Lavoro in Trentino, i dati crescono ma aumentano povertà e precarietà
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IL PRIVILEGIO DI RACCONTARE
IL “LABORATORIO TRENTINO”
Failoni: “Turismo trentino solido, ora la sfida è su qualità, lavoro e sistema”
POSITIVI E
SFIDE DA NON PERDERE
S• Matteo Bellomo
crivere di Trento non è solo un esercizio di cronaca, ma il privilegio di osservare da vicino un modello di convivenza possibile. In un’epoca di frammentazione, raccontare questo territorio significa narrare un luogo dove l’innovazione non è uno slogan, ma una pratica quotidiana che a onda le radici in un’autonomia responsabile. Il vero valore aggiunto per un giornalista qui è la possibilità di documentare un equilibrio raro: quello tra la spinta tecnologica dei poli di ricerca e la conservazione dell’ambiente. Trento non è solo una “smart city” per le classifiche; è un laboratorio a cielo aperto dove la qualità della vita si misura nella puntualità dei servizi, nella vivacità culturale e in un welfare che non lascia indietro nessuno. Essere cronisti di questa realtà impone però una responsabilità: non scivolare nell’agiografia, ma analizzare come questo benessere possa evolvere e restare inclusivo. È il racconto di un’Italia che funziona, che sa essere mitteleuropea per rigore e mediterranea per solidarietà, o rendo a chi scrive lo stimolo costante di misurarsi con l’eccellenza, pur restando fedeli alla nostra missione, raccontare questo territorio da tutti i punti di vista.
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LAVORO E INTELLIGENZA
ARTIFICIALE: CHI RISCHIA DAVVERO
Case della Comunità, la rivoluzione della sanità territoriale in Trentino
INCENERITORE, SCONTRO APERTO TRA FAVOREVOLI E CONTRARI
IL TRENTINO TRA AUTONOMIA, GRANDI OPERE E NUOVI EQUILIBRI POLITICI
FOCUS
• Di Giampiero Beltotto
Parliamo di guerra, proprio di guerra, quella che oggi si fa con i droni e con i missili, con i caccia che portano la morte dal cielo e con gli eserciti. I cavalieri dell’Apocalisse, il libro misterioso di Giovanni, l’Apostolo amato da Gesu’, dice che la guerra arriva su un cavallo rosso, ed è simbolo di stragi e violenza. Questa civiltà, fondata sull’utopia, caro direttore, ci vuole tutti pacifisti, alla ricerca del mondo perfetto in cui ogni tipo di conflitto sia cancellato ma, facci caso, non ci dice mai come si raggiunge cotanto risultato.
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La Piazza arriva a Trento: informazione locale, visione territoriale
Un’informazione vicina ai territori, capace di raccontare comunità, imprese e istituzioni con uno sguardo attento e indipendente. È questa la missione de La Piazza, progetto editoriale che oggi arriva a Trento, forte di un’esperienza costruita in oltre 32 anni di attività nel Nord-Est.
Nato come giornale cartaceo, La Piazza si è a ermato nel tempo come punto di riferimento per l’informazione locale, mantenendo saldo il proprio radicamento nelle comunità. Un percorso di crescita che ha portato allo sviluppo di un sistema editoriale integrato: accanto all’edizione stampata, LaPiazzaweb.it rappresenta oggi un quotidiano online aggiornato in tempo reale, capace di unire tempestività e approfondimento. A questo si a ianca Radio Trentino24, attiva in DAB da un mese, che amplia ulteriormente l’o erta informativa portando anche sul territorio trentino un flusso continuo di notizie, rubriche, aggiornamenti e approfondimenti, accessibili in ogni momento della giornata. La Piazza di Trento arriva così nelle case dei cittadini con una formula chiara e consolidata: un giornale mensile, gratuito, distribuito direttamente alle famiglie attraverso un sistema certificato, che garantisce capillarità, trasparenza e una reale copertura del territorio. Tre canali, un’unica visione: costruire un sistema editoriale multipiattaforma capace di raggiungere pubblici diversi, mantenendo al centro la qualità dell’informazione e il legame con il territorio. Dalla politica all’economia, dalla sanità alla cultura, l’obiettivo è o rire un racconto completo e credibile, valorizzando le eccellenze locali e accompagnando il territorio nelle sue trasformazioni. Con La Piazza di Trento prende forma un nuovo spazio di informazione che ra orza il dialogo con la comunità, fornisce un servizio di pubblica utilità e contribuisce a costruire cittadini più informati e consapevoli.
• Valeria Marcato
FOCUS
C ome si uccide il Cavaliere con la spada. Allora scrive, nella Costituzione più bella del mondo, che gli italiani ripudiano la guerra come strumento per risolvere i conflitti. Come fai a non essere d’accordo? Poi scendiamo nel concreto: e se il vicino di casa si è dimenticato di ripudiare la guerra e avvia il conflitto? E ti ritrovi sulla testa un drone, un aereo da caccia che butta bombe sulla tua casa, sulla tua terra, sulle tue centrali che servono per riscaldarti e avere la luce che scaccia la tenebra? Puoi scappare, come hanno fatto alcuni milioni di ucraini che non volevano imbracciare il fucile e che hanno pensato che gli europei avrebbero ingaggiato battaglia al posto loro. Puoi subire l’invasione, come i venezuelani che non hanno bestemmiato
contro Trump per averli liberati dal giogo di un dittatore. Oppure puoi ammettere che la guerra non va fatta ma che se qualcuno decide di farla devi difenderti, in attesa che arrivi il tempo dove nella tua valle scorrano latte e miele e non sangue e zolfo. Intendiamoci, fa bene il Papa che da quando ero piccolo ogni domenica rimbrotta l’umanità che, riottosa, continua a spararsi e a tirare le bombe, ma l’esito delle sue parole di icilmente si concretizza. Oggi subiamo la propaganda woke, che urla pacepace per dire che Trump è uno schifoso guerrafondaio, ma non si è mossa per i ragazzi iraniani assassinati, e nemmeno si è sganasciata per il Nobel a Obama che voleva fare la guerra con i robot ma poi si risolse a farla, anche lui, con droni e marines. Parafrasando quella “merda in calze di seta” (definizione di Napoleone) di Charles Maurice de Talleyrand, politico moralmente esecrabile ma campione di realismo, “sortout pas trop de rhetorique”, soprattutto basta con la retorica, cari amici. Prima che sia davvero troppo tardi.
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• Di Giampiero Beltotto
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Carlo Cottarelli: parla l’economista ospite a Forum Lavoro, convegno di presentazione della realtà editoriale La Piazza
«SOLO LA CRESCITA RIMETTERÀ IN MOTO L’AUMENTO DEGLI STIPENDI»
L’Italia è una Repubblica basata sul lavoro. Ma se scema questa fondamenta rischia di scricchiolare anche la tenuta sociale e democratica del nostro Paese.
Di qui la scelta, nel convegno di presentazione del sistema editoriale La Piazza, che si terrà giovedì 9 aprile 2026 dalle 10.30 al Castello del Buonconsiglio, di parlare di lavoro con uno degli economisti più ascoltati e apprezzati nei consessi dove mondo dell’industria e delle attività produttive e mondi della politica e del terzo settore cercano di trovare una direzione per un Paese, l’Italia, che anche nelle sue regioni più avanzate, fa fatica a tenere la competitività e il benessere raggiunti alla fine del secolo scorso.
Professore Cottarelli, il grande spauracchio di questo secolo è l’intelligenza artificiale, o AI che dir si voglia. Il diavolo è così brutto come lo si dipinge?
«S ono due secoli che si pensa che la tecnologia possa far sparire una parte della società e non è mai successo. Il
progresso ha permesso in parte a produrre di più, in parte a lavorare di meno. N on c’è ragione per cui l’intelligenza artificiale, almeno in linea di principio, non debba portare alla stessa cosa. Una certa preoccupazione rispetto al passato c’è ed è legittima, perché vengono sostituiti anche lavori intellettuali. Tuttavia non sappiamo quanto potranno davvero cambiare le cose perché l’AI basata sulla riscoperta delle reti neurali è qualcosa di abbastanza recente». Ed allora perché da più parti sembra che del lavoro non ci sia più bisogno, se non a condizioni spesso al limite della sussistenza?
«I n realtà il tasso di disoccupazione è attualmente in Italia il più basso da decenni. E più della metà delle nostre imprese hanno di icoltà a trovare personale. <Uno dei nodi irrisolti è però quello del basso livello dei salari. I due fenomeni (crescita dell’occupazione e salari in discesa) sono collegati: il lavoro costava poco e le imprese hanno
I primi 20 anni di questo secolo sono stati problematici perché l’intero Paese non cresceva: eravamo ultimi in Europea nella classifica della crescita dei salari, ma anche in quella della crescita dei profitti. Gli ultimi anni invece sono caratterizzati da un’ondata di inflazione che ha tagliato di colpo le retribuzioni reali medie del 13% nel 2021-22. Poi è iniziato un lento recupero e da quella perdita di 13 punti percentuali ora siamo arrivati a meno 8 punti percentuali». Sulla testa degli italiani poi si addensa la minaccia della deflazione della popolazione: saremo sempre di meno e sempre più vecchi. In questo scenario occorrerà rivalutare la riforma Fornero, molto avversata da una parte politica ora al governo quando era all’opposizione.
Quota 100 rimarrà un ricordo? «Credo proprio di sì. Il punto va visto al di là dei singoli interventi introdotti negli ultimi anni. L’abolizione netta della Fornero, di fatto, non si è mai realizzata. Anche con le varie quote 100 e 1002 o 1003, sono state introdotte misure correttive – finestre, requisiti di erenziati, strumenti temporanei – che hanno comunque limitato il numero delle persone che possono andare in pensione in un determinato anno.
aumentato le assunzioni. Si sono però creati posti di lavoro a bassa produttività, a basso reddito»
C ome sono andate le cose numeri alla mano?
«Bisogna distinguere due periodi.
Il riassunto più chiaro resta una frase pronunciata dal ministro Giorgetti circa un anno fa: con questa demografia la sostenibilità del sistema pensionistico è molto a rischio. È stata l’ammissione più evidente del fatto che non si può pensare di smontare la Fornero. Va anche ricordato che l’adeguamento dell’e-
tà pensionabile alle aspettative di vita non nasce con la Fornero, ma con una norma del 2010. Successivamente si è intervenuti per rallentarne l’applicazione, come quest’anno introducendo per esempio l’aumento di tre mesi nell’età pensionabile in modo graduale».
N el mercato del lavoro appare evidente come gli over 50 siano più appetibili dei giovani under 25. Come se ne esce?
I giovani fanno fatica a entrare nel mondo del lavoro, e quindi a contribuire pienamente alla propria futura pensione, perché l’economia cresce poco. E questa poca crescita è concentrata in
settori a bassa produttività e con salari contenuti».
Cosa servirebbe?
«Se un Paese cresce dello 0,5% del Pil, tutto diventa più complicato: contributi, sostenibilità del sistema, prospettive future. La base resta sempre la capacità dell’economia di crescere in modo più robusto. Per farlo serono riforme che rendano l’Italia un Paese dove è più attraente fare attività d’impresa, il che vuol dire almeno meno burocrazia, meno tasse e energia a più basso costo».
• Alberto Gottardo
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I sindacati smontano l’ottimismo sui dati Istat: precarietà, salari e casa diventano le vere emergenze economiche del territorio
Numeri positivi, ma il sistema scricchiola: il lavoro trentino sotto osservazione
Idati ISTAT 2025 usciti a marzo, relativi al Trentino, sono giudicati positivi da Provincia e sindacati. Facciamo il punto con CGIL, CISL, UIL sulle priorità per il lavoro su scala locale. Le tre sigle hanno ricordato, commentando i dati, che “l’obiettivo del sistema produttivo locale dovrebbe essere migliorare la qualità dei posti di lavoro riguardo a stabilità dei contratti ma anche a livelli retributivi e professionali, attraverso la crescita dimensionale delle imprese e la capacità di fare rete e investire sull’innovazione, mentre sul lato lavoratori bisogna garantire strumenti di tipo scandinavo per sostenere le transizioni. Il confronto sul piano industriale lanciato dalla giunta Fugatti deve dare risposte concrete, non si può temporeggiare”. Il Piano industriale a cui si riferiscono è “Prospettiva Trentino 2040”, presentato alle parti sociali ed
economiche a fine febbraio.
“Sotto dati pur positivi– dice il segretario CGIL, Andrea Grosselli - vediamo fenomeni in controluce, come il tasso di povertà che cresce o la difficoltà nell’incontro domanda-o erta: sono campanelli d’allarme; il lavoro cambia ma non a tutti permette una vita dignitosa fino in fondo”. Serve - dice - ricercare “strumenti e icaci
blici anche al settore privato. É più complicato, però ci sono leve come gli incentivi pubblici alle imprese. Noi cerchiamo di vincolare le aziende ad applicare contratti corretti, senza scaricare costi su lavoratori di settori già più deboli. C’è una polarizzazione: da una parte aumenta la richiesta di lavoro “povero”, dall’altra si inizia a sostituire lavoro qualificato attraverso innovazione tecnologica e intelligenza artificiale. Dobbiamo trovare soluzioni per chi perde posizioni, senza fermare l’innovazione”.
per ridurre le disuguaglianze contrattuali, legate a esternalizzazioni e aumento del lavoro povero. L’autonomia dovrebbe provare a estendere la regolamentazione degli appalti pub-
“La casa è un tema essenziale per i lavoratori - dice Walter Largher, segretario provinciale UIL - secondo i dati IPAT da qui al 2040 in Trentino mancheranno 25.000 persone in età da lavoro. Arriveranno molti lavoratori da fuori: servono tanti alloggi a prezzi abbordabili. Noi chiediamo alla Provincia che venga posta sul tavolo una
rapida messa a disposizione dei 1000 appartamenti, che ITEA sta ristrutturando ma con tempi ancora troppo lunghi”. Per la UIL servono anche più fondi per rivitalizzare i centri minori e nelle valli con servizi adeguati, per non concentrare lavoratori e abitanti nei comuni principali. Mettere a terra l’accordo provinciale sui salari è la priorità per Michele Bezzi, segretario CISL Trentino. “Dob-
biamo spingere sulla contrattazione territoriale - dice – sui salari e sulle condizioni di lavoro, anche per non perdere i giovani, che vanno all’estero e fuori regione, dove evidentemente sono più attrattivi. Un altro mio sogno sarebbe vedere realizzata in Trentino una certificazione territoriale delle competenze dei lavoratori”.
