Tutti gli uomini del presidente: definite deleghe e incarichi in giunta regionale
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La Regione Veneto è pronta a partire con la propria attività amministrativa e legislativa. Dopo il braccio di ferro, concluso in verità in breve tempo, sulle presidenze delle commissioni consiliari tra Lega e Fratelli d’Italia – per la cronaca stravinta dai primi per quattro a uno – tutti gli ingranaggi sono pronti per far partire la macchina.
E il primo grande banco di prova sarà l’approvazione del bilancio. Le elezioni del tardo autunno, infatti, hanno di fatto posticipato questo fondamentale passaggio. Ad oggi, infatti, la macchina e pronta per partire, ma deve fare benzina. Senza programmazione e un conseguente stanziamento di risorse, infatti, si resta fermi al di là delle buone intenzioni manifestate dal Presidente Alberto Stefani a più riprese.
E di buone intenzioni, in effetti si tratta: da un grande piano casa con alloggi a costi accessibili, a una profonda attenzione alla sanità e al sociale fino alla tanto attesa riforma delle case di riposo, alla costruzione della holding autostradale, passando per l’ambiente, il potenziamento del trasporto pubblico locale e la sicurezza. Obiettivi importanti che hanno visto, anche, un atteggiamento delle opposizioni, capitanata da Giovanni Manildo, di cauta apertura.
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Agsm Aim diventa Magis, la storica multiutility e la sfida del federalismo energetico
STEFANI TRACCIA LA ROTTA
PER IL VENETO: “ATTENZIONE
AL SOCIALE, CASA AI GIOVANI, SANITA’ VICINA ALLE FAMIGLIE”
La nostra intervista al presidente della Regione Veneto: “Sostegno alle imprese, puntiamo sull’innovazione, al lavoro per ridurre il peso della burocrazia”
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Tutti pazzi per il Giappone, cultura e lingua nel centro studi di Franceschinelli
ENTRA IL NUOVO ASSESSORE: A ROVIGO ENNESIMO RIMPASTO IN GIUNTA
Renato Campanile si occupa di statistica, associazionismo, protezione civile e programma, il sindaco distribuisce altre deleghe
QUADRARE I CONTI TRA SPESE IN CRESCITA E PROMESSE
Rovigo, il sindaco Cittadin ha illustrato le principali azioni dell’amministrazione: asfaltature e marciapiedi, riqualificazione energetica
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Morire di lavoro non è fatalità
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
I l 2026 è iniziato da qualche settimana, ma il Veneto ha già dovuto aggiornare il suo tragico registro dei caduti sul lavoro. Nei primi giorni dell’anno sono stati ben due i morti in azienda, entrambi in provincia di Padova, un pugno nello stomaco per queste vite spezzate nella routine quotidiana. A livello nazionale, il dato è allarmante: nei primi dodici giorni di gennaio si sono contate già 8 vittime. Non sono freddi numeri, sono persone, padri e figli che quel giorno non sono tornati a casa.
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Tre, due, uno: si parte!
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Cane segnalato al freddo a Rovigo
Si è concluso con esito positivo l’intervento della Polizia Locale di Rovigo a seguito di una segnalazione relativa a un cane lasciato all’esterno di un’abitazione nel quartiere Commenda, nonostante le basse temperature di questi giorni. La segnalazione, partita da alcuni cittadini e rilanciata anche sui social, ha portato all’immediato attivarsi delle autorità competenti.
Gli agenti della Polizia Locale si sono recati sul posto insieme al veterinario e a un tecnico del servizio veterinario dell’Ulss 5 Polesana, per verificare le condizioni dell’animale. L’intervento, come sottolineato dall’assessore alla Sicurezza e alla Polizia Locale Michele Aretusini, testimonia la varietà di situazioni che gli operatori sono chiamati ad affrontare quotidianamente, con professionalità e attenzione.
Durante il controllo è stata individuata la proprietaria del cane, che ha consentito l’accesso all’abitazione. La donna ha spiegato che l’animale, durante il giorno, preferisce rimanere all’esterno e manifesta disagio se costretto in casa, mentre nelle ore notturne dorme regolarmente all’interno dell’abitazione. Il sopralluogo ha permesso di accertare che il cane vive in condizioni adeguate: l’area esterna risulta attrezzata con una cuccia idonea, cibo e acqua regolarmente disponibili e non congelati. Alla luce delle verifiche effettuate, l’intervento si è concluso senza l’adozione di alcun provvedimento.
Morire di lavoro non è fatalità
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
Guardando indietro, il 2025 non ha concesso tregua. I dati provvisori Inail parlano di oltre 1.010 morti sul lavoro in Italia nei primi undici mesi dell’anno. Il Veneto, cuore pulsante della nostra economia, si è confermato purtroppo ai vertici di questa classifica, secondo solo alla Lombardia, con oltre 100 decessi, con Verona che ha tristemente guidato il primato regionale, seguita da Venezia e Vicenza. Nonostante i proclami, la “zona rossa” del rischio infortunistico continua ad allargarsi, colpendo duramente i settori della manifattura e dell’edilizia. Il problema non è la mancanza di norme. L’Italia possiede una delle legislazioni sulla sicurezza più avanzate d’Europa. Il vero nodo è che la prevenzione viene spesso degradata a mero adempimento burocratico. Per troppe imprese, la sicurezza è un “faldone” da riempire per evitare multe, un costo da minimizzare o un fastidioso rallentamento della produzione. Ma la sicurezza non si fa con i timbri: si fa con la formazione vera, con l’aggiornamento tecnologico e, soprattutto, con una vigilanza che non sia solo formale. Quando il profitto o la fretta di consegnare un ordine superano la tutela del lavoratore, il sistema ha già fallito.
Non dobbiamo però cadere nell’errore della generalizzazione. Esistono imprenditori attenti che investono somme ingenti per azzerare i rischi. Ma non in tutte le aziende è così, per talune imprese la sicurezza è un costo da limare, un fastidio da aggirare. Tuttavia, la mancanza di una cultura della sicurezza riguarda talvolta anche i lavoratori stessi. La “confidenza” con gli strumenti o le macchine usate, l’abitudine al rischio o la sottovalutazione del pericolo (“abbiamo sempre fatto così”) sono nemici invisibili quanto un cavo scoperto. Indossare un dispositivo di protezione individuale non è un obbligo verso il capo, ma un patto con la propria vita. Oltre all’inestimabile dolore umano, non possiamo ignorare l’impatto collettivo. Gli infortuni sul lavoro costano all’Italia circa 104 miliardi di euro l’anno, pari a oltre il 6% del nostro PIL. È una voragine economica che brucia risorse che potrebbero essere investite in sviluppo e stipendi. Non possiamo più permetterci di considerare queste morti come un “rischio collaterale” dell’attività d’impresa. La sicurezza deve diventare l’ossigeno del nostro modello produttivo veneto. Perché una terra che produce ricchezza, ma non garantisce il ritorno a casa dei suoi figli, è una terra che sta tradendo le sue radici più profonde: la dignità del lavoro.
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L’intervista. Incontro in redazione con presidente della Regione Veneto tra novità e prossime sfide
Stefani alla prova dei fatti: “Casa per i giovani, sanità più vicina ai cittadini e meno burocrazia”
N el primo mese alla guida del Veneto ha già impresso un ritmo serrato all’agenda politica regionale. Tra riforme per l’edilizia, tavolo per la sburocratizzazione e attenzione al sociale, il presidente Alberto Stefani delinea la rotta di un mandato che punta a rispondere alle emergenze del quotidiano. Lo abbiamo incontrato in redazione per fare il punto sui principali dossier aperti. Presidente, tra le novità di que-
ti: un patrimonio enorme che resta inutilizzato nonostante l’emergenza abitativa. Abbiamo già investito 50 milioni di euro: è l’investimento sull’housing sociale più importante di sempre per la nostra regione. È un passo avanti che riduce l’insolvenza e riqualifica gli immobili attraverso un’utenza diversa, creando un circuito virtuoso di rigenerazione urbana.
La legislatura si è aperta con la
ste settimane spicca “generazione casa”, in cosa consiste?
Si tratta di una proposta di legge di modifica della legge 39 del 2017 sull’edilizia pubblica. Su questo fronte vogliamo lavorare con forza per aprire lo spazio al cosiddetto social housing. L’idea è quella di dare una possibilità concreta a quella “area di mezzo” composta da giovani, anziani in difficoltà o determinate categorie di lavoratori. Vogliamo conferire flessibilità all’assegnazione degli immobili sulla base di caratteristiche specifiche che solo con l’housing sociale si possono gestire. Attualmente, la stragrande maggioranza del nostro patrimonio immobiliare è vincolato all’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP), ma dobbiamo trovare spazio per chi non può permettersi l’acquisto di una casa o un affitto a prezzi ragionevoli, specialmente nelle grandi città e ormai anche in provincia. Abbiamo oltre 8.800 immobili sfitti perché non manutenta-
parola d’ordine “meno burocrazia”: cosa cambia nel concreto?
Il meccanismo di lavoro. Al tavolo lascerò che siano le imprese, le associazioni di categoria e i sindacati a dire alla politica quali sono le norme da modificare e le procedure da semplificare. È una nuova prospettiva: non c’è una scelta aprioristica dell’amministrazione, ma una gestione condivisa del fenomeno burocratico che parte dal basso, da chi vive questi problemi ogni giorno. Inoltre, ci tengo a sottolineare che si tratta di un tavolo a costo zero, senza gettoni di presenza per i partecipanti.
In Consiglio regionale il suo primo provvedimento è stato il progetto di legge sui caregiver. Come intendete aiutare chi assiste i propri cari ogni giorno?
In Veneto un cittadino su quattro è un caregiver: è una realtà che tocca quasi tutte le famiglie. Per questo ho preso spunto da una proposta di legge già presentata anche
dall’opposizione, perché su temi simili bisogna lavorare insieme per la soluzione migliore. Integreremo la salute territoriale con le Case di Comunità. È un processo a mediolungo termine, ma vogliamo trovare ogni soluzione possibile per supportare chi si prende cura dei familiari più fragili.
A questo proposito ha annunciato l’assistente di quartiere, una figura che però non sembra convin-
di piccoli aiuti quotidiani, come fare la spesa o un controllo cognitivo. Dove va la sanità veneta con la consulenza del professor Gerosa? Come pensate di risolvere la carenza di medici?
La sanità veneta sarà sempre più territoriale e resterà saldamente ancorata al sistema pubblico. Il professor Gerosa è un luminare che ha sempre lavorato nel pubblico e ci aiuterà in questo percorso. Nelle
Consiglio Regionale dell’Economia, un luogo di consultazione permanente con sindacati e categorie. È un’idea che abbiamo accolto con favore perché crediamo nel confronto costante per intercettare le opportunità di crescita.
Autonomia, federalismo fiscale e PFAS: temi caldi per il territorio. Qual è la situazione?
Sull’autonomia sono stato relatore del disegno di legge e voglio por-
cere l’opposizione. Cosa risponde alle critiche?
Rispondo che questa figura è già stata sperimentata con ottimi risultati proprio in Comuni amministrati dal centrosinistra. Io l’ho integrata nel contesto delle Case di Comunità, intercettando un’esigenza sentita: l’80% degli anziani che necessitano di monitoraggio quotidiano non è coperto dai servizi tradizionali. Non possiamo pensare che ci sia assistenza domiciliare integrata per tutti, è matematicamente impossibile. Allora offriamo una formazione regionale a figure certificate che, anche tramite applicazioni digitali, garantiscano un monitoraggio costante. Immaginiamo un quartiere dove un assistente visita cinque anziani, controlla i parametri e informa la famiglia tramite app. Per una famiglia significa avere serenità a un costo notevolmente più basso rispetto a una badante H24, offrendo un servizio di prossimità per chi non ha bisogno di assistenza continuativa ma
prossime settimane visiteremo le Case di Comunità per vedere lo stato dell’arte di questa riforma nazionale che deve sgravare gli ospedali. Sulla carenza di personale, dobbiamo migliorare la conciliazione vita-lavoro e investire nelle borse di specialità.
L’imbuto formativo creato negli ultimi vent’anni è il vero problema nazionale. Come Regione investiremo in borse di studio e dialogheremo costantemente con gli ordini professionali attraverso il nuovo Consiglio Regionale della Sanità. La soluzione deve essere condivisa tra medici, Ulss e istituzioni.
Parliamo di economia: alcuni dati recenti dicono che il Veneto non è più la “locomotiva d’Italia”. Quali le soluzioni?
Dobbiamo percorrere la strada dell’innovazione per restare competitivi. La Regione accompagnerà le imprese rilanciando strumenti fondamentali come Veneto Sviluppo e Veneto Innovazione. Il tavolo sulla sburocratizzazione evolverà in un
tare a casa le prime materie entro la legislatura. Il federalismo fiscale cambierà il rapporto Stato-Regione e il Veneto deve essere protagonista. Sul fronte dei PFAS, la Regione ha fatto la sua parte aprendo tavoli di confronto e accelerando la messa in sicurezza d’emergenza. Attualmente è in definizione la messa in sicurezza operativa, sotto la supervisione degli enti preposti.
Un’ultima domanda personale: dal Parlamento alla presidenza della Regione, com’è cambiata la sua vita?
In realtà è cambiata fino a un certo punto. Ho sempre cercato un legame forte con la comunità, facendo il sindaco e il segretario regionale della Lega. Certo, oggi le responsabilità sono maggiori, ma essere nel proprio territorio, tra la gente che conosci, trasforma il peso dell’amministrare nella gratificazione di poter portare risultati concreti per la propria terra.
