Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore
Diego Ruzza
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Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore
Diego Ruzza
Filippo Giacinti traccia
la rotta del bilancio
della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”
Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.
L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.
Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.
Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.


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Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”
La denuncia: “Treviso respinge i lavoratori dei servizi essenziali per il caro affitti e i pochi alloggi disponibili”, accoglienza alla Casa della Carità


















Ulss 2 Marca Trevigiana, il Dg Benazzi traccia un bilancio: “Azienda forte e vicina ai cittadini”

“UNA CITTA’ CHE CRESCE SENZA LASCIARE
La nostra intervista al sindaco di Treviso Mario Conte, in primo piano i prossimi interventi su cantieri Pnrr e parcheggi
L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio” SBUROCRATIZZAZIONE,
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Oltre le sbarre del silenzio
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<








C’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.











































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Con l’avvicinarsi della primavera, il Centro di Recupero Animali Selvatici (Cras) della Provincia di Treviso entra nel periodo più intenso dell’anno. Le prime cucciolate del 2026hanno già fatto il loro ingresso nella struttura: si tratta di alcuni leprotti recuperati nei giorni scorsi sul territorio provinciale.
Il servizio, gestito in collaborazione con Veneto Agricoltura, ha visto all’opera l’équipe composta da veterinari e operatori specializzati insieme alla Polizia Provinciale. I piccoli animali sono stati presi in carico per essere sottoposti ai controlli sanitari e alle cure necessarie prima di un eventuale reinserimento in natura.
Con l’aumento delle nascite, cresce anche la possibilità che cuccioli o animali adulti vengano trovati in difficoltà. Per questo il Cras invita la popolazione a non intervenire autonomamente, ma a segnalare tempestivamente ogni situazione sospetta.
In caso di avvistamento di fauna selvatica ferita o di cucciolate apparentemente abbandonate nel territorio della provincia di Treviso, è possibile contattare direttamente il Centro. Dopo una prima valutazione telefonica, il personale fornirà indicazioni precise oppure attiverà il recupero sul posto, qualora necessario. Per le segnalazioni è attivo il numero 320 432 0671, operativo 24 ore su 24, tutti i giorni della settimana.
Treviso pronta ad accogliere i cuccioli in difficoltà

Oltre le sbarre del silenzio
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
Padova è sempre stata un’eccellenza anche nei percorsi di recupero per i detenuti. Le esperienze al Due Palazzi hanno fatto scuola e vengono citate nei convegni internazionali come l’esempio di un carcere che non si limita a “stoccare” condannati, ma che trasforma nuove vite. Eppure, oggi, quel modello scricchiola sotto il peso di un sovraffollamento che tocca il 155% e di scelte che sembrano voler smantellare anni di faticosa ricostruzione umana. Uno dei drammi più recenti ha coinvolto un uomo di settant’anni, recluso in Alta Sicurezza. Non era un numero, era una persona inserita da anni in attività lavorative che avevano riempito le sue giornate e cambiato il suo orizzonte. La sua colpa? L’angoscia di un trasferimento improvviso, annunciato senza spiegazioni, che avrebbe cancellato con un colpo di spugna legami, impegni quotidiani e una prospettiva di “vita dignitosa” costruita con fatica. Quando lo Stato decide di spostare detenuti ormai stabilizzati, interrompendo percorsi di studio universitari o laboratori professionali, non sta applicando la legge: sta compiendo quella che molti definiscono una “regressione trattamentale”. A La Giudecca di Venezia, a metà di questo mese, si è tolta la vita una giovane donna, italiana, di 32 anni. Se togliamo la prospettiva del domani a chi sta cercando di espiare le proprie colpe, non resta che il vuoto. E il vuoto, in carcere, uccide. Realtà del volontariato sociale, impegnate in carcere quotidianamente, non stanno semplicemente aiutando i detenuti a “far passare il tempo”. Stanno investendo, oltre che sul recupero di centinaia di persone, sulla sicurezza di noi tutti. I dati parlano chiaro: dove c’è lavoro e formazione, la recidiva crolla sotto il 10%. Dove c’è solo ozio e sovraffollamento, si creano nuovi criminali o, peggio, si alimentano i cimiteri. È necessario che la politica locale e nazionale metta queste realtà nelle condizioni di lavorare al meglio. Dare dignità ai detenuti significa anche non spezzare i legami affettivi. Il lavoro in carcere non è un privilegio, è la spina dorsale della rieducazione, per questo il terzo settore va sostenuto, anche con più psicologi e mediatori, per potenziale l’ascolto. Non possiamo voltarci dall’altra parte. Dobbiamo pretendere un carcere che funzioni come un’officina di nuove vite, non come un vicolo cieco.






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in tutto il Veneto in



Il sindaco ospite nei nostri studi: caro vita, sicurezza, parcheggi e cantieri PNRR. “Se dobbiamo rinviare un’opera pubblica, lo facciamo. Ma non faremo mancare l’aiuto a chi è in difficoltà”
L
o abbiamo incontrato in redazione per un confronto a tutto campo sui temi più caldi della città. Il sindaco di Treviso, Mario Conte, parte da una fotografia sociale che, rispetto a un anno fa, appare più fragile.
«È un tema profondamente sociale – esordisce –. Con il caro vita che sta attanagliando le famiglie, la situazione non è certamente migliorata. Anzi, il numero di nuclei in difficoltà è aumentato. Chi galleggiava un anno fa oggi è andato in difficoltà».
Un quadro che l’amministrazione affronta con misure concrete. «Abbiamo messo in campo iniziative responsabi-
li che guardano a un sostegno reale. Penso all’efficientamento energetico degli immobili comunali per abbassare i costi, ma anche ad aiuti economici veri e propri per far fronte alle spese di base». Tra le leve attivate c’è anche l’innalzamento dell’Isee per accedere a contributi e servizi, dalla scuola ai sussidi.
Il sindaco non nasconde la portata del fenomeno: «Le richieste di aiuto sono quintuplicate rispetto al periodo preCovid. Da un punto di vista sociale la situazione è drammaticamente peggiorata». E aggiunge: «Le disponibilità dei Comuni sono sempre più ridotte: calano i trasferimenti



statali e, in molti casi, anche le entrate tributarie. Ma nella nostra scala di priorità il sostegno a persone, famiglie e anziani è al primissimo posto. Se dobbiamo sacrificare qualche capitolo di spesa, rinviamo un’opera pubblica. Non faremo mancare il sostegno alle famiglie».
Determinante il ruolo del volontariato. «Il terzo settore è un fiore all’occhiello del Veneto. In molti casi si sostituisce alle istituzioni. A noi spetta creare le condizioni per non ostacolarne l’attività e tener vive realtà che lavorano 365 giorni l’anno per la comunità». Altro fronte caldo è la sicurezza. Treviso resta ai vertici nazionali, ma la percezione dei cittadini è un tema centrale. «Siamo al terzo posto tra le città più sicure d’Italia. Ma c’è la sicurezza reale e quella percepita: per noi sono importanti entrambe». Conte sottolinea il lavoro con Prefettura, forze dell’ordine e polizia locale, oltre agli investimenti in videosorveglianza. «Chiediamo però anche un aiuto normativo al Governo: se uno commette un reato deve pagare. Oggi c’è una percezione di impunità che genera rabbia». Da qui la scelta di rafforzare strumenti come il controllo di vicinato e di istituire una nuova “zona rossa” nell’area stazione per 60 giorni. «Nella prima fase sono state allontanate sei persone. Non è un numero enorme, ma il provvedimento ha inciso molto sulla percezione di sicurezza di cittadini e

commercianti».
Sul fronte mobilità, il sindaco chiarisce che il Park Vittoria è in attesa del parere della Sovrintendenza, ma la città non può fermarsi. «Partiremo con le gare per due parcheggi: uno in zona stadio Tenni, fuori mura, e uno in centro, al Cantarane, che verrà raddoppiato con un multipiano. Treviso cresce dal punto di vista demografico e turistico: servono posti auto comodi e accessibili».
Capitolo stazione ferroviaria. «I cittadini vedono un cantiere infinito e si arrabbiano. Io mi arrabbio con loro, ma prendo anche le critiche pur non essendo l’appalto comunale».
L’intervento, oltre 20 milioni di euro, è nella fase finale. «Contiamo di vedere quasi completata la stazione nelle prossime settimane e prima dell’estate tutte le lavorazioni concluse».
Il 2026 sarà l’anno della
consegna delle opere PNRR. «Dopo discussioni, fondi e cantieri, ora arriva la fase dei risultati. Dall’ex Macello trasformato in centro di accoglienza, alla rigenerazione delle mura, al raddoppio della biblioteca e alla città universitaria: i cittadini vedranno concretamente cosa è stato realizzato». Con una consapevolezza: «Una parte dei fondi è a fondo perduto, ma una parte è un prestito che l’Italia dovrà restituire. Abbiamo investito pensando alle future generazioni». Infine una riflessione politica sul caso Vannacci. «Probabilmente ci siamo usati a vicenda per un breve periodo. Ma le differenze di valori e modalità erano evidenti. Io guardo avanti, con il DNA leghista rappresentato da chi è nato e cresciuto nel partito». E conclude: «Voltare pagina e andare avanti con entusiasmo è l’unica strada».


















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Nei giorni scorsi è stata pubblicata la graduatoria definitiva relativa al Bando di concorso per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica (E.R.P.) per l’anno 2025
ei giorni scorsi è stata pubblicata la graduatoria definitiva relativa al Bando di concorso per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica (E.R.P.) per l’anno 2025.
La presentazione delle domande per il bando si è svolta dal 22 maggio al 20 giugno 2025. per un totale di 702 istanze.
La graduatoria provvisoria è stata poi pubblicata dal 23 ottobre al 22 novembre.
A seguito del recepimento dei pareri della Commissione da parte del Comune di Treviso (comprensiva dei ricorsi accolti), è stata redatta la graduatoria definitiva composta da 644 richiedenti di cui 573 sono risultati in posizione utile.
Per la raccolta delle domande
in presenza allo sportello allestito a Ca’ Sugana, e per la successiva fase istruttoria, il Comune si è avvalso della collaborazione di ATER, garantendo supporto ai cittadini durante tutto l’iter procedurale.
Così l’assessore alla Città Inclusiva Gloria Tessarolo: «Prosegue l’impegno dell’Ufficio Casa del Comune di Treviso per dare risposte alla grande richiesta di abitazioni delle famiglie più fragili. Dopo il grande lavoro del Bando 2023, che ha portato alle assegnazioni negli anni 2024 e 2025, il 2025 è stato l’anno del nuovo Bando che si esplicherà nelle assegnazioni del 2026. Ringrazio i dipendenti del Comune e i colleghi dell’ATER per il grande lavoro svolto».
«Anche questa volta siamo

stati a fianco del Comune di Treviso per supportarli con il nostro know-how e le competenze dei nostri dipendenti nelle procedure per il bando ERP, una collaborazione proficua che dimostra la sinergia tra i nostri
enti», il commento di Mauro Dal Zilio, presidente di ATER Treviso. «ATER è a disposizione dei Comuni con l’obiettivo di affrontare insieme l’emergenza abitativa. Ringrazio i nostri dipendenti e il Comune di Treviso per la fiducia riposta». La graduatoria definitiva è consultabile sul sito istituzionale del Comune di Treviso e negli uffici competenti, secondo le modalità previste dalla normativa in materia di privacy.
Alberto Irone, segretario generale della Filcams Cgil Treviso, sottolinea: “Una città che vive di servizi ma respinge chi quei servizi li garantisce ogni giorno è una città che
Il dibattito sul futuro di Treviso non può prescindere da una domanda fondamentale: chi potrà continuare a vivere e lavorare in città? I lavoratori dei servizi essenziali, pubblici e privati, sono sempre più costretti ad allontanarsi a causa dell’aumento degli affitti e della sottrazione di alloggi al mercato residenziale. La situazione coinvolge anche coloro che non rientrano nei criteri per accedere agli alloggi popolari, ma non possono permettersi i costi del mercato privato.
si indebolisce”. La città, dunque, rischia di diventare sempre meno un luogo dove vivere e lavorare, e sempre più una meta turistica, a discapito dei suoi lavoratori invisibili. Per evitare la perdita di posti di lavoro e la chiusura di attività produttive, è urgente un rilancio della residenzialità e politiche pubbliche che favoriscano la vivibilità.


































