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laPiazza di Padova - Mar26

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In strada tra prudenza e nuova consapevolezza

Nicola Stievano

>direttore@givemotions.it<

Nell’ultimo biennio la mobilità nel nostro Veneto è tornata, a pieno regime, ai ritmi frenetici del periodo pre-pandemico. Spostamenti per lavoro, studio e un turismo sempre più pervasivo hanno riportato il traffico a livelli massimi. Ma cosa ci dicono i numeri dell’ultimo rapporto Istat sulla sicurezza stradale? Il quadro che emerge è in chiaroscuro, ma con un raggio di luce che merita la nostra attenzione. Il dato più incoraggiante riguarda gli incidenti mortali: la prima metà del 2025 ha mostrato una riduzione degli incidenti con lesioni (-1,3%) e delle vittime, in linea con un calo generale. Nel 2024, le vittime sulle nostre strade furono 269. Numeri ancora tragicamente alti, ma che raccontano un calo un calo significativo. L’indice di mortalità in Veneto è calato da 2,4 a 2,1 decessi ogni 100 incidenti. Si tratta di un risultato d’eccellenza se confrontato con la sostanziale stagnazione del dato nazionale. Guardando lontano, dal 2010 a oggi, la nostra regione ha ridotto la mortalità stradale di oltre il 32%, superando la media italiana. Tuttavia, non è il momento di brindare. Se le “croci” diminuiscono, il numero complessivo di incidenti e di feriti è in lieve aumento, rispettivamente dello 0,7% e dell’1,3%. Questo scollamento ci suggerisce che, sebbene la sicurezza dei veicoli e la tempestività dei soccorsi riescano a salvare più vite, la frequenza degli impatti resta legata a distrazioni e volumi di traffico critici. Il Veneto, inoltre, è tra le regioni più colpite per mortalità ciclistica, con 27 ciclisti deceduti registrati nel 2025. Ogni incidente rappresenta un costo umano e sociale immenso e non possiamo abbassare la guardia.

di Padova

I manager della sanità padovana: Fortuna in Azienda Ospedale, Benini all’Ulss 6

SICUREZZA STRADALE,

APERTA:

In città sono più di un migliaio gli indenti, molti con feriti, ciclisti e pedoni i più esposti, nei quartieri si corre ai ripari e si affermano le “strade scolastiche” per tutelare i bambini

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L’assessore regionale: stanziati subito 18 milioni per le borse studio, attenzione al disagio giovanile

Bilancio regionale ultimi ritocchi prima del varo definitivo: parla l’assessore Giacinti

di Lupin

Davide Zanella, artista punto di riferimento per la comunità pop

Il centrosinistra guarda a Micalizzi, Bressa e Colonnello, nel centrodestra si fanno strada Bertin, Marcato e De Poli

Liceo classico, scelta da eroi

Giampiero Beltotto

D

ite la verità: non mandate i vostri figli al classico perché avete paura del loro fallimento, quindi, non scommettendo sulla loro intelligenza, sulla loro capacità di abnegazione, di sacrificio, di volontà ferrea, scegliete per loro un percorso agevole. Quanti dei lettori di questo giornale hanno frequentato il glorioso liceo classico? Ricorderanno le ore trascorse sui Promessi Sposi, sull’aoristo passivo, su Tacito (intraducibile tanto quanto Quintiliano) o su Platone, che mi toccò alla maturità.

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Ampliamento Parco Iris entro settembre

L’ampliamento del Parco Iris procede, ma il progetto si intreccia con una nuova tensione istituzionale sui finanziamenti regionali. A fare il punto è il vicesindaco di Padova Antonio Bressa, assessore al Verde, Parchi e Agricoltura urbana, che rivendica la scelta politica alla base dell’intervento: salvaguardare una grande area verde dal rischio di edificazione e restituirla alla città come spazio pubblico. «L’ampliamento del Parco Iris è uno dei traguardi più importanti di questa amministrazione – spiega Bressa –. Nasce da una scelta precisa: mettere al sicuro un’area che rischiava di finire nell’edificazione e trasformarla in un’estensione del parco esistente». Il progetto procede per stralci. Il primo è già avviato e rappresenta la parte più consistente dell’intervento. «Vale 2 milioni di euro, finanziati con fondi del Pnrr, e riguarda una superficie di 97.179 metri quadrati – prosegue il vicesindaco –. L’obiettivo è consegnare alla città, entro settembre, una nuova porzione di parco pienamente fruibile». Accanto a questo intervento è previsto il secondo stralcio, che interessa un’area di ulteriori 37.536 metri quadrati. Il piano originario prevedeva il finanziamento attraverso il Programma regionale Fesr, con un contributo di 1.344.592 euro da parte della Regione Veneto e una quota di compartecipazione comunale di circa 149 mila euro. È su questo passaggio che si apre lo scontro. «Oggi però ci troviamo di fronte al problema dei tagli ai finanziamenti del Pr Fesr da parte della Regione – afferma Bressa –. Secondo le stime dei nostri uffici la riduzione si aggira intorno al 42 per cento. Tagli arrivati come un fulmine a ciel sereno». Il vicesindaco non nasconde la critica al metodo: «Su interventi già programmati sarebbe stato auspicabile almeno un confronto. Un comportamento di questo tipo è difficile da considerare serio». Nonostante le incertezze l’amministrazione assicura però che il progetto non verrà ridimensionato. «Una cosa è chiara – conclude Bressa –: completeremo comunque l’ampliamento del Parco Iris. Troveremo le risorse necessarie per realizzare anche il secondo stralcio. È un impegno che abbiamo preso con la città e che porteremo fino in fondo».

L’assessore Bressa rivendica la scelta politica: “Traguardo importante”

Liceo classico, scelta da eroi Giampiero Beltotto

Sapete che cosa diceva la mia insegnante nel liceo milanese di cui lei era Papessa riconosciuta e riverita? Che lì per lì avremmo trovato i Promessi Sposi noiosi, ma quando saremmo diventati vecchi o nei giorni della malinconia, proprio quelle pagine dell’eterno don Lisander ci avrebbero ristorato l’anima. La Papessa (unico arbitro della nostra esistenza in quegli anni) ci insegnò anche a leggere, nel senso di articolare le parole a voce alta in modo tale che gli altri capiscano perché “non leggi per te e basta, ma per tutto il mondo e devi leggere ad alta voce e lentamente per capire, per gustare le parole e per trasmetterle”. Leggo che al classico, proprio quello del 1923 pensato dal fascistissimo Giovanni Gentile, grazie al quale abbiamo la più bella scuola del mondo, ci va il cinque per cento dei nostri ragazzi. Credo che la percentuale corrisponda al numero di italiani che si entusiasmano per il bello in sé, cioè per ciò che ci rende umani. A casa mia anche figli e nipoti considerano il classico la scuola dell’obbligo perché non possiamo concepirci senza quelle cose inutili che sono la letteratura, il greco e il latino, la filosofia. Ho scoperto con orrore che il legislatore ha tolto la magnifica differenza con tutte le altre scuole, l’avere cioè la quarta e la quinta ginnasio. Tutti uguali ci vogliono. Nelle infinite porcherie commesse a danno della scuola, questa la considero tra le peggiori, come la fine del riassunto e la lallazione che insulta i nostri ragazzi perché li vuole incapaci di reggere allo stress del risultato, quasi che la vita sia una noiosa passeggiata sull’olio scivoloso della parità. Ah certo, dovete considerare i vostri figli un po’ eroi per iscriverli al classico, dei magnifici figli di Sparta e di Atene. Vostro figlio come Leonida che ci salvò con anche meno del cinque per cento dalle invasioni e che quando l’imperatore nemico gli ingiunse di abbassare lo scudo perché erano troppo pochi per salvare la pelle, rispose “vieni a prenderlo”. O vostra figlia come Aspasia di Atene compagna di Pericle e con lui all’origine di quella che noi poveracci chiamiamo democrazia: la ragazza potrebbe lavorare con onore nella comunicazione. Saranno gli unici, i vostri figli, che quando il telecronista dice “naiki” avvertiranno un brivido d’orrore lungo la schiena, ma saranno quelli che dopo cinque anni non rinunceranno a pensare con la propria testa e a concludere che “uno vale uno lo dici a tua sorella”. Se li volete forti i figli e se scommettete su di loro chiedete la sezione aspra e dura dove c’è il professore di filosofia che insegna Platone e Sant’Agostino e non comizia di politicamente corretto. Pure qualche scappellotto farebbe bene a chi decide per il classico ma so che questo finale potrebbe alzare un polverone. Rinuncio allo scappellotto, ma per favore ritorniamo al vecchio ma sempre giovanissimo ginnasio. Quarta e quinta, s’intende. Astenersi perditempo e perdigiorno. E poi come dice il Maestro Arbore, “meno siamo, meglio stiamo”. continua

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>redazione@givemotions.it<

di Padova

Amministrative 2027. Padova laboratorio in vista dell’appuntamento elettorale, l’eredità di Giordani

Enigma successione: il centrosinistra scalda i motori, il centrodestra prepara l’assedio

Tra i nomi più quotati Micalizzi, cresce Bressa; si affacciano gli sfidanti Marcato, Bertin e De Poli

APadova il cronometro della politica ha iniziato a correre velocemente. Sebbene il termine naturale del mandato sia fissato al 2027, l’ombra del “dopo-Giordani” si allunga già sulle scelte quotidiane di Palazzo Moroni. Non è un mistero che l’eredità lasciata da Sergio Giordani sarà pesante: il sindaco ha saputo trasformare la città in un cantiere, portando a casa risultati storici sul fronte del PNRR, della nuova mobilità e della riforestazione urbana. Il “modello Padova”, basato su un civismo rassicurante e pragmatico, ha dimostrato di saper disinnescare le tensioni ideologiche, garantendo stabilità a una coalizione eterogenea dove Coalizione Civica gioca un ruolo di spinta fondamentale, pungolando la giunta sui temi ambientali e sociali per evitare derive troppo moderate.

Il ricordo della sconfitta di Francesco Peghin nel 2022 è ancora un trauma aperto per le opposizioni: una débâcle che ha confermato come la città del Santo premi la competenza amministrativa e la vicinanza territoriale rispetto ai soli simboli di partito. Proprio per non disperdere il patrimonio di consensi di questi anni, il centrosinistra sta vagliando i profili dei possibili eredi.

Il nome più quotato resta quello di Andrea Micalizzi, il vicesindaco dei cantieri, colui che ha gestito la complessa partita

del tram mettendoci la faccia. Accanto a lui, cresce il profilo di Antonio Bressa, assessore al Commercio capace di dialogare con quel mondo economico che un tempo guardava solo a destra. Infine, Margherita Colonnello incarna l’energia del rinnovamento, puntando tutto su welfare e politiche abitative per intercettare il voto dei più giovani.

Ma il centrodestra, questa volta, non ha intenzione di farsi trovare impreparato o di affidarsi a soluzioni dell’ultimo minuto. La strategia sembra chiara: unire il radicamento politico profondo alla forza delle categorie economiche. In questa scacchiera, il nome di Patrizio Bertin, Presidente di Ascom Confcommercio, è molto più di un rumor. Bertin rappresenterebbe la risposta speculare al civismo di Giordani: un uomo che conosce le dinamiche del terziario, che vive quotidianamente le difficoltà del commercio di vicinato e che potrebbe drenare voti decisivi proprio in quel bacino moderato che nel 2022 scelse la continuità. La sua figura è il ponte ideale tra il mondo delle professioni e la politica attiva.

Tuttavia, la partita si gioca anche sui binari della politica “di razza”. Roberto Marcato, assessore regionale allo Sviluppo Economico, resta il convitato di pietra di ogni discussione su Palazzo Moroni. Vulcanico, tra-

scinatore di folle e con una forza elettorale che pochi possono vantare in Veneto, Marcato è l’uomo che potrebbe trasformare la campagna elettorale in una crociata per la “riconquista” della città, portando in dote un pragmatismo leghista che non ha mai smesso di dialogare con il tessuto industriale padovano.

A bilanciare l’impeto di Marcato c’è la figura istituzionale e rassicurante di Antonio De Poli. Il Senatore e Questore dell’UDC è il simbolo della resilienza del centro moderato. La sua candidatura o, più probabilmente, la sua regia politica, sono garanzia di un’unità che il centrodestra ha faticato a trovare in passato. De Poli gode di una rete diplomatica immensa e potrebbe essere il nome di sintesi capace di tenere insieme le ambizioni di Fratelli d’Italia e il pragmati-

smo territoriale della Lega, offrendo agli elettori una figura di statura nazionale per guidare la città verso le sfide del 2030. La sensazione è che il centrodestra

stia preparando una “tempesta perfetta”: un mix di rappresentanza economica e peso politico specifico per scardinare il fortino del centrosinistra.

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Antonio De Poli
Antonio Bressa
Andrea Micalizzi
Roberto Marcato
Patrizio Bertin

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Oltre mille incidenti in un anno: più esposti ciclisti e pedoni, quartiere 3 il più colpito

Bonavina: “Questi numeri ci ricordano quanto sia fondamentale investire su prevenzione e controlli”

Più di mille incidenti stradali in un anno, oltre mille duecento persone ferite e tre vittime. I numeri della sicurezza stradale a Padova restituiscono il quadro di una città dove la mobilità quotidiana continua a presentare rischi elevati, soprattutto per gli utenti più vulnerabili della strada. Nel corso del 2025 la polizia locale ha rilevato 1.136 incidenti complessivi. Di questi, 964 hanno provocato lesioni, mentre 169 sono stati sinistri con soli danni ai veicoli. Gli incidenti mortali registrati sono stati tre, con altrettante persone decedute. Il bilancio dei feriti è invece molto più consistente: 1.249 persone hanno riportato lesioni a seguito degli incidenti rilevati dagli agenti dell’unità di infortunistica stradale. L’analisi delle persone coinvolte mostra con chiarezza

quanto siano esposti gli utenti più fragili della mobilità urbana. Nel corso dell’anno sono rimasti coinvolti 122 pedoni, mentre il numero sale a 275 per i ciclisti. Un dato significativo in una città dove l’uso della bicicletta è molto diffuso. In crescita anche la presenza dei nuovi mezzi di micromobilità: 103 persone coinvolte in incidenti erano alla guida di monopattini elettrici. Restano comunque numerosi anche i sinistri che coinvolgono motocicli (267) e ciclomotori (45), mentre gli autoveicoli interessati da incidenti sono stati 1.447. I dati mostrano anche come gli incidenti non siano distribuiti in modo uniforme sul territorio cittadino. A registrare il numero più alto è il quartiere 3, con 301 incidenti nell’arco dell’anno. Seguono il quartiere 1, dove i sinistri

rilevati sono stati 196, e il quartiere 5 con 194 episodi. Più contenuti, ma comunque significativi, i numeri del quartiere 4, che conta 180 incidenti, e del quartiere 2 con 161. Il dato più basso riguarda invece il quartiere 6, che si ferma a 104 incidenti nel corso dell’anno. Nel complesso emerge una geografia dell’incidentalità che riflette anche la diversa intensità del traffico e la presenza delle principali arterie urbane. Il numero di incidenti con feriti, insieme alla forte presenza di ciclisti e pedoni tra le persone coinvolte, riporta al centro il tema della convivenza tra diversi mezzi di trasporto e della necessità di interventi su infrastrutture, velocità e comportamenti alla guida. Il quadro complessivo conferma come la sicurezza stradale resti uno dei nodi centrali della mobilità urbana padovana. L’elevato numero di incidenti con feriti, insieme alla forte presenza di ciclisti e pedoni tra le persone coinvol-

te, riporta al centro il tema della convivenza tra diversi mezzi di trasporto e della necessità di interventi su infrastrutture, velocità e comportamenti alla guida. “Questi numeri – commenta l’assessore alla sicurezza del Comune di Padova, Diego Bonavina – ci ricordano quanto sia fondamentale continuare a investire sulla prevenzione e sul controllo del territorio. La sicurezza stradale è una priorità per l’amministrazione: lavoriamo su più fronti, dall’educazione alla guida responsabile ai controlli del-

la polizia locale, fino agli interventi sulla viabilità e sulla moderazione della velocità. L’obiettivo è ridurre il numero degli incidenti e proteggere soprattutto gli utenti classificati dal Codice ‘vulnerabili’, come pedoni e ciclisti”. In una città che punta sempre più su mobilità sostenibile e micromobilità, i dati dell’infortunistica stradale indicano con chiarezza una priorità: rendere le strade più sicure per chi si muove senza la protezione di un veicolo.

