Tutti gli uomini del presidente: definite deleghe e incarichi in giunta regionale
Tre, due, uno: si parte!
La Regione Veneto è pronta a partire con la propria attività amministrativa e legislativa. Dopo il braccio di ferro, concluso in verità in breve tempo, sulle presidenze delle commissioni consiliari tra Lega e Fratelli d’Italia – per la cronaca stravinta dai primi per quattro a uno – tutti gli ingranaggi sono pronti per far partire la macchina.
E il primo grande banco di prova sarà l’approvazione del bilancio. Le elezioni del tardo autunno, infatti, hanno di fatto posticipato questo fondamentale passaggio. Ad oggi, infatti, la macchina e pronta per partire, ma deve fare benzina. Senza programmazione e un conseguente stanziamento di risorse, infatti, si resta fermi al di là delle buone intenzioni manifestate dal Presidente Alberto Stefani a più riprese.
E di buone intenzioni, in effetti si tratta: da un grande piano casa con alloggi a costi accessibili, a una profonda attenzione alla sanità e al sociale fino alla tanto attesa riforma delle case di riposo, alla costruzione della holding autostradale, passando per l’ambiente, il potenziamento del trasporto pubblico locale e la sicurezza. Obiettivi importanti che hanno visto, anche, un atteggiamento delle opposizioni, capitanata da Giovanni Manildo, di cauta apertura.
Agsm Aim diventa Magis, la storica multiutility e la sfida del federalismo energetico
STEFANI TRACCIA LA ROTTA
PER IL VENETO: “ATTENZIONE
AL SOCIALE, CASA AI GIOVANI, SANITA’ VICINA ALLE FAMIGLIE”
La nostra intervista al presidente della Regione Veneto: “Sostegno alle imprese, puntiamo sull’innovazione, al lavoro per ridurre il peso della burocrazia”
alla pag. 4
Tutti pazzi per il Giappone, cultura e lingua nel centro studi di Franceschinelli
SICUREZZA: A TREVISO È ANCORA SCONTRO TRA RESIDENTI E AMMINISTRAZIONE
Raccolte oltre 400 firme per chiedere una “zona rossa” tra stazione e centro, “dopo la petizione non è cambiato nulla”
CONTI TRA SPESE IN CRESCITA E PROMESSE
Treviso, Dopo oltre dieci anni di invariabilità, le tariffe degli asili nido vengono adeguate del 24%, restando inferiori all’inflazione registrata
alle pagg. 6 e 7 segue a pag. 21
Morire di lavoro non è fatalità
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
I l 2026 è iniziato da qualche settimana, ma il Veneto ha già dovuto aggiornare il suo tragico registro dei caduti sul lavoro. Nei primi giorni dell’anno sono stati ben due i morti in azienda, entrambi in provincia di Padova, un pugno nello stomaco per queste vite spezzate nella routine quotidiana. A livello nazionale, il dato è allarmante: nei primi dodici giorni di gennaio si sono contate già 8 vittime. Non sono freddi numeri, sono persone, padri e figli che quel giorno non sono tornati a casa.
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Servizio a pag. 10
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Storici Burci del Sile
Sono oltre 10mila i cittadini che hanno sottoscritto la petizione lanciata da Coalizione Civica per salvare uno degli elementi maggiormente identitari di questo tratto del Sile: gli storici Burci. Nel comune di Casier, infatti, si trova il loro “cimitero” meta di passeggiate lungo i percorsi naturalistici per tantissimi trevigiani e turisti. Oggi quelle antiche imbarcazioni, ormai affondate, hanno necessità di manutenzione perché non si perda quel pezzo fondamentale di storia locale.
Il cimitero dei burci è un vero e proprio sito archeologico fluviale: lungo il Sile giacciono i relitti di numerose imbarcazioni da trasporto merci, abbandonate tra il 1974 e il 1975. Le ricerche hanno individuato almeno 13 burci, cui si aggiungono altri relitti precedenti, alcuni dei quali sono già scomparsi. Da tre imbarcazioni sono stati recuperati documenti risalenti al 1937, testimonianza del loro utilizzo nella prima metà del Novecento. Queste barche raccontano una parte fondamentale della storia economica e sociale della Marca trevigiana, quando il Sile era una vera e propria arteria commerciale. Oggi, però, i relitti sono minacciati da un deterioramento continuo causato dall’acqua e dagli agenti atmosferici, che rischia di farli scomparire definitivamente. Secondo i promotori questa sarebbe anche l’occasione per valorizzare questo patrimonio archeologico con degli strumenti (cartellonistica, in particolare) che illustrino ai visitatori le caratteristiche e l’importanza del cimitero dei burci.
Il “cimitero” delle imbarcazioni storiche
Morire di lavoro non è fatalità
Nicola
Stievano >direttore@givemotions.it<
Guardando indietro, il 2025 non ha concesso tregua. I dati provvisori Inail parlano di oltre 1.010 morti sul lavoro in Italia nei primi undici mesi dell’anno. Il Veneto, cuore pulsante della nostra economia, si è confermato purtroppo ai vertici di questa classifica, secondo solo alla Lombardia, con oltre 100 decessi, con Verona che ha tristemente guidato il primato regionale, seguita da Venezia e Vicenza. Nonostante i proclami, la “zona rossa” del rischio infortunistico continua ad allargarsi, colpendo duramente i settori della manifattura e dell’edilizia. Il problema non è la mancanza di norme. L’Italia possiede una delle legislazioni sulla sicurezza più avanzate d’Europa. Il vero nodo è che la prevenzione viene spesso degradata a mero adempimento burocratico. Per troppe imprese, la sicurezza è un “faldone” da riempire per evitare multe, un costo da minimizzare o un fastidioso rallentamento della produzione. Ma la sicurezza non si fa con i timbri: si fa con la formazione vera, con l’aggiornamento tecnologico e, soprattutto, con una vigilanza che non sia solo formale. Quando il profitto o la fretta di consegnare un ordine superano la tutela del lavoratore, il sistema ha già fallito.
Non dobbiamo però cadere nell’errore della generalizzazione. Esistono imprenditori attenti che investono somme ingenti per azzerare i rischi. Ma non in tutte le aziende è così, per talune imprese la sicurezza è un costo da limare, un fastidio da aggirare. Tuttavia, la mancanza di una cultura della sicurezza riguarda talvolta anche i lavoratori stessi. La “confidenza” con gli strumenti o le macchine usate, l’abitudine al rischio o la sottovalutazione del pericolo (“abbiamo sempre fatto così”) sono nemici invisibili quanto un cavo scoperto. Indossare un dispositivo di protezione individuale non è un obbligo verso il capo, ma un patto con la propria vita.
Oltre all’inestimabile dolore umano, non possiamo ignorare l’impatto collettivo. Gli infortuni sul lavoro costano all’Italia circa 104 miliardi di euro l’anno, pari a oltre il 6% del nostro PIL. È una voragine economica che brucia risorse che potrebbero essere investite in sviluppo e stipendi. Non possiamo più permetterci di considerare queste morti come un “rischio collaterale” dell’attività d’impresa. La sicurezza deve diventare l’ossigeno del nostro modello produttivo veneto. Perché una terra che produce ricchezza, ma non garantisce il ritorno a casa dei suoi figli, è una terra che sta tradendo le sue radici più profonde: la dignità del lavoro.
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Tempo di bilanci/1. Per la giunta di Treviso si tratta di interventi necessari a fronte dell’aumento dei
Asili nido e scuola: “Tariffe aggiornate sotto l’inflazione e nuove fasce Isee più eque”
L a giunta ha illustrato l’adeguamento delle tariffe dei principali servizi del Comune di Treviso, nell’ambito della costruzione del bilancio 2026–2028. Gli aggiornamenti riguardano asili nido, ristorazione scolastica, trasporto scolastico, sosta e servizi cimiteriali. “La nostra Amministrazione continua a sostenere le famiglie e a garantire la piena erogazione dei servizi”, le parole del sindaco Mario Conte. “Gli adeguamenti sono necessari per tutelare gli equilibri di bilancio in un contesto di costi crescenti. Ho il massimo rispetto per ogni euro in più che viene chiesto ai cittadini, ma la nostra volontà è chiara: non procedere con tagli ai servizi. Si tratta di un provvedimento di responsabilità che incide in modo contenuto sulle tasche delle famiglie, garantendo che chi si trova in difficoltà continui ad avere agevolazioni ed esenzioni”. Il contesto nel quale si inserisce il provvedimento è caratterizzato da un incremento significativo dei costi sostenuti dall’Ente: le deleghe Ulss sono aumentate di oltre 1,2 milioni di euro dal 2022, il contributo alla finanza pubblica è salito a 489.421 euro annui fino al 2029 e la spesa del personale cresce di circa 420.000 euro all’anno. Le tariffe degli asili nido, ferme dal 2010, vengono adeguate del 24%, un valore inferiore all’inflazione Foi registrata nello stesso periodo, pari al 30,88%. La scelta dell’Amministrazione è stata quella di aggiornare anche le fasce Isee, in modo da riflettere in maniera più fedele la situazione socioeconomica delle famiglie e garantire equilibrio tra sostenibilità del servizio e tutela delle fasce più fragili. Le
rette partiranno da 200 per arrivare a 530 nelle fasce Isee più alte. L’Amministrazione ha comunque confermato il forte sostegno all’offerta educativa del territorio, con 950.000 euro annui destinati alle scuole paritarie dell’infanzia e circa 170.000 euro ai nidi paritari. Il servizio nido del Comune di Treviso è certificato UNI EN ISO 9001:2015 e offre dotazioni e servizi educativi avanzati, compresa la cucina interna, l’assistenza pedagogica e servizi dedicati alle famiglie.
Ristorazione scolastica. L’adeguamento delle tariffe della ristorazione scolastica recepisce l’aumento dei costi alimentari, del personale – cresciuto dell’11,93% – e dei servizi ausiliari. Il costo del pasto viene aggiornato da 3,70 a 5,30 euro, mentre per il secondo figlio si passa da 3,20 a 4,90 euro. È prevista una tariffa agevolata Isee pari a 3,90 euro per pasto, al fine di garantire un sostegno concreto alle famiglie con maggiori difficoltà economiche. Anche le tariffe del trasporto scolastico vengono adeguate rispetto ai valori del 2014. La nuova tariffa ordinaria è fissata a 220 euro annui, recependo l’evoluzione dei costi legati ai carburanti, alle manutenzioni, alle assicurazioni e agli obblighi normativi in materia di sicurezza e formazione del personale viaggiante. Restano confermate le esenzioni per le famiglie in situazione di fragilità economica.
Sosta e parcheggi. Il Comune ha introdotto un aggiornamento complessivo delle tariffe della sosta, articolato in funzione delle diverse zone cittadine e delle formule di abbonamento. In zona A
la sosta oraria passa da 2,00 a 2,50 euro, con l’introduzione di una tariffa giornaliera pari a 15 euro. In zona B la tariffa oraria viene adeguata da 1,60 a 2,00 euro, con una giornaliera fissata a 12 euro, mentre in zona C la sosta oraria passa da 1,00 a 1,30 euro, con una giornaliera pari a 9 euro.
Per i residenti vengono aggiornati gli abbonamenti mensili, che passano da 28 a 35 euro, e quelli trimestrali, da 84 a 105 euro; rimangono invariati il semestrale e l’annuale. Una dinamica analoga riguarda gli abbonamenti per gli operatori, con gli aggiornamenti sulle formule mensili e trimestrali e la conferma delle tariffe semestrali e annuali. Restano disponibili anche gli abbonamenti “Light” per viale De Gasperi e viale D’Alviano, adeguati all’indice ISTAT: il trimestrale è fissato a 131,25 euro, il semestrale a 262,50 euro e l’annuale a 525 euro.