Focus povertà/2. Ribadita l’importanza del prendersi cura della dignità altrui
L’inaugurazione e benedizione dei nuovi spazi – che ha visto la presenza di circa 40 persone –ha rappresentato un momento per ribadire l’importanza di prendersi cura della dignità altrui.
La cerimonia è avvenuta alla presenza del vicario generale della Diocesi, mons. Mauro Motterlini, del direttore della Caritas diocesana, don Bruno Baratto, della vice-direttrice, Paola Pasqualini, dell’economo diocesano, Sergio Criveller, alcuni collaboratori della ditta Giorgio Rigo Costruzioni, che ha eseguito la ristrutturazione, e Laura Oselladore, che ha coordinato i lavori dei murales. Hanno partecipato diversi operatori e operatrici della Caritas diocesana, volontari, ospiti e collaboratori che hanno fatto diventare pittura partecipata quanto immaginato insieme.
“Realizzare questi due piani di servizi igienici non è stata solo un’ovvia necessità, visto che i servizi precedenti non erano più funzionali. È stata insieme anche una scelta di continuare ad offrire a chi viene ospitato in questo luogo un’accoglienza che ne riconosca la dignità. – ha sottolineato don Bruno Baratto – Ringraziamo per questo lavoro tutti coloro che

l’hanno compiuto con competenza e attenzione, nei tempi e nei modi previsti.”
Il direttore ha quindi ringraziato anche i numerosi donatori “che hanno creduto a questo prendersi cura della dignità altrui, offrendo una significativa quota di risorse economiche durante la raccolta fondi nel periodo di Avvento e Natale: 335 donazioni per un totale di oltre 116.000 euro. In particolare ringraziamo la Fondazione Flora Fund per il suo importante contributo, segno tangibile della sua fiducia nei confronti dell’agire di Caritas”.
Dopo la benedizione dei bagni è stata data la parola a Laura, formatrice ed educatrice graffiti artist dal 1995 (nome d’arte Laura Ghianda “Super B2”). Ha spiegato
come è stata implementata l’Arte partecipata in quest’opera d’arte, realizzata nei locali comuni delle accoglienze notturne della Casa della Carità. “La dignità nell’arte partecipativa è fare arte insieme. Quello che emerge è qualcosa che pulsa nel cuore di questo luogo con le persone che lo vivono, che lo abitano, che lo gestiscono…”. I due murales, nati in seno al progetto 8xmille Emmaus, “sono espressione di fiducia e frutto di un lavoro di immaginazione, ideazione, disegno e pittura, messo in atto da ospiti, volontari e operatori Caritas coordinati, guidati e resi capaci di fare quel che non sapevano di saper fare, dalla maestria di Laura, che ringraziamo di cuore”, ha concluso il direttore don Bruno.
paritarie, rinnovato
L’Amministrazione comunale ha rinnovato il sostegno alle famiglie con l’approvazione del contributo alle scuole dell’infanzia paritarie per il biennio 2026–2027. La Giunta comunale ha approvato il nuovo schema di convenzione con gli enti gestori delle scuole dell’infanzia paritarie per gli anni 2026 e 2027, garantendo un contributo complessivo pari a 950.000 euro per ciascun anno, destinato alle 18 scuole convenzionate operanti sul territorio comunale.
Le scuole dell’infanzia paritarie rappresentano una componente essenziale dell’offerta educativa cittadina, contribuendo in modo concreto alla realizzazione del

diritto allo studio e al pluralismo educativo. Il loro ruolo è fondamentale nel rispondere ai bisogni delle famiglie e nel garantire un servizio educativo di qualità, capillare e accessibile.
Le scuole dell’infanzia paritarie convenzionate sono la Scuola dell’infanzia Carmen Frova
(Viale Brigata Marche 20), Divina Provvidenza (via Montello 61 ), San Pio X (via San Pelajo 122), Bimbinsieme (via Bressa 8), Bricito (viale Fratelli Cairoli 78/a), Istituto Zanotti (viale D’Alviano 12), Benedetto XV (via Stradelle 1), Provera (via Redipuglia 23/B), Fra’ Claudio (via Venier 22), Maria Bambina (via Terraglio 39), Visitazione Beata Vergine Maria (via Canizzano 141), Cristo Re (via G. Zanella 3), Rubinato (via San Girolamo Emiliani 5), Santa Maria Bertilla (via Sant’Ambrogio di Fiera 14), Casa Mia (via delle Verine 2/a), Maria Immacolata (via Santa Bona Nuova 87/a), San Liberale (via Toscana 1) e Graziano Appiani (borgo Giuseppe Mazzini 48).
Con una cerimonia partecipata, la Caritas Diocesana di Treviso inaugura i nuovi servizi della Casa della Carità, ribadendo il valore dell’accoglienza e della dignità. Un progetto reso possibile dal lavoro condiviso di operatori, volontari e donatori



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L’iniziativa. Autobus più sicuri a Treviso: al via le body-cam per i controllori MOM
Più sicurezza a bordo degli autobus e maggiore tutela per chi ogni giorno lavora a contatto con il pubblico. Mobilità di Marca (MOM) ha avviato ufficialmente il progetto che introduce l’utilizzo delle body-cam per il personale di controlleria, un’innovazione pensata per rafforzare la prevenzione e la gestione delle situazioni critiche sui mezzi del trasporto pubblico.
Tutti gli operatori impegnati nella verifica dei titoli di viaggio saranno dotati di telecamere indossabili, leggere e facilmente attivabili. I dispositivi entreranno in funzione esclusivamente in presenza di potenziali situazioni di rischio, con un duplice obiettivo: documentare eventuali episodi problematici e fungere da deterrente contro comportamenti aggressivi o irregolari. Le registrazioni, che includono anche sistemi di geolocalizzazione, saranno gestite solo da personale autorizzato e, se necessario, messe a disposizione delle Forze dell’Ordine. L’intero progetto è stato strutturato nel pieno rispetto della normativa sulla privacy (Regolamento UE 2016/679): i dati raccolti saranno conservati per un massimo di 24 ore, come stabilito dall’accordo sindacale MOM del 25 novembre 2025, e protetti secondo rigorosi criteri di liceità, correttezza e riservatezza.
L’iniziativa si inserisce in un percorso condiviso con Prefettura, Forze dell’Ordine e organizzazioni sindacali, volto a innalzare i livelli di sicurezza e a garantire un ambiente di viaggio più sereno per utenti e lavoratori.
«La sicurezza dei passeggeri e dei nostri dipendenti è una priorità assoluta» – ha dichiarato il presidente di MOM, Giacomo Colladon – «L’introduzione delle body-cam rappresenta un passo concreto per tutelare chi opera quotidianamente a contatto con il pubblico e per offrire un servizio sempre più affidabile e rispettoso».
Le body-cam sono solo uno dei tasselli del piano complessivo di sicurezza messo in campo da Mobilità di Marca. Il programma prevede importanti investimenti per il rinnovo della flotta, con 130 nuovi autobus dotati di sistemi avanzati di assistenza alla guida e disposi-
tivi anti-investimento, oltre a un forte potenziamento tecnologico: videosorveglianza interna ed esterna su tutti i mezzi, panic button a bordo – un sistema unico in Italia – che consente ai conducenti di lanciare un allarme immediato alle Forze dell’Ordine e attivare il collegamento in tempo reale con le centrali operative. Accanto alla tecnologia, resta centrale la formazione continua: incontri periodici con l’Arma dei Carabinieri, percorsi formativi per il personale e attività educative nelle scuole per promuovere il rispetto delle regole di viaggio.


Quattordicenne denunciato per lo scippo e le lesioni a un’anziana A seguito di un’articolata attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Venezia, la Polizia di Stato ha individuato e deferito all’Autorità giudiziaria un quattordicenne residente in provincia di Treviso, ritenuto il presunto autore dello “scippo” avvenuto a fine gennaio nel centro cittadino.










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L’episodio risale al pomeriggio del 24 gennaio, quando un’ottantanovenne, nella centrale zona della “Pescheria”, è stata vittima del furto con strappo della propria borsa griffata. In quella circostanza, a causa della violenza subita, l’anziana ha perso rovinosamente l’equilibrio, ha battuto la testa contro una fioriera e ha riportato lesioni giudicate guaribili in cinque giorni.L’attività della Squadra Mobile di Treviso, sviluppata grazie anche all’analisi delle immagini delle telecamere di videosorveglianza cittadine, ha consentito di ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e di risalire all’identità dell’aggressore. Secondo quanto emerso, il minore — già gravato da un precedente di polizia per furto e resistenza a pubblico ufficiale — avrebbe scelto la vittima e l’avrebbe seguita per una decina di metri, con il volto travisato, per poi entrare in azione nella centralissima Isola di Pescheria, senza curarsi delle possibili conseguenze fisiche per l’anziana.
Il giovane è stato denunciato per furto con strappo e lesioni personali e riaffidato ai familiari. Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e la responsabilità dell’indagato dovrà essere accertata in sede giudiziaria con sentenza di condanna passata in giudicato.
I
l Comandante della Polizia Locale Patrich Antonello, in accordo con il sindaco Mario Conte, ha disposto la nomina della Vicecomandante Marta Panizzo. Contestualmente è arrivata la nomina di Giuliana Dal Pozzo come Vicecomandante Vicaria.
Marta Panizzo, classe 1988, in servizio dal 2008 nella Polizia Locale di Treviso, è laureata in Scienze Politiche all’Università degli Studi di Padova. Dopo gli incarichi nei nuclei operativi, tra cui Pronto Intervento ed Educazione Stradale, dal 2019 ha guidato l’Unità Operativa Sicurezza Stradale coordinando un team di Agenti. Dal 2024 ha svolto le funzioni di Vicecomandante Vicario, con
responsabilità di coordinamento del personale, organizzazione dei servizi e gestione delle attività del Corpo. È inoltre Responsabile della Formazione, con compiti di programmazione e aggiornamento professionale degli operatori.
Giuliana Dal Pozzo, classe 1962, in servizio dal 1982, già Vice Commissario e responsabile del Nucleo Viabilità e Manifestazioni, da anni coordina la gestione della viabilità in occasione di grandi eventi cittadini, manifestazioni sportive, culturali e religiose, curando ordinanze, piani di sicurezza e rapporti con istituzioni e Forze dell’Ordine. Una figura di riferimento per il comando, sempre in prima linea nei momenti
più importanti per la città. «Auguro buon lavoro a Marta Panizzo, che in questi anni ha dimostrato grande operatività e professionalità, facendosi apprezzare sia per le qualità umane sia per i risultati ottenuti sul campo. È una persona preparata, determinata e concreta e sono certo che sarà di grande supporto al Comandante Antonello. Giuliana Giuliana Dal Pozzo è una delle colonne della Polizia Locale, sempre in prima linea e rappresenta una garanzia nella gestione della viabilità. Sono certo che entrambe sapranno svolgere i rispettivi incarichi con equilibrio e spirito di servizio», le parole del sindaco Mario Conte.
Prosegue il progetto di sensibilizzazione legato all’educazione stradale rivolto agli alunni delle scuole primarie. Dopo una prima fase, svoltasi nella prima parte dell’anno scolastico, che ha visto la presentazione della figura del Nonno Vigile agli studenti delle scuole in cui è presente con la partecipazione di due agenti della Polizia Locale per trasmettere il ruolo “amico” degli agenti e dei volontari, il progetto prosegue ora con una nuova tappa.
A tutti gli studenti delle scuole primarie, pubbliche e paritarie, verrà consegnato un manuale di educazione stradale.
La proposta di realizzare l’opuscolo Verde Giallo e… Stop – Guida all’educazione stradale e alla sicurezza per i bambini della scuola primaria di Treviso, avanzata dalla casa editrice Lime Edizioni, è stata prontamente accolta dall’Amministrazione comunale. Il manuale, che ha il patrocinio del Comune, sarà donato a circa 3600 alunni




delle scuole primarie statali e paritarie di Treviso, grazie al sostegno di numerose realtà del territorio che hanno creduto nel progetto, contribuendo alla realizzazione di un prodotto pensato e personalizzato sulle specificità della Città.
La copertina del manuale richiama Porta San Tomaso, creando fin da subito un legame visivo tra le regole della strada e uno dei luoghi più rappresentativi della Città, a cui i giovani studenti possono sentirsi particolarmente legati. All’interno del volume sono inoltre presenti delle pagine dedicate alla Protezione Civile e al campo-scuola “Gianni Di Chiara”, due realtà che l’Amministrazione ha ritenuto importante far conoscere già ai ragazzi e alle loro famiglie.
«Abbiamo voluto sostenere un progetto capace di parlare ai più giovani con un linguaggio chiaro, diretto e adatto alla loro età» dichiara il sindaco Mario Conte. «Per educare occorre utilizzare strumenti e contenuti


che siano vicini al target giovanile, in modo che le regole vengano percepite nel migliore dei modi e come parte di una cultura della convivenza e del rispetto. Questo manuale rappresenta un passo concreto per costruire cittadini consapevoli fin dai primi anni di scuola».
«Approfitteremo del momento di consegna ufficiale del manuale presso le classi quinte delle scuole dove non c’è la figura del Nonno Vigile per far conoscere loro l’importanza del rispetto delle regole sulla strada: ognuno ha una responsabilità nei confronti propri e degli altri» commenta l’assessore alle Politiche Educative, Giovanili e Pubblica Istruzione Gloria Sernagiotto. «È importante che questo messaggio arrivi già in primaria e che gli studenti sappiano che possono contare su delle figure di riferimento per chiedere informazioni, aiuto o fare segnalazioni. L’educazione al rispetto del codice stradale diventa più semplice se possono vedere e
conoscere da vicino gli agenti, con un valido supporto in mano».

