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laPiazza della Riviera - Febb26

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della Riviera del Brenta

Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore Diego Ruzza

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

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Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

LA POVERTA’ INVISIBILE E SILENZIOSA PESA

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

Mira, il disagio cambia volto: “la forbice sociale si è allargata”. Da parrocchie ed Emporio San Martino aiuti concreti. A Dolo: più interruzioni di luce acqua e gas, per bollette non pagate

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”

Sanità veneziana, bilancio di fine mandato del direttore generale Edgardo Contato”

Il nuovo Piano privilegia la tutela ambientale, la permeabilità ecologica e la valorizzazione del paesaggio

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Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

C’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

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Oltre
sbarre del silenzio
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“Disagi alle Poste, la colpa non è dei postini”

“Giù le mani dai postini”. A dirlo è il segretario generale della Slp Cisl Venezia (Postali) Gianluca Vio in merito a quanto sta accadendo in queste settimane in Riviera del Brenta, dove anche i sindaci hanno segnalato gravi disservizi nella consegna della corrispondenza da parte di Poste Italiane. Ci sono lettere, bollette e raccomandate che arrivano in ritardo o, in alcuni casi, non arrivano proprio. Una situazione che sta creando disagi concreti ai cittadini, specie alle persone anziane, che dalla posta dipendono ancora per molte comunicazioni importanti. “Giusto e doveroso segnalare questi problemi – spiega Gianluca Vio – ma è altrettanto corretto precisare che tali disservizi non riguardano in modo uniforme tutta la provincia di Venezia. Anzi, si presentano “a macchia di leopardo”, con differenze significative tra zone e centri di recapito. E’ importante evitare che la legittima critica si trasformi in una gogna mediatica nei confronti dei portalettere”. Da un lato si è registrato un drastico calo dei volumi di corrispondenza tradizionale, dall’altro, un forte aumento dei pacchi legati agli acquisti online. “Proprio questi ultimi - continua Vio - rappresentano la principale fonte di ricavi per l’azienda e, non a caso, ricevono maggiore attenzione nella consegna. Questo squilibrio, però, ricade spesso sull’organizzazione quotidiana del lavoro e sulla qualità del recapito della posta ordinaria. È previsto l’avvio di una nuova linea di consegne dedicata esclusivamente ai pacchi, che partirà anche a Venezia in autunno con personale dedicato. Una scelta positiva, ma che non risolve i problemi attuali”. Nella Riviera del Brenta per Vio, i centri di recapito sono troppo frammentati e distanti tra loro, rendendo difficile la gestione quotidiana dei flussi da parte del direttore e dei capisquadra. Inoltre, molti di questi centri dispongono di locali davvero piccoli, inadatti a stivare l’elevato numero di pacchi. Questo comporta rischi concreti per la sicurezza degli ambienti di lavoro, per la corretta gestione dei materiali e per la qualità stessa del servizio di consegna. Alessandro Abbadir

Gianluca Vio (Slp Cisl Venezia) interviene sui problemi in Rivera

Oltre le sbarre del silenzio

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

Padova è sempre stata un’eccellenza anche nei percorsi di recupero per i detenuti. Le esperienze al Due Palazzi hanno fatto scuola e vengono citate nei convegni internazionali come l’esempio di un carcere che non si limita a “stoccare” condannati, ma che trasforma nuove vite. Eppure, oggi, quel modello scricchiola sotto il peso di un sovraffollamento che tocca il 155% e di scelte che sembrano voler smantellare anni di faticosa ricostruzione umana. Uno dei drammi più recenti ha coinvolto un uomo di settant’anni, recluso in Alta Sicurezza. Non era un numero, era una persona inserita da anni in attività lavorative che avevano riempito le sue giornate e cambiato il suo orizzonte. La sua colpa? L’angoscia di un trasferimento improvviso, annunciato senza spiegazioni, che avrebbe cancellato con un colpo di spugna legami, impegni quotidiani e una prospettiva di “vita dignitosa” costruita con fatica. Quando lo Stato decide di spostare detenuti ormai stabilizzati, interrompendo percorsi di studio universitari o laboratori professionali, non sta applicando la legge: sta compiendo quella che molti definiscono una “regressione trattamentale”. A La Giudecca di Venezia, a metà di questo mese, si è tolta la vita una giovane donna, italiana, di 32 anni. Se togliamo la prospettiva del domani a chi sta cercando di espiare le proprie colpe, non resta che il vuoto. E il vuoto, in carcere, uccide. Realtà del volontariato sociale, impegnate in carcere quotidianamente, non stanno semplicemente aiutando i detenuti a “far passare il tempo”. Stanno investendo, oltre che sul recupero di centinaia di persone, sulla sicurezza di noi tutti. I dati parlano chiaro: dove c’è lavoro e formazione, la recidiva crolla sotto il 10%. Dove c’è solo ozio e sovraffollamento, si creano nuovi criminali o, peggio, si alimentano i cimiteri. È necessario che la politica locale e nazionale metta queste realtà nelle condizioni di lavorare al meglio. Dare dignità ai detenuti significa anche non spezzare i legami affettivi. Il lavoro in carcere non è un privilegio, è la spina dorsale della rieducazione, per questo il terzo settore va sostenuto, anche con più psicologi e mediatori, per potenziale l’ascolto. Non possiamo voltarci dall’altra parte. Dobbiamo pretendere un carcere che funzioni come un’officina di nuove vite, non come un vicolo cieco.

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Territorio. C’era attesa da vent’anni per lo strumento di regolazione urbanistica

Pat, via libera dalla Città Metropolitana di Venezia

I l Consiglio metropolitano di Venezia nelle scorse settimane ha approvato i Pat di Mira e Torre di Mosto. Con l’adozione e l’approvazione del Pat (Piano di Assetto del Territorio) i due Comuni metropolitani, quello di Mira e di Torre di Mosto seguono la procedura di copianificazione con la Città metropolitana di Venezia. Il Piano di Assetto del Territorio del Comune di Mira prevede specifici obiettivi di tutela sotto il profilo ambientale, attraverso forme crescenti di naturalità e permeabilità ecologica. Le strategie generali proposte dal Piano riguardano la città consolidata,

di trasformazione del territorio sotto il profilo insediativo -residenziale e non prevede nessuna ulteriore strategia per il sistema produttivo. I contenuti del Pat risultano pertanto coerenti con il Piano Territoriale Generale metropolitano (Ptg) che valorizza collegamenti tra i comuni e il capoluogo, ridotto consumo del suolo, intensificazione della rete ciclabile e tutte le specificità dei singoli comuni del territorio metropolitano, all’insegna dell’unicità del territorio veneziano. “E’ un passaggio importante. Mira attendeva il Pat da almeno 20 anni - sono state le parole del sinda-

il paesaggio, lo spazio aperto e le reti infrastrutturali. Con riferimento ai principi di contenimento del consumo di suolo, il Piano limita le nuove previsioni

co di Mira Marco Dori, nella sua veste di primo cittadino e consigliere metropolitano. Ora la città ha uno strumento di programmazione moderno, atten-

to allo sviluppo e all’ambiente, che guarda al futuro prendendosi cura del proprio patrimonio storico e culturale. Un ringraziamento va al sindaco Brugnaro, al Consiglio metropolitano e all’amministrazione metropolitana per il lavoro tecnico per giungere a questo passaggio fondamentale”. “La collaborazione con i sindaci e i territori è sempre stata alla base della filosofia di questo mio mandato – ha aggiunto il sindaco Brugnaro. Sono felice della conclusione positiva di questo iter burocratico sull’adozione dei Pat di Mira e Torre di Mosto

frutto di confronto ma anche di discussione. Il Piano di Assetto del Territorio è uno strumento importante e strategico per le singole amministrazioni ma anche per tutto il territorio metropolitano come dimostrato in questi anni per altri sette comuni metropolitani che hanno seguito lo stesso percorso come Salzano, Mirano, Noale, San Michele al Tagliamento, Fossò, Camponogara e Fossalta di Piave”. Sottolinea Gabriele Bolzoni vicesindaco e assessore al governo del territorio: “Un importante passo in avanti anche perche’ il Prg di Mira risale

Via Pisa a Borbiago si rifà il look

Sono partiti i lavori per la realizzazione del nuovo parco attrezzato di via Pisa a Borbiago, un intervento strategico promosso dal Comune di Mira per la valorizzazione degli spazi pubblici e il miglioramento della qualità della vita dei cittadini. L’opera prevede un investimento complessivo di 250.000 euro. Di che cosa si tratta? Il progetto punta alla creazione di un’area verde attrezzata e accessibile, pensata per rispondere alle esigenze di tutte le fasce d’età. Il nuovo parco comprenderà giochi per bambini, una piastra polivalente per il basket, attrezzature per il tempo libero, nuovi percorsi pedonali illuminati e la piantumazione di nuove alberature, contribuendo così alla riqualificazione urbana e ambientale dell’area. “Sono stati completati il percorso pedonale, la platea del campo da basket - dichiara l’assessore con delega ai Parchi Albino Pesce. In queste settimane si

procederà con l’ultimazione del campo da basket, l’installazione dei giochi e delle ulteriori strutture fitness. Mentre la fase conclusiva dei lavori prevede la semina del manto erboso”. Il cantiere sarà completato entro l’inizio della primavera. Il nuovo parco di via

al 1992, storia che va considerata in tutti i suoi aspetti, storico, ambientali e culturali, e che ha visto una trasformazione territoriale dettata dai tempi. Oggi il Comune di Mira con il parere favorevole al Pat da parte della Città Metropolitana e attraverso il Gemello Digitale realizzato dal Comune di Mira, ha aggiornato molti dei dati territoriali oramai obsoleti. Con questi strumenti l’amministrazione comunale potrà effettuare scelte e azioni amministrative fornendo risposte concrete ai cittadini”.

Alessandro Abbadir

Pisa andrà ad ampliare il sistema delle aree verdi attrezzate presenti nel territorio comunale di Mira, che comprende, tra le altre, Forte Poerio, Natura Allegra, Via Oberdan, Parco del Donatore, Parco Gazzetta, Parco Sant’Ilario e altri parchi minori attrezzati. (a.a.)

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Focus povertà/1 . Negli ultimi 2 anni è aumentata del 4% la spesa del sociale del Comune

L’affitto rappresenta la voce più pesante per chi vive con un reddito basso

Quasi 40 mila abitanti nel cuore della Riviera del Brenta, un tessuto sociale storicamente attraversato da fragilità. Oggi, però, a Mira la povertà ha un volto nuovo. Più trasversale, più silenzioso, più vicino. A fotografare la situazione è l’assessora alle politiche sociali Chiara Poppi (in foto), che parla di un cambiamento strutturale del quadro sociale. “Nel corso degli ultimi anni – spiega Poppi – il concetto di povertà ha subito un cambiamento. Famiglie che fino a qualche anno fa non accedevano ai nostri servizi per chiederci contributi o aiuti, ora lo fanno. Diciamo che la forbice del sociale, ma soprattutto della povertà, si è estremamente allargata”. Il nodo principale è la casa. L’affitto rappresenta oggi la voce più pesante per chi vive con un reddito basso, soprattutto in presenza di minori. Un costo diventato insostenibile che spinge nuclei un tempo autonomi a rivolgersi ai servizi sociali. “Abbiamo di fronte – continua l’assessora – persone che magari prima neanche pensavano di poter accedere ai servizi sociali. Gli accessi sono sicuramente aumentati in diverse fasce, penso anche all’area adulti, soprattutto con persone con una fragilità anche psicologica”. Un dato significativo riguarda l’assistenza domiciliare: oltre mille ore mensili di servizio. E l’aumento non interessa più

soltanto gli anziani. Crescono gli interventi nella fascia adulta, in particolare in ambito psichiatrico o in situazioni che richiedono assistenza continuativa a casa. Tra le nuove povertà emergono anche le solitudini. “Dobbiamo far fronte anche a queste povertà che sono isolamenti sociali, cioè persone che non si sentono integrate nella società”. Non solo mancanza di reddito, dunque, ma marginalità relazionale. Sul fronte economico, tra il 2024 e il 2025 si registra un incremento di quasi il 4% della spesa per contributi assistenziali. La cifra complessiva sfiora i 150 mila euro annui. La ripartizione vede il 45% destinato all’area minori (famiglie con figli), il 35-40% all’area anziani e circa il 20% all’area adulti. “La spesa maggiore – precisa l’assessora Poppi – riguarda le famiglie con minori”. I contributi principali sono quelli per il sostegno al reddito, che superano i 50 mila euro, più di un terzo del totale. Seguono gli interventi per i servizi scolastici, una decina per i centri estivi e 4-5 contributi significativi per alloggi in emergenza abitativa, oltre a circa 15 interventi per situazioni di emergenza legate alla casa. Un dato spesso oggetto di dibattito pubblico riguarda la nazionalità dei beneficiari: circa il 60% dei contributi è destinato a cittadini italiani e il 40% a stranieri. Tra questi ultimi, oltre la

metà sono famiglie con minori. Le risorse arrivano prevalentemente da fondi dedicati al sociale. “Seguiamo poi anziani socialmente utili con il Ria, Reddito di inclusione attiva, inseriti nelle varie necessità del territorio. Qui ci sono 45 mila euro di contributi previsti - conclude Poppi. Il quadro che emerge