Per l’area Cantarane, finora regolata da disco orario, viene introdotta una disciplina tariffaria con tariffa oraria pari a 2 euro, una giornaliera di 12 euro, un abbonamento mensile di 100 euro e un semestrale di 400 euro. Sono previsti aggiornamenti anche nei parcheggi in struttura. Al parcheggio Dal Negro vengono riviste le tariffe degli abbonamenti trimestrale, semestrale e annuale, mentre per il Condominio Carlo Alberto, il Condominio Ponte de Pria e il Residence Lo Squero le nuove tariffe vengono allineate ai valori di mercato delle strutture private. Per l’area Cittadella delle Istituzioni la sosta oraria passa da 1 a 1,30 euro, la giornaliera da 3 a 4 euro, la settimanale da 7 a 10 euro, mentre le
formule mensile, semestrale e annuale vengono aggiornate rispettivamente a 20, 110 e 200 euro. Viene inoltre sospesa la gratuità nella fascia oraria 13.00-15.00. Nel complesso, l’adeguamento mantiene Treviso su livelli tariffari inferiori rispetto agli altri capoluoghi della Regione, preservando un equilibrio tra sostenibilità economica del servizio e accessibilità da parte di residenti, operatori e visitatori. Le tariffe per l’utilizzo delle palestre comunali e provinciali dedicate agli allenamenti delle fasce giovanili vengono aggiornate per la prima volta dopo quindici anni. La quota oraria passa da 7 a 8,50 euro. L’importo copre servizi essenziali come pulizie, guardiania, utenze e manutenzione ordinaria e straordinaria, garantendo una copertura dei costi pari al 18%. Considerando quattro allenamenti a settimana, l’impatto effettivo sull’atleta è pari a 2,40 euro al mese. Per quanto riguarda le tariffe dei servizi cimiteriali si è tenuto conto dell’evoluzione dei costi registrata negli ultimi anni. Il sistema tariffario – che comprende concessioni, operazioni cimiteriali e illuminazione votiva – contribuisce alla copertura delle spese di gestione, alla manutenzione ordinaria e straordinaria e agli interventi necessari per mantenere le infrastrutture in condizioni adeguate e sicure. Dal 2021 si è verificata una
forte crescita del costo dei materiali e dell’energia, che ha inciso in modo significativo sui costi di costruzione. L’analisi comparativa con gli altri capoluoghi di Provincia veneti mostra come le tariffe attualmente applicate a Treviso risultino sensibilmente inferiori alla media regionale: il livello attuale delle concessioni per i loculi è più basso del 20,28%, quello per nicchie e ossari del 21,66%, mentre i servizi a domanda individuale risultano inferiori del 41,71%. La proposta di revisione prevede un incremento medio del 15,5% per i servizi a domanda individuale, necessario a coprire i costi sostenuti dal gestore Contarina S.p.A. e dal Comune, comunque mantenendo valori ben al di sotto della media delle altre realtà esaminate. Per concessioni di loculi e ossari è previsto un aumento medio del 25,83%, definito per consentire la manutenzione e la rifunzionalizzazione delle parti comuni e delle infrastrutture, con livelli tariffari che si allineano alle medie dei capoluoghi veneti. Le concessioni per tombe di famiglia e aree destinate a cappelle saranno definite caso per caso in relazione alle specifiche progettuali, data la variabilità delle opere necessarie. Per quanto riguarda l’illuminazione votiva, il provvedimento si limita all’applicazione dell’adeguamento Istat Foi pari al 2,6%.
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La Provincia di Treviso investe su scuola, viabilità e ambiente
A pprovazione unanime per il bilancio di previsione 2026 della Provincia di Treviso. Il via libera è arrivato al Sant’Artemio, al termine del Consiglio provinciale e dell’Assemblea dei Sindaci, riuniti per esaminare il documento contabile e le principali linee di intervento per il prossimo anno. L’ok condiviso da tutti i sindaci e i consiglieri provinciali, al di là degli schieramenti politici, conferma la convergenza sulle priorità individuate per il territorio della Marca Trevigiana. Al centro della programmazione restano scuola, viabilità e tutela ambientale, ambiti considerati strategici per lo sviluppo locale. La seduta ha avuto anche un valore simbolico: si è trattato infatti dell’ultimo Consiglio e dell’ultima Assemblea per il presidente Stefano Marcon, che ha concluso il suo secondo mandato alla guida dell’ente. Marcon ha ringraziato sindaci e consiglieri per la collaborazione maturata nel corso degli anni, sottolineando il clima di condivisione che ha caratterizzato l’approvazione del bilancio.
Dal 2016 a oggi, la Provincia ha investito complessivamente oltre 280 milioni di euro. La quota più consistente, pari a 190 milioni, è stata destinata all’edilizia scolastica, con interventi su circa 100 istituti supe-
riori frequentati ogni anno da 40 mila studenti. Alla rete stradale provinciale sono andati 91 milioni di euro per la manutenzione e la riqualificazione di oltre 1.200 chilometri, mentre più di 10 milioni sono stati impiegati in progetti ambientali, attraverso bandi rivolti a cittadini, imprese e Comuni.
Accanto agli investimenti diretti, la Provincia ha continuato a svolgere un ruolo di supporto agli enti locali. Nel solo 2025, la Stazione Unica Appaltante ha gestito procedure per 145 milioni di euro. Sul fronte del personale, sono stati organizzati concorsi per la Pubblica Amministrazione che hanno registrato 477 iscritti e 45 interpelli per i Comuni convenzionati. Non è mancato, inoltre, il sostegno alla digitalizzazione e ai sistemi informatici, oltre alla concessione degli spazi del Sant’Artemio per eventi istituzionali.
Guardando avanti, il piano triennale 2026-2028 prevede investimenti per oltre 48 milioni di euro, che porteranno il totale delle opere realizzate o programmate dal 2016 al 2028 a superare i 329 milioni. Nel dettaglio, per il 2026 sono previsti 6 milioni di euro per l’edilizia scolastica, 16 milioni per la viabilità e 1 milione per l’ambiente, per un totale di 23 milioni di euro.
Sul fronte delle entrate, nel
2025 i proventi da IPT, Rc Auto e tributi ambientali hanno raggiunto quota 66,6 milioni di euro, dato in linea con il 2024 e destinato, secondo le previsioni, a essere confermato anche nel 2026 grazie alla stabilizzazione del mercato automobilistico. L’avanzo di amministrazione libero, pari a oltre 8,3 milioni di euro, sarà utilizzato per completare interventi sull’edilizia scolastica – tra cui il recupero dell’ex immobile delle Poste a Treviso da destinare al Liceo Artistico – e per lavori di manutenzione stradale e accordi di programma.
“L’approvazione unanime del bilancio 2026 è un segnale forte – ha dichiarato Marcon – e rappresenta il riconoscimento del lavoro svolto in questi nove anni insieme ai 94 sindaci della Marca e al Consiglio provinciale”. Il presidente uscente ha ricordato come, nel 2016, la riforma Delrio avesse lasciato alle Province risorse limitate e competenze ridotte, rendendo ancora più significativo il percorso di rilancio intrapreso. In chiusura, Marcon ha rivolto un ringraziamento alla struttura dell’ente – consiglieri, dirigenti e dipendenti – e alle Amministrazioni comunali, sottolineando il valore di una rete istituzionale che, negli anni, si è consolidata e rafforzata.
Sara Busato
La seduta ha segnato anche la conclusione del secondo mandato del presidente Stefano Marcon, che ha ringraziato amministratori e struttura dell’ente per il lavoro condiviso svolto in questi anni
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Definiti gli interventi immediati su personale, parcometri e servizi
S i è svolta nelle scorse settimane la riunione tra l’Amministrazione comunale di Treviso, i tecnici del Comune e il gestore della sosta - S.I.S. con Smart Parking System - alla presenza del sindaco Mario Conte e dell’assessore alla Mobilità Andrea De Checchi, convocata per affrontare le criticità segnalate dai cittadini.
Nel corso dell’incontro, il primo cittadino e l’assessore hanno rappresentato le problematiche emerse negli ultimi giorni, in particolare riguardo alla qualità del servizio offerto, alla gestione dello sportello abbonamenti, al numero degli stalli, al funzionamento dei parcometri e dell’applicazione digitale.
L’Amministrazione ha evidenziato come, pur comprendendo le difficoltà nel passaggio dal sistema precedente (particolarmente datato) a quello attuale, i cittadini stiano subendo disservizi non accettabili, con code prolungate agli sportelli, personale insufficiente e in alcuni casi inadeguato nel rapporto con l’utenza, oltre a diffusi
malfunzionamenti delle colonnine e difficoltà nel rinnovo degli abbonamenti.
È stato inoltre ribadito che la cancellazione dei numeri degli stalli e i problemi di collegamento dell’applicazione stanno compromettendo l’efficienza complessiva del sistema di sosta, restituendo un’immagine di superficialità e inesperienza che il Comune non intende accettare.
A seguito del confronto, il gestore ha assunto l’impegno a un deciso cambio di passo. Nelle prossime settimane tutti i parcometri presenti sul territorio comunale saranno progressivamente sostituiti con dispositivi dotati di POS e, già dalla prossima settimana, partirà un rifacimento integrale del sistema, con l’individuazione di una data certa per la sostituzione completa. Contestualmente verranno potenziati il personale e gli orari di apertura dello sportello – che verranno opportunamente comunicati - con l’estensione del servizio anche al sabato, e sarà migliorata l’organizzazione degli
uffici per ridurre le code e garantire maggiore efficienza. Sono inoltre già in corso interventi sull’applicazione per risolvere i problemi di collegamento e funzionamento, così come una revisione complessiva del sistema di gestione degli stalli, al fine di ripristinare pienamente l’efficacia del servizio.
«Ci siamo confrontati con l’azienda perché serviva un punto di vista politico chiaro, al di là dei
chiarimenti fra tecnici avvenuti nei giorni scorsi», dichiara il sindaco Mario Conte. «C’è stata la volontà, da entrambe le parti, di riallinearsi sugli obiettivi futuri: disponibilità sugli orari, sostituzione delle colonnine, un servizio più elastico e vicino alle esigenze dei cittadini. I disservizi di questi giorni non sono accettabili e sono il primo a scusarmi con i trevigiani. Come Amministrazione, però, continueremo a monitorare con
Treviso, allarme spazi pubblici: venti edifici a rischio privatizzazione
A Treviso, la questione degli spazi pubblici torna a far discutere. La Coalizione Civica ha segnalato con cartelli “Non oltrepassare” una ventina di edifici pubblici o a uso pubblicoche potrebbero essere presto privatizzati, destinati alla vendita e trasformazione in residenze di lusso, uffici o studentati privati. Tra questi figurano l’ex ECA di via Risorgimento, l’ex cinema “Corso”, l’ex consorzio agrario, Villa Capuzzo, ex poste in stazione, ex scuole “Tomma-
seo” e “Cantù”, solo per citarne alcuni. Secondo Gigi Calesso della Coalizione Civica, la città rischia così di perdere patrimoni destinati alla collettività, mentre il territorio già subisce le conseguenze delle trasformazioni urbanistiche del “piano casa” regionale. “Serve una visione chiara della città” – sottolinea Calesso – con un sistema urbano degli spazi pubblici capace di individuare quali edifici devono rimanere a disposizione della comunità.
La proposta è quella di recuperare e riutilizzare questi spazi per servizi sociali e culturali: nuovi asili nido, ampliamento di scuole, laboratori, aule studio, alloggi popolari, pedonalizzazioni e potenziamento della mobilità ciclabile, insieme alla tutela dei rimanenti spazi verdi pubblici. L’obiettivo, spiegano dalla Coalizione, è rafforzare la qualità della vita dei cittadini e creare una città più coesa, vivibile e accessibile.
attenzione l’attuazione degli impegni presi». Si coglie l’occasione per ribadire che, per quanto riguarda le modifiche orarie (pausa pranzo e festivi), non essendo oggetto di tariffa non sono entrate in vigore dal 1° gennaio. Diventeranno effettive non appena verrà posizionata la relativa segnaletica verticale. Fino a tale momento restano naturalmente in vigore gli attuali cartelli.
L’allarme. La petizione di via Roma è rimasta lettera morta
I residenti: “Il sindaco ci ha ringraziati ma finora non è cambiato nulla”
Oltre 400 firme per chiedere una “zona rossa” tra stazione e centro di Treviso. Residenti e commercianti denunciano degrado e criminalità e accusano il Comune di inerzia
Oltre 400 tra cittadini e commercianti , lo scorso dicembre, hanno sottoscritto una petizione per chiedere che nel quadrilatero che si estende dalla Stazione Ferroviaria, passando per via Roma fino alle zone limitrofe e a Piazza Borsa, si adottassero misure di sicurezza straordinarie contro la criminalità. In buona sostanza i sottoscrittori chiedevano, nei fatti anche se non la definivano tale, l’istituzione di una vera e propria “zona rossa”.
