Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore
Diego Ruzza
di Venezia e Mestre
Filippo Giacinti traccia
la rotta del bilancio
della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”
La grande attesa del bilancio regionale
Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.
L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.
Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.
Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.
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Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”
LA POVERTA’ INVISIBILE E SILENZIOSA PESA
Aumentano le fragilità e cambiano i volti della povertà. La città si attrezza con l’Housing First e politiche attive del lavoro
Sanità veneziana, bilancio di fine mandato del direttore generale Edgardo Contato”
ELEZIONI COMUNALI, AI BLOCCHI
PARTENZA PER CA’ FARSETTI
Martella candidato per il centrosinistra mette al primo posto la sicurezza e il diritto alla casa con regole sugli affitti brevi, attenzione al rilancio di Mestre
L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”
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’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.
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Oltre le sbarre del silenzio
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Facciamo il punto
Due nuovi organi per i 1200 anni di storia veneziana
Venezia si prepara a un appuntamento con la storia. Nell’affascinante cornice dell’auditorium di Sant’Apollonia, sono stati svelati i dettagli del monumentale progetto che doterà la Basilica di San Marco di due nuovi organi. L’iniziativa, interamente sostenuta dalla Procuratoria di San Marco, non è solo un’operazione di restauro, ma una vera e propria rinascita sonora in vista del 2028, anno in cui la città celebrerà il 1200° anniversario della traslazione delle reliquie dell’Evangelista da Alessandria d’Egitto. Alla presentazione hanno preso parte le massime autorità cittadine e religiose, a testimonianza dell’importanza dell’opera: il patriarca di Venezia Francesco Moraglia, il primo procuratore Bruno Barel e il primo organista della Basilica, Alvise Mason. Il cuore tecnico del progetto è affidato a due eccellenze mondiali dell’arte organaria, chiamate a collaborare in un dialogo tra scuole diverse Philipp Klais, della storica Johannes Klais Orgelbau di Bonn, portavoce della prestigiosa tradizione tedesca e Francesco Zanin, erede della celebre dinastia di organari di Codroipo (Udine), punto di riferimento per l’artigianato d’eccellenza italiano. Il progetto si distingue per una configurazione complessa e tecnologicamente avanzata, pensata per adattarsi alla peculiare acustica della Basilica, nota per i suoi riverberi e la sua struttura bizantina. Quattro sezioni strumentali: L’architettura sonora sarà distribuita in quattro punti strategici della cattedrale. Questa scelta permetterà di ricreare quell’effetto di “suono spazializzato” che rese celebre la Cappella Marciana nel Rinascimento, epoca in cui compositori come i Gabrieli sfruttavano le diverse cantorie per creare dialoghi musicali unici al mondo. Non si tratta solo di ingegneria musicale. Il patriarca Moraglia ha sottolineato come l’organo sia lo strumento che, per eccellenza, accompagna la preghiera e l’elevazione dello spirito. In un contesto come quello di San Marco, dove l’arte visiva dei mosaici incontra la musica, i nuovi strumenti serviranno a rendere ancora più solenni le celebrazioni del 2028. Con questo investimento, la Procuratoria conferma la volontà di mantenere la Basilica non solo come un museo cristallizzato nel tempo, ma come un centro vivo di produzione culturale e spirituale, capace di attrarre i migliori talenti internazionali e di offrire alla città e ai visitatori un’esperienza sensoriale completa.
Presentato il piano per la rinascita sonora della Basilica di San Marco
Oltre le sbarre del silenzio
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Padova è sempre stata un’eccellenza anche nei percorsi di recupero per i detenuti. Le esperienze al Due Palazzi hanno fatto scuola e vengono citate nei convegni internazionali come l’esempio di un carcere che non si limita a “stoccare” condannati, ma che trasforma nuove vite. Eppure, oggi, quel modello scricchiola sotto il peso di un sovraffollamento che tocca il 155% e di scelte che sembrano voler smantellare anni di faticosa ricostruzione umana. Uno dei drammi più recenti ha coinvolto un uomo di settant’anni, recluso in Alta Sicurezza. Non era un numero, era una persona inserita da anni in attività lavorative che avevano riempito le sue giornate e cambiato il suo orizzonte. La sua colpa? L’angoscia di un trasferimento improvviso, annunciato senza spiegazioni, che avrebbe cancellato con un colpo di spugna legami, impegni quotidiani e una prospettiva di “vita dignitosa” costruita con fatica. Quando lo Stato decide di spostare detenuti ormai stabilizzati, interrompendo percorsi di studio universitari o laboratori professionali, non sta applicando la legge: sta compiendo quella che molti definiscono una “regressione trattamentale”. A La Giudecca di Venezia, a metà di questo mese, si è tolta la vita una giovane donna, italiana, di 32 anni. Se togliamo la prospettiva del domani a chi sta cercando di espiare le proprie colpe, non resta che il vuoto. E il vuoto, in carcere, uccide. Realtà del volontariato sociale, impegnate in carcere quotidianamente, non stanno semplicemente aiutando i detenuti a “far passare il tempo”. Stanno investendo, oltre che sul recupero di centinaia di persone, sulla sicurezza di noi tutti. I dati parlano chiaro: dove c’è lavoro e formazione, la recidiva crolla sotto il 10%. Dove c’è solo ozio e sovraffollamento, si creano nuovi criminali o, peggio, si alimentano i cimiteri. È necessario che la politica locale e nazionale metta queste realtà nelle condizioni di lavorare al meglio. Dare dignità ai detenuti significa anche non spezzare i legami affettivi. Il lavoro in carcere non è un privilegio, è la spina dorsale della rieducazione, per questo il terzo settore va sostenuto, anche con più psicologi e mediatori, per potenziale l’ascolto. Non possiamo voltarci dall’altra parte. Dobbiamo pretendere un carcere che funzioni come un’officina di nuove vite, non come un vicolo cieco.
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Martella: “Venezia ha bisogno di una svolta, sicurezza e casa sono priorità assolute”
Casa, turismo e sicurezza al centro del programma di Martella. Il candidato del centrosinistra propone regole sugli affitti brevi, rilancio di Mestre e Marghera e più servizi di prossimità per contrastare lo spopolamento
«U na responsabilità importantissima, per una sfida decisiva». Così il senatore Andrea Martella, segretario regionale del Partito Democratico e da pochi giorni candidato sindaco del centrosinistra, ha spiegato ai microfoni di Radio Veneto24 le ragioni che lo hanno spinto a correre per la guida della città lagunare.
A convincerlo, racconta, «le tante persone che studiano, lavorano e vivono a Venezia» e le forze «democratiche, progressiste, ambientaliste e civiche» riunite nella coalizione “La buona stagione”. Un progetto che punta dichiaratamente a «una svolta», perché –sostiene – «ci sono ancora molti problemi aperti che in questi anni non sono stati affrontati e quindi non risolti».
Il primo nodo è l’overtourism. «Gli effetti di un turismo molto pressante e di una monocultura turistica – osserva Martella – si scaricano sulla città e soprattutto sulla casa». Il risultato è sotto gli occhi di tutti: perdita di residenti, affitti turistici che alimentano la speculazione, giovani costretti a cercare altrove opportunità di lavoro e di vita.
Per questo il candidato del centrosinistra propone una regolazione più stringente degli affitti brevi, «tutelando la piccola e piccolissima proprietà, ma impedendo la speculazione selvaggia». Un equilibrio delicato, ma necessario, per
arginare l’espulsione progressiva dei cittadini dal centro storico e, fenomeno sempre più evidente, anche da Mestre.
Ed è proprio su Mestre e Marghera che Martella accende un altro faro. «Le chiamiamo periferie, ma in realtà sono il cuore vitale della città», afferma. Quartieri che, a suo dire, «si sono sentiti abbandonati, privi di funzioni e servizi adeguati alla loro vocazione metropolitana» e dove il tema della sicurezza è diventato centrale.
«La sicurezza – insiste – è un diritto come il lavoro e la salute. I cittadini devono poterla vivere come esperienza quotidiana». Un diritto che riguarda soprattutto «i più fragili, gli anziani, chi si sente solo» e che, promette, sarà al centro dell’agenda amministrativa.
Martella ha tra gli altri temi, affrontato quello del quartiere di Via Piave a Mestre, dove risiede. Si tratta di una zona periferica che, a suo dire, rappresenta tanto le difficoltà quanto le opportunità di rinascita dell’hinterland di Venezia. “Via Piave oggi è vista come un simbolo negativo, ma potrebbe diventare il cuore di una rinascita se il Comune decidesse di investire su di essa, coinvolgendo cittadini e privati”.
Il candidato sindaco ha messo in evidenza la necessità di restituire alle municipalità veneziane le risorse e le funzioni necessarie per un’amministrazione più vicina ai
cittadini. “Le istituzioni di prossimità sono essenziali per una maggiore partecipazione delle persone alla vita politica della città. Dobbiamo riportare al centro la comunicazione con comitati e residenti, riscoprendo il valore del contatto diretto con le comunità locali”, ha
affermato Martella. Infine, la proposta più ambiziosa: lo status di città a statuto speciale. Martella ricorda che Venezia gode già di una “specialità” riconosciuta dalla legge come città di preminente interesse nazionale, ma avverte: «Questa specialità ri-
schia di andare perduta». Da qui il disegno di legge presentato nei mesi scorsi al Senato per riconoscere alla città un rango costituzionale, «un passo in più» per tutelarne l’unicità e garantirle strumenti adeguati ad affrontare sfide straordinarie.
Venezia, Resistere Veneto prepara la corsa a Ca’ Farsetti: candidato “di alto profilo” in arrivo
Resistere Veneto si prepara a scendere in campo alle prossime elezioni comunali del capoluogo lagunare con un proprio candidato sindaco. Ad annunciarlo è Riccardo Szumski, consigliere regionale e leader del movimento autonomista, che parla di una decisione ormai vicina.
Dopo l’esperienza alle ultime regionali, il gruppo guarda ora alle amministrative venezianecome a una nuova tappa del proprio percorso politico. «Il destino vuo-
le che si riparta da Venezia, non solo in senso simbolico», afferma
Szumski, spiegando che la scelta definitivasul nome sarà ufficializzata nei prossimi giorni. Secondo quanto anticipato, il movimento punterà su una figura «di alto livello», descritta come un profondo conoscitore della realtà cittadina, affiancato da una squadra ritenuta all’altezza delle sfide amministrative. «Venezia ha bisogno di superare leadership improvvisate e troppo mediatiche – sottolinea – e di affidarsi a competenze integrate».
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Emporio Solidale di Mestre, un presidio contro la povertà alimentare
Attivo dal 2018, l’Emporio Solidale della Casa dell’Ospitalità sostiene famiglie in difficoltà economica attraverso la distribuzione gratuita di beni di prima necessità, il recupero delle eccedenze alimentari e un centro di ascolto in collaborazione con i servizi sociali
U
n luogo dove la spesa gratuita si accompagna all’incontro e all’attenzione verso le persone. All’Emporio Solidale della Casa dell’Ospitalità di Mestre la solidarietà prende forma ogni giorno in gesti semplici e significativi, pensati per sostenere famiglie che vivono una condizione di fragilità economica e sociale. Qui la spesa non è solo un aiuto materiale: è un modo concreto per prevenire l’aggravarsi della povertà e, nei casi più delicati, anche la perdita dell’alloggio.
Nato nel 2018 per rispondere ai bisogni emergenti del territorio, l’Emporio Solidale funziona come un piccolo negozio, dove le famiglie segnalate dai servizi sociali possono scegliere gratuitamente
beni di prima necessità, prodotti freschi, articoli per l’igiene personale, abbigliamento nuovo e materiale scolastico. La libertà di scelta è garantita da un sistema di tessera a punti, che restituisce autonomia e rispetto, trasformando l’assistenza in un percorso di dignità.
Accanto alla distribuzione dei beni, l’Emporio è anche luogo di ascolto e accompagnamento. Un centro dedicato incontra le famiglie, fornisce informazioni, orienta e monitora le situazioni di disagio in costante collaborazione con i servizi socio-sanitari del territorio. Un lavoro silenzioso ma fondamentale, che permette di intercettare precocemente le difficoltà e costruire risposte con-
divise.
Ogni settimana, l’Emporio accoglie con cura in media 90 famiglie e attiva oltre 10 spese di emergenza, rispondendo con tempestività a situazioni improvvise e complesse. Nel corso del 2025 sono state distribuite 3.367 spese, consegnate 284 borse di emergenza e accolte 130 famiglie, per un totale di 380 persone, tra cui 105 minori. Numeri che raccontano storie, volti e percorsi di vita, spesso segnati da fragilità ma anche da grande resilienza.
