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laPIazza delle Terme - Marzo26

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In strada tra prudenza e nuova consapevolezza

Nicola Stievano

>direttore@givemotions.it<

Nell’ultimo biennio la mobilità nel nostro Veneto è tornata, a pieno regime, ai ritmi frenetici del periodo pre-pandemico. Spostamenti per lavoro, studio e un turismo sempre più pervasivo hanno riportato il traffico a livelli massimi. Ma cosa ci dicono i numeri dell’ultimo rapporto Istat sulla sicurezza stradale? Il quadro che emerge è in chiaroscuro, ma con un raggio di luce che merita la nostra attenzione. Il dato più incoraggiante riguarda gli incidenti mortali: la prima metà del 2025 ha mostrato una riduzione degli incidenti con lesioni (-1,3%) e delle vittime, in linea con un calo generale. Nel 2024, le vittime sulle nostre strade furono 269. Numeri ancora tragicamente alti, ma che raccontano un calo un calo significativo. L’indice di mortalità in Veneto è calato da 2,4 a 2,1 decessi ogni 100 incidenti. Si tratta di un risultato d’eccellenza se confrontato con la sostanziale stagnazione del dato nazionale. Guardando lontano, dal 2010 a oggi, la nostra regione ha ridotto la mortalità stradale di oltre il 32%, superando la media italiana. Tuttavia, non è il momento di brindare. Se le “croci” diminuiscono, il numero complessivo di incidenti e di feriti è in lieve aumento, rispettivamente dello 0,7% e dell’1,3%. Questo scollamento ci suggerisce che, sebbene la sicurezza dei veicoli e la tempestività dei soccorsi riescano a salvare più vite, la frequenza degli impatti resta legata a distrazioni e volumi di traffico critici. Il Veneto, inoltre, è tra le regioni più colpite per mortalità ciclistica, con 27 ciclisti deceduti registrati nel 2025. Ogni incidente rappresenta un costo umano e sociale immenso e non possiamo abbassare la guardia.

delle Terme Euganee

I manager della sanità padovana: Fortuna in Azienda Ospedale, Benini all’Ulss 6

Bilancio regionale ultimi ritocchi prima del varo definitivo: parla l’assessore Giacinti

SICUREZZA STRADALE,

ANCORA APERTA:

Montegrotto dice stop alle scorribande in centro, rivoluzione in via Stazione trasformata in isola pedonale, mobilità debole da tutelare ad Abano, scatta la rivoluzione dei sensi unici

di riferimento per la comunità pop

MONTEGROTTO, AL VIA IL RESTYLING DI PIAZZA PRIMO MAGGIO

Prima il controllo delle reti sotterranee e le prove di pavimentazione, poi il cantiere vero e proprio. Il progetto prevede rain garden enuove aree pedonali

L’assessore regionale: stanziati subito 18 milioni per le borse studio, attenzione al disagio giovanile

prenotazioni.uilveneto.it

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Liceo classico, scelta da eroi

Giampiero Beltotto

ite la verità: non mandate i vostri figli al classico perché avete paura del loro fallimento, quindi, non scommettendo sulla loro intelligenza, sulla loro capacità di abnegazione, di sacrificio, di volontà ferrea, scegliete per loro un percorso agevole. Quanti dei lettori di questo giornale hanno frequentato il glorioso liceo classico? Ricorderanno le ore trascorse sui Promessi Sposi, sull’aoristo passivo, su Tacito (intraducibile tanto quanto Quintiliano) o su Platone, che mi toccò alla maturità.

“Quello di Lupin III”: Davide Zanella, artista punto
Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio a pag. 18
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Un nuovo incentivo per i lavoratori

Ad Abano e Montegrotto Terme arriva un’importante novità per i lavoratori del settore turistico, termale e dei pubblici esercizi: è stato siglato nei giorni scorsi l’accordo territoriale che consente di applicare la detassazione dei premi di produttività, fissata all’1% dalla Legge di Bilancio 2026. La misura interessa i dipendenti delle aziende associate a Federalberghi Terme Abano Montegrotto, Padova Hotels Federalberghi Confcommercio, Appe, Fiavet e Faita, che hanno sottoscritto l’intesa insieme ai sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil. Si tratta della prima volta che il territorio introduce questo strumento: l’accordo permette ai lavoratori di incrementare il proprio reddito, beneficiando di una tassazione agevolata fino a 5.000 euro sul premio, rispetto all’aliquota ordinaria che parte dal 23%. L’agevolazione è condizionata alla stipula di un accordo sindacale aziendale o territoriale e, in alternativa al premio, le imprese possono offrire servizi di Welfare, secondo quanto previsto dall’intesa. “Grazie al dialogo con i sindacati siamo arrivati rapidamente a questo risultato”, commenta Marco Gottardo, direttore di Federalberghi Terme Abano Montegrotto. “È uno strumento in più per le aziende che investono in innovazione organizzativa, formazione continua, flessibilità e Welfare aziendale, e contribuisce a migliorare produttività, benessere dei lavoratori ed efficienza dei servizi”. Il nuovo accordo rappresenta anche un segnale importante per l’attrattività del territorio e delle imprese del Bacino Termale Euganeo. Le aziende che applicano i contratti collettivi in modo integrale potranno offrire ai propri dipendenti non solo premi più convenienti, ma anche servizi personalizzati di conciliazione tra lavoro e vita privata, aumentando motivazione e fidelizzazione del personale. Con questa intesa, il territorio consolida la propria vocazione a coniugare sviluppo economico e attenzione al capitale umano, offrendo strumenti concreti a sostegno delle persone e delle imprese che animano la comunità termale.

Siglato l’accordo

Liceo classico, scelta da eroi Giampiero Beltotto

Sapete che cosa diceva la mia insegnante nel liceo milanese di cui lei era Papessa riconosciuta e riverita? Che lì per lì avremmo trovato i Promessi Sposi noiosi, ma quando saremmo diventati vecchi o nei giorni della malinconia, proprio quelle pagine dell’eterno don Lisander ci avrebbero ristorato l’anima. La Papessa (unico arbitro della nostra esistenza in quegli anni) ci insegnò anche a leggere, nel senso di articolare le parole a voce alta in modo tale che gli altri capiscano perché “non leggi per te e basta, ma per tutto il mondo e devi leggere ad alta voce e lentamente per capire, per gustare le parole e per trasmetterle”. Leggo che al classico, proprio quello del 1923 pensato dal fascistissimo Giovanni Gentile, grazie al quale abbiamo la più bella scuola del mondo, ci va il cinque per cento dei nostri ragazzi. Credo che la percentuale corrisponda al numero di italiani che si entusiasmano per il bello in sé, cioè per ciò che ci rende umani. A casa mia anche figli e nipoti considerano il classico la scuola dell’obbligo perché non possiamo concepirci senza quelle cose inutili che sono la letteratura, il greco e il latino, la filosofia. Ho scoperto con orrore che il legislatore ha tolto la magnifica differenza con tutte le altre scuole, l’avere cioè la quarta e la quinta ginnasio. Tutti uguali ci vogliono. Nelle infinite porcherie commesse a danno della scuola, questa la considero tra le peggiori, come la fine del riassunto e la lallazione che insulta i nostri ragazzi perché li vuole incapaci di reggere allo stress del risultato, quasi che la vita sia una noiosa passeggiata sull’olio scivoloso della parità. Ah certo, dovete considerare i vostri figli un po’ eroi per iscriverli al classico, dei magnifici figli di Sparta e di Atene. Vostro figlio come Leonida che ci salvò con anche meno del cinque per cento dalle invasioni e che quando l’imperatore nemico gli ingiunse di abbassare lo scudo perché erano troppo pochi per salvare la pelle, rispose “vieni a prenderlo”. O vostra figlia come Aspasia di Atene compagna di Pericle e con lui all’origine di quella che noi poveracci chiamiamo democrazia: la ragazza potrebbe lavorare con onore nella comunicazione. Saranno gli unici, i vostri figli, che quando il telecronista dice “naiki” avvertiranno un brivido d’orrore lungo la schiena, ma saranno quelli che dopo cinque anni non rinunceranno a pensare con la propria testa e a concludere che “uno vale uno lo dici a tua sorella”. Se li volete forti i figli e se scommettete su di loro chiedete la sezione aspra e dura dove c’è il professore di filosofia che insegna Platone e Sant’Agostino e non comizia di politicamente corretto. Pure qualche scappellotto farebbe bene a chi decide per il classico ma so che questo finale potrebbe alzare un polverone. Rinuncio allo scappellotto, ma per favore ritorniamo al vecchio ma sempre giovanissimo ginnasio. Quarta e quinta, s’intende. Astenersi perditempo e perdigiorno. E poi come dice il Maestro Arbore, “meno siamo, meglio stiamo”. continua da pag. 1

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Redazione:

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delle Terme Euganee

La campagna digitale con Sofia Goggia supera ogni aspettativa e fa centro

Oltre 5 milioni di persone raggiunte online in Italia, più di 20 mila interazioni digitali tra clic e contatti e 7,6 milioni di visualizzazioni sul web nei Paesi di lingua tedesca, con un risultato superiore del 147 per cento rispetto agli obiettivi iniziali. Sono questi i numeri della campagna di promozione turistica che vede Sofia Goggia come ambassador, scelta dal Comune di Abano Terme per rappresentare la città e il suo territorio.

È importante precisare che questi dati si riferiscono esclusivamente alla campagna digitale e social dedicata alla campionessa di sci alpino. Le tre agenzie coinvolte sono Give Emotions (casa editrice de laPiazza), Say Agency e SpeedU-Up. I risultati sono stati ottenuti attraverso strumenti online mirati: annunci su Google, campagne su Meta (Facebook e Instagram), video su YouTube e contenuti audio

su Spotify. Le cifre indicano quante persone hanno visto i messaggi promozionali e quante hanno interagito cliccando sui link o richiedendo informazioni, segnando un coinvolgimento superiore a ogni previsione.

Sofia Goggia, atleta di livello internazionale e medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, è stata scelta per rappresentare valori fondamentali per Abano Terme: sport, energia, salute e determinazione. Valori che il Comune vuole associare alla propria offerta turistica, fondata sul benessere, le terme, la natura e la qualità della vita, rivolgendosi a un pubblico sempre più ampio e diversificato. Il progetto rientra in un piano triennale 2024-2026 che punta a far crescere la visibilità della città sia in Italia che all’estero. Non si tratta soltanto di promuovere il turismo termale tradizionale: l’obiet-

Barbierato: “Proteggere

Una notizia positiva per il territorio arriva sul fronte della tutela delle risorse idriche. La Commissione VIA della Provincia di Vicenza ha infatti espresso parere negativo alla realizzazione di un nuovo stabilimento industriale della Silva nell’area dei pozzi da cui viene captata l’acqua destinata all’acquedotto che rifornisce anche Padova, Abano Terme e l’area della Saccisica. Nelle ultime settimane la vicenda era stata seguita con grande attenzione da cittadini e famiglie, preoccupati per la possibile costruzione dell’impianto in una zona particolarmente delicata dal punto di vista ambientale. I pozzi interessati rappresentano infatti una fonte strategica per l’approvvigionamento di acqua potabile di un’ampia parte del

tivo è intercettare giovani, sportivi e visitatori stranieri interessati al benessere attivo e alle esperienze outdoor. Nei mercati di Germania, Austria e Svizzera, notoriamente sensibili al turismo termale, la risposta online è stata particolarmente positiva, superando ampiamente le aspettative iniziali.

Accanto alla promozione digitale, sono state attivate anche campagne tradizionali su giornali e riviste di viaggio, oltre a spazi pubblicitari in aeroporti e stazioni, per rafforzare la visibilità internazionale del territorio. Tuttavia, i numeri comunicati si riferiscono in modo specifico alla performance sul web e sui social, a dimostrazione dell’efficacia della strategia digitale integrata.

“Questa non è stata una semplice campagna promozionale, ma un investimento strategico sul futuro di Abano Terme – commen-

ta il sindaco Federico Barbierato – I numeri dimostrano che stiamo raggiungendo un pubblico più internazionale e più giovane. Il turismo termale non è nostalgia, è futuro”. La scelta di Sofia Goggia come volto della campagna conferma la volontà di coniugare sport

l’acqua potabile è una priorità per il territorio”

territorio. A commentare la decisione è il sindaco di Abano Terme, Federico Barbierato, che sottolinea l’importanza del provvedimento: “Si tratta di un passaggio significativo perché riguarda un tema che tocca tutti noi: la tutela dell’acqua potabile, una risorsa essenziale per la salute delle persone e per la qualità della vita delle nostre comunità”.

Secondo il primo cittadino, quando si parla di falde acquifere e punti di captazione destinati agli acquedotti pubblici è fondamentale adottare il massimo livello di prudenza. “Proteggere queste aree significa proteggere un bene comune fondamentale per migliaia di famiglie”, evidenzia Barbierato.

L’amministrazione comunale di Abano

e benessere, innovazione e tradizione, mostrando una città che guarda avanti, pronta ad accogliere visitatori con esperienze di qualità, coinvolgenti e dinamiche, capaci di attrarre nuove generazioni e rafforzare il legame con i mercati esteri. Federico Franchin

Terme continuerà a monitorare con attenzione gli sviluppi della vicenda insieme agli enti competenti, mantenendo alta l’attenzione sulla sicurezza e sulla qualità dell’acqua che arriva quotidianamente nelle case dei cittadini.

“La tutela dell’ambiente e delle risorse

idriche - conclude il sindaco -, non è soltanto una questione tecnica o amministrativa, ma rappresenta una responsabilità concreta verso le famiglie di oggi e verso le generazioni future. Proprio per questo, su temi così delicati l’impegno delle istituzioni deve rimanere costante e condiviso”. (a.b.)

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Sicurezza stradale/1. L’intervista al sindaco di Montegrotto Terme Riccardo Mortandello

Troppe scorribande per le vie del centro “Basta con il traffico di attraversamento”

In un territorio a spiccata vocazione turistica come quello termale, la gestione dei flussi del traffico è complessa non sempre di semplice soluzione. Ne parliamo con il sindaco di Montegrotto Terme Riccardo Mortandello.

Partiamo dalla visione d’insieme. Qual è lo stato della viabilità a Montegrotto?

