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laPiazza di Treviso - Marzo26

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di Treviso

In strada tra prudenza e nuova consapevolezza

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

Nell’ultimo biennio la mobilità nel nostro Veneto è tornata, a pieno regime, ai ritmi frenetici del periodo pre-pandemico. Spostamenti per lavoro, studio e un turismo sempre più pervasivo hanno riportato il traffico a livelli massimi. Ma cosa ci dicono i numeri dell’ultimo rapporto Istat sulla sicurezza stradale? Il quadro che emerge è in chiaroscuro, ma con un raggio di luce che merita la nostra attenzione. Il dato più incoraggiante riguarda gli incidenti mortali: la prima metà del 2025 ha mostrato una riduzione degli incidenti con lesioni (-1,3%) e delle vittime, in linea con un calo generale. Nel 2024, le vittime sulle nostre strade furono 269. Numeri ancora tragicamente alti, ma che raccontano un calo un calo significativo. L’indice di mortalità in Veneto è calato da 2,4 a 2,1 decessi ogni 100 incidenti. Si tratta di un risultato d’eccellenza se confrontato con la sostanziale stagnazione del dato nazionale. Guardando lontano, dal 2010 a oggi, la nostra regione ha ridotto la mortalità stradale di oltre il 32%, superando la media italiana. Tuttavia, non è il momento di brindare. Se le “croci” diminuiscono, il numero complessivo di incidenti e di feriti è in lieve aumento, rispettivamente dello 0,7% e dell’1,3%. Questo scollamento ci suggerisce che, sebbene la sicurezza dei veicoli e la tempestività dei soccorsi riescano a salvare più vite, la frequenza degli impatti resta legata a distrazioni e volumi di traffico critici. Il Veneto, inoltre, è tra le regioni più colpite per mortalità ciclistica, con 27 ciclisti deceduti registrati nel 2025. Ogni incidente rappresenta un costo umano e sociale immenso e non possiamo abbassare la guardia.

Giancarlo Bizzarri prende il timone

dell’Ulss 2: “Il futuro nella comunità”

Bilancio regionale ultimi ritocchi prima del varo definitivo: parla l’assessore Giacinti

SICUREZZA STRADALE, SFIDA ANCORA APERTA:

Dalle stragi del sabato sera all’aumento delle infrazioni: in città la sicurezza diventa un dossier sempre più urgente

“Quello di Lupin III”: Davide Zanella, artista punto di riferimento per la comunità pop

RILANCIO DEL COMMERCIO PASSA DAI

ll sindaco Conte ingaggia giovani creator per promuovere e sostenere i negozi di vicinato e coinvolgere la clientela IL

L’assessore regionale: stanziati subito 18 milioni per le borse studio, attenzione al disagio giovanile

DLiceo classico, scelta da eroi Giampiero Beltotto

ite la verità: non mandate i vostri figli al classico perché avete paura del loro fallimento, quindi, non scommettendo sulla loro intelligenza, sulla loro capacità di abnegazione, di sacrificio, di volontà ferrea, scegliete per loro un percorso agevole. Quanti dei lettori di questo giornale hanno frequentato il glorioso liceo classico? Ricorderanno le ore trascorse sui Promessi Sposi, sull’aoristo passivo, su Tacito (intraducibile tanto quanto Quintiliano) o su Platone, che mi toccò alla maturità.

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L’oro di Revine Lago

Dimenticate le solite pagnotte, perché il nuovo Re dell’arte bianca ha scelto le sponde del Lago di Revine per stabilire il suo quartier generale. Il verdetto della Fiera Tirreno CT di Carrara parla chiaro: Andrew Travagin, il “mago” di Ai Laghi - Lievitati Naturali, si è appena messo al collo la medaglia d’oro al Campionato Chef Panificatori della FIPGC. Il segreto del successo? Un bauletto a lievitazione naturale che è un vero inno alla Marca, farcito con il delizioso Figo Moro di Caneva e le noci della Fondazione di Comunità Sinistra Piave.

Andrew non è certo un volto nuovo sul podio, visto che nel suo palmarès brilla già l’oro per la miglior colomba tradizionale d’Italia e diversi premi per panettoni da urlo. Eppure, la sua è una storia fatta di scelte di cuore. Dopo aver girato le cucine degli hotel più lussuosi del mondo, da Saint Moritz alla Costa Smeralda, ha deciso di appendere la giacca da chef “itinerante” al chiodo per tornare alle radici. Insieme alla moglie Elena Ronchese ha creato un piccolo paradiso vista lago dove la fretta è bandita e regna sovrano il lievito madre vivo.

Nel loro locale la pizza è un’esperienza mistica, con cornicioni così alveolati che sembrano nuvole e una digeribilità da record grazie alle farine delle Oasi Rachello. Tra un fritto croccante e un grande lievitato artigianale realizzato solo con materie prime nobili, Andrew ha dimostrato che per scalare l’Olimpo del gusto non servono additivi chimici, ma solo tanta passione e quel pizzico di genialità trevigiana che rende tutto più buono.

Il pane più innovativo d’Italia nasce “Ai Laghi”

Liceo classico, scelta da eroi Giampiero Beltotto

Sapete che cosa diceva la mia insegnante nel liceo milanese di cui lei era Papessa riconosciuta e riverita? Che lì per lì avremmo trovato i Promessi Sposi noiosi, ma quando saremmo diventati vecchi o nei giorni della malinconia, proprio quelle pagine dell’eterno don Lisander ci avrebbero ristorato l’anima. La Papessa (unico arbitro della nostra esistenza in quegli anni) ci insegnò anche a leggere, nel senso di articolare le parole a voce alta in modo tale che gli altri capiscano perché “non leggi per te e basta, ma per tutto il mondo e devi leggere ad alta voce e lentamente per capire, per gustare le parole e per trasmetterle”. Leggo che al classico, proprio quello del 1923 pensato dal fascistissimo Giovanni Gentile, grazie al quale abbiamo la più bella scuola del mondo, ci va il cinque per cento dei nostri ragazzi. Credo che la percentuale corrisponda al numero di italiani che si entusiasmano per il bello in sé, cioè per ciò che ci rende umani. A casa mia anche figli e nipoti considerano il classico la scuola dell’obbligo perché non possiamo concepirci senza quelle cose inutili che sono la letteratura, il greco e il latino, la filosofia. Ho scoperto con orrore che il legislatore ha tolto la magnifica differenza con tutte le altre scuole, l’avere cioè la quarta e la quinta ginnasio. Tutti uguali ci vogliono. Nelle infinite porcherie commesse a danno della scuola, questa la considero tra le peggiori, come la fine del riassunto e la lallazione che insulta i nostri ragazzi perché li vuole incapaci di reggere allo stress del risultato, quasi che la vita sia una noiosa passeggiata sull’olio scivoloso della parità. Ah certo, dovete considerare i vostri figli un po’ eroi per iscriverli al classico, dei magnifici figli di Sparta e di Atene. Vostro figlio come Leonida che ci salvò con anche meno del cinque per cento dalle invasioni e che quando l’imperatore nemico gli ingiunse di abbassare lo scudo perché erano troppo pochi per salvare la pelle, rispose “vieni a prenderlo”. O vostra figlia come Aspasia di Atene compagna di Pericle e con lui all’origine di quella che noi poveracci chiamiamo democrazia: la ragazza potrebbe lavorare con onore nella comunicazione. Saranno gli unici, i vostri figli, che quando il telecronista dice “naiki” avvertiranno un brivido d’orrore lungo la schiena, ma saranno quelli che dopo cinque anni non rinunceranno a pensare con la propria testa e a concludere che “uno vale uno lo dici a tua sorella”. Se li volete forti i figli e se scommettete su di loro chiedete la sezione aspra e dura dove c’è il professore di filosofia che insegna Platone e Sant’Agostino e non comizia di politicamente corretto. Pure qualche scappellotto farebbe bene a chi decide per il classico ma so che questo finale potrebbe alzare un polverone. Rinuncio allo scappellotto, ma per favore ritorniamo al vecchio ma sempre giovanissimo ginnasio. Quarta e quinta, s’intende. Astenersi perditempo e perdigiorno. E poi come dice il Maestro Arbore, “meno siamo, meglio stiamo”.

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Redazione: Direttore responsabile Nicola Stievano >direttore@givemotions.it< Redazione >redazione@givemotions.it<

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Nuove strategie. Social network e “Generazione Z” al centro della nuova strategia del Comune

Treviso, il commercio punta sui creator: la sfida di Conte per riaccendere il centro

Contro l’e-commerce Treviso sceglie la via dei social. Il Comune coinvolgerà influencer e giovani creator per promuovere negozi e prodotti locali su TikTok e Instagram, con l’obiettivo di riportare i ragazzi nelle botteghe e valorizzare l’identità commerciale della città

S e il commercio tradizionale sembra vacillare sotto i colpi del colosso e-commerce, la risposta di Treviso non è la ritirata, ma una controffensiva digitale che parla il linguaggio dei giovani. Il Sindaco Mario Conte, raccogliendo un’intuizione che fu già del Governatore Luca Zaia per la promozione del territorio regionale, ha lanciato mercoledì 11 marzo da Ca’ Robegan una proposta ambiziosa: arruolare influencer e giovani talenti della rete per trasformare le “vasche” in centro storico in un’esperienza social, virale e, soprattutto, redditizia per le attività locali.

L’obiettivo è chiaro: colmare il divario generazionale che vede la Generazione Z muoversi con estrema disinvoltura tra i carrelli virtuali degli smartphone, ma spesso ignorare il fascino e il valore delle botteghe di quartiere. In collaborazione con Ascom, l’amministrazione comunale è già al lavoro per potenziare la piattaforma “Treviso per te”, il portale dedicato a eventi e attività cittadine, con l’intento di trasformarlo in un vero e proprio hub digitale capace di dialogare con i nuovi consumatori.

«La sfida per il futuro è coinvolgere chi non ha quasi mai varcato la soglia di un negozio fisico per i propri acquisti», ha spiegato il pri-

mo cittadino. «Dobbiamo riuscire a trasmettere a questi ragazzi l’importanza storica e il valore umano che le nostre botteghe rappresentano per l’identità di Treviso. Se sapremo incuriosirli, saranno proprio loro i primi ambasciatori della nostra città, invitando i propri follower a scoprire i prodotti tipici e l’eccellenza dei nostri commercianti».

Il progetto prevede l’utilizzo strategico di Instagram e TikTok, i palcoscenici dove oggi si costruiscono i desideri d’acquisto. Attraverso video brevi, storytelling dinamici e il coinvolgimento di volti noti del web, la storia dei negozianti trevigiani potrebbe diventare il nuovo contenuto “di tendenza”. Non si tratta solo di mostrare un prodotto, ma di raccontare l’esperienza del centro: l’atmosfera delle mura, il consiglio personalizzato del bottegaio, la qualità che il digitale non può restituire attraverso uno schermo.

In un’epoca in cui troppe saracinesche sembrano arrendersi all’inesorabile avanzata dei mercati online, Treviso sceglie dunque la strada dell’adattamento. Il Sindaco Conte non vede internet come un nemico da combattere, ma come un’arma da volgere a favore del territorio: «Internet ha travolto il commercio locale, è un dato di

fatto. Ma se usato con intelligenza e creatività, siamo ancora in tempo per cavalcare questa forza dirompente. Dobbiamo adeguare la nostra offerta alla modernità per valorizzare non solo le merci, ma l’anima stessa della nostra bellissima città».

La sfida è aperta: riusciranno i creator a riportare i giovani tra i portici di Treviso? La scommessa è alta, ma la posta in gioco è la sopravvivenza stessa del cuore pulsante della città.

Dominga Lot, la signora del fischietto che ha conquistato la Superlega

Nel mondo della pallavolo d’eccellenza, salire sul seggiolone del primo arbitro richiede non solo una vista d’aquila e riflessi pronti, ma un’autorità naturale capace di gestire la pressione dei grandi campioni. Si tratta di un ruolo che per lungo tempo è stato considerato un feudo maschile, almeno finché non è apparsa sulla scena Dominga Lot. Trevigiana doc, nata a Vittorio Veneto nel 1977, ha trasformato la sua passione in una scalata inarrestabile verso i vertici dello sport, diventando la prima donna italiana capace di dirigere una finale scudetto maschile. Oggi residente a Santa Lucia di Piave e madre di due figli, Ryan e Jeremy, Dominga conduce una vita scandita da un equilibrio perfetto tra l’élite sportiva e una solida carriera professionale. Lavora infatti come Parts Manager per Mercedes-Benz e Smart presso la Concessionaria Carraro, a dimo-

strazione di una determinazione fuori dal comune necessaria per eccellere in ambiti così diversi e competitivi.

La sua carriera arbitrale è stata un crescendo di successi e primati. Dopo aver ottenuto la promozione in Serie A nella stagione 2010-2011, ha iniziato a dirigere con continuità le principali sfide del panorama nazionale. L’orizzonte si è poi allargato nel 2017 con la qualifica di International Referee europeo, che le ha aperto le porte di manifestazioni prestigiose come la finale degli Europei Under 18 maschili. Il riconoscimento definitivo è arrivato nel 2020, anno in cui è diventata la prima donna italiana ammessa nel ristretto gruppo degli arbitri mondiali d’élite della FIVB.

Il momento che ha segnato una svolta storica per l’intero movimento arbitrale resta però il 2021, quando Dominga Lot è stata designata per Gara 3 della finale

scudetto tra Perugia e Civitanova. Quel fischio d’inizio ha rappresentato la rottura definitiva di un “soffitto di cristallo” nello sport italiano, confermando che la competenza non conosce distinzioni di genere. Ancora oggi la sua presenza è sinonimo di garanzia e qualità, come dimostrato l’11 gennaio 2026, quando ha diretto come primo arbitro la sfida di Superlega tra Itas Trentino e Rana Verona. Nonostante i rigidi protocolli internazionali e i continui test fisici a cui deve sottoporsi, Dominga mantiene un approccio entusiasta verso la sua missione. Sostiene infatti che arbitrare in Italia sia un privilegio, poiché l’altissimo livello dei campionati nazionali, sia maschili che femminili, rappresenta un banco di prova quotidiano formidabile. Ogni partita di regular season diventa così l’allenamento perfetto per affrontare con sicurezza i palcoscenici mondiali più prestigiosi.

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Notte, alcol e volante: perché i giovani restano i più esposti agli incidenti

L a notte, soprattutto nei fine settimana, resta uno dei momenti più critici per la sicurezza stradale. Giovani alla guida dopo una serata tra amici, alcol che abbassa la soglia di attenzione, strade provinciali percorse a velocità sostenuta. È su questo fronte che la Provincia di Treviso ha deciso di concentrare una parte importante delle azioni di prevenzione con il progetto “SOS Guida Sicura”, per contrastare l’incidentalità tra i ragazzi. Il progetto nasce dal bando nazionale “Mobilità Sicura” promosso dall’Unione delle Province Italiane e finanziato con il Fondo contro l’incidentalità notturna del Dipartimento per le politiche contro la droga e le altre dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri. La Provincia di Treviso, capofila dell’iniziativa, si è aggiudi-

cata un contributo di 100 mila euro grazie a un programma che unisce educazione, comunicazione e monitoraggio dei dati. Accanto all’ente provinciale partecipano UPI Veneto, Ulss2 Marca Trevigiana e Federazione Motociclistica Italiana, mentre tra i partner associati figurano l’Ufficio scolastico territoriale di Treviso e la Prefettura. Alla diffusione della campagna collaborano anche Silb e Fipe Confcommercio Treviso, Unasca, Confarca e Coni Veneto. Le azioni messe in campo puntano a parlare direttamente ai giovani nei luoghi che frequentano ogni giorno: scuole, social network e locali della movida. Sul fronte digitale è stato aperto il profilo Instagram del progetto, che in poche settimane ha già superato le 212 mila visualizzazioni, grazie anche all’utilizzo di

fumetti e illustrazioni pensati per la Generazione Z.