• Maddalena Di Tolla Deflorian
Come si trasforma il lavoro con l’intelligenza artificiale?
Lo studia Benedetta Nussio, dottoranda in Sociologia-Ricerca Sociale all’Università di Trento.
Studia come l’innovazione tecnologica trasformi mansioni, competenze richieste, organizzazione produttiva, disuguaglianze. “Analizzo – spiega - le conseguenze sul mercato del lavoro di robotizzazione, digitalizzazione, intelligenza artificiale, senza cedere
ad entusiasmo acritico né allarmismo. A di erenza di altre innovazioni tecnologiche recenti, l’intelligenza artificiale riguarda soprattutto capacità legate ad elaborazione di idee e informazione: lettura, scrittura, ricerca di informazioni, soluzione di problemi, ragionamento, apprendimento. Sono più esposte professioni dirigenziali, tecniche, intellettuali ma cresce anche
l’esposizione di lavori d’u icio, vendita, alcune occupazioni a bassa qualifica. La domanda decisiva è: quali istituzioni governano la trasformazione data dalla quantità di tecnologia che entra nel lavoro? Concorrono all’esito organizzazione del lavoro, potere contrattuale, ruolo delle istituzioni”.
• Maddalena Di Tolla Deflorian
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I dati Istat parlano di crescita, ma tra inattività, redistribuzione settoriale e nuove dinamiche occupazionali il quadro resta da interpretare
Il lavoro cresce, ma il quadro è davvero così solido?
Buone notizie dal mondo del lavoro in Trentino. Secondo i dati ISTAT, pubblicati nelle scorse settimane, nel 2025 il tasso di occupazione ha raggiunto un tasso percentuale del 71,87% della popolazione attiva, per un totale di 254.000 persone occupate, ovvero 3.668 unità in più rispetto all’anno precedente. Il tasso di disoccupazione, invece, è sceso dello 0,5% passando da un tasso del 2,7% al 2,2%: in altre parole, il numero di persone che lo scorso anno non hanno trovato lavoro sono passate da 7.006 (dato riferito al 2024) a 5.799.
I dati riportano anche un aumento dell’occupazione femminile che tra il 2024 e il 2025 è cresciuta dell’1,43%, ovvero 2.978 donne occupate in più rispetto all’anno precedente. Curiosamente, anche il tasso di disoccupazione femminile ha registrato un incremento percentuale dello 0,15%, pas-
sando da 2,97% a 3,13%. Il motivo? È diminuito il numero di donne che non cercano lavoro, che sono passate da 54.533 a 51.825 (-2.709 unità) con una percentuale ridotta dal 32,2% al 30,6%. Questo indica che sempre più donne in
Trentino vogliono inserirsi nel mondo del lavoro. Il tasso di inattività maschile, al contrario, è salito dal 21,4% al 22,4%.
Nel 2025 si registra un aumento dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato che in un anno sono passati da 163.100 a 174.000 unità. Diversamente, i contratti a termine sono diminuiti da 38.600 a 35.700.
Interessanti sono i dati riguardanti i settori lavorativi, che nell’ultimo anno hanno registrato un aumento di persone occupate nell’ambito dell’agricoltura (+523 unità rispetto all’anno precedente) e una diminuzione di lavoratori nei settori dell’industria, delle costruzione e del commercio, che accusano rispettivamente un calo di 66, 135 e 3.145 lavoratori. Gli altri settori, invece, segnano un trend positivo con un incremento di 6.490 persone occupate.
I dati, inoltre, riportano un aumento dei lavoratori dipendenti, che nel 2025 sono passati da 201.636 a 209.980 (+8.344 rispetto al 2024) e un calo di quelli indipendenti, che da 48.720 sono diminuiti a 44.042.
Infine, anche l’Istituto di Statistica della Provincia di Trento fornisce un dato che sembra ottimistico: nel primo trimestre del 2026, infatti, le imprese prevedono un incremento dei fabbisogni occupazionali dell’1,4% rispetto allo stesso periodo del 2025, pari a 14.800 nuovi lavorato
• Virginia Revolti
Il paradosso trentino: più lavoro, meno reddito
Sono incoraggianti i dati di usi recentemente dall’ISTAT sull’occupazione in Trentino. Nel 2025, infatti, il numero di persone occupate ha raggiunto una soglia record di 254.000 unità, segnando un incremento di 3.600 lavoratori in più rispetto all’anno precedente. Parallelamente la disoccupazione è calata del 2,2% (rispetto al 2,7% del 2024) confermando che chi ha cercato lavoro nella nostra regione lo scorso anno lo ha potuto trovare senza grandi di icoltà.
Un ruolo chiave in questa crescita è stato ricoperto dalle donne. A riguardo le ricerche mostrano infatti due dati che, a prima vista, possono sembrare contrastanti: da un lato l’incremento della disoccupazione (in percentuale pari a +0,15%) e dall’altro un maggior numero di donne occupate (in termini assoluti pari a +2.978 lavoratrici). Questo perché nel corso dell’anno sono aumentate le donne che, uscendo dalla zona dell’inattività, hanno cercato lavoro, migliorando così la propria posizione sociale e professionale.
A fronte di un maggiore tasso di occupazione, derivante probabilmente anche dall’aumento di contratti a tempo indeterminato e da un calo di quelli a termine, desta co-
munque preoccupazione l’indice della retribuzione annua media lorda (RAL) dei lavoratori dipendenti. Al 2025 la RAL media in Trentino si è attestata a 33.716 euro; gli stipendi però hanno segnato solamente un aumento dello 0,5% rispetto all’anno precedente, relegando i lavoratori trentini al penultimo posto in Italia. Ciò non ha permesso di recuperare il potere di acquisto perso a causa dell’inflazione.
• Virginia Revolti
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Provincia avanti sul progetto, ma cresce il fronte critico tra comuni, opposizioni e associazioni
INCENERITORE DA 200 MILIONI, TRENTO ED IL TRENTINO SI DIVIDONO
Come impianto finale del ciclo dei rifiuti, la giunta provinciale di Maurizio Fugatti ha individuato un inceneritore da 100 mila tonnellate, del costo di 200 milioni di euro, che entrerebbe in funzione nel 2033. Secondo lo studio presentato all’Egato (consorzio dei comuni sul tema rifiuti), l’impianto sarebbe localizzato a Ischia Podetti a Trento, dove oggi esiste la discarica provinciale. L’ area individuata sarebbe “la più idonea rispetto alle alternative esaminate” (che erano l’area dei Lavini a Rovereto e quella presso il depuratore Trento 3).
I l modello gestionale individuato è “pubblico su pubblico”, cioè esclude il project financing privato: “una scelta –spiega la Provincia - che garantirà pieno controllo pubblico dell’infrastruttura, stabilità tari aria e una crescita media prevista [delle tari e, ndr] inferiore all’1% annuo nei 26 anni di gestione considerati nel piano economico-finanziario, che prevede il totale autofinanziamento dell’opera”. A valle dell’incenerimento rimarrebbero polveri speciali da conferire in discarica ed emissioni in atmosfera,
considerati sotto controllo.
I l sindaco di Trento Franco Ianeselli e la sua giunta si sono presi tempo per valutare la relazione della Provincia, senza prendere posizione, ma i partiti di centro sinistra in provincia (che là sono in minoranza, a parti invertite rispetto al capoluogo) sono invece nettamente critici sull’ipotesi e chiedono di valutare in profondità alternative impiantistiche e studi. AVS esprime un assessore in giunta a Trento (Andreas Fernandez, dei Verdi, che resta contrario all’impianto) e sta in maggioranza in consiglio comunale. A livello provinciale AVS è all’opposizione della giunta Fugatti e si schiera nettamente contro l’inceneritore.
Il gruppo di Onda (all’opposizione nel capoluogo come in provincia) si oppone in consiglio a Trento come in provincia (con il consigliere Filippo Degasperi).
Giulia Bortolotti, leader di Onda in città dice: “Abbiamo tariffe fra le più basse d’Italia, non si capisce la ragione economica per costruire un inceneritore che costa anche mantenere e lascia comunque un 30% di ceneri, quindi non chiude
il ciclo. Serve ra orzare la raccolta di erenziata, ridurre i rifiuti a monte, utilizzare il trattamento biomeccanico”.
Anche il gruppo di opposizione di Generazione Trento ha firmato l’ ordine del giorno di Onda contrario all’ inceneritore. C ontrarie sono anche tutte le associazioni ambientaliste ed anche le ACLI trentine. Diversi comuni, come Rovereto e quelli della Piana Rotaliana hanno espresso forti dubbi. La palla passa dunque al confronto fra Provincia e Egato (cioè ai comuni).
• Maddalena Di Tolla Deflorian
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Inceneritore, il fronte del “no” si compatta: “Scelta obsoleta e costosa”
associazioni ambientaliste e di altro tipo (come Legambiente, Italia Nostra, Lipu, WWF, ma anche Slow Food), riunite nel Tavolo No inceneritore, hanno prodotto un’analisi della proposta della Provincia. L’ hanno esposta in un’ a ollata conferenza stampa, dove si sono visti consiglieri provinciali di opposizione (PD, Verdi, Onda) e la consigliera comunale di maggioranza Renata Attolini, critica sul punto. Secondo l’analisi l’inceneritore sarebbe una scelta obsoleta, con tari e più alte di oggi, impatti ambientali ed emissioni evitabili, mancato recupero di parte riutilizzabile di materia. Serve invece – sostengono i contrarirecuperare quanta più materia possibile (citano esempi di come e dove si fa), sfruttando le migliori tecniche conosciute. Si potrebbe recuperare ulteriore percentuale di rifiuto indi erenziato, riducendo il materiale da trattare (recuperando maggiormente rifiuti sanitari, tessili, ingombranti).
Secondo il Tavolo la tecnologia da usare a valle sarebbe il trattamento meccanico biologico - TMB: produrrebbe un prodotto biostabilizzato inodore, non fermentescibile, e circa il 5% di materiale da interrare in discarica, mentre con l’inceneritore andrebbero in discarica migliaia di tonnellate di ceneri speciali e pericolose. Analoghe argomentazioni espone il documento contrario al progetto di inceneritore, di uso dalle Acli trentine, firmato dal presidente Walter Nicoletti, che chiede di valutare le alternative tecnologiche e di sistema.
• Maddalena
Di Tolla Deflorian
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INFRASTRUTTURE
Terre di scavo, ritardi e costi in crescita: nel capoluogo si concentra il dibattito
BYPASS DI TRENTO, I PUT AL CENTRO DELLO SCONTRO SUL MAXI CANTIERE
IL PUT è il piano di utilizzo delle terre (di scavo) di un cantiere. In questo periodo in Trentino si discute molto dei PUT dei due lotti degli ingenti lavori per realizzare le circonvallazioni ferroviarie di Trento e Rovereto, dette anche bypass. Sono lunghe gallerie pianificate per allontanare il tra ico dei treni dalle due città principali del territorio, dentro il più vasto, molto discusso progetto di quadruplicamento della ferrovia Verona - Brennero e del tunnel di base al Brennero. D el quadruplicamento, ideato per spostare parte consistente di merci dal trasporto su gomma alla rotaia, si discute da oltre 25 anni. Il progetto è considerato strategico dai promotori, dalla giunta provinciale trentina, da importanti comparti economici del territorio. Sulla sua reale utilità, su modalità e tempi di realizzazione, sui tracciati e sulla modalità di dialogo coi territori coinvolti sono critiche associazioni
ambientaliste, alcuni comuni, diversi comitati civici. D ella progettazione è responsabile RFI, mentre i lavori su Trento sono stati a idati al Consorzio Tridentum, di cui è capofila il colosso Webuild, insieme ad altre imprese. L e prime ipotesi progettuali risalgono al 2003: da allora il tracciato proposto ha subito diverse modifiche. Il costo preventivato (superiore al miliardo di euro) ha subito un rilevante ritocco verso l’alto: sul punto c’è un contenzioso al TAR regionale fra RFI e Consorzio. Il progetto si distingue in lotti funzionali. Il Lotto prioritario 3 “Circonvallazione di Trento e Rovereto” interessa i centri urbani di Trento e Rovereto. I cantieri a Trento sono avviati da tempo, sono più avanzati a sud. La nuova linea intorno a Trento sarà lunga 13 km, di cui circa 11 in galleria. La discussione nel capoluogo è molto partecipata. Il bypass di Trento collega la parte nord della città, presso l’ex scalo Filzi, con la parte da sud (in località Acquaviva). L’avvio del lavoro delle frese per scavare la galleria di Trento è stato spostato all’autunno 2026 (inizialmente doveva essere a giugno). Per Rovereto invece è appena iniziata la fase del ”Dibattito pubblico”, obbligatorio per simili opere.
• Maddalena Di Tolla Deflorian
La Provincia, l’APPA, l’Osservatorio per l’Ambiente e la Sicurezza sul lavoro del Bypass finora hanno sempre respinto al mittente le principali critiche dei movimenti, tendendo a ridimensionare le preoccupazioni. La nuova coordinatrice dell’Osservatorio, Laura Boschini, ex funzionaria della PAT si è dichiarata fiduciosa sulle procedure in corso. In alcune occasioni gli stessi documenti u iciali, una volta resi noti dai comitati e
aperti alla pubblica discussione, hanno confermato gli elementi critici. Il sindaco di Trento Franco Ianeselli è favorevole all’opera, tende a rassicurare sui controlli e le procedure, quanto a chiederne istituzionalmente il rigore.
Il presidente dell’Osservatorio, l’ingegnere Massimo Negriolli, funzionario provinciale, direttore per lo sviluppo del corridoio del Brennero e corridoi ten1 (ex assessore urbanistica di Pergine, già candidato alle
ultime provinciali con La Civica) rassicura su fatto che i terreni di scavo saranno gestiti in modo corretto e che i livelli di inquinamento non sarebbero fuori controllo e i monitoraggi dovuti saranno eseguiti. Uno dei temi su cui alla politica i comitati chiedono una risposta netta è sulla necessità di una bonifica completa dei siti prima di scavare: il dibattito resta aperto.
• Maddalena Di Tolla Deflorian
Comitato No Tav, associazioni ambientaliste e comitati territoriali criticano il metodo: ci sarebbe scarsa trasparenza e scarsa attenzione per ambiente e cittadini.
