Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore
Diego Ruzza
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Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore
Diego Ruzza






Filippo Giacinti traccia
la rotta del bilancio
della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”
Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.
L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.
Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.
Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.



Veneto2








Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”
Non solo redditi insufficienti, ma solitudine, invecchiamento e servizi che non raggiungono tutte le aree fragili






Sanità polesana, bilancio di fine mandato per il Dg Girardi: “Importanti risultati”

Rafforzata la struttura amministrativa, l’istituzione si prepara ra alle sfide del sistema Afam e alla trasformazione in senso universitario
L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”
a
19 segue a pag. 19


















COltre le sbarre del silenzio
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.


































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Prendono il via ad Adria le presentazioni di libri promosse dalla Biblioteca Comunale “Luigi Groto” in collaborazione con l’associazione REM – Ricerca Esperienza Memoria, un ciclo di incontri che nei prossimi mesi coinvolgerà autori locali e nazionali. Il primo appuntamento si terrà lunedì 23 febbraio alle ore 18, presso il Circolo Unione “Prof. Livio Crepaldi” in piazza Cavour 13 e sarà dedicato a Gianfranco Scarpari. I suoi libri, raccolti nella “Trilogia della memoria” (Apogeo Editore, Adria), saranno presentati da Antonio Lodo che dialogherà con Sandro Marchioro, le letture affidate a Chiara Galdiolo accompagnata al violoncello da Elisa Lazzarin. Dopo questo primo incontro, la rassegna proseguirà con altri autori e opere di grande interesse. Lunedì 2 marzo, sarà la volta di Roberto Giacometti, con Non mi troverai. Storie di Ellen e Giulia, gemelle uguali diventate diverse, mentre le letture saranno curate ancora una volta da Chiara Galdiolo. La settimana del 23 marzo ospiterà Danilo Trombin, che presenterà Viaggio nel Delta del Po, una guida sentimentale attraverso il delta Veneto ed Emiliano, fino alle saline di Cervia, in un viaggio che unisce territorio, storia e emozione. Il mese di marzo vedrà anche l’appuntamento con Laura Cestari il 27 marzo, che parlerà del suo libro Io come voi, un romanzo che intreccia memorie, incontri e storie di donne lungo le generazioni, raccontando come il passato costruisca e ridefinisca le nostre identità. lunedì 13 aprile, sarà il turno di Giovanna Bottaro con In viaggio con Lulù, in dialogo con Natalino Balasso. Il romanzo segue le vicende di una protagonista che affronta eventi improvvisi nella propria vita, trovando forza nei legami familiari e nell’amicizia per ritrovare coraggio e rinascita. Altro appuntamento sarà con Massimo Ubertone, con dettagli ancora da definire.
Guendalina Ferro
con la Biblioteca “Luigi Groto” e REM


Oltre le sbarre del silenzio
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
Padova è sempre stata un’eccellenza anche nei percorsi di recupero per i detenuti. Le esperienze al Due Palazzi hanno fatto scuola e vengono citate nei convegni internazionali come l’esempio di un carcere che non si limita a “stoccare” condannati, ma che trasforma nuove vite. Eppure, oggi, quel modello scricchiola sotto il peso di un sovraffollamento che tocca il 155% e di scelte che sembrano voler smantellare anni di faticosa ricostruzione umana. Uno dei drammi più recenti ha coinvolto un uomo di settant’anni, recluso in Alta Sicurezza. Non era un numero, era una persona inserita da anni in attività lavorative che avevano riempito le sue giornate e cambiato il suo orizzonte. La sua colpa? L’angoscia di un trasferimento improvviso, annunciato senza spiegazioni, che avrebbe cancellato con un colpo di spugna legami, impegni quotidiani e una prospettiva di “vita dignitosa” costruita con fatica. Quando lo Stato decide di spostare detenuti ormai stabilizzati, interrompendo percorsi di studio universitari o laboratori professionali, non sta applicando la legge: sta compiendo quella che molti definiscono una “regressione trattamentale”. A La Giudecca di Venezia, a metà di questo mese, si è tolta la vita una giovane donna, italiana, di 32 anni. Se togliamo la prospettiva del domani a chi sta cercando di espiare le proprie colpe, non resta che il vuoto. E il vuoto, in carcere, uccide. Realtà del volontariato sociale, impegnate in carcere quotidianamente, non stanno semplicemente aiutando i detenuti a “far passare il tempo”. Stanno investendo, oltre che sul recupero di centinaia di persone, sulla sicurezza di noi tutti. I dati parlano chiaro: dove c’è lavoro e formazione, la recidiva crolla sotto il 10%. Dove c’è solo ozio e sovraffollamento, si creano nuovi criminali o, peggio, si alimentano i cimiteri. È necessario che la politica locale e nazionale metta queste realtà nelle condizioni di lavorare al meglio. Dare dignità ai detenuti significa anche non spezzare i legami affettivi. Il lavoro in carcere non è un privilegio, è la spina dorsale della rieducazione, per questo il terzo settore va sostenuto, anche con più psicologi e mediatori, per potenziale l’ascolto. Non possiamo voltarci dall’altra parte. Dobbiamo pretendere un carcere che funzioni come un’officina di nuove vite, non come un vicolo cieco.

s.n.c. di Bellettato Luca & C.






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L a sede dell’Ats (Ambito Territoriale Sociale) Ven 19 sarà operativa dal 1° luglio 2026. Sorgerà in uno degli immobili della Fondazione Carlo Bocchi, tra piazza Cieco Grotto e via Ruzzina, nel cuore di Adria. Un edificio di circa 400 metri quadrati, riqualificato nel 2020, che ospiterà per sei anni – rinnovabili per altri sei – il Consorzio, con spese, utenze e canone di affitto, pari a 750 euro mensili, interamente a carico dell’Ats.
L’annuncio è arrivato durante il
mente il ringraziamento dell’amministrazione per il lavoro svolto quotidianamente a tutela della sicurezza. Nel suo intervento, il primo cittadino ha poi allargato lo sguardo all’attualità nazionale, citando i recenti fatti di Torino. “Ci dissociamo da chi cerca lo scontro – ha dichiarato – e ribadiamo il nostro sostegno a chi lavora ogni giorno per la sicurezza del Paese”. Parole accompagnate da una nota di amarezza per l’imminente scarcerazione dei responsabili degli episodi di violen-

Consiglio comunale di febbraio, una seduta dal forte valore simbolico, aperta dalla consegna di una benemerenza al comandante della polizia locale Pierantonio Moretto e a tutto il corpo di polizia locale. Il riconoscimento, conferito dal questore Eugenio Vomiero, è stato consegnato dal sindaco Massimo Barbujani, che ha voluto esprimere pubblica-
za, definita motivo di delusione. È sulle Aree Peep e Pip che si è consumato il primo vero battibecco politico tra maggioranza e minoranza in Consiglio comunale. Al centro del confronto la scelta politica della maggioranza, assunta nel dicembre 2024, di adeguare ai valori Istat le tabelle relative alle aree edificabili,(+19,7%), tema tornato al cen-


tro del dibattito con la delibera annuale.
A sollevare la questione è stato il consigliere di IBC Enrico Bonato, che ha collegato l’adeguamento dei valori di riferimento a un aumento dell’Imu per i proprietari di terreni edificabili. Secondo Bonato, si tratterebbe di una precisa scelta politica della maggioranza che, pur senza modificare le aliquote, avrebbe prodotto un aumento dell’ IMU. Il consigliere ha inoltre richiamato alcune sentenze della Corte di Cassazio-
ne, sottolineando come l’adeguamento agli indici Istat non fosse obbligatorio e contestando la coerenza dei nuovi valori con un mercato immobiliare locale definito stagnante.
Di diverso avviso l’assessore Giorgio Crepaldi, che ha difeso la decisione dell’amministrazione parlando di un aggiornamento necessario dopo anni di mancati adeguamenti. “Non si tratta di un aumento, ma di un allineamento ai dati Istat”, ha precisato, respingendo anche l’idea di un mercato
immobiliare fermo e ricordando l’approvazione recente di varianti urbanistiche per nuove costruzioni. Nel dibattito è intervenuto anche il vicesindaco Federico Simoni, affermando che per il 2026 non sono previsti aumenti delle tasse comunali. Resta tuttavia il nodo politico sollevato dalla minoranza: l’adeguamento dei valori istat, pur senza modificare le aliquote, comporta un aumento dell’Imu per i proprietari di terreni edificabili.
Le condizioni dell’ambulatorio comunale di Cavanella Po finiscono al centro del dibattito politico ad Adria. La capogruppo di Fratelli d’Italia, Sandra Passadore, ha depositato un’interrogazione che sarà discussa in Consiglio, denunciando una situazione ritenuta incompatibile con la tutela della salute pubblica. “Ho potuto constatare personalmente le condizioni in cui versa lo stabile comunale di proprietà del Comune di Adria, messo a disposizione dei medici di base per l’erogazione del servizio sanitario nella frazione di Cavanella”, afferma la consigliera. Secondo quanto segnalato, l’immobile si presenterebbe in condizioni insalubri, con pareti non conformi ai requisiti igienico-sanitari e livelli di pulizia non accettabili, elementi che – sottolinea Passadore – risultano “del tutto incompatibili con il decoro e con la dignità di un servizio

pubblico essenziale quale quello della medicina generale”.
A preoccupare ulteriormente è la mancanza di un adeguato impianto di riscaldamento, sia per i pazienti in attesa sia all’interno degli spazi ambulatoriali. “Il medico di famiglia – prosegue la capogruppo di Fratelli d’Italia – è di fatto costretto a portare con sé una stufetta, da collocare accanto alla propria postazione di lavoro, per poter svolgere l’attività in condizioni minimamente tollerabili”. Pur riconoscendo che garantire la presenza del medico
di base nelle frazioni rientra tra i compiti dell’Amministrazione comunale, Passadore evidenzia come tale dovere non possa essere assolto “pretendendo che cittadini e professionisti sanitari accedano a locali freddi, insalubri e privi dei requisiti minimi di comfort e sicurezza”, né tantomeno “scaricando sui medici l’onere di supplire alle gravi carenze strutturali dell’ente proprietario dell’immobile”. “Pretendere che i cittadini della frazione di Cavanella Po si affidino a un servizio sanitario erogato in simili condizioni – conclude la consigliera – significa svilire il diritto alla salute e la dignità delle persone, oltre a esporre il Comune di Adria a evidenti profili di responsabilità”. Una situazione che, secondo Fratelli d’Italia, non sarebbe nuova, dal momento che risulterebbero già pervenute segnalazioni all’Amministrazione. (g.f.)

Sintoniz zati sul







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S econdo i dati ISTAT sulla povertà assoluta, nel Nord Est l’incidenza riguarda l’8,1% delle persone e il 7,6% delle famiglie. Applicando questi valori alla popolazione residente, si stimano circa 18 mila persone in condizioni di povertà assoluta nella provincia di Rovigo, di cui circa 4 mila nel solo Comune di Rovigo. Si tratta di stime, ma considerate verosimili dalla Cooperativa Porto Alegre, che ha rielaborato i dati alla luce della conoscenza diretta del territorio. Il quadro che emerge conferma una fragilità economica strutturale del Polesine, che risulta la provincia veneta meno performante per redditi, occupazione, capacità produttiva ed equilibrio demografico.
L’analisi della ricchezza evidenzia infatti valori inferiori rispetto al resto del Veneto, con un valore
aggiunto pro-capite più basso del 20% rispetto alla media regionale e del 25% rispetto alla provincia veneta più ricca. Anche i redditi dichiarati dai contribuenti polesani risultano inferiori alla media regionale, collocando Rovigo all’ultimo posto tra i capoluoghi veneti. Un ulteriore elemento di criticità riguarda il mercato del lavoro. Nel 2024, il 40% delle assunzioni nella provincia di Rovigo ha interessato lavoro non qualificato, a fronte di una media regionale del 26%. A incidere sono soprattutto i settori dell’agricoltura e della logistica, particolarmente rilevanti nel territorio, ma spesso associati a condizioni di lavoro povero. Particolarmente delicata è la situazione del lavoro agricolo stagionale, che coinvolge in larga parte persone straniere, con bassa scolarizzazio-
ne e una rete di supporto fragile, spesso limitata ai soli connazionali. In questo contesto, sottolinea la Cooperativa Porto Alegre, il rischio di sfruttamento lavorativo e di forme più o meno esplicite di caporalato rimane elevato. Accanto alla povertà lavorativa, persistono situazioni di grave marginalità sociale. I servizi comunali dedicati alle persone senza dimora o in condizioni di forte disagio intercettano una media di almeno 200 persone all’anno. I dati locali indicano circa 70 persone seguite nei percorsi di dormitorio e housing first, 200 utenti del centro di ascolto e 80 persone raggiunte dall’Unità mobile, numeri che restituiscono la dimensione di un bisogno non episodico ma strutturale. Un quadro che pone il tema della povertà come questione
Nel cuore di Rovigo, da otto mesi è attivo un appartamento di “sgancio” destinato a minori con passato migratorio della provincia. Sono infatti molti i ragazzi che provengono da Adria, Porto Tolle e Taglio di Po. Un tetto e, soprattutto, un tempo protetto – dai sei mesi a un anno – per accompagnare ragazzi neomaggiorenni in uscita da percorsi di tutela verso un’autonomia che, oggi, è sempre più fragile. Il progetto è stato promosso e finanziato grazie al bando “InclusiOn” della Fondazione Cariparo. I numeri parlano di inserimenti già avviati, ma le richieste superano la disponibilità: i posti non bastano.
Il contesto è quello di una povertà minorile che non arretra.