è chiaro: la povertà non è più un fenomeno circoscritto, ma una condizione che può colpire chiunque. E i servizi sociali diventano sempre più un presidio di prossimità, chiamato a intercettare bisogni nuovi in una comunità che cambia”. Alessandro Abbadir

Emporio San Martino, parrocchie e reti sinergiche: soluzioni concrete alle situazioni di difficoltà

A Mira cosa si sta facendo per fronteggiare l’emergenza povertà? “Si è puntato sulla costruzione di reti - spiega l’assessora Chiara Poppi. È fondamentale essere vicini, prossimi come servizi, e mettere insieme le diverse realtà e le varie esperienze per creare una rete davvero sinergica”. Un lavoro che non riguarda solo il Comune. Sul territorio operano realtà strutturate come l’Emporio San Martino di Mira Porte, che garantisce aiuti alimentari due volte al mese a circa 500 famiglie, insieme all’attività costante

delle parrocchie. Tra le iniziative attivate ci sono i progetti con gli Asa (anziani socialmente utili ) realizzati insieme ad Auser: progetti che hanno permesso di rafforzare il legame con persone fragili, offrendo occasioni di coinvolgimento e inclusione. Altro esempio è la cogestione di un cohousing comunale per madri con bambini, affidata all’Associazione Casa. “Da due anni - sottolinea l’assessora - questo progetto consente di sostenere le famiglie in modo diverso, più vicino ai loro bisogni reali”. Sul fron-

te della fragilità sono nate reti tematiche, come quella dedicata alla disabilità. E Mira è il 64° Comune in Italia ad aver attivato una rete specifica sul tema dell’Alzheimer: un passo che significa non solo supportare le persone malate, ma anche affiancare i caregiver che ogni giorno se ne prendono cura. A completare il quadro, lo Sportello Famiglia di via Borrmini, aperto due volte alla settimana, punto di riferimento per orientare e accompagnare le famiglie tra servizi e opportunità . (a.a.) Il centro di Dolo

Un anno fa avevamo dedicato il nostro “Dentro la notizia” al fenomeno della povertà. Torniamo ad occuparci di questo tema cercando di capire cosa è cambiato in questi mesi sul territorio, quali gli elementi di novità e di criticità, quali le sfide da affrontare nel prossimo futuro

Focus povertà /2. Sono 813 le famiglie prese in carico dai Servizi sociali del Comune

I morsi della povertà a Dolo: più interruzioni di luce acqua e gas, per bollette non pagate

Anche a Dolo i morsi della povertà colpiscono un tessuto sociale sempre più fragile. Aumentano le interruzioni delle utenze per mancato pagamento delle bollette, segnale concreto di una difficoltà diffusa. A fotografare la situazione sono il sindaco Gianluigi Naletto e l’assessora ai servizi sociali Chiara Iuliano. Sono 813 i nuclei attualmente in carico ai servizi sociali dolesi: 184 famiglie con minori, 52 con disabili, 407 anziani, 62 tra immigrati e nomadi e 108 nuclei “adulti”. Numeri che, già nei primi mesi dell’anno, segnano un aumento significativo in due aree da tempo in sofferenza: giovani e anziani. “Complessivamente - spiega il sindaco Naletto - le povertà, anche a Dolo, riflettono un andamento nazionale di un Paese sempre più diseguale, con una povertà a tante teste, non più solo economica ma frutto di un intreccio di fragilità sociali che compromettono la dignità e la possibilità di futuro delle persone. Si conferma anche a Dolo l’indicatore nazionale secondo cui il 10% delle famiglie più ricche detiene circa il 60% della ricchezza complessiva locale”. Non crescono soltanto le famiglie in povertà assoluta, ma an-

che quelle composte da lavoratori a basso salario o con contratti “deboli” e instabili. A pagare il prezzo più alto sono soprattutto i giovani tra i 16 e i 35 anni, spesso attratti dal gioco d’azzardo, nuova frontiera di una vulnerabilità legalizzata. “Sul tema, un dato recentemente diffuso dalla Caritas - dice Naletto - è impressionante: a livello nazionale sono oltre 1.054 milioni le giornate lavorative perse nella ricerca della fortuna tra slot machine, lotto, superenalotto e scommesse”. In aumento anche la violenza sulle donne, in particolare giovani e talvolta minorenni: non solo fisica e sessuale, ma soprattutto psicologica. Crescono infatti i casi di accompagnamento ai centri antiviolenza da parte delle assistenti sociali comunali. Si affacciano inol-

tre nuove forme di disagio legate a un contesto di instabilità anche internazionale in cui crescono i costi delle materie prime e a rimetterci come sempre sono le persone meno abbienti. “Una nuova povertà che purtroppo si sta consolidandoaggiunge l’assessora Chiara Iuliano - è quella energetica. Si stima che a livello locale riguardi quasi il 10% delle famiglie, impegnando circa il 9% della loro spesa per beni e servizi energetici. Nei quasi 850 colloqui svolti lo scorso anno dal settore sociale emerge che i nuovi poveri sono anche coloro che si vedono costretti a ridurre le spese per luce e riscaldamento, fino ad arrivare all’interruzione delle utenze per mancato pagamento delle bollette”.

Alessandro Abbadir

Dal welfare di comunità agli assistenti di quartiere alla casa, Stefani: “Nessuno deve essere lasciato indietro”

Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa.

Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più vicino alle persone e ai territori. Uno degli interventi annunciati da Stefani è l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani fragili e par-

zialmente non autosufficienti. Non un semplice impiegato, ma un facilitatore che aiuta le famiglie nella gestione quotidiana dei non autosufficienti, dalla spesa alle pratiche burocratiche, portando i servizi direttamente nei condomini e nelle frazioni. L’obiettivo è duplice: garantire supporto quotidiano e ridurre il peso economico e organizzativo che spesso ricade interamente sulle famiglie.

Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico post-crisi.

Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di

edilizia sociale e iniziative per calmierare gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazioni a prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato. L’abitare viene così riconosciuto come primo strumento di contrasto alla povertà.

“La solidarietà tra generazioni è una responsabilità comune”, è il messaggio che emerge: investire su chi è in difficoltà significa rafforzare la coesione sociale e costruire un Veneto più equo, dove la crescita non lasci indietro nessuno.

I numeri certificano un aumento significativo: 184 famiglie con minori seguite, 52 con persone con disabilità, 407 anziani, 62 tra immigrati e nomadi. Disagio crescente anche fra i giovani

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L’assessore Chiara Poppi Il sindaco Gialuca Naletto

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Amministrazione. Interviene il vicesindaco Gabriele Bolzoni

Comune, organico in crescita: ventuno assunzioni e valorizzazione del personale

Il 2026 si apre con una serie di cambiamenti rilevanti per l’organizzazione del personale del Comune di Mira. Il Comune che ora conta 143 dipendenti punta a raggiungere quota 150 dipendenti entro il 2026. Nel corso dell’ultimo anno, infatti, il Comune ha portato avanti un percorso di confronto con gli uffici delle risorse umane, i dirigenti e le organizzazioni sindacali, finalizzato al rafforzamento della pianta organica e alla valorizzazione del personale in servizio. Nel dettaglio, nel 2025 sono state svolte sette procedure selettive che hanno consentito l’assunzione di 21 nuove unità. Le nuove figure inserite comprendono un dirigente tecnico a tempo indeterminato, un dirigente amministrativo, due funzionari amministrativi, tre funzionari tecnici, due istruttori tecnici, otto istruttori amministrativo-contabili, due agenti di Polizia locale, un operatore esperto tecnico e un operatore esperto amministrativo.

“Per il 2026 - spiega il vicesindaco Gabriele Bolzoni - sono già programmate ulteriori sostituzioni, che riguarderanno un funzionario amministrativocontabile, due istruttori tecnici, un operatore esperto amministrativo-contabile, un agente di Polizia locale e un dirigente tecnico per l’area edilizia e urbanistica. Parallelamente alle nuove assunzioni, il Comune di Mira ha investito nella riqualificazione del personale interno. Sono state attivate tredici progressioni verticali, con il passaggio alla categoria superiore e il conseguente adeguamento retributivo, oltre a dodici progressioni orizzontali che hanno comportato un incremento stipendiale all’interno della stessa categoria di inquadramento”.

Gli interventi sono stati resi possibili dall’applicazione del decreto legge sulla Pubblica amministrazione e dalle disposizioni del contratto nazionale del comparto Funzioni locali. Per il 2025, la parte stabile del fondo risorse decentrate è stata incrementata di 65 mila euro, ottenuti attraverso una raziona-

lizzazione del bilancio del personale.

Le risorse sono state destinate in parte alla retribuzione di posizione e di risultato del personale con incarichi di “Elevata Qualificazione”, in parte all’aumento della produttività per tutti i dipendenti e, in misura minore, alle indennità per specifiche responsabilità. Nel corso dell’anno il Comune di Mira ha inoltre raggiunto tre dirigenti stabili in servizio, con una quarta assunzione prevista a breve. Questo ha consentito l’attivazione della contrattazione di se-

condo livello e la sottoscrizione a dicembre dello scorso anno, del primo contratto decentrato per l’area della dirigenza.

Attualmente il personale comunale conta 143 dipendenti, in aumento rispetto agli anni precedenti: erano 130 nel 2022, 131 nel 2023 e 134 nel 2024. L’obiettivo dichiarato per il 2025 è il raggiungimento di quota 150 unità, con l’intento di garantire il turnover e rafforzare l’efficacia dei servizi offerti alla cittadinanza.

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Sostituiti oltre 6.500 lampioni

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Ascoltaci in tutto il Veneto in

e

Sono giunti al termine i lavori di sostituzione di tutti lampioni di Mira che sono circa 6.500, nell’ambito del progetto Elena (European Local Energy Assistance, promosso dalla Banca Europea per gli Investimenti), per la riqualificazione dell’illuminazione pubblica che garantirà un notevole risparmio energetico e la riduzione delle emissioni di anidride carbonica. “A fine 2025 siamo arrivati al 90% circa - dichiara l’assessore ai Lavori pubblici Stefano Lorenzin – e nei tempi previsti sono state efficienti linee da anni in sofferenza. C’è stato un ritardo nell’esecuzione dovuta alla sospensione estiva delle lavorazioni, disposta dall’ordinanza regionale per il grande caldo; a causa di giornate con condizioni meteorologiche avverse e altri imprevisti. Le opere saranno concluse entro metà febbraio, o fine febbraio al massimo”. I lavori proseguiranno per altri tre mesi per la sostituzione dei quadri elettrici, dei pali abbattuti e di quelli ammalorati e per il rinnovo dei restanti. A fine lavori sarà attivato il regime di telecontrollo, inserito nelle armature sostituite. Questi lavori erano attesi da molti anni perché in tanti punti del territorio di Mira sia nel capoluogo che nelle frazioni, erano costanti i guasti ai lampioni e tante erano le proteste dei residenti quando gli impianti si spegnevano a causa di maltempo o umidità. Oltre ad un problema legato alla sicurezza stradale i residenti lamentavano anche un problema di sicurezza legato alle incursioni dei ladri, facilitati da strade piombate completamente al buio. (a.a.)

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Cimiteri, la svolta: arrivano le aree per le dispersioni delle ceneri

Sono stati avviati e sono in fase di realizzazione

128 ossari nel cimitero di Oriago e altri 130, in quello di Gambarare

Dispersione delle ceneri: il Comune di Mira realizzerà due aree una dentro il cimitero di Oriago e un’altra dentro il cimitero di Oriago, di fatto i due più importanti campisanti cittadini del territorio comunale. Ma non solo. Altri 2 punti per le dispersioni delle ceneri sono previsti tra Oriago e Mira lungo il Naviglio a Giare di Mira di fronte alla laguna. La possibilità di disperdere le ceneri è prevista dal un recente regolamento approvato dal Comune ma di fatto non erano ancora state predisposte le aree ad hoc. Contro questa possibilità si è espresso a più riprese nel corso degli anni monsignor Dino Pistolato parroco di Gambarare che ha sempre ricordato come la dispersione delle ceneri sia una pratica non conforme alla dottrina della Chiesa cattolica.

