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Reg.Trib. S.Angelo dei L. n.31 del 29.1.74 - Sp. in A.P. art.2 comma 20/c L.662/96 Dir. Comm. Avellino -sem.- Anno XXXV - Agosto

2007

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PERIODICO A CURA DELL'ASSOCIAZIONE TURISTICA PRO LOCO CAPOSELE FONDATO NEL 1973

Direttore Nicola Conforti

LA SORGENTE RICORDA

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E' IN DISTRIBUZIONE IL te

IV VOLUME

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de "LA SORGENTE"

un album con le foto che ci ricordano

episodi e personaggi del passato

da pagina 24

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I 35 ANNI DE "LA SORGENTE"

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a Sorgente con questo numero festeggia i suoi primi trentacinque anni di vita: Sono davvero tanti, specie se raffrontati alle tante esperienze analoghe tentate in sede locale o provinciale, tutte di brevissima durata. Viene spontaneo ricordare i primi numeri di questa testata: poche pagine in bianco e nero, composizione a mano, stampe tipografiche rudimentali. La Sorgente oggi: 40 pagine di cui otto a colori, vasti spazi dedicati ad avvenimenti di ieri e di oggi, ricerche storiche, servizi fotografici di notevole interesse e di buon

livello tecnico. Grandi sono stati i perfezionamenti del giornale quanto a struttura ed organizzazione, anche in rapporto all’enorme sviluppo dei mezzi di comunicazione e della tecnica tipografica. Innumerevoli, infatti, sono state le innovazioni in fatto di composizione ed impaginazione. Riteniamo di aver fatto un buon lavoro. “Del meglio c’è il migliore” afferma un proverbio popolare. Ce la metteremo tutta per migliorarlo ulteriormente.

foto Archivio Conforti

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email:confortinic@tiscali.it

il film documentario

"un anno a Caposele" è disponibile in una edizione limitata e rimasterizzata su

DVD

Il Commissario a Caposele Con l’annullamento delle elezioni del 28 e 29 maggio scorso il Prefetto di Avellino ha nominato commissario il dott. Armando Amabile. Abbiamo avuto modo di conoscerlo: è una persona straordinaria, di grande esperienza amministrativa, gentile e disponibile con tutti. Al dott. Amabile la redazione de “La Sorgente” porge ossequiosi saluti ed augura buon lavoro

speciale elezioni

spazio autogestito dalle liste:

arcobaleno

Caposele nel cuore da pagina 17

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e elezioni amministrative del 28 e 29 maggio scorso sono state definite da entrambi gli schieramenti “anomale” e cioè al di fuori delle norme tradizionali. Non tutti hanno capito le motivazioni che sono alla base della contesa tra le liste concorrenti. La Sorgente, ha assegnato a ciascuna lista in competizione tre pagine “autogestite”. Nei vari interventi ciascun candidato ha esposto al meglio le sue ragioni. Non facciamo alcun commento: non aggiungiamo né togliamo. Ai lettori il giudizio nel merito.


Lettere - attualità

ho ricevuto la tua missiva datata 21 febbraio 2007 che sinceramente mi suona come una bella tirata di orecchie, sia per la mancanza di contributo (a cui ho provveduto), sia per il fatto che sono classifi cato tra coloro che non hanno mai fatto sentire la propria voce e me ne scuso. Per questo colgo l’occasione prima di tutto per presentarmi, visto che lasciai quella terra quando probabilmente tu eri ancora bambino e che di me pochi Caposelesi conservano ricordo, con ciò volendo sottolineare che certo non ho dimenticato le mie origini e tantomeno fui spinto ad allontanarmi perchè disprezzo la mia terra, bensì perchè andai a cercare l’oggetto delle mie aspirazioni in luoghi dove era possibile realizzare il desiderio di rendermi utile ad una cerchia più ampia di cittadini italiani, che sin da piccolo sentivo forte e che non era realizzabile  in un territorio ristretto come Caposele era prima del terremoto. Questa ricerca   mi ha portato oggi a svolgere il ruolo di ispettore capo della Polizia di Stato in una squadra investigativa con sede nel capoluogo emiliano, quotidianamente impegnata nel contrasto alle grandi organizzazioni malavitose  che spesso  purtroppo provengono anche dalla nostra amata Campania- ruolo che comunque  mi ha dato molte soddisfazioni, avendo con la mia squadra potuto cogliere diversi successi riconosciuti anche dalle più alte cariche istituzionali. Come ogni medaglia  esiste però il rovescio perchè se da una parte posso cogliere soddisfazione, dall’altra devo sacrficare altri aspetti della vita tra cui

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Egregio Direttore, sono il signor Mastantuono Remo da Formia (Latina) , i miei nonni sono nati e vissuti a Caposele, anch’io moltissimi anni fa ho passato delle estati con loro lì al paese. Scrivo per chiederLe delle informazioni in merito alla possibilità di inviarmi i DVD 1974/1976/1977 così come visti sulla pubblicazione “LA SORGENTE”. Potrebbe inviarmi un suo recapito telefonico al quale contattarla, grazie.  Cordialmente,                         Mastantuono Remo.

Caro direttore,

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Carissimo Nicola, speravo di venire in questi giorni a Caposele anche per ringraziarti a voce per il dono che mi hai fatto pubblicando le mie “poesie” e soprattutto per il tuo attestato di affetto e di amicizia. Complimenti per “La Sorgente”, è molto facile: c’è tutto!. Per noi “emigrati” ancor più ci sono ricordi che commuovono e che ci rimandano ai tempi della nostra giovinezza. Grazie ancora, perché sei unico a portare avanti un discorso di attualità e di storia “Caposelese” con professionalità e passione. Un abbraccio Roma 30/01/07 Mincuccio

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il lettore, specie se il linguaggio è di Dannunziana memoria, col disprezzo arrogante della massa del popolo, perché illetterata ed incolta. E pensare che circa trent’anni addietro il Sansone, il critico letterario, propose nelle scuole l’uso del linguaggio parlato accanto alla lingua madre. Altre volte ho riscontrato in alcuni periodici che gli articolisti si abbandonano a scrivere articoli di una certa levatura politica. Articoli tronfii, austeri, roboanti, futuristi, simili ai discorsi che Mussolini pronunciava con enfasi declamatoria da piazza Venezia. Ma Mussolini era il Duce… essi devono sapere che al di là dello steccato che essi stessi hanno creato, ci sono degli amici. Il giornale, caro Nicola, deve assolvere una propria missione: deve ricordare ed orientare, deve ammonire e consigliare, deve far ridere ed anche piangere, deve educare, insomma deve essere vita, quella vera, che si snocciola giornalmente sotto i nostri occhi, perché il lettore deve sapere, deve conoscere, deve essere ammaestrato. Conscio di non averti annoiato, ti saluto caramente.

anche le relazioni con i luoghi di origine, sebbene il mio silenzio è dovuto più alla discrezione a cui il mio incarico mi ha educato che non alla mancanza di mezzi di comunicazione, anche perchè conservo comunque vivo e forte questo legame, tanto che negli ultimi anni ho avvertito la necessità di ri portare agli antichi splendori quella casa che mio padre costruì con grandi sacrifici quando avevo ancora tre anni (oggi ne ho 49), casa che nei lunghi anni della sua  malattia -sicuramente a te nota- che lo ha poi condotto alla morte  era stata trascurata, lì investendo sia le risorse economiche sia i pochi giorni  di cui dispongo ogni anno  e questo non certo perchè intravvedo un interesse futuro per il quale  io possa ritenere di sfruttarla a pieno, ma per il solo desiderio primario di onorare la memoria di un uomo che nella sua vita ha saputo provvedere alla sua numerosa famiglia dal punto di vista sia educativo che  di sostentamento e poi perchè ritengo doveroso ricondurre anche l’interesse dei miei figli alle origini proprie. In conclusione, facendo ammenda per tutto il tempo di assenza e comunicandoti che non disprezzo assolutamente questa iniziativa, perchè ho letto ogni volta con attenzione la rivista ed ogni volta sono ritornato coi miei pensieri  all’infanzia che in quel luogo ho trascorso, ti grantisco che cerco di rappresentare in tutta la penisola e con tutto l’onore di cui la mia persona è capace i Caposelesi, ai quali attraverso la tua redazione intendo rivolgere un affettuoso saluto.   Silvano Scamorza

Ulderico Porciello L'articolo è a pag.28

La Sorgente n. Pag. 2 Pag. 3 Pag. 4 Pag.5 Pag.6 Pag.8 Pag.11 Pag.13 Pag.14 Pag.15 Pag.16 Pag.17 Pag.20 Pag.23 Pag.24 Pag.26 Pag.27 Pag.28 Pag.29 Pag.30 Pag.32 Pag.34 Pag.36 Pag.37 Pag.38

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Lettere in redazione Io votoe tu no Passeggiata per Caposele Il turismo Fatti e personaggi Piccola cronaca Fatti e personaggi 35 anni di Sorgente La pagina dei ricordi Un'opportunità Ionon hovotato Spazio politico: L'Arcobaleno Spazio politico: "Il Cuore" Caposele provincia di NA La Sorgente ricorda Alcune memorie Nasce il comitato... Nicola ...ildocente ... Statti cittu... Politica:il P.U.C. La chiesa Madre Album a colori Poeti di casa nostra Il ritratto Almanacco

IN COPERTINA

Pordenone,01 Giugno 2007 Rocco Freda

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Carissimo Nicola,  ti comunico di aver versato una piccola cifra per contribuire a manternere in vita il nostro prezioso giornale “La Sorgente”,pregandoti di scusarmi per non poter spedire di più. Sono certo che riuscirai,come in tutti  i tuoi impegni,anche in questo a tenere, sempre più, unita la Comunità di Caposele,specialmente  i compaesani residenti fuori sede, che sentono molto più vicini i loro parenti ed amici di Caposele, e fuori Caposele,attraverso la pubblicazione di questo  giornale! Con l’affetto che mi ha sempre legato a tutti i caposelesi.ed a te in modo particolare, invio cordiali saluti, 

culento. Certo non sono la Monna Lisa del Leonardo che configura una realtà aristocratica, ermetica, incomunicabile ed incomprensibile; essi, invece, raffigurano un’immagine di vita stentata, trascinata giornalmente verso la sua fine, senza tentennamenti e senza proteste. Una realtà patriarcale che trova il suo modo di essere nella capacità ad affrontare i disagi consapevolmente ed austeramente. Ciò è il bello dei tuoi personaggi: sono la vita, la vera vita dell’uomo costretto a mendicare giornalmente per sopravvivere. I paesaggi, poi, creano intorno a questi personaggi un’atmosfera d’incanto con la figurazione dei monti, dei colli, dei fiumi, dei casolari di campagna, delle chiesette e del paese arroccato sotto un tetro macigno, pronto a rotolare a valle e a distruggere l’esistenza di un popolo mite e laborioso. In alcuni periodici non tutti gli articoli sono interessanti; alcuni perdono il contatto con la realtà e si abbandonano a curare una tecnica linguistica lucida, curata, scelta, quasi cesellata, ma plastificata, simile a quelle pitture del Seicento Barocco, dove i personaggi sono rivestiti di merletti e fronzoli, di contrasti, di luce e di ombre, con il volto radioso e sullo sfondo un tramonto arrossato come si esprime in Tiziano. Pensano, così facendo, di impressionare

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Spett.le Direttore, qualsiasi “voce”, anche la più contraria alla nostra, è un valore di libertà e quindi “La Sorgente” è un ottimo modo per partecipare alla vita pubblica della Comunità di Caposele ma mi si perdoni un appunto: la forma semestrale è veramente molto dilatata nell’arco dell’anno! Ovviamente la mia è solo una osservazione e non una critica... Giuseppe Iannella

Caro Nicola t’invio questo articolo sperando di trovare in te grato accoglimento. E’ un condensato dell’esercizio della giustizia in diverse epoche storiche ed anche nel mondo della scuola. Argomenti questi che non vanno trattati, perché di difficile interpretazione. Comunque sui periodici è concesso fare delle considerazioni che gratificano le capacità intellettive e culturali dello scrivente e che chiarificano certi aspetti della vita sociale non sempre compresi nei contenuti e nelle problematiche che effondono. Tutto questo mi spinge a fare delle osservazioni sui giornali in genere, perché non sempre si attengono a pubblicare articoli di pretto interesse sociale. Va elogiato il tuo periodico per quella ricchezza d’immagini e fotografie di persone, personaggi e paesaggi. Il volto delle donne appare per lo più silenzioso e preoccupato; traduce una realtà di vita piccolo-borghese e contadina costretta a percorrere l’esistenza tra disagi giornalieri, confluenti spesso in situazioni preoccupanti e drammatiche. Anche i personaggi maschili conservano una certa riservatezza adontata da austerità patriarcale. Li si vede spesso col volto sorridente, ma di un riso flebile, contenuto, non sguaiato e tru-

La nuova corale di Caposele


REDATTORI

Cultura

IO VOTO E TU NO Come ricordare, ridendoci sopra, le elezioni amministrative più stravaganti della storia

Fortunatamente ci siamo risparmiati l’overdose di comizi, mai inutili come in questa occasione. Quelli finali si sono conclusi da un lato con un bombardamento verso il cielo (quando tutto va al contrario) di palloncini caricati ad elio e, dall’altro, con una mangiata (non poteva che finire così) di ogni ben di dio.

T GERARDO CERES E

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in contemporanea si replicava anche a Materdomini e a Buoninventre) si confrontavano due blocchi che presidiavano la via Imbriani. Con una sottigliezza formale che non modifica la sostanza: gli inclusi, cui si sarebbero dovute applicare le norme e le disposizioni sulle modalità del voto, stavano a venti metri dai seggi invece che a non meno di duecento; gli esclusi un poco più sopra, quando teoricamente potevano stare senza vincoli ancora più vicino. Entrambi i gruppi controllavano anche le mosche che passavano in volo. Entrambi per lunghe ore non si scomponevano nella loro plastica presenza. Ore e ore trascorse da mani a sera, senza fiatare, alcuni addirittura senza desinare o soddisfare i bisogni personali, sotto le sfuriate tempora-

L’altra osservazione, senza ironia alcuna, ha a che fare con una scoperta di tutta questa campagna elettorale. E la citazione serve a riconoscergli l’oscar come il più avveduto e sottile commentatore di tutta la campagna elettorale. Egli può godere di una particolare freschezza nelle analisi, grazie agli effetti delle pale dei mulini a vento olandesi (non mi si chieda il nome avendo con poche parole svelato la sua identità). Sempre pronto alla pizzicata, nel darla ma accettando anche di riceverla, a rivelato doti e capacità di lettura di cui non si può tener conto nel prossimo futuro. Egli è sornione e simpatico. Sa muoversi a Caposele meglio di quanto non faccia lungo corso S. Alfonso. E’ il vero vincitore di un immaginario concorso su chi meglio sa vivere il rapporto tra la vita e la politica, ovvero con quella leggiadrìa e soffice passione, ridendoci sopra e sapendo che può arrivare sempre, da un momento all’altro, la telefonata che ti obbliga ad infornare le pizze per i soliti rompiballe…

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(Prima di chiudere il pezzo, un’amica dipendente comunale mi racconta che col commissario si lavora benissimo, ed è anche Amabile, di nome e di fatto. Le chiedo se sta scherzando. Mi risponde seria che no, che se fosse per lei se lo terrebbe per sempre.

Via Roma e Comune

Non tutti i mali, allora, vengono per nuocere. Se è così, peccato duri poco. L’anno prossimo si dovrà nuovamente votare. E saranno le solite, noiose e seriose campagne elettorali). PAGINA PAGINA

rivano a telepredicare sulla importanza del voto. I meno giovani, e quindi meno avvezzi allo strumento televisivo, di porta in porta, di chiacchiera in chiacchiera, alla vecchia maniera, evangelizzano ugualmente il credente sulla necessità di andare a votare. Tutti ricordano loro che non più di un anno prima andavano predicando il non voto referendario su temi di natura etica. Anche qui, come dire: vizi privati e pubbliche virtù…

lesche di stagione. Come dire: “sc’chattati n’cuorpu”. Di tutto di più. Ma ci fermiamo qua. Recuperando due sole osservazioni. Una ha a che fare ancora con la cabala. Tutto si gioca attorno al numero 13. Che per alcuni è un numero fortunato e per altri “manco iddio…” Infatti, per 13 firme in più si è esclusa una lista. Mentre i votanti di questa stranissima elezione sono stati 1313. Non ci risulta che nessuno abbia vinto al lotto puntando su questo numero. Dobbiamo informaci se almeno la segretaria comunale… una puntatina con esito positivo l’abbia fatta in qualche ricevitoria di Salerno.

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Tutto si gioca attorno al numero 13. Che per alcuni è un numero fortunato e per altri “manco iddio…”

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Ma la summa di tutta la vicenda elettorale, la metafora più efficace, trova la sua rappresentazione teatrale, ma fors’anche cinematografica (Lina Wertmuller ne avrebbe ricavato ottimi spunti), nelle due giornate elettorali. Nel tratto che dal Piano porta ai seggi elettorali (ma la scena

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Alla notizia della ricusazione si registra la costernata disperazione degli esclusi e la sommessa soddisfazione dei competitori, da quel momento unici e soli, convinti di aver preso con una fava addirittura due piccioni. La vittoria è a portata di mano. Poi la mattina seguente dopo aver consultato il responsabile scoprono che il numero degli aventi diritto, per le sole amministrative, si estende anche ai residenti all’estero. Dunque il quorum non sarà più 1550 (circa votanti) ma addirittura 2151. Nei due comitati elettorali iniziano proiezioni e tutti si improvvisano allievi di Piepoli e Pagnoncelli.

Qualcuno temeva tensioni, contrasti, scontri non solo verbali. Nulla di tutto questo. Certo nervosismo tanto. Di giorno in giorno ciascuno aggiornava per il rispettivo campo il bollettino previsionale su chi sarebbe o non sarebbe andato a votare. Si coglievano segni: dallo sguardo che accompagnava un saluto fino ad una frase che andava comunque interpretata. Che pazienza e che tenacia!

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Si comincia a filosofare sul diritto del non voto e sul dovere del voto; da un lato si invoca il senso civico dell’espressione comunque del voto, anche se bianco o nullo, dall’altro la libertà costituzionale del non voto. Diluvio di parole ed argomentazioni che manco Dio ne poteva più. Anzi, a proposito di Dio, anche i ministri di culto arrivano a fare la loro parte: e che parte! Quelli, tra loro, più giovani e con attitudini televisive, appunto, ar-

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Ma ciò che resterà nel ricordo di questa vicenda non è di certo la drammatizzazione che pure legittimamente si è voluto assegnare a tutta la contesanon-contesa elettorale. Potremmo al contrario sdrammatizzare ricordando alcuni sketch che, dalla serata dell’avvenuta ricusazione di una delle due liste fino al verdetto del lunedì 28 maggio, hanno scandito i trenta giorni più divertenti ed esilaranti di Caposele. Il primo è la notizia che la segretaria comunale, velatamente accusata di essere responsabile dell’errore che ha portato alla ricusazione di una delle due liste per eccesso di firme di presentatori (73), di tutta risposta con questo stesso numero (73), giocato sulla ruota di Bari, si porta come vincita un certo gruzzoletto a casa. Come dire “alla faccia di chi mi vuole male” e poi per festeggiare, certo la vincita al lotto, ha concepito anche quello che tra pochi mesi sarà il suo pargoletto (ma scommettiamo che sarà femmina?).

A quel punto gli esclusi iniziano a banchettare e non la finiscono più. Si mangia e si beve tutte le sere. Non resta altro da fare che aspettare. Gli inclusi invece iniziano a muoversi, a fare la loro campagna elettorale: “scarpe rotte eppur bisogna andar…”

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’ andata come è andata. Si sono svolte a fine maggio le più strane, anzi strampalate, elezioni amministrative che Caposele ricordi (ma giuro sul fatto che nella storia repubblicana pochi altri casi analoghi si possono registrare in tutt’Italia). Una sola lista in gara, come tutti sappiamo. Ma solo con il raggiungimento del quorum, ovvero il 50% più 1 degli aventi diritto che si sarebbero dovuti recare ai seggi, si potevano validare le elezioni. Cosa che non è avvenuta. E’ avvenuto invece che immediatamente ci siamo ritrovati ad avere a capo dell’amministrazione comunale un commissario straordinario nominato dal Prefetto di Avellino. Questi, in sintesi, i fatti.

di Gerardo Ceres

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UNA PASSEGGIATA PER LE STRADE DI MATERDOMINI: Durante le nostre escursioni fotografiche ci capita, spesso, di imbatterci in luoghi molto conosciuti, ma spesso, non uguali a quelli fotografati qualche tempo prima. Questa dinamicità intrinseca del paesaggio vorremmo che fosse colta anche dai nostri lettori, per cui ci è sembrato interessante pubblicare, da più punti di vista i luoghi del nostro Paese

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Corso Sant'Alfonso, sullo sfondo il ristorante Testa

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Al Corso Sant'Alfonso la trattoria di "Zi Tore" e il nuovo Pub "Original stone"

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Il piazzale del santuario con la fontana dedicata a San Gerardo

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Cultura

REDATTORI

Il turismo che verrà

T RAFFAELE RUSSOMANNO E

Chiunque abbia intrapreso un viaggio nella vicina Europa ha avuto modo di rendersi conto di come il territorio sia salvaguardato e rispettato.

di Raffaele Russomanno

che inizi a pensare sin da ora ad una politica di sviluppo del turismo per l’intero territorio comunale e non più per una sola parte di esso. È ora che i flussi turistici vengano governati e indirizzati, sicuramente questo significa costruire una politica del turismo ed abbandonare la filosofia del fai da te. Le politiche di sviluppo sono politiche complesse e pertanto è necessaria una visione unitaria dell’intero territorio da parte di colui che è chiamato ad attuarle. Per fare solo un esempio la prossima Amministrazione dovrà affrontare, tra i tanti problemi, anche quello del rinnovo del Piano Regolatore Generale ormai scaduto, quale occasione migliore per costruire, utilizzando uno strumento di indirizzo generale, una politica di sviluppo del nostro turismo che ricada sull’intero territorio. John Fitgerald Kennedy ha scritto: “Non chiedete che cosa il vostro paese può fare per voi, ma che cosa voi potete fare per il vostro paese”. È ora forse che tutti noi incominciamo a comprendere che oltre a nuove idee occorre un generale impegno, perché nessuno ci farà dono di alcunché, anzi le comunità viciniore faranno di tutto per attrarre presso di loro una parte o la maggior parte di questo flusso e allora a noi toccherà guardare impotenti al loro sviluppo ed al nostro impoverimento. Più volte mi sono sforzato di evidenziare le problematiche del nostro Comune, come il continuo decremento della sua popolazione, ritenendo che la sua analisi potesse essere almeno motivo di riflessione, invece nulla è successo, si è continuato ad andare avanti tra polemiche e reciproci dispetti, fra boicottaggi e aspre critiche per mancati premi, o quanto meno ritenuti tali. Ancora una volta non posso che chiudere esortando alla comune collaborazione per una proficua programmazione al fine della governance del nostro turismo quello vero, quello che deve ancora venire.

Un immagine della nuova chiesa di San Lorenzo vista da via San Gerardo

turismo che verrà e chi dovrà governare i processi di sviluppo”. Difficile dare una risposta al quesito appena posto, eppure la nostra è una terra ricca di bellezze naturali e di storia. Personalmente ritengo che spetti alle comunità locali governare i processi di sviluppo visto che a livello centrale gli organi sono latitanti. Pertanto è bene evidenziare a chi aspira al governo del nostro Comune

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è fatto finta di nulla ritenendo che tanto non era un problema che ci riguardava. Eppure, se si continua con questa politica, tra un po’ altri siti dovranno essere individuati e forse quel sito dove depositare milioni di metri cubi di “munnezza” potrebbe essere proprio nel nostro Comune. Allora viene spontaneo porsi una domanda: “Fra cumuli di immondizia e siti mai bonificati quale sarà il

Panorama di un pezzo dell'abitato di Caposele visto dalla zona Piani

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ra città e città c’è molta natura, ed è bello godere dello spettacolo di una ridente campagna oppure di ampi scorci di costa incontaminati. Invece in Italia la situazione è radicalmente diversa ed in particolare una volta arrivati alle porte di Napoli si vedranno solo capannoni, cancellate, lampioni cadenti, viadotti stradali mai ultimati: non esiste in Europa un’intera area maggiormente deturpata. Il paesaggio in questi ultimi anni è profondamente cambiato, dove un tempo sorgevano una florida campagna e baie incontaminate oggi sorgono capannoni industriali abbandonati, immondizia e terreni mai bonificati dall’amianto. Autorevoli commentatori ritengono che tutto questo degrado sia dipeso ieri dalle scelte sbagliate della politica, che ha ritenuto di portare l’industria chimica nelle zone costiere, con il suo inevitabile inquinamento, oggi dall’interpretazione tutta italiana di “autonomia”. Ognuno fa ciò che vuole. Ogni ente si considera il centro del mondo, ogni comunità montana, parco, ente o agenzia sfoggia progetti suoi, progetti che verranno regolarmente bocciati da chi invece sceglie di non scegliere. È di questi giorni la notizia che il 90% circa dei progetti non vengono portati a termine a causa delle difficoltà burocratiche. Nessuno dispone di autorità sufficiente per fare le cose, ma tutti hanno abbastanza forza per bloccarle. Qui da noi al Sud la situazione è peggiore rispetto al resto d’Italia: s’innestano incuria, incoscienza e incompetenza. La Campania è soffocata dai rifiuti, non a caso la nostra popolazione ha la più alta percentuale di tumori rispetto al resto della nazione, eppure assistiamo impassibili a tutto questo. È spaventoso osservare come nessun comune dell’Irpinia abbia sentito la necessità di offrire il proprio sostegno ai comuni in rivolta perché stanchi di essere lo sversatoio dei rifiuti del napoletano. Anziché affratellarci con loro si

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PICCOLA PICCOLA CRONACA CRONACA

termini di disagio, per i danni arrecati ad un servizio essenziale come quello della pulizia del nostro Comune. I soldi spesi per ricomprare il necessario nuovo camion non potevano essere spesi per realizzare un progetto più utile per tutti?

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La parte strumentale della corale di Materdomini durante la festa di San Vito tenutasi quest'anno il giorno 16 giugno presso l'area in� torno alla chiesetta

Concorso Provinciale "Paese Mio" vinto da un gruppo di studenti del� la scuola elementare di Caposele

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La Pubblica Assistenza di Caposele, l’A.N.P.AS Regione Campania e il Comune di Caposele hanno organizzato lo scorso 10 Febbraio 2007 un convegno-dibattito sul tema “Lotta al Cancro della Mammella: Attualità e Prospettive”. Il convegno è stato realizzato grazie alla disponibilità di alcuni medici dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Napoli. L’iniziativa rappresenta un primo passo per realizzare, anche nelle nostre zone interne e lontane dalle maggiori strutture socio-sanitarie, momenti di informazione su problematiche che purtroppo rappresentano una vera emergenza sanitaria nel nostro Paese e anche nella Regione Campania, come viene purtroppo confermato dalle ultime statistiche. Durante il Convegno è stata anche distribuita una pubblicazione con materiale divulgativo-informativo sul tema. La tavola rotonda si è sviluppata in tre momenti: uno iniziale durante il quale i relatori hanno descritto in che modo si impegnano, ciascuno nell’Istituzione che rappresenta, a realizzare attività volte a salvaguardare la salute della Donna e a migliorarne, quindi, la qualità della vita; uno intermedio articolato su di un breve dibattito di biotetica ed uno finale dedicato al dibattito pubblico. Al convegno-dibattito hanno partecipato, oltre ai medici dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Napoli “Pscale”, rappresentato dal dirigente dell’Istituto e nostro stimato compaesano, il dott. Giuseppe Castello e dai dottori Comella, D’Aiuto, Montella, Botti, Siani e Frasci, , il dott. Muto dell’ospedale Ascalesi di Napoli, il dott. Sebastiano dell’ospedale “Cricuoli” di Sant’Angelo dei Lombardi. Presenti inoltre i rappresentanti di diverse istituzioni locali, provinciali e regionali ed il Presidente Nazionale dell’A.N.P.AS. Fausto Casini.

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Ing. Gerardo Monteverde Sindaco f.f. di Caposele

INCENDIO DOLOSO AL CAMION DELLA NETTEZZA URBANA

Purtroppo anche a Caposele sempre più spesso siamo costretti a dare notizie che certo non ci inorgogliscono. In una notte dello scorso mese di Aprile qualcuno ha dato fuoco, distruggendolo completamente, al camion comunale della nettezza urbana parcheggiato presso lo slargo delle exscuole norvegesi. Per fortuna nessun danno ad altre cose e a persone grazie al tempestivo intervento dei Vigili del fuoco. Questa bravata la divulghiamo solo per evidenziare dove l’incoscienza e la stupidità possano portare: tutta la comunità ha pagato, in

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“La luna oltre la polvere” è il titolo di un racconto che Donato Gervasio, prendendo spunto da quanto lo stesso aveva scritto sul numero 71 de “La Sorgente”, ha dato recentemente alle stampe. Le poche pagine del fascicolo,di cui riportiamo la copertina e la prefazione, si leggono tutte di un fiato.Per chi ha vissuto la tragica esperienza del terremoto del 1980, rivede come in un sogno le scene strazianti di quella brutta sera di novembre che tanta distruzione e tanti lutti seminò nelle famiglie del nostro paese. Il racconto è toccante e coinvolgente: merita di essere letto e meditato PREFAZIONE L’a������������������������� utore è riuscito nel difficile compito di descrivere le profonde lacerazioni aper� ��������������������������������������������������������� tesi, in una manciata di secondi, nell’animo dell’uomo, allorquando una forza be� stiale scosse dal profondo il nostro territorio. All’improvviso l’uomo si trovò nudo, senza più alcuna sicurezza materiale e l’animo e la mente sembrarono resettarsi e ritornare alle origini sentendo primari e vivi i sentimenti di appartenenza alla stessa umanità che combatteva, come un solo cor� po, le avversità; ci fu un rifiorire di atti amorevoli e solidali. Donato, il giovane autore, anche se ha vissuto più volte l’avvenimento tramite l’ascolto delle parole degli anziani, ha sentito forte il desiderio di lasciare una fine� stra aperta alle future generazioni, su questa vicenda così traumatica. Il racconto coinvolge il lettore emotivamente e le ultime righe del racconto comuni� cano serenità e speranza facendoci compren� dere che l’uomo è capace, quando ha il giusto rapporto con le cose materiali, di amare il suo prossimo come se stesso. La sfera dell’animo umano è, come il cosmo, infinita e in continua espansione; pertanto la storia raccontata ha potuto descrivere sola� mente parte degli stati d’animo della maggior parte dei Caposelesi. Credo che chi è sopravvissuto a tale tragedia serbi certamente in sé qualcosa che la penna non riuscirà mai a scrivere.