Secondo Istat 2023, il 41,5% dei minori di seconda e terza generazione è a rischio povertà, con ricadute evidenti sul piano lavorativo, economico e sociale. Fragilità che si sommano: precarietà
abitativa, difficoltà linguistiche, reti familiari assenti o deboli.
“I dati Inps ci dicono che oggi i lavoratori stranieri contribuiscono per circa il 25% al pagamento delle pensioni degli italiani. È un

Un anno fa avevamo dedicato il nostro “Dentro la notizia” al fenomeno della povertà. Torniamo ad occuparci di questo tema cercando di capire cosa è cambiato in questi mesi sul
centrale per il futuro del territorio, chiamando in causa politiche sociali, lavoro e sviluppo locale in una provincia che continua a pa-
gare il prezzo più alto in Veneto in termini di fragilità economica e sociale.
elemento oggettivo, confermato anche da uno studio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – commenta il presidente del Consorzio Insieme e di Federsolidarietà della Città metropolitana di Venezia –. Ma il tema non può ridursi a un semplice “abbiamo bisogno di stranieri sì o no”. Abbiamo bisogno, piuttosto, che tutti rispettino le regole e che si investa seriamente in percorsi efficaci di inclusione sociale: solo così è possibile costruire una convivenza civile solida e duratura”.
Il progetto è il risultato di una rete territoriale: il Comune, la diocesi di Diocesi di Adria-Rovigo – che ha concesso l’immobile di via X Luglio –, l’ULSS 5 Polesana e diversi enti del Terzo settore,
tra cui la Croce Rossa ItalianaComitato di Rovigo, la cooperativa sociale Le Orme e l’associazione Dante Alighieri, che offre corsi gratuiti di italiano per migranti. Una sinergia che prova a dare risposte concrete a giovani che, senza un accompagnamento, rischierebbero di scivolare nell’invisibilità. L’appartamento di “sgancio” non è solo un alloggio, ma uno strumento contro la povertà educativa e relazionale: un ponte verso il lavoro, la formazione, l’autonomia abitativa. Ma la domanda cresce e interroga l’intera provincia. Perché la povertà, oggi, non è solo mancanza di reddito: è assenza di opportunità. E senza una rete più ampia, il rischio è che troppi ragazzi restino fuori. (s.b.)



















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Dirette dai campi delle principali squadre di calcio venete e aggiornamenti in tempo reale di volley, basket e rugby delle squadre della nostra regione

povertà/2. La mappa della povertà alimentare nel Basso Polesine
In un territorio che fa dell’agricoltura la propria identità economica, cresce il paradosso della povertà alimentare. La ricerca pubblicata sulla rivista Re|Cibo dall’Università Iuav di Venezia, in collaborazione con il Centro Servizio Volontariato di Padova e Rovigo, accende i riflettori anche su Adria, secondo polo urbano della provincia con Rovigo, snodo strategico del Basso Polesine. Secondo i dati Istat richiamati nello studio, in provincia si stimano circa 8.100 famiglie in difficoltà economica, di cui 1.875 nel capoluogo . Adria, che insieme a Rovigo concentra circa il 30% della popolazione provinciale, si colloca in un contesto segnato da redditi medi inferiori alla media regionale e da un forte invecchiamento: gli over 64 rappresentano il 26% dei residenti, a fronte di appena il 10% di under 15 . Un dato che, incrociato con le variabili reddituali, restituisce una mappa di vulnerabilità diffusa.
Eppure il Polesine resta una delle aree più agricole del Veneto: il settore primario incide per il 24,4% sull’economia provinciale, ben oltre la media nazio-

nale. Adria è tra i comuni con maggiore presenza di aziende cerealicole, insieme a Rovigo, Lendinara e Porto Tolle . Un sistema produttivo frammentato, fatto in larga parte di microimprese, che potrebbe però diventare leva strategica nella lotta allo spreco e nella redistribuzione delle eccedenze.
Il cuore logistico del sostegno alimentare resta l’Emporio della solidarietà di Rovigo, gestito dal CSV con l’associazione Bandiera Gialla. La ricerca evidenzia tuttavia una copertura disomogenea sul territorio provinciale: alcune aree ad alta fragilità non risultano adeguatamente raggiunte dal servizio, anche per ragioni
logistiche e carenza di volontari
. Per Adria la sfida è duplice: da un lato intercettare le nuove povertà, dall’altro valorizzare una filiera agroalimentare che conta centinaia di imprese tra produzione, commercio e ristorazione . Lo studio suggerisce la creazione di un “food hub” territoriale e il rafforzamento delle politiche locali del cibo, oggi non formalizzate in una vera strategia urbana. In una provincia dove il cibo è economia, cultura e identità, il diritto all’alimentazione torna così ad essere una questione strutturale. E Adria, crocevia del Delta, è chiamata a giocare un ruolo centrale.
Sara Busato
Dal welfare di comunità agli assistenti di quartiere alla casa, Stefani: “Nessuno deve
Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa. Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più vicino alle persone e ai territori. Uno degli interventi annunciati da Stefani è l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani fragili e par-
indietro”
zialmente non autosufficienti. Non un semplice impiegato, ma un facilitatore che aiuta le famiglie nella gestione quotidiana dei non autosufficienti, dalla spesa alle pratiche burocratiche, portando i servizi direttamente nei condomini e nelle frazioni. L’obiettivo è duplice: garantire supporto quotidiano e ridurre il peso economico e organizzativo che spesso ricade interamente sulle famiglie.
Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico post-crisi.
Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di edilizia sociale e ini-
ziative per calmierare gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazioni a prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato. L’abitare viene così riconosciuto come primo strumento di contrasto alla povertà.
“La solidarietà tra generazioni è una responsabilità comune”, è il messaggio che emerge: investire su chi è in difficoltà significa rafforzare la coesione sociale e costruire un Veneto più equo, dove la crescita non lasci indietro nessuno.
Nel cuore agricolo del Polesine la povertà alimentare cresce: Adria tra redditi bassi, invecchiamento e l’ipotesi di un food hub per ridurre gli sprechi



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zuccherificio, cuore produttivo e occupaziona le di Rovigo. Una fase che ha segnato profon damente l’identità del luogo e del territorio. La seconda prende forma negli anni Novanta, quando, anche grazie a fondi europei, il com




servizi pensati per la vita studentesca: biblio teca, aule studio, studentato, palestre e centro sportivo. Ogni giorno il polo accoglie circa duemila studenti, un numero che racconta il

Q200
La seconda anima è quella dell’innovazione e della ricerca. Qui operano soggetti pubbli ci e privati legati al mondo dell’industria e dell’innovazione, insieme a laboratori di ricer ca applicata attivi in ambiti strategici come i materiali, lo spazio e il fuoco. Un ecosistema


modulabili, inseriti in un contesto moderno e Qual è la scintilla che ha acceso tutto questo? Perazzolo non ha dubbi: la lungimiranza della Fondazione, capace di intercettare i bisogni del territorio e di costruire sinergie con enti pubblici e privati, creando valore duraturo perfessionalità, l’entusiasmo e la passione di chi ogni giorno lavora per far crescere il progetto. Lo sguardo è ora rivolto al futuro. I progetti in re ulteriormente le tre anime del complesso, con un obiettivo comune: generare valore per cia di un’offerta completa, capace di integrare studio, lavoro, residenza, sport, ristorazione e

A raccontarlo è Daniele Perazzolo, amministra tore unico di Q200 Censer, che ci accompagna dentro un luogo simbolo della città. Il com plesso Q200 Censer è infatti un importante patrimonio immobiliare dei primi del Novecento, situato a ridosso del centro urbano, a pochi passi dalla stazione ferroviaria. Uno spazio che ha attraversato epoche diverse e che oggi si prepara a vivere una nuova stagione.
La storia di Q200 Censer può essere letta attraverso tre grandi fasi. La prima, dagli inizi del ’900 fino agli anni Ottanta, è quella dello
settore della logistica. A questi si affiancano
sedere e di oltre 1.500 metri quadrati di spazi


rie di comunità, competenze e lavoro. Piccole sformarsi in energia duratura per il territorio.

Teatro. Il trasformista torinese firma un one man show che fonde tecnica, immaginazione e stupore
I l tempo, a teatro, può assumere una dimensione tutta sua. Con Solo, in scena al Teatro Comunale di Adria, Arturo Brachetti è riuscito a gestirlo con il ritmo dello stupore. Novanta minuti che scorrono leggeri, tra cambi fulminei, immagini che si sovrappongono e quadri scenici che si susseguono senza mai concedere pause allo sguardo dello spettatore. Giunto alla nona stagione e forte di oltre 650 repliche, lo spettacolo rappresenta una sintesi matura del percorso artistico del trasformista torinese. Brachetti attraversa personaggi iconici della televisione e dell’immaginario collettivo, passando da un ruolo all’altro con una velocità che resta il suo tratto distintivo, affiancando alle trasformazioni una costruzione scenica curata nei minimi dettagli. La scena si anima di luci, ombre, porte che si aprono e si chiudono come in un racconto fantastico, effetti visivi e momenti di grande precisione tecnica, come la celebre sequenza del pranzo di nozze, in cui l’artista interpreta più personaggi in rapida successione. Accanto al virtuosismo, trovano spazio anche passaggi più poetici, dal mondo delle favole fino all’arte del sand painting, che regala al pubblico immagini e suggestioni. In scena Brachetti è Solo, ma mai davvero solo: al suo “fianco” l’ombra che lo segue e una macchina teatrale invisibile che insieme reggono




uno spettacolo straordinario, capace di stupire e incantare fino all’ultimo istante. Anche un breve imprevisto tecnico viene assorbito con naturalezza, trasformato in occasione di dialogo con un pubblico attento e partecipe. E alla fine dello spettacolo, in cui i 90 minuti sono volati come 90 secondi, viene naturale desiderare di sbirciare dietro le quinte, per scoprire l’incredibile ingegno creativo,necessario per uno spettacolo che ha saputo incantare il numeroso pubblico. Solo resta quindi uno spettacolo unico, un viaggio nel trasformismo e nella creatività italiana che continua a stupire, stagione dopo stagione.
Guendalina Ferro


Per la prima volta da sola sul palco, Katia Follesa arriva al Teatro Comunale di Adria con No vabbè mi adoro, lo spettacolo in programma venerdì 13 marzo alle ore 21.00. Un debutto importante per l’attrice comica, che affronta il pubblico senza lo storico partner Angelo Pisani, confermando maturità artistica e grande padronanza scenica. Lo spettacolo propone una comicità diretta e coinvolgente, fatta di osservazioni taglienti, ritmo serrato ed energia contagiosa. Attraverso situazioni quotidiane, relazioni personali e piccole follie contemporanee, Follesa costruisce un racconto ironico e lucido del nostro tempo, alternando risate e spunti di riflessione. In scena prende forma un monologo che gioca sull’autoironia e sull’esperienza personale, cifra stilistica dell’artista, capace di trasformare abitudini comuni e fragilità condivise in momenti di autentico divertimento. La comicità diventa così uno strumento per osservare la realtà con leggerezza, senza rinunciare alla profondità. Lo spettacolo era originariamente previsto per il 25 novembre, ma era stato rinviato per impegni televisivi dell’artista. I biglietti già acquistati restano validi per la nuova data di marzo. Katia Follesa, volto noto della televisione e del teatro, racconta così lo spirito dello spettacolo: “Sono sempre stata giudicata per la mia bellezza, che per carità, mi ha aiutato tanto, soprattutto all’inizio – dice Katia Follesa – Ma è normale che passare dalle sfilate e shooting alla comicità non è cosa facile. Con questo spettacolo vi voglio dimostrare che, oltre a essere bella, indiscutibilmente bella, faccio anche ridere!”. I biglietti sono disponibili in prevendita sui circuiti Vivaticket e Ticketone, online e nei punti vendita autorizzati. (g.f.)





























