«L’educazione stradale è uno dei pilastri della sicurezza urbana» sottolinea il comandante della Polizia Locale, Patrich Antonello. «Trasmettere ai bambini il valore delle regole significa investire nel futuro della nostra comunità. Conoscere la segnaletica, comprendere i comportamenti corretti e sviluppare senso di responsabilità sulla strada sono elementi fondamentali per prevenire incidenti e promuovere una cultura della sicurezza che coinvolga pedoni, ciclisti e automobilisti».










È
Giorgia Favarato la nuova
Sindaca dei Ragazzi di Treviso, eletta durante la seduta primo Consiglio comunale delle ragazze e dei ragazzi (CCRR), svoltasi nel Salone di Palazzo dei Trecento.
La seduta ha segnato l’avvio ufficiale del Consiglio per il mandato 2025-2027, un progetto che per la prima volta nella storia cittadina coinvolge direttamente 22 studenti delle classi prime e seconde delle scuole secondarie di primo grado del territorio, eletti al termine di una vera e propria campagna elettorale svoltasi nei diversi istituti scolastici dal 21 al 27 novembre scorso.
La mattinata si è aperta con i saluti istituzionali del sindaco Mario Conte, del Presidente del Consiglio comunale Antonio Dotto, degli assessori Gloria Sernagiotto (Istruzione) e Gloria Tessarolo (Città Inclusiva) e dei consiglieri comunali. A seguire, l’insediamento ufficiale dei giovani consiglieri nella sala consiliare, con il simbolico passaggio di testimone
dai consiglieri comunali “senior”, che hanno lasciato i propri posti ai ragazzi, assistendo alla seduta dal pubblico.
Dopo l’intervento della professoressa Filomena Canterino, coordinatrice del progetto e referente dell’IC5 Coletti, l’appello e gli interventi dei neo consiglieri, sono stati presentati i nove candidati alla carica di Sindaco del Consiglio Comunale. Al termine della votazione, che ha visto tre candidati ottenere il maggior numero di preferenze, è stata proclamata Sindaca Giorgia Favarato, in quanto la più giovane tra i pari merito. Contestualmente sono stati proclamati Vicesindaci dei Ragazzi Francesco Simeoni e Om Maniezzo.
A conclusione della seduta, dopo il giuramento, ai componenti del Consiglio comunale delle ragazze e dei ragazzi è stato consegnato il kit del Consigliere, insieme a una copia della Costituzione italiana, quale simbolo dei valori di partecipazione, re-
sponsabilità e cittadinanza attiva che il progetto intende promuovere.
Il Consiglio comunale delle ragazze e dei ragazzi sarà composto da: Attombri Mattia Kento, Bah Alpha, Biffis Sofia, Calzolari Paolo, Celotto Valentina, Ciampaglia Armando, Di Caprio Eleonora, , Favaretto Jacopo, Guidolin Tommaso, Lozovanu Denis, Luarasi Greg, Martignon Noa, Nascimben Annavittoria, Nuti Sofia, Panetto Giovanni, Pollicini Tommaso Luigi, Rulli Zoe, Sloneanu Bianca Andreea, Tessarolo Lolli Cesare. «Mi congratulo con la nuova Sindaca dei Ragazzi e con i Vicesindaci», le parole del sindaco Mario Conte», così come con tutti i consiglieri eletti. A Giorgia va un augurio speciale per il ruolo che è chiamata a ricoprire: una responsabilità importante, che rappresenta un segnale forte di partecipazione e attenzione alla comunità. Saremo sempre al loro fianco, con la convinzione che l’ascolto delle giovani generazio-

ni sia fondamentale per il futuro della città».
«E’ stata una cerimonia emozionante e sentita e ringrazio tutti coloro che hanno contribuito alla buona riuscita di questo avvio di progetto», commenta l’assessore
all’istruzione Gloria Sernagiotto. «I ragazzi hanno dimostrato entusiasmo, hanno esposto progetti, idee, visioni ed è stato veramente costruttivo e di esempio per tutti. Ora li accompagneremo in questo nuovo percorso».


















































La frode. Sequestrati case, macchinari e conti a cinque imprenditori cinesi
La Guardia di Finanza di Treviso sequestra beni a cinque persone coinvolte in frode fiscale e riciclaggio nel tessile, con fatture false, ditte prestanome e trasferimenti all’estero. Tra gli indagati anche la moglie del promotore del sistema, coinvolta nelle operazioni di riciclaggio








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a Guardia di Finanza di Treviso ha eseguito un decreto di sequestro emesso dal GIP su richiesta della Procura nei confronti di cinque persone ritenute coinvolte in un articolato circuito di frode fiscale e riciclaggio nell’ambito della manifattura tessile. Gli investigatori stimano in circa 10 milioni di euro i profitti illeciti generati attraverso emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, omesse dichiarazioni e trasferimenti di denaro all’estero. Secondo quanto ricostruito dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, tra il 2019 e il 2024 gli indagati avrebbero fatto ricorso a otto ditte individuali del settore confezioni: sei risultate di fatto inattive, usate per produrre fatture false, e due operative, impiegate per accaparrarsi commesse grazie a prezzi fortemente competitivi. L’obiettivo, secondo gli inquirenti, era abbattere i redditi imponibili delle imprese reali utilizzando costi mai sostenuti, con un’evasione stimata in oltre 7 milioni di euro.
Le ditte intestate a prestanome
cinesi, prive di dipendenti e con titolari spesso irreperibili – uno risulta deceduto – erano il fulcro del sistema. Gli accertamenti bancari hanno evidenziato flussi di denaro diretti verso la Cina e acquisti di beni di lusso, oltre all’utilizzo dei conti correnti da parte del principale indagato per spese personali non correlate all’attività d’impresa. Con quei fondi sarebbero stati acquistati anche due immobili dal valore complessivo
di circa 700 mila euro, poi intestati fittiziamente ai figli minorenni e arredati con ulteriore denaro di provenienza illecita.
Nel corso delle indagini è emersa anche la posizione della consorte del presunto promotore del sistema, indicata come titolare di fatto di due ditte non operative. Per gli investigatori avrebbe contribuito a riciclare parte dei proventi mediante prelievi in contanti e bonifici verso conti esteri.

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Nonostante il Veneto sia tra le regioni più virtuose d’Italia nella gestione fiscale, la lotta all’evasione sembra essere tra le ultime priorità per molti enti locali. Nel 2024, i Comuni veneti hanno recuperato appena 111 mila euro grazie al decreto-legge 203 del 2005, che permette agli enti di partecipare direttamente all’accertamento fiscale, trattenendo il 50% dei proventi. Si tratta di un calo del 27% rispetto ai circa 153 mila euro recuperati nel 2023.
Solo 26 Comuni su oltre 500 hanno utilizzato lo strumento, pari al 4,7% del totale. Alcune province, come Belluno e Rovigo, negli ultimi anni non hanno registrato alcuna attività, mentre Verona e Vicenza risultano i territori più attivi, rispettivamente con oltre 62 mila e 23 mila euro recuperati. Il Veneziano ha portato a casa circa 20 mila euro, mentre Padova e Treviso registrano cifre quasi sim-

boliche.
Lo Spi Cgil Veneto sottolinea l’urgenza di sfruttare questo strumento, soprattutto in un momento in cui sanità pubblica e servizi sociali sono sotto pressione. «Il welfare regionalerischia la privatizzazione – avvertono i sindacati dei pensionati – e i proventi del sommersosono fondamentali per finanziare assistenza e servizi per i cittadini più fragili. I Comunihan-
no un’opportunità concreta per riportare risorse nelle casse pubbliche, ma non la colgono». Negli anni passati, anche con pochi Comuni coinvolti, il decreto-legge 203/2005 ha dimostrato di essere efficace: nel 2018, 38 Comuni recuperarono oltre 1,1 milioni di euro. I sindacati invitano ora i primi cittadini a riflettere sull’importanza di un impegno più incisivo contro l’evasione fiscale.







La radio non è più soltanto una


ÈGianluca Busi, titolare di 22 HBG, realtà specializzata in tecnologie avanzate per la radio e per le infrastrutture audio multimediali.


Busi ha tracciato un quadro lucido e diretto dell’evoluzione della radiofonia contemporanea. Definire oggi la radio, spiega, è sempre più complesso: come è accaduto con il passaggio dal-
Vene t o 2 a gener a coltare an c h e la ra d io con r fe t ta .
l’FM al DAB, il mezzo sta vivendo una nuova fase evolutiva, spinta dall’impatto dell’intelligenza artificiale e da una trasformazione profonda del concetto stesso di multipiattaforma. L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia del futuro, ma una presenza già pervasiva, capace di incidere









che timori. L’ipotesi di robot o avatar in grado di condurre programmi radiofonici o intervenire a eventi non è più fantascienza, bensì uno scenario concreto con cui il settore deve iniziare a


Eppure, proprio in questo contesto ipertecnologico, emerge con forza il valore distintivo della radio: l’autenticità. La voce umana, con le sue pause, le vibrazioni, le imperfezioni, resta un elemento insostituibile. Anche quando la tecnologia sarà in grado di ri-
po reale legate al territorio rappresentano un valore sempre più raro. È questo approccio che distingue una radio “viva”, fatta di persone, ricerca e competenze, da modelli completamente automatizzati basati su playlist















però, questa libertà potrebbe evolvere ulteriormente, consentendo all’ascoltatore di selezionare contenuti sempre più affini ai propri interessi, senza rinunciare alla pluralità e alla sorpresa che da sempre caratterizzano il mezzo radiofonico.
In questo scenario, la radio di informazione territoriale assume un ruolo strategico. Contenuti verificati, giornalismo di prossimità, notizie in tem-







Guardando avanti, 22HBG immagina un futuro in cui i contenuti radiofonici potranno essere multilingua, più longevi e capaci di raggiungere pubblici diversi grazie al supporto dell’intelligenza artificiale. Una tecnologia che non sostituisce la ricerca, la verifica e la qualità editoriale, ma le amplifica, rendendo i contenuti più accessibili e valorizzandone il potenziale.
La sfida non è fermare l’innovazione, ma governarla. Monitorare l’uso dell’intelligenza artificiale, evitarne gli abusi e mantenere centrale il valore umano del contenuto sarà la chiave per accompagnare la radio in questa nuova fase evolutiva, senza tradirne l’anima.