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Il Tribunale delle acque ha accolto i ricorsi dell’ATO Calore Irpino e del Parco Regionale dei Monti Picentini : la costruzione della mega galleria da 140 milioni di euro è ufficialmente sospesa. A questo punto l’iter complessivo, dal progetto alla valutazione di impatto ambientale, dovrà ripartire da zero. Nel dettaglio la sentenza del Tribunale ha riguardato 2 violazioni principali: innanzitutto, era stato dato il via libera per la gara d’appalto solo con una parziale copertura finanziaria, in quanto il CIPE non si era ancora pronunciato sull’importo complessivo da destinare all’opera, stimato successivamente. In secondo luogo è stata riconosciuta la necessità di sottoporre la realizzazione del progetto a preventiva Valutazione di Impatto Ambientale in considerazione del fatto che il tracciato della galleria ricade in parte nel territorio del Parco dei Monti Picentini e che questo fatto potrebbe realisticamente inficiare l’equilibrio dell’ecosistema esistente. I rappresentanti degli Enti territoriali e i tanti cittadini che avevano espresso serie riserve rispetto al progetto sono entusiasti per il risultato ottenuto - non per noi, ma per il territorio da noi rappresentato, puntualizzano – si è finalmente stabilito il principio in base al quale non si nega il trasferimento dell’acqua alla Puglia, ma si definiscono i corretti termini di questo trasferimento evitando il sovrasfruttamento del bacino idrico che creerebbe, questo sì, seri danni per tutti. Il territorio ringrazia.

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SALVATORE CONSALVATORE CONFORTI C

BLOCCATA LA COSTRUZIONE DELLA PAVONCELLI BIS

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REDATTORI

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Piccola cronaca

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Intanto, il battesimo del fuoco c’è stato e si è trattato di un successo clamoroso. Non era affatto scontato che uno scrittore di fama accettasse di trascorrere un’intera giornata insieme a noi e a maggior ragione non lo era per un personaggio come Dacia Maraini conosciuta in tutto il mondo come giornalista, scrittrice e autrice di autentici capolavori tradotti in tutto il mondo. Invece, l’abbiamo conosciuta per quello che è veramente, senza veli e senza reticenze. Non ha posto condizioni e ha voluto un confronto a tutto campo con i ragazzi e i ragazzi hanno risposto. Attraverso la scuola e grazie alla scuola molti studenti hanno avuto modo di leggere, capire, rapportarsi in maniera diversa a certe tematiche di valore universale. Ne è scaturito un confronto serrato e appassionato che ha spaziato dalla scrittura al teatro, dalla poesia al bisogno di cultura che c’è nella società, dalla condizione attuale della donna alla precarietà dei giovani che spesso non hanno la possibilità di inseguire i propri sogni.

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o scorso 28 di maggio chi ha avuto la lungimiranza di recarsi presso 1’Auditorium dell’Istituto Scolastico Comprensivo “F. De Sanctis” di Caposele mostrando di credere in qualcosa di diverso ha avuto il privilegio e la fortuna di confrontarsi con Dacia Maraini.Come se non bastasse, ha potuto aver chiara l’idea che non si sarebbe trattato di un evento unico ed irripetibile bensì dell’inizio di un progetto ambizioso e proiettato verso il futuro. A Caposele non era mai capitato prima che si decidesse di scommettere sulle parole e di conseguenza, sulla figura dello scrittore come artista e acrobata della parola, capace di offrire qualcosa di importante. Alla fine, l’esperimento ha funzionato e non per caso. Probabilmente, ha funzionato perché è buona l’idea ma sicuramente ha funzionato perché è stato grande il lavoro certosino fatto da un ristretto gruppo di temerari. Citarli non è un peccato ma un dovere sacrosanto: Il Preside Silvano Granese, Salvatore Conforti, Rosa Maria Ruglio,

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Idelma Di Masi, Giovanna Spatola, Concetta Russomanno. Ci hanno creduto e i loro sforzi sono stati premiati. L’idea originaria, cioè quella di incentivare la lettura e di proporre un nuovo modo di pensare il futuro attraverso la fantasia e l’immaginazione, ha fatto nascere un’Associazione culturale (Sorgenti di Sapere) pronta a scommettere sulla nostra gente. Dunque, non solo eventi culturali , incontri con scrittori e artisti , ma anche iniziative sociali e ricreative che possano offrire ai nostri ragazzi nuove opportunità di confronto, di scambio, di partecipazione. Nei prossimi mesi l’Associazione avrà modo di concretizzare il suo programma secondo un calendario che di volta in volta verrà reso pubblico.

L’Auditorium, la mattina del 28 maggio, l’ho visto gremito di gente interessata e partecipe, gente viva e motivata, per Caposele e non solo per Caposele si è trattato di un grande punto di partenza. Stesso discorso per l’incontro serale con le Istituzioni e con la gente laddove Dacia Maraini non si è sottratta alle domande della platea e non ha risparmiato alle autorità presenti un riferimento chiaro agli errori del passato. In particolare, quello dell’industrializzazione forzata delle nostre zone che ha rappresentato un vero e proprio sopruso come avviene tutte le volte in cui si vuole calare dall’alto e dall’esterno qualcosa che niente ha a che fare con il contesto nel quale dovrebbe operare. Un successo pieno, dunque. C’è però un altro aspetto che ha reso

In omaggio al maestro Angelo Garofalo, grande interprete del paesaggio, mostra d’arte dal titolo “Lioni nella memoria” Frammenti di storia con le pirografie di Giannino Ciccone in arte kaifa jonathan Lioni sala multiuso “Sandro Pertini” dal 13/08/07 al 23/08/07

TE A CAPOSELE LA VOGLIA DI FARE MUSICA NON FINISCE MAI

Come nella migliore tradizione locale continuano a nascere nuovi e diversi gruppi musicali che ci fanno ben sperare per il futuro. Questa volta siamo particolarmente felici di pubblicizzare il lavoro che stanno portando avanti i ragazzi del gruppo “Senso Unico” : Donato Malanga, Gerardo Amendola, Gianluca Salvatoriello, Raffaele Chiaravallo, Luca Cibellis, Armando Ciccone e Rocco Ceres, dopo un primo anno di “rodaggio musicale dell’insieme” si sono esibiti anche in piazza a Caposele col loro vario e ben miscelato repertorio di musica Rock e musica leggera. Sono giovani ma davvero di belle speranze e quindi speriamo anche noi che continuino a coltivare questa loro sana e divertente passione e ad impegnarsi. Bravi tutti e ad majora!

La consueta foto di gruppo a bordo campo della squadra partecipante al tor� neo "over 40" di Teora classificatasi al 3°posto PAGINA PAGINA

Durante la manifestazione mattutina all'interno dell'autitorium del Polo Scolastico

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di Antonio Ruglio

questa giornata indimenticabile. L’aspetto più intimo e riservato, quello vissuto al di fuori dal contatto diretto con il pubblico, nei momenti e nei gesti consueti di una giornata qualunque. Quello che è emerso è la semplicità, la dolcezza, la sensibilità e la profondità di una persona veramente speciale che con le sue parole e il suo esempio ha fatto riflettere intere generazioni. Dovendo fare un bilancio di questa prima esperienza due sono le principali considerazioni da fare. La prima. Abbiamo avuto la dimostrazione inequivocabile che quando Associazionismo, Scuola, Sponsor e Istituzioni pubbliche (Regioni,Province e Comuni) collaborano seriamente in vista di un traguardo comune per il bene della collettività non c’è risultato che non si possa raggiungere. La seconda. Abbiamo capito, anche grazie a Dacia Maraini, che sempre e comunque bisogna avere il coraggio delle proprie idee, che vale la pena lottare per esse perché anche gli altri possano esprimere le proprie in piena libertà e autonomia. Lottare per le proprie idee vuol dire anche lottare per gli altri. E’ questa la strada da seguire e “Sorgenti di Sapere” ha scelto di percorrerla fino in fondo per il bene di tutti.

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DACIA MARAINI A CAPOSELE

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Piccola cronaca

"VINCENZO CARUSO"

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Angelo Farina vincitore del premio

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Il giorno 07 06 07, nell’auditorium dell’Istituto Comprensivo “F. De Sanctis” di Caposele, in concomitanza con la manifestazione conclusiva del progetto ambientale “Oltre Peter Pan”, è avvenuta la consegna del premio Vincenzo Caruso. La manifestazione è stata aperta dal dirigente scolastico, dott. Silvano Granese, il quale ha comunicato il nome dell’alunno premiato ed ha parlato dell’oggetto del premio, l’opera maggiore dell’avv. Caruso: “MERIDIONE, PUGLIA, TRANI NELLA STORIA UNIVERSALE”, nella quale si descrive la storia universale di Trani, la città natale dell’autore, inserita nel contesto più generale di Puglia e Meridione. Chi era Vincenzo Caruso? Vincenzo Caruso aveva fatto parte del Consiglio di Amministrazione dell’Acquedotto Pugliese. Egli aveva lottato tenacemente per la valorizzazione di Caposele, così generosa nei confronti della sua assetata Puglia. Questo incarico aveva fatto nascere in lui un forte legame con il nostro paese, tanto che ci tornava spesso e volentieri. Era contento di svolgere attività politica non per interesse personale, ma perché amava stare tra la gente… Così l’ins. Gerardina A. Sturchio ha descritto l’avv. Caruso. In seguito hanno preso la parola i figli dell’avvocato, Massimo e Gilda, anch’essi presenti alla cerimonia. Hanno espresso la loro gratitudine nei confronti di quanti hanno contribuito alla realizzazione della manifestazione evidenziando che il padre avrebbe apprezzato molto la prima parte della mattinata, nella quale è stato presentato il progetto, ormai giunto al termine, “Oltre Peter Pan”. Questo progetto si è occupato, tra l’altro, della salvaguardia del nostro paese che potrebbe essere valorizzato tramite una raccolta più efficiente dei rifiuti, l’allontanamento di cani randagi e la costruzione di spazi dedicati al divertimento di giovani e non, lontani dal pericolo delle auto e dai loro fumi avvelenanti. Infine è intervenuta la prof.ssa Gelsomina Russomanno, coordinatrice del Consiglio di Classe della terza A, la quale ha illustrato le motivazioni della scelta di Angelo Farina quale alunno più meritevole. Sono rimasta molto soddisfatta di questa manifestazione perché credo che abbia invogliato noi giovani ad impegnarci per il raggiungimento dei nostri obiettivi. Ilenia Chiaravallo, alunna di III media, sez. A.

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Poche parole per ricordare il compianto avvocato Vincenzo Caruso, che ho avuto modo di conoscere personalmente. Toga d’oro del Foro di Trani, ove era nato il 7 agosto 1922, uomo di grande spessore culturale, persona schietta e coraggiosa, di squisita gentilezza ed impagabile ospitalità, era legato al nostro paese da un profondo affetto. Il suo attaccamento era di antica data. Aveva conosciuto Caposele perché era stato componente, per nomina del ministro dei Lavori Pubblici, del Consiglio di Amministrazione dell’Acquedotto Pugliese. E durante l’espletamento di tale incarico, nel 1970, fu insignito della cittadinanza onoraria di Caposele per “l’azione e l’opera da lui tenacemente svolta per l’affermazione dei diritti civili e morali di Caposele nei confronti dell’Acquedotto Pugliese e di tutta la Regione Puglia dissetata dalle acque del Sele”. Da allora il suo legame con il nostro paese si è andato consolidando e

CONSEGNATO IL PREMIO

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RICORDO DELL’AVV. CARUSO, PRONUNCIATO IN OCCASIONE DELLA CONSEGNA DELL’OMONIMO PREMIO IN DATA 7/06/07.

nel corso del tempo si è trasformato in affetto sincero verso persone e luoghi. Da quando i suoi impegni professionali erano diventati meno pressanti, aveva preso l’abitudine di trascorrere ogni anno alcuni giorni qui a Caposele, solitamente in estate, portando con sé i nipotini, cui evidentemente intendeva trasmettere il suo attaccamento. Vi è tornato per l’ultima volta lo scorso anno, poco prima della sua morte avvenuta il 16 agosto, quando il suo fisico era vistosamente segnato da una inguaribile malattia, dando prova, oltre che del suo fortissimo legame per il nostro paese, di grande vitalità e di una non comune forza di volontà. E’ stato in quella occasione che l’avvocato Caruso ha donato due copie della sua “Storia del meridione” al nostro Istituto Comprensivo, una destinata alla biblioteca della scuola, l’altra da consegnare all’alunno più meritevole. Egli ha scritto altre opere tra cui un Compendiario sugli Acquedotti Pugliesi e Lucani, ma certamente “Meridione, Puglia, Trani nella storia universale”, è quella che lo inorgogliva di più. Pubblicata nel 1999, dopo 14 anni di studi e di ricerche, fu presentata presso l’Istituto Italiano degli Studi Filosofici di Napoli, con la partecipazione del prof. De Martino, cui era stato molto legato durante gli anni del suo impegno politico che lo aveva portato a ricoprire la carica, per circa 40 anni, di consigliere comunale a Trani, oltre a quella di assessore e Sindaco dello stesso Comune, nonché di presidente dell’assemblea della ASL di Bari. Oggi, nel ricordare l’avvocato Caruso, lo ringrazio a nome di tutti del suo pensiero per la nostra comunità scolastica e v’invito a salutarlo con un caloroso applauso. Nino Chiaravallo

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E’ DI CAPOSELE IL NUOVO PRESIDENTE REGIONALE DELL' A.N.P.A.S.

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Lo scorso 9 Marzo 2007, il Consiglio Direttivo dell’ANPAS REGIONE CAMPANIA, riunitosi presso la sede di Avellino, ha eletto all’unanimità, Cesarina Alagia, nuovo Presidente del movimento. Già componente dello stesso direttivo da più di cinque anni e Presidente della “Pubblica Assistenza Caposele”. Vogliamo ricordare anche in questa sede l’impegno di Cesarina che continua costantemente dal periodo del sisma del 1980 quando iniziò a ponderare che anche nella nostra realtà era necessario avere un punto di riferi-

mento nel mondo del volontariato. La sua partecipazione attiva si è poi concretizzata nel 1995 quando, insieme ad altre persone del nostro paese, fondò la “Pubblica Assistenza Caposele” e ne divenne Presidente. In dodici anni di attività sono state molte le cose realizzate, molti i successi ottenuti, anche per questo la redazione coglie la gradita occasione per sottolineare quanto di buono si realizza nella nostra comunità e si unisce al Consiglio Direttivo, vicino a lei per aiutarla in questa sua nuova ed impegnativa esperienza, e a tutti i volontari della “Pubblica Assistenza Caposele”, nell’augurarle sempre migliori traguardi. Il gruppo dell'ANPAS Caposele (Associazione Nazionale Pubblica Assistenza) in una foto ricordo

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REDATTORI

La pagina dei ricordi

UN BRIGANTE DELL’ALTA IRPINIA Cicco Ciancia

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non mancavano certamente i familiari dei briganti.” Il sacerdote Don Giuseppe Di Masi, quasi ogni mattina, dopo avere celebrata la Santa Messa, a cavallo di una giumenta era solito recarsi sulle montagne che circoscrivono Caposele e altri paesi del contado (Calvello, Orto Tondo, Mauta, Cirasolo, etc.), dove solitamente pascolavano numerosi capi di bestiame prevalentemente ovino, caprino e bovino di proprietà, condotti da pastori del luogo, tutti alle dipendenze e pagati dalla famiglia. Le mandrie di animali erano numerosissime, tanto che la transumanza, ossia la migrazione delle greggi dalle zone di montagna a quelle di pianura, avveniva solitamente dalla Campania verso le Puglie, più esattamente in campagne del foggiano, dove ancora oggi esiste un’area nota come quella dei Masi. Orbene, le abitudini di Don Giuseppe erano pubblicamente note, tanto che i familiari e l’altro sacerdote non mancavano di esortarlo a maggiore prudenza, causa l’imperversare della banda dei briganti di Cicco Ciancia (Francesco Ciancia), che agiva nelle zone montane di Montella, Bagnoli Irpino, Calabritto, Lioni e altri paesi, a limite anche della provincia di Salerno e del comprensorio di Campagna, ove per combattere più efficacemente il brigantaggio era stata istituita una sottoprefettura. Si era a cavallo dell’anno 1961, mese estivo, quando Don Giuseppe, con la sua giumenta, percorrendo una località impervia di montagna, veniva bloccato e sequestrato da Cicco Ciancia, che presto faceva pervenire alla fami-

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glia dei Di Masi la richiesta di ingente denaro, all’epoca ancora costituita da “ducati “in oro. Viene detto che sotto minaccia di morte del loro congiunto, i restanti familiari tacquero la denuncia del sequestro alle forze della repressione. Il fatto venne però presto risaputo in paese. In tal guisa i molti congiunti e parenti del sequestrato e, segnatamente, l’altro sacerdote, Don Gabriele, si mobilitarono per raccogliere l’intera somma richiesta da Cicco Ciancia, per il riscatto del sequestrato. A quel punto, s’innestava nella vicenda un’iniziativa voluta da Don Gabriele, il quale convinto, come poi risultò, che tra i compaesani vi fosse qualcuno che si prestava come informatore dei briganti e che quindi agiva da manutengolo, ritenendo che costui in qualche modo doveva manifestarsi, astutamente segnava su ogni moneta del riscatto, una “crocetta” distintiva, prima di consegnare il tutto, nella maniera convenuta, ai sequestratori. Dopo alcuni giorni, infatti, Don Giuseppe veniva liberato dalla segregazione in cui era stato tenuto per tutto il periodo del sequestro e, tornato a casa, precisava ai suoi familiari che i briganti e, segnatamente, il loro capo Cicco Ciancia, prima di liberarlo gli avevano persino imposto di celebrare la Santa Messa , su un masso all’uopo predisposto. Aggiungeva, come veniva detto da “zi’ Cristina e zi’ Michele” che egli non potette riconoscere nessun brigante, perchè durante l’intera Santa Messa, ognuno si copriva il viso col mantello e col cappello che calzava. Ciononostante, dal timbro della PAGINA PAGINA

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SALVATORE CONVINCENZO DI MASI C

ma che mi venne nei dettagli riferita da due persone di Caposele: la prima Cristina Nisivoccia, detta “zi’Cristina”, madre del falegname Rocco Nisivoccia, la quale frequentava assiduamente la mia casa paterna di via Giovanni Bovio, in atto proprietà del dott. Spatola e di altra famiglia del luogo; e la seconda detta “zi’ Michele”, non meglio conosciuta, contadino-mezzadro di una delle proprietà fondiarie, la.” Pietra di S.Lucia “ che, essendo rimasto solo, dopo la morte della moglie e l’abbandono dell’unico figlio sposatosi e trasferitosi in paese viciniore, era stato accolto gratuitamente da mio padre, in un vano del portone di casa opportunamente arredato, dove so che oggi avvengono riunioni di fedeli della confessione religiosa evangelica, e che consumava i pasti, sempre a titolo gratuito presso la mia famiglia Entrambe le dette persone, zi’ Cristina e Michele, riferivano a noi di famiglia, di avere personalmente seguiti i fatti che determinarono il crollo economico della mia famiglia, allorquando uno dei due fratelli preti, Don Giuseppe Di Masi (l’altro di poco più giovane, chiamato Don Gabriele ) nell’anno 1861 venne, per ben due volte, sequestrato dal brigante Cicco Ciancia, originario di Montella, che con suoi accoliti e “manutengoli”agivano nei paesi dell’Alta Irpinia, tra cui Caposele, taglieggiando le famiglie benestanti. I briganti erano perfetti conoscitori dei luoghi in cui operavano e conducevano una vita durissima e densa di privazioni. Dice Malchionda, nel suo libro sui briganti che,”a causa delle forze governative che battevano incessantemente i luoghi sospetti, essi erano costretti a muoversi di continuo e a dormire quasi sempre all’addiaccio, nei pagliai. Le loro basi stabili erano sugli impervi monti e nelle folte foreste, ove difficile sarebbe stata, data la vastità ed inaccessibilità dei luoghi, la sorpresa da parte delle forze repressive….Avendo bisogno di continue informazioni sui movimenti delle truppe e di approvvigionamenti di viveri e di vestiario, per essi era indispensabile allacciare relazioni con persone di fiducia nei paesi in cui operavano e queste accettavano di collaborare quasi sempre dietro lauti compensi o per evitare minacce di distruzione delle loro vigne, del raccolto o dei familiari. Tali persone erano dette “manutengoli” e tra esse

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ei paesi dell’Alta Irpinia, al pari di quelli di quasi tutta l’Italia meridionale, il fenomeno del brigantaggio lasciò tracce così profonde che a distanza di un secolo e mezzo circa dall’unità (1861), tra le persone ultrasettantenni, ancora oggi, si ricorda che i nostri genitori, ormai defunti, particolarmente nottetempo, per evitare che ci si allontanasse di casa, solevano minacciare:“Stai attento che vengono i briganti e ti portano via”. Anche per Caposele, il brigantaggio rappresentò, infatti, una pagina terribile e dolorosa, soprattutto per alcune famiglie benestanti e, segnatamente, per la mia famiglia che venne spogliata di molti beni, per fare fronte alle richieste estorsive dei cosìddetti malandrini. Per chiarezza espositiva, reputo necessario fare però una breve digressione storica, rilevando che il decennio 1860 – 1870 è giustamente considerato il periodo tra i più crudeli e violenti del mezzogiorno d’Italia e, quindi, anche di Caposele.. Tutti sanno che, con la caduta di Gaeta, avvenuta il 13 febbraio 1861, si determinava altresì il crollo definitivo dei Borboni nel regno delle Due Sicilie. Infatti, il Re Ferdinando II e sua moglie, appartenente alla potente famiglia asburgica, rifugiatisi tra le mura Vaticane, ivi accolti dal Papa Pio IX, davano inizio al sogno di una impossibile restaurazione, all’uopo finanziando la guerriglia anti-unitaria, avversa alla politica di Cavour e di Vittorio Emanuele II. E’questo l’inizio di atrocità, che coinvolse tutti, sia i piemontesi occupanti che i reazionari, sia i cittadini ricchi che poveri. Dice lo scrittore Giuseppe Melchionda, nel suo libro di memorie storiche del tempo: “E’il Sud di sempre, il Sud povero, il Sud che non vuole rimanere affacciato alla finestra della storia d’Italia ma vuole progredire; è il Sud che chiede pane e lavoro. Queste due parole sono però chimere, sogni irrealizzabili, che addirittura tramontano dopo il volontario esilio di Garibaldi a Caprera.” In tale contesto si deve inquadrare quindi la vicenda che di seguito racconterò e che investe, come ho già detto, la mia famiglia, vicenda che non trova però riscontro in documenti storici - per vero mai da me ricercati –

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di Vincenzo Di Masi

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La pagina dei ricordi

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Porto con me il calice amaro D’una vita vissuta di niente! Illusioni sferzate dal tempo, Amarezza di bene perduto. Porto angoscia di buio più nero; Antico retaggio di atavici lutti; Solitudine senza respiro, Voglia acre di farla finita.

Notte d’estate

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LA Pensieri

Dolcezza di un incanto che svanisce Incantesimo di un cielo romantico che porta via un volto tanto amato. Plenilunio di stelle che fioriscono accompagnato da ricordi che si perdono. Silenzio di notte addormentata che si fonde col dolore del distacco. Sonnolenza privata di labili sogni che si sposa con la mia solitudine.

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trattenersi. Egli per divertirsi era solito riscaldare le mollette del braciere e toccare le orecchie di “pricchiacchiello” e scottarle. Questi, dopo ripetuti avvertimenti di lasciarlo lavorare in pace, un giorno a seguito di ennesima provocazione, armatosi di stiletto, lo uccideva, colpendolo dritto al cuore; Il processo penale che venne celebrato, comportò per l’omicida una condanna mite, perché egli aveva agito in seguito a ripetute provocazioni.Termina qui questo squarcio di storia inedita, più spesso piena di miseria e di aspetti violenti della vita sociale del nostro paese, che deve indurre soprattutto i giovani di oggi, che hanno la fortuna di vivere nel benessere più pieno e non più in tuguri luridi e senza luce, che conoscono il piacere della loro esistenza, garantita da genitori premurosi ed economicamente agiati; che non conoscono la fame e viaggiano su strade asfaltate e con auto e moto lussuose e potenti, che hanno modo di divertirsi e di arricchire, se lo vogliono, la loro conoscenza del mondo e di Paesi anche lontani; ad agire e a comportarsi nel rispetto della dignità umana.

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Per quanto attiene la banda di Cicco Ciancia, si ricorda ed è documentato che i Carabinieri e le altre forze della repressione, dopo lo scioglimento della Guardia Nazionale, seguendo le tracce di una giovane donna, amante di uno dei briganti, addetta ai rifornimenti di viveri, veniva sorpreso con i suoi accoliti e circondato in un pagliaio sito nella zona montuosa della Mauta e, dopo violento conflitto a fuoco, ucciso insieme a quasi tutti i suoi uomini. Finiva così la lunga vicenda di violenze della banda di Cicco Ciancia, che non so in quanti oggi ancora ricordano, ma che tuttavia è da considerare inedita e sicuramente rispondente al vero.Circa il comandante della Guardia Nazionale dell’epoca, appartenente alla famiglia Corona (non sono in grado di precisare di quali Corona trattasi: se ramo di Giuseppe Corona, oppure di Don Peppe “lu Siluca”, oppure anche del ramo della famiglia del dott. Enrico Corona) posso però dire, come qualche anziano compaesano avrà sentito raccontare, che egli venne ucciso, con un colpo di stiletto al cuore, dal nonno di Virgilio Caprio, con soprannome “pricchiacchiello”, nella sua sartoria, dove il Corona soleva in-

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lare le monete d’oro avute dal Corona e con non poca sorpresa su molte di esse rinveniva la “crocetta” che vi aveva precedentemente apposta. Questo fatto, pur dando luogo a sospetti di connivenza, per quel che si disse, non ebbe però conseguenze penali, perché “i ducati” del primo riscatto di Don Giuseppe, seppure per dubbia coincidenza, potevano essere giunti al comandante della Guardia Nazionale di Caposele. Dopo la seconda liberazione di Don Giuseppe, il fatto del denaro avuto in prestito dal Corona, si affievoliva nel ricordo dei Di Masi, così passando nel “dimenticatoio”, ma non senza lasciare una traccia, perché da quel momento avveniva lentamente la caduta economica della famiglia del sequestrato che fu costretta a vendere quasi tutti gli armenti e greggi, nonché molte proprietà fondiarie per fare fronte agli incalzanti debiti fatti dopo i due sequestri. Infatti, il luogo dove i briganti fecero celebrare a Don Giuseppe la Santa Messa, da quel momento venne chiamata la “ FOSSA DEI MASI” e ancora oggi, allo stesso modo, dai più, viene ricordata e localizzata.

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voce che durante l’intera segregazione aveva potuto udire, si era convinto che fra i malviventi vi era certamente qualche paesano, in particolare la voce di una donna che, di tanto in tanto, poteva sentire, la quale verosimilmente doveva essere addetta alla fornitura di alimenti e vestiario. Trascorsi diversi giorni dalla liberazione, Don Giuseppe dimentico di ciò che gli era capitato, riprendeva di vita di sempre e, malgrado nella zona ancora si aggirasse la banda di Cicco Ciancia, si azzardava addirittura di recarsi in montagna, nei luoghi dove pascolavano gli armenti di proprietà della famiglia. Accadeva in tal modo che venisse sequestrato per la seconda volta sempre ad opera di Cicco Ciancia, il quale non mancava di chiedere un riscatto ancora più oneroso del precedente. Questa volta si poteva accertare, però, che il sequestro di Don Giuseppe era avvenuto in maniera insolita, perché malgrado le forze dell’ordine braccassero i briganti e, più precisamente, il comandante della guardia nazionale di Caposele, fosse informato di ogni suo più piccolo movimento e che veniva seguito, seppure a debita distanza, da personale addetto alla sicurezza, il sequestro del religioso si verificava egualmente. Don Gabriele, come nel caso precedente, si prodigò nel raccogliere “i ducati”necessari per la liberazione del fratello, ma non avendone a sufficienza, si rivolgeva questa volta ad altri facoltosi cittadini del paese, per chiedere prestiti, previa garanzia di fondi rustici ed armenti. Fra le persone cui si rivolgeva, si annoverava prima di tutte una delle famiglie dei Corona, precisamente quella cui apparteneva il comandante della Guardia Nazionale, del quale non dissero il nome, ma che corrispondeva ad un uomo fisicamente molto dotato, al tempo stesso audace, prepotente e violento. A costui si rivolgeva per un prestito Don Gabriele, andandolo a trovare nella sua abitazione. Ivi accolto con grande cortesia ed attenzione, il comandante della Guardia Nazionale - poco tempo dopo soppressa e sostituita dai Carabinieri e da reparti di fanteria costituiti da piemontesi e da personale del disciolto esercito dei Borboni - non si faceva schermo della richiesta, subito aderendo, ben concio che, in ogni caso, era garantito dall’ingente patrimonio della famiglia dei Di Masi. Nell’ottenere i “ducati” in prestito, Don Gabriele una volta ritornato a casa, memore dei sospetti avuti dopo il primo sequestro del fratello, volle verificare e control-

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di Domenico Patrone

NATALE Dov’è la neve del mio Natale? I pastori del mio presepe? Tutto è rimasto Là, al mio paese; La fanciullezza,la gioia,l’amore, E’ rimasto l’affetto dei miei E’ rimasto il mio primo amore; Son rimasti gli amici più cari; I canti dolci della notte Santa. E’ rimasto anche il mio cuore! Il mio Natale in città!: La gente va in fretta, senza guardare. Le vetrine ricche di luci, son senza calore; la pioggia leggera che cade dal cielo, penetra nelle ossa, fredda, gelata. Cammino solo, in una strada illuminata, Assorto in ricordi struggenti: Guardo l’ora: mezzanotte !


Attualità

RICORDANDO FERDINANDO PALLADINO

di Gerardo Ceres

Sin dalla giovane età nessuno mai è stato in grado di spiegarmi il perché a Caposele, a differenza di tutti gli altri comuni dell’alta valle del Sele, nei fondi agricoli coltivati si potesse trovare ogni tipo di albero da frutto.