A favore invece il consigliere Paolo Lucarda. “Negli ultimi anni - dice l’assessore ai Lavori pubblici Stefano Lorenzin - il ricorso alle cremazioni è notevolmente aumentato. L’amministrazione, attenta alle crescenti esigenze della cittadinanza, ha avviato la progettazione per la realizzazione di due aree per la dispersione delle ceneri, una nel cimitero di Gambarare una in quello di Oriago. Sono stati stanziati 135.000 euro con i quali, dopo la progettazione, si procederà alla realizzazione completa dell’area di dispersione nel cimitero di Gambarare; e si avvierà la realizzazione di un “giardino della memoria” del cimitero di Oriago per la dispersione delle ceneri dei cari estinti. È prevista anche la realizzazione, per stralci, di un numero elevato di

nicchie cinerarie, che sarà determinato puntualmente dalla progettazione, per garantirne la disponibilità nel lungo periodo”.

Memoria, l’incontro degli studenti con Olga Neerman

Un emozionante incontro si è tenuto nelle scorse settimane ad Oriago di Mira: Olga Neerman 100 anni, testimone della Shoah ha incontrato gli studenti della scuola media della frazione mirese Dante Alighieri. L’incontro si è svolto all’auditorium della Biblioteca di Oriago. Nata a Venezia nel 1925 in una famiglia ebrea di origine belga, Olga Neerman ha trascorso l’infanzia tra Trieste

e il Lido di Venezia. Ma la serenità si è interrotta nel 1938 con l’emanazione delle leggi razziali. Da quel momento le venne impedito di frequentare la scuola e iniziò a sperimentare crescente emarginazione sociale. Nel 1943, con l’avvio delle deportazioni, la sua famiglia fu costretta alla fuga per salvarsi. Nonostante i suoi cento anni, Olga Neerman continua a incontrare ogni anno

Al di là delle scelte legittime delle persone e delle famiglie va detto che rispetto alla sepoltura in loculo la cremazione è meno costosa. Intanto sono stati av-

viati e sono in fase di realizzazione 128 ossari nel cimitero di Oriago e altri 130, aggiuntivi, in quello di Gambarare per un costo complessivo di 80 mila euro. Si aggiungono, poi, una serie di manutenzioni straordinarie effettuate nei 5 cimiteri comunali per circa 100 mila euro. Nel corso del 2025 sono terminati i lavori di ampliamento del cimitero di Gambarare con la realizzazione di 160 loculi e 56 ossari; la costruzione di un viale d’ingresso asfaltato per una larghezza di quattro metri sino all’inizio della rampa pedonale di accesso al nuovo blocco loculi; l’ultimazione della camera mortuaria; la sistemazione a nuovo dei servizi igienici all’ingresso ovest; inoltre è stato automatizzato il cancello consentendo l’accesso diretto dal parcheggio ovest. Si tratta di lavori che sono costati complessivamente 450 mila euro.

centinaia di studenti, convinta che “la conoscenza della Shoah rappresenti un pilastro educativo imprescindibile per la formazione di cittadini consapevoli, capaci di riconoscere il pregiudizio e difendere i diritti fondamentali della persona”. Gli studenti erano accompagnati dai docenti che hanno organizzato l’iniziativa e dalla dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo “Adele Zara”,

Angelina Zampi. La signora Neerman è stata accompagnata dalla vicepresidente dell’Associazione Figli della Shoah, Marina Scarpa Campos. “Grazie di cuore alla signora Neerman – ha affermato la dirigente Zampi – per aver condiviso con noi la sua storia: una storia dura, piena di sacrifici fatti per sopravvivere, ma fa riflettere su ciò che è stato e che non deve più accadere”. (a.a.)

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Formazione dedicata e a ancamento continuo

Ambiente solido e percorso di crescita in primaria azienda veneta

Cerchiamo personale per contatto diretto con aziende e attività del territorio O riamo assunzione a tempo indeterminato full time o part time + incentivi

Lavoro. La decisione del Tribunale di Venezia scatena la polemica della Femca Cisl

Pansac, l’ultima beffa: esclusi i lavoratori dalla ripartizione finale

S i è chiusa nel modo peggiore la lunga e tormentata vicenda della Pansac, storica azienda produttrice di sacchetti e film plastici dichiarata fallita alla fine del 2011. Nell’ultima ripartizione delle risorse disponibili, infatti, i lavoratori sono rimasti esclusi dalla distribuzione dei fondi, che sono stati invece destinati a banche, fornitori e creditori prededuttivi. Una decisione che pesa come un macigno: per ogni dipendente si tratta di circa 5 mila euro che non verranno corrisposti. “Non abbiamo alcuna intenzione di cedere e metteremo in campo tutte le azioni necessarie affinché ognuno riceva quanto gli spetta - assicura Francesco Coco, segretario generale della Femca Cisl ( in foto ) Venezia, parlando apertamente di una beffa ai danni dei lavoratori, già duramente colpiti da oltre un decennio di attese e sacrifici. La Pansac, prima del crac, contava più di mille addetti distribuiti tra Veneto e Nord Italia: 550 nello stabilimento di Malcontenta di Mira, circa un centinaio ciascuno a Marghera e Portogruaro, nel Veneziano, e altri tra Ravenna e Zingonia, nel Bergamasco. Con il fallimento, nel dicembre 2011, si avviò la procedura di cassa integrazione straordinaria e la gestione passò al com-

missario Marco Cappelletto, avvocato di Mestre. Per circa due anni i lavoratori riuscirono a mantenere il posto, percependo però stipendi ridotti. Successivamente gli stabilimenti veneti furono progressivamente ceduti: Malcontenta passò pri-

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ma a Polimira e poi a Poligof di Lodi, arrivando a occupare circa 250 persone; a Marghera nacque Polirama, controllata dal gruppo Selene di Lucca; Portogruaro, invece, chiuse definitivamente i battenti. Nel frattempo, i dipendenti vantavano crediti compresi tra i 20 e i 30 mila euro ciascuno, legati al mancato pagamento di Tfr, stipendi, ferie e mensilità aggiuntive. Una parte delle somme è stata recuperata nel tempo, ma non integralmente. L’ultima decisione, che esclude i lavoratori ( pur creditori privilegiati ) dalla distribuzione finale, ha riacceso rabbia e amarezza. “È una grande delusione – conclude Coco – perché ancora una volta non si è pensato alle prime vittime di questa crisi. La vicenda Pansac dimostra cosa accade quando certi segnali vengono sottovalutati: si perdono risorse, aziende e posti di lavoro. Speriamo che almeno serva da lezione per il futuro”. Ad annunciare battaglia con i sindacati sono stati nel frattempo il Comune di Mira che è intenzionato a fornire aiuto legale in una azione per recuperare i crediti mentre il consigliere regionale Jonathan Montanariello ha presentato una interrogazione in consiglio regionale.

Alessandro Abbadir

Fictem Cgil promette battaglia

“I problemi non sono solo quelli del mancato pagamento dei soldi spettanti agli ex dipendenti della Pansac, ma ci sono in questo momento anche quelli della Poligof che ha rilevato da anni lo stabilimento di Malcontenta di Mira e che in poco più di 2 mesi ha lasciato a casa oltre 30 lavoratori a termine, non rinnovando loro i contratti”.

A spiegarlo è Michele Pettenò (in foto) segretario generale Fictem Cgil Venezia e Davide Stoppa della direzione dello stesso sindacato.

“L’attuale Poligof, gestita da una finanziaria - sottolinea - tratta i lavoratori come numeri, lasciando a casa in giro di 2-3 mesi più di 30 persone tra contratti a termine e staff leasing, persone che lavoravano lì anche da quasi 2 anni, che avevano acquisito capacità e competenze, che hanno dato il loro contributo per far crescere l’azienda e che poi sono stati scaricati. Abbiamo chiesto un incontro all’azienda per capire il futuro produttivo e la salvaguardia dei posti di lavoro, incontro che c’è stato rifiutato contro quanto previsto dalle norme contrattuale e contro i loro lavoratori. Agiremo con tutti i mezzi a disposizione per la tutela dei lavoratori”. (a.a.)

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Opere pubbliche. Investimenti da circa 1,8 milioni con il piano triennale

Piazza del Grano si rifà il look

Il centro sarà protagonista di una profonda riqualificazione urbana nei prossimi anni. Il progetto ridisegnerà l’area affacciata sul Naviglio con nuovi spazi verdi, una fontana funzionante, un belvedere e un arredo urbano rinnovato, mantenendo monumenti e posti auto

Il centro di Dolo sarà oggetto nei prossimi anni di un cambiamento e di una riqualificazione che ne cambierà completamente il volto. Nel corso del Consiglio comunale, oltre ad approvare il bilancio di previsione 2026 e il piano triennale

delle opere pubbliche, è stato illustrato il progetto di riqualificazione di Piazza del Grano, l’area del centro che lungo via Matteotti si riflette sul Naviglio, proprio di fronte alla chiesa di san Rocco e che ha già visto un primo stralcio con interventi che hanno interessato via Dauli e davanti il duomo. L’intervento ridisegnerà il centro cittadino, dando nuova vita alla fontana, mantenendo il monumento a Garibaldi e il pennone. La nuova Piazza del Grano diventerà uno spazio da vivere, circondato

da aree verdi, in piena sicurezza rispetto al traffico veicolare. Gli elementi che hanno guidato l’Amministrazione comunale nella riqualificazione dell’area centrale del paese sono stati quelli di restituire a Dolo una fontana funzionante e valorizzare il monumento a Giuseppe Garibaldi, creare uno spazio per la socialità e per iniziative all’aperto, con un arredo urbano nuovo, incrementare le aree verdi e la relazione con il Naviglio con un nuovo belvedere, mantenendo inalterato il numero dei posti auto per la sosta. Il cantiere aprirà nella primavera 2026.

Il costo previsto per l’intervento è di un milione e ottocentomila euro circa, destinato a scendere in sede di aggiudicazione dell’appalto. “L’interven-

to tanto atteso sarà qualitativamente molto ricercato, grazie all’impiego di materiali pregiati ma resistenti – pietra naturale, marmo, acciaio corten – concordati attraverso un proficuo confronto con la Soprintendenza - ha affermato il sindaco Gianluigi Naletto -. Attraverso questo importante investimento Dolo fa la propria parte per il rilancio della Riviera del Brenta dal punto di vista turistico e della vivibilità”. “Nello stesso periodo contiamo di riuscire a realizzare l’intervento di completa riqualificazione di via Piave, che si collegherà direttamente ai lavori su Piazza del Grano - aggiunge il vicesindaco Matteo Bellomo -.

In queste settimane, poi, Veneto Strade assegnerà i lavori di realizzazione della passerella ciclopedonale di villa Angeli. Questi

interventi insieme, sommati al previsto spostamento del deposito Actv, cambieranno completamente volto alla Porta Est di Dolo”. I due amministratori concludono: “Lo sforzo che ha compiuto la nostra Amministrazione deve essere necessariamente accompagnato da quello di Anas e Regione: chiediamo, ancora una volta, sia garantita l’apertura di un casello autostradale per il territorio e sia escluso il passaggio del traffico pesante dalla Strada Statale 11”. Lino Perini

Finanziamenti stabili ma senza slancio alle aziende della Riviera del Brenta

Restano sostanzialmente stabili, negli ultimi anni, le richieste e le erogazioni di finanziamento da parte delle aziende iscritte all’Associazione Artigiani “Città della Riviera del Brenta” a Cofidi Veneto. Un dato che, letto nel contesto economico attuale, assume un significato preciso: le imprese tengono, ma senza slanci.

Cofidi Veneto, società cooperativa di garanzia mutualistica attiva da oltre cinquant’anni, rappresenta un punto di riferimento per il mondo delle piccole e medie imprese, offrendo accesso al credito agevolato e convenzionato. In Veneto conta più di 11mila imprese associate. Nel 2025, nel comprensorio della Riviera del

Brenta, tra le aziende aderenti si sono registrati volumi di finanziamento presentati per circa 9 milioni e 849mila euro, suddivisi in 194 pratichecomplessive. Di queste, 26 sono state respinte, pari a circa il 11,5% dei volumi totali. Numeri che fotografano una situazione ormai consolidata. A spiegare il quadro è il segretario dell’Associazione Artigiani della Riviera del Brenta, Giorgio Chinellato. «Grazie a richieste di finanziamento accese dalle aziende nel corso degli anni – sottolinea – il numero e il volume complessivo delle domande è rimasto stabile». Una stabilità che però non coincide con una fase espansiva.

Il contesto internazionale, segnato da conflitti e instabilità geo-

Via alla riqualificazione delle ex cantine Ermolao

Una riqualificazione importante attende da oltre trent’anni il centro di Dolo nell’area delle ex cantine Ermolao che ora si presenta in disfacimento ed offre un’immagine di degrado proprio a ridosso del palazzo municipale. Adesso l’amministrazione ha dato il via libera alla riqualificazione di quest’area che si estende per alcune centinaia di metri. “Questo è un momento storico ed atteso

da decenni - ha sottolineato il sindaco Gianluigi Naletto -. Grazie a questo accordo le ex cantine ormai fatiscenti saranno abbattute ed al loro posto sorgeranno due edifici residenziali. Questo intervento consente di sanare un vero e proprio buco nero nel centro cittadino anche grazie alla realizzazione di aree verdi, piazzette e percorsi pedonali pubblici e di un grande viale che collegherà il

Municipio al polo culturale di villa Concina. Oltre a questo anche sul fronte del Municipio, in Via Cairoli, sarà il privato a realizzare marciapiedi ed illuminazione pubblica che garantisca piena sicurezza e decoro”.

