturati, in grado di coprire bisogni ed esigenze. Rimangono semmai da integrare necessità relative a tempo libero, socializzazione, inclusione, che costituiscono infatti gli ambiti operativi dei punti di incontro come Spaziosissimo.

Per la tua Area il cambio di nome è un atto puramente formale o comporta qualche mutamento più concreto?

Comunità St. Isidor In primo luogo è un riconoscimento da parte degli organi decisionali dell’Associa-

zione. Evidenziare il nesso tra dipendenze e psichiatria è per me un risultato significativo, anche rispetto alla storia dell’Associazione e al suo quarantennale impegno nell’ambito delle dipendenze. Lo considero il raggiungimento di un traguardo importante, l’acquisizione ufficiale di un paradigma terapeutico. Un tempo i fenomeni di dipendenza da sostanze venivano interpretati solo in chiave comportamentale ed educativa. Solo successivamente è stata individuata la presenza di elementi psicopatologici specifici e si sono utilizzati strumenti di intervento forniti dalla psichiatria. Questa visione ha anche portato a inserire le dipendenze nel DSM, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Al momento non so prevedere se la nuova denominazione comporterà anche mutamenti concreti sul piano progettuale e operativo, è ancora presto per dirlo.

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Area SERVIZI VOLONTARI di Fabrizio Mattevi Il CdA ha approvato anche la proposta di modificare la denominazione Area volontariato in AREA SERVIZI VOLONTARI. La variazione evidenzia la pluralità di esperienze Colletta alimentare 30.11.2019

e tipologie di servizi che quest’Area comprende al proprio interno, dopo

la riorganizzazione avviata il 1 febbraio 2019. All’Area Servizi volontari fanno riferimento Servizio Sociale Volontario, Servizio civile, Volontariato internazionale, Volontariato estivo, Volontariato giovanile, Servizi volontari, Banco alimentare e Pronto fresco. I dati numerici riguardanti il 2019 sono stati appena elaborati e offrono un’indicazione significativa sulla rilevanza di queste esperienze e sull’apporto che offrono all’Associazione. Nel 2019 le persone coinvolte nei diversi tipi di servizio volontari sono state, complessivamente, 260, per un totale di 38.345 ore di servizio.

“Volontari in festa” maggio 2019

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Cooperativa sociale Politermica di Alessandra Belvisi Intervista a Paolo Marcato, membro del Consiglio di Amministrazione di Politermica, Soc. Coop. Impresa Sociale.

Paolo, ci racconti la storia de La Politermica? Come mai e quando una cooperativa attiva nel settore termoidraulico si è avvicinata a La Strada? E soprattutto cosa ha chiesto? Nel 1987 la famiglia De Bertol diede vita alla Cooperativa Politermica. Il nome lascia intuire l’iniziale Paolo Marcato

settore operativo: la termoidraulica.

Un paio di anni fa Politermica ha intercettato la nostra Associazione grazie alla vicinanza, attenzione, sensibilità con cui alcuni membri della famiglia De Bertol seguono le vicende dei nostri servizi. Don Flavio e sua sorella Margherita conoscevano direttamente l’Associazione. Quanti della famiglia De Bertol erano impegnati nella cooperativa avevano maturato l’idea di trovare un subentro alla gestione di quest’ultima, nata per dedicarsi alla termoidraulica ma non più operativa. L’idea originale della famiglia De Bertol era di trovare più cooperatori, con un alto senso sociale e un desiderio di dedizione alla “cura degli altri”. Inoltre intendevano dare continuità all’attività dell’Associazione Arca della Solidarietà, che raccoglie beni e fondi per attività di solidarietà internazionale. La famiglia De Bertol ha quindi contattato il nostro presidente per chiedere come poter collaborare.

L’Associazione come si è mossa? Sempre ci proponiamo di non “invadere spazi o territori” e nemmeno di ingrandirci troppo, ma di dare sostegno alle realtà in difficoltà, aiutare nei processi. Abbiamo quindi iniziato una collaborazione soft, con alcune persone dei nostri laboratori che andavano a sistemare il piazzale e gli spazi interni. Poi ci è stato chiesto di dare una mano a sfruttare i locali e valorizzare la struttura esistente. L’immobile ha però dimensioni eccessive rispetto alle potenzialità della sola Associazione; abbiamo Marzo/März 2020

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allora allargato la richiesta ai partner di Strada facenti capo alla “Galassia”.

