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laPiazza del Conselvano - Febb26

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Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore Diego Ruzza

del Conselvano

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

Sanità, Ulss 6 Euganea bilancio di fine mandato per il direttore generale Paolo Fortuna

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

LA POVERTA’ INVISIBILE E SILENZIOSA PESA

PERSONE SOLE

I nuovi “invisibili” sono gli uomini soli, oltre cento gli aiuti per la spesa, quasi 1.500 le famiglie in coda ai servizi, decine di volontari e operatori impegnati nella rete solidale

alle pagg. 6 e 7

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio” SBUROCRATIZZAZIONE, BITONCI

Azienda Ospedale Padova, Dal Ben: “Alta complessità, innovazione e primati”

La primaria Da Vinci sarà trasferita nell’edificio in costruzione, la Valeri occuperà l’attuale media Tommaseo, smentite le voci di altri spostamenti

a pag. 4 Servizio a pag. 19 segue a pag. 19

COltre le sbarre del silenzio Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

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Geotermia per le vasche della piscina

Il futuro della piscina comunale di Conselve passa anche dal calore della terra. L’amministrazione, mossa dalla necessità di abbattere costi energetici ormai insostenibili, ha ottenuto il via libera dalla Regione Veneto per un progetto sperimentale di geotermia. L’obiettivo è individuare una falda di acqua calda nel sottosuolo da convogliare in un nuovo impianto, riducendo drasticamente una spesa che oggi si aggira sui 40 mila euro mensili solo per il riscaldamento delle vasche.

Luca Bissacco, consigliere con delega allo sport, ha spiegato che l’iniziativa risponde direttamente alla crisi energetica che ha messo in ginocchio molti impianti natatori. Il percorso, seppur complesso per via della rigida normativa sulle risorse minerarie e dei numerosi permessi burocratici necessari, entra ora in una fase operativa decisiva. Grazie a un’indagine indiretta sismica a rifrazione affidata alla società Georicerche Srl, i tecnici analizzeranno il sottosuolo circostante la struttura utilizzando sonde non invasive per scansionare il terreno. La ricerca si spingerà se necessario anche fino a 900 metri di profondità, incrociando i dati con le informazioni dei pozzi già esistenti nel territorio, confortati dai precedenti positivi registrati nella vicina San Pietro Viminario. L’indagine scientifica, che avrà un costo iniziale di 20 mila euro, sarà interamente finanziata dal gestore Conselvenuoto. “Esprimo un sentito ringraziamento al presidente Mario Taglia - conclude Bissacco - per aver creduto in un progetto che, se validato dai dati, richiederà un investimento stimato di altri 200 mila euro per lo scavo del pozzo definitivo. Nonostante le incognite di una ricerca sperimentale, l’ottimismo non manca: estrarre energia pulita e rinnovabile dal sottosuolo garantirebbe stabilità economica alla struttura e un servizio d’eccellenza a lungo termine per tutta la comunità conselvana”.

del Conselvano

Conselve ottiene il via libera dalla Regione per la ricerca di acqua calda nel sottosuolo

Oltre le sbarre del silenzio

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

Padova è sempre stata un’eccellenza anche nei percorsi di recupero per i detenuti. Le esperienze al Due Palazzi hanno fatto scuola e vengono citate nei convegni internazionali come l’esempio di un carcere che non si limita a “stoccare” condannati, ma che trasforma nuove vite. Eppure, oggi, quel modello scricchiola sotto il peso di un sovraffollamento che tocca il 155% e di scelte che sembrano voler smantellare anni di faticosa ricostruzione umana. Uno dei drammi più recenti ha coinvolto un uomo di settant’anni, recluso in Alta Sicurezza. Non era un numero, era una persona inserita da anni in attività lavorative che avevano riempito le sue giornate e cambiato il suo orizzonte. La sua colpa? L’angoscia di un trasferimento improvviso, annunciato senza spiegazioni, che avrebbe cancellato con un colpo di spugna legami, impegni quotidiani e una prospettiva di “vita dignitosa” costruita con fatica. Quando lo Stato decide di spostare detenuti ormai stabilizzati, interrompendo percorsi di studio universitari o laboratori professionali, non sta applicando la legge: sta compiendo quella che molti definiscono una “regressione trattamentale”. A La Giudecca di Venezia, a metà di questo mese, si è tolta la vita una giovane donna, italiana, di 32 anni. Se togliamo la prospettiva del domani a chi sta cercando di espiare le proprie colpe, non resta che il vuoto. E il vuoto, in carcere, uccide. Realtà del volontariato sociale, impegnate in carcere quotidianamente, non stanno semplicemente aiutando i detenuti a “far passare il tempo”. Stanno investendo, oltre che sul recupero di centinaia di persone, sulla sicurezza di noi tutti. I dati parlano chiaro: dove c’è lavoro e formazione, la recidiva crolla sotto il 10%. Dove c’è solo ozio e sovraffollamento, si creano nuovi criminali o, peggio, si alimentano i cimiteri. È necessario che la politica locale e nazionale metta queste realtà nelle condizioni di lavorare al meglio. Dare dignità ai detenuti significa anche non spezzare i legami affettivi. Il lavoro in carcere non è un privilegio, è la spina dorsale della rieducazione, per questo il terzo settore va sostenuto, anche con più psicologi e mediatori, per potenziale l’ascolto. Non possiamo voltarci dall’altra parte. Dobbiamo pretendere un carcere che funzioni come un’officina di nuove vite, non come un vicolo cieco.

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Nuove scuole, organizzato il trasloco: la Valeri occuperà l’edificio dell’attuale media Tommaseo

La primaria Da Vinci sarà trasferita nel nuovo stabile, smentite le voci di un ulteriore trasferimento per la Valeri

P roseguono a pieno ritmo i lavori per la realizzazione delle nuove scuole a Conselve che dovrebbero aprire i battenti a settembre con l’inizio del nuovo anno scolastico. Ad essere interessate sono le scuole primarie Da Vinci e Tommaseo e la secondaria di primo grado N. Tommaseo. Ad inizio anno il sindaco di Conselve Umberto Perilli, l’assessore Stefania Mastellaro, il dirigente scolastico Massimo Bertazzo, i rappresentanti del Consiglio d’Istituto e i referenti di tutti i plessi della Tommaseo si sono incontrati per definire alcuni dettagli in vista del grande cambiamento che vedrà protagoniste centinaia di famiglie conselvane. L’organigramma scolastico prevede il trasloco della primaria Da Vinci, che ha l’orario prolungato fino alle 16, nel nuovo edificio che è dotato della mensa; la Valeri, che invece prevede l’orario scolastico fino alle 13, sarà spostata nell’attuale edificio che ospita la scuola media in via Beggiato. Questo stabile sarà adattato il più possibile alle esigenze degli studenti più piccoli, che potranno godere di maggiori spazi e restare inseriti nel contesto nella nuova cittadella scolastica. Per la Valeri sono stati ordinati degli arredi nuovi, in accordo con le docenti, proprio per rendere l’ambiente più confortevole e adatto ad una didattica moderna ed inclusiva. Inoltre resterà in dotazione l’attuale laboratorio di informatica che fino a giugno

sarà utilizzato dagli studenti delle medie. A disposizione della scuola Valeri ci sarà anche l’aula Pettirosso, che si trova a ridosso dell’entrata principale della scuola di via Beggiato, e che potrà essere utilizzata per molte attività alternative. Sono previsti anche laboratori per materie scientifiche, artistiche e musicali.

“La scuola primaria Valeri – spiega l’assessore Stefania Mastellaro – entrerà in un edificio che non è nuovo, ma è stato messo in sicurezza da poco e gode di spazi davvero importanti. Lo stabile era stato inserito in un bando per lavori di riqualificazione energetica, ma non essendo stato finanziato il Comune in tal senso, non sono previsti ulteriori lavori edilizi importanti. Durante l’estate saranno apportate delle piccole modifiche per alcuni bagni, ma niente di particolarmente impattante per le attività scolastiche”.

Nei giorni scorsi si era sparsa la voce tra i genitori che gli studenti della Valeri avrebbero dovuti essere traslocati a metà anno scolastico in un altro edificio per lasciare spazio ai lavori di ristrutturazione della scuola. “Non sono in previsione traslochi per i bambini della Valeri – conclude Mastellaro - per effettuare lavori nella scuola. Il nuovo anno scolastico inizierà in via Beggiato e proseguirà regolarmente senza interruzioni di alcun tipo. I bambini sono collegati da viali interni a tutti i servizi del nuovo polo

scolastico, compreso l’accesso al palazzetto dello sport. La Valeri è sempre stata un fiore all’occhiello dell’istruzione conselvana, e siamo sicuri che sempre lo sarà”.

