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laPiazza di Castelfranco - Febb26

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Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore

Diego Ruzza

di Castelfranco

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

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LA POVERTA’ INVISIBILE

SILENZIOSA PESA

Veneto2 4 passa al

Dietro gli interventi, si nascondono fragilità che il semplice reddito non riesce a colmare

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

Ulss 2 Marca Trevigiana, il Dg Benazzi traccia un bilancio: “Azienda forte e vicina ai cittadini”

IL CONSIGLIO BOCCIA LA DECADENZA: ORA DECIDE LA PREFETTURA

Il centrodestra accusa le minoranze di irresponsabilità e di voler il commissariamento, mentre l’opposizione individua nel sindaco l’unico responsabile dello stallo

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”

Oltre le sbarre del

CNicola Stievano >direttore@givemotions.it<

’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

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“Squid game”

alla Bluergo

Dopo il clamore mediatico di fine gennaio, si sono progressivamente assopite le voci sul caso della Bluergo srl di Treville, azienda di componentistica elettrica finita al centro di una polemica che ha fatto discutere non solo in città, ma anche oltre i confini regionali e nazionali. La vicenda, emersa pubblicamente il mese scorso, prende avvio alla vigilia della vacanza natalizie, con la distribuzione ai circa sessanta dipendenti di un questionario contenente la domanda al centro della bufera. Ai lavoratori veniva chiesto di indicare con quali criteri scegliere chi dovesse essere “lasciato a casa”, con diverse opzioni: dai part-time a chi non ha carichi familiari, fino ai più giovani. L’iniziativa, giustificata dai vertici come uno “strumento di ascolto” per sondare il clima aziendale in una fase di mercato complessa, ha scatenato l’immediata reazione delle organizzazioni sindacali. Mentre parte dei media paragonava il questionario a una sorta di “Squid Game” aziendale, la FiomCgil di Treviso ha parlato di “mossa sconcertante e attacco alla dignità dei lavoratori”, accusando l’azienda di scaricare sugli addetti responsabilità che dovrebbero seguire procedure precise. All’interno si respira un clima di disagio. Molti dipendenti si sono rivolti alle sigle sindacali per ottenere chiarimenti, in un contesto segnato anche da divisioni, acuite dall’esposizione mediatica. Non sono mancate, seppur non pubbliche, attestazioni di stima verso la dirigenza, che in dodici anni non avrebbe mai proceduto a licenziamenti. Con il passare delle settimane l’eco della vicenda si è attenuata nelle cronache quotidiane. Resta però il nodo del futuro: ai primi di marzo scadranno gli ultimi ammortizzatori sociali. Si parla di possibile riduzione dell’orario di lavoro, mentre permangono incertezze sui volumi produttivi dei prossimi mesi.

Leonardo Sernagiotto

Il caso che ha scioccato l’Italia

Oltre le sbarre del silenzio

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

Padova è sempre stata un’eccellenza anche nei percorsi di recupero per i detenuti. Le esperienze al Due Palazzi hanno fatto scuola e vengono citate nei convegni internazionali come l’esempio di un carcere che non si limita a “stoccare” condannati, ma che trasforma nuove vite. Eppure, oggi, quel modello scricchiola sotto il peso di un sovraffollamento che tocca il 155% e di scelte che sembrano voler smantellare anni di faticosa ricostruzione umana. Uno dei drammi più recenti ha coinvolto un uomo di settant’anni, recluso in Alta Sicurezza. Non era un numero, era una persona inserita da anni in attività lavorative che avevano riempito le sue giornate e cambiato il suo orizzonte. La sua colpa? L’angoscia di un trasferimento improvviso, annunciato senza spiegazioni, che avrebbe cancellato con un colpo di spugna legami, impegni quotidiani e una prospettiva di “vita dignitosa” costruita con fatica. Quando lo Stato decide di spostare detenuti ormai stabilizzati, interrompendo percorsi di studio universitari o laboratori professionali, non sta applicando la legge: sta compiendo quella che molti definiscono una “regressione trattamentale”. A La Giudecca di Venezia, a metà di questo mese, si è tolta la vita una giovane donna, italiana, di 32 anni. Se togliamo la prospettiva del domani a chi sta cercando di espiare le proprie colpe, non resta che il vuoto. E il vuoto, in carcere, uccide. Realtà del volontariato sociale, impegnate in carcere quotidianamente, non stanno semplicemente aiutando i detenuti a “far passare il tempo”. Stanno investendo, oltre che sul recupero di centinaia di persone, sulla sicurezza di noi tutti. I dati parlano chiaro: dove c’è lavoro e formazione, la recidiva crolla sotto il 10%. Dove c’è solo ozio e sovraffollamento, si creano nuovi criminali o, peggio, si alimentano i cimiteri. È necessario che la politica locale e nazionale metta queste realtà nelle condizioni di lavorare al meglio. Dare dignità ai detenuti significa anche non spezzare i legami affettivi. Il lavoro in carcere non è un privilegio, è la spina dorsale della rieducazione, per questo il terzo settore va sostenuto, anche con più psicologi e mediatori, per potenziale l’ascolto. Non possiamo voltarci dall’altra parte. Dobbiamo pretendere un carcere che funzioni come un’officina di nuove vite, non come un vicolo cieco.

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di Castelfranco Veneto

Politica. Dopo la bocciatura si profila il commissariamento del Comune

Respinta la decadenza di Stefano Marcon

L

o scenario più complesso, alla fine, si è avverato. Nella seduta di martedì 10 febbraio, il consiglio comunale di Castelfranco ha bocciato la decadenza di Stefano Marcon dalla carica di sindaco. A pronunciarsi sarà ora la Prefettura di Treviso, chiamata a dirimere un caso che rappresenta, probabilmente, un unicum a livello nazionale. La mancata approvazione è l’esito di una procedura nata dopo le elezioni regionali del novembre 2025, che hanno visto il primo cittadino accedere al Consiglio regionale grazie al voto di oltre cinquemila trevigiani. L’ingresso di Marcon a Palazzo Ferro-Fini ha

so per la decadenza, che prevede tre passaggi in consiglio comunale: dapprima la contestazione formale dell’incompatibilità, poi la presa d’atto delle cause con l’invito a rimuoverle e, infine, la votazione sulla decadenza vera e propria. Oltre a Marcon, nella Marca si sono registrati altri casi di decadenza di sindaci, riguardanti Rossella Cendron a Silea e Paola Roma a Ponte di Piave, le cui decadenze sono state approvate senza difficoltà grazie a maggioranze consiliari solide.

Diversa, invece, la situazione a Castelfranco, dove la questione si è rivelata più complessa per l’e-

infatti fatto scattare la questione dell’incompatibilità prevista dal Testo unico degli enti locali, che vieta di ricoprire contemporaneamente le cariche di sindaco e consigliere regionale. Il sindaco che intende mantenere la carica di consigliere in Regione ha due strade: le dimissioni da primo cittadino, che porterebbe al commissariamento del Comune con il contestuale scioglimento di consiglio e giunta, o la procedura di decadenza, che permette il passaggio delle funzioni al vicesindaco fino alle nuove elezioni.

La legge stabilisce un iter preci-

quilibrio numerico dell’aula. Dal 2023 la maggioranza si regge infatti su un unico voto di scarto, quello del sindaco. Con l’avvio del procedimento di decadenza, Marcon ha cessato di partecipare alle sedute del consiglio, determinando un’anomala parità tra opposizione e maggioranza, rendendo di fatto quest’ultima non più autosufficiente. In queste condizioni, nessuna delibera può essere approvata se tutta l’opposizione vota contro, a meno che non intervenga almeno un’astensione o un voto favorevole dai banchi di minoranza, eventualità che non si

è verificata il 10 febbraio, quando con dodici voti favorevoli e dodici contrari il consiglio non ha approvato la decadenza del sindaco. Preso atto dell’esito, Stefano Marcon ha dichiarato di non dimettersi dalla carica di sindaco e di rimettersi invece agli organi deputati al controllo, a partire dalla Prefettura. Nel frattempo, anche il Consiglio regionale potrebbe attivarsi per contestare formalmente l’incompatibilità tra le due cariche, anche se lo stesso Marcon ha già ribadito la volontà di rimanere tra gli scranni veneziani.

La mancata approvazione non è stata esente da polemiche poli-

tiche. La maggioranza di centrodestra accusa le opposizioni di non agire per il bene della città e di invocare un commissariamento che, a loro giudizio, non porterebbe alcun vantaggio ai cittadini. “L’aver votato contro non produce effetti, ma delega altre istituzioni a intervenire – commenta Luciano Dussin, capogruppo della Lega –. Nell’ultimo consiglio c’è stata una prova muscolare che ha creato disagio anche tra gli stessi componenti delle opposizioni, perché è stata ribadita la convinzione di qualcuno di dover esercitare il proprio ruolo contro chi governa la città, invece di mettersi a dispo-

sizione della comunità. Questi arroccamenti sterili provocano solo ritardi amministrativi per un paio di mesi”.

Sulla stessa linea anche Guido Rizzo di Fratelli d’Italia: “Mi rammarica l’atteggiamento di chi ignora una causa di incompatibilità dopo ben due votazioni favorevoli, peraltro auspicando un commissariamento piuttosto che la ricerca di una sintesi in consiglio per il bene della comunità. Vedremo cosa deciderà il prefetto, ma è chiaro che, proseguendo su questa strada, si sta causando un danno alla città”.

Leonardo Sernagiotto

Duro attacco delle opposizioni: “È l’unico responsabile dello stallo a Castelfranco”

“Lo stallo politico che rischia di paralizzare la città fino alle prossime elezioni di primavera ha, per l’opposizione, un unico responsabile: Stefano Marcon”. È questa la sintesi delle dichiarazioni dei consiglieri di minoranza, che hanno bocciato la procedura di decadenza del primo cittadino. “Marcon non ha voluto dimettersi da sindaco perché bisognava garantire a una maggioranza zoppa e al vicesindaco Galante l’ebbrezza di fare il sindaco per un po’ di mesi” commenta il dem Sebastiano Sartoretto che, rivolgendosi ai banchi della maggioranza, aggiunge: “Noi siamo per il commissariamento che certifichi il vostro fallimento politico. Non siete nelle condizioni di condurre il Comune alle elezioni”.

Aggiunge Maria Gomierato

(Noi la civica): “Castelfranco è stata ostaggio di una maggioranza risicata per quasi tre anni. Con il nostro voto vogliamo dire al sindaco di prendere definitivamente una decisione. Votare contro la decadenza è un atto legittimo, perché non vogliamo più avallare mesi di vuoto e confusione. Chiudiamo questa fase di incertezza che la gente non capisce. La città ha bisogno di recuperare serenità, progettualità e visione del futuro”. Duro anche Stefano Pasqualotto del

gruppo misto, passato ai banchi dell’opposizione dopo il duro confronto con il sindaco: “Un impegno preso deve essere mantenuto fino alla fine, specie se si lascia la città in condizioni di non poter garantire la governabilità. Chi ha promosso e dichiarato l’autosufficienza della maggioranza deve mantenerla fino alla fine, altrimenti è giusto che ne paghi le conseguenze”. Dichiarazioni duramente criticate non solo dai consiglieri di maggioranza, ma anche dal segretario provinciale della Lega, Dimitri Coin: “Le opposizioni a Castelfranco non hanno dimostrato grande senso di responsabilità votando contro quello che era un atto dovuto, ovvero la constatazione della decadenza. Castelfranco è l’unico Comune del Veneto dove si è arrivati a questo stallo”. (l.s.)

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Focus povertà/1. L’inchiesta analizza risultati, limiti e le varie prospettive

I numeri non raccontano tutto

L a povertà non è solo una questione di reddito, ma una condizione complessa c he intreccia fragilità economiche, abitative, relazionali e lavorative. È su questo fronte che il Comune di Castelfranco Veneto continua a concentrare il proprio impegno, rafforzando una rete di interventi che va oltre il semplice contributo economico e punta a costruire percorsi di inclusione reale e duratura. Accanto agli aiuti diretti finanziati tramite bandi specifici, l’amministrazione comunale ha potuto contare anche sui fondi regionali del Reddito di Inclusione Attiva (RIA), assegnati con un’apposita delibera della Giunta regionale nel settembre 2025. Risorse che hanno permesso di continuare ad attivare misure strutturate per sostenere le persone in difficoltà e, allo stesso tempo, accompagnarle in un percorso di autonomia e responsabilizzazione. Nel 2024, grazie ai fondi legati al RIA, il Servizio sociale comunale ha attivato in città 123 interventi, per un importo complessivo di poco più di 40 mila euro. La misura del RIA di Sostegno è rivolta a chi si trova

in condizioni di fragilità sociale e mira a favorire la socializzazione o la risocializzazione della persona, a patto che dimostri la volontà di impegnarsi in un progetto condiviso con i servizi sociali. I beneficiari possono essere

Dal welfare di comunità agli assistenti di quartiere alla casa,

Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa.

Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più vicino alle persone e ai territori. Uno degli inter-

venti annunciati da Stefani è l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani fragili e parzialmente non autosufficienti. Non un semplice impiegato, ma un facilitatore che aiuta le famiglie nella gestione quotidiana dei non autosufficienti, dalla spesa alle pratiche burocratiche, portando i servizi direttamente nei condomini e nelle frazioni. L’obiettivo è duplice: garantire supporto quotidiano e ridurre il peso economico e organizzativo che spesso ricade intera-

inseriti in enti pubblici o privati, come associazioni, scuole o realtà del Terzo Settore, anche al di fuori del comune di residenza, per svolgere attività utili alla comunità. In alternativa, possono seguire un percorso “leggero” con obiettivi condivisi tra servizio sociale e beneficiario, che definisce un progetto individualizzato con attività concrete e verificabili. Accanto a questa linea di intervento, il RIA di Inserimento è pensato per superare il disagio attraverso un progetto personalizzato di attivazione formativa e occupazionale, con un contributo economico che può arrivare fino a dodici mesi. I percorsi possono prevedere orientamento lavorativo, corsi di formazione e riqualificazione, alfabetizzazione digitale, conseguimento di patenti o qualifiche professionali, oltre all’inserimento in tirocini lavorativi co-

Stefani:

mente sulle famiglie.

Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico post-crisi.

Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di edilizia sociale e iniziative per calmierare gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazio-

struiti grazie alla rete locale. “Il Comune di Castelfranco continua un lavoro di coordinamento fondamentale – sottolinea l’assessore alle politiche sociali Oscar Miotti – Siamo il comune capofila dell’Ambito territoriale sociale VEN 08 e lavoriamo con responsabilità per e insieme agli altri 28 Comuni che compongono l’ambito, mettendo in rete risorse, competenze e progettualità per rispondere in modo concreto ai bisogni delle persone”. L’assessore conferma così una politica che riconosce come il contrasto alla povertà non possa essere affrontato solo con misure emergenziali, ma richieda continuità, collaborazione tra enti e una visione capace di trasformare l’assistenza in un’opportunità di riscatto.

Leonardo Sernagiotto

“Nessuno deve essere lasciato indietro”

ni a prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato. L’abitare viene così riconosciuto come primo strumento di contrasto alla povertà.

“La solidarietà tra generazioni è una responsabilità comune”, è il messaggio che emerge: investire su chi è in difficoltà significa rafforzare la coesione sociale e costruire un Veneto più equo, dove la crescita non lasci indietro nessuno.

La carità che interviene per colmare il buco

C’è un dato che colpisce più di tutti leggendo il Bilancio sociale della Fondazione Caritas Treviso: la quantità di servizi erogati non ha più il profilo dell’eccezione, ma quello della continuità. Nel 2024, primo anno di attività della Fondazione come ente del Terzo settore, la carità non si è limitata a tamponare emergenze, ma ha assunto i tratti di una vera infrastruttura sociale. Lo dicono i numeri della Casa della Carità: oltre 21 mila cene distribuite in un anno, quasi 6.500 pernottamenti, migliaia di docce, lavaggi, occasioni di ascolto. Dati che, più che raccontare un successo organizzativo, pongono una domanda scomoda alla città: quante persone, oggi, dipendono stabilmente da questi servizi per vivere con un minimo di dignità? Il Centro di ascolto ha seguito più di 500 persone, intercettando bisogni che parlano di povertà concreta e quotidiana: casa che manca, cure sanitarie non accessibili, documenti che diventano un ostacolo insormontabile. Non marginalità estrema e isolata, ma fragilità diffuse, che attraversano storie diverse e spesso invisibili. Il Bilancio sociale racconta anche un altro passaggio significativo: la scelta

di investire sulla partecipazione. Non solo assistenza, ma coinvolgimento diretto degli ospiti, dei volontari, dei giovani. Dai laboratori artistici ai percorsi culturali, fino alle esperienze condivise con chi vive la strada o il carcere, emerge un’idea precisa: la povertà non si affronta solo con i servizi, ma con relazioni che restituiscono ruolo e voce. Sul fronte educativo, i numeri parlano di una presenza capillare nelle scuole e nei territori, con migliaia di studenti coinvolti e una rete di doposcuola che supplisce, ancora una volta, alle disuguaglianze di partenza. Anche qui, più che un progetto accessorio, si delinea una funzione sostitutiva: dove il contesto sociale fatica a garantire pari opportunità, interviene il volontariato organizzato. Lo stesso vale per l’area giu-

stizia e carcere. I fondi destinati ai detenuti, i pacchi indumenti, i percorsi di reinserimento e la giustizia riparativa indicano una direzione chiara: la pena, senza accompagnamento, resta un vicolo cieco. Ma resta anche una constatazione amara: senza una rete esterna solida, il ritorno alla vita libera rischia di essere solo formale. Infine, il dato economico. Oltre mezzo milione di euro raccolti nel 2024, grazie a donazioni private, parrocchie, istituti di credito e fondi dell’8xmille. È il segnale di una fiducia diffusa nell’operato della Caritas, ma anche la conferma di una delega implicita: una parte crescente del welfare passa attraverso il terzo settore. Il primo Bilancio sociale della Fondazione Caritas Treviso non è soltanto un esercizio di trasparenza. È uno specchio. Mostra una comunità generosa, capace di mobilitarsi, ma anche un territorio in cui la fragilità non è più episodica. La carità funziona, regge, innova. Ma proprio per questo interroga le istituzioni e la società civile: fino a che punto è sostenibile che il bisogno strutturale trovi risposta quasi esclusivamente nella solidarietà organizzata?

Sara Busato

Redditi in crescita sulla carta, ma nel trevigiano il ceto

medio perde terreno

I numeri parlano di redditi in crescita, ma la realtà racconta altro. È questo il cortocircuito che emerge dall’analisi delle oltre 70mila dichiarazioni dei redditi presentate nel 2025 ai CAF CGIL Treviso e rielaborate dalla CGIL Treviso. Una fotografia ampia, forse la più estesa disponibile sul territorio, che restituisce un’immagine meno rassicurante di quanto suggerisca l’aumento dei redditi lordi. Tra il 2023 e il 2024 i redditi medi sono cresciuti in tutte le fasce d’età, con un balzo evidente tra i 41 e i 60 anni. Ma è un dato che rischia di essere fuorviante se letto fuori contesto.

“Parliamo di redditi lordi, non netti”, ha ricordato Monica Giomo, sottolineando come l’incremento sia stato in larga parte assorbito dall’inflazione e dal caro vita. Il risultato è che, a fronte di più soldi sulla carta, le famiglie trevigiane fa-

ticano comunque a mantenere gli stessi standard di vita. Solo la spesa alimentare, secondo i dati del sindacato, pesa oggi circa 50 euro in più a settimana. Sempre più persone tra i 40 e i 50 anni rinunciano alle cure mediche per preservare un equilibrio economico già fragile. Le richieste di mutui per la costruzione della casa, nella stessa fascia d’età, si sono dimezzate in un solo anno. Segnali che raccontano una classe centrale dell’economia locale sempre più prudente, costretta a ridimensionare progetti e aspettative. Secondo Sara Pasqualin, segretaria generale della Camera del Lavoro, il cuore della questione resta la pressione fiscale. “A pagare di più continua a essere il ceto medio”, ha spiegato. Se è vero che chi supera i 50mila euro versa più tasse in valore assoluto, è altrettanto vero che il peso di Irpef e fisco si concentra

soprattutto su chi guadagna tra i 15 e i 35mila euro lordi annui, la fascia più numerosa e al tempo stesso più esposta. In questo scenario, vivere con meno di 35mila euro all’anno significa spesso muoversi sul filo della povertà. I giovani tra i 18 e i 34 anni, stretti tra salari bassi e costi elevati, scelgono sempre più spesso di lasciare il Paese o restare a lungo in famiglia. Non per scelta, ma per necessità. Il report della Cgil, al di là delle percentuali, mette a nudo una contraddizione che Treviso condivide con molte altre realtà italiane: redditi nominalmente più alti, ma meno capaci di garantire sicurezza, salute e futuro. È su questo scarto, più che sui numeri in sé, che si misura oggi la tenuta del ceto medio. E la politica, ancora una volta, è chiamata a decidere se limitarsi a prenderne atto o intervenire davvero. (s.b.)

Il report della Fondazione Caritas Treviso solleva un interrogativo politico prima ancora che sociale: chi dovrebbe garantire questi diritti e perché la risposta arriva soprattutto dal Terzo settore?

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Città di Castelfranco Veneto

Crescita e Valorizzazione nel Settore Turistico

Un Patrimonio Storico in Evoluzione: Dati Positivi e Progetti Futuri per una Città Sempre più Attrattiva

Castelfranco Veneto si conferma una città in forte evoluzione sul fronte turistico, capace di valorizzare il proprio patrimonio storico e culturale attraverso una strategia ampia e coordinata. I dati più recenti restituiscono un quadro incoraggiante: dall’apertura del camminamento delle mura – fiore all’occhiello del 2025 - si contano oltre 12.000 ingressi, con ricadute positive anche sulla Torre Civica, che nel mese di settembre ha registrato circa 1.000 visitatori, stabilizzandosi poi attorno ai 600 con l’arrivo della stagione autunnale. In attesa dei numeri ufficiali regionali relativi a dicembre, si prospetta una crescita complessiva che potrebbe superare le 92.000 presenze in città.

– sottolinea il sindaco Stefano Marcon –. Castelfranco Veneto sta crescendo come destinazione turistica senza perdere la propria autenticità, mettendo al centro il patrimonio, la qualità degli spazi urbani e il benessere di cittadini e visitatori».

stica diffusa, capace di coinvolgere famiglie, operatori e associazioni locali, valorizzando Castelfranco in tutte le sue dimensioni: storica, culturale, sociale ed enogastronomica».

Sul piano strategico, l’adesione alla Fondazione Marca Treviso – DMO e l’organizzazione di press tour internazionali confermano la volontà dell’Amministrazione di rafforzare la promozione della città anche sui mercati esteri. Un percorso strutturato che racconta una Castelfranco Veneto sempre più consapevole del proprio valore e pronta a giocare un ruolo da protagonista nel panorama turistico regionale.

Un percorso di sviluppo che si inserisce in un contesto di grande prestigio: Castelfranco Veneto è stata infatti selezionata tra le Città Murate del Veneto per entrare nel dossier di candidatura a Patrimonio Mondiale UNESCO, un riconoscimento che valorizza ulteriormente l’identità storica e il potenziale attrattivo del territorio.

«I risultati che stiamo registrando dimostrano come gli investimenti sulla valorizzazione della città stiano producendo effetti concreti

Nel secondo semestre dello scorso anno, l’Amministrazione comunale ha promosso numerose iniziative mirate a rendere la città sempre più accogliente. Tra queste, il trasferimento dell’Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica nella sede di Palazzo Soranzo Novello, scelta che ha permesso di potenziare i servizi al turista e di restituire alla comunità uno degli edifici storici più rappresentativi del centro. Grande attenzione è stata riservata anche agli eventi e alle attività di animazione del centro storico, come “Castello di Giochi”, alle visite guidate tematiche, al Trekking Urbano e alle iniziative dedicate al turismo lento e sostenibile. «L’obiettivo – evidenzia l’assessore al Turismo, Gianfranco Giovine – è costruire un’offerta turi-

Scompare la gru al cantiere: rallentamenti e timori per la nuova sede dello Steffani

L a gru non c’è più e il cantiere di via Riccati appare a tratti deserto. Un’immagine che ha riacceso i timori attorno alla nuova sede del Conservatorio “Agostino Steffani”, progetto da 10 milioni di euro finanziato con fondi statali per la riqualificazione dell’ex scuola Maffioli, della chiesa di San Giacomo e del chiostro dei Serviti. Ufficialmente non si parla di stop, ma il rallentamento è sotto gli occhi di tutti. A pesare è la situazione del consorzio stabile Itaco, impresa affidataria dell’intervento, finita negli ultimi mesi al centro di criticità con altri enti del Veneto. Revoche e risoluzioni contrattuali, come nel caso dell’Israa di Treviso, hanno indotto anche il Conservatorio a muoversi con prudenza, chiedendo chiarimenti formali sulla solidità patrimoniale della ditta.

Il direttore Paolo Troncon non nasconde le difficoltà, ma invita a non trarre conclusioni affrettate: “È cambiato il fornitore della gru, ma questo non significa che i lavori siano bloccati. È indubbio che in questo momento ci sia un rallentamento, perché vanno definiti bene i rapporti con Itaco. Abbiamo chiesto chiarezza per

conoscere esattamente la loro situazione patrimoniale”. Prima di Natale si è tenuto un incontro per mettere sul tavolo le perplessità dell’ente. “Stiamo aspettando delle risposte – prosegue – e sulla base di quelle prenderemo le nostre decisioni. Non siamo in una situazione di rottura, ma è fondamentale avere garanzie. Itaco deve fornirci una soluzione compatibile che ci dia sicurezza”.

Il cronoprogramma, già rivisto dopo lo stop di oltre cinque mesi per la bonifica dell’amianto, prevede la conclusione del primo stralcio tra settembre e ottobre 2026, così da consentire il trasferimento prima dell’avvio dell’anno accademico. Ma un ulteriore slittamento non può essere escluso. “A seconda di quanto ci verrà comunicato – spiega Troncon – potremmo anche rivedere le tempistiche.

Al momento, però, è prematuro parlare di nuove date”. La posta in gioco è alta. Il finanziamento coinvolge più soggetti istituzionali, tra cui Ministero dell’Università, Ministero dell’Economia e Cassa Depositi e Prestiti, con procedure contabili complesse e scadenze da rispettare. Il Conservatorio può contare sul supporto dell’Avvocatura dello Stato e degli uffici comunali. “L’Avvocatura ci sta seguendo molto da vicino – conclude Troncon – e anche il Comune ci sta fornendo un aiuto decisivo. Da soli non avremmo potuto gestire una situazione così complessa”. Nel frattempo studenti e docenti continuano le attività negli spazi provvisori del Chiostro dei Serviti, in attesa che il cantiere riprenda slancio, anche in vista del secondo stralcio. La seconda parte dell’intervento, anche questo finanziato con 10 milioni di fondi statali, permetterà il recupero della casa ex-Pavan e la realizzazione di un nuovo auditorium. L’angolo tra via Riccati e via San Giacomo diventerà quindi una vera e propria “cittadella della musica”.

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Le fiamme non spengono la solidarietà

opo l’incendio che il 25 gennaio 2026 ha colpito la scuola dell’infanzia di Campigo, la priorità è una sola: ripartire. E farlo insieme. Superato lo spavento per il rogo sprigionatosi dal quadro elettrico al piano terra, avvenuto per cause accidentali secondo i vigili del fuoco, la comunità si è stretta attorno alla scuola, avviando una raccolta di materiale per sostituire quanto andato perduto. Le fiamme sono divampate la domenica mattina, quando l’edificio era vuoto. Il rapido intervento dei vigili del fuoco ha evitato conseguenze ben più gravi, ma il fumo ha invaso e annerito aule e arredi, rendendo inagibile lo stabile di via Calcara almeno fino al 15 febbraio. Gran parte del materiale didattico dovrà essere buttato: libri, giochi, cancelleria e sussidi educativi non sono più utilizzabili. La risposta da parte

di scuola e amministrazione comunale non si è fatta attendere.