Tra i contenuti più seguiti c’è il primo fumetto dedicato alla figura del guidatore designato, mentre per ampliare la diffusione del messaggio è stato coinvolto anche il creator trevigiano Sebastiano Fighera, seguito da oltre 115 mila persone su Instagram, autore di un reel che con toni ironici invita i ragazzi a non mettersi al volante dopo aver bevuto.

“Prosegue il progetto SOS con nuove iniziative pensate per parlare direttamente ai ragazzi – commenta il presidente della Provincia Marco Donadel –. Dal reel realizzato con il creator Fighera alla presenza nei locali grazie alla collaborazione con Ulss2, continueremo a promuovere azioni di sensibilizzazione per ridurre i rischi legati

Cinture e smartphone tra le infrazioni più diffuse

Ci sono numeri che non sono soltanto statistiche amministrative. Raccontano piuttosto il termometro della convivenza sulle strade. Nel territorio attraversato dall’asse del Terraglio e dalla direttrice verso Venezia e Treviso, la sicurezza stradale continua a essere uno dei nodi centrali della vita quotidiana di migliaia di pendolari. Il bilancio 2025 del Corpo intercomunale di polizia locale “Terraglio-Sile”, che opera nei comuni di Casier, Mogliano Veneto e Preganziol, restituisce proprio questa fotografia: una mobilità intensa, spesso distratta, dove il lavoro di controllo diventa una presenza costante più che un intervento occasionale. Nel corso dell’anno gli agenti hanno effettuato 1.555 controlli su veicoli in circolazione, accertando 7.064 violazioni al Codice della strada. Non si tratta solo di numeri. Dietro questi dati emergono comportamenti che conti-

nuano a ripetersi: 185 sanzioni per mancato utilizzo delle cinture di sicurezza e 69 per uso del telefono cellulare alla guida. Sono due infrazioni apparentemente banali, ma che raccontano molto di come spesso si vive la strada: con una percezione del rischio sempre più bassa, quasi come se la routine quotidiana autorizzasse una distrazione in più. Il lavoro della polizia locale si è tradotto anche in 98 patenti ritirate e 38 carte di circolazione sospese, oltre a 90 sanzioni per veicoli senza assicurazione e 360 per mancata revisione. Segnali che parlano di una parte della mobilità che continua a muoversi fuori dalle regole minime di sicurezza. Sul fronte dei controlli più delicati, sono stati eseguiti 214 test alcolemici, con otto casi di guida in stato di ebbrezza, mentre 117 incidenti stradali sono stati rilevati nel corso dell’anno. Numeri che, se letti nel contesto di un

all’alcol e alle sostanze quando ci si mette alla guida”.

Il messaggio della campagna è racchiuso nello slogan “Il bello di…”, che punta a coinvolgere i giovani sul piano emotivo. In una delle prime immagini diffuse sui social una coppia si guarda al primo appuntamento accompagnata dalla frase: “Il bello di un primo ap-

territorio fortemente attraversato dal traffico, restituiscono l’idea di una rete viaria che vive una pressione costante. Ma il lavoro del Corpo non si esaurisce nella sola dimensione della viabilità. Nel 2025 sono state identificate 256 persone, redatte 48 informative all’Autorità giudiziaria ed emessi 19 ordini di allontanamento nell’ambito delle attività di sicurezza urbana. A questo si aggiungono 30 servizi serali e la presenza alle principali manifestazioni del territorio. C’è però un dato che merita attenzione e che racconta anche l’organizzazione del servizio: i tempi medi di intervento inferiori ai dieci minuti, con una media di 8,5 minuti tra la richiesta e l’arrivo delle pattuglie. Un risultato reso possibile dalla centrale operativa e dal pattugliamento costante con almeno due equipaggi per turno. Eppure, al di là dell’efficienza operativa, il punto resta sempre lo stesso: la sicurezza

puntamento è poter vivere anche il secondo”.

L’invito è semplice ma diretto: non guidare se si è bevuto o assunto sostanze. Parallelamente prosegue anche il lavoro nelle scuole. Sono già oltre 30 le lezioni di educazione stradale svolte negli istituti superiori della provincia, con più di 4 mila studenti coinvolti. Intanto la Provincia ha rafforzato anche il sistema di raccolta e analisi dei dati sugli incidenti grazie a un nuovo applicativo informatico a supporto del Centro di monitoraggio provinciale. L’obiettivo, spiegano dall’ente, è uno solo: arrivare ai ragazzi prima che sia troppo tardi, trasformando la prevenzione in un linguaggio vicino alle nuove generazioni.

stradale non può essere delegata soltanto ai controlli. Le pattuglie possono fermare, sanzionare, prevenire. Ma la vera differenza continua a farla il comportamento di chi ogni giorno si mette al volante. (s.b.)

Sicurezza stradale/2. La sfida è ridurre incidenti e rischi sul territorio

Al suo debutto Marco Donadel punta su prevenzione e infrastrutture

La sicurezza stradale diventa uno dei pilastri dell’azione amministrativa della Provincia di Treviso guidata dal nuovo presidente Marco Donadel. Insediatosi a inizio febbraio nella sede provinciale del Sant’Artemio, il presidente ha avviato le prime settimane di lavoro concentrandosi sull’organizzazione interna dell’ente e sull’individuazione delle priorità strategiche del mandato.

Tra queste, la sicurezza della rete viaria provinciale rappresenta uno dei dossier più rilevanti. Un tema che riguarda direttamente la vita quotidiana di migliaia di cittadini che ogni giorno percorrono le strade della Marca, dalle arterie principali ai collegamenti tra i centri urbani e le aree produttive.

«Sono state due settimane molto intense», ha spiegato Donadel riferendosi alla fase iniziale del mandato, durante la quale ha incontrato dirigenti e dipendenti della Provincia per fare il punto sui progetti in corso e definire la road map dei prossimi anni. L’obiettivo è dare continuità alle politiche avviate negli ultimi anni ma anche rafforzare alcune linee di intervento considerate strategiche.

La sicurezza stradale si inserisce infatti in un quadro più ampio di

gestione delle infrastrutture provinciali, che comprende la manutenzione della viabilità, la messa in sicurezza degli attraversamenti e il miglioramento della segnaletica. Interventi che non riguardano solo l’aspetto infrastrutturale, ma anche la prevenzione e la sensibilizzazione dei cittadini, in particolare dei più giovani.

In questo senso la Provincia continua a promuovere iniziative di educazione alla guida responsabile e campagne di informazione rivolte agli studenti delle scuole superiori. Attività che mirano a far comprendere i rischi legati alla

distrazione alla guida, all’uso del telefono cellulare o alla guida sotto l’effetto di alcol e sostanze.

Il nuovo presidente ha inoltre sottolineato la volontà di proseguire il lavoro svolto dal predecessore Stefano Marcon, che negli anni passati ha consolidato il ruolo della Provincia soprattutto nel settore della manutenzione delle strade e degli edifici scolastici. «Un’eredità importante», ha riconosciuto Donadel, che punta ora a sviluppare ulteriormente gli interventi sulla viabilità provinciale.

Il percorso avviato al Sant’Artemio punta dunque a rafforzare il ruolo della Provincia come ente di coordinamento tra i Comuni e come punto di riferimento per le politiche territoriali. In questo quadro, la sicurezza stradale si conferma uno dei fronti più concreti e immediati dell’azione amministrativa.

Ridurre il numero di incidenti, migliorare le condizioni della rete viaria e promuovere comportamenti responsabili alla guida sono obiettivi che richiedono investimenti, pianificazione e collaborazione tra istituzioni. Sarà su questi aspetti che si misureranno nei prossimi mesi le scelte della nuova amministrazione provinciale.

Ecco i numeri della Polizia Locale di Treviso nel 2025

Nel 2025 la Polizia Locale di Treviso ha gestito oltre 32mila interventi e più di 38mila telefonate, confermando una presenza costante sul territorio a servizio della sicurezza e della vivibilità della città. Il bilancio dell’attività del Comando ha evidenziato numeri significativi e un impegno che spazia su diversi ambiti operativi. Tra le principali attività svolte nel corso dell’anno spiccano i controlli sulla sicurezza stradale, con servizi preventivi e migliaia di verifiche mirate alla prevenzione della guida in stato di ebbrezza. Importante anche il lavoro sul fronte della verifica documentale: il laboratorio di antisofisticazione ha effettuato oltre 1.520 controlli sulle patenti di guida. Rilevante l’azione di polizia giudiziaria, con

159 persone indagate e 37 sequestri penali effettuati. Parallelamente, sono proseguiti i servizi dedicati alla sicurezza urbana e al contrasto al degrado, con interventi mirati in diversi quartieri della città.

Particolarmente intensa anche l’attività della polizia ambientale, che nel 2025 ha effettuato oltre 5.600 controlli. A questa si affianca il lavoro a tutela degli

animali, svolto anche in collaborazione con l’Ulss, a conferma dell’attenzione verso la salvaguardia dell’ambiente e del benessere animale.

Grande attenzione è stata riservata anche alla formazione del personale: oltre 3.300 ore di aggiornamento hanno permesso agli agenti di affrontare con professionalità e competenza le nuove sfide operative. (r.t.)

Il nuovo presidente della Provincia di Treviso indica la sicurezza sulle strade come uno degli obiettivi centrali del mandato

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Nasce “Abitare Treviso”: piano per la casa

zioni accessibili, sostenere i nuovi cantieri e favorire una residenzialità stabile in città. Con questi obiettivi l’amministrazione comunale ha presentato “Abitare Treviso”, il nuovo programma strategico che punta a rinnovare le politiche abitative attraverso incentivi fiscali, rigenerazione urbana e strumenti finanziari innovativi.

Il progetto nasce da un’analisi del mercato immobiliare locale e dalla crescente difficoltà di molte famiglie nel trovare casa a prezzi sostenibili. L’idea di fondo è utilizzare la leva fiscale per stimolare nuovi interventi edilizi, aumentare l’offerta abitativa e rendere più accessibile l’acquisto o la locazione di un alloggio, con particolare attenzione a giovani coppie, famiglie e anziani.

Tra le principali novità introdotte dal piano c’è la revisione degli oneri di urbanizzazione, con una nuova scala di riduzioni dei contributi di costruzione. Le agevolazioni potranno arrivare fino al 50% per la prima casa, per gli interventi realizzati da ATER e per le cooperative edilizie. È prevista

FONDO HOUSING

Restano inoltre confermati gli incentivi già previsti per la bioedilizia e per gli interventi sostenibili dal punto di vista ambientale, insieme alla possibilità di deroghe urbanistiche e incrementi volume-

inutilizzato, con il recupero di ex scuole, caserme e altre strutture da trasformare in co-housing, studentati e residenze sociali. In parallelo il Comune promuoverà la nascita di fondi immobiliari etici e di so-

trebbe consentire la realizzazione di almeno 100 nuovi appartamenti grazie a un investimento complessivo stimato in circa 22 milioni di euro. Il prezzo indicativo di vendita si attesterebbe intorno ai 2.200

euro al metro quadrato, mentre il canone medio di locazione sarebbe di circa 800 euro mensili per un appartamento di 100 metri qua-

Il progetto prevede infine accordi con istituti bancari per favorire mutui a condizioni agevolate e la creazione di un fondo di garanzia destinato in particolare a giovani coppie e lavoratori con minori capacità economiche. È inoltre prevista l’istituzione di un ufficio dedicato che avrà il compito di accelerare le procedure amministrative e accompagnare lo sviluppo degli interventi previsti dal piano. «Con “Abitare Treviso” compiamo una scelta chiara: rimettere al centro il diritto alla casa con strumenti concreti», ha dichiarato il sindaco Mario Conte. «Riduciamo i contributi di costruzione, sblocchiamo cantieri e utilizziamo il patrimonio pubblico per creare nuove opportunità abitative».

Per l’assessore all’Urbanistica De Checchi si tratta di «una riforma strutturale che unisce urbanistica e politiche sociali con l’obiettivo di ampliare l’offerta di alloggi a prezzo calmierato e rafforzare una residenzialità stabile e inclusiva».

Centro Sociale. Dopo lo scontro social, il sindaco incontra gli esponenti di Fratelli d’Italia

Il sindaco Conte chiarisce la proroga tra foto fake e tensioni politiche

U

na stretta di mano calorosa tra il sindaco Mario Conte e una storica esponente del centro sociale Django. Uno scatto che avrebbe del clamoroso, se non fosse che si tratta di un’immagine fake, generata dall’intelligenza artificiale e diffusa sui social dal comitato “Prima i Trevigiani”. È questo l’episodio che ha fatto esplodere una tensione latente all’interno della maggioranza di centrodestra a Treviso, portando a galla il malumore dell’ala più a destra di Fratelli d’Italia riguardo alla gestione degli spazi dell’ex caserma Piave di via Monterumici.

La frattura sembra essersi parzialmente ricomposta dopo un faccia a faccia chiarificatore a Ca’ Sugana tra il Sindaco e i referenti del movimento, Alberto Nascimben e Leonardo Campion. Al centro della contesa c’è la proroga di due anni della concessione degli

spazi all’associazione Open Piave, che ospita il Django. Una decisione che i meloniani hanno letto come un segnale di debolezza, ma che Conte ha ricondotto con fermezza a una pura necessità amministrativa.

«Non c’è stato alcun rinnovo politico, ma una proroga tecnica dovuta alla clausola Covid», ha precisato il Sindaco. Si tratta di un atto dovuto dagli uffici, simile a quelli concessi a molti altri gestori in città, che non richiede passaggi in Giunta o in Consiglio. Conte ha poi risposto con ironia alla foto manipolata: «Ho visto quell’immagine creata con l’IA, ma la realtà è ben diversa. Ho spiegato chiaramente che non è stata una scelta discrezionale, ma il rispetto della norma. Forse manca comunicazione interna tra i loro rappresentanti, perché la linea era già stata illustrata ai capigruppo».

Se il “malinteso” tecnico sem-

bra risolto, resta aperta la partita politica sul futuro dell’area. Leonardo Campion ha incalzato l’amministrazione chiedendo che il 2028 sia il termine ultimo e invalicabile: «In otto anni non c’è stata progettualità. Quell’area deve tornare ai cittadini attraverso il progetto di residenze sociali “Abitare Treviso”, non restare un veicolo di lucro per gli antagonisti».