Hanno organizzato momenti informativi e assemblee pubbliche molto partecipati e prodotto documenti di analisi critica (che abbiamo letto). Preoccupa (loro e anche diversi consiglieri comunali e provinciali) l’inquinamento accertato delle acque di falda a Trento nord (dove si trovano i due SIN-siti inquinati di interesse nazionale ex Sloi ed ex Crbochimica) e quello di una parte consistente dei terreni di scavo, che saranno
infatti trattati come rifiuti (centinaia di migliaia di metri cubi) e portati in varie discariche in Trentino. L’area fra l’ambito a nord dello scalo Filzi e tratto ferroviario sotto il viadotto che porta a piazzale Nassyria (sotto sequestro) risulta molto inquinata. I comitati ritengono anche che l’Osservatorio per l’Ambiente e la sicurezza sarebbe acritico e incline ad avallare le scelte del potere. Critiche sono rivolte ad APPA, per procedure e tempi per esprimere i pareri
tecnici sul documento. Infine, sulla barriera idraulica da realizzare a sud della ex Sloi, nell’area Sequenza, per arginare l’espansione dell’inquinamento da piombo e sul potenziamento di quella a valle dell’ex Carbochimica, - ritenuta insu iciente e incapace di trattenere l’inquinamento da Ipa e metalli pesanti - ritengono inadeguate le risposte della politica.
• Maddalena Di Tolla Deflorian
Le ragioni del sì: controlli, sicurezza e sviluppo
TANTO SI DISCUSSE CHE ALLA FINE IL DUCE
RESTÒ AL SUO POSTO: NE VALEVA LA PENA?
onoraria conferita nel 1924. Nonostante il parere favorevole della maggioranza di centrosinistra e del sindaco Franco Ianeselli, la delibera non è passata a causa dell’opposizione o della non partecipazione al voto di esponenti del centrodestra.
Ècapitato a Salò, a Riccione, a Padova ed in una cinquantina di altri Comuni. La cittadinanza onoraria a “Sua Eccellenza Cavalier Benito Mussolini Fondatore dell’Impero” come ampollosamente recitavano i documenti del ventennio, era una specie di atto dovuto spesso stimolato dalla Prefettura che voleva fare bella figura agli occhi del Duce.
Ma solo a Trento è capitato che il Consiglio Comunale sia riuscito a respingere la proposta di revoca della cittadinanza
Insomma un autogoal clamoroso del centrosinistra. Sarà l’aria visto poi cos’è successo tra il 22 e il 23 marzo con il recente referendum costituzionale.
Il Consiglio comunale ha respinto una delibera con 28 voti favorevoli e due astenuti, mentre dieci consiglieri non hanno votato. È così mancata la maggioranza qualificata. La giunta di centrosinistra, guidata dal sindaco Franco Ianeselli, prende “atto con grande amarezza e profonda delusione” dell’esito della votazione, mentre Fratelli d’Italia difende la scelta di non votare.
S crivevano così gli attoniti corrispondenti dell’ANSA quella sera, al termine
di un dibattito durato niente meno che tre ore.
A Trento questo atto sembrava una pura formalità, ma così non è stato. Il sindaco Franco Ianeselli parla perciò di uno “sfregio” e di un “oltraggio” alla storia di città “insignita della Medaglia d’oro per il contributo alla Resistenza”. Secondo il primo cittadino, “potevamo chiudere la questione in pochi minuti e comunque le questioni ideali non sono mai una perdita di tempo, servono a chiarire quali sono i nostri valori di riferimento. Il fascismo ha incarcerato De Gasperi, non si può stare con lo statista trentino e insieme con il duce. C’è una parte della destra che non ha fatto i conti con il passato”.
L a domanda a questo punto, a chi osserva il mondo trentino dall’esterno: è possibile che Trento sia una società talmente beata che in Consiglio Comunale di discute di una cittadinanza data
102 anni fa, mentre in Consiglio provinciale ci si scanna su vicende dell’immediato dopo guerra in un braccio di ferro ideale tra l’assessore Gerosa e l’esilianda Marchetto?
P arrebbe di no dato che, coincidenza cinica e bara, mentre il consiglio comunale discuteva su cose di oltre un secolo fa, poco distante un giovane si prendeva una coltellata alla gola. Così, giusto per fare un esempio. Per non parlare di caro a itti, stipendi stagnanti, giovani che emigrano, culle vuote e caro carburanti e caro energia che strangolano le produzioni. Solo per fare qualche esempio di ciò di cui, magari dalla prossima volta, i con-
siglieri comunali potranno occuparsi. Perché a furia di guardare all’indietro, per tacere di quella volta che il Consiglio comunale si occupò di un tombino (!) con l’e ige del fascio, si rischia di non accorgersi di un intero mondo che fatica e non poco alle prese con la quotidianità.
• Alberto Gottardo
REFERENDUM, IL TRENTINO SI SCHIERA: VINCE IL NO CON ALTA AFFLUENZA
Anche in Trentino, come in Italia, ha prevalso il NO al referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, con il 50,37% dei voti, nonostante la trazione a centro-destra ormai da anni della provincia e di tanti comuni nelle valli. È stata molto alta anche in Trentino, rispetto alle aspettative, l’adesione al voto: ha votato il 65,15 % delle elettrici e degli elettori, con diversi comuni dove ha votato oltre il 70% degli aventi diritto, un dato in netta controtendenza rispetto alla disa ezione degli ultimi anni ai referendum, che dimostra quanto sentita sia stata in questo caso la partita referendaria, diventata un voto anche sul governo, nonostante i tentativi della premier Giorgia Meloni e dei partiti - anche a livello locale - di allontanare
questa idea, nel momento in cui la percezione di una possibile sconfitta sera emersa dai sondaggi e dal polso del paese.
Elevata è stata l’adesione al voto sia nelle città che nelle valli trentine, dimostrando un pari interesse al tema al centro ed in periferia, in questo caso. Evidentemente la politicizzazione della campagna referendaria è stata colta dal corpo elettorale in modo di uso e omogeneo, a prescindere dal posizionamento politico.
Nel capoluogo ha votato il 67,32% degli elettori, a Rovereto il 65,64%, a Pergine il 65,79%.
Le di erenze fra città e periferie si notano invece negli esiti del voto, seguendo in buona parte anche le maggioranze politiche dei territori e lo
sforzo di campagna elettorale profuso dai comitati e dai partiti, in base ai loro schieramenti.
Nelle principali città ha prevalso il NO, con oltre il 60,28 % dei voti a Trento dove il NO stravince (centro-sinistra), il 59,21 % a Rovereto (centro-sinistra), il 53,69% a Pergine (civiche), il 54,26 % ad Arco (Onda), il 53,34 a Riva del Garda (centro-sinistra).
Curiosità: i tre comuni con maggiore affluenza
della provincia di Trento, tutti ben oltre il 70% dei votanti, sono stati i piccoli centri di Castel Condino (75,54% di votanti), Sfruz (75,25%) e Cimone (74,09%), anche in questo caso a riprova del fatto che questa consultazione non ha lasciato indifferenti le piccole periferie. Nella piccola e isolata Luserna – per continuare con gli esempi sulla partecipazione - ha votato il 69 % degli aventi diritto. Se il Trentino ha registrato la terza a luenza più alta del paese, la regione risulta invece spaccata rispetto al numero di votanti: in Alto Adige l’affluenza è stata fra le più basse d’Italia (ha votato il 38,79% degli aventi diritto).
• Maddalena Di Tolla Deflorian
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TRENTO News
Pasi, Ianeselli: “Le democrazie liberali
vanno difese ogni giorno”
Il richiamo del sindaco all’impegno quotidiano e ai valori della Resistenza
Il 10 Marzo scorso, si è svolta in una piazza Pasi gremita la cerimonia di commemorazione di Mario Pasi, tenente degli Alpini, partigiano, medico del Santa Chiara e Medaglia d’oro al valor militare, nel suo 81° anniversario. La celebrazione si è aperta con la deposizione di una corona ed è proseguita con gli interventi istituzionali. Nel suo discorso, il sindaco Franco Ianeselli ha sottolineato il valore attuale della memoria e il significato civile
dell’impegno democratico: “Le democrazie liberali vanno difese ogni giorno. Non si esauriscono nel voto, ma richiedono partecipazione, rispetto delle minoranze e responsabilità”. Il primo cittadino ha evidenziato come appuntamenti di questo tipo debbano rappresentare momenti unificanti per la comunità, richiamando l’attualità delle sfide che attraversano il contesto internazionale: “Viviamo tempi in cui le democrazie sono sotto attacco, anche dall’interno. Sono state costruite da persone come Mario Pasi, che hanno scelto di mettere la propria vita al servizio degli altri”.
Alla cerimonia sono intervenuti anche il presidente dell’Anpi del Trentino Mario Cossali e il presidente dell’Ana di Trento Paolo Frizzi, che hanno ricordato il valore della testimonianza di Pasi come esempio di coraggio, re-
Sono oltre duemila i chili di rifiuti raccolti negli ultimi due anni grazie al patto di collaborazione “Plastic Free X Trento”, sottoscritto dal Comune e dall’associazione Plastic Free. Un’esperienza che ha coinvolto circa cinquecento volontari, tre Circoscrizioni e centinaia di cittadini, e che ora prosegue con il rinnovo dell’accordo per altri cinque anni.
I risultati raggiunti evidenziano l’efficacia della sinergia: dodici interventi di pulizia ambientale per un totale di 2.091 chili di rifiuti raccolti e cinque iniziative dedicate ai mozziconi di sigaretta, con oltre 13 chili recuperati. A queste
si affiancano attività di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza e alle scuole, con quindici incontri complessivi che hanno coinvolto quasi ottocento persone, oltre a circa 160 ore di lavoro organizzativo da parte dei referenti dell’associazione.
Il nuovo patto, denominato “Plastic Free X Trento 2.0”, rafforza l’impegno comune nella tutela dei beni comuni e nella riduzione dell’inquinamento da plastica. Tra gli obiettivi principali figurano la promozione di comportamenti sostenibili, il contenimento della plastica monouso e il coinvolgimento attivo della comunità nella cura
degli spazi pubblici.
Le attività previste includono passeggiate ecologiche, interventi di pulizia urbana e raccolta di rifiuti, campagne informative e iniziative di divulgazione. Particolare attenzione sarà dedicata all’educazione ambientale nelle scuole, con percorsi rivolti alle nuove generazioni in coordinamento con i progetti formativi del Comune.
L’associazione si impegna inoltre a organizzare almeno quattro appuntamenti annuali di raccolta sul territorio comunale, con il supporto del servizio Transizione ecologica, verde e parchi e della società Dolomiti Ambiente, che cura il con-
Sindaco di Trento Franco Ianeselli
sponsabilità e impegno civile per le nuove generazioni.
La commemorazione è poi proseguita all’interno dell’ospedale Santa Chiara, dove Pasi prestò servizio come medico, con la deposizione di una seconda corona, a testimonianza del legame tra la sua figura e la comunità cittadina.
ferimento dei materiali raccolti.
Il patto si fonda sui principi di sussidiarietà, partecipazione e sostenibilità, valorizzando il contributo dei volontari e della comunità loca-
le. Il rinnovo rappresenta un ulteriore passo nel percorso intrapreso dall’Amministrazione per una città più attenta all’ambiente e alla qualità della vita.
Trento sfiora i 120 mila abitanti e cresce tra i giovani
#TrentoInCifre 2025: popolazione in aumento, più residenti tra 15 e 44 anni e stranieri al 12%
La città di Trento continua a crescere e si avvicina alla soglia dei 120 mila abitanti, confermando un andamento in controtendenza rispetto al calo demografico nazionale. Al 31 dicembre 2025, secondo l’indagine “#TrentoInCifre” dell’Ufficio studi e statistica del Comune, i residenti iscritti all’anagrafe sono 119.604, con un incremento di 417 unità rispetto all’anno precedente (+0,3%).
Un dato particolarmente significativo riguarda l’aumento della popolazione nelle fasce più giovani e attive. Nel corso del 2025 crescono infatti i residenti tra i 15 e i 29 anni (+287 persone) e tra i 30 e i 44 anni (+198). Nell’ultimo decennio, i giovani tra i 15 e i 29 anni sono aumentati complessivamente di 1.521 unità (+8,3%), in netta controtendenza rispetto all’andamento nazionale, dove la stessa fascia registra una diminuzione.
Accanto a questi segnali positivi, si conferma tuttavia il progressivo invecchia-
mento della popolazione. L’età media si attesta a 45,8 anni, comunque inferiore alla media italiana. L’indice di vecchiaia raggiunge quota 206, mentre i residenti con più di 65 anni rappresentano il 24,9% della popolazione. Gli over 80 costituiscono l’8,2% e sono 41 le persone ultracentenarie presenti sul territorio comunale, in prevalenza donne.
Cresce anche il numero delle famiglie, che raggiungono quota 56.192, con un aumento di 449 nuclei rispetto al 2024. Rimane stabile la dimensione media, pari a 2,1 componenti per famiglia, mentre si consolida il trend delle famiglie unipersonali, che rappresentano il 43,5% del totale. Si tratta in molti casi di donne anziane sole, ma anche di uomini più giovani. In aumento anche i residenti con cittadinanza straniera, che sono 14.307, pari al 12% della popolazione complessiva. Rispetto all’anno precedente si registrano 443 persone in più. La popolazione stra-
niera presenta una struttura per età più giovane, con un’età media di 35,7 anni, e contribuisce al dinamismo demografico della città. Le comunità più rappresentate sono quella rumena, pakistana e albanese.
Nel corso del 2025 sono stati celebrati
309 matrimoni, in calo rispetto all’anno precedente, con una prevalenza dei riti civili. Tra i nuovi nati, i nomi più scelti sono Alice, Emma e Camilla per le bambine e Leonardo, Riccardo ed Edoardo per i bambini, mentre Anna e Andrea si confermano i nomi più diffusi tra i residenti.
Saranno pubblicate nei prossimi giorni le graduatorie relative alla locazione degli alloggi di edilizia pubblica a canone sostenibile. Si tratta del primo bando gestito secondo le nuove modalità introdotte dalla Provincia autonoma di Trento, che prevedono due appuntamenti annuali, in primavera e in autunno, e la possibilità per i richiedenti di indicare le abitazioni disponibili in base a caratteristiche dimensionali e collocazione territoriale.
La raccolta delle domande, svolta dal 15 ottobre al 17 dicembre 2025 sull’intero territorio provinciale, è stata curata dalle Comunità di Valle e dal progetto Politiche abitative del Comune di Trento per il Territorio Val d’Adige. Complessivamente sono pervenute 1080 domande,
di cui 190 provenienti da altri territori del Trentino, dato in aumento rispetto agli anni precedenti. Il numero complessivo si mantiene sostanzialmente stabile rispetto al passato, a fronte di 62 alloggi disponibili.