Nicola Stievano
Il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani ospite in redazione
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Strade, marciapiedi, scuole, sport e sicurezza nel bilancio di fine anno
Lavori pubblici, sicurezza e sociale tra le priorità dell’amministrazione Cittadin nel bilancio di fine anno. Investimenti per strade, scuole e impianti sportivi, nuove assunzioni nella Polizia locale e attenzione alle fasce più fragili
l sindaco Valeria Cittadin con la chiusura del 2025, ha fatto il punto sull’attività amministrativa e sulle priorità dei principali settori della città: lavori pubblici, urbanistica, sicurezza, sociale, sport, cultura ed eventi.
Tra gli interventi più significativi nel settore dei lavori pubblici, il sindaco ha ricordato i progetti di asfaltatura e sistemazione dei marciapiedi, per un investimento di circa 4 milioni di euro. Gli interventi di riqualificazione energetica hanno interessato anche alcuni istituti scolastici e il capitolo sugli
impianti sportivi, ha registrato un investimento complessivo di 2,5 milioni di euro volto a garantire sicurezza e accessibilità per la cittadinanza.
Sul fronte della sicurezza, l’amministrazione ha avviato il terzo turno per la Polizia Locale e assunto cinque nuovi agenti, così da concentrare maggiormente l’organico sulle attività esterne. La collaborazione con la Regione ha portato a soluzioni concrete, in particolare sul tema IRAS, mentre con il Governo il sindaco ha ricordato la partecipazione al Tavolo
sulla Sicurezza con il sottosegretario Molteni a seguito del tragico evento del 19 luglio,(l’omicidio di un ragazzo tunisino di soli 22 anni, avvenuto in piazza Matteotti) con l’istituzione conseguente della Zona Rossa, fino al 31 gennaio 2026.
Nel settore sociale, l’amministrazione ha promosso la nascita di una “casa di sgancio” per i giovani maggiorenni privi di punti di riferimento e della “Casa rifugio” per donne vittime di violenza. Ampi investimenti sono stati destinati alla digitalizzazione, soprattutto nell’Urbanistica, mentre per il Commercio è stato affidato a un tecnico il compito di definire il Piano Mercatale.
Per il settore urbanistica- ha annunciato il primo cittadino- è in arrivo a gennaio un importante bando pubblico per nuovi accor-
di di collaborazione Pubblico-privato, per nuovi insediamenti che porteranno opere nuove in città. Il sindaco ha poi ricordato i numerosi eventi culturali e iniziative che hanno animato la città e favorito l’aggregazione sociale: “Con la mia amministrazione – ha concluso Cittadin – metteremo sempre al
centro la persona. Chiedo ai cittadini di continuare a segnalarci le criticità, perché faremo sempre il possibile per dare tutte le risposte. Ringrazio la mia squadra e tutti i dirigenti e i dipendenti, senza loro tutto questo non sarebbe stato possibile”.
Guendalina Ferro
Taschin traccia l’anno appena passato e rilancia il valore educativo e sociale dello sport
Un anno di sport anche nel Polesine ed è tempo di bilanci per il Coni di Rovigo. A fare il punto è il delegato provinciale Lucio Taschin. Tra i temi a lui più cari c’è il cambiamento dell’approccio culturale allo sport. “Direi che la battaglia a cui tengo di più è cambiare l’approccio della cultura sportiva in tutte le sue componenti fondamentali: dirigenti sportivi e amministratori pubblici. Da un lato dobbiamo capire che il detto “qui si è sempre fatto così” ha i minuti contati. Dall’altro, se chi governa un territorio non intuisce che può usare la leva sportiva come un grande trampolino di lancio per una serie di iniziative sociali, sportive, economiche e culturali, andiamo poco distanti”. Guardando al futuro, l’obiettivo è costruire progettualità condivise. “La più importante è ragionare “insieme” per progettare
“insieme”. Con l’anno nuovo grazie anche al gruppo dei fiduciari Coni gireremo il Polesine e chiederemo agli amministratori di sedersi con noi insieme alle Associazioni Sportive Dilettantistiche. Sarà una “provocazione costruttiva” e vedremo dove riusciremo ad arrivare”. Sul ruolo attuale del Coni, Taschin non nasconde le difficoltà: “Devo dire che qualcuno si ricorda ancora il Coni con una Giunta, un budget e risorse da allocare. Tempi passati!”. Tuttavia, rimarca l’importanza del lavoro svolto: “Il nostro presidente regionale è impegnato costantemente a ribadire il ruolo di un Coni che comunque nella nostra regione “consegna” direttamente o indirettamente alle Asd oltre un milione di euro e in provincia di Rovigo, grazie soprattutto alla Fondazione Cariparo, arrivano importanti risorse per chiunque gestisca un settore
giovanile. È un lavoro che ritengo ancora importante anche se c’è molto da fare per ricostruire la cosiddetta mission”. Il 2025 è stato anche un anno di forte promozione sportiva. “È vero – continua –. Parlando un po’ fuori dagli schemi, come piace a me, ne abbiamo combinate di tutti i colori”. Dalla cerimonia delle benemerenze sportive alla valorizzazione del bando Sportivamente di Fondazione Cariparo, fino ai Festival dello Sport che a settembre hanno animato il centro di Rovigo: “Sono stati bei momenti dove tutti abbiamo vinto”. Infine, l’augurio al mondo sportivo rodigino: “Di essere in grado di rompere gli schemi, di proporsi in maniera importante anche per progetti sfidanti. Di non avere paura di farlo perché abbiamo una potenza enorme”. E agli amministratori pubblici: “Chiedo di darci fiducia, di
metterci alla prova perché siamo anche una grande comunità sociale, fondamentale per crescere le persone con la P maiuscola”. (g.f.)
Lucio Taschin
Tempo di bilanci/2. Sicurezza tra prevenzione, repressione e controllo capillare del territorio
Droga e Codice Rosso: numeri e strategie dei Carabinieri in Polesine
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n’attività capillare, quotidiana e spesso silenziosa, che abbraccia l’intero territorio polesano, “dalle spiagge del litorale fino alla campagna di Bergantino”. È il quadro tracciato dal colonnello Edoardo Campora, comandante provinciale dei Carabinieri di Rovigo, nel bilancio dell’attività dell’Arma nel corso del 2025. Il comandante ha evidenziato come l’azione dei Carabinieri si inserisca in un sistema di collaborazione continua con Polizia di Stato, Guardia di Finanza, con i reparti speciali dell’Arma – NAS, ROS, NIL e Carabinieri Forestali –e con il coordinamento della Prefettura di Rovigo, mentre l’attività repressiva si sviluppa nel rispetto delle direttive della Procura della Repubblica. Il resoconto parte da un dato complessivo significativo: 6.140 reati perseguiti su circa 6.800 complessivamente denunciati in provincia, con oltre 1.500 persone denunciate all’autorità giudiziaria e circa 50 arresti, tra flagranze e misure cautelari emesse su disposizione delle Procure competenti. Numeri che restituiscono la dimensione di una macchina complessa, articolata su 28 Stazioni e tre Centrali operative – a Rovigo, Adria e Castelmassa – che rappresentano il fulcro del sistema di risposta rapida alle emergenze. Nel corso del 2025 le Centrali operative hanno gestito oltre 90.000 richieste di intervento, circa 240 al giorno, che si sono tradotte in 15.000 interventi su strada. Le chiamate complessive, comprese quelle informative e di servizio, superano invece quota 130.000, comprese quelle legate alla gestione dei braccialetti elettronici e delle misure di protezione nei casi di violenza domestica, che generano continui alert per violazioni o malfunzionamenti. Nel corso dei servizi esterni sono state controllate 55.000 persone, circa 150 al giorno, e oltre 36.000 veicoli.
Sul fronte del contrasto al traffico di sostanze stupefacenti, il Comando provinciale ha perseguito circa 50 reati, con 12 persone arrestate e 37 denunciate in stato di libertà. Rilevante anche il dato relativo agli oltre 100 assuntori di sostanze stupefacenti segnalati alla Prefettura di Rovigo, trovati in
possesso complessivamente di oltre 1,5 chilogrammi di cocaina, 5,5 chilogrammi di hashish e di una cinquantina di piccole dosi di anfetamine. Particolarmente delicato il fronte dei reati rientranti nel cosiddetto “Codice Rosso”. Nel corso dell’intero 2025 l’Arma dei Carabinieri in Polesine ha perseguito circa 150 situazioni, riconducibili a episodi di violenza domestica, atti persecutori e violenza sessuale, con 12 persone arrestate e 75 denunciate in stato di libertà. Diverse segnalazioni risultano ancora in fase di approfondimento.
“I dati del Codice Rosso sono in linea con quelli dell’anno scorso – puntualizza il comandante Campora –. Chiaramente abbiamo affinato le procedure per identificare i casi di Codice Rosso, per comprendere meglio le situazioni da approfondire e gli interventi necessari a salvaguardia delle vittime. Riusciamo, attraverso nuove modalità operative, a svolgere un’attività preventiva più efficace, grazie anche alle nuove normative introdotte nell’ordinamento italiano”.
Un segnale incoraggiante arriva dal fronte dei furti in abitazione, scesi da quasi 800 del 2024,a poco più di 600 denunce del 2025. Un calo che, secondo il comandante provinciale, è in parte riconducibile a un’azione preventiva più mirata, con controlli intensificati negli orari e nelle zone maggiormente colpite, oltre a operazioni di rilievo come l’arresto di una banda specializzata da parte della Compagnia di Adria.
Particolare attenzione è stata riservata anche alle zone rosse del centro storico di Rovigo, istituite
a seguito di una serie di episodi violenti, dove l’Arma ha operato anche con il supporto dell’Ottavo Battaglione di Mestre.
Accanto all’azione investigativa, significativo è stato anche l’impegno sul versante della prevenzione: svolti incontri in otto istituti scolastici sui fenomeni delittuosi giovanili, promosse campagne contro truffe, bullismo e cyberbullismo, e realizzate iniziative a tutela delle fasce più deboli della popolazione, con momenti di informazione e confronto dedicati anche agli anziani. I Carabinieri Forestali operanti in provincia hanno controllato circa 800 persone e 200 veicoli, accertando 58 reati riconducibili alle materie di specifica competenza ed elevando sanzioni amministrative per oltre 70.000 euro. L’attività di monitoraggio ha interessato prioritariamente le aree di pregio naturalistico, in particolare il Delta del Po e i siti protetti SIC/ ZPS, con l’obiettivo di prevenire l’accensione di fuochi al di fuori delle aree barbecue autorizzate, contrastare l’abbandono di rifiuti e il bracconaggio ittico e venatorio. Accertate inoltre violazioni ai vincoli paesaggistici e la realizzazione di opere edilizie prive di regolare permesso di costruire.
Infine, i Carabinieri polesani sono stati impegnati anche nella gestione dei numerosi incidenti stradali, ricevendo quasi 450 richieste di intervento sull’intero territorio provinciale, in particolare nelle aree più periferiche e nelle ore notturne. Nel corso dell’anno si sono purtroppo registrati 11 incidenti con esito mortale.
Guendalina Ferro
Dal contrasto ai furti e allo spaccio, alla tutela delle vittime di violenza, fino alla sicurezza stradale e ambientale: i numeri e le operazioni che raccontano un anno di impegno dei Carabinieri in Polesine
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La radio non è più soltanto una
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Gianluca Busi, titolare di 22 HBG, realtà specializzata in tecnologie avanzate per la radio e per le infrastrutture audio multimediali.
Busi ha tracciato un quadro lucido e diretto dell’evoluzione della radiofonia contemporanea. Definire oggi la radio, spiega, è sempre più complesso: come è accaduto con il passaggio dal-
l’FM al DAB, il mezzo sta vivendo una nuova fase evolutiva, spinta dall’impatto dell’intelligenza artificiale e da una trasformazione profonda del concetto stesso di multipiattaforma. L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia del futuro, ma una presenza già pervasiva, capace di incidere
che timori. L’ipotesi di robot o avatar in grado di condurre programmi radiofonici o intervenire a eventi non è più fantascienza, bensì uno scenario concreto con cui il settore deve iniziare a
Eppure, proprio in questo contesto ipertecnologico, emerge con forza il valore distintivo della radio: l’autenticità. La voce umana, con le sue pause, le vibrazioni, le imperfezioni, resta un elemento insostituibile. Anche quando la tecnologia sarà in grado di ri-
po reale legate al territorio rappresentano un valore sempre più raro. È questo approccio che distingue una radio “viva”, fatta di persone, ricerca e competenze, da modelli completamente automatizzati basati su playlist
però, questa libertà potrebbe evolvere ulteriormente, consentendo all’ascoltatore di selezionare contenuti sempre più affini ai propri interessi, senza rinunciare alla pluralità e alla sorpresa che da sempre caratterizzano il mezzo radiofonico.
In questo scenario, la radio di informazione territoriale assume un ruolo strategico. Contenuti verificati, giornalismo di prossimità, notizie in tem-
Guardando avanti, 22HBG immagina un futuro in cui i contenuti radiofonici potranno essere multilingua, più longevi e capaci di raggiungere pubblici diversi grazie al supporto dell’intelligenza artificiale. Una tecnologia che non sostituisce la ricerca, la verifica e la qualità editoriale, ma le amplifica, rendendo i contenuti più accessibili e valorizzandone il potenziale. La sfida non è fermare l’innovazione, ma governarla. Monitorare l’uso dell’intelligenza artificiale, evitarne gli abusi e mantenere centrale il valore umano del contenuto sarà la chiave per accompagnare la radio in questa nuova fase evolutiva, senza tradirne l’anima.