Già il martedì successivo, ossia

due giorni dopo l’incendio, i 34 bambini delle due sezioni sono stati trasferiti nel plesso di via

Verdi, dove è stata organizzata una ripartenza lampo. Gli spazi sono stati rimodulati per accogliere i piccoli alunni di Campigo, garantendo la continuità didattica, il servizio mensa e, per le famiglie, anche il trasporto scolastico gratuito attivato dal Comune. Parallelamente è partita una mobilitazione che coinvolge genitori, cittadini, associazioni e attività del territorio. L’appello è chiaro: servono colori, pennarelli, fogli, libri per bambini dai 3 ai 6 anni e giochi conformi alle normative di sicurezza. Il comitato dei genitori di Campigo ha stilato una lista del materiale richiesto, lasciando i contatti per chi volesse dare una mano. Un modo concreto per restituire ai piccoli un ambiente sereno e attrezzato dopo giorni difficili. “C’è stato un grande lavoro di squadra”, è il commento condiviso tra scuola e ammini-

Giro di pulizia alla stazione, via decine di biciclette abbandonate

Le decine di biciclette abbandonate davanti alla stazione ferroviaria hanno i giorni contati. Catene arrugginite, telai senza ruote, mezzi lasciati per mesi negli stalli o legate a pali e ringhiere: una situazione sotto gli occhi di pendolari e residenti che ora si avvia verso una prima risposta concreta. La polizia locale ha infatti approvato una determina con cui viene confermato per il 2026 il servizio di rimozione, custodia e demolizione dei veicoli abbandonati sul territorio comunale. La novità è che l’atto richiama espressamente non solo automobili e motocicli, ma anche i velocipedi in evidente

stato di abbandono e deterioramento. Una precisazione che guarda proprio a casi come quello della stazione, dove nel tempo si è accumulato un numero significativo di biciclette inutilizzate, spesso legate con lucchetti ormai ossidati o private di componenti essenziali. La determina costituisce il passaggio amministrativo necessario per predisporre la copertura economica e individuare il soggetto incaricato dello smaltimento, la Padana Rottami di Castelfranco. Successivamente sarà emessa un’ordinanza di rimozione, che verrà resa nota con appositi avvisi nelle aree interessate, concedendo un ter-

mine per eventuali recuperi da parte dei proprietari. Trascorso il periodo indicato, si procederà con la rimozione materiale dei mezzi. Se le biciclette in buono stato saranno portate nei depositi comunali, quelle in pessimo stato, ridotte a carcasse oppure cannibalizzate, saranno avviate alla demolizione. L’intervento iniziale è previsto per il mese di marzo e rappresenta un primo “giro di pulizia” mirato soprattutto all’area ferroviaria. Non essendo possibile stimare in anticipo il numero di mezzi che verranno effettivamente recuperati nel corso dell’anno, il Comune ha stanziato in via provvisoria

1.500 euro sul bilancio 2026. La somma servirà a coprire i costi di rimozione, custodia ed eventuale demolizione e viene ritenuta sufficiente anche per un secondo

strazione. In poche ore è stata trovata una soluzione logistica alternativa, dimostrando come la collaborazione tra istituzioni e comunità possa fare la differenza nelle emergenze. Resta ora da quantificare l’entità complessiva dei danni, mentre proseguono gli interventi di ripristino dell’impianto elettrico e di bonifica dei locali. Ma se l’edificio dovrà attendere ancora qualche settimana per riaprire, l’attività educativa non si è mai fermata. Un messaggio importante riguarda anche il futuro: le iscrizioni rimangono regolarmente aperte e non ci saranno ripercussioni sul prossimo anno scolastico. La scuola dell’infanzia di Campigo continuerà la propria attività, forte di una comunità che, ancora una volta, ha saputo dimostrare solidarietà e senso di appartenenza. Leonardo Sernagiotto

passaggio, programmato verso la fine dell’anno, qualora si rendesse necessario intervenire nuovamente nelle stesse zone o in altre aree critiche della città. (l.s.)

Berco chiude a Castelfranco: il 31 marzo l’addio allo stabilimento

Il 31 marzo i cancelli della Berco si chiuderanno definitivamente. Una data che segna la fine di un capitolo industriale iniziato nel 1989, sulle ceneri della Simmel, storica presenza produttiva nell’area a sud del cavalcaferrovia fin dal 1948. Oggi nello stabilimento di Borgo Padova restano una cinquantina di lavoratori ad accompagnare gli ultimi mesi di attività; fino a pochi anni fa erano oltre cinquecento. La crisi non è esplosa all’improvviso. Dal 2008 il comparto metalmeccanico legato alle macchine movimento terra ha attraversato cicli sempre più ravvicinati di contrazione, con ridimensionamenti progressivi dell’organico. La sede castellana, specializzata nella produzione di ruote tendicingolo e rulli, ha visto assottigliarsi commesse e prospettive, mentre l’attenzione del gruppo Thyssenkrupp si concentrava sul sito principale di Copparo. Nei mesi scorsi si era parlato di una possibile vendita o di una riconversione in chiave militare, anche alla luce dell’interessamento evocato dal ministro delle imprese Adolfo Urso e di un potenziale coinvolgimento di Leonardo. Quest’ultima, società per azioni italiana a controllo pubblico, aveva recentemente stipulato un accordo con la tedesca Rheinmetall per la produzione in Italia di

mezzi militari corazzati. La Berco avrebbe potuto quindi realizzare cingoli per mezzi militari, riattivando il settore bellico proprio della Simmel. Ipotesi che non hanno trovato riscontri concreti. Nel frattempo, la quasi totalità dei dipendenti ha accettato l’incentivo all’esodo di 57 mila euro lordi. Alcuni

hanno già trovato collocazione in altre realtà del territorio, in particolare nella limitrofa Faber, azienda friulana, nata anch’essa dalla Simmel, che ha riconvertito parte della produzione di bombole per gas in quella bellica di ogive e bossoli. Altri lavoratori si preparano a ricorrere alla Naspi, soprattutto chi

è più vicino alla pensione. “C’è dispiacere – racconta un operaio con oltre vent’anni di anzianità – perché qui siamo cresciuti professionalmente e umanamente. I pagamenti sono sempre stati regolari, ma negli ultimi anni la sensazione era di navigare a vista”. Un collega sottolinea come “ogni tre o quattro anni si ripresentasse una crisi, con meno personale e meno certezze. A un certo punto si è capito che la candela si stava spegnendo”. Resta ora l’incognita sull’area produttiva: 65 mila metri quadrati a ridosso del centro storico che rischiano di aggiungersi agli altri 92 mila metri quadrati di spazi dismessi dell’ex Fervet, chiusa da oltre un decennio. Senza un progetto industriale, lo scenario è quello dell’ennesimo vuoto urbano in una zona simbolo dell’industrializzazione castellana del Novecento. Sulla vicenda interviene anche Rifondazione Comunista, che parla di “parole vuote” in riferimento agli annunci di riconversione e critica la strategia nazionale sul riarmo, ritenuta incapace di garantire continuità produttiva e occupazionale. “Il caso Berco – afferma il partito – dimostra che l’economia di guerra non risolve la crisi industriale”.

La radio non è più soltanto una

ÈSintoniz zati

Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .

Gianluca Busi, titolare di 22 HBG, realtà specializzata in tecnologie avanzate per la radio e per le infrastrutture audio multimediali.

Busi ha tracciato un quadro lucido e diretto dell’evoluzione della radiofonia contemporanea. Definire oggi la radio, spiega, è sempre più complesso: come è accaduto con il passaggio dal-

l’FM al DAB, il mezzo sta vivendo una nuova fase evolutiva, spinta dall’impatto dell’intelligenza artificiale e da una trasformazione profonda del concetto stesso di multipiattaforma. L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia del futuro, ma una presenza già pervasiva, capace di incidere

che timori. L’ipotesi di robot o avatar in grado di condurre programmi radiofonici o intervenire a eventi non è più fantascienza, bensì uno scenario concreto con cui il settore deve iniziare a

Eppure, proprio in questo contesto ipertecnologico, emerge con forza il valore distintivo della radio: l’autenticità. La voce umana, con le sue pause, le vibrazioni, le imperfezioni, resta un elemento insostituibile. Anche quando la tecnologia sarà in grado di ri-

po reale legate al territorio rappresentano un valore sempre più raro. È questo approccio che distingue una radio “viva”, fatta di persone, ricerca e competenze, da modelli completamente automatizzati basati su playlist

però, questa libertà potrebbe evolvere ulteriormente, consentendo all’ascoltatore di selezionare contenuti sempre più affini ai propri interessi, senza rinunciare alla pluralità e alla sorpresa che da sempre caratterizzano il mezzo radiofonico.

In questo scenario, la radio di informazione territoriale assume un ruolo strategico. Contenuti verificati, giornalismo di prossimità, notizie in tem-

Guardando avanti, 22HBG immagina un futuro in cui i contenuti radiofonici potranno essere multilingua, più longevi e capaci di raggiungere pubblici diversi grazie al supporto dell’intelligenza artificiale. Una tecnologia che non sostituisce la ricerca, la verifica e la qualità editoriale, ma le amplifica, rendendo i contenuti più accessibili e valorizzandone il potenziale. La sfida non è fermare l’innovazione, ma governarla. Monitorare l’uso dell’intelligenza artificiale, evitarne gli abusi e mantenere centrale il valore umano del contenuto sarà la chiave per accompagnare la radio in questa nuova fase evolutiva, senza tradirne l’anima.

Gianluca Busi 22HBG Founder, CEO FM-world

La fiaccola di Milano-Cortina 2026 accende la città

Il percorso ha attraversato il centro storico fino a piazza Giorgione, dove il passato e il futuro olimpico si sono incontrati con l’esposizione della fiaccola di Cortina 1956. Autorità locali e organizzatori hanno sottolineato il grande successo dell’iniziativa e la forte partecipazione popolare

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na scia di entusiasmo ha attraversato Castelfranco Veneto con l’arrivo della fiaccola olimpica di Milano-Cortina 2026 nel pomeriggio di mercoledì 22 gennaio, trasformando il cuore della città in un grande palcoscenico di festa, partecipazione e identità. Migliaia di persone, famiglie, scolaresche, associazioni sportive e semplici cittadini, hanno affollato le vie del centro per salutare il simbolo dei Giochi, lungo un percorso partito da Borgo Treviso, passato per piazza Giorgione e diretto verso Borgo Vicenza, in direzione Cittadella. Proprio in piazza Giorgione si è vissuto il momento più suggestivo della tappa castellana: accanto alla fiamma in viaggio verso il futuro era esposta una fiaccola originale delle Olimpiadi di Cortina 1956, le prime ospitate in Italia. Un ideale passaggio di testimone che ha unito la memoria sportiva del Paese con l’attesa per il grande evento del 2026, davanti a una folla colorata e partecipe. Una risposta che ha superato le aspettative, come ha sottolineato Stefano Marcon, nelle vesti di presidente della Provincia: “Un’occasione storica per Castelfranco e per tutta la Castellana. Il passaggio della fiaccola testimonia il legame di questo territorio con i valori dello sport ed è un motivo di grande orgoglio. Un evento che lascia il segno, testimoniato anche

dalla grandissima partecipazione di pubblico. Evviva le Olimpiadi”. Accanto a lui, la giunta comunale e numerosi sindaci del territorio hanno condiviso un momento che ha dato a Castelfranco una vetrina nazionale e internazionale. Sulla stessa linea l’assessore allo sport Gianfranco Giovine: “Castelfranco è stata inserita in un palcoscenico mondiale, avendo anche la diretta sui canali Rai. Anche il comitato organizzatore ha apprezzato moltissimo l’affluenza di pubblico, che non si aspettavano così numerosa. Un vero successo per tutta la città e i suoi cittadini, che ha dimostrato il suo legame con il mondo sportivo, anche con la presenza di oltre trenta associazioni sportive”. Sei i tedofori che si sono alternati nel tratto castellano, portando con sé storie e sensibilità diverse. Angelica Pasquin, 33 anni, di Fontaniva, ha corso lungo corso XXIX Aprile: “È stato un onore portare la fiacco-

la. Credo molto nel Veneto e nel nostro territorio e ritengo che le Olimpiadi siano un’importantissima vetrina mondiale, con ricadute anche per le infrastrutture e per favorire gli sport minori”. Anna Ballardin, volontaria della Croce Rossa di Thiene, ha ricordato che “Nel nostro lavoro, come nello sport, contano coesione e fiducia reciproca”. A sorprendere tutti è stato Huang Jen-Wen, arrivato appositamente da Taiwan per partecipare alla tappa di Castelfranco e ripartire in giornata. “Abbiamo festeggiato insieme a lui, tanto che ci ha anche offerto da bere –commentano alcuni cittadini – Si è innamorato di Castelfranco e ha promesso che tornerà”. Un segno, forse, di come la fiamma olimpica sappia accendere non solo l’entusiasmo sportivo, ma anche legami inaspettati con una città che per un pomeriggio si è sentita al centro del mondo.

