Nell’ultimo biennio la mobilità nel nostro Veneto è tornata, a pieno regime, ai ritmi frenetici del periodo pre-pandemico. Spostamenti per lavoro, studio e un turismo sempre più pervasivo hanno riportato il traffico a livelli massimi. Ma cosa ci dicono i numeri dell’ultimo rapporto Istat sulla sicurezza stradale? Il quadro che emerge è in chiaroscuro, ma con un raggio di luce che merita la nostra attenzione. Il dato più incoraggiante riguarda gli incidenti mortali: la prima metà del 2025 ha mostrato una riduzione degli incidenti con lesioni (-1,3%) e delle vittime, in linea con un calo generale. Nel 2024, le vittime sulle nostre strade furono 269. Numeri ancora tragicamente alti, ma che raccontano un calo un calo significativo. L’indice di mortalità in Veneto è calato da 2,4 a 2,1 decessi ogni 100 incidenti. Si tratta di un risultato d’eccellenza se confrontato con la sostanziale stagnazione del dato nazionale. Guardando lontano, dal 2010 a oggi, la nostra regione ha ridotto la mortalità stradale di oltre il 32%, superando la media italiana. Tuttavia, non è il momento di brindare. Se le “croci” diminuiscono, il numero complessivo di incidenti e di feriti è in lieve aumento, rispettivamente dello 0,7% e dell’1,3%. Questo scollamento ci suggerisce che, sebbene la sicurezza dei veicoli e la tempestività dei soccorsi riescano a salvare più vite, la frequenza degli impatti resta legata a distrazioni e volumi di traffico critici. Il Veneto, inoltre, è tra le regioni più colpite per mortalità ciclistica, con 27 ciclisti deceduti registrati nel 2025. Ogni incidente rappresenta un costo umano e sociale immenso e non possiamo abbassare la guardia.
di Rovigo
Ulss 5 Polesana, il nuovo direttore generale Filippi:
“Le persone vera risorsa”
Bilancio regionale ultimi ritocchi prima del varo definitivo: parla l’assessore Giacinti
SICUREZZA STRADALE,
ANCORA APERTA:
Tra attraversamenti pericolosi, parcheggi selvaggi e telecamere da potenziare, il Comune prova a correre ai ripari
“Quello di Lupin III”: Davide Zanella, artista punto di riferimento per la comunità pop
IL BILANCIO DEI PRIMI DUE ANNI DI AMMINISTRAZIONE CITTADIN
Il punto sulle principali azioni avviate e sui progetti ancora in programma per la città
L’assessore regionale: stanziati subito 18 milioni per le borse studio, attenzione al disagio giovanile
Liceo classico, scelta da eroi
Giampiero Beltotto
D
ite la verità: non mandate i vostri figli al classico perché avete paura del loro fallimento, quindi, non scommettendo sulla loro intelligenza, sulla loro capacità di abnegazione, di sacrificio, di volontà ferrea, scegliete per loro un percorso agevole. Quanti dei lettori di questo giornale hanno frequentato il glorioso liceo classico? Ricorderanno le ore trascorse sui Promessi Sposi, sull’aoristo passivo, su Tacito (intraducibile tanto quanto Quintiliano) o su Platone, che mi toccò alla maturità.
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Gatto Rossini: il “sindaco onorario” avrà una statua
In programma una statua per ricordare Rossini, il gatto che negli anni è diventato una vera mascotte cittadina. L’amministrazione comunale, dopo la sua recente scomparsa, sta valutando la realizzazione di un monumento che possa riprodurre fedelmente l’animale tanto amato dai rodigini. A Rovigo il ricordo di Rossini è ancora molto vivo, dato che il gatto, per anni ha frequentato i luoghi simbolo della città – dal municipio al tribunale, fino alla provincia, diventando quasi un amico per tanti cittadini. Proprio per questo l’idea di dedicargli una statua continua a prendere forma.
A raccontarlo è la sindaca Valeria Cittadin, che sottolinea come l’affetto dei rodigini non si sia mai spento. “Continuo a ricevere opere dedicate a lui: quadri, dipinti e lavori artistici che testimoniano quanto fosse amato. Un legame nato negli anni grazie alla sua presenza costante nei luoghi pubblici della città. Rossini era infatti noto per la sua abitudine di muoversi liberamente tra le istituzioni. Entrava spesso in Comune, dove aveva persino una sedia tutta per sé, ma lo si poteva incontrare anche in tribunale o negli uffici della provincia. La sua presenza era diventata così familiare che molti cittadini, e perfino visitatori provenienti da altre città, cercavano di incontrarlo, dato che era diventato parte integrante della nostra quotidianità, tanto che molti lo avevano affettuosamente soprannominato il “sindaco onorario” di Rovigo. Un legame che continua a vivere nel ricordo della città”.
A sostenere l’iniziativa è anche il consigliere regionale Valerio Benetti, che ha messo a disposizione risorse personali per la realizzazione dell’opera, pensata per mantenere vivo il ricordo di un gatto che negli anni è diventato un simbolo affettuoso della città.
Giacomo Trivellato
Il simbolo della città potrebbe essere celebrato
Liceo classico, scelta da eroi Giampiero Beltotto
Sapete che cosa diceva la mia insegnante nel liceo milanese di cui lei era Papessa riconosciuta e riverita? Che lì per lì avremmo trovato i Promessi Sposi noiosi, ma quando saremmo diventati vecchi o nei giorni della malinconia, proprio quelle pagine dell’eterno don Lisander ci avrebbero ristorato l’anima. La Papessa (unico arbitro della nostra esistenza in quegli anni) ci insegnò anche a leggere, nel senso di articolare le parole a voce alta in modo tale che gli altri capiscano perché “non leggi per te e basta, ma per tutto il mondo e devi leggere ad alta voce e lentamente per capire, per gustare le parole e per trasmetterle”. Leggo che al classico, proprio quello del 1923 pensato dal fascistissimo Giovanni Gentile, grazie al quale abbiamo la più bella scuola del mondo, ci va il cinque per cento dei nostri ragazzi. Credo che la percentuale corrisponda al numero di italiani che si entusiasmano per il bello in sé, cioè per ciò che ci rende umani. A casa mia anche figli e nipoti considerano il classico la scuola dell’obbligo perché non possiamo concepirci senza quelle cose inutili che sono la letteratura, il greco e il latino, la filosofia. Ho scoperto con orrore che il legislatore ha tolto la magnifica differenza con tutte le altre scuole, l’avere cioè la quarta e la quinta ginnasio. Tutti uguali ci vogliono. Nelle infinite porcherie commesse a danno della scuola, questa la considero tra le peggiori, come la fine del riassunto e la lallazione che insulta i nostri ragazzi perché li vuole incapaci di reggere allo stress del risultato, quasi che la vita sia una noiosa passeggiata sull’olio scivoloso della parità. Ah certo, dovete considerare i vostri figli un po’ eroi per iscriverli al classico, dei magnifici figli di Sparta e di Atene. Vostro figlio come Leonida che ci salvò con anche meno del cinque per cento dalle invasioni e che quando l’imperatore nemico gli ingiunse di abbassare lo scudo perché erano troppo pochi per salvare la pelle, rispose “vieni a prenderlo”. O vostra figlia come Aspasia di Atene compagna di Pericle e con lui all’origine di quella che noi poveracci chiamiamo democrazia: la ragazza potrebbe lavorare con onore nella comunicazione. Saranno gli unici, i vostri figli, che quando il telecronista dice “naiki” avvertiranno un brivido d’orrore lungo la schiena, ma saranno quelli che dopo cinque anni non rinunceranno a pensare con la propria testa e a concludere che “uno vale uno lo dici a tua sorella”. Se li volete forti i figli e se scommettete su di loro chiedete la sezione aspra e dura dove c’è il professore di filosofia che insegna Platone e Sant’Agostino e non comizia di politicamente corretto. Pure qualche scappellotto farebbe bene a chi decide per il classico ma so che questo finale potrebbe alzare un polverone. Rinuncio allo scappellotto, ma per favore ritorniamo al vecchio ma sempre giovanissimo ginnasio. Quarta e quinta, s’intende. Astenersi perditempo e perdigiorno. E poi come dice il Maestro Arbore, “meno siamo, meglio stiamo”. continua da pag. 1
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Redazione:
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L’intervista. Il sindaco ripercorre i risultati raggiunti e i cantieri aperti
Cittadin: “Difesa del pubblico, mobilità e sicurezza le nostre priorità”
Aquasi due anni dall’insediamento dell’amministrazione comunale, il sindaco di Rovigo Valeria Cittadin traccia un primo bilancio dell’attività svolta e dei progetti in corso. Dai servizi di riqualificazione, alla sicurezza, fino alle prospettive economiche e sociali della città.
Sindaco, siamo quasi al secondo anno di mandato. Qual è il risultato di cui va più orgogliosa?
“Sicuramente il fatto di essere riusciti a mantenere pubblica la nostra casa di riposo. Quando mi sono insediata c’era il rischio concreto di una privatizzazione. Invece abbiamo lavorato molto, soprattutto attraverso il confronto con la Regione con cui era aperto anche un contenzioso.
Siamo riusciti a chiuderlo con una transazione e questo ha permesso di salvaguardare la natura pubblica della struttura. Per me è un risultato fondamentale, perché garantisce ai cittadini e a tutto il territorio un presidio pubblico in un settore delicato come quello dell’assistenza agli anziani, soprattutto considerando che la popolazione invecchia sempre di più e i casi di non autosufficienza sono destinati ad aumentare”.
Quali sono invece gli obiettivi principali, su cui c’è ancora lavoro da fare?
“Gli obiettivi sono molti e riguardano diversi ambiti. Uno dei temi a cui teniamo molto è la sicurezza delle strutture sportive: palestre, impianti e palazzetto dello sport sono luoghi fondamentali per la vita della comunità. Spesso sono gestiti da associazioni sportive e polisportive che lavorano grazie al volontariato. Lo sport è importantissimo per i giovani perché rappresenta un luogo educativo dove imparare a stare insieme, rispettare le regole e crescere.
Un altro progetto riguarda lo spostamento della stazione delle corriere. Da oltre vent’anni è collocata in una piazza con una soluzione che doveva essere temporanea. L’idea è trasferirla nell’area della stazione ferroviaria, nello spazio oggi occupato dallo scalo merci, grazie alla collaborazione con Ferrovie dello Stato e questo permetterebbe di creare un vero polo intermodale e migliorare la mobilità. Inoltre stanno per partire i lavori per la rotatoria al semaforo di Borsea, un incrocio che tutti i cittadini conoscono per le lunghe attese”.
Parliamo di un tema molto discusso: le trivellazioni nel Delta del Po. Qual è la sua posizione?
“Spesso la mia posizione è stata fraintesa. Io non ho mai detto di essere favorevole alle trivellazioni, ma nemmeno di essere contraria a priori. Oggi esistono tecnologie molto diverse rispetto al passato e credo che su questioni così delicate sia giusto affidarsi alla scienza e ai tecnici. Se gli esperti diranno che ci sono rischi per il territorio sarò la prima a dire no. Ma se invece verrà dimostrato che non c’è pericolo, credo che sia giusto valutare anche questa possibilità. Soprattutto in un momento storico in cui il tema dell’autosufficienza energetica del Paese è molto importante”.
Per quanto riguarda la sua politica interna, viene definita da fuori come discontinua a causa dei cambi degli assessori. Secondo lei questo fattore può destabilizzare il suo esecutivo?
“Cambiare un assessore non è mai semplice, perché quando si sceglie una squadra lo si fa con convinzione. Però io da sindaco ho una responsabilità molto grande: se qual-
cosa non funziona la responsabilità ricade su di me. Le scelte che ho fatto, le ho compiute pensando al bene dell’amministrazione e della città e nel momento in cui ho pensato che, dal punto di vista della squadra fosse meglio resettarla, l’ho fatto ma non mi sono pentita di queste scelte, anche se hanno portato delle frizioni. Mi prendo carico di questa strada, perché la faccia è la mia e io vado avanti con le persone che ritengo sappiano fare squadra nella maniera migliore. È un po’ come nello sport: se anche solo una persona non rema nella stessa direzione rischia di compromettere il lavoro di tutta la squadra”.
Tema sicurezza: la “zona rossa” è stato uno dei suoi provvedimenti più discussi. Che bilancio si sente di dare? Verrà mai riproposta?
“È stata una decisione presa dalla prefettura dopo un grave fatto di cronaca avvenuto in centro. Io ho sostenuto questa scelta perché la città aveva bisogno di sentire la presenza dello Stato. La zona rossa ha comportato un rafforzamento dei controlli e della presenza delle forze dell’ordine, tutte misure che i cittadini hanno percepito ed apprezzato questa maggiore sicurezza e credo sia stato un segnale importante. Per quanto riguarda il rinnovo di questa misura, al momento non verrà istituita in maniera ufficiale, ma i controlli continueranno ad essere presenti lungo il territorio, istituendo, seppur in quantità ridotta, anche il terzo turno della nostra polizia locale proprio per aumentare questa sensazione di presidio, che non è solo una sensazione, è anche una una presenza di controllo che credo abbia una funzione importantissima”.
La possibilità di inaugurare un cimitero islamico non l’ha mai trovata d’accordo. Ci sono motivi logistici dietro questa scelta? Oppure si tratta di una decisione di principio?
“La mia è assolutamente una posizione di principio, non mi nascondo. Rovigo ha un cimitero laico e aperto a tutti. Non credo sia giusto creare luoghi separati: non ne vedo la necessità dato che l’integrazione passa anche dalla condivisione degli spazi”.
Come sta il territorio di Rovigo dal punto di vista economico? Vede segnali di crescita nell’ambito del lavoro e dello sviluppo?
“Ci sono sicuramente alcuni segnali positivi che fanno ben sperare, come ad esempio la crescita dell’imprenditoria femminile, un fenomeno che negli ultimi anni sta diventando sempre più significativo anche nel nostro territorio. Allo stesso tempo però non possiamo nascondere che il commercio stia attraversando una fase difficile. Basta guardare il centro città, dove purtroppo vediamo diverse serrande abbassate, un segnale che riflette una situazione complessa che riguarda non solo Rovigo ma molte realtà italiane. Per questo credo che servano politiche coordinate tra istituzioni, associazioni di categoria e territorio, con l’obiettivo di rendere la città più attrattiva e sostenere chi decide di investire e lavorare qui”.
L’arrivo di Amazon ha cambiato la logistica e l’economia del territorio. Che impatto si aspetta per la città e per l’occupazione?
“Amazon rappresenta senza dubbio una grande opportunità dal punto di vista occupazionale. L’arrivo di una realtà di queste dimensioni ha portato lavoro e ha attirato sul
territorio molte persone che arrivano anche da altre zone per lavorare a Rovigo. Allo stesso tempo però questo ha fatto emergere con ancora più evidenza un tema importante per la città, cioè quello della casa. Se vogliamo essere una città che cresce e che accoglie nuovi lavoratori dobbiamo anche essere pronti a offrire soluzioni abitative adeguate. È un aspetto su cui stiamo riflettendo molto, perché lo sviluppo economico deve essere accompagnato anche da una capacità di risposta dal punto di vista dei servizi e dell’abitare”. Nell’ambito sociale, come definisce il rapporto tra i il comune e i giovani?
“Io credo che i giovani rappresentino davvero il vero tesoro della nostra comunità. Spesso si sente dire che le nuove generazioni non hanno valori o che sono distanti dalla vita sociale, ma la mia esperienza è molto diversa. Entrando nelle scuole e parlando con i ragazzi si scoprono spesso esempi bellissimi di impegno, di sensibilità e di partecipazione. Per questo motivo riteniamo molto importante creare spazi in cui possano esprimersi e sentirsi coinvolti nella vita della città. Proprio in questa direzione stiamo lavorando per riattivare il Forum dei giovani, che può diventare uno strumento utile per dare loro voce, ascoltare le loro idee e renderli protagonisti del futuro di Rovigo”.
