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PERIODICO A CURA DELL'ASSOCIAZIONE TURISTICA PRO LOCO CAPOSELE FONDATO NEL 1973

DICEMBRE 2009 - Direttore

http://www.youtube.com/periodicolasorgente

Nicola Conforti

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Reg.Trib. S.Angelo dei L. n.31 del 29.1.74 - Sp. in A.P. art.2 comma 20/c L.662/96 Dir. Comm. Avellino -sem.- Anno XXXVII -

email:confortinic@tiscali.it

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Caposele città di sorgente

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l giorno 8 Agosto u.s. nel magnifico scenario del Castello è stato proiettato in prima visione il film-documetario Caposele Città di Sorgente. Storia, poesia, e folclore: in sintesi un atto di amore verso il nostro caro Paese. Abbiamo ricevuto moltissime attestazioni di apprezzamento e di stima anche per il messaggio che il filmato si riprometteva di trasmettere.

Di seguito riportiamo lo stralcio di un articolo, esposto per intero a pagina 8, a firma del prof. Raffaele Loffa. "Le immagini scorrono veloci, la voce del narratore è suadente, la colonna sonora che supporta il racconto è costituita da musiche scelte con estremo buon gusto: vieni rapito e portato in riva a quel che resta dell’antico fiume. Le bellezze naturali, il gorgoglìo delle limpide, freddissime acque, la cultura, l’arte, le tradizioni, il folclore, le processioni beano la tua vista ed accarezzano la tua anima. Sei affascinato ed ammaliato da quel mondo che scorre nelle immagini: insetti in cerca di nettare, un bombo si aggira su uno splendido fiore di campo e lo impollina fecondandolo, una trota

GLI AUGURI DEL SINDACO aspetta la preda nell’acqua cristallina, gatti sonnecchiano sui muri, i rintocchi della campana, voce dell’anima, immediatamente riconoscibili da chi qui è nato ed è dovuto andar via per cercar fortuna altrove. E mentre le immagini scorrono man mano ti coglie un brivido di piacere, che ti entra fin nell’anima, ti tocca il cuore, ti fa venire la pelle d’oca…e ti fa sentire meglio. E provi invidia per un paese che è tanto amato dai suoi figli e pensi che tutti i nostri paesini, proprio tutti, dovrebbero avere cittadini che li amino allo stesso modo. E poi, come un triste ritornello, ritorna il rimpianto nostalgico per l’acqua che non c’è più e il disperato appello alla sua restituzione".

Cari concittadini, nel mio secondo anno da Sindaco, con l’orgoglio e la responsabilità di questo ruolo, desidero augurare a tutti un anno di serenità, nella speranza che insieme e quotidianamente possiamo lavorare per rendere il nostro paese un luogo in cui si possa “stare bene”, in tutti i sensi..... (continua in ultima)

AUGURI DI BUON NATALE


Lettere in redazione

Da Milano

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Ciao Nicola, ho ricevuto qualche giorno fa sia il dvd che il tuo giornale. E’ stato bello poter conoscere cosi il tuo amato paese, e immagino che per i tuoi concittadini ci sia modo di ritrovarsi e inorgoglirsi del tuo lavoro. Belle le poesie sulle immagini e con la musica giusta. Complimenti. Mi permetti di estrarne una da mettere sul mio blog?  Mi farebbe veramente piacere. Quanto al giornale … che lavoro! E a colori. Ancora complimenti. Speriamo di riuscire ad incontrarci, chissà un giorno.  Buona vita. Andrea

(Andrea De Nisco è la voce fuori campo del film”Caposele città di sorgente")

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Invio anche una foto di febbraio del 1950 : mio nonno Carlos, mio bisnonno Salvatore (nato italiano), mia mamma Marilia ed io (piccolissima) al suo grembo nella casa d’ estate del bisnonno in “Capao do Leao”- Pelotas. Grazie Berenice

Dagli Stati Uniti

Carissimo Nicola, tramite mia sorella  ho saputo che il prossimo giornale la sorgente è quasi pronto.      Come ben sai io sono un ammiratore di questo giornale e non vedo l’ora di ricervelo.    Ti ringrazio come amico e come direttore per tutto l`impegno e molto del tuo tempo sempre per il bene di tutti. Caro Nicola ho guardato Caposele in volo, la processione di san Gerardo l’inno Caposelese e tante altre cose (su youtube ndr) e tutto questo grazie a te e ai tuoi collaboratori. Saluti  a Fiorenzo che ricordo con affetto, saluti a mio fratello ed a tutti gli amici della pro loco; a te un caro  abbraccio,                                    Eduardo  

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Invio la cronaca del mio viaggio a Caposele con il mio figlio Matteo in quel fine settimana di ottobre. Puoi correggere l' italiano come vuoi, ci saranno degli errori, certamente.  Lascio due indirizzi, dove ti chiedo gentilmente  di inviare  gli esemplari col testo pubblicato:  - 2 o più copie per Berenice Sica Lamas - Rua Mariz e Barros 485 apto. 302 CEP 90690-090 Porto Alegre (RGS) BRASILE - 1 copia per Matteo Lamas Pires - Via del Borgo di San Pietro 41 CAP 40126 Bologna (BO) Italia Grazie nuovamente per tutto ciò che ci hai regalato e per l’ attenzione tanto gentile e disponibile.

Da Salerno

Caro Nicola, ho molto gradito il Tuo invito a "scrivere qualcosa" per la Sorgente. Ma ancor più disarmante è stata la Tua risposta, quando Ti ho chiesto "di eh parlare?" "Ma di Caposele, naturalmente''. In definitiva, mi sono reso conto che, per Te, Caposele è il centro del Mondo. Ho riflettuto a lungo ed ho concluso che, ma sì, in fondo hai ragione Tu. Così ho pensato al nostro paesello natio come ad un vero e proprio miracolo della natura, capace cioè di colpire, conturbare, affascinare ed oscurare ogni altra immagine del circostante mondo: tutto, cioè ruota intorno a Caposele. E poiché proprio di un miracolo si tratta, ecco che ho pensato al primo miracolo di S. Gerardo. È nato così questo mio contributo alla Tua, ormai autorevole, rivista. Quale corredo fotografico, Ti rimetto l'immagine dell'incontro avvenuto in Pagani, dove nel 1754, fra Gerardo venne convocato dal suo Capo dell'Ordine: vorrai poi Tu arricchire il contenuto con qualche vecchio riferimento all'originario assetto urbanistico di Materdotnini ed a quello attuale (mi ha molto colpito il Panorama visto dalla strada soprastante la Cappella di S. Vito). Ti ringrazio per il privilegio riservatomi e Ti abbraccio, con l'affetto di sempre. 20 ottobre 2009 Ezio Caprio

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Dal Brasile

Gentile Direttore

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ALCUNI TEMI TRATTATI

Caposele è il mio Paese 5

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Francesco Caprio, il Sindaco galantuomo A PAG. 15

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LE BUONE PRASSI PER

LE STRADE VITALI DI UN PAESE

FATTI, NON PAROLE

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UN NUOVO TURISMO A CAPOSELE

FINE DI UN CICLO A PAG. 18

La borghesia caposelese e le elezioni amministrative dal 1946 al 1980 A PAG. 10

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Anno XXXVII - Dicembre 2009

A PROPOSITO DI CICCO CIANCIA A PAG. 19

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Benvenuti a Caposele G. A PA

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Pro Loco Caposele

LA STORIA

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Il Piano Urbanistico Comunale A PAG. 30

Un Sogno di Natale! A PAG. 23

IN RICORDO DI GERARDO SISTA A PAG. 27 Il patto educativo di corresponsabilità:

la nuova alleanza educativa!

A PAG. 28

IL RISPETTO DELLE REGOLE A PAG. 36

BREVE STORIA DELL'AQUEDOTTO PUGLIESE . 39 A PAG


Cultura

LACERAZIONI

L’emigrazione ha significato anche (soprattutto) questo:

di Gerardo Ceres

il dolore e la lacerazione

Tutt’altra storia e tutt’altra pagina nell’aprire uno squarcio su una più attuale e non meno terribile forma di emigrazione: quella intellettuale.

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Non c’è differenza tra emigrazione ed emigrazione. La separazione dal luogo che ti ha dato la luce, dalla propria comunità, dagli amici di infanzia produce sempre lo stesso effetto. Si inscena nell’animo la malinconia, uno stato silente ma continuo. Si inscena nell’animo la litania dell’abbandono e della solitudine. Penso che questa sia stata la condizione prevalente tra i caposelesi emigrati, quando consumavano il tempo sui moli di Long Island o tra le calle dei barrios di Buenos Aires o tra i vigneti di Avignone o nei cantieri di Toronto o nei polverosi centri agricoli fuori Sidney o nelle birrerie fumose di Francoforte. Nella gola strozzata di tanti uomini e donne si amplificava un impercettibile blues ritmato idealmente con i suoni dei riganetti delle origini. Conversando quest’estate con un amico di infanzia, che qualche anno fa ha deciso

Infatti se quella che abbiamo conosciuto fino ad ieri si caratterizzava col fatto che sul mercato si andava ad offrire braccia e muscoli, di contro oggi si offrono cervelli, conoscenze, competenze tecniche e scientifiche. Già se volessimo solo fissarci sulla pagina di questo giornale dedicata alle lauree o, in genere, alla conclusione di variegati percorsi di studio ci rendiamo conto con immediatezza che la gran parte dei ragazzi e delle ragazze non torna, ad obiettivo raggiunto, a Caposele. Perché qui non saprebbero cosa fare, perché non c’è niente da fare. Zero occasioni. Zero opportunità.

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Sulla lacerazione prodotta dalla nuova emigrazione intellettuale viene cosparso il fiele del paradosso e della contraddizione. Il dolore allora assume una forma ancora più amara. L’amarezza la ritrovi nelle parole dei tanti che incontri nelle serate di agosto, sorseggiando birra ai tavoli di qualche bar. La ritrovi nelle parole di Salvatore, di Pasquale, di Antonietta, di Dario, di Angelo e di tanti altri ancora. Sono loro il paradigma di questa nuova condizione di depauperamento della ricchezza che i giovani rappresentano per antonomasia. Perché in loro è riposta la speranza nel futuro. E senza di loro il futuro evapora, dissolvendosi nel mondo.

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risulta essere una passeggiata. Perché il mondo oggi è depresso, annaspa globalmente. Ma solo il mondo offre opportunità. E allora, “scarpe rotte, eppur bisogna andar”. Il dolore, dunque, si riproduce. Sotto altro sfondo ma è pur sempre dolore e rinnovate lacerazioni individuali e, come vedremo, anche collettive.

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Se nei decenni passati si vendeva la poca e misera proprietà per recuperare almeno qualche lira per comprare il biglietto del treno o della nave, oggi per gli emigranti intellettuali il costo per andare nel mondo (che paradosso!) è ancora maggiore. Si va a Dublino in aereo – è vero - con soli 19 €uro. Ma quel viaggio costa alla famiglia e alla società molto, molto di più. Infatti, alcuni primari istituti di ricerca stimano che, per assicurare il completamento dell’intero percorso di studi (dalla scuola per l’infanzia fino alla laurea) il costo totale per le famiglie e la società si aggira intorno ai 300.000 €uro. E in questo totale ci sono tutti i costi diretti come quelli indiretti: le rette, i libri, gli strumenti didattici, gli affitti, i docenti, i costi amministrativi, quelli di struttura. Calcolando tutto si arriva a circa 300.000 €uro.

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L’emigrazione ha significato anche (soprattutto) questo: il dolore e la lacerazione. Solo eufemisticamente ammantata dalla prospettiva dell’emancipazione economica e sociale. Cosa non sempre vera, mai del tutto vera. La letteratura ci offre una ricca bibliografia sull’epica emigratoria, tanto da alimentare opere musicali e cinematografiche.

Abbiamo conosciuto e sappiamo raccontare un’emigrazione che ambiva all’emancipazione sociale, quella che si determinava per sfuggire alla povertà (in molti casi ancora allo sfruttamento) e alla fame; in ogni casi con la determinazione di assicurare una prospettiva e un futuro migliore ai propri figli. Fenomeno che, seppure in dimensioni meno bibliche, si è consumato ancora in questo tempo di depressione economica e di una crisi globale che però colpisce specie il meridione d’Italia. Una crisi che, come il cane del proverbio, morde sempre gli stracciati. E di questa emigrazione – abbiamo già detto – si è scritto e narrato molto, si sono scritte canzoni memorabili (quanta lacrime ‘sta ammerica) e si sono girati film indimenticabili. Di questa emigrazione possiamo in qualche modo parlarne al passato. Possiamo, così per dire, appendere l’argomento al chiodo martellato alla parete dei ricordi e delle memorie.

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Quell’immagine è stata per me, sempre, il segno della lacerazione, dello strappo, del dolore assoluto. E’ stata una ferita costante, che non si è mai rimarginata. Una ferita del tutto simile a quella che hanno avvertito e provato migliaia di caposelesi che, nei decenni vorticosi del ventesimo secolo, hanno lasciato questa nostra terra, morsi dal bisogno e dalla povertà. Infinite le destinazioni di approdo, luoghi dove ancora oggi ritroviamo i nomi e i cognomi dei figli e dei nipoti: le seconde e terze generazioni. Esse furono principalmente le città del centro-nord, le città e i paesi sperduti della Francia, della Svizzera, della Germania, del Belgio e dell’Inghilterra. Ma pure quelle del sud, del centro e del nord America; quelle dell’Australia. In ogni dove si è cantato intimamente il dolore per il distacco; in centinaia di angoli della Terra si è convissuto con lo strazio e la lacerazione.

che solo fuori Caposele poteva assicurare un futuro migliore ai suoi figli, nonostante egli mi decantasse tutti gli aspetti positivi della sua scelta, nei suoi occhi erano chiari i segni della malinconia. Ora ha, grazie ai notevoli sacrifici, una bella casa con giardino (forse tra qualche mese avrà anche la piscina), ma i suoi occhi mi raccontavano anche dell’altro. Non lo ammetterà mai: eppure quanto gli mancano le passeggiate con gli amici, la scansione delle stagioni dettate dai lavori in campagna, le processioni e le feste familiari, il mercato del mercoledì e la fiera di San Gerardo… Avrà anche la piscina, tra qualche mese, ma i suoi occhi dicevano di questo vuoto che niente e nessun potrà mai colmare.

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esta per me sempre un’immagine viva, lontana sì nel tempo, ma sempre netta, senza sfumature. Era un pomeriggio del febbraio del 1970, quando il pullmanino di Gerardo Montanari, parcheggiato davanti al garage r’ l’africano, accoglieva mia madre, la moglie di mio nonno e me. Si partiva per la stazione di Battipaglia, dove saremmo saliti sul treno (la stella del sud) che ci avrebbe portato a Torino. Si raggiungeva il resto della famiglia (mio padre e i miei tre fratelli), per ricongiungersi ad essa.

Per andare a Dublino a fare il manager finanziario il costo del biglietto di solo andata è, dunque, pari a 300.019 €uro. Una follia. Come se un’azienda facesse investimenti milionari a favore della concorrenza. Un’abnormità. Impossibile, ma drammaticamente vero. Ma l’Italia è anche questo. Soprattutto l’Italia del sud è questo. Investiamo nell’eduzione e nella formazione dei nostri figli e poi li regaliamo alla concorrenza: che siano le regioni del nostro centro nord o le regioni del resto d’Europa.

Per questo il nostro tessuto comunitario si lacera, fino a decomporsi. Come nelle altre fasi storiche in cui Caposele (ma vale per molti altri comuni) ha subìto le ondate migratorie, la comunità non solo si assottiglia numericamente ma si impoverisce della sola linfa che può mantenerla in vita. Si impoverisce di futuro. Ora, l’idea (che generalmente condivido) che non si debba o non si possa ragionare secondo visioni localistiche, perché il mondo oramai è una rete senza barriere, senza confini, senza mura e tutti ne siamo cittadini, può apparire fuorviante. Questo sarebbe legittimo (ma anche auspicabile) se per il mondo si va per scelta e non sotto la spinta del bisogno e della necessità. Tutti coloro che lasciano la propria terra spinti dal necessità, subiscono una rottura non sanabile, che resta profonda (sempre). Quindi, lacerante.

E allora non resta che guardare al mondo fuori di noi. Ma il gioco non è facile. Questa prospettiva, seppure unica, non Anno XXXVII- Dicembre 2009 N. 79

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Questa pagina, dedicata solitamente alla "passeggiata per le strade di caposele", in questa occasione riporta una serie di foto riferite a manifestazioni organizzate l'estate scorsa in collaborazione con i giovani soci della pro loco. Altre immgini ritraggono significative gare sportive come il palio della cuccagna, la gara del salto in lungo dei piccoli atleti, la corsa dei donkey race ed alcuni momenti delle fasi piu' importanti degli avvenimenti tradizionali con l'apporto delle "vecchie" leve della sagra dei fusilli e matasse.

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La sagra ha impegnato i ragazzi della Pro Loco Giovani anche nella distribuzione

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L'emozionante palio della cuccagna - i fratelli Cetrulo all'assalto

Gerardo Viscardi con Carmela Caruso e Carmen Iannuzzi

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Gelsomina Aiello, Alessandra Fabio, Giusi Meo, Carmen Iannuzzi e Mariantonietta Merola

La gare di atletica dedicate ai piccolissimi

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Il salto in lungo, Alessandro Monteverde durante il volo

Le ragazze della pro Loco attente ai tempi

Il gruppo delle donne della Sagra durante una piccola pausa di lavoro

Una fase della gara delle Donkey race

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La pagina del Presidente

di Raffaele Russomanno

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ventinove anni segnano il nostro vivere, demarcando come uno spartiacque la nostra vita, anche se ritengo che sia ormai giunto il momento di guardare avanti; molti dei nostri giovani iniziano a non comprendere questo scandire la vita tra “prima e dopo il terremoto”. Terremoto che ci ha portato via molto, ma più di tutto ci ha strappato il senso di appartenenza che così profondamente connotava tutti noi. È giunto il tempo ormai di ricostruire quei sentimenti e ridare un senso forte alle nostre vite. È ora che incominciamo a ripensare al nostro passato per riscoprire quell'afflato di amore che tanto caratterizzava la nostra comunità. Indubbiamente dobbiamo guardare al passato per costruire il presente, ma per prima cosa dobbiamo chiederci tutti quale presente stiamo offrendo e soprattutto quale futuro stiamo costruendo per le generazioni future. Molta strada abbiamo percorso dalla mia infanzia, oggi Caposele è un paese dalle molte potenzialità, alcune espresse pienamente altre invece ancora da potenziare, ma per fare questo tutti dovremmo impegnarci al di là delle nostre idee, delle nostre posizioni personali. È l'ennesimo atto di amore che tutti dobbiamo alla nostra Terra.

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Se ad Ungaretti, arrivandovi, Caposele apparve selvaggio ed affascinante sicuramente oggi egli avrebbe dinanzi a se un ridente paese dove la montagna farebbe da sfondo con un tripudio di colori, profumi e sapori, con gli alberi dalle sfumature più calde e accese del rosso, del giallo e dell'arancio tanto che l'occhio umano verrebbe catturato da tanta bellezza, qui troverebbe il fiume, oggi reso docile dalla mano dell'uomo, scorrere sereno a dispetto di una vita dove l'incedere è veloce. Nei miei ricordi Caposele è la terra dove sono stato libero e felice, così come ogni bambino avrebbe il diritto di sentirsi, dove non c'erano limitazioni alla fantasia, ai giochi, dove l'uscita dalla scuola era una festa tra un vociare allegro ed un rincorrersi per le strade del paese, quelle stesse che nei periodi di festa odoravano di dolci profumi che arrivavano dai forni che si aprivano sulla strada inebriando i passanti, i quali ne erano catturati; e come era piacevole perdersi in quei profumi, che regolarmente finivano per trasformarsi in sapori, perché non mancava mai una fornaia o una massaia che non fosse pronta a fartene dono. Ed altrettanto nei miei ricordi giovanili vi è il fiume con i primi bagni nelle calde mattine estive, con gli eterni tornei di calcio al vecchio campo nei torridi pomeriggi d'agosto,

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aposele è il mio Paese ed è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, qui ho imparato, da mio padre, tutto ciò che so, facendo di me un uomo. Qui ho appreso la passione per la libertà, prima, bambino, correndo libero per le strade del mio paese poi, crescendo, percorrendo strade e sentieri di montagna. Qui ho conosciuto la dignità attraverso la gente della mia terra, dignità scritta su volti scavati dal sole e dal vento, dignità di gente povera ma al contempo fiera, come fiero era il nostro fiume che, quando libero, scorreva impetuoso e maestoso nella sua corsa ad incontrare il mare. Scriverne per me è sempre molto complicato, perché trovare le parole mi è difficile. Non sempre le parole riescono ad esprimere compiutamente il nostro pensiero, a rappresentare i nostri sentimenti e c'è sempre il timore di tediare il lettore, in particolar modo quello non addentro alla vita di paese, facendogli scambiare la passione per la propria terra per una fiera delle vanità locali, cosa di per se già accadutami. Come tutti i grandi amori anche quello per la propria terra a volte può fuorviarci portandoci a vederne soltanto gli aspetti belli nascondendoci i negativi, e l'amore per il proprio paese è uno di quegli amori che si accrescono d'intensità negli anni.

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Caposele è il mio Paese

per finire la sera tutti a ballare sotto le stelle al suono della musica dei gruppi locali nel locale dancing, che con il suo stile richiamava locali più blasonati, anche se per noi era il luogo più amato, lì diverse generazioni di ragazzi hanno visto sorgere i primi amori, segnati da teneri baci, cullati dal fruscio dell'acqua. Poi nel tempo Caposele è divenuto il luogo dove confrontarmi dialetticamente su temi diversi, come non ricordare le interminabili passeggiate nelle calde sere estive dove si discuteva di tutto, ma dove, cosa importante, noi studenti universitari, avevamo il piacere di poterci confrontare con gli anziani, siano stati essi professionisti affermati, dai quali apprendevamo molte dotte nozioni, oppure umili contadini, i quali con la semplicità delle loro parole ci facevano conoscere ed apprezzare la profondità della loro saggezza. Ed infine è qui che ho conosciuto la solidarietà tra le persone, quella solidarietà che nasceva spontanea tra le genti, dove il donare era un atto di amore tra persone semplici, dove il poco veniva condiviso tra tutti in allegria e spensieratezza. Questo è il paese che ho imparato ad amare, ma è anche il paese che ho visto trasformarsi, cambiare nel tempo, purtroppo anche in modo violento. Che pena arrivare a Caposele e trovare un paese ripiegato su se stesso. Non dimenticherò mai la sensazione di smarrimento che provai arrivandovi dopo il 23 novembre trovando il paese avvolto nel dolore e nella distruzione. Sicuramente un evento come il terremoto del 1980 non poteva non segnare la nostra comunità, le ferite di quel tragico evento ancora oggi a distanza di

Circa 80 giovani hanno aderito alla Pro Loco Caposele. Un folto gruppo di nuovi iscritti posa per una foto ricordo

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di Salvatore Conforti

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Il presidente della Repubblica si congratula con l'Ing. Cesare Patrone Ministero dell’Ambiente E della Tutela del Territorio e del Mare

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on l'arrivo del nuovo Battistero, si è completato l'arredo artistico della Chiesa madre di Caposele. L'artista Mario Toffetti, ha contribuito, attraverso il suo fine e straordinario tocco a dare al Tempio di San Lorenzo la giusta dimensione spettacolare. L'Altare, ed il Crocifisso assieme al pulpito creano una fantastica suggestione all'interno della moderna struttura. Ora è giunto il momento di rivalutare e propagandare tutta l'intiera opera d'arte.

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Il giorno 5 ottobre u.s. la commisione per la valutazione delle proposte per il conferimento delle benemerenze in materia ambientale e relative medaglie d’oro, riunita presso la sala riunioni del Ministero, presieduta dal Ministro dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare On. Stefania Prestigiacomo, ha conferito al Capo del Corpo Forestale dello Stato, Dirigente Generale Ing. Cesare Patrone Il diploma di benemerenza di prima classe e relativa medaglia d’oro. Alla base del conferimento della proposta di conferimento del diploma di benemerenza e relativa medaglia d’oro sono illustrate le motivazioni che attengono “alla innata,straordinaria sensibilità e l’incessante impegno da sempre profuso nell’affermazione del ruolo del Corpo Forestale dello stato di primario referente nel campo della tutela e conservazione dell’ambiente, nonché per l’essenziale impulso impresso all’elevazione, ai massimi livelli qualitativi, delle capacità operative di tutte le componenti del Corpo stesso costantemente impegnate nella preservazione delle componenti ambientali. L’eccezionale ed illuminata opera posta in essere dall’ing. Cesare Patrone, ha determinato una decisiva svolta nella lotta ad ogni forma di aggressione all’ambiente, al territorio ed alla fauna e flora, contribuendo al pieno raggiungimento degli obiettivi fissati dal Ministero dell’Ambiente nell’ambito delle proprie missioni istituzionali, altresì favorendo l’esaltazione, ai massimi livelli istituzionali, del prestigio del Corpo”.

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a Banda Musicale di Caposele è tra i più antichi complessi dell'Irpinia e sicuramente tra i più noti e i più apprezzati ensemble musicali che, d'estate, tengono concerti soprattutto in occasione delle festività patronali. Una lunga storia cominciata nel 1914 e costellata di riconoscimenti arrivati da molte parti d'Italia e principalmente dal meridione, dove la tradizione musicale è largamente diffusa. L'ultimo, prestigioso riconoscimento alla «Sinfonie Band - Città di Caposele» è stato assegnato dal Comune di Rocchetta Sant'Antonio, che ha voluto rendere omaggio alla ormai quasi centenaria attività artistica del gruppo musicale irpino. La premiazione è avvenuta nell'ambito del raduno bandistico nella cittadina pugliese e che ha visto la partecipazione di numerose formazioni, tra le quali quelle di Trinitapoli, Margherita di Savoia e della stessa Rocchetta. «Con la sua opera, la Banda di Caposele costituisce un eccezionale punto di riferimento per i giovani strumentisti dell'area pugliese, campana e lucana - questa la motivazione ufficiale - e portato un contributo importante per il rilancio dell'immagine culturale della banda come Istituzione». E proprio in questo senso va letto l'impegno deli 90 componenti della Banda musicale di Caposele che, sotto la direzione del Maestro Vito Verzellino, ha dato prova della notevole preparazione artistica di tutti i suoi componenti con un grandioso concerto dove, oltre all'interpretazione di alcuni trattati musicali dei fratelli Abbate, sono state eseguite anche numerose arie della tradizione musicale napoletana con l'intervento del soprano Flora Zingariello dell'Orchestra della Rai di Roma e alcune colonne sonore del Maestro Ennio Morricone. L'augurio della Redazione è quello di dare seguito, senza arrendersi, all'opera meritoria e culturale degli organizzatori.

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'Ente Parco dei Monti Picentini, con la partecipazione dell'Autorità di Bacino Interregionale del Fiume Sele e il Comune di Caposele, ha presentato, nella sala polifunzionale un accurato studio di carattere ambientale che ha condotto per oltre due anni sul bacino imbrifero del Sele. Lo studio finalizzato alla definizione delle aliquote idriche fluenti e sotterranee del fiume, è stato presentato dopo i saluti del Sindaco Pasquale Farina dal Presidente del Parco Sabino Aquino. Dopo gli interventi dei sindaci dell'area e di Nunzio Di Giacomo ha concluso l'interessante convegno l'assessore regionale all'ambiente Walter Ganapini che si è soffermato sulla delicata questione del trasferimento delle acque irpine verso la Puglia.

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Cesare Patrone insignito di medaglia d’oro

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on l'ausilio del coro di San Lorenzo, è stato eseguito e poi registrato " Il Leon del Sele" l'Inno dei Caposelesi . Finalmente si è realizzato un progetto che era nelle intenzioni della redazione de "La Sorgente" già da un bel pezzo. Oggi, finalmente, attraverso la realizzazione del CD che ha anche una traccia solamente di base, si puo' affermare che è stato immortalato per sempre una melodia che rischiava di scomparire nel tempo. Il CD è stato distribuito nelle serate successive e regalato ache alle scuole per poter trasmetterlo alle nuove generazioni. L'intera performance si può vedere sul canale de "La Sorgente" su YOU TUBE.


Piccola cronaca

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Una foto ricordo degli organizzatori della Biennale

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La locandina della manifestazione

29 anni dal TERREMOTO: n attesa del trentennale da dedicare alla terribile tragedia che ha colpito Caposele e L'Irpinia nel 1980, anche quest'anno si è voluti ricordare il Terremoto di Caposele attraverso una manifestazione/

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commemorazione che si è tenuta all'interno dell'Istituto Comprensivo di Caposele. Un momento emozionante fatto di racconti ed immagini che ci hanno riportato a quella immane sciagura. Testimonianze di chi ha vissuto in prima persona quei momenti con il racconto di scene e attimi indimenticabili e le poesie recitate dagli studenti hanno contribuito alla riuscita della manifestazione che ha visto la partecipazione di tutte le istituzioni. L'anno prossimo si prevedono una serie di manifestazioni che coinvolgeranno tutti i caposelesi affinchè il ricordo nel 23 novembre 1980 delle emozioni e del dolore, possa essere trasmesso anche alle nuove generazioni.

L'intervento del comandante Martino della Stazione dei Carabinieri di Caposele

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a maschera locale era un pulcinella con un copricapo di forma conica, rivestito con un fazzoletto con lunghe frange. In mano portava un campanaccio per mucca, che agitava continuamente. Le manifestazioni carnevalesche, fino alla prima metà degli anni Cinquanta, prevedevano un corteo di maschere per le vie e le piazze del paese, che culminava con il rogo di un fantoccio pieno di paglia e con il funerale di carnevale. Seguiva, poi, la rappresentazione della scenetta "ZEZA". Gli aspetti del carnevale caposelese non si discostavano molto da quelli degli altri paese vicini. Il fantoccio, che veniva messo al rogo, costituiva il capro espiatorio dei mah dell'anno passato. Questa fine violenta si legava ai riti ancestrali, comuni a tanti altri paesi,di propiziazione, nell'imminenza della primavera, della rinascita della fecondità della terra. Nel primo pomeriggio, da una piazzetta detta "lu chiazzino r ' lu guardiu" partiva un corteo costituito: da vari pulcinella con il campanaccio ed altri armati di bastone; da un pagliaccio (carnevale) con sulle spalle un fantoccio riempito di paglia ed, infine, seguiva una moltitudine di persone, di cui molte in maschera di varie forme. Il corteo si snodava per le vie del paese e si fermava nelle varie piazze, ove i pulcinella con il campanaccio danzavano vorticosamente facendo con i campanacci un rumore assordante, mentre quelli con il bastone colpivano con violenza e ripetutamente il fantoccio pieno di paglia sulle spalle di carnevale. Tutti cantavano: "vatti, vatti nu sbaglià carnuvale chienu r' paglia". Il corteo terminava in piazza Sanità, ove si accendeva il falò per bruciare il fantoccio pieno di paglia. Poi, l'uomo che l'aveva portato sulle spalle simulava la morte di carnevale ponendosi in una bara e la gente cantava in coro: " panu e vinu nun ti mangava, la n'zalata era ind'a l'uortu carnvalu pecchè si muorto". "Carnuvalu anghi stuorti rimmi tu p'cchè si muorto. I so muorto a p' nun v'ré ru stuortu". Seguiva la rappresentazione, cantata e recitata, della scenetta carnevalesca "Zeza ". Di sera, gruppi di ragazzi in maschera giravano per il paese, sostando in ogni casa, ove intonavano un canto: "n'zicchiu, n'zicchiu, n'zicchiu, rammi nu picca r' sausicchiu e si nun m'lu ulissi ra ca t'pozz'n' 'nfracità".