I l mandato era scaduto il 17 gennaio, ma il 20 gennaio è arrivata la riconferma ufficiale: il ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha rinnovato per altri tre anni l’incarico a Giuseppe Carinci, presidente del Conservatorio musicale “Antonio Buzzolla”. Avvocato di professione, 50 anni, Carinci prosegue così il suo impegno alla guida del Consorzio musicale “Antonio Buzzolla”, una realtà di riferimento non solo per il territorio polesano. Il Conservatorio è infatti uno dei due della provincia di Rovigo, uno dei sette in Veneto e rientra tra i 76 conservatori attivi in Italia. Un’istituzione scolastica che fa parte del sistema Afam – Alta Formazione Artistica e Musicale.
“Il primo triennio di mandato è stato dedicato in modo par-

ticolare al rafforzamento della segreteria e della struttura amministrativa, un passaggio strategico che oggi consente al Conservatorio di rispondere in maniera più efficiente alle esigenze di studenti e famiglie - ha dichiarato Carinci -. Un percorso portato avanti in sinergia con il direttore Paolo Zoccarato e con il vicepresidente Maria Chiara Nonnato prima, e da
alcuni mesi con Renzo Banzato”. “Una collaborazione fattiva, fondata su un rapporto di intesa e di stima reciproca”, sottolinea Zoccarato.
Guardando al futuro, il presidente Carinci evidenzia come gli istituti afferenti al sistema Afam stiano vivendo una fase di profonda trasformazione. I diplomi accademici di primo e secondo livello, oggi equipol-
Il Centro Servizi Anziani (Csa) di Adria è tra i soggetti ammessi al finanziamento previsto dal Bando regionale per la valorizzazione e il recupero di beni immobili di pregio o a destinazione culturale, sostenuto con risorse del Fondo di Sviluppo e Coesione 2021-2027. L’importo assegnato ammonta a 30.832,44 euro. Il contributo rientra nel decreto approvato dalla Direzione Beni, Attività Culturali e Sport della Regione del Veneto, che ha formalizzato la graduatoria degli interventi finanziati in attuazione dell’Accordo per la Coesione, previsto dalla Delibe-
ra CIPESS n. 31/2024. Le risorse ottenute consentono al CSA di completare il finanziamento degli interventi di risanamento della chiesa di Sant’Andrea, edificio annesso al complesso del Centro Servizi Anziani di Riviera Sant’Andrea. Parte delle spese era già stata coperta nel corso dello scorso anno grazie ai contributi della Fondazione Franceschetti e Di Cola e della Fondazione Cariparo. Ulteriori risorse sono state reperite attraverso il Progetto Kaironia, che ha coinvolto soggetti del territorio nel sostegno all’intervento. I lavori previsti riguardano in par-




ticolare il restauro della copertura e delle superfici interne della chiesa. In queste settimane il CSA ha avviato le procedure di gara: le offerte sono già state presentate ed è in corso la fase di aggiudicazione. Conclusi gli adempimenti amministrativi, l’avvio del cantiere è previsto nei prossimi mesi, con l’obiettivo di completare l’intervento entro l’anno. Nel corso del 2025 il Centro Servizi Anziani -si legge nella nota ufficiale del CSA- ha inoltre partecipato ad altri bandi pubblici, sia per interventi sul patrimonio dell’IPAB sia per progettualità legate ai servizi,
lenti alle lauree, sono destinati a diventare lauree a tutti gli effetti. Un cambiamento che implica, per i conservatori, il raggiungimento di una maggiore autonomia gestionale, necessaria per formare professionisti con un titolo universitario pienamente riconosciuto. La trasformazione riguarda anche i contenuti della formazione: accanto alla didattica e all’attività accademica, diventa centrale il tema della ricerca, terzo pilastro su cui il Conservatorio Buzzolla si sta già attrezzando. “È un passaggio fondamentale per il futuro dell’istituzione”, spiega Carinci. Il Conservatorio si presenta quindi pronto ad ampliare le proprie potenzialità come struttura universitaria, con ricadute significative anche sul territorio. Crescerà infatti il numero di studenti provenienti da tutta Italia,
rendendo necessario un maggiore livello di consapevolezza territoriale, in particolare sul tema degli alloggi per studenti in città. Punto di forza del Conservatorio, rispetto alle scuole medie a indirizzo musicale, è la possibilità per i ragazzi che scelgono di avvicinarsi allo studio musicale già dalle elementari di selezionare tra più strumenti, seguire un percorso teorico articolato ed essere accompagnati fino al diploma accademico da docenti specializzati.
Tra gli obiettivi del nuovo mandato anche l’ampliamento delle sedi del Conservatorio in altri edifici cittadini, che saranno ufficializzati a breve. È già fissata, invece, per il 30 maggio, l’inaugurazione della biblioteca, che sarà intitolata a Nino Catozzo.
Guendalina Ferro
come i sistemi di videosorveglianza e iniziative assistenziali rivolte alla popolazione anziana, tra cui il Progetto Grandi Anziani. L’intervento permetterà di mettere in
sicurezza e recuperare un edificio di valore storico per la città, assicurandone la continuità d’uso e la fruibilità da parte di tutta la comunità. (g.f.)




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B
ottrighe vedrà per la prima volta la tappa della “Valli e Nebbie”, ovvero la 36esima edizione della manifestazione internazionale di regolarità per auto d’epoca che si terrà sabato 21 marzo. Ad organizzarla il club “Officina ferrarese del motorismo storico” di Ferrara. Ciò grazie all’interessamento del commissario sportivo Fabrizio Andreotti, bottrighese e stretto collaboratore del club da molti anni, la collaborazione in loco dell’associazione Aribo ed il patrocinio del Comune.
L’iniziativa è un’occasione per promuovere le nostre zone, farle conoscere ed apprezzare a tutti gli 85 equipaggi partecipanti, scelti tra i cento iscritti provenienti anche dall’estero. Ciò per riscoprire il Delta con un itinerario sviluppato lungo le sponde del Po, tra l’imponenza e la bellezza del più importante fiume d’Italia.
Lo start dal capoluogo estense, da piazza Ariostea, coinvolgendo le regioni Emilia Romagna e Veneto. Prima di giungere a Bottrighe, le storiche passeranno da Polesella e, attraverso l’argine sinistro del Po, giungeranno a Villanova Marchesana e all’oasi del WWF di Panarella per prove di precisione.
L’arrivo a Bottrighe è previsto per le

10.20 scendendo dall’argine per via Umberto Maddalena. In piazza Libertà ci sarà il controllo e la timbratura di passaggio. Ad ogni equipaggio presentato dallo speaker, verrà consegnato un ricordo del territorio. Ad attendere le auto d’epoca anche i ragazzi delle scuole del luogo con un sventolio di bandierine. Sul liston di palazzo civico si potrà ammirare un esposizione di auto storiche. Il passaggio per Bottrighe proseguirà per via don Minzoni, strada
Spolverin, strada provinciale, attraversamento del ponte sul Po sino a Corbola, per poi raggiungere il parco della prestigiosa villa Cà Zen per una colazione. A Taglio di Po tappa controllo e timbratura, poi Porto Levante, giro delle valli e pranzo in Val Pisani. La manifestazione proseguirà per una tappa al castello di Mesola, Mezzogoro e quindi l’arrivo in piazza Castello a Ferrara.
Roberto Marangoni
Umberto Secchieri nominato commendatore
Umberto Secchieri, classe 1955, è commendatore dell’ordine “Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme” conferitogli dal cardinale dell’ordine medesimo. Il riconoscimento, segue a quello di cavaliere ottenuto nel 2019, arrivato recentemente dalla

presidenza del consiglio dei ministri, gli è stato consegnato durante l’annuale cerimonia, svoltasi a Rovigo al salone del Grano della Camera di Commercio, dalle mani del prefetto Franca Tancredi. Il neo commendatore, conosciutissimo non solo a Bottrighe dove è nato, dopo la ragioneria si è laureato in economia e commercio. Da molti anni, insieme al fratello Paolo, è commercialista con due studi a Bottrighe e ad Adria. E’ sposato con la dottoressa Luigina Medea, commercialista a Rovigo. Il commendatore Umberto Secchieri da sempre collabora a molte iniziative che si svolgono a Bottrighe. Nel 1983 fù anche ideatore dell’apprezzato “Progetto Bottrighe 83” organizzando per un anno intero una lunga serie di iniziative culturali e di svago paesano. (r.m.)










































a cura di Roberto Marangoni
> Ani e gòti d’vin, i s-cùnta mai
> Anca le galine, co le beve, le vàrda in sù
> A vìvre co la testa in tel sàco, l’è bòn ogni macàco




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L a giunta comunale ha approvato all’unanimità la richiesta dell’associazione memoriale “Comandante Umberto Maddalena” per completare il recupero e l’allestimento dell’abitazione che vide alla luce l’eroico aviatore, per trasformarlo in struttura museale. Il progetto parte nel 2022, a seguito della decisione dell’allora giunta Barbierato, che aveva acquisito l’immobile e terreno pertinente con l’obiettivo di realizzare il museo da parte dell’associazione alla quale veniva concesso l’edificio in comodato d’uso gratuito con l’obbligo di presentare un progetto dettagliato e la realizzazione del museo entro trenta mesi dalla firma, avvenuta nell’aprile 2023. Ad ottobre l’associazione, dopo aver presentato nel 2024 un progetto di recupero e ristrutturazione dell’immobile, ha









richiesto al Comune una proroga motivando che tale ritardo, è legato, in particolare, alle difficoltà di reperire fondi utili alla realizzazione del progetto, nonostante i tentativi di accesso ai vari bandi, banche e fondazioni. Tale progetto, prevede uno spazio espositivo, con servizi multimediali, su di un’area di 180 metri quadrati in due piani, oltre ad uno spazio esterno, in parte pavimentato, in parte area verde, per altri 250 metri quadrati. Terminati i lavori dell’edificio, si passerà alla fase dei contenuti da inserire nel museo, ovvero video, foto, cimeli, oggettistica. L’ingresso del nascente museo sarà da via Pastorello, laterale di via Maddalena che porta agli argini del Po. Sarà riconoscibile in esterno da due gigantografie dedicate a Umberto Maddalena. All’interno dell’edificio trove-
“Siete i custodi delle tradizione polesana, dedicate tempo, passione, professionalità e per il vostro inarrestabile impegno per la gioia di grandi e piccini, ai vostri numerosissimi riconoscimenti in ogni parte del Paese, vi lascio in dono “El Bombasin” che ho interpretato per tanto tempo insieme ad un gruppo di amici in varie iniziative legate alle tradizioni” con un gesto ricco di significato, il dottor Adriano Salvagnin ha donato al gruppo folk. “Bontemponi” due copie e corredo dell’antica maschera polesana, nata ai confini della terra veneziana. Ciò da custodire nel tempo, ma anche

da utilizzare dove necessita, come il recente carnevale. “Bombasin” deriva da un pesante tessuto in cotone, chiamato “bombaso” in dialetto, in quanto serviva per creare un mantello da coprire l’esecutore. E’ una maschera
ranno posto oggetti e documenti storici, esposizione di disegni e riproduzioni fotografiche in parete, presentazione di documenti e filmati audiovisivi attraverso schermi multi-touch e monitor. La sala dedicata ad Umberto Maddalena nascerà al piano terra, al primo piano, invece, quella dedicata agli altri eroi di Bottrighe. Qui anche spazi per l’attività dell’associazione, sala archivio e consultazione. La sistemazione degli esterni sarà in grado di ospitare, oltre l’esposizione di oggetti di grandi dimensioni, come motori di aeromobili, eliche e parti di aeroplano, anche eventi all’aperto. Con la proroga di dodici mesi, l’amministrazione comunale, vede, in tal senso, l’unica soluzione per evitare lo stop definitivo del progetto.
Roberto Marangoni
più antica rispetto a quelle della Commedia dell’Arte, legata a riti contadini pre-crstiani, realizzata in legno, con muso di animale, dotato di corna sulla sommità. Tale era accompagnata da musica chiassosa e da un campanaccio per allontanare la sfortuna e suscitare timore e allegria. Nelle campagne usciva spesso nel periodo della Chiarastella, durante la befana, i “brusa vecia” e quindi a Carnevale, girando tra le case per la questua, raccogliendo cibo e offerte. Un rito legato al ciclo naturale e all’allontanamento degli spiriti, mescolando paura e ilarità prima della quaresima. (r.m.)
La comunità di Pettorazza
Grimani si mobilita in modo compatto per salvare la scuola dell’infanzia. Dopo la notizia, arrivata come un fulmine a ciel sereno, dell’ interruzione dell’attività dell’istituto, il tema è stato portato al centro di un Consiglio comunale straordinario aperto alla cittadinanza, convocato per discutere una mozione dedicata alla scuola dell’infanzia “San Giuseppe Sposo di Maria”. La mozione, presentata dalla maggioranza, è stata votata all’unanimità da tutti i membri del Consiglio comunale. L’obiettivo condiviso è lavorare affinché le suore della Congregazione dell’Immacolata Santa Chiara possano rimanere anche per il prossimo anno scolastico 2026/2027, così da disporre del tempo necessario per individuare soluzioni alternative e garantire la continuità del servizio educativo.
La scuola dell’infanzia “San Giuseppe Sposo di Maria” rappresenta una vera e propria istituzione per il paese. Inaugurata il 6 giugno di 71 anni fa, vide l’ingresso solenne delle suore il 5 febbraio 1955, in un periodo in cui la popolazione stava ancora cercando di risollevarsi dalle ferite lasciate dall’alluvione del 1951. Da allora, l’asilo ha accompagnato intere generazioni di bambini, sostenendo famiglie e comunità in un percorso educativo riconosciuto anche dagli istituti scolastici di primo e secondo grado presenti sul territorio.
“La scuola dell’infanzia è un’istituzione che è diventata patrimonio umano, sociale e storico - ha dichiarato il sindaco Andrea Grassetto - che va ben oltre i servizi offerti, a testimonianza delle sue lontane origini e del suo imperituro radicamento nel nostro territorio. Un legame forte e duraturo lega la comunità di Pettorazza all’asilo e alle suore, alle quali riconosciamo gratitudine e affetto incomparabili”. Nell’occasione del Consiglio comunale, l’Amministrazione ha avviato una raccolta firme, estesa non solo ai cittadini di Pettorazza ma anche alle aree limitrofe che negli anni hanno beneficiato della presenza della scuola. L’appello è rivolto alla Congregazione affinché non venga interrotto il servizio o, in alternativa, venga posticipata di un anno l’eventuale uscita delle religiose, per consentire una rior-
ganizzazione condivisa. A ribadire l’importanza della continuità educativa è stato anche il presidente del Comitato di gestione dell’asilo, il parroco don Lino Mazzocco: “È interesse di tutti, ed anche il mio, continuare ad avere una scuola dell’infanzia nel nostro territorio. In questi giorni sono aperte le iscrizioni per l’anno scolastico 2026/2027 e ci stiamo organizzando per evitare qualsiasi interruzione del servizio, coinvolgendo anche Congregazioni di altri territori”. La partecipazione dei cittadini al Consiglio comunale ha confermato l’affetto e la stima della comunità verso le suore e la scuola dell’infanzia.
Guendalina Ferro