Giacomo Trivellato
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Sicurezza stradale/1. Restano aperte alcune questioni e la necessità di rendere più sicuri gli spostamenti
Pedoni a rischio e camion nelle frazioni
L
’assessore alla Sicurezza urbana Michele Aretusini fa il punto su una serie di interventi che puntano a rendere più sicuri gli spostamenti in città, a partire dalla tutela dei pedoni. Tra le misure allo studio ci sono l’installazione di dissuasori di velocità, pannelli elettronici e semafori a chiamata nei punti ritenuti più critici. In alcune zone, infatti, l’attraversamento pedonale necessita di strumenti più efficaci per garantire la sicurezza ai cittadini, soprattutto in presenza di traffico sostenuto. Parallelamente, il corpo di Polizia Locale sta lavorando a nuove ordinanze per contrastare i parcheggi selvaggi, in particolare le auto lasciate sopra le piste ciclabili, una problematica frequentemente segnalata dalla cittadinanza. “Gli interventi –fa sapere l’assessore -saranno accompagnati dal potenziamento della segnaletica verticale e orizzontale, per rendere più chiari divieti e percorsi”.
È previsto il potenziamento del
sistema di videosorveglianza per un importo di circa 200mila euro, con l’estensione delle telecamere anche nelle frazioni di Mardimago e Granzette. L’intervento interesserà inoltre i cimiteri, a partire da quello del centro, dove recentemente si sono verificati diversi furti.
Un capitolo importante riguarda anche il traffico pesante, che in alcune frazioni rappresenta da anni una criticità. Per affrontare il problema in modo strutturato, il Comune ha installato sensori in grado di monitorare il numero dei mezzi in transito e le direttrici maggiormente percorse. “Il monitoraggio, avviato lo scorso anno - informa l’assessore -, consentirà di avere dati certi sull’incidenza dei camion nelle diverse aree della città e di predisporre ordinanze mirate per limitarne il passaggio dove vibrazioni e rumori incidono sulla qualità della vita dei residenti”. Non manca l’attenzione ai servizi e all’inclusione. “Nell’ultimo anno sono state recuperate e attuate una
trentina di ordinanze per parcheggi riservati alle persone con disabilità che, pur richieste da molti anni, non erano mai state realizzate – prosegue Aretusini -. Un lavoro svolto in sinergia tra polizia locale, lavori pubblici e ufficio manutenzioni, a cui si aggiungono quattro stalli dedicati alle mamme e alle donne in gravidanza”. Tra le misure legate alla mobilità sostenibile rientra anche il bonus taxi, per il quale risultano 100mila euro fermi in un cassetto. Si tratta di fondi ministeriali assegnati nel 2020, durante l’emergenza Covid, con l’obiettivo di garantire sconti sulle corse taxi e Ncc a favore di anziani, persone con disabilità e cittadini “fragili”. Le risorse, però, sono rimaste a bilancio senza essere impiegate.
La città continua a rafforzare il corpo di polizia locale
L’amministrazione di Rovigo prosegue il percorso di trasformazione del corpo di polizia locale con nuove assunzioni e un cambio al vertice. È questa la linea portata avanti dall’assessore alla Sicurezza e Polizia Locale Michele Aretusini, con l’obiettivo di garantire maggiore presenza degli agenti sul territorio e un servizio più vicino ai cittadini. L’organico sarà ampliato grazie all’inserimento di un nuovo agente di Polizia locale, per potenziare i controlli e rendere più efficiente l’attività quotidiana del corpo. “Per la nuova assunzione andremo ad attingere alla graduato-
ria del recente bando pubblicato a settembre/ottobre 2025”-informa l’assessore Aretusini Attualmente il corpo conta 42 unità: il comandante, il vice comandante, tre ufficiali, 32 agenti, un ausiliario del traffico e cinque addetti all’amministrazione. Per guidare questa fase di rafforzamento è previsto l’ingresso di un nuovo comandante. “Il bando si è chiuso nei giorni scorsi e, concluse le procedure, l’incarico dovrebbe partire entro aprile, subentrando all’attuale responsabile”- spiega l’Assessore- Il percorso di potenziamento si inserisce in un lavoro già avviato il 6
“Abbiamo contattato il Ministero competente per verificare se sia ancora possibile utilizzarle, per evitare di perdere un’opportunità concreta per la cittadinanza” sottolinea l’Aretusini. Infine, per quanto riguarda le asfaltature, l’assessore precisa che gli
novembre scorso, con l’introduzione del terzo turno serale. Gli agenti, oltre all’orario quotidiano, sono operativi sulle strade fino alla mezzanotte del giovedì, venerdì e sabato. Il tutto viene svolto in collaborazione con la Questura e a supporto delle forze dell’ordine. Per l’assessore Aretusini, l’obiettivo è chiaro: rendere la polizia locale più presente e vicina ai cittadini, con più agenti sulle strade, una struttura interna più efficiente e una guida capace di accompagnare il corpo di Polizia locale in questa fase di crescita, per una sicurezza urbana più percepita da tutti. (g.f.)
interventi saranno programmati secondo priorità tecniche, concentrandosi sui punti più critici e urgenti, considerato che per una riqualificazione complessiva della rete viaria sarebbero necessari investimenti di milioni di euro. Guendalina Ferro
Michele Aretusini, assessore alla sicurezza urbana
Sicurezza stradale/2. La nuova struttura di Calà del Moro è inserito in un programma da 55 milioni
Il nuovo ponte cambia il Polesine
Un nuovo tassello verso la realizzazione di una mobilità moderna, integrata e sostenibile si è aggiunto con la restituzione alla cittadinanza e agli operatori del nuovo ponte di Calà del Moro, nel Comune di Bagnolo di Po, risolvendo uno dei principali colli di bottiglia lungo l’Idrovia FisseroTartaro-Canalbianco.
“Intervenire sulle infrastrutture significa dare risposte concrete alle imprese, ai lavoratori e alle comunità locali, consolidando il ruolo del Veneto come piattaforma logistica di riferimento tra Adriatico ed Europa centrale. L’opera si inserisce in un più ampio programma di riqualificazione del sistema idroviario padano-Veneto, sostenuto da un finanziamento complessivo di 55 milioni di euro. Le risorse consentono, tra l’altro, la sistemazione di altre due infrastrutture nel Rodigino: il ponte ferroviario di Rosolina e il ponte stradale di Trecenta”, ha dichiarato Marco Zecchinato, assessore alle Infrastrutture e al Governo del Territorio della Regione del Veneto. “Si tratta di investimenti strategici che permettono di adeguare le nostre idrovie agli standard europei, promuovendole come alternativa concreta al trasporto su gomma e su ferro, in un’ottica di mobilità sostenibile e intermodale”.
L’intervento di rifacimento del ponte, dal valore complessivo di 4,3 milioni di euro, è stato gestito da Infrastrutture Venete S.r.l., con finanziamenti nazionali e del programma CEF 2021-2027. Avviato
poco più di un anno fa, il cantiere ha eliminato le pile in alveo e aumentato il tirante d’aria da 5,25 metri a 7 metri, consentendo il passaggio delle imbarcazioni appartenenti alla classe Va CEMT. La nuova struttura, a campata unica e lunga 59 metri, in acciaio e calcestruzzo, assicura il pieno transito delle unità commerciali lungo l’idrovia, rafforzando il collegamento con il sistema logistico verso l’Adriatico. Dal punto di vista viabilistico, il ponte dispone di una carreggiata larga 8,5 metri, articolata in due corsie da 3,25 metri ciascuna con banchine laterali e marciapiedi di 1,5 metri per la sicurezza dei pedoni. L’intradosso dell’impalcato si colloca a quota +13,96 metri sul livello del mare medio, migliorando sensibilmente la navigabilità. L’opera è completata da interventi di difesa spondale a tutela della stabilità idraulica e da un sistema di monitoraggio strutturale continuo 24 ore su 24.
“Le soluzioni ingegneristiche e tecnologiche adottate rappresentano un investimento strategico per la sicurezza, la sostenibilità e la competitività di questa parte di idrovia- ha spiegato Alessandra Grosso, Direttore Generale di Infrastrutture Venete. Crediamo che il nuovo ponte di Calà del Moro possa migliorare in modo significativo la viabilità locale, rendendo più fluidi e sicuri i collegamenti stradali, e consolidare al contempo il ruolo dell’idrovia come asse strategico anche per lo sviluppo economico del territorio Polesano”.
Soddisfazione è arrivata anche da Elisa De Berti, consigliere regionale con delega alle Infrastrutture: “Il completamento di quest’opera strategica segna un ulteriore passo avanti nella riqualificazione del nostro sistema idroviario. Grazie all’operato di Infrastrutture Venete, braccio operativo della Regione, stiamo trasformando una rete di 500 chilometri, 223 dei quali appartenenti al sistema TEN-T, in un’infrastruttura moderna, sicura ed efficiente. Gli interventi messi in campo in questi anni per il potenziamento di assi navigabili, come la Mantova-Venezia, la Litoranea Veneta e il Naviglio Brenta, costituiscono il cuore di un programma di sviluppo regionale volto a coniugare competitività commerciale e attrattività turistica. In questo modo consegniamo al territorio una mobilità sempre più intermodale e sostenibile, capace di connettere il Veneto all’Europa e valorizzare un asset fondamentale per la crescita della nostra Regione”.
Guendalina Ferro
Crivellari interviene sulla sicurezza stradale
Nel solo 2024 il Comune di Rovigo ha incassato almeno 3 milioni di euro dalle infrazioni al Codice della strada, con almeno il 50% delle risorse che per legge dovrebbe essere destinato a interventi di sicurezza stradale. Nonostante i fondi disponibili, secondo Diego Crivellari, consigliere comunale del PD, “non abbiamo ancora la percezione di una reale attenzione e di un’iniziativa continua sul tema per la nostra città”. Crivellari evidenzia la necessità di un approccio organico e di lungo periodo: “Non abbiamo ancora percepito l’emergere di un cambio di passo reale”. Tra le priorità indicate dal consigliere vi è la formazione e l’educazione stra-
dale, soprattutto per i più giovani: “Vorremmo che si investisse di più sulla formazione e sull’educazione stradale per i più giovani”. Fondamentale anche la promozione della mobilità sostenibile e delle piste ciclabili: “La mobilità dolce e le ciclabili vanno incentivate in modo razionale”, e una maggiore attenzione alla gestione dei parcheggi: “Deve essere posta attenzione al tema dei parcheggi, specialmente per residenti e pen-
dolari”. Il consigliere invita inoltre a rivedere il Piano del traffico, aggiornandolo e introducendo misure strutturate in ottica di smart city: “Si rifletta, come annunciato sul Piano del traffico, per eventualmente aggiornarlo e rivedere qualche scelta”. Infine, propone interventi concreti per la sicurezza dei pedoni: “Recenti investimenti sulle strisce pedonali dovrebbero indurci a prendere in considerazione il limite dei 30 km/h nel centro storico, almeno per le strade con carreggiata più stretta”. Per Crivellari, i fondi ci sono, ma occorre una strategia chiara e interventi mirati, capaci di trasformare le risorse in azioni concrete per rendere più vivibile la città. (g.f.)
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Marco Zecchinato
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Crivellari
Caso Trivelle nel Delta, presentata una mozione dell’opposizione
I l tema delle trivellazioni nel Delta del Po torna al centro del dibattito politico a Rovigo. Nelle scorse settimane è stata infatti presentata una mozione in Consiglio comunale che chiede al Comune di esprimersi chiaramente contro la possibile ripresa delle attività di estrazione nell’area. A promuovere l’iniziativa è il consigliere dell’opposizione Diego Crivellari, che sottolinea come la questione riguardi direttamente il territorio polesano e la sua sicurezza ambientale. Secondo il consigliere, il capoluogo deve assumere un ruolo attivo nella discussione, anche alla luce del passato della provincia di Rovigo, che ha già pagato conseguenze importanti legate alle estrazioni. La mozione sarà discussa nel prossimo Consiglio comunale, previsto in questo mese
L’ex
di marzo, e chiede all’amministrazione di esprimere una posizione contraria rispetto alla prospettiva di nuove trivellazioni nel Delta del Po, ipotesi tornata recentemente nel dibattito pubblico. Crivellari evidenzia inoltre come in passato su questo tema si sia spesso registrata una convergenza ampia tra forze politiche, istituzioni, associazioni e realtà economiche del territorio, comprese quelle impegnate nella tutela idraulica e nella sicurezza del suolo, come i consorzi di bonifica. Per questo motivo l’auspicio è che anche in questa occasione si possa arrivare a una posizione condivisa. Secondo il consigliere, infatti, proprio il Comune capoluogo dovrebbe farsi promotore di una posizione unitaria del territorio polesano contro la ripresa delle estrazioni, vista la
rilevanza ambientale ed economica della questione. Nel suo intervento Crivellari ha poi ribadito il ruolo dell’opposizione in Consiglio comunale, ha poi spiegato, che intende continuare a lavorare in modo propositivo ma con fermezza, portando all’attenzione dell’amministrazione anche altri temi considerati prioritari per la città. Tra questi, le infrastrutture, le politiche di integrazione, ma anche il rilancio culturale e turistico del territorio. La discussione sulla mozione, potrebbe dunque rappresentare un passaggio significativo per capire quale posizione assumerà l’intero Consiglio comunale di Rovigo su un tema che da sempre divide il dibattito pubblico ma che resta centrale per il futuro del Polesine.
Giacomo Trivellato
circoscrizione di Buso si trasforma in risorsa sociale
Ritorna a nuova vita l’edificio dell’ex circoscrizione di Buso, chiuso da anni e ormai inutilizzato. Giovedì 5 marzo, nel corso della presentazione ufficiale, il sindaco di Rovigo Valeria Cittadin e l’assessore ai Lavori Pubblici Lorenzo Rizzato hanno illustrato il progetto di riqualificazione che interesserà l’intero stabile, situato nel cuore della frazione, restituendolo alla comunità e trasformandolo in una risorsa sociale e abitativa. L’intervento, finanziato grazie a un bando regionale, prevede il completo recupero dell’edificio, con particolare attenzione agli impianti elettrici, termici e alle strutture necessarie per renderlo pienamente funzionale. Saranno realizzati quattro appartamenti destinati a persone in difficoltà, con l’obiettivo di offrire una risposta concreta a situazioni di fragilità abitativa e sociale. I la-
vori, secondo quanto annunciato dagli amministratori, partiranno entro pochi mesi, segnando un passo importante nel processo di valorizzazione urbana e sociale della frazione.
“Questo progetto coniuga riqualificazione urbana e inclusione sociale – ha spiegato il sindaco Cittadin –. Recuperiamo uno stabile strategico nel centro della frazione di Buso, dando risposta al bisogno di abitazioni e restituendo decoro al territorio”. Un intervento fortemente sollecitato dal presidente del Consiglio comunale Mattia Moretto e dalla consigliera Sara Moretto, che hanno seguito da vicino l’iter progettuale. L’assessore Rizzato ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa per la comunità: “Si tratta di un segnale concreto dell’attenzione dell’amministrazione verso le frazioni. Restituire vita a uno
stabile abbandonato e, allo stesso tempo, offrire un supporto abitativo a chi è in difficoltà, significa mettere al centro la nostra comunità”. Un ringraziamento particolare è stato rivolto all’Ufficio Patrimonio, che ha seguito tutto il percorso progettuale fino alla fase operativa.
Il recupero dell’ex circoscrizione di Buso
rappresenta un esempio concreto di come la riqualificazione urbana possa combinarsi con l’inclusione sociale. Un intervento atteso da anni, che promette non solo di restituire decoro a un edificio simbolo della frazione, ma anche di offrire opportunità abitative a chi ne ha maggiore bisogno, rafforzando il tessuto sociale. (g.t.)