Durante l’incontro sono stati approfondite alcune tematiche relative ai futuri traslochi verso i nuovi edifici scolastici che saranno effettuati durante l’estate da una ditta specializzata. Altro argomento affrontato è stato quello della viabilità; il sindaco ha aggiornato i presenti sullo studio urbanistico in atto e sui futuri cambiamenti che prevedono la realizzazione di nuovi parcheggi, di nuovi passaggi e entrate pedonali e di un camminamento protetto che correrà lungo tutto il perimetro della nuova cittadella scolastica. A breve sono previsti altri incontri, da parte dell’amministrazione comunale, con la Provincia e con gli urbanisti per definire altri interventi sulla

viabilità. In occasione dell’incontro sono stati consegnati i kit educativi del progetto didattico “Costruttori di futuro. L’acqua come energia della vita” donati da Acque Venete ai Comuni per essere consegnati alle scuole del territorio. I kit didattici, dedicati ai laboratori Stem e nuove tecnologie, sono diversificati per età, e vanno dai nidi alle scuole medie e hanno lo scopo di rendere sensibili le nuove generazioni verso la sostenibilità ambientale.

Studio e sport con il doposcuola “Oltre la campanella”

Il pomeriggio dei ragazzi cambia ritmo. Sono ufficialmente aperte le iscrizioni al doposcuola firmato Best Animazione, un progetto ambizioso nato dalla sinergia tra Basket Conselve, l’Amministrazione Comunale e “Il tavolo delle idee” del Patronato Canossiano. L’iniziativa rientra nel bando “Oltre la campanella” sostenuto dalla Fondazione Cariparo.

Ospitato presso la scuola primaria “Diego Valeri”, il servizio non è un semplice spazio dove finire i compiti, ma un percorso educativo strutturato. «Vogliamo aiutare i ragazzi a studiare meglio, non solo

di più» spiegano gli organizzatori. Sotto la guida di educatori qualificati, gli studenti della primaria e delle medie potranno sviluppare autonomia e metodo, alternando i libri ad attività ludiche e motorie. L’obiettivo dichiarato dagli organizzatori è quello di aiutare i ragazzi a studiare meglio, non solo di più, favorendo lo sviluppo di un metodo autonomo e della sicurezza personale. In questo ambiente strutturato, la didattica viene affiancata da momenti di sport e socialità, garantendo un equilibrio fondamentale tra l’impegno sui libri e il benessere psicofisico.

Per venire incontro alle diverse necessità delle famiglie, il servizio è modulabile in tre fasce orarie: dalle 14 alle 18, oppure con turni ridotti dalle 14 alle 16 o dalle 16 alle 18. Grande attenzione è stata dedicata anche alla logistica e alla sicurezza degli spostamenti. È infatti previsto un servizio di accompagnamento dedicato: alle 14 gli studenti della scuola media Tommaseo vengono scortati a piedi da un tutor, mentre alle 16 i bambini della primaria Da Vinci possono usufruire del trasporto scolastico per raggiungere la sede. Informazioni sul sito ufficiale dell’iniziativa.

La consegna dei kit educativi all’Istituto Comprensivo Tommaseo

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Focus

povertà/1. La Caritas parrocchiale è impegnata su più fronti

Conselve, gli uomini soli i nuovi “invisibili”

Oltre cento persone aiutate a fare la spesa

Decine di volontari danno vita ad una rete solidale complessa che punta anzitutto sulla dignità della persona e il riscatto attraverso l’integrazione

AConselve la povertà nel 2025 ha continuato a bussare con insistenza alle porte della comunità. Accanto a chi si trova in evidente difficoltà perché non ha lavoro o altre risorse di sostentamento, si allargano le fila di chi, pur avendo un lavoro, con lo stipendio non riesce a coprire affitto, bollette e spese per il sostentamento della famiglia a causa dell’inflazione e del costo della vita. Un dato emblematico fotografa la situazione: sono 98 le tessere “Dedicata a Te” distribuite l’anno scorso in città, un aiuto statale per i beni di prima necessità che però rappresenta solo la punta dell’iceberg di un disagio molto più profondo e sommerso.

A gestire l’urto di questa crisi silenziosa è la Caritas parrocchiale, descritta dalla vice presidente Tamara Lazzarin come “una grande macchina all’interno della parrocchia che offre vari servizi”. Non si tratta solo della consegna di pacchi alimentari alle famiglie che

he hanno bisogno, ma di una rete complessa che punta sulla dignità della persona.

Il cuore pulsante di questa attività è il corso di italiano per stranieri, che nel 2025 ha registrato numeri da capogiro: 120 iscritti e una lista d’attesa di altre trenta persone. “Oltre trenta volontari si occupano delle lezioni, suddivise tra due classi infrasettimanali e ben sei la domenica”, spiega Lazzarin. Agli studenti viene fornito tutto: dai libri ai kit con quaderni e matite. “In queste aule vediamo la voglia di emanciparsi, famiglie che cercano una loro dignità. C’è tanta voglia di integrazione e di riscatto”.

Se l’utenza straniera è numericamente prevalente, emerge con forza una fragilità tutta italiana, spesso nascosta per vergogna. “Ci sono anche italiani in difficoltà economica, - sottolinea la responsabile della Caritas - in particolare uomini dopo la separazione, soli e in cerca di alloggio. Sono vicissitu-

dini che li portano in una condizione di fragilità estrema: oggi sono soprattutto i maschi soli a chiederci aiuto”. Per loro, la Caritas cerca di offrire non solo sostegno materiale, ma anche orientamento per la ricerca di un impiego.

Nonostante le difficoltà, la solidarietà conselvana resta creativa. Il gruppo “Mani Creative”, con venti volontarie che realizzano oggetti in stoffa poi venduti per beneficenza, e il “Gruppo Sant’Anna” per la terza età, mantengono vivo il tessuto sociale. La macchina parrocchiale continua a muovere circa settanta volontari tra distribuzione di mobili, vestiario per l’infanzia e

supporto psicologico, con gruppi di auto-ascolto seguiti da educatrici. “Noi ci siamo e cerchiamo di dare una mano a chi vuole uscire dalla difficoltà, affinché non debba vivere sulle spalle degli altri”, ricorda Tamara Lazzarin. Una sfida che, tra l’aumento dei costi e la carenza

Conselve oltre l’assistenzialismo: “La persona al centro delle politiche sociali”

Nella gestione delle fragilità il Comune di Conselve ha scelto di andare oltre la logica dell’emergenza per approdare a quella dell’emancipazione. Non si tratta più soltanto di erogare sussidi, ma di ricostruire il tessuto sociale partendo dai cittadini più vulnerabili. A delineare questa strategia è Susanna Lazzarin, consigliere con delega al sociale, che pone l’accento su un cambio di paradigma fondamentale nel lavoro dei servizi territoriali.

“Il compito dei servizi sociali è di lavorare non solo per assistenzialismo alla persona, ma perché ci sia una promozione globale della persona stessa, - spiega Lazzarin -. In questi

ultimi anni ho percepito che i servizi sociali lavorano in questa ottica: non solo come assistenza al bisogno primario, ma anche per la rimozione delle cause di questo disagio. È importante lavorare per ridare dimensione alla persona più che al bisogno immediato che comunque richiede una risposta”.

I dati del 2025 confermano la centralità dei minori e della famiglia in questa programmazione. Sono stati 90 i minori seguiti nell’ultimo anno, un numero in lieve crescita che ha richiesto un potenziamento di progetti come l’assistenza alla genitorialità, gli affidi e il supporto psicologico. Tra i fiori all’occhiello figura il Progetto Pippi, dedicato alla preven-

di alloggi, si fa ogni giorno più ardua. Soprattutto per le situazioni più fragili, le famiglie in cui viene a mancare una fonte di reddito, la solitudine degli anziani e degli ammalati, l’impossibilità a far fronte a spese impreviste. Nicola Stievano

zione dell’istituzionalizzazione dei minori, insieme a servizi concreti come il trasporto sociale e i voucher per la frequenza di asili nido, anche privati e fuori territorio.

Particolare attenzione è stata rivolta al nido comunale “Girasole”: oltre alla prossima apertura della nuova sezione lattanti (sotto i 12 mesi), l’amministrazione ha deciso di ridurre le rette del 20%. Per gli adolescenti, invece, il riscatto passa attraverso percorsi di cittadinanza attiva come “Ci sto? Affare fatica!” e il bando “Oltre la campanella”. L’obiettivo resta chiaro: trasformare il welfare in un investimento sul futuro della comunità.