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Ferdinando Palladino

Chi fosse più complessivamente Ferdinando Palladino abbiamo avuto modo di apprenderlo da Don Alfonso Maria Farina, che proprio su queste pagine realizzò una biografia molto efficace e dunque non mi attarderò a riprenderla. Egli, nativo di Rutino (Alto Cilento), nella sostanza ebbe, dopo la laurea nella prestigiosa Facoltà di Agraria di Portici, una progressione di incarichi prestigiosi che lo portarono a diventare capo dell’Ispettorato agrario di Avellino e poi funzionario di primo livello del Ministero dell’Agricoltura. Con Caposele, dove appunto fu inviato per l’istituzione del Campo sperimentale didattico, il suo rapporto fu altamente vivo al punto che dal 1935 al 1938 ricoprì addirittura la carica di podestà. Dunque uomo che stava ben inserito nelle dinamiche delle politiche che l’allora regime fascista attivò in campo agrario e dove, ancora oggi gli storici di vario orientamento paiono tutti concordi, si raggiunsero i più considerevoli obiettivi di modernizzazione: il risanamento delle paludi ad uso agricolo e la prima vera mec-

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La ragione di questa specificità del nostro territorio credo di averla scoperta molti anni dopo ed è accompagnata da un nome che ritorna costantemente nella mia vita: Ferdinando Palladino. Costantemente perchè a Paladino gli è stata intitolata la via, già Pietraquaresima, dove son nato e dove ancora oggi, fortunatamente, vivo. Ma chi fosse Ferdinando Palladino ho faticato non poco a scoprirlo. Il suo nome solitamente veniva associato al Campo Didattico dei Piani. Dal campo didattico son passati tutti quelli fino ad una certa generazione (classe 1949/1950) che non avevano, per ragioni economiche, la possibilità di frequentare le scuole medie inferiori che a Caposele non esistevano ancora.

Ferdinando Palladino, nella sostanza, è stato colui che ha istituito negli anni ‘trenta questo campo sperimentale di agraria, attraverso il quale si riuscì a dare un particolare impulso a

canizzazione delle fasi di produzione. La storia professionale e l’impegno dello stesso Palladino si inseriscono appieno in questo processo strategico del regime mussoliniano. Della sua esperienza come podestà si conosce ben poco e pare che anche questa dimenticanza collettiva si inserisca in quella che si può, con ragione, definire “operazione di rimozione storica” che segue la fine di ogni dittatura, perchè tale fu quella fascista. Certo è che qualche mese prima della storica “rivolta delle acque” del 1939 ritroviamo un altro podestà cui dover semmai imputare la mancata difesa delle ragioni del popolo di Caposele contro il Regio Decreto che sanciva la proprietà demaniale sulle sorgenti del Sele.

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delle modalità tecniche, di certo innovative per l’epoca, nella coltivazione agricola. Con Palladino i contadini di Caposele hanno conosciuto la tecnica dell’innesto, quale metodo per ridare vigore e nuova linfa alle piante. Egli, inoltre, manteneva un rapporto diretto e collaborativo con gli stessi agricoltori tanto da seguire direttamente gli esiti delle sperimentazioni.

Ferdinando Palladino, secondo qualche memoria ancora florida, aveva come uomo un certo irresistibile fascino, al punto che molte donne ne furono tentate e non solo. Non sappiamo quanto di maldicente ci sia nel ricordare che tra i tanti impegni ad aiutare i contadini nella produzione di bei frutti, qualcuno suo, di carattere filiale, ebbe la fortuna di lasciarlo anche tra le braccia di qualche mamma. Questo aspetto non lo si riporta con il malizioso tentativo di demolirne la figura, anzi al contrario, visto che son cose che succedono in questo mondo, ieri come oggi. A pochi mesi dal compimento

dei suoi sessanta anni di età, esattamente all’inizio di giugno del 1957, Ferdinando Palladino venne colpito da un irreparabile infarto. Proprio quest’anno, dunque, cade il cinquantenario della sua morte. E come tutte le persone che hanno lasciato una traccia nella storia di Caposele credo sia cosa giusta trovare il modo e l’occasione per ricordarne la figura dal punto di vista umano e scientifico. Quello del rapporto tra Palladino e la trasformazione delle produzioni agricole che egli contribuì ad innovare è un tema che varrebbe la pena di approfondire. Se non altro perchè per tanti anni si è detto che Caposele deve quel minimo di ricchezza prodotta e accomulata alla capacità di molti agricoltori di saper sfruttare la terra con una buona remunerazione economica. Non è, d’altro canto, una favola quella secondo la quale, ancora negli anni settanta, le riserve più ricche, giacenti nelle banche e posta locali, fossero quelle di alcuni agricoltori che ebbero la capacità di trovare canali di commercializzazione alle loro produzioni. Riscoprire, infine, la figura di un personaggio quale Palladino forse serve anche a noi per per non far cadere nell’oblio tratti della nostra storia collettiva che oggi rischiano di smarrirsi per sempre. E questo sì che Caposele non può permetterselo.

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Li Ficaiuoli r' Capussela

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Possiamo ancora citare le produzioni di amarene, di albicocche, di prugne e di “aulec’ne”, che altro non sono che una loro originalissima varietà dalla forma ovale. E poi le mele e le pere nelle varie classi tipologiche. E di quanti alberi di nocciole è ricca la nostra campagna. Nocciole nelle versioni avellane e giffonesi, senza le quali non potremmo vantare un’altra tipicità tutta caposelese: gli amaretti che arricchiscono le tavole nei giorni di festa. Insomma, una ricchezza e una varietà davvero inusuale e difficilmente rintracciabile altrove.

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iamo, infatti non a caso, ancora oggi identificati nel volgo comprensoriale come “i ficaiuoli ‘r capussela”, quale certificazione innegabile di un’attitudine alla produzione e alla vendita di questo misterioso e calorico frutto. Ma ricordo ancora quando, e s’era all’inizio degli anni settanta, i garage e “li suttani” della centrale via Roma o quelli del Ponte venivano riempiti con quantità considerevoli di ciliegie delle varie specie, e forte era l’odore dello zolfo con le quali venivano cosparse a garanzia per una loro più efficace conservazione, in attesa che arrivassero gli intermediatori (li z’nzani) per l’acquisto all’ingrosso.

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Fatti e personaggi del nostro Paese

FRANCESCO CAPRIO

ALFONSINA SANTORELLI

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Una morte santa

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l 30 gennaio 1944 si spegneva a Materdomini, nella tarda età di 88 anni, la preziosa esistenza della N. D. Alfonsina Santorelli nipote del celebre patologo dello Studio Medico Salernitano. La sua vita, splendente di virtù e d’eroismi, ha creato dopo la sua morte, nella coscienza di coloro i quali la conobbero in vita, un monu­mento di imperitura bellezza. Oggi, dopo più di un anno, tutti ricordano ancora la mite vergine della Valsele, avvolta nelle penombre della umiltà e della modestia; il modello di un’attività spirituale e materiale, tutta dedita all’esercizio esteriore di carità; il tipo della donna forte: costante nella fede, esemplare nei costu­mi, prontissima nei doveri cristiani. Bimba privilegiata, nei suoi primi albori, non vide che il cielo, non conobbe che Iddio. Adolescente, si sottomise con esemplarità al giogo del

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Signore, crescendo in età e in grazia, come un rorido fiore, nascosto lungo i margini delle acque. Giovane avvenente, nella quiete dei giardini e nell’ incanto delle vette eccelse, seppe incontrarsi con Dio nella preghiera e, attraverso le occu­ pazioni domestiche, condurre la sua anima nelle vie del dovere e del sacrificio. Donna mirabile, con una costante fermezza e con una indefessa aspirazione, seguì le vie dell’ immolazione N.74

Don Ciccio Caprio

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prio, le cui sembianze mi si presentano ogni volta che mi reco al Cimitero di Caposele, per rendere omaggio ai miei genitori e congiunti, i cui resti sono nella tomba di famiglia. Là, passando lungo il viale anche dinanzi alla tomba dei Caprio che racchiude le spoglie mortali di tanti Suoi famigliari ( Edmondo, la moglie Teresa, Vivina, Vittoria, Clelia Orciuoli e di altri) non manco di fermarmi un istante, pensando appunto al Sindaco di Caposele, Francesco Caprio, nel cui ricordo, con ammirazione, abbasso la testa e prego per la Sua anima, dicendo dentro di me: che UOMO straordinario!

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cili della Sua esistenza - e chi su questa terra non ne ha avuti ? – Franco Caprio, per quanto mi risulta, non si scoraggiò, ma seppe affrontarli con determinazione e con misura, mai lamentandosi con chi sapeva di averglieli ingiustamente procurati. Nessuna vera realizzazione è, infatti, possibile se l‘uomo non possiede la cognizione esatta delle forze da impiegare per costruire il suo avvenire! Vivere per i propri simili e per la famiglia, significava per il Sindaco Caprio rendersi conto di tutto ciò che sentiva e gli appariva dentro di sé. Il monito delfico del “nosce te ipsum” vuol dire appunto questo: “ Interroga te stesso, procedi oltre la tua individualità empirica, oltre le tue opinioni e le tue passioni, scendi nel tuo spirito, sino a ritrovare l’universale VERITA’ che abita in te “. In tal guisa visse Francesco Ca-

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stenza, perché di esse molto e meglio di me hanno parlato i Caposelesi di ogni estrazione e le più alte Autorità civili, politiche e religiose che lo conobbero ed apprezzarono. Di Lui dirò soltanto delle qualità interiori, personali e morali, della Sua intelligenza, del Suo immenso amore per i concittadini e per il paese in cui nacque e visse. La consapevolezza di se stesso, del destino dell’uomo assegnato dal Creatore, la forza e la capacità di interpretare le Sue attività preminenti, costituivano anche la base per affrontare e risolvere i più grandi ma altresì i più piccoli problemi delle vita professionale e della collettività sociale in cui si era volontariamente inserito Egli, a mio giudizio, per quel tanto che ebbi modo di conoscere, possedeva in sommo grado due peculiari qualità: la capacità di prevedere, organizzare, dirigere, coordinare e controllare, senza farsene accorgere, gli altri e la capacità, alla stregua dei condottieri, di guidare, ossia di comandare, anche con l’esempio, che risulta essere una molla potente per tutti. Egli aveva un’abilità innata per affrontare e superare gli ostacoli della vita, rendendosi conto, razionalmente, di tutto ciò che la realtà delle cose ed il modo di essere gli presentava.. Anche nei momenti più duri e diffi-

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ontinuo la rubrica “l’Angolo dei Ricordi”, mediante la descrizione di una persona veramente eccezionale, appartenente al recente passato di Caposele, di cui fu oltre che segretario comunale, anche benemerito Sindaco per oltre 15 anni. Di Lui, della Sua eccezionale personalità, unanimamente riconosciuta in ogni luogo dell’Irpinia e dell’Alto Sele e, persino, in U.S.A., Australia, Canadà, Brasile, Argentina e altri Paesi del mondo ove i nostri connazionali emigrarono in cerca di fortuna, ha diffusamente parlato, in un numero speciale, il periodico “La Sorgente” del gennaio-marzo ’79, nel trigesimo della morte, avvenuta all’alba del 21 gennaio 1979. Francesco Caprio nacque a Caposele il 10 novembre 1904 e sin dai primi anni della Sua vita diede prova di singolare intelligenza, generosità, altruismo, onestà.e rettitudine. Per quel che dicevano i Suoi coetanei e insegnanti, primeggiava negli studi e malgrado non avesse conseguito alcun titolo accademico (era iscritto alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Napoli), tuttavia possedeva cultura umanistica, giuridica e amministrativa di altissimo livello, invidiata da plurilaureati ed apprezzata da docenti universitari e uomini di cultura. Di Franco Caprio - così veniva conosciuto dalla generalità delle persone e dai suoi concittadini – non racconterò e non richiamerò alla memoria le vicende, ancorché encomiabili, della Sua esi-

ed i sentieri del sacrificio, sino a dominarne le vette. Nelle soavi dolcezze della solitudine e negli alti silenzi di verdi giardini e di folte boscaglie cristallizzò il suo forte carattere, simile alla goccia di rugiada, che si induca nell’ umile conchiglia e si trasforma in pietra preziosa. La poesia della natura fece vibrare la sua anima e tenne desto il suo spirito nella lode del Creatore. Il lieve gocciolare di un ruscello, il dolce canto di uno stormo di uc­celli, i bianchi c Maceri di una notte stellata... formarono per lei il gran volume delle sue accese meditazioni e dei suoi intimi colloqui con Dio. Lungo la strada, con una luce di bontà diffusa sul volto, si accostò al1’umanità sofferente; si prese cura degli infermi e degli afflitti,, indicando loro il cielo della rassegnazione; soccorse abbondantemente la turba de­ gli orfani e dei poverelli. Sul Calvario della vita Alfonsina Santorelli passò con giuliva rassegna­ zione il suo triste inverno di intime pene e di segreti martiri, di crudeli abbandoni e di ingiuste persecuzioni, di fieri malanni e di acerbi dolori.

Vincenzo Di Masi Generale dei Carabinieri

Ma, fra i marosi di un mare insidioso aveva saputo guardare la stella, invocare Maria; nel difficile cammino della santità si era nutrita ogni alba della divina Eucaristia; nell’ora del dubbio e della prova si era affidata alla volontà di Dio ed ali’ aiuto del suo celeste protettore S. Gerardo; mentre, fra le tenebre di dolorose agonie, si era abbracciata alla Croce ed al Crocifisso. Così per mezzo del dolore pervenne alla luce e, attraverso le asprezze, raggiunse le altezze. Il suo tramonto fu simile all’alba: radioso e sereno. Appena spirata, il popolo accorse in folla a visitare la sua salma. I due funerali, celebrati a Materdomini e a Caposele, furono trionfali. Al cimitero, prima della inumazione, i vestiti della defunta furono lette­ ralmente tagliuzzati dal fedeli e conservati come reliquie. Possa da quella tomba germinare una fioritura di grazie, che preparino la grande ora della Provvidenza, indicando al mondo, aureolata della glo­ria dei Santi, la casta Eroina della Valsele.


la Sorgente compie 35 anni

REDATTORI

COME E PERCHÉ NACQUE LA SORGENTE

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dar corso all’idea di Nicola. Costituimmo il comitato di redazione, Nicola assunse la carica di direttore del giornale ed io quella di direttore responsabile. Ma, bisognava ancora trovare un titolo per la nascente testata, che

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nicipale, che a quel tempo localizzata in via E. Caprio. Circa trenta persone parteciparono all’incontro, nel quale fu deciso di dar vita alla Pro Loco, il cui atto costitutivo fu sottoscritto da Fernando Cozzarelli, Donato D’Auria, Amerigo del Tufo, Nicola Conforti e

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Premiazione di Mister Pro Loco '73

Premiazione di Miss Pro Loco '73

MICHELE CERES

dallo scrivente Michele Ceres. Eletto il Consiglio di amministrazione, nelle persone di don Vincenzo Malgieri, Fernando Cozzarelli, Michele Ceres, Nicola Conforti, Gerardo Russomanno e Matteo Mattia e distribuite le cariche all’interno del Consiglio medesimo, a Nicola Conforti venne l’idea di dar vita ad un periodico che fosse tribuna per tutti i Caposelesi, residenti e non, e che facesse giungere l’eco delle vicende locali ai concittadini residenti altrove, in Italia e in terra straniera. Ricordo che era una sera di autunno, quando nella ex farmacia di via Imbriani, ove gestivo una modesta agenzia di assicurazioni, ci riunimmo per

fosse al tempo stesso accattivante ed espressione significativa e caratterizzante della caposelesità. Ed ecco, quindi, l’idea vincente di don Vincenzo il quale, da buon prete, propose un titolo che riusciva a coniugare l’origine dei valori cristiani della società (sorgente di fede) con l’idea dell’acqua, che più di ogni altra concretizzava l’aspetto più indicativo di Caposele. Così nacque LA SORGENTE . Cosa, poi, sia avvenuto in tutti questi anni, del perché io non abbia più collaborato per molto tempo alla redazione del giornale, sarà oggetto di un altro articolo che mi propongo di pubblicare sul prossimo numero. Sì, perché è mia intenzione scrivere una serie di articoli che illustrino le vicende più significative di questi trentacinque anni di storia caposelese, di cui la Sorgente, talvolta con iniziative condivisibili, talora con altre più discutibili, non è stata spettatrice inerte. In tal senso, ritengo che sia giusto oltre che doveroso informare le giovani generazioni su ciò che è accaduto, affinché gli stessi ne acquisiscano una conoscenza storica, conoscenza costruita, cioè, su documenti ed altre testimonianze di inoppugnabile validità storiografica. Mi auguro, ma ne sono certo, che il direttore del giornale ed il presidente della Pro Loco condividano questa mia idea e mi diano la possibilità di concretizzarla. PAGINA PAGINA

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...un periodico che fosse tribuna per tutti i Caposelesi, residenti e non, e che facesse giungere l’eco delle vicende locali ai concittadini residenti altrove, in Italia e in terra straniera.

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ono trascorsi circa 35 anni dalla fondazione della “Sorgente”, un arco di tempo lungo, molto lungo, della nostra vita. Molta acqua, come comunemente si dice, è passata sotto i ponti, molte cose sono accadute. Cose a volta liete, altre volte spiacevoli, massime fra tutte il terremoto del 23 novembre del 1980, che è stato uno spartiacque tra un prima e un dopo; che è stato, altresì, un evento talmente condizionante che, ancora oggi, non sembri strano, ne stiamo subendo le conseguenze materiali e psicologiche. Un prima caratterizzato da un modo di vita ancorato ai tradizionali valori di solidarietà della nostra Comunità; un dopo segnato, prevalentemente, da un esasperato individualismo e dalla corsa sfrenata alla realizzazione degli aspetti materiali dell’esistenza. Ma, veniamo al dunque. Cerchiamo di non disperderci tra i ricordi del dopoterremoto, perché ciò sarebbe fuorviante e il discorso ci porterebbe lontano. Come e perché nacque la Sorgente? Per rispondere a questa domanda, occorre far riferimento, sia pure soltanto per brevi cenni, al contesto politico e sociale del tempo. Sindaco del tempo era Francesco Caprio, un personaggio che molti rimpiangono e che, per la sua affabilità, riscuoteva tra la gente un notevole successo. A fare le spese della sua popolarità eravamo noi avversari politici e chi vi parla in prima persona, in quanto segretario politico della locale sezione della Democrazia Cristiana. Sebbene avversari capimmo, però, che era doveroso da parte di entrambi cercare un’intesa mirante a far conseguire al nostro Paese importanti conquiste che avrebbero potuto spaziare dai rapporti del Comune con l’acquedotto pugliese, alla scuola, ai lavori pubblici. Probabilmente, ricostruzione postsisma a parte, è stato il periodo in cui Caposele ha potuto beneficiare di interventi e finanziamenti, che poi non ha più conosciuto. Eppure, vi era chi, per meri interessi di parte, ostacolava decisamente questo processo di distensione politica. Bisognava creare, allora, una struttura che facesse da punto di aggregazione di tutta la Comunità caposelese. Detto fatto. Il Sindaco organizzò una riunione che si tenne nella sede mu-

di Michele Ceres

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La pagina dei ricordi

OPERATION AVALANCHE (Operazione Valanga) II parte

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di vino, cui faceva riscontro quella di cioccolate, sigarette, cibarie varie in scatolette da parte dei militari. Si videro allora, per la prima volta, le truppe di colore, cittadini americani neri e pellerossa, che apparivano tra i più cordiali, ma dopo avere ingurgitato parecchio vino, anche i più violenti. Accaddero, infatti, in quel frangente, episodi non piacevoli, che coinvolsero alcuni concittadini, tra i quali Gerardo Malanga, padre di Agnesina, ed anche il sottoscritto. Ma di essi ne parleremo in una prossima esposizioni di fatti che, all’epoca, interessarono il nostro paese. Ora, viceversa, ritengo di porre termine alla descrizione dell’Operation Avalanche, ripromettendomi, però, sempre che l’argomento possa interessare i lettori de “La Sorgente”, di trattare il seguito di altri fatti inediti ma anche simpatici, che ebbero luogo prima e dopo l’arrivo a Caposele delle truppe americane. Essi riguardano molti amici e compaesani che, attualmente, non sono più tra noi: o perché deceduti o emigrati in lontani luoghi, in cerca di fortuna, ma tutti sempre presenti nel ricordo che non si può mai affievolire, perché come ebbi modo di affermare in altro mio scritto “essi appartengono alla storia, alla storia del nostro amato paese, al ricordo del passato che non potrà essere cancellato dall’amnesia finale, perché per ognuno di noi restate voi, cari giovani delle nuove e future generazioni, voi che amate la vita e le cose belle e degne di essere apprezzate” .

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in cui il cannoneggiamento delle forze tedesche in ritirata ed il loro mitragliamento e bombardamento da parte dell’artiglieria ed aerei alleati si intensificò al massimo, soprattutto lungo la strada e le campagne spoglie di attraversamento di Materdomini fin oltre la chiesetta di S.Vito ed i paesi di Teora e Lioni, ecc., che venne minato e fatto saltare l’imbocco della galleria dell’Acquedotto Pugliese. Di ciò, però, riferirò in altro momento. Desidero, viceversa, brevemente qui accennare che la quasi totalità della popolazione di Caposele e della frazione Materdomini, dopo che anche i ponti delle strade che portavano in paese erano stati fatti saltare, lasciava le campagne dove si era rifugiata e, in attesa delle truppe alleate, si riportava o nelle loro abitazioni prima abbandonate, oppure si trasferiva, come nel caso della mia famiglia e di numerose altre, sistemandosi alla meglio nelle cantine sovrastanti il paese. Dal piccolo piazzale delle dette cantine che dominava l’abitato di Caposele, ricordo che noi ragazzi attendevamo l’arrivo delle truppe Alleate, cosa che si verificò puntualmente di lì a poco tempo. Infatti, da S.Caterina spuntarono in fila, l’uno dietro l’altro, a piedi, i militari americani, cui seguirono poi quelli autotrasportati ed i mezzi corazzati, e tutti gridammo di gioia: “arrivano gli americani!”, precipitandoci, malgrado la disapprovazione dei genitori che temevano per la nostra incolumità, incontro ai soldati. Poco tempo dopo, i Caposelesi si animarono e quando i primi reparti entrarono in paese ci fu un tripudio di urla festose, di soddisfazione per l’avvenuta liberazione e di offerta

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pianto idraulico e le gallerie dell’Acquedotto Pugliese (tra le più lunghe del mondo), all’inizio della seconda Guerra Mondiale, era stato opportunamente mascherato (per dissimulare le caratteristiche dell’ambiente), all’uopo disponendo intorno anche un sistema di difesa, con numerose postazioni contro aerei e sabotatori ( che all’inizio del conflitto, pur vennero lanciati, cosa che formerà oggetto di altra prossima trattazione). Nelle linee complessive, posso dire che, il piano di sbarco alleato prevedeva che, una volta assicurata la testa di ponte, le truppe del VI Corpo D’Armata americano, operante sul fianco destro rispetto a quelle del X Corpo Armato inglese, dovevano avanzare nell’entroterra attraverso le montagne periferiche e la valle del Sele. Il 9 settembre 1943 iniziarono le prime operazioni di sbarco delle truppe Alleate, a cui fecero seguito i cannoneggianti e i voli a bassa quota degli aerei Tedeschi e di quelli Alleati. La battaglia, condotta senza tregua, presto infuriò lungo tutta la fascia costiera, a destra e a sinistra della foce del fiume Sele. I giorni successivi, dal 9 al 15 settembre, furono alquanto incerti sull’esito dell’operazione di sbarco, finchè non intervennero numerose ondate di aere partiti dalla Sicilia e non vi furono lanci di truppe speciali aerotrasportate oltre le linee tedesche. I combattimenti continuarono lungo tutta la vasta zona a ridosso delle spiagge, da Salerno fino ad Agropoli e oltre, fintantoché i comandi tedeschi, considerata la superiorità numerica degli Alleati, non ritennero di gradualmente ritirarsi, per organizzare una difesa più efficace, in terreno con caratteristiche e morfologia più rispondenti alle esigenze. Senza entrare in dettagli - cosa che richiederebbe molto tempo per ricerche ed altro - preciso che la Operation Avalanche, rappresentata particolarmente dalla sbarco alleato sulla Piana di Paestum, teoricamente si esaurì quando, a sud del fiume Calore, esattamente in località Borgo S. Cesareo, le truppe americane non bloccarono, in uno dei combattimenti decisivi, un attacco tedesco, effettuato anche con i residui di mezzi corazzati della divisione Goering. Siamo sul finire del mese di settembre 1943 e la metà dell’ottobre successivo, allorchè ebbe luogo la ritirata, lungo la valle del Sele, delle truppe tedesche, tutte autotrasportate. Si verificò proprio in quei giorni,

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’obiettivo iniziale dell’Operation Avalanche - come ebbi modo di precisare nella precedente esposizione dei fatti - era la conquista di Napoli e del suo porto, ritenuto dai comandi Alleati non a torto fondamentale ai fini dell’approvvigionamento del grosso delle truppe che poi avrebbero dovuto allargare la testa di ponte nella piana di Paestum. Per quanto attiene agli elementi antropici del paesaggio della piana, essi presentavano, all’epoca dello sbarco, fattorie isolate sparpagliate in tutta l’area, mentre gli insediamenti principali erano dati dalle popolazioni di cittadine e villaggi dell’entroterra. La piana era stata da pochi anni bonificata dal regime fascista, drenando gli acquitrini e sviluppando una rete di canali di irrigazione, cosa che se aveva migliorato le condizioni di vita delle popolazioni locali, creava però, ai fini dell’operazione militare di sbarco, notevoli difficoltà, soprattutto per l’avanzata dei mezzi corazzati e per l’osservazione aerea, a cagione delle vaste coltivazioni di frutteti ed alberi ad alto fusto. Un buon sistema di strade di comunicazione, all’epoca non certamente tutte asfaltate, consentiva però movimenti rapidi di truppe, ma anche una difesa meglio organizzata dei Tedeschi. Ne sono prova, a tutt’oggi, i cruenti e violenti combattimenti che si svilupparono e che, percorrendo la S.S.18, da Battipaglia, in direzione di Salerno, sulla destra, appaiono evidenti, se si ha modo di osservare, subito fuori dell’abitato di Bellizzi, i cimiteri di guerra. Da Battipaglia poi si diparte la S.S.19 che conduce ad Eboli la quale, proseguendo lungo la Valle del Sele, porta ai Bagni di Contursi, ad Oliveto Citra e, quindi, all’abitato di Quaglietta. Di là, infine, quasi lambendo Calabritto, si perviene a Ponte Sele (importantissimo nodo stradale, all’epoca ancora con fondo in terra battuta), che dà, da un lato, verso i paesi della valle del fiume Temete, e dall’altra, continuando lungo il Sele, a Caposele, Materdomini e altri paesi dell’Alta Irpinia, tra cui mi piace citare Teora, Lioni e S.Angelo dei Lombardi, gli ultimi due insieme con Calitri ubicati lungo la fascia del fiume Ofanto, il quale come tutti sanno riversa le sue acque nell’Adriatico. L’abitato di Caposele era considerato all’epoca - e lo è tuttora - obiettivo addirittura strategico, tant’è che il fiume, causa lo straordinario im-

Parata militare in Piazza Sanità

Vincenzo Di Masi Generale dei Carabinieri


REDATTORI

Attualità

Un’opportunità per i prossimi vent’anni

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Via Roma, anni '70

gione) per realizzare nel suo territorio quelle infrastrutture di supporto che solitamente si realizzano (e che sono già state previste su questa tratta) nell’anello di importanti arterie di comunicazione. Nel caso specifico di Caposele, si potrebbe, ad esempio, pensare all’impianto sul suo territorio, o in una zona circostante, di un’area di stoccaggio che punti alla lavorazione parziale in loco delle merci di scambio e ad una più razionale distribuzione di una parte del traffico che si verrà a creare. Questo, ovviamente, potrebbe aiutare ad attrarre investimenti in grado di far nascere sul nostro territorio piccole e medie imprese che si occupino non solo di produrre merci, ma anche servizi, sfruttando la vocazione turistica della zona di Materdomini come un vero e proprio volano, oltre che vetrina, di tutta l’area. Per poter soltanto pensare di realizzare una simile scommessa, serve fin da ora anzitutto tanta programmazione da parte dei nostri decisori, unitamente all’idea che per cantierare progetti di questo genere occorre muoversi in sintonia con le altre istituzioni territoriali. L’orizzonte temporale entro cui questo può realizzarsi è l’arco di un ventennio. Una prospettiva certamente lunga e, ancora di più, ambiziosa, le cui variabili di rischio sono molte e, per giunta, di queste la maggior parte indipendenti dalle decisioni che saranno assunte in sede locale. Ma non per questo bisogna a priori scartare e ritenere impossibili ipotesi di questo genere. Una comunità come quella di Caposele, a mio avviso, è obbligata a investire sul lungo termine se vuole ritornare a essere dinamica e protagonista. Sono infatti quasi trent’anni (dal terremoto dell’80) che questo territorio ha perso una sua specifica vocazione economica e di conseguenza è diventato sempre più marginale in tutta l’area del Cratere. Per superare questa fase è necessario che la nostra classe dirigente torni ad operare scelte forti, anche difficili, ma certamente utili per dare una prospettiva e un futuro solido a tutta la comunità, soprattutto alle giovani generazioni che altrimenti sono destinate ad avere sempre meno spazio e opportunità e, quindi, a cercasele sempre di più altrove.