Diego Crivellari
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Giovani e anziani insieme: al via “Scambi Gener…Attivi”
S ono entrati nel vivo i laboratori intergenerazionali del progetto “Scambi Gener…Attivi”, iniziativa che mette in relazione studenti e cittadini over 65 in un percorso condiviso di benessere, prevenzione e inclusione sociale. Protagonisti del progetto sono i ragazzi dell’ISS De Amicis di Rovigo e un gruppo di anziani del territorio, coinvolti in attività pensate per favorire lo scambio di competenze e il dialogo tra generazioni. L’iniziativa è promossa dalla Regione Veneto nell’ambito dell’Azione 4 del bando regionale ed è coordinata dal Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda ULSS 5 Polesana. La realizzazione è affidata a Laerte Servizi come cooperativa capofila, in collaborazione con Zico Cooperativa, il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica dell’ULSS 5, il Comune di Rovigo, l’ISS De Amicis e UISP Rovigo, con il supporto delle MGI Commenda, Sacro Cuore e Auser.
Il progetto punta a ridurre il divario generazionale attraverso attività concrete che promuovono salute e partecipazione attiva. I laboratori, ora operativi, si concentrano su due ambiti centrali: l’attività motoria, per incoraggiare stili di vita sani e sostenere l’autonomia degli anziani, e lo sviluppo delle competenze digitali, per favorire l’inclu-
sione tecnologica degli over 65. Attraverso il lavoro fianco a fianco, giovani e anziani condividono conoscenze ed esperienze: da un lato i ragazzi approfondiscono il tema dell’invecchiamento attivo, dall’altro gli adulti acquisiscono strumenti utili per orientarsi nel mondo digitale. L’obiettivo è anche contrastare l’isolamento sociale e rafforzare i legami di comunità. “Progetti come Scambi Gener…Attivi – sottolinea il direttore generale dell’Azienda ULSS 5 Polesana, Pietro Girardi – rappresentano
un esempio concreto di sanità di iniziativa e promozione della salute che coinvolge l’intera comunità. Favorire l’incontro tra giovani e anziani significa costruire relazioni solide, prevenire situazioni di fragilità e rafforzare il senso di appartenenza al territorio”. Un modello che valorizza la collaborazione tra scuola, sanità, enti del terzo settore e istituzioni locali, con l’obiettivo di rendere il territorio sempre più inclusivo e coeso.
Giacomo Trivellato
Carta d’identità cartacea addio dal 3 agosto
Dal 3 agosto 2026 la carta d’identità cartacea non sarà più valida. Per questo motivo il Comune di Rovigo invita i cittadini a verificare per tempo la propria situazione e se necessario, a richiedere la Carta d’Identità Elettronica (CIE), così da evitare disagi e corse dell’ultimo
minuto. Per agevolare il passaggio al nuovo documento, l’amministrazione comunale ha previsto aperture straordinarie dell’ufficio Anagrafe. Dopo il riscontro positivo registrato nel mese di febbraio, il servizio sarà riproposto anche a marzo, esclusivamente su appuntamento. Le aperture straordinarie sono per sabato 28 marzo, con orario dalle 8.30 alle 13.30. Per prenotare è necessario contattare il numero 0425 206308, attivo dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 13.00. Il Comune precisa che verrà data priorità ai cittadini sprovvisti di un documento di riconoscimento valido sia in Italia sia all’estero, come passaporto o patente di guida. L’invito dell’amministrazione è quello di non attendere la scadenza e di programmare per tempo il rilascio della CIE, così da garantire continuità nella validità dei propri documenti. (g.t.)
Viale Porta Adige, 45
rovigo@enaip.veneto.it
di formazione professionale per studenti scuola media #enaipveneto #lascuoladelfare #formazioneprofessionale
Svolta. Tre mesi in più per il “giallo” del Polo Natatorio
Marco Venuto subentra alla guida della Sesta Commissione
La sesta commissione consiliare cambia rotta:
Marco Venuto succede a Renato Campanile e annuncia un cambio di metodo con riunioni periodiche. Intanto slitta di tre mesi la conclusione dell’indagine politica sulla gestione del Polo Natatorio di Rovigo
Un cambio della guardia nel segno della discontinuità e una proroga necessaria per districare uno dei nodi amministrativi più intricati degli ultimi anni. Si è conclusa con queste direttrici la sesta commissione consiliare di Palazzo Nodari, riunitasi nelle scorse settimane per definire i nuovi assetti interni e, soprattutto, il destino dell’indagine politica sulla gestione della piscina comunale.
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dichiarato a margine della seduta. L’obiettivo è trasformare la sesta commissione da organo puramente tecnico-burocratico a centro propulsore di iniziativa politica. L’idea è quella di stabilire una convocazione fissa mensile, indipendentemente dal flusso di delibere che transitano dalla Giunta al Consiglio. Un cambio di passo che mira a favorire approfondimenti tematici e la valutazione di proposte autonome dei commissari, sottraendo l’attività consiliare alla sola funzione di “ratifica” degli atti amministrativi.
Il primo punto all’ordine del giorno riguardava la successione a Renato Campanile. Dopo la nomina di quest’ultimo ad assessore, la presidenza era rimasta vacante, gestita ad interim dal vicepresidente Palmiro Franco Tosini. L’elezione ha sancito il passaggio delle redini a Marco Venuto, esponente di spicco di Fratelli d’Italia, che assume così un ruolo di garanzia e coordinamento in una fase delicata per l’amministrazione cittadina.
mole impressionante di materiale raccolto. “La commissione ha già concluso le audizioni dei dirigenti comunali e dell’avvocatura civica”, ha spiegato il neopresidente Venuto. “Tutto è stato puntualmente verbalizzato, ma ne è scaturito un plico documentale estremamente consistente”.
Le prime dichiarazioni di Venuto non hanno lasciato spazio a dubbi: il consigliere punta a una trasformazione strutturale dell’organismo. “Voglio lavorare in discontinuità rispetto al passato”, ha
Il secondo tema, decisamente più spinoso, riguarda la Commissione speciale d’inchiesta dedicata all’analisi politico-amministrativa del Polo Natatorio di Rovigo. L’arco temporale sotto la lente d’ingrandimento è vasto e delicato: dal 1° maggio 2014 al 17 febbraio 2025. Un decennio abbondante di gestioni, convenzioni e passaggi burocratici che hanno segnato la storia recente della struttura di viale Porta Adige.
I commissari hanno approvato all’unanimità la proroga di tre mesi del termine per l’ultimazione dei lavori. Una scelta dettata dalla
I prossimi novanta giorni saranno dunque cruciali per lo studio delle carte. I commissari dovranno incrociare le testimonianze raccolte con i documenti prodotti dagli uffici per redigere la relazione finale. Il termine di tre mesi è stato ritenuto un tempo congruo non solo per la lettura, ma per una sintesi politica che faccia luce su eventuali zone d’ombra gestionali. Per la città di Rovigo, che attende risposte definitive sulla gestione della sua principale struttura natatoria, il countdown è ufficialmente ripartito.
NUOVA COLLEZIONE
Emergenza furti nel Polesine: l’offensiva delle bande “a tappeto” tra Rovigo e la provincia
Non si placa l’ondata di criminalità predatoria che da settimane sta tenendo sotto scacco il capoluogo polesano e i comuni della cintura urbana. La cronaca dell’ultimo weekend restituisce un quadro preoccupante: i malviventi non hanno risparmiato i centri di Adria, Porto Viro e Canda, confermando una mobilità territoriale che sfida i controlli delle forze dell’ordine. Il modus operandi appare ormai consolidato e standardizzato: incursioni rapide, “a tappeto”, studiate per massimizzare il bottino nel minor tempo possibile. I gruppi criminali che agiscono in queste zone prediligono lo scasso degli infissi per guadagnare l’accesso alle abitazioni. Una volta all’interno, le stanze vengono letteralmente messe a soqquadro in pochi minuti: i ladri puntano esclusivamente a contanti, gioielli e piccoli oggetti di valore facilmen-
te occultabili. Si tratta di bande che scelgono i propri bersagli non tanto per la ricchezza presunta dei proprietari, quanto per la facilità d’accesso. Un portoncino lasciato socchiuso o una finestra priva di protezioni diventano un invito irresistibile per chi cerca di colpire e sparire prima dell’arrivo di pattuglie o proprietari.
Mentre le indagini proseguono serrate, l’Arma dei Carabinieri e la Polizia di Stato ribadiscono quanto sia fondamentale la collaborazione attiva della cittadinanza. La prevenzione, infatti, non passa solo per telecamere e allarmi, ma per una rinnovata attenzione ai dettagli del quotidiano. Segnalare tempestivamente ai numeri di emergenza 112 o 113 ogni situazione anomala è il primo passo per sventare i colpi.
I segnali a cui prestare attenzione sono ormai noti, ma spesso sot-
tovalutati:
• Presenze insolite: Persone estranee al quartiere che si aggirano con insistenza, osservando con troppa attenzione le recinzioni o chiedendo informazioni pretestuose.
• Auto “sentinella”: Vetture che percorrono ripetutamente le stesse vie a velocità ridotta, quasi a voler mappare le abitudini dei residenti.
• Barriere fisiche: Anche una protezione non insormontabile può fare la differenza. Chiudere sempre a chiave, azionare i sistemi di sicurezza anche per uscite di pochi minuti e bloccare gli infissi sono accortezze che spesso spingono i ladri a desistere e a cercare bersagli meno “complicati”.
Rendere la vita difficile ai malviventi è, oggi più che mai, una responsabilità collettiva per restituire serenità a un territorio profondamente colpito.
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Aperto il portale per il Contributo di accesso 2026 a Venezia Sintoniz zati
ne e al pagamento del Contributo di accesso
Il provvedimento introduce anche per il 2026 un sistema articolato su due fasce di pagamen-
anticipata e migliorare la capacità di governo
ventuale applicazione a regime. Anche nel corso del 2026 il contributo non sarà applicato alle
isole minori individuate dal Regolamento comunale. L’orario di applicazione sarà dalle ore
nuta tramite il portale cda.ve.it, seguita dalle biglietterie Vela e da altri canali online.
La sperimentazione per il 2026 prevede complessivamente 60 giornate, secondo il seguente calendario.
Bollette. Nel 2026 il conto sarà ancora più salato
Rovigo è la provincia più cara del Veneto per l’energia
Con il conflitto in Iran si teme una stangata record da oltre 2.800 euro annui a famiglia
I l portafoglio delle famiglie polesane è sotto assedio. Non si tratta solo di una sensazione diffusa tra i consumatori, ma di un dato statistico certificato: la provincia di Rovigo si conferma l’area più costosa del Veneto per quanto riguarda i consumi energetici domestici. Una situazione che, alla luce delle recenti tensioni internazionali e dello scoppio del conflitto in Iran, rischia di trasformarsi in una vera e propria emergenza economica nei prossimi dodici mesi. Secondo un’analisi dettagliata condotta dal portale Facile.it, realizzata monitorando i consumi dichiarati da oltre 95.000 utenze regionali, il Polesine ha chiuso il 2025 con il primato negativo della spesa media più alta in Veneto. Una famiglia tipo, con contratto nel mercato libero a tariffa indicizzata, ha sborsato complessivamente 2.386 euro. Una cifra che non solo supera la media regionale di 2.295 euro, ma stacca nettamente la media nazionale, ferma a 2.055 euro.
Per capire l’entità del balzo, basta guardare al passato recente: nel 2018, la stessa fornitura costava mediamente 1.300 euro. In meno di dieci anni, il peso delle bollette è quasi raddoppiato. Nello specifico del 2025, la spesa media rodigina è stata di 823 euro per l’energia elettrica e 1.563 euro per il gas.
Rovigo detiene lo scettro della provincia veneta con la luce più cara. Con un consumo annuo dichiarato di 2.738 kWh, gli 823 euro pagati dai polesani superano i 799 euro di Padova e i 787 euro di Verona. Al contrario, le bollette più leggere si registrano a Belluno (691 euro) e Venezia (728 euro), dove i consumi medi risultano sensibilmente inferiori.
Sul fronte del gas, il Polesine occupa il secondo gradino del podio regionale con 1.563 euro per 1.245 metri cubi equivalenti. Solo la provincia di Belluno, per ovvie ragioni climatiche e strutturali, presenta un conto più pesante (1.635 euro), mentre Vicenza segue al terzo posto (1.549 euro). Le province dove
il riscaldamento è pesato meno sulle tasche dei cittadini sono risultate Verona (1.486 euro) e Padova (1.523 euro).
L’incognita 2026: l’effetto del conflitto in Iran
Le proiezioni per i prossimi dodici mesi sono tutt’altro che rassicuranti. Lo scoppio del conflitto in Iran ha già innescato una forte fibrillazione sui mercati delle materie prime. Gli esperti stimano che il PUN (Prezzo Unico Nazionale per
la luce) e il PSV (Punto di Scambio Virtuale per il gas) subiranno impennate tali da gonfiare il conto annuale di ulteriori 540 euro. Nello specifico, si prevedono rincari di 304 euro per il gas e 98 euro per l’energia elettrica, portando la stima della spesa annua a 2.829 euro. Si tratta di un incremento del 17% rispetto alle previsioni effettuate prima dello scontro bellico. “I prezzi sono estremamente volatili — avvertono gli analisti di Facile. it — e chi ha tariffe variabili potrebbe subire rincari repentini”. Un monito che suona come un allarme rosso per il Polesine, dove i
consumi strutturalmente elevati rendono le utenze domestiche più vulnerabili alle tempeste dei mercati energetici globali.
Carburanti oltre la soglia psicologica
Non c’è pace per le tasche delle famiglie venete. L’impennata dei prezzi dei carburanti registrata negli ultimi giorni, figlia delle crescenti tensioni internazionali, sta riaccendendo un clima di forte preoccupazione. Con il gasolio che ha ormai sfondato la barriera dei 2 euro al litro, il timore è che si inneschi una reazione a catena capace di travolgere non solo il settore dei trasporti, ma l’intero paniere dei beni di consumo, erodendo ulteriormente un potere d’acquisto già messo a dura prova dai rincari di inizio anno.
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A farsi interprete del disagio dei cittadini è Enrico Scarazzati, Vice Presidente nazionale di Lega Consumatori e Presidente regionale del Veneto. “Quando i costi dell’energia salgono, il conto finale viene troppo spesso scaricato direttamente sui consumatori”, denuncia Scarazzati. “Il rischio concreto è un effetto domino sui prezzi al dettaglio che finisce per pesare in modo insostenibile sulle famiglie e sulle piccole attività economiche del territorio, già provate dalla consueta ondata inflattiva di gennaio”.
La Lega Consumatori ha annunciato un monitoraggio serrato sull’evoluzione dei listini alla pompa. L’obiettivo è duplice: prevenire fenomeni speculativi che approfittino della crisi geopolitica e segnalare eventuali anomalie alle autorità competenti. “Siamo pronti a intervenire per garantire che non si creino zone d’ombra”, prosegue il Presidente veneto, “i cittadini non possono essere sempre l’anello debole della catena economica”. Il tema della tutela del cittadino è stato d’altronde al centro di un recente e prestigioso appuntamento istituzionale presso il Senato della Repubblica. Nella Sala Nassirya, moderata dalla giornalista Hoara Borselli, l’associazione ha presentato il progetto nazionale contro la contraffazione: “Il vero ha valore. Il falso ha un prezzo. Tu?”. Un incontro che, come sottolineato da Scarazzati, ha ribadito la necessità di una difesa a 360 gradi del consumatore: dalle truffe alla contraffazione, fino alla trasparenza nella formazione dei prezzi dei beni primari come i carburanti. “In momenti di incertezza internazionale –conclude Scarazzati – servono controlli rigorosi e massima chiarezza. La trasparenza non è un optional, ma l’unico strumento per proteggere chi acquista”.