“Alberi e Arbusti di pianura” per scoprire la flora della pianura
Il paesaggio della pianura nasconde una ricchezza botanica che spesso passa inosservata: alberi e arbusti che hanno accompagnato per secoli le vite contadine, custodendo storie, usi pratici e simboli culturali. Comprendere queste piante significa non solo riconoscerne foglie, fiori e frutti, ma anche saperne apprezzare il ruolo nella tradizione, nell’alimentazione, nella medicina popolare e nella vita quotidiana di chi abita questi territori. È in questo contesto che nasce il progetto di “Alberi e Arbusti di pianura – vol. 1”, coordinato da Matteo Cesaretto, presidente dell’associazione Il Tarassaco con sede a Pettorazza Grimani. La guida, realizzata con testi di Alessandro Pozzani e Valerio Sartori e illustrazioni di Sara






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Michieli, si propone come strumento di conoscenza scientifica e culturale, illustrando con precisione morfologica ogni specie e riportando gli usi tradizionali e magici che la tradizione popolare ha attribuito a ciascuna pianta. Le illustrazioni, nate dallo studio diretto di campioni reali, rappresentano un esempio di come l’osservazione accurata possa coniugarsi con la chiarezza visiva: foglie, fiori e frutti sono organizzati in composizioni che facilitano la lettura e la comprensione scientifica, senza rinunciare alla coerenza estetica e alla precisione. Il progetto, realizzato senza l’uso di intelligenza artificiale, evidenzia l’importanza del lavoro sul campo, dell’esperienza consolidata e del metodo, sottolineando come la conoscenza delle piante sia frutto di osservazione, studio e responsabilità. Con 21 schede botaniche, il volume offre al lettore uno strumento per conoscere e interpretare la flora della pianura, valorizzandone l’aspetto biologico, ma anche quello culturale e storico: ogni pianta diventa così un ponte tra scienza, memoria popolare e vita quotidiana, un invito a osservare con occhi nuovi il mondo naturale che ci circonda. (g.f.) Pettorazza Grimani


U n investimento che guarda al futuro dell’agricoltura polesana e che coinvolge direttamente anche Pettorazza Grimani. Il Consorzio di Bonifica Adige Po ha ottenuto un finanziamento di 5.158.226,16 euro per il primo stralcio di un importante intervento di efficientamento della rete irrigua nella parte nord-est del comprensorio consortile. L’area interessata si estende per circa 5.800 ettari, delimitata a nord dal fiume Adige e a sud dai canali Tron e Ceresolo, coinvolgendo i Comuni di Rovigo, San Martino di Venezze e Pettorazza Grimani, territori vocati all’agricoltura e particolarmente sensibili alle criticità legate alla gestione della risorsa idrica. Proprio lungo la fascia rivierasca dell’Adige, che serve anche l’area di Pettorazza Grimani, insistono numerose prese d’acqua: complessivamente 32 derivazioni regolarmente concesse. Grazie al finanziamento ottenuto dal Consorzio, sarà possibile ammodernarne sei, migliorando in modo significativo l’efficienza dei sistemi di prelievo e distribuzione dell’acqua. L’intervento affonda le proprie radici nel 2017, quando il Consorzio aveva predisposto un progetto esecutivo da 6 milioni di euro, candidato al bando PSRN 2014-2020. Pur giudicato ammissibile, il progetto non ottenne allora il finanziamento. La svolta è arrivata nel 2024, con la comunicazione da parte del MASAF dell’inserimento dell’opera

nella programmazione 2025-2028, finanziata con fondi della Legge n. 145/2018. L’importo assegnato consentirà oggi di intervenire su 6 delle 10 derivazioni previste dal progetto complessivo, che nel frattempo è stato aggiornato e stimato, nel 2023, in 8,5 milioni di euro. Gli obiettivi del programma sono chiari e rispondono alle esigenze quotidiane delle aziende agricole di Pettorazza Grimani e dei Comuni limitrofi: modernizzazione delle derivazioni dall’Adige, efficientamento degli impianti di adduzione, ottimizzazione della distribuzione irrigua, riduzione delle dispersioni e migliore gestione delle portate. Un insieme di interventi
che punta a rendere l’uso dell’acqua più razionale e sostenibile, in un contesto sempre più segnato da periodi di siccità e da una crescente variabilità climatica.
Con il finanziamento del primo stralcio, restano ora da completare le opere sulle quattro derivazioni rimanenti, già periziate in 4 milioni di euro. -si legge nella nota ufficiale del consorzio di Bonifica Adige Po-.Questi interventi sono stati inseriti in una proposta di secondo stralcio nell’ambito del PNISSI, il Piano nazionale per la sicurezza del settore idrico, con l’obiettivo di completare l’intero sistema di modernizzazione anche nell’area di Pettorazza Grimani. “Questo finanziamento rappresenta un investimento strategico per l’intera agricoltura polesana. –dichiara il presidente del Consorzio, Roberto Branco –. È un passo decisivo che ci permette di migliorare la regolazione delle risorse idriche, rendere il nostro comparto agricolo più resiliente e sostenibile, ridurre sprechi e dispersioni, e innalzare ulteriormente la qualità dei servizi irrigui offerti alle aziende del territorio. Il nostro Consorzio conferma così il proprio impegno per una gestione moderna, responsabile e lungimirante della risorsa idrica, elemento fondamentale per il futuro agricolo ed economico del Polesine”.
Guendalina
Ferro
“Lo Spiffero 2026” sostiene la Cooperativa Emmanuel
Quello che, anno dopo anno, poteva sembrare un obiettivo difficile da raggiungere si è trasformato ancora una volta in un risultato concreto. Il calendario solidale “Lo Spiffero 2026” ha centrato anche quest’anno il suo traguardo, raccogliendo 2.700 euro, 300 euro in più rispetto all’edizione precedente. Un risultato che conferma la forza di un’iniziativa nata dal basso e capace di coinvolgere il territorio, trasformando un gesto semplice come l’acquisto di un calendario in un atto di solidarietà reale. L’intero ricavato è stato devoluto alla Cooperativa Sociale Emmanuel di Cavarzere, realtà che da oltre trent’anni rappresenta un punto di riferimento per il sostegno alle persone con disabilità, l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati e la diffusione di una cultura fondata sul rispetto delle differenze e sull’inclusione sociale. Determinante il contributo delle persone e delle aziende che hanno creduto nel progetto e lo hanno sostenuto fin dall’inizio. Un supporto che ha reso possibile il successo dell’edizione 2026. “Un ringraziamento particolare va anche ai clienti della caffetteria, che hanno scelto di acquistare il calendario dimostrando, ancora una volta, grande sensibilità e attenzione verso le fragilità sociali - commenta Francesco Begheldo, proprietario dello Spiffero -. Un pubblico affezionato che ha contribuito a creare un ambiente in cui il clima goliardico e informale si accompagna a empatia e responsabilità verso chi vive situazioni di maggiore difficoltà”. (g.f.)













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L ’associazione Don’t Forget Me di Adria ha esteso il servizio di trasporto gratuito, originariamente dedicato ai bambini oncologici, anche ai piccoli cardiopatici. “Siamo un’associazione giovane che da poco ha compiuto due anni, che va avanti con le proprie gambe e in maniera autonoma”, spiega Marco Santarato, presidente dell’associazione, che ringrazia i volontari per l’impegno quotidiano e costante. “Con l’AIL abbiamo formalizzato una convenzione quadro per il trasporto dei bambini all’ospedale di Padova, e ora il servizio si estende anche ai cardiopatici. È una goccia nel mare, nata dall’esperienza delle famiglie più fragili e dalla volontà dei nostri soci di fare la differenza”.
La presidente AIL, Laura Cassetta, ha sottolineato l’importanza del servizio: “La proposta della convenzione è già passata nel nostro Consiglio di amministrazione. Si tratta di un servizio per bambini e giovani adulti da
0 a 26 anni, accompagnati dai propri familiari. Il trasporto gratuito alla pediatria è davvero fondamentale, perché alleggerisce le famiglie di un peso enorme e garantisce continuità nelle cure”.
La dottoressa Giovanna Passarella, responsabile per la provincia di Rovigo della rete cardiologica regionale, ha spiegato: “Poter prelevare i bambini direttamente davanti a casa, permettere loro di salire su un mezzo comodo e sicuro insieme ai propri familiari, portarli davanti all’ingresso dell’ospedale pediatrico di Padova e poi riportarli a casa esattamente dove sono stati lasciati: è un servizio rivoluzionario. Riduce lo stress delle famiglie, consente di affrontare le cure in sicurezza e con maggiore serenità”. Dal 2009 al 2013, la dottoressa Passarella ha collaborato con il dottor Giorgio Svaluto Moreolo, fondatore della cardiologia pediatrica di Rovigo, fino al suo pensionamento;

attualmente, gestisce un’offerta ambulatoriale che nel 2025 ha raggiunto quasi duemila prestazioni tra Adria, Rovigo e Trecenta. Secondo Svaluto, “i bambini cardiopatici rappresentano una percentuale significativa della popolazione infantile: purtroppo l’1% nasce con un difetto cardiaco, e queste famiglie necessitano di sostegno costante”.
Partirà a breve a Rosolina il Progetto di Resilienza Climatica di E-Distribuzione, che prevede il potenziamento della rete elettrica con diversi chilometri di cavi interrati. L’intervento mira a rendere la rete più affidabile, flessibile e resistente, capace di far fronte a fenomeni metereologici estremi sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici. L’intervento, con un investimento complessivo di 1,5 milioni di euro, rientra nell’articolato
piano di investimenti previsto dall’azienda del Gruppo Enel per la provincia di Rovigo, rappresentando un passo importante per potenziare l’infrastruttura elettrica cittadina e migliorare la qualità e continuità del servizio a Rosolina e nel resto del Polesine.
A livello di comprensorio, il progetto prevede circa 10 km di rete di media tensione interrata, che garantiscono maggiore capacità di sostenere eventuali sovraccarichi, riducono la presenza di





giunti e aumentano l’affidabilità complessiva del sistema. Gli interventi comprendono anche la demolizione di linee aeree in conduttori nudi con i relativi sostegni e il rimontaggio di cabine secondarie dotate di apparecchiature per il telecontrollo di nuova generazione. I lavori, che salvo imprevisti si concluderanno entro il 2027, miglioreranno qualità, continuità e sicurezza del servizio elettrico, riducendo disservizi e tempi di interruzio-
L’assessore regionale Valeria Mantovan ha definito l’iniziativa “un progetto straordinario, frutto di una straordinaria volontà”. I volontari professionisti che si sono messi in campo, ha sottolineato, rappresentano “il volto più nobile del Polesine, che non rimane indifferente alle problematiche delle famiglie e se ne fa carico”. Un valore che va ol-
tre l’aspetto pratico del servizio: “Dal punto di vista psicologico, una famiglia non si sentirà più sola nell’affrontare il tragitto” e ha aggiunto: “Non mancherà il nostro supporto concreto come Regione del Veneto”. L’iniziativa ha ricevuto inoltre apprezzamento dalle istituzioni locali: Enrico Ferrarese, presidente della Provincia, ha evidenziato il valore del volontariato che integra ciò che le istituzioni non sempre riescono a garantire; l’assessore ai servizi sociali di Adria, Marzia Manzetto, ha definito il progetto un’esperienza pilota da monitorare e replicare; mentre Stefano Bucci, assessore di Ariano nel Polesine, ha ricordato il suo vissuto personale come genitore, sottolineando l’importanza della convenzione. La serata di presentazione si è conclusa con una cena di raccolta fondi presso un noto ristorante di Adria, destinata a sostenere le attività dell’associazione.
Guendalina Ferro
ne, e permetteranno di affrontare meglio eventi metereologici estremi. La rimozione delle linee aeree offrirà anche un evidente beneficio paesaggistico. “Ringrazio E-Distribuzione per questa importante scelta aziendale nei confronti di Rosolina-commenta il Sindaco di Rosolina Michele Grossato - e per l’impegno preso di effettuare eventuali ripristini (anche di strade neo asfaltate) a perfetta regola d’arte a conclusione dei lavori”. (g.f.)