Associazione familiari vittime della strada: “Velocità ridotte autovelox a norma per salvare vite umane”

“Nel giro di vent’anni anni il numero di giovani morti in sinistri stradali in età compresa tra 20 e 29 anni è diminuito, passando a livello nazionale dalle 1700 vittime del 2004 alle 1100 del 2011, fino alle 700 attuali. Resta alto il numero di pedoni uccisi: 500 nell’ultima rilevazione disponibile. Il Ministero dei Trasporti autorizzi al più presto i lavori di adeguamento degli autovelox”.

A dirlo è Paolo Battistini, presidente dell’Associazione Italiana Famigliari Vittime della Strada per le province di Padova e Venezia, da anni impegnato nella promozione dell’educazione stradale tra gli studenti delle scuole del territorio e nel sollecitare enti

locali e istituzioni nazionali a rafforzare gli strumenti utili ad aumentare la sicurezza sulle strade. “In queste settimane faremo incontri nelle scuole dell’area di Cittadella, nel Padovano, e a Borgoricco – dice Battistini – ma anche a Mirano, nel Veneziano, ad aprile. Nei mesi scorsi abbiamo organizzato iniziative di sensibilizzazione, ad esempio a Martellago e a Piove di Sacco. Mi sono reso disponibile anche per attività in provincia di Rovigo, ad esempio nel Comune di Trecenta”. Secondo Battistini, nel 2024 rispetto al 2023 in Veneto si è registrato un aumento del numero di sinistri stradali gravi o mortali, una tendenza che – pur in assenza di dati

ufficiali – sembrerebbe proseguire anche nel 2025. “Per far diminuire il numero di sinistri mortali o gravi – sottolinea Battistini – una strada è obbligata: ridurre la velocità di auto, camion e moto. Si spera che al più presto gli autovelox spenti possano essere riaccesi con il via libera del Ministero dei Trasporti. Vanno nella giusta direzione anche l’istituzione di molte strade con il limite dei 30 chilometri all’ora”. Infine l’attenzione si sposta sul progressivo invecchiamento della popolazione alla guida. “Servono controlli precisi sulle condizioni psicofisiche di chi – conclude – magari a 75 o 80 anni si mette alla guida dell’auto”. (a.a.)

Sicurezza stradale/2. La sperimentazione partita nel 2022 in alcuni casi è ormai definitiva

Strade scolastiche, Padova amplia la rete: sono già otto gli istituti con accessi più sicuri

Psperimentazione con incontri dedicati alla mobilità sostenibile nelle classi. La strada scolastica non è solo una scelta organizzativa, ma diventa uno spazio simbolico ed educativo: un luogo in cui i bambini sperimentano concretamente cosa significhi prendersi cura del bene comune. Sostegno all’iniziativa si registra anche da parte dei genitori: “La presenza del nonno vigile e la chiusura temporanea

per diminuire la presenza di auto davanti ai cancelli e garantire spazi più sicuri per bambini, famiglie e pedoni. “Si tratta di un progetto che ha come obiettivo quello di rendere più sicuro l’accesso a tutte le scuole della città e che prosegue grazie al confronto con il territorio, i genitori e le scuole stesse” ricorda Ragona. Non esiste però un modello unico. “Ogni strada ha le sue particolarità e non tutte le strade

La strada scolastica non è solo una scelta organizzativa, ma diventa uno spazio simbolico ed educativo: un luogo in cui i bambini sperimentano concretamente cosa significhi prendersi cura del bene comune.

adova continua ad ampliare la rete delle strade scolastiche, uno degli strumenti messi in campo dal Comune per migliorare la sicurezza stradale davanti agli istituti cittadini. Dall’inizio della settimana è partita una nuova sperimentazione che porta a otto le scuole coinvolte nel progetto. «Dal 2022 a oggi sono diverse le scuole in cui, grazie alla collaborazione con gli istituti, le Consulte di Quartiere e con il supporto di Legambiente, è partita la sperimentazione, in alcuni casi già resa definitiva», spiega l’assessore alla mobilità Andrea Ragona. Gli interventi riguardano la scuola Salvo d’Acquisto in via Bach, la Volta in via Sant’Osvaldo, la Manin in via Tre Garofani, la Santa Rita in via Marchesini, la Mazzini in via Leogra, la Tartini in via Spallanzani, la Cornaro in via dell’Orna e, per ultima, anche la Cesarotti in via Wiel. L’avvio di quest’ultima zona scolastica è stato possibile grazie al sostegno dalla Consulta di Quartiere 1 centro che ha destinato parte dei fondi del Bilancio partecipato per sostenere i costi del nonno vigile e per accompagnare l’avvio di questa

della strada negli orari di entrata e uscita rappresentano un segnale concreto di attenzione verso la sicurezza dei nostri bambini. Sapere che i nostri figli possono arrivare e uscire da scuola in un ambiente più sicuro e con meno traffico ci fa sentire più sereni come famiglie. È un piccolo cambiamento che però ha un grande valore educativo e civico per tutta la comunità. Mi auguro che questa esperienza possa diventare un modello positivo anche per altre scuole”. L’obiettivo è ridurre il traffico e i rischi negli orari più delicati della giornata scolastica. Nelle strade interessate vengono infatti introdotte limitazioni alla circolazione durante l’entrata e l’uscita degli studenti,

scolastiche hanno le stesse regole. Sono chiuse al traffico negli orari di entrata e/o di uscita, in base alle esigenze e alle caratteristiche di ognuna”, precisa l’assessore. Il metodo scelto dal Comune punta molto sul coinvolgimento diretto dei quartieri.

“Un lavoro costruito insieme a chi ogni giorno si muove da e per la scuola funziona molto più di un’ordinanza calata dall’alto. Aiuta anche i residenti a comprendere l’importanza del provvedimento per la sicurezza di ragazze e ragazzi, rendendolo più efficace”. Ragona ha infine ringraziato le Consulte di quartiere, “molto attive sul tema”, ricordando in particolare l’impegno della Consulta 4A, che ha già attivato strade scolastiche davanti a tutte le scuole del proprio territorio. L’obiettivo del Comune è ora estendere il modello anche ad altri istituti cittadini, riducendo traffico e pericoli negli spazi più frequentati dagli studenti.

Sara Busato

Sostegno all’iniziativa da parte dei genitori: “La presenza del nonno vigile e la chiusura temporanea della strada rappresentano un segnale concreto di attenzione verso la sicurezza dei nostri bambini”

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La città in movimento

Sharing e tram spingono la Grande Padova

Intensificati i controlli per i mezzi truccati

Oggi a Padova sono operativi circa 3.400 mezzi in sharing, tra biciclette tradizionali, e-bike e monopattini elettrici

ici e monopattini pronti a uscire dal capoluogo e arrivare nei Comuni della cintura. Ma la vera partita si giocherà con il tram, mentre cresce l’attenzione sulla sicurezza stradale e sui controlli dei mezzi. La mobilità della Grande Padova si prepara a cambiare assetto. Non solo con l’estensione dei servizi di biciclette e monopattini in sharing ai Comuni della cintura, ma soprattutto con l’arrivo delle nuove linee tranviarie che imporranno una revisione della viabilità tra il capoluogo e l’area metropolitana.

Il tema è stato al centro della riunione della Conferenza metropolitana a Palazzo Moroni. Sul tavolo l’ipotesi di portare entro l’estate il servizio di micromobilità anche oltre i confini della città, coinvolgendo i principali Comuni dell’hinterland.

Tra questi Albignasego, Cadoneghe, Casalserugo, Legnaro, Limena, Maserà, Mestrino, Ponte San Nicolò, Rubano, Selvazzano Dentro, Vigonza e Vigodarzere. L’obiettivo è creare una rete di spostamenti leggeri che integri il trasporto pubblico e renda più fluidi i collegamenti tra il capoluogo e la cintura urbana.

Il modello resterebbe quello già adottato a Padova: mezzi prenotabili tramite app e utilizzo consentito con sistema di parcheggio controllato nelle aree dedicate.

Oggi nel capoluogo sono operativi circa 3.400 mezzi in sharing, tra biciclette tradizionali, e-bike e monopattini elettrici. Il servizio, affidato tramite bando, potrebbe ora estendersi anche ai Comuni limitrofi.

Ma la vera trasformazione arriverà con il tram. Le nuove linee

in costruzione ridisegneranno gli assi della mobilità cittadina e avranno effetti diretti anche sulla viabilità dell’hinterland. Proprio per questo i sindaci stanno valutando possibili interventi sulla rete stradale per assorbire i nuovi flussi di traffico.

Tra le ipotesi allo studio c’è anche quella di sviluppare un collegamento viario a est della ferrovia, tra la strada regionale 307 e la tangenziale nord di Padova, all’altezza della zona industriale.

Parallelamente cresce anche

l’attenzione sul fronte della sicurezza stradale. L’aumento dei mezzi di micromobilità in circolazione ha spinto il Comune a rafforzare i controlli della polizia locale, in particolare sui monopattini elettrici modificati per aumentare la velocità. Negli ultimi mesi sono stati intensificati i controlli su strada e sono già scattate le prime sanzioni per veicoli manomessi o non conformi alle norme del codice della strada. La normativa prevede per i monopattini una velocità massima di 20 chilometri orari, ri-

dotta a 6 nelle aree pedonali. Per gli agenti, tuttavia, dimostrare l’alterazione dei mezzi non è sempre semplice: spesso è necessario ricorrere a verifiche tecniche approfondite per accertare eventuali modifiche ai motori o alle centraline.

La sfida, dunque, è doppia: accompagnare l’evoluzione della mobilità urbana senza perdere di vista la sicurezza di chi si muove su strada, a piedi, in bici o con i nuovi mezzi elettrici.

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L’ASSOCIAZIONE LAGUNARI TRUPPE ANFIBIE (A.L.T.A. Sezione di Padova

invita tutti i Leoni in congedo e i simpatizzanti che ne condividono i valori a unirsi alla propria Sezione per mantenere vivo lo spirito di corpo ed il legame con il territorio.

Iscriversi oggi significa partecipare attivamente alle iniziative di volontariato, protezione civile e alle cerimonie patriottiche che onorano la storia dei Lagunari ma anche dare un supporto a chi può dedicarsi a queste attività.

L’iscrizione è aperta per il 2026 rivolgendosi alla sede di Padova in Viale Felice Cavallotti 2 (Palazzina Assoarma)

Apertura sede il martedì dalle ore 10 alle ore 12 340 833 5452

oppure scrivendo all’indirizzo email padova@associazionelagunari.it www.associazionelagunari.it

La città che cambia

L’avanzamento dei lavori. Al via la costruzione della piattaforma da piazza Garibaldi alle Riviere

Sir2 avanti a marce serrate con i nuovi cantieri

A Chiesanuova la passerella per pedoni e ciclisti

APadova i cantieri del tram continuano ad avanzare e il sistema Sir entra in una fase sempre più concreta. Se la linea Sir3, destinata a collegare Voltabarozzo con la stazione ferroviaria, è ormai prossima al completamento – con i primi viaggi dimostrativi delle carrozze previsti per la festa del Santo, il 13 giugno – anche i lavori della Sir2 procedono spediti, soprattutto nel cuore della città. Dal 16 marzo scatterà una nuova fase del cantiere con la chiusura per due settimane dell’incrocio tra via Verdi e via Dante. Nello stesso periodo è previsto anche un restringimento della carreggiata all’altezza dell’incrocio con via Risorgimento, con inevitabili ripercussioni sulla viabilità. In quest’area il cantiere è ormai in dirittura d’arrivo: sono stati realizzati circa 700 metri di piattaforma tranviaria, 350 per ciascuna direzione di marcia. Una volta completata questa fase, i lavori si sposteranno progressivamente verso piazza Garibaldi, proseguendo fino all’incrocio con la linea Sir1 in Riviera Ponti Romani, punto strategico della futura rete tranviaria. I disagi alla circolazione restano inevitabili, soprattutto nella zona ovest della città dove i cantieri sono più diffusi. Ma dal punto di vista delle opere il progetto Sir2 appare ormai in fase decisamente avanzata, avvicinando sempre di più l’obiettivo di una rete tramviaria estesa e integrata per Padova. Parallelamente i lavori per la nuova linea del tram interessano anche la zona della Stanga. Qui sono partiti gli interventi per la realizzazione della piattaforma tranviaria in via San Marco, nel tratto compreso tra via Calore e

via dell’Ippodromo. Per consentire l’avanzamento del cantiere, da martedì 10 marzo e fino alla fine di aprile sono chiuse al traffico le corsie di destra in direzione centro città di via San Marco, tra via A. Calore e via dell’Ippodromo. Sono state quindi predisposte deviazioni su via Chilesotti e via Lago per il traffico privato e per il trasporto pubblico locale, mentre il passaggio per pedoni e biciclette resta garantito. In questa fase dei lavori sarà comunque percorribile la rotatoria ai piedi del cavalcavia, consentendo la continuità dei collegamenti nella zona.

