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laPiazza del Delta - Febb26

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Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore

Diego Ruzza

del Delta

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

a pag. 19

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

LA POVERTA’ INVISIBILE E SILENZIOSA PESA

SU MIGLIAIA DI FAMIGLIE E SULLE PERSONE SOLE

La fragilità economica, l’invecchiamento della popolazione e le distanze dai centri abitati trasformano il cibo in un bene non accessibile a tutti

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”

Sanità polesana, bilancio di fine mandato per il Dg Girardi: “Importanti risultati”

TRE COMUNI POLESANI VALUTANO LA FUSIONE

Le tre amministrazioni del Delta del Po rafforzano la collaborazione istituzionale e guardano alla fusione come strumento strategico

CNicola Stievano >direttore@givemotions.it<

’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

Oltre le sbarre del silenzio
Servizi alle pagg. 6 e 7
Servizio a pag. 4
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Al via il progetto di ristorazione sociale

Èentrato nella fase di progettazione il progetto “In Sacca”, promosso dal “Consorzio Insieme” insieme alle cooperative Titoli Minori e Impronta, che punta alla realizzazione di un piccolo ristorante sociale nella cornice naturale della sacca di Scardovari, nel Comune di Porto Tolle. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di creare uno spazio di ristorazione gestito da persone con disabilità e in condizione di fragilità, affiancate dai propri educatori, mettendo al centro inclusione lavorativa, accoglienza e valorizzazione del territorio del Delta del Po. “Il progetto vuole essere la tappa finale del progetto Gustabili, progettualità di inserimento lavorativo e job coaching di persone con disabilità iniziata oltre 15 anni fa da parte della cooperativa sociale Titoli Minori che oramai opera nel Clodiense e nel polesano da oltre 25 anni”, afferma Massimo Mantoan, presidente del Consorzio Insieme. Il progetto riguarda il recupero di un edificio di due piani, di circa 100 metri quadrati per piano, collocato in posizione strategica, a pochi passi dall’Oasi di Ca’ Mello e con affaccio diretto sulla sacca di Scardovari. L’immobile, in origine chiavica idraulica, è di proprietà del Demanio ed è oggi gestito da Aipo. A seguito di una manifestazione di interesse, è stato concesso a titolo gratuito per dieci anni al Consorzio Insieme, che ne curerà il recupero e la trasformazione.

Il futuro spazio ospiterà due camere di bed & breakfast e un’osteria dedicata ai prodotti locali e alle tradizioni culinarie del Delta. Un luogo pensato non solo come attività economica, ma come presidio sociale e culturale, capace di intrecciare turismo, inclusione e identità territoriale. L’osteria proporrà un menù essenziale ma di qualità, basato su ingredienti a chilometro zero: pesce della sacca, ortaggi e produzioni locali, valorizzando il lavoro di pescatori e agricoltori del territorio. Il Consorzio Insieme, attivo dal 1994 nelle province di Padova, Venezia e Rovigo, svilupperà il progetto attraverso le cooperative Impronta e Titoli Minori, già impegnate da anni in percorsi di formazione e lavoro nella ristorazione. “Parallelamente -rende noto Mantoan-proseguono la ricerca di finanziamenti pubblici e privati e il coinvolgimento di partner locali, e alla collaborazione con il Comune di Porto Tolle, la Provincia di Rovigo, la Regione Veneto e l’Ente Parco del Delta del Po”. Guendalina Ferro

Avviata la fase di progettazione dell’intervento all’interno della Sacca di Scardovari

Oltre le sbarre del silenzio Nicola Stievano >direttore@givemotions.it

Padova è sempre stata un’eccellenza anche nei percorsi di recupero per i detenuti. Le esperienze al Due Palazzi hanno fatto scuola e vengono citate nei convegni internazionali come l’esempio di un carcere che non si limita a “stoccare” condannati, ma che trasforma nuove vite. Eppure, oggi, quel modello scricchiola sotto il peso di un sovraffollamento che tocca il 155% e di scelte che sembrano voler smantellare anni di faticosa ricostruzione umana. Uno dei drammi più recenti ha coinvolto un uomo di settant’anni, recluso in Alta Sicurezza. Non era un numero, era una persona inserita da anni in attività lavorative che avevano riempito le sue giornate e cambiato il suo orizzonte. La sua colpa? L’angoscia di un trasferimento improvviso, annunciato senza spiegazioni, che avrebbe cancellato con un colpo di spugna legami, impegni quotidiani e una prospettiva di “vita dignitosa” costruita con fatica. Quando lo Stato decide di spostare detenuti ormai stabilizzati, interrompendo percorsi di studio universitari o laboratori professionali, non sta applicando la legge: sta compiendo quella che molti definiscono una “regressione trattamentale”. A La Giudecca di Venezia, a metà di questo mese, si è tolta la vita una giovane donna, italiana, di 32 anni. Se togliamo la prospettiva del domani a chi sta cercando di espiare le proprie colpe, non resta che il vuoto. E il vuoto, in carcere, uccide. Realtà del volontariato sociale, impegnate in carcere quotidianamente, non stanno semplicemente aiutando i detenuti a “far passare il tempo”. Stanno investendo, oltre che sul recupero di centinaia di persone, sulla sicurezza di noi tutti. I dati parlano chiaro: dove c’è lavoro e formazione, la recidiva crolla sotto il 10%. Dove c’è solo ozio e sovraffollamento, si creano nuovi criminali o, peggio, si alimentano i cimiteri. È necessario che la politica locale e nazionale metta queste realtà nelle condizioni di lavorare al meglio. Dare dignità ai detenuti significa anche non spezzare i legami affettivi. Il lavoro in carcere non è un privilegio, è la spina dorsale della rieducazione, per questo il terzo settore va sostenuto, anche con più psicologi e mediatori, per potenziale l’ascolto. Non possiamo voltarci dall’altra parte. Dobbiamo pretendere un carcere che funzioni come un’officina di nuove vite, non come un vicolo cieco.

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Verso una possibile fusione tra Porto Viro, Porto Tolle e Rosolina

D i fronte ai tagli dei trasferimenti statali, destinati a incidere anche nei prossimi anni sui bilanci comunali, i sindaci di Rosolina, Porto Tolle e Porto Viro hanno scelto di costruire una rete di collaborazione e coordinamento, consapevoli che unire forze e risorse è oggi indispensabile. Questa unione di intenti nasce dalla convinzione condivisa che, per garantire i servizi pubblici essenziali e sviluppare nuove progettualità, sia ormai necessario adottare strumenti innovativi e rafforzare la capacità di attrarre risorse economiche. La collaborazione tra comuni, oggi, non è più un’opzione, ma una scelta strategica.

Dal punto di vista geografico e

amministrativo, Porto Viro svolge un ruolo di naturale cerniera territoriale, confinando sia con Porto Tolle sia con Rosolina, che pur non avendo un confine diretto risultano profondamente connesse per storia, identità e dinamiche socioeconomiche legate al Delta del Po. Un territorio deltizio compreso tra l’Adige e il Po, attraversato da una fitta rete di canali e affacciato al mare, elementi che scandiscono la vita quotidiana e le attività economiche legate alla pesca, all’agricoltura, alla navigazione interna e al turismo.

Porto Viro, con circa 14.400 abitanti, nasce dalla fusione dei Comuni di Contarina e Donada, sancita dal referendum del 1995, dopo

una prima e breve esperienza risalente al 1929. Porto Tolle, che conta circa 8.800 residenti, è nel cuore del Delta ed è fortemente legato alle attività tradizionali della pesca e alla gestione dell’ambiente fluviale e lagunare. Rosolina, con poco più di 6.300 abitanti, registra invece un

forte incremento demografico durante la stagione estiva, arrivando fino a 45 mila presenze turistiche e rientrando nel circuito del G20s delle principali località balneari italiane.

La collaborazione tra i tre Comuni si è rafforzata recentemente con il progetto “Delta del Po: avanguardia della resilienza blu”, un’occasione per il sindaco di Porto Tolle, Roberto Pizzoli, (lega) di rilanciare la proposta di una possibile fusione amministrativa. Un’ipotesi accolta favorevolmente dal sindaco di Rosolina, Michele Grossato, (centro destra) e dal sindaco di Porto Viro, Mario Mantovan, (centrosinistra) forte dell’esperienza già maturata con la fusione di Donada e Conta-

Sullo sfondo, l’idea rivoluzionaria di una nuova “Città del Delta”

L’unione di intenti dei tre comuni traspare anche dalla candidatura congiunta al titolo di Capitale Italiana del Mare 2026, un’iniziativa promossa dal Dipartimento per le Politiche del Mare della Presidenza del Consiglio dei Ministri. In palio un contributo di 1 milione di euro per il Comune o l’aggregazione territoriale che saprà valorizzare al meglio cultura, economia e biodiversità marittima nazionale. Il progetto, intitolato “Delta del Po: avanguardia della resilienza blu”, prevede un investimento complessivo di 1,3 milioni di euro, grazie al co-finanziamento del partner strategico GALPA Chioggia – Delta Po, nell’ambito dei Progetti di Cooperazione Interterritoriale in corso. La proposta progettuale si articola in quattro linee principali: Recupero e

valorizzazione: restauro conservativo di tre Casoni di Valle e Cavane, trasformati in “Portali del Mare” per accoglienza turistica e didattica. Innovazione tecnologica: implementazione della piattaforma Smart Delta Monitoring, un sistema IoT per il monitoraggio in tempo reale della salinità e della popolazione del granchio blu, a supporto della marineria locale. Cultura e identità: istituzione dell’“Accademia delle Antiche Maestranze” per tramandare ai giovani i segreti della cantieristica minore e della pesca tradizionale. Grandi eventi: organizzazione del Forum Nazionale sulla Blue Economy e del Festival “Resilienza Blu” nel 2026. Michele Grossato, sindaco di Rosolina, capofila del progetto, dichiara: “Avvertiamo la responsabilità di guidare un’iniziativa che

rina. Un’idea che supera le appartenenze politiche e guarda al bene comune delle comunità.

Prima di arrivare a un eventuale referendum, sarà però necessario un lavoro culturale importante: spiegare ai cittadini perché presentarsi come un’unica città da circa 30 mila abitanti, con forti picchi turistici stagionali, può significare maggiore peso istituzionale, più opportunità di finanziamento e una voce più autorevole nei tavoli regionali, nazionali ed europei. E mentre il dibattito prende forma, sul nome del possibile nuovo Comune circola già un’ipotesi evocativa: “Città del Delta”.

mette al centro l’equilibrio tra sviluppo economico e conservazione ambientale. Questa sfida può trasformare la costa in un laboratorio a cielo aperto, dove il turismo balneare sostenibile dimostra che si può rispettare il mare e trasformare i limiti ambientali in valore aggiunto. Unire le nostre forze significa mettere il bene comune davanti a tutto,

dimostrando all’Italia che il Delta del Po può essere un modello di riscatto nazionale”. Roberto Pizzoli, sindaco di Porto Tolle, aggiunge: “Al centro della candidatura ci sono la pesca, l’acquacoltura e la molluschicoltura. Di fronte alle sfide climatiche, come la risalita del cuneo salino e l’invasione del granchio blu, la nostra risposta è resiliente: modernizzare la filiera e investire in tecnologia per proteggere il lavoro dei pescatori e rendere i borghi marinari esempi di adattamento climatico”. Mario Mantovan, sindaco di Porto Viro, sottolinea: “Partecipiamo a questa sfida per celebrare una cultura identitaria unica, fondata sulla millenaria capacità di gestire le acque. L’innovazione non è in contrasto con la tradizione, ma la sua forma più moderna di difesa.

Nuove tecnologie, dal monitoraggio digitale delle acque alla gestione intelligente delle risorse ittiche, sono strumenti indispensabili per proteggere un paesaggio che è Riserva di Biosfera MAB UNESCO, fragilità ed eredità insieme, ma anche potente risorsa per il futuro”. Il dossier è supportato da una vasta rete di portatori di interesse: dalla Regione del Veneto all’Ente Parco Regionale Delta del Po, dal Comune di Ariano nel Polesine alla Fondazione DMO Adige Delta Po e al Consorzio Turistico Po e suo Delta, dal Consorzio DELTAPOOLSERVICE al CO.RI. LA (Università Ca’ Foscari, IUAV, CNR e OGS), fino agli Istituti Comprensivi, Cooperative di pescatori e associazioni del territorio, a testimonianza di una coesione sociale e istituzionale senza precedenti. (g.f.)

Guendalina Ferro

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Tra eccellenza agricola e nuove fragilità: la mappa della povertà alimentare

N el territorio dove la terra incontra l’acqua e l’agricoltura resta la prima voce dell’economia locale, cresce una fragilità silenziosa: l’accesso al cibo. È nel Delta del Po, tra Porto Tolle, Porto Viro e i comuni del Basso Polesine, che lo studio dell’Università Iuav di Venezia con il Centro Servizio Volontariato di Padova e Rovigo fotografa uno dei nodi più delicati del sistema alimentare polesano. La provincia di Rovigo conta 8.100 famiglie in difficoltà economica, con un reddito medio imponibile fermo a 20.458 euro e un tasso di disoccupazione dell’8,1%, quasi il doppio rispetto alla media del Nord-Est. Nel Delta questi numeri si intrecciano con altri fattori strutturali: bassa densità abitativa, popolazione anziana, distanze ampie tra i centri abitati. Il paradosso è evidente. Il Polesine è una delle aree più vocate del Veneto per cerealicoltura, ortofrutta, pesca e acquacoltura. Il settore primario incide per il 24,4% sull’economia provinciale, più del doppio della

media nazionale. Nel Delta la filiera ittica e agricola rappresenta una risorsa identitaria e occupazionale. Eppure, produrre cibo non significa automaticamente garantirne l’accesso. Lo studio mette in relazione reddito medio e popolazione fragile (minori e over 64), individuando aree dove la vulnerabilità socio-economica incide sulla possibilità di acquistare alimenti sani e adeguati. Nel Basso Polesine, l’invecchiamento demografico pesa in modo particolare: gli over 64 rappresentano il 26% della popolazione provinciale . Nel Delta è attivo l’emporio “diretto” di Porto Tolle, parte della rete degli Empori della Solidarietà coordinata dal CSV.