Gianluca Busi 22HBG Founder, CEO FM-world
Sicurezza. La struttura di via Verdi entrerà a regime a marzo e accoglierà 31 minori e giovani adulti
Inaugurato il nuovo carcere minorile
Un carcere minorile innovativo e a misura educativa nasce a Rovigo nell’area dell’ex casa circondariale. La struttura potrà ospitare 31 giovani e sarà supportata da educatori, agenti e nuovi progetti socio-terapeutici regionali
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ettemila metri quadrati complessivi, di cui quattromila coperti e tremila dedicati alle aree esterne: sono questi i numeri del nuovo istituto penitenziario per minorenni di Rovigo, dotato,(una volta terminati i lavori)di palestra coperta, campo di calcetto e campo di pallacanestro, oltre a spazi verdi destinati anche alla realizzazione di un orto. La struttura, realizzata nell’area dell’ex casa circondariale di via Verdi, (in funzione dal 1933 e dismessa nel 2016), è articolata in tre edifici e dispone di due accessi distinti: quello principale su via Giuseppe Mazzini e quello secondario su via Giuseppe Verdi, riservato ai mezzi di servizio e di emergenza. Il complesso è stato progettato per garantire controllo, sicurezza e funzionalità, con una blockhouse (portineria) all’ingresso principale per la gestione degli accessi.
Durante l’inaugurazione, il sottosegretario di Stato alla Giustizia
Andrea Ostellari (Lega) ha annunciato che l’istituto sarà intitolato ad Antonio Vivaldi, “un compositore ma anche un educatore che ha creduto nella disciplina, nello studio e nella scoperta del talento come strumenti di riscatto”. Ostellari ha inoltre precisato che nella struttura opereranno “una decina di funzionari dell’area educativa e 47 agenti”.
Per la sindaca di Rovigo, Valeria Cittadin, il nuovo istituto rappresenta un cambio di prospettiva: “questo luogo va visto come un luogo di crescita non di repressione”. Sulla stessa linea l’intervento dell’ex presidente della Regione Veneto e attuale presidente del Consiglio regionale, Luca Zaia: “È un progetto innovativo e all’avanguardia. Victor Hugo diceva che quando si apre una scuola si chiude un carcere, qui si cerca di aprire una scuola in carcere”.
Il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha infine antici-
pato una novità significativa per il sistema regionale: “Vi anticipo che nel giro di sei mesi attiveremo una comunità socio terapeutica di recupero, ad alto impatto sanitario, alternativo al carcere, per minori con disagio comportamentale e
Rovigo prepara il calendario culturale 2026: aperto il bando per proporre al Comune spettacoli ed eventi
Rovigo guarda già al 2026 e avvia la macchina organizzativa per costruire il programma delle iniziative culturali. L’amministrazione comunale ha pubblicato un avviso pubblico con cui invita associazioni, enti e operatori del settore a presentare proposte di eventi, attività e manifestazioni da inserire nel cartellone ufficiale. L’obiettivo dichiarato è offrire alla città e al territorio un calendario ricco e variegato, capace
di parlare a pubblici diversi per età e interessi e, allo stesso tempo, di valorizzare le energie culturali presenti a Rovigo e nel resto del Veneto. Il Comune punta infatti a coinvolgere in via prioritaria le realtà che operano o intendono operare sul territorio cittadino, premiando qualità, creatività e capacità organizzativa. L’avviso ha carattere esplorativo e serve a raccogliere idee e progetti. Possono partecipare associazioni
polidipendenze, cofinanziato per il 60% dalla Regione Veneto e 40% dal ministero della giustizia. Stiamo ancora valutando la collocazione”.
Il nuovo carcere minorile di Rovigo entrerà a regime nel mese di marzo e potrà accogliere fino a 31 detenuti, tra minori e giovani adulti, anche provenienti da altri territori come Treviso, dove si registra una situazione di sovraffollamento. L’opera è costata complessivamente circa 12 milioni di euro. Guendalina Ferro
culturali e sociali, soggetti del cosiddetto Terzo Settore, imprese, fondazioni e professionisti attivi negli ambiti della cultura, dello spettacolo, dello sport e della promozione del territorio. Il Comune cerca proposte originali e di qualità: concerti, teatro, danza, cinema, eventi artistici e culturali, animazione, attività per bambini e ragazzi, manifestazioni sportive ed enogastronomiche.
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Renato Campanile entra nell’esecutivo comunale, al via il rimpasto delle deleghe
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l 2026 si apre per la città di Rovigo con un riassetto politico-amministrativo che segna una nuova fase dell’azione di governo. Con l’ingresso di Renato Campanile in Giunta e una ridistribuzione delle deleghe, il sindaco Valeria Cittadin completa l’esecutivo e rilancia il percorso amministrativo avviato a inizio mandato, puntando a maggiore coesione interna e a un’organizzazione più omogenea delle competenze.
“La Giunta si è ricompattata – ha dichiarato il sindaco Valeria Cittadin –, abbiamo completato con l’assessore che mancava. Faccio il mio in bocca al lupo e auguro buon lavoro a Renato Campanile, con la certezza che saprà mettere a disposizione la sua serietà e lealtà nel lavorare all’interno della Giunta e dell’amministrazione. È già un anno e mezzo che stiamo lavorando, ma questo è un nuovo avvio che ci vede partire più sereni per il 2026. Con l’occasione c’è stata anche una ridistribuzione delle deleghe per renderle più omoge-
nee nei vari ambiti. Siamo pronti per affrontare il nuovo anno”. Un passaggio che assume un chiaro significato politico, perché arriva nella seconda parte del mandato e punta a rafforzare l’efficacia dell’azione amministrativa in vista delle sfide che attendono la città.
Soddisfazione ed emozione sono state espresse dal neo assessore Renato Campanile, al quale sono state affidate le deleghe a Statistica, Associazionismo, Protezione civile e Attuazione del programma, ambiti strategici per il coordinamento delle politiche comunali e il rapporto con il tessuto sociale.
“Desidero esprimere – ha detto Campanile –, il mio più sentito ringraziamento per la fiducia accordatami, al Sindaco Valeria Cittadin per avermi dato questa straordinaria opportunità di mettermi a disposizione della cittadinanza di Rovigo”.
Il nuovo assessore ha quindi ringraziato il partito e i riferimenti politici che ne hanno sostenuto la nomina: “Un ringraziamento spe-
ciale va a Fratelli d’Italia, in particolare al Commissario provinciale Bartolomeo Amidei, all’assessore regionale Valeria Mantovan e ai consiglieri comunali che mi hanno appoggiato. Grazie per la loro fiducia e sostegno, per me è un onore ed una grande responsabilità”. Campanile ha sottolineato il peso dell’incarico e il metodo con cui intende affrontarlo: “Questo incarico rappresenta per me una grande opportunità, ma anche un impegno che prendo con il massimo della serietà e della dedizione alla luce della mia esperienza professionale pregressa”.
E ha ribadito la disponibilità al lavoro di squadra: “Sono pronto a collaborare con il Sindaco, con i colleghi di Giunta e con i consiglieri tutti, per raggiungere gli obiettivi che questa amministrazione si è prefissata all’inizio del suo mandato”.
Infine, una dichiarazione che delinea con chiarezza il profilo politico-amministrativo del nuovo assessore: “Chi mi conosce sa che
sono orientato, per deformazione professionale, più alla risoluzione concreta dei problemi, alla progettazione e alla realizzazione di soluzioni pratiche per rispondere alle esigenze della cittadinanza. Meno alla pubblicità e alla propaganda”. Contestualmente alla nomina di Campanile, il sindaco ha ufficializzato la nuova distribuzione delle deleghe, ad alcuni assessori, che ridisegna l’assetto interno della Giunta. Il vice sindaco Andrea Bimbatti mantiene le deleghe a: Urbanistica ed edilizia privata, Servizi informatici e innovazione, Digitalizzazione, Progettazione sovracomunale, Sport ed edilizia sportiva, Attività produttive e SUAP, Risorse umane. Erika De Luca è assessore a: Cultura, Turismo, Eventi e Manifestazioni, Commercio. Andrea Denti segue: Cooperazione internazionale, Agricoltura, Politiche ambientali ed energetiche, Programmazione e controllo, Protocollo e archivio, Servizi demografici, Toponomastica, Benessere animale e Partecipa-
te. Confermate le deleghe al neo assessore alle Politiche Sociali Dominga Milan, subentrata a Nadja Bala: Integrazione scolastica dei minori, Servizi demografici, Toponomastica, Benessere animale, statistica, Politiche giovanili, Pari opportunità, Politiche sociali, Politiche del Lavoro, Politiche per l’accoglienza, l’Inclusione e la disabilità, Politiche per la famiglia, Politiche abitative. Guendalina Ferro
Il Comune di Rovigo ottiene 318 mila euro dalla Regione
Entro il 2026 Rovigo avrà 48 nuovi alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP). Lo hanno annunciato a Palazzo Nodari il sindaco Valeria Cittadin e l’assessore ai Lavori Pubblici Lorenzo Rizzato. L’intervento è possibile grazie a un finanziamento regionale di 318 mila euro, integrato da 70 mila euro messi a disposizione dal Comune. Il contributo rappresenta un risultato importante per l’amministrazione comunale e conferma l’impegno costante nel reperire risorse per sostenere chi ha difficoltà a trovare un’abitazione. “Si tratta di una boccata d’ossigeno – ha commentato il sindaco Cittadin –. Non risolve tutti i problemi, ma ci permette di dare risposte concrete all’emergenza abitativa, aiutando famiglie e persone in difficoltà.”
Attualmente gli alloggi comunali a Rovigo sono 152: 66 già assegnati, 13 in arrivo, mentre 73 sono sfitti per carenze manutentive. Grazie ai nuovi fondi sarà possibile intervenire su abitazioni in centro città e nelle frazioni di Boara Polesine e Sant’Apollinare. Il progetto prevede due lotti di lavori: il primo, da 15 mila euro, riguarderà piccoli interventi su singoli alloggi in via Boscolo (civici 34, 36 e 38) e un alloggio in via Gramsci; il secondo, più consistente, con 50 mila euro,
interesserà gli alloggi nelle frazioni.
Sono già stati ristrutturati due appartamenti in via Curtatone a Boara Polesine e, nell’ambito del PNRR, sono quasi conclusi i lavori su abitazioni in via Scarlatti e Wolf Ferrari.
Entro il 2026 saranno quindi disponibili 35 alloggi ristrutturati, a cui si aggiungono i 13
già assegnabili, per un totale di 48 nuove abitazioni a disposizione della città. “Questo intervento – ha spiegato Rizzato – permetterà di realizzare opere di recupero e manutenzione, garantendo condizioni abitative sicure ed efficienti. Negli ultimi anni abbiamo investito circa 3 milioni di euro negli alloggi ERP: è un traguardo storico per Rovigo.”
Prezzi crollati e stalle in crisi, il Partito Democratico chiede interventi urgenti per salvare la filiera lattiero-casearia veneta
Il settore lattiero-caseario veneto è in difficoltà e il Partito Democratico scende in campo per chiedere misure concrete. La deputata Nadia Romeo, rodigina e membro della Commissione Agricoltura, ha depositato un’interrogazione insieme ai colleghi Forattini, Marino, Rossi e Vaccari, per sollecitare il Ministro dell’Agricoltura a intervenire a sostegno della filiera, oggi in piena crisi.I prezzi del latte alla stalla sono crollati fino a 27 centesimi al litro, con una riduzione del 54% rispetto all’anno scorso, mentre i prezzi al consumo rimangono stabili per tutelare negli interessi della grande distribuzione. L’intesa promossa a dicembre dal Ministero sui prezzi indicativi del latte si è dimostrata inefficace: molti contratti sono stati annullati, lasciando gli allevatori senza sbocchi o costretti a vendere sottocosto.
“Non bastano tavoli e impegni volontari –sottolineano i deputati Pd – senza interventi strutturali c’è il rischio di chiusura delle stalle, perdita di produzione nazionale e una filiera sempre più sbilanciata a danno degli allevatori”.
Con l’interrogazione, i parlamentari chiedono al Governo di assumersi la responsabilità di regolare il mercato e tutelare una produzione strategica per l’agricoltura italiana, fondamentale per il Veneto, dove il latte e i formaggi rappresentano una delle eccellenze agricole più riconosciute e apprezzate.
Pedopornografia. Arrestato amministratore di gruppo Telegram
La Procura di Rovigo ha disposto l’arresto di un 28enne accusato di diffusione illecita di immagini e video sessualmente espliciti. L’operazione della Polizia Postale ha portato al sequestro di oltre 37mila file, molti dei quali pedopornografici, diffusi tramite un gruppo Telegram gestito dall’indagato
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L a Procura della Repubblica di Rovigo ha reso noto l’arresto di M.F., 28 anni, accusato di aver diffuso immagini e video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone coinvolte. L’operazione, condotta dalla Polizia Postale in collaborazione con il Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica del Veneto, ha portato al sequestro di oltre 37.000 file contenenti materiale pedopornografico. Secondo quanto emerso dalle indagini, M.F. era amministratore di un gruppo su Telegram e gestiva un programma automatizzato che pubblicava le immagini inviate dagli utenti. Durante la perquisizione eseguita il 14 gennaio, le forze
dell’ordine hanno rinvenuto il vasto archivio di file illeciti, molti dei quali raffiguravano minori. L’uomo è stato arrestato in flagranza e la Procura ha richiesto la
convalida dell’arresto con il trasferimento in carcere. Le indagini proseguono per individuare eventuali altri soggetti coinvolti nella diffusione dei materiali.