Il cuore pulsante dell’Emporio Solidale è rappresentato da una ventina di volontari, vera anima del servizio. Sono loro che ogni giorno aprono le porte, accolgono con gentilezza le famiglie inviate dai servizi territoriali e trasformano il momento della spesa in un’occasione di incontro e relazione. La loro presenza attenta e discreta è il ponte che trasforma l’aiuto in inclusione, l’assistenza in umanità condivisa.
La missione dell’Emporio si
nutre anche di progetti strutturati. Attraverso il recupero delle eccedenze alimentari, il servizio combatte lo spreco trasformando il surplus delle mense scolastiche e aziendali in una risorsa preziosa per chi è in difficoltà. Nel solo 2025 sono stati recuperati 462 quintali di prodotti, tra alimentari e non food, pane e panificati, frutta e verdura.
Grande attenzione è dedicata anche all’educazione e alla sensibilizzazione, con interventi nelle scuole per trasmettere alle nuove generazioni i valori della solida-
rietà e della responsabilità sociale. Non mancano, infine, percorsi di inclusione e autonomia rivolti alle persone senza dimora, perché l’Emporio non sia solo un punto di arrivo, ma un trampolino verso il riscatto sociale. Sostenuto dalla rete dei donatori e dall’impegno quotidiano dei volontari, l’Emporio Solidale della Fondazione di partecipazione Casa dell’Ospitalità, con sede in via Santa Maria dei Battuti a Mestre, continua a crescere come presidio di welfare integrato.
Guendalina Ferro
Dal welfare di comunità agli assistenti di quartiere alla casa, Stefani: “Nessuno deve essere lasciato indietro”
Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa.
Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più vicino alle persone e ai territori. Uno degli interventi annunciati da Stefani è l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani fra-
gili e parzialmente non autosufficienti. Non un semplice impiegato, ma un facilitatore che aiuta le famiglie nella gestione quotidiana dei non autosufficienti, dalla spesa alle pratiche burocratiche, portando i servizi direttamente nei condomini e nelle frazioni. L’obiettivo è duplice: garantire supporto quotidiano e ridurre il peso economico e organizzativo che spesso ricade interamente sulle famiglie.
Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico post-crisi.
Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di edilizia sociale e iniziative per calmierare
gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazioni a prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato. L’abitare viene così riconosciuto come primo strumento di contrasto alla povertà.
“La solidarietà tra generazioni è una responsabilità comune”, è il messaggio che emerge: investire su chi è in difficoltà significa rafforzare la coesione sociale e costruire un Veneto più equo, dove la crescita non lasci indietro nessuno.
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Focus povertà/2. Il punto dell’assessore alla Coesione sociale Simone Venturini
La povertà che cambia a Venezia
L a povertà a Venezia non è un fenomeno statico: cambia volto, si trasforma, si intreccia con fragilità sociali, sanitarie e abitative e attraversa in modo diverso il centro storico, la terraferma e le isole. Ne parliamo con Simone Venturini, assessore alla Coesione sociale del Comune di Venezia.
Assessore Venturini, che volto ha oggi la povertà a Venezia? È cambiata rispetto a qualche anno fa?
La povertà a Venezia è un fenomeno complesso e articolato, che coinvolge dimensioni relazionali, sociali ed economiche e si intreccia con problematiche legate all’abitare, alla salute e all’immigrazione. Parlare di povertà significa includere anche la povertà estrema, che riguarda le persone senza dimora, costrette a vivere in strada o a fare riferimento a strutture di accoglienza come i dormitori.
Negli ultimi anni osserviamo un aumento delle persone in grave indigenza con dipendenze da sostanze, così come una crescita della presenza femminile e delle persone immigrate. Parallelamente, si registra una forte pressione sul fronte abitativo, a cui rispondiamo attraverso bandi di edilizia residenziale pubblica e di social housing, cercando di costruire mix abitativi equilibrati ed evitando la creazione di ghetti. Venezia è una città complessa e frammentata: la povertà si manifesta allo stesso modo nel centro storico, in terraferma e nelle isole?
Nel centro storico si registra una presenza più significativa di persone dedite alla mendicità. Si tratta spesso di individui, in prevalenza originari dell’Est Europa, che restano in città per alcuni mesi cercando una forma di sostentamento attraverso l’elemosina dei turisti. In terraferma, invece, grazie a una rete di servizi più articolata, emergono con maggiore frequenza situazioni di povertà grave: persone che fanno affidamento quasi esclusivamente sui servizi di assistenza e che, nella maggior parte dei casi, non ricorrono alla mendicità.
Quali sono i principali progetti attivati dall’Amministrazione per sostenere le persone in difficoltà?
Le risposte messe in campo
comprendono diverse misure di sostegno, a partire dai servizi di prossimità, che consentono di entrare in contatto con le persone senza attendere che siano loro a rivolgersi agli uffici. A questi si affiancano progetti di accoglienza, contributi economici, interventi abitativi, iniziative di spesa solidale e forme di supporto per chi possiede già un alloggio ma incontra difficoltà economiche o ostacoli nell’inserimento lavorativo. Complessivamente, gli interventi e i progetti ammontano a circa 5 milioni di euro, tre volte le risorse disponibili all’inizio della nostra amministrazione. Anche il numero degli operatori è raddoppiato: dai 45 del passato agli attuali 95, tra servizi interni, esterni e appalti alle cooperative. Che ruolo hanno progetti come “Housing First” nel contrasto alla marginalità estrema?
Le famiglie con minori sono tra le più esposte alle fragilità: cosa emerge dai servizi sociali?
Grazie alla presenza costante sul territorio, i servizi sociali riescono a intercettare i bisogni attraverso segnali più o meno evidenti, consentendo di attivare interventi tempestivi di sostegno alle famiglie.
Come si combatte la povertà educativa, soprattutto nei contesti più fragili?
Con il progetto “Housing First”, ad esempio, 35 persone hanno potuto lasciare il marciapiede per accedere a una casa vera e propria. Sono percorsi che richiedono tempo, spesso tortuosi e complessi, ma una possibilità concreta di uscire dalla marginalità esiste sempre. Negli ultimi anni abbiamo anche inaugurato la nuova ala della Casa dell’Ospitalità di via Spalti, superando il concetto tradizionale di dormitorio e realizzando piccole stanze dove vivere, nel rispetto di regole precise. Di recente è stato inoltre potenziato il servizio Drop-In di via Giustizia, insieme all’incremento dei posti letto per le persone senza dimora durante il periodo invernale.
Sempre più persone lavorano ma restano povere: come affrontate il fenomeno dei “working poor”?
Operiamo in stretta collaborazione con il Centro per l’Impiego per sostenere l’occupabilità e facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro, puntando sulla valorizzazione delle competenze individuali. L’obiettivo è aiutare ciascuno a individuare una collocazione coerente con le proprie capacità.
L’assessore Venturini racconta come Venezia affronta povertà e marginalità: interventi abitativi, servizi di prossimità e progetti educativi per donne, famiglie e “working poor”
Da anni sono attivi interventi di prossimità rivolti all’infanzia e all’adolescenza, realizzati sia direttamente dal Comune sia attraverso progetti di prevenzione dedicati ai giovani.
Le risorse a disposizione sono sufficienti per rispondere ai bisogni crescenti?
A Venezia non si era mai investito così tanto nel Sociale come ora, è un fatto. Abbiamo messo sul piatto tanto, anche dal punto di vista umano e progettuale, attivando così sperimentazioni e progetti. Non basta infatti avere le risorse in tasca, serve anche saperle spendere bene e rendicontare.
Che messaggio vuole lanciare a chi oggi vive una condizione di povertà e si sente invisibile?
A Venezia è difficile restare invisibili: la rete dei servizi di prossimità è capillare e fortemente integrata, capace di intercettare chi si trova in difficoltà e di offrire operatori disponibili all’ascolto e alla raccolta dei bisogni. L’obiettivo, come detto, è che nessuno venga lasciato solo. È però fondamentale avere il coraggio di chiedere aiuto, perché è spesso da quel primo passo che può iniziare un cambiamento reale.
Guendalina Ferro
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Simone Venturini
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Focus povertà/3. Servizi e numeri del presidio
Il Piano Emergenza che salva 94 vite nella notte veneziana
I
n via Santa Maria dei Battuti, a Mestre, ha sede la Fondazione Casa dell’Ospitalità, la più grande struttura di accoglienza del territorio comunale per persone in condizione di grave marginalità, con una capienza di 90 posti letto tra accoglienza notturna e diurna. Un presidio sociale che, per numeri e servizi offerti, rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la città. La Casa dell’Ospitalità accoglie donne e uomini maggiorenni con percorsi di vita complessi, segnati da povertà estrema, dipendenze, disagio psichico, perdita del lavoro e della casa, migrazione e assenza di reti familiari. Il posto letto è solo il punto di partenza di un lavoro più ampio, costruito in rete con il Comune di Venezia – Direzione Coesione Sociale, che mette al centro la dignità della persona e la possibilità di una ripartenza. Nel corso del 2025, i servizi di Accoglienza su progetto hanno coinvolto 50 persone, 10 donne e 40 uomini: 20 cittadini italiani e 30 stranieri, accompagnati in percorsi personalizzati finalizzati al recupero dell’autonomia. Accan-
to a questi, la Prima Accoglienza e lo Sportello Centro Servizi hanno rappresentato il primo punto di accesso per 134 persone, in larga parte uomini (112 uomini e 22 donne), con una prevalenza di cittadini stranieri (88 stranieri e 46 italiani), offrendo ascolto, orientamento e accompagnamento ai servizi sociali e territoriali. Durante i mesi invernali, la risposta all’emergenza si è rafforzata attraverso il Piano Freddo, attivo dal 1° dicembre al 21 marzo. Servizio attivo in sinergia con il comune di Venezia. Nel corso del 2025, il servizio ha garantito accoglienza notturna d’emergenza a 94 persone, di cui 75 uomini e 19 donne; 71 cittadini stranieri e 23 italiani, mettendo a disposizione posti letto dedicati per chi vive in strada nei periodi più critici. Il Piano Freddo, attualmente ancora in vigore e operativo fino a marzo 2026, è affiancato da un’unità di strada per il monitoraggio del territorio e la distribuzione di beni di conforto ed è supportato dal numero verde 800 589266, attivo 24 ore su 24 per segnalazioni e richieste di interven-
to. Accanto ai servizi strutturati, un ruolo decisivo è svolto dal mondo del volontariato, composto da un numero importante di persone e da diverse associazioni no profit del territorio che scelgono di dedicare tempo, competenze e presenza a chi vive in condizioni di povertà estrema. Tra queste realtà c’è Croce Verde Mestre, che ogni giovedì sera vede impegnato un gruppo di volontari in attività di prossimità rivolte ai senza dimora: attenzione alle condizioni di salute, ascolto e distribuzione di vestiti e coperte,
in base alle necessità del momento. Gesti semplici, spesso invisibili, che nelle notti più fredde diventano importanti per chi vive ai margini. Un ruolo centrale è svolto anche dai servizi di accompagnamento all’autonomia. Nel 2025, i percorsi di Housing temporaneo, della durata compresa tra 6 e 24 mesi, hanno interessato 24 persone: 6 donne e 18 uomini, 15 italiani e 9 stranieri, con età compresa tra 35 e 64 anni, con l’obiettivo di favorire il passaggio dalla strada a soluzioni abitative più stabili. A questi si affiancano lo
Venezia ha partecipato alla Rilevazione nazionale delle Persone Senza Dimora
Venezia è stata una delle 14 città campione d’Italia coinvolte nella Rilevazione nazionale delle Persone Senza Dimora, promossa dall’ISTAT e coordinata dalla Federazione Italiana degli Organismi che lavorano con le Persone Senza Dimora (FIOPSD). L’indagine ha visto il coinvolgimento diretto della Caritas e di numerosi volontari locali, con il supporto del Comune attraverso Servizi Sociali, Polizia Locale e Servizio Statistica.
L’Amministrazione comunale ha fornito supporto logistico, individuato le aree più sensibili e
garantito condizioni di sicurezza per i rilevatori impegnati nelle attività notturne. Grazie a questa collaborazione, è stato possibile organizzare le squadre in modo da coprire tutto il territorio e raccogliere informazioni sul campo in modo efficiente.