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obbligatorio a Caserta. L’Alta Capacità ferroviaria, preferita su questa tratta all’Alta Velocità per ragioni di sicurezza, consentirà un incremento esponenziale del traffico di persone e, soprattutto, di merci tra il Tirreno e l’Adriatico, tra l’Oriente (in particolare dalla Cina e l’Europa dell’Est) e l’Occidente, tra i suoi porti (Salerno è uno di questi) e le sue linee di collegamento, tra le quali vi sarà inevitabilmente anche l’arteria (a quel punto si spera realizzata) della Contursi-Grottaminarda. Più traffico di persone e di merci in economia vuol dire maggiore circolazione della ricchezza e, quindi, più opportunità di benessere. Perciò, io credo che un territorio non possa semplicemente farsi attraversare passivamente, senza pensare e, quindi, tentare di proporsi come soggetto che intercetti una parte (seppure minima) della ricchezza (persone e merci) messa in circolo dai nuovi traffici. Il comune di Caposele potrebbe, infatti, trovarsi al centro di una di queste nuove arterie di scambio che da Salerno, bypassando la congestionata Napoli, punteranno direttamente sullo scalo portuale di Bari per collegarsi all’altra area del Mediterraneo che sarà sempre più porta da e per l’Oriente. Caposele se vuole essere, nel suo piccolo, parte di questo possibile scenario futuro deve inevitabilmente fare due cose: anzitutto un concreto ed efficace marketing territoriale, valorizzando di più e meglio le potenzialità, soprattutto turistiche, che la zona possiede. In secondo luogo, è necessario che lavori in sinergia con le altre istituzioni (insieme ai Comuni circostanti, alla Provincia, alla Re-

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timazione (sono previsti circa quattro anni), dei lavori di questa importante opera. Le premesse di questi ultimi mesi pare siano comunque abbastanza incoraggianti. Dandone per scontata (si spera!) l’effettiva realizzazione, credo che la Lioni-Grottaminarda sia un’ottima notizia anche per Caposele. Ponendosi come logica continuazione di un’altra arteria, la Lioni-Contursi, meglio nota come Fondovalle Sele, questo lungo asse viario avrà al centro proprio Caposele, il cui territorio storicamente rappresenta un’area di cerniera tra l’Irpinia, il Salernitano e la Lucania. Non a caso, la Lioni-Contursi-Grottaminarda è, oggi, un’opera strategica perché la sua costruzione permetterebbe di realizzare quella che l’assessore regionale ai Trasporti Ennio Cascetta e il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro hanno definito “tangenziale delle aree interne” attraverso la quale le comunità di quella che Manlio Rossi Doria aveva definito la “Terra dell’Osso” potranno rompere definitivamente il loro tradizionale isolamento, diventando, allo stato delle cose, ponte di collegamento stradale tra l’area portuale di Salerno e Grottaminarda, dove è prevista la costruzione della stazione Irpinia sulla linea ferroviaria ad Alta Capacità Napoli-Bari, un’opera i cui lavori in alcuni tratti sono stati avviati quest’anno (l’anno scorso in ottobre è stato presentato lo studio di fattibilità), e che entro il prossimo decennio si propone di collegare direttamente le due più importanti città del Mezzogiorno continentale (Napoli e Bari) in centodieci minuti, a fronte delle attuali quattro ore e del cambio di linea

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iviamo in un’epoca, detta della Globalizzazione, in cui i sistemi di comunicazione e di scambio, sempre più rapidi e complessi, fanno spesso in modo che tematiche e interessi di ordine più generale, detti appunto globali, finiscono per influenzare questioni molto più piccole, dette locali, che dalle prime possono anche trarre nuove opportunità di cambiamento e di crescita (non sempre, tuttavia, il cambiamento che si determina è di ordine positivo…). Molto spesso, infatti, un’idea innovativa per una piccola comunità – come Caposele - può nascere e prendere corpo se il soggetto in questione – nel nostro caso, i caposelesi - sa anticipare, interpretare e, quindi, “localizzare” i processi decisionali di carattere generale determinati da organismi più grandi, quasi sempre sommatoria – e quindi anche inglobatori - di tante altre piccole realtà. L’analisi e la conseguente proposta che scaturisce da questo mio intervento vuole essere il frutto proprio del ragionamento contenuto in premessa. Come probabilmente molti avranno letto sulle cronache dei quotidiani provinciali di qualche settimana fa, il 13 giugno scorso, presso la sede dell’Assessorato ai Trasporti della Regione Campania, sono stati presentati lo studio di fattibilità e il progetto preliminare del collegamento stradale Lioni-Grottaminarda, un’arteria lunga circa 19 chilometri cui vanno ad aggiungersene altri 7 previsti per la realizzazione della bretella di collegamento con l’area industriale della Valle dell’Ufita. Il costo totale dell’intera infrastruttura dovrebbe aggirarsi intorno ai 232 milioni di euro. La Lioni-Grottaminarda è stata recentemente classificata dal Governo Prodi tra le opere strategiche da finanziare, ed è stata perciò inserita nel Master Plan del ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro e nell’Accordo tra Ministero delle Infrastrutture e Regione Campania siglato il 28 febbraio scorso. Il varo imminente del Dpef (Documento di Programmazione Economico Finanziaria) da parte del Governo e, ancora di più, la Finanziaria del prossimo autunno ci diranno se dopo quasi trent’anni (si parla di Lioni-Grottaminarda dal 1980!) si è nelle condizioni di poter dire concluso l’infinito iter per l’avvio, e speriamo anche la rapida ul-

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di Gualfardo Montanari

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Politica

Ma non si può tacere sulla storia della lista del Cuore. Una lista che non riesce neppure a presentarsi… Si è detto che era colpa della segretaria (come se un papà lascia il figlioletto in balia delle onde… e poi dà la colpa al bagnino…). Qualcuno ha parlato anche di semplice superficialità… Sì, ma in seguito, a quante delibere avremmo dovuto assistere caratterizzate dalla “semplice superficialità”?... Mah!... Insomma…. Una lista che non riesce neppure a presentarsi… Un’altra che vuol vincere senza concorrenti e governare senza opposizione… Non è che siamo messi proprio bene qui a Caposele….

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sele…E così si è andati alla lotta, al braccio di ferro, al chi è più forte… calpestando la democrazia e la civile convivenza… Accuse reciproche… Insulti reciproci… Con paradossi assordanti… Reciproche accuse di immoralità o di intimidazione (Chi vota è intimidito…. Chi non vota è intimidito…)... Tutti a offendere, e a scandalizzarsi poi di essere offesi… A rinfacciarsi reciprocamente le stesse accuse… Scusatemi… Ma come fate a pretendere che uno che non vuole Gerardo sindaco vada a votare scheda bianca facendo così raggiungere il quorum e quindi far uscire Gerardo sindaco?... In base a quale motivo etico o democratico?.... Veramente pensate che i vostri avversari politici siano così imbecilli?...

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è sembrato cercare la guerra per la guerra…. Guerra inutile… ma dagli effetti devastanti… A discapito di Caposele e della sua gente. Non potevo più votarla. Anche perché: Ritengo inaccettabile che in un paese civile si voti ancora a lista unica, senza un leale e civile confronto con l’altra lista… Non è accettabile che si elegga un Consiglio Comunale senza che ci sia l’opposizione. Pensavo, oltretutto, che se Gerardo si fosse ritirato, avrebbe acquisito tanta stima e ammirazione che poteva fare il sindaco vita natural durante… Mi avevano detto che lui lo aveva anche proposto, ma i “viciniori” lo avevano impedito… Peccato!... sarebbe stata una grande lezione di democrazia, di disinteresse… Una ricchezza per Capo-

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ià prima della candidatura di Farina, avevo deciso di votare per Gerardo Monteverde sindaco. Lo dovevo per due motivi: Un deferente ricordo del sindaco Melillo. Un atto di stima all’amico Gerardo che vedevo tanto impegnato a lavorare per il bene di Caposele; Poi il patatrac della lista del Cuore. Per giorni, ho auspicato che la lista “L’Arcobaleno” si ritirasse… Non era certo colpa sua, ma non poteva e non doveva non tenerne conto. Al primo posto c’è la democrazia… Il resto viene dopo… Non si può forzare la mano per tentare di essere sindaco senza una democratica competizione, approfittando di un errore altrui… Niente… La lista “L’Arcobaleno” ha voluto la prova di forza… pur sapendo che sarebbe stato quasi impossibile raggiungere il quorum… Mi

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Io non ho votato

Luigi Martella

Il Partito Democratico a Caposele

di Agostino Montanari

te della municipalità - il Commissario Prefettizio -, verificare e mettere a punto quello che sarebbe dovuto essere e sarà il programma della compagine del centro-sinistra. La verifica sul campo delle idee, delle proposte e delle risposte ai bisogni della gente servirà anche a rodare ed a impegnare sul campo la nostra squadra del futuro governo. Con il lavoro di un anno lanceremo un segnale forte e preciso del nostro impegno e della nostra passione per i problemi di chi ci sta intorno. Ha senso, in quest’ottica, parlare di Piano Urbanistico Comunale (ex PRG), se questo è lo strumento di programmazione per assi viarii che servono a decongestionare il traffico – vedi Materdomini -, se individua aree per interventi produttivi in forma decentrata compatibili con interventi dei fondi Programmi Operativi Regionali, se dà una risposta concreta e definitiva al problema della mobilità all’interno dei piani di recupero di Caposele-capoluogo e Materdomini, se le nostre risorse idriche - AQP e i flussi migranti religiosi sono inquadrati in accordi interregionali, le prime, ed in progetti operativi, i secondi. Ma avrà possibilità di successo un tale modo di intendere le questioni se tutto ciò è patrimonio convinto non

di singoli gruppi sparuti o di circoli, ma di un unico grande partito con un unico gruppo dirigente, non più angustiato da una visione classista e segregato nell’orto delle ideologie, ma che sappia guardare al cuore dei problemi e parlare soprattutto al cuore della gente. La sfida dei Democratici - sappiamo - è ardua, e la difficoltà maggiore sta nel parlare non solo al proprio elettorato, tradizionalmente definito di centrosinistra, ma di essere credibile anche a quanti nel passato sono stati su posizioni opposte. Bisognerà abbattere quel muro di diffidenza e di sospetto. Il viaggio verso Il Partito Democratico, sostenuto con convincimento dai vecchi militanti di entrambi i partiti, è pieno di insidie e di difficoltà, come il viaggio che all’inizio del secolo scorso tanti uomini e donne intraprendevano a bordo di piroscafi verso terre nuove sfidando l’ignoto, in cerca di lavoro e di opportunità per quanti, persone care, si lasciavano a casa. Noi, come loro, partiamo anche per quanti, nei Democratici di Sinistra, hanno deciso di non intraprendere questo viaggio ma di restare nel recinto dei loro nostalgici schematismi, ben sapendo che un nostro fallimento significherà anche un loro fallimento ed un’opportunità mancata per quanti verranno dopo di noi.

a vivere meglio la nostra quotidianità ed a investire su quelli che sono i potenziali punti di forza della nostra economia. Bisognerà, pertanto, recuperare ad un dialogo politico tutti i soggetti riconducibili all’area del centro-sinistra e più segnatamente i potenziali elettori del Partito Democratico. Dovremo guardare oltre le vicende personali che hanno interessato, nelle ultime consultazioni, le migrazioni da una parte all’altra degli schieramenti, o, peggio ancora, dobbiamo evitare il rischio di ripiombare in un dibattito concentrato tutto su quorum e norme elettorali. Con uno scatto di intelligente generosità politica dovremo fare un giro d’orizzonte per intessere ragionamenti e dialogare con quanti hanno maturato competenze e professionalità non disgiunte dalla passione per la politica. Perché lo scopo è mettere in piedi una politica che sappia prendersi cura dei problemi quotidiani della gente. Rappresentare le istanze e le necessità collettive dei cittadini in una sorta di governo ombra, oggi che nel Palazzo di città a dirigere la cosa pubblica è un rappresentante dello Stato e non un delegato dei cittadini democraticamente eletto. Oggi, bisogna, attraverso uno scambio continuo con il rappresentan-

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a qui a qualche mese, il 14 ottobre, si svolgeranno in tutta Italia le primarie per la scelta del segretario del Partito Democratico e verrà definita la costituente del nuovo partito. Il nuovo soggetto avrà come obiettivo principale dare forza all’Unione garantendo, in tal modo, stabilità all’intero quadro politico del Paese. A Caposele, tale appuntamento, oltre all’aspetto collegato al discorso politico nazionale, dovrà essere l’occasione e la spinta per un rafforzamento ed una riqualificazione della compagine amministrativa che nella primavera del 2008 sfiderà l’Arcobaleno. Bisognerà che l’appassionato dibattito, anche a Caposele, dall’interno della Margherita, dei D.S. e parte dello S.D.I., diventi un elemento di ricchezza per tutto il centro-sinistra, costituendo un valore aggiunto e un determinante fattore di innovazione per la politica locale. Tutti insieme dovremo sforzarci di non riprendere il discorso politico da dove è stato chiuso il 27 e 28 maggio scorso. Dovremo lavorare affinché la prossima sia davvero una campagna elettorale ‘normale’, dove il dibattito, e se volete anche lo ‘scontro’, avvenga su contenuti, su proposte, sui programmi, su ciò che è utile e serve

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a politica è fatta di idee, di confronto,di spirito di sacrificio,di grande voglia di cambiare la realtà. Ed io ritenevo che con la tornata elettorale del 27. e 28 maggio u.s. , ci fossero tutte le condizioni per assistere ad una serena e democratica competizione,ma le mie speranze sono andate completamente deluse. L’esclusione della lista “Caposele nel cuore” ha reso monco il confronto vero e proprio e la battaglia politica ha toccato livelli così bassi da soddisfare solo gli sfizi di qualcuno,che bontà sua,si è sentito e si sente ancora appagato del mediocre risultato raggiunto. In presenza di un contenitore indistinto solo i numeri hanno rappresentato l’essenza della recente campagna elettorale posta in essere dagli avversari. Per scelta voglio evitare qualsiasi considerazione su chi abbia vinto o perso. Quel che è certo è che è stata sconfitta ogni idealità e non è valso il buonsenso. Oggi il Commissario prefettizio dott. Amabile può decidere nel bene e/o nel male le sorti del nostro paese. Per certo non vi sarà alcun indirizzo di programmazione ,e si manterranno al palo le iniziative e le occasioni di sviluppo che in questo anno si presenteranno , perdendo così il sincronismo necessario per le richieste di fondi regionali ed europei , indispensabili alla realizzazione di quelle opere , già ritenute,da parte dell’Amministrazione passata, necessarie per lo sviluppo sostenibile del nostro territorio. Tutto ciò è cosa saputa e risaputa . Il Commissario,per quanto esperto della cosa pubblica, non è un politico, non è una persona che conosce la nostra realtà con le sue aspirazioni , è un tecnico che per natura stessa del proprio ruolo non va e neppure potrebbe andare oltre la gestio-

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di menzione, e quello che risalta di più è l’accodamento a quanto dice o decide l’uomo forte; è tornato di nuovo con forza l’ipse dixit . La forza della ragione, la critica e l’autocritica sembrano scomparse . Non è un bene per la politica e per tutti quanti noi. L’unica ragione per entrare a militare in uno qualsiasi dei partiti sembra essere il bisogno del particolare personale; nessuno ancora riesce a concepire un progetto di ampio respiro che possa farci sognare una società più giusta, più vicina al mondo dei giovani, più solidale , più legata all’intimo sentire dell’uomo. Insomma un progetto di democrazia,di libertà, di solidarietà, di condivisione che possa farci traghettare verso il superamento dei problemi che l’attuale organizzazione della nostra società mostra,badando non solo al benessere materiale dell’uomo ma anche alla sua realizzazione di affetti e interrapporti con gli altri,consapevoli di vivere la globalizzazione dei fenomeni senza restare chiusi nel proprio egoismo. Credo che anche nel nostro piccolo, nel quadro della politica paesana , si può e si deve tentare di introdurre nuove forme per rapportarsi con l’elettorato e creare le condizioni per cui il cittadino partecipi con convinzione alla creazione e alla gestione del bene comune con sentimenti e aspirazioni che vanno oltre il proprio particolare tenendo a cuore una visone del bene complessivo di tutti. La politica deve integrare il particolare del privato e legittimarlo solo quando esso si contempli nell’interesse generale e giammai il contrario. La politica ha il compito di far nascere e maturare una nuova sensibilità per il rispetto delle cose comuni , delle cose pubbliche , dell’ambiente, delle persone bisognose o che hanno problemi. E la cultura deve accompagnare e permeare l’Uomo e il Cittadino lungo tutto il percorso della sua vita. E’ la politica che determina la qualità e la possibilità del nostro futuro. Dobbiamo perciò appropriarcene per progettare ed indicare lo sviluppo sostenibile del nostro territorio partecipando attivamente e contribuendo a definirne un profilo diverso. Un processo di responsabilità che investe istanze collettive, pulsioni sociali, tensioni, ideali, una scelta di campo che agisce sulla nostra vita ogni giorno,che

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Il commissario a Caposele: vittoria della democrazia o fallimento della politica ?

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CAPOLISTA: ing.Gerardo Monteverde

che desiderava recarsi alle urne. Come resterà , nella storia di Caposele la responsabilità dell’arrivo per la seconda volta di un commissario nel nostro paese . Per evitare qualsiasi corresponsabilità i candidati dell’arcobaleno non avevano ritirato la propria lista ed avevano rilanciato la proposta di un accordo di larghe intese e a termine. A questa iniziativa politica, che pur doveva essere presa da chi si era , invece, fatta ricusare la lista, seguiva un grande silenzio , rotto solo nell’ultima serata da un candidato della lista avversaria , che bontà sua, nel suo intervento ci riteneva persone poco onorevoli e intravedeva nella proposta una possibile fregatura. E’ proprio vero che molti uomini racchiudono il proprio mondo nell’orizzonte che riescono a intravedere, e senza fantasia non immaginano quanto lontano possa essere l’orizzonte dell’uomo. L’ intervento dell’ex assessore dell’arcobaleno Vito Malanga che ha poi messo per ultimo la classica ciliegina sulla torta di una campagna elettorale sgangherata, priva di contenuti, animosa, contro chiunque si esprimesse ,per convinzione, favorevole al voto, del resto previsto per legge. Quel suo discorso finale è apparso più come un rigurgito di bile che altro. Il suo è stato un attacco vile perché ha coinvolto persone fuori dalla competizione elettorale , che non hanno avuto alcuna possibilità di difesa e/o di replica , anche se in verità c’era poco da replicare a tanto vomito di giudizi falsi e tendenziosi. E’ stato un attacco scorretto perché nessun religioso si è mai schierato politicamente, limitatosi solo a dichiarare la propria aderenza a quello che prevede la legge. E’ stato un attacco indecoroso, con l’aggravante della premeditazione, che necessita di scuse pubbliche e sincere da porgere a chi rappresenta e guida una comunità religiosa con senso di responsabilità e amore filiale per tutti senza distinzione di partiti o di altro. In tutto questo, mi chiedo, la politica ha svolto fino in fondo o almeno marginalmente il suo ruolo? Credo proprio di no ,perché anche nella lotta al sottoscritto e nelle azioni messe in campo sono emerse solo deficienze, incongruenze, assurdità e irresponsabilità. Malgrado i tanti anni trascorsi dalla caduta del muro di Berlino e successivamente dalla vicenda italiana di tangentopoli , neppure i soggetti politici, che erano chiamati a rinnovarsi ed a trovare nuove forme di essere e nuovi modi di interpretazione dei bisogni della gente, hanno avuto l’intuito o l’intelligenza, di ideare e poi realizzare qualcosa di innovativo. Ne sono la prova l’ appiattimento e l’ uniformazione di pensiero che accomunano i vari partiti. Del resto,anche nel panorama politico provinciale, poche sono le note degne

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LISTA ARCOBALENO

ne di routine dell’Ente Comunale. La sua venuta ,per quanto sia un atto foriero di ricadute certamente non positive sulla vita di Caposele, è stata determinata senza la volontà palese che in democrazia si esprime col voto. I candidati della lista “ Caposele nel cuore” , lista ricusata dalla Commissione mandamentale per eccesso di firme di presentatori della stessa, ragionando di petto hanno dimenticato che la politica è l’arte del possibile negli interessi supremi del popolo , hanno dimenticato che in politica si giudicano sempre le azioni dell’uomo e giammai l’uomo stesso. Tout court hanno , senza alcuna riflessione politica, deciso che il male minore per Caposele fosse la venuta del commissario. In campagna elettorale hanno invocato l’arrivo dello straniero , assegnandogli anche il compito di individuare le malefatte degli amministratori uscenti e di colpirli ,convinti di avere di fronte ora, e in passato come amministratori, persone che amano delinquere . Forti di queste convinzioni , anche perchè altro non appariva all’orizzonte dei propri occhi, si sono scatenati ,casa per casa , alla ricerca del non voto. Va riconosciuto a lor signori il primato nazionale dell’aver formato tal fatta di partito. Va ricordato che si trattava di elezioni amministrative e non di un referendum popolare. Primizia nazionale è da considerare pure la richiesta di far ritirare anche la lista de “l’arcobaleno” dalla competizione elettorale. Pur sforzandomi in una ricerca personale in tutti i Comuni a cui, per un verso o l’altro, è capitato di correre con una sola lista, non sono venuto a conoscenza di una simile richiesta; in tutti i Comuni la gente è stata lasciata libera di esercitare o non il diritto del voto. A discapito della cultura della cittadinanza e della partecipazione attiva i nostri avversari hanno, invece, per arretrata concezione,continuato a trattare il cittadino come un giocattolo da manipolare. Pur coscienti del loro diritto al voto, molti cittadini hanno scambiato sensibilità poste al servizio del dolore e della sofferenza con obblighi a scadenza, molti altri si son fatti intimorire dalla sola assillante presenza di chi ha nelle mani le sorti della loro salute. Allora si che l’atteggiamento di chi opera nelle varie strutture pubbliche si risolve in una dittatura di fatto,un pre-potere attuariale frutto di una organizzazione politicizzata,non educata e tanto meno educativa!. Resteranno nella storia di Caposele le forche caudine , costituite da muri umani, con tanto do fotocamere , allestite nei pressi delle sezioni elettorali dai candidati e dai sostenitori della lista Caposele nel cuore per cercare di intimidire la gente

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La Sorgente, ha assegnato a ciascuna lista in competizione tre pagine “autogestite”. Nei vari interventi ciascun candidato ha esposto al meglio le sue ragioni.

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SPAZIO AUTOGESTITO DA "L'ARCOBALENO" Caposele, non sia stata scritta una bella pagina da parte degli avversari della lista de” L’arcobaleno”. Molte le scorie da smaltire e che fanno male al diritto di ogni persona di

vivere con dignità la propria dimensione umana e le proprie scelte. Auspico solo che una serena valutazione dei fatti e la decisa intenzione di miglioramento da parte di chi ha

capacità,volontà e possibilità di decidere possano portare ad una critica costruttiva sulla base delle possibilità del nostro paese e ridare al dibattito politico la sua naturale dimensione.

MARIA ROSARIA CERES

specialmente in questo momento particolare che vede le città congestionate e invivibili e la fuga degli abitanti verso la campagna, verso i piccoli paesini immersi nel verde dove ancora si mangiano cibi non alterati e prevale il rapporto umano. Noi, quindi, abbiamo quello che un sempre maggior numero di persone chiede ma bisogna fare in modo di avvicinare la domanda all’offerta con strategie mirate, valide e soprattutto durature. L’analisi che ha preceduto la stesura del programma ha individuato tre grossi attrattori per il territorio di Caposele: SAN GERARDO e il turismo religioso; AMBIENTE fiume, montagna, boschi, centro storico di Caposele; PRODOTTI TIPICI sia agricoli che artigianali; Di questi tre il turismo religioso a Materdomini è consolidato, grazie ai devoti a S. Gerardo, seppure permangono alcuni punti di debolezza come la stagionalità del flusso ( pochi mesi all’anno), la scarsa diversificazione dell’offerta turistica (prevalgono negozi di giocattoli e ristoranti, mentre mancano attività ricreative, parchi giochi, piste di pattinaggio ecc… ed anche caseifici, abbigliamento, ecc..) Altro limite condiviso da molti operatori turistici di Materdomini è la carenza di una politica di divulgazione e pubblicità, di marketing (un tentativo in tal senso è stato fatto dall’Ass.zione Turistica ma è stato scarsamente sostenuto). Inoltre viene evidenziata la scarsa attenzione alla commercializzazione di prodotti di qualità. La stagionalità del flusso turistico si risolve automaticamente con gli altri attrattori cioè creando un flusso turistico collaterale, legato alla bellezza e salubrità dell’ambiente naturale, ai prodotti di pregio e alla visita del centro di Caposele dove negozi di vario genere possano trovare nuove opportunità di reddito: questo nuovo turismo risulterebbe in sinergia con quello religioso. La diversificazione dell’offerta turistica ha una matrice imprenditoriale, qui devono essere le imprese a muoversi in forma singola o associata investendo in iniziative a basso rischio iniziale ma di grande impatto, dove l’amministrazione ha il compito di promuovere, di semplificare, di istituire corsi di formazione atti a potenziare le capacità imprenditoriali. Altro attrattore è l’ambiente. Abbiamo le montagne, il Bosco Difesa, le Sorgenti del fiume Sele che formano un sistema ambientale irripetibile, unico nel suo genere e di grandissima valenza per un turismo particolare e molto diffuso, diverso da quello a cui

siamo abituati, un turismo che non produce spazzatura, che non devasta e rapina l’ambiente ma che avvicina l’uomo alla Natura e lo riporti fuori dalla logica consumistica e che gli fa rivivere una dimensione emotiva perduta. In questa direzione vanno i progetti già avviati come il Parco Fluviale, il Recupero della Gualchiera ad acqua, il Museo delle acque, il Mulino e quelli da avviare come il recupero e la riqualificazione urbanistica di Caposele e della località Cantine. Ultimo e fondamentale attrattore è L’agricoltura e quindi i prodotti tipici. Caposele risente negativamente di una base produttiva scarsa, prodotti di pregio ve ne sono tanti ma pochi possono fregiarsi del titolo di prodotti tipici locali di qualità. La qualità di cui oggi si parla è quella totale, rafforzata anche dalla legge sulla tracciabilità. E sono poche anche le aziende che a Caposele potrebbero, con opportuni investimenti, entrare in questo segmento di mercato che è ad alto valore aggiunto, cioè produce elevati guadagni perché il prezzo di vendita è alto e i consumatori di questi prodotti sono sempre di più. Qualche tempo fa erano “prodotti di nicchia” cioè per pochi, oggi la maggiore attenzione per la salute fa si che vi sia una richiesta crescente. Per dire che un prodotto è di qualità non basta dire che è “fatto in casa” la sua qualità deve essere certificata da organismi scientifici preposti, a partire dalla materia prima, dall’ambiente di trasformazione (dove si lavora) dalle persone che lo trasformano o che lo maneggiano fino all’ambiente dove viene commercializzato. A questo proposito IL PROGRAMMA DELL’ARCOBALENO prevede per il settore agricolo una serie di intervanti che riguardano: - le infrastrutture come strade, acquedotti, laghetti artificiali per creare il presupposto alla produzione cioè per avere prodotti possibilmente biologici che devono rispettare gli standard qualitativi dei prodotti di pregio; - sostegno a tutte le iniziative degli imprenditori sia singoli che associati; - potenziamento degli sportelli informativi; - istituzione di corsi di formazione mediante collaborazione con l’Ispettorato Agrario e le associazioni di categoria. I prossimi anni sono quindi anni decisivi per provare a realizzare uno sviluppo nuovo del territorio. Da quando siamo 25 paesi in Europa noi non siamo tra i più poveri e i fondi finora stanziati diverranno sempre più esigui. Il programma a cui abbiamo lavorato è un progetto ambizioso che si potrà realizzare nella sua totalità a condizione che ci siano persone disposte a collaborare, a lavorare e che abbiano la capacità di utilizzare,

quanto più e possibile, i finanziamenti pubblici. Infatti è in dirittura d’arrivo il bando relativo ai fondi previsti dal POR 2007/2013 e molti comuni si stanno già attivando. Sono ottimista perché gli artigiani, gli agricoltori e i giovani sentiti in questi giorni hanno capito perfettamente cosa si vuole e si deve fare, hanno condiviso questa impostazione ma hanno chiesto di non essere lasciati soli e all’amministrazione di stare al loro fianco nelle scelte da fare.

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Nel nostro programma una delle linee strategiche si fonda essenzialmente sulla VALORIZZAZIONE IN SENSO TURISTICO DI TUTTE LE RISORSE PRESENTI, muovendo da una analisi dell’esistente e da una ipotesi progettuale che risolva i problemi ed elimina i punti di debolezza. Abbiamo individuato i possibili attrattori che, come dice la parola stessa, hanno lo scopo di attrarre i turisti, e il modo di farli ritornare e sostare con una distribuzione regolare durante l’arco dell’anno. Molti paesi pur non avendo attrattori se li inventano. Qui a Caposele, non solo esistono già ma sono anche di grande qualità, sono cioè beni a forte domanda

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EN ETTORE SPATOLA

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Nei giorni scorsi si sono avuti una serie di incontri tra i rappresentanti della lista “l’Arcobaleno” con i giovani, gli imprenditori agricoli e artigianali, i commercianti e le associazioni di volontariato da cui sono venuti spunti che hanno arricchito il programma che si intende svolgere. Gli assi portanti del programma della lista “L’ARCOBALENO” riguardano essenzialmente: lo sviluppo economico e la valorizzazione delle risorse presenti sul territorio; il potenziamento degli sportelli informativi preesistenti in collaborazione con le associazioni di categoria, per tutti i settori economici (infatti da tutti gli incontri è emersa forte l’esigenza comune di avere più informazione sulle opportunità che danno sviluppo duraturo e non effimero); la riqualificazione urbana ed ambientale per migliorare la qualità della vita di chi ci vive ma anche per creare i presupposti per uno sviluppo turistico del territorio che aumenti le opportunità occupazionali; il miglioramento dell’offerta turistica di Materdomini sia realizzando infrastrutture sia sostenendo tutte le iniziative imprenditoriali innovative e quelle rivolte alla pubblicizzazione; lo snellimento delle procedure burocratiche; la realizzazione di varie opere pubbliche; per quanto riguarda il sociale saranno sostenute tutte le iniziative volte alla diffusione della cultura e ad alleviare le situazioni di disagio in cui vivono molti giovani e molti anziani del nostro paese; la razionalizzazione della raccolta dei rifiuti iniziative atte a promuovere la raccolta differenziata; la promozione di iniziative volte alla diffusione della cultura della legalità e delle tematiche ambientali a tutti i livelli.

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Tracce del programma presentato dalla lista l’’arcobaleno

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richiede la partecipazione di tutti ed esclude la delega che molte volte i cittadini consegnano agli eletti. Partecipare è l’essenza della democrazia. Richiamando quanto sopra scritto, credo che a maggio, per la storia di

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Cari lettori, cari elettori e non elettori!

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’ già trascorso un mese dalla tornata elettorale, Il mio intento nello scrivere questo articolo è quello di una cronistoria di ciò che ha portato ad un risultato del tutto inaspettato,ed aggiungerei di sicuro nemmeno immaginato. Credo sia opportuno che i cittadini del nostro paese conoscano tutte le tappe salienti dello scenario politico rivelatosi all’indomani della prematura morte del sindaco dott. Giuseppe Melillo. Dopo un breve periodo di lutto , di sicuro sentito da ambedue gli schieramenti , e perché no anche di leggero smarrimento essendo il mandato amministrativo terminato con ben due anni di anticipo, nel nostro comune si incominciò a risvegliare un grosso fermento politico. Gli scenari che si rivelavano erano variegati, ma nell’aria e nel pensiero di molti si sentiva il bisogno o meglio la necessità di un periodo di pacificazione sociale, un periodo di transizione che desse l’opportunità al nostro paese di riavviarsi in modo sereno. Nel mese di novembre, il buon Gerardo Melillo interpretando il sentimento comune indisse una assemblea per la creazione di un forum pro lista unitaria. All’assemblea erano presenti Gerardo Ceres, Michele Ceres ,Giuseppe Testa, Alfonso Sturchio, Massimo Russomanno, Nino Chiaravallo, Niki Russomanno, Gerardo Notaro, Donato Gervasio, Vitale Cetrulo, Gerardo Melillo, Ettore Spatola, Armando Sturchio, Antonio Cione. In questa riunione si decise di avallare l’ipotesi di un progetto di lista unitaria, dando vita ad un comitato forum,composto da una delegazione ristretta di otto persone scelte tra quelle presenti nella suddetta riunione. Lo scopo del comitato era quello di farsi promotore di una lista che desse priorità a problematiche importanti per lo sviluppo del nostro amato paese. Il lavoro non era per niente facile.