A fronte di questa richiesta e opportunità come si è posta Strada nei confronti dei partner della Galassia? L’Associazione ha raccolto i partner attorno a un tavolo e ha pensato con loro una strategia che potesse portare a un uso sociale degli spazi. In accordo con la famiglia

De Bertol si è scelto di far aderire le organizzazioni della Galassia alla Cooperativa Politermica, come soci, e di promuovere attività e progetti a forte carattere sociale dentro i nuovi locali in base a bisogni, prospettive, idee di sviluppo delle singole organizzazioni. Si è dunque modificato lo statuto trasformando la Cooperativa di lavoro in Cooperativa impresa sociale.

Cosa fa per statuto questa nuova realtà? La nuova Cooperativa sociale può dare lavoro a persone in situazione di difficoltà. Il tema del lavoro è un filo rosso che accomuna tutte le nostre organizzazioni. Per le persone che seguiamo è sempre più difficile trovare esperienze e occupazioni dove poter esprimere le proprie competenze in modo controllato e seguito.

Chi sono i soci? Sono soci alcuni membri della famiglia De Bertol, singole persone che si sono rese disponibili, la Cooperativa Eureka, la Cooperativa Explora, l’Associazione Sportiva dilettantistica Excelsior, l’Associazione Hands, l’Associazione di volontariato Hands

for You, l’Associazione La Strada-Der Weg. Il nuovo statuto e la nuova governance sono un punto di partenza, non certo di arrivo: quali le prospettive? Fino ad ora si sono valutate le potenzialità della nuova Cooperativa; dopo aver riorganizzato gli spazi dell’immobile si darà voce e superficie a varie attività delle singole organizzazioni. Lo scopo è anche di creare sinergie maggiori tra gli enti e quindi aumentare l’efficacia degli interventi socio-sanitari che già vengono erogati.

Come valuti quanto ha fatto la famiglia De Bertol? A suo tempo Politermica è stata un’eccellenza nel settore termoidraulico, ma non solo. La famiglia De Bertol ha dimostrato una grandissima sensibilità e attenzione agli altri, ha fatto davvero un gesto unico. Non ci sono abbastanza parole per ringraziare tutta la famiglia.

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Convegno “Migranti: nuove rotte per i professionisti” 2020

Salute e malattia di Fabrizio Mattevi Si è svolto il secondo appuntamento di Migranti:

nuove rotte per i professionisti, questo anno dedicato al tema Salute e malattia. Si tratta di un’iniziativa culturale e formativa promossa da Caritas, Volontarius, La Strada-Der Weg. L’intento è mettere a disposizione di operatori sociali Fabrizio Mattevi

e sanitari nuovi strumenti conoscitivi e interpretativi per affrontare la realtà dei migranti.

Questa nuova realtà necessita infatti di modelli di pensiero differenti da quelli consolidati, per individuare adeguate strategie d’azione, dato che “niente è più pratico di una buona teoria”, come affermava Kurt Lewin, uno dei padri della psicologia sociale. Lo scorso anno la giornata di studi era centrata sull’intervento di Hamid Salmi, tra i fondatori della etnopsichiatria. Il convegno del 2020 ha invece ospitato Gabriel

Maria Sala, antropologo e psicoterapeuta italiano, figura di riferimento essenziale per chi si occupa di educazione e pratiche di cura con persone di culture diverse. In entrambi i casi l’interesse per relatori e tematiche proposte è stato molto alto, confermato anche dallo straordinario numero di iscritti. Segno che gli operatori avvertono con forza l’esigenza di chiavi di lettura, indicazioni metodologiche, paradigmi concettuali per confrontarsi con fenomeni nuovi, complessi, multiformi. Un’esigenza ineludibile allorché ci si prende cura delle sofferenze interiori delle persone. Le riflessioni e le procedure dell’etnopsichiatria sono state elaborate in Francia dal

Centre Devereux, fondato dallo psicoanalista, di origine egiziana, Tobie Nathan. L’etnoclinica si propone come una metodologia terapeutica che accoglie e riconosce lo sfondo culturale di ciascun paziente, anche e soprattutto quando appartiene a un contesto etnico differente da quello del terapeuta.