A Venezia, i volontari affiancati da operatori esperti sono stati suddivisi in circa 50 squadre, distribuite su 48 zone. Le attività si sono svolte in tre serate: la conta delle persone senza dimora il 26 gennaio, le interviste nei dormitori il 28 gennaio e gli incontri per strada il 29 gen-
naio. Durante le interviste, i volontari hanno raccolto informazioni sulle condizioni sociali, economiche e personali delle persone senza dimora, entrando in contatto con storie di vita spesso segnate da precarietà lavorativa, migrazione, perdita dei legami familiari e difficoltà di integrazione sociale. Un aspetto significativo dell’attività è stata la mediazione linguistica: grazie all’intervento di una mediatrice in lingua araba, due persone di origine tunisina hanno potuto raccontare il proprio vissuto in modo più completo, evidenziando l’importanza della
sportello per la ricerca alloggio, il supporto all’inserimento lavorativo, il servizio di supporto psicologico e l’accompagnamento socioeducativo, strumenti fondamentali per affrontare fragilità complesse e prevenire nuove situazioni di esclusione. Numeri, servizi e volti che raccontano una realtà in cui l’accoglienza non è mai fine a sé stessa, ma diventa un’opportunità concreta di ripartenza, resa possibile anche da chi sceglie, ogni giorno, di non voltarsi dall’altra parte.
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competenza interculturale nel lavoro sociale. I dati raccolti durante la Rilevazione non sono ancora stati resi pubblici, ma l’obiettivo è chiaro: comprendere meglio la situazione delle persone senza dimora per orientare in modo più efficace gli interventi, grazie al lavoro congiunto di istituzioni, volontari e organizzazioni del Terzo settore. L’indagine rappresenta quindi uno strumento fondamentale per aggiornare il quadro sulla marginalità adulta, permettendo alle istituzioni locali di progettare interventi mirati ed efficaci per i prossimi anni. (g.f.)
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Il messaggio mette sotto la lente la manutenzione del mezzo Alilaguna
E mergono nuovi elementi nell’inchiesta sull’incidente nautico avvenuto domenica 8 febbraio a Rialto, che ha visto coinvolto un lancione Alilaguna e il ferimento di nove persone. Un messaggio vocale circolato tra gli addetti ai lavori descrive un presunto guasto al sistema di trasmissione del natante già nei giorni precedenti all’impatto. Secondo quanto riportato dall’audio, il cambio del mezzo sarebbe stato temporaneamente assicurato con un cordino di fortuna, e i conducenti avrebbero segnalato all’ispettore aziendale la necessità di riparazioni urgenti almeno quattro o cinque giorni prima dell’incidente. Il lancione era rimasto fermo in cantiere il sabato e reimmesso in servizio domenica, effettuando la prima corsa che si è conclusa contro due imbarcazioni a remi
Venezia, piena operatività per l’Autorità della Laguna
Dopo un’attesa durata alcuni anni, il Vicepresidente del Consiglio e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha firmato il decreto che sancisce ufficialmente la piena operatività dell’Autorità per la Laguna di Venezia – Nuovo Magistrato alle Acque. Con la firma, l’ente diventa pienamente operativo, pronto a svolgere le funzioni di gestione, manutenzione e tutela del delicato ecosistema lagunare.
e le fondamenta di rio del Fontego.
La Procura di Venezia, con il pubblico ministero Marco Magini, ha aperto un fascicolo contro ignoti per determinare le responsabilità. Gli investigatori hanno già raccolto le deposizioni del personale Alilaguna, dei due rematori coinvolti e dei sette turisti feriti, oltre ad acquisire le registrazioni della videosorveglianza
lungo il Canal Grande per analizzare traiettoria e possibili anomalie nella navigazione.
Particolare attenzione è rivolta alla scatola nera del lancione, per verificare eventuali malfunzionamenti pregressi ai sistemi di propulsione e di direzione, nonostante il natante sia di recente costruzione e non soggetto ancora alla revisione periodica obbligato-
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ria.
La vicenda ha acceso anche il dibattito politico: il consigliere comunale Marco Gasparinettiha presentato un’interrogazione urgente per valutare l’adeguatezza dei sistemi di sicurezzasui mezzi lagunari, sollecitando l’adozione di dispositivi capaci di arrestare immediatamente i motori in caso di emergenza.
Oltre alla nomina dell’Architetto Roberto Rossetto a presidente, sono stati designati i membri degli organi previsti, rendendo così l’Autorità pronta a intervenire in tutti i settori di competenza: dalla gestione del Mose alla pianificazione e realizzazione degli interventi di salvaguardia, fino alla vigilanza sul demanio marittimo.
Secondo il Mit, l’Autorità avrà l’obiettivo di salvaguardare Venezia e la sua laguna, mantenendo il regime idraulico e assicurando una gestione sostenibile e trasparente. “L’ente agirà secondo i principi di legalità, imparzialità e trasparenza, perseguendo efficienza ed efficacia”, si legge nella nota del Ministero. Con questo passo, si completa il percorso che permette alla nuova struttura di diventare punto di riferimento operativo per la protezione della laguna, garantendo sia la sicurezza idraulica che la conservazione dell’ecosistema.
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La mobilitazione. Teatro La Fenice, sindacati respingono le accuse di “pensiero unico” e difendono i lavoratori
Le segreterie regionali contestano le dichiarazioni del sindaco
I sindacati del Teatro La Fenice respingono le accuse di “nonnismo” e pensiero unico, rivendicando pluralismo e democrazia interna. Nel mirino anche la gestione artistica e organizzativa, giudicata distante dalle reali competenze e dalla storia del teatro
L e Segreterie regionali di SLC CGIL, FISTel CISL, UILCOM UIL e FIALS CISAL intervengono con un comunicato ufficiale per chiarire la posizione dei lavoratori del Teatro La Fenice, dopo le recenti dichiarazioni del Sindaco e del Sovrintendente.
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I sindacati respingono con fermezza le accuse di “nonnismo” o di un presunto “pensiero unico” che imporrebbe le proteste interne. «Parlare di una minoranza che trascina una maggioranza silenziosa significa offendere l’intelligenza e la libertà di centinaia di professionisti – si legge nel comunicato –. La nostra forza risiede nel pluralismo: una rappresentanza che unisce tutte le sigle sindacali è l’esatto contrario di un pensiero egemone; è espressione concreta di democrazia.
Le Segreterie accolgono con favore l’annuncio sul welfare aziendale, considerato ormai imminente dopo mesi di rinvii, ma sottolineano che il riconoscimento economico è frutto della determinazione dei lavoratori e non di “generosità politica o scadenze elettorali”.
Il comunicato critica inoltre le dichiarazioni del Sovrintendente
Colabianchi sull’autonomia delle Fondazioni e sulla trasparenza dei ruoli, giudicate in contrasto con la gestione quotidiana del teatro. «Non si può invocare fiducia e fine della precarietà a Roma, mentre a Venezia si consolida un accentramento decisionale che marginalizza competenze internee riduce il cartellone a una vetrina di “campioni di visibilità”», spiegano i sindacati.
Infine, viene contestata la giustificazione della mancanza di nomi di rilievo internazionalenella prossima stagione con generici “motivi tecnici” o esigenze di “visibilità”. «La Fenice merita una programmazione all’altezza della sua storia, fondata sul merito artistico e su una visione culturale solida, non su opportunità mediatiche o politiche contingenti”, concludono le Segreterie Regionali.
Sequestrati 600 prodotti irregolari tra San Marco e San Polo
Prosegue l’impegno del Comune di Venezia nella tutela dei consumatori e nella lotta alla contraffazione. Il Nucleo Attività Produttive del Centro Storico della Polizia Locale ha eseguito controlli mirati nell’ambito dell’iniziativa “Vetro è meglio – Contrasto alla contraffazione”, progetto che valorizza il vero vetro artistico veneziano e contrasta la diffusione di prodotti non conformi o potenzialmente ingannevoli.
L’operazione, ormai consolidata, rappresenta un presidio fondamentale per proteggere la tradizione artigianale veneziana, spesso minacciata da articoli privi di tracciabilità o con etichettature irregolari. I controlli nei sestieri di San Marco e San Polo hanno evidenziato criticità in alcuni negozi specializzati nella vendita di souvenir e chincaglieria.
Il risultato più significativo è stato il sequestro amministrativo di circa 600 prodotti non alimentari privi delle indicazioni obbligatorie, come etichettatura completa, provenienza, composizione e istruzioni d’uso. L’assenza di questi elementi impedisce la corretta tracciabilità e può rappresentare un rischio per la sicurezza dei consumatori, impedendo così la commercializzazione di articoli non
conformi agli standard di legge. Durante le verifiche sono emerse altre irregolarità, tra cui cavi elettrici precari, occupazioni abusive di suolo pubblico con strutture di vendita non autorizzate, ampliamenti non consentiti delle superfici interne e gestione di due unità commerciali con una sola cassa fiscale. Sono inoltre in corso accertamenti su possibili irregolarità edilizie.
Il presidente Diego Ponzin. Racconta ricerca, nuove sfide terapeutiche e valore della donazione.
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La Banca degli Occhi del Veneto tra innovazione e futuro: ricerca, donazione e nuove terapie.
È una fase di profondo rinnovamento
Vene
l’approccio a numerose patologie oculari, consentendo in alcuni casi di intervenire non più con tessuti, ma con cellule appositamente selezionate e preparate per svolgere funzioni
Un progresso che non prescinde mai da un principio fondamentale: la sicurezza. Il lavoro della Banca degli Occhi si fonda su criteri rigorosi e non negoziabili. Da un lato vi sono protocolli stringenti per garantire che non vi sia alcun rischio di trasmissione di patologie dal donatore al ricevente; dall’altro, una selezione biologica estremamente attenta dei tessuti, affinché questi possano assicurare qualità e durata nel tempo. Il trapianto deve essere non solo efficace, ma anche sicuro e sostenibile per tutta la vita del paziente. Alla base di questo sistema resta però il valore fondante della donazione. Il trapianto è
nella comunicazione, convinta che parlare di
Ncome esercizio di libertà creativa, affrontando con disincanto e leggerezza un tema complesso come quello della morte, presenza costante nella quotidianità di chi opera nel mondo dei trapianti. Racconti che diventano tentativi di risposta, di rielaborazione, di sguardo umano su un’esperienza universale.
Parallelamente proseguiranno le iniziative a livello regionale per rafforzare il messaggio della donazione. Un ambito in cui il Veneto rappresenta da anni un modello di riferimento, ma che richiede un impegno costante per mantenere alta la consapevolezza dei cittadini. Perché è proprio dal dono che nasce la possibilità di cura, di ricerca e di futuro. In questo contesto, il ruolo della Fondazione si conferma anche culturale e civile, capace di unire rigore scientifico, visione etica e responsabilità sociale. Un lavoro quotidiano che coinvolge professionisti, ricercatori e cittadini, con l’obiettivo di trasformare il progresso medico in beneficio concreto per le persone e per l’intera comunità. Un impegno Con continuità, traspa-
che oggi permettono di compiere un salto di qualità significativo. Tecnologie sviluppate nel corso dei primi decenni del nuovo secolo stanno ora producendo effetti concreti, migliorando l’efficacia dei trapianti e ampliando le possibilità di intervento. All’orizzonte si affaccia inoltre la terapia cellulare, un ambito destinato a cambiare profondamente
Il presidente Diego Ponzin
La radio non è più soltanto una
ÈSintoniz zati
Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .
Gianluca Busi, titolare di 22 HBG, realtà specializzata in tecnologie avanzate per la radio e per le infrastrutture audio multimediali.
Busi ha tracciato un quadro lucido e diretto dell’evoluzione della radiofonia contemporanea. Definire oggi la radio, spiega, è sempre più complesso: come è accaduto con il passaggio dal-
l’FM al DAB, il mezzo sta vivendo una nuova fase evolutiva, spinta dall’impatto dell’intelligenza artificiale e da una trasformazione profonda del concetto stesso di multipiattaforma. L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia del futuro, ma una presenza già pervasiva, capace di incidere
che timori. L’ipotesi di robot o avatar in grado di condurre programmi radiofonici o intervenire a eventi non è più fantascienza, bensì uno scenario concreto con cui il settore deve iniziare a
Eppure, proprio in questo contesto ipertecnologico, emerge con forza il valore distintivo della radio: l’autenticità. La voce umana, con le sue pause, le vibrazioni, le imperfezioni, resta un elemento insostituibile. Anche quando la tecnologia sarà in grado di ri-
po reale legate al territorio rappresentano un valore sempre più raro. È questo approccio che distingue una radio “viva”, fatta di persone, ricerca e competenze, da modelli completamente automatizzati basati su playlist
però, questa libertà potrebbe evolvere ulteriormente, consentendo all’ascoltatore di selezionare contenuti sempre più affini ai propri interessi, senza rinunciare alla pluralità e alla sorpresa che da sempre caratterizzano il mezzo radiofonico.