A seguito dell’accoglimento della proposta di accordo pubblico-privato, e della successiva variante urbanistica, è stata quindi approvata la convenzione che

politiche, ha infatti prodotto negli ultimi due o tre anni una contrazione economica che si riflette anche sul territorio. In un clima di incertezza le imprese hanno ridotto gli investimenti rispetto alle attese, mentre i bandi regionali e nazionali non sono riusciti a stimolare in modo sufficiente il tessuto della piccola e media impresa, nemmeno in un’area dinamica come quella della Riviera del Brenta.

Secondo gli addetti ai lavori, la tendenza potrebbe proseguire anche nel corso dell’anno e nei prossimi, vista la perdurante instabilità globale. A rivolgersi a Cofidi sono aziende di diversi comparti, con una prevalenza

dei settori edilizia, impiantistica e servizi. Strumenti come la sezione Fesr del Fondo regionale Liquidità consentono di accedere a finanziamenti agevolati a tasso zero, pensati per sostenere esigenze di liquidità a breve e medio termine.

Resta tuttavia un nodo critico: «Si nota una certa difficoltà da parte delle start up ad accedere ai fondi – conclude Chinellato – nonostante negli anni si sia insistito sulla necessità di incentivare l’innovazione e rafforzare la presenza dei giovani nel mondo dell’impresa». Un segnale che invita a ripensare strumenti e politiche di sostegno, per trasformare la tenuta in nuova crescita. (r.m.)

disciplina le opere di urbanizzazione che verranno realizzate dal privato, come la sistemazione di porzione del parco di Villa Concina con realizzazione di collegamento pedonale dalla Villa stessa alla “Piazzetta degli Storti”, la realizzazione di marciapiedi ed aree pedonali nelle aree pertinenziali al Municipio e dell’isola ecologica nei pressi del parcheggio di Piazza Mercato. (l.p.)

Giorgio Chinellato

Sicurezza. Videosorveglianza ampliata e 12.470 verbali nel 2025

Multe in calo ma organico in affanno: 95 telecamere e nuove assunzioni

Multe in calo ma anche carenza di agenti. Questa in sintesi la relazione che annualmente è stata fatta dalla comandante della Polizia dell’Unione dei Comuni della Città della Riviera del Brenta in occasione della seconda edizione della festa di san Sebastiano, santo protettore delle Polizie municipali. “Nella relazione dello scorso anno - ha sottolineato la comandante - mi sono soffermata sull’organizzazione del Corpo Polizia Locale, senza citare un’importante attività svolta dal Comando, ovvero la gestione del sistema di videosorveglianza. Nel 2025 è stato ampliato ulteriormente l’impianto e ad oggi vengono gestite 95 telecamere di vario tipo sia di contesto che di lettura targa. L’uso di questi strumenti ci fa capire come il contesto in cui lavoriamo sia cambiato; la polizia locale è chiamata a svolgere compiti sempre più legati alla sicurezza urbana.” La comandante ha poi sottolineato la carenza dell’organico.

“Dopo un inizio incoraggiante con la presenza di 15 unità su 16, da agosto vi sono state delle cessazioni che hanno portato a chiudere l’anno con 12 unità. Nel corso del 2026 è prevista l’assunzione di 4 operatori, con profili diversi, e mi auguro di arrivare quanto prima alla copertura dell’attuale pianta organica”. La comandante ha poi fornito alcuni dati relativi al lavoro svolto nel 2025. Nell’ambito dell’infortunistica stradale sono stati rilevati 62 incidenti stradali di cui 51 con feriti e 11 senza feriti (in sensibile diminuzione rispetto al 2024 con 68 sinistri). Per quanto attiene l’attività sanzionatoria extra Codice della Strada sono stati effettuati un totale di n. 220 sopralluoghi al fine di verificare eventuali violazioni in materia edilizia, ambientale, disciplina sui rifiuti, attività rumorose, aree incolte, normativa sulla pubblicità nelle strade e varie altre materie ed elevati 68 verbali per violazioni a Regolamenti Comunali e leggi varie in materia di commercio, immigrazione, rifiuti, idraulica, pubblicità, aree incolte e veterinaria. Per quanto attiene l’attività sanzionatoria relativa al Codice della Strada sono stati elevati 12.470 verbali di cui 7.581 con sistemi automatici e 6.257 per il superamento del limite di velocità e 1.324

relativi al rilevamento del passaggio con il rosso semaforico. Rispetto all’anno precedente i verbali relativi alla violazione del superamento del limite di velocità sono diminuiti in maniera consistente. Si aggiungono 211 verbali per veicoli non revisionati, 55 per mancanza di copertura assicurativa, 26 per l’uso del cellulare alla guida, 8 per guida senza patente, 67 per mancato uso cinture di sicurezza e sono stati eseguiti 9 fermi amministrativi del veicolo, 46 sequestri amministrativi del veicolo, 26 rimozioni, 25 le patenti ritirate e 1 ritiro della carta di circolazione.

“Al

di qua e al di là del ponte”

Torna in libreria lo scrittore dolese Nicola Tonelli, con un nuovo libro dal titolo ‘Al di qua e al di là del ponte’. Dopo il successo di ‘Essere a Venezia’, nel quale racconta la storia di sei personaggi famosi che abitano la capitale della Serenissima. Se ‘Essere a Venezia’ è ormai un libro conosciuto per le varie e importanti presentazioni sia a Venezia che nel territorio, l’ultimo lavoro ‘Al di qua e al di là de ponte’ non è ancora noto e sarà una piacevole scoperta. Il Veneto è la regione con il maggior incremento di nuovo territorio cementificato. Questo ha spinto lo scrittore ad immaginare la trama del romanzo dove gli interessi politici ed economici sono il fulcro per una ribellione popolare. In un piccolo paese della Padania, dove tutti si conoscono, attraversato da un bel fiume, il sindaco decide un

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sul

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giorno di prosciugarlo e di farci passare una tangenziale a quattro corsie. Tutto bene, se non fosse che la ditta incaricata a costruire il ponte che avrebbe dovuto unire le due parti del paese, prima asfalta il fiume e demolisce quello esistente, sennonché una serie di vicissitudini finanziarie non permettono la realizzazione di quello nuovo. Così la farmacia da una parte e il municipio da un’altra, il cimitero a destra e la chiesa a sinistra, diviene difficile ogni attività. Come risolvere questo problema? Sarà l’amore del giovane Fausto diviso dalla sua adorata Debora che troverà la soluzione. Ma sarà una soluzione che potrà essere applicata solo con la complicità di tutti i cittadini. È un romanzo ironico a tratti romantico e per certi versi misterioso. Insomma un’altra bella prova per Nicola Tonelli che non si definisce scrittore ma racconta storie. E non è finita qui perché c’è nell’aria la pubblicazione di una raccolta di brevi racconti di Tonelli. (l.p.)

diritti e futuro, la console onoraria del Brasile ispira gli studenti

’ stata un’occasione di grande valore formativo e di ispirazione per gli studenti del triennio degli indirizzi Economico-Relazioni internazionali per il marketing e Turismo, ma anche per il personale docente, dell’Istituto Tecnico Commerciale Statale ‘Maria Lazzari’, l’incontro con la professoressa Helen Gnocchi, Console Onorario del Brasile. Incentrato sul tema della ‘Professione Diplomatica’, l’incontro ha visto la Console onoraria del Brasile coniugare il racconto personale con la dimensione professionale, offrendo una prospettiva autentica sulla vita diplomatica. Ha condiviso la storia della sua famiglia, di origine veneta da parte di padre, immigrata in Brasile a inizio novecento, ponendo l’accento sulle difficoltà che in generale devono affrontare le persone che decidono di trasferirsi in un Paese straniero. L’attenzione posta dalla Console è stata quella del ruolo del Diplomatico, chiarendo le differenze e le specificità delle diverse cariche istituzionali (Ambasciatore, Console Generale, Console Onorario,) ed ha sottolineato il percorso di studi necessario per intraprendere questa carriera e l’importanza cruciale dell’integrità morale e pro-

fessionale che deve contraddistinguere tali figure. Raccontando la sua personale esperienza, la professoressa Gnocchi ha spiegato come, partendo dai suoi studi in Relazioni Internazionali e Antropologia, abbia sviluppato una profonda passione per la difesa dei diritti. Un impegno che la vede attualmente schierata attivamente nella lotta contro la violenza sulle donne e più in generale sulla violazione dei diritti umani e del rispetto dell’ambiente. La Console ha lanciato un messaggio potente agli studenti, sottolineando come la

vita del diplomatico sia sempre e prima di tutto al servizio della comunità, e per questo motivo ha enfatizzato l’importanza dello studio quale strumento indispensabile all’ampliamento della conoscenza e della crescita personale, da corredare con buone dosi di empatia, spirito imprenditoriale e la determinazione nell’inseguire le proprie passioni e coltivarle con impegno e dedizione.

La Console Gnocchi ha apprezzato l’accoglienza calorosa, l’entusiasmo e l’ottima preparazione evidenziata dalle domande puntuali e attuali sui temi trattati, durante un vivace dibattito che ha arricchito ulteriormente l’esperienza formativa degli studenti. Infine, l’evento si è rivelato l’occasione per la nascita di una stimolante collaborazione culturale che avvicinerà gli studenti del Lazzari alla lingua portoghese, alla cultura brasiliana e alle opportunità offerte dalle relazioni internazionali intercorrenti tra i due Paesi. Per la buona riuscita dell’incontro ha collaborato la Commissione Comunicazione dell’ITCS ‘Maria Lazzari’ composta dai professori Malerba, Monetti e Tiozzo.

Lino Perini

Al liceo Galilei, “La lezione più importante”

Consegnati gli attestati di partecipazione agli studenti del liceo Galilei che hanno partecipato al cortometraggio ‘La lezione più importante’. Nella foto, con al centro il regista Karma Gava, sono presenti Francesco Buccheri, Irene Alexia Parfenie, Alisia

Pessato, Edoardo Salvatore Mario Menditti, Lisa Giannitto, Stella Terrin, Giulia Panizzolo. Esperienza davvero emozionante per gli studenti del liceo Galilei che hanno preso parte alle riprese del cortometraggio girato nella scuola dal regista Karma Gava e che ha fatto seguito all’iniziativa del progetto dello scorso anno scolastico della professoressa Marilena Formilan, ‘Cinema! Ciak si gira’ quando è stato realizzato un cortometraggio propedeutico. ‘La lezione più importante’ narra la storia di una di una giovane infelice e chiusa in se stessa, che grazie al teatro ed ad un professore si apre al mondo e impara ad amare le infinite possibilità della vita. Un racconto che vuole celebrare l’importanza della scuola e dell’insegnamento. (l.p.)

La tappa. TT MetropolTerraglio conquista la vetta

Debutto storico del tennis tavolo paraolimpico

Un evento, il primo in assoluto svoltosi nell’area della Città Metropolitana, ha portato spettacolo e ammirazione nella palestra IPS ‘Cesare Musatti’ di Dolo per la disputa della seconda giornata del Girone A (classi 1–5), valido per il calendario stagionale 2025-2026 di tennis tavolo paraolimpico. Una tappa del Campionato Nazionale di Serie A2. L’ evento é stato organizzato dal team TT MetropolTerraglio, ultima novità del settore paralimpico della Polisportiva Terraglio di Mestre affidata al coordinamento di Pietro Martire. Sei le formazioni impegnate, i 5 Cerchi Plus di Montegrotto Terme, il C.S.D. ASK Kras di Trieste, l’ ASV TT Südtirol di Bolzano, l’ ASD Polimortise Smile di Mortise, i Rangers A2 Para TT di Udine ed, appunto, il TT Metropolterraglio – Venezia. Il TT MetropolTerraglio si è imposto battendo rispettivamente per 3 a 1 e per 3 a 0 le formazione del ASV TT SUDTIROL CRIMSON SNOW e 5 cerchi

plus di Montegrotto Terme, guadagnandosi così il primo posto in classifica a punteggio pieno.

