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Indice 3

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Verso una cultura vocazionale odierna

Camminare insieme: Progetto “3 tende”

Una vocazione senza frontiere

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Dialogando con... P. Amedeo Cencini

L’approccio della cultura delle Vocazioni Lasalliane in Argentina-Paraguay

Programmi estivi di pastorale vocazionale del distretto San FranciscoNew Orléans

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Guardando oltre

Suore Guadalupane De La Salle

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41 Volontari Lasalliani

Valutazione del Congresso

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La Fraternità Educativa La Salle - Francia

Giovani e vocazioni lasalliane

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La prima fraternità Signum Fidei del Togo

Preghiera

Testimonianze Lasalliane

19 Perché voglio diventare Suora?

Vocazione 3 - Marzo 2018 Direttore Editoriale: Commissione internazionale per le Vocazioni Lasalliane| Coordinatore editoriale: Fr. Rafa Matas rmatas@lasalle.org | Disegno: Luigi Cerchi lcerchi@lasalle.org | Copertina: Fabio Parente fparente@lasalle.org | Fratelli delle Scuole Cristiane – Roma - Servizio di Comunicazione e Tecnologia | www.lasalle.org | Facebook: www.fb.com/lasalleorg - Twitter: @lasalleorg - Instagram: lasalleorg #SomosLaSalle | #WeAreLaSalle | #NousSommesLaSalle | #SiamoLaSalle

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Verso una cultura vocazionale odiernaFr. Rafa Matas, FSC Consigliere generale È evidente che le vocazioni diventeranno un invito effettivo a seguire Gesù, specialmente nella vita religiosa, soltanto se:

La cultura delle vocazioni scaturisce dal fatto che tutti siamo chiamati alla santità, anche i destinatari della nostra missione (cf. LG 41), che ciò si basa sull’ambiente credente ecclesiale e comunitario degli adulti, che incoraggia ogni persona, ogni famiglia, ogni comunità ed è compresa come missione affidata da Dio per la costruzione del Regno. Sempre in un processo di creazione. Nel 45° Capitolo Generale asseriamo: “si tratta di promuovere una cultura della vita intesa come vocazione; cioè come chiamata personale a vivere una missione comunitaria che dia senso all’esistenza” (4.8). Non è facile: nel 1992 Papa Giovanni Paolo II ha dichiarato: “Vorrei, soprattutto, richiamare l’attenzione sull’urgenza di promuovere ciò che chiamiamo ‘atteggiamenti fondamentali delle vocazioni’, che sono all’origine di una vera cultura delle vocazioni”, consapevole delle difficoltà incontrate oggi dall’essere umano per rispondere alla chiamata di Dio e vivere la sua vita incentrata sulle vocazioni.

– i Fratelli le Suore e tutti i Lasalliani sono testimoni, con la loro vita, della presenza di Dio nel nostro mondo. – le nostre comunità vivono veramente la fraternità che consente di “venire a vedere”. – lavoriamo tutti al nostro rinnovamento e possiamo rispondere ai bisogni del mondo e in particolare dei giovani (Cf. R 86). Ma con l’attuale evoluzione è necessaria anche un’atmosfera sociale particolare, un “humus”, un “terreno” che favorisca la comprensione e lo sviluppo sia della vita umana che di una vocazione. Per questo la Regola dei Fratelli ci ripete: “La promozione di una cultura delle vocazioni rende cosciente ogni persona delle proprie capacità e la invita a metterle al servizio degli altri”. (R 84, 2). Avremo una cultura vocazionale soltanto quando sarà favorevole alla nascita e allo sviluppo della vocazione cristiana, attraverso i suoi valori, le sue convinzioni, i suoi comportamenti, le sue strutture, le sue usanze, e i modi di espressione linguistica, artistica e simbolica diventando così: “il primo obiettivo della pastorale in generale”. (NVNE 13, b).

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Proprio per queste difficoltà si manifesta l’urgenza di tentare di creare una cultura delle vocazioni; cioè, la crescita dell’atmosfera nella quale i giovani possano prepararsi a verificare attentamente, e abbracciare liberamente la loro vocazione in modo permanente, ovvero la vita alla quale sono chiamati nella Chiesa. Iniziando da “Vocazioni – 3” desideriamo proporre 2 SUGGERIMENTI: 1. A livello di comunità/fraternità: potremmo confrontarci sul modo con cui favoriamo la formazione della cultura delle vocazioni e se dobbiamo compiere uno sforzo supplementare. 2. A livello di opera educativa: sarebbe auspicabile che in una riunione di insegnanti si affrontasse la domanda 4

in modo trasversale. In che misura, partendo dalla nostra missione educativa, siamo capaci di favorire la scoperta progressiva delle vocazioni dei nostri bambini, dei nostri ragazzi ed anche degli adulti? Oggi è una necessità, un’esigenza di cui dobbiamo prender coscienza e nella quale dobbiamo impegnarci in modo più deciso. Papa Francesco ce lo ricorda insistendo sulla “necessità di riportare le comunità cristiane ad una nuova “cultura delle vocazioni” che possa proclamare la bellezza di essere innamorato di Dio, capace di leggere con coraggio la realtà così come è, con la sua stanchezza e la sua resistenza”, riconoscendo così i segni di bellezza del cuore umano.


Dialogando con... P. Amedeo Cencini Consultore della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica Fr. Javier López Guerra

“Seminare il seme della vocazione è un’operazione che merita di essere compiuta senza preoccuparsi del raccolto” “È una tragedia che i giovani abbiano la sensazione di non essere chiamati da Dio, significa che lui non li ama”. Con queste parole, padre Amedeo Cencini, religioso canossiano, laureato in scienze dell’educazione all’Università salesiana, Dottore in psicologia dell’Università gregoriana, psicoterapeuta analitico, conferenziere, scrittore e consulente della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e Società di Vita Apostolica, affronta la realtà della vocazione nella odierna gioventù europea. Cencini ha partecipato al Congresso delle Vocazioni che la comunità Lasalliana [dell’ARLEP] ha organizzato all’Escorial dal 9 all’11 febbraio 2017 sul tema “Verso una cultura delle vocazioni lasalliane”. Profittando della presenza di Padre Amedeo Cencini e dei suoi due interventi su ciò che noi intendiamo per cultura della

vocazione e il modo di creare questa cultura vocazionale, lo abbiamo incontrato per conoscerlo più profondamente.

Chi è Padre Cencini? Mi viene in mente ciò che Papa Francesco ha detto quando ha risposto alla stessa domanda. “Sono un peccatore”. Sono un ladro che ha fortuna, un peccatore graziato, nel senso che sono colmo di gratitudine verso Dio per quanto mi consente di fare, e lo sento sempre come qualcosa che non ho meritato e che riempie completamente la mia vita di felicità e gioia. Perché ciò che faccio, lo faccio veramente di cuore, molto convinto. Girare per il mondo per compiere questo servizio di animazione, è qualcosa che riempie la mia vita. È il mio servizio e lo faccio con gratitudine verso Dio, sperando di seminare del buon seme.

Siamo in un congresso della Cultura delle Vocazioni. Lei come ha scoperto la sua vocazione? In modo molto semplice; sono figlio di un militare e la caserma in cui è vissuto era contigua al cortile dell’oratorio dei Padri Canossiani. Fin dall’infanzia, ho 5


respirato questa atmosfera. L’oratorio è stato il luogo della mia educazione, l’ambiente ordinario della mia vita. Posso dire che la vocazione è stata assolutamente spontanea, nella mia vita mi sono sentito crescere progressivamente. Sono entrato in seminario all’età di dieci anni. Ero molto piccolo. Non ricordo di aver avuto dubbi, momenti difficili si, ma nessun dubbio sulla mia vocazione. Era qualcosa che sentivo crescere progressivamente e parallelamente alla mia vita.

Qual è la vita di Padre Cencini oggi? Vivo nel post noviziato del nostro Istituto. Sono responsabile della formazione dei post novizi, dei professi, e nello stesso tempo insegno all’Università Salesiana e Gregoriana a persone dedite alla psicologia e alla vita consacrata. Dispenso conferenze per il mondo e mi dedico anche a scrivere. È qualcosa che occupa una certa parte della mia vita e rientra nella mia educazione.

La società evolve verso una laicità sempre più intensa, verso una certa indifferenza religiosa. Lei cosa pensa delle ragioni di questo allontanamento?

Non intendo parlare di società postcristiana, come si dice oggi. Quando si parla di laicizzazione si parla di una società nella quale il cristianesimo non è percepito come qualcosa di interessante. In questo senso, noi saremmo postcristiani. Ritengo che non sia così. Penso che non possa esserci una cultura postcristiana. Ma ogni cultura sarà sempre postcristiana, perché ogni uomo e ogni donna non può eliminare, in sé, il bisogno di Dio, di vivere questo desiderio, anche se non è esplicitamente e chiaramente compreso in quanto tale. È il problema della secolarizzazione. Certo, è il nostro problema, perché significa che il mondo, la cultura parla questa lingua. Cioè ha questa sensibilità. Il mio impegno di credente risiede nella convinzione che esiste una società postcristiana e che tutti vivono con il bisogno di vedere il volto di Dio. Il mio compito è tradurre il cristianesimo nelle parole profane di questa cultura, perché è la cultura di oggi e non ha senso continuare a parlare di una cultura del secolo scorso, dove c’era una lingua, una religiosità popolare cristiana con un sistema di vita nel quale la cosa principale era di partecipare alla messa domenicale. Oggi è una situazione diversa. Questo vuol dire che sono io, che mi dichiaro credente, che ho il compito di tradurre con esattezza l’essenza della fede cristiana con parole che possano essere comprese


nella lingua e nel dialetto locale. La secolarizzazione non può essere considerata come qualcosa di negativo e cattivo. È il linguaggio di oggi. E allora, siete credenti? Se siete credenti avete l’impegno di tradurre ciò che pensate in un linguaggio che sia comprensibile a tutti, anche per quanti giungono da un’altra cultura, un altro contesto dovuto all’esperienza, ad altre abitudini… Questa è la prova della vostra fede. Il credente dovrebbe poter fare questo tipo di traduzione. Se continuiamo a trasmettere la fede con parole che implicano una comprensione generale radicata nella cultura cristiana è come se io parlassi arabo. Devo tradurre il Vangelo in modo che ciascuno possa comprenderlo e considerarlo come cosa buona anche per me.

Ripensando al Suo intervento al Congresso, Lei definisce la cultura come qualcosa di stabile, qualcosa che si inserisce un po’ alla volta nella mentalità, la sensibilità, la pedagogia della persona. Ritiene che la vita religiosa sia pronta a trasmettere e diffondere ciò che Lei definisce Cultura delle Vocazioni?

Evidentemente in modo spontaneo. Dobbiamo collimare … abbiamo parlato prima di questa traduzione. Diciamo che non siamo preparati a fare questa traduzione. Continuiamo a ritenere acquisito che quando parliamo di Dio, della salvezza, della redenzione, della croce, dell’ascetismo, del modo di vivere cristiano, crediamo di dire cose che tutti possono comprendere correttamente, come abbiamo capito noi. Non è così. E questo non ha senso se non ce ne rendiamo conto e non trasferiamo il lavoro sulla cultura odierna. Sotto questo aspetto, non siamo convinti e rischiamo di continuare a vivere come se la cultura fosse quella di ieri. Dobbiamo mettere al centro della nostra attenzione e della riflessione il compito di tradurre la cultura oggi. Per mostrare che l’essenza del cristianesimo, il Vangelo, ha molto da fare e dire agli uomini e alle donne di oggi, alla realtà culturale nella quale viviamo. Le Beatitudini appartengono sempre all’uomo di oggi, ma siamo noi che dobbiamo rendercene conto. Non è un problema di linguaggio ma di vita, anzitutto di stile di vita, ma anche di linguaggio. Mi sembra che non sempre siamo attenti e dobbiamo mostrare maggiore sensibilità.

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Abbiamo sentito che tra i giovani il fatto di non essere chiamati, di non sentirsi chiamati, di non essere amati, è una tragedia. Come pensa che i giovani si possano rendere sensibili ad aprire il loro cuore ed essere attenti alla chiamata di Dio, a quello che sarà il loro futuro?

D’altra parte, potrebbe essere una opportunità, perché l’animatore può riflettere sulla situazione vissuta dai giovani, che comunque c’è una persona che in ogni caso chiama e una persona per la quale siete assolutamente magnifici. E questa persona è Dio. E questa persona vi chiama. E questa persona non può essere garante del vostro atteggiamento positivo. Tutto ciò può diventare una chiamata. La Chiesa che ti chiama a trovare il tuo posto nella Chiesa da sposato o come … lo vedrai tu. In questo senso, la chiamata cristiana si oppone alla tendenza sociale nella quale nessuno chiama e nessuno si sente chiamato.

Non è facile. Il giovane ha un atteggiamento interiore che non è stato formato in modo corretto. Questo deve essere inserito in un realtà sociale, culturale. Ad esempio il fatto di non trovare un lavoro è come dire: “Non sono chiamato” dalla società di oggi ad occupare un posto, e posso dire che questo è il mio modo di contribuire al benessere di tutti, perché il lavoro ha questo obiettivo. Viviamo in un società dove c’è questo problema.

Un altro messaggio che Lei ci ha trasmesso nel Congresso è che un chiamato, fedele alla chiamata, è capace di trasmettere una nuova chiamata anche a persone nuove. Ritiene che la vita religiosa viva una certa crisi nella quale abbiamo ascoltato una chiamata che non abbiamo saputo focalizzare per invitare altri?

Il giovane non è chiamato. Aspetta sempre che qualcuno lo chiami a lavorare. Questo produce un atteggiamento contrario che gli fa pensare che non è degno di dare il suo contributo alla società. Ciò crea, da una parte una difficoltà, nel momento in cui l’animatore vocazionale si presenta come colui che annuncia una chiamata perché trova nel giovane un atteggiamento negativo, contrario, che dice che non è degno.