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segue da pag. 1
Nel corso di tutta la campagna elettorale e per la verità anche in questi giorni, infatti, il presiedente Stefani ha puntato tutti i riflettori sul sociale. Un grande piano casa, nuovo ossigeno alle case di riposo, investimenti nella sanità pubblica e “badanti” di quartiere e condominio. Tutte politiche particolarmente apprezzate anche in modo trasversale tanto che anche le opposizioni sono rimaste spiazzate sentendosi, in un certo senso, “scippate” di cavalli di battaglia storici del centrosinistra. Promesse, poi, che hanno fatto storcere più di qualche naso tra i leader
del centrodestra che, in alcuni casi, hanno letto queste esternazioni come delle tirate di orecchie alle Giunte regionali precedenti.
Quello che però in questo momento conta è che le priorità indicate da mesi dal Presidente Stefani sono economicamente molto costose e, quindi, si torna al passaggio cruciale del bilancio. Ci saranno veramente nel bilancio tutte queste politiche? Questo è quello che ci si chiede da più parti e soprattutto questo è quello che misurerà la forza del Presidente Stefani di dettare la propria agenda.
Certo sullo sfondo restano l’autonomia e ora anche la holding autostradale che potrebbero garantire nuove risorse economiche al Governo regionale, ma non possono costituire il motivo di una radicale inversione di marcia. Quindi tutti in attesa di vedere se la Regione sarà in grado di approvare un bilancio che dia risposte particolarmente robuste in materia di sociale e di sanità pubblica. Il Presidente Stefani si sente sicuro tanto che in questi giorni, mentre tutti corrono a garantirsi un posto lungo le piste da sci, lui continua a visitare ospedali, RSA e cooperative sociali. Non resta che attendere, le aspettative sono molto alte e il rischio politico lo è altrettanto.
“Rendere la vita più semplice agli imprenditori, più concretezza e
“Sulla sburocratizzazione passiamo alla fase operativa, è fondamentale avere anche un nuovo piano del commercio”
Abbiamo incontrato in redazione l’ex sindaco di Cittadella e Padova Massimo Bitonci che dopo una esperienza lunga e prestigiosa a Roma da parlamentare, con incarichi di Governo, torna in Veneto da assessore.
Il primo atto pubblico dell’assessore Bitonci, con deleghe importanti quali quella delle attività produttive, è stato un tavolo che ha messo insieme la Regione tutti gli attori del commercio e del mondo delle imprese. Parola d’ordine?
“Sburocratizzazione” risponde sicuro Massimo Bitonci, l’assessore di più lunga e spessa esperienza tra quelli che il presidente Alberto Stefani ha scelto nella composizione della squadra di Governo. Già sindaco a Cittadella e successivamente a Padova, parlamentare e sottosegretario di Stato.
Bitonci deve mettere mano a dossier particolarmente delicati.
“Quella di affrontare il tema della sburocratizzazione è stata una importante iniziativa del presidente Alberto Stefani. L’abbiamo detto più volte durante la campagna elettorale, adesso si passa alla fase operativa. Seguo
economiche coinvolgeremo per la massima trasparenza ance i media e la stampa”.
il tema della sburocratizzazione da anni, anche a livello nazionale, e so quanto le imprese, più che incentivi, più che forme di finanziamento chiedono la semplicità nelle procedure e quindi la sburocratizzazione”.
Cosa vuol dire in concreto sburocratizzare?
“Significa rendere più semplice la vita agli imprenditori: ridurre il numero degli incentivi, che a livello nazionale veicolati poi dalle regioni sono oltre duemila, cercare di fare un lavoro anche di monitoraggio, accesso unico attraverso portali unici, utilizzo della tecnologia, cioè la digitalizzazione: è quello che ci aiuterà moltissimo nel tema della semplificazione. La digitalizzazione è anche un obiettivo del del piano di ripresa e resilienza, di carattere europeo”
Il tavolo della sburocratizzazione con il mondo delle imprese del commercio e dell’imprenditoria tornerà a riunirsi?
“Io penso che questo tavolo vada convocato ogni volta che si verificano i passaggi e quando misuriamo quelli che sono stati i miglioramenti, su alcuni processi, quindi dopo nascerà proprio anche un reporting: oltre a coinvolgere le categorie
Giace dalla precedente legislatura il piano del commercio. Quali sono le novità su questo dossier?
“Il dialogo con commercianti e artigiani coinvolti è continuo: dovremmo trovare una soluzione, anche perché diventa assolutamente fondamentale avere un nuovo piano del commercio in un momento così delicata di crisi degli esercizi, soprattutto di vicinato, dei centri storici, dei borghi, delle delle città, dove l’intervento regionale non può risolvere tutto, però può dare degli incentivi economici, può cercare di dare delle linee di intervento magari anche importanti per per le vetrine, per addobbare i negozi cercare anche di effettuare delle politiche a favore del riordino del sistema anche all’interno dei centri storici, perché alcune attività siano ammesse, perché altre attività magari non siano ammesse, perché se abbiamo anche dei salotti, dei gioielli all’interno delle città, è giusto che ci siano dei negozi adeguati alle nostre città d’arte”.
Sindaco a Cittadella, sindaco a Padova, parlamentare semplice ma anche Sottosegretario di Stato e adesso Assessore regionale. Qual è la differenza di questo ruolo rispetto ai precedenti e come i precedenti pos-

sono dare una mano a interpretare meglio questo ruolo?
“Ho sempre pensato che quando si ha un ruolo di Governo che sia di governo territoriale, oppure come è stato nel mio caso Sottosegretario del ministero dell’Economia prima, e poi delle Imprese successivamente, e adesso Assessore della Giunta di del presidente Stefani, bisogna avere un approccio
pragmatico. E questo è più facile chi ha fatto il sindaco come me e come lo stesso presidente Stefani: ti crea quella base per poter capire come funziona la pubblica amministrazione, come funziona un Comune che poi come l’Italia, o nel nostro caso il Veneto dei Comuni ha bisogno di più concretezza e meno burocrazia”.
Alberto Gottardo
Il Veneto accelera sul fronte delle infrastrutture e della sostenibilità. Abbiamo incontrato l’assessore regionale ai trasporti, Diego Ruzza, per fare il punto sui grandi cantieri aperti,fino all’ambizioso progetto del biglietto unico regionale.
Assessore, partiamo dalle due varianti stradali inaugurate nel Bellunese proprio all’arrivo della fiamma olimpica a Cortina. Che valore ha questo traguardo?
Si è percepito il grande desiderio di dare una svolta viabilistica in una zona fragile come il Bellunese. Concludere i lavori in tempo per le Olimpiadi e Paralimpiadi è stato fondamentale. È stato bello vedere la partecipazione della popolazione che non vedeva l’ora di vedere quel nastro tagliato. Quanto ha influito la scadenza olimpica sulla velocità di questi cantieri?
Le Olimpiadi sono un’opportunità. Significa fare investimenti che poi rimangono nel tempo e migliorano la qualità della vita dei cittadini. Sicuramente ha aiutato a concludere opere importanti.
Parliamo di opere complesse: la variante di Tai di Cadore ha una galleria di 1000 metri, quella di Valle di Cadore di oltre 600. Ingegneristicamente non è stata una passeggiata.
Esattamente. Portare a termine lavori di tale complessità strutturale in quei territori è stata veramente un’impresa titanica. Ma la cosa più importante è che queste opere sono eterne: rimangono lì per pendolari, cittadini e turisti per gli anni a venire».
A Padova ha presentato 22 nuovi autobus sostenibili di Busitalia. Di che investimento parliamo?
Parliamo di 22 autobus di nuova generazione per il traffico extraurbano, con una capienza fino a 118 passeggeri. L’investimento è di circa 9,7 milioni di euro, finanziati per l’80% da fondi regionali. Dal 2018 la Regione è impegnata in un ammodernamento massiccio: abbiamo già stanziato complessivamente circa 300 milioni di euro, attingendo anche al PNRR. Questo ci ha permesso di



rinnovare il 50% della flotta veneta, che conta 3.200 mezzi.
Perché puntare proprio sul metano?
«Si va verso una reale sostenibilità. Il metano ha un bassissimo impatto e migliora la qualità dell’aria nella nostra regione. È un percorso avviato sul quale non si può assolutamente tornare indietro.
Un tema molto caro ai veneti è il “biglietto unico”. A che punto siamo?
Insieme al presidente la riteniamo una priorità da accelerare. Ci stiamo già impegnando con le strutture tecniche per arrivare al 2026, l’anno della svolta. L’obiettivo è un ticket unico che permetta di spostarsi su tutto il territorio regionale utilizzando gomma, treno e navigazione.
Assessore, lei ha una laurea in psicologia clinica. Le è servita in questo incarico?
Lo confermo al 100%. Quando mi hanno affidato l’assessorato mi dissero che gli studi in psicologia mi sarebbero serviti, oggi posso dire che è assolutamente così.
Infine, un accenno all’Alta Velocità. Quali sono le prossime mosse?
Stiamo monitorando costantemente i cantieri con RFI. È una grandissima opportunità per accorciare i tempi di trasporto per persone e merci. A breve avremo una cabina di regia per verificare l’avanzamento dei lavori su tutto il territorio regionale.
I conti della Regione. Filippo Giacinti
“Nuovo
Filippo Giacinti, neo assessore regionale al bilancio, patrimonio, affari generali e agenda digitale si trova oggi a gestire la complessa macchina finanziaria della Regione Veneto in un momento cruciale: il passaggio dall’esercizio provvisorio all’approvazione del bilancio di previsione 20262028.
Assessore Giacinti, la Giunta ha appena approvato le direttive per il bilancio 20262028. Quali sono i tempi previsti per l’approvazione definitiva e quali le priorità strategiche?
La priorità assoluta è uscire quanto prima dall’esercizio provvisorio per consentire alla Regione di spendere appieno le risorse necessarie ai servizi per cittadini e imprese e per lo sviluppo del territorio. Con l’approvazione delle direttive abbiamo individuato i budget; ora le strutture, insieme agli assessori, costruiranno i documenti tecnici: la legge di stabilità e il collegato. L’obiettivo è il voto in Consiglio regionale entro il 30 aprile. Cercheremo di anticipare i tempi il più possibile, garantendo però la qualità del dibattito, sia in Giunta che in Consiglio. Negli anni passati l’amministrazione regionale ha fatto del “no alle tasse” un proprio vessillo. Continuerete su questa strada, nonostante le preoccupazioni espresse in passato dal suo predecessore Calzavara?
In questo primo bilancio non prevediamo alcuna manovra sulle entrate: non ci sarà l’applicazione dell’addizionale IRPEF né modifiche ai tributi attuali. L’unica variazione riguarderà il recupero dell’evasione fiscale. Credo fermamente che l’equità fiscale sia un obiettivo di giustizia sociale: abbiamo prospettato un piano incisivo per recuperare alcune decine di milioni di euro da reinvestire nei servizi ai cittadini. Anche le categorie economiche avevano espresso timori per un eventuale aumento dell’Irap. Cosa risponde al mondo produttivo?
Posso confermare che le tasse e i tributi

regionali rimarranno invariati. Per quanto riguarda le imprese, punteremo sulla lotta all’evasione e, soprattutto, sulla semplificazione. Il tavolo della sburocratizzazione, promosso dal Presidente e dall’assessore Bitonci, dimostra la nostra attenzione verso il sistema produttivo.
Parlando di cifre, la sanità quanto pesa effettivamente sul totale delle risorse regionali?
La sanità assorbe circa 11 miliardi di euro su un bilancio complessivo di 18 miliardi. A questi si aggiungono diversi milioni per i cosiddetti “Extra-LEA”, ovvero le prestazioni che non rientrano nei livelli essenziali di assistenza minimi definiti dallo Stato. È evidente come rappresenti la parte assolutamente preponderante del nostro impegno finanziario.
Spostandoci sul piano politico, lei è un esponente di Fratelli d’Italia. Come valuta l’attuale leadership di Giorgia Meloni e il futuro del partito?
Credo che Giorgia Meloni abbia restituito al nostro Paese una centralità internazionale riconosciuta da tutti gli osservatori. Ha saputo costruire una leadership capace di compattare tutto il centrodestra, guidandolo verso riforme strutturali attese da anni. Oggi l’Italia si muove in Europa e nel mondo con una rinnovata e grande autorevolezza.