Il
presidente
Racconta ricerca, nuove sfide terapeutiche e valore della donazione.
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La Banca degli Occhi del Veneto tra innovazione e futuro: ricerca, donazione e nuove terapie.
È una fase di profondo rinnovamento
l’approccio a numerose patologie oculari, consentendo in alcuni casi di intervenire non più con tessuti, ma con cellule appositamente selezionate e preparate per svolgere funzioni
Un progresso che non prescinde mai da un principio fondamentale: la sicurezza. Il lavoro della Banca degli Occhi si fonda su criteri rigorosi e non negoziabili. Da un lato vi sono protocolli stringenti per garantire che non vi sia alcun rischio di trasmissione di patologie dal donatore al ricevente; dall’altro, una selezione biologica estremamente attenta dei tessuti, affinché questi possano assicurare qualità e durata nel tempo. Il trapianto deve essere non solo efficace, ma anche sicuro e sostenibile per tutta la vita del paziente. Alla base di questo sistema resta però il valore fondante della donazione. Il trapianto è
nella comunicazione, convinta che parlare di
Ncome esercizio di libertà creativa, affrontando con disincanto e leggerezza un tema complesso come quello della morte, presenza costante nella quotidianità di chi opera nel mondo dei trapianti. Racconti che diventano tentativi di risposta, di rielaborazione, di sguardo umano su un’esperienza universale.
Parallelamente proseguiranno le iniziative a livello regionale per rafforzare il messaggio della donazione. Un ambito in cui il Veneto rappresenta da anni un modello di riferimento, ma che richiede un impegno costante per mantenere alta la consapevolezza dei cittadini. Perché è proprio dal dono che nasce la possibilità di cura, di ricerca e di futuro. In questo contesto, il ruolo della Fondazione si conferma anche culturale e civile, capace di unire rigore scientifico, visione etica e responsabilità sociale. Un lavoro quotidiano che coinvolge professionisti, ricercatori e cittadini, con l’obiettivo di trasformare il progresso medico in beneficio concreto per le persone e per l’intera comunità. Un impegno Con continuità, traspa-
che oggi permettono di compiere un salto di qualità significativo. Tecnologie sviluppate nel corso dei primi decenni del nuovo secolo stanno ora producendo effetti concreti, migliorando l’efficacia dei trapianti e ampliando le possibilità di intervento. All’orizzonte si affaccia inoltre la terapia cellulare, un ambito destinato a cambiare profondamente
Diego Ponzin.
Il presidente Diego Ponzin
La radio non è più soltanto una
ÈSintoniz zati
Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .
Gianluca Busi, titolare di 22 HBG, realtà specializzata in tecnologie avanzate per la radio e per le infrastrutture audio multimediali.
Busi ha tracciato un quadro lucido e diretto dell’evoluzione della radiofonia contemporanea. Definire oggi la radio, spiega, è sempre più complesso: come è accaduto con il passaggio dal-
l’FM al DAB, il mezzo sta vivendo una nuova fase evolutiva, spinta dall’impatto dell’intelligenza artificiale e da una trasformazione profonda del concetto stesso di multipiattaforma. L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia del futuro, ma una presenza già pervasiva, capace di incidere
che timori. L’ipotesi di robot o avatar in grado di condurre programmi radiofonici o intervenire a eventi non è più fantascienza, bensì uno scenario concreto con cui il settore deve iniziare a
Eppure, proprio in questo contesto ipertecnologico, emerge con forza il valore distintivo della radio: l’autenticità. La voce umana, con le sue pause, le vibrazioni, le imperfezioni, resta un elemento insostituibile. Anche quando la tecnologia sarà in grado di ri-
po reale legate al territorio rappresentano un valore sempre più raro. È questo approccio che distingue una radio “viva”, fatta di persone, ricerca e competenze, da modelli completamente automatizzati basati su playlist
però, questa libertà potrebbe evolvere ulteriormente, consentendo all’ascoltatore di selezionare contenuti sempre più affini ai propri interessi, senza rinunciare alla pluralità e alla sorpresa che da sempre caratterizzano il mezzo radiofonico.
In questo scenario, la radio di informazione territoriale assume un ruolo strategico. Contenuti verificati, giornalismo di prossimità, notizie in tem-
Guardando avanti, 22HBG immagina un futuro in cui i contenuti radiofonici potranno essere multilingua, più longevi e capaci di raggiungere pubblici diversi grazie al supporto dell’intelligenza artificiale. Una tecnologia che non sostituisce la ricerca, la verifica e la qualità editoriale, ma le amplifica, rendendo i contenuti più accessibili e valorizzandone il potenziale.
La sfida non è fermare l’innovazione, ma governarla. Monitorare l’uso dell’intelligenza artificiale, evitarne gli abusi e mantenere centrale il valore umano del contenuto sarà la chiave per accompagnare la radio in questa nuova fase evolutiva, senza tradirne l’anima.
Gianluca Busi 22HBG Founder, CEO FM-world
Accesibilità.
Gli esperti dell’accoglienza, al via il corso per operatori turistici e professionisti
Èiniziato nei giorni scorsi il percorso formativo dedicato al turismo sociale e accessibile, con l’obiettivo di rendere il Polesine un territorio sempre più attento alle esigenze di tutti i visitatori. Il corso, che ha preso il via nella suggestiva sede della Camera di Commercio di Rovigo, è rivolto a una vasta gamma di professionisti: operatori turistici, associazioni di categoria, professionisti dell’edilizia e dell’arredo, uffici IAT, amministrazioni comunali, istituzioni culturali, scuole e parchi regionali.
L’iniziativa, che rientra nell’ambito del Fondo Unico per il Turismo Accessibile, è promossa dalla Regione del Veneto in collaborazione con il sistema delle Aziende ULSS, tra cui l’Aulss 5 Polesana. L’obiettivo del corso, che si svilupperà durante il biennio 2025-2026, è diffondere la cultura dell’accessibilità universale e sensibilizzare i professionisti del settore a progettare spazi, servizi e prodotti turisti-
ci in grado di soddisfare le diverse necessità delle persone, inclusi coloro che vivono con disabilità motorie, sensoriali, cognitive o visive.
“Un passo concreto per il Polesine”, affermano gli organizzatori, “per rendere il nostro territorio ancora più inclusivo e capace di accogliere tutti i turisti, indipendentemente dalle loro capacità fisiche o sensoriali”.
Il percorso formativo prevede quattro seminari, ognuno dei
quali si concentrerà su una specifica tipologia di disabilità: uditiva, motoria, cognitiva e visiva. Gli incontri si terranno nel mese di marzo e saranno gratuiti per tutti i partecipanti. L’iniziativa ha come fine quello di fornire gli strumenti necessari per rendere il turismo in Polesine più accessibile, non solo dal punto di vista fisico, ma anche culturale e sociale, favorendo la partecipazione attiva di tutte le persone nella vita del territorio.
Voto 10 alla prima settimana bianca del liceo Paleocapa
Un’esperienza tra sport, crescita personale e cultura: è questo lo spirito con cui 37 studenti del Liceo Scientifico Paleocapa di Rovigo, hanno partecipato alla prima settimana bianca organizzata dall’istituto e trascorsa sull’altopiano di Asiago. Protagoniste del viaggio sono state due classi quarte: la IV A del liceo tradizionale e la IV dell’indirizzo sportivo. Per i ragazzi si è trattato di un viaggio di istruzione diverso dal solito, capace di unire attività sportiva e momenti di approfondimento culturale, offrendo un’occasione concreta di apprendimento anche fuori dall’aula. Le giornate sono state scandite principalmente dalle attività sulle piste del comprensorio sciistico del Monte Verena. Ogni mattina gli studenti hanno seguito lezioni di sci con maestri qualificati, proseguendo poi nel pomeriggio con altre ore sugli sci. Molti di loro si sono avvicinati per la prima volta agli sport invernali, affrontando le prime difficoltà con impegno e spirito di squadra, mentre i compagni più esperti hanno spesso aiutato i principianti, creando un clima di collaborazione e fair play.
Accanto allo sport non sono mancati momenti dedicati alla cultura e alla conoscenza del territorio. Il gruppo ha visitato il Museo della Prima Guerra Mondiale di Asiago e il Sacrario Militare, approfondendo la storia di un’area fortemente segnata dal primo conflitto mondiale. Non sono mancati neppure momenti di svago, come il pattinaggio sul ghiaccio e il bowling, che hanno contribuito a rendere l’esperienza ancora più coinvolgente, potendo così rafforzare i rapporti tra studenti e docenti e permettendo di condividere momenti di socialità lontani dalla routine scolastica, favorendo nuove dinamiche di gruppo. La settimana bianca si è così rivelata non solo un
viaggio di istruzione, ma una vera occasione educativa. Tra sport, storia e momenti di condivisione, gli studenti hanno potuto sviluppare autonomia, senso di responsabilità e spirito di collaborazione. Un’esperienza vissuta anche in un momento particolarmente significativo per il mondo dello sport, nel clima internazionale delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali, che proprio in questi mesi riportano l’attenzione sugli sport della neve e sui valori di inclusione, rispetto e determinazione. Un percorso formativo diverso dal solito, ma che ha lasciato un segno positivo nei partecipanti e che l’istituto auspica di poter riproporre anche negli anni futuri. (g.t.)
Un percorso formativo per rendere il Polesine una destinazione più accessibile. A Rovigo partono i seminari dedicati al turismo inclusivo, rivolti a operatori e istituzioni, per migliorare accoglienza e servizi per persone con disabilità motorie, sensoriali e cognitive
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Ogni mattina dalle 8:00 alle 12:00
Da oltre settant’anni qualità, consulenza e innovazione per professionisti e privati
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EVene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .
per realizzare o rinnovare gli spazi della propria abitazione. Dalla termoidraulica all’arredobagno, dai pavimenti e rivestimenti al materiale elettrico, fino alla ferramenta, ai sistemi di climatizzazione e alle pompe di calore: un’offerta ampia e articolata che permette a clienti e professionisti di gestire ogni fase del progetto con un unico interlocutore.
damente alle richieste di professionisti e privati, garantendo tempi rapidi e conti-
Uno dei punti di forza dell’azienda è la selezione accurata dei fornitori. Zambonin collabora infatti con marchi affidabili e riconosciuti nel settore, scegliendo
prodotti che garantiscono prestazioni, durata e innovazione. A questo si aggiunge una costante ricerca di nuove sodi una scelta”, sintetizza un approccio
Negli anni Zambonin ha saputo evolversi insieme al settore dell’edilizia e dell’impiantistica, ampliando progressivamente la propria offerta e introducendo servizi sempre più mirati. Oggi l’azienda
Che si tratti di un piccolo intervento domestico o di un progetto più articolato, il team Zambonin affianca il cliente in tutte le fasi: dalla scelta dei materiali alla progettazione, fino all’individuazione delle soluzioni tecniche più adatte. Un supporto concreto che negli anni ha contribuito a costruire un rapporto di fiducia con il territorio e con generazioni di clienti che continuano a scegliere l’a-
zare in anteprima il proprio bagno, valutando fin da subito soluzioni estetiche e funzionali. Un servizio che permette di progettare con maggiore consapevolezza e di immaginare concretamente il risultato finale all’interno della propria casa.
Un altro elemento distintivo è la disponibilità immediata dei prodotti. Con oltre 30 mila articoli presenti a magazzino, l’azienda è in grado di rispondere rapi-
Una realtà che continua a guardare al futuro con la stessa passione che ne ha
La mostra. A Palazzo Roncale visite guidate speciali con il curatore Francesco Jori nella mostra su Toni Cibotto
Antonio Cibotto, il gusto del racconto: quattro appuntamenti per scoprire l’anima del Polesine
Il curatore Francesco Jori guiderà i visitatori in un viaggio tra letteratura, giornalismo e amore-odio per la propria terra
Ci sono figure che non appartengono solo alla cronaca o alla bibliografia di un territorio, ma ne diventano la voce più profonda, l’eco di una trasformazione epocale. Antonio “Toni” Cibotto è stato tutto questo per il Veneto e, in particolare, per il suo Polesine. Per chi desidera riannodare i fili della memoria o per chi, più giovane, vuole scoprire un intellettuale eclettico e graffiante, sono in arrivo quattro occasioni imperdibili da segnare in agenda. Si tratta delle visite guidate speciali che si terranno il 22 aprile, l’8 e il 28 maggio (sempre con inizio alle ore 17). A condurre i visitatori tra le sale della mostra “Antonio Cibotto. Il gusto del racconto” sarà una guida d’eccezione: il
giornalista e scrittore padovano Francesco Jori, curatore dell’esposizione.
Visitare una mostra accompagnati da chi l’ha ideata e costruita trasforma l’esperienza estetica in un racconto vivo. Nel caso di Jori, non parliamo solo di un curatore tecnico, ma di un testimone oculare. Jori ha conosciuto Cibotto da vicino, condividendo con lui le scrivanie del Gazzettino e una lunga frequentazione amicale che è andata ben oltre l’impegno professionale.
Entrambi, pur con stili e strumenti diversi, sono stati osservatori privilegiati del “miracolo economico” veneto. Hanno descritto il passaggio traumatico e affascinante da un mondo conta-
dino, dove la tradizione era legge immutabile, a una modernità industriale fatta di luci abbaglianti e ombre profonde. Jori, classe 1946 e firma storica del giornalismo del Nord Est (già vicedirettore del Gazzettino e oggi editorialista per il gruppo Nem), mette a disposizione la sua profonda conoscenza storica per restituire la tridimensionalità di un autore spesso complesso.
La mostra, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, resterà aperta a Palazzo Roncale fino al 28 giugno con ingresso gratuito. Il percorso espositivo celebra un intellettuale capace di spaziare con disinvoltura tra letteratura, critica teatrale e giornalismo d’inchiesta.
“Cibotto è stato un personaggio eclettico”, spiega Jori, “capace di tessere rapporti con i giganti della cultura italiana: da Fellini a Strehler, da Comisso a Pasolini,
fino a Montale e Parise”. Ma al di là dei salotti romani o delle prime teatrali, la vera nota dominante della sua produzione resta l’analisi del Veneto. Una scrittura che si fa denuncia contro l’erosione dei valori identitari causata da una modernità spesso devastante, alimentata da quel rapporto viscera-
le, fatto di amore e odio, per il suo Polesine. Le visite guidate di Jori rappresentano dunque la chiave di volta per comprendere non solo i documenti e le foto esposte, ma lo spirito critico di un uomo che ha saputo amare la sua terra raccontandone, senza sconti, anche le ferite più profonde
Zandomeneghi e Degas: a Palazzo Roverella il racconto di una liaison artistica che cambiò
C’è un filo rosso che lega la Venezia del colore, la Firenze della “macchia” e la Parigi dell’Impressionismo. Questo filo ha i nomi di due giganti dell’arte moderna: Federico Zandomeneghi ed Edgar Degas. A loro è dedicata la nuova, ambiziosa esposizione di Palazzo Roverella, un appuntamento che conferma Rovigo tra le capitali italiane della grande ricerca espositiva.
L’esposizione, visitabile fino al 28 giugno, non è solo una rassegna di capolavori, ma il racconto di una “liaison” umana e professionale fuori dal comune. Come sottolineato da Gilberto Muraro, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, l’operazione nasce dalla volontà di
coniugare l’alta divulgazione con la ricerca scientifica, senza dimenticare l’importante indotto economico e il consolidamento del network istituzionale che ruota attorno all’Accademia dei Concordi e al Comune di Rovigo.