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l Comune di Caposele, il consorzio dei comuni "Meridies" con il patrocinio della Regione Campania, ha organizzato il Primo Festival delle corali diocesane. Una manifestazione che si sviluppa in due giorni e che vede la partecipazione di una ventina di corali della diocesi di Sant'Angelo dei Lombardi. Una straordinaria occasione per gustare storia, profumi, sapori della terra di San Gerardo. Un incontro d'amicizia di canzoni e di fede all'interno del nuovo tempio artistico dedicato a San Lorenzo con tour di visita accompagnato da guide presso le sorgenti del Sele.

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l 25 ottobre con la presenza delle autorità locali e di tutti gli organizatori, si è chiusa a San Gerardo la VII Biennale di Arte Sacra. Anche in questa edizione si sono potute ammirare le opere di artisti campani dedicate al Santo. Una occasione straordinaria di cultura e arte dedicata al nostro territorio. L'augurio è che si riesca negli anni prossimi a dare un più ampio respiro promozionale all'evento attraverso il nuovo impulso dei Padri Redentoristi.

Simona Atzori in una foto ricordo con gli organizzatori dell'evento all'uscita dalle Sorgenti

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IL CARNEVALE DI CAPOSELE

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i è tenuta il giorno 15 settembre la giornata organizzata dal C.S.V. Irpinia Solidale di Avellino e la Pubblica Assistenza di Caposele sul tema “La diversabilità come opportunità”. All’incontro, focalizzato sul superamento di una cultura pietistica della diversabilità a vantaggio piuttosto di una concreta valorizzazione delle sue potenzialità, hanno partecipato tantissime persone giunte da tutta la Provincia. Nel corso del dibattito ampio spazio è stato dedicato alle testimonianze degli studenti e a quella toccante della ballerina libellula, Simona Atzori. proprio quest’ultima, a margine della proiezione del film ‘Il Figlio della Luna’, programmata per il pomeriggio è stata la protagonista del suggestivo show conclusivo previsto per la serata insieme alla compagnia Pescara Dance Festival. Un momento emozionante e pieno di partecipazione che ha visto la presenza in Piazza Sanità di centinaia di persone attente al "Kaos" di Simona.

di Gerardo Porreca AMATA TERRA Amato mio paese Paesani, amici Gente semplice E cortese. Vicoli, stradine Piazze, odori di antiche cantine. Uomini intenti A progettare o emigrare, parlare di lavoro o case da riparare. Lungo la piazza Giovani aitanti Con l’amica o la ragazza. Quel lieve ondeggiare ci fede sbalzare amica mia bambina alberga ancora il tuo imprecare: AMORE NON MI STACCARE!!!

Nuro rancore per quel tremore che spazzò via quel candido fiore. Amata terra unica amica mia sincera. Odo parlare d i cose vissute cose lontane, mai dimenticate. Occhi lucidi La fan da padrone, la voce rauca, vuole pausa,

al solo pensare allorchè la terra si mise a tremare

UN SOPRAVVISSUTO

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Michele Ceres

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Attualità

CAPOSELE CITTA’ DI SORGENTE Storia Poesia Folclore Film documentario

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Le immagini scorrono veloci, la voce del narratore è suadente, la colonna sonora che supporta il racconto è costituita da musiche scelte con estremo buon gusto: vieni rapito e portato in riva a quel resta dell’antico fiume. Le bellezze naturali, il gorgoglìo delle limpide, freddissime acque, la cultura, l’arte, le tradizioni, il folclore, le processioni beano la tua vista ed accarezzano la tua anima. Sei affascinato ed ammaliato da quel mondo che scorre nelle immagini: insetti in cerca di nettare, un bombo si aggira su uno splendido fiore di campo e lo impollina fecondandolo, una trota aspetta la preda nell’acqua cristallina, gatti sonnecchiano sui muri, i rintocchi della campana, voce dell’anima, immediatamente riconoscibili da chi qui è nato ed è dovuto andar via per cercar fortuna altrove. E mentre le immagini scorrono man mano ti coglie un brivido di piacere, che ti entra fin nell’anima, ti tocca il cuore, ti fa venire la pelle d’oca…e ti fa sentire meglio. E provi invidia per un paese che è tanto amato dai suoi figli e pensi che tutti i nostri paesini, proprio tutti, dovrebbero avere cittadini che li amino allo stesso modo. E poi, come un triste ritornello, ritorna il rimpianto nostalgico per l’acqua che non c’è più e il disperato appello alla sua restituzione. Una delicata, elegante e variopinta farfalla vola e si posa intanto su un altro lussureggiante fiore di campo alla ricerca di nettare, in un paesaggio quasi del tutto intatto, fortunatamente. La fanno veramente da padrone la natura ed il paesaggio di Caposele, in tutti i loro aspetti: rigogliosi e ridenti in primavera o d’estate, un pò tristi, ma sempre bellissimi, con i colori d’autunno o imbiancati dalla neve d’inverno.

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e in Plinio (Naturalis Historia, 1. 2, C. 103), secondo i quali era peculiarità del Fiume Silarus (Sele) conferire la durezza delle pietre (pietrificare) ai rami che venivano immersi nelle sue acque, conservandone tuttavia colore e forma.

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disagio e dello stato d’animo dei Caposelesi è dato proprio da quel campanile rimasto tristemente solo in prossimità della Sorgente: la sua deliziosa e preziosa chiesetta, compagna di tante cerimonie e ragione della sua stessa esistenza, fu smontata e ricostruita altrove per far posto alle opere di captazione. Gli Americani faranno ancora di peggio durante la seconda guerra mondiale: dopo aver completamente rasa al suolo la prestigiosa Abbazia benedettina di Montecassino, sganciando su di essa tonnellate e tonnellate di bombe, dopo di aver desertificato l’intero monte su cui essa da secoli si ergeva superba, per tacitare le loro coscienze la ricostruirono com’era, pezzo dopo pezzo, pensando di poter essere perdonati. E’ come proporre un matrimonio “riparatore” ad una donna, dopo averla violentata contro il suo volere… Purtroppo era mio compaesano l’Avv.to Vito Schirillo, un alto funzionario del Ministero dei Lavori Pubblici, che curò e seguì la pratica dell’Acquedotto Pugliese. Forse proprio al vostro splendido fiume pensava Silio Italico quando, nei suoi “Punica”, elencando le forze in campo con Annibale contro i Romani nella battaglia di Canne, scrisse: “…unaque iuventus Lucanis excita iugis, Hirpinaque pubes horrebat telis, et tergo irsuta ferarum. Hos venatus alit. Lustra incoluere, sitimque avertunt fluvio, somnique labore parantur”. (Punica VIII, vv. 569-572).

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gregio Ing. Conforti, ho molto apprezzato il DVD “Caposele città di sorgente”: l’ho guardato il giorno stesso in cui mi è arrivato e devo dirti che mi è piaciuto immensamente. Il Film Documentario rappresenta, senza ombra di dubbio, uno dei migliori momenti dell’attività della vostra Pro Loco, e corona degnamente gli sforzi che state facendo da tanti anni, soprattutto con la rivista “La Sorgente”, per valorizzare l’enorme patrimonio umano e culturale del vostro “natìo borgo selvaggio”. Ho ricevuto fin dagli Ottanta la vostra rivista, l’ho letta sempre con molto piacere e spesso vi ho trovato materia e spunti di riflessione assai interessanti: talora mi sono anche commosso leggendo la corrispondenza dei vostri lettori e non ho fatto fatica a sentirmi uno di voi. Ho sofferto per i vostri lutti, ho gioito per i matrimoni e per le nascite dei bambini, mi sono emozionato per i tanti vostri giovani che sono arrivati al prestigioso traguardo della laurea, ho letto racconti e poesie scritte da Caposelesi, ho visto foto dei ricordi, delle sagre, ho letto dei sentimenti dei vostri emigrati e spesso un brivido ha percorso le mie membra e mi è venuto un groppo alla gola (non solo perché ad una certa età si è più inclini alla commozione…del resto senectus ipsa morbus, dicevano i Latini). Il documentario, bellissimo per immagini, suoni e narrazione, costituisce una struggente dichiarazione d’amore per Caposele, il suo fiume, il suo ambiente, la sua storia, la sua gente. Le “chiare fresche e dolci acque ove le membra pose” la vostra splendida cittadina oggi, purtroppo, sono solo un ricordo rivissuto attraverso la memoria degli anziani; le immagini del film suscitano sentimenti di malinconia e nostalgia, e non si fatica molto ad associarsi alla vostra rabbia per il vero e proprio furto patito dalla collettività caposelese. E’ anche vero però che la vera e propria mutilazione patita da Caposele, resa contemporaneamente vedova ed orfana della sua Sorgente e del suo fiume, servì a dissetare una regione che era priva d’acqua. Davvero strano il destino della nostra Provincia: diamo acqua “umile, preziosa e casta” a tanta gente e a ben due Regioni ed ora vorrebbero riempirci di discariche… E forse il simbolo più emblematico, più eloquente e più evidente del

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Prof. Raffaele Loffa

I nostri antenati, che si procuravano il sonno lavorando duramente, placavano la sete bevendo direttamente dal fiume. Non a caso poco più avanti, il poeta, che tanta ammirazione e rispetto nutriva per gli Hirpini, fieri ed irridicibili nemici dei Romani, continua dicendo: “Nunc Silarus, quos nutrit aquis, quo gurgite tradunt Duritiem lapidum mersis inolescere ramis”. (Punica VIII, vv. 580-581). Silio Italico evidentemente riferisce quanto troviamo anche in Strabone (1, 6)

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Ti suscita emozioni particolari e procura sensazioni diverse. Anche quei gatti sornioni, che si godono il sole sonnecchiando sui muretti, sembrano parte integrante di un paesaggio, che non potrebbe fare a meno di loro. Chi va a Materdomini per incontrare San Gerardo e ritrovare la pace dell’anima, per ritrovare anche quella della mente non può non tuffarsi nella quiete dei vicoli puliti e delle viuzze eleganti, ordinate, armoniche di Caposele, disastrata dal terremoto del Novembre 1980, ma guarita e ricostruita bene. Ho avuto il piacere di farlo una sera e mi sono trovato a mio agio: una sagra bene organizzata e ben riuscita, attrezzi di una civiltà contadina che non c’è più, serenate con l’organetto, un’ottima cucina, persone cordiali e sorridenti, un mondo a misura d’uomo mi hanno incantato. Una parola a parte meritano gli splendidi portali in pietra, bellamente mostrati nel filmato. Guardando quei portali si è indotti a pensare a quanti hanno varcato quelle porte, magari portando nel cuore tanti sogni o speranze e poche certezze; si pensa a quelli che son partiti per terre lontane e non sono tornati più qui, a quelli che sono partiti per la guerra ed ora il loro nome è scritto su una lapide, a quelli che son tornati ed hanno visto realizzati i loro sogni, magari in una felice famiglia; si pensa a quelli che hanno varcato la soglia di casa in una bara, per finire “all’ombra dei cipressi”, per il riposo eterno. Quei portali insomma ne hanno viste di cotte e di crude, di belle e di brutte, hanno visto di tutto e di più: sogni riposti in un cassetto svanire nel nulla all’alba, speranze andare deluse, rientri a sera di gente distrutta da una giornata di duro lavoro, gioie infinite, dolori immensi ed inenarrabili, nastri rosa e nastri azzurri, barili colmi d’olio e di vino, sacchi di grano e di patate, derrate


Il Centro antico di Caposele con l'inserimento della nuova Chiesa - foto dall'alto - ottobre 2009

del piano, sull’orlo di una riva profonda; e guardando in giù tra le macchie che tutta la rivestivano, vide l’acqua luccicare e correre”. Renzo è Caposele e il fiume è il Sele, che urge e scorre nelle vene e nel DNA di ciascuno dei cittadini di questo paese. Non c’è che dire: il documentario “Caposele città di sorgente” coglie

pienamente nel segno ed è auspicabile che abbia ampia diffusione, soprattutto tra i Caposelesi sparsi nel mondo, per i quali potrebbe costituire un’ottima strenna natalizia. Complimenti davvero a tutto lo staff che ha curato la realizzazione dello splendido film documentario!

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alcuni pezzi del bellissimo Cap. XVII de “I promessi sposi” del Manzoni: Renzo, per sfuggire ai guai che non è andato lui a cercare, deve raggiungere il Fiume Adda, oltrepassarlo e straregnare al sicuro. Molti sono i suoi pensieri, in cima ai quali c’è il Fiume e la salvezza che esso rappresenta: “L’Adda ha buona voce; e quando le sarò vicino, non ho più bisogno di chi me l’insegni…”. Il suo viaggio continua “nella strada fuor dell’abitato, si soffermava ogni tanto; stava in orecchi, per veder se sentiva quella benedetta voce dell’Adda… Tutto tacendo intorno a lui, cominciò a sentire un rumore, un mormorìo, un mormorìo d’acqua corrente…Fu il ritrovamento d’un amico, d’un fratello, d’un salvatore…La stanchezza quasi scomparve, gli tornò il polso, sentì il sangue scorrer libero e tepido per tutte le vene, sentì crescer la fiducia de’ pensieri, e svanire in gran parte quell’incertezza e gravità delle cose, e non esitò a internarsi sempre più nel bosco, dietro all’amico rumore… Arrivò in pochi momenti all’estremità

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alimentari, valigie di cartone legate con lo spago…la vita insomma. Il documentario rende infine giustizia ed omaggio anche a tutti i luoghi (Ristoranti, trattorie, ecc. ) in cui è possibile trovare anche i prodotti tipici della cucina irpina, e trovare il benessere fisico. (Provo una grande invidia anche per quel cane che può tuffarsi indenne in quelle limpide e gelide acque…). La Comunità caposelese, defraudata, derubata, rapinata, privata della sua Sorgente e del suo Fiume dall’alto e dalla necessità di… dar da bere agli assetati non ha smesso insomma di lottare. Forse un giorno il rumoroso crosciare dell’acqua che correva precipitosamente a valle, per riposarsi nella piana di Eboli e trovar pace nel mare da cui proveniva, tornerà a farsi sentire con forza e a deliziare i discendenti di coloro che avevano scelto questo paradiso per costruirci un paese ed abitarci. Credo valga la pena citare, non certo per sfoggio di erudizione o per retorica,

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Attualità

Raffaele Loffa

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LE BUONE PRASSI PER UN NUOVO TURISMO A CAPOSELE Sono le premesse per uno sviluppo turistico coeso?

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successi sta nella voglia di tali gruppi di raggiungere degli obiettivi disparati e differenti per ognuno di essi, nella forte motivazione che è alla base, ma soprattutto sono dati dal fatto che sono gruppi gestiti interamente da giovani. Essi non vogliono sottostare a regole dettate dall’alto, vogliono essere coinvolti nel processo decisionale, partecipare alla definizione del budget da spendere, per poi essere disposti anche a sacrificare un’estate per il proprio paese. Ma troppo spesso vengono considerati manovalanza che non può decidere, e quindi saranno sempre pochi quelli che lavoreranno per la comunità e non per se stessi o per il loro gruppo. Se queste energie fossero convogliate per un obiettivo comune, dove tutti possono decidere quale è l’obiettivo, allora vedremmo dei risultati che potrebbero essere sorprendenti. E’ chiaro che tali giovani meritano rispetto e considerazione, la loro

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di avere le capacità per poter dire la loro nel settore turistico dove la novità, l’elasticità e la rapidità di presa delle decisioni rappresentano gli elementi cruciali per lo sviluppo. Il successo non solo di pubblico delle varie iniziative presentate all’interno del ferragosto 2009 hanno posto l’accento su un problema: l’incapacità dei “grandi” di avere una visione turistica programmatica e innovativa per il nostro paese. I giovani invece hanno colto il punto: il nuovo turismo deve integrare il vecchio e il nuovo, come nel caso del Guinness della Quadriglia, deve avere continuità d’azione, vedi il successo della Quinta Caccia al Tesoro consecutiva del Forum dei Giovani, sacrificio e impegno come dimostrato dall’ARS, ma soprattutto deve puntare su elementi culturali del nostro territorio quali elementi collanti tra passato e futuro, come evidenzia il lavoro dei “I Liberi Commedianti”. La grande capacità di coordinamento e organizzazione di questi gruppi dimostra che essi hanno tutte le competenze necessarie ad implementare eventi e programmi turistici di successo. Sono buone prassi che chi di dovere non può non considerare e coinvolgere per progettare il futuro del turismo nel nostro Comune. La semplicità di questi

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a tanto attesa svolta è forse giunta. Spiragli di novità si sono intravisti all’interno della nostra comunità dopo l’estate 2009. L’avvento dei reclamati giovani c’è stato e i risultati si sono visti. Abbiamo assistito ad un’estate molto interessante che pone spunti di riflessione in materia di turismo e di giovani. Erano anni che a Caposele non si vedevano eventi degni di essere definiti tali, che attirassero l’interesse delle popolazioni limitrofe e portassero una ventata di novità. Il merito è di tante organizzazioni che hanno evidenziato come se si lascia lo spazio ai giovani diventa tutto possibile e raggiungibile. La nuova ventata turistica per Caposele infatti, potrebbe partire proprio da loro: dalle facce nuove di questi giovani. Raggruppati in varie forme associative, dalla Pro loco Giovani alle varie associazioni quali “I Liberi Commedianti” e gli “Animatori Running Sele”, passando per il Forum dei Giovani fino a vari gruppi informali quali l’"Us and Them", sono emerse numerose potenzialità che la “politica dei grandi” deve mettere nelle condizioni di esprimersi se non vuole vedere perdere un’altra possibilità, l’ennesima possibilità.I giovani hanno ampiamente dimostrato

di Ernesto Donatiello

intraprendenza e visione futurista delle cose, unita al grande entusiasmo possono essere la spinta necessaria a portare finalmente Caposele ad avere uno slancio definitivo verso un nuovo e florido periodo di ripresa. Lo spazio se lo sono meritato i nuovi caposelesi, adesso tocca a chi detiene il potere decisionale considerarli in maniera seria all’interno dei programmi, dandogli le chiavi per poter fare ancora di più, altrimenti l’entusiasmo, spento dalle false promesse, farà sprofondare le prospettive dello sviluppo turistico in una gola profonda senza fine.

Il santuario di San Gerardo - facciata su via Santuario

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Storia

1946 - 1980

La borghesia caposelese e le elezioni amministrative dal 1946 al 1980

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C H AR Anno 1946: prima elezione democratica del dopoguerra. Al centro il Sindaco Amerigo del Tufo

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partito socialista, il 50% allo schieramento cosiddetto civico, ma prossimo al partito socialista, il 25% si riconosceva nella Democrazia Cristiana. Passando agli impiegati, gli esiti della ricerca non si sono molto discostati dai precedenti: i democratici cristiani costituivano pressappoco il 25%, i civici il 56%, socialisti e comunisti assieme il 19%. Infine, per i settori dell’artigianato e del commercio è emerso che, all’incirca, il 42% era rappresentato da democratici cristiani, il 25% da civici, il 4% da comunisti ed il 29% da socialisti. Dall’analisi di questi dati emerge chiaramente ciò che in precedenza è stato affermato, cioè che la borghesia locale fino al 1980 ha goduto dell’appoggio assoluto e risolutivo del Partito Comunista. Così facendo, essa si è riprodotta come gruppo dominante per circa trent’anni. C’è da chiedersi il perché il Partito Comunista locale, partito di popolo per eccellenza, abbia consentito tutto questo. La risposta la possiamo rintracciare nell’affermazione con la quale Donato Mazzariello, il maggior rappresentante dei comunisti locali, così definiva, in perfetta buona fede, il suo partito: “Il Partito Comunista è come un gregge senza pastore”. Ed infatti, solo 1985 i comunisti sono stati in grado di eleggere un sindaco iscritto al loro partito. Le conseguenze di questo civismo amministrativo non tardarono a farsi avvertire. Rispetto a quelle di oggi, le elezioni amministrative di allora non erano confinate nel puro ambito locale. In quel tempo, il legame tra politica nazionale e politica locale era molto più forte e più sentito rispetto ad oggi. La classe dirigente locale, che guidava lo schieramento civico di sinistra, non aveva, purtroppo, legami di forte valenza politica con gli amministratori provinciali, regionali e nazionali. Le amministrazioni comunali, che si succedettero nel tempo, potevano anche essere animate da sinceri propositi, ma il loro raggio di azione, sfortunatamente per la nostra comunità, non oltrepassava i confini territoriali del Comune. Di certo, una situazione siffatta non ha favorito la crescita di Caposele che, rispetto agli ambiti territoriali dell’Alta Irpinia e dell’Alto Sele, aveva forti possibilità di sviluppo, che potevano essere colte se solo le varie amministrazioni comunali avessero avuto la forza di portare avanti una decisa politica di valorizzazione economica delle sorgenti del Sele e del Santuario di S. Gerardo, con iniziative di ampio respiro, capaci di inserire il nostro territorio nei piani di intervento dello Stato a favore del Mezzogiorno. Con questo non si vuol dire che solo amministrazioni a maggioranza democristiana avrebbero avuto la possibilità di perseguire tali obiettivi, perché risultati più o meno analoghi, probabilmente, sarebbero stati realizzati anche da sindaci di sinistra. Ma così, purtroppo, non è stato.

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una classe di piccoli e medi proprietari terrieri, ed il rivoluzionarismo comunista, che, in sintonia con quanto stava avvenendo nei paesi dell’Est europeo, sosteneva interventi di radicale trasformazione dei rapporti economici e sociali. La borghesia meridionale scelse, un po’ ovunque, il riformismo democristiano. A Caposele, però, la scelta fu diversa. Fu diversa forse perché la grande proprietà terriera già da tempo non esisteva ed era piuttosto diffusa la piccola e media proprietà condotta da contadini proprietari o da contadini mezzadri. Forse fu diversa anche perché tra i Caposelesi era molto diffuso lo spirito laicista, che da due secoli circa si tramandava in contrapposizione alla congregazione dei Padri Redentoristi, i quali, sebbene nei periodi di maggiore disagio per i più deboli operassero nel senso di mitigare le tristi condizioni della gente, costituivano, pur sempre, un centro di potere spesso alternativo a quello civile. Che ciò sia vero è dimostrato anche da un significativo antecedente storico risalente al 1820, al tempo dei moti carbonari, che trasformarono, sia pure brevemente, l’assetto istituzionale del Regno delle Due Sicilie con la formazione di un governo costituzionale. In tale occasione la municipalità di Caposele chiese al governo napoletano la soppressione del convento dei Redentoristi e l’istituzione al suo posto di un collegio militare. Tutto ciò spiegherebbe l’anomalia di Caposele, che dal 1946 al 1980 è stata governata, ininterrottamente, da amministrazioni civiche condotte e dominate dalla borghesia del posto con il determinante sostegno elettorale dei partiti di sinistra. Per documentare questo dato si è cercato di individuare, in maniera il più possibile attendibile, l’appartenenza politica di professionisti, di artigiani e di commercianti dal dopoguerra alla metà degli anni Settanta del secolo scorso. Gli esiti della ricerca, sicuramente approssimativi, sono stati per molti versi illuminanti. Per la categoria professionisti è risultato che, mediamente, il 25% di essi apparteneva al

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lavorare da contadini non proprietari tramite contratti di mezzadria. Storicamente, nel Mezzogiorno, fino alla seconda guerra mondiale, la borghesia ha sempre svolto un ruolo conservatore, ha sempre dato il proprio sostegno ai partiti governativi ed alle classi dirigenti che li rappresentavano. La borghesia meridionale costituiva, in tal senso, un blocco politico e sociale di cui si servivano i governanti liberali, anche quelli più illuminati, come Giolitti, per perpetuare il loro potere, anche se con queste pratiche alimentavano il qualunquismo ed il trasformismo. La loro negligenza verso la condizione di estrema miseria delle plebi meridionali è testimoniata anche dal fatto che le riforme sociali che essi introdussero non avvantaggiarono, quasi mai, i nostri contadini, perché con le stesse Giolitti e gli altri uomini di governo cercarono di ottenere il consenso degli operai del Nord, più organizzati e più importanti politicamente dei contadini e dei braccianti meridionali. L’unica opera di rilievo realizzata nell’età giolittiana nel Mezzogiorno fu l’avvio dei lavori della costruzione dell’acquedotto pugliese, con la captazione delle sorgenti del Sele. Nel secondo dopoguerra le cose cambiarono profondamente. La situazione del Sud d’Italia migliorò notevolmente con la riforma agraria e l’istituzione della Cassa per il Mezzogiorno. Lo Stato mise mano ad un poderoso programma di costruzione di opere pubbliche, che si ritenevano necessarie e propedeutiche allo sviluppo. Le vecchie “baronie” dei notabili locali divennero, grazie alle nuove politiche riformatrici dello Stato, un ricordo dei tempi passati. L’assetto politico nazionale si concretava, ormai, in un sistema di alleanze facenti capo ai due principali partiti di popolo che si contendevano i consensi della gente, la Democrazia Cristiana ed il Partito Comunista Italiano. Si trattava per la borghesia di scegliere tra il riformismo democristiano, che tramite la spartizione dei latifondi mirava a formare

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l concetto di borghesia è una nozione generale non estensibile ed applicabile in modo uniforme a realtà territoriali diverse. È storicamente esistita una borghesia imprenditoriale e capitalistica, diffusa soprattutto nell’Italia settentrionale, che era disposta a correre il rischio di investimenti nei vari settori economici: industriali, bancari e commerciali. A questo tipo di borghesia, presente sin dai primi anni dell’Ottocento, si deve lo sviluppo economico dell’Italia del Nord. Invece, in Italia meridionale, è esistita, fino alla riforma agraria del secondo dopoguerra, una borghesia terriera costituita da proprietari, i quali vivevano nelle città o nei centri urbani maggiori, ove spendevano le rendite parassitarie ricavate dal lavoro dei contadini che, privi di terra o con poca terra, erano costretti ad accettare patti agrari che li condannavano ad un profondo malessere. Questo ceto sociale aveva sostituito, nei rapporti economici, la vecchia aristocrazia, già colpita dalla legge di eversione della feudalità di Giuseppe Bonaparte, ed aveva ingrandito, grazie a funzionari comunali compiacenti, le sue proprietà con l’acquisto, a prezzi convenienti, di molte terre demaniali in precedenza assegnate ai contadini che, non avendo i capitali per farle fruttare, le vendevano ai ricchi possidenti o le restituivano al comune. Il comune, a sua volta, le alienava a favore dei borghesi del posto, che disponevano dei capitali necessari. Non era questo il tipo di borghesia presente a Caposele. Il ceto medio nel nostro Paese era, infatti, per lo più costituito da professionisti (notai, medici, farmacisti, avvocati, insegnanti), da piccoli artigiani e modesti commercianti che, allo stesso tempo, erano anche piccoli o medi proprietari terrieri. Certo, anche loro avevano beneficiato dell’alienazione delle terre demaniali e della liquidazione del cosiddetto”asse ecclesiastico”, cioè dell’esproprio e della successiva vendita dei terreni già di proprietà degli enti religiosi. Essi gestivano direttamente i propri terreni, ma più spesso li facevano

di Michele Ceres


Storia

OPERATION AVALANCHE (OPERAZIONE VALANGA) di Vincenzo Di Masi

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nonno di Achille Pizza) incontro alle truppe che sopraggiungevano, dalle quali fummo accolti con grande simpatia, offrendoci scatolette con cose piacevoli e sigarette, che non vedevamo da lungo tempo. Poiché sia ponte Sele che ponte Minuto (dopo l’attuale Cimitero) erano stati distrutti dai tedeschi in ritirata, le truppe americane superarono agevolmente tali ostacoli alla loro avanzata, impiegando a tal uopo i bulldozer (apripista), che noi non avevamo mai visti in precedenza e che costituivano una vera e propria novità come mezzi di dotazione bellica. Proprio per la caratteristica di novità, molti caposelesi si recarono a Ponte Minuto per vedere tali bulldozer all’opera, mentre veniva aperta una pista laterale al fiumiciattolo. Tra i molti compaesani, ricordo che si recarono al Minuto: anche Virgilio Caprio, Arturo Sozio e mio fratello Raffaele, i quali calzavano nella circostanza stivali di pelle nera, che non si sa se per scherzo o effettiva convinzione vennero scambiati, da M.P. (personale della polizia militare) per spie tedesche. Vennero di conseguenza fermati e accompagnati, sotto scorta armata, al comando sito vicino al ponte crollato. Là, per quel che dissero gli interessati, si procedette alla loro identificazione e, come potrà testimoniare lo stesso Arturo Sozio, tuttora vivente (speriamo per molti anni ancora), poiché erano sprovvisti di documenti personali, vennero scambiati per elementi tedeshi, e con loro grande paura sistemati contro un muretto, per essere fucilati. A seguito delle proteste e delle lacrime che spuntavano dagli occhi, i tre vennero poi identificati ( non so dire in che maniera) e rilasciati, ma in preda sempre a grande spavento, si allontanarono rapidamente verso il paese, ove infine raccontarono la loro incredibile esperienza: A questo punto ritengo di dovermi fermare, per riprendere prossimamente l’esposizione di altri avvenimenti, afferenti aspetti vari di vita passata, nella speranza che essi possano essere letti sul periodico “La Sorgente” dai concittadini che vivono a Caposele, in altri luoghi d’Italia e persino all’estero, dove so che detto giornale viene accolto con grande attesa e piacere.