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La prima e principale dimensione in cui l’identità personale si manifesta è la lingua. Per il terapeuta è indispensabile accogliere e comprendere le parole della lingua dell’altro, poiché quelle parole dicono come lui vive il mondo e dunque come vive la malattia, il dolore, la paura, il disagio interiore, quello che denominiamo disturbo mentale e quindi anche come l’altro si rappresenta efficaci strategie e modalità di cura e guarigione. In una tale impostazione metodologica diviene centrale la figura del mediatore culturale, che diviene la guida che conduce il curatore a decifrare il vissuto reale del paziente. Lo svolgimento del convegno ha permesso di integrare l’esposizione di Gabriel Ma-

ria Sala, avvincente e documentata, con le storie di casi presentate da alcuni professionisti locali. La narrazione di vicende reali e individuali ha reso più vivide, concrete, immediate le questioni e i nodi sollevati dal relatore della giornata, che per ogni caso ha potuto suggerire alcune possibili azioni terapeutiche. Una giornata certamente proficua e feconda, che merita e necessita altri e ulteriori approfondimenti.

Gabriel Maria Sala

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Educare al maschile? di Dario Volani Il Meeting annuale proposto e organizzato dall’Associazione La Strada-Der Weg nell’anno 2019 aveva visto professionisti del sociale, genitori, insegnanti e interessati confrontarsi attorno al tema “educare cambia”. Era stato possibile vedere come l’educazione abbia avuto negli ultimi anni la possibilità, la necessità, Dario Volani

la capacità di modificarsi, trasformarsi, incontrare dif-

ficoltà, subire innovazioni e alterazioni. Si era guardato con particolare interesse alla preadolescenza come età forte di cambiamento e si era condiviso come i ragazzi, giovani “mutanti”, si confrontino oggi, rispetto al passato, con situazioni diverse nel reale e nel virtuale. Si era visto come maschi e femmine affrontino l’età del cambiamento in modo differente. Questa riflessione ha spinto l’Associazione a interrogarsi su modalità, strategie, strumenti con cui nella quotidianità attua il proprio modo di educare i ragazzi e le ragazze che gravitano attorno ai servizi e progetti che gestisce. La condizione della donna si è evoluta in modo notevole negli ultimi anni, anche se abbiamo ancora da lavorare, crescere, collaborare per arrivare al giusto raggiungimento di una situazione di parità ed equità. Sono stati lentamente abbattuti stereotipi che, nel corso dei secoli, avevano confinato la donna in una posizione di oppressione, sfruttamento, subordinazione. Un’equità da raggiungere pienamente senza negare le differenze. Non bisogna infatti correre il rischio di costruire nuovi stereotipi, passando da un eccesso all’altro, negando che esistano differenze innate fra femmine e maschi, perché significherebbe sottrarsi ad un’evidenza biologica. L’educazione deve tenere conto delle specificità, attivando attenzioni che valorizzino (anziché annientino) la ricchezza della diversità. Per il maschio non è sempre semplice trovare modelli positivi di riferimento. Non volendo guardare e riproporre il modello “machista” de “l’uomo che non deve chiedere mai”, si deve trovare insieme una modalità diversa di educare il e al maschile.

EDUCARE AL MASCHILE, era questo appunto il tema della terza edizione del Marzo/März 2020

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Meeting ANIMARE–BESEELEN, che doveva svolgersi il 17 e 18 marzo 2020, ma è stato spostato a causa dell’emergenza sanitaria. Un tema spinoso, originale, interessante per chiunque si accosti al mondo della formazione, con l’attenzione a non centrare tutto sulle pari opportunità, a non concentrarsi sull’educazione gender, ma mantenendo un punto di vista rigorosamente scientifico (psicologico e neurobiologico) e quindi “pre-religioso” e “non-ideologico”, perché la riflessione possa essere condivisa e libera da categorie aprioristiche, con un intento pratico educativo. Anche in questa occasione si è partiti dall’esperienza nel lavoro quotidiano degli educatori e sono stati organizzati diversi momenti con varie equipe per riflettere e confrontarsi sul ruolo del “maschile” nell’educazione ai giorni nostri. Un lavoro ricco di esperienze personali, di osservazione attenta, di sperimentazioni, di fatiche vissute nel quotidiano accanto a ragazzi e ragazze con storie, provenienze e avventure molto diverse. È innegabile che sia in atto un cambiamento di visione e di prospettive, dove le differenze di genere stanno mettendo in luce la difficoltà per il maschile di trovare nuovi tratti rispetto al passato. Senza negare le differenze, senza cercare supremazie, ammettendo che ci sono territori, contesti, ambiti, famiglie in cui questo tema viaggia con velocità o ha raggiunto consapevolezze e punti d’approdo davvero molto diversi uno dall’altro. Riflettere attorno al tema dell’educare al maschile consente di capire quanto possa essere difficile crescere maschi nel nuovo millennio; quale ruolo siano chiamati ad esercitare la famiglia, la scuola, il territorio; come sia possibile valorizzare la specificità del maschile anche nelle professioni di cura. Consente di indagare l’eterogeneità di riferimenti che i giovani maschi di oggi incontrano nel costruire la propria identità e di comprendere meglio come la dimensione naturale e quella culturale interagiscono. Non dimenticando quanto sia difficile svolgere il ruolo di educatori nella società attuale, dobbiamo fare chiarezza sulla differenza fra sesso e genere: l’appartenenza a un sesso o all’altro è un dato biologico evidente ed inequivocabile, mentre per genere “si intende indicare tutto ciò che è sovrapponibile al biologicamente dato, quindi l’esperienza psicologica, relazionale e culturale”. Approfondire questo concetto significa accorgersi delle disuguali modalità di apprendimento e di reazione agli stimoli ambientali nei due sessi, riscontrabili sin dalla primissima infanzia, e ai