In questo scenario, la radio di informazione territoriale assume un ruolo strategico. Contenuti verificati, giornalismo di prossimità, notizie in tem-
Guardando avanti, 22HBG immagina un futuro in cui i contenuti radiofonici potranno essere multilingua, più longevi e capaci di raggiungere pubblici diversi grazie al supporto dell’intelligenza artificiale. Una tecnologia che non sostituisce la ricerca, la verifica e la qualità editoriale, ma le amplifica, rendendo i contenuti più accessibili e valorizzandone il potenziale. La sfida non è fermare l’innovazione, ma governarla. Monitorare l’uso dell’intelligenza artificiale, evitarne gli abusi e mantenere centrale il valore umano del contenuto sarà la chiave per accompagnare la radio in questa nuova fase evolutiva, senza tradirne l’anima.
Gianluca Busi 22HBG Founder, CEO FM-world
L’allarme. Venezia, ennesima aggressione ai marinai Actv: colpito a calci e pugni un operatore sulla linea 5.2
I sindacati chiedono maggior tutela e misure di sicurezza efficaci
Nuova aggressione al personale del trasporto pubblico a Venezia: un marinaio è stato picchiato sulla linea 5.2 dopo una deviazione dovuta alla chiusura del canale. ACTV esprime solidarietà, mentre i sindacati chiedono più sicurezza
U na nuova escalation di violenza colpisce il personale del trasporto pubblico veneziano. Dopo il marinaio minacciato con il coltello sulla linea 1 in Canal Grande, un suo collega è stato preso a calci e pugni mentre era in servizio sulla linea 5.2 tra Sant’Elena e il Tronchetto. L’ag-
gressione è avvenuta all’altezza dell’approdo Zattere, quando un passeggero, contrariato per la deviazione temporanea del percorso verso Santa Marta a causa della chiusura del Canale della Scomenzera, ha scaraventato a terra il marinaio e lo ha colpito ripetutamente, tentando anche una testata.
Il dipendente, nonostante il dolore, ha completato il turno e si è recato in Pronto soccorso il giorno successivo. Actv ha espresso piena solidarietà e si è detta pronta a costituirsi parte civile qualora venga individuato l’autore dell’aggressione. Le forze dell’ordine sono coinvolte nelle indagini.
Sindacati come Uiltrasporti, Cgil e Fit Cisl hanno ribadito la necessità di proteggere i lavoratori del trasporto pubblico con
maggiore prevenzione, presenza di body cam e vigilanza. “Basta episodi violenti – affermano – chi lavora per garantire la mobilità dei cittadini deve poterlo fare in sicurezza. Serve una risposta civile, sociale e legale chiara”.
Mestre, controlli “Alto Impatto”: arrestato un ventenne per spaccio di hashish Una intensa operazione interforze ha animato le strade di Mestre. Sei pattugliedell’Alto Impatto, composte da polizia della Questura di Venezia, polizia locale e militaridell’operazione “Strade Sicure”, hanno perlustrato il centro e la terraferma, concentrandosi sulle zone più sensibili. Nel corso dei controlli, un
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ventenne italiano di origini nordafricane è stato arrestato dopo aver tentato di disfarsi di un etto di hashish. L’uomo, fermato in piazzale Cialdini, era stato notato mentre correva tra i rovi con un involucro in mano, ma i poliziotti, in borghese e in divisa, hanno seguito attentamente la scena, recuperando la droga e procedendo all’arresto. Il giovane, con precedenti per reati contro il patrimonio e una rapina commessa in stazione a Mestre, è stato trattenuto in questura durante la notte e ha ricevuto, questa mattina, la convalida dell’arresto: condanna a 11 mesi, pena sospesa, più una multa di 2.000 euro.
L’operazione rientra nei controlli straordinari disposti dal Comitato per la Sicurezza e l’Ordine Pubblico (COSP), guidato dal prefetto Darco Pellos e coordinato dal questore Antonio Sbordone, con l’obiettivo di contrastare degrado, spaccio e criminalità di strada, soprattutto nei giorni che precedono il Carnevale.
Il bilancio. Mercato ittico di Venezia, valore record e futuro al Tronchetto: il 2026 anno chiave
Fatturato stabile attorno ai 55 milioni nonostante il calo dei volumi
Il Fatturato nonostante
Ultimo anno nella sede storica e nuove strategie tra GDO, marchio di qualità e pesca-turismo
Il Mercato ittico all’ingrosso di Venezia apre il 2026 con numeri solidi e uno sguardo già proiettato al futuro. La prima seduta dell’anno della Commissione del Mercato, presieduta dall’assessore al Commercio Sebastiano Costalonga e alla presenza degli operatori e di VERITAS, ha confermato la tenuta di un comparto che resta tra i primi in Italia per valore complessivo del prodotto commercializzato.
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Progettazione
Fornitura superfi ci gres, legno, resine e resilienti
Consulenze globali
A fronte di una flessione dei volumi di vendita pari al 5,88 per cento rispetto al 2024, il fatturato si mantiene su livelli elevati, attestandosi intorno ai 55 milioni di euro. Un dato che racconta la capacità del sistema di assorbire le difficoltà e di riorganizzarsi, anche dopo l’uscita di scena di due realtà importanti del settore, tra fallimenti e pensionamenti.
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Il 2026 segna inoltre una tappa simbolica: sarà l’ultimo anno di attività nell’attuale sede storica. Il trasferimento nel nuovo Mercato ittico del Tronchetto, previsto per il 2027, entra ormai nel conto alla rovescia. I lavori della nuova struttura – pensata per rispondere a una domanda profondamente cambiata – sono in fase avanzata e garantiranno standard elevatisotto il profilo igienico-sanitario, logistico e organizzativo.
«Siamo riusciti a mantenere il fatturato praticamente invariato grazie all’impegno straordinario degli operatori – ha sottolineato l’assessore Costalonga -. È la dimostrazione di una filiera coesa e resiliente». Un riconoscimento esplicito è stato rivolto anche alla direzione del Mercato: l’ingegner Michele Chieregato sta coordinando il delicato passaggio tra vecchia e nuova sede, con l’obiettivo di rendere il trasferimento il più fluido possibile.
Ma il futuro non è fatto solo di infrastrutture. Al centro del confronto in Commissione sono emerse nuove strategie di sviluppo, a partire dal coinvolgimento della Grande Distribuzione Organizzata. L’idea è quella di creare una piattaforma logistica di riferimento per catene come Alì, Conad e Tosano, capace di collegare direttamente il
Mercato ittico alla distribuzione su larga scala. In questa direzione si inserisce anche il progetto del “Marchio Mercato Ittico”, un bollino di qualità che certifichi la salubrità e la tracciabilità del prodotto, già sottoposto ai controlli costanti di ASL e Guardia Costiera. Uno strumento pensato soprattutto per rafforzare la presenza del pescato veneziano nel canale della ristorazione e della grande distribuzione locale. Non manca infine una riflessione più ampia sugli orari e sulle modalità di vendita. Tra le ipotesi allo studio c’è l’estensione delle aperture delle pescherie al sabato pomeriggio e alla domenica, affiancata a una visione innovativa del nuovo piazzale del Tronchetto: non solo mercato, ma anche punto di partenza per attività di pescaturismo e tour naturalistici.
Mauro Posocco confermato presidente di Fimaa Veneto
Mauro Posocco è stato riconfermato alla guida di Fimaa Veneto, l’Associazione dei Mediatori d’Affari aderente a Confcommercio, che in regione rappresenta circa duemila professionisti tra mediatori immobiliari, merceologici e creditizi. A fianco di Posocco, è stato eletto vicepresidente Daniele De Meio.
La conferma delle cariche è avvenuta nel corso di un incontro di categoria tenutosi presso la sede regionale di Confcommercio a Mestre, che ha ribadito la scelta di continuità rispetto al lavoro degli ultimi anni: rafforzamento della rappresentanza istituzionale, ampliamento dei percorsi formativi e tutela della professionalità degli associati.
Fimaa Veneto si conferma la
principale realtà di riferimento per la mediazione d’affari nella regione, promuovendo qualità, etica professionale e aggiornamento costante. Posocco, professionista
di Vittorio Veneto ed esperto del settore, guiderà l’Associazione in uno scenario economico in rapida evoluzione, segnato dall’innovazione tecnologica e dall’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi lavorativi.
«Fimaa Veneto è un punto di riferimento sia per gli operatori sia per i clienti – sottolinea Posocco –. L’Associazione garantisce aggiornamento, innovazione e tutela, consentendo ai mediatori di crescere professionalmente attraverso informazioni qualificate e formazione continua, anche su strumenti digitali e IA. Allo stesso tempo, cittadini e imprese possono rivolgersi a professionisti affidabili e competenti, certi della trasparenza e della qualità in ogni fase della mediazione».
Calcio. Equilibrio, rinforzi mirati e giovani in crescita
per tornare in Serie A
Una “Magica Venezia”, il punto del direttore generale Antonelli
I l momento del Venezia calcio è magico. “Leggo che siamo “i più forti”, “i più belli”, “i più tutto”. Ma solo noi sappiamo da dove siamo partiti. Solo noi conosciamo il lavoro che c’è dietro questi risultati e soprattutto, solo noi conosciamo quanto lavoro servirà ancora per arrivare alla meta. Abbiamo scelto l’equilibrio come nostro principio guida dall’inizio della stagione, nei momenti difficili e in quelli positivi. Oggi, tutti noi, mister, staff e giocatori abbiamo una certezza: a decretare se siamo così forti sarà solo il risultato finale. E quel traguardo lo si costruisce solamente un allenamento, una partita e un dettaglio alla volta. Venezia per me non è una categoria ma un progetto e un sogno da realizzare”.
A pronunciare queste parole
il direttore generale del Venezia Fc, Filippo Antonelli a Ca’ Venezia, nel quartier generale dove ha parlato del mercato appena concluso, del presente e del futuro.
“Abbiamo affrontato questa finestra di mercato con un’idea molto chiara: in estate abbiamo costruito una rosa competitiva che, sotto la guida di mister Stroppa sta crescendo con una forte identità tecnica e un obiettivo ben definito, lottare in ogni partita per riportare il Venezia sul palcoscenico della massima serie. Nel mercato di gennaio, siamo intervenuti partendo da basi già solide. Abbiamo inserito Farji, Dagasso e Lauberbach; tre giocatori che, a mio avviso, possono dare un contributo concreto al percorso attuale e al futuro del Venezia. Allo stesso tempo abbiamo fatto una scelta
precisa: lasciare intatta la struttura della squadra perché siamo convinti che questo gruppo abbia ancora enormi margini di crescita. Abbiamo anche acquistato giovani talenti come Mariani, Ligue, Lamine Fanne e Panada, girati in prestito per permettere loro di crescere, maturare, giocare con l’obiettivo di ritrovarli pronti per il Venezia del futuro. Questa sessione di mercato, resa possibile dagli sforzi della proprietà e dalla costante presenza dei nostri manager, Tancredi Vitale, Giorgio Francia, Andrea Rogg e del presidente Duncan Niederauer, si è svolta seguendo un messaggio chiaro: il Venezia FC è una realtà importante della serie B e ambisce in modo serio, solido e credibile a conquistare un posto nel palcoscenico della serie A”.
Basket, il focus organizzato dall’Umana Reyer
La formazione dei giovani atleti passa anche attraverso la consapevolezza e la cura di sé fuori dal campo. Questi sono stati i temi centrali dell’incontro “Crescere nello Sport”, organizzato dall’Umana Reyer e svoltosi al palasport Taliercio. L’evento ha visto una numerosa partecipazione delle famiglie, degli atleti e dello staff del settore giovanile orogranata, riuniti per approfondire aspetti fondamentali legati alla salute, alla nutrizione e allo stile di vita. La serata si è aperta con l’introduzione di Stefano Palermi dello staff medico Reyer e l’intervento di Germano Bertin (CEO di Ethosjob) sul tema “Crescere CON lo sport: il posto dell’etica”, che ha posto l’accento sui valori
A che punto è il viaggio del Venezia? “Siamo avanti sotto tanti aspetti. Ma dobbiamo essere onesti, la strada da fare è ancora lunga, dentro e fuori dal campo. Abbiamo una proprietà ambiziosa e appassionata come lo siamo io e il mio staff. E vogliamo proseguire questo percorso con determinazione e senza scorciatoie. Siamo in alto
alla base della pratica sportiva. Grazie al contributo degli specialisti della Aulss 3, della Medicina dello Sport e del Dipartimento Prevenzione, e dei professionisti
Reyer, sono stati trattati argomenti molto concreti per la crescita dei ragazzi. Erica Brugin ha illustrato il valore della visita medico-sportiva , mentre Francesco Cuz-
in classifica e ci siamo arrivati con tre principi chiave: equilibrio, lavoro, fame di vittorie. Tutti noi dell’Unione, tifosi, squadra, staff tecnico e società possiamo essere soddisfatti di quanto fatto finora. Ma dobbiamo anche essere spinti ogni giorno dall’insaziabile voglia di fare sempre meglio.”