In questi anni abbiamo lavorato su basi scientifiche. Il Piano Urbano del Traffico ci ha rivelato una verità innegabile: la città soffre per un eccesso di traffico di passaggio. Parliamo di veicoli che non si fermano nelle nostre attività o nei nostri hotel, ma usano il centro come scorciatoia. Per una città turistica, questo significa solo inquinamento e pericolo. Oggi le auto sono così confortevoli che correre a 70-80 km/h sembra quasi di essere fermi, ma in un centro abitato è inaccettabile. La nostra priorità è l’alleggerimento totale del centro cittadino attraverso azioni mirate sulle singole vie e una gestione diversa dei parcheggi.

Viale Stazione è stato appena riqualificato, ma non mancano

le criticità, come intendete procedere?

Il riscontro estetico e funzionale è ottimo, ma il viale non può essere scambiato per una tangenziale del centro. Abbiamo notato un aumento di passaggi che mette a dura prova persino la pavimentazione, sulla quale è stato necessario intervenire. Con la riapertura degli hotel Augustus e Sollievo, prevista entro l’anno, il viale deve diventare il salotto della città. Interverremo con controlli serrati: chi fa “show” per le vie del centro o non rispetta i limiti troverà tolleanza zero.

Si parla da anni dell’unione delle tangenziali, perché secondo lei va fatta?

È la grande opera di cui il territorio ha bisogno. Attualmente, tutto il traffico pesante proveniente dalla “direttissima” per Padova scarica direttamente sul centro di Montegrotto per raggiungere le zone artigianali. È un carico deleterio per residenti e turisti. Dobbiamo avere il coraggio di investire in questa unione per spostare il traffico di passaggio nelle aree esterne. Non vogliamo

chiudere tutto con zone pedonali, ma implementare zone a traffico limitato che garantiscano l’accesso a chi vuole fare acquisti, sbarrando la strada a chi usa il nostro viale principale come una pista. Si avverte una divergenza di vedute con la vicina Abano Terme. A che punto è il dialogo?

La Provincia di Padova si è già espressa favorevolmente, inserendo l’unione delle tangenziali nei suoi strumenti urbanistici. Sappiamo che ad Abano le posizioni sono diversificate e il dibattito è aperto, ma io resto convinto della bontà dell’opera: servirebbe a decongestionare anche Corso Terme e l’area residenziale circostante. Il traffico pesante deve seguire le statali, mai i centri storici. È un confronto necessario per il bene di tutto il bacino termale.

Montegrotto è anche cicloturismo. Oltre all’Anello dei Colli, quali sono i vostri piani per la mobilità dolce?

Abbiamo illuminato l’Anello dei Colli per renderlo fruibile anche di notte, ma la vera sfida è la separazione dei flussi. Molte piste ciclabili di vecchia concezione

sono promiscue e quindi pericolose. Guardiamo al modello nordeuropeo e austriaco: vogliamo percorsi a utilizzo esclusivo delle biciclette. In Viale Stazione, ad esempio, stiamo inserendo segnaletiche orizzontali specifiche per ribadire che l’auto deve venire “dopo” la mobilità lenta. Quali dunque i prossimi interventi per la sicurezza stradale?

Rifaremo completamente Piazza Primo Maggio, che sarà interamente pedonale. Per quanto riguarda la velocità, stiamo valu-

Rivoluzione viabilità, viale Stazione diventa pedonale e la città si divide

A Montegrotto Terme la discussione si è accesa all’istante: la città si divide tra chi sogna un centro “slow” a misura di cittadino e chi teme il deserto commerciale. Il fulcro della contesa è la rivoluzione della viabilità che trasformerà il volto della città termale. Il perno del progetto è la pedonalizzazione definitiva di viale Stazione. Dopo i lavori di sistemazione il viale non riaprirà più alle auto private. La scelta è motivata

sia dalla necessità tecnica di far assestare i nuovi materiali, sia dalla volontà politica di creare un vero salotto urbano dedicato alla socialità e al commercio di prossimità. Al termine dei lavori, l’accesso rimarrà consentito esclusivamente ai residenti, ai mezzi di soccorso, al trasporto pubblico e alle operazioni di carico e scarico. Questa trasformazione non è isolata, ma si inserisce in un disegno che coinvolge l’in-

tero quadrante centrale. Il quartiere Vallona otterrà un collegamento più fluido grazie all’estensione del doppio senso in via Petrarca, mentre via Flavia diventerà a senso unico per proteggere studenti e ciclisti che frequentano l’area scolastica. Anche i percorsi dei bus verranno ottimizzati, spostandosi su via Aureliana per eliminare i colli di bottiglia durante le ore di punta. Per rispondere alle preoccupazioni dei nego-

tando l’installazione di semafori intelligenti su Strada Romana, in accordo con residenti e investitori del nuovo campeggio a cinque stelle. Infine, lancio un appello al Governo: servono i decreti attuativi per gli autovelox. Oggi la quasi totalità di questi strumenti è inefficace. Non vogliamo fare cassa, ma garantire l’incolumità pubblica. Quando la sensibilizzazione non basta, purtroppo, l’unico messaggio che arriva chiaro è quello che tocca il portafoglio. Nicola Stievano

zianti, il sindaco Mortandello propone una “tax free area” triennale con agevolazioni su IMU e Tari, puntando contestualmente su una gestione rigorosa dei parcheggi vicini, come via Marza e via Scavi, dove il disco orario garantirà il ricambio continuo dei visitatori. “La pedonalizzazione non allontana la clientela, la avvicina”, assicura l’amministrazione, ma in città il dibattito è più acceso e vivace che mai.

Un anno fa avevamo dedicato il nostro “Dentro la notizia” alla sicurezza stradale. Torniamo su un tema particolarmente sentito per capire se è cambiato qualcosa in questi ultimi mesi

abano terme NEWS

Servizio Civile Universale: aperte le iscrizioni per i progetti nel nostro Comune

Care concittadine e cari concittadini, anche per quest’anno il nostro Comune aderisce al Servizio Civile Universale, un’importante opportunità rivolta ai giovani che desiderano vivere un’esperienza di crescita personale, formazione e impegno concreto a favore della comunità.

Sono aperte le iscrizioni al nuovo bando, nel quale si trovano anche 2 progetti del Comune di Abano Terme, che si svolgeranno direttamente all’interno degli U ci comunali, o rendo ai ragazzi e alle ragazze la possibilità di contribuire alle attività del territorio, a ancando i servizi dedicati alla cittadinanza.

I volontari selezionati svolgeranno un’esperienza della durata di 12 mesi, con un impegno medio di 25 ore settimanali e un assegno mensile di 519,47 euro. Durante il percorso sono previsti momenti di formazione e tutoraggio, che consentiranno ai partecipanti di acquisire competenze utili

sia dal punto di vista umano sia professionale. Al termine dell’esperienza verrà rilasciato un attestato di ne servizio e il servizio svolto darà diritto anche alla riserva del 15% dei posti nei concorsi pubblici.

Il progetto è realizzato in collaborazione con AMESCI Fondazione, ente che supporta l’attuazione del Servizio Civile e accompagna i volontari lungo tutto il percorso.

La scadenza per presentare la domanda è fissata all’8 aprile 2026 e il sito dove caricare la propria domanda è: www.scelgoilserviziocivile.gov.it

inquadra il QR code per accedere al sito del Servizio Civile Universale

Invitiamo tutti i giovani interessati a informarsi e a cogliere questa opportunità, che rappresenta non solo un’esperienza formativa, ma anche un modo concreto per partecipare alla vita della comunità e contribuire allo sviluppo del nostro territorio

Con viva cordialità.

CITTÀ DI ABANO TERME

Domenica 26 aprile ore 15.30 Abano Terme

Parco Urbano Termale

Percorso da 2,0 km

PARCO MAGNOLIA

Piazza Sacro Cuore

Via Busonera

Via Pietro D’abano

Viale Delle Terme

Piazza Repubblica

Via Valerio Flacco

PARCO URBANO

Corsa non competitiva per famiglie e bambini, in festa con la Padova Marathon. 2 km di divertimento per le strade di Abano Terme

Partecipazione gratuita aperta a tutti! Prenota il tuo pettorale scrivendo a familyrun@abanoterme.net

Messaggio
Città di Abano Terme
Gian Pietro Bano L’Assessore alle Politiche Giovanili
Federico Barbierato Sindaco di Abano Terme
Città di Abano Terme

Lavori pubbilici. Relining delle fognature e riasfaltature

1,8 milioni per scongiurare il rischio di allagamenti

U n investimento complessivo di 1.800.000 euro tra adeguamento della rete fognaria e asfaltature per migliorare concretamente la sicurezza idraulica e la qualità delle strade del quartiere Pinazza. È quanto presentato il 25 febbraio scorso dall’Amministrazione comunale di Abano Terme insieme ad AcegasApsAmga, con l’obiettivo di offrire ai residenti infrastrutture più sicure, efficienti e durature. Il primo intervento riguarda la rete fognaria, in particolare la parte tubata dello scolo Piovega. Negli anni, durante piogge intense, questa zona ha evidenziato alcune criticità che hanno provocato allagamenti e disagi per le famiglie. Per questo motivo si è deciso di intervenire con un progetto strutturale da 1.300.000 euro, avviato alla fine del 2025 e con conclusione prevista entro maggio 2026. La durata complessiva dei lavori è di 180 giorni lavorativi.

Le operazioni si sviluppano su circa 760 metri di rete, interessando in particolare via Negri, via Stella e via Pinazza. In una prima fase si è proceduto con la pulizia delle condotte e le videoispezioni, strumenti fondamentali per verificare lo stato delle tubazioni e identificare eventuali punti critici. Ad oggi queste attività risultano completate per circa l’80% del tratto compreso tra via Negri e via Stella.

Conclusa la fase di controllo, si passerà al “relining”, una tecnica moderna che consente di risanare le tubazioni dall’interno, inserendo una nuova condotta all’interno di quella esistente. Questo sistema innovativo riduce al minimo gli scavi e limita i disagi per residenti e automobilisti, garantendo al contempo una durata stimata superiore ai 50 anni. L’intervento sarà completato con il rifacimento di alcuni pozzetti, migliorando ulteriormente l’efficienza dell’intero sistema fognario.

Terminati i lavori sulla rete, prenderà il via la riqualificazione delle strade, con uno stanziamento di circa 500.000 euro destinato alla riasfaltatura completa di via Negri, via Cantore, via Baracca, via Toti, via Chiesa, via Sauro, via Filzi, via Pinazza, via Battisti e via

Stella. Al termine delle asfaltature sarà realizzata anche la nuova segnaletica orizzontale e verticale, in linea con il Piano Generale del Traffico Urbano, per rendere la viabilità più ordinata, sicura e funzionale.

“Questi interventi rappresentano un investimento che guarda al futuro – commenta il sindaco Federico Barbierato – Non si tratta solo di strade e fognature, ma di infrastrutture essenziali per la sicurezza, la qualità della vita e la sostenibilità del quartiere Pinazza”.

Gli over 65 protagonisti di nuove iniziative Ad Abano Terme prende il via l’“Accademia dei Nonni”, progetto diffuso dedicato agli over 65 che trasforma spazi di comunità in luoghi di apprendimento, socialità e partecipazione attiva. Grazie al cofinanziamento della Regione del Veneto nell’ambito della Legge Regionale 23/2017 sull’invecchiamento attivo, e con il capofilato della Cooperativa Sociale Il Raggio Verde di Rovigo, anche il Centro Ricreativo Culturale della città diventa teatro di laboratori, incontri e momenti di scambio intergenerazionale. Il laboratorio “Raccontami una storia” sarà dedicato allo storytelling e alla narrazione dal vivo, offrendo agli over 65 la possibilità di condividere esperienze, ricordi e passioni. L’iniziativa rientra in un più ampio percorso che coinvolge sette

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Puoi scriverci all'indirizzo spipadova@gmail.com oppure venirci a trovare nelle nostre sedi: Abano Terme, Via Appia Monterosso, 50; dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - dalle 15.00 alle 18.00 Sarmeola di Rubano, Via della Provvidenza 1/B; dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - martedì e mercoledì dalle 15.00 alle 18.30 Salvazzano Dentro, Via Roma, 45; dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 12.00 - lun. mar. merc. dalle 15.00 alle 18.00

comuni veneti, tra Rovigo, Padova, Venezia e Belluno, ma ad Abano Terme acquista un valore particolare: la città mette in rete il sistema dei servizi e dell’associazionismo per garantire un’offerta culturale e sociale sempre più ricca e diversificata, in linea con il progetto “Ecosistema Anziani”.

L’obiettivo è chiaro: valorizzare le competenze e la memoria della terza età, promuovendo incontri che stimolino la creatività, la manualità, il movimento e la narrazione. “Grazie a questa nuova azione, il nostro territorio offre opportunità concrete di partecipazione e apprendimento per gli over 65”, sottolinea l’Assessora ai Servizi Sociali Virginia Gallocchio. Le attività sono gratuite e aperte su iscrizione, e si articoleranno in una prima fase di laboratori tra marzo e aprile, seguita da workshop basati sugli interessi dei partecipanti. Ad Abano Terme, come negli altri comuni coinvolti, l’Accademia dei Nonni non è solo un progetto educativo, ma una rete di relazioni che rafforza i legami sociali e mette al centro la comunità. (a.b.)

Federico Franchin
Abano Terme

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Nasce la “Città delle Scuole e dei Servizi Sportivi”

Una zona della città dove scuole, sport, verde e servizi dialogano tra loro, con spazi più sicuri, collegamenti più semplici e nuove strutture dedicate all’attività fisica. È questa la visione che il Comune di Abano Terme concretizza con il progetto “La Città delle Scuole e dei Servizi Sportivi”, che prevede la realizzazione di due nuove grandi opere: la Casa del Nuoto e la Casa dello Sport. La Casa del Nuoto sorgerà al posto dell’attuale Palazzetto dello Sport, che sarà demolito e completamente ricostruito con criteri moderni, funzionali ed energeticamente efficienti. La Casa dello Sport sarà invece realizzata nell’area oggi occupata dall’area cani in via Appia Monterosso. L’obiettivo è chiaro: concentrare scuole e servizi sportivi in un unico quadrante cittadino, rendendo gli spazi più accessibili, sicuri e fruibili per studenti, famiglie e cittadini.