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artificiale, pensati per rendere gli esami più precisi



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S i è svolta da qualche settimana l’inaugurazione dei cohousing del progetto A.I.A. – Abitare in Autonomia, uno degli otto interventi finanziati con fondi PNRR – Missione 5, Componente 2 e affidati all’Ambito Territoriale Sociale VEN_09_TREVISO. Il progetto è stato realizzato attraverso una convenzione tra il Comune di Treviso, soggetto attuatore e capofila d’Ambito, e IPAB I.S.R.A.A., oggi IPAB EnEA, soggetto esecutore, per un importo complessivo di 2.460.000 euro. Il percorso di Abitare in Autonomia ha preso avvio nel 2022 con l’attività di selezione dei progetti per l’autonomia delle persone anziane condotta dall’ATS VEN_09_ TREVISO. Il progetto presentato da ISRAA è stato individuato dal Nucleo Operativo Territoriale dell’ATS e successivamente approvato all’unanimità dal Comitato dei Sindaci ULSS del Distretto di Treviso.
La fase attuativa ha visto una stretta collaborazione tra ISRAAEnEA, l’Ufficio d’Ambito del Comune di Treviso e i servizi sociali dei 37 Comuni dell’ATS. L’Ufficio d’Ambito ha svolto il ruolo di raccordo istituzionale tra il Ministero, ente finanziatore, e il soggetto esecutore, garantendo il coordinamento del progetto.
L’intervento si articola in due principali linee di azione.
La Azione A, per 265.832 euro, prevede il supporto domiciliare di 76 anziani nei Comuni dell’ATS attraverso tecnologie dedicate (piattaforma digitale, tablet e sensori) e il lavoro di un’équipe professionale.
Le Azioni B e C, per 2.194.167 euro, hanno consentito la ristrutturazione di 19 appartamenti (14 singoli e 5 doppi) in tre cohousing, già abitati da 22 persone: 6 appartamenti in Borgo Mazzini 37, 6 in Borgo Mazzini 51 e 7 presso il cohousing di San Tommaso nella Casa Albergo Salce. Tutti gli alloggi sono dotati di sensoristica e domotica ambientale e consentono l’attivazione di servizi di supporto in caso di necessità.
«Il PNRR è stata la prima vera sfida per il lavoro condiviso tra Comuni, servizi sociali e stakeholder territoriali, con l’Ambito Territoriale Sociale come regista della programmazione e della gestione
dei processi», ha dichiarato Mario Conte, sindaco di Treviso. «Questa inaugurazione rafforza il lavoro di rete e conferma il ruolo strategico degli ATS nel garantire coerenza, qualità e integrazione degli interventi sociali. In particolare il progetto di cohousing di Treviso è diventato un modello su scala nazionale che attira l’attenzione da parte di decine di amministrazioni in tutto il paese. Si tratta di un vero e proprio modello di welfare che mette al centro la persona, la sua autonomia e la socialità». «Non nascondo l’emozione per questo evento, che rappresenta la prima
uscita ufficiale della neo costituita IPAB EnEA, nata dalla fusione tra ISRAA e Appiani Turazza. Una scelta pensata per servire al meglio il territorio e ampliare i servizi offerti, rispondendo in modo sempre più adeguato alle esigenze della collettività. Ringrazio tutti i sindaci dell’ATS VEN_09_TREVISO e in particolare l’Amministrazione comunale di Treviso, che come capofila ha creduto nel progetto, riconoscendo il ruolo dei Centri Servizi per Anziani come parte integrante delle comunità locali», ha aggiunto Mauro Michielon, presidente di IPAB EnEA.

“Ogni dono è un nodo” per formare giovani ambasciatori del volontariato
Ritorna anche nel 2026 “Ogni dono è un nodo”, il progetto solidale promosso da AIL provinciale Treviso con l’obiettivo di avvicinare gli studenti delle scuole superiori alla cultura del benessere, della solidarietà e del dono. Un percorso formativo strutturato, fatto di lezioni, laboratori e momenti di incontro, che metterà al centro decine di ragazze e ragazzi chiamati a diventare protagonisti attivi e consapevoli.





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Dopo l’avvio sperimentale del 2025 al “Da Vinci”, la seconda edizione approda quest’anno all’IIS Giorgi Fermi, coinvolgendo le classi quarte e quinte degli indirizzi Odontotecnico, Biotecnologie e Chimica. Gli studenti lavoreranno al fianco di professionisti sanitari, educatori, volontari e comunicatori per trasformarsi in peer educator capaci di parlare ai propri coetanei e diffondere il valore del dono e del volontariato.
Il progetto si inserisce in una rete più ampia che comprende anche la collaborazione con AVIS Treviso: gli studenti saranno incoraggiati a portare nuovi donatori a iscriversi all’Associazione Volontari Italiani del Sangue. Prevista anche la possibilità di aderire ad ADoCeS, l’associazione dei donatori di cellule staminali emopoietiche, rafforzando il legame tra informazione, scelta personale e impegno civico. Due gli obiettivi operativi fissati per i partecipanti: accompagnare nuovi donatori alla Giornata dell’idoneità al dono di sangue e produrre una puntata di video podcast destinata ad arricchire la raccolta nazionale delle sezioni AIL che aderiscono al programma. Sergio Leonardi, presidente di AIL Treviso, ringrazia la dirigente scolastica Giuliana Milana per la disponibilità e la docente referente Laura Martorano per il lavoro di coordinamento, ricordando che il progetto continua a intrecciare scuola, sanità e volontariato e a parlare ai giovani con il loro linguaggio per costruire una comunità più consapevole e solidale.
Accesibilità.
Accesibilità. Parte il corso per professionisti del turismo
Ai Musei di Santa Caterina parte il corso “Le persone con disabilità” per migliorare l’esperienza turistica inclusiva. Il progetto regionale Veneto, finanziato dal Ministero, forma operatori su accoglienza, spazi accessibili e servizi culturali secondo i principi di Universal Design
Migliorare concretamente l’esperienza turistica delle persone con disabilità è l’obiettivo della nuova iniziativa formativa partita il 4 febbraio ai Musei di Santa Caterina. Il corso, intitolato “Le persone con disabilità: quali esigenze, cosa cercano e come rispondere ai bisogni che esprimono”,
toria, visiva, uditiva o intellettiva significa progettare spazi più sicuri, fruibili e inclusivi, riducendo barriere e aumentando autonomia e comfort. Ambienti accessibili secondo i principi dell’Universal Design e del Design for All non favoriscono solo i turisti con bisogni specifici, ma rendono la fruizione più
aperto a un pubblico ampio: operatori turistici e culturali, professionisti dell’edilizia e dell’arredo, ordini professionali, uffici tecnici comunali, associazioni di categoria, scuole a indirizzo turistico e amministrazioni pubbliche.
“Si tratta di un passo concreto per diffondere una cultu-







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rientra nel progetto regionale Turismo Sociale e Inclusivo nel Veneto, promosso dalla Regione e finanziato dal Ministero per le Disabilità tramite il Fondo per il Turismo Accessibile. L’iniziativa si concentra su un principio ormai condiviso: la disabilità non è solo una caratteristica individuale, ma il risultato del rapporto tra la persona e l’ambiente. Conoscere i bisogni di chi ha disabilità mo-
semplice anche per famiglie, anziani e persone con difficoltà temporanee. Il percorso formativo prevede quattro incontri gratuiti, ogni mercoledì di febbraio, ciascuno dedicato a una diversa tipologia di disabilità. Gli incontri offrono strumenti pratici per migliorare accoglienza, progettazione degli spazi e servizi turistici e culturali, con esempi concreti e buone pratiche. Il corso è
ra dell’accessibilità e formare professionisti capaci di rendere il territorio sempre più inclusivo e accogliente”, spiegano gli organizzatori. Il progetto coinvolge tutte le Ulss del Veneto e si realizza grazie alla collaborazione con il Comune di Treviso, le associazioni di categoria e gli ordini professionali, confermando l’impegno della Regione per un turismo più equo e partecipativo.
La Regione del Veneto ha anticipato 1 03,8 milioni di euro del Fondo Nazionale Trasporti, pari alle prime quattro mensilità del 2026, per sostenere il trasporto pubblico locale e assicurare continuità e qualità del servizio in tutte le province. A comunicarlo è l’assessore regionale alla Mobilità e Trasporti, Diego Ruzza.
“Un intervento cruciale – ha spiegato Ruzza – che consente alle aziende di disporre della liquidità necessaria per far fronte agli oneri dei contratti

di servizio con gli enti locali, rafforzando al contempo l’efficienza della mobilità sostenibile in Veneto”.
Il riparto dei fondi tra le province vede Venezia in testa
con 42,2 milioni di euro, seguita da Padova (15,7 milioni), Verona (14,5 milioni), Treviso (11 milioni), Vicenza (10,8 milioni), Belluno (5,2 milioni) e Rovigo (4,3 milioni).
Nuova era per il Treviso: Botter guida il progetto con ambizione e concretezza. Promozione, infrastrutture e vivaio sono i pilastri per riportare il club tra i professionisti dopo anni difficili
ATreviso è iniziata una nuova era, quella di Alessandro Botter. L’imprenditore, prima socio di maggioranza e Vicepresidente del Club, quest’estate ha deciso di prendere per mano con tutte le sue forze la società biancoceleste. “Faccio cose, vedo persone”. Un motto di una vita ricca, piena, sempre in movimento. E così dopo lo splendido viaggio nel mondo del vino, con l’azienda di famiglia Botter (dal 1928), c’è spazio anche per altro. Il nativo di Fossalta di Piave negli anni ha investito in diverse attività, si è dedicato a molte iniziative. E poi c’è stato anche e soprattutto il viaggio intrapreso nel mondo del calcio. E nello specifico, ovviamente, quello nel suo territorio, il Treviso. Un Treviso preso per essere reso nuovamente nobile, dopo più di dieci
anni di diaspora dal professionismo.
Alessandro Botter ha deciso di assumersi questa responsabilità, quella della guida di un progetto dove in tanti nel recente passato hanno fallito. Al cuor, però, non si comanda. Ma il cuore non funziona se non viene governato nel modo corretto dalla ragione. Con questi ingredienti la macchina, finora perfetta, dei biancocelesti sta viaggiando a passo spedito verso la Serie C. Tre parole: professionismo, ovviamente, ma non solo. Gli altri due termini chiave al centro del nuovo progetto trevigiano sono infrastrutture e settore giovanile. Concetti non banali nel complesso meccanismo che è oggi il calcio italiano. Con queste basi Botter vuole scrivere le pagine di un’impresa: trovare la Serie B nel
giro di tre anni. In caso contrario la promessa di restituire la società a costo zero al Consorzio Treviso Siamo Noi. L’ambizione è un concetto infatti che negli ideali dell’imprenditore non è mai mancato. Al suo fianco, però, una mentalità seria e governata dalla forza delle idee. Circondarsi delle persone giuste, vivere a 360 gradi l’impegno preso e soprattutto divertirsi per raggiungere i risultati sperati. Questi i suoi mantra di vita.
La prima parola passerà dal campo. Il Treviso sta dominando il girone C di Serie D e non vuole saperne di fermarsi. Spumeggiante come il Prosecco e potente come un Suv, la squadra di Gorini ha infatti finora annichilito le altre avversarie. Raggiungere la Serie C, ora, è diventato l’obiettivo minimo per dare continuità al nuovo progetto. Il contesto in cui questo dovrà prendere forma, però, sarà fondamentale. Non potranno mancare delle infrastrutture serie e degne di questo nome. Due
Continuità, rispetto per il gruppo e uno sguardo al futuro. Il direttore sportivo del Treviso, Pierfrancesco Strano, ha tracciato il bilancio del mercato invernale, mentre la squadra guida la classifica e continua a inseguire il sogno del ritorno in Serie C. “La linea condivisa con proprietà e staff tecnico è stata quella di intervenire il meno possibile sulla rosa”, spiega Strano. “Abbiamo scelto di non stravolgere l’organico per rispetto verso i giocatori che fino a questo momento hanno fatto molto bene e che ci hanno portati al primo posto”. Un mercato, dunque, improntato sulla continuità. L’operazione più significativa è in uscita: il classe 2007



Daniel Perin è stato ceduto a titolo definitivo alla Juve Stabia in Serie B e lasciato in prestito a Treviso fino al termine della stagione. “È un’operazione che ci rende orgogliosi – sottolinea il direttore sportivo –perché dimostra che il lavoro svolto viene riconosciuto anche da categorie superiori”. Sul fronte degli arrivi, il Treviso ha inserito Chiabotto (classe 2007) proveniente dallo Spezia e Svidercoschidall’Albinoleffe. Operazioni che compensano le partenze di Bontà e Petrovic, ai quali Strano rivolge un ringraziamento per l’impegno dimostrato. Ha salutato anche Fedato, che ha chiesto la cessione per motivi personali: “A lui va il


obiettivi al centro: regalare un centro sportivo a giovani e prima squadra e riqualificare lo Stadio Tenni. Oppure, se verrà trovato un accordo con il Comune, creare un nuovo stadio adatto alla nuova era biancoceleste. Il Treviso sorriderà infine anche ai giovani: Botter guarderà con grande attenzione anche agli investimenti per il vivaio. Uno sguardo all’oggi e uno al futuro con una forte sensazione che attraversa la mente di tanti: il Rinascimento del Treviso è alle porte. Stefano Parpajola
è stato nel segno della continuità”
mio grazie per il contributo umano e professionale. Gli auguro il meglio per il futuro”. Il mercato si è chiuso con l’inserimento di due profili giovanissimi, Kamara (classe 2009) e Cher (2008), in linea con la strategia societaria di valorizzazione e patrimonializzazione del club. “Sono investimenti pensati per il nostro futuro”, precisa Strano. Il Treviso, primo in classifica, non vuole perdere l’equilibrio costruito in questi mesi. Il mercato ha seguito la linea di rafforzare un progetto che punta a coniugare competitività immediata e crescita strutturale. Il sogno trevigiano continua con lo sguardo sempre più diretto verso la Serie C. (s.p.)