Leonardo Sernagiotto

Niente rinnovo per lo sfalcio erba

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Il Comune di Castelfranco Veneto ha deciso di non rinnovare la convenzione con Contarina per la gestione del verde pubblico, avviata nel 2021 con durata quinquennale. Alla base della scelta vi sarebbero valutazioni negative sull’andamento del servizio, ritenuto non pienamente rispondente alle aspettative dell’amministrazione. Nel corso degli anni il tema era emerso più volte anche in consiglio comunale, con segnalazioni relative alla manutenzione di alcune aree cittadine, compreso il centro storico. Le criticità più evidenti si sarebbero registrate nei mesi estivi, in particolare per quanto riguarda gli sfalci lungo i cigli stradali, dove in diversi casi l’altezza dell’erba avrebbe superato i limiti previsti prima dell’intervento. Par-

te delle operazioni veniva svolta dalla cooperativa sociale Eos, incaricata da Contarina. Secondo quanto emerso nel dibattito politico, sarebbe mancato un coordinamento ritenuto adeguato e una programmazione capace di prevenire situazioni di degrado. Già nel 2021 il contratto era stato rivisto, introducendo criteri più stringenti, tra cui lo sfalcio a un’altezza definita e una manutenzione programmata del centro storico. Tuttavia,

l’esperienza non avrebbe prodotto i risultati attesi. L’affidamento a Contarina era stato motivato anche dalla natura “in house” della società, che aveva consentito di evitare una gara europea. Contarina è infatti partecipata al 100% dal Consiglio di Bacino Priula, formato da 49 comuni, tra cui Castelfranco. Ora l’amministrazione ha scelto di procedere con una nuova gara pubblica. Il bando, pubblicato nei giorni scorsi, prevede l’affidamento della gestione integrata del verde per il periodo dal 1° giugno 2026 al 31 maggio 2029, per un importo complessivo di 3 milioni e 581 mila euro. La procedura sarà curata dalla stazione unica appaltante della Provincia di Treviso e richiederà, tra i requisiti, un’esperienza almeno decennale nel settore. (l.s.)

Castelfranco

Il dibattito. Scelta simbolica tra timori di degrado

Sexy shop a pochi passi dal castello: Borgo Pieve divisa tra proteste e rilancio

L ’apertura di un nuovo sexy shop a Castelfranco, avvenuta durante le vacanze natalizie, non è passata inosservata. A far discutere è soprattutto la zona scelta: Borgo Pieve, a poche centinaia di metri dal castello, lungo una delle principali vie di accesso al centro storico. Una presenza che ha riacceso il dibattito su quello che viene spesso definito il quartiere più multietnico della città del Giorgione, in passato al centro di dibattiti politici e cittadini. Nel merito, il negozio di articoli erotici in sé non sembra aver generato particolari criticità. Si tratta di un piccolo esercizio con accesso riservato ai maggiorenni tramite tessera sanitaria, dotato esclusivamente di distributori automatici di articoli erotici, come sex toys e lingerie. Dall’esterno si nota una vetrina di colore fucsia acceso; nei giorni successivi alle prime polemiche, l’insegna con il nome dell’attività (“Il Vizietto”) è stata coperta. Il punto vendita fa parte di una catena in franchising presente in numerose città italiane e anche in Veneto, dove però le sedi sono per lo più collocate in aree periferiche. A Castelfranco, invece, la scelta è ricaduta su una via centrale e simbolicamente rilevante e perciò l’arrivo del sexy shop viene letto in modi opposti. Per alcuni rappresenta l’ennesimo elemento che rischia di incidere negativamente sull’immagine del borgo, dove vengono ancora segnalati episodi di sporcizia e situazioni di degrado. Per altri, invece, si tratta semplicemente di un’attività commerciale regolare, che non può essere caricata del peso delle criticità della zona. Parallelamente, c’è chi vede in Borgo Pieve un quartiere in cerca di riscatto. Negli ultimi anni sono stati avviati diversi interventi di recupero e restauro di immobili, segnale di un rinnovato interesse da parte di imprenditori e privati. La storica Pasticceria Costa, attiva da 60 anni, ha recentemente rinnovato i propri locali, ribadendo la fiducia nel futuro della via. Nel dibattito interviene anche Gianni Fiscon, consigliere comunale di opposizione, che in Borgo Pieve ha il proprio studio di architettura. “Non vedo assolutamente una situazione di degrado – afferma –. Al contrario, noto diverse persone che si stanno impegnando per migliorare il borgo, che

ha enormi potenzialità di sviluppo”. Fiscon richiama inoltre l’attenzione sui due immobili dell’Ipab Umberto

I attualmente in fase di alienazione, per i quali è stata ventilata l’ipotesi di demolizione e di realizzazione di

una piazzetta interna. “Mi auguro che chi li acquisterà tenga conto delle necessità di Castelfranco, ad esempio sul fronte degli alloggi per studenti e insegnanti. Se venissero abbattuti e si creasse una piazza pedonale, progettata con criteri adeguati di illuminazione e arredo urbano, potrebbe essere un intervento positivo per tutto il quartiere. Quello che però in questi anni è mancato, a mio avviso, è stato un impegno più deciso dell’amministrazione nel gestire al meglio questo borgo, così come altre parti della città”.

Leonardo Sernagiotto

Il 5 marzo arriverà a torcia paralimpica

Castelfranco Veneto si conferma sempre più città olimpica e simbolo di sport e inclusione. Il 5 marzo la Città del Giorgione sarà infatti il punto di partenza del percorso della torcia paralimpica, che tornerà a portare sul territorio la fiamma dei Giochi di Milano Cortina 2026, dopo il passaggio della torcia olimpica avvenuto lo scorso 21 gennaio. Come da tradizione, la fiamma sarà accesa a Stoke Mandeville, in Inghilterra, il 24 febbraio: luogo simbolo e culla del movimento paralimpico mondiale.

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Ascoltaci in tutto il Veneto

Dopo l’arrivo in Italia, il 3 marzo la torcia inizierà il suo viaggio da Cortina, attraversando le principali città del Veneto. Il percorso si concluderà il 6 marzo con l’arrivo solenne all’Arena di Verona, dove si terrà la cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici Invernali. Per quanto riguarda la tappa di Castelfranco, in programma giovedì 5 marzo, la staffetta paralimpica prenderà il via da borgo Treviso alle ore 12.35. Il corteo percorrerà il circuito attorno alle mura cittadine, attraversando corso XXIX Aprile, via Roma e via Filzi, per poi concludersi in piazza Giorgione, cuore simbolico della città. Da qui la torcia ripartirà verso nord, toccando Asolo, per poi spostarsi nel vicentino e attraversare Bassano del Grappa, Thiene e Vicenza, con arrivo finale a Padova. “Il passaggio della fiamma paralimpica ci riempie nuovamente d’orgoglio – dichiara l’assessore allo sport Gianfranco Giovine – Castelfranco in questi anni ha dimostrato grande attenzione ai temi dell’inclusione legata al mondo sportivo, ad esempio sostenendo e patrocinando il progetto “6 Insuperabile” di Possagno. Auspico che anche in questa occasione la città sappia rispondere con una partecipazione numerosa e sentita, come già avvenuto il 21 gennaio, quando la fiamma olimpica ha attraversato le nostre strade”. (l.s.)

Sociale. Un’associazione nata dall’esperienza dei Fridays for Future

Coltivare il cambiamento partendo dal territorio: la storia di Plant

N ata dall’esperienza di un gruppo di giovani attivi nei Fridays for Future di Castelfranco Veneto, Plant prende forma circa sei anni fa come risposta a un’esigenza precisa: affiancare alla protesta un’azione concreta, radicata nel territorio e nella vita quotidiana delle persone. “I ragazzi che avevano a cuore il tema ambientale volevano distaccarsi dall’approccio principalmente di protesta di Fridays for Future e concentrarsi sul territorio locale della Castellana”, spiegano dall’associazione, “cercando di apportare un cambiamento tramite attività anche pratiche”.

La scelta di strutturarsi come associazione iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore ha rappresentato un momento di svolta per il gruppo. “Fondare un’associazione iscritta al RUNTS dà più libertà e autonomia di operare dal punto di vista legale”, sottolineano. Una scelta che ha permesso all’associazione di dialogare in modo più efficace con enti e istituzioni, rafforzando la propria presenza sul territorio.

Il nome originario, Plant Enlightenment, racchiudeva fin da subito la missione del progetto. Ispirato al concetto di “plant blindness”, faceva riferimento a una forma di cecità che ci porta a non riconoscere le

piante come elementi fondamentali dell’ecosistema, riducendole a un indistinto verde. “Questo concetto, se inteso filosoficamente, si può allargare al senso di cecità che la storia umana ha avuto nei confronti della natura”, spiegano i membri dell’associazione. “Noi avevamo scelto di “illuminare” questa cecità, con la speranza di spostare lo sguardo di più persone possibili sull’ambiente”.

Oggi l’associazione ha scelto di chiamarsi semplicemente Plant. “Tutti ormai ci chiamavano così, anche noi stessi, e abbiamo deciso di sfruttare l’inerzia di questo processo per facilitarne l’immediatezza”.

La specificità del gruppo? Agire nel piccolo, sul territorio, senza perdere di vista l’obiettivo di un cambiamento più ampio. “Di associazioni di questo tipo ce ne sono forse

troppo poche, anche tra i giovani”, osservano. L’impegno di Plant si concentra sul “fare comunità”, creando occasioni di incontro e dialogo: “Per noi è importante avvicinare le persone del nostro territorio a una cultura di rispetto dell’ambiente, in un clima possibilmente leggero e di condivisione pacifica”. Piantumazioni, banchetti informativi, pranzi e cene plant based diventano così strumenti per promuovere un cambiamento quotidiano, con la speranza rivolta a un cambiamento globale.

Tra le iniziative più significative degli ultimi anni, l’associazione ricorda con particolare orgoglio il dibattito sulla sostenibilità organizzato lo scorso anno a Trevignano in collaborazione con il collettivo Trevi4All. Tre tavoli di confronto – moda sostenibile, alimentazione e cambiamento climatico –hanno coinvolto persone di tutte le età. «I partecipanti hanno messo insieme le loro idee su cosa significhi provare ad agire per una vita più sostenibile», raccontano. Il tutto accompagnato da cibo plant based preparato per l’occasione, con tanto di ricettario regalato ai presenti.

Sul territorio, Plant ha preso parte all’iniziativa “Castelfranco in gioco”, una giornata di giochi all’interno delle mura cittadine, con

laboratori pensati per avvicinare i più piccoli al tema della cura dell’ambiente e favorire al tempo stesso il dialogo con i genitori. Non sono mancati momenti di convivialità, come “Ferra-veg-osto”, la grigliata 100% plant based organizzata l’estate scorsa a Tezze sul Brenta: “un’esperienza di convivialità e di unione, che dimostra come il cibo possa diventare un simbolo di cambiamento”. Plant partecipa e sostiene anche iniziative di altre realtà locali, come la cooperativa Campoverde di Castelfranco Veneto, in particolare per progetti di piantumazione. Il riscontro dal territorio è complessivamente positivo. “Abbiamo ricevuto risposte positive sia da Castelfranco che dalle zone limitrofe”, spiegano. Guardando al 2026, sono già state avviate collaborazioni con i comuni di Trevignano e Riese Pio X. Restano però alcune difficoltà: “Talvolta è difficile riscuotere partecipazione, perché i temi ambientali non vengono ancora considerati seriamente”. Ma al tempo stesso guardano con fiducia al futuro: “Osserviamo un riscontro positivo dalla collettività, che speriamo possa crescere sempre di più attraverso nuove collaborazioni, nuovi membri e una partecipazione più ampia”.

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Giulia Turato

La

stagione. Prima in campionato e Under 17 in Eccellenza

Pallacanestro Castelfranco 1952, la scommessa sui giovani paga

La Pallacanestro Castelfranco 1952, che conta 130 tra atleti e mini-atleti, si conferma una delle realtà sportive più dinamiche del territorio. In una stagione 2025/26 che si sta rivelando avvincente, la società biancoblù conferma il proprio valore non solo nei risultati, ma soprattutto nel progetto umano e sportivo che va oltre il parquet di gioco. La prima squadra, impegnata nel campionato di Divisione Regionale 2, è composta interamente da ragazzi castellani cresciuti nel settore giovanile cittadino: un’identità forte che ha come primo obiettivo la valorizzazione dei talenti locali. Nonostante la minore esperienza dei giocatori rispetto alle altre squadre, il gruppo guida la classifica nel girone di ritorno, vantando inoltre la miglior difesa dell’intero torneo. Un risultato evidenziato dal mi-

ster Maurizio Gobbo: “Ci siamo presentati a inizio stagione con una squadra composta interamente da ragazzi cresciuti nel settore giovanile di Pallacanestro Castelfranco 1952. È stata una scelta precisa della società: investire sul percorso intrapreso negli ultimi anni, dare fiducia ai nostri giovani e costruire qualcosa che avesse continuità nel tempo. Oggi possiamo dire che questa scommessa ci sta ripagando. Essere la sorpresa del campionato e trovarci in prima posizione è motivo di grande orgoglio, soprattutto perché il risultato nasce dal lavoro quotidiano, dall’impegno dei ragazzi e dalla loro disponibilità a mettersi in discussione”.

L’allenatore, tuttavia, non guarda solo ai punti in classifica: “Il nostro obiettivo principale resta la crescita degli atleti: continuare a lavorare su

chi arriva dal settore giovanile, accompagnarli nello sviluppo tecnico, fisico e mentale e aiutarli a consolidarsi a questo livello. Sappiamo che il percorso è lungo e richiede pazienza, ma lo spirito è quello giusto”. I risultati non si fermano, tuttavia, alla prima squadra. A livello giovanile la società ha raggiunto un traguardo storico con la partecipazione al Campionato Nazionale Under 17 Eccellenza, il massimo livello giovanile italiano. Questo importante banco di prova permette ai ragazzi biancoblù di confrontarsi con i vivai delle migliori società di Serie A e B, facendo esperienza e alzando la propria asticella tecnica e mentale. Parallelamente, le altre formazioni giovanili (Under 13 Silver, Under 14 Gold, Under 17 Silver e Under 19 Gold) stanno vivendo campionati positivi, con prestazioni

incoraggianti che dimostrano la consistenza del lavoro svolto quotidianamente da atleti e allenatori. Particolare cura è rivolta al minibasket, con una crescita costante di nuovi ingressi. La società sta investendo molto sui giovanissimi cestisti, offrendo gratuitamente i primi anni di attività e promuovendo lo sport come occasione di

“Ogni dono è un nodo” per formare giovani ambasciatori del volontariato

Ritorna anche nel 2026 “Ogni dono è un nodo”, il progetto solidale promosso da AIL provinciale Treviso con l’obiettivo di avvicinare gli studenti delle scuole superiori alla cultura del benessere, della solidarietà e del dono. Un percorso formativo strutturato, fatto di lezioni, laboratori e momenti di incontro, che metterà al centro decine di ragazze e ragazzi chiamati a diventare protagonisti attivi e consapevoli.