L’area interessata comprende

Villa Bassi, via Mazzini e i principali plessi scolastici, già protagonista negli ultimi anni di interventi pubblici significativi tra riqualificazioni, adeguamenti e nuove strutture.

Tra Comune e Provincia sono stati investiti oltre 14 milioni di euro, a testimonianza dell’attenzione verso istruzione, sport e benessere della comunità.

“Pianificare significa assumersi la responsabilità del futuro della nostra comunità – spiega il sindaco Federico Barbierato –. Vogliamo una città che cresca in modo ordinato, sostenibile e attento al benessere delle persone. Questo progetto mette insieme istruzione e sport in un unico piano coordinato”.

Il Masterplan urbano accompagna l’iniziativa, migliorando viabilità, percorsi ciclabili e pedonali, parcheggi e spazi verdi, con

Ecco la Casa dello sport della città

Ad Abano Terme prende forma la futura “Casa dello Sport”, una struttura polifunzionale pensata per diventare un punto di riferimento per lo sport e la socialità sul territorio. Il progetto, frutto dello studio di fattibilità realizzato dall’architetto Nicola Fattoni con la collaborazione della struttura tecnica comunale, punta a creare uno spazio versatile e accessibile a tutti, dalle famiglie agli sportivi, dai giovani agli adulti. Costerà 8 milioni di euro e sarà inserita nel piano triennale delle opere pubbliche. Sorgerà al posto dell’attuale area cani in via Appia Monterosso. L’area di sgambato invece sarà traslocata all’interno degli orti sociali. “La Casa dello Sport non sarà solo un impianto sportivo@, spiega il vicesindaco

percorsi sicuri che collegheranno scuole e nuove strutture. La Casa del Nuoto e la Casa dello Sport non saranno semplici impianti, ma spazi vivi e fruibili quotidianamente, con corsi, attività ricreative, eventi e momenti di socialità, rafforzando il ruolo di Abano Terme come città del benessere.

“Abbiamo investito in scuole sicure e moderne perché istruzione e sport sono fondamentali per la crescita della comunità – aggiunge Barbierato – Ora vogliamo dare una visione unitaria a tutto il comparto, rendendolo più funzionale e integrato”. Il progetto privilegia la valorizzazione di spazi esistenti, evitando il consumo di nuovo territorio e trasformando aree già presenti in poli efficienti, sostenibili e accessibili. Parcheggi adeguati, percorsi pedonali e ciclabili, aree verdi e spazi multifunzionali renderanno l’intero quadrante più

Francesco Pozza, “ma uno spazio pensato per le famiglie, per le associazioni e per la comunità, capace di coniugare attività agonistica, benessere e momenti di incontro”.

La struttura ospiterà tutte le discipline sportive indoor, sia di squadra che individuali, e sarà a disposizione delle associazioni locali e delle federazioni sportive. Il campo principale sarà omologato per competizioni con pubblico fino a 500 persone, mentre eventi e rappresentazioni potranno arrivare a circa 800 posti grazie alla sua configurazione flessibile. Oltre all’attività sportiva, la Casa dello Sport sarà un luogo di socialità, con spazi di attesa confortevoli, bar, aree per feste e uffici per le associazioni. All’esterno sono previsti una piccola

vivibile e attrattivo, capace di rispondere alle esigenze di tutte le fasce d’età. Con queste opere, Abano Terme consolida la sua identità di città attenta alla crescita della comunità, dove istruzione, sport, verde e servizi convivono in armonia a pochi passi l’uno dall’altro,

piazza, porticati e spazi verdi con sedute, rendendo la struttura funzionale ma anche accogliente. Grande attenzione è stata dedicata alla sicurezza e all’accessibilità: percorsi distinti per pedoni, ciclisti e automobilisti, parcheggi dedicati e collegamenti ciclo-pedonali permetteranno a tutti di raggiungere la struttura facilmente e in sicurezza. Il progetto punta anche alla sostenibilità ambientale. Sul tetto saranno installati pannelli fotovoltaici e sarà previsto l’utilizzo di acqua termale reflua, per realizzare un edificio a consumo energetico quasi zero. “Sarà un luogo vissuto tutto il giorno”, conclude Pozza, “e offrirà opportunità per attività sportive, corsi per anziani, arti marziali, ginnastica e molto altro”. (f.f.)

offrendo un modello di sviluppo sostenibile e moderno. “Lo sport per la nostra amministrazione è tra i primi punti della nostra azione di governo”, dice con forza il primo cittadino di Abano, Federico Barbierato.

Federico Franchin

ed successo -

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Ristrutturare casa nel 2026: conviene davvero farlo adesso?

Michela e Filippo di Edilizia PER raccontano cosa sta cambiando nelle case di Padova e provincia

Bagni stretti, impianti datati, spazi che non rispondono più alle esigenze di oggi.

È una situazione che molte famiglie conoscono bene. Le case costruite tra gli anni Settanta e Novanta, molto diffuse nel territorio padovano, iniziano a mostrare i segni del tempo. Prima o poi arriva la stessa domanda: rare adesso oppure conviene aspettare?

Negli ultimi anni il settore delle ristrutturazioni ha vissuto una fase molto intensa, legata ai grandi bonus fiscali. Oggi il mercato è più stabile, ma l’interesse per rinnovare la propria abitazione resta alto. Anche perché, accanto alle normali esigenze di manutenzione, stanno cambiando i modi di vivere la casa.

Per capire meglio cosa sta succedendo abbiamo incontrato

Il tema che tutti chiedono:

Negli ultimi anni si è parlato molto di bonus. Oggi quali incentivi esistono per chi ristruttura casa?

realtà con showroom a Limena che da anni segue ristrutturazioni di interni tra Padova e provincia. L’azienda si occupa soprattutto di ne di appartamenti, rifacimento bagni, restyling degli ambienti domestici e realizzazione di bagni accessibili migliorare concretamente la qualità degli spazi

96.000 euro per ogni unità immobiliare.

Quando nasce davvero l’idea di ristrutturare

Michela, quando una famiglia capisce che è arrivato il momento di rinnovare la propria casa?

de da un giorno all’altro.

è il la-

Il bagno è uno degli ambienti che invecchia più velocemente e dove gli impianti possono diventare obsoleti. Molte persone decidono quindi di rifarlo completamente, migliorando sia l’aspetto estetico sia la funPoi ci sono molte ristrutturazioni di appartamenti, soprattutto quando una casa viene acquistata o pasAltri interventi riguardano nuovi pavimenti, rivesti-

Un tema sempre più importante: i bagni accessibili

Conta moltissimo. Un progetto può sembrare perfetto sulla carta, ma quando si apre un cantiere bisogna sempre confrontarsi con la realtà dell’abitazione. Per questo lavoriamo in modo molto coordinato. Michela segue la parte progettuale e io la gestione dei lavori. Ci confrontiamo continuamente per trovare

Questo aiuta a evitare problemi e a mantenere il lavo-

Spesso si parte da un problema molto pratico. Un bagno troppo piccolo, una doccia scomoda, una cucina che non funziona più bene come un tempo. Oppure una casa appena acquistata che ha bisogno di essere adattata ai gusti e alle abitudini di chi la abiterà. Molte abitazioni costruite qualche decennio fa erano progettate in modo diverso rispetto a oggi. Gli spazi erano pensati per stili di vita che nel frattempo sono cambiati.

Per questo molte famiglie scelgono di intervenire con una ristrutturazione mirata, che renda la casa più funzionale e più piacevole da vivere.

equilibrato. Durante il periodo dei bonus più alti c’era una corsa ai lavori e i cantieri erano ovunque. Oggi invece le famiglie fanno scelte più ragionate e si prendono il tempo per valutare bene il progetto. Questo aiuta molto anche nella gestione dei lavori, perché si riesce a programmare con maggiore precisione e a seguire meglio ogni fase del cantiere.

Il bagno resta il lavoro più richiesto

Quali sono oggi gli interventi più frequenti?

L’errore più comune quando si pensa alla ristrutturazione

C’è un errore che vedete spesso quando le persone iniziano a pensare ai lavori?

Michela: Sì. Molti partono dal bonus invece che dalla casa. La detrazione è sicuramente utile, ma non dovrebbe essere il motivo principale per fare un intervento. La prima cosa da capire è come quella famiglia vive gli spazi e quali problemi vuole risolvere. Solo dopo si ragiona su materiali, costi e incentivi.

Direi che è una scelta che molte famiglie

Le detrazioni permettono comunque di recuperare una parte della spesa e oggi il mercato è più stabile

E soprattutto molte case hanno davvero bisogno di essere aggiornate. Quando una ristrutturazione è fatta bene, il miglioramento si vede subito: negli spazi, nella funzionalità e nel comfort quotidiano.

Tra progettazione e cantieri, Edilizia PER continua a seguire ristrutturazioni di appartamenti, restyling degli interni e rifacimento bagni tra Padova e provincia, accompagnando le famiglie dalla prima idea fino alla conclusione dei lavori.

Un lavoro fatto di ascolto, progettazione e presenza costante sul campo. Perché ogni casa ha una storia diversa e ogni ristrutturazione parte sempre dalle esigenze reali di chi la abita.

Rinasce il bar del rustico di Villa Draghi

D opo oltre dieci anni di chiusura, il bar del rustico di Villa Draghi a Montegrotto Terme si prepara a riaprire prima dell’estate. Il Comune ha trovato un nuovo gestore disposto non solo a riattivare il locale, ma anche a investire in un progetto di valorizzazione a lungo termine. L’affidamento è stato assegnato alla società 2G s.a.s. di Francesca Piccolo, che gestisce già la “Bettola del Refosco” al passo del coyote. La concessione avrà una durata di 9 anni e prevede investimenti complessivi per oltre 200 mila euro. Il primo passo sarà la sistemazione degli impianti elettrico e idrotermosanitario, per una spesa di circa 27.800 euro. Successivamente verranno investiti 40 mila euro per sistemare gli spazi interni, con nuovi arredi, attrezzature professionali e uno spogliatoio per il personale. Il locale tornerà a essere un bar per la somministrazione di bevande e alimenti. Tra le novità, anche una sala di lettura a disposizione di cittadini e turisti, utilizzabile durante gli orari di apertura e anche dall’amministrazione comunale per iniziative. Prevista inoltre una riqualificazione dell’area esterna. Nel primo anno saranno installati tavoli, sedie e om-

brelloni per un investimento di 13 mila euro. Dal secondo anno sarà realizzato un plateatico in legno, mentre dal quinto anno è in programma un dehor stabile, approvato anche dalla Soprintendenza, con un investimento fino a 50 mila euro. Il gestore si occuperà anche della manutenzione degli spazi verdi per tutta la durata del contratto e organizzerà eventi culturali, mostre, degustazioni e iniziative in collaborazione con

le associazioni del territorio. Il bar sarà aperto tutti i giorni dalle 7 alle 24, escluso il lunedì, con possibili aperture straordinarie in occasione di eventi o su richiesta del Museo del Termalismo.

Il canone di affitto sarà di 250 euro al mese per otto anni, per un totale di 24 mila euro. Al termine della concessione, i locali dovranno essere riconsegnati agibili e funzionanti.

Federico Franchin

Addio a Giovanni Corso

Profondo cordoglio a Montegrotto Terme per la scomparsa di Giovanni Corso, venuto a mancare a metà febbraio all’età di 75 anni. A esprimere il cordoglio della città è stato il sindaco Riccardo Mortandello, che a nome dell’amministrazione comunale ha rivolto un messaggio di vicinanza alla famiglia. Il primo cittadino ha voluto ricordare Corso come una persona profondamente legata al territorio e alla comunità locale. “È con profondo dolore che apprendo della scomparsa di Giovanni Corso”, ha dichiarato il sindaco, esprimendo le più sentite condoglianze alla moglie Paola, ai figli Laura, Matteo e Luisa con le rispettive famiglie, ai nipoti e a tutti i parenti. Nel suo messaggio Mortandello ha ricordato anche i momenti di confronto avuti con Corso su temi a lui particolarmente cari, in particolare quelli legati al territorio dei Colli Euganei, al paesaggio e alla sua tutela. Un legame forte con la terra, maturato vivendo immerso nella bellezza di questo ambiente, che gli aveva permesso di sviluppare una visione attenta e consapevole delle sfide che riguardano il territorio.

“Rimane il ricordo di un uomo dalla nobiltà d’animo autentica, di un cittadino attento e di un interlocutore prezioso”, ha sottolineato il sindaco. La comunità di Montegrotto Terme si stringe ora attorno alla famiglia di Giovanni Corso in questo momento di dolore, ricordando una figura stimata e profondamente legata alla propria terra. (a.b.)

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Montegrotto NEWS

Storia, natura e sostenibilità si incontrano

nella nuova piazza Primo Maggio

Sono partiti i lavori di riqualificazione di piazza

Primo Maggio. Un cantiere atteso, che trasformerà uno degli spazi pubblici più frequentati della città senza stravolgerne l'identità, ma restituendogli una veste contemporanea, sostenibile e profondamente radicata nella storia del territorio. Il progetto, affidato allo studio Faccio Engineering di Padova, parte da un'analisi accurata dello stato attuale. La piazza, disegnata negli anni Ottanta, presenta oggi criticità che si sono fatte sempre più evidenti: la vasta pavimentazione impermeabile in porfido – circa 2.400 metri quadrati – fatica a smaltire le acque piovane, generando pozzanghere a ogni pioggia intensa. L'effetto "isola di calore" rende poi la piazza scomoda nelle giornate estive, mentre l'arredo urbano, frutto di aggiunte successive e non coordinate, ha compromesso nel tempo la leggibilità e la bellezza dello spazio.

La risposta progettuale non è una demolizione e ricostruzione, ma una vera e propria riqualificazione: il disegno dei nuovi percorsi e delle aree verdi si adatta alla preesistenza, conservando le alberature esistenti – tigli, lecci, aceri e ulivi di 30-40 anni – come elemento imprescindibile e irrinunciabile. Sono loro, con la frescura estiva e la luce invernale che lasciano filtrare, a costituire la ricchezza vera della piazza.