Sulla stessa linea d’onda Marina Bonotto, Presidente di FDI Treviso, che pur comprendendo i vincoli legali, ha ribadito la linea dura del partito: «La nuova scadenza non può essere un lasciapassare permanente. Il Django è nato da un’occupazione e non deve godere di vantaggi rispetto a qualsiasi realtà privata. Se vogliono continuare le loro attività, lo facciano affittando un immobile sul mercato, rispettando le regole come tutti». La polemica tocca

un nervo scoperto della campagna elettorale di Conte, che aveva promesso lo sgombero del centro sociale. Con questa proroga, l’operazione slitta di fatto alla fine

del mandato. Per Fratelli d’Italia, dunque, il 2028 non dovrà segnare l’ennesimo rinvio, ma il punto fermo per la “liberazione” definitiva della ex Caserma Piave.

Caso Django, la replica degli attivisti: «Siamo radicati nel territorio, il 2028 non sarà la fine»

La tregua apparente tra il Sindaco Conte e l’ala destra della sua maggioranza non ha spento il fuoco delle polemiche, anzi: il fronte del centro sociale Django passa al contrattacco. Dopo le dichiarazioni perentorie di Fratelli d’Italia e del comitato “Prima i Trevigiani”, che avevano auspicato la chiusura definitiva dell’esperienza di via Monterumici allo scadere della proroga tecnica, la risposta degli attivisti non si è fatta attendere, delineando i contorni di uno scontro che promette di infiammare la politica cittadina per i prossimi anni.

A farsi portavoce della resistenza è Nicola Vendraminetto, figura storica del movimento, che respinge con forza l’idea di uno sfratto esecutivo nel 2028. «Django non è

un’entità astratta, ma una realtà politicosociale profondamente radicata, animata da decine di volontari che ogni giorno praticano solidarietà dal basso», ha dichiarato l’attivista. Il messaggio inviato a Ca’ Sugana e ai partner di coalizione del Sindaco è netto: la scadenza della convenzione non coinciderà con la fine delle attività. «Difenderemo i nostri spazi con le unghie e con i denti. Se la proposta di rinnovo non sarà accettata, noi resteremo qui comunque».

Sulla stessa linea si pone Paride Danieli, presidente di Open Piave, che sposta l’accento sul valore materiale e sociale del lavoro svolto nell’ex Caserma Piave. Danieli ricorda come l’associazione abbia investito oltre 800mila euro nella riqualificazione di

un’area altrimenti abbandonata, trasformandola in un hub che ospita polisportive e realtà di volontariato. «Le minacce di una sparuta componente politica non ci intimidiscono», sottolinea Danieli, ribadendo la natura antifascista del centro e dichiarando i rappresentanti di FDI «non benvenuti» all’interno dello spazio.

Oltre allo scontro politico sulla gestione dell’immobile, resta aperta la ferita del fotomontaggio generato dall’intelligenza artificiale, che ritraeva il sindaco Conte e l’attivista Gaia Righetto in un amichevole contatto fisico. Righetto ha smentito categoricamente l’episodio, definendo l’immagine “diffamante” e priva di qualsiasi fondamento reale. «Non ho mai stretto la mano a

Mario Conte, né intendo farlo», ha chiarito l’attivista, leggendo nell’attacco mediatico un segno di debolezza degli avversari politici. «Se ricorrono a questi mezzi significa che siamo un problema per chi fomenta l’odio e non ha mai fatto nulla di concreto per i trevigiani». Il collettivo sta ora valutando, insieme ai legali, se procedere per vie giudiziarie contro chi ha realizzato e diffuso il falso scatto digitale. La partita per l’ex Caserma Piave, dunque, è tutt’altro che chiusa. Mentre la politica discute di clausole tecniche e progetti di co-housing, la realtà sociale del Django rivendica la propria permanenza, trasformando il 2028 da una semplice scadenza burocratica a un potenziale terreno di scontro civile.

La foto fake, realizzata con l’IA e pubblicata sui social da “Prima i trevigiani”

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Il sindaco Conte chiarisce la proroga

tra foto fake e tensioni politiche

nuova sede, più

Allʼinterno di Domus Medica trova spazio un reparto

paziente

attenzione al benessere fisico ed emotivo.

Reparto Donna: prevenzione, ascolto e cura

A MARZO, Domus Medica offre una PER LA PREVENZIONE SENOLOGICA, una mammografia completa e unʼecografia mam maria. Questo è un momento ideale per prendersi cura della propria salute con specialisti qualificati e tecnologie diagnostiche avanzate.

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Nutrizione e Educazione alla Salute: consulenze per migliorare lo stile di vita e il benessere generale.

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La congiuntura. Presentato il quarto Report dell’Osservatorio Confcommercio

La ripresa del terziario frena per i venti di guerra in Medio Oriente

U n 2025 vissuto all’insegna della resilienza e della stabilità, seguito da un inizio 2026 che prometteva scintille di ripresa, bruscamente smorzate dall’attualità internazionale. È questo il chiaroscuro che emerge dal quarto Report dell’Osservatorio Congiunturale presentato mercoledì 11 marzo da Confcommercio Treviso e Banca Prealpi SanBiagio, in collaborazione con Format Research.

L’indagine, condotta su un campione di 800 imprese, fotografa un tessuto economico vitale: le oltre 35mila imprese del terziario (commercio, turismo e servizi) rappresentano oggi il 64% dell’economia extra-agricola della Marca. Tuttavia, i dati raccolti fino al 25 febbraio, che mostravano un ottimismo crescente, sono stati ricalibrati da un’analisi “flash” per misurare l’impatto del conflitto scoppiato in Iran.

L’incertezza è tornata a farsi sentire pesantemente. L’indice di fiducia, che si prevedeva in netto

miglioramento, è scivolato da 50 a 47 punti nel giro di pochi giorni. Anche i ricavi subiscono il contraccolpo: se a fine anno le prospettive parlavano di crescita, oggi la quota di imprenditori che teme una contrazione del fatturato è balzata dal 22% al 28%.

Il vero “nemico” percepito è però il costo delle forniture. Le tensioni geopolitiche hanno riacceso i timori per il rincaro dei carburanti e dell’energia, con il 41% delle imprese trevigiane che ora si aspetta un peggioramento dei prezzi praticati dai fornitori, un dato sensibilmente più alto rispetto alla media nazionale.

Di fronte alla quarta crisi globale dal 2020, Valentina Cremona, presidente di Terziario Donna Confcommercio, indica una strada precisa: puntare sulla conoscenza dei trend e sulle alleanze locali. «Dobbiamo valorizzare le filiere corte e le reti territoriali per trovare nuovi equilibri», ha spiegato, sottolineando come la consapevolezza dei contesti interna-

zionali sia ormai una competenza indispensabile per la piccola impresa. In questo scenario, l’Intelligenza Artificiale emerge come una frontiera ancora in gran parte da esplorare. Sebbene oltre la metà delle imprese investa in innovazione, solo una su quattro guarda concretamente all’AI. L’obiettivo è trasformare questa tecnologia in un “collaboratore aggiunto” – specialmente nel turismo, nel

marketing e nella logistica – mantenendo però una forte supervisione umana ed etica per evitare discriminazioni e timori sulla perdita di posti di lavoro. Anche il settore finanziario osserva con attenzione. Francesco Piccin di Banca Prealpi SanBiagio ha confermato che, nonostante il 2025 avesse mostrato indicatori di accesso al credito superiori alla media nazionale, la nuova fase di incertezza

sta mettendo alla prova la tenuta psicologica degli imprenditori, oggi concentrati soprattutto sul rischio di una nuova impennata dei costi energetici. La Marca Trevigiana si conferma un motore economico solido, ma che oggi si trova costretto a navigare a vista, cercando nell’innovazione digitale e nella coesione territoriale le bussole per superare l’ennesima tempesta perfetta.

Antonino Calabrò Medico LILT Padova
Giulia Torni Tecnico LILT Padova

Turismo. E’ il coronamento di un percorso intrapreso nel 2010 , tra formazione continua e welfare

Nuove opportunità. Un polo riabilitativo d’eccellenza per minori con difficoltà psicopatologiche

Via libera della Regione per la struttura di Santa Maria del Rovere

Nasce EBIT Nordest: Veneto e Friuli insieme per il futuro del settore

Roberta Basso eletta alla presidenza dell’ente bilaterale che per la prima volta unifica le due regioni. Formazione, welfare e competitività al centro del mandato 2025-2029

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l panorama della bilateralità turistica italiana vive una svolta storica. Lo scorso 9 marzo, l’Assemblea di EBIT Nordest ha sancito la nascita formale di un soggetto unico che, per la prima volta, riunisce sotto la stessa egida le imprese e i lavoratori del comparto turistico di Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Si tratta del coronamento di un percorso iniziato nel 2010 con EBIT Veneto e che oggi si evolve in una dimensione interregionale, pronta a rispondere alle sfide di un mercato sempre più globale e complesso.

L’assemblea ha provveduto al rinnovo delle cariche per il quadriennio 2025–2029, eleggendo Roberta Basso come nuova Presidente. Vicepresidente del BHR Treviso Hotel e manager di consolidata esperienza, Basso raccoglie il testimone da Cecilia de Pantz (FILCAMS-CGIL), che ha traghettato l’ente attraverso gli anni difficili della pandemia, consolidandone la struttura e l’affidabilità.

Con questa unificazione, EBIT Nordest si pone come interlocu-

tore privilegiato per una platea vastissima: non solo strutture ricettive e ristorazione, ma anche parchi tematici, tour operator e agenzie di viaggio. Un bacino d’utenza che copre due delle regioni a più alta vocazione turistica d’Italia, rendendo la bilateralità una leva competitiva fondamentale.

I dati presentati durante l’incontro raccontano una storia di successo basata sulla qualità dei servizi. Dal primo catalogo formativo del 2011, l’offerta è letteralmente esplosa:

• Formazione: si è passati dalle iniziali 129 ore alle oltre 1.000 ore attuali, con un volume di iscritti che ha superato quota mille.

• Qualità: la valutazione media dei corsi da parte degli utenti è di 4,70 su 5, a conferma di un impegno costante nell’aggiornamento delle competenze.

• Welfare: il sostegno diretto ai lavoratori ha raggiunto nel 2025 il picco di 536 premi erogati, dimostrando come l’ente sia un pilastro concreto per la sicurezza sociale del comparto.

«La bilateralità non è un obbligo, ma uno strumento di sviluppo», ha commentato la presidente uscente Cecilia de Pantz, rivendicando con orgoglio la resilienza dell’ente durante l’emergenza Covid, periodo in cui i servizi non sono mai stati interrotti, ma anzi innovati attraverso la didattica a distanza e percorsi certificati.

Entusiasmo condiviso dalla neopresidente Roberta Basso: «EBIT Nordest è un patrimonio costruito sulla fiducia reciproca tra imprese e lavoratori. Il mio impegno sarà far conoscere i nostri servizi a tutte le realtà del territorio, dal litorale alle Dolomiti, dal Carso alle colline del Prosecco. Vogliamo che la bilateralità sia percepita come un valore aggiunto per un turismo di qualità, capace di attrarre talenti e garantire eccellenza».

Con questo nuovo assetto, il Nordest del turismo si riscopre più unito, puntando sulla formazione continua e su un sistema di welfare integrato per confermarsi leader nell’accoglienza nazionale e internazionale.

Edilizia veneta, firmato il nuovo contratto 2026-2028: più welfare e sicurezza per 6mila lavoratori trevigiani

Più salario, tutele rafforzate e una spinta decisa verso l’innovazione. È stato siglato nei giorni scorsi il nuovo Contratto regionale per le imprese artigiane e le PMI del settore edile del Veneto. L’intesa, valida per il triennio 2026-2028, è stata sottoscritta da Confartigianato Imprese Veneto insieme alle sigle sindacali Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil, segnando un passo avanti cruciale per uno dei motori trainanti dell’economia regionale. Nella sola provincia di Treviso, il provvedimento riguarda una realtà produttiva imponente: circa 1.400 imprese e 6.000 lavoratori, con una struttura aziendale media di 4,2 dipendenti. Si tratta di un comparto multiculturale (il 55% degli occupati è straniero) e con una forte componente di operai (70%) e apprendisti (18%), che ora vedrà un significativo miglioramento delle condizioni contrattuali.

Più soldi in busta paga e soste-

gno alle famiglie

L’accordo punta dritto al potere d’acquisto. Per i lavoratori è previsto un premio di risultato annuo di circa 700 euro(detassato al 5%), che si somma all’aumento di 600 euro già stabilito dal contratto nazionale. Ma è sul fronte del welfare che l’intesa si fa generosa: arriva un sussidio di 250 euro per il caro bollette, contributi una tantum tra i 2.000 e i 3.500 euro per l’acquisto o l’affitto della prima casa, e un sostegno di 500 euro per centri estivi e vacanze studio dei figli. Anche le trasferte saranno più pesanti, con indennità giornaliere che possono toccare i 28 euro.

Sicurezza e attrattività: le sfide del futuro

«Vogliamo dare un segnale forte di attenzione a un settore strategico», commenta Alessandro Basso, presidente del gruppo Costruzioni di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana. «La sfida oggi è attrarre manodopera qualificata. Questo

contratto investe sulla sicurezza e sulle competenze, rendendo il cantiere un luogo più moderno e sicuro».

Per le imprese, infatti, sono previsti rimborsi fino a 1.700 euro per l’acquisto di attrezzature di sicurezza innovative e contributi per certificazioni di qualità (SOA o ISO). Un’attenzione particolare è rivolta all’integrazione: per i lavoratori stranieri sono previsti mediatori linguistici durante i corsi di formazione gratuiti, garantendo che le norme di sicurezza siano comprese da tutti.

Infine, l’accordo scommette sui giovani attraverso l’apprendistato duale, permettendo agli studenti delle superiori di alternare scuola e cantiere. Grazie al supporto di Edilcassa e Formedil Veneto, il settore edile trevigiano si prepara così ad affrontare il prossimo triennio con strumenti nuovi, puntando su un equilibrio tra produttività e benessere dei lavoratori.

Via Carrarese, 8 • 35044 Montagnana (PD)
Via Michiel, 15/2 • 35028 Piove di Sacco (PD)
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Lavori Pubblici.

Al via i lavori per il nuovo impianto fotovoltaico sulla discarica di via Orsenigo

S i chiude la fase di bonifica del sito di via Orsenigo e si apre subito una nuova prospettiva di sviluppo sostenibile: a metà febbraio sono infatti iniziati i lavori per il nuovo impianto fotovoltaico sull’area dell’ex discarica. L’intervento, parte del percorso di transizione energetica, prevede l’installazione di 1.448 pannelli da 690 W per una potenza complessiva di quasi 1 MW, con un sistema di accumulo dedicato. La produzione annua attesa è pari a 1.345 MWh, pari al consumo annuo medio di 500 famiglie, pari a 444.000 kg di CO2 evitate, pari all’assorbimento annuo di anidride carbonica di 22.000 alberi.

“Questo intervento è un grandissimo esempio di recupero e restituzione. Un buco nero ambientale che oggi viene riconsegnato alla comunità con un potenziale straordinario che costituisce una risorsa produttiva, capace di generare energia pulita, sostenere l’autonomia del sito e contribuire concretamente alla transizione ecologica della nostra città. È la dimostrazione che la rigenerazione urbana può produrre valore ambientale, economico e sociale e che il lavoro di squadra può dare risultati a beneficio di tutto il territorio”, ha commentato il Sindaco di Treviso, Mario Conte.