SPAZIO AUTOGESTITO DA "L'ARCOBALENO"

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candidati a sindaco. Purtroppo i partiti DS,Margherita,UDC ed il capolista di Caposele nel cuore con una grossa mancanza di stile e di scarso interesse per le sorti del paese non si presentarono. In quella sede erano presenti i seguenti partiti: F.I ,AN,SDI,UDEUR,RFC ed il candidato a sindaco per la lista l’Arcobaleno. Furono affrontate con serietà tutte le problematiche inerenti il nostro comune. La cosa da sottolineare con forza fu la proposta, successivamente anche illustrata in pubblico comizio,fatta dal capolista della lista l’Arcobaleno ing. Monteverde. Essa consisteva nel concedere agli avversari politici tutto ciò che la legge loro permetteva(50% dell’esecutivo amministrativo); con un ulteriore proposta che il mandato fosse a termine onde scongiurare il commissariamento del comune. Che cos’era se non una lista unitaria? La lista Caposele nel cuore ha perso una grande occasione, irripetibile, per se e per il bene di tutto il paese. Furono esaminate anche le grandi difficoltà se non l’impossibilità di raggiungere il quorum, infatti stando al d.lgs 267/2001 nei comuni con meno di 5000 abitanti nel caso in cui fosse una sola lista a concorrere si dovrebbe raggiungere un doppio quorum, il 50% degli aventi diritto al voto e il 50% dei voti validi per la lista. Inoltre la legge elettorale computa negli aventi diritto al voto anche i residenti all’estero, gli elettori da 2800 circa risultavano 4300. Non è stato piacevole constatare che proprio su questo punto, i promotori ed i componenti della lista Caposele nel cuore, adagiandosi sul non raggiungimento del quorum della lista l’Arcobaleno ed incuranti delle sorti del nostro comune , celandosi dietro la scusante di una assenza di democrazia invitavano i propri elettori al non voto,andando contro qualsiasi logica , contro ogni principio costituzionale, democratico e di ordine pubblico : solamente per coprire le proprie responsabilità. Le ultime battute della campagna elettorale si fecero incandescenti: i comizi si inasprivano con dichiarazioni non vere, su bilanci oscuri, ecc… La lista dell’Arcobaleno dovendo far fronte ad un’evenienza anomala , essendo unica lista,dovette con tutte le sue forze cercare di spiegare che la necessità di recarsi alle urne era fondamentale. L’interesse in gioco era il futuro del nostro paese.Ogni giorno stampe ed articoli di giornale non fecero che incrementare l’odio tra le parti. Per fortuna arrivò il giorno delle elezioni,ma i colpi di scena non erano del tutto esauriti. Come un plotone pronto per l’esecuzione, tutti i non ormai candidati , compreso il capolista della lista Caposele nel cuore, si schierarono nei pressi dei seggi, purtroppo, intimidendo gli elettori incerti. Lo scenario era pietoso. Risultato quorum non raggiunto: 1313 votanti. La lista Caposele nel cuore la sera, dopo lo sfoglio, festeggiava come se avesse vinto le elezioni. Festeggiava cosa??????????????????? Caposele è stato commissariato. Dal mio punto di vista non può che restare una macchia indelebile per la storia del nostro paese.

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più il programma amministrativo e di non volersi ricandidare al fianco dell' ing. Monteverde futuro candidato a sindaco, nell’eventualità di un risultato negativo del progetto unitario. A questo punto mancavano pochi mesi alle elezioni e molte situazioni erano incerte. Per quanto riguardava l’Arcobaleno il nome del capolista si concentrava definitivamente sul nome dell’ing. Monteverde, mentre nella compagine avversaria il dott. Farina prima di accettare la candidatura pose delle riserve. Riguardavano la composizione della lista, pretendendo fortemente di avere la più ampia autonomia nella sua creazione. L’idea era di una formazione caratterizzata fortemente da una appartenenza di centro sinistra ma con nomi completamente nuovi allo scenario politico. Il gruppo storico del centro sinistra con il suo bene stare diede fiducia al progetto. Quindi da quel momento si entrò nel vivo della creazione delle liste,anche se a me personalmente sembrava più una campagna acquisti di un torneo di calcio. Ovviamente la lista dell’ing. Monteverde era già a buon punto, visto che la metà dei componenti venivano dal vecchio mandato, per gli avversari secondo la visione del dott. Farina c’era tutto da rifare. Gli incontri serali con le varie realtà caposelesi erano ininterrotti sia da una parte che dall’altra. Gli accordi erano difficili da concludere. Si rivelarono nuovi scenari ,stava nascendo una corrente alternativa alle due storiche,quella della terza lista, però sempre caratterizzata da matrice di centro sinistra. Il progetto aveva come referenti l’avv. Chiaravallo,Gianni Cetrulo, e Donato Merola. Il clima non era dei migliori. Ovviamente il dott. Farina cercò di dialogare con i sudetti referenti, per unire un centro sinistra forte e molto competitivo, ma le trattative dopo diversi incontri non andarono a buon fine. Mancato l’accordo si andava avanti con le varie concertazioni,e gli scenari si ampliavano diversificandosi. Infatti i promotori della terza lista dopo diversi scambi di opinioni con il candidato a sindaco ing. Monteverde a sorpresa sancirono un saldo accordo con l’Arcobaleno,un accordo serio fissato con una condivisione programmatica sulla politica amministrativa da attuare nell’eventuale mandato. La lista capeggiata dal dott. Farina restava

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Il primo passo fu quello di redigere una sorta di programma basato su quattro punti essenziali, che andassero dalla questione galleria” Pavoncelli”, grosso appuntamento al quale Caposele non poteva farsi trovare impreparato, al completamento del piano urbanistico ed allo sviluppo turistico. Su questa piattaforma programmatica si cercava di avere il più largo consenso da parte di tutte le forze politiche. Successivamente fu fatta una riunione nella sala polivalente sita in Pia.zz. XXIII novembre alla quale parteciparono sotto invito del forum tutte le forze politiche e tutte le associazioni del nostro comune. L’intento era quello di portarli a conoscenza del progetto e di richiedere l’adesione di tutti, sottoscrivendo il suddetto documento. La discussione fu lunga con qualche titubanza da parte del delegato dei DS, ma alla fine aderirono tutti. Continuarono ad esserci diversi incontri, ma addivenire ad un accordo non era per niente facile. A questo punto si ritenne necessario da parte del forum di creare una delegazione ristretta, un comitato composto da un numero di tre persone, per dar vita ad una mediazione tra le parti in modo molto più celere e proficuo. I rappresentanti del comitato promotore avevano lo scopo,attraverso le varie consultazioni, di trovare il modo, o meglio le regole, per far nascere questa lista che riappacificasse il paese. Esse dovevano riguardare il meccanismo attraverso il quale si potesse individuare il capolista, come comporre la lista, e dei suggerimenti per poter stilare un programma molto più approfondito e realmente conforme alle esigenze della cittadinanza e del nostro comune.Sugli ultimi due punti non sembrava impossibile arrivare ad un accordo, ma lo steccato che aveva sempre separato le realtà politiche del paese ,e con questo mi rivolgo alla allora amministrazione Arcobaleno e all’opposizione tre Cerchi , rivenne alla luce sull’individuazione del nome del capolista. Ora da una parte, l’amministrazione richiedeva fortemente che fosse riconosciuta la grande valenza che il gruppo Arcobaleno aveva nello scenario politico caposelese e quindi che, ovviamente, non gli fosse negata la legittimità ad esprimere il nome del capolista,dall’altra si focalizzava l’attenzione sempre di più sul nome del dott. Farina come candidato a sindaco di un eventuale lista unitaria. Da parte dell’arcobaleno non fu fatto alcun

caratterizzata fortemente di matrice centro sinistra, l’Arcobaleno , fedele alla linea voluta dal dott. Melillo del “civismo”, si colorava di diverse realtà politiche da racchiudere quasi tutto l’arco costituzionale. Nel contempo restava sempre incerta la figura dell’assessore Malanga per il quale addirittura si vociferava una candidatura con la contro parte, anche se lui imperterrito continuava a svolgere regolarmente il suo compito con i colleghi amministratori. Quindi si buon ben capire che sul nostro comune l’aria incominciava ad essere al quanto tesa. La compagine capeggiata da Farina restava ancora un’incognita,non si conosceva nemmeno il nome della lista. Perfino il giorno prima della presentazione i componenti candidati a consiglieri non venivano resi noti. Forse si puntava su un effetto sorpresa. Il giorno fatidico arrivò, la presentazione delle liste sabato 28 aprile 2007. La prima compagine a presentare la lista fu quella di Farina , Caposele nel cuore. Quella mattina nacque subito un’incertezza,un piccolo gioco politico,infatti da sedici consiglieri ne diventarono diciassette.Che cosa avvenne? Era successo che tra i componenti improvvisamente la mattina intorno alle nove venne inserito anche l’ex assessore Malanga; quindi qualcuno doveva ritirarsi? Il nome che capitolò fu quello di Annunziata Cordasco. Dopo circa un’ora fu la volta della lista l’Arcobaleno che in modo molto lineare senza colpi di scena chiuse la presentazione. Ormai i giochi erano fatti. Si apriva ufficialmente la campagna elettorale.Verso sera però incominciò a circolare una voce, lasciatemelo dire alquanto inquietante, la lista Caposele nel cuore era stata ricusata. La motivazione: eccesso di firme. La commissione elettorale di Sant’Angelo dei Lombardi esaminando il documento compilato dalla suddetta lista rilevò tredici firme in più, da un limite di sessanta se ne presentarono 73, in modo tassativo la escluse dalla competizione. Nel paese si notava molto smarrimento, anche tra i candidati, non ci si rendeva conto di cosa stava per accadere e di quello che poi sarebbe avvenuto. Nel frattempo la lista del dott. Farina fece puntuale ricorso al TAR anche se l’esito era più che scontato. Purtroppo la legge in questi casi è tassativa e determinata: non vi è margine su cui appellarsi. Il primo dei comizi fu fatto dalla lista Caposele nel cuore,all’interno della sala polifunzionale. I candidati dellalista del cuore hannocercato di spiegare il perché della ricusazione. Gli argomenti adottati erano diversi, qualcuno anche alquanto irreale, in quel frangente si parlò di responsabilità addebitabili esclusivamente alla segretaria comunale, per non parlare di quelle attribuite al Sindaco facente funzioni l’ing. Monteverde, si lasciava intendere addirittura un complotto. I cittadini erano confusi e smarriti. La campagna politica si rese infuocata, il partito di Forza Italia per poter trovare una soluzione al problema indisse una riunione nella propria sede invitando tutti i partiti e i relativi

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nome,e le trattative andarono avanti per molto tempo. Il nodo fu cruciale,talmente tanto che improvvisamente il progetto tanto ambito senza preavviso venne dichiarato morto attraverso un articolo su un quotidiano Irpino. Nel contempo alle spalle dello scenario lista unitaria all’interno della compagine dell’Arcobaleno si venne a creare una fazione separatista che non vedeva più nessun punto in comune con questa parte politica. L’assessore Malanga, dichiarava di non condividere

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Speciale elezioni

SPAZIO AUTOGESTITO DA "CAPOSELE NEL CUORE"

C’è in ognuno di noi un sano amor proprio che rischia di sfociare nell’egoismo se non si ascoltano, si capiscono e si rispettano le ragioni degli altri.

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problemi. Una politica che sappia riconoscere anche le ragioni e i meriti dell’altro e, con il rispetto reciproco, abbia come unico obiettivo il bene della comunità. Una politica che sappia investire soprattutto nelle proprie risorse idriche e turistiche ma anche nella riconversione ambientale, nello smaltimento dei rifiuti differenziato ed ecocompatibile, nelle fonti rinnovabili di energia, nell’urbanistica come fattore di sviluppo, nelle opere pubbliche, nell’artigianato e nelle produzioni agricole, nelle politiche sociali….. Una politica di ascolto che guidi nelle decisioni, che sappia parlare a tutti i Caposelesi, che non privilegi l’uno e non trascuri l’altro, perché la risposta è nel punto di equilibrio che è dovere della politica e della demo-

crazia. Perché democrazia vuol dire rispetto delle persone, in particolare di tutte quelle persone che non si arrendono, che hanno idee diverse dalle nostre, democrazia vuol dire ascoltare chi la pensa diversamente da noi, solo così ogni giorno che passa potranno prendere corpo idee, progetti e programmi innovativi, solo così potrà aumentare il senso di partecipazione; e con tali premesse spero si possa riprendere il dialogo con tutti e far sì che il nostro sia un paese che pensa in positivo, solo così si potrà consegnare ai Caposelesi un paese nuovo, moderno, un paese in cui i giovani possano contare su un lavoro, solo così si potrà consegnare ai caposelesi un Caposele soprattutto giusto. Pasquale Farina

Vito Malanga, candidato della li�

piccola frattura. Tutto ciò ha lasciato in me, come penso in molti di voi, molta amarezza e molta delusione per gli atteggiamenti di molti che sono andati ben al di la dell’ardore legato alla competizione elettorale. Proprio per questo motivo mi auguro fortemente che,a partire già dalla prossima tornata elettorale, ci si comporti in modo diverso, rispettando e accettando le idee altrui, anche se diverse. C’è da complimentarsi con i Caposelesi

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CANDIDATO A SINDACO Dott. Pasquale Farina

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n questa campagna elettorale così anomala, che verrà ricordata a lungo, la lista dell “Arcobaleno” credeva che con l’esclusione della lista “Caposele nel cuore” dovesse avere campo libero ed essere autorizzata moralmente a tutto. Pur di raggiungere il traguardo del quorum, per loro giusto e legittimo, non si riusciva a rispettare le ragioni degli altri, che erano democraticamente …in campagna elettorale. E’ stata una campagna elettorale dove l’espressione del voto poteva alimentare rancori ed odio, noi ci siamo sforzati di evitarlo con il nostro comportamento, la nostra comprensione e il senso di responsabilità, consapevoli ancora di più oggi, a distanza di qualche mese che, le divisioni e gli asti, favoriscono solo l’ingovernabilità. E’ stato un grande onore per me essere stato scelto quale capolista della lista Caposele nel cuore, una scelta che è andata oltre i personalismi e gli interessi politici dei dirigenti di partiti e di questo io ringrazio tutti, anche perché altre persone, più capaci e competenti potevano a più titolo candidarsi alla guida del paese. Un grande merito va ai candidati che con senso di responsabilità hanno accettato di percorrere questa strada insieme a me, entrando in lista, con la propria storia, la propria identità, il proprio bagaglio culturale a dimostrare che la politica non è una passeggiata solitaria, ma un viaggio collettivo dove tutti possono dare il loro contributo. Ora che siamo di nuovo al punto di partenza, più che mai, le opinioni di tutti saranno importanti, perché abbiamo bisogno di una politica che sappia condividere la quotidianità delle persone, di quelle persone che hanno difficoltà economiche, degli artigiani che non riescono a pagare le tasse, dei cittadini che aspettano ancora la casa e di tutti quelli che vogliono un paese che dia lavoro ai propri figli …….. Noi ci sentiamo di dire basta con la politica dell’odio, la politica può essere diversa, non basata solo sui ricorsi, non sulla diffamazione e la mancanza di rispetto per l’avversario, non schieramento contro qualcuno, ma schieramento per risolvere i

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sta “Caposele nel Cuore” , esprime al� cune considerazioni sulla competizione elettorale del 27 e 28 maggio ‘07

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e elezioni Amministrative del 27 e 28 maggio ’07 svoltesi in modo

del tutto inusuale e anomalo a causa della ricusazione della lista “Caposele nel Cuore”, hanno determinato nella comunità dei momenti di eccessiva tensione e qualche


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pevolezza che a prescindere dai meriti o dai demeriti dell’unica lista ammessa alla competizione, un eventuale commissariamento del paese per alcuni mesi è comunque da preferire ad un mandato quinquennale, a senso unico, forzato, totalitario ed offensivo per la libertà, l’intelligenza e la dignità di ogni singolo cittadino. A fronte di tutto questo, “L’ARCOBALENO” anziché battersi insieme a noi per garantire un confronto civile e democratico e per dare ai caposelesi la possibilità di poter scegliere i propri candidati, si sono buttati a capofitto in un insolito ed improbabile modo di interpretare la democrazia, la libertà e la partecipazione. Si sono autoconvinti che si può garantire la libertà di scelta degli elettori anche con una sola lista di candidati e, offendendo l’intelligenza degli elettori continuano a ripetere che bisogna andare a votare poiché la libertà è partecipazione. Ci dispiace per loro perché dimenticano che se la partecipazione non è garantita a più liste di candidati, la partecipazione dei cittadini al voto diviene una vera e propria umiliazione poiché in qualsiasi modo essi votano finiscono sempre e comunque nel pallottoliere dell’unica lista di candidati, e ci dispiace pure per il grande Giorgio Gaber che ha scritto questa canzone sicuramente per abbracciare ideali ben più nobili. Pertanto, mai come in questa occasione la certezza di un voto libero e segreto, sta, paradossalmente, nel non voto e non nella scheda bianca che sarebbe soltanto un’ancora di salvezza per chi, vorrebbe avere la pretesa di salvarci dallo “straniero”, il commissario, questo spauracchio che non verrebbe qui per garantire il rispetto delle regole, ma per succhiare il sangue dei caposelesi. In uno dei tanti volantini fatti circolare in questi giorni dagli attivisti dell’arcobaleno si leggeva:”La menzogna è la peggiore delle violenze”, ebbene, alla luce delle suddette considerazioni, non ci vuole certo una sfera di cristallo per capire da che parte sta la menzogna. Per queste ragioni, mentre noi nei prossimi mesi avremo tutto il tempo per perfezionare al meglio il nostro programma e la nostra coesione, questi signori avranno altresì tutto il tempo per andarsi a rileggere e per capire meglio il vero significato della partecipazione, della libertà e della democrazia. In sostanza, se davvero vogliamo affrontare e cercare di risolvere concretamente le innumerevoli problematiche che attanagliano la nostra comunità, c’è bisogno di un grande senso di responsabilità da parte di tutti poiché a partire dal problema della captazione delle sorgenti del Sele, la popolazione di Caposele che aveva costruito attorno a dette sorgenti una fiorente economia, facendo dell’acqua una fonte inesauribile di energia per le proprie attività produttive, da oltre un secolo è rimasto orfano del vero motore della sua economia, è stato tagliato fuori da ogni possibilità di sviluppo, non è mai stato concretamente risarcito dal gravissimo danno subito e sta pagando un prezzo troppo alto per poter interpretare al meglio il principio di “acqua bene dell’umanità”. Soltanto con una grandissima mobilitazione popolare il nostro paese potrà riscoprire la sua vera identità e riscattare la propria dignità.

GIANNINO CICCONE CANDIDATO

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utti i nostri propositi, i nostri progetti, l’idea di un cambiamento radicale nel modo di governare il paese, sono rimasti intrappolati negli ingranaggi di una vergognosa, oscura e sporca operazione. Infatti, ciò che per la prima volta nella storia, si è verificato a Caposele relativamente alla presentazione delle liste elettorali per il rinnovo del consiglio comunale, è di una gravità assoluta ed apre inquietanti interrogativi sullo stato di salute di questa nostra democrazia incompiuta. La lista “CAPOSELE NEL CUORE” è stata ricusata per un eccesso di firme che, per il bene e gli interessi di tutti potevano essere ignorate, ma per chissà quale ignota e perversa ragione, qualcuno ha ritenuto di dover autenticare a tutti i costi. Per quanto ci riguarda abbiamo commesso l’errore di fidarci troppo delle istituzioni e di chi le rappresenta e per questo ci assumiamo fino in fondo tutte le nostre responsabilità, ma chi invece di ignorare le firme in eccesso ha approfittato della nostra fiducia ed ha usato dette firme per determinare l’esclusione della nostra lista, ha manifestato tutta la propria inaffidabilità, ha causato un danno enorme a tutto il paese ed ha profondamente leso gli interessi della collettività intera. Increduli e scandalizzati per quanto si era verificato, ci siamo subito preoccupati di come poterci riorganizzare e per evitare al paese una profonda spaccatura nonché una consultazione elettorale antidemocratica poiché fatta con una sola lista di candidati, abbiamo optato per il non voto, nella consa-

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re” dove si avranno, nel prossimo futuro, momenti di aggregazione e di confronto per costruire, integrare e condividere, con la partecipazione della cittadinanza, il programma politico che sarà presentato dalla nostra coalizione nella prossima campagna elettorale. Si torni finalmente a parlare e fare politica costruttiva! Lasciamo ad altri le denigrazioni, le falsità, la rabbia e l’utilizzo di un linguaggio forse troppo “colorito”.

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condivisione politica. Tutti coloro che avevano partecipato agli incontri e avevano cercato di trovare un punto d’intesa, fino ad arrivare ad accettare come capolista lo stesso Monteverde, cozzavano contro il suo diniego e il suo rifiuto. Anche successivamente, quando è stata ricusata la lista, è stato proposto al candidato a Sindaco dell’Arcobaleno di condividere il ricorso al Tar, al fine di poter addivenire ad una elezione democratica; purtroppo anche in questo caso ci si è trovati di fronte un muro. Ora io mi chiedo come si può credere o discutere una proposta simile visto che viene da chi non ha mai condiviso tale soluzione, senza sospettare che le vere motivazioni alla base della proposta stessa certamente non erano l’interesse del paese o della collettività. Del resto, per quanto mi sia sforzato di ricercare casi simili, non ho trovato alcun comune in cui si sia verificato questo tipo di accordo. Ora io mi chiedo, sempre più perplesso, perché a tutti i costi i candidati della lista dell’arcobaleno, pur consapevoli di esporre la popolazione a grosse difficoltà invitandola a votare in violazione dei più elementari principi della democrazia e del diritto alla libertà di scelta, hanno voluto correre da soli, hanno minacciato o fatto minacciare dai propri sostenitori i cittadini (persino ipotizzando possibili licenziamenti). Ma, ancor peggio, mi chiedo con quale coraggio si parla di democrazia se hanno preteso, e questo lo ha detto a chiare lettere il candidato capolista nei suoi interventi, che ce ne restassimo a casa, che sparissimo dalla circolazione, che chiudessimo il locale e che non esprimessimo alcuna considerazione (nemmeno nei Bar). Infine, ancora oggi, si continua a sostenere che non avevamo diritto e motivo di stare ai seggi in quanto non candidati. Ho pensato che forse volevano solo misurarsi e forse anche per questo motivo ora, seppur con tanta fatica, cercano di convincersi e di convincere l’elettorato che hanno vinto. I numeri dicono ben altro e se a questo si aggiunge che non governano più Caposele (nonostante qualcuno fatichi a lasciare la sede Comunale, gironzolando ancora per gli uffici) e che la prossima volta quasi sicuramente partiranno alla pari, (senza i vantaggi acquistati con la frenetica attività amministrativa degli ultimi mesi) lascio a voi le conclusioni. E’ vero, in politica nessuno ammette mai la sconfitta, però…..! Ho anche pensato che il miraggio di un governo senza le opposizioni e senza alcun controllo avesse creato in certi candidati una sorta di ansia per un “ potere assoluto” da cui ci si è lasciati trasportare senza riflettere sulle possibili conseguenze. Ho altresì pensato, ma voglio augurarmi che non sia vero o che non sia la sola motivazione, che in certe circostanze l’attaccamento alla poltrona…….. Non riuscendo a pensare ad altre e forse più nobili motivazioni, esprimo il mio modesto pensiero, ma rimango, come tutti voi concittadini, in attesa di eventuali esaurienti spiegazioni. Voglio solamente aggiungere, a conclusione di questa analisi, che abbiamo formato un circolo denominato “Caposele nel cuo-

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che, nella stragrande maggioranza, hanno dimostrato senso di responsabilità e rispetto della democrazia dando fiducia e voce a coloro che, senza costrizione alcuna e senza minacce di sorta, invitavano la popolazione a valutare la possibilità di non andare a votare. C’è da complimentarsi, altresì, con quei Caposelesi che, pur sostenendo l’una o l’altra coalizione, hanno espresso il loro libero pensiero e la libera scelta di votare o meno, senza però condannare le idee e gli atteggiamenti altrui, seppur non condivisi. Nei pochi momenti di confronto con i cittadini, a parte la stima, la fiducia, la partecipazione e l’entusiasmo che circondava la nostra lista, si è potuto constatare che la popolazione era ed è pronta per un cambiamento che vede nei giovani e nel rinnovamento l’unico obiettivo da perseguire. In tantissimi sono stati presenti alle manifestazioni che abbiamo organizzato e in tantissimi hanno condiviso le scelte che il capolista Pasquale Farina ha fatto nella composizione della squadra. I numeri ci hanno dato ragione: Su 3.012 cittadini residenti iscritti nelle liste elettorali, dei quali mediamente 2.800 si sono sempre recati alle urne, solo 1.250 hanno espresso un voto per la lista dell’arcobaleno e la differenza ,circa 1.500 elettori, hanno ritenuto sostenere con il non voto la lista “Caposele nel Cuore”. Questa circostanza ci riempie di soddisfazione e ci conforta il sapere che la scelta dei componenti della lista “Caposele nel cuore” è stata condivisa da gran parte della cittadinanza. Proprio spinti da questo sostegno, noi saremo presenti anche nella prossima e imminente tornata elettorale e ci impegniamo sin da ora a governare Caposele per realizzare quelle opere necessarie alla crescita socio-economica del paese e, soprattutto, per riportare il giusto clima di serenità e pace sociale che tanti auspicano, ma ahimè in molti solo a parole. Su questo punto voglio ricordare l’amico scomparso Peppino Melillo che negli ultimi anni della sua vita tanto si è adoperato e si è prodigato per il raggiungimento di questo importante e determinante obiettivo. Dicevo dell’anomalia di questa competizione elettorale, in cui abbiamo dovuto anche prendere atto dell’insolita scesa in campo di ministri di culto sia a Caposele che alla frazione Materdomini; ciò ha creato molto disappunto nella comunità, tanto da indurre decine e decine di concittadini a inoltrare una richiesta di spiegazioni e chiarimenti alle autorità religiose superiori con il solo obiettivo di ricomporre le lacerazioni createsi (conseguenza degli spot mandati in onda, in più occasioni, nei comizi dell’arcobaleno). Voglio augurarmi che il tempo trascorso fino ad oggi sia stato d’aiuto per molti ed abbia fatto riflettere sull’inopportunità degli interventi effettuati e proiettati. Abbiamo anche assistito a trovate e proposte opportunistiche da parte delle lista dell’arcobaleno. Mi riferisco principalmente alla tanto pubblicizzata proposta del capolista Monteverde di trovare “l’accordo” dopo la ricusazione della lista Caposele nel cuore; proprio lui che, inizialmente, quando si parlava di lista unitaria o di larghe intese, era l’unico a non approvare alcun tipo di

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Cari concittadini, cari giovani di Caposele, questa sera è un onore parlarvi. Prima di tutto voglio precisare che partecipare alla vita politica, da parte mia, non significa andare a creare inimicizie, rotture di rapporti personali. Ho parecchie amici nell’altro schieramento, abbiamo diverse idee su come affrontare e risolvere le questioni, possiamo avere animate discussioni, ma i rapporti personali, per quanto mi concerne, non sono messi in discussione. Siamo giunti ormai alla fine di questa strana ed anomala campagna elettorale che, purtroppo, per strane coincidenze non ci vede protagonisti. Mi sarebbe piaciuto confrontarmi con i candidati dell’altra lista sui programmi di sviluppo e di rilancio per Caposele, ma, almeno per ora, non è possibile. Vuol dire che ci confronteremo prossimamente. Chi era legittimato, chi avrebbe dovuto illustrare le proprie proposte di risoluzione dei tanti e gravi problemi che affliggono la comunità caposelese, al fine di convincere gli elettori a recarsi alle urne, ha preferito invece parlare di ben altro. Però, prima di entrare nel merito su alcuni punti del nostro programma, volevo porre l’attenzione sul modo di agire dell’attuale amministrazione. Nella campagna elettorale del 2004 mi colpì uno spot di grande effetto che i nostri avversari inventarono. Cosa diceva questo spot: “dopo 30 anni ritorna l’acqua di Caposele nelle nostre case”. I loro sostenitori, forse perché tale frase risvegliava un legittimo orgoglio, risposero con un caloroso applauso e cori di incitamento. Sono passati tre anni, mi pongo una domanda: ma l’acqua di Caposele dove è andata a finire? Nelle case di quali caposelesi? Questo è solo un esempio delle chiacchiere che in campagna elettorale i nostri avversari contrabbandano come sacrosante verità. Ma passo ad analizzare alcuni punti del nostro programma. Lo ritengo utile affinchè si capiscano quali sono le nostre reali intenzioni che potremmo riassumere in uno slogan: creare sviluppo attraverso la nascita di opportunità lavorative per noi giovani. Quanti giovani di Caposele, quanti miei compagni d’infanzia in 13 anni di continuità amministrativa, sono stati costretti a fare le valige, a lasciare le proprie famiglie ed i propri amici! Forse gli amministratori, alle prese con chissà quali grossi problemi da risolvere, ma mai risolti, non hanno capito che il principale male è la mancanza di attenzione verso i giovani; è la mancanza di politiche giovanili; non hanno capito che il futuro è delle nuove generazioni e sui giovani e per i giovani bisogna necessariamente investire. Non pensare al nostro futuro significa far morire Caposele. Creare opportunità lavorative significa saper utilizzare le potenzialità di sviluppo economico delle nostre risorse: acqua, turismo religioso, patrimonio naturale.