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Un anno fa avevamo dedicato il nostro “Dentro la notizia” al fenomeno della povertà. Torniamo ad occuparci di questo tema cercando di capire cosa è cambiato in questi mesi sul territorio, quali gli elementi di novità e di criticità, quali le sfide da affrontare nel prossimo futuro

La linea sottile delle fragilità nel Conselvano, sono quasi 1.500 le famiglie in coda ai servizi

Non è più un fenomeno che riguarda solo i margini della società. Nel Conselvano la povertà è diventata una linea sottile che attraversa la quotidianità di fasce di popolazione insospettabili. I dati del 2024 dell’Uls 6 Euganea tracciano un quadro di fragilità strutturale: la crisi non bussa più solo alla porta di chi è senza lavoro, ma entra nelle case di famiglie monoreddito, giovani coppie e anziani soli.

Le stime incrociate tra Servizi Sociali, Caritas e Uls restituiscono numeri che fanno riflettere. Nel 2024, tra i 1.200 e i 1.500 nuclei familiari hanno richiesto almeno un intervento di sostegno. Di questi, circa 350-400 nuclei vivono in condizioni di povertà assoluta o grave vulnerabilità. In totale, si parla di una popolazione sofferente che oscilla tra le 3.000 e le 3.500 persone.

L’identikit di chi chiede aiuto è cambiato. Il gruppo più numeroso

(30-35%) è composto da famiglie monoreddito con figli, seguite a ruota dagli anziani soli con pensione minima (25-30%). Preoccupa il dato sulle giovani coppie con mutuo o affitto (15-20%) e sui lavoratori precari o “working poor” (20-25%), ovvero persone che pur avendo un impiego non riescono a coprire le spese essenziali. La componente italiana, in linea con i trend nazionali, risulta in costante aumento. La voce più critica è quella abitativa. Le richieste di aiuto per affitti e bollette sono impennate del 20%. Sebbene i contributi regionali abbiano frenato le emergenze estreme, restano circa 20 persone in condizioni di marginalità grave; un dato che trova riscontro nei 26 ospiti attualmente accolti presso la struttura ci accoglienza allestita nell’ex base di Bagnoli di Sopra nell’ambito del progetto “Housing First” finanziando anche dal Pnrr. Nonostante l’aumento del 15% nelle richieste di

contributi economici e del 12% negli accessi ai servizi di prossimità, il territorio cerca di rispondere. Se la povertà lavorativa e relazionale cresce, la rete degli sportelli e dei centri d’ascolto resta l’ultimo baluardo per evitare che il “precario equilibrio” di molti cittadini si trasformi in una caduta definitiva. Ma la povertà nel Conselvano non è solo materiale. Il 2024 ha registrato un +10% nelle richieste di supporto psicologico. È un malessere che colpisce duramente il nucleo familiare, come spiega il sindaco di Tribano Massimo Cavazzana: “Solo nel nostro comune monitoriamo 80 situazioni critiche, riguardanti soprattutto donne in stato di depressione o difficoltà relazionale. Un presidio fondamentale è diventato il mondo della scuola: nella nostra materna materna di Tribano si registrano circa 90 incontri annui di supporto, segno che la fragilità psicologica colpisce fin dalla prima infanzia”. (n.s.)

Dal Polo sociale di Tribano la Croce Rossa di Due Carrare corre in aiuto di decine di famiglie di 14 Comuni del territorio

La gestione della povertà nel Conselvano ha trovato un baricentro operativo nell’ex scuola di Olmo a Tribano, una struttura che negli ultimi anni ha cambiato volto per diventare il Polo Sociale di riferimento per 14 comuni del Conselvano. Gestito in stretta sinergia con il Comitato della Croce Rossa di Due Carrare, il centro rappresenta oggi il tentativo di istituzionalizzare la risposta al disagio economico, trasformando un servizio nato nell’emergenza in un presidio stabile di welfare territoriale.

L’edificio è stato recentemente riqualificato grazie a un investimento di 270 mila euro, frutto di una combinazione di fondi comunali e statali. L’intervento si è concentrato sulla riqualificazione energetica e sulla manutenzione straordinaria, con l’obiettivo di rendere gli spazi non solo più efficienti dal punto di vista dei costi gestionali, ma anche più adeguati alle funzioni di ascolto e supporto.

Un intervento che il sindaco

Massimo Cavazzana definisce strategico: “E’ un miglioramento che incide direttamente sulla qualità dei servizi offerti: ascolto, supporto alle famiglie e accompagnamento sociale. Questo lavoro non riguarda solo muri o impianti, ma la dignità degli spazi in cui si accoglie e si aiuta. Investire in luoghi come questo significa investire nella coesione sociale”.

Il Polo non è solo un magazzino di viveri, ma una “porta d’accesso unica” che mette in rete Comune, Uls, Caritas e scuole. I dati sulla distribuzione dei pacchi alimentari fotografano l’esplosione del bisogno: se nel 2020 le famiglie

aiutate erano 64 (per 760 kg di prodotti distribuiti in 321 pacchi), per poi arrivare a 110 famiglie alle quali sono andati 1.239 pacchi con 2.800 kg di aiuti, nel 2025 il numero è salito a 129 famiglie, con una distribuzione impressionante di 14.692 kg di generi di prima necessità.

“In questo scenario, - conclude Cavazzana - il Polo Sociale diventa il luogo dove la comunità si prende cura di sé. Un punto di ascolto, di orientamento, di accompagnamento. Una risposta concreta a un bisogno che cresce e che chiede vicinanza, non giudizio”.

Sono almeno 3.500 le persone in situazione di sofferenza economica o sociale, 400 nuclei vivono in condizioni di povertà assoluta o grave vulnerabilità. Difficoltà anche per giovani coppie e lavoratori precari

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I volontari della Croce Rossa nella sede del Polo Sociale

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Piano di assetto del territorio, fase due dopo l’analisi di fragilità e potenzialità

I

l percorso di aggiornamento del Pati, il Piano di Assetto Territoriale Intercomunale del Conselvano entra in una fase decisiva e segna un passaggio chiave per il futuro dell’area. Si è infatti conclusa ufficialmente la fase di concertazione, il lungo e articolato processo di ascolto, confronto e raccolta di osservazioni che ha coinvolto i tredici Comuni aderenti al Pati. Un lavoro corale che ha visto amministrazioni, enti, associazioni e cittadini contribuire alla definizione di un quadro condiviso delle criticità e delle potenzialità del territorio. Ora il testimone passa alle singole amministrazioni comunali, chiamate a deliberare in giunta la chiusura formale di questa fase, condizione necessaria per consentire al piano di entrare nel vivo e diventare lo strumento di riferimento per i futuri interventi, dalla difesa del suolo allo sviluppo urbanistico sostenibile, passando per energia rinnovabile e servizi.

Dalla concertazione emerge un’analisi lucida delle fragilità che pesano sul Conselvano. La più evidente è il cosiddetto “inverno demografico”: lo spopolamento progressivo e l’invecchiamento della popolazione rappresentano una minaccia concreta per la vitalità dei centri urbani e per la tenuta dei servizi, in particolare quelli scolastici. Sul piano economico, il quadro evidenzia una carenza di servizi dedicati alle imprese e un settore terziario ancora debole, elementi che limitano la capacità competitiva dell’area. A ciò si aggiunge un patrimonio edilizio mediamente datato e di qualità non elevata, che rende sempre più urgente l’avvio di politiche di rigenerazione urbana per contrastare fenomeni di degrado e abbandono. Accanto alle criticità, il Pati mette in luce anche importanti punti di forza, a partire da un patrimonio ambientale e paesaggistico di valore, da tutelare e valorizzare, e da un comparto agricolo che rappresenta un’eccellenza del territorio. Non a caso, molte delle osservazioni emerse durante la concertazione si concentrano proprio sui temi ambientali e sulla sicurezza idraulica. Dal Comune di Bagnoli, il gruppo consiliare “Viviamo Bagnoli” ha richiamato l’attenzione sul bosco di San Siro, inserito nella carta forestale dello Stato ma abbattuto nel 2025, oltre che sui rischi idraulici, sull’inquinamento e sugli interventi previsti in centro storico. Un cittadi-

no, invece, ha sollecitato il Comune di Conselve a verificare le fasce di rispetto legate al vincolo paesaggistico del canale Sardellon–Sorgaglia.

