Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore
Diego Ruzza
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Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore
Diego Ruzza
Filippo Giacinti traccia
la rotta del bilancio
della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”
Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.
L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.
Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.
Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.
a pag. 19








Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”
Il report della Fondazione Caritas Treviso solleva un interrogativo: chi dovrebbe garantire i diritti e perché la risposta arriva dal Terzo settore?












Ulss 2 Marca Trevigiana, il Dg Benazzi traccia un bilancio: “Azienda forte e vicina ai cittadini”

“Sicurezza, Benessere, Futuro: un programma fondato sulla modernizzazione della rete stradale, l’eccellenza degli impianti sportivi e il sostegno costante ai giovani”
L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio” SBUROCRATIZZAZIONE,






Veneto2






















le sbarre del




CNicola Stievano >direttore@givemotions.it<








’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.













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Con il progressivo allungarsi delle giornate e il primo tepore che annuncia l’arrivo della primavera 2026, la natura si risveglia, portando con sé il delicato momento delle nascite. Per il Centro di Recupero Animali Selvatici (Cras) della Provincia di Treviso, questo segna l’inizio del periodo più critico e impegnativo dell’anno. La struttura ha già aperto le sue porte alle prime cucciolate della stagione. Si tratta di alcuni leprotti recuperati nei giorni scorsi in diverse aree del territorio provinciale. Questi piccoli, estremamente vulnerabili nelle prime fasi di vita, rappresentano l’avanguardia di quello che si preannuncia come un anno di intenso lavoro per la salvaguardia della biodiversità locale. Il servizio di soccorso è il risultato di un protocollo consolidato gestito in stretta collaborazione con Veneto Agricoltura. L’operazione di recupero ha visto il coordinamento tra l’équipe tecnica del Centro — composta da medici veterinari esperti in fauna selvatica e operatori specializzati — e gli agenti della Polizia Provinciale, figure chiave per il monitoraggio del territorio. Una volta giunti al Cras, i piccoli non vengono semplicemente “ospitati”, ma inseriti in un percorso scientifico rigoroso: check-up sanitario: Valutazione immediata dello stato di nutrizione, idratazione e ricerca di eventuali parassiti o ferite, svezzamento e cure: Somministrazione di diete specifiche che simulano il latte materno, evitando il più possibile l’imprinting con l’uomo, reinserimento: L’obiettivo finale resta sempre il ritorno in natura, che avviene solo quando l’animale ha raggiunto l’autonomia necessaria per sopravvivere nel proprio habitat. Con l’esplosione delle nascite primaverili, aumenta esponenzialmente la probabilità per i cittadini di imbattersi in cuccioli apparentemente soli. Tuttavia, il Cras lancia un monito importante: non sempre un cucciolo isolato è un cucciolo abbandonato. Il consiglio degli esperti: Se avvistate dei piccoli, osservateli da lontano. Intervenite o chiamate solo se l’animale presenta ferite evidenti, è in una zona di pericolo immediato (come il ciglio di una strada) o è disturbato da animali domestici. Il servizio è una garanzia per la tutela del nostro patrimonio naturale ed è attivo costantemente. Per segnalazioni, è possibile contattare il numero: 320 432 0671 (Operativo 24 ore su 24, 7 giorni su 7)
Anna Bergantin
Il Centro della Provincia di Treviso pronto ad accogliere i cuccioli in difficoltà

Oltre le sbarre del silenzio Nicola Stievano >
Padova è sempre stata un’eccellenza anche nei percorsi di recupero per i detenuti. Le esperienze al Due Palazzi hanno fatto scuola e vengono citate nei convegni internazionali come l’esempio di un carcere che non si limita a “stoccare” condannati, ma che trasforma nuove vite. Eppure, oggi, quel modello scricchiola sotto il peso di un sovraffollamento che tocca il 155% e di scelte che sembrano voler smantellare anni di faticosa ricostruzione umana. Uno dei drammi più recenti ha coinvolto un uomo di settant’anni, recluso in Alta Sicurezza. Non era un numero, era una persona inserita da anni in attività lavorative che avevano riempito le sue giornate e cambiato il suo orizzonte. La sua colpa? L’angoscia di un trasferimento improvviso, annunciato senza spiegazioni, che avrebbe cancellato con un colpo di spugna legami, impegni quotidiani e una prospettiva di “vita dignitosa” costruita con fatica. Quando lo Stato decide di spostare detenuti ormai stabilizzati, interrompendo percorsi di studio universitari o laboratori professionali, non sta applicando la legge: sta compiendo quella che molti definiscono una “regressione trattamentale”. A La Giudecca di Venezia, a metà di questo mese, si è tolta la vita una giovane donna, italiana, di 32 anni. Se togliamo la prospettiva del domani a chi sta cercando di espiare le proprie colpe, non resta che il vuoto. E il vuoto, in carcere, uccide. Realtà del volontariato sociale, impegnate in carcere quotidianamente, non stanno semplicemente aiutando i detenuti a “far passare il tempo”. Stanno investendo, oltre che sul recupero di centinaia di persone, sulla sicurezza di noi tutti. I dati parlano chiaro: dove c’è lavoro e formazione, la recidiva crolla sotto il 10%. Dove c’è solo ozio e sovraffollamento, si creano nuovi criminali o, peggio, si alimentano i cimiteri. È necessario che la politica locale e nazionale metta queste realtà nelle condizioni di lavorare al meglio. Dare dignità ai detenuti significa anche non spezzare i legami affettivi. Il lavoro in carcere non è un privilegio, è la spina dorsale della rieducazione, per questo il terzo settore va sostenuto, anche con più psicologi e mediatori, per potenziale l’ascolto. Non possiamo voltarci dall’altra parte. Dobbiamo pretendere un carcere che funzioni come un’officina di nuove vite, non come un vicolo cieco.






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Il nuovo presidente. Provincia, il Debutto di Donadel: “Strade, Palestre, Giovani: investiamo sul futuro”
È
Marco Donadel, sindaco di Roncade, il nuovo presidente della Provincia di Treviso: subentra a Stefano Marcon, presidente uscente, ora in Consiglio Regionale. Donadel è stato eletto con 46.753,098 voti ponderati (di cui 582 assoluti) contro i 33.420,466 ottenuti da Luca Durighetto (di cui 430 assoluti) sindaco di Zero Branco. Sono state 6 le schede nulle, 13 le bianche.
to. Nel 2024 viene infine eletto sindaco di Roncade.
“Ringrazio davvero sentitamente tutte le parti politiche che mi hanno sostenuto e dato fiducia, per me è un orgoglio rivestire questo ruolo, a sostegno di tutti i Comuni della Marca Trevigiana, e continuare nelle attività della Provincia seguendo l’ottimo operato svolto dal presidente Marcon – le parole

Marco Donadel, classe 1981, roncadese, consulente finanziario, inizia la sua esperienza amministrativa nel 2005 diventando consigliere comunale a Roncade, carica che ricopre fino al 2014 e poi dal 2019 al 2024. Dal 2020 al 2024 ricopre il ruolo di assessore a Sicurezza, Politiche Abitative e Protezione Civile del Comune di Mogliano Vene-
di Marco Donadel, presidente della Provincia di Treviso – che ha saputo innovare e far rialzare la Provincia dopo le macerie lasciate dalla legge Delrio, grazie al sostegno dei consiglieri e di tutta la squadra di dirigenti e tecnici dell’Amministrazione. Si ricomincia nel segno della continuità e nel consolidamento del ruolo delle Provincia, che devo-


no tornare punti di riferimento centrali per il territorio, in linea con quanto stabilito dai principi costituzionali, anche attraverso le elezioni di I livello. Viabilità, sicurezza stradale, palestre sportive e valorizzazione dello sport anche come attività inclusiva e sociale per le presenti e future generazioni di ragazze e ragazzi del nostro territorio: questi i
primi punti su cui vorrò concentrare le azioni politiche in prima battuta. Concludo ringraziando di nuovo per il sostegno e rivolgo un grazie anche a Luca Durighetto, sindaco che come me si è messo a disposizione per il bene del territorio: l’essere sindaco è una vera e propria missione, chi svolge il ruolo di amministratore lo sa bene. L’amore per il
territorio e per la comunità, così come il sostegno ai Comuni, saranno sempre al primo posto. In quest’ultimo periodo ho incontrato tantissimi primi cittadini e voglio iniziare a lavorare subito con loro e con i miei consiglieri provinciali per il bene del territorio”
allarme Pro Loco: nuove regole fiscali minacciano sagre e feste di paese
La tradizione delle sagre venete rischia di fermarsi a causa delle nuove norme fiscali che interessano le Pro Loco. Lo denuncia la consigliera regionale Laura Breskacin (Gruppo Misto), che parla di un “pericoloso limbo burocratico e fiscale” in cui le associazioni di volontari rischiano di trovarsi, con conseguenze dirette sulle feste paesane e sulla vita dei piccoli borghi.
“Le nuove regole rischiano di far finire le feste, quelle che animano ogni anno migliaia di paesi in Veneto”, afferma Breskacin. Secondo la consigliera, la mancanza di chiarezza da parte dell’Agenzia delle Entrate mette le Pro Loco in difficoltà:
“Se i costi o gli oneri burocratici dovessero risultare troppo gravosi, molte associazioni potrebbero decidere di cessare l’attività, con effetti non solo culturali ma anche sociali”.
Le Pro Loco, spiega Breskacin, non sono solo promotrici

di eventi e tradizioni locali, ma rappresentano anche un baluardo sociale, coinvolgendo volontari che dedicano il loro tempo alla comunità. La cancellazione di una festa paesana, avverte, può segnare il primo passo verso la scomparsa di un borgo.
Per questo motivo, la consigliera ha annunciato la pre-
sentazione di una mozione in Consiglio regionale, con l’obiettivo di chiedere alla Giunta interventi per garantire maggiore chiarezza e sostenere le Pro Loco come attività di interesse generale: “Non possiamo rischiare di perdere questo patrimonio di storia e tradizioni, è una parte troppo importante del Veneto”.(a.b)

Sintoniz zati sul







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C’è un dato che colpisce più di tutti leggendo il Bilancio sociale della Fondazione Caritas Treviso: la quantità di servizi erogati non ha più il profilo dell’eccezione, ma quello della continuità. Nel 2024, primo anno di attività della Fondazione come ente del Terzo settore, la carità non si è limitata a tamponare emergenze, ma ha assunto i tratti di una vera infrastruttura sociale. Lo dicono i numeri della Casa della Carità: oltre 21 mila cene distribuite in un anno, quasi 6.500 pernottamenti, migliaia di docce, lavaggi, occasioni di ascolto. Dati che, più che raccontare un successo organizzativo, pongono una domanda scomoda alla città: quante persone, oggi, dipendono stabilmente da questi servizi per vivere con un minimo di dignità? Il Centro di ascolto ha seguito più di 500 persone, intercettando bisogni che parlano di povertà concreta

e quotidiana: casa che manca, cure sanitarie non accessibili, documenti che diventano un ostacolo insormontabile. Non marginalità estrema e isolata, ma fragilità diffuse, che attraversano storie diverse e spesso invisibili. Il Bilancio sociale racconta anche un altro passaggio
Non è tanto una questione di aumento dei numeri, quanto di complessità delle situazioni. A Preganziol il fenomeno della povertà e della fragilità sociale continua a essere sotto osservazione, ma il quadro che emerge dai servizi sociali comunali racconta soprattutto storie più articolate, dove alla precarietà abitativa si sommano difficoltà lavorative, fragilità familiari e problemi personali. A fare il punto è la sindaca Elena Stocco, che sottolinea come “non vi sia un incremento significativo delle casistiche, ma un aumento della complessità delle singole situazioni”. Un dato che impone risposte articolate e su più livelli. Il primo fronte è quello del lavoro. “L’obiettivo –spiega Stocco – è provare a sganciare le persone da un’idea puramente assistenziale, riattivando competenze e capacità lavora-




significativo: la scelta di investire sulla partecipazione. Non solo assistenza, ma coinvolgimento diretto degli ospiti, dei volontari, dei giovani. Dai laboratori artistici ai percorsi culturali, fino alle esperienze condivise con chi vive la strada o il carcere, emerge un’idea precisa: la povertà non
tive”. Il Comune di Preganziol dispone di un servizio dedicato che affianca i servizi sociali nell’orientamento alla ricerca attiva di un’occupazione, considerata il primo passo verso un’autonomia reale e duratura. Accanto a questo restano fondamentali i contributi economici ordinari e straordinari per le famiglie in difficoltà e, soprattutto, il lavoro di rete. “La collaborazione con le Caritas parrocchiali è molto intensa – evidenzia la sindaca – e ci permette di gestire molte situazioni di marginalità in modo più sinergico”. Un tavolo di confronto stabile che coinvolge anche il volontariato e il terzo settore, determinanti in un contesto come quello veneto, dove l’impegno civico rappresenta una risorsa strutturale. Dalla gestione delle emergenze ai trasporti sociali, la risposta passa da una regia pubblica con-

