Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore Diego Ruzza
La grande attesa del bilancio regionale
Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.
L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.
Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.
Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.
a pag. 21
Filippo Giacinti traccia
la rotta del bilancio
della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”
Filippo la rotta della saranno
in Azienda Ospedale Padova, Dal Ben: “Alta complessità, innovazione e primati”
Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”
Sanità, Ulss 6 Euganea bilancio di fine mandato per il direttore generale Paolo Fortuna
SULLE PERSONE SOLE
Padova intercetta nuove fragilità e solitudini, il ceto medio fa i conti con il carovita, aumenta il numero delle persone che chiedono un aiuto
“POLIZIA
IN PRIMA LINEA PER LA SICUREZZA, OGNI GIORNO IN ASCOLTO DEI CITTADINI”
Nostra intervista al Questore di Padova Marco Odorisio, l’impegno per l’ordine pubblico, l’attenzione a giovani e anziani
SBUROCRATIZZAZIONE, BITONCI ALL’OPERA PER RENDERE PIU’ SEMPLICE LA VITA ALLE IMPRESE
L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”
Cle sbarre del silenzio Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.
Veneto2 4 passa al
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Interporto scommette sullo sviluppo
Si chiude una delle gare d’appalto più rilevanti degli ultimi anni per la logistica padovana. PSA Intermodal Italy NV e Logtainer Srl sono state individuate come partner industriali per lo sviluppo del Terminal Intermodale di Interporto Padova Spa. Le due società hanno illustrato alle istituzioni la propria visione strategica, in vista delle deliberazioni finali che spettano agli enti soci: Comune di Padova, Provincia di Padova e Camera di Commercio. Il percorso porterà alla nascita della nuova Intermodal Terminal Padova Srl, con una partecipazione significativa e un ruolo strategico mantenuti da Interporto Padova, a garanzia della continuità e di uno sviluppo di lungo periodo dell’infrastruttura. PSA è un gruppo portuale globale, presente in 45 Paesi con oltre 70 terminal tra porti, scali ferroviari e strutture inland. In Italia opera nei porti di Genova e Venezia e movimenta circa un quarto del traffico containerizzato nazionale. Logtainer è tra i principali operatori italiani dell’intermodalità, specializzato nella gestione dei treni container sulla rete ferroviaria. Tra gli obiettivi futuri, il rafforzamento dell’intermodalità, la riduzione del traffico pesante su gomma e il posizionamento di Padova come hub logistico centrale nei collegamenti con i porti italiani e con i principali corridoi ferroviari europei. Il presidente di Interporto, Luciano Greco, sottolinea il rispetto delle procedure e della trasparenza, mentre gli enti locali ribadiscono la centralità dell’interesse pubblico, del lavoro e dello sviluppo del territorio. «Padova rappresenta uno snodo logistico di grande rilevanza per il sistema industriale italiano ed europeo», afferma Roberto Ferrari, amministratore delegato di PSA Italy. «La proposta guarda a uno sviluppo di lungo periodo, integrato con le reti intermodali e ferroviarie internazionali, aumentando competitività, efficienza e sostenibilità». Soddisfazione anche da Logtainer. «L’aggiudicazione è l’avvio di una partnership strategica con un territorio di grande valore», osserva Giulio Schenone, membro del Consiglio di amministrazione.
nuova strategia Facciamo
Oltre le sbarre del silenzio
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
Con la nascita di Intermodal Terminal Padova si affaccia ad una
Padova è sempre stata un’eccellenza anche nei percorsi di recupero per i detenuti. Le esperienze al Due Palazzi hanno fatto scuola e vengono citate nei convegni internazionali come l’esempio di un carcere che non si limita a “stoccare” condannati, ma che trasforma nuove vite. Eppure, oggi, quel modello scricchiola sotto il peso di un sovraffollamento che tocca il 155% e di scelte che sembrano voler smantellare anni di faticosa ricostruzione umana. Uno dei drammi più recenti ha coinvolto un uomo di settant’anni, recluso in Alta Sicurezza. Non era un numero, era una persona inserita da anni in attività lavorative che avevano riempito le sue giornate e cambiato il suo orizzonte. La sua colpa? L’angoscia di un trasferimento improvviso, annunciato senza spiegazioni, che avrebbe cancellato con un colpo di spugna legami, impegni quotidiani e una prospettiva di “vita dignitosa” costruita con fatica. Quando lo Stato decide di spostare detenuti ormai stabilizzati, interrompendo percorsi di studio universitari o laboratori professionali, non sta applicando la legge: sta compiendo quella che molti definiscono una “regressione trattamentale”. A La Giudecca di Venezia, a metà di questo mese, si è tolta la vita una giovane donna, italiana, di 32 anni. Se togliamo la prospettiva del domani a chi sta cercando di espiare le proprie colpe, non resta che il vuoto. E il vuoto, in carcere, uccide. Realtà del volontariato sociale, impegnate in carcere quotidianamente, non stanno semplicemente aiutando i detenuti a “far passare il tempo”. Stanno investendo, oltre che sul recupero di centinaia di persone, sulla sicurezza di noi tutti. I dati parlano chiaro: dove c’è lavoro e formazione, la recidiva crolla sotto il 10%. Dove c’è solo ozio e sovraffollamento, si creano nuovi criminali o, peggio, si alimentano i cimiteri. È necessario che la politica locale e nazionale metta queste realtà nelle condizioni di lavorare al meglio. Dare dignità ai detenuti significa anche non spezzare i legami affettivi. Il lavoro in carcere non è un privilegio, è la spina dorsale della rieducazione, per questo il terzo settore va sostenuto, anche con più psicologi e mediatori, per potenziale l’ascolto. Non possiamo voltarci dall’altra parte. Dobbiamo pretendere un carcere che funzioni come un’officina di nuove vite, non come un vicolo cieco.
“Sicurezza possibile con la collaborazione di tutti, dai gestori dei locali ai genitori degli adolescenti”
“Nella zona rossa i controlli sono più puntuali, passo passo. Padova merita serenità. Un grande lavoro è stato fatto per sgominare la banda delle truffe agli anziani”
Il Questore Marco Odorisio da oltre due anni ha la responsabilità della Polizia a Padova, dopo una lunghissima esperienza professionale in Veneto dove è arrivato in questura a Venezia nel 1990. Capo della squadra mobile a Venezia, Verona e Vicenza, questore vicario a Venezia.
Come ha visto cambiare il Veneto negli ultimi vent’anni?
La mia prima assegnazione a Venezia è stata alla squadra volanti. Sicuramente gli uomini e le donne della Polizia che escono di pattuglia oggi fanno un lavoro diverso da quello di vent’anni fa: così come è cambiato il contesto, possiamo dire, sociale nella sua interezza, è quindi cambiato anche il contesto relativo alla realtà che vivono i ragazzi delle volanti di oggi rispetto a quando ero io vice commissario in questura a Venezia.
Ed ora invece com’è il lavoro da Questore a Padova?
Io ritengo che la sicurezza passi innanzitutto attraverso l’attività di prevenzione. La mattina ascolto la voce del territorio attraverso i funzionari che hanno l’età mia quando ero a Venezia, in primis la relazione delle volanti. Ascoltiamo il territorio, capiamo su cosa sono chiamati a intervenire i nostri uomini. E nei rapporti sono sparite, fatti i debiti scongiuri, le aggressioni a mano armata a gioiellerie, su-
permercati e furgoni portavalori e quasi azzerati gli omicidi. Arriva in una Padova che pare aver guarito ferite profonde: la violenza politica è per fortuna un ricordo del passato, Via Anelli sarà l’indirizzo della nuova questura in via di progettazione avanzata. Una città finalmente tranquilla?
Padova, se la guardiamo nel suo complesso è tra le 20 città più popolose d’Italia, perché oltre agli oltre 200mila residenti dobbiamo aggiungere gli 80mila tra studenti, dottorandi e docenti dell’Università, un’altra città nella città e poi abbiamo comuni contermini grandi come piccoli capoluoghi di provincia. E’ una città vivace, che merita tutta la serenità possibile nelle strade e nelle piazze. E anche nei locali pubblici.
Lei in questi due anni ha usato spesso l’articolo 100 del Testo unico di pubblica sicurezza, che fa abbassare la serranda per settimane se non mesi a bar e locali di intrattenimento.
Esatto, e spiego il senso dell’utilizzo di questo strumento: è un provvedimento di natura preventiva cautelare, cioè laddove si verificano i presupposti, che sono quelli di un locale dove magari si ritrovano persone pregiudicate, ci sono problemi di ordine pubblico, ti chiudo il locale. Non per il piacere di chiuderti il locale, ma per darti la possi-
bilità di riflettere e correggere la gestione della clientela. La sicurezza si raggiunge con la collaborazione di tutte le articolazioni della società.
Uno strumento relativamente nuovo è anche la “zona rossa”. Che non piace a tutti. Ha dato dei risultati?
Quella che ora viene chiamata zona rossa, è l’ordinanza contingibile e urgente ai sensi dell’articolo 2 del Testo unico di pubblica sicurezza di cui parlavamo prima in riferimento all’articolo 100, che viene disposta dal Prefetto.
Per stabilire i limiti della cosiddetta zona rossa e le caratteristiche dell’ordinanza si fa uno studio, un’analisi dei fenomeni che incidono, su un territorio o meglio su una porzione di territorio, dove appunto poi c’è un’analisi congiunta, in sede del Comitato provinciale dell’ordine pubblica. L’ordinanza si traduce operativamente nel dedicare ore di lavoro di controllo più puntuale laddove ci sono determinate situazioni. A me piace fare un po’ una metafora con lo sport. Secondo me quando si parla di sicurezza, bisogna essere non degli scattisti centometristi ma dei maratoneti, passo dopo passo. Se io avessi intervistato il Questore degli anni’70 mi avrebbe parlato della violenza politica. Quello degli anni’90 e dei primi 2000 mi avrebbe parlato di Via Anelli. Lei probabilmente mi parlerà di due fasce molto fragili della popolazione: i minorenni e gli anziani.
Stiamo registrando e assistendo a un abbassamento dell’età
in cui praticamente un minore si rende protagonista di condotte anti sociali, o anche nella commissione di veri e propri reati. Abbiamo convocato centinaia di ragazzini e ragazzine in Questura assieme ai genitori in questi anni. L’idea è quella di usare uno strumento previsto dal nostro ordinamento giuridico che si chiama “avviso orale”: con una certa ritualità il funzionario spiega al ragazzo guardandolo negli occhi che sta rischiando grosso. Sono spesso gli stessi genitori che ci dicono che questo strumento serve, che per la prima volta il ragazzo o la ragazza sta col capo chino, ed è uno stru-
mento quindi per far riflettere e costruire la consapevolezza e quindi responsabilizzare il giovanissimo, e tante volte lo strumento anche di aiuto e sostegno agli stessi genitori. Un grande lavoro è stato fatto anche sulla prevenzione delle truffe agli anziani. Abbiamo sgominato una intera banda con una dozzina di misure cautelari: una vera e propria banda criminale che derubava con trucchi telefonici abilissimi i nostri anziani. A tutti dico: al minimo sospetto chiamate la polizia o i carabinieri: noi siamo sempre aperti, non ci disturbate mai.
Alberto Gottardo
Il Questore di Padova Marco Odorisio
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Quando il reddito non basta più al ceto medio
Padova intercetta nuove fragilità e solitudini
L’assessore Margherita Colonnello:
“Stanno emergendo nuove povertà, dai contorni più sfumati e meno visibili”
I
l dato, da solo, non basta a raccontare il fenomeno. Perché la povertà che attraversa Padova oggi non coincide più soltanto con le situazioni di marginalità estrema o con chi percepisce misure di sostegno al reddito. Ha contorni più sfumati, spesso meno visibili. E riguarda anche chi un lavoro ce l’ha, chi percepisce una pensione, chi fino a poco tempo fa si considerava parte stabile del ceto medio. A tracciare il quadro è l’assessora al Sociale del comune di Padova, Margherita Colonnello, che invita a leggere i dati con prudenza: «Il Comune ha una sola percezione diretta, che è quella delle persone seguite dai servizi sociali. Ma il tema è molto più ampio e non si esaurisce lì». Secondo quanto emerge dagli uffici comunali, le prestazioni erogate non risultano in aumento. Nel 2025 la fotografia delle misure di contrasto alla fragilità economica del solo Comune di Padova restituisce numeri che parlano di un bisogno strutturale, diffuso e tutt’altro che episodico.
Sono 1.410 i nuclei familiari beneficiari dell’Assegno di Inclusione (Adi), per un totale di 2.561 persone coinvolte. Accanto all’Adi, si registrano 1.733 domande di contributo per disagio economico, segnale di una platea ampia che continua a necessitare di interventi integrativi rispetto alle misure ordinarie. A completare il quadro, il Programma RIA (Reddito di Inclusione Attiva) ha sostenuto 218 beneficiari, attraverso
percorsi personalizzati che affiancano al contributo economico interventi di accompagnamento sociale e di attivazione. Un dato che potrebbe indurre a pensare a una stabilità del fenomeno. Ma la fotografia è parziale: a essere seguiti dai servizi sociali sono circa il 5% della popolazione totale. Una quota limitata, che restituisce l’idea di una platea più vasta, non intercettata o non ancora intercettata. Il cambiamento, spiega l’assessora, riguarda soprattutto la qualità delle situazioni.
