Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore Diego Ruzza
della Bassa Padovana
Filippo Giacinti traccia
la rotta del bilancio
della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”













La grande attesa del bilancio regionale
Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.
L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.
Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.
Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.





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Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”
Da Monselice ad Este sono sempre di più gli italiani in difficoltà, dalle Caritas un aiuto costante per la spesa a centinaia di famiglie, allarme per i pensionati, in particolare le donne, alle prese col carovita
Sanità, Ulss 6 Euganea bilancio di fine mandato per il direttore generale Paolo Fortuna






Azienda Ospedale Padova, Dal Ben: “Alta complessità, innovazione e primati”

COMUNE DI MONSELICE, IL TESTIMONE PASSA A STEFANO PERARO
Un incarico che poggia su oltre vent’anni di amministrazione tra Comune, Provincia e Regione, con l’obiettivo dichiarato di proseguire i lavori avviati
SBUROCRATIZZAZIONE, BITONCI ALL’OPERA PER RENDERE PIU’ SEMPLICE LA VITA ALLE IMPRESE
L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”










COltre le sbarre del silenzio
Stievano
’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.







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Stefano Peraro nuovo sindaco
di Monselice
ÈStefano Peraro, 54 anni, consulente privato ed ex vicesindaco della giunta Bedin, il nuovo sindaco di Monselice. La guida della città passa a lui dopo la decadenza della prima cittadina Giorgia Bedin, eletta in Consiglio regionale del Veneto come consigliera della Lega. Un passaggio istituzionale previsto dalla normativa, che consente all’amministrazione di proseguire senza commissariamento fino alle elezioni della prossima primavera. Peraro si ritrova a guidare il Comune senza averlo messo in conto. “Ritengo di avere esperienza, competenza e una conoscenza profonda dei problemi e delle criticità della città” racconta. Un bagaglio costruito in anni di amministrazione: dal 1999 al 2007, una breve parentesi tra il 2009 e il 2010, quindi dal 2019 ad oggi, alternando il ruolo comunale a incarichi da consigliere e assessore provinciale e da consigliere regionale. La parola chiave del suo mandato sarà continuità: “Voglio dire grazie a Giorgia Bedin per il lavoro svolto. Abbiamo lavorato sempre a stretto contatto e questo mi permette di conoscere bene dossier e pratiche aperte. Il mandato era iniziato da poco più di un anno e mezzo, quindi mi sento di proseguire il lavoro avviato, soprattutto negli ambiti dello sport, del sociale e della rigenerazione urbana. Ma la cosa più importante resta la disponibilità al dialogo, all’ascolto e alla ricerca di soluzioni concrete per i cittadini”. Infine lo sguardo va al voto. Sarà lui il candidato sindaco? “Dico sempre che bisogna essere candidati, non candidarsi. Sto ricevendo molte sollecitazioni dai cittadini e sono sempre stato tra i più votati alle elezioni amministrative. Se il mio profilo e la mia esperienza saranno ritenuti utili alla città, darò il mio contributo. Altrimenti no. Come si dice, molti entrano in conclave da papi ed escono cardinali. Per ora resto in attesa”.
Giada Zandonà
Continuità amministrativa
dopo la decadenza di Giorgia Bedin

Oltre le sbarre del silenzio
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
Padova è sempre stata un’eccellenza anche nei percorsi di recupero per i detenuti. Le esperienze al Due Palazzi hanno fatto scuola e vengono citate nei convegni internazionali come l’esempio di un carcere che non si limita a “stoccare” condannati, ma che trasforma nuove vite. Eppure, oggi, quel modello scricchiola sotto il peso di un sovraffollamento che tocca il 155% e di scelte che sembrano voler smantellare anni di faticosa ricostruzione umana. Uno dei drammi più recenti ha coinvolto un uomo di settant’anni, recluso in Alta Sicurezza. Non era un numero, era una persona inserita da anni in attività lavorative che avevano riempito le sue giornate e cambiato il suo orizzonte. La sua colpa? L’angoscia di un trasferimento improvviso, annunciato senza spiegazioni, che avrebbe cancellato con un colpo di spugna legami, impegni quotidiani e una prospettiva di “vita dignitosa” costruita con fatica. Quando lo Stato decide di spostare detenuti ormai stabilizzati, interrompendo percorsi di studio universitari o laboratori professionali, non sta applicando la legge: sta compiendo quella che molti definiscono una “regressione trattamentale”. A La Giudecca di Venezia, a metà di questo mese, si è tolta la vita una giovane donna, italiana, di 32 anni. Se togliamo la prospettiva del domani a chi sta cercando di espiare le proprie colpe, non resta che il vuoto. E il vuoto, in carcere, uccide. Realtà del volontariato sociale, impegnate in carcere quotidianamente, non stanno semplicemente aiutando i detenuti a “far passare il tempo”. Stanno investendo, oltre che sul recupero di centinaia di persone, sulla sicurezza di noi tutti. I dati parlano chiaro: dove c’è lavoro e formazione, la recidiva crolla sotto il 10%. Dove c’è solo ozio e sovraffollamento, si creano nuovi criminali o, peggio, si alimentano i cimiteri. È necessario che la politica locale e nazionale metta queste realtà nelle condizioni di lavorare al meglio. Dare dignità ai detenuti significa anche non spezzare i legami affettivi. Il lavoro in carcere non è un privilegio, è la spina dorsale della rieducazione, per questo il terzo settore va sostenuto, anche con più psicologi e mediatori, per potenziale l’ascolto. Non possiamo voltarci dall’altra parte. Dobbiamo pretendere un carcere che funzioni come un’officina di nuove vite, non come un vicolo cieco.


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Giorgia Bedin saluta la città: “Ci sarò sempre per la nostra comunità”
Èstato un intervento lungo, sentito, a tratti personale e senza sconti, quello con cui Giorgia Bedin ha salutato il Consiglio comunale nell’ultima seduta che ne ha sancito ufficialmente la decadenza da sindaca di Monselice. Un discorso che ha intrecciato memoria, bilancio amministrativo e rivendicazione politica, chiudendo un percorso durato sette anni alla guida della città. Bedin ha voluto partire da lontano, da dodici anni fa, quando – ha ricordato – non avrebbe mai immaginato un futuro in politica. “Serviva un assessore donna in quota Lega e forse
qualcuno aveva sottovalutato sia la Lega sia le donne”. La richiesta arrivò dalla sezione locale del partito, accettata dopo un confronto familiare non semplice. “All’epoca non li avrei ringraziati. Oggi invece sono grata per quell’opportunità: senza quella fiducia non avrei mai scoperto la mia passione per l’amministrazione e non avrei vissuto l’esperienza più difficile e formativa, anche sul piano umano, della mia vita”. Non sono mancati i riferimenti agli errori commessi, in particolare da assessora all’ambiente sul tema del CSS: “Ho sbagliato, l’ho ammesso e da sportiva

Oltre 570mila euro per 132 nuovi punti luce
Sono quasi conclusi i lavori per il potenziamento della pubblica illuminazione cittadina, con un intervento diffuso che punta su sicurezza e risparmio energetico per monte, che è sempre stata al buio e il completamento dei lavori in via Puglia, Umbria e Lombardia”. Accanto all’illuminazione stradale, il piano prevede anche un forte investimento sulla sicurezza dei pedoni. Saranno realizzati 1 0 nuovi at-
traversamenti pedonali illuminati in vie strategiche come Valli, Trento e Trieste, Giacomo Matteotti, Costa Calcinara, Garibaldi, strada Rovigana, via San Giacomo, Vo’ de Buffi e lungo la Strada regionale 10 Padana Inferiore. Il programma non si esaurisce qui: “In primavera” annuncia Peraro “approveremo anche i lavori del secondo e terzo stralcio, che partiranno a maggio”. Si tratta di ulteriori interventi
mi sono rialzata, imparando”. Un ringraziamento è andato anche a chi, in quel frangente, le fece “aprire gli occhi”, pur con toni che avrebbero potuto essere più delicati Ampio spazio ai ringraziamenti: ai consiglieri e agli assessori dei due mandati, ai vicesindaci Andrea Parolo e Stefano Peraro, ma anche a una parte dell’opposizione che, pur nella diversità di idee, ha saputo collaborare per il bene comune. Bedin ha rivendicato con forza il bilancio amministrativo: una città “profondamente cambiata”, dove la rigenerazione urbana è diventata la linea guida, lo sport
su numerose arterie cittadine, con nuove installazioni, completamenti e riqualificazioni dell’illuminazione pubblica. “È uno sforzo importante” conclude il sindaco “per migliorare la città, aumentare la sicurezza e costruire percorsi più vivibili anche per chi ama camminare o fare sport. Un piano che guarda non solo alla luce, ma alla qualità complessiva dello spazio pubblico”. (g.z.)
L’istituto Zanellato potenzia l’offerta formativa
Novità in arrivo per il nuovo anno scolastico: nuovi plessi con tempo prolungato, progetti per i bambini da 0 a 6 anni e settimana corta per le scuole medie. L’istituto Zanellato infatti mette al centro una nuova offerta formativa con novità educative e organizzative, frutto di un percorso condiviso tra scuola, famiglie e territorio, con l’obiettivo di garantire continuità educativa e attenzione ai bisogni di ogni alunno. Tra


le innovazioni, tutte le scuole dell’infanzia sono partner del “Polo educativo 0-6 anni” riconosciuto dalla Regione Veneto, che comprende anche il Nido comunale e La Fabbrica delle coccole. Questo nuovo assetto consente di accompagnare i bambini in un percorso unitario e armonico, dai primi mesi di vita fino all’ingresso nella scuola primaria, in un ambiente accogliente, stimolante e attento allo sviluppo globale di

un pilastro comunitario, il sociale una responsabilità condivisa tra Comune, Usl e associazioni. Una Monselice, ha sottolineato, capace di chiudere partite aperte da anni – dalle mura alle Sette chiesette, dalla Cava al Mastio e di attrarre turisti, investimenti e garantire servizi alla comunità. In chiusura, il ringraziamento più grande alla famiglia per il sostegno e le rinunce e l’impegno a restare presente: “Finisce la mia esperienza da sindaca, ma non il mio modo di lavorare per Monselice. Ci sarò sempre, per ogni necessità”.

ciascuno. Per la scuola primaria è prevista un’offerta diversificata: i plessi Bussolin e Valeri prevedono un orario dalle 8 alle 13 con un rientro settimanale, mentre i plessi G. Cini e Vittorio Emanuele, e da quest’anno anche il Manin di San Cosma, offrono il tempo pieno dalle 8 alle 16. Nelle scuole secondarie Guinizelli e Zanellato è stata invece introdotta la novità della settimana corta. (g.z.)























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Focus povertà/1. Ai servizi sociali e al terzo settore
A Monselice sempre più italiani in difficoltà La Caritas offre cibo e aiuto a 550 persone
M onselice si conferma un osservatorio privilegiato, e talvolta doloroso, delle nuove fragilità sociali. Con reddito medio pro capite di poco superiore ai 22 mila euro Monselice ha ancora una base “operaia” che sta subendo l’erosione salariale e fa i conti con le spese in costante aumento. Le richieste ai servizi sociali qui riguardano spesso il pagamento delle utenze e le spese mediche. Nel 2025 sono state distribuite alle famiglie 168 carte “Dedicata a te”, con una somma per l’acquisto di generi alimentari di prima necessità. Un piccolo aiuto che da solo ovviamente non basta a sostenere chi è in difficoltà. Nel cuore della cittadina della Rocca, la risposta alla povertà diventa anche un modello di welfare comunitario che ha il suo fulcro nell’Emporio della Solidarietà della Caritas, all’ombra del Duomo. A tracciare il bilancio di un’attività sempre in movimento è Claudio Canella, responsabile della Caritas di Monselice, che coordina un vero e proprio “esercito del bene” composto da oltre settanta volontari. “Oggi abbiamo 145 nuclei familiari iscritti, il che significa che sosteniamo attivamente circa 550 persone. Solo all’inizio di febbraio
sono arrivate cinque nuove richieste di adesione, tra cui diverse famiglie italiane. Ma la nostra porta è girevole: c’è chi non vediamo più perché ha ripreso a lavorare e cerca di arrangiarsi, lasciando il posto a chi ne ha più bisogno”. L’Emporio, nato nel 2022, è dedicato al parroco Don Sandro Panizzolo che ha ispirato e concretamente avviato l’attività partita nel 2008 con la semplice “borsa della spesa”. Oggi è un piccolo supermercato dove le persone ammesse possono scegliere i prodotti una volta a settimana. I numeri sono impressionanti: “In un anno distribuiamo oltre 500 quintali di prodotti alimentari, compreso il pane fresco, - spiega il responsabile -. Siamo aperti tre volte a settimana e questo garantisce ai nostri assistiti la possibilità di avere sempre prodotti confezionati e freschi. Grazie alla generosità della comunità e alla rete regionale degli Empori — di cui facciamo parte insieme a Este e Padova — siamo cresciuti molto. Nel 2024 abbiamo acquistato un furgone e nel 2025 la grande novità è stata l’installazione di una cella frigo, fondamentale per conservare il fresco ed evitare ogni spreco alimentare: facciamo bene alle persone e all’ambiente”.
Il volto della povertà a Monselice è complesso. Se le famiglie più numerose con figli sono prevalentemente straniere, cresce l’incidenza degli italiani, che oggi rappresentano il 40% degli utenti. “Vediamo molti italiani di mezza età che hanno perso il lavoro e non hanno ancora raggiunto la pensione, oppure anziani con assegni minimi che non bastano a coprire tutto, - racconta Canella. Nel 2025, il calcolo delle presenze ha restituito una statistica quasi incredibile: “È come se avessimo dato da mangiare a 13.500 persone tutti i giorni per una settimana intera”. Ma la Caritas di Monselice non si limita al cibo. Ogni martedì pomeriggio, lo sportello di sostegno alle famiglie riceve circa sessanta utenti che chiedono aiuto per il pagamento di bollette, affitti o rette scolastiche. Inoltre, la struttura ospita quattro classi di corso di italiano (in collaborazione con il CPIA) frequentate da 40 alunne e alunni, e un desk de-

dicato all’emergenza abitativa gestito. L’obiettivo finale rimane però l’autonomia. “Le persone si rivolgono a noi quando hanno necessità, ma cercano di uscire da questa situazione; non vogliono vivere sulle spalle degli altri”, sottolinea con forza Canella. “Noi cerchiamo di dare una mano anche nella ricerca di un impiego. Consigliamo di non fare riferimento solo a noi, ma di interfacciarsi con i servizi sociali, il centro per l’impiego e le agenzie interinali. Li informiamo sui ban-
di, sulle selezioni e sui loro diritti”. L’opera sussidiaria della Caritas — che serve tutte le parrocchie di Monselice e Pernumia — resta il termometro della tenuta sociale della zona. “La nuova direzione della Caritas diocesana ci ha fatto i complimenti per l’organizzazione, - conclude Canella, - ma la nostra soddisfazione più grande resta vedere qualcuno che torna qui solo per ringraziare e dirci che ce l’ha fatta”.
Nicola Stievano
Dal welfare di comunità agli assistenti di quartiere alla casa, Stefani: “Nessuno deve essere lasciato indietro”
Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa. Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più vicino


alle persone e ai territori. Uno degli interventi annunciati da Stefani è l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani fragili e parzialmente non autosufficienti. Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico
post-crisi. Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di edilizia sociale e iniziative per calmierare gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazioni a prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato.


