È chiaro. Alcuni dicono che la crisi delle vocazioni non è una crisi di chiamati ma una crisi di coloro che debbono


chiamare. Basta guardarsi attorno. Nelle nostre case esiste ancora un promotore della vocazioni, che trova molta indifferenza in fatto di collaborazione, persone che vivono la loro vita consacrata e non lo aiutano. Nella Chiesa siamo tutti chiamati ad essere animatori di vocazioni. È come un contratto globale. Tutti i chiamati debbono essere coloro che invitano, senza eccezione, e per tutte le vocazioni.

Si parla molto di identità, di avere una identità religiosa cristiana. Lei come vede questa identità nei giovani? Possiamo riconoscere l’identità non sensibile, perché la sensibilità deve essere ispirata dall’identità, debbo creare la mia sensibilità secondo la mia identità. Questo è il problema. Perché tutti i chiamati non diventano coloro che chiamano e invitano? È evidente che la loro sensibilità non è stata modellata sulla loro identità. Se la mia sensibilità si identifica pienamente con la mia identità e la mia identità è quella di una persona consacrata che ha gli stessi sentimenti dell’Agnello, se questo processo è bloccato, la mia sensibilità non potrà essere la sensibilità di uno che chiama un altro. Quando si parla di identità, sembra che parliamo di qualcosa di astratto e teorico. Se si parla di sensibilità, utilizziamo una parola alla quale la persona è più “sensibile”. E la sensibilità significa avere gli stessi sentimenti di Dio che si è rivelato in Cristo, ed è questa sensibilità che dobbiamo costruire. E ogni carisma significa un avvicinamento, un aspetto particolare di questa sensibilità. La tua identità è così. Se la persona è progressivamente formata in questo tipo di sensibilità e di identità, allora vive bene la sua vocazione con felicità, gioia e comunica all’altro questa verità, questa bellezza. Diventa, cioè, promotrice di vocazioni.

Sembrerebbe che i laici sono più vicini a trasmettere questa sensibilità. Lei ritiene che vi sia una difficoltà nella formazione e nello stile di vita dei religiosi per cui è impossibile concretizzare questa sensibilità che spinga i giovani a seguirci? Sì. Siamo dinanzi ad una situazione in cui sembra che i religiosi non reagiscano ad uno stimolo di vita. Diventiamo persone che non reagiscono più alla spiritualità dinanzi agli stimoli che si presentano giorno per giorno. La preghiera, l’Eucarestia, la Parola, il modo di vivere, la vita comune diventano qualcosa a cui la vita si adatta. Quando accade tutto questo? È evidente, quando la persona non anima più ciò che fa con l’ispirazione fondamentale che è Dio. Dobbiamo chiederci sempre, dove sei, mio Dio. Quando ci facciamo questa domanda, ci confrontiamo con una realtà che non è mai la stessa, perché quando cerchiamo di avere la presenza di Dio, ogni istante è una nuova ricerca, una nuova esperienza. Il Dio di ieri è l’idolo di oggi e questa è una novità. È il passaggio dalla perseveranza alla fedeltà. Tutto ciò dovrebbe evitare il pericolo di immunizzarci, di diventare persone abituate al miracolo, che hanno una sensibilità ed un elettrocardiogramma piatti.

Cosa direbbe agli animatori di vocazioni che accompagnano i giovani che hanno una specie di preoccupazione, di dubbio, il senso della trascendenza? Essere preoccupati è un buon segno. Se vi sentite preoccupati, potete stare tranquilli, è normale. L’uomo normale è un uomo preoccupato, che ha sete di

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aspettative, una speranza, un atteggiamento della persona che non ha ciò che vuole. Vi sono cose che gli mancano.

raccolto. Seminare il seme della vocazione è una operazione che merita di essere compiuta senza preoccuparsi della mietitura.

L’Avvento è la metafora della vita umana. L’uomo è un essere che spera continuamente. Il problema è di trovare il modo di attendere, il percorso che mi immette sul giusto cammino, dove non troverò la piena soddisfazione del mio desiderio. Ma è la giusta direzione che nutre il mio desiderio, nel quale non mi disseto, ma che mi fa crescere nuovamente. Ecco l'uomo normale.

Dobbiamo essere convinti che seminare il grano della vocazione è qualcosa di prezioso per la Chiesa e che darà i suoi frutti, e il frutto non è solamente una persona che entra in un Istituto.

Inoltre, da un punto di vista psicologico quando la persona non desidera più nulla, vuol dire che è morta, non si aspetta nulla dalla vita e ritiene di essere in grado di trovare altre soddisfazioni in situazioni o compensazioni diverse. L’animatore vocazionale, l’animatore dei giovani, deve essere una persona che comunica loro questo atteggiamento, questa speranza, che incoraggia a coltivare il desiderio perché lì c’è il desiderio dello Spirito di Dio. Essere cristiano significa avere un desiderio che non può essere soddisfatto da alcuna situazione, da una creatura o dalla materia. L’educatore è un educatore di desideri. È la persona che mantiene viva nei giovani la capacità di desiderare dinanzi a Dio, il solo che può soddisfare i nostri desideri.

Che direbbe alle persone che incoraggiano le giovani vocazioni ad una esperienza vocazionale forte? Essere convinti che quando facciamo questo tipo di servizio, quando se ne parla, parliamo del senso della vita, quale bene ricevuto. Siamo in dialogo con la parte più profonda dell’uomo, anche se abbiamo l’impressione contraria. Quando parliamo di questo, parliamo di ciò che i giovani hanno bisogno di ascoltare, anche se l’atteggiamento esterno non è quello di una persona convinta. Abbiamo un alleato nel profondo del cuore in coloro che ci ascoltano. E questo è importante per far comprendere che ne vale la pena. Siamo seminatori di vocazioni e la nostra vocazione è quella di seminare senza preoccuparci del 10

Quando parliamo di questo, rispondiamo al desiderio e al bisogno che è profondamente radicato in ogni essere umano. Il senso dell’educazione oggi, è di promuovere la formazione alla sensibilità come una pedagogia. Abbiamo vissuto a lungo preoccupati dell’esteriorità delle persone. Oggi, spetta a noi diventare esperti in questo tipo di insegnamento e di formazione alla sensibilità.


Guardando oltre Boletín ARLEP nº 281

Congresso Pastorale “Verso una cultura delle vocazioni lasalliane” ARLEP 2017

Il Congresso si è svolto nel mese di febbraio ed è stato un avvenimento importante per la vita della Provincia ARLEP, disposto a “Guardare oltre” per fare delle comunità e delle opere educative spazi di “cultura delle vocazioni”. Come dice Pablo Walker la “Cultura delle vocazioni” è un ordito di idee, di concezioni di vita e di morte, di confini, di modi di comprendere la libertà, l’amore, il dolore la fede … che stimolano le persone a guardare oltre il valore dei propri progetti, ad essere all’ascolto e al servizio della missione che Dio affida per trasformare il mondo. Era presente anche il Fratello Superiore generale, Robert Schieler, e i Consiglieri generali Rafa Matas (Famiglia Lasalliana e Vocazioni) e Aidan Kilty per la regione RELEM.

Obiettivi del Congresso: 224 Lasalliani si sono riuniti all’Escorial (Madrid) per partecipare al Congresso di Pastorale “Verso una cultura delle vocazioni lasalliane”. Si è trattato di una riunione che ha cercato di scrutare il futuro dell’avvenire lasalliano partendo dalla vocazione alla vita, alla chiamata del Vangelo e all’impegno per un mondo migliore. Erano presenti i responsabili delle vocazioni delle Provincie di Francia, Italia ed Europa Centrale.

• La promozione di una cultura delle vocazioni nella Provincia religiosa e nella Chiesa. • Costruire un linguaggio comune nella Provincia sul tema delle vocazioni. • Far coincidere i criteri della pastorale delle vocazioni nel contesto educativo. • Promuovere la “nascita” delle vocazioni lasalliane.


• Elaborare un nuovo documento-guida della Provincia sulla Pastorale delle Vocazioni.

• Elaborare piani locali e settoriali per promuovere la cultura delle vocazioni.

Cultura delle vocazioni lasalliane Fratel Jesús Miguel Zamora, Visitatore della Provincia, ha impostato lo schema del Congresso. "Il Congresso – afferma – ha fatto nascere la necessità di aggiornare la nostra comprensione della vocazione, l’adattamento ai tempi nuovi, per formare un po’ alla volta una cultura". Ha anche asserito che non dobbiamo essere soddisfatti di quanto è stato fatto finora, ma dobbiamo esplorare nuovi modi di agire e di guardare oltre per aprirci meglio agli altri. Dinanzi all’incertezza che ne deriva, dobbiamo essere attenti ai segni che ci pervengono e guardare il futuro con speranza. Ha aggiunto che noi per primi dobbiamo rivolgerci queste domande fondamentali: “Che ne faccio della mia vita? A 12

chi e a che cosa rispondo?” Perché quanti accompagniamo camminano al nostro fianco fiduciosi che, come loro, abbiamo sperimentato i loro stessi errori, timori e ricerche. Dopo aver evidenziato la fraternità come autentica cultura della vocazione lasalliana, conclude: “Sforzarsi di fare cultura della vocazione lasalliana, espande la nostra Chiesa e ci fa credere nel nostro Istituto di uomini e donne, fratelli e laici convinti della loro vocazione laica che è il riflesso di una risposta alla chiamata di Dio”.


Sette Aspetti Filo conduttore del Congresso sono stati i “sette aspetti” che qui riassumiamo: 1° Aspetto: Fratel Jorge Sierra, coordinatore di pastorale del La Salle in Galizia e docente al collegio La Salle di Santiago, ha guidato il primo aspetto alla ricerca di una risposta alla domanda: “Cosa intendiamo quando parliamo di cultura delle vocazioni!”

Tutti impegnati Fratel Rafa Matas ha rivolto un appello alla gioia evangelica per “guardare oltre” e sviluppare una appropriata cultura delle vocazioni nella quale tutti si sentano impegnati (comunità, settori, Distretti, Regioni, Istituto e tutta la Famiglia Lasalliana). Ha affermato che Dio, con i Capitoli Generali e le assemblee, ci invia segnali, su come promuovere vocazioni, quando ci chiede:

2° Aspetto: Fratel Rafa Matas, Consigliere generale, ha spalancato una finestra sull’universo lasalliano per mostrarci luci, ombre e orizzonti della pastorale delle vocazioni nell’Istituto.

• Di migliorare il valore e il senso della nostra vita fraterna.

3° Aspetto: Padre Amedeo Cencini, religioso dei Figli della Carità (Canossiani), consultore della Congregazione per gli Istituti di Vita consacrata e le Società di Vita Apostolica ha invitato a soffermarsi sul concetto basilare di: “Cos’è la cultura delle vocazioni e come integrarla nella vita del credente?”

• Di accettare la responsabilità condivisa tra settori, Provincie, Regioni e tutta la Famiglia Lasalliana.

4° Aspetto: Sempre Padre Cencini si è concentrato sugli elementi essenziali per creare una cultura delle vocazioni: la mentalità, la sensibilità per sviluppare il mondo interiore e la pedagogia nella quale il chiamato a sua volta diventa “colui che chiama”.

Durante il Congresso, i gruppi di lavoro, di riflessione … i tempi di preghiera e di celebrazione hanno fatto dell’incontro un’esperienza unica.

5° Aspetto: Tre formatrici lasalliane Pilar Castro (docente al La Salle di Santander), Lidia Rey (Insegnate all’Istituto La Salle di Madrid) e Maria José Sanchez (docente al La Salle di Figueras) hanno presentato le chiavi lasalliane per procedere verso una cultura delle vocazioni.

• Di unire preghiera e azione per la pastorale delle Vocazioni.

• Di riconoscere il contributo di ogni vocazione lasalliana alla Famiglia Lasalliana e alla Chiesa. • Di sviluppare la cultura delle vocazioni.

Il Fratello Superiore generale, Robert Schieler, ha concluso con un messaggio eloquente, un richiamo a promuovere l‘unità lasalliana.

6° Aspetto: Con l’aiuto di panels e testimonianze di esperienze vocazionali, i partecipanti si sono interrogati su: come creare una cultura delle vocazioni nei nostri ambiti lasalliani? Le esperienze vertevano sulla cultura delle vocazioni a scuola, in comunità, in ambito extrascolastico e sociale. 7° Aspetto: Infine i congressisti si sono incentrati sulla concezione dinamica di persone capaci, un domani, di produrre la cultura delle vocazioni in ciascuno degli ambiti.

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Valutazione del Congresso Distretto ARLEP

Potremmo riassumere dicendo che il Congresso sulla cultura delle vocazioni è stata una esperienza che ha toccato i cuori e gli animi dei partecipanti. Siamo felicemente sorpresi per il forte valore espresso sotto forma di valutazione e le tante parole di ringraziamento che ci sono pervenute. Presentazioni, cartelloni, esperienze, momenti musicali, preghiere e celebrazioni, lavoro di gruppo, momenti conviviali … tutto ha contribuito a creare un’atmosfera di riflessione, spirituale e soprattutto fraterna. È stata anche molto apprezzata la varietà dei 220 partecipanti: direttori di istituzioni, delegati di pastorale, Fratelli, membri di altre famiglie carismatiche, delegati delle vocazioni delle varie Provincie della RELEM, studenti universitari, novizi e scolastici, famiglie.… Il Congresso ha consentito di iniziare la costruzione di un linguaggio vocazionale comune al di là dei pregiudizi e delle varie prospettive. Possiamo dire che il concetto lasalliano della cultura delle vocazioni diventa un terreno d’intesa sul quale costruire la nostra missione educativa e pastorale. Oggi vediamo come questo è vissuto nelle nostre istituzioni educative e nelle nostre comunità lasalliane.