Dopo mesi di lavori e una lunga notte di operazioni, è stata posizionata la nuova passerella ciclopedonale parallela al cavalcavia di Chiesanuova, infrastruttura destinata a rendere più sicuro l’attraversamento di uno dei nodi viari più trafficati della città. Il varo della struttura, avvenuto durante la notte con la temporanea chiusura della tangenziale, si è concluso regolarmente dopo circa sette ore

di lavoro e il coordinamento di oltre trenta tecnici e operai. L’opera rappresenta uno dei tasselli della rete dedicata alla mobilità ciclabile e pedonale collegata alla futura linea Sir2 del tram. La passerella consentirà infatti di collegare via Vicenza e via Chiesanuova, garantendo continuità agli oltre dieci chilometri di percorsi ciclopedonali in fase di realizzazione tra Rubano e Padova. Dal punto di vista tecnico la struttura è composta da un’unica campata di 45 metri di lunghezza e quattro di larghezza, collocata a quasi sei metri di altezza su due rilevati all’interno dello svincolo di corso Australia. Interamente in acciaio, pesa oltre 50 tonnellate ed è stata assemblata in loco nel mese di febbraio prima del sollevamento definitivo. Per chi si sposta quotidianamente in bicicletta o a piedi tra la periferia ovest e il centro città, la nuova infrastruttura rappresenta un intervento significativo. L’attraversamento del cavalcavia e dello svincolo della tangenziale è infatti da tempo con-

siderato uno dei punti più critici della viabilità locale, caratterizzato da traffico intenso e incroci complessi. La passerella permetterà di separare completamente il flusso ciclopedonale da quello veicolare, migliorando la sicurezza e la continuità dei percorsi. L’apertura al pubblico è prevista indicativamente per aprile. Una volta attiva, consentirà anche di deviare pedoni e ciclisti sulla nuova struttura, liberando l’area sottostante per

una delle fasi più delicate dei lavori della piattaforma tranviaria nel lotto ovest. Il tratto interessato dal cantiere, dalla rotonda del cimitero maggiore fino a via Vicenza, comprende circa 800 metri lineari di intervento e 1.600 metri di piattaforma tramviaria. Senza la nuova passerella, l’avanzamento dei lavori avrebbe comportato ulteriori difficoltà per la mobilità di pedoni e ciclisti nella zona.

Sara Busato

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Lo studio di fattibilità. Due gli scenari, fusione per incorporazione o holding immobiliare partecipata

Fusione Fiera Interporto, giorni decisivi attesa per il voto in Consiglio Comunale

L a partita entra nella fase decisiva. Il 25 marzo il Consiglio comunale di Padova sarà chiamato a esprimersi sullo studio di fattibilità della possibile integrazione tra Fiera e Interporto, un’operazione che potrebbe ridisegnare gli equilibri di due tra le principali società partecipate della città e incidere in modo significativo sul futuro della logistica e del sistema fieristico padovano.

Il dossier approderà nell’aula di Palazzo Moroni dopo mesi di analisi tecniche e confronti politici. L’obiettivo è capire se esistono le condizioni concrete per avviare un percorso di integrazione tra due realtà considerate strategiche per l’economia locale, con l’ambizione di rafforzare il ruolo di Padova come piattaforma logistica del Nord Italia e come centro di servizi avanzati per il mondo produttivo.

Sul tavolo dell’amministrazione e dei soci pubblici restano due possibili scenari. Il primo prevede una fusione per incorporazione tra le società, una soluzione che porterebbe alla concentrazione delle funzioni operative e della governance in un unico soggetto societario. Una scelta che, secondo i sostenitori dell’operazione, permetterebbe di semplificare la struttura decisionale e di coordinare in modo più efficace le strategie di sviluppo.

La seconda ipotesi è invece quella della creazione di una holding immobiliare partecipata dagli enti pubblici. In questo caso la nuova società avrebbe il compito di gestire il patrimonio immobiliare e di coordinare le attività strategiche delle due realtà, mantenendo però una distinzione operativa tra le funzioni logistiche dell’Interporto e quelle espositive della Fiera.

L’operazione si inserisce nel quadro delle normative nazionali sulla razionalizzazione delle società partecipate, ma assume anche un significato industriale più ampio. L’Interporto di Padova è infatti uno dei principali hub intermodali italiani, snodo fondamentale per il traffico merci tra Nord Europa, Adriatico e Mediterraneo. La Fiera di Padova, dal canto suo, rappresenta da decenni uno dei principali strumenti di promozione economica e commerciale del territorio, capace di attrarre imprese e operatori da tutta Italia.

Parallelamente prosegue anche il percorso relativo alla gestione dei terminal intermodali. Il bando in corso prevede la nascita di una nuova società operativa incaricata di gestire alcune infrastrutture logistiche dell’Interporto. Alla gara si è presentato un raggruppamento formato da Psa Intermodal Italy NV e Logtainer Spa, che ha messo sul tavolo un’offerta da 75 milioni di euro, superiore alla base d’asta fissata a 61 milioni.

Il passaggio in Consiglio comunale rappresenterà dunque il primo vero banco di prova politico dell’operazione. Se l’aula darà il via libera allo studio di fattibilità, il percorso

potrà proseguire con il coinvolgimento degli altri soci pubblici, a partire dalla Camera di Commercio. Solo a quel punto si capirà se il progetto di integrazione tra Fie-

ra e Interporto potrà davvero trasformarsi in una nuova architettura industriale capace di ridisegnare il ruolo economico di Padova nel sistema logistico del Nord Italia.

La nuova frontiera dell’accoglienza, i bar sentinelle dei quartieri

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Dal confronto tra la Provincia di Padova e l’Appe (Associazione Provinciale Pubblici Esercizi) nasce l’idea che punta a trasformare radicalmente la percezione dei bar e dei ristoranti sul territorio. Non più semplici esercizi commerciali legati alla somministrazione, ma vere e proprie “Infrastrutture Sociali e Culturali”. L’obiettivo è trasformare il locale in una “sentinella” del territorio: un hub di informazione diffusa dove il visitatore riceve accoglienza e indicazioni sulle aree meno note, e un presidio di sicurezza che garantisce decoro e protezione sociale grazie alla costante presenza di “luci accese” nelle piazze.

La proposta si articola su tre asset fondamentali per preservare l’identità padovana. In primo luogo, lo stop alla concorrenza sleale attraverso regole rigide che distinguano l’ospitalità professionale dalle attività ibride che degradano il mercato. In secondo luogo, il riconoscimento dei locali storici come “Monumenti Vivi”, tutelando caffè e trattorie storiche alla stregua del patrimonio artistico. Infine, la reinterpretazione del dehors: il plateatico non deve essere inteso come mera occupazione di suolo pubblico, ma come uno strumento di arredo urbano e “sosta esperienziale” capace di rendere i borghi e i quartieri nuovamente attrattivi, sicuri e vivibili sia per i residenti che per i turisti di qualità.

“Per troppo tempo bar e ristoranti sono stati considerati semplici luoghi di consumo, ma chi vive questi spazi sa che sono presidi sociali e civici fondamentali –dichiara Federica Luni, presidente dell’Appe – Ogni saracinesca alzata rappresenta una luce accesa, un punto di presidio sociale e un elemento di sicurezza urbana. E’ il primo luogo dove un visitatore incontra l’identità autentica di un territorio. Valorizzare questo ruolo significa mettere in rete un’infrastruttura già esistente fatta di migliaia di professionisti. (v.g.)

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250 atleti nel cuore della città: Nativitas una delle realtà più antiche di Padova

U na realtà sportiva e aggregativa che attrae ragazzi e giovani da tutto il quartiere, e anche oltre. L’Unione sportiva Nativitas è una delle poche società a ridosso del Centro: siamo in zona Porta Trento, Consulta 5B che comprende Sacra Famiglia - Palestro - Porta Trento. Qui dal 1946 opera l’Unione sportiva Nativitas. “La nostra è una delle più antiche di Padova”, racconta Raffaele Mazzucato (nella foto a fianco), “oggi siamo una società sportiva multidiscipilare che propone calcio a 5, calcio a 5 adulti, il volley settore giovanile, il calcio settore giovanile e il calcio a 5 per le persone con disabilità. Abbiamo sede e campi di gioco in via Bronzetti alla parrocchia della Natività”.

Quanti sono i ragazzi iscritti alla Nativitas?

Abbiamo circa 250 tesserati e una cinquantina tra dirigenti e allenatori. Io sono direttore sportivo del settore calcio. Al di là di un’esperienza che abbiamo dallo scorso anno con una nostra squa-

dra in terza categoria, noi seguiamo tutte le squadre del settore giovanile.

Come lavorate con le squadre giovanili?

La nostra caratteristica, ormai da anni, è che non facciamo selezione: tutti i ragazzi vengono accolti, non si guarda a chi è più e chi è meno bravo. La nostra filosofia è che tutti devono avere lo spazio per poter svolgere un’attività sportiva in un ambiente sano e sereno dove potersi divertire. Quindi insegniamo la socializzazione, l’educazione sportiva: questo è il nostro obiettivo prioritario, prima ancora del raggiungimento di qualsiasi risultato sportivo. Ci interessa di più fare gruppo con tutti i ragazzi che vengono da noi piuttosto che vincere un campionato, e una cosa non esclude l’altra, anzi abbiamo visto che più i ragazzi sono sereni più i risultati arrivano. Noi non mandiamo via nessuno, tutti quelli che vengono da noi devono trovare spazio e dignità per svolgere un’attivi-

tà sportiva con i loro coetanei. Questa è la nostra convinzione e la filosofia che ci anima ormai da tanti anni.

Questa attenzione all’aspetto educativo dà dei risultati ?

I risultati ci danno ragione perché ogni anno aumenta il numero degli iscritti, i ragazzi non sono pressati ad ottenere risultati sportivi, per cui si trovano bene, e i risultati vengono. Siete una realtà di territorio, di quartiere.

Siamo una società sportiva all’interno di una parrocchia per cui siamo una società sportiva parrocchiale con il plus che questo comporta, cioè un ambiente che deve mantenere dei requisiti di educazione che non devono

mai essere dimenticati. La nostra è una realtà di quartiere, tra l’altro una delle poche vicine al centro che fanno questo tipo di attività, con una società che ha i principi dell’oratorio di una volta.

Chi vi aiuta a sostenere tutte queste attività ?

Gli impianti sportivi sono della parrocchia; andiamo avanti con le quote e con i privati che ci danno una mano, qualche benefattore che ci fa da mini sponsor. Recentemente abbiamo partecipato al bando comunale per la gestione del campo di Sant’Ignazio che già ora utilizziamo come fruitori. Abbiamo 11 squadre ed è difficile farle gravitare tutte nell’unico campo di Porta Trento.

Diego Buonocore

Padova Clip: la nuova frontiera digitale a portata di video

Padova accelera sulla transizione digitale con il lancio di Padova Clip, l’innovativa piattaforma di e-learning pensata per accompagnare la comunità nell’utilizzo dei servizi comunali. Il progetto, finanziato tramite i fondi PNRR relativi alla Rete dei servizi di facilitazione digitale, nasce per offrire uno strumento di formazione continuo, autonomo e accessibile a tutti. Il cuore della piattaforma risiede nel suo nome: “Clip”.

Attraverso brevi video tutorial semplici e diretti, gli utenti possono imparare a gestire procedure quotidiane, come l’iscrizione agli asili nido o l’accesso sicuro ai portali della Pubblica Amministrazione.

Come spiegato dall’assessora all’Innovazione Margherita Cera, l’innovazione ha valore solo se è comprensibile e utile: Padova Clip punta quindi a ridurre il divario digitale, trasformando i cittadini in utenti consapevoli e indipendenti. Non solo tutorial: il portale ospita Salotto Clip, un’area dedicata al confronto dove esperti e realtà del territorio dialogano sui temi della digitalizzazione, rispondendo ai dubbi della comunità. Accessibile all’indirizzo padovaclip.comune.padova.it, la piattaforma si rivolge a ogni fascia d’età, dai giovani ai meno esperti. (d.b.)

DIEGO PONZIN

C’è un modo di parlare della morte senza abbassare la voce. Diego Ponzin lo sceglie: la osserva di traverso, la interroga, la costringe a perdere solennità. In questi dieci racconti la morte smette di essere un tabù e diventa una presenza laterale, quasi domestica, capace paradossalmente di rimettere in circolo la vita, la sua energia più segreta, il suo disordine. Sfilano così personaggi sospesi tra ironia e vertigine: un barone della cosmologia che svanisce lasciando messaggi indecifrabili; uno scrittore fantasma che rifiuta un bypass per morire con eleganza e regolare i conti con il proprio pseudonimo; assassini e vittime che, nel punto più buio, scoprono che l’amore può ancora accadere e che la letteratura è un percorso di crescita e guarigione, capace di elevare l’esperienza del dolore senza negarla. A tenere insieme le storie non è una morale, ma un gesto estremo: l’atto finale di un filosofo celebre, fissato sul suo cadavere con una potenza tale da generare una religione laica, assurda e necessaria. Racconti che fanno sorridere, commuovere, intuire che persino il surreale obbedisce a una segreta geometria. Perché, a forza di parlare di morte, la vita – ostinata – scorre più forte. E forse

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Oculista, da sempre divide la propria vita tra scienza, letteratura e musica. Quando non si occupa di oftalmologia, scrive; quando non scrive, suona il basso con i Motorcycle Mama. Ha pubblicato romanzi, racconti e poesie, mantenendo sempre uno sguardo ironico e distaccato su ciò che accade e inventando quello che non accade, dentro e fuori dal campo visivo.

«Quando un impostore affermò che l’anziano filosofo gli era apparso in sogno, attraversato da un tripudio di

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Obiettivo Quartieri

L’intervista. Giovanna Porcino, 32 anni, è la nuova presidente della Consulta 2 Nord dall’Arcella a Pontevigodarzere

“Ripartiamo nel segno della partecipazione, allarghiamo le iniziative su tutto il territorio”

“Ci sono molti progetti che insistono sul territorio e il compito della Consulta dovrebbe essere quello di far conoscere, unire e fare rete tra le diverse esperienze”

Giovanna Porcino, padovana dell’Arcella, 32 anni, laureata in Giurisprudenza, Master in Sviluppo locale-governo del territorio, è la nuova presidente della Consulta 2 Nord che comprende Arcella, San Bellino, San Carlo, Pontevigodarzere

Come sono stati destinati i fondi del bilancio partecipato ?

“Il 18 febbraio scorso la Consulta ha approvato, con qualche mese di ritardo, il bilancio partecipato. Lo stanziamento maggiore riguarda il verde nel parco di Isola di Torre; 17mila e 500 euro vanno a iniziative per il dialogo e la festa interculturale. E’ stato poi previsto un contributo diretto per concerti di musica colta nella chiesa di Sant’Antonino e 1500 euro per sei serate al teatro San Carlo”.

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“Sono entrata come membro della Consulta ad Aprile scorso con la lista Giordani,”, racconta, “la nomina alla presidenza arriva in un momento delicato per difficoltà interne alla maggioranza, rappresento una figura nuova che vuole superare le incomprensioni che ci sono state”.

La Consulta 2 comprende il territorio più vasto e popoloso della città.

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Quali sono le attività della Consulta in questa fase ?

“In questo momento è importante far ripartire la Consulta, Arcella è un quartiere ricco di iniziative: la Consulta deve favorire la partecipazione. Ci sono molti progetti che insistono sul territorio e il compito della Consulta dovrebbe essere quello di far conoscere, unire e fare rete tra le diverse esperienze. Più che una presidente mi considero una coordinatrice, sia delle persone che dei cittadini che vogliono segnalare problemi e avanzare proposte”.