si affronta solo con i servizi, ma con relazioni che restituiscono ruolo e voce.
Sul fronte educativo, i numeri parlano di una presenza capillare nelle scuole e nei territori, con migliaia di studenti coinvolti e una rete di doposcuola che supplisce, ancora una volta, alle disuguaglianze di partenza. Anche qui, più che un progetto accessorio, si delinea una funzione sostitutiva: dove il contesto sociale fatica a garantire pari opportunità, interviene il volontariato organizzato. Lo stesso vale per l’area giustizia e carcere. I fondi destinati ai detenuti, i pacchi indumenti, i percorsi di reinserimento e la giustizia riparativa indicano una direzione chiara: la pena, senza accompagnamento, resta un vicolo cieco. Ma resta anche una constatazione amara: senza una rete esterna solida, il ritorno alla vita libera rischia di essere solo formale.
divisa con più attori. Cambia anche il rapporto tra cittadini e servizi sociali. “Rispetto al passato – osserva Stocco – è venuta meno l’idea dei servizi come stigma”. A favorire questa maggiore fiducia contribuiscono progetti di prevenzione e ascolto in contesti “neutri”, come lo spazio di ascolto attivato nelle scuole, pensato per intercettare il disagio prima che diventi conclamato e difficilmente gestibile. Resta però il nodo delle risorse. “I Comuni hanno bisogno di maggiore agilità sulla spesa corrente – avverte la sindaca – perché il sociale si fonda sulla capacità di garantire servizi quotidiani”. Le difficoltà nel chiudere i bilanci e il congelamento di alcune voci di finanziamento nazionale riducono i margini di manovra degli enti locali, che “sono i più vicini alle esigenze delle persone”. (s.b.)
Infine, il dato economico. Oltre mezzo milione di euro raccolti nel 2024, grazie a donazioni private, parrocchie, istituti di credito e fondi dell’8xmille. È il segnale di una fiducia diffusa nell’operato della Caritas, ma anche la conferma di una delega implicita: una parte crescente del welfare passa attraverso il terzo settore. Il primo Bilancio sociale della Fondazione Caritas Treviso non è soltanto un esercizio di trasparenza. È uno specchio. Mostra una comunità generosa, capace di mobilitarsi, ma anche un territorio in cui la fragilità non è più episodica. La carità funziona, regge, innova. Ma proprio per questo interroga le istituzioni e la società civile: fino a che punto è sostenibile che il bisogno strutturale trovi risposta quasi esclusivamente nella solidarietà organizzata?
Sara Busato














Inumeri parlano di redditi in crescita, ma la realtà racconta altro. È questo il cortocircuito che emerge dall’analisi delle oltre 70mila dichiarazioni dei redditi presentate nel 2025 ai CAF CGIL Treviso e rielaborate dalla CGIL Treviso. Una fotografia ampia, forse la più estesa disponibile sul territorio, che restituisce un’immagine meno rassicurante di quanto suggerisca l’aumento dei redditi lordi. Tra il 2023 e il 2024 i redditi medi sono cresciuti in tutte le fasce d’età, con un balzo evidente tra i 41 e i 60 anni. Ma è un dato che rischia di essere fuorviante se letto fuori contesto.
“Parliamo di redditi lordi, non netti”, ha ricordato Monica Giomo, sottolineando come l’incremento sia stato in larga parte assorbito dall’inflazione e dal caro vita. Il risultato è che, a fronte di più soldi sulla carta, le famiglie trevigiane faticano comunque a mantenere gli stessi standard di vita. Solo la spesa alimentare, secondo i dati del sindacato, pesa oggi circa 50 euro in più a settimana. Sempre più persone tra i 40 e i 50 anni rinunciano alle cure mediche per preservare un equilibrio economico già fragile. Le richieste di mutui per la costruzione della

casa, nella stessa fascia d’età, si sono dimezzate in un solo anno. Segnali che raccontano una classe centrale dell’economia locale sempre più prudente, costretta a ridimensionare progetti e aspettative. Secondo Sara Pasqualin, segretaria generale della Camera del Lavoro, il cuore della questione resta la pressione fiscale. “A pagare di più continua a essere il ceto medio”, ha spiegato. Se è vero che chi supera i 50mila euro versa più tasse in valore assoluto, è altrettanto vero che il peso di Irpef e fisco si concentra soprattutto su chi guadagna tra i 15 e i 35mila euro lordi annui, la fascia più numerosa e al tempo stesso più esposta. In questo scenario, vivere con meno di 35mila euro
all’anno significa spesso muoversi sul filo della povertà. I giovani tra i 18 e i 34 anni, stretti tra salari bassi e costi elevati, scelgono sempre più spesso di lasciare il Paese o restare a lungo in famiglia. Non per scelta, ma per necessità. Il report della Cgil, al di là delle percentuali, mette a nudo una contraddizione che Treviso condivide con molte altre realtà italiane: redditi nominalmente più alti, ma meno capaci di garantire sicurezza, salute e futuro. È su questo scarto, più che sui numeri in sé, che si misura oggi la tenuta del ceto medio. E la politica, ancora una volta, è chiamata a decidere se limitarsi a prenderne atto o intervenire davvero.
Sara Busato
Dal welfare di comunità agli assistenti di quartiere alla casa, Stefani:
Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa. Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più vicino alle persone e ai territori. Uno degli interventi annunciati da Stefani è l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani fragili e par-
zialmente non autosufficienti. Non un semplice impiegato, ma un facilitatore che aiuta le famiglie nella gestione quotidiana dei non autosufficienti, dalla spesa alle pratiche burocratiche, portando i servizi direttamente nei condomini e nelle frazioni. L’obiettivo è duplice: garantire supporto quotidiano e ridurre il peso economico e organizzativo che spesso ricade interamente sulle famiglie.
Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico post-crisi.
Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di edilizia sociale e ini-
Dalle oltre 70mila dichiarazioni ai Caf Cgil
Treviso: redditi lordi in aumento sulla carta, ma inflazione, tasse e caro vita erodono il potere d’acquisto del ceto medio trevigiano
ziative per calmierare gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazioni a prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato. L’abitare viene così riconosciuto come primo strumento di contrasto alla povertà.
“La solidarietà tra generazioni è una responsabilità comune”, è il messaggio che emerge: investire su chi è in difficoltà significa rafforzare la coesione sociale e costruire un Veneto più equo, dove la crescita non lasci indietro nessuno.



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Il presidente Diego Ponzin. Racconta ricerca, nuove sfide terapeutiche e valore della donazione.


È una fase di profondo rinnovamento
Vene


l’approccio a numerose patologie oculari, consentendo in alcuni casi di intervenire non più con tessuti, ma con cellule appositamente selezionate e preparate per svolgere funzioni

Un progresso che non prescinde mai da un principio fondamentale: la sicurezza. Il lavoro della Banca degli Occhi si fonda su criteri rigorosi e non negoziabili. Da un lato vi sono protocolli stringenti per garantire che non vi sia alcun rischio di trasmissione di patologie dal donatore al ricevente; dall’altro, una selezione biologica estremamente attenta dei tessuti, affinché questi possano assicurare qualità e durata nel tempo. Il trapianto deve essere non solo efficace, ma anche sicuro e sostenibile per tutta la vita del paziente. Alla base di questo sistema resta però il valore fondante della donazione. Il trapianto è





nella comunicazione, convinta che parlare di



Ncome esercizio di libertà creativa, affrontando con disincanto e leggerezza un tema complesso come quello della morte, presenza costante nella quotidianità di chi opera nel mondo dei trapianti. Racconti che diventano tentativi di risposta, di rielaborazione, di sguardo umano su un’esperienza universale.

Parallelamente proseguiranno le iniziative a livello regionale per rafforzare il messaggio della donazione. Un ambito in cui il Veneto rappresenta da anni un modello di riferimento, ma che richiede un impegno costante per mantenere alta la consapevolezza dei cittadini. Perché è proprio dal dono che nasce la possibilità di cura, di ricerca e di futuro. In questo contesto, il ruolo della Fondazione si conferma anche culturale e civile, capace di unire rigore scientifico, visione etica e responsabilità sociale. Un lavoro quotidiano che coinvolge professionisti, ricercatori e cittadini, con l’obiettivo di trasformare il progresso medico in beneficio concreto per le persone e per l’intera comunità. Un impegno Con continuità, traspa-

che oggi permettono di compiere un salto di qualità significativo. Tecnologie sviluppate nel corso dei primi decenni del nuovo secolo stanno ora producendo effetti concreti, migliorando l’efficacia dei trapianti e ampliando le possibilità di intervento. All’orizzonte si affaccia inoltre la terapia cellulare, un ambito destinato a cambiare profondamente








Più sicurezza a bordo degli autobus e maggiore tutela per chi ogni giorno lavora a contatto con il pubblico. Mobilità di Marca (MOM) ha avviato ufficialmente il progetto che introduce l’utilizzo delle body-cam per il personale di controlleria, un’innovazione pensata per rafforzare la prevenzione e la gestione delle situazioni critiche sui mezzi del trasporto pubblico.
Tutti gli operatori impegnati nella verifica dei titoli di viaggio saranno dotati di telecamere indossabili, leggere e facilmente attivabili. I dispositivi entreranno in funzione esclusivamente in presenza di potenziali situazioni di rischio, con un duplice obiettivo: documentare eventuali episodi problematici e fungere da deterrente contro comportamenti aggressivi o irregolari.
Le registrazioni, che includono anche sistemi di geolocalizzazione, saranno gestite solo da personale autorizzato e, se necessario, messe a disposizione delle Forze dell’Ordine. L’intero progetto è stato strutturato nel pieno rispetto della normativa sulla privacy (Regolamento UE 2016/679): i dati raccolti saranno conservati per un massimo di 24 ore, come stabilito dall’accordo sindacale MOM del 25 novembre 2025, e protetti secondo rigorosi criteri di liceità, correttezza e riservatezza.
L’iniziativa si inserisce in un percorso condiviso con Prefettura, Forze dell’Ordine e organizzazioni sindacali, volto a innalzare i livelli di sicurezza e a garantire un ambiente di viaggio più sereno per utenti e lavoratori.
«La sicurezza dei passeggeri e dei nostri dipendenti è una priorità assoluta» – ha dichiarato il presidente di MOM, Giacomo Colladon – «L’introduzione delle body-cam rappresenta un passo concreto per tutelare chi opera quotidianamente a contatto con il pubblico e per offrire un servizio sempre più affidabile e rispettoso».
potenziamento tecnologico: videosorveglianza interna ed esterna su tutti i mezzi, panic button a bordo – un sistema unico in Italia – che consente ai conducenti di lanciare un allarme immediato alle Forze dell’Ordine e attivare il collegamento in tempo reale con le centrali operative.
Accanto alla tecnologia, resta centrale la formazione continua: incontri periodici con l’Arma dei Carabinieri, percorsi formativi per il personale e attività educative nelle scuole per promuovere il rispetto delle regole di viaggio.
Anna Bergantin

Silea fa fronte comune contro i pericoli del web: “Adescamenti sempre più precoci”





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Le body-cam sono solo uno dei tasselli del piano complessivo di sicurezza messo in campo da Mobilità di Marca. Il programma prevede importanti investimenti per il rinnovo della flotta, con 130 nuovi autobus dotati di sistemi avanzati di assistenza alla guida e dispositivi anti-investimento, oltre a un forte

Ascoltaci in tutto il Veneto in

Il segnale più forte è arrivato dalla sala: piena. Genitori attenti, domande puntuali, preoccupazioni condivise. All’aula magna della scuola media “Marco Polo” di Silea il tema non era dei più leggeri: cyberbullismo, adescamenti online, rischi digitali che bussano alla porta di casa sempre prima, spesso già alle elementari. L’incontro, promosso dall’Istituto Comprensivo insieme alla Polizia Postale e delle Comunicazioni, ha acceso i riflettori su una realtà che non consente distrazioni. Davanti ai genitori degli alunni delle classi quarte e quinte della primaria e degli studenti della secondaria di primo grado, gli agenti hanno tracciato un quadro netto: l’età delle vittime di adescamento si abbassa, ma si abbassa anche quella di chi compie questi reati. Indicazioni chiare, senza ambiguità: fino alla maggiore età, sullo smartphone dei figli non può esistere una “zona franca” sottratta al controllo dei genitori; i dispositivi, durante la notte, devono essere tolti dalla disponibilità dei ragazzi, perché è proprio nelle ore serali che si concentra la maggior parte degli episodi più insidiosi; serve un monitoraggio costante e consapevole dell’attività digitale di bambini e adolescenti. L’iniziativa si inserisce nel solco dei “Patti Digitali di Comunità”, il programma sottoscritto nel 2023 dal Comune e dall’Istituto Comprensivo, che ha fatto di Silea il primo Comune in provincia di Treviso e tra i primi in Veneto ad adottare questo strumento di prevenzione condivisa. Un patto vero e proprio tra amministrazione, scuola e famiglie per fissare regole comuni sull’ingresso dei più giovani nel mondo digitale e costruire un’alleanza educativa stabile.
«I Patti Digitali di Comunità rappresentano un impegno concreto che abbiamo voluto assumere per primi in provincia» – sottolinea la sindaca reggente Ylenia Canzian. Non si tratta soltanto di elencare i rischi, ma di costruire insieme strumenti reali per proteggere i nostri ragazzi. La partecipazione di ieri sera dimostra quanto il tema sia sentito e quanto la collaborazione tra istituzioni e famiglie sia una risorsa fondamentale. (a.b.)