Il percorso espositivo, sapientemente suddiviso in cinque sezioni, prende le mosse dagli anni di formazione italiana di Degas. Tra il 1858 e il 1859, il futuro caposcuola impressionista frequentava il celebre Caffè Michelangelo a Firenze, epicentro del fermento artistico e patriottico dei Macchiaioli. È qui che avviene l’incontro fatale con il veneziano Zandomeneghi. I due, pur condividendo caratteri spigolosi e complessi, stringeranno
un legame indissolubile che li accompagnerà fino alla morte, avvenuta per entrambi nello stesso anno, il 1917, a soli tre mesi di distanza l’uno dall’altro. La mostra approfondisce gli anni giovanili di Zandomeneghi, sospesi tra la pittura e l’azione politica: volontario nella seconda guerra d’Indipendenza e al fianco di Garibaldi in Sicilia, il pittore veneziano riversa nella sua arte la forza etica dei Macchiaioli. Ma è la terza sezione a segnare la svolta: il trasferimento a Parigi e la conseguente “conversione” all’Impressionismo. Sotto l’egida di Degas, Zandomeneghi abbandona i chiaroscuri italiani per immergersi nella modernità della Ville Lumière. Nelle ultime sezioni, il visitatore scopre
un artista nel pieno della sua maturità. Zandomeneghi non si limita a imitare i maestri d’Oltralpe, ma elabora una cifra stilistica personalissima. Se da un lato subisce le suggestioni impressioniste, dall’altro non dimentica mai il cromatismo veneziano, quella sensibilità per la luce e il colore che affonda le radici nella sua terra d’origine. La quinta sala svela proprio questa sintesi autonoma, dove la linea di Degas e il colore veneto si fondono in un linguaggio universale. Un’occasione imperdibile per riscoprire un protagonista del nostro Ottocento che, insieme all’amico Degas, ha contribuito a rinnovare radicalmente la visione artistica europea.
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Il campionato. Corse terza al Classic Lago di Como
Todeschini brilla con l’Autobianchi A112 Abarth
A l trofeo Classic Lago di Como, secondo atto del campionato italiano auto storiche, il team Rovigo Corse presieduto da Diego Verza ha centrato il terzo posto nella classifica scuderie, grazie ad un quartetto solido e competitivo. Sul fronte dei risultati singoli il migliore nella generale è stato Mauro Todeschini, in coppia con la moglie Fiorenza Boggio su un’Autobianchi A112 Abarth.
“Gara poco entusiasmante con trasferimenti lunghi e prove ripetute - racconta Todeschini - ma portiamo a casa un ottimo undi-
cesimo assoluto a penalità e quindicesimo con coefficiente. Il bis di quinti, in raggruppamento ed in classe, conferma il nostro interessante inizio di 2026”.
A seguirlo quasi a ruota, in diciannovesima piazza assoluta con la sua Fiat 1100, è stato Andrea Bagatello, al suo fianco Jessica Tasinato, autore di una doppietta a podio. Una tappa sotto le abituali aspettative per Isaia Zanotti, al volante della sua Fiat Ritmo Abarth 130 TC, che portava Francesco Bartolini al debutto assoluto nella regolarità. L’assenza del fido com-
pagno di abitacolo, assente giustificato Roberto Gasperoni, e la mancanza di esperienza del nuovo navigatore in questa disciplina sono state alla base del trentatreesimo posto nella generale, arginato dal terzo in RC5 e dal successo in duemila.
“Sono felice ed orgoglioso di aver portato al debutto Francesco nella regolarità – racconta Zanotti – perchè è stato lui stesso a desiderare di entrare in questo mondo per completare il suo ruolo di navigatore, dopo tanta esperienza vissuta sul sedile di destra nei rally e non
La città ha accolto la Fiamma Paralimpica
Rovigo nella giornata di venerdì 6 marzo ha accolto con grande partecipazione il passaggio della Fiamma Paralimpica, simbolo dei valori di inclusione, rispetto e determinazione che caratterizzano il movimento paralimpico. L’evento ha coinvolto cittadini, studenti, associazioni e rappresentanti del mondo dello sport, trasformandosi in un momento significativo per l’intera comunità. La Fiamma è arrivata in città partendo da Viale Tre Martiri concludendo in Viale Porta Po, dando vita a un percorso che ha voluto sottolineare l’importanza dello sport
come strumento di integrazione e di abbattimento delle barriere. Numerosi i giovani e gli studenti presenti, insieme alle realtà del volontariato e alle associazioni sportive del territorio, che hanno partecipato con entusiasmo all’iniziativa. Durante la cerimonia sono stati ricordati anche l’impegno e i successi degli atleti paralimpici, esempi concreti di resilienza, passione e forza di volontà. L’accoglienza ufficiale della Fiamma Paralimpica è stata organizzata dall’Ufficio Sport del Comune di Rovigo e presentata dal giornalista Mattia Tridello, alla presenza di
A 14 anni Greta Ballarin brilla
E’ stata convocata allo stage della nazionale Under 16 femminile di volley al centro Pavesi Fipav di Milano, lei che di anni ne ha 14. Ora la rodigina Greta Ballarin centrale di ruolo, alta 184 centimetri, approdata quest’anno all’Imoco Nexgen, il prestigioso settore giovanile dell’Imoco Conegliano, ha conquistato con la sua squadra le “panterine” della Ricci Imoco Volley San Donà il prestigioso trofeo terme Abano Montegrotto – Memorial Campesan, una delle competizioni più rilevanti nel panorama della pallavolo giovanile italiana, capace di riunire le migliori realtà dello stivale.
solo. Sapevamo che non sarebbe stata facile ma guardiamo al bicchiere mezzo pieno per il futuro”. A chiudere il poker è stato Daniele Rotella.
Il pilota dell’Autobianchi A112 Elegant, affiancato dalla moglie Roberta Paola Miglietti, punta ad essere tra i protagonisti del trofeo nazionale regolarità, attraverso partecipazioni mirate. “L’auto si è comportata molto bene in una gara poco ritmata – dice Rotella –ed i segnali per far bene nel TNR sono decisamente positivi.”
Cristiano Aggio
diverse autorità civili e sportive. Il sindaco Valeria Cittadin ha espresso l’orgoglio della città per aver ospitato questo momento simbolico, ringraziando in particolare gli atleti paralimpici presenti, le scuole e le forze dell’ordine che hanno contribuito alla buona riuscita della manifestazione. Accanto al primo cittadino anche il vicesindaco e assessore allo sport Andrea Bimbatti, che ha sottolineato come la giornata sia stata caratterizzata dalla partecipazione di tanti giovani e sportivi, uniti dall’entusiasmo per l’arrivo della fiaccola. Un evento che arriva in un
periodo di grande attenzione per lo sport, dopo le recenti Olimpiadi, e che guarda con fiducia anche ai prossimi appuntamenti paralimpici. (g.t)
Un torneo principalmente per le atlete nate nel 2010 ma Greta, del 2011, ha disputato tutte e sei le partite, per via di un infortunio di un’altra sua compagna centrale di ruolo. Le “panterine” della Ricci Imoco Volley San Donà si sono imposte nella finalissima disputata al Palaberta di Montegrotto, superando con il punteggio di 3-2 il VolleyRò Casal de Pazzi, altra storica fucina di talenti del volley tricolore, che l’anno scorso le aveva battute in finale.
La competizione ha visto la partecipazione complessiva di 350 atlete provenienti da tutta Italia, suddivise in 24 squadre Under 16
femminili, organizzate in otto gironi da tre formazioni ciascuno. A seguire le gare anche
Marco Mencarelli, direttore tecnico del settore giovanile femminile italiano, ulteriore testimonianza del valore tecnico della manifestazione. Agli ottavi di finale la squadra di Greta ha battuto Cutrofiano, poi ai quarti successo contro Volley Friends (Roma) e in semifinale il via libera per la finale è arrivato contro In Volley Chieri. La finale è stata una partita emozionante, terminata 3-2 dopo due ore di gioco. Un successo che conferma il percorso in costante ascesa della giovane centrale polesana (abita a Pontecchio), ormai presenza stabile tra i prospetti più interessanti del volley italiano. (c.a.)
PRIMI CITTADINI
A cura di Vincenzo Gottardo
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Bilancio 2026 tra il “modello Stefani” e le barricate delle opposizioni
Il dibattito sul bilancio di previsione 2026-2028 della Regione Veneto si è aperto in un clima di forte contrapposizione politica. La manovra, che muove complessivamente 18,95 miliardi di euro, è stata presentata dall’assessore Filippo Giacinti come un atto di “stabilità e coraggio”, ma ha subito innescato una pioggia di critiche dalle minoranze, che accusano la Giunta di muoversi tra “giochi di prestigio contabili” e tagli occulti. Il cuore finanziario della Regione resta la sanità, con uno stanziamento record di oltre 11 miliardi di euro. Il Presidente Stefani ha confermato il mantenimento dell’IRPEF zero, un pilastro identitario che la maggioranza difende come
scudo per il potere d’acquisto delle famiglie. Tuttavia, il capogruppo del PD, Giovanni Manildo, ha ribaltato il racconto: per l’opposizione, la scelta di non toccare la leva fiscale è una “bandiera ideologica” pagata a caro prezzo dai cittadini. Il riferimento è ai 42 milioni di euro pubblici utilizzati per ripianare i mancati incassi della Pedemontana e alle liste d’attesa nelle RSA, dove oltre 11mila veneti restano esclusi dal supporto pubblico. Se da un lato la Giunta rivendica investimenti importanti (69 milioni per il sociale e 18 milioni per le borse di studio), le minoranze parlano di “fumo”. La critica principale riguarda la riallocazione di fondi già esistenti
L’intervista. Valeria Mantovan, assessore regionale alla cultura e formazione
”La
presentati come nuove risorse, specialmente per le aree montane e le piccole imprese. Sul fronte infrastrutture, lo scontro è totale: mentre la maggioranza stanzia oltre 140 milioni per la rete viaria, il centrosinistra e i movimenti ambientalisti chiedono “meno asfalto e più ferro”, invocando il rilancio del Sistema Ferroviario Metropolitano. In questo scenario, il bilancio 2026 non è solo un documento di numeri, ma il terreno di scontro su cui si misurerà la tenuta del Veneto post-zaiano, tra la promessa di un’amministrazione “tax-free” e l’urgenza di servizi che molti territori fragili sentono ormai come insufficienti.
cultura in Veneto? Non più per pochi, ma risorsa viva e feconda per il territorio”
Dal nuovo approccio alla gestione del patrimonio, fino all’impegno per i giovani e la sfida del disagio sociale
Valeria Mantovan, già sindaco di Porto Viro, è oggi alla guida di uno dei comparti più prestigiosi e complessi della Regione del Veneto: l’assessorato alla Cultura, all’Istruzione e alla Formazione. Una sfida che raccoglie con la grinta di chi viene dalla “trincea” dei Comuni e la visione di chi vuole svecchiare l’idea stessa di cultura. L’abbiamo incontrata negli studi di Veneto24 per fare il punto sulle priorità del suo mandato.
Assessore Mantovan, il Veneto vanta un patrimonio storico e artistico unico al mondo. Quali sono le linee guida della sua gestione?
Il nostro patrimonio architettonico e artistico è una ricchezza riconosciuta internazionalmente, ma non possiamo limitarci a contemplarlo. La parola d’ordine è tutela, certo, ma con una prospettiva innovativa. Questo significa far nascere le politiche culturali dal confronto costante con il territorio, con le fondazioni e con tutti quei soggetti che pro-
muovono la cosiddetta “cultura diffusa”. La mia è una visione di squadra: voglio scardinare l’idea che la cultura sia un bene d’élite, un lusso per pochi. Deve diventare un valore accessibile a ogni fascia sociale e generazionale.
In che modo questo settore può dialogare con l’economia reale?
Cultura significa impresa, occupazione e creazione di valore economico. Proprio in questi giorni, insieme a Confartigianato, abbiamo affrontato il tema delle nuove competenze. Non stiamo parlando di teoria, ma di formare figure altamente qualificate. Penso ai restauratori: negli ultimi dieci anni il Veneto ha investito oltre 25 milioni di euro, unici a livello nazionale, formando circa 600 esperti. Investire nel capitale umano significa rendere il nostro patrimonio un volano di sviluppo concreto.
A settembre ci sarà la Mostra del Cinema di Venezia, la sua prima da assessore. Che impronta vuole dare a questa vetrina inter-
nazionale?
La Regione confermerà e rafforzerà la sua presenza storica. Tuttavia, stiamo introducendo un approccio diverso: attraverso il Fondo Sociale Europeo (FSE), abbiamo deciso di investire pesantemente nella formazione specifica per il settore cinematografico. Non vogliamo solo ospitare le grandi produzioni, ma formare in Veneto le maestranze e i professionisti che quelle produzioni le rendono possibili.
Lei ha alle spalle un’esperienza da sindaco a Porto Viro. È più difficile amministrare una città o gestire un assessorato regionale?
Sono ruoli completamente differenti. Fare il sindaco significa essere il “front office” dei cittadini, spesso dovendo gestire emergenze con mezzi del tutto inadeguati. In Regione ci occupiamo di macro-temi e i tempi di reazione devono essere rapidissimi, ma posso contare su una struttura tecnica e organizzativa straordinaria. Dico sempre che i sindaci sono dei veri eroi: avendo vissuto entrambe le realtà, vedo chiaramente la differenza di risorse tra una macchina comunale e quella regionale.
Lei fa parte di una nuova generazione di amministratori. Non
teme che la sua giovane età e una visione diversa possano attirare critiche?
Ho imparato che la critica è il minimo comune denominatore di chiunque faccia amministrazione attiva. Ho iniziato dieci anni fa, passando per il Comune e la Provincia prima di arrivare qui. Un tempo ero più sensibile, oggi ascolto tutti ma vado avanti con le mie idee. Se per raggiungere un obiettivo strategico per i veneti dovrò accettare delle critiche, ne sarò ben lieta. Quello che conta è la strada che intento percorrere.
Sul fronte del diritto allo studio, ci sono novità importanti per le borse di studio. Com’è stato possibile recuperare i fondi necessari?
È stato fatto un lavoro enorme. Il Veneto, per scelta politica, non applica l’addizionale IRPEF, a differenza di altre regioni. Questo significa che non abbiamo “tasse extra” da cui attingere, quindi ogni investimento richiede sacrifici e una gestione oculata. Quest’anno, grazie allo sforzo del Presidente e dei colleghi in giunta, siamo riusciti a trovare subito 18 milioni di euro per coprire le borse di studio. È una risposta concreta alle necessità delle famiglie.
Chiudiamo con un tema delicato: il disagio giovanile. La formazione può essere un argine a questo fenomeno?
Assolutamente sì. Il disagio giovanile è ormai un’emergenza, alimentata anche da un uso smodato dei social media che propone modelli frustranti e tossici per i ragazzi. Non si può rispondere solo con le sospensioni o la repressione: abbiamo capito che non funziona. Stiamo studiando un protocollo coordinato tra Regione, Ufficio Scolastico Regionale, Ministero e ASL. Serve un approccio scientifico, ma soprattutto umano, per intercettare il malessere prima che esploda. Dobbiamo adattarci a questa nuova realtà con strumenti nuovi.
Valeria Mantovan
“Più risorse per assistenza e sanità territoriale, per le scuole e la manutenzione delle strade”
“Maratona” per uscire dall’esercizio provvisorio e nuovo piano di investimenti, razionalizzazione dei costi e priorità al territorio. “Siamo una squadra di ex sindaci, sappiamo cosa serve ai cittadini”
I n queste settimane i corridoi di Palazzo Balbi sono il teatro di una vera e propria maratona burocratica. Filippo Giacinti, assessore regionale al Bilancio, impegnato a far quadrare i conti di una regione che punta a uscire dall’esercizio provvisorio entro Pasqua. Lo abbiamo incontrato per capire dove andranno le risorse dei veneti.
Assessore Giacinti, quali sono le novità principali di questo bilancio?