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recentemente, insieme con mio figlio, percorrendo, dopo avere agevolmente superata la recinzione dell’ingresso, l’intera area cimiteriale, per vero curata impeccabilmente, anche con piantine di rose accanto ad ogni lapide. E’ stato un mesto percorso, che mi ha profondamente commosso, in specie quando ho constatato l’età dei Caduti, tutti giovanissimi, dai 20 ai 40 anni, della più disparata provenienza e forza armata (fanteria, artiglieria, aeronautica, marina ecc..) di origine inglese, americana, australiana, canadese, polacca, francese e credo anche tedesca .A mio giudizio, è cosa da vedere, perché dà il senso di una tragedia immane, in cui l’uomo si manifesta in tutta la sua brutalità, alla stregua di una belva, senza ragione, né timore di Dio. Il secondo aspetto che desidero evidenziare è meramente militare e ricalca anche particolari, persino tragicomici dello sbarco di Paestum, connessi alla vita vissuta in quei tempi dai nostri concittadini, alcuni tuttora viventi. Traggo da scritti storici importanti, che come ufficiale dei Carabinieri ho anche studiato all’Accademia Militare di Modena e presso la Scuola Ufficiali di Roma, per precisare ciò che era, nelle linee complessive, il piano del gen. Clark (uno dei più capaci e competenti comandanti delle truppe americane operanti nello scacchiere meridionale d’Italia a cui infatti è intitolata anche un’importante strada del Lungomare di Salerno, in direzione sud): Da detto generale Clark, comandante della Quinta Armata americana, che procedette appunto all’attuazione dell’OPERATION AVALANCHE dipendevano due corpi d’armata, uno americano, il VI, ed uno inglese, il X, che sbarcarono, rispettivamente, a sinistra ed a destra del fiume Sele, con l’intento di avanzare, una volta assicuratasi la testa di ponte, nell’entroterra attraverso le montagne periferiche, e svoltare quindi a nordovest verso Napoli. Lo sbarco fu cruentissimo, con migliaia di morti, soprattutto americani e inglesi, molto meno viceversa tedeschi.. Le truppe americane che avanzavano sulla destra del Sele, lungo la valle omonima, raggiunsero Caposele e come ho già detto in precedenti miei scritti, li vedemmo spuntare all’altezza di S. Caterina, in fila indiana. In testa - ricordo benissimo - mi parve di vedere un soldato molto alto e robusto, che per la sue caratteristiche somatiche assomigliava molto ai pellerossa americani. Con altri ragazzi e giovani compaesani, ci precipitammo dalle cantine (la mia famiglia si era rifugiata, per timore dei bombardamenti aerei e cannoneggiamenti, nella cantina di zio Bartolomeo Pizza,

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moderna, lo devono anche al sacrificio della vita di quei giovani. Non posso tacere, a questo proposito, ciò che mi dissero due nostri compaesani italo-americani (Baldi e Petrucci) questa decorsa estate, a Caposele, piazza Di Masi, dinanzi all’attuale Chiesa di San Lorenzo, in occasione di un matrimonio cui ero stato invitato. Nella circostanza, con serenità e grande amore per la Terra dei loro avi, ma anche per quella in cui in atto vivono con le loro mogli e figli (Stati Uniti d’America), mi dissero, con un certo rammarico, che non potevano accettare le critiche, sicuramente non malevoli, espresse da alcuni giovani di Caposele, i quali nel corso di discussione pacifica si lamentavano dell’atteggiamento socio-politico degli USA, dimenticando ciò che in passato era stato fatto per noi italiani dai loro padri, per la nostra democrazia, per il benessere economico e persino addirittura, col sacrificio estremo dei loro figli, morti in terra lontana (Piana di Paestum), come provano i cimiteri di guerra prima citati. Quei giovani, aggiunsero, non morirono “per dominarci” ma unicamente per assicurarci la libertà - economica, sociale e politica - che oggi con piacere. godiamo. Personalmente, posso dire, rimasi mortificato e al tempo stesso addolorato, per quelle parole e volli, nella circostanza, esprimere loro il grande affetto di tutti i Caposelesi, i quali amano gli Americani e nutrono per loro tanta riconoscenza e fraterna solidarietà, che non può essere scalfita dalle dichiarazioni semplicistiche di alcuni giovani, peraltro smemorati ed ignoranti di storia. Ne rimasero convinti e ci abbracciammo con calore e profondo reciproco affetto. Vorrei, a questo punto, completare le poche righe sopra riportate, citando due particolari dell’intera cruenta vicenda umana che caratterizzò la Seconda Guerra Mondiale sul fronte italiano, della quale vicenda, vivendo ora stabilmente a Pontecagnano, ne ho quasi costante, dolorosa cognizione. Mi riferisco al cosiddetto “Cimitero Inglese”, situato come ho già detto tra i Comuni di Bellizzi e Pontecagnano (direzione Salerno della SS 19), che accoglie i resti mortali di oltre duemila militari, prevalentemente Inglesi, morti durante lo sbarco del 9 settembre 1943. Devo ammettere che in precedenza, pur essendomi fermato dinnanzi a detto cimitero, non avevo avuto la possibilità di percorrerlo all’interno, là dove erano allineate le varie lapidi. A tale (per me) ingiustificata omissione ho provveduto,

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ome in precedenti miei scritti ho avuto modo di evidenziare, sapendo altresì che molti nostri compaesani, avrebbero letto con piacere le vicende afferenti il nostro amato paese, specialmente quelle della Seconda Guerra Mondiale - che riguardarono direttamente e segnarono tragicamente i nostri luoghi - mi sono proposto di riprendere la narrazione di alcuni fatti, che specie le nuove generazioni caposelesi, non hanno vissuto e, quindi, non potranno mai leggere in nessun libro di storia. L’OPERATION AVALANCHE, anche nota come OPERAZIONE VALANGA, riguardò lo sbarco alleato (USA, INGHILTERRA, FRANCIA, ecc..) sulla piana di Paestum, presidiata da truppe tedesche. Dopo le pesanti sconfitte subite dalle forze dell’ASSE (GERMANIA, ITALIA, ecc..) in Russia e in Nordafrica, i primi mesi del 1 9 4 3 furono caratterizzati dal controllo e l’cccupazione della Sicilia e di tutto il Mediterraneo meridionale. Gli elementi antropici del paesaggio scelto dagli Alleati per lo sbarco, erano segnati da fattorie isolate sparpagliate nella piana, mentre gli insediamenti principali erano costituiti da paesi e villaggi collinari, sviluppatisi nei secoli in posizioni dominanti per sfuggire alla malaria ed alle incursioni dei saraceni. La piana di Paestum, come tutti sanno, prima dello sbarco, era stata bonificata dal regime fascista, mediante il drenaggio degli acquitrini e lo sviluppo di una rete di canali di irrigazione e di scolo, che avevano considerevolmente migliorato le condizioni di vita delle popolazioni locali, determinando nello stesso tempo ostacoli rilevanti al traffico dei mezzi corazzati che si accingevano all’invasione. Fu questa infatti una delle cause dell’enorme perdita di uomini e mezzi che caratterizzò lo sbarco di Salerno, non esattamente valutata dalle massime autorità militari alleate, come significativamente dimostrano gli estesi cimiteri dei caduti qualcuno tuttora esistente sulla SS.18, tra i Comuni di Bellizzi e Pontecagnano. Quei luoghi, ancora frequentati con assiduità, non solo da congiunti e familiari delle giovani vite di americani, inglesi e tedeschi, ecc.., che vi trovarono la morte in feroci combattimenti, lontano dalle loro Patrie Terre, ma solo in forza di un ideale, che per noi fu di libertà, devono costituire imperituro ricordo per le nostre generazioni, che se attualmente godono degli incommensurabili benefici economici dell’epoca

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Oggi Caposele ritrova la sua pura dimensione paesana solo per eventi “istituzionali”. La festa patronale, il comizio, la visita al funerale.

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dopo cena, gli appuntamenti, le rincorse dei bambini – sembrava svolgersi in questi nuovi quartieri distanti tra loro e dal paese. Andare a Caposele e vivere le sue strade cominciò a essere qualcosa di complicato. Si andava al centro per fare qualcosa di specifico, una commissione sul comune o la spesa in farmacia, per poi ritornare a casa propria. La naturale attitudine a stare in piazza doveva fare i conti con la oggettiva difficoltà a raggiungerla. Un conto è finire la cena, mettersi un cappotto ed uscire in strada. Cosa diversa è partire dalla propria abitazione, mettersi in macchina e girare in tondo in cerca di qualcuno pensando che forse era meglio rimanere a casa. Gli amici che prima si incontravano con naturale puntualità hanno dapprima dimezzato i loro incontri e poi ridotto le amene discussioni ai rari e brevi incontri casuali. Le strade di Caposele avevano perso la loro naturale centralità. Ricordo in quegli anni le vie quasi deserte nelle ore che prima segnavano la massima frenesia. Ma ancora oggi mi capita di andare al centro la domenica mattina e trovare una situazione sconfortante. Dieci persone in tutto che ancora cercano di mantenere rapporti sociali degni di una piccolo borgo come il nostro. Anche dopo lo smantellamento dei villaggi di prefabbricati, infatti, le cose non sono cambiate granché. La metà della popolazione non ha fatto ritorno al centro e vive nei piani di

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la via principale per discutere degli argomenti più disparati, erano tutte occasioni di crescita per il singolo e quindi di arricchimento per l’intera comunità. Il continuo contatto con il prossimo, la ricerca di affinità, la naturale comunanza di problemi, speranze, prospettive, idee, formavano la coscienza popolare. Si sentiva di far parte di una comunità, di avere il diritto a conoscerne le dinamiche e di poterne essere attori. Vi era una trasmissione delle conoscenze pressoché quotidiana. L’interessamento e la propalazione delle questioni propriamente paesane non era necessariamente pettegolezzo, bensì assorbimento dell’esperienza singola per tracciarne un insegnamento generale. In questo senso anche l’amministrazione pubblica aveva, o subiva, una trasparenza dettata dalla permanente divulgazione e discussione cittadina. Anche la politica nazionale trovava nelle varie discussioni i suoi interpreti ed i suoi traduttori. Di domenica il rapporto tra il caposelese e la strada raggiungeva l’apoteosi. Tanto i giovani quanto gli adulti indossavano i panni buoni per uscire in strada a chiacchierare, a guardare, a farsi guardare, a passeggiare. I negozi restavano aperti e la chiesa richiamava i fedeli. Il centro di domenica era più vivo che mai e la sera una vera e propria folla riempiva le nostre strade. Questo non significa che il paese godesse a quei tempi di un particolare benessere economico. Erano anni di forte

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emigrazione verso le Americhe, verso il nord Italia, la Svizzera o altrove. Ma Caposele, come gli altri piccoli centri, riusciva a mantenere una sua identità ed una sua vitalità, ed il caposelese un piacere nello stare insieme, in un rapporto stretto con il proprio paese ed i suoi abitanti, nel sentirsi fortemente parte di qualcosa. Il terremoto del 1980 ha improvvisamente spezzato questi legami e queste abitudini. Da un giorno all’altro il centro cittadino si è spopolato e centinaia di famiglie hanno trovato rifugio nei vari insediamenti di prefabbricati. Per tutti gli anni ottanta la vita – le discussioni

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zona e nelle case sparse in campagna. Recarsi a Caposele necessita di una certa organizzazione e spesso si preferisce passare il tempo libero comodamente a casa o altrove. I bar di Materdomini sono momentanei punti di ritrovo per le nuove generazioni e le sezioni di partito hanno perso la loro storica attrattiva. I tanti capannelli di persone in piazza, al bar, o nelle strade, le persone che rubavano ancora qualche minuto al giorno per prolungare il proprio consueto incontro e la liturgia della chiacchierata, hanno lasciato il posto a centinaia di macchine che attraversano le stesse strade, si fermano solo per fare la commissione e poi vanno via. Nella strada ridotta da agora greca a parcheggio e via di transito c’è tutto il rovescio del decentramento. Riflettevo su questo leggendo le impressioni dei terremotati de L’Aquila che ora vivono nelle cosiddette new town. Si dicevano soddisfatti per la comoda sistemazione, ma improvvisamente condannati ad una vita di periferia, a perdere le vecchie abitudini come fermarsi al caffé sotto casa, fare un salto in edicola, comprare il pane e ritrovarsi qualche ora con gli amici di sempre negli stessi angoli di sempre. Anche loro condannati ad organizzare mentalmente e macchinosamente ogni spostamento, a dispetto della spontaneità e della naturalezza del ritrovarsi insieme. Una situazione simile a molti dei paesi della nostra area ricostruiti dopo il terremoto. Oggi Caposele ritrova la sua pura dimensione paesana solo per eventi “istituzionali”. La festa patronale, il comizio, la visita al funerale. Occasioni fuggevoli deputate ad altre incombenze prima di rimettersi in macchina e tornare a casa. L’identità del paese ne risulta così diluita, insieme all’impoverimento dei rapporti tra i suoi abitanti. Invece è solo dal continuo confronto tra le persone che può crescere una comunità. Chiunque oggi si sforza di organizzare motivi di incontro e forme di associazione dovrebbe essere considerato un benefattore. Allo stesso modo andrebbero salvaguardati, come una piantina che sta germogliando, quei ragazzi che si ritrovano ogni giorno in piazza XXIII Novembre a dispetto delle auto che occupano tutto lo spazio. Un piccolo nucleo dalle abitudini antiche su cui poggia il futuro del nostro paese.

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Da questi incontri continui nascevano le amicizie, i legami, le passioni politiche, gli aneddoti, le storie tramandate negli anni attraverso il racconto popolare. Questo continuo confronto – in piazza o in strada quando il bel tempo lo permetteva, o nel bar, nelle cantine o finanche nel salone del barbiere nella stagione fredda – attraverso la parola del medico, le descrizioni di altri mondi dell’emigrante, la vivacità dello studente tornato da fuori, l’esperienza del contadino, il parere dell’avvocato, la saggezza dell’anziano, l’opinione del politico o dell’uomo della strada, la battuta di spirito, i capannelli lungo

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’accurato articolo di Mario Sista pubblicato sullo scorso numero di questo giornale ci offre lo spunto per una riflessione sui mutamenti sociali che hanno interessato il nostro paese negli ultimi anni. L’autore ci ha fornito un realistico spaccato di Caposele, collocabile intorno alla metà del novecento, facendoci viaggiare con la memoria o con l’immaginazione attraverso le sue strade ed i suoi quartieri. La precisa descrizione delle numerose attività artigianali e commerciali insediate nel centro storico (ciabattini, barbieri, fornai, bottai, sarti, falegnami e via discorrendo) evoca l’immagine di un paese vivo, con delle strade continuamente percorse da persone impegnate nelle varie faccende quotidiane. Se poi consideriamo che – a differenza di oggi – la grande maggioranza della popolazione risiedeva nel centro cittadino, che in un’area abbastanza ristretta erano ubicate le scuole, la chiesa, il municipio, le sezioni di partito, l’ufficio postale, il cinema, la polisportiva, le sedi sindacali, la sezione caccia e pesca, lo studio del medico, i bar e le tante attività artigianali e commerciali descritte, allora si può avere un’idea di quale fermento poteva esserci nelle principali strade di Caposele. Il via vai di persone cominciava alle prime luci dell’alba, quando i contadini si recavano nei campi e già trovavano aperto il negozio di Tatore ‘r Innariellu per gli acquisti necessari, mentre miezzu a lu chianu, davanti al bar, già si ritrovavano coloro che attendevano la corriera. Si intensificava di giorno, quando tutte le attività erano all’opera, le donne uscivano di casa ed i bambini a decine animavano il proprio quartiere. E andava avanti fino all’imbrunire, l’ora del ritorno dai campi, ed anche oltre per chi amava tirare tardi a chiacchierare. Si consideri, inoltre, che i motivi per restare in casa erano pochi – non era ancora il tempo della televisione o del computer – e le abitazioni anche piuttosto strette per il numero di figli che si facevano. Più uniche che rare erano le occasioni (per non dire le possibilità) di caricare la famiglia in macchina ed andare a zonzo nei paesi limitrofi. Tutto questo favoriva un continuo riversarsi nelle strade del paese, per servirsi nei negozi, per fare una commissione, per andare al lavoro. O solo per ritrovarsi a fare due chiacchiere, a confrontarsi, a discutere. Un giorno dopo l’altro.

di Alfonso Sturchio

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Le strade vitali di un paese


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Io penso che questo sia il sogno dei Caposelesi: di vedere, di sentire, di avvertire di nuovo la propria ricchezza, l’acqua. Di poterla salutare nel suo giusto viaggio verso le Puglie, di poter essere fieri di poter contribuire al benessere di popolazioni che altrimenti rimarrebbero senza questa risorsa. Speriamo che l’Acquedotto pugliese, con tutti gli introiti che ha, si ricordi una volta per tutte di Caposele e contribuisca al rilancio turistico, con l’abbellimento delle sorgenti, di questo nostro paese. Stiamo ancora aspettando da cento anni un bellissimo monumento al Sele da erigersi nella zona delle sorgenti, monumento del quale una volta, anni fa, ho visto il progetto. Io ci credo al sogno che da sempre coltivo, di poter vedere cioè, in un giorno lontano, scintillare di nuovo alla luce del sole nel suo laghetto l’acqua,

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I Caposelesi, infatti, non contestano l’invio delle acque del Sele in Puglia, bensì il fatto che la sorgente, da luogo di spettacolo naturale, qui a Caposele è in realtà un carcere oscuro di deturpata bellezza, la cui fruizione turistica poi è semplicemente assurda. Fa rabbia infatti, pensare che in Israele, dove il terrorismo è una minaccia costante, si possono visitare le sorgenti del fiume Giordano nella più assoluta libertà, senza permessi e autorizzazioni, nel loro incantevole scenario naturale, e che a Caposele invece tutto questo è assolutamente impensabile. Le sorgenti del Giordano, contese tra Siria e Israele, ben più imponenti ed importanti di quelle del Sele, sgorgano infatti naturalmente in una sorta di parco ai piedi dell’Hermon dove tutti, Israeliani, Palestinesi, Siriani, possono passeggiare per vialetti ed assistere sotto i loro piedi all’erompere dell’acqua dalle viscere della terra. Il parco è dotato inoltre di aree pic nic, di giochi per bambini, di opere d’arte; a valle, a circa due chilometri dalle sorgenti, ci sono poi le opere di captazione in cemento armato. Un ipotetico terrorista potrebbe tranquillamente versare del veleno nell’acqua ed avvelenare città come Tel Aviv, Gerusalemme ed altre ancora. Ma nulla di ciò accade. L’acqua infatti qui affratella tutti e vige un sacro rispetto per questo elemento datore di vita. Ma ragionando per assurdo, qualora anche qui a Caposele ci fosse accesso libero alle sorgenti, beh, francamente, il turista rimarrebbe colpito certamente dalla massa d’acqua che sgorga, ma non certo (e questa è cosa detta e ridetta da tutti gli amici forestieri che ho portato alle sorgenti) dal brutto canale collettore e dalle paratoie mastodontiche che tra l’altro ostacolano la vista. Insomma, diciamocelo francamente: le opere di cento anni fa non sono, turisticamente parlando, granché, anzi! Oggi dappertutto, anche grazie all’Unione Europea che spinge in questa direzione, si assiste ad una lodevole opera di valorizzazione delle bellezze antropiche e naturali locali. Basti pensare al settecentesco borgo di Quaglietta, che sta ritornando al suo primitivo splendore. Proviamo solo ad immaginare cosa sarebbe l’area delle sorgenti se fosse possibile (e con le moderne tecnologie lo è, basta solo volerlo) ricreare il lago naturale com’era e dov’era. Magari protetto dalle intemperie e dall’uomo da una enorme, artistica cupola di vetro e, perché no, abbellito da opere d’arte. Cassano Irpino vanta una simile struttura in cemento, perché Caposele non dovrebbe impreziosirsene? A questo punto faccio mie le parole del film, perché cadono a pennello: “La sorgente se c’è deve vedersi, il fiume se c’è deve scorrere!”. Son passati solo cento anni, e le strutture di captazione non è che siano poi tanto antiche da non poter essere assolutamente toccate.

il più bel monumento che la natura ha dato a Caposele e che ora, a dispetto di altre sorgenti tutelate, visitate, valorizzate nella loro bellezza, qui nel nostro paese da cento anni giace sepolta. Speriamo di poter portare un giorno i nostri bambini al risorto lago delle sorgenti e magari dire loro le stesse parole che Vincenzo Malanga ha lasciato in consegna a noi: “Guarda come scorre il fiume e come le gocce saltellano sulle pietre più chiare e rotonde, venute da lontano, chissà da quanti anni…” Purtroppo, per ora bisogna constatare, e il film lo sottolinea, che “è pugliese ormai quell’acqua”, soltanto pugliese, e non ancora, come è giusto che sia, caposelese. Mario Sista

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distanza di trent’anni un nuovo video documentario su Caposele entra nelle nostre case. Eravamo abituati, ma in effetti non ci si abitua mai, alle belle immagini di “Un anno a Caposele”, un viaggio tra i vicoli, i volti, le tradizioni e gli appuntamenti annuali di una Caposele di prima del sisma del 1980. Ecco che ora una nuova, fresca valanga di colori e di sensazioni ci attende in questo nuovo video: “Caposele, città di sorgente”. Fresca perché la protagonista indiscussa di questo film è l’acqua. Un susseguirsi vivo di scintillii, di particolari, di cascate, di rivoli narrano, in questo video, come tutto ciò che il nostro paese è, lo si deve alla presenza di questo prezioso elemento. È proprio grazie al fiume Sele che il paese è nato, ha conosciuto una precisa conformazione strutturale (belle le riprese della Sanità e del Castello, nonché delle strade del paese) ha una storia da raccontare (vedi i primi piani di Palazzo Cozzarelli, del Castello, della Chiesa Madre, di San Vito, di Materdomini) ed un futuro da vivere. Tutto, qui, porta il sigillo dell’acqua. Acqua, però, che è quasi dimenticata perché imbrigliata, captata, sottratta alla vista. Il fiume vive però, nel cuore dei caposelesi, nelle bellissime liriche di Vincenzo Malanga, il poeta di Caposele che, con Lorenzo e Nicola Santorelli tramanda, nella delicatezza dei suoi versi, non solo l’amenità di questo luogo, ma anche e soprattutto il mai assopito amore per la nostra piccola città, “piccola per l’umanità, ma grande nel cuore di chi la ama”. Fa dunque riflettere e non poco questo affascinante viaggio che Nicola Conforti ed i suoi collaboratori ci hanno proposto. Nel film, anche quando le scene sembrano discostarsi dal fiume (ad esempio quando hanno come soggetto Materdomini o le strade del paese o gli edifici pubblici) pur tuttavia sono in qualche modo legate ad esso: il fiume ritorna sempre, interrompendo con forza quasi, in alcuni punti, le riprese legate agli spazi creati dall’uomo. Perché? Sembra quasi che ci sia negli autori del film il voler ricordare allo spettatore che tutto ciò che si vede qui lo dobbiamo al freddo e bellissimo Sele che generosamente sgorga dalle viscere del Paflagone e che da cento anni purtroppo una cupa ed oscura galleria inghiotte e porta in Puglia, dove viene bevuto “goccia a goccia come il rosolio di un tempo”, come poeticamente afferma in una sua poesia Vincenzo Malanga. Il film non vuole assolutamente fomentare polemiche con l’Acquedotto circa la gestione dell’acqua, ma vuole rinfocolare questo amore mai assopito dei caposelesi nei confronti di queste sorgenti che, inutile dirlo, non solo sono nascoste ma, come ho scritto in un mio componimento in dialetto, sono addirittura ‘carcerate’.

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UN NUOVO FILM-DOCUMENTARIO SU CAPOSELE “Una terra che da' acqua, il più prezioso, il più sacro dei beni, ' non può che essere terra di accoglienza e di tolleranza”.

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Un miracolo che si rinnova ed intensifica in progressione di tempi: "Panino dal cielo" di Ezio Maria Caprio

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Nasce così l'asse che lega le Sorgenti al Santuario: un vero asse "S.S."!Dal felice connubio di questo binomio si perpetua il quotidiano miracolo - ora anche economico - del "panino dal cielo". Venite, dunque, accorrete Voi tutti, che vi siete allontanati, ritornate a riscoprire il fascino di un Paese che resta, nello scorrere dei secoli, sano, bello e....anche ricco!

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Ciò anche ad uso e consumo della cosiddetta popolazione (ormai residua ed invecchiata) del centro che, in tal modo, può a sua volta usufruire di tal opportunità per ogni propria esigenza spirituale e, al contempo, vacanziera. Questo, naturalmente, resta solo un “messaggio” che postula un più organico ed operativo progetto di fattibilità o attuabilità. Francamente, la ritengo una cosa certamente utile alla collettività. Sant'Alfonso, infatti, ben conosceva la bellezza e l'incanto del posto, da Lui stesso prescelto, e che già Gli aveva ispirato stupende liriche musicali come "Tu scendi dalle stelle!" Probabilmente, il fondatore dell'Ordine dovette anche intuire, nel corso del colloquio, il "mal sottile" di cui, a distanza di un anno, morì appunto fratel Gerardo e prescelse per Lui il luogo ritenuto più salubre anche per la ricchezza delle acque che vi sgorgavano, già allora chiamate "Sorgenti della Sanità".

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destinazione di Sede avvenne per espresso ordine di Sant'Alfonso. Egli volle, in fondo, così anche premiare Fra Gerardo dopo aver verificato che l'accusa che gli era stata mossa da una giovane donna di Lacedonia "era un orrendo tessuto di calunnie fatte per istigazione diabolica". Materdomini, dunque, come Sede privilegiata. Premiato Fra Gerardo, premiata Caposele. Fatte le suesposte divagazioni, più o meno mistiche, è necessario uscire dal vago e pervenire a proposte concrete. Invito, dunque, l’Amministrazione Comunale a farsi carico di attivare l’indicato “asse”, istituendo un servizio pubblico di navetta “Sorgenti-Santuario” e viceversa, con puntuale cadenza oraria, intensificata nei giorni festivi sî da convogliare anche il flusso religioso ad ammirare la persistente bellezza delle acque, pur incanalate, all’uopo sollecitando chi di dovere per le visite guidate, con ogni connessa esigenza di natura commerciale.

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"Più volte al giorno, e per molto tempo, un bambino misterioso offre al piccolo Gerardo un panino bianco ed un sorriso celeste. Il ragazzo esultante corre dalla madre e le porge il dono. Benedetta stenta a credere ai suoi occhi". Così esordisce Adolfo L'Arco nel suo mirabile lavoro di efficace biografo di San Gerardo Maiella (Editrice San Gerardo 2003). In una delle mie recenti visite ricognitive "nei luoghi perfetti dell Infanzia", consultando alcune pubblicazioni, esposte a cura dei Padri Redentoristi, ho notato questo originale libretto di Don L'Arco, fine oratore Salesiano, e non ho potuto fare a meno di leggerlo e... meditarlo. Verificando così la persistente attualità di questo strabiliante miracolo del "panino dal cielo". Materdomini era solo una piccola frazione costruita attorno ad un Santuario Mariano quando, nel 1754, tutto cambiò con l'arrivo di Fra Gerardo Maiella. In realtà, tale

DAL TERZO MILLENNIO AL TERZO MONDO diversi, e potremmo star qui a parlarne a lungo. Ma ne scegliamo uno in particolare, che più di tutti in questo momento snerva e colpisce. Perché è quello che sembrerebbe più facile e banale, mentre è così tragicamente insormontabile. La storia ha inizio qualche anno fa, quando ai caposelesi viene offerta la possibilità di una connessione veloce alternativa alla ADSL. In realtà si trattava semplicemente di un sistema wireless con discreta banda di trasmissione dati, facilmente sostituibile finanche con una connessione tramite cellulare, per non parlare di una “chiavetta usb”. Certo, per definizione pur sempre di connessione veloce si sarebbe potuto parlare, e di fatto l’idea poteva essere comunque apprezzabile, se finalizzata semplicemente ad ovviare alla momentanea mancanza. Ma ci lascia convinti che essa resta piuttosto inconsistente per poter essere considerata come una soluzione definitiva che possa essere in grado di farci stare al passo con ciò che impone ora la tecnologia, sia per una questione di velocità che di affidabilità. Dopo pochi mesi, il caso ha voluto che il territorio di Caposele venisse coperto per intero dall’Adsl vera, quella che non dà problemi né di velocità, né di affidabilità. Quella che passa nei cavi propri sottoterra e che non si “appanna” quando fuori è cattivo tempo. Già, tutto il territorio ne è stato coperto, escluso giusto il centro di Caposele (numerazione 53) e quindi ivi compresi anche Comune, scuole, uffici.

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i definiamo un Paese europeo, noi Italia. E per molti aspetti probabilmente lo siamo. Ma ce ne sono molti altri per cui questo messaggio entra ancora con difficoltà nella testa degli italiani. Ci sono paesi in Italia, in effetti, che se in questo momento venissero collocati in una posizione geografica molto più a sud dell’attuale (in Tunisia, faccio un esempio), si “mimetizzerebbero” in maniera impeccabile nel contesto in cui si ritroverebbero. E con questo senza nulla togliere alla Tunisia, per carità! Il nostro piccolo e tenero paese ne è uno di questi. E vi chiedo di aspettare di arrivare in fondo a questo articolo prima di darmi del pazzo per simile affermazione. E già, perché potrebbe certamente sembrare pazzesco pensare qualcosa di simile riguardo al nostro ridente paesello immerso nella sua valle, con tanto di fiume ad attraversarlo indisturbato e di pellegrinaggio che si consuma ormai con abitudine sulla collina di Materdomini. Cosa manca di più? C’è tutto. Ci sono finanche le strade, il campo di calcio, le fontanine e il camposanto. Un paese decisamente all’avanguardia! Eppure qualche maligno stranamente non si accontenta. Sarà per semplice spirito d’opposizione, oppure per personalismi e voglia di pettegolezzi? Ebbene, a Caposele è di nuovo giunta (o forse è solo ritornata) l’ora di dire basta e di suonare la carica. Caposele, per usare un eufemismo, è con le natiche per terra! Di motivi per affermare questo ce ne sono

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di Donato Gervasio

E’ vero, se questo articolo capitasse nelle mani di qualche forestiero, esattamente come se gli dovesse capitare di ritrovarsi a guardare il nuovo ponte Tredogge, per fare un esempio, finirebbe per avere un attacco di ridarella che potrebbe durare a lungo e penserebbe di essere capitato in mezzo agli imbecilli. Ebbene, eventualmente ciò dovesse capitare, sappia che Caposele gli pone a priori le più doverose scuse. Sicuramente, bisogna dirlo, il motivo per cui questa imbarazzante disparità di copertura del territorio dalla connessione veloce è venuta a crearsi è dovuto alla Telecom Italia ed ai problemi tecnici (sostituzione della centralina di via IV novembre) che spetterebbe ad essa risolvere e che finora non ha ancora fatto. Dunque, senz’altro, se il problema non si elimina, malediciamo per prima (e non senza imprecare) la Telecom se ogni giorno ci ritroviamo impossibilitati, ormai, praticamente a fare una vita come tutti gli altri. Ma qualcuno in grado di sollevare seriamente a chi di dovere questa gravissima situazione c’è, oppure no? Internet è ormai uno strumento di primaria importanza, non si può continuare a sottovalutarlo in questo modo. E’ perciò giunta l’ora di prendere un’iniziativa forte di protesta. Un’iniziativa politica, istituzionale. Un’iniziativa che possa essere seria ed autorevole. C’è bisogno che scendano in campo i politici, se esistono ed è vero ciò che farfugliano nei comizi per arrabattare voti. Altrimenti, ci spiegassero sia a cosa serve questa squallida faccenda chiamata

politica (della quale ormai si parla solo per escort, trans, tangenti e inquisizioni), sia il motivo per cui, loro, girano ogni 5 anni nelle case dei cittadini elemosinando un voto. Molti caposelesi, in passato, si sono uniti ed urlato a squarciagola, con petizioni e altre iniziative, il bisogno di Adsl che c’è. Ma evidentemente non è servito a niente. La Telecom non si è mossa di un centimetro. Ciò nonostante, come se vivessimo nel Terzo Mondo (sempre senza nulla togliere al Terzo Mondo!) oppure nella giungla, di questo grido nessuno si è accorto. Nessun uomo di potere, se così possono definirsi (ammesso che ne esistano ancora o non siano tutti scappati via da qui, perché a questo punto potrebbe essere legittimo pensarlo) ha mai provato pietà. Siamo nel decimo anno del terzo millennio, quando addirittura la Finlandia ha fatto leggi specifiche per coprire interamente, senza escluderne un millimetro, il proprio territorio della connessione veloce, come fosse acqua, e quando anche le nazioni più disperate sono munite di internet veloce, e noi ci ritroviamo l’Adsl nelle frazioni, nelle contrade, dappertutto, tranne che nel centro del paese. Siete proprio sicuri che questa storia debba continuare a non interessare a nessuno? Chissà, magari tra qualche mese ci ridaranno anche i cavalli con le carrozze.


