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La sanità veneta

vista dal neo assessore

Gino Gerosa: “Penso all’ospedale liquido”

di Castelfranco

Tutti gli uomini del presidente: definite deleghe e incarichi in giunta regionale

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Tre, due, uno: si parte!

La Regione Veneto è pronta a partire con la propria attività amministrativa e legislativa. Dopo il braccio di ferro, concluso in verità in breve tempo, sulle presidenze delle commissioni consiliari tra Lega e Fratelli d’Italia – per la cronaca stravinta dai primi per quattro a uno – tutti gli ingranaggi sono pronti per far partire la macchina.

E il primo grande banco di prova sarà l’approvazione del bilancio. Le elezioni del tardo autunno, infatti, hanno di fatto posticipato questo fondamentale passaggio. Ad oggi, infatti, la macchina e pronta per partire, ma deve fare benzina. Senza programmazione e un conseguente stanziamento di risorse, infatti, si resta fermi al di là delle buone intenzioni manifestate dal Presidente Alberto Stefani a più riprese.

E di buone intenzioni, in effetti si tratta: da un grande piano casa con alloggi a costi accessibili, a una profonda attenzione alla sanità e al sociale fino alla tanto attesa riforma delle case di riposo, alla costruzione della holding autostradale, passando per l’ambiente, il potenziamento del trasporto pubblico locale e la sicurezza. Obiettivi importanti che hanno visto, anche, un atteggiamento delle opposizioni, capitanata da Giovanni Manildo, di cauta apertura.

Agsm Aim diventa Magis, la storica multiutility e la sfida del federalismo energetico

STEFANI TRACCIA LA ROTTA

PER IL VENETO: “ATTENZIONE

AL SOCIALE, CASA AI GIOVANI, SANITA’ VICINA ALLE FAMIGLIE”

La nostra intervista al presidente della Regione Veneto: “Sostegno alle imprese, puntiamo sull’innovazione, al lavoro per ridurre il peso della burocrazia”

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Tutti pazzi per il Giappone, cultura e lingua nel centro studi di Franceschinelli

MERCATO DI PIAZZA GIORGIONE, LA DISPOSIZIONE DIVENTA DEFINITIVA

Dopo mesi di sperimentazione, la nuova organizzazione dei posteggi e il regolamento aggiornato migliorano sicurezza, circolazione e spazio per i plateatici

TRA SPESE IN CRESCITA E PROMESSE

Confermata l’attenzione alle famiglie,con tariffe dell’asilo nido invariate e un nuovo nido comunale realizzato con risorse proprie

Servizi alle pagg. 6 e 7 segue a pag. 21

Morire di lavoro non è fatalità

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

I l 2026 è iniziato da qualche settimana, ma il Veneto ha già dovuto aggiornare il suo tragico registro dei caduti sul lavoro. Nei primi giorni dell’anno sono stati ben due i morti in azienda, entrambi in provincia di Padova, un pugno nello stomaco per queste vite spezzate nella routine quotidiana. A livello nazionale, il dato è allarmante: nei primi dodici giorni di gennaio si sono contate già 8 vittime. Non sono freddi numeri, sono persone, padri e figli che quel giorno non sono tornati a casa.

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Addio a Roberto Quintavalle, l’avvocato del caso Iole Tassitani

Castelfranco piange l’avvocato Roberto Quintavalle, scomparso qualche settimana fa all’ospedale di Castelfranco dopo una breve malattia. Aveva 80 anni ed era una figura molto conosciuta e stimata in città, non solo per la sua lunga carriera forense, ma anche per l’impegno culturale e la profonda passione per la musica. Nato a Perugia il 1° maggio 1945, amava definirsi “di origine etrusca”. Laureatosi in Giurisprudenza a soli 21 anni, arrivò in Veneto negli anni Settanta, stabilendosi prima a Vicenza e poi a Castelfranco. Il suo primo incarico fu come liquidatore all’agenzia Generali, esperienza che precedette l’apertura dello studio legale Quintavalle. Civilista e penalista – quest’ultima la sua prima e più profonda vocazione – ricoprì anche per alcuni anni l’incarico di vicepretore a Castelfranco e fu presidente dell’Ordine degli avvocati del tribunale di Treviso. Il suo nome è legato in modo indelebile alla vicenda di Iole Tassitani, probabilmente il più efferato delitto avvenuto a Castelfranco. Quintavalle seguì la famiglia fin dalle prime ore del sequestro, nel dicembre 2007, diventando il punto di riferimento umano e giuridico in uno dei momenti più drammatici per la comunità. “Non era solo il nostro avvocato, era come un padre” ricorda commossa Luisa Tassitani, sorella di Iole. Un’esperienza che lo segnò profondamente e che raccontò nel libro “La mia verità”, nel quale non nascose dubbi e perplessità su alcuni aspetti del caso. “Roberto c’è stato sempre – aggiunge Luisa – anche dopo, quando i riflettori si sono spenti”. Accanto alla toga, Quintavalle ha coltivato per tutta la vita un amore sconfinato per la musica, in particolare quella lirica. È stato presidente del Conservatorio “Agostino Steffani” di Castelfranco, fondatore dell’Associazione Amici della musica lirica “Mario del Monaco” e ideatore dell’omonimo concorso, svoltosi per dieci edizioni in città. Per oltre trent’anni ha fatto parte del coro polifonico di Salvarosa, spesso presentandone le esibizioni più sentite, come quelle del Mercoledì Santo in Duomo. Leonardo Sernagiotto

Fu anche presidente del Conservatorio Steffani

Morire di lavoro non è fatalità

Stievano >direttore@givemotions.it<

Guardando indietro, il 2025 non ha concesso tregua. I dati provvisori Inail parlano di oltre 1.010 morti sul lavoro in Italia nei primi undici mesi dell’anno. Il Veneto, cuore pulsante della nostra economia, si è confermato purtroppo ai vertici di questa classifica, secondo solo alla Lombardia, con oltre 100 decessi, con Verona che ha tristemente guidato il primato regionale, seguita da Venezia e Vicenza. Nonostante i proclami, la “zona rossa” del rischio infortunistico continua ad allargarsi, colpendo duramente i settori della manifattura e dell’edilizia. Il problema non è la mancanza di norme. L’Italia possiede una delle legislazioni sulla sicurezza più avanzate d’Europa. Il vero nodo è che la prevenzione viene spesso degradata a mero adempimento burocratico. Per troppe imprese, la sicurezza è un “faldone” da riempire per evitare multe, un costo da minimizzare o un fastidioso rallentamento della produzione. Ma la sicurezza non si fa con i timbri: si fa con la formazione vera, con l’aggiornamento tecnologico e, soprattutto, con una vigilanza che non sia solo formale. Quando il profitto o la fretta di consegnare un ordine superano la tutela del lavoratore, il sistema ha già fallito.

Non dobbiamo però cadere nell’errore della generalizzazione. Esistono imprenditori attenti che investono somme ingenti per azzerare i rischi. Ma non in tutte le aziende è così, per talune imprese la sicurezza è un costo da limare, un fastidio da aggirare. Tuttavia, la mancanza di una cultura della sicurezza riguarda talvolta anche i lavoratori stessi. La “confidenza” con gli strumenti o le macchine usate, l’abitudine al rischio o la sottovalutazione del pericolo (“abbiamo sempre fatto così”) sono nemici invisibili quanto un cavo scoperto. Indossare un dispositivo di protezione individuale non è un obbligo verso il capo, ma un patto con la propria vita.

Oltre all’inestimabile dolore umano, non possiamo ignorare l’impatto collettivo. Gli infortuni sul lavoro costano all’Italia circa 104 miliardi di euro l’anno, pari a oltre il 6% del nostro PIL. È una voragine economica che brucia risorse che potrebbero essere investite in sviluppo e stipendi. Non possiamo più permetterci di considerare queste morti come un “rischio collaterale” dell’attività d’impresa. La sicurezza deve diventare l’ossigeno del nostro modello produttivo veneto. Perché una terra che produce ricchezza, ma non garantisce il ritorno a casa dei suoi figli, è una terra che sta tradendo le sue radici più profonde: la dignità del lavoro.

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Tempo di bilanci/1. Tasse ferme, investimenti per scuole, piste ciclabili e sicurezza stradale grazie anche al Pnrr

Bilancio solido e niente aumenti: a Castelfranco conti in ordine

N el congedarsi dal consiglio comunale, il sindaco Stefano Marcon, neoeletto consigliere regionale, ha voluto rivendicare uno dei risultati che considera più significativi dei suoi dieci anni alla guida di Castelfranco Veneto: lasciare un Comune con i conti in ordine. “Non è un esito scontato – ha sottolineato – ma il frutto di decisioni e scelte non sempre semplici. Ci sono state anche combinazioni favorevoli, come il Pnrr e altri bandi di finanziamento, ma ci siamo fatti trovare pronti a cogliere le opportunità che via via si sono presentate”.

Un’impostazione che trova continuità nel bilancio di previsione 2026-2028 e nel Documento unico di programmazione, illustrati dall’assessore al bilancio Elisabetta Peron. Si tratta di un bilancio che l’amministrazione definisce solido e prudente, in linea con quelli degli ultimi anni, e che punta a non aumentare la pressione fiscale sui cittadini. Restano infatti invariate le aliquote dell’addizionale comunale Irpef e della tassa di soggiorno,

mentre per il triennio 2026-2028 non è previsto il ricorso a nuovi mutui per finanziare gli investimenti. Una scelta che, nelle intenzioni della giunta, serve a mantenere equilibrio nei conti senza gravare ulteriormente su famiglie e contribuenti, continuando allo stesso tempo a garantire servizi e interventi sul territorio. Il quadro finanziario si basa su un risultato di amministrazione presunto al 31 dicembre 2025 di circa 12 milioni di euro.

Una volta tolte le somme già vincolate o accantonate per legge, la parte realmente disponibile per quest’anno ammonta a circa 1 milione e 428mila euro. Guardando alle entrate che incidono più direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini, il gettito principale arriva dall’Imu, stimata in 7 milioni e 750mila euro. L’addizionale comunale Irpef è prevista in 3 milioni e 762mila euro e viene confermata anche per il prossimo anno la fascia di esenzione per tutti i contribuenti con redditi inferiori ai 15mila euro. Invariata anche l’impo-

sta di soggiorno, che dovrebbe garantire circa 100mila euro di entrate, in linea con gli anni precedenti. Un capitolo particolarmente sentito è quello delle infrazioni stradali. A bilancio sono previsti circa 1 milione e 570mila euro derivanti dalle sanzioni per violazioni del codice della strada. Risorse che, come ricordato dall’assessore Peron, hanno un preciso vincolo di destinazione: almeno la metà deve essere reinvestita in sicurezza stradale, manutenzione delle strade, nuova segnaletica e attività di controllo, con ricadute dirette sulla circolazione e sulla sicurezza urbana. Un incremento delle entrate dalle infrazioni stradali potrà provenire anche dall’annunciata installazione di nuovi lettori targa, specialmente nelle frazioni. Si tratta di strumenti utili non solo nel campo delle indagini contro atti criminali (come furti e rapine), ma anche per intercettare coloro che non hanno provveduto alla revisione dell’auto e al pagamento dell’assicurazione. Sul fronte dei lavori pubblici, il bilancio prevede diversi inter-

venti diffusi sul territorio. Sono stati stanziati circa 75mila euro per lavori di manutenzione straordinaria nelle scuole di Campigo e di Sant’Andrea oltre il Muson, mentre 80mila euro serviranno per la messa in sicurezza del campanile della chiesa di San Giacomo. Nel programma triennale delle opere pubbliche di quest’anno inseriti anche la pista ciclabile di via Pozzetto (1 milione e 900mila euro), il sottopassaggio pedonale su via Storta (350mila euro) e la riqualificazio-

Quattro milioni di euro per il potenziamento della rete elettrica cittadina

Si è svolto un incontro tra EDistribuzione e l’Amministrazione comunale di Castelfranco Veneto, dedicato al confronto sul piano di interventi per il potenziamento e la modernizzazione della rete elettrica sul territorio comunale. Durante

la riunione sono stati affrontati diversi temi strategici, a partire dalle attività di manutenzione ordinaria e straordinaria, fondamentali per prevenire guasti e ridurre al minimo disservizi alla cittadinanza e alle attività produttive. Un punto centrale del

confronto ha riguardato il programma di investimenti futuri. In particolare, E-Distribuzione ha annunciato la realizzazione di cinque nuove linee elettriche interrate, per una lunghezza complessiva di 1 9 chilometri, con un investimento stimato di

circa 4 milioni di euro. Gli interventi sono previsti nel secondo semestre del 2026 e contribuiranno a migliorare l’affidabilità della rete, riducendo l’impatto visivo e aumentando la protezione delle infrastrutture.