Abbiamo puntato sulla razionalizzazione della spesa. Non si tratta di semplici tagli, ma di recuperare risorse intervenendo sui costi di funzionamento della macchina amministrativa e potenziando la lotta all’evasione fiscale. È un
principio di equità: non è giusto che qualcuno paghi sempre per gli altri. Sebbene gran parte del bilancio sia vincolato a sanità e trasporti, abbiamo trovato margini per dare segnali importanti.
La sanità territoriale resta una priorità. In che modo sosterrete i medici di medicina generale?
Siamo intervenuti su due fronti. Da un lato, abbiamo reperito i fondi per coprire gli aumenti previsti dal rinnovo del contratto nazionale per il personale delle medicine integrate. Dall’altro, abbiamo equiparato le borse di studio per la specializzazione in medicina generale alle altre specializzazioni. È una questione di dignità: non deve esserci una “serie B” nel percorso di studi medi-
ci, specialmente quando abbiamo bisogno di figure sul territorio.
Scuole e infrastrutture: cosa troveranno i cittadini nel nuovo documento?
Per la prima volta abbiamo messo a bilancio subito tutte le risorse per il sostegno alle scuole dell’infanzia paritarie. Sul fronte sociale, abbiamo stanziato fondi per i carichi assistenziali degli anziani, sia nelle case di riposo che a domicilio. Per quanto riguarda le infrastrutture, abbiamo più che raddoppiato i fondi per la manutenzione delle strade regionali, passando da 9 a 20 milioni, e previsto oltre 60 milioni complessivi per la sicurezza idraulica.
E per la Pedemontana? Il peso economico per la Regione spaventa ancora?
I costi a carico della Regione sono in diminuzione. È fisiologico che le grandi infrastrutture abbiano un carico maggiore all’inizio, ma con l’aumento delle entrate da pedaggio ci stiamo avviando
L’assessore regionale Filippo Giacinti
verso la sostenibilità dell’opera. Quando vedremo l’approvazione definitiva del bilancio?
Il Consiglio sta lavorando alacremente, maggioranza e minoranza incluse. L’obiettivo è approvare tutto entro Pasqua o la settimana successiva. È una sfida entusiasmante e sono convinto che daremo al Veneto le risposte che attende.
Lei è stato a lungo sindaco di Albignasego. Cosa si porta dietro di quell’esperienza nel suo nuovo ruolo?
Il capogruppo dem Manildo: “Bilancio, scelte ideologiche, fondi già stanziati spacciati per nuovi e servizi essenziali a rischio
“Dietro i quasi 1 9 miliardi di euro del bilancio di previsione 2026-2028 si nasconde un’eredità pesante che ricade sui cittadini e sulle imprese venete”. Così il capogruppo del Partito Democratico, Giovanni Manildo, commenta l’illustrazione delle leggi di stabilità e bilancio avvenuta in Prima commissione a Palazzo Ferro Fini.Secondo Manildo, la giunta Stefani conferma una continuità preoccupante con la stagione Zaia, adottando “scelte puramente ideologiche”, come il mancato intervento sull’addizionale Irpef. “Rinunciare a una fiscalità progressiva significa tagliare
servizi essenziali – sottolinea -. È inaccettabile che le famiglie e le imprese paghino il prezzo di decisioni che dovrebbero garantire equità e investimenti sul territorio”.
Il capogruppo Pd evidenzia inoltre l’impatto sull’economia: “Mentre si celebra l’assenza di nuove tasse, resta intatta l’Irap, penalizzando le aziende che creano ricchezza e occupazione. Le attività produttive continuano a fungere da bancomat per ripianare i debiti della Pedemontana, un’opera che ipoteca il futuro della Regione”.
Manildo critica anche la comunicazione
della giunta: “Si dà risalto a fondi già stanziati, come i 30 milioni destinati alle aree interne, spacciandoli per nuove risorse. Le zone più fragili del Veneto avrebbero bisogno di investimenti strutturali e non di restyling contabili”. Il Partito Democratico annuncia proposte puntuali per garantire trasparenza e una riforma dei servizi: “Il Veneto merita una programmazione che guardi al futuro, non una gestione che si limita a tappare i buchi del passato. Sanità territoriale, sociale e diritto allo studio devono tornare al centro dell’agenda politica”.
Il legame con la propria città resta nel cuore, ma l’esperienza da sindaco è fondamentale per capire le esigenze reali dei cittadini. Il Presidente Stefani ha voluto una giunta composta quasi interamente da ex sindaci: parliamo la stessa lingua, a prescindere dall’appartenenza politica. Sappiamo che la buona amministrazione si misura sui servizi alla persona, come le piazze o gli auditorium che abbiamo creato ad Albignasego, rendendola una città a misura di famiglia.
Ambiente. L’assessore Elisa Venturini
Sicurezza idraulica e difesa del suolo, nuove risorse contro il rischio alluvioni
I l Veneto accelera sulla sicurezza idraulica e la difesa del suolo, confermando la tutela del territorio come una priorità dell’azione amministrativa. L’assessore all’Ambiente Elisa Venturini illustra i nuovi stanziamenti previsti nel bilancio di previsione 2026-2028, sottolineando come gli eventi meteorologici estremi degli ultimi anni abbiano reso indispensabile un rafforzamento degli interventi strutturali.
“La tutela del territorio e la sicurezza delle comunità restano priorità assolute dell’azione amministrativa”, dichiara l’assessore, evidenziando come il nuovo bilancio rafforzi gli interventi strategici per proteggere cittadini, imprese e infrastrutture. La strategia regionale si poggia su un solido piano finanziario: per il triennio a venire sono stati stanziati 9 milioni di euro che si sommano ai 25,6 milioni di mutui già contratti e ai 28 milioni ottenuti attraverso i fondi comunitari FESR. Secondo Venturini, “si tratta di un’operazione importante con cui riusciremo a impegnare su-
bito importanti risorse per la resilienza idrica e la messa in sicurezza del territorio dal rischio alluvioni”.
Un pilastro centrale di questa difesa è rappresentato dai bacini di laminazione. Il programma complessivo prevede 23 invasi, con un investimento superiore ai 550 milioni di euro: a oggi 10 strutture sono operative, 3 in fase di realizzazione e 10 in progettazione. L’assessore ha definito tali opere come “una delle principali strategie di mitigazione del rischio idraulico dal momento che hanno scongiurato danni di enorme gravità durante le ondate di maltempo”.
Oltre ai grandi invasi, l’azione regionale si concentra sulla manutenzione di circa 8.000 chilometri di argini tra rete principale e secondaria. “La sicurezza del territorioaggiunge l’assessore - passa attraverso una visione di lungo periodo e investimenti costanti nella prevenzione. I risultati ottenuti finora dimostrano che la strada intrapresa è quella giusta”.
Infine, il piano conferma il sup-
porto alla Protezione Civile con nuovi bandi per l’adeguamento dei piani comunali e il miglioramento delle attrezzature dei volontari. L’impegno della Regione proseguirà nei prossimi anni con il monitoraggio costante della rete e il completamento delle opere programmate per una resilienza sempre maggiore.
Veneto al voto, 38 Comuni alle urne il 24 e 25 maggio
Il Veneto si prepara ad un appuntamento elettorale decisivo per il futuro di diverse comunità locali. Il 24 e 25 maggio prossimi i cittadini di 38 Comuni della regione saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo sindaco e rinnovare il consiglio comunale. Gli occhi sono puntati soprattutto sulla Città Metropolitana di Venezia, unico capoluogo di provincia coinvolto in questa tornata amministrativa, dove l’attuale amministrazione guidata da Luigi Brugnaro si sottoporrà al giudizio degli elettori. Oltre alla sfida in laguna la competizione elettorale riguarda sei centri urbani con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, che rappresentano snodi politici e demografici fondamentali per il territorio regionale. Tra questi figurano Albignasego e Monselice nella provincia di Padova, Castelfranco Veneto in quella di Treviso, San Bonifacio nel veronese, Arzignano e Lonigo nel vicentino. Nelle diverse aree della regione il voto interesserà realtà eterogenee. In provincia di Padova si voterà, tra gli altri, in centri come Campodarsego e Due Carrare, mentre nel veneziano saranno coinvolti anche i comuni di Cavallino-Treporti e Torre di Mosto. La Marca Trevigiana vedrà alle urne anche gli abitanti di Spresiano e Silea, mentre nel rodigino si voterà a Villadose. Nel vicentino, oltre ai poli maggiori, la tornata elettorale toccherà tra gli altri Malo e Recoaro Terme. L’eventuale turno di ballottaggio per i comuni sopra i 15.000 abitanti è fissati nei giorni 7 e 8 giugno.
DIEGO PONZIN
C’è un modo di parlare della morte senza abbassare la voce. Diego Ponzin lo sceglie: la osserva di traverso, la interroga, la costringe a perdere solennità. In questi dieci racconti la morte smette di essere un tabù e diventa una presenza laterale, quasi domestica, capace paradossalmente di rimettere in circolo la vita, la sua energia più segreta, il suo disordine. Sfilano così personaggi sospesi tra ironia e vertigine: un barone della cosmologia che svanisce lasciando messaggi indecifrabili; uno scrittore fantasma che rifiuta un bypass per morire con eleganza e regolare i conti con il proprio pseudonimo; assassini e vittime che, nel punto più buio, scoprono che l’amore può ancora accadere e che la letteratura è un percorso di crescita e guarigione, capace di elevare l’esperienza del dolore senza negarla. A tenere insieme le storie non è una morale, ma un gesto estremo: l’atto finale di un filosofo celebre, fissato sul suo cadavere con una potenza tale da generare una religione laica, assurda e necessaria. Racconti che fanno sorridere, commuovere, intuire che persino il surreale obbedisce a una segreta geometria. Perché, a forza di parlare di morte, la vita – ostinata – scorre più forte. E forse
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Oculista, da sempre divide la propria vita tra scienza, letteratura e musica. Quando non si occupa di oftalmologia, scrive; quando non scrive, suona il basso con i Motorcycle Mama. Ha pubblicato romanzi, racconti e poesie, mantenendo sempre uno sguardo ironico e distaccato su ciò che accade e inventando quello che non accade, dentro e fuori dal campo visivo.
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«Quando un impostore affermò che l’anziano filosofo gli era apparso in sogno, attraversato da un tripudio di
Elisa Venturini
L’artista. Padovano, ha reinventato l’immaginario pop ed espone il tutto il mondo
Non solo Lupin, Davide Zanella si racconta: “Ho trasformato la passione in professione”
“Le fiere in Svizzera, Miami, Parigi mi hanno insegnato invece il confronto: sei in mezzo a centinaia di artisti, e devi chiederti perché qualcuno dovrebbe fermarsi davanti al tuo lavoro”
Per molti Davide Zanella, fondatore e titolare di Arte Zeta Studio, “è quello di Lupin”. Da anni infatti Davide è il titolare della licenza esclusiva per l’Italia per riprodurre Lupin III e la sua banda. Punto di riferimento per la comunità pop italiana, Davide però è andato oltre, esponendo a Lugano, Parigi, Miami, Milano e affermandosi a livello internazionale come artista che ha saputo reinventare l’immaginario pop contemporaneo con uno stile personalissimo e subito riconoscibile. Il critico d’arte Giorgio Chinea Canale lo definirebbe neopop probabilmente, dato che la sua visione artistica riesce a parlare a tutti in maniera diretta ed emozionale. Ho incontrato Davide nel suo studio a Vigonza e insieme abbiamo fatto il punto sulle sue attività e sul suo percorso artistico e professionale.
Ciao Davide, sei riuscito a trasformare una tua passione nel tuo lavoro: quando hai capito che la pittura, l’arte e la creatività erano ormai diventate una “cosa seria”?
Credo che il momento preciso non sia stato romantico, ma molto concreto. Non è stato “mi sento artista”, è stato “ok, ora devo far quadrare i conti con quello che creo”. Quando ho iniziato a fare preventivi, a gestire clienti, materiali, scadenze, a ragionare in termini di progettazione e non solo di ispirazione… lì ho capito che non
era più solo passione. Era una professione. La pittura è diventata una cosa seria quando qualcuno ha iniziato a fidarsi di me non solo per un disegno, ma per trasformare uno spazio, un locale, una scuola, una casa. Quando ho capito che il mio lavoro cambiava l’ambiente in cui le persone vivevano, allora ho sentito il peso – e la bellezza – della parola “professionista”.
A livello italiano sei associato a Lupin III da molti anni. Ci vuoi raccontare come è nata questa liaison con uno dei personaggi più iconici della pop culture contemporanea?
La mia storia con Lupin III è nata da una passione autentica. Lupin non è solo un personaggio: è stile, ironia, eleganza, movimento. È un equilibrio perfetto tra leggerezza e genialità. Negli anni ho iniziato a studiarne il tratto, i vari stili, la costruzione del personaggio. Non era copia, era comprensione. Questo mi ha portato a collaborazioni ufficiali in Italia come disegnatore autorizzato. Quello che mi ha sempre affascinato di Lupin e la sua banda è che sono in continuo movimento. Cambiano i disegnatori, i character designer, passano i decenni ma restano sempre unici. E in fondo mi rivedo in questa cosa: evolvere senza perdere identità. Negli ultimi anni con il tuo lavoro di artista hai fatto un salto di qualità verso produzioni più “ma-
ture”: hai aperto una temporary gallery a Milano, hai partecipato a importanti fiere internazionali in Svizzera, a Miami, a Parigi… com’è cambiato il tuo lavoro? È cambiato il livello di consapevolezza. Quando porti le tue opere in contesti internazionali, non puoi più lavorare solo di pancia. Devi avere una visione, una coerenza, una linea riconoscibile. Aprire una temporary gallery a Milano mi ha fatto capire quanto sia importante controllare l’esperienza dello spettatore. Le fiere in Svizzera, Miami, Parigi mi hanno insegnato invece il confronto: sei in mezzo a centinaia di artisti, e devi chiederti perché qualcuno dovrebbe fermarsi davanti al tuo lavoro. Il mio linguaggio si è fatto più stratificato. Meno decorativo fine a sé stesso, più concettuale. Più attenzione ai materiali, alle superfici, alla serialità ragionata. E soprattutto è cambiato il mio modo di pensare: oggi progetto una collezione, non solo un quadro.
Che consiglio daresti al giovane Davide di 30 anni fa? E che consiglio daresti a un ragazzo o a una ragazza che si approccia a questo
mondo?
Al Davide di 30 anni fa direi: “Non aspettare di sentirti pronto. Non succederà mai. Esponiti prima.” Investi di più sulla formazione. Costruisci una rete con altri professionisti-artisti. L’unione fa la forza. A un ragazzo o una ragazza direi una cosa molto chiara: il talento non basta. Servono disciplina, capacità relazionale e competenze imprenditoriali. Studiate l’arte, ma studiate anche contratti, marketing, comunicazione. E soprattutto costruite uno stile che vi appartenga davvero, non quello che funziona su Instagram per tre mesi.
Qual è stata la richiesta più bizzarra che hai ricevuto per un’opera su commissione? (se si può dire)
Sì, ma senza fare nomi! Una volta mi è stato chiesto di costruire un manichino di Lupin a grandezza naturale, con tutte le parti mobili. Quando il committente è venuto a ritirarlo l’ha seduto sul sedile del passeggero, gli ha messo la cintura di sicurezza e se n’è andato… Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro
Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.
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“Già Che Ci Sei”: e ingredienti sicuri per tutta la famiglia
Un ristorante pizzeria
Mmiglia. Da questa consapevolezza nasce la filosofia del Sei
stinguersi puntando su qualità, genuinità e sicurezza alimentare.