La TT MetropolTerraglio B, invece, ha vinto per 3 a 0 con i 5 cerchi Plus ed ha perso, con il medesimo risultato, dalla formazione di Udine RANGERS A2 PARA TT CIVIBANKA. A rappresentare la squadra veneziana sono scesi in gara Pietro Martire, Filippo Boldrin, Filippo Sannevigo, Omar El Falaki, Roberto Ballardini, Vittorio Da Mosto, Alessandro Solivo e Aurora Boatto, guidati dal tecnico Marco Bortoletti, con il supporto dei dirigenti accompagnatori Michele Boldrin, Andrea Bruscagnin e Alberto Toffano. A salutare i partecipanti anche il sindaco dolese Gianluigi Naletto e l’assessore allo Sport Cristina Nardo. “Un onore per Dolo - ha sottolineato il primo cittadino - ospitare questo importante evento paraolimpico, che manifesta una lunga e rinnovata sinergia tra il tennistavolo e la nostra Città. Grazie

al concittadino e delegato provinciale Cip Pietro Martire, Dolo si candida a diventare centro di riferimento interregionale delle discipline sportive per le diverse abilità. Un impegno che continuerà a tradursi in nuove strutture formative e sportive in grado di approfondire e vivere insieme importanti eventi paralimpici”. Davide Giorgi, presidente del Co-

mitato Italiano Paralimpico del Veneto, ha aggiunto. “A nome del movimento paraolimpico del Veneto non posso che esprimere la più grande soddisfazione per l’evento che segna l’ingresso di un territorio importantissimo come il Comune di Dolo e la Città Metropolitana di Venezia nella grande famiglia paraolimpica del Veneto ora anche nel tennis ta-

Dolo celebra Carlotta Pra: quarto oro mondiale nella kickboxing

Grande soddisfazioni a Dolo per la conquista del quarto titolo mondiale di Kick Boxing per la dolese Carlotta Pra e fra i primi a congratularsi per la conquista del prestigioso alloro mondiale sono stati anche il sindaco di Dolo Gianluigi Naletto e l’assessore Cristina Nardo. “La straordinaria impresa della nostra concittadina Carlotta ci onora e ci inorgoglisce, affermando Dolo, nello scenario internazionale, come Città di donne e uomini forti e di valore. Con i migliori auguri, possa Car-

lotta rappresentare un esempio ed un modello di vita per i nostri giovani”. Ancora una volta la dolese Carlotta Pra è salita sul tetto del mondo, Ad Abu Dhabi ha conquistato il suo quarto titolo mondiale WAKO nella disciplina pointfighting, categoria -65 kg Master. Grande la soddisfazione dell’atleta che ha così commentato la nuova impresa:

“Per me è stato un torneo intenso, combattuto punto su punto: in semifinale ho affrontato un atleta greca, vincendo per 6-4, e in finale ho superato la rap-

presentante del Messico con il punteggio di 6-1.

“Questa vittoria – ha aggiunto carlotta Pra - arriva dopo i titoli mondiali del 2017, 2019 e 2021, e ha per me un valore speciale: è la conferma di un percorso lungo, iniziato all’EuropeCenter di Camponogara, dove mi alleno ancora oggi, 25 anni fa guidata dal Maestro Luca Terrin. Sono cintura nera 5º dan, insegno ai bambini dai 6 ai 12 anni, e ricopro anche il ruolo di consigliere regionale del CONI Veneto. Accanto a me, come sempre, c’è

stato il mio coach Raffaele Di Paolo, che è al mio fianco anche nella vita, e insieme abbiamo lavorato intensamente per ottenere questo nuovo risultato”.

“Tornare a casa con un nuovo oro mondiale - ha concluso Carlotta -. è una sensazione difficile da descrivere: ogni volta è diversa, ogni volta più consapevole. Dietro questa medaglia ci sono anni di allenamento e dedizione, ma anche la gioia di poter rappresentare l’Italia e la mia società su un palcoscenico mondiale”(l.p)

volo. Le prossime Paraolimpiadi – ha concluso Guidi - segneranno per il Veneto un punto di non ritorno, con un lascito sulle nostre comunità che potrà e dovrà rappresentare un vero e proprio salto di qualità nel sentire comune su un tema come l’inclusione sociale”.

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segue da pag. 1

La grande attesa del bilancio regionale

Nel corso di tutta la campagna elettorale e per la verità anche in questi giorni, infatti, il presiedente Stefani ha puntato tutti i riflettori sul sociale. Un grande piano casa, nuovo ossigeno alle case di riposo, investimenti nella sanità pubblica e “badanti” di quartiere e condominio. Tutte politiche particolarmente apprezzate anche in modo trasversale tanto che anche le opposizioni sono rimaste spiazzate sentendosi, in un certo senso, “scippate” di cavalli di battaglia storici del centrosinistra. Promesse, poi, che hanno fatto storcere più di qualche naso tra i leader

del centrodestra che, in alcuni casi, hanno letto queste esternazioni come delle tirate di orecchie alle Giunte regionali precedenti.

Quello che però in questo momento conta è che le priorità indicate da mesi dal Presidente Stefani sono economicamente molto costose e, quindi, si torna al passaggio cruciale del bilancio. Ci saranno veramente nel bilancio tutte queste politiche? Questo è quello che ci si chiede da più parti e soprattutto questo è quello che misurerà la forza del Presidente Stefani di dettare la propria agenda.

Certo sullo sfondo restano l’autonomia e ora anche la holding autostradale che potrebbero garantire nuove risorse economiche al Governo regionale, ma non possono costituire il motivo di una radicale inversione di marcia. Quindi tutti in attesa di vedere se la Regione sarà in grado di approvare un bilancio che dia risposte particolarmente robuste in materia di sociale e di sanità pubblica. Il Presidente Stefani si sente sicuro tanto che in questi giorni, mentre tutti corrono a garantirsi un posto lungo le piste da sci, lui continua a visitare ospedali, RSA e cooperative sociali. Non resta che attendere, le aspettative sono molto alte e il rischio politico lo è altrettanto.

“Rendere la vita più semplice agli imprenditori, più concretezza e
“Sulla sburocratizzazione passiamo alla fase operativa, è fondamentale avere anche un nuovo piano del commercio”

Abbiamo incontrato in redazione l’ex sindaco di Cittadella e Padova Massimo Bitonci che dopo una esperienza lunga e prestigiosa a Roma da parlamentare, con incarichi di Governo, torna in Veneto da assessore.

Il primo atto pubblico dell’assessore Bitonci, con deleghe importanti quali quella delle attività produttive, è stato un tavolo che ha messo insieme la Regione tutti gli attori del commercio e del mondo delle imprese. Parola d’ordine?

“Sburocratizzazione” risponde sicuro Massimo Bitonci, l’assessore di più lunga e spessa esperienza tra quelli che il presidente Alberto Stefani ha scelto nella composizione della squadra di Governo. Già sindaco a Cittadella e successivamente a Padova, parlamentare e sottosegretario di Stato.

Bitonci deve mettere mano a dossier particolarmente delicati.

“Quella di affrontare il tema della sburocratizzazione è stata una importante iniziativa del presidente Alberto Stefani. L’abbiamo detto più volte durante la campagna elettorale, adesso si passa alla fase operativa. Seguo

meno burocrazia in Veneto”

economiche coinvolgeremo per la massima trasparenza ance i media e la stampa”.

il tema della sburocratizzazione da anni, anche a livello nazionale, e so quanto le imprese, più che incentivi, più che forme di finanziamento chiedono la semplicità nelle procedure e quindi la sburocratizzazione”.

Cosa vuol dire in concreto sburocratizzare?

“Significa rendere più semplice la vita agli imprenditori: ridurre il numero degli incentivi, che a livello nazionale veicolati poi dalle regioni sono oltre duemila, cercare di fare un lavoro anche di monitoraggio, accesso unico attraverso portali unici, utilizzo della tecnologia, cioè la digitalizzazione: è quello che ci aiuterà moltissimo nel tema della semplificazione. La digitalizzazione è anche un obiettivo del del piano di ripresa e resilienza, di carattere europeo”

Il tavolo della sburocratizzazione con il mondo delle imprese del commercio e dell’imprenditoria tornerà a riunirsi?

“Io penso che questo tavolo vada convocato ogni volta che si verificano i passaggi e quando misuriamo quelli che sono stati i miglioramenti, su alcuni processi, quindi dopo nascerà proprio anche un reporting: oltre a coinvolgere le categorie

Giace dalla precedente legislatura il piano del commercio. Quali sono le novità su questo dossier?

“Il dialogo con commercianti e artigiani coinvolti è continuo: dovremmo trovare una soluzione, anche perché diventa assolutamente fondamentale avere un nuovo piano del commercio in un momento così delicata di crisi degli esercizi, soprattutto di vicinato, dei centri storici, dei borghi, delle delle città, dove l’intervento regionale non può risolvere tutto, però può dare degli incentivi economici, può cercare di dare delle linee di intervento magari anche importanti per per le vetrine, per addobbare i negozi cercare anche di effettuare delle politiche a favore del riordino del sistema anche all’interno dei centri storici, perché alcune attività siano ammesse, perché altre attività magari non siano ammesse, perché se abbiamo anche dei salotti, dei gioielli all’interno delle città, è giusto che ci siano dei negozi adeguati alle nostre città d’arte”.

Sindaco a Cittadella, sindaco a Padova, parlamentare semplice ma anche Sottosegretario di Stato e adesso Assessore regionale. Qual è la differenza di questo ruolo rispetto ai precedenti e come i precedenti pos-

sono dare una mano a interpretare meglio questo ruolo?

“Ho sempre pensato che quando si ha un ruolo di Governo che sia di governo territoriale, oppure come è stato nel mio caso Sottosegretario del ministero dell’Economia prima, e poi delle Imprese successivamente, e adesso Assessore della Giunta di del presidente Stefani, bisogna avere un approccio

pragmatico. E questo è più facile chi ha fatto il sindaco come me e come lo stesso presidente Stefani: ti crea quella base per poter capire come funziona la pubblica amministrazione, come funziona un Comune che poi come l’Italia, o nel nostro caso il Veneto dei Comuni ha bisogno di più concretezza e meno burocrazia”.

Alberto Gottardo

Massimo Bitonci

Trasporti. L’assessore regionale Diego Ruzza

Biglietto unico, Olimpiadi infrastrutture e sostenibilità

Il Veneto accelera sul fronte delle infrastrutture e della sostenibilità. Abbiamo incontrato l’assessore regionale ai trasporti, Diego Ruzza, per fare il punto sui grandi cantieri aperti,fino all’ambizioso progetto del biglietto unico regionale.

Assessore, partiamo dalle due varianti stradali inaugurate nel Bellunese proprio all’arrivo della fiamma olimpica a Cortina. Che valore ha questo traguardo?

Si è percepito il grande desiderio di dare una svolta viabilistica in una zona fragile come il Bellunese. Concludere i lavori in tempo per le Olimpiadi e Paralimpiadi è stato fondamentale. È stato bello vedere la partecipazione della popolazione che non vedeva l’ora di vedere quel nastro tagliato.

Quanto ha influito la scadenza olimpica sulla velocità di questi cantieri?

Le Olimpiadi sono un’opportunità. Significa fare investimenti che poi rimangono nel tempo e migliorano la qualità della vita dei cittadini. Sicuramente ha aiutato a concludere opere importanti.

Parliamo di opere complesse: la variante di Tai di Cadore ha una galleria di 1000 metri, quella di Valle di Cadore di oltre 600. Ingegneristicamente non è stata una passeggiata.

Esattamente. Portare a termine lavori di tale complessità strutturale in quei territori è stata veramente un’impresa titanica. Ma la cosa più importante è che queste opere sono eterne: rimangono lì per pendolari, cittadini e turisti per gli anni a venire».

A Padova ha presentato 22 nuovi autobus sostenibili di Busitalia. Di che investimento parliamo?

Parliamo di 22 autobus di nuova generazione per il traffico extraurbano, con una capienza fino a 118 passeggeri. L’investimento è di circa 9,7 milioni di euro, finanziati per l’80% da fondi regionali. Dal 2018 la Regione è impegnata in un ammodernamento massiccio: abbiamo già stanziato complessivamente circa 300 milioni di euro, attingendo anche al PNRR. Questo ci ha permesso di

rinnovare il 50% della flotta veneta, che conta 3.200 mezzi.

Perché puntare proprio sul metano?

«Si va verso una reale sostenibilità. Il metano ha un bassissimo impatto e migliora la qualità dell’aria nella nostra regione. È un percorso avviato sul quale non si può assolutamente tornare indietro.

Un tema molto caro ai veneti è il “biglietto unico”. A che punto siamo?

Insieme al presidente la riteniamo una priorità da accelerare. Ci stiamo già impegnando con le strutture tecniche per arrivare al 2026, l’anno della svolta. L’obiettivo è un ticket unico che permetta di spostarsi su tutto il territorio regionale utilizzando gomma, treno e navigazione.

Assessore, lei ha una laurea in psicologia clinica. Le è servita in questo incarico?

Lo confermo al 100%. Quando mi hanno affidato l’assessorato mi dissero che gli studi in psicologia mi sarebbero serviti, oggi posso dire che è assolutamente così.

Infine, un accenno all’Alta Velocità. Quali sono le prossime mosse?

Stiamo monitorando costantemente i cantieri con RFI. È una grandissima opportunità per accorciare i tempi di trasporto per persone e merci. A breve avremo una cabina di regia per verificare l’avanzamento dei lavori su tutto il territorio regionale.