Qui i beneficiari possono accedere ai prodotti con una tessera a punti, scegliendo in autonomia i generi alimentari necessari. Una modalità che supera la logica del pacco standardizzato e restituisce dignità al gesto della spesa. Accanto a questo presidio, l’emporio indiretto di Rovigo – con magazzino

a Borsea – rifornisce associazioni locali che poi distribuiscono alle famiglie attraverso consegna porta a porta o punti di ritiro. Ma la copertura non è uniforme. La ricerca evidenzia come in alcuni comuni ad alta fragilità la percentuale di assistiti sia inferiore alla media provinciale. Nel Delta il fattore distanza incide: chilometri da percorrere, costi di carburante, scarsità di volontari (in media uno o due per comune) diventano ostacoli concreti. C’è poi un altro elemento che pesa sul Basso Polesine: la platea “invisibile”.

I dati analizzati riguardano le famiglie inserite nei circuiti ufficiali

AGEA/AVEPA. Restano fuori situazioni intermittenti, nuclei che non rientrano nei requisiti ma faticano comunque a sostenere la spesa alimentare. In un territorio frammentato come il Delta, dove le reti di prossimità hanno storicamente supplito alle carenze strutturali, la fragilità rischia di non emergere fino a diventare emergenza. La forza del Delta è anche la sua possibi-

La mappa degli aiuti scopre i vuoti nel Polesine fragile

Nei Comuni dove il reddito è più basso e la popolazione è più fragile, gli aiuti alimentari non sempre arrivano. È il dato che emerge dallo studio dell’Università Iuav di Venezia pubblicato su Re|Cibo , che analizza la distribuzione dell’Emporio della Solidarietà in Polesine incrociando la mappa della povertà alimentare con quella dei beneficiari effettivamente raggiunti.

L’emporio indiretto di Rovigo, gestito dal Centro Servizio Volonta-

riato di Padova e Rovigo insieme a Bandiera Gialla, opera come centro logistico: raccoglie prodotti a lunga conservazione tramite Banco Alimentare e fondi FEAD/AGEA, prodotti freschi attraverso AVEPA e donazioni da aziende agricole e supermercati, per poi distribuirli alle associazioni locali che consegnano i pacchi alle famiglie in difficoltà. La rete copre gran parte della provincia, ma non in modo uniforme. Nei cinque Comuni individua-

le soluzione. Le aziende agricole, la pesca e l’acquacoltura possono giocare un ruolo chiave nella donazione di eccedenze e nella costruzione di filiere corte solidali. Oggi parte dei prodotti distribuiti dagli empori proviene dal Banco Alimentare, da AVEPA e da donazioni della grande distribuzione. Ma il coinvolgimento sistematico del comparto produttivo locale potrebbe rafforzare la disponibilità di alimenti freschi, spesso carenti. La ricerca propone la creazione di un

nuovo hub logistico e un maggiore coordinamento tra pubblico, terzo settore e imprese . Una strategia che nel Delta assumerebbe un significato particolare: accorciare le distanze non solo fisiche, ma sociali. Perché qui, tra argini e canali, la questione non è la scarsità di risorse. È la capacità di metterle in rete. E di trasformare un territorio che produce ricchezza agricola in un sistema capace di garantire davvero il diritto al cibo.

ti come ad alta povertà alimentare – Bagnolo di Po, Castelguglielmo, Trecenta, Crespino e Villanova Marchesana – tre non registrano alcun assistito collegato alla rete dell’emporio. Solo Crespino (28 assistiti) e Villanova Marchesana (3) risultano raggiunti, con percentuali inferiori alla media provinciale. Il paradosso è evidente: proprio dove la popolazione fragile – minori e over 64 – pesa di più e il reddito medio è più basso, la copertura è

minima o assente. Le cause sono soprattutto logistiche e organizzative: distanza dal magazzino di Borsea, costi di trasporto, carenza di volontari, spesso uno o due per Comune. Lo studio evidenzia così una distribuzione “a macchia di leopardo” e richiama la necessità di rafforzare la rete con nuovi spazi logistici, maggior coordinamento tra Comuni e Terzo settore e un coinvolgimento più strutturato degli attori della filiera alimenta-

re. Perché nel Polesine agricolo la disponibilità di cibo non coincide automaticamente con il suo accesso. (s.b)

Sara Busato

Focus povertà/2. La domanda supera le disponibilità

L’appartamento di “sgancio” non basta più

N el cuore di Rovigo, da otto mesi è attivo un appartamento di “sgancio” destinato a minori con passato migratorio della provincia. Sono infatti molti i ragazzi che provengono da Adria, Porto Tolle e Taglio di Po. Un tetto e, soprattutto, un tempo protetto – dai sei mesi a un anno – per accompagnare ragazzi neomaggiorenni in uscita da percorsi di tutela verso un’autonomia che, oggi, è sempre più fragile. Il progetto è stato promosso e finanziato grazie al bando “InclusiOn” della Fondazione Cariparo. I numeri parlano di inserimenti già avviati, ma le richieste superano la disponibilità: i posti non bastano. Il contesto è quello di una povertà minorile che non arretra. Secondo Istat 2023, il 41,5% dei minori di seconda e terza generazione è a rischio povertà, con ricadute evidenti sul piano lavorativo, economico e sociale. Fragilità che si sommano: precarietà abitativa, difficoltà linguistiche, reti familiari assenti o deboli. “I dati Inps ci dicono che oggi i lavoratori stranieri contribuiscono per circa il 25% al pagamento delle pensioni degli italiani. È un elemento oggettivo, confermato anche da uno studio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – commenta il presidente del Consorzio Insieme e di Feder-

solidarietà della Città metropolitana di Venezia –. Ma il tema non può ridursi a un semplice “abbiamo bisogno di stranieri sì o no”. Abbiamo bisogno, piuttosto, che tutti rispettino le regole e che si investa seriamente in percorsi efficaci di inclusione sociale: solo così è possibile costruire una convivenza civile solida e duratura”.

Il progetto è il risultato di una rete territoriale: il Comune, la diocesi di Diocesi di Adria-Rovigo –che ha concesso l’immobile di via X Luglio –, l’ULSS 5 Polesana e diversi enti del Terzo settore, tra cui la Croce Rossa Italiana - Comitato di Rovigo, la cooperativa sociale Le Orme e l’associazione Dante

che offre corsi gratuiti di italiano per migranti. Una sinergia che prova a dare risposte concrete a giovani che, senza un accompagnamento, rischierebbero di scivolare nell’invisibilità. L’appartamento di “sgancio” non è solo un alloggio, ma uno strumento contro la povertà educativa e relazionale: un ponte verso il lavoro, la formazione, l’autonomia abitativa. Ma la domanda cresce e interroga l’intera provincia. Perché la povertà, oggi, non è solo mancanza di reddito: è assenza di opportunità. E senza una rete più ampia, il rischio è che troppi ragazzi restino fuori.

Sara Busato

Dal welfare di comunità agli assistenti di quartiere alla casa, Stefani: “Nessuno deve essere lasciato indietro”

Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa.

Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più vicino alle persone e ai territori. Uno degli interventi annunciati da Stefani è l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani

fragili e parzialmente non autosufficienti. Non un semplice impiegato, ma un facilitatore che aiuta le famiglie nella gestione quotidiana dei non autosufficienti, dalla spesa alle pratiche burocratiche, portando i servizi direttamente nei condomini e nelle frazioni. L’obiettivo è duplice: garantire supporto quotidiano e ridurre il peso economico e organizzativo che spesso ricade interamente sulle famiglie.

Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico post-crisi.

Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di edilizia sociale e iniziative per

calmierare gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazioni a prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato. L’abitare viene così riconosciuto come primo strumento di contrasto alla povertà.

“La solidarietà tra generazioni è una responsabilità comune”, è il messaggio che emerge: investire su chi è in difficoltà significa rafforzare la coesione sociale e costruire un Veneto più equo, dove la crescita non lasci indietro nessuno.

Il progetto, finanziato dal bando “InclusiOn” della Fondazione Cariparo, affronta povertà minorile, precarietà abitativa e fragilità sociali, coinvolgendo Comune, diocesi, ULSS 5 Polesana e diverse realtà del Terzo settore

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Alighieri,

Comune di Porto Viro

Questo è un appuntamento doveroso e profondamente necessario, che ci richiama a una delle pagine più tragiche e, per troppo tempo, colpevolmente taciute della nostra storia: l’orrore delle foibe e l’esodo forzato di migliaia di italiani dall’Istria, dalla Dalmazia e dalla Venezia Giulia al termine della Seconda Guerra Mondiale.

Migliaia di uomini, donne, anziani e giovani, colpevoli solo di essere italiani, furono uccisi e gettati nelle cavità carsiche dalle milizie partigiane jugoslave. Senza processi, senza pietà.

A questo orrore seguì il dramma di chi riuscì a salvarsi: intere famiglie costrette ad abbandonare tutto ciò che avevano per fuggire verso un’Italia che, in molti casi, non seppe nemmeno accoglierli con il calore e il rispetto che meritavano.

Molti di noi, io per primo, sono cresciuti stu-

diando libri di storia in cui queste pagine erano semplicemente assenti. Solo grazie alla legge dello Stato istitutiva del Giorno del Ricordo, approvata ormai vent’anni fa, è stata restituita dignità a queste vittime e riconosciuta ufficialmente una verità storica troppo a lungo ignorata.

Quest’anno il Cippo commemorativo è stato spostato davanti alla Chiesetta in Piazza Caduti Triestini, un luogo di passaggio quotidiano, scelto per valorizzarlo maggiormente e renderlo più visibile e presente nella vita della nostra comunità. Un ringraziamento va al nostro concittadino Giuseppe Ballestra, che con dedizione si prende cura di questo spazio. Ricordare non è un atto formale. È un dovere morale, un gesto di rispetto verso le vittime e una responsabilità verso le nuove generazioni.

Porto Viro non dimentica.

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, l’Assessorato alle Politiche di Genere del Comune di Porto Viro promuove due iniziative dedicate alla valorizzazione dell’identità, della forza e dell’espressione femminile attraverso la cultura e lo spettacolo. Il primo appuntamento è l’inaugurazione della mostra fotografica

“Bellezza d’ogni tempo”, in programma venerdì 6 marzo 2026 alle ore 10.00 presso la Sala Convegni della Biblioteca Civica di Porto Viro, in Via Navi Romane 8

La mostra, dedicata al make-up inclusivo e curata da Maurizio Spano, è stata organizzata da RSA Il Gabbiano con il patrocinio del Comune di Porto Viro. L’esposizione propone un percorso visivo che racconta

la bellezza come espressione autentica e personale, libera da modelli unici ed esclusivi. Sarà aperta al pubblico per tutto il mese di marzo, dal lunedì al venerdì, con orario 9.00 – 13.00 e 14.00 – 18.00.

La sera di venerdì 6 marzo, alle ore 21.00 presso la Sala Eracle di Porto Viro, andrà in scena lo spettacolo “L’Anima nelle Donne”, interpretato dal gruppo Le Cantantesse. Lo spettacolo intreccia musica e monologhi in un racconto intenso e coinvolgente che dà voce alle emozioni, ai sogni, alle sfide e alla libertà delle donne. Un viaggio artistico che celebra l’energia femminile e invita il pubblico a riflettere sul valore dell’ascolto, del rispetto e della parità. Le due iniziative rappresentano un percorso ideale che, dalla fotografia

alla scena, mette al centro la persona e la sua unicità, offrendo alla comunità occasioni di incontro e consapevolezza.

“Con la mostra e con lo spettacolo desideriamo promuovere un messaggio forte e inclusivo” dichiara l’Assessore alle Politiche di Genere Marialaura Tessarin. “La bellezza è identità, è dignità, è libertà di essere se stesse. Attraverso l’arte e la cultura possiamo alimentare una riflessione condivisa sui diritti, sul rispetto e sulle pari opportunità, coinvolgendo tutta la cittadinanza.”

L’Amministrazione comunale invita la cittadinanza a partecipare numerosa a entrambi gli eventi, momenti significativi di celebrazione e impegno civile.

La fiamma olimpica corre con due tedofori portoviresi

M ilano, Cortina e… Porto Viro! Il sacro fuoco di Olimpia ha scaldato il cuore dei cittadini grazie a due tedofori portoviresi che hanno preso parte alle cerimonie di passaggio della fiaccola antecedenti l’apertura dei XXV Giochi Olimpici Invernali. Entrambi sono stati ricevuti in municipio dal sindaco Mario Mantovan e dall’amministrazione per la consegna di una targa. Il primo è Angelo Motta, portotollese ma portovirese d’adozione, che ha avuto l’onore di portare la fiamma olimpica attraversando il centro di Ravenna. Angelo è stato scelto per un gesto che va oltre il risultato sportivo: nel 2019, durante la Maratona di Valencia, ha soccorso un atleta svenuto al traguardo, dimostrando grande umanità e spirito di fair play. Dopo aver aiutato quella persona, ha comunque concluso la gara sotto le 3 ore, raggiungendo il suo obiettivo personale. Un gesto nobile, che racconta cosa significa dav-

vero lo sport: rispetto, solidarietà e valore. “Sono orgoglioso e grato di avere cittadini come Angelo – ha riflettuto il primo cittadino - che con il loro esempio rappresentano Porto Viro nel modo migliore e diventano un riferimento positivo soprattutto per i più giovani. Lo sport è sacrificio, passione e cuore. E oggi Porto Viro ha applaudito uno degli esempi da seguire”. Il secondo, Mattia Garbi, è stato invece scelto per un tratto nel centro di Adria a seguito di una selezione interna di ENI, azienda di cui è dipendente. “Certe emozioni restano addosso – ancora Mantovan, presente alla cerimonia adriese assieme ai sindaci del territorio e al presidente della provincia - vedere la fiamma olimpica dal vivo è sempre qualcosa di speciale, ma lo è ancora di più quando a portarla è uno di noi; un traguardo importante, che rende orgogliosa tutta la nostra comunità”. Ad Adria un’immagine è rimasta particolarmente impressa a Manto-

van, quella dei bambini disposti lungo il percorso a sventolare la bandiera italiana: “Un momento emozionante, capace di trasmettere energia, orgoglio e senso di appartenenza: vedere il Tricolore nelle mani dei più giovani è sempre qualcosa di speciale”. Sale così a cinque il numero dei tedofori residenti a Porto Viro: oltre ai due delle presenti Olimpiadi Invernali, altri tre presero parte a

quelle di Torino 2006, tra i quali il podista Maurizio Preti. “Numeri che parlano chiaro per cittadini che hanno scritto una bella pagina di storia sportiva per la nostra comunità – ha concluso il sindaco - Porto Viro è terra di sport, di impegno e di persone che sanno rappresentarla con serietà e orgoglio, dentro e fuori dai confini comunali”.