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La parola ai partecipanti Ana Carbonell (Settore Valencia-Palma) Il messaggio che riceviamo dal Congresso è un messaggio al cambiamento, a guardare oltre, ma soprattutto ci suggerisce uno sguardo pieno di speranza, positivo, gioioso. Se dovessi avere qualche domanda, sarebbe sicuramente questa: Dio cosa vuole che io sia adesso e come? Vorrei anche dire che tutti abbiamo i mezzi per seguire Gesù. Fratel Juan González (Settore Andalusia) Il messaggio principale di questo Congresso ritengo sia la proposta della nostra scuola e del nostro modo di evangelizzare e di credere, di parlare perché abbiamo un sogno, il sogno di Dio. Ognuno di noi è un sogno, assolutamente unico e sarebbe auspicabile che la nostra scuola fosse una fucina di sogni, nella quale proporre sogni. María Eugenia Vázquez (Settore Andalusia) Dopo questi giorni di Congresso, per me è chiaro che la cosa più importante è di fermarci per discernere il sogno che Dio su di noi. Da ciò, essere in grado di dare ad altri ciò che abbiamo e aiutarli a scoprire ciò che Dio sogna per loro. Penso che dobbiamo vivere tutto questo con grande gioia ed ottimismo.


Fratel Arsenio Turiégano (Settore Madrid)

Inmaculada González (Settore Madrid)

Credo che siamo in una fase di apertura, per ascoltare, lasciare che la realtà ci evangelizzi e concentraci maggiormente, e soprattutto, su ciò che ci unisce più che su ciò che ci divide. Se siamo capaci di fare della nostra vita una sintesi di autenticità, saremo in grado di trasmettere qualcosa. Lo spero.

Penso che la cosa più importante che abbiamo appreso da questo Congresso, è che dobbiamo imparare a guardare, a guardarci e a guardare gli altri attorno in noi, specialmente i nostri studenti, ma anche in nostri colleghi. Imparare a guardare per costruire un altro mondo, migliore e più lasalliano.

Aitor Zulaika (Settore Bilbao)

Javier Hernández (Settore Cataluña)

Il congresso mi spinge a chiedermi a chi ho dedicato il mio tempo ed anche a considerare la necessità di guardare un po’ più lontano, agli studenti e ai colleghi.

Fratel José Tomás Cuellar (Settore Valencia-Palma) Porto con me dal Congresso, la ricchezza della vocazione a La Salle, che ci unisce e non ci allontana dagli educatori lasalliani.

Montse Nieto (Settore Valladolid) Ritengo che quando siete fedeli alla vostra vocazione fate sì che altri si pongano la domanda sulla propria.

Il Congresso ci aiuta a comprendere cosa sia la cultura delle vocazioni e ci chiarisce le sfide e i progetti in modo rigenerativo.

Montse Toscano (Settore Catalogna) È il primo congresso che facciamo sulla cultura delle vocazioni, è un momento importante per comprendere sempre meglio come lavoriamo al La Salle, dove lo studente è il centro del nostro progetto.

Marta Espiniella (Settore Bilbao) L’educazione alla sensibilità è essenziale a scuola, come ascoltare la chiamata e rispondervi.

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Testimonianze Lasalliane Lizette Prado Rodríguez (Lizie) Il mio cammino nei sentieri di La Salle “Ricordiamoci che siamo alla santa presenza di Dio”… inizia così la giornata nelle classi del nostro Istituto. Quando ho avuto coscienza della presenza di Dio nella mia vita? Sono nata in una famiglia cristiana cattolica. Mia madre, ad esempio, ci ha insegnato l’importanza della preghiera. In casa, l’immagine del Sacro Cuore di Gesù ci ricordava la sua santa presenza. Nonostante la situazione economica, la preoccupazione di mia madre è stata quella di darmi un’educazione cattolica, mettendo in secondo piano le sue comodità e necessità personali. Da mamma sono giunta a La Salle per iscrivervi i miei figli. In un primo momento ho ricevuto una proposta dall’Associazione dei Genitori che mi invitava a partecipare, in quanto rappresentante di classe, ed ho accettato volentieri. In quel momento ho iniziato il mio cammino di avvicinamento a La Salle. Durante l’accoglienza dei nuovi iscritti, uno dei Fratelli fondatori, Fratel Wilfredo Pèrez de Utrera, più noto con il nome di Fratel Enrico (RIP), con la chiarezza e l’ardore che lo caratterizzava, ci disse … “Vi siete iscritte al Collegio De La Salle di Bayamón insieme ai vostri figli!”. Fratel Enrico prestava particolare attenzione alla formazione dei laici durante le riunioni dei genitori nelle quali parlava sempre, per qualche minuto, del Fondatore, della sua opera o dei suoi insegnamenti. Coltivava in noi l’amore alla missione e il desiderio di impegnarci nell’opera di La Salle. Quando mi ha invitata a far parte 16

della Pastorale familiare e a lavorare in qualità di segretario generale del Collegio, mi accolse con queste parole di benvenuto: “Lizie, Dio la condurrà di impegno in impegno nel suo cammino qui al La Salle”. Ed è ciò che è avvenuto. Partecipando ai lavori per il servizio educativo dei poveri (WESP) nella Repubblica Dominicana, in alcune presentazioni di Fratel Enrico e di Fratel Alfredo Morales siamo stati invitati “a non essere membra morte”.… Il mio cuore si è infiammato, ho compreso che nella nostra missione non possiamo essere tiepidi. Per servire Dio non possiamo donarci a metà. Partendo dalla nostra vocazione di laici, sei anni fa mio marito ed io abbiamo chiesto di essere “Associati” ai Fratelli. Da quel momento, ogni anno, rinnoviamo il nostro impegno in quanto Laici Associati: è un cammino personale in una comunità di fede e di servizi; è la mia risposta alla formazione ricevuta e alle esperienze vissute ed è il sigillo di un impegno libero e formale. I miei progetti per l’avvenire? Continuare ad agire per amore di Dio, cogliere le opportunità che ogni giorno Dio mi invia per aiutare i bambini, i giovani e i loro coetanei; porre maggiormente l’accento sul servizio della formazione dei genitori in modo che il lavoro si espanda in tutte le case lasalliane. In questo cammino ho imparato a “vedere tutto con gli occhi della fede, non avendo come obiettivo che Dio solo e attribuendo tutto a Lui”. Essere lasalliani, per me, mio marito e i miei due figli è un modo di vivere. È un impegno vissuto nella vita quotidiana convinti che Dio ha una missione per ciascuno di noi e noi dobbiamo fare la differenza nella parte del mondo che ci è stata affidata.


Fr. Arsenio Turiégano, FSC Ho trovato la mia ragione di essere Sì, sembra che Dio scriva diritto su righe storte. Credo che con me abbia dovuto lavorare duro, ma vi è riuscito. Volgendo lo sguardo indietro e pensando alle visite di Dio, talvolta in punta di piedi, mi rendo conto di tutto il bene che mi ha fatto. Mi ricordo dei colori della scuola dell’Istituto La Salle a Madrid: era la scuola scelta dai miei genitori, il luogo dove ho incontrato i Fratelli, l’ambiente dove sono cresciuto, vi ho imparato a leggere e a scrivere, ad esplorare, a scoprire, a pregare.… Conservo nella mia mente, con emozione, le ore trascorse nel cortile della scuola a giocare a calcio, le lezioni di matematica, la lettura tranquilla di Don Chisciotte nella sala lettura.… Gusto anche i ricordi intimi della presenza dei Fratelli i quali, come fratelli maggiori, mi hanno guidato alla fede e ad una più ampia conoscenza della vita. Sì, credo che la vicinanza e la testimonianza di questi insegnanti sia stata un’impronta indelebile di Dio, una chiamata. È difficile esprimere in poche righe e dire come sia riuscito a far posto a Dio, ma sospetto che lo abbia riconosciuto nelle persone, negli ambienti dove ho trascorso il tempo a servizio degli altri e dando loro fiducia. Il fatto di essere credente ha alimentato la mia vita e il mio modo di considerare l’educazione. Vi sono diversi modi di educare, ma quando c’è un potenziale di umanità, l’educazione assume un altro volto; ricordo ancora l’ora supplementare di inglese che ci impartiva Fratel Baptiste, non ho la certezza di conoscere l’inglese, ma oggi riconosco con gratitudine di essere stato evangelizzato dagli sforzi di questo Fratello verso un piccolo gruppo di studenti. Sono convinto che non è un caso; quando entro in classe, cerco sempre di occuparmi di tutti, ma è inevitabile che mi soffermi accanto a coloro che sono più difficoltà, hanno “rapito” la mia vita e il mio cuore senza che me ne sia reso conto. Può darsi che questa intuizione sia la più grande ricchezza che abbia ricevuto, una eredità lasalliana:

occuparsi delle diversità, in particolare di quanti sono vittime della loro realtà o delle loro difficoltà. È un modo di comprendere la Missione Lasalliana. Se debbo parlare di un luogo in cui la missione dell’Istituto ha colpito il mio cuore, è l’India. Il tempo che ho condiviso con i Fratelli in comunità, la testimonianza della Chiesa in cui ho vissuto le celebrazioni insieme a migliaia di persone, il sorriso e lo sguardo dei bambini… Ritengo che siano stati luoghi privilegiati che mi hanno avvicinato al volto affettuoso di Dio. Papa Francesco ci invita a ritrovare la freschezza del Vangelo, aperti alle diversità che rafforzano ciascuno nelle sua chiamata. Io l’ho vissuta come un’esperienza di fede, con il sentimento di esser parte della Famiglia Lasalliana e considero la diversità delle vocazioni lasalliane con entusiasmo. A parer mio, questo modo globale di comprendere la vocazione è una vera esperienza di conversione e di incontro. Essere Fratello mi ha riavvicinato a Dio e alla vita di fraternità. Ogni volta di più, apprezzo il silenzio “abitato” (da Dio), l’Alleanza, il senso di comunione ecclesiale intuendo la missione, spesso difficile, come una sfida. L’avvenire mi sembra come un orizzonte di speranza dove immagino un Istituto complesso, audace, aperto, con Fratelli e Laici impegnati che vivono felici di trovare nuove isole di creatività e nuove risposte alle nuove richieste presentate dall’Istituto. Un richiamo a vivere assumendo dei rischi!

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Maria Teresa l. Castaňeda Coordinatrice regionale di Luzon Filippine

Dalle Filippine I miei genitori erano molto impegnati nelle attività catechistiche quando io ero giovane, di conseguenza sono cresciuta facendo le stesse cose nel tempo libero al termine della scuola. Lavorare in una istituzione lasalliana mi richiama alla mente e mi fa rivivere i ricordi d’infanzia, seguendo la missione dei miei genitori. Partecipare ai Signum Fidei, avviata al La Salle Green Hills, Filippine, nel 1981, dalla mia matrigna la dottoressa Telly Castaneda, è stata una duplice benedizione. La mia relazione con l’associazione Signum Fidei è stata una adesione permanente fin dal 1993 e nel 2013 ho accolto con piacere l’invito di Fratel Antonio Servando, FSC, ad aiutarlo, dal momento che ero una delle coordinatrici regionali filippine. L’ho considerata come una eccellente occasione per iniziare i progetti S.W.E.A.T. (Servizio di Evangelizzazione dei Lavoratori, Apostolato e Formazione): abbiamo potuto sviluppare alcuni programmi modulari di acconciatura e taglio dei capelli, di giardinaggio e sistemazione del territorio e formazione sulle regole di buona educazione per quanti lavorano nelle istituzioni lasalliane e per coloro che lavorano nelle nostre comunità. I membri del Signum Fidei si sono offerti di aiutare volontariamente e di condividere tempo, denaro e risorse psichiche. L’Assemblea Internazionale dei Signum Fidei del 2013, ha affermato che la comunità è in missione perché i delegati come me, appartenenti a diverse istituzioni lasalliane, hanno condiviso i loro punti di vista scoprendo che siamo tutti uniti nell’aiutare gli altri. 'Tanto di cappello' agli impiegati in pensione che partecipano volontariamente al lavoro apostolico e alla formazione anche tramite le loro risorse personali per conservare vivo lo spirito dell’Associazione.

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Prendendo spunto dai pensionati che si sentono Lasalliani, credo che sarebbe magnifico se si potessero riunire i lasalliani di una certa età e dar loro formalmente l’opportunità di continuare ancora ad essere parte attiva della Famiglia Lasalliana. Le loro esperienze di educatori e collaboratori potrebbero essere risorse stimolanti per i giovani d’oggi. Sarebbe un viaggio meraviglioso per i membri più giovani dei Signum Fidei, a colmare il fossato tra generazioni, imparare gli uni dagli altri e stimolare le loro esperienze. È un desiderio che, per essere attuato, richiederà del tempo e da molti mesi penso al modo migliore di continuare con i progetti dei Signum Fidei. Durante una messa alla quale ho assistito recentemente, un sacerdote ha letto Marco 10. 17-21 ed ha concluso la sua omelia con queste parole: “Vuotate la vostra coppa e seguitemi…”. Attualmente mi sento nella golden age della mia vita, una vera svolta per me. Mi sono resa conto che avrei desiderato un rinnovamento per la mia crescita personale e spirituale. Sapevo che se avessi continuato con il lavoro attuale sarebbe stato difficile, ho quindi deciso di semplificare il mio lavoro e di vivere pienamente il Giubileo della misericordia. La comunità lasalliana è stata molto buona con me e la mia famiglia e vorremmo lavorare insieme per dimostrare la nostra gratitudine partecipando alle varie opere di misericordia insieme alla Famiglia Lasalliana. La vita è breve, e può essere difficile, ma vale la pena di vivere se si fanno le cose con amore, passione e buone intenzioni. Vale la pena tralasciare qualche comodità per un servizio importante. Ora, vorrei iniziare un nuovo capitolo della mia vita lasalliana con la volontà di insegnare alle menti, toccare i cuori e trasformare le esistenze altrui.