I conti della Regione. Filippo Giacinti
“Nuovo bilancio per il Veneto diciamo no alle nuove tasse”

Filippo Giacinti, neo assessore regionale al bilancio, patrimonio, affari generali e agenda digitale si trova oggi a gestire la complessa macchina finanziaria della Regione Veneto in un momento cruciale: il passaggio dall’esercizio provvisorio all’approvazione del bilancio di previsione 20262028.

Assessore Giacinti, la Giunta ha appena approvato le direttive per il bilancio 20262028. Quali sono i tempi previsti per l’approvazione definitiva e quali le priorità strategiche?

La priorità assoluta è uscire quanto prima dall’esercizio provvisorio per consentire alla Regione di spendere appieno le risorse necessarie ai servizi per cittadini e imprese e per lo sviluppo del territorio. Con l’approvazione delle direttive abbiamo individuato i budget; ora le strutture, insieme agli assessori, costruiranno i documenti tecnici: la legge di stabilità e il collegato. L’obiettivo è il voto in Consiglio regionale entro il 30 aprile. Cercheremo di anticipare i tempi il più possibile, garantendo però la qualità del dibattito, sia in Giunta che in Consiglio. Negli anni passati l’amministrazione regionale ha fatto del “no alle tasse” un proprio vessillo. Continuerete su questa strada, nonostante le preoccupazioni espresse in passato dal suo predecessore Calzavara?

In questo primo bilancio non prevediamo alcuna manovra sulle entrate: non ci sarà l’applicazione dell’addizionale IRPEF né modifiche ai tributi attuali. L’unica variazione riguarderà il recupero dell’evasione fiscale. Credo fermamente che l’equità fiscale sia un obiettivo di giustizia sociale: abbiamo prospettato un piano incisivo per recuperare alcune decine di milioni di euro da reinvestire nei servizi ai cittadini.

Anche le categorie economiche avevano espresso timori per un eventuale aumento dell’Irap. Cosa risponde al mondo produttivo?

Posso confermare che le tasse e i tributi

regionali rimarranno invariati. Per quanto riguarda le imprese, punteremo sulla lotta all’evasione e, soprattutto, sulla semplificazione. Il tavolo della sburocratizzazione, promosso dal Presidente e dall’assessore Bitonci, dimostra la nostra attenzione verso il sistema produttivo.

Parlando di cifre, la sanità quanto pesa effettivamente sul totale delle risorse regionali?

La sanità assorbe circa 11 miliardi di euro su un bilancio complessivo di 18 miliardi. A questi si aggiungono diversi milioni per i cosiddetti “Extra-LEA”, ovvero le prestazioni che non rientrano nei livelli essenziali di assistenza minimi definiti dallo Stato. È evidente come rappresenti la parte assolutamente preponderante del nostro impegno finanziario.

Spostandoci sul piano politico, lei è un esponente di Fratelli d’Italia. Come valuta l’attuale leadership di Giorgia Meloni e il futuro del partito?

Credo che Giorgia Meloni abbia restituito al nostro Paese una centralità internazionale riconosciuta da tutti gli osservatori. Ha saputo costruire una leadership capace di compattare tutto il centrodestra, guidandolo verso riforme strutturali attese da anni. Oggi l’Italia si muove in Europa e nel mondo con una rinnovata e grande autorevolezza.

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Riforma della giustizia, scocca l’ora della verità

La politica si divide sul futuro della magistratura

Il fronte del “Sì” punta sull’imparzialità dei giudici e la fine delle correnti nelle Procure, i sostenitori del “No” temono per l’indipendenza della magistratura e l’ingerenza dell’Esecutivo

I l prossimo 22 e 23 marzo i cittadini veneti e italiani saranno chiamati a un appuntamento cruciale con le urne per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Al centro della consultazione, la “separazione delle carriere”, una modifica che punta a dividere i percorsi professionali di chi accusa e di chi giudica. Trattandosi di un referendum confermativo, è importante ricordare che non è previsto il quorum: la riforma passerà o sarà bocciata sulla base della maggioranza dei voti validamente espressi, indipendentemente dall’affluenza. Il cuore del quesito riguarda la scissione tra i ruoli di Pubblico Ministero e Giudice. Se oggi un magistrato può, pur con limitazioni, passare da una funzione all’altra, la vittoria del Sì renderebbe questa separazione

definitiva sin dall’ingresso in magistratura. La riforma prevede inoltre la creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura (uno per i giudicanti e uno per gli inquirenti) e l’introduzione del sorteggio per la scelta dei componenti, con l’obiettivo dichiarato di contrastare il peso delle “correnti” associative. Nel dibattito che ha animato le piazze e le istituzioni del nostro territorio, il fronte del Sì punta tutto sull’imparzialità del giudice. Tra le voci più autorevoli del panorama giuridico veneto, l’avvocato Renzo Fogliata, già Presidente della Camera Penale Veneziana, sostiene la necessità della riforma come atto di civiltà giuridica: «È fondamentale che chi giudica sia equidistante tra accusa e difesa. La separazione delle carriere non è un attacco ai

magistrati, ma una garanzia per il cittadino». Sul piano politico, il centrodestra veneto è compatto. Tra i sostenitori più convinti c’è Flavio Tosi, eurodeputato e coordinatore regionale di Forza Italia. “La riforma rappresenta una vittoria storica del centrodestra – afferma - e una risposta alle criticità emerse negli ultimi anni, con scandali come quello legato a Palamara che hanno evidenziato la spartizione delle procure da parte di correnti politiche, in particolare di sinistra. Il nuovo sistema, con il sorteggio dei membri del Csm, favorirà una maggiore eterogeneità e limiterà l’influenza delle correnti sulle nomine, tutelando l’autonomia dei magistrati più indipendenti”. La riforma, conclude Tosi, non tocca i principi fondamentali della Costituzione né il sistema proporzionale di nomina, ma mira a rendere le nomine più trasparenti e meno influenzate dalle correnti. Di parere opposto sono i detrattori della riforma, che vedono nel cambiamento un rischio per l’autonomia della magistratura dal potere politico. Loren-

zo Miazzi, magistrato e Presidente di sezione presso la Corte d’Appello di Venezia, solleva dubbi sulla frammentazione del CSM, avvertendo che isolare il Pubblico Ministero potrebbe, nel tempo, portarlo sotto l’influenza dell’esecutivo. Anche il centrosinistra si è mobilitato. Elly Schlein, intervenuta a Padova per sostenere il fronte de “No”, va dritta al punto: “È una riforma sbagliata nel metodo e nel merito, una riforma di potere, che serve a un governo convinto che vincere le elezioni dia diritto a non essere giudicato. L’unica cosa che fa questa riforma è spaccare il Csm, che la Costituzione indica come il governo autonomo della magistratura. L’indipendenza

della magistratura non è una tutela dei magistrati, ma una garanzia per i cittadini, perché possano far valere i propri diritti”. Andrea Martella, segretario regionale del PD, esprime preoccupazione per una riforma definita “punitiva” nei confronti dell’ordine giudiziario: “Il vero problema della giustizia in Veneto sono le carenze di organico e i tempi infiniti dei processi, non la separazione delle carriere, che rischia solo di creare magistrati-funzionari”. Nel momento in cui andiamo in stampa, a metà febbraio, i sondaggi danno in leggero vantaggio il fronte del “No” ma sono ancora molti gli indecisi che sceglieranno se e come votare solo negli ultimi giorni.

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“Felice Maniero, ex genio del crimine: oggi è incapace di intendere e volere”

M aurizio Dianese, decano del giornalismo veneto, conosce Felice Maniero meglio di chiunque altro. Da cronista ha seguito per anni l’attività criminale di “Faccia d’Angelo” e della Mala del Brenta; poi, nel corso degli anni, ha scritto una serie di libri importanti per capire un fenomeno che ha segnato profondamente il nostro territorio (e non solo). Dianese è appena tornato in libreria con “Come me nessuno mai. Le mille vite di Felice Maniero bandito” (SEM edizioni). Un libro che arriva dopo anni di inchieste, processi, ricostruzioni giornalistiche. Questa volta, però, Maurizio Dianese aggiunge un tassello decisivo: la voce diretta di Felice Maniero, con cui è stato a stretto contatto per mesi proprio per scrivere questo libro. Ne viene fuori il ritratto definitivo dell’ex boss della Mala del Brenta e, insieme, quello di un Nordest che cresceva a ritmi vertiginosi e che si è arricchito a dismisura (anche sporcandosi le mani).

Allora Maurizio, possiamo dire che questo è il libro definitivo su Felice Maniero?

Di definitivo c’è solo la morte. Però sì, è il libro che chiude il cerchio. Le ricostruzioni precedenti erano tutte giornalistiche. Qui, invece, ci sono conferme dirette di Maniero. Non racconta chissà quali segreti inediti, ma colma vuoti importanti. L’infanzia, la famiglia, il rapporto con la madre e con la figlia. Sul passato criminale sapevamo già quasi tutto, ma aggiunge elementi decisivi su un paio di omicidi strategici.

Nel libro emerge forte il lega-

me tra Maniero e il Nordest. Maniero è parte integrante della storia del Nordest. Lui stesso è consapevole di essere arrivato nel momento giusto. Nasce a Campolongo Maggiore, in una zona di miseria estrema. Poi il Veneto diventa la locomotiva d’Europa. Capisce che può passare dal furto di salumi ai lingotti d’oro. Alla fine degli anni Ottanta svuota i laboratori orafi vicentini. Parliamo di quintali, forse tonnellate d’oro. C’erano soldi ovunque. Lui intercetta quel flusso e lo trasforma in potere criminale.

Oggi che uomo è Felice Maniero?

Fino a pochi mesi fa era affaticato, ma ancora lucido. Oggi non è più in grado di articolare una frase compiuta. Gli psichiatri parlano di depressione accompagnata da decadimento cognitivo. È successo tutto in modo impressionante, nel giro di sei mesi. Da boss lucido a persona fragile, incapace di stare in società, di capire dove si trova. Non lo dico per giustificarlo. Anzi. Avrei preferito che restasse lucido e facesse i conti con una vecchiaia normale. Invece è condannato a una vita in una casa di riposo, isolato, perso.

Può essere che sia stata proprio la morte della madre ha dargli il colpo definitivo?

cia Carrain (la madre di Maniero) all’interno della Mala.

Maniero ha sempre raccontato tante bugie, soprattutto su sua madre, dipinta come una donna religiosa, integerrima, estranea a tutto e che aveva sempre contrastato il figlio bandito. Non è vero. Faceva parte della banda. Ha riciclato decine di miliardi di lire. Lo dice lui a verbale. Quando gliel’ho fatto notare, ci siamo scontrati duramente. Ha sempre cercato di proteggerla, fino a ottenere per lei l’immunità. Ogni volta che veniva chiamata a testimoniare, si avvaleva della facoltà di non rispondere.

Maniero è stato anche un personaggio mediatico unico, anche se forse un po’ sottovalutato dalla stampa nazionale, non credi?

vello nazionale. Diciamo che ha pagato il fatto di operare in Veneto, lontano dai riflettori di Milano, Torino o Roma. Con la stampa era abilissimo. Sceglieva giornalisti che non conoscevano la sua storia e vendeva la versione che voleva. Che fine ha fatto l’universo della Mala del Brenta?

La banda finisce nel 1995. Senza Maniero non esiste. Lui l’ha creata, strutturata, guidata. Dopo restano solo scampoli. Personaggi marginali che si sono reinventati. Ma non c’è nessuno che abbia davvero raccontato i segreti della banda come lui.

Qual è l’eredità che la Mala del Brenta lascia al Nordest?

Maniero era attaccatissimo alla madre, tanto che venne soprannominato “cotoea” perché da piccolo era sempre attaccato alle gonne (cotoe) di sua madre.

Sì, non c’è dubbio. Gli psichiatri dicono che la vera botta è arrivata quando gli hanno comunicato la morte della madre. Ne aveva parlato tante volte, sembrava preparato. In realtà non lo era. Da lì perde il contatto con la realtà. È paradossale, se pensiamo a quanto fosse centrale quella figura anche nella sua attività criminale.

Nel libro smonti molti miti, a partire proprio dal ruolo di Lu-

Il libro si intitola “Come me nessuno mai” per un motivo: Felice Maniero è stato il più grande bandito del Nord Italia. Su questo non ci sono dubbi. Per omicidi, rapine, controllo del territorio. Se facciamo un paragone con Vallanzasca, che ha preso 3 ergastoli per 3 omicidi, non c’è confronto: Maniero in un fine settimana faceva rapine più grandi di quanto abbia mai fatto in vita Vallanzasca. Per non parlare degli omicidi… Eppure, da un punto di vista della “stampa” e del ritorno sui media, spesso è stato sottovalutato a li-

La peggiore possibile. Maniero ha aperto la strada alle mafie. Ha fatto accordi con Cosa Nostra, Camorra, ’Ndrangheta. Quando la banda cade resta un vuoto in cui si sono infilati tutti. Oggi in Veneto troviamo ogni tipo di criminalità organizzata. Sarebbero arrivati comunque, ma non con questa rapidità. Maniero è stato il detonatore. Un genio criminale che ha lasciato dietro di sé un territorio più ricco e più fragile.