“Con la conclusione dei lavori di bonifica della discarica compiamo un ulteriore passo avanti verso un obiettivo fondamentale: garantire un’acqua sempre più pulita e tutelare in modo concreto il nostro territorio. Un’operazione importante di valorizzazione del territorio onclusa con successo grazie al lavoro congiunto del Comune di Treviso, Consiglio di Bacino Priula e Contarina SpA. Il monitoraggio della falda proseguirà con regolarità anche grazie all’impianto di depurazione TAF (trattamento acque di falda), che rappresenta un elemento centrale di questo percorso. Ancora una volta dimostriamo che quando le risorse pubbliche vengono impiegate con responsabilità e visione, i risultati arrivano e sono tangibili”, ha dichiarato il vicesindaco di Treviso, Alessandro Manera.

sistema di accumulo BESS (Battery Energy Storage System) da 645 kWh e 7 inverter da 150 W. Parte dell’energia prodotto andrà a coprire i consumi dell’impianto TAF (Tirante Acqua di Falda, impianto per assicurare il costante controllo ambientale dell’area) presente sulla discarica, contribuendo così in modo significativo all’autonomia energetica del sito e alla riduzione dell’impatto ambientale delle attività aziendali.

“L’intervento rappresenta un ulteriore tassello nella strategia di Contarina orientata all’innovazione, alla sostenibilità e all’economia

circolare: la produzione di energia rinnovabile su aree già destinate a discarica consente infatti di restituire valore al territorio, coniugando tutela ambientale ed efficienza gestionale. – commenta il Direttore di Contarina S.p.A., Michele Rasera - L’appalto integrato di progettazione esecutiva e realizzazione è stato aggiudicato alla società A29 S.r.l., di Roma, a seguito di una procedura di gara che ha registrato la partecipazione di 24 operatori economici, per un importo complessivo di 2.063.180,37 euro. La conclusione dei lavori è prevista per l’autunno 2026”, conclude Rasera.

L’impianto sarà installato mediante sistema di ancoraggio a gabbia, soluzione tecnica idonea a garantire stabilità e sicurezza su un’area oggetto di recupero ambientale, in coerenza con le migliori pratiche di riutilizzo delle superfici di discarica esaurite.

SOSTA: nuove tariffe dal 2 marzo nelle aree con la nuova cartellonistica

A partire dallo scorso 2 marzo sono entrate in vigore le nuove fasce orarie di sosta, limitatamente alle aree in cui sarà già stata installata e resa visibile la nuova segnaletica stradale.

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Contarina, ora, continuerà i lavori con il progetto del parco fotovoltaico prevede la realizzazione di un impianto della potenza complessiva di 999,12 kW ed è corredato da un

L’attuazione del nuovo sistema avverrà in modo progressivo, così da garantire ordine e chiarezza nell’applicazione delle modifiche. Il territorio comunale è stato suddiviso in aree operative contraddistinte dalle sigle A01–A13: A01 e A02 – quadrante nord e nord-ovest area Mura–Borgo Cavour; A03 – settore ovest in prossimità di Porta San Tomaso; A04 e A06 – fascia est e verso la stazione; A05 – comparto centrale est; A07 e A08 – comparti sud lungo il Sile; A09 – area attorno a Piazza della Vittoria; A10 –Piazza del Duomo; A11, A12 e A13 – settore sud-ovest e cuore del centro storico, comprensivo della ZTL.

Zone tariffarie e importi. Il nuovo assetto della sosta prevede tre fasce tariffarie: Zona A (106 stalli) – area centrale di massima prossimità al cuore del centro storico (Piazza Duomo, Piazza della Vittoria, Piazza San Pio X): 2,50/ora; Zona B (1.140 stalli) – prima cintura attorno al centro storico: 2,00/ora; Zona C (928 stalli) – aree più esterne e di collegamento: 1,30/ ora.

Le tariffe si applicano nelle seguenti fasce orarie: dal lunedì al sabato 8-13 e 14.30-20; festivi 14.30-20. Parcometri e sistemi digitali, inclusa TrevisoApp, si aggiorneranno alle nuove fasce orarie esclusivamente in concomitanza con l’effettiva sostituzione dei cartelli nelle singole aree interessate. Fino a quel momento resteranno valide le precedenti disposizioni. La segnaletica installata sul posto costituisce riferimento ufficiale per l’applicazione delle nuove modalità.

Nuove opportunità. Un polo riabilitativo d’eccellenza per minori con difficoltà psicopatologiche

Via libera della Regione per la struttura di Santa Maria del Rovere

Il sistema di welfare veneto si arricchisce di un nuovo, fondamentale tassello per la tutela della salute mentale dei più giovani. La Giunta regionale, su proposta dell’assessore ai Servizi Sociali Paola Roma, ha ufficialmente approvato l’accreditamento istituzionale per la comunità educativa riabilitativa “Temenos”, gestita dalla Società Il Rifugio Srl. Situata nel quartiere di Santa Maria del Rovere a Treviso, la struttura rappresenta una risposta concreta e specialistica a un’emergenza sociale sempre più pressante: il disagio psicologico e psichiatrico in età adolescenziale.

Un ponte tra protezione e autonomia

Il progetto Temenos era già stato inserito nel Piano di Zona 20232025 e, dopo un iter biennale che ha visto il parere favorevole della Quinta commissione consiliare, entra ora pienamente a regime. La comunità è pensata per accogliere ragazzi e ragazze dagli 11 ai 18 anni che presentano quadri clinici complessi: disturbi dell’umore, comportamenti autolesivi, tentativi di suicidio, ritiri sociali (il fenomeno dei cosiddetti Hikikomori) e gravi disturbi del comportamento.

«Quando la psicoterapia ambulatoriale non basta più – spiega l’assessore Roma – la comunità diventa un “contenitore” sicuro. Qui si lavora su un delicato equilibrio tra protezione e autonomia, un percorso che spesso è impossibile da affrontare nel contesto domestico». Il cuore pulsante della struttura è un team multidisciplinare composto da 18 professionisti, tra cui neuropsichiatri, psicoterapeuti, educatori, infermieri e personale OSS, che garantiscono un’assistenza continua e personalizzata.

La famiglia come co-protagonista della cura

Una delle peculiarità di Temenos è il superamento del concetto di isolamento del paziente. L’intervento non si limita al minore, ma abbraccia l’intero nucleo familiare. «La cura del ragazzo – specifica Roma – deve necessariamente passare per un prendersi cura della famiglia». I genitori non sono semplici spettatori, ma diventano co-protagonisti del percorso riabilitativo, partecipando attivamente ai colloqui mensili, alla definizio-

ne del progetto terapeutico e agli eventi comunitari.

Oltre la clinica: laboratori e reinserimento sociale

All’interno della comunità, autorizzata per 10 posti letto (di cui due riservati alla pronta accoglienza), la riabilitazione passa anche attraverso la creatività. Oltre a gruppi di psicoterapia e arteterapia, i ragazzi partecipano a laboratori che hanno già dato frutti straordinari, come la pubblicazione di un libro scritto da una delle giovani pazienti.

La struttura non è un mondo chiuso: Temenos collabora attivamente con il territorio attraverso

sinergie con fattorie didattiche, associazioni sportive e culturali e il Terzo Settore, con l’obiettivo di favorire un reinserimento sociale graduale e solido. Attualmente la

comunità ospita nove ragazzi, dimostrando quanto il servizio fosse atteso e necessario per la comunità trevigiana.

“Ci sto? Affare fatica!”: ultima chiamata ai Comuni della Marca per l’estate dei giovani C’è tempo solo fino alla fine di marzo per i Comuni della Marca che desiderano salire a bordo di “Ci sto? Affare fatica!”, l’iniziativa che da anni trasforma l’estate degli adolescenti trevigiani in un’occasione di crescita, lavoro di squadra e cura del territorio. La Cooperativa Kirikù, coordinatrice del progetto a livello provinciale, ha aperto le ultime adesioni per le amministrazioni, mentre a metà maggio si apriranno ufficialmente i cancelli per le iscrizioni dei giovani partecipanti.

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I numeri di un successo in crescita L’edizione 2025 ha lasciato il segno: ben 35 Comuni hanno aderito, coinvolgendo quasi mille ragazzi tra i 14 e i 19 anni. Grazie alla loro energia, 173 luoghi pubblici – tra parchi, scuole, asili e palestre – sono stati riqualificati e restituiti alla cittadinanza in una veste rinnovata. Un successo che quest’anno punta a superarsi, partendo ufficialmente il 22 giugno. Come funziona: fatica, amicizia e “buoni” Il progetto si articolerà su sei settimane. I partecipanti saranno organizzati in squadre di circa dieci persone, operative dal lunedì al venerdì mattina. Ogni team sarà guidato da un tutor (giovane tra i 20 e i 30 anni) e da un handyman (un “tuttofare” esperto), figura chiave che trasmette ai ragazzi le competenze tecnico-artigianali necessarie per riparare staccionate, ridipingere panchine o curare il verde pubblico. Non si tratta però di solo volontariato: l’impegno viene riconosciuto attraverso un “buono fatica” del valore di 50 euro per i partecipanti (e fino a 100 euro per i tutor), spendibile nei negozi e nelle attività commerciali del proprio Comune che aderiscono alla rete. È un circolo virtuoso che sostiene l’economia locale e premia il senso civico. Una storia nata nel Nordest Nato nel 2016 a Bassano del Grappa dall’intuizione della Cooperativa Adelante, il format si è diffuso rapidamente in tutta Italia, raggiungendo lo scorso anno oltre 400 Comuni in 7 regioni. Nella Marca Trevigiana, il progetto è approdato nel 2020 e da allora non ha mai smesso di crescere, dimostrando che, se stimolati nel modo giusto, i ragazzi della Generazione Z sono pronti a “metterci la faccia” e il braccio per la propria comunità.

Le amministrazioni locali hanno ora pochi giorni per confermare la propria presenza e garantire ai propri giovani un’estate diversa, fatta di fatica condivisa, nuove amicizie e amore per il bene comune.

Il

presidente

Racconta ricerca, nuove sfide terapeutiche e valore della donazione.

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La Banca degli Occhi del Veneto tra innovazione e futuro: ricerca, donazione e nuove terapie.

È una fase di profondo rinnovamento

l’approccio a numerose patologie oculari, consentendo in alcuni casi di intervenire non più con tessuti, ma con cellule appositamente selezionate e preparate per svolgere funzioni

Un progresso che non prescinde mai da un principio fondamentale: la sicurezza. Il lavoro della Banca degli Occhi si fonda su criteri rigorosi e non negoziabili. Da un lato vi sono protocolli stringenti per garantire che non vi sia alcun rischio di trasmissione di patologie dal donatore al ricevente; dall’altro, una selezione biologica estremamente attenta dei tessuti, affinché questi possano assicurare qualità e durata nel tempo. Il trapianto deve essere non solo efficace, ma anche sicuro e sostenibile per tutta la vita del paziente. Alla base di questo sistema resta però il valore fondante della donazione. Il trapianto è

nella comunicazione, convinta che parlare di

Ncome esercizio di libertà creativa, affrontando con disincanto e leggerezza un tema complesso come quello della morte, presenza costante nella quotidianità di chi opera nel mondo dei trapianti. Racconti che diventano tentativi di risposta, di rielaborazione, di sguardo umano su un’esperienza universale.

Parallelamente proseguiranno le iniziative a livello regionale per rafforzare il messaggio della donazione. Un ambito in cui il Veneto rappresenta da anni un modello di riferimento, ma che richiede un impegno costante per mantenere alta la consapevolezza dei cittadini. Perché è proprio dal dono che nasce la possibilità di cura, di ricerca e di futuro. In questo contesto, il ruolo della Fondazione si conferma anche culturale e civile, capace di unire rigore scientifico, visione etica e responsabilità sociale. Un lavoro quotidiano che coinvolge professionisti, ricercatori e cittadini, con l’obiettivo di trasformare il progresso medico in beneficio concreto per le persone e per l’intera comunità. Un impegno Con continuità, traspa-

che oggi permettono di compiere un salto di qualità significativo. Tecnologie sviluppate nel corso dei primi decenni del nuovo secolo stanno ora producendo effetti concreti, migliorando l’efficacia dei trapianti e ampliando le possibilità di intervento. All’orizzonte si affaccia inoltre la terapia cellulare, un ambito destinato a cambiare profondamente

Diego Ponzin.
Il presidente Diego Ponzin

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Consumi.

Bollette oltre i 2.200 euro, ma la Marca “regge” meglio del resto del Veneto

Nonostante il peso complessivo dell’energia continui a gravare pesantemente sui bilanci familiari, i cittadini di Treviso possono vantare un piccolo primato: nel 2025, la Marca si è confermata come una delle aree del Veneto dove le bollette sono state mediamente più “leggere”. Secondo l’ultimo report di Facile.it, che ha analizzato i consumi reali di migliaia di utenze domestiche, Treviso si posiziona nella parte bassa della classifica regionale per spesa energetica, pur restando lontana dai costi contenuti di qualche anno fa.

Entrando nel dettaglio dei numeri trevigiani, emerge un quadro di consumi più moderati rispetto alle vicine province di Padova o Rovigo.

Energia Elettrica: Le famiglie trevigiane hanno speso mediamente 745 euro nel corso del 2025, a fronte di un consumo annuo dichiarato di 2.418 kWh. Questo dato colloca Treviso al terzo posto tra le province più economiche della regione per la luce, subito dopo Belluno e Venezia. Gas Metano: Anche per il riscaldamento e l’uso domestico del gas, la provincia di Treviso si conferma tra le meno costose. Con

una spesa media di 1.527 euro per un consumo di 1.214 Smc, i trevigiani hanno pagato bollette decisamente meno salate rispetto ai cugini bellunesi (che hanno superato i 1.600 euro) o rodigini.

Complessivamente, una famiglia trevigiana tipo ha dovuto mettere a budget circa 2.272 euro nel 2025 per le utenze di casa. Una cifra che resta comunque quasi raddoppiata rispetto ai circa 1.300 euro necessari nel 2018, confermando come l’inflazione energetica non abbia ancora mollato la presa.

Se i dati del 2025 offrono una fotografia di stabilità, le prospettive per i primi mesi del 2026 sono state bruscamente riviste al ribasso. Il nuovo decreto energia varato dal Governo dovrebbe portare alcuni sgravi, ma l’improvvisa escalation del conflitto in Iran sta destabilizzando i mercati delle materie prime.

Gli esperti del settore avvertono: la volatilità dei prezzi è tornata altissima. Chi a Treviso ha sottoscritto contratti a tariffa variabile potrebbe subire aumenti improvvisi nelle prossime settimane. «Non bisogna abbassare la guardia», spiegano gli analisti di Facile.

it. «Il modo migliore per difendersi è monitorare costantemente la propria tariffa e confrontarla con le offerte attuali. A Treviso, come nel resto del Veneto, la differenza tra una tariffa obsoleta e una competitiva può significare un risparmio di diverse centinaia di euro all’anno». In attesa di capire come evolverà lo scenario internazionale, il consiglio per i consumatori trevigiani resta quello di puntare sull’efficienza e sulla scelta consapevole del fornitore, per evitare che la “bolletta 2026” torni a toccare i picchi drammatici del recente passato.