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Francesco Caprio,

il Sindaco galantuomo

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La sua Stretta di Mano, d’altronde, non era un cartello politico di partiti ossessionato dalla spartizione, ma una”proposta laica” che non consentiva a nessuno di bivaccare a danno della comunità; non vi albergava, infatti, nessuna concezione privatistica dell’istituzione. Questa sua concezione autorevole ma democratica del governo locale lo faceva apprezzare in ogni angolo dell’Irpinia: Caposele era divenuto “il paese di Ciccio Caprio”. Egli sapeva, inoltre, irrobustire il tessuto sociale di Caposele e, perciò, incoraggiava ogni iniziativa:la Pro Loco, La cooperativa agricola, ,la Polisportiva, il Circolo Caccia e Pesca, la comunità parrocchiale, le comunità evangeliche etc. Un paese, insomma, tutto immerso in un sociale che rendeva più collaborativa e meno noiosa la vita di un Comune di quattromila anime. “Questo è il paese più bello del mondo “ era solito dire, aggiungendo il suo programma racchiuso in uno slogan “ Caposele ha due Santuari da valorizzare: quello del Santo della collina e quello delle acque!” E su questi due obiettivi egli vi lavorò alacremente fino agli ultimi giorni, convinto com’era che la fortuna di un paese sta nelle sue forze e nelle sue opportunità. Avendo maturato, da segretario comunale, esperienze e conoscenze umane, con una maestrìa diplomatica ed il supporto congiunto di autorevoli dirigenti nazionali della D.C. e del P.C.I., portò all’incasso l’annosa vertenza del Comune contro l’EAAP con la stipula di una convenzione molto vantaggiosa per Caposele.

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Il Sincaco Caprio con Vincenzo Caruso, Mariateresa Caprio, e Mariarosaria Caprio

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tarono nel P.S.I, per poi approdare in A.N., F.I e, dulcis in fundo, nel P.D.L., volendoci convincere che destra o sinistra “pari sono”. Nessuno avrebbe potuto impedire a Francesco Caprio di salire sul carro della Balena Bianca che all’epoca dispensava cariche e onori nell’opera di sostituirsi “burocraticamente” al Fascismo. Ciccio Caprio scelse, invece, il Fronte Popolare. L’alleanza PSI e PCI, che in Irpinia aveva la strada lastricata di pietre taglienti e spine. Egli pagò umanamente e professionalmente quella sua scelta: fu trasferito, come segretario comunale, dalla sera alla mattina, a Craco in Lucania. Perché, all’epoca dei governi Tambroni, si andava pesanti contro chi non era muto ed obbediente ai desiderata del potere. Egli, però, con quel suo atto di coraggio, trasmise a tanti giovani e a tanti contadini una certezza: in democrazia le libertà personali sono inviolabili e disobbedire ad ordini sbagliati, oltre che possibile, è doveroso. Questa era la forza morale di Francesco Caprio che unita alla sua speciale umanità, al suo sconfinato amore per Caposele e la sua competenza, gli consentì nel 1965 di essere salutato Sindaco di Caposele. Collaborato da Gennaro Majorana, in un’epoca in cui i segretari comunali non erano delle “colf”, impermeabile a rancori verso chi gli aveva preparato trappole, egli amministrò con la sensibilità unica di chi ama la pace e l’unità della sua comunità, sempre attento a coltivare la tolleranza ed il rispetto. Non amava,ad esempio, accanirsi contro gli avversari politici che gli avevano votato contro: il giorno dopo le elezioni,puntualmente lo vedevi a tavolino giocare a carte con loro. Non ti meravigliavi, allora, se nelle successive tornate elettorali essi ingrossavano le file dei suoi sostenitori o addirittura te li trovavi in lista. I suoi non erano “inciuci”, ma operazioni alla luce del sole, sempre condivisi dal suo alleato di sempre, il P.C.I del vice sindaco Mazzariello, una sezione che nella “bianca” Irpinia veleggiava con il suo 40%. E fu sua l’intuizione di aprire la “Stretta di mano”al dialogo con la D.C. in nome del progresso di Caposele.

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Trent’anni fa, nella notte tra il venti ed il ventuno gennaio 1979 si spegneva Francesco Caprio, il più amato tra tutti i Sindaci che hanno finora avuto i caposelesi. Io credo che sia giunto il momento che l’Amministrazione Comunale ne onori la memoria, intitolandogli un angolo di questa terra che egli tanto amò e tanto bene servì. La memoria, è utile ricordarlo, è un’operazione della mente che ha un valore pedagogico, perché conservando tracce di un percorso umano e radici identitarie spiana il cammino verso il futuro. Ciò vale ancora di più in una stagione politica in cui si naviga a vista, Francesco Caprio, ad esempio, nell’attuale congiuntura di fibrillazione istituzionale ci avrebbe suggerito di reagire con ottimismo alla crudezza della realtà, ammonendo a destra e a manca che, “ quando si distruggono i monumenti, bisogna salvare i piedistalli, in quanto questi ultimi possono sempre tornare utili”. Io conservo di lui l’immagine di un uomo sorridente e pensoso,sereno e rassicurante, refrattario alle parole inutili e ridondanti, attento a trasmettere tranquillità e speranze. Insomma, un galantuomo, capace di gestire alla meglio i doveri di padre e gli oneri e gli onori derivanti gli dalle cariche e dalle funzioni pubbliche. La sua nitidezza intellettuale, la sua schiettezza dialogica e la sua dedizione all’onestà gli consentirono di non recriminare niente del suo passato e allo stesso tempo di continuarsi a sentire a disposizione della collettività, senza sgomitamenti e senza imboscate, forte delle sole formidabili doti umane che possedeva. Non molti sono, per così dire, approdati dal Fascismo alla Repubblica, conservando intatta la stima dei loro concittadini. A lui questo è riuscito perché come ieri non aveva mai abusato del potere di cui poteva disporre, successivamente non usò strumentalmente le occasioni che gli si presentarono. Per dirla con Friedrich Hoderlin, “Là dove c’è pericolo,cresce anche ciò che salva” e Francesco Caprio è uscito adamantino dal Fascismo, Oggi gli dovrebbero le scusa quanti tentarono di elevarlo a eroe negativo e poi, comodamente, dalla D.C. transi-

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di Alfonso Merola

Quel metodo collaborativo, inoltre, gli aprì le porte della CASMEZ. La qual cosa consentì a Caposele di realizzare una fitta rete di strade interpoderali, di acquedotti e di edilizia scolastica rurale ed urbana. Anni di fervore che si conclusero con l’istituzione del Liceo Scientifico che ha contribuire a elevare le condizioni culturali in un paese in cui le professioni, prima, erano, per così dire, fatalisticamente ereditarie. Egli si trovò a dover cimentarsi anche con il boom economico degli anni 60 con un comune sprovvisto di strumenti urbanistici generali, mentre la domanda edilizia e quella turisticoreligiosa di Materdomini cresceva impressionantemente. Stretto tra l’obbligo di imboccare la via di un P.R.G. (le cui maglie burocratiche si presentavano realisticamente non percorribili nell’immediato) e le esigenze di dare, in via breve, sfogo ad una domanda crescente, optò per quest’ultima, assumendosi una pesante responsabilità sul fronte dell’abusivismo di necessità. A constatare, oggi, che un governo, seguito a ruota dalle regioni,legifera sulle “ rottamazioni” edilizie, anche nei centri storici con la concessione di volumetrie in aumento, se Francesco Caprio fosse vivo, direbbe di aver conseguito una vittoria “postuma”ma al riparo da scempi e speculazioni edilizie. Ma la vera scommessa egli la vinse a Materdomini quando agevolò la trasformazione del piccolo centro da rurale in turistico e per giunta a ridosso del complesso religioso dei Liguorini. Si dirà, oggi, che tutto è avvenuto a danno di una vera programmazione territoriale …

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Attualità portati a termine, a prescindere dalle poche o molte forze che ti restano. Questo vuol dire vivere e saper vivere i propri giorni ed io, credimi,li ho vissuti intensamente”. Alfonso Merola

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prime file del cine-teatro di Materdomini a salutare la partenza dalla Diocesi del suo amico arcivescovo: nonostante non stesse bene, non volle disertare quell’appuntamento. A chi tentava di dissuaderlo egli rispose:” I doveri nella vita sono come i progetti; essi vanno

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Di fatto egli è ancora vivo in chi lo ha veramente conosciuto e talvolta,lo ha invocato come un Nume speciale nelle ore di avversità che pure sono suonate per Caposele, a partire dagli anni duri del terremoto, dell’emergenza e della ricostruzione. A trent’anni dalla sua scomparsa, onorandolo oggi e ringraziando la sua famiglia per averlo condiviso con tutti noi, noi tentiamo di mantenere accesa una speranza per chi crede che governare con onesta e con bontà è una missione laica che è possibile … Se davvero esiste un lassù, egli è certamente là e vigila su tutti noi, ricordandoci che i Caposelesi non sognano lune nei pozzi, ma umili amministratori, attaccati alla loro terra e che si impegnano nella lotta per un progresso realistico, di cui il lavoro, e non l’affarismo, è il perno principale L’ultima sera della sua vita, i Caposelesi lo ricordano inchiodato nelle

Il Sindaco Caprio offre un boccale di acqua del Sele al Sincaco di Trani

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C’è da chiedersi quale robustezza economica diffusa avrebbe avuto la frazione se il tutto fosse avvenuto alquanto distante dal nucleo centrale dei pellegrinaggi. In fondo egli riteneva che dovesse essere sconfitto ogni modello monopolistico, in modo da dare opportunità a tutti. La controprova, d’altronde, ci è data da trent’anni di amministrazioni successive, le quali hanno sempre parlato di un turismo diverso, ma puntualmente si sono inchiodate a ciò che Francesco Caprio aveva creato dal nulla, caricandosi responsabilità solitarie in nome di una rete produttiva e commerciale che ancora regge e regge bene. Io credo che, oggi, gli debbano gratitudine e riconoscenza in tanti e gli debbano “l’onore delle armi” chi, non essendo in grado di batterlo sul campo della democrazia, imboccò la via giudiziaria, avvelenandogli gli ultimi giorni della sua preziosa vita.

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delle correnti del Golfo di Salerno. E’ qui che sorgono la vecchia e la nuova Basilica: due modi di concepire il luogo di culto (ovviamente condizionato dalla diversa epoca di realizzazione), oltre al convento. All’interno del complesso, la stanza di San Gerardo (ovviamente, riprodotta) con il necessario per la vita del Santo: un letto, un crocifisso, un teschio, un lavabo e gli strumenti per infliggersi penitenze corporali. La tomba di San Gerardo, nella Basilica vecchia, dove sono custodite le spoglie del Santo. E poi la processione di San Gerardo, con la statua del Santo preceduta dalle “Gerardine” e seguita dalla folla dei fedeli. La banda musicale. La Materdomini commerciale, ricca di ristoranti, alberghi ed altri esercizi commerciali con la mercanzia esposta, segno di una vivacità economica troppo spesso mortificata dalle istituzioni o comunque da queste non sufficientemente supportata. La chiesetta di San Vito che si inerpica su una roccia e rimarca l’anelito e la ricerca del Regno dei Cieli. Un’immagine quasi plastica della aspirazione dell’uomo verso l’Alto. E poi le immagini suggestive del Paese che fu col Castello e le vecchie costruzioni a farvi da corona. Una struttura la cui impronta prima del terremoto era ben visibile e che invece oggi è ridotta a pochi ruderi. Una struttura e un sito che forse è il caso pensare di recuperare. La nuova Chiesa Madre, secondo alcuni un’opera d’arte, con la copertura che richiama i movimenti dell’acqua (e ad altri le lungaggini per averla). Le nuove costruzioni realizzate dopo il terremoto, con i portali in pietra recuperati dalle macerie, ma con le porte in alluminio.

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(molto ben curato) che lo accompagna. Penso per davvero che le immagini ritraggano luoghi incantevoli che non hanno nulla da invidiare a siti molto più rinomati e conosciuti. Per vero, la conformazione morfologica dell’abitato, com’è andato implementandosi negli anni, tradisce se non una vera e propria chiusura verso l’esterno di queste bellezze, quantomeno una certa gelosia nel preservarle e nasconderle agli altri. Questa ritrosia ad aprirsi all’esterno fa da contraltare alla natura propria del bene primario del nostro Paese, l’acqua, che per vocazione, è un’entità non chiusa ma aperta. Essa, naturalmente, dopo un lungo peregrinare va a morire in un luogo assolutamente diverso e distante da quello di nascita. L’acqua, quindi. Elemento fondante ed assolutamente caratterizzante il filmato. Le sorgenti prima libere e poi forzatamente costrette in anguste gallerie. L’acqua, la sua limpidezza, la sua trasparenza, i suoi colori, il suo fluire. Immagini che colpiscono e lasciano una traccia indelebile nello spettatore attento. Ma Caposele non è solo città di sorgente d’“acqua”. E’ anche sorgente di “fede”. La Basilica di San Gerardo e il Convento dei Padri Redentoristi ne sono una tangibile testimonianza. Il luogo dove sono ubicati ne esalta la funzione e la bellezza. Materdomini, scelta da Sant’Alfonso de’ Liguori come sito di una sua “casa” è situata su una collina che domina l’Alta Valle del Sele. Da un lato è dato scorgere il paese capoluogo, dall’altro, il sinuoso (e per certi tratti, tortuoso) cammino dell’alveo del fiume Sele che corre in direzione del mare Tirreno, verso l’antica Paestum. Posto incantevole, climaticamente favorito dall’influenza

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’ultimo Ferragosto Caposelese, in ordine di tempo, ovvero quello del corrente 2009, sarà ricordato soprattutto per la presentazione al pubblico del film documentario Caposele, Città di Sorgente. Innanzitutto, per lo scenario che ha fatto da “sipario” alla manifestazione e poi per la qualità delle immagini ed i contenuti del filmato. Lo scenario è stato quello di piazzetta Castello (ndr, la denominazione è mia); angolo suggestivo e poco valorizzato del nostro Paese. I commenti sono stati arricchiti con poesie di nostri illustri concittadini. Prima di andare con la mente alle suggestioni che ho provato vedendo il filmato, una considerazione fatta a margine della serata: siamo stati capaci di ricacciare in un angolo (quasi inaccessibile) l’anima e il cuore pulsante del nostro Paese: l’acqua. Anziché farne risaltare la presenza, l’opera dell’uomo, negli anni, l’ha occultata. Il visitatore ignaro di questa nostra grande ricchezza, non si accorge che si trova nel Paese dell’acqua e fatica a credere nella centralità di questo elemento della natura per la nascita e lo sviluppo della nostra comunità. Anche il fiume (poco più che un rigagnolo, ormai), oggetto negli anni di oltraggio e scippo, scientificamente programmati, sembra svanito nel nulla; bisogna cercarlo per poterlo scorgere; bisogna impegnarsi per poterlo ammirare. Insomma, una antologia dell’incuria dell’uomo che non preserva e valorizza i luoghi simboli della propria storia. D’altra parte (e veniamo alle suggestioni del filmato), la lapide all’ingresso delle sorgenti e l’area adiacente le stesse, ne sono la prova tangibile. Io non credo che la bellezza del documentario sia (solo) frutto della bravura del reporter e del commento

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CAPOSELE SORGENTE di acqua e DI FEDE

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di Giuseppe Palmieri

La Madonnina di Piazza Francesco Tedesco. Una piazza che andrebbe valorizzata perché è una delle poche di forma rettangolare e chiusa a tutti i lati. Insomma (il documentario) una bella opera d’arte frutto dell’amore profondo per il proprio paese. Un’ultima osservazione, rispetto alle tante frettolosamente messe insieme in precedenza. La presenza (nel filmato) di persone non più in vita induce ad una riflessione e ad un proponimento. La riflessione: la caducità degli esseri umani rispetto all’eternità di ciò che ci circonda. Il proponimento: preservare il nostro patrimonio ambientale alle future generazioni.

La piazzetta sul retro della Chiesa Madre


Politica

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di Raffaella Gonnella

Orizzonti (secondo loro “gli unici interessati al problema acqua e ristoro”). Forse credono che gli altri non sono capaci e non abbiano la giusta attenzione per affrontare il problema!!!!

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Amministrazione comunale che iniziative di questa portata devono scaturire dal dibattito, dal confronto e dalla partecipazione della gente, dei partiti politici, di tutte le associazioni presenti sul territorio. Lascio, quindi, all’intelligenza dei Caposelesi valutare ciò che dice e scrive la minoranza consiliare Arcobaleno – Nuovi

FATTI, NON PAROLE

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alle discussioni dei Caposelesi emerge una considerazione di inefficienza e di di malgoverno che accomuna tutte le Amministrazioni Comunali . Il “ popolo “ e’ in generale scontento e critico con chiunque va ad amministrare il nostro Comune. Tento di ragionare con i lettori per sfatare questo luogo comune frutto di un pregiudizio, generalizzato per la politica, esponendo fatti, con la speranza di avvicinare al dibattito costruttivo quanti amano veramente Caposele. L’attuale Amministrazione, ha adottato, tra l’altro, le decisioni , che elenco e ne quantifico, grossolanamente, il risparmio: -Licenziamento Segretario Particolare del Sindaco e della Convenzionata ai Collaudi, persone degnissime a cui va il mio personale riconoscimento dell’impegno e capacita’ nell’assolvimento degli incarichi €uro 40.000

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Il primo motivo che ha portato la maggioranza consiliare al voto sfavorevole è stata la mancanza di concertazione sulla proposta fatta, visto che riteniamo ci sia la necessità, anzi l’obbligo, su argomentazioni importanti e cruciali per Caposele, di operare in maniera sinergica e concertata (vedi proposta convenzione con AQP concertata con tutti!!), superando la distinzione tra maggioranza e minoranza. Inoltre, sono stati sollevati dubbi nella forma e in questioni prettamente tecniche. Ciò non per fare polemica sterile, ma, dovendo la proposta di legge essere sottoposta all’approvazione di altri Consigli Comunali, anche questi avrebbero potuto sollevare le nostre stesse perplessità. Analizziamo la proposta punto per punto: la proposta di legge è rivolta “ai Comuni del bacino idrologico e di quelli che subiscono attività di captazione delle acque di sorgente nel proprio territorio”. Il termine Bacino idrologico secondo la nostra opinione è troppo vago, non ben definito. Approfondendo l’argomento, il termine tecnico più corretto forse potrebbe essere bacino idrogeologico. Può sembrare una pignoleria, invece è necessario definirlo in maniera precisa e corretta, senza lasciare dubbi, al fine di meglio individuare i comuni che andranno a ripartirsi il ristoro ambientale. Inoltre, sempre l’art. 1, dice che il ristoro ambientale e le mancate opportunità saranno calcolate “entrambe in misura della quantità d’acqua captata”. La parola entrambe è impropria, visto che solo per i Comuni in cui sono presenti le sorgenti si può quantificare la somma da assegnare in base all’acqua captata. Quindi la proposta è carente nella definizione della modalità di calcolo per la ripartizione delle somme a carico dei Comuni appartenenti al bacino idrologico, o meglio secondo noi idrogeologico. Ancora, il comma 2 dell’art. 2 dice che bisogna predisporre una convenzione tra i concessionari dell’attività di captazione e i Comuni interessati. Anche su questo punto è necessario concertare attentamente, per valutare se è il caso che il rapporto venga curato tra Comune e Regione Campania, come ha fatto la Regione Basilicata visto che l’AQP già versa per legge una somma consistente alla Regione Campania come canone di concessione; o sottoscrivere la convenzione direttamente tra il concessionario e il Comune, il che graverebbe l’AQP di un ulteriore impegno finanziario che non sappiamo se sarà in grado di soddisfare. Inoltre, non si è presa in considerazione una eventuale altra strada che, come qualcuno ci ha suggerito, potrebbe, ad esempio, essere quella di sensibilizzare qualche politico che si facesse promotore di questa legge, in seno al Consiglio Regionale, e così bypassare l’impegno di raccogliere o firme, o consensi presso altri consigli comunali. Si ribadisce, da ultimo, e non perché di minore importanza, l’idea di questa

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Dopo aver scritto diversi articoli su questioni generali inerenti la problematica delle acque, questa volta colgo l’occasione per parlare della mia esperienza, o meglio, del mio primo anno e mezzo da consigliere comunale con delega alle acque. Era già da un po’ che volevo farlo! Facciamo il punto della situazione, visto che, sempre più spesso, sta accadendo che chi ha gestito per molti anni e non lo fa più, si permette il lusso di addossare colpe e inefficienze che, in realtà, la nuova Amministrazione Comunale ha semplicemente ereditato. Infatti, mi chiedo: ma se tanti buoni propositi accompagnavano i “vecchi” amministratori, perché durante la loro gestione nulla è stato fatto, anzi le questioni più importanti per il paese (quali turismo, PIP, viabilità, parcheggi, ambiente, …) sono o ingarbugliate e incomplete, o mai iniziate? È proprio vero che giudicare e parlare è sempre più facile che fare! Ma veniamo alla mia delega, all’argomento che mi sta molto a cuore, che sta molto a cuore all’Amministrazione Farina, ma soprattutto sta a cuore ai cittadini di Caposele: l’acqua. Sono molto orgogliosa della delega che mi è stata data e mi rendo conto della grande responsabilità che ho. Io sto cercando di metterci il massimo impegno, cosciente che la questione non è purtroppo di facile risoluzione. Ma veniamo al dunque … Appena insediati, ci siamo ritrovati da subito a discutere su una proposta di nuova convenzione, regolante i rapporti Comune-Acquedotto Pugliese, scaturita da incontri tenutisi nei mesi precedenti. Ciò ha portato, vista la volontà dell’Amministrazione Comunale di coinvolgere tutti, ad effettuare numerose riunioni con i rappresentanti locali dei partiti politici, con le associazioni e con la minoranza consiliare. Durante questi incontri è stata elaborata una concertata controproposta e sottoposta alle valutazioni dell’Acquedotto Pugliese. E proprio qualche settimane fa, si è tenuta, a Caposele, un’altra riunione con la massima dirigenza della società AQP, che si è mostrata disponibile a ripresentare una nuova proposta, sulla base di quella da noi elaborata. Aspettiamo per valutare! Altro argomento che voglio affrontare è la questione della proposta di legge, ad iniziativa popolare, della minoranza Arcobaleno – Nuovi Orizzonti presentata al cospetto del Consiglio Comunale qualche mese fa. Sono stati scritti manifesti, articoli di giornale e quant’altro su tale proposta e sul fatto che, a detta loro “in maniera superficiale”, la mia maggioranza l’abbia bocciata. Visto che finora i cittadini hanno sentito solo una campana, ho deciso di pubblicare i motivi che hanno indotto a prendere, secondo me a buon ragione, questa decisione nella maggioranza.

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La mia prima esperienza amministrativa

-Revoca incarichi dirigenziali ai Capisettori Comunali €uro 40.000 -Rifiuto emolumenti degli Amministratori €uro 50.000 -Riformulazione contratti energia elettrica, telefoni, assicurazioni €uro 10.000 -Nuovo contratto affitto piscina comunale €uro 15.000

di Rocco MATTIA ed altro ancora, in itinere, sulla gestione logistica degli uffici comunali sui quali un'attenta stima porterà ad altro risparmio per le casse comunali e per tutti i caposelesi. La ricerca e la rimozione delle spese superflue citate, dovrebbe essere un motivo di stima di questi Amministratori da parte di tutta la Cittadinanza, prescindendo dall’appartenenza politica comunale. Vi sono tante cose che non vanno, come potrebbero e come auspichiamo possano andare in futuro. Evito di entrare nel merito perche’ lo ritengo inopportuno per la proposta che lancio agli Amministratori. Nel rispetto del programma, si istituiscano le necessarie commissioni con l’inclusione di esponenti scelti dalla Minoranza. Si nomini un Assessore esterno scelto dalla Minoranza. Si parta con un nuovo programma condiviso con la Minoranza . Se accettate, queste richieste, saranno il primo passo per la formazione della lista unica, nella prossima tornata elettorale comunale. Togliamo con i FATTI ogni possibile alibi a quanti non sono interessati al bene di Caposele.

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Sport

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D’altronde per disputare un buon campionato di categoria bisogna prima fare bene con “Girgia” (regola non scritta ma valida da sempre), per cui le premesse per partecipare nuovamente l’anno venturo ad una nuova Terza Categoria ci sono tutte. Voglio augurarmi un presto ritorno nella scena calcistica irpina, magari con più convinzione e umiltà, valore che purtroppo sto vedendo declinare vertiginosamente nella disciplina di questo sport a Caposele. Mi scuso con tutti quei giocatori che non ho menzionato e che si sono distinti per i sacrifici compiuti anche fuori dal campo in questi anni…auguro a loro ancora tante soddisfazioni calcistiche, anche se per qualche mese con i colori di qualche altra squadra, li ringrazio di cuore per l’affetto dimostratomi fino alla fine di questo bellissimo ciclo e per l’attaccamento alla maglia dell’F.C. Caposele…che già mi sta mancando tremendamente…

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sono quelli di Massimo Cetrulo e Salvatore Corona senza i quali, penso fermamente, tutto ciò non si sarebbe avuto. A tutte quelle persone che ora stanno criticando la mancata partecipazione all’attuale campionato di calcio rispondo che, a certe condizioni, non si è potuto fare di più, anche se la voglia di chi vi scrive era tantissima. Come si reagisce L’assenza della squadra in un campionato di categoria deve necessariamente far concentrare l’attenzione di noi tutti cittadini caposelesi sugli Allievi del mister Roberto Notaro al quale va la mia più profonda stima e affetto come tecnico ma ancora di più come persona e come amico. L’Olimpia Caposele sta infatti disputando il Campionato Regionale degli Allievi, prima volta nella storia della Caposele calcistica. Affrontare una competizione regionale significa però vedere decuplicati gli sforzi sia di natura fisica sia di natura economica, per cui prego vivamente gli sportivi di Caposele a mantenere vivo l’interesse per questi ragazzi pur semplicemente recandosi allo stadio per vedere le partite e incitare i “sempre verdi” Donato Sista ed il mitico Generoso Notaro.

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funzione primaria del calcio a Caposele. Al termine di questi cinque anni io voglio ringraziare non “chi buttava la palla dentro”, piuttosto coloro i quali pur senza la pretesa di giocare la domenica, prima dell’incontro avvertivano la necessità di squadrare il rettangolo di gioco; ringrazio tutti coloro che al termine della partita persa rimanevano a pulire gli spogliatoi e ringrazio tutti coloro che nonostante le avverse condizioni atmosferiche si presentavano regolarmente agli allenamenti. A tutti loro voglio dire grazie perché mi hanno fatto vivere cinque anni di calcio stupendi… Veniamo ai giorni nostri Il “terremoto societario” verificatosi nel corso di questo ultimo anno, di cui non sto qui a parlare, ha portato ad una seria e attenta riflessione secondo la quale è stato deciso di non iscrivere la squadra di calcio a nessun tipo di campionato…una decisione sofferta ma razionale…chi ha seguito quest’ultimo anno, infatti, sa bene delle partite che da metà stagione in poi ci hanno visto sempre con gli uomini contati e se a questo dato si aggiunge la partenza di alcuni ragazzi che erano parte attiva del gruppo (sia per motivi di lavoro che per motivi universitari) ed una quota di iscrizione ragguardevole e insostenibile, appare dunque evidente che una eventuale partecipazione sarebbe stata assai proibitiva. Una rosa risicata e la scarsa disponibilità economica hanno avuto il sopravvento. Dopo cinque anni di F.C. Caposele sono tantissime le persone che meritano un plauso ma vorrei fare personalmente due nomi su tutti e

Semplicemente Grazie a tutti Voi…

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Ringrazio la direzione de “La Sorgente” perché in questo spazio mi permette di esporre ai giovani e meno giovani Caposelesi i motivi che hanno portato alla mancata iscrizione al campionato di calcio di Seconda Categoria. Prima però è bene fare un passo indietro. Dopo un periodo di assenza dal calcio irpino, nell’ottobre del 2004 fu fondata la Polisportiva Onlus Caposele che dopo solo un anno riuscì a ottenere la promozione dalla Terza alla Seconda Categoria che fu disputata l’anno successivo…La mancanza di fondi economici e l’assenza di un organigramma societario ben definito portarono il gruppo di dirigenti a iscrivere nuovamente la squadra di calcio al campionato di Terza Categoria con un assetto del tutto nuovo: nacque così nell’ottobre del 2006 l’F.C. Caposele. L’entusiasmo era alle stelle e il tasso tecnico della squadra era elevato tuttavia questo non bastò a centrare la vittoria in campionato, cosa che comunque si realizzò l’anno successivo. Nel giugno del 2008 l’F.C. Caposele vinse il Campionato di Terza Categoria guadagnandosi l’accesso alla Seconda, disputata fino a giugno di questo anno. Al termine di cinque anni vissuti intensamente mi sento di fare delle considerazioni del tutto personali. Facendo parte della dirigenza ho sempre avuto ben chiaro il fine del gioco del calcio nei piccoli paesi come il nostro; il calcio inteso come momento di aggregazione sociale ha una straordinaria valenza nel mondo giovanile che solo poche altre attività possono vantare…tuttavia negli ultimi tempi ho avvertito un certo cambiamento nel modo di intendere questa disciplina, una certa filosofia del “sentirsi giocatore di calcio” che ha decisamente allontanato da quella che deve essere la

di Tommaso Cibellis

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FINE DI UN CICLO

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E’ interesse della sinistra dialogare e tessere alleanze con l’UDC in versione demitiana, ma a patto che essa non lavori per il re di Prussia, che da Caposele fino a Strasburgo, ha un nome ben preciso e si chiama PDL. Su questa materia, quindi, va fatta chiarezza. Altro punto, da illuminare a giorno, è la tenuta complessiva del “rinnovamento nella discontinuità”. Noi tutti, concordemente, abbiamo giocato la carta del ricambio generazionale, non in un’ottica di far fuori qualcuno, ma nell’intesa di affidare il governo locale ad un nuovo quadro dirigente che, tagliando col passato, garantisse coesione sociale e qualità del progetto. Le nuove generazioni per crescere hanno bisogno di tempo, e il tempo è stato concesso, ma hanno anche bisogno di esplicitare la volontà di sentirsi attori di un processo politico, avendone, tra l’altro, le capacità. Il rinnovamento è un punto di non ritorno e l’eventuale fallimento non autorizza nessuno a pensare né a toppe né a minestre riscaldate. Questo vuol dire che se si fallisce c’è il ritorno di chi è stato sconfitto e che in ogni caso, una volta trasferito il testimone , la discontinuità generazionale non

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opo le consultazioni regionali, a due anni dal rinnovo del Consiglio Comunale, è opportuno che “Caposele nel cuore” convochi una conferenza programmatica, per verificare lo stato d’arte delle proposte di governo locale, in base alle quali si è chiesto ed ottenuto il cambio di guardia al Comune di Caposele. E’ il caso di ricordare a tutti che , in nome della discontinuità fondata su un turn over generazionale, Caposele ha voltato pagina rispetto ad un “civismo” autoreferente ispirato ad una sorta di fobia della politica e dei partiti. E’ del tutto legittimo ritenere, quindi, che a Caposele abbia vinto il centro-sinistra in una versione riveduta e corretta in cui i partiti non invadono la gestione ordinaria dell’Ente locale, ma non possono essere considerati delle semplici comparse, per quanto concerne la proposta generale di governo istituzionale. In due anni, però, sembra che sia scorsa sotto i ponti molta acqua, così che appare mutato il corso delle cose. Il P.D. che ha garantito la vittoria e la Sinistra Democratica che pure a tanto ha contribuito, sembrano relegati al ruolo di spettatori in un ruolo talmente marginale da essere costretti a decrittare le azioni amministrative. Intanto, avanza a zig-zag, l’UDC e pezzi di una opposizione che l’elettorato aveva destinato a ruoli ben più precisi.