Scegliamo ogni giorno una farina pensata per voi
Il locale, accogliente e curato, è diventato un punto di riferimento per chi desidera assaporare piatti della tradizione e pizze speciali senza rinunciare al benessere. L’attenzione alla selezione delle materie prime è al centro di ogni preparazione: verdure fresche, ingredienti di stagione e condimenti scelti con cura si sposano con un impasto unico nel suo genere, che rappresenta il vero fiore all’occhiello del ristorante.
stico e digeribile, ideale per esaltare i con-
La pizza di Già Che Ci Sei è infatti preparagrano tenero tipo 0, frutto della collaborazione tra il Molino Moras di Trivignano Udinese, attivo fin dal 1905, e l’Istituto Superiore di Sanità. Non una farina qualsiasi, ma un prodotto pensato inizialmente per i bambini dai 3 ai 10 anni – i cosiddetti “consumatori sensibili” – e che oggi rappresenta una garanzia anche per gli adulti.
AmorBimbi si distingue perché priva di pesticidi, glifosato e residui di trattamenti chimici, con un contenuto di micotossine ridotto dell’80% rispetto al limite europeo. È il risultato di un percorso produttivo accuratamente controllato, dalla filiera corta del grano italiano alla molitura, fino al confezionamento. Ogni lotto viene analizzato e certificato per garantire la massima sicurezza igienico-sanitaria.
cliente si sente al centro dell’attenzione. È la certezza di trovare un menu vario, capace di soddisfare i gusti di grandi e piccoli, dagli appassionati delle pizze classiche agli amanti delle proposte più creative.
La filosofia del locale è racchiusa in una frase che accompagna da sempre il lavoro dei titolari: “Ognuno di noi è il risultato di ciò che mangiamo e di come mangiamo”. Una convinzione che si traduce ogni giorno nella scelta di ingredienti sani, sicuri e di qualità.
Il successo di Già Che Ci Sei non sta solo nella bontà della pizza, ma anche nella capacità di innovare senza tradire la tradizione. Perché la buona cucina è quella che unisce memoria e futuro, gusto e benessere, territorio e ricerca.
a mangiar sano in cucina
“ciò
Noi usiamo per i nostri prodotti, per la nouna FARINA studia-
REZZA ALIMENTARE igienico, sanitaria, priva di pesticidi o glifosato e con l’80% in meno di micotossine rispetto al limite attuale fissato dalla Unione Europea. Farina nata principalmente per lievitati dolci e salati, per il consumo sicuro, nella fascia d’età fra i 3 anni ed i 10 anni, un consumatore dunque sensibile ed ottima pertanto anche per un consumatore adulto, di ogni età. Per la nostra pizza utilizziamo la farina “AmorBimbi”, di grano tenero italiano, proveniente da “filiera corta” e processi certificati, frutto della collaborazione fra il Molino Moras di Trivignano (UD) attivo fin dal 1905 e l’Istituto Superiore della Sanità. Una farina innovativa per un sano cibo.
Il percorso di Despar Nord per condividere valore con il territorio
Sintoniz zati
coinvolgendo l’intera filiera. Grazie a certificazioni energia rinnovabile, economia circolare e mobilità
“SVene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .
la sintesi della visione di Despar Nord, azienda che ha scelto di fare della sostenibilità ambientale un pilastro strategico del proprio sviluppo, intraprendendo da oltre un decennio un percorso strutturato e in continua evoluzione. Il Marchio dell’Abete ha costruito negli anni un sistema di gestione ambientale capace di generare un miglioramento costante delle performance, coinvolgendo l’intera catena del valore: fornitori, collaboratori e clienti. Un impegno trasversale che si traduce in progetti concreti e risultati misurabili, anche in ambito di economia circolare. Un passaggio fondamentale è stata la certificazione UNI EN ISO 14001 che Despar Nord, prima realtà della grande distribuzione organizzata in Italia, ha ottenuto ancora nel 2013 e confermata nel 2025 per il tredicesimo anno consecutivo. Nel 2025 è salito a 90 il numero dei siti certificati tra punti vendita, sedi, piattaforme logistiche e polo agroalimentare Agrologic. Un risultato non scontato
che è frutto di oltre un decennio di investimenti in soluzioni tecniche sostenibili e di una strategia complessiva che ha incrementato, attraverso l’adozione di tecnologie innovative, sia l’efficienza energetica che la riduzione delle emissioni di gas effetto serra della rete di vendita e logistica in tutte le cinque regioni in cui è presente l’azienda. Nei punti vendita di nuova costruzione o ristrutturazione trovano spazio illuminazione full LED, impianti fotovoltaici, pompe di calore, sistemi di recupero del calore dagli impianti del freddo alimentare e soluzioni per l’ottimizzazione delle centrali frigorifere. A questo si aggiunge
Il percorso di Despar Nord tra certificazione ambientale e innovazione sostenibile
Wecity, Despar Nord ha promosso una challenge rivolta ai collaboraha permesso di incrementare e sviluppare il percorso di crescita sostenibile di Despar Nord, che ora più che mai rivolge lo sguardo a obiettivi importanti che mirano a rafforzare un percorso orientato alla creazione di valore condiviso,
Despar Nord, la tutela del territorio passa anche attraverso la riforestazione
protezione del territorio e tutela della biodiversità. Per questo Despar Nord è attiva anche sul fronte della riforestazione, con interventi che negli ultimi anni hanno portato alla piantumazione di migliaia di alberi in diverse aree d’Italia.
Già nel 2021, con il “Progetto Natura”, l’azienda ha collaborato con Etifor (spin-off dell’Università di Padova) e con l’iniziativa WOWnature, promuovendo un piano di riforestazione collegato alla vendita delle linee a marchio Verde Vera ed Econvivo riuscendo così a piantare, dal 2021 a oggi, quasi 4.000 alberi.
Dal 2023 questo impegno si è rafforzato anche grazie al progetto nazionale “Bosco Diffuso Despar”, promosso in collaborazione con Despar Italia e gli altri soci del con-
Emilia-Romagna, raggiungendo quota 650 alberi complessivi nelle aree interessate dal Bosco Diffuso nelle regioni di operatività.
A questo si aggiungono le attività finalizzate alla prevenzione e alla rigenerazione dei territori colpiti da calamità ambientali, con l’obiettivo di favorire il recupero delle aree danneggiate e di rafforzare la resilienza dei territori più esposti ai rischi climatici, come il caso dell’iniziativa in partnership con PlanBee e con il coinvolgimento attivo delle scuole dei territori selezionati, che ha permesso di piantare 250 nuovi alberi a Colle Umberto in provincia di Treviso presso i terreni di Feeducia, una microazienda agricola che segue pratiche di agricoltura rigenerativa.
Esperienza e aggiornamento continuo per impianti civili, industriali e pubblicici
Nel mondo dell’impiantistica non esistono scorciatoie, e chi lavomolte cose, ma non quando si tratta di impianti che devono garantire sicurezza, effi cienza e durata nel tempo. Un impianto mal progettato o mal installato non è solo un problema tecnico che prima o poi si presenterà il conto, ma un rischio concreto per chi vive o lavora in quegli spazi. NG Termoservice S.r.l., con sede a Saonara, nasce uffi cialmente come società nel 2021, ma sarebbe sbagliato pensare che sia un’azienda giovane. La sua storia parte dal 2014, quando Nicola Geron decide di mettersi in proprio dopo aver macinato oltre trent’anni di esperienza all’interno di alcune tra le più importanti realtà termo-idrauliche del padovano. Trent’anni non sono pochi: sono il tempo che serve per vedere di tutto, per imparare dagli errori, per capire come si lavora davvero bene e come invece si tagliano gli angoli rischiando di combinare guai. Nel 2021 arriva il passaggio a società a responsabilità limitata e con esso entrano uffi cialmente Marco Bissacco e Matteo Cassetta, che in realtà erano già parte integrante dell’azienda da tempo e che oggi ne guidano la parte operativa. Non
tentori specializzati che sanno cosa fare e come farlo, una figura amministrativa che tiene in ordine pratiche e documentazione, un RSPP esterno per la sicurezza, e una rete di ingegneri e professionisti esterni che permette di affrontare anche i progetti più complessi senza dover improvvisare.
L’aggiornamento è continuo e riguarda tutto: abilitazioni per la conduzione impianti, lavori in quota, interventi in spazi confinati, sanifi cazione pompe di calore, sicurezza sul lavoro, primo soccorso. Perché l’impiantistica moderna non è più quella di vent’anni fa, le tecnologie cambiano, le normative si aggiornano, e chi non sta dietro a questi cambiamenti si trova prima o poi a non saper rispondere alle richieste dei clienti. Le referenze dell’azienda sono in ambito pubblico e privato, clienti che non scelgono a caso, che pretendono garanzie e che tornano quando il lavoro è fatto bene. Tra i servizi più richiesti ci sono i contratti di manutenzione programmata, il pronto intervento e la reperibilità, perché un impianto non finisce di essere una responsabilità il giorno in cui viene collaudato: deve continuare a funzionare, a essere sicuro, a mantenere le performance negli anni. Ed è proprio lì, nella manutenzione e nell’assistenza nel tempo, che si misura davvero la qualità di un’azienda. NG Termoservice non si presenta con slogan o promesse generiche, ma con certifi cazioni, cantieri realizzati e clienti che si fi dano. A Saonara c’è una realtà che ha scelto di crescere investendo su competenze vere e responsa-
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RILASSAMENTO E BIORIVITALIZZAZIONE DEL VOLTO TERAPIA ANTALGICA E FISIOTERAPIA
DELL'ARTICOLAZIONE MANDIBOLARE INFILTRAZIONI
disagi nel corso del giorno (pranzi, motivi di lavoro ... ) esistono allineatori con forze calibrate che consentono di giungere ai risultati indossando gli apparecchi solo durante il sonno.
LO STAFF
Erika, Michaela, Rossella, Cinzia
I PAZIENTI: VOI ... vi aspettiamo
Undici mosse per risollevare la sanità veneta: Stefani presenta a Palazzo Balbi i nuovi Direttori Generali delle Ulss
Inuovi Direttori Generali della sanità regionale hanno sottoscritto formalmente il proprio impegno per il prossimo quinquennio.
Il Presidente della Regione Alberto Stefani, infatti, ha presentato quella che vuole essere una squadra solida e unita, undici curricula di grande prestigio che hanno saputo dimostrare le proprie capacità agli occhi della giunta. Tra volti già noti e nuovi entrati, andiamo a scoprire chi sono da oggi i “sindaci della sanità”, come li ha chiamati lo stesso Stefani.
All’Ulss 1, che coordina Belluno e tutta l’area dolomitica, sbarca Giuseppe Dal Ben, già direttore dell’Azienda Ospedaliera a Padova, dove, con il suo operato, si è confermato un “top manager” in ambito sanitario. Dal Ben ha seguito personalmente le fasi iniziali per la creazione del nuovo ospedale e l’apertura del nuovo reparto di pediatria. A differenza dei colleghi, resterà alla guida dell’Ulss dolomitica solo fino al 30 giugno, quando scadrà il suo incarico da commissario temporaneo. Sarà invece Giancarlo Bizzarri a prendere le redini della sanità nella Marca Trevigiana. Dopo aver coordinato servizi sociosanitari del Veneziano e con una carriera maturata in Liguria, sua terra d’origine, Bizzarri porta esperienza tecnica e logistica. Ha anche ricoperto prestigiosi incarichi nell’ambito della formazione, che testimoniano le sue eccellenti capacità comunicative, fondamentali per mettere in relazione le istituzioni e il cittadino.
Alla guida dell’Ulss 3 Serenissima arriva Massimo Zuin, già direttore dei Servizi Sociosanitari per il medesimo territorio. Docente allo IUAV e laureato in scienze politiche, rappresenta un profilo di prestigio sul piano logistico-organizzativo e conosce già molto bene il territorio e i suoi bisogni.
Spostandoci a nord nella medesima provincia, il Veneto Orientale sarà di competenza di Carlo Bramezza, che lascia quindi l’Ulss 7 per tornare a ricoprire un incarico già suo in passato. Con una lunga esperienza alla guida della sanità territoriale, si tratta di una delle scelte più solide a disposizione e su di lui viene riposta la massi-
ma fiducia della Giunta regionale per questo ritorno in Veneto Orientale.
Ed è proprio dalla guida dell’Ulss 4 che proviene Mauro Filippi, il nuovo Direttore Generale del Rodigino. Il 63enne vanta un curriculum completamente incentrato sulla sanità, che lo ha visto diventare il primo infermiere promosso a DG di una Ulss.
Patrizia Benini lascia invece Verona per assumere la guida di una differente Ulss, quella di Padova. Laureata in medicina e chirurgia con master conseguito proprio nel capoluogo euganeo, intende sfruttare la centralità della città del Santo per estendere la rete di servizi e formazione locale, puntando molto proprio sulla formazione di nuovi operatori sociosanitari.
A Vicenza arrivano invece Giovanni Carretta (Ulss 7 Pedemontana) e Peter Assembergs (Ulss 8 Berica). Il primo, padovano, ha recentemente diretto l’Ulss 3 Serenissima, che ha visto l’Ospedale dell’Angelo di Mestre eletto miglior ospedale d’Italia. Oltre a questo importante traguardo, ha avuto anche un incarico nella Commissione Regionale Vaccini. Assembergs, invece, è svedese
di nascita e lombardo d’adozione. Pur essendo un profilo di carattere più manageriale, è stato anche Direttore Generale dell’Asst Bergamo Ovest. Ultimo, ma non certo per importanza, è Pietro Girardi, che torna a dirigere l’Ulss 9 Scaligera dopo prestigiosi incarichi in altre province della regione, tra i quali quello di Direttore Amministrativo dello IOV. Fino a pochi giorni fa dirigeva l’Ulss 5 Polesana.
A questi nove Direttori Generali si affiancano altri quattro volti: Paolo Fortuna, ex DG della provincia di Padova, raccoglie l’eredità di Dal Ben alla giuda dell’Azienda Ospedale Università di Padova, mentre quella di Verona va a Paolo Petralia. Lo IOV e Azienda Zero, invece, passano invece sotto la responsabilità, rispettivamente, di Patrizia Simionato e Paolo Fattori. Anche in questo caso stiamo parlando di professionisti che hanno maturato grande competenza nell’ambito sociosanitario e amministrativo. Simionato è stata alla guida dell’Ulss 5 e ha appena concluso il mandato come DG dell’Ulss 8, mentre Fattori è stato membro della task force regionale per il contenimento della pandemia da Covid19.
L’evento non è stato, però, solo un elenco di nomi e curricula, infatti il Governatore Stefani ha presentato anche undici punti che faranno da filo conduttore per il prossimo quinquennio della sanità regionale, un “patto con i cittadini” per affrontare le più grandi sfide della salute e della vita dei Veneti. Vediamolo con ordine:
1. Promozione, rafforzamento e valorizzazione dei progetti di telemedicina e teleconsulto, per una sanità sempre più vicina a una popolazione che fa sempre più fatica a spostarsi per accedere alle cure;
2. Miglioramento dei tempi d’erogazione delle prestazioni specialistiche, per far fronte a quello che da anni è uno dei principali problemi della nostra sanità;
3. Potenziamento del rapporto ospedale-territorio, per garantire che il paziente sia seguito con approccio globale dalla presa in carico fino alla dimissione;
4. Monitoraggio delle Case di Comunità, presidi fondamentali per garantire capillarità sul territorio, specialmente nelle zone periferiche;
5. Monitoraggio del progetto PNRR “Casa come primo luogo di cura”, un piano che si integra strettamente con quello delle Case di Comunità e della telemedicina;
6. Gestione dei casi di cronicità e promozione di screening e stili di vita sani attraverso la formazione del cittadino;
7. Campagne di informazione territoriale sul funzionamento della telemedicina;
8. Valorizzazione di progetti volti all’umanizzazione delle cure, in modo particolare per quanto riguarda pazienti oncologici e malati terminali, con un focus sulle cure palliative;
9. Promozione della conciliazione vita-lavoro per il personale sanitario, attualmente oberato da ritmi insostenibili; 10. Attivazione di programmi di deblistering, per ridurre il costo dei farmaci, in particolare se di nuova generazione, 11. Dialogo col cittadino.