Treviso, le donne conquistano l’officina

Abbatte le barriere di genere nelle industrie del territorio non è solo una missione sociale, ma una necessità strategica per le imprese trevigiane che cercano competenze sempre più specializzate. Con questo obiettivo riparte nella Marca “Più Donne in Fabbrica”, l’innovativo percorso promosso dal Gruppo Metalmeccanico di Confindustria Veneto Est e Umana, nato per inserire professionalità femminili in ambiti tecnici storicamente a prevalenza maschile. Il cuore dell’iniziativa trevigiana ha iniziato a battere ufficialmente venerdì 6 marzo con l’avvio del corso specialistico per addette al controllo qualità, ospitato nelle aule di UNIS&F, la società di formazione di Confindustria che opera tra le province di Treviso e Pordenone. I numeri registrati a Treviso durante la scorsa edizione confermano l’efficacia straordinaria di que-

sto metodo formativo. La prima esperienza ha infatti fatto segnare un tasso di occupazione sbalorditivo, con il 90% delle donne inserite stabilmente in azienda entro appena due settimane dalla conclusione delle lezioni. Questo risultato dimostra come la formazione mirata su competenze tecniche sia oggi il vero passaporto per un impiego solido nelle oltre 1.300 imprese metalmeccaniche associate alla Marca Trevigiana.

Il nuovo percorso formativo attivo a Treviso ha una durata complessiva di 80 ore e si concluderà il prossimo 30 marzo. Durante le lezioni, le partecipanti acquisiscono la padronanza dei processi manifatturieri e imparano a gestire le tecniche di monitoraggio costante della produzione, diventando figure chiave per l’ottimizzazione della supply chain. Grazie al finanziamento del fondo Forma.Temp,

la formazione è completamente gratuita per le partecipanti disoccupate o inoccupate, eliminando così ogni ostacolo economico all’ingresso nel mercato del lavoro tecnico d’eccellenza.

Come sottolineato dalla Presidente Alessia Miotto, valorizzare le competenze femminili nel comparto metalmeccanico è la risposta concreta ai fabbisogni attuali delle imprese locali. Il progetto trevigiano non si esaurisce con questo modulo: dopo il corso sul controllo qualità, è già in programma una terza sessione per il mese di giugno, consolidando Treviso come un vero laboratorio d’avanguardia per l’inclusione lavorativa. Questa iniziativa trasforma la fabbrica in un luogo di opportunità e crescita, dimostrando che nel tessuto industriale trevigiano il talento tecnico non ha genere, ma solo la voglia di innovare e produrre valore.

Nonostante sgravi governativi, l’instabilità dei mercati energetici impone attenzione nella scelta della tariffa e nella gestione dei consumi

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il sabato e la domenica alle 10:30-17:30-21:30 Monya

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Aperto

Contributo di accesso 2026 a Venezia Sintoni zati

il portale per il

Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .

ne e al pagamento del Contributo di accesso

anticipata e migliorare la capacità di governo

Il provvedimento introduce anche per il 2026 un sistema articolato su due fasce di pagamen-

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ventuale applicazione a regime. Anche nel corso del 2026 il contributo non sarà applicato alle

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isole minori individuate dal Regolamento comunale. L’orario di applicazione sarà dalle ore

La sperimentazione per il 2026 prevede complessivamente 60 giornate, secondo il seguente calendario.

nuta tramite il portale cda.ve.it, seguita dalle biglietterie Vela e da altri canali online.

Cultura

Musica. La rassegna trevigiana offre ai ragazzi del Conservatorio un palcoscenico d’eccellenza

Il talento sale sul palco: a Treviso torna “Giovani in Musica”

Al Museo di Santa Caterina cinque concerti gratuiti con i migliori studenti del Conservatorio “A. Steffani”. Dal barocco al belcanto, la città celebra la nuova generazione di interpreti nel ricordo di Iolanda Bruzzolo.

L e note dei grandi maestri tornano a risuonare nella prestigiosa cornice del Museo di Santa Caterina. Dopo il fortunato rilancio dello scorso anno, il 2026 segna il consolidamento di «Giovani in Musica», la storica rassegna trevigiana che per vent’anni ha rappresentato il trampolino di lancio per innumerevoli talenti del territorio. Sotto l’egida del Conservatorio “Agostino Steffani” di Castelfranco Veneto e del Comune di Treviso, con il supporto dell’Amministrazione Provinciale, il carnet di quest’anno propone cinque itinerari musicali che, da marzo a maggio, animeranno la Sala Rosso Coletti. La rassegna ha vissuto cinque anni di silenzio dopo la scompar-

sa, nel 2020, di Iolanda Bruzzolo, storica anima dell’Associazione Amici del Teatro che ne curava l’organizzazione. Oggi, il Conservatorio ha scelto di raccoglierne l’eredità per onorarne la memoria. «È un appuntamento prezioso per la valorizzazione dei ragazzi», sottolinea l’assessore alla Cultura Maria Teresa De Gregorio, evidenziando come lo Steffani sia ormai un’istituzione perfettamente integrata nel tessuto culturale trevigiano. Un concetto ribadito dal Direttore del Conservatorio, Paolo Troncon, che ha voluto fortemente la ripresa del ciclo di concerti per offrire ai migliori studenti un banco di prova di fronte a un vero pubblico. Il sipario si è alzato mercoledì

11 marzo alle ore 17:00 con un programma dedicato ai “legni” nel periodo barocco. Sotto la guida del docente Marco Gironi, gli oboi di Lorenzo Butticè e Romeo Baldan, il fagotto di Mariastella Favero e il clavicembalo di Biagio Montagner eseguiranno musiche di Haendel, Zelenka e Haydn. Il calendario prosegue con appuntamenti ogni due settimane:

• 25 marzo: Un “Invito all’Opera” con le classi di canto lirico, che proporranno arie e duetti dai capolavori di Mozart, Rossini, Verdi e Puccini.

• 8 aprile: Spazio alla musica da camera con un quartetto d’archi (Bortolotto, Girotto, Cavasin, Anese) impegnato tra le geometrie di Haydn e le atmosfere di Ravel.

• 22 aprile: Tornano le “sei corde” con l’ensemble chitarristico «A. Steffani», un viaggio musicale vastissimo che spazia da Scarlatti a Manuel de Falla.

• 6 maggio: Il gran finale con

l’ensemble «Voice, Wind and Viols» per un suggestivo itinerario tra le danze e le chanson del Rinascimento europeo. La rassegna è frutto di una convenzione tra Provincia e Conservatorio. «Un progetto volto a promuovere la straordinaria sensibilità creativa dei giovani musicisti in luoghi simbolo della città», commentano i vertici della Provincia, Mar-

co Donadel e Roberto Fava. Tutti gli appuntamenti si terranno alle ore 17:00 con ingresso gratuito, confermando la vocazione di Treviso come città della musica e della formazione artistica. Un’occasione per la cittadinanza di scoprire, nel cuore del museo cittadino, i futuri protagonisti del panorama concertistico internazionale.

Nuovo salice ai Buranelli, restituita l’ombra ad uno degli angoli più suggestivi della città

Il Ponte dei Buranelli torna ad essere “popolato” dalla bellezza dei suoi due salici. È stato infatti sostituito il salice piangente che, nel corso dell’estate 2025, si è seccato a seguito dell’ondata di calore registrata nel mese di luglio che ne aveva compromesso la vitalità, oltre alla parte cariata sul lato nord della ceppaia.

Il nuovo albero, una Salix babylonica, è stato donato al Comune di Treviso da CentroMarca Banca, che già in passato aveva contribuito alla rinascita di questo scorcio cittadino con la donazione dell’altro salice, messo a dimora dopo il fortunale del luglio 2023 che aveva di fatto abbattuto la vecchia pianta.

Alla messa a dimora presenti anche il sindaco Mario Conte, il vicesindaco Alessandro Manera e il presidente di

CentroMarca Banca Tiziano Cenedese.

Così il sindaco di Treviso Mario Conte: «I Buranelli rappresentano uno dei luoghi più amati e fotografati della nostra città. Restituire alla comunità il suo salice significa prendersi cura di un simbolo identitario e paesaggistico di Treviso. Ringrazio CentroMarca Banca per la costante attenzione verso il territorio. Continuiamo a investire nella qualità del verde urbano, consapevoli del valore ambientale e culturale che esso rappresenta. È anche un segno della collaborazione tra istituzioni, realtà del territorio e servizi pubblici, a tutela del paesaggio urbano e della sua bellezza»

«Siamo lieti di collaborare con l’Amministrazione Comunale nel recupero di un luogo particolarmente signi-

ficativo per la cittadinanza», dichiarano il Presidente di CentroMarca Banca, Tiziano Cenedese e il Direttore Generale Claudio Alessandrini. «La piantumazione del nuovo salice non rappresenta soltanto un intervento tecnico, ma un’azione concreta a favore della tutela della bellezza e del patrimonio paesaggistico urbano. Operare in un contesto delicato come il canale dei Buranelli richiede attenzione e sensibilità, valori che guidano quotidianamente il nostro impegno sul territorio. L’intervento conferma la volontà di CentroMarca Banca di collaborare con le istituzioni locali per promuovere iniziative volte alla salvaguardia e alla valorizzazione degli spazi urbani, con particolare attenzione agli elementi di rilevanza storica e paesaggistica».

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tra colpi di scena e vittorie continua la lunga marcia verso il sogno della Serie C

T reviso, la marcia continua. Il colpo ottenuto contro la Clodiense profuma di Serie C. Dopo aver rallentato il proprio altissimo ritmo tra gennaio e febbraio, con 4 pareggi in 5 partite, il mese di marzo è iniziato con un sorriso gigantesco per i biancocelesti. Una notte delle grandi occasioni, una serata da ricordare che non si vedeva da molto tempo sulle sponde del fiume Sile: davanti a 3.450 spettatori il Treviso ha piegato l’Union Clodiense nello scontro diretto contro la più vicina inseguitrice. Al triplice fischio un tripudio collettivo con i giocatori che si sono lasciati andare all’abbraccio della folla dopo una gara ad alta tensione. Un successo per 2-1 che ha il sapore di ipoteca, con il distacco tra le due rivali che è arrivato alla cifra quasi incolmabile di 16 punti. Dal capitano Robert Gucher, uno che di promozioni se

ne intende, alla giovane stellina Daniel Perin, promesso sposo della Juve Stabia. Un passaggio di consegna tra due grandi protagonisti del centrocampo biancoceleste. Si tratta di due reti, una per tempo, che sanno di sentenza per i biancocelesti. Nel finale i lagunari ci hanno provato con tutte le proprie forze, ma il gol dell’ex Gnago non è bastato per orchestrare la rimonta. Tra i momenti più significativi la dedica di Robert Gucher all’infortunato capocannoniere del girone C di Serie D Gigi Scotto, leader offensivo della squadra: un’ulteriore testimonianza di quanto questo gruppo sia unito e coeso sin dal primo giorno. Colpire al momento giusto, quando conta. È il segreto delle grandi squadre. Questo Treviso lo è e ha affondato quando serviva continuando a dare sostanza alla natura del suo grande sogno.

I pareggi contro Campodarsego, Bassano, Brian Lignano e Legnago avevano infatti fatto rallentare il cammino della capolista. Il margine sulle inseguitrici, però, è sempre rimasto molto ampio. Poi nel match del 2 marzo è arrivata la spallata decisiva alla Clodiense: “A inizio stagione avrei firmato per essere in questa posizione” – ha commentato il tecnico Edoardo Gorini dopo il big match – “È una vittoria importante, ma non abbiamo ancora fatto nulla di definitivo. Servirà attendere la matematica. Sono felice per i ragazzi, per il pubblico e per la società. Ma da domani si torna a lavorare”. Mantiene la calma l’allenatore biancoceleste, ma più di qualche sorriso lascia intendere che anche per lui l’obiettivo è ormai vicino. Serve adesso l’ultimo sforzo per regalare una grande gioia a una piazza che manca nel calcio professionistico

Nalesso d’argento agli Assoluti, Pongiluppi bronzo ai lanci

Un fine settimana di grandi soddisfazioni per Trevisatletica, protagonista sia ad Ancona che a Mariano Comense nelle massime rassegne nazionali indoor.

Al PalaCasali di Ancona, negli Assoluti indoor, la giovanissima Anita Nalesso, non ancora 19enne, ha conquistato l’argento nel getto del peso, centrando il primo podio nella categoria assoluta dopo una carriera giovanile costellata di successi. Con un lancio a 15,28 metri, la pesista di Fiera ha preceduto Anna Musci grazie alla seconda miglior misura, confermando il talento che l’aveva già portata al bronzo agli Europei under 20 di Tampere nel 2025.

“Il primo podio agli Assoluti ha un gran

significato – ha commentato Nalesso –. Mi sono finalmente piaciuta, sia dal punto di vista tecnico che mentale. La stagione indoor termina qui, ma tornerò in pedana in primavera per il conto alla rovescia verso i Mondiali di Eugene”.

Oltre a Nalesso, Trevisatletica ha schierato Mattia Brunello, nono nel triplo con 14,83 metri, e Giovanni Zuccon, vicino al record personale nei 60 ostacoli con 8”16. L’insieme dei risultati ha permesso al club di raggiungere uno storico sesto posto nella classifica combinata maschile per società, un traguardo senza precedenti per il club trevigiano.

Dalle pedane lombarde di Mariano Comense è arrivata un’altra medaglia tricolore

da più di 10 anni. Per il Treviso del presidente Botter questo percorso straordinario rappresenta anche un’occasione per iniziare a programmare ciò che sarà con la giusta calma e lungimiranza. Go-

dersi una trionfale marcia finale e nel mentre lavorare al futuro di una società che ha dichiarato di voler puntare al salto in Serie B nel giro di un triennio.

per Trevisatletica: Aurora Pongiluppi, ventenne di Sant’Antonino, allenata come Nalesso da Simone Broccolo, ha conquistato il bronzo nel disco under 23 con 45,15 metri, piazzandosi nona nella classifica assoluta.

“Dopo qualche quarto posto, ho finalmente centrato la mia prima medaglia tricolore – ha dichiarato Pongiluppi -. Continuerò a lavorare con impegno per provare a bissare questo podio ai Tricolori estivi”.