Prendersi cura della salute della donna significa riconoscerne la complessità e il valore lungo tutto l’arco della vita. Donna come persona, come futura mamma, come madre, ma anche come donna che attraversa momenti di fragilità, cambiamenti profondi o percorsi di malattia. Dimensioni diverse, che non possono essere affrontate con risposte frammentate o standardizzate, ma che richiedono uno sguardo ampio, competente e continuo.


ità, capace di accompagnare le diverse fasi della vita – dall’età fertile alla menopausa – con attenzione alla storia per-


Dalla prevenzione ginecologica alla maternità, fino alla crescita del bambino: percorsi di cura che tengono insieme competenza, responsabilità e attenzione alla persona.
to nel tempo un modello di presa in carico fondato sull’integrazione delle competenze e su una visione etica della medicina. Un modello che mette al centro la persona e che accompagna la salute femminile dalla prevenzione ginecologica alla maternità, senza interrompersi quando il percorso si fa più complesso o quando la maternità non è possibile.



inseriscono in un contesto di informazione chiara e di ascolto, perché la gravidanza non è solo un evento sanitario, ma un’esperienza fisica ed emotiva che richiede competen-



ANDROLOGIA, CARDIOLOGIA,

non tutte le donne possono diventare ma-
l’attenzione non si interrompe. Il supporto alla madre nel periodo post natale e la presa in carico del bambino avvengono all’interno di un modello che


La ginecologia rappresenta il punto di partenza di questo cammino. La prevenzione ginecologica, attraverso visite accurate e controlli periodici, è il primo strumento di tutela della salute della donna. Non si tratta solo di individuare precocemente eventuali patologie, ma di costruire una relazione
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ogni sorte. Il lavoro interdisciplinare diventa allora essenziale: ginecologi, endocrinologi, specialisti della diagnostica, psicologi e altri professionisti collaborano per offrire risposte coerenti, personalizzate e rispettose, che tengano conto non solo dell’aspetto clinico, ma anche della qualità della vita.
Quando la maternità è parte del percorso, la gravidanza viene accompagnata come un tempo di grande delicatezza. Controlli clinici strutturati, ecografie e test prenatali si

multidisciplinare permette di intercettare precocemente eventuali difficoltà e di evitare interventi frammentati, offrendo ai genitori un riferimento stabile e competente. Alla base di questo modello c’è una visione precisa della medicina: curare significa assumersi la responsabilità del tempo. Andare oltre la singola prestazione, evitare automatismi, costruire relazioni fondate sulla fiducia. Significa riconoscere la pluralità delle storie, delle famiglie e dei percorsi di vita, mettendo sempre al centro la persona.

SPORT, MEDICINA
INTERNA, NEUROLOGIA, OCULISTICA, ORTOPEDIA, OTORINOLARINGOIATRIA, PNEUMOLOGIA, PODOLOGIA, PSICOLOGIA, REUMATOLOGIA, UROLOGIA, PRELIEVI DEL SANGUE, OLTRE A SERVIZI DIAGNOSTICI INTERNI CON TECNOLOGIE SELEZIONATE.
Indagine su un articolato meccanismo di evasione e riciclaggio nel comparto confezioni: utilizzate società di comodo e prestanome per creare costi inesistenti, spostare denaro all’estero e acquistare beni e immobili, ora sottoposti a sequestro
L a Guardia di Finanza di Treviso ha eseguito un decreto di sequestro emesso dal GIP su richiesta della Procura nei confronti di cinque persone ritenute coinvolte in un articolato circuito di frode fiscale e riciclaggio nell’ambito della manifattura tessile. Gli investigatori stimano in circa 10 milioni di euro i profitti illeciti generati attraverso emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, omesse dichiarazioni e trasferimenti di denaro all’estero.
Secondo quanto ricostruito
dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, tra il 2019 e il 2024 gli indagati avrebbero fatto ricorso a otto ditte individuali del settore confezioni: sei risultate di fatto inattive, usate per produrre fatture false, e due operative, impiegate per accaparrarsi commesse grazie a prezzi fortemente competitivi. L’obiettivo, secondo gli inquirenti, era abbattere i redditi imponibili delle imprese reali utilizzando costi mai sostenuti, con un’evasione stimata in oltre 7 milioni di euro.
Le ditte intestate a prestano-

me cinesi, prive di dipendenti e con titolari spesso irreperibili – uno risulta deceduto – erano
il fulcro del sistema. Gli accertamenti bancari hanno evidenziato flussi di denaro diretti verso la
Cina e acquisti di beni di lusso, oltre all’utilizzo dei conti correnti da parte del principale indagato per spese personali non correlate all’attività d’impresa. Con quei fondi sarebbero stati acquistati anche due immobili dal valore complessivo di circa 700 mila euro, poi intestati fittiziamente ai figli minorenni e arredati con ulteriore denaro di provenienza illecita.
Nel corso delle indagini è emersa anche la posizione della consorte del presunto promotore del sistema, indicata come titolare di fatto di due ditte non operative. Per gli investigatori avrebbe contribuito a riciclare parte dei proventi mediante prelievi in contanti e bonifici verso conti esteri.
Anna Bergantin
Nonostante il Veneto sia tra le regioni più virtuose d’Italia nella gestione fiscale, la lotta all’evasione sembra essere tra le ultime priorità per molti enti locali. Nel 2024, i Comuni veneti hanno recuperato appena 111 mila euro grazie al decreto-legge 203 del 2005, che permette agli enti di partecipare direttamente all’accertamento fiscale, trattenendo il 50% dei proventi. Si tratta di un calo del 27% rispetto ai circa 153 mila euro recuperati nel 2023.
Solo 26 Comuni su oltre 500 hanno utilizzato lo strumento, pari al 4,7% del totale. Alcune






province, come Belluno e Rovigo, negli ultimi anni non hanno registrato alcuna attività, mentre Verona e Vicenza risultano i territori più attivi, rispettivamente con oltre 62 mila e 23 mila euro recuperati. Il Veneziano ha portato a casa circa 20 mila euro, mentre Padova e Treviso registrano cifre quasi simboliche.
Lo Spi Cgil Veneto sottolinea l’urgenza di sfruttare questo strumento, soprattutto in un momento in cui sanità pubblica e servizi sociali sono sotto pressione. «Il welfare regionalerischia la privatizzazione – avver-










tono i sindacati dei pensionati – e i proventi del sommersosono fondamentali per finanziare assistenza e servizi per i cittadini più fragili. I Comunihanno un’opportunità concreta per riportare risorse nelle casse pubbliche, ma non la colgono». Negli anni passati, anche con pochi Comuni coinvolti, il decreto-legge 203/2005 ha dimostrato di essere efficace: nel 2018, 38 Comuni recuperarono oltre 1,1 milioni di euro. I sindacati invitano ora i primi cittadini a riflettere sull’importanza di un impegno più incisivo contro l’evasione fiscale.(a.b.)



I
l cronoprogramma per i primi mesi del 2026, gestito dall’Ufficio Lavori Pubblici, delinea un intervento capillare che mira a migliorare sicurezza, sport e vivibilità ambientale.
Il nuovo anno si è aperto con l’avvio della demolizione e bonifica dell’area ex campi da tennis in via Bassa. Si tratta di un’operazione strategica per il quartiere di Frescada Ovest: l’obiettivo è riqualificare interamente il sito, aprendo alla possibilità di collaborazioni con privati per nuove strutture sportive. L’area si conferma al centro di un rilancio urbanistico, considerando anche il prossimo insediamento della cooperativa sociale Erga negli ex magazzini Alibert. Il piano degli interventi entrerà nel vivo nelle prossime settimane: Febbraio: Al via la messa in sicurezza di via Dosson (Borgoverde) con una nuova fermata del bus e la riasfaltatura completa. Contemporaneamente, a Sambughé, partirà il secondo stralcio della pista ciclopedonale tra via Casarin e via Mu-

nara, incluso un nuovo attraversamento rialzato. Spazio anche al decoro urbano in via Europa, con il rinnovo dell’area sgambatoio per cani.
Marzo/Aprile : L’attenzione si sposta sull’impiantistica sportiva a Preganziol Est, con la nuova copertura e il sistema di riscaldamento per i campi da tennis. Sul fronte viabilità, verrà riasfaltato il tratto di ciclabile in via Baratta Vecchia,
primo tassello di un recupero progressivo dei percorsi comunali. L’opera più complessa dell’anno riguarderà l’incrocio tra via Sambughé e il Terraglio. L’intervento prevede la semaforizzazione dell’intersezione, il tombinamento del fosso e un nuovo attraversamento pedonale per risolvere una criticità storica della viabilità locale.
Infine, la chiusura dell’anno sarà
dedicata all’ambiente grazie ai fondi della “Grande Treviso”. Sono previsti due interventi di forestazione urbana: la piantumazione del viale del Terraglio e la creazione di un nuovo Bosco Urbano di fronte a Villa Marcello del Majno. A commentare questo imponente dispiegamento di mezzi è la Sindaca Elena Stocco, che sottolinea la strategia dietro le scelte di bilancio:
«Siamo pienamente consapevoli delle molteplici esigenze che il nostro territorio esprime e questi interventi rappresentano una risposta concreta a necessità di riqualificazione non più rimandabili. Non si tratta di interventi isolati, ma di una programmazione diffusa e ponderata che tocca con la stessa attenzione tanto il capoluogo quanto le nostre frazioni. Il nostro obiettivo è ricucire il tessuto urbano, trasformando aree degradate in spazi di aggregazione e sport, come nel caso di via Bassa. La sicurezza stradale e la mobilità lenta restano i pilastri del nostro impegno: mettere in sicurezza l’incrocio tra via Sambughé e il Terraglio o completare i percorsi ciclabili significa investire direttamente sulla qualità della vita dei cittadini. Continueremo a lavorare con questa capillarità per rendere Preganziol un comune sempre più vivibile, sicuro e capace di guardare al futuro con infrastrutture moderne e sostenibili.»
Anna Bergantin

























































La radio non è più soltanto una


Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .
Gianluca Busi, titolare di 22 HBG, realtà specializzata in tecnologie avanzate per la radio e per le infrastrutture audio multimediali.
Busi ha tracciato un quadro lucido e diretto dell’evoluzione della radiofonia contemporanea. Definire oggi la radio, spiega, è sempre più complesso: come è accaduto con il passaggio dal-
l’FM al DAB, il mezzo sta vivendo una nuova fase evolutiva, spinta dall’impatto dell’intelligenza artificiale e da una trasformazione profonda del concetto stesso di multipiattaforma. L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia del futuro, ma una presenza già pervasiva, capace di incidere




che timori. L’ipotesi di robot o avatar in grado di condurre programmi radiofonici o intervenire a eventi non è più fantascienza, bensì uno scenario concreto con cui il settore deve iniziare a

Eppure, proprio in questo contesto ipertecnologico, emerge con forza il valore distintivo della radio: l’autenticità. La voce umana, con le sue pause, le vibrazioni, le imperfezioni, resta un elemento insostituibile. Anche quando la tecnologia sarà in grado di ri-

po reale legate al territorio rappresentano un valore sempre più raro. È questo approccio che distingue una radio “viva”, fatta di persone, ricerca e competenze, da modelli completamente automatizzati basati su playlist











però, questa libertà potrebbe evolvere ulteriormente, consentendo all’ascoltatore di selezionare contenuti sempre più affini ai propri interessi, senza rinunciare alla pluralità e alla sorpresa che da sempre caratterizzano il mezzo radiofonico.
In questo scenario, la radio di informazione territoriale assume un ruolo strategico. Contenuti verificati, giornalismo di prossimità, notizie in tem-




Guardando avanti, 22HBG immagina un futuro in cui i contenuti radiofonici potranno essere multilingua, più longevi e capaci di raggiungere pubblici diversi grazie al supporto dell’intelligenza artificiale. Una tecnologia che non sostituisce la ricerca, la verifica e la qualità editoriale, ma le amplifica, rendendo i contenuti più accessibili e valorizzandone il potenziale. La sfida non è fermare l’innovazione, ma governarla. Monitorare l’uso dell’intelligenza artificiale, evitarne gli abusi e mantenere centrale il valore umano del contenuto sarà la chiave per accompagnare la radio in questa nuova fase evolutiva, senza tradirne l’anima.
Al “Giovanni XXIII” realizzato un impianto fotovoltaico da 595 kWp sul parcheggio, con 1.323 pannelli e pensiline su 180 posti auto. Produrrà energia per 286 famiglie, tagliando oltre 400 tonnellate di CO2 l’anno e riducendo altre emissioni inquinanti.
Esiste un legame profondo e indissolubile tra la salute delle persone e quella dell’ambientein cui vivono. È da questa consapevolezza che nasce il nuovo progetto del Presidio Ospedaliero “Giovanni XXIII” di Monastier: un impianto fotovoltaico da 595,35 kWpdestinato a diventare un punto di riferimento per la sanità sostenibile nel territorio trevigiano.