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segue da pag. 1
Nel corso di tutta la campagna elettorale e per la verità anche in questi giorni, infatti, il presiedente Stefani ha puntato tutti i riflettori sul sociale. Un grande piano casa, nuovo ossigeno alle case di riposo, investimenti nella sanità pubblica e “badanti” di quartiere e condominio. Tutte politiche particolarmente apprezzate anche in modo trasversale tanto che anche le opposizioni sono rimaste spiazzate sentendosi, in un certo senso, “scippate” di cavalli di battaglia storici del centrosinistra. Promesse, poi, che hanno fatto storcere più di qualche naso tra i leader
del centrodestra che, in alcuni casi, hanno letto queste esternazioni come delle tirate di orecchie alle Giunte regionali precedenti.
Quello che però in questo momento conta è che le priorità indicate da mesi dal Presidente Stefani sono economicamente molto costose e, quindi, si torna al passaggio cruciale del bilancio. Ci saranno veramente nel bilancio tutte queste politiche? Questo è quello che ci si chiede da più parti e soprattutto questo è quello che misurerà la forza del Presidente Stefani di dettare la propria agenda.
Certo sullo sfondo restano l’autonomia e ora anche la holding autostradale che potrebbero garantire nuove risorse economiche al Governo regionale, ma non possono costituire il motivo di una radicale inversione di marcia. Quindi tutti in attesa di vedere se la Regione sarà in grado di approvare un bilancio che dia risposte particolarmente robuste in materia di sociale e di sanità pubblica. Il Presidente Stefani si sente sicuro tanto che in questi giorni, mentre tutti corrono a garantirsi un posto lungo le piste da sci, lui continua a visitare ospedali, RSA e cooperative sociali. Non resta che attendere, le aspettative sono molto alte e il rischio politico lo è altrettanto.
“Rendere la vita più semplice agli imprenditori, più concretezza e
“Sulla sburocratizzazione passiamo alla fase operativa, è fondamentale avere anche un nuovo piano del commercio”
Abbiamo incontrato in redazione l’ex sindaco di Cittadella e Padova Massimo Bitonci che dopo una esperienza lunga e prestigiosa a Roma da parlamentare, con incarichi di Governo, torna in Veneto da assessore.
Il primo atto pubblico dell’assessore Bitonci, con deleghe importanti quali quella delle attività produttive, è stato un tavolo che ha messo insieme la Regione tutti gli attori del commercio e del mondo delle imprese. Parola d’ordine?
“Sburocratizzazione” risponde sicuro Massimo Bitonci, l’assessore di più lunga e spessa esperienza tra quelli che il presidente Alberto Stefani ha scelto nella composizione della squadra di Governo. Già sindaco a Cittadella e successivamente a Padova, parlamentare e sottosegretario di Stato.
Bitonci deve mettere mano a dossier particolarmente delicati.
“Quella di affrontare il tema della sburocratizzazione è stata una importante iniziativa del presidente Alberto Stefani. L’abbiamo detto più volte durante la campagna elettorale, adesso si passa alla fase operativa. Seguo
economiche coinvolgeremo per la massima trasparenza ance i media e la stampa”.
il tema della sburocratizzazione da anni, anche a livello nazionale, e so quanto le imprese, più che incentivi, più che forme di finanziamento chiedono la semplicità nelle procedure e quindi la sburocratizzazione”.
Cosa vuol dire in concreto sburocratizzare?
“Significa rendere più semplice la vita agli imprenditori: ridurre il numero degli incentivi, che a livello nazionale veicolati poi dalle regioni sono oltre duemila, cercare di fare un lavoro anche di monitoraggio, accesso unico attraverso portali unici, utilizzo della tecnologia, cioè la digitalizzazione: è quello che ci aiuterà moltissimo nel tema della semplificazione. La digitalizzazione è anche un obiettivo del del piano di ripresa e resilienza, di carattere europeo”
Il tavolo della sburocratizzazione con il mondo delle imprese del commercio e dell’imprenditoria tornerà a riunirsi?
“Io penso che questo tavolo vada convocato ogni volta che si verificano i passaggi e quando misuriamo quelli che sono stati i miglioramenti, su alcuni processi, quindi dopo nascerà proprio anche un reporting: oltre a coinvolgere le categorie
Giace dalla precedente legislatura il piano del commercio. Quali sono le novità su questo dossier?
“Il dialogo con commercianti e artigiani coinvolti è continuo: dovremmo trovare una soluzione, anche perché diventa assolutamente fondamentale avere un nuovo piano del commercio in un momento così delicata di crisi degli esercizi, soprattutto di vicinato, dei centri storici, dei borghi, delle delle città, dove l’intervento regionale non può risolvere tutto, però può dare degli incentivi economici, può cercare di dare delle linee di intervento magari anche importanti per per le vetrine, per addobbare i negozi cercare anche di effettuare delle politiche a favore del riordino del sistema anche all’interno dei centri storici, perché alcune attività siano ammesse, perché altre attività magari non siano ammesse, perché se abbiamo anche dei salotti, dei gioielli all’interno delle città, è giusto che ci siano dei negozi adeguati alle nostre città d’arte”.
Sindaco a Cittadella, sindaco a Padova, parlamentare semplice ma anche Sottosegretario di Stato e adesso Assessore regionale. Qual è la differenza di questo ruolo rispetto ai precedenti e come i precedenti pos-

sono dare una mano a interpretare meglio questo ruolo?
“Ho sempre pensato che quando si ha un ruolo di Governo che sia di governo territoriale, oppure come è stato nel mio caso Sottosegretario del ministero dell’Economia prima, e poi delle Imprese successivamente, e adesso Assessore della Giunta di del presidente Stefani, bisogna avere un approccio
pragmatico. E questo è più facile chi ha fatto il sindaco come me e come lo stesso presidente Stefani: ti crea quella base per poter capire come funziona la pubblica amministrazione, come funziona un Comune che poi come l’Italia, o nel nostro caso il Veneto dei Comuni ha bisogno di più concretezza e meno burocrazia”.
Alberto Gottardo
Il Veneto accelera sul fronte delle infrastrutture e della sostenibilità. Abbiamo incontrato l’assessore regionale ai trasporti, Diego Ruzza, per fare il punto sui grandi cantieri aperti,fino all’ambizioso progetto del biglietto unico regionale.
Assessore, partiamo dalle due varianti stradali inaugurate nel Bellunese proprio all’arrivo della fiamma olimpica a Cortina. Che valore ha questo traguardo?
Si è percepito il grande desiderio di dare una svolta viabilistica in una zona fragile come il Bellunese. Concludere i lavori in tempo per le Olimpiadi e Paralimpiadi è stato fondamentale. È stato bello vedere la partecipazione della popolazione che non vedeva l’ora di vedere quel nastro tagliato. Quanto ha influito la scadenza olimpica sulla velocità di questi cantieri?
Le Olimpiadi sono un’opportunità. Significa fare investimenti che poi rimangono nel tempo e migliorano la qualità della vita dei cittadini. Sicuramente ha aiutato a concludere opere importanti.
Parliamo di opere complesse: la variante di Tai di Cadore ha una galleria di 1000 metri, quella di Valle di Cadore di oltre 600. Ingegneristicamente non è stata una passeggiata.
Esattamente. Portare a termine lavori di tale complessità strutturale in quei territori è stata veramente un’impresa titanica. Ma la cosa più importante è che queste opere sono eterne: rimangono lì per pendolari, cittadini e turisti per gli anni a venire».
A Padova ha presentato 22 nuovi autobus sostenibili di Busitalia. Di che investimento parliamo?
Parliamo di 22 autobus di nuova generazione per il traffico extraurbano, con una capienza fino a 118 passeggeri. L’investimento è di circa 9,7 milioni di euro, finanziati per l’80% da fondi regionali. Dal 2018 la Regione è impegnata in un ammodernamento massiccio: abbiamo già stanziato complessivamente circa 300 milioni di euro, attingendo anche al PNRR. Questo ci ha permesso di



rinnovare il 50% della flotta veneta, che conta 3.200 mezzi.
Perché puntare proprio sul metano?
«Si va verso una reale sostenibilità. Il metano ha un bassissimo impatto e migliora la qualità dell’aria nella nostra regione. È un percorso avviato sul quale non si può assolutamente tornare indietro.
Un tema molto caro ai veneti è il “biglietto unico”. A che punto siamo?
Insieme al presidente la riteniamo una priorità da accelerare. Ci stiamo già impegnando con le strutture tecniche per arrivare al 2026, l’anno della svolta. L’obiettivo è un ticket unico che permetta di spostarsi su tutto il territorio regionale utilizzando gomma, treno e navigazione.
Assessore, lei ha una laurea in psicologia clinica. Le è servita in questo incarico?
Lo confermo al 100%. Quando mi hanno affidato l’assessorato mi dissero che gli studi in psicologia mi sarebbero serviti, oggi posso dire che è assolutamente così.
Infine, un accenno all’Alta Velocità. Quali sono le prossime mosse?
Stiamo monitorando costantemente i cantieri con RFI. È una grandissima opportunità per accorciare i tempi di trasporto per persone e merci. A breve avremo una cabina di regia per verificare l’avanzamento dei lavori su tutto il territorio regionale.
I conti della
“Nuovo bilancio per il Veneto diciamo no alle nuove tasse”
Filippo Giacinti, neo assessore regionale al bilancio, patrimonio, affari generali e agenda digitale si trova oggi a gestire la complessa macchina finanziaria della Regione Veneto in un momento cruciale: il passaggio dall’esercizio provvisorio all’approvazione del bilancio di previsione 20262028.
Assessore Giacinti, la Giunta ha appena approvato le direttive per il bilancio 20262028. Quali sono i tempi previsti per l’approvazione definitiva e quali le priorità strategiche?
La priorità assoluta è uscire quanto prima dall’esercizio provvisorio per consentire alla Regione di spendere appieno le risorse necessarie ai servizi per cittadini e imprese e per lo sviluppo del territorio. Con l’approvazione delle direttive abbiamo individuato i budget; ora le strutture, insieme agli assessori, costruiranno i documenti tecnici: la legge di stabilità e il collegato. L’obiettivo è il voto in Consiglio regionale entro il 30 aprile. Cercheremo di anticipare i tempi il più possibile, garantendo però la qualità del dibattito, sia in Giunta che in Consiglio. Negli anni passati l’amministrazione regionale ha fatto del “no alle tasse” un proprio vessillo. Continuerete su questa strada, nonostante le preoccupazioni espresse in passato dal suo predecessore Calzavara?
In questo primo bilancio non prevediamo alcuna manovra sulle entrate: non ci sarà l’applicazione dell’addizionale IRPEF né modifiche ai tributi attuali. L’unica variazione riguarderà il recupero dell’evasione fiscale. Credo fermamente che l’equità fiscale sia un obiettivo di giustizia sociale: abbiamo prospettato un piano incisivo per recuperare alcune decine di milioni di euro da reinvestire nei servizi ai cittadini.
Anche le categorie economiche avevano espresso timori per un eventuale aumento dell’Irap. Cosa risponde al mondo produttivo?
Posso confermare che le tasse e i tributi

regionali rimarranno invariati. Per quanto riguarda le imprese, punteremo sulla lotta all’evasione e, soprattutto, sulla semplificazione. Il tavolo della sburocratizzazione, promosso dal Presidente e dall’assessore Bitonci, dimostra la nostra attenzione verso il sistema produttivo.
Parlando di cifre, la sanità quanto pesa effettivamente sul totale delle risorse regionali?
La sanità assorbe circa 11 miliardi di euro su un bilancio complessivo di 18 miliardi. A questi si aggiungono diversi milioni per i cosiddetti “Extra-LEA”, ovvero le prestazioni che non rientrano nei livelli essenziali di assistenza minimi definiti dallo Stato. È evidente come rappresenti la parte assolutamente preponderante del nostro impegno finanziario.
Spostandoci sul piano politico, lei è un esponente di Fratelli d’Italia. Come valuta l’attuale leadership di Giorgia Meloni e il futuro del partito?
Credo che Giorgia Meloni abbia restituito al nostro Paese una centralità internazionale riconosciuta da tutti gli osservatori. Ha saputo costruire una leadership capace di compattare tutto il centrodestra, guidandolo verso riforme strutturali attese da anni. Oggi l’Italia si muove in Europa e nel mondo con una rinnovata e grande autorevolezza.