Stefano Parpajola

Da oltre settant’anni qualità, consulenza e innovazione per professionisti e privati

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Che si tratti di un piccolo intervento domestico o di un progetto più articolato, il team Zambonin affianca il cliente in tutte le fasi: dalla scelta dei materiali alla progettazione, fino all’individuazione delle soluzioni tecniche più adatte. Un supporto concreto che negli anni ha contribuito a costruire un rapporto di fiducia con il territorio e con generazioni di clienti che continuano a scegliere l’a-

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Bilancio 2026 tra il “modello Stefani” e le barricate delle opposizioni

Il dibattito sul bilancio di previsione 2026-2028 della Regione Veneto si è aperto in un clima di forte contrapposizione politica. La manovra, che muove complessivamente 18,95 miliardi di euro, è stata presentata dall’assessore Filippo Giacinti come un atto di “stabilità e coraggio”, ma ha subito innescato una pioggia di critiche dalle minoranze, che accusano la Giunta di muoversi tra “giochi di prestigio contabili” e tagli occulti. Il cuore finanziario della Regione resta la sanità, con uno stanziamento record di oltre 11 miliardi di euro. Il Presidente Stefani ha confermato il mantenimento dell’IRPEF zero, un pilastro identitario che la maggioranza difende come

scudo per il potere d’acquisto delle famiglie. Tuttavia, il capogruppo del PD, Giovanni Manildo, ha ribaltato il racconto: per l’opposizione, la scelta di non toccare la leva fiscale è una “bandiera ideologica” pagata a caro prezzo dai cittadini. Il riferimento è ai 42 milioni di euro pubblici utilizzati per ripianare i mancati incassi della Pedemontana e alle liste d’attesa nelle RSA, dove oltre 11mila veneti restano esclusi dal supporto pubblico. Se da un lato la Giunta rivendica investimenti importanti (69 milioni per il sociale e 18 milioni per le borse di studio), le minoranze parlano di “fumo”. La critica principale riguarda la riallocazione di fondi già esistenti

L’intervista. Valeria Mantovan, assessore regionale alla cultura e formazione

”La

presentati come nuove risorse, specialmente per le aree montane e le piccole imprese. Sul fronte infrastrutture, lo scontro è totale: mentre la maggioranza stanzia oltre 140 milioni per la rete viaria, il centrosinistra e i movimenti ambientalisti chiedono “meno asfalto e più ferro”, invocando il rilancio del Sistema Ferroviario Metropolitano. In questo scenario, il bilancio 2026 non è solo un documento di numeri, ma il terreno di scontro su cui si misurerà la tenuta del Veneto post-zaiano, tra la promessa di un’amministrazione “tax-free” e l’urgenza di servizi che molti territori fragili sentono ormai come insufficienti.

cultura in Veneto? Non più per pochi, ma risorsa viva e feconda per il territorio”

Dal nuovo approccio alla gestione del patrimonio, fino all’impegno per i giovani e la sfida del disagio sociale

Valeria Mantovan, già sindaco di Porto Viro, è oggi alla guida di uno dei comparti più prestigiosi e complessi della Regione del Veneto: l’assessorato alla Cultura, all’Istruzione e alla Formazione. Una sfida che raccoglie con la grinta di chi viene dalla “trincea” dei Comuni e la visione di chi vuole svecchiare l’idea stessa di cultura. L’abbiamo incontrata negli studi di Veneto24 per fare il punto sulle priorità del suo mandato.

Assessore Mantovan, il Veneto vanta un patrimonio storico e artistico unico al mondo. Quali sono le linee guida della sua gestione?

Il nostro patrimonio architettonico e artistico è una ricchezza riconosciuta internazionalmente, ma non possiamo limitarci a contemplarlo. La parola d’ordine è tutela, certo, ma con una prospettiva innovativa. Questo significa far nascere le politiche culturali dal confronto costante con il territorio, con le fondazioni e con tutti quei soggetti che pro-

muovono la cosiddetta “cultura diffusa”. La mia è una visione di squadra: voglio scardinare l’idea che la cultura sia un bene d’élite, un lusso per pochi. Deve diventare un valore accessibile a ogni fascia sociale e generazionale.

In che modo questo settore può dialogare con l’economia reale?

Cultura significa impresa, occupazione e creazione di valore economico. Proprio in questi giorni, insieme a Confartigianato, abbiamo affrontato il tema delle nuove competenze. Non stiamo parlando di teoria, ma di formare figure altamente qualificate. Penso ai restauratori: negli ultimi dieci anni il Veneto ha investito oltre 25 milioni di euro, unici a livello nazionale, formando circa 600 esperti. Investire nel capitale umano significa rendere il nostro patrimonio un volano di sviluppo concreto.

A settembre ci sarà la Mostra del Cinema di Venezia, la sua prima da assessore. Che impronta vuole dare a questa vetrina inter-

nazionale?

La Regione confermerà e rafforzerà la sua presenza storica. Tuttavia, stiamo introducendo un approccio diverso: attraverso il Fondo Sociale Europeo (FSE), abbiamo deciso di investire pesantemente nella formazione specifica per il settore cinematografico. Non vogliamo solo ospitare le grandi produzioni, ma formare in Veneto le maestranze e i professionisti che quelle produzioni le rendono possibili.

Lei ha alle spalle un’esperienza da sindaco a Porto Viro. È più difficile amministrare una città o gestire un assessorato regionale?

Sono ruoli completamente differenti. Fare il sindaco significa essere il “front office” dei cittadini, spesso dovendo gestire emergenze con mezzi del tutto inadeguati. In Regione ci occupiamo di macro-temi e i tempi di reazione devono essere rapidissimi, ma posso contare su una struttura tecnica e organizzativa straordinaria. Dico sempre che i sindaci sono dei veri eroi: avendo vissuto entrambe le realtà, vedo chiaramente la differenza di risorse tra una macchina comunale e quella regionale.

Lei fa parte di una nuova generazione di amministratori. Non

teme che la sua giovane età e una visione diversa possano attirare critiche?

Ho imparato che la critica è il minimo comune denominatore di chiunque faccia amministrazione attiva. Ho iniziato dieci anni fa, passando per il Comune e la Provincia prima di arrivare qui. Un tempo ero più sensibile, oggi ascolto tutti ma vado avanti con le mie idee. Se per raggiungere un obiettivo strategico per i veneti dovrò accettare delle critiche, ne sarò ben lieta. Quello che conta è la strada che intento percorrere.

Sul fronte del diritto allo studio, ci sono novità importanti per le borse di studio. Com’è stato possibile recuperare i fondi necessari?

È stato fatto un lavoro enorme. Il Veneto, per scelta politica, non applica l’addizionale IRPEF, a differenza di altre regioni. Questo significa che non abbiamo “tasse extra” da cui attingere, quindi ogni investimento richiede sacrifici e una gestione oculata. Quest’anno, grazie allo sforzo del Presidente e dei colleghi in giunta, siamo riusciti a trovare subito 18 milioni di euro per coprire le borse di studio. È una risposta concreta alle necessità delle famiglie.

Chiudiamo con un tema delicato: il disagio giovanile. La formazione può essere un argine a questo fenomeno?

Assolutamente sì. Il disagio giovanile è ormai un’emergenza, alimentata anche da un uso smodato dei social media che propone modelli frustranti e tossici per i ragazzi. Non si può rispondere solo con le sospensioni o la repressione: abbiamo capito che non funziona. Stiamo studiando un protocollo coordinato tra Regione, Ufficio Scolastico Regionale, Ministero e ASL. Serve un approccio scientifico, ma soprattutto umano, per intercettare il malessere prima che esploda. Dobbiamo adattarci a questa nuova realtà con strumenti nuovi.

Valeria Mantovan

“Più risorse per assistenza e sanità territoriale, per le scuole e la manutenzione delle strade”

“Maratona” per uscire dall’esercizio provvisorio e nuovo piano di investimenti, razionalizzazione dei costi e priorità al territorio. “Siamo una squadra di ex sindaci, sappiamo cosa serve ai cittadini”

I

n queste settimane i corridoi di Palazzo Balbi sono il teatro di una vera e propria maratona burocratica. Filippo Giacinti, assessore regionale al Bilancio, impegnato a far quadrare i conti di una regione che punta a uscire dall’esercizio provvisorio entro Pasqua. Lo abbiamo incontrato per capire dove andranno le risorse dei veneti.

Assessore Giacinti, quali sono le novità principali di questo bilancio?

Abbiamo puntato sulla razionalizzazione della spesa. Non si tratta di semplici tagli, ma di recuperare risorse intervenendo sui costi di funzionamento della macchina amministrativa e potenziando la lotta all’evasione fiscale. È un

principio di equità: non è giusto che qualcuno paghi sempre per gli altri. Sebbene gran parte del bilancio sia vincolato a sanità e trasporti, abbiamo trovato margini per dare segnali importanti. La sanità territoriale resta una priorità. In che modo sosterrete i medici di medicina generale?

Siamo intervenuti su due fronti. Da un lato, abbiamo reperito i fondi per coprire gli aumenti previsti dal rinnovo del contratto nazionale per il personale delle medicine integrate. Dall’altro, abbiamo equiparato le borse di studio per la specializzazione in medicina generale alle altre specializzazioni. È una questione di dignità: non deve esserci una “serie B” nel percorso di studi medi-

ci, specialmente quando abbiamo bisogno di figure sul territorio.

Scuole e infrastrutture: cosa troveranno i cittadini nel nuovo documento?

Per la prima volta abbiamo messo a bilancio subito tutte le risorse per il sostegno alle scuole dell’infanzia paritarie. Sul fronte sociale, abbiamo stanziato fondi per i carichi assistenziali degli anziani, sia nelle case di riposo che a domicilio. Per quanto riguarda le infrastrutture, abbiamo più che raddoppiato i fondi per la manutenzione delle strade regionali, passando da 9 a 20 milioni, e previsto oltre 60 milioni complessivi per la sicurezza idraulica.

E per la Pedemontana? Il peso economico per la Regione spaventa ancora?

I costi a carico della Regione sono in diminuzione. È fisiologico che le grandi infrastrutture abbiano un carico maggiore all’inizio, ma con l’aumento delle entrate da pedaggio ci stiamo avviando

Il capogruppo dem Manildo: “Bilancio,

L’assessore regionale Filippo Giacinti

verso la sostenibilità dell’opera. Quando vedremo l’approvazione definitiva del bilancio?

Il Consiglio sta lavorando alacremente, maggioranza e minoranza incluse. L’obiettivo è approvare tutto entro Pasqua o la settimana successiva. È una sfida entusiasmante e sono convinto che daremo al Veneto le risposte che attende.

Lei è stato a lungo sindaco di Albignasego. Cosa si porta dietro di quell’esperienza nel suo nuovo ruolo?

scelte ideologiche, fondi già stanziati spacciati per nuovi e servizi essenziali a rischio

“Dietro i quasi 1 9 miliardi di euro del bilancio di previsione 2026-2028 si nasconde un’eredità pesante che ricade sui cittadini e sulle imprese venete”. Così il capogruppo del Partito Democratico, Giovanni Manildo, commenta l’illustrazione delle leggi di stabilità e bilancio avvenuta in Prima commissione a Palazzo Ferro Fini.Secondo Manildo, la giunta Stefani conferma una continuità preoccupante con la stagione Zaia, adottando “scelte puramente ideologiche”, come il mancato intervento sull’addizionale Irpef. “Rinunciare a una fiscalità progressiva significa tagliare

servizi essenziali – sottolinea -. È inaccettabile che le famiglie e le imprese paghino il prezzo di decisioni che dovrebbero garantire equità e investimenti sul territorio”.

Il capogruppo Pd evidenzia inoltre l’impatto sull’economia: “Mentre si celebra l’assenza di nuove tasse, resta intatta l’Irap, penalizzando le aziende che creano ricchezza e occupazione. Le attività produttive continuano a fungere da bancomat per ripianare i debiti della Pedemontana, un’opera che ipoteca il futuro della Regione”.

Manildo critica anche la comunicazione

della giunta: “Si dà risalto a fondi già stanziati, come i 30 milioni destinati alle aree interne, spacciandoli per nuove risorse. Le zone più fragili del Veneto avrebbero bisogno di investimenti strutturali e non di restyling contabili”. Il Partito Democratico annuncia proposte puntuali per garantire trasparenza e una riforma dei servizi: “Il Veneto merita una programmazione che guardi al futuro, non una gestione che si limita a tappare i buchi del passato. Sanità territoriale, sociale e diritto allo studio devono tornare al centro dell’agenda politica”.

Il legame con la propria città resta nel cuore, ma l’esperienza da sindaco è fondamentale per capire le esigenze reali dei cittadini. Il Presidente Stefani ha voluto una giunta composta quasi interamente da ex sindaci: parliamo la stessa lingua, a prescindere dall’appartenenza politica. Sappiamo che la buona amministrazione si misura sui servizi alla persona, come le piazze o gli auditorium che abbiamo creato ad Albignasego, rendendola una città a misura di famiglia.

Ambiente. L’assessore Elisa Venturini annuncia un piano da 63 milioni di euro nel triennio

Sicurezza idraulica e difesa del suolo, nuove risorse contro il rischio alluvioni

Il Veneto accelera sulla sicurezza idraulica e la difesa del suolo, confermando la tutela del territorio come una priorità dell’azione amministrativa. L’assessore all’Ambiente Elisa Venturini illustra i nuovi stanziamenti previsti nel bilancio di previsione 2026-2028, sottolineando come gli eventi meteorologici estremi degli ultimi anni abbiano reso indispensabile un rafforzamento degli interventi strutturali.

“La tutela del territorio e la sicurezza delle comunità restano priorità assolute dell’azione amministrativa”, dichiara l’assessore, evidenziando come il nuovo bilancio rafforzi gli interventi strategici per proteggere cittadini, imprese e infrastrutture. La strategia regionale si poggia su un solido piano finanziario: per il triennio a venire sono stati stanziati 9 milioni di euro che si sommano ai 25,6 milioni di mutui già contratti e ai 28 milioni ottenuti attraverso i fondi comunitari FESR. Secondo Venturini, “si tratta di un’operazione importante con cui riusciremo a impegnare su-

bito importanti risorse per la resilienza idrica e la messa in sicurezza del territorio dal rischio alluvioni”.

Un pilastro centrale di questa difesa è rappresentato dai bacini di laminazione. Il programma complessivo prevede 23 invasi, con un investimento superiore ai 550 milioni di euro: a oggi 10 strutture sono operative, 3 in fase di realizzazione e 10 in progettazione. L’assessore ha definito tali opere come “una delle principali strategie di mitigazione del rischio idraulico dal momento che hanno scongiurato danni di enorme gravità durante le ondate di maltempo”.

Oltre ai grandi invasi, l’azione regionale si concentra sulla manutenzione di circa 8.000 chilometri di argini tra rete principale e secondaria. “La sicurezza del territorioaggiunge l’assessore - passa attraverso una visione di lungo periodo e investimenti costanti nella prevenzione. I risultati ottenuti finora dimostrano che la strada intrapresa è quella giusta”.

Infine, il piano conferma il sup-

porto alla Protezione Civile con nuovi bandi per l’adeguamento dei piani comunali e il miglioramento delle attrezzature dei volontari. L’impegno della Regione proseguirà nei prossimi anni con il monitoraggio costante della rete e il completamento delle opere programmate per una resilienza sempre maggiore.

Veneto al voto, 38 Comuni alle urne il 24 e 25 maggio

Il Veneto si prepara ad un appuntamento elettorale decisivo per il futuro di diverse comunità locali. Il 24 e 25 maggio prossimi i cittadini di 38 Comuni della regione saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo sindaco e rinnovare il consiglio comunale. Gli occhi sono puntati soprattutto sulla Città Metropolitana di Venezia, unico capoluogo di provincia coinvolto in questa tornata amministrativa, dove l’attuale amministrazione guidata da Luigi Brugnaro si sottoporrà al giudizio degli elettori. Oltre alla sfida in laguna la competizione elettorale riguarda sei centri urbani con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, che rappresentano snodi politici e demografici fondamentali per il territorio regionale. Tra questi figurano Albignasego e Monselice nella provincia di Padova, Castelfranco Veneto in quella di Treviso, San Bonifacio nel veronese, Arzignano e Lonigo nel vicentino. Nelle diverse aree della regione il voto interesserà realtà eterogenee. In provincia di Padova si voterà, tra gli altri, in centri come Campodarsego e Due Carrare, mentre nel veneziano saranno coinvolti anche i comuni di Cavallino-Treporti e Torre di Mosto. La Marca Trevigiana vedrà alle urne anche gli abitanti di Spresiano e Silea, mentre nel rodigino si voterà a Villadose. Nel vicentino, oltre ai poli maggiori, la tornata elettorale toccherà tra gli altri Malo e Recoaro Terme. L’eventuale turno di ballottaggio per i comuni sopra i 15.000 abitanti è fissati nei giorni 7 e 8 giugno.