“Il quartiere 2 non è solo Arcella: ci sono zone come Isola di Torre ai confini e che per noi non sono secondarie. Per la prima volta abbiamo destinato i fondi al verde; visto l’intervento del Comune per risistemare il parco abbiamo deciso di contribuire con 15mila euro dei nostri fondi per un intervento più strutturato. A Pontevigodarzere invece abbiamo organizzato il doposcuola”.

Alcune importanti iniziative riguardano il verde e gli spazi pubblici.

“Il Parco Milkovic verrà ingran-

dito di quasi diecimila metri quadrati con i quali il parco arriverà a 40mila metri. Verrà realizzata una collinetta a protezione delle abitazioni vicine e un terzo accesso al parco. Per quanto riguarda il Parco Morandi siamo favorevoli all’abbattimento della casetta e al ripristino del verde. Sono stati conclusi i lavori al Magnete di fronte alla galleria San Carlo su progetto elaborato assieme alle scuole del territorio: finalmente questa sorta di anfiteatro è concluso e sarà una zona a disposizione della cittadinanza per fare attività all’aperto”. Diego Buonocore

Arcella, operativo il nuovo centro raccolta rifiuti in via D’Avanzo, atteso un aumento del 2% della differenziata

Ha “aperto i cassonetti” il nuovo centro di raccolta rifiuti in via Jacopo D’Avanzo nel quartiere Arcella, una struttura strategica per il potenziamento della differenziata nella zona nord-est della città e un importante servizio ai circa 40.000 residenti del quartiere. Il nuovo centro, realizzato dal Comune di Padova e da AcegasApsAmga, intercetta tutte quelle frazioni che non possono essere conferite con il porta a porta: rifiuti ingombranti, metalli, legno, sfalci e ramaglie, rifiuti urbani pericolosi come pile, batterie e oli esausti. Materiali che, se correttamente separati, possono essere avviati a recupero di materia, riducendo smaltimento ed episodi di abbandono.

Si stima che la nuova struttura possa portare un incremento della raccolta differenziata in città del 2 per cento. Il conferimento è

semplice: il cittadino accede con tessera sanitaria o codice fiscale per l’identificazione; sulla base dei materiali trasportati riceve indicazioni su quale cassone utilizzare. La struttura, finanziata con 1,5 milioni di euro di fondi del PNNR, è stata progettata con grande attenzione a sostenibilità e sicurezza: viabilità interna a senso unico per il pubblico, percorsi separati per i mezzi di servizio che trasportano i rifiuti, sistema informatizzato collegato alla banca dati Tari per la registrazione dei conferimenti. “I centri di raccolta sono un elemento fondamentale nella ge-

stione dei rifiuti”, ha dichiarato l’ assessore all’Ambiente Andrea Ragona.“Lo scorso anno sono state conferite nei centri di raccolta esistenti circa 9.300 tonnellate di rifiuti differenziati, pari al 13% del totale raccolto a Padova. Proprio per questo se da una parte organizziamo sempre meglio la raccolta quotidiana con l’estensione del porta a porta, dall’altra abbiamo deciso di lavorare su una nuova struttura come questa, accessibile e comoda per l’utenza, in un quartiere dove mancava e dove andrà a servire oltre 40.000 persone.” (d.b.)

Giovanna Porcino

Festival. Tra aprile e maggio le scuole di Padova si riempiono di incontri, musica e dibattiti

Con la primavera ritornano i festival: da Scienze e Medicina alla Notte Bianca del Liviano

C on l’arrivo della primavera torna anche uno dei momenti più vivaci della vita universitaria padovana: la stagione dei festival studenteschi. Tra aprile e maggio, nelle diverse scuole dell’Università di Padova si organizzano rassegne culturali che uniscono conferenze, dibattiti, proiezioni, musica e momenti di socialità. Un calendario fitto di appuntamenti che, anno dopo anno, segna simbolicamente l’inizio della primavera padovana e racconta una comunità studentesca capace di costruire spazi di incontro, cultura e partecipazione.

Ad aprire il calendario sono gli AgripolDays, il festival organizzato dagli studenti della sede di Agripolis a Legnaro. L’iniziativa prenderà il via il 13 e 22 aprile con un cineforum e una jam session, mentre il 5 e 12 maggio saranno dedicati a conferenze e momenti di approfondimento scientifico e ambientale. Un modo per valorizzare anche la dimensione universitaria fuori dal centro cittadino.

Sempre ad aprile partono anche due rassegne molto attese. Il 23 aprile prenderà il via Scienze Toolbox, il festival della Scuola di Scienze, con un programma che verrà completato nelle prossime settimane. Negli stessi giorni si terrà Methionine, il festival della Scuola di Medicina e Chirurgia, con due giornate di conferenze previste il 16 e il 23 aprile. Le due iniziative convergeranno poi in un momento comune: il 29 aprile, quando Scienze Toolbox e Methionine organizzeranno insieme una serata finale con concerto.

Il mese di maggio sarà particolarmente ricco. Tra gli eventi più consolidati c’è Politicamente, il festival promosso dagli studenti di Scienze Politiche, che proporrà una serie di incontri e conferenze il 4, 7, 11, 14 e 18 maggio, per poi concludersi il 22 maggio con una serata finale con dj set. Il 6 maggio tornerà invece uno degli appuntamenti più storici

della vita universitaria padovana: la Notte Bianca del Liviano, organizzata dagli studenti della Scuola di Scienze Umane. Per una sera il complesso del Liviano si trasformerà in uno spazio aperto alla città, con incontri, performance, musica e attività culturali.

A metà mese sarà la volta di Next, il festival della Scuola di Ingegneria, in programma il 13, 14 e 15 maggio. Anche qui il pro-

gramma alternerà momenti di approfondimento e attività culturali, con una serata musicale prevista per il 13 maggio. In attesa dell’annuncio di Scervelliamo-

ci, il festival di psicologia, per ora la rassegna termina con What If, il festival di Economia, che ha già annunciato una serata il 20 maggio, con conferenza e musica live.

In queste settimane verranno annunciate con più precisione le date e gli ospiti dei vari programmi, ma queste rassegne, organizzate interamente dagli studenti e dai rappresentanti di Udu Padova, sono molto più di una semplice serie di eventi: si tratta di occasioni di confronto interdisciplinare, momenti di apertura alla città e spazi di aggregazione che raccontano il volto più dinamico dell’università. Tra cultura, musica e dibattiti, i festival studenteschi segnano il ritmo della primavera padovana.

Sintoniz zati sul

Veneto2 4 passa al sistema di ultima generazione DAB che permette di ascoltare anche la radio con una qualità audio per fetta.

Quartieri 1 e 5, Via Riello, 4; dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - dalle 15.00 alle 18.00

Quartiere 2, Via Cardinal Callegari, 14/A dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - dal lunedì al giovedì dalle 15.00 alle 18.00

Quartiere 3, Via Prosdocimi, 10; dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - dal lunedì al giovedì dalle 15.00 alle 18.00

Quartiere 4, Via Guizza, 101; dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - mar. mer. gio. dalle 16.00 alle 18.00

Quartiere 6, Via Edison 5; dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - dalle 16.00 alle 18.00

Università e Conservatorio “Cesare Pollini”: partnership per la formazione dei giovani direttori d’orchestra L’Università di Padova e il Conservatorio di musica “Cesare Pollini” rafforzano la loro collaborazione con una nuova partnership dedicata alla formazione dei giovani direttori d’orchestra. Grazie alla convenzione siglata tra il Dipartimento dei Beni culturali dell’Ateneo e il Conservatorio, l’Orchestra sinfonica del Concentus Musicus Patavinus diventa partner formativo del Diploma Accademico di Primo Livello in Direzione d’orchestra. Nelle scorse settimane sette studenti del corso hanno potuto dirigere l’orchestra durante alcune prove, confrontandosi direttamente con una compagine sinfonica completa sotto la guida dei maestri Matteo Boischio e Fabrizio Da Ros. Il 10 marzo si terrà l’esame finale del corso, che porterà alla proclamazione del primo diplomato in Direzione d’orchestra del Conservatorio Pollini.

L’accordo, spiegano le istituzioni coinvolte, punta a rafforzare l’offerta formativa e a valorizzare la collaborazione tra realtà culturali del territorio, creando nuove opportunità di crescita professionale per i giovani musicisti. (e.c.)

Udu Padova: “Conferenze, cultura, concerti: così si rende viva la città”

L’analisi. Per i padovani a basso reddito l’integrazione sociale appare oggi fragile e instabile

La sfida del “lavoro povero”: erosione salariale

ed emergenza abitativa pesano sulle famiglie

Il tessuto economico e sociale di Padova e della sua provincia sta attraversando una mutazione profonda e silenziosa, una trasformazione che mette a nudo una realtà drammatica in cui la povertà non è più sinonimo di esclusione dal mercato del lavoro, ma colpisce con forza crescente anche chi un’occupazione ce l’ha già stabilmente. L’analisi degli indicatori economici locali evidenzia con chiarezza l’emergere dei cosiddetti “nuovi poveri”, ovvero quella vasta platea di lavoratori a basso reddito la cui integrazione sociale appare oggi estremamente fragile e instabile a causa di una erosione costante delle basi materiali del vivere quotidiano, un quadro reso ancora più allarmante dai dati recenti sul potere d’acquisto dei cittadini padovani che, negli ultimi cinque anni, hanno visto i salari reali subire una contrazione

media dell’8%.

Questo dato diventa ancora più critico nel comparto del terziario e dei servizi, dove le perdite del valore reale degli stipendi raggiungono punte del 10%, alimentate dall’assenza di un rinnovo puntuale dei contratti collettivi nazionali e da un sistema fiscale che non tiene adeguatamente conto dell’inflazione accumulata, finendo per tutelare le rendite di posizione a discapito del lavoro dipendente.

In questo scenario, l’integrazione dei lavoratori è resa ancor più precaria dall’emergenza casa, che rappresenta oggi il principale punto di rottura sociale nel territorio poiché l’accesso a un alloggio dignitoso a costi sostenibili è diventato un miraggio per migliaia di famiglie. Proprio in risposta a questo disagio, nel gennaio 2025 è stato lanciato un appello fondamentale per la costituzione di un Fondo specifico per l’Abitare, volto a dare

risposte concrete a un’emergenza che non è più solo congiunturale ma strutturale.

L’iniziativa si è tradotta in un progetto concreto che vede la collaborazione sinergica di più attori istituzionali coordinati dal Comune di Padova, con l’obiettivo prioritario di intercettare le fragilità sociali prima che sfocino in una esclusione totale e irreversibile, correggendo con urgenza uno squilibrio profondo che vede la rendita erodere il valore reale del reddito da lavoro e rendendo l’abitazione un ostacolo insormontabile.

Per rispondere a questa sfida, le linee guida per il futuro devono puntare a una riforma strutturale del valore del lavoro e della protezione sociale attraverso pilastri fondamentali quali la giustizia salariale, garantita da un salario minimo legale e dal rinnovo dei contratti, una rinnovata respon-

sabilità sociale d’impresa per la creazione di valore condiviso e un welfare aziendale e territoriale inteso come modello sussidiario per supplire alle carenze del settore pubblico, supportando le famiglie e intercettando il disagio giovanile. In conclusione, la visione per una Padova più equa lega indissolubilmente la coesione sociale alla sicurezza economica, nella consa-

pevolezza che una comunità è realmente sicura non solo attraverso il controllo dell’ordine pubblico, ma soprattutto quando riduce le disuguaglianze, offre un lavoro dignitoso e non lascia indietro nessuno, poiché senza una base solida di giustizia sociale non può esistere alcuna sicurezza duratura per il territorio padovano.

Vincenzo Gottardo

A tavola Padova si scopre “città del mondo”: boom della ristorazione etnica e tradizione locale ben radicata

Non serve più compiere il giro del mondo in ottanta giorni come Phileas Fogg per assaporare culture lontane, poiché oggi nel cuore di Padova e della sua provincia il mappamondo dei sapori è a portata di mano grazie a un’offerta gastronomica che conta oltre sessanta attività internazionali. Secondo le recenti analisi sul settore del commercio locale, la città sta vivendo una vera e propria metamorfosi culinaria dove le strade del centro e della cintura urbana ospitano una sorta di assemblea delle Nazioni Unite del gusto.

Dalle zuppe di noodle giapponesi allo zighinì eritreo, passando per il borsch russo, le specialità messicane, greche e cinesi, i

padovani dimostrano una curiosità sempre crescente verso ingredienti lontani dalle tradizioni locali. Questa esplosione di varietà riflette l’anima internazionale di una città universitaria e turistica dove la presenza di studenti e residenti stranieri ha fatto fiorire cucine da ogni angolo del pianeta, rendendo ormai familiare ciò che un tempo era considerato esotico. Tuttavia, nonostante l’avanzata delle spezie e dei piatti fusion, il cuore culinare del territorio non accenna a cedere il passo, con trattorie, osterie e locali tipici che resistono con vigore come canne al vento. Se da un lato il pubblico cerca la novità per soddisfare il palato e la curiosità, dall’altro si registra un forte e costante ritorno alle

pietanze del tempo che richiamano la casa e le memorie d’infanzia. I piatti della tradizione euganea, come i celebri bigoli all’anatra, il baccalà alla vicentina, il musetto, la pasta e fagioli e la faraona con la polenta, rimangono simboli di un’identità culturale che né il tempo né le mode riescono a scalfire. Il fenomeno evidenzia dunque una convivenza virtuosa in cui l’offerta etnica non sostituisce quella locale ma ne stimola indirettamente la qualità e la specificità, confermando Padova come un laboratorio gastronomico dove il comfort food veneto e l’innovazione internazionale viaggiano su binari paralleli per intercettare un pubblico globale sempre più esigente e consapevole. (v.g.)

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L’analisi. Per i padovani a basso reddito l’integrazione sociale appare oggi fragile e instabile

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La sfida del “lavoro povero”: erosione salariale ed emergenza abitativa pesano sulle famiglie

La rassegna. Padova ospita la quinta edizione fino al 19 aprile

Meridiani Paralleli Festival, danze e musiche

in onore del patrimonio immateriale Unesco

Celebrare e far conoscere l’importanza della danza, della musica e della arti performative come forme di identità condivisa, parti essenziali del nostro patrimonio culturale e umano: è questo l’obiettivo di “Meridiani Paralleli Festival. Danze e Musiche del Patrimonio Immateriale UNESCO”, giunto alla sua quinta edizione.

Inaugurato questo mese con un evento dedicato al flamenco (riconosciuto parte del Patrimonio immateriale dell’Umanità dall’UNESCO) fino al 19 aprile il festival porterà in città artisti di livello nazionale e internazionale che si esibiranno in alcuni luoghi iconici della città, offrendo performance diverse ma tutte accomunate dallo stesso obiettivo: promuovere quello che è un patrimonio immateriale come testimonianza di identità e dialogo.