«Sta emergendo una nuova povertà: persone che lavorano ma che, tra caro energia, aumento degli affitti e rincari alimentari, faticano ad arrivare a fine mese. Il reddito mensile non basta più». È una fragilità che non coincide necessariamente con l’assenza di occupazione. È piuttosto una progressiva erosione della capacità di spesa, che incide sulla qualità della vita e sulle relazioni sociali. «Parliamo anche di anziani con pensioni basse e di fasce di ceto medio che fino a pochi anni fa non si sarebbero mai rivolte ai servizi», aggiunge Colonnello. Il rischio, in questi casi, è l’isolamento.
Proprio per intercettare queste situazioni e prevenire l’aggravarsi delle difficoltà, il Comune ha rafforzato anche la rete di collaborazione con i gestori dei servizi essenziali. L’amministrazione ha infatti rinnovato la sottoscrizione di due protocolli operativi con AcegasApsAmga S.p.A. ed EstE-
nergy S.p.A., con l’obiettivo di sostenere i cittadini in difficoltà nel pagamento delle utenze domestiche. Le intese mirano a prevenire e ridurre situazioni critiche che possono comportare la sospensione o la limitazione delle forniture di acqua, gas ed energia elettrica, servizi essenziali per i nuclei familiari. Una collaborazione che si consolida nel tempo e che si inserisce in un sistema sinergico di interventi, pensato per offrire un sostegno concreto alle persone economicamente svantaggiate. I due accordi definiscono procedure precise: dal monitoraggio delle eventuali posizioni debitorie dei cittadini già seguiti dal Servizio sociale comunale, alla gestione delle sospensioni o limitazioni per morosità, fino alle modalità di rateizzazione delle fatture. L’obiettivo è ottimizzare l’erogazione dei contributi economici dedicati e accompagnare le persone in un percorso verso una maggiore autonomia. Una povertà che non è solo economica, ma relazionale. Persone che si chiudono, che riducono la partecipazione alla vita sociale, che faticano a chiedere aiuto. «Emergono nuove fragilità che si isolano e hanno difficoltà a rientrare pienamente nella società», osserva l’assessora. Proprio per questo l’amministrazione sta lavorando a un rafforzamento degli uffici e dei servizi.
L’attenzione non è più concentrata esclusivamente su minori e adulti under 65, ma si sta ampliando anche verso questo nuovo segmento della popolazione.
«Stiamo ridefinendo strumenti e modalità di intervento per intercettare bisogni diversi rispetto al
passato», spiega Colonnello. Anche il lavoro stesso dei servizi è cambiato: oggi è multilivello, multidisciplinare e fondato sul lavoro in rete. Un esempio è l’attivazione del progetto P.I.P.P.I, promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, finalizzato alla prevenzione dell’allontanamento del minore dalla propria famiglia attraverso interventi innovativi di sostegno alla genitorialità. Si tratta della sperimentazione di un modello di intervento unitario che prevede l’implementazione di un approccio intensivo, continuo, flessibile ma allo stesso tempo strutturato nella presa in carico del nucleo familiare.
L’obiettivo è ridurre significativamente i rischi di allontanamento del bambino o del ragazzo e, quando necessario, rendere l’allontanamento un’azione limitata nel tempo, facilitando i processi di riunificazione familiare. Il programma si rivolge a famiglie con difficoltà nell’assunzione delle
funzioni genitoriali con figli da 0 a 11 anni. È un percorso intensivo, che prevede l’attivazione di dispositivi integrati: educativa domiciliare, gruppi per genitori e bambini, partenariato tra scuola, famiglie e servizi, famiglie d’appoggio. Il tutto in un’ottica di massima collaborazione tra servizi sociali, sociosanitari, educativi, scolastici, giustizia e reti sociali del territorio. Il tema, tuttavia, resta più ampio della sola competenza comunale. I rincari energetici, il mercato immobiliare, l’aumento del costo della vita incidono su un equilibrio già fragile. E se i numeri ufficiali non segnano un’impennata, la percezione è quella di una pressione crescente su famiglie e singoli. La sfida è duplice: intercettare chi scivola verso la vulnerabilità e prevenire l’isolamento sociale. Perché la nuova povertà non sempre si vede. Ma lascia segni profondi nel tessuto urbano.
Sara Busato
Un anno fa avevamo dedicato il nostro “Dentro la notizia” al fenomeno della povertà. Torniamo ad occuparci di questo tema cercando di capire cosa è cambiato in questi mesi sul territorio, quali gli elementi di novità e di criticità, quali le sfide da affrontare nel prossimo futuro
Focus povertà/2. Aumenta il numero delle persone aiutate, un terzo degli utenti non aveva mai chiesto aiuto
Il disagio cresce, cambia volto e non fa rumore In 1.273 per la prima volta alle Cucine Popolari
La povertà a Padova non fa rumore, ma avanza. E soprattutto cambia pelle. I numeri delle Cucine Economiche di Padova relativi agli ultimi due anni raccontano una storia che la città farebbe bene a non archiviare come l’ennesima statistica del disagio: cresce il numero delle persone aiutate e, fatto ancora più significativo, aumentano coloro che entrano per la prima volta nei circuiti dell’assistenza. Nel 2025 gli utenti complessivi sono stati 3.624, circa un centinaio in più rispetto all’anno precedente. Ma il dato che pesa davvero è un altro: 1.273 persone non avevano mai chiesto aiuto prima. È qui che il quadro cambia. Non si tratta più solo di marginalità cronica o di povertà “storica”, ma di un allargamento della fragilità sociale che intercetta nuovi profili: lavoratori impoveriti, pensioni insufficienti, vite che scivolano fuori equilibrio sotto il peso del costo della vita.
La mensa resta il primo indicatore di questa trasformazione. Oltre 83.800 pasti distribuiti nel 2025, circa settemila al mese. Numeri stabili, elevati, costanti. Non un’emergenza stagionale, non un picco legato a una crisi improvvisa, ma una domanda che si è ormai strutturata. È la fotografia di un bisogno quotidiano che accompagna l’intero anno e che non accenna a ridursi.
E poi c’è tutto ciò che ruota attor-
no al cibo, e che parla di dignità prima ancora che di assistenza. Docce, lavatrici, cambi d’abito: servizi essenziali che nel 2025 continuano a essere richiesti da centinaia di persone, con numeri in linea – e in alcuni casi superiori – rispetto al 2024. Segno che la povertà non è solo una questione di reddito, ma di casa, relazioni, stabilità. Ancora più eloquente il fronte sanitario. Oltre 2.700 prestazioni erogate a 656 persone in un solo anno. Qui la frattura si fa evidente: disagio economico e fragilità di salute procedono insieme, alimentandosi a vicenda. Chi è povero si ammala di più e si cura meno, spesso perché l’accesso ai servizi ordinari diventa complicato, quando non impossibile. Infine, l’inverno, con le 454 coperte distribuite. Un numero che ritorna, anno dopo anno, come un promemoria scomodo:
l’emergenza freddo non è mai davvero un’eccezione, ma una costante per chi vive senza una casa o in condizioni di estrema precarietà. Il confronto tra 2024 e 2025 consegna quindi un messaggio chiaro: la povertà a Padova non arretra, si allarga e si normalizza. Da emergenza tende a diventare struttura. E questo pone una domanda che va oltre il lavoro, prezioso, del volontariato. Perché se i servizi reggono è anche perché il bisogno non trova risposte sufficienti altrove. Il disagio che emerge dai dati parla di politiche sociali da rafforzare, di casa che manca, di lavoro che non basta più a garantire sicurezza, di solitudini che crescono. Ignorarlo significherebbe accettare che la povertà diventi parte stabile del paesaggio urbano. Una scelta, più che una fatalità.
Sara Busato
Disagio economico e fragilità di salute procedono insieme, alimentandosi a vicenda. Chi è povero si ammala di più e si cura meno, spesso perché l’accesso ai servizi ordinari diventa complicato, quando non impossibile
Dal welfare di comunità agli assistenti di quartiere alla casa, Stefani:
Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa. Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più
“Nessuno deve essere lasciato indietro”
vicino alle persone e ai territori.
Uno degli interventi annunciati da Stefani è l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani fragili e parzialmente non autosufficienti. Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico
post-crisi.
Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di edilizia sociale e iniziative per calmierare gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazioni a prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato.
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La città che cambia
Il sistema Smart entra nella delicata fase della progressiva chiusura dei cantieri
Tram, il traguardo sempre più vicino “Entro fine anno servizio attivo sul Sir 3”
La riorganizzazione temporanea della viabilità, necessaria per consentire l’avanzamento dei lavori, sta progressivamente rientrando
Il traguardo si avvicina, giorno dopo giorno. Padova guarda sempre più da vicino al completamento delle nuove linee del tram, mentre i cantieri delle SIR 2 e SIR 3 continuano a scandire il ritmo di una città in trasformazione. Il sistema smart non è più soltanto un progetto sulla carta: è un’infrastruttura che prende forma concreta e che sta entrando nella fase più delicata, quella della progressiva chiusura dei cantieri che negli ultimi mesi hanno inciso maggiormente sulla viabilità.
Un segnale in questa direzione arriva dalla zona Fiera–Tribunale, dove dopo una lunga stagione di lavori, deviazioni e sensi unici provvisori si apre una fase di ritorno alla normalità. In questi giorni la viabilità torna alla configurazione precedente ai cantieri del Sir2, restituendo maggiore fluidità a residenti e automobilisti. Una svolta attesa, che accompagna l’avanzamento complessivo dell’opera.
«I prossimi mesi saranno strategici non solo per la conclusione dei lavori, ma anche per la definizione della messa in servizio delle nuove linee – spiega l’assessore alla mobilità Andrea Ragona –. L’arrivo del tram è sempre più concreto: siamo circa al 70 per cento di realizzazione delle due nuove linee. Entro la fine di quest’anno avvieremo il servizio sul Sir3, l’anno prossimo sul Sir2. Anche la comunicazione dovrà evolvere, andando oltre la sola informazione sui cantieri, per avvicinare i cittadini al servizio».
Il nodo compreso tra piazza Garibaldi e piazza Insurrezione resta uno dei punti più strategici dell’intero intervento. Qui corre la piattaforma tranviaria della futura linea SIR 2, destinata a collegare Rubano e Vigonza attraversando corso Milano. In diversi tratti i binari sono già posati, molte fermate risultano strutturate e ampie porzioni di cantiere non generano più disagi alla circolazione. La riorganizzazione temporanea della viabilità, necessaria per consentire l’avanzamento dei lavori, sta progressivamente rientrando. È il caso di via Rezzonico e via Berlinguer, sempre nell’area della Fiera,
dove la circolazione è già tornata a regimi più ordinari. Resta invece aperto il capitolo di via Vicenza: dalla prossima settimana e per circa un mese sarà chiuso l’accesso a via Digione. Il tratto interessato sarà regolato a doppio senso di marcia con divieto di sosta. Cambia anche l’accesso agli uffici Ztl del Comune, che avverrà esclusivamente da via Monterotondo.
Una fase di transizione che segna
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un primo, concreto passo verso la normalizzazione della viabilità cittadina. L’obiettivo finale è sempre più vicino: vedere le nuove linee del tram entrare in funzione e completare un’infrastruttura destinata a ridisegnare in profondità la mobilità urbana. Con i cantieri arrivati a circa il 70 per cento di avanzamento, il volto della Padova del futuro comincia a delinearsi con maggiore chiarezza. Le due nuove linee non sono più soltanto un progetto in divenire: se ne può già immaginare l’impatto urbano grazie a una serie di rendering realizzati dall’amministrazione comunale insieme ai progettisti di Net Engineering. Le immagini saranno diffuse sui social network e attraverso una campagna di affissioni in città, con QR code che rimandano a brevi video dedicati ai diversi ambiti urbani. Dal centro storico, dove le nuove linee uniscono i principali simboli del patrimonio artistico e architettonico rendendoli più accessibili, fino ai quartieri dell’ovest cittadino. Le fermate Dante, Savonarola, Morgagni e la nuova Eremitani diventano vere e proprie porte di accesso al cuore della città. A Chiesanuova, la linea Sir2 partirà da Rubano, quasi al confine con Mestrino: dal ponte delle Brentelle entrerà nel quartiere dove, in prossimità dell’ex caserma Romagnoli, saranno realizzati un capolinea intermedio e un nuovo parcheggio scambiatore, pensato per avvicinare il tram anche ai quartieri limitrofi e ridurre il traffico di attraversamento. Un cambiamento ormai visibile, che accompagna Padova verso una nuova stagione della mobilità.
Sara Busato
Ecco come sarà il passaggio del tram in Stazione e a Chiesanuova
Il presidente Diego Ponzin. Racconta ricerca, nuove sfide terapeutiche e valore della donazione.
Sintoniz zati
La Banca degli Occhi del Veneto tra innovazione e futuro: ricerca, donazione e nuove terapie.
È una fase di profondo rinnovamento
Vene
l’approccio a numerose patologie oculari, consentendo in alcuni casi di intervenire non più con tessuti, ma con cellule appositamente selezionate e preparate per svolgere funzioni
Un progresso che non prescinde mai da un principio fondamentale: la sicurezza. Il lavoro della Banca degli Occhi si fonda su criteri rigorosi e non negoziabili. Da un lato vi sono protocolli stringenti per garantire che non vi sia alcun rischio di trasmissione di patologie dal donatore al ricevente; dall’altro, una selezione biologica estremamente attenta dei tessuti, affinché questi possano assicurare qualità e durata nel tempo. Il trapianto deve essere non solo efficace, ma anche sicuro e sostenibile per tutta la vita del paziente. Alla base di questo sistema resta però il valore fondante della donazione. Il trapianto è
nella comunicazione, convinta che parlare di
Ncome esercizio di libertà creativa, affrontando con disincanto e leggerezza un tema complesso come quello della morte, presenza costante nella quotidianità di chi opera nel mondo dei trapianti. Racconti che diventano tentativi di risposta, di rielaborazione, di sguardo umano su un’esperienza universale.