Elisa Venturini

L’artista. Padovano, ha reinventato l’immaginario pop ed espone il tutto il mondo

Non solo Lupin, Davide Zanella si racconta: “Ho trasformato la passione in professione”

“Le fiere in Svizzera, Miami, Parigi mi hanno insegnato invece il confronto: sei in mezzo a centinaia di artisti, e devi chiederti perché qualcuno dovrebbe fermarsi davanti al tuo lavoro”

Per molti Davide Zanella, fondatore e titolare di Arte Zeta Studio, “è quello di Lupin”. Da anni infatti Davide è il titolare della licenza esclusiva per l’Italia per riprodurre Lupin III e la sua banda. Punto di riferimento per la comunità pop italiana, Davide però è andato oltre, esponendo a Lugano, Parigi, Miami, Milano e affermandosi a livello internazionale come artista che ha saputo reinventare l’immaginario pop contemporaneo con uno stile personalissimo e subito riconoscibile. Il critico d’arte Giorgio Chinea Canale lo definirebbe neopop probabilmente, dato che la sua visione artistica riesce a parlare a tutti in maniera diretta ed emozionale. Ho incontrato Davide nel suo studio a Vigonza e insieme abbiamo fatto il punto sulle sue attività e sul suo percorso artistico e professionale.

Ciao Davide, sei riuscito a trasformare una tua passione nel tuo lavoro: quando hai capito che la pittura, l’arte e la creatività erano ormai diventate una “cosa seria”?

Credo che il momento preciso non sia stato romantico, ma molto concreto. Non è stato “mi sento artista”, è stato “ok, ora devo far quadrare i conti con quello che creo”. Quando ho iniziato a fare preventivi, a gestire clienti, materiali, scadenze, a ragionare in termini di progettazione e non solo di ispirazione… lì ho capito che non

era più solo passione. Era una professione. La pittura è diventata una cosa seria quando qualcuno ha iniziato a fidarsi di me non solo per un disegno, ma per trasformare uno spazio, un locale, una scuola, una casa. Quando ho capito che il mio lavoro cambiava l’ambiente in cui le persone vivevano, allora ho sentito il peso – e la bellezza – della parola “professionista”.

A livello italiano sei associato a Lupin III da molti anni. Ci vuoi raccontare come è nata questa liaison con uno dei personaggi più iconici della pop culture contemporanea?

La mia storia con Lupin III è nata da una passione autentica. Lupin non è solo un personaggio: è stile, ironia, eleganza, movimento. È un equilibrio perfetto tra leggerezza e genialità. Negli anni ho iniziato a studiarne il tratto, i vari stili, la costruzione del personaggio. Non era copia, era comprensione. Questo mi ha portato a collaborazioni ufficiali in Italia come disegnatore autorizzato. Quello che mi ha sempre affascinato di Lupin e la sua banda è che sono in continuo movimento. Cambiano i disegnatori, i character designer, passano i decenni ma restano sempre unici. E in fondo mi rivedo in questa cosa: evolvere senza perdere identità. Negli ultimi anni con il tuo lavoro di artista hai fatto un salto di qualità verso produzioni più “ma-

ture”: hai aperto una temporary gallery a Milano, hai partecipato a importanti fiere internazionali in Svizzera, a Miami, a Parigi… com’è cambiato il tuo lavoro? È cambiato il livello di consapevolezza. Quando porti le tue opere in contesti internazionali, non puoi più lavorare solo di pancia. Devi avere una visione, una coerenza, una linea riconoscibile. Aprire una temporary gallery a Milano mi ha fatto capire quanto sia importante controllare l’esperienza dello spettatore. Le fiere in Svizzera, Miami, Parigi mi hanno insegnato invece il confronto: sei in mezzo a centinaia di artisti, e devi chiederti perché qualcuno dovrebbe fermarsi davanti al tuo lavoro. Il mio linguaggio si è fatto più stratificato. Meno decorativo fine a sé stesso, più concettuale. Più attenzione ai materiali, alle superfici, alla serialità ragionata. E soprattutto è cambiato il mio modo di pensare: oggi progetto una collezione, non solo un quadro.

Che consiglio daresti al giovane Davide di 30 anni fa? E che consiglio daresti a un ragazzo o a una ragazza che si approccia a questo

mondo?

Al Davide di 30 anni fa direi: “Non aspettare di sentirti pronto. Non succederà mai. Esponiti prima.” Investi di più sulla formazione. Costruisci una rete con altri professionisti-artisti. L’unione fa la forza. A un ragazzo o una ragazza direi una cosa molto chiara: il talento non basta. Servono disciplina, capacità relazionale e competenze imprenditoriali. Studiate l’arte, ma studiate anche contratti, marketing, comunicazione. E soprattutto costruite uno stile che vi appartenga davvero, non quello che funziona su Instagram per tre mesi.

Qual è stata la richiesta più bizzarra che hai ricevuto per un’opera su commissione? (se si può dire)

Sì, ma senza fare nomi! Una volta mi è stato chiesto di costruire un manichino di Lupin a grandezza naturale, con tutte le parti mobili. Quando il committente è venuto a ritirarlo l’ha seduto sul sedile del passeggero, gli ha messo la cintura di sicurezza e se n’è andato… Giacomo Brunoro

• Chi è Giacomo Brunoro

Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.

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Il percorso di Despar Nord per condividere valore con il territorio

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coinvolgendo l’intera filiera. Grazie a certificazioni energia rinnovabile, economia circolare e mobilità

“SVene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .

la sintesi della visione di Despar Nord, azienda che ha scelto di fare della sostenibilità ambientale un pilastro strategico del proprio sviluppo, intraprendendo da oltre un decennio un percorso strutturato e in continua evoluzione. Il Marchio dell’Abete ha costruito negli anni un sistema di gestione ambientale capace di generare un miglioramento costante delle performance, coinvolgendo l’intera catena del valore: fornitori, collaboratori e clienti. Un impegno trasversale che si traduce in progetti concreti e risultati misurabili, anche in ambito di economia circolare. Un passaggio fondamentale è stata la certificazione UNI EN ISO 14001 che Despar Nord, prima realtà della grande distribuzione organizzata in Italia, ha ottenuto ancora nel 2013 e confermata nel 2025 per il tredicesimo anno consecutivo. Nel 2025 è salito a 90 il numero dei siti certificati tra punti vendita, sedi, piattaforme logistiche e polo agroalimentare Agrologic. Un risultato non scontato

che è frutto di oltre un decennio di investimenti in soluzioni tecniche sostenibili e di una strategia complessiva che ha incrementato, attraverso l’adozione di tecnologie innovative, sia l’efficienza energetica che la riduzione delle emissioni di gas effetto serra della rete di vendita e logistica in tutte le cinque regioni in cui è presente l’azienda. Nei punti vendita di nuova costruzione o ristrutturazione trovano spazio illuminazione full LED, impianti fotovoltaici, pompe di calore, sistemi di recupero del calore dagli impianti del freddo alimentare e soluzioni per l’ottimizzazione delle centrali frigorifere. A questo si aggiunge

Il percorso di Despar Nord tra certificazione ambientale e innovazione sostenibile

Wecity, Despar Nord ha promosso una challenge rivolta ai collaboraha permesso di incrementare e sviluppare il percorso di crescita sostenibile di Despar Nord, che ora più che mai rivolge lo sguardo a obiettivi importanti che mirano a rafforzare un percorso orientato alla creazione di valore condiviso,

Despar Nord, la tutela del territorio passa anche attraverso la riforestazione

protezione del territorio e tutela della biodiversità. Per questo Despar Nord è attiva anche sul fronte della riforestazione, con interventi che negli ultimi anni hanno portato alla piantumazione di migliaia di alberi in diverse aree d’Italia.

Già nel 2021, con il “Progetto Natura”, l’azienda ha collaborato con Etifor (spin-off dell’Università di Padova) e con l’iniziativa WOWnature, promuovendo un piano di riforestazione collegato alla vendita delle linee a marchio Verde Vera ed Econvivo riuscendo così a piantare, dal 2021 a oggi, quasi 4.000 alberi.

Dal 2023 questo impegno si è rafforzato anche grazie al progetto nazionale “Bosco Diffuso Despar”, promosso in collaborazione con Despar Italia e gli altri soci del con-

Emilia-Romagna, raggiungendo quota 650 alberi complessivi nelle aree interessate dal Bosco Diffuso nelle regioni di operatività.

A questo si aggiungono le attività finalizzate alla prevenzione e alla rigenerazione dei territori colpiti da calamità ambientali, con l’obiettivo di favorire il recupero delle aree danneggiate e di rafforzare la resilienza dei territori più esposti ai rischi climatici, come il caso dell’iniziativa in partnership con PlanBee e con il coinvolgimento attivo delle scuole dei territori selezionati, che ha permesso di piantare 250 nuovi alberi a Colle Umberto in provincia di Treviso presso i terreni di Feeducia, una microazienda agricola che segue pratiche di agricoltura rigenerativa.

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Undici mosse per risollevare la sanità veneta: Stefani presenta a Palazzo Balbi

i nuovi Direttori Generali delle Ulss

Inuovi Direttori Generali della sanità regionale hanno sottoscritto formalmente il proprio impegno per il prossimo quinquennio.

Il Presidente della Regione Alberto Stefani, infatti, ha presentato quella che vuole essere una squadra solida e unita, undici curricula di grande prestigio che hanno saputo dimostrare le proprie capacità agli occhi della giunta. Tra volti già noti e nuovi entrati, andiamo a scoprire chi sono da oggi i “sindaci della sanità”, come li ha chiamati lo stesso Stefani.

All’Ulss 1, che coordina Belluno e tutta l’area dolomitica, sbarca Giuseppe Dal Ben, già direttore dell’Azienda Ospedaliera a Padova, dove, con il suo operato, si è confermato un “top manager” in ambito sanitario. Dal Ben ha seguito personalmente le fasi iniziali per la creazione del nuovo ospedale e l’apertura del nuovo reparto di pediatria. A differenza dei colleghi, resterà alla guida dell’Ulss dolomitica solo fino al 30 giugno, quando scadrà il suo incarico da commissario temporaneo. Sarà invece Giancarlo Bizzarri a prendere le redini della sanità nella Marca Trevigiana. Dopo aver coordinato servizi sociosanitari del Veneziano e con una carriera maturata in Liguria, sua terra d’origine, Bizzarri porta esperienza tecnica e logistica. Ha anche ricoperto prestigiosi incarichi nell’ambito della formazione, che testimoniano le sue eccellenti capacità comunicative, fondamentali per mettere in relazione le istituzioni e il cittadino.

Alla guida dell’Ulss 3 Serenissima arriva Massimo Zuin, già direttore dei Servizi Sociosanitari per il medesimo territorio. Docente allo IUAV e laureato in scienze politiche, rappresenta un profilo di prestigio sul piano logistico-organizzativo e conosce già molto bene il territorio e i suoi bisogni.

Spostandoci a nord nella medesima provincia, il Veneto Orientale sarà di competenza di Carlo Bramezza, che lascia quindi l’Ulss 7 per tornare a ricoprire un incarico già suo in passato. Con una lunga esperienza alla guida della sanità territoriale, si tratta di una delle scelte più solide a disposizione e su di lui viene riposta la massi-

ma fiducia della Giunta regionale per questo ritorno in Veneto Orientale.

Ed è proprio dalla guida dell’Ulss 4 che proviene Mauro Filippi, il nuovo Direttore Generale del Rodigino. Il 63enne vanta un curriculum completamente incentrato sulla sanità, che lo ha visto diventare il primo infermiere promosso a DG di una Ulss.

Patrizia Benini lascia invece Verona per assumere la guida di una differente Ulss, quella di Padova. Laureata in medicina e chirurgia con master conseguito proprio nel capoluogo euganeo, intende sfruttare la centralità della città del Santo per estendere la rete di servizi e formazione locale, puntando molto proprio sulla formazione di nuovi operatori sociosanitari.

A Vicenza arrivano invece Giovanni Carretta (Ulss 7 Pedemontana) e Peter Assembergs (Ulss 8 Berica). Il primo, padovano, ha recentemente diretto l’Ulss 3 Serenissima, che ha visto l’Ospedale dell’Angelo di Mestre eletto miglior ospedale d’Italia. Oltre a questo importante traguardo, ha avuto anche un incarico nella Commissione Regionale Vaccini. Assembergs, invece, è svedese

di nascita e lombardo d’adozione. Pur essendo un profilo di carattere più manageriale, è stato anche Direttore Generale dell’Asst Bergamo Ovest. Ultimo, ma non certo per importanza, è Pietro Girardi, che torna a dirigere l’Ulss 9 Scaligera dopo prestigiosi incarichi in altre province della regione, tra i quali quello di Direttore Amministrativo dello IOV. Fino a pochi giorni fa dirigeva l’Ulss 5 Polesana.

A questi nove Direttori Generali si affiancano altri quattro volti: Paolo Fortuna, ex DG della provincia di Padova, raccoglie l’eredità di Dal Ben alla giuda dell’Azienda Ospedale Università di Padova, mentre quella di Verona va a Paolo Petralia. Lo IOV e Azienda Zero, invece, passano invece sotto la responsabilità, rispettivamente, di Patrizia Simionato e Paolo Fattori. Anche in questo caso stiamo parlando di professionisti che hanno maturato grande competenza nell’ambito sociosanitario e amministrativo. Simionato è stata alla guida dell’Ulss 5 e ha appena concluso il mandato come DG dell’Ulss 8, mentre Fattori è stato membro della task force regionale per il contenimento della pandemia da Covid19.

L’evento non è stato, però, solo un elenco di nomi e curricula, infatti il Governatore Stefani ha presentato anche undici punti che faranno da filo conduttore per il prossimo quinquennio della sanità regionale, un “patto con i cittadini” per affrontare le più grandi sfide della salute e della vita dei Veneti. Vediamolo con ordine:

1. Promozione, rafforzamento e valorizzazione dei progetti di telemedicina e teleconsulto, per una sanità sempre più vicina a una popolazione che fa sempre più fatica a spostarsi per accedere alle cure;

2. Miglioramento dei tempi d’erogazione delle prestazioni specialistiche, per far fronte a quello che da anni è uno dei principali problemi della nostra sanità;

3. Potenziamento del rapporto ospedale-territorio, per garantire che il paziente sia seguito con approccio globale dalla presa in carico fino alla dimissione;

4. Monitoraggio delle Case di Comunità, presidi fondamentali per garantire capillarità sul territorio, specialmente nelle zone periferiche;

5. Monitoraggio del progetto PNRR “Casa come primo luogo di cura”, un piano che si integra strettamente con quello delle Case di Comunità e della telemedicina;

6. Gestione dei casi di cronicità e promozione di screening e stili di vita sani attraverso la formazione del cittadino;

7. Campagne di informazione territoriale sul funzionamento della telemedicina;

8. Valorizzazione di progetti volti all’umanizzazione delle cure, in modo particolare per quanto riguarda pazienti oncologici e malati terminali, con un focus sulle cure palliative;

9. Promozione della conciliazione vita-lavoro per il personale sanitario, attualmente oberato da ritmi insostenibili; 10. Attivazione di programmi di deblistering, per ridurre il costo dei farmaci, in particolare se di nuova generazione, 11. Dialogo col cittadino.