Le graduatorie saranno consultabili sul sito istituzionale del Comune, nel rispetto della normativa sulla privacy: ogni
domanda sarà identificata attraverso il numero di protocollo assegnato e comunicato al richiedente.
Parallelamente si è conclusa il 27 febbraio la raccolta delle domande per il contributo al canone di locazione sul libero mercato, con 1089 richieste presentate, anche in questo caso in linea con gli anni precedenti. Dal 2019 tutte le domande ammesse sono state finanziate, confermando l’efficacia della misura. Per le domande 2024, il fabbisogno complessivo ammonta a oltre 2,1 milioni di euro.
Il contributo, calcolato in base all’indicatore Icef e alla composizione del nucleo familiare, varia da 40 a 300 euro mensili, senza superare il 50% del canone.
La durata è di 12 mesi, rinnovabile per un ulteriore anno. La graduatoria 2026 sarà pubblicata entro fine maggio, con erogazioni a partire da settembre. Nel corso della raccolta delle domande, il progetto Politiche abitative ha garantito un ampio servizio di assistenza: 660 sportelli in presenza, circa 1900 contatti telefonici e oltre 2100 accessi agli uffici di via Bronzetti. Sono stati inoltre promossi incontri informativi con il coinvolgimento di realtà del terzo settore, al fine di facilitare l’accesso alle procedure digitali.
Per informazioni è possibile contattare il servizio al numero 0461 884050 o all’indirizzo email politicheabitative@ comune.trento.it.
La politica trentina attraverso l’occhio dell’aquila di San Venceslao
Dentro il Consiglio provinciale: tra risate e tensioni, la sfida alla leadership di Gerosa si trasforma in un dramma politico
Tutto trafelato, Claudio Soini entrò di soprassalto all’interno dell’aula del Consiglio provinciale, facendo svolazzare le porte in vetro temperato come se fossero le porte del bar “dei Cavai” nel rione di San Martino nel giorno della fiera di San Giuseppe. Lui che essendo il Presidente del Consiglio è tenuto a fare l’appello prima dell’apertura dei lavori,una sorta di maestro Perboni del libro Cuore. Il Consiglio provinciale, da sempre, è l’unica Istituzione riconosciuta e sentita dal popolo trentino, Camera e Senato sono percepiti come delle fastidiose ed inutili appendici, un parcheggio per politicanti a fine corsa in attesa di pensione. Quindi si comincia, ed il buon Claudio da Ala con tono autoritario dice: “dai putei basta casin che scomenzien, ancoi la narà longa!” È il giorno della votazione della mozione di sfiducia all’ex Vice Presidente della Provincia Francesca Gerosa, detta “a splendida” negli ambienti romani di
FdI. Il clima all’interno dell’aula è surreale: prenotazioni per gli interventi, risatine, darsi di gomito, sguardi incrociati e minacciosi come in uno spaghetti western di Sergio Leone. In politica, si sa, l’imboscata ed il tradimento sono sempre in agguato. Ad un tratto… Carrramba che sorpresa! Nella piccionaia del Consiglio, dove vengono seguiti i lavori, cominciano a comparire alla spicciolata i luogotenenti di Gerosa, lo stato maggiore dei Fratellini al completo, per sostenere moralmente la loro leader che da qualche notte non dorme sonni tranquilli. Ultimo, ma non per merito, arriva il marito, consigliere comunale in quota FdI a Trento, per la serie “tengo famiglia”. Dalle tribune partono baci all’indirizzo di Francy, cuori mimati e cori di sostegno, una lacrima scende dal viso di Gerosa e qui tutti capiscono di non essere più nel Parlamento dell’Autonomia ma in un melodramma napoletano dove Mario Merola sembrerebbe un dilettante al co-
spetto di questi degnissimi interpreti. Finalmente si parte, accende la miccia Claudio Cia, che comincia con la storia della sua prima notte di nozze per fare pubblicità al suo libro, richiamato all’ordine, corregge il tiro e, con fare clericale,
Dramma e commedia in aula: la s ducia a Gerosa tra intrighi e sorprese
dichiara la sua astensione che ha tanto l’aria di un “vorrei ma non posso”. Chiude l’intervento dicendo che il suo secondo libro si intitolerà “anatomia di un suicidio politico”, chiarendo che ogni riferimento a Gerosa è puramente voluto. Si assiste poi ad un colpo di scena degno del mi-
Sintoniz zati sul
glior Sipario d’oro: direttamente dalla Filodrammatica di Cognola -la Thatcher trentina- Eleonora Angeli, mette in scena un dramma in tre atti: prima dichiara la sua fiducia a Gerosa, poi riprende in maniera non tanto velata l’assessore Spinelli, detto Achille “piè veloce” per la rapidità con cui porta i provvedimenti in Giunta, ed infine dichiara di essere in procinto di creare un nuovo soggetto politico. Il delirio perfetto! A stemperare la tensione ci pensa Walter detto “el zidios” Kaswalder, che racconta di quando sorseggiò un calice di Blanc de Sers in quel di Parigi, in compagnia del compianto Domenico “Menech” Fedel e Clara Marchetto. Dalla Giunta non arrivano interventi, se non un laconico “vedremo, è importante” di Marione Tonina, che poi al momento del voto si dimentica di schiacciare il bottone. Gottardi (va che l’è furbo chel li), come sempre impassibile. Zanotelli deve tenere il freno a mano tirato altrimenti rischierebbe di esondare come il Noce in piena. In tutto questo scenario di alta politica, le minoranze che sonnecchiano da ormai sette anni, si destano dal torpore e come dei
Peppone in Parlamento - si stracciano le vesti al grido di “fascistiii”. Fatta la sparata ritornano alla loro siesta in stile Pueblo messicano. Si passa alla votazione, nulla di fatto, Gerosa resta in sella grazie all’astensione di quasi tutta la Giunta, l’unico voto a sostegno pieno di Gerosa arriva dal camoscio di Pinzolo, l’assessore Failoni. Sullo sfondo, la figura del Presidente Fugatti che gongola sornione come un gatto siberiano, sa di avere tenuto salda l’alleanza politica con FdI, ma allo stesso tempo ha a ossato politicamente Gerosa. Intervistato dai cronisti rilascia una breve dichiarazione: “grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente”
• Giorgio Gazer
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CIRCOSCRIZIONI
Il viaggio, tra passato e presente che riporta alla luce un luogo dimenticato, restituendolo alla storia e alla comunità
Bagno di San Martino: “Restituiamo un pezzo d’anima al quartiere”
L’archeologia non è soltanto lo studio di ciò che succedeva nell’antichità, ma una disciplina che può portarci sulle tracce degli aspetti meno conosciuti di luoghi, civiltà e stili di vita di tutte le epoche: da quelle più lontane a quelle più vicine a noi.
È con questa consapevolezza che l’archeologa Cristina Bassi (Ufficio beni archeologici della Provincia di Trento) e il ricercatore Marco Gramola (Commissione Storico Cultura e Biblioteca della Sat) hanno condotto uno studio alla scoperta del “Bagno di San Martino”: una struttura che tra il 1860 e il 1915 ha animato l’omonimo quartiere del centro storico di Trento e che, in concomitanza con l’inizio della Grande Guerra, ha cessato di esistere. Gli esiti della ricerca sono stati presentati giovedì 19 marzo a Trento, presso lo “Spazio Alpino” della Casa della Sat.
Un po’ di storia
Realizzato tra il 1859 e il 1869, il Bagno di San Martino fungeva da piscina pubblica e, inizialmente, si presentava come un grande bacino a livello del suolo alimentato da acqua corrente.
C ol passare degli anni la struttura si ingrandì e ammodernò: furono predisposte due aree distinte per nuotatori e non nuotatori, vennero realizzate aree di servizio attorno alla vasca e fu allestita una piccola costruzione adibita al “guardiano”, una figura che fungeva le funzioni di bagnino e controllore.
L’aumento di frequentazione del posto portò alla stesura di un regolamento che rifletteva le consuetudini dell’epoca: l’accesso era consentito solo agli uomini mentre per le donne era previsto persino l’arresto. L’accesso era gratuito al pubblico solo in alcune fasce orarie mentre in altre era riservato ai militari. L’inverno la struttura veniva convertita in pista da pattinaggio a pagamento. Negli ultimi anni emersero criticità dal punto di vista igienico. Tra il 1914 e il 1915, contestualmente all’arrivo della Prima Guerra Mondiale, il Bagno di San Martino divenne un luogo un luogo di degrado, motivo per cui poi venne chiuso.
Quella che prima era una piscina fu convertita in deposito per i rifiuti, oggi raccolti e studiati dai ricercatori. Tra questi sono stati trovati utensili, stoviglie, bottiglie in vetro di bibite analcoliche e alcoliche, oltre ad articoli di sapone e profumi di pregio, presumibilmente appartenenti alle donne attive
nelle case chiuse del rione. “Abbiamo restituito un pezzo di anima al quartiere” Oggi quel posto è una piazza-parco giochi con un parcheggio interrato per i residenti del quartiere. “È giusto che la città vada avanti e che si scelga cosa conservare e cosa lasciar andare” ha commentato Cristina Bassi. “Questa ricerca, comunque, restituisce alla città e al quartiere di San Martino un pezzo di memoria del quartiere: un nuovo tassello per la ricostruzione della sua anima”.
• Virginia Revolti
“Bio-Logica”, così la città cresce riscoprendo il gusto della sostenibilità ambientale
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Quattro giorni di convegni, incontri, attività educative, eventi e spettacoli dedicati all’agricoltura di qualità, il cibo sostenibile e gli stili di vita sani. È questo il cuore di “Biologica”, un’iniziativa promossa dal Comune e organizzata dall’Azienda per il Turismo di Trento, svoltasi dal 12 al 15 marzo 2026.
L’evento, di uso in tutta la città, ha coinvolto sei circoscrizioni – Argentario, Gardolo, Meano, Oltrefersina, Povo, San Giuseppe/ Santa Chiara e Villazzano – oltre a scuole, produttori, associazioni e cittadini con più proposte a tema “Biodiversità, oltre il biologico”. “Ogni ente ha portato il proprio contributo” ha spiegato a Trentino24 Michele Vullo, presidente della circoscrizione Oltrefersina. “Noi abbiamo coinvolto due classi terze della scuola primaria Clarina organizzando due incontri con all’associazione ‘Orto Aperto’. Al primo i bambini hanno visitato l’orto condiviso di via Medici, dove hanno piantato degli alberi da frutto. Il secondo appuntamento invece, rimandato a causa del maltempo, sarà dedicato al riuso dei materiali”. Non sono mancati laboratori didattici, iniziative dedicate alle api e sulla cucina sostenibile oltre a momenti formativi dedicati ai più giovani. “Siamo circoscrizioni diverse: ognuna di noi ha ideato attività specifiche in base alle proprie esigenze, valorizzando le proprie potenzialità” ha concluso Michele Vullo.
Ascoltaci in tutto il Trentino in auto sul
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Un nuovo centro di aggregazione per giovani, famiglie e anziani, nato per contrastare la perdita di servizi e ra orzare la comunità locale
Da punto-prestiti a luogo d’incontro per tutto il quartiere
Far rivivere un quartiere che, col passare degli anni, ha perso sempre più attività – dal tabacchino al supermercato all’u icio postale – rischiando di restare privo di tutti quei punti di ritrovo che un tempo creavano comunità. È questo lo scopo del progetto “Spazio Oltre” di Madonna Bianca che, andando a sostituire la vecchia biblioteca in piazzale Europa 15, ha continuato a mantenere il suo scopo culturale diversificando le proprie attività e diventando un punto d’incontro per tutto il quartiere. L’iniziativa, avviata nel 2024 dalla Circoscrizione Oltrefersina e dal Comune di Trento, coinvolge una decina fra persone ed enti in un patto di collaborazione con la pubblica amministrazione. Si tratta dell’associazione “Noi quartieri Trento Sud”, il Circolo Culturale Ricreativo Leone Tovazzi, le cooperative sociali “Arianna”, “Archè e Pro. Ges”, dell’istituto comprensivo Trento 4, della Fondazione Hospice Trentino e dei cittadini Federica Coletta,
Marco Rosi e Laura Stanchina. Tutto è iniziato quando la biblioteca del quartiere è stata convertita in puntoprestiti.
“C osì siamo riusciti a tenere attivo un servizio che altrimenti avremmo dovuto chiudere” ha spiegato a Radio Trentino24
Michele Vullo, presidente della circoscrizione Oltrefersina sottolineando che, una volta giunto a scadenza il patto, si è reso necessario “ripensare ad un progetto più ampio”. Così è nato “Spazio X”: un centro dedicato all’attività di prestito di libri e manuali all’attività di “aiuto-compiti” per i bambini.
Nel 2025, con il nuovo patto di collabora-
Il quartiere Clarina nel progetto “Strade Da Vivere”
zione, l’iniziativa è stata nuovamente ripensata a inché i residenti del quartiere potessero trovare un punto di riferimento per incontrarsi e svolgere le proprie attività. “Abbiamo fortemente voluto che quel patto si allargasse, coinvolgendo nuovi soggetti e che si rivolgesse anche a fasce della popolazione che prima erano scoperte: adolescenti e anziani” ha raccontato Michele Vullo spiegando che, con questa consapevolezza, si è dato il via all’iniziativa “Spazio Oltre”.
Oggi il centro offre ai ragazzi uno spazio per leggere, studiare e organizzare eventi dedicati ai giochi da tavola. Per adulti e anziani, invece, c’è la possibilità di partecipare ad incontri dedicati alla digitalizzazione. Riguardo ai progetti futuri, il presidente ha concluso annunciando la possibilità di una nuova attività: “Incontri informativi e di supporto dedicati ai caregiver: parenti e familiari di persone con malattie lunghe, croniche o degenerative”.