Il fronte del “Sì” punta sull’imparzialità dei giudici e la fine delle correnti nelle Procure, i sostenitori del “No” temono per l’indipendenza della magistratura e l’ingerenza dell’Esecutivo
I l prossimo 22 e 23 marzo i cittadini veneti e italiani saranno chiamati a un appuntamento cruciale con le urne per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Al centro della consultazione, la “separazione delle carriere”, una modifica che punta a dividere i percorsi professionali di chi accusa e di chi giudica. Trattandosi di un referendum confermativo, è importante ricordare che non è previsto il quorum: la riforma passerà o sarà bocciata sulla base della maggioranza dei voti validamente espressi, indipendentemente dall’affluenza. Il cuore del quesito riguarda la scissione tra i ruoli di Pubblico Ministero e Giudice. Se oggi un magistrato può, pur con limitazioni, passare da una funzione all’altra, la vittoria del Sì renderebbe questa separazione
definitiva sin dall’ingresso in magistratura. La riforma prevede inoltre la creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura (uno per i giudicanti e uno per gli inquirenti) e l’introduzione del sorteggio per la scelta dei componenti, con l’obiettivo dichiarato di contrastare il peso delle “correnti” associative. Nel dibattito che ha animato le piazze e le istituzioni del nostro territorio, il fronte del Sì punta tutto sull’imparzialità del giudice. Tra le voci più autorevoli del panorama giuridico veneto, l’avvocato Renzo Fogliata, già Presidente della Camera Penale Veneziana, sostiene la necessità della riforma come atto di civiltà giuridica: «È fondamentale che chi giudica sia equidistante tra accusa e difesa. La separazione delle carriere non è un attacco ai
magistrati, ma una garanzia per il cittadino». Sul piano politico, il centrodestra veneto è compatto. Tra i sostenitori più convinti c’è Flavio Tosi, eurodeputato e coordinatore regionale di Forza Italia. “La riforma rappresenta una vittoria storica del centrodestra – afferma - e una risposta alle criticità emerse negli ultimi anni, con scandali come quello legato a Palamara che hanno evidenziato la spartizione delle procure da parte di correnti politiche, in particolare di sinistra. Il nuovo sistema, con il sorteggio dei membri del Csm, favorirà una maggiore eterogeneità e limiterà l’influenza delle correnti sulle nomine, tutelando l’autonomia dei magistrati più indipendenti”. La riforma, conclude Tosi, non tocca i principi fondamentali della Costituzione né il sistema proporzionale di nomina, ma mira a rendere le nomine più trasparenti e meno influenzate dalle correnti. Di parere opposto sono i detrattori della riforma, che vedono nel cambiamento un rischio per l’autonomia della magistratura dal potere politico. Loren-

zo Miazzi, magistrato e Presidente di sezione presso la Corte d’Appello di Venezia, solleva dubbi sulla frammentazione del CSM, avvertendo che isolare il Pubblico Ministero potrebbe, nel tempo, portarlo sotto l’influenza dell’esecutivo. Anche il centrosinistra si è mobilitato. Elly Schlein, intervenuta a Padova per sostenere il fronte de “No”, va dritta al punto: “È una riforma sbagliata nel metodo e nel merito, una riforma di potere, che serve a un governo convinto che vincere le elezioni dia diritto a non essere giudicato. L’unica cosa che fa questa riforma è spaccare il Csm, che la Costituzione indica come il governo autonomo della magistratura. L’indipendenza

della magistratura non è una tutela dei magistrati, ma una garanzia per i cittadini, perché possano far valere i propri diritti”. Andrea Martella, segretario regionale del PD, esprime preoccupazione per una riforma definita “punitiva” nei confronti dell’ordine giudiziario: “Il vero problema della giustizia in Veneto sono le carenze di organico e i tempi infiniti dei processi, non la separazione delle carriere, che rischia solo di creare magistrati-funzionari”. Nel momento in cui andiamo in stampa, a metà febbraio, i sondaggi danno in leggero vantaggio il fronte del “No” ma sono ancora molti gli indecisi che sceglieranno se e come votare solo negli ultimi giorni.


















L’ASSOCIAZIONE LAGUNARI TRUPPE ANFIBIE (A.L.T.A. Sezione di Padova
invita tutti i Leoni in congedo e i simpatizzanti che ne condividono i valori a unirsi alla propria Sezione per mantenere vivo lo spirito di corpo ed il legame con il territorio.


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Iscriversi oggi significa partecipare attivamente alle iniziative di volontariato, protezione civile e alle cerimonie patriottiche che onorano la storia dei Lagunari ma anche dare un supporto a chi può dedicarsi a queste attività.
L’iscrizione è aperta per il 2026 rivolgendosi alla sede di Padova in Viale Felice Cavallotti 2 (Palazzina Assoarma)
Apertura sede il martedì dalle ore 10 alle ore 12 340 833 5452

oppure scrivendo all’indirizzo email padova@associazionelagunari.it www.associazionelagunari.it

L’intervista. Maurizio Dianese, autore
M
aurizio Dianese, decano del giornalismo veneto, conosce Felice Maniero meglio di chiunque altro. Da cronista ha seguito per anni l’attività criminale di “Faccia d’Angelo” e della Mala del Brenta; poi, nel corso degli anni, ha scritto una serie di libri importanti per capire un fenomeno che ha segnato profondamente il nostro territorio (e non solo). Dianese è appena tornato in libreria con “Come me nessuno mai. Le mille vite di Felice Maniero bandito” (SEM edizioni). Un libro che arriva dopo anni di inchieste, processi, ricostruzioni giornalistiche. Questa volta, però, Maurizio Dianese aggiunge un tassello decisivo: la voce diretta di Felice Maniero, con cui è stato a stretto contatto per mesi proprio per scrivere questo libro. Ne viene fuori il ritratto definitivo dell’ex boss della Mala del Brenta e, insieme, quello di un Nordest che cresceva a ritmi vertiginosi e che si è arricchito a dismisura (anche sporcandosi le mani).
Allora Maurizio, possiamo dire che questo è il libro definitivo su Felice Maniero?
Di definitivo c’è solo la morte. Però sì, è il libro che chiude il cerchio. Le ricostruzioni precedenti erano tutte giornalistiche. Qui, invece, ci sono conferme dirette di Maniero. Non racconta chissà quali segreti inediti, ma colma vuoti importanti. L’infanzia, la famiglia, il rapporto con la madre e con la figlia. Sul passato criminale sapevamo già quasi tutto, ma aggiunge elementi decisivi su un paio di omicidi strategici.
Nel libro emerge forte il lega-
me tra Maniero e il Nordest. Maniero è parte integrante della storia del Nordest. Lui stesso è consapevole di essere arrivato nel momento giusto. Nasce a Campolongo Maggiore, in una zona di miseria estrema. Poi il Veneto diventa la locomotiva d’Europa. Capisce che può passare dal furto di salumi ai lingotti d’oro. Alla fine degli anni Ottanta svuota i laboratori orafi vicentini. Parliamo di quintali, forse tonnellate d’oro. C’erano soldi ovunque. Lui intercetta quel flusso e lo trasforma in potere criminale.
Oggi che uomo è Felice Maniero?
Fino a pochi mesi fa era affaticato, ma ancora lucido. Oggi non è più in grado di articolare una frase compiuta. Gli psichiatri parlano di depressione accompagnata da decadimento cognitivo. È successo tutto in modo impressionante, nel giro di sei mesi. Da boss lucido a persona fragile, incapace di stare in società, di capire dove si trova. Non lo dico per giustificarlo.

Può essere che sia stata proprio la morte della madre ha dargli il colpo definitivo?
Anzi. Avrei preferito che restasse lucido e facesse i conti con una vecchiaia normale. Invece è condannato a una vita in una casa di riposo, isolato, perso.
Maniero era attaccatissimo alla madre, tanto che venne soprannominato “cotoea” perché da piccolo era sempre attaccato alle gonne (cotoe) di sua madre.


Sì, non c’è dubbio. Gli psichiatri dicono che la vera botta è arrivata quando gli hanno comunicato la morte della madre. Ne aveva parlato tante volte, sembrava preparato. In realtà non lo era. Da lì perde il contatto con la realtà. È paradossale, se pensiamo a quanto fosse centrale quella figura anche nella sua attività criminale.
Nel libro smonti molti miti, a partire proprio dal ruolo di Lu-
cia Carrain (la madre di Maniero) all’interno della Mala.
Maniero ha sempre raccontato tante bugie, soprattutto su sua madre, dipinta come una donna religiosa, integerrima, estranea a tutto e che aveva sempre contrastato il figlio bandito. Non è vero. Faceva parte della banda. Ha riciclato decine di miliardi di lire. Lo dice lui a verbale. Quando gliel’ho fatto notare, ci siamo scontrati duramente. Ha sempre cercato di proteggerla, fino a ottenere per lei l’immunità. Ogni volta che veniva chiamata a testimoniare, si avvaleva della facoltà di non rispondere.
Maniero è stato anche un personaggio mediatico unico, anche se forse un po’ sottovalutato dalla stampa nazionale, non credi?
Il libro si intitola “Come me nessuno mai” per un motivo: Felice Maniero è stato il più grande bandito del Nord Italia. Su questo non ci sono dubbi. Per omicidi, rapine, controllo del territorio. Se facciamo un paragone con Vallanzasca, che ha preso 3 ergastoli per 3 omicidi, non c’è confronto: Maniero in un fine settimana faceva rapine più grandi di quanto abbia mai fatto in vita Vallanzasca. Per non parlare degli omicidi… Eppure, da un punto di vista della “stampa” e del ritorno sui media, spesso è stato sottovalutato a li-
vello nazionale. Diciamo che ha pagato il fatto di operare in Veneto, lontano dai riflettori di Milano, Torino o Roma. Con la stampa era abilissimo. Sceglieva giornalisti che non conoscevano la sua storia e vendeva la versione che voleva. Che fine ha fatto l’universo della Mala del Brenta?
La banda finisce nel 1995. Senza Maniero non esiste. Lui l’ha creata, strutturata, guidata. Dopo restano solo scampoli. Personaggi marginali che si sono reinventati. Ma non c’è nessuno che abbia davvero raccontato i segreti della banda come lui.
Qual è l’eredità che la Mala del Brenta lascia al Nordest?
La peggiore possibile. Maniero ha aperto la strada alle mafie. Ha fatto accordi con Cosa Nostra, Camorra, ’Ndrangheta. Quando la banda cade resta un vuoto in cui si sono infilati tutti. Oggi in Veneto troviamo ogni tipo di criminalità organizzata. Sarebbero arrivati comunque, ma non con questa rapidità. Maniero è stato il detonatore. Un genio criminale che ha lasciato dietro di sé un territorio più ricco e più fragile.
Giacomo Brunoro
Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.






















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Territorio.
Un impegno che prende forma nei luoghi, nelle persone e nelle tradizioni, per custodire e far crescere ciò che rende unico il nostro territorio
L’eccellenza può avere molte forme. Per Despar Nord è soprattutto una visione: riconoscere il valore della “cultura del fare”, sostenerla nel tempo e restituirla alle comunità sotto forma di bellezza, opportunità e memoria condivisa.
D a anni l’azienda sceglie di affiancare il territorio attraverso progetti che spaziano dalla tutela del patrimonio architettonico alla valorizzazione delle produzioni locali, fino alla salvaguardia della cultura gastronomica. Un impegno trasversale che nasce da un profondo senso di responsabilità verso le città e le persone che le abitano.
U n esempio significativo è l’intervento avviato nel 2016 sull’ex Cinema Teatro Italia nel cuore di Venezia: un edificio neogotico e liberty dei primi del Novecento, rimasto a lungo in stato di abbandono e riportato oggi a nuova vita grazie a un importante progetto di restauro e riallestimento. Un recupero che ha restituito alla città un luogo di grande valore storico e simbolico.
L o stesso approccio ha guidato Despar Nord anche in precedenti operazioni di ristrutturazione di palazzi storici come quello di Verona, Vicenza e Trento, dove nel 2014 è stato recuperato il ri-
nascimentale Palazzo Nogarola
Guarenti. Interventi che testimoniano la volontà dell’azienda di proteggere e rilanciare beni architettonici che rappresentano da sempre l’identità culturale del Nord Est.
Nel 2019 Despar Nord ha inoltre contribuito alla riqualificazione di una porzione dell’ex Foro Boario di Prato della Valle a Padova, in un contesto di straordinario valore storico-artistico. Un progetto realizzato nel pieno rispetto delle caratteristiche originarie dell’edificio, frutto di un dialogo costante con la Soprintendenza e delle Belle Arti, che ha permesso di coniugare tutela e nuova funzionalità.
M a le eccellenze da preservare non sono soltanto fatte di pietra. Sono anche il risultato del lavoro quotidiano di uomini e donne che, con passione, custodiscono saperi antichi e li trasformano in prodotti di qualità. Per questo Despar Nord ha scelto di sostenere e collaborare con numerose realtà agroalimentari venete che hanno saputo mantenere viva la propria identità, portando sulle tavole e sugli scaffali dei negozi dell’abete il valore autentico della tradizione.
Tra queste figurano ad esempio i produttori di Olio dei Colli Euga-

nei, il Birrificio Barch di Rosà, la Tenuta Amadio per il prosecco, il Salumificio Fontana per il prosciutto di Montagnana, il Caseificio Lia, i Risicoltori Polesani e il Sidro Vittoria delle Dolomiti bellunesi. Aziende diverse, accomunate da un profondo legame con il territorio e da un’attenzione costante alla qualità. Veri custodi del patrimonio enogastronomico veneto. Infine, la valorizzazione delle eccellenze è per Despar
Nord per la tradizione culinaria: il “Ricettario anonimo padovano”
Storia e sapori: Un manoscritto del ‘400 svela la cultura alimentare di Padova. Despar Nord promuove la ricerca per legare qualità, tradizioni e territorio
Il “Ricettario
Anonimo Padovano” nasce dallo studio e dalla passione di Marina Scopel, storica della gastronomia e curatrice del volume, con il contributo di Otello Fabris e del professore Danilo Gasparini, e con il sostegno di Despar Nord. Si tratta di un raro manoscritto del XV secolo, conservato presso la Ruskin Gallery degli Sheffield Museums nel Regno Unito. Redatto in forma anonima ma attribuibile con grande probabilità a un autore padovano – forse un copista, come suggerisce l’accurata calligrafia – il ricettario si colloca in un periodo di grande fermento culturale, in cui la cucina riscopre il proprio ruolo come spazio di convivialità, piacere e condivisione.
Le ricette raccolte nel manoscritto, diverse tra loro per stile e impostazione, riflettono la vivacità intellettuale della Padova del basso Medioevo, dove tradi-
Nord anche la salvaguardia della memoria culinaria locale, di quel mosaico di sapori, nozioni e ricette che si sono tramandati nei secoli. Così, per celebrare la convivialità e il legame tra passato e presente, il marchio dell’Abete ha deciso recentemente di contribuire a una lunga fatica editoriale e di ricerca di Marina Scopel e Otello Fabris, che con il loro lavoro hanno permesso di pubblicare l’inedito e prezioso “Ricettario
Anonimo Padovano”: un ricettario del XV secolo, conservato alla Ruskin Gallery, Sheffield Museums nel nord dell’Inghilterra e rimasto anonimo ma redatto da un autore certamente padovano che racconta e descrive minuziosamente i profumi e gusti di una città, Padova, incrocio di tante esperienze culinarie contaminanti e contaminate. Un gesto concreto per custodire un’eredità culturale di un territorio.
zione e innovazione convivevano anche a tavola. Ne emerge un affresco ricco e affascinante della cultura alimentare dell’epoca.
Per Despar Nord, sostenere questo progetto significa contribuire alla riscoperta delle radici più profonde dell’arte culinaria, nella consapevolezza che ogni ricetta è molto più di una semplice istruzione: è un frammento di storia, una memoria da tramandare, una testimonianza viva di identità.
Un impegno che guarda al passato per dare valore al presente e costruire, giorno dopo giorno, un futuro fatto di qualità, rispetto e appartenenza, difendendo e rispettando quelle tradizioni che da sempre hanno caratterizzato e continueranno a caratterizzare il rinomato patrimonio enogastronomico dei nostri territori.