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Il governo collegiale del cambiamento

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include l’ipotesi di stancarsi del giocattolo e di romperlo: quindi " i giovani " devono essere consapevoli della responsabilità che si sono caricata. Questa considerazione, quindi, deve farci rifuggire dall’idea di agevolare una specie di monocratismo gestionale in base al principio “fisico” dei vasi comunicanti che in politica non è praticabile e, quando è inevitabile, per lo più è disastroso. E’ del tutto evidente che questa affermazione non implica nessun giudizio negativo su chi “occupa spazi eccessivi” se non nel sottolineare che in tal modo si annebbiano le priorità e le proposte programmatiche sono appesantite da revisioni soggettive. Ultima questione, la più stringente, è la proposta di programma amministrativo. Non serve, intanto, elencare ciò che è stato fatto, quanto piuttosto”il da farsi” nei tre anni che restano. Il “da farsi” è più o meno questo: - Consolidare l’autonomia finanziaria, sia sul fronte delle entrate tributarie e tariffarie (da attestare sui principi dell’equità e della sopportabilità sociale), sia sul fronte della razionalizzazione delle spese e dei servizi ( da orientare verso una più concreta efficienza ed economicità). - Produrre significativi risultati sul rilancio della vocazione turistica di Caposele e Materdomini.

di Alfonso Merola - Portare a compimento la trattativa con l’EAAP, non in una logica di puro risarcimento “economico”, ma in termini di investimenti duraturi sul territorio, mai agevolando,comunque, una tendenza a patrimonializzare (e mercificare) il bene comune costituito dall’acqua. Come si può notare, non c’è nulla di dirompente, ad eccezione dell’obbligo di ritenersi vincolati al programma elettorale e alle attese di una popolazione che chiede uno scatto di orgoglio ed una accelerazione. Le risorse umane di cui dispone la maggioranza sono notevoli e non necessitano di ulteriori iniezioni ricostituenti, fermo restando che maggioranza e minoranza devono dialogare per il comune fine di raddrizzare la barca su cui viaggiano tutti i Caposelesi. Il Sindaco che i Caposelesi hanno eletto, d’altra parte, per le doti umane che possiede, ha le carte in regola per esigere che si acceleri la seconda fase avvalendosi delle sue capacità di mediazione, senza, però, mai dimenticare che egli è e resta il “ primus inter pares”


Storie

STORIE DI BRIGANTAGGIO

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Il boato per la peculiarità e l’accoglienza dei Caposelesi ha fatto il giro del mondo. L’acquisto della 1^ parte del “Villaggio della Speranza” per ospitare bimbi poveri e bisognosi è diventata una realtà il 4 aprile 2009 grazie a tanti “Amici Benefattori”. Anche l’adozione a distanza per i bimbi che saranno ospiti nel nostro villaggio sta avendo un ottimo successo. Che desidera ulteriori informazioni potrà averle contattandoci al n. 333.74.12.741. I due containers partiti per lo Srilanka e Argentina ci hanno coinvolto per il grosso lavoro che abbiamo fatto con gioia. Il 6 aprile la notizia del terremoto in Abruzzo ha fatto in pochi secondi

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il giro del mondo: infatti noi come P.M.I. onlus eravamo in Srilanka per distribuire beni di prima necessità a tanti bimbi delle scuole dei villaggi più poveri, quando amici ci hanno dato questa triste notizia con delle immagini che davvero erano raccapriccianti. Il giorno 8 aprile era la data fissata per il rientro in Italia e velocemente, senza avere neanche il tempo di condividere la gioia per l’eccellente lavoro in Srilanka, la nostra attenzione si è rivolta verso i nostri connazionali. Gli aiuti per l’Abruzzo in Italia sono stati tanti; neanche pensavamo ad una piccola possibilità di una nostra presenza, ma il tempo ci ha dato ragione: “L’uomo non vive di solo pane”, infatti mancava a tante persone una presenza reale di chi conoscesse ed aiutasse a superare il grosso trauma a chi in un attimo ha perso tutto.

Il lavoro di una vita intera nel vedere case distrutte, cari mancare all’improvviso. Incertezza e paura ogni giorno per una terra che continua a tremare. E chi meglio dei Caposelesi poteva capirli. Ci siamo riuniti e ciascuno di noi si è reso conto che qualcosa poteva fare. Le signore Iolanda, Gelsomina, Erminia, Concetta, La signora Elisa e Ester esperte in lavori con filo, vimini ecc. sono state le prime a raggiungere quei luoghi. I risultati non sono descrivibili. Le foto danno una minima idea del lavoro che svolgiamo a turno settimana per settimana. Speriamo di essere utili anche a loro per il tempo necessario e credo che lo saremo se altre ancora si renderanno disponibili a collaborare. Quanti saranno interessati lo potranno fare contattandoci. GRAZIE A TUTTI

Brigantaggio: notizie di un celebre brigante (dalla rete)

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volontariato Emergenza Abruzzo Progetto Missionario italiano ONLUS ono Rosa Albano ed ancora una volta come responsabile del P.M.I onlus sono felice di far conoscere ai nostri amici di Caposele l’evolversi del nostro lavoro. L’anno 2009 è stato ricco di esperienze e nuove emozioni che stanno registrando in ognuno dei soci la consapevolezza di “ESSERE UNITI PER UNO SCOPO” fa raggiungere traguardi e consolida un’appagata soddisfazione nel poter dire “CI SONO ANCH’IO”. Ringraziamo quanti si son fatti carico di sostenere i nostri progetti ed in particolare quanti in questo momento stanno ancora sostenendo a CAPOSELE la presenza effettiva della piccola “KAVOLA.

Il brigante più'celebre di queste contrade fu Cicco Ciancia, nativo di Montella, il quale compiva le sue gesta uccidendo e rubando assieme ai suoi degni compagni nel territorio di Volturerà e di Montella. Cicco Ciancia che andava a rifugiarsi nelle recondite grotte della Faggeta e sotto le gole de! Terminio era il terrore di questi luoghi.

Egli il più' delle volte inviava anche qualche lettera minatoria ai benestanti di Montella e di Volturerà intimando loro di inviargli mediante qualche suo fido o confidente una somma rilevante in danaro,altrimenti pena la morte. Cicco Ciancia ed i suoi degni ed inseparabili compagni sequestravano anche qualche persona che incontravano nei boschi ed allora i furfanti rilasciavano i disgraziati quando la famiglia di quest'ultimi inviava loro il danaro chiesto .Cicco Ciancia per molti anni fu invano perseguitato dalla forza pubblica che non potette scoprire ed assicurare alla Giustizia il temibile e pericoloso brigante. Finalmente un giorno ben triste pel famigerato brigante, Cicco Ciancia fu ucciso a colpi di moschetto dai Carabinieri che perlustravano le campagne. La voce pubblica afferma che il cadavere di Cicco Ciancia il quale aveva commesso innumerevoli furti e delitti fu trascinato a viva forza per sfregio per vie di Montella mettendolo esposto al pubblico per qualche giorno per farne vedere le sembianze truci su cui era impresso il marchio dell'infamia e rilevavano a chiare note le stigmate dei veri e grandi delinquenti nati.

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Con atto di denuncia-querela del 3 novembre 2007, i sigg.ri CORONA LUISA, CORONA ANTONIO, CIAMPI GIUSEPPINA, CORONA GIUSEPPE del 1944, CORONA FRANCA, CORONA ELVIRA, CORONA GIANFRANCO, CORONA GIUSEPPE del 1949, CORONA GIUSEPPE del 1958, CORONA MARIA ROSARIA e CORONA LUCA adivano la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi, per il tramite dei CC di Caposele, perché procedesse nei confronti del redattore dell’articolo “Un brigante dell’Alta Irpinia – Cicco Ciancia”, a firma di Vincenzo Di Masi, pubblicato sul n. 74 de “La Sorgente” del mese di agosto del 2007, nonché nei confronti del direttore del giornale, Ing. Nicola Conforti, per il reato di diffamazione a mezzo stampa ex artt. 595 e 57 c.p. Il P.M., all’esito delle indagini, avanzava richiesta di archiviazione, essendo la notizia sostanzialmente veridica e riportata nell’articolo in

forma di narrazione ricostruttiva e non di esperienza diretta; difettava, pertanto, negli indagati il dolo. Avverso tale richiesta del P.M., in data 8.10.2009, proponevano opposizione Corona Antonio, Corona Giuseppe del 1944, Corona Giuseppe del 1949 e Corona Giuseppe del 1958, chiedendo al giudice per le indagini preliminari di non accogliere la richiesta di archiviazione e di “processare” gli indagati Conforti Nicola e Vincenzo Di Masi. Il giudice, invece, con ordinanza del 10.11.2009, disponeva l’archiviazione del procedimento in parola per insussistenza del fatto-reato e per infondatezza della notizia di reato. Evidenziava, altresì, il giudice che l’opposizione era addirittura inammissibile atteso che l’oggetto delle indagini suppletive indicato dagli opponenti non era caratterizzato “da specificità e pertinenza con il tema delle indagini”; la notizia di reato era comunque infondata perché il fatto in esame non configurava il reato di diffamazione.

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Il giornale esce indenne da questa triste vicenda e, ad onta di quanti speravano in una sua auspicabile “debacle” continuerà come prima e meglio di prima ad interessarsi di fatti e personaggi del nostro bel Paese. Riportiamo di seguito alcune note relative all’iter processuale in conseguenza della querela di cui sopra,e quindi un” ritratto” del più celebre brigante dell’Alta Irpinia.

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a querela inflitta dagli avvocati Giuseppe Corona, Antonio Corona e altri all’ing. Nicola Conforti ed al Gen. Vincenzo Di Masi per l’articolo comparso sul n. 74 de La Sorgente avente come titolo UN BRIGANTE DELL’ALTA IRPINIA: CICCO CIANCIA ha suscitato interesse e curiosità da parte di molti lettori del giornale. Riteniamo opportuno, ora che la querela si è risolta in “un buco nell’acqua”, dare qualche particolare su questo pericoloso brigante che scorazzava sulle montagne di Bagnoli, Montella e Caposele fino a spingersi fin nelle grotte e negli anfratti a ridosso delle nostre cantine. Per onor di cronaca dobbiamo riferire che, malgrado le scuse ufficiali espresse sul numero 75 de La Sorgente dal Gen. Vincenzo Di Masi, i Corona non solo non hanno ritirato la querela, ma hanno ulteriormente inveito opponendosi alla archiviazione, dimostrando animosità e livore verso persone che, in perfetta buona fede,si erano limitati a riportare fatti”sostanzialmente veridici” raccontati “in forma di narrazione ricostruttiva” tramandati dai nostri avi. Abbiamo notato ed apprezzato la grande signorilità dei Corona figli di Don Giocondo e dell’indimendicabile nobildonna Antonietta Fenizia,che con molta eleganza si sono astenuti dal querelarci avendo compreso la inconsistenza e la infondatezza delle motivazioni poste a base della querela stessa.

di Nicola Conforti

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A PROPOSITO DI CICCO CIANCIA

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Attualità

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di Gerardo Viscardi

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dei fusilli e delle matasse nei giorni della sagra. E’ accaduto così che ci si è ritrovati a ingrassare il palo della cuccagna e che padri e figli abbiano ne abbiano tentato la scalata, rivivere sottoforma di Donkey Race la tradizionale “corsa dei ciucci”di cui ci hanno parlato i nostri genitori, ballare nella più grande quadriglia che Caposele abbia mai visto, appiccicare i manifesti per le strade di Battipaglia, ritrovare il nome di Caposele sulle pagine dei quotidiani non solo per fatti di cronaca ma per un evento musicale degno di essere riportato come è lo è stato Ammuìna Music Fest. E’ accaduto così che ci siamo sentiti molto più vicini di quanto lo fossimo mai stati, accomunati dalla stessa etichetta, quella “caposelesità” degna di essere esibita al di fuori dei nostri confini geografici, senza complessi d’inferiorità e senza divisioni di sorta. Non più destra o sinistra, giovani o anziani, maschi o femmine, Materdomini o Caposele, bensì parte attiva di uno stesso progetto, quello di restituire integro al nostro paese quello che il nostro paese ci distribuisce in pezzi. Lo abbiamo fatto con impegno, sacrificando ore di lavoro, di studio e rinunciando alle vacanze. Ricorrendo a mille peripezie per sopperire alle mancanze organiche che il nostro paese si trascina oramai da anni. Mi riferisco all’assenza di reali politiche di sviluppo sociale e alla carenza di risorse economiche e strutturali con le quali abbiamo dovuto fare i conti. Lo abbiamo fatto con l’aiuto di bar, ristoranti, pizzerie, imprese, officine e commercianti, perché la storia passata e recente ci insegna che “senza soldi non si cantano messe”. Lo abbiamo fatto con grosse difficoltà soprattutto perché fatichiamo a pensarci come comunità noncuranti del fatto che qualsiasi discorso sullo sviluppo passa attraverso il sostegno e la partecipazione di tutti gli attori che la abitano. Cittadini, imprese, istituzioni, associazioni, debbono prendere coscienza del fatto che è necessario recitare ciascuno la propria parte all’interno di uno stesso copione. Nessuno si senta escluso. Perché solo quando impareremo a superare le fratture che ci tengono divisi e a camminare fianco a fianco, potremo dire … “benvenuti a Caposele”.

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era un complimento, oggi è un’offesa. Taluni si aspetterebbero addirittura che Armani metta in vendita un solo capo di quel pantalone perché hanno paura che, se dovessero indossarlo anche altri, il pantalone perderebbe di valore. Un tempo, invece, nel mese di ottobre c’era la vendemmia. Riguardava giovani e anziani, maschi e femmine, caposelesi e materdominesi, senza che nessuno si ponesse il problema di che tipo di pantaloni indossasse compare Nicola, con buona pace dello stilista … e di Nicola. Questo cambiamento alla base delle relazioni sociali non è certamente imputabile a un mutamento antropologico. Non siamo affatto più cattivi o più stupidi di un tempo, abbiamo solo più occasioni di auto-definizione, più opportunità di dire “io”. I sintomi della voglia di relazionarsi come io, sono evidenti nell’isterismo che esibiscono gli individui sulla scena pubblica, in una gara sfrenata che punta all’ostentazione di sé. Ecco, allora, spiegato il successo di youtube, di facebook, dei talk show e reality televisivi che fondano il loro successo sull’ostentazione delle identità più eccentriche. Non sono da meno le istituzioni, anch’esse adeguatesi alle esigenze di questo processo di moltiplicazione degli “io”: il sistema televisivo ha calibrato la propria offerta in base alla scomposizione del pubblico offrendo centinaia di canali adatti a ciascun tipo di audience. Lo ha dovuto fare dal momento in cui gli spettatori sono diventati troppo esigenti per essere riuniti sotto un unico canale. Anche i partiti politici hanno deciso di cavalcare l’onda e puntare sulle identità a discapito delle propensioni onnicomprensive dell’ideologia. La Lega Nord fonda la sua ragion d’essere sulle presunte peculiarità culturali delle genti padane. Il partito italiano più votato chiede il voto in nome delle capacità imprenditoriali del suo leader e ricorre all’affascinante storia personale di un uomo che si è fatto da sé che, all’occorrenza, può diventare operaio, pensionato, casalinga e chi più ne ha più ne metta. Insomma, il portato più subdolo della modernità, a cui non poteva essere immune nemmeno l’insieme delle persone che abitano alle pendici del Monte Paflago-

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n un tempo non molto lontano essere caposelesi significava tutt’altra cosa rispetto a ciò che ciascuno di noi può sperimentare oggi. Era chiaro a ognuno cosa comportasse vivere nella stessa comunità perché tutti partecipavano, più o meno consapevolmente a un naturale progetto di grande condivisione sebbene non vi fosse la possibilità di stare in contatto, come avviene oggi, sempre e ovunque. Niente facebook, niente sms, niente di niente. Eppure, eravamo più vicini di quanto lo siamo oggi. Esisteva una ritualismo da cui nessuno poteva evadere. Una realtà fatta di momenti universali che travolgevano inevitabilmente tutti. Il lavoro dei campi, le feste comandate, i santi in processione. Momenti che, vuoi o non vuoi, si riversavano nel vissuto di tutti andando a costituire quel meraviglioso bagaglio che ogni individuo assorbe nel corso della propria esperienza di vita e da cui si origina la sua identità. Che cos’è, infatti, l’identità di una persona se non l’insieme delle sue esperienze di vita ? Un tempo, le possibilità che aveva un soggetto per definire la sua identità potevano essere immaginate come un curriculum che conteneva al massimo una decina di voci: età, residenza, sesso, professione, titolo di studio e poco altro. Oggi cento voci non basterebbero. Pensateci bene, quante cose in più può essere uno oggi ? Può essere un impiegato di terzo livello, fan di Claudio Baglioni, può essere stato in vacanza a Londra e a Madrid, milanista, abbonato a sky, membro facebook del gruppo di quelli che amano rompere il bicchiere di plastica dopo aver bevuto, azionista di minoranza, alle prese con l’istallazione del decoder del digitale terrestre, può conoscere il tedesco, può essere esperto d’informatica, dark, di tendenza e fuori corso all’Università. Una miriade di esperienze possibili che generano identità multiple e frammentate. Va da sé che è più facile rapportarsi l’un l’altro per differenze. Io sono più preparato di Tizio, ho un’auto meno spaziosa di Caio, suono meglio di Sempronio. Ed è così che ci si riconosce, per differenze. La partecipazione sociale, anzi, avviene proprio attraverso la loro ostentazione. Fino a non molto tempo fa “essere alla moda”

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Benvenuti a Caposele

ne, è la crescita delle possibilità di sentirci altro rispetto ad altri. E’ accaduto così che anche noi abbiamo, pian piano, imparato a riconoscerci per differenze. Lo spartiacque epocale di questa trasformazione, il momento che ha segnato “il prima e il dopo”, lo si potrebbe collocare in quella fatidica data del 23 novembre 1980. Dopo esserci sentiti accomunati dall’immane sciagura, dallo scherzo crudele del destino a cui nessuno poteva sottrarsi, abbiamo iniziato a costruire, a poco a poco, assieme alle case, delle strane barriere. Barriere immateriali che ci consegnano oggi un paese integro nelle abitazioni ma spaccato sul piano dei rapporti sociali, incapace di ragionare come comunità e pronto ad animarsi solamente ogni qual volta si presenta l’occasione buona per sentirsi opposti a qualcuno o diversi da qualcos’altro. Ne sono esempi l’animosità delle recenti dispute elettorali che si trascina per anni e che inasprisce i rapporti interpersonali, la rivalità spietata che anima le nostre imprese commerciali, la frattura tra Materdomini e Caposele, la separazione tra centro e periferia, la distanza tra generazioni, le rivalità tra gruppi all’interno della stessa generazione, sempre più concentrati, come accade, a definirsi punk piuttosto che reggae, buoni piuttosto che fessi. In un tempo non molto lontano, invece, anche se non mancavano gli scontri e i conflitti individuali, ci si riconosceva per uguaglianza. C’era più esperienza condivisa da cui derivavano molte più possibilità di dire “noi siamo”.Ci si sentiva accomunati dal lavoro fianco a fianco, dal senso inequivocabile delle stagioni, dall’impronta fisica dei luoghi, dal frutto del lavoro nei campi. Semplicemente, ci si cercava per appartenenza. Che fare, allora? Ad aprile scorso, settantotto ragazzi caposelesi hanno fatto una scommessa, quella di provare ad animarsi per unire piuttosto che per dividere. Partecipare piuttosto che assistere. Condividere piuttosto che escludere. Creare un pretesto per dire “noi” piuttosto che “io”. Così è nata la Pro Loco Giovani, un movimento non politico che si pone come obiettivo primario la creazione di momenti di partecipazione e di promozione culturale disinteressata, nella speranza che l’insieme delle esperienze vissute in prima persona e condivise con la collettività possano essere riposte in quel magico fardello di esperienze a cui attingiamo per costruire la nostra identità. Abbiamo guardato alla riscoperta delle nostre tradizioni perché è lì che è radicato il senso di ciò che eravamo ed è li che bisogna attingere per capire ciò che saremo. Le abbiamo coniugate con lo spirito di innovazione che inevitabilmente contraddistingue le nuove generazioni con l’obiettivo di dare vita a delle esperienze condivise che ci facciano ricordare il passato e pensare al futuro come “noi”, perché siamo convinti che qualsiasi progetto di sviluppo turistico o culturale di un paese non può prescindere da un coinvolgimento pieno dei membri della sua comunità. E’ accaduto così che, per la prima volta, ci siamo ritrovati insieme alla generazione delle nostre nonne nel rito della preparazione


Storia

La Storia riprende con l’anno 1980

Anno 1980

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Allestimento del film" Un anno a Caposele - 1978

Assegnazione Premio Caposele a Vincenzo Di Masi

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Note storiche generali In Italia governa il Centro-Sinistra con a capo Cossiga e poi Forlani. Un’ondata di attentati terroristici e tragedie senza precedenti affligge l’Italia. A Caposele le nuove elezioni assegnano la vittoria alla lista della “Sveglia”. Il nuovo sindaco è l’avv. Antonio Corona. Il 23 Novembre un tragico avvenimento sconvolge il nostro Paese procurando oltre 70 morti. Il terremoto semina lutti e dolore in tutte le famiglie di Caposele. L’anno 1980 non nasce sotto i migliori auspici: da ogni punto di vista.Tutto comincia ad andare storto. Due episodi in rapida successione (ne seguiranno presto altri), ci riportano ad una triste realtà: tutto ciò che fino ad oggi era sembrato facile, possibile e condiviso, diventa improvvisamente difficile, incomprensibile, ingiusto. Andiamo per ordine: 1)- Dopo un mese dall’insediamento della nuova Amministrazione un gruppo di ragazzi, alcuni dei quali minorenni, senza l’autorizzazione del Sindaco, come solitamente facevano non appena il caldo diventava insopportabile,” si permettono”

di forzare una piccola paratoia per riempire, a scopo di balneazione e di gioco, il laghetto artificiale. Piombano come furie due guardie accompagnate da un consigliere comunale e, rilevata la “grossolana infrazione” elevano verbale a danno dei malcapitati giovani, cui segue una denuncia all’autorità giudiziaria. Non ci fu modo da parte di alcuni genitori di indurre il Sindaco a ritirare la denuncia. Ma, data la ridicola inconsistenza delle motivazioni poste a base della denuncia, la stessa viene archiviata di ufficio. Però da quel momento il laghetto non avrà più ragione di esistere: se ne impedirà l’uso per l’estate in corso ed entro qualche mese sarà definitivamente distrutto. Tanto lavoro e tanto impegno svaniscono in un attimo. A pensarci bene c’era da aspettarselo. 2) Ci avviciniamo frattanto alle vacanze ferragostane e, come ogni anno, il Presidente della Pro loco fa richiesta al Comune del contributo annuale che fin dalla fondazione dell’Associazione era stato fissato in lire 1.200.000 all’anno. Il Sindaco molto “cortesemente” ci comunica, per iscritto, che la Pro Loco è da considerare alla stregua degli altri comitati festa locali e che pertanto il contributo non può che limitarsi a lire 300.000. Il Sindaco, pensammo, o non conosce i compiti di istituto della Pro Loco o è in mala fede. Una cosa sembra certa: persiste ancora, dopo tanti anni dalla costituzione della Pro Loco, tanta animosità e tanto antico e risentito livore verso un’Associazione che opera in nome e per conto del luogo. Ma non è tutto: l’Amministrazione comunale nel corso dell’Estate si sostituisce anche ai comitati festa e organizza, in concorrenza con la Pro Loco, manifestazioni in Piazza Sanità consistenti in un incontro di box ed in uno spettacolo musicale con il famoso complesso dei “Romans”. Questi ultimi,per ironia della sorte, arrivano dopo mezzanotte, quando oramai la gente aveva abbandonato la piazza. Un vero FLOP. Anche questa voleva essere una manifestazione “contro”e quindi destinata a fallire. La Pro Loco, pur accusando il colpo dovuto al diniego del contributo ed alla concorrenza sleale ,non fosse altro che per la disparità enorme dei mezzi a disposizione, riesce ugualmente e dignitosamente a portare avanti le manifestazioni previste dal programma di attività per il 1980. I due avvenimenti descritti determinano però un clima di tensione e di contrapposizione tra l’Associazione ed il Comune. La cosa non giova al Paese, e di tanto ne siamo davvero rammaricati. Passa l’estate e, con l’autunno, arriva il terremoto. Il tragico avvenimento porta lutti e distruzione in tutte le case di Caposele. Il clima di disperazione e di lutto imperante ci fa dimenticare i dissapori ed i contrasti di qualche mese prima. La parola d’ordine diventa “volemose bene”. Ed è in questo clima che, nella qualità di tecnico più anziano, vengo chiamato dall’Amministrazione con l’incarico di accertare la pericolosità

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el corso della prima parte della “Storia” (1973 - 1979) ho tracciato per grosse linee, a partire dall’”Atto di nascita della Pro Loco Caposele”, le tappe principali di un percorso fatto di conquiste e di successi sul piano della vita sociale del nostro Paese. Ho sottolineato in particolare gli eventi di maggiore impegno che hanno riscosso il plauso e l’apprezzamento di gran parte dei Caposelesi. Al solo scopo di riepilogare le tappe principali del primo percorso, per riprendere il discorso interrotto e per non dimenticare i risultati raggiunti, riporto in sintesi i principali temi trattati: - Fondazione del giornale periodico “La Sorgente”; -Realizzazione del laghetto artificiale distrutto nel 1981; -Realizzazione dell’artistica fontana zampillante in piazza XXIII Novembre distrutta nel 2006; -Realizzazione del film”Un anno a Caposele”; -1° Rallye automobilistico e Gimkana finale sul campo sportivo; -Ripopolamento del tratto interno del fiume Sele; -Mostre varie di “Pittura Estemporanea” ; -Murales a Materdomini ; -Mostre varie di fotografia sugli aspetti artistici e paesistici del nostro Paese; -La sagra dei fusilli e delle matasse, manifestazione diventata tradizionale ; -La corsa dei “TRE CAMPANILI” , diventata tradizionale; -Radio Caposele: nata il 1975 per venti anni ha allietato le case dei Caposelesi ; -Scuola di Pianoforte e di Chitarra ovvero il “Piccolo Conservatorio musicale” ;

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di Nicola Conforti

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delle poche case rimaste in piedi e, di conseguenza, decidere se proporre o meno la demolizione. Eravamo ancora accampati tra piazza Sanità e Cantiere EAAP quando arriva un pulmanino attrezzato ad ospedale da campo: serve uno spazio adatto allo scopo. Il Sindaco, non trova di meglio che ordinare la demolizione della Chiesa della Sanità e creare così lo spazio adatto allo svolgimento del compito sanitario cui l’Ospedale da Campo era destinato. Avvertito di quanto stava succedendo, nella qualità di responsabile del settore, mi precipito in Piazza Sanità: le ruspe stavano per “aggredire” l’edificio. Don Vincenzo era lì a supplicare i pompieri di salvargli almeno il quadro della Madonna. In effetti non si trattava di un quadro ma di una preziosa immagine scolpita su una pietra incastonata nella muratura. Segue uno scontro violento con il Sindaco sulla inopportunità di demolire una Chiesa non gravemente danneggiata. Riesco nell’intento di salvare la Chiesa ma ne pago lo scotto. Il giorno successivo sarò esonerato dall’incarico ricevuto in quel clima di apparente e falsa concordia. Ma, tutto sommato, mi sta bene. Comincia l’era della ruspa selvaggia: si ruspano finanche le fondazioni dei fabbricati gravemente danneggiati, tanto che in alcuni casi non si riescono più ad individuare nemmeno le delimitazioni delle aree di sedime. I soldati tedeschi eseguono con molto scrupolo tutto ciò che viene chiesto loro di demolire. Nessuno, però, difende quello che c’è da recuperare della vecchia Chiesa Madre. I tre portali, una parte del soffitto e l’intero altare maggiore, tutte opere di grande valore storico ed architettonico, sono barbaramente ruspate e trasportate a rifiuto. Purtroppo l’Amministrazione è assente e don Vincenzo pure. Si chiude così, in maniera molto malinconica l’anno 1980. E si torna al clima di contestazione e di contrasto di prima del terremoto. Solamente molti anni dopo, grazie al Sindaco Melillo si tornerà a rapporti civili di collaborazione e di reciproca stima. La Pro Loco e “La Sorgente” verranno presi nella giusta considerazione: inizierà finalmente la pacificazione del Paese. Ed è un merito che riconosceremo pubblicamente al Sindaco Melillo.

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Pro Loco Caposele

Assegnazione Premio Caposele a Gerardino Calabrese

Assegnazione Premio Caposele a Giovanni Caprio

Anno 1981

Note storiche generali

La sede della Pro Loco in via Roma risulta gravemente danneggiata. I soci tutti hanno perduto un importante punto di riferimento. Gli sforzi del direttivo si concentra in una unica direzione: ridare al più presto una sede all’Associazione. In tempi record viene presentato il progetto di ristrutturazione e dopo alcuni mesi, esattamente il 9 agosto, viene inaugurata la sede rimessa a nuovo. Per l’anno in corso la Pro Loco decide di non organizzare alcuna manifestazione: il clima di lutto e di disperazione diffuso in tutte le famiglie, consigliano il più decoroso silenzio.

La spiaggetta nei pressi del laghetto

(Continua nel prossimo numero)

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La pagina dell'emigrante

viaggio a

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cercando le radici degli avi

Berenice Sica Lamas (*)

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(*) psicologa, scrittrice e poetessa, nata a Pelotas in Brasile, discendente di quarta generazione della famiglia SICA di Caposele.

Chiesa nel tempo

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Purtroppo era sabato ed il comune era chiuso – forse avremmo potuto prendere altre informazioni. Sentire, osservare, chiacchierare, ascoltare le acque rumorose del Sele sorgente e già prigionero dell’ acquedotto, e rivisitare la terra in cui Salvatore ha vissuto prima di emigrare in Brasil è assorvere una realtà fatta dalla materia dei sogni. Ritorno con il sole nel cuore, colpita dalle vivenze indimenticabili. Uccellini cantano. Anche Matteo torna emozionato per le tante cose feconde di questa visita. I nostri passi diventano già memoria. Immagini di Caposele cristallizz~ati nello sguardo. La visita illumina la storia che imparai ad ascoltare sin da bambina. Nel rientro, abbiamo condiviso le foto e le notizie del viaggio con la famiglia in Brasile, anche questa molto contenta e emozionata per la nostra esperienza. Finisco la cronaca di questa visita con un poema di cui sono l’ autrice, premiato nel Concorso Letterario “Lune di primavera” a Perugia nel 2008: "...nell’ottocento il mio bisnonno ha lasciato Caposele, Avellino, Campania su una nave è arrivato, immigrante, in Brasile, Rio Grande do Sul, Pelotas ha legato il cognome Sica a dozzine di persone nel duemilasette sono arrivata anche io su una nave in Italia, Emilia-Romagna, Bologna io, crociera di una festa borghese lui, viaggiatore operaio...."

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“La sorgente” e informazioni inestimabili sui Sica. Siamo riusciti ad avere antiche foto di Caposele, anche alcune da quando nemmeno era nato Salvatore Sica – del 700. Salvatore Conforti, con sua gentilezza, ha organizzato un CD contenendo foto antiche ed attuali della città e ci ha regalato un esemplare del giornale “La Sorgente”. La presenza della proprietaria del Bed & Breakfast – Mimma Di Masi – è stata fondamentale per metterci in contatto con le persone con cui abbiamo poi parlato. Abbiamo anche fatto qualche filmato, intervistando alcune persone. Io ed il mio figlio Matteo saremo eternamente grati per tutte queste persone che hanno reso la nostra visita più fruttifera e indimenticabile. Arriviamo nel giorno 16 ottobre - data massima della festa religiosa del santuario (pellegrini di tutta Italia, moltissimi autobus parcheggiati) – San Gerardo è stato un santo miracoloso – sabato ancora accadevano processioni, messe, canti ed altre attività ed eventi, la terra piena di petali di rose, del venerdi anteriore - giorno della sua scomparsa negli anni 700. E’ stata una grande coincidenza arrivare a Caposele proprio nell’ epoca delle festività di san Gerardo - non eravamo al corrente di queste date - è stato un elemento molto simbolico.