Sintoniz zati sul
Rallentare alcune aree della città per garantire una maggiore sicurezza stradale. È questo lo scopo del progetto sperimentale “Strade da Vivere” promosso dal Comune di Trento e attivo nei quartieri Gardolo e Clarina. Nel rione di Trento Sud l’iniziativa ha coinvolto le strade più vicine al parco giochi, alle scuole d’infanzia e primarie, rendendo tutta l’area interessata “a misura di bambino”. Tra le modifiche: nuovi sensi unici, dossi rallentatori, limiti di velocità di 30 km/h e ampliamento di alcuni marciapiedi. Ce ne ha parlato il presidente della circoscrizione Oltrefersina Michele Vullo: “La
scelta di queste zone non è casuale: è data dalle varie segnalazioni che, nel tempo, abbiamo ricevuto dalla scuola, dai nonni vigili e dalle famiglie del quartiere che riportavano non poche problematiche legate alla sicurezza dei passanti”. Tra queste, i marciapiedi stretti e attraversamenti pedonali pericolosi. La sperimentazione è stata avviata, non senza polemiche, dopo più incontri con la cittadinanza. “La criticità più impegnativa contestata è stata una di icile immissione da via Anna Frank su via Degasperi e la coda che si forma su via Einaudi nell’orario di punta, al termine dell’orario scolastico” ha spiegato Michele Vullo sottolineando che, da verifiche, è emerso che si tratta di un “tra ico percepito come denso ma che si smaltisce in cinque-dieci minuti”. Ha poi concluso chiarendo che l’iniziativa è ancora in fase sperimentale e potenzialmente soggetta a modifiche. Lo scopo ultimo del progetto è anche quello di apportare una trasformazione culturale a favore della sostenibilità ambientale. “Un cambiamento che sappiamo essere lento ma che le istituzioni hanno il compito di incoraggiare”
• Virginia Revolti
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• Virginia Revolti
FORUM LAVORO
Intervento di: CARLO COTTARELLI
Saluti istituzionali delle Autorità presenti
Panorama macroeconomico
Il mercato del lavoro italiano sta attraversando una fase di cambiamento tra innovazione tecnologica, nuove competenze richieste e trasformazioni demografiche.
Accanto alla crescita dellʼoccupazione emergono sfide legate alla formazione, alla qualità del lavoro e alla competitività delle imprese. Comprendere queste dinamiche è fondamentale per costruire opportunità per le nuove generazioni e sostenere lo sviluppo del Paese.
Dibattito istituzionale
LAVORO E PROSPETTIVE IN TRENTINO
gio 9 aprile 2026 ore 10:30
Il Trentino rappresenta uno dei territori più dinamici dʼItalia per occupazione e qualità del lavoro, grazie alla collaborazione tra istituzioni, imprese e sistema formativo. Il territorio si distingue per innovazione, turismo e manifattura avanzata, ma affronta anche la sfida di attrarre competenze e giovani professionisti. Il confronto tra istituzioni ed economia locale diventa quindi centrale per sostenere crescita e competitività.
Sala del Buonconsiglio TRENTO per informazioni info@trentino24.it
Lavoro e prospettive
Una nuova voce sul territorio
Il gruppo editoriale La Piazza amplia la propria presenza nel Nord Est con un nuovo progetto informativo dedicato al territorio trentino.
Un sistema di informazione territoriale e multicanale che unisce giornalismo tradizionale, web e radio per raccontare il territorio, le imprese e le comunità locali del Trentino.
Un servizio di informazione e di pubblica utilità per i cittadini della Provincia Autonoma di Trento.
di Trento del Trentino
Eliminazione amara, ma resta un cammino di valore. Adesso la priorità è la LBA
EUROPA SFUMATA, PLAYOFF DA DIFENDERE: L’AQUILA TRENTO SI PREPARA AL RUSH FINALE
Si chiude con amarezza ma anche con consapevolezza il cammino europeo della Dolomiti Energia Trentino, eliminata a Istanbul dal Besiktas a un passo da una storica semifinale. Una sfida decisa da dettagli minimi, quasi be ardi: l’errore dalla lunetta di Jordan Bayehe, proprio uno dei giocatori più a idabili della stagione, ha negato ai bianconeri la possibilità di portare la gara al supplementare. Un epilogo crudele che non cancella però quanto di buono fatto vedere lungo tutta la campagna europea. L a squadra di coach Massimo Cancellieri ha infatti disputato un Eurocup
ben oltre le aspettative, riuscendo a competere con realtà tecnicamente ed economicamente superiori. Il bilancio finale parla di dodici vittorie e otto sconfitte. Numeri che raccontano solo in parte un percorso impreziosito da successi significativi, come quello negli ottavi contro Venezia e le vittorie esterne su campi di icili come quelli di Buducnost, Ulm e Bourg, oltre ai colpi casalinghi contro Besiktas, Londra e ancora Ulm.
Se si considera l’avvio complicato, se-
novato e un budget contenuto rispetto alle grandi del torneo, Trento è riuscita a ritagliarsi un ruolo da protagonista, arrivando a pochi centimetri da un traguardo che la società non raggiunge ormai da esattamente un decennio. Non a caso lo stesso Cancellieri ha voluto ringraziare i giocatori per l’impegno e la dedizione, sottolineando come il gruppo abbia riportato entusiasmo e ambizione europea all’interno del club.
gnato dalla pesante sconfitta interna contro Bourg, il cammino dell’Aquila assume i contorni di una vera e propria crescita progressiva. Con un roster rin-
Ora però l’attenzione si sposta nuovamente sul campionato, dove la situazione appare più delicata. La Dolomiti Energia (9 vittorie e 12 sconfitte) occupa attualmente l’ottava posizione, l’ultima utile per accedere ai playo , ed è reduce da tre sconfitte consecutive contro avversari alla portata come Cantù, Sassari e Trieste. Un rendimento altalenante che evidenzia alcune di icoltà strutturali, soprattutto nella fluidità del gioco o ensivo, spesso a idato alle iniziative dei singoli.
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Le prestazioni di giocatori come Jones e Steward, protagonisti di prestazioni superlative in coppa, non sono bastate a garantire continuità in LBA. La squadra ha mostrato a tratti poca determinazione, rischiando così di compromettere la corsa ai playo . Con ancora sette giornate da disputare e margini di errore ormai ridotti al minimo, sarà fondamentale ritrovare energia e compattezza.
I l percorso europeo ha dimostrato il potenziale del gruppo e la capacità di competere ad alto livello. La sfida adesso è trasferire quello stesso spirito e quella stessa intensità sui parquet italiani, per chiudere la stagione dando continuità a quanto di buono costruito e consolidare la presenza tra le migliori otto squadre del campionato.
• Luca Dapic
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TRENTO CALCIO, CRESCITA CONTINUA E UNO SGUARDO ALLA SERIE B
«Memento audere semper». Più di ogni altra cosa, è diventato questo il vero motto di un Trento Calcio che in questi anni non ha mai smesso di osare, specialmente adesso che vola libera come l’aquila che rappresenta. La gestione del direttivo presieduto da Mauro Giacca, cominciata nel 2014 dopo tanti anni turbolenti, sta portando a vette sin qui inesplorate. «L’emozione più bella è quella di aver ridato vivacità e sicurezza, a livello
calcistico, al nostro Trentino – esordisce così il presidente Giacca –. Presi in mano il Trento Calcio con l’obiettivo di dare un punto di riferimento importante a tutto il territorio, così che potesse avere una società della comunità, intraprendendo un percorso che potesse essere importante e lungimirante». E così è stato, perché sotto l’occhio vigile di un Cda sempre presente ed attento, la crescita non è mai passata inosservata. In cinque anni di Serie C, le conquiste sono state tante, ma si sa, nel calcio come nella vita, guardare avanti è l’unica opzione percorribile: «La promessa all’inizio del percorso, seppur fatta prendendosi qualche rischio, era quella di portare il Trento in Serie C per i suoi 100 anni di storia. Ci siamo riusciti nel 2021 e l’emozione, ora, è quella di continuare a crescere sognando, prima o poi, quel traguardo chiamato Serie B.
Ma ci tengo a frenare gli entusiasmi, perché ci sarà ancora della strada da fare». Un proposito che per molti potrebbe sembrare utopistico e sul quale occorre fare un serio ragionamento, perché fare un passo di questo tipo cambierebbe di gran lunga le esigenze di tutto l’ambiente. Una cadetteria non è cosa da prendere alla leggera, ma questo il presidente Giacca già lo sa, così come riconosce il fatto che qualcosa ancora manchi per poter pensare di lanciare lo sguardo lassù. «Non abbiamo le strutture per compiere questo passo. Questo comporta la quasi impossibilità di provare a fare il grande salto in cadetteria. Vorrebbe dire farsi del male da soli». Realisticamente, quindi, cosa manca? «Vedo tanta voglia di fare da parte di tutti, mi rendo però conto della difficoltà di portare avanti questa realtà relativa al nuovo centro sportivo, che a me
piace definire centro di aggregazione territoriale provinciale. Sono passate diverse amministrazioni, i progetti ci sono, ma non si è ancora fatto nulla sul lato pratico per iniziare i lavori. Questo è quello che mi rattrista di più. Le migliorie strutturali sullo Stadio Briamasco sono state fatte ed anche in modo importante. Ma se mi chiede cosa manca per fare il salto in Serie B, ecco che allora questo purtroppo non basta». Le idee chiare e la concretez-
za sono sempre state caratteristiche imprescindibili per il patron trentino, che anche in questo caso non si nasconde dietro ad un dito. La speranza, per la società e per tutti i tifosi di questo splendido Trento, è che qualcosa si sblocchi anche in questi termini. Perché sognare non costa nulla, ma farlo tra le braccia di un padre che con amore si prende cura della propria creatura è ancora più bello.
• Nicolò Bortolotti
TRENTO, ENTUSIASMO E RISULTATI: PLAYOFF SEMPRE PIÙ VICINI
In città continua a crescere l’entusiasmo per un Trento che, oltre a viaggiare nei piani alti della classifica è, a detta di tutti, una delle squadre più belle da veder giocare. Questo risultato non è altro che il frutto di un metodo di lavoro consolidato nell’arco dell’anno, dove una difficoltà iniziale non ha condizionato il processo identitario che ora è vivo nel dna di questa squadra. Grande merito va a mister Luca Tabbiani, bravo a plasmare a sua immagine e somiglianza un gruppo che
l’ha seguito come solitamente si fa con un condottiero. E guai a togliere i giusti riconoscimenti anche al direttivo, il quale ha permesso all’ambiente di lavorare serenamente e con fiducia, nonostante i primi mugugni di un pubblico sempre molto esigente. Malumore per larghi tratti ingiustificato da parte della tifoseria, che molto spesso dimentica l’età media dei ragazzi in campo (25 anni), così come il budget investito dalla società rispetto alle proprie avversarie (dodicesimo assoluto del girone A). Ep-
pure, il fatto che il Trento stia vivendo il proprio miglior periodo storico, non è certo un caso: il miglioramento rispetto alla stagione precedente era l’obiettivo che in casa Trento ci si era posti fin dal principio, ma a risultato ottenuto, non si può che guardare avanti con una grande dose di ottimismo. Il sogno si chiama fase finale playo e pronunciarlo non fa più così paura.
L’ACADEMY TRENTINA VOLA ALTO: TERZO POSTO ALL’ANGT
La Dolomiti Energia Trentino chiude con un prestigioso terzo posto la tappa di Bologna dell’Adidas Next Generation Tournament, competizione giovanile che raggruppa alcune delle migliori formazioni giovanili in Europa. I bianconeri hanno vinto tre gare su quattro, superando Bayern Monaco, Paris Basketball e Next Gen Team Bologna, arrendendosi solo al Barcellona. Nella finale per il terzo posto Trento si impone 66-52 contro una selezione
europea, conducendo la partita dall’inizio; principale protagonista per i bianconeri è Mansour Bayo, inserito nel miglior quintetto del torneo. Nonostante le assenze di alcuni giocatori chiave, la squadra dimostra compattezza e capacità di adattamento, trovando protagonisti diversi in ogni gara. Il coach Manuel Bertoni sottolinea l’importanza di aver trasformato emozione e pressione in gioco di squadra, evidenziando condivisione del pallone, difesa e spirito
collettivo. S oddisfazione anche da parte della dirigenza: il ds Rudy Gaddo evidenzia il valore dell’esperienza e la crescita del gruppo, mentre il direttore dell’Academy Marco Crespi sottolinea l’importanza di essere stati non solo invitati, ma protagonisti. Il risultato rappresenta un traguardo significativo e uno stimolo per il finale di stagione delle formazioni Under 17 e Under 19.
• Luca Dapic
• Nicolò Bortolotti
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Il caso Gerosa: cosa insegna la vicenda dell’assessora di Fratelli d’Italia
IL METODO FUGATTI TRA TENSIONI INTERNE E RESILIENZA DEGNA DI RAMBO
C’è una lezione che si può apprendere dalla vicenda politica dell’assessora Francesca Gerosa: Maurizio Fugatti è un politico che conosce la virtù della pazienza. E infatti sta rosolando la esponente di Fratelli d’Italia come si fa con uno spiedo. E mi scuserà l’assessora per il parallelo, ma non mi viene in mente nulla di diverso.
L a “cottura” a fuoco lento dell’assessora arriva a maggio dello scorso anno.
Il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, ha rimosso Francesca Gerosa dal ruolo di vicepresidente, a idando l’incarico ad Achille Spinelli. Questa mossa è stata interpretata come una ritorsione politica dopo il “no” del governo nazionale al terzo mandato per i governatori, sostenuto dalla Lega ma osteggiato da Fratelli d’Italia. R icostruzione mai smentita da Fugatti, che ha iniziato da lì una lunga strategia della tensione. Complice anche un centrosinistra che per darsi
un tono ha cercato il momento utile per la spallata. E quello gliel’ha fornito proprio l’assessora.
A febbraio Gerosa è stata oggetto di una mozione di sfiducia presentata dalle minoranze. La mozione è nata a seguito delle polemiche sulla figura
di Clara Marchetto, un’attivista autonomista del dopoguerra la cui memoria era stata difesa dall’assessora con modalità ritenute incompatibili con la storia del Trentino.
A ll’opposizione sarà sembrato come
Iun ghiacciolo nel deserto. E non solo al centrosinistra.
N onostante la mozione di sfiducia sia stata respinta il 24 febbraio 2026, l’esito ha evidenziato una profonda frattura nella maggioranza: la Lega e il Patt si sono astenuti anziché votare contro, lasciando Gerosa politicamente “sola”. L’assessora ha comunque rivendicato l’esito come una vittoria.
Fugatti pilatesco affermava a cose fatte: «Da parte mia non c’è stata nessuna indicazione di voto alla maggioranza — spiegava Fugatti —. Conosco la loro serietà ed ero certo che la mozione non sarebbe passata». Insomma io mi chiamo fuori, hanno deciso i consiglieri se scegliere Barabba. Non proprio un endorsement. I n parallelo alle tensioni in giunta, Francesca Gerosa ha ra orzato la sua posizione interna a Fratelli d’Italia, venendo eletta presidente provinciale del partito nel novembre 2025 con il 68% delle preferenze.
Ed allora forse solo Giorgia Meloni, o più probabilmente Giovanni Donzelli, che è il luogotenente meloniano per queste faccende, potrà salvare il soldato Gerosa, che sembra come quei marines lasciati dietro alle linee nemiche. Ma va riconosciuta una dote all’assessora di FdI: ha dimostrato in questi mesi un coraggio degno di John Rambo.
E anzi l’assessora si toglie un sassolino dalla scarpa quando passa alla Camera la riforma dello Statuto del Trentino.
“I fatti di oggi dimostrano che mentre qualcuno preferisce l’ambiguità e l’astensione, Fratelli d’Italia che è stata tra i primi e più convinti garanti di questo percorso di riforma e di ra orzamento dell’autonomia in Trentino Alto Adige e così a Roma continua a dimostrare di essere una forza politica di coerenza e di parola - spiegava l’assessora Gerosa - La verità è semplice, finalmente è ormai evidente a tutti: l’autonomia non si difende a
parole nei territori per poi tirarsi indietro quando si vota in Parlamento. Ma si difende con la concretezza che Fratelli d’Italia sa costantemente dimostrare.
Noi continueremo a lavorare con serietà e responsabilità per presidiare, tutelare e ra orzare l’autonomia del nostro territorio; lasciando ad altri le chiacchiere, perché per noi non è uno slogan elettorale ma un impegno serio e concreto verso le istituzioni e verso i cittadini del Trentino che sempre di più ci danno fiducia.” N onostante la sfiducia respinta in Consiglio provinciale e la fedeltà parlamentare, i rapporti all’interno della giunta rimangono tesi. Il presidente Fugatti ha dichiarato che sulla questione Marchetto si è andati “fuori dai valori non negoziabili” della coalizione. Francesca Gerosa ha rivendicato l’esito del voto come una vittoria politica, confermando l’intenzione di proseguire il suo mandato.
• Alberto Gottardo
l futuro dell’autostrada del Brennero entra in una fase decisiva e più incerta. Il Ministero delle Infrastrutture ha scelto di proseguire la gara per la nuova concessione dell’A22 senza riconoscere il diritto di prelazione all’attuale gestore Autobrennero, aprendo così a una competizione piena tra i soggetti ammessi. La procedura, avviata a fine 2024, prosegue quindi nel segno della concorrenza, anche alla luce dei rilievi europei sulla trasparenza delle gare in project financing. Bruxelles aveva infatti contestato margini eccessivi di discrezionalità e scarse garanzie di parità tra i concorrenti. Il ministero ha ora ribadito che il numero degli ammessi assicura una competizione reale “a favore dell’interesse pubblico”, con la proposta preliminare già trasmessa al Cipess.
L’obiettivo è arrivare entro fine anno all’individuazione del nuovo concessionario. Senza il “paracadute” della prelazione, però, la partita si fa più complessa per Autobrennero, che dovrà confrontarsi con grandi gruppi infrastrutturali internazionali. Secondo indiscrezioni, tra i potenziali partecipanti figurano colossi del settore, rendendo la gara più incerta e competitiva. Sul piano politico, il dibattito si accende. Se da un lato il presidente altoatesino Arno Kompatscher rivendica la capacità dei territori di “far valere diritti e interessi”, dall’altro emerge una critica netta da parte del Partito democratico. La deputata Sara Ferrari parla apertamente di un passaggio critico: «Ora ci troviamo nello scenario peggiore: in gara senza il paracadute della prelazione, elemento chiave del project finan-
cing promosso da Autobrennero». Ferrari sottolinea come la situazione non sia frutto del caso: «Ci troviamo così perché qualcuno, per parte politica e tecnica, ci ha portati fino a qui, ignorando ostinatamente i segnali di allarme». E rilancia una linea alternativa: «Noi questa strada non l’avremmo mai imboccata, avendo costruito come Pd le condizioni giuridiche per un a idamento in house». Da qui la richiesta, rimasta inascoltata, di fermare la procedura e tornare a una gestione pubblica territoriale. «Si è preferito fare un passo ulteriore, verso il buio», conclude Ferrari. Ora la partita è aperta: tra vincoli europei, interessi locali e grandi operatori, il futuro dell’A22 si giocherà tutto sulla qualità delle o erte e sulla capacità dei territori di restare protagonisti.
Modello Trentino, autonomia dinamica e opere strategiche al centro
IL TRENTINO TRA AUTONOMIA
E INFRASTRUTTURE: LA VISIONE DI GOTTARDI
IL PUT è il piano di utilizzo delle t Autonomia di erenziata, bypass ferroviario e futuri scenari politici: sono questi alcuni dei temi a rontati nella nostra intervista all’assessore all’urbanistica, energia, trasporti, sport e aree protette Mattia Gottardi. L’autonomia del Trentino è ancora un modello forte o oggi rischia di essere messa in discussione anche alla luce delle riforme nazionali sull’autonomia differenziata? L’Autonomia trentina non è un privilegio da difendere, ma un modello di responsabilità esportabile. L’autonomia di erenziata non ci minaccia, anzi: conferma che il
nostro sistema di autogoverno funziona e rappresenta un esempio in Italia. Non temiamo il livellamento al ribasso; al contrario, cogliamo questa fase storica per rivendicare nuove competenze per un’Autonomia dinamica, con l’ambizione di alzare ulteriormente l’asticella della nostra efficienza amministrativa. Il bypass ferroviario di Trento continua a dividere opinione pubblica: come risponde alle preoccupazioni ambientali e sanitarie sollevate da cittadini e comitati? Le preoccupazioni di cittadini e comitati sono legittime e hanno la nostra massima attenzione istituzionale. Tuttavia, il bypass resta un’opera
strategica irrinunciabile: toglierà il tra ico merci dal cuore della città e ci connetterà stabilmente ai grandi corridoi europei. La nostra risposta non è ideologica, ma fattuale: garantiamo un rigore assoluto nei monitoraggi e totale trasparenza, basandoci costantemente sui dati scientifici forniti da APPA a tutela della salute e del territorio. Guardando avanti, il centrodestra trentino dovrà a rontare il “dopo Fugatti”: lei si vede tra i protagonisti di questa fase e con quale progetto politico? Oggi la priorità assoluta è governare bene e dare risposte concrete ai trentini fino a fine mandato. Le basi per il “dopo” si pongono con la credibilità del lavoro di oggi. Come esponente civico e autonomista, credo che la nostra area politica potrà essere centrale e decisiva per il prossimo progetto di coalizione che a mio avviso dovrà avere come base quella esistente e potenzialmente allargarsi ad altre esperienze territoriali. Io mi impegno per ra orzare questo polo
pragmatico, concreto e competente; i progetti e le visioni per il territorio vengono sempre prima dei nomi. Nel prossimo ciclo politico il Trentino dovrà scegliere una direzione chiara: lei si candida a guidare questo percorso e, se sì, con quale idea di Trentino tra dieci anni? Guardare al Trentino dei prossimi dieci anni richiede, prima di tutto, un profondo rispetto per la nostra terra e per chi la abita. Immagino un Trentino che usa la propria Autonomia come leva per innovare: un territorio ambientalmente ed energicamente sostenibile, che tutela le sue valli dallo spopolamento e che sa o rire opportunità reali ai nostri giovani, attrattività per investimenti e nuove attività imprenditoriali, coniugando sviluppo, qualità della vita e della proposta universitaria. Per quanto riguarda un mio eventuale ruolo futuro, chi amministra la cosa pubblica sa che i progetti collettivi e il bene della comunità vengono sempre prima delle ambizioni personali. Il
mio impegno quotidiano oggi è totalmente assorbito dalle responsabilità di governo che mi sono state a idate. Il punto di partenza dovrà sempre essere il “noi”, mai l’“io”: una squadra coesa al servizio esclusivo del Trentino di domani.
Scuola, sanità e ambiente: ecco i dossier su cui l’opposizione incalza la Provincia
La questione educazione è stata al centro di forti contrapposizioni in consiglio provinciale. È tornata al centro dello scontro durante la discussione del disegno di legge sui servizi per l’infanzia 0-6, proposto dalla consigliera di maggioranza Masè, appoggiato dall’assessora all’Istruzione Franesca Gerosa e alla fine approvato dal consiglio con i voti della maggioranza.
L a controproposta del PD era il ddl
di Francesca Parolari. Le minoranze contestavano in particolare le sezioni miste con bimbi di età diverse, chiedendo che fosse garantito il rispetto delle specifiche esigenze pedagogiche dei piccoli.
A ltra questione di forte contrapposizione è la sanità: le minoranze contestano misure di facciata (così considerano le Case di comunità, che non porterebbero veri aumenti di servizio ma solo nomi diversi per uguali prestazioni) e problemi irrisolti (come per il reperimento di personale.). Sui temi ambientali in particolare sono Lucia Coppola dei Verdi, Michela Calzà del PD e Filippo Degasperi di Onda a sollevare molte questioni critiche (ad esempio sulla gestione dei terreni di scavo del bypass, sulla gestione della fauna, contro la scelta dell’inceneritore).
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• Virginia Revolti
• Maddalena Di Tolla Deflorian
Commercio trentino, tra online, infrastrutture e grandi equilibri
PROVINCIA
CONFCOMMERCIO, BORT: “SISTEMA DA 160
MILIONI, ORA REGGE LA SFIDA DEL MERCATO”
Gianni Bort, classe 1950, da decenni è al centro di incarichi, poteri, influenze, nel mondo economico e politico. Si ricandida questo mese alla guida di Confcommercio (che presiede da fine anni novanta). Per dieci anni (fino al 2024) è anche stato presidente della Camera di commercio di Trento. Siede dal 2022 alla presidenza di SEAC, potente Spa di servizi di Confcommercio. Qual è il bilancio del lavoro suo e di Confcommercio? Direi positivo. La nostra Confcommercio si è data una struttura operativa particolare, esportando con successo un metodo di erogazione di servizi. Seac è nata così. Oggi è una holding con bilanci consistenti, che consentono di fare attività sindacale importante e anche sul piano economico. Siamo entrati in modo rilevante in molte attività del territorio funzionali ai soci, come APT e società funiviarie. Abbiamo anche una televisione, TV33. Penso di essere soddisfatto del mio lavoro. Non so se pecco di presunzione ma questo
sistema ha circa 1.000 dipendenti, un patrimonio netto che sfiora 160 milioni di euro, immobili privi di mutui per 100 milioni, una finanziaria con 400 milioni di liquidità. Gestiamo due contratti di lavoro (turismo e commercio) e servizi su molti ambiti. Dove sta andando il commercio trentino? Come a rontare
la concorrenza di centri commerciali, catene, vendite online? La situazione è più difficile rispetto ad altri settori, anche per la concorrenzialità del commercio online. Bisogna sforzar-
si di mantenere la capacità di spesa sul territorio. Noi ad esempio diamo forme di welfare ai lavoratori con gli enti bilaterali. Dobbiamo sostenere la viabilità: terza corsia dell’autostrada e Valdastico vanno fatte per rendere il Trentino attrattivo e ridurre i costi di trasporto. Per difendere il commercio di vicinato servono parcheggi al limitare dei centri, anche a Trento. Caso Efficient building: siete preoccupati dal rischio di perdere una grossa cifra, per via del processo, dei crediti fiscali che potreste non ottenere e del passaggio dal 110 di credito al 65 di altre parti? È stata un’operazione avventata? [EB, società controllata da SEAC, ha investito 250 milioni di euro in ristrutturazioni edilizie. Per presunte irregolarità, ritardi e un’ ipotesi di presunta tru a, c’è il rischio di perdere molto denaro, ndr] Ci sono 39 milioni di euro sotto sequestro impeditivo, abbiamo svalutato questa posta a bilancio. Non nego che sia andata male, però abbiamo realizzato tutto il possibile. È stato un azzardo? Forse, sicuramente un inve-
stimento importante, il margine doveva essere rilevante. La perdita non metterebbe in crisi il bilancio Seac. Il fatturato di SEAC è passato in 20 anni da 33 a più di 33 milioni di euro; L’EBTDA [indicatore di prestazione operativa] alla fine dei 20 anni è di 184 milioni di euro, su 553 milioni di fatturato nei 20 anni. Cosa risponde a chi dice che lei ha troppo potere, troppi incarichi, che c’è troppa concentrazione di po-
tere sempre nelle stesse mani nella galassia SEAC – Confcommercio - Camera di commercio? Risponderei che sbaglia. Abbiamo creato un sistema abbastanza centralistico, vero, ma serve per rapidità decisionale. Non sono un uomo solo al comando. Ho consigli d’amministrazione numerosi. La gestione è molto partecipata.