L’ultimo punto, un’aggiunta dell’ultimo secondo voluta fortemente dal Presidente Stefani, è un impegno solenne ad ascoltare la popolazione per capire le difficoltà e i bisogni con cui i Veneti devono fare i conti ogni giorno.

Innovazione. AI

e prevenzione nelle comunità locali tra le priorità per l’Ulss 2 Marca Trevigiana

Il Nuovo Direttore Generale Giancarlo Bizzarri: «La casa e il territorio al centro della sanità del futuro»

Il futuro della sanità locale passa dal territorio: Bizzarri spiega come ospedale, case comunità e prevenzione siano al centro di un piano triennale innovativo e sostenibile

“Il futuro della sanità passa dalla comunità e dalla casa del paziente”: lo sottolinea

Giancarlo Bizzarri, Direttore Generale dell’ULSS 2 Marca Trevigiana, illustrando le linee guida per il prossimo triennio durante un’intervista a Veneto24.

Secondo Bizzarri, la sfida principale riguarda il territorio. “È lì che dobbiamo introdurre concetti fondamentali come l’umanizzazione del percorso, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per migliorare le cure e l’appropriatezza clinica legata al percorso del paziente”, spiega.

Il piano prevede anche l’assunzione di circa 150 nuove figure professionali. “Il personale è il nostro patrimonio più importante. Stiamo valutando le necessità in base a diverse variabili e lavoreremo con la Regione per rispondere a queste priorità”, aggiunge Bizzarri, evidenziando come il triennio prossimo sarà caratterizzato da una gestione attenta delle risorse umane, considerando le esigenze di quattro genera-

zioni di dipendenti.

Sul fronte delle strutture, il Direttore Generale conferma l’attenzione alla realizzazione e completamento di opere strategiche come l’ospedale di Conegliano, la Cittadella della Salute e il campus universitario. “Si tratta di elementi strutturali che ci consentono di erogare cure sicure e di qualità”, afferma. Un ruolo centrale sarà riservato alla prevenzione, sia per gli anziani, con programmi di riduzione del rischio di cadute, sia per i pazienti cronici attraverso stili di vita sani. “Nelle case comunità sarà prevista anche la funzione di educazione alla prevenzione, lavorando su tutti gli aspetti della salute dei cittadini”, sottolinea.

Infine, Bizzarri descrive l’ULSS 2 Marca Trevigiana come “una bellissima realtà con grandi competenze, pronta a fare il salto nella riforma territoriale, che mette in sinergia ospedale e territorio, con la casa come primo luogo di cura e punto di arrivo del percorso del paziente”.

TREVISO

Subito al lavoro sulle liste d’attesa, definite una priorità non solo programmatica ma operativa. È iniziato così il mandato di Giancarlo Bizzarri alla guida dell’Ulss 2 Marca trevigiana. Il primo atto ufficiale del nuovo direttore generale è stato infatti presiedere la riunione settimanale della Task Force aziendale dedicata al monitoraggio e all’abbattimento dei tempi di accesso alle prestazioni sanitarie. Un tavolo tecnico che coinvolge la direzione strategica, i direttori degli ospedali e dei distretti, i responsabili delle principali unità amministrative, i tecnici del monitoraggio flussi, i Cup manager e gli ingegneri gestionali. Un vero e proprio “cuore operativo” chiamato a garantire tempi in linea con gli standard regionali e nazionali.

Bizzarri ha spiegato di aver voluto che il suo primo

impegno ufficiale fosse proprio dedicato alle liste d’attesa, non per un gesto simbolico ma per riaffermare un impegno concreto verso la comunità trevigiana. La tempestività delle cure, ha sottolineato, rappresenta il primo indicatore di qualità percepita e di efficienza di un’azienda sanitaria.

Il direttore ha ricordato come la Regione Veneto, anche sulla base dei dati Agenas, si sia posizionata ai vertici nazionali per la gestione delle liste, evidenziando al tempo stesso gli sforzi compiuti dall’Ulss 2, che eroga circa 10mila prestazioni al giorno, per un totale di quasi tre milioni l’anno. Risultati che, ha rimarcato, sono frutto di un lavoro sistematico su offerta, domanda e organizzazione, guidato dal principio del “paziente al centro”.

La rotta indicata per i prossimi mesi punta a otti-

mizzare ulteriormente i percorsi: dall’appropriatezza prescrittiva alla semplificazione dei processi, dalla risoluzione dei “colli di bottiglia” amministrativi alle modalità di presa in carico. Fondamentale sarà la convergenza con gli indirizzi regionali e il monitoraggio costante dei dati, attraverso cruscotti in grado di restituire in tempo reale lo stato dell’arte e consentire eventuali correzioni. Sei i concetti chiave tracciati davanti alla Task Force: appropriatezza e cultura della salute, per promuovere prescrizioni coerenti con il reale bisogno; equità di accesso su tutto il territorio della Marca; integrazione tra ospedale e territorio, anche grazie al nuovo Sistema Informativo Ospedaliero e al potenziamento del Fascicolo sanitario elettronico; applicazione di modelli “lean” per eliminare inefficienze; presa in carico totale del paziente lungo l’intero percorso di cura; rafforzamento della medicina territoriale, con l’avvio delle Case della Comunità e il supporto della telemedicina. L’obiettivo dichiarato è chiaro: non solo ridurre i tempi della prima visita, ma garantire un percorso assistenziale continuo ed efficace. Un impegno che segna l’avvio del nuovo corso alla guida della sanità trevigiana.

Il programma. I consiglieri Pd sollecitano trasparenza sugli obiettivi economici

Galeano e Luisetto chiedono chiarezza: “Cure non subordinate al risparmio”

on può esistere l’idea che la salute dei cittadini venga piegata a obiettivi di risparmio”. Con queste parole i consiglieri regionali del Partito Democratico, Paolo Galeano e Chiara Luisetto, tornano a sottolineare la necessità di chiarezza dopo le notizie circolate sugli obiettivi economici assegnati alla medicina generale dell’Ulss 2 Marca Trevigiana. Secondo Galeano e Luisetto, fissare target di riduzione della spesa farmaceutica o tagli alle cosiddette “impegnative inutili” non deve in alcun modo trasformare la cura dei pazienti in una variabile di bilancio. “L’appropriatezza delle prescrizioni è fondamentale – spiegano i due esponenti Pd – ma c’è una netta differenza tra garantire prescrizioni adeguate e far percepire che esami e farmaci dipendano dal raggiungimento di obiettivi economici. Questo può minare la fiducia dei cittadini e creare pressione sui medici, con rischi di comportamenti difensivi o conflittuali.”

I consiglieri chiedono dunque all’azienda sanitaria di rendere pubblici e verificabili gli obiettivi assegnati, gli indicatori utilizzati e le metodologie di misurazione, precisando anche eventuali incentivi e le tutele che proteggano pazienti e medici. “Se esistono premi per figure di co-

ordinamento, va spiegato chiaramente come evitare che il risparmio diventi il criterio principale di valutazione. La sanità pubblica non può dare l’impressione di ‘fare cassa’ sulle prescrizioni”, aggiungono.

Altro punto centrale riguarda l’attivazione del numero unico 116117, pensato per orientare i cittadini verso i servizi sanitari non urgenti. Galeano e Luisetto sottolineano l’importanza di un con-

fronto reale con i medici di base e con le rappresentanze sindacali, per chiarire l’organizzazione, l’integrazione con i servizi territoriali, gli standard di qualità e il piano di comunicazione ai cittadini.

“Chiediamo massima trasparenza e responsabilità nell’interesse della salute delle persone: la cura viene prima di tutto e nessuno deve essere costretto a scegliere tra salute e bilancio”, concludono i due consiglieri del Pd.

Castelfranco Veneto rende omaggio a don Silvio Favrin

L’ospedale San Giacomo di Castelfranco Veneto ha ospitato un momento di grande partecipazione: l’inaugurazione del busto dedicato a don Silvio Favrin (1924-2022), cappellano della struttura dal 1954 al 1989. L’opera, realizzata dallo scultore Sergio Comacchio, è stata collocata in un breve corridoio che simbolicamente unisce l’ingresso dell’ospedale alla cappella, vicino al busto di Domenico Sartor –anch’esso creato dallo stesso artista – a sottolineare il legame tra due figure fondamentali nella storia e nell’umanità dell’ospedale. Don Favrin ha rappresentato per oltre tre decenni una presenza di profonda vicinanza e attenzione ai malati, trasformando il nosocomio in un luogo dove la cura del corpo andava di pari passo con il sostegno spirituale e la solidarietà verso le famiglie. Il busto, con lo sguardo sereno e ieratico, vuole custodire la memoria della sua compassione e della sua saggezza.

“Un ringraziamento speciale va all’artista Sergio Comacchio per la sensibilità con cui ha interpretato la figura di don Silvio, a Luigino Dallan promotore dell’iniziativa e alla professoressa Rita Caberlin per aver raccontato la sua storia. Grazie anche ai familiari, che hanno generosamente autorizzato l’opera, permettendo di conservare il suo ricordo per le future generazioni”, ha dichiarato l’ex direttore generale Francesco Benazzi. La cerimonia si è conclusa con la benedizione di don Manuel, Cappellano alla Chiesa del San Giacomo, alla presenza dell’Amministrazione Comunale, degli operatori dell’ospedale, delle Forze dell’Ordine, dei familiari e dei cittadini, a testimonianza del forte legame che don Silvio aveva con la comunità locale.

DIEGO PONZIN

Oculista, da sempre divide la propria vita tra scienza, letteratura e musica. Quando non si occupa di oftalmologia, scrive; quando non scrive, suona il basso con i Motorcycle Mama. Ha pubblicato romanzi, racconti e poesie, mantenendo sempre uno sguardo ironico e distaccato su ciò che accade e inventando quello che non accade, dentro e fuori dal campo visivo.

C’è un modo di parlare della morte senza abbassare la voce. Diego Ponzin lo sceglie: la osserva di traverso, la interroga, la costringe a perdere solennità. In questi dieci racconti la morte smette di essere un tabù e diventa una presenza laterale, quasi domestica, capace paradossalmente di rimettere in circolo la vita, la sua energia più segreta, il suo disordine. Sfilano così personaggi sospesi tra ironia e vertigine: un barone della cosmologia che svanisce lasciando messaggi indecifrabili; uno scrittore fantasma che rifiuta un bypass per morire con eleganza e regolare i conti con il proprio pseudonimo; assassini e vittime che, nel punto più buio, scoprono che l’amore può ancora accadere e che la letteratura è un percorso di crescita e guarigione, capace di elevare l’esperienza del dolore senza negarla. A tenere insieme le storie non è una morale, ma un gesto estremo: l’atto finale di un filosofo celebre, fissato sul suo cadavere con una potenza tale da generare una religione laica, assurda e necessaria. Racconti che fanno sorridere, commuovere, intuire che persino il surreale obbedisce a una segreta geometria. Perché, a forza di parlare di morte, la vita – ostinata – scorre più forte. E forse

«Quando un impostore affermò che l’anziano filosofo gli era apparso in sogno, attraversato da un tripudio di

Assistenza. Centro provinciale amplia servizi per pazienti e famiglie in difficoltà

Crescono i disturbi alimentari tra tutte le fasce d’età: aperto il nuovo centro per gestire le patologie

Èstata inaugurata la nuova sede del Centro Provinciale per i Disturbi dell’Alimentazione e della Nutrizione (CPD) dell’Ulss 2, in via Scarpa 9, accanto alla storica sede di via Pinelli. Il raddoppio degli spazi vuole rispondere a un aumento dei casi di disturbi alimentari nel territorio, offrendo non solo ambulatori per visite mediche e psicoterapia individuale o familiare, ma anche una palestra dedicata alla psicoterapia corporea, cuore del modello di cura del Centro. La vicinanza tra le due sedi permette di creare uno “spazio terapeutico allargato”, con aree integrate e complementari.

Attivo dal 2005 e parte della rete regionale per diagnosi e cura dei disturbi dell’alimentazione, il CPD lavora a stretto contatto con diversi servizi dell’Ulss 2, tra cui Salute Mentale, Neuropsichiatria Infantile, Malattie Endocrine del Ricambio e della Nutrizione, Psicologia Ospedaliera, e il privato sociale “Insieme si Può”.

I dati del 2025 confermano un aumento delle richieste di aiuto, con quadri clinici sempre più complessi che spesso includono depressione, impulsività e autolesionismo. Nonostante questo, i ricoveri ospedalieri sono rimasti stabili rispetto al 2024, segno che il sistema riesce a intercettare i pazienti prima che le situazioni diventino emergenze. Su 669 pazienti in carico, 347 presentano anoressia, 106 bulimia, 125 disturbi alimentari indifferenziati

(DAI) e 91 altri disturbi. Le nuove prese in carico sono state 229, di cui 95 minorenni, la più giovane di 10 anni.

Non mancano le storie personali che raccontano il percorso di cura. Stefano Bettiol, vicepresidente dell’Associazione “L’Abbraccio”, ha ricordato il percorso di sua figlia: «All’inizio abbiamo provato a farcela da soli, poi abbiamo capito che era necessario chiedere aiuto. Il Centro ci ha dato un riferimento sicuro». Franca, 36 anni, oggi in remissione dopo aver perso 17 chili, racconta come la psicoterapia corporea l’abbia aiutata a riconnettersi con il

proprio corpo. Laura, 12 anni, ha imparato a muoversi liberamente e a gestire le emozioni senza ricorrere al controllo alimentare. Il modello del CPD punta su un approccio integrato, trattando corpo e mente come un unico sistema e coinvolgendo attivamente le famiglie nel percorso terapeutico. L’équipe è multiprofessionale, con psichiatri, psicologi, neuropsichiatri infantili, nutrizionisti, dietisti, educatori, infermieri e terapisti della neuro e psicomotricità. Gli interventi spaziano dall’ambulatoriale al residenziale, fino ai ricoveri ospedalieri nei casi più gravi.

TREVISO

La Continuità Assistenziale di Treviso, precedentemente nota come Guardia Medica, ha trasferito la propria sede dall’ingresso dell’Ospedale Ca’ Foncello a Via Scarpa, 2, all’ingresso F1, nelle vicinanze della Palazzina delle Malattie Infettive. Il servizio continuerà a funzionare secondo gli stessi orari attuali, ma tutte le prestazioni saranno disponibili esclusivamente nella nuova sede. Per contatti e informazioni, la cittadinanza potrà utilizzare il nuovo numero unico 116117.

L’Azienda Sanitaria invita i cittadini a prendere nota della variazione per garantire continuità nell’accesso ai servizi di assistenza sanitaria sul territorio.

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