Il sindaco Stefano Marcon ha

ne delle strade ai marciapiedi comunali per 770mila euro. Infine una nota riguardante l’asilo nido comunale, oggetto di discussione politica con l’opposizione: “A differenza di altri comuni – specifica l’assessore Peron – non abbiamo aumentato le tariffe. Inoltre il Comune ha appena realizzato un nuovo asilo, investendo 600mila euro di risorse proprie per rispondere alle esigenze delle famiglie”.

Leonardo Sernagiotto

sottolineato l’importanza di questi investimenti dichiarando: “Investire sulla rete elettrica significa garantire a cittadini e imprese un servizio sempre più sicuro, efficiente e resistente ai fenomeni climatici estremi”. (r.c.)

La Provincia di Treviso investe su scuola, viabilità e ambiente

Approvazione unanime per il bilancio di previsione 2026 della Provincia di Treviso. Il via libera è arrivato al Sant’Artemio, al termine del Consiglio provinciale e dell’Assemblea dei Sindaci, riuniti per esaminare il documento contabile e le principali linee di intervento per il prossimo anno. L’ok condiviso da tutti i sindaci e i consiglieri provinciali, al di là degli schieramenti politici, conferma la convergenza sulle priorità individuate per il territorio della Marca Trevigiana. Al centro della programmazione restano scuola, viabilità e tutela ambientale, ambiti considerati strategici per lo sviluppo locale. La seduta ha avuto anche un valore simbolico: si è trattato infatti dell’ultimo Consiglio e dell’ultima Assemblea per il presidente Stefano Marcon, che ha concluso il suo secondo mandato alla guida dell’ente. Marcon ha ringraziato sindaci e consiglieri per la collaborazione maturata nel corso degli anni, sottolineando il clima di condivisione che ha caratterizzato l’approvazione del bilancio.

Dal 2016 a oggi, la Provincia ha investito complessivamente oltre 280 milioni di euro. La quota più consistente, pari a 190 milioni, è stata destinata all’edilizia scolastica, con interventi su circa 100 istituti supe-

riori frequentati ogni anno da 40 mila studenti. Alla rete stradale provinciale sono andati 91 milioni di euro per la manutenzione e la riqualificazione di oltre 1.200 chilometri, mentre più di 10 milioni sono stati impiegati in progetti ambientali, attraverso bandi rivolti a cittadini, imprese e Comuni.

Accanto agli investimenti diretti, la Provincia ha continuato a svolgere un ruolo di supporto agli enti locali. Nel solo 2025, la Stazione Unica Appaltante ha gestito procedure per 145 milioni di euro. Sul fronte del personale, sono stati organizzati concorsi per la Pubblica Amministrazione che hanno registrato 477 iscritti e 45 interpelli per i Comuni convenzionati. Non è mancato, inoltre, il sostegno alla digitalizzazione e ai sistemi informatici, oltre alla concessione degli spazi del Sant’Artemio per eventi istituzionali. Guardando avanti, il piano triennale 2026-2028 prevede investimenti per oltre 48 milioni di euro, che porteranno il totale delle opere realizzate o programmate dal 2016 al 2028 a superare i 329 milioni. Nel dettaglio, per il 2026 sono previsti 6 milioni di euro per l’edilizia scolastica, 16 milioni per la viabilità e 1 milione per l’ambiente, per un totale di 23 milioni di euro.

Sul fronte delle entrate, nel

2025 i proventi da IPT, Rc Auto e tributi ambientali hanno raggiunto quota 66,6 milioni di euro, dato in linea con il 2024 e destinato, secondo le previsioni, a essere confermato anche nel 2026 grazie alla stabilizzazione del mercato automobilistico. L’avanzo di amministrazione libero, pari a oltre 8,3 milioni di euro, sarà utilizzato per completare interventi sull’edilizia scolastica – tra cui il recupero dell’ex immobile delle Poste a Treviso da destinare al Liceo Artistico – e per lavori di manutenzione stradale e accordi di programma.

“L’approvazione unanime del bilancio 2026 è un segnale forte – ha dichiarato Marcon – e rappresenta il riconoscimento del lavoro svolto in questi nove anni insieme ai 94 sindaci della Marca e al Consiglio provinciale”. Il presidente uscente ha ricordato come, nel 2016, la riforma Delrio avesse lasciato alle Province risorse limitate e competenze ridotte, rendendo ancora più significativo il percorso di rilancio intrapreso. In chiusura, Marcon ha rivolto un ringraziamento alla struttura dell’ente – consiglieri, dirigenti e dipendenti – e alle Amministrazioni comunali, sottolineando il valore di una rete istituzionale che, negli anni, si è consolidata e rafforzata.

La seduta ha segnato anche la conclusione del secondo mandato del presidente Stefano Marcon, che ha ringraziato amministratori e struttura dell’ente per il lavoro condiviso svolto in questi anni

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Marcon approda in Regione: nuove responsabilità, Castelfranco verso le elezioni

C on l’ingresso ufficiale di Stefano Marcon in consiglio regionale del Veneto, lo scorso 18 dicembre, si apre una fase nuova per Castelfranco Veneto. Marcon, eletto alle regionali del 23 e 24 novembre 2025 con oltre cinquemila preferenze, ha concluso di fatto la sua esperienza da sindaco dopo più di dieci anni alla guida della città, ma le conseguenze istituzionali e politiche della sua elezione si riflettono ora direttamente sull’amministrazione comunale. Nella serata dell’8 gennaio, il consiglio comunale ha contestato ufficialmente a Marcon l’incompatibilità tra la carica di sindaco e quella di consigliere regionale, primo dei tre passaggi previsti dal Testo unico degli enti locali per arrivare alla decadenza dalla fascia tricolore. Un voto formale, al quale il sindaco non ha partecipato per ragioni di opportunità, che avvia un iter destinato a incidere sugli equilibri politici in città.

Inizia quindi un nuovo percorso politico-amministrativo per Stefano Marcon, da poco entrato in Consiglio regionale del Veneto. “È un nuovo inizio – spiega – e come tale richiede un po’ di tempo per ambientarsi”. Un percorso che Marcon intende af-

frontare con lo stesso spirito di servizio che ha contraddistinto la sua lunga esperienza amministrativa: quasi undici anni da sindaco di Castelfranco Veneto e quasi dieci da presidente della Provincia di Treviso.

Nei primi giorni di attività sono già state definite le commissioni consiliari. Marcon farà parte della Prima Commissione, dedicata al bilancio, della Seconda, che si occupa di lavori pubblici e infrastrutture, e della Sesta, con competenze su sport, cultura e altre materie. Un incarico che, sottolinea, “gratifica ma allo stesso tempo carica di responsabilità”, con l’obiettivo di lavorare fin da subito nell’interesse dei cittadini di Castelfranco, della provincia di Treviso e dell’intero Veneto.

Tra le priorità su cui intende concentrarsi emergono in particolare i temi delle infrastrutture e della viabilità. Due le opere ritenute strategiche: il prolungamento della SR 308 fino al collegamento con la Superstrada Pedemontana Veneta e la soppressione dei passaggi a livello lungo la tratta ferroviaria MaerneBassano. Su quest’ultimo intervento è già in corso un lavoro congiunto tra Regione del Veneto e Ministero del-

le Infrastrutture. I costi sono elevati, ma l’ipotesi è quella di procedere per stralci, partendo dall’eliminazione dei passaggi a livello, passaggio fondamentale anche in prospettiva di un futuro raddoppio del binario.

Un altro fronte su cui Marcon intende impegnarsi riguarda il rapporto tra Regione ed enti locali, in particolare con le Province. La riforma delle province ha lasciato alcune competenze in una sorta di limbo, generando incertezza e disorientamento tra i cittadini. “Serve fare chiarezza – osserva – e garantire risposte più rapide ed efficaci ai bisogni del territorio”.

Guardando a Castelfranco Veneto, Marcon evidenzia il percorso di valorizzazione intrapreso dal Comune, soprattutto sul piano culturale e

turistico. Centrale il progetto della cosiddetta “cittadella della musica”, reso possibile grazie a circa 20 milioni di euro di finanziamenti destinati alla nuova sede del Conservatorio. Un investimento importante, che apre prospettive significative, pur in presenza di alcune criticità legate alle difficoltà dell’azienda aggiudicataria dei lavori.

Accanto a questo, anche il progetto dello studentato rafforza il ruolo di Castelfranco come città universitaria, grazie al legame con il Conservatorio e con l’Università di Padova. Una vocazione che punta a rendere la città sempre più un punto di riferimento culturale.

A completare il quadro, l’apertura del camminamento sulle mura cittadine, avvenuta lo scorso settembre, che sta già dando risultati positivi in termini di presenze turistiche. Un insieme di interventi che, secondo Marcon, contribuiranno a rafforzare la centralità di Castelfranco nel territorio, in linea con l’identità che la città sta costruendo attorno alla musica e alla cultura.

Per quanto riguarda il comune a meno di colpi di scena, al termine dell’iter di decadenza la guida del

La candidatura di Marcon rinfocola le polemiche in consiglio comunale

La volontà di Stefano Marcon di candidarsi a consigliere comunale per le elezioni 2026 ha acceso lo scontro politico in città. Dalle opposizioni arrivano critiche durissime, che mettono in discussione non solo l’opportunità della candidatura, ma anche il bilancio dei quindici anni di amministrazione leghista. Sebastiano Sartoretto (Democratici per Castel-

franco): “A Marcon non è bastato essere sindaco per dieci anni, presidente della Provincia per nove e approdare in Regione. Ora spera di tornare in Comune per condizionare chi potrebbe governare dopo di lui. Ma la città ha compreso cosa siano stati quindici anni di amministrazione leghista: Castelfranco è caduta in un abisso sotto il profilo della cultura, del decoro, del-

Installazione

Comune passerà all’attuale vicesindaco Marica Galante, chiamata a garantire l’ordinaria amministrazione fino alle elezioni della prossima primavera. La giunta potrà continuare a deliberare, avendo l’amministrazione approvato il bilancio di previsione: le risorse sono infatti state inserite nei vari capitoli di spesa. La maggioranza intende evitare il commissariamento del comune, cosa a cui auspica invece la minoranza. In vista delle elezioni amministrative di primavera, Marcon ha annunciato la volontà di candidarsi a consigliere comunale a Castelfranco, mettendo a disposizione l’esperienza maturata in vent’anni di presenza in sala consiliare, tra opposizione, giunta e due mandati da sindaco. Una scelta che ha già acceso il confronto politico in città, tra alleati che parlano di continuità amministrativa e opposizioni che criticano il protagonismo dell’ex primo cittadino. Castelfranco Veneto entra così in una fase di transizione delicata, sospesa tra la fine di un lungo ciclo amministrativo e una campagna elettorale che si preannuncia particolarmente combattuta.

Leonardo Sernagiotto

la vivibilità e dei servizi sociali”. Critico anche Stefano Pasqualotto, capogruppo del gruppo misto ed ex alleato del sindaco: “C’è da chiedersi se la candidatura di Marcon sia motivata dall’amore per la città o, piuttosto, da meri motivi personali e dal desiderio di continuare a mantenere un peso nella politica di Castelfranco”. Di necessità di cambiamento par-

la Maria Gomierato, ex sindaco oggi all’opposizione: “Marcon afferma di aver risollevato Castelfranco, quando invece l’ha fatta sprofondare. In questi dieci anni abbiamo visto Castelfranco perdere peso e ruolo nel territorio e soffrire situazioni critiche, dalle alluvioni alla mancanza di infrastrutture.

La città non ha bisogno di altri cinque anni con Marcon. Serve un cambia-

mento”. Il sindaco non si scompone e, all’ultimo consiglio comunale con la fascia tricolore, commenta: “Aver rivestito per dieci anni questo ruolo e quello di presidente della Provincia lo considero un privilegio, che ho cercato di esercitare al meglio delle mie possibilità. Sono soddisfatto dei risultati centrati e di lasciare un Comune con il bilancio in ordine”. (l.s.)