I problemi lamentati sono noti. Nella petizione, infatti, si legge testualmente come “negli ultimi tempi, la nostra comunità ha assistito ad un aumento di episodi quali, a mero titolo esemplificativo, spaccio di sostanze stupefacenti o loro uso sulla pubblica via, uso di alcool senza alcun controllo, furti in abitazione, rapine, atti vandalici, risse diurne e notturne, schiamazzi a qualsiasi ora, frequentazione di personaggi a dir poco ambigui, degrado e sporcizia ovunque, scarsa illuminazione di alcune aree su indicate, etc.
Questi eventi, oltre a creare un clima di paura e preoccupazione tra i residenti ed i commercianti, hanno un impatto negativo sulla qualità della vita delle zone indicate e minano il senso di sicurezza e tranquillità che deve caratterizzare la nostra città.”
Ma non solo sul tema dei controlli i residenti e i commercianti sono intervenuti, ma hanno chiesto, infatti, maggiore cura al decoro urbano dalla maggiore pulizia al potenziamento dell’illuminazione pubblica oggi definita carente dagli stessi firmatari, fino al controllo della sosta “selvaggia” delle auto e all’abbandono dei rifiuti.
Il sindaco di Treviso, Mario Conto all’atto della consegna della corposa petizione aveva lodato l’iniziativa e il senso civico dei cittadini garantendo un’attivazione immediata sia per ciò che concerne i presidi di sicurezza, attraverso la Polizia Locale e in coordinamento con le Forze dell’Ordine, che per le
iniziative sul decoro.
“A distanza di quasi un mese –attaccano i firmatari - dalla presentazione della petizione e dalle dichiarazioni del Sindaco di prendere in considerazione le proposte contenute con tanto di ringraziamento ai sottoscrittori per l’impegno civico dimostrato, registriamo amaramente l’assenza di qualsiasi iniziativa tesa a limitare le gravi
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problematiche illustrate nella petizione riguardante il quadrante ormai tristemente noto. Infatti, a fronte dell’assenza di azioni concrete, si registrano, da quella data, diversi ulteriori e gravi episodi criminosi: rissa tra ragazzi egiziani in via Zorzetto, aggressione alla guardia giurata del Pam in via Zorzetto, rapina e tentata rapina balle zona dei Canottieri a danni di giovani, oltre ai soliti, giornalieri, bivacchi, episodi di spaccio e comportamenti molesti da parte di soggetti ben conosciuti che ormai sono radicati con assembramenti in precise zone del centro storico. Speriamo che, al di là degli annunci, l’amministrazione comunale voglia concretamente portare avanti azioni efficaci per consentire ai residenti e ai commercianti di tornare a vivere in un clima di serenità, ormai lontano ricordo della nostra bella Treviso. Nel frattempo, stante la constatata inerzia dell’amministrazione nel predisporre azioni concrete ed efficaci, molti di noi da qualche giorno si sono rivolti, anche singolarmente, agli organi di polizia, affinché possa esserci finalmente un’azione concreta giacché i residenti ormai vivono giornalmente tra la scelta di rimanere chiusi nella propria casa oppure, non potendone fare a meno, correre il rischio di essere oggetto di molestie, reati predatori, e, comunque, transitare in mezzo ai “soliti noti” con il costante timore di subire azioni pericolose. Ormai non si tratta più di vivere in mezzo al degrado, ma di sopravvivere in una condizione inaccettabile in cui non si è più liberi di uscire serenamente dalla porta della propria abitazione.”
Il Consigliere Zabai: “Conte parla di penali e la situazione di degrado cresce”
l Sindaco Conte ancora a novembre diceva di voler “chiedere i danni” a Rete Ferroviaria Italiana (RFI) per i ritardi del cantiere della stazione. Bene: ma su quali basi, esattamente? Perché nel Protocollo d’Intesa sottoscritto dal Comune con RFI non c’è scritto ciò che qualunque amministrazione seria mette nero su bianco quando affida interventi così delicati: nessun cronoprogramma vincolante dei lavori, nessuna scadenza certa di fine cantiere, nessuna penale per ritardi».
Lo dichiara Marco Zabai, consigliere comunale del Partito Democratico di Treviso dopo aver visionato il protocollo con un accesso atti.
«Quel documento elenca interventi e ruoli, ma non tutela la città quando i tempi saltano e il cantiere si trascina per mesi, producendo disagi quotidiani per residenti, commercianti e pendolari. Se non ci sono tempi contrattualizzati e penali, di cosa parla il Sindaco quando dice “chiederemo i danni”? Sta facendo propaganda o intende davvero spiegare ai trevigiani quale strumento giuridico avrebbe in mano per ottenere un risarcimento?».
«La realtà è sotto gli occhi di tutti: il cantiere continua a trascinarsi e ormai è
chiaro che nemmeno a gennaio si intravede una conclusione credibile. E intanto Treviso resta bloccata in un limbo: accessi difficili, percorsi provvisori, spazi pubblici degradati e attività economiche penalizzate». «La domanda politica è semplice: quanto vogliamo andare avanti così? Se la Giunta vuole davvero difendere la città, smetta di fare annunci e inizi a fare ciò
che non ha fatto all’inizio: pretendere da RFI un cronoprogramma pubblico e vincolante, con fasi, scadenze e responsabilità chiare; e aprire subito un confronto in Consiglio comunale per chiarire quali azioni concrete intenda intraprendere il Comune. Perché la città non può essere ostaggio di un cantiere senza tempi e senza conseguenze».
Treviso, droghe tra i
giovanissimi
Un quadro chiaro e preoccupante emerge dai dati raccolti dall’Ulss 2 Marca Trevigiana: tra i ragazzi delle scuole superiori della provincia, l’uso di cannabis cresce con l’età, arrivando al 20% tra i diciottenni.
A illustrarlo è il direttore generale dell’Ulss, Francesco Benazzi, che ha coordinato un’indagine su 3.685 studenti tra i 14 e i 18 anni, in collaborazione con le scuole e il Provveditorato.
“A 15 anni circa il 13% dei ragazzi fa uso di cannabis, mentre tra i 17 e i 18 anni si arriva al 20% – spiega Benazzi –numeri importanti che richiedono attenzione.” Per le altre sostanze, come anfetamine, cocaina, fentanil e droghe allucinogene, l’uso rimane più contenuto, intorno all’8% nella fascia tra i 15 e i 18 anni. Accanto al tema delle dipendenze, l’indagine mette in luce anche il disagio legato all’isolamento e all’uso delle tecnologie: “Molti ragazzi si trovano da soli davanti al computer, esponendosi a rischi come il bullismo online. Dobbiamo lavorare insieme alle scuole per favorire le relazioni tra pari e prevenire l’isolamento.”
La nomina. Mario Conte nel board del Covenant of Mayors UE
Unico sindaco italiano a far parte dell’organo politico di indirizzo del Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia
La Città di Treviso approda nel board del Covenant of Mayors, principale iniziativa UE su clima ed energia. A rappresentarla è il sindaco Mario Conte, unico italiano nel Board. Un passo che consolida il ruolo europeo della città nella transizione ecologica e nelle politiche ambientali
La Città di Treviso consolida il proprio ruolo sulla scena europea delle politiche ambientali e climatiche entrando ufficialmente nel board del Covenant of Mayors della Commissione Europea. A rappresentare la città è il sindaco Mario Conte, unico sindaco italiano a far parte dell’organismo politico di indirizzo della più ampia iniziativa europea dedicata all’azione climatica locale.
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Il Covenant of Mayors for Climate & Energy - Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia è la principale iniziativa dell’Unione Europea che coinvolge direttamente i sindaci e le amministrazioni locali nell’attuazione delle politiche climatiche ed energetiche europee. Nato per tradurre gli obiettivi comunitari in azioni concrete sui territori, il Patto dei Sindaci accompagna le città nel definire e realizzare strategie di riduzione delle emissioni, adattamento ai cambiamenti climatici e miglioramento dell’efficienza energetica, favorendo al tempo stesso il confronto tra amministrazioni e la condivisione di esperienze.
responsabile delle politiche Europee e delle partnership strategiche, ed è stata dedicata a presentare il ruolo e le attività del Board.
Questa nuova opportunità consentirà a Treviso di contribuire alle scelte strategiche del Patto dei Sindaci e di rafforzare il confronto con altre realtà europee impegnate nella transizione ecologica, con ricadute positive per il territorio e per la qualità della vita dei cittadini.
La partecipazione al Board rappresenta il livello più alto di coinvolgimento politico all’interno di questa rete europea. La prima riunione si è svolta questa mattina alla presenza di Claire Roumet, Direttore di Energy Cities e
«La partecipazione di Treviso a questo contesto internazionale rappresenta un riconoscimento importante per il lavoro svolto negli ultimi anni», le parole del sindaco di Treviso al termine della riunione, tenutasi in videoconferenza. «Essere l’unico sindaco italiano nel Board rafforza il peso e la responsabilità della nostra città, chiamata a portare un contributo
concreto al dibattito europeo sulle politiche per la sostenibilità». «L’esperienza maturata con la partecipazione all’European Green Leaf e al confronto costante con le città europee più virtuose», aggiunge Conte, «ci ha permesso di entrare in una rete virtuosa di città che condividono visione, responsabilità e capacità di azione. Treviso oggi viene conosciuta e riconosciuta a livello internazionale per la credibilità delle politiche ambientali messe in campo, per la qualità del lavoro svolto e anche per la partecipazione a tutte le iniziative che coinvolgono le Città e che possono portare ad un confronto concreto. Confrontarsi con chi ha già iniziato un percorso in ottica di sostenibilità ci permette di imparare ma anche di tradurre il confronto in politiche concrete».
Enti locali, Zecchinato e Conte delineano strategie comuni per il territorio trevigiano
L’Assessore regionale agli Enti locali e al Riordino territoriale, Marco Zecchinato, ha incontrato oggi a Palazzo Balbi Mario Conte, Presidente di Anci Veneto e Sindaco di Treviso, per definire un percorso condiviso sulle principali sfide e opportunità dei Comuni veneti.
“L’incontro è stato molto costruttivo – ha spiegato Zecchinato – e ci ha permesso di discutere temi chiave come la pianificazione a livello di area vasta, la rigenerazione urbana e il ruolo delle Unioni Montane e delle Intese Programmatiche d’Area. Abbiamo inoltre affrontato il supporto agli enti locali per l’accesso ai finanziamenti
regionali e sovraregionali e le opportunità legate alle imprese ESG. L’obiettivo è rafforzare la collaborazione con Anci Veneto e i territori per valorizzare gli investimenti e sfruttare al meglio le opportunità a livello nazionale ed europeo”.
l passo successivo prevede l’organizzazione di tavoli di confronto sul territorio, che coinvolgeranno province, Comuni e realtà locali: “Vogliamo ascoltare direttamente le esigenze delle comunità e offrire risposte concrete in materia di pianificazione, servizi e progettazione urbana”, ha aggiunto Zecchinato. L’Assessore ha inoltre lodato il modello di governance della “Grande Treviso” presentato da Conte: “Un esempio virtuoso di come un capoluogo possa mettere le proprie strutture al servizio dell’hinterland, condividendo risorse e attrarre fondi. È un modello che può ispirare altre realtà del Veneto”.
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La denuncia. Manca oltre il 50% dei lavoratori, imprese trevigiane in allarme
Mancanza di candidati, carenza di competenze tecniche frenano il sistema produttivo
N el corso del 2025 appena concluso, le imprese della provincia di Treviso hanno espresso un fabbisogno occupazionale complessivo molto elevato, pari a 81.540 entrare nel mondo del lavoro. Un dato che evidenzia un quadro sempre più complesso sul fronte del reperimento del personale, un problema anche per il mondo artigiano. Secondo il Bollettino Provinciale Excelsior 2025 di Unioncamere e Ministero del Lavoro, analizzato da CNA Territoriale Treviso, il 63% delle imprese con dipendenti ha dichiarato di aver programmato nuove assunzioni nel corso dell’anno appena concluso. Il fabbisogno occupazionale espresso nel 2025 si è scontrato con una criticità strutturale: il 54% delle figure ricercate è risultato di difficile reperimento, una quota che riguarda oltre 44 mila posizioni aperte nella Marca. La principale causa di questa difficoltà è la mancanza di candidati, indicata nel 34,4% dei casi, mentre solo nel 14,6% delle posizioni la criticità è attribuibile a una preparazione inadeguata. Un dato che segnala come il problema non sia soltanto qualitativo, ma anche quantitativo, e che il mercato del lavoro fatichi a intercettare persone disponibili, oltre che competenti.
Nonostante le difficoltà, le imprese trevigiane hanno continuato a cercare lavoro, in particolare in alcuni ambiti chiave. Il 34% delle entrate previste nel 2025 riguarda giovani fino a 29 anni, a conferma del ruolo centrale delle nuove generazioni nei processi di inserimento lavorativo. Tuttavia, anche per i giovani la difficoltà di reperimento rimane elevata, a dimostrazione di un disallineamento persistente tra percorsi formativi, aspettative e fabbisogni reali delle imprese.
Analizzando le tipologie professionali richieste, emerge come il fabbisogno sia stato particolarmente concentrato nelle attività commerciali e nei servizi, che nel complesso hanno espresso una necessità di 19.190 entrate (tra cui figure come addetti alla ristorazione quali camerieri e cuochi, e commessi). A seguire, una ne-
cessità di 16.920 operai specializzati, fondamentali soprattutto nei settori manifatturieri e delle costruzioni, e 13.260 conduttori di impianti e operai di macchinari fissi e mobili, profili sempre più difficili da trovare per l’elevata specializzazione richiesta.
Da segnalare la necessità di particolari figure: addetti allo spostamento e alla consegna delle merci, come fattorini, corrieri e autisti, pari a 6.290 posizioni. Importante anche la domanda di addetti alle vendite (6.160), di personale nei servizi di pulizia (4.170) e di operai edili (3.290),
figure essenziali per il funzionamento quotidiano delle imprese e dei servizi sul territorio.
Dal punto di vista settoriale, le maggiori necessità di personale si sono concentrate nel commercio, che ha espresso un fabbisogno pari a 10.640 entrate, e nei servizi di alloggio e ristorazione, con 10.390 entrate. Seguono le costruzioni, con 7.760 posizioni, il settore primario, che include l’agricoltura e altre attività connesse, con 5.470 entrate, e l’industria metallurgica e dei prodotti in metallo, con 4.820 assunzioni previste. Proprio in
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questi comparti si registrano alcune delle percentuali più elevate di difficoltà di reperimento, spesso superiori al 60%.
Un elemento che incide fortemente sulla capacità di risposta del mercato del lavoro è la richiesta di esperienza lavorativa. Nel 2025, oltre il 56% dei casi è richiesta esperienza pregressa, soprattutto nel settore specifico o nella professione, rendendo più difficile l’ingresso per chi è privo di percorsi formativi professionalizzanti o di esperienze pratiche strutturate. Questo aspetto contribuisce ad alimentare il mismatch tra domanda e offerta, soprattutto per i giovani e per chi proviene da percorsi scolastici poco integrati con il mondo del lavoro. Sul fronte delle competenze, le imprese trevigiane hanno segnalato una crescente importanza delle competenze tecniche, ma anche delle competenze trasversali, come la capacità di lavorare in autonomia e in gruppo, il problem solving, la flessibilità e l’adattamento. A queste si affiancano le competenze digitali e quelle legate alla transizione green, sempre più rilevanti per la competitività delle micro, piccole e medie imprese. Nonostante le criticità, il sistema produttivo mostra segnali di impegno sul versante della formazione: il 60% delle imprese trevigiane ha dichiarato di aver effettuato o programmato attività formative nel 2025, mentre circa il 19% ha ospitato tirocinanti.
Vivere la Città
San Valentino. Una città da scoprire a piedi per vivere in pieno lo spazio urbano cittadino
Treviso Ama, torna l’iniziativa dei cuori luminosi per San Valentino
Passeggiare, scoprire e prendersi cura di sé: “Treviso Ama” trasforma la città in un percorso di benessere fino al 14 febbraio. Tre itinerari da 10.000 passi, cuori luminosi e iniziative commerciali raccontano una Treviso romantica, vivibile e attenta alla qualità della vita
He dimensione emotiva. Il Percorso Natura, invece, accompagna i partecipanti in una passeggiata lenta e rigenerante lungo il fiume Sile e il sistema delle mura cittadine, vero e proprio polmone verde del centro storico. Il Percorso Cultura attraversa vie e piazze del centro storico, conducendo alla scoperta dei tesori artistici, architettonici e della storia di Treviso.
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Progettazione
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a preso il via giovedì 15 gennaio l’iniziativa “Treviso Ama”, il progetto che fino al 14 febbraio, giorno di San Valentino, anima e illumina la Città unendo promozione della salute, valorizzazione del territorio e sostegno al tessuto economico locale. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra l’Amministrazione comunale, Confcommercio Imprese Treviso e il Presidio Ospedaliero “Giovanni XXIII” di Monastier, con l’obiettivo di promuovere un modello di città attenta alla qualità della vita e alla bellezza dei propri spazi urbani. Nel periodo che conduce alla festa degli Innamorati, Treviso si propone come una città da scoprire a piedi, grazie alla sua dimensione raccolta, alla rete dei canali e al perimetro delle mura storiche, particolarmente adatti alle camminate. L’iniziativa invita cittadini e visitatori a vivere lo spazio urbano in modo consapevole attraverso tre itinerari ad anello da 10.000 passi (che verranno pubblicati su trevisoperte.it), soglia simbolica per favorire uno stile di vita attivo e contrastare la sedentarietà.
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Il Percorso Romantico si sviluppa lungo i canali che attraversano il centro storico, tra scorci suggestivi e atmosfere da cartolina, valorizzando alcuni dei luoghi più iconici della città e offrendo un’esperienza che intreccia paesaggio urbano
L’iniziativa si inserisce in una più ampia strategia di valorizzazione del centro storico e degli spazi pubblici, rafforzata dall’installazione degli ormai iconici cuori luminosi in alcuni punti simbolo della città, tra cui il Ponte dei Buranelli, il ponte dei giardinetti di Sant’Andrea e il ponte dell’Università. I cuori diventano luoghi di sosta, incontro e racconto, contribuendo a rendere Treviso ancora più riconoscibile e accogliente nel periodo invernale. Il cuore assume inoltre un valore simbolico legato alla prevenzione e alla cura di sé, in coerenza con la campagna di sensibilizzazione promossa dal Presidio Ospedaliero “Giovanni XXIII” di Monastier. L’installazione dei cuori è offerta dal Presidio Ospedaliero “Giovanni XXIII” che promuove anche una campagna di prevenzione ad hoc della propria salute: il cuore diventa il simbolo di un amore concreto verso sé stessi (con il check-up cardiovascola-
re), per la coppia (con il check-up prevenzione uomo-donna e con un check-up salute completo) sotto lo slogan ”Regala salute, regala amore”.
«Treviso Ama coinvolge attivamente anche le attività economiche del territorio, che partecipano con iniziative e proposte dedicate, rafforzando il ruolo del commercio di prossimità come elemento centrale della vitalità urbana», le parole del sindaco di Treviso Mario Conte. «L’integrazione tra spazio pubblico, percorsi cittadini e offerta delle nostre attività contribuisce a rendere l’iniziativa un’occasione di promozione della città e di sviluppo economico sostenibile. Ringrazio l’assessore Vettoretti e Confcommercio, oltre naturalmente al Presidio ospedaliero Giovanni XXIII per l’organizzazione di questo progetto».
Treviso, in bicicletta lungo la Nakasendo:
Caterina Zanirato racconta il Giappone autentico
Nell’ambito della rassegna I Giovedì della Cultura, mercoledì 12 febbraio 2026, alle ore 18, la Casa dei Carraresi ospiterà Caterina Zanirato per una conferenza dal titolo Giappone in bicicletta. L’autrice presenterà la sua esperienza di viaggio attraverso il Giappone a bordo della sua bici gravel, raccontando l’avventura lungo la storica Nakasendo Road, antica via che per secoli ha collegato Tokyo a Kyoto.
Il percorso attraversa montagne, foreste e piccoli centri abitati, offrendo un’immersione totale nella natura e nella vita dei villaggi. Ogni salita, ogni incontro e ogni difficoltà diventano per Zanirato occasio-
ni di riflessione personale, trasformando il viaggio in un percorso di crescita interiore. Il racconto, tratto dal libro Samurai Gravel. Viaggio in bicicletta in Giappone per riscoprire la bellezza dentro di noi, intreccia cronaca dell’avventura e narrazione della scoperta di sé, con uno sguardo attento alla cultura e alle tradizioni giapponesi. Particolarmente originale è l’uso dei kanji, ideogrammi giapponesi che chiudono ogni capitolo e simboleggiano concetti chiave, creando un ponte tra esperienza e consapevolezza. La bicicletta diventa così mezzo di immersione totale: permette di percepire ogni sfumatura del territorio, incontrare
persone, comprendere la cultura e vivere la quotidianità locale. Tra gli aneddoti del viaggio, Zanirato racconta del freddo estremo, dell’incontro con la natura selvaggia e della gentilezza dei locali, offrendo al pubblico un racconto autentico e coinvolgente. Caterina Zanirato, giornalista e scrittrice rodigina, ha collaborato con testate come Il Resto del Carlino, La Gazzetta di Parma e Il Fatto Quotidiano. È ideatrice del blog iviaggidicaterina. com e autrice di diversi libri tra cui Rovigo 3 gennaio 1982 e Il cuore sotto la maglia. Gli 80 anni di storia della Rugby Rovigo. L’incontro alla Casa dei Carraresi, in via Palestro, è gratuito.
L’iniziativa. Treviso celebra il “Patrono d‘Italia”
Un ricco calendario di eventi per gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi
T
reviso celebra l’ottavo centenario della morte di San Francesco di Assisi (1226-2026) con una proposta di eventi articolata in un crescendo che è partita da gennaio per concludersi nel mese francescano per eccellenza: ottobre. La data simbolo di queste celebrazioni sarà infatti quella del 4 ottobre, la festa di San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia, che dal 2026 è stata reintrodotta ufficialmente anche come festa nazionale per riaffermare l’importanza di questa figura taumaturgica portatrice di valori di pace e solidarietà.
Il Comitato che ha curato la proposta per le celebrazioni, coordinato dal rettore del convento francescano, fra’ Oliviero Svanera, composto da studiosi, rappresentanti di Istituzioni e associazioni, fino a fedeli e volontari, non ha voluto mancare a questo appuntamento rendendo la città protagonista. «Assisi certo», commenta il rettore di San Francesco, padre Oliviero, «è la città francescana per antonomasia, ma tra i luoghi francescani anche Treviso
si ritaglia uno spazio grazie all’antica presenza dei frati in città. Il primo nucleo si stabilì negli anni Venti del Duecento, consolidando la presenza fino ad oggi, salvo il periodo 1806-1928 in seguito alla soppressione napoleonica e alla lunga operazione di recupero del complesso. Quello dei frati con la città è, insomma, un reciproco rapporto di affezione che si rinnova, e con questi eventi» – continua padre Svanera, «proponiamo a tutti di condividere l’attualità del messaggio di San Francesco, in tema di ascolto del Vangelo e di rinnovato incontro con la figura di Cristo. Il suo messaggio si coniuga poi con temi di economia e impresa, ambiente e sostenibilità, pace e armonia. Sono iniziative adatte a tutti, non necessariamente solo ai fedeli, perché Francesco è un santo universale. Di più: è attuale oggi, perché parla con un linguaggio moderno e di temi attualissimi».
Si prosegue a marzo con quattro serate dedicate alla spiritualità attraverso anche la grande arte, la letteraria e la pittura. Anche le
scuole sono protagoniste tanto che ad aprile saranno premiati gli alunni della scuola primaria e secondaria di II grado che hanno partecipato al concorso Cantico delle Creature. E ancora Dante – ad aprile l’incontro con lettura commentata del Canto XI del Paradiso -, e poi cammini, trekking e mostre (dettagli al sito www.fratitreviso. it ).
Ancora un importante concerto nel giorno del ricordo dell’altro grande francescano, quello che Francesco chiamava “mio vescovo”: sant’Antonio da Padova, con la Scuola Cantorum s. Bona e Corale Luigi Pavan. Settembre e ottobre il clou, con eventi, ma anche con iniziative ‘che rimangono’. Sarà presentata infatti la prima guida storico-artistica dedicata alla chiesa di San Francesco, che illustra la storia del complesso conventuale e ne analizza la struttura architettonica e le opere pervenute fino ai nostri giorni.
L’anniversario è celebrato anche con un importante e atteso restau-
ro conservativo dell’ingresso laterale della chiesa con la sua lunetta raffigurante San Francesco che riceve le stimmate, nonché della crociera interna con i suoi affreschi.
Davvero significativi poi la mostra ed il convegno dedicati al consumismo e al senso dell’economia: in un tempo in cui la crisi sociale ed economica sembra erodere le fondamenta stesse della convivenza, tornare a interrogarsi sul significato del lavoro, della povertà e del valore umano dell’economia è un atto profondamente politico e
spirituale.
Il 4 ottobre l’apice delle celebrazioni, la giornata dedicata alle funzioni religiose solenni si completa con un grande concerto dal titolo Cantica per San Francesco: un’opera poetica e musicale su testo di Davide Rondoni e musica del M° Roberto Fabbriciani, che vede coinvolti per l’esecuzione l’Orchestra Sinfonica del Veneto e il coro Kairos Vox. Si tratta di un’opera prima commissionata appositamente per il centenario francescano dai Frati Minori Conventuali del Convento di Treviso.
Treviso, alla scoperta dell’Italia a piedi: sensi, emozioni e cammini raccontati da Andrea Vismara
Nell’ambito della rassegna I Giovedì della Cultura, mercoledì 5 febbraio, alle ore 18, la Casa dei Carraresi ospiterà Andrea Vismara per una conferenza dal titolo L’esperienza del cammino in Italia fra sensi ed emozioni. L’autore presenterà i suoi racconti di viaggio a piedi, tra storia, cultura e leggende italiane, offrendo al pubblico un’immersione unica nel mondo del cammino.
Secondo Vismara, percorrere un cammino non è solo una questione di chilometri, ma un’esperienza emotiva e sensoriale.
Ogni passo diventa occasione per nutrire mente e cuore, trasformando lo zaino del viandante in un vero e proprio bagaglio di emozioni, paure, gioie e spiritualità. Il libro più recente dell’autore, Va’ dove ti portano i piedi (Ediciclo Editore), racconta cinque percorsi italiani di media lunghezza, intrecciando i cinque sensicon le sensazioni e i sentimenti del camminatore. Un’opera che fonde reportage, biografia e riflessione filosofica.
Andrea Vismara, romano classe 1965, è
musicista, DJ, fotografo e scrittore. Tra i suoi lavori figurano romanzi, raccolte fotografiche e diari di viaggio, tra cui La mia Francigena e I giorni di Postumia, in cui racconta le sue esperienze sui celebri cammini italiani. Vive e lavora a Venezia, continuando a unire passione per il viaggio e capacità narrativa in opere che uniscono racconto personale, storia e cultura del territorio. L’incontro è gratuito e si terrà in Piazza San Leonardo 1, presso la Casa dei Carraresi, con ingresso libero fino a esaurimento posti.
La radio non è più soltanto una
ÈSintoniz zati
Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .
Gianluca Busi, titolare di 22 HBG, realtà specializzata in tecnologie avanzate per la radio e per le infrastrutture audio multimediali.
Busi ha tracciato un quadro lucido e diretto dell’evoluzione della radiofonia contemporanea. Definire oggi la radio, spiega, è sempre più complesso: come è accaduto con il passaggio dal-
l’FM al DAB, il mezzo sta vivendo una nuova fase evolutiva, spinta dall’impatto dell’intelligenza artificiale e da una trasformazione profonda del concetto stesso di multipiattaforma. L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia del futuro, ma una presenza già pervasiva, capace di incidere
che timori. L’ipotesi di robot o avatar in grado di condurre programmi radiofonici o intervenire a eventi non è più fantascienza, bensì uno scenario concreto con cui il settore deve iniziare a
Eppure, proprio in questo contesto ipertecnologico, emerge con forza il valore distintivo della radio: l’autenticità. La voce umana, con le sue pause, le vibrazioni, le imperfezioni, resta un elemento insostituibile. Anche quando la tecnologia sarà in grado di ri-
po reale legate al territorio rappresentano un valore sempre più raro. È questo approccio che distingue una radio “viva”, fatta di persone, ricerca e competenze, da modelli completamente automatizzati basati su playlist
però, questa libertà potrebbe evolvere ulteriormente, consentendo all’ascoltatore di selezionare contenuti sempre più affini ai propri interessi, senza rinunciare alla pluralità e alla sorpresa che da sempre caratterizzano il mezzo radiofonico.
In questo scenario, la radio di informazione territoriale assume un ruolo strategico. Contenuti verificati, giornalismo di prossimità, notizie in tem-
Guardando avanti, 22HBG immagina un futuro in cui i contenuti radiofonici potranno essere multilingua, più longevi e capaci di raggiungere pubblici diversi grazie al supporto dell’intelligenza artificiale. Una tecnologia che non sostituisce la ricerca, la verifica e la qualità editoriale, ma le amplifica, rendendo i contenuti più accessibili e valorizzandone il potenziale. La sfida non è fermare l’innovazione, ma governarla. Monitorare l’uso dell’intelligenza artificiale, evitarne gli abusi e mantenere centrale il valore umano del contenuto sarà la chiave per accompagnare la radio in questa nuova fase evolutiva, senza tradirne l’anima.
Gianluca Busi 22HBG Founder, CEO FM-world
Robert Gucher: il faro del centrocampo che sa come si vince una partita
obert Gucher è uno che sa come si fa. Una vita con la valigia in mano alla ricerca della vittoria. L’austriaco, centrocampista classe 1991, è abituato così. Scegliere un luogo e lasciare il segno per poi inseguire una nuova sfida. Uomo dal carattere forte, non ha paura di rischiare e di rimettersi in gioco: al centro di tutto deve esserci il progetto giusto. Con queste condizioni, quest’estate, si è consumato il matrimonio con il Treviso: “Quando mi hanno parlato i dirigenti veneti ho capito subito che qui c’era qualcosa di serio, si voleva costruire una squadra da categorie superiori. È stato un passo indietro per farne due in avanti. Voglio fare qualcosa di grande”. Una carriera, quella di Gucher, segnata da scelte coraggiose, a partire dagli inizi: “Fin da piccolo il pallone era la mia passione. Mio padre allenava la squadra del paese ed è lui ad avermi trasmesso l’amore per questo gioco”, racconta Robert. La prima grande occasione ha il sapore di Inghilterra: da giovanissimo arriva la possibilità di sbarcare all’Aston Villa: “Era tutto pronto, avevamo già i biglietti per la partenza e avevo anche organizzato una festa con la famiglia. Ma tutto saltò. Poi sono arrivati i contatti dall’Italia, più precisamente dal Frosinone. Mi parlavano di un progetto ambizioso e alla fine mi sono buttato ed è iniziato il mio viaggio in Italia”.
L’adattamento iniziale non fu facile: “La nostalgia di casa c’era, ma sapevo che quella era la scelta giusta. All’inizio fu complicato, soprattutto culturalmente, ma con il tempo mi sono abituato. Uno dei
miei più cari amici in Italia è un ragazzo che incontrai per caso appena arrivato in terra Ciociara. Mi fidai e mi fece vedere tutta la città”. Dopo un pó di attesa, a Frosinone arriva l’esordio nel calcio professionistico. Tutto inizia quasi per caso, quando il mister, non soddisfatto di alcuni senatori, lo lancia dal primo minuto in una partita fondamentale. Il debutto fu da sogno: “Ho giocato e sono uscito tra gli applausi del Matusa, fu un’emozione incredibile. Quello è stato il mio primo vero grande momento”.
“Durante il secondo anno con mister Moriero avevo percepito grande fiducia. Mi vedeva molto. Avevo giocato subito e tanto, stavamo andando benissimo. A gennaio ero conteso tra Napoli e Genoa. Vado in comproprietà al Genoa, c’era Gasperini in panchina nel Grifone. Mi alternavo tra prima squadra e Primavera. Ma decidono di non riscattarmi; così torno in Ciociaria per crescere”.
In ritiro, però, arriva un grave infortunio al menisco. Lo stop è lungo: “In quel momento ho sentito nostalgia di casa, ero molto giù di morale. A gennaio, quando stavo recuperando, ho avuto l’occasione di tornare a giocare in Austria per riprendermi e stare vicino alla mia famiglia. Fu una scelta azzeccata”.
Dopodiché Robert torna a Frosinone, dove negli anni si consolida come uno dei leader della squadra, guadagnandosi la fiducia di tutto l’ambiente. Sono stagioni esaltanti, coronate da una storica doppia cavalcata dalla C alla A: “La finale play-off Serie C contro il Lecce è forse l’emozione più grande della
mia carriera. Poi in B c’era un entusiasmo enorme e paradossalmente fu tutto più facile: il trionfo venne da sé”.
Dopo il ciclo in Ciociaria, arriva la chiamata da Vicenza. Nonostante le difficoltà economiche del club, Robert ricorda con affetto la città e il calore dell’ambiente. Poi arriva una decisione difficile da prendere. Da dove ripartire? Lecce o Pisa? “Il ds del Lecce venne addirittura a casa mia a Graz per convincermi, ma per motivi familiari alla fine scelsi Pisa”.
In Toscana Gucher vive momenti di gloria, segnando il gol della promozione in Serie B contro la Triestina. “Quella partita è stata incredibile. Poi ci fu la finale persa contro il Monza per andare in Serie A: è stata una delusione, ma era tangibile che la strada presa era quella giusta e che nell’ambiente c’era qualcosa di speciale” racconta Robert.
La società, poi, fa altre scelte e il centrocampista resta ai margini: “Non volevo andarmene, volevo fare la doppia cavalcata. Rimasi fuori rosa con la speranza di essere reintegrato”.
Le cose, però, non vanno come sperato. A gennaio c’è la chiamata del Pordenone: “La squadra era forte e voleva salire in B. Io volevo stare vicino a mio padre che era malato, quindi la scelta fu presa anche per questo motivo. Ma la società incontrò gravi problemi finanziari. Fu un periodo difficile. In un’estate il Pordenone fallì e io persi mio papà”.
Gucher si prende del tempo per decidere la nuova destinazione: ecco la Lucchese. “Da ex capitano
del Pisa non era una scelta facile da prendere. Ma avevo bisogno di serenità e in Toscana ero stato davvero bene”. Tra i rossoneri, però, c’erano dei problemi societari che resero la sfida ancor più carica di significato. “Abbiamo ottenuto una salvezza incredibile, con il gol decisivo segnato all’ultimo minuto. Quel momento è stato come un film. Abbiamo regalato qualcosa di speciale alla gente nonostante le enormi difficoltà”.
Ora, a Treviso, Robert ha deciso di ripartire: “Dopo Lucca ero indeciso, non volevo scendere in Serie D. Ma nella mia carriera ho sempre messo al primo posto il progetto.
E qui fanno le cose nel modo giusto. C’è grande serietà. Volevo costruire qualcosa di nuovo, questa sfida mi ha convinto ad accettare.
I giocatori scelti sono importanti, è una squadra da categorie superiori. In questa prima fase stiamo dimostrando tanto, non è banale quello che stiamo facendo”.
Una vita piena: dalle radici in Austria, fino a diventare l’”Austrociociaro e poi l’”Austropisano”. Tante piazze e soprattutto tante imprese ottenute
sul campo: “Il calcio ti dà e ti toglie, ma le dinamiche che si creano durante l’anno, con i compagni, sono la parte più importante di questo viaggio. Questo è quello che vale di più per me”.
Oggi, da leader del Treviso, Gucher è pronto a guidare la squadra al ritorno nel professionismo che manca da più di dieci anni. Con la stessa ricetta di sempre: tanta fame e voglia di costruire qualcosa di speciale, proprio come ha fatto in ogni tappa della sua carriera. Stefano Parpajola
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CORTINA D’AMPEZZO, BELLUNO
segue da pag. 1
Tre, due, uno: si parte! Il bilancio primo banco di prova per la giunta regionale
Ora, però, è il tempo delle scelte e della concretezza e, per l’appunto, il bilancio dirà, senza possibilità di smentita, se queste idee avranno gambe per camminare o, quantomeno, per partire visto che, oggettivamente, tutto subito non si potrà certamente fare. Anche perché, e questo è un tema lungamente dibattuto anche in passato, le risorse economiche non sono infinite. L’ex assessore al bilancio Francesco Calzavara già nelle scorse occasioni aveva manifestato all’allora presidente Luca Zaia tutta la sua contra-
rietà a non introdurre l’Irpef regionale. Il ragionamento di Calzavara era semplice: non ci sono soldi, il comparto produttivo è in difficoltà e non gli si può chiedere di più, servono interventi strutturali molto costosi e, con un contributo di pochi euro da far pagare ad ogni veneto, si potrebbe far quadrare il bilancio senza rinunciare a nulla. Così non è andato, come noto, poiché per Zaia il “non mettere le mani nelle tasche dei veneti” rimaneva un imperativo categorico. Si ma per avere finalmente il bilancio quanto dovremo
aspettare? Secondo le previsioni del Presidente Stefani il bilancio si dovrebbe approvare entro il prossimo aprile. Del resto l’iter è particolarmente articolato: va redatto dagli uffici su indicazione della Giunta, poi dovrà passare in tutte le commissioni consiliari prima di arrivare alla prova del Consiglio. A dirigere il traffico, dunque, ci sarà il Presidente del Consiglio, Luca Zaia che, dal suo scranno, di fatto determinerà i modi e i tempi che porteranno all’approvazione.