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Le vie e i vicoli sono stretti e sinuosi, rivestiti di pietre, delle volte inclinati per il rilievi di salite e declivii. Sorgono per i cammini fontane e abbeveratoi con l’ acqua del Sele. Camminiamo attorno – via Roma, via Pianello, lenti, aprezzando e fotografando, sentendo la bellezza e l’ emozione di essere in terra tanto significativa per la nostra famiglia. Passiamo per La chiesa di Santa Maria della Sanità - osserviamo il Campanile della chiesa di San Lorenzo. Visitiamo il monumento della Pace, passeggiamo per la piazza Tedesco con la Fontana Littoria, la fontana della piazza di Masi e quella di “Piano”. Molte statue della Madonna: la patrona e protettrice delle acque é la Madonna della Sanità. Esiste una leggenda molto interessante, che raccontano poeti e storici, che dice che le acque del Sele avrebbero un magico potere, la capacità di impietrire rami, foglie, piante e pezzi di legno caduti o gettati nelle sue acque, senza fargli perdere forme e colori. In realtà è solo un fenomeno della natura: per trattarsi di acque molto calcaree si crea questa pellicola intorno agli oggeti, dando l’ impressione di pietrificazione. Nel secolo I d.C. Plinio il Vecchio parlava già di questo fenomeno del Sele. Visitiamo questa sorgente, costruzione di pietra e l’ inizio dell’ acquedotto , paratoie e valvole per captazione delle aqcue che sgorgono veloci, azzurre-cristalline, piene di schiume. Mi emoziona molto. In questo posto, il signore Russo, con sua gentilezza e pazienza, ci accoglie, accompagna nella visita e ci informa. Conoscere il santuario San Gerardo è importante perchè ci ha trasmesso l’ idea di religione della località e, in una certa maniera, ci ha fatto capire il forte legame della famiglia Sica in Brasile con la religione. Ho uno zio, figlio del nonno Carlos, che si chiama Gerardo. Inoltre, il santuario ci regala una bellissima vista di parte della città di Caposele. Il ramo Sica della nostra famiglia era artefice nell’ arte di tingere: lana, tessuti, vestiti e abitavano di fianco al fiume Sele, aproffitando le sue acque per fare il loro mestiere di "gualchieri", la zona si chiama “Pietra della ténda”. Conosciamo questa zona grazie alla disponibilità di Mimma Di Masi che ci porta a fare un piccolo tour in macchina per la città. Adesso però non si trova più nessuno di questo ramo, ma abbiamo parlato con persone di cognome Sica, commercianti, che continuano l'attività. Altri si sono trasferiti in Argentina. Ricordiamo qui Ettore e Mariolino Sica Montanari, anche loro molto cortesi. Siccome sono passati più di 150 anni ed io sono della 4° generazione, è molto difficile trovare dei ricordi con le persone di oggi... direi impossibile. Proprio Salvatore quando lasciò Caposele assieme al cugino era un giovane di 14 anni. Il signor Alfonso Merola ex- sindaco ci regala un esemplare storico del giornale

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Caposele - città delle acque e della fede. Piccolo paesino italiano di poco meno di 4 milla abitanti, dov’é nato il mio bisnonno Salvatore Michele Maria Sica, di famiglia di origine salernitana. Salvatore Michele Maria Sica aveva 14 anni quando nel 1880 arrivò da Caposele in Sudamerica, assieme al cugino. Il primo porto è stato quello di Montevideo, in Uruguai, dove conobbero la proprietaria di una pensione famigliare. Si proposero per tingere tessuti e vestiti – presso l'ufficio della famiglia in Italia – in quanto saggi nell’ arte della tintura per guadagnare mezzi. A Caposele abitarono in una zona sulle rive del fiume Sele chiamata “Pietra della ténda”. Salvatore sentiva la nostalgia di questo fiume di acque cristalline e fredde che movevano i mulini e agevolavano anche altri affari. Insegnarono al personale della pensione anche a cucinare pasta ed altri cibi di origine italiana. Volevano però stabilirsi veramente in Brasile, e cosi arrivarono a Pelotas, loro secondo e definitivo porto – canale Sao Gonçalo. Aprirono una tintoria, commercio che prosperò. Salvatore conobbe e sposò Maria Goyhneix, discendente di immigrati francesi e che aveva sorelle gemelle. Ebbero quattro figli: Tobias (Tubia), Armando, Elvira e il mio nonno Carlos. Tutti i figli del bisnonno Sica impararono questa usanza: quando moriva qualcuno ed era il momento del lutto, lui raccoglieva i vestiti di tutta la famiglia e li tingeva di nero. Il nipote Olindo Sica, che li raggiunse anni dopo in Brasile, conobbe la cugina Elvira, figlia di Salvatore. Si innamorano e si sposano, e il cognome di Elvira diventò Sica de Sica. Io e mio figlio Matteo prendiamo così il treno Eurostar Freccia Rossa con destinazione Salerno, dove prendiamo un autobus fino a Battipaglia - in questa piccola città le persone del Bed & Breakfast Casa di Mimma vengono in macchina e ci portano fino alla frazione Materdomini di Caposele, dove ci fermiamo per la durata della visita. Attraversiamo quasi tutta l’Italia, dal centro nord al sud. Viaggio lungo, per il quale cambiamo ben tre mezzi. Si vede già Caposele nella valle, circondata dalle montangne, lampeggiante di luci notturne era anche la stessa vista dal balcone della nostra stanza. Questo accogliente B & B si trova a due km. da Caposele. I due più importanti elementi di Caposele sono le sorgenti del Sele e la figura di San Gerardo Maiella ed il suo santuario. Si tratta di una regione piena di bellezze naturali, valli, colli. Città piantata in mezzo al verde - bella vegetazione dovunque - agricola, turistica (religioso e geografico) e di allevamento di bestiame. Terra dell’ olio, come tutta la regione, di caratteristiche rurali.

Via Pallante

Il crocifisso della nuova Chiesa Madre

Con la rabbia della terra Foglia al vento sei stata Tra macerie e cuori umani Ha vissuto la tua esistenza Per fede e per passione Le tue statue custodite sono state Resiste l’Agnello Alla devastazione Per poter leggere Il tuo calendario Quattro secoli di storia e di preghiere Ha raccolto il tuo tabernacolo Oh Lorenzo! A te è stato innalzato Questo tempio Alla presenza Di San Gerardo Ti è stato dedicato Riservata Un’arcata alla Madonna San Lorenzo E’ risorta la tua dimora di Michele Merola


DALL' AUSTRALIA-

Il proprietario, mentre che si cantava e si ' scarfogliava ', di tanto in tanto passava la fiaschella del vino per riscaldare il corpo e lo spirito dei lavoratori. I quali dopo una bella bevuta riprendevano a lavorare e a cantare con piú foga e il mucchio delle spighe scartocciate al centro dell'aia aumentava di volume con molta piú rapiditá. Dopo un paio d'ore d'intenso lavoro, il volume delle spighe da scartocciare si esauriva e

Lo Spazzacamino: " …Prima lo fa entrare, poi lo fa sedere, da' da mangiare e bere allo Spazzacamin. Dopo aver magiato, mangiato e ben bevuto,gli fa vedere il buco il buco del camin…"

Il Grande Cavalliere: "… Che cos'hai mio grande cavalliere, che cos'hai?" " Piango che fatto giorno e ti dovró lasciar." Oh! tu non pianger mio grande cavalliere; tu non pianger. Sta notte ed altre notti dormirai accanto a me;stanotte ed altre notti dormirai accanto a me.... "

DAL BRASILEAL

lunghi tratti di strade campestri impervie e sconnesse; traballando e vacillando nel buio pesto della notte col pensiero fisso al comodo letto o giaciglio su quale ci si poteva buttare non appena arrivati. Erano tanto preferite le notti di luna piena! Il periodo della spannocchiatura durava, piú o meno per tutto il mese di agosto. Peró, non ogni sera. Molti giovani giungevano alla fine della stagione della spannocchiatura stanchi e con molte notti di sonno arretrato; tanto che alcuni giorni festivi li trascorrevano dormendo anche per trentasei ore filate; anche in qualche pagliaio senza tornare a casa. I genitori lo venivano a sapere, si arrabbiavano ma, alla fine, comprendevano.

L'Uccellino Senza Becco e Senza Ali Voleva Volare E l'uccellin s'andó a posare sopr'al petto della comare.Ma, un po' piú giu I' voleva andare per accontentare la comare ....L'uccellino senza becco e senza ali nzifon, nzifon. E l'uccellin s'andó a posare sulla gamba della comare Ma,un po' piú su voleva andare per accontentare la comare; E l'uccellino s'andó a posare sopra la ..... della cummara E proprio lá voleva andare andare per accontentare la comare...

Canzoni nostalgiche alpine da "La I° Guerra Mondiale."

Mio Bell'Alpino " Dove sei stato mio bell'Alpino?dove sei stato mio bell'alpino?" " Son stato all'aria del Trentino che mi ha fatto cambiar i colori." "I tuoi colori ritorneranno,i tuoi color ritorneranno,questa sera a far l'amore." " A far l'amore, non é peccato. A far l'amor non é peccato,la facci'anch'io che son un soldato. Vogliam la Pace....." Prendi il fucile e buttalo giù per terra. Prendi il fucile e buttalo giu per terra; Vogliam la pace; vogliam la pace; vogliam la pace.... e mai piú la guerra! ....."

Un Sogno di Natale!

AMICI CARISSIMI, la notte scorsa ho sognato tutti voi. Ho sognato tanto, che subito ho avuto la voglia di regalarvi qualcosa, non solo una, ma tante, tante e belle cose. Ho pensato che doveva essere qualcosa che fosse gradevole, e che tutti la potessero usare, sempre e in qualsiasi occasione. Allora, come incanto, mi trovo in città, in un grande magazzino, per comprare tutto quello che avevo immaginato. La consegna sarà fatta dal Babbo Natale, nella Notte Santa. Ho comprato il SOLE, un pó di PIOGGIA, di VENTO, scarsa NEVE, un SORRISO e solo 50 g .di LACRIME: erano tutte esaurite. La simpatica attendente m’ha detto che questo prodotto è assai richiesto, i clienti vengono, anche, da oltre oceano e lo comprano tutto. Ho comprato un pacchetto di RAGIONE perchè tutti possiate mischiarlo con il SORRISO. Ho comprato SINCERITÀ, perchè la possiate usare sempre,... ma l’attendente, ancora...mi dice: “se ne vende così poço!”, allora, io risolvo comprarla tutta.

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La Mamma di Rusinella: " La mamma r' Rusinella é assai gelosa; mbim mbom mbaaa tira che viene che gusto mi da, Rosina dammela; 'nun gela vole mannà quegli gli occhi bianch'e nneri, nunge la vole mannà a lu mulinu. Se ngi, arrivá vvenir na vota sola ...mbim mbom mba… ..fina nge la fazzu a quegli occhi binch'e neri; fina nge la fazzu la farina.

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Il Cacciotor nel Bosco: " Il cacciator nel bosco mentre a caccia andava, incontró una contadinella graziosa e bella e la convinse di far all'amor. La prese per la mano e la condusse a sedere. Dal gusto, dal piacere, dal gran volere; la poverina si addormentó…"

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Questo racconto fa particolare riferimento agli anni che vanno dalla vigilia della Seconda Guerra Mondiale fino, e non oltre, agli anni ‘60 quando avvenne la mostruosa emigrazione dalle campagne alle cittá; dalle regioni del Sud Italia a quelle del Nord; dall'Italia verso l'estero. Centinaia di migliaia di ettari di terreni agricoli nella sola irpinia rimasero incolti per mancanza di forza lavoro giovane. La spannocchiatura consiste in lavoro campestre che è anche divertimento e si svolge dalla notte dei tempi. I contadini e in particolare la gioventú contadina della stessa contrada campestre, spesso anche tra contrade del comune di Caposele concordavano la data della propria spannocchiatura per avere ognuno un ragionevole numero di giovani partecipanti volontari: magari graziose contadinelle accompagnate possibilmente dai propri genitori o dai fratelli maggiori al luogo della spannocchiatura. Le pannocchie, staccate dalle piante secche ( o stinghi ) di granoturco, venivano traspotrate e ammuchiate sull'aia accanto alla casa colonica (o masseria), fino a formare un grosso anello dal diametro di due o tre metri. La famiglia del contadino padrone o colono, quando tutte le pannocchie erano state accumulate sull'aia, dopo la cena crepuscolare e i rituali convenevoli, con i primi arrivati tutt'insieme si sedevano in un punto esterno dell'anello delle pannocchie, possibilmente al riparo del molto probabile e freschetto venticello della notte, con la faccia rivolta verso il centro dell'anello, e iniziavano a spannocchiare ( o, come si diceva in dialetto, a scarfogliare ), liberando le pannocchie dai propri cartocci, i quali venivano ammucchiati con una mano dietro la la propria schiena mentre con l'altra mano si buttava la pannocchia pulita verso il centro del cerchio. Tali gesti venivano compiuti meccanicamente mentre tutti rimanevano concentrati sugli appassionati discorsi, appena iniziati e che si interrompevano solo di tanto in tanto dal saluto dei nuovi arrivati, amici e conoscenti, i quali presto diventavano parte attiva sia della discussione che del lavoro di spannocchiatura. Dopo qualche ora il numero dei volenterosi diventava sempre piú numeroso e il mucchio delle pannocchie scartocciate al centro dell'anello diveniva sempre piú voluminoso come voluminoso si faceva il mucchio di cartocci vuoti alle loro spalle. Quest'ultimo funzionava anche come paravento e teneva calde le schiene dei lavoranti. Tutti erano allegri e contenti e con una gra voglia di chiacchierare, di discorrere, di raccontare storielle buffe. Molte di esse erano anche aneddoti sull'intelligenza e imbattibilitá del Duce nella guerra che conduceva contro l'Inghilterra. Altri erano semplicemente contenti di scoltare e ridere divertiti. Pian piano e a volte improvvisamente veniva anche una gran voglia di esibirsi e di cantare in coro. E si cantava. Quasi tutte la canzoni cantate avevano un significato erotico o canzonatorio piú o meno evidente. A prova di ció, riporto ecco alcuni testi delle canzoni (nel riquadro grigio) molto

in uso particolarmente negli anni 1930, '40 e fino agli anni '60 con qualche variante

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Da "CULTURA PASTORIZIO–CONTADINA DI CAPOSELE"

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Lavoro Campestre Divertente.

di Giuseppe Ceres

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(Lu tiempu ca si scarfoglia)

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LA SPANNOCCHIATURA DEL GRANOTURCO

arrivava il premio sperato, si mangiavano degli spuntini e ancora da bere. Alcuni degli spuntini cosistevano in pannocchie dolci e tenere cotte; da bere, altro vino. Era giunta l'ora di dare inizio al ballo. Le pannocchie scartocciate si ammucchiavano in un luogo appartato dell'aia, la stessa veniva pulita, il suonatore dell'organetto iniziava con una infocata tarantella chiamata il BATTICULO che era ed é ancora la parte della serata piú interessante. I giovani mettevano alla prova i muscoli dei bacini femminili e e le femmine rispondevano con vigore ed ardore come per dire: " Siamo una bella coppia per fare all'amore," E l'amore spesso nasceva lí, cosí; veramente; dalla simpatia, mentre il copioso sudore bagnava “le sette camicie”. Mazurche seguivano le polke e le quadriglie, e i valzer… e si facevano le ore piccole. Poi, stanchi, finalmente, si rientra alla propria abitazione dopo aver percorso piú ó meno

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La pagina dell'emigrante

Compro, anche, una boccetta di ROMANTISMO e GENTILEZZA, per tutti usarle, perlomeno, con i propri cari. AMICI, credetemi, nel magazzino c’era un grande vaso di ORGOGLIO e una lunga fila, ma non l’ho comprato, perchè so che per voi non è necessario, voi ne siete avversi. Ho comprato piccoli pacchetti di AMORE e PACE, insieme con SPERANZA, e auguro che possiate farne uso, anche, quando tutto sembra perduto. AMICI, là nel magazzino, c’era qualcosa molto triste, ho visto tanta gente acquistarla:la SOLITUDINE! In pochi minuti tutto esaurito, affollate erano le richieste. Mamma mia! Ho comprato altri pacchetti che contengono AMICIZIA, SOLIDARIETÀ, ALTRUISMO! In distacco, là c’era un palpitante CUORE, non l’ho comprato, consapevole che il vostro è infinitamente più grande e vigoroso, da conservare, per sempre, questi sublimi doni!

tanto affetto e in questa lieta data, esorto, usiamo il contenuto di quel pacchetto: un ampio SORRISO! Cercasi l’autore Buon Natale! UGM / SP.2009

E...,dopo avervi regalato tutto ciò, auguro un FELICE NATALE a tutti, con Anno XXXVII- Dicembre 2009 N. 79

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Anno scolastico 1952/53 Angelo Cione, premiato con la borsa di studio rev. don Arsenio Caprio -

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Vecchia cartolina ilustrata - Largo Plebiscito , oggi piazza Di Masi

Nicola Nesta campioncino locale

Bicchierata in cantina - 1970

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Uno foto ricordo degli anni '50

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Una foto degli anni '50

La presentazione della lista della "Stretta di Mano" del 1985

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Anno XXXVII - Dicembre 2009

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Foto del 1950: Salvatore Paolercia e Assunta Cetrulo e figli


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Si festeggia in cantina la elezione a Consigliere provinciale di Nicola Conforti

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Giochi nel laghetto - Raffaele Nesta alle prese con il palo scivoloso

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Cabaret caposelese - anni '60 - rivista musicale "Ridete con noi"

1978 - giochi nel laghetto artificiale - partita di pallanuoto - grande successo di pubblico

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"Quando Berta filava"... Graziuccia La Manna, Tripolina Pizza, Nannina Feleppa, Rusinella Peccatiello

Una foto ricordo in piazza sanitĂ a Pasqua 1985 da sin. in alto: Massimo Russomanno, Armando Sturchio, Pasquale Cozzarelli, Gualfardo Montanari, Gerardo Ceres, Tonino Curcio seduti da sin.: Raffelino Galdi, Gerardo Cetrulo, Balduino Farina, Antonello Malanga, Pasquale farina

Ricordo di Sante Marsili medaglia d'argento di pallanuoto alle olimpiadi di Montreal

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Attualità

Le feste d’estate: una grande opportunità ….

Anno XXXVII - Dicembre 2009

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I vincitori del Donkey race: Alfonso e Mimmo

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si dovranno fare delle rinunce e non è detto che non siano spiacevoli allo stesso tempo, ma di sicuro, le scelte condivise sono il miglior modo per ottenere il più ampio beneficio sotto tutti i punti di vista. Sarà forse il mio, un discorso fondato sul buonismo e sul “vogliamoci bene”, forse anche utopistico per certi aspetti, perché una certa competizione ci sarà sempre, ma facciamo in modo che questa competizione sia usata a nostro esclusivo vantaggio, che sia sana e soprattutto che non incrini i rapporti tra le persone. Non devono esistere situazioni da privilegiare e visioni di parte che devono prevalere, non si deve affrontare il dialogo con gi strascichi delle incomprensioni passate. Facciamo in modo che i buoni propositi di questi giovani attivi siano una grande opportunità di unione e di crescita completa per tutto il nostro comune. Facciamo in modo che questo entusiasmo che ha coinvolto noi tutti durante la scorsa estate sia riconosciuto dal più ampio numero di persone, affinché sia un input importante per la coesione del paese, troppe volte messa in discussione da vicende politiche, personali e di interessi contrapposti. Sono convinto che, sotto propositi migliori, si possa affrontare meglio e in modo più efficace qualsiasi tipo di situazione e problematica, a cominciare dalla sfera politica: non si dimenticano facilmente le spiacevoli vicende delle scorse campagne elettorali e le quotidiane polemiche che si sentono su ogni attività viva nel paese (dal commercio a Materdomini, alle scelte politiche dell’amministrazione, ecc..). Un ultimo pensiero voglio rivolgerlo al gruppo teatrale che tanto ammiro e apprezzo, anche se, per ovvi motivi di distanza, non posso sempre seguire da vicino. A loro voglio rivolgere i miei complimenti per l’impegno e la dedizione con cui affrontano ogni sfida, per il solo piacere di recitare, o magari di stare insieme. La loro testimonianza è un ulteriore elemento di orgoglio per Caposele, una conferma di quanto si possa far bene con poco e di quanto

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quel cordone di ballerini improvvisati e non, il voler commentare la serata con orgoglio anche nei giorni successivi. Non penso di essere l’unico ad aver espresso giudizi positivi, ma per me è stato importantissimo vedere l’unione, la condivisione di interessi e di intenti, la mentalità costruttiva e non solo denigrante, la propositività che non vedevo da tempo e di cui sono sostenitore da sempre. E’ questo il principale aspetto che mi piace sottolineare, a prescindere dal tipo di serate organizzate, che saranno sempre discutibili e sempre criticabili da chi preferiva altro. In un’estate cosi piacevole, a mio avviso, abbiamo purtroppo dovuto constatare ancora una volta una serie di incomprensioni e problematiche circa la realizzazione delle feste tra Materdomini e Caposele, l’accordo sulle date e qualche strascico polemico sulla tipologia di accordi o non accordi. Non sto parlando per fortuna di gravi episodi e tesissime situazioni, ma comunque di un problema che c’è stato e che la popolazione ha percepito, in alcuni casi anche vissuto più da vicino. Non voglio enfatizzare molto questo tipo di problematiche, anche perché si sono verificate troppo frequentemente negli anni passati e ho sempre reagito con l’augurio che non capitassero più negli anni successivi. In questa circostanza voglio reagire nello stesso modo e non alimentare ulteriori polemiche. Voglio usare semplicemente questa situazione come spunto per una riflessione che condivido pubblicamente. Non posso pensare che in un piccolo comune come il nostro, non ci sia spazio per la conciliazione tra interessi ed esigenze, diverse ma compatibili, di Caposele e Materdomini. Non è assolutamente credibile che la tradizione debba scontrarsi col turismo, e che per avere una visione univoca sia necessario l’intervento di un soggetto super partes, quale potrebbe essere l’amministrazione comunale, che non verrà comunque mai riconosciuto tale da chi non vedrà sostenute le proprie tesi. I nostri amici della proloco giovani ci hanno chiaramente dimostrato come, con l’impegno, l’unione e il gruppo sia possibile crescere, andare avanti in modo positivo e costruttivo. Ovviamente, come in tutte le cose, è necessario il buon senso da parte di tutti e la capacità di fare scelte e accordi nell’esclusivo interesse di tutta la comunità caposelese, che è composta sia dal borgo a valle che dalle varie frazioni più o meno grandi. Certamente

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Voglio iniziare con una parola scritta a caratteri cubitali: COMPLIMENTI. Li voglio fare a tutti i ragazzi della proloco giovani che questa estate hanno organizzato una serie di iniziative di indubbio interesse. Voglio esaltare l’impegno che i miei amici hanno avuto, la dedizione, in molti casi l’umiltà, di certo la generosità, ma soprattutto gli ottimi risultati ottenuti. Di sicuro si può migliorare sotto alcuni punti di vista, e sono certo che questo accadrà senza alcun tipo di problema, ma direi che si possa essere più che fieri di un gruppo di giovani cosi attivo nel nostro piccolo comune. A dire il vero, all’inizio avevo qualche perplessità sulla buona riuscita di questo gruppo, sulla capacità di sacrificarsi per un obiettivo comune, ma ho potuto e dovuto ricredermi, e sono ben contento di averlo fatto. Molto spesso mi sono ritrovato, durante le chiacchiere da bar, a sentire parlar bene delle serate organizzate in alcuni comuni limitrofi, dei giovani attivi e del fatto che non ci vuole molto per organizzare qualcosa di bello. Beh, non credo che sia proprio cosi facile organizzare una serie di iniziative cosi coinvolgenti e rivolte ad un pubblico comunque vasto, specie in un periodo in cui ci si aspetta sempre qualcosa di interessante per alimentare le serate di vacanza. Mi permetto il lusso di poter scrivere questo e il diritto di poter apprezzare le iniziative estive perché penso che ciascun cittadino del nostro comune, pur non condividendo qualche aspetto dell’estate trascorsa e pur non avendo gradito alcune delle serate organizzate, possa comunque trarre un bilancio più che positivo dal ferragosto 2009 a Caposele. Gli elogi che esprimo con le mie parole non sono un attestato per crogiolarsi sugli allori e pensare di aver fatto tutto, ma un monito importante per dire che abbiamo tutte le carte in regola per fare meglio, magari con una marcia in più, spinti da quest’alea di entusiasmo e coinvolgimento giovanile che ha permeato le organizzazioni delle serate estive. Io personalmente voglio evidenziare la serata della quadriglia a Materdomini, nata anche con l’entusiasmo per il guinness dei primati, ma poi sviluppatasi con la goliardia che ha sempre contraddistinto le ballate paesane. Mi è piaciuto il coinvolgimento di tutti, dai più giovani agli anziani, l’intenso “batticulo”, l’attento osservare delle persone poste al centro del cerchio, il colpo d’occhio che si aveva guardando

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di Giuseppe Malanga

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Il Palio della Cuccagna. Da ricordare la squadra vincitrice morale della manifestazione: i fratelli Ciccone.

siano validi i giovani nel nostro paese. Chiunque dall’esterno può sostenere il lavoro di tutti questi ragazzi è invitato a farlo o, per lo meno a non intralciarlo. Non smettiamo mai di supportare le iniziative come queste, perché sono quanto di più bello possa accadere in un piccolo contesto come il nostro, e perché sono la linfa vitale che rende il nostro comune ben al di sopra di tanti piccoli borghi limitrofi. Concludo con un grosso in bocca al lupo ai ragazzi che seguiranno la scuola calcio e che faranno di tutto per cercare di creare un importante elemento di svago per i tanti bambini innamorati di questo sport, come da tradizione nel nostro paese.


Fatti e personaggi del nostro Paese

IN RICORDO DI GERARDO SISTA

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di Mario Sista

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ginavi che di lì a poco anche tu avresti spiccato il volo per il Cielo... Te ne sei andato nel sonno. Avevi paura della morte, come tutti in questo mondo, e non volevi affrontarla di petto. Ti è stato concesso ciò che desideravi: prima ti sei addormentato e poi sei volato via. Anche questo mi fa riflettere... Hai lasciato un grande vuoto nel cuore di noi caposelesi. Manca la tua giovialità per le strade del paese, la tua ammuìna, il tuo essere... poeta, proprio come nel film! Il giorno in cui dalla porta della chiesetta della Sanità tua mamma ti diede, in un dolore straziante, l'ultimo saluto, piangevamo tutti. Anche il cielo. Pioveva infatti a dirotto e, nonostante questo, c'era una folla enorme che era venuta per salutarti l'ultima volta. Permettimi di firmare questo mio articolo in tua memoria non solo con il mio nome, ma anche con quello di

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Gerardo Sista

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in Cielo, beh, allora non so proprio a chi potrebbero farlo... Ti ricordi quando, piccolino, a Temete e a Ponte Sele durante i lavori dei campi, dovevamo guardarti a vista, sempre pronto com'eri a combinare qualche scungiértu? E quando poi arrivò tua sorella Maria, com'eri contento!, ma soprattutto che complicità poi nel mettere in atto i vostri giochi e le vostre puerili malefatte. Ricordo i rimproveri di mamma e di nonna Nicolina, ma anche i loro teneri abbracci e baci da te così profondamente ricambiati. "Fratellini, fratellini!", così chiamavi me, i miei due altri gemelli Gerardo e Raffaele e mio fratello maggiore Angelo. E veramente ci sentivamo tali. Che anni, ricchi di lavoro e di spensieratezza, che bei momenti, specie quelli trascorsi a Pasano. Poi la vita giustamente ci ha portato a dividerci: tu sei cresciuto, io sono andato via dal paese. Ma non mancavamo mai di salutarci. Quelle poche volte in cui ci incontravamo per le strade di Caposele rimanevo colpito dal fatto che tutti ti salutavano. Eri popolare e benvoluto da tutti. Ma qual era il tuo segreto? Semplice: il buon cuore che tenevi. Quel cuore malato che alla giovane età di venticinque anni non ce l'ha fatta più a far pulsare la vita nelle tue vene, ebbene proprio quel cuore era capace di voler bene tutti. Ti sentivi libero di amare, senza barriere sociali o quella discrezione troppo umana che spesso soffoca un saluto o un gesto di bene. La tua libertà ti portava ad entrare nelle case delle signore per fare due chiacchiere o semplicemente per andare a trovarle; ti portava a unirti alla compagnia dei tuoi amici, magari per partire, spensierato, alla volta della Calabria per dieci giorni (dopo aver istruito tua sorella circa il silenzio e la segretezza della cosa) senza avvertire tua mamma se non quando eri già lì, e lei non poteva far altro che rassegnarsi ed aspettare, ansiosa, il tuo ritorno. Eri talmente libero da riuscire addirittura a recitare in un film di importanza nazionale (E dopo cadde la neve...) ed io ancora adesso non so come cavolo sei riuscito ad entrare su un set cinematografico, privilegio unico concesso dal destino solo a te, qui a Caposele: ma tu eri così, stupivi e basta, nella tua spontaneità, nella tua semplicità. Soprattutto, ricordo la tua premura nel visitare le persone anziane o ammalate. La tua attenzione, poi, per chi partiva per l'ultimo viaggio da questa vita era encomiabile: chissà se imma-

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a notizia mi giunse inaspettata nel cuore della notte. Solo qualche ora prima ero stato ad Oliveto Citra da te, a trovarti: ero stato informato del fatto che le tue condizioni destavano preoccupazione perciò, presa la macchina, mi ero diretto da Sarno alla volta della Valle del Sele. In ospedale trovai tua mamma Pia e le altre mie cugine Donatella e Lucia. Soprattutto trovai te, seduto sul letto, in pigiama, con accanto il tuo compianto nonno, da poco scomparso. Eri affaticato, ma non lasciavi certo trasparire uno stato di prostrazione fisica tale da poter immaginare l'imminente decesso che di lì a poco si sarebbe purtroppo verificato. Rimasi con te più di un'ora. Parlammo di diverse cose: eri una miniera di informazioni sul paese e i suoi abitanti; conoscevi soprannomi e fatti di tanta di quella gente che ascoltarti era un piacere. Ad un certo punto, cambiando bruscamente discorso, ricordo che mi dicesti che eri preparato a tutto, che la mattina ti eri confessato da don Vincenzo Malgieri che, di passaggio per Oliveto, si era fermato all'ospedale; e che se Dio lo voleva, ti sentivi pronto: "Si Dìu mi vòl quà sò, ì sò prontu", proprio così mi dicesti. Io rimasi colpito da queste tue parole e ti dissi di non pensare affatto a queste cose, ma di pensare a stare bene e a tornare quanto prima a Caposele. Giunto il tempo di ritornare a Sarno in seminario (che proprio in quello stesso anno poi lasciai), ti salutai e mi rimisi in macchina. Mai avrei immaginato che la mattina dopo avrei dovuto rifare la strada per Caposele per portarti il mio ultimo saluto. Ricordo che saputa la notizia, la mattina dopo, appena giunto a Materdomini, ancora stupito per la tua morte, andai alla tomba di San Gerardo per raccomandarti a lui. Fratello Gerardo Savino ‘l’anziano’, in quel momento stava sistemando delle cose all'altare maggiore della Madonnina. Vedendomi, scese piano piano i gradini al lato sinistro della tomba di San Gerardo e, venendomi incontro mi disse: "Io lo so perché sei venuto qui, per Gerardo, ho saputo che è morto". Io annuii. Lui proseguì: "Non temere per lui perché gli hanno preparato un bel posto..." e, alzata leggermente una mano, indicò il cielo. Poi, voltatosi, tornò alle sue cose. Caro Gerardo, fratel Gerardo buonanima aveva ragione: se i Santi non hanno preparato per te un bel posto lassù

tutta la gente di Caposele, che ti ha amato e ti ha stimato, come tu l'hai amata e voluta bene. Sono sicuro che nessuno si lamenterà di questo mio azzardo, e se anche ci dovesse essere qualcuno che volesse dissentire, beh, credo che lo farebbe per un unico motivo: semplicemente perché non ti ha conosciuto. Concludo facendo mie le parole di Sant’Agostino: "Signore, non ti chiediamo perché ce l'hai tolto, ma ti ringraziamo perché ce l'hai donato...". Ci mancherai, caro ed indimenticabile Gerardo...