L’ultimo punto, un’aggiunta dell’ultimo secondo voluta fortemente dal Presidente Stefani, è un impegno solenne ad ascoltare la popolazione per capire le difficoltà e i bisogni con cui i Veneti devono fare i conti ogni giorno.
Veneto2 4 passa al sistema di ultima generazione DAB che permette di ascoltare anche la radio con una qualità audio per fetta.
La nomina. Iniziato il mandato del nuovo direttore generale, valorizzazione del personale e qualità dei servizi al centro
Mauro Filippi nuovo direttore generale dell’Ulss 5 Polesana:
«Le persone sono la nostra risorsa più importante»
Il nuovo direttore Filippi avvia il suo incarico valorizzando professionisti e rafforzando il dialogo con il territorio
Èiniziato ufficialmente il mandato di Mauro Filippi come nuovo direttore generale dell’Ulss 5 Polesana, incarico che segna l’avvio di una nuova fase per l’azienda sanitaria del territorio rodigino.
Filippi, che proviene dall’esperienza alla guida dell’Ulss 4 Veneto Orientale, si è insediato nei giorni scorsi e ha subito avviato una serie di incontri con i professionisti dell’azienda, a partire dai direttori di struttura, dai responsabili e dai coordinatori dei servizi sanitari e amministrativi.
Nel primo confronto con il personale, il nuovo direttore generale ha voluto mettere al centro il valore delle persone che ogni giorno operano all’interno della sanità polesana.
«La nostra risorsa più importante siete voi – ha sottolineato – i professionisti che, prima di ogni cosa, fanno la sanità. Lavoreremo insieme ai partner del territorio, dalle amministrazioni comunali al terzo settore e al volontariato, con l’obiettivo di garantire
risposte sempre più efficaci ai cittadini che si rivolgono a noi in momenti di bisogno».
Il nuovo direttore ha evidenziato come l’Ulss 5 rappresenti una realtà solida e con grandi potenzialità di sviluppo, sottolineando l’importanza di consolidare la qualità dei servizi offerti alla comunità.
«Il contesto è importante – ha spiegato Filippi –perché questa è un’azienda forte. Dobbiamo lavorare insieme, con attenzione alle persone ma anche ripensando l’organizzazione, sfruttando al meglio le nuove tecnologie e le opportunità che queste possono offrire».
Tra le priorità indicate dal direttore generale vi sono anche il rafforzamento del benessere organizzativo e la valorizzazione del personale, elementi ritenuti fondamentali per affrontare le sfide della sanità contemporanea.
«Siamo tutti coinvolti – ha aggiunto – nel trattenere i nostri professionisti e nel reclutare nuovi talenti, creando un ambiente di lavoro motivante, dove l’at-
Al via l’ampliamento del parcheggio della Cittadella socio sanitaria
A partire da sabato 8 marzo ha preso ufficialmente il via il cantiere per l’ampliamento e la riqualificazione del parcheggio della Cittadella socio sanitaria di Rovigo. L’intervento, promosso da Azienda ULSS 5 Polesana, rappresenta un tassello strategico nel percorso di rafforzamento della sanità territoriale, in vista dell’attivazione della nuova Casa della Comunità.
L’obiettivo è chiaro: rendere più agevole l’accesso ai servizi per cittadini, operatori e utenti fragili, in un polo che si candida a diventare sempre più centrale nel nuovo modello organizzativo previsto dal PNRR. La Casa della Comunità, infatti, sarà il fulcro dell’assistenza di prossimità, integrando prestazioni sanitarie e socio-sanitarie in un’unica sede facilmente raggiungibile.
Il progetto prevede la realizzazione di circa 150 nuovi posti auto, una zona di sosta dedicata alle ambulanze e una nuova piazzetta di ingresso alla Casa della Comunità, arricchita da arredi urbani. Sarà inoltre creata un’area “drop-off” per consentire l’accompagnamento in sicurezza di persone con mobilità ridotta o condizioni di particolare fragilità. Parallelamente, è previsto l’efficientamento dell’illuminazione, con un miglioramento complessivo della sicurezza e della qualità degli spazi esterni. Grande attenzione alla sostenibilità ambientale. Le nuove superfici saranno realizzate con materiali drenanti, in grado di garantire la permeabilità del suolo e una gestione più efficace delle acque meteoriche. Inoltre, nel rispetto del regolamento comunale, ogni albero eventualmente rimosso
tenzione alla persona e ai bisogni dei cittadini rimanga sempre al centro».
Nei primi giorni di incarico Filippi ha inoltre avviato una fase di conoscenza diretta del territorio e delle strutture aziendali, visitando gli ospedali dell’Ulss 5 e incontrando medici, infermieri, personale amministrativo e operatori sanitari impegnati quotidianamente nell’assistenza.
sarà ripiantato all’interno dell’area della Cittadella, salvaguardando e sviluppando il patrimonio verde esistente.
L’investimento complessivo ammonta a 640 mila euro, interamente finanziati attraverso il Fondo Sanitario Regionale. Il contratto di appalto è stato sottoscritto il 24 febbraio 2026 e l’avvio dei lavori è iniziato per l’8 marzo.
L’opera si inserisce in un più ampio processo di riorganizzazione dei servizi territoriali, che prevede anche il trasferimento del Centro Prelievi dell’ospedale di Rovigo al piano terra del blocco C della Cittadella, per favorire un accesso più diretto e integrato.
«Con questo intervento continuiamo a investire concretamente nello sviluppo della sanità territoriale polesana – sottolinea il Direttore Generale uscente dell’Ulss 5, Pietro Girardi –. L’ampliamento e la riqualificazione degli spazi di accesso rappresentano un elemento essenziale per garantire
Un percorso che punta a costruire un dialogo diretto con tutte le componenti dell’azienda e a condividere fin da subito le priorità future della sanità polesana. L’intera comunità aziendale ha rivolto al nuovo direttore generale un caloroso benvenuto e gli auguri di buon lavoro, nella convinzione che la collaborazione e il lavoro di squadra possano continuare a rafforzare la qualità dei servizi sanitari offerti al territorio.
servizi più vicini e funzionali ai cittadini. Le nuove infrastrutture accompagneranno l’avvio della Casa della Comunità, migliorando l’accoglienza e l’esperienza di cura, nel rispetto dell’ambiente e della sostenibilità».
Rovigo
Il programma. Approvato il documento attuativo 2026: risorse e strategie per rafforzare il welfare locale
Polesine, approvato il Piano di Zona 2026: 7,5 milioni di euro per rafforzare i servizi sociali
Il territorio polesano si prepara a potenziare i servizi sociali e socio-sanitari grazie al Documento Attuativo Annuale 2026 del Piano di Zona 20232025, prorogato dalla Regione Veneto anche per il prossimo anno. Il documento, approvato nei giorni scorsi dagli organismi istituzionali locali e recepito con delibera del Direttore generale dell’Ulss 5 Polesana, è stato ora trasmesso alla Regione per il visto di congruità.
Il Piano di Zona rappresenta lo strumento principale attraverso cui Comuni e Azienda sanitaria programmano insieme le politiche sociali e sociosanitarie del territorio, partendo dall’analisi dei bisogni reali della popolazione. Il documento nasce dal lavoro dei Tavoli Tematici, articolati per ambiti di intervento e composti da rappresentanti di enti pubblici, istituzioni e realtà del Terzo Settore.
A questi si affianca il ruolo dei Comitati dei Sindaci dei Distretti 1 e 2, che contribuiscono a garantire una governance condivisa e partecipata delle politiche sociali.
La programmazione per il 2026 si inserisce in un contesto demografico complesso. Nel Polesine la popolazione è progressivamente più anziana, la densità abitativa è bassa e molti Comuni sono di piccole dimensioni. Una configurazio-
ne territoriale che rende indispensabile rafforzare servizi di prossimità accessibili e integrati. Proprio per rispondere a queste trasformazioni sociali il Piano prevede un significativo potenziamento del servizio sociale professionale, con l’obiettivo di migliorare la presa in carico delle persone e garantire interventi tempestivi e personalizzati.
Grande attenzione è riservata agli anziani, in particolare a quelli non autosufficienti. Il programma punta a rafforzare i percorsi di assistenza domiciliare, i progetti per l’autonomia e le iniziative dedicate all’invecchiamento attivo. Parallelamente saranno sviluppati servizi di sollievo per le famiglie che assistono persone affette da demenza o da patologie neurodegenerative.
Un altro capitolo importante riguarda le famiglie e i minori. Il Piano prevede interventi di prevenzione e promozione del benessere, azioni di sostegno alla genitorialità, l’ampliamento dei servizi educativi per la prima infanzia e progetti mirati a supportare minori e adolescenti in situazioni di vulnerabilità sociale o con background migratorio.
Spazio rilevante è dedicato anche alle persone con disabilità, con iniziative orientate a favorire l’inclusione scolastica, abitativa e lavorativa. In questo am-
bito viene rafforzato anche il sostegno ai caregiver familiari, riconosciuti come una componente fondamentale del sistema di cura.
Proseguono inoltre le azioni legate alla salute mentale e alle dipendenze, con interventi che puntano sulla prevenzione, sulla riabilitazione e sul reinserimento sociale delle persone, valorizzando la collaborazione tra servizi sanitari, servizi sociali e realtà del Terzo Settore.
Tra le priorità individuate vi è anche il contrasto alla povertà e all’esclusione sociale. Il Piano prevede il potenziamento del segretariato sociale, degli sportelli di ascolto e dei percorsi di accompagnamento per le persone in condizioni di grave marginalità, comprese quelle senza dimora. Centrale resta anche il tema delle dimissioni protette dagli ospedali, con l’obiettivo di garantire continuità assistenziale e prevenire situazioni di isolamento o ricoveri impropri. Nel complesso il Piano di Zona 2026 mobilita risorse per circa 7,5 milioni di euro provenienti da diversi canali di finanziamento: fondi europei, tra cui le risorse del PNRR, fondi nazionali come il Fondo nazionale politiche sociali, il Fondo per la non autosufficienza e la quota servizi del Fondo povertà, oltre a fondi regionali e comunali. Un investimento significativo che
punta a rafforzare il welfare territoriale e a costruire risposte sempre più integrate ai bisogni della comunità. «Il Piano di Zona rappresenta uno strumento fondamentale per costruire un welfare di comunità vicino alle persone e capace di intercettare precocemente i bisogni sociali e sanitari – commenta il direttore generale dell’Ulss 5 Polesana Mauro
Filippi –. L’approvazione del documento attuativo 2026 conferma la forte collaborazione tra Azienda Ulss, Comuni e Terzo Settore e testimonia la volontà di rafforzare una rete territoriale capace di accompagnare le persone nei momenti di maggiore fragilità, supportando famiglie, anziani e comunità locali con interventi concreti e sostenibili nel tempo».
Formazione. Incontri nelle scuole del territorio per spiegare ai ragazzi come diventare infermieri e lavorare in sanità
Gli infermieri entrano nelle scuole del Polesine per raccontare ai ragazzi una professione che cambia
Portare la sanità tra i banchi di scuola per aiutare i giovani a orientarsi nel proprio futuro. È questo l’obiettivo del progetto promosso dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Rovigo, che da gennaio sta incontrando gli studenti delle scuole superiori del Polesine per far conoscere da vicino il mestiere dell’infermiere. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con l’Azienda Ulss 5 Polesana e con i corsi di laurea in Infermieristica di Adria e Rovigo, punta a spiegare ai ragazzi come si diventa infermieri, quali studi universitari sono necessari e quali sbocchi professionali offre oggi il settore sanitario, in continua evoluzione anche in Veneto.
A coordinare il progetto per l’Ordine provinciale sono la consigliera Marta Zanin e la presidente della Commissione Albo Elisa Dino; per l’Ulss 5 il riferimento è la Direzione delle Professioni Sanitarie. Agli incontri partecipano infermieri in servizio, tutor universitari e studenti già iscritti al corso di laurea, che raccontano in prima persona la propria esperienza tra corsie, tirocini e lezioni. Finora sono stati quattro gli appuntamenti organizzati nelle scuole del territorio rodigino. Il primo si è svolto con le classi quinte dell’Istituto “De Amicis” di Rovigo. A segui-
re, l’incontro all’Istituto “Primo Levi” di Badia Polesine. A febbraio è stata la volta dell’istituto “Veronese-Marconi” di Cavarzere, mentre il 25 febbraio il progetto ha fatto tappa al liceo “Bocchi-Galileo” di Adria. In quest’ultimo appuntamento erano presenti anche rappresentanti dell’OPI di Ferrara e uno studente del corso di laurea in Medicina dell’Università degli Studi di Ferrara. «La presenza di infermieri all’interno degli istituti scolastici – afferma Marco Emanuele, vice presidente dell’OPI – è molto importante per far comprendere ai giovani la complessità di una professione che si sta modificando e sta crescendo». Un mestiere che negli ultimi anni ha visto aumentare competenze e responsabilità, anche grazie all’introduzione di nuovi percorsi di laurea magistrale. In Italia sono oltre 460 mila gli infermieri iscritti agli Ordini professionali. Il percorso di orientamento non si ferma qui. Il prossimo appuntamento è previsto per aprile, quando i corsi di laurea di Adria e Rovigo parteciperanno all’evento “MiOriento” all’istituto “Cipriani-Colombo” di Adria, proseguendo il dialogo con gli studenti del territorio tra Rovigo, Adria e il resto del Polesine.
PORTO VIRO
Centro Sollievo: un nuovo spazio dedicato alle famiglie e alle persone con Alzheimer
Lunedì 23 febbraio la Sala Civica Ex Macello ospiterà la presentazione del servizio di Officine Sociali, pensato per offrire sostegno concreto ai caregiver e momenti di stimolo cognitivo per chi soffre di decadimento mentale
Porto Viro si prepara a un nuovo passo concreto nel sostegno alle persone fragili e alle loro famiglie. Lunedì 23 febbraio 2026, alle 20.45, la Sala Civica – Ex Macello ospiterà la presentazione ufficiale del Centro Sollievo, il nuovo spazio di Officine Sociali pensato per chi convive con Alzheimer o altre forme di decadimento cognitivo.
Il Centro Sollievo va ad aggiungersi alla rete di servizi già presenti nel Delta del Po, con sedi a Adria, Ariano nel Polesine, Porto Tolle, Rosolina e Taglio di Po, rafforzando la presenza di Officine Sociali APS come punto di riferimento per le famiglie del territorio.
L’obiettivo è creare un luogo accogliente dove chi soffre di decadimento mentale possa trascorrere momenti di stimolo, socialità e relazione, mentre i caregiver ri-
cevono supporto qualificato e qualche ora di sollievo dalla gestione quotidiana della cura.
“I Centri Sollievo non sono solo un servizio, ma un presidio di comunità contro l’isolamento. Stimolare la memoria, mantenere vive le relazioni e sostenere le famiglie significa combattere l’Alzheimer ogni giorno, con professionalità e umanità”, sottolinea Marinella Mantovani, presidente di Officine Sociali. La serata di presentazione vedrà la partecipazione del Sindaco di Porto Viro, Mario Mantovan, dell’Assessore ai Servizi Sociali Giovanni Siviero, della presidente Mantovani, della geriatra Laura Rossi dell’Ulss 5 e di Don Carlo Beorchia dell’Oratorio Salesiano San Giusto, che ha messo a disposizione i locali per il progetto.
L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra associazioni, istituzioni e realtà locali e vuole essere un segno tangibile di comunità: un luogo dove la fragilità non viene nascosta, ma accompagnata con rispetto, competenza e umanità. La cittadinanza è invitata a partecipare
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