Rovigo e provincia pronte ad accogliere 24 nuovi poliziotti tra capoluogo e territorio
Rovigo si prepara a ricevere un importante incremento nelle forze dell’ordine. Il sindaco Valeria Cittadin e l’assessore alla Sicurezza Michele Aretusini hanno annunciato l’arrivo di 24 nuovi poliziotti destinati sia al capoluogo sia alla provincia. “Forze fresche per la sicurezza a Rovigo. E in quantità che non si vedeva da tempo”, hanno sottolineato, ringraziando il prefetto Franca Tancredi e il questore Eugenio Vomiero per il costante impegno volto a rendere la città più sicura e vivibile.
Anche il sottosegretario agli Interni Nicola Molteni ha ricevuto un ringraziamento da parte dell’amministrazione comunale per i rinforzi disposti in varie città italiane, tra cui Rovigo.
Nel dettaglio, sono previste 14
nuove assegnazioni alla questura di Rovigo, 5 alla polizia stradale, 2 alla polizia ferroviaria e 3 al commissariato di Adria. Sarà poi il questore a stabilire la distribuzione e l’organizzazione migliore di questi nuovi agenti. Le assegnazioni entreranno in vigore a partire dal prossimo 27 gennaio.
“Da parte nostra continueremo a supportare le forze dell’ordine –ha aggiunto l’assessore Aretusini – grazie anche alla nostra polizia locale, per la quale abbiamo avviato un piano di aggiornamento, formazione e nuovi strumenti operativi. Inoltre, con l’introduzione del terzo turno, il nostro personale
può affiancare ancora meglio polizia, carabinieri e guardia di finanza”. Il sindaco Cittadin ha concluso ricordando che, sin dall’insediamento della sua amministrazione, garantire sicurezza e vivibilità è stata una delle priorità principali: “Ringraziamo il Governo per aver ascoltato le nostre richieste, contribuendo a rendere Rovigo una città più sicura e accogliente per cittadini e famiglie”.
Allarme truffe online: false email sul rinnovo della
Il Ministero della Salute ha lanciato un allarme su una nuova truffa che sta circolando tramite email false, inviate a nome del Ministero stesso, riguardante il rinnovo della tessera sanitaria. Le email fraudolente invitano gli utenti a cliccare su un link che rimanda a un sito web ingannevole, simile alle piattaforme ufficiali. Una volta sul falso sito, viene chiesto di compilare un modulo con dati personali e sensibili, che potrebbero essere utilizzati per scopi illeciti. Le autorità avvertono di non cliccare sul link e di non inserire alcun dato personale o finanziario. In caso di ricezione di tale email, è consigliato cancellarla immediatamente. Per informazioni ufficiali e corrette, si invita a fare riferimento esclusivamente al sito web del Ministero della Salute.
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Veneta Pesca: dove freschezza e logistica si incontrano
distinguersi per capacità di adattamento, visione strategica e solidità organizzativa. Dopo aver chiuso il 2024 con un fatturato complessivo di 70 milioni insieme alla consociata TFP – Trasporti Frigoriferi Portoviresi, il gruppo conferma la propria centralità nel mercato e rilancia con nuovi investimenti mirati. Uno dei temi ancora centrali è il granchio blu, fenomeno che ha colpito duramente la filiera delle vongole. «Il 2023 è stato uno shock –spiega Michele Cattin – ma il mercato si è par-
zialmente adattato. Una parte del prodotto è stata sostituita dal lupino, un altro tipo di vonnuovi canali di approvvigionamento, in par-
vigili e pronti a innovare». La logistica, infatti, sta attraversando una trasformazione silenziosa ma profonda: mancano autisti specializzati, aumentano i costi e si stanno delineando nuove modalità di distribuzione con piattaforme dedicate alla microdistribuzione e mezzi diversi per target diversi. «Servono compe-
to fresco, senza inseguire segmenti – come la quarta gamma o i ricettati – già presidiati da
Sul fronte dei consumi, la tendenza è chiara: le famiglie cercano praticità. «Il modello familiare è cambiato da anni – commenta Cattin – e il mercato del fresco si è adattato con prodotti più semplici da preparare». Allo stesso tempo cresce la richiesta di qualità per prodotti come tonno e salmone, legati anche al Guardando al 2026, Veneta Pesca continua a investire per affrontare il futuro con reL’ultima novità è il nuovo impianto fotovoltaico da 500 kW, che si aggiunge a quello già esistente. «Un investimento da circa 700 mila euro – racconta Cattin – che ci permetterà di essere più indipendenti dal punto di vista energetico, migliorare l’efficienza della catena del freddo e refrigerare il magazzino 24 ore su 24 nei mesi estivi. È un passo fondamentale per qualità e
In un settore segnato da sfide globali, dalla scarsità di risorse ittiche al necessario adeguamento dei metodi di pesca, il gruppo continua a dimostrare una forte capacità di lettura del mercato e un approccio pragmatico: «Bisogna essere dinamici, razionalizzare gli acquisti e ridurre gli sprechi. Non possiamo permetter-
L’investimento. Acquevenete presenta il progetto di recupero della torre piezometrica
La storica torre dell’acqua rinasce
U n intervento di rigenerazione urbana e culturale che restituisce alla città un simbolo storico, trasformandolo in uno spazio di racconto, educazione e visione sul futuro dell’acqua. È questo il cuore del progetto di ristrutturazione della sede acquevenete di Rovigo, presentato nel corso di una conferenza stampa nella Sala degli Arazzi di Palazzo Roncale.
Dopo una prima fase dedicata agli interventi strutturali sull’edificio, il progetto entra ora nel suo momento più rappresentativo e aperto alla comunità: il recupero della torre piezometrica con la realizzazione di un percorso espositivo multimediale, pensato come spazio immersivo e didattico dedicato all’acqua, bene essenziale e patrimonio collettivo del territorio.
L’operazione è resa possibile grazie al sostegno della Fondazione Cariparo, al Comune di Rovigo e alla collaborazione con l’ATO Polesine, in un’alleanza istituzionale che mette al centro il valore pubblico dell’acqua e la sua gestione responsabile.
Un progetto che completa la ristrutturazione della sede
Il recupero della torre e il nuovo percorso espositivo multimediale immersivo rappresentano il completamento di un intervento più ampio sulla sede acquevenete di Rovigo: non solo un edificio rinnovato dal punto di vista funzionale, ma un luogo che assume anche una dimensione culturale, educativa e divulgativa.
La torre piezometrica, elemento identitario del paesaggio urbano, diventa così il fulcro simbolico di un progetto che unisce passato e futuro, infrastruttura e narrazione, tecnica e partecipazione.
Il progetto pone particolare attenzione al rapporto tra edificio, acqua e territorio, valorizzando la continuità tra spazi interni ed esterni e il dialogo con il paesaggio urbano. Il verde entra così a far parte integrante dell’intervento, contribuendo a una visione orientata alla sostenibilità e al benessere collettivo. In questo contesto, la torre non è concepita come un luogo chiuso, ma come un punto di osservazione e di relazione con l’ambiente circostante, capace di offrire una lettura più ampia del sistema idrico e del
territorio che lo ospita.
All’interno della torre prende forma un percorso esperienziale e immersivo, concepito come un racconto in verticale che accompagna i visitatori lungo il viaggio dell’acqua: dalla sua origine nelle falde, al flusso nelle reti di distribuzione, fino alla restituzione all’ambiente e a una visione orientata alla sostenibilità futura. Non un museo tecnico, ma uno spazio pensato per un pubblico trasversale, dove si impara attraverso l’esperienza, il gioco e l’interazione. I linguaggi digitali e virtuali sono messi al servizio della narrazione, per rendere comprensibili e coinvolgenti temi complessi come il ciclo idrico, la tutela della risorsa e la responsa-
bilità collettiva.
«Con questo progetto restituiamo alla comunità un bene identitario, trasformando un’infrastruttura dismessa in un luogo vivo di partecipazione e formazione sui temi dell’acqua, della sostenibilità e della tutela ambientale, pensato in particolare per scuole, famiglie e giovani. È un intervento che tiene insieme tre temi cari alla Fondazione: rigenerazione urbana, valorizzazione del patrimonio storico culturale e vocazione educativa. La torre torna così accessibile e diventa un polo urbano multifunzionale e inclusivo, con un percorso immersivo che racconta, livello dopo livello, il ciclo idrico e il rapporto con il territorio», ha sottolineato il Vice
Presidente della Fondazione Cariparo Cesare Dosi.
Per il Vice Presidente di acquevenete Antonio Bombonato, «il recupero della torre piezometrica con la realizzazione del percorso espositivo multimediale esprime la volontà dell’azienda di raccontare il proprio lavoro quotidiano e rafforzare il legame con il territorio attraverso la conoscenza e la condivisione».
Il Sindaco Valeria Cittadin ha evidenziato come «il progetto restituisca alla città un luogo simbolo, valorizzandolo non solo dal punto di vista architettonico, ma anche come spazio di cultura, educazione e identità, capace di parlare soprattutto ai più giovani».
Fondazione Cariparo
lancia A.R.CO
Fondazione Cariparo presenta
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A.R.CO – Attivare Risorse per le Comunità, il nuovo bando destinato a promuovere progetti significativi che coinvolgano istituzioni, associazioni e realtà locali delle province di Padova e Rovigo. Con un budget complessivo di 10 milioni di euro, l’iniziativa mira a trasformare idee condivise in interventi concreti, sostenibili nel tempo e con risultati misurabili. Il bando è rivolto agli enti locali dei due territori, esclusi i Comuni capoluogo, per i quali sono previste altre linee di sostegno. Particolare attenzione sarà rivolta alle collaborazioni tra più soggetti, come Comuni tra loro o Comuni e Province, considerate fondamentali per aumentare l’impatto delle iniziative.
A.R.CO identifica tre ambiti prioritari per i progetti:
• Qualità della vita: interventi sociali, ambientali, salute e sport;
• Sviluppo delle conoscenze: educazione, formazione e ricerca scientifica;
• Cultura: valorizzazione del patrimonio storico-artistico e archeologico, attività culturali e promozione del territorio in chiave sostenibile.
Ogni progetto dovrà prevedere un piano di gestione chiaro e sostenibile e assicurare una ricaduta concreta e misurabile per la comunità. La Fondazione potrà coprire fino all’80% dei costi, con un massimo di 500.000 euro, mentre il restante 20% dovrà essere garantito dall’ente richiedente o da altri soggetti pubblici o privati.
«Con A.R.CO vogliamo stimolare risorse e collaborazioni locali, sostenendo iniziative di reale interesse pubblico e durature nel tempo», spiega Gilberto Muraro, Presidente di Fondazione Cariparo. «Lavorare insieme tra enti locali, terzo settore e comunità è la chiave per trasformare le idee in progetti concreti e servizi utili alle persone». La partecipazione al bando si svolge in due fasi:
• Fase 1 – Idea progettuale: scadenza il 27 febbraio 2026 alle 13.00; entro marzo saranno pubblicate le proposte ammesse alla seconda fase;
• Fase 2 – Progetto di fattibilità tecnico-economica: scadenza il 30 settembre 2026 alle 13.00.
L’incontro.
L’incontro. Vertice in Regione sullo sviluppo economico
Regione
Regione e CNA a confronto: focus su credito e sostegno alle piccole e medie imprese
Artigiani e piccole imprese al centro dell’incontro tra Regione e CNA Veneto. Bitonci ha illustrato le linee del Patto per lo Sviluppo, con attenzione a mercato, infrastrutture, lavoro e formazione. Annunciati nuovi strumenti per l’accesso al credito e un Tavolo permanente di confronto
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n confronto diretto sui problemi quotidiani delle imprese artigiane e delle piccole e medie aziende venete, con l’obiettivo di passare dalle parole ai fatti. È questo il senso dell’incontro che si è svolto a Venezia tra l’assessore regionale allo Sviluppo economico Massimo Bitonci e i vertici di CNA Veneto, rappresentati dal presidente Moreno De Col e dal segretario regionale Matteo Ribon. Al centro del dialogo il Patto per lo Sviluppo, indicato dalla Regione come uno degli assi portanti del proprio progetto economico. Il percorso si muove su cinque direttrici principali: rafforzare la capacità di stare sul mercato delle imprese, migliorare strade e collegamenti, sostenere lavoro e servizi sociali, accompagnare il passaggio di testimone tra generazioni nelle aziende e investire su formazione e competenze. Un impianto che, nelle intenzioni dell’assessore, punta a dare solidità al sistema produttivo del Veneto, partendo da chi ogni giorno tiene aperte botteghe, laboratori e piccole aziende.