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differenti modi di giocare nei bambini e nelle bambine, fino ad arrivare alla divergenza di interessi che caratterizza adolescenti maschi dalle femmine. Si tratta di trovare la maniera per attivare in modo più preciso strategie educative che tengano vivo l’interesse, ottenendo migliori risultati nell’apprendimento e valorizzando ciascun individuo in base alla sua diversità. Serve comunque diventare genitori competenti e aiutare i figli a crescere in armonia con sé stessi e con il proprio corpo, per permettere loro di stare bene con gli altri e di avere uno sviluppo sereno rispettando la specificità e l’unicità. Si vuole approfondire innanzitutto il tema e poi trovare insieme ipotesi operative per permettere a uomini e donne di superare molti limiti imposti dalla cultura. È purtroppo ancora vero che le ragazze hanno la tendenza (troppo spesso la spinta) a scegliere mestieri meno retribuiti e che offrono minori possibilità di carriera. Viviamo secondo modelli tradizionali ancora largamente diffusi dove (per “dovere” e non per scelta) la moglie si prende cura dei figli e il marito lavora. Serve rendersi conto che a scuola gli/le insegnanti tendono a dare più spesso la parola ai ragazzi, a essere più tolleranti nei confronti del rumore fatto dai maschi, a pronunciare meno spesso i nomi delle alunne di quelli degli alunni in classe. E nonostante questo è il maschio ad essere più in crisi. Famiglia, scuola, luoghi di aggregazione, spazi educativi ancora oggi generano e mantengono stereotipi e riproducono ineguaglianze, ma sono anche e soprattutto spazi dove tutto questo si può mettere in discussione. I ragazzi sono spesso intrappolati in norme di genere che impongono loro, ad esempio, di dimostrare virilità. Per alcuni può essere un fardello, e portare a conseguenze gravi come le vessazioni, se non vi si presta attenzione; rischiano di subire più pressioni sociali se si interessano a mestieri "atipici" (se un ragazzo vuole diventare maestro di scuola dell'infanzia, estetista o fiorista, rischia di essere considerato come una persona che manca di mascolinità oltre che un fallimento professionale). Per buona parte dei giovani scegliere un orientamento professionale prima dei 15 anni d'età, quando si è particolarmente desiderosi di essere accettati dai pari e sensibili all'appartenenza di genere, non è facile e significa fare i conti con i rigidi schemi della società. Di conseguenza, è particolarmente importante formare fin da piccoli la loro capacità di identificare e resistere agli stereotipi di genere.

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Per i maschi è importante iniziare a costruire nuovi modelli a cui ispirarsi, nuovi modi di interpretare il proprio ruolo e di confrontarsi con l’universo femminile. Una delle grandi opportunità sta forse nel poter scegliere INSIEME, uomo e donna, maschio e femmina, marito e moglie, quali attività svolgere. Tenendo conto delle propensioni, degli interessi, delle abilità. Perché non è detto che la donna sia più brava ad accudire i figli e il maschio a cambiare lampadine. Organizzare un meeting su un tema come questo è da vedere come un punto di partenza. Un’occasione per farsi domande visto che è difficile avere già le risposte. Per chiedersi insieme cosa è maschile e cosa femminile? Che cosa è dato e che cosa innato nell'essere maschio o femmina? Quali sono le predisposizioni di un figlio maschio o di una figlia femmina? Come far sì che l'essere diversi non arrivi ad essere diseguali? Che tipo di approccio è richiesto alle diverse agenzie educative? Un meeting e comunque un tema da affrontare con una certa urgenza e da non perdere per paura a non volersi esporre e affermare alcune verità e quindi per non essere tacciati come discriminatori o reazionari o retrogradi.