O I L G O V ? É A H R C O R U E S P ore. E m a R n A me co T i d u N s E vita cchi a o i V i o m I u a s l D al o ad t to i t o t a u t t s i e s z i p f io ha iva ris o m i an

D iziat tand n i i v o n t i , u e il suo o i o Ha av i conoscer p e e Di os sona facend re la sua per manità. Infin i ra in cu er l’u , p o e v incont r i una v o e i r m i u r a c u o t n s i a immen cca la realtà ore, ne fa sc tire il cu to en stesso tocca il mio r vedere e s in quella e o: pe viviam sensibilità ella mia vita vivente o da in profon che ho di Lu à quale segn o nt bisogn la sua volo ttare o. e rdova c m o i c C s a s a d o n r a al p vita Cristi e n i i i u L M . a le ltri degli a crazione tota a di cons

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Camminare insieme: Progetto “3 tende” Distretto ARLEP. Settore “Valencia – Palma” Abbiamo notato nella nostra società la necessità di una formazione cristiana sempre più profonda per educatori, genitori, studenti, ecc., pur conoscendo l’indifferenza che numerosi potenziali beneficiari possono manifestare. Allo stesso modo si percepisce fortemente la necessità di numerosi spazi che educhino all’interiorità e al silenzio con i quali ci si apre alla trascendenza e si condivide con altri il proprio mondo interiore e l’esperienza personale di fede.

Durante la seconda Assemblea della Missione Educativa Lasalliana (MEL), il Distretto ARLEP e il settore ValenciaPalma hanno definito gli obiettivi e le linee guida concrete quale risposta educativa ai bisogni. In discussione negli ambiti: “Chiamati per la missione”, “Gli educatori e … la comunità” e “Una rete insieme e in associazione”: “Il Consiglio di direzione nel suo progetto annuale comprende riunioni regolari e tempi per condividere e rafforzare la comunità educativa, le relazioni personali,


il senso di appartenenza e di identità carismatica che sono la base del progetto comune”. “Le istituzioni educative garantiscono, nei progetti annuali, i tempi e gli spazi affinché gli educatori possano vivere la dinamica della vita fraterna”. “Promuovere dove già esistenti, o creare, dove non vi siano, gruppi di educatori con il compito di riflettere e pregare per la missione alla quale partecipano”. “Il Consiglio di direzione fornisce spazi agli educatori per condividere esperienze educative personali, ed anche momenti di interiorità e di trascendenza”. Iniziando dalla realtà del nostro settore, abbiamo considerato varie possibilità a questo riguardo; infine abbiamo proposto una riunione mensile (il sabato a mezzogiorno) per sviluppare le conoscenze, gli atteggiamenti e i gesti per acquisire quella sensibilità religiosa che, in un secondo momento, possiamo trasmettere in classe, in famiglia, nella catechesi … e, in questo modo, cercare di consolidare l’identità delle nostre opere educative. Per facilitare la partecipazione degli

interessati, le riunioni sono state inserite nel calendario di ogni istituzione educativa fin dall’inizio dell’anno scolastico. Le riunioni si svolgono il sabato mattina dalle 10.00 alle 14.00 con un pasto condiviso fra tutti i collaboratori. Al momento della stesura del progetto, abbiamo visto che il nome “3T” (tre tende), si riferiva al Monte Tabor, alla Trasfigurazione di Gesù dinanzi ai discepoli, Pietro, Giacomo e Giovanni, e all’invito di Pietro a costruirvi tre tende (Mc 9, 5), abbiamo tutti un po’ di creatività e abbiamo pensato a 3 come numero simbolico, le tre volte o i tre momenti che viviamo in queste riunioni, e le tre “tende” nelle quali ricaricare le batterie per il resto della settimana e del mese.… Il criterio seguito per ogni riunione è stato molto semplice • Un primo momento di accoglienza e di benvenuto. • Attività interiore: momento di riflessione dell’evoluzione personale del progetto HARA. • Presentazione del tema della giornata.


• Tempo di silenzio e riflessione personale, lettura di documenti…

• La comunità del La Salle Montserrat Palma de Majorca.

• Scambi di idee e preghiera finale.

Siamo stati molto chiari fin dall’inizio: non avremmo dovuto essere ossessionati dal numero dei partecipanti. Avremmo iniziato sia con un gruppo grande, che piccolo. Facciamo un esempio: se abbiamo un bar e dobbiamo dare da bere ad un assetato non gli diciamo: “Aspetta, aprirò soltanto se ho più di tre clienti”, lui viene per bere, ed è adesso che occorre rispondere al suo bisogno.

• Pasto condiviso Ogni riunione è stata incentrata su un tema: – la trascendenza: per iniziare il corso. – La parabola del “Padre buono”, nel quadro della chiusura dell’anno della Misericordia. – La speranza per l’Avvento. – Le Beatitudini per iniziare l’anno. – Quaresima. – Pasqua. – La nostra identità lasalliana in maggio. Altro strumento è stato la rivitalizzazione del progetto comunitario all’esterno, in modo che si sentano impegnati nell’animazione e nella crescita delle persone: • Il gruppo di animatori del settore.

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• L’animazione San Benildo, Comunità di Paterna.

Nonostante le difficoltà, il progetto è stato realizzato in tre ambiti del settore: zona peninsulare comprendente la comunità di Valencia: Castellón, Valencia e Alicante, Teruel. In aggiunta le due isole con opere educative lasalliane: Majorca e Minorca. Ad ogni riunione ci siamo dovuti affidare alla preziosa collaborazione di animatori per ottimizzare alcune delle attività proposte. Onde evitare che il luogo di riunione fosse sempre lo stesso, abbiamo deciso di visitare tutte le opere educative nel loro settore ed anche altre importanti comunità lasalliane “Sagrada Familla” a Port d’Inca, Montserrat, ed


un monastero di religiose contemplative. Costante la partecipazione alle riunioni nei diversi giorni e zone. Presenti circa 50/60 educatori ad incontro per le tre zone e, come abbiamo detto all’inizio, non ci siamo preoccupati del numero. In certi momenti lo spostamento da un capo all’altro del settore ha reso impossibile la partecipazione degli educatori di alcuni centri mentre nell’opera educativa dove si teneva l’incontro si è avuto un elevato numero di educatori. Il maggior numero di educatori presenti a quasi tutti gli incontri si è avuto nella regione di Majorca. Hanno beneficiato del progetto: – Gli educatori dell’ambito educativo del settore – Fratelli e Associati delle comunità Lasalliane del settore

• L’utilizzo di dinamiche che in seguito sono state utilizzate in classe (alcuni ci chiedevano i materiali per attuare momenti di interiorità o di riflessione o materiali propri per animare la giornata). • La buona atmosfera che si è instaurata tra i partecipanti. • Poter condividere il tempo del pasto insieme agli educatori e alla comunità di accoglienza. É nostra intenzione per il 2017-2018 proseguire con lo stesso schema e calendario delle riunioni, continuando a lavorare ed approfondire quegli aspetti di fede e di vita lasalliana per aiutarci a rafforzare la nostra identità di educatori nella missione educativa lasalliana; presentando l’offerta e dando risposte in funzione dei segni dei tempi che viviamo.

– I genitori degli alunni delle opere educative – Gli ex-alunni – I nuovi insegnanti, itinerario di formazione iniziale processo “IFI” (nel quadro della loro crescita educativa lasalliana) – Persone note per la loro sensibilità religiosa – Altre comunità religiose di vari contesti Prima delle riunione è stata inviata una convocazione indicando titolo, luogo e orario dell’incontro; iscrizione “on line”. Tre o quattro giorni prima della riunione, invio di un pro-memoria, con il nome dei partecipanti, in modo da unirsi ad altri, per risparmiare carburante ed aiutare l’ambiente. Terminato il corso, tempo per una valutazione. Non è stato ancora reso ufficiale, ma gli organizzatori e i partecipanti hanno evidenziato i seguenti aspetti: • La creatività al momento della presentazione. • Avere un momento di silenzio personale per pensare, riflettere e condividere. • La semplicità del lavoro secondo lo schema proposto. • Visitare e conoscere altre zone, diverse dalla propria opera educativa.

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L’approccio della cultura delle Vocazioni Lasalliane in Argentina-Paraguay I nostri ultimi capitoli e assemblee di Distretto hanno dato molta importanza a questo tema. Nel processo di discernimento 2015-2016, messo in atto a partire dal periodo triennale in corso, uno dei sei fulcri attorno ai quali si organizza il nostro Distretto è quello della cultura delle vocazioni. In questo processo di discernimento, stiamo sviluppando un processo di comprensione della cultura e del lavoro pastorale per le vocazioni come dimensioni di un processo comune per la ricerca della Vita Piena1 per ogni persona. Pertanto, insieme, ci siamo detti: “Vediamo la vocazione come un processo dinamico nella costruzione di una risposta vitale, inclusiva e trascendente che restituisca una persona a qualità che la riguardano particolarmente. Questi aspetti della realtà si sommano alla capacità generativa, alla responsabilità, alla fertilità, che conducono oltre il SI, oltre il passato, per sfociare in itinerari di conversione spalancati verso il futuro e all’incontro con l’Altro. La vocazione è una chiamata che ha sempre un “perché”,2 qualche cosa che si scopre poter essere migliore se le si affida tutta la propria vita. Nel tentativo di prender coscienza della realtà in cui si vive e nelle risposte date, si scopre che si può iniziare a raccontare chi siamo e come si possa inserire la propria vita nel racconto della comunità che accoglie nel proprio ambito.3 Come ogni processo umano si è influenzati e condizionati dalla cultura nella quale ci si forma, motivo per cui il 1 2 3 4 5

documento,4 riecheggiando la ricerca accademica e la Chiesa contemporanea che chiama, parla dell'attuazione di una cultura di vocazioni lasalliane.

Parliamo di un nutrimento che consenta di promuovere e fornire elementi perché il singolo e la comunità possano comprendersi, col rendere personale la loro esistenza (dono gratuito), andando oltre se stessi per essere a servizio della realizzazione, della creazione e dell’umanità, in particolare di quanti soffrono situazioni di disparità. Non possiamo ignorare che la cultura contemporanea è sfavorevole al processo citato. È necessario, pertanto, costruire una cultura alternativa e allo stesso tempo personalizzata.

Questa contro-proposta sarà lasalliana se produrrà concetti5 visibili e valutazioni caratteristiche di questa comunità ermeneutica, radici cristiane seguendo san Giovanni Battista de La Salle. Abbiamo una particolare necessità di mostrare la libera iniziativa di Dio che vuole la dignità ed ha la pienezza di ciascuno dei suoi figli. Il Padre che chiama all’amore e ci insegna a rispondere con fedeltà appassionata ai piccoli impegni che la realtà ci chiede, e dove noi scopriamo con lo spirito di fede che in essi c’è la mano stessa di Dio, che conduce dolcemente la nostra vita e la storia verso la piena instaurazione del Regno. Questa presa di coscienza personale porta ad aver fiducia in lui serenamente per condurre a termine nella storia la sua opera, che è anche la nostra. In questo contesto comprendiamo la pastorale delle Vocazioni come il lavoro compiuto da una comunità credente che propone un dialogo costruttivo tra l’esperienza della vita di Gesù e le comunità dei suoi discepoli con i sentimenti e le scelte della vita dei giovani.

L’Assemblea li ha chiamati: Vita Umana Piena e Vita di Fede che cresce. Una missione In quanto lasalliani sappiamo che le comunità sono la fonte, il luogo ed anche lo scopo delle vocazioni. Del Capitolo e Assemblea distrettuale 2015-2015. Il suo modo di comprendere la persona, la comunità e la società; la vita, la morte, la dignità, la pienezza, la giustizia, la verità, la fecondità e la storia.