Dopo l’avvio sperimentale del 2025 al “Da Vinci”, la seconda

edizione approda quest’anno all’IIS Giorgi Fermi, coinvolgendo le classi quarte e quinte degli indirizzi Odontotecnico, Biotecnologie e Chimica. Gli studenti lavoreranno al fianco di professionisti sanitari, educatori, volontari e comunicatori per trasformarsi in peer educator capaci di parlare ai propri coetanei e diffondere il valore del dono e del volontariato.

Il progetto si inserisce in una rete più ampia che comprende anche la collaborazione con AVIS Treviso: gli studenti saranno in-

Veneto2

coraggiati a portare nuovi donatori a iscriversi all’Associazione Volontari Italiani del Sangue. Prevista anche la possibilità di aderire ad ADoCeS, l’associazione dei donatori di cellule staminali emopoietiche, rafforzando il legame tra informazione, scelta personale e impegno civico.

Due gli obiettivi operativi fissati per i partecipanti: accompagnare nuovi donatori alla Giornata dell’idoneità al dono di sangue e produrre una puntata di video podcast destinata ad arricchire la

raccolta nazionale delle sezioni AIL che aderiscono al programma.

Sergio Leonardi, presidente di AIL Treviso, ringrazia la dirigente scolastica Giuliana Milana per la disponibilità e la docente referente Laura Martorano per il lavoro di coordinamento, ricordando che il progetto continua a intrecciare scuola, sanità e volontariato e a parlare ai giovani con il loro linguaggio per costruire una comunità più consapevole e solidale.

crescita personale, socializzazione e divertimento. Oltre all’attività in campo, la Pallacanestro Castelfranco 1952 si sta aprendo sempre di più alla città con iniziative di carattere sociale: cene, eventi e persino un concorso per disegnare la nuova mascotte ufficiale della squadra.

Leonardo Sernagiotto

Il commento alle notizie del giorno dal lunedì al venerdì alle 17:00

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segue da pag. 1

La grande attesa del bilancio regionale

Nel corso di tutta la campagna elettorale e per la verità anche in questi giorni, infatti, il presiedente Stefani ha puntato tutti i riflettori sul sociale. Un grande piano casa, nuovo ossigeno alle case di riposo, investimenti nella sanità pubblica e “badanti” di quartiere e condominio. Tutte politiche particolarmente apprezzate anche in modo trasversale tanto che anche le opposizioni sono rimaste spiazzate sentendosi, in un certo senso, “scippate” di cavalli di battaglia storici del centrosinistra. Promesse, poi, che hanno fatto storcere più di qualche naso tra i leader

del centrodestra che, in alcuni casi, hanno letto queste esternazioni come delle tirate di orecchie alle Giunte regionali precedenti.

Quello che però in questo momento conta è che le priorità indicate da mesi dal Presidente Stefani sono economicamente molto costose e, quindi, si torna al passaggio cruciale del bilancio. Ci saranno veramente nel bilancio tutte queste politiche? Questo è quello che ci si chiede da più parti e soprattutto questo è quello che misurerà la forza del Presidente Stefani di dettare la propria agenda.

Certo sullo sfondo restano l’autonomia e ora anche la holding autostradale che potrebbero garantire nuove risorse economiche al Governo regionale, ma non possono costituire il motivo di una radicale inversione di marcia. Quindi tutti in attesa di vedere se la Regione sarà in grado di approvare un bilancio che dia risposte particolarmente robuste in materia di sociale e di sanità pubblica. Il Presidente Stefani si sente sicuro tanto che in questi giorni, mentre tutti corrono a garantirsi un posto lungo le piste da sci, lui continua a visitare ospedali, RSA e cooperative sociali. Non resta che attendere, le aspettative sono molto alte e il rischio politico lo è altrettanto.

“Rendere la vita più semplice agli imprenditori, più concretezza e
“Sulla sburocratizzazione passiamo alla fase operativa, è fondamentale avere anche un nuovo piano del commercio”

Abbiamo incontrato in redazione l’ex sindaco di Cittadella e Padova Massimo Bitonci che dopo una esperienza lunga e prestigiosa a Roma da parlamentare, con incarichi di Governo, torna in Veneto da assessore.

Il primo atto pubblico dell’assessore Bitonci, con deleghe importanti quali quella delle attività produttive, è stato un tavolo che ha messo insieme la Regione tutti gli attori del commercio e del mondo delle imprese. Parola d’ordine?

“Sburocratizzazione” risponde sicuro Massimo Bitonci, l’assessore di più lunga e spessa esperienza tra quelli che il presidente Alberto Stefani ha scelto nella composizione della squadra di Governo. Già sindaco a Cittadella e successivamente a Padova, parlamentare e sottosegretario di Stato.

Bitonci deve mettere mano a dossier particolarmente delicati.

“Quella di affrontare il tema della sburocratizzazione è stata una importante iniziativa del presidente Alberto Stefani. L’abbiamo detto più volte durante la campagna elettorale, adesso si passa alla fase operativa. Seguo

meno burocrazia in Veneto”

economiche coinvolgeremo per la massima trasparenza ance i media e la stampa”.

il tema della sburocratizzazione da anni, anche a livello nazionale, e so quanto le imprese, più che incentivi, più che forme di finanziamento chiedono la semplicità nelle procedure e quindi la sburocratizzazione”.

Cosa vuol dire in concreto sburocratizzare?

“Significa rendere più semplice la vita agli imprenditori: ridurre il numero degli incentivi, che a livello nazionale veicolati poi dalle regioni sono oltre duemila, cercare di fare un lavoro anche di monitoraggio, accesso unico attraverso portali unici, utilizzo della tecnologia, cioè la digitalizzazione: è quello che ci aiuterà moltissimo nel tema della semplificazione. La digitalizzazione è anche un obiettivo del del piano di ripresa e resilienza, di carattere europeo”

Il tavolo della sburocratizzazione con il mondo delle imprese del commercio e dell’imprenditoria tornerà a riunirsi?

“Io penso che questo tavolo vada convocato ogni volta che si verificano i passaggi e quando misuriamo quelli che sono stati i miglioramenti, su alcuni processi, quindi dopo nascerà proprio anche un reporting: oltre a coinvolgere le categorie

Giace dalla precedente legislatura il piano del commercio. Quali sono le novità su questo dossier?

“Il dialogo con commercianti e artigiani coinvolti è continuo: dovremmo trovare una soluzione, anche perché diventa assolutamente fondamentale avere un nuovo piano del commercio in un momento così delicata di crisi degli esercizi, soprattutto di vicinato, dei centri storici, dei borghi, delle delle città, dove l’intervento regionale non può risolvere tutto, però può dare degli incentivi economici, può cercare di dare delle linee di intervento magari anche importanti per per le vetrine, per addobbare i negozi cercare anche di effettuare delle politiche a favore del riordino del sistema anche all’interno dei centri storici, perché alcune attività siano ammesse, perché altre attività magari non siano ammesse, perché se abbiamo anche dei salotti, dei gioielli all’interno delle città, è giusto che ci siano dei negozi adeguati alle nostre città d’arte”.

Sindaco a Cittadella, sindaco a Padova, parlamentare semplice ma anche Sottosegretario di Stato e adesso Assessore regionale. Qual è la differenza di questo ruolo rispetto ai precedenti e come i precedenti pos-

sono dare una mano a interpretare meglio questo ruolo?

“Ho sempre pensato che quando si ha un ruolo di Governo che sia di governo territoriale, oppure come è stato nel mio caso Sottosegretario del ministero dell’Economia prima, e poi delle Imprese successivamente, e adesso Assessore della Giunta di del presidente Stefani, bisogna avere un approccio

pragmatico. E questo è più facile chi ha fatto il sindaco come me e come lo stesso presidente Stefani: ti crea quella base per poter capire come funziona la pubblica amministrazione, come funziona un Comune che poi come l’Italia, o nel nostro caso il Veneto dei Comuni ha bisogno di più concretezza e meno burocrazia”.

Alberto Gottardo

Massimo Bitonci

Trasporti. L’assessore regionale Diego Ruzza

Biglietto unico, Olimpiadi infrastrutture e sostenibilità

Il Veneto accelera sul fronte delle infrastrutture e della sostenibilità. Abbiamo incontrato l’assessore regionale ai trasporti, Diego Ruzza, per fare il punto sui grandi cantieri aperti,fino all’ambizioso progetto del biglietto unico regionale.

Assessore, partiamo dalle due varianti stradali inaugurate nel Bellunese proprio all’arrivo della fiamma olimpica a Cortina. Che valore ha questo traguardo?

Si è percepito il grande desiderio di dare una svolta viabilistica in una zona fragile come il Bellunese. Concludere i lavori in tempo per le Olimpiadi e Paralimpiadi è stato fondamentale. È stato bello vedere la partecipazione della popolazione che non vedeva l’ora di vedere quel nastro tagliato. Quanto ha influito la scadenza olimpica sulla velocità di questi cantieri?

Le Olimpiadi sono un’opportunità. Significa fare investimenti che poi rimangono nel tempo e migliorano la qualità della vita dei cittadini. Sicuramente ha aiutato a concludere opere importanti.

Parliamo di opere complesse: la variante di Tai di Cadore ha una galleria di 1000 metri, quella di Valle di Cadore di oltre 600. Ingegneristicamente non è stata una passeggiata.

Esattamente. Portare a termine lavori di tale complessità strutturale in quei territori è stata veramente un’impresa titanica. Ma la cosa più importante è che queste opere sono eterne: rimangono lì per pendolari, cittadini e turisti per gli anni a venire».

A Padova ha presentato 22 nuovi autobus sostenibili di Busitalia. Di che investimento parliamo?

Parliamo di 22 autobus di nuova generazione per il traffico extraurbano, con una capienza fino a 118 passeggeri. L’investimento è di circa 9,7 milioni di euro, finanziati per l’80% da fondi regionali. Dal 2018 la Regione è impegnata in un ammodernamento massiccio: abbiamo già stanziato complessivamente circa 300 milioni di euro, attingendo anche al PNRR. Questo ci ha permesso di

rinnovare il 50% della flotta veneta, che conta 3.200 mezzi.

Perché puntare proprio sul metano?

«Si va verso una reale sostenibilità. Il metano ha un bassissimo impatto e migliora la qualità dell’aria nella nostra regione. È un percorso avviato sul quale non si può assolutamente tornare indietro.

Un tema molto caro ai veneti è il “biglietto unico”. A che punto siamo?

Insieme al presidente la riteniamo una priorità da accelerare. Ci stiamo già impegnando con le strutture tecniche per arrivare al 2026, l’anno della svolta. L’obiettivo è un ticket unico che permetta di spostarsi su tutto il territorio regionale utilizzando gomma, treno e navigazione.

Assessore, lei ha una laurea in psicologia clinica. Le è servita in questo incarico?

Lo confermo al 100%. Quando mi hanno affidato l’assessorato mi dissero che gli studi in psicologia mi sarebbero serviti, oggi posso dire che è assolutamente così.

Infine, un accenno all’Alta Velocità. Quali sono le prossime mosse?

Stiamo monitorando costantemente i cantieri con RFI. È una grandissima opportunità per accorciare i tempi di trasporto per persone e merci. A breve avremo una cabina di regia per verificare l’avanzamento dei lavori su tutto il territorio regionale.

I conti della Regione. Filippo Giacinti
“Nuovo

bilancio per il Veneto diciamo no alle nuove tasse”

Filippo Giacinti, neo assessore regionale al bilancio, patrimonio, affari generali e agenda digitale si trova oggi a gestire la complessa macchina finanziaria della Regione Veneto in un momento cruciale: il passaggio dall’esercizio provvisorio all’approvazione del bilancio di previsione 20262028.

Assessore Giacinti, la Giunta ha appena approvato le direttive per il bilancio 20262028. Quali sono i tempi previsti per l’approvazione definitiva e quali le priorità strategiche?

La priorità assoluta è uscire quanto prima dall’esercizio provvisorio per consentire alla Regione di spendere appieno le risorse necessarie ai servizi per cittadini e imprese e per lo sviluppo del territorio. Con l’approvazione delle direttive abbiamo individuato i budget; ora le strutture, insieme agli assessori, costruiranno i documenti tecnici: la legge di stabilità e il collegato. L’obiettivo è il voto in Consiglio regionale entro il 30 aprile. Cercheremo di anticipare i tempi il più possibile, garantendo però la qualità del dibattito, sia in Giunta che in Consiglio. Negli anni passati l’amministrazione regionale ha fatto del “no alle tasse” un proprio vessillo. Continuerete su questa strada, nonostante le preoccupazioni espresse in passato dal suo predecessore Calzavara?

In questo primo bilancio non prevediamo alcuna manovra sulle entrate: non ci sarà l’applicazione dell’addizionale IRPEF né modifiche ai tributi attuali. L’unica variazione riguarderà il recupero dell’evasione fiscale. Credo fermamente che l’equità fiscale sia un obiettivo di giustizia sociale: abbiamo prospettato un piano incisivo per recuperare alcune decine di milioni di euro da reinvestire nei servizi ai cittadini. Anche le categorie economiche avevano espresso timori per un eventuale aumento dell’Irap. Cosa risponde al mondo produttivo?

Posso confermare che le tasse e i tributi

regionali rimarranno invariati. Per quanto riguarda le imprese, punteremo sulla lotta all’evasione e, soprattutto, sulla semplificazione. Il tavolo della sburocratizzazione, promosso dal Presidente e dall’assessore Bitonci, dimostra la nostra attenzione verso il sistema produttivo.