Fabio Pregnolato

Il sindaco dei ragazzi è Alessandro Marangoni

Dopo le votazioni avvenute nelle scuole a dicembre, si è recentemente svolto il primo Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze con l’elezione di Alessandro Marangoni a sindaco: un giovane di dodici anni, che ha già nominato la propria giunta e i suoi assessori. Il suo primo intervento è stato concreto, maturo e responsabile: ha dimostrato attenzione, amore per Porto Viro e una sincera volontà di impegnarsi per il bene della sua città. “Questo progetto era un punto preciso e voluto del nostro programma elettorale – ha annunciato compiaciuto il primo cittadino ‘senior’ Mario Mantovancredo fermamente che la politica e la vita amministrativa debbano ripartire dai giovani, dal loro entusiasmo, dalle loro idee e dal loro senso di appartenenza. Responsabilizzare i ragazzi fin dalla tenera età significa educarli alla partecipazione e alla cura della comunità, alla quale, siamo convinti, questo percorso porterà benefici. Il futuro si costruisce dalle basi, e le basi sono i nostri giovani”. Il Consiglio dei Ragazzi avrà un ruolo attivo: potrà proporre idee, suggerire progetti e indicare priorità, con la previsione di un budget dedicato da parte dell’amministrazione per trasformare queste proposte in iniziative concrete. (f.p.)

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La decisione. Rigettato il ricorso presentato dalla squadra di

Stefano Permunian

Mario Mantovan resta sindaco di Porto Viro

Il Consiglio di Stato si è espresso, convalidando la decisione del Tar del Veneto

Il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso presentato da Stefano Permunian e confermato Mario Mantovan sindaco di Porto Viro a tutti gli effetti, convalidando quanto già stabilito dal TAR del Veneto: le elezioni comunali di maggio si sono svolte in modo regolare, corretto e trasparente. “È una vittoria della verità, della democrazia e delle istituzioni – il commento a caldo del primo cittadino - Una decisione che tutela il lavoro serio e corretto svolto dagli uffici comunali, dai seggi elettorali e da tutte

le persone che hanno garantito il regolare svolgimento del voto”. Il ricorso si concentrava su presunte irregolarità di alcune schede – sette quelle di scarto tra le due liste - che secondo il ricorrente avrebbero dovuto essere annullate perché contenenti scritte o segni ritenuti riconoscibili quali “vigile” in riferimento al lavoro di una vita prima della pensione di Mantovan e “Thor”, il cagnolino che l’ha accompagnato durante tutta la campagna elettorale. I giudici hanno però ribadito il principio del favor

voti, premiando la volontà dell’elettore ed escludendo che nel caso specifico vi fossero elementi tali da dimostrare un intento di riconoscimento o da incidere sul risultato finale. Secondo la sentenza, inoltre, le presunte irregolarità non superano la ‘prova di resistenza’, in quanto l’annullamento delle schede contestate non avrebbe modificato l’esito della votazione. “Non nascondo che questi mesi siano stati difficili – ha ammesso Mantovan - amministrare con un ricorso pendente sopra la testa non è stato semplice, ma ho sempre avuto piena fiducia nella magistratura e nelle istituzioni. Resta l’amarezza per una vicenda che ha comportato spese legali e alimentato divisioni inutili”. La sentenza infatti ha stabilito che le spese siano compensate.

Il sindaco ha poi ringraziato le professioniste che lo hanno seguito nei due gradi di giudizio, le avvocate Paola Malasoma e Maura Veronese. “Telenovela finita – ha commentato quest’ultima, in passato anch’essa sindaco di Porto Viro - È servito andare fino in Consiglio di Stato per sentirsi dire che lo scorso maggio gli elettori aveva-

no espresso legittimamente il loro voto. E nella legittimità della scelta democratica avevano preferito Mario Mantovan. Non so, e francamente poco mi interessa, se la sentenza sarà compresa ed accettata dall’appellante; quello che invece mi interessa è l’indegna pubblicità che i fautori di questo ricorso hanno portato al comune di Porto Viro: ne avremo fatto tutti (o quasi) volentieri a meno”. Qualche giorno prima della sentenza, Permunian aveva diffuso sui social un video in cui spiegava: “Il sindaco ha detto che siamo astiosi e non sappiamo perdere: vogliamo semplicemente esercitare un diritto utilizzando tutti gli strumenti che la legge

italiana ci mette a disposizione, per cercare la verità e la giustizia, e dare una risposta democratica alle persone che hanno riposto fiducia nel nostro gruppo. Siamo sereni e accetteremo qualsiasi verdetto dei giudici”. Mantovan ha lasciato infine spazio al fair play: “A Stefano Permunian e alla minoranza dico con sincerità: mettiamo una pietra sopra a quanto accaduto. Da parte mia non c’è alcun rancore, sono pronto e disponibile a lavorare insieme ascoltando proposte e valorizzando critiche che siano costruttive. Pensiamo a Porto Viro e lavoriamo, finalmente, per la nostra città”.

Fabio Pregnolato

Permunian: “Falso affermare che abbiamo fatto spendere inutilmente soldi al Comune”

Stefano Permunian, uscito sconfitto dal ricorso al TAR prima e al Consiglio di Stato poi, è ricorso scherzosamente al noto programma di Fabrizio Corona nel rivolgersi al sindaco Mario Mantovan. “Vi propongo una puntata di ‘Falsissimo’ – ha affermato il consigliere di minoranza in un video diffuso post sentenza - per chiarire alcune insinuazioni non vere: il sindaco ci accusa di aver

fatto spendere inutilmente soldi al comune per la costituzione in giudizio nel ricorso. È un’affermazione falsa, l’ente non era obbligato a farlo: il sindaco aveva già un suo avvocato perché si trattava di un ricorso tra cariche elettive che contestava l’elezione del sindaco stesso e la scelta di coinvolgere anche il comune con un secondo avvocato - e quindi ulteriori spese e costi - è stata solo

e soltanto una sua decisione. Il processo sarebbe andato avanti comunque, con lo stesso risultato”. Permunian ha così declinato l’invito a deporre l’ascia di guerra di Mantovan, che dal canto suo non ha fatto tardare la replica: “Gli atti sono pubblici, chiunque può leggere la sentenza e verificare come Permunian abbia agito principalmente contro il comune, soggetto principale del ricor-

so con la qualifica di ‘resistente’ mentre il sottoscritto era un ‘controinteressato’: non ho interferito in alcun modo con la strategia legale dell’ente, che era obbligato a costituirsi per tutelare la propria integrità e i propri interessi istituzionali. Sarebbe stato bello se Permunian avesse ammesso la sconfitta, mi avesse stretto la mano e avesse detto: ‘Ripartiamo da capo, Mario’.” (f.p.)

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Rafforzato il presidio statale della Guardia Costiera a Scardovari

Con la consegna in comodato d’uso dell’alloggio di servizio alla Capitaneria di Porto, il Comune di Porto Tolle rafforza la presenza dello Stato a Scardovari

D opo il taglio del nastro, la cerimonia di consegna dell’alloggio di servizio alla Guardia Costiera di Scardovari

è entrata nel vivo, ponendo al centro il ruolo dell’Ufficio marittimo periferico come punto di riferimento per il territorio, tra sicurezza, tutela del mare e

presenza istituzionale. Ad aprire l’incontro è stato padre Sergio Gazzea, che ha richiamato il valore dei servizi attivati dall’Ufficio marittimo periferico: “Lo sportello del mare e la tutela ambientale sono servizi che svolge la guardia costiera per il bene di tutti, per il bene comu-

ne” ha detto. Un concetto ribadito anche dall’assessore Tania Bertaggia, che ha sottolineato come la consegna dell’alloggio rappresenti “molto più di un atto amministrativo”. Un segnale concreto di attenzione verso un presidio fondamentale per un’area la cui identità e la cui economia sono storicamente legate al mare e alla pesca. “La Capitaneria di Porto – ha evidenziato – non è solo un’istituzione dello Stato, ma un punto di riferimento quotidiano per chi lavora in mare, per la sicurezza della navigazione e per la tutela delle risorse marine”. Rafforzarne la presenza significa sostenere un settore vitale per il territorio e riconoscere il valore del servizio svolto dagli uomini e dalle donne della Guardia Costiera.

Il sindaco Roberto Pizzoli ha ripercorso l’excursus dell’edificio e il percorso che ha portato alla realizzazione dell’alloggio di servizio, destinato alla titolare

della Delegazione di spiaggia di Scardovari, il maresciallo Monica Clementi, evidenziando l’importanza dell’integrazione della famiglia nel tessuto locale e il valore sociale dell’iniziativa per la comunità.

Alla cerimonia ha presenziato il capitano di fregata Andrea Palma, Comandante della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Chioggia, da cui dipende operativamente la Delegazione di spiaggia di Scardovari. “Il Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera, insieme alla Direzione marittima di Venezia, ha fortemente voluto la realizzazione di un alloggio di servizio, inteso come presidio stabile di legalità e come segnale concreto della presenza dello Stato sul territorio - ha evidenziato il comandante Palma -. Un intervento significativo non solo per la titolare della Delegazione di spiaggia di Scardovari e per la sua famiglia, che possono così integrarsi pienamente nella co-

munità locale, ma anche per i cittadini, che riconoscono in questa presenza un punto di riferimento importante”. Presenti anche le altre forze di polizia, la Polizia locale e la Protezione civile, a testimonianza di un sistema di sicurezza integrato e di una collaborazione interistituzionale che opera quotidianamente a servizio del territorio e dei cittadini.

Guendalina Ferro

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Q200 Censer: dall’eredità industriale a polo di formazione, ricerca e innovazione

zuccherificio, cuore produttivo e occupaziona le di Rovigo. Una fase che ha segnato profon damente l’identità del luogo e del territorio. La seconda prende forma negli anni Novanta, quando, anche grazie a fondi europei, il com

servizi pensati per la vita studentesca: biblio teca, aule studio, studentato, palestre e centro sportivo. Ogni giorno il polo accoglie circa duemila studenti, un numero che racconta il

Q200

La seconda anima è quella dell’innovazione e della ricerca. Qui operano soggetti pubbli ci e privati legati al mondo dell’industria e dell’innovazione, insieme a laboratori di ricer ca applicata attivi in ambiti strategici come i materiali, lo spazio e il fuoco. Un ecosistema

modulabili, inseriti in un contesto moderno e Qual è la scintilla che ha acceso tutto questo? Perazzolo non ha dubbi: la lungimiranza della Fondazione, capace di intercettare i bisogni del territorio e di costruire sinergie con enti pubblici e privati, creando valore duraturo perfessionalità, l’entusiasmo e la passione di chi ogni giorno lavora per far crescere il progetto. Lo sguardo è ora rivolto al futuro. I progetti in re ulteriormente le tre anime del complesso, con un obiettivo comune: generare valore per cia di un’offerta completa, capace di integrare studio, lavoro, residenza, sport, ristorazione e

A raccontarlo è Daniele Perazzolo, amministra tore unico di Q200 Censer, che ci accompagna dentro un luogo simbolo della città. Il com plesso Q200 Censer è infatti un importante patrimonio immobiliare dei primi del Novecento, situato a ridosso del centro urbano, a pochi passi dalla stazione ferroviaria. Uno spazio che ha attraversato epoche diverse e che oggi si prepara a vivere una nuova stagione.

La storia di Q200 Censer può essere letta attraverso tre grandi fasi. La prima, dagli inizi del ’900 fino agli anni Ottanta, è quella dello

settore della logistica. A questi si affiancano

sedere e di oltre 1.500 metri quadrati di spazi

rie di comunità, competenze e lavoro. Piccole sformarsi in energia duratura per il territorio.

Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo,

Motocross su sabbia, Rosolina mare protagonista del Supermarecross

Con le prime due tappe degli Internazionali d’Italia Supermarecross, Rosolina mare si conferma sede di riferimento per il motocross su sabbia, tra gare combattute, pubblico e valorizzazione del territorio

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ogni campo, ogni emozione. Live

delle squadre della nostra regione

Dirette dai campi delle principali squadre di calcio venete e aggiornamenti in tempo reale

l 14 e 15 febbraio si sono svolte a Rosolina Mare le prime due tappe dei Campionati Internazionali d’Italia Supermarecross, appuntamenti che hanno ufficialmente aperto la stagione tricolore del motocross su sabbia. A rendere possibile l’evento è stata l’organizzazione sinergica tra il Moto Club Rosolina Mare, presieduto da Alessio Martinello, e FxAction, struttura che cura per conto della Federazione Motociclistica Italiana (FMI) la gestione organizzativa delle gare in calendario. Una collaborazione ormai consolidata da otto anni, che ha permesso di allestire un appuntamento di alto profilo anche a fronte delle difficili condizioni meteo di sabato, caratterizzate da pioggia e vento. Domenica, invece, il sole ha accompagnato le competizioni, richiamando un numeroso pubblico che ha seguito le gare dalla collina dei Bagni dal Moro e dalla passeggiata panoramica che collega i diversi stabilimenti balneari, trasformando il lido in un vero e proprio teatro sportivo a cielo aperto. Sono stati oltre 120 i piloti che si sono presentati ai cancelletti di partenza, provenienti da ogni parte dello Stivale e da diversi Paesi esteri, a conferma del respiro internazionale della manifestazione. Suddivisi per categorie, i partecipanti hanno dato vita a gare ad alta adrenalina, con ritmi serrati, sorpassi spettacolari e grande intensità agonistica. Il tracciato sabbioso,era sviluppato su una lunghezza di circa 1.300 metri e una larghezza media di 8 metri. Il quartier generale è stato allestito ai Bagni dal Moro, mentre il circuito si è esteso lungo il litorale coinvolgendo anche i Bagni Blu Marlin, Sabbia e Mare, Belvedere e Granso, trasformando la spiaggia di Rosolina Mare in una vera arena del motocross. Il presidente del Moto Club Rosolina Mare, Alessio Martinello, ha sottolineato l’importanza degli investimenti tecnici messi in campo per questa edizione: “Quest’anno abbiamo arricchito il parco mezzi, un aspetto che ci ha permesso di velocizzare il ripristino del tracciato tra una manche e l’altra. Si è trattato di un elemen-

to tecnico molto apprezzato dai piloti”. Significativa la presenza degli amministratori di Rosolina, che oltre al patrocinio della kermesse, si sono adoperati per tutte le autorizzazioni necessarie. Tra le novità dell’edizione 2026, le nuove griglie di partenza, che insieme ai cancelletti hanno contribuito a rendere le partenze dei piloti più spettacolari. Queste le classifiche delle prime due tappe del Supermarecross:La Pro è stata dominata dalla sfida fra Matteo Del Coco (Husqvarna – Gi Cross) ed Emilio Scuteri(Honda – Desmolupi Mx Calabria). E, come nella giornata di sabato, Del Coco ha avuto la meglio in entrambe le manche disputate domenica. Scuteri, rammaricato soprattutto per un contatto al via di gara-1 con Filippo Zonta, è riuscito a limitare i danni con due seconde posizioni. Buona prova per Paolo Martorano (KTM – AM Crociati Parma), due volte terzo. Nella classe Mx2 si è imposto Pietro Razzini, con un primo e un secondo di manche. Quinto e primo è stato il bottino raccolto da Alfio Pulvirenti, secondo di giornata nella tappa di domenica 15 febbraio, che nella classifica di campionato è appaiato con Pulvirenti sono appaiati in testa. Nella tappa di domenica si è messo in luce anche il campione europeo in carica della 125 Niccolò Alvisi (Honda – Amx), che al debutto in Mx2 coglie una terza posizione. Assolo inarrestabile di David Cracco, (KTM-Brogliano) padrone assoluto della 125 in questo weekend di Rosolina. Tommaso Murgut (GasGas-Pino Medeot) deve accontentarsi di due seconde posizioni, mentre Samuele Piredda (KTM – Motor

school Riola) torna nella sua Sardegna con un bel podio di giornata. Nella minicross 85 giornata di riscatto per Anthony Montoneri, (KTM-ZPM Racing) primo in entrambe le manche e nuovo leader della classifica. In seconda posizione assoluta c’è il Veneto Ivan Pederiva ( Husqvarna-Gaerne) con il Polesano Nico Giacobbe (KTM-Lusia). Matteo Vasta (KTM- Taormina New) ha conquistato la vittoria nella mini 65, con un primo e un secondo di manche. Luigi Pellegrino(KTMSace), vincitore del sabato, ha concluso il weekend di Rosolina con un secondo posto di giornata e la tabella rossa. Al terzo posto Piccolo Balestra (GasGas – La Rocca). La Ama Mx2 ha registrato Alex Gruber (KTM- Mac Brixen Bressanone)piazzare un’altra doppietta, di nuovo davanti ad Antonio Mancuso, protagonista di grandi rimonte, e Luciano Blanchi. Più incerta la bagarre della Ama Mx1, dove Michele Cencioni (Fantic – Torre della Meloria) si aggiudica la giornata con un primo e un terzo di manche. Alle sue spalle un regolare Francesco Riolo(KTM-Paolo Rossi Cina), due volte secondo e leader della classifica, e Lorenzo Maffini (Husqvarna – Pasini racing). Fuori dai giochi Luca Brunzin per un problema meccanico e poca fortuna anche per Michele Palumbo (Honda – Cumaricambike), primo in gara-2 ma solo sedicesimo nella prima manche. Le prossime tappe del Supermarecross per gli appassionati delle ruote artigliate sono previste sabato 28 febbraio e domenica 1 marzo a Fiumicino.

Guendalina Ferro

Il 25 marzo la città ricorderà Antonio Ferro e i suoi commilitoni

In vista del prossimo 25 marzo, Rosolina si prepara a commemorare l’82esimo anniversario dell’eccidio di Malga Bala (Slovenia), dove il 25 marzo 1944 persero la vita 12 carabinieri, tra cui Antonio Ferro, nato a Rosolina nel 1923 e arruolato nell’Arma nel 1942. Trasferito a Bretto di Sotto, nel comune di Tarvisio, Ferro fu catturato dai partigiani slavi il 23 marzo 1944 e deportato a Malga Bala, dove, dopo giorni di torture, fu barbaramente trucidato all’età di 21 anni, insieme ai suoi commilitoni: Primo Amenici, di Santa Margherita d’Adige (Padova), aveva 38 anni; Lindo Bertogli, di Casola di Montefiorino (Modena), e Fernando Ferretti, di San Martino in Rio (Reggio Emilia), ne avevano 23; Ridolfo Colzi, di Signa (Firenze), 24; Michele Castellano, di Rocchetta Sant’Antonio (Foggia), 33; Domenico Giuseppe Dal Vecchio, di Refrontolo (Treviso), era il più giovane con i suoi 19 anni. Il vice brigadiere Dino Perpignano, comandante del reparto, originario di Sommacampagna (Verona), aveva 22 anni, come Adelmino Zilio, di Prozzolo di Camponogara (Venezia). Pasquale Ruggiero, di Airola (Benevento), aveva 20 anni; Attilio Franzan, di Isola

Vicentina (Vicenza), 30; Piero Tognazzo, di Pontevigodarzere (Padova), 31.I cadaveri furono rinvenuti accatastati in mezzo alla neve, quasi tutti legati, spogliati e con evidenti segni di sevizie, tanto gravi quanto gratuite. L’eccezionale coraggio di Antonio Ferro e dei suoi compagni è stato riconosciuto con la Medaglia d’Oro al Merito Civile, conferita nel 2009 dalla Presidenza della Repubblica. La commemorazione, organizzata anche quest’an-

no dall’arma dei carabinieri in sinergia con il Comune di Rosolina e l’ANC di Porto Viro intitolata ad Antonio Ferro, prevede un programma civile e solenne, volto a mantenere viva la memoria della figura di Ferro con l’obiettivo di educare le nuove generazioni al rispetto della memoria storica e dell’impegno al servizio del bene comune. La cerimonia prevederà, nella mattinata del 25 marzo, alle 9.30, il ritrovo delle Autorità presso il cimitero di

Rosolina per la deposizione di un mazzo di fiori sulla tomba di Antonio Ferro; per le ore 10.00 il trasferimento nella frazione di Volto, presso piazza Carabiniere Antonio Ferro, per la deposizione di una composizione floreale al cippo dedicato ai “Carabinieri caduti per la Patria nell’adempimento del loro servizio” e a seguire brevi allocuzioni del comandante provinciale dell’arma dei carabinieri, il colonnello Edoardo Campora e del Sindaco di Rosolina. Nelle scorse edizioni, alla cerimonia hanno partecipato i vertici delle Autorità territoriali, la sorella di Antonio, Natalia Ferro, affiancata dalle figlie, dai generi e dai nipoti, le associazioni combattentistiche e d’Arma, e il labaro della Filarmonica “Vincenzo Bellini” di Rosolina, di cui Antonio Ferro faceva parte. Anche quest’anno è previsto il coinvolgimento degli alunni della scuola elementare di Volto e gli studenti delle scuole di Rosolina. In questo modo, l’episodio non resterà solo un ricordo del passato, ma entrerà a far parte della memoria collettiva della comunità, trasmettendo valori di coraggio, impegno e responsabilità alle nuove generazioni.

Guendalina Ferro

La città ringrazia il Cantiere Navale Visentini

U n gesto di gratitudine che racconta il legame profondo tra comunità, impresa e solidarietà. Dopo la messa prefestiva di sabato 7 febbraio, nell’atrio del Teatro Parrocchiale di Loreo si è svolta una cerimonia semplice ma carica di significato: lo scoprimento di una targa dedicata al Cantiere Navale Visentini, il cui contributo ha reso possibile la sostituzione dell’impianto di riscaldamento del centro sociale parrocchiale. Alla cerimonia erano presenti l’arciprete don Stefano Doria, il vicario episcopale don Simone Zocca, il sindaco Moreno Gasparini e numerosi cittadini loredani. La targa, che riporta la dicitura “In segno di gratitudine al Cantiere Navale Visentini il cui generoso sostegno ha reso possibile la sostituzione dell’impianto di riscaldamento del centro sociale parrocchiale di Loreo. 2025”, rappresenta un riconoscimento concreto a un gesto che ha permesso di garantire continuità a uno dei luoghi più importanti della vita comunitaria. Il centro sociale cattolico di Loreo è infatti uno spazio fondamentale di relazione, educazione e solidarietà: qui trovano accoglienza bambini, ragazzi, famiglie e anziani, attraverso attività che spaziano dal gioco allo sport, dallo studio al teatro, dalla catechesi alle iniziative culturali. È anche un punto di riferimento per chi vive situazioni di solitudine o difficoltà, grazie all’impegno quotidiano di volontari di tutte le età. Come in molte realtà parrocchiali, anche a Loreo le risorse ordinarie non sempre bastano a far fronte alle spese straordinarie. Interventi

strutturali come la sostituzione di un impianto di riscaldamento comportano costi elevati, progettazioni tecniche e iter autorizzativi complessi, difficilmente sostenibili con le sole offerte domenicali. Senza il supporto di donatori, molte strutture rischierebbero di ridurre le attività o addirittura di chiudere. Nel corso degli interventi, don Stefano Doria, don Simone Zocca e il sindaco Moreno Gasparini hanno espresso un sentito ringraziamento alla famiglia Visentini, sottolineando come il loro sostegno abbia consentito al centro di restare aperto, sicuro e accessibile a tutti. Un aiuto che va oltre l’aspetto economico e che si inserisce pienamente nel principio evangelico del “dono gratuito”, stimolando una più ampia cultura della solidarietà e della partecipazione. La cerimonia si è conclusa in un clima di convivialità con un rinfresco preparato dalle volontarie dell’associazione NOI, guidata dalla presidente Danila Spigolon, a suggellare una serata che ha unito riconoscenza, comunità e spirito di condivisione.

Guendalina Ferro

Varato il nuovo Ponte sull’Idrovia Fissero-Tartaro-Canalbianco

Infrastrutture Venete, società partecipata al 100% dalla Regione del Veneto, ha effettuato il varo del nuovo ponte stradale di Trecenta, che attraversa l’Idrovia Fissero-Tartaro-Canalbianco nel territorio comunale di Trecenta (RO) e interessa la S.P. 1. L’intervento rientra nel più ampio programma di adeguamento dell’Idrovia Fissero-Tartaro-Canalbianco finalizzato a migliorare la navigazione e a superare i principali punti critici che oggi costituiscono un ostacolo lungo il percorso. “Il varo del nuovo ponte di Trecenta è uno dei passaggi più impegnativi e significativi dell’intervento di ammodernamento dell’infrastruttura: non solo per la complessità delle operazioni, ma anche perché rappresenta un momento decisivo nell’avanzamento complessivo dei lavori - commenta l’Ing. Alessandra Grosso, Direttore Generale di Infrastrutture Venete -. Parliamo di una struttura ad arco in acciaio a campata unica, lunga 70 metri e larga 18, con un peso di circa 400 tonnellate e che garantisce elevati standard di sicurezza. L’intera operazione di ammodernamento del ponte, che prevede un investimento complessivo pari a 6,6 milioni di euro, finanziato al 50% da fondi regionali e al 50% da fondi Europei, consentirà un notevole miglioramento della sicurezza per la viabilità stradale locale e un utilizzo più performante e strategico della via d’acqua, con ricadute positive sia per il commercio che per il turismo”. Tra gli obiettivi principali del progetto vi è l’eliminazione delle pile presenti in alveo e l’aumento dell’altezza del ponte per consentire il transito delle imbarcazioni di maggiori dimensioni: il tirante d’aria viene infatti portato dagli attuali 5,32 metri ad un’altezza di 7 metri. L’intervento è stato articolato in fasi progressive: prima l’avvicinamento al canale, poi l’avanzamento fino al superamento dell’alveo e infine l’installazione sui nuovi appoggi. L’intera manovra è stata eseguita con tolleranze molto ridotte e con un costante coordinamento tra trasporto, sollevamento e controllo. (g.f.)

Lavori pubblici. L’Amministrazione investe su socialità e servizi di prossimità

Approvati i progetti di aggregazione per Oca Marina e Mazzorno Destro

L

’Amministrazione Comunale rinnova l’impegno verso le frazioni del territorio con due interventi destinati a potenziare gli spazi di socializzazione e aggregazione. A sottolinearlo è l’Assessore al Bilancio e Affari Generali Renato Pregnolato: “Si tratta di un progetto di poco meno di 25.000 euro, finalizzato a utilizzare i locali come luogo di aggregazione e socializzazione.

Da anni Oca Marina è priva di spazi pubblici, soprattutto per le persone anziane, costrette a spostarsi di qualche chilometro per trovare il primo centro di aggregazione disponibile.