La copertina del Film: "...e dopo cadde la neve" nel quale Gerardo interpreta un ruolo da coprotagonista

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Scuola

Il patto educativo di corresponsabilità: la nuova alleanza educativa!

di Salvatore Di Napoli

Andremo avanti per la nostra strada

di Pietro Cetrulo

convinti che il consenso elettorale bisogna conquistarselo nei 5 anni che intercorrono tra una votazione e l’altra, che i futuri candidati dimostrino di poter dare qualcosa a Caposele e ai Caposelesi, non alimentando l’odio e lo scontro, vogliamo evitare liste fatte all’ultimo momento o con alcuni candidati che sono solo portatori di voti ma non d’impegno e passione disinteressata per il nostro paese, di liste con persone che non condividono le stesse idee, che magari hanno rancori personali o solo interessi propri, che portano inevitabilmente come già successo più volte in passato a divorzi politici prematuri. Per questo noi condanniamo con forza quello che da sempre a Caposele non ha permesso lo sviluppo che si merita; (ca li ciucci si vatt’n, e li varliri si scascin’). Poi come già affermato in un recente articolo di giornale e per chiarire ulteriormente ai cittadini e a chi non vuole capire il significato “PER” piuttosto che “CONTRO”, il movimento ribadisce ancora la sua totale neutralità o minimo apparentamento alle due formazioni politiche di Caposele (Caposele nel cuore e Nuovi Orizzonti), ma di essere sempre pronti a collaborare con tutti quando si tratta di battaglie serie e produttive per la nostra comunità, senza mai guardare o favorire gli interessi privati di nessuno, senza riunioni massoniche

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ari concittadini, come Presidente è doveroso da parte mia spiegare più in dettaglio la nascita di questo nuovo movimento politico a Caposele e le scelte dei sostenitori sintetizzate nel manifesto. Come tutti penso sapranno, ho abbandonato la lista Arcobaleno con cui ero stato candidato ed eletto Consigliere Comunale per diversi motivi, ma soprattutto il modo di fare ed intendere la politica, una politica diversa in cui io e un gruppo di sostenitori ha sempre creduto, come ad esempio il ruolo di un Consigliere Comunale di maggioranza o di minoranza di un piccolo Comune come Caposele, il quale dovrebbe essere controllore e difensore a tutela dei diritti (e doveri) di tutti i cittadini, ma soprattutto battersi per cercare sempre di mantenere e assicurare benessere, sviluppo e convivenza sociale alla nostra comunità, in nome e per conto di questi principi che con il gruppo sostenitore mi sono sempre battuto, anche quando non ero Consigliere Comunale (vedi: status 40.000 ab. – Sorgenti del Sele – ed altro), operando nel contempo un controllo sull’operato dell’Esecutivo Amministrativo, ma mai cercando lo scontro forte con chi allora ed oggi gestisce la nostra comunità, evitando così di alimentare la divisione tra i cittadini. Il sottoscritto, e ribadisco i sostenitori di questo nuovo cammino politico, sono

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questo la dobbiamo studiare come periodo specifico, su cui si deve riflettere. La nostra società crea dei deboli perché accontentiamo troppo i nostri ragazzi: non devono soffrire, non devono guadagnarsi niente, è scontato che debbano avere tutto. Siamo iperprotettivi, non permettiamo loro di fare niente. Questo significa essere genitori sbagliati. Meglio tornare a un’educazione che crei fortezza. Si crea una personalità forte là dove si danno degli obiettivi precisi, delle priorità, dove si fa una scaletta in cui i valori sono decrescenti: al primo posto il più importante e tutto il resto dopo. Il ragazzo deve sapere che ha delle scelte da fare, sulle quali deve dire di sì o di no, che gli piaccia o meno, perché sono scelte di vita, non di comodità né di piacere. Vi invito ad essere molto più forti, molto più decisi, con i vostri figli. Abbiate il coraggio di dire tutto quello che pensate, ma soprattutto abbiate il coraggio di essere esigenti con loro. Tutte le volte che io sono stato poco esigente con i ragazzi che avevo vicini, li ho perduti. I ragazzi hanno bisogno di grande stima e stima significa anche chiedere tanto. . . “

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sempre meno disponibili a promuovere nei figli l’educazione ai doveri verso se stessi e verso gli altri; sempre pronte a difendere le proprie ragioni, ma quasi mai a mettere la stessa forza e convinzione nell’ascoltare le ragioni degli altri e nel confrontarsi con i diversi punti di vista. A questo punto viene da chiedersi: chi educa chi? Per il bene dei nostri figli/ alunni si deve instaurare un dialogo costruttivo fra scuola e famiglia, che possa portare, dopo aver stabilito delle regole precise, ad un vero e proprio processo di coeducazione. Per raggiungere questo risultato il seguente brano scritto da Don Antonio Mazzi è molto significativo e spero che ci guidi nella nostra difficile funzione di educatori: “. . . i nostri giovani crescono troppo affrettatamente, sono deboli, non per colpa loro. Un’educazione affrettata non da fortezza. Sono intelligenti, sono svegli, sono atleti, ma fragili. La nostra cultura, la nostra storia, la nostra democrazia, la nostra società crea gente debole. Una volta la gente cresceva forte, perché la povertà e la precarietà obbligavano a lavorare molto, a faticare, a fare sacrifici. Non c’era l’adolescenza, o era impercettibile. Io non sono mai stato adolescente, ho dovuto fare presto il grande. Mia madre mi ha messo in testa che giocare a 14 anni era peccato, perché significava perdere tempo. A dodici, tredici anni si era grandi. L’adolescenza è stata scoperta da poco e per

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È necessario che i bambini, già dalle elementari, assistano, in momenti di grande festa, al “rito” della sottoscrizione del Patto. Una ritualità che consenta di sottolineare il passaggio da “nido a nido”, da figure di riferimento parentali ad altre figure di riferimento educative (ed affettive). Che renda visibile, agli occhi dei bambini, il rapporto esistente tra gli adulti disposti ad incontrarsi per garantire che le esperienze di crescita e la costruzione del sapere poggino sull’intesa e sulla cooperazione. Adulti che si mettono insieme per darsi forza, darsi energia, passarsi vicendevolmente il testimone nella realizzazione della formidabile opera che è “il rischio educativo”. Ma oggi è sempre più difficile ricercare delle soluzioni efficaci ai problemi educativi perchè profondi cambiamenti hanno investito la scuola, la famiglia e la società con il conseguente stravolgimento dei ruoli, dei comportamenti e dei modelli educativi e valoriali. I docenti sono sempre più demotivati nella relazione con i discendi e con le famiglie. Gli alunni vivono immersi in un mondo che li “bombarda” con mille offerte e opportunità formative o pseudo-tali, che spesso hanno solo il merito di produrre un grande disorientamento attraverso un modello culturale del “mordi e fuggi”. Le famiglie sempre pronte a ricordare ai docenti e al mondo intero i diritti dei propri figli, ma

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E’ stato fissato al 27 febbraio 2010 il termine per le iscrizioni all’anno scolastico 2010-2011. In conformità all’art. 5 bis dello “Statuto delle Studentesse e degli Studenti” (Dpr 235/2007), contestualmente all'iscrizione è richiesta la sottoscrizione da parte dei genitori degli alunni che lasciano la scuola primaria per iniziare la classe prima della scuola secondaria di primo grado di un Patto educativo di corresponsabilità, finalizzato a definire in maniera dettagliata e condivisa diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie. Compito della scuola è insegnare le regole del vivere e del convivere e può farlo solo con una viva e fattiva collaborazione con la famiglia. I rapporti non dovranno essere sporadici o esserci solo nei momenti critici ma costanti nel rispetto dei ruoli. La scuola e la famiglia dovranno supportarsi a vicenda per raggiungere comuni finalità educative e condividere quei valori che fanno sentire gli alunni membri di una comunità vera. Il Patto di corresponsabilità costituisce un passaggio significativo e affinché questo gesto abbia seguito e si sedimenti è si è pensato di organizzare, presso l’Istituto Scolastico, la presentazione del patto di corresponsabilità: gli alunni, i genitori, gli insegnanti, le autorità scolastiche sottoscriveranno, nell’ufficialità di un momento ricco di significati, la loro alleanza.

o decisioni prese tra poche persone e al chiuso di qualche salotto buono. Andremo avanti per la nostra strada fatta di progetti e iniziative che a partire dal mese di Gennaio 2010 proporremmo alla popolazione e all’Amministrazione Comunale, progetti credibili e realizzabili, in poche parole noi vogliamo, anzi ci auguriamo che la maggioranza delle iniziative che il nostro movimento politico farà, saranno “ PER CAPOSELE E I CAPOSELESI ”, e poche “ CONTRO” qualsiasi formazione politica o personaggi che invece vorranno continuare una politica arrogante, clientelare o da furbetti del quartierino. Nel Passato si è provato a fare o costruire quella famosa improbabile lista Unitaria che doveva unire tutto e tutti, io e i sostenitori di “ CAPOSELE e/è FUTURO ” ,vogliamo credere e sperare che come noi ogni formazione sociale e politica di Caposele, pur continuando il camminino da soli e stante le loro diversità e/o interessi, abbiano finalmente e veramente al centro della loro azione “ CAPOSELE e i CAPOSELESI ”, di non mascherare dietro battaglie a volte sterili e inutili, interessi privati o familiari. La crisi economica, il futuro federalismo fiscale, i problemi sociali e altro, si possono risolvere solo con il concorso e l’impegno di tutti, noi siamo sicuri che un futuro nuovo e migliore si possa costruire a Caposele. Auguri di un Sereno Natale con un Felice e Prospero Anno Nuovo a tutti i Caposelesi, e da ex emigrante mi permetto

di inviare auguri ancora più calorosi a tutti i nostri emigrati, a cui manca sicuramente quel calore della famiglia che hanno dovuto lasciare a Caposele, con la speranza che possano tutti ritornare a Caposele.


di Cettina Casale

DETTI

***** La bucìa ten’ li pieri.

A unu a unu la mort’ ni carreia tutti a li pignuoli.

***** La capu ca nun faci prucchi è capu r’ f’nocchiu.

***** Casu r’ pecura e r’cotta r’ crapa

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***** La capu r’ sotta fa perd’ la capu r’ coppa.

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***** La carcioff’la s’ammonna na foglia a la vota

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Attrezzi artigianali per una buona cucina e papurulicchi amari

***** A la casa r’ lu iucatoru n’c’è sulu ruloru. ***** La cipodda mancu li cani l’addor’n’. ***** A chi nun fa piriti nu li guardà lu culu ***** La femm’na ciarlera è na mala mugliera. ***** La femm’na senza piettu è nu stipu senza piatti. ***** Pashcà, sciòscimi ‘mmocca ca la patana coci. *****

La scultura che una volta era montata in piazza F. Tedesco, patrimonio di tutti i caposelesi

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***** La cambana rici tieni e dammi

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Canzoni della tradizione caposelese accompagnate dal suono dell'organetto, strumento popolare e pieno di allegria - allo strumento Rocco Grasso

C'era una volta... IL CIUCCIO

***** La prima vota ca mi mangiai nu cucuzziellu, carietti ra lu liettu.

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***** La briscula si joca cu li soldi.

Li soldi ti fannu riccu, la crianza ti faci signoru.

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Abbòffiti, riss’ lu puorcu, ca lu pantanu è chinu.

Amici puv’rielli, cas’cavaddi p’rduti.

***** Cchiù pochi simu a tavula e cchiù si mangia ***** N’ci vol’ pacienzia riss’ ron Vicienzu ***** Chi rorm’ cu li cani, si auza cu li pulici ***** Chi è pov’ro r’ r’nari è riccu r’ cor’. ***** Chi joca p’ vengi’ perd’ semb’. ***** Quiru ca paha è semb’ lu cchiù fessa ***** Chi mangia e caca si send’ nu Papa. ***** Chi nun’è bbuonu p’ lu rre, nun’è bbuonu mancu p’ la regina. ***** Chi ha fatto chicchrichì, nun pot’ fà chicchiricò.

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Vita Amministrativa

Il Piano Urbanistico Comunale

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IL CONSIGLIO COMUNALE DI CAPOSELE ADOTTA IL NUOVO PUC

TE di Vito Malanga

del con

Piano Urbanistico Comunale trasparenza

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costruito

partecipazione.

sistemazione e potenziamento delia strada che porta al campo sportivo "Palmenta"; -ampliamento della strada S.Giovanni; bretella di collegamento che dal polo scolastico sì collega con la zona ponte di Caposele; bretella di collegamento che, costeggiando alle spalle il polo scolastico, si collega con la zona cantine. Il PIP in zona Petazze è stato ampliato, raddoppiando quasi la superficie della previsione originaria. Sono state inoltre individuate aree a destinazione agricola insedìativa per consentire, nelle zone agricole, ampliamenti maggiori, come pure sono state individuate aree di sosta e tempo libero (bosco difesa ecc.).

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porta all'incrocio con via Aldo Moro. A Caposele sono state riportate e inserite tutte le richieste presentate al momento dell'adozione del Piano di Recupero e non approvate. Inoltre nel centro storico verrà agevolata l'apertura di bedrooms e di punti di ristoro per i turisti. Particolare attenzione è stata data alla rete viaria urbana ed extra-urbana: - ampliamento e sistemazione di Via Aldo Moro, in modo da rendere agevole il collegamento tra Materdomini e Caposele; -ampliamento della strada di collegamento tra lo svincolo della superstrada e la zona ponte tredogge; collegamento della sopracitata strada con la zona piani prevedendo una bretella che si immette nei pressi delle case popolari in località Piani;

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E' stato inoltre previsto l'ampliamento dell'area cimiteriale. Queste, per grandi linee, le previsioni del piano che ha tenuto conto, delle proposte e dei suggerimenti di tutti. Abbiamo avuto numerosi incontri con le forze politiche, con i tecnici, con la minoranza, con la popolazione e le associazioni, per giungere prima alla stesura, poi all'analisi e infine alla adozione di un PUC fatto su misura per quelle che sono le nostre potenzialità e le esigenze della collettività e del territorio. La precedente amministrazione, attuale minoranza consiliare, ha avuto tanti anni a disposizione per provvedere all'adozione di uno strumento di regolamentazione urbanistica, e non l'ha fatto, c'è da chiedersi il perché. L'allontanamento dall'aula consiliare durante la discussione delle osservazioni presentate dai cittadini, adducendo come spiegazione il poco tempo concesso dalla maggioranza per visionarie, appare più una loro scelta che un diritto negato, visto che il tempo c'era stato eccome. Noi crediamo di aver assolto ad un compito gravoso, con impegno, perseveranza e determinazione come mai era stato fatto in precedenza. Si è così conclusa finalmente la prima fase dei Piano Urbanistico Comunale costruito, ripeto, con trasparenza e partecipazione.

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è così conclusa finalmente la prima fase

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Si

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Nella seduta del Consiglio Comunale di venerdì 23/10/2009 è stato adottato il nuovo Piano Urbanistico Comunale. Il PUC era una delle priorità dell'amministrazione, ed è stato approvato con il voto contrario della minoranza della lista arcobaleno. L'approvazione di questo importante strumento urbanistico, segna un momento storico per Caposele, in quanto dopo che il PUC avrà fatto il suo iter previsto per legge, tutta la pianificazione urbanistica avverrà secondo regole certe e nel rispetto del territorio. In genere questo atto amministrativo è quello che più incide nella vita di una comunità. Esso contiene scelte ed indirizzi che condizionano la vita dei cittadini e l'economia di un paese. E' in questa ottica che è stato concepito, guardando ad una prospettiva di riorganizzazione funzionale, di sviluppo economico, di crescita sociale del paese. La proposta di piano ha dato ascolto a quasi tutte le osservazioni avanzate dai cittadini e le opere che precedentemente non erano state inserite nel Piano di Recupero, ora potranno essere realizzate. Rivalutando zone come il Bosco Difesa e Buoninventre, valorizzando i centri urbani di Materdomini e Caposele, con il miglioramento della viabilità e quindi della fruibilità, si spera che il tutto funga da volano per l'economia di questo territorio, proiettandolo in una diversa dimensione. E' stata un'altra promessa elettorale mantenuta da questa amministrazione. Ma veniamo ai punti fondamentali del PUC: A Materdomini è prevista la sistemazione di Via Santuario, la realizzazione di un'area commerciale lungo C.so S.Alfonso; la realizzazione -cosa fondamentale per il turismo- di parcheggi a nord e a sud del centro urbano, è prevista una bretella di collegamento, che partendo dallo svincolo della superstrada e costeggiando la zona alle spalle di Via Duomo, si collega con la provinciale a sud del paese, al fine di decongestionare il traffico nelle giornate affollate di settembre e ottobre. Sempre per Materdomini è prevista la possibilità per le attività esistenti, e in partìcolar modo per gli alberghi/ ristoranti, di incrementare le volumetrie già realizzate; è altresì prevista la sistemazione e l'allargamento della strada provinciale che dallo svincolo

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Politica

Vita Amministrativa

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di Angelo Ceres

Lo scopo è quello della valorizzazione del territorio con la riscoperta ed il recupero della nostra storia oltre che della sua bellezza creando una forma di turismo diverso da quello già esistente: il turismo naturalistico. Quello che si è previsto è la realizzazione di diversi interventi quali: Il ripristino di antichi sentieri per circa 20 km con la creazione di percorsi didattico-educativi anche per disabili (tali sentieri una volta erano molto utilizzati dai caposelesi; da essi, come una rete autostradale, numerose persone accedevano alle risorse della montagna quali le castagne, la legna, la produzione della carbonella, della calce e la neve utilizzata d’estate, l’attività della pastorizia). La realizzazione di aree picnic e piazzole di sosta, punti panoramici, punti per l’osservazione dell’avifauna con adeguata cartellonistica. Il ripristino del “Rifugio la Foresta” in località Mauta e dell’area limitrofa. La realizzazione di un’area faunistica che permetterà l’osservazione della fauna selvatica. Essa sarà costituita da una zona di ricovero interamente recintata. L’attuazione di detti interventi consentirebbe di offrire un motivo di permanenza aggiuntivo per i visitatori che già frequentano il territorio comunale e, rispetto allo stato attuale, si andrebbero a creare le condizioni per l’incremento del flusso turistico e della continuità dello stesso. Si creerebbe una forma nuova di turismo ossia quello naturalistico coinvolgendo anche gli istituti scolastici. Il costo di tale opera si aggirerà intorno ai 750.000,00 euro. Inoltre altri interventi sono stati predisposti ma ci sarà occasione per riparlarne prossimamente.

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Il loro concetto di crescita economica-territorale è coincisa con la perdita di denaro che per anni i proprietari dei fondi castanicoli hanno avuto attraverso la riduzione o la scarsa raccolta delle castagne, questo grazie al pascolo abusivo (talmente radicato tanto che oggi ci sono delle serie difficoltà a debellarlo in maniera definitiva). Il progresso del territorio è continuato con l’abbandono indiscriminato dei rifiuti tale da creare delle reali situazioni di pericolo per l’inquinamento della falda acquifera e il rischio di inondazioni ( ricordo che qualche mese fa abbiamo bonificato un’area adibita a discarica che ostruiva il deflusso delle acque piovane eregendosi quasi a diga). Per anni l’area montana è stata devastata ed invasa soprattutto dai forestieri. Così hanno inteso lo sviluppo e la tutela del territorio e questa è l’eredità ricevuta. A tutto ciò abbiamo messo uno stop e stiamo agendo in maniera esattamente contraria rispetto alle precedenti amministrazioni attraverso un serio controllo del territorio con l’ausilio del nucleo delle guardie ambientali. A questa prima fase ( di vigilanza del territorio) ne seguirà una seconda progettuale in realtà già iniziata. Se non si preparano e consolidano bene le basi dello sviluppo, attraverso la tutela e la salvaguardia dell’ambiente che stiamo attuando, questo non potrà mai avvenire. Scrivevo della fase programmatica che è appena iniziata con l’approvazione fatta dalla Giunta Comunale di un progetto che è da considerarsi come l’inizio di un modo di pensare e di agire nuovo.

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Gli effetti che ne sono derivati, quando si è intervenuto a ristabilire l’ordine violato, sono stati quelli di generare dei dissapori tra chi dall’illegalità ha sempre tratto benefici a danno della collettività. Il circolo vizioso interrotto ( seppur ancora parzialmente) da questa amministrazione è stato visto come una sorta di intromissione in fatti personali. Ebbene questa reazione l’avevamo messa in bilancio ( compresi alcuni improperi di carattere personale). Ma tali considerazioni ed affermazioni non hanno fatto altro che confermare il raggiungimento dello scopo prefissato, scritto nel programma elettorale, ripetuto oralmente e finalmente onorato: la salvaguardia del nostro patrimonio paesaggistico ed ambientale ( anche se occorre ancora lavorare). A tal punto è giunto il momento di rinfrescare la memoria a chi per anni ha gestito la cosa pubblica ed oggi parla di sviluppo del territorio in particolare dell’area montana o a chi, in maniera opportunistica, utilizza associazioni che hanno nobili fini, quale la tutela dei diritti dei cittadini, per screditare l’operato dell’attuale pubblica amministrazione senza capire che l’adozione di alcuni provvedimenti va a beneficio dell’intera comunità e non dei singoli (come purtroppo spesso è accaduto). Lo sviluppo di cui oggi parlano, negli anni passati è consistito nell’abbandono e degrado totale dell’area Bosco Difesa, nella diffusa pratica del taglio di alberi (considerata dal nostro codice penale come reato di furto e reato di danneggiamento) con il serio rischio di causare dissesti idro-geologici, all’ordine del giorno in Italia, nella raccolta indiscriminata della flora endemica.

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Tra i punti programmatici di questa amministrazione si è scritto della necessità di dare maggior rilievo alla tutela dell’ambiente ed allo sviluppo ad esso collegato. In realtà anche nei propositi elettorali degli anni passati si è parlato di “ambiente” ma lo si è fatto per attirare l’attenzione di chi era particolarmente sensibile alla cura ed alla difesa del territorio; sarebbe stato da ingenui non inserirlo nei buoni intenti preelettorali. Ci si è orientato su ciò che poteva compiacere l’elettore semplicemente per ottenere un voto, mentre sappiamo bene che per affrontare questo tema bisogna avere una certa attitudine. La tutela dell’ambiente riveste un ruolo fondamentale ed è un settore che necessita dell’attenzione di tutti anche di chi inganna con false promesse. E’ sotto gli occhi di tutti quello che è successo negli anni scorsi anche se qualcuno, su tali fatti, sembra avere la memoria confusa. Per l’occasione, ma lo farò fra poche righe, sarà meglio dare una rinfrescata ai ricordi ( e farli capire anche a chi non vive più a Caposele). Dicevo della necessità di dare il giusto rilievo alla tutela dell’ambiente perché, ritengo, che prima di pronunciarsi su sviluppo e valorizzazione del territorio è doveroso saperlo custodire. E di questo se ne è discusso anche con chi presenzia gli enti sovra comunali. La continua assenza di prevenzione e sensibilizzazione verso la cura del nostro patrimonio naturale, ha determinato una serie di conseguenze che si sono trasfuse, inevitabilmente, sul modo di pensare e di agire, attraverso l’esercizio di usi e consuetudini non conformi alle regole.

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LA TUTELA DELL’AMBIENTE

Idee semplici che hanno fatto la fortuna di altri paesi con realtà simili alla nostra. Peccato che fino ad oggi nessuno mai ci abbia pensato.

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Politica

Considerazioni dopo circa due anni di amministrazione…

Anno XXXVII - Dicembre 2009

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di Ettore Gennaro Spatola

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PUC “ Piano Urbanistico Comunale” nel quale brilla l’assenza di interventi pubblici e nessuna idea di sviluppo, lasciando ampio sfogo al soddisfacimento dei privati, cosa, che certamente non darà speranze ai Caposelesi per una fase di crescita ed occupazione. Dopo l’elencazione dei singoli casi chiunque può capire che esistono problemi in seno alla nostra amministrazione . Il ragionamento non può essere altro che deduttivo: cattiva amministrazione delle risorse del nostro territorio. L’amministrazione Farina qualcosa di nuovo che ha fatto, pavoneggiandosi, su organi di stampa, non è stato altro che porre in essere i progetti della vecchia amministrazione del Sindaco Melillo, con varianti peggiorative ( esempio ponte Tredogge). E’ troppo facile amministrare con i progetti e le idee altrui: non è sufficiente realizzarli/e, bisogna saperlo fare! A quando qualcosa di vostro??? In conclusione a distanza di quasi due anni dall’elezioni, questa amministrazione, non solo ha dimostrato di non avere capacità politiche-amministrative, ma ha anche mostrato diversi contrasti interni tradendo così le aspettative degli elettori. È gradita l’occasione per porgere i miei più sinceri Auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo a tutti i nostri concittadini residenti a Caposele ed a tutti i nostri concittadini residenti in altre comunità d’ Italia ed all’Estero.

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del Parco Fluviale, che, non solo non si inserisce in tale contesto, ma ha aumentato il peso antropico con una passerella in ferro, che doveva essere provvisoria, ma ormai diventata definitiva. Mancanza di trasparenza negli atti amministrativi, ostruzionismo della cognizione e ricezione dei documenti e atti, specie nel settore lavori pubblici e urbanistica, ufficio di direzione nevralgico. Parco fluviale ormai abbandonato ed inesistente ridotto ai minimi termini, per volontà politica, andando contro gli interessi generali del paese che potevano generarsi nel futuro con un incremento del flusso turistico nel Comune capoluogo. C’era una volta un museo delle acque ………..terminato da tempo e mai inaugurato. Chiusura dell’asilo Comunale, motivazione, mancanza di fondi. In realtà la scelta ha natura politica, infatti la gestione aveva un costo per le casse comunali di circa 9000 euro, di cui 7000 euro provenienti da fondi regionali (bastavano solo 2000 euro!). Ostruzionismo nella possibilità di apertura di nuove attività sul territorio di Caposele, faccio riferimento nello specifico alla sig.ra Margherita Malanga. Per ciò che concerne il caso dei prefabbricati, obiettivo principe in campagna elettorale, non si è arrivati ad alcuna soluzione (anzi non si vuol trovare!).Tutto ciò porterà ad un aggravio degli importi dovuti anche negli anni di amministrazione Farina, nonostante l’invito dei consiglieri di Minoranza Arcobaleno-Nuovi Orizzonti in sede di Consiglio comunale, a regolarizzare la situazione per gli anni avvenire, lasciando il contenzioso pregresso al giudizio del tribunale.

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ben due volte della delega affidatagli per l’ente Comunità Montana. Hanno dimostrato: nel primo caso una mancanza di rispetto verso i propri elettori e gli eletti; nell’altro, una mancanza di personalità e di coerenza nel far valere il proprio peso politico. D’altro canto il Partito Democratico TACE. Il mio timore è che questo malessere generale e i contrasti nati in seno alla maggioranza, non solo in questo momento ma anche in futuro, determinino l’incapacità di amministrare il nostro paese. Inoltre vorrei precisare che il clima politico non è mai stato sereno, in quanto, l’atteggiamento del Sindaco e dei suoi consiglieri fin dal principio ha fatto sì che si governasse senza alcun confronto con i consiglieri di minoranza, considerati un’appendice inutile in seno al Consiglio comunale, venendo meno ai principi fondamentali della democrazia. In virtù di quanto detto vorrei riportare alla vostra attenzione un avvenimento che mi ha visto protagonista: dopo tanto impegno profuso per far aprire un nuovo tavolo di concertazione in Regione Campania per il riconoscimento del ristoro della risorsa delle acque e/o delle mancate opportunità, attraverso la disponibilità di un On. Regionale Roberto Castelluccio del PDL, il nostro egregio Sindaco anziché riconoscere i mie meriti, manifestò la sua disapprovazione per la mia presenza, addirittura, contestò la mia valenza politica in quella sede, dimenticando che oltre ad essere un esponente di un partito di centro-destra (PDL) e consigliere di minoranza, rappresentavo l'altra metà dei cittadini che avevano scelto di votare L’Arcobaleno-Nuovi Orizzonti. Queste situazioni di natura prettamente politica non esauriscono gli inadempimenti dell’Amministrazione, in quanto la stessa si è macchiata anche di inottemperanze di natura amministrativa. Semplificando, traccerò soltanto delle linee guida relative agli avvenimenti più emblematici: Imperfezione nell’espletamento della gara per la gestione della Piscina comunale, che ha provocato, oltre che un ricorso al TAR da parte di una delle società partecipanti all’appalto, un netto ritardo nella riapertura e non nell’inaugurazione, come volevano farci intendere, avvenuta invece nei lontani anni ottanta. Stravolgimento del progetto del Ponte Tredogge che si colloca in maniera artificiale nel contesto naturale

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A distanza di diversi mesi dall’insediamento dell’amministrazione Cuore il nostro Comune è stato protagonista di una gestione alquanto anomala della res publica. Gli avvenimenti sui quali riflettere attentamente sono di natura sia politica che amministrativa. Da un punto di vista politico l’instabilità si è presentata già nei primi mesi di vita con le dimissioni dell’Ass. alle Politiche Sociali Giannino Ciccone, il quale, con fare duro e con parole che ancora oggi risuonano nella mente di tutti noi, denunciò il modo di intendere e fare politica dell’attuale amministrazione. Molti di voi si chiederanno il perché nello scrivere questo articolo io parta da una vicenda così lontana dallo scenario di oggi. La verità è che quell’avvenimento non costituisce altro che un’ avvisaglia di ciò che è accaduto in seguito. Si pensi alla dissociazione del consigliere di maggioranza Di Masi, che non condividendo il modo di amministrare, che ha prodotto un completo immobilismo politico ed amministrativo, ha manifestato e notificato, in sede di consiglio comunale con autonoma dichiarazione di voto il suo dissenso facendo riferimento allo slogan elettorale fondato sul CAMBIAMENTO che poi, non si è verificato. Denuncia forte, trattandosi di un componente della maggioranza, che in qualsiasi altro posto del mondo avrebbe avuto un eco non del tutto irrilevante, ma nella anomalia politica in cui viviamo, la popolazione l’ha vissuta con indifferenza disarmante. Anche per quanto concerne il Consigliere Cibellis abbiamo assistito ad una vicenda simile: la rinuncia alla delega allo Sport (rimessa nelle mani del Sindaco), motivata in ragione di impegni personali, ma che ha fatto intendere, in realtà, un malessere generale generato da contrasti interni. Ed ancora la vicenda Comunità montana, da cui si evince in modo palese l’insoddisfazione nonché il forte disagio esistente nella maggioranza, che vede protagonisti: - il nostro primo cittadino, che non curante dell’aiuto offerto dal Partito democratico durante la scorsa campagna elettorale, ha votato insieme al centro destra provocando la caduta del Presidente dell’Ente Comunità Montana (a mio avviso CONDIVISIBILE!) ; - il Consigliere Cirillo, sostenitore del Partito democratico, che ha scelto di non opporsi in alcun modo al ritiro per

L'interno della Chiesa di San Lorenzo


Politica

Un futuro prosperoso per Caposele passa per il cambiamento del Dna di noi Caposelesi?. di Gerardo Monteverde

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eccezioni come quella della sommossa per l’acqua nel 1939. Anche in questi giorni dove si è disegnato il futuro di Caposele tramite il Piano Urbanistico Comunale, a mio modo di vedere privo di qualsiasi direttiva di sviluppo e crescita negli anni avvenire, si è assistito ad una fredda assenza di passioni e di ragionamento evidenziando una corsa al soddisfacimento di piccoli fatti privati; la qual cosa non mi avrebbe scandalizzato se fossero stati inseriti in progetto ben articolato che guardasse al futuro complessivo della nostra comunità e del nostro territorio. Ancora una volta non abbiamo smentito il nostro Dna. Cosa fare?. Mi viene in mente la frase di un mio amico buttata lì per scherzo durante una cena “noi Caposelesi per cambiare dobbiamo mescolare il sangue,dobbiamo promuovere matrimoni tra Caposelesi e ragazzi di altre paesi , solo così possiamo salvarci”. Dopo queste considerazioni non la vedo solo più come una semplice battuta. Personalmente continuo a pormi l’interrogativo e mi faccio provocare. Provocazione che voglio trasmettere ai lettori della Sorgente per suscitare discussioni e contraddittori; ma per carità svegliamoci.