Nel frattempo, la Commissione regionale Vas ha espresso parere favorevole al rapporto ambientale preliminare, dopo aver recepito le osservazioni degli enti coinvolti. I Consorzi di bonifica Bacchiglione e Adige Euganeo hanno ribadito la necessità di contenere i rischi idraulici e idrogeologici, mentre la Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio ha chiesto ulteriori approfondimenti per evitare impatti negativi sull’ambiente. Acquevenete e Arpav hanno infine

confermato l’importanza di proseguire con il monitoraggio delle acque e della qualità dell’aria.

“L’iter ha subito un rallentamentospiega il sindaco di Tribano Massimo Cavazzana - dovuto alla Variante al PTCP, il Piano Territoriale di Coor-

dinamento Provinciale, attualmente in corso: in accordo con la Provincia di Padova, il piano provinciale ha prevalenza e rappresenterà il quadro di riferimento al quale la Variante al P.A.T.I. dovrà adeguarsi. Una volta completate le delibere - conclude

Cavazzana - si aprirà la costruzione progettuale della variante. Sarà decisiva per trasformare questi indirizzi in scelte concrete, capaci di guidare lo sviluppo del Conselvano nei prossimi anni”.

Nicola Stievano

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Tribano, Via Barbarigo, 22; aperto il giovedì dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.30 Anguillara Veneta, Via Fratelli Cervi, 9a; aperto il giovedì dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.30

Agna, Via Corner, 8; aperto il giovedì dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.30

Sul futuro della Casa di riposo “Beggiato” l’opposizione chiede un consiglio comunale tematico Il futuro della storica Casa di riposo “Monsignor Francesco Beggiato” ha innescato una dura frizione politica, spingendo il gruppo di minoranza a rivolgersi alla Prefettura per chiedere la discussione in consiglio comunale sul destino dei posti assegnati alla Rsa e al Comune. Gli esponenti di “Noi per Conselve”, Melania Bortoletto e Nicolas Destro, denunciano il mancato rispetto dei tempi per la convocazione di un consiglio comunale sull’argomento, sollecitato fin dal mese di novembre.

“Nonostante i nostri continui solleciti, a fine gennaio non avevamo ricevuto alcuna convocazione ufficiale”, dichiarano i consiglieri, motivando così il ricorso all’autorità prefettizia per ristabilire la regolarità delle procedure. La controversia ruota attorno al futuro dell’Rsa Beggiato, un ente pubblico con oltre 120 anni di storia. Le divergenze sono profonde: l’amministrazione comunale punterebbe a una nuova struttura da circa 120 posti, ipotizzando una partecipazione privata, mentre il consiglio di amministrazione dell’ente ritiene più percorribile un ampliamento dell’edificio attuale per ospitare sessanta nuovi utenti. La minoranza sostiene con forza il progetto originario da 123 posti, ma pone come condizione essenziale la gestione interamente pubblica. Secondo Bortoletto, la sottoscrizione di una convenzione tra Comune e Beggiato è un passo fondamentale per garantire una gestione condivisa, trasparente e di qualità per la popolazione anziana locale. Mentre il gruppo di maggioranza “Conselve Riparte” assicura che il Consiglio sarà convocato a breve per fare chiarezza e continua a spingere anche sulla possibilità di realizzare il nuovo edificio in grado di accogliere tutti i posti previsti. (n.s.)

I sindaci del Conselvano all’avvio del Pati

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Il caso. Gli ambientalisti e l’opposizione sollevano dubbi, l’amministrazione prende tempo

L’ex base di lancio di S. Siro tra corsa allo spazio e fuochi d’artificio: scontro sul futuro dell’area

D a baluardo della Guerra Fredda a possibile “porta verso lo spazio” o polo produttivo di fuochi d’artificio. Il destino dell’ex base missilistica di San Siro, quindici ettari che per mezzo secolo hanno ospitato i missili Nike Hercules della Nato, è oggi al centro di un acceso confronto tra visione scientifica, pragmatismo economico e preoccupazioni ambientaliste. Il Comune di Bagnoli di Sopra, attuale proprietario del sito, deve ora valutare due manifestazioni d’interesse profondamente diverse. La prima è quella della T4i, spinoff dell’Università di Padova con sede a Monselice, leader nel settore aerospaziale. Il progetto, guidato dall’amministratore Daniele Pavarin, punta a trasformare l’ex base in un centro di ricerca per testare propulsori “green” per satelliti. “L’obiettivo è fare dell’ex base non solo un luogo produttivo, ma anche uno spazio di conoscenza” spiega Pavarin. La proposta include infatti un recupero sostenibile degli hangar degradati e la creazione di un’area museale dedicata alla me-

moria storica della Guerra Fredda, con percorsi formativi per scuole e università.

L’azienda non prevede nuove cementificazioni, ma una riqualificazione graduale delle infrastrutture esistenti. Gli hangar che un tempo ospitavano i missili Nike Hercules verrebbero bonificati e trasformati in laboratori e aree di test, mentre la viabilità interna e le aree verdi verrebbero restituite al decoro. Questo modello di “archeologia industriale tecnologica” permetterebbe di recuperare un sito degradato senza intaccare ulteriore terreno agricolo. La proposta non si esaurisce nella sola ricerca scientifica. T4i ha infatti inserito nel progetto una forte componente divulgativa e culturale. L’idea è quella di creare un museo della Guerra Fredda, trasformando i bunker in un percorso espositivo che racconti il passato strategico del sito.

A sfidare il polo aerospaziale è la XNX Group di Padova, che propone invece la realizzazione di un impianto per la produzione di fuochi d’artificio. L’offerta sul ta-

volo è di 400 mila euro, oltre a interventi sulla viabilità, in cambio di una concessione ventennale. Sebbene l’aspetto economico sia più consistente, il progetto ha sollevato dubbi su una possibile conversione bellica per la produzione di munizioni, ipotesi smentita dai proponenti ma che agita l’opinione pubblica.

Tuttavia, nessuna delle due strade sembra convincere il fronte ambientalista, rappresentato da Diego Boscarolo. La critica princi-

Bagnoli sul tetto d’Europa: pioggia di medaglie per le pattinatrici della San Siro a Tallinn

Dal cuore della Bassa Padovana al prestigioso palcoscenico internazionale dell’Estonia: le giovani promesse dell’Asd Pattinatori San Siro hanno letteralmente incantato alla World Cup Skating Msp 2025. Nella cornice di Tallinn, tra agguerrite delegazioni provenienti da tutto il mondo, le atlete di Bagnoli di Sopra hanno conquistato una serie di podi che proiettano la società ai vertici del pattinaggio internazionale. Le protagoniste assolute della spedizio-

ne sono state Gloria e Giorgia Sacchetto, Sofia Migliorini e Aurora Pasqualin. Grazie a performance tecniche di alto livello, le ragazze hanno centrato primi, secondi e quarti posti, premiando mesi di duri allenamenti e la meticolosa preparazione dello staff tecnico che le ha accompagnate in questa avventura. “Avete portato in alto i colori della nostra comunità con talento, dedizione e passione,” ha dichiarato con orgoglio il sindaco Matteo

pale riguarda il “consumo di suolo” in un’area che, nel 2022, era stata destinata a diventare il “Bosco della Pace”. “Abbiamo una zona industriale con decine di ettari e capannoni abbandonati” ricorda Boscarolo “perché installare nuovi impianti in aperta campagna?”. Gli ambientalisti contestano anche la natura sperimentale delle attività della T4i, temendo l’inquinamento acustico dovuto ai test dei motori e i potenziali rischi legati allo stoccaggio di materiali esplodenti.

Ruzzon. “Siete l’esempio perfetto di quanto il lavoro di squadra e l’impegno quotidiano possano trasformarsi in traguardi incredibili. Un plauso va anche a chi vi segue ogni giorno con professionalità e cuore”. Dopo i meritati festeggiamenti, le campionesse sono già tornate in pista: i successi di Tallinn rappresentano solo il punto di partenza per una stagione che si preannuncia ricca di nuovi e ambiziosi obiettivi.

Mentre l’Amministrazione comunale si prende il tempo necessario per analizzare i dettagli tecnici ed economici, la comunità bagnolese resta divisa sulle sorti dell’ex area di lancio. Da un lato c’è l’opportunità di proiettare il territorio in una rete scientifica internazionale; dall’altro il timore di sacrificare definitivamente la vocazione “verde” dell’area per far posto a nuove e controverse attività industriali.

Nicola Stievano

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La prova di un propulsore lunare

Tamara Mancin lascia la maggioranza: “Bocciate le mie proposte”, Pittarello: “Mossa elettorale”

L a campagna elettorale in vista delle elezioni amministrative della tarda primavera può dirsi ufficialmente aperta. Da una pare si registra un riposizionamento tra i banchi del Consiglio comunale con la decisione di Tamara Mancin, eletta nel 2020 con la lista di maggioranza “Bovolenta Viva”, di lasciare il gruppo a sostegno della giunta per passare all’opposizione. La consigliera terminerà il suo mandato come unica componente del gruppo misto, una scelta che definisce “difficile ma ben ponderata”.