Stefano Marcon

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L’asilo notturno entra subito a pieno regime: Casa Cattani si amplia e punta al reinserimento

Èentrato subito a pieno regime il nuovo asilo notturno attivato a Castelfranco Veneto negli spazi di Casa Cattani, in via Loreggia di Salvarosa, a conferma di quanto l’emergenza abitativa e il disagio sociale siano temi più che mai attuali. Inaugurata a metà dicembre, la struttura, pensata per offrire un riparo durante i mesi più freddi, ha registrato il tutto esaurito nel giro di poco tempo, rendendo necessario l’ampliamento dei posti disponibili. Il servizio, promosso dal Comune di Castelfranco in qualità di capofila dell’Ambito territoriale sociale Veneto 8, che riunisce 29 Comuni della Marca, mette a disposizione fino a 14 posti letto, inizialmente attivati in numero ridotto e poi progressivamente ampliati. L’asilo notturno è aperto dalle 18 alle 9 del mattino e garantisce non solo il pernottamento, ma anche cena e colazione, servizi igienici, spazi di accoglienza e la presenza costante di operatori sociali, in raccordo con la rete dei servizi sanitari e

sociali del territorio. Al momento la struttura è riservata a uomini, con la possibilità di attivare spazi dedicati anche alle donne qualora emergessero specifiche necessità.

La gestione è affidata a un’associazione temporanea d’impresa composta dalle cooperative Una Casa per l’Uomo, L’Incontro, Themis, La Esse e Città Solare. In questa fase iniziale operano due operatori, con l’obiettivo di intercettare i bisogni dell’utenza e calibrare gli interventi.

L’accesso all’asilo notturno avviene prevalentemente in autonomia, con accompagnamenti mirati solo nei casi di particolare fragilità. Tra i primi ospiti figurano anche quattro braccianti originari del Bangladesh, coinvolti in una recente operazione contro il caporalato nelle campagne di Vedelago. Dopo il blitz delle forze dell’ordine, alcuni lavoratori hanno scelto di affidarsi alla rete sociale del territorio, trovando a Casa Cattani un primo punto di

ripartenza. Grazie alla collaborazione tra i Comuni di Vedelago e Castelfranco, sono stati inseriti rapidamente nella struttura e saranno avviati, tramite il progetto regionale Navigare, a un percorso di regolarizzazione e reinserimento lavorativo. L’asilo notturno rappresenta il primo tassello di un progetto più ampio, che prevede nei prossimi mesi l’attivazione di dieci alloggi di co-housing e di un servizio di Pronto intervento sociale. Un investimento com-

plessivo superiore ai 3 milioni di euro, sostenuto da fondi europei, regionali e comunali. “L’apertura dell’asilo notturno - commenta Stefano Marcon – rappresenta un passo concreto e importante per la nostra comunità. Questa struttura non offre solo un riparo, ma anche sostegno e dignità a chi vive in condizioni di fragilità”. “Dopo 2 anni nei quali come assessorato abbiamo sostenuto i volontari per la gestione dell’asilo notturno presso il palazzetto dello sport – aggiunge l’assessore Miotti – quest’anno il comune ha preso in mano questo servizio, in quanto le istituzioni devono essere in prima fila nell’assumersi questa responsabilità. Non si vuole però escludere il mondo del volontariato, che è stato informato di quello che si vuole realizzare in Casa Cattani, con progettualità non mirate all’assistenzialismo, ma a dare alle persone la possibilità di attivarsi nel loro recupero sociale”.

Leonardo Sernagiotto

Borgo Padova pronto a scendere in strada: 744 firme per la bretella sud

L a tensione in Borgo Padova è ormai palpabile e rischia di tradursi presto in proteste clamorose. A nome dei residenti del quartiere, l’associazione “Quelli del Borgo Padova” si dice esasperata per l’assenza di risposte concrete sulle criticità legate alla viabilità, emerse con forza nell’ultima commissione consiliare dedicata ai lavori pubblici. “Siamo stanchi di questa situazione e del silenzio dell’amministrazione – denunciano i residenti – e siamo pronti anche a scendere in strada per farci ascoltare”. Al centro della protesta c’è l’impatto che avrà sul quartiere il trasferimento del deposito Mom in via delle Forche e la realizzazione del nuovo terminal bus nell’area nord della stazione ferroviaria. Un cambiamento che, secondo i residenti, rischia di aggravare una situazione già critica, in particolare lungo via De Amicis. Qui, ai circa 15 mila veicoli che ogni giorno attraversano il quartiere (auto e camion compresi, nonostante i divieti), si aggiungerà il passaggio di decine di autobus diretti al deposito. A preoccupare non sono solo i numeri, ma anche l’assenza di certezze. «I dati continuano a cambiare – spiegano i rappresentanti dell’associazione –: inizialmente si parla-

va di una settantina di autobus, poi di 133, mentre i sindacati degli autisti ipotizzano oltre 200 passaggi al giorno. L’unica certezza è che via De Amicis è troppo stretta». Le corsie, larghe appena 2,75 metri, non consentono infatti l’incrocio in sicurezza di due autobus in senso opposto, soprattutto considerando le dimensioni dei mezzi più recenti. Una criticità evidente

anche dai dettagli, come gli alberelli sagomati per consentire il passaggio delle corriere. In commissione l’assessore ai lavori pubblici Mary Pavin ha ricordato che nel programma triennale delle opere è prevista, per il 2027, la realizzazione della bretella di collegamento con la rotatoria di Nani Ferro, un intervento da 2 milioni e 400 mila euro destinato a deviare parte del traffico e a sgravare via De Amicis. Una prospettiva che però non convince i residenti. “Abbiamo bisogno di soluzioni adesso, non tra due anni – ribadisce la presidente dell’associazione, Lucia Stramanà –. Il problema era noto da tempo: Mom ha acquistato l’area del deposito nel 2004 e in tutti questi anni non si è fatto nulla”. Tra le ipotesi tampone avanzate dai cittadini c’è l’istituzione di un senso unico per il transito degli autobus su via De Amicis. “Non spetta a noi trovare le soluzioni – concludono – ma non possiamo accettare di pagare il prezzo di scelte prevedibili e rimandate per anni”. Le 744 firme raccolte nel quartiere restano sul tavolo, insieme alla minaccia di azioni dimostrative se l’amministrazione continuerà a non dare risposte.

Leonardo Sernagiotto

Lavori in corso all’incrocio SS53–via del Commercio

A Castelfranco Veneto proseguono i lavori di miglioramento della viabilità: fino al 2 marzo saranno attive deviazioni del traffico nell’area dell’incrocio tra la SS53 e via del Commercio, per permettere la realizzazione della nuova rotatoria con sottopasso ciclopedonale. Durante questo periodo, il traffico verrà deviato su alcune strade comunali. Si raccomanda quindi di prestare attenzione alla segnaletica temporanea, nel rispetto dei limiti di velocità e dei divieti di sorpasso previsti per garantire la sicurezza di tutti. Le planimetrie con i percorsi alternativi sono disponibili per chi desidera consultarle, mentre sul posto saranno presenti tutte le indicazioni necessarie per orientarsi. Un intervento importante per rendere la viabilità cittadina più sicura e funzionale.

La radio non è più soltanto una

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Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .

Gianluca Busi, titolare di 22 HBG, realtà specializzata in tecnologie avanzate per la radio e per le infrastrutture audio multimediali.

Busi ha tracciato un quadro lucido e diretto dell’evoluzione della radiofonia contemporanea. Definire oggi la radio, spiega, è sempre più complesso: come è accaduto con il passaggio dal-

l’FM al DAB, il mezzo sta vivendo una nuova fase evolutiva, spinta dall’impatto dell’intelligenza artificiale e da una trasformazione profonda del concetto stesso di multipiattaforma. L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia del futuro, ma una presenza già pervasiva, capace di incidere

che timori. L’ipotesi di robot o avatar in grado di condurre programmi radiofonici o intervenire a eventi non è più fantascienza, bensì uno scenario concreto con cui il settore deve iniziare a

Eppure, proprio in questo contesto ipertecnologico, emerge con forza il valore distintivo della radio: l’autenticità. La voce umana, con le sue pause, le vibrazioni, le imperfezioni, resta un elemento insostituibile. Anche quando la tecnologia sarà in grado di ri-

po reale legate al territorio rappresentano un valore sempre più raro. È questo approccio che distingue una radio “viva”, fatta di persone, ricerca e competenze, da modelli completamente automatizzati basati su playlist

però, questa libertà potrebbe evolvere ulteriormente, consentendo all’ascoltatore di selezionare contenuti sempre più affini ai propri interessi, senza rinunciare alla pluralità e alla sorpresa che da sempre caratterizzano il mezzo radiofonico.

In questo scenario, la radio di informazione territoriale assume un ruolo strategico. Contenuti verificati, giornalismo di prossimità, notizie in tem-

Guardando avanti, 22HBG immagina un futuro in cui i contenuti radiofonici potranno essere multilingua, più longevi e capaci di raggiungere pubblici diversi grazie al supporto dell’intelligenza artificiale. Una tecnologia che non sostituisce la ricerca, la verifica e la qualità editoriale, ma le amplifica, rendendo i contenuti più accessibili e valorizzandone il potenziale. La sfida non è fermare l’innovazione, ma governarla. Monitorare l’uso dell’intelligenza artificiale, evitarne gli abusi e mantenere centrale il valore umano del contenuto sarà la chiave per accompagnare la radio in questa nuova fase evolutiva, senza tradirne l’anima.

Gianluca Busi 22HBG Founder, CEO FM-world

All’asta le “casette” dell’Umberto I per rilanciare Borgo Pieve

La vendita consentirà di rafforzare le attività dell’asilo e di chiudere contenziosi del passato, confermando il percorso di rilancio avviato dal cda guidato da Domenico Battiloro

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Uereditati dalle passate gestioni.

n passaggio atteso da anni potrebbe segnare una svolta per il futuro dell’Ipab Umberto I e per un’area del centro storico da tempo in stato di abbandono. L’ente ha infatti pubblicato un avviso esplorativo per la manifestazione di interesse all’acquisto, tramite asta pubblica, dei due edifici di sua proprietà che si affacciano su Borgo Pieve, inutilizzati da decenni e non più ritenuti strategici per l’attività dell’asilo. L’operazione rientra in un percorso avviato già alcuni anni fa dal consiglio di amministrazione guidato da Domenico Battiloro, con l’obiettivo di rafforzare il bilancio dell’Ipab. Un percorso che ha già portato risultati concreti grazie a una riorganizzazione delle spese e al raggiungimento del pareggio di bilancio, dopo un lungo periodo di difficoltà finanziarie. La dismissione dei due immobili consentirebbe ora di reperire nuove risorse, utili sia per le attività dell’asilo sia per la chiusura di alcuni contenziosi

“La manifestazione di interesse – spiega Battiloro – è uno strumento che permette ai potenziali acquirenti di prendere visione delle condizioni dei due fabbricati prima dell’asta vera e propria, che presumibilmente si terrà tra marzo e aprile”. Trattandosi di un’Ipab, la procedura è subordinata all’autorizzazione della Regione Veneto, che viene data ormai per imminente. I due edifici, situati ai civici 74 e 78 di Borgo Pieve, sono stati realizzati tra il 1956 e il 1958. Il primo immobile, di 390 metri quadrati, si sviluppa su due piani e comprende 17 vani, oltre a un’area scoperta di proprietà di 305 metri quadrati ad uso giardino. Il secondo fabbricato è più ampio, con una superficie di 504 metri quadrati: dispone di locali a magazzino al piano interrato e di sei vani per ciascuno dei due piani superiori, oltre a servizi e spazi di collegamento. Per entrambi gli immobili è disponibile

una perizia asseverata, che stima il valore complessivo in circa 600 mila euro, cifra sulla quale verrà impostata la base d’asta. L’intenzione è quella di procedere con una vendita in un unico lotto, anche se ulteriori dettagli verranno definiti in fase di gara. Oltre all’aspetto finanziario, l’operazione punta anche al recupero di una porzione di quartiere oggi in condizioni di degrado, più volte al centro di segnalazioni da parte dei residenti. “Dismettendo beni non più strategici – sottolinea Battiloro – si interviene anche a favore della comunità”. Sul futuro utilizzo degli edifici, il presidente auspica il mantenimento di una destinazione di interesse pubblico, come alloggi per studenti del Conservatorio o per anziani. Intanto l’Ipab guarda avanti: la domanda da parte delle famiglie è in crescita e nei prossimi mesi è prevista l’apertura di una nuova sezione del nido.