Giacomo Brunoro

• Chi è Giacomo Brunoro

Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.

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LDespar Nord sostiene l’identità locale tra arte, restauro ed enogastronomia

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Un impegno che prende forma nei luoghi, nelle persone

noscere il valore della “cultura del fare”, sostenerla nel tempo e restituirla alle comunità sotto forma di bellezza, opportunità e memoria condivisa.

D fiancare il territorio attraverso progetti che spaziano dalla tutela del patrimonio architettonico alla valorizzazione delle produzioni locali, fino alla salvaguardia della cultura gastronomica. Un impegno trasversale che nasce da un profondo senso di responsabilità verso le città e le persone che le abitano.

U tervento avviato nel 2016 sull’ex Cinema Teatro Italia nel cuore di Venezia: un edificio neogotico e liberty dei primi del Novecento, rimasto a lungo in stato di abbandono e riportato oggi a nuova vita grazie a un importante progetto di restauro e riallestimento. Un recupero che ha restituito alla città un luogo di grande valore storico e simbolico.

nascimentale Palazzo Nogarola Guarenti. Interventi che testimoniano la volontà dell’azienda di proteggere e rilanciare beni architettonici che rappresentano da sempre l’identità culturale del el 2019 Despar Nord ha inoltre contribuito alla riqualificazione di una porzione dell’ex Foro Boario di Prato della Valle a Padova, in un contesto di straordinario valore storico-artistico. Un progetto realizzato nel pieno rispetto delle caratteristiche originarie dell’edificio, frutto di un dialogo costante con la Soprintendenza e delle Belle Arti, che ha permesso di coniugare tutela e nuova fun-

a le eccellenze da preservare non sono soltanto fatte di pietra. Sono anche il risultato del lavoro quotidiano di uomini e donne che, con passione, custodiscono saperi antichi e li trasformano

per il

L o stesso approccio ha guidato Despar Nord anche in precedenti operazioni di ristrutturazione di palazzi storici come quello di Verona, Vicenza e Trento, dove nel 2014 è stato recuperato il ri-

propria identità, portando sulle

nate da un profondo legame con

Lo sviluppo insieme al territorio: Despar Nord e il sostegno all’eccellenza

Despar Nord per la tradizione culinaria: il “Ricettario anonimo padovano”

Storia e sapori: Un manoscritto del ‘400 svela la cultura alimentare di Padova.

Despar Nord promuove la ricerca per legare qualità, tradizioni e territorio

Il “Ricettario Anonimo Padovano” nasce dallo studio e dalla passione di Marina Scopel, storica della gastronomia e curatrice del volume, con il contributo di Otello Fabris e del professore Danilo Gasparini, e con il sostegno di Despar Nord. Si tratta di un raro manoscritto del XV secolo, conservato presso la Ruskin Gallery degli Sheffield Museums nel Regno Unito. Redatto in forma anonima ma attribuibile con grande probabilità a un autore padovano – forse un copista, come suggerisce l’accurata calligrafia – il ricettario si colloca in un periodo di grande fermento culturale, in cui la cucina riscopre il proprio ruolo come spazio di convivialità, piacere e condivisione.

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Nord anche la salvaguardia della memoria culinaria locale, di quel mosaico di sapori, nozioni e ricette che si sono tramandati nei secoli. Così, per celebrare la convivialità e il legame tra passato e presente, il marchio dell’Abete ha deciso recentemente di contributario del XV secolo, conservato seums nel nord dell’Inghilterra e rimasto anonimo ma redatto nuziosamente i profumi e gusti di una città, Padova, incrocio di minanti e contaminate. Un gesto concreto per custodire un’eredità

zione e innovazione convivevano anche a tavola. Ne emerge un affresco ricco e affascinante della cultura alimentare dell’epoca.

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Le ricette raccolte nel manoscritto, diverse tra loro per stile e impostazione, riflettono la vivacità intellettuale della Padova del basso Medioevo, dove tradi-

Per Despar Nord, sostenere questo progetto significa contribuire alla riscoperta delle radici più profonde dell’arte culinaria, nella consapevolezza che ogni ricetta è molto più di una semplice istruzione: è un frammento di storia, una memoria da tramandare, una testimonianza viva di identità.

Un impegno che guarda al passato per dare valore al presente e costruire, giorno dopo giorno, un futuro fatto di qualità, rispetto e appartenenza, difendendo e rispettando quelle tradizioni che da sempre hanno caratterizzato e continueranno a caratterizzare il rinomato patrimonio enogastronomico dei nostri territori.

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Edgardo Contato a fine mandato: “La sanità veneziana è in buona salute”

A fine mandato, Edgardo Contato ripercorre gli anni alla guida di ULSS 3

Serenissima: dalla sfida del Covid alla crescita del modello veneziano, fino al riconoscimento dell’Ospedale dell’Angelo. Centrale il lavoro di squadra e lo sviluppo della sanità territoriale tra Case della Comunità e telemedicina

Non ama definirsi un direttore “da scrivania”. Anzi, l’idea stessa di rimanere fermo dietro a un tavolo non gli appartiene. “Io ho una postazione di lavoro dove arrivo la mattina, appoggio le mie cose e provo a risolvere i problemi di questa enorme azienda, di questa enorme famiglia”. Così si racconta Edgardo Contato, Direttore generale di ULSS 3 Serenissima, a poche settimane dalla conclusione del suo mandato, fissata per il 28 febbraio.

Una famiglia fatta di professionisti, operatori, tecnici e cittadini. “È composta da persone che cercano di aiutare altre persone – sottolinea – e con pazienza si mettono insieme sistemi, relazioni e competenze per far funzionare uno strumento splendido: uno strumento per fare salute”. Il suo arrivo alla guida dell’azienda sanitaria veneziana è coinciso con il momento più delicato che la sanità italiana ricordi. “Il Covid è stata la prima esperienza vissuta qui ed è stata estremamente costruttiva”. Un passaggio traumatico ma anche trasformativo. “Abbiamo imparato a lavorare in maniera diversa. Non parlo solo di tecnologia e di lavoro a distanza, che prima non venivano sfruttati così, ma soprattutto del modo di affrontare i problemi complessi e delle relazioni istituzionali. È cambiato tutto”.

Se oggi il sistema sanitario veneziano fosse un paziente, quale sarebbe la diagnosi? “Direi che è in buona salute – risponde senza esitazioni – con margini di miglioramento. Con un po’ più di prevenzione e di attenzione agli stili di vita può fare ancora meglio”.

Tra le notizie più significative degli ultimi mesi, il riconoscimento dell’ospedale dell’Angelo di Mestre come miglior ospedale italiano. “È una certificazio-

ne che arriva da un soggetto terzo, su parametri comuni a tutta la nazione. È un risultato di cui devono essere fieri i lavoratori e orgogliosi i cittadini”. Ma Contato precisa subito: “Non certifica solo una struttura, certifica un modello. È una rete di risposte che vede nell’Angelo il punto di riferimento, ma che coinvolge tutte le realtà ospedaliere e dei servizi”.

Un risultato figlio del lavoro di squadra. “Dai professionisti che aprono la porta la mattina fino ai grandi luminari, tutti hanno messo a disposizione le proprie competenze. Questo è il vero valore aggiunto”.

Tra le soddisfazioni personali, Contato non cita numeri o classifiche. “Sapere che un cittadino ti ferma per ringraziarti o che un collaboratore riconosce il proprio luogo di lavoro come positivo e accogliente è una delle gratificazioni più grandi”. Lo sguardo si sposta poi sul futuro della sanità, che passa inevitabilmente dal territorio. “Case della Comunità e 116-117 sono la sanità del futuro. La sanità veneziana parte avvantaggiata perché qui abbiamo iniziato a lavorarci prima, anche grazie alle sperimentazioni regionali”. Un tema cruciale in un territorio complesso come quello lagunare. “Per un anziano spostarsi per un esame può diventare una vera via crucis. Dobbiamo portare i servizi vicino alle persone”.

Telemedicina, teleconsulto, assistenza domiciliare: “Venezia è il luogo ideale per sviluppare questi strumenti. Se avessi la bacchetta magica agirei proprio sulle fasce più fragili della popolazione, per garantire una sanità il più possibile vicina”.

In questo processo, il ruolo del medico di medicina generale resta centrale. “Senza il medico di base il sistema rimane orfano. Serve riallineare la medi-

cina generale con le Case della Comunità e con le nuove tecnologie, recuperando anche il rapporto di fiducia con i cittadini”. Non manca una riflessione sulla burocrazia. “Oggi il medico rischia di passare più tempo a registrare dati che a visitare. Qui la tecnologia può aiutarci a semplificare e a restituire centralità al dialogo con il paziente”.

Sul fronte del personale, la crisi dei medici di base è stata in parte superata. “Abbiamo fatto anche operazioni di attrattività internazionale. Venezia aiuta”. Resta invece aperta la questione infermieri. “Qui pesa la crisi demografica. Abbiamo aumen-

tato scuole, benefit, foresterie, servizi. La porta d’ingresso è spalancata, ma servono giovani che scelgano questa strada”.

E quando la tensione sociale emerge anche dentro le strutture sanitarie, Contato invita a leggere il contesto. “Dietro ogni scontro c’è un disagio. Il merito dei nostri professionisti è trasformare il conflitto in comprensione”.

Alla domanda finale, quella sui rimpianti, la risposta è netta: “No. Quello che si poteva fare si è fatto. Sono stati anni intensi, dal Covid in poi. Non c’è stato tempo per pensare ai rimpianti. Va bene così”.

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“Rete del Trauma” dell’Ulss 3 Serenissima ottiene la certificazione internazionale di eccellenza

GGli Ospedali dell’Ulss 3 Serenissima conquistano un prestigioso riconoscimento internazionale: la “Distinction” di Accreditation Canada, certificazione che premia l’eccellenza nella gestione dei traumi. Dopo quattro anni di valutazioni e monitoraggio, ben 117 unità operative ed équipe specialistiche dei cinque ospedali dell’Azienda sanitaria hanno ottenuto il riconoscimento.

Tra le strutture certificate figurano Suem118, Pronto Soccorso, Rianimazioni, Ortopedie, Radiologie, Gruppi operatori, servizi trasfusionali e psicologia ospedaliera, oltre a tutte le realtà che contribuiscono alla gestione completa dei pazienti traumatizzati. La certificazione riconosce la rapidità di intervento, l’efficacia dei percorsi di cura e assistenza e la capacità di affrontare traumi gravi con elevati standard di qualità.

“Il riconoscimento riguarda l’intera rete del trauma” – spiega il Direttore sanitario, Giovanni Carretta – “un sistema integrato di équipe e servizi che operano in col-

legamento per garantire la miglior presa in carico possibile della persona vittima di trauma, dall’incidente stradale a quello sportivo o domestico.”

La rete dell’Ulss 3 Serenissima affronta ogni anno un numero rilevante di traumi maggiori: 233 nel 2023, 214 nel 2024 e 165 fino a settembre 2025, con una mortalità entro 30 giorni tra il 6% e il 6,5% e una degenza media di circa 16 giorni. Oltre alla gestione dei traumi acuti, la certificazione premia anche le azioni di prevenzione, la formazione continua e la riabilitazione post-trauma.

Il riconoscimento si aggiunge ad altre certificazioni prestigiose ottenute dall’Azienda, come la Distinction per la rete ictus ischemico, il giudizio di Agenas sull’ospedale Angelo come il più performante d’Italia, e i 3 Bollini Rosa di Fondazione Onda, a conferma dell’eccellenza clinica e organizzativa dell’Ulss 3 Serenissima.

Secondo il Direttore Generale, Edgardo Contato, “si tratta di certificazioni non obbligatorie, perseguite come stimolo a

migliorare costantemente il servizio ai cittadini del nostro territorio”. L’Azienda sanitaria continuerà a garantire il monitoraggio continuo attraverso il Registro Informatizzato Traumi, strumento innovativo gestito da Suem118, Pronto Soccorso, Terapie Intensive e Chirurgie.

“Le pratiche saranno ora più semplici, a vantaggio non solo dei cittadini ma anche degli operatori sociali”, ha sottolineato il presidente della Regione, Alberto Stefani. L’intervento mira a ridurre i passaggi che in passato potevano rallentare la presa in carico delle persone non autosufficienti e a migliorare la gestione dei casi in cui la persona ha o non ha un familiare disponibile. Secondo l’assessore Roma, alcune criticità segnalate dai servizi territoriali riguardavano la nomina dell’Amministratore di Sostegno, elemento che rischiava di rallentare l’ingresso nelle strutture, soprattutto nei casi di bisogno urgente. Con la nuova formula, i cittadini non dovranno più individuare subito un amministratore, rendendo la procedura più flessibile e immediata.