Parallelamente proseguiranno le iniziative a livello regionale per rafforzare il messaggio della donazione. Un ambito in cui il Veneto rappresenta da anni un modello di riferimento, ma che richiede un impegno costante per mantenere alta la consapevolezza dei cittadini. Perché è proprio dal dono che nasce la possibilità di cura, di ricerca e di futuro. In questo contesto, il ruolo della Fondazione si conferma anche culturale e civile, capace di unire rigore scientifico, visione etica e responsabilità sociale. Un lavoro quotidiano che coinvolge professionisti, ricercatori e cittadini, con l’obiettivo di trasformare il progresso medico in beneficio concreto per le persone e per l’intera comunità. Un impegno Con continuità, traspa-
che oggi permettono di compiere un salto di qualità significativo. Tecnologie sviluppate nel corso dei primi decenni del nuovo secolo stanno ora producendo effetti concreti, migliorando l’efficacia dei trapianti e ampliando le possibilità di intervento. All’orizzonte si affaccia inoltre la terapia cellulare, un ambito destinato a cambiare profondamente
Il presidente Diego Ponzin
Turismo, Padova regge e
a quota 1,3 milioni e boom di visitatori dagli USA
Colasio: “La nostra città è entrata stabilmente nel circuito delle grandi mete mete culturali europee”
adova consolida la propria posizione tra le città d’arte più attrattive a livello internazionale e chiude il 2025 con numeri in crescita sul fronte turistico, in controtendenza rispetto a un quadro nazionale ed europeo più incerto. A trainare il settore è soprattutto il turismo straniero, con una conferma netta del boom dei visitatori provenienti dagli Stati Uniti. È quanto emerge dai dati elaborati dal Comune di Padova, diffusi dall’Ufficio Tributi e dall’Osservatorio regionale, che registrano nel 2025 1.337.939 pernottamenti, in aumento dell’1,41% rispetto al 2024, pari a 18.573 presenze in più. «Padova piace agli americani ed è il dato più emblematico di quest’anno – sottolinea l’assessore alla Cultura e al Turismo Andrea Colasio –. I turisti USA crescono dell’8% rispetto al 2024 e oggi rappresentano il quarto bacino di provenienza, dopo Lombardi e Veneti,
superando anche i flussi tedeschi che storicamente erano i principali». Un segnale che, secondo l’amministrazione, certifica il salto di qualità della città: Padova entra stabilmente nel circuito delle grandi mete culturali europee ed è sempre più scelta da un turismo internazionale ad alta capacità di spesa. Accanto ai pernottamenti crescono anche gli incassi legati all’imposta di soggiorno, che nel 2025 hanno raggiunto 3,77 milioni di euro. A livello di tipologie ricettive si registra un aumento delle presenze negli hotel a tre stelle (+1,78%) e nei quattro stelle e superior (+0,37%), mentre prosegue il trend positivo delle locazioni turistiche, che segnano un balzo del +17,8% rispetto all’anno precedente. L’andamento trimestrale conferma una crescita diffusa: +4,55% nel primo trimestre, +1,63% nel secondo e +1,55% nell’ultimo periodo dell’anno. Nei primi undici mesi
del 2025 gli arrivi complessivi a Padova sono stati 748.382, con una quota straniera pari al 48,7%. Gli Stati Uniti guidano la classifica dei Paesi esteri, seguiti da Germania, Francia, Spagna e India. Molto dinamico anche il turismo extraeuropeo: spiccano i dati del Sud America, con aumenti significativi da Messico e Venezuela, e dell’Asia, che registra complessivamente un +44%. In Europa crescono in particolare i flussi da Grecia, Irlanda e Slovacchia. Sul fronte italiano, che rappresenta il 51,3% degli arrivi, tengono Lombardia e Lazio, mentre emergono
crescite interessanti da Calabria, Sardegna e Trentino-Alto Adige. Le presenze complessive (sempre riferite a undici mesi) raggiungono quota 1.579.761, con una sostanziale parità tra italiani (51,8%) e stranieri (48,2%). Anche in questo caso si conferma la forza del turismo americano (+5,7%) e l’ottimo andamento del Sud America, con incrementi a doppia cifra da Messico, Venezuela e Argentina. In Europa crescono le presenze da Grecia, Irlanda e Islanda, mentre dall’Asia spicca il dato di Israele e il trend positivo di altri Paesi del continente. «Padova
Effetto Giubileo, triplicati i pellegrini al Santo, oltre 129 mila stranieri da 82 nazioni
In un anno segnato dalle celebrazioni del Giubileo della Speranza, la Basilica di Sant’Antonio si conferma epicentro mondiale della fede e straordinario volano per l’economia dell’accoglienza del territorio. Secondo il report del Movimento Spirituale 2025, i pellegrinaggi organizzati sono più che triplicati in soli dodici mesi, passando dai 1.097 del 2024 ai 3.316 del 2025. Il dato più rilevante emerge dall’afflusso internazionale. Dei quasi 152.300 devoti registrati ufficialmente in sagrestia (dato che non include i milioni di visitatori autonomi), ben 129.229 sono stranieri, provenienti da
82 nazioni. Con 44.925 fedeli, gli arrivi dalla Polonia sono quadruplicati mentre gli Stati Uniti si consolidano al secondo posto (12.430 presenze), un incremento esponenziale che gli analisti collegano all’elezione di Papa Prevost, figura che ha rinvigorito il legame tra il cattolicesimo americano e le radici europee. La capacità del “Santo” di attrarre visitatori da zone di guerra (Ucraina, Congo, Terra Santa) trasforma la città in un laboratorio di diplomazia dal basso e accoglienza. Il dato padovano si inserisce in un contesto nazionale che ha visto il turismo religioso crescere del +25% su base italiana.
oggi è sotto i riflettori del mondo –conclude Colasio –. I dati mostrano presenze che arrivano da tutti i continenti, dall’Africa all’Oceania. In un contesto complesso, in cui altrove si registra una flessione del turismo interno, Padova riesce a reggere e a crescere proprio grazie alla spinta internazionale». Un risultato che conferma la tenuta del sistema turistico cittadino e apre ora la sfida della qualità dell’accoglienza e della gestione dei flussi, in una città chiamata a conciliare attrattività, vivibilità e sostenibilità.
Sara Busato
Tuttavia, Padova sovraperforma la media nazionale: mentre l’Italia ha beneficiato dell’effetto Roma-Giubileo, la Basilica del Santo ha registrato un incremento dei gruppi organizzati del +200%, posizionandosi come una delle mete non romane più visitate al mondo, superando per tassi di crescita molti santuari mariani europei. Oltre ai passaggi fisici alla Cappella delle Reliquie (oltre 1,1 milioni di persone), il 2025 ha consacrato la dimensione digitale della Basilica con 586.000 followers sulla pagina Facebook ufficiale (+50.000 in un anno) e oltre un milione di visite al portale santantonio.org. (v.g.)
Turisti a Palazzo della Ragione
Tetti verdi sulla città: un giardino al posto di coppi e camini, il debutto all’Arcella
U na città dai tetti verdi, con giardini di erba e fiori invece di coppi e camini: la proposta viene dal Laboratorio Eco Urbano di Padova, un gruppo di persone che promuovono la nuova tecnica costruttiva che coniuga sostenibilità e tutela ambientale. Uno dei progetti riguarda l’area ex Chiodi, all’Arcella. “Nel luogo dove fino al 2006 si trovava la concessionaria è rimasto un buco”, racconta uno dei promotori del Laboratorio, Carlo Forner, presidente della Consulta di Quartiere 2 Nord. “Abbiano prodotto un rendering di come potrebbe diventare quell’area, un parcheggio e, sul tetto, un giardino che potrebbe essere utilizzato da coloro che abitano in zona”. Una soluzione che potrebbe essere adottata anche per le nuove costruzioni pubbliche e per le abitazioni private.
Dovrà cambiare la percezione del “sopra” e del “sotto”, visto che per una passeggiata in giardino bisognerà salire, invece che scendere. “Il comune di Padova ha recepito le direttive europee che prevedono questi progetti”, dice ancora Forner, “e le ha inserite nel piano urbanistico, noi chiediamo che vengano previsti degli incentivi per coloro che si impegnano a costruire con queste soluzioni. Si potrebbe prevedere un piccolo aumento di
cubatura per assorbire i maggiori costi per la realizzazione dei tetti verdi”.
Ma quali sono i vantaggi di avere un giardino sopra le teste ? “Innanzi tutto l’isolamento: la guaina che protegge il coperto non verrà mai colpita direttamente dalla pioggia o dai raggi del sole, quindi rimarrà integra. Sopra la guaina è previsto uno strato di aria e poi ghiaia e ghiaino, e infine 15 centimetri di terra e l’erba. Il tetto così realizzato è in grado di mitigare le temperature di due-tre gradi. In caso di forti piogge l’acqua viene assorbita dal terreno e rilasciata lentamente, mentre senza questa soluzione le precipitazioni verrebbero incanalate nelle grondaie e quindi nella rete di smaltimento, insufficien-
te nel caso delle “bombe d’acqua”.
Inoltre nelle nuove costruzioni si possono realizzare, sui tetti verdi, dei serbatoi per il recupero dell’acqua piovana, da utilizzare per l’irrigazione e per tutti quegli usi domestici non alimentari. In città come Milano e Bologna questa tecnica costruttiva viene utilizzata ed incentivata. A Padova è alle battute finali un cantiere in via Frà Paolo Sarpi: sul tetto che copre i garage sta per essere realizzata un’area verde di circa 70 metri per 50, che diventerà un giardino, un isolamento termico più efficace di qualsiasi altro coperto. Chiediamo al Comune che questa pratica edilizia venga incentivata”.
Diego Buonocore
I genitori ottengono l’ampliamento della zona scolastica al Cornaro
Dalla fine di gennaio la zona scolastica di via dell’Orna è stata ampliata in seguito alla richiesta di un nutrito gruppo di genitori. La decisione è stata comunicata alla Consulta 4B (che comprende Voltabarozzo, Crocefisso, Salboro, Guizza), presieduta da Alessandro Sanco: “Festeggiamo l’ampliamento della zona scolastica all’ingresso della scuola Cornaro”, ha commentato.
“Non è solo una scelta urbanistica: è una scelta di futuro. È la decisione di una comunità che protegge i propri bambini e, allo stesso tempo, si prende cura dell’ambiente in cui cresceranno”. Si tratta di una piccola area davanti all’ingresso adibita per metà a parcheggio per gli autorizzati. La strada di accesso al plesso scolastico rimane aperta al transito e alla sosta (vietata) delle auto che accompagnano i bambini.
“La zona scolastica ci è sembrata una naturale soluzione alle condizioni della strada”, ha racconta Marco Pasini, tra i promotori dell’iniziativa. “Esistono due grandi parcheggi vicino alla scuola, non c’è alcun motivo per spingersi con l’auto fino all’ingresso. Crea solo confusione e pericolo per chi arriva a piedi o in bicicletta. La strada scolastica è un modo perché i ragazzi si approprino in sicurezza di uno spazio di svago e socialità all’ingresso o uscita da scuola, anche un piccolo spazio di autonomia per andare da soli”. (d.b.)
Il rendering dell’area ex Chiodi e il presidente della Consulta 2 Carlo Forner
“Inceneritore di San Lazzaro e nuovo hub logistico tra i fronti aperti insieme al piano delle asfaltature”
I fondi del bilancio partecipato sono andati alle associazioni, agli eventi di animazione nei parchi e attività sportive
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Progettazione
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Consulenze globali
L a Consulta 3B, che comprende i rioni Forcellini, Terranegra, Camin e Granze, ha destinato i fondi per le attività da finanziare con il bilancio partecipato. “I 35.000 euro a disposizione hanno coperto quasi tutti gli ambiti di interesse che sono emersi dai Tavoli tematici”, ci riferisce il referente del Tavolo Comunità & Bilancio Partecipato, Enrico Soncin. “Per il dopo-scuola da attivare nei rioni di Forcellini, Granze e San Camillo sono stati stanziati 4.000 euro; per la co-progettazione di eventi di animazione che copriranno tutti i rioni della Consulta sono stati destinati 10.000 euro. Per il Tavolo delle Associazioni è prevista una quota di 5.000 euro per le spese da destinare alle varie attività. Infine, il restante budget sarà usato per concerti, attività sportive, animazione nei parchi, ricerche di storia locale”. “Due problematiche in particolare interessano il territorio della Consulta”, racconta il presidente della 3B Fabio Casetto, “inceneritore e Hub logistico dell’Alì. “Per quanto riguarda l’inceneritore abbiamo avuto rassicurazioni che saranno due le line
in funzione, più efficienti delle tre attuali. Il progetto è mirato a migliorare l’impatto di inquinamento ambientale. Alcuni riscontri li abbiamo proprio sul parco Iris: lo dimostra lo studio dei venti, il quartiere viene interessato dalle prime ricadute”.