Alla base della rottura ci sarebbe un deterioramento profondo dei rapporti con l’attuale amministrazione. “Tutti i miei progetti concordati con il sindaco non solo non sono mai stati accolti ma anche denigrati” attacca Mancin, lamentando di essere stata trattata con sufficienza e denunciando un atteggiamento simile anche verso la cittadinanza. Tra gli esempi citati figurano le proposte ignorate per le nuove divise della Protezione Civile e la gestione critica dell’edilizia popolare al Villaggio da Zara. In

merito a quest’ultimo punto, la consigliera punta il dito contro lo sgombero dei garage: “Si poteva almeno cercare una soluzione”.

Il passaggio ha anche una chiara valenza partitica: Mancin ha infatti aderito a Fratelli d’Italia, con l’obiettivo di riorganizzare il centrodestra locale dialogando con la Lega per costruire un’alternativa in vista del voto.

La sindaca Anna Pittarello, che po-

trebbe correre per un terzo mandato, legge la mossa in chiave pre-elettorale. “Da sempre lo stile della nostra amministrazione è stato chiaro: le decisioni vengono prese dai presenti alle riunioni di maggioranza costantemente calendarizzate. Ci rattrista il modo decisamente poco elegante con cui ha rassegnato le dimissioni. Probabilmente molto conta l’approssimarsi della campagna elettorale in questa decisione. Con grande serenità ringraziamo la consigliera per tutto il lavoro svolto a favore della nostra comunità”.

Intanto anche i gruppi di opposizione “Siamo Bovolenta” e “Voltiamo pagina” stanno organizzando in vista del voto, alcuni banchetti in piazza, la domenica, per incontrare i cittadini. “Per costruire un’alternativa credibile - affermano gli esponenti dei due gruppi - non servono applausi a priori, ma serve guardare in faccia la realtà e ascoltare chi vive il territorio ogni giorno. Ogni osservazione raccolta oggi è un tassello fondamentale che andrà a comporre il nostro programma amministrativo”.

Nell’ex Consorzio Agrario fra pochi mesi apre un supermercato

L’edificio che per decenni ha ospitato il Consorzio Agrario all’inizio di via Padova si prepara a riaprire i battenti come supermercato. Si è conclusa di recente una trattativa durata oltre un anno per l’acquisto dell’immobile, garantendo così un servizio essenziale che mancava da tempo nella comunità locale. La notizia, accolta con curiosità, è stata ufficializzata dal sindaco Anna Pittarello, che ha coordinato costantemente i contatti tra le parti sin dalla chiusura della filiale del Consorzio avvenuta nel gennaio 2024. “Da quel momento mi sono messa alla ricerca di un’alternativa che potesse riqualificare l’area e offrire un nuovo servizio al paese” ha ricordato. Secondo Pittarello, il referente di zona di Conad ha manifestato un interesse immediato, dando il via ad un confronto con la proprietà uscente. Lo stabile di 750 metri quadrati non richiede interventi strutturali radicali, è già stato ristrutturato pochi anni fa ed è in buone condizioni. “Nei mesi scorsi è già stata completata la bonifica di una cisterna - ha precisato il sindaco - e ora servirà solo qualche mese per adattare i locali. Salvo imprevisti, l’apertura è prevista prima dell’estate”. L’operazione punta sulla valorizzazione dell’ingresso in centro e sulla logistica, il punto vendita dispone anche di un proprio parcheggio. A convincere è stato anche l’imponente volume di traffico, stimato in circa 76 mila veicoli settimanali in transito davanti all’edificio. Oltre ai nuovi posti di lavoro, il supermercato rappresenterà una risorsa fondamentale per i numerosi anziani del paese, che potranno fare la spesa vicino a casa. La pesa pubblica comunale rimarrà al suo posto e continuerà a operare regolarmente.

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Tamara Mancin

Sintoniz zati

Q200 Censer: dall’eredità industriale a polo di formazione, ricerca e innovazione

zuccherificio, cuore produttivo e occupaziona le di Rovigo. Una fase che ha segnato profon damente l’identità del luogo e del territorio. La seconda prende forma negli anni Novanta, quando, anche grazie a fondi europei, il com

servizi pensati per la vita studentesca: biblio teca, aule studio, studentato, palestre e centro sportivo. Ogni giorno il polo accoglie circa duemila studenti, un numero che racconta il

Q200

La seconda anima è quella dell’innovazione e della ricerca. Qui operano soggetti pubbli ci e privati legati al mondo dell’industria e dell’innovazione, insieme a laboratori di ricer ca applicata attivi in ambiti strategici come i materiali, lo spazio e il fuoco. Un ecosistema

modulabili, inseriti in un contesto moderno e Qual è la scintilla che ha acceso tutto questo? Perazzolo non ha dubbi: la lungimiranza della Fondazione, capace di intercettare i bisogni del territorio e di costruire sinergie con enti pubblici e privati, creando valore duraturo perfessionalità, l’entusiasmo e la passione di chi ogni giorno lavora per far crescere il progetto. Lo sguardo è ora rivolto al futuro. I progetti in re ulteriormente le tre anime del complesso, con un obiettivo comune: generare valore per cia di un’offerta completa, capace di integrare studio, lavoro, residenza, sport, ristorazione e

A raccontarlo è Daniele Perazzolo, amministra tore unico di Q200 Censer, che ci accompagna dentro un luogo simbolo della città. Il com plesso Q200 Censer è infatti un importante patrimonio immobiliare dei primi del Novecento, situato a ridosso del centro urbano, a pochi passi dalla stazione ferroviaria. Uno spazio che ha attraversato epoche diverse e che oggi si prepara a vivere una nuova stagione.

La storia di Q200 Censer può essere letta attraverso tre grandi fasi. La prima, dagli inizi del ’900 fino agli anni Ottanta, è quella dello

settore della logistica. A questi si affiancano

sedere e di oltre 1.500 metri quadrati di spazi

rie di comunità, competenze e lavoro. Piccole sformarsi in energia duratura per il territorio.

Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo,

La staffetta. Un’emozione condivisa con familiari, amici e la comunità

Angelo Casotto tedoforo delle Olimpiadi

invernali: “Grande orgoglio”

Quarantenne del Centro Diurno Monticelli e grande appassionato di sport, Angelo ha vissuto un momento indimenticabile portando la torcia tra l’entusiasmo della folla, testimoniando il valore inclusivo dello sport

ISintoniz zati sul

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l 21 gennaio il viaggio della fiamma olimpica, simbolo delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, ha fatto tappa a Padova. L’onore di dare avvio alla staffetta dei 28 tedofori che hanno attraversato la città del Santo sorreggendo la torcia con il sacro fuoco di Olimpia è spettato ad Angelo Casotto. Un’emozione indescrivibile per il quarantenne utente del Centro Diurno “Monticelli” di Monselice, protagonista di un percorso di autonomia nel Gruppo Appartamento “Elling” di Cartura, realtà gestite dalla cooperativa sociale Giovani e Amici. La candidatura di Angelo come tedoforo era stata presentata circa un anno fa dagli educatori del Centro Diurno Monticelli per valorizzare la sua grandissima passione per lo sport, in particolare per il calcio, e il suo impegno quotidiano. La selezione ufficiale ha trasformato questo sogno in realtà, regalandogli un momento indimenticabile condiviso con parenti, amici e comunità di Cartura. In paese Angelo è una figura molto conosciuta e apprezzata: ha vissuto qui per gran parte della sua vita ed è ben inserito nel tessuto associazionistico locale. È tesserato per la società calcistica Nextgen 2025 Cartura, che si occupa di calcio giovanile, ricoprendo il ruolo

di vice allenatore della formazione degli esordienti misti (annate 2013-2014), squadra a cui si dedica con passione ed entusiasmo, benvoluto da tutti, ragazzi e genitori. Accompagnato da una settantina tra familiari, amici, operatori di Giovani e Amici ed esponenti delle istituzioni, tra cui il sindaco Serenella Negrisolo in rappresentanza della comunità di Cartura, Angelo ha percorso duecento metri con la torcia accesa tra due ali di folla festante. Partito da Corso Milano, il tedoforo ha dispensato sorrisi e saluti alle tante persone che lo acclamavano a bordo strada. Ha portato la fiamma olimpica con orgoglio, dimostrando quanto lo sport sia un potente strumento di inclusione, crescita e partecipazione. “Ho provato un’emozione unica, indescrivibile, una gioia