Il nuovo assetto si ispira alla natura originaria di questi luoghi: prima che l'urbanizzazione prendesse il sopravvento, quest'area era caratterizzata da aree paludose, barene, fossati e pozze d'acqua. Il progetto reinterpreta questa memoria con un sistema di percorsi sinuosi e aiuole "a forma di bolle" – non rialzate, non delimitate da pesanti cordonate, ma a filo della pavimentazione – che crescono dolcemente verso il centro con un leggero declivio naturale. Un paesaggio apparentemente spontaneo, che in realtà

risponde a precisi obiettivi funzionali ed estetici. Sul fronte della sostenibilità, la scelta delle nuove pavimentazioni ricade sul calcestre drenante, un conglomerato che smaltisce l'acqua piovana in profondità, resistente alle alte temperature e privo dell'effetto accumulo di calore tipico del porfido. I percorsi principali avranno una finitura in disattivato architettonico, con gli inerti lasciati a vista. Parte del materiale demolito – le stesse lastre di porfido – verrà frantumato e riutilizzato come inerte nella nuova pavimentazione, riducendo sprechi e costi. Lungo il bordo verso Viale Stazione saranno realizzati rain garden, depressioni naturali con strati filtranti che raccolgono e depurano le acque di ruscellamento prima che raggiungano le fognature.

Non mancherà un richiamo all'immagine più caratteristica di Montegrotto: una piccola canaletta alimentata da acqua termale reflua – già utilizzata dagli alberghi e non più adatta agli usi terapeutici – percorrerà la piazza evocando i fossati e le polle fumanti che un tempo segnavano il paesaggio cittadino. La conclusione dei lavori è prevista entro l'autunno. Le attività commerciali resteranno operative durante tutto il cantiere.

«Questa riqualificazione rappresenta un passaggio importante nel nostro impegno per la qualità della vita a Montegrotto Terme», sottolinea il sindaco Riccardo Mortandello. «Piazza Primo Maggio non sarà soltanto più bella: diventerà uno spazio più vivibile, sostenibile e all'altezza delle aspettative dei nostri cittadini e degli ospiti che scelgono la nostra città termale». L'assessore ai Lavori Pubblici Duilio Fasolato aggiunge: «Il progetto reinterpreta in chiave contemporanea la memoria delle antiche aree paludose che caratterizzavano questa zona: uno spazio pubblico che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici».

Un giardino che racconta duemila anni di storia: le piante come libro a cielo aperto

Uno degli aspetti più originali del progetto è il modo in cui le aree verdi diventano strumento di narrazione storica. Le specie vegetali scelte per le nuove aiuole non sono state selezionate per ragioni puramente estetiche, ma attingendo agli studi paleobotanici condotti nell'area di Montegrotto: una ricerca che ha ricostruito quali piante crescevano in questo territorio nelle diverse epoche, sia spontaneamente sia per coltivazione umana.

Ne risulta un percorso in tre tappe. Le aiuole dedicate al periodo glaciale ospiteranno euforbia, ranuncolo sardo, crotonella coronaria e verbena, specie di cui sono stati ritrovati pollini negli strati di suolo più profondi. Il periodo romano – di grande rilievo per un territorio

frequentato fin dall'antichità per le sue acque termali – sarà evocato da rosa gallica e damascena, acanto, viola, peonia officinale, e dalle colture che i romani portarono con sé: avena, orzo, senape. Il periodo medievale sarà invece rappresentato da sorgo, lino, lenticchia, pesco e prugnolo selvatico.

Il racconto è volutamente discreto: nessun pannello didattico invadente, nessun effetto museo. Le epoche sono segnalate solo da incisioni su lastre lapidee di recupero inserite nei percorsi della piazza, come pagine di un libro che si leggono camminando. Un invito silenzioso, rivolto a sampietrini e turisti, a riscoprire la straordinaria profondità storica di questo territorio.

Piazza e parco finalmente uniti: nasce un grande spazio verde nel cuore della città

Uno degli esiti più attesi della riqualificazione è la connessione fisica e visiva tra piazza Primo Maggio e il retrostante parco Diritti dei Bambini, che darà vita a un unico grande spazio verde affacciato su viale Stazione. I percorsi della piazza si prolungheranno nel parco con continuità formale e materica, restituendo organicità a un'area oggi percepita come frammentata. Al centro di questa integrazione c'è la riorganizzazione dello spazio per spettacoli ed eventi pubblici. L'attuale piattaforma rialzata resterà nella sua posizione, ma il nuovo progetto prevede la possibilità di sistemare circa 130-150 posti a sedere su un piano leggermente inclinato verso il parco, con sedute dis-

poste a raggiera attorno a una pedana circolare. Un teatro all'aperto che, nella visione futura, diventerà il perno di connessione tra la piazza e il verde.

Migliorerà anche la mobilità ciclopedonale: un nuovo attraversamento su Vicolo San Mauro renderà più agevole e diretto il collegamento con il nuovo Viale Stazione, eliminando la deviazione oggi obbligata attraverso il portico dell'ufficio informazioni. I percorsi saranno accessibili a tutti, comprese le persone con disabilità, con due posti auto dedicati e superfici prive di barriere.

Politica.

La giunta difende il progetto e annuncia un piano di ripristino

Stazione al centro del dibattito

La mozione presentata dal gruppo di opposizione “Elisabetta Baldi sindaco” è stata respinta qualche settimana fa in consiglio comunale a Montegrotto Terme, e di conseguenza non ci saranno dimissioni né del sindaco Riccardo Mortandello né dell’assessore ai lavori pubblici Duilio Fasolato. Al centro della discussione c’era la riqualificazione di viale Stazione, con l’opposizione che chiedeva le dimissioni dei vertici comunali, contestando la gestione dei lavori e i disagi creati dalla chiusura del viale. La capogruppo Baldi ha affermato: “Non si capisce quanto durerà ancora la chiusura, quali lavori verranno fatti e quanto la viabilità sia condizionata da questa situazione. Gli studi preliminari non sembrano adeguati rispetto al traffico reale, con migliaia di auto costrette a transitare qui a causa della chiusura di altre vie”. Dura la replica della maggioranza. L’assessore Fasolato ha dichiarato: “Questa mozione si sostanzia di fatto sulla richiesta delle mie dimissioni quale assessore ai lavori pubblici per presunte incapacità, ma io accolgo questa mozione non come atto di accusa, ma come occasione per ribadire la bontà di un progetto

che cambia e cambierà per sempre il volto di Montegrotto. La riqualificazione del viale Stazione non è solo rifacimento di marciapiedi, pista ciclabile, aiuole e illuminazione, ma la trasformazione di una strada di transito in un ‘salotto della nostra città’. I cedimenti riscontrati sono manutentivi, non strutturali, e presenteremo presto un piano per il ripristino e il nuovo assetto viario. Non ci si dimette per aver scelto di garantire un futuro migliore alla comunità”. Il sindaco

Mortandello ha rincarato la dose: “Accogliamo questa mozione non

come un atto di accusa, ma come l’occasione per ribadire — a testa alta — la bontà di un progetto che sta cambiando il volto di Montegrotto. Il Viale ha registrato un transito medio di circa 3.500 veicoli al giorno: numeri importanti, ma il nostro obiettivo rimane trasformarlo in un salotto urbano.

I cedimenti sono dovuti a carichi pesanti non autorizzati e velocità eccessive. Non ci limiteremo a un semplice ripristino: i lavori riprenderanno con materiali ancora più resistenti, nell’interesse della vocazione turistica e commerciale del centro. Parlare di danno erariale o di incapacità gestionale è una lettura distorta della realtà. Non ci dimettiamo, andiamo avanti per i cittadini, per i sampietrini e per il futuro della città”. Nonostante la bocciatura della mozione, l’opposizione resta ferma sulle proprie posizioni, ribadendo le incertezze sui tempi di riapertura e sugli effetti sulla viabilità. La discussione sul futuro di viale Stazione resta quindi aperta e vivace, tra difesa del progetto e richieste di maggiore chiarezza. “Tanti cittadini sono con noi”, chiosa la Baldi.

Federico Franchin

Vittoria Rizzi va in pensione: il ringraziamento dell’amministrazione

Un saluto carico di affetto e riconoscenza arriva dal sindaco di Montegrotto Terme, Riccardo Mortandello, per il pensionamento di Vittoria Rizzi, per anni presenza discreta ma preziosa all’interno del Municipio. Con un messaggio pubblico, il primo cittadino ha voluto esprimere la gratitudine dell’intera amministrazione comunale per il lavoro svolto nel corso degli anni. “Con grande affetto e sincera gratitudine, a nome mio personale e di tutta l’amministrazione comunale, desidero ringraziare Vittoria Rizzi in occasione del suo meritato pensionamento”, ha dichiarato Mortandello.

Durante il suo servizio in Comune, Vittoria Rizzi ha rappresentato un punto di riferimento quotidiano nella vita del Municipio. Il suo lavoro, svolto con attenzione e dedizione, ha contribuito a rendere gli spazi della casa comunale più accoglienti e curati, accompa-

gnando con discrezione la quotidianità di dipendenti e cittadini. Il sindaco ha voluto sottolineare anche l’aspetto umano del suo impegno: la disponibilità, il sorriso e la gentilezza con cui ha sempre accolto chi entrava negli uffici comunali. Un atteggiamento che, secondo l’amministrazione, ha lasciato un segno positivo nel clima di lavoro e nel senso di comunità all’interno dell’ente. “Ha dimo-

strato che il senso di appartenenza a un’istituzione si costruisce anche attraverso l’esempio quotidiano di chi lavora con integrità e umanità”, ha aggiunto il primo cittadino. Ora per Vittoria Rizzi si apre una nuova fase della vita. L’amministrazione comunale le ha rivolto un augurio di un pensionamento sereno, ricco di tempo da dedicare a sé stessa, alla famiglia e alle passioni coltivate negli anni. (a.b.)

La mozione dell’opposizione chiedeva le dimissioni del sindaco Mortandello e dell’assessore Fasolato per la gestione dei lavori in viale Stazione è stata respinta

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Elisabetta Baldi

Lavori pubblici. Tracciamento dei sottoservizi e piattaforma eventi

Rinasce piazza Primo Maggio

P arte il cantiere per la riqualificazione di piazza Primo Maggio a Montegrotto Terme.

In questi giorni hanno preso il via le prime attività che porteranno al rinnovamento del principale spazio urbano della città.

La fase iniziale riguarda il tracciamento dei sottoservizi, quindi la verifica delle reti presenti sotto la piazza, come tubature e cavi, per evitare interferenze durante i lavori. Subito dopo saranno realizzati alcuni campioni della nuova pavimentazione. Questo passaggio consentirà di controllare concretamente materiali e finiture e darà ai cittadini la possibilità di vedere in anteprima l’aspetto della piazza rinnovata.

Particolare attenzione sarà riservata alla tutela delle alberature esistenti, elemento caratterizzante dell’attuale assetto. Questa prima fase non impedirà l’utilizzo dell’area: il mercatino dell’antiquariato di domenica 8 marzo si è svolto regolarmente. Nella seconda settimana di marzo verranno posati i campioni della pavimentazione, poi partirà il cantiere vero e proprio.

La conclusione dei lavori è prevista entro l’autunno, salvo imprevisti. Il progetto, affidato allo studio Faccio Engineering di Padova, unisce sostenibilità ambientale e rispetto della memoria storica. Il nuovo disegno si ispira alla natura originaria del territorio termale, un tempo caratterizzato da aree paludose e fossati.

I percorsi pedonali saranno integrati con le alberature esistenti, creando continuità tra passato e presente. Tra le novità principali c’è l’introduzione di un rain garden per la gestione sostenibile delle acque piovane. È prevista anche una nuova piattaforma per le manifestazioni pubbliche, così da rafforzare la vocazione sociale e culturale della piazza, oltre alla riorganizzazione degli spazi per i plateatici delle attività commerciali. Attenzione anche al recupero dei materiali da demolizione e alla progettazione del verde, con essenze che richiamano la storia del territorio.

“Questa riqualificazione rappresenta un passaggio importante nel nostro impegno per la qualità della vita a Montegrot-

to Terme. Piazza Primo Maggio non sarà soltanto più bella: diventerà uno spazio più vivibile e sostenibile”, afferma il sindaco Riccardo Mortandello.

“Abbiamo voluto che l’intervento rispettasse a fondo l’identità del territorio, reinterpretando la memoria delle antiche aree paludose in chiave contemporanea”, sottolinea l’assessore ai Lavori Pubblici Dulio Fasolato. “Con questa riqualificazione piazza Primo Maggio diventerà un tutt’uno con il retrostante parco Diritti dei Bambini, aprendo un affaccio verde sul viale principale”, aggiunge l’assessore Luca Fanton.

Federico Franchin

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Pubblicato il bando per l’assegnazione degli alloggi pubblici È stato pubblicato il bando di concorso per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica (ERP) nel Comune di Montegrotto Terme per l’anno 2026. I cittadini interessati hanno tempo fino al 20 aprile 2026 per presentare la propria domanda, che dovrà essere inviata tramite una procedura telematica sul portale regionale, previa identificazione con SPID o CIE. La vicesindaca con delega al Sociale, Elisabetta Roetta, ha spiegato che l’amministrazione comunale intende mettere al centro le situazioni di maggiore fragilità, dando priorità a coloro che, nonostante il supporto dei servizi sociali, non sono riusciti a trovare una sistemazione abitativa stabile. “Vogliamo garantire che chi è più vulnerabile possa ricevere il giusto supporto,” ha affermato Roetta. Il sindaco Riccardo Mortandello ha sottolineato come l’emergenza abitativa sia una delle problematiche più urgenti per le famiglie in difficoltà economica. La scarsità di alloggi in affitto, unita ai costi sempre più elevati dei canoni, rende infatti il mercato immobiliare inaccessibile per molte persone, in particolare per quelle che possono contare su un solo reddito. Mortandello ha ribadito l’impegno dell’amministrazione a trovare soluzioni concrete per affrontare la crescente difficoltà abitativa, soprattutto per chi vive il dramma dello sfratto. Il bando è rivolto a tutti i cittadini residenti in Veneto che abbiano un ISEE-ERP del nucleo familiare non superiore a 22.802 euro. Le abitazioni disponibili saranno assegnate in base a una graduatoria costruita su un punteggio stabilito dalla legge regionale, con la possibilità per il Comune di attribuire ulteriori punti in base a criteri locali. Per coloro che necessitano di supporto nella compilazione della domanda, è possibile rivolgersi ai C.A.F. convenzionati con il Comune. (a.b.)