Sulla realizzazione del centro logistico dell’Alì a Camin la Consulta 3B si è premurata di dare voce in particolare a chi è preoccupato della nuova opera e a coloro che ne subiranno le ricadute più immediate. Un fronte sempre aperto, anzi sconnesso, è lo stato delle strade. “Ci auguriamo che da settembre quando il Comune avrà più soldi da investire venga fatto un piano di riasfaltature, tagli del governo permettendo: infatti si dovrà decidere a quali servizi rinunciare. Allo sportello della Consulta, il martedì mattina al Centro civico di via Boccaccio 80, vengono a riferirci delle strade dissestate, ma sappiamo che ci vorrà qualche mese, come anche per il metrobus: i cantieri sono finiti e gli operai stanno lavorando all’elettrificazione e alle pensiline. Per fine anno potremo vedere
i vantaggi di essere collegati”. Una iniziativa che ha riscosso particolare successo sono stati i concerti “live” nei quartieri. “Abbiamo ristrutturato Piazzetta Forcellini”, racconta il presidente Casetto. “Ma la Piazza era deserta e continuava a non ospitare eventi. Ci siamo confrontati in Consulta e, tutti uniti, abbiamo deciso di farla vivere. Con il bilancio partecipato abbiamo organizzato degli eventi musicali che hanno gremito la piazza. L’emozione più grande è stato vedere dei settantenni ballare e fare festa. Sicuramente iniziative che ripeteremo”.
Diego Buonocore
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Rigenerazione urbana: nuovi giochi e allestimenti al parco “Città dei Bambini”
Il parco giochi “Città dei Bambini” in via Sant’Eufemia, tra via Belzoni e via San Massimo, verrà riqualificato, con nuovi giochi ed allestimenti per i bambini. Si tratta di un intervento che si inserisce in un contesto urbano delicato e importante, anche per la vicinanza dei servizi sanitari e del nuovo hospice pediatrico. Il parco è di oltre 9.000 metri quadrati, già in uso al comune fin dal 1996, ed è stato acquisito dopo che un fondo privato ha acquistato il Convitto Sacro Cuore di via Belzoni, attualmente in disuso, e che comprende anche il parco giochi “città dei bambini”, per realizzare uno studentato da 401 posti letto oltre ad altri servizi relativi per gli studenti. Invece di incassare il contributo straordinario il Comune ha deciso per un valore equivalente e quindi
ha acquisito il parco. “Si tratta di un’azione di rigenerazione urbana che rafforza la funzione sociale dei nostri parchi” ha dichiarato il vicesindaco Antonio Bressa, “spazi che devono essere accoglienti, curati e davvero per tutti. Il parco sarà dotato di nuove strutture, capaci di rispondere ai bisogni di famiglie e bambini e di valorizzare l’area come punto di incontro. Offriremo un luogo accessibile a tutti per socialità e gioco”.
Il progetto prevede una rige-
nerazione complessiva dell’area, con la sostituzione dei giochi, il rifacimento delle pavimentazioni antitrauma, la posa di nuovi arredi urbani e il ripristino dei manufatti di servizio. Il Settore Verde, Parchi e Agricoltura Urbana del Comune di Padova garantirà il coordinamento tecnicoamministrativo, il supporto alla direzione lavori e il monitoraggio degli obiettivi di rigenerazione urbana e inclusione sociale, con alta sorveglianza sull’esecuzione dell’intervento. (d.b.)
Fabio Casetto, presidente Consulta 3B
Il confronto. Ottava edizione di “Donne nella scienza”, intreccio di esperienze e testimonianze
Ottava edizione di “Donne nella scienza”, intreccio di esperienze e testimonianze
N on una semplice celebrazione, ma un momento di riflessione e confronto concreto e politico nel senso più alto del termine, l’ottava edizione di Donne nella Scienza, svoltasi lo scorso 11 febbraio all’Università di Padova, in occasione della Giornata Internazionale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza. Un appuntamento ormai consolidato, promosso dall’Ateneo patavino insieme all’Istituto Veneto di Medicina Molecolare (VIMM), che ha messo al centro non solo il talento femminile nella ricerca, ma anche le condizioni materiali e strutturali necessarie perché quel talento possa davvero esprimersi.
Nella cornice della Sala dei Giganti, davanti a oltre 150 persone, si sono alternate voci provenienti dal mondo dell’accademia, della ricerca, delle istituzioni e della società civile. Un intreccio di esperienze che ha restituito una fotografia nitida dello stato attuale del mondo scientifico: se l’accesso delle donne ai percorsi di studio scientifici è cresciuto negli ultimi anni, il gender gap resta profondo quando si parla di carriere, riconoscimento, stabilità e ruoli decisionali.
Ad aprire la mattinata sono stati i saluti istituzionali di Monica Salvadori, prorettrice dell’Università di Padova, di Giustina Destro, presidente della Fondazione per la Ricerca Biomedica Avanzata –VIMM, e dell’assessora comunale alla Salute Margherita Cera. Tutte hanno sottolineato il valore non simbolico dell’11 febbraio, ricordando come la parità di genere nella scienza non sia una questione settoriale, ma una leva decisiva per lo sviluppo democratico e sociale. Il cuore dell’evento è stato la tavola rotonda moderata dal giornalista e scrittore Francesco Chiamulera, che ha dato spazio a cinque testimonianze al femminile molto diverse tra loro, ma unite da un filo comune: la scelta, spesso controcorrente, di entrare nel mondo della scienza e di restarci. Sul palco si sono confrontate Chiara Briani, professoressa associata di Neurologia, Maria Pennuto, principal investigator del VIMM e ordinaria di Biologia Molecolare, Francesca Sofia, direttrice generale di Fondazione Cassa Depositi e Prestiti, e
le studentesse di Medicina Serena Affaitati e Giada Baratto, entrambe Alfiere del Lavoro.
Dai racconti personali è emerso come l’ingresso nella scienza sia spesso il risultato di incontri, curiosità e passioni coltivate nel tempo, ma anche come il percorso sia ancora costellato di ostacoli: precarietà, carichi di cura, stereotipi di genere, difficoltà di accesso alle posizioni apicali. Ostacoli che non si risolvono con la sola buona volontà individuale, ma richiedono politiche strutturali e investimenti pubblici mirati.
Un punto ribadito anche negli
interventi istituzionali. Monica Salvadori ha ricordato l’impegno dell’Università di Padova nell’adozione di un Gender Equality Plan, strumento fondamentale per intervenire sui meccanismi di reclutamento, sulle carriere e sulle condizioni di lavoro. Un segnale importante, che riconosce come la parità non sia un esito naturale del tempo, ma una scelta politica.
Giustina Destro ha invece sottolineato il ruolo cruciale della ricerca scientifica per il futuro collettivo, rivendicando con orgoglio il contributo delle ricercatrici del VIMM e la necessità di continuare
a valorizzare appuntamenti come Donne nella Scienza, capaci di rendere visibile ciò che troppo spesso resta ai margini.
A chiudere la mattinata è stato Nicola Elvassore, direttore scientifico del VIMM, che ha richiamato la responsabilità dell’Accademia nel sostenere chi sceglie la strada della ricerca, in particolare le giovani donne. Perché il talento, da solo, non basta: senza condizioni eque, il rischio è che resti confinato, disperso o abbandonato.
In questo senso, Donne nella Scienza non è soltanto una giornata di testimonianze, ma un pro-
memoria collettivo: la scienza ha bisogno delle donne, e la società ha bisogno di una scienza più giusta, inclusiva e accessibile.
Referendum, Udu Padova:
“Il voto è un diritto, vietarlo ai fuorisede una tattica politica”
Agli inizi del mese alla Camera è arrivato il no definitivo al voto fuorisede per i referendum di marzo, respingendo tutti gli emendamenti che chiedevano di garantire diritto di voto anche a chi si trova lontano dalla propria residenza.
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Nonostante la sperimentazione per le Europee 2024 (per gli studenti) e per i referendum del 2025 (estesa anche ai lavoratori) avesse dimostrato di funzionare, il governo ha deciso di non utilizzare il voto fuorisede per il referendum del 22 e 23 marzo. Sono circa 5 milioni le persone fuorisede che ora saranno costrette a rientrare nel proprio comune di residenza se vorranno esercitare il proprio diritto di voto.
“Solo a Padova, tra studenti e lavoratori, ci sono circa 100 mila persone che si vedranno negato un diritto. Per molti, rientrare significa affrontare costi insostenibili: un viaggio di andata e ritorno costa in media tra i 100 e i 150 , con picchi fino a 300 per chi deve raggiungere il Sud. Le agevolazioni statali esistenti sono irrisorie e non coprono né le spese reali né i giorni di viaggio necessari. - commenta Marco Nimis, coordinatore di Udu Padova - È ora che il Governo italiano smetta di nascondersi dietro scuse tecniche e dia risposte concrete a tutta la comunità dei fuorisede. Esiste già una legge definitiva ferma in Parlamento: è ora di approvarla.”
Nel frattempo, lanciano una proposta per permettere ad alcuni fuorisede di poter votare ugualmente: “Dal Comune di domicilio è possibile votare attraverso il sistema dei rappresentanti di lista, invitiamo chi desideri votare a contattarci sui social, dove abbiamo preparato un form per organizzarci al meglio” conclude Nimis. (e.c.)
Enrico Caccin
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Vene t o 2 a gener a coltare an c h e la ra d io con r fe t ta .
L’intervista. Maurizio Dianese, autore di “Come me nessuno mai. Le mille vite di Felice Maniero bandito” (SEM edizioni)
“Felice Maniero, ex genio del crimine: oggi è incapace di intendere e volere”
M
aurizio Dianese, decano del giornalismo veneto, conosce Felice Maniero meglio di chiunque altro. Da cronista ha seguito per anni l’attività criminale di “Faccia d’Angelo” e della Mala del Brenta; poi, nel corso degli anni, ha scritto una serie di libri importanti per capire un fenomeno che ha segnato profondamente il nostro territorio (e non solo).
Dianese è appena tornato in libreria con “Come me nessuno mai. Le mille vite di Felice Maniero bandito” (SEM edizioni). Un libro che arriva dopo anni di inchieste, processi, ricostruzioni giornalistiche. Questa volta, però, Maurizio Dianese aggiunge un tassello decisivo: la voce diretta di Felice Maniero, con cui è stato a stretto contatto per mesi proprio per scrivere questo libro. Ne viene fuori il ritratto definitivo dell’ex boss della Mala del Brenta e, insieme, quello di un Nordest che cresceva a ritmi vertiginosi e che si è arricchito a dismisura (anche sporcandosi le mani).
Allora Maurizio, possiamo dire che questo è il libro definitivo su Felice Maniero?
Di definitivo c’è solo la morte. Però sì, è il libro che chiude il cerchio. Le ricostruzioni precedenti erano tutte giornalistiche. Qui, invece, ci sono conferme dirette di Maniero. Non racconta chissà quali segreti inediti, ma colma vuoti importanti. L’infanzia, la famiglia, il rapporto con la madre e con la figlia. Sul passato criminale sapevamo già quasi tutto, ma aggiunge elementi decisivi su un paio di omicidi strategici.
Nel libro emerge forte il lega-
me tra Maniero e il Nordest. Maniero è parte integrante della storia del Nordest. Lui stesso è consapevole di essere arrivato nel momento giusto. Nasce a Campolongo Maggiore, in una zona di miseria estrema. Poi il Veneto diventa la locomotiva d’Europa. Capisce che può passare dal furto di salumi ai lingotti d’oro. Alla fine degli anni Ottanta svuota i laboratori orafi vicentini. Parliamo di quintali, forse tonnellate d’oro. C’erano soldi ovunque. Lui intercetta quel flusso e lo trasforma in potere criminale.
Oggi che uomo è Felice Maniero?
Fino a pochi mesi fa era affaticato, ma ancora lucido. Oggi non è più in grado di articolare una frase compiuta. Gli psichiatri parlano di depressione accompagnata da decadimento cognitivo. È successo tutto in modo impressionante, nel giro di sei mesi. Da boss lucido a persona fragile, incapace di stare in società, di capire dove si trova. Non lo dico per giustificarlo. Anzi. Avrei preferito che restasse lucido e facesse i conti con una vecchiaia normale. Invece è condannato a una vita in una casa di riposo, isolato, perso. Maniero era attaccatissimo alla madre, tanto che venne soprannominato “cotoea” perché da piccolo era sempre attaccato alle gonne (cotoe) di sua madre.
Può essere che sia stata proprio la morte della madre ha dargli il colpo definitivo?
Sì, non c’è dubbio. Gli psichiatri dicono che la vera botta è arrivata quando gli hanno comunicato la morte della madre. Ne aveva parlato tante volte, sembrava preparato. In realtà non lo era. Da lì perde il contatto con la realtà. È paradossale, se pensiamo a quanto fosse centrale quella figura anche nella sua attività criminale.
Nel libro smonti molti miti, a partire proprio dal ruolo di Lu-
cia Carrain (la madre di Maniero) all’interno della Mala.
Maniero ha sempre raccontato tante bugie, soprattutto su sua madre, dipinta come una donna religiosa, integerrima, estranea a tutto e che aveva sempre contrastato il figlio bandito. Non è vero. Faceva parte della banda. Ha riciclato decine di miliardi di lire. Lo dice lui a verbale. Quando gliel’ho fatto notare, ci siamo scontrati duramente. Ha sempre cercato di proteggerla, fino a ottenere per lei l’immunità. Ogni volta che veniva chiamata a testimoniare, si avvaleva della facoltà di non rispondere.
Maniero è stato anche un personaggio mediatico unico, anche se forse un po’ sottovalutato dalla stampa nazionale, non credi?
Il libro si intitola “Come me nessuno mai” per un motivo: Felice Maniero è stato il più grande bandito del Nord Italia. Su questo non ci sono dubbi. Per omicidi, rapine, controllo del territorio. Se facciamo un paragone con Vallanzasca, che ha preso 3 ergastoli per 3 omicidi, non c’è confronto: Maniero in un fine settimana faceva rapine più grandi di quanto abbia mai fatto in vita Vallanzasca. Per non parlare degli omicidi… Eppure, da un punto di vista della “stampa” e del ritorno sui media, spesso è stato sottovalutato a li-
vello nazionale. Diciamo che ha pagato il fatto di operare in Veneto, lontano dai riflettori di Milano, Torino o Roma. Con la stampa era abilissimo. Sceglieva giornalisti che non conoscevano la sua storia e vendeva la versione che voleva. Che fine ha fatto l’universo della Mala del Brenta?