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• Maddalena Di Tolla Deflorian
Olimpiadi, turismo e lavoro, le sfide del sistema trentino
FAILONI: “TURISMO TRENTINO SOLIDO, ORA
LA SFIDA È SU QUALITÀ, LAVORO E SISTEMA”
Il turismo trentino conferma uno stato di salute positivo, sostenuto da numeri solidi e da una crescente consapevolezza del sistema economico locale. Lo sottolinea l’assessore provinciale Roberto Failoni, che dopo le Olimpiadi e Paralimpiadi traccia un bilancio complessivo: “È stato un successo straordinario, non solo per l’Italia ma anche per il Trentino. Un risultato costruito grazie ai volontari, alle forze dell’ordine, alla Protezione civile e a tutta la macchina organizzativa provinciale”. Accanto all’eredità dei Giochi, il 2025 ha registrato risultati definiti “straordinari”, mentre i primi
mesi del 2026 confermano una sostanziale tenuta, nonostante un fisiologico calo nelle aree olimpiche. “Le aziende stanno investendo sempre di più – spiega – perché è chiaro che qualità significa redditività”. Failoni respinge con decisione il tema dell’overtourism: “Non uso questa parola. Esistono giornate di di icoltà, come in tutte le destinazioni, ma stiamo lavorando sulla destagionalizzazione e sulle cosiddette ‘belle stagioni’”. Centrale resta anche il tema della mobilità, con l’obiettivo di ridurre l’uso dell’auto e migliorare i servizi per i visitatori. Determinante, secondo l’assessore, il ruolo dell’autonomia: “Ce la dobbiamo meritare ogni giorno. Gli investimenti pubblici, come i bandi qualità, hanno attivato centinaia di milioni di euro, generando benefici non solo per il turismo ma anche per artigianato, commercio e industria”. Un sistema che, negli ultimi anni, è diventato sempre più integrato: “Oggi gli ambiti turistici dialogano tra loro, non esistono più compartimenti
stagni”. Un modello rafforzato anche dalla gestione della tassa di soggiorno, quasi interamente destinata ai territori: “Questo ha permesso agli ambiti di crescere e diventare autonomi”. In questo contesto si inserisce anche il ruolo delle Pro loco, aumentate da 190 a circa 220: “Sono fondamentali non solo per il turismo, ma anche per la
coesione sociale”. Sul fronte del commercio di prossimità, il quadro resta articolato: “Le di icoltà ci sono, ma il 78% del mercato è ancora tradizionale. Con i multiservizi garantiamo negozi e servizi anche nei centri minori,
mantenendo viva la comunità”. La criticità principale resta però quella del lavoro. “Siamo passati dalla richiesta di personale qualificato alla semplice richiesta di personale. Stiamo lavorando per allungare le stagioni e garantire maggiore stabilità, ma servono anche collaborazioni con scuole e accordi internazionali, come quelli avviati con l’Argentina”. Infine, lo sguardo si allarga alle priorità politiche: “Dalle grandi opere al nuovo ospedale, il Trentino ha
tanti progetti già finanziati. Nei prossimi anni vedremo risultati concreti che miglioreranno la qualità della vita e l’attrattività del territorio”. Un percorso che passa anche attraverso i grandi eventi: dal Trento Film Festival al Festival dell’Economia, fino al Festival dello Sport e al TrentoDoc. “Sono appuntamenti strategici – conclude Failoni –che rafforzano l’identità del Trentino e ne consolidano il posizionamento a livello nazionale e internazionale”.
Olimpiadi, l’eredità del Trentino tra sviluppo e sostenibilità
Conclusi i Giochi olimpici e paralimpici Milano-Cortina 2026, per il Trentino si apre la fase dell’eredità. “Abbiamo capitalizzato a pieno questa occasione – spiega l’assessore Mattia Gottardi – vivendo i Giochi non come una vetrina temporanea, ma come un acceleratore di sviluppo e reputazione internazionale”. Le infrastrutture realizzate non resteranno inutilizzate: “Fin dall’inizio ci siamo dati una regola chiara: nessuna cattedrale nel deserto. Le opere sono pensate per restare e servire comunità, giovani e sport di base, garantendo sostenibilità nel tempo”. Sul fronte turistico, la sfida è trovare equilibrio. “La natura è il nostro core asset: rovinarla per inseguire i numeri significherebbe compromettere la nostra economia. Puntiamo su un turismo di valore, con mobilità sostenibile e una distribuzione dei flussi su tutto il territorio”. Resta però il tema dell’overtourism. “È un rischio concreto, che può incidere su vivibilità e costo degli alloggi. Per questo l’urbanistica è il nostro primo scudo: norme rigorose contro il consumo di suolo e per contenere seconde case, incentivando la riqualificazione e difendendo la residenzialità”.
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• Virginia Revolti
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La partita resta aperta: candidature, scadenze e trattative verso l’assemblea del 12 giugno
FEDERCOOP VERSO IL RINNOVO: SNODI DECISIVI TRA FINE MARZO E APRILE
La cooperazione trentina entra in una fase cruciale. Alla data di chiusura in redazione de La Piazza di Trento, la corsa alla presidenza di Federcoop è ancora aperta e segnata da equilibri in evoluzione. Al centro c’è la candidatura di Maurizio Ma ei, presidente della Cassa Rurale Vallagarina, proposta dal presidente uscente Roberto Simoni.
Non si tratta di una partita secondaria. Federcoop rappresenta infatti il cuore del sistema cooperativo trentino: coordina e indirizza un insieme articolato di realtà che spaziano dal
credito cooperativo all’agricoltura, dai servizi alle imprese al welfare territoriale. La sua presidenza ha quindi un peso strategico, perché orienta le scelte su investimenti, accesso al credito, politiche di filiera e rapporti con le istituzioni.
La partita si gioca su più livelli e con
tappe ravvicinate. Il 31 marzo rappresenta un primo passaggio chiave, legato alla definizione delle candidature e agli assetti interni, mentre il 16 aprile sarà un ulteriore momento decisivo per verificare convergenze e possibili maggioranze in vista dell’assemblea elettiva del 12 giugno.
Intorno a Ma ei si è già consolidato un fronte di sostegno, in particolare nell’area del credito cooperativo. Tra i nomi che emergono ci sono Enzo Zampiccoli, Marco Misconel e Silvio Mucchi, espressione delle Casse rurali presenti nel consiglio di amministra-
“Pranzi di Comunità”, inaugurata la mensa gestita dai ragazzi con disabilità
Giovedì 19 marzo, in occasione della festa di San Giuseppe, l’associazione Dream Aps di Arco, diretta da Daniela Vassallo, ha inaugurato il progetto “Pranzi di Comunità”: una mensa aperta a tutta la cittadinanza, in particolar modo alle persone sole, in di icoltà economiche o con disabilità. I veri protagonisti della giornata sono stati i ragaz-
zi dell’associazione: sette giovani portatori di disabilità che, affiancati dai volontari, hanno gestito il servizio cucinando, accogliendo gli ospiti e servendo ai tavoli. L’iniziativa o re ai partecipanti un corso di formazione con lezioni teoriche e pratiche allo scopo di agevolare, in futuro, il loro inserimento nel mondo del lavoro. Per gli utenti, invece, è un’occasione per
zione. Un appoggio che evidenzia la volontà del sistema bancario cooperativo di avere un ruolo centrale nella futura governance. Non mancano tuttavia le resistenze. All’interno del mondo cooperativo si registrano posizioni critiche rispetto all’ipotesi di un presidente proveniente dal credito, con il timore di uno sbilanciamento verso logiche finanziarie a discapito della tradizione mutualistica e agricola della Federazione. Il quadro resta quindi fluido. Accanto a Ma ei continuano a circolare i nomi di possibili alternative come Dalpalù e
incontrare nuove persone anche contrastando la solitudine, una piaga della nostra società. “L’obiettivo non è fare assistenza” ha spiegato Daniela Vassallo “ma creare relazioni”. Per prendere parte all’attività è possibile trovare tutte le informazioni necessarie sul sito u iciale di Dream Aps.
• Virginia Revolti
Da 35 anni Mandacarù intreccia
“QMonfredini, mentre non si esclude una soluzione di mediazione qualora le divisioni interne dovessero irrigidirsi. In gioco non c’è solo una nomina, ma l’indirizzo futuro della cooperazione trentina. La scelta del presidente influenzerà le politiche su credito, agricoltura e servizi, incidendo sui rapporti tra consorzi, imprese e territorio. Le prossime settimane, tra fine marzo e metà aprile, saranno decisive per chiarire gli equilibri. Poi la parola passerà all’assemblea del 12 giugno, chiamata a definire la nuova guida di Federcoop.
solidarietà, consumo critico e comunità
Q uanto più ci preoccuperemo della felicità degli altri, tanto più nel contempo costruiremo la nostra”, lo scrisse Frans van der Ho , padre del commercio equo e solidale. Oggi è il motto di 2.970 socie e soci, 344 volontari, 14 lavoratori e lavoratrici della cooperativa Mandacarù, nata nel 1989, che conta 14 botteghe in città e paesi trentini e a Bolzano. L’idea che lega queste persone è che commercio equo-solidale, finanza solidale, educazione allo sviluppo siano mezzi per coniugare nel quotidiano riflessione e tensione ideale con scelte concrete di cambiamento in campo economico-finanziario. La ccoperativa
vende prodotti artigianali, tessili, cibo nelle sue botteghe. Organizza eventi culturali-divulgativi e attività didattiche. Le botteghe sono a Trento, Bolzano, Rovereto, Pergine Valsugana, Riva Le attività supportano sussistenza, giustizia sociale, educazione, sviluppo sostenibile in tanti paesi, ra orzando la consapevolezza in Trentino-Alto Adige delle dinamiche geopolitiche internazionali e rapporti paritari fra i popoli, con particolare attenzione per zone montane vulnerabili.
• Maddalena Di Tolla Deflorian
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Festival, A Trento torna il cinema di montagna tra film, libri ed eventi
Trento Film Festival, la 74ª edizione tra cinema e grandi storie di montagna
Alpinismo, montagna, cinema, cultura, spettacoli, libri, sport, eventi, incontri: c’è tanto, come ogni anno, nell’edizione numero 74 del Trento Film Festival, dal 24 aprile al 3 maggio.
A Trento arrivano al TFF molti dei film e documentari più interessanti dell’arco alpino (comprese anteprime italiane, europee, assolute) di carattere alpinisticoavventuroso, etnografico, politico, culturale, naturalistico, biografico, fiction e altro genere: si a ronta la montagna da vari punti di vista, con film e contributi da tutto il mondo.
Non mancherà di attirare tantissime persone anche il tendone di MontagnaLibri, con la nutrita mostra dei titoli recenti (degli ultimi 15 mesi) e interessanti in tutti i settori (alpinismo, antropologia, ambiente, narrativa, scienze naturali, fauna, altri ambiti tematici), e con gli eventi letterari e i dibattiti. Ci sarà anche la Mostra-Mercato Internazionale delle
Librerie Antiquarie di Montagna.
Al Parco dei mestieri ci saranno le proposte per bambini e ragazzini: laboratori e attività di scoperta, divertenti, educative. La sezione “Destinazione…” è dal 2011 de-
dicata alla cinematografia e allo specifico culturale di altri paesi o aree geografiche, a prescindere dal tema “montagne e culture” che caratterizza le diverse sezioni del Festival, per spaziare a 360° nelle produzioni delle nazioni ospiti. Quest’an-
CULTURA
no si viaggia verso l’Estremo Oriente , verso Destinazione Corea del Sud. T4Future (Trento Film Festival For Future) è la sezione indipendente del Festival dedicata alle nuove generazioni: scuole, insegnanti, bambini e bambine, famiglie, con un ricco programma di proiezioni, laboratori e attività – durante tutto l’anno scolastico e durante il Festival – pensato per favorire l’educazione all’immagine e promuovere tematiche legate allo sviluppo sostenibile, alla tutela dell’ambiente e all’educazione alla cittadinanza attiva. Anche quest’anno il Festival ha deciso di affiancare alle classiche sezioni un programma speciale: in questa rassegna riporterà sullo schermo tre storiche pellicole in omaggio a due fondamentali personaggi del cinema internazionale, recentemente scomparsi: Claudia Cardinale e Robert Redford. Tutto il programma completo su https:// trentofestival.it/
Sintoniz zati sul
Un viaggio tra arte, media e IA: al via “Miraggi”, il Festival
Educa Immagine
Sarà “Miraggi” il titolo di Educa Immagine, il festival dell’educazione dedicato ai media che si svolgerà tra il 10 e il 12 aprile a Rovereto. Giunto ormai alla sua settima edizione, l’evento sarà l’occasione per approfondire l’uso della percezione che tutti noi abbiamo delle immagini fruite all’interno e all’esterno del mondo digitale. A ttraverso talk, laboratori, workshop, iniziative scolastiche e culturali, i partecipanti approfondiranno più aspetti sull’uso delle immagini tanto sensibili quanto attuali. Il festival spazierà dalla tutela della privacy alla dipendenza dai social, dai media al concetto di “viralità”, dall’impatto che l’intelligenza artificiale ha sull’infanzia al benessere emotivo di chi la fruisce.
Diversi i contenuti culturali e d’intratteni-
Trentino2 4 passa al sistema di ultima generazione DAB che permette di ascoltare anche la radio con una qualità audio per fetta.
mento proposti dalla rassegna di eventi. Saranno presenti ospiti di spicco come la conduttrice Daniela Collu, la psicoterapeuta Chiara Maiuri o il content creator Francesco Oggiano che parleranno rispettivamente dell’indignazione sui social, di psicologia e del rapporto tra informazione e social. Non mancheranno infine eventi in collaborazione con il Mart in cui si tratteranno l’impatto dell’IA sulla crescita dei bambini e l’arte nel tempo del digitale. Tra gli ospiti più apprezzati dal pubblico giovanile ci saranno infine cantanti e influencer come Mr. Rain, Giorgia Soleri e Mattia Stanga che si esibiranno sabato sera sul palco dello Zandonai. Maggiori informazioni sul programma del festival sono disponibili sul sito u iciale di Educa Immagine.
• Maddalena Di Tolla Deflorian
• Virginia Revolti
Case della Comunità, la rivoluzione della sanità territoriale in Trentino
Le Case della Comunità rappresentano uno degli interventi più rilevanti e strategici nella riorganizzazione della sanità trentina. Non si tratta di un semplice potenziamento dell’offerta sanitaria, ma di un vero cambio di paradigma che punta a spostare il baricentro del sistema dall’ospedale al territorio, costruendo una rete di prossimità capace di rispondere in modo più efficace ai bisogni dei cittadini.
Il progetto ha già superato la fase iniziale e si trova oggi in uno stadio avanzato di realizzazione. Sono sette le Case della Comunità già inaugurate e operative, mentre il piano complessivo prevede la realizzazione di quattordici strutture. In origine erano dieci quelle finanziate attraverso il PNRR, ma la Provincia autonoma di Trento ha scelto di ampliare la rete con risorse proprie, con l’obiettivo di garantire una copertura più capillare e uniforme, soprattutto nelle aree periferiche e nelle valli.
Una scelta strategica in un territorio complesso come quello trentino, dove la distanza dai centri maggiori può rappresentare un ostacolo concreto all’accesso ai servizi. In questo contesto, la diffusione di presidi sanitari di prossimità diventa fondamentale non solo per garantire equità, ma anche per sostenere la tenuta sociale delle comunità locali.