La Giunta Comunale ha individuato una possibile soluzione ideale nella centrale Piazza San Luigi, recuperando al tempo

“Cervello in forma”, un ciclo di incontri per allenare la mente

Stimolare la memoria, risvegliare le emozioni e valorizzare la socialità: sono questi i cardini di “Cervello in forma”, il ciclo di incontri dedicato alla stimolazione cognitiva in programma a Taglio di Po. Gli appuntamenti, a partecipazione gratuita, si tengono ogni giovedì pomeriggio dalle 15 alle 17, nella sala conferenze comunale, con conclusione prevista per giovedì 5 marzo. L’iniziativa è promossa da Officine Sociali, associazione di Ariano nel Polesine impegnata nella gestione dei Centri Sollievo per persone con decadimento cognitivo, con la collaborazione di Auser Volontariato Taglio

di Po, Auser provinciale e il patrocinio del Comune di Taglio di Po. Il progetto è rivolto in particolare agli over 65, offrendo un’occasione concreta per prendersi cura della mente e rafforzare le relazioni in un clima partecipato e inclusivo Il percorso è guidato dalla dottoressa Eleonora Braga, che accompagna i partecipanti in attività pensate per mantenere attiva la mente in modo semplice e coinvolgente. Il calendario prevede anche due appuntamenti tematici: uno dedicato al benessere del corpo, condotto dall’operatore Shiatsu Matteo Beltrame, e uno incentrato sulla musica, con Gessica Reddi, insegnante

e musicista, che propone esercizi capaci di stimolare pensiero ed emozioni attraverso suoni e ritmo. “Ogni incontro avrà una durata di circa due ore e sarà costruito come uno spazio accogliente, informale e partecipativo, dove il lavoro cognitivo si intreccia con il piacere dello stare insieme - evidenzia la presidente di Officine Sociali, Marinella Mantovani -. Un modo semplice ma efficace per mantenere la mente attiva, rafforzare le relazioni e contrastare l’isolamento, attraverso attività che uniscono movimento, musica, ascolto e stimolazione mentale”. Per maggiori informazioni 3355208410. (g.f.)

stesso un edificio che, se non utilizzato, rischierebbe di diventare inagibile e soggetto a degrado strutturale”.

I lavori sono stati assegnati a un’impresa locale, con un ribasso sull’importo del progetto, e una volta completati la struttura sarà concessa in uso tramite un apposito bando di gara. “Sarà questa – prosegue l’Assessore Pregnolato – un’ulteriore risposta a un’esigenza molto sentita nella frazione tagliolese di Oca Marina”. Non si tratta però dell’unico intervento previsto per le strutture aggregative e sociali delle frazioni. Tra gli altri progetti si segnala il contributo già previsto per i lavori di ristrutturazione del Circolo ACLI di Mazzorno Destro, di proprietà comunale.

“Il Comitato di gestione del Circolo ACLI ha ottenuto un importante finanziamento da un bando del GAL Delta del Po, su progetto di uno Studio Tecnico di Taglio di Po – continua l’Assessore –. La Giunta ha ritenuto di integrare il finanziamento per coprire l’intera operazione dal punto di vista economico e finanziario”. “Due interventi importanti – conclude Pregnolato – che desideriamo vedere realizzati nel corso di quest’anno, per rispondere a esigenze concrete dei cittadini, mettendo a disposizione progettualità e risorse economiche, e dando seguito a linee programmatiche sempre più concrete e vicine alla comunità di questa nostra cittadina del Delta”.

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La grande attesa del bilancio regionale

Nel corso di tutta la campagna elettorale e per la verità anche in questi giorni, infatti, il presiedente Stefani ha puntato tutti i riflettori sul sociale. Un grande piano casa, nuovo ossigeno alle case di riposo, investimenti nella sanità pubblica e “badanti” di quartiere e condominio. Tutte politiche particolarmente apprezzate anche in modo trasversale tanto che anche le opposizioni sono rimaste spiazzate sentendosi, in un certo senso, “scippate” di cavalli di battaglia storici del centrosinistra. Promesse, poi, che hanno fatto storcere più di qualche naso tra i leader

del centrodestra che, in alcuni casi, hanno letto queste esternazioni come delle tirate di orecchie alle Giunte regionali precedenti.

Quello che però in questo momento conta è che le priorità indicate da mesi dal Presidente Stefani sono economicamente molto costose e, quindi, si torna al passaggio cruciale del bilancio. Ci saranno veramente nel bilancio tutte queste politiche? Questo è quello che ci si chiede da più parti e soprattutto questo è quello che misurerà la forza del Presidente Stefani di dettare la propria agenda.

Certo sullo sfondo restano l’autonomia e ora anche la holding autostradale che potrebbero garantire nuove risorse economiche al Governo regionale, ma non possono costituire il motivo di una radicale inversione di marcia. Quindi tutti in attesa di vedere se la Regione sarà in grado di approvare un bilancio che dia risposte particolarmente robuste in materia di sociale e di sanità pubblica. Il Presidente Stefani si sente sicuro tanto che in questi giorni, mentre tutti corrono a garantirsi un posto lungo le piste da sci, lui continua a visitare ospedali, RSA e cooperative sociali. Non resta che attendere, le aspettative sono molto alte e il rischio politico lo è altrettanto.

“Rendere la vita più semplice agli imprenditori, più concretezza e
“Sulla sburocratizzazione passiamo alla fase operativa, è fondamentale avere anche un nuovo piano del commercio”

Abbiamo incontrato in redazione l’ex sindaco di Cittadella e Padova Massimo Bitonci che dopo una esperienza lunga e prestigiosa a Roma da parlamentare, con incarichi di Governo, torna in Veneto da assessore.

Il primo atto pubblico dell’assessore Bitonci, con deleghe importanti quali quella delle attività produttive, è stato un tavolo che ha messo insieme la Regione tutti gli attori del commercio e del mondo delle imprese. Parola d’ordine?

“Sburocratizzazione” risponde sicuro Massimo Bitonci, l’assessore di più lunga e spessa esperienza tra quelli che il presidente Alberto Stefani ha scelto nella composizione della squadra di Governo. Già sindaco a Cittadella e successivamente a Padova, parlamentare e sottosegretario di Stato.

Bitonci deve mettere mano a dossier particolarmente delicati.

“Quella di affrontare il tema della sburocratizzazione è stata una importante iniziativa del presidente Alberto Stefani. L’abbiamo detto più volte durante la campagna elettorale, adesso si passa alla fase operativa. Seguo

meno burocrazia in Veneto”

economiche coinvolgeremo per la massima trasparenza ance i media e la stampa”.

il tema della sburocratizzazione da anni, anche a livello nazionale, e so quanto le imprese, più che incentivi, più che forme di finanziamento chiedono la semplicità nelle procedure e quindi la sburocratizzazione”.

Cosa vuol dire in concreto sburocratizzare?

“Significa rendere più semplice la vita agli imprenditori: ridurre il numero degli incentivi, che a livello nazionale veicolati poi dalle regioni sono oltre duemila, cercare di fare un lavoro anche di monitoraggio, accesso unico attraverso portali unici, utilizzo della tecnologia, cioè la digitalizzazione: è quello che ci aiuterà moltissimo nel tema della semplificazione. La digitalizzazione è anche un obiettivo del del piano di ripresa e resilienza, di carattere europeo”

Il tavolo della sburocratizzazione con il mondo delle imprese del commercio e dell’imprenditoria tornerà a riunirsi?

“Io penso che questo tavolo vada convocato ogni volta che si verificano i passaggi e quando misuriamo quelli che sono stati i miglioramenti, su alcuni processi, quindi dopo nascerà proprio anche un reporting: oltre a coinvolgere le categorie

Giace dalla precedente legislatura il piano del commercio. Quali sono le novità su questo dossier?

“Il dialogo con commercianti e artigiani coinvolti è continuo: dovremmo trovare una soluzione, anche perché diventa assolutamente fondamentale avere un nuovo piano del commercio in un momento così delicata di crisi degli esercizi, soprattutto di vicinato, dei centri storici, dei borghi, delle delle città, dove l’intervento regionale non può risolvere tutto, però può dare degli incentivi economici, può cercare di dare delle linee di intervento magari anche importanti per per le vetrine, per addobbare i negozi cercare anche di effettuare delle politiche a favore del riordino del sistema anche all’interno dei centri storici, perché alcune attività siano ammesse, perché altre attività magari non siano ammesse, perché se abbiamo anche dei salotti, dei gioielli all’interno delle città, è giusto che ci siano dei negozi adeguati alle nostre città d’arte”.

Sindaco a Cittadella, sindaco a Padova, parlamentare semplice ma anche Sottosegretario di Stato e adesso Assessore regionale. Qual è la differenza di questo ruolo rispetto ai precedenti e come i precedenti pos-

sono dare una mano a interpretare meglio questo ruolo?

“Ho sempre pensato che quando si ha un ruolo di Governo che sia di governo territoriale, oppure come è stato nel mio caso Sottosegretario del ministero dell’Economia prima, e poi delle Imprese successivamente, e adesso Assessore della Giunta di del presidente Stefani, bisogna avere un approccio

pragmatico. E questo è più facile chi ha fatto il sindaco come me e come lo stesso presidente Stefani: ti crea quella base per poter capire come funziona la pubblica amministrazione, come funziona un Comune che poi come l’Italia, o nel nostro caso il Veneto dei Comuni ha bisogno di più concretezza e meno burocrazia”.

Alberto Gottardo

Massimo Bitonci

Trasporti. L’assessore regionale Diego Ruzza

Biglietto unico, Olimpiadi infrastrutture e sostenibilità

Il Veneto accelera sul fronte delle infrastrutture e della sostenibilità. Abbiamo incontrato l’assessore regionale ai trasporti, Diego Ruzza, per fare il punto sui grandi cantieri aperti,fino all’ambizioso progetto del biglietto unico regionale.

Assessore, partiamo dalle due varianti stradali inaugurate nel Bellunese proprio all’arrivo della fiamma olimpica a Cortina. Che valore ha questo traguardo?

Si è percepito il grande desiderio di dare una svolta viabilistica in una zona fragile come il Bellunese. Concludere i lavori in tempo per le Olimpiadi e Paralimpiadi è stato fondamentale. È stato bello vedere la partecipazione della popolazione che non vedeva l’ora di vedere quel nastro tagliato. Quanto ha influito la scadenza olimpica sulla velocità di questi cantieri?

Le Olimpiadi sono un’opportunità. Significa fare investimenti che poi rimangono nel tempo e migliorano la qualità della vita dei cittadini. Sicuramente ha aiutato a concludere opere importanti.

Parliamo di opere complesse: la variante di Tai di Cadore ha una galleria di 1000 metri, quella di Valle di Cadore di oltre 600. Ingegneristicamente non è stata una passeggiata.

Esattamente. Portare a termine lavori di tale complessità strutturale in quei territori è stata veramente un’impresa titanica. Ma la cosa più importante è che queste opere sono eterne: rimangono lì per pendolari, cittadini e turisti per gli anni a venire».

A Padova ha presentato 22 nuovi autobus sostenibili di Busitalia. Di che investimento parliamo?

Parliamo di 22 autobus di nuova generazione per il traffico extraurbano, con una capienza fino a 118 passeggeri. L’investimento è di circa 9,7 milioni di euro, finanziati per l’80% da fondi regionali. Dal 2018 la Regione è impegnata in un ammodernamento massiccio: abbiamo già stanziato complessivamente circa 300 milioni di euro, attingendo anche al PNRR. Questo ci ha permesso di

rinnovare il 50% della flotta veneta, che conta 3.200 mezzi.

Perché puntare proprio sul metano?

«Si va verso una reale sostenibilità. Il metano ha un bassissimo impatto e migliora la qualità dell’aria nella nostra regione. È un percorso avviato sul quale non si può assolutamente tornare indietro.

Un tema molto caro ai veneti è il “biglietto unico”. A che punto siamo?

Insieme al presidente la riteniamo una priorità da accelerare. Ci stiamo già impegnando con le strutture tecniche per arrivare al 2026, l’anno della svolta. L’obiettivo è un ticket unico che permetta di spostarsi su tutto il territorio regionale utilizzando gomma, treno e navigazione.

Assessore, lei ha una laurea in psicologia clinica. Le è servita in questo incarico?

Lo confermo al 100%. Quando mi hanno affidato l’assessorato mi dissero che gli studi in psicologia mi sarebbero serviti, oggi posso dire che è assolutamente così.

Infine, un accenno all’Alta Velocità. Quali sono le prossime mosse?

Stiamo monitorando costantemente i cantieri con RFI. È una grandissima opportunità per accorciare i tempi di trasporto per persone e merci. A breve avremo una cabina di regia per verificare l’avanzamento dei lavori su tutto il territorio regionale.

I conti della Regione. Filippo Giacinti
“Nuovo bilancio per il Veneto diciamo no alle nuove tasse”

Filippo Giacinti, neo assessore regionale al bilancio, patrimonio, affari generali e agenda digitale si trova oggi a gestire la complessa macchina finanziaria della Regione Veneto in un momento cruciale: il passaggio dall’esercizio provvisorio all’approvazione del bilancio di previsione 20262028.

Assessore Giacinti, la Giunta ha appena approvato le direttive per il bilancio 20262028. Quali sono i tempi previsti per l’approvazione definitiva e quali le priorità strategiche?

La priorità assoluta è uscire quanto prima dall’esercizio provvisorio per consentire alla Regione di spendere appieno le risorse necessarie ai servizi per cittadini e imprese e per lo sviluppo del territorio. Con l’approvazione delle direttive abbiamo individuato i budget; ora le strutture, insieme agli assessori, costruiranno i documenti tecnici: la legge di stabilità e il collegato. L’obiettivo è il voto in Consiglio regionale entro il 30 aprile. Cercheremo di anticipare i tempi il più possibile, garantendo però la qualità del dibattito, sia in Giunta che in Consiglio. Negli anni passati l’amministrazione regionale ha fatto del “no alle tasse” un proprio vessillo. Continuerete su questa strada, nonostante le preoccupazioni espresse in passato dal suo predecessore Calzavara?

In questo primo bilancio non prevediamo alcuna manovra sulle entrate: non ci sarà l’applicazione dell’addizionale IRPEF né modifiche ai tributi attuali. L’unica variazione riguarderà il recupero dell’evasione fiscale. Credo fermamente che l’equità fiscale sia un obiettivo di giustizia sociale: abbiamo prospettato un piano incisivo per recuperare alcune decine di milioni di euro da reinvestire nei servizi ai cittadini.

Anche le categorie economiche avevano espresso timori per un eventuale aumento dell’Irap. Cosa risponde al mondo produttivo?

Posso confermare che le tasse e i tributi

regionali rimarranno invariati. Per quanto riguarda le imprese, punteremo sulla lotta all’evasione e, soprattutto, sulla semplificazione. Il tavolo della sburocratizzazione, promosso dal Presidente e dall’assessore Bitonci, dimostra la nostra attenzione verso il sistema produttivo.