La banda finisce nel 1995. Senza Maniero non esiste. Lui l’ha creata, strutturata, guidata. Dopo restano solo scampoli. Personaggi marginali che si sono reinventati. Ma non c’è nessuno che abbia davvero raccontato i segreti della banda come lui.
Qual è l’eredità che la Mala del Brenta lascia al Nordest?
La peggiore possibile. Maniero ha aperto la strada alle mafie. Ha fatto accordi con Cosa Nostra, Camorra, ’Ndrangheta. Quando la banda cade resta un vuoto in cui si sono infilati tutti. Oggi in Veneto troviamo ogni tipo di criminalità organizzata. Sarebbero arrivati comunque, ma non con questa rapidità. Maniero è stato il detonatore. Un genio criminale che ha lasciato dietro di sé un territorio più ricco e più fragile.
Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro
Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.
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La mostra. Al Centro Culturale San Gaetano di Padova fino al 19 luglio una delle esposizioni
I mondi impossibili di Escher: viaggio inaspettato e potente tra paradossi visivi e geometrie infine
Si alza il sipario su una delle mostre più attese a Padova del 2026: “M.C. Escher. Tutti i capolavori”, promossa dal Comune di Padova con il patrocinio dell’Ambasciata e del Consolato Generale del Regno dei Paesi Bassi, sarà ospitata al Centro Culturale San Gaetano dal 18 febbraio al 19 luglio.
Un evento imperdibile, la mostra presenta i maggiori capolavori dell’artista olandese percorrendo le varie tappe che ne hanno segnato l’evoluzione artistica e personale, dagli esordi come raffinato paesaggista alle evoluzioni successive, senza dimenticare i viaggi in Italia e nel Mediterraneo. Un viaggio attraverso le diverse tecniche esplorate da Maurits Cornelis Escher e che l’hanno reso uno degli artisti più memorabili e affascinanti del Novecento.
Curata da Federico Giudiceandrea, uno dei massimi collezionisti ed esperti mondiali del genio olandese, e organizzata da Artemisia in collaborazione con la M.C. Escher Foundation, la M.C. Escher Heritage e Maurits, la mostra si ripromette di far immergere i visitatori nell’inconfondibile mondo di Escher, fatto di visioni impossibili, paradossi visivi e geometrie infinite. Un linguaggio visivo, quello
dell’artista nato nel 1898 a Leeuwarden, che fonde arte e matematica in modo del tutto inedito e inaspettato, diventando il punto d’incontro fra pensiero scientifico e immaginazione artistica. Un connubio inedito ma allo stesso tempo potentissimo, in grado di affascinare adulti e bambini e di conquistare diverse generazioni, riuscendo al contempo nell’impresa di avere un’innegabile influenza su molti altri ambiti diversi: dalla grafica al cinema, dalla moda alla pubblicità, dalla musica al design. Tassellature, illusioni ottiche e mondi impossibili, paradossi geometrici, riflessi e metamorfosi caratterizzalo le opere di Escher e permettono ai visitatori della mostra padovana di entrare appieno nei mondi impossibili creati dall’artista. A rendere l’esperienza
ancora più coinvolgente, soprattutto per i visitatori più giovani, la mostra allestita negli spazi del Centro Culturale San Gaetano prevede, oltre al tradizionale percorso espositivo, molti apparati didattici: in particolare, sia gli adulti che i bambini avranno la possibilità di rendere la propria esperienza alla mostra particolarmente significativa e intensa grazie a video e installazioni interattive, strumenti utilissimi per comprendere al meglio il lavoro dell’artista e come il suo stile si sia evoluto verso l’astrazione, così come per toccare quasi con mano le prospettive impossibili da lui concepite e i mondi all’apparenza verosimili ma che, se guardarti con maggiore attenzione, risultato inconciliabili con la realtà e con la percezione che ne abbiamo. Francesca Tessarollo
Le mille facce di Padova in mostra alla Galleria Cavour
Cosa può raccontare una fototessera di una persona, di una città, di un’epoca? Una domanda cui la mostra “Mille facce di una città”, allestita alla Galleria Cavour fino al prossimo 15 marzo, prova a dare una risposta. Ideata e curata da Richard Khoury, “Mille facce di una città” è una spettacolare installazione lunga circa 8 metri alta 2, composta da mille negative originali di fototessere derivanti dall’Archivio di ArtFoto - Tagliapietra, studio fotografico rimasto un punto di riferimento per le famiglie padovane per oltre 60 anni. Un archivio che conta oltre 240.000 negative di ritratti e fototessere dagli anni Cinquanta alla fine del secolo scorso. I mille ritratti selezionati per l’occasione riescono a raccon-
tare non solo come siamo cambiati nel corso dei decenni, ma come è cambiato anche il nostro modo di rappresentarci. Una raccolta che non contiene solo volti da guardare, ma un vero spaccato storico e antropologico della città. Organizzata dall’Associazione ArTeam con il contributo del Co-
mune di Padova, il patrocinio del Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di Padova e in collaborazione con Aps Holding, la mostra si pone come esperienza interattiva: grazie a una web app è infatti possibile guardare oltre i volti delle negative, esplorando e riscoprendo le storie delle persone ritratte. Il progetto mira a svelare un tesoro fotografico rimasto fino ad ora nascosto, ma anche a sensibilizzare il pubblico sull’importanza della salvaguardia degli archivi storici della città. Non solo: l’invito ai padovani è quello di aiutare a dare un nome ai volti rimasti finora anonimi. I nomi “ritrovati” saranno raccolti in un quaderno pubblicato al termine della mostra (f.t.)
Dai maggiori capolavori dell’artista olandese ricostruite le varie tappe che ne hanno segnato l’evoluzione artistica e personale, dagli esordi come raffinato paesaggista alle evoluzioni successive, senza dimenticare le esperienze in Italia e nel Mediterraneo
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Calcio Serie B. La squadra di Andreoletti lavora per trovare un nuovo equilibrio dopo il mercato di gennaio
Padova alla ricerca dell’abito giusto e su misura Nuovi interpreti e nuove ambizioni da adattare
Il Padova sta vivendo una fase di trasformazione. La ricerca di un nuovo abito per la squadra continua per mister Matteo Andreoletti. I biancoscudati infatti con il mercato invernale hanno aggiunto soluzioni e qualità al gruppo. Ora la missione del tecnico lombardo è quella di riuscire a sfruttare al meglio tutte le armi a sua disposizione. Si tratta di un passaggio delicato: l’identità costruita nei mesi precedenti deve essere adattata a nuovi interpreti e a nuove ambizioni.
L’arrivo di Gianluca Caprari e Francesco Di Mariano ha aumentato il tasso tecnico della rosa. Più talento tra le linee, maggiore esperienza offensiva. Il primo è arrivato dal Monza con qualche problema al ginocchio e dopo essere sparito dai radar nell’ultimo periodo. Servirà del tempo per trovare la condizione dei tempi migliori. Le sue qualità, però, non si discutono. Il
secondo, invece, dopo tre stagioni giocate nella squadra della sua città, il Palermo, ha trascorso gli ultimi sei mesi al Modena. Voglia di rivalsa e duttilità al servizio di Andreoletti. Il ds Mirabelli, infine, ha pescato dal taccuino anche un colpo in prospettiva: il classe 2005 Giovanni Giunti un centrocampista che arriva dal Perugia e che ha già dimostrato nei primi scorci in maglia padovana di avere doti interessanti.
L’allenatore biancoscudato nelle ultime settimane lo ha ripetuto con insistenza: la missione in corso è quella di cucire un nuovo abito alla squadra, consapevole che il Padova visto nella prima parte di stagione — organizzato, compatto e solido — non potrà essere identico a quello attuale. Con più qualità offensiva è cresciuta la tentazione di osare maggiormente.
Nelle ultime partite si sono intravisti infatti dei segnali di cam-
biamento. Un’idea di calcio più fluida, con interpreti adattati a ruoli differenti, la ricerca di maggiore ampiezza per esaltare la bravura dei giocatori nell’uno contro uno. Il classico 3-5-2 patavino è stato talvolta ibridato con un 4-4-2 in fase offensiva, nel tentativo di valorizzare gli esterni e dare libertà agli uomini di qualità.
La ricetta per il cambiamento è il tempo. Il nuovo sistema richiede rinnovati automatismi. Il Padova dopo un periodo complicato, con tre sconfitte consecutive contro Mantova, Sudtirol e Monza ha deciso di modificare il suo assetto. Il pareggio ottenuto con una rimonta di cuore nel finale a Castellammare di Stabia ha restituito fiducia ai biancoscudati che sono poi tornati a vincere contro la Carrarese. Nella gara contro la Sampdoria, invece, è arrivato un nuovo passo falso. Il processo è in corso: “Sono mancate qualità e lucidità negli
ultimi metri, dobbiamo crescere, sbagliamo troppo dal punto di vista della rifinitura e delle ultime palle”, ha dichiarato Andreoletti dopo Sampdoria-Padova. I biancoscudati si preparano ora al rush finale per inseguire il proprio obiettivo, quello del mantenimento della categoria. Sarà un periodo complesso e decisivo quello tra fine febbraio e marzo con scontri diretti alternati a match contro squadre della zona alta della classifica come Modena, Catanzaro, Venezia, Palermo e Frosinone. Reggere l’urto e al contempo alzare il livello del gioco espresso: questi gli ingredienti per la salvezza. La fiducia di Andreoletti rimane
elevata: “Sono convinto che tutti insieme, uniti, otterremo la salvezza”, ha concluso l’allenatore dopo la gara del Ferraris. La costruzione di un Padova diverso continua. Solo il tempo dirà se il nuovo abito calzerà alla perfezione.
Stefano Parpajola
Il padovano Daniele Matterazzo sul tetto del Cile con la bandiera del Disability Pride
La bandiera del Disability Pride sventola sulla vetta dell’Ojos del Salado, la montagna più alta del Cile e il vulcano attivo più alto del mondo, con i suoi 6.893 metri di altitudine. Il protagonista di questa impresa è Daniele Matterazzo, 35 anni, originario della provincia di Padova. Nel 2005, a soli 15 anni, Matterazzo è rimasto vittima di un grave incidente stradale in motorino che gli ha causato una severa disabilità fisica, compromettendo in modo permanente l’uso del braccio sinistro. Dopo anni difficili ha iniziato lunghe traversate a piedi, in solitaria e in totale autosufficiente. Percorsi sempre più impegnativi in territori selvaggi e remoti come la Lapponia svedese, l’Islanda, l’Irlanda e la Groenlandia. Un riscatto personale e un messaggio
per dire che la disabilità non deve essere un ostacolo, un limite, che ciascuno può fare la sua parte con i mezzi che si ritrova. Fino all’ultima impresa: l’Ojos del Salado si trova al confine tra Cile e Argentina, nella regione cilena di Atacama, uno dei territori più suggestivi al mondo dal punto di vista naturalistico, caratterizzato da deserti d’alta quota, montagne innevate, cactus e lagune popolate da fenicotteri rosa.
Sulla cima Daniele ha issato la bandiera del Disabili Pride, caratterizzata da uno sfondo nero attraversato da una banda diagonale multicolore con colori che rappresentano le diverse forme di disabilità: rosso per le disabilità fisiche, giallo per la neurodiversità, bianco per le disabilità invisibili,
blu per le disabilità mentali e verde per le disabilità sensoriali. Contemporaneamente all’impresa si è svolta una raccolta fondi a favore della Cooperativa Sociale Magnolia di
Piove di Sacco, ente no profit che opera nella provincia di Padova gestendo servizi diurni e residenziali per persone adulte con disabilità fisiche, cognitive e psico-sensoriali. (d.b.)
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Daniele Matterazzo durante la spedizione in Cile
Francesco di Mariano, foto @Davide Boggian
Sintoniz zati
Sintoni zati
Prendersi cura della salute della donna significa riconoscerne la complessità e il valore lungo tutto l’arco della vita. Donna come persona, come futura mamma, come madre, ma anche come donna che attraversa momenti di fragilità, cambiamenti profondi o percorsi di malattia.
Donna, mamma, persona: una visione etica e integrata della medicina
Dalla prevenzione ginecologica alla maternità, fino alla crescita del bambino: percorsi di cura che tengono insieme competenza, responsabilità e attenzione alla persona.
Dimensioni diverse, che non possono essere affrontate con risposte frammentate o standardizzate, ma che richiedono uno sguardo ampio, competente e continuo.
ità, capace di accompagnare le diverse fasi della vita – dall’età fertile alla menopausa – con attenzione alla storia per-
Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .
4 passa al sistema di ultim zione DAB che permette di as oltare on una qualità audio pe
inseriscono in un contesto di informazione chiara e di ascolto, perché la gravidanza non è solo un evento sanitario, ma un’esperienza fisica ed emotiva che richiede competen-
to nel tempo un modello di presa in carico fondato sull’integrazione delle competenze e su una visione etica della medicina. Un modello che mette al centro la persona e che accompagna la salute femminile dalla prevenzione ginecologica alla maternità, senza interrompersi quando il percorso si fa più complesso o quando la maternità non è possibile.
non tutte le donne possono diventare ma-
l’attenzione non si interrompe. Il supporto alla madre nel periodo post natale e la presa in carico del bambino avvengono all’interno di un modello che
La ginecologia rappresenta il punto di partenza di questo cammino. La prevenzione ginecologica, attraverso visite accurate e controlli periodici, è il primo strumento di tutela della salute della donna. Non si tratta solo di individuare precocemente eventuali patologie, ma di costruire una relazione
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ogni sorte. Il lavoro interdisciplinare diventa allora essenziale: ginecologi, endocrinologi, specialisti della diagnostica, psicologi e altri professionisti collaborano per offrire risposte coerenti, personalizzate e rispettose, che tengano conto non solo dell’aspetto clinico, ma anche della qualità della vita.