incivili e sicuramente non tornerà più. Problema rifiuti. Il problema dei rifiuti può essere risolto con un minimo di organizzazione. Caposele è uno degli ultimi paesi in provincia di Avellino a fare la raccolta differenziata. Sapete che significa? Significa che la spazzatura rimane lungo le strade diventando pericolosa per la nostra salute, un paese così sporco non si è mai visto, nessuno spazza le strade; meno male che oggi ci ha pensato la pioggia!! Seconda cosa: meno si fa raccolta differenziata più si paga. Alzando la percentuale di differenziata la bolletta sarebbe meno salata. Questa è l’amministrazione che pensa all’interesse di tutti? Questa è una cattiva amministrazione cari amici; questa è un’amministrazione che penalizza i cittadini, perché disorganizzata com’è ci fa pagare più tasse. È l’amministrazione delle tasse. È l’amministrazione che fa andare via i giovani e le famiglie da Caposele. Posso ricordare altre questioni irrisolte: l’uscita della superstrada direzione Caposele, la frana al cimitero, la frana a Buoninventre, i parcheggi e i servizi igienici a Materdomini. Questi sono alcuni problemi da risolvere ( per tutti gli altri c’è il nostro sito internet che è WWW. Iativenn a fat’à. IT). Noi non faremo la solita politica delle chiacchiere ma andremo a risolvere i problemi; però questo compito ci spet-

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CANDIDATO Sintesi del pubblico comizio del 25/05/07

Chi mi conosce sa quando io tenga alla tutela dell’ambiente ed il suo contestuale utilizzo per creare sviluppo ed occasioni di lavoro. La prima cosa che mi viene in mente è il Bosco Difesa. Il nostro bosco è una oasi si pace, ci è invidiata dai paesi vicini, meta di tanti turisti che lo affollano durante il periodo estivo. Questo, però, succedeva una volta. Ora il Bosco è stato offeso, umiliato, ridotto ad una pattumiera; quelle poche strutture esistenti sono diventate rottami pericolosi per le stesse persone. Il nostro bosco è una possibile fonte di reddito, ignorata ed inutilizzata dai nostri amministratori. E’ questo lo sviluppo che l’arcobaleno intende proporre per Caposele? Lo stesso discorso vale per Tredogge, zona di incomparabile bellezza. Lo stesso discorso vale per la nostra montagna, dove giornalmente si compiono innumerevoli illeciti, dove va regolamentato il pascolo e dove vanno difesi gli interessi dei cittadini che la frequentano. Perché non si pensa ad invogliare l’iniziativa privata, invece di reprimerla? Il nostro territorio ha una, come ho detto, ha una vocazione al turismo verde. Bisogna, pertanto, invogliare i nostri agricoltori e soprattutto i loro figli ad investire, per esempio, nell’ agriturismo e nelle case rurali, ma il nostro piano regolatore (PUC) non prevede la realizzazione di tali strutture perché è vecchio, è obsoleto. Di fronte a tanto il candidato a sindaco dell’arcobaleno, invece di assumersi le proprie responsabilità, scarica la colpa sul progettista “il quale temporeggia, ci fa perdere tempo”. Ma voi amministratori a chi pensate? Volete lavorare, volete fare il vostro compito? Se il progettista ritarda la consegna degli elaborati, perché non gli revocate l’incarico? (Omissis…) Eppure, a Caposele abbiamo tecnici di un certo spessore, tecnici che conoscono bene il territorio comunale, ma che puntualmente vengono snobbati tranne, ovviamente, le dovute eccezioni. Significa tutto questo agire nell’interesse di Caposele? Bisogna prendere atto che questo è il loro normale modo di pensare perché anche altre categorie subiscono lo stesso trattamento: commercianti ed artigiani. È bello fare le passeggiate lungo le strade di Caposele, ma l’improbabile turista che ha la fortuna di farlo, perché ha saputo o sa che ci sono le sorgenti del Sele, dopo essersi informato, da chi si trova in piazza Sanità, della difficoltà e dell’impossibilità di visitarle, rimane perplesso sul perché questa attrattiva turistica non possa essere utilizzata e a malincuore, deluso ed in maniera sommessa va via; e, se qualche testardo, spinto dalla curiosità, si incammina lungo Corso Europa per visitare il nostro paese, egli rimarrà estasiato dall’ordine e dalla pulizia!! Automobili parcheggiate sui marciapiedi, sensi unici e divieti di sosta che non vengono rispettati, divieti di transito che vengono ignorati, spazzatura che arriva fin sulle strade e cani randagi che contribuiscono a disseminarla da tutte le parti. Credo che l’improbabile turista quanto meno ci definirà

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terà fra qualche mese. Questa sera ho voluto mettere in evidenza alcuni punti del programma che più mi stanno a cuore e rimarcare i disagi e i problemi che ho avvertito come semplice cittadino; disagi e problemi che sicuramente avvertite voi tutti. Loro hanno la presunzione di chiedere il vostro consenso non si sa su quali basi e con quale coraggio, ed addirittura hanno la faccia tosta di chiedere il voto ai nostri parenti più stretti. Perciò senza nessuna costrizione sono sicuro che voi diserterete naturalmente le urne il 27 e 28 maggio. In tal senso mi è difficile capire la posizione di autorevoli personaggi della nostra Comunità, i quali ben avrebbero fatto ad essere equidistanti dalle parti in contrapposizione, non fosse altro per il rispetto della funzione che svolgono. Non possono questi autorevoli personaggi invitare al non voto in occasione del referendum sulla bioetica e poi spingere al voto nella circostanza attuale. Un minimo di coerenza avrebbe potuto loro suggerire di tacere. Noi diciamo ad alta voce che questa è un ‘elezione falsata in partenza. Noi, fin da ora, vi invitiamo a sostenerci nella prossima primavera quando, in una normale elezione, potrete scegliere in totale libertà e nel segreto dell’urna tra il nostro programma e quello dell’altra lista, tra la nostra capacità di aggredire e risolvere i problemi e quella, fin qui poco dimostrata, dei nostri avversari.


Politica

CAPOSELE, PROVINCIA DI NAPOLI

LaFORUM è un agorà digitale dove poter proporre argomenti di discussione, votare sondaggi e scambiarsi idee e opinioni su qualsivoglia argomento: dalla Politica alla Musica passando per il Cinema e lo Sport. Qui è anche possibile postare suggerimenti di ogni genere per migliorare il servizio offerto ed eventualmente risolvere problemi riscontrati nell’utilizzo del portale. E’ stato inserito anche il SeLaVOCABOLARIO: termini caposelesi con relativa traduzione in italiano allo scopo di preservare il nostro dialetto ed averne memoria digitale. La SeLaCHAT permette incontri virtuali con i caposelesi sparsi - è il caso di dirlo - in tutto il globo: oltre che dall’Italia, infatti, sono stati registrati accessi dal Belgio, dalla Bielorussia, dalla Francia, dalla Germania, dall’Inghilterra, dalla Spagna, dalla Svizzera, dagli USA e dal Venezuela. Per salutare un SeLaUser che magari non è in chat (o addirittura è off-line) una funzionalità utile, divertente ed innovativa è l’invio di messaggi privati (PM). SeLaNEWS e SeLaBACHECA sono le tele immacolate che gli utenti hanno a loro completa disposizione per scrivere senza il rischio di cadere in un off-topic, cioè senza vincolo di dover rispondere a tono e restare nei confini del discorso come succede, ad esempio, in ogni forum che si rispetti. Qui è possibile trovare, ad esempio, le comunicazioni degli amministratori e le notizie dalla terra natìa. Gli eventi da condividere insieme come feste e cyber meetings sono raccolti nel SeLaCALENDARIO, in bella vista nella home page del sito. Immancabile la sezione SeLaGAMES per svagarsi un po’ dopo una lunga navigata nel sito. Dopo la prima settimana dalla nascita di selacapo.net (14 aprile 2007) abbiamo pensato di mantenere, tramite un software di traffic ana-

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li abitanti di Caposele (e non solo!) entrano a far parte del Mondo delle Community di Internet con il portale web selacapo.net.I creatori nonché amministratori del neonato portale sono: Raffaele Colatrella (admin) e Vittorio Nesta (VIX), che grazie al contributo monetario di Chaplin Pub, Concessionaria Ford Di Vincenzo, Jeans Street e Wake Up hanno potuto acquistare il dominio. L’idea è nata dal desiderio di regalare ai propri compaesani (anche emigrati) un luogo virtuale dove potersi incontrare e alleviare la nostalgia del paese e degli amici. L’elemento innovatore è rappresentato dall’estrema interattività che caratterizza ogni sezione del sito: i SeLaUtenti, infatti, possono partecipare attivamente alla gestione di tutti i contenuti in stretta collaborazione con lo staff. Diventare un SeLaUtente è semplicissimo: basta compilare il piccolo form di iscrizione che trovate direttamente on-line! Ciò vi consentirà di poter interagire ed esprimere la vostra opinione su tutte le tematiche, nonché di poter utilizzare tutti i moduli e i servizi offerti! Le sezioni che costituiscono la community sono molteplici, di grande utilità e interesse, e soprattutto in continuo aggiornamento e aumento. Gli amministratori sono infatti alla continua ricerca di nuove funzionalità per fornire agli utenti tutto ciò di cui hanno bisogno per vivere a pieno una community web di nuova generazione dando sfogo alla propria creatività, al proprio spirito critico e al desiderio di confronto. Per i meno pratici del web si sta cercando di redigere un tutorial digitale che spiega le funzionalità (apparentemente) meno intuitive che offre il sito. I SeLaUtenti possono contribuire di persona al riempimento dell’album di foto digitali: l’invio di una foto è facilissimo ed è anche possibile commentare e votare quelle già presenti! Il Se-

lisys esterno al portale, informazioni dettagliate sul traffico che interessa il sito: i report generati consentono di visualizzare le caratteristiche dei diversi segmenti di visitatori e di esaminare i vari fattori che contribuiscono alla qualità delle visite come ad esempio la media delle pagine visualizzate, del tempo trascorso nel sito e della frequenza di rimbalzo.L’andamento delle visite del portale mostra chiaramente il repentino interesse mostrato da coloro i quali hanno visto le locandine pubblicitarie affisse nei vari bar e pub del paese. Siamo contenti di aver realizzato un prodotto che contribuisce, nel suo piccolo, a mantenere unita una comunità che, a nostro avviso, ha tanto bisogno di coesione, innovazione e sviluppo telematico: La pendenza della coda attuale del grafico è naturalmente dovuta alla sessione di esami, universitari e non, che sta impegnando i giovani di Caposele disseminati in tutta Italia: Nell’attesa che la beata ADSL rag-giunga le nostre case ringraziamo di cuore tutti gli utenti che ci stanno supportando e stanno collaborando affinché questo progetto raggiunga stabilmente l’obiettivo che ci siamo prefissi: riunire virtualmente la comunità caposelese in modo da non perdere i contatti con la terra natìa. Invitiamo tutti voi lettori de La Sorgente a farci visita e diventare assidui frequentatori di selacapo.net! E ricordate: se la capo non vi aiuta... aiutate� la voi! Just use it!

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di Raffaele Colatrella e Vittorio Nesta

http://selacapo.net – just use it!

retto parlare di involuzione. Ho memoria di un Paese dove anche se con qualche sforzo la meritocrazia aveva diritto di cittadinanza; la bravura, riconosciuta; l’impegno, premiato. Un Paese che aveva il senso della riconoscenza nei confronti dei propri figli che col loro nome portavano il alto anche quello del Paese d’origine. Con le strade (anche quelle più lontane dal centro) che odoravano di pulito. Le stagioni che si susseguivano in un alternarsi non solo di colori, ma anche di odori. Anche gli angoli più depressi del Paese avevano una loro dignitosa presenza. La povertà di alcuni ruderi, nonostante il tempo, mantenevano la loro altezzosa volontà di esistenza. Non si vedevano cumuli di rifiuti ai bordi delle strade; a dirla tutta, non si vedeva in giro nemmeno un sacchetto di rifiuti. Le piazze erano tanti salotti all’aperto che pullulavano di persone, ravvivate dal vociare insistente delle comari nel dopo cena. E quando a notte fonda, noi giovani facevamo rientro a casa e “chiudevamo” il Paese, lo consegnavamo alla mattina successiva in tutta la sua naturale pulizia. Pronto ad una nuova giornata. E così per mesi ed anni. Cosa è stato di tutto questo? Perché la gente, indifferente, dinanzi ai cumuli d’immondizia ed alla sporcizia invadente e ai branchi di cani randagi che, pericolosi, si aggirano per le strade del centro, guarda e passa? Perché non ci si indigna neppure quando i rovi nelle strade adiacenti le nostre abitazioni quasi ci cingono d’assedio? Non ci si indigna più nemmeno quando gli spazi pubblici vengono sottratti alla loro naturale destinazione per essere fagocitati dall’umana ingordigia. Sembra essersi esaurito anche lo slancio virtuoso dei nostri operatori turistici che hanno fatto grande il nostro Paese. Anche loro pervasi da una rassegnazione che, per quanto mi sforzi, per davvero mal comprendo. Assistiamo, inermi, alla esaltazione del “particolare” che comprime ed emargina il “generale”. L’io (per quanto mortificato dagli eventi) che irrompe e mortifica il noi. Il Paese ha smarrito il senso dell’appartenenza e quello della comunità. Il bene collettivo, valore fondante di tutte le società civili, sacrificato all’altare di meschini e bassi interessi personali e di bottega. Un Paese che a folle velocità, come un auto senza autista, corre e si dirige verso il baratro. Cosa fare per arrestare la corsa? Forse, cominciare ad indignarsi. Dimostreremo, se non altro, di esistere.

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ticamente ci consegnano le cronache di questi giorni della provincia di Napoli. Immediato, a questo punto, il raffronto con la nostra realtà irpina (e quindi di Caposele) di qualche anno fa. E sì, perché è da qualche tempo che per costumi, modi di fare, senso civico e pulizia del Paese siamo diventati provincia di Napoli. Non so, con esattezza, quando si è avuta questa “annessione”; di certo i primi sintomi sono coincisi con l’immediato post terremoto. Figlia anche di una impostazione della gestione della cosa pubblica e di un modo di intendere il potere e la politica sempre più autoreferenziali. Il potere politico come perpetrazione di prerogative, privilegi ed elargizione di favoritismi e prebende. In questa cornice, il Paese è andato via via perdendo la sua originaria fisionomia e la sua anima. Vero è che le trasformazioni ed i mutamenti dei costumi e delle abitudini sono figlie (legittime) della naturale evoluzione della storia. Ma in questo caso sarebbe più cor-

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re di calciofilo albergano sia l’Avellino che il Napoli, per evitare fraintendimenti. Detto questo, però, con un minimo di onestà intellettuale, bisogna convenire che se si eccettua il periodo del c.d. “risorgimento napoletano” (che coincise con la prima giunta Bassolino) la città partenopea è famosa sì per le sue bellezze paesaggistiche, ma anche per il caos ed il disordine che vi regnano; oltre che per la sporcizia che la fa quasi da padrona in ogni dove. Va detto, a parziale giustificazione, che tutte le città di mare scontano un deficit di vivibilità e pulizia. Una sorta di maledizione che accomuna tutte le città che godono della presenza del mare. Purtroppo, in provincia, se possibile, le cose non vanno granché meglio. Come comprovano le immagini di questi ultimi giorni di grave crisi della raccolta dei rifiuti. Vere isole di stoccaggio ai margini delle scuole, bar e supermercati, che sono state immortalate con foto cartoline. Questo è quanto dramma-

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a sempre (o almeno, dall’età dell’adolescenza, allorquando cominciai ad acquisire maggiore capacità di discernimento) sono un convinto e benevolo sostenitore della c.d. Napoletanità. Ovvero di quel mix di genialità ed estemporaneità che fanno del popolo napoletano uno tra i più arguti del Paese. Per ragioni di studio, prima, e professionali, poi, mi sono trovato spesso in città del Nord Italia e all’interlocutore che mi chiedeva se fossi di Napoli, un po’ piccato, rispondevo che no, non ero di Napoli, ma di Avellino. Non che mi vergognassi di essere napoletano, anzi. Ritengo che noi Irpini non abbiamo quello slancio e quell’acume tutto partenopeo, che però compensiamo con la laboriosità e la tenacia. Questa premessa è indispensabile per fugare ogni dubbio su presunte mie posizioni preconcette e discriminatorie nei confronti di Napoli e dei napoletani. Ma forse bastava dire che nel mio cuo-

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di Giuseppe Palmieri

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Le foto di questa rubrica ci ricordano episodi e personaggi del passato. Qualche volta, come in questo caso, vogliamo parlare anche di personaggi recentemente scomparsi come Ferdinando Mattia. Lo ricorderemo sempre per il suo attaccamento alla Pro Loco, per il suo impegno costante a favore di tutte le iniziative dell’associazione ed in particolare per quelle manifestazioni che richiedevano capacità organizzative e competenze specifiche.

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A lui va il nostro ringraziamento.

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Alfonso Merola, Ferdinando Mattia, Don Vincenzo Malgieri, Agostino Montanari, Antimo Pirozzi

Ferdinando Mattia nel suo mulino

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Battesimo di Elisabetta Pallante: da sinistra Nenetta ,Italia Caprio, Nicola Conforti, Maria Pallante, Maria Del Guercio e Alfonso Pallante

Foto ricordo della Scuola Media- anni '50 - 60

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Nicola Conforti e Salvatore Malanga


Gita al Laceno: foto anni '50

Donatella Cetrulo, Maria Corvino e Carmela Nesta

Famiglia Nicola Farina

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Antonio Patrone, Rocchino Malanga, Emidio Baldi, Michele Patrone, Enrico Corona, Filippo Alagia, Cenzino Malanga e Virgilio Caprio

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Donato Curcio, Barone Cetrulo, Salvatore Conforti, Gerardo Del Guercio, Armando Sturchio e Pietro Ilaria

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La Sorgente ricorda

Gerardo Malanga, accompagnatore devoto di San Gerardo

Salvatore Peccatiello (Polacco),Michele Patrone, Mimino Farina,e con la fisarmonica Enrico Corona

Gruppo degli anni '50

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La bottega di NicolaVetromile

Sisina Baldi e Agnese Malanga

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San Gerardo

che nè i rigori della stagione, discende nel paese a qua­lunque ora per visitare e consolare gl’infermi con medicine e limosine, animandoli con gran fervore alla pazienza e disponendoli con persuasive esortazioni a ricevere i santi Sa­cramenti. Dio conferma con molti miracoli e prodigi la insigne ca­rità del nostro Gerardo verso i poveri. Sopravvenuta una desolante carestia, il Servo del Signore vuota il granaio del collegio per sfamare la moltitudine dei bisognosi, che da ogni parte affluisce alla portineria. Il Su­periore disapprova questa sua liberalità, ma Egli umilmente risponde: « Non si disturbi V. R. che Iddio provvederà! » Infatti il frumento si trova moltiplicato nel granaio, il pane per la comunità religiosa aumentato, mentre mani angeliche portano notevoli somme di danaro... Non a torto i poveri di Materdomini e di tutti i paesi vicini alla morte di Ge­rardo piangono inconsolabili, ripetendo: « Abbiamo perduto il nostro benefattore, il nostro padre, il nostro direttore! »

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i poverelli. A dire di Gerardo, la pazienza racchiude in sè la perfezione dell’edifizio di santità e non può esercitarsi senza lo spirito della penitenza, nè può durare senza la virtù della fortezza. Con la pazienza l’umile Fratello Redentorista sop­porta fin dalla puerizia tutte le avversità ed i disprezzi ; con lo spirito di penitenza alla sua infermità vi aggiunge le di­scipline, i cilizi, i digiuni e il lungo pregare con l’essere sempre crocifisso con Gesù Cristo; con la fortezza poi re­siste a tutte le tentazioni, opposizioni, persecuzioni, che gli fanno ottenere la corona della perseveranza, che è la corona di tutte le corone... Queste triplicate virtù gli fanno anelare il martirio, esclamando : “La strada dei travagli, delle peni­tenze è la più sicura per andare in Cielo.” Che dire dell’amore ardentissimo che il buon Gerardo porta agl’infermi!... Il Collegio di Materdomini dista circa un miglio dal paese di Caposele, ma la via è difficile ed al­pestre. Ciò non ostante il caritatevole Fratello, non curando fati-

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io non sempre aspetta a glorificare i suoi santi dopo la morte, ma spesso mette in luce la potente loro interces­sione anche durante la loro vita. Iddio intanto che ha prescelto il Maiella a diffondere la sua gloria in mezzo al popolo, ispira i superiori di destinarlo a fare la questua. Impiego alquanto spregevole, ma che nel disegno di Dio serve mirabilmente a sfoggio- di mille pro­digi e di grazie straordinarie. Le prove luminose che Gerardo dà di singolari virtù, lo rendono modello di modestia, di pietà, di mansuetudine e di carità. Dal Collegio di Deliceto trasferito a quello di Materdomini, seguita il medesimo esemplare tener di vita. Quivi gli viene assegnato l’incarico di portinaio. Il buon Fratello rende grazie al Signore per tale nuovo ufficio, felice di poter con­ siderare quelle chiavi, il dono delle chiavi del Paradiso, e si prodiga senza limiti nell’esattezza dell’osservanza regolare del suo Istituto, divinamente interpretando gli espressi co­mandi dei suoi superiori e di esercitare l’ardentissima sua carità verso

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Ultime Memorie

SAN GERARDO RACCONTATO DA NICOLA SANTORELLI

molti paesi e più nelle borgate che coronano il corso del Fiume Sele, sì tra quelli che il conobbero di persona, come tra gli altri, che ne udirono la nominanza. Breve fu la sua vita, ed avvicinandosi la sua fine, pa­rea che niente di terreno rimanesse alla sua anima. A misura che il corpo deperiva, l’anima acquistava novello vigore, perchè si abbandonava con fervido trasporto alla divina volontà. Sul letto di morte, volto ad un Crocifisso che tenea rimpetto al suo letticciuolo, i rapimenti dell’anima al cielo folgoravan da’ suoi occhi; il suo sem­ biante pallidissimo allora si trasformò; le guance di­vennero rubiconde e, tra mille aspirazioni di unirsi con Dio, spirò. Morì ai 15 ottobre 1755, pria di finire il trentesimo anno, ma da gran tempo candidato del Cielo; parve che, Iddio il chiamasse, a mezzo il cammin della vita, per affrettargli il guiderdone dei suoi grandi meriti. Tre ore dopo la di lui morte, aperta la vena del braccio destro, ne schizzarono sedici once di sangue, e dopo trentacin­ que ore ancor ne sgorgava. Continuo sudore irrorava, oh meraviglia, ad un tempo la fronte! La fama di santo, che di lui ancor vivo si era dif­fusa, fece che tal grido più alto si levasse alla sua mor­te; il perché accorse al Convento il popolo di Caposele e dei vicini paesi! Il suo feretro, posto nella bella Chiesa dei Redentoristi , e circondato di grandi ceri, invitava alla preghiera e alla divozione! Ma molti dei convenuti, sentendosi più commossi, si fecero davanti-, e vedendo nella morta faccia

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riviver l’effigie delle sue virtù, con pia rapina, oh spettacolo!, strappavan brandelli della sua veste per serbarli a reliquie! Tra i quali onori, il suo frale,. correndo pericolo di rimaner del tutto spoglio de­gli abiti, il cataletto venne circondato da uno steccato,cui non potea superare persona. Ciò che in terra restava di lui rimase esposto alcuni giorni per render paghi i devoti affetti del popolo ! Più venerate, al volger degli anni, furono le sue os­sa; ed anzi, lode a Dio vennero reputate degne di pub­blico culto. Il sacro deposito, riposto dapprima sotto il pavimento allo scendere della sacristia, fu poco dopo lo­cato in alto, a fianco dell’altare di S. Giuseppe nella chiesa anzidetta. Coverto da una lapide con latina scritta richiamava devoti da vicine e lontane regioni, ora per scioglier voti per le ottenute grazie, ed ora per impe­trarne altre nuove. Di qua fu tolto più tardi , e , dopo che l’Arcivescovo di Conza ne fece ricognizione, fu rac­chiusa in triplice cassa e deposto sotterra presso il balustrato dell’altare di S. Alfonso, con la seguente iscri­zione-: OSSA GERARDI MAIELLA MURANI CONGREGAZIONIS SS. REDEMPTORIS QUI OBIIT IDIBUS OCTOBRIS ANNO MDCCLV COMPSANAE ARCHIEPISCOPALIS CURIAE AUCTORITATE ET INTERVENTU DIE VII MENSIS APRILIS AN MDCCCLV

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estinato in Caposele, come altrove, a malagevoli ed umili faccende, vi attendea ben volentieri e vieppiù se erano più abbiette. Di che sovente venia vilipeso; ma sostenendo ogni fatta di oltraggi, l’umiltà che allora gli splendea soavissima nello sguardo, facea volgere in am­mirazione quel beffeggiamento. L’umiltà, per tacere del resto, alimentava la sua carità, onde sollevava i poveri con ogni larghezza. E quando la luce della carità dava sostanza anche alla parola, loro volgea discorsi sì dolci da dominarli d’un tratto, e renderli tolleranti, di grande animo, l’estrema miseria! Le sue virtù eran di ordine tutto pratico, ma più si ingegnava nasconderle, altrettanto più attirava gli sguar­di. S’appartava nelle orazioni , s’isolava nel pregare; ma quei ch’erano intesi a mirarlo, il vedean levarsi in tal’ estasi che parca salir tra i celesti. Ancora i lontani il tennero in santa stima, e le sue lettere, anche a chi le legge oggigiorno, tornan soavissime, poiché spiran sì alta pietà che sembran di un sapore del cielo. Sin dai primi versi apparisce come Egli si era spogliato di sé per vestirsi di Dio e del prossimo, e come si studiava di conoscere e di osservare i voleri di Dio per insegnarli agli altri; sembra dalla terra elevarsi all’empireo! Ma quel che accrebbe l’ammirazione si fu che Iddio operò stupendi miracoli, e mostrò la sua gloria per mezzo del suo Servo, il quale illustrò le virtù co’ prodigi e i pro­ digi con le virtù Per le quali cose si facea un gran dire della santità di Gerardo per

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Nella luce di carismi celesti

RECOGNITA HIC IN DOMINO QUIESCUNT La sua stanzetta che restava nel corridoio inferiore del Cenobio, a fianco dell’ingresso della chiesa fu, dopo 40 anni dalla sua beata morte, mutata in cappella dedicata a S. Stanislao Kostka, cui Gerardo più si era studiato d’imitare. A fianco della cupola della chiesa resta tuttora, co­me nascosta, una celletta, ove Gerardo si flagellava fieramente con disciplina a piastre e a rotelle di acciaro, sinchè il sangue sprizzante dalle ferite aspergesse di goc­ciole le vicine pareti. E, sebbene siano decorsi 124 anni dalla sua morte, sembra che quelle mura ne ,sian spruz­zate di fresco, e che quivi, m’è caro il dirlo, il suo spi­rito ancor viva. Onde i devoti, dopo aver pregato su la tomba, soglion salire alla celletta.e, con riverenza ra­dere la polvere dell’intonaco., e ritenerla per cara de­vozione ! Parecchi del suo sodalizio ebbero in pregio narrarne la vita. Lo stesso S. Alfonso raccolse i documenti, e ne fece tesoro per iscriverla Egli stesso; ma innanzi che vi ponesse mano, fu rapito al Cielo, e mancò a noi que­sto insigne monumento. Alle istanze della sua canonizzazione che venivano sì dall’Episcopato del Regno e sì da molti Vescovi di Fran­cia, di Germania e di America, annuì S. Chiesa, e fu di­chiarato Venerabile il dì 17 settembre 1847.


Attualità

Nasce il comitato “Per Caposele”

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Così si presentava il territorio di Caposele all’inizio del novecento, prima che iniziassero i lavori di captazione delle sue acque a favore del-

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gliese si muova nel nostro territorio con le stesse logiche di quando aveva alle spalle uno Stato autoritario, indifferente a qualsiasi protesta. Abbiamo imparato a rimuovere persino la nostra indignazione. Noi, invece, crediamo che sia giunto il tempo che Caposele acquisti un ruolo importante in ordine alla gestione delle proprie risorse e del proprio territorio e, soprattutto, riacquisti la propria dignità. Crediamo che solo l’unione di tante donne ed uomini, di tante forze e capacità, possano far mutare lo stato delle cose. Nessuno più dovrà erigere muri, inferriate e cancelli nell’assoluto silenzio di tutti. Nessuno più dovrà violentare il nostro territorio, scavare gallerie, annientare corsi d’acqua senza coinvolgere la popolazione di Caposele. Nessuno dovrà più solo pensare che la gestione delle nostre risorse possa avvenire lontano dalla loro fonte.Noi crediamo che la passione, la tenacia e la compattezza che i caposelesi stessi possono mettere in campo saranno indispensabili per sostenere le rivendicazioni di cui dobbiamo farci promotori. Il comitato “per Caposele” nasce per raccogliere le idee e le competenze dei suoi cittadini al fine di coordinarle verso un’azione comune. Noi crediamo che solo attraverso il confronto continuo tra tutti i caposelesi che condividono lo stesso sdegno e lo stesso desiderio di riscatto possiamo determinare dei risultati importanti. Solo sedendoci allo stesso tavolo, mettendo insieme le nostre conoscenze e le nostre capacità, possiamo individuare le azioni più efficaci per tutelare il nostro territorio e le sue risorse. A tal fine il comitato “Per Caposele” ha bisogno di tutti ed è aperto a chiunque senta la necessità di difendere il territorio di Caposele, il suo fiume e le sue sorgenti.