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Mirko protagonista dietro le quinte delle Olimpiadi

C ’è chi sogna e chi agisce. Mirko Fumetto, 38 anni, neo cittadino sampietrino, ha fatto entrambe le cose — e i risultati parlano da soli. Tra i grandi protagonisti di questa edizione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 c’è anche un pezzo della nostra comunità.

Dopo un percorso competitivo che ha richiesto ben due selezioni — a sottolineare che non era un accesso per tutti — Mirko è stato scelto dalla AWE Sport di Torino come assistente di produzione presso la pista di bob di Cortina, uno degli impianti più attesi e chiacchierati di questi Giochi. Un ruolo che, seppur dietro le quinte, è cruciale: ogni giorno, fianco a fianco con un collega e con i responsabili di venue, ha gestito e pianificato le cerimonie di premiazione e di podio post gara, oltre all’accoglienza delle delegazioni delle federazioni internazionali e del Comitato Olimpico Internazionale.

Un incarico che richiedeva lucidità mentale, resistenza fisica e capacità organizzativa. “Il lavoro, in alcuni momenti, richiedeva uno sforzo fisico notevole, ma soprattutto mentale, per

via delle ore consecutive di attività e delle condizioni meteorologiche di alta montagna”, racconta Mirko. I ritmi erano intensissimi: ogni dettaglio doveva essere coordinato al secondo, dal controllo delle attrezzature per il podio alla gestione dei flussi di atleti, tecnici e giornalisti. Un mondo complesso, in cui nulla poteva essere lasciato al caso.

Ma l’esperienza di Mirko non si è limitata alla dimensione professionale. L’occasione gli ha permesso di incontrare personalità di livello mondiale: esponenti del CIO, federazioni interna-

zionali, reali e principi, attori e figure istituzionali. Allo stesso tempo, ha condiviso spazi e momenti con colleghi e volontari provenienti da tutta Italia e dal mondo, arricchendosi di nuove prospettive culturali, storie di vita e legami umani che nessuna formazione scolastica o esperienza precedente avrebbe potuto offrire. “Nonostante non sia la prima esperienza nel mondo dello sport, questa è stata senza dubbio la più completa e entusiasmante mai provata fino ad ora”, racconta con entusiasmo.

L’avventura olimpica, tuttavia, non segna la fine del suo percorso. Mirko è stato coinvolto anche nelle Paralimpiadi, un’esperienza che, come lui stesso sottolinea, ha rappresentato un livello di arricchimento umano ancora più alto. Ci ha colpito la sua sincerità nel raccontarsi: “La vita con me stesso non è mai stata generosa né clemente, ma questa è una soddisfazione personale tutta mia”. Poche parole, dense di significato, che raccontano la determinazione, la tenacia e l’orgoglio di chi ha saputo trasformare un sogno in realtà, con fatica e merito.

Franchin

Ad Abano brilla il Thermal volley

Nel cuore dell’area termale tra Abano e Montegrotto Terme si muove con entusiasmo una realtà sportiva radicata nel territorio: Thermal Volley. Associazione dilettantistica di pallavolo attiva sul territorio padovano, Thermal Volley è impegnata da anni nella promozione e nella pratica della pallavolo per giovani e giovanissimi, sostenendo attività sportive, formative e sociali legate a uno sport di squadra che unisce tecnica, disciplina e spirito di collaborazione. L’associazione è regolarmente iscritta al Comitato Territoriale della Federazione Italiana Pallavolo (FIPAV) e figura negli elenchi ufficiali delle società sportive attive per la stagione agonistica 2025-2026. Il cuore

dell’attività di Thermal Volley è strutturato attorno a corsi di avviamento alla pallavolo, che si rivolgono soprattutto a bambini e ragazzi a partire dalla scuola primaria con percorsi di minivolley, fino ai livelli più competitivi per gli adolescenti. L’obiettivo è quello di favorire un primo contatto con lo sport, promuovere la socialità e sviluppare progressivamente competenze tecniche e tattiche utili per chi desidera proseguire in ambito agonistico. Oltre ai corsi base, la società partecipa ai campionati giovanili e organizza squadre in varie categorie under, offrendo ai propri atleti l’opportunità di confrontarsi con squadre di altre realtà della provincia e del territorio veneto. Queste esperienze permettono ai ragazzi e alle ragazze di sviluppare non solo il gioco in campo, ma anche valori come il rispetto delle regole, il lavoro di squadra e la lealtà sportiva. Thermal Volley si distingue anche per il forte legame con il tessuto locale: collabora con istituzioni scolastiche e realtà sportive del territorio e contribuisce all’organizzazione di attività extra-agonistiche e iniziative volte all’inclusione e all’aggregazione. (f.f.)

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C elebrare e far conoscere l’importanza della danza, della musica e della arti performative come forme di identità condivisa, parti essenziali del nostro patrimonio culturale e umano: è questo l’obiettivo di “Meridiani Paralleli Festival. Danze e Musiche del Patrimonio Immateriale UNESCO”, giunto alla sua quinta edizione.

Inaugurato questo mese con un evento dedicato al flamenco (riconosciuto parte del Patrimonio immateriale dell’Umanità dall’UNESCO) fino al 19 aprile il festival porterà in città artisti di livello nazionale e internazionale che si esibiranno in alcuni luoghi iconici della città, offrendo performance diverse ma tutte accomunate dallo stesso obiettivo: promuovere quello che è un patrimonio immateriale come testimonianza di identità e dialogo.

Un format culturale nato per

celebrare l’ingresso di Padova Urbs Picta nella lista del patrimonio UNESCO, Meridiani Paralleli esprime già dal nome la volontà di celebrare l’incontro e creare un dialogo fra culture e tradizioni diverse ma tutte unite dal linguaggio universale dell’arte che rappresentano: come i meridiani e i paralleli che si incrociano, allo stesso modo durante il festival si intersecano linguaggi, luoghi e visioni diverse. Il programma del festival si compone di spettacoli e concerti, ma anche visite guidate e workshop, con un focus sulla danza, definita dalla direttrice artistica Marta Roverato come “memoria in movimento”, ossia un linguaggio antico e universale in grado di parlare a generazioni e culture diverse, valicando i limiti dello spazio e del tempo e continuando a vivere attraverso i corpi, i gesti e le comunità. Imperdibili i prossimi eventi

in programma. Il 28 e il 29 marzo si terrà un workshop intensivo di flamenco curato dal ballerino e coreografo José Mericno: a lui sarà affidato il compito di guidare danzatori e danzatrici di diverso livello attraverso un percorso di studio incentrato su tecnica, ritmo ed espressione. Il 12 aprile sarà un sito di Padova Urbs Picta ad ospitare il penultimo evento in programma: presso la Reggia Carrarese si potrà infatti partecipare a una visita guidata, curata dall’Accademia Galileiana, che si concluderà con un concerto di musica medievale a cura dell’Ensemble Il giardino delle rose, diretto dal professore Simone Erre. “La cetra d’oro risuoni con limpide melodie”, questo il titolo dello spettacolo che si pone come un viaggio sonoro fra il IX e il XIII secolo. Il festival si conclude il 19 aprile al Liston a Palazzo Moroni con uno spettacolo dedicato al

La propaganda del prestito nazionale nella Grande Guerra

Strumenti di comunicazione fondamentali fra i soldati al fronte e le famiglie, ma anche potenti mezzi di propaganda, in un’epoca in cui buona parte della popolazione era analfabeta e immagini evocative valevano più di molte parole, le cartoline del prestito nazionale sono protagoniste della mostra “La propaganda del prestito nazionale della Grande Guerra” ospitata presso il Museo del Risorgimento e dell’Età Contemporanea di Padova fino al prossimo 28 giugno.

La mostra, promossa dalla Regione del Veneto e dall’assessorato alla Cultu-

ra del Comune di Padova e realizzata in collaborazione con il Memoriale Veneto Grande Guerra (MeVe) di Montebelluna, è parte di un progetto più ampio che comprende altre esposizioni dedicate alla comunicazione in periodo di guerra, visitabili in diverse città venete.

La mostra padovana è incentrata su una selezione di cartoline donate al Museo da Emilio Zunica Lavagna nel 2025 che raccontano un capitolo importante della storia del secolo scorso, quando le cartoline venivano usate non solo per gli scambi epistolari ma anche come mezzi di persuasione, essenziali

Dabke, una danza comunitaria originaria del Medio Oriente che è stata riconosciuta dall’UNESCO nel 2023. Con una lezionespettacolo aperta al pubblico e

per convincere la popolazione a finanziare lo sforzo bellico. Realizzate da alcuni dei migliori artisti e illustratori del tempo nei maggiori stabilimenti grafici ed editoriali nazionali, le cartoline rappresentavano temi familiari e simboli patriottici e si caratterizzavano per i colori accattivanti e la comprensibilità dei messaggi. Uno strumento in grado di unire informazione economica e la capacità di suscitare emozioni in chi le guardava, queste cartoline sono una testimonianza del ruolo giocato dalla propaganda durante la Grande Guerra. (f.t.)

guidata dal maestro Ali Chaalan, l’ultimo evento in programma si trasformerà in un momento di condivisione e festa collettiva. Francesca Tessarollo

La presentazione di Meridiani Paralleli Festival

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“Già Che Ci Sei”: e ingredienti sicuri per tutta la famiglia

Un ristorante pizzeria

Mmiglia. Da questa consapevolezza nasce la filosofia del Sei

stinguersi puntando su qualità, genuinità e sicurezza alimentare.

Scegliamo ogni giorno una farina pensata per voi

Il locale, accogliente e curato, è diventato un punto di riferimento per chi desidera assaporare piatti della tradizione e pizze speciali senza rinunciare al benessere. L’attenzione alla selezione delle materie prime è al centro di ogni preparazione: verdure fresche, ingredienti di stagione e condimenti scelti con cura si sposano con un impasto unico nel suo genere, che rappresenta il vero fiore all’occhiello del ristorante.

stico e digeribile, ideale per esaltare i con-

La pizza di Già Che Ci Sei è infatti preparagrano tenero tipo 0, frutto della collaborazione tra il Molino Moras di Trivignano Udinese, attivo fin dal 1905, e l’Istituto Superiore di Sanità. Non una farina qualsiasi, ma un prodotto pensato inizialmente per i bambini dai 3 ai 10 anni – i cosiddetti “consumatori sensibili” – e che oggi rappresenta una garanzia anche per gli adulti.

AmorBimbi si distingue perché priva di pesticidi, glifosato e residui di trattamenti chimici, con un contenuto di micotossine ridotto dell’80% rispetto al limite europeo. È il risultato di un percorso produttivo accuratamente controllato, dalla filiera corta del grano italiano alla molitura, fino al confezionamento. Ogni lotto viene analizzato e certificato per garantire la massima sicurezza igienico-sanitaria.

cliente si sente al centro dell’attenzione. È la certezza di trovare un menu vario, capace di soddisfare i gusti di grandi e piccoli, dagli appassionati delle pizze classiche agli amanti delle proposte più creative.

La filosofia del locale è racchiusa in una frase che accompagna da sempre il lavoro dei titolari: “Ognuno di noi è il risultato di ciò che mangiamo e di come mangiamo”. Una convinzione che si traduce ogni giorno nella scelta di ingredienti sani, sicuri e di qualità.

Il successo di Già Che Ci Sei non sta solo nella bontà della pizza, ma anche nella capacità di innovare senza tradire la tradizione. Perché la buona cucina è quella che unisce memoria e futuro, gusto e benessere, territorio e ricerca.

a mangiar sano in cucina

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Noi usiamo per i nostri prodotti, per la nouna FARINA studia-

REZZA ALIMENTARE igienico, sanitaria, priva di pesticidi o glifosato e con l’80% in meno di micotossine rispetto al limite attuale fissato dalla Unione Europea. Farina nata principalmente per lievitati dolci e salati, per il consumo sicuro, nella fascia d’età fra i 3 anni ed i 10 anni, un consumatore dunque sensibile ed ottima pertanto anche per un consumatore adulto, di ogni età. Per la nostra pizza utilizziamo la farina “AmorBimbi”, di grano tenero italiano, proveniente da “filiera corta” e processi certificati, frutto della collaborazione fra il Molino Moras di Trivignano (UD) attivo fin dal 1905 e l’Istituto Superiore della Sanità. Una farina innovativa per un sano cibo.

La sfida del “lavoro povero”: erosione salariale

ed emergenza abitativa pesano sulle famiglie

I l tessuto economico e sociale di Padova e della sua provincia sta attraversando una mutazione profonda e silenziosa, una trasformazione che mette a nudo una realtà drammatica in cui la povertà non è più sinonimo di esclusione dal mercato del lavoro, ma colpisce con forza crescente anche chi un’occupazione ce l’ha già stabilmente. L’analisi degli indicatori economici locali evidenzia con chiarezza l’emergere dei cosiddetti “nuovi poveri”, ovvero quella vasta platea di lavoratori a basso reddito la cui integrazione sociale appare oggi estremamente fragile e instabile a causa di una erosione costante delle basi materiali del vivere quotidiano, un quadro reso ancora più allarmante dai dati recenti sul potere d’acquisto dei cittadini padovani che, negli ultimi cinque anni, hanno visto i salari reali subire una contrazione media dell’8%.

Questo dato diventa ancora più critico nel comparto del terziario e dei servizi, dove le perdite del valore reale degli stipendi raggiungono punte del 10%, alimentate dall’assenza di un rinnovo puntuale dei contratti collettivi nazionali e da un sistema fiscale che non tiene adeguatamente conto dell’inflazione accumulata, finendo per tutelare le rendite di posizione a discapito del lavoro dipendente.

In questo scenario, l’integrazione dei lavoratori è resa ancor più precaria dall’emergenza casa, che rappresenta oggi il principale punto di rottura sociale nel territorio poiché l’accesso a un alloggio dignitoso a costi sostenibili è diventato un miraggio per migliaia di famiglie. Proprio in risposta a questo disagio, nel gennaio 2025 è stato lanciato un appello fondamentale per la costituzione di un Fondo specifico per l’Abitare,

volto a dare risposte concrete a un’emergenza che non è più solo congiunturale ma strutturale.

L’iniziativa si è tradotta in un progetto concreto che vede la collaborazione sinergica di più attori istituzionali coordinati dal Comune di Padova, con l’obiettivo prioritario di intercettare le fragilità sociali prima che sfocino in una esclusione totale e irreversibile, correggendo con urgenza uno squilibrio profondo che vede la rendita erodere il valore reale del reddito da lavoro e rendendo l’abitazione un ostacolo insormontabile.