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Non è un dialogo disinteressato, ma un dialogo costruttivo, che invita ad una esperienza che aiuti a scoprire le sfide nei bisogni dell’umanità e della Chiesa che inizia il mistero della diversità delle vocazioni cristiane come modi con cui Gesù Cristo vivo continua a liberare, in modo che ciascuno possa discernere e costruire risposte personali, inserendosi liberamente ed in modo creativo in un quadro comunitario. Guardare l’avvenire in questa prospettiva, significa comprendere il processo di creazione vocazionale di una persona che forma la sua umanità e personalità; è rendersi conto che le persone, i giovani, gli educatori e le famiglie che passano per queste opere educative, hanno l’assillo della ricerca della propria vocazione. E se, talvolta, gli itinerari “vocazionali” diventano più evidenti, è un processo di configurazione permanente. Nei momenti vitali di articolazione vocazionale, possono essere coscienti delle loro ricerche e interpretarle per costruire scelte attuative usando gli insegnamenti che la cultura ha potuto offrire loro durante tutto il percorso educativo. (Lasallian Vocational Nurturing, 2016). Interpretiamo la cultura delle vocazioni come parte della matrice istituzionale dell’apprendimento dei nostri spazi educativi. È una proposta aperta, essenzialmente cristiana che si concretizza nel processo educativo a volte trasversalmente ed in ambiti specifici, sia tra le materie scolastiche, sia nella esperienza complementare o in spazi prescelti. Per attuare la cultura delle vocazioni lasalliane noi, comunità di Fratelli, abbiamo preso i seguenti impegni: • “Tutte le comunità dei Fratelli, nel progetto comunitario, presentano il proprio impegno per la pastorale delle vocazioni”. • In particolare, le comunità di Capiibary, JuJuy, Malvinas-Argentinas e Gonzales Catan6 hanno il privilegio di essere le referenti e di sperimentare gli ambiti del ministero della Cultura delle Vocazioni. Queste quattro comunità:

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– Debbono porre l’accento sulla loro testimonianza e sul segno della loro fraternità, preghiera, vita comunitaria e missione per i giovani.7 – Sono la base del Comitato di Distretto della Pastorale delle Vocazioni. – Aiutano a costruire le direttrici da sviluppare, nel periodo triennale, per le vocazioni. – Sono un riferimento per le istituzioni lasalliane vicine. – Articolano il dialogo e gli scambi con altri ambiti pastorali ed ecclesiali del loro settore, imperniato sulle vocazioni. – Sono la base di esperienze vocazionali per tutto l’anno. Le esperienze inseriscono progressivamente i partecipanti nella missione quotidiana dei Fratelli, nella loro comunità e nella loro vita di preghiera. – Le esperienze di cui parliamo comprendono: • Riunione e lavori incentrati sulla preghiera comunitaria e/o il servizio. • Incontri vocazionali di qualche giorno. • Missioni di qualche settimana. • Volontariato più prolungato. • Ritiri sulle vocazioni (Cfr. Capitolo VIII e VI dell’Assemblea di Distretto 2016, 45-46). In ogni comunità educativa, abbiamo formato un gruppo locale di cultura e pastorale delle vocazioni, composto da educatori delle diverse discipline dell’insegnamento secondario,8 e coordinato da un referente locale della Cultura e Pastorale delle Vocazioni, stipendiato per questo lavoro. Nel 2014, con una nota nel Bollettino di Distretto abbiamo presentato agli educatori, la proposta di lavoro con le seguenti parole: “Il nucleo di questa nuova era è il posto centrale che diamo all’approccio locale. Per attuarlo, creiamo in ogni istituzione, facendo discernimento con il consiglio di amministrazione, i gruppi di cultura delle Vocazioni, composti da membri delle varie realtà scolastiche ed anche, in molti casi, da altri contesti di inserimento

Il nostro Distretto comprende 8 comunità. Queste quattro hanno la caratteristica di essere inserite in quartieri popolari, molto radicate nel loro contesto e di facile accesso per i mezzi di trasporto. Richiamo alla conversione che riguarda tutte le comunità. Da 12 a 18 anni. In futuro amplieremo la proposta ad altri livelli.

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vocazionale. Ogni proposta a livello di Distretto avrà lo scopo di aiutare queste realtà, che analizzano i bisogni e progettano ricerche per i giovani del luogo. (…) I gruppi offrono uno spazio di preghiera, la formazione e il discernimento vocazionale sulla situazione dei bambini e dei giovani ai quali offriamo le nostre proposte. Partendo da tutto ciò, faranno azioni specifiche per altre istituzioni e per altri contesti di intervento. Confidiamo anche, con il dialogo tra i vari gruppi, di presentare al prossimo Capitolo e all’Assemblea una proposta attuativa della cultura delle vocazioni a partire da queste esperienza di Distretto. (Una cultura delle vocazioni lasalliane?, 2014.)”.9 Attualmente, questi gruppi: • Sono in procinto di diventare vivai della comunità e della Cultura della Pastorale delle vocazioni nella vita della opere educative. – Per far ciò, debbono immettersi in un processo di apprendimento comunitario della cultura pastorale delle vocazioni seguendo le schede del programma preparate su questi temi: • Essere un riferimento per le giovani vocazioni • La cultura della giovani vocazioni nel XXI secolo • Sociologia delle vocazioni • Psicologia delle vocazioni • Cristologia delle vocazioni • Ecclesiologia delle vocazioni • Spiritualità lasalliana e vocazioni • Pastorale educativa lasalliana • Formazione di un piano locale per la Cultura delle Vocazioni. – La schede per gli incontri hanno questa struttura: • Momento di incontro personale e comunitario • Sguardo sulla realtà che viviamo • Lettura, analisi e sintesi del materiale teorico • Nuovo sguardo, arricchito, sulla realtà per riflettere sui mezzi di intervento incentrati sulla Cultura e Pastorale delle Vocazioni • Momento di preghiera a conclusione dell’incontro. – Alla luce di questo passaggio, i gruppi hanno elaborato un piano di lavoro nelle loro istituzioni 8

Che finalmente è diventato un Nucleo completo, già citato.

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d’accordo con i Direttori e il gruppo di Distretto. Da qui si dipartono delle proposte che sono: • Collegamento con materiali, spazi e il servizio di pastorale. • Laboratorio di formazione per educatori dei servizi specifici. • Celebrazione e giornata di formazione sulle vocazioni. • Esame dei programmi delle diverse discipline scolastiche per inserirvi una prospettiva vocazionale lasalliana. • Esperienze vocazionali di volontariato o missione. • Esperienze di piccole comunità di discernimento. Tutto questo viene inoltrato creando un gruppo di Distretto per il ministero della Cultura e Pastorale delle Vocazioni composta da Fratelli e Laici, uomini e donne la cui dedizione è compensata. Questo gruppo: • Continua ad attuare una Cultura della Vocazioni incentrata sul servizio educativo per i poveri. (Cfr. Capitolo VIII e VI Assemblea del Distretto 2016, 38.1). Il brano sulle vocazioni esclusivamente lasalliane ha un ministero vocazionale preposto che accompagna la diversità di forme di vita consacrata in Associazione per il servizio educativo dei poveri, ha dato vita a molto movimento e collaborazione in tutte le nostre attività educative e un contributo significativo a livello ecclesiale. Abbiamo una esperienza specifica per i giovani che si pongono domande sulla vita del Fratello, inserita e vitale in un contesto molto più ampio nella diversità delle vocazioni nel progetto del Distretto. • “Forma i riferimenti di base e i gruppi locali ed inizia quelli di accompagnamento vocazionale”. (38.2) Oltre all’aiuto nella formazione dei gruppi locali abbiamo diretto un processo di ricerca qualitativa tra i giovani, gli educatori e i Fratelli del Distretto. La diagnosi è stata il motore per redigere un nuovo quadro teorico per l’accompagnamento vocazionale, la creazione di un percorso di formazione vocazionale e di nuovi accompagnatori per giovani che hanno interesse vocazionale per la vita di Fratello.


• “Scrive storie vocazionali da utilizzare nella pastorale” (38.3) Lo abbiamo incoraggiato e favorito nelle nostre scuole, inserendo negli spazi del Distretto racconti e testimonianze vocazionali sul tema e la produzione di una serie audiovisiva di storia della vocazione “Essere Lasalliani, è bello”. • “Elabora un piano ed anche altre richieste di animazione della missione, esperienze significative basate sulla vocazione per tutto il Distretto per lo spazio di tre anni”.( 38.4) Inoltre, oltre a ciò che organizziamo nei gruppi di distretto10 e nei gruppi locali, partecipiamo anche alla creazione dell’INEL (Itinerario Sperimentale di Formazione cristiana per i nuovi educatori lasalliani). Abbiamo unito il processo di formazione di quanti sono impegnati nella pastorale del Distretto e, a fianco della Fondazione La Salle, abbiamo creato l’assemblea annuale dei Volontari Lasalliani. • Crea uno strumento che favorisca l’incontro delle comunità dei Fratelli con il piano distrettuale delle Vocazioni per farlo bene, pregare e cercare i mezzi per trasmetterlo personalmente. (38.5) • Riferisce sugli incontri periodici sulle vocazioni e le attività da iniziare nei Distretti attraverso i media digitali o stampati. (138.6) • È profondamente legata alla SAPJu11 per arricchirci reciprocamente con le prospettive vocazionali delle proposte (138.7) Insieme al servizio dei giovani abbiamo preparato e proposto un gran numero di

esperienze di Distretto, abbiamo animato un lungo ritiro per i giovani degli ultimi anni, che sono passati attraverso la pastorale dei giovani. • Favorisce la crescita di nuovi gruppi con la possibilità di discernimento vocazionale nelle istituzioni e nelle comunità del Distretto. (38.8) Siamo un buon numero per studiare queste proposte. È grazie a questo percorso che abbiamo avuto un ravvicinamento tra i giovani e i Fratelli e stimolato una presa di coscienza per riflettere sulle diverse vocazioni lasalliane; sono queste le sfide fondamentali con le quali dobbiamo confrontarci in questo momento: • Continuare la trasformazione dei programmi di studio incentrati sulla Cultura delle Vocazioni lasalliane. • Collaborare e proporre la nostra ricchezza carismatica in ambienti più ampi della Chiesa.12 • Preparare la proposta per una Pastorale delle vocazioni per l’Associazione a favore dei servizi educativi ai poveri nei nostri istituti di insegnamento superiore. • Accrescere le esperienze vocazionali di iniziazione alla cultura delle Vocazioni lasalliane. • Preparare proposte professionali che riguardino in modo particolare i giovani tra i 20 e i 30 anni.13 • Continuare a formarci nell’indagare, nell’apprendere e condividere esperienze e ricerche sulla cultura delle vocazioni con altri Distretti, Congregazioni, ambienti ecclesiali e centri di ricerca.

10 Rinforziamo il processo a partire da incontri vocazionali mensili ai quali partecipano dei giovani. Le consideriamo esperienze per gli alunni, gli ex-alunni e i giovani educatori. Sono momenti di convivialità, di servizio, di preghiera e di sintesi vitale fatti in contesti impoveriti che cercano, orientamenti e progetti di altri lasalliani per rafforzare il loro discernimento. Sono punti di riferimento di un cammino: spazi di iniziazione, di esplorazione , di approfondimento o di adozione riguardo allo sviluppo che i giovani fanno sul posto. La caratteristiche e le date di ogni riunione sono diverse e sempre aperte a suggestioni e modifiche in funzione dei bisogni dei partecipanti. Il primo semestre dell’anno, abbiamo offerto una Pasqua incentrata sul modo di vivere la morte e la risurrezione dei settori popolari; un’altra sul modo di costruire il Regno nel quartiere e nella scuola. Seguiteremo, in maggio, con uno degli elementi della pedagogia lasalliana; in giugno e luglio con la colonia di tirocinio per gli alunni che hanno particolari bisogni educativi della comunità Malvinas Argentina. Altro incontro incentrato sula relazione educativa come luogo nel quale Dio si rivela e si costruisce la giustizia.. Le proposte per il secondo trimestre saranno pensate a partire dai bisogni riconosciuti dai gruppi locali. (Una cultura delle Vocazioni Lasalliane?, 2014). 11 (Servizio di accompagnamento per la pastorale giovanile). Nel nostro Distretto la Pastorale Giovanile e la Pastorale delle Vocazioni sono momenti diversi ma in questi ultimi anni abbiamo tutti lavorato alla loro unione. 12 Da diversi anni la nostra Pastorale Vocazionale è stata incentrata essenzialmente sui nostri centri educativi tralasciando altri ambienti ecclesiali. 13 Finora ci siamo ridotti ai giovani di età scolastica, poi sul processo formatore, gli educatori.

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Suore Guadalupane De La Salle Suor Mari de la Cruz

La vocazione non è una Chiamata ma la nostra risposta a Colui che ci chiama; non è una rinuncia ma un Dono della Fede ad un Progetto di Vita come quella di Gesù.

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Desidero iniziare questa breve condivisione con la stessa invocazione della nostra formula di consacrazione:

“Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo” Lo faccio proprio perché parla dell’Istituto delle Suore Guadalupane de La Salle, parla di fraternita, di comunità, di associazione, della gioia di essere inviate dal Padre … e l’immagine della Trinità è il riferimento ideale per condividere, quale icona lasalliana, ciò che siamo e ciò che facciamo della nostra vita. Come alcuni già sanno, dobbiamo la nostra origine all’intuizione e allo zelo apostolico di Fratel Juan Fromental Cayroche, dell’Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane, il quale ha compreso la necessità di fondare un Istituto femminile che avesse la possibilità di collaborare con i Fratelli nella loro missione educativa, dopo la persecuzione religiosa vissuta in Messico tra il 1926 e il 1929. Siamo eredi della sua spiritualità, della missione e della pedagogia con le opere educative lasalliane, con il tatto di


nostra Madre e con la sua mediazione che noi salutiamo sotto il nome della Santa Vergine di Guadalupe.

il volto di Dio presente ed attivo nella realtà concreta, viviamo spinte dall’azione e dal movimento dello Spirito.

Siamo donne che vivono la gioia della comunità nell’ambito della nostra identità, siamo impegnate a rinforzare la nostra fede e nutrirla con la Parola di Dio, siamo contente di conoscere ed approfondire lo stile di insegnamento di Gesù, per imparare dal Maestro la mediazione per accompagnare coloro che Dio ci ha affidati.

Nell’icona della Santa Vergine di Guadalupe impariamo a cercare la solitudine e il silenzio quale esigenze per contemplare la realtà vissuta dai nostri bambini e giovani. Impariamo ad incarnare il Cristo in noi per comunicarlo agli altri in quanto evangelizzatrici ed educatrici nello stile tipicamente nostro: impariamo ad essere “cercatrici di Dio” nelle realtà che viviamo guardandole soprattutto con gli occhi della fede, non facendo nulla se non con gli occhi su di Lui e attribuendo tutto alla sua gloria in tutto ciò che facciamo ogni giorno.

Partendo dalla Trinità abbiamo linee-guida per crescere interiormente, per essere donne sempre pronte, non a fare la nostra volontà, ma a seguire l’itinerario della volontà dello Spirito del Padre come Gesù. Sappiamo di essere state scelte da Lui per lavorare rispondendo ogni giorno in modo creativo alle sfide che ci presenta la società, consapevoli che il ministero che realizziamo non è qualcosa che ci appartiene, ma è l’opera del Padre. Siamo ministre ed ambasciatrici di suo Figlio per mostrare

Tutto questo rivitalizza la nostra dedizione giorno dopo giorno, ci indirizza e ci lega al virgulto dal quale siamo nate, l’albero lasalliano al quale siamo radicate, insieme e in associazione, per continuare a far progredire le opere educative con zelo e spirito di fede.