Nel corso dell’incontro si è parlato anche di uno dei nodi più sentiti dagli imprenditori: la difficoltà
ad accedere ai finanziamenti. Un problema che pesa soprattutto sulle realtà di dimensioni ridotte e che spesso frena nuovi investimenti. La Regione ha ribadito di essere al lavoro su nuovi strumenti di garanzia e su forme di sostegno finanziario pensate per dare respiro alla liquidità delle imprese e favorirne la crescita, in collaborazione con le strutture regionali dedicate allo sviluppo economico. Tra gli impegni annunciati anche la convocazione di un Tavolo dei Confidi, per rimettere attorno allo stesso tavolo i soggetti che facilitano l’accesso al credito, e l’idea di coordinarsi con altre Regioni per condividere soluzioni e buone
pratiche. L’obiettivo dichiarato è quello di creare strumenti che non siano temporanei, ma abbiano una durata di almeno tre anni, così da offrire certezze a chi fa impresa. Infine, l’assessore Bitonci ha confermato la volontà di istituire un Tavolo permanente per l’Artigianato, con incontri ogni tre mesi. Una sede stabile di confronto che, nelle intenzioni della Regione, dovrà servire ad ascoltare con continuità le esigenze delle imprese artigiane venete e a costruire risposte concrete insieme alle loro rappresentanze, riconoscendo il ruolo centrale che l’artigianato continua ad avere nell’economia e nell’identità del Veneto.
Artigiani veneti sotto assedio: quasi 49mila imprese colpite dal lavoro irregolare
Il lavoro sommerso continua a mettere in difficoltà migliaia di artigiani in Veneto, dove quasi 49mila imprese – pari al 47% del totale regionale – subiscono quotidianamente la concorrenza di operatori irregolari. Lo rileva il 20° rapporto Galassia di Confartigianato Imprese, che evidenzia un fenomeno in forte crescita.
A livello nazionale, l’economia sommersa pesa 217,5 miliardi di euro, ovvero il 10,2% del Pil, di cui 77,2 miliardi derivano dal lavoro irregolare, con un aumento dell’11,3% in un solo anno. Settori come benessere, estetica e attività creative raggiungono tassi di irregolarità del 13,1%, mentre nelle costruzioni si attesta al 10,3%.
In Veneto le categorie più col-
pite includono acconciatori, estetisti, fotografi, muratori, elettricisti, idraulici, pittori edili, manutentori del verde, traslocatori e tassisti. Secondo Confartigianato Veneto, mestieri legati alla cura
della persona e alla manutenzione domestica risultano particolarmente vulnerabili a forme di abusivismo che sfuggono ai controlli e riducono la qualità dei servizi.
Teatro. Grande attesa per Alessandro Haber con il capolavoro della letteratura del Novecento
Al Teatro Sociale la grande prosa, il 4 e 5 febbraio c’è La Coscienza di Zeno
Nuovo allestimento teatrale per La coscienza di Zeno, romanzo simbolo della letteratura europea del Novecento. La regia di Paolo Valerio e l’interpretazione di Alessandro Haber danno voce alla complessità di Zeno Cosini, figura ironica e inquieta, in uno spettacolo che unisce psicanalisi, humour e riflessione esistenziale
C apolavoro della letteratura del Novecento, romanzo antesignano di respiro potentemente europeo, ironico e di affascinante complessità, La coscienza di Zeno ha celebrato nel 2023 i cent’anni dalla pubblicazione. Il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia lo porta in scena per la regia di Paolo Valerio in un nuovo allestimento – prodotto assieme a Goldenart Production – nell’ambito di un ricco percorso di ricerca dedicato agli importantissimi giacimenti culturali di Trieste e del suo territorio. La figura monumentale
di Italo Svevo ed il suo straordinario romanzo psicanalitico vi rappresentano un momento di profondo, universale significato. La coscienza di Zeno, d’altra parte, possiede anche una propria vivace teatralità, per la sperimentazione di una scrittura innovativa e per il suo essere dominata dalla coinvolgente, complessa e attualissima figura di Zeno Cosini. Il romanzo infatti sgorga dagli appunti del protagonista che si sottopone alle cure dello psicanalista Dottor S cercando, per quella via, di risolvere il suo mal di vivere, la sua nevrosi e incapa-
cità di sentirsi “in sintonia” con il mondo e con la realtà. Il suo percepirsi inetto e malato, ed i suoi ostinati – ma mai del tutto convinti – tentativi di cambiare e guarire, portano Zeno ad attraversare l’esistenza intrecciando sorprendentemente quotidianità borghese ad episodi surreali ricchi di humour e di verità, e ad il-
Ultimi giorni per visitare la mostra dedicata a Rodney Smith
Chiuderà i battenti il prossimo 1 febbraio a Palazzo Roverella la mostra dedicata al grande fotografo Rodney Smith. La mostra, che ha riscosso grande successo di critica e visitatori, ha ospitato per la prima volta in Italiale opere del fotografo newyorkese tra i più iconici del XX secolo. Con oltre cento immagini, l’esposizione ripercorre l’intera carriera dell’autore, celebrando la sua raffinata combinazione di eleganza, rigore compositivo e humour surreale. Le sue fotografie evocano mondi sospesi tra realtà e sogno, in cui i riferimenti alla pittura di Magritte e al cinema di Hitchcock e Wes Anderson arricchiscono una poetica
visiva unica, fatta di armonia formale e narrazione simbolica. Il percorso espositivo, suddiviso in sei sezioni conduce il visitatore lungo scenari sospesi, ricchi di grazia e mistero, accompagnandolo, attraverso un dialogo costruito su emozione e stupore, alla scoperta di un autore che ha saputo trasformare l’ordinario in straordinario.
Immergersi nell’universo di Rodney Smith significa entrare in un mondo dove il tempo si ferma e la leggerezza diventa forma. Ogni scatto di Rodney Smith è un invito a varcare una soglia: quella tra il reale e l’immaginario, tra rigore e levità, tra concretezza e lirismo.
luminazioni che possiedono una forza che ancora ci scuote.
La coscienza di Zeno è stata sempre interpretata da grandi attori, come Renzo Montagnani, Giulio Bosetti, Alberto Lionello che fu anche protagonista dello sceneggiato Rai e, nella successiva edizione televisiva, Johnny Dorelli. Nel nuovo allestimento a
Le sue immagini – mai ritoccate, illuminate solo dalla luce naturale – si muovono tra la nostalgia del bianco e nero e la scoperta dei cromatismi, restituendo una visione intima, ma allo stesso tempo universale. Rodney Smith osserva il reale per trasformarlo: gioca con la gravità, riflette sugli spazi, oltrepassa canoni simbolici e temporali. Allievo e seguace di grandi maestri come Walker Evans e Cartier-Bresson, ispirato dal cinema e dalla filosofia, ha fatto della fotografia il linguaggio per offrire un invito a fermarsi, osservare e lasciarsi trasportare, con meraviglia, nell’attimo sospeso dove tutto sembra possibile.
firma di Paolo Valerio, Zeno avrà il volto di Alessandro Haber, un attore dal carisma potentissimo e dall’istinto scenico assolutamente personale, che fuori da ogni cliché sa coniugare ironia e profondità in ogni interpretazione. Gli spettacoli del 4 e 5 febbraio inizieranno alle 20.30 e durerà 140 minuti divisi in due atti.
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Allenatori calcio, abilitati 29 nuovi mister
Si è concluso, con gli esami finali, il corso per l’abilitazione ad Allenatore di calcio Licenza D, affidato all’Aiac (associazione allenatori calcio) di Rovigo. Gli esami si sono svolti per la parte pratica sul campo di calcio di Fratta Polesine, mentre per la teoria in ex Pescheria a Lendinara. “Vorrei fare un ringraziamento all’amministrazione comunale di Lendinara per gli spazi messi a disposizione, prima nell’aula dell’ex ragioneria Conti in via Montegrappa e poi nella più confortevole sala dell’ex Pescheria - dice il presidente dell’Aiac di Rovigo Roberto Bacchiega. Un ringraziamento anche al presidente del Fratta calcio Andrea Campion, per la concessione del campo sportivo e per la massima disponibilità durante le settimane del corso.
Un sentito ringraziamento an-
che al direttivo dell’Aiac di Rovigo, in particolare al consigliere Maurizio Tavian che è sempre stato presente nei giorni del corso, e ciò è stato particolarmente apprezzato dai docenti, specialmente dal docente di tecnica e tattica calcistica del corso Franco Varrella, classe ’53, (fu vice di Arrigo Sacchi nella nazionale italiana che partecipò agli europei in Inghilterra, e poi allenatore in serie B di Brescia, Reggiana, Salernitana e Savoia e nel 2000-01 fu promosso in C1 con il Padova) che con l’Aiac Rovigo era già stato docente di altri tre corsi e col quale si è instaurato un rapporto di amicizia”.
Ai neomister è ora consentito allenare tutte le prime squadre maschili dilettanti fino all’Eccellenza (oltre a Juniores nazionali, regionali e provinciali) e femminili dalla Promozione alla serie C
inclusa. Bella l’armonia che si è formata tra i 29 corsisti e che è stata apprezzata oltre che da mister Varrella anche da Christian Ferrante (portieri), Gianpaolo Mossuto (metodologia), Virginia Abate (psicologia), Elisa Camporese (calcio femminile), Simone Zanella, (calcio a 5), Francesco Vallese (medicina), Roberto Pi-
Calcio Rovigo, Leonardo Rossi è il terzo allenatore
Finale d’anno con i botti per il Rovigo calcio che il 30 dicembre ha esonerato l’allenatore Sandro Tessarin e presentato la nuova guida tecnica, la terza stagionale. Si tratta di Leonardo Rossi, 65 anni ferrarese d’adozione (è nato ad Atina in provincia di Frosinone), che allo stadio Gabrielli c’era già stato nella stagione 2006-07, alla guida della Spal, con il Rovigo di mister Carmine Parlato che dopo una lunga assenza, durata 56 anni, era tornato nel calcio professionistico, a disputare il campionato di serie C2.
Memorabile la partita Rovigo Spal del 17 dicembre 2006 in un Gabrielli gremito con oltre 4000 mila persone e diretta su Rai3 (per le province di Rovigo e Ferrara) con vittoria del Rovigo (di Furlanetto e Gasparello le reti del 2-1 finale) che chiuse il girone d’andata da campione d’inverno con 35 punti, seguita a 31 proprio dalla Spal. Ri-
cordi indelebili, che inevitabilmente vengono a galla se, ora, a guidare il Rovigo del presidente Roberto Benasciutti è mister Leonardo Rossi. Il tecnico quest’anno aveva cominciato alla guida del Women calcio Padova, nel campionato di Eccellenza, avventura terminata a novembre. Rossi dal 2023 aveva intrapreso la strada del calcio femminile, alla guida dell’Accademia Spal nel campionato di serie C fino all’estate scorsa. Il nome di Rossi è stata una scelta del presidente Roberto Benasciutti. “Credo in questa squadra, credo in questi ragazzi –le sue parole -. Leonardo Rossi è un amico e con l’allenatore Tessarin c’erano vedute diverse e, visto che il campionato è molto equilibrato, con molte squadre racchiuse in pochi punti e c’è tutto il girone di ritorno da giocare ho preso questa decisione”. Che squadra ha trovato, dopo questi primi allenamenti? “I ragazzi si sono messi
scopo (carte federali), Simone Schiavo (regolamento). Questi i nomi dei corsisti: Davide Angeloni, Antonio Aquaro, Stefano Baccara, Michele Brugnoli, Alberto Busson, Gianluca Cavallari, Andrea Colla, Michele Crepaldi, Teddy Creivellari, Adelaide Finotti, Matteo Finotti, Jimmy Fioratti, Luca Galasso, Jacopo Giri, Matteo
subito a disposizione e li ho trovati disponibili e professionali – le parole del neotecnico Rossi. Stiamo lavorando di squadra, cercando soluzioni tattiche, alla luce anche del discorso degli under: sappiamo che è difficile trovare giovani, bravi e preparati, nel mercato di riparazione e quindi lavoro con la rosa che ho a disposizione. Sono
entrato in punta di piedi, con un obiettivo preciso, però: non mi accontento del pareggio. Non è un discorso di presunzione, non é nelle mie corde, ma di convinzione. Se collettivamente passa questo discorso allora sarà tutto più semplice. C’è un girone di ritorno da giocare, comincia, in un certo senso, un altro campionato”. (c.a.)
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CORTINA D’AMPEZZO, BELLUNO
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Tre, due, uno: si parte! Il bilancio primo banco di prova per la giunta regionale
Ora, però, è il tempo delle scelte e della concretezza e, per l’appunto, il bilancio dirà, senza possibilità di smentita, se queste idee avranno gambe per camminare o, quantomeno, per partire visto che, oggettivamente, tutto subito non si potrà certamente fare. Anche perché, e questo è un tema lungamente dibattuto anche in passato, le risorse economiche non sono infinite. L’ex assessore al bilancio Francesco Calzavara già nelle scorse occasioni aveva manifestato all’allora presidente Luca Zaia tutta la sua contra-
rietà a non introdurre l’Irpef regionale. Il ragionamento di Calzavara era semplice: non ci sono soldi, il comparto produttivo è in difficoltà e non gli si può chiedere di più, servono interventi strutturali molto costosi e, con un contributo di pochi euro da far pagare ad ogni veneto, si potrebbe far quadrare il bilancio senza rinunciare a nulla. Così non è andato, come noto, poiché per Zaia il “non mettere le mani nelle tasche dei veneti” rimaneva un imperativo categorico. Si ma per avere finalmente il bilancio quanto dovremo
aspettare? Secondo le previsioni del Presidente Stefani il bilancio si dovrebbe approvare entro il prossimo aprile. Del resto l’iter è particolarmente articolato: va redatto dagli uffici su indicazione della Giunta, poi dovrà passare in tutte le commissioni consiliari prima di arrivare alla prova del Consiglio. A dirigere il traffico, dunque, ci sarà il Presidente del Consiglio, Luca Zaia che, dal suo scranno, di fatto determinerà i modi e i tempi che porteranno all’approvazione.