Per rispondere a questa sfida, le linee guida per il futuro devono puntare a una riforma strutturale del valore del lavoro e della protezione sociale attraverso pilastri fondamentali quali la giustizia salariale, garantita da un salario minimo legale e dal rinnovo dei contratti, una rinnovata respon-

sabilità sociale d’impresa per la creazione di valore condiviso e un welfare aziendale e territoriale inteso come modello sussidiario per supplire alle carenze del settore pubblico, supportando le famiglie e intercettando il disagio giovanile. In conclusione, la visione per una Padova più equa lega indissolubilmente la coesione sociale alla sicurezza economica, nella

consapevolezza che una comunità è realmente sicura non solo attraverso il controllo dell’ordine pubblico, ma soprattutto quando riduce le disuguaglianze, offre un lavoro dignitoso e non lascia indietro nessuno, poiché senza una base solida di giustizia sociale non può esistere alcuna sicurezza duratura per il territorio padovano. Vincenzo Gottardo

A tavola Padova si scopre “città del mondo”: boom della ristorazione etnica e tradizione locale ben radicata

Non serve più compiere il giro del mondo in ottanta giorni come Phileas Fogg per assaporare culture lontane, poiché oggi nel cuore di Padova e della sua provincia il mappamondo dei sapori è a portata di mano grazie a un’offerta gastronomica che conta oltre sessanta attività internazionali. Secondo le recenti analisi sul settore del commercio locale, la città sta vivendo una vera e propria metamorfosi culinaria dove le strade del centro e della cintura urbana ospitano una sorta di assemblea delle Nazioni Unite del gusto.

Dalle zuppe di noodle giapponesi allo zighinì eritreo, passando per il borsch russo, le specialità messicane, greche e cinesi, i

padovani dimostrano una curiosità sempre crescente verso ingredienti lontani dalle tradizioni locali. Questa esplosione di varietà riflette l’anima internazionale di una città universitaria e turistica dove la presenza di studenti e residenti stranieri ha fatto fiorire cucine da ogni angolo del pianeta, rendendo ormai familiare ciò che un tempo era considerato esotico. Tuttavia, nonostante l’avanzata delle spezie e dei piatti fusion, il cuore culinare del territorio non accenna a cedere il passo, con trattorie, osterie e locali tipici che resistono con vigore come canne al vento. Se da un lato il pubblico cerca la novità per soddisfare il palato e la curiosità, dall’altro si registra un forte e costante ritorno alle

pietanze del tempo che richiamano la casa e le memorie d’infanzia. I piatti della tradizione euganea, come i celebri bigoli all’anatra, il baccalà alla vicentina, il musetto, la pasta e fagioli e la faraona con la polenta, rimangono simboli di un’identità culturale che né il tempo né le mode riescono a scalfire. Il fenomeno evidenzia dunque una convivenza virtuosa in cui l’offerta etnica non sostituisce quella locale ma ne stimola indirettamente la qualità e la specificità, confermando Padova come un laboratorio gastronomico dove il comfort food veneto e l’innovazione internazionale viaggiano su binari paralleli per intercettare un pubblico globale sempre più esigente e consapevole. (v.g.)

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Bilancio 2026 tra il “modello Stefani” e le barricate delle opposizioni

Il dibattito sul bilancio di previsione 2026-2028 della Regione Veneto si è aperto in un clima di forte contrapposizione politica. La manovra, che muove complessivamente 18,95 miliardi di euro, è stata presentata dall’assessore Filippo Giacinti come un atto di “stabilità e coraggio”, ma ha subito innescato una pioggia di critiche dalle minoranze, che accusano la Giunta di muoversi tra “giochi di prestigio contabili” e tagli occulti. Il cuore finanziario della Regione resta la sanità, con uno stanziamento record di oltre 11 miliardi di euro. Il Presidente Stefani ha confermato il mantenimento dell’IRPEF zero, un pilastro identitario che la maggioranza difende come

scudo per il potere d’acquisto delle famiglie. Tuttavia, il capogruppo del PD, Giovanni Manildo, ha ribaltato il racconto: per l’opposizione, la scelta di non toccare la leva fiscale è una “bandiera ideologica” pagata a caro prezzo dai cittadini. Il riferimento è ai 42 milioni di euro pubblici utilizzati per ripianare i mancati incassi della Pedemontana e alle liste d’attesa nelle RSA, dove oltre 11mila veneti restano esclusi dal supporto pubblico. Se da un lato la Giunta rivendica investimenti importanti (69 milioni per il sociale e 18 milioni per le borse di studio), le minoranze parlano di “fumo”. La critica principale riguarda la riallocazione di fondi già esistenti

L’intervista. Valeria Mantovan, assessore regionale alla cultura e formazione

”La

presentati come nuove risorse, specialmente per le aree montane e le piccole imprese. Sul fronte infrastrutture, lo scontro è totale: mentre la maggioranza stanzia oltre 140 milioni per la rete viaria, il centrosinistra e i movimenti ambientalisti chiedono “meno asfalto e più ferro”, invocando il rilancio del Sistema Ferroviario Metropolitano. In questo scenario, il bilancio 2026 non è solo un documento di numeri, ma il terreno di scontro su cui si misurerà la tenuta del Veneto post-zaiano, tra la promessa di un’amministrazione “tax-free” e l’urgenza di servizi che molti territori fragili sentono ormai come insufficienti.

cultura in Veneto? Non più per pochi, ma risorsa viva e feconda per il territorio”

Dal nuovo approccio alla gestione del patrimonio, fino all’impegno per i giovani e la sfida del disagio sociale

Valeria Mantovan, già sindaco di Porto Viro, è oggi alla guida di uno dei comparti più prestigiosi e complessi della Regione del Veneto: l’assessorato alla Cultura, all’Istruzione e alla Formazione. Una sfida che raccoglie con la grinta di chi viene dalla “trincea” dei Comuni e la visione di chi vuole svecchiare l’idea stessa di cultura. L’abbiamo incontrata negli studi di Veneto24 per fare il punto sulle priorità del suo mandato.

Assessore Mantovan, il Veneto vanta un patrimonio storico e artistico unico al mondo. Quali sono le linee guida della sua gestione?

Il nostro patrimonio architettonico e artistico è una ricchezza riconosciuta internazionalmente, ma non possiamo limitarci a contemplarlo. La parola d’ordine è tutela, certo, ma con una prospettiva innovativa. Questo significa far nascere le politiche culturali dal confronto costante con il territorio, con le fondazioni e con tutti quei soggetti che pro-

muovono la cosiddetta “cultura diffusa”. La mia è una visione di squadra: voglio scardinare l’idea che la cultura sia un bene d’élite, un lusso per pochi. Deve diventare un valore accessibile a ogni fascia sociale e generazionale.

In che modo questo settore può dialogare con l’economia reale?

Cultura significa impresa, occupazione e creazione di valore economico. Proprio in questi giorni, insieme a Confartigianato, abbiamo affrontato il tema delle nuove competenze. Non stiamo parlando di teoria, ma di formare figure altamente qualificate. Penso ai restauratori: negli ultimi dieci anni il Veneto ha investito oltre 25 milioni di euro, unici a livello nazionale, formando circa 600 esperti. Investire nel capitale umano significa rendere il nostro patrimonio un volano di sviluppo concreto.

A settembre ci sarà la Mostra del Cinema di Venezia, la sua prima da assessore. Che impronta vuole dare a questa vetrina inter-

nazionale?

La Regione confermerà e rafforzerà la sua presenza storica. Tuttavia, stiamo introducendo un approccio diverso: attraverso il Fondo Sociale Europeo (FSE), abbiamo deciso di investire pesantemente nella formazione specifica per il settore cinematografico. Non vogliamo solo ospitare le grandi produzioni, ma formare in Veneto le maestranze e i professionisti che quelle produzioni le rendono possibili.

Lei ha alle spalle un’esperienza da sindaco a Porto Viro. È più difficile amministrare una città o gestire un assessorato regionale?

Sono ruoli completamente differenti. Fare il sindaco significa essere il “front office” dei cittadini, spesso dovendo gestire emergenze con mezzi del tutto inadeguati. In Regione ci occupiamo di macro-temi e i tempi di reazione devono essere rapidissimi, ma posso contare su una struttura tecnica e organizzativa straordinaria. Dico sempre che i sindaci sono dei veri eroi: avendo vissuto entrambe le realtà, vedo chiaramente la differenza di risorse tra una macchina comunale e quella regionale.

Lei fa parte di una nuova generazione di amministratori. Non

teme che la sua giovane età e una visione diversa possano attirare critiche?

Ho imparato che la critica è il minimo comune denominatore di chiunque faccia amministrazione attiva. Ho iniziato dieci anni fa, passando per il Comune e la Provincia prima di arrivare qui. Un tempo ero più sensibile, oggi ascolto tutti ma vado avanti con le mie idee. Se per raggiungere un obiettivo strategico per i veneti dovrò accettare delle critiche, ne sarò ben lieta. Quello che conta è la strada che intento percorrere.

Sul fronte del diritto allo studio, ci sono novità importanti per le borse di studio. Com’è stato possibile recuperare i fondi necessari?

È stato fatto un lavoro enorme. Il Veneto, per scelta politica, non applica l’addizionale IRPEF, a differenza di altre regioni. Questo significa che non abbiamo “tasse extra” da cui attingere, quindi ogni investimento richiede sacrifici e una gestione oculata. Quest’anno, grazie allo sforzo del Presidente e dei colleghi in giunta, siamo riusciti a trovare subito 18 milioni di euro per coprire le borse di studio. È una risposta concreta alle necessità delle famiglie.

Chiudiamo con un tema delicato: il disagio giovanile. La formazione può essere un argine a questo fenomeno?

Assolutamente sì. Il disagio giovanile è ormai un’emergenza, alimentata anche da un uso smodato dei social media che propone modelli frustranti e tossici per i ragazzi. Non si può rispondere solo con le sospensioni o la repressione: abbiamo capito che non funziona. Stiamo studiando un protocollo coordinato tra Regione, Ufficio Scolastico Regionale, Ministero e ASL. Serve un approccio scientifico, ma soprattutto umano, per intercettare il malessere prima che esploda. Dobbiamo adattarci a questa nuova realtà con strumenti nuovi.

Valeria Mantovan

Bilancio veneto. Facciamo il punto con l’assessore regionale Giacinti: “Approvazione ad inizio aprile”

“Più risorse per assistenza e sanità territoriale, per le scuole e la manutenzione delle strade”

“Maratona” per uscire dall’esercizio provvisorio e nuovo piano di investimenti, razionalizzazione dei costi e priorità al territorio. “Siamo una squadra di ex sindaci, sappiamo cosa serve ai cittadini”

I

n queste settimane i corridoi di Palazzo Balbi sono il teatro di una vera e propria maratona burocratica. Filippo Giacinti, assessore regionale al Bilancio, impegnato a far quadrare i conti di una regione che punta a uscire dall’esercizio provvisorio entro Pasqua. Lo abbiamo incontrato per capire dove andranno le risorse dei veneti.

Assessore Giacinti, quali sono le novità principali di questo bilancio?

Abbiamo puntato sulla razionalizzazione della spesa. Non si tratta di semplici tagli, ma di recuperare risorse intervenendo sui costi di funzionamento della macchina amministrativa e potenziando la lotta all’evasione fiscale. È un

principio di equità: non è giusto che qualcuno paghi sempre per gli altri. Sebbene gran parte del bilancio sia vincolato a sanità e trasporti, abbiamo trovato margini per dare segnali importanti. La sanità territoriale resta una priorità. In che modo sosterrete i medici di medicina generale?

Siamo intervenuti su due fronti. Da un lato, abbiamo reperito i fondi per coprire gli aumenti previsti dal rinnovo del contratto nazionale per il personale delle medicine integrate. Dall’altro, abbiamo equiparato le borse di studio per la specializzazione in medicina generale alle altre specializzazioni. È una questione di dignità: non deve esserci una “serie B” nel percorso di studi medi-

ci, specialmente quando abbiamo bisogno di figure sul territorio.

Scuole e infrastrutture: cosa troveranno i cittadini nel nuovo documento?

Per la prima volta abbiamo messo a bilancio subito tutte le risorse per il sostegno alle scuole dell’infanzia paritarie. Sul fronte sociale, abbiamo stanziato fondi per i carichi assistenziali degli anziani, sia nelle case di riposo che a domicilio. Per quanto riguarda le infrastrutture, abbiamo più che raddoppiato i fondi per la manutenzione delle strade regionali, passando da 9 a 20 milioni, e previsto oltre 60 milioni complessivi per la sicurezza idraulica.

E per la Pedemontana? Il peso economico per la Regione spaventa ancora?

I costi a carico della Regione sono in diminuzione. È fisiologico che le grandi infrastrutture abbiano un carico maggiore all’inizio, ma con l’aumento delle entrate da pedaggio ci stiamo avviando

L’assessore regionale Filippo Giacinti

verso la sostenibilità dell’opera. Quando vedremo l’approvazione definitiva del bilancio?

Il Consiglio sta lavorando alacremente, maggioranza e minoranza incluse. L’obiettivo è approvare tutto entro Pasqua o la settimana successiva. È una sfida entusiasmante e sono convinto che daremo al Veneto le risposte che attende.

Lei è stato a lungo sindaco di Albignasego. Cosa si porta dietro di quell’esperienza nel suo nuovo ruolo?

Il capogruppo dem Manildo: “Bilancio, scelte ideologiche, fondi già stanziati spacciati per nuovi e servizi essenziali

“Dietro i quasi 1 9 miliardi di euro del bilancio di previsione 2026-2028 si nasconde un’eredità pesante che ricade sui cittadini e sulle imprese venete”. Così il capogruppo del Partito Democratico, Giovanni Manildo, commenta l’illustrazione delle leggi di stabilità e bilancio avvenuta in Prima commissione a Palazzo Ferro Fini.Secondo Manildo, la giunta Stefani conferma una continuità preoccupante con la stagione Zaia, adottando “scelte puramente ideologiche”, come il mancato intervento sull’addizionale Irpef. “Rinunciare a una fiscalità progressiva significa tagliare

servizi essenziali – sottolinea -. È inaccettabile che le famiglie e le imprese paghino il prezzo di decisioni che dovrebbero garantire equità e investimenti sul territorio”.