Cristiano Aggio
zolin, head of performance della Reyer, ha spiegato il legame tra preparazione fisica e prevenzione degli infortuni. Ampio spazio è stato dedicato all’alimentazione con Giulia Foccardi e il nutrizionista Filippo Ruzza, oltre che ai rischi per la salute: dal doping, approfondito dal prof Marco Vecchiato, alla gestione della concussione cerebrale esposta da Mattia Grassi, fino agli effetti di fumo e alcol spiegati da Federica Boin. L’incontro si è concluso con un utile momento di confronto e domande tra il pubblico e i relatori, confermando l’importanza di questi appuntamenti per supportare le famiglie nel percorso di crescita sportiva e personale dei propri figli. (c.a.)
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La sartoria Anadetta propone la possibilità di creare un guardaroba sartoriale che possono essere combinati tra loro per creare una serie di vestiti adatti a diverse occasioni. Questi capi, scelti con cura per la loro qualità e adattabilità, costituiscono la base di un guardaroba funzionale e al tempo stesso elegante. È possibile realizzare abiti da sposa su misura per soddisfare qualsiasi esigenza o necessità. Nadia ti affiancherà e consigliera per trovare l’abito da matrimonio giusto per te che più ti valorizza e rappresenta. E an-
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La grande attesa del bilancio regionale
Nel corso di tutta la campagna elettorale e per la verità anche in questi giorni, infatti, il presiedente Stefani ha puntato tutti i riflettori sul sociale. Un grande piano casa, nuovo ossigeno alle case di riposo, investimenti nella sanità pubblica e “badanti” di quartiere e condominio. Tutte politiche particolarmente apprezzate anche in modo trasversale tanto che anche le opposizioni sono rimaste spiazzate sentendosi, in un certo senso, “scippate” di cavalli di battaglia storici del centrosinistra. Promesse, poi, che hanno fatto storcere più di qualche naso tra i leader
del centrodestra che, in alcuni casi, hanno letto queste esternazioni come delle tirate di orecchie alle Giunte regionali precedenti.
Quello che però in questo momento conta è che le priorità indicate da mesi dal Presidente Stefani sono economicamente molto costose e, quindi, si torna al passaggio cruciale del bilancio. Ci saranno veramente nel bilancio tutte queste politiche? Questo è quello che ci si chiede da più parti e soprattutto questo è quello che misurerà la forza del Presidente Stefani di dettare la propria agenda.
Certo sullo sfondo restano l’autonomia e ora anche la holding autostradale che potrebbero garantire nuove risorse economiche al Governo regionale, ma non possono costituire il motivo di una radicale inversione di marcia. Quindi tutti in attesa di vedere se la Regione sarà in grado di approvare un bilancio che dia risposte particolarmente robuste in materia di sociale e di sanità pubblica. Il Presidente Stefani si sente sicuro tanto che in questi giorni, mentre tutti corrono a garantirsi un posto lungo le piste da sci, lui continua a visitare ospedali, RSA e cooperative sociali. Non resta che attendere, le aspettative sono molto alte e il rischio politico lo è altrettanto.
“Rendere la vita più semplice agli imprenditori, più concretezza e
“Sulla sburocratizzazione passiamo alla fase operativa, è fondamentale avere anche un nuovo piano del commercio”
Abbiamo incontrato in redazione l’ex sindaco di Cittadella e Padova Massimo Bitonci che dopo una esperienza lunga e prestigiosa a Roma da parlamentare, con incarichi di Governo, torna in Veneto da assessore.
Il primo atto pubblico dell’assessore Bitonci, con deleghe importanti quali quella delle attività produttive, è stato un tavolo che ha messo insieme la Regione tutti gli attori del commercio e del mondo delle imprese. Parola d’ordine?
“Sburocratizzazione” risponde sicuro Massimo Bitonci, l’assessore di più lunga e spessa esperienza tra quelli che il presidente Alberto Stefani ha scelto nella composizione della squadra di Governo. Già sindaco a Cittadella e successivamente a Padova, parlamentare e sottosegretario di Stato.
Bitonci deve mettere mano a dossier particolarmente delicati.
“Quella di affrontare il tema della sburocratizzazione è stata una importante iniziativa del presidente Alberto Stefani. L’abbiamo detto più volte durante la campagna elettorale, adesso si passa alla fase operativa. Seguo
meno burocrazia in Veneto”
economiche coinvolgeremo per la massima trasparenza ance i media e la stampa”.
il tema della sburocratizzazione da anni, anche a livello nazionale, e so quanto le imprese, più che incentivi, più che forme di finanziamento chiedono la semplicità nelle procedure e quindi la sburocratizzazione”.
Cosa vuol dire in concreto sburocratizzare?
“Significa rendere più semplice la vita agli imprenditori: ridurre il numero degli incentivi, che a livello nazionale veicolati poi dalle regioni sono oltre duemila, cercare di fare un lavoro anche di monitoraggio, accesso unico attraverso portali unici, utilizzo della tecnologia, cioè la digitalizzazione: è quello che ci aiuterà moltissimo nel tema della semplificazione. La digitalizzazione è anche un obiettivo del del piano di ripresa e resilienza, di carattere europeo”
Il tavolo della sburocratizzazione con il mondo delle imprese del commercio e dell’imprenditoria tornerà a riunirsi?
“Io penso che questo tavolo vada convocato ogni volta che si verificano i passaggi e quando misuriamo quelli che sono stati i miglioramenti, su alcuni processi, quindi dopo nascerà proprio anche un reporting: oltre a coinvolgere le categorie
Giace dalla precedente legislatura il piano del commercio. Quali sono le novità su questo dossier?
“Il dialogo con commercianti e artigiani coinvolti è continuo: dovremmo trovare una soluzione, anche perché diventa assolutamente fondamentale avere un nuovo piano del commercio in un momento così delicata di crisi degli esercizi, soprattutto di vicinato, dei centri storici, dei borghi, delle delle città, dove l’intervento regionale non può risolvere tutto, però può dare degli incentivi economici, può cercare di dare delle linee di intervento magari anche importanti per per le vetrine, per addobbare i negozi cercare anche di effettuare delle politiche a favore del riordino del sistema anche all’interno dei centri storici, perché alcune attività siano ammesse, perché altre attività magari non siano ammesse, perché se abbiamo anche dei salotti, dei gioielli all’interno delle città, è giusto che ci siano dei negozi adeguati alle nostre città d’arte”.
Sindaco a Cittadella, sindaco a Padova, parlamentare semplice ma anche Sottosegretario di Stato e adesso Assessore regionale. Qual è la differenza di questo ruolo rispetto ai precedenti e come i precedenti pos-
sono dare una mano a interpretare meglio questo ruolo?
“Ho sempre pensato che quando si ha un ruolo di Governo che sia di governo territoriale, oppure come è stato nel mio caso Sottosegretario del ministero dell’Economia prima, e poi delle Imprese successivamente, e adesso Assessore della Giunta di del presidente Stefani, bisogna avere un approccio
pragmatico. E questo è più facile chi ha fatto il sindaco come me e come lo stesso presidente Stefani: ti crea quella base per poter capire come funziona la pubblica amministrazione, come funziona un Comune che poi come l’Italia, o nel nostro caso il Veneto dei Comuni ha bisogno di più concretezza e meno burocrazia”.
Alberto Gottardo
Massimo Bitonci
Trasporti. L’assessore regionale Diego Ruzza
Biglietto unico, Olimpiadi infrastrutture e sostenibilità
Il Veneto accelera sul fronte delle infrastrutture e della sostenibilità. Abbiamo incontrato l’assessore regionale ai trasporti, Diego Ruzza, per fare il punto sui grandi cantieri aperti,fino all’ambizioso progetto del biglietto unico regionale.
Assessore, partiamo dalle due varianti stradali inaugurate nel Bellunese proprio all’arrivo della fiamma olimpica a Cortina. Che valore ha questo traguardo?
Si è percepito il grande desiderio di dare una svolta viabilistica in una zona fragile come il Bellunese. Concludere i lavori in tempo per le Olimpiadi e Paralimpiadi è stato fondamentale. È stato bello vedere la partecipazione della popolazione che non vedeva l’ora di vedere quel nastro tagliato. Quanto ha influito la scadenza olimpica sulla velocità di questi cantieri?
Le Olimpiadi sono un’opportunità. Significa fare investimenti che poi rimangono nel tempo e migliorano la qualità della vita dei cittadini. Sicuramente ha aiutato a concludere opere importanti.
Parliamo di opere complesse: la variante di Tai di Cadore ha una galleria di 1000 metri, quella di Valle di Cadore di oltre 600. Ingegneristicamente non è stata una passeggiata.
Esattamente. Portare a termine lavori di tale complessità strutturale in quei territori è stata veramente un’impresa titanica. Ma la cosa più importante è che queste opere sono eterne: rimangono lì per pendolari, cittadini e turisti per gli anni a venire».
A Padova ha presentato 22 nuovi autobus sostenibili di Busitalia. Di che investimento parliamo?
Parliamo di 22 autobus di nuova generazione per il traffico extraurbano, con una capienza fino a 118 passeggeri. L’investimento è di circa 9,7 milioni di euro, finanziati per l’80% da fondi regionali. Dal 2018 la Regione è impegnata in un ammodernamento massiccio: abbiamo già stanziato complessivamente circa 300 milioni di euro, attingendo anche al PNRR. Questo ci ha permesso di
rinnovare il 50% della flotta veneta, che conta 3.200 mezzi.
Perché puntare proprio sul metano?
«Si va verso una reale sostenibilità. Il metano ha un bassissimo impatto e migliora la qualità dell’aria nella nostra regione. È un percorso avviato sul quale non si può assolutamente tornare indietro.
Un tema molto caro ai veneti è il “biglietto unico”. A che punto siamo?
Insieme al presidente la riteniamo una priorità da accelerare. Ci stiamo già impegnando con le strutture tecniche per arrivare al 2026, l’anno della svolta. L’obiettivo è un ticket unico che permetta di spostarsi su tutto il territorio regionale utilizzando gomma, treno e navigazione.
Assessore, lei ha una laurea in psicologia clinica. Le è servita in questo incarico?
Lo confermo al 100%. Quando mi hanno affidato l’assessorato mi dissero che gli studi in psicologia mi sarebbero serviti, oggi posso dire che è assolutamente così.
Infine, un accenno all’Alta Velocità. Quali sono le prossime mosse?
Stiamo monitorando costantemente i cantieri con RFI. È una grandissima opportunità per accorciare i tempi di trasporto per persone e merci. A breve avremo una cabina di regia per verificare l’avanzamento dei lavori su tutto il territorio regionale.
I conti della Regione. Filippo Giacinti
“Nuovo bilancio per il Veneto diciamo no alle nuove tasse”
Filippo Giacinti, neo assessore regionale al bilancio, patrimonio, affari generali e agenda digitale si trova oggi a gestire la complessa macchina finanziaria della Regione Veneto in un momento cruciale: il passaggio dall’esercizio provvisorio all’approvazione del bilancio di previsione 20262028.
Assessore Giacinti, la Giunta ha appena approvato le direttive per il bilancio 20262028. Quali sono i tempi previsti per l’approvazione definitiva e quali le priorità strategiche?
La priorità assoluta è uscire quanto prima dall’esercizio provvisorio per consentire alla Regione di spendere appieno le risorse necessarie ai servizi per cittadini e imprese e per lo sviluppo del territorio. Con l’approvazione delle direttive abbiamo individuato i budget; ora le strutture, insieme agli assessori, costruiranno i documenti tecnici: la legge di stabilità e il collegato. L’obiettivo è il voto in Consiglio regionale entro il 30 aprile. Cercheremo di anticipare i tempi il più possibile, garantendo però la qualità del dibattito, sia in Giunta che in Consiglio. Negli anni passati l’amministrazione regionale ha fatto del “no alle tasse” un proprio vessillo. Continuerete su questa strada, nonostante le preoccupazioni espresse in passato dal suo predecessore Calzavara?
In questo primo bilancio non prevediamo alcuna manovra sulle entrate: non ci sarà l’applicazione dell’addizionale IRPEF né modifiche ai tributi attuali. L’unica variazione riguarderà il recupero dell’evasione fiscale. Credo fermamente che l’equità fiscale sia un obiettivo di giustizia sociale: abbiamo prospettato un piano incisivo per recuperare alcune decine di milioni di euro da reinvestire nei servizi ai cittadini.