Leonardo Sernagiotto

Treviso, droghe tra i giovanissimi: un diciottenne su cinque fa uso di cannabis

Un quadro chiaro e preoccupante emerge dai dati raccolti dall’Ulss 2 Marca Trevigiana: tra i ragazzi delle scuole superiori della provincia, l’uso di cannabis cresce con l’età, arrivando al 20% tra i diciottenni.

A illustrarlo è il direttore generale dell’Ulss, Francesco Benazzi, che ha coordinato un’indagine su 3.685 studenti tra i 14 e i 18 anni, in collaborazione con le scuole e il Provveditorato.

“A 15 anni circa il 13% dei ragazzi fa uso di cannabis, mentre tra i 17

e i 18 anni si arriva al 20% – spiega Benazzi – numeri importanti che richiedono attenzione.”

Per le altre sostanze, come anfetamine, cocaina, fentanil e droghe allucinogene, l’uso rimane più contenuto, intorno all’8% nella fascia tra i 15 e i 18 anni.

Accanto al tema delle dipendenze, l’indagine mette in luce anche il disagio legato all’isolamento e all’uso delle tecnologie:

“Molti ragazzi si trovano da soli davanti al computer, esponendosi a

rischi come il bullismo online. Dobbiamo lavorare insieme alle scuole per favorire le relazioni tra pari e prevenire l’isolamento.

Castelfranco

Riorganizzazione. Galante: “Una scelta che coniuga sicurezza, fruibilità e armonia degli spazi”

Piazza Giorgione, mercato definitivo: più sicurezza e nuove regole

C on l’inizio del nuovo anno, il mercato settimanale di Piazza Giorgione entra ufficialmente nella sua configurazione definitiva. Da gennaio 2026 la disposizione dei banchi del martedì e del venerdì non è più sperimentale: la riorganizzazione avviata nei mesi scorsi diventa stabile, accompagnata da un nuovo regolamento comunale che aggiorna norme rimaste sostanzialmente invariate per oltre quarant’anni. La decisione arriva al termine di un percorso iniziato con il ritorno alla configurazione pre-Covid, dopo che le misure sanitarie avevano imposto lo spostamento di alcuni posteggi – in particolare quelli di ortofrutta e florovivaismo – lungo il passeggio Dante. Una soluzione che nel tempo aveva evidenziato diverse criticità, soprattutto sul fronte della sicurezza: il continuo attraversamento della corsia riservata ai mezzi di soccorso e al trasporto pubblico aveva creato situazioni di potenziale rischio, in una fascia oraria interessata dal transito quotidiano di oltre un centinaio di autobus. La nuova organizzazione, introdotta in via sperimentale nella primavera del 2025, ha riportato i banchi all’interno dell’area mercatale, consentendo lo slittamento di alcuni posteggi verso sud. Un intervento che ha permesso di ampliare i corridoi tra i banchi, migliorando la circolazione di pedoni e mezzi di emergenza, e al tempo stesso di restituire spazio ai plateatici dei locali affacciati sulla piazza. “In questi mesi di sperimentazione – spiega la vicesindaco Marica Galante, promotrice del progetto – abbiamo raccolto le osservazioni degli ambulanti e siamo riusciti ad accoglierne la maggior parte, sia in termini di posizione sia di metratura”.

Il percorso di riassetto, durato oltre due anni, ha coinvolto uffici comunali, associazioni di categoria e operatori, con il supporto tecnico del Consorzio B.I.M. Piave Treviso e di una ditta specializzata per i rilievi topografici. Determinante anche il contributo della polizia locale, impegnata nella supervisione quotidiana della fase sperimentale per garantire il rispetto delle regole e la sicurezza. “Dopo un lungo lavoro di studio e un necessario periodo di rodaggio – prosegue Galante – il mercato di Piazza Giorgione ha trovato il suo equilibrio. È una scelta che coniuga sicurezza, fruibilità e armonia degli spazi, of-

frendo ai cittadini un ambiente più ordinato e agli operatori condizioni di lavoro migliori. La nuova disposizione valorizza anche i plateatici e le attività del centro, creando un equilibrio tra mercato e locali”. Con il nuovo regolamento entrano in vigore anche alcune novità amministrative, tra cui l’introduzione della diffida in caso di irregolarità e una disciplina più chiara per il mercato dell’usato, in particolare per l’abbigliamento, che potrà continuare ma con maggiori obblighi di trasparenza verso i clienti, come l’indicazione della data dell’ultima sanificazione.

Radicchio variegato di Castelfranco Veneto Igp in festa Tempo d’inverno, tempo di radicchio. Castelfranco Veneto ha celebrato il suo “fiore che si mangia”, qualche settimana fa, con l’edizione 2025 della Festa del Radicchio Variegato di Castelfranco Veneto Igp, confermandone il ruolo centrale non solo nella tradizione gastronomica locale, ma anche nella promozione del territorio. La manifestazione, organizzata dall’amministrazione comunale e dalla Pro Loco e inserita nel calendario della rassegna “Fiori d’Inverno” promossa da Unpli, ha animato il centro cittadino con stand, degustazioni e proposte culinarie ispirate al prodotto simbolo della città del Giorgione.

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L’evento è stato anche occasione per fare il punto sullo stato di salute della filiera. Il Consorzio di tutela ha ricordato come il Radicchio Variegato di Castelfranco guardi sempre più oltre i confini nazionali, con tentativi di esportazione già avviati verso il Giappone, in sinergia con il radicchio di Treviso, e un apprezzamento crescente negli Stati Uniti. Mercati che rendono ancora più strategica la tutela garantita dal marchio Igp, soprattutto a fronte della presenza di imitazioni che ne richiamano impropriamente il nome. Nella passata stagione 2024-2025 la produzione dei 52 comuni che coltivano il variegato Igp ha raggiunto le 470 tonnellate, in gran parte destinate alle buste pronte al consumo, mentre cresce il numero di giovani produttori under 25 che proseguono l’attività di famiglia, introducendo tecniche agronomiche aggiornate e nuove lavorazioni gastronomiche. La festa si è chiusa con una grande affluenza di pubblico, favorita anche dal bel tempo, e con l’assegnazione del premio “Migliore Radicchio Variegato di Castelfranco Veneto IGP”, conferito per il secondo anno consecutivo a Campoverde, progetto della cooperativa sociale L’Incontro. Un riconoscimento che, come sottolineato dal Comune, unisce qualità, territorio e valore sociale. (l.s.)

Il progetto. Dopo oltre vent’anni riparte l’Opera del Duomo

Un milione per trasformare l’ex cinema Pio X in museo

D

opo oltre vent’anni di attese, rinvii e ripartenze annunciate, il progetto dell’Opera del Duomo di Castelfranco compie un passo decisivo. Con la delibera approvata dalla Giunta regionale e pubblicata nel Bollettino ufficiale del 16 dicembre 2025, la Regione del Veneto ha formalizzato la concessione di un contributo straordinario da 500 mila euro al Comune per il primo stralcio dell’intervento che riguarda l’ex cinema Pio X, nel cuore del centro storico. La delibera sancisce anche l’approvazione dello schema di accordo tra Regione e Comune, necessa-

rio per disciplinare modalità di realizzazione e gestione del progetto “Opera del Duomo. Nuovo Auditorium e Museo – primo stralcio”. A questo finanziamento regionale si affianca un ulteriore contributo di pari importo proveniente dal Fondo Unico Nazionale per il Turismo, portando così a un milione di euro le risorse disponibili per riavviare concretamente i lavori. La parrocchia si sarebbe inoltre messa a disposizione per concorrere con un altro milione di euro, stipulando un mutuo. I fondi potenzialmente disponibili dovrebbero riuscire a realizzare un primo stralcio funzionale per la realizzazione del

museo. La delibera regionale risulta dunque un passaggio atteso da tempo per un’opera pensata nel 2001 e rimasta incompiuta a causa di difficoltà economiche e di un iter particolarmente complesso. Nel 2022 era stato sottoscritto un protocollo triennale tra Comune, Diocesi di Treviso, Parrocchia del Duomo e Conservatorio “Steffani”, con l’obiettivo di individuare le risorse necessarie al completamento del progetto. Un accordo che ora dovrà essere rinnovato e ampliato, alla luce del coinvolgimento diretto della Regione. Il primo stralcio funzio-

nale prevede la realizzazione di un percorso museale all’interno della sala maggiore dell’edificio, destinata a diventare in futuro anche auditorium. Qui troveranno spazio le opere d’arte della parrocchia del Duomo, oggi conservate in luoghi non accessibili al pubblico. Il secondo stralcio funzionale riguarderà interventi funzionali al completamento delle lavorazioni nei due corpi di fabbrica, per attivare la funzione della caffetteria, accessibile dalla strada e dalla sala espositiva. In passato si era anche confermata la volontà di intitolare l’audito-

rium a Tina Anselmi, figura simbolo della storia civile e politica del Paese. L’intero progetto ha un costo complessivo di oltre 7,7 milioni di euro e punta non solo a sanare una ferita aperta nel centro storico, ma anche a rafforzare le connessioni culturali e turistiche tra il castello, il compendio museale e le mura cittadine. La delibera regionale prevede infine che il Comune garantisca la pubblica fruibilità della struttura per almeno vent’anni, attraverso un accordo con la parrocchia proprietaria dell’immobile. Leonardo Sernagiotto

Successo per i “Giovani Ambasciatori del Dono”

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Ascoltaci in tutto il Veneto in

Bilancio decisamente positivo per il progetto regionale “Giovani Ambasciatori del Dono per una società civile più responsabile”, iniziativa che ha coinvolto numerosi studenti e studentesse di istituti scolastici del Veneto in un percorso formativo dedicato ai valori della solidarietà, dell’altruismo e dell’impegno civico. Tra i protagonisti del progetto anche Aido Provinciale Treviso, grazie alla partecipazione attiva degli alunni del Liceo Giorgione di Castelfranco Veneto. La delegazione trevigiana ha preso parte alla cerimonia conclusiva dell’iniziativa, ospitata dal Liceo Quadri di Vicenza. All’evento era presente anche il dirigente scolastico del Liceo Giorgione, professor Franco De Vincenzis, a testimonianza dell’importanza attribuita al progetto dal mondo della scuola. A sottolineare il valore dell’esperienza è Patrizia Maschi, consigliera provinciale di Aido Treviso e referente del Progetto Scuola: “La giornata finale è stata intensa ed emozionante. I ragazzi hanno presentato numerosi elaborati e progetti realizzati durante l’anno, raccontando Aido e il significato del dono ai loro coetanei attraverso linguaggi innovativi, nuove tecnologie e momenti di confronto diretto, basati sulla condivisione e sullo scambio di esperienze”. Gli studenti hanno seguito con entusiasmo tutte le fasi del percorso e, al termine dell’esperienza, hanno ricevuto l’attestato di “Ambasciatori del Dono”, riconoscimento simbolico del loro impegno e del ruolo che ora ricoprono come diffusori consapevoli della cultura della donazione. Soddisfazione anche da parte del presidente di Aido Provinciale Treviso, Angelino Tronchin: “Il progetto “Giovani Ambasciatori del Dono” di Aido Veneto rappresenta un esempio concreto di collaborazione efficace tra istituzioni, scuola e associazioni. È un’iniziativa capace di coinvolgere i giovani e renderli portatori di un messaggio di solidarietà e responsabilità sociale. Ringraziamo studenti, insegnanti, volontari e tutte le realtà coinvolte per aver contribuito a un percorso di grande valore educativo e umano”. (r.c.)

La campionessa. Una vita di successi paralimpici

La “rossa volante” Castellana dell’anno Francesca Porcellato premiata dalla Pro Loco

C astelfranco celebra una delle sue figlie più illustri. Francesca Porcellato, la “rossa volante” dello sport paralimpico mondiale, è stata nominata Castellana dell’anno 2025 dalla Pro Loco di Castelfranco, nel corso della tradizionale cena sociale di sabato 13 dicembre, alla vigilia della giornata clou della Festa del Radicchio Variegato Igp.

Un riconoscimento che premia non solo una carriera sportiva fuori dal comune, ma anche un percorso umano capace di rappresentare con orgoglio il nome della città ben oltre i confini nazionali. Classe 1970, nata e cresciuta a Castelfranco, Porcellato è una delle atlete più longeve e versatili di sempre. Un grave incidente a 18 mesi le ha impedito di camminare, ma

non le ha mai tolto la possibilità di “correre lontano”, con la sedia a rotelle diventata nel tempo strumento di libertà, riscatto e successo.