A Este oltre 220 famiglie a disagio Il volto invisibile del bisogno bussa all’Emporio
Tra le mura storiche di Este, la bellezza dei monumenti nasconde una realtà fatta di silenzi e dignità ferita. Mentre i dati provinciali delineano un padovano a “doppia velocità”, con un reddito medio che maschera le difficoltà dei singoli, nel cuore della cittadina estense l’Emporio della Solidarietà della Caritas si conferma sempre più un baluardo diventato l’ultimo baluardo contro l’indigenza.
A guidare questa realtà con passione e pragmatismo è la coordinatrice Laura Saggiorato, che fotografa un mutamento sociale profondo. “Con l’aumento dei prezzi e delle bollette, abbiamo ogni mese persone che ci chiedono aiuto”, spiega Saggiorato. “Fra loro ci sono tantissime famiglie italiane, non solo extracomunitari come spesso pensa la gente. Vediamo molti single che, dovendo affrontare da soli affitto e utenze, non riescono più a far quadrare i conti”.
I numeri parlano chiaro: l’Emporio assiste regolarmente 220 famiglie, ma il flusso mensile tocca ormai le 250 presenze. Nonostante la soglia ISEE sia stata innalzata a 10.140 euro per ampliare la platea dei beneficiari, la pressione non accenna a diminuire. Il profilo di chi bussa alla porta di fronte al Duomo di Santa Tecla è variegato: “Abbiamo diverse situazioni - prosegue la coordinatrice - genitori single, tan-
“Un
e
ti pensionati che non ce la fanno con il loro assegno mensile, famiglie con figli dove il papà lavora ma lo stipendio non basta”.
È il fenomeno dei working poor, particolarmente sentito in un’area come quella di Este dove, con un reddito medio di circa 18.500 euro, il peso di un patrimonio immobiliare spesso vetusto genera una forte povertà energetica. Lo scorso anno sono state 156 le “carte dedicate a te” consegnate alle famiglie di Este in difficoltà per l’acquisto di beni di prima necessità”.

Ciò che colpisce dell’Emporio è l’approccio umano. Qui la “spesa” non è un freddo pacco viveri consegnato frettolosamente. “Gli anziani arrivano con la lista della spesa, fa tenerezza, come se andassero in un normale supermercato”, racconta Saggiorato. “È un momento di incontro e socialità: vengono accompagnati tra gli scaffali dai nostri 30 volontari, diamo consigli, facciamo il percorso con loro. E’ un’accoglienza sentita, non fredda”.
Non mancano le sfide culturali, come il tentativo di offrire carne macellata secondo il rito islamico
per gli utenti stranieri, o la lotta contro l’imbarazzo di chi chiede aiuto per la prima volta. “C’è sempre ritrosia. Una signora mi ha detto: “mi vergogno a venire ma ne ho bisogno”. Noi facciamo il possibile per farli sentire a loro agio”. L’Emporio, che quest’anno raggiunge i sei anni di attività, punta a creare anche dei momenti di condivisione e informazione. Per settembre, in occasione della festa di Santa Tecla, è previsto un incontro pubblico sul tema della povertà per sensibilizzare chi ancora non conosce questa realtà e per tracciare una rotta per il futuro. “Noi ci siamo - conclude Laura Saggiorato, - ma vogliamo che la città sappia che questo luogo appartiene a tutti”. L’Emporio è aperto ogni mercoledì pomeriggio, su appuntamento al numero 339 5868772, anche via WhatsApp.
Nicola Stievano
terzo della popolazione è pensionato
le donne percepiscono la metà”
“I cittadini in difficoltà, un divario di genere drammatico nelle pensioni, un’emergenza abitativa irrisolta e l’assenza di politiche per i giovani. Da 4 anni chiediamo e accendiamo i riflettori sulla crisi ma l’amministrazione è immobile”: ad affermarlo è Roberta Gallana dai banchi dell’opposizione. A Este vivono quasi 5.000 pensionati (un terzo della popolazione) in netta prevalenza femminile. Ma è nel reddito che emerge la disparità: le donne percepiscono in media 700 euro al mese la metà dei loro concittadini maschi A questo si aggiunge la fragilità dei lavoratori: il 37,5% dei cittadini (circa 6.000 persone attive) vive con meno di 15.000
euro annui. Una soglia che, con i rincari, spinge intere famiglie verso l’indigenza. “Siamo in emergenza abitativa, - aggiunge Gallana - abbiamo lasciato in eredità milioni di euro dai fondi Pnrr per nuove case popolari e riqualificazioni, ma dopo quattro anni i cantieri sono ancora in alto mare. È paradossale vedere case vuote e famiglie in condizioni di bisogno. Il continuo ricorso alle assegnazioni in deroga, fuori dalla graduatoria regionale, è un segnale pericoloso: evidenzia l’urgenza e l’inerzia di questa amministrazione.” La consigliera Lucia Mulato aggiunge: “Non va meglio sul fronte delle politiche giovanili. La denatalità e l’abbandono scolastico sono i
sintomi di un malessere profondo. Chiediamo interventi per colmare il divario di genere e progetti per i giovani, ma il Comune ha smesso di investire. Aumentano le dipendenze, la violenza e l’isolamento e sono sparite iniziative come il ‘Tavolo contro le dipendenze’ e il ‘Progetto 4h’ per il doposcuola”. Secondo le consigliere la crisi post-Covid è stata sottovalutata. “Molti negozi e micro-imprese chiudono i battenti - concludono - ma l’amministrazione sembra non considerare una priorità la tutela dei più fragili. Chiediamo un cambio di rotta immediato e un piano straordinario di sostegno al reddito e alla parità di genere”.
Almeno 250 persone si presentano ogni mese per la spesa: “C’è chi non riesce a far quadrare i conti, a pagare l’affitto e le bollette”. Sono 156 i beneficiari della “carta dedica a te”











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Lavoro. Il Comune punta a entrate di 40-50 mila euro annui
Tassa di soggiorno: albergatori in allarme
Una tassa di soggiorno che, così com’è stata pensata, rischia di non favorire il lavoro e di penalizzare le strutture ricettive locali. È la posizione di alcuni albergatori e di Francesco Miazzi ha portato la questione nell’ultimo Consiglio comunale, chiedendo il ritiro del provvedimento e una sua revisione complessiva. La maggioranza però è andata dritta per la sua strada, confermando l’attivazione dal 1° luglio, per le 30 strutture ricettive presenti nel territorio una tariffa di 2,50 euro a notte per l’hotel a quattro stelle, 1,50 euro per l’albergo a due stelle e per le altre strutture. La tassa si applicherà nei primi 5 giorni di pernottamento, anche non consecutivi, nell’arco temporale di 30 giorni e porterà nelle casse del Comune una previsione di 40 e 50 mila euro annui. Il Comune ha motivato l’introduzione dell’imposta anche con l’elevato numero di lavoratori che soggiornano a Monselice per motivi professionali. Proprio qui, però, si concentra la critica dell’opposizione: chi arriva in città per lavorare è tenuto a pagare la tassa per i primi cinque giorni di pernottamento, un costo che, secondo Miazzi, rende le strutture monselicensi meno competitive rispetto a quelle dei Comuni


Èstata inaugurata sabato 1 febbraio la nuova sede del Gruppo Sommozzatori di Monselice (G.S.M.), ospitata all’interno del fabbricato ex mensa della stazione ferroviaria. Alla cerimonia hanno partecipato le autorità istituzionali, i rappresentanti dell’associazione e numerosi soci, a conclusione di un percorso iniziato diversi anni fa e portato a termine grazie alla collaborazione tra il Comune di Monselice e RFI – Rete Ferroviaria Italiana.
L’associazione, attiva dal 1983, fino al 2022 aveva condiviso gli spazi della Falegnameria Remiera di via Argine Destro con l’Associazione Remiera. Le limitazioni strutturali e le esigenze di sicurezza hanno però reso necessario trovare una nuova sede. Presa atto dell’impossibilità di utilizzare immobili comunali, l’Amministrazione ha avviato un confron-
vicini. Il sindaco Stefano Peraro e la giunta però non hanno fatto un passo dietro e hanno fatto approvare il provvedimento con i soli voti della maggioranza: “Anche altri Comuni vicini l’hanno istituita e per venire appunto incontro a chi ospita operai in trasferta, su suggerimento proprio delle strutture ricettive, abbiamo deciso che l’imposta si ferma al quinto giorno e anche per chi li fa non consecutivi, all’interno dei trenta giorni” sottolinea Peraro “Ci sono anche delle esenzioni, come per chi assiste i malati e chi assiste minori. Siamo andati incontro a molte esigenze degli operatori e siamo certi che questa imposta non andrà a incidere sulle presenze nella nostra città. In ultima, le procedure di riscossione per l’imposta saranno le meno burocratiche possibile, sempre in accordo con gli albergatori” conclude Peraro. Non la pensano però gli addetti al settore: “Monselice non è una città turistica: circa l’80 per cento delle persone che pernotta nelle nostre strutture sono operai, lavoratori o persone che arrivano per cure mediche. Per noi albergatori questa tassa rappresenta soprattutto un enorme aggravio burocratico e, se commettiamo anche solo un errore formale, rischiamo

multe e conseguenze legali” spiega Davide, gestore dell’affittacamere Due Mori anche a nome degli altri operatori. “È un deterrente evidente: perché una persona dovrebbe pagare di più per dormire a Monselice, quando può andare nei Comuni vicini dove la tassa non c’è? È una misura che ci sta danneggiando seriamente. Capisco che il Comune abbia bisogno di risorse, ma questa sembra la strada più semplice. Si tratta di un regolamento che penalizza tutti e che rischia di allontanare clienti invece di incentivare il turismo”.
Giada Zandonà
Asta deserta per l’ex Pretura
I beni comunali vengono alienati e la prima asta per l’ex pretura va deserta. L’iniziativa si inserisce in un più ampio piano di dismissione del patrimonio immobiliare comunale, con l’obiettivo di ricavare circa un milione di euro. L’edificio, dopo aver cessato le sue attività, è stato utilizzato prima come spazio per le associazioni e poi come magazzino comunale, senza che fosse mai definita una progettualità a servizio dei cittadini. Ed è proprio da qui che prende avvio la critica dell’opposizione di centrosinistra, che ribadisce come l’operazione sembri rispondere esclusivamente alla logica del “fare cassa”. Il consigliere Francesco Miazzi punta il dito contro un’amministrazione ritenuta incapace di mettere in campo progettualità in grado di rispondere alle carenze della città, che non dispone di sale dedicate all’aggregazione: “Abbiamo più volte sollecitato a investire sul sociale, inteso non solo come assistenza, ma come investimento sul futuro. L’ex Pretura potrebbe rispondere al bisogno di alloggio delle persone che non possono affrontare gli affitti di mercato e potrebbero dar vita a esperienze di convivenze virtuose” spiega il consigliere “L’edilizia residenziale sociale potrebbe offrire alloggi a canoni calmierati per chi non rientra nelle graduatorie delle case popolari”. La visione di Miazzi coinvolge anche gli altri beni in alienazione: “L’ex caserma della forestale, è il luogo ideale per un poliambulatorio popolare autogestito magari in sinergia con la vicina Caritas”. Anche per i giovani Miazzi ha in mente un progetto in uno stabile in alienazione: “L’ex sala biliardi del centro le Torri, sarebbe un luogo idoneo per ospitare attività autogestite e autoprodotte dai giovani o anziani” conclude il consigliere “Iniziative che in tanti altri Comuni sono ben presenti e che funzionano proprio grazie al supporto delle amministrazioni e all’impegno del volontariato”. (g.z.)
Monselice, inaugurata la nuova sede del Gruppo Sommozzatori
All’interno della stazione ferroviaria uno spazio rinnovato per l’associazione storica della città
to con RFI che ha portato all’individuazione di locali idonei all’interno della stazione ferroviaria, dotati anche di accesso indipendente da via Trento Trieste. Dopo che RFI ha dichiarato che gli spazi non erano più strumentali all’attività ferroviaria ha autorizzato la stipula del contratto di comodato d’uso degli immobili, trattandosi però di un edificio sottoposto a tutela, è stato inoltre necessario ottenere il nulla osta del Ministero della Cultura, arrivato nel corso del 2023, che ha consentito alla Giunta comunale di approvare definitivamente lo schema di contratto e avviare i importanti interventi di ristrutturazione, riguardanti serramenti, impianti elettrici, idrico-sanitari e di raffrescamento con un investimento di circa 45 mila euro. Nel 2025 si è completato l’iter con l’installazione dei contatori delle utenze. Nel frattempo, il Gruppo Sommozzatori ha provveduto all’arredo degli spazi, rendendoli pienamente operativi.
All’inaugurazione erano presenti il Vicesindaco Stefano Peraro, l’Assessore allo Sport Gianmarco Roveroni e la Consigliera Regionale Giorgia Bedin.
«Questa nuova sede – ha dichiarato il Vicesindaco Peraro – è il risultato di un lavoro lungo e condiviso portato avanti con determinazione dal sindaco Bedin che dimostra come la collaborazione tra istituzioni e associazioni possa dare risposte concrete al territorio. Il Gruppo Sommozzatori rappresenta da oltre quarant’anni una realtà importante non solo sul piano sportivo, ma anche sociale e formativo». Il Presidente dei Sommozzatori, Sebastiano Saorin, ha sottolineato come la giornata sia stata particolarmente significativa per tutto il Gruppo. Ha evidenziato come chi ha partecipato abbia potuto percepire il clima di passione, amicizia e condivisione che da sempre caratterizza l’associazione e che rappresenta uno dei suoi obiettivi fondamentali, sottolineando che condividere questo momento con così tante persone ha suscitato grande orgoglio ed emozione.
Saorin ha inoltre ricordato che la nuova sede non è soltanto uno spazio fisico, ma rappresenta il simbolo di un percorso lungo, costruito con impegno, pazienza e determinazione, e frutto del lavoro di una comunità che crede nei valori dello sport, della formazione e del rispetto per il mare
e per l’ambiente.
Il Presidente ha concluso esprimendo un ringraziamento speciale alle autorità comunali – la Consigliera Regionale Giorgia Bedin, il Vicesindaco Stefano Peraro e l’Assessore Gianmarco Roveroni – il cui sostegno è stato fondamentale per consentire al Gruppo di compiere questo importante salto di qualità.
«Avere una casa più funzionale significa poter lavorare meglio, coordinarsi meglio e farsi trovare pronti quando serve - ha dichiarato l’assessore allo Sport Gianmarco Roveroni – è in quei momenti che capisci davvero quanto vale la presenza di un gruppo di volontari preparati e affidabili».
La Consigliera Regionale Bedin ha sottolineato come questo risultato dimostri che i percorsi più significativi non siano mai immediati: un cammino spesso rallentato da inevitabili complessità burocratiche, ma portato avanti con costanza e resilienza, a conferma che investire tempo ed energie per il bene della comunità non solo è possibile, ma doveroso.