chiusure tecniche fanno parte di questa categoria: non si notano finché non funzionano, ma diventano indispensabili quando il comfort viene meno. Zago Alberto opera esattamente in questo spazio, offrendo soluzioni affidabili per abitazioni private, uffi ci e attività commerciali, con un approccio che mette al centro la funzionalità e la durata nel tempo. L’azienda si è costruita negli anni come punto di riferimento per la vendita, l’assistenza e la riparazione di sistemi di protezione e schermatura. Un servizio completo, che parte dalla consulenza iniziale e accompagna il cliente fino alla posa in opera. Perché tende, zanzariere, tapparelle o strutture tecniche non sono semplici elementi d’arredo, ma dispositivi che devono lavorare bene ogni giorno, in tutte le stagioni.

protette e fruibili durante tutto l’anno. Anche in questo ambito, la parola chiave resta una: affidabilità.
Uno degli aspetti che caratterizzano il lavoro di Zago Alberto è la continuità dell’assistenza. La manutenzione e la riparazione fanno parte integrante dell’offerta, perché un sistema di schermatura, per funzionare bene nel tempo, ha bisogno di interventi puntuali e competenti. È qui che emerge il valore dell’esperienza tecnica: sapere dove intervenire, come farlo e con quali materiali, evitando soluzioni temporanee che durano una


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Affidabilità, competenza tecnica e attenzione al cliente sono i valori che guidano il lavoro quotidiano di Zago Alberto. Un’operatività fatta di sopralluoghi, misurazioni precise, installazioni curate e interventi di assistenza puntuali. In un settore dove spesso si dà tutto per scontato, la differenza la fanno proprio questi dettagli.
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A fine mandato, Pietro Girardi traccia il bilancio dei due anni alla guida dell’Ulss 5 Polesana: investimenti PNRR, nuove tecnologie, rafforzamento del territorio e crescita del personale. Priorità future: ospedale di Rovigo e rete di prossimità
Apochi giorni dalla scadenza del suo mandato, fissata per il 28 febbraio salvo eventuali proroghe tecniche, il Direttore Generale dell’Ulss 5 Polesana, dottor Pietro Girardi, traccia in un’intervista a La Piazza il bilancio dei due anni alla guida dell’Azienda sanitaria polesana. Un periodo intenso, segnato da investimenti strutturali, innovazione tecnologica e rafforzamento della rete territoriale.
«In questi due anni – spiega – l’Azienda ha compiuto passi significativi su più fronti già disegnati, con risultati concreti che rappresentano un’eredità importante per il territorio». Il primo traguardo riguarda gli investimenti legati al DM 77 e al PNRR, molti dei quali oggi in fase di conclusione. «Parliamo di interventi strutturali e organizzativi fondamentali per rafforzare l’assistenza territoriale, rendendola più moderna, integrata e vicina ai cittadini».
Sul fronte ospedaliero, Girardi rivendica la valorizzazione dei presidi.
All’ospedale di Adria è stata istituita l’Unità Operativa Semplice dedicata all’ipertensione, «che rafforza l’offerta specialistica e risponde a un bisogno clinico molto diffuso». Il San Luca
di Trecenta ha registrato un record di attività chirurgica, «a dimostrazione della qualità professionale degli operatori e del ruolo centrale che la struttura continua ad avere per il territorio».
Particolarmente significativo, sottolinea, il lavoro sull’ospedale di Rovigo, dove sono stati avviati e consolidati collegamenti con realtà di eccellenza come Padova e Verona per la cardiologia e con Padova per l’urologia.
«Queste sinergie hanno consentito l’introduzione di tecniche innovative a beneficio dei pazienti». Nello stesso solco si inserisce l’implementazione del sistema di videochirurgia robotica “Da Vinci Xi”, destinato a potenziare quattro specialità: Chirurgia Generale, Urologia, Ostetricia-Ginecologia e Otorinolaringoiatria. «Un passo importante verso una chirurgia mininvasiva ad alta precisione, con benefici sia clinici sia in termini di esperienza del paziente».
Alla domanda sull’equilibrio tra ospedale e territorio, Girardi parla di «equilibrio reale». Oltre 40 milioni di euro sono stati destinati all’ammodernamento delle attrezzature e all’adeguamento strutturale dei presidi di Rovigo, Adria e Trecenta. A

questi si aggiungono interventi sulla sicurezza e sulla riqualificazione, tra cui le nuove scale di emergenza e la progettazione dell’adeguamento antincendio della Cittadella, la demolizione del corpo F dell’ospedale di Rovigo e la ristrutturazione delle pertinenze di Corte Guazzo per circa 9 milioni di euro. Parallelamente, sul territorio sono stati investiti 12,5 milioni di euro per le cinque Case della Comunità – Rovigo, Adria, Porto Tolle, Badia Polesine e Castelmassa – oltre alle Centrali Operative Territoriali, agli Ospedali di
Comunità e alla telemedicina. «Non abbiamo spostato risorse dall’ospedale al territorio – chiarisce – ma riequilibrato il sistema: ospedali più forti per i casi complessi, territorio più strutturato per cronicità e fragilità». Le Case della Comunità, spiega, «cambiano il modo in cui il cittadino entra nel sistema». Con il Punto Unico di Accesso e équipe multiprofessionali, «si riduce la frammentazione, si limitano gli accessi impropri al pronto soccorso e si garantisce una presa in carico continuativa». In un territorio con alto indice di invecchia-
mento, «è un cambiamento culturale prima ancora che strutturale». Sul personale, uno dei nodi più delicati, i numeri indicano una crescita: dal 1° gennaio 2024 al 1° gennaio 2026 il personale complessivo è passato da 3.350 a 3.421 unità, con un incremento netto di 71 professionisti. «L’attrattività si misura sui fatti – osserva – e +71 professionisti in due anni rappresentano un dato concreto». Cresce in particolare la dirigenza sanitaria, con 33 medici in più, e il personale socio-sanitario.
Qual è dunque lo stato di salute della sanità polesana al termine del mandato? «È in buona salute, inserita in una trasformazione profonda legata all’invecchiamento e a bisogni sempre più complessi. Gli investimenti in corso stanno ponendo le basi per servizi più vicini e adeguati ai cittadini».
Guardando al futuro, la priorità lasciata al successore è chiara: «La ristrutturazione dell’ospedale di Rovigo e lo sviluppo della rete territoriale avviata con il DM 77». Per la Cittadella SocioSanitaria restano da completare la sistemazione dei parcheggi, la realizzazione della mensa interna e un riordino organico degli spazi. Infine, il bilancio personale. «Tornare a lavorare nel territorio in cui sono cresciuto è stato motivo di grande orgoglio. È stata un’esperienza intensa, che mi ha arricchito e rafforzato nel senso di responsabilità istituzionale». Girardi lascia la guida dell’Ulss 5 con la «soddisfazione di aver contribuito, con serietà e impegno, alla crescita dell’Azienda e del territorio polesano».














Cardiopatie. L’ospedale di Rovigo introduce trattamenti mini-invasivi per la valvola mitrale
L’Azienda Ulss 5 Polesana segna un nuovo passo avanti nella cura delle cardiopatie valvolari, ampliando le possibilità di trattamento per via percutanea, cioè senza chirurgia tradizionale. Dopo l’introduzione della procedura TAVI, che sostituisce la valvola aortica, ora anche l’insufficienza mitralica può essere trattata con interventi mini-invasivi, garantendo ai pazienti un percorso più rapido e sicuro direttamente a Rovigo.
La valvola mitrale regola il flusso sanguigno tra le camere del cuore, e quando non funziona correttamente provoca affaticamento, respiro corto, gonfiore alle gambe e aritmie. La procedura percutanea permette di correggere il difetto senza aprire il torace, offrendo un’alternativa fondamentale per chi non può affrontare la chirurgia tradizionale a causa di comorbidità.
“Si tratta di un modello di cura innovativo, che mette il paziente al centro e riduce la necessità di spostamenti verso centri più grandi – spiega il cardiologo Massimo Giordan – Questa modalità garantisce equità di trattamento per tutti i cittadini del territorio e consente un rapido ritorno alle attività quotidiane.”
L’intervento, eseguito da un’equipe multidisciplinare composta da cardiologi, anestesisti, ecocardiografisti e personale infermieristico specializzato, ha avuto esito positivo: la paziente ha ripreso già in serata le normali attività, confermando l’efficacia e la sicurezza del percorso mini-invasivo.
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rantire cure innovative, vicine ai cittadini e con standard elevati, stanno producendo risultati concreti – sottolinea il direttore sanitario Carla Destro – È un esempio di come l’eccellenza clinica possa convivere con l’accessibilità sul territorio.”
Il direttore generale Pietro Girardi aggiunge: “Nulla è più gratificante del vedere pazienti tornare rapidamente a una vita normale grazie all’impegno di tutto lo staff. Questo modello di cardiologia interventistica è destinato a diventare un riferimento anche per altre strutture regionali e nazionali.”
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Al via i percorsi DAMA per facilitare l’accesso alle cure delle persone con disabilità graveo
Migliorare l’accesso alle cure sanitarie per le persone con disabilità grave e bisogni complessi, adattando tempi, spazi e modalità assistenziali alle loro reali necessità. È questo l’obiettivo dei Percorsi DAMA –Disabled Advanced Medical Assistance – presentati nell’Aula Magna della Cittadella Socio Sanitaria dall’ULSS 5 Polesana. Si tratta di un modello organizzativo strutturato e innovativo, già adottato in diverse realtà italiane, che mette al centro la persona e la sua famiglia, superando le difficoltà che spesso ostacolano l’accesso alle prestazioni sanitarie per chi vive una condizione di disabilità grave associata a disturbi complessi. All’incontro hanno partecipato esperti di livello nazionale, operatori sanitari dell’azienda sanitaria polesana, rappresentanti del terzo settore e delle istituzioni. Tra i contributi istituzionali, anche un videomessaggio del Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli e l’intervento dell’assessore regionale ai Servizi Sociali Paola Roma, che ha ribadito l’importanza di diffondere modelli di presa in carico inclusivi e personalizzati all’interno del sistema sanitario. Nel corso della presentazione sono stati illustrati i primi quattro percorsi DAMA già attivati all’interno dell’ULSS 5 Polesana: Vaccinazioni, Laboratorio Analisi, Odontoiatria e Radiologia. Ambiti strategici nei quali l’organizzazione delle prestazioni viene ripensata per garantire accoglienza adeguata, tempi flessibili, ambienti più idonei e una comunicazione efficace con pazienti e caregiver. Elemento centrale del progetto è anche il percorso formativo dedicato agli operatori sanitari, ai Medici di Medicina Generale e ai Pediatri di Libera Scelta, con l’obiettivo di diffondere competenze specifiche, un linguaggio condiviso e buone pratiche assistenziali, favorendo una rete di collaborazione stabile tra servizi, professionisti e famiglie. Come sottolineato dalla Direzione Strategica dell’Azienda sanitaria, il progetto DAMA «non rappresenta una corsia preferenziale, ma un modello organizzativo pensato per garantire risposte appropriate e di qualità, valorizzando il lavoro di squadra e la continuità assistenziale». Un passo concreto verso una sanità più accessibile, inclusiva e attenta alle persone più fragili, capace di adattarsi ai bisogni complessi e di promuovere una reale equità nell’accesso alle cure.

