Tredici partecipazioni ai Giochi Paralimpici – dieci estivi e tre invernali – quindici medaglie conquistate tra atletica, handbike e sci di fondo, oltre al

ruolo di portabandiera dell’Italia alle Olimpiadi di Pechino 2008: numeri che raccontano un palmares straordinario, costruito in 37 anni di attività ad altissimo livello. A consegnare il riconoscimento è stata la presidente della Pro Loco, Barbara Grassi, che ha sottolineato le motivazioni del premio: “Per aver portato e rappresentato con onore non solo l’Italia, ma anche il nome di Castelfranco in tutto il mondo. Un esempio di determinazione, talento e valori autentici, capace di ispirare intere generazioni. La sua storia ci insegna che gli unici limiti, nella vita, sono quelli che scegliamo di imporci”. Visibilmente emozionata, Porcellato ha ringraziato la sua città: “Questa premiazione è una bellissima sorpresa. Pur abitando da mol-

Dibattiti politici spicy ma senza litigi: arriva Femo!

Fare politica senza litigare è possibile? Gianluca Zanotti e Paolo Borsellino, due giovani di Castelfranco, hanno deciso di provarci con Femo! – che in dialetto veneto significa “facciamo” – un circolo di dibattiti informali, apartitici ma non apolitici, pensato per avvicinare i ragazzi e stimolare un confronto civile sui temi di attualità politica e sociale. Le regole sono chiare: via i toni aspri, gli insulti e i battibecchi da salotto televisivo e spazio allo scambio reciproco di idee e al confronto arricchente e rispettoso. “Molti giovani lamentano la difficoltà di partecipare a un dibattito politico

senza sentirsi travolti da polemiche e conflitti”, spiegano i promotori. “Vogliamo offrire un’alternativa: un luogo in cui le opinioni possano incontrarsi senza scontrarsi”.

A metà gennaio si è tenuto il primo appuntamento, ospitato negli spazi della Libreria Ubik di Castelfranco Veneto. Al centro del dibattito un tema complesso e spesso poco approfondito: carcere, pena, misure detentive, giustizia e diritti. Una scelta tutt’altro che casuale, pensata proprio per stimolare un confronto vivace attorno a un argomento divisivo. O, come direbbero gli organizzatori,

“spicy”. Perché l’obiettivo è proprio questo: favorire uno scambio costruttivo di prospettive sui temi più caldi, attorno ai quali non esiste un consenso unanime. Il format delle serate è originale: non ci sono relatori fissi né interventi preconfezionati. Un moderatore o una moderatrice, opportunamente preparato e con funzione di fact-checker, guida il dibattito stimolando i partecipanti a esprimere la propria prospettiva. Il loro ruolo non è quello di imporre una visione, ma di accompagnare il dialogo, assicurandosi che la discussione si svolga in modo equilibrato. Tutti sono liberi di inter-

to tempo lontano da Castelfranco, fa piacere sapere che la mia città mi pensa ancora. Porto le mie origini nel cuore e le rappresento con orgoglio ovunque vada. I riconoscimenti che arrivano dal territorio e dalla gente che ti ha visto crescere sono quelli che toccano davvero il cuore”.

Un’emozione resa ancora più speciale dal luogo della premiazione, il ristorante Rino Fior: “All’inizio della mia carriera, proprio in questo ristorante, ho ricevuto il premio Panathlon: mi ha portato fortuna”. Dopo l’addio all’agonismo annunciato al termine delle Paralimpiadi di Parigi 2024, Porcellato resta comunque protagonista del mondo sportivo, oggi impegnata nell’organizzazione dei Giochi Olimpici e Paralimpici di

Milano-Cortina 2026. La serata è stata l’occasione per premiare anche il socio Pro Loco dell’anno, riconoscimento andato a Sandro Faleschini, alpino e volontario instancabile: “Se c’è un problema, lui c’è sempre”, ha ricordato Grassi, che nel corso della serata ha anche ringraziato lo straordinario lavoro di consiglio, volontari e collaboratori, che hanno permesso di raggiungere ottimi risultati nelle varie manifestazioni del 2025. Ora la Pro Loco si prepara a spegnere 60 candeline: appuntamento per il 25 marzo prossimo al Teatro Accademico, con lo spettacolo realizzato in collaborazione con l’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta e Gianluca Mancuso.

Leonardo Sernagiotto

venire, ma è possibile partecipare anche solo come ascoltatori.

La modalità di discussione è quella del fishbowl (letteralmente “acquario”), una metodologia utilizzata nei dibattiti di gruppo per favorire l’ascolto attivo e il coinvolgimento di tutti. In questo format, i risultati o le opinioni non vengono presentati in modo rigido o in successione, ma discussi seduti in cerchio, favorendo uno scambio diretto e inclusivo.

“Non si tratta di avere la meglio sull’altro, ma di arricchire la propria visione attraverso lo scambio di opinioni”, sottolineano Zanotti e Borsellino. Per molti parteci-

panti, Femo! può rappresentare anche un primo passo per costruirsi un’opinione consapevole e per rimanere aggiornati sulle varie tematiche di attualità. L’auspicio è che il progetto possa avere continuità nel tempo e diventi un punto di riferimento. “Femo! è un invito all’attivazione dei giovani nella politica e alla partecipazione consapevole”, spiegano gli organizzatori. “Vogliamo creare un momento di dibattito che possa consolidarsi nel tempo, offrendo a Castelfranco un luogo in cui discutere ed esprimersi liberamente”.

Giulia Turato

Pallavolo. La squadra guidata da Marco Bracci può contare sul sostegno di un palasport sempre gremito

Azimut Giorgione in vetta: tutta la città per spingere la squadra fino all’A3

Il 2025 è terminato con una certezza: l’Azimut Giorgione è una realtà solida, ambiziosa e una delle squadre di riferimento della Serie B1 femminile. La stagione in corso sta raccontando un percorso di altissimo livello: una sola sconfitta finora, arrivata al tie-break contro Aduna Padova, a fronte di 10 vittorie, che hanno permesso alla squadra castellana di raggiungere il primo posto in classifica prima della pausa natalizia. Una vetta che conferma quanto il progetto tecnico costruito in estate sia concreto e credibile. La squadra allenata dal toscano Marco Bracci, classe 1966 con un passato di schiacciatore nella nazionale ribattezzata la “Generazione di fenomeni”, ha imposto il proprio ritmo al campionato con continuità, raccogliendo vittorie pesanti, spesso nette, e dimostrando una maturità che va oltre i risultati. Non è un caso se l’obiettivo dichiarato fin dall’inizio è la promozione in Serie A3: “Dal

primo contatto con la società –spiega Bracci – ho percepito una volontà molto chiara di puntare alla categoria superiore. Le sfide mi piacciono e questo progetto aveva tutte le caratteristiche per essere affrontato con ambizione”.

Un’ambizione supportata da un roster esperto, costruito per reggere la pressione di un campionato senza appelli. L’assenza dei playoff infatti cambia tutto: “Ogni partita è il momento clou – sottolinea l’allenatore – non c’è margine per programmare pensando più avanti. Bisogna portare a casa punti subito e sapersi adattare”. Un concetto che trova piena sintonia anche nello spogliatoio. “Ogni partita è una finale”, sintetizza il capitano Ilaria Fanelli. Approdata quest’estate

all’Azimut Giorgione dopo due stagioni in A2, Fanelli rappresenta perfettamente lo spirito di questo gruppo: “Sono stata accolta a braccia aperte. Ho trovato una realtà storica, ambiziosa, e una squadra che si è coesa fin da subito. È un onore essere capitano, ma la forza vera è che siamo tutte un po’ capitane: c’è dialogo e condivisione. Non è scontato”. Un equilibrio costruito anche grazie alla gestione di Bracci, capace di valorizzare ogni personalità e trasformare il talento individuale in forza collettiva. E il cammino passa anche dal rapporto tra la squadra e Castelfranco, uno dei valori aggiunti in questa stagione del Giorgione. Il palazzetto pieno, il calore del pubblico, il riconoscimento quotidiano per strada: “Il

Chiara Antonello conquista l’oro mondiale a Pechino danzando sulle note di Vivaldi

Una castellana sul gradino più alto del podio ai Campionati Mondiali di Pattinaggio Artistico a Rotelle di Pechino. Chiara Antonello, 17 anni, di Castelfranco, alla sua prima esperienza iridata, ha conquistato l’oro nel Quartetto Junior insieme a Matilde Erbisti, Agnese Gregorio e Giulia Brandolini, tutte parte del quartetto Magic Skate dell’Artiskate Verona.

Per Chiara, che gareggia individualmente con il Roller Club Luparense, il titolo mondiale è il coronamento di un percorso fatto di sacrifici, studio e allenamenti tra San Martino di Lupari e Verona. A Pechino le quat-

tro atlete, allenate da Sabrina Scatizzi e Stefania Poli, hanno presentato la coreografia Winter Symphony sulle musiche di Vivaldi, ottenendo 48.62 punti, quasi due più dei portoghesi Endless Troopers. Terzi i brasiliani Crsg. «Dopo il terzo posto agli Europei di maggio in Spagna puntavamo a una medaglia, ma non ci aspettavamo l’oro» racconta Chiara, che si è trattenuta qualche giorno in Cina con la famiglia.

“Quando hanno pronunciato il nostro nome è stata un’esplosione di felicità”. La stagione estiva è stata intensa: da metà luglio ai giorni prima della

palazzetto pieno di pubblico è il nostro settimo uomo in campo” racconta Ilaria, che guarda alla città anche al di fuori dell’ambito sportivo: “Castelfranco è una realtà viva e accogliente. Anche il fatto che ci sia il mercato due volte a settimana è una chicca e aiuta a creare momenti di convivialità tra noi atlete. Ci sono poi molte manifestazioni, sportive e non, come il palio”. “Sentiamo la città vicina – conferma l’allenatore Bracci – ed è bellissimo. Mi piace poi molto la logistica di Castelfranco, vicina ad altre città come Treviso e alle Prealpi e Dolomiti. Quando ho la giornata libera, sono felice di poter andare a visitare questi luoghi, altrimenti distanti da casa mia in Toscana”.

Leonardo Sernagiotto

mento di pausa. “Ci sono stati giorni duri, ma quando la fatica la dividi in quattro, pesa meno. Se una era giù, le altre la tiravano su. È questo che ci ha rese forti”. Dopo gli Europei, il quar-

tetto ha lavorato per aumentare dinamica, velocità e sincronismo: un lavoro quotidiano, spesso di molte ore, reso ancora più impegnativo da impegni scolastici e spostamenti. Chiara frequenta la quarta al liceo Giorgione e ha potuto contare sulla carta studente-atleta: “Mi ha aiutato molto a programmare interrogazioni e verifiche”. Il gruppo raccoglie atlete di città diverse, da Brescia a Verona a Castelfranco, e conciliare scuola e sport è una sfida continua.

“La mattina sono a scuola, poi pranzo al volo e vado ad allenarmi. Durante la settimana mi alleno a San Martino di Lupa-

ri per la specialità solo dance e un giorno a settimana e nel weekend a Verona con il quartetto”. Importante il sostegno della famiglia: “Mia mamma pattina e allena, quindi conosco questo ambiente da sempre. È stata dura, ma mi hanno sempre supportata”. Determinante anche il lavoro delle allenatrici: “Ci hanno seguite in tutto, credendo sempre in noi”. Ora Chiara guarda avanti: “Vogliamo continuare insieme e prepararci ai prossimi obiettivi”. Intanto resta l’idea di una futura laurea nell’ambito economico, senza perdere di vista i Campionati italiani 2026. (l.s.)

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CORTINA D’AMPEZZO, BELLUNO

segue da pag. 1

Tre, due, uno: si parte! Il bilancio primo banco di prova per la giunta regionale

Ora, però, è il tempo delle scelte e della concretezza e, per l’appunto, il bilancio dirà, senza possibilità di smentita, se queste idee avranno gambe per camminare o, quantomeno, per partire visto che, oggettivamente, tutto subito non si potrà certamente fare. Anche perché, e questo è un tema lungamente dibattuto anche in passato, le risorse economiche non sono infinite. L’ex assessore al bilancio Francesco Calzavara già nelle scorse occasioni aveva manifestato all’allora presidente Luca Zaia tutta la sua contra-

rietà a non introdurre l’Irpef regionale. Il ragionamento di Calzavara era semplice: non ci sono soldi, il comparto produttivo è in difficoltà e non gli si può chiedere di più, servono interventi strutturali molto costosi e, con un contributo di pochi euro da far pagare ad ogni veneto, si potrebbe far quadrare il bilancio senza rinunciare a nulla. Così non è andato, come noto, poiché per Zaia il “non mettere le mani nelle tasche dei veneti” rimaneva un imperativo categorico. Si ma per avere finalmente il bilancio quanto dovremo

aspettare? Secondo le previsioni del Presidente Stefani il bilancio si dovrebbe approvare entro il prossimo aprile. Del resto l’iter è particolarmente articolato: va redatto dagli uffici su indicazione della Giunta, poi dovrà passare in tutte le commissioni consiliari prima di arrivare alla prova del Consiglio. A dirigere il traffico, dunque, ci sarà il Presidente del Consiglio, Luca Zaia che, dal suo scranno, di fatto determinerà i modi e i tempi che porteranno all’approvazione.

La nuova giunta regionale. Stefani ha scelto gli assessori, rispettati gli accordi con gli alleati

Tutti gli uomini del presidente: “Nomi di qualità

e deleghe omogenee per centrare gli obiettivi”

«Abbiamo creato deleghe omogenee per rispondere agli obiettivi strategici del nostro programma di governo e per permettere agli assessori di mettersi subito a disposizione della Regione»: così Alberto Stefani ha presentato a Palazzo Balbi la nuova giunta regionale che lo affiancherà nel governo del Veneto per i prossimi cinque anni. Sul fronte politico, il presidente ha evidenziato il rispetto degli accordi con gli alleati: cinque assessorati per Fratelli d’Italia e quattro per la Lega, con il professor Gerosa come eccezione tecnica alla guida della sanità. “Prima di tutto abbiamo messo la qualità delle figure - ha aggiunto Stefani – e scelto professionisti con comprovata esperienza in ogni ambito”.

Stefani ha voluto come Vicepresidente con deleghe a Turismo e Lavoro, Lucas Pavanetto (43 anni), geometra di Jesolo con una solida esperienza nel volontariato e nel consiglio regionale. L’assessorato alla Sanità è affidato a Gino Gerosa (68 anni), luminare della cardiochirurgia e pioniere dei trapianti a cuore fermo, che mette la sua esperienza accademica e clinica al servizio della programmazione socio-sanitaria. “È un assessorato fondamentale - ha spiegato Stefani - e ci tenevo a fare questa scelta con grande orgoglio. Il professor Gerosa è una figura di riferimento, un luminare nazionale e internazionale, con esperienze a Padova, Verona e all’estero. Sono orgoglio-

so che sia al servizio della nostra Regione e dei veneti”. Il comparto economico è guidato da Massimo Bitonci (60 anni), commercialista ed ex sottosegretario, esperto di diritto societario e finanza pubblica, incaricato di Imprese e Innovazione. Per l’agricoltura è stato scelto Dario Bond (64 anni), laureato in scienze agrarie e già deputato, con una specifica competenza nella gestione dei fondi per i comuni di confine. Filippo Giacinti (51 anni), avvocato penalista e stimato sindaco di Albignasego, assume le deleghe a Bilancio e Personale.

La rappresentanza femminile è forte: Valeria Mantovan (35 anni), laureata in giurisprudenza e già sindaco di Porto Viro, oltre

che assessore regionale al lavoro, istruzione e formazione nella precedente giunta, si occuperà di istruzione e cultura. Paola Roma (43 anni), dipendente Ulss e presidente dei comuni trevigiani, guiderà il Sociale e lo Sport; Elisa Venturini (46 anni), avvocato e già vicepresidente ANCI Veneto, un passato da sindaco di Casalserugo (Padova) per due mandati, seguirà ambiente e protezione civile.

Completano la Giunta Diego Ruzza (52 anni), psicologo dirigente ospedaliero esperto in neuropsicologia, ai Trasporti, e Marco Zecchinato (49 anni), urbanista professionista con una lunga carriera amministrativa nel vicentino, delegato a urbanistica e identità

veneta. Infine, il presidente sarà affiancato da due consiglieri delegati: l’avvocato Elisa De Berti (51 anni) per le Infrastrutture e Morena Martini (62 anni), esperta in politiche scolastiche, per la partecipazione giovanile.

Stefani ha anche parlato dell’importanza di collegare formazione e lavoro: “Entro il 2030 avremo una carenza di oltre 280.000 lavoratori qualificati e la risposta non può essere l’immigrazione, ma formare i nostri ragazzi per prepararli al mondo del lavoro. Il nostro riferimento saranno i veneti - ha concluso - e il lavoro della Giunta sarà orientato a soddisfare i bisogni concreti delle persone, con efficienza e innovazione”. (r.r.)

Entrano a Palazzo Ferro - Fini otto nuovi consiglieri

Ecco i nuovi ingressi in Consiglio regionale dopo la nomina degli assessori in giunta. La supplenza spetta al primo dei non eletti della lista o coalizione da cui proviene il neo assessore, garantendo così la continuità amministrativa. Dario Bond (Fratelli d’Italia) lascia il posto a Silvia Calligaro, la prima non eletta nella circoscrizione Belluno. Filippo Giacinti (Fratelli d’Italia) viene sostituito da Enoch Soranzo nella circoscrizione Padova. Per la circoscrizione Rovigo, Valeria Mantovan (Fratelli d’Italia) cede l’incarico a Fabio Benetti. Il posto di Lucas Pavanetto (Fratelli d’Italia) nella circoscrizione Venezia viene preso da Matteo Baldan. Per quanto riguarda la Lega nella circoscrizione di Treviso, a Paola Roma subentra Stefano Marcon. Diego Ruzza (Fratelli d’Italia) della circoscrizione Verona viene sostituito da Claudia Barbera. Infine, la consigliera regionale Elisa Venturini (Forza Italia) lascia il seggio a Mirko Patron, della circoscrizione Padova, mentre al vicentino Marco Zecchinato subentra Morena Martini, della circoscrizione Vicenza. Flavio Tosi, invece, ha rassegnato le dimissioni da consigliere regionale.

La nuova giunta regionale del Veneto: Lucas Pavanetto vice presidente assessore al turismo e lavoro, Gino Gerosa sanità, Massimo Bitonci sviluppo economico, Filippo Giacinti bilancio, Valeria Mantovan istruzione e cultura, Paola Roma sociale e sport, Elisa Venturini ambiente e protezione civile, Dario Bond agricoltura, Diego Ruzza trasporti, Marco Zecchinato urbanistica. Consiglieri delegati Elisa De Berti infrastrutture e Morena Martini politiche scolastiche e giovani

Agsm Aim diventa Magis, Testa:

L’azienda, frutto della fusione tra le storiche multiutility di Verona e Vicenza, completa un profondo processo di ridefinizione strategica, culminato nella presentazione ufficiale del nuovo nome

“S apete cosa farà Enel? Aspetterà la fine di febbraio per vedere chi vincerà il Festival di San Remo e poi pagherà un ingaggio astronomico al vincitore e realizzerà uno spot che andrà in onda novanta volte al giorno su tutte le televisioni nazionali e che troveremo anche sui giornali e ascolteremo per radio. Noi competiamo in questo mercato, ovviamente con mezzi e strategie diversi, quindi dobbiamo essere veloci, avere inventiva, saper stare il più vicino possibile ai nostri utenti per continuare a fare bene, come stiamo facendo ora, il nostro mestiere”.

Con queste parole Federico Testa presidente di AGSM – AIM traccia la rotta per i prossimi mesi che dovranno garantire da un lato il consolidamento dei buoni risultati ottenuti e dall’altro la capacità di crescita attraverso la conduzione di nuove sfide.

Due gli architrave sui quali costruire i futuri successi: sostenibilità e federalismo energetico.

Proprio nelle scorse settimane, infatti, è avvenuto un importante cambio di passo e ha lanciato la sua nuova identità con Magis, il nuovo brand che punta alla leadership nazionale.

L’azienda, frutto della fusione tra le storiche multiutility di Verona e Vicenza, completa così un profondo processo di ridefinizione strategica, culminato nella presen-

tazione ufficiale del nuovo nome. Magis, nato da una ricombinazione delle lettere del vecchio acronimo Agsm Aim, è stato svelato durante la festa di Natale del Gruppo, che ha riunito oltre settecento collaboratrici e collaboratori. Presenti al momento del reveal i vertici aziendali – oltre al presidente Federico Testa, il consigliere delegato Alessandro Russo, il vicepresidente Stefano Fracasso e i Consigli di Amministrazione – insieme ai sindaci di Verona e Vicenza, soci del Gruppo, Damiano Tommasi e Giacomo Possamai.

Gli obiettivi di piano industriale 2025-2030 sono molto sfidanti. Sono infatti previsti oltre 1 ,1 miliardi di investimenti su sostenibilità, rinnovabili e mitigazione del rischio, con l’obiettivo di 1,2 milioni di clienti, per posizionare l’azienda tra i principali player nazionali e consolidare la leadership a nord est. I target economico finanziari al 2030 sono un Ebitda di 250 milioni (+53%), un utile netto di 71 milioni (+62%) e un rapporto di indebitamento inferiore al 4%.

“Il nuovo nome rappresenta quello che oggi siamo – dice il presidente Federico Testa - un’azienda pubblica solida, moderna, capace di costruire valore per i territori che l’hanno generata e per quelli in cui opererà domani. Magis interpreta bene questa direzione: custodisce un’eredità lunga

più di un secolo e la apre a nuove possibilità. Attraverso questa operazione noi vogliamo guardare al futuro, parlare di sostenibilità e avvicinarci ancora di più alle comunità locali, in particolar modo ai giovani.”

Se attraverso questa operazione Magis, l’ex AGSM – AIM, investe sulla sostenibilità l’altra partita appare ancora tutta da giocare: da tempo Federico Testa è convinto che le multi - utility possano e debbano partecipare ai bandi per la gestione delle reti elettriche per realizzare un vero e proprio “federalismo energetico”.

“Da tempo siamo impegnati su questo fronte – conclude il Presidente Testa – e siamo convinti di avere tutte le carte in regola per

poter competere. Insieme alle altre aziende del Nord abbiamo redatto un progetto solido per poter competere se e quando il Governo deciderà di fare i bandi per l’affidamento della gestione delle reti. Se la gestione non fosse, come oggi, centralizzata si innescherebbe un volano virtuoso che garantirebbe investimenti anche più cospicui sul territorio e soprattutto un risparmio sulle bollette di famiglie e aziende in un momento nel quale il costo dell’energia costituisce uno dei principali problemi per far quadrare i bilanci. Il nostro auspicio, e lo stiamo rappresentando da tempo, è che in vista delle scadenze del 2030 si cambi rotta, si scelga di pubblicare i bandi e non si proceda, come invece purtroppo sem-

brerebbe essere l’intento, ad una proroga a Enel. Non chiediamo alcun trattamento di favore, ma soltanto di poter provare a partecipare nell’interesse dei territori.” (r. r.)

Il presidente Federico Testa

Economia. Un doppio intervento che rafforza il ruolo di hub strategico del Nord-est

Interporto Padova accelera sull’Europa: nuovi collegamenti ferroviari e partner per il terminal

Il servizio parte con tre circolazioni settimanali, destinate a salire a cinque entro il secondo trimestre 2026. Il primo treno dal Belgio è arrivato il 15 gennaio, mentre il primo convoglio da Padova è partito il 18 gennaio. A questo collegamento si aggiungono due nuove relazioni verso la Germania. Selezionato il parnter internazionale e costituita la nuova società Intermodal Terminal Padova

C resce la domanda di trasporto intermodale terrestre verso l’Europa e Interporto Padova rafforza il proprio ruolo di hub strategico del Nord-Est con un doppio intervento: nuovi collegamenti ferroviari internazionali e la scelta di un partner industriale di livello mondiale per lo sviluppo del terminal intermodale.