Il capogruppo Pd evidenzia inoltre l’impatto sull’economia: “Mentre si celebra l’assenza di nuove tasse, resta intatta l’Irap, penalizzando le aziende che creano ricchezza e occupazione. Le attività produttive continuano a fungere da bancomat per ripianare i debiti della Pedemontana, un’opera che ipoteca il futuro della Regione”.

Manildo critica anche la comunicazione

a rischio

della giunta: “Si dà risalto a fondi già stanziati, come i 30 milioni destinati alle aree interne, spacciandoli per nuove risorse. Le zone più fragili del Veneto avrebbero bisogno di investimenti strutturali e non di restyling contabili”. Il Partito Democratico annuncia proposte puntuali per garantire trasparenza e una riforma dei servizi: “Il Veneto merita una programmazione che guardi al futuro, non una gestione che si limita a tappare i buchi del passato. Sanità territoriale, sociale e diritto allo studio devono tornare al centro dell’agenda politica”.

Il legame con la propria città resta nel cuore, ma l’esperienza da sindaco è fondamentale per capire le esigenze reali dei cittadini. Il Presidente Stefani ha voluto una giunta composta quasi interamente da ex sindaci: parliamo la stessa lingua, a prescindere dall’appartenenza politica. Sappiamo che la buona amministrazione si misura sui servizi alla persona, come le piazze o gli auditorium che abbiamo creato ad Albignasego, rendendola una città a misura di famiglia.

Ambiente. L’assessore Elisa Venturini annuncia un piano da 63 milioni

Sicurezza idraulica e difesa del suolo, nuove risorse contro il rischio alluvioni

I l Veneto accelera sulla sicurezza idraulica e la difesa del suolo, confermando la tutela del territorio come una priorità dell’azione amministrativa. L’assessore all’Ambiente Elisa Venturini illustra i nuovi stanziamenti previsti nel bilancio di previsione 2026-2028, sottolineando come gli eventi meteorologici estremi degli ultimi anni abbiano reso indispensabile un rafforzamento degli interventi strutturali.

“La tutela del territorio e la sicurezza delle comunità restano priorità assolute dell’azione amministrativa”, dichiara l’assessore, evidenziando come il nuovo bilancio rafforzi gli interventi strategici per proteggere cittadini, imprese e infrastrutture. La strategia regionale si poggia su un solido piano finanziario: per il triennio a venire sono stati stanziati 9 milioni di euro che si sommano ai 25,6 milioni di mutui già contratti e ai 28 milioni ottenuti attraverso i fondi comunitari FESR. Secondo Venturini, “si tratta di un’operazione importante con cui riusciremo a impegnare su-

bito importanti risorse per la resilienza idrica e la messa in sicurezza del territorio dal rischio alluvioni”.

Un pilastro centrale di questa difesa è rappresentato dai bacini di laminazione. Il programma complessivo prevede 23 invasi, con un investimento superiore ai 550 milioni di euro: a oggi 10 strutture sono operative, 3 in fase di realizzazione e 10 in progettazione. L’assessore ha definito tali opere come “una delle principali strategie di mitigazione del rischio idraulico dal momento che hanno scongiurato danni di enorme gravità durante le ondate di maltempo”.

Oltre ai grandi invasi, l’azione regionale si concentra sulla manutenzione di circa 8.000 chilometri di argini tra rete principale e secondaria. “La sicurezza del territorioaggiunge l’assessore - passa attraverso una visione di lungo periodo e investimenti costanti nella prevenzione. I risultati ottenuti finora dimostrano che la strada intrapresa è quella giusta”.

Infine, il piano conferma il sup-

porto alla Protezione Civile con nuovi bandi per l’adeguamento dei piani comunali e il miglioramento delle attrezzature dei volontari. L’impegno della Regione proseguirà nei prossimi anni con il monitoraggio costante della rete e il completamento delle opere programmate per una resilienza sempre maggiore.

Veneto al voto, 38 Comuni alle urne il 24 e 25 maggio

Il Veneto si prepara ad un appuntamento elettorale decisivo per il futuro di diverse comunità locali. Il 24 e 25 maggio prossimi i cittadini di 38 Comuni della regione saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo sindaco e rinnovare il consiglio comunale. Gli occhi sono puntati soprattutto sulla Città Metropolitana di Venezia, unico capoluogo di provincia coinvolto in questa tornata amministrativa, dove l’attuale amministrazione guidata da Luigi Brugnaro si sottoporrà al giudizio degli elettori. Oltre alla sfida in laguna la competizione elettorale riguarda sei centri urbani con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, che rappresentano snodi politici e demografici fondamentali per il territorio regionale. Tra questi figurano Albignasego e Monselice nella provincia di Padova, Castelfranco Veneto in quella di Treviso, San Bonifacio nel veronese, Arzignano e Lonigo nel vicentino. Nelle diverse aree della regione il voto interesserà realtà eterogenee. In provincia di Padova si voterà, tra gli altri, in centri come Campodarsego e Due Carrare, mentre nel veneziano saranno coinvolti anche i comuni di Cavallino-Treporti e Torre di Mosto. La Marca Trevigiana vedrà alle urne anche gli abitanti di Spresiano e Silea, mentre nel rodigino si voterà a Villadose. Nel vicentino, oltre ai poli maggiori, la tornata elettorale toccherà tra gli altri Malo e Recoaro Terme. L’eventuale turno di ballottaggio per i comuni sopra i 15.000 abitanti è fissati nei giorni 7 e 8 giugno.

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Elisa Venturini

L’artista. Padovano, ha reinventato l’immaginario pop ed espone il tutto il mondo

Non solo Lupin, Davide Zanella si racconta: “Ho trasformato la passione in professione”

“Le fiere in Svizzera, Miami, Parigi mi hanno insegnato invece il confronto: sei in mezzo a centinaia di artisti, e devi chiederti perché qualcuno dovrebbe fermarsi davanti al tuo lavoro”

Per molti Davide Zanella, fondatore e titolare di Arte Zeta Studio, “è quello di Lupin”. Da anni infatti Davide è il titolare della licenza esclusiva per l’Italia per riprodurre Lupin III e la sua banda. Punto di riferimento per la comunità pop italiana, Davide però è andato oltre, esponendo a Lugano, Parigi, Miami, Milano e affermandosi a livello internazionale come artista che ha saputo reinventare l’immaginario pop contemporaneo con uno stile personalissimo e subito riconoscibile. Il critico d’arte Giorgio Chinea Canale lo definirebbe neopop probabilmente, dato che la sua visione artistica riesce a parlare a tutti in maniera diretta ed emozionale. Ho incontrato Davide nel suo studio a Vigonza e insieme abbiamo fatto il punto sulle sue attività e sul suo percorso artistico e professionale.

Ciao Davide, sei riuscito a trasformare una tua passione nel tuo lavoro: quando hai capito che la pittura, l’arte e la creatività erano ormai diventate una “cosa seria”?

Credo che il momento preciso non sia stato romantico, ma molto concreto. Non è stato “mi sento artista”, è stato “ok, ora devo far quadrare i conti con quello che creo”. Quando ho iniziato a fare preventivi, a gestire clienti, materiali, scadenze, a ragionare in termini di progettazione e non solo di ispirazione… lì ho capito che non

era più solo passione. Era una professione. La pittura è diventata una cosa seria quando qualcuno ha iniziato a fidarsi di me non solo per un disegno, ma per trasformare uno spazio, un locale, una scuola, una casa. Quando ho capito che il mio lavoro cambiava l’ambiente in cui le persone vivevano, allora ho sentito il peso – e la bellezza – della parola “professionista”.

A livello italiano sei associato a Lupin III da molti anni. Ci vuoi raccontare come è nata questa liaison con uno dei personaggi più iconici della pop culture contemporanea?

La mia storia con Lupin III è nata da una passione autentica. Lupin non è solo un personaggio: è stile, ironia, eleganza, movimento. È un equilibrio perfetto tra leggerezza e genialità. Negli anni ho iniziato a studiarne il tratto, i vari stili, la costruzione del personaggio. Non era copia, era comprensione. Questo mi ha portato a collaborazioni ufficiali in Italia come disegnatore autorizzato. Quello che mi ha sempre affascinato di Lupin e la sua banda è che sono in continuo movimento. Cambiano i disegnatori, i character designer, passano i decenni ma restano sempre unici. E in fondo mi rivedo in questa cosa: evolvere senza perdere identità. Negli ultimi anni con il tuo lavoro di artista hai fatto un salto di qualità verso produzioni più “ma-

ture”: hai aperto una temporary gallery a Milano, hai partecipato a importanti fiere internazionali in Svizzera, a Miami, a Parigi… com’è cambiato il tuo lavoro? È cambiato il livello di consapevolezza. Quando porti le tue opere in contesti internazionali, non puoi più lavorare solo di pancia. Devi avere una visione, una coerenza, una linea riconoscibile. Aprire una temporary gallery a Milano mi ha fatto capire quanto sia importante controllare l’esperienza dello spettatore. Le fiere in Svizzera, Miami, Parigi mi hanno insegnato invece il confronto: sei in mezzo a centinaia di artisti, e devi chiederti perché qualcuno dovrebbe fermarsi davanti al tuo lavoro. Il mio linguaggio si è fatto più stratificato. Meno decorativo fine a sé stesso, più concettuale. Più attenzione ai materiali, alle superfici, alla serialità ragionata. E soprattutto è cambiato il mio modo di pensare: oggi progetto una collezione, non solo un quadro.

Che consiglio daresti al giovane Davide di 30 anni fa? E che consiglio daresti a un ragazzo o a una ragazza che si approccia a questo

mondo?

Al Davide di 30 anni fa direi: “Non aspettare di sentirti pronto. Non succederà mai. Esponiti prima.” Investi di più sulla formazione. Costruisci una rete con altri professionisti-artisti. L’unione fa la forza. A un ragazzo o una ragazza direi una cosa molto chiara: il talento non basta. Servono disciplina, capacità relazionale e competenze imprenditoriali. Studiate l’arte, ma studiate anche contratti, marketing, comunicazione. E soprattutto costruite uno stile che vi appartenga davvero, non quello che funziona su Instagram per tre mesi.

Qual è stata la richiesta più bizzarra che hai ricevuto per un’opera su commissione? (se si può dire)

Sì, ma senza fare nomi! Una volta mi è stato chiesto di costruire un manichino di Lupin a grandezza naturale, con tutte le parti mobili. Quando il committente è venuto a ritirarlo l’ha seduto sul sedile del passeggero, gli ha messo la cintura di sicurezza e se n’è andato… Giacomo Brunoro

• Chi è Giacomo Brunoro

Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.

Veneto2 4 passa al sistema di ultima generazione DAB che permette di ascoltare anche la radio con una qualità audio per fetta.

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A.F. ENERGIA, VENT’ANNI DI LUCE NEL CUORE DEL VENETO

Dal territorio all’innovazione: energia pensata per clienti e imprese N

mercato liberalizzato, complesso da interpretare per famiglie e imprese, la solidità dell’interlocutore diventa un fattore decisivo quanto il prezzo al kilowattora. È in questo scenario che si inserisce A.F. Energia S.r.l., società nata nel 2006 ad Abano Terme, nel cuore del territorio padovano, all’interno del gruppo A.F. Petroli S.p.A., realtà storica dell’energia nel Nord Italia con decenni di attività alle spalle. La nascita dell’azienda coincide con un momento cruciale per il settore: la liberalizzazione del mercato energetico apre nuovi spazi e il gruppo sceglie di creare una business unit dedicata alla vendita di energia elettrica e gas naturale, che nel tempo si consolida

ria prima energetica, ma accompagnare famiglie e imprese nella gestione dei consumi, aiutandole a ottimizzare i costi e a scegliere soluzioni più effi cienti. In questo senso l’energia smette di essere una semplice fornitura e diventa un servizio vero e proprio.

L’offerta si rivolge a una platea ampia e diversifi cata: accanto alle utenze domestiche, l’azienda lavora con piccole e medie imprese, realtà produttive e grandi complessi condominiali, costruendo proposte su misura in base alle esigenze di consumo e alle caratteristiche di ogni utenza. A questo si affianca un ventaglio di soluzioni tecnologiche che guardano alla transizione energetica con concretezza: sistemi fotovoltaici, colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici, installazione di caldaie ad alta effi cienza e depuratori d’acqua. La dimensione digitale completa il quadro con strumenti online dedicati, un’applicazione mobile e un’area clienti che permettono di consultare le bollette, monitorare i consumi e gestire il contratto in modo rapido e intuitivo, senza dover passare ore al telefono o allo sportello.

La sostenibilità rappresenta uno dei pilastri della strategia aziendale, e anche qui A.F. Energia ha scelto la strada della misurabilità piuttosto che quella delle dichiarazioni di princi-

onoranzefunebrigliangeli2010@gmail.com

glio e vicinanza alle comunità locali.
Dal gruppo A.F. Petroli di Abano Terme una società

Il percorso di Despar Nord per condividere valore con il territorio

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coinvolgendo l’intera filiera. Grazie a certificazioni energia rinnovabile, economia circolare e mobilità

“SVene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .

la sintesi della visione di Despar Nord, azienda che ha scelto di fare della sostenibilità ambientale un pilastro strategico del proprio sviluppo, intraprendendo da oltre un decennio un percorso strutturato e in continua evoluzione. Il Marchio dell’Abete ha costruito negli anni un sistema di gestione ambientale capace di generare un miglioramento costante delle performance, coinvolgendo l’intera catena del valore: fornitori, collaboratori e clienti. Un impegno trasversale che si traduce in progetti concreti e risultati misurabili, anche in ambito di economia circolare. Un passaggio fondamentale è stata la certificazione UNI EN ISO 14001 che Despar Nord, prima realtà della grande distribuzione organizzata in Italia, ha ottenuto ancora nel 2013 e confermata nel 2025 per il tredicesimo anno consecutivo. Nel 2025 è salito a 90 il numero dei siti certificati tra punti vendita, sedi, piattaforme logistiche e polo agroalimentare Agrologic. Un risultato non scontato

che è frutto di oltre un decennio di investimenti in soluzioni tecniche sostenibili e di una strategia complessiva che ha incrementato, attraverso l’adozione di tecnologie innovative, sia l’efficienza energetica che la riduzione delle emissioni di gas effetto serra della rete di vendita e logistica in tutte le cinque regioni in cui è presente l’azienda. Nei punti vendita di nuova costruzione o ristrutturazione trovano spazio illuminazione full LED, impianti fotovoltaici, pompe di calore, sistemi di recupero del calore dagli impianti del freddo alimentare e soluzioni per l’ottimizzazione delle centrali frigorifere. A questo si aggiunge

Il percorso di Despar Nord tra certificazione ambientale e innovazione sostenibile

Wecity, Despar Nord ha promosso una challenge rivolta ai collaboraha permesso di incrementare e sviluppare il percorso di crescita sostenibile di Despar Nord, che ora più che mai rivolge lo sguardo a obiettivi importanti che mirano a rafforzare un percorso orientato alla creazione di valore condiviso,

Despar Nord, la tutela del territorio passa anche attraverso la riforestazione

protezione del territorio e tutela della biodiversità. Per questo Despar Nord è attiva anche sul fronte della riforestazione, con interventi che negli ultimi anni hanno portato alla piantumazione di migliaia di alberi in diverse aree d’Italia.