A cura di Vincenzo Gottardo


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le interviste ai sindaci del Veneto dal lunedì al venerdì alle 11:35 - 13:35 - 16:35 - 20:35




Il fronte del “Sì” punta sull’imparzialità dei giudici e la fine delle correnti nelle Procure, i sostenitori del “No” temono per l’indipendenza della magistratura e l’ingerenza dell’Esecutivo
I l prossimo 22 e 23 marzo i cittadini veneti e italiani saranno chiamati a un appuntamento cruciale con le urne per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Al centro della consultazione, la “separazione delle carriere”, una modifica che punta a dividere i percorsi professionali di chi accusa e di chi giudica. Trattandosi di un referendum confermativo, è importante ricordare che non è previsto il quorum: la riforma passerà o sarà bocciata sulla base della maggioranza dei voti validamente espressi, indipendentemente dall’affluenza. Il cuore del quesito riguarda la scissione tra i ruoli di Pubblico Ministero e Giudice. Se oggi un magistrato può, pur con limitazioni, passare da una funzione all’altra, la vittoria del Sì renderebbe questa separazione
definitiva sin dall’ingresso in magistratura. La riforma prevede inoltre la creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura (uno per i giudicanti e uno per gli inquirenti) e l’introduzione del sorteggio per la scelta dei componenti, con l’obiettivo dichiarato di contrastare il peso delle “correnti” associative. Nel dibattito che ha animato le piazze e le istituzioni del nostro territorio, il fronte del Sì punta tutto sull’imparzialità del giudice. Tra le voci più autorevoli del panorama giuridico veneto, l’avvocato Renzo Fogliata, già Presidente della Camera Penale Veneziana, sostiene la necessità della riforma come atto di civiltà giuridica: «È fondamentale che chi giudica sia equidistante tra accusa e difesa. La separazione delle carriere non è un attacco ai


magistrati, ma una garanzia per il cittadino». Sul piano politico, il centrodestra veneto è compatto. Tra i sostenitori più convinti c’è Flavio Tosi, eurodeputato e coordinatore regionale di Forza Italia. “La riforma rappresenta una vittoria storica del centrodestra – afferma - e una risposta alle criticità emerse negli ultimi anni, con scandali come quello legato a Palamara che hanno evidenziato la spartizione delle procure da parte di correnti politiche, in particolare di sinistra. Il nuovo sistema, con il sorteggio dei membri del Csm, favorirà una maggiore eterogeneità e limiterà l’influenza delle correnti sulle nomine, tutelando l’autonomia dei magistrati più indipendenti”. La riforma, conclude Tosi, non tocca i principi fondamentali della Costituzione né il sistema proporzionale di nomina, ma mira a rendere le nomine più trasparenti e meno influenzate dalle correnti. Di parere opposto sono i detrattori della riforma, che vedono nel cambiamento un rischio per l’autonomia della magistratura dal potere politico. Loren-


zo Miazzi, magistrato e Presidente di sezione presso la Corte d’Appello di Venezia, solleva dubbi sulla frammentazione del CSM, avvertendo che isolare il Pubblico Ministero potrebbe, nel tempo, portarlo sotto l’influenza dell’esecutivo. Anche il centrosinistra si è mobilitato. Elly Schlein, intervenuta a Padova per sostenere il fronte de “No”, va dritta al punto: “È una riforma sbagliata nel metodo e nel merito, una riforma di potere, che serve a un governo convinto che vincere le elezioni dia diritto a non essere giudicato. L’unica cosa che fa questa riforma è spaccare il Csm, che la Costituzione indica come il governo autonomo della magistratura. L’indipendenza


della magistratura non è una tutela dei magistrati, ma una garanzia per i cittadini, perché possano far valere i propri diritti”. Andrea Martella, segretario regionale del PD, esprime preoccupazione per una riforma definita “punitiva” nei confronti dell’ordine giudiziario: “Il vero problema della giustizia in Veneto sono le carenze di organico e i tempi infiniti dei processi, non la separazione delle carriere, che rischia solo di creare magistrati-funzionari”. Nel momento in cui andiamo in stampa, a metà febbraio, i sondaggi danno in leggero vantaggio il fronte del “No” ma sono ancora molti gli indecisi che sceglieranno se e come votare solo negli ultimi giorni.


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L’intervista. Maurizio Dianese, autore di “Come me nessuno mai. Le mille vite di Felice Maniero bandito” (SEM edizioni)
M
aurizio Dianese, decano del giornalismo veneto, conosce Felice Maniero meglio di chiunque altro. Da cronista ha seguito per anni l’attività criminale di “Faccia d’Angelo” e della Mala del Brenta; poi, nel corso degli anni, ha scritto una serie di libri importanti per capire un fenomeno che ha segnato profondamente il nostro territorio (e non solo). Dianese è appena tornato in libreria con “Come me nessuno mai. Le mille vite di Felice Maniero bandito” (SEM edizioni). Un libro che arriva dopo anni di inchieste, processi, ricostruzioni giornalistiche. Questa volta, però, Maurizio Dianese aggiunge un tassello decisivo: la voce diretta di Felice Maniero, con cui è stato a stretto contatto per mesi proprio per scrivere questo libro. Ne viene fuori il ritratto definitivo dell’ex boss della Mala del Brenta e, insieme, quello di un Nordest che cresceva a ritmi vertiginosi e che si è arricchito a dismisura (anche sporcandosi le mani).
Allora Maurizio, possiamo dire che questo è il libro definitivo su Felice Maniero?
Di definitivo c’è solo la morte. Però sì, è il libro che chiude il cerchio. Le ricostruzioni precedenti erano tutte giornalistiche. Qui, invece, ci sono conferme dirette di Maniero. Non racconta chissà quali segreti inediti, ma colma vuoti importanti. L’infanzia, la famiglia, il rapporto con la madre e con la figlia. Sul passato criminale sapevamo già quasi tutto, ma aggiunge elementi decisivi su un paio di omicidi strategici.
Nel libro emerge forte il lega-
me tra Maniero e il Nordest. Maniero è parte integrante della storia del Nordest. Lui stesso è consapevole di essere arrivato nel momento giusto. Nasce a Campolongo Maggiore, in una zona di miseria estrema. Poi il Veneto diventa la locomotiva d’Europa. Capisce che può passare dal furto di salumi ai lingotti d’oro. Alla fine degli anni Ottanta svuota i laboratori orafi vicentini. Parliamo di quintali, forse tonnellate d’oro. C’erano soldi ovunque. Lui intercetta quel flusso e lo trasforma in potere criminale.
Oggi che uomo è Felice Maniero?
Fino a pochi mesi fa era affaticato, ma ancora lucido. Oggi non è più in grado di articolare una frase compiuta. Gli psichiatri parlano di depressione accompagnata da decadimento cognitivo. È successo tutto in modo impressionante, nel giro di sei mesi. Da boss lucido a persona fragile, incapace di stare in società, di capire dove si trova. Non lo dico per giustificarlo. Anzi. Avrei preferito che restasse lucido e facesse i conti con una vecchiaia normale. Invece è condannato a una vita in una casa di riposo, isolato, perso. Maniero era attaccatissimo alla madre, tanto che venne soprannominato “cotoea” perché da piccolo era sempre attaccato alle gonne (cotoe) di sua madre.

Può essere che sia stata proprio la morte della madre ha dargli il colpo definitivo?
Sì, non c’è dubbio. Gli psichiatri dicono che la vera botta è arrivata quando gli hanno comunicato la morte della madre. Ne aveva parlato tante volte, sembrava preparato. In realtà non lo era. Da lì perde il contatto con la realtà. È paradossale, se pensiamo a quanto fosse centrale quella figura anche nella sua attività criminale.
Nel libro smonti molti miti, a partire proprio dal ruolo di Lu-
cia Carrain (la madre di Maniero) all’interno della Mala.
Maniero ha sempre raccontato tante bugie, soprattutto su sua madre, dipinta come una donna religiosa, integerrima, estranea a tutto e che aveva sempre contrastato il figlio bandito. Non è vero. Faceva parte della banda. Ha riciclato decine di miliardi di lire. Lo dice lui a verbale. Quando gliel’ho fatto notare, ci siamo scontrati duramente. Ha sempre cercato di proteggerla, fino a ottenere per lei l’immunità. Ogni volta che veniva chiamata a testimoniare, si avvaleva della facoltà di non rispondere.
Maniero è stato anche un personaggio mediatico unico, anche se forse un po’ sottovalutato dalla stampa nazionale, non credi?
Il libro si intitola “Come me nessuno mai” per un motivo: Felice Maniero è stato il più grande bandito del Nord Italia. Su questo non ci sono dubbi. Per omicidi, rapine, controllo del territorio. Se facciamo un paragone con Vallanzasca, che ha preso 3 ergastoli per 3 omicidi, non c’è confronto: Maniero in un fine settimana faceva rapine più grandi di quanto abbia mai fatto in vita Vallanzasca. Per non parlare degli omicidi… Eppure, da un punto di vista della “stampa” e del ritorno sui media, spesso è stato sottovalutato a li-
vello nazionale. Diciamo che ha pagato il fatto di operare in Veneto, lontano dai riflettori di Milano, Torino o Roma. Con la stampa era abilissimo. Sceglieva giornalisti che non conoscevano la sua storia e vendeva la versione che voleva. Che fine ha fatto l’universo della Mala del Brenta?
La banda finisce nel 1995. Senza Maniero non esiste. Lui l’ha creata, strutturata, guidata. Dopo restano solo scampoli. Personaggi marginali che si sono reinventati. Ma non c’è nessuno che abbia davvero raccontato i segreti della banda come lui.
Qual è l’eredità che la Mala del Brenta lascia al Nordest?
La peggiore possibile. Maniero ha aperto la strada alle mafie. Ha fatto accordi con Cosa Nostra, Camorra, ’Ndrangheta. Quando la banda cade resta un vuoto in cui si sono infilati tutti. Oggi in Veneto troviamo ogni tipo di criminalità organizzata. Sarebbero arrivati comunque, ma non con questa rapidità. Maniero è stato il detonatore. Un genio criminale che ha lasciato dietro di sé un territorio più ricco e più fragile.
Giacomo Brunoro
Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.




























































LDespar Nord sostiene l’identità locale tra arte, restauro ed enogastronomia

Un impegno che prende forma nei luoghi, nelle persone

noscere il valore della “cultura del fare”, sostenerla nel tempo e restituirla alle comunità sotto forma di bellezza, opportunità e memoria condivisa.
D fiancare il territorio attraverso progetti che spaziano dalla tutela del patrimonio architettonico alla valorizzazione delle produzioni locali, fino alla salvaguardia della cultura gastronomica. Un impegno trasversale che nasce da un profondo senso di responsabilità verso le città e le persone che le abitano.

U tervento avviato nel 2016 sull’ex Cinema Teatro Italia nel cuore di Venezia: un edificio neogotico e liberty dei primi del Novecento, rimasto a lungo in stato di abbandono e riportato oggi a nuova vita grazie a un importante progetto di restauro e riallestimento. Un recupero che ha restituito alla città un luogo di grande valore storico e simbolico.
nascimentale Palazzo Nogarola Guarenti. Interventi che testimoniano la volontà dell’azienda di proteggere e rilanciare beni architettonici che rappresentano da sempre l’identità culturale del el 2019 Despar Nord ha inoltre contribuito alla riqualificazione di una porzione dell’ex Foro Boario di Prato della Valle a Padova, in un contesto di straordinario valore storico-artistico. Un progetto realizzato nel pieno rispetto delle caratteristiche originarie dell’edificio, frutto di un dialogo costante con la Soprintendenza e delle Belle Arti, che ha permesso di coniugare tutela e nuova fun-
a le eccellenze da preservare non sono soltanto fatte di pietra. Sono anche il risultato del lavoro quotidiano di uomini e donne che, con passione, custodiscono saperi antichi e li trasformano

per il

L o stesso approccio ha guidato Despar Nord anche in precedenti operazioni di ristrutturazione di palazzi storici come quello di Verona, Vicenza e Trento, dove nel 2014 è stato recuperato il ri-
propria identità, portando sulle
nate da un profondo legame con




Despar Nord per la tradizione culinaria: il “Ricettario anonimo padovano”
Storia e sapori: Un manoscritto del ‘400 svela la cultura alimentare di Padova.
Despar Nord promuove la ricerca per legare qualità, tradizioni e territorio

Il “Ricettario Anonimo Padovano” nasce dallo studio e dalla passione di Marina Scopel, storica della gastronomia e curatrice del volume, con il contributo di Otello Fabris e del professore Danilo Gasparini, e con il sostegno di Despar Nord. Si tratta di un raro manoscritto del XV secolo, conservato presso la Ruskin Gallery degli Sheffield Museums nel Regno Unito. Redatto in forma anonima ma attribuibile con grande probabilità a un autore padovano – forse un copista, come suggerisce l’accurata calligrafia – il ricettario si colloca in un periodo di grande fermento culturale, in cui la cucina riscopre il proprio ruolo come spazio di convivialità, piacere e condivisione.
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Nord anche la salvaguardia della memoria culinaria locale, di quel mosaico di sapori, nozioni e ricette che si sono tramandati nei secoli. Così, per celebrare la convivialità e il legame tra passato e presente, il marchio dell’Abete ha deciso recentemente di contributario del XV secolo, conservato seums nel nord dell’Inghilterra e rimasto anonimo ma redatto nuziosamente i profumi e gusti di una città, Padova, incrocio di minanti e contaminate. Un gesto concreto per custodire un’eredità

zione e innovazione convivevano anche a tavola. Ne emerge un affresco ricco e affascinante della cultura alimentare dell’epoca.
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Le ricette raccolte nel manoscritto, diverse tra loro per stile e impostazione, riflettono la vivacità intellettuale della Padova del basso Medioevo, dove tradi-
Per Despar Nord, sostenere questo progetto significa contribuire alla riscoperta delle radici più profonde dell’arte culinaria, nella consapevolezza che ogni ricetta è molto più di una semplice istruzione: è un frammento di storia, una memoria da tramandare, una testimonianza viva di identità.
Un impegno che guarda al passato per dare valore al presente e costruire, giorno dopo giorno, un futuro fatto di qualità, rispetto e appartenenza, difendendo e rispettando quelle tradizioni che da sempre hanno caratterizzato e continueranno a caratterizzare il rinomato patrimonio enogastronomico dei nostri territori.