Durante la cerimonia è stata dedicata la sala principale a Renato Silvoni, Massimo Arboit e Leonardo Zucchini, figure storiche dell’associazione. La giornata si è svolta in un clima di grande partecipazione, con il coinvolgimento dei soci, dei volontari della Pro Loco Monselice APS e la presenza di Don Giacinto e di Mario Fedele della FIPSAS Padova, sancendo un nuovo capitolo per una delle associazioni storiche della città.




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artificiale, pensati per rendere gli esami più precisi


nuova sede, più servizi, massima attenzione al paziente

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nella crescita di questa storica realtà. La struttura, completamente rinnovata, raddoppia gli spazi, passando da 11 a 22 ambulatori e mette a disposizione un ampio parcheggio, prima inesistente, con oltre 200 posti auto.
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Interventi urgenti su via Cavallino per scongiurare gli allagamenti
’obiettivo è avere un territorio che, quando si verificano eventi climatici avversi, non finisca più sott’acqua”. È da questa premessa che è partita la riunione della Commissione ambiente, convocata nei giorni scorsi per affrontare alcune criticità idrogeologiche che da tempo interessano la cittadina murata, in particolare via Cavallino, nella frazione di San Cosma. Una zona che, ad ogni precipitazione intensa, torna puntualmente a fare i conti con allagamenti e disagi. A seguito di diversi incontri tra amministrazione e ufficio tecnico, è stato definito un piano di interventi immediati finalizzato a risolvere le situazioni più critiche, quelle cioè che storicamente causano allagamenti localizzati. Per quanto riguarda via Cavallino, il piano si articola su tre nodi principali. Il primo riguarda un intervento di competenza pubblica: la pulizia e lo scavo di un tratto del fosso di scolo. I lavori, già affidati a una ditta specializzata, dovrebbero

partire entro il mese per un importo di circa 15 mila euro, con l’obiettivo di ripristinare il corretto deflusso delle acque.
La situazione, però, risulta complicata da interventi privati che ostacolano il naturale scorrimento
Al via la quinta edizione del bando per progetti giovanili
Il Comune di Monselice, ente titolare del Piano “Generazioni in movimento”, lancia la quinta edizione del bando Giovani Euganei Evolution per la primavera–estate 2026. L’iniziativa mette a disposizione fino a 3.300 euro per ciascun Comune aderente, con l’obiettivo di finanziare progetti pensati e gestiti direttamente da ragazze e
ragazzi del territorio. Per spiegare modalità e opportunità sono previsti due incontri pubblici: lunedì 24 febbraio a Conselve, a Palazzo Zen, e martedì 3 marzo a Este, alla Sala Nassirya. Durante le serate, la Cabina di Regia e l’Ufficio Progetto Giovani illustreranno criteri, tempi e strumenti utili per candidarsi. Il bando è rivolto ad as-
sociazioni giovanili con direttivo under 35 e a gruppi informali tra i 14 e i 35 anni, affiancati da un’associazione tutor. Le idee progettuali dovranno essere presentate dal 4 marzo al 7 aprile 2026; il progetto definitivo entro il 30 aprile. Le attività finanziate dovranno concludersi entro il 27 settembre 2026. (r.p.)
idrico. A monte della via è stata individuata una vera e propria “strozzatura” lunga circa 15-20 metri. In questo punto un privato avrebbe installato un tombino circolare a servizio del proprio accesso carraio, sostenendo di essere in possesso di un’autorizzazione del Consorzio di bonifica, autorizzazione che però risulterebbe mai rilasciata. Ancora più delicata la seconda criticità individuata sempre in via Cavallino, legata a un vecchio laghetto di laminazione realizzato in passato dai contadini per gestire le piene ma a oggi ostruito. Questo innalzamento del terreno avrebbe deviato il deflusso delle acque, convogliandolo direttamente sulla strada. Parallelamente sono previsti interventi di
manutenzione nell’are del Monte Ricco, dove si procederà alla pulizia dei “calti”, in continuità con lavori già eseguiti dalla Regione. Grande attenzione anche al sottopasso ferroviario di via Canaletta, dove è stato ripristinato il gruppo di continuità per consentire il corretto smaltimento dell’acqua in caso di piogge intense altri lavori. “Stiamo procedendo secondo un piano già definito, che individua con chiarezza le criticità più urgenti” spiega l’assessora all’ambiente Elisabetta Volpito. “Abbiamo chiaro dove intervenire e con quali lavori e l’obiettivo nel complesso è rendere progressivamente più sicure anche altre zone del territorio”.
Giada Zandonà

Operazione antidroga, blitz dei Carabinieri: arrestati due giovani
Due giovani, di 19 e 25 anni, sono stati arrestati a febbraio dai Carabinieri della Stazione di Monselice nell’ambito di un’operazione contro lo spaccio di sostanze stupefacenti. L’indagine, rapida e mirata, è scaturita dalle numerose segnalazioni dei residenti, preoccupati per l’andirivieni sospetto nei pressi di un esercizio pubblico etnico in via Carboni. I militari hanno predisposto un servizio di osservazione che ha confermato i sospetti: i due giovani, già noti alle forze dell’ordine e domiciliati a Padova, sono stati sorpresi mentre si muovevano tra il locale e un’automobile sospetta. L’intervento simultaneo dei Carabinieri ha permesso di bloccare sia i sospettati che l’acquirente, un 27enne della bassa padovana, trovato con un grammo di cocaina appena acquistato. Durante la perquisizione, sono stati sequestrati nove dosi di cocaina per un totale di 9,2 grammi, un ulteriore grammo di droga e oltre 1.300 euro in contanti, nascosti tra i pantaloni dei due giovani. L’acquirente è stato sanzionato e segnalato alla Prefettura di Padova come assuntore. Nel corso dell’udienza di convalida, il Giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere per il 25enne e l’obbligo di dimora a Padova per il 19enne. (r.p)




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Sopralluogo. Serrande, coperture e drenaggi per garantire sicurezza
Azione rapida per rinnovare la Caserma dei Vigili del Fuoco
P assi avanti per dare un nuovo volto alla caserma dei Vigili del Fuoco di Este. Nei mesi scorsi si è svolto un sopralluogo operativo che ha visto riuniti la Provincia di Padova, proprietaria dell’immobile, e il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco, con l’obiettivo di fare il punto della situazione e individuare gli interventi necessari per garantire condizioni di lavoro sicure e dignitose al personale. A rappresentare l’ente provinciale erano presenti Daniele Canella, vicepresidente vicario della Provincia di Padova con delega al Patrimonio, il consigliere provinciale di zona Stefano Agujari Stoppa, il dirigente tecnico del settore edilizia e il funzionario referente per le manutenzioni degli edifici. Per il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Padova è intervenuto il comandante Giuseppe Lomoro: “L’incontro si è concretizzato nella visita all’edificio nella più assoluta cordialità e spirito di collaborazione” sottolinea Canella “toccando con mano le principali richieste avanzate dal comando provinciale poco prima di Natale, per permettere alla struttura di essere efficiente, con il minimo investimento e la maggiore rapidità possibili”.
La Provincia ha assicurato un intervento tempestivo: “Abbiamo rassicurato il responsabile del distaccamento e i suoi uomini che presto interverremo per ripristinare la massima operatività e garantire condizioni sicure e dignitose per i lavoratori”. Il rammarico, tuttavia, resta legato al fatto che si dovranno destinare risorse a un edificio che avrebbe già dovuto essere dismesso.
L’iter per la realizzazione della nuova caserma, infatti, è iniziato nel 2018 ma si è arenato nel tempo a causa di peripezie e passaggi burocratici non imputabili alla Provincia. Ad oggi il progetto si trova ancora in una fase iniziale, nonostante la celerità con cui l’ente provinciale ha fornito risposte e documentazione richieste. Con il comandante provinciale è stato quindi assunto un impegno formale a quantificare i costi e a intervenire nel minor tempo possibile sugli aspetti più critici, in particolare quelli legati alla sicurezza del personale operativo. Tra i princi-
pali interventi la sostituzione delle serrande del magazzino che ospita i mezzi di soccorso, il rifacimento delle coperture per scongiurare infiltrazioni e la ridefinizione, in collaborazione con il Comune, degli scarichi delle acque bianche. Un problema, quest’ultimo, che in più occasioni ha causato l’allagamento parziale del piazzale e che si punta a risolvere in modo strutturale per evitarne il ripetersi. “Parallelamente, auspichiamo che l’iter per la nuova caserma proceda spedito” conclude Cannella.
Giada Zandonà

Festa della Donna, mostra di Marta Fontana all’Ex Chiesetta dell’Annunziata
In occasione della Festa della Donna, il Comune di Este presenta “Il pane, ma anche le rose”, mostra personale di Marta Fontana allestita alla Sala Turi Fedele e Renata Carminati dell’Ex Chiesetta dell’Annunziata, in Piazza Trento. L’esposizione sarà visitabile dal 28 febbraio all’8 marzo 2026 a ingresso







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libero. Il percorso raccoglie installazioni, opere a tecnica mista e ceramiche realizzate dal 2019 al 2026. La ricerca dell’artista indaga qualità storicamente attribuite al femminile – cura, pazienza, manualità – troppo spesso confinate alla sfera domestica o allo sfruttamento lavorativo. Ispirata da Joyce Lussu e Forough Farrokhzad, Fontana trasforma materiali d’uso quotidiano come reti da letto, teglie, mattonelle e argille in strumenti di memoria e denuncia, in un dialogo tra repressione ed emancipazione. L’inaugurazione si terrà sabato 28 febbraio alle 18.15 con un saluto e dialogo di Lea Melandri. Domenica 8 marzo, alle 17, evento conclusivo con il Centro Veneto Progetti Donna di Padova e un intervento musicale. Orari: lunedì-sabato 16-19; domenica 10-12 e 16-19. (r.p.)