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Veneto2 4 passa al sistema di ultima generazione DAB che permette di ascoltare anche radio con una qualità audio per fetta.

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L’energia prodotta sarà pari al fabbisogno annuo di circa 286 famiglie e consentirà di evitare l’immissione in atmosfera di oltre 403 tonnellate di CO ogni anno. Un beneficio ambientale equivalente alla creazione di un bosco di 18-20 ettari, capace di compensare le emissioni della struttura.







Il progetto, ormai in fase di ultimazione, ha interessato una superficie di 2.646 metri quadrati con l’installazione di 1.323 moduli fotovoltaici bifacciali, montati su moderne pensiline che coprono circa 180 posti auto. A completare l’intervento, quattro colonnine per la ricarica di veicoli elettrici, a servizio di utenti e operatori.


Non solo numeri, però. Le nuo-
ve pensiline migliorano concretamente l’esperienza quotidiana di pazienti e accompagnatori, offrendo riparo dalle intemperie e dal caldo estivo, trasformando il parcheggio in uno spazio funzionale e accogliente. «Non si tratta solo di una scelta energetica, ma di un atto di responsabilità sanitaria – spiega l’Amministratore Delegato Ga-
briele Geretto –. Ridurre l’inquinamento significa prevenire malattie e migliorare la qualità della vita dell’intera comunità». Secondo i dati forniti, l’impianto permetterà anche di risparmiare ogni anno 681 kg di ossidi di azoto e oltre 541 kg di anidride solforosa, oltre a 144 Tonnellate Equivalenti di Petrolio.
Riccardo Musacco

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Veneto, oltre 3 milioni per progetti “esemplari” di energia rinnovabile negli enti pubblici










Regione del Veneto accelera sulla transizione energetica: oltre 3 milioni di euro sono stati stanziati per finanziare i cosiddetti “progetti esemplari” degli enti pubblici, finalizzati alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Lo annuncia l’assessore allo Sviluppo Economico Massimo Bitonci, a seguito dell’approvazione da parte della Giunta regionale dello schema di Accordo con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE).
I fondi, pari a 3.058.552 euro, sono destinati a interventi su immobili e aree pubbliche per la realizzazione di impianti da fonti rinnovabili, sia per autoconsumo individuale sia collettivo, comprese le Comunità Energetiche Rinnovabili. Oltre alla produzio-


ne energetica, i progetti dovranno prevedere attività di informazione e sensibilizzazione della comunità locale, favorendo la diffusione e l’accettazione delle rinnovabili sul territorio.
“Vogliamo sostenere iniziative che siano esempi concreti e replicabili di buona amministrazione energetica, capaci di generare benefici ambientali, economici e sociali per i territori”, sottolinea Bitonci. I progetti potranno integrare soluzioni come sistemi di accumulo, elettrificazione dei
consumi termici, sostituzione di fonti fossili con soluzioni elettriche più sostenibili e installazione di colonnine di ricarica per flotte pubbliche.
Con la firma dell’Accordo, la Giunta regionale pubblicherà un Avviso pubblico con requisiti, modalità di partecipazione, criteri di selezione e forme di agevolazione: i contributi potranno coprire fino all’80% dei costi ammissibili e i progetti dovranno essere completati nei tempi previsti dalla normativa nazionale.
Secondo l’assessore, “investire sull’autoconsumo e sulle comunità energetiche significa rafforzare l’autonomia energetica degli enti pubblici, ridurre i costi di gestione e promuovere un modello di sviluppo più equilibrato e sostenibile”. (a.b.)
Accessibilità. Al via il corso per professionisti del turismo
Quattro incontri formativi ai Musei di Santa Caterina guidano operatori e tecnici a progettare servizi e spazi senza barriere, con strumenti pratici e buone pratiche per un’accoglienza più inclusiva, nell’ambito del progetto promosso dalla Regione del Veneto
Migliorare concretamente l’esperienza turistica delle persone con disabilità è l’obiettivo della nuova iniziativa formativa partita il 4 febbraio ai Musei di Santa Caterina. Il corso, intitolato “Le persone con disabilità: quali esigenze, cosa cercano e come rispondere ai bisogni che esprimono”, rientra nel progetto regionale Turismo Sociale e Inclusivo nel Veneto, promosso dalla Regione e finanziato dal Ministero per le Disabilità tramite il Fondo per il Turismo Accessibile.
L’iniziativa si concentra su un principio ormai condiviso: la disabilità non è solo una caratteristica individuale, ma il risultato del rapporto tra la persona e l’ambiente. Conoscere i bisogni di chi ha disabilità motoria, visiva, uditiva o intellettiva significa progettare spazi più sicuri, fruibili e inclusivi, riducendo barriere e aumentando autonomia e comfort. Ambienti accessibili secondo i principi dell’Universal Design e del Design for All non favoriscono solo i turisti con bisogni specifici, ma rendono la fruizione più semplice anche per famiglie, anziani e persone con difficoltà temporanee.
Il percorso formativo prevede quattro incontri gratuiti, ogni mercoledì di febbraio, ciascuno dedicato a una diversa tipologia di disabilità. Gli incontri offrono strumenti pratici per migliorare accoglienza, progettazione degli spazi e servizi turistici e culturali, con esempi concreti e buone pratiche. Il corso è aperto a un pubblico ampio: operatori turistici e culturali, professionisti dell’edilizia e dell’arredo, ordini professionali, uffici tecnici comunali, associazioni di categoria, scuole a indirizzo turistico e amministrazioni pubbliche.
“Si tratta di un passo concreto per diffondere una cultura dell’accessibilità e formare professionisti capaci di rendere il territorio sempre più inclusivo e
accogliente”, spiegano gli organizzatori. Il progetto coinvolge tutte le Ulss del Veneto e si realizza grazie alla collaborazione con il Comune di Treviso, le associazioni di categoria e gli ordini professionali, confermando l’impegno della Regione per un turismo più equo e partecipativo.
Anna Bergantin






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Trasporto pubblico, la Regione del Veneto anticipa 104 milioni di euro
La Regione del Veneto ha anticipato 103,8 milioni di euro del Fondo Nazionale Trasporti, pari alle prime quattro mensilità del 2026, per sostenere il trasporto pubblico locale e assicurare continuità e qualità del servizio in tutte le province. A comunicarlo è l’assessore regionale alla Mobilità e Trasporti, Diego Ruzza.

“Un intervento cruciale – ha spiegato Ruzza – che consente alle aziende di disporre della liquidità necessaria per far fronte agli oneri dei contratti di servizio con gli enti locali, rafforzando al contempo l’efficienza della mobilità sostenibile in Veneto”.
Il riparto dei fondi tra le province vede Venezia in testa con 42,2 milioni di euro, seguita da Padova (15,7 milioni), Verona (14,5 milioni), Treviso (11 milioni), Vicenza (10,8 milioni), Belluno (5,2 milioni) e Rovigo (4,3 milioni).
Architettura. In mostra al Brolo i disegni di Igino Marangon: un viaggio nelle architetture venete
Al Brolo – Centro d’Arte e Cultura una selezione di tavole di Igino
Marangon racconta scorci e dettagli del patrimonio veneto, valorizzando anche le architetture meno note attraverso un disegno preciso e attento alla memoria dei luoghi.
D al 14 febbraio al 1° marzo 2026, il Brolo
– Centro d’Arte e Cultura di Mogliano Venetoospita “Architetture Venete – Disegni” di Igino Marangon. L’esposizione, allestita nella Sala Mogliano – Spazio Arte Urbano, presenta una selezione di tavole che ritraggono il patrimonio architettonico veneto con un tratto rigoroso e un’attenzione minuziosa ai dettagli.
Inaugurata sabato 14 febbraio alle ore 18.00, la mostra sarà visitabile nei fine settimana con orario 9.30-12.30 e 15.30-19.30. Attraverso i suoi disegni, Marangon rievoca scorci, facciate, archi e decorazioni che raccontano la storia e l’identità del territorio, valorizzando anche le cosiddette architetture “minori”.
Architetto e artista laureato allo IUAV di Venezia, Marangon affianca da anni all’attività professionale una ricerca artistica sul patrimonio edilizio storico del Veneto, con mostre, collaborazioni culturali e pubblicazioni. L’iniziativa rientra nel calendario culturale del Comune di Mogliano Veneto

e offre al pubblico un’occasione unica per riscoprire la ricchezza architettonica della regione attraverso il linguaggio del disegno. Anna Bergantin
La trama del nuovo spettacolo de I LEGNANESI non vuole essere una rivisitazione in chiave moderna del più celebre romanzo di tutti i tempi: “I promessi sposi”, ma un omaggio alla capacità di analisi profonda dei sentimenti del suo autore: Alessandro Manzoni, chiamato simpaticamente dagli amici lombardi “Lisander”.
È un viaggio nei sentimenti più profondi questa storia che inizia con una notizia incredibile annunciata da un Giovanni triste ed abbattuto e accettata con stupore e clamore da un’effervescente e sempre in forma Mabilia e con gioia incontenibile da una Teresa spumeggiante come mai abbiamo visto!

Forse i nostri consorti Teresa e Giovanni per uno strano errore di scartoffie comunali non sono mai stati sposati… vi immaginate? Come sarebbe la vostra vita se un giorno qualcuno vi comunicasse che la persona con la quale credete di essere sposati da più di 40 anni non è mai stata la vostra, o il vostro consorte? Provate a pensare all’impatto che questa notizia potrebbe avere sulla vostra vita e quella dei vostri figli! Un caos, una bomba, una miscela esplosiva di malintesi, imprevisti, gag divertenti e colpi di scena ci travolgeranno in un gioco di identità confuse dove ognuno giocherà un ruolo diverso dal proprio ma rimarrà sempre se stesso, fedele ai propri sentimenti… confermando quello che diceva appunto Il Manzoni: “il cuore é un guazzabuglio”! (a.b.)

















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Alessandro Botter guida il Treviso verso la Serie C puntando su infrastrutture, settore giovanile e professionalità. La squadra domina il girone C di Serie D, mentre il progetto ambizioso mira a rilanciare il club e lo Stadio Tenni
ATreviso è iniziata una nuova era, quella di Alessandro Botter. L’imprenditore, prima socio di maggioranza e Vicepresidente del Club, quest’estate ha deciso di prendere per mano con tutte le sue forze la società biancoceleste. “Faccio cose, vedo persone”. Un motto di una vita ricca, piena, sempre in movimento. E così dopo lo splendido viaggio nel mondo del vino, con l’azienda di famiglia Botter (dal 1928), c’è spazio anche per altro. Il nativo di Fossalta di Piave negli anni ha investito in diverse attività, si è dedicato a molte iniziative. E poi c’è stato anche e soprattutto il viaggio intrapreso nel mondo del calcio. E nello specifico, ovviamente, quello nel suo territorio, il Treviso. Un Treviso preso per essere reso nuovamente nobile, dopo più di dieci anni di diaspora dal professionismo.
Alessandro Botter ha deciso di
assumersi questa responsabilità, quella della guida di un progetto dove in tanti nel recente passato hanno fallito. Al cuor, però, non si comanda. Ma il cuore non funziona se non viene governato nel modo corretto dalla ragione. Con questi ingredienti la macchina, finora perfetta, dei biancocelesti sta viaggiando a passo spedito verso la Serie C. Tre parole: professionismo, ovviamente, ma non solo. Gli altri
due termini chiave al centro del nuovo progetto trevigiano sono infrastrutture e settore giovanile. Concetti non banali nel complesso meccanismo che è oggi il calcio italiano. Con queste basi Botter vuole scrivere le pagine di un’impresa: trovare la Serie B nel giro di tre anni. In caso contrario la promessa di restituire la società a costo zero al Consorzio Treviso Siamo Noi. L’ambizione è un concetto infatti che negli ideali dell’imprenditore non è mai mancato. Al suo fianco, però, una mentalità seria e governata dalla forza delle idee. Circondarsi delle persone giuste, vivere a 360 gradi l’impegno