Parlando di cifre, la sanità quanto pesa effettivamente sul totale delle risorse regionali?

La sanità assorbe circa 11 miliardi di euro su un bilancio complessivo di 18 miliardi. A questi si aggiungono diversi milioni per i cosiddetti “Extra-LEA”, ovvero le prestazioni che non rientrano nei livelli essenziali di assistenza minimi definiti dallo Stato. È evidente come rappresenti la parte assolutamente preponderante del nostro impegno finanziario.

Spostandoci sul piano politico, lei è un esponente di Fratelli d’Italia. Come valuta l’attuale leadership di Giorgia Meloni e il futuro del partito?

Credo che Giorgia Meloni abbia restituito al nostro Paese una centralità internazionale riconosciuta da tutti gli osservatori. Ha saputo costruire una leadership capace di compattare tutto il centrodestra, guidandolo verso riforme strutturali attese da anni. Oggi l’Italia si muove in Europa e nel mondo con una rinnovata e grande autorevolezza.

Diego Ruzza
Filippo Giacinti

della giustizia, scocca l’ora della verità

La politica si divide sul futuro della magistratura

Il fronte del “Sì” punta sull’imparzialità dei giudici e la fine delle correnti nelle Procure, i sostenitori del “No” temono per l’indipendenza della magistratura e l’ingerenza dell’Esecutivo

Il prossimo 22 e 23 marzo i cittadini veneti e italiani saranno chiamati a un appuntamento cruciale con le urne per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Al centro della consultazione, la “separazione delle carriere”, una modifica che punta a dividere i percorsi professionali di chi accusa e di chi giudica. Trattandosi di un referendum confermativo, è importante ricordare che non è previsto il quorum: la riforma passerà o sarà bocciata sulla base della maggioranza dei voti validamente espressi, indipendentemente dall’affluenza. Il cuore del quesito riguarda la scissione tra i ruoli di Pubblico Ministero e Giudice. Se oggi un magistrato può, pur con limitazioni, passare da una funzione all’altra, la vittoria del Sì renderebbe questa separazione

definitiva sin dall’ingresso in magistratura. La riforma prevede inoltre la creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura (uno per i giudicanti e uno per gli inquirenti) e l’introduzione del sorteggio per la scelta dei componenti, con l’obiettivo dichiarato di contrastare il peso delle “correnti” associative. Nel dibattito che ha animato le piazze e le istituzioni del nostro territorio, il fronte del Sì punta tutto sull’imparzialità del giudice. Tra le voci più autorevoli del panorama giuridico veneto, l’avvocato Renzo Fogliata, già Presidente della Camera Penale Veneziana, sostiene la necessità della riforma come atto di civiltà giuridica: «È fondamentale che chi giudica sia equidistante tra accusa e difesa. La separazione delle carriere non è un attacco ai

magistrati, ma una garanzia per il cittadino». Sul piano politico, il centrodestra veneto è compatto. Tra i sostenitori più convinti c’è Flavio Tosi, eurodeputato e coordinatore regionale di Forza Italia. “La riforma rappresenta una vittoria storica del centrodestra – afferma - e una risposta alle criticità emerse negli ultimi anni, con scandali come quello legato a Palamara che hanno evidenziato la spartizione delle procure da parte di correnti politiche, in particolare di sinistra. Il nuovo sistema, con il sorteggio dei membri del Csm, favorirà una maggiore eterogeneità e limiterà l’influenza delle correnti sulle nomine, tutelando l’autonomia dei magistrati più indipendenti”. La riforma, conclude Tosi, non tocca i principi fondamentali della Costituzione né il sistema proporzionale di nomina, ma mira a rendere le nomine più trasparenti e meno influenzate dalle correnti. Di parere opposto sono i detrattori della riforma, che vedono nel cambiamento un rischio per l’autonomia della magistratura dal potere politico. Loren-

zo Miazzi, magistrato e Presidente di sezione presso la Corte d’Appello di Venezia, solleva dubbi sulla frammentazione del CSM, avvertendo che isolare il Pubblico Ministero potrebbe, nel tempo, portarlo sotto l’influenza dell’esecutivo. Anche il centrosinistra si è mobilitato. Elly Schlein, intervenuta a Padova per sostenere il fronte de “No”, va dritta al punto: “È una riforma sbagliata nel metodo e nel merito, una riforma di potere, che serve a un governo convinto che vincere le elezioni dia diritto a non essere giudicato. L’unica cosa che fa questa riforma è spaccare il Csm, che la Costituzione indica come il governo autonomo della magistratura. L’indipendenza

della magistratura non è una tutela dei magistrati, ma una garanzia per i cittadini, perché possano far valere i propri diritti”. Andrea Martella, segretario regionale del PD, esprime preoccupazione per una riforma definita “punitiva” nei confronti dell’ordine giudiziario: “Il vero problema della giustizia in Veneto sono le carenze di organico e i tempi infiniti dei processi, non la separazione delle carriere, che rischia solo di creare magistrati-funzionari”. Nel momento in cui andiamo in stampa, a metà febbraio, i sondaggi danno in leggero vantaggio il fronte del “No” ma sono ancora molti gli indecisi che sceglieranno se e come votare solo negli ultimi giorni.

chiuso lun-dom 11.30 - 15.00

Elly Schlein
Flavio Tosi

“Felice Maniero, ex genio del crimine: oggi è incapace di intendere e volere”

M aurizio Dianese, decano del giornalismo veneto, conosce Felice Maniero meglio di chiunque altro. Da cronista ha seguito per anni l’attività criminale di “Faccia d’Angelo” e della Mala del Brenta; poi, nel corso degli anni, ha scritto una serie di libri importanti per capire un fenomeno che ha segnato profondamente il nostro territorio (e non solo). Dianese è appena tornato in libreria con “Come me nessuno mai.

Le mille vite di Felice Maniero bandito” (SEM edizioni). Un libro che arriva dopo anni di inchieste, processi, ricostruzioni giornalistiche. Questa volta, però, Maurizio Dianese aggiunge un tassello decisivo: la voce diretta di Felice Maniero, con cui è stato a stretto contatto per mesi proprio per scrivere questo libro. Ne viene fuori il ritratto definitivo dell’ex boss della Mala del Brenta e, insieme, quello di un Nordest che cresceva a ritmi vertiginosi e che si è arricchito a dismisura (anche sporcandosi le mani).

Allora Maurizio, possiamo dire che questo è il libro definitivo su Felice Maniero?

Di definitivo c’è solo la morte. Però sì, è il libro che chiude il cerchio. Le ricostruzioni precedenti erano tutte giornalistiche. Qui, invece, ci sono conferme dirette di Maniero. Non racconta chissà quali segreti inediti, ma colma vuoti importanti. L’infanzia, la famiglia, il rapporto con la madre e con la figlia. Sul passato criminale sapevamo già quasi tutto, ma aggiunge elementi decisivi su un paio di omicidi strategici.

Nel libro emerge forte il lega-

me tra Maniero e il Nordest. Maniero è parte integrante della storia del Nordest. Lui stesso è consapevole di essere arrivato nel momento giusto. Nasce a Campolongo Maggiore, in una zona di miseria estrema. Poi il Veneto diventa la locomotiva d’Europa. Capisce che può passare dal furto di salumi ai lingotti d’oro. Alla fine degli anni Ottanta svuota i laboratori orafi vicentini. Parliamo di quintali, forse tonnellate d’oro. C’erano soldi ovunque. Lui intercetta quel flusso e lo trasforma in potere criminale.

Oggi che uomo è Felice Maniero?

Fino a pochi mesi fa era affaticato, ma ancora lucido. Oggi non è più in grado di articolare una frase compiuta. Gli psichiatri parlano di depressione accompagnata da decadimento cognitivo. È successo tutto in modo impressionante, nel giro di sei mesi. Da boss lucido a persona fragile, incapace di stare in società, di capire dove si trova. Non lo dico per giustificarlo. Anzi. Avrei preferito che restasse lucido e facesse i conti con una vecchiaia normale. Invece è condannato a una vita in una casa di riposo, isolato, perso. Maniero era attaccatissimo alla madre, tanto che venne soprannominato “cotoea” perché da piccolo era sempre attaccato alle gonne (cotoe) di sua madre.

Può essere che sia stata proprio la morte della madre ha dargli il colpo definitivo?

Sì, non c’è dubbio. Gli psichiatri dicono che la vera botta è arrivata quando gli hanno comunicato la morte della madre. Ne aveva parlato tante volte, sembrava preparato. In realtà non lo era. Da lì perde il contatto con la realtà. È paradossale, se pensiamo a quanto fosse centrale quella figura anche nella sua attività criminale.

Nel libro smonti molti miti, a partire proprio dal ruolo di Lu-

cia Carrain (la madre di Maniero) all’interno della Mala.

Maniero ha sempre raccontato tante bugie, soprattutto su sua madre, dipinta come una donna religiosa, integerrima, estranea a tutto e che aveva sempre contrastato il figlio bandito. Non è vero. Faceva parte della banda. Ha riciclato decine di miliardi di lire. Lo dice lui a verbale. Quando gliel’ho fatto notare, ci siamo scontrati duramente. Ha sempre cercato di proteggerla, fino a ottenere per lei l’immunità. Ogni volta che veniva chiamata a testimoniare, si avvaleva della facoltà di non rispondere.

Maniero è stato anche un personaggio mediatico unico, anche se forse un po’ sottovalutato dalla stampa nazionale, non credi?

Il libro si intitola “Come me nessuno mai” per un motivo: Felice Maniero è stato il più grande bandito del Nord Italia. Su questo non ci sono dubbi. Per omicidi, rapine, controllo del territorio. Se facciamo un paragone con Vallanzasca, che ha preso 3 ergastoli per 3 omicidi, non c’è confronto: Maniero in un fine settimana faceva rapine più grandi di quanto abbia mai fatto in vita Vallanzasca. Per non parlare degli omicidi… Eppure, da un punto di vista della “stampa” e del ritorno sui media, spesso è stato sottovalutato a li-

vello nazionale. Diciamo che ha pagato il fatto di operare in Veneto, lontano dai riflettori di Milano, Torino o Roma. Con la stampa era abilissimo. Sceglieva giornalisti che non conoscevano la sua storia e vendeva la versione che voleva. Che fine ha fatto l’universo della Mala del Brenta?

La banda finisce nel 1995. Senza Maniero non esiste. Lui l’ha creata, strutturata, guidata. Dopo restano solo scampoli. Personaggi marginali che si sono reinventati. Ma non c’è nessuno che abbia davvero raccontato i segreti della banda come lui.

Qual è l’eredità che la Mala del Brenta lascia al Nordest?

La peggiore possibile. Maniero ha aperto la strada alle mafie. Ha fatto accordi con Cosa Nostra, Camorra, ’Ndrangheta. Quando la banda cade resta un vuoto in cui si sono infilati tutti. Oggi in Veneto troviamo ogni tipo di criminalità organizzata. Sarebbero arrivati comunque, ma non con questa rapidità. Maniero è stato il detonatore. Un genio criminale che ha lasciato dietro di sé un territorio più ricco e più fragile.

Giacomo Brunoro

• Chi è Giacomo Brunoro

Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.

Veneto2 4 passa al sistema di ultima generazione DAB che permette di ascoltare anche la radio con una qualità audio per fetta.

Sintoniz

La radio non è più soltanto una

Sintoni zati

ÈGianluca Busi, titolare di 22 HBG, realtà specializzata in tecnologie avanzate per la radio e per le infrastrutture audio multimediali.

Busi ha tracciato un quadro lucido e diretto dell’evoluzione della radiofonia contemporanea. Definire oggi la radio, spiega, è sempre più complesso: come è accaduto con il passaggio dal-

Vene t o 2 a gener a coltare an c h e la ra d io con r fe t ta .

l’FM al DAB, il mezzo sta vivendo una nuova fase evolutiva, spinta dall’impatto dell’intelligenza artificiale e da una trasformazione profonda del concetto stesso di multipiattaforma. L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia del futuro, ma una presenza già pervasiva, capace di incidere

che timori. L’ipotesi di robot o avatar in grado di condurre programmi radiofonici o intervenire a eventi non è più fantascienza, bensì uno scenario concreto con cui il settore deve iniziare a

Eppure, proprio in questo contesto ipertecnologico, emerge con forza il valore distintivo della radio: l’autenticità. La voce umana, con le sue pause, le vibrazioni, le imperfezioni, resta un elemento insostituibile. Anche quando la tecnologia sarà in grado di ri-

po reale legate al territorio rappresentano un valore sempre più raro. È questo approccio che distingue una radio “viva”, fatta di persone, ricerca e competenze, da modelli completamente automatizzati basati su playlist

però, questa libertà potrebbe evolvere ulteriormente, consentendo all’ascoltatore di selezionare contenuti sempre più affini ai propri interessi, senza rinunciare alla pluralità e alla sorpresa che da sempre caratterizzano il mezzo radiofonico.

In questo scenario, la radio di informazione territoriale assume un ruolo strategico. Contenuti verificati, giornalismo di prossimità, notizie in tem-

Guardando avanti, 22HBG immagina un futuro in cui i contenuti radiofonici potranno essere multilingua, più longevi e capaci di raggiungere pubblici diversi grazie al supporto dell’intelligenza artificiale. Una tecnologia che non sostituisce la ricerca, la verifica e la qualità editoriale, ma le amplifica, rendendo i contenuti più accessibili e valorizzandone il potenziale.

La sfida non è fermare l’innovazione, ma governarla. Monitorare l’uso dell’intelligenza artificiale, evitarne gli abusi e mantenere centrale il valore umano del contenuto sarà la chiave per accompagnare la radio in questa nuova fase evolutiva, senza tradirne l’anima.

Gianluca Busi 22HBG Founder, CEO FM-world

LDespar Nord sostiene l’identità locale tra arte, restauro ed enogastronomia

Sintoniz zati

Un impegno che prende forma nei luoghi, nelle persone

noscere il valore della “cultura del fare”, sostenerla nel tempo e restituirla alle comunità sotto forma di bellezza, opportunità e memoria condivisa.