La nuova giunta regionale. Stefani ha scelto gli assessori, rispettati gli accordi con gli alleati
Tutti gli uomini del presidente: “Nomi di qualità
e deleghe omogenee per centrare gli obiettivi”
«Abbiamo creato deleghe omogenee per rispondere agli obiettivi strategici del nostro programma di governo e per permettere agli assessori di mettersi subito a disposizione della Regione»: così Alberto Stefani ha presentato a Palazzo Balbi la nuova giunta regionale che lo affiancherà nel governo del Veneto per i prossimi cinque anni. Sul fronte politico, il presidente ha evidenziato il rispetto degli accordi con gli alleati: cinque assessorati per Fratelli d’Italia e quattro per la Lega, con il professor Gerosa come eccezione tecnica alla guida della sanità. “Prima di tutto abbiamo messo la qualità delle figure - ha aggiunto Stefani – e scelto professionisti con comprovata esperienza in ogni ambito”.
Stefani ha voluto come Vicepresidente con deleghe a Turismo e Lavoro, Lucas Pavanetto (43 anni), geometra di Jesolo con una solida esperienza nel volontariato e nel consiglio regionale. L’assessorato alla Sanità è affidato a Gino Gerosa (68 anni), luminare della cardiochirurgia e pioniere dei trapianti a cuore fermo, che mette la sua esperienza accademica e clinica al servizio della programmazione socio-sanitaria. “È un assessorato fondamentale - ha spiegato Stefani - e ci tenevo a fare questa scelta con grande orgoglio. Il professor Gerosa è una figura di riferimento, un luminare nazionale e internazionale, con esperienze a Padova, Verona e all’estero. Sono orgoglio-
so che sia al servizio della nostra Regione e dei veneti”. Il comparto economico è guidato da Massimo Bitonci (60 anni), commercialista ed ex sottosegretario, esperto di diritto societario e finanza pubblica, incaricato di Imprese e Innovazione. Per l’agricoltura è stato scelto Dario Bond (64 anni), laureato in scienze agrarie e già deputato, con una specifica competenza nella gestione dei fondi per i comuni di confine. Filippo Giacinti (51 anni), avvocato penalista e stimato sindaco di Albignasego, assume le deleghe a Bilancio e Personale.
La rappresentanza femminile è forte: Valeria Mantovan (35 anni), laureata in giurisprudenza e già sindaco di Porto Viro, oltre
che assessore regionale al lavoro, istruzione e formazione nella precedente giunta, si occuperà di istruzione e cultura. Paola Roma (43 anni), dipendente Ulss e presidente dei comuni trevigiani, guiderà il Sociale e lo Sport; Elisa Venturini (46 anni), avvocato e già vicepresidente ANCI Veneto, un passato da sindaco di Casalserugo (Padova) per due mandati, seguirà ambiente e protezione civile.
Completano la Giunta Diego Ruzza (52 anni), psicologo dirigente ospedaliero esperto in neuropsicologia, ai Trasporti, e Marco Zecchinato (49 anni), urbanista professionista con una lunga carriera amministrativa nel vicentino, delegato a urbanistica e identità
veneta. Infine, il presidente sarà affiancato da due consiglieri delegati: l’avvocato Elisa De Berti (51 anni) per le Infrastrutture e Morena Martini (62 anni), esperta in politiche scolastiche, per la partecipazione giovanile.
Stefani ha anche parlato dell’importanza di collegare formazione e lavoro: “Entro il 2030 avremo una carenza di oltre 280.000 lavoratori qualificati e la risposta non può essere l’immigrazione, ma formare i nostri ragazzi per prepararli al mondo del lavoro. Il nostro riferimento saranno i veneti - ha concluso - e il lavoro della Giunta sarà orientato a soddisfare i bisogni concreti delle persone, con efficienza e innovazione”. (r.r.)
Entrano a Palazzo Ferro - Fini otto nuovi consiglieri
Ecco i nuovi ingressi in Consiglio regionale dopo la nomina degli assessori in giunta. La supplenza spetta al primo dei non eletti della lista o coalizione da cui proviene il neo assessore, garantendo così la continuità amministrativa. Dario Bond (Fratelli d’Italia) lascia il posto a Silvia Calligaro, la prima non eletta nella circoscrizione Belluno. Filippo Giacinti (Fratelli d’Italia) viene sostituito da Enoch Soranzo nella circoscrizione Padova. Per la circoscrizione Rovigo, Valeria Mantovan (Fratelli d’Italia) cede l’incarico a Fabio Benetti. Il posto di Lucas Pavanetto (Fratelli d’Italia) nella circoscrizione Venezia viene preso da Matteo Baldan. Per quanto riguarda la Lega nella circoscrizione di Treviso, a Paola Roma subentra Stefano Marcon. Diego Ruzza (Fratelli d’Italia) della circoscrizione Verona viene sostituito da Claudia Barbera. Infine, la consigliera regionale Elisa Venturini (Forza Italia) lascia il seggio a Mirko Patron, della circoscrizione Padova, mentre al vicentino Marco Zecchinato subentra Morena Martini, della circoscrizione Vicenza. Flavio Tosi, invece, ha rassegnato le dimissioni da consigliere regionale.
La nuova giunta regionale del Veneto: Lucas Pavanetto vice presidente assessore al turismo e lavoro, Gino Gerosa sanità, Massimo Bitonci sviluppo economico, Filippo Giacinti bilancio, Valeria Mantovan istruzione e cultura, Paola Roma sociale e sport, Elisa Venturini ambiente e protezione civile, Dario Bond agricoltura, Diego Ruzza trasporti, Marco Zecchinato urbanistica. Consiglieri delegati Elisa De Berti infrastrutture e Morena Martini politiche scolastiche e giovani
Agsm Aim diventa Magis, Testa: “Siamo una società che funziona ma non possiamo vivere sugli allori”
L’azienda, frutto della fusione tra le storiche multiutility di Verona e Vicenza, completa un profondo processo di ridefinizione strategica, culminato nella presentazione ufficiale del nuovo nome
“S apete cosa farà Enel? Aspetterà la fine di febbraio per vedere chi vincerà il Festival di San Remo e poi pagherà un ingaggio astronomico al vincitore e realizzerà uno spot che andrà in onda novanta volte al giorno su tutte le televisioni nazionali e che troveremo anche sui giornali e ascolteremo per radio. Noi competiamo in questo mercato, ovviamente con mezzi e strategie diversi, quindi dobbiamo essere veloci, avere inventiva, saper stare il più vicino possibile ai nostri utenti per continuare a fare bene, come stiamo facendo ora, il nostro mestiere”.
Con queste parole Federico Testa presidente di AGSM – AIM traccia la rotta per i prossimi mesi che dovranno garantire da un lato il consolidamento dei buoni risultati ottenuti e dall’altro la capacità di crescita attraverso la conduzione di nuove sfide.
Due gli architrave sui quali costruire i futuri successi: sostenibilità e federalismo energetico.
Proprio nelle scorse settimane, infatti, è avvenuto un importante cambio di passo e ha lanciato la sua nuova identità con Magis, il nuovo brand che punta alla leadership nazionale.
L’azienda, frutto della fusione tra le storiche multiutility di Verona e Vicenza, completa così un profondo processo di ridefinizione strategica, culminato nella presen-
tazione ufficiale del nuovo nome. Magis, nato da una ricombinazione delle lettere del vecchio acronimo Agsm Aim, è stato svelato durante la festa di Natale del Gruppo, che ha riunito oltre settecento collaboratrici e collaboratori. Presenti al momento del reveal i vertici aziendali – oltre al presidente Federico Testa, il consigliere delegato Alessandro Russo, il vicepresidente Stefano Fracasso e i Consigli di Amministrazione – insieme ai sindaci di Verona e Vicenza, soci del Gruppo, Damiano Tommasi e Giacomo Possamai.
Gli obiettivi di piano industriale 2025-2030 sono molto sfidanti. Sono infatti previsti oltre 1 ,1 miliardi di investimenti su sostenibilità, rinnovabili e mitigazione del rischio, con l’obiettivo di 1,2 milioni di clienti, per posizionare l’azienda tra i principali player nazionali e consolidare la leadership a nord est. I target economico finanziari al 2030 sono un Ebitda di 250 milioni (+53%), un utile netto di 71 milioni (+62%) e un rapporto di indebitamento inferiore al 4%.
“Il nuovo nome rappresenta quello che oggi siamo – dice il presidente Federico Testa - un’azienda pubblica solida, moderna, capace di costruire valore per i territori che l’hanno generata e per quelli in cui opererà domani.
Magis interpreta bene questa direzione: custodisce un’eredità lunga
più di un secolo e la apre a nuove possibilità. Attraverso questa operazione noi vogliamo guardare al futuro, parlare di sostenibilità e avvicinarci ancora di più alle comunità locali, in particolar modo ai giovani.”
Se attraverso questa operazione Magis, l’ex AGSM – AIM, investe sulla sostenibilità l’altra partita appare ancora tutta da giocare: da tempo Federico Testa è convinto che le multi - utility possano e debbano partecipare ai bandi per la gestione delle reti elettriche per realizzare un vero e proprio “federalismo energetico”.
“Da tempo siamo impegnati su questo fronte – conclude il Presidente Testa – e siamo convinti di avere tutte le carte in regola per
poter competere. Insieme alle altre aziende del Nord abbiamo redatto un progetto solido per poter competere se e quando il Governo deciderà di fare i bandi per l’affidamento della gestione delle reti. Se la gestione non fosse, come oggi, centralizzata si innescherebbe un volano virtuoso che garantirebbe investimenti anche più cospicui sul territorio e soprattutto un risparmio sulle bollette di famiglie e aziende in un momento nel quale il costo dell’energia costituisce uno dei principali problemi per far quadrare i bilanci. Il nostro auspicio, e lo stiamo rappresentando da tempo, è che in vista delle scadenze del 2030 si cambi rotta, si scelga di pubblicare i bandi e non si proceda, come invece purtroppo sem-
brerebbe essere l’intento, ad una proroga a Enel. Non chiediamo alcun trattamento di favore, ma soltanto di poter provare a partecipare nell’interesse dei territori.” (r. r.)
Il presidente Federico Testa
Interporto Padova accelera sull’Europa: nuovi collegamenti ferroviari e partner per il terminal
Il servizio parte con tre circolazioni settimanali, destinate a salire a cinque entro il secondo trimestre 2026. Il primo treno dal Belgio è arrivato il 15 gennaio, mentre il primo convoglio da Padova è partito il 18 gennaio. A questo collegamento si aggiungono due nuove relazioni verso la Germania. Selezionato il parnter internazionale e costituita la nuova società Intermodal Terminal Padova
Cresce la domanda di trasporto intermodale terrestre verso l’Europa e Interporto Padova rafforza il proprio ruolo di hub strategico del Nord-Est con un doppio intervento: nuovi collegamenti ferroviari internazionali e la scelta di un partner industriale di livello mondiale per lo sviluppo del terminal intermodale.