Mogliano Veneto Rugby aggiunge potenza e fisicità alla propria prima linea. Il club biancoblù ha ufficializzato l’ingaggio del pilone destro argentino José Alejandro “Tyson” Marquez Santucho, nato a Córdoba il 12 marzo 1999, alto 185 centimetri per 121 chilogrammi. Cresciuto nel Córdoba Rugby Club, Marquez Santucho ha costruito un percorso interna-
zionale che lo ha portato a misurarsi con campionati di Portogallo, Brasile e Cile. Prima del suo arrivo in Italia, ha disputato il Super Rugby Americas con i Cobras Brasil Rugby, mentre nell’ultima stagione si è messo in luce in Serie A con il Rugby Noceto. Il giocatore si è detto “felice” della nuova avventura e motivato a integrarsi subito nel gruppo: «Ho tanta voglia di


mettermi in gioco. Cercherò di contribuire con tutto ciò che ho imparato finora e continuare ad apprendere da compagni e staff. Proverò sempre a dare il mio 110%”.
Con il suo arrivo, il Mogliano punta a consolidare il reparto degli avanti e ad aumentare le opzioni in mischia chiusa in vista della seconda parte di stagione. (r.t.)

preso e soprattutto divertirsi per raggiungere i risultati sperati. Questi i suoi mantra di vita.
La prima parola passerà dal campo. Il Treviso sta dominando il girone C di Serie D e non vuole saperne di fermarsi. Spumeggiante come il Prosecco e potente come un Suv, la squadra di Gorini ha infatti finora annichilito le altre avversarie. Raggiungere la Serie C, ora, è diventato l’obiettivo minimo per dare continuità al nuovo progetto. Il contesto in cui questo dovrà prendere forma, però, sarà fondamentale. Non potranno mancare delle infrastrutture
serie e degne di questo nome. Due obiettivi al centro: regalare un centro sportivo a giovani e prima squadra e riqualificare lo Stadio Tenni. Oppure, se verrà trovato un accordo con il Comune, creare un nuovo stadio adatto alla nuova era biancoceleste. Il Treviso sorriderà infine anche ai giovani: Botter guarderà con grande attenzione anche agli investimenti per il vivaio. Uno sguardo all’oggi e uno al futuro con una forte sensazione che attraversa la mente di tanti: il Rinascimento del Treviso è alle porte.
Stefano Parpajola


Sintoniz zati sul






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segue da pag. 1
Nel corso di tutta la campagna elettorale e per la verità anche in questi giorni, infatti, il presiedente Stefani ha puntato tutti i riflettori sul sociale. Un grande piano casa, nuovo ossigeno alle case di riposo, investimenti nella sanità pubblica e “badanti” di quartiere e condominio. Tutte politiche particolarmente apprezzate anche in modo trasversale tanto che anche le opposizioni sono rimaste spiazzate sentendosi, in un certo senso, “scippate” di cavalli di battaglia storici del centrosinistra. Promesse, poi, che hanno fatto storcere più di qualche naso tra i leader
del centrodestra che, in alcuni casi, hanno letto queste esternazioni come delle tirate di orecchie alle Giunte regionali precedenti.
Quello che però in questo momento conta è che le priorità indicate da mesi dal Presidente Stefani sono economicamente molto costose e, quindi, si torna al passaggio cruciale del bilancio. Ci saranno veramente nel bilancio tutte queste politiche? Questo è quello che ci si chiede da più parti e soprattutto questo è quello che misurerà la forza del Presidente Stefani di dettare la propria agenda.
Certo sullo sfondo restano l’autonomia e ora anche la holding autostradale che potrebbero garantire nuove risorse economiche al Governo regionale, ma non possono costituire il motivo di una radicale inversione di marcia. Quindi tutti in attesa di vedere se la Regione sarà in grado di approvare un bilancio che dia risposte particolarmente robuste in materia di sociale e di sanità pubblica. Il Presidente Stefani si sente sicuro tanto che in questi giorni, mentre tutti corrono a garantirsi un posto lungo le piste da sci, lui continua a visitare ospedali, RSA e cooperative sociali. Non resta che attendere, le aspettative sono molto alte e il rischio politico lo è altrettanto.
“Rendere la vita più semplice agli imprenditori, più concretezza e
“Sulla sburocratizzazione passiamo alla fase operativa, è fondamentale avere anche un nuovo piano del commercio”
Abbiamo incontrato in redazione l’ex sindaco di Cittadella e Padova Massimo Bitonci che dopo una esperienza lunga e prestigiosa a Roma da parlamentare, con incarichi di Governo, torna in Veneto da assessore.
Il primo atto pubblico dell’assessore Bitonci, con deleghe importanti quali quella delle attività produttive, è stato un tavolo che ha messo insieme la Regione tutti gli attori del commercio e del mondo delle imprese. Parola d’ordine?
“Sburocratizzazione” risponde sicuro Massimo Bitonci, l’assessore di più lunga e spessa esperienza tra quelli che il presidente Alberto Stefani ha scelto nella composizione della squadra di Governo. Già sindaco a Cittadella e successivamente a Padova, parlamentare e sottosegretario di Stato.
Bitonci deve mettere mano a dossier particolarmente delicati.
“Quella di affrontare il tema della sburocratizzazione è stata una importante iniziativa del presidente Alberto Stefani. L’abbiamo detto più volte durante la campagna elettorale, adesso si passa alla fase operativa. Seguo
economiche coinvolgeremo per la massima trasparenza ance i media e la stampa”.
il tema della sburocratizzazione da anni, anche a livello nazionale, e so quanto le imprese, più che incentivi, più che forme di finanziamento chiedono la semplicità nelle procedure e quindi la sburocratizzazione”.
Cosa vuol dire in concreto sburocratizzare?
“Significa rendere più semplice la vita agli imprenditori: ridurre il numero degli incentivi, che a livello nazionale veicolati poi dalle regioni sono oltre duemila, cercare di fare un lavoro anche di monitoraggio, accesso unico attraverso portali unici, utilizzo della tecnologia, cioè la digitalizzazione: è quello che ci aiuterà moltissimo nel tema della semplificazione. La digitalizzazione è anche un obiettivo del del piano di ripresa e resilienza, di carattere europeo”
Il tavolo della sburocratizzazione con il mondo delle imprese del commercio e dell’imprenditoria tornerà a riunirsi?
“Io penso che questo tavolo vada convocato ogni volta che si verificano i passaggi e quando misuriamo quelli che sono stati i miglioramenti, su alcuni processi, quindi dopo nascerà proprio anche un reporting: oltre a coinvolgere le categorie
Giace dalla precedente legislatura il piano del commercio. Quali sono le novità su questo dossier?
“Il dialogo con commercianti e artigiani coinvolti è continuo: dovremmo trovare una soluzione, anche perché diventa assolutamente fondamentale avere un nuovo piano del commercio in un momento così delicata di crisi degli esercizi, soprattutto di vicinato, dei centri storici, dei borghi, delle delle città, dove l’intervento regionale non può risolvere tutto, però può dare degli incentivi economici, può cercare di dare delle linee di intervento magari anche importanti per per le vetrine, per addobbare i negozi cercare anche di effettuare delle politiche a favore del riordino del sistema anche all’interno dei centri storici, perché alcune attività siano ammesse, perché altre attività magari non siano ammesse, perché se abbiamo anche dei salotti, dei gioielli all’interno delle città, è giusto che ci siano dei negozi adeguati alle nostre città d’arte”.
Sindaco a Cittadella, sindaco a Padova, parlamentare semplice ma anche Sottosegretario di Stato e adesso Assessore regionale. Qual è la differenza di questo ruolo rispetto ai precedenti e come i precedenti pos-

sono dare una mano a interpretare meglio questo ruolo?
“Ho sempre pensato che quando si ha un ruolo di Governo che sia di governo territoriale, oppure come è stato nel mio caso Sottosegretario del ministero dell’Economia prima, e poi delle Imprese successivamente, e adesso Assessore della Giunta di del presidente Stefani, bisogna avere un approccio
pragmatico. E questo è più facile chi ha fatto il sindaco come me e come lo stesso presidente Stefani: ti crea quella base per poter capire come funziona la pubblica amministrazione, come funziona un Comune che poi come l’Italia, o nel nostro caso il Veneto dei Comuni ha bisogno di più concretezza e meno burocrazia”.
Alberto Gottardo
Il Veneto accelera sul fronte delle infrastrutture e della sostenibilità. Abbiamo incontrato l’assessore regionale ai trasporti, Diego Ruzza, per fare il punto sui grandi cantieri aperti,fino all’ambizioso progetto del biglietto unico regionale.
Assessore, partiamo dalle due varianti stradali inaugurate nel Bellunese proprio all’arrivo della fiamma olimpica a Cortina. Che valore ha questo traguardo?
Si è percepito il grande desiderio di dare una svolta viabilistica in una zona fragile come il Bellunese. Concludere i lavori in tempo per le Olimpiadi e Paralimpiadi è stato fondamentale. È stato bello vedere la partecipazione della popolazione che non vedeva l’ora di vedere quel nastro tagliato. Quanto ha influito la scadenza olimpica sulla velocità di questi cantieri?
Le Olimpiadi sono un’opportunità. Significa fare investimenti che poi rimangono nel tempo e migliorano la qualità della vita dei cittadini. Sicuramente ha aiutato a concludere opere importanti.
Parliamo di opere complesse: la variante di Tai di Cadore ha una galleria di 1000 metri, quella di Valle di Cadore di oltre 600. Ingegneristicamente non è stata una passeggiata.
Esattamente. Portare a termine lavori di tale complessità strutturale in quei territori è stata veramente un’impresa titanica. Ma la cosa più importante è che queste opere sono eterne: rimangono lì per pendolari, cittadini e turisti per gli anni a venire».
A Padova ha presentato 22 nuovi autobus sostenibili di Busitalia. Di che investimento parliamo?
Parliamo di 22 autobus di nuova generazione per il traffico extraurbano, con una capienza fino a 118 passeggeri. L’investimento è di circa 9,7 milioni di euro, finanziati per l’80% da fondi regionali. Dal 2018 la Regione è impegnata in un ammodernamento massiccio: abbiamo già stanziato complessivamente circa 300 milioni di euro, attingendo anche al PNRR. Questo ci ha permesso di

rinnovare il 50% della flotta veneta, che conta 3.200 mezzi.
Perché puntare proprio sul metano?
«Si va verso una reale sostenibilità. Il metano ha un bassissimo impatto e migliora la qualità dell’aria nella nostra regione. È un percorso avviato sul quale non si può assolutamente tornare indietro.
Un tema molto caro ai veneti è il “biglietto unico”. A che punto siamo?
Insieme al presidente la riteniamo una priorità da accelerare. Ci stiamo già impegnando con le strutture tecniche per arrivare al 2026, l’anno della svolta. L’obiettivo è un ticket unico che permetta di spostarsi su tutto il territorio regionale utilizzando gomma, treno e navigazione.
Assessore, lei ha una laurea in psicologia clinica. Le è servita in questo incarico?
Lo confermo al 100%. Quando mi hanno affidato l’assessorato mi dissero che gli studi in psicologia mi sarebbero serviti, oggi posso dire che è assolutamente così.
Infine, un accenno all’Alta Velocità. Quali sono le prossime mosse?
Stiamo monitorando costantemente i cantieri con RFI. È una grandissima opportunità per accorciare i tempi di trasporto per persone e merci. A breve avremo una cabina di regia per verificare l’avanzamento dei lavori su tutto il territorio regionale.
I conti della Regione. Filippo Giacinti
“Nuovo bilancio per il Veneto diciamo no alle nuove tasse”
Filippo Giacinti, neo assessore regionale al bilancio, patrimonio, affari generali e agenda digitale si trova oggi a gestire la complessa macchina finanziaria della Regione Veneto in un momento cruciale: il passaggio dall’esercizio provvisorio all’approvazione del bilancio di previsione 20262028.
Assessore Giacinti, la Giunta ha appena approvato le direttive per il bilancio 20262028. Quali sono i tempi previsti per l’approvazione definitiva e quali le priorità strategiche?
La priorità assoluta è uscire quanto prima dall’esercizio provvisorio per consentire alla Regione di spendere appieno le risorse necessarie ai servizi per cittadini e imprese e per lo sviluppo del territorio. Con l’approvazione delle direttive abbiamo individuato i budget; ora le strutture, insieme agli assessori, costruiranno i documenti tecnici: la legge di stabilità e il collegato. L’obiettivo è il voto in Consiglio regionale entro il 30 aprile. Cercheremo di anticipare i tempi il più possibile, garantendo però la qualità del dibattito, sia in Giunta che in Consiglio. Negli anni passati l’amministrazione regionale ha fatto del “no alle tasse” un proprio vessillo. Continuerete su questa strada, nonostante le preoccupazioni espresse in passato dal suo predecessore Calzavara?
In questo primo bilancio non prevediamo alcuna manovra sulle entrate: non ci sarà l’applicazione dell’addizionale IRPEF né modifiche ai tributi attuali. L’unica variazione riguarderà il recupero dell’evasione fiscale. Credo fermamente che l’equità fiscale sia un obiettivo di giustizia sociale: abbiamo prospettato un piano incisivo per recuperare alcune decine di milioni di euro da reinvestire nei servizi ai cittadini.
Anche le categorie economiche avevano espresso timori per un eventuale aumento dell’Irap. Cosa risponde al mondo produttivo?
Posso confermare che le tasse e i tributi

regionali rimarranno invariati. Per quanto riguarda le imprese, punteremo sulla lotta all’evasione e, soprattutto, sulla semplificazione. Il tavolo della sburocratizzazione, promosso dal Presidente e dall’assessore Bitonci, dimostra la nostra attenzione verso il sistema produttivo.
Parlando di cifre, la sanità quanto pesa effettivamente sul totale delle risorse regionali?
La sanità assorbe circa 11 miliardi di euro su un bilancio complessivo di 18 miliardi. A questi si aggiungono diversi milioni per i cosiddetti “Extra-LEA”, ovvero le prestazioni che non rientrano nei livelli essenziali di assistenza minimi definiti dallo Stato. È evidente come rappresenti la parte assolutamente preponderante del nostro impegno finanziario.
Spostandoci sul piano politico, lei è un esponente di Fratelli d’Italia. Come valuta l’attuale leadership di Giorgia Meloni e il futuro del partito?
Credo che Giorgia Meloni abbia restituito al nostro Paese una centralità internazionale riconosciuta da tutti gli osservatori. Ha saputo costruire una leadership capace di compattare tutto il centrodestra, guidandolo verso riforme strutturali attese da anni. Oggi l’Italia si muove in Europa e nel mondo con una rinnovata e grande autorevolezza.










































dibattito.
Il fronte del “Sì” punta sull’imparzialità dei giudici e la fine delle correnti nelle Procure, i sostenitori del “No” temono per l’indipendenza della magistratura e l’ingerenza dell’Esecutivo
I l prossimo 22 e 23 marzo i cittadini veneti e italiani saranno chiamati a un appuntamento cruciale con le urne per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Al centro della consultazione, la “separazione delle carriere”, una modifica che punta a dividere i percorsi professionali di chi accusa e di chi giudica. Trattandosi di un referendum confermativo, è importante ricordare che non è previsto il quorum: la riforma passerà o sarà bocciata sulla base della maggioranza dei voti validamente espressi, indipendentemente dall’affluenza. Il cuore del quesito riguarda la scissione tra i ruoli di Pubblico Ministero e Giudice. Se oggi un magistrato può, pur con limitazioni, passare da una funzione all’altra, la vittoria del Sì renderebbe questa separazione
definitiva sin dall’ingresso in magistratura. La riforma prevede inoltre la creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura (uno per i giudicanti e uno per gli inquirenti) e l’introduzione del sorteggio per la scelta dei componenti, con l’obiettivo dichiarato di contrastare il peso delle “correnti” associative. Nel dibattito che ha animato le piazze e le istituzioni del nostro territorio, il fronte del Sì punta tutto sull’imparzialità del giudice. Tra le voci più autorevoli del panorama giuridico veneto, l’avvocato Renzo Fogliata, già Presidente della Camera Penale Veneziana, sostiene la necessità della riforma come atto di civiltà giuridica: «È fondamentale che chi giudica sia equidistante tra accusa e difesa. La separazione delle carriere non è un attacco ai


magistrati, ma una garanzia per il cittadino». Sul piano politico, il centrodestra veneto è compatto. Tra i sostenitori più convinti c’è Flavio Tosi, eurodeputato e coordinatore regionale di Forza Italia. “La riforma rappresenta una vittoria storica del centrodestra – afferma - e una risposta alle criticità emerse negli ultimi anni, con scandali come quello legato a Palamara che hanno evidenziato la spartizione delle procure da parte di correnti politiche, in particolare di sinistra. Il nuovo sistema, con il sorteggio dei membri del Csm, favorirà una maggiore eterogeneità e limiterà l’influenza delle correnti sulle nomine, tutelando l’autonomia dei magistrati più indipendenti”. La riforma, conclude Tosi, non tocca i principi fondamentali della Costituzione né il sistema proporzionale di nomina, ma mira a rendere le nomine più trasparenti e meno influenzate dalle correnti. Di parere opposto sono i detrattori della riforma, che vedono nel cambiamento un rischio per l’autonomia della magistratura dal potere politico. Loren-

zo Miazzi, magistrato e Presidente di sezione presso la Corte d’Appello di Venezia, solleva dubbi sulla frammentazione del CSM, avvertendo che isolare il Pubblico Ministero potrebbe, nel tempo, portarlo sotto l’influenza dell’esecutivo. Anche il centrosinistra si è mobilitato. Elly Schlein, intervenuta a Padova per sostenere il fronte de “No”, va dritta al punto: “È una riforma sbagliata nel metodo e nel merito, una riforma di potere, che serve a un governo convinto che vincere le elezioni dia diritto a non essere giudicato. L’unica cosa che fa questa riforma è spaccare il Csm, che la Costituzione indica come il governo autonomo della magistratura. L’indipendenza

della magistratura non è una tutela dei magistrati, ma una garanzia per i cittadini, perché possano far valere i propri diritti”. Andrea Martella, segretario regionale del PD, esprime preoccupazione per una riforma definita “punitiva” nei confronti dell’ordine giudiziario: “Il vero problema della giustizia in Veneto sono le carenze di organico e i tempi infiniti dei processi, non la separazione delle carriere, che rischia solo di creare magistrati-funzionari”. Nel momento in cui andiamo in stampa, a metà febbraio, i sondaggi danno in leggero vantaggio il fronte del “No” ma sono ancora molti gli indecisi che sceglieranno se e come votare solo negli ultimi giorni.


















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L’intervista. Maurizio Dianese, autore
M
aurizio Dianese, decano del giornalismo veneto, conosce Felice Maniero meglio di chiunque altro. Da cronista ha seguito per anni l’attività criminale di “Faccia d’Angelo” e della Mala del Brenta; poi, nel corso degli anni, ha scritto una serie di libri importanti per capire un fenomeno che ha segnato profondamente il nostro territorio (e non solo). Dianese è appena tornato in libreria con “Come me nessuno mai. Le mille vite di Felice Maniero bandito” (SEM edizioni). Un libro che arriva dopo anni di inchieste, processi, ricostruzioni giornalistiche. Questa volta, però, Maurizio Dianese aggiunge un tassello decisivo: la voce diretta di Felice Maniero, con cui è stato a stretto contatto per mesi proprio per scrivere questo libro. Ne viene fuori il ritratto definitivo dell’ex boss della Mala del Brenta e, insieme, quello di un Nordest che cresceva a ritmi vertiginosi e che si è arricchito a dismisura (anche sporcandosi le mani).
Allora Maurizio, possiamo dire che questo è il libro definitivo su Felice Maniero?
Di definitivo c’è solo la morte. Però sì, è il libro che chiude il cerchio. Le ricostruzioni precedenti erano tutte giornalistiche. Qui, invece, ci sono conferme dirette di Maniero. Non racconta chissà quali segreti inediti, ma colma vuoti importanti. L’infanzia, la famiglia, il rapporto con la madre e con la figlia. Sul passato criminale sapevamo già quasi tutto, ma aggiunge elementi decisivi su un paio di omicidi strategici.
Nel libro emerge forte il lega-
me tra Maniero e il Nordest. Maniero è parte integrante della storia del Nordest. Lui stesso è consapevole di essere arrivato nel momento giusto. Nasce a Campolongo Maggiore, in una zona di miseria estrema. Poi il Veneto diventa la locomotiva d’Europa. Capisce che può passare dal furto di salumi ai lingotti d’oro. Alla fine degli anni Ottanta svuota i laboratori orafi vicentini. Parliamo di quintali, forse tonnellate d’oro. C’erano soldi ovunque. Lui intercetta quel flusso e lo trasforma in potere criminale.
Oggi che uomo è Felice Maniero?
Fino a pochi mesi fa era affaticato, ma ancora lucido. Oggi non è più in grado di articolare una frase compiuta. Gli psichiatri parlano di depressione accompagnata da decadimento cognitivo. È successo tutto in modo impressionante, nel giro di sei mesi. Da boss lucido a persona fragile, incapace di stare in società, di capire dove si trova. Non lo dico per giustificarlo.

Può essere che sia stata proprio la morte della madre ha dargli il colpo definitivo?
Anzi. Avrei preferito che restasse lucido e facesse i conti con una vecchiaia normale. Invece è condannato a una vita in una casa di riposo, isolato, perso.
Maniero era attaccatissimo alla madre, tanto che venne soprannominato “cotoea” perché da piccolo era sempre attaccato alle gonne (cotoe) di sua madre.


Sì, non c’è dubbio. Gli psichiatri dicono che la vera botta è arrivata quando gli hanno comunicato la morte della madre. Ne aveva parlato tante volte, sembrava preparato. In realtà non lo era. Da lì perde il contatto con la realtà. È paradossale, se pensiamo a quanto fosse centrale quella figura anche nella sua attività criminale.
Nel libro smonti molti miti, a partire proprio dal ruolo di Lu-
cia Carrain (la madre di Maniero) all’interno della Mala.
Maniero ha sempre raccontato tante bugie, soprattutto su sua madre, dipinta come una donna religiosa, integerrima, estranea a tutto e che aveva sempre contrastato il figlio bandito. Non è vero. Faceva parte della banda. Ha riciclato decine di miliardi di lire. Lo dice lui a verbale. Quando gliel’ho fatto notare, ci siamo scontrati duramente. Ha sempre cercato di proteggerla, fino a ottenere per lei l’immunità. Ogni volta che veniva chiamata a testimoniare, si avvaleva della facoltà di non rispondere.
Maniero è stato anche un personaggio mediatico unico, anche se forse un po’ sottovalutato dalla stampa nazionale, non credi?
Il libro si intitola “Come me nessuno mai” per un motivo: Felice Maniero è stato il più grande bandito del Nord Italia. Su questo non ci sono dubbi. Per omicidi, rapine, controllo del territorio. Se facciamo un paragone con Vallanzasca, che ha preso 3 ergastoli per 3 omicidi, non c’è confronto: Maniero in un fine settimana faceva rapine più grandi di quanto abbia mai fatto in vita Vallanzasca. Per non parlare degli omicidi… Eppure, da un punto di vista della “stampa” e del ritorno sui media, spesso è stato sottovalutato a li-
vello nazionale. Diciamo che ha pagato il fatto di operare in Veneto, lontano dai riflettori di Milano, Torino o Roma. Con la stampa era abilissimo. Sceglieva giornalisti che non conoscevano la sua storia e vendeva la versione che voleva. Che fine ha fatto l’universo della Mala del Brenta?
La banda finisce nel 1995. Senza Maniero non esiste. Lui l’ha creata, strutturata, guidata. Dopo restano solo scampoli. Personaggi marginali che si sono reinventati. Ma non c’è nessuno che abbia davvero raccontato i segreti della banda come lui.
Qual è l’eredità che la Mala del Brenta lascia al Nordest?
La peggiore possibile. Maniero ha aperto la strada alle mafie. Ha fatto accordi con Cosa Nostra, Camorra, ’Ndrangheta. Quando la banda cade resta un vuoto in cui si sono infilati tutti. Oggi in Veneto troviamo ogni tipo di criminalità organizzata. Sarebbero arrivati comunque, ma non con questa rapidità. Maniero è stato il detonatore. Un genio criminale che ha lasciato dietro di sé un territorio più ricco e più fragile.
Giacomo Brunoro
Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.



















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LDespar Nord sostiene l’identità locale tra arte, restauro ed enogastronomia

Un impegno che prende forma nei luoghi, nelle persone

noscere il valore della “cultura del fare”, sostenerla nel tempo e restituirla alle comunità sotto forma di bellezza, opportunità e memoria condivisa.
D fiancare il territorio attraverso progetti che spaziano dalla tutela del patrimonio architettonico alla valorizzazione delle produzioni locali, fino alla salvaguardia della cultura gastronomica. Un impegno trasversale che nasce da un profondo senso di responsabilità verso le città e le persone che le abitano.

U tervento avviato nel 2016 sull’ex Cinema Teatro Italia nel cuore di Venezia: un edificio neogotico e liberty dei primi del Novecento, rimasto a lungo in stato di abbandono e riportato oggi a nuova vita grazie a un importante progetto di restauro e riallestimento. Un recupero che ha restituito alla città un luogo di grande valore storico e simbolico.
nascimentale Palazzo Nogarola Guarenti. Interventi che testimoniano la volontà dell’azienda di proteggere e rilanciare beni architettonici che rappresentano da sempre l’identità culturale del el 2019 Despar Nord ha inoltre contribuito alla riqualificazione di una porzione dell’ex Foro Boario di Prato della Valle a Padova, in un contesto di straordinario valore storico-artistico. Un progetto realizzato nel pieno rispetto delle caratteristiche originarie dell’edificio, frutto di un dialogo costante con la Soprintendenza e delle Belle Arti, che ha permesso di coniugare tutela e nuova fun-
a le eccellenze da preservare non sono soltanto fatte di pietra. Sono anche il risultato del lavoro quotidiano di uomini e donne che, con passione, custodiscono saperi antichi e li trasformano

per il

L o stesso approccio ha guidato Despar Nord anche in precedenti operazioni di ristrutturazione di palazzi storici come quello di Verona, Vicenza e Trento, dove nel 2014 è stato recuperato il ri-
propria identità, portando sulle
nate da un profondo legame con




Despar Nord per la tradizione culinaria: il “Ricettario anonimo padovano”
Storia e sapori: Un manoscritto del ‘400 svela la cultura alimentare di Padova.
Despar Nord promuove la ricerca per legare qualità, tradizioni e territorio

Il “Ricettario Anonimo Padovano” nasce dallo studio e dalla passione di Marina Scopel, storica della gastronomia e curatrice del volume, con il contributo di Otello Fabris e del professore Danilo Gasparini, e con il sostegno di Despar Nord. Si tratta di un raro manoscritto del XV secolo, conservato presso la Ruskin Gallery degli Sheffield Museums nel Regno Unito. Redatto in forma anonima ma attribuibile con grande probabilità a un autore padovano – forse un copista, come suggerisce l’accurata calligrafia – il ricettario si colloca in un periodo di grande fermento culturale, in cui la cucina riscopre il proprio ruolo come spazio di convivialità, piacere e condivisione.
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Nord anche la salvaguardia della memoria culinaria locale, di quel mosaico di sapori, nozioni e ricette che si sono tramandati nei secoli. Così, per celebrare la convivialità e il legame tra passato e presente, il marchio dell’Abete ha deciso recentemente di contributario del XV secolo, conservato seums nel nord dell’Inghilterra e rimasto anonimo ma redatto nuziosamente i profumi e gusti di una città, Padova, incrocio di minanti e contaminate. Un gesto concreto per custodire un’eredità

zione e innovazione convivevano anche a tavola. Ne emerge un affresco ricco e affascinante della cultura alimentare dell’epoca.
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Le ricette raccolte nel manoscritto, diverse tra loro per stile e impostazione, riflettono la vivacità intellettuale della Padova del basso Medioevo, dove tradi-
Per Despar Nord, sostenere questo progetto significa contribuire alla riscoperta delle radici più profonde dell’arte culinaria, nella consapevolezza che ogni ricetta è molto più di una semplice istruzione: è un frammento di storia, una memoria da tramandare, una testimonianza viva di identità.
Un impegno che guarda al passato per dare valore al presente e costruire, giorno dopo giorno, un futuro fatto di qualità, rispetto e appartenenza, difendendo e rispettando quelle tradizioni che da sempre hanno caratterizzato e continueranno a caratterizzare il rinomato patrimonio enogastronomico dei nostri territori.






Vil tempo non è un nemico, bensì un prezioso alleato: la bottega Il Marangon Restauri. Non è una semplice falegnameria, ma un vero e proprio laboratorio di cultura e manualità, un posto in cui Il Marangon lavora sull’emozione. Chi non possiede un vecchio mobile di famiglia – l’armadio della nonna, la credenza ereditata – magari un po’ rovinato, ma carico di ricordi? Spesso si pensa che siano oggetti da scartare. Invece, Il Marangon offre la possibilità di compiere un vero e proprio recupero. L’oggetto viene sottoposto a un meticoloso restauro che lo salva dal degrado e, se lo si desidera, può essere ripensato e trasformato in un pezzo attuale. Si adatterà perfettamente a una casa moderna,

non si ricorda più, è un luogo dove il lavoro artigianale di pialle e scalpelli regna incontrastato, simboleggiando il tempo e la cura dedicati a ogni singolo progetto. Ed è qui che il cerchio si chiude: l’abilità del restauro è il punto di partenza per l’innovazione. Le tecniche antiche vengono messe al servizio della decorazione e del design, creando pezzi unici. Che si tratti di dare una nuova laccatura o una finitura particolare a un mobile ereditato per renderlo moderno, o di realizzare un pezzo completamente nuovo e su misura, Il Marangon garantisce la massima personalizzazione. È la sintesi perfetta tra il rispetto per il passato e la libertà creativa per il futuro.







In un mondo in cui la velocità spesso sacrifi ca la qualità, l’opera de Il Marangon Restauri ci ricorda il valore inestimabile della durata e della bellezza che resiste. È una testimonianza viva di come la sapienza artigianale, fatta di pazienza, cura e profondo rispetto per la materia, sia non solo un baluardo culturale, ma anche la chiave per un futuro più consapevole e duraturo. La missione è dare forma e nuova vita, trasformando il passato in un elemento essenziale per l’estetica del domani. Il Marangon Restauri è la prova che il vero artigianato locale sa guardare avanti, offrendo un valore che dura nel tempo. Scegliere i suoi


























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Alla vigilia della scadenza del mandato fissata per il 28 febbraio, salvo eventuali proroghe tecniche, il DG di Ulss 2 traccia un bilancio di dieci anni alla guida della sanità trevigiana
Non mi piace fare celebrazioni, preferisco fare memoria». Francesco Benazzi sceglie questa chiave per raccontare i suoi dieci anni alla guida di Ulss 2 Marca Trevigiana. Il mandato scade il 28 febbraio, salvo eventuali proroghe tecniche, ed è tempo di bilanci. Un bilancio che intreccia numeri, scelte strategiche e soprattutto una visione: costruire un sistema sanitario capace di coniugare eccellenza e prossimità in un territorio vasto, con quasi 880 mila cittadini e 94 Comuni. «Se devo indicare un traguardo simbolico, penso subito alla Cittadella della Salute di Treviso», spiega. Oltre 250 milioni di euro di investimento, 60 mila metri quadri di nuova costruzione, 438 posti letto e 18 sale operatorie: «È il cuore nuovo del Ca’ Foncello, ma è anche un modo diverso di concepire l’ospedale, integrato con università e ricerca». Nel racconto di Benazzi non può mancare la pandemia. «Abbiamo affrontato oltre 517 mila casi, somministrato più di 2 milioni di dosi vaccinali e aperto 18 centri vaccinali. L’hub di Villorba è stato il più grande del Veneto». Ma più dei numeri lo colpisce la risposta della comunità: «I 4,6 milioni di euro donati da 1.661 cittadini durante l’emergenza sono l’immagine di un territorio che si riconosce nella propria sanità». Quando arrivò nel 2016, la sfida era unificare tre aziende sanitarie – Treviso, Pieve di Soligo e Asolo – in un’unica realtà. «Non era una semplice fusione amministrativa, ma un progetto di riorganizzazione profondo». Oggi Ulss
2 conta circa 9.500 dipendenti, sei ospedali pubblici, quasi 98 mila ricoveri l’anno e 298 mila accessi al Pronto Soccorso. «La rete Hub & Spoke funziona: Ca’ Foncello per le alte specialità, gli ospedali Spoke per garantire servizi vicino ai cittadini. Non esistono ospedali minori, ma ospedali con vocazioni precise». Montebelluna è stato inserito da Agenas tra i primi 15 ospedali italiani per qualità delle cure; Vittorio Veneto è riferimento nazionale per la chirurgia dei tumori laringei; Oderzo ha sviluppato un modello di oncologia «pensato attorno al paziente prima che alle procedure».
“Infine, la sperimentazione della diagnostica Point of Care nelle RSA, riconosciuta da AGENAS con un premio per l’integrazione delle politiche sanitarie e sociali: riduzione del 40% dei ricoveri, del 26% dei decessi ospedalieri, del 60% degli esami al laboratorio centrale. Numeri che parlano di vite. Per Benazzi, sono esempi di come si possa fare eccellenza anche fuori dai grandi poli metropolitani.
Un capitolo decisivo poi è quello del territorio e del PNRR: 61 milioni di euro per 17 Case di Comunità, 8 Centrali Operative Territoriali già attive e 6 Ospedali di Comunità. «Non sono solo edifici. È una sanità che non aspetta il paziente in ospedale, ma lo raggiunge dove vive».
In questo contesto si inserisce la telemedicina, con oltre 350 mila prestazioni erogate in dieci anni e un tasso di soddisfazione del 97%. «La tecnologia è un amplificatore: non sostituisce il professionista, ma lo aiuta a lavorare meglio». Non è un caso, sottolinea Benazzi, che



la Marca trevigiana venga oggi guardata anche fuori regione come laboratorio organizzativo. «Abbiamo dimostrato che il modello Hub & Spoke può funzionare in modo dinamico, non gerarchico. Non si tratta di accentrare tutto, ma di valorizzare le vocazioni di ogni ospedale e integrarle con una rete territoriale forte». Dalla telemedicina – che vede Ulss 2 azienda pilota regionale per l’Infrastruttura di Telemedicina – all’Infermiere di Famiglia e Comunità con piattaforme digitali per la sanità d’iniziativa, «il nostro obiettivo è intercettare il bisogno prima che diventi emergenza». Un’impostazione che sta diventando riferimento anche per altre realtà sanitarie. Il Ca’ Foncello resta il perno della rete, con oltre 37 mila ricoveri annui e le principali alte specialità. «La Cittadella lo sta trasformando radicalmente. E la fase successiva, con nuovi edifici per specialità mediche e università, consoliderà l’integrazione tra assistenza, didattica e ricerca».
La carenza di personale è una delle sfide più delicate. «È un problema europeo. Noi rispondiamo formando sul territorio». Il corso di laurea in Medicina a Treviso, con oltre 1.350 studenti, è una scelta strategica: «Chi studia qui conosce gli ospedali, si lega al territorio e spesso resta. L’80-85% dei laureati delle professioni sanitarie trova lavoro entro un anno». Accanto a questo, investimenti in formazione continua e innovazione tecnologica per rendere l’Azienda attrattiva.
Determinante anche il rapporto con i

sindaci. «Novantaquattro Comuni significano 94 comunità diverse. Il dialogo non è un optional, è un pilastro». Durante il Covid gli incontri erano costanti; oggi il confronto è strutturato attraverso tavoli tematici e progettazioni condivise, soprattutto nell’integrazione socio-sanitaria.
Guardando avanti, la priorità è l’invecchiamento della popolazione. «Il modello del futuro non può essere centrato solo sull’ospedale per acuti. Dobbiamo rafforzare la sanità di prossimità, garantendo equità di accesso anche nei piccoli Comuni».
Sul piano umano, cosa resta di questo percorso? Benazzi si sofferma un attimo. «Ciò che mi porto dentro non sono
le infrastrutture, ma le persone. Durante la pandemia ho visto professionisti mettere il cuore oltre l’ostacolo». Ricorda l’ospedale di Vittorio Veneto trasformato in Covid Hospital e le terapie intensive aperte ai familiari nei momenti di fine vita. «La cura non è solo clinica, è relazione».
Alla vigilia della scadenza del mandato, il suo auspicio è chiaro: «Spero di lasciare un’Azienda più forte di come l’ho trovata. Non perfetta – la perfezione non esiste in sanità – ma più integrata, più innovativa e più vicina ai cittadini. Perché la sanità, alla fine, la fanno le persone. Quasi diecimila professionisti che ogni giorno tengono fede alla promessa più importante: prendersi cura».