La nuova giunta regionale. Stefani ha scelto gli assessori, rispettati gli accordi con gli alleati
Tutti gli uomini del presidente: “Nomi di qualità
e deleghe omogenee per centrare gli obiettivi”
«Abbiamo creato deleghe omogenee per rispondere agli obiettivi strategici del nostro programma di governo e per permettere agli assessori di mettersi subito a disposizione della Regione»: così Alberto Stefani ha presentato a Palazzo Balbi la nuova giunta regionale che lo affiancherà nel governo del Veneto per i prossimi cinque anni. Sul fronte politico, il presidente ha evidenziato il rispetto degli accordi con gli alleati: cinque assessorati per Fratelli d’Italia e quattro per la Lega, con il professor Gerosa come eccezione tecnica alla guida della sanità. “Prima di tutto abbiamo messo la qualità delle figure - ha aggiunto Stefani – e scelto professionisti con comprovata esperienza in ogni ambito”.
Stefani ha voluto come Vicepresidente con deleghe a Turismo e Lavoro, Lucas Pavanetto (43 anni), geometra di Jesolo con una solida esperienza nel volontariato e nel consiglio regionale. L’assessorato alla Sanità è affidato a Gino Gerosa (68 anni), luminare della cardiochirurgia e pioniere dei trapianti a cuore fermo, che mette la sua esperienza accademica e clinica al servizio della programmazione socio-sanitaria. “È un assessorato fondamentale - ha spiegato Stefani - e ci tenevo a fare questa scelta con grande orgoglio. Il professor Gerosa è una figura di riferimento, un luminare nazionale e internazionale, con esperienze a Padova, Verona e all’estero. Sono orgoglio-
so che sia al servizio della nostra Regione e dei veneti”. Il comparto economico è guidato da Massimo Bitonci (60 anni), commercialista ed ex sottosegretario, esperto di diritto societario e finanza pubblica, incaricato di Imprese e Innovazione. Per l’agricoltura è stato scelto Dario Bond (64 anni), laureato in scienze agrarie e già deputato, con una specifica competenza nella gestione dei fondi per i comuni di confine. Filippo Giacinti (51 anni), avvocato penalista e stimato sindaco di Albignasego, assume le deleghe a Bilancio e Personale.
La rappresentanza femminile è forte: Valeria Mantovan (35 anni), laureata in giurisprudenza e già sindaco di Porto Viro, oltre
che assessore regionale al lavoro, istruzione e formazione nella precedente giunta, si occuperà di istruzione e cultura. Paola Roma (43 anni), dipendente Ulss e presidente dei comuni trevigiani, guiderà il Sociale e lo Sport; Elisa Venturini (46 anni), avvocato e già vicepresidente ANCI Veneto, un passato da sindaco di Casalserugo (Padova) per due mandati, seguirà ambiente e protezione civile.
Completano la Giunta Diego Ruzza (52 anni), psicologo dirigente ospedaliero esperto in neuropsicologia, ai Trasporti, e Marco Zecchinato (49 anni), urbanista professionista con una lunga carriera amministrativa nel vicentino, delegato a urbanistica e identità
veneta. Infine, il presidente sarà affiancato da due consiglieri delegati: l’avvocato Elisa De Berti (51 anni) per le Infrastrutture e Morena Martini (62 anni), esperta in politiche scolastiche, per la partecipazione giovanile.
Stefani ha anche parlato dell’importanza di collegare formazione e lavoro: “Entro il 2030 avremo una carenza di oltre 280.000 lavoratori qualificati e la risposta non può essere l’immigrazione, ma formare i nostri ragazzi per prepararli al mondo del lavoro. Il nostro riferimento saranno i veneti - ha concluso - e il lavoro della Giunta sarà orientato a soddisfare i bisogni concreti delle persone, con efficienza e innovazione”. (r.r.)
Entrano a Palazzo Ferro - Fini otto nuovi consiglieri
Ecco i nuovi ingressi in Consiglio regionale dopo la nomina degli assessori in giunta. La supplenza spetta al primo dei non eletti della lista o coalizione da cui proviene il neo assessore, garantendo così la continuità amministrativa. Dario Bond (Fratelli d’Italia) lascia il posto a Silvia Calligaro, la prima non eletta nella circoscrizione Belluno. Filippo Giacinti (Fratelli d’Italia) viene sostituito da Enoch Soranzo nella circoscrizione Padova. Per la circoscrizione Rovigo, Valeria Mantovan (Fratelli d’Italia) cede l’incarico a Fabio Benetti. Il posto di Lucas Pavanetto (Fratelli d’Italia) nella circoscrizione Venezia viene preso da Matteo Baldan. Per quanto riguarda la Lega nella circoscrizione di Treviso, a Paola Roma subentra Stefano Marcon. Diego Ruzza (Fratelli d’Italia) della circoscrizione Verona viene sostituito da Claudia Barbera. Infine, la consigliera regionale Elisa Venturini (Forza Italia) lascia il seggio a Mirko Patron, della circoscrizione Padova, mentre al vicentino Marco Zecchinato subentra Morena Martini, della circoscrizione Vicenza. Flavio Tosi, invece, ha rassegnato le dimissioni da consigliere regionale.
La nuova giunta regionale del Veneto: Lucas Pavanetto vice presidente assessore al turismo e lavoro, Gino Gerosa sanità, Massimo Bitonci sviluppo economico, Filippo Giacinti bilancio, Valeria Mantovan istruzione e cultura, Paola Roma sociale e sport, Elisa Venturini ambiente e protezione civile, Dario Bond agricoltura, Diego Ruzza trasporti, Marco Zecchinato urbanistica. Consiglieri delegati Elisa De Berti infrastrutture e Morena Martini politiche scolastiche e giovani
player e lancia la sfida
Agsm Aim diventa Magis, Testa: “Siamo una società
che funziona ma non possiamo vivere sugli allori”
Agsm che
L’azienda, frutto della fusione tra le storiche multiutility di Verona e Vicenza, completa un profondo processo di ridefinizione strategica, culminato nella presentazione ufficiale del nuovo nome
“S apete cosa farà Enel? Aspetterà la fine di febbraio per vedere chi vincerà il Festival di San Remo e poi pagherà un ingaggio astronomico al vincitore e realizzerà uno spot che andrà in onda novanta volte al giorno su tutte le televisioni nazionali e che troveremo anche sui giornali e ascolteremo per radio. Noi competiamo in questo mercato, ovviamente con mezzi e strategie diversi, quindi dobbiamo essere veloci, avere inventiva, saper stare il più vicino possibile ai nostri utenti per continuare a fare bene, come stiamo facendo ora, il nostro mestiere”.
Con queste parole Federico Testa presidente di AGSM – AIM traccia la rotta per i prossimi mesi che dovranno garantire da un lato il consolidamento dei buoni risultati ottenuti e dall’altro la capacità di crescita attraverso la conduzione di nuove sfide.
Due gli architrave sui quali costruire i futuri successi: sostenibilità e federalismo energetico.
Proprio nelle scorse settimane, infatti, è avvenuto un importante cambio di passo e ha lanciato la sua nuova identità con Magis, il nuovo brand che punta alla leadership nazionale.
L’azienda, frutto della fusione tra le storiche multiutility di Verona e Vicenza, completa così un profondo processo di ridefinizione strategica, culminato nella presen-
tazione ufficiale del nuovo nome. Magis, nato da una ricombinazione delle lettere del vecchio acronimo Agsm Aim, è stato svelato durante la festa di Natale del Gruppo, che ha riunito oltre settecento collaboratrici e collaboratori. Presenti al momento del reveal i vertici aziendali – oltre al presidente Federico Testa, il consigliere delegato Alessandro Russo, il vicepresidente Stefano Fracasso e i Consigli di Amministrazione – insieme ai sindaci di Verona e Vicenza, soci del Gruppo, Damiano Tommasi e Giacomo Possamai.
Gli obiettivi di piano industriale 2025-2030 sono molto sfidanti. Sono infatti previsti oltre 1 ,1 miliardi di investimenti su sostenibilità, rinnovabili e mitigazione del rischio, con l’obiettivo di 1,2 milioni di clienti, per posizionare l’azienda tra i principali player nazionali e consolidare la leadership a nord est. I target economico finanziari al 2030 sono un Ebitda di 250 milioni (+53%), un utile netto di 71 milioni (+62%) e un rapporto di indebitamento inferiore al 4%.
“Il nuovo nome rappresenta quello che oggi siamo – dice il presidente Federico Testa - un’azienda pubblica solida, moderna, capace di costruire valore per i territori che l’hanno generata e per quelli in cui opererà domani. Magis interpreta bene questa direzione: custodisce un’eredità lunga
più di un secolo e la apre a nuove possibilità. Attraverso questa operazione noi vogliamo guardare al futuro, parlare di sostenibilità e avvicinarci ancora di più alle comunità locali, in particolar modo ai giovani.”
Se attraverso questa operazione Magis, l’ex AGSM – AIM, investe sulla sostenibilità l’altra partita appare ancora tutta da giocare: da tempo Federico Testa è convinto che le multi - utility possano e debbano partecipare ai bandi per la gestione delle reti elettriche per realizzare un vero e proprio “federalismo energetico”.
“Da tempo siamo impegnati su questo fronte – conclude il Presidente Testa – e siamo convinti di avere tutte le carte in regola per
poter competere. Insieme alle altre aziende del Nord abbiamo redatto un progetto solido per poter competere se e quando il Governo deciderà di fare i bandi per l’affidamento della gestione delle reti. Se la gestione non fosse, come oggi, centralizzata si innescherebbe un volano virtuoso che garantirebbe investimenti anche più cospicui sul territorio e soprattutto un risparmio sulle bollette di famiglie e aziende in un momento nel quale il costo dell’energia costituisce uno dei principali problemi per far quadrare i bilanci. Il nostro auspicio, e lo stiamo rappresentando da tempo, è che in vista delle scadenze del 2030 si cambi rotta, si scelga di pubblicare i bandi e non si proceda, come invece purtroppo sem-
brerebbe essere l’intento, ad una proroga a Enel. Non chiediamo alcun trattamento di favore, ma soltanto di poter provare a partecipare nell’interesse dei territori.” (r.
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PRIMI CITTADINI
A cura di Vincenzo Gottardo
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r.)
Il presidente Federico Testa
Interporto Padova accelera sull’Europa: nuovi collegamenti ferroviari e partner per il terminal
Il servizio parte con tre circolazioni settimanali, destinate a salire a cinque entro il secondo trimestre 2026. Il primo treno dal Belgio è arrivato il 15 gennaio, mentre il primo convoglio da Padova è partito il 18 gennaio. A questo collegamento si aggiungono due nuove relazioni verso la Germania. Selezionato il parnter internazionale e costituita la nuova società Intermodal Terminal Padova
Cresce la domanda di trasporto intermodale terrestre verso l’Europa e Interporto Padova rafforza il proprio ruolo di hub strategico del Nord-Est con un doppio intervento: nuovi collegamenti ferroviari internazionali e la scelta di un partner industriale di livello mondiale per lo sviluppo del terminal intermodale.
Sul fronte operativo, è stata attivata la nuova relazione tra Padova e Zeebrugge, operata da GTS Rail, che consolida l’asse Italia–Belgio. Il servizio parte con tre circolazioni settimanali, destinate a salire a cinque entro il secondo trimestre
2026. Il primo treno dal Belgio è arrivato il 15 gennaio, mentre il primo convoglio in partenza da Padova è partito il 18 gennaio. A questo collegamento si aggiungono due nuove relazioni verso la Germania: InRail, del Gruppo Autobrennero, ha attivato un servizio su Duisburg con sei circolazioni settimanali, mentre LTE Italia collega Padova al porto di Rostock, sempre con sei coppie di treni alla settimana. A fronte dell’aumento delle corse, RFI ha garantito la piena operatività domenicale della stazione merci di Interporto.
Parallelamente, sul piano stra-
tegico e industriale, si è concluso l’iter di aggiudicazione della gara per la selezione del partner internazionale con cui sviluppare il terminal intermodale. Alla scadenza dei termini erano pervenute due offerte di grande rilievo, ma ad aggiudicarsi la gara è stato il raggruppamento composto da PSA Intermodal Italy NV e Logtainer SpA, con un’offerta economica di 75 milioni di euro, a fronte di una base d’asta fissata in 61 milioni. Il bando ha visto la costituzione di una nuova società, Intermodal Terminal Padova srl, alla quale sarà conferito l’asset terminalistico. Interporto Padova manterrà una partecipazione del 30% e nello statuto sono previste clausole di garanzia rilevanti, tra cui l’impossibilità di modificare la destinazione intermodale dell’area senza il consenso di Interporto, oltre a specifici diritti negli organi sociali e nella cessione delle quote. “Un traguardo molto ambizioso, che solo un anno fa appariva un sogno - sottolinea il presidente Luciano
Greco -. “Primi in Italia e tra i primi in Europa, abbiamo individuato con una selezione pubblica rigorosa partner di livello globale con cui consolidare e sviluppare ulteriormente un terminal che già oggi è tra i più competitivi e innovativi”. Greco evidenzia infine il valore del partenariato pubblico-privato
che potrebbe nascere dall’operazione, “capace di inserire Padova tra i poli di eccellenza lungo le grandi rotte commerciali europee e globali”, ringraziando il personale della società, i partecipanti alla gara e la commissione giudicatrice “per il lavoro svolto con rigore, riserbo e alta professionalità”.