INFORMA



ono ormai terminati i lavori di ricostruzione dell’edificio comunale di via Restara, finanziati nell’ambito del PNRR – Missione 5, Componente 2, Investimento 1.2 “Percorsi di autonomia per persone con disabilità” e iniziati a marzo 2025 per un valore di circa 680.000 euro, tra fondi PNRR, GSE e fondi propri dell’Ente. Nel mese di marzo è prevista l’inaugurazione ufficiale della struttura.
L’intervento rientra nei progetti finalizzati a promuovere l’indipendenza abitativa, lavorativa e sociale delle persone con disabilità, attraverso percorsi personalizzati che integrano supporto specialistico, soluzioni tecnologiche, formazione e inclusione nella comunità. L’obiettivo è favorire una maggiore qualità della vita e l’autodeterminazione, anche attraverso esperienze di vita indipendente.
«Tutto questo sarà possibile grazie alla fattiva collaborazione con Fondazione IREA Morini Pedrina, realtà atestina



operante sul territorio, attraverso interventi e servizi sociali e socio sanitari per persone con disabilità, che si occuperà della gestione quotidiana dei futuri residenti della palazzina. – spiega il Sindaco Matteo Pajola. – Si è trattato di un lavoro di grande complessità tecnica, ma realizzato in tempi molto rapidi.»
Aggiunge il Vicesindaco e Assessore al Settore Sociale Simonetta Spigolon: «Con il completamento di questo intervento finanziato dal PNRR e dall’Amministrazione comunale, la Città di Este compie un ulteriore passo concreto verso un modello sociale sempre più inclusivo e orientato all’autonomia delle persone con disabilità. La ristrutturazione dell’immobile non è solo un investimento strutturale, ma un investimento in dignità, indipendenza e qualità della vita. Questo progetto assume un valore ancora più profondo nel decimo anniversario della Legge sul “Dopo di noi”, che ha segnato un cambio di paradigma nelle politiche per la disabilità, ponendo al centro il diritto di ogni persona a costruire il proprio progetto di vita, anche oltre il sostegno familiare. A dieci anni da quella Legge, Este dimostra come quei principi possano tradursi in azioni concrete, radi-












cate nel territorio e capaci di rispondere ai bisogni reali delle persone. Come ricordava Stefano Rodotà, “i diritti non si proclamano: si rendono esigibili”. È con questo spirito che l’Amministrazione comunale ha scelto di investire in progetti capaci di trasformare i principi dell’inclusione e dell’autonomia in opportunità reali e accessibili».
L’edificio originario, costruito alla fine degli anni Sessanta con struttura in muratura portante, era inizialmente destinato a un intervento di ristrutturazione. Le successive verifiche tecniche hanno però evidenziato importanti criticità strutturali, rendendo non sostenibile il recupero dell’immobile. È stata quindi approvata una modifica al progetto definitivo, optando quindi per la demolizione e ricostruzione dell’edificio, mantenendone la sagoma originaria ma garantendo standard più elevati sotto il profilo della sicurezza, dell’efficienza energetica e della qualità funzionale.
Il nuovo fabbricato è stato progettato secondo i criteri nZEB (Nearly Zero Energy Building), con consumi energetici quasi nulli e un’elevata attenzione alla sostenibilità ambientale. Centrale anche il tema















dell’accessibilità: l’appartamento al piano terra è completamente privo di barriere architettoniche, così da garantire spazi sicuri, inclusivi e pienamente fruibili.
Dal punto di vista costruttivo, l’edificio è realizzato con struttura in muratura portante in laterizio, solai laterocementizi e copertura in muratura, con elevati livelli di isolamento termico, grazie a un cappotto esterno e a contropareti interne in cartongesso. I serramenti sono in PVC ad alte prestazioni, mentre in copertura è stato installato un impianto fotovoltaico. Anche gli impianti sono stati pensati in un’ottica di sostenibilità ambientale: il riscaldamento avviene tramite pompa di calore con pannelli radianti a pavimento, la produzione di acqua calda sanitaria è affidata alla medesima tecnologia, mentre il raffrescamento estivo è garantito da un impianto idronico canalizzato. Soluzioni che assicurano comfort abitativo e una significativa riduzione dei consumi energetici
Sono stati investiti ulteriori 300.000 euro per la fornitura di arredi, domotica, assistenza per i nuovi inquilini e inserimento di tutti i dispositivi necessari a garantire totale accessibilità.
Scuole sicure, al via le riqualificazioni
Alla scuola dell’infanzia di via Augustea vengono completati gli interventi di efficientamento energetico, mentre alla primaria Santa Maria del Pilastro sarà realizzata una nuova scala antincendio esterna per garantire vie di esodo adeguate




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rosegue l’impegno del Comune per la sicurezza e la riqualificazione degli edifici scolastici, con una serie di interventi che interesseranno il quartiere del Pilastro. Sono partiti i lavori di efficientamento energetico alla scuola dell’infanzia di via Augustea e la realizzazione di una nuova scala antincendio esterna alla scuola primaria Santa Maria del Pilastro. Per quanto riguarda la scuola dell’infanzia, l’amministrazione comunale completa un percorso di riqualificazione avviato negli anni scorsi, che aveva già visto la sostituzione degli infissi esterni e dei corpi illuminanti interni. Il nuovo intervento prevede la realizzazione del cappotto termico esterno, la coibentazione della copertura e il completamento dell’adeguamento dell’illuminazione interna. L’obiettivo è migliorare l’efficienza energetica dell’edificio, ridurre i consumi e aumentare il comfort degli ambienti frequentati quotidianamente da bambini e personale scolastico. L’importo complessivo dei lavori ammonta a circa 250 mila euro, finanziati attraverso risorse del Conto Termico Gse e fondi comunali. Parallelamente, alla scuola primaria Santa Maria del Pilastro sarà realizzata una nuova scala antincendio esterna, che collegherà il primo piano al piano terra, garantendo vie di esodo adeguate e un innalzamento complessivo dei livelli di sicurezza

in caso di emergenza. Per questo intervento il Comune ha ottenuto un finanziamento ministeriale di 70 mila euro dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. “Da sempre l’Amministrazione comunale dedica grande attenzione al reperimento di risorse pubbliche per poter realizzare interventi strutturali di questa portata”, sottolinea il sindaco Matteo Pajola “investire nell’edilizia scolastica significa investire nel futuro della città e nella qualità della vita delle famiglie. Il quartiere Pilastro rappresenta una realtà importante del nostro territorio e merita scuole sicure, moderne e all’altezza delle esigenze educative di oggi”. Sulla stessa linea l’assessora alla Pubblica
istruzione Luigia Businarolo, che evidenzia come “la qualità delle strutture educative sia un elemento centrale per il benessere delle comunità. Rendere le scuole luoghi sicuri, efficienti e accoglienti significa rafforzarne il ruolo non solo educativo, ma anche sociale e aggregativo”. Con questi interventi, il Comune di Este conferma una programmazione orientata alla manutenzione e alla valorizzazione del patrimonio scolastico, con un’attenzione particolare alla sicurezza, alla sostenibilità e alla capacità di intercettare finanziamenti pubblici, a beneficio degli studenti, delle famiglie e di tutto il quartiere.
Giada Zandonà
Piscina comunale, l’opposizione denuncia ritardi
“Era già tutto previsto: disagi, ritardi e costi folli. Quello a cui assistiamo oggi non è un imprevisto, ma la logica conseguenza di una gestione politica sbagliata”. Con queste parole la consigliera di opposizione Roberta Gallana interviene sulla situazione della piscina comunale di Este. Al centro della critica, una vicenda che si trascina da anni. Il sindaco Matteo Pajola aveva inizialmente indicato l’estate scorsa come termine dei lavori di riqualificazione, poi la scadenza era stata spostata a Natale e successivamente a febbraio 2026. A oggi, però, la riqualificazione degli impianti non è ancora partita e i lavori sugli spogliatoi procedono a rilento. Nel frattempo utenti e famiglie convivono con disagi quotidiani: bambini e adulti costretti

a cambiarsi e a fare la doccia nei container prefabbricati, e vasche spesso fredde a causa di continui guasti tecnici. “Il peccato originale risale alla scelta dell’amministra-
zione di abbandonare il project financing avviato in precedenza. Quel modello avrebbe garantito tempi certi e trasferito sul privato il rischio d’impresa e i costi degli imprevisti. Oggi invece ogni ritardo, ogni tubo rotto e ogni spesa extra ricade interamente sulle tasche degli estensi, senza dimenticare che per uscire dal project il Comune ha versato 800 mila euro alla ditta”. Gallana riporta che i cittadini da quattro anni vivono nel disagio: molti hanno abbandonato l’attività sportiva, stanchi di strutture precarie e temperature inadeguate: “Chiediamo trasparenza. Il sindaco aveva promesso efficienza: oggi restano solo ritardi e una piscina che cade a pezzi. Chi pagherà per questo fallimento gestionale?”. (g.z.)
Cronaca. Sono 7.031 i verbali nel bilancio 2025 del Saple
Potenziata la videosorveglianza: 100 nuovi “occhi elettronici”
U n’attività capillare, quotidiana e diffusa su un territorio ampio e articolato: il bilancio 2025 del SAPLE – il servizio convenzionato di Polizia Locale che opera nei Comuni di Este, Vo’, Cinto Euganeo, Lozzo Atestino, Baone e Sant’Elena – restituisce l’immagine di una presenza costante sulle strade e nei centri abitati dell’area euganea, a tutela della sicurezza e della vivibilità delle comunità locali. Sono stati 7031 i verbali elevati, a testimonianza di un’attività di controllo capillare sulla viabilità e sul rispetto delle norme. A questi si affiancano 67 sequestri di veicoli privi di copertura assicurativa e 367 sanzioni per mancata revisione obbligatoria, dati che fotografano una situazione ancora critica sul fronte della sicurezza stradale. Nel corso dell’anno gli agenti hanno inoltre rilevato 69 incidenti, mentre le verifiche anagrafiche effettuate hanno raggiunto quota 988, confermando un impegno che va ben oltre la sola gestione del traffico. Di rilievo anche l’attività di polizia giudiziaria, con 43 pratiche concluse e trasmesse alla Procura di Rovigo. La Polizia Locale ha inoltre emesso 227 ordinanze di modifica della viabilità, spesso legate a cantieri, eventi o situazioni di emergenza, e ha gestito 47 ricorsi tra Prefettura e Giudice di Pace. Un anno significativo anche sul fronte degli investimenti per la sicurezza. Grazie a un contributo ministeriale di 195 mila euro, a un finanziamento regionale di 40 mila euro e a un cofinanziamento dei sei Comuni pari a circa 135 mila euro – di cui 65 mila euro a carico del Comune – è stato possibile potenziare in modo deciso il sistema di videosorveglianza. Sono state installate 86 nuove telecamere e 14 varchi per la lettura delle targhe, per un totale di 100 nuovi “occhi” a presidio delle aree più sensibili. Solo a Este se ne contano 37, a conferma di un investimento mirato e strategico. Un potenziamento che ha già prodotto risultati concreti: il nuovo sistema, collaudato nel mese di dicembre, ha consentito di individuare gli autori di due incidenti stradali con fuga, permettendo alle persone coinvolte di ottenere il risarcimento dei danni subiti. Nel corso dell’anno è proseguita anche l’attività di controllo sull’ospitalità dei cittadini non co-
munitari, che ha portato a otto sanzioni significative, quattro di natura penale e quattro amministrative. “Un ringraziamento sentito va a tutti gli agenti che hanno dimostrato professionalità e senso del dovere durante il servizio quotidiano. Questi risultati assumono ancora più valore se si considera che l’impegno dei 12 operatori, comandante compreso, si svolge su un bacino di circa 30 mila abitanti, grazie a spirito di sacrificio, dedizione quotidiana e forte senso di responsabilità verso la comunità” sottolinea il comandante Giacomo Sinigaglia.
Giada Zandonà

Lupo presenza ormai stabile nei Colli Euganei
Nei Colli Euganei il lupo non è più solo una comparsa occasionale. Negli ultimi mesi le segnalazioni si sono moltiplicate, gli indici di presenza sono aumentati e oggi gli esperti del Parco Colli parlano di una frequentazione forse stabile nel territorio euganeo. Una presenza che, lontana dei timori, rappresenta in primis un segnale di vitalità ambientale e di biodiversità. Negli Euganei la prima segnalazione documentata risale al febbraio 2021, con la lupa Cecilia nel territorio di Baone, mentre poco più di un mese fa, a Monselice, un esemplare nato in primavera è stato investito, confermando una frequentazione non sporadica. “La presenza del lupo sui nostri Colli Euganei va interpretata come un arricchimento della biodiversità, in linea con l’espansione naturale









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della specie in molte aree italiane” spiega il presidente del Parco, Alessandro Frizzarin. “È necessario proseguire con il monitoraggio per capire se gli esemplari resteranno nell’area o siano solo di passaggio. Ricordiamo che si tratta di una specie protetta e raccomandiamo precauzioni per proteggere animali domestici e da allevamento, evitando di lasciarli incustoditi nelle ore serali e notturne”. L’Ente Parco, infatti, ha intensificato le attività di osservazione e monitoraggio in collaborazione con i soggetti competenti, affiancando al lavoro scientifico un invito alla prudenza rivolto a cittadini e allevatori: “L’adozione di semplici ma efficaci misure di prevenzione consente di ridurre significativamente il rischio di predazioni e di favorire una convivenza responsabile con una specie di grande valore naturalistico” conclude il presidente “Continueremo a informare la popolazione sugli sviluppi del monitoraggio e a lavorare per garantire un equilibrio tra tutela della biodiversità, sicurezza delle attività umane e protezione delle attività agricole”. (g.z.)
La pubblicazione. Luisella Fogo ha dato alle stampe il frutto di una ricerca durata 5 anni
“Le Termeuganee, un capolavoro della natura”
Tra Colli e pianura intreccio di storia e benessere
I l panorama editoriale locale si arricchisce di un volume che prova a sintetizzare millenni di evoluzione termale in un’unica visione d’insieme: “Le Termeuganee, la storia delle Terme, le Terme nella storia – un capolavoro della natura tra Colli e Pianura”. L’opera firmata da Luisella Fogo ed edita da Cleup è frutto di un lavoro di ricerca durato cinque anni, è stata recentemente presentata al Gran Caffè Pedrocchi di Padova, ricevendo il sostegno dell’assessorato alla Cultura della Regione Veneto per la sua valenza documentale. Il testo, spiega l’autrice, si propone di superare la frammentazione dei singoli comuni, introducendo per la prima volta il termine unitario “Termeuganee” per definire un territorio che condivide un’unica origine geologica e un destino storico comune. In 370 pagine, Luisella Fogo analizza le cinque realtà di Abano, Monteortone, Montegrotto, Galzignano e Battaglia Terme, offrendo una narrazione che lega indissolubilmente il benessere naturale alla presenza dei Colli Euganei, definiti già nel




1370 da Boccaccio come “sublimes euganei vertices” durante i suoi soggiorni ad Arquà.
La struttura del libro è rigorosa ma accessibile, organizzata in 17 capitoli che ripercorrono le tappe fondamentali del bacino termale attraverso il susseguirsi di personaggi che lo hanno scelto per cura, relax o cultura. Il corredo iconografico è particolarmente vasto, contando oltre 550 immagini che permettono di visualizzare i cambiamenti del paesaggio e i volti dei protagonisti, dai Paleoveneti fino ai giorni nostri. “Non si tratta solo

di una cronaca dei fatti, - spiega l’autrice - ma di un intreccio tra evidenze scientifiche e testimonianze letterarie. Il lettore viene infatti accompagnato tra i versi di Marziale, che per primo parlò di “acque patavine”, e le riflessioni di autori come Lord Byron, d’Annunzio, Goldoni e Foscolo, tutti profondamente legati a questi luoghi”. Un punto di forza del volume è la capacità di far dialogare la Grande Storia con le specificità del territorio. Si scoprono così dettagli su figure di spicco come Alfonso I d’Este o l’imperatore Francesco I
d’Austria, la cui visita del 1825 è ancora oggi testimoniata dalla colonna monumentale situata davanti al Montirone. Il testo dedica inoltre ampio spazio all’evoluzione della ricerca scientifica, citando gli studi sulla composizione chimica delle acque condotti a partire dal 1700 da ricercatori come Salvatore Mandruzzato, fino ad arrivare alle più moderne applicazioni delle Spa e ai risultati scientifici sostenuti dall’Università di Padova. L’analisi pro-
Chi è Luisella Fogo
Luisella Fogo, nata a Este, ha costruito una carriera poliedrica che riflette un profondo legame con l’arte e la cultura veneta. Inizialmente affermata come soprano, ha esteso i suoi interessi all’insegnamento, alla pittura e alla critica d’arte, ricoprendo anche ruoli istituzionali come l’organizzazione di rassegne e festival per il Comune di Padova. Nel 2016 è stata eletta Presidente della Pro Loco di Este, dopo una lunga esperienza come gallerista e curatrice di
segue toccando l’archeologia, con un invito esplicito alla riscoperta dei tesori conservati nel Museo del Termalismo Antico di Montegrotto Terme. Il libro non si limita a guardare al passato ma volge lo sguardo al futuro, basandosi su due secoli di ricerche continuative che sottolineano come queste “acque patavine” rappresentino ancora oggi un patrimonio di benessere armonico e impeccabile per l’intero territorio veneto. (n.s.)
eventi storici e socio-educativi. La sua produzione letteraria, iniziata negli anni Ottanta, è altrettanto vasta e variegata. Tra le opere più significative spicca la raccolta di proverbi veneti sul vino, premiata dal Museo Cesare Pavese e presentata persino a esponenti della Nasa. Ha dedicato numerosi volumi alla casata d’Este e ha esplorato temi che spaziano dal patrimonio trobadorico alla valorizzazione turistica attraverso guide e monografie.





