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I numeri. Potenziamento del personale, investimenti sul territorio e nuovi modelli riabilitativi
el corso del 2025 il Dipartimento di Salute Mentale dell’ULSS 5 Polesana ha preso in carico 4.247 pazienti, erogando complessivamente quasi 40mila prestazioni attraverso i Centri di Salute Mentale (CSM) e i Centri Diurni distribuiti sul territorio. Numeri che confermano l’impegno costante del servizio nel garantire cure qualificate e percorsi assistenziali innovativi a beneficio dell’intera comunità del Polesine, con particolare attenzione alle persone più fragili. Nonostante le difficoltà diffuse a livello nazionale legate alla carenza di personale specializzato, il Dipartimento ha portato avanti negli ultimi anni significativi interventi di riorganizzazione, potenziamento strutturale e sviluppo riabilitativo. Un dato significativo riguarda il rafforzamento dell’organico medico: negli ultimi due anni il numero degli psichiatri è passato da 11 a 17, con una distribuzione calibrata tra il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) e i Centri di Salute Mentale del territorio, in base ai bacini di utenza. Tra i risultati più rilevanti spicca il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura di Rovigo, ristrutturato nel 2020 secondo gli standard previsti per le degenze psichiatriche. La struttura offre oggi percorsi riabilitativi e attività di gruppo grazie a un’équipe multidisciplinare composta da psichiatri, psicologi, educatori e terapisti della riabilitazione psichiatrica. Per quanto riguarda
la gestione delle urgenze psichiatriche, ad Adria il servizio è garantito direttamente dallo psichiatra del Centro di Salute Mentale locale all’interno del pronto soccorso; solo nei casi che richiedono il ricovero i pazienti vengono trasferiti a Rovigo, in linea con le indicazioni regionali sull’accentramento dei servizi. Importanti anche gli investimenti sul territorio, in particolare nel Basso Polesine. È stata riaperta la Comunità Terapeutica Riabilitativa Protetta di Corte Guazzo, rivolta a giovani tra i 18 e i 30 anni, con progetti mirati allo sviluppo dell’autonomia e dell’inclusione sociale. Sono stati inoltre completati in questi giorni i lavori di ristrutturazione degli ultimi due edifici del complesso – l’ex falegnameria e l’ex laboratorio – che diventeranno spazi polifunzionali completamente rinnovati, prossimi all’inaugurazione.
Nel dettaglio dell’attività dei Centri di Salute Mentale, il CSM di Adria ha seguito 1.029 pazienti per un totale di 8.894 prestazioni; quello di Badia ha preso in carico 1.301 pazienti con 9.877 prestazioni, mentre il CSM di Rovigo ha seguito 1.917 pazienti, erogando 20.844 prestazioni. La presa in carico prevede agende dedicate e il richiamo diretto degli utenti, senza la necessità di passare dal CUP. Sul fronte della formazione e dell’innovazione, il Dipartimento ha avviato un percorso biennale rivolto agli operatori sull’IPS (Individual Placement &
Support), un modello innovativo finalizzato a favorire il reinserimento lavorativo delle persone con disagio psichico, promuovendo autonomia, inclusione e fiducia nelle proprie capacità.
Accanto agli interventi clinici, trovano spazio anche progetti culturali e di co-progettazione: dai laboratori teatrali alle assemblee aperte con Comuni, enti del terzo settore e associazioni, fino all’utilizzo del “budget di salute”, strumento di integrazione sociosanitaria che pone il paziente al centro della definizione del proprio progetto di vita. «La collaborazione con l’Associazione Italiana Tutela Salute Mentale – Polesine è attiva da anni e pienamente integrata nel Dipartimento – sottolinea il Direttore Generale Pietro Girardi –. Commenti che rischiano di minare la fiducia dei cittadini nei servizi vanno contestualizzati. Il nostro obiettivo resta quello di offrire percorsi di cura sicuri, personalizzati e rispettosi della dignità delle persone, attraverso una presa in carico integrata, multidisciplinare e costruita insieme agli utenti e alle loro famiglie».
L’ULSS 5 Polesana conferma infine il proprio impegno a rafforzare ulteriormente i servizi di salute mentale sul territorio, valorizzando la collaborazione con associazioni, enti locali e terzo settore, per garantire a tutti i cittadini cure adeguate, dignitose e orientate all’innovazione.
Diagnosi prenatale, incontro informativo all’Ospedale di Rovigo
Informare, accompagnare e sostenere le coppie nel delicato percorso verso la genitorialità. È questo l’obiettivo dell’incontro dedicato alla diagnosi prenatale che si è svolto nei giorni scorsi all’Auditorium dell’Ospedale di Rovigo, promosso dall’ULSS 5 Polesana. L’iniziativa era rivolta in particolare alle coppie in attesa o a chi sta programmando una gravidanza e ha rappresentato un momento di approfondimento sui principali percorsi di diagnosi prenatale e sui servizi disponibili sul territorio. L’obiettivo è stato quello di fornire informazioni aggiornate e facilmente comprensibili, utili ad accompagnare le future mamme e i futuri papà sia nella fase preconcezionale sia durante la gravidanza. All’incontro hanno partecipato diversi professionisti dell’ULSS 5 Polesana, garantendo un approccio multidisciplinare al tema. Sono intervenuti la dottoressa Alessia Pozzato, responsabile della diagnosi prenatale, la dottoressa Valentina Di Chiara, ginecologa in formazione, la dottoressa Silvia Bellonzi, pediatra genetista, e il dottor Leonardo Dossi, responsabile della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Gli specialisti hanno illustrato le diverse possibilità diagnostiche e hanno risposto alle domande delle coppie, offrendo anche momenti di consulenza personalizzata. La partecipazione è stata numerosa e attenta, favorita da un format interattivo che ha stimolato il dialogo e il coinvolgimento attivo di entrambi i partner nel percorso verso la genitorialità consapevole. «È stato molto positivo vedere tante coppie interessate e motivate a informarsi e a prepararsi al meglio per l’arrivo di un bambino – ha commentato Pietro Girardi, Direttore Generale dell’Azienda ULSS 5 Polesana –. Come Azienda sanitaria sosteniamo con convinzione la natalità e il valore della famiglia, offrendo percorsi di accompagnamento e servizi che favoriscano la salute e il benessere delle madri e dei bambini. Iniziative come questa sono fondamentali per promuovere una cultura della genitorialità consapevole». L’ULSS 5 Polesana conferma così il proprio impegno nel promuovere la prevenzione e l’accessibilità ai servizi sanitari, con particolare attenzione alla salute della donna, della coppia e del bambino. Il prossimo open day dedicato alla diagnosi prenatale è già in programma per il 25 maggio.








































I dati. Più assistenza domiciliare, ospedali sotto pressione
Venezia, a Palazzo Ferro Fini, i commissari hanno iniziato a esaminare i dati dello scorso anno su spesa sanitaria, servizi alla popolazione e progetti PNRR La Quinta commissione consiliare permanente, che si occupa di politiche sociosanitarie, ha tenuto a Palazzo Ferro Fini la sua prima riunione dopo l’insediamento ufficiale e la nomina dei vertici della commissione.
Presieduta da Manuela Lanzarin (Lega), con Chiara Luisetto (Pd) vicepresidente e Silvia Calligaro (FdI) segretaria, la commissione ha iniziato l’analisi della Relazione sociosanitaria della Regione Veneto per l’anno 2025, basata sui dati del 2024.
Nel corso della seduta, alla quale hanno partecipato anche gli assessori regionali alla Sanità, Gino Gerosa, e ai Servizi Sociali, Paola Roma, i commissari hanno esaminato un documento dettagliato che fotografa la situazione del Servizio Sanitario Regionale, dai costi ai servizi offerti ai cittadini, fino all’epidemiologia e allo stato dei progetti legati alle strutture intermedie finanziate con fondi del PNRR.
La relazione è stata illustrata dai tecnici dell’Area Sanità e Sociale e di Azienda Zero, tra cui il direttore generale Massimo Annicchiarico, Silvia Vigna, Romina Cazzaro, Pierangelo Spano, Manuel Zorzi e Stefano Nicola, che hanno guidato i commissari attraverso dati e le informazioni operative.
La Quinta commissione consiliare prende atto
dei dati 2024: in Veneto crescono screening e cure a casa, ma permangono disparità tra Ulss e lunghe liste d’attesa per case di riposo e assistenza domiciliare
La Quinta commissione consiliare permanente, incaricata delle politiche sociosanitarie, ha approvato con i voti della maggioranza la Relazione sociosanitaria della Regione del Veneto per l’anno 2025, basata sui dati raccolti nel 2024. La seduta si è svolta alla presenza dell’assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, e della presidente della commissione, Manuela Lanzarin (Lega), affiancata dalla vicepresidente Chiara Luisetto (Pd) e dal segretario Silvia Calligaro (FdI).
Il documento fotografa la situazione del Servizio Sanitario Regionale, con un’analisi di spesa, servizi offerti alla popolazione, prevenzione e avanzamento delle strutture intermedie finanziate dal PNRR.
Secondo la presidente Lanzarin, i dati confermano il ruolo centrale della prevenzione in Veneto: “Gli screening per la mammella registrano un’adesione del 76,1%, superiore alla media nazionale del 53,8%, mentre quelli per il colon retto arrivano al 61,5% contro il 35,8% del resto d’Italia”. Risultati analoghi si registrano nella campagna contro il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV) per i bambini da 0 a 1 anno, con il 76,5% di copertura, 28.650 dosi somministrate e un calo dei ricoveri del 71%.
Accanto alla prevenzione cresce anche l’assistenza domiciliare: nel 2024 sono stati regi-


strati oltre 2,1 milioni di accessi, con 158.848 pazienti seguiti (+9,2% rispetto al 2023) e 63.125 persone assistite in forma intensiva. Si rafforza inoltre la rete delle cure palliative, coordinando hospice e servizi sul territorio per garantire continuità e dignità ai pazienti e alle famiglie.
Il sistema ospedaliero, tuttavia, resta sotto pressione: 1.928.828 accessi in Pronto Soccorso (+0,8%) e 630.979 dimissioni (+2,4%).
Lanzarin sottolinea che “potenziare i percorsi territoriali e l’appropriatezza delle cure significa ridurre la pressione sugli ospedali e garantire risposte più rapide e di qualità”.
La vicepresidente Luisetto ha invece evidenziato le disuguaglianze: “Il Veneto mostra velocità diverse tra le Ulss. Ci sono quasi 11mila anziani in attesa di un posto in casa di riposo e oltre 3mila persone in attesa di assistenza domiciliare. Nel 2024 i cittadini hanno speso circa quattro miliardi di euro di tasca propria per curarsi: è il segno di un sistema pubblico che fatica a rispondere ai bisogni della popolazione”.
Durante la seduta, i funzionari dell’Area Sanità e Sociale e di Azienda Zero hanno fornito chiarimenti sulle questioni tecniche emerse nella precedente riunione del 21 gennaio. La Relazione, pur mettendo in luce risultati positivi in prevenzione e assistenza territoriale, lascia aperti temi cruciali sul rafforzamento del sistema pubblico e sulle disuguaglianze tra territori veneti.






La relazione sociosanitaria 2025 mostra luci e ombre
La Relazione sociosanitaria 2025, che fotografa l’attività del sistema sanitario regionale nel 2024, mette in luce criticità che il Partito Democratico definisce “impossibili da rimandare”. Le consigliere Chiara Luisetto, Anna Maria Bigon e Monica Sambo hanno commentato il documento a margine della Quinta commissione consiliare, sottolineando che, seppur ricca di dati, la relazione non affronta le vere disuguaglianze sul territorio e la pressione crescente su operatori e famiglie. “Abbiamo davanti una mole di informazioni che però non dice ciò che conta davvero – ha spiegato Luisetto – dalle attese e costi per anziani e persone con disabilità all’assistenza domiciliare, fino alle differenze tra Ulss nei servizi di salute mentale. Il risultato è un Veneto diviso tra cittadini di serie A e di serie B, con una crescente spesa sanitaria privata a carico dei veneti, che arriva a oltre 4 miliardi di euro.” Monica Sambo ha evidenziato un problema strutturale: la carenza di personale. Tra il 2023 e il 2024, il personale a tempo indeterminato è diminuito di 60 unità, con una riduzione drastica di circa 400 infermieri. “Il sistema sanitario pubblico soffre – ha sottolineato – mentre la Regione continua a presentarlo come eccellente, i cittadini pagano sempre di più di tasca propria: 850 euro pro capite contro la media nazionale di 730, spesso non per scelta ma perché le liste d’attesa sono troppo lunghe.” Bigon ha aggiunto che la diminuzione degli investimenti in prevenzione e l’alto numero di codici bianchi nei pronto soccorso sono segnali di un sistema poco integrato tra ospedali, medicina di base e servizi territoriali. “Serve una visione che accompagni il cittadino lungo tutto il percorso di vita, investendo su territorio, prevenzione e continuità assistenziale”, ha concluso.















IMPLANTOLOGIA E CHIRURGIA






RILASSAMENTO E BIORIVITALIZZAZIONE DEL VOLTO TERAPIA ANTALGICA E FISIOTERAPIA
o grandi con innesti ossei o nei casi
DELL'ARTICOLAZIONE MANDIBOLARE INFILTRAZIONI


disagi nel corso del giorno (pranzi, motivi di lavoro ... ) esistono allineatori con forze calibrate che consentono di giungere ai risultati indossando gli apparecchi solo durante il sonno.

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Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .