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le campagne e delle città pugliesi. Un paesaggio verdeggiante e cristallino originato da zampilli che prorompevano dalle rocce e cascate che muovevano le pale degli opifici. E tutto intorno un borgo antico che di lì a poco avrebbe perso la sua principale ricchezza, il suo aspetto eccezionale, la sua chiesa antica e finanche il suo posto nella storia. Perchè quell’opera sconvolgente non si sarebbe mai chiamata “Acquedotto delle sorgenti del Sele...” bensì “Acquedotto Pugliese”. Ma questa era solo la prima delle tante sopraffazioni che quel gigante avrebbe provocato nel nostro territorio. Negli anni a venire i caposelesi avrebbero assistito alla chiusura delle tante attività artigianali sorte lungo il fiume, all’enorme svalutazione dell’indennità pattuita, alla definitiva spoliazione delle acque residue con il benestare del governo dittatoriale, alla negazione di quel “minimo flusso vitale di un fiume” altrove riconosciuto già alla fine dell’ottocento. Avrebbero visto i concittadini insorti contro l’ultimo scippo delle acque mandati in esilio, gli uffici amministrativi localizzati nei posti più lontani, ed ancora patti, convenzioni, ed accordi mai rispettati con una

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... le sorgenti si presentavano come una serie quasi non interrotta di sgorghi, che venivano fuori da un arco racchiudente il bacino dov’esse finivano per riunirsi, per indi uscirne raccolte in un unico volume, stramaz� zando in gran parte da una pescaia di pali e sassi, che ne manteneva il pelo d’acqua ad una quota tale, che potes� se aver luogo la presa per un primo opificio idraulico. Da questa pescaia le acque inizia� vano il loro corso precipitoso verso il fondo della valle, formando rapide ri� bollenti, cascate e cascatelle pittore� sche, ora suddividendosi in rami per alimentare altri opifici, ora novella� mente riunendosi fino a raggiungere il fondo della valle (...). Lungo questo percorso le acque venivano utilizzate da 16 edifici per molini, gualchiere e frantoi d’ulivi, tutti di tipo primordiale antiquato. Là dove le acque di queste sorgen� ti raggiungono il fondo della valle ha origine il corso del Sele...

pervicacia al limite dell’insolenza. Laddove dovevano sorgere scuole, parchi ed uffici venivano eretti muri e cancelli per tenere lontani i caposelesi dai propri luoghi più suggestivi. Per anni siamo cresciuti con l’idea che questa situazione fosse incontrastabile e che non vi fosse rimedio contro il potere e l’arroganza di chi appariva più forte. Ogni minima richiesta si perdeva contro un muro di silenzi e di risposte evasive, finendo col deprimere ulteriormente ogni fermento di contestazione. Abbiamo così taciuto di fronte agli accordi mai rispettati e considerato un miraggio la prospettiva di un ristoro. E tutto questo mentre a pochi chilometri da noi, in Val d’Agri, venivano (e vengono) concessi giusti risarcimenti per l’utilizzo delle risorse naturali. Cento anni di soprusi, promesse non mantenute, sottomissioni, sembrano avere del tutto annientato ogni desiderio di riscatto dei caposelesi. Abbiamo del tutto dimenticato la passione ed il coraggio di nostri concittadini come Pasquale Ilaria, e di tanti altri di cui ignoriamo persino l’esistenza, che hanno sacrificato la propria libertà – e questa non è vana retorica – per sollevarsi contro le ingiustizie che si stavano perpetrando nei confronti del proprio paese. Ai nostri occhi, oggi, appare del tutto normale e lecito che una società per azioni come l’Acquedotto Pu-

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COMITATO DI DIFESA DEL TERRITORIO DI CAPOSELE, DEL SUO FIUME E DELLE SUE SORGENTI Chi si muove nei limiti del possibile, non avanzerà di un passo

stesso desiderio di riscatto, portando le proprie competenze, la propria professionalità o semplicemente la propria passione. Nei prossimi mesi, anche in vista dell’avvio dei lavori per la Pavoncelli bis, si aprirà un’intensa stagione di impegno civile, alla quale sono chiamati tutti i caposelesi che hanno a cuore il luogo in cui vivono. Lo scopo del comitato è proprio quello di coordinare le iniziative necessarie per dare a Caposele i benefici ed il ruolo che gli spetta nelle decisioni che riguardano la gestione delle sue risorse naturali. A tal fine il comitato “Per Caposele” è aperto a tutti e chiede l’adesione di tutti coloro che condividono l’iniziativa.

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e l’economia della nostra comunità, dovesse accompagnarsi all’erezione di tanti muri, visibili ed invisibili, tra i suoi cittadini e l’ente che doveva gestirla. Dopo cento anni, segnati dalla costruzione dell’ennesimo fortino di cemento armato in zona Saure e dal prossimo traforo per la Pavoncelli bis senza alcun confronto con la popolazione, si può dire che questo divario ha toccato il suo punto massimo. Quello che segue è il manifesto che ha riunito oltre venti caposelesi - appunto senza distinzione di età, condizione o opinioni politiche - intenzionati a muovere le acque stagnanti dei rapporti tra Caposele e l’Acquedotto Pugliese. L’idea è quella di un comitato / osservatorio permanente al quale partecipino tutti coloro che condividono lo

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’è un sentimento condiviso da tutti i caposelesi, senza distinzione di età, condizione o opinioni politiche: è la consapevolezza di avere ceduto all’Acquedotto Pugliese, cento anni fa, non solo le proprie acque, ma anche qualcosa di più. Non credo ci sia alcuno che rivendichi il diritto del nostro paese all’utilizzo esclusivo delle sue risorse: la solidarietà verso terre meno generose è un imperativo al quale nessuno deve sottrarsi. Ma il modo in cui è stata gestita la captazione delle acque delle sorgenti del Sele, sin dall’inizio, ha destato e continua a suscitare malumori in tutti i caposelesi. Non è semplice abbandonarsi all’idea che la cessione di quella ricchezza, che aveva segnato la storia

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di Alfonso Sturchio

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Racconti

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Una foto ricordo con la scolaresca durante l'ultimo anno di insegnamento

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serviranno, giovane adulto, a distinguerlo dagli altri per le sue capacità critico-analitiche, ma anche professionali. Per questo il docente esercita una giustizia fatta di giudizi e di voti. E’ un compito delicato la funzione del docente, perché egli non fa ricorso a leggi scritte, ma alla sua sensibilità e capacità di trovare un suo giusto equilibrio psichico, prima di emettere giudizi e, quindi, di esercitare la giustizia. Il docente deve spogliarsi dei panni del despota, del giudice di tribunale, deve associare in sé le vesti del giudice e lo spirito dell’uomo saggio, anzi spesso deve far prevalere la saggezza. Ricordo un mio amico, Nicola, che nei consigli di classe faceva riferimento solo alle componenti giustificative dello scarso profitto degli alunni, senza mai tentare d’inquadrarli nell’ottica del giudizio scolastico. Quando bisognava varare un caso difficile o negativo, Nicola tamburellava con la sua biro sui fogli che teneva davanti e su cui erano riportati tutti i giudizi redatti sugli alunni della classe. Quando il presidente del consiglio invitava Nicola ad esprimere il suo giudizio, si sentiva rispondere: Ma…..vediamo...credo…non mi pare che sia il caso di bocciarlo…..verifichiamo di nuovo tutti gli elementi in nostro possesso, nella speranza che qualche elemento positivo fosse sfuggito all’analisi dei docenti, ed intanto si guardava intorno per sperare nell’aiuto di qualche collega, che potesse sostenerlo nel suo tentativo di salvare l’alunno dalla bocciatura. Purtroppo la sua speranza era vana, perché tutti gli altri docenti erano d’opinione opposta. Tutti sapevano che Nicola era un uomo buono, giudicava spesso sollecitato dalle componenti umane ed affettive. Nicola, insomma, era il docente che non sapeva bocciare. La sua voce era fievole, dolce, appena percepibile, il suo volto sereno, mai offuscato da preoccupazioni, che pur lo assillavano. Illustrava la materia d’insegnamento in modo lineare, comprensivo, semplice, doti e capacità acquisite da tanti anni di attività professionale e di continuo insegnamento. Nessuno osava contrariarlo, né richiedere nuove spiegazioni. Eppure anche Nicola incontrava alunni disinteressati e riluttanti allo studio della sua materia. Egli non li ammoniva, anzi li guar-

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sione che rinveniamo nel Carme “Dei Sepolcri”: “Dal dì che nozze e tribunali e are….” interpretando così l’incivilimento umano. Comunque anche con la presenza di leggi scritte i re e i nobili non subivano mai alcuna condanna. Ricordiamo nei Promessi Sposi del Manzoni la scena di Renzo, i capponi, l’avv. Azzeccagarbugli e le Grida. Le leggi esistevano, ma non venivano applicate per i nobili, anzi c’era un terrore per il dover applicare la giustizia per le malefatte dei nobili. Ci si domandava: A che servivano le leggi scritte se la loro applicazione era riservata solo al popolo? Dovettero trascorrere secoli di storia di leggi democratiche per avere la vera democrazia e l’esercizio della giustizia per tutti: “La legge è uguale per tutti”. Ma la giustizia non è contemplata solo negli atti di violenza che l’uomo esercita verso il suo simile, privandolo di beni e di persone care, ma anche in atti che colpiscono la sensibilità umana, cioè il sentimento d’amore come lo stupro e la violenza carnale. Si parlò un tempo del diritto d’onore, della vendetta in nome di questo diritto. Ci sono in Italia regioni come la Sicilia dove questo principio era talmente radicato che è rimasto proverbiale nella storia. Il tempo cancellò anche questo comportamento umano. La giustizia viene applicata in tutti i settori di vita sociale, come pure nel mondo della scuola che è considerata come l’ente sociale capace di diffondere nella società la consapevolezza di valori intrinseci al mondo della cultura, considerata l’espressione più avanzata delle potenzialità dell’intelletto umano e che fa sviluppare nel discente tutte quelle componenti che

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a giustizia è stata il sentimento che ha assillato l’animo umano fin dai primordi dell’umanità. Inizialmente due erano le componenti che sollecitavano l’essere umano a richiedere la giustizia: la salvaguardia dei propri beni e la conservazione e tutela dei propri principi di vita. In nome di essa scoppiavano le guerre, le famiglie si smembravano, gli individui ricorrevano alla forza ed agli atti più nefandi ed abominevoli. Con essa tutelavano i pochi cibi che venivano conservati per sopravvivere nei periodi invernali. Successivamente la giustizia divenne uno strumento di potere delle classi nobili e potenti: si assecondava la volontà del Faraone (dio in terra), o del re, pur esso considerato un semidio. L’alta posizione sociale consentiva loro di sollevarsi sulla massa inerme ed informe e decidere della loro sorte, esercitando così una specie di giustizia personalizzata e soggettiva. In principio non esistevano le leggi scritte, successivamente si avvertì la necessità del loro uso. Nel “Libro dei morti” dell’antico Egitto si legge: “Così sia scritto, così sia fatto”. Solo lo spartano Licurgo promosse le leggi scritte, ma erano talmente dure che furono dette scritte col sangue. Il mondo greco con la sua polis, con la sua democrazia attenuò il divario tra classi ricche e potenti e la massa del popolo, iniziando con Solone l’uso di vere e proprie leggi scritte in una versione democratica della giustizia. Il popolo potè partecipare direttamente alla vita politica interessandosi alle elezioni dei membri delle alte cariche dello Stato. Il Foscolo certamente faceva riferimento a questo passaggio dalla società oligarchica e patrizia ad una società democratica con l’espres-

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Caro Nicola t’invio questo articolo sperando di trovare in te grato accoglimento. E’ un condensato dell’esercizio della giustizia in diverse epoche storiche ed anche nel mondo della scuola. Ar� gomenti questi che non vanno trattati, perché di difficile interpretazione. Comunque sui periodici è concesso fare delle considerazioni che gratifi� cano le capacità intellettive e cultu� rali dello scrivente e che chiarificano certi aspetti della vita sociale non sempre compresi nei contenuti e nelle problematiche che effondono. Tutto questo mi spinge a fare delle osservazioni sui giornali in genere, perché non sempre si attengono a pubblicare articoli di pretto interesse sociale.

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Nicola, il docente che non sapeva bocciare

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dava col volto faceto e benevolo, talvolta li sollecitava allo studio colpendoli con leggere pacche sulle spalle e cercando di comprendere i loro disagi, di scrutare il loro animo, di conoscere i motivi del loro disamore dallo studio. I giovani allievi si confidavano con lui più che con gli altri insegnanti e Nicola nella classe impartiva spesso lezioni di vita per tutti, oltre all’illustrazione della materia. C’erano sempre dei casi particolari, dei giovani dai profitti negativi che toccavano la sensibilità di Nicola, che era costretto a cercare di giustificarli. Ora Nicola è in pensione, dirige il periodico “La Sorgente”, gli alunni hanno un dolce ricordo di lui, ne parlano con passione, con stima, con rispetto. “Nicola,” dicono, “il docente di Costruzioni, era l’insegnante più preparato, più umano, più affettuoso”. Il suo ricordo di scuola è rimasto impresso nella loro mente, il suo insegnamento modello di vita scolastica. Con affetto

Ulderico Porciello


REDATTORI

Fecca e n’dr’lecca e n’gulu n’giu’ lu feccu *****

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Addù si statu a l’estat’, dda stai a bbiernu

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Il selavocabulary è un’iniziativa ideata dagli autori del sito selacapo.net e cu�

rata da due membri dello staff: Valeria Testa e Gerardo Monteverde, che si propone di riportare in auge alcuni termini del dialetto caposelese in un’epoca in cui conta molto riscoprire le proprie radici e le proprie tradizioni. In questo spazio vengono esposti solo alcuni termini che i selausers hanno in� viato sul sito (vedi pag.23) e l’augurio principale è che tale iniziativa venga promossa e sposata da più utenti che si possono registrare sullo stesso sito. Questo è come una sorta di invito a popolare tale sezione ed avere un database più ricco di termini in modo da poter pensare ad un eventuale pubblicazione cartacea dello stesso.

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Na’ sunata r’ frischu, nu muzzucu r’ p’zziddu ( riss’ lu cafonu) *****

Quannu chiov’, mitti l’acqua a r’ gaddin’ *****

Scàpola sti vuoi e m’brestimi st’aratru *****

Meglio curnutu ca’ mal’ s’ntutu

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Faci na’ macchia r’uògliu n’gimma a na’ fusìna *****

In qualche casa, o "suttano" si ritrova appesa per l'ordinaria essiccatura ogni ben di Dio

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La zita è pronta e lu zitu nun’ arriva *****

Ogni tiempu ven’, ogni piru matura

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Li iuorni r’ la settimana: O’i, crai, p’scrai, p’scriddu, p’scruòffu, caruòffu, rumen’ca

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Ra sott’ a lu v’ddìcu, addù si faci la pica lu niru *****

Stu v’ntariellu c’ a ttè t’add’crèia a me mi vai n’gulu Lisandro il campanaro

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***** Indu a lu saccu quèru ca’ n’gi mitti n’gi truovi

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Mò sì ca’ vuò sunà, riss’ mastu Brischu

***** Fai cumm’ a la gatta: cachi e cummuogli

Il vocabolario del Caposelese

Meglio murè ca’ malu campà.

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Senza ca la suoni sta’ campana, ca chi nun’ è d’voto nun’ n’gi ven’

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Allegato al numero 75 de "La Sorgente" avremo il piacere di presentarvi il volume dei Detti, Proverbi, Fatti raccolti in tanti anni. Il volume sarà inoltre accompagnato da straordinarie illustrazioni fotografiche e da un data base elettronico attraverso il quale si potrà, con estrema facilità, individuare e collegare per categorie il contenuto. La ricerca, naturalmente, continua alimentando la nostra voglia di mantenere vive quel poco che ci resta della tradizione. Grazie a chi, insieme a noi, collabora per questo obiettivo.

T CETTINA CASALEE

di Cettina Casale

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Il P.U.C. - Una svolta per lo sviluppo socio-economico del nostro paeseLegge Regionale n. 16/2004

Il Puc è il nuovo strumento urbanistico generale del Comune che disciplina la tutela ambientale e le trasformazioni urbanistiche ed edilizie dell’intero territorio comunale; al Puc devono essere allegate le norme tecniche di attuazione che riguardano la manutenzione del territorio e la manutenzione urbana, il recupero, la trasformazione e la sostituzione edilizia, il supporto delle attività produttive, il mantenimento e lo sviluppo dell’attività agricola e, più in generale la re-

SITUAZIONE ATTUALE

Alla data odierna, tutti gli adempimenti propedeutici, per poter procedere correttamente all’adozione del Puc, sono stati predisposti ed eseguiti: sono state indette e tenute le consultazioni preliminari con le organizzazioni sociali,culturali, sindacali, economico-professionali e ambientaliste di livello provinciale legittimate

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SCOPI E PROSPETTIVE

Sulla scorta di quanto evidenziato oggi siamo solo in attesa di ricevere il preliminare di piano per essere valutato e condiviso e successivamente si potrà procedere all’adozione dello strumento urbanistico che rappresenterà, per il nostro paese, il mezzo necessario di programmazione per lo sviluppo e la crescita economica della collettività potendosi, con la vigenza dello stesso, perseguire i se-

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L’AGRICOLTURA A CAPOSELE

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seguente sviluppo del settore: una quota parte del bilancio economico annuale sufficiente per far fronte alle esigenze del settore per tutto l’anno solare, quantizzata dallo stesso assessorato; una conoscenza della realtà contadina e delle sue esigenze per dare lo sviluppo economico, sociale e culturale di cui ha bisogno; avere piena delega e autonomia di movimento nelle attività del settore. Sarebbe opportuno, dunque, che l’assessorato venisse definito ‘assessorato alla ruralità’ e potesse gestire l’intero settore primario a partire dagli interventi sulla sistemazione stradale fino ad arrivare alla gestione delle reti idriche, all’attuazione del regolamento dell’agricoltura, alla manutenzione dell’illuminazione pubblica - rurale, alla creazione di una ‘Commissione per l’agricoltura’ e all’impegno

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l settore dell’agricoltura è produttivo ed importante sia sull’aspetto economico che su quello sociale della nostra comunità, ma in realtà a Caposele manca da tempo un vero assessorato che si occupi di questo campo di attività. In alcune legislature amministrative sono già esistite figure dell’assessorato all’agricoltura o alle attività produttive, ma non sono mai state efficaci per l’evoluzione del settore primario per diversi motivi, quali la mancanza di risorse economiche, la scarsa conoscenza dell’attività agricola o la sovrapposizione di competenze assessoriali. Da conoscitore del settore primario, credo che l’assessorato all’agricoltura debba avere tre caratteri essenziali per il corretto svolgimento della sua funzione e per il con-

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guenti scopi: - la tutela, l’integrità fisica e l’identità culturale del territorio; la valorizzazione delle risorse ambientali e dell’economia locale;h - lo sviluppo sostenibile, garantendo la trasparenza dei processi decisionali e la partecipazione dei cittadini alle scelte del governo del territorio; - la disciplina delle trasformazioni territoriali e urbanistiche conseguenti ad interventi di tipo edilizio, infrastrutturale , insediativo, vegetazionale e geomorfologico e , comunque, tutte le azioni che comportano una incidenza sull’uso e sull’organizzazione del territorio.

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a presentare proposte da inserire nella previsione di piano ai sensi dell’art. 24 ,comma 1, Legge Regionale n. 16/2004; sono state predisposte le carte uso agricolo; sono state effettuate e consegnate all’urbanista le nuove indagini geologiche; infine, per far fronte a tutti gli adempimenti e non gravare esclusivamente sulle casse comunali, è stato richiesto ed ottenuto con l’accesso ai fondi di cui alla L.R. n. 8 un contributo per cofinanziare le spese di progettazione dello strumento urbanistico, del Ruec e della VAS - Valutazione ambientale strategica – elaborati di pianificazione previsti dalla citata legge regionale n. 16/2004.

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FINALITA’ E ADOZIONE

golamentazione dell’attività edilizia. Fanno altresì parte del Puc anche i Piani settoriali comunali, ivi inclusi i Piani riguardanti le aree naturali protette, i Piani del traffico, i Piani relativi alla rete di distribuzione dei carburanti etc. Lo strumento urbanistico, con la nuova legge regionale n. 16/2004, viene adottato dalla Giunta comunale e pertanto le procedure di adozione risultano notevolmente accelerate in quanto la fase delle osservazioni, che seguiva quella dell’adozione del P.R.G. da parte del Consiglio comunale, che poi doveva esprimersi una seconda volta sulle stesse, viene anticipata, come detto, dalla adozione dello strumento urbanistico in Giunta comunale, in modo che il Consiglio si esprima una sola volta, anziché due!.

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el nostro Comune i prossimi argomenti di maggior interesse e di evidente e notevole rilevanza per la crescita economico, sociale e culturale dell’intera collettività che dovranno essere affrontati riguardano la scadenza della convenzione con l’AQP e l’adozione del P.U.C. Per aver ricoperto il ruolo di Assessore all’Urbanistica del nostro Comune, nel recente passato, voglio addentrarmi nell’argomento riguardante l’adozione del P.U.C., ormai in dirittura d’arrivo, eh illustrare, oltre agli adempimenti e le problematiche affrontate fino alla data odierna, quello che significa per il paese una pianificazione territoriale ed urbanistica.

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di Vito Malanga

Il Puc, in buona sostanza, per le finalità perseguite, e avvalendosi delle conoscenze nell’ambito comunale eseguite attraverso il completo accertamento dello stato di fatto del territorio urbano ed axtraurbano, nonché delle condizioni sociali ed economiche della popolazione, diventerà lo strumento indispensabile per le azioni future di governo .

di Gelsomino Grasso

per l’elaborazione del P.U.C. ( Piano Urbanistico Comunale), in particolar modo, in riferimento a quest’ultimo aspetto, bisognerebbe risanare alcune attività agricole - artigianali esistenti nel territorio rurale, quali officine, frantoi ed altre connesse. Inoltre, ritengo che sia utile creare uno sportello informativo che aiuti le aziende agrituristiche sull’iter burocratico per la loro gestione, ed un impegno da parte dell’ente Comune al

riconoscimento del marchio collettivo dei prodotti agricoli di pregio (olio di oliva, castagno, nocciolo etc.), nonché l’impegno per l’ultimazione dei lavori del centro fieristico di Materdomini. È questa la giusta strada per la crescita dell’agricoltura caposelese, la quale rappresenta uno dei settori determinanti del nostro paese.


Politica

Politica

ANCHE A CAPOSELE NASCE

SINISTRA DEMOCRATICA

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come luogo che permetta la reale pratica della partecipazione dei cittadini - e partecipare non vuole dire ritrovarsi di quando in quando per eleggere i capi - ma esserci tutti, ogni giorno, per fare domande, confrontare le idee, elaborare proposte, discutere delle scelte e decidere insieme. Uomini e donne alla pari. E’ in questo solco, tracciato nel migliore dei modi – e cioè con il contributo di partiti e società civile che hanno condiviso il progetto politico:– che vogliamo restare. Il programma, le strategie, la metodologia per realizzare lo sviluppo corretto e duraturo del nostro paese che sono state costruite non possono essere certo essere rimesse in discussione senza che abbiano ancora dimostrato la loro valenza. Per la Sinistra Democratica, se davvero si vuole dare finalmente al nostro paese il governo responsabile, giusto e valido di cui ha bisogno, il progetto della lista Caposele nel cuore, con le donne e gli uomini già prescelti a realizzarlo, devono restare il punto fermo anche della prossima campagna elettorale. Ci attende dunque un percorso che non ha bisogno di scorciatoie, un percorso che dobbiamo fare insieme a tutti coloro che già l’hanno avviato, a coloro che si mettono per strada solo ora, aperto anche ai moltissimi che ancora non hanno deciso. Se alla fine di questa strada si riuscisse a dar vita, nel rispetto delle storie diverse, anche ad un soggetto politico unitario della sinistra italiana avremo compiuto una gran cosa, per l’Italia, per la sinistra e anche per la coalizione di centrosinistra a Caposele.

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sele dopo anni di condivisa militanza; ci si guarda dentro, si fanno i bilanci di una vita politica, ma separare i nostri destini è stata la giusta conseguenza del percorso intrapreso da tutti i compagni. Fabio Mussi al congresso nazionale ha parlato di “etica della convinzione”, che si traduce nell’asserto: “fai quel che devi, avvenga quel che può”. E così è stato. Vorrei, in questa sede, chiarire che per quanto ci riguarda, non considereremo mai i compagni che credono nel progetto del PD né nemici, né avversari, ma semplicemente dei compagni che hanno deciso di approdare ad un nuovo soggetto politico di cui noi non sentiamo la necessità.La Sinistra Democratica di Caposele, lo ripeto a tutti i nostri amici e compagni, non vuole certo fare la mosca cocchiera, costruisce questo movimento non per mettersi in concorrenza con altri ma per partecipare attivamente con i suoi rappresentanti, come ha sempre fatto, alla vita politica nazionale e locale. A questo proposito è giusto fare qualche altra considerazione: Il progetto politico che ha portato alla creazione della lista “Caposele nel cuore” ha suscitato, e nonostante tutto quello che è successo, nuovo interesse verso l’attività politica in paese e nuova aggregazione: dall’esperienza fatta, per molti versi amara, è nata l’idea di un’associazione che restasse a testimoniare questa nuova voglia dei caposelesi di partecipare e di discutere del proprio futuro. Ancora oggi infatti, l’associazione Caposele nel cuore è aperta e attiva : appena si ha il tempo o ci sono argomenti da discutere ci si riunisce e ci si confronta con spirito costruttivo. L’intenzione della Sinistra Democratica è che rimanga aperta anche in futuro

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toriale. Siamo onesti: oggi come oggi, chi ascolta? Come si ascolta? Cosa si ascolta quando la stampa e la televisione sono come sono, e chi si preferisce ascoltare quando dei partiti non ci si fida? Tutto questo è considerato, purtroppo, “radicale” e il termine è usato per dire in realtà “estremista” ma io penso semplicemente questo: oggi non si può essere riformisti se non si è anche radicali e credo inoltre che altre cose lo siano: l’idea della guerra è estremista, l’idea di esportare la democrazia sulle ali dei caccia bombardieri è estremista, una manifestazione come il Family Day, è estremista, il fatto che un manager guadagni quanto 500 operai e 600 ricercatori, è estremista. Il fatto che i giovani siano sempre più precari e possano restare precari a vita, è estremista. Dovremo riflettere di più sul fatto che siamo in una situazione in cui il punto di partenza non sono più le aspettative della gente, ma gli incubi e le incognite sul futuro, che si devono allontanare con le nostre scelte. Si deve continuare, anche a Caposele, la grande campagna di ascolto, di dialogo e di proposta. Al congresso della nostra sezione non sono state formalizzate le nostre dimissioni per evitare strumentalizzazioni durante il delicato periodo della scorsa campagna elettorale. In seguito, nel pieno rispetto delle idee e delle posizioni di tutti, è stato intrapreso da alcuni compagni della sezione XXIII novembre, questo nuovo percorso, ancora aperto a quanti condividono le nostre perplessità e vorrebbero affrontare diversamente le sfide che la situazione politica attuale pone. Non è stato certo facile o poco sofferto per tutti noi lasciare il Partito di Capo-

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on l’ultimo congresso nazionale dei DS a Firenze è stata sancita la nascita di un nuovo soggetto politico che superando i singoli partiti fondatori, i DS e la Margherita, diventi partito unico e punto d’appoggio dell’Unione riuscendo a stabilizzare il quadro politico nel Centrosinistra a livello nazionale e locale. Anche a Caposele, si è svolto il congresso di sezione che ha discusso di questa opportunità e, come in tutte le sezioni d’Italia, si è diviso sulla questione anche se poi, alla fine, la maggioranza dei compagni ha optato per la mozione del segretario nazionale. Gli altri, tra cui chi scrive, hanno fatto un’altra scelta perchè non ritengono che sia questa la strada da percorrere per risolvere i diversi problemi che persistono nel centrosinistra, a Caposele come a Roma. Abbiamo deciso di non aderire al PD convinti del fatto che non si possa fare a meno della Sinistra e proprio perciò ci impegnamo a percorrere la difficilissima strada indicataci dalla Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo. La nascita di Sinistra Democratica è il frutto di una riflessione che in realtà ci accompagna da tempo. I cambiamenti che hanno registrato numerosi partiti nel mondo vengono da alcune trasformazioni economiche, ambientali e sociali spesso repentine. Vogliamo dare una risposta di sinistra a tutto questo anche da Caposele, senza chiuderci in una visione ideologica ma affrontando i problemi con un pensiero critico; della migliore tradizione comunista, socialista, azionista, democratica vogliamo custodire gelosamente il senso di una appartenenza e di un dovere nazionale. Il nostro Movimento è appena partito, i suoi piedi sono sul territorio, le gambe che lo faranno camminare sono i molti e le molte persone che hanno fatto la battaglia congressuale ma anche i moltissimi che si sono distaccati dalla politica in questi anni duri, che potrebbero tornare all’impegno se sapremo esprimere un progetto politico convincente e una pratica politica democratica per farlo crescere. Bisogna considerare, inoltre, che se la più grande forza della sinistra si fonde con un partito del centro democratico apre, di fatto, uno spazio nuovo e diverso e, di conseguenza, alle forze della sinistra che restano fuori tocca un ruolo per molti versi inedito. Nessuno dei soggetti politici esistenti oggi a sinistra del PD può coprire, da solo, quello spazio. La Sinistra Democratica nasce dunque al servizio di una ipotesi politica: unire una sinistra plurale nelle forme e nei modi che si sapranno inventare, unire la sinistra che più spesso invece si è divisa. Credo che il punto sia che prima di «parlare alla gente» bisogna «ascoltare la gente», certo, come faceva, e bene, il vecchio PCI e la sua organizzazione terri-

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di Concetta Mattia

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CHIESA MADRE: LUOGO DELLA MEMORIA

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La chiesa, nel panorama sociale ed urbanistico di un centro abitato, riveste da sempre una importanza del tutto particolare.