Parlando di cifre, la sanità quanto pesa effettivamente sul totale delle risorse regionali?

La sanità assorbe circa 11 miliardi di euro su un bilancio complessivo di 18 miliardi. A questi si aggiungono diversi milioni per i cosiddetti “Extra-LEA”, ovvero le prestazioni che non rientrano nei livelli essenziali di assistenza minimi definiti dallo Stato. È evidente come rappresenti la parte assolutamente preponderante del nostro impegno finanziario.

Spostandoci sul piano politico, lei è un esponente di Fratelli d’Italia. Come valuta l’attuale leadership di Giorgia Meloni e il futuro del partito?

Credo che Giorgia Meloni abbia restituito al nostro Paese una centralità internazionale riconosciuta da tutti gli osservatori. Ha saputo costruire una leadership capace di compattare tutto il centrodestra, guidandolo verso riforme strutturali attese da anni. Oggi l’Italia si muove in Europa e nel mondo con una rinnovata e grande autorevolezza.

Diego Ruzza
Filippo Giacinti

Riforma della giustizia, scocca l’ora della verità

La politica si divide sul futuro della magistratura

Il fronte del “Sì” punta sull’imparzialità dei giudici e la fine delle correnti nelle Procure, i sostenitori del “No” temono per l’indipendenza della magistratura e l’ingerenza dell’Esecutivo

Il prossimo 22 e 23 marzo i cittadini veneti e italiani saranno chiamati a un appuntamento cruciale con le urne per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Al centro della consultazione, la “separazione delle carriere”, una modifica che punta a dividere i percorsi professionali di chi accusa e di chi giudica. Trattandosi di un referendum confermativo, è importante ricordare che non è previsto il quorum: la riforma passerà o sarà bocciata sulla base della maggioranza dei voti validamente espressi, indipendentemente dall’affluenza. Il cuore del quesito riguarda la scissione tra i ruoli di Pubblico Ministero e Giudice. Se oggi un magistrato può, pur con limitazioni, passare da una funzione all’altra, la vittoria del Sì renderebbe questa separazione

definitiva sin dall’ingresso in magistratura. La riforma prevede inoltre la creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura (uno per i giudicanti e uno per gli inquirenti) e l’introduzione del sorteggio per la scelta dei componenti, con l’obiettivo dichiarato di contrastare il peso delle “correnti” associative. Nel dibattito che ha animato le piazze e le istituzioni del nostro territorio, il fronte del Sì punta tutto sull’imparzialità del giudice. Tra le voci più autorevoli del panorama giuridico veneto, l’avvocato Renzo Fogliata, già Presidente della Camera Penale Veneziana, sostiene la necessità della riforma come atto di civiltà giuridica: «È fondamentale che chi giudica sia equidistante tra accusa e difesa. La separazione delle carriere non è un attacco ai

magistrati, ma una garanzia per il cittadino». Sul piano politico, il centrodestra veneto è compatto. Tra i sostenitori più convinti c’è Flavio Tosi, eurodeputato e coordinatore regionale di Forza Italia. “La riforma rappresenta una vittoria storica del centrodestra – afferma - e una risposta alle criticità emerse negli ultimi anni, con scandali come quello legato a Palamara che hanno evidenziato la spartizione delle procure da parte di correnti politiche, in particolare di sinistra. Il nuovo sistema, con il sorteggio dei membri del Csm, favorirà una maggiore eterogeneità e limiterà l’influenza delle correnti sulle nomine, tutelando l’autonomia dei magistrati più indipendenti”. La riforma, conclude Tosi, non tocca i principi fondamentali della Costituzione né il sistema proporzionale di nomina, ma mira a rendere le nomine più trasparenti e meno influenzate dalle correnti. Di parere opposto sono i detrattori della riforma, che vedono nel cambiamento un rischio per l’autonomia della magistratura dal potere politico. Loren-

zo Miazzi, magistrato e Presidente di sezione presso la Corte d’Appello di Venezia, solleva dubbi sulla frammentazione del CSM, avvertendo che isolare il Pubblico Ministero potrebbe, nel tempo, portarlo sotto l’influenza dell’esecutivo. Anche il centrosinistra si è mobilitato. Elly Schlein, intervenuta a Padova per sostenere il fronte de “No”, va dritta al punto: “È una riforma sbagliata nel metodo e nel merito, una riforma di potere, che serve a un governo convinto che vincere le elezioni dia diritto a non essere giudicato. L’unica cosa che fa questa riforma è spaccare il Csm, che la Costituzione indica come il governo autonomo della magistratura. L’indipendenza

della magistratura non è una tutela dei magistrati, ma una garanzia per i cittadini, perché possano far valere i propri diritti”. Andrea Martella, segretario regionale del PD, esprime preoccupazione per una riforma definita “punitiva” nei confronti dell’ordine giudiziario: “Il vero problema della giustizia in Veneto sono le carenze di organico e i tempi infiniti dei processi, non la separazione delle carriere, che rischia solo di creare magistrati-funzionari”. Nel momento in cui andiamo in stampa, a metà febbraio, i sondaggi danno in leggero vantaggio il fronte del “No” ma sono ancora molti gli indecisi che sceglieranno se e come votare solo negli ultimi giorni.

Elly Schlein Flavio Tosi

L’intervista. Maurizio Dianese, autore

“Felice Maniero, ex genio del crimine: oggi è incapace di intendere e volere”

M aurizio Dianese, decano del giornalismo veneto, conosce Felice Maniero meglio di chiunque altro. Da cronista ha seguito per anni l’attività criminale di “Faccia d’Angelo” e della Mala del Brenta; poi, nel corso degli anni, ha scritto una serie di libri importanti per capire un fenomeno che ha segnato profondamente il nostro territorio (e non solo). Dianese è appena tornato in libreria con “Come me nessuno mai. Le mille vite di Felice Maniero bandito” (SEM edizioni). Un libro che arriva dopo anni di inchieste, processi, ricostruzioni giornalistiche. Questa volta, però, Maurizio Dianese aggiunge un tassello decisivo: la voce diretta di Felice Maniero, con cui è stato a stretto contatto per mesi proprio per scrivere questo libro. Ne viene fuori il ritratto definitivo dell’ex boss della Mala del Brenta e, insieme, quello di un Nordest che cresceva a ritmi vertiginosi e che si è arricchito a dismisura (anche sporcandosi le mani).

Allora Maurizio, possiamo dire che questo è il libro definitivo su Felice Maniero?

Di definitivo c’è solo la morte. Però sì, è il libro che chiude il cerchio. Le ricostruzioni precedenti erano tutte giornalistiche. Qui, invece, ci sono conferme dirette di Maniero. Non racconta chissà quali segreti inediti, ma colma vuoti importanti. L’infanzia, la famiglia, il rapporto con la madre e con la figlia. Sul passato criminale sapevamo già quasi tutto, ma aggiunge elementi decisivi su un paio di omicidi strategici.

Nel libro emerge forte il lega-

me tra Maniero e il Nordest. Maniero è parte integrante della storia del Nordest. Lui stesso è consapevole di essere arrivato nel momento giusto. Nasce a Campolongo Maggiore, in una zona di miseria estrema. Poi il Veneto diventa la locomotiva d’Europa. Capisce che può passare dal furto di salumi ai lingotti d’oro. Alla fine degli anni Ottanta svuota i laboratori orafi vicentini. Parliamo di quintali, forse tonnellate d’oro. C’erano soldi ovunque. Lui intercetta quel flusso e lo trasforma in potere criminale.

Oggi che uomo è Felice Maniero?

Fino a pochi mesi fa era affaticato, ma ancora lucido. Oggi non è più in grado di articolare una frase compiuta. Gli psichiatri parlano di depressione accompagnata da decadimento cognitivo. È successo tutto in modo impressionante, nel giro di sei mesi. Da boss lucido a persona fragile, incapace di stare in società, di capire dove si trova. Non lo dico per giustificarlo. Anzi. Avrei preferito che restasse lucido e facesse i conti con una vecchiaia normale. Invece è condannato a una vita in una casa di riposo, isolato, perso. Maniero era attaccatissimo alla madre, tanto che venne soprannominato “cotoea” perché da piccolo era sempre attaccato alle gonne (cotoe) di sua madre.

Può essere che sia stata proprio la morte della madre ha dargli il colpo definitivo?

Sì, non c’è dubbio. Gli psichiatri dicono che la vera botta è arrivata quando gli hanno comunicato la morte della madre. Ne aveva parlato tante volte, sembrava preparato. In realtà non lo era. Da lì perde il contatto con la realtà. È paradossale, se pensiamo a quanto fosse centrale quella figura anche nella sua attività criminale.

Nel libro smonti molti miti, a partire proprio dal ruolo di Lu-

cia Carrain (la madre di Maniero) all’interno della Mala.

Maniero ha sempre raccontato tante bugie, soprattutto su sua madre, dipinta come una donna religiosa, integerrima, estranea a tutto e che aveva sempre contrastato il figlio bandito. Non è vero. Faceva parte della banda. Ha riciclato decine di miliardi di lire. Lo dice lui a verbale. Quando gliel’ho fatto notare, ci siamo scontrati duramente. Ha sempre cercato di proteggerla, fino a ottenere per lei l’immunità. Ogni volta che veniva chiamata a testimoniare, si avvaleva della facoltà di non rispondere.

Maniero è stato anche un personaggio mediatico unico, anche se forse un po’ sottovalutato dalla stampa nazionale, non credi?

Il libro si intitola “Come me nessuno mai” per un motivo: Felice Maniero è stato il più grande bandito del Nord Italia. Su questo non ci sono dubbi. Per omicidi, rapine, controllo del territorio. Se facciamo un paragone con Vallanzasca, che ha preso 3 ergastoli per 3 omicidi, non c’è confronto: Maniero in un fine settimana faceva rapine più grandi di quanto abbia mai fatto in vita Vallanzasca. Per non parlare degli omicidi… Eppure, da un punto di vista della “stampa” e del ritorno sui media, spesso è stato sottovalutato a li-

vello nazionale. Diciamo che ha pagato il fatto di operare in Veneto, lontano dai riflettori di Milano, Torino o Roma. Con la stampa era abilissimo. Sceglieva giornalisti che non conoscevano la sua storia e vendeva la versione che voleva. Che fine ha fatto l’universo della Mala del Brenta?

La banda finisce nel 1995. Senza Maniero non esiste. Lui l’ha creata, strutturata, guidata. Dopo restano solo scampoli. Personaggi marginali che si sono reinventati. Ma non c’è nessuno che abbia davvero raccontato i segreti della banda come lui.

Qual è l’eredità che la Mala del Brenta lascia al Nordest?

La peggiore possibile. Maniero ha aperto la strada alle mafie. Ha fatto accordi con Cosa Nostra, Camorra, ’Ndrangheta. Quando la banda cade resta un vuoto in cui si sono infilati tutti. Oggi in Veneto troviamo ogni tipo di criminalità organizzata. Sarebbero arrivati comunque, ma non con questa rapidità. Maniero è stato il detonatore. Un genio criminale che ha lasciato dietro di sé un territorio più ricco e più fragile.

Giacomo Brunoro

• Chi è Giacomo Brunoro

Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.

Sintoniz zati

LDespar Nord sostiene l’identità locale tra arte, restauro ed enogastronomia

Sintoniz zati

Un impegno che prende forma nei luoghi, nelle persone

noscere il valore della “cultura del fare”, sostenerla nel tempo e restituirla alle comunità sotto forma di bellezza, opportunità e memoria condivisa.

D fiancare il territorio attraverso progetti che spaziano dalla tutela del patrimonio architettonico alla valorizzazione delle produzioni locali, fino alla salvaguardia della cultura gastronomica. Un impegno trasversale che nasce da un profondo senso di responsabilità verso le città e le persone che le abitano.

U tervento avviato nel 2016 sull’ex Cinema Teatro Italia nel cuore di Venezia: un edificio neogotico e liberty dei primi del Novecento, rimasto a lungo in stato di abbandono e riportato oggi a nuova vita grazie a un importante progetto di restauro e riallestimento. Un recupero che ha restituito alla città un luogo di grande valore storico e simbolico.

nascimentale Palazzo Nogarola Guarenti. Interventi che testimoniano la volontà dell’azienda di proteggere e rilanciare beni architettonici che rappresentano da sempre l’identità culturale del el 2019 Despar Nord ha inoltre contribuito alla riqualificazione di una porzione dell’ex Foro Boario di Prato della Valle a Padova, in un contesto di straordinario valore storico-artistico. Un progetto realizzato nel pieno rispetto delle caratteristiche originarie dell’edificio, frutto di un dialogo costante con la Soprintendenza e delle Belle Arti, che ha permesso di coniugare tutela e nuova fun-

a le eccellenze da preservare non sono soltanto fatte di pietra. Sono anche il risultato del lavoro quotidiano di uomini e donne che, con passione, custodiscono saperi antichi e li trasformano

per il

L o stesso approccio ha guidato Despar Nord anche in precedenti operazioni di ristrutturazione di palazzi storici come quello di Verona, Vicenza e Trento, dove nel 2014 è stato recuperato il ri-

propria identità, portando sulle

nate da un profondo legame con

Lo sviluppo insieme al territorio: Despar Nord e il sostegno all’eccellenza

Despar Nord per la tradizione culinaria: il “Ricettario anonimo padovano”

Storia e sapori: Un manoscritto del ‘400 svela la cultura alimentare di Padova.

Despar Nord promuove la ricerca per legare qualità, tradizioni e territorio

Il “Ricettario Anonimo Padovano” nasce dallo studio e dalla passione di Marina Scopel, storica della gastronomia e curatrice del volume, con il contributo di Otello Fabris e del professore Danilo Gasparini, e con il sostegno di Despar Nord. Si tratta di un raro manoscritto del XV secolo, conservato presso la Ruskin Gallery degli Sheffield Museums nel Regno Unito. Redatto in forma anonima ma attribuibile con grande probabilità a un autore padovano – forse un copista, come suggerisce l’accurata calligrafia – il ricettario si colloca in un periodo di grande fermento culturale, in cui la cucina riscopre il proprio ruolo come spazio di convivialità, piacere e condivisione.