Sul fronte operativo, è stata attivata la nuova relazione tra Padova e Zeebrugge, operata da GTS Rail, che consolida l’asse Italia–Belgio. Il servizio parte con tre circolazioni settimanali, destinate a salire a cinque entro il secondo trimestre

2026. Il primo treno dal Belgio è arrivato il 15 gennaio, mentre il primo convoglio in partenza da Padova è partito il 18 gennaio. A questo collegamento si aggiungono due nuove relazioni verso la Germania: InRail, del Gruppo Autobrennero, ha attivato un servizio su Duisburg con sei circolazioni settimanali, mentre LTE Italia collega Padova al porto di Rostock, sempre con sei coppie di treni alla settimana. A fronte dell’aumento delle corse, RFI ha garantito la piena operatività domenicale della stazione merci di Interporto. Parallelamente, sul piano stra-

tegico e industriale, si è concluso l’iter di aggiudicazione della gara per la selezione del partner internazionale con cui sviluppare il terminal intermodale. Alla scadenza dei termini erano pervenute due offerte di grande rilievo, ma ad aggiudicarsi la gara è stato il raggruppamento composto da PSA Intermodal Italy NV e Logtainer SpA, con un’offerta economica di 75 milioni di euro, a fronte di una base d’asta fissata in 61 milioni. Il bando ha visto la costituzione di una nuova società, Intermodal Terminal Padova srl, alla quale sarà conferito l’asset terminalistico. Interporto Padova manterrà una partecipazione del 30% e nello statuto sono previste clausole di garanzia rilevanti, tra cui l’impossibilità di modificare la destinazione intermodale dell’area senza il consenso di Interporto, oltre a specifici diritti negli organi sociali e nella cessione delle quote. “Un traguardo molto ambizioso, che solo un anno fa appariva un sogno - sottolinea il presidente Luciano

Sintoniz zati sul

Greco -. “Primi in Italia e tra i primi in Europa, abbiamo individuato con una selezione pubblica rigorosa partner di livello globale con cui consolidare e sviluppare ulteriormente un terminal che già oggi è tra i più competitivi e innovativi”. Greco evidenzia infine il valore del partenariato pubblico-privato

che potrebbe nascere dall’operazione, “capace di inserire Padova tra i poli di eccellenza lungo le grandi rotte commerciali europee e globali”, ringraziando il personale della società, i partecipanti alla gara e la commissione giudicatrice “per il lavoro svolto con rigore, riserbo e alta professionalità”.

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Luciano Greco, presidente di Interporto Padova

L’intervista. Silvio Franceschinelli ha creato un centro europeo per lo studio delle lingue orientali

Tutti pazzi per la cultura di Corea e Giappone

“Lo studio un piacere nato da una passione”

Silvio Franceschinelli, direttore della scuola di lingue Istituto Il Mulino, è tra i fondatori dell’Associazione Giapponese Ochacaffè ed è curatore del collettivo artistico K-ble Jungle. Franceschinelli è un punto di riferimento a livello europeo per gli appassionati di cultura orientale, appassionati che nel nostro Paese sono molti più di quanto si creda. A questo punto lo ammetto, anche io sono un fan di vecchia data della cultura giapponese, ecco perché ho voluto fare una chiacchierata con Franceschinelli per provarne a capirci un po’ di più, visto che, purtroppo, non vado oltre un banalissimo “konnichiwa”.

La Scuola di Lingue Il Mulino nasce in provincia di Padova, nel Piovese. Come si costruisce, da qui, un centro di riferimento europeo per lo studio delle lingue e delle culture asiatiche?

È stata una sfida non indifferente, che molti deridevano all’inizio. Ma alcuni fattori ci hanno aiutato, in primis il fatto che chi vuole approfondire la cultura orientale non ha molta offerta, per cui parte già sapendo di doversi spostare per trovare, ad esempio, un corso di lingua, e la passione fa superare molti ostacoli. Inoltre siamo noi a spostarci molto: a febbraio sarò a Danzica (Polonia), e poi a Bucarest (Romania) e Sofia (Bulgaria) per portare degli eventi di danza K-Pop (la musica pop coreana). Abbiamo insegnanti madrelingua in molte città italiane, e prima che le lezioni online diventassero la prassi avevamo sedi a Milano, Treviso, Roma, Vicenza… Una grossa trasformazione l’ha portata la possibilità di fare riunioni e corsi di lingua online, negli ultimi anni studenti da tutta Italia seguono i

nostri corsi comodamente da casa. Giapponese e coreano sono percepite come lingue di nicchia. Eppure i numeri raccontano altro. Lingue come il tedesco e l’inglese (offriamo anche queste all’Istituto) vengono studiate soprattutto per lavoro. Giapponese e coreano, invece, si studiano per passione. Molti studenti di giapponese arrivano a noi perché amano manga e anime, mentre la musica K-Pop e i K-drama su Netflix fanno appassionare alla lingua coreana. È una bella sfida tra queste due lingue, amichevolmente le nostre insegnanti di giapponese e coreano ogni settembre e gennaio fanno la gara di quale lingua ha più iscritti!

Conoscere il giapponese o il coreano è importante per capire anche le culture di quei Paesi?

Sì, la lingua è uno dei fattori necessari a capire la cultura. Difficile avvicinarsi a Corea e Giappone senza avere almeno le basi di come funziona la lingua: da dove vengono gli alfabeti, perché i verbi sono sempre alla fine, i vari modi di dire “io” e “tu”, e molto altro.

Attraverso realtà come K-ble Jungle e Associazione Ochacaffè, ti occupi anche di divulgazione e organizzazione di eventi.

Associazione Ochacaffè vuole far conoscere agli italiani il Giappone, mentre K-ble Jungle si occupa di arte pop dall’Estremo Oriente. Queste due realtà ruotano attorno alla scuola perché ne completano l’offerta culturale. Per esempio con festival come PiPL andiamo a Piazza Grande, il centro commerciale di Piove di Sacco. Capita allora che una famiglia che sta andando a fare la spesa si divida: la madre viene allo stand a provare gli origami, la figlia si appassiona di danza

e il padre ne approfitta per chiedere informazioni sui corsi di inglese. Lavoriamo molto online e sui social ma ci piace anche incontrare la gente di persona, e i festival sono l’occasione perfetta. Oltre agli eventi locali come Rosolina Comics ad agosto e Rovigo Comics a settembre, o il Capodanno K-Pop a Padova, partecipiamo anche ai più grossi eventi nazionali come Comicon Napoli, Etna Comics Catania, o Rimini Comix.

Quanto è importante passare dalla teoria all’esperienza diretta per comprendere davvero una cultura?

È fondamentale, tanto che noi consigliamo sempre di andare a studiare la lingua e cultura in Giappone. È un’esperienza che io ho provato tanti anni fa e mi ha cambiato la vita, al punto da farmi decidere di fondare la scuola e poi anche l’associazione che aiuta gratuitamente chiunque voglia provare a vivere e studiare nella Terra del Sol Levante.

Si pensa che lingue come giapponese e coreano siano “difficilis-

sime”. È proprio così?

Non dico mai “non è difficile” né usiamo slogan come “impara il giapponese in tre mesi” perché non è possibile. Dobbiamo riabituarci a studiare per il piacere di imparare. Lo paragono alle camminate in montagna: sono dure e si fa fatica, ma in fondo il piacere è quasi più nella fatica che si fa ad arrivare che ad essere poi in vetta ad ammirare il panorama (che non è comunque male, facendo il parallelo con il momento in cui uno si rende conto di riuscire a parlare).

Dal Piovese partono collaborazioni che arrivano in tutto il mondo. Come viene percepito il vostro lavoro fuori dall’Italia?

L’intera Europa, e ancor di più l’Asia, hanno un’ammirazione profonda per l’Italia e la sua lingua e cultura, tanto è vero che accogliamo spesso stranieri che vengono a studiare italiano. Mi è capitato di fare serate come DJ di musica italiana a Tokyo e Osaka, e vedere i giapponesi che apprezzavano la nostra musica, da Modugno ai Maneskin, dai Matia Bazar ai The

Kolors, mi riempie di felicità. I nostri stessi studenti che vanno a studiare in Giappone si stupiscono di quanto i giapponesi amino e conoscano il nostro Paese, dal calcio alla lirica, dal cibo al cinema. Progetti nell’immediato futuro?

Tantissimi! Speriamo continuare a fare incontrare culture lontane, e di mandare sempre più studenti a studiare all’estero, perché di questi tempi trovo ci sia molto bisogno di incontrare altre culture da vicino, capire come ci si sente ad emigrare, cercare di comunicare con chi è diverso.

Giacomo Brunoro Il personaggio

• Chi è Giacomo Brunoro

Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.

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K-Pop,
@DAVIDE

Un impegno quotidiano che diventa valore, dentro e fuori l’azienda

USintoniz zati

nel proprio percorso di sostenibilità con la certificazione

n nuovo, importante tra-

Despar Nord: il conseguimento della parità di genere con l’ottenimento della certificazione UNI/ PdR 125:2022, un riconoscimento che parla prima di tutto di persone.

U mino costruito nel tempo, fatto di ascolto, impegno e azioni concrete, con l’obiettivo di promuovere una cultura aziendale sempre più equa, inclusiva e rispettosa. Un percorso condiviso che ha coinvolto l’intera organizzazione e che ha portato Despar Nord – una realtà di quasi 10.000 collaboratori e collaboratrici, di cui il 62,3% donne – a sviluppare negli anni strumenti e iniziative dedicati al benessere organizzativo, all’inclusione e alla valorizzazione di ogni diversità. Scelte che hanno rafforzato il senso di appartenenza, la partecipazione attiva e la qualità della vita lavorativa.

ai valori dell’inclusione e dell’uguaglianza di opportunità, dentro

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a validazione del sistema e dei processi interni da parte dell’ente certificatore DNV, a seguito di un’analisi approfondita e articolata, ha riconosciuto la solidità e l’efficacia delle politiche adottate da Despar Nord su numerosi indicatori. Un riconoscimento che testimonia la concretezza di un impegno quotidiano, tradotto in scelte organizzative e gestionali capaci di generare valore reale. n questa direzione, l’azienda ha definito un piano strategico e un programma di comunicazione interna dedicati ai temi della parità e dell’inclusione, con l’obiettivo di favorire un dialogo continuo, aperto e strutturato tra collaboratori, collaboratrici e Direzione.

U goglio un’azienda che crede nella creazione di valore condiviso e che investe ogni giorno nel benessere delle persone e nella coesione sociale, dando forma concreta

delle principali funzioni azien-

no, il legame con i terri-

Oltre la certificazione, la forza delle persone: Despar Nord per la parità di genere

Non solo un traguardo, ma un percorso: parità e inclusione secondo Despar Nord

prie radici in un percorso di lungo periodo che Despar Nord ha costruito negli anni, grazie all’impegno costante del management e alla volontà di dare forma a un ambiente di lavoro sempre più inclusivo e attento alle persone. Un riconoscimento che premia la capacità dell’azienda di alimentare una cultura fondata sull’uguaglianza delle opportunità e sulla valorizzazione dei talenti, anche attraverso politiche concrete di tutela della genitorialità e di equilibrio tra vita professionale e personale.

Ne parliamo con la Direttrice Sviluppo Risorse Umane di Despar Nord, Patrizia Pituelli.

Direttrice Pituelli, come si è arrivati a questa certificazione?

«Il percorso è stato caratterizzato da un’analisi approfondita condotta dall’ente certificatore, che ha valutato in modo puntuale tutti i 33 indicatori previsti dalla prassi UNI/PdR 125:2022 per la categoria delle grandi aziende, in cui Despar Nord rientra. La valutazione ha interessato l’intero ciclo di gestione delle persone: dalle politiche di selezione e assunzione ai percorsi di crescita e sviluppo professionale, dall’equità salariale fino alle misure di prevenzione e

Che cos’è per Despar Nord la parità di genere e come viene misurata nel quotidiano?

«La parità di genere, per noi, è un valore profondamente radicato nella cultura aziendale, che si esprime attraverso l’inclusione e la valorizzazione delle diversità. Per rendere questo impegno sempre più concreto e misurabile, ci siamo dotati di un sistema di gestione dedicato, che ci permette di definire azioni strutturate, obiettivi chiari e traguardi verificabili, garantendo al tempo stesso trasparenza e un percorso di miglioramento continuo.»

Oggi Despar Nord può celebrare un traguardo importante all’interno del proprio percorso di responsabilità d’impresa.

«Senza dubbio. Questa certificazione non rappresenta solo un attestato formale della qualità delle iniziative messe in campo per promuovere la parità di genere, ma è soprattutto un riconoscimento dell’impegno quotidiano che l’azienda dedica alle proprie persone. Un risultato che rafforza ulteriormente il nostro percorso ESG, sia in termini di coerenza che di visione futura.»

ha ricordato più volte l’Azienda, “crescere insieme significa non

attenzione è stata inoltre
strategia ESG di Despar
La Direttrice Sviluppo Risorse Umane di Despar Nord, Patrizia Pituelli

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L’intervista. Esclusiva de La Piazza Salute all’Assessore regionale alla Sanità

Medici, territorio e governance: la sanità veneta vista dall’Assessore Gerosa

In un’intervista esclusiva a La Piazza Salute, l’Assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa illustra le linee guida del nuovo corso della sanità veneta: riorganizzazione del sistema, rafforzamento del territorio, valorizzazione del personale e continuità delle cure per i cittadini veneti

Prima uscita pubblica nelle pagine di La Piazza Salute per Gino Gerosa, che ha scelto la nostra testata per raccontare, in un’intervista esclusiva, la visione con cui affronta il nuovo incarico di assessore regionale alla Sanità e alla programmazione socio-sanitaria. Una scelta che parte da una lunga carriera clinica e accademica e che oggi si traduce in una responsabilità ancora più ampia: non più la cura del singolo paziente, ma l’organizzazione di un sistema chiamato a rispondere ai bisogni di milioni di cittadini veneti.