Un format culturale nato per celebrare l’ingresso di Padova Urbs Picta nella lista del patrimonio UNESCO, Meridiani Paralleli esprime già dal nome la volontà di celebrare l’incontro e creare un dialogo fra culture e tradizioni diverse ma tutte unite dal linguaggio universale dell’arte che rappresen-

tano: come i meridiani e i paralleli che si incrociano, allo stesso modo durante il festival si intersecano linguaggi, luoghi e visioni diverse. Il programma del festival si compone di spettacoli e concerti, ma anche visite guidate e workshop, con un focus sulla danza, definita dalla direttrice artistica Marta Roverato come “memoria in movimento”, ossia un linguaggio antico e universale in grado di parlare a generazioni e culture diverse, valicando i limiti dello spazio e del tempo e continuando a vivere attraverso i corpi, i gesti e le comunità.

Imperdibili i prossimi eventi in programma. Il 28 e il 29 marzo si terrà un workshop intensivo di flamenco curato dal ballerino e coreografo José Mericno: a lui sarà affidato il compito di guidare danzatori e danzatrici di diverso livello attraverso un percorso di studio incentrato su tecnica, ritmo ed espressione. Il 12 aprile sarà un sito di Padova Urbs Picta ad ospitare il penultimo evento in programma: presso la Reggia Carrarese si potrà infatti partecipare a una visita guidata, curata dall’Accademia Galileiana, che si concluderà con un concerto di musica medieva-

le a cura dell’Ensemble Il giardino delle rose, diretto dal professore Simone Erre. “La cetra d’oro risuoni con limpide melodie”, questo il titolo dello spettacolo che si pone come un viaggio sonoro fra il IX e il XIII secolo. Il festival si conclude il 19 aprile al Liston a Palazzo Moroni con uno spettacolo dedicato al Dabke, una danza comunitaria originaria del Medio Oriente che è stata riconosciuta dall’UNESCO nel 2023. Con una lezione-spettacolo aperta al pubblico e guidata dal maestro Ali Chaalan, l’ultimo evento in programma si trasformerà in un momento di condivisione e festa collettiva.

La propaganda del prestito nazionale nella Grande Guerra

Strumenti di comunicazione fondamentali fra i soldati al fronte e le famiglie, ma anche potenti mezzi di propaganda, in un’epoca in cui buona parte della popolazione era analfabeta e immagini evocative valevano più di molte parole, le cartoline del prestito nazionale sono protagoniste della mostra “La propaganda del prestito nazionale della Grande Guerra” ospitata presso il Museo del Risorgimento e dell’Età Contemporanea di Padova fino al prossimo 28 giugno.

La mostra, promossa dalla Regione del Veneto e dall’assessorato alla Cultura del Comune di Padova e realizzata in collaborazione con il Memoriale Veneto Grande Guerra (MeVe) di Montebelluna, è parte di un progetto più ampio che comprende altre esposizioni dedicate alla comuni-

cazione in periodo di guerra, visitabili in diverse città venete.

La mostra padovana è incentrata su una selezione di cartoline donate al Museo da Emilio Zunica

Lavagna nel 2025 che raccontano un capitolo importante della storia del secolo scorso, quando le cartoline venivano usate non solo per gli scambi epistolari ma anche come mezzi di persuasione, essenziali per convincere la popolazione a finanziare lo sforzo bellico. Realizzate da alcuni dei migliori artisti e illustratori del tempo nei maggiori stabilimenti grafici ed editoriali nazionali, le cartoline rappresentavano temi familiari e simboli patriottici e si caratterizzavano per i colori accattivanti e la comprensibilità dei messaggi. Uno strumento in grado di unire informazione economica e la capacità di suscitare emozioni in chi le guardava, queste cartoline sono una testimonianza del ruolo giocato dalla propaganda durante la Grande Guerra. (f.t.)

Il programma si compone di spettacoli e concerti, ma anche visite guidate e workshop, con un focus sulla danza, definita dalla direttrice artistica Marta Roverato come “memoria in movimento”

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Francesca Tessarollo
La presentazione di Meridiani Paralleli Festival

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“Già Che Ci Sei”: e ingredienti sicuri per tutta la famiglia

Un ristorante pizzeria

Mmiglia. Da questa consapevolezza nasce la filosofia del Sei

stinguersi puntando su qualità, genuinità e sicurezza alimentare.

Scegliamo ogni giorno una farina pensata per voi

Il locale, accogliente e curato, è diventato un punto di riferimento per chi desidera assaporare piatti della tradizione e pizze speciali senza rinunciare al benessere. L’attenzione alla selezione delle materie prime è al centro di ogni preparazione: verdure fresche, ingredienti di stagione e condimenti scelti con cura si sposano con un impasto unico nel suo genere, che rappresenta il vero fiore all’occhiello del ristorante.

stico e digeribile, ideale per esaltare i con-

La pizza di Già Che Ci Sei è infatti preparagrano tenero tipo 0, frutto della collaborazione tra il Molino Moras di Trivignano Udinese, attivo fin dal 1905, e l’Istituto Superiore di Sanità. Non una farina qualsiasi, ma un prodotto pensato inizialmente per i bambini dai 3 ai 10 anni – i cosiddetti “consumatori sensibili” – e che oggi rappresenta una garanzia anche per gli adulti.

AmorBimbi si distingue perché priva di pesticidi, glifosato e residui di trattamenti chimici, con un contenuto di micotossine ridotto dell’80% rispetto al limite europeo. È il risultato di un percorso produttivo accuratamente controllato, dalla filiera corta del grano italiano alla molitura, fino al confezionamento. Ogni lotto viene analizzato e certificato per garantire la massima sicurezza igienico-sanitaria.

cliente si sente al centro dell’attenzione. È la certezza di trovare un menu vario, capace di soddisfare i gusti di grandi e piccoli, dagli appassionati delle pizze classiche agli amanti delle proposte più creative.

La filosofia del locale è racchiusa in una frase che accompagna da sempre il lavoro dei titolari: “Ognuno di noi è il risultato di ciò che mangiamo e di come mangiamo”. Una convinzione che si traduce ogni giorno nella scelta di ingredienti sani, sicuri e di qualità.

Il successo di Già Che Ci Sei non sta solo nella bontà della pizza, ma anche nella capacità di innovare senza tradire la tradizione. Perché la buona cucina è quella che unisce memoria e futuro, gusto e benessere, territorio e ricerca.

a mangiar sano in cucina

“ciò ...

Noi usiamo per i nostri prodotti, per la nouna FARINA studia-

REZZA ALIMENTARE igienico, sanitaria, priva di pesticidi o glifosato e con l’80% in meno di micotossine rispetto al limite attuale fissato dalla Unione Europea. Farina nata principalmente per lievitati dolci e salati, per il consumo sicuro, nella fascia d’età fra i 3 anni ed i 10 anni, un consumatore dunque sensibile ed ottima pertanto anche per un consumatore adulto, di ogni età. Per la nostra pizza utilizziamo la farina “AmorBimbi”, di grano tenero italiano, proveniente da “filiera corta” e processi certificati, frutto della collaborazione fra il Molino Moras di Trivignano (UD) attivo fin dal 1905 e l’Istituto Superiore della Sanità. Una farina innovativa per un sano cibo.

Calcio Padova. Serie B, le dirette inseguitrici hanno iniziato a correre, la sfida di Andreoletti

Un mese di fuoco per i biancoscudati, la squadra chiamata al massimo sforzo

L a Serie B è una bagarre e questa è storia nota. Il campionato cadetto offre un continuo sali e scendi di emozioni: cambi repentini di classifica, squadre che sembrano essere smarrite e che poi ritrovano la giusta via. Il caso del Pescara, ultimo e quasi spacciato fino a poche giornate fa e ora tornato in piena lotta salvezza, è il manifesto più lampante di tutto ciò. Nessuno può dormire sonni tranquilli e il Calcio Padova non fa eccezione.

La squadra di Andreoletti è la migliore tra le neopromosse e non è mai stata, escluso l’avvio di campionato, nelle posizioni più calde della classifica. Eppure la concentrazione dovrà essere massima fino alla fine perché dietro le dirette inseguitrici hanno iniziato a correre. Dopo la sconfitta dolorosa del Partenio-Lombardi contro l’Avellino, maturata all’ultimo minuto, i biancoscudati si trovano nel gruppone che va dalla decima alla ventesima in classifica. Tutti sono

coinvolti nella lotta salvezza.

Il Padova dopo il mercato di gennaio ha deciso di cambiare sistema di gioco: il passaggio dalla difesa a 3 alla difesa a 4 ha richiesto qualche partita di adattamento, ma poi ha iniziato a sortire gli effetti sperati, soprattutto per quanto riguarda la fase offensiva. La ricerca di un calcio più propositivo e coraggioso, sfruttando gli uno contro uno sulle ali ha fornito i suoi frutti, seppur a corrente alternata. Francesco di Mariano, in questa ottica, è il manifesto ideale di questa volontà. L’ex Modena ha avuto un ottimo impatto con i padovani, guadagnandosi sin da subito la maglia da titolare e garantendo, oltre a gol e assist, fantasia e qualità. Gianluca Caprari, invece, arrivato indietro di condizione, deve ancora trovare i meccanismi giusti per incidere. Una nota di merito infine per Kevin Lasagna, che vissuto un grande periodo non facendo pesare l’assenza per infortunio del capocannoniere Mattia

Bortolussi.

Paradossalmente, però, i biancoscudati dopo aver migliorato la propria proposta offensiva, hanno concesso qualcosa di troppo agli avversari in termini di equilibrio. Fino ad Avellino, in 7 partite con il 4-4-2, solamente una volta la squadra di Andreoletti ha mantenuto la porta inviolata (vs Carrarese: 1-0). “Abbiamo trovato una buona quadratura, ma siamo ancora alla ricerca dell’equilibrio tra fare un tiro in porta in più e subirne uno in meno, lavoriamo in questa direzione”, ha spiegato l’allenatore.

La caduta contro l’Avellino è stata dolorosa e ha segnato un passo indietro. Il Padova, alla terza partita in una settimana non è riuscito a reggere l’urto dei campani. I biancoscudati soffrono gli impegni ravvicinati e un dato lo testimonia. Nei quattro trittici che hanno visto andare in scena la squadra nel match successivo al turno infrasettimanale, sono arrivati un pareggio e tre sconfitte.

La squadra di Andreoletti per stare in questo campionato ha bisogno di viaggiare sempre alla massima intensità e quando questo non è stato possibile i limiti del gruppo sono emersi.

Il Padova adesso vivrà un periodo fatto di partite complesse che diranno molto sul suo destino. Catanzaro e Palermo all’Euganeo, con nel mezzo il bollente derby con il Venezia di martedì sera al Penzo. In seguito la complicata

Basket, alla Virtus Padova Banca Annia arriva Giovanni De Marchi

Giovanni De Marchi, 21 anni, ala, alto due metri, è il nuovo acquisto di Virtus Padova Banca Annia, impegnata nel campionato di serie B interregionale. Da inizio anno il giocatore era aggregato agli allenamenti agli ordini di coach De Nicolao, è ora pronto a vestire la casacca neroverde per la seconda e decisiva parte di stagione, e potrà dare un contributo fondamentale a una formazione in piena corsa verso l’obiettivo playoff.

“Sono molto contento di poter vestire ufficialmente la maglia neroverde”, ha commentato De Marchi. “In queste settimane di allenamenti ho avuto sensazioni davvero positive: ho trovato

un ambiente serio, competitivo e con una forte voglia di crescere. Anche negli anni passati, ogni volta che ho affrontato la Virtus da avversario, ho sempre percepito una realtà solida, con identità e ambizione, ed è una delle motivazioni principali che mi hanno fatto capire fosse l’ambiente giusto per me oggi. Ora sono davvero felice di farne parte, non vedo l’ora di respirare l’atmosfera del palazzetto e sono pronto a dare il mio contributo mettendo in campo tutte le mie qualità in questo importante finale di stagione.”

Dopo aver mosso i primi passi nel basket in maglia Petrarca, De Marchi ha poi completato il proprio percorso formativo nel settore giovanile

del Treviso Basket, con cui ha conquistato le prime convocazioni in Serie A. Nella stagione 2024/2025 ha vestito la maglia della Montelvini Montebelluna in Serie B Interregionale, disputando un campionato di alto livello, risultando il miglior realizzatore della squadra trevigiana. Nella prima parte del campionato in corso ha vestito la maglia del Costone Siena. Giovane di età ma già abituato a contesti competitivi, De Marchi rappresenta un innesto che porta energia, forza atletica e capacità realizzativa, andando così a rafforzare il roster neroverde chiamato ad affrontare un impegnativo finale di campionato. (d.b.)

trasferta di Frosinone, prima di tornare a giocare in casa contro Empoli e Reggiana, con la Curva Sud che forse finalmente sarà pronta. Poi il rush finale. Un periodo di fuoco per i biancoscudati. Il Padova sarà chiamato ha sferrare i colpi salvezza decisivi: non sarà facile, ma la squadra di Andreoletti ha dimostrato nel percorso di avere le carte in regola per essere all’altezza di questa Serie B. Stefano Parpajola

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@foto Davide Boggian

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ed successo -

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Ristrutturare casa nel 2026: conviene davvero farlo adesso?

Michela e Filippo di Edilizia PER raccontano cosa sta cambiando nelle case di Padova e provincia

Bagni stretti, impianti datati, spazi che non rispondono più alle esigenze di oggi.

È una situazione che molte famiglie conoscono bene. Le case costruite tra gli anni Settanta e Novanta, molto diffuse nel territorio padovano, iniziano a mostrare i segni del tempo. Prima o poi arriva la stessa domanda: rare adesso oppure conviene aspettare?

Negli ultimi anni il settore delle ristrutturazioni ha vissuto una fase molto intensa, legata ai grandi bonus fiscali. Oggi il mercato è più stabile, ma l’interesse per rinnovare la propria abitazione resta alto. Anche perché, accanto alle normali esigenze di manutenzione, stanno cambiando i modi di vivere la casa.

Per capire meglio cosa sta succedendo abbiamo incontrato

Il tema che tutti chiedono:

Negli ultimi anni si è parlato molto di bonus. Oggi quali incentivi esistono per chi ristruttura casa?

realtà con showroom a Limena che da anni segue ristrutturazioni di interni tra Padova e provincia. L’azienda si occupa soprattutto di ne di appartamenti, rifacimento bagni, restyling degli ambienti domestici e realizzazione di bagni accessibili migliorare concretamente la qualità degli spazi

96.000 euro per ogni unità immobiliare.

Quando nasce davvero l’idea di ristrutturare

Michela, quando una famiglia capisce che è arrivato il momento di rinnovare la propria casa?

de da un giorno all’altro.