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un cumulo di macerie. Solo il possente campanile, come anche quelli della chiesa della Sanità e di Materdomini, oppose fiera resistenza ai distruttivi sussulti della terra. Per ventisette anni ha continuato a chiamare, orfano della propria chiesa, la comunità cristiana alla partecipazione alla vita liturgica. A quel breve, distruttivo lasso di tempo seguirono lunghi anni di polvere e cantieri frenetici, e Caposele lentamente rialzò il suo volto umiliato dal suolo. Al grido di “ricostruzione” le case pian piano iniziarono a riempire quei vuoti edilizi lasciati dalle scosse sismiche; con esse sono risorte la cappella di San Vito, la basilica gerardina e, ultima, la chiesa madre in nuova, diversa veste architettonica. Al castello, vecchio di più di mille anni, ed alla cappella di Santa Lucia Caposele purtroppo ha dovuto dare il suo ultimo e definitivo addio. Oggi, Anno Domini 2007, la riedificazione del paese può dirsi completata. La polvere dei cantieri non si deposita più su alberi e prefabbricati, non si ode più l’assordante rumore degli autocarri carichi di materiali. Non è più, quindi, il tempo della frenesia edilizia e Caposele è chiamata a scrivere una nuova, briosa pagina della propria bimillenaria storia. Tra le tante cose belle da scrivere in questo venerando libro c’è anche quella del recupero e della ricostruzione della memoria. Solo riappropriandoci della nostra storia possiamo non solo leggere ed interpretare i segni dei tempi, capire il presente e plasmare con forza e sicurezza il nostro futuro, ma anche essere grati nei confronti di chi

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l’antica chiesa madre con la graziosa fontana in primo piano. Quando un terremoto o un incendio privano la collettività di questo prezioso scrigno della memoria, di questo insostituibile punto di riferimento, è naturale che tale perdita venga avvertita come una ferita dolorosa, uno strappo lancinante. Purtroppo tutto questo è successo a Caposele: in quei tremendi cinque minuti di quella sera di Novembre di ventisette anni fa il terremoto uccise, oltre a tante persone, anche la chiesa madre, il castello, le cappelle di Santa Lucia, di San Vito e la basilica di Materdomini. La chiesa madre si ergeva, nella sua maestosità, a guardia spirituale del paese, elegante visione per chi, scendendo per via Roma, giungeva in piazza Di Masi. Per le sue tre porte, simboleggianti la Trinità, la comunità entrava nel Mistero della fede cristiana. Era la casa di Dio frequentata da tutti: bambini, giovani ed anziani. Era la casa delle lacrime: di gioia per i nuovi bimbi nati alla fede, di mestizia per chi salutava per l’ultima volta la sua amata Caposele. Moltissimi ancora ricordano con grande nostalgia la sua facciata, semplice e delicata nelle sue forme ottocentesche, il suo antico soffitto ligneo rappresentante S. Antonio in gloria, la teoria delle immagini dei Santi delle sue cappelle laterali, la magnificenza del suo altare maggiore al di sopra del quale vigilava, a perenne difesa della sua amata città, la venerata immagine di Lorenzo, levita e martire, da sempre invocato dai caposelesi come protettore e patrono. Cinque minuti e tutto fu ridotto in

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ha messo nelle nostre mani il proprio paese, col compito di consegnarlo, più bello e vivibile, a chi ci seguirà in questa affascinante avventura della vita. Caposele ci è stata data in prestito dai nostri antenati per i nostri figli. Questo è il senso della ricerca storica: se essa non spinge all’amore per il proprio paese ed al desiderio di migliorarlo non solo esteticamente ma anche e soprattutto moralmente, allora non serve a nulla. La storia è maestra di vita, non è futile e noiosa cronaca. Ritornando alla chiesa madre, fra non molto il grande campanile darà ancora una volta l’annuncio festoso dell’apertura al culto della nuova chiesa, splendida nelle sue forme moderne. Questo intrigante viaggio verso la scoperta del passato di Caposele vuol partire proprio da qui, da questo tempio che, distrutto dai terremoti, è sempre risorto più bello e spazioso di prima. Prima di passare, però, alla narrazione dei fatti prettamente storici bisogna spendere qualche parola sul concetto di “chiesa madre”. Perché questa definizione? Forse che nel panorama ecclesiale di un paese esistano anche delle chiese, potremmo dire, “figlie”? Ovviamente il discorso non è così

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di Mario Sista

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vvicinandosi il fausto giorno della consacrazione della chiesa madre di Caposele, distrutta dal sisma del 23 Novembre 1980 vorrei, in questo e negli articoli che seguiranno, offrire una ricostruzione storica di quelle che sono state le vicende di questo luogo di culto così caro ai caposelesi. Premetto che questo lavoro non pretende di essere esaustivo: documenti atti ad arricchire maggiormente le informazioni in nostro possesso possono sempre venire alla luce nel corso del tempo. La chiesa, nel panorama sociale ed urbanistico di un centro abitato, riveste da sempre una importanza del tutto particolare. Essa, infatti, è da considerarsi non solo come luogo fisico del culto, in cui la comunità cristiana locale si ritrova per la celebrazione della liturgia, ma anche come luogo della memoria personale e collettiva. La Messa domenicale, le feste patronali, i matrimoni, i battesimi e le altre celebrazioni che coinvolgono i credenti sia nella loro dimensione familiare che in quella comunitaria, necessariamente rimandano allo spazio in cui esse - con tutta la loro dimensione affettiva - vengono celebrate. Nulla di strano, quindi, se la chiesa per sua natura si imponga all’attenzione di tutti. All’amico che viene a visitarci si mostra dulcis in fundo la chiesa, perché la sua bellezza riassume quella dell’intero paese; l’emigrato che torna dopo molti anni al luogo natìo quasi istintivamente si reca, dopo aver riabbracciato i propri cari, a rivedere la chiesa. Anche qui le lacrime rigano il suo volto: è la sua seconda casa, le cui mura sono gravide di ricordi come quelle del proprio tetto. Si può affermare che essa in un certo qual modo esprima tutto il sentire storico, artistico, devozionale ed affettivo di un paese. Non a caso alcune cartoline di Caposele riproducono, ancora oggi,

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Archivio storico

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Uno scorcio del vicolo Castello


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remo lo stato di conservazione della struttura, faremo, insomma, un salto indietro nella storia del nostro paese di circa trecento anni. Conosceremo i preti che c’erano a Caposele e che celebravano in quella chiesa, in particolare avremo modo di incontrare qualche antico predecessore dell’attuale Arciprete don Vincenzo. Vorrei concludere questo mio primo intervento con un piccolo riferimento personale. Io la chiesa madre, come anche la basilica di Materdomini, la ricordo "cumm’ si foss’ nu suonnu": avevo solo quattro anni quando il terremoto me la portò via. Ora dopo lunghi, interminabili e, oserei dire, assurdi ventisette anni la vedo risorta, quasi pronta per l’appuntamento con la comunità. Mi si offre agli occhi non più immagine nebulosa e vaga come quand’ero bambino, ma chiara e distinta. Invidio in senso buono chi, nato prima di me, ha potuto ammirare appieno la bellezza della precedente, bellezza tra l’altro riconosciuta anche da chi, pur non essendo di Caposele, me ne parla tuttora con accenti di elogio perché ne conserva nella memoria l’immagine. Dinanzi a tali encomi, che in un certo qual modo mi fanno sentir fiero di essere caposelese, vale veramente la pena, quindi, di investigare e raccontare la storia di un’opera architettonica che è stata non solo espressione della fede e del lavoro dei caposelesi, ma anche manifestazione di quella particolare sensibilità alla bellezza di cui essi, nei secoli trascorsi, hanno dato prova. Mario Sista

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Don Vincenzo ammira i bozzetti dello scultore prima della realizzazione

Alcune immagini delle opere che l'artista Mario Toffetti, uno degli scultori più noti d'Italia, ha realizzato per la Chiesa di Caposele

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banale. L’appellativo di madre lo si dava nel passato a quella chiesa in cui l’Arciprete, in forza del suo ufficio di Parroco, esercitava le sue funzioni sacerdotali. Uno degli elementi che distingueva la chiesa cosiddetta madre dalle altre era la presenza del fonte battesimale che generava nuovi cristiani (circa il fonte battesimale tutti si ricorderanno che esso era presente soltanto nella chiesa di san Lorenzo e non nelle altre chiese del paese). Come si può osservare, il termine madre teologicamente parlando non riguarda tanto l’edificio di culto in sé, quanto la Chiesa vera e propria, ovvero la comunità cristiana che, per mezzo dei suoi ministri, continuamente fa nascere nel battesimo nuovi figli al Padre celeste. Appunto come una madre. Nel corso dei secoli due sono state le chiese che qui a Caposele hanno svolto la funzione di chiesa matrice. Infatti, il tempio che noi abbiamo conosciuto, crollato nel 1980, in principio era una piccola chiesa dei Frati Minori Conventuali dedicata a San Francesco. La chiesa madre di San Lorenzo era in un altro luogo. Ma dove? E, soprattutto, in quale circostanza fu distrutta? Per dar risposta a questi interessanti quesiti e anche per rendere il racconto delle vicende chiaro e scorrevole bisognerà parlare prima dell’antica, vetusta chiesa madre di San Lorenzo e poi della chiesa dei Conventuali che, ad un certo punto della storia fu, fatte le debite modificazioni, trasformata in chiesa madre, in quella chiesa cioè, che tutti noi abbiamo conosciuto. Ridando voce alle scritture ingiallite dei documenti che, accatastati in polverosi archivi e biblioteche, custodiscono gelosamente la memoria scritta del nostro paese, cercherò di narrare più che la storia le storie dei diversi luoghi di culto che nel corso del tempo sono stati la chiesa madre di Caposele. Nel prossimo articolo, perciò, entreremo insieme nell’antica, scomparsa chiesa di San Lorenzo che, ripeto, non era quella mmiezzu a lu Chianu. Ne osserveremo gli altari, verifiche-

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Archivio storico

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Anno XXXV- Agosto 2007 N. 74


Le foto riportate in questa rubrica rappresentano una sorta di mappa tematica che abbraccia il presente ed il

passato, l’effimero ed il permanente, il serio ed il faceto, il costume e le tendenze.

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E’ una raccolta appesa al filo della memoria, tesa verso un futuro di continua riflessione.

La famiglia Mariniello

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Antonietta Cione

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Linda Russomanno

Raffelino Galdi in un travestimento carnevalesco

Antonella Di Vincenzo

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Lorenza Castagno e Rocco lardieri

Lorenzo Malanga e Tamara

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Nunzia Mattia e Raffaella Testa

Pina Russomanno

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Gerarda Forlenza

Paolo, Antonio e Davide

Vincenzo Nisivoccia e Nunzia Mattia

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Monica Galdi

Raffaella Gonnella e il piccolo Giulio Farina

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Michaela e Cristian

Pasqualina Castagno e la figlia Assunta


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L'album de La Sorgente

Niccolò

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Cettina Russomanno

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Rosalba durante una sfilata del Carnevale 2006

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Angela e Olimpia Farina

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Enzo Casale

Clelia e Raffaella

Mina Galdi

La piccola Lodovica

Salvatore Russomanno e Giovanni Battista

Mena Curcio

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Gerardo e Antonietta D'alessio

Giovanna Ilaria

Giuseppina Monteverde

Antonella Gervasio

Silvio e Enzo

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Gelsomino Merola e Roberta Meo

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RICORDI INCANCELLABILI ...Ero accompagnata dal battito frenetico del mio cuore, musiche dolcissime, preludio agli incontri di amicizia e di amore...

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EMERGENZE SOCIALI: INDIFFERENZA O PAURA DI VEDERE?

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problema da noi presente. Questo tipo di disagio, in genere è dovuto alla mancanza di certezze valoriali effettivamente vissute ed è accentuato anche da carenze infrastrutturali ed iniziative capaci di interpretare pienamente le esigenze dei giovani. A Caposele, da un’indagine effettuata qualche tempo fa, è emerso che va sempre più aumentando l’uso/abuso di sostanze psicotrope, in modo particolare dell’eroina e della cocaina ed è aumentato anche l’uso dell’alcool, il cui consumo riguarda una fascia d’età che si è pericolosamente abbassata (14/15 anni). Per quanto riguarda gli adolescenti va detto che sono serpeggianti ed aumentano sempre di più, episodi di prevaricazione e di “bullismo” all’interno del gruppo dei pari. Il bullismo che assume forme diverse (fisiche, verbali, indirette, etc), si riscontra già fra i bambini piccoli e di solito le vittime sono quelli più deboli, indifesi, o troppo buoni, mentre il “bullo”, solitamente, è colui che interiorizza ed imita comportamenti violenti o può essere stato a sua volta vittima e poi tende a scaricare sugli altri la violenza a sua volta subita. Rispetto a questo problema che quasi sempre avviene a scuola, ma che ten-

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arebbe bello, ma purtroppo utopistico, dire che viviamo in un paese dove le grosse problematiche sociali sono inesistenti; sarebbe come vivere in una bella fiaba, mentre la realtà è ben diversa, anche se, troppo spesso, siamo spettatori quasi indifferenti. Ma fino a quando potremo continuare a vivere in questa sorta di “ovattata dimensione”? Forse fino a quando non ci troveremo a doverci confrontare con qualche episodio che sarà poi devastante per le nostre coscienze, spesso, troppo sopite. Ebbene, io credo, che se vogliamo avere nella nostra comunità il ruolo di cittadini attivi, è necessario, anzitutto, prendere consapevolezza che nel nostro contesto sono presenti forme di malessere diversificato e conseguenzialmente è necessario porci nella situazione di tentare di risolvere i problemi, “sporcandoci anche le mani” nel senso di calarci dentro di essi ed essere operativi senza perderci in disquisizioni accademiche o in tentativi di sola visibilità e platealità. Quando si parla di malessere, si è portati a pensare al disagio adolescenziale e giovanile, anche se non è il solo tipo di

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Nicola, Angelo, Girolamo fanno parte della mia vita, “La Sorgente” è anche il mio giornale e mi regala preziosi momenti di gioia, serenità, affetto. Mi porta le foto del passato e del presente. La vita di Caposele che avrebbe voluto e potuto essere anche il mio paese.

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Donato. Il ragazzo che sognava un mondo di amore, il musicista allegro e spensierato che affidava al canto ed alle note speranze, progetti, illusioni, il custode della “Sorgente” il periodico che raggiunge i Caposelesi sparsi per il mondo. Un flash, uno scatto e torna Antonio, il fotografo, capace di immortalare nell’immagine anche l’anima. L’amico che durante una lontana estate fermò nel tempo uno dei momenti più dolci della mia vita. Non ho dimenticato il sorriso di Gennaro, la sua giovialità, i suoi silenzi accompagnati da un sospiro. Oggi ricordo ma non rimpiango. Il passato non mi angoscia. Gli amici sono sempre pronti ad abbracciarmi.

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nente flusso di acqua, la struttura che continua a dissetare le regioni confinanti con la Campania. Il mormorio del fiume accompagnava la mia passeggiata lungo il corso, la strada in cui incontravo gli amici di una vita. Nicola, Donato, Angelo, Girolamo, Antonio mi aspettavano mentre Gennaro con il sorriso mi spalancava le braccia ed iniziava a parlarmi soltanto con lo sguardo. Quante cose sono cambiate da allora! La Sanità, il corso, gli alberi, il fiume, il bosco continuano a raccontare la storia e costruiscono il futuro in un continuo presente. Il mio presente di allora si è trasformato in passato, ha dovuto rinunciare al futuro. Di chi la colpa? Del destino che è un abile giocatore e mischia le carte a meraviglia. Spesso bara, ma noi poveri mortali non ce ne accorgiamo, ci lasciamo coinvolgere e sconfiggere dagli eventi. Gli anni scivolano uno dopo l’altro e si addormentano. A risvegliarli solo la nostalgia ed i ricordi. Dallo scrigno in cui li tengo fa capolino

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ostalgia e ricordi mi avvolgono in questo caldo pomeriggio estivo mentre affido alla penna sensazioni e pensieri che credevo perduti. Tanti anni sono trascorsi da quando frequentavo con una certa assiduità Caposele. Ero motivata da tante cose. Ero accompagnata dal battito frenetico del mio cuore, musiche dolcissime, preludio agli incontri di amicizia e di amore. Attraversavo a bordo dell’auto il bosco. Gli alberi sembrava che mi spingessero verso un momento magico. La strada mi abbracciava amorevolmente. Il cielo era sempre sereno anche quando le nuvole inghiottivano il sole. La pioggia ed il vento non fermavano la mia corsa, anzi mi motivavano perché sapevo che di lì a poco avrei trovato il caldo abbraccio dell’amicizia e dell’amore. Mi fermavo nella piazza della Sanità. L’antico ed il moderno si tenevano per mano. Da una parte le vecchie pietre cariche di anni e di storia, gli alberi che ricordavano i caduti in guerra, dall’altra il grande acquedotto con il suo impo-

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di Vania Palmieri

di Cesarina Alagia

de a trasferirsi anche fuori, è necessario attivare degli interventi risolutivi se non vogliamo che questi “piccoli bulli” diventino sempre più autori di angherie e forme di delinquenza sempre più grave. È giusto che la Comunità si senta coinvolta e non deleghi solo la Scuola nella soluzione di certi problemi e lo si può fare, realizzando ad esempio un Centro di Aggregazione per l’utilizzo del tempo libero al fine di evitare forme di impoverimento dei rapporti interpersonali e al fine anche di sottrarre i ragazzi all’invadenza sempre più massiccia della “cultura” televisiva ed informatica. Un altro problema è rappresentato dalla crescente tendenza all’invecchiamento alla quale non sempre corrisponde una qualità della vita, se è vero, come è vero, che alcuni anziani della nostra Comunità, della nostra “porta accanto” si vivono ancora forme di solitudine e di degrado socio-ambientale, dalle quali è necessario farli uscire, potenziando e migliorando alcuni servizi, specialmente l’integrazione socio-sanitaria che può creare una rete di aiuto intorno all’anziano e alle persone deboli ed emarginate. Qualcuno storcerà il naso quando dirò

che nella nostra Comunità sono presenti anche forme di violenza domestica nei confronti di donne e questo perché si pensa che la donna abbia conquistato un posto che la rende quasi immune da certe situazioni e sia perché questi drammi si consumano quasi sempre in silenzio e nel chiuso delle pareti domestiche. Sicuramente le problematiche sopra menzionate (che non sono comunque le sole presenti nel nostro territorio) si trovano anche in altre contesti per cui sicuramente direte che non è il caso di “demonizzare” la nostra Comunità; sono d’accordo su questo e sul fatto che si enfatizzino troppo alcuni episodi che riportano troppo spesso Caposele “agli onori della cronaca”. È comunque necessario che intorno a queste problematiche si realizzino iniziative diversificate; è inoltre altrettanto necessario realizzare, all’interno della nostra Comunità, più “Sicurezza Sociale” la quale si concretizza in una sinergia d’interventi che coinvolga più attori, senza peraltro che qualcuno si senta autorizzato a dire “questa cosa non mi riguarda” e questo perché tutto riguarda tutti, se riteniamo di volere una Comunità veramente vivibile nella quale si possa ritrovare quella ricchezza legata all’essere parte integrante di un contesto pieno di valori veri e di consolidate tradizioni.


Le foto inserite in questa rubrica riflettono, con i loro tratti particolari, il carattere, la psicologia e finanche la cultura di un popolo. Continueremo ad occuparci di personaggi tipici sperando che la rubrica sia di gradimento dei

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nostri lettori.

Rocco e Amerigo

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Pasquale Cifrodelli

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Grazia e Anna

Toni Testa

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Gerardo Cifrodelli

Rosina Prezioso

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Lorenzo Colatrella

Rocco Guarino

Anna e Lucia

Pasquale Vitale

Peppina D'Elia

Michele Cuozzo

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Annunziata Cordasca

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Marialorenza Malanga 16-05-07 di Raffaele e Lucia Corona

Nicole Guerrera di Luigi e Annaclelia Conforti

Adelina Nesta 25-08-20 / 20-04-07

Nicola Russomanno ha conseguito

Salvatore Caruso Antonella Amendola 02-02-1940 / 28-12-06 11-03-21 / 18-01-07

Giada Casale di Massimo e Giusi Russomanno

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Antonio Casale 12-06-18 /11-07-06

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presso l’Università “Federico II” di Napoli la laurea in “Politica dell’Ambiente” discutendo la tesi sull’Acquedotto Pugliese.

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Almanacco

Cesare Sozio 10-07-22 /13-12-06

D'Elia Gerardo 31-10-24/ 22-06-07

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Antonella Grasso laurea triennale in "mediazione linguistica e culturale" tesi: immigrazione italiana in Belgio nel secondo dopoguerra

Gerardo Ciccone 01-03-31 / 03-02-07

Giuseppe e Antonella - SPOSI

Giuseppe Ceres 01-01-26 / 19-02-07

Sista Donato 02-01-39 / 31-06-07 Lucia Peccatiello 03-06-22/...-...-07

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Maria Malanga laurea in TECNOLOGIA ALIMENTARE - tesi : valutazione delle mild technologies nellaconservazione degli alimenti - FACOLTA' di AGRARIA - PORTICI

Giuseppe Malanga

Giuseppina Cordasco 08-02-32 / 23-01-07

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Emidio e Carla - SPOSI

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Eliseo Damiano Laurea in Scienze dell'Amministrazione - Università di Siena

Lucia e Americo - SPOSI

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Vincenzo Russomanno 02-12-21/ 10-04-07

Giuseppe Esposito 14-11-25/ 03-04-07


Almanacco

RICORDO DI CELESTINO

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sempre una logica dura da digerire, seppure reale. Durante l’omelia del funerale di Rocco, don Vincenzo ha esortato più volte tutti i giovani a prendere come monito la sua tragica fine. Li ha esortati proprio ad amare la vita. Rocco era un ragazzo senz’altro attaccato alla sua vita. Di essa era innamorato, come dei suoi cari. Ed è successo così per tutti quelli che hanno perso la vita in circostanze tragiche. Ed è così che la vita si è vista strappare, ogni volta, dalle braccia l’amore e l’amore ha visto svanire la vita. In un attimo, quello che basta, quel che è necessario per morire. Ma questa pazza logica è diventata davvero insopportabile e fa tanta rabbia . Questo è il momento, per noi uomini, nessuno escluso, di fare davvero una lunga e profonda riflessione. Noi che sappiamo bruciare la nostra esistenza tanto semplicemente, a volte senza nemmeno accorgercene. Noi che ci priviamo della vita, e priviamo del nostro amore la vita premendo semplicemente un pochino in più il piede sull’acceleratore. Che ci priviamo della massima cosa di cui possiamo disporre, e ne priviamo anche i nostri cari. Un atteggiamento piuttosto arrogante, a pensarci bene. Ognuno di noi della vita deve esserne innamorato, perché nascere è già un miracolo. E non può bastare della superficialità, della disattenzione per permettere che davanti ai nostri occhi cali il buio per sempre, che un miracolo tanto bello ci sfugga così stupidamente dalle mani. Mi viene in mente il titolo di quella bella pubblicazione del compianto ed indimenticabile Vincenzo Malanga: dobbiamo chiuderci nell’amore. E dobbiamo farlo al più presto.

non verrà mai meno, perché lo portano impresso, come un marchio incandescente, nei loro cuori, esattamente come tua moglie sa di non essere sola, perché l’amore e l’affetto che tu hai nutrito per lei non verranno mai meno, perché solo su sentimenti puri e granitici si edificano famiglie come la tua, famiglie che stanno a ricordare a tutti noi il concetto di amore. Ho incontrato tuo padre e nel suo sguardo vi ho letto tutto il dolore di un padre che ha la sventura di sopravvivere al proprio figlio, dolore portato con compostezza e dignità, quella dignità che è propria dei nostri anziani. Infine voglio dirti che il ricordo che noi tutti abbiamo di te è un ricordo forte, un ricordo che non svanirà, che non si affievolirà col tempo, perché vivo e ben radicato in noi, ma anche perché una comunità ha il dovere di ricordare chi l’ha amata e tu l’hai amata. Ciao Celestino Raffaele Russomanno

Alla venerabile età di 96 anni, è venuto a mancare all'affetto dei suoi cari e dei tanti amici che gli volevano bene EUGENIO RUSSOMANNO Ai familiari tutti la redazione de "La Sorgente" formula le più sentite condoglianze

AVVISO

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’amore è un sentimento intrinseco della vita. Si ama sempre, si ama anche senza accorgersene. Si ama una donna, un uomo. Si ama la propria ragazza, i propri genitori, gli amici. Si ama non necessariamente dicendosi “ti amo”. Si ama semplicemente sentendo una necessità affettiva, accorgendosi di non poter fare a meno di quel qualcuno o qualcosa. Si ama anche la vita. Eccome che si ama. Proprio quella cosa di cui l’amore è parte integrante. E forse è per questo che vita ed amore muoiono insieme. Come è successo in quella tragica domenica di inizio estate che sarebbe dovuta passare alla cronaca solo per le temperature che i meteorologi annunciavano in continuazione “superiori alla media”. E invece è successo che quel tranquillo pomeriggio afoso e spensierato venisse squassato da una notizia tragica che ha rotto quella calma fin troppo piatta. La notizia di una morte drammatica. Una moto, un rettilineo, un muro, l’alta velocità. Poi il tragico epilogo. Una morte che giunge così, all’improvviso, dal nulla. Questa volta ad esserne vittima è stato Rocco Colatrella, appena 31enne. Un incidente che per dinamica e punto d’impatto non gli ha lasciato scampo. Ed ha così strappato all’amore un’altra esistenza, ed alla vita un altro amore. Per monsignor Vincenzo Malgieri, il nostro parroco, è stato il tempo di celebrare un altro funerale. Un altro addio ad un ragazzo giovane, un ragazzo buono. Funerali, addii, lacrime, sconforto. Una tragica routine a cui stiamo ancor più tragicamente abituandoci. Forse, sì, “la vita è fatta anche di funerali, di addii”, come mi disse saggiamente in quei giorni proprio don Vincenzo Malgieri. Ma è pur

Celestino Cifrodelli

FATECI PERVENIRE, PRIMA DELL'USCITA DEL GIORNALE, TUTTE LE NOTIZIE, FOTO E COMMENTI SUI VOSTRI CARI CHE GRADIRESTE VEDERE IN PUBBLICAZIONE; LE NOTIZIE CHE RIPORTIAMO IN QUESTE PAGINE SONO IL SEGNO DELLA VOSTRA COLLABORAZIONE PAGINA PAGINA

di Donato Gervasio

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MUORE L’AMORE, MUORE LA VITA

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Rocco Colatrella

non riesco a pensare a te se non in termini presenti, perché sento viva la tua presenza in mezzo a tutti noi. Sono tra coloro che hanno avuto il piacere di esserti stato amico crescendo insieme, ma sono anche fra i molti che ti hanno conosciuto ed apprezzato professionalmente. Essere qui a scriverti mi riempie di rabbia, rabbia contro un destino che ti ha strappato non solo ai tuoi affetti più cari ma anche a tutti noi, ad un’intera comunità, perché tu sei una di quelle persone che hanno sempre dato molto per la proprio paese, ed il merito più grande è che lo hai fatto senza clamori, senza mostrarti, con estrema disponibilità ed educazione verso tutti, accompagnando sempre ogni tuo gesto con un sorriso. Oggi posso scriverti al presente perché tutto ciò che tu hai rappresentato lo ritrovo nei tuoi figli. Vederli mi riporta alla mente la nostra infanzia e la nostra gioventù, entrambi periodi felici della nostra vita, quando il dolore non aveva ancora scavato solchi profondi nei nostri cuori. Da padre posso solo dire che puoi essere orgoglioso di come sono cresciuti i tuoi figli, perché ti rassomigliano, e per un padre non c’è gioia più grande. Tutto ciò che noi facciamo, ogni nostro sforzo è proteso verso di loro, alla loro crescita sia fisica che morale, ed io credo che tu ci sia riuscito pienamente. Certo nulla potrà mai compensare l’enorme vuoto lasciato dal loro papà, in particolare per la piccola Michela. Non si è mai grandi abbastanza per fare a meno di un genitore, ma essi sanno che il tuo amore per loro

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Caro Celestino,

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COME UN CARO AMICO

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La facciata della chiesa di San Lorenzo allestita per l'occasione della Domenica delle Palme. La funzione ha inaugurato, in un certo senso, il nuovo luogo religioso del Paese anticipando, di qualche mese, la reale apertura della Chiesa che, speriamo avverrà al più presto

Uno scorcio di Piazza Di Masi

altro… E un giorno all’improvviso, mentre leggeva , le si era accesa una luce dentro; si sentiva pacata, nutrita, dissetata e realizzò ciò che in fondo aveva sempre avvertito: la lettura dava senso alla sua anima. Che pace! Da quel momento portava ovunque il suo libro con sé per approfittare anche di un solo minuto per tuffarsi in quel mondo tutto suo, dove personaggi, luoghi e storie prendevano vita e diventavano veri, reali, presenti. Sentiva che la sua anima non sarebbe stata più sola perché anche se trascorrevano lunghe ore o giorni in cui non riusciva a leggere, sapeva che il mondo che viveva con i suoi perso-

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L'interno quasi ultimato della Chiesa Madre

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e era già capitato, per un motivo o per un altro, di trascurare ciò che più amava, la sua passione. E ogni volta un senso di irrequietezza si impadroniva di lei e come una nebbia sottile penetrava la sua anima: era un leggero malessere che non l’abbandonava nonostante tutto andasse bene, famiglia, affetti, lavoro; c’era sempre una nota stonata, un qualcosa che mancava e che la rendeva insoddisfatta. Ma appena riprendeva a leggere, tutto quel disagio si chetava come per magia, guariva, tutto tornava sereno. Eppure ricadeva nuovamente, perdendosi nei meandri quotidiani della vita. Certo, da qualche mese era giunto un angelo nella sua vita e i libri erano l’ultimo dei suoi pensieri, o meglio, ci pensava, ma non riusciva proprio a trovare il tempo per leggere. E ciò le rodeva la coscienza perché uno scrittore, in una lettera a suo figlio aveva detto “Diffida di chi non ha tempo per leggere”. Forse non era vero, ma lei ci credeva e quella frase non l’aveva più scordata. Quel senso di smarrimento continuava ad insinuarsi dentro, la sua vita sembrava essere diventata così materiale, tutta una corsa di qua e di là, il suo tempo era scandito da soli impegni e mansioni. Si chiedeva se tutto ciò fosse normale: non avere più tempo per sé ma solo rinunce, lavoro, casa, faccende. E dopo una giornata colma di un tutto orizzontale non le restava altro che crollare sfinita sul letto. Ma non le stava bene, voleva rimpossessarsi dei suoi pensieri, dei suoi sogni. Sembrava così difficile, eppure bastava poco… riprendere a leggere. Era la sua cura, la sua pozione magica. Così pian, piano cominciò a carpire piccoli spazi di tempo alle sue incombenze quotidiane e da un giorno all’altro si era ritrovata col naso immerso nei suoi amati libri. Che sensazione! Che rinascita! Certo, non poteva divorare un libro in pochi giorni come faceva prima, o stare fino a notte inoltrata a leggere rapita. Ma quei pochi momenti bastavano a placare la sua sete, la sua anima cominciava adagio a riaversi, a rasserenarsi. E tutto riacquistava senso! Negli ultimi mesi aveva pensato spesso al senso della vita, della sua vita e non aveva avuto dubbi: era il suo angelo, che non solo riempiva materialmente la sua giornata, ma arricchiva infinitamente la sua vita, la sua famiglia. Ma la sua anima? Quella era un’altra cosa…era impoverita, denutrita…necessitava di

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naggi, era lì che l’aspettava, in attesa, sospeso tra le pagine, pronto a ridestarsi dalla quiete per riprendere vita, appena sfiorato dalle sue dita. Così, foglio dopo foglio, si abbandonava a quel mondo tutto suo, spesso riemergendone rapita, trasognata. Da adolescente avvertiva un po’ di solitudine durante le sue letture perché alla fine di un libro si sentiva un po’ persa, assente, come appena tornata da un intenso viaggio, ricco di emozioni che nessuno poteva capire o minimamente immaginare, perché nessuno aveva volato con lei. Erano rimasti a terra. Ma quelli erano altri tempi. Adesso dai suoi viaggi solitari tornava

arricchita, nutrita, serena, appagata interiormente e già emozionata al pensiero di scegliere il prossimo libro da “intraprendere”, la prossima storia da vivere, degustandone già il sapore attraverso il titolo, sfiorandone le pagine, a occhi chiusi per sentire quel profumo… Ormai quel suo mondo era un leale compagno in cui rifugiarsi ogni qualvolta voleva o ne aveva bisogno; nei momenti tristi, la faceva star bene anche solo sapere della sua esistenza. Come un caro e sincero amico. Al mio caro e sincero amico Antonella Grasso

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Agosto 2007 - Direttore Nicola Conforti PERIODICO A CURA DELL'ASSOCIAZIONE TURISTICA PRO LOCO CAPOSELE FONDATO NEL 1973 Indice: Lettere in r...

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