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Le iniziative. Il Fondo per l’Ambiente
Accordo per il rilancio del sistema museale “Un patrimonio da scoprire” attraverso 17 video
L a Provincia di Padova e il Fondo per l’Ambiente Italiano (FAI) hanno sottoscritto una convenzione per la promozione e alla valorizzazione del sistema museale provinciale, nell’ambito del progetto nazionale “FAI per me”, iniziativa volta a diffondere e valorizzare l’offerta museale della Provincia, nonché favorire la diffusione della cultura.
A promuovere l’iniziativa è la Provincia di Padova, proprietaria di cinque musei di rilevante interesse culturale, tutti collocati all’interno del territorio: il museo di Villa Beatrice a Baone (quando riaprirà, in seguito al nuovo allestimento), il museo di Cava Bomba a Cinto Euganeo, Esapolis, il museo vivente degli insetti di Padova, il museo di Palazzo Santo Stefano, sede istituzionale dell’Ente provinciale, e il museo della Navigazione nel castello di San Martino della Vaneza a Cervarese Santa Croce (attualmente, l’area museale del castello è in ristrutturazione, pertanto l’accesso ora è gratuito; la convenzione tra Provincia e FAI si concretizzerà, dunque, quando
sarà ripristinata la biglietteria). Le strutture sono gestite da operatori che si occupano sia del management della struttura, sia della progettazione culturale, della didattica e della divulgazione scientifica dei propri siti.
Attraverso la convenzione, Provincia e FAI si impegnano a sostenere e promuovere reciprocamente le proprie attività, favorendo una maggiore integrazione tra le reti culturali locali e nazionali. In particolare, il FAI garantirà visibilità alle strutture museali provinciali e alle iniziative ad esse collegate mediante il proprio sito istituzionale, che registra oltre cinque milioni di visitatori l’anno. Non solo: le attività potranno essere ulteriormente promosse attraverso la newsletter istituzionale del FAI e i canali social ufficiali, ampliando così il pubblico di riferimento.
Parallelamente, la Provincia rende disponibile per tutti 17 produzioni video divise in tre macrotemi, consultabili sul sito provincia.padova.it e sul canale YouTube dell’ente. Il primo, un Patrimonio da scoprire: dai rifugi antigas di

Santo Stefano fino a Isola Millecampi e Cason delle Sacche, lambendo la laguna di Venezia. A questo si aggiunge Padova, natura e cultura: un racconto dedicato al cicloturismo lungo le grandi ciclovie (Treviso-Ostiglia, Anello dei Colli, Cammino di Sant’Antonio).
“Queste azioni rappresentano un’opportunità fondamentale per
rafforzare il ruolo dei musei provinciali - spiega il vice presidente Daniele Canella - come presìdi culturali diffusi. Dopo un periodo di riorganizzazione gestionale, la Provincia torna a essere protagonista della scena museale. Parallelamente, con i 17 video di “Un Patrimonio da scoprire”, abbiamo voluto offrire un linguaggio con-
Sicurezza stradale: arriva a scuola il primo simulatore di guida per monopattini
Solo nel Comune di Padova si stima la presenza di oltre 3.500 monopattini elettrici (tra mezzi in sharing e privati). Nell’ultimo anno, gli incidenti che hanno coinvolto monopattini elettrici nell’area urbana e nella prima cintura provinciale hanno registrato un incremento del 12%, spesso causati da mancata precedenza, guida contromano o trasporto di passeggeri. Il dato preoccupante è che il 40% dei conducenti coinvolti in sinistri ha un’età compresa tra i 16 e i 24 anni. Promuovere la sicurezza è un’urgenza, ecco allora che arriva nelle scuole il simulatore professionale di ultima generazione dedicato alla guida del monopattino elettrico,


che verrà utilizzato per le attività di formazione e sensibilizzazione negli istituti scolastici della provincia di Padova. Il simulatore è integrato nei laboratori didattici itineranti che in queste settimane stanno toccando i principali poli scolastici della padovani. Grazie a software avanzati, gli studenti possono testare i tempi di reazione alterati e le conseguenze di manovre azzardate, ricreando scenari di traffico reale. L’iniziativa della Provincia di Padova, che ha acquistato il simulatore mira a educare i giovani sui rischi legati all’uso di sostanze psicoattive e sulle corrette norme di comportamento su strada. “L’acquisto di questo simulatore rappresenta
temporaneo per narrare bellezze che spesso siamo i primi a non conoscere pienamente. Luoghi vicini, carichi di significato, che trasformiamo oggi in poli d’attrazione fruibili da chiunque. È un percorso condiviso che mira a rendere il patrimonio padovano più accessibile e riconoscibile”. Vincenzo Gottardo
un salto di qualità fondamentale nella strategia di educazione stradale.- spiegano gli organizzatori - Il monopattino elettrico è un mezzo agile e sostenibile che sta cambiando il modo di muoversi dei giovani, ma non è un giocattolo. Con questo simulatore, che affiancherà quelli di guida automobilistica già in dotazione alla polizia locale, permetteremo agli studenti di sperimentare visivamente e fisicamente cosa significa perdere il controllo del mezzo in totale sicurezza. Il nostro obiettivo non è punitivo, ma formativo: vogliamo che i futuri cittadini siano consapevoli che sulla strada la responsabilità individuale è la prima forma di protezione”. (v.g.)

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La grande attesa del bilancio regionale
Nel corso di tutta la campagna elettorale e per la verità anche in questi giorni, infatti, il presiedente Stefani ha puntato tutti i riflettori sul sociale. Un grande piano casa, nuovo ossigeno alle case di riposo, investimenti nella sanità pubblica e “badanti” di quartiere e condominio. Tutte politiche particolarmente apprezzate anche in modo trasversale tanto che anche le opposizioni sono rimaste spiazzate sentendosi, in un certo senso, “scippate” di cavalli di battaglia storici del centrosinistra. Promesse, poi, che hanno fatto storcere più di qualche naso tra i leader
del centrodestra che, in alcuni casi, hanno letto queste esternazioni come delle tirate di orecchie alle Giunte regionali precedenti.
Quello che però in questo momento conta è che le priorità indicate da mesi dal Presidente Stefani sono economicamente molto costose e, quindi, si torna al passaggio cruciale del bilancio. Ci saranno veramente nel bilancio tutte queste politiche? Questo è quello che ci si chiede da più parti e soprattutto questo è quello che misurerà la forza del Presidente Stefani di dettare la propria agenda.
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Certo sullo sfondo restano l’autonomia e ora anche la holding autostradale che potrebbero garantire nuove risorse economiche al Governo regionale, ma non possono costituire il motivo di una radicale inversione di marcia. Quindi tutti in attesa di vedere se la Regione sarà in grado di approvare un bilancio che dia risposte particolarmente robuste in materia di sociale e di sanità pubblica. Il Presidente Stefani si sente sicuro tanto che in questi giorni, mentre tutti corrono a garantirsi un posto lungo le piste da sci, lui continua a visitare ospedali, RSA e cooperative sociali. Non resta che attendere, le aspettative sono molto alte e il rischio politico lo è altrettanto.
“Rendere la vita più semplice agli imprenditori, più concretezza e
“Sulla sburocratizzazione passiamo alla fase operativa, è fondamentale avere anche un nuovo piano del commercio”
Abbiamo incontrato in redazione l’ex sindaco di Cittadella e Padova Massimo Bitonci che dopo una esperienza lunga e prestigiosa a Roma da parlamentare, con incarichi di Governo, torna in Veneto da assessore.
Il primo atto pubblico dell’assessore Bitonci, con deleghe importanti quali quella delle attività produttive, è stato un tavolo che ha messo insieme la Regione tutti gli attori del commercio e del mondo delle imprese. Parola d’ordine?
“Sburocratizzazione” risponde sicuro Massimo Bitonci, l’assessore di più lunga e spessa esperienza tra quelli che il presidente Alberto Stefani ha scelto nella composizione della squadra di Governo. Già sindaco a Cittadella e successivamente a Padova, parlamentare e sottosegretario di Stato.
Bitonci deve mettere mano a dossier particolarmente delicati.
“Quella di affrontare il tema della sburocratizzazione è stata una importante iniziativa del presidente Alberto Stefani. L’abbiamo detto più volte durante la campagna elettorale, adesso si passa alla fase operativa. Seguo
meno burocrazia in Veneto”
economiche coinvolgeremo per la massima trasparenza ance i media e la stampa”.
il tema della sburocratizzazione da anni, anche a livello nazionale, e so quanto le imprese, più che incentivi, più che forme di finanziamento chiedono la semplicità nelle procedure e quindi la sburocratizzazione”.
Cosa vuol dire in concreto sburocratizzare?
“Significa rendere più semplice la vita agli imprenditori: ridurre il numero degli incentivi, che a livello nazionale veicolati poi dalle regioni sono oltre duemila, cercare di fare un lavoro anche di monitoraggio, accesso unico attraverso portali unici, utilizzo della tecnologia, cioè la digitalizzazione: è quello che ci aiuterà moltissimo nel tema della semplificazione. La digitalizzazione è anche un obiettivo del del piano di ripresa e resilienza, di carattere europeo”
Il tavolo della sburocratizzazione con il mondo delle imprese del commercio e dell’imprenditoria tornerà a riunirsi?
“Io penso che questo tavolo vada convocato ogni volta che si verificano i passaggi e quando misuriamo quelli che sono stati i miglioramenti, su alcuni processi, quindi dopo nascerà proprio anche un reporting: oltre a coinvolgere le categorie
Giace dalla precedente legislatura il piano del commercio. Quali sono le novità su questo dossier?
“Il dialogo con commercianti e artigiani coinvolti è continuo: dovremmo trovare una soluzione, anche perché diventa assolutamente fondamentale avere un nuovo piano del commercio in un momento così delicata di crisi degli esercizi, soprattutto di vicinato, dei centri storici, dei borghi, delle delle città, dove l’intervento regionale non può risolvere tutto, però può dare degli incentivi economici, può cercare di dare delle linee di intervento magari anche importanti per per le vetrine, per addobbare i negozi cercare anche di effettuare delle politiche a favore del riordino del sistema anche all’interno dei centri storici, perché alcune attività siano ammesse, perché altre attività magari non siano ammesse, perché se abbiamo anche dei salotti, dei gioielli all’interno delle città, è giusto che ci siano dei negozi adeguati alle nostre città d’arte”.
Sindaco a Cittadella, sindaco a Padova, parlamentare semplice ma anche Sottosegretario di Stato e adesso Assessore regionale. Qual è la differenza di questo ruolo rispetto ai precedenti e come i precedenti pos-

sono dare una mano a interpretare meglio questo ruolo?
“Ho sempre pensato che quando si ha un ruolo di Governo che sia di governo territoriale, oppure come è stato nel mio caso Sottosegretario del ministero dell’Economia prima, e poi delle Imprese successivamente, e adesso Assessore della Giunta di del presidente Stefani, bisogna avere un approccio
pragmatico. E questo è più facile chi ha fatto il sindaco come me e come lo stesso presidente Stefani: ti crea quella base per poter capire come funziona la pubblica amministrazione, come funziona un Comune che poi come l’Italia, o nel nostro caso il Veneto dei Comuni ha bisogno di più concretezza e meno burocrazia”.
Alberto Gottardo
Trasporti. L’assessore regionale Diego Ruzza
Biglietto unico, Olimpiadi infrastrutture e sostenibilità
Il Veneto accelera sul fronte delle infrastrutture e della sostenibilità. Abbiamo incontrato l’assessore regionale ai trasporti, Diego Ruzza, per fare il punto sui grandi cantieri aperti,fino all’ambizioso progetto del biglietto unico regionale.
Assessore, partiamo dalle due varianti stradali inaugurate nel Bellunese proprio all’arrivo della fiamma olimpica a Cortina. Che valore ha questo traguardo?
Si è percepito il grande desiderio di dare una svolta viabilistica in una zona fragile come il Bellunese. Concludere i lavori in tempo per le Olimpiadi e Paralimpiadi è stato fondamentale. È stato bello vedere la partecipazione della popolazione che non vedeva l’ora di vedere quel nastro tagliato. Quanto ha influito la scadenza olimpica sulla velocità di questi cantieri?
Le Olimpiadi sono un’opportunità. Significa fare investimenti che poi rimangono nel tempo e migliorano la qualità della vita dei cittadini. Sicuramente ha aiutato a concludere opere importanti.
Parliamo di opere complesse: la variante di Tai di Cadore ha una galleria di 1000 metri, quella di Valle di Cadore di oltre 600. Ingegneristicamente non è stata una passeggiata.
Esattamente. Portare a termine lavori di tale complessità strutturale in quei territori è stata veramente un’impresa titanica. Ma la cosa più importante è che queste opere sono eterne: rimangono lì per pendolari, cittadini e turisti per gli anni a venire».
A Padova ha presentato 22 nuovi autobus sostenibili di Busitalia. Di che investimento parliamo?
Parliamo di 22 autobus di nuova generazione per il traffico extraurbano, con una capienza fino a 118 passeggeri. L’investimento è di circa 9,7 milioni di euro, finanziati per l’80% da fondi regionali. Dal 2018 la Regione è impegnata in un ammodernamento massiccio: abbiamo già stanziato complessivamente circa 300 milioni di euro, attingendo anche al PNRR. Questo ci ha permesso di