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La novità. Un servizio per la diagnosi e la cura di un disturbo che colpisce il 15% della popolazione
Inaugurato a Ca’ Foncello un ambulatorio specializzato per gli acufeni. Un team multidisciplinare offrirà diagnosi e cure personalizzate per un disturbo che colpisce il 15% della popolazione
Èstato inaugurato un nuovo ambulatorio specializzato nel trattamento degli acufeni presso l’Unità Operativa di Chirurgia dell’Orecchio di Ca’ Foncello. Il servizio, attivo con cadenza settimanale, segna un importante passo avanti nella cura di un disturbo che interessa circa il 15% della popolazione. Grazie a un approccio multidisciplinare mai visto prima in provincia, l’ambulatorio si propone di offrire soluzioni avanzate e personalizzate per alleviare il disagio provocato dagli acufeni. Il nuovo servizio si inserisce nell’ambito delle attività della Chirurgia dell’Orecchio, diretta dal dottor Daniele Frezza, che insieme ad altri specialisti, come il dottor Ronzani, coordinerà il trattamento dei pazienti. A questi si aggiungeranno
esperti in altre discipline: dall’articolazione temporo-mandibolare, con il contributo del dottor Luca Guarda Nardini, alla salute mentale, grazie alla collaborazione con la dottoressa Carola Tozzini, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale. L’acufene, comunemente conosciuto come ronzio nelle orecchie, può avere molteplici cause. Per questo motivo, il nuovo ambulatorio adotta un approccio olistico, che non si concentra solo sul trattamento delle problematiche legate all’orecchio, ma esplora anche le connessioni tra l’orecchio e il cervello. Il percorso diagnostico include un questionario innovativo (il Questionario THI), che misura la gravità del disturbo e ne monitora i miglioramenti nel tempo.
“Non è vero che non ci sia nulla da fare
per chi soffre di acufeni. Grazie a questo approccio innovativo possiamo intervenire in modo mirato e ridurre significativamente i sintomi. L’acufene non riguarda solo l’orecchio, ma anche l’interazione con il cervello. Il nostro obiettivo è studiare le cause, per intervenire con trattamenti che abbracciano la parte medica, chirurgica e riabilitativa”, ha affermato il dottor Frezza, che ha acquisito negli ultimi anni una significativa esperienza nel trattamento di questo disturbo. Il trattamento, infatti, include una valutazione complessiva dello stato di salute del paziente, con attenzione particolare ai fattori di rischio come ipertensione, diabete e stress. La qualità del sonno e le relazioni interpersonali vengono analizzate per individuare e trattare le cause psicologiche e sociali che possono contribuire alla gravità degli acufeni. L’approccio terapeutico prevede un trattamento a 360° che va dall’intervento medico a quello chirurgico, fino a soluzioni riabilitative. L’Unità Operativa Chirurgia dell’Orecchio di Treviso, con una lunga esperienza nella cura delle malattie dell’orecchio, potrà anche ricorrere a tec-

niche innovative come i drenaggi transtimpanici e l’impianto di protesi acustiche per migliorare l’udito. Il tutto in un ambiente altamente specializzato, che si occupa non solo di acufeni, ma anche di altre patologie uditive, comprese quelle pediatriche. Francesco Benazzi, Direttore Generale dell’ULSS 2, ha sottolineato l’importanza di questo nuovo servizio: “L’acufene è un
disturbo diffuso e debilitante che colpisce una grande parte della popolazione. Questo nuovo ambulatorio rappresenta una risposta concreta, una vera novità per la nostra provincia, e un passo fondamentale nel garantire ai pazienti un approccio all’avanguardia. È un risultato che conferma l’impegno della Chirurgia dell’Orecchio nel migliorare la qualità della vita dei nostri cittadini”.
L’ospedale Ca’ Foncello segna un passo importante nella cura della lombosciatalgia grazie a un’innovativa tecnica miniinvasiva per le cisti sinoviali vertebrali, responsabili del 5-6% dei casi di dolore sciatico. Da maggio 2025, l’Unità Operativa Semplice Dipartimentale (UOSD) di Neuroradiologia Interventistica Spinale, diretta dal dottor Altin Stafa, ha trattato con successo 103 pazienti, attirando persone anche da altre province e regioni.
“Si tratta di una patologia spesso sottovalutata, ma che può compromettere significativamente la qualità di vita – spiega il dr Stafa –. La nostra tecnica utilizza una guida fluoroscopica angiografica che riduce l’esposizione a radiazioni rispetto alla TAC, inserendo due aghi convergenti per drena-
re la cisti sfruttando le naturali comunicazioni anatomiche. I risultati sono eccellenti: riduzione marcata o completa della cisti e risoluzione della lombosciatalgia refrattaria ad altri trattamenti”.
L’esperienza di Treviso ha ottenuto riconoscimento internazionale: il dr Stafa presenterà la procedura al corso della Società Europea di Neuroradiologia a Praga a maggio, offrendo formazione a giovani neuroradiologi provenienti da tutta Europa e oltre.
“L’attività della nostra UOSD – sottolinea il direttore generale dell’Ulss 2, Francesco Benazzi – dimostra come l’investimento in tecniche mini-invasive migliori concretamente gli esiti di cura, riduca i tempi di degenza e valorizzi l’esperienza del paziente”.























Solidarietà. Scuola e volontariato si incontrano nel progetto
L’iniziativa di AIL
Treviso coinvolge le classi dell’IIS Giorgi
Fermi: lezioni, laboratori e testimonianze per accompagnare nuovi donatori e realizzare un video podcast nazionale
Ritorna anche nel 2026
“Ogni dono è un nodo”, il progetto solidale promosso da AIL provinciale Treviso con l’obiettivo di avvicinare gli studenti delle scuole superiori alla cultura del benessere, della solidarietà e del dono. Un percorso formativo strutturato, fatto di lezioni, laboratori e momenti di incontro, che metterà al centro decine di ragazze e ragazzi chiamati a diventare protagonisti attivi e consapevoli.
Dopo l’avvio sperimentale del 2025 al “Da Vinci”, la seconda edizione approda quest’anno all’IIS Giorgi Fermi, coinvolgendo le clas-

si quarte e quinte degli indirizzi Odontotecnico, Biotecnologie e Chimica. Gli studenti lavoreranno al fianco di professionisti sanitari, educatori, volontari e comunicatori per trasformarsi in peer educator capaci di parlare ai propri coetanei e diffondere il valore del dono e del volontariato.
Il progetto si inserisce in una rete più ampia che comprende anche la collaborazione con AVIS Treviso: gli studenti saranno incoraggiati a portare nuovi donatori a iscriversi all’Associazione Volontari Italiani del Sangue. Prevista anche la possibilità di aderire ad ADoCeS, l’associazione dei donatori di cellule staminali emopoietiche, rafforzando il legame tra informazione,



scelta personale e impegno civico. Due gli obiettivi operativi fissati per i partecipanti: accompagnare nuovi donatori alla Giornata dell’idoneità al dono di sangue e produrre una puntata di video podcast destinata ad arricchire la raccolta nazionale delle sezioni AIL che aderiscono al programma. Sergio Leonardi, presidente di AIL Treviso, ringrazia la dirigente scolastica Giuliana Milana per la disponibilità e la docente referente Laura Martorano per il lavoro di coordinamento, ricordando che il progetto continua a intrecciare scuola, sanità e volontariato e a parlare ai giovani con il loro linguaggio per costruire una comunità più consapevole e solidale.



L’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso ottiene l’accreditamento europeo per la chirurgia del tumore ovarico
L’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso ha ottenuto un importante riconoscimento a livello internazionale: la Ginecologia del nosocomio trevigiano è stata ufficialmente accreditata dalla European Society of Gynaecological Oncology (ESGO), una delle principali autorità europee nel campo della ginecologia oncologica. Questo prestigioso accreditamento certifica l’eccellenza del reparto nella cura e chirurgia del carcinoma ovarico avanzato, ponendo l’ospedale di Treviso tra i centri di riferimento in Europa per il trattamento di tumori ginecologici. Il riconoscimento si basa su una serie di criteri rigorosi, che includono l’esperienza chirurgica nelle operazioni complesse, la qualità dei risultati clinici, il continuo impegno nella ricerca scientifica, l’accesso a trial clinici innovativi e una forte attenzione alla centralità della paziente. Grazie a questo accreditamento, il Ca’ Foncello non solo si conferma come centro di eccellenza, ma entra a far parte di una rete di centri accreditati in tutta Europa, mettendo a disposizione delle pazienti le migliori cure possibili. Il direttore generale dell’Ulss 2 Marca Trevigiana, Francesco Benazzi, ha sottolineato che questo risultato rappresenta un traguardo straordinario per l’intera sanità veneta e per l’ospedale Ca’ Foncello, riconosciuto come punto di riferimento nella cura dei tumori ginecologici. “Il nostro impegno nella ricerca e nell’innovazione, insieme alla qualità del team multidisciplinare, ci consente di offrire alle pazienti cure di altissimo livello, in linea con gli standard internazionali”, ha dichiarato Benazzi, esprimendo grande orgoglio per il risultato raggiunto. L’accreditamento ESGO, che dal 2010 promuove la formazione e la qualità nella gestione dei tumori ginecologici, attesta anche l’approccio multidisciplinare del Ca’ Foncello, che coinvolge oncologi, chirurghi, radioterapisti, radiologi, anatomo-patologi, infermieri e altre figure sanitarie. Questo lavoro di squadra garantisce un percorso di cura integrato, che mette sempre al centro il benessere della paziente.

















Esami meno invasivi. Lo strumento, dal valore di 70mila euro, permetterà analisi avanzate tramite biopsia liquida
Un nuovo passo avanti per la diagnosi dei tumori in Veneto arriva dall’Istituto Oncologico Veneto, che può ora contare su una tecnologia innovativa grazie alla donazione dell’Associazione Piccoli Punti. L’associazione ha infatti messo a disposizione dello IOV un macchinario per la cosiddetta “biopsia liquida”, uno strumento che permette di individuare e seguire l’evoluzione della malattia attraverso semplici campioni biologici, come il sangue, evitando in molti casi procedure più invasive. L’apparecchiatura è stata destinata al Laboratorio di Biopsia Liquida Integrata, all’interno dell’unità che si occupa di immunologia e diagnosi molecolare oncologica. In termini pratici, il nuovo strumento consente di analizzare con grande accuratezza minuscole tracce di materiale genetico e altri segnali della presenza del tumore, migliorando sia l’attività clinica sia quella di ricerca.
Questa metodologia si rivela particolarmente preziosa nel caso dei tumori della pelle, come il melanoma, una patologia che in Veneto continua a causare circa 200 decessi ogni anno. Grazie alla biopsia liquida, i medici possono controllare l’andamento della malattia in modo più rapido e meno

traumatico per i pazienti, intervenendo tempestivamente se emergono segnali di peggioramento.
Il commissario straordinario Francesco Benazzi ha sottolineato come la collaborazione tra sanità pubblica e realtà del territorio possa tradursi in benefici concreti per i cittadini, migliorando i percorsi di diagnosi e cura e rafforzando allo stesso tempo la ricerca clinica. Questo il commento di Benazzi al termine dell’incontro con la stampa.
Sulla stessa linea il direttore scientifico Antonio Rosato, che ha evidenziato l’importanza di investire in strumenti capaci di rendere le terapie sempre più mirate sulle caratteristiche di ciascun paziente.
Dal mondo della ricerca arriva infine un richiamo all’importanza della prevenzione. Carlo Riccardo Rossi,



referente scientifico dell’Associazione
Piccoli Punti, ha ricordato che educazione e diagnosi precoce restano armi decisive contro il melanoma, ma che per i casi più complessi è fondamentale disporre di tecnologie avanzate in grado di personalizzare le cure, con vantaggi sia per i malati sia per il sistema sanitario.
La dottoressa Maria Chiara Scaini, responsabile del laboratorio di biopsia liquida integrata, spiega i vantaggi delle terapie ad hoc rese possibili da questo nuovo strumento.
La donazione, del valore complessivo di 70 mila euro, è stata resa possibile grazie al contributo della Fondazione
Elisabetta Canale e della Fondazione
Biondani Ravetta, che hanno coperto interamente il costo dell’apparecchiatura.
Nicola Canella



Trevigiano, ortopedia e traumatologia in crescita
Un anno di risultati significativi per l’Unità operativa complessa di Ortopedia e Traumatologia degli ospedali di Montebelluna e Castelfranco Veneto. Nel corso del 2025 il reparto, guidato dal dottor Alessandro Geraci, ha superato quota 2.100 interventi chirurgici, registrando un netto incremento dell’attività, l’ampliamento dell’offerta terapeutica e un deciso miglioramento nell’organizzazione del personale, con ricadute positive anche sulla riduzione delle liste d’attesa. Nel dettaglio, gli interventi eseguiti sono stati circa 2.150 e hanno coinvolto 1.500 pazienti ricoverati, 200 trattati in regime di day hospital e 450 sottoposti a chirurgia ambulatoriale. Particolarmente rilevante il dato relativo alla traumatologia d’urgenza: oltre il 90% delle fratture di femore, quasi 350 casi complessivi, è stato operato entro le 48 ore dall’accesso. In crescita anche l’attività ambulatoriale legata alla chirurgia della mano e del piede, con interventi su alluce valgo, deformità delle dita, neuroma di Morton e cisti, che hanno consentito la dimissione del paziente nella stessa giornata. Questo sviluppo è stato possibile grazie all’introduzione di nuovi protocolli di anestesia locale e al rafforzamento dell’ambulatorio infermieristico, coordinato da Nicola Merlo e Orietta Lucato, che ha permesso di ottimizzare l’utilizzo delle sale operatorie. Ne ha beneficiato in particolare la chirurgia protesica di anca e ginocchio, i cui volumi sono raddoppiati rispetto al 2024. Risultati importanti anche sul fronte organizzativo. Il reparto ha completato la stabilizzazione dell’organico medico, passando da tre a dodici professionisti strutturati e superando definitivamente il ricorso ai medici a gettone. Una scelta che ha reso la struttura più attrattiva anche per i giovani specializzandi e ha consentito un netto abbattimento delle liste d’attesa: nel 2025 sono state effettuate oltre 25.500 visite ambulatoriali, con un aumento del 30% rispetto al 2023 e il 99% delle prestazioni garantite entro i tempi di priorità. Nel corso dell’anno è stata inoltre ampliata l’offerta terapeutica. È stato anche riattivato l’ambulatorio di ortopedia emofilica, in collaborazione con l’Unità operativa di Medicina interna dell’ospedale di Castelfranco Veneto. Parallelamente, il reparto ha rafforzato il proprio profilo scientifico grazie a nuove collaborazioni, tra cui quella con il NYU Langone Orthopedic Hospital di New York, oltre a partnership con altre realtà sanitarie italiane.









































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