è il la-

Il bagno è uno degli ambienti che invecchia più velocemente e dove gli impianti possono diventare obsoleti. Molte persone decidono quindi di rifarlo completamente, migliorando sia l’aspetto estetico sia la funPoi ci sono molte ristrutturazioni di appartamenti, soprattutto quando una casa viene acquistata o pasAltri interventi riguardano nuovi pavimenti, rivesti-

Un tema sempre più importante: i bagni accessibili

Conta moltissimo. Un progetto può sembrare perfetto sulla carta, ma quando si apre un cantiere bisogna sempre confrontarsi con la realtà dell’abitazione. Per questo lavoriamo in modo molto coordinato. Michela segue la parte progettuale e io la gestione dei lavori. Ci confrontiamo continuamente per trovare

Questo aiuta a evitare problemi e a mantenere il lavo-

Spesso si parte da un problema molto pratico. Un bagno troppo piccolo, una doccia scomoda, una cucina che non funziona più bene come un tempo. Oppure una casa appena acquistata che ha bisogno di essere adattata ai gusti e alle abitudini di chi la abiterà. Molte abitazioni costruite qualche decennio fa erano progettate in modo diverso rispetto a oggi. Gli spazi erano pensati per stili di vita che nel frattempo sono cambiati.

Per questo molte famiglie scelgono di intervenire con una ristrutturazione mirata, che renda la casa più funzionale e più piacevole da vivere.

equilibrato. Durante il periodo dei bonus più alti c’era una corsa ai lavori e i cantieri erano ovunque. Oggi invece le famiglie fanno scelte più ragionate e si prendono il tempo per valutare bene il progetto. Questo aiuta molto anche nella gestione dei lavori, perché si riesce a programmare con maggiore precisione e a seguire meglio ogni fase del cantiere.

Il bagno resta il lavoro più richiesto

Quali sono oggi gli interventi più frequenti?

L’errore più comune quando si pensa alla ristrutturazione

C’è un errore che vedete spesso quando le persone iniziano a pensare ai lavori?

Michela: Sì. Molti partono dal bonus invece che dalla casa. La detrazione è sicuramente utile, ma non dovrebbe essere il motivo principale per fare un intervento. La prima cosa da capire è come quella famiglia vive gli spazi e quali problemi vuole risolvere. Solo dopo si ragiona su materiali, costi e incentivi.

Direi che è una scelta che molte famiglie

Le detrazioni permettono comunque di recuperare una parte della spesa e oggi il mercato è più stabile

E soprattutto molte case hanno davvero bisogno di essere aggiornate. Quando una ristrutturazione è fatta bene, il miglioramento si vede subito: negli spazi, nella funzionalità e nel comfort quotidiano.

Tra progettazione e cantieri, Edilizia PER continua a seguire ristrutturazioni di appartamenti, restyling degli interni e rifacimento bagni tra Padova e provincia, accompagnando le famiglie dalla prima idea fino alla conclusione dei lavori.

Un lavoro fatto di ascolto, progettazione e presenza costante sul campo. Perché ogni casa ha una storia diversa e ogni ristrutturazione parte sempre dalle esigenze reali di chi la abita.

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Bilancio 2026 tra il “modello Stefani” e le barricate delle opposizioni

Il dibattito sul bilancio di previsione 2026-2028 della Regione Veneto si è aperto in un clima di forte contrapposizione politica. La manovra, che muove complessivamente 18,95 miliardi di euro, è stata presentata dall’assessore Filippo Giacinti come un atto di “stabilità e coraggio”, ma ha subito innescato una pioggia di critiche dalle minoranze, che accusano la Giunta di muoversi tra “giochi di prestigio contabili” e tagli occulti. Il cuore finanziario della Regione resta la sanità, con uno stanziamento record di oltre 11 miliardi di euro. Il Presidente Stefani ha confermato il mantenimento dell’IRPEF zero, un pilastro identitario che la maggioranza difende come

scudo per il potere d’acquisto delle famiglie. Tuttavia, il capogruppo del PD, Giovanni Manildo, ha ribaltato il racconto: per l’opposizione, la scelta di non toccare la leva fiscale è una “bandiera ideologica” pagata a caro prezzo dai cittadini. Il riferimento è ai 42 milioni di euro pubblici utilizzati per ripianare i mancati incassi della Pedemontana e alle liste d’attesa nelle RSA, dove oltre 11mila veneti restano esclusi dal supporto pubblico. Se da un lato la Giunta rivendica investimenti importanti (69 milioni per il sociale e 18 milioni per le borse di studio), le minoranze parlano di “fumo”. La critica principale riguarda la riallocazione di fondi già esistenti

L’intervista. Valeria Mantovan, assessore regionale alla cultura e formazione

”La

presentati come nuove risorse, specialmente per le aree montane e le piccole imprese. Sul fronte infrastrutture, lo scontro è totale: mentre la maggioranza stanzia oltre 140 milioni per la rete viaria, il centrosinistra e i movimenti ambientalisti chiedono “meno asfalto e più ferro”, invocando il rilancio del Sistema Ferroviario Metropolitano. In questo scenario, il bilancio 2026 non è solo un documento di numeri, ma il terreno di scontro su cui si misurerà la tenuta del Veneto post-zaiano, tra la promessa di un’amministrazione “tax-free” e l’urgenza di servizi che molti territori fragili sentono ormai come insufficienti.

cultura in Veneto? Non più per pochi, ma risorsa viva e feconda per il territorio”

Dal nuovo approccio alla gestione del patrimonio, fino all’impegno per i giovani e la sfida del disagio sociale

Valeria Mantovan, già sindaco di Porto Viro, è oggi alla guida di uno dei comparti più prestigiosi e complessi della Regione del Veneto: l’assessorato alla Cultura, all’Istruzione e alla Formazione. Una sfida che raccoglie con la grinta di chi viene dalla “trincea” dei Comuni e la visione di chi vuole svecchiare l’idea stessa di cultura. L’abbiamo incontrata negli studi di Veneto24 per fare il punto sulle priorità del suo mandato.

Assessore Mantovan, il Veneto vanta un patrimonio storico e artistico unico al mondo. Quali sono le linee guida della sua gestione?

Il nostro patrimonio architettonico e artistico è una ricchezza riconosciuta internazionalmente, ma non possiamo limitarci a contemplarlo. La parola d’ordine è tutela, certo, ma con una prospettiva innovativa. Questo significa far nascere le politiche culturali dal confronto costante con il territorio, con le fondazioni e con tutti quei soggetti che pro-

muovono la cosiddetta “cultura diffusa”. La mia è una visione di squadra: voglio scardinare l’idea che la cultura sia un bene d’élite, un lusso per pochi. Deve diventare un valore accessibile a ogni fascia sociale e generazionale.

In che modo questo settore può dialogare con l’economia reale?

Cultura significa impresa, occupazione e creazione di valore economico. Proprio in questi giorni, insieme a Confartigianato, abbiamo affrontato il tema delle nuove competenze. Non stiamo parlando di teoria, ma di formare figure altamente qualificate. Penso ai restauratori: negli ultimi dieci anni il Veneto ha investito oltre 25 milioni di euro, unici a livello nazionale, formando circa 600 esperti. Investire nel capitale umano significa rendere il nostro patrimonio un volano di sviluppo concreto.

A settembre ci sarà la Mostra del Cinema di Venezia, la sua prima da assessore. Che impronta vuole dare a questa vetrina inter-

nazionale?

La Regione confermerà e rafforzerà la sua presenza storica. Tuttavia, stiamo introducendo un approccio diverso: attraverso il Fondo Sociale Europeo (FSE), abbiamo deciso di investire pesantemente nella formazione specifica per il settore cinematografico. Non vogliamo solo ospitare le grandi produzioni, ma formare in Veneto le maestranze e i professionisti che quelle produzioni le rendono possibili.

Lei ha alle spalle un’esperienza da sindaco a Porto Viro. È più difficile amministrare una città o gestire un assessorato regionale?

Sono ruoli completamente differenti. Fare il sindaco significa essere il “front office” dei cittadini, spesso dovendo gestire emergenze con mezzi del tutto inadeguati. In Regione ci occupiamo di macro-temi e i tempi di reazione devono essere rapidissimi, ma posso contare su una struttura tecnica e organizzativa straordinaria. Dico sempre che i sindaci sono dei veri eroi: avendo vissuto entrambe le realtà, vedo chiaramente la differenza di risorse tra una macchina comunale e quella regionale.

Lei fa parte di una nuova generazione di amministratori. Non

teme che la sua giovane età e una visione diversa possano attirare critiche?

Ho imparato che la critica è il minimo comune denominatore di chiunque faccia amministrazione attiva. Ho iniziato dieci anni fa, passando per il Comune e la Provincia prima di arrivare qui. Un tempo ero più sensibile, oggi ascolto tutti ma vado avanti con le mie idee. Se per raggiungere un obiettivo strategico per i veneti dovrò accettare delle critiche, ne sarò ben lieta. Quello che conta è la strada che intento percorrere.

Sul fronte del diritto allo studio, ci sono novità importanti per le borse di studio. Com’è stato possibile recuperare i fondi necessari?

È stato fatto un lavoro enorme. Il Veneto, per scelta politica, non applica l’addizionale IRPEF, a differenza di altre regioni. Questo significa che non abbiamo “tasse extra” da cui attingere, quindi ogni investimento richiede sacrifici e una gestione oculata. Quest’anno, grazie allo sforzo del Presidente e dei colleghi in giunta, siamo riusciti a trovare subito 18 milioni di euro per coprire le borse di studio. È una risposta concreta alle necessità delle famiglie.

Chiudiamo con un tema delicato: il disagio giovanile. La formazione può essere un argine a questo fenomeno?

Assolutamente sì. Il disagio giovanile è ormai un’emergenza, alimentata anche da un uso smodato dei social media che propone modelli frustranti e tossici per i ragazzi. Non si può rispondere solo con le sospensioni o la repressione: abbiamo capito che non funziona. Stiamo studiando un protocollo coordinato tra Regione, Ufficio Scolastico Regionale, Ministero e ASL. Serve un approccio scientifico, ma soprattutto umano, per intercettare il malessere prima che esploda. Dobbiamo adattarci a questa nuova realtà con strumenti nuovi.

Valeria Mantovan

“Più risorse per assistenza e sanità territoriale, per le scuole e la manutenzione delle strade”

“Maratona” per uscire dall’esercizio provvisorio e nuovo piano di investimenti, razionalizzazione dei costi e priorità al territorio. “Siamo una squadra di ex sindaci, sappiamo cosa serve ai cittadini”

I n queste settimane i corridoi di Palazzo Balbi sono il teatro di una vera e propria maratona burocratica. Filippo Giacinti, assessore regionale al Bilancio, impegnato a far quadrare i conti di una regione che punta a uscire dall’esercizio provvisorio entro Pasqua. Lo abbiamo incontrato per capire dove andranno le risorse dei veneti.

Assessore Giacinti, quali sono le novità principali di questo bilancio?

Abbiamo puntato sulla razionalizzazione della spesa. Non si tratta di semplici tagli, ma di recuperare risorse intervenendo sui costi di funzionamento della macchina amministrativa e potenziando la lotta all’evasione fiscale. È un

principio di equità: non è giusto che qualcuno paghi sempre per gli altri. Sebbene gran parte del bilancio sia vincolato a sanità e trasporti, abbiamo trovato margini per dare segnali importanti.

La sanità territoriale resta una priorità. In che modo sosterrete i medici di medicina generale?

Siamo intervenuti su due fronti. Da un lato, abbiamo reperito i fondi per coprire gli aumenti previsti dal rinnovo del contratto nazionale per il personale delle medicine integrate. Dall’altro, abbiamo equiparato le borse di studio per la specializzazione in medicina generale alle altre specializzazioni. È una questione di dignità: non deve esserci una “serie B” nel percorso di studi medi-

ci, specialmente quando abbiamo bisogno di figure sul territorio.

Scuole e infrastrutture: cosa troveranno i cittadini nel nuovo documento?

Per la prima volta abbiamo messo a bilancio subito tutte le risorse per il sostegno alle scuole dell’infanzia paritarie. Sul fronte sociale, abbiamo stanziato fondi per i carichi assistenziali degli anziani, sia nelle case di riposo che a domicilio. Per quanto riguarda le infrastrutture, abbiamo più che raddoppiato i fondi per la manutenzione delle strade regionali, passando da 9 a 20 milioni, e previsto oltre 60 milioni complessivi per la sicurezza idraulica.

E per la Pedemontana? Il peso economico per la Regione spaventa ancora?

I costi a carico della Regione sono in diminuzione. È fisiologico che le grandi infrastrutture abbiano un carico maggiore all’inizio, ma con l’aumento delle entrate da pedaggio ci stiamo avviando

L’assessore regionale Filippo Giacinti

verso la sostenibilità dell’opera. Quando vedremo l’approvazione definitiva del bilancio?

Il Consiglio sta lavorando alacremente, maggioranza e minoranza incluse. L’obiettivo è approvare tutto entro Pasqua o la settimana successiva. È una sfida entusiasmante e sono convinto che daremo al Veneto le risposte che attende.

Lei è stato a lungo sindaco di Albignasego. Cosa si porta dietro di quell’esperienza nel suo nuovo ruolo?

Il capogruppo dem Manildo: “Bilancio, scelte ideologiche, fondi già stanziati spacciati

“Dietro i quasi 1 9 miliardi di euro del bilancio di previsione 2026-2028 si nasconde un’eredità pesante che ricade sui cittadini e sulle imprese venete”. Così il capogruppo del Partito Democratico, Giovanni Manildo, commenta l’illustrazione delle leggi di stabilità e bilancio avvenuta in Prima commissione a Palazzo Ferro Fini.Secondo Manildo, la giunta Stefani conferma una continuità preoccupante con la stagione Zaia, adottando “scelte puramente ideologiche”, come il mancato intervento sull’addizionale Irpef. “Rinunciare a una fiscalità progressiva significa tagliare

per nuovi e servizi essenziali a rischio

servizi essenziali – sottolinea -. È inaccettabile che le famiglie e le imprese paghino il prezzo di decisioni che dovrebbero garantire equità e investimenti sul territorio”.

Il capogruppo Pd evidenzia inoltre l’impatto sull’economia: “Mentre si celebra l’assenza di nuove tasse, resta intatta l’Irap, penalizzando le aziende che creano ricchezza e occupazione. Le attività produttive continuano a fungere da bancomat per ripianare i debiti della Pedemontana, un’opera che ipoteca il futuro della Regione”.

Manildo critica anche la comunicazione

della giunta: “Si dà risalto a fondi già stanziati, come i 30 milioni destinati alle aree interne, spacciandoli per nuove risorse. Le zone più fragili del Veneto avrebbero bisogno di investimenti strutturali e non di restyling contabili”. Il Partito Democratico annuncia proposte puntuali per garantire trasparenza e una riforma dei servizi: “Il Veneto merita una programmazione che guardi al futuro, non una gestione che si limita a tappare i buchi del passato. Sanità territoriale, sociale e diritto allo studio devono tornare al centro dell’agenda politica”.