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La Fraternità Educativa La Salle Francia Signor Laurent Vrignon & Fratel Jacques-Vincent le Dréau

Vivere la fraternità educativa La Salle, significa che educatori, insegnanti, personale, Fratelli e Laici vivono giornalmente la Spiritualità Lasalliana e si incontrano regolarmente per tre momenti: la riflessione educativa alla luce del Vangelo e di san Giovanni Battista de La Salle, un tempo di preghiera, un momento di convivialità con un pasto preparato dai partecipanti. Comprendere oggi la Fraternità Educativa Lasalliana nella rete di Francia: Attualmente in Francia vi sono 45 fraternità in tutta la rete, tre di esse sono sull’isola della Réunion. Le fraternità raggruppano i membri delle diverse istituzioni e in un anno si riuniscono diverse volte. Pertanto, per essere più precisi, le fraternità non “producono” nulla. Non un resoconto, non scrivono testi educativi, spirituali o di altro tipo né svolgono azioni particolari. E allora a cosa servono? Lo scopo delle fraternità è di mettere a disposizione un tempo e un ambiente per rileggere la propria missione, per scambiarsi impressioni, per pregare in comunità, mettersi sotto lo sguardo di Dio e “riconoscere Cristo presente nella missione”. 30

Per far questo bisogna avere del tempo, fissare qualche data nel proprio calendario (e questo non è semplice), e partecipare alla vita di fraternità. I frutti sperati non sono misurabili né quantificabili. Sono dell’ordine della relazione. La mia vita di fraternità può consentirmi di riflettere sull’atteggiamento da adottare dinanzi ad una famiglia, un alunno, un collega, una situazione. In che modo attraverso il cortile, quali parole uso al Consiglio di classe, come sistemo un conflitto o un errore di lavoro … certamente, non è sempre semplice. Ma sappiamo anche che è nella quotidianità delle nostre relazioni che mostriamo o meno un incedere fraterno. La fraternità educativa può aiutare anche a prender coscienza che la missione educativa che esercitiamo può essere vissuta come un impegno al seguito di Cristo, come un modo di vivere il proprio battesimo. Ed è solo questo che può produrre la Fraternità Educativa La Salle (!).

Coinvolgimenti istituzionali della Fraternità Educativa La Salle Nella Fraternità Educativa La Salle, la dimensione spirituale e la dimensione istituzionale sono intimamente legate e indissolubili. Ritorniamo così ad una dimensione importante per noi: l’Associazione. I Fratelli si sono associati (e si assoceranno ancora) per tenere insieme le scuole cristiane. La creazione della fraternità Educativa Lasalliana dipende da questa intuizione. La condivisione Fratelli-Laici è per giungere alla creazione di un corpo di Fratelli e di Laici che immetta nella Chiesa la missione di educazione umana e cristiana voluta da san Giovanni Battista de La Salle. Dopo un tempo di partecipazione alla Fraternità Educativa La Salle, i membri possono scegliere di impegnarsi nella Fraternità per vivere la loro vita cristiana alla luce del Vangelo e tradurla in pratica nella missione educativa lasalliana a servizio di tutti. In concreto, si forma con tutti coloro che fanno il loro cammino di impegno nella Fraternità Educativa La Salle.


Oggi se ne contano 166 di cui 14 Fratelli. 20 Fraternità non hanno ancora iniziato il cammino, ma il raduno di Dijon, nell’Ottobre 2017, è stata l’occasione per farlo. L’AMEL (Assemblea della Missione Educativa La Salle) d’ora in poi sarà formata da membri della Fraternità Educativa La Salle, e questo inserisce anche la Fraternità in una dimensione istituzionale forte. La prova che le scuole della rete vanno bene, è data dall’attenzione per il carisma, per la missione della Chiesa, e si vorrebbe chiedere alla Chiesa un riconoscimento canonico di questa forma di Associazione che unisce persone con diverso stato di vita.

Conclusione Come conclusione, vorrei richiamare le parole di Fratel Jean-Paul Aleth, Visitatore di Francia, a Beauvais nel 2011 al momento dell’inizio delle Fraternità; “Molto semplicemente, ma con verità, i Fratelli desiderano restare fedeli, umilmente ma coraggiosamente, allo spirito del loro fondatore per il mondo di oggi, nel contesto sociale ed ecclesiale di questo tempo. È vero, nella nostra Provincia, i Fratelli sono invecchiati e sono poco numerosi nei centri educativi (in questo momento qualche decina)! Questa realtà demografica non deve nascondere un’altra dinamica, fonte di vitalità. In effetti, da più di trent’anni i Fratelli hanno riconosciuto e valorizzato l’impegno professionale ed ecclesiale di numerosi Laici associandoli specialmente a responsabilità di animazione e di governo della rete lasalliana a livello locale, regionale e nazionale. Questa Assemblea, così imponente, in quanto a numero di presenti, è frutto di questo movimento, di questo slancio che attraversa il mondo lasalliano nei cinque continenti. Pertanto, i Fratelli della Provincia intendono proseguire il percorso con voi e consacrare la loro vita per portare il Vangelo nel mondo dell’educazione” anche se la loro presenza è divenuta povera e fragile. È una scelta importante; altre congregazioni hanno scelto di dare la tutela alle diocesi. Attualmente non possiamo continuare senza di voi. Ma c’è un’altra fedeltà alla quale desideriamo dare spazio. Fratel André-Pierre ce lo ricorda: per il de La Salle l’ambito educativo necessita non di persone isolate che si impegnano ciascuna nel suo ambito ma di una comunità di educatori che lavorano “insieme e in

associazione”, come noi diciamo, nella missione di istruire, educare ed evangelizzare”. La Fraternità Educativa La Salle richiede una adesione a Cristo e al Vangelo per radicare la missione e poterla attuare con tutti i membri della comunità educativa. Le Fraternità Educative La Salle sono un pilastro della rete di istituti lasalliani che fanno riferimento al Vangelo e al carisma del Fondatore e, in questo senso, rappresentano una necessità per la perennità dell’opera educativa. Sono una testimonianza della risposta viva della Chiesa e dei suoi membri, qualunque sia il loro stato di vita, con un legame che unisce quanti partecipano alla missione educativa, ai bisogni educativi dei bambini e dei giovani di questo tempo.

Perché impegnarsi? Testimonianze “Giunta per caso nel mio istituto, ho apprezzato lo sforzo dell’istituzione per tutti i membri: attenzione, ascolto, ma anche rigore ed esigenza. Se si riceve molto, è un richiamo a dare il meglio, ponendo tutti i giorni nelle mani di Dio la relazione quotidiana che deve crescere. In fraternità è con gli altri che progredisco, cresco sui passi di Giovanni Battista de La Salle e delle sue intuizioni educative. Sarà mio dovere viverle e, ancor più, farle vivere impegnandomi per renderle attuali nel mondo di domani”. (Isabelle)

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“Il mio battesimo di incontri (di incontri belli: di alunni, di colleghi, del preside e dei Fratelli – un cammino di formazione (nuovi entrati, formazione di 5 giorni, CLF) – gli impegni.… Un impegno! Spero che il mio percorso sia serio e non si arresti, ho fiducia” (Carine)

lasalliana. (…) Ho visto, quindi, l’idea dell’impegno come una chiamata di Dio, ma anche come una conferma a continuare questo nuovo cammino iniziato 10 anni fa con Dio e, senza che me ne sia reso conto, con i lasalliani; un invito ad unire le due cose per continuare”. (François)

“La Provvidenza ha fatto bene le cose: da qualche tempo in rottura con Dio, il mio arrivo in questa istituzione è coinciso, grazie ad un libro, con la mia riconciliazione con Lui (…). Il Carisma lasalliano è giunto nella mia vita nel momento in cui Dio mi ha invitato a seguirlo su un nuovo cammino. Gli ultimi momenti di lettura e di discernimento a Reims mi hanno condotto a questa idea che è talmente evidente ma che mi sfuggiva … e se questo nuovo cammino, questa nuova partenza con Dio nella fiducia e nell’abbandono che io credevo di seguire tutto solo nel mio angoletto, fedele al mio desiderio di indipendenza, fosse stato semplicemente una cammino di spiritualità

“Impegnarsi con i Fratelli per donare e rendere perenne il carisma di Giovanni Battista de La Salle mi appariva talmente evidente come la mia missione mi sembrava dovesse unire l’educazione e la mia fede. La scuola lasalliana è un luogo dove, secondo me, avviene una preziosa unità, dove trovo un equilibrio tra la mia vita professionale e la mia vita cristiana, dove posso testimoniare con la mia vita ciò in cui credo”. (Céline) Per informazioni, documenti di riferimento.

http://lasallefrance.fr/wp-content/uploads/2016/07/frattexte_inspirateurpagine_6_.pdf


La prima fraternità Signum Fidei del Togo Fratel José Manuel Sauras

I primi due membri della Fraternità Signum Fidei del Togo, il 12 giugno 2017, hanno partecipato alla loro ultima riunione formativa. Il programma e le riunioni sono state distribuite su due anni scolastici. Ed ora, per Edith ed Honoré è venuto il momento di impegnarsi, con la formula di consacrazione, nel contesto della Provincia del Golfo del Bénin. Chi sono i primi due membri della Fraternità Signum Fidei Lomé (Facebook)? Edith TOUVI è giunta al collegio di Togoville al rientro dalle vacanze del 1997-1998, per studiare. Era interna. Avendo già ottenuto il BAC ha scelto di studiare lo spagnolo all’Università di Lomé senza, però, perdere il contatto con i Fratelli perché a Lomé abitava poco distante dalla loro Casa Provinciale. Per un anno ha insegnato spagnolo in istituti privati. Poi, nove anni fa è stata assunta dai Fratelli in qualità di professoressa di spagnolo a Togoville. Nel 2013 ha partecipato all’AIMEL che si è tenuta a Roma. Pur lavorando nel collegio di Togoville ha anche insegnato lo spagnolo all’università di Lomé. Nel 2016 ha sostenuto la tesi di dottorato su “La condizione sociale della donna spagnola nella seconda metà del XIX secolo attraverso Misericordia, Tristana e Doña Perfecta di Benito Pérez Galdós”. Nel maggio 2017 su invito del Fratello Superiore generale ha partecipato al Simposio

sulla donna lasalliana dell’America latina, che si è tenuto dal 17 al 19 maggio a Saltillo, Messico. Honoré SODOGA ha studiato Filosofia e dopo un breve tirocinio in un collegio privato di Lomé è stato assunto in qualità di professore di Filosofia al collegio di Togoville dove insegna ormai da quattro anni. È sposato ed è padre di una bambina di nome Imelda che è la gioia di molti alunni del collegio soprattutto durante la messa domenicale in parrocchia. Attualmente ha iniziato i preparativi per la tesi di dottorato. Il suo lavoro si intitola: “Il paradigma relativista e la ricerca di obiettività: la necessità di una metafisica”. Il programma di formazione, che è durato due anni, è stato elaborato da Edith e Honoré. Questi i temi trattati nelle riunioni formative: L’identità lasalliana, l’albero dalle 7 radici, di Fratel Antonio Botana; Stile di vita versione del 2013 che presenta le caratteristiche della Fraternità Signum Fidei; Una proposta educativa, Giovanni Battista de La Salle, di Fratel Edgar Engemüle: Giovanni Battista de La Salle e i santi dell’Istituto; La dottrina del laicato (testi del Concilio Vaticano II); Laudato si’, enciclica di Papa Francesco; La dottrina sociale della Chiesa. Ma ci sono anche altri temi che bisognerebbe affrontare insieme come alcuni documenti dell’Istituto sulla Famiglia Lasalliana, l’Associazione e la Missione… Stanno ora riflettendo sulla possibilità di creare un’azione educativa della loro fraternità: l’idea principale ruota attorno all’alfabetizzazione degli adulti; ma la riflessione prosegue.

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Il futuro? C’è qualche giovane professore e membro dell’amministrazione che manifestano un certo interesse. D’altra parte Edith e Honoré sono disponibili ad informare gli altri professori di istituti

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lasalliani del Togo e del Benin sull’esperienza della Fraternità Signum Fidei nella nostra Provincia. Il prossimo anno scolastico dovrebbe portare qualche idea più precisa sulle loro future prospettive.


Una vocazione senza frontiere Fr. Edwin Arteaga Tobón, FSC Mi è stato spesso chiesto di scrivere sulla mia vocazione. Se è utile a promuovere la vocazione di Fratello, lo farò volentieri. Tutti i miei libri e i miei articoli si limitano a traduzioni a beneficio dei miei alunni e dei Fratelli della mia comunità.… Il titolo migliore dovrebbe essere “Un Fratello senza frontiere” o “una vocazione senza frontiere”… con molti puntini di sospensione.

1ª Frontiera: dalla Colombia alla Francia e la scoperta della cultura francese Ero giovane aspirante dei Fratelli delle Scuole Cristiane nel Distretto di Medellin, in Colombia, Fratel Antonio María Lozano, Assistente del Superiore generale, cercava volontari che diventassero “Fratelli missionari”.… Io arrivai a Saint-Maurice l’Exil in Francia. Avevo 16 anni … un adolescente … shock culturale ed emotivo fortissimo. Ma desideravo essere Fratello missionario. Dopo due anni di noviziato a Bordighera (Italia), giunsi allo scolasticato e quindi fui inviato a Beirut, in Libano.

2ª Frontiera: dalla Francia al Libano alla scoperta della cultura araba Bisognava imparare l’arabo il più rapidamente possibile ma, poiché ci sono “due” lingue arabe l’apprendimento è stato più difficile. Da una parte, l’arabo dialettale, parlato nel Mediterraneo orientale e l’arabo letterario o classico, lingua del mondo religioso, economico e culturale arabo. Scoperta stupefacente. Avevo all'epoca 20 anni e la sfida era importante, ma l’ho superata…. Allora l’orizzonte dello spirito e del cuore si è aperto sull’infinito, potevo insegnare il catechismo in arabo, mi sentivo Fratello missionario, proprio come desideravo…. Da Beirut sono

passato a Jaffa. Per me che venivo dal Libano, non era un luogo interessante a causa delle condizioni politiche. Ma aveva il significato specifico di attraversare una nuova frontiera.