Già nel 2021, con il “Progetto Natura”, l’azienda ha collaborato con Etifor (spin-off dell’Università di Padova) e con l’iniziativa WOWnature, promuovendo un piano di riforestazione collegato alla vendita delle linee a marchio Verde Vera ed Econvivo riuscendo così a piantare, dal 2021 a oggi, quasi 4.000 alberi.

Dal 2023 questo impegno si è rafforzato anche grazie al progetto nazionale “Bosco Diffuso Despar”, promosso in collaborazione con Despar Italia e gli altri soci del con-

Emilia-Romagna, raggiungendo quota 650 alberi complessivi nelle aree interessate dal Bosco Diffuso nelle regioni di operatività.

A questo si aggiungono le attività finalizzate alla prevenzione e alla rigenerazione dei territori colpiti da calamità ambientali, con l’obiettivo di favorire il recupero delle aree danneggiate e di rafforzare la resilienza dei territori più esposti ai rischi climatici, come il caso dell’iniziativa in partnership con PlanBee e con il coinvolgimento attivo delle scuole dei territori selezionati, che ha permesso di piantare 250 nuovi alberi a Colle Umberto in provincia di Treviso presso i terreni di Feeducia, una microazienda agricola che segue pratiche di agricoltura rigenerativa.

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Undici mosse per risollevare la sanità veneta

Inuovi Direttori Generali della sanità regionale hanno sottoscritto formalmente il proprio impegno per il prossimo quinquennio.

Il Presidente della Regione Alberto Stefani, infatti, ha presentato quella che vuole essere una squadra solida e unita, undici curricula di grande prestigio che hanno saputo dimostrare le proprie capacità agli occhi della giunta. Tra volti già noti e nuovi entrati, andiamo a scoprire chi sono da oggi i “sindaci della sanità”, come li ha chiamati lo stesso Stefani.

All’Ulss 1, che coordina Belluno e tutta l’area dolomitica, sbarca Giuseppe Dal Ben, già direttore dell’Azienda Ospedaliera a Padova, dove, con il suo operato, si è confermato un “top manager” in ambito sanitario. Dal Ben ha seguito personalmente le fasi iniziali per la creazione del nuovo ospedale e l’apertura del nuovo reparto di pediatria. A differenza dei colleghi, resterà alla guida dell’Ulss dolomitica solo fino al 30 giugno, quando scadrà il suo incarico da commissario temporaneo.

Sarà invece Giancarlo Bizzarri a prendere le redini della sanità nella Marca Trevigiana. Dopo aver coordinato i servizi sociosanitari del Veneziano e con una carriera maturata in Liguria, sua terra d’origine, Bizzarri porta esperienza tecnica e logistica. Ha anche ricoperto prestigiosi incarichi nell’ambito della formazione, che testimoniano le sue eccellenti capacità comunicative, fondamentali per mettere in relazione le istituzioni e il cittadino. Alla guida dell’Ulss 3 Serenissima arriva Massimo Zuin, già direttore dei Servizi Sociosanitari per il medesimo territorio. Docente allo IUAV e laureato in scienze politiche, rappresenta un profilo di prestigio sul piano logistico-organizzativo e conosce già molto bene il territorio e i suoi bisogni.

Spostandoci a nord nella medesima provincia, il Veneto Orientale sarà di competenza di Carlo Bramezza, che lascia quindi l’Ulss 7 per tornare a ricoprire un incarico già suo in passato. Con una lunga esperienza alla guida della sanità territoriale, si tratta di una delle scelte più solide a disposizione e su di lui viene riposta la massima fiducia della Giunta regionale per questo ritorno in Veneto Orientale.

Ed è proprio dalla guida dell’Ulss 4 che proviene Mauro Filippi, il nuovo Direttore Generale del Rodigino. Il 63enne vanta un curriculum completamente incentrato sulla sanità, che lo ha visto diventare il primo infermiere promosso a DG di una Ulss.

Patrizia Benini lascia invece Verona per assumere la guida di una differente Ulss, quella di Padova. Laureata in medicina e chirurgia con master conseguito proprio nel capoluogo euganeo, intende sfruttare la centralità della città del Santo per estendere la rete di servizi e formazione locale, puntando molto proprio sulla formazione di nuovi operatori sociosanitari.

A Vicenza arrivano invece Giovanni Carretta (Ulss 7 Pedemontana) e Peter Assembergs (Ulss 8 Berica). Il primo, padovano, ha recentemente diretto l’Ulss 3 Serenissima, che ha visto l’Ospedale dell’Angelo di Mestre eletto miglior ospedale d’Italia.

Oltre a questo importante traguardo, ha avuto anche un incarico nella Commissione Regionale Vaccini. Assembergs, invece, è svedese di nascita e lombardo d’adozione. Pur essendo un profilo di carattere più manageriale, è stato anche Direttore Generale dell’Asst Bergamo Ovest. Ultimo, ma non certo per importanza, è Pietro Girardi, che torna a dirigere l’Ulss 9 Scaligera dopo prestigiosi incarichi in altre province della regione, tra i quali quello di Direttore Amministrativo dello IOV. Fino a pochi giorni fa dirigeva l’Ulss 5 Polesana. A questi nove Direttori Generali si affiancano altri quattro volti: Paolo Fortuna, ex DG della provincia di Padova, raccoglie l’eredità di Dal Ben alla giuda dell’Azienda Ospedale Università di Padova, mentre quella di Verona va a Paolo Petralia. Lo IOV e Azienda Zero, invece, passano invece sotto la responsabilità, rispettivamente, di Patrizia Simionato e Paolo Fattori. Anche in questo caso stiamo parlando di professionisti che hanno maturato grande competenza nell’ambito sociosanitario e amministrativo. Simionato è stata alla guida dell’Ulss 5 e ha appena concluso il mandato come DG dell’Ulss 8, mentre Fattori è stato membro della task force regionale per il contenimento della pandemia da Covid19.

L’evento non è stato, però, solo un elenco di nomi e curricula, infatti il Governatore Stefani ha presentato anche undici punti che faranno da filo conduttore per il prossimo quinquennio della sanità regionale, un “patto con i cittadini” per affrontare le più grandi sfide della salute e della vita dei Veneti. Vediamolo con ordine:

Undici manager della sanità alla guida delle Ulss: la Regione ufficializza i nuovi Direttori Generali. Il presidente Stefani presenta una squadra definita solida e unita, tra ritorni, conferme e nuovi ingressi chiamati a governare il sistema sanitario

1. Promozione, rafforzamento e valorizzazione dei progetti di telemedicina e teleconsulto, per una sanità sempre più vicina a una popolazione che fa sempre più fatica a spostarsi per accedere alle cure;

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2. Miglioramento dei tempi d’erogazione delle prestazioni specialistiche, per far fronte a quello che da anni è uno dei principali problemi della nostra sanità;

3. Potenziamento del rapporto ospedale-territorio, per garantire che il paziente sia seguito con approccio globale dalla presa in carico fino alla dimissione;

4. Monitoraggio delle Case di Comunità, presidi fondamentali per garantire capillarità sul territorio, specialmente nelle zone periferiche;

5. Monitoraggio del progetto PNRR “Casa come primo luogo di cura”, un piano che si integra strettamente con quello delle Case di Comunità e della telemedicina;

6. Gestione dei casi di cronicità e promozione di screening e stili di vita sani attraverso la formazione del cittadino;

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7. Campagne di informazione territoriale sul funzionamento della telemedicina;

8. Valorizzazione di progetti volti all’umanizzazione delle cure, in modo particolare per quanto riguarda pazienti oncologici e malati terminali, con un focus sulle cure palliative;

9. Promozione della conciliazione vita-lavoro per il personale sanitario, attualmente oberato da ritmi insostenibili;

10. Attivazione di programmi di deblistering, per ridurre il costo dei farmaci, in particolare se di nuova generazione,

11. Dialogo col cittadino.

Ascoltaci in tutto il Veneto

L’ultimo punto, un’aggiunta dell’ultimo secondo voluta fortemente dal Presidente Stefani, è un impegno solenne ad ascoltare la popolazione per capire le difficoltà e i bisogni con cui Veneti devono fare i conti ogni giorno.

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Le dichiarazioni. La parola ai nuovi direttori generali della sanità padovana

Paolo Fortuna alla guida dell’Azienda Ospedale

La centralità di Padova nel sistema sanitario veneto, il ruolo della formazione universitaria e il rafforzamento delle collaborazioni con il territorio. Sono questi i temi al centro della prima dichiarazione rilasciata ai microfoni di Radio Veneto24 da Paolo Fortuna, nuovo direttore generale dell’Azienda Ospedale–Università di Padova. Partendo dal ruolo geografico e strategico del capoluogo euganeo, Fortuna evidenzia come Padova rappresenti prima di tutto un grande polo formativo per il sistema sanitario.

«Padova è innanzitutto una realtà formativa – spiega –. Qui si formano non solo i medici e gli specialisti, ma anche molte altre figure sanitarie che poi andranno a lavorare sul territorio. Questo aspetto è fondamentale perché significa contribuire direttamente alla crescita e al rafforzamento del sistema sanitario regionale».

La presenza dell’Università e della scuola di specializzazione rende infatti la città un punto di riferimento per la formazione di nuove professionalità, che successivamente saranno chiamate a operare nelle strutture ospedaliere e territoriali del Veneto. Un altro elemento centrale riguarda il ruolo dell’Azienda Ospedale–Università di Padova all’interno della rete assistenziale locale. «Oggi l’azienda ospedaliera è l’unico grande ospedale della città – sottolinea Fortuna – e fornisce assistenza anche a molti cittadini che rientrano nel territorio dell’Ulss 6 Euganea». Per questo motivo il rapporto tra le due realtà sanitarie è destinato a essere sempre più stretto. «L’interazione con l’Ulss è fondamentale – spiega –. Si tratta soprattutto di rafforzare percorsi di collaborazione

che in realtà esistono già, ma che possono essere ulteriormente sviluppati per migliorare l’organizzazione dell’assistenza».

Padova, inoltre, ospita importanti istituzioni sanitarie regionali che contribuiscono a rafforzare la rete della ricerca e della cura. Tra queste anche lo Iov – Istituto Oncologico Veneto, realtà di riferimento a livello regionale e nazionale. «La vicinanza dei cittadini a queste strutture le rende naturalmente più frequentate – osserva Fortuna – ma questo non significa che l’Azienda ospedaliera universitaria non sia aperta a tutto il territorio del Veneto e anche oltre». L’ospedale padovano rappresenta infatti una delle più grandi realtà sanitarie del Paese e continua ad attrarre pazienti da tutta la regione e da molte altre aree d’Italia. «Siamo una delle più grandi aziende ospedaliere italiane – conclude il direttore generale – e il nostro compito è continuare a garantire un servizio di alto livello non solo ai cittadini di Padova, ma a tutto il territorio regionale e nazionale».

Patrizia Benini nuova direttrice generale dell’Ulss 6 Euganea

Un ritorno alle origini, ma anche una nuova sfida per la sanità padovana. Patrizia Benini, appena nominata direttrice generale dell’Ulss 6 Euganea, ha commentato ai microfoni di Radio Veneto24 l’avvio del suo nuovo incarico, definendolo prima di tutto «un ritorno a casa». «È un ritorno a casa che affronto con molta soddisfazione e con molta gioia – spiega –. Soddisfazione per il riconoscimento e per la conferma, ma anche gioia perché tornare in un ambiente che si conosce significa poter contare su interlocutori con cui si è già lavorato».

Un contesto familiare che però non riduce la complessità delle sfide da affrontare. «Quando si torna a casa le aspettative sono alte – aggiunge – ma conoscere il territorio e le persone con cui si lavora rappresenta sicuramente un vantaggio nel momento in cui bisogna affrontare i problemi».

Tra i dossier più importanti sul tavolo della nuova direzione generale c’è la riorganizzazione della sanità territoriale, un percorso che coinvolge tutte le aziende sanitarie del Veneto ed è legato anche agli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

«Le tempistiche per la riorganizzazione del territorio sono le stesse per tutte le Ulss – chiarisce Benini – e riguardano in particolare l’attivazione delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità, molti dei quali finanziati con il Pnrr» Un passaggio chiave riguarda il rafforzamento degli organici. «Stiamo lavorando molto sul reclutamento del personale – sottolinea – so-

prattutto per garantire la presenza medica nelle Case della Comunità nelle ore diurne. A questo si affianca il lavoro di integrazione con il territorio e con le altre strutture della rete sanitaria». Per quanto riguarda invece il progetto del nuovo ospedale di Padova Est, la direttrice generale precisa che si tratta di una competenza dell’Azienda ospedaliera universitaria di Padova. Padova resta comunque una realtà centrale nel sistema sanitario regionale. «Ha una posizione strategica e una grande risorsa: la presenza dell’Università e della facoltà di Medicina, che può rappresentare un vantaggio anche per il reclutamento delle professionalità»

Le criticità, tuttavia, sono simili a quelle che interessano molte altre aziende sanitarie italiane. «I problemi sono spesso gli stessi – conclude Benini – e riguardano la riorganizzazione della rete ospedaliera, che deve essere sempre più qualificata, efficiente e integrata con il territorio».

Paola Bigon

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