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Nord anche la salvaguardia della memoria culinaria locale, di quel mosaico di sapori, nozioni e ricette che si sono tramandati nei secoli. Così, per celebrare la convivialità e il legame tra passato e presente, il marchio dell’Abete ha deciso recentemente di contributario del XV secolo, conservato seums nel nord dell’Inghilterra e rimasto anonimo ma redatto nuziosamente i profumi e gusti di una città, Padova, incrocio di minanti e contaminate. Un gesto concreto per custodire un’eredità

zione e innovazione convivevano anche a tavola. Ne emerge un affresco ricco e affascinante della cultura alimentare dell’epoca.

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Le ricette raccolte nel manoscritto, diverse tra loro per stile e impostazione, riflettono la vivacità intellettuale della Padova del basso Medioevo, dove tradi-

Per Despar Nord, sostenere questo progetto significa contribuire alla riscoperta delle radici più profonde dell’arte culinaria, nella consapevolezza che ogni ricetta è molto più di una semplice istruzione: è un frammento di storia, una memoria da tramandare, una testimonianza viva di identità.

Un impegno che guarda al passato per dare valore al presente e costruire, giorno dopo giorno, un futuro fatto di qualità, rispetto e appartenenza, difendendo e rispettando quelle tradizioni che da sempre hanno caratterizzato e continueranno a caratterizzare il rinomato patrimonio enogastronomico dei nostri territori.

Tenuta Amadio
prosecco,

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2026: l’anno delle grandi rivoluzioni su quattro ruote

Il 2026 si apre come un anno cruciale per l’automobile: dopo anni di spinte verso l’elettrificazione e la digitalizzazione, costruttori di ogni fascia — dal segmento popolare al lusso — rinnovano la gamma con modelli inediti, tecnologie progressiste e strategie di mercato che riflettono tanto l’evoluzione dei consumi quanto le sfide globali dell’industria. Sul fronte delle novità più attese, spiccano modelli che abbracciano l’elettrico senza rinunciare a varietà di scelta per il consumatore. Tra questi figura la nuova Dacia C-Neo, crossover/berlina pensata come alternativa low-cost nel segmento C, con l’obiettivo di offrire tecnologia accessibile senza compromessi. Sempre in ambito di segmento medio, la terza generazione della Nissan Juke segna un cambio radicale di design e propulsione: addio alle linee tondeggianti del passato, nuova piattaforma EV e possibilità di motorizzazioni bimotore più performanti.

Dal mondo premium arriva invece una delle anteprime più chiacchierate: la prima Ferrari completamente elettrica, attesa con forme definitive in primavera 2026 e capace di incorporare tecnologia di punta in termini di batteria e dinamica di guida. Parallelamente, modelli come la nuova Audi A2 elettrica e la Bentley Urban SUV elettrica vanno a completare l’offerta nel segmento delle elettriche di alta gamma e di lusso, in un 2026 che vuole consolidare la transizione verso zero emissioni anche nei segmenti più elitari.

Non mancano però proposte in segmenti differenti: la nuova “smartina” Smart #2 promette di riportare in vita la piccola urbana elettrica con tecnologie avanzate di assistenza e connettività, mentre la Fiat Giga Panda punta a una formula SUV di segmento C con varianti ibride ed elettriche.

Ancora nel segmento delle utilitarie, la Renault Twingo E-Tech, ripensata completamente come city-car elettri-

ca, rappresenta un ritorno del design classico rivisitato in chiave green e accessibile. La spinta innovativa non si limita alle sole trazioni: al CES 2026, fiera internazionale che ogni anno anticipa i trend tecnologici più rilevanti, l’automobile è stata protagonista non solo per i veicoli esposti, ma per le tecnologie che stanno ridisegnando il concetto di esperienza a bordo. Assistenti vocali AI sempre più naturali, integrazione di intelligenza artificiale nei sistemi di infotainment e nuove piattaforme software ridefiniscono il ruolo dell’auto come dispositivo digitale oltre che mezzo di trasporto. Queste tendenze si intrecciano con dinamiche più ampie dell’industria: l’elettrico continua a guadagnare terreno, ma con segnali contrastanti—la diffusione di veicoli elettrici è forte, ma l’adozione globale sta affrontando sfide legate ai costi, alle infrastrutture di ricarica e a incentivi variabili nei singoli mercati. In parallelo, tecnologie come il software definito di bordo

e l’intelligenza artificiale guadagnano centralità, trasformando l’auto in una piattaforma connettiva capace di aggiornamenti over-the-air e funzioni di assistenza sempre più sofisticate. Nonostante la crescente varietà di elettriche e ibride, il 2026 riserva spazio anche per motori tradizionali aggiornati: alcune case infatti mantengono versioni a combustione e ibride come parte di una strategia diversificata, rispondendo a una domanda di mercato che in diversi paesi resta forte per soluzioni tradizionali o ibride

a basso impatto. In sintesi, l’anno che si apre è ricco di novità che spaziano da city-car intelligenti e accessibili fino a supercar elettriche di lusso, passando per SUV compatte, automobili software-defined e tecnologie futuristiche a bordo. Per gli appassionati di motori la sensazione è quella di un mondo in trasformazione: il cuore dell’automobile resta la performance e l’esperienza di guida, ma il corpo e la mente del veicolo si evolvono per adattarsi a un futuro sempre più digitale, sostenibile e connesso.

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Ulss 5 Polesana, Girardi a fine mandato: “Lascio un’Azienda più forte, tra ospedale e territorio”

A fine mandato, Pietro Girardi traccia il bilancio dei due anni alla guida dell’Ulss 5 Polesana: investimenti PNRR, nuove tecnologie, rafforzamento del territorio e crescita del personale. Priorità future: ospedale di Rovigo e rete di prossimità

Apochi giorni dalla scadenza del suo mandato, fissata per il 28 febbraio salvo eventuali proroghe tecniche, il Direttore Generale dell’Ulss 5 Polesana, dottor Pietro Girardi, traccia in un’intervista a La Piazza il bilancio dei due anni alla guida dell’Azienda sanitaria polesana. Un periodo intenso, segnato da investimenti strutturali, innovazione tecnologica e rafforzamento della rete territoriale.

«In questi due anni – spiega – l’Azienda ha compiuto passi significativi su più fronti già disegnati, con risultati concreti che rappresentano un’eredità importante per il territorio». Il primo traguardo riguarda gli investimenti legati al DM 77 e al PNRR, molti dei quali oggi in fase di conclusione. «Parliamo di interventi strutturali e organizzativi fondamentali per rafforzare l’assistenza territoriale, rendendola più moderna, integrata e vicina ai cittadini».

Sul fronte ospedaliero, Girardi rivendica la valorizzazione dei presidi.

All’ospedale di Adria è stata istituita l’Unità Operativa Semplice dedicata all’ipertensione, «che rafforza l’offerta specialistica e risponde a un bisogno clinico molto diffuso». Il San Luca

di Trecenta ha registrato un record di attività chirurgica, «a dimostrazione della qualità professionale degli operatori e del ruolo centrale che la struttura continua ad avere per il territorio».

Particolarmente significativo, sottolinea, il lavoro sull’ospedale di Rovigo, dove sono stati avviati e consolidati collegamenti con realtà di eccellenza come Padova e Verona per la cardiologia e con Padova per l’urologia. «Queste sinergie hanno consentito l’introduzione di tecniche innovative a beneficio dei pazienti». Nello stesso solco si inserisce l’implementazione del sistema di videochirurgia robotica “Da Vinci Xi”, destinato a potenziare quattro specialità: Chirurgia Generale, Urologia, Ostetricia-Ginecologia e Otorinolaringoiatria. «Un passo importante verso una chirurgia mininvasiva ad alta precisione, con benefici sia clinici sia in termini di esperienza del paziente».

Alla domanda sull’equilibrio tra ospedale e territorio, Girardi parla di «equilibrio reale». Oltre 40 milioni di euro sono stati destinati all’ammodernamento delle attrezzature e all’adeguamento strutturale dei presidi di Rovigo, Adria e Trecenta. A

questi si aggiungono interventi sulla sicurezza e sulla riqualificazione, tra cui le nuove scale di emergenza e la progettazione dell’adeguamento antincendio della Cittadella, la demolizione del corpo F dell’ospedale di Rovigo e la ristrutturazione delle pertinenze di Corte Guazzo per circa 9 milioni di euro. Parallelamente, sul territorio sono stati investiti 12,5 milioni di euro per le cinque Case della Comunità – Rovigo, Adria, Porto Tolle, Badia Polesine e Castelmassa – oltre alle Centrali Operative Territoriali, agli Ospedali di

Comunità e alla telemedicina. «Non abbiamo spostato risorse dall’ospedale al territorio – chiarisce – ma riequilibrato il sistema: ospedali più forti per i casi complessi, territorio più strutturato per cronicità e fragilità».

Le Case della Comunità, spiega, «cambiano il modo in cui il cittadino entra nel sistema». Con il Punto Unico di Accesso e équipe multiprofessionali, «si riduce la frammentazione, si limitano gli accessi impropri al pronto soccorso e si garantisce una presa in carico continuativa». In un territorio con alto indice di invecchia-

mento, «è un cambiamento culturale prima ancora che strutturale». Sul personale, uno dei nodi più delicati, i numeri indicano una crescita: dal 1° gennaio 2024 al 1° gennaio 2026 il personale complessivo è passato da 3.350 a 3.421 unità, con un incremento netto di 71 professionisti. «L’attrattività si misura sui fatti – osserva – e +71 professionisti in due anni rappresentano un dato concreto». Cresce in particolare la dirigenza sanitaria, con 33 medici in più, e il personale socio-sanitario.

Qual è dunque lo stato di salute della sanità polesana al termine del mandato? «È in buona salute, inserita in una trasformazione profonda legata all’invecchiamento e a bisogni sempre più complessi. Gli investimenti in corso stanno ponendo le basi per servizi più vicini e adeguati ai cittadini».

Guardando al futuro, la priorità lasciata al successore è chiara: «La ristrutturazione dell’ospedale di Rovigo e lo sviluppo della rete territoriale avviata con il DM 77». Per la Cittadella SocioSanitaria restano da completare la sistemazione dei parcheggi, la realizzazione della mensa interna e un riordino organico degli spazi. Infine, il bilancio personale. «Tornare a lavorare nel territorio in cui sono cresciuto è stato motivo di grande orgoglio. È stata un’esperienza intensa, che mi ha arricchito e rafforzato nel senso di responsabilità istituzionale». Girardi lascia la guida dell’Ulss 5 con la «soddisfazione di aver contribuito, con serietà e impegno, alla crescita dell’Azienda e del territorio polesano».

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Cardiopatie. L’ospedale di Rovigo introduce trattamenti mini-invasivi per la valvola mitrale

Cuore al centro: l’Ulss 5 Polesana cura l’insufficienza mitralica senza chirurgia tradizionale

L’Azienda Ulss 5 Polesana segna un nuovo passo avanti nella cura delle cardiopatie valvolari, ampliando le possibilità di trattamento per via percutanea, cioè senza chirurgia tradizionale. Dopo l’introduzione della procedura TAVI, che sostituisce la valvola aortica, ora anche l’insufficienza mitralica può essere trattata con interventi mini-invasivi, garantendo ai pazienti un percorso più rapido e sicuro direttamente a Rovigo.

La valvola mitrale regola il flusso sanguigno tra le camere del cuore, e quando non funziona correttamente provoca affaticamento, respiro corto, gonfiore alle gambe e aritmie. La procedura percutanea permette di correggere il difetto senza aprire il torace, offrendo un’alternativa fondamentale per chi non può affrontare la chirurgia tradizionale a causa di comorbidità.

“Si tratta di un modello di cura innovativo, che mette il paziente al centro e riduce la necessità di spostamenti verso centri più grandi – spiega il cardiologo Massimo Giordan – Questa modalità garantisce equità di trattamento per tutti i cittadini del territorio e consente un rapido ritorno alle attività quotidiane.”

L’intervento, eseguito da un’equipe multidisciplinare composta da cardiologi, anestesisti, ecocardiografisti e personale infermieristico specializzato, ha avuto esito positivo: la paziente ha ripreso già in serata le normali attività, confermando l’efficacia e la sicurezza del percorso mini-invasivo.

“Gli sforzi della nostra azienda sanitaria per ga-

rantire cure innovative, vicine ai cittadini e con standard elevati, stanno producendo risultati concreti – sottolinea il direttore sanitario Carla Destro – È un esempio di come l’eccellenza clinica possa convivere con l’accessibilità sul territorio.”

Il direttore generale Pietro Girardi aggiunge: “Nulla è più gratificante del vedere pazienti tornare rapidamente a una vita normale grazie all’impegno di tutto lo staff. Questo modello di cardiologia interventistica è destinato a diventare un riferimento anche per altre strutture regionali e nazionali.”

Al via i percorsi DAMA per facilitare l’accesso alle cure delle persone con disabilità graveo

Migliorare l’accesso alle cure sanitarie per le persone con disabilità grave e bisogni complessi, adattando tempi, spazi e modalità assistenziali alle loro reali necessità. È questo l’obiettivo dei Percorsi DAMA –Disabled Advanced Medical Assistance – presentati nell’Aula Magna della Cittadella Socio Sanitaria dall’ULSS 5 Polesana. Si tratta di un modello organizzativo strutturato e innovativo, già adottato in diverse realtà italiane, che mette al centro la persona e la sua famiglia, superando le difficoltà che spesso ostacolano l’accesso alle prestazioni sanitarie per chi vive una condizione di disabilità grave associata a disturbi complessi. All’incontro hanno partecipato esperti di livello nazionale, operatori sanitari dell’azienda sanitaria polesana, rappresentanti del terzo settore e delle istituzioni. Tra i contributi istituzionali, anche un videomessaggio del Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli e l’intervento dell’assessore regionale ai Servizi Sociali Paola Roma, che ha ribadito l’importanza di diffondere modelli di presa in carico inclusivi e personalizzati all’interno del sistema sanitario. Nel corso della presentazione sono stati illustrati i primi quattro percorsi DAMA già attivati all’interno dell’ULSS 5 Polesana: Vaccinazioni, Laboratorio Analisi, Odontoiatria e Radiologia. Ambiti strategici nei quali l’organizzazione delle prestazioni viene ripensata per garantire accoglienza adeguata, tempi flessibili, ambienti più idonei e una comunicazione efficace con pazienti e caregiver. Elemento centrale del progetto è anche il percorso formativo dedicato agli operatori sanitari, ai Medici di Medicina Generale e ai Pediatri di Libera Scelta, con l’obiettivo di diffondere competenze specifiche, un linguaggio condiviso e buone pratiche assistenziali, favorendo una rete di collaborazione stabile tra servizi, professionisti e famiglie. Come sottolineato dalla Direzione Strategica dell’Azienda sanitaria, il progetto DAMA «non rappresenta una corsia preferenziale, ma un modello organizzativo pensato per garantire risposte appropriate e di qualità, valorizzando il lavoro di squadra e la continuità assistenziale». Un passo concreto verso una sanità più accessibile, inclusiva e attenta alle persone più fragili, capace di adattarsi ai bisogni complessi e di promuovere una reale equità nell’accesso alle cure.