3 ª Frontiera: Dal Libano verso la Palestina e Israele, la scoperta della cultura ebraica In quel periodo, la nostra scuola di Jaffa era multiculturale: 70% Israeliani; 20% arabi (cristiani e musulmani) e 10% stranieri (figli di diplomatici e tecnici). La metà delle lezioni della giornata si svolgeva in ebraico (per ottenere il diploma locale di studi secondari) e l’altra metà della giornata si insegnava in francese per avere il baccellierato francese che la maggior parte richiedeva. Per comunicare con la popolazione locale era necessario che imparassi l’ebraico, e lo facevo tutti i giorni il pomeriggio dopo l’insegnamento, dalle 16 alle 20. L’apprendimento di questa lingua e il contatto sociologico, culturale e religioso è stato il titolo di questa terza frontiera: la scoperta del mondo giudeo o arabo.… Per una curiosa decisione dei Superiori sono stato inviato a studiare la lingua ebraica all’Università di Gerusalemme.… Vivevo nella nostra comunità di Gerusalemme, ma il mio impegno era imparare l’ebraico all’Università ebraica.… In seguito, la Provvidenza ha voluto che il Vaticano aprisse l’Università di Betlemme con i Fratelli quali responsabili dell’animazione. Fui chiamato ad insegnarvi l’ebraico. Fui sbalordito dal fatto che gli studenti palestinesi avessero chiesto questo servizio.… Ero impegnato parzialmente al La Salle di Gerusalemme (francese e catechesi in arabo) e il tempo rimanente insegnavo ebraico all’Università di Betlemme. Otto anni indimenticabili. Ma, con una borsa di studi inaspettata dei Fratelli dell’Università de La Salle di Filadelfia (USA), ottenuta con l’aiuto di Fratel Miguel Campos, si sono aperte altre frontiere.

4ª Frontiera: scoperta del mondo americano negli Stati Uniti Università La Salle: riassumo l’esperienza fraterna di un gruppo di 32 Fratelli, tutti dottori, responsabili della gestione, dell’animazione e dell’insegnamento in questo campus meraviglioso, a Filadelfia. Ho ottenuto, in due 35


anni e due estati, un diploma MA in teologia. Anche questa è stata un’esperienza sociologica con i miei colleghi laici e con tre Fratelli studenti. Una volta concluso il MA o Master, il ritorno mi consentì di passare un altro confine in modo inaspettato. Sono entrato nel mondo dei più poveri.

5ª Frontiera: quella dei poveri giovani delinquenti di Nazareth, Galilea Dal 1965 al 1995 lo Stato di Israele aveva chiesto ai Fratelli di dirigere il centro rieducativo per giovani delinquenti della minoranza araba israeliana. Allora, non avevamo alcuna preparazione specifica, ma con il carisma del La Salle, ne abbiamo scritto la storia per 30 anni. Quanto a me, non sapevo che “sarei finito in una prigione” a Nazareth! Ma Dio, che guida tutto dolcemente e teneramente, ispirò ai Superiori di inviarmi lì. Sono andato a firmare al Ministero del Welfare Sociale per la durata di un anno. Vi sono rimasto sei anni. Ad osservare i giovani con misericordia, ho appreso molte virtù. Ho visto anche il male da vicino, l’odio dei giovani omicidi. Dovrei parlare anche di un anno ad Haiti per un contratto tra i Distretti di Colombia e del Settore Haiti; ma questa esperienza non mi ha segnato quanto i sei anni trascorsi con i giovani poveri di Nazareth.

6ª Frontiera: Dalla terra Santa alla Colombia. Scoperta delle mie radici latino-americane Avevo lasciato il mio paese all’età di 16 anni, appena uscito dall’adolescenza. Un anno e mezzo di transizione nella pastorale dei giovani e delle vocazioni di Medellin, quattro anni di maestro dei novizi e dei giovani dell’America latina, seguiti da molti anni di insegnamento nella nostra università della “Corporación Universitaria Lasallista” e nella Pontificia Università Boliviana, poi per tre anni direttore del liceo La Salle a Pereira (Colombia). Ho anche “sistemato” il Distretto dell’Equador in un anno come direttore dello scolasticato a Quito. Tutto ciò mi ha riavvicinato a ciò che non avevo smesso di essere: un Fratello latino americano colombiano. Per concludere, i Superiori a Roma mi hanno aperto, per due volte, una nuova frontiera. 36

7ª Frontiera: il mio inserimento alla Casa Madre a Roma Penso che nel passare questa frontiera non sia mancato l’umorismo. Appena giunto a Roma, ho scritto agli amici: “Sono sul punto di essere archiviato!”. Eccomi archivista dell’Istituto alla Casa Madre. Sei anni, con altri impegni, agli Studi Lasalliani e un anno nel gruppo direttivo del CIL (Centro Internazionale Lasalliano). Quindi tutta la mia vita è stata internazionale. Oggi proseguo alla Casa Madre quale traduttore e responsabile dei servizi di traduzione. Si tratta di avere tutti i documenti e qualche lettera dei Superiori. Vi sono anche corsi, Capitoli, riunioni alle quali partecipo dalla cabina di traduzione in qualità di interprete. In questi lavori si passano molte frontiere. Imparo molto sulla gestione e i progressi del nostro Istituto. La prudenza, la solidarietà, la discrezione, il silenzio e la preghiera mi aiutano a seguirli. Ho ancora altre frontiere da passare: soprattutto quelle che il Signore mi ha preparato quando la vecchiaia si farà sentire. “Grazie, Signore, di avermi guidato da una frontiera all’altra e da un impegno all’altro”. E tutto ciò cosa potrà dire ad un giovane in ricerca di una scelta di vita come Fratello delle scuole cristiane? Vorrebbe essere Fratello ma … vi sono le frontiere: la paura dinanzi ad un impegno per tutta la vita, che sembra limitare la sua libertà, i suoi affetti e il suo spirito imprenditoriale, ha paura del “cosa ne diranno?”, i suoi amici, la sua famiglia. “Giovane, prendi per mano Gesù. Egli ti condurrà là dove tu desideri servirlo. Egli è il cammino senza frontiere, la Verità e la Vita”.


Programmi estivi di pastorale vocazionale del distretto San Francisco-New Orléans La Provincia Lasalliana di San Francisco - New Orleans (SFNO) organizza la pastorale vocazionale impegnandosi a promuovere e coltivare la cultura delle vocazione nei suoi 24 centri educativi e nelle 17 Comunità di Fratelli. L’Ufficio della Pastorale vocazionale e l’Ufficio dell’educazione della Provincia collaborano per creare e offrire vivaci esperienze di fede, servizio e comunità a livello provinciale, con specifici programmi, attività e risorse progettati per offrire informazioni sul discernimento vocazionale, il suo sostegno e l’accompagnamento. Ogni estate i due Uffici invitano i giovani interessati alla vita dei Fratelli e gli studenti che partecipano ai percorsi formativi, presenti nei centri educativi, per la missione e la leadership lasalliana, ad approfondire la loro comprensione delle vocazioni lasalliane con due iniziative: il “Contact and Aspirant Livein Summer Ministry Experience” (esperienza estiva per “aspiranti” e giovani interessati) e gli incontri provinciali dei Giovani Lasalliani.

I giovani interessati e gli aspiranti si impegnano per un periodo di cinque settimane durante le quali trascorrono il tempo ad insegnare impegnandosi nella missione lasalliana. Il ministero apostolico è arricchito dalla vita in comunità con i Fratelli e con gli altri che sono in

Esperienza estiva: Contatto e aspirazione in Comunità Ogni estate, i giovani dei programmi di discernimento del Distretto di San Francisco-New Orléans hanno l’opportunità di vivere in comunità e di servire nell’apostolato locale. Questo consente ai giovani di immergersi nella comunità e nel servizio. L’Ufficio di pastorale vocazionale del Distretto sceglie le comunità e i servizi nei quali i giovani possano vivere una vita comunitaria dinamica e un apostolato lasalliano a diretto servizio dei poveri. 37


discernimento. Possono, così, comprendere meglio la dinamica della vita comunitaria e assimilare l’importanza della vita di preghiera della comunità. L’esperienza del ministero educativo durante l’estate offre ai giovani un ambiente idoneo per il discernimento affinché possano condividere insieme la fede, il servizio e la comunità. Infine, oltre a servire nei centri educativi della Provincia, gli interessati e gli aspiranti hanno anche la possibilità di partecipare ad una esperienza internazionale di immersione nella missione lasalliana a Bahay Pagasa, nelle Filippine. L’esperienza del “Live-in”, durante l’estate nella Provincia San Francisco-New Orleans, è in piena espansione e tende a favorire la cultura dell’incontro nella quale i giovani possono sperimentare la missione educativa lasalliana attraverso la forza dell’evangelizzazione e la scoperta della chiamata di Dio nella loro vita. Seguendo le parole di papa Francesco: “Ogni volta che ci incontriamo con un essere umano nell’amore, ci mettiamo nella condizione di scoprire qualcosa di nuovo riguardo a Dio. Ogni volta che apriamo gli occhi per riconoscere l’altro, viene maggiormente illuminata la fede per riconoscere Dio. Come conseguenza di ciò, se vogliamo

crescere nella vita spirituale, non possiamo rinunciare ad essere missionari.” (Evangelii Gaudium, 272). Ciò che segue sono i pensieri dei giovani che hanno partecipato nell’ultima estate a questa esperienza: “Sento che il Live-in Summer Ministry Experience, ha contribuito non soltanto a farmi crescere nella fede, ma anche a diventare adulto. Il lavoro con gli studenti mi ha permesso di vedere la missione del Fondatore applicata al mondo reale. Mi ha consentito di provare compassione e speranza, perché sono stato testimone della crescita di questi studenti”. (SFNO Contact, 20) “La mia esperienza estiva è stata quella dell’autoriflessione e dell’apprendimento. Ho imparato che servire Cristo attraverso la vita religiosa, non è soltanto pregare e dimenticare se stessi, ma servire al meglio la comunità servendo Cristo. Ho molti esempi da condividere come occuparsi gli uni degli altri, insegnare agli studenti, essere un fratello maggiore per gli allievi che mi danno filo da torcere. È sempre straordinario sapere che vanno bene e che voi siete lì per loro. L’esperienza ha confermato che, nel mio discernimento, sono sulla buona strada”. (SFNO Contact 20)


disegno. Non era difficile vedere la presenza di Dio nei bambini e nel personale. Lavorare con gli studenti al De La Salle Academy e alla San Miguel School è soltanto un regalo, il mio modo di apprezzare il regalo era di farne un buon uso”. (SFNO Aspirant, 40)

“Lavorare questa estate presso la De La Salle Academy è stata un’esperienza meravigliosa. Essere capace di lavorare insieme ad un altro aspirante come me e con gli studenti è tutto quello che avevo immaginato della vita del Fratello. Vivere il ministero in una grande comunità che è impegnata per gli studenti, gli uni verso gli altri e in comunione con Dio, è un’esperienza che non dimenticherò”. (SFNO Aspirant, 24) “Una delle linee direttive che ho colto e porto con me è la comprensione della missione lasalliana così come l’ho sperimentata nelle Filippine: quella di 'camminare nella fede, senza vedere'. Ogni giorno ci si è presentato un momento in cui eravamo sfidati fisicamente e/o emotivamente, proprio come ha detto il Fondatore: 'Con la luce della fede, vedrete le cose completamente diverse. I momenti di sfida si sono trasformati in momenti di crescita”. (SFNO Contact, 21) “L’estate scorsa ho passato sei settimane ad insegnare in due scuole lasalliane. Seguendo il programma Live-in Summer Ministry Experience. Partendo dal momento in cui ho aperto la porta delle due scuole, ho potuto sentire la presenza dello Spirito Santo. Avevo, in precedenza, visitato la De La Salle Academy con l’intento di propormi come aspirante Fratello delle Scuole Cristiane. Ben presto, mi è parso chiaro che fosse veramente opera di Dio e che avevo molte possibilità di diventare strumento del suo

“Il volontariato al centro giovanile Bahay Pagasa nelle Filippine questa estate, è stata una esperienza incredibile ed una opportunità. Essere capace di vedere i Fratelli al lavoro in un’altra parte del mondo ha soltanto riaffermato ciò che avevo scoperto ad Haiti l’anno prima. Il lavoro, anche se differente, fa condividere lo stesso spirito e lo stesso zelo della missione che ogni giorno svolgiamo negli Stati Uniti. (SFNO Postulant, 22)

Incontro estivo dei Giovani Lasalliani Oltre ai programmi destinati ai giovani aperti al discernimento di una chiamata per unirsi ai Fratelli, il nostro programma provinciale di Giovani Lasalliani, ha dato ai giovani di San Francisco-New Orléans la possibilità di riunirsi nell’ambito della grande Famiglia Lasalliana. Durante l’estate i nostri raduni dei Giovani Lasalliani (LYA) e dei Lasallian Leaders (LSL) hanno riunito centinaia di alunni delle scuole secondarie, educatori e universitari lasalliani per approfondire e crescere nella loro comprensione e nell’esperienza della cultura lasalliana delle vocazioni. L’Assemblea dei Giovani Lasalliani è un evento di una settimana durante la quale gli studenti sono impegnati nella preghiera, nella riflessione, nel servizio, negli incontri formativi su temi della giustizia sociale e dell’insegnamento sociale cattolico. Dopo aver preso parte all’Assemblea, i Giovani Lasalliani si trovano dinanzi la sfida di promuovere la cultura di “fede, servizio e comunità” nei loro luoghi di provenienza.