D fiancare il territorio attraverso progetti che spaziano dalla tutela del patrimonio architettonico alla valorizzazione delle produzioni locali, fino alla salvaguardia della cultura gastronomica. Un impegno trasversale che nasce da un profondo senso di responsabilità verso le città e le persone che le abitano.

U tervento avviato nel 2016 sull’ex Cinema Teatro Italia nel cuore di Venezia: un edificio neogotico e liberty dei primi del Novecento, rimasto a lungo in stato di abbandono e riportato oggi a nuova vita grazie a un importante progetto di restauro e riallestimento. Un recupero che ha restituito alla città un luogo di grande valore storico e simbolico.

nascimentale Palazzo Nogarola Guarenti. Interventi che testimoniano la volontà dell’azienda di proteggere e rilanciare beni architettonici che rappresentano da sempre l’identità culturale del el 2019 Despar Nord ha inoltre contribuito alla riqualificazione di una porzione dell’ex Foro Boario di Prato della Valle a Padova, in un contesto di straordinario valore storico-artistico. Un progetto realizzato nel pieno rispetto delle caratteristiche originarie dell’edificio, frutto di un dialogo costante con la Soprintendenza e delle Belle Arti, che ha permesso di coniugare tutela e nuova fun-

a le eccellenze da preservare non sono soltanto fatte di pietra. Sono anche il risultato del lavoro quotidiano di uomini e donne che, con passione, custodiscono saperi antichi e li trasformano

per il

L o stesso approccio ha guidato Despar Nord anche in precedenti operazioni di ristrutturazione di palazzi storici come quello di Verona, Vicenza e Trento, dove nel 2014 è stato recuperato il ri-

propria identità, portando sulle

nate da un profondo legame con

Lo sviluppo insieme al territorio: Despar Nord e il sostegno all’eccellenza

Despar Nord per la tradizione culinaria: il “Ricettario anonimo padovano”

Storia e sapori: Un manoscritto del ‘400 svela la cultura alimentare di Padova.

Despar Nord promuove la ricerca per legare qualità, tradizioni e territorio

Il “Ricettario Anonimo Padovano” nasce dallo studio e dalla passione di Marina Scopel, storica della gastronomia e curatrice del volume, con il contributo di Otello Fabris e del professore Danilo Gasparini, e con il sostegno di Despar Nord. Si tratta di un raro manoscritto del XV secolo, conservato presso la Ruskin Gallery degli Sheffield Museums nel Regno Unito. Redatto in forma anonima ma attribuibile con grande probabilità a un autore padovano – forse un copista, come suggerisce l’accurata calligrafia – il ricettario si colloca in un periodo di grande fermento culturale, in cui la cucina riscopre il proprio ruolo come spazio di convivialità, piacere e condivisione.

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Nord anche la salvaguardia della memoria culinaria locale, di quel mosaico di sapori, nozioni e ricette che si sono tramandati nei secoli. Così, per celebrare la convivialità e il legame tra passato e presente, il marchio dell’Abete ha deciso recentemente di contributario del XV secolo, conservato seums nel nord dell’Inghilterra e rimasto anonimo ma redatto nuziosamente i profumi e gusti di una città, Padova, incrocio di minanti e contaminate. Un gesto concreto per custodire un’eredità

zione e innovazione convivevano anche a tavola. Ne emerge un affresco ricco e affascinante della cultura alimentare dell’epoca.

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Le ricette raccolte nel manoscritto, diverse tra loro per stile e impostazione, riflettono la vivacità intellettuale della Padova del basso Medioevo, dove tradi-

Per Despar Nord, sostenere questo progetto significa contribuire alla riscoperta delle radici più profonde dell’arte culinaria, nella consapevolezza che ogni ricetta è molto più di una semplice istruzione: è un frammento di storia, una memoria da tramandare, una testimonianza viva di identità.

Un impegno che guarda al passato per dare valore al presente e costruire, giorno dopo giorno, un futuro fatto di qualità, rispetto e appartenenza, difendendo e rispettando quelle tradizioni che da sempre hanno caratterizzato e continueranno a caratterizzare il rinomato patrimonio enogastronomico dei nostri territori.

Tenuta Amadio
prosecco,

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IL CUORE ANTICO E LO SGUARDO GIOVANE

L’Arte del Restauro secondo Il Marangon

Vil tempo non è un nemico, bensì un prezioso alleato: la bottega Il Marangon Restauri. Non è una semplice falegnameria, ma un vero e proprio laboratorio di cultura e manualità, un posto in cui Il Marangon lavora sull’emozione. Chi non possiede un vecchio mobile di famiglia – l’armadio della nonna, la credenza ereditata – magari un po’ rovinato, ma carico di ricordi? Spesso si pensa che siano oggetti da scartare. Invece, Il Marangon offre la possibilità di compiere un vero e proprio recupero. L’oggetto viene sottoposto a un meticoloso restauro che lo salva dal degrado e, se lo si desidera, può essere ripensato e trasformato in un pezzo attuale. Si adatterà perfettamente a una casa moderna,

non si ricorda più, è un luogo dove il lavoro artigianale di pialle e scalpelli regna incontrastato, simboleggiando il tempo e la cura dedicati a ogni singolo progetto. Ed è qui che il cerchio si chiude: l’abilità del restauro è il punto di partenza per l’innovazione. Le tecniche antiche vengono messe al servizio della decorazione e del design, creando pezzi unici. Che si tratti di dare una nuova laccatura o una finitura particolare a un mobile ereditato per renderlo moderno, o di realizzare un pezzo completamente nuovo e su misura, Il Marangon garantisce la massima personalizzazione. È la sintesi perfetta tra il rispetto per il passato e la libertà creativa per il futuro.

In un mondo in cui la velocità spesso sacrifi ca la qualità, l’opera de Il Marangon Restauri ci ricorda il valore inestimabile della durata e della bellezza che resiste. È una testimonianza viva di come la sapienza artigianale, fatta di pazienza, cura e profondo rispetto per la materia, sia non solo un baluardo culturale, ma anche la chiave per un futuro più consapevole e duraturo. La missione è dare forma e nuova vita, trasformando il passato in un elemento essenziale per l’estetica del domani. Il Marangon Restauri è la prova che il vero artigianato locale sa guardare avanti, offrendo un valore che dura nel tempo. Scegliere i suoi

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Francesco Benazzi: “Lascio un’Azienda più forte, integrata e vicina ai cittadini”

Alla vigilia della scadenza del mandato fissata per il 28 febbraio, salvo eventuali proroghe tecniche, il DG di Ulss 2 traccia un bilancio di dieci anni alla guida della sanità trevigiana

Non mi piace fare celebrazioni, preferisco fare memoria». Francesco Benazzi sceglie questa chiave per raccontare i suoi dieci anni alla guida di Ulss 2 Marca Trevigiana. Il mandato scade il 28 febbraio, salvo eventuali proroghe tecniche, ed è tempo di bilanci. Un bilancio che intreccia numeri, scelte strategiche e soprattutto una visione: costruire un sistema sanitario capace di coniugare eccellenza e prossimità in un territorio vasto, con quasi 880 mila cittadini e 94 Comuni. «Se devo indicare un traguardo simbolico, penso subito alla Cittadella della Salute di Treviso», spiega. Oltre 250 milioni di euro di investimento, 60 mila metri quadri di nuova costruzione, 438 posti letto e 18 sale operatorie: «È il cuore nuovo del Ca’ Foncello, ma è anche un modo diverso di concepire l’ospedale, integrato con università e ricerca». Nel racconto di Benazzi non può mancare la pandemia. «Abbiamo affrontato oltre 517 mila casi, somministrato più di 2 milioni di dosi vaccinali e aperto 18 centri vaccinali. L’hub di Villorba è stato il più grande del Veneto». Ma più dei numeri lo colpisce la risposta della comunità: «I 4,6 milioni di euro donati da 1.661 cittadini durante l’emergenza sono l’immagine di un territorio che si riconosce nella propria sanità». Quando arrivò nel 2016, la sfida era unificare tre aziende sanitarie – Treviso, Pieve di Soligo e Asolo – in un’unica realtà. «Non era una semplice fusione amministrativa, ma un progetto di riorganizzazione profondo». Oggi Ulss

2 conta circa 9.500 dipendenti, sei ospedali pubblici, quasi 98 mila ricoveri l’anno e 298 mila accessi al Pronto Soccorso. «La rete Hub & Spoke funziona: Ca’ Foncello per le alte specialità, gli ospedali Spoke per garantire servizi vicino ai cittadini. Non esistono ospedali minori, ma ospedali con vocazioni precise». Montebelluna è stato inserito da Agenas tra i primi 15 ospedali italiani per qualità delle cure; Vittorio Veneto è riferimento nazionale per la chirurgia dei tumori laringei; Oderzo ha sviluppato un modello di oncologia «pensato attorno al paziente prima che alle procedure».

“Infine, la sperimentazione della diagnostica Point of Care nelle RSA, riconosciuta da AGENAS con un premio per l’integrazione delle politiche sanitarie e sociali: riduzione del 40% dei ricoveri, del 26% dei decessi ospedalieri, del 60% degli esami al laboratorio centrale. Numeri che parlano di vite. Per Benazzi, sono esempi di come si possa fare eccellenza anche fuori dai grandi poli metropolitani.

Un capitolo decisivo poi è quello del territorio e del PNRR: 61 milioni di euro per 17 Case di Comunità, 8 Centrali Operative Territoriali già attive e 6 Ospedali di Comunità. «Non sono solo edifici. È una sanità che non aspetta il paziente in ospedale, ma lo raggiunge dove vive».

In questo contesto si inserisce la telemedicina, con oltre 350 mila prestazioni erogate in dieci anni e un tasso di soddisfazione del 97%. «La tecnologia è un amplificatore: non sostituisce il professionista, ma lo aiuta a lavorare meglio». Non è un caso, sottolinea Benazzi, che

la Marca trevigiana venga oggi guardata anche fuori regione come laboratorio organizzativo. «Abbiamo dimostrato che il modello Hub & Spoke può funzionare in modo dinamico, non gerarchico. Non si tratta di accentrare tutto, ma di valorizzare le vocazioni di ogni ospedale e integrarle con una rete territoriale forte». Dalla telemedicina – che vede Ulss 2 azienda pilota regionale per l’Infrastruttura di Telemedicina – all’Infermiere di Famiglia e Comunità con piattaforme digitali per la sanità d’iniziativa, «il nostro obiettivo è intercettare il bisogno prima che diventi emergenza». Un’impostazione che sta diventando riferimento anche per altre realtà sanitarie. Il Ca’ Foncello resta il perno della rete, con oltre 37 mila ricoveri annui e le principali alte specialità. «La Cittadella lo sta trasformando radicalmente. E la fase successiva, con nuovi edifici per specialità mediche e università, consoliderà l’integrazione tra assistenza, didattica e ricerca».

La carenza di personale è una delle sfide più delicate. «È un problema europeo. Noi rispondiamo formando sul territorio». Il corso di laurea in Medicina a Treviso, con oltre 1.350 studenti, è una scelta strategica: «Chi studia qui conosce gli ospedali, si lega al territorio e spesso resta. L’80-85% dei laureati delle professioni sanitarie trova lavoro entro un anno». Accanto a questo, investimenti in formazione continua e innovazione tecnologica per rendere l’Azienda attrattiva.

Determinante anche il rapporto con i

sindaci. «Novantaquattro Comuni significano 94 comunità diverse. Il dialogo non è un optional, è un pilastro». Durante il Covid gli incontri erano costanti; oggi il confronto è strutturato attraverso tavoli tematici e progettazioni condivise, soprattutto nell’integrazione socio-sanitaria.

Guardando avanti, la priorità è l’invecchiamento della popolazione. «Il modello del futuro non può essere centrato solo sull’ospedale per acuti. Dobbiamo rafforzare la sanità di prossimità, garantendo equità di accesso anche nei piccoli Comuni».

Sul piano umano, cosa resta di questo percorso? Benazzi si sofferma un attimo. «Ciò che mi porto dentro non sono

le infrastrutture, ma le persone. Durante la pandemia ho visto professionisti mettere il cuore oltre l’ostacolo». Ricorda l’ospedale di Vittorio Veneto trasformato in Covid Hospital e le terapie intensive aperte ai familiari nei momenti di fine vita. «La cura non è solo clinica, è relazione».

Alla vigilia della scadenza del mandato, il suo auspicio è chiaro: «Spero di lasciare un’Azienda più forte di come l’ho trovata. Non perfetta – la perfezione non esiste in sanità – ma più integrata, più innovativa e più vicina ai cittadini. Perché la sanità, alla fine, la fanno le persone. Quasi diecimila professionisti che ogni giorno tengono fede alla promessa più importante: prendersi cura».

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La novità. Un servizio per la diagnosi e la cura di un disturbo che colpisce il 15% della popolazione

Apre il nuovo ambulatorio per il trattamento degli acufeni

Inaugurato a Ca’ Foncello un ambulatorio specializzato per gli acufeni. Un team multidisciplinare offrirà diagnosi e cure personalizzate per un disturbo che colpisce il 15% della popolazione

Èstato inaugurato un nuovo ambulatorio specializzato nel trattamento degli acufeni presso l’Unità Operativa di Chirurgia dell’Orecchio di Ca’ Foncello. Il servizio, attivo con cadenza settimanale, segna un importante passo avanti nella cura di un disturbo che interessa circa il 15% della popolazione. Grazie a un approccio multidisciplinare mai visto prima in provincia, l’ambulatorio si propone di offrire soluzioni avanzate e personalizzate per alleviare il disagio provocato dagli acufeni. Il nuovo servizio si inserisce nell’ambito delle attività della Chirurgia dell’Orecchio, diretta dal dottor Daniele Frezza, che insieme ad altri specialisti, come il dottor Ronzani, coordinerà il trattamento dei pazienti. A questi si aggiungeranno

esperti in altre discipline: dall’articolazione temporo-mandibolare, con il contributo del dottor Luca Guarda Nardini, alla salute mentale, grazie alla collaborazione con la dottoressa Carola Tozzini, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale. L’acufene, comunemente conosciuto come ronzio nelle orecchie, può avere molteplici cause. Per questo motivo, il nuovo ambulatorio adotta un approccio olistico, che non si concentra solo sul trattamento delle problematiche legate all’orecchio, ma esplora anche le connessioni tra l’orecchio e il cervello. Il percorso diagnostico include un questionario innovativo (il Questionario THI), che misura la gravità del disturbo e ne monitora i miglioramenti nel tempo.