Il legame con la propria città resta nel cuore, ma l’esperienza da sindaco è fondamentale per capire le esigenze reali dei cittadini. Il Presidente Stefani ha voluto una giunta composta quasi interamente da ex sindaci: parliamo la stessa lingua, a prescindere dall’appartenenza politica. Sappiamo che la buona amministrazione si misura sui servizi alla persona, come le piazze o gli auditorium che abbiamo creato ad Albignasego, rendendola una città a misura di famiglia.

L’assessore Elisa

Sicurezza idraulica e difesa del suolo, nuove risorse contro il rischio alluvioni

I l Veneto accelera sulla sicurezza idraulica e la difesa del suolo, confermando la tutela del territorio come una priorità dell’azione amministrativa. L’assessore all’Ambiente Elisa Venturini illustra i nuovi stanziamenti previsti nel bilancio di previsione 2026-2028, sottolineando come gli eventi meteorologici estremi degli ultimi anni abbiano reso indispensabile un rafforzamento degli interventi strutturali.

“La tutela del territorio e la sicurezza delle comunità restano priorità assolute dell’azione amministrativa”, dichiara l’assessore, evidenziando come il nuovo bilancio rafforzi gli interventi strategici per proteggere cittadini, imprese e infrastrutture. La strategia regionale si poggia su un solido piano finanziario: per il triennio a venire sono stati stanziati 9 milioni di euro che si sommano ai 25,6 milioni di mutui già contratti e ai 28 milioni ottenuti attraverso i fondi comunitari FESR. Secondo Venturini, “si tratta di un’operazione importante con cui riusciremo a impegnare su-

bito importanti risorse per la resilienza idrica e la messa in sicurezza del territorio dal rischio alluvioni”.

Un pilastro centrale di questa difesa è rappresentato dai bacini di laminazione. Il programma complessivo prevede 23 invasi, con un investimento superiore ai 550 milioni di euro: a oggi 10 strutture sono operative, 3 in fase di realizzazione e 10 in progettazione. L’assessore ha definito tali opere come “una delle principali strategie di mitigazione del rischio idraulico dal momento che hanno scongiurato danni di enorme gravità durante le ondate di maltempo”.

Oltre ai grandi invasi, l’azione regionale si concentra sulla manutenzione di circa 8.000 chilometri di argini tra rete principale e secondaria. “La sicurezza del territorioaggiunge l’assessore - passa attraverso una visione di lungo periodo e investimenti costanti nella prevenzione. I risultati ottenuti finora dimostrano che la strada intrapresa è quella giusta”.

Infine, il piano conferma il sup-

porto alla Protezione Civile con nuovi bandi per l’adeguamento dei piani comunali e il miglioramento delle attrezzature dei volontari. L’impegno della Regione proseguirà nei prossimi anni con il monitoraggio costante della rete e il completamento delle opere programmate per una resilienza sempre maggiore.

Veneto al voto, 38 Comuni alle urne il 24 e 25 maggio

Il Veneto si prepara ad un appuntamento elettorale decisivo per il futuro di diverse comunità locali. Il 24 e 25 maggio prossimi i cittadini di 38 Comuni della regione saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo sindaco e rinnovare il consiglio comunale. Gli occhi sono puntati soprattutto sulla Città Metropolitana di Venezia, unico capoluogo di provincia coinvolto in questa tornata amministrativa, dove l’attuale amministrazione guidata da Luigi Brugnaro si sottoporrà al giudizio degli elettori. Oltre alla sfida in laguna la competizione elettorale riguarda sei centri urbani con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, che rappresentano snodi politici e demografici fondamentali per il territorio regionale. Tra questi figurano Albignasego e Monselice nella provincia di Padova, Castelfranco Veneto in quella di Treviso, San Bonifacio nel veronese, Arzignano e Lonigo nel vicentino. Nelle diverse aree della regione il voto interesserà realtà eterogenee. In provincia di Padova si voterà, tra gli altri, in centri come Campodarsego e Due Carrare, mentre nel veneziano saranno coinvolti anche i comuni di Cavallino-Treporti e Torre di Mosto. La Marca Trevigiana vedrà alle urne anche gli abitanti di Spresiano e Silea, mentre nel rodigino si voterà a Villadose. Nel vicentino, oltre ai poli maggiori, la tornata elettorale toccherà tra gli altri Malo e Recoaro Terme. L’eventuale turno di ballottaggio per i comuni sopra i 15.000 abitanti è fissati nei giorni 7 e 8 giugno.

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Non solo Lupin, Davide Zanella si racconta: “Ho trasformato la passione in professione”

“Le fiere in Svizzera, Miami, Parigi mi hanno insegnato invece il confronto: sei in mezzo a centinaia di artisti, e devi chiederti perché qualcuno dovrebbe fermarsi davanti al tuo lavoro”

P

er molti Davide Zanella, fondatore e titolare di Arte Zeta Studio, “è quello di Lupin”. Da anni infatti Davide è il titolare della licenza esclusiva per l’Italia per riprodurre Lupin III e la sua banda. Punto di riferimento per la comunità pop italiana, Davide però è andato oltre, esponendo a Lugano, Parigi, Miami, Milano e affermandosi a livello internazionale come artista che ha saputo reinventare l’immaginario pop contemporaneo con uno stile personalissimo e subito riconoscibile. Il critico d’arte Giorgio Chinea Canale lo definirebbe neopop probabilmente, dato che la sua visione artistica riesce a parlare a tutti in maniera diretta ed emozionale. Ho incontrato Davide nel suo studio a Vigonza e insieme abbiamo fatto il punto sulle sue attività e sul suo percorso artistico e professionale.

Ciao Davide, sei riuscito a trasformare una tua passione nel tuo lavoro: quando hai capito che la pittura, l’arte e la creatività erano ormai diventate una “cosa seria”?

Credo che il momento preciso non sia stato romantico, ma molto concreto. Non è stato “mi sento artista”, è stato “ok, ora devo far quadrare i conti con quello che creo”. Quando ho iniziato a fare preventivi, a gestire clienti, materiali, scadenze, a ragionare in termini di progettazione e non solo di ispirazione… lì ho capito che non

era più solo passione. Era una professione. La pittura è diventata una cosa seria quando qualcuno ha iniziato a fidarsi di me non solo per un disegno, ma per trasformare uno spazio, un locale, una scuola, una casa. Quando ho capito che il mio lavoro cambiava l’ambiente in cui le persone vivevano, allora ho sentito il peso – e la bellezza – della parola “professionista”.

A livello italiano sei associato a Lupin III da molti anni. Ci vuoi raccontare come è nata questa liaison con uno dei personaggi più iconici della pop culture contemporanea?

La mia storia con Lupin III è nata da una passione autentica. Lupin non è solo un personaggio: è stile, ironia, eleganza, movimento. È un equilibrio perfetto tra leggerezza e genialità. Negli anni ho iniziato a studiarne il tratto, i vari stili, la costruzione del personaggio. Non era copia, era comprensione. Questo mi ha portato a collaborazioni ufficiali in Italia come disegnatore autorizzato. Quello che mi ha sempre affascinato di Lupin e la sua banda è che sono in continuo movimento. Cambiano i disegnatori, i character designer, passano i decenni ma restano sempre unici. E in fondo mi rivedo in questa cosa: evolvere senza perdere identità. Negli ultimi anni con il tuo lavoro di artista hai fatto un salto di qualità verso produzioni più “ma-

ture”: hai aperto una temporary gallery a Milano, hai partecipato a importanti fiere internazionali in Svizzera, a Miami, a Parigi… com’è cambiato il tuo lavoro? È cambiato il livello di consapevolezza. Quando porti le tue opere in contesti internazionali, non puoi più lavorare solo di pancia. Devi avere una visione, una coerenza, una linea riconoscibile. Aprire una temporary gallery a Milano mi ha fatto capire quanto sia importante controllare l’esperienza dello spettatore. Le fiere in Svizzera, Miami, Parigi mi hanno insegnato invece il confronto: sei in mezzo a centinaia di artisti, e devi chiederti perché qualcuno dovrebbe fermarsi davanti al tuo lavoro. Il mio linguaggio si è fatto più stratificato. Meno decorativo fine a sé stesso, più concettuale. Più attenzione ai materiali, alle superfici, alla serialità ragionata. E soprattutto è cambiato il mio modo di pensare: oggi progetto una collezione, non solo un quadro.

Che consiglio daresti al giovane Davide di 30 anni fa? E che consiglio daresti a un ragazzo o a una ragazza che si approccia a questo

mondo?

Al Davide di 30 anni fa direi: “Non aspettare di sentirti pronto. Non succederà mai. Esponiti prima.” Investi di più sulla formazione. Costruisci una rete con altri professionisti-artisti. L’unione fa la forza. A un ragazzo o una ragazza direi una cosa molto chiara: il talento non basta. Servono disciplina, capacità relazionale e competenze imprenditoriali. Studiate l’arte, ma studiate anche contratti, marketing, comunicazione. E soprattutto costruite uno stile che vi appartenga davvero, non quello che funziona su Instagram per tre mesi.

Qual è stata la richiesta più bizzarra che hai ricevuto per un’opera su commissione? (se si può dire)

Sì, ma senza fare nomi! Una volta mi è stato chiesto di costruire un manichino di Lupin a grandezza naturale, con tutte le parti mobili. Quando il committente è venuto a ritirarlo l’ha seduto sul sedile del passeggero, gli ha messo la cintura di sicurezza e se n’è andato… Giacomo Brunoro

• Chi è Giacomo Brunoro

Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.

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Il percorso di Despar Nord per condividere valore con il territorio

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coinvolgendo l’intera filiera. Grazie a certificazioni

energia rinnovabile, economia circolare e mobilità

“Sla sintesi della visione di Despar Nord, azienda che ha scelto di fare della sostenibilità ambientale un pilastro strategico del proprio sviluppo, intraprendendo da oltre un decennio un percorso strutturato e in continua evoluzione. Il Marchio dell’Abete ha costruito negli anni un sistema di gestione ambientale capace di generare un miglioramento costante delle performance, coinvolgendo l’intera catena del valore: fornitori, collaboratori e clienti. Un impegno trasversale che si traduce in progetti concreti e risultati misurabili, anche in ambito di economia circolare. Un passaggio fondamentale è stata la certificazione UNI EN ISO 14001 che Despar Nord, prima realtà della grande distribuzione organizzata in Italia, ha ottenuto ancora nel 2013 e confermata nel 2025 per il tredicesimo anno consecutivo. Nel 2025 è salito a 90 il numero dei siti certificati tra punti vendita, sedi, piattaforme logistiche e polo agroalimentare Agrologic. Un risultato non scontato

Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .

che è frutto di oltre un decennio di investimenti in soluzioni tecniche sostenibili e di una strategia complessiva che ha incrementato, attraverso l’adozione di tecnologie innovative, sia l’efficienza energetica che la riduzione delle emissioni di gas effetto serra della rete di vendita e logistica in tutte le cinque regioni in cui è presente l’azienda. Nei punti vendita di nuova costruzione o ristrutturazione trovano spazio illuminazione full LED, impianti fotovoltaici, pompe di calore, sistemi di recupero del calore dagli impianti del freddo alimentare e soluzioni per l’ottimizzazione delle centrali frigorifere. A questo si aggiunge

Il percorso di Despar Nord tra certificazione ambientale e innovazione sostenibile

anche nella gestione dei rifiuti: nel punti vendita. Non manca infine

Wecity, Despar Nord ha promosso una challenge rivolta ai collaboratori e alle collaboratrici, con ade-

ha permesso di incrementare e sviluppare il percorso di crescita sostenibile di Despar Nord, che ora più che mai rivolge lo sguardo a obiettivi importanti che mirano a rafforzare un percorso orientato alla creazione di valore condiviso,

Despar Nord, la tutela del territorio passa anche attraverso la riforestazione

protezione del territorio e tutela della biodiversità. Per questo Despar Nord è attiva anche sul fronte della riforestazione, con interventi che negli ultimi anni hanno portato alla piantumazione di migliaia di alberi in diverse aree d’Italia.

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Già nel 2021, con il “Progetto Natura”, l’azienda ha collaborato con Etifor (spin-off dell’Università di Padova) e con l’iniziativa WOWnature, promuovendo un piano di riforestazione collegato alla vendita delle linee a marchio Verde Vera ed Econvivo riuscendo così a piantare, dal 2021 a oggi, quasi 4.000 alberi.

Dal 2023 questo impegno si è rafforzato anche grazie al progetto nazionale “Bosco Diffuso Despar”, promosso in collaborazione con Despar Italia e gli altri soci del con-

alberi complessivi nelle aree interessate dal Bosco Diffuso nelle regioni di operatività.

A questo si aggiungono le attività finalizzate alla prevenzione e alla rigenerazione dei territori colpiti da calamità ambientali, con l’obiettivo di favorire il recupero delle aree danneggiate e di rafforzare la resilienza dei territori più esposti ai rischi climatici, come il caso dell’iniziativa in partnership con PlanBee e con il coinvolgimento attivo delle scuole dei territori selezionati, che ha permesso di piantare 250 nuovi alberi a Colle Umberto in provincia di Treviso presso i terreni di Feeducia, una microazienda agricola che segue pratiche di agricoltura rigenerativa.

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Esperienza e aggiornamento continuo per impianti civili, industriali e pubblicici

el mondo dell’impiantistica non esistono scorciatoie, e chi lavomolte cose, ma non quando si tratta di impianti che devono garantire sicurezza, effi cienza e durata nel tempo. Un impianto mal progettato o mal installato non è solo un problema tecnico che prima o poi si presenterà il conto, ma un rischio concreto per chi vive o lavora in quegli spazi. NG Termoservice S.r.l., con sede a Saonara, nasce uffi cialmente come società nel 2021, ma sarebbe sbagliato pensare che sia un’azienda giovane. La sua storia parte dal 2014, quando Nicola Geron decide di mettersi in proprio dopo aver macinato oltre trent’anni di esperienza all’interno di alcune tra le più importanti realtà termo-idrauliche del padovano. Trent’anni non sono pochi: sono il tempo che serve per vedere di tutto, per imparare dagli errori, per capire come si lavora davvero bene e come invece si tagliano gli angoli rischiando di combinare guai. Nel 2021 arriva il passaggio a società a responsabilità limitata e con esso entrano uffi cialmente Marco Bissacco e Matteo Cassetta, che in realtà erano già parte integrante dell’azienda da tempo e che oggi ne guidano la parte operativa. Non

tentori specializzati che sanno cosa fare e come farlo, una figura amministrativa che tiene in ordine pratiche e documentazione, un RSPP esterno per la sicurezza, e una rete di ingegneri e professionisti esterni che permette di affrontare anche i progetti più complessi senza dover improvvisare.