Sfida tra studenti a chi legge più libri

Partito il 20 gennaio si concluderà il prossimo 8 maggio il concorso di lettura rivolto agli alunni della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado di Cartura, promosso da Comune e biblioteca comunale. L’iniziativa, denominata “Parole che crescono”, mira a incentivare la lettura come abitudine piacevole e non solo obbligatoria, favorire la scoperta di generi diversi e stimolare la fantasia, valorizzando al contempo la biblioteca come luogo di socializzazione, studio e scoperta culturale. L’alunno di ogni classe, che avrà letto più libri, riceverà un premio che gli organizzatori non hanno ancora reso noto. Per il concorso saranno conteggiati solo i libri presi in prestito nella biblioteca comunale di Cartura

e registrati nella propria tessera personale. “Parole che crescono” è una sfida amichevole tra giovani studenti che incoraggia la lettura autonoma e consapevole facendo leva su una competitività sana e motivante, volta a invogliare bambini e ragazzi a

immensa”, sono state le parole a caldo rilasciate ai giornalisti e cineoperatori da un Angelo raggiante subito dopo aver passato la fiamma al secondo testimone. Angelo era in buona compagnia, perché tra i 28 tedofori che con lui si sono alternati nel portare la torcia olimpica fino al braciere in Prato della Valle figurano gli olimpionici Francesca Bortolozzi (schermitrice), Rossano Galtarossa (canottaggio), Novella Calligaris (nuoto), Silvio Martinello (ciclismo), gli ex rugbisti Mauro e Mirko Bergamasco, lo sciatore René De Silvestro portabandiera ai Giochi Paralimpici invernali, la rettrice dell’Università patavina Daniela Mapelli e la direttrice dell’hospice pediatrico di Padova Franca Bernini, ultima tedofora.

Francesco Sturaro

leggere. Per maggiori informazioni sul concorso si può contattare la biblioteca comunale (telefono 049.9556266, e-mail: biblioteca@ comune.cartura.pd.it). Il concorso di lettura, iniziativa ormai consolidata tra quelle proposte dalla biblioteca comunale, rientra tra le attività che hanno permesso al Comune di Cartura di fregiarsi per il triennio 2024-2026 della qualifica di “Città che legge”. Il riconoscimento è assegnato dal Centro per il libro e la lettura d’intesa con Anci (Associazione nazionale comuni italiani) agli enti locali che si impegnano a svolgere con continuità politiche pubbliche di promozione della lettura. Cartura è uno dei 900 comuni italiani (sui circa 8000 totali) ad aver ottenuto questa qualifica. (f.s.)

Carrare

una nuova vita per

Acquistato all’asta, arriva la svolta: imprenditori pronti alla riqualificazione dell’area

opo anni di abbandono, una delle zone degradate di Due Carrare sta per essere riqualificata. Una cordata di imprenditori e albergatori ha rilevato all’asta l’area dell’ex Motel Letizia. La struttura ricettiva dismessa, situata in via Mincana a ridosso del casello autostradale di Terme Euganee, era stata costruita negli anni ’70. Rimasto operativo fino ai primi anni ’90, il motel ospitava ai piani superiori le camere e al piano inferiore un rinomato ristorante di pesce. Dagli anni ’90 si sono susseguite varie cessioni immobiliari, sino al fallimento dell’ultima proprietà nel 2013. Negli anni l’edificio è stato oggetto di accessi abusivi e gli spazi circostanti usati come discarica a cielo aperto, tanto da richiedere in più occasioni l’intervento delle forze dell’ordine e del Comune per monitorare la situazione e provvedere alla pulizia.

La notizia dell’acquisto finalizzato alla riqualificazione dell’ex struttura ricettiva è stata accolta con soddi-

sfazione dagli amministratori locali. “L’area dell’ex motel Letizia sarà finalmente oggetto di recupero e ristrutturazione – commenta il sindaco Davide Moro -. Diciamo finalmente perché quell’area all’uscita del casello autostradale è la porta delle Terme e dei Colli, visto che anche l’uscita autostradale si chiama Terme Euganee. In questi anni, diversi sono stati i tentativi di assegnare l’immobile attraverso aste che puntualmente andavano deserte. All’ultima, avvenuta a novembre, la proprietà è stata aggiudicata a una cordata di imprenditori e albergatori”.

Gli amministratori comunali hanno già avuto i primi contatti con i professionisti, incaricati dai nuovi proprietari dell’area dell’ex Motel Letizia di ridisegnare il volto dell’intera struttura ricettiva. “Il loro intento è di ripristinare l’albergo e il ristorante con anche il recupero degli immobili ormai fatiscenti e collabenti – spiega il sindaco Moro -. In un primo incontro con i progettisti è emerso che ci sarebbe in previsione anche la realizzazione di due laghetti al fine di preservare la biosfera naturale del luogo”.

Nel frattempo la nuova proprietà

ha provveduto ad avviare l’esecuzione dei lavori di pulizia e messa in sicurezza dell’area, ricadente nella zona circostante il vicino Castello del Catajo che dal 2017 è sotto vincolo paesaggistico della Soprintendenza. Pochi anni fa, lo stesso vincolo aveva precluso la realizzazione del megacentro commerciale in un terreno prossimo all’ex Motel Letizia. “Siamo contenti che siano iniziati i lavori di pulizia dell’area – conclude Moro -. In consiglio comunale nella variante al Piano degli interventi il progetto verrà approvato seguendo scrupolosamente il vincolo imposto dalla Soprintendenza a tutela del Catajo”.

Francesco Sturaro

Cittadini over 65 a scuola di educazione digitale

Le richieste di partecipazione al corso gratuito di educazione digitale per over 65 “Il Web non ha età”, sono state così numerose che il Comune di Due Carrare ha deciso di organizzarne subito un altro. L’iniziativa rientra nel progetto “Vivere Attivamente la Terza Giovinezza”, di cui Due Carrare è partner di rete, promosso dalla cooperativa Un Mondo Di Gioia e finanziato dalla Regione Veneto nell’ambito degli interventi di valorizzazione dell’invecchiamento attivo. “Alla prima edizione, partita il 28 gennaio con quindici iscritti, ne è stata aggiunta una seconda sempre nell’ambito del progetto, che partirà a fine febbraio e si stanno valutando ulteriori edizioni a carico del Comune”, precisa l’assessora alle Politiche sociali Angela Lava. Il corso, che si sviluppa in 5 incontri di 2 ore ciascuno tenuti nella Casa dei Carraresi da un docente qualificato, mira a rendere i partecipanti autonomi nell’impiego dello smartphone, in particolare delle App utili per rapportarsi con la pubblica amministrazione e la sanità. Le lezioni sono incentrate su: attivazione della carta di identità elettronica, accesso al portale Inps o al fascicolo sanitario elettronico, esplorazione delle potenzialità dell’e-mail, uso più consapevole di WhatsApp e dei social. “È fondamentale supportare con politiche sociali e interventi concreti quella parte della popolazione che si appresta a invecchiare in un mondo che è totalmente diverso da quello in cui è stata adulta – commenta Lava -. Il rischio di sentirsi sopraffatti e arrendersi all’idea di non avere più un ruolo nella comunità è alto e con queste iniziative stimoliamo da una parte la conoscenza e dall’altra il confronto aperto con chi si trova nelle stesse condizioni”. (f.s.)