Sul fronte operativo, è stata attivata la nuova relazione tra Padova e Zeebrugge, operata da GTS Rail, che consolida l’asse Italia–Belgio. Il servizio parte con tre circolazioni settimanali, destinate a salire a cinque entro il secondo trimestre
2026. Il primo treno dal Belgio è arrivato il 15 gennaio, mentre il primo convoglio in partenza da Padova è partito il 18 gennaio. A questo collegamento si aggiungono due nuove relazioni verso la Germania: InRail, del Gruppo Autobrennero, ha attivato un servizio su Duisburg con sei circolazioni settimanali, mentre LTE Italia collega Padova al porto di Rostock, sempre con sei coppie di treni alla settimana. A fronte dell’aumento delle corse, RFI ha garantito la piena operatività domenicale della stazione merci di Interporto. Parallelamente, sul piano stra-
tegico e industriale, si è concluso l’iter di aggiudicazione della gara per la selezione del partner internazionale con cui sviluppare il terminal intermodale. Alla scadenza dei termini erano pervenute due offerte di grande rilievo, ma ad aggiudicarsi la gara è stato il raggruppamento composto da PSA Intermodal Italy NV e Logtainer SpA, con un’offerta economica di 75 milioni di euro, a fronte di una base d’asta fissata in 61 milioni. Il bando ha visto la costituzione di una nuova società, Intermodal Terminal Padova srl, alla quale sarà conferito l’asset terminalistico. Interporto Padova manterrà una partecipazione del 30% e nello statuto sono previste clausole di garanzia rilevanti, tra cui l’impossibilità di modificare la destinazione intermodale dell’area senza il consenso di Interporto, oltre a specifici diritti negli organi sociali e nella cessione delle quote. “Un traguardo molto ambizioso, che solo un anno fa appariva un sogno - sottolinea il presidente Luciano
Greco -. “Primi in Italia e tra i primi in Europa, abbiamo individuato con una selezione pubblica rigorosa partner di livello globale con cui consolidare e sviluppare ulteriormente un terminal che già oggi è tra i più competitivi e innovativi”. Greco evidenzia infine il valore del partenariato pubblico-privato
che potrebbe nascere dall’operazione, “capace di inserire Padova tra i poli di eccellenza lungo le grandi rotte commerciali europee e globali”, ringraziando il personale della società, i partecipanti alla gara e la commissione giudicatrice “per il lavoro svolto con rigore, riserbo e alta professionalità”.
Luciano Greco, presidente di Interporto Padova
Il personaggio
L’intervista. Silvio Franceschinelli ha creato un centro europeo per lo studio delle lingue orientali
Tutti pazzi per la cultura di Corea e Giappone
“Lo
S
studio un piacere nato da una passione”
ilvio Franceschinelli, direttore della scuola di lingue Istituto Il Mulino, è tra i fondatori dell’Associazione Giapponese Ochacaffè ed è curatore del collettivo artistico K-ble Jungle. Franceschinelli è un punto di riferimento a livello europeo per gli appassionati di cultura orientale, appassionati che nel nostro Paese sono molti più di quanto si creda. A questo punto lo ammetto, anche io sono un fan di vecchia data della cultura giapponese, ecco perché ho voluto fare una chiacchierata con Franceschinelli per provarne a capirci un po’ di più, visto che, purtroppo, non vado oltre un banalissimo “konnichiwa”.
La Scuola di Lingue Il Mulino nasce in provincia di Padova, nel Piovese. Come si costruisce, da qui, un centro di riferimento europeo per lo studio delle lingue e delle culture asiatiche?
È stata una sfida non indifferente, che molti deridevano all’inizio. Ma alcuni fattori ci hanno aiutato, in primis il fatto che chi vuole approfondire la cultura orientale non ha molta offerta, per cui parte già sapendo di doversi spostare per trovare, ad esempio, un corso di lingua, e la passione fa superare molti ostacoli. Inoltre siamo noi a spostarci molto: a febbraio sarò a Danzica (Polonia), e poi a Bucarest (Romania) e Sofia (Bulgaria) per portare degli eventi di danza K-Pop (la musica pop coreana). Abbiamo insegnanti madrelingua in molte città italiane, e prima che le lezioni online diventassero la prassi avevamo sedi a Milano, Treviso, Roma, Vicenza… Una grossa trasformazione l’ha portata la possibilità di fare riunioni e corsi di lingua online, negli ultimi anni studenti da tutta Italia seguono i
nostri corsi comodamente da casa. Giapponese e coreano sono percepite come lingue di nicchia. Eppure i numeri raccontano altro. Lingue come il tedesco e l’inglese (offriamo anche queste all’Istituto) vengono studiate soprattutto per lavoro. Giapponese e coreano, invece, si studiano per passione. Molti studenti di giapponese arrivano a noi perché amano manga e anime, mentre la musica K-Pop e i K-drama su Netflix fanno appassionare alla lingua coreana. È una bella sfida tra queste due lingue, amichevolmente le nostre insegnanti di giapponese e coreano ogni settembre e gennaio fanno la gara di quale lingua ha più iscritti! Conoscere il giapponese o il coreano è importante per capire anche le culture di quei Paesi?
Sì, la lingua è uno dei fattori necessari a capire la cultura. Difficile avvicinarsi a Corea e Giappone senza avere almeno le basi di come funziona la lingua: da dove vengono gli alfabeti, perché i verbi sono sempre alla fine, i vari modi di dire “io” e “tu”, e molto altro.
Attraverso realtà come K-ble Jungle e Associazione Ochacaffè, ti occupi anche di divulgazione e organizzazione di eventi.
Associazione Ochacaffè vuole far conoscere agli italiani il Giappone, mentre K-ble Jungle si occupa di arte pop dall’Estremo Oriente. Queste due realtà ruotano attorno alla scuola perché ne completano l’offerta culturale. Per esempio con festival come PiPL andiamo a Piazza Grande, il centro commerciale di Piove di Sacco. Capita allora che una famiglia che sta andando a fare la spesa si divida: la madre viene allo stand a provare gli origami, la figlia si appassiona di danza
e il padre ne approfitta per chiedere informazioni sui corsi di inglese. Lavoriamo molto online e sui social ma ci piace anche incontrare la gente di persona, e i festival sono l’occasione perfetta. Oltre agli eventi locali come Rosolina Comics ad agosto e Rovigo Comics a settembre, o il Capodanno K-Pop a Padova, partecipiamo anche ai più grossi eventi nazionali come Comicon Napoli, Etna Comics Catania, o Rimini Comix.
Quanto è importante passare dalla teoria all’esperienza diretta per comprendere davvero una cultura?
È fondamentale, tanto che noi consigliamo sempre di andare a studiare la lingua e cultura in Giappone. È un’esperienza che io ho provato tanti anni fa e mi ha cambiato la vita, al punto da farmi decidere di fondare la scuola e poi anche l’associazione che aiuta gratuitamente chiunque voglia provare a vivere e studiare nella Terra del Sol Levante.
Si pensa che lingue come giapponese e coreano siano “difficilis-
sime”. È proprio così?
Non dico mai “non è difficile” né usiamo slogan come “impara il giapponese in tre mesi” perché non è possibile. Dobbiamo riabituarci a studiare per il piacere di imparare. Lo paragono alle camminate in montagna: sono dure e si fa fatica, ma in fondo il piacere è quasi più nella fatica che si fa ad arrivare che ad essere poi in vetta ad ammirare il panorama (che non è comunque male, facendo il parallelo con il momento in cui uno si rende conto di riuscire a parlare).
Dal Piovese partono collaborazioni che arrivano in tutto il mondo. Come viene percepito il vostro lavoro fuori dall’Italia?
L’intera Europa, e ancor di più l’Asia, hanno un’ammirazione profonda per l’Italia e la sua lingua e cultura, tanto è vero che accogliamo spesso stranieri che vengono a studiare italiano. Mi è capitato di fare serate come DJ di musica italiana a Tokyo e Osaka, e vedere i giapponesi che apprezzavano la nostra musica, da Modugno ai Maneskin, dai Matia Bazar ai The
Kolors, mi riempie di felicità. I nostri stessi studenti che vanno a studiare in Giappone si stupiscono di quanto i giapponesi amino e conoscano il nostro Paese, dal calcio alla lirica, dal cibo al cinema. Progetti nell’immediato futuro? Tantissimi! Speriamo continuare a fare incontrare culture lontane, e di mandare sempre più studenti a studiare all’estero, perché di questi tempi trovo ci sia molto bisogno di incontrare altre culture da vicino, capire come ci si sente ad emigrare, cercare di comunicare con chi è diverso.
Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro
Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.
Veneto2 4 passa al sistema di ultima generazione DAB che permette di ascoltare anche la radio con una qualità audio per fetta.
Il quotidiano on-line di notizie aggiornate in 29 edizioni locali, oltre 1.000.000 di utenti unici al mese più fruibile, più veloce, più facile. Basta un click!
K-Pop,
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Un impegno quotidiano che diventa valore, dentro e fuori l’azienda
USintoniz zati
nel proprio percorso di sostenibilità con la certificazione
n nuovo, importante tra-
Despar Nord: il conseguimento della parità di genere con l’ottenimento della certificazione UNI/ PdR 125:2022, un riconoscimento che parla prima di tutto di persone.
U mino costruito nel tempo, fatto di ascolto, impegno e azioni concrete, con l’obiettivo di promuovere una cultura aziendale sempre più equa, inclusiva e rispettosa. Un percorso condiviso che ha coinvolto l’intera organizzazione e che ha portato Despar Nord – una realtà di quasi 10.000 collaboratori e collaboratrici, di cui il 62,3% donne – a sviluppare negli anni strumenti e iniziative dedicati al benessere organizzativo, all’inclusione e alla valorizzazione di ogni diversità. Scelte che hanno rafforzato il senso di appartenenza, la partecipazione attiva e la qualità della vita lavorativa.
ai valori dell’inclusione e dell’uguaglianza di opportunità, dentro
Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .
a validazione del sistema e dei processi interni da parte dell’ente certificatore DNV, a seguito di un’analisi approfondita e articolata, ha riconosciuto la solidità e l’efficacia delle politiche adottate da Despar Nord su numerosi indicatori. Un riconoscimento che testimonia la concretezza di un impegno quotidiano, tradotto in scelte organizzative e gestionali capaci di generare valore reale. n questa direzione, l’azienda ha definito un piano strategico e un programma di comunicazione interna dedicati ai temi della parità e dell’inclusione, con l’obiettivo di favorire un dialogo continuo, aperto e strutturato tra collaboratori, collaboratrici e Direzione.
U goglio un’azienda che crede nella creazione di valore condiviso e che investe ogni giorno nel benessere delle persone e nella coesione sociale, dando forma concreta
delle principali funzioni azien-
no, il legame con i terri-
Oltre la certificazione, la forza delle persone: Despar Nord per la parità di genere
Non solo un traguardo, ma un percorso: parità e inclusione secondo Despar Nord
prie radici in un percorso di lungo periodo che Despar Nord ha costruito negli anni, grazie all’impegno costante del management e alla volontà di dare forma a un ambiente di lavoro sempre più inclusivo e attento alle persone. Un riconoscimento che premia la capacità dell’azienda di alimentare una cultura fondata sull’uguaglianza delle opportunità e sulla valorizzazione dei talenti, anche attraverso politiche concrete di tutela della genitorialità e di equilibrio tra vita professionale e personale.
Ne parliamo con la Direttrice Sviluppo Risorse Umane di Despar Nord, Patrizia Pituelli.
Direttrice Pituelli, come si è arrivati a questa certificazione?
«Il percorso è stato caratterizzato da un’analisi approfondita condotta dall’ente certificatore, che ha valutato in modo puntuale tutti i 33 indicatori previsti dalla prassi UNI/PdR 125:2022 per la categoria delle grandi aziende, in cui Despar Nord rientra. La valutazione ha interessato l’intero ciclo di gestione delle persone: dalle politiche di selezione e assunzione ai percorsi di crescita e sviluppo professionale, dall’equità salariale fino alle misure di prevenzione e
Che cos’è per Despar Nord la parità di genere e come viene misurata nel quotidiano?
«La parità di genere, per noi, è un valore profondamente radicato nella cultura aziendale, che si esprime attraverso l’inclusione e la valorizzazione delle diversità. Per rendere questo impegno sempre più concreto e misurabile, ci siamo dotati di un sistema di gestione dedicato, che ci permette di definire azioni strutturate, obiettivi chiari e traguardi verificabili, garantendo al tempo stesso trasparenza e un percorso di miglioramento continuo.»
Oggi Despar Nord può celebrare un traguardo importante all’interno del proprio percorso di responsabilità d’impresa.