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di Giorgia Iatrutti

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tecnica e amministrativa che seguono direttamente il lavoro, manu-

L’aggiornamento è continuo e riguarda tutto: abilitazioni per la conduzione impianti, lavori in quota, interventi in spazi confinati, sanifi cazione pompe di calore, sicurezza sul lavoro, primo soccorso. Perché l’impiantistica moderna non è più quella di vent’anni fa, le tecnologie cambiano, le normative si aggiornano, e chi non sta dietro a questi cambiamenti si trova prima o poi a non saper rispondere alle richieste dei clienti. Le referenze dell’azienda sono in ambito pubblico e privato, clienti che non scelgono a caso, che pretendono garanzie e che tornano quando il lavoro è fatto bene. Tra i servizi più richiesti ci sono i contratti di manutenzione programmata, il pronto intervento e la reperibilità, perché un impianto non finisce di essere una responsabilità il giorno in cui viene collaudato: deve continuare a funzionare, a essere sicuro, a mantenere le performance negli anni. Ed è proprio lì, nella manutenzione e nell’assistenza nel tempo, che si misura davvero la qualità di un’azienda. NG Termoservice non si presenta con slogan o promesse generiche, ma con certifi cazioni, cantieri realizzati e clienti che si fi dano. A Saonara c’è una realtà che ha scelto di crescere investendo su competenze vere e responsa-

Produzione e vendita con posa di Lapidi - Loculi - Monumenti

Sede e lavorazione: Codevigo (Pd) Via Garubbio 9 Esposizione: Chioggia (Ve) Campo Marconi 165 www.venetatombstone.it Cel. 348 8283216

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Undici mosse per risollevare la sanità veneta

Inuovi Direttori Generali della sanità regionale hanno sottoscritto formalmente il proprio impegno per il prossimo quinquennio.

Il Presidente della Regione Alberto Stefani, infatti, ha presentato quella che vuole essere una squadra solida e unita, undici curricula di grande prestigio che hanno saputo dimostrare le proprie capacità agli occhi della giunta. Tra volti già noti e nuovi entrati, andiamo a scoprire chi sono da oggi i “sindaci della sanità”, come li ha chiamati lo stesso Stefani.

All’Ulss 1, che coordina Belluno e tutta l’area dolomitica, sbarca Giuseppe Dal Ben, già direttore dell’Azienda Ospedaliera a Padova, dove, con il suo operato, si è confermato un “top manager” in ambito sanitario. Dal Ben ha seguito personalmente le fasi iniziali per la creazione del nuovo ospedale e l’apertura del nuovo reparto di pediatria. A differenza dei colleghi, resterà alla guida dell’Ulss dolomitica solo fino al 30 giugno, quando scadrà il suo incarico da commissario temporaneo.

Sarà invece Giancarlo Bizzarri a prendere le redini della sanità nella Marca Trevigiana. Dopo aver coordinato i servizi sociosanitari del Veneziano e con una carriera maturata in Liguria, sua terra d’origine, Bizzarri porta esperienza tecnica e logistica. Ha anche ricoperto prestigiosi incarichi nell’ambito della formazione, che testimoniano le sue eccellenti capacità comunicative, fondamentali per mettere in relazione le istituzioni e il cittadino.

Alla guida dell’Ulss 3 Serenissima arriva Massimo Zuin, già direttore dei Servizi Sociosanitari per il medesimo territorio. Docente allo IUAV e laureato in scienze politiche, rappresenta un profilo di prestigio sul piano logistico-organizzativo e conosce già molto bene il territorio e i suoi bisogni.

Spostandoci a nord nella medesima provincia, il Veneto Orientale sarà di competenza di Carlo Bramezza, che lascia quindi l’Ulss 7 per tornare a ricoprire un incarico già suo in passato. Con una lunga esperienza alla guida della sanità territoriale, si tratta di una delle scelte più solide a disposizione e su di lui viene riposta la massima fiducia della Giunta regionale per questo ritorno in Veneto Orientale.

Ed è proprio dalla guida dell’Ulss 4 che proviene Mauro Filippi, il nuovo Direttore Generale del Rodigino. Il 63enne vanta un curriculum completamente incentrato sulla sanità, che lo ha visto diventare il primo infermiere promosso a DG di una Ulss. Patrizia Benini lascia invece Verona per assumere la guida di una differente Ulss, quella di Padova. Laureata in medicina e chirurgia con master conseguito proprio nel capoluogo euganeo, intende sfruttare la centralità della città del Santo per estendere la rete di servizi e formazione locale, puntando molto proprio sulla formazione di nuovi operatori sociosanitari.

A Vicenza arrivano invece Giovanni Carretta (Ulss 7 Pedemontana) e Peter Assembergs (Ulss 8 Berica). Il primo, padovano, ha recentemente diretto l’Ulss 3 Serenissima, che ha visto l’Ospedale dell’Angelo di Mestre eletto miglior ospedale d’Italia.

Oltre a questo importante traguardo, ha avuto anche un incarico nella Commissione Regionale Vaccini. Assembergs, invece, è svedese di nascita e lombardo d’adozione. Pur essendo un profilo di carattere più manageriale, è stato anche Direttore Generale dell’Asst Bergamo Ovest. Ultimo, ma non certo per importanza, è Pietro Girardi, che torna a dirigere l’Ulss 9 Scaligera dopo prestigiosi incarichi in altre province della regione, tra i quali quello di Direttore Amministrativo dello IOV. Fino a pochi giorni fa dirigeva l’Ulss 5 Polesana. A questi nove Direttori Generali si affiancano altri quattro volti: Paolo Fortuna, ex DG della provincia di Padova, raccoglie l’eredità di Dal Ben alla giuda dell’Azienda Ospedale Università di Padova, mentre quella di Verona va a Paolo Petralia. Lo IOV e Azienda Zero, invece, passano invece sotto la responsabilità, rispettivamente, di Patrizia Simionato e Paolo Fattori. Anche in questo caso stiamo parlando di professionisti che hanno maturato grande competenza nell’ambito sociosanitario e amministrativo. Simionato è stata alla guida dell’Ulss 5 e ha appena concluso il mandato come DG dell’Ulss 8, mentre Fattori è stato membro della task force regionale per il contenimento della pandemia da Covid19.

L’evento non è stato, però, solo un elenco di nomi e curricula, infatti il Governatore Stefani ha presentato anche undici punti che faranno da filo conduttore per il prossimo quinquennio della sanità regionale, un “patto con i cittadini” per affrontare le più grandi sfide della salute e della vita dei Veneti. Vediamolo con ordine:

1. Promozione, rafforzamento e valorizzazione dei progetti di telemedicina e teleconsulto, per una sanità sempre più vicina a una popolazione che fa sempre più fatica a spostarsi per accedere alle cure;

2. Miglioramento dei tempi d’erogazione delle prestazioni specialistiche, per far fronte a quello che da anni è uno dei principali problemi della nostra sanità;

3. Potenziamento del rapporto ospedale-territorio, per garantire che il paziente sia seguito con approccio globale dalla presa in carico fino alla dimissione;

4. Monitoraggio delle Case di Comunità, presidi fondamentali per garantire capillarità sul territorio, specialmente nelle zone periferiche;

5. Monitoraggio del progetto PNRR “Casa come primo luogo di cura”, un piano che si integra strettamente con quello delle Case di Comunità e della telemedicina;

6. Gestione dei casi di cronicità e promozione di screening e stili di vita sani attraverso la formazione del cittadino;

7. Campagne di informazione territoriale sul funzionamento della telemedicina;

8. Valorizzazione di progetti volti all’umanizzazione delle cure, in modo particolare per quanto riguarda pazienti oncologici e malati terminali, con un focus sulle cure palliative;

9. Promozione della conciliazione vita-lavoro per il personale sanitario, attualmente oberato da ritmi insostenibili;

10. Attivazione di programmi di deblistering, per ridurre il costo dei farmaci, in particolare se di nuova generazione,

11. Dialogo col cittadino.

L’ultimo punto, un’aggiunta dell’ultimo secondo voluta fortemente dal Presidente Stefani, è un impegno solenne ad ascoltare la popolazione per capire le difficoltà e i bisogni con cui Veneti devono fare i conti ogni giorno.

Undici manager della sanità alla guida delle Ulss: la Regione ufficializza i nuovi Direttori Generali. Il presidente Stefani presenta una squadra definita solida e unita, tra ritorni, conferme e nuovi ingressi chiamati a governare il sistema sanitario

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Paolo Fortuna alla guida dell’Azienda Ospedale

La centralità di Padova nel sistema sanitario veneto, il ruolo della formazione universitaria e il rafforzamento delle collaborazioni con il territorio. Sono questi i temi al centro della prima dichiarazione rilasciata ai microfoni di Radio Veneto24 da Paolo Fortuna, nuovo direttore generale dell’Azienda Ospedale–Università di Padova. Partendo dal ruolo geografico e strategico del capoluogo euganeo, Fortuna evidenzia come Padova rappresenti prima di tutto un grande polo formativo per il sistema sanitario.

«Padova è innanzitutto una realtà formativa – spiega –. Qui si formano non solo i medici e gli specialisti, ma anche molte altre figure sanitarie che poi andranno a lavorare sul territorio. Questo aspetto è fondamentale perché significa contribuire direttamente alla crescita e al rafforzamento del sistema sanitario regionale».

La presenza dell’Università e della scuola di specializzazione rende infatti la città un punto di riferimento per la formazione di nuove professionalità, che successivamente saranno chiamate a operare nelle strutture ospedaliere e territoriali del Veneto. Un altro elemento centrale riguarda il ruolo dell’Azienda Ospedale–Università di Padova all’interno della rete assistenziale locale. «Oggi l’azienda ospedaliera è l’unico grande ospedale della città – sottolinea Fortuna – e fornisce assistenza anche a molti cittadini che rientrano nel territorio dell’Ulss 6 Euganea». Per questo motivo il rapporto tra le due realtà sanitarie è destinato a essere sempre più stretto. «L’interazione con l’Ulss è fondamentale – spiega –. Si tratta soprattutto di rafforzare percorsi di collaborazione

che in realtà esistono già, ma che possono essere ulteriormente sviluppati per migliorare l’organizzazione dell’assistenza».

Padova, inoltre, ospita importanti istituzioni sanitarie regionali che contribuiscono a rafforzare la rete della ricerca e della cura. Tra queste anche lo Iov – Istituto Oncologico Veneto, realtà di riferimento a livello regionale e nazionale. «La vicinanza dei cittadini a queste strutture le rende naturalmente più frequentate – osserva Fortuna – ma questo non significa che l’Azienda ospedaliera universitaria non sia aperta a tutto il territorio del Veneto e anche oltre». L’ospedale padovano rappresenta infatti una delle più grandi realtà sanitarie del Paese e continua ad attrarre pazienti da tutta la regione e da molte altre aree d’Italia. «Siamo una delle più grandi aziende ospedaliere italiane – conclude il direttore generale – e il nostro compito è continuare a garantire un servizio di alto livello non solo ai cittadini di Padova, ma a tutto il territorio regionale e nazionale».

Patrizia Benini nuova direttrice generale dell’Ulss 6 Euganea

Un ritorno alle origini, ma anche una nuova sfida per la sanità padovana. Patrizia Benini, appena nominata direttrice generale dell’Ulss 6 Euganea, ha commentato ai microfoni di Radio Veneto24 l’avvio del suo nuovo incarico, definendolo prima di tutto «un ritorno a casa». «È un ritorno a casa che affronto con molta soddisfazione e con molta gioia – spiega –. Soddisfazione per il riconoscimento e per la conferma, ma anche gioia perché tornare in un ambiente che si conosce significa poter contare su interlocutori con cui si è già lavorato».

Un contesto familiare che però non riduce la complessità delle sfide da affrontare. «Quando si torna a casa le aspettative sono alte – aggiunge – ma conoscere il territorio e le persone con cui si lavora rappresenta sicuramente un vantaggio nel momento in cui bisogna affrontare i problemi».

Tra i dossier più importanti sul tavolo della nuova direzione generale c’è la riorganizzazione della sanità territoriale, un percorso che coinvolge tutte le aziende sanitarie del Veneto ed è legato anche agli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

«Le tempistiche per la riorganizzazione del territorio sono le stesse per tutte le Ulss – chiarisce Benini – e riguardano in particolare l’attivazione delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità, molti dei quali finanziati con il Pnrr» Un passaggio chiave riguarda il rafforzamento degli organici. «Stiamo lavorando molto sul reclutamento del personale – sottolinea – so-

prattutto per garantire la presenza medica nelle Case della Comunità nelle ore diurne. A questo si affianca il lavoro di integrazione con il territorio e con le altre strutture della rete sanitaria». Per quanto riguarda invece il progetto del nuovo ospedale di Padova Est, la direttrice generale precisa che si tratta di una competenza dell’Azienda ospedaliera universitaria di Padova. Padova resta comunque una realtà centrale nel sistema sanitario regionale. «Ha una posizione strategica e una grande risorsa: la presenza dell’Università e della facoltà di Medicina, che può rappresentare un vantaggio anche per il reclutamento delle professionalità»

Le criticità, tuttavia, sono simili a quelle che interessano molte altre aziende sanitarie italiane. «I problemi sono spesso gli stessi – conclude Benini – e riguardano la riorganizzazione della rete ospedaliera, che deve essere sempre più qualificata, efficiente e integrata con il territorio».

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ed successo -

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Nasce a Padova il “Negozio delle Idee”: inaugurazione il 18 aprile

Un appuntamento centrale sarà il realizzato in coll’Istituto di Istruzione

Superiore Giovanni Valle

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. Il concorso, aperto a tutti i cittadini dai 14 ai 99 anni, intende valorizzare e reinterpretare il patrimonio urbano, artistico e architettonico della , dai murales alle Ville Liberty, passando per le trasformazioni urbane e le relazioni sociali che caratterizzano i quartieri di Borgomagno, Isola di Torre, Mortise, Sacro Cuore, Ar-

il mosso dal va, pensato per rivitalizzare una zona urbana oggi poco valorizzata e offrire alla comunità un punto di incontro, scambio culturale e confronto creativo.

Ogni partecipante può inviare fino a tre fotografie, sia in formato cartaceo (30x40 cm) sia digitale (JPEG), con l’indicazione del nome dell’autore e della localizzazione dello scatto. Le opere saranno valutate da una giuria di esperti tre esposte in mostra pubblica presso il creduto nel progetto e nella sua capacità

Uno spazio creativo e culturale all’Arcella per valorizzare il quartiere, coinvolgere cittadini, artisti e associazioni locali

L’idea nasce dall’esperienza diretta del fondatore, tato come l’iniziativa sia stata motivata dal desiderio di ridare vita alla San Carlo, merciale ormai parzialmente dismesso.

“L’obiettivo re gli spazi sfitti e degradati, trasformandoli in un punto di riferimento culturale per il quartiere. Vogliamo creare un centro socio-culturale aperto a tutti, dove cittadini, associazioni e artisti possano sperimentare, esporre e confrontarsi”.

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Il progetto del Negozio delle Idee prevede non solo uno spazio espositivo, ma anche un calendario di iniziative culturali e artistiche: mostre di pittura, lavori di ceramisti e vetrai locali, presentazioni di libri, incontri scientifici e astronomici. Una particolare attenzione sarà dedicata ai giovani e alle nuove generazioni, con laboratori e attività volte a stimolare creatività, partecipazione e senso civico.

LABORATORIO ECOURBANO PADOVA

Galleria San Carlo - Arcella Padova

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