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Quando la maternità è parte del percorso, la gravidanza viene accompagnata come un tempo di grande delicatezza. Controlli clinici strutturati, ecografie e test prenatali si
multidisciplinare permette di intercettare precocemente eventuali difficoltà e di evitare interventi frammentati, offrendo ai genitori un riferimento stabile e competente. Alla base di questo modello c’è una visione precisa della medicina: curare significa assumersi la responsabilità del tempo. Andare oltre la singola prestazione, evitare automatismi, costruire relazioni fondate sulla fiducia. Significa riconoscere la pluralità delle storie, delle famiglie e dei percorsi di vita, mettendo sempre al centro la persona.
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INTERNA, NEUROLOGIA, OCULISTICA, ORTOPEDIA, OTORINOLARINGOIATRIA, PNEUMOLOGIA, PODOLOGIA, PSICOLOGIA, REUMATOLOGIA, UROLOGIA, PRELIEVI DEL SANGUE, OLTRE A SERVIZI DIAGNOSTICI INTERNI CON TECNOLOGIE SELEZIONATE.
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segue da pag. 1
La grande attesa del bilancio regionale
Nel corso di tutta la campagna elettorale e per la verità anche in questi giorni, infatti, il presiedente Stefani ha puntato tutti i riflettori sul sociale. Un grande piano casa, nuovo ossigeno alle case di riposo, investimenti nella sanità pubblica e “badanti” di quartiere e condominio. Tutte politiche particolarmente apprezzate anche in modo trasversale tanto che anche le opposizioni sono rimaste spiazzate sentendosi, in un certo senso, “scippate” di cavalli di battaglia storici del centrosinistra. Promesse, poi, che hanno fatto storcere più di qualche naso tra i leader
del centrodestra che, in alcuni casi, hanno letto queste esternazioni come delle tirate di orecchie alle Giunte regionali precedenti.
Quello che però in questo momento conta è che le priorità indicate da mesi dal Presidente Stefani sono economicamente molto costose e, quindi, si torna al passaggio cruciale del bilancio. Ci saranno veramente nel bilancio tutte queste politiche? Questo è quello che ci si chiede da più parti e soprattutto questo è quello che misurerà la forza del Presidente Stefani di dettare la propria agenda.
Certo sullo sfondo restano l’autonomia e ora anche la holding autostradale che potrebbero garantire nuove risorse economiche al Governo regionale, ma non possono costituire il motivo di una radicale inversione di marcia. Quindi tutti in attesa di vedere se la Regione sarà in grado di approvare un bilancio che dia risposte particolarmente robuste in materia di sociale e di sanità pubblica. Il Presidente Stefani si sente sicuro tanto che in questi giorni, mentre tutti corrono a garantirsi un posto lungo le piste da sci, lui continua a visitare ospedali, RSA e cooperative sociali. Non resta che attendere, le aspettative sono molto alte e il rischio politico lo è altrettanto.
“Rendere la vita più semplice agli imprenditori, più concretezza e
“Sulla sburocratizzazione passiamo alla fase operativa, è fondamentale avere anche un nuovo piano del commercio”
Abbiamo incontrato in redazione l’ex sindaco di Cittadella e Padova Massimo Bitonci che dopo una esperienza lunga e prestigiosa a Roma da parlamentare, con incarichi di Governo, torna in Veneto da assessore.
Il primo atto pubblico dell’assessore Bitonci, con deleghe importanti quali quella delle attività produttive, è stato un tavolo che ha messo insieme la Regione tutti gli attori del commercio e del mondo delle imprese. Parola d’ordine?
“Sburocratizzazione” risponde sicuro Massimo Bitonci, l’assessore di più lunga e spessa esperienza tra quelli che il presidente Alberto Stefani ha scelto nella composizione della squadra di Governo. Già sindaco a Cittadella e successivamente a Padova, parlamentare e sottosegretario di Stato.
Bitonci deve mettere mano a dossier particolarmente delicati.
“Quella di affrontare il tema della sburocratizzazione è stata una importante iniziativa del presidente Alberto Stefani. L’abbiamo detto più volte durante la campagna elettorale, adesso si passa alla fase operativa. Seguo
meno burocrazia in Veneto”
economiche coinvolgeremo per la massima trasparenza ance i media e la stampa”.
il tema della sburocratizzazione da anni, anche a livello nazionale, e so quanto le imprese, più che incentivi, più che forme di finanziamento chiedono la semplicità nelle procedure e quindi la sburocratizzazione”.
Cosa vuol dire in concreto sburocratizzare?
“Significa rendere più semplice la vita agli imprenditori: ridurre il numero degli incentivi, che a livello nazionale veicolati poi dalle regioni sono oltre duemila, cercare di fare un lavoro anche di monitoraggio, accesso unico attraverso portali unici, utilizzo della tecnologia, cioè la digitalizzazione: è quello che ci aiuterà moltissimo nel tema della semplificazione. La digitalizzazione è anche un obiettivo del del piano di ripresa e resilienza, di carattere europeo”
Il tavolo della sburocratizzazione con il mondo delle imprese del commercio e dell’imprenditoria tornerà a riunirsi?
“Io penso che questo tavolo vada convocato ogni volta che si verificano i passaggi e quando misuriamo quelli che sono stati i miglioramenti, su alcuni processi, quindi dopo nascerà proprio anche un reporting: oltre a coinvolgere le categorie
Giace dalla precedente legislatura il piano del commercio. Quali sono le novità su questo dossier?
“Il dialogo con commercianti e artigiani coinvolti è continuo: dovremmo trovare una soluzione, anche perché diventa assolutamente fondamentale avere un nuovo piano del commercio in un momento così delicata di crisi degli esercizi, soprattutto di vicinato, dei centri storici, dei borghi, delle delle città, dove l’intervento regionale non può risolvere tutto, però può dare degli incentivi economici, può cercare di dare delle linee di intervento magari anche importanti per per le vetrine, per addobbare i negozi cercare anche di effettuare delle politiche a favore del riordino del sistema anche all’interno dei centri storici, perché alcune attività siano ammesse, perché altre attività magari non siano ammesse, perché se abbiamo anche dei salotti, dei gioielli all’interno delle città, è giusto che ci siano dei negozi adeguati alle nostre città d’arte”.
Sindaco a Cittadella, sindaco a Padova, parlamentare semplice ma anche Sottosegretario di Stato e adesso Assessore regionale. Qual è la differenza di questo ruolo rispetto ai precedenti e come i precedenti pos-
sono dare una mano a interpretare meglio questo ruolo?
“Ho sempre pensato che quando si ha un ruolo di Governo che sia di governo territoriale, oppure come è stato nel mio caso Sottosegretario del ministero dell’Economia prima, e poi delle Imprese successivamente, e adesso Assessore della Giunta di del presidente Stefani, bisogna avere un approccio
pragmatico. E questo è più facile chi ha fatto il sindaco come me e come lo stesso presidente Stefani: ti crea quella base per poter capire come funziona la pubblica amministrazione, come funziona un Comune che poi come l’Italia, o nel nostro caso il Veneto dei Comuni ha bisogno di più concretezza e meno burocrazia”.
Alberto Gottardo
Massimo Bitonci
Trasporti. L’assessore regionale Diego Ruzza
Biglietto unico, Olimpiadi infrastrutture e sostenibilità
Il Veneto accelera sul fronte delle infrastrutture e della sostenibilità. Abbiamo incontrato l’assessore regionale ai trasporti, Diego Ruzza, per fare il punto sui grandi cantieri aperti,fino all’ambizioso progetto del biglietto unico regionale.
Assessore, partiamo dalle due varianti stradali inaugurate nel Bellunese proprio all’arrivo della fiamma olimpica a Cortina. Che valore ha questo traguardo?
Si è percepito il grande desiderio di dare una svolta viabilistica in una zona fragile come il Bellunese. Concludere i lavori in tempo per le Olimpiadi e Paralimpiadi è stato fondamentale. È stato bello vedere la partecipazione della popolazione che non vedeva l’ora di vedere quel nastro tagliato.
Quanto ha influito la scadenza olimpica sulla velocità di questi cantieri?
Le Olimpiadi sono un’opportunità. Significa fare investimenti che poi rimangono nel tempo e migliorano la qualità della vita dei cittadini. Sicuramente ha aiutato a concludere opere importanti.
Parliamo di opere complesse: la variante di Tai di Cadore ha una galleria di 1000 metri, quella di Valle di Cadore di oltre 600. Ingegneristicamente non è stata una passeggiata.
Esattamente. Portare a termine lavori di tale complessità strutturale in quei territori è stata veramente un’impresa titanica. Ma la cosa più importante è che queste opere sono eterne: rimangono lì per pendolari, cittadini e turisti per gli anni a venire».
A Padova ha presentato 22 nuovi autobus sostenibili di Busitalia. Di che investimento parliamo?
Parliamo di 22 autobus di nuova generazione per il traffico extraurbano, con una capienza fino a 118 passeggeri. L’investimento è di circa 9,7 milioni di euro, finanziati per l’80% da fondi regionali. Dal 2018 la Regione è impegnata in un ammodernamento massiccio: abbiamo già stanziato complessivamente circa 300 milioni di euro, attingendo anche al PNRR. Questo ci ha permesso di
rinnovare il 50% della flotta veneta, che conta 3.200 mezzi.
Perché puntare proprio sul metano?
«Si va verso una reale sostenibilità. Il metano ha un bassissimo impatto e migliora la qualità dell’aria nella nostra regione. È un percorso avviato sul quale non si può assolutamente tornare indietro.
Un tema molto caro ai veneti è il “biglietto unico”. A che punto siamo?
Insieme al presidente la riteniamo una priorità da accelerare. Ci stiamo già impegnando con le strutture tecniche per arrivare al 2026, l’anno della svolta. L’obiettivo è un ticket unico che permetta di spostarsi su tutto il territorio regionale utilizzando gomma, treno e navigazione.
Assessore, lei ha una laurea in psicologia clinica. Le è servita in questo incarico?
Lo confermo al 100%. Quando mi hanno affidato l’assessorato mi dissero che gli studi in psicologia mi sarebbero serviti, oggi posso dire che è assolutamente così.
Infine, un accenno all’Alta Velocità. Quali sono le prossime mosse?
Stiamo monitorando costantemente i cantieri con RFI. È una grandissima opportunità per accorciare i tempi di trasporto per persone e merci. A breve avremo una cabina di regia per verificare l’avanzamento dei lavori su tutto il territorio regionale.
I conti della Regione. Filippo Giacinti
“Nuovo bilancio per il Veneto diciamo no alle nuove tasse”
Filippo Giacinti, neo assessore regionale al bilancio, patrimonio, affari generali e agenda digitale si trova oggi a gestire la complessa macchina finanziaria della Regione Veneto in un momento cruciale: il passaggio dall’esercizio provvisorio all’approvazione del bilancio di previsione 20262028.
Assessore Giacinti, la Giunta ha appena approvato le direttive per il bilancio 20262028. Quali sono i tempi previsti per l’approvazione definitiva e quali le priorità strategiche?
La priorità assoluta è uscire quanto prima dall’esercizio provvisorio per consentire alla Regione di spendere appieno le risorse necessarie ai servizi per cittadini e imprese e per lo sviluppo del territorio. Con l’approvazione delle direttive abbiamo individuato i budget; ora le strutture, insieme agli assessori, costruiranno i documenti tecnici: la legge di stabilità e il collegato. L’obiettivo è il voto in Consiglio regionale entro il 30 aprile. Cercheremo di anticipare i tempi il più possibile, garantendo però la qualità del dibattito, sia in Giunta che in Consiglio. Negli anni passati l’amministrazione regionale ha fatto del “no alle tasse” un proprio vessillo. Continuerete su questa strada, nonostante le preoccupazioni espresse in passato dal suo predecessore Calzavara?
In questo primo bilancio non prevediamo alcuna manovra sulle entrate: non ci sarà l’applicazione dell’addizionale IRPEF né modifiche ai tributi attuali. L’unica variazione riguarderà il recupero dell’evasione fiscale. Credo fermamente che l’equità fiscale sia un obiettivo di giustizia sociale: abbiamo prospettato un piano incisivo per recuperare alcune decine di milioni di euro da reinvestire nei servizi ai cittadini.
Anche le categorie economiche avevano espresso timori per un eventuale aumento dell’Irap. Cosa risponde al mondo produttivo?
Posso confermare che le tasse e i tributi
regionali rimarranno invariati. Per quanto riguarda le imprese, punteremo sulla lotta all’evasione e, soprattutto, sulla semplificazione. Il tavolo della sburocratizzazione, promosso dal Presidente e dall’assessore Bitonci, dimostra la nostra attenzione verso il sistema produttivo.
Parlando di cifre, la sanità quanto pesa effettivamente sul totale delle risorse regionali?
La sanità assorbe circa 11 miliardi di euro su un bilancio complessivo di 18 miliardi. A questi si aggiungono diversi milioni per i cosiddetti “Extra-LEA”, ovvero le prestazioni che non rientrano nei livelli essenziali di assistenza minimi definiti dallo Stato. È evidente come rappresenti la parte assolutamente preponderante del nostro impegno finanziario.