Anche le categorie economiche avevano espresso timori per un eventuale aumento dell’Irap. Cosa risponde al mondo produttivo?
Posso confermare che le tasse e i tributi
regionali rimarranno invariati. Per quanto riguarda le imprese, punteremo sulla lotta all’evasione e, soprattutto, sulla semplificazione. Il tavolo della sburocratizzazione, promosso dal Presidente e dall’assessore Bitonci, dimostra la nostra attenzione verso il sistema produttivo.
Parlando di cifre, la sanità quanto pesa effettivamente sul totale delle risorse regionali?
La sanità assorbe circa 11 miliardi di euro su un bilancio complessivo di 18 miliardi. A questi si aggiungono diversi milioni per i cosiddetti “Extra-LEA”, ovvero le prestazioni che non rientrano nei livelli essenziali di assistenza minimi definiti dallo Stato. È evidente come rappresenti la parte assolutamente preponderante del nostro impegno finanziario.
Spostandoci sul piano politico, lei è un esponente di Fratelli d’Italia. Come valuta l’attuale leadership di Giorgia Meloni e il futuro del partito?
Credo che Giorgia Meloni abbia restituito al nostro Paese una centralità internazionale riconosciuta da tutti gli osservatori. Ha saputo costruire una leadership capace di compattare tutto il centrodestra, guidandolo verso riforme strutturali attese da anni. Oggi l’Italia si muove in Europa e nel mondo con una rinnovata e grande autorevolezza.
Diego Ruzza
Filippo Giacinti
giustizia, scocca l’ora della verità La politica si divide sul futuro della magistratura
Il fronte del “Sì” punta sull’imparzialità dei giudici e la fine delle correnti nelle Procure, i sostenitori del “No” temono per l’indipendenza della magistratura e l’ingerenza dell’Esecutivo
I l prossimo 22 e 23 marzo i cittadini veneti e italiani saranno chiamati a un appuntamento cruciale con le urne per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Al centro della consultazione, la “separazione delle carriere”, una modifica che punta a dividere i percorsi professionali di chi accusa e di chi giudica. Trattandosi di un referendum confermativo, è importante ricordare che non è previsto il quorum: la riforma passerà o sarà bocciata sulla base della maggioranza dei voti validamente espressi, indipendentemente dall’affluenza. Il cuore del quesito riguarda la scissione tra i ruoli di Pubblico Ministero e Giudice. Se oggi un magistrato può, pur con limitazioni, passare da una funzione all’altra, la vittoria del Sì renderebbe questa separazione
definitiva sin dall’ingresso in magistratura. La riforma prevede inoltre la creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura (uno per i giudicanti e uno per gli inquirenti) e l’introduzione del sorteggio per la scelta dei componenti, con l’obiettivo dichiarato di contrastare il peso delle “correnti” associative. Nel dibattito che ha animato le piazze e le istituzioni del nostro territorio, il fronte del Sì punta tutto sull’imparzialità del giudice. Tra le voci più autorevoli del panorama giuridico veneto, l’avvocato Renzo Fogliata, già Presidente della Camera Penale Veneziana, sostiene la necessità della riforma come atto di civiltà giuridica: «È fondamentale che chi giudica sia equidistante tra accusa e difesa. La separazione delle carriere non è un attacco ai
magistrati, ma una garanzia per il cittadino». Sul piano politico, il centrodestra veneto è compatto. Tra i sostenitori più convinti c’è Flavio Tosi, eurodeputato e coordinatore regionale di Forza Italia. “La riforma rappresenta una vittoria storica del centrodestra – afferma - e una risposta alle criticità emerse negli ultimi anni, con scandali come quello legato a Palamara che hanno evidenziato la spartizione delle procure da parte di correnti politiche, in particolare di sinistra. Il nuovo sistema, con il sorteggio dei membri del Csm, favorirà una maggiore eterogeneità e limiterà l’influenza delle correnti sulle nomine, tutelando l’autonomia dei magistrati più indipendenti”. La riforma, conclude Tosi, non tocca i principi fondamentali della Costituzione né il sistema proporzionale di nomina, ma mira a rendere le nomine più trasparenti e meno influenzate dalle correnti. Di parere opposto sono i detrattori della riforma, che vedono nel cambiamento un rischio per l’autonomia della magistratura dal potere politico. Loren-
zo Miazzi, magistrato e Presidente di sezione presso la Corte d’Appello di Venezia, solleva dubbi sulla frammentazione del CSM, avvertendo che isolare il Pubblico Ministero potrebbe, nel tempo, portarlo sotto l’influenza dell’esecutivo. Anche il centrosinistra si è mobilitato. Elly Schlein, intervenuta a Padova per sostenere il fronte de “No”, va dritta al punto: “È una riforma sbagliata nel metodo e nel merito, una riforma di potere, che serve a un governo convinto che vincere le elezioni dia diritto a non essere giudicato. L’unica cosa che fa questa riforma è spaccare il Csm, che la Costituzione indica come il governo autonomo della magistratura. L’indipendenza
della magistratura non è una tutela dei magistrati, ma una garanzia per i cittadini, perché possano far valere i propri diritti”. Andrea Martella, segretario regionale del PD, esprime preoccupazione per una riforma definita “punitiva” nei confronti dell’ordine giudiziario: “Il vero problema della giustizia in Veneto sono le carenze di organico e i tempi infiniti dei processi, non la separazione delle carriere, che rischia solo di creare magistrati-funzionari”. Nel momento in cui andiamo in stampa, a metà febbraio, i sondaggi danno in leggero vantaggio il fronte del “No” ma sono ancora molti gli indecisi che sceglieranno se e come votare solo negli ultimi giorni.
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L’intervista. Maurizio Dianese, autore di “Come me nessuno mai. Le mille vite di Felice Maniero bandito” (SEM edizioni)
“Felice Maniero, ex genio del crimine: oggi è incapace di intendere e volere”
M
aurizio Dianese, decano del giornalismo veneto, conosce Felice Maniero meglio di chiunque altro. Da cronista ha seguito per anni l’attività criminale di “Faccia d’Angelo” e della Mala del Brenta; poi, nel corso degli anni, ha scritto una serie di libri importanti per capire un fenomeno che ha segnato profondamente il nostro territorio (e non solo).
Dianese è appena tornato in libreria con “Come me nessuno mai. Le mille vite di Felice Maniero bandito” (SEM edizioni). Un libro che arriva dopo anni di inchieste, processi, ricostruzioni giornalistiche. Questa volta, però, Maurizio Dianese aggiunge un tassello decisivo: la voce diretta di Felice Maniero, con cui è stato a stretto contatto per mesi proprio per scrivere questo libro. Ne viene fuori il ritratto definitivo dell’ex boss della Mala del Brenta e, insieme, quello di un Nordest che cresceva a ritmi vertiginosi e che si è arricchito a dismisura (anche sporcandosi le mani).
Allora Maurizio, possiamo dire che questo è il libro definitivo su Felice Maniero?
Di definitivo c’è solo la morte. Però sì, è il libro che chiude il cerchio. Le ricostruzioni precedenti erano tutte giornalistiche. Qui, invece, ci sono conferme dirette di Maniero. Non racconta chissà quali segreti inediti, ma colma vuoti importanti. L’infanzia, la famiglia, il rapporto con la madre e con la figlia. Sul passato criminale sapevamo già quasi tutto, ma aggiunge elementi decisivi su un paio di omicidi strategici.
Nel libro emerge forte il lega-
me tra Maniero e il Nordest. Maniero è parte integrante della storia del Nordest. Lui stesso è consapevole di essere arrivato nel momento giusto. Nasce a Campolongo Maggiore, in una zona di miseria estrema. Poi il Veneto diventa la locomotiva d’Europa. Capisce che può passare dal furto di salumi ai lingotti d’oro. Alla fine degli anni Ottanta svuota i laboratori orafi vicentini. Parliamo di quintali, forse tonnellate d’oro. C’erano soldi ovunque. Lui intercetta quel flusso e lo trasforma in potere criminale.
Oggi che uomo è Felice Maniero?
Fino a pochi mesi fa era affaticato, ma ancora lucido. Oggi non è più in grado di articolare una frase compiuta. Gli psichiatri parlano di depressione accompagnata da decadimento cognitivo. È successo tutto in modo impressionante, nel giro di sei mesi. Da boss lucido a persona fragile, incapace di stare in società, di capire dove si trova. Non lo dico per giustificarlo. Anzi. Avrei preferito che restasse lucido e facesse i conti con una vecchiaia normale. Invece è condannato a una vita in una casa di riposo, isolato, perso. Maniero era attaccatissimo alla madre, tanto che venne soprannominato “cotoea” perché da piccolo era sempre attaccato alle gonne (cotoe) di sua madre.
Può essere che sia stata proprio la morte della madre ha dargli il colpo definitivo?
Sì, non c’è dubbio. Gli psichiatri dicono che la vera botta è arrivata quando gli hanno comunicato la morte della madre. Ne aveva parlato tante volte, sembrava preparato. In realtà non lo era. Da lì perde il contatto con la realtà. È paradossale, se pensiamo a quanto fosse centrale quella figura anche nella sua attività criminale.
Nel libro smonti molti miti, a partire proprio dal ruolo di Lu-
cia Carrain (la madre di Maniero) all’interno della Mala.
Maniero ha sempre raccontato tante bugie, soprattutto su sua madre, dipinta come una donna religiosa, integerrima, estranea a tutto e che aveva sempre contrastato il figlio bandito. Non è vero. Faceva parte della banda. Ha riciclato decine di miliardi di lire. Lo dice lui a verbale. Quando gliel’ho fatto notare, ci siamo scontrati duramente. Ha sempre cercato di proteggerla, fino a ottenere per lei l’immunità. Ogni volta che veniva chiamata a testimoniare, si avvaleva della facoltà di non rispondere.
Maniero è stato anche un personaggio mediatico unico, anche se forse un po’ sottovalutato dalla stampa nazionale, non credi?
Il libro si intitola “Come me nessuno mai” per un motivo: Felice Maniero è stato il più grande bandito del Nord Italia. Su questo non ci sono dubbi. Per omicidi, rapine, controllo del territorio. Se facciamo un paragone con Vallanzasca, che ha preso 3 ergastoli per 3 omicidi, non c’è confronto: Maniero in un fine settimana faceva rapine più grandi di quanto abbia mai fatto in vita Vallanzasca. Per non parlare degli omicidi… Eppure, da un punto di vista della “stampa” e del ritorno sui media, spesso è stato sottovalutato a li-
vello nazionale. Diciamo che ha pagato il fatto di operare in Veneto, lontano dai riflettori di Milano, Torino o Roma. Con la stampa era abilissimo. Sceglieva giornalisti che non conoscevano la sua storia e vendeva la versione che voleva. Che fine ha fatto l’universo della Mala del Brenta?
La banda finisce nel 1995. Senza Maniero non esiste. Lui l’ha creata, strutturata, guidata. Dopo restano solo scampoli. Personaggi marginali che si sono reinventati. Ma non c’è nessuno che abbia davvero raccontato i segreti della banda come lui.
Qual è l’eredità che la Mala del Brenta lascia al Nordest?
La peggiore possibile. Maniero ha aperto la strada alle mafie. Ha fatto accordi con Cosa Nostra, Camorra, ’Ndrangheta. Quando la banda cade resta un vuoto in cui si sono infilati tutti. Oggi in Veneto troviamo ogni tipo di criminalità organizzata. Sarebbero arrivati comunque, ma non con questa rapidità. Maniero è stato il detonatore. Un genio criminale che ha lasciato dietro di sé un territorio più ricco e più fragile.
Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro
Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.
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chiusure tecniche fanno parte di questa categoria: non si notano finché non funzionano, ma diventano indispensabili quando il comfort viene meno. Zago Alberto opera esattamente in questo spazio, offrendo soluzioni affidabili per abitazioni private, uffi ci e attività commerciali, con un approccio che mette al centro la funzionalità e la durata nel tempo.
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Ogni intervento è studiato su misura. Non solo nella scelta del prodotto, ma anche nella modalità di installazione e nel supporto successivo. L’obiettivo è risolvere un’esigenza concreta, migliorando l’uso quotidiano degli spazi. Che si tratti di un’abitazione privata, di un uffi cio o di un’attività commerciale, il principio resta lo stesso: offrire soluzioni che funzionano e che continuano a funzionare.