Il presidente Diego Ponzin. Racconta ricerca, nuove sfide terapeutiche e valore della donazione.


È una fase di profondo rinnovamento
Vene


l’approccio a numerose patologie oculari, consentendo in alcuni casi di intervenire non più con tessuti, ma con cellule appositamente selezionate e preparate per svolgere funzioni

Un progresso che non prescinde mai da un principio fondamentale: la sicurezza. Il lavoro della Banca degli Occhi si fonda su criteri rigorosi e non negoziabili. Da un lato vi sono protocolli stringenti per garantire che non vi sia alcun rischio di trasmissione di patologie dal donatore al ricevente; dall’altro, una selezione biologica estremamente attenta dei tessuti, affinché questi possano assicurare qualità e durata nel tempo. Il trapianto deve essere non solo efficace, ma anche sicuro e sostenibile per tutta la vita del paziente. Alla base di questo sistema resta però il valore fondante della donazione. Il trapianto è





nella comunicazione, convinta che parlare di



Ncome esercizio di libertà creativa, affrontando con disincanto e leggerezza un tema complesso come quello della morte, presenza costante nella quotidianità di chi opera nel mondo dei trapianti. Racconti che diventano tentativi di risposta, di rielaborazione, di sguardo umano su un’esperienza universale.

Parallelamente proseguiranno le iniziative a livello regionale per rafforzare il messaggio della donazione. Un ambito in cui il Veneto rappresenta da anni un modello di riferimento, ma che richiede un impegno costante per mantenere alta la consapevolezza dei cittadini. Perché è proprio dal dono che nasce la possibilità di cura, di ricerca e di futuro. In questo contesto, il ruolo della Fondazione si conferma anche culturale e civile, capace di unire rigore scientifico, visione etica e responsabilità sociale. Un lavoro quotidiano che coinvolge professionisti, ricercatori e cittadini, con l’obiettivo di trasformare il progresso medico in beneficio concreto per le persone e per l’intera comunità. Un impegno Con continuità, traspa-

che oggi permettono di compiere un salto di qualità significativo. Tecnologie sviluppate nel corso dei primi decenni del nuovo secolo stanno ora producendo effetti concreti, migliorando l’efficacia dei trapianti e ampliando le possibilità di intervento. All’orizzonte si affaccia inoltre la terapia cellulare, un ambito destinato a cambiare profondamente

























C ’è
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Alla vigilia della scadenza del mandato fissata per il 28 febbraio, salvo eventuali proroghe tecniche, il DG di Ulss 2 traccia un bilancio di dieci anni alla guida della sanità trevigiana
Non mi piace fare celebrazioni, preferisco fare memoria». Francesco Benazzi sceglie questa chiave per raccontare i suoi dieci anni alla guida di Ulss 2 Marca Trevigiana. Il mandato scade il 28 febbraio, salvo eventuali proroghe tecniche, ed è tempo di bilanci. Un bilancio che intreccia numeri, scelte strategiche e soprattutto una visione: costruire un sistema sanitario capace di coniugare eccellenza e prossimità in un territorio vasto, con quasi 880 mila cittadini e 94 Comuni. «Se devo indicare un traguardo simbolico, penso subito alla Cittadella della Salute di Treviso», spiega. Oltre 250 milioni di euro di investimento, 60 mila metri quadri di nuova costruzione, 438 posti letto e 18 sale operatorie: «È il cuore nuovo del Ca’ Foncello, ma è anche un modo diverso di concepire l’ospedale, integrato con università e ricerca». Nel racconto di Benazzi non può mancare la pandemia. «Abbiamo affrontato oltre 517 mila casi, somministrato più di 2 milioni di dosi vaccinali e aperto 18 centri vaccinali. L’hub di Villorba è stato il più grande del Veneto». Ma più dei numeri lo colpisce la risposta della comunità: «I 4,6 milioni di euro donati da 1.661 cittadini durante l’emergenza sono l’immagine di un territorio che si riconosce nella propria sanità». Quando arrivò nel 2016, la sfida era unificare tre aziende sanitarie – Treviso, Pieve di Soligo e Asolo – in un’unica realtà. «Non era una semplice fusione amministrativa, ma un progetto di riorganizzazione profondo». Oggi Ulss
2 conta circa 9.500 dipendenti, sei ospedali pubblici, quasi 98 mila ricoveri l’anno e 298 mila accessi al Pronto Soccorso. «La rete Hub & Spoke funziona: Ca’ Foncello per le alte specialità, gli ospedali Spoke per garantire servizi vicino ai cittadini. Non esistono ospedali minori, ma ospedali con vocazioni precise». Montebelluna è stato inserito da Agenas tra i primi 15 ospedali italiani per qualità delle cure; Vittorio Veneto è riferimento nazionale per la chirurgia dei tumori laringei; Oderzo ha sviluppato un modello di oncologia «pensato attorno al paziente prima che alle procedure».
“Infine, la sperimentazione della diagnostica Point of Care nelle RSA, riconosciuta da AGENAS con un premio per l’integrazione delle politiche sanitarie e sociali: riduzione del 40% dei ricoveri, del 26% dei decessi ospedalieri, del 60% degli esami al laboratorio centrale. Numeri che parlano di vite. Per Benazzi, sono esempi di come si possa fare eccellenza anche fuori dai grandi poli metropolitani.
Un capitolo decisivo poi è quello del territorio e del PNRR: 61 milioni di euro per 17 Case di Comunità, 8 Centrali Operative Territoriali già attive e 6 Ospedali di Comunità. «Non sono solo edifici. È una sanità che non aspetta il paziente in ospedale, ma lo raggiunge dove vive».
In questo contesto si inserisce la telemedicina, con oltre 350 mila prestazioni erogate in dieci anni e un tasso di soddisfazione del 97%. «La tecnologia è un amplificatore: non sostituisce il professionista, ma lo aiuta a lavorare meglio». Non è un caso, sottolinea Benazzi, che
la Marca trevigiana venga oggi guardata anche fuori regione come laboratorio organizzativo. «Abbiamo dimostrato che il modello Hub & Spoke può funzionare in modo dinamico, non gerarchico. Non si tratta di accentrare tutto, ma di valorizzare le vocazioni di ogni ospedale e integrarle con una rete territoriale forte». Dalla telemedicina – che vede Ulss 2 azienda pilota regionale per l’Infrastruttura di Telemedicina – all’Infermiere di Famiglia e Comunità con piattaforme digitali per la sanità d’iniziativa, «il nostro obiettivo è intercettare il bisogno prima che diventi emergenza». Un’impostazione che sta diventando riferimento anche per altre realtà sanitarie. Il Ca’ Foncello resta il perno della rete, con oltre 37 mila ricoveri annui e le principali alte specialità. «La Cittadella lo sta trasformando radicalmente. E la fase successiva, con nuovi edifici per specialità mediche e università, consoliderà l’integrazione tra assistenza, didattica e ricerca».
La carenza di personale è una delle sfide più delicate. «È un problema europeo. Noi rispondiamo formando sul territorio». Il corso di laurea in Medicina a Treviso, con oltre 1.350 studenti, è una scelta strategica: «Chi studia qui conosce gli ospedali, si lega al territorio e spesso resta. L’80-85% dei laureati delle professioni sanitarie trova lavoro entro un anno». Accanto a questo, investimenti in formazione continua e innovazione tecnologica per rendere l’Azienda attrattiva.
Determinante anche il rapporto con i

sindaci. «Novantaquattro Comuni significano 94 comunità diverse. Il dialogo non è un optional, è un pilastro». Durante il Covid gli incontri erano costanti; oggi il confronto è strutturato attraverso tavoli tematici e progettazioni condivise, soprattutto nell’integrazione socio-sanitaria.
Guardando avanti, la priorità è l’invecchiamento della popolazione. «Il modello del futuro non può essere centrato solo sull’ospedale per acuti. Dobbiamo rafforzare la sanità di prossimità, garantendo equità di accesso anche nei piccoli Comuni».
Sul piano umano, cosa resta di questo percorso? Benazzi si sofferma un attimo. «Ciò che mi porto dentro non sono
le infrastrutture, ma le persone. Durante la pandemia ho visto professionisti mettere il cuore oltre l’ostacolo». Ricorda l’ospedale di Vittorio Veneto trasformato in Covid Hospital e le terapie intensive aperte ai familiari nei momenti di fine vita. «La cura non è solo clinica, è relazione».
Alla vigilia della scadenza del mandato, il suo auspicio è chiaro: «Spero di lasciare un’Azienda più forte di come l’ho trovata. Non perfetta – la perfezione non esiste in sanità – ma più integrata, più innovativa e più vicina ai cittadini. Perché la sanità, alla fine, la fanno le persone. Quasi diecimila professionisti che ogni giorno tengono fede alla promessa più importante: prendersi cura».









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La novità. Un servizio per la diagnosi e la cura di un disturbo che colpisce il 15% della popolazione
Inaugurato a Ca’ Foncello un ambulatorio specializzato per gli acufeni. Un team multidisciplinare offrirà diagnosi e cure personalizzate per un disturbo che colpisce il 15% della popolazione
Èstato inaugurato un nuovo ambulatorio specializzato nel trattamento degli acufeni presso l’Unità Operativa di Chirurgia dell’Orecchio di Ca’ Foncello. Il servizio, attivo con cadenza settimanale, segna un importante passo avanti nella cura di un disturbo che interessa circa il 15% della popolazione. Grazie a un approccio multidisciplinare mai visto prima in provincia, l’ambulatorio si propone di offrire soluzioni avanzate e personalizzate per alleviare il disagio provocato dagli acufeni. Il nuovo servizio si inserisce nell’ambito delle attività della Chirurgia dell’Orecchio, diretta dal dottor Daniele Frezza, che insieme ad altri specialisti, come il dottor Ronzani, coordinerà il trattamento dei pazienti. A questi si aggiungeranno
esperti in altre discipline: dall’articolazione temporo-mandibolare, con il contributo del dottor Luca Guarda Nardini, alla salute mentale, grazie alla collaborazione con la dottoressa Carola Tozzini, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale. L’acufene, comunemente conosciuto come ronzio nelle orecchie, può avere molteplici cause. Per questo motivo, il nuovo ambulatorio adotta un approccio olistico, che non si concentra solo sul trattamento delle problematiche legate all’orecchio, ma esplora anche le connessioni tra l’orecchio e il cervello. Il percorso diagnostico include un questionario innovativo (il Questionario THI), che misura la gravità del disturbo e ne monitora i miglioramenti nel tempo.
“Non è vero che non ci sia nulla da fare
per chi soffre di acufeni. Grazie a questo approccio innovativo possiamo intervenire in modo mirato e ridurre significativamente i sintomi. L’acufene non riguarda solo l’orecchio, ma anche l’interazione con il cervello. Il nostro obiettivo è studiare le cause, per intervenire con trattamenti che abbracciano la parte medica, chirurgica e riabilitativa”, ha affermato il dottor Frezza, che ha acquisito negli ultimi anni una significativa esperienza nel trattamento di questo disturbo. Il trattamento, infatti, include una valutazione complessiva dello stato di salute del paziente, con attenzione particolare ai fattori di rischio come ipertensione, diabete e stress. La qualità del sonno e le relazioni interpersonali vengono analizzate per individuare e trattare le cause psicologiche e sociali che possono contribuire alla gravità degli acufeni. L’approccio terapeutico prevede un trattamento a 360° che va dall’intervento medico a quello chirurgico, fino a soluzioni riabilitative. L’Unità Operativa Chirurgia dell’Orecchio di Treviso, con una lunga esperienza nella cura delle malattie dell’orecchio, potrà anche ricorrere a tec-