Spostandoci sul piano politico, lei è un esponente di Fratelli d’Italia. Come valuta l’attuale leadership di Giorgia Meloni e il futuro del partito?
Credo che Giorgia Meloni abbia restituito al nostro Paese una centralità internazionale riconosciuta da tutti gli osservatori. Ha saputo costruire una leadership capace di compattare tutto il centrodestra, guidandolo verso riforme strutturali attese da anni. Oggi l’Italia si muove in Europa e nel mondo con una rinnovata e grande autorevolezza.
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Diego Ruzza
Filippo Giacinti
scocca l’ora della verità La politica si divide sul futuro della magistratura
Il fronte del “Sì” punta sull’imparzialità dei giudici e la fine delle correnti nelle Procure, i sostenitori del “No” temono per l’indipendenza della magistratura e l’ingerenza dell’Esecutivo
I l prossimo 22 e 23 marzo i cittadini veneti e italiani saranno chiamati a un appuntamento cruciale con le urne per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Al centro della consultazione, la “separazione delle carriere”, una modifica che punta a dividere i percorsi professionali di chi accusa e di chi giudica. Trattandosi di un referendum confermativo, è importante ricordare che non è previsto il quorum: la riforma passerà o sarà bocciata sulla base della maggioranza dei voti validamente espressi, indipendentemente dall’affluenza. Il cuore del quesito riguarda la scissione tra i ruoli di Pubblico Ministero e Giudice. Se oggi un magistrato può, pur con limitazioni, passare da una funzione all’altra, la vittoria del Sì renderebbe questa separazione
definitiva sin dall’ingresso in magistratura. La riforma prevede inoltre la creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura (uno per i giudicanti e uno per gli inquirenti) e l’introduzione del sorteggio per la scelta dei componenti, con l’obiettivo dichiarato di contrastare il peso delle “correnti” associative. Nel dibattito che ha animato le piazze e le istituzioni del nostro territorio, il fronte del Sì punta tutto sull’imparzialità del giudice. Tra le voci più autorevoli del panorama giuridico veneto, l’avvocato Renzo Fogliata, già Presidente della Camera Penale Veneziana, sostiene la necessità della riforma come atto di civiltà giuridica: «È fondamentale che chi giudica sia equidistante tra accusa e difesa. La separazione delle carriere non è un attacco ai
magistrati, ma una garanzia per il cittadino». Sul piano politico, il centrodestra veneto è compatto. Tra i sostenitori più convinti c’è Flavio Tosi, eurodeputato e coordinatore regionale di Forza Italia. “La riforma rappresenta una vittoria storica del centrodestra – afferma - e una risposta alle criticità emerse negli ultimi anni, con scandali come quello legato a Palamara che hanno evidenziato la spartizione delle procure da parte di correnti politiche, in particolare di sinistra. Il nuovo sistema, con il sorteggio dei membri del Csm, favorirà una maggiore eterogeneità e limiterà l’influenza delle correnti sulle nomine, tutelando l’autonomia dei magistrati più indipendenti”. La riforma, conclude Tosi, non tocca i principi fondamentali della Costituzione né il sistema proporzionale di nomina, ma mira a rendere le nomine più trasparenti e meno influenzate dalle correnti. Di parere opposto sono i detrattori della riforma, che vedono nel cambiamento un rischio per l’autonomia della magistratura dal potere politico. Loren-
zo Miazzi, magistrato e Presidente di sezione presso la Corte d’Appello di Venezia, solleva dubbi sulla frammentazione del CSM, avvertendo che isolare il Pubblico Ministero potrebbe, nel tempo, portarlo sotto l’influenza dell’esecutivo. Anche il centrosinistra si è mobilitato. Elly Schlein, intervenuta a Padova per sostenere il fronte de “No”, va dritta al punto: “È una riforma sbagliata nel metodo e nel merito, una riforma di potere, che serve a un governo convinto che vincere le elezioni dia diritto a non essere giudicato. L’unica cosa che fa questa riforma è spaccare il Csm, che la Costituzione indica come il governo autonomo della magistratura. L’indipendenza
della magistratura non è una tutela dei magistrati, ma una garanzia per i cittadini, perché possano far valere i propri diritti”. Andrea Martella, segretario regionale del PD, esprime preoccupazione per una riforma definita “punitiva” nei confronti dell’ordine giudiziario: “Il vero problema della giustizia in Veneto sono le carenze di organico e i tempi infiniti dei processi, non la separazione delle carriere, che rischia solo di creare magistrati-funzionari”. Nel momento in cui andiamo in stampa, a metà febbraio, i sondaggi danno in leggero vantaggio il fronte del “No” ma sono ancora molti gli indecisi che sceglieranno se e come votare solo negli ultimi giorni.
L’ASSOCIAZIONE LAGUNARI TRUPPE ANFIBIE (A.L.T.A. Sezione di Padova
invita tutti i Leoni in congedo e i simpatizzanti che ne condividono i valori a unirsi alla propria Sezione per mantenere vivo lo spirito di corpo ed il legame con il territorio.
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Iscriversi oggi significa partecipare attivamente alle iniziative di volontariato, protezione civile e alle cerimonie patriottiche che onorano la storia dei Lagunari ma anche dare un supporto a chi può dedicarsi a queste attività.
L’iscrizione è aperta per il 2026 rivolgendosi alla sede di Padova in Viale Felice Cavallotti 2 (Palazzina Assoarma)
Apertura sede il martedì dalle ore 10 alle ore 12 340 833 5452
LDespar Nord sostiene l’identità locale tra arte, restauro ed enogastronomia
Sintoniz zati
Un impegno che prende forma nei luoghi, nelle persone
noscere il valore della “cultura del fare”, sostenerla nel tempo e restituirla alle comunità sotto forma di bellezza, opportunità e memoria condivisa.
D fiancare il territorio attraverso progetti che spaziano dalla tutela del patrimonio architettonico alla valorizzazione delle produzioni locali, fino alla salvaguardia della cultura gastronomica. Un impegno trasversale che nasce da un profondo senso di responsabilità verso le città e le persone che le abitano.
U tervento avviato nel 2016 sull’ex Cinema Teatro Italia nel cuore di Venezia: un edificio neogotico e liberty dei primi del Novecento, rimasto a lungo in stato di abbandono e riportato oggi a nuova vita grazie a un importante progetto di restauro e riallestimento. Un recupero che ha restituito alla città un luogo di grande valore storico e simbolico.
nascimentale Palazzo Nogarola Guarenti. Interventi che testimoniano la volontà dell’azienda di proteggere e rilanciare beni architettonici che rappresentano da sempre l’identità culturale del el 2019 Despar Nord ha inoltre contribuito alla riqualificazione di una porzione dell’ex Foro Boario di Prato della Valle a Padova, in un contesto di straordinario valore storico-artistico. Un progetto realizzato nel pieno rispetto delle caratteristiche originarie dell’edificio, frutto di un dialogo costante con la Soprintendenza e delle Belle Arti, che ha permesso di coniugare tutela e nuova fun-
a le eccellenze da preservare non sono soltanto fatte di pietra. Sono anche il risultato del lavoro quotidiano di uomini e donne che, con passione, custodiscono saperi antichi e li trasformano
per il
L o stesso approccio ha guidato Despar Nord anche in precedenti operazioni di ristrutturazione di palazzi storici come quello di Verona, Vicenza e Trento, dove nel 2014 è stato recuperato il ri-
propria identità, portando sulle
nate da un profondo legame con
Lo sviluppo insieme al territorio: Despar Nord e il sostegno all’eccellenza
Despar Nord per la tradizione culinaria: il “Ricettario anonimo padovano”
Storia e sapori: Un manoscritto del ‘400 svela la cultura alimentare di Padova.
Despar Nord promuove la ricerca per legare qualità, tradizioni e territorio
Il “Ricettario Anonimo Padovano” nasce dallo studio e dalla passione di Marina Scopel, storica della gastronomia e curatrice del volume, con il contributo di Otello Fabris e del professore Danilo Gasparini, e con il sostegno di Despar Nord. Si tratta di un raro manoscritto del XV secolo, conservato presso la Ruskin Gallery degli Sheffield Museums nel Regno Unito. Redatto in forma anonima ma attribuibile con grande probabilità a un autore padovano – forse un copista, come suggerisce l’accurata calligrafia – il ricettario si colloca in un periodo di grande fermento culturale, in cui la cucina riscopre il proprio ruolo come spazio di convivialità, piacere e condivisione.
Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta . Ascoltaci in tutto il Veneto in
Nord anche la salvaguardia della memoria culinaria locale, di quel mosaico di sapori, nozioni e ricette che si sono tramandati nei secoli. Così, per celebrare la convivialità e il legame tra passato e presente, il marchio dell’Abete ha deciso recentemente di contributario del XV secolo, conservato seums nel nord dell’Inghilterra e rimasto anonimo ma redatto nuziosamente i profumi e gusti di una città, Padova, incrocio di minanti e contaminate. Un gesto concreto per custodire un’eredità
zione e innovazione convivevano anche a tavola. Ne emerge un affresco ricco e affascinante della cultura alimentare dell’epoca.
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Le ricette raccolte nel manoscritto, diverse tra loro per stile e impostazione, riflettono la vivacità intellettuale della Padova del basso Medioevo, dove tradi-
Per Despar Nord, sostenere questo progetto significa contribuire alla riscoperta delle radici più profonde dell’arte culinaria, nella consapevolezza che ogni ricetta è molto più di una semplice istruzione: è un frammento di storia, una memoria da tramandare, una testimonianza viva di identità.
Un impegno che guarda al passato per dare valore al presente e costruire, giorno dopo giorno, un futuro fatto di qualità, rispetto e appartenenza, difendendo e rispettando quelle tradizioni che da sempre hanno caratterizzato e continueranno a caratterizzare il rinomato patrimonio enogastronomico dei nostri territori.
Tenuta Amadio
prosecco,
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LA BOUTIQUE DEL PANE: PROFUMO DI CASA E COMUNITÀ
Tradizione familiare, qualità quotidiana e servizi pensati per il territorio
territorio. La Boutique del Pane non è semplicemente una panetteria: è un pezzo di comunità, uno di quei luoghi che riconosci appena ci passi davanti, per l’aroma del pane appena sfornato e per la fila di clienti — chi conosce, chi torna, chi porta i figli a scegliere la merenda. Qui si respira un rapporto antico con il cibo, con la materia prima, con la stagione. È la sapienza di generazioni di mani che lavorano farine, lieviti e idee. La storia affonda le radici nella tradizione familiare: di madre in figlie, la passione per la panificazione si è trasmessa nel tempo fino a diventare una presenza solida nel tessuto commerciale e sociale di Cadoneghe. Tutto nasce da Franca, che ha passato questo sapere alle figlie, e oggi sono Chiara Schiavon e la sorella Susanna a por-
parato sul momento con ingredienti saporiti e profumati. L’idea non è solo nutrire: è farlo con gusto, con calma, come si face-
va una volta ma con lo sguardo aperto alle esigenze moderne. La Boutique del Pane non si ferma alla porta del negozio. Capisce i tempi e i bisogni delle famiglie e offre un servizio di consegna a domicilio giornaliero: sia per il pane quotidiano, sia per una spesa completa. Chiunque viva nel territorio di Cadoneghe può ricevere ogni mattina il profumo del forno a casa propria, senza sbattere la porta. È un servizio semplice ma che racconta una filosofia: il pane è esperienza, è presenza, è cura. E poi ci sono i rinfreschi su misura. Feste di compleanno, aperitivi, eventi aziendali o feste di laurea: la Boutique del Pane
Vivere bene comincia da cose semplici, e a volte basta un pezzo di pane buono per ricordarlo.
Sintoniz zati
Alta complessità, innovazione e nuove infrastrutture: il bilancio di fine mandato
Giuseppe Dal Ben chiude il mandato il 28 febbraio 2026, salvo eventuali proroghe tecniche, all’Azienda Ospedale di Padova: investimenti, primati clinici e la sfida di Padova Est
IIl 28 febbraio 2026, salvo eventuali proroghe tecniche, si chiuderà il mandato del Direttore Generale dell’Azienda Ospedale–Università di Padova, una delle realtà sanitarie di riferimento a livello nazionale per l’alta complessità. Sono stati anni segnati da investimenti strutturali, innovazioni cliniche e passaggi decisivi per il futuro, dal Nuovo Ospedale Pediatrico al percorso verso Padova Est – San Lazzaro. Un bilancio che intreccia risultati concreti e visione strategica. L’Azienda Ospedaliera di Padova è un punto di riferimento nazionale per l’alta complessità: che bilancio traccia oggi del percorso compiuto sotto la sua direzione?
Sono stati anni di grande impegno e concentrazione. Il primo ringraziamento va ai medici, agli infermieri e a tutto il personale sanitario per la professionalità dimostrata.
L’ultimo anno ha segnato passaggi concreti, non solo annunci. Nel 2024 abbiamo completato interventi strutturali strategici: l’adeguamento del Pronto Soccorso con la nuova Tac, la risonanza magnetica al Sant’Antonio, i laboratori di citofluorimetria e immunometria al Giustinianeo e l’ammodernamento della Medicina Nucleare. Sono state inaugurate nuove terapie intensive e i laboratori di biologia molecolare, con investimenti complessivi di diversi milioni di euro.
Parallelamente sono in corso opere rilevanti, dalla nuova Anatomia Patologica alla riqualificazione di reparti e laboratori, mentre il 2025 ha segnato un traguardo storico con l’apertura del Nuovo Ospedale Pediatrico del Veneto “Salus Pueri” e il passaggio decisivo della conferenza dei
servizi per il Nuovo Ospedale di Padova Est – San Lazzaro.