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macero come tante altre cose. A questo proposito invito gli attuali Amministratori Comunali a provvedere al più presto ad un loro restauro, altrimenti quello che non ha fatto il terremoto lo farà la muffa. Invece il frutto delle ricerche è la realizzazione di un libretto che spero di pubblicare e di donare ai ragazzi delle scuole elementari e medie perché loro sono i futuri cittadini del nostro paese. Con questo spero di colmare un vuoto che ho sempre portato con me.Quando frequentavo le scuole elementari il Maestro non ci consegnava nessuna notizia storica di Caposele e ci inorgogliva per avere sul nostro territorio la sorgente che alimentava l’acquedotto più lungo al mondo. All’esterno della scuola il campanilismo dell’epoca ci faceva sentire superiori e meglio attrezzati dei nostri coetanei dei paesi vicini.Tale campanilismo chiaramente non si basava su nessun dato oggettivo e/o storico. E credo che nelle altre realtà era lo stesso nei nostri confronti. Insomma sono cresciuto, come tutti , senza la conoscenza del passato di coloro di cui avevo ereditato terre e tradizioni. E non conoscendo il proprio passato si fa fatica anche a conoscere se stessi. Ed ecco spiegato il motivo del mio impegno in questa iniziativa.

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n questi ultimi mesi avendo più tempo libero a disposizione mi sono dedicato a completare la banca dati di tutti i Caposelesi nati dal 1748 al 1900 ed a frequentare biblioteche ed archivi per cercare notizie del passato di Caposele e dei Caposelesi. Credo che nelle prossime settimane presenterò pubblicamente la banca dati che permette a ciascun compaesano di costruire l’albero genealogico della propria famiglia fino all’anno 1748, anno del più antico registro presente nell’archivio parrocchiale. Tale lavoro ha il merito di aver unito i dati presenti all’anagrafe del Comune a partire dall’anno 1809 con quelli dei registri parrocchiali. E’ un lavoro che non farà perdere la memoria storica dei Caposelesi, altrimenti seriamente compromessa per lo stato fatiscente dei registri dell’anagrafe comunale e per la perdita, cosa purtroppo già avvenuta, per i più antichi registri parrocchiali e di alcuni dell’anagrafe. Anche in occasione del sisma del 1980 si è seriamente corso il rischio di perdere i registri dell’anagrafe e solo, grazie all’intervento di Angelo Petrucci, responsabile pro-tempore dell’ufficio, sono giunti fino ad oggi; egli sotto la pioggia ,conscio della loro importanza, li raccolse tra le macerie della sede comunale crollata prima che qualche ruspa li avesse mandati al

Scrivere su Caposele è impresa non facile per la difficoltà di reperire delle notizie, cosa di cui si lamentava anche il dott. Santorelli quando aveva scritto “Il fiume Sele e i suoi dintorni”. Perché tale silenzio storico su Caposele?. Questo è l’interrogativo che ha martellato la mia mente in questi mesi:forse perché Caposele era un piccolo paese,forse perché isolato dai grossi centri in cui accadevano gli avvenimenti riportati nella storia , forse per la mancanza in paese di persone con la passione di scrivere diari a memoria dei posteri.Tutte ipotesi plausibili, ma leggere dal libro “Memorie storiche del regno (17991821)” di Antonio Stassano ,originario di Campagna e vissuto alcuni anni nel nostro paese , che i Caposelesi sono “freddi”, sono “di carattere debole e timido” mi ha fatto riflettere a lungo. In un primo momento mi sono sentito toccato nell’orgoglio di Caposelese ma poi a freddo ho iniziato a convenire che in parte è verità. Noi Caposelesi siamo poco passionali con evidenti limiti nel socializzare, nello stare insieme e nel costituire cooperative di lavoro.Perciò siamo portati a guardare solo il nostro piccolo orticello.Siamo incapaci di interpretare e dirigere fenomeni più grandi e più complessi. Sta nel nostro Dna. E questo ha fatto sì che gli avvenimenti storici li abbiamo sempre subiti e non li abbiamo guidati,salva rari

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Centri abitati e territoro e dei loro rappresentanti; è un dovere impegnativo e primario che consentirà di frenare questo vero e proprio esodo di forze giovani e produttive che oggi vedono i nostri paesi invecchiare ed impoverirsi. Si cerchi la collaborazione tra comuni, si pensi ad una nuova regione che comprenda Avellino, Benevento e Salerno,si pensi al recupero di attività tradizionali, al turismo, al miglioramento dei servizi, al superamento degli egoismi, a tutto purché il nostro territorio non si spopoli e ritorni allo stato selvaggio . Caposele può diventare un esempio virtuoso di questo modo di fare politica perché gode di opportunità che non tutti hanno quali il turismo religioso e le sorgenti. Il turismo religioso, ben guidato, può significare occupazione e sviluppo per tutti . La natura è bella ma può diventare pericolosa se non viene seguita e curata. Le frane ne sono una prova lampante e Caposele ne ha subite nel passato come nel presente. L’ultima è quella avvenuta

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L’ordinaria amministrazione del territorio e dei centri abitati non è cosa semplice. Il valore aggiunto all’ordinario è rappresentato dal voto con cui il popolo sceglie i suoi rappresentanti istituzionali. Essi , una volta, eletti diventano i veri protagonisti dei cambiamenti che consentono agli elettori, in caso di buone scelte politiche, di vivere tempi migliori. Si legge sui giornali di un vero e proprio fenomeno di fuga dall’Irpinia e ad andare via sono persone che vanno dai diciotto ai quant’anni. Tutti in cerca di lavoro e di condizioni di vita migliori che evidentemente non trovano nei loro luoghi di nascita. Uomini giusti e scelte politiche adeguate possono determinare un’inversione di rotta di questo fenomeno che comporta il triste declino dei paesi Irpini e del Sud in genere . Lasciare che questa situazione peggiori ulteriormente è pericoloso e deleterio. Occorre, per risalire la china, creare prospettive di lavoro e sviluppo anche nei nostri territori con l’aiuto delle istituzioni

sulla ss 130 che collega il cimitero con il paese. Curare il proprio territorio e l’abitato è fondamentale per salvaguardare persone e cose e per offrire una buona immagine di sé a chi visita il nostro Comune. E che immagine diamo di noi quando chi entra a Caposele ha l’impressione di vedere un paese ancora terremotato!. Venendo dal cimitero si passa per frane nuove e vecchie che hanno lasciato per triste ricordo di sé case smembrate. Venendo da Materdomini per una strada stretta e mal tenuta, proprio all’entrata di Caposele, si incontrano zone vicino al fiume nell’abbandono più completo. Altrove le cose buone vengono valorizzate perché sono fonte di guadagno e di orgoglio. Al fiume e alle sue sponde non viene riconosciuta alcuna importanza dando, a cittadini e a visitatori, un’impressione di abbandono ed incuria. Non si fa una politica di risanamento del territorio e non si prevede, con un Piano Urbanistico Comunale oculato, la possibilità di sviluppo

Prof. Rodolfo Cozzarelli del nostro paese che pure ha potenzialità notevoli. Esistono solo vincoli e limiti posti dalla natura, dagli egoismi privati e dall’Acquedotto Pugliese che chiede molto e poco dà. In un paese ricostruito, senza marciapiedi, senza parcheggi, senza viabilità e spazi, senza locali idonei al commercio si è pensato al passato e non al futuro rendendo più difficile la vita a chi ci vive ed anche a chi è delegato a risolvere ora questi problemi. Approfitto di questo giornale, che ringrazio, per fare i migliori Auguri di Buone Feste a tutti.

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Le foto riportate in questa rubrica rappresentano

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una sorta di mappa tematica che abbraccia il presente ed il passato, l’effimero ed il permanente, il serio ed il faceto, il costume e le tendenze. E’ una raccolta appesa al filo della memoria, tesa verso un futuro di continua riflessione.

Salvatore Conforti e Silvia Di Masi

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Mina Galdi e Nicola Nesta

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Carmela Cuozzo

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Cettina Cibellis e Alfonso Galdi

Gerarda Guarino, Giuseppe e Marialorenza Malanga e Andrea Caruso Gerrado Ceres e Giusi Meo

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Mariantonietta Merola e Gerardo Corona

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Gerardina Carola e Rosa Nisivoccia

Gita a Monte Calvello

Guido Nesta e Carmelina Nesta

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L'Album de La Sorgente

Rocco Caruso e Angelo Farina

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Gerardo e Vincenzo Cuozzo due specialisti della potatura

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Nicola Maiorana e il piccolo Filippo

Gita a Caserta

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Gelsomina e Loredana Aiello

Gabriella Aiello

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Felicetta Alagia

Rosa Linarducci e le cinque nipoti

3 generazioni alle prese con le matasse: Rosa Nesta, Grazia Curcio e Sabrina Ciccone

5 Generazioni di Vapoforno SELE: Grazia, Lellina, Natasha, Gerardo e Rocchina

Antonella Di Vincenzo

Annalisa Casale e Carmela Caruso

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Lorenzo Gerardo Corona

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Attualità

Associazione “Sorgente di Sapere”

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C H AR Il Gruppo degli organizzatori in una foto ricordo con Dacia MarainiCittadina onoraria di Caposele

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Avranno l'opportunità di rendere espliciti i propri dubbi, fare proposte, chiedere informazioni e farsi un'idea articolata dell'universo che gira intorno al tema della legalità. Al termine di questo percorso formativo diventeranno i veri protagonisti dell'incontro che si terrà presso l'Auditorium dell'Istituto Scolastico Comprensivo di Caposele il giorno 27 maggio 2010 con l'ex magistrato di Mani Pulite, attualmente vice presidente della prestigiosa Casa Editrice Garzanti, il dott. Gherardo Colombo. La sera prima, in un contesto diverso, l'illustre ospite incontrerà la cittadinanza di Caposele e dell'intera provincia. Quale migliore occasione dunque per i ragazzi per dare sfogo alla propria curiosità e avere delle risposte adeguate frutto dell'esperienza diretta di chi ha vissuto da protagonista pagine importanti della nostra storia recente?. Questo progetto e l'evento che ne è l'atto conclusivo si colloca nel solco di una profìcua collaborazione con l'istituzione Scuola, il Comune di Caposele e l'Associazionismo presente nel nostro territorio che ha già visto presenze illustri come Dacia Maraini, Paola Gassman nonché studiosi e professori universitari di calibro internazionale. A tal proposito è appena il caso di ricordare l'omaggio al grande poeta Mario Luzi e l'estate scorsa la Serata Astronomica svoltasi a Materdomini alla presenza di esperti del settore che tanto successo ha riscosso in termini di critica e di partecipazione. Tutto questo con l'unico dichiarato intento di far crescere e maturare i ragazzi, stimolandoli alla riflessione attraverso la riscoperta delle proprie origini e l'accostamento graduale ai temi che in un modo o nell'altro condizioneranno la loro vita. A nome dell'Associazione "Sorgenti di Sapere" voglio ringraziare tutte le persone che ci hanno incoraggiato e aiutato nel seguire questo itinerario che lungi dall'essere un percorso facile è comunque fonte di grande arricchimento interiore. La migliore occasione per testimoniare vicinanza e condivisione di obiettivi è quella di garantire la propria partecipazione tanto più che l'intento è quello di dare ai nostri ragazzi strumenti e nuove opportunità di confronto e di crescita civile.

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ambiti, che si gettano le basi per il futuro della società. Una delle sfide, tra le tante che hanno davanti a sé, è quella di riuscire a trasmettere ai ragazzi l'idea che non ci si può comportare secondo i propri istinti primordiali ma c'è bisogno di rispettare gli altri in un quadro di reciproca comprensione. Rispettare le regole dunque, non per timore dell'effetto sanzionatorio in caso di violazione ma perché è questo il modo migliore per veder riconosciute le proprie prerogative. In questa direzione ciascuno di noi può fare qualcosa. L'Associazione culturale "Sorgenti di Sapere", sorta a Caposele circa tre anni fa, ha deciso di comune accordo con l'Istituto Scolastico Comprensivo "F. De Sanctìs" e con varie Associazioni presenti sul territorio in special modo con la Pubblica Assistenza, di lanciare l'Anno della Legalità. Per l'intero anno scolastico i ragazzi approfondiranno i temi legati al rispetto delle regole nel contesto più generale della pacifica convivenza e della tolleranza. Si confronteranno apertamente e sotto la guida attenta dei docenti metteranno a nudo il loro rapporto con le Istituzioni, con l'autorità e più in generale con la norma.

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sarebbe come una macchina che non è in grado di partire perché non saprebbe dove andare. Stesso discorso vale per la circolazione di persone e merci. Che cosa succederebbe se non ci fosse il Codice della Strada a garantire la corretta circolazione dei veicoli evitando disagi e costi elevati anche e soprattutto in termini di vite umane? E che dire dello sport, del calcio per esempio. Vi pare che una partita di calcio potrebbe realmente giocarsi senza il rispetto delle regole? Se nessuno avesse stabilito che non è ammesso il tocco di mano, che la partita dura novanta minuti, che non sono ammessi interventi duri pena l'espulsione e così via, che cosa sarebbe il calcio? Certamente non sarebbe uno spettacolo degno di essere visto. Tutto questo per dire che non c'è ambito di attività in una società organizzata che non sia in qualche modo disciplinato e soggetto a regole. Di conseguenza, diventa di vitale importanza che la cultura della legalità possa affermarsi come patrimonio comune di un numero sempre crescente di persone. Due sono i presidi fondamentali che possono giocare un ruolo determinante in questo senso. La Famiglia e la Scuola. Sono entrambe un presidio non perché qualcuno le abbia investite di questo ruolo ma perché di fatto hanno a che fare quotidianamente con i problemi legati alla crescita e all'educazione dei ragazzi. E' lì, in questi due precisi

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arlare di regole e di rispetto delle regole non è mai facile né agevole per nessuno. Diventa ancor più complicato quando lo si vuol far coincidere con l'idea di costrizione come se la norma in sé fosse sinonimo di limitazione, limitazione della libertà individuale in primo luogo ma anche del diritto alla massima realizzazione della propria personalità. In verità, le cose non stanno proprio cosi e più giusto sarebbe affermare il contrario. Ogni attività umana, per definizione, ha bisogno di essere disciplinata e gli stessi comportamenti, sia essi individuali o collettivi, necessitano di un quadro di riferimento dentro il quale muoversi. E' solo in questo modo che la libertà e l'eguaglianza sostanziale possono realizzarsi in maniera completa garantendo tutti e ciascuno. Pensate solo per un attimo che cosa sarebbe uno Stato senza la Costituzione, senza la sua Carta fondamentale che scandisce i tempi, regola e disciplina ogni momento significativo della vita civile e democratica. Sarebbe l'anarchia più totale, ciascuno si comporterebbe arbitrariamente violando impunemente le prerogative dell'altro per il raggiungimento esclusivo di un proprio interesse personale. La società verrebbe meno come un castello di sabbia e sì sgretolerebbe miseramente in maniera irreversibile. Provate a immaginare un ufficio senza regole al suo Interno che ne disciplinino il corretto funzionamento,

di Antonio Ruglio

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IL RISPETTO DELLE REGOLE


Le foto inserite in questa rubrica riflettono, con i loro tratti particolari, il carattere, la psicologia e finanche la cultura di un popolo. Continueremo ad occuparci di personaggi tipici sperando che la rubrica sia di gradimento dei

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nostri lettori.

Nicola Di Masi

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Gerarda Russomanno

Dina Cibellis e Raffaele Sista

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Iolanda

Nunzia Testa

Salvatore Conforti

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Giovanna Ilaria

Filomena Iannuzzi

Nicole Guerrera

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Gennarino Feleppa

Anna Biondi

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Elodia Guerrera

Tommaso Cibellis Lina Sturchio

Simona Ceres Gerardo Monteverde

Gerarda Grasso

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Almanacco

di Antimo Pirozzi

Gerardo Casale di Amerigo e Lucia Montuori 28-04-09

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Alessio Abruzzese di Amuel e Caterina Rosania

Pierpaolo Sturchio di Maurizio e Giovanna Maglia 29 giugno 2009

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Davide Damiano di Gaetano e Raffaella Russomanno 01.09.09

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Dora Sista 23.07.09 di Angelomaria e Marialuisa Cozzi

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Pasquale Grasso e Grazia Cibellis ...scusate il ritardo

Mariassunta Conforti e Alessandro Gullo Sposi 10-08-2009

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Lorenzo Malanga il 6.dicembre scorso ha compiuto 60 anni. Auguri dai familiari e dagli amici

Lorenzo Chacon Malanga e Gloria

Anna Rita De Vita e Pietro Masi Sposi - 12.09.09

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Sposi - 11.07.09

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Spesso riceviamo, purtroppo in ritardo, richieste di inserimento di foto e notizie riguardanti: lauree, morti, nascite, compleanni, anniversari ed altri avvenimenti nella rubrica ALMANACCO. Preghiamo gli interessati di far pervenire in tempo utile testi e foto al seguente indirizzo elettronico: confortinic@tiscali.it oppure direttamente alla Pro Loco Caposele in via Roma n. 10. E questo lo possono fare in qualsiasi momento dell’anno e non solo in prossimità dell’uscita del giornale. Ciò ci consentirà di presentare meglio ed in modo più completo questa rubrica che tanto interessa ai nostri lettori.

Salvatore Di Masi n.17.12.1916 m.07.10.2009 Livia Sturchio n.14.04.18 - m. 16.10.09

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Nesta Maria n. 12-07-1938 m. 08-12-2009

Giulio Malanga n.4.6.56 - m.18.8.09

Teresa Mariniello n.18.04-34 - m. 16.10.09

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Pasqualina Megaro n. 02.03.59-m. 29.10.09

Annunziata Cuozzo


Storia

BREVE STORIA DELL'ACQUEDOTTO PUGLIESE

L'Acquedotto ieri

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L'Acquedotto ha continuato ad espandersi, fino a diventare tra i più grandi del mondo. Oltre che dalle sorgenti del Sele, oggi si rifornisce anche da quelle di Gassano Irpino in provincia di Avellino, dall'invaso del fiume Sinni, da quello sul fiume Agri in Basilicata e dall'invaso di Occhito sul fiume Fortore. Inoltre il sistema di alimentazione è assicurato anche dalla falda acquifera sotterranea che utilizza 240 pozzi di prelievo. Per far arrivare l'acqua ai paesi situati a quote elevate (fino a 1000 metri), ci si serve di oltre 180 impianti di sollevamento, tra cui quello di Ginosa, in località "Parco del Marchese" che è tra i più grandi d'Europa (solleva 5000 litri d'acqua al secondo). L'Acquedotto è di fondamentale importanza per il tessuto sociale della Puglia e delle regioni limitrofe, perché rifornisce un territorio vastissimo, portando acqua ad oltre quattro milioni e seicentomila abitanti. L'acquedotto ha oltre duemila dipendenti, e con l'indotto, dà lavoro a più di diecimila persone. Ma l'Acquedotto è anche portatore di cultura. La facoltà di ingegneria idraulica di Bari infatti, è frutto di una diretta e naturale "ricaduta culturale" sul territorio. Basti pensare che gli ingegneri che hanno costruito l'Acquedotto hanno contribuito a farne una delle Facoltà universitarie più importanti e prestigiose d'Italia. Non c'è testo d'ingegneria idraulica che non riporti i lavori eseguiti dall'Acquedotto Pugliese.

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AR La nascita

Bisogna aspettare il 1902 perché il Presidente del Consiglio, Giuseppe Zanardelli, incarichi il Ministro dei Lavori Pubblici di presentare un disegno di legge per la costruzione dell'ac-quedotto. Il 6 giugno la Camera e il 26 il Senato, approvano la

L'Acquedotto oggi

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Massimo D'Alema; dal ministro del Tesoro, Carlo Azeglio Ciampi; dal ministro dei Lavori Pubblici, Enrico Micheli; dal ministro per la Funzione Pubblica, Katia Bellillo, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo che sancisce la trasformazione dell'Ente Autonomo Acquedotto Pugliese, in Società per Azioni. Da ora in poi si chiamerà Acquedotto Pugliese e l'acronimo è stato scelto: "AQP" Tale passaggio è stato indispensabile per garantire al più importante acquedotto d'Europa, il conseguimento di una efficienza capace di portarlo a misurarsi con realtà analoghe ma certamente, almeno fino ad oggi, più vive. La trasformazione passa da una prima fase di societarizzazione nella quale si valorizzano le singole professionalità, si solidificano le risorse economiche e finanziarie, si modernizzano le infrastrutture, si introducono nuove tecnologie. A questa trasformazione in soggetto industriale, segue la privatizzazione, che consente all'Acquedotto Pugliese di esprimere appieno le sue potenzialità nel settore del servizio idrico integrato, di intervenire nelle disfunzioni e negli adeguamenti di quella parte di rete obsoleta, di adeguarsi a quelle regole che impongono rapporti di reciproco rispetto tra clienti e fornitori, di aprire il mercato a più operatori, di garantire la salvaguardia delle risorse idriche, di essere protagonisti nella progettazione e realizzazione di grandi opere acquedottistiche. In questa nuova veste e con questi presupposti e premesse, l'Acquedotto Pugliese, un colosso dalle grandi potenzialità, ha tutte le carte in regola per confermare il suo ruolo di azienda primaria. E forse, non solo in terra di Puglia.

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legge 245 "Per la costruzione e l'esercizio dell'Acquedotto Pugliese". Dopo due anni il Ministero dei Lavori Pubblici emana un "Bando di gara internazionale" (il primo a carattere europeo) per la costruzione del canale principale. I lavori iniziano nel gennaio 1906. L'acqua del Sele viene convogliata in Puglia attraverso la costruzione di un'opera ciclopica, consistente in un canale, lungo 244 chilometri, che attraversa l'Appennino in galleria. Nel gennaio 1915 a Macenzano, sotto Castel del Monte, arriva in terra pugliese la prima acqua del Sele. A Bari l'acqua giunge il 24 aprile 1915, a Foggia nel 1924 e a Lecce nel 1927. La cerimonia di inaugurazione della fontana di Piazza Umberto I a Bari segna l'avvio di una nuova era per la Puglia. L'acqua che la gente ha tanto atteso, sgorga prima lentamente, poi zampilla sempre più in alto, salutata da un applauso che prorompe dall'enorme folla accalcata per festeggiare l'evento. Tutti gioiscono ed esultano, molti hanno le lacrime agli occhi, mentre dai balconi dell'Università gli studenti lanciano fiori gridando: "Viva l'Italia". L'acqua fa germinare pensieri nuovi, colpisce l'immaginazione ed apre il cuore alla speranza di una vita migliore. Viene costituito successivamente, nel 1919, l'Ente Autonomo per l'Acquedotto Pugliese.

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'acqua è l'elemento più importante della terra, perché senza di essa non può esserci la vita. Il fabbisogno umano é di almeno due litri al giorno: essa é quindi un elemento primario, e un diritto di tutti gli uomini. In Puglia l'Acquedotto Pugliese nasce per garantire questo diritto e per porre fine alla secolare mancanza d'acqua. Nel 1791, in una relazione per il Governo borbonico, l'economista Giuseppe Maria Galanti individua nella distruzione dei boschi la causa principale della penuria d'acqua di queste terre. Le acque piovane infatti, senza le radici degli alberi che le trat-tengono, scivolano a valle formando vaste paludi, nocive all'igiene e alla salute. Oltre a questo, la conformazione geologica di tipo carsico, caratteristica di questa terra, non favorisce un facile deflusso ai corsi d'acqua superficiali. L'approvvigionamento idrico dunque, ha sempre presentato notevoli difficoltà. La carenza di acqua nelle città costringe spesso la popolazione a servirsi di quella piovana che viene raccolta in cisterne. Ma non esistendo le fogne, quest'acqua piovana prima di arrivare alle cisterne, scorre nelle strade dilavando i liquami che vi vengono gettati. Non é difficile immaginare che ingerendo quest'acqua malsana si favorisce l'insorgere di malattie come il tifo, la dissenteria, la malaria, il colera, la peste e il vaiolo. La situazione non é migliore nelle campagne perché la gente è spesso costretta a ricorrere alle altrettanto malsane acque di palude. Le statistiche dell'epoca sono inesistenti o poco attendibili: si parla di epidemie divenute endemiche, di mortalità infantile impressionante, di decessi a decine di migliaia. Il problema comincia ad essere fortemente sentito anche dalle autorità: nel 1847 il re di Napoli, Ferdinando II, incarica una commissione di elaborare un piano per l'approvvigionamento idrico della regione. Nel luglio del 1866 la siccità causa un'epidemia di colera talmente grave da costringere i Consigli Provinciali di Bari e Foggia a tentare di affrontare il problema in maniera radicale e definitivo: indicono un concorso per un progetto di acquedotto. Vincitore, risulta essere un giovane ingegnere del Genio Civile, Camillo Rosalba, il primo ad intuire che le sorgenti del Sele a Capo Sele, in Provincia di Avellino, sono capaci di rifornire d'acqua la Puglia. Si sarebbero dovute scavare gallerie, alcune delle quali di lunghezza superiore ai 15 chilometri, superare valli e colline, coprire distanze enormi. Ma i tempi non sono ancora maturi per un'opera così audace ed avveniristica: pur dimostrando con dati precisi la fattibilità dei progetti, questi sono accantonati. Verranno ripresi e realizzati solo anni dopo, a dimostrazione che l'idea era perfettamente fondata.

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PRIMA PARTE

Il 21 maggio 1999, firmato dal presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro; dal presidente del Consiglio dei Ministri,

(continua nel prossimo numero)

L'acqua come sorgente di vita, liberazione, progresso, civiltà. Con gesto antico, ancora oggi ripetuto in molte parti del mondo, la trasportano eleganti sagome femminili reggendo grandi giare. Se ne nutrono animali al pascolo. E magnificata in policrome tarsie di legno. Scorre immutabile da anfore in marmo. Irrora campagne nelle quali l'opera dell'uomo non è più solo bruta fatica. L'acqua è il filo conduttore di decori, arredi, vetrate, dipinti e pareti che ornano sale, scalinate e interni di un unicum architettonico di grande prestigio e interesse storico: il palazzo, sede dell'Acquedotto Pugliese a Bari. Ogni elemento decorativo parte e torna alla "ragione sociale": sorella acqua, sorgente di vita. L'imponenza della struttura, la sua complessività e varietà, sembrano simboleggiare la grande impresa che portò finalmente l'acqua nella Puglia sitibonda di oraziana memoria. Dieci anni di lavoro massacrante, in condizioni di luoghi e tempi atmosferici spesso impossibili: dal troppo caldo, al gelo delle montagne, all'umido fangoso delle gallerie scavate fino a 190 metri di profondità. Oltre trecento cantieri itineranti, dotati di tutto: dalle mense, ai piccoli ospedali da campo. Duecentocinquanta chilometri di ferrovie di servizio. Una massa imponente di uomini: 22 mila operai, 60 ingegneri, 400 tecnici. Forse, è solo un gioco di date il fatto che la prima acqua sgorghi, in provincia di Bari, sotto Castel del Monte il 6 gennaio del 1915. È davvero Epifania scandita in due momenti: passato e futuro.

Anno XXXVII- Dicembre 2009 N. 79

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Ultima Cari concittadini, nel mio secondo anno da Sindaco, con l’orgoglio e la responsabilità di questo ruolo, desidero augurare a tutti un anno di serenità, nella speranza che insieme e quotidianamente possiamo lavorare per rendere il nostro paese un luogo in cui si possa “stare bene”, in tutti i sensi.

L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE VI INVITA AL

CENTRO DI AGGREGAZIONE GIOVANILE DAL 1° GENNAIO 2010 SARA' ATTIVO UN NUOVO CENTRO DEDICATO ALLA CULTURA, ALLA STORIA, ALLA MULTIMEDIALITA', AI GIOVANI

MUSEO ETNOGRAFICO BIBLIOTECA COMUNALE

TE

INFORMA GIOVANI

FORUM DEI GIOVANI INTERNET POINT

CENTRO INCONTRI

PRESSO CASA HUSTON - PIAZZA SANITA'

R

Un ultimo pensiero va a chi vive situazioni di difficoltà e sofferenza: che il nuovo anno porti a ognuno la forza di superare i momenti difficili, con l’auspicio che soprattutto la situazione occupazionale, che preoccupa molte delle nostre famiglie, possa trovare positiva risoluzione.

MUSEO DELLE ACQUE

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VI AUGURO DI TUTTO CUORE BUON NATALE E SERENO 2010

Una immagine aerea del centro di Caposele - 17 ottobre 2009

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Anno XXXVII - Dicembre 2009

N.79

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Con l'indicazione del bollino sulla fotografia sarà possibile vedere l'approfondimento dell'argomento con un video correlato sul canale:

www.youtube.com/periodicolasorgente

foto ARCHIVIO CONFORTI

Il mio impegno per il prossimo anno continuerà ad essere quello di scegliere il meglio per il nostro paese, nel rispetto delle regole e per il bene dei cittadini; la consapevolezza che tante scelte non saranno gradite da tutti mi porta a rinnovare anche la mia disponibilità nei confronti di tutti coloro che vorranno indicarmi i loro suggerimenti.

PORTA DEL PARCO

G EN

Mi piacerebbe riuscire a cancellare le incomprensioni, l’indifferenza e le cattiverie che purtroppo caratterizzano la vita di alcuni, lasciando posto ad una grande apertura di cuore. Molto questa Amministrazione ha già fatto: ponte Tredogge, piscina comunale, punto vaccinale, razionalizzazione delle spese comunali, .... Molto sta facendo (parcheggio multipiano in via S. Gerardo, case popolari, richiesta di finanziamenti per realizzare diversi progetti, di cui alcuni già approvati, ...). Molto è quello che ha in programma di fare, chiedendo anche la vostra collaborazione, come per esempio, per ciò che concerne la raccolta differenziata dei rifiuti ed il risparmio idrico.

La Sorgente n. 79  

La sorgente Caposele n. 79 - dicembre 2009

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