Nuovo spazio di sostegno per scuola e comunità

I l Comune di Tribano conferma e rafforza il proprio impegno a favore del benessere della comunità scolastica rinnovando il progetto “Spazio di ascolto e sostegno per la comunità scolastica”, un’iniziativa concreta che mette al centro le persone, le relazioni e la cura educativa e che sarà curato dalla dott. ssa Stephanie Antonini. Si tratta di un’azione che guarda al presente ma soprattutto al futuro, con l’obiettivo di contribuire alla costruzione di un ambiente educativo e familiare più resiliente, attento e capace di rispondere ai bisogni di studenti, docenti e famiglie. Lo Spazio di ascolto nasce come un luogo accogliente e inclusivo, pensato per ascoltare, sostenere e valorizzare ogni membro della comunità scolastica. Un punto di riferimento in cui studenti e insegnanti possono trovare un supporto continuativo, grazie a un servizio strutturato in due aree settimanali dedicate all’ascolto e all’accompagnamento. Il progetto si fonda su una visione integrata e multidimensionale del benessere, capace di intrecciare il ruolo della scuola con quello delle famiglie, promuovendo un percorso condiviso di crescita, consapevolezza

e supporto reciproco. Un’alleanza educativa che rafforza il tessuto sociale e contribuisce a creare una comunità più coesa e sensibile ai bisogni di tutti. “Un ringraziamento particolare va alla dottoressa Stephanie Antonini - ha detto il sindaco Cavazzana - che si appresta a svolgere questo prezioso lavoro a fianco di studenti e docenti. La sua professionalità e la sua presenza rappresentano un valore aggiunto importante per l’intera comunità di Tribano. Investire nell’ascolto significa investire nel futuro. Il nostro Comune continua così a dimostrare attenzione, responsabilità e vicinanza concreta alla propria comunità scolastica”. L’iniziativa di istituire sempre con maggiore frequenza e capillarità lo Sportello di Ascolto Psicologico

nelle scuole pubbliche e private si incastra in un progetto più ampio che possiamo dire essere rivolto a migliorare i nostri ragazzi nella loro interezza (fisica e psicologica, umana ed emotiva) e a stimolarne una crescita sia cognitiva che emotiva. La scuola è certamente l’ambito favorito di un intervento psicologico che può collaborare ad affrontare i problemi sempre più presenti in ciascuna delle fasi della crescita individuale prevenendo, così, le problematiche giovanili. Il progetto di ascolto e sostegno non si rivolge esclusivamente al mondo scolastico: lo sportello continuerà infatti anche per gli adulti, confermando l’attenzione del Comune di Tribano verso il benessere psicologico dell’intera comunità. Il servizio sarà curato dalla dottoressa Elisa De Faveri, che metterà a disposizione la propria competenza professionale per offrire uno spazio di ascolto, confronto e supporto dedicato alle esigenze della popolazione adulta. Un’opportunità importante per prendersi cura di sé, rafforzare le risorse personali e affrontare con maggiore consapevolezza le sfide quotidiane.

Cristina Lazzarin

Una delegazione dell’Anci è stata ricevuta dal Papa

“Incontrare il Papa è stata una grande emozione e un giorno che nessuno di noi potrà mai dimenticare”. Con queste parole Massimo Cavazzana, sindaco di Tribano e vicepresidente nazionale di Anci, ha commentato l’udienza privata con Papa Leone XIV, svoltasi nella suggestiva Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano a fine dicembre scorso. L’incontro, promosso da Anci Nazionale, ha riunito una delegazione di amministratori provenienti da tutta Italia. Per il Veneto erano presenti Mario Conte, sindaco di Treviso e presidente di Anci Veneto, e lo stesso Cavazzana, in rappresentanza dei comuni del territorio. Durante l’udienza, il Santo Padre ha rivolto un messaggio forte e profondamente orientato al valore del servizio pubblico. “Le nostre città – ha ricordato Papa Leone XIV – non sono luoghi anonimi, ma volti e storie da custodire come tesori preziosi”. Un invito a esercitare l’autorità con umiltà, onestà e spirito di condivisione, mettendo al centro i più fragili e le comunità locali. Cavazzana ha definito le parole del Pontefice “un richiamo potente alla responsabilità di chi amministra. Il Papa – ha spiegato – ci ha ricordato che ascoltare i più piccoli, dare voce ai poveri e custodire la dignità delle persone è il cuore del nostro impegno quotidiano. Amministrare significa servire, custodire e generare futuro”. L’udienza in Vaticano rappresenta per il sindaco di Tribano un momento di grande valore umano e istituzionale, che rafforza il ruolo dei comuni come primo presidio di prossimità e come luogo in cui si costruisce la qualità della vita delle comunità. Un incontro che, come sottolinea Cavazzana, rimarrà impresso nella memoria e nel cuore, e che segna una tappa significativa nel percorso amministrativo e civico del territorio veneto. (c.l.)

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Daniele Matterazzo conquista il tetto del Cile e issa sull’Ojos la bandiera del Disability Pride

Promossa anche la raccolta fondi a favore della Cooperativa Sociale Magnolia di Piove di Sacco

L a bandiera del Disability

Pride sventola sulla vetta

dell’Ojos del Salado, la montagna più alta del Cile e il vulcano attivo più alto del mondo, con i suoi 6.893 metri di altitudine. Il protagonista di questa impresa è Daniele Matterazzo, 35 anni, originario della provincia di Padova. Nel 2005, a soli 15 anni, Matterazzo è rimasto vittima di un grave incidente stradale in motorino che gli ha causato una severa disabilità fisica, compromettendo in modo permanente l’uso del braccio sinistro.

Dopo anni difficili ha iniziato lunghe traversate a piedi, in solitaria e in totale autosufficiente. Percorsi sempre più impegnativi

in territori selvaggi e remoti come la Lapponia svedese, l’Islanda, l’Irlanda e la Groenlandia. Un ri-

scatto personale e un messaggio per dire che la disabilità non deve essere un ostacolo, un limite, che ciascuno può fare la sua parte con i mezzi che si ritrova. Fino all’ultima impresa: l’Ojos del Salado si trova al confine tra Cile e Argentina, nella regione cilena di Atacama, uno dei territori più suggestivi al mondo dal punto di vista naturalistico, caratterizzato da deserti d’alta quota, montagne innevate, cactus e lagune popolate da fenicotteri rosa.

Sulla cima Daniele ha issato la bandiera del Disabili Pride, caratterizzata da uno sfondo nero attraversato da una banda diagonale multicolore con colori che rappresentano le diverse forme di disabilità: rosso per le disabilità fisiche, giallo per la neurodiver-

La Virtus Bagnoli Arre presenta il suo calendario

Sono tante le iniziative che la Virtus Bagnoli Arre ha in progetto nei prossimi mesi: l’inizio del nuovo anno non si è esaurito infatti con il Torneo della Befana che si è confermato come uno degli appuntamenti più attesi del calcio giovanile locale. Da gennaio tutte le squadre hanno ripreso regolarmente gli allenamenti e le attività programmate, arricchite da alcune esperienze significative. Nel mese di febbraio i Pulcini hanno ospitato i pari categoria dell’Hellas Verona, vivendo un confronto di grande valore tecnico ed emotivo. Nello stesso periodo gli Esordienti sono stati protagonisti di una trasferta speciale a Rasai, dove hanno disputato un’amichevole contro le Dolomiti Bel-

lunesi: un’occasione preziosa per crescere, fare gruppo e misurarsi con realtà diverse. Parallelamente a gennaio è stata avviata la raccolta delle iscrizioni per la 9° edizione del Torneo Giulio Piva, in programma dal 1 al 13 giugno, che coinvolgerà tutte le categorie del settore giovanile. Le aspettative sono alte e l’obiettivo è chiaro. Ripetere, e se possibile superare. l’entusiasmo e la partecipazione vissuti durante il recente Torneo della Befana che ha visto quattro categorie coinvolte, 45 squadre partecipanti, oltre 400 atleti e 112 partite disputate in pochi giorni. Fondamentale il lavoro svolto dietro le quinte da allenatori, dirigenti, accompagnatori e volontari, così come il costante sostegno

sità, bianco per le disabilità invisibili, blu per le disabilità mentali e verde per le disabilità sensoriali. Contemporaneamente all’impresa si è svolta una raccolta fondi a favore della Cooperativa Sociale Magnolia di Piove di Sacco, ente

no profit che opera nella provincia di Padova gestendo servizi diurni e residenziali per persone adulte con disabilità fisiche, cognitive e psico-sensoriali.

delle famiglie, sempre presenti sugli spalti. Tutte queste iniziative testimoniano la vocazione della Virtus Bagnoli Arre: costruire un ambiente sano, formativo e coinvolgente, dove ogni giovane atleta possa crescere attraverso lo sport e sentirsi parte di una comunità viva e attenta. Grande soddisfazione è stata espressa dal presidente della Virtus, Luigi Boaretto: “Siamo orgogliosi della crescita del nostro settore giovanile. Quest’anno abbiamo avviato un importante rinnovamento, con l’ingresso di nuovi allenatori e un progetto che guarda al futuro. Il ritorno del torneo della Befana dimostra che lavorando insieme si può costruire qualcosa di significativo per i ragazzi”. (c.l.)

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La grande attesa del bilancio regionale

Nel corso di tutta la campagna elettorale e per la verità anche in questi giorni, infatti, il presiedente Stefani ha puntato tutti i riflettori sul sociale. Un grande piano casa, nuovo ossigeno alle case di riposo, investimenti nella sanità pubblica e “badanti” di quartiere e condominio. Tutte politiche particolarmente apprezzate anche in modo trasversale tanto che anche le opposizioni sono rimaste spiazzate sentendosi, in un certo senso, “scippate” di cavalli di battaglia storici del centrosinistra. Promesse, poi, che hanno fatto storcere più di qualche naso tra i leader

del centrodestra che, in alcuni casi, hanno letto queste esternazioni come delle tirate di orecchie alle Giunte regionali precedenti.