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LDespar Nord sostiene l’identità locale tra arte, restauro ed enogastronomia
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Un impegno che prende forma nei luoghi, nelle persone
noscere il valore della “cultura del fare”, sostenerla nel tempo e restituirla alle comunità sotto forma di bellezza, opportunità e memoria condivisa.
D fiancare il territorio attraverso progetti che spaziano dalla tutela del patrimonio architettonico alla valorizzazione delle produzioni locali, fino alla salvaguardia della cultura gastronomica. Un impegno trasversale che nasce da un profondo senso di responsabilità verso le città e le persone che le abitano.
U tervento avviato nel 2016 sull’ex Cinema Teatro Italia nel cuore di Venezia: un edificio neogotico e liberty dei primi del Novecento, rimasto a lungo in stato di abbandono e riportato oggi a nuova vita grazie a un importante progetto di restauro e riallestimento. Un recupero che ha restituito alla città un luogo di grande valore storico e simbolico.
nascimentale Palazzo Nogarola Guarenti. Interventi che testimoniano la volontà dell’azienda di proteggere e rilanciare beni architettonici che rappresentano da sempre l’identità culturale del el 2019 Despar Nord ha inoltre contribuito alla riqualificazione di una porzione dell’ex Foro Boario di Prato della Valle a Padova, in un contesto di straordinario valore storico-artistico. Un progetto realizzato nel pieno rispetto delle caratteristiche originarie dell’edificio, frutto di un dialogo costante con la Soprintendenza e delle Belle Arti, che ha permesso di coniugare tutela e nuova fun-
a le eccellenze da preservare non sono soltanto fatte di pietra. Sono anche il risultato del lavoro quotidiano di uomini e donne che, con passione, custodiscono saperi antichi e li trasformano
per il
L o stesso approccio ha guidato Despar Nord anche in precedenti operazioni di ristrutturazione di palazzi storici come quello di Verona, Vicenza e Trento, dove nel 2014 è stato recuperato il ri-
propria identità, portando sulle
nate da un profondo legame con
Lo sviluppo insieme al territorio: Despar Nord e il sostegno all’eccellenza
Despar Nord per la tradizione culinaria: il “Ricettario anonimo padovano”
Storia e sapori: Un manoscritto del ‘400 svela la cultura alimentare di Padova.
Despar Nord promuove la ricerca per legare qualità, tradizioni e territorio
Il “Ricettario Anonimo Padovano” nasce dallo studio e dalla passione di Marina Scopel, storica della gastronomia e curatrice del volume, con il contributo di Otello Fabris e del professore Danilo Gasparini, e con il sostegno di Despar Nord. Si tratta di un raro manoscritto del XV secolo, conservato presso la Ruskin Gallery degli Sheffield Museums nel Regno Unito. Redatto in forma anonima ma attribuibile con grande probabilità a un autore padovano – forse un copista, come suggerisce l’accurata calligrafia – il ricettario si colloca in un periodo di grande fermento culturale, in cui la cucina riscopre il proprio ruolo come spazio di convivialità, piacere e condivisione.
Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta . Ascoltaci in tutto il Veneto in
Nord anche la salvaguardia della memoria culinaria locale, di quel mosaico di sapori, nozioni e ricette che si sono tramandati nei secoli. Così, per celebrare la convivialità e il legame tra passato e presente, il marchio dell’Abete ha deciso recentemente di contributario del XV secolo, conservato seums nel nord dell’Inghilterra e rimasto anonimo ma redatto nuziosamente i profumi e gusti di una città, Padova, incrocio di minanti e contaminate. Un gesto concreto per custodire un’eredità
zione e innovazione convivevano anche a tavola. Ne emerge un affresco ricco e affascinante della cultura alimentare dell’epoca.
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Le ricette raccolte nel manoscritto, diverse tra loro per stile e impostazione, riflettono la vivacità intellettuale della Padova del basso Medioevo, dove tradi-
Per Despar Nord, sostenere questo progetto significa contribuire alla riscoperta delle radici più profonde dell’arte culinaria, nella consapevolezza che ogni ricetta è molto più di una semplice istruzione: è un frammento di storia, una memoria da tramandare, una testimonianza viva di identità.
Un impegno che guarda al passato per dare valore al presente e costruire, giorno dopo giorno, un futuro fatto di qualità, rispetto e appartenenza, difendendo e rispettando quelle tradizioni che da sempre hanno caratterizzato e continueranno a caratterizzare il rinomato patrimonio enogastronomico dei nostri territori.
Tenuta Amadio
prosecco,
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Edgardo Contato a fine mandato: “La sanità veneziana è in buona salute”
A fine mandato, Edgardo Contato ripercorre gli anni alla guida di ULSS 3
Serenissima: dalla sfida del Covid alla crescita del modello veneziano, fino al riconoscimento dell’Ospedale dell’Angelo. Centrale il lavoro di squadra e lo sviluppo della sanità territoriale tra Case della Comunità e telemedicina
Non ama definirsi un direttore “da scrivania”. Anzi, l’idea stessa di rimanere fermo dietro a un tavolo non gli appartiene. “Io ho una postazione di lavoro dove arrivo la mattina, appoggio le mie cose e provo a risolvere i problemi di questa enorme azienda, di questa enorme famiglia”. Così si racconta Edgardo Contato, Direttore generale di ULSS 3 Serenissima, a poche settimane dalla conclusione del suo mandato, fissata per il 28 febbraio.
Una famiglia fatta di professionisti, operatori, tecnici e cittadini. “È composta da persone che cercano di aiutare altre persone – sottolinea – e con pazienza si mettono insieme sistemi, relazioni e competenze per far funzionare uno strumento splendido: uno strumento per fare salute”. Il suo arrivo alla guida dell’azienda sanitaria veneziana è coinciso con il momento più delicato che la sanità italiana ricordi. “Il Covid è stata la prima esperienza vissuta qui ed è stata estremamente costruttiva”. Un passaggio traumatico ma anche trasformativo. “Abbiamo imparato a lavorare in maniera diversa. Non parlo solo di tecnologia e di lavoro a distanza, che prima non venivano sfruttati così, ma soprattutto del modo di affrontare i problemi complessi e delle relazioni istituzionali. È cambiato tutto”.
Se oggi il sistema sanitario veneziano fosse un paziente, quale sarebbe la diagnosi? “Direi che è in buona salute – risponde senza esitazioni – con margini di miglioramento. Con un po’ più di prevenzione e di attenzione agli stili di vita può fare ancora meglio”.
Tra le notizie più significative degli ultimi mesi, il riconoscimento dell’ospedale dell’Angelo di Mestre come miglior ospedale italiano. “È una certificazio-
ne che arriva da un soggetto terzo, su parametri comuni a tutta la nazione. È un risultato di cui devono essere fieri i lavoratori e orgogliosi i cittadini”. Ma Contato precisa subito: “Non certifica solo una struttura, certifica un modello. È una rete di risposte che vede nell’Angelo il punto di riferimento, ma che coinvolge tutte le realtà ospedaliere e dei servizi”.
Un risultato figlio del lavoro di squadra. “Dai professionisti che aprono la porta la mattina fino ai grandi luminari, tutti hanno messo a disposizione le proprie competenze. Questo è il vero valore aggiunto”.
Tra le soddisfazioni personali, Contato non cita numeri o classifiche. “Sapere che un cittadino ti ferma per ringraziarti o che un collaboratore riconosce il proprio luogo di lavoro come positivo e accogliente è una delle gratificazioni più grandi”. Lo sguardo si sposta poi sul futuro della sanità, che passa inevitabilmente dal territorio. “Case della Comunità e 116-117 sono la sanità del futuro. La sanità veneziana parte avvantaggiata perché qui abbiamo iniziato a lavorarci prima, anche grazie alle sperimentazioni regionali”. Un tema cruciale in un territorio complesso come quello lagunare. “Per un anziano spostarsi per un esame può diventare una vera via crucis. Dobbiamo portare i servizi vicino alle persone”.
Telemedicina, teleconsulto, assistenza domiciliare: “Venezia è il luogo ideale per sviluppare questi strumenti. Se avessi la bacchetta magica agirei proprio sulle fasce più fragili della popolazione, per garantire una sanità il più possibile vicina”.
In questo processo, il ruolo del medico di medicina generale resta centrale. “Senza il medico di base il sistema rimane orfano. Serve riallineare la medi-
cina generale con le Case della Comunità e con le nuove tecnologie, recuperando anche il rapporto di fiducia con i cittadini”. Non manca una riflessione sulla burocrazia. “Oggi il medico rischia di passare più tempo a registrare dati che a visitare. Qui la tecnologia può aiutarci a semplificare e a restituire centralità al dialogo con il paziente”.
Sul fronte del personale, la crisi dei medici di base è stata in parte superata. “Abbiamo fatto anche operazioni di attrattività internazionale. Venezia aiuta”. Resta invece aperta la questione infermieri. “Qui pesa la crisi demografica. Abbiamo aumen-
tato scuole, benefit, foresterie, servizi. La porta d’ingresso è spalancata, ma servono giovani che scelgano questa strada”.
E quando la tensione sociale emerge anche dentro le strutture sanitarie, Contato invita a leggere il contesto. “Dietro ogni scontro c’è un disagio. Il merito dei nostri professionisti è trasformare il conflitto in comprensione”.
Alla domanda finale, quella sui rimpianti, la risposta è netta: “No. Quello che si poteva fare si è fatto. Sono stati anni intensi, dal Covid in poi. Non c’è stato tempo per pensare ai rimpianti. Va bene così”.
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“Rete del Trauma” dell’Ulss 3 Serenissima ottiene la certificazione internazionale di eccellenza
GGli Ospedali dell’Ulss 3 Serenissima conquistano un prestigioso riconoscimento internazionale: la “Distinction” di Accreditation Canada, certificazione che premia l’eccellenza nella gestione dei traumi. Dopo quattro anni di valutazioni e monitoraggio, ben 117 unità operative ed équipe specialistiche dei cinque ospedali dell’Azienda sanitaria hanno ottenuto il riconoscimento.
Tra le strutture certificate figurano Suem118, Pronto Soccorso, Rianimazioni, Ortopedie, Radiologie, Gruppi operatori, servizi trasfusionali e psicologia ospedaliera, oltre a tutte le realtà che contribuiscono alla gestione completa dei pazienti traumatizzati. La certificazione riconosce la rapidità di intervento, l’efficacia dei percorsi di cura e assistenza e la capacità di affrontare traumi gravi con elevati standard di qualità.
“Il riconoscimento riguarda l’intera rete del trauma” – spiega il Direttore sanitario, Giovanni Carretta – “un sistema integrato di équipe e servizi che operano in col-
legamento per garantire la miglior presa in carico possibile della persona vittima di trauma, dall’incidente stradale a quello sportivo o domestico.”
La rete dell’Ulss 3 Serenissima affronta ogni anno un numero rilevante di traumi maggiori: 233 nel 2023, 214 nel 2024 e 165 fino a settembre 2025, con una mortalità entro 30 giorni tra il 6% e il 6,5% e una degenza media di circa 16 giorni. Oltre alla gestione dei traumi acuti, la certificazione premia anche le azioni di prevenzione, la formazione continua e la riabilitazione post-trauma.
Il riconoscimento si aggiunge ad altre certificazioni prestigiose ottenute dall’Azienda, come la Distinction per la rete ictus ischemico, il giudizio di Agenas sull’ospedale Angelo come il più performante d’Italia, e i 3 Bollini Rosa di Fondazione Onda, a conferma dell’eccellenza clinica e organizzativa dell’Ulss 3 Serenissima.
Secondo il Direttore Generale, Edgardo Contato, “si tratta di certificazioni non obbligatorie, perseguite come stimolo a
migliorare costantemente il servizio ai cittadini del nostro territorio”. L’Azienda sanitaria continuerà a garantire il monitoraggio continuo attraverso il Registro Informatizzato Traumi, strumento innovativo gestito da Suem118, Pronto Soccorso, Terapie Intensive e Chirurgie.
“Le pratiche saranno ora più semplici, a vantaggio non solo dei cittadini ma anche degli operatori sociali”, ha sottolineato il presidente della Regione, Alberto Stefani. L’intervento mira a ridurre i passaggi che in passato potevano rallentare la presa in carico delle persone non autosufficienti e a migliorare la gestione dei casi in cui la persona ha o non ha un familiare disponibile. Secondo l’assessore Roma, alcune criticità segnalate dai servizi territoriali riguardavano la nomina dell’Amministratore di Sostegno, elemento che rischiava di rallentare l’ingresso nelle strutture, soprattutto nei casi di bisogno urgente. Con la nuova formula, i cittadini non dovranno più individuare subito un amministratore, rendendo la procedura più flessibile e immediata.