rinnovare il 50% della flotta veneta, che conta 3.200 mezzi.
Perché puntare proprio sul metano?
«Si va verso una reale sostenibilità. Il metano ha un bassissimo impatto e migliora la qualità dell’aria nella nostra regione. È un percorso avviato sul quale non si può assolutamente tornare indietro.
Un tema molto caro ai veneti è il “biglietto unico”. A che punto siamo?
Insieme al presidente la riteniamo una priorità da accelerare. Ci stiamo già impegnando con le strutture tecniche per arrivare al 2026, l’anno della svolta. L’obiettivo è un ticket unico che permetta di spostarsi su tutto il territorio regionale utilizzando gomma, treno e navigazione.
Assessore, lei ha una laurea in psicologia clinica. Le è servita in questo incarico?
Lo confermo al 100%. Quando mi hanno affidato l’assessorato mi dissero che gli studi in psicologia mi sarebbero serviti, oggi posso dire che è assolutamente così.
Infine, un accenno all’Alta Velocità. Quali sono le prossime mosse?
Stiamo monitorando costantemente i cantieri con RFI. È una grandissima opportunità per accorciare i tempi di trasporto per persone e merci. A breve avremo una cabina di regia per verificare l’avanzamento dei lavori su tutto il territorio regionale.

I conti della Regione. Filippo Giacinti
“Nuovo bilancio per il Veneto diciamo no alle nuove tasse”
Filippo Giacinti, neo assessore regionale al bilancio, patrimonio, affari generali e agenda digitale si trova oggi a gestire la complessa macchina finanziaria della Regione Veneto in un momento cruciale: il passaggio dall’esercizio provvisorio all’approvazione del bilancio di previsione 20262028.
Assessore Giacinti, la Giunta ha appena approvato le direttive per il bilancio 20262028. Quali sono i tempi previsti per l’approvazione definitiva e quali le priorità strategiche?
La priorità assoluta è uscire quanto prima dall’esercizio provvisorio per consentire alla Regione di spendere appieno le risorse necessarie ai servizi per cittadini e imprese e per lo sviluppo del territorio. Con l’approvazione delle direttive abbiamo individuato i budget; ora le strutture, insieme agli assessori, costruiranno i documenti tecnici: la legge di stabilità e il collegato. L’obiettivo è il voto in Consiglio regionale entro il 30 aprile. Cercheremo di anticipare i tempi il più possibile, garantendo però la qualità del dibattito, sia in Giunta che in Consiglio. Negli anni passati l’amministrazione regionale ha fatto del “no alle tasse” un proprio vessillo. Continuerete su questa strada, nonostante le preoccupazioni espresse in passato dal suo predecessore Calzavara?
In questo primo bilancio non prevediamo alcuna manovra sulle entrate: non ci sarà l’applicazione dell’addizionale IRPEF né modifiche ai tributi attuali. L’unica variazione riguarderà il recupero dell’evasione fiscale. Credo fermamente che l’equità fiscale sia un obiettivo di giustizia sociale: abbiamo prospettato un piano incisivo per recuperare alcune decine di milioni di euro da reinvestire nei servizi ai cittadini.
Anche le categorie economiche avevano espresso timori per un eventuale aumento dell’Irap. Cosa risponde al mondo produttivo?
Posso confermare che le tasse e i tributi

regionali rimarranno invariati. Per quanto riguarda le imprese, punteremo sulla lotta all’evasione e, soprattutto, sulla semplificazione. Il tavolo della sburocratizzazione, promosso dal Presidente e dall’assessore Bitonci, dimostra la nostra attenzione verso il sistema produttivo.
Parlando di cifre, la sanità quanto pesa effettivamente sul totale delle risorse regionali?
La sanità assorbe circa 11 miliardi di euro su un bilancio complessivo di 18 miliardi. A questi si aggiungono diversi milioni per i cosiddetti “Extra-LEA”, ovvero le prestazioni che non rientrano nei livelli essenziali di assistenza minimi definiti dallo Stato. È evidente come rappresenti la parte assolutamente preponderante del nostro impegno finanziario.
Spostandoci sul piano politico, lei è un esponente di Fratelli d’Italia. Come valuta l’attuale leadership di Giorgia Meloni e il futuro del partito?
Credo che Giorgia Meloni abbia restituito al nostro Paese una centralità internazionale riconosciuta da tutti gli osservatori. Ha saputo costruire una leadership capace di compattare tutto il centrodestra, guidandolo verso riforme strutturali attese da anni. Oggi l’Italia si muove in Europa e nel mondo con una rinnovata e grande autorevolezza.



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Riforma della giustizia, scocca l’ora della verità
La politica si divide sul futuro della magistratura
Il fronte del “Sì” punta sull’imparzialità dei giudici e la fine delle correnti nelle Procure, i sostenitori del “No” temono per l’indipendenza della magistratura e l’ingerenza dell’Esecutivo
Il prossimo 22 e 23 marzo i cittadini veneti e italiani saranno chiamati a un appuntamento cruciale con le urne per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Al centro della consultazione, la “separazione delle carriere”, una modifica che punta a dividere i percorsi professionali di chi accusa e di chi giudica. Trattandosi di un referendum confermativo, è importante ricordare che non è previsto il quorum: la riforma passerà o sarà bocciata sulla base della maggioranza dei voti validamente espressi, indipendentemente dall’affluenza. Il cuore del quesito riguarda la scissione tra i ruoli di Pubblico Ministero e Giudice. Se oggi un magistrato può, pur con limitazioni, passare da una funzione all’altra, la vittoria del Sì renderebbe questa separazione
definitiva sin dall’ingresso in magistratura. La riforma prevede inoltre la creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura (uno per i giudicanti e uno per gli inquirenti) e l’introduzione del sorteggio per la scelta dei componenti, con l’obiettivo dichiarato di contrastare il peso delle “correnti” associative. Nel dibattito che ha animato le piazze e le istituzioni del nostro territorio, il fronte del Sì punta tutto sull’imparzialità del giudice. Tra le voci più autorevoli del panorama giuridico veneto, l’avvocato Renzo Fogliata, già Presidente della Camera Penale Veneziana, sostiene la necessità della riforma come atto di civiltà giuridica: «È fondamentale che chi giudica sia equidistante tra accusa e difesa. La separazione delle carriere non è un attacco ai

magistrati, ma una garanzia per il cittadino». Sul piano politico, il centrodestra veneto è compatto. Tra i sostenitori più convinti c’è Flavio Tosi, eurodeputato e coordinatore regionale di Forza Italia. “La riforma rappresenta una vittoria storica del centrodestra – afferma - e una risposta alle criticità emerse negli ultimi anni, con scandali come quello legato a Palamara che hanno evidenziato la spartizione delle procure da parte di correnti politiche, in particolare di sinistra. Il nuovo sistema, con il sorteggio dei membri del Csm, favorirà una maggiore eterogeneità e limiterà l’influenza delle correnti sulle nomine, tutelando l’autonomia dei magistrati più indipendenti”. La riforma, conclude Tosi, non tocca i principi fondamentali della Costituzione né il sistema proporzionale di nomina, ma mira a rendere le nomine più trasparenti e meno influenzate dalle correnti. Di parere opposto sono i detrattori della riforma, che vedono nel cambiamento un rischio per l’autonomia della magistratura dal potere politico. Loren-


zo Miazzi, magistrato e Presidente di sezione presso la Corte d’Appello di Venezia, solleva dubbi sulla frammentazione del CSM, avvertendo che isolare il Pubblico Ministero potrebbe, nel tempo, portarlo sotto l’influenza dell’esecutivo. Anche il centrosinistra si è mobilitato. Elly Schlein, intervenuta a Padova per sostenere il fronte de “No”, va dritta al punto: “È una riforma sbagliata nel metodo e nel merito, una riforma di potere, che serve a un governo convinto che vincere le elezioni dia diritto a non essere giudicato. L’unica cosa che fa questa riforma è spaccare il Csm, che la Costituzione indica come il governo autonomo della magistratura. L’indipendenza


della magistratura non è una tutela dei magistrati, ma una garanzia per i cittadini, perché possano far valere i propri diritti”. Andrea Martella, segretario regionale del PD, esprime preoccupazione per una riforma definita “punitiva” nei confronti dell’ordine giudiziario: “Il vero problema della giustizia in Veneto sono le carenze di organico e i tempi infiniti dei processi, non la separazione delle carriere, che rischia solo di creare magistrati-funzionari”. Nel momento in cui andiamo in stampa, a metà febbraio, i sondaggi danno in leggero vantaggio il fronte del “No” ma sono ancora molti gli indecisi che sceglieranno se e come votare solo negli ultimi giorni.














L’intervista. Maurizio Dianese, autore di “Come me nessuno mai. Le mille vite di Felice Maniero bandito” (SEM edizioni)
“Felice Maniero, ex genio del crimine: oggi è incapace di intendere e volere”
M
aurizio Dianese, decano del giornalismo veneto, conosce Felice Maniero meglio di chiunque altro. Da cronista ha seguito per anni l’attività criminale di “Faccia d’Angelo” e della Mala del Brenta; poi, nel corso degli anni, ha scritto una serie di libri importanti per capire un fenomeno che ha segnato profondamente il nostro territorio (e non solo).
Dianese è appena tornato in libreria con “Come me nessuno mai. Le mille vite di Felice Maniero bandito” (SEM edizioni). Un libro che arriva dopo anni di inchieste, processi, ricostruzioni giornalistiche. Questa volta, però, Maurizio Dianese aggiunge un tassello decisivo: la voce diretta di Felice Maniero, con cui è stato a stretto contatto per mesi proprio per scrivere questo libro. Ne viene fuori il ritratto definitivo dell’ex boss della Mala del Brenta e, insieme, quello di un Nordest che cresceva a ritmi vertiginosi e che si è arricchito a dismisura (anche sporcandosi le mani).
Allora Maurizio, possiamo dire che questo è il libro definitivo su Felice Maniero?
Di definitivo c’è solo la morte. Però sì, è il libro che chiude il cerchio. Le ricostruzioni precedenti erano tutte giornalistiche. Qui, invece, ci sono conferme dirette di Maniero. Non racconta chissà quali segreti inediti, ma colma vuoti importanti. L’infanzia, la famiglia, il rapporto con la madre e con la figlia. Sul passato criminale sapevamo già quasi tutto, ma aggiunge elementi decisivi su un paio di omicidi strategici.
Nel libro emerge forte il lega-
me tra Maniero e il Nordest. Maniero è parte integrante della storia del Nordest. Lui stesso è consapevole di essere arrivato nel momento giusto. Nasce a Campolongo Maggiore, in una zona di miseria estrema. Poi il Veneto diventa la locomotiva d’Europa. Capisce che può passare dal furto di salumi ai lingotti d’oro. Alla fine degli anni Ottanta svuota i laboratori orafi vicentini. Parliamo di quintali, forse tonnellate d’oro. C’erano soldi ovunque. Lui intercetta quel flusso e lo trasforma in potere criminale.
Oggi che uomo è Felice Maniero?
Fino a pochi mesi fa era affaticato, ma ancora lucido. Oggi non è più in grado di articolare una frase compiuta. Gli psichiatri parlano di depressione accompagnata da decadimento cognitivo. È successo tutto in modo impressionante, nel giro di sei mesi. Da boss lucido a persona fragile, incapace di stare in società, di capire dove si trova. Non lo dico per giustificarlo. Anzi. Avrei preferito che restasse lucido e facesse i conti con una vecchiaia normale. Invece è condannato a una vita in una casa di riposo, isolato, perso. Maniero era attaccatissimo alla madre, tanto che venne soprannominato “cotoea” perché da piccolo era sempre attaccato alle gonne (cotoe) di sua madre.