Classe 1957, 68 anni, Gerosa è professore ordinario di Chirurgia cardiaca all’Università degli Studi di Padova ed è stato direttore dell’UOC di Cardiochirurgia e del Programma Trapianti di Cuore e Assistenze Meccaniche dell’Azienda Ospedaliera-Università di Padova. Cardiochirurgo di rilievo internazionale, vanta oltre 450 pubblicazioni scientifiche ed è stato protagonista di interventi pionieristici, come il primo impianto italiano di cuore artificiale totale e trapianti cardiaci innovativi, anche “a cuore battente” e da donatore a cuore fermo. Un percorso che gli è valso riconoscimenti prestigiosi,

dalla Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica alla cittadinanza onoraria di Padova, fino alle onorificenze di Commendatore e Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

È da questa esperienza, maturata “sul campo” e alla guida di strutture complesse, che nasce la sua idea di sanità. Un ospedale che non coincide più soltanto con un edificio, ma diventa un sistema diffuso, capace di seguire il cittadino dentro e fuori le mura ospedaliere. È questa la visione dell’“ospedale liquido” delineata dall’assessore regionale alla Sanità Gerosa, che spiega come sta cambiando – e come dovrà cambiare – la sanità veneta nei prossimi anni.

«Per “ospedale liquido” intendo una struttura meno legata ai muri e ai mattoni e più vicina alle persone», chiarisce l’assessore. Un concetto che nasce dall’evoluzione profonda della società: «Ragioniamo ancora su una realtà che non esiste più. Un tempo c’erano famiglie con quattro figli, due genitori e un nonno. Oggi è l’opposto: un figlio, due genitori e quattro nonni. È evidente che l’ospedale va ripensato». Da qui l’idea di un modello capace

di adattarsi, dialogando sempre di più con il territorio e con i servizi sanitari di prossimità.

Non si tratta, però, di una riforma “miracolosa” o di obiettivi da raggiungere con soluzioni rapide. «I problemi della sanità non si risolvono con la bacchetta magica», sottolinea Gerosa. Più che di priorità, parla di un impegno quotidiano a 360 gradi: flessibilità del sistema ospedaliero, rafforzamento della sanità territoriale e delle case di comunità, ma anche ospedali iperspecialistici dove concentrare tecnologie e competenze avanzate. «Il paziente si sente davvero seguito quando l’ospedale lavora in rete con i medici di famiglia e con l’assistenza domiciliare, accompagnandolo anche nel ritorno a casa».

Un nodo centrale resta quello del personale sanitario, tema particolarmen-

te sentito anche dai lettori de La Piazza Salute. Dalle carenze negli ospedali più grandi ai turni estenuanti, fino alle difficoltà delle strutture più piccole ma strategiche e alla cronica mancanza di medici di famiglia, spesso in overbooking. «Bisogna restituire dignità sociale e professionale a chi lavora nel Servizio sanitario nazionale», afferma l’assessore senza esitazioni. «Servono trattamenti economici migliori e condizioni di lavoro più sostenibili. Solo così le professioni mediche e infermieristiche torneranno attrattive per i giovani».

Sul tema dell’ingaggio di medici stranieri, Gerosa ha una posizione netta: «Il Veneto non ne ha bisogno. In Italia non manca il numero di medici e, con quelli che operano nel SSN, otteniamo risultati migliori rispetto ad altri Paesi europei. Il vero problema è valorizzar-

li, proteggerli dall’aggressività – per fortuna minoritaria – di alcuni utenti e liberarli da una burocrazia soffocante. L’obiettivo ideale? Che il medico venga pagato per curare, non per compilare carte».

Alla domanda sui disagi psicologici dei giovani e sulle sfide legate alla cosiddetta quarta età, l’assessore riconduce tutto alla riorganizzazione complessiva del sistema: prevenzione, presa in carico precoce e continuità assistenziale saranno elementi chiave anche in questi ambiti. Infine, uno sguardo alla governance della sanità regionale. Le nomine dei nuovi direttori generali delle Ulss e delle Aziende ospedaliere rappresentano «un passaggio naturale a inizio legislatura». Senza entrare nei nomi, Gerosa assicura che «ne uscirà una bella squadra, di persone esperte e motivate», chiamate a lavorare in sintonia con il presidente Alberto Stefani e con la Giunta. Per l’assessore, il passaggio dal ruolo di cardiochirurgo a quello di responsabile politico della sanità è una sfida vissuta con entusiasmo: «In sala operatoria avevo tra le mani la vita di un solo paziente. Oggi il mio compito è occuparmi di milioni di potenziali pazienti, costruendo un’organizzazione di diagnosi e cura efficiente, lavorando in squadra con istituzioni, direttori generali e professionisti sanitari». Una prospettiva diversa, ma con lo stesso obiettivo: mettere davvero la persona al centro del sistema sanitario.

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Paola Bigon Alberto Gottardo

Le testimonianze. Dalla strage del bus a Mestre al trattamento di tumori agressivi

Dai casi più complessi alle emergenze straordinarie, l’Ulss 2 racconta il 2024

Il lavoro multidisciplinare dei professionisti dell’Ulss 2 di Treviso diventa un volume che raccoglie quindici casi clinici complessi del 2024. Ispirato al New England Journal of Medicine e dedicato a Mario Austoni, il libro valorizza diagnosi rigorosa, integrazione delle cure e centralità del paziente

Il lavoro dei professionisti dell’Ulss 2 di Treviso, che nel 2024 ha visto confrontarsi più unità operative su casi clinici complessi e situazioni di emergenza, è diventato un volume dal titolo Discussione Casi Clinici 2024-Abstract. La raccolta, ispirata alla tradizione del New England Journal of Medicine e dedicata alla memoria del prof. Mario Austoni, documenta l’approccio clinico e la sintesi diagnostica in una realtà sanitaria sempre più frammentata.

«In un contesto sanitario sempre più complesso, questo progetto coniuga la tradizione del metodo ippocratico con le esigenze della medicina moderna basata

sulle evidenze – spiega il direttore generale Francesco Benazzi – La centralità della persona, l’integrazione dei percorsi di cura e la sicurezza clinica sono i pilastri della nostra Azienda. Questo libro non è un punto d’arrivo ma una base concreta per una medicina umana e consapevole. Ringrazio tutti i professionisti, medici, infermieri e operatori sanitari, che hanno accettato di mettersi in gioco, dimostrando che la nostra è una comunità professionale viva e votata all’eccellenza e all’innovazione a beneficio dei cittadini».

Tra i quindici casi discussi e raccolti nell’abstract, spicca l’emergenza legata al pullman precipitato dal cavalcavia di

Mestre il 22 maggio 2024, con 21 morti e 17 feriti. La centrale operativa 118 di Treviso ha supportato quella di Padova nell’assistenza ai pazienti, coinvolgendo dieci unità operative del Ca’ Foncello, dal Pronto Soccorso all’Anestesia e Rianimazione, da Ortopedia a Pediatria, oltre ai servizi di Radiologia, Neuroradiologia e Medicina di Laboratorio. Particolare attenzione è stata dedicata alla gestione dei feriti, all’attivazione di interpreti e psicologi e alle comunicazioni quotidiane alla Regione.

Altri casi complessi riguardano una 28enne alla quale è stato diagnosticato un cancro della cervice uterina durante la gravidanza, gestita da quattro unità operative per garantire sia la nascita del bambino sia il trattamento del tumore, e un paziente di 80 anni con un tumore al colon e 26 metastasi al fegato seguito con esito positivo da sette unità operative.

L’iniziativa Discussione Casi Clinici nasce per integrare competenze diverse in una valutazione unitaria del paziente.

Seguendo l’insegnamento del prof. Austoni, il percorso formativo sottolinea la diagnosi come processo rigoroso che parte dall’ascolto e dall’esame obiettivo, ripetendo cicli di raccolta dati e ipotesi fino alla certezza clinica. Il volume raccoglie gli abstract del 2024 con l’obiettivo di condividere conoscenze, migliorare l’appropriatezza degli interventi e rafforzare la collaborazione interdisciplinare. Una

Oltre 1 milione di euro per lo studio sulle recidive del tumore al seno triplo negativo

Un risultato di assoluto rilievo per la ricerca biomedica veneta e nazionale. L’Istituto Oncologico Veneto (IOV – IRCCS) si è aggiudicato un prestigioso finanziamento da oltre un milione di euro nell’ambito del Fondo Italiano per la Scienza (FIS 3), promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca. A firmare il progetto vincitore è la dott.ssa Anna Tosi, ricercatrice dello IOV, che ha ottenuto un punteggio di eccellenza pari a 41,5 nella linea “LS2 – Integrative Biology”. Il progetto, dal titolo “Innovative spatial profiling of early triple negative breast cancer landscape to shed light on unexpected outcomes”, si è distinto in una delle categorie più competitive del bando, risultando uno dei soli quattro finanziati a livello nazionale nella specifica linea LS2 per i ricercatori emergenti (Starting Grant). Tra questi, quello dello IOV è l’unico riconducibile a un’istituzione del Veneto, accanto a centri di ricerca di Bologna, Torino e Palermo. Il Bando FIS 3 rappresenta uno dei principali strumenti nazionali di sostegno alla ricerca di base, con una dotazione complessiva di 475 milioni di euro per il biennio 2024-2025. Strut-

turato sul modello altamente selettivo dello European Research Council, il programma finanzia progetti valutati esclusivamente per qualità scientifica, originalità e capacità innovativa. Il successo della dott.ssa Tosi si colloca nella categoria Starting Grant, riservata a ricercatori che hanno conseguito il dottorato da non più di sette anni e che dimostrano un elevato potenziale di indipendenza scientifica. «Questo risultato rappresenta un traguardo di grande valore per tutto lo IOV e per la sanità veneta – afferma il Commissario dello IOV, Francesco Benazzi –. Conferma la capacità del nostro Istituto di attrarre risorse altamente competitive e di promuovere una ricerca che guarda al futuro, innovativa e centrata sui bisogni dei pazienti». Al centro dello studio vi è una delle sfide cliniche più complesse dell’oncologia: il tumore al seno triplo negativo (TNBC), una forma particolarmente aggressiva di carcinoma mammario, caratterizzata da un elevato rischio di recidiva e da opzioni terapeutiche ancora limitate. Grazie al finanziamento di 1.037.124,70 euro, il progetto applicherà tecnologie avanzate di profila-

zione spaziale per analizzare in modo dettagliato il microambiente tumorale, con l’obiettivo di comprendere i meccanismi alla base delle recidive impreviste anche nelle fasi precoci della malattia. «Essere riconosciuta con questo finanziamento è per me motivo di grande orgoglio – sottolinea la dott.ssa Tosi –. Questo riconoscimento non premia solo il mio lavoro, ma la capacità dell’Istituto Oncologico Veneto di investire nella ricerca innovativa e di qualità, aprendo nuove prospettive nella lotta contro il tumore al seno triplo negativo». Soddisfazione anche da parte del Direttore Scientifico dello IOV, Antonio Rosato: «Oltre al prestigio e alla conferma dell’altissima qualità della ricerca veneta nel panorama nazionale, questo progetto rappresenta una sfida concreta verso un tipo di breast cancer per il quale è urgente sviluppare terapie sempre più mirate ed efficaci». Un ulteriore tassello che rafforza il ruolo dello IOV come punto di riferimento nella ricerca oncologica avanzata e nella costruzione di cure sempre più personalizzate, basate sull’eccellenza scientifica.

testimonianza concreta della qualità clinica prodotta negli ospedali della Marca e della dedizione dei professionisti coinvolti. Il gruppo scientifico che ha coordinato il progetto comprende il dott. Stefano Formentini (Area Management sanitario), il dott. Pier Giorgio Scotton (Area Medica), il prof. Giacomo Zanus (Area Chirurgica) e la dott.ssa Francesca Dallago (Programmazione e supporto metodologico).

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