I numeri. Potenziamento del personale, investimenti sul territorio e nuovi modelli riabilitativi

Salute mentale in Polesine: oltre 4.200 pazienti presi in carico nel 2025, servizi e organici in crescita

Nel corso del 2025 il Dipartimento di Salute Mentale dell’ULSS 5 Polesana ha preso in carico 4.247 pazienti, erogando complessivamente quasi 40mila prestazioni attraverso i Centri di Salute Mentale (CSM) e i Centri Diurni distribuiti sul territorio. Numeri che confermano l’impegno costante del servizio nel garantire cure qualificate e percorsi assistenziali innovativi a beneficio dell’intera comunità del Polesine, con particolare attenzione alle persone più fragili. Nonostante le difficoltà diffuse a livello nazionale legate alla carenza di personale specializzato, il Dipartimento ha portato avanti negli ultimi anni significativi interventi di riorganizzazione, potenziamento strutturale e sviluppo riabilitativo. Un dato significativo riguarda il rafforzamento dell’organico medico: negli ultimi due anni il numero degli psichiatri è passato da 11 a 17, con una distribuzione calibrata tra il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) e i Centri di Salute Mentale del territorio, in base ai bacini di utenza. Tra i risultati più rilevanti spicca il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura di Rovigo, ristrutturato nel 2020 secondo gli standard previsti per le degenze psichiatriche. La struttura offre oggi percorsi riabilitativi e attività di gruppo grazie a un’équipe multidisciplinare composta da psichiatri, psicologi, educatori e terapisti della riabilitazione psichiatrica. Per quanto riguarda

la gestione delle urgenze psichiatriche, ad Adria il servizio è garantito direttamente dallo psichiatra del Centro di Salute Mentale locale all’interno del pronto soccorso; solo nei casi che richiedono il ricovero i pazienti vengono trasferiti a Rovigo, in linea con le indicazioni regionali sull’accentramento dei servizi. Importanti anche gli investimenti sul territorio, in particolare nel Basso Polesine. È stata riaperta la Comunità Terapeutica Riabilitativa Protetta di Corte Guazzo, rivolta a giovani tra i 18 e i 30 anni, con progetti mirati allo sviluppo dell’autonomia e dell’inclusione sociale. Sono stati inoltre completati in questi giorni i lavori di ristrutturazione degli ultimi due edifici del complesso – l’ex falegnameria e l’ex laboratorio – che diventeranno spazi polifunzionali completamente rinnovati, prossimi all’inaugurazione. Nel dettaglio dell’attività dei Centri di Salute Mentale, il CSM di Adria ha seguito 1.029 pazienti per un totale di 8.894 prestazioni; quello di Badia ha preso in carico 1.301 pazienti con 9.877 prestazioni, mentre il CSM di Rovigo ha seguito 1.917 pazienti, erogando 20.844 prestazioni. La presa in carico prevede agende dedicate e il richiamo diretto degli utenti, senza la necessità di passare dal CUP. Sul fronte della formazione e dell’innovazione, il Dipartimento ha avviato un percorso biennale rivolto agli operatori sull’IPS (Individual Placement &

dal 1969 al vostro servizio

Support), un modello innovativo finalizzato a favorire il reinserimento lavorativo delle persone con disagio psichico, promuovendo autonomia, inclusione e fiducia nelle proprie capacità.

Accanto agli interventi clinici, trovano spazio anche progetti culturali e di co-progettazione: dai laboratori teatrali alle assemblee aperte con Comuni, enti del terzo settore e associazioni, fino all’utilizzo del “budget di salute”, strumento di integrazione sociosanitaria che pone il paziente al centro della definizione del proprio progetto di vita. «La collaborazione con l’Associazione Italiana Tutela Salute Mentale – Polesine è attiva da anni e pienamente integrata nel Dipartimento – sottolinea il Direttore Generale Pietro Girardi –. Commenti che rischiano di minare la fiducia dei cittadini nei servizi vanno contestualizzati. Il nostro obiettivo resta quello di offrire percorsi di cura sicuri, personalizzati e rispettosi della dignità delle persone, attraverso una presa in carico integrata, multidisciplinare e costruita insieme agli utenti e alle loro famiglie».

L’ULSS 5 Polesana conferma infine il proprio impegno a rafforzare ulteriormente i servizi di salute mentale sul territorio, valorizzando la collaborazione con associazioni, enti locali e terzo settore, per garantire a tutti i cittadini cure adeguate, dignitose e orientate all’innovazione.

Diagnosi prenatale, incontro informativo all’Ospedale di Rovigo

Informare, accompagnare e sostenere le coppie nel delicato percorso verso la genitorialità. È questo l’obiettivo dell’incontro dedicato alla diagnosi prenatale che si è svolto nei giorni scorsi all’Auditorium dell’Ospedale di Rovigo, promosso dall’ULSS 5 Polesana. L’iniziativa era rivolta in particolare alle coppie in attesa o a chi sta programmando una gravidanza e ha rappresentato un momento di approfondimento sui principali percorsi di diagnosi prenatale e sui servizi disponibili sul territorio. L’obiettivo è stato quello di fornire informazioni aggiornate e facilmente comprensibili, utili ad accompagnare le future mamme e i futuri papà sia nella fase preconcezionale sia durante la gravidanza. All’incontro hanno partecipato diversi professionisti dell’ULSS 5 Polesana, garantendo un approccio multidisciplinare al tema. Sono intervenuti la dottoressa Alessia Pozzato, responsabile della diagnosi prenatale, la dottoressa Valentina Di Chiara, ginecologa in formazione, la dottoressa Silvia Bellonzi, pediatra genetista, e il dottor Leonardo Dossi, responsabile della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Gli specialisti hanno illustrato le diverse possibilità diagnostiche e hanno risposto alle domande delle coppie, offrendo anche momenti di consulenza personalizzata. La partecipazione è stata numerosa e attenta, favorita da un format interattivo che ha stimolato il dialogo e il coinvolgimento attivo di entrambi i partner nel percorso verso la genitorialità consapevole. «È stato molto positivo vedere tante coppie interessate e motivate a informarsi e a prepararsi al meglio per l’arrivo di un bambino – ha commentato Pietro Girardi, Direttore Generale dell’Azienda ULSS 5 Polesana –. Come Azienda sanitaria sosteniamo con convinzione la natalità e il valore della famiglia, offrendo percorsi di accompagnamento e servizi che favoriscano la salute e il benessere delle madri e dei bambini. Iniziative come questa sono fondamentali per promuovere una cultura della genitorialità consapevole». L’ULSS 5 Polesana conferma così il proprio impegno nel promuovere la prevenzione e l’accessibilità ai servizi sanitari, con particolare attenzione alla salute della donna, della coppia e del bambino. Il prossimo open day dedicato alla diagnosi prenatale è già in programma per il 25 maggio.

I dati. Più assistenza domiciliare, ospedali sotto pressione

La Quinta commissione regionale apre l’analisi della Relazione sociosanitaria 2025 del Veneto

Venezia, a Palazzo Ferro Fini, i commissari hanno iniziato a esaminare i dati dello scorso anno su spesa sanitaria, servizi alla popolazione e progetti PNRR La Quinta commissione consiliare permanente, che si occupa di politiche sociosanitarie, ha tenuto a Palazzo Ferro Fini la sua prima riunione dopo l’insediamento ufficiale e la nomina dei vertici della commissione.

Presieduta da Manuela Lanzarin (Lega), con Chiara Luisetto (Pd) vicepresidente e Silvia Calligaro (FdI) segretaria, la commissione ha iniziato l’analisi della Relazione sociosanitaria della Regione Veneto per l’anno 2025, basata sui dati del 2024.

Nel corso della seduta, alla quale hanno partecipato anche gli assessori regionali alla Sanità, Gino Gerosa, e ai Servizi Sociali, Paola Roma, i commissari hanno esaminato un documento dettagliato che fotografa la situazione del Servizio Sanitario Regionale, dai costi ai servizi offerti ai cittadini, fino all’epidemiologia e allo stato dei progetti legati alle strutture intermedie finanziate con fondi del PNRR.

La relazione è stata illustrata dai tecnici dell’Area Sanità e Sociale e di Azienda Zero, tra cui il direttore generale Massimo Annicchiarico, Silvia Vigna, Romina Cazzaro, Pierangelo Spano, Manuel Zorzi e Stefano Nicola, che hanno guidato i commissari attraverso dati e le informazioni operative.

La Quinta commissione consiliare prende atto

dei dati 2024: in Veneto crescono screening e cure a casa, ma permangono disparità tra Ulss e lunghe liste d’attesa per case di riposo e assistenza domiciliare

La Quinta commissione consiliare permanente, incaricata delle politiche sociosanitarie, ha approvato con i voti della maggioranza la Relazione sociosanitaria della Regione del Veneto per l’anno 2025, basata sui dati raccolti nel 2024. La seduta si è svolta alla presenza dell’assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, e della presidente della commissione, Manuela Lanzarin (Lega), affiancata dalla vicepresidente Chiara Luisetto (Pd) e dal segretario Silvia Calligaro (FdI).

Il documento fotografa la situazione del Servizio Sanitario Regionale, con un’analisi di spesa, servizi offerti alla popolazione, prevenzione e avanzamento delle strutture intermedie finanziate dal PNRR.

Secondo la presidente Lanzarin, i dati confermano il ruolo centrale della prevenzione in Veneto: “Gli screening per la mammella registrano un’adesione del 76,1%, superiore alla media nazionale del 53,8%, mentre quelli per il colon retto arrivano al 61,5% contro il 35,8% del resto d’Italia”. Risultati analoghi si registrano nella campagna contro il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV) per i bambini da 0 a 1 anno, con il 76,5% di copertura, 28.650 dosi somministrate e un calo dei ricoveri del 71%.

Accanto alla prevenzione cresce anche l’assistenza domiciliare: nel 2024 sono stati regi-

strati oltre 2,1 milioni di accessi, con 158.848 pazienti seguiti (+9,2% rispetto al 2023) e 63.125 persone assistite in forma intensiva. Si rafforza inoltre la rete delle cure palliative, coordinando hospice e servizi sul territorio per garantire continuità e dignità ai pazienti e alle famiglie.

Il sistema ospedaliero, tuttavia, resta sotto pressione: 1.928.828 accessi in Pronto Soccorso (+0,8%) e 630.979 dimissioni (+2,4%).

Lanzarin sottolinea che “potenziare i percorsi territoriali e l’appropriatezza delle cure significa ridurre la pressione sugli ospedali e garantire risposte più rapide e di qualità”.

La vicepresidente Luisetto ha invece evidenziato le disuguaglianze: “Il Veneto mostra velocità diverse tra le Ulss. Ci sono quasi 11mila anziani in attesa di un posto in casa di riposo e oltre 3mila persone in attesa di assistenza domiciliare. Nel 2024 i cittadini hanno speso circa quattro miliardi di euro di tasca propria per curarsi: è il segno di un sistema pubblico che fatica a rispondere ai bisogni della popolazione”.

Durante la seduta, i funzionari dell’Area Sanità e Sociale e di Azienda Zero hanno fornito chiarimenti sulle questioni tecniche emerse nella precedente riunione del 21 gennaio. La Relazione, pur mettendo in luce risultati positivi in prevenzione e assistenza territoriale, lascia aperti temi cruciali sul rafforzamento del sistema pubblico e sulle disuguaglianze tra territori veneti.

La relazione sociosanitaria 2025 mostra luci e ombre

La Relazione sociosanitaria 2025, che fotografa l’attività del sistema sanitario regionale nel 2024, mette in luce criticità che il Partito Democratico definisce “impossibili da rimandare”. Le consigliere Chiara Luisetto, Anna Maria Bigon e Monica Sambo hanno commentato il documento a margine della Quinta commissione consiliare, sottolineando che, seppur ricca di dati, la relazione non affronta le vere disuguaglianze sul territorio e la pressione crescente su operatori e famiglie. “Abbiamo davanti una mole di informazioni che però non dice ciò che conta davvero – ha spiegato Luisetto – dalle attese e costi per anziani e persone con disabilità all’assistenza domiciliare, fino alle differenze tra Ulss nei servizi di salute mentale. Il risultato è un Veneto diviso tra cittadini di serie A e di serie B, con una crescente spesa sanitaria privata a carico dei veneti, che arriva a oltre 4 miliardi di euro.” Monica Sambo ha evidenziato un problema strutturale: la carenza di personale. Tra il 2023 e il 2024, il personale a tempo indeterminato è diminuito di 60 unità, con una riduzione drastica di circa 400 infermieri. “Il sistema sanitario pubblico soffre – ha sottolineato – mentre la Regione continua a presentarlo come eccellente, i cittadini pagano sempre di più di tasca propria: 850 euro pro capite contro la media nazionale di 730, spesso non per scelta ma perché le liste d’attesa sono troppo lunghe.” Bigon ha aggiunto che la diminuzione degli investimenti in prevenzione e l’alto numero di codici bianchi nei pronto soccorso sono segnali di un sistema poco integrato tra ospedali, medicina di base e servizi territoriali. “Serve una visione che accompagni il cittadino lungo tutto il percorso di vita, investendo su territorio, prevenzione e continuità assistenziale”, ha concluso.

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