Può essere che sia stata proprio la morte della madre ha dargli il colpo definitivo?
Sì, non c’è dubbio. Gli psichiatri dicono che la vera botta è arrivata quando gli hanno comunicato la morte della madre. Ne aveva parlato tante volte, sembrava preparato. In realtà non lo era. Da lì perde il contatto con la realtà. È paradossale, se pensiamo a quanto fosse centrale quella figura anche nella sua attività criminale.
Nel libro smonti molti miti, a partire proprio dal ruolo di Lu-
cia Carrain (la madre di Maniero) all’interno della Mala.
Maniero ha sempre raccontato tante bugie, soprattutto su sua madre, dipinta come una donna religiosa, integerrima, estranea a tutto e che aveva sempre contrastato il figlio bandito. Non è vero. Faceva parte della banda. Ha riciclato decine di miliardi di lire. Lo dice lui a verbale. Quando gliel’ho fatto notare, ci siamo scontrati duramente. Ha sempre cercato di proteggerla, fino a ottenere per lei l’immunità. Ogni volta che veniva chiamata a testimoniare, si avvaleva della facoltà di non rispondere.
Maniero è stato anche un personaggio mediatico unico, anche se forse un po’ sottovalutato dalla stampa nazionale, non credi?
Il libro si intitola “Come me nessuno mai” per un motivo: Felice Maniero è stato il più grande bandito del Nord Italia. Su questo non ci sono dubbi. Per omicidi, rapine, controllo del territorio. Se facciamo un paragone con Vallanzasca, che ha preso 3 ergastoli per 3 omicidi, non c’è confronto: Maniero in un fine settimana faceva rapine più grandi di quanto abbia mai fatto in vita Vallanzasca. Per non parlare degli omicidi… Eppure, da un punto di vista della “stampa” e del ritorno sui media, spesso è stato sottovalutato a li-
vello nazionale. Diciamo che ha pagato il fatto di operare in Veneto, lontano dai riflettori di Milano, Torino o Roma. Con la stampa era abilissimo. Sceglieva giornalisti che non conoscevano la sua storia e vendeva la versione che voleva. Che fine ha fatto l’universo della Mala del Brenta?
La banda finisce nel 1995. Senza Maniero non esiste. Lui l’ha creata, strutturata, guidata. Dopo restano solo scampoli. Personaggi marginali che si sono reinventati. Ma non c’è nessuno che abbia davvero raccontato i segreti della banda come lui.
Qual è l’eredità che la Mala del Brenta lascia al Nordest?
La peggiore possibile. Maniero ha aperto la strada alle mafie. Ha fatto accordi con Cosa Nostra, Camorra, ’Ndrangheta. Quando la banda cade resta un vuoto in cui si sono infilati tutti. Oggi in Veneto troviamo ogni tipo di criminalità organizzata. Sarebbero arrivati comunque, ma non con questa rapidità. Maniero è stato il detonatore. Un genio criminale che ha lasciato dietro di sé un territorio più ricco e più fragile.
Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro
Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.












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LDespar Nord sostiene l’identità locale tra arte, restauro ed enogastronomia

Sintoniz zati
Un impegno che prende forma nei luoghi, nelle persone

noscere il valore della “cultura del fare”, sostenerla nel tempo e restituirla alle comunità sotto forma di bellezza, opportunità e memoria condivisa.
D fiancare il territorio attraverso progetti che spaziano dalla tutela del patrimonio architettonico alla valorizzazione delle produzioni locali, fino alla salvaguardia della cultura gastronomica. Un impegno trasversale che nasce da un profondo senso di responsabilità verso le città e le persone che le abitano.

U tervento avviato nel 2016 sull’ex Cinema Teatro Italia nel cuore di Venezia: un edificio neogotico e liberty dei primi del Novecento, rimasto a lungo in stato di abbandono e riportato oggi a nuova vita grazie a un importante progetto di restauro e riallestimento. Un recupero che ha restituito alla città un luogo di grande valore storico e simbolico.
nascimentale Palazzo Nogarola Guarenti. Interventi che testimoniano la volontà dell’azienda di proteggere e rilanciare beni architettonici che rappresentano da sempre l’identità culturale del el 2019 Despar Nord ha inoltre contribuito alla riqualificazione di una porzione dell’ex Foro Boario di Prato della Valle a Padova, in un contesto di straordinario valore storico-artistico. Un progetto realizzato nel pieno rispetto delle caratteristiche originarie dell’edificio, frutto di un dialogo costante con la Soprintendenza e delle Belle Arti, che ha permesso di coniugare tutela e nuova fun-
a le eccellenze da preservare non sono soltanto fatte di pietra. Sono anche il risultato del lavoro quotidiano di uomini e donne che, con passione, custodiscono saperi antichi e li trasformano

per il

L o stesso approccio ha guidato Despar Nord anche in precedenti operazioni di ristrutturazione di palazzi storici come quello di Verona, Vicenza e Trento, dove nel 2014 è stato recuperato il ri-
propria identità, portando sulle
nate da un profondo legame con


Lo sviluppo insieme al territorio: Despar Nord e il sostegno all’eccellenza





Despar Nord per la tradizione culinaria: il “Ricettario anonimo padovano”
Storia e sapori: Un manoscritto del ‘400 svela la cultura alimentare di Padova.
Despar Nord promuove la ricerca per legare qualità, tradizioni e territorio

Il “Ricettario Anonimo Padovano” nasce dallo studio e dalla passione di Marina Scopel, storica della gastronomia e curatrice del volume, con il contributo di Otello Fabris e del professore Danilo Gasparini, e con il sostegno di Despar Nord. Si tratta di un raro manoscritto del XV secolo, conservato presso la Ruskin Gallery degli Sheffield Museums nel Regno Unito. Redatto in forma anonima ma attribuibile con grande probabilità a un autore padovano – forse un copista, come suggerisce l’accurata calligrafia – il ricettario si colloca in un periodo di grande fermento culturale, in cui la cucina riscopre il proprio ruolo come spazio di convivialità, piacere e condivisione.
Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta . Ascoltaci in tutto il Veneto in
Nord anche la salvaguardia della memoria culinaria locale, di quel mosaico di sapori, nozioni e ricette che si sono tramandati nei secoli. Così, per celebrare la convivialità e il legame tra passato e presente, il marchio dell’Abete ha deciso recentemente di contributario del XV secolo, conservato seums nel nord dell’Inghilterra e rimasto anonimo ma redatto nuziosamente i profumi e gusti di una città, Padova, incrocio di minanti e contaminate. Un gesto concreto per custodire un’eredità

zione e innovazione convivevano anche a tavola. Ne emerge un affresco ricco e affascinante della cultura alimentare dell’epoca.
SCARICA L’APP RADIO VENETO2 4
Le ricette raccolte nel manoscritto, diverse tra loro per stile e impostazione, riflettono la vivacità intellettuale della Padova del basso Medioevo, dove tradi-
Per Despar Nord, sostenere questo progetto significa contribuire alla riscoperta delle radici più profonde dell’arte culinaria, nella consapevolezza che ogni ricetta è molto più di una semplice istruzione: è un frammento di storia, una memoria da tramandare, una testimonianza viva di identità.
Un impegno che guarda al passato per dare valore al presente e costruire, giorno dopo giorno, un futuro fatto di qualità, rispetto e appartenenza, difendendo e rispettando quelle tradizioni che da sempre hanno caratterizzato e continueranno a caratterizzare il rinomato patrimonio enogastronomico dei nostri territori.











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chiusure tecniche fanno parte di questa categoria: non si notano finché non funzionano, ma diventano indispensabili quando il comfort viene meno. Zago Alberto opera esattamente in questo spazio, offrendo soluzioni affidabili per abitazioni private, uffi ci e attività commerciali, con un approccio che mette al centro la funzionalità e la durata nel tempo. L’azienda si è costruita negli anni come punto di riferimento per la vendita, l’assistenza e la riparazione di sistemi di protezione e schermatura. Un servizio completo, che parte dalla consulenza iniziale e accompagna il cliente fino alla posa in opera. Perché tende, zanzariere, tapparelle o strutture tecniche non sono semplici elementi d’arredo, ma dispositivi che devono lavorare bene ogni giorno, in tutte le stagioni.

protette e fruibili durante tutto l’anno. Anche in questo ambito, la parola chiave resta una: affidabilità.
Uno degli aspetti che caratterizzano il lavoro di Zago Alberto è la continuità dell’assistenza. La manutenzione e la riparazione fanno parte integrante dell’offerta, perché un sistema di schermatura, per funzionare bene nel tempo, ha bisogno di interventi puntuali e competenti. È qui che emerge il valore dell’esperienza tecnica: sapere dove intervenire, come farlo e con quali materiali, evitando soluzioni temporanee che durano una









Ogni intervento è studiato su misura. Non solo nella scelta del prodotto, ma anche nella modalità di installazione e nel supporto successivo. L’obiettivo è risolvere un’esigenza concreta, migliorando l’uso quotidiano degli spazi. Che si tratti di un’abitazione privata, di un uffi cio o di un’attività commerciale, il principio resta lo stesso: offrire soluzioni che funzionano e che continuano a funzionare.
Affidabilità, competenza tecnica e attenzione al cliente sono i valori che guidano il lavoro quotidiano di Zago Alberto. Un’operatività fatta di sopralluoghi, misurazioni precise, installazioni curate e interventi di assistenza puntuali. In un settore dove spesso si dà tutto per scontato, la differenza la fanno proprio questi dettagli.
Proteggere uno spazio signifi ca renderlo più confortevole, più effi ciente,









e strutture in policarbonato. Soluzioni che rispondono alla crescente esigenza di vivere gli spazi esterni in modo continuativo, creando aree












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Alta complessità, innovazione e nuove infrastrutture: il bilancio di fine mandato
Giuseppe Dal Ben chiude il mandato il 28 febbraio 2026, salvo eventuali proroghe tecniche, all’Azienda Ospedale di Padova: investimenti, primati clinici e la sfida di Padova Est
IIl 28 febbraio 2026, salvo eventuali proroghe tecniche, si chiuderà il mandato del Direttore Generale dell’Azienda Ospedale–Università di Padova, una delle realtà sanitarie di riferimento a livello nazionale per l’alta complessità. Sono stati anni segnati da investimenti strutturali, innovazioni cliniche e passaggi decisivi per il futuro, dal Nuovo Ospedale Pediatrico al percorso verso Padova Est – San Lazzaro. Un bilancio che intreccia risultati concreti e visione strategica. L’Azienda Ospedaliera di Padova è un punto di riferimento nazionale per l’alta complessità: che bilancio traccia oggi del percorso compiuto sotto la sua direzione?
Sono stati anni di grande impegno e concentrazione. Il primo ringraziamento va ai medici, agli infermieri e a tutto il personale sanitario per la professionalità dimostrata.
L’ultimo anno ha segnato passaggi concreti, non solo annunci. Nel 2024 abbiamo completato interventi strutturali strategici: l’adeguamento del Pronto Soccorso con la nuova Tac, la risonanza magnetica al Sant’Antonio, i laboratori di citofluorimetria e immunometria al Giustinianeo e l’ammodernamento della Medicina Nucleare. Sono state inaugurate nuove terapie intensive e i laboratori di biologia molecolare, con investimenti complessivi di diversi milioni di euro.
Parallelamente sono in corso opere rilevanti, dalla nuova Anatomia Patologica alla riqualificazione di reparti e laboratori, mentre il 2025 ha segnato un traguardo storico con l’apertura del Nuovo Ospedale Pediatrico del Veneto “Salus Pueri” e il passaggio decisivo della conferenza dei

servizi per il Nuovo Ospedale di Padova Est – San Lazzaro.
Il filo conduttore è stato investire in spazi, tecnologie e organizzazione per sostenere l’alta complessità e rafforzare la rete regionale.
Quali traguardi di eccellenza clinica e scientifica ritiene più significativi raggiunti in questi anni?
L’eccellenza è frutto di un lavoro multidisciplinare che ha rafforzato l’attrattività del centro per pazienti e professionisti da tutta Italia. Nel 2024 sono stati eseguiti 413 trapianti, con 179 interventi in urgenza nazionale. Padova è prima in Italia per trapianti di rene e di polmone e seconda nella classifica complessiva. Tra i risultati più significativi, il primo trapianto di fegato completamente robotico al mondo, con l’organo mantenuto in perfusione durante
l’intervento, e il raggiungimento del 700° trapianto di polmone. Non meno rilevante l’intervento neurochirurgico su un bambino operato da sveglio per una lesione profonda: una procedura rarissima a livello internazionale, che ha permesso di monitorare in tempo reale le funzioni cognitive riducendo al minimo il rischio di deficit permanenti. Risultati che confermano la capacità dell’Azienda di essere polo di innovazione oltre che di assistenza.
La nuova Pediatria rappresenta uno degli interventi più attesi e simbolici: che valore ha per Padova e per il Veneto?
Il Nuovo Ospedale Pediatrico del Veneto “Salus Pueri” è molto più di un edificio: è una scelta strategica. Si sviluppa su 20 mila metri quadrati, con 155 posti letto e sei sale operatorie interamente dedicate,
per un investimento complessivo di 107 milioni di euro.
È oggi il più grande istituto pediatrico del Nord Est: ogni anno registra circa 10 mila ricoveri, 25 mila accessi al Pronto Soccorso e oltre 320 mila visite ambulatoriali. Le camere sono progettate per accogliere anche i caregiver, perché la cura pediatrica coinvolge sempre l’intera famiglia. Rappresenta un presidio di eccellenza per il Veneto e un investimento sul futuro della sanità pediatrica ad alta specializzazione. Come si tiene insieme il ruolo di grande hub ospedaliero, la collaborazione con l’Università e la sostenibilità di un sistema sempre più complesso?
L’integrazione con l’Università è il motore che trasforma ricerca e formazione in qualità delle cure. Il modello dell’Azienda Ospedale–Università integra assistenza,
didattica e innovazione in un unico sistema. Un esempio concreto è la galenica clinica personalizzata: nei reparti pediatrici il 44% dei farmaci è sottoposto a manipolazione per adattare le terapie ai singoli pazienti. Oggi possiamo contare su una tecnologia di stampa 3D, unica in Italia, capace di produrre dosi personalizzate, compresse multistrato e formulazioni su misura. È medicina personalizzata applicata alla pratica clinica quotidiana. Guardando avanti, quale sfida considera prioritaria per mantenere l’Azienda ai vertici della sanità italiana ed europea? La sfida ha un nome preciso: il Nuovo Ospedale di Padova Est – San Lazzaro. Non è solo un ampliamento, ma un cambio di paradigma. Consentirà di superare la frammentazione delle sedi storiche e progettare percorsi di cura costruiti attorno al paziente. La conferenza dei servizi ha segnato un punto di svolta: ora la sfida è trasformare il progetto in cantiere e il cantiere in una struttura operativa capace di rispondere alla crescente domanda di alta complessità, con tecnologie avanzate e modelli organizzativi innovativi. Mantenere la leadership significa avere infrastrutture adeguate alla medicina del futuro. Il bilancio di fine mandato restituisce l’immagine di un’Azienda che ha consolidato il proprio ruolo di hub nazionale dell’alta specializzazione, investendo in infrastrutture, tecnologia e integrazione con l’Università. Dai primati nei trapianti alla nuova Pediatria, fino alla prospettiva di Padova Est, il percorso compiuto traccia una linea chiara: rafforzare l’eccellenza clinica e preparare la sanità padovana alle sfide dei prossimi decenni.
Sara Busato