La locandina del meeting, rinviato a nuova data

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Animare le parole di Fabrizio Mattevi La parola anima viene dal greco “anemos”, che significa “vento, soffio”. Anima è ciò che rende vivo un oggetto materiale. Animare, a sua volta, indica l’azione del dare vita a qualche cosa che altrimenti è inerte; in senso ampio vuol dire vivacizzare, promuovere, incoraggiare, dare calore. L’Associazione ha scelto di utilizzare le molteplici sfumature di questo termine per denominare appuntaLocandina di

Animare le parole-Viaggio

menti e iniziative in cui ci si confronta e insieme si riflette sullo sfondo valoriale che ispira l’agire condiviso. L’impegno lavorativo e le fatiche quotidiane sono infatti

esposte al rischio di scivolare nella ripetizione e farsi soffocare da automatismi e schemi fissi. Occorre prestare attenzione e vigilare, affinché le nostre azioni mantengano il respiro dell’orizzonte ideale, in esso siano radicate e trovino motivazione. Un passo della “Carta dei valori” associativa afferma che “ per essere realmente

consapevole, intenzionale e dunque saggia, la buona azione concede tempo adeguato alla meditazione, alla riflessione, allo studio.” Vale allora la pena imporsi di fermarsi, di quando in quando, per ascoltare e dare voce ai moti dell’animo, ripensare l’esperienza, trarne spunti di riflessione. Anche le parole si logorano nell’uso, si consumano e si svuotano, smarrendo il loro significato originale e più profondo. Anch’esse dunque hanno bisogno di essere riprese e rianimate. Con questo intento è sorta la proposta “Animare le pa-

Locandina di

Animare le parole Solitudine

role”: incontri periodici in cui confrontarsi, partendo da una parola, per mettere in comune esperienze e pensieri vissuti, con cui recuperare un significato autentico Marzo/März 2020

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della parola proposta. Le parole trattate sin qui sono state:

silenzio, conflitto, desiderio, solitudine, straniero, viaggio. Via via abbiamo elaborato modalità e stile di svolgimento. Si inizia alle ore 18.00 e si conclude alle 19.45 con un piccolo buffet. Non si tratta di conferenze in cui dare la parola a esperti tematici, ma di occasioni in cui mettere in circolo riflessioni tratte dall’esperienza delle persone ed eventualmente arricchite dal sapere intellettuale di cui ciascuno è portatore. E così Animare le parole fa incontrare e conoscere tra loro operatori e volontari dell’Associazione, al di fuori della loro stretta funzione professionale e in una versione più personale e immediata.

Locandina di

Animare le parole-Straniero

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INTERNOS Edizione/Ausgabe: nr. 01/2020 - Marzo/März 2020 Pubblicazione registrata presso il tribunale di Bolzano il 06.08.2018 R.G. n. 3009/2018 Ermächtigung Landesgericht Bozen 06.06.2018 nr. 3009/2018

Associazione – Verein “La Strada - Der Weg ONLUS” Via Visitazione - Mariaheimweg, 42 39100 Bolzano Bozen Tel 0471 203111 Fax 0471 201585 e-mail: info@lastrada-derweg.org www.lastrada-derweg.org Direttore responsabile/presserechtlich Verantwortlicher: Massimo Antonino Redazione/Redaktion: Massimo Antonino, Francesco Campana, Fabrizio Mattevi,

Dario Volani Grafica/Grafik: Massimo Antonino Se vuole devolvere il 5 per mille Falls Sie 5 Promille Ihres Einkommens schenken möchten a favore di Associazione/Verein “La strada – Der Weg Onlus” Codice fiscale 80020390219 Se vuole fare una donazione / Falls Sie eine Spende machen möchten IBAN – IT29 R060 4516 0800 0000 139000 Grazie/Danke

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Profile for Associazione La Strada

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