niche innovative come i drenaggi transtimpanici e l’impianto di protesi acustiche per migliorare l’udito. Il tutto in un ambiente altamente specializzato, che si occupa non solo di acufeni, ma anche di altre patologie uditive, comprese quelle pediatriche. Francesco Benazzi, Direttore Generale dell’ULSS 2, ha sottolineato l’importanza di questo nuovo servizio: “L’acufene è un
disturbo diffuso e debilitante che colpisce una grande parte della popolazione. Questo nuovo ambulatorio rappresenta una risposta concreta, una vera novità per la nostra provincia, e un passo fondamentale nel garantire ai pazienti un approccio all’avanguardia. È un risultato che conferma l’impegno della Chirurgia dell’Orecchio nel migliorare la qualità della vita dei nostri cittadini”.
L’ospedale Ca’ Foncello segna un passo importante nella cura della lombosciatalgia grazie a un’innovativa tecnica miniinvasiva per le cisti sinoviali vertebrali, responsabili del 5-6% dei casi di dolore sciatico. Da maggio 2025, l’Unità Operativa Semplice Dipartimentale (UOSD) di Neuroradiologia Interventistica Spinale, diretta dal dottor Altin Stafa, ha trattato con successo 103 pazienti, attirando persone anche da altre province e regioni.
“Si tratta di una patologia spesso sottovalutata, ma che può compromettere significativamente la qualità di vita – spiega il dr Stafa –. La nostra tecnica utilizza una guida fluoroscopica angiografica che riduce l’esposizione a radiazioni rispetto alla TAC, inserendo due aghi convergenti per drena-
re la cisti sfruttando le naturali comunicazioni anatomiche. I risultati sono eccellenti: riduzione marcata o completa della cisti e risoluzione della lombosciatalgia refrattaria ad altri trattamenti”.
L’esperienza di Treviso ha ottenuto riconoscimento internazionale: il dr Stafa presenterà la procedura al corso della Società Europea di Neuroradiologia a Praga a maggio, offrendo formazione a giovani neuroradiologi provenienti da tutta Europa e oltre.
“L’attività della nostra UOSD – sottolinea il direttore generale dell’Ulss 2, Francesco Benazzi – dimostra come l’investimento in tecniche mini-invasive migliori concretamente gli esiti di cura, riduca i tempi di degenza e valorizzi l’esperienza del paziente”.






















Solidarietà. Scuola e volontariato si incontrano nel progetto AIL
L’iniziativa di AIL
Treviso coinvolge le classi dell’IIS Giorgi
Fermi: lezioni, laboratori e testimonianze per accompagnare nuovi donatori e realizzare un video podcast nazionale
Ritorna anche nel 2026
“Ogni dono è un nodo”, il progetto solidale promosso da AIL provinciale Treviso con l’obiettivo di avvicinare gli studenti delle scuole superiori alla cultura del benessere, della solidarietà e del dono. Un percorso formativo strutturato, fatto di lezioni, laboratori e momenti di incontro, che metterà al centro decine di ragazze e ragazzi chiamati a diventare protagonisti attivi e consapevoli.
Dopo l’avvio sperimentale del 2025 al “Da Vinci”, la seconda edizione approda quest’anno all’IIS Giorgi Fermi, coinvolgendo le clas-

si quarte e quinte degli indirizzi Odontotecnico, Biotecnologie e Chimica. Gli studenti lavoreranno al fianco di professionisti sanitari, educatori, volontari e comunicatori per trasformarsi in peer educator capaci di parlare ai propri coetanei e diffondere il valore del dono e del volontariato.
Il progetto si inserisce in una rete più ampia che comprende anche la collaborazione con AVIS Treviso: gli studenti saranno incoraggiati a portare nuovi donatori a iscriversi all’Associazione Volontari Italiani del Sangue. Prevista anche la possibilità di aderire ad ADoCeS, l’associazione dei donatori di cellule staminali emopoietiche, rafforzando il legame tra informazione,




scelta personale e impegno civico. Due gli obiettivi operativi fissati per i partecipanti: accompagnare nuovi donatori alla Giornata dell’idoneità al dono di sangue e produrre una puntata di video podcast destinata ad arricchire la raccolta nazionale delle sezioni AIL che aderiscono al programma. Sergio Leonardi, presidente di AIL Treviso, ringrazia la dirigente scolastica Giuliana Milana per la disponibilità e la docente referente Laura Martorano per il lavoro di coordinamento, ricordando che il progetto continua a intrecciare scuola, sanità e volontariato e a parlare ai giovani con il loro linguaggio per costruire una comunità più consapevole e solidale.





L’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso ottiene l’accreditamento europeo per la chirurgia del tumore ovarico
L’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso ha ottenuto un importante riconoscimento a livello internazionale: la Ginecologia del nosocomio trevigiano è stata ufficialmente accreditata dalla European Society of Gynaecological Oncology (ESGO), una delle principali autorità europee nel campo della ginecologia oncologica. Questo prestigioso accreditamento certifica l’eccellenza del reparto nella cura e chirurgia del carcinoma ovarico avanzato, ponendo l’ospedale di Treviso tra i centri di riferimento in Europa per il trattamento di tumori ginecologici. Il riconoscimento si basa su una serie di criteri rigorosi, che includono l’esperienza chirurgica nelle operazioni complesse, la qualità dei risultati clinici, il continuo impegno nella ricerca scientifica, l’accesso a trial clinici innovativi e una forte attenzione alla centralità della paziente. Grazie a questo accreditamento, il Ca’ Foncello non solo si conferma come centro di eccellenza, ma entra a far parte di una rete di centri accreditati in tutta Europa, mettendo a disposizione delle pazienti le migliori cure possibili. Il direttore generale dell’Ulss 2 Marca Trevigiana, Francesco Benazzi, ha sottolineato che questo risultato rappresenta un traguardo straordinario per l’intera sanità veneta e per l’ospedale Ca’ Foncello, riconosciuto come punto di riferimento nella cura dei tumori ginecologici. “Il nostro impegno nella ricerca e nell’innovazione, insieme alla qualità del team multidisciplinare, ci consente di offrire alle pazienti cure di altissimo livello, in linea con gli standard internazionali”, ha dichiarato Benazzi, esprimendo grande orgoglio per il risultato raggiunto. L’accreditamento ESGO, che dal 2010 promuove la formazione e la qualità nella gestione dei tumori ginecologici, attesta anche l’approccio multidisciplinare del Ca’ Foncello, che coinvolge oncologi, chirurghi, radioterapisti, radiologi, anatomo-patologi, infermieri e altre figure sanitarie. Questo lavoro di squadra garantisce un percorso di cura integrato, che mette sempre al centro il benessere della paziente.
























Esami meno invasivi. Lo strumento, dal valore di 70mila euro, permetterà analisi avanzate tramite biopsia liquida
Un nuovo passo avanti per la diagnosi dei tumori in Veneto arriva dall’Istituto Oncologico Veneto, che può ora contare su una tecnologia innovativa grazie alla donazione dell’Associazione Piccoli
Punti. L’associazione ha infatti messo a disposizione dello IOV un macchinario per la cosiddetta “biopsia liquida”, uno strumento che permette di individuare e seguire l’evoluzione della malattia attraverso semplici campioni biologici, come il sangue, evitando in molti casi procedure più invasive. L’apparecchiatura è stata destinata al Laboratorio di Biopsia Liquida Integrata, all’interno dell’unità che si occupa di immunologia e diagnosi molecolare oncologica. In termini pratici, il nuovo strumento consente di analizzare con grande accuratezza minuscole tracce di materiale genetico e altri segnali della presenza del tumore, migliorando sia l’attività clinica sia quella di ricerca.
Questa metodologia si rivela particolarmente preziosa nel caso dei tumori della pelle, come il melanoma, una patologia che in Veneto continua a causare circa 200 decessi ogni anno. Grazie alla biopsia liquida, i medici possono controllare l’andamento della malattia in modo più rapido e meno


traumatico per i pazienti, intervenendo tempestivamente se emergono segnali di peggioramento.
Il commissario straordinario Francesco Benazzi ha sottolineato come la collaborazione tra sanità pubblica e realtà del territorio possa tradursi in benefici concreti per i cittadini, migliorando i percorsi di diagnosi e cura e rafforzando allo stesso tempo la ricerca clinica. Questo il commento di Benazzi al termine dell’incontro con la stampa.
Sulla stessa linea il direttore scientifico Antonio Rosato, che ha evidenziato l’importanza di investire in strumenti capaci di rendere le terapie sempre più mirate sulle caratteristiche di ciascun paziente.
Dal mondo della ricerca arriva infine un richiamo all’importanza della prevenzione. Carlo Riccardo Rossi,

referente scientifico dell’Associazione
Piccoli Punti, ha ricordato che educazione e diagnosi precoce restano armi decisive contro il melanoma, ma che per i casi più complessi è fondamentale disporre di tecnologie avanzate in grado di personalizzare le cure, con vantaggi sia per i malati sia per il sistema sanitario.
La dottoressa Maria Chiara Scaini, responsabile del laboratorio di biopsia liquida integrata, spiega i vantaggi delle terapie ad hoc rese possibili da questo nuovo strumento.
La donazione, del valore complessivo di 70 mila euro, è stata resa possibile grazie al contributo della Fondazione
Elisabetta Canale e della Fondazione
Biondani Ravetta, che hanno coperto interamente il costo dell’apparecchiatura.
Nicola Canella
Trevigiano, ortopedia e traumatologia in crescita
Un anno di risultati significativi per l’Unità operativa complessa di Ortopedia e Traumatologia degli ospedali di Montebelluna e Castelfranco Veneto. Nel corso del 2025 il reparto, guidato dal dottor Alessandro Geraci, ha superato quota 2.100 interventi chirurgici, registrando un netto incremento dell’attività, l’ampliamento dell’offerta terapeutica e un deciso miglioramento nell’organizzazione del personale, con ricadute positive anche sulla riduzione delle liste d’attesa. Nel dettaglio, gli interventi eseguiti sono stati circa 2.150 e hanno coinvolto 1.500 pazienti ricoverati, 200 trattati in regime di day hospital e 450 sottoposti a chirurgia ambulatoriale. Particolarmente rilevante il dato relativo alla traumatologia d’urgenza: oltre il 90% delle fratture di femore, quasi 350 casi complessivi, è stato operato entro le 48 ore dall’accesso. In crescita anche l’attività ambulatoriale legata alla chirurgia della mano e del piede, con interventi su alluce valgo, deformità delle dita, neuroma di Morton e cisti, che hanno consentito la dimissione del paziente nella stessa giornata. Questo sviluppo è stato possibile grazie all’introduzione di nuovi protocolli di anestesia locale e al rafforzamento dell’ambulatorio infermieristico, coordinato da Nicola Merlo e Orietta Lucato, che ha permesso di ottimizzare l’utilizzo delle sale operatorie. Ne ha beneficiato in particolare la chirurgia protesica di anca e ginocchio, i cui volumi sono raddoppiati rispetto al 2024. Risultati importanti anche sul fronte organizzativo. Il reparto ha completato la stabilizzazione dell’organico medico, passando da tre a dodici professionisti strutturati e superando definitivamente il ricorso ai medici a gettone. Una scelta che ha reso la struttura più attrattiva anche per i giovani specializzandi e ha consentito un netto abbattimento delle liste d’attesa: nel 2025 sono state effettuate oltre 25.500 visite ambulatoriali, con un aumento del 30% rispetto al 2023 e il 99% delle prestazioni garantite entro i tempi di priorità. Nel corso dell’anno è stata inoltre ampliata l’offerta terapeutica. È stato anche riattivato l’ambulatorio di ortopedia emofilica, in collaborazione con l’Unità operativa di Medicina interna dell’ospedale di Castelfranco Veneto. Parallelamente, il reparto ha rafforzato il proprio profilo scientifico grazie a nuove collaborazioni, tra cui quella con il NYU Langone Orthopedic Hospital di New York, oltre a partnership con altre realtà sanitarie italiane.
























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