«Senza dubbio. Questa certificazione non rappresenta solo un attestato formale della qualità delle iniziative messe in campo per promuovere la parità di genere, ma è soprattutto un riconoscimento dell’impegno quotidiano che l’azienda dedica alle proprie persone. Un risultato che rafforza ulteriormente il nostro percorso ESG, sia in termini di coerenza che di visione futura.»
ha ricordato più volte l’Azienda, “crescere insieme significa non
attenzione è stata inoltre
strategia ESG di Despar
La Direttrice Sviluppo Risorse Umane di Despar Nord, Patrizia Pituelli
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L’intervista. Esclusiva de La Piazza Salute all’Assessore regionale alla Sanità
Medici, territorio e governance: la sanità veneta vista dall’Assessore Gerosa
In un’intervista esclusiva a La Piazza Salute, l’Assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa illustra le linee guida del nuovo corso della sanità veneta: riorganizzazione del sistema, rafforzamento del territorio, valorizzazione del personale e continuità delle cure per i cittadini veneti
Prima uscita pubblica nelle pagine di La Piazza Salute per Gino Gerosa, che ha scelto la nostra testata per raccontare, in un’intervista esclusiva, la visione con cui affronta il nuovo incarico di assessore regionale alla Sanità e alla programmazione socio-sanitaria. Una scelta che parte da una lunga carriera clinica e accademica e che oggi si traduce in una responsabilità ancora più ampia: non più la cura del singolo paziente, ma l’organizzazione di un sistema chiamato a rispondere ai bisogni di milioni di cittadini veneti.
Classe 1957, 68 anni, Gerosa è professore ordinario di Chirurgia cardiaca all’Università degli Studi di Padova ed è stato direttore dell’UOC di Cardiochirurgia e del Programma Trapianti di Cuore e Assistenze Meccaniche dell’Azienda Ospedaliera-Università di Padova. Cardiochirurgo di rilievo internazionale, vanta oltre 450 pubblicazioni scientifiche ed è stato protagonista di interventi pionieristici, come il primo impianto italiano di cuore artificiale totale e trapianti cardiaci innovativi, anche “a cuore battente” e da donatore a cuore fermo. Un percorso che gli è valso riconoscimenti prestigiosi,
dalla Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica alla cittadinanza onoraria di Padova, fino alle onorificenze di Commendatore e Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
È da questa esperienza, maturata “sul campo” e alla guida di strutture complesse, che nasce la sua idea di sanità. Un ospedale che non coincide più soltanto con un edificio, ma diventa un sistema diffuso, capace di seguire il cittadino dentro e fuori le mura ospedaliere. È questa la visione dell’“ospedale liquido” delineata dall’assessore regionale alla Sanità Gerosa, che spiega come sta cambiando – e come dovrà cambiare – la sanità veneta nei prossimi anni.
«Per “ospedale liquido” intendo una struttura meno legata ai muri e ai mattoni e più vicina alle persone», chiarisce l’assessore. Un concetto che nasce dall’evoluzione profonda della società: «Ragioniamo ancora su una realtà che non esiste più. Un tempo c’erano famiglie con quattro figli, due genitori e un nonno. Oggi è l’opposto: un figlio, due genitori e quattro nonni. È evidente che l’ospedale va ripensato». Da qui l’idea di un modello capace
di adattarsi, dialogando sempre di più con il territorio e con i servizi sanitari di prossimità.
Non si tratta, però, di una riforma “miracolosa” o di obiettivi da raggiungere con soluzioni rapide. «I problemi della sanità non si risolvono con la bacchetta magica», sottolinea Gerosa. Più che di priorità, parla di un impegno quotidiano a 360 gradi: flessibilità del sistema ospedaliero, rafforzamento della sanità territoriale e delle case di comunità, ma anche ospedali iperspecialistici dove concentrare tecnologie e competenze avanzate. «Il paziente si sente davvero seguito quando l’ospedale lavora in rete con i medici di famiglia e con l’assistenza domiciliare, accompagnandolo anche nel ritorno a casa».
Un nodo centrale resta quello del personale sanitario, tema particolarmen-
te sentito anche dai lettori de La Piazza Salute. Dalle carenze negli ospedali più grandi ai turni estenuanti, fino alle difficoltà delle strutture più piccole ma strategiche e alla cronica mancanza di medici di famiglia, spesso in overbooking. «Bisogna restituire dignità sociale e professionale a chi lavora nel Servizio sanitario nazionale», afferma l’assessore senza esitazioni. «Servono trattamenti economici migliori e condizioni di lavoro più sostenibili. Solo così le professioni mediche e infermieristiche torneranno attrattive per i giovani».
Sul tema dell’ingaggio di medici stranieri, Gerosa ha una posizione netta: «Il Veneto non ne ha bisogno. In Italia non manca il numero di medici e, con quelli che operano nel SSN, otteniamo risultati migliori rispetto ad altri Paesi europei. Il vero problema è valorizzar-
li, proteggerli dall’aggressività – per fortuna minoritaria – di alcuni utenti e liberarli da una burocrazia soffocante. L’obiettivo ideale? Che il medico venga pagato per curare, non per compilare carte».
Alla domanda sui disagi psicologici dei giovani e sulle sfide legate alla cosiddetta quarta età, l’assessore riconduce tutto alla riorganizzazione complessiva del sistema: prevenzione, presa in carico precoce e continuità assistenziale saranno elementi chiave anche in questi ambiti. Infine, uno sguardo alla governance della sanità regionale. Le nomine dei nuovi direttori generali delle Ulss e delle Aziende ospedaliere rappresentano «un passaggio naturale a inizio legislatura». Senza entrare nei nomi, Gerosa assicura che «ne uscirà una bella squadra, di persone esperte e motivate», chiamate a lavorare in sintonia con il presidente Alberto Stefani e con la Giunta. Per l’assessore, il passaggio dal ruolo di cardiochirurgo a quello di responsabile politico della sanità è una sfida vissuta con entusiasmo: «In sala operatoria avevo tra le mani la vita di un solo paziente. Oggi il mio compito è occuparmi di milioni di potenziali pazienti, costruendo un’organizzazione di diagnosi e cura efficiente, lavorando in squadra con istituzioni, direttori generali e professionisti sanitari». Una prospettiva diversa, ma con lo stesso obiettivo: mettere davvero la persona al centro del sistema sanitario.
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Paola Bigon Alberto Gottardo
Le testimonianze. Dalla strage del bus a Mestre al trattamento
di tumori agressivi
Dai casi più complessi alle emergenze straordinarie, l’Ulss 2 racconta il 2024
Il lavoro dei professionisti dell’Ulss 2 di Treviso, che nel 2024 ha visto confrontarsi più unità operative su casi clinici complessi e situazioni di emergenza, è diventato un volume dal titolo Discussione Casi Clinici 2024-Abstract. La raccolta, ispirata alla tradizione del New England Journal of Medicine e dedicata alla memoria del prof. Mario Austoni, documenta l’approccio clinico e la sintesi diagnostica in una realtà sanitaria sempre più frammentata.
«In un contesto sanitario sempre più complesso, questo progetto coniuga la tradizione del metodo ippocratico con le esigenze della medicina moderna basata sulle evidenze – spiega il direttore generale Francesco Benazzi – La centralità della persona, l’integrazione dei percorsi di cura e la sicurezza clinica sono i pilastri della nostra Azienda. Questo libro non è un punto d’arrivo ma una base concreta per una medicina umana e consapevole. Ringrazio tutti i professionisti, medici, infermieri e operatori sanitari, che hanno accettato di mettersi in gioco, dimostrando che la
nostra è una comunità professionale viva e votata all’eccellenza e all’innovazione a beneficio dei cittadini».
Tra i quindici casi discussi e raccolti nell’abstract, spicca l’emergenza legata al pullman precipitato dal cavalcavia di Mestre il 22 maggio 2024, con 21 morti e 17 feriti. La centrale operativa 118 di Treviso ha supportato quella di Padova nell’assistenza ai pazienti, coinvolgendo dieci unità operative del Ca’ Foncello, dal Pronto Soccorso all’Anestesia e Rianimazione, da Ortopedia a Pediatria, oltre ai servizi di Radiologia, Neuroradiologia e Medicina di Laboratorio. Particolare attenzione è stata dedicata alla gestione dei feriti, all’attivazione di interpreti e psicologi e alle comunicazioni quotidiane alla Regione.
Altri casi complessi riguardano una 28enne alla quale è stato diagnosticato un cancro della cervice uterina durante la gravidanza, gestita da quattro unità operative per garantire sia la nascita del bambino sia il trattamento del tumore, e un paziente di 80 anni con un tumore al colon e 26 metastasi al fegato seguito con esito positivo da
sette unità operative. L’iniziativa Discussione Casi Clinici nasce per integrare competenze diverse in una valutazione unitaria del paziente. Seguendo l’insegnamento del prof. Austoni, il percorso formativo sottolinea la diagnosi come processo rigoroso che parte dall’ascolto e dall’esame obiettivo, ripetendo
cicli di raccolta dati e ipotesi fino alla certezza clinica. Il volume raccoglie gli abstract del 2024 con l’obiettivo di condividere conoscenze, migliorare l’appropriatezza degli interventi e rafforzare la collaborazione interdisciplinare. Una testimonianza concreta della qualità clinica prodotta negli ospedali della Marca e della dedizione dei
Dimissioni più sicure per gli anziani fragili: nasce il Ca’ Foncello Score in Geriatria
Rendere le dimissioni ospedaliere più sicure e meno traumatiche per i pazienti anziani fragili e per le loro famiglie. È questo l’obiettivo del Ca’ Foncello Score, un nuovo strumento di valutazione socio-assistenziale messo a punto dalla Geriatria dell’ULSS 2 Marca Trevigiana in collaborazione con l’Università di Padova.
Il metodo, noto anche come Geriatric Discharge Complexity Score (GDCS), nasce da una ricerca coordinata dal dott. Andrea Rossi, direttore dell’Unità Operativa Complessa e del Dipartimento di Medicina Interna dell’Ulss 2, insieme al prof. Giuseppe Sergi, ordinario di Geriatria dell’Ateneo patavino. Lo studio ha dimostrato come il nuovo score sia in grado di individuare precocemente, già nei primi giorni di ricovero, le possibili criticità legate al rientro a domicilio degli anziani più fragili.
Il momento della dimissione rappresenta spesso una fase delicata, carica di incertezze per pazienti e caregiver. In questo contesto il Ca’ Foncello Score si propone come uno strumento concreto e immediato:
più semplice e rapido da somministrare rispetto alla tradizionale Scala di Brass, ma soprattutto più efficace nel cogliere i reali bisogni assistenziali e sociali della persona anziana. Poche domande, chiare e rivolte ai familiari, consentono di delineare rapidamente il quadro di supporto disponibile e le eventuali fragilità.
I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista scientifica Aging Clinical and Experimental Research, confermano l’affidabilità dello strumento. Il test è stato validato su un campione di 416 pazienti ultraottantenni valutati entro i primi due giorni di ricovero, raggiungendo una sensibilità del 97,9% e una specificità del 69,8%. Numeri che testimoniano la capacità del Ca’ Foncello Score di riconoscere con precisione quali pazienti e quali famiglie necessitano di un supporto assistenziale più intenso.
Tra gli autori dello studio figurano anche professionisti della Geriatria del Ca’ Foncello e delle Cure Primarie dell’Ulss 2, a conferma di un lavoro corale e multidisciplinare. Uno degli aspetti più rilevanti emersi è la possibilità di intercettare in anticipo le situazioni in cui
il rientro a casa può rivelarsi complesso, offrendo così a figli, coniugi e caregiver un margine di tempo prezioso per organizzare l’assistenza, attivare le risorse territoriali e affrontare con maggiore consapevolezza decisioni spesso difficili. “Segnalare tempestivamente i pazienti fragili alla Centrale Operativa Territoriale – spiega il dott. Rossi – permette di attivare subito la rete di sostegno domiciliare e territoriale, migliorando la continuità dell’assistenza e aumentando la sicurezza di anziani e caregiver nel momento del rientro a casa”. Soddisfazione anche da parte della direzione aziendale. “Il successo del Ca’ Foncello Score conferma l’impegno dell’Ulss 2 nel promuovere strumenti che uniscono rigore scientifico e attenzione alla persona fragile – sottolinea il direttore generale Francesco Benazzi – rafforzando una visione della cura in cui la tutela degli anziani e il sostegno alle loro famiglie sono una priorità. La collaborazione con l’Università di Padova si dimostra ancora una volta decisiva per sviluppare modelli innovativi capaci di migliorare concretamente la qualità della vita”.
professionisti coinvolti. Il gruppo scientifico che ha coordinato il progetto comprende il dott. Stefano Formentini (Area Management sanitario), il dott. Pier Giorgio Scotton (Area Medica), il prof. Giacomo Zanus (Area Chirurgica) e la dott.ssa Francesca Dallago (Programmazione e supporto metodologico).
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