Il filo conduttore è stato investire in spazi, tecnologie e organizzazione per sostenere l’alta complessità e rafforzare la rete regionale.
Quali traguardi di eccellenza clinica e scientifica ritiene più significativi raggiunti in questi anni?
L’eccellenza è frutto di un lavoro multidisciplinare che ha rafforzato l’attrattività del centro per pazienti e professionisti da tutta Italia. Nel 2024 sono stati eseguiti 413 trapianti, con 179 interventi in urgenza nazionale. Padova è prima in Italia per trapianti di rene e di polmone e seconda nella classifica complessiva. Tra i risultati più significativi, il primo trapianto di fegato completamente robotico al mondo, con l’organo mantenuto in perfusione durante
l’intervento, e il raggiungimento del 700° trapianto di polmone. Non meno rilevante l’intervento neurochirurgico su un bambino operato da sveglio per una lesione profonda: una procedura rarissima a livello internazionale, che ha permesso di monitorare in tempo reale le funzioni cognitive riducendo al minimo il rischio di deficit permanenti. Risultati che confermano la capacità dell’Azienda di essere polo di innovazione oltre che di assistenza.
La nuova Pediatria rappresenta uno degli interventi più attesi e simbolici: che valore ha per Padova e per il Veneto?
Il Nuovo Ospedale Pediatrico del Veneto “Salus Pueri” è molto più di un edificio: è una scelta strategica. Si sviluppa su 20 mila metri quadrati, con 155 posti letto e sei sale operatorie interamente dedicate,
per un investimento complessivo di 107 milioni di euro.
È oggi il più grande istituto pediatrico del Nord Est: ogni anno registra circa 10 mila ricoveri, 25 mila accessi al Pronto Soccorso e oltre 320 mila visite ambulatoriali. Le camere sono progettate per accogliere anche i caregiver, perché la cura pediatrica coinvolge sempre l’intera famiglia. Rappresenta un presidio di eccellenza per il Veneto e un investimento sul futuro della sanità pediatrica ad alta specializzazione.
Come si tiene insieme il ruolo di grande hub ospedaliero, la collaborazione con l’Università e la sostenibilità di un sistema sempre più complesso?
L’integrazione con l’Università è il motore che trasforma ricerca e formazione in qualità delle cure. Il modello dell’Azienda Ospedale–Università integra assistenza,
didattica e innovazione in un unico sistema. Un esempio concreto è la galenica clinica personalizzata: nei reparti pediatrici il 44% dei farmaci è sottoposto a manipolazione per adattare le terapie ai singoli pazienti. Oggi possiamo contare su una tecnologia di stampa 3D, unica in Italia, capace di produrre dosi personalizzate, compresse multistrato e formulazioni su misura. È medicina personalizzata applicata alla pratica clinica quotidiana. Guardando avanti, quale sfida considera prioritaria per mantenere l’Azienda ai vertici della sanità italiana ed europea? La sfida ha un nome preciso: il Nuovo Ospedale di Padova Est – San Lazzaro. Non è solo un ampliamento, ma un cambio di paradigma. Consentirà di superare la frammentazione delle sedi storiche e progettare percorsi di cura costruiti attorno al paziente. La conferenza dei servizi ha segnato un punto di svolta: ora la sfida è trasformare il progetto in cantiere e il cantiere in una struttura operativa capace di rispondere alla crescente domanda di alta complessità, con tecnologie avanzate e modelli organizzativi innovativi. Mantenere la leadership significa avere infrastrutture adeguate alla medicina del futuro. Il bilancio di fine mandato restituisce l’immagine di un’Azienda che ha consolidato il proprio ruolo di hub nazionale dell’alta specializzazione, investendo in infrastrutture, tecnologia e integrazione con l’Università. Dai primati nei trapianti alla nuova Pediatria, fino alla prospettiva di Padova Est, il percorso compiuto traccia una linea chiara: rafforzare l’eccellenza clinica e preparare la sanità padovana alle sfide dei prossimi decenni.
Sara Busato
Veneto2 4 passa al sistema di ultima generazione DAB che permette di ascoltare anche la radio con una qualità audio per fetta.
Formazione dedicata e a ancamento continuo
Ambiente solido e percorso di crescita in primaria azienda veneta
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Sanità e IA. 244 milioni e più servizi nel piano 2021-2025
ULSS 6 Euganea, Fortuna alla fine del mandato: “Fare memoria per costruire il futuro”
Il direttore generale di Ulss 6 Euganea, in scadenza il 28 febbraio, presenta il Bilancio 2021-2025: 244 milioni di investimenti, crescita dell’attività e una sanità che dialoga con l’AI.
Apochi giorni dalla scadenza del suo mandato, fissata per il 28 febbraio, Paolo Fortuna traccia un bilancio dei cinque anni alla guida dell’ULSS 6 Euganea. Non un consuntivo celebrativo, ma – come lui stesso precisa – un esercizio di responsabilità verso il territorio. “Il bilancio di mandato non nasce per celebrare quello che è stato fatto, ma per fare memoria di cosa è successo”, afferma. “Partire da ciò che è accaduto serve per dare le linee attraverso cui l’azienda dovrà mantenere e sviluppare la sanità nel territorio di Padova”.
65% dei ricoveri per bronchiolite nei neonati grazie alla campagna vaccinale. Ma per Fortuna il risultato più importante non è solo nei numeri. “Questo lavoro non è stato fatto da Paolo Fortuna, ma dall’azienda, dai dipendenti, dai dirigenti. È frutto dei più di 7.000 dipendenti”. E sottolinea: “Il migliore valore aggiunto che ho potuto apprezzare in questi anni è stata l’identità aziendale. Si è partiti da Ulss e oggi c’è un’azienda che si sente azienda, con un forte aumento del senso di appartenenza”.
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Il documento ripercorre il quinquennio 2021-2025, anni complessi segnati prima dalla pandemia e poi dalla ripartenza, fino alla piena attuazione degli interventi del PNRR. È una pubblicazione “agile ma densa”, costruita sui dati del controllo di
Un percorso che non è stato privo di difficoltà. “Evolvono i bisogni, evolvono le risposte. Ci sono punti di caduta in un sistema così complesso, ma è importante sottolineare che grazie a tutti ci si rialza”.
Il riferimento va ai momenti più critici del mandato: la campagna vaccinale Covid, con picchi di 13 mila somministrazioni al
gestione e delle principali fonti istituzionali, ma con una caratteristica innovativa. “È un bilancio molto interattivo. Troverete molti QR code attraverso i quali ci si aggancia a un sistema di intelligenza artificiale locale. I dati possono essere letti facendo domande specifiche”. In questo modo il cittadino può “aprire un mondo di analisi e informazioni su quello che è stato fatto”, dialogando direttamente con il documento. I numeri raccontano un’azienda che ha continuato a crescere nonostante le difficoltà. Gli investimenti complessivi hanno raggiunto i 244,5 milioni di euro, in gran parte destinati all’edilizia sanitaria e alle tecnologie. L’attività è aumentata: +20% i ricoveri nel quinquennio, +7% le prestazioni ambulatoriali, +30% la chirurgia programmata. Significativi anche i risultati della prevenzione, come la riduzione del
giorno, e la pronta reazione all’attacco hacker che ha garantito continuità operativa.
Con la fine del mandato alle porte, Fortuna indica anche le direttrici che dovranno guidare il futuro dell’azienda. La prima è etica: “La prossimità e l’accompagnamento della persona fragile devono essere parole chiave. Dobbiamo chiederci quotidianamente se l’accesso è garantito a tutti”. Universalità, equità, trasparenza e sobrietà restano i principi cardine.
La seconda è epidemiologica. Denatalità, invecchiamento e fragilità crescente richiedono nuovi modelli organizzativi. “Internet è spesso corriere di fake news. Dobbiamo contrastare la sanità fai da te con asset comunicativi rapidi e sicuri”.
La terza direttrice è organizzativa. “C’è bisogno di una sanità flessibile, che si reingegnerizzi continuamente”. Case di Comunità, Ospedali di Comunità, telemedicina e
sostegno ai Pronto Soccorso sono le priorità, insieme alla valorizzazione del personale. “La retention e il welfare aziendale sono fondamentali. Trattenere le persone e farle vivere bene nell’ambiente lavorativo è un’azione strategica”. Infine la traiettoria tecnologica. “La rapida evoluzione tecnologica, dalla robotica alla telemedicina, sarà un supporto fondamentale, sempre nel rispetto della sicurezza dei dati”. Anche l’intelligenza artificiale, precisa, “deve essere sicura e il medico deve rimanere l’ultimo a decidere”, pur potendo contribuire a snellire i processi amministrativi. Alla vigilia della conclusione del suo incarico, il direttore generale consegna così un bilancio che è anche un passaggio di testimone. “Non è la fine di un percorso, ma l’inizio di una nuova fase. Dai bisogni che continueranno ad evolvere dovrà nascere una sanità moderna, resiliente e sempre più vicina alle persone”.
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si amplia: nuovi spazi e servizi per la salute
sivamente evoluto, adattandosi alle nuo-
zionali sistemi a tubo chiuso, risultando
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Territorio. Concluso il maxi trasloco nel nuovo polo pediatrico da 107 milioni di euro
Salus Pueri: nuovo ospedale pediatrico del Veneto operativo
l trasferimento è iniziato alle 7.50, con il primo paziente accolto in Terapia intensiva pediatrica. Si è concluso poco dopo mezzogiorno, alle 12, con l’ingresso dell’ultimo bambino in Nefrologia pediatrica. In mezzo, una mattinata scandita da tempi precisi, percorsi dedicati e un’organizzazione chirurgica: 61 bambini e ragazzi, dai 30 giorni ai 17 anni, sono stati trasferiti senza criticità nel nuovo Ospedale Pediatrico del Veneto Salus Pueri, ora pienamente operativo.
Un passaggio simbolico e concreto insieme, che segna l’avvio definitivo della nuova struttura nata per rispondere a un’esigenza ormai non più rinviabile: dotare il Veneto di un ospedale pediatrico più ampio e moderno, capace di razionalizzare i percorsi assistenziali e di concentrare in un unico luogo l’attività intensiva e chirurgica.
Il nuovo edificio sorge nel cuore dell’area est del complesso ospedaliero a padiglioni, in posizione baricentrica e con collegamenti diretti agli spazi destinati all’attività ostetrico-ginecologica. Si sviluppa su otto piani, là dove un tempo trovava posto la Pneumologia, e dispone di 155 posti letto distribuiti su una superficie complessiva di 20 mila metri quadrati. Al settimo piano sono collocate sei sale operatorie, mentre ogni stanza è stata progettata prevedendo spazi adeguati anche per i caregiver, a conferma di un modello di cura che tiene insieme assistenza sanitaria e dimensione familiare.
L’investimento complessivo ammonta a 107 milioni di euro: 92 milioni per la realizzazione del fabbricato e 15 milioni per le attrezzature sanitarie, di cui un milione finanziato con fondi PNRR. Numeri che raccontano anche la portata del cantiere: 1.570 maestranze coinvolte, 157 imprese al lavoro, nove ascensori, 1.860 metri quadrati di facciate vetrate e 5.400 di superfici opache, oltre a 1.141 porte interne, 241 serramenti in facciata, 2.000 lampade a led e 24 unità per il trattamento dell’aria. Il nuovo ospedale ospita 26 unità operative e
si inserisce all’interno di un sistema che fa della Pediatria di Padova il più grande istituto dedicato alla cura del bambino nel Nord Est. Ogni anno vengono mediamente ricoverati 10 mila piccoli pazienti, con 25 mila accessi al pronto soccorso e circa 320 mila visite ambulatoriali. Nei dodici mesi nascono in media 2.800 bambini. Con l’apertura di Salus Pueri, questa mole di attività trova ora spazi e tecnologie pensati per affrontare le sfide della pediatria dei prossimi decenni.
Sara Busato
Cardio50: in 80 giorni oltre 300 cinquantenni sottoposti a screening cardiovascolare
Parte con numeri significativi la nuova stagione di Cardio50, il programma di screening cardiovascolare gratuito promosso dall’ULSS 6 Euganea per le persone che compiono 50 anni. Nei primi 80 giorni, oltre 300 cittadini hanno già effettuato la visita e altrettanti sono in lista per partecipare.
Lo screening, pensato per individuare precocemente fattori di rischio come pressione alta, colesterolo o glicemia fuori norma, ha permesso di scoprire valori anomali nel 38% dei partecipanti. Altri invece, pur avendo parametri nella norma, presentano comportamenti a rischio – fumo, consumo eccessivo di alcol, sedentarietà o alimentazione non equilibrata – sui quali hanno ricevuto consigli personalizzati e indicazioni per accedere a visite nutrizionali, attività motoria o programmi di disassuefazione da fumo e alcol.
«L’obiettivo è prevenire le malattie cardiovascolari agendo tempestivamente sui fattori di rischio, sia clinici sia comportamentali – spiega l’ULSS 6 -. Chi partecipa verrà richiamato per un follow-up a distanza di almeno sei mesi per valutare l’efficacia delle azioni intraprese».
Le visite si svolgono in diversi ambulatori dell’ULSS, a Padova centro, Camposampiero, Monselice e presso il complesso Ai Colli, e coinvolgono circa 30 operatori sanitari formati. Ogni appuntamento prevede la rilevazione di peso, altezza, girovita, pressione arteriosa, glicemia e colesterolo tramite goccia di sangue, oltre a un colloquio per analizzare abitudini e stili di vita.
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