“Non è vero che non ci sia nulla da fare

per chi soffre di acufeni. Grazie a questo approccio innovativo possiamo intervenire in modo mirato e ridurre significativamente i sintomi. L’acufene non riguarda solo l’orecchio, ma anche l’interazione con il cervello. Il nostro obiettivo è studiare le cause, per intervenire con trattamenti che abbracciano la parte medica, chirurgica e riabilitativa”, ha affermato il dottor Frezza, che ha acquisito negli ultimi anni una significativa esperienza nel trattamento di questo disturbo. Il trattamento, infatti, include una valutazione complessiva dello stato di salute del paziente, con attenzione particolare ai fattori di rischio come ipertensione, diabete e stress. La qualità del sonno e le relazioni interpersonali vengono analizzate per individuare e trattare le cause psicologiche e sociali che possono contribuire alla gravità degli acufeni. L’approccio terapeutico prevede un trattamento a 360° che va dall’intervento medico a quello chirurgico, fino a soluzioni riabilitative. L’Unità Operativa Chirurgia dell’Orecchio di Treviso, con una lunga esperienza nella cura delle malattie dell’orecchio, potrà anche ricorrere a tec-

niche innovative come i drenaggi transtimpanici e l’impianto di protesi acustiche per migliorare l’udito. Il tutto in un ambiente altamente specializzato, che si occupa non solo di acufeni, ma anche di altre patologie uditive, comprese quelle pediatriche. Francesco Benazzi, Direttore Generale dell’ULSS 2, ha sottolineato l’importanza di questo nuovo servizio: “L’acufene è un

disturbo diffuso e debilitante che colpisce una grande parte della popolazione. Questo nuovo ambulatorio rappresenta una risposta concreta, una vera novità per la nostra provincia, e un passo fondamentale nel garantire ai pazienti un approccio all’avanguardia. È un risultato che conferma l’impegno della Chirurgia dell’Orecchio nel migliorare la qualità della vita dei nostri cittadini”.

Treviso all’avanguardia nella cura della lombosciatalgia: nuova tecnica mini-invasiva per cisti vertebrali

L’ospedale Ca’ Foncello segna un passo importante nella cura della lombosciatalgia grazie a un’innovativa tecnica miniinvasiva per le cisti sinoviali vertebrali, responsabili del 5-6% dei casi di dolore sciatico. Da maggio 2025, l’Unità Operativa Semplice Dipartimentale (UOSD) di Neuroradiologia Interventistica Spinale, diretta dal dottor Altin Stafa, ha trattato con successo 103 pazienti, attirando persone anche da altre province e regioni.

“Si tratta di una patologia spesso sottovalutata, ma che può compromettere significativamente la qualità di vita – spiega il dr Stafa –. La nostra tecnica utilizza una guida fluoroscopica angiografica che riduce l’esposizione a radiazioni rispetto alla TAC, inserendo due aghi convergenti per drena-

re la cisti sfruttando le naturali comunicazioni anatomiche. I risultati sono eccellenti: riduzione marcata o completa della cisti e risoluzione della lombosciatalgia refrattaria ad altri trattamenti”.

L’esperienza di Treviso ha ottenuto riconoscimento internazionale: il dr Stafa presenterà la procedura al corso della Società Europea di Neuroradiologia a Praga a maggio, offrendo formazione a giovani neuroradiologi provenienti da tutta Europa e oltre.

“L’attività della nostra UOSD – sottolinea il direttore generale dell’Ulss 2, Francesco Benazzi – dimostra come l’investimento in tecniche mini-invasive migliori concretamente gli esiti di cura, riduca i tempi di degenza e valorizzi l’esperienza del paziente”.

Solidarietà. Scuola e volontariato si incontrano nel progetto AIL

A Treviso riparte il progetto “Ogni dono è un nodo” per formare giovani ambasciatori del volontariato

L’iniziativa di AIL

Treviso coinvolge le classi dell’IIS Giorgi Fermi: lezioni, laboratori e testimonianze per accompagnare nuovi donatori e realizzare un video podcast nazionale

Ritorna anche nel 2026

“Ogni dono è un nodo”, il progetto solidale promosso da AIL provinciale Treviso con l’obiettivo di avvicinare gli studenti delle scuole superiori alla cultura del benessere, della solidarietà e del dono. Un percorso formativo strutturato, fatto di lezioni, laboratori e momenti di incontro, che metterà al centro decine di ragazze e ragazzi chiamati a diventare protagonisti attivi e consapevoli. Dopo l’avvio sperimentale del 2025 al “Da Vinci”, la seconda edizione approda quest’anno all’IIS Giorgi Fermi, coinvolgendo le clas-

si quarte e quinte degli indirizzi Odontotecnico, Biotecnologie e Chimica. Gli studenti lavoreranno al fianco di professionisti sanitari, educatori, volontari e comunicatori per trasformarsi in peer educator capaci di parlare ai propri coetanei e diffondere il valore del dono e del volontariato.

Il progetto si inserisce in una rete più ampia che comprende anche la collaborazione con AVIS Treviso: gli studenti saranno incoraggiati a portare nuovi donatori a iscriversi all’Associazione Volontari Italiani del Sangue. Prevista anche la possibilità di aderire ad ADoCeS, l’associazione dei donatori di cellule staminali emopoietiche, rafforzando il legame tra informazione,

scelta personale e impegno civico. Due gli obiettivi operativi fissati per i partecipanti: accompagnare nuovi donatori alla Giornata dell’idoneità al dono di sangue e produrre una puntata di video podcast destinata ad arricchire la raccolta nazionale delle sezioni AIL che aderiscono al programma. Sergio Leonardi, presidente di AIL Treviso, ringrazia la dirigente scolastica Giuliana Milana per la disponibilità e la docente referente Laura Martorano per il lavoro di coordinamento, ricordando che il progetto continua a intrecciare scuola, sanità e volontariato e a parlare ai giovani con il loro linguaggio per costruire una comunità più consapevole e solidale.

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L’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso ottiene l’accreditamento europeo per la chirurgia del tumore ovarico

L’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso ha ottenuto un importante riconoscimento a livello internazionale: la Ginecologia del nosocomio trevigiano è stata ufficialmente accreditata dalla European Society of Gynaecological Oncology (ESGO), una delle principali autorità europee nel campo della ginecologia oncologica. Questo prestigioso accreditamento certifica l’eccellenza del reparto nella cura e chirurgia del carcinoma ovarico avanzato, ponendo l’ospedale di Treviso tra i centri di riferimento in Europa per il trattamento di tumori ginecologici. Il riconoscimento si basa su una serie di criteri rigorosi, che includono l’esperienza chirurgica nelle operazioni complesse, la qualità dei risultati clinici, il continuo impegno nella ricerca scientifica, l’accesso a trial clinici innovativi e una forte attenzione alla centralità della paziente. Grazie a questo accreditamento, il Ca’ Foncello non solo si conferma come centro di eccellenza, ma entra a far parte di una rete di centri accreditati in tutta Europa, mettendo a disposizione delle pazienti le migliori cure possibili. Il direttore generale dell’Ulss 2 Marca Trevigiana, Francesco Benazzi, ha sottolineato che questo risultato rappresenta un traguardo straordinario per l’intera sanità veneta e per l’ospedale Ca’ Foncello, riconosciuto come punto di riferimento nella cura dei tumori ginecologici. “Il nostro impegno nella ricerca e nell’innovazione, insieme alla qualità del team multidisciplinare, ci consente di offrire alle pazienti cure di altissimo livello, in linea con gli standard internazionali”, ha dichiarato Benazzi, esprimendo grande orgoglio per il risultato raggiunto. L’accreditamento ESGO, che dal 2010 promuove la formazione e la qualità nella gestione dei tumori ginecologici, attesta anche l’approccio multidisciplinare del Ca’ Foncello, che coinvolge oncologi, chirurghi, radioterapisti, radiologi, anatomo-patologi, infermieri e altre figure sanitarie. Questo lavoro di squadra garantisce un percorso di cura integrato, che mette sempre al centro il benessere della paziente.

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Esami meno invasivi. Lo strumento, dal valore di 70mila euro, permetterà analisi avanzate tramite biopsia liquida

L’associazione dona alla sanità regionale uno strumento innovativo per la diagnosi del melanoma

Un nuovo passo avanti per la diagnosi dei tumori in Veneto arriva dall’Istituto Oncologico Veneto, che può ora contare su una tecnologia innovativa grazie alla donazione dell’Associazione Piccoli

Punti. L’associazione ha infatti messo a disposizione dello IOV un macchinario per la cosiddetta “biopsia liquida”, uno strumento che permette di individuare e seguire l’evoluzione della malattia attraverso semplici campioni biologici, come il sangue, evitando in molti casi procedure più invasive. L’apparecchiatura è stata destinata al Laboratorio di Biopsia Liquida Integrata, all’interno dell’unità che si occupa di immunologia e diagnosi molecolare oncologica. In termini pratici, il nuovo strumento consente di analizzare con grande accuratezza minuscole tracce di materiale genetico e altri segnali della presenza del tumore, migliorando sia l’attività clinica sia quella di ricerca.

Questa metodologia si rivela particolarmente preziosa nel caso dei tumori della pelle, come il melanoma, una patologia che in Veneto continua a causare circa 200 decessi ogni anno. Grazie alla biopsia liquida, i medici possono controllare l’andamento della malattia in modo più rapido e meno

traumatico per i pazienti, intervenendo tempestivamente se emergono segnali di peggioramento.

Il commissario straordinario Francesco Benazzi ha sottolineato come la collaborazione tra sanità pubblica e realtà del territorio possa tradursi in benefici concreti per i cittadini, migliorando i percorsi di diagnosi e cura e rafforzando allo stesso tempo la ricerca clinica. Questo il commento di Benazzi al termine dell’incontro con la stampa.

Sulla stessa linea il direttore scientifico Antonio Rosato, che ha evidenziato l’importanza di investire in strumenti capaci di rendere le terapie sempre più mirate sulle caratteristiche di ciascun paziente.

Dal mondo della ricerca arriva infine un richiamo all’importanza della prevenzione. Carlo Riccardo Rossi,

referente scientifico dell’Associazione

Piccoli Punti, ha ricordato che educazione e diagnosi precoce restano armi decisive contro il melanoma, ma che per i casi più complessi è fondamentale disporre di tecnologie avanzate in grado di personalizzare le cure, con vantaggi sia per i malati sia per il sistema sanitario.

La dottoressa Maria Chiara Scaini, responsabile del laboratorio di biopsia liquida integrata, spiega i vantaggi delle terapie ad hoc rese possibili da questo nuovo strumento.

La donazione, del valore complessivo di 70 mila euro, è stata resa possibile grazie al contributo della Fondazione

Elisabetta Canale e della Fondazione

Biondani Ravetta, che hanno coperto interamente il costo dell’apparecchiatura.

Nicola Canella

Trevigiano, ortopedia e traumatologia in crescita

Un anno di risultati significativi per l’Unità operativa complessa di Ortopedia e Traumatologia degli ospedali di Montebelluna e Castelfranco Veneto. Nel corso del 2025 il reparto, guidato dal dottor Alessandro Geraci, ha superato quota 2.100 interventi chirurgici, registrando un netto incremento dell’attività, l’ampliamento dell’offerta terapeutica e un deciso miglioramento nell’organizzazione del personale, con ricadute positive anche sulla riduzione delle liste d’attesa. Nel dettaglio, gli interventi eseguiti sono stati circa 2.150 e hanno coinvolto 1.500 pazienti ricoverati, 200 trattati in regime di day hospital e 450 sottoposti a chirurgia ambulatoriale. Particolarmente rilevante il dato relativo alla traumatologia d’urgenza: oltre il 90% delle fratture di femore, quasi 350 casi complessivi, è stato operato entro le 48 ore dall’accesso. In crescita anche l’attività ambulatoriale legata alla chirurgia della mano e del piede, con interventi su alluce valgo, deformità delle dita, neuroma di Morton e cisti, che hanno consentito la dimissione del paziente nella stessa giornata. Questo sviluppo è stato possibile grazie all’introduzione di nuovi protocolli di anestesia locale e al rafforzamento dell’ambulatorio infermieristico, coordinato da Nicola Merlo e Orietta Lucato, che ha permesso di ottimizzare l’utilizzo delle sale operatorie. Ne ha beneficiato in particolare la chirurgia protesica di anca e ginocchio, i cui volumi sono raddoppiati rispetto al 2024. Risultati importanti anche sul fronte organizzativo. Il reparto ha completato la stabilizzazione dell’organico medico, passando da tre a dodici professionisti strutturati e superando definitivamente il ricorso ai medici a gettone. Una scelta che ha reso la struttura più attrattiva anche per i giovani specializzandi e ha consentito un netto abbattimento delle liste d’attesa: nel 2025 sono state effettuate oltre 25.500 visite ambulatoriali, con un aumento del 30% rispetto al 2023 e il 99% delle prestazioni garantite entro i tempi di priorità. Nel corso dell’anno è stata inoltre ampliata l’offerta terapeutica. È stato anche riattivato l’ambulatorio di ortopedia emofilica, in collaborazione con l’Unità operativa di Medicina interna dell’ospedale di Castelfranco Veneto. Parallelamente, il reparto ha rafforzato il proprio profilo scientifico grazie a nuove collaborazioni, tra cui quella con il NYU Langone Orthopedic Hospital di New York, oltre a partnership con altre realtà sanitarie italiane.

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