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Luciano Greco, presidente di Interporto Padova
Il personaggio
L’intervista. Silvio Franceschinelli ha creato un centro europeo per lo studio delle lingue orientali
Tutti pazzi per la cultura di Corea e Giappone
“Lo studio un piacere nato da una passione”
Silvio Franceschinelli, direttore della scuola di lingue Istituto Il Mulino, è tra i fondatori dell’Associazione Giapponese Ochacaffè ed è curatore del collettivo artistico K-ble Jungle. Franceschinelli è un punto di riferimento a livello europeo per gli appassionati di cultura orientale, appassionati che nel nostro Paese sono molti più di quanto si creda. A questo punto lo ammetto, anche io sono un fan di vecchia data della cultura giapponese, ecco perché ho voluto fare una chiacchierata con Franceschinelli per provarne a capirci un po’ di più, visto che, purtroppo, non vado oltre un banalissimo “konnichiwa”.
La Scuola di Lingue Il Mulino nasce in provincia di Padova, nel Piovese. Come si costruisce, da qui, un centro di riferimento europeo per lo studio delle lingue e delle culture asiatiche?
È stata una sfida non indifferente, che molti deridevano all’inizio. Ma alcuni fattori ci hanno aiutato, in primis il fatto che chi vuole approfondire la cultura orientale non ha molta offerta, per cui parte già sapendo di doversi spostare per trovare, ad esempio, un corso di lingua, e la passione fa superare molti ostacoli. Inoltre siamo noi a spostarci molto: a febbraio sarò a Danzica (Polonia), e poi a Bucarest (Romania) e Sofia (Bulgaria) per portare degli eventi di danza K-Pop (la musica pop coreana). Abbiamo insegnanti madrelingua in molte città italiane, e prima che le lezioni online diventassero la prassi avevamo sedi a Milano, Treviso, Roma, Vicenza… Una grossa trasformazione l’ha portata la possibilità di fare riunioni e corsi di lingua online, negli ultimi anni studenti da tutta Italia seguono i
nostri corsi comodamente da casa. Giapponese e coreano sono percepite come lingue di nicchia. Eppure i numeri raccontano altro. Lingue come il tedesco e l’inglese (offriamo anche queste all’Istituto) vengono studiate soprattutto per lavoro. Giapponese e coreano, invece, si studiano per passione. Molti studenti di giapponese arrivano a noi perché amano manga e anime, mentre la musica K-Pop e i K-drama su Netflix fanno appassionare alla lingua coreana. È una bella sfida tra queste due lingue, amichevolmente le nostre insegnanti di giapponese e coreano ogni settembre e gennaio fanno la gara di quale lingua ha più iscritti!
Conoscere il giapponese o il coreano è importante per capire anche le culture di quei Paesi?
Sì, la lingua è uno dei fattori necessari a capire la cultura. Difficile avvicinarsi a Corea e Giappone senza avere almeno le basi di come funziona la lingua: da dove vengono gli alfabeti, perché i verbi sono sempre alla fine, i vari modi di dire “io” e “tu”, e molto altro.
Attraverso realtà come K-ble Jungle e Associazione Ochacaffè, ti occupi anche di divulgazione e organizzazione di eventi.
Associazione Ochacaffè vuole far conoscere agli italiani il Giappone, mentre K-ble Jungle si occupa di arte pop dall’Estremo Oriente. Queste due realtà ruotano attorno alla scuola perché ne completano l’offerta culturale. Per esempio con festival come PiPL andiamo a Piazza Grande, il centro commerciale di Piove di Sacco. Capita allora che una famiglia che sta andando a fare la spesa si divida: la madre viene allo stand a provare gli origami, la figlia si appassiona di danza
K-Pop, e il padre ne approfitta per chiedere informazioni sui corsi di inglese. Lavoriamo molto online e sui social ma ci piace anche incontrare la gente di persona, e i festival sono l’occasione perfetta. Oltre agli eventi locali come Rosolina Comics ad agosto e Rovigo Comics a settembre, o il Capodanno K-Pop a Padova, partecipiamo anche ai più grossi eventi nazionali come Comicon Napoli, Etna Comics Catania, o Rimini Comix.
Quanto è importante passare dalla teoria all’esperienza diretta per comprendere davvero una cultura?
È fondamentale, tanto che noi consigliamo sempre di andare a studiare la lingua e cultura in Giappone. È un’esperienza che io ho provato tanti anni fa e mi ha cambiato la vita, al punto da farmi decidere di fondare la scuola e poi anche l’associazione che aiuta gratuitamente chiunque voglia provare a vivere e studiare nella Terra del Sol Levante.
Si pensa che lingue come giapponese e coreano siano “difficilis-
sime”. È proprio così?
Non dico mai “non è difficile” né usiamo slogan come “impara il giapponese in tre mesi” perché non è possibile. Dobbiamo riabituarci a studiare per il piacere di imparare. Lo paragono alle camminate in montagna: sono dure e si fa fatica, ma in fondo il piacere è quasi più nella fatica che si fa ad arrivare che ad essere poi in vetta ad ammirare il panorama (che non è comunque male, facendo il parallelo con il momento in cui uno si rende conto di riuscire a parlare).
Dal Piovese partono collaborazioni che arrivano in tutto il mondo. Come viene percepito il vostro lavoro fuori dall’Italia?
L’intera Europa, e ancor di più l’Asia, hanno un’ammirazione profonda per l’Italia e la sua lingua e cultura, tanto è vero che accogliamo spesso stranieri che vengono a studiare italiano. Mi è capitato di fare serate come DJ di musica italiana a Tokyo e Osaka, e vedere i giapponesi che apprezzavano la nostra musica, da Modugno ai Maneskin, dai Matia Bazar ai The
Kolors, mi riempie di felicità. I nostri stessi studenti che vanno a studiare in Giappone si stupiscono di quanto i giapponesi amino e conoscano il nostro Paese, dal calcio alla lirica, dal cibo al cinema. Progetti nell’immediato futuro? Tantissimi! Speriamo continuare a fare incontrare culture lontane, e di mandare sempre più studenti a studiare all’estero, perché di questi tempi trovo ci sia molto bisogno di incontrare altre culture da vicino, capire come ci si sente ad emigrare, cercare di comunicare con chi è diverso.
Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro
Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.
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Un impegno quotidiano che diventa valore, dentro e fuori l’azienda
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nel proprio percorso di sostenibilità con la certificazione
n nuovo, importante tra-
Despar Nord: il conseguimento della parità di genere con l’ottenimento della certificazione UNI/ PdR 125:2022, un riconoscimento che parla prima di tutto di persone.
U mino costruito nel tempo, fatto di ascolto, impegno e azioni concrete, con l’obiettivo di promuovere una cultura aziendale sempre più equa, inclusiva e rispettosa. Un percorso condiviso che ha coinvolto l’intera organizzazione e che ha portato Despar Nord – una realtà di quasi 10.000 collaboratori e collaboratrici, di cui il 62,3% donne – a sviluppare negli anni strumenti e iniziative dedicati al benessere organizzativo, all’inclusione e alla valorizzazione di ogni diversità. Scelte che hanno rafforzato il senso di appartenenza, la partecipazione attiva e la qualità della vita lavorativa.
ai valori dell’inclusione e dell’uguaglianza di opportunità, dentro
Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .
a validazione del sistema e dei processi interni da parte dell’ente certificatore DNV, a seguito di un’analisi approfondita e articolata, ha riconosciuto la solidità e l’efficacia delle politiche adottate da Despar Nord su numerosi indicatori. Un riconoscimento che testimonia la concretezza di un impegno quotidiano, tradotto in scelte organizzative e gestionali capaci di generare valore reale. n questa direzione, l’azienda ha definito un piano strategico e un programma di comunicazione interna dedicati ai temi della parità e dell’inclusione, con l’obiettivo di favorire un dialogo continuo, aperto e strutturato tra collaboratori, collaboratrici e Direzione.
U goglio un’azienda che crede nella creazione di valore condiviso e che investe ogni giorno nel benessere delle persone e nella coesione sociale, dando forma concreta
delle principali funzioni azien-
no, il legame con i terri-
Oltre la certificazione, la forza delle persone: Despar Nord per la parità di genere
Non solo un traguardo, ma un percorso: parità e inclusione secondo Despar Nord
prie radici in un percorso di lungo periodo che Despar Nord ha costruito negli anni, grazie all’impegno costante del management e alla volontà di dare forma a un ambiente di lavoro sempre più inclusivo e attento alle persone. Un riconoscimento che premia la capacità dell’azienda di alimentare una cultura fondata sull’uguaglianza delle opportunità e sulla valorizzazione dei talenti, anche attraverso politiche concrete di tutela della genitorialità e di equilibrio tra vita professionale e personale.
Ne parliamo con la Direttrice Sviluppo Risorse Umane di Despar Nord, Patrizia Pituelli.
Direttrice Pituelli, come si è arrivati a questa certificazione?
«Il percorso è stato caratterizzato da un’analisi approfondita condotta dall’ente certificatore, che ha valutato in modo puntuale tutti i 33 indicatori previsti dalla prassi UNI/PdR 125:2022 per la categoria delle grandi aziende, in cui Despar Nord rientra. La valutazione ha interessato l’intero ciclo di gestione delle persone: dalle politiche di selezione e assunzione ai percorsi di crescita e sviluppo professionale, dall’equità salariale fino alle misure di prevenzione e
Che cos’è per Despar Nord la parità di genere e come viene misurata nel quotidiano?
«La parità di genere, per noi, è un valore profondamente radicato nella cultura aziendale, che si esprime attraverso l’inclusione e la valorizzazione delle diversità. Per rendere questo impegno sempre più concreto e misurabile, ci siamo dotati di un sistema di gestione dedicato, che ci permette di definire azioni strutturate, obiettivi chiari e traguardi verificabili, garantendo al tempo stesso trasparenza e un percorso di miglioramento continuo.»
Oggi Despar Nord può celebrare un traguardo importante all’interno del proprio percorso di responsabilità d’impresa.
«Senza dubbio. Questa certificazione non rappresenta solo un attestato formale della qualità delle iniziative messe in campo per promuovere la parità di genere, ma è soprattutto un riconoscimento dell’impegno quotidiano che l’azienda dedica alle proprie persone. Un risultato che rafforza ulteriormente il nostro percorso ESG, sia in termini di coerenza che di visione futura.»
ha ricordato più volte l’Azienda, “crescere insieme significa non
attenzione è stata inoltre
strategia ESG di Despar
La Direttrice Sviluppo Risorse Umane di Despar Nord, Patrizia Pituelli
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La nostra filosofia di azione si basa e come tale deve essere valutato
IMPLANTOLOGIA E CHIRURGIA
piccoli o grandi con innesti ossei o nei casi
Parodontologia Pedodonzia
Protesi fissa e rimovibile
RILASSAMENTO E BIORIVITALIZZAZIONE DEL VOLTO TERAPIA ANTALGICA E FISIOTERAPIA DELL'ARTICOLAZIONE MANDIBOLARE INFILTRAZIONI
disagi nel corso del giorno (pranzi, motivi di lavoro ... ) esistono allineatori con forze calibrate che consentono di giungere ai risultati indossando gli apparecchi solo durante il sonno.
IL DENTISTA PER TUTTA LA FAMIGLIA
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Erika, Michaela, Rossella, Cinzia
I PAZIENTI: VOI ... vi aspettiamo
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L’intervista. Esclusiva de La Piazza Salute all’Assessore regionale alla Sanità
Medici, territorio e governance: la sanità veneta vista dall’Assessore Gerosa
In un’intervista esclusiva a La Piazza Salute, l’Assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa illustra le linee guida del nuovo corso della sanità veneta: riorganizzazione del sistema, rafforzamento del territorio, valorizzazione del personale e continuità delle cure per i cittadini veneti
Prima uscita pubblica nelle pagine di La Piazza Salute per Gino Gerosa, che ha scelto la nostra testata per raccontare, in un’intervista esclusiva, la visione con cui affronta il nuovo incarico di assessore regionale alla Sanità e alla programmazione socio-sanitaria. Una scelta che parte da una lunga carriera clinica e accademica e che oggi si traduce in una responsabilità ancora più ampia: non più la cura del singolo paziente, ma l’organizzazione di un sistema chiamato a rispondere ai bisogni di milioni di cittadini veneti.
Classe 1957, 68 anni, Gerosa è professore ordinario di Chirurgia cardiaca all’Università degli Studi di Padova ed è stato direttore dell’UOC di Cardiochirurgia e del Programma Trapianti di Cuore e Assistenze Meccaniche dell’Azienda Ospedaliera-Università di Padova. Cardiochirurgo di rilievo internazionale, vanta oltre 450 pubblicazioni scientifiche ed è stato protagonista di interventi pionieristici, come il primo impianto italiano di cuore artificiale totale e trapianti cardiaci innovativi, anche “a cuore battente” e da donatore a cuore fermo. Un percorso che gli è valso riconoscimenti prestigiosi,
dalla Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica alla cittadinanza onoraria di Padova, fino alle onorificenze di Commendatore e Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
È da questa esperienza, maturata “sul campo” e alla guida di strutture complesse, che nasce la sua idea di sanità. Un ospedale che non coincide più soltanto con un edificio, ma diventa un sistema diffuso, capace di seguire il cittadino dentro e fuori le mura ospedaliere. È questa la visione dell’“ospedale liquido” delineata dall’assessore regionale alla Sanità Gerosa, che spiega come sta cambiando – e come dovrà cambiare – la sanità veneta nei prossimi anni.