L’Ospedale di Mirano riceve un cicloergometro donato da La Colonna APS

All’Ospedale di Mirano si è svolta la cerimonia di consegna di un cicloergometro ricondizionato “Motomed Layson”, del valore di 12.000 euro, donato da La Colonna APS all’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione. Il dispositivo sarà impiegato per il training degli arti inferiori, favorendo la mobilizzazione precoce dei pazienti allettati, in particolare coloro con lesioni spinali o difficoltà motorie complesse. La donazione non rappresenta solo un supporto tecnico, ma anche un contributo significativo al miglioramento delle cure e alla prevenzione delle complicanze legate all’immobilità. Il cicloergometro permetterà agli operatori di ottimizzare le attività di mobilizzazione passiva e di rafforzare l’efficacia dei percorsi di riabilitazione funzionale.

Alla cerimonia hanno partecipato il Direttore Generale dell’Ulss 3 Serenissima,

dott. Edgardo Contato; il Direttore dei Servizi Socio-Sanitari, dott. Massimo Zuin; la Direttrice dell’Ospedale di Mirano, dott. ssa Silvia Gallo; il Primario dell’U.O.C. di Anestesia e Rianimazione, dott. Ioannis Psimadas; insieme al personale medico e infermieristico dell’unità. Presenti anche i rappresentanti de La Colonna APS e numerosi sostenitori, tra cui realtà locali e associazioni sportive.

Il progetto sottolinea l’importanza della collaborazione tra istituzioni, associazioni e comunità nel trasformare la solidarietà in strumenti concreti a beneficio dei pazienti. Fondamentale anche il contributo dei donatori tramite il 5 per mille, che permette a La Colonna APS di proseguire nella promozione di iniziative rivolte alle persone con lesioni spinali e di rafforzare una rete di supporto capace di prendersi cura dei più fragili.

250 esami in una mattina. Il direttore Contato: «Prevenzione fondamentale, grazie alla collaborazione con Cuore Amico»

Successo per “Cardiologie Aperte”: a oltre 170 cittadini agli screening gratuiti

MMattinata di prevenzione e grande partecipazione all’Ospedale di Mirano per l’iniziativa “Cardiologie Aperte”, che ha fatto registrare numeri significativi. Sono state 171 le persone sottoposte a screening cardiologico gratuito, con un totale di circa 250 esami effettuati tra controlli clinici e approfondimenti diagnostici.

Nel dettaglio, 22 cittadini hanno effettuato una visita cardiologica completa, mentre una cinquantina si è sottoposta a esami aggiuntivi, tra cui misurazioni dell’handgrip e controlli specifici dedicati a fumatori ad alto rischio e persone esposte al fumo passivo

«Non si può non ringraziare – ha dichiarato il Direttore Generale dell’Ulss 3 Serenissima, Edgardo Contato – il personale sanitario e i volontari dell’associazione Cuore Amico di Mirano. Grazie al loro impegno non si effettuano soltanto esami, ma si diffonde tra i cittadini la cultura della prevenzione, che resta fondamentale».

tazione agli screening gratuiti di colesterolo, glicemia, pressione arteriosa, oltre alla misurazione di peso, altezza e circonferenza vita.

Veneto: semplificato l’accesso ai servizi per le persone non autosufficienti

Un cambiamento tecnico che porta benefici concreti alle persone non autosufficienti del Veneto. La recente delibera, pubblicata il 3 febbraio 2026, semplifica l’accesso ai servizi residenziali, semiresidenziali e domiciliari, raccogliendo la proposta dell’Ordine degli Assistenti Sociali del Veneto. L’eliminazione dell’obbligo di nominare un amministratore di sostegno per tutte le domande, senza una valutazione dell’effettiva necessità, riduce gli oneri burocratici e accelera i tempi di risposta.

La decisione arriva dopo un confronto costruttivo tra l’Ordine e le istituzioni regionali. In particolare, il Presidente dell’Ordine, Stefania Bon, ha sottolineato che la modifica risponde a segnalazioni fatte dai professionisti del settore che avevano rilevato criticità nel sistema introdotto nel febbraio 2025. La nomina dell’amministratore di sostegno, infatti, comportava lunghe attese e l’intervento del giudice tutelare, con un processo che poteva richiedere mesi.

“Questo risultato dimostra che il dialogo tra professionisti e istituzioni può portare a cambiamenti significativi per la qualità della vita dei cittadini”, ha dichiarato la Presidente Bon, ringraziando la Regione e i colleghi per l’impegno.

Veneto, pratiche più snelle per l’accesso ai servizi per anziani non autosufficienti

La Regione semplifica la compilazione della “Svama” per velocizzare la presa in carico delle persone fragili, riducendo burocrazia e tempi di attesa per cittadini e operatori

L’appuntamento rientra nel programma nazionale promosso dall’Associazione Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) e dalla Fondazione per il Tuo Cuore (Heart Care Foundation), che fino al 14 febbraio organizza eventi di sensibilizzazione in tutta Italia. A Mirano i cittadini hanno potuto accedere senza preno-

Accanto agli esami clinici, sono stati organizzati momenti informativi e consulenze individuali con personale esperto in prevenzione cardiovascolare. «Anche quest’anno abbiamo centrato l’obiettivo – hanno spiegato la presidente di Cuore Amico, Manuela Lovo, e il presidente onorario Nicolò Cammarata – grazie alla disponibilità degli specialisti e al rapporto costruito negli anni con la popolazione, oltre al sostegno delle autorità locali».

La Regione Veneto continua a lavorare per snellire le pratiche burocratiche e rendere più rapido l’accesso ai servizi di assistenza per gli anziani. Con una recente delibera di Giunta, presentata dall’assessore alle Politiche Sociali Paola Roma, è stata aggiornata la compilazione della “Scheda di valutazione multidimensionale dell’anziano” (Svama), il documento necessario per accedere ai servizi residenziali, semiresidenziali e domiciliari.

L’aggiornamento, richiesto anche dall’Ordine degli assistenti sociali del Veneto, punta a garantire continuità e tempestività degli interventi, proteggendo al tempo stesso la tutela della persona già nelle fasi iniziali della procedura. Un passo avanti concreto per ridurre la burocrazia e dare risposte più rapide agli anziani e alle loro famiglie in tutta la regione.

VigodentStudioDentistico

I dati. Più assistenza domiciliare, ospedali sotto pressione

La Quinta commissione regionale apre l’analisi della Relazione sociosanitaria 2025 del Veneto

AVenezia, a Palazzo Ferro Fini, i commissari hanno iniziato a esaminare i dati dello scorso anno su spesa sanitaria, servizi alla popolazione e progetti PNRR La Quinta commissione consiliare permanente, che si occupa di politiche sociosanitarie, ha tenuto a Palazzo Ferro Fini la sua prima riunione dopo l’insediamento ufficiale e la nomina dei vertici della commissione.

Presieduta da Manuela Lanzarin (Lega), con Chiara Luisetto (Pd) vicepresidente e Silvia Calligaro (FdI) segretaria, la commissione ha iniziato l’analisi della Relazione sociosanitaria della Regione Veneto per l’anno 2025, basata sui dati del 2024.

Nel corso della seduta, alla quale hanno partecipato anche gli assessori regionali alla Sanità, Gino Gerosa, e ai Servizi Sociali, Paola Roma, i commissari hanno esaminato un documento dettagliato che fotografa la situazione del Servizio Sanitario Regionale, dai costi ai servizi offerti ai cittadini, fino all’epidemiologia e allo stato dei progetti legati alle strutture intermedie finanziate con fondi del PNRR.

La relazione è stata illustrata dai tecnici dell’Area Sanità e Sociale e di Azienda Zero, tra cui il direttore generale Massimo Annicchiarico, Silvia Vigna, Romina Cazzaro, Pierangelo Spano, Manuel Zorzi e Stefano Nicola, che hanno guidato i commissari attraverso dati e le informazioni operative.

La Quinta commissione consiliare prende atto

dei dati 2024: in Veneto crescono screening e cure a casa, ma permangono disparità tra Ulss e lunghe liste d’attesa per case di riposo e assistenza domiciliare

La Quinta commissione consiliare permanente, incaricata delle politiche sociosanitarie, ha approvato con i voti della maggioranza la Relazione sociosanitaria della Regione del Veneto per l’anno 2025, basata sui dati raccolti nel 2024. La seduta si è svolta alla presenza dell’assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, e della presidente della commissione, Manuela Lanzarin (Lega), affiancata dalla vicepresidente Chiara Luisetto (Pd) e dal segretario Silvia Calligaro (FdI).

Il documento fotografa la situazione del Servizio Sanitario Regionale, con un’analisi di spesa, servizi offerti alla popolazione, prevenzione e avanzamento delle strutture intermedie finanziate dal PNRR.

Secondo la presidente Lanzarin, i dati confermano il ruolo centrale della prevenzione in Veneto: “Gli screening per la mammella registrano un’adesione del 76,1%, superiore alla media nazionale del 53,8%, mentre quelli per il colon retto arrivano al 61,5% contro il 35,8% del resto d’Italia”. Risultati analoghi si registrano nella campagna contro il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV) per i bambini da 0 a 1 anno, con il 76,5% di copertura, 28.650 dosi somministrate e un calo dei ricoveri del 71%.

Accanto alla prevenzione cresce anche l’assistenza domiciliare: nel 2024 sono stati regi-

strati oltre 2,1 milioni di accessi, con 158.848 pazienti seguiti (+9,2% rispetto al 2023) e 63.125 persone assistite in forma intensiva. Si rafforza inoltre la rete delle cure palliative, coordinando hospice e servizi sul territorio per garantire continuità e dignità ai pazienti e alle famiglie.

Il sistema ospedaliero, tuttavia, resta sotto pressione: 1.928.828 accessi in Pronto Soccorso (+0,8%) e 630.979 dimissioni (+2,4%). Lanzarin sottolinea che “potenziare i percorsi territoriali e l’appropriatezza delle cure significa ridurre la pressione sugli ospedali e garantire risposte più rapide e di qualità”.

La vicepresidente Luisetto ha invece evidenziato le disuguaglianze: “Il Veneto mostra velocità diverse tra le Ulss. Ci sono quasi 11mila anziani in attesa di un posto in casa di riposo e oltre 3mila persone in attesa di assistenza domiciliare. Nel 2024 i cittadini hanno speso circa quattro miliardi di euro di tasca propria per curarsi: è il segno di un sistema pubblico che fatica a rispondere ai bisogni della popolazione”.

Durante la seduta, i funzionari dell’Area Sanità e Sociale e di Azienda Zero hanno fornito chiarimenti sulle questioni tecniche emerse nella precedente riunione del 21 gennaio. La Relazione, pur mettendo in luce risultati positivi in prevenzione e assistenza territoriale, lascia aperti temi cruciali sul rafforzamento del sistema pubblico e sulle disuguaglianze tra territori veneti.

La relazione sociosanitaria 2025 mostra luci e ombre

La Relazione sociosanitaria 2025, che fotografa l’attività del sistema sanitario regionale nel 2024, mette in luce criticità che il Partito Democratico definisce “impossibili da rimandare”. Le consigliere Chiara Luisetto, Anna Maria Bigon e Monica Sambo hanno commentato il documento a margine della Quinta commissione consiliare, sottolineando che, seppur ricca di dati, la relazione non affronta le vere disuguaglianze sul territorio e la pressione crescente su operatori e famiglie. “Abbiamo davanti una mole di informazioni che però non dice ciò che conta davvero – ha spiegato Luisetto – dalle attese e costi per anziani e persone con disabilità all’assistenza domiciliare, fino alle differenze tra Ulss nei servizi di salute mentale. Il risultato è un Veneto diviso tra cittadini di serie A e di serie B, con una crescente spesa sanitaria privata a carico dei veneti, che arriva a oltre 4 miliardi di euro.” Monica Sambo ha evidenziato un problema strutturale: la carenza di personale. Tra il 2023 e il 2024, il personale a tempo indeterminato è diminuito di 60 unità, con una riduzione drastica di circa 400 infermieri. “Il sistema sanitario pubblico soffre – ha sottolineato – mentre la Regione continua a presentarlo come eccellente, i cittadini pagano sempre di più di tasca propria: 850 euro pro capite contro la media nazionale di 730, spesso non per scelta ma perché le liste d’attesa sono troppo lunghe.”

Bigon ha aggiunto che la diminuzione degli investimenti in prevenzione e l’alto numero di codici bianchi nei pronto soccorso sono segnali di un sistema poco integrato tra ospedali, medicina di base e servizi territoriali. “Serve una visione che accompagni il cittadino lungo tutto il percorso di vita, investendo su territorio, prevenzione e continuità assistenziale”, ha concluso.

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