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L’Assemblea, abitualmente, si svolge nel campus di un College o di una università cattolica nella parte ovest degli Stati Uniti. Il luogo varia ogni anno. L’Assemblea di questo anno si è svolta a New Orléans, in Louisiana, ed ha proposto il tema: “Ero in prigione e mi avete visitato… Compassione senza frontiere”; i partecipanti hanno potuto saperne di più sulle sfide e sulle realtà presenti all’interno del sistema di giustizia penale degli Stati Uniti da parte di imputati o detenuti e dai loro avvocati. Il “Lasallian Student Leaders” riunisce i leader lasalliani eletti dagli stessi giovani, nominati dalle facoltà o invitati dagli amministratori per una settimana di leadership, missione e sviluppo della fede. Il programma ha lo scopo di equipaggiare i leaders degli studenti nel comprendere la responsabilità inerente alla loro missione educativa lasalliana quando occupano i loro ruoli di leadership nei vari Campus. Gli studenti sono iniziati alle idee e filosofie di base che guideranno il loro cammino decisionale, compresi i cinque principi fondamentali di una scuola lasalliana. Essi acquisiscono anche competenze pratiche e la filosofia per una leadership e intessono anche relazioni e collaborazione con altri studenti leader lasalliani di tutta la Provincia. Il raduno de “Lasallian Student Leaders” quest’anno si è

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svolto al Saint Mary’s College di Moraga, in California. Più di 180 studenti di 15 scuole secondarie della Provincia si sono riuniti per concentrarsi sul tema di “leadership come servizio”, esaminandola attraverso la lente dei “Principi fondamentali lasalliani” (Lasallian Core Principles) che le scuole della Provincia seguono e che i loro membri cercano di vivere. La formazione specializzata, la formazione professionale e la pianificazione hanno dato agli studenti gli strumenti di cui necessitavano per iniziare ad integrare le loro esperienza di fede, di comunità e di servizio per animare i lasalliani che vivono nelle loro scuole in modo nuovo ed ispirato. Grazie a questi programmi estivi, come anche a quelli che si svolgono durante tutto l’anno, gli Uffici di pastorale vocazionale e di educazione della Provincia Lasalliana continuano a diffondere e ad approfondire la comprensione della Cultura vocazionale della Provincia e l’accompagnamento grazie ad una maggiore consapevolezza della vocazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane; promuovono opportunità varie per un discernimento ampio della vocazione lasalliana, e rafforzano la collaborazione con i ministeri locali, quelli della Regione Lasalliana (RELAN) e tutta la Chiesa nel senso più ampio.


Volontari Lasalliani Negli Stati Uniti, i volontari lasalliani trascorrono un anno in comunità con i Fratelli e servono, nei vari ministeri educativi, quanti sono emarginati, specialmente i giovani. Ecco alcune delle loro motivazioni per partecipare al volontariato lasalliano.

“Penso di essere innamorata della missione, e ritengo che tutto ciò non finirà presto”. (Carly Cohen) “Ciò che mi motiva maggiormente a diventare volontario lasalliano, è il desiderio di crescere culturalmente e l’opportunità di vivere in comunità”. (David Morera) “Partecipare alla creazione di una comunità positiva e nello stesso tempo durevole, da sola e in comunità, è il modo più umile per sapere che mi dono al servizio degli altri”. (Emily Redfern) “Credo che continuare a vivere in una comunità lasalliana mi aiuterà nel processo continuo di scoperta della mia vocazione”. (J. T. Taylor)

“Desidero essere il tipo di persona che consacra la sua vita a dare, aiutare e lottare per le persone che hanno più necessità. Con questa speranza per il mio futuro, ritengo sinceramente che diventare volontaria lasalliana sarà un’esperienza che cambierà la mia vita”. (Amy Siebenmorgen) “Voglio servire quanti si sentono dimenticati. Voglio servire quanti hanno bisogno di ispirazione e di speranza. Voglio servire quanto hanno bisogno della Parola di Dio nella loro vita”. (Baraka Douglas) “Mi auguro di avere un impatto positivo nella vita dei giovani, offrire loro il mio tempo e i miei talenti”. (Brady Fehringer)

“Grazie alla direzione spirituale e alla preghiera personale, ho constatato che più che la ricerca di una carriera, la mia vocazione è un discernimento dei modi con cui i miei doni e le mie passioni possono essere usate a beneficio della mia comunità”. (Jaclyn Ross) “Sarei veramente felice di avere la possibilità di servire con i volontari lasalliani perché sento che potrei usare i miei doni e vivere il mio entusiasmo per crescere in quanto persona a fianco degli altri”. (Jessica Kaluzny) “Per comprendere meglio i valori fondamentali dei Lasalliani, è necessario avere una prospettiva più profonda delle diverse comunità e culture, acquisire esperienza in ambito scolastico, diventare più indipendente e, speriamo, acquisire una migliore comprensione del mio avvenire personale”. (Jun Su Seo) 41


“I volontari lasalliani saranno occasione per la mia crescita nella fede, pur vivendo quanto desidero”. (John Tubbs) “Chiedendo di diventare volontario lasalliano, spero di acquisire e perfezionare le competenze necessarie per insegnare e crescere in quanto persona e cristiano”. (Jumai Callaqay) “Il mio più grande desiderio è quello di offrire opportunità educative ai bambini emarginati”. (Kelsy Stenzel) “Desidero essere un volontario lasalliano perché voglio unirmi alla comunità degli educatori che mi hanno aiutato ad essere me stessa senza riserve né scuse”. (Krystiana Schaffer) “Mi auguro di servire in questo programma perché desidero donarmi a quanti ne hanno veramente bisogno. Mi auguro di poter aiutare gli alunni a vincere le loro sfide e a guardare all’avvenire a testa alta”. (Liam Wintroath) “Sono ad un punto della mia vita nel quale ho necessità di andare più lontano, di scoprire altre realtà e aiutare un gruppo diverso da quello in cui ho l’abitudine di lavorare”. (Lidia Carreras Ochoa) “Penso che diventare volontaria lasalliana sia una buona occasione per respirare al termine dei miei anni di università, sperimentare una comunità e darmi del tempo per aiutare gli altri”. (Maddi Larsen) “Vorrei poter vivere in modi diversi, in quanto docente, come studente e come membro di una comunità”. (Madison Caropino) “Voglio insegnare e voglio imparare. Voglio impegnarmi in qualcosa per cui comprendo che faccio la differenza, non perché faccio molto, ma perché ci sono; voglio scoprire il valore della presenza senza che sia necessario

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riempire tutti gli spazi vuoti con attività”. (Quaneesha Shield) “Insomma, le convinzioni riguardo al servizio, l’interesse rivolto agli altri e alla comunità, come anche le esperienze con bambini poveri, ritengo mi abbiano condotto a diventare una volontaria lasalliana”. (Rakesha Grey)

Per saperne di più sui volontari lasalliani negli Stati Uniti: llasallianvolunteers.org


Giovani e vocazioni lasalliane Keane Palatino Coordinatore Internazionale dei Giovani Lasalliani

“Perché chi chiede riceve, chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto” (Mt 7. 8)

Sono cresciuto in una istituzione lasalliana delle Filippine, ho avuto la fortuna di essere stato accompagnato da educatori e formatori che hanno contribuito molto a fare di me ciò che sono. L’esperienza di far parte di una comunità lasalliana è qualcosa di cui sarò sempre riconoscente perché ha dato senso alla mia vocazione. Fino a questo momento, continuo ad avere la gioia, il senso e lo scopo nell’ambito della nostra missione educativa lasalliana nonostante le numerose sfide che si presentano.

Un inizio che non avevo immaginato Non ho mai pensato che i piccoli incontri o le esperienze apparentemente insignificanti di questo periodo avrebbero nutrito il mio impegno e il mio desiderio di vivere il carisma lasalliano. Ora vedo che la mia vocazione – dedita al ministero di formazione e accompagnamento dei giovani lasalliani – deriva dalla profonda esperienza dell’amore di Dio manifestato da quanti, in un modo o nell’altro, hanno avuto a che fare con me. Riassumere la mia esperienza in una scuola lasalliana, vuol dire che non sono mai vissuto solo, c’è stato sempre qualcuno al mio fianco, soprattutto nei momenti difficili. È il sentimento di essere amato e accettato nell’ambito di una famiglia. Altre simili esperienze continuano ad accompagnarmi come fonte di ispirazione per cercare di vivere la vocazione di accompagnare i giovani. Che cosa ho ricevuto e appreso da queste esperienze che mi chiamano oggi e mi invitano a condividerle con i giovani?

Trasmettere la passione Trasmettere la passione è una frase che ho sentito spesso dai nostri giovani lasalliani a Singapore e in Malesia. Secondo me, questa affermazione riassume l’idea di un invito ai giovani che sono stati ispirati dal carisma e dalla missione lasalliana, a condividere con gli altri il senso e lo scopo che hanno acquisito nel loro cammino di formazione. È molto interessante ascoltare, ogni volta che ho l’occasione di parlare ai giovani lasalliani delle diverse parti dell’Istituto, la storia comune di essere, in qualche modo, toccati e trasformati dalla loro partecipazione alla missione lasalliana. Sono queste le esperienze che 43


possono contribuire a rinforzare una cultura vocazionale lasalliana. In che modo rendiamo più significative queste esperienze dei giovani lasalliani, nelle nostre scuole e nei vari centri? In che modo continuiamo a guidarli per discernere e progettare un cammino vocazionale?

Ogni viaggio ha una destinazione segreta che il viaggiatore non conosce. (Martin Buber) Questa citazione di Martin Buber ci parla del mistero al quale ci avviciniamo tutti e che, secondo me, lo rende 44

ancora più eccitante. Anche se noi diamo una grande importanza al fine ultimo, c’è anche un invito continuo a guardare il panorama. Noi guardiamo quelli che camminano con noi, per arricchirci e imparare gli uni dagli altri durante questo percorso. Avere l’opportunità di lavorare per due anni al centro dell’Istituto mi ha fatto scoprire un nuovo livello, la ricchezza della nostra diversità, con i nostri modi diversi di fare e di comprendere. Ma ciò che mi stupisce è che, nonostante tutte le differenze, viviamo il nostro modo comune di essere lasalliani e condividiamo la missione lasalliana che è quella di offrire una educazione e una formazione di qualità a coloro che ci sono affidati. È la nostra identità, la nostra missione, ed è la nostra vocazione lasalliana!


Preghiera Fr. Enrico Muller

Padre-Madre di tutte e di tutti dalla creazione, frutto del tuo essere Amore, hai osato la fraternità, ma noi, tuoi figli e figlie, l’abbiamo frantumata: con Abele e Caino, i primi fratelli, l’invidia ha provocato un omicidio, ma Tu, nel tuo amore, hai continuato a proteggere Caino perché chiunque fosse sempre degno di fraternità. Nella torre di Babele, dove noi cercavamo un’unità basata sull’uniformità e l’omologazione, Tu hai scelto la bellezza nella convivialità delle differenze, della ricca unicità di ognuno/a nella moltitudine di razze, sapienze, genere, spiritualità, etnie, culture …; In Giacobbe ed Esaù, dove la necessità e l’avidità hanno travolto la preziosa primogenitura, Tu hai condotto, anche nella lotta, il tuo servo ad essere strumento di pace e padre di una moltitudine; Con Lia e Rachele, tu hai portato fedeltà e fecondità senza limiti dove la legge e la passione provocò solo attesa e sterilità; In Giuseppe e i suoi fratelli, dove la gelosia ha ucciso la fraternità, la Tua Provvidenza l’ha preservata, nella compassione e nella profezia, per la salvezza di tutti. Creatore tu hai lasciato come un seme nel nostro cuore l’anelito e il desiderio della fraternità. Cristo, sempre crocifisso e sempre Risorto, hai portato a noi la fraternità, intessuta di servizio e compassione, di misericordia e accoglienza, di speranza e ascolto. Gesù di Nazareth hai fondato la comunità superando la distinzione fra uomini e donne in unico discepolato dettato dall’Amore, hai spezzato i legami famigliari, hai oltrepassato le regole religiose, sostienici nel creare fraternità, prima Buona Notizia, capace di trasformare il mondo che noi dividiamo e usurpiamo. 45


Spirito Santo, fraternità dal Padre e dal Figlio, tu hai voluto rispondere alla “mancanza di fraternità del nostro mondo” suscitando vocazioni lasalliane chiamate ad essere testimonianza di fraternità, servizio, comunione e unità nella diversità.

differenti, di religioni e tradizioni diverse, di vocazioni sempre da scoprire;

Davanti a noi, Famiglia Lasalliana, poni la frontiera, sempre nuova e sempre esigente, della Fraternità, che possiamo oltrepassare solo se usciamo da noi stessi e dai confini sicuri che ci siamo costruiti;

Perché sono i Poveri, i piccoli e i vulnerabili, tuo presenza reale e nostri salvatori, a far sbocciare pienamente la nostra fraternità segno del Regno del Papà-Mamma dei cieli che dall’eternità ha osato la fraternità.

Le nostre comunità saranno luoghi di condivisione dell’esperienza di Dio, accoglienti per e con i giovani;

Trinità, Fraternità divina, che vieni a dimorare in noi, rendendoci fratelli e sorelle di tutte e tutti, donaci la gioia di vivere insieme dell’unico Amore che chiama, invia e salva.

Sappiamo realizzare centri educativi, scuole di fraternità, luogo d’incontro e d’interscambio di generazioni

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Cerchiamo e raggiungiamo coloro che sono stati da noi stessi posti ai margini, nei deserti, nelle periferie del nostro mondo,

Vocazioni lasalliane 3  
Vocazioni lasalliane 3  
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