«Per “ospedale liquido” intendo una struttura meno legata ai muri e ai mattoni e più vicina alle persone», chiarisce l’assessore. Un concetto che nasce dall’evoluzione profonda della società: «Ragioniamo ancora su una realtà che non esiste più. Un tempo c’erano famiglie con quattro figli, due genitori e un nonno. Oggi è l’opposto: un figlio, due genitori e quattro nonni. È evidente che l’ospedale va ripensato». Da qui l’idea di un modello capace
di adattarsi, dialogando sempre di più con il territorio e con i servizi sanitari di prossimità.
Non si tratta, però, di una riforma “miracolosa” o di obiettivi da raggiungere con soluzioni rapide. «I problemi della sanità non si risolvono con la bacchetta magica», sottolinea Gerosa. Più che di priorità, parla di un impegno quotidiano a 360 gradi: flessibilità del sistema ospedaliero, rafforzamento della sanità territoriale e delle case di comunità, ma anche ospedali iperspecialistici dove concentrare tecnologie e competenze avanzate. «Il paziente si sente davvero seguito quando l’ospedale lavora in rete con i medici di famiglia e con l’assistenza domiciliare, accompagnandolo anche nel ritorno a casa».
Un nodo centrale resta quello del personale sanitario, tema particolarmen-
te sentito anche dai lettori de La Piazza Salute. Dalle carenze negli ospedali più grandi ai turni estenuanti, fino alle difficoltà delle strutture più piccole ma strategiche e alla cronica mancanza di medici di famiglia, spesso in overbooking. «Bisogna restituire dignità sociale e professionale a chi lavora nel Servizio sanitario nazionale», afferma l’assessore senza esitazioni. «Servono trattamenti economici migliori e condizioni di lavoro più sostenibili. Solo così le professioni mediche e infermieristiche torneranno attrattive per i giovani».
Sul tema dell’ingaggio di medici stranieri, Gerosa ha una posizione netta: «Il Veneto non ne ha bisogno. In Italia non manca il numero di medici e, con quelli che operano nel SSN, otteniamo risultati migliori rispetto ad altri Paesi europei. Il vero problema è valorizzar-
li, proteggerli dall’aggressività – per fortuna minoritaria – di alcuni utenti e liberarli da una burocrazia soffocante. L’obiettivo ideale? Che il medico venga pagato per curare, non per compilare carte».
Alla domanda sui disagi psicologici dei giovani e sulle sfide legate alla cosiddetta quarta età, l’assessore riconduce tutto alla riorganizzazione complessiva del sistema: prevenzione, presa in carico precoce e continuità assistenziale saranno elementi chiave anche in questi ambiti. Infine, uno sguardo alla governance della sanità regionale. Le nomine dei nuovi direttori generali delle Ulss e delle Aziende ospedaliere rappresentano «un passaggio naturale a inizio legislatura». Senza entrare nei nomi, Gerosa assicura che «ne uscirà una bella squadra, di persone esperte e motivate», chiamate a lavorare in sintonia con il presidente Alberto Stefani e con la Giunta. Per l’assessore, il passaggio dal ruolo di cardiochirurgo a quello di responsabile politico della sanità è una sfida vissuta con entusiasmo: «In sala operatoria avevo tra le mani la vita di un solo paziente. Oggi il mio compito è occuparmi di milioni di potenziali pazienti, costruendo un’organizzazione di diagnosi e cura efficiente, lavorando in squadra con istituzioni, direttori generali e professionisti sanitari». Una prospettiva diversa, ma con lo stesso obiettivo: mettere davvero la persona al centro del sistema sanitario. Paola Bigon Alberto Gottardo
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Ostetrica e Ginecologia. L’anno scorso 200 fiocchi rosa e 242 azzurri, un aumento del 10% che fa ben sperare
Un segnale contro la denatalità: più bebè nel 2025 al Punto Nascita di Rovigo
Un segnale incoraggiante, che va in controtendenza rispetto al fenomeno della denatalità e racconta una rinnovata fiducia delle famiglie nel sistema sanitario locale. È quanto emerge dai dati relativi all’attività del Punto Nascita dell’Azienda ULSS 5 Polesana presso l’Ospedale di Rovigo nel corso del 2025. Nell’anno appena concluso sono stati infatti 442 i bambini nati nella struttura, con un incremento di 41 nascite rispetto al 2024, pari a circa il 10% in più.
Nel dettaglio, all’interno dell’UOC di Ostetricia e Ginecologia di Rovigo si sono registrati 200 fiocchi rosa e 242 fiocchi azzurri, oltre a 9 parti gemellari. Numeri che, al di là delle statistiche, rappresentano un segnale concreto di vitalità e di fiducia nei confronti del Punto Nascita cittadino, sempre più percepito come un luogo accogliente, sicuro e attento ai bisogni delle famiglie. Un risultato che l’Ulss 5 Polesana attribuisce alla qualità dell’assistenza offerta e alla costante valorizzazione dei servizi, accompagnata da un dialogo sempre più aperto con la cittadinanza. In questo percorso hanno avuto un ruolo centrale gli Open Day, momenti di incontro e informazione che aiutano i futuri genitori a vivere il percorso nascita in modo consapevole, riducendo timori e incertezze.
Sul fronte delle pratiche assistenziali, il Punto Nascita di Rovigo si distingue per l’adozione del taglio cesareo dolce, oggi utilizzato nella maggioranza dei cesarei effettuati, con l’obiettivo di rendere l’esperienza del parto più rispettosa e
partecipata. Altissima anche l’adesione alla profilassi della bronchiolite, che supera il 95%: un dato che testimonia il forte rapporto di fiducia tra famiglie e operatori sanitari e l’attenzione riservata alla prevenzione e alla tutela della salute neonatale.
A contribuire alla qualità del servizio è anche la presenza degli specializzandi della rete formativa dell’Università di Padova, oltre alla collaborazione strutturata tra l’UOC di Ostetricia e Ginecologia di Rovigo e quella di Adria, che garantisce una presa in carico integrata e sicura delle gravidanze a livello provinciale. Grande attenzione è riservata anche all’attività informativa e formativa: nel 2026 sono già in calendario ben 11 Open Day a Rovigo, in netto aumento rispetto ai 4 del 2024
e ai 6 del 2025. Tra i prossimi appuntamenti, il 29 gennaio 2026 si terrà l’Open Day del Punto Nascita presso l’Auditorium dell’Ospedale di Rovigo, mentre il 4 febbraio sarà dedicato ai servizi di Diagnosi Prenatale. «Questi dati rappresentano un motivo di grande orgoglio per tutta l’Azienda», sottolinea il Direttore Generale Pietro Girardi. «Ogni nascita è un momento di straordinaria bellezza, che parla di futuro e di speranza. Il nostro impegno quotidiano è accompagnare le famiglie in uno dei momenti più delicati della loro vita, offrendo professionalità, umanità e sicurezza. Il crescente numero di nati a Rovigo conferma che stiamo andando nella direzione giusta, mettendo al centro la maternità e il valore unico di ogni nuova vita».
Sanità, nuove regole sulle ricette: validità ridotta per la specialistica ambulatoriale
A partire dal 1° gennaio 2026, le ricette per le prestazioni di specialistica ambulatoriale con priorità B, ossia quelle con una priorità di 10 giorni, avranno una durata di validità ridotta a soli 20 giorni dalla data di emissione. È quanto stabilito
dal Decreto del Direttore Generale dell’Area Sanità e Sociale della Regione del Veneto n. 173 del 24 novembre 2025. Per le altre classi di priorità, così come per gli esami di laboratorio e le prestazioni di controllo, la durata della validità rimarrà di 180 giorni dalla data di prescrizione. Tuttavia, gli utenti dovranno prenotare gli esami entro i termini previsti, altrimenti la prescrizione perderà validità. Si consiglia dunque di prenotare tempestivamente le prestazioni sanitarie per evitare disagi.
Ricerca oncologica. Lo IOV conquista il Fondo Italiano per la Scienza
Oltre un milione di euro per lo studio sulle recidive del tumore al seno triplo negativo
Un risultato di assoluto rilievo per la ricerca biomedica veneta e nazionale. L’Istituto Oncologico Veneto (IOV – IRCCS) si è aggiudicato un prestigioso finanziamento da oltre un milione di euro nell’ambito del Fondo Italiano per la Scienza (FIS 3), promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca. A firmare il progetto vincitore è la dott. ssa Anna Tosi, ricercatrice dello IOV, che ha ottenuto un punteggio di eccellenza pari a 41,5 nella linea “LS2 – Integrative Biology”.
Il progetto, dal titolo “Innovative spatial profiling of early triple negative breast cancer landscape to shed light on unexpected outcomes”, si è distinto in una delle categorie più competitive del bando, risultando uno dei soli quattro finanziati a livello nazionale nella specifica linea LS2 per i ricercatori emergenti (Starting Grant). Tra questi, quello dello IOV è l’unico riconducibile a un’istituzione del Veneto, accanto a centri di ricerca di Bologna, Torino e Palermo.
Il Bando FIS 3 rappresenta uno dei principali strumenti nazionali di sostegno alla ricerca di base, con una dotazione complessiva di 475 milioni di euro per il biennio 2024-2025. Strutturato sul modello altamente selettivo dello European Research Council, il programma finanzia progetti valutati esclusivamente per
qualità scientifica, originalità e capacità innovativa. Il successo della dott.ssa Tosi si colloca nella categoria Starting Grant, riservata a ricercatori che hanno conseguito il dottorato da non più di sette anni e che dimostrano un elevato potenziale di indipendenza scientifica.
«Questo risultato rappresenta un traguardo di grande valore per tutto lo IOV e per la sanità veneta – afferma il Commissario dello IOV, Francesco Benazzi –. Conferma la capacità del nostro Istituto di attrarre risorse altamente competitive e di promuovere una ricerca che guarda al futuro, innovativa e centrata sui bisogni dei pazienti».
Al centro dello studio vi è una delle sfide cliniche più complesse dell’oncologia: il tumore al seno triplo negativo (TNBC), una forma particolarmente aggressiva
di carcinoma mammario, caratterizzata da un elevato rischio di recidiva e da opzioni terapeutiche ancora limitate. Grazie al finanziamento di 1.037.124,70 euro, il progetto applicherà tecnologie avanzate di profilazione spaziale per analizzare in modo dettagliato il microambiente tumorale, con l’obiettivo di comprendere i meccanismi alla base delle recidive impreviste anche nelle fasi precoci della malattia.
«Essere riconosciuta con questo finanziamento è per me motivo di grande orgoglio – sottolinea la dott.ssa Tosi –. Questo riconoscimento non premia solo il mio lavoro, ma la capacità dell’Istituto Oncologico Veneto di investire nella ricerca innovativa e di qualità, aprendo nuove prospettive nella lotta contro il tumore al seno triplo negativo». Soddisfazione anche da parte del Direttore Scientifico dello IOV, Antonio Rosato: «Oltre al prestigio e alla conferma dell’altissima qualità della ricerca veneta nel panorama nazionale, questo progetto rappresenta una sfida concreta verso un tipo di breast cancer per il quale è urgente sviluppare terapie sempre più mirate ed efficaci». Un ulteriore tassello che rafforza il ruolo dello IOV come punto di riferimento nella ricerca oncologica avanzata e nella costruzione di cure sempre più personalizzate, basate sull’eccellenza scientifica.
Influenza in Veneto: contagi in calo ma ancora 624 mila casi dall’inizio della stagione
Vaccino gratuito ancora disponibile: già somministrate quasi 900 mila dosi; esperti raccomandano precauzioni e attenzione dopo le festività Dopo il picco delle settimane centrali di dicembre, l’influenza stagionale in Veneto mostra segnali di calo, con 13,6 casi ogni 1.000 residenti, rispetto ai 18,8 del periodo dal 15 al 21 dicembre. Dall’inizio della stagione, a ottobre, sono stati registrati 624 mila contagi tra la popolazione veneta, con 63 mila nuovi casi nell’ultima settimana monitorata. Secondo i dati della Direzione Prevenzione della Regione, sono stati 25 i casi gravi di influenza che hanno richiesto il ricovero in terapia intensiva, con età media di 66 anni e quasi tutti con patologie pregresse. La maggior parte di questi casi si è verificata nella seconda metà di dicembre. Nonostante il calo, gli esperti raccomandano prudenza: la ripresa delle attività, in particolare delle scuole, potrebbe provocare una nuova crescita dei contagi. Inoltre, i Pronto Soccorso continuano a registrare un incremento degli accessi per sintomi respiratori, superiore a quello osservato nelle stagioni precedenti. Tra i virus circolanti, domina l’influenza di tipo A, in particolare la variante A(H3N2) e la variante K, già segnalata in altri paesi. Seguono rhinovirus, virus respiratorio sinciziale (VRS) e SARS-CoV-2. Per contenere la diffusione dei virus stagionali, la Regione raccomanda alcune misure comportamentali: lavarsi frequentemente le mani, aerare gli ambienti, evitare luoghi affollati in caso di sintomi respiratori, proteggere i soggetti fragili con mascherine e limitare l’esposizione di neonati e bambini piccoli a persone malate. Rimane disponibile gratuitamente la vaccinazione anti-influenzale e anti-COVID-19, che può essere effettuata da Medici di Medicina Generale, Pediatri, farmacie o servizi vaccinali ULSS. Dall’inizio della stagione sono già state somministrate quasi 900 mila dosi di vaccino anti-influenza e circa 19.000 dosi di anticorpo monoclonale contro il VRS nei neonati.
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