Le Case della Comunità nascono per rispondere a trasformazioni profonde: l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche e una domanda sanitaria sempre più articolata. Negli ultimi anni, il pronto soccorso è diventato spesso il punto di accesso anche per bisogni non urgenti, generando sovraffollamento e tempi di attesa elevati. Il nuovo modello punta a invertire questa tendenza, offrendo un primo riferimento territoriale per tutti i bisogni sanitari e sociosanitari non urgenti. Dal punto di vista organizzativo, le Case della Comunità non sono semplici poliambulatori,
ma strutture complesse basate su équipe multiprofessionali. Al loro interno operano medici di medicina generale, infermieri di famiglia e di comunità, assistenti sociali e altri professionisti, con il supporto di servizi diagnostici di base e tecnologie sempre più avanzate. L’obiettivo è garantire una presa in carico continua, evitando frammentazioni e riducendo il ricorso improprio agli ospedali. Tra le funzioni principali vi sono il punto unico di accesso, l’assistenza primaria, la continuità assistenziale, i servizi infermieristici, la diagnostica di base, i punti prelievo e l’assistenza domiciliare. La rete si articola inoltre tra strutture hub e spoke, in grado di garantire livelli diversi di complessità, ma sempre orientati alla prossimità. Accanto alla componente sanitaria, assume un ruolo centrale l’integrazione con i servizi
sociali. Le Case della Comunità sono pensate come luoghi dove la persona viene presa in carico nella sua interezza, considerando non solo la dimensione clinica, ma anche quella sociale, familiare e relazionale. In questa prospettiva si inserisce il percorso di evoluzione dei distretti verso un modello pienamente sociosanitario. In questo quadro, il volontariato e il terzo settore rappresentano un elemento distintivo e qualificante del modello trentino. La loro presenza all’interno delle Case della Comunità non è accessoria, ma strutturale: contribuiscono a costruire una rete di prossimità che va oltre la prestazione sanitaria, intercettando bisogni spesso invisibili e accompagnando le persone nei percorsi di cura. Il Trentino può contare su un tessuto associativo particolarmente radicato, fatto di or-
ganizzazioni, cooperative sociali e volontari che operano da anni sul territorio. Questo patrimonio diventa oggi parte integrante della nuova sanità territoriale. Il volontariato svolge un ruolo fondamentale nell’informazione, nella prevenzione e nel supporto alle persone fragili, mentre il terzo settore contribuisce a rafforzare i servizi, soprattutto nei contesti più periferici.
La collaborazione con queste realtà permette di sviluppare iniziative di educazione sanitaria, campagne di screening e attività di sensibilizzazione su temi cruciali come la salute mentale, le dipendenze, l’invecchiamento attivo e gli stili di vita. In molti casi, si tratta di interventi che difficilmente potrebbero essere sostenuti solo dal sistema sanitario pubblico, ma che diventano possibili grazie alla partecipazione attiva della
comunità.
Proprio la prevenzione è uno degli assi portanti del progetto. Le Case della Comunità sono pensate anche come luoghi dove costruire cultura della salute, promuovendo comportamenti corretti e favorendo una maggiore consapevolezza tra i cittadini. Un approccio indispensabile per affrontare le sfide future e contenere la crescita della domanda sanitaria.
Non mancano tuttavia le criticità. Il funzionamento del sistema dipende in larga parte dal coinvolgimento dei medici di medicina generale, chiamati a inserirsi in una logica di rete più strutturata. Si tratta di un passaggio che richiede un cambiamento organizzativo e culturale, ma che è essenziale per garantire l’efficacia del modello.
Allo stesso tempo, sarà fondamentale investire sulla comunicazione. Le Case della Comunità potranno funzionare davvero solo se i cittadini sapranno riconoscerle come punto di riferimento e comprenderanno quali servizi possono trovare al loro interno. In questa fase, il ruolo dei Comuni, delle comunità locali e dello stesso volontariato diventa decisivo per diffondere informazioni e accompagnare il cambiamento. Il cronoprogramma prevede il completamento di una parte significativa delle strutture entro i tempi stabiliti dal PNRR, mentre l’intero progetto sarà portato a termine entro la fine della legislatura. La sfida ora è consolidare quanto già realizzato e rendere pienamente operativo il sistema.
Le Case della Comunità rappresentano dunque molto più di un investimento infrastrutturale: sono il cuore di una nuova visione della sanità, basata su prossimità, integrazione e partecipazione. Un modello in cui istituzioni, professionisti e comunità –attraverso il volontariato e il terzo settore –concorrono insieme a costruire risposte più efficaci e sostenibili ai bisogni di salute dei cittadini trentini.
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L’assessore Mario Tonina fotografa
Trentino, sanità tra eccellenze e criticità: il peso decisivo dell’autonomia
Lo stato di salute della sanità trentina resta positivo nel confronto nazionale, ma non privo di criticità che impongono un’evoluzione del sistema. A tracciarne il quadro è l’assessore provinciale alla salute Mario Tonina, che lega i risultati raggiunti a un lavoro costruito negli anni e, soprattutto, al ruolo determinante dell’autonomia speciale. Per valutare davvero la qualità del sistema sanitario, spiega Tonina, è necessario partire dai dati nazionali:
“Mi viene da dire che quindi lo dicono loro, non lo dico io, che il Trentino è spesso in cima a queste graduatorie”. Un posizionamento che non è casuale, ma frutto di scelte precise: investimenti sul personale, attenzione alla presa in carico del paziente e capacità di risposta ai bisogni del territorio.
Un elemento chiave è proprio l’autonomia. “Io ne sono fortemente convinto: questo è grazie anche alla nostra autonomia speciale”, sottolinea l’assessore. A differenza di molte altre realtà, infatti, il Trentino finanzia la propria sanità con risorse proprie. L’ultimo bilancio destinato a salute e politiche sociali vale circa 1 miliardo e 600 milioni di euro, una cifra signifi-
cativa che consente di programmare interventi e servizi in modo più diretto e aderente alle esigenze locali. Il modello resta fortemente pubblico, con un ruolo integrativo del privato. “In Trentino la sanità è pubblica”, ribadisce Tonina, precisando che il privato copre una quota limitata –tra i 70 e gli 80 milioni – ma svolge funzioni importanti, in particolare nella riabilitazione. Proprio questa integrazione ha permesso di sviluppare anche fenomeni di mobilità attiva, con pazienti provenienti da altre regioni che scelgono il Trentino per specifici percorsi di cura. Accanto ai punti di forza, però, emergono le criticità. Liste d’attesa e accessi impropri al pronto soccorso restano nodi aperti. “Dobbiamo assolutamente migliorare”, ammette Tonina, ricordando come, dopo un primo miglioramento, i numeri siano tornati a crescere anche a causa di cambiamenti organizzativi e informatici. Oggi le persone in attesa superano le 20mila unità, un dato che rischia di generare disservizi e spingere parte dei cittadini verso il privato.
La risposta, secondo l’assessore, non può essere solo quantitativa. Il tema
centrale è quello dell’appropriatezza delle prestazioni e della gestione della domanda: “Se vogliamo sempre e solo rincorrere la domanda, non ce la faremo mai”. Serve invece un cambio culturale, che coinvolga cittadini e professionisti, puntando su prevenzione e uso corretto dei servizi.
In questa prospettiva si inseriscono le principali direttrici di sviluppo della sanità trentina. Da un lato l’innovazione e la ricerca, con la nascita della
facoltà di medicina e la trasformazione dell’azienda sanitaria in azienda universitaria integrata. “Può essere un’ulteriore attrattiva anche per i giovani”, spiega Tonina, indicando nella formazione e nella ricerca uno strumento per rafforzare il sistema. Dall’altro lato, gli investimenti infrastrutturali, a partire dal nuovo ospedale Santa Chiara di Trento, per cui sono stati stanziati 800 milioni di euro. Una struttura necessaria per
sostituire un presidio ormai datato e per accompagnare il salto di qualità richiesto dalla nuova fase della sanità trentina.
Non mancano le eccellenze già consolidate: dall’oculistica di Rovereto alla neurochirurgia di Trento, fino alla protonterapia, struttura unica per alcune patologie complesse, soprattutto pediatriche. “Il Trentino ancora una volta ha investito per dare risposte non solo ai pazienti trentini, ma anche oltre”, osserva l’assessore. Il quadro complessivo è quindi quello di una sanità che funziona e che mantiene standard elevati, ma che deve affrontare sfide importanti: l’invecchiamento della popolazione, la carenza di personale, la pressione sulla domanda e la necessità di riorganizzare i servizi. In questo contesto, l’autonomia resta il fattore distintivo, perché consente al Trentino di programmare, investire e innovare con maggiore flessibilità rispetto ad altre realtà. “Le sfide si vincono se ci si crede”, conclude Tonina. E per la sanità trentina la partita si gioca proprio qui: nella capacità di trasformare un sistema già solido in un modello sempre più sostenibile, vicino ai cittadini e capace di guardare al futuro.
Foto Gianni Penasa Archivio U icio Stampa PAT
All’Asuit parte lo studio europeo PROTECT. Radioterapia e protonterapia per migliorare qualità di vita e sopravvivenza
Tumori dell’esofago, in Trentino i primi pazienti trattati con tecniche avanzate
All’Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino sono stati trattati i primi pazienti nell’ambito dello studio internazionale PROTECT, che sperimenta approcci avanzati di radiochemiote-
rapia per i tumori dell’esofago e della giunzione gastroesofagea. Un passaggio significativo che segna l’avvio operativo di un progetto europeo finalizzato a ottimizzare i protocolli di cura e migliorare la qualità di vita dei
Parte in Trentino la fase operativa dello studio PROTECT: già completati i trattamenti su quattro pazienti con tecniche radioterapiche avanzate. Il progetto europeo Horizon coinvolge 13 centri e mira a migliorare gli esiti clinici nei tumori dell’esofago, grazie a protocolli innovativi e a una forte integrazione multidisciplinare
pazienti.
Dall’inizio del 2025 è attivo l’arruolamento, con i primi quattro pazienti che hanno già completato il trattamento mediante radioterapia a fotoni o protoni. Le Unità operative coinvolte – Radioterapia, Protonterapia e Fisica medica – hanno inoltre superato con successo lo study audit nell’ottobre 2025, confermando l’elevato livello organizzativo e clinico raggiunto.
PROTECT è uno studio multicentrico europeo finanziato dall’Unione Europea attraverso il programma Horizon e coinvolge 13 centri di riferimento.
L’obiettivo è valutare l’efficacia delle
Trento, disturbi alimentari sempre più precoci: cresce l’allarme tra i giovani
I disturbi del comportamento alimentare stanno assumendo dimensioni sempre più rilevanti e, soprattutto, coinvolgono fasce d’età sempre più giovani. Non sono più un fenomeno limitato all’adolescenza: i primi segnali compaiono già nella preadolescenza, con casi registrati intorno ai 10 anni. Nella fascia tra i 12 e i 19 anni rappresentano una delle principali cause di morte, a conferma della gravità di patologie che non riguardano solo il rapporto con il cibo, ma investono profondamente la salute fisica e mentale.
A Trento il fenomeno è monitorato dal Centro per i disturbi alimentari dell’Azienda sanitaria, che segue ogni anno circa 300 pazienti. La forma più diffusa resta l’anoressia nervosa, ma sono presenti anche bulimia, binge eating e altri disturbi correlati. Accanto ai dati ufficiali emerge però una criticità significativa: si stima che circa il 30% dei casi non venga intercettato. Un numero che evidenzia le difficoltà nel riconoscere precocemente i segnali e nell’accedere ai percorsi di cura.
L’abbassamento dell’età di esordio è legato a diversi fattori: pressioni sociali e modelli estetici sempre più pervasivi, utilizzo intensivo dei social network, fragilità emotive e difficoltà relazionali. In età precoce i sintomi possono essere confusi con comportamenti legati alla crescita, ritardando
l’intervento.
Le conseguenze possono essere gravi: oltre alla perdita di peso, i disturbi alimentari possono causare complicanze metaboliche, cardiache e psicologiche, fino a esiti estremi. Per questo la tempestività nella diagnosi è determinante. Il sistema sanitario punta su un approccio multidisciplinare che integra supporto psicologico, nutrizionale e medico. Parallelamente si lavora per rafforzare la rete territoriale, migliorare la formazione degli operatori e favorire l’accesso ai servizi. Centrale resta anche il ruolo di famiglie e scuola, chiamate a cogliere i primi segnali di disagio e ad attivare rapidamente i percorsi di cura.
più moderne tecniche di radiochemioterapia nel controllo della malattia, nella sopravvivenza a lungo termine e nella qualità di vita dei pazienti, colpiti da neoplasie tra le più aggressive. Il contributo trentino si basa su un approccio multidisciplinare che coinvolge numerose specialità: dalla chirurgia alla gastroenterologia, dall’oncologia alla radiologia, fino alla medicina nucleare e alla fisica medica. Fondamentale anche la collaborazione con il professor Giovanni De Manzoni di Verona, che consente di ampliare l’accesso allo studio a pazienti provenienti da altre regioni.
«L’avvio dei trattamenti e il completamento delle prime terapie rappresentano un risultato concreto di mesi di lavoro coordinato», spiegano Dea Veshaj e Daniele Scartoni, referenti dello studio a Trento. «I dati raccolti contribuiranno a orientare le future strategie terapeutiche».
Lo studio PROTECT resta aperto all’arruolamento di pazienti idonei, candidati sia a radiochemioterapia neoadiuvante sia a trattamenti definitivi. L’obiettivo è generare evidenze cliniche in grado di ridefinire gli standard di cura in un ambito ad alta complessità.
Cresce in modo significativo l’utilizzo di TreC+, il sistema di prenotazione online di Asuit, che in un anno ha registrato un aumento del 400%: dalle 2.515 prenotazioni di gennaio 2025 alle 10.976 di gennaio 2026. Un risultato legato anche all’ampliamento progressivo delle prestazioni prenotabili sulla piattaforma, che oggi comprende visite ed esami con priorità Rao B e D, alcune ecografie e alcune Tac senza mezzo di contrasto. L’obiettivo è continuare a potenziare il servizio digitale, offrendo ai cittadini un accesso più semplice senza dover passare dal call center. Sul fronte delle prenotazioni telefoniche, Asuit spiega che nella seconda metà del 2025 l’introduzione del nuovo gestionale e delle codifiche del nomenclatore ta-
riffario ha comportato una fase iniziale di rallentamento. Le criticità, però, sono state affrontate con un monitoraggio quotidiano e con interventi mirati: aumento degli operatori nelle fasce più richieste e introduzione di un voice bot per acquisire in anticipo codice fiscale e numero di ricetta elettronica. I risultati sono netti: il tempo medio di attesa è sceso da circa 10 minuti a un minuto e mezzo, il tasso di abbandono delle chiamate dal 28% al 2,5% e le richiamate dal 7% al 2,5%. Tra dicembre 2025 e fine gennaio 2026 le prenotazioni complessive sono state 181.756, oltre 10 mila in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Restano criticità in alcune discipline, come la dermatologia, dove pesa la carenza di specialisti.
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Prenotazioni sanitarie: TreC+ cresce del 400%
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