L’Ospedale di Mirano riceve un cicloergometro donato da La Colonna APS
All’Ospedale di Mirano si è svolta la cerimonia di consegna di un cicloergometro ricondizionato “Motomed Layson”, del valore di 12.000 euro, donato da La Colonna APS all’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione. Il dispositivo sarà impiegato per il training degli arti inferiori, favorendo la mobilizzazione precoce dei pazienti allettati, in particolare coloro con lesioni spinali o difficoltà motorie complesse. La donazione non rappresenta solo un supporto tecnico, ma anche un contributo significativo al miglioramento delle cure e alla prevenzione delle complicanze legate all’immobilità. Il cicloergometro permetterà agli operatori di ottimizzare le attività di mobilizzazione passiva e di rafforzare l’efficacia dei percorsi di riabilitazione funzionale.
Alla cerimonia hanno partecipato il Direttore Generale dell’Ulss 3 Serenissima,
dott. Edgardo Contato; il Direttore dei Servizi Socio-Sanitari, dott. Massimo Zuin; la Direttrice dell’Ospedale di Mirano, dott. ssa Silvia Gallo; il Primario dell’U.O.C. di Anestesia e Rianimazione, dott. Ioannis Psimadas; insieme al personale medico e infermieristico dell’unità. Presenti anche i rappresentanti de La Colonna APS e numerosi sostenitori, tra cui realtà locali e associazioni sportive.
Il progetto sottolinea l’importanza della collaborazione tra istituzioni, associazioni e comunità nel trasformare la solidarietà in strumenti concreti a beneficio dei pazienti. Fondamentale anche il contributo dei donatori tramite il 5 per mille, che permette a La Colonna APS di proseguire nella promozione di iniziative rivolte alle persone con lesioni spinali e di rafforzare una rete di supporto capace di prendersi cura dei più fragili.
250 esami in una mattina. Il direttore Contato: «Prevenzione fondamentale, grazie alla collaborazione con Cuore Amico»
Successo per “Cardiologie Aperte”: a oltre 170 cittadini agli screening gratuiti
MMattinata di prevenzione e grande partecipazione all’Ospedale di Mirano per l’iniziativa “Cardiologie Aperte”, che ha fatto registrare numeri significativi. Sono state 171 le persone sottoposte a screening cardiologico gratuito, con un totale di circa 250 esami effettuati tra controlli clinici e approfondimenti diagnostici.
Nel dettaglio, 22 cittadini hanno effettuato una visita cardiologica completa, mentre una cinquantina si è sottoposta a esami aggiuntivi, tra cui misurazioni dell’handgrip e controlli specifici dedicati a fumatori ad alto rischio e persone esposte al fumo passivo
«Non si può non ringraziare – ha dichiarato il Direttore Generale dell’Ulss 3 Serenissima, Edgardo Contato – il personale sanitario e i volontari dell’associazione Cuore Amico di Mirano. Grazie al loro impegno non si effettuano soltanto esami, ma si diffonde tra i cittadini la cultura della prevenzione, che resta fondamentale».
tazione agli screening gratuiti di colesterolo, glicemia, pressione arteriosa, oltre alla misurazione di peso, altezza e circonferenza vita.
Veneto: semplificato l’accesso ai servizi per le persone non autosufficienti
Un cambiamento tecnico che porta benefici concreti alle persone non autosufficienti del Veneto. La recente delibera, pubblicata il 3 febbraio 2026, semplifica l’accesso ai servizi residenziali, semiresidenziali e domiciliari, raccogliendo la proposta dell’Ordine degli Assistenti Sociali del Veneto. L’eliminazione dell’obbligo di nominare un amministratore di sostegno per tutte le domande, senza una valutazione dell’effettiva necessità, riduce gli oneri burocratici e accelera i tempi di risposta.
La decisione arriva dopo un confronto costruttivo tra l’Ordine e le istituzioni regionali. In particolare, il Presidente dell’Ordine, Stefania Bon, ha sottolineato che la modifica risponde a segnalazioni fatte dai professionisti del settore che avevano rilevato criticità nel sistema introdotto nel febbraio 2025. La nomina dell’amministratore di sostegno, infatti, comportava lunghe attese e l’intervento del giudice tutelare, con un processo che poteva richiedere mesi.
“Questo risultato dimostra che il dialogo tra professionisti e istituzioni può portare a cambiamenti significativi per la qualità della vita dei cittadini”, ha dichiarato la Presidente Bon, ringraziando la Regione e i colleghi per l’impegno.
Veneto, pratiche più snelle per l’accesso ai servizi per anziani non autosufficienti
La Regione semplifica la compilazione della “Svama” per velocizzare la presa in carico delle persone fragili, riducendo burocrazia e tempi di attesa per cittadini e operatori
L’appuntamento rientra nel programma nazionale promosso dall’Associazione Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) e dalla Fondazione per il Tuo Cuore (Heart Care Foundation), che fino al 14 febbraio organizza eventi di sensibilizzazione in tutta Italia. A Mirano i cittadini hanno potuto accedere senza preno-
Accanto agli esami clinici, sono stati organizzati momenti informativi e consulenze individuali con personale esperto in prevenzione cardiovascolare. «Anche quest’anno abbiamo centrato l’obiettivo – hanno spiegato la presidente di Cuore Amico, Manuela Lovo, e il presidente onorario Nicolò Cammarata – grazie alla disponibilità degli specialisti e al rapporto costruito negli anni con la popolazione, oltre al sostegno delle autorità locali».
La Regione Veneto continua a lavorare per snellire le pratiche burocratiche e rendere più rapido l’accesso ai servizi di assistenza per gli anziani. Con una recente delibera di Giunta, presentata dall’assessore alle Politiche Sociali Paola Roma, è stata aggiornata la compilazione della “Scheda di valutazione multidimensionale dell’anziano” (Svama), il documento necessario per accedere ai servizi residenziali, semiresidenziali e domiciliari.
L’aggiornamento, richiesto anche dall’Ordine degli assistenti sociali del Veneto, punta a garantire continuità e tempestività degli interventi, proteggendo al tempo stesso la tutela della persona già nelle fasi iniziali della procedura. Un passo avanti concreto per ridurre la burocrazia e dare risposte più rapide agli anziani e alle loro famiglie in tutta la regione.
I dati. Più assistenza domiciliare, ospedali sotto pressione
La Quinta commissione regionale apre l’analisi della Relazione sociosanitaria 2025 del Veneto
AVenezia, a Palazzo Ferro Fini, i commissari hanno iniziato a esaminare i dati dello scorso anno su spesa sanitaria, servizi alla popolazione e progetti PNRR La Quinta commissione consiliare permanente, che si occupa di politiche sociosanitarie, ha tenuto a Palazzo Ferro Fini la sua prima riunione dopo l’insediamento ufficiale e la nomina dei vertici della commissione.
Presieduta da Manuela Lanzarin (Lega), con Chiara Luisetto (Pd) vicepresidente e Silvia Calligaro (FdI) segretaria, la commissione ha iniziato l’analisi della Relazione sociosanitaria della Regione Veneto per l’anno 2025, basata sui dati del 2024.
Nel corso della seduta, alla quale hanno partecipato anche gli assessori regionali alla Sanità, Gino Gerosa, e ai Servizi Sociali, Paola Roma, i commissari hanno esaminato un documento dettagliato che fotografa la situazione del Servizio Sanitario Regionale, dai costi ai servizi offerti ai cittadini, fino all’epidemiologia e allo stato dei progetti legati alle strutture intermedie finanziate con fondi del PNRR.
La relazione è stata illustrata dai tecnici dell’Area Sanità e Sociale e di Azienda Zero, tra cui il direttore generale Massimo Annicchiarico, Silvia Vigna, Romina Cazzaro, Pierangelo Spano, Manuel Zorzi e Stefano Nicola, che hanno guidato i commissari attraverso dati e le informazioni operative.
La Quinta commissione consiliare prende atto
dei dati 2024: in Veneto crescono screening e cure a casa, ma permangono disparità tra Ulss e lunghe liste d’attesa per case di riposo e assistenza domiciliare
La Quinta commissione consiliare permanente, incaricata delle politiche sociosanitarie, ha approvato con i voti della maggioranza la Relazione sociosanitaria della Regione del Veneto per l’anno 2025, basata sui dati raccolti nel 2024. La seduta si è svolta alla presenza dell’assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, e della presidente della commissione, Manuela Lanzarin (Lega), affiancata dalla vicepresidente Chiara Luisetto (Pd) e dal segretario Silvia Calligaro (FdI).
Il documento fotografa la situazione del Servizio Sanitario Regionale, con un’analisi di spesa, servizi offerti alla popolazione, prevenzione e avanzamento delle strutture intermedie finanziate dal PNRR.
Secondo la presidente Lanzarin, i dati confermano il ruolo centrale della prevenzione in Veneto: “Gli screening per la mammella registrano un’adesione del 76,1%, superiore alla media nazionale del 53,8%, mentre quelli per il colon retto arrivano al 61,5% contro il 35,8% del resto d’Italia”. Risultati analoghi si registrano nella campagna contro il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV) per i bambini da 0 a 1 anno, con il 76,5% di copertura, 28.650 dosi somministrate e un calo dei ricoveri del 71%.
Accanto alla prevenzione cresce anche l’assistenza domiciliare: nel 2024 sono stati regi-
strati oltre 2,1 milioni di accessi, con 158.848 pazienti seguiti (+9,2% rispetto al 2023) e 63.125 persone assistite in forma intensiva. Si rafforza inoltre la rete delle cure palliative, coordinando hospice e servizi sul territorio per garantire continuità e dignità ai pazienti e alle famiglie.
Il sistema ospedaliero, tuttavia, resta sotto pressione: 1.928.828 accessi in Pronto Soccorso (+0,8%) e 630.979 dimissioni (+2,4%). Lanzarin sottolinea che “potenziare i percorsi territoriali e l’appropriatezza delle cure significa ridurre la pressione sugli ospedali e garantire risposte più rapide e di qualità”. La vicepresidente Luisetto ha invece evidenziato le disuguaglianze: “Il Veneto mostra velocità diverse tra le Ulss. Ci sono quasi 11mila anziani in attesa di un posto in casa di riposo e oltre 3mila persone in attesa di assistenza domiciliare. Nel 2024 i cittadini hanno speso circa quattro miliardi di euro di tasca propria per curarsi: è il segno di un sistema pubblico che fatica a rispondere ai bisogni della popolazione”.
Durante la seduta, i funzionari dell’Area Sanità e Sociale e di Azienda Zero hanno fornito chiarimenti sulle questioni tecniche emerse nella precedente riunione del 21 gennaio. La Relazione, pur mettendo in luce risultati positivi in prevenzione e assistenza territoriale, lascia aperti temi cruciali sul rafforzamento del sistema pubblico e sulle disuguaglianze tra territori veneti.
La relazione sociosanitaria 2025 mostra luci e ombre
La Relazione sociosanitaria 2025, che fotografa l’attività del sistema sanitario regionale nel 2024, mette in luce criticità che il Partito Democratico definisce “impossibili da rimandare”. Le consigliere Chiara Luisetto, Anna Maria Bigon e Monica Sambo hanno commentato il documento a margine della Quinta commissione consiliare, sottolineando che, seppur ricca di dati, la relazione non affronta le vere disuguaglianze sul territorio e la pressione crescente su operatori e famiglie. “Abbiamo davanti una mole di informazioni che però non dice ciò che conta davvero – ha spiegato Luisetto – dalle attese e costi per anziani e persone con disabilità all’assistenza domiciliare, fino alle differenze tra Ulss nei servizi di salute mentale. Il risultato è un Veneto diviso tra cittadini di serie A e di serie B, con una crescente spesa sanitaria privata a carico dei veneti, che arriva a oltre 4 miliardi di euro.” Monica Sambo ha evidenziato un problema strutturale: la carenza di personale. Tra il 2023 e il 2024, il personale a tempo indeterminato è diminuito di 60 unità, con una riduzione drastica di circa 400 infermieri. “Il sistema sanitario pubblico soffre – ha sottolineato – mentre la Regione continua a presentarlo come eccellente, i cittadini pagano sempre di più di tasca propria: 850 euro pro capite contro la media nazionale di 730, spesso non per scelta ma perché le liste d’attesa sono troppo lunghe.”
Bigon ha aggiunto che la diminuzione degli investimenti in prevenzione e l’alto numero di codici bianchi nei pronto soccorso sono segnali di un sistema poco integrato tra ospedali, medicina di base e servizi territoriali. “Serve una visione che accompagni il cittadino lungo tutto il percorso di vita, investendo su territorio, prevenzione e continuità assistenziale”, ha concluso.
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