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Sanità e IA. 244 milioni e più servizi nel piano 2021-2025
ULSS 6 Euganea, Fortuna alla fine del mandato: “Fare memoria per costruire il futuro”
Il direttore generale di Ulss 6 Euganea, in scadenza il 28 febbraio, presenta il Bilancio 2021-2025: 244 milioni di investimenti, crescita dell’attività e una sanità che dialoga con l’AI.
Apochi giorni dalla scadenza del suo mandato, fissata per il 28 febbraio, Paolo Fortuna traccia un bilancio dei cinque anni alla guida dell’ULSS 6 Euganea. Non un consuntivo celebrativo, ma – come lui stesso precisa – un esercizio di responsabilità verso il territorio.
“Il bilancio di mandato non nasce per celebrare quello che è stato fatto, ma per fare memoria di cosa è successo”, afferma. “Partire da ciò che è accaduto serve per dare le linee attraverso cui l’azienda dovrà mantenere e sviluppare la sanità nel territorio di Padova”.
Il documento ripercorre il quinquennio 2021-2025, anni complessi segnati prima dalla pandemia e poi dalla ripartenza, fino alla piena attuazione degli interventi del PNRR. È una pubblicazione “agile ma densa”, costruita sui dati del controllo di gestione e delle principali fonti istituzionali, ma con una caratteristica innovativa. “È un bilancio molto interattivo. Troverete molti QR code attraverso i quali ci si aggancia a un sistema di intelligenza artificiale locale. I dati possono essere letti facendo domande specifiche”. In questo modo il cittadino può “aprire un mondo di analisi e informazioni su quello che è stato fatto”, dialogando direttamente con il documento.
I numeri raccontano un’azienda che ha continuato a crescere nonostante le difficoltà. Gli investimenti complessivi hanno raggiunto i 244,5 milioni di euro, in gran parte destinati all’edilizia sanitaria e alle tecnologie. L’attività è aumentata: +20% i ricoveri nel quinquennio, +7% le prestazioni ambulatoriali, +30% la chirurgia programmata. Significativi anche i risultati della prevenzione, come la riduzione del
65% dei ricoveri per bronchiolite nei neonati grazie alla campagna vaccinale. Ma per Fortuna il risultato più importante non è solo nei numeri. “Questo lavoro non è stato fatto da Paolo Fortuna, ma dall’azienda, dai dipendenti, dai dirigenti. È frutto dei più di 7.000 dipendenti”. E sottolinea: “Il migliore valore aggiunto che ho potuto apprezzare in questi anni è stata l’identità aziendale. Si è partiti da Ulss e oggi c’è un’azienda che si sente azienda, con un forte aumento del senso di appartenenza”.
Un percorso che non è stato privo di difficoltà. “Evolvono i bisogni, evolvono le risposte. Ci sono punti di caduta in un sistema così complesso, ma è importante sottolineare che grazie a tutti ci si rialza”. Il riferimento va ai momenti più critici del mandato: la campagna vaccinale Covid, con picchi di 13 mila somministrazioni al giorno, e la pronta reazione all’attacco hacker che ha garantito continuità operativa.
Con la fine del mandato alle porte, Fortuna indica anche le direttrici che dovranno guidare il futuro dell’azienda. La prima è etica: “La prossimità e l’accompagnamento della persona fragile devono essere parole chiave. Dobbiamo chiederci quotidianamente se l’accesso è garantito a tutti”. Universalità, equità, trasparenza e sobrietà restano i principi cardine.
La seconda è epidemiologica. Denatalità, invecchiamento e fragilità crescente richiedono nuovi modelli organizzativi. “Internet è spesso corriere di fake news. Dobbiamo contrastare la sanità fai da te con asset comunicativi rapidi e sicuri”. La terza direttrice è organizzativa. “C’è bisogno di una sanità flessibile, che si reingegnerizzi continuamente”. Case di

Comunità, Ospedali di Comunità, telemedicina e sostegno ai Pronto Soccorso sono le priorità, insieme alla valorizzazione del personale. “La retention e il welfare aziendale sono fondamentali. Trattenere le persone e farle vivere bene nell’ambiente lavorativo è un’azione strategica”. Infine la traiettoria tecnologica. “La rapida evoluzione tecnologica, dalla robotica alla telemedicina, sarà un supporto fondamentale, sempre nel rispetto della sicurezza dei dati”. Anche l’intelligenza artificiale, precisa, “deve essere sicura e il medico deve rimanere l’ultimo a decidere”, pur potendo contribuire a snellire i processi amministrativi. Alla vigilia della conclusione del suo incarico, il direttore generale consegna così un bilancio che è anche un passaggio di testimone. “Non è la fine di un percorso, ma l’inizio di una nuova fase. Dai bisogni che continueranno ad evolvere dovrà nascere una sanità moderna, resiliente e sempre più vicina alle persone”.





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Territorio. Concluso il maxi trasloco nel nuovo polo pediatrico da 107 milioni di euro
Salus Pueri: nuovo ospedale pediatrico del Veneto operativo
l trasferimento è iniziato alle 7.50, con il primo paziente accolto in Terapia intensiva pediatrica. Si è concluso poco dopo mezzogiorno, alle 12, con l’ingresso dell’ultimo bambino in Nefrologia pediatrica. In mezzo, una mattinata scandita da tempi precisi, percorsi dedicati e un’organizzazione chirurgica: 61 bambini e ragazzi, dai 30 giorni ai 17 anni, sono stati trasferiti senza criticità nel nuovo Ospedale Pediatrico del Veneto Salus Pueri, ora pienamente operativo.
Un passaggio simbolico e concreto insieme, che segna l’avvio definitivo della nuova struttura nata per rispondere a un’esigenza ormai non più rinviabile: dotare il Veneto di un ospedale pediatrico più ampio e moderno, capace di razionalizzare i percorsi assistenziali e di concentrare in un unico luogo l’attività intensiva e chirurgica.
Il nuovo edificio sorge nel cuore dell’area est del complesso ospedaliero a padiglioni, in posizione baricentrica e con collegamenti diretti agli spazi destinati all’attività ostetrico-ginecologica. Si sviluppa su otto piani, là dove un tempo trovava posto la Pneumologia, e dispone di 155 posti letto distribuiti su una superficie complessiva di 20 mila metri quadrati. Al settimo piano sono collocate sei sale operatorie, mentre ogni stanza è stata progettata prevedendo spazi adeguati anche per i caregiver, a conferma di un modello di cura che tiene insieme assistenza sanitaria e dimensione familiare.



L’investimento complessivo ammonta a 107 milioni di euro: 92 milioni per la realizzazione del fabbricato e 15 milioni per le attrezzature sanitarie, di cui un milione finanziato con fondi PNRR. Numeri che raccontano anche la portata del cantiere: 1.570 maestranze coinvolte, 157 imprese al lavoro, nove ascensori, 1.860 metri quadrati di facciate vetrate e 5.400 di superfici opache, oltre a 1.141 porte interne, 241 serramenti in facciata, 2.000 lampade a led e 24 unità per il trattamento dell’aria. Il nuovo ospedale ospita 26 unità operative e


si inserisce all’interno di un sistema che fa della Pediatria di Padova il più grande istituto dedicato alla cura del bambino nel Nord Est. Ogni anno vengono mediamente ricoverati 10 mila piccoli pazienti, con 25 mila accessi al pronto soccorso e circa 320 mila visite ambulatoriali. Nei dodici mesi nascono in media 2.800 bambini. Con l’apertura di Salus Pueri, questa mole di attività trova ora spazi e tecnologie pensati per affrontare le sfide della pediatria dei prossimi decenni.
Sara Busato





Cardio50: in 80 giorni oltre 300 cinquantenni sottoposti a screening cardiovascolare
Parte con numeri significativi la nuova stagione di Cardio50, il programma di screening cardiovascolare gratuito promosso dall’ULSS 6 Euganea per le persone che compiono 50 anni. Nei primi 80 giorni, oltre 300 cittadini hanno già effettuato la visita e altrettanti sono in lista per partecipare.
Lo screening, pensato per individuare precocemente fattori di rischio come pressione alta, colesterolo o glicemia fuori norma, ha permesso di scoprire valori anomali nel 38% dei partecipanti. Altri invece, pur avendo parametri nella norma, presentano comportamenti a rischio – fumo, consumo eccessivo di alcol, sedentarietà o alimentazione non equilibrata – sui quali hanno ricevuto consigli personalizzati e indicazioni per accedere a visite nutrizionali, attività motoria o programmi di disassuefazione da fumo e alcol.
«L’obiettivo è prevenire le malattie cardiovascolari agendo tempestivamente sui fattori di rischio, sia clinici sia comportamentali – spiega l’ULSS 6 -. Chi partecipa verrà richiamato per un follow-up a distanza di almeno sei mesi per valutare l’efficacia delle azioni intraprese».
Le visite si svolgono in diversi ambulatori dell’ULSS, a Padova centro, Camposampiero, Monselice e presso il complesso Ai Colli, e coinvolgono circa 30 operatori sanitari formati. Ogni appuntamento prevede la rilevazione di peso, altezza, girovita, pressione arteriosa, glicemia e colesterolo tramite goccia di sangue, oltre a un colloquio per analizzare abitudini e stili di vita.























Eccellenza. Successo per l’équipe padovana in un raro caso di chirurgia neonatale
Prima in Italia: EXIT to ECMO salva una neonata rimuovendo una massa polmonare fetale da 14 cm
Per la prima volta in Italia una rara malformazione polmonare fetale, associata a idrope, è stata trattata con una nascita programmata mediante procedura EXIT to ECMO e con un successivo intervento chirurgico neonatale. Protagonista una bambina, operata subito dopo il parto, alla quale è stata asportata una massa polmonare benigna che, se non rimossa, avrebbe compromesso lo sviluppo degli alveoli e la futura capacità respiratoria.
Il parto è avvenuto con taglio cesareo attraverso la procedura EXIT (Ex Utero Intrapartum Treatment), una tecnica che consente di mantenere il feto parzialmente in utero, ancora collegato alla placenta, garantendo l’ossigenazione durante le fasi più critiche della nascita. In questo caso all’EXIT è stata associata l’ECMO, la macchina cuore-polmone che sostituisce temporaneamente la funzione cardiaca e respiratoria. Una combinazione decisiva per assicurare la stabilità della neonata subito dopo il parto. Una volta avviato correttamente il supporto ECMO, la bambina è stata estratta completamente, il cordone ombelicale clampato e la paziente trasferita in una sala operatoria adiacente. Qui è stata sottoposta a una toracotomia neonatale con l’asportazione della massa polmonare, di circa 14 centimetri. Il decorso post-operatorio è stato favorevole: la piccola è stata dimessa dopo 30 giorni di degenza, con un follow up ambulatoriale pro-

grammato. La gestione del caso ha richiesto una complessa e stretta collaborazione multidisciplinare. Sono state coinvolte le unità operative di Ostetricia e Ginecologia, Cardiochirurgia pediatrica, Chirurgia pediatrica, Otorinolaringoiatria, Rianimazione e Anestesia, Neonatologia. Tra i professionisti impegnati figurano la dottoressa Paola Veronese, il dottor Cesare Cutrone, il professor Vladimiro Vida, la professoressa Patrizia Dall’Igna e il professor Francesco Leon Fascetti.



Si tratta del primo caso in Italia di EXIT to ECMO per una massa polmonare fetale e rappresenta un modello di eccellenza nella gestione delle patologie fetali complesse. Un risultato che apre nuove prospettive per la medicina fetale e conferma il ruolo di riferimento dell’Azienda Ospedale Università Padova nello sviluppo di interventi salvavita sempre più precoci e innovativi, già durante la vita intrauterina.
Sara Busato



Rivoluzione nella chirurgia: primo trapianto di fegato robotico
All’Azienda Ospedale-Università di Padova è stato eseguito un trapianto di fegato completamente robotico, sulla scorta dell’esperienza maturata a Modena qualche tempo fa. Nel capoluogo veneto, tuttavia, per la prima volta al mondo l’équipe guidata dal professor Umberto Cillo, direttore della Chirurgia epatobiliopancreatica e dei Trapianti di fegato, ha impiantato il nuovo fegato mantenendolo costantemente protetto da una macchina di perfusione durante l’intera fase di inserimento. L’impiego della piattaforma robotica ha consentito di operare attraverso piccole incisioni cutanee, evitando la chirurgia a cielo aperto; parallelamente, l’uso delle sofisticate tecnologie di perfusione ha garantito la vitalità dell’organo espiantato, ottimizzandone i parametri funzionali prima e durante l’impianto. La sfida, di altissima complessità, è stata portare a termine un trapianto epatico in regime di mininvasività, preservando il fegato in ogni passaggio dell’intervento. Un lavoro di precisione estrema, paragonabile a costruire l’Amerigo Vespucci dentro una bottiglia di vetro intervenendo solo dal collo, curando ogni minimo dettaglio con in gioco la vita dei pazienti. La chirurgia italiana, almeno nei centri di massima specializzazione, segna così il compimento del percorso che ha condotto dalla chirurgia aperta, cruenta e macroinvasiva, alle tecniche mininvasive, raggiungendo la vetta più impegnativa rappresentata dal trapianto di fegato. Per i malati, i potenziali benefici sono molteplici: riduzione della permanenza in terapia intensiva e della degenza in reparto, dolore post-operatorio più breve e meglio controllato, minore rischio di complicanze di parete e di infezioni, oltre a un esito estetico più favorevole. Padova si conferma anche quest’anno primo centro italiano per numero di trapianti di fegato e per la presa in carico delle persone affette da tumore epatico. (s.b.)





















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