Quello che però in questo momento conta è che le priorità indicate da mesi dal Presidente Stefani sono economicamente molto costose e, quindi, si torna al passaggio cruciale del bilancio. Ci saranno veramente nel bilancio tutte queste politiche? Questo è quello che ci si chiede da più parti e soprattutto questo è quello che misurerà la forza del Presidente Stefani di dettare la propria agenda.

Certo sullo sfondo restano l’autonomia e ora anche la holding autostradale che potrebbero garantire nuove risorse economiche al Governo regionale, ma non possono costituire il motivo di una radicale inversione di marcia. Quindi tutti in attesa di vedere se la Regione sarà in grado di approvare un bilancio che dia risposte particolarmente robuste in materia di sociale e di sanità pubblica. Il Presidente Stefani si sente sicuro tanto che in questi giorni, mentre tutti corrono a garantirsi un posto lungo le piste da sci, lui continua a visitare ospedali, RSA e cooperative sociali. Non resta che attendere, le aspettative sono molto alte e il rischio politico lo è altrettanto.

“Rendere la vita più semplice agli imprenditori, più concretezza e
“Sulla sburocratizzazione passiamo alla fase operativa, è fondamentale avere anche un nuovo piano del commercio”

Abbiamo incontrato in redazione l’ex sindaco di Cittadella e Padova Massimo Bitonci che dopo una esperienza lunga e prestigiosa a Roma da parlamentare, con incarichi di Governo, torna in Veneto da assessore.

Il primo atto pubblico dell’assessore Bitonci, con deleghe importanti quali quella delle attività produttive, è stato un tavolo che ha messo insieme la Regione tutti gli attori del commercio e del mondo delle imprese. Parola d’ordine?

“Sburocratizzazione” risponde sicuro Massimo Bitonci, l’assessore di più lunga e spessa esperienza tra quelli che il presidente Alberto Stefani ha scelto nella composizione della squadra di Governo. Già sindaco a Cittadella e successivamente a Padova, parlamentare e sottosegretario di Stato.

Bitonci deve mettere mano a dossier particolarmente delicati.

“Quella di affrontare il tema della sburocratizzazione è stata una importante iniziativa del presidente Alberto Stefani. L’abbiamo detto più volte durante la campagna elettorale, adesso si passa alla fase operativa. Seguo

meno burocrazia in Veneto”

economiche coinvolgeremo per la massima trasparenza ance i media e la stampa”.

il tema della sburocratizzazione da anni, anche a livello nazionale, e so quanto le imprese, più che incentivi, più che forme di finanziamento chiedono la semplicità nelle procedure e quindi la sburocratizzazione”.

Cosa vuol dire in concreto sburocratizzare?

“Significa rendere più semplice la vita agli imprenditori: ridurre il numero degli incentivi, che a livello nazionale veicolati poi dalle regioni sono oltre duemila, cercare di fare un lavoro anche di monitoraggio, accesso unico attraverso portali unici, utilizzo della tecnologia, cioè la digitalizzazione: è quello che ci aiuterà moltissimo nel tema della semplificazione. La digitalizzazione è anche un obiettivo del del piano di ripresa e resilienza, di carattere europeo”

Il tavolo della sburocratizzazione con il mondo delle imprese del commercio e dell’imprenditoria tornerà a riunirsi?

“Io penso che questo tavolo vada convocato ogni volta che si verificano i passaggi e quando misuriamo quelli che sono stati i miglioramenti, su alcuni processi, quindi dopo nascerà proprio anche un reporting: oltre a coinvolgere le categorie

Giace dalla precedente legislatura il piano del commercio. Quali sono le novità su questo dossier?

“Il dialogo con commercianti e artigiani coinvolti è continuo: dovremmo trovare una soluzione, anche perché diventa assolutamente fondamentale avere un nuovo piano del commercio in un momento così delicata di crisi degli esercizi, soprattutto di vicinato, dei centri storici, dei borghi, delle delle città, dove l’intervento regionale non può risolvere tutto, però può dare degli incentivi economici, può cercare di dare delle linee di intervento magari anche importanti per per le vetrine, per addobbare i negozi cercare anche di effettuare delle politiche a favore del riordino del sistema anche all’interno dei centri storici, perché alcune attività siano ammesse, perché altre attività magari non siano ammesse, perché se abbiamo anche dei salotti, dei gioielli all’interno delle città, è giusto che ci siano dei negozi adeguati alle nostre città d’arte”.

Sindaco a Cittadella, sindaco a Padova, parlamentare semplice ma anche Sottosegretario di Stato e adesso Assessore regionale. Qual è la differenza di questo ruolo rispetto ai precedenti e come i precedenti pos-

sono dare una mano a interpretare meglio questo ruolo?

“Ho sempre pensato che quando si ha un ruolo di Governo che sia di governo territoriale, oppure come è stato nel mio caso Sottosegretario del ministero dell’Economia prima, e poi delle Imprese successivamente, e adesso Assessore della Giunta di del presidente Stefani, bisogna avere un approccio

pragmatico. E questo è più facile chi ha fatto il sindaco come me e come lo stesso presidente Stefani: ti crea quella base per poter capire come funziona la pubblica amministrazione, come funziona un Comune che poi come l’Italia, o nel nostro caso il Veneto dei Comuni ha bisogno di più concretezza e meno burocrazia”.

Alberto Gottardo

Massimo Bitonci

Trasporti. L’assessore regionale Diego Ruzza

Biglietto unico, Olimpiadi infrastrutture e sostenibilità

Il Veneto accelera sul fronte delle infrastrutture e della sostenibilità. Abbiamo incontrato l’assessore regionale ai trasporti, Diego Ruzza, per fare il punto sui grandi cantieri aperti,fino all’ambizioso progetto del biglietto unico regionale.

Assessore, partiamo dalle due varianti stradali inaugurate nel Bellunese proprio all’arrivo della fiamma olimpica a Cortina. Che valore ha questo traguardo?

Si è percepito il grande desiderio di dare una svolta viabilistica in una zona fragile come il Bellunese. Concludere i lavori in tempo per le Olimpiadi e Paralimpiadi è stato fondamentale. È stato bello vedere la partecipazione della popolazione che non vedeva l’ora di vedere quel nastro tagliato. Quanto ha influito la scadenza olimpica sulla velocità di questi cantieri?

Le Olimpiadi sono un’opportunità. Significa fare investimenti che poi rimangono nel tempo e migliorano la qualità della vita dei cittadini. Sicuramente ha aiutato a concludere opere importanti.

Parliamo di opere complesse: la variante di Tai di Cadore ha una galleria di 1000 metri, quella di Valle di Cadore di oltre 600. Ingegneristicamente non è stata una passeggiata.

Esattamente. Portare a termine lavori di tale complessità strutturale in quei territori è stata veramente un’impresa titanica. Ma la cosa più importante è che queste opere sono eterne: rimangono lì per pendolari, cittadini e turisti per gli anni a venire».

A Padova ha presentato 22 nuovi autobus sostenibili di Busitalia. Di che investimento parliamo?

Parliamo di 22 autobus di nuova generazione per il traffico extraurbano, con una capienza fino a 118 passeggeri. L’investimento è di circa 9,7 milioni di euro, finanziati per l’80% da fondi regionali. Dal 2018 la Regione è impegnata in un ammodernamento massiccio: abbiamo già stanziato complessivamente circa 300 milioni di euro, attingendo anche al PNRR. Questo ci ha permesso di

rinnovare il 50% della flotta veneta, che conta 3.200 mezzi.

Perché puntare proprio sul metano?

«Si va verso una reale sostenibilità. Il metano ha un bassissimo impatto e migliora la qualità dell’aria nella nostra regione. È un percorso avviato sul quale non si può assolutamente tornare indietro.

Un tema molto caro ai veneti è il “biglietto unico”. A che punto siamo?

Insieme al presidente la riteniamo una priorità da accelerare. Ci stiamo già impegnando con le strutture tecniche per arrivare al 2026, l’anno della svolta. L’obiettivo è un ticket unico che permetta di spostarsi su tutto il territorio regionale utilizzando gomma, treno e navigazione.

Assessore, lei ha una laurea in psicologia clinica. Le è servita in questo incarico?

Lo confermo al 100%. Quando mi hanno affidato l’assessorato mi dissero che gli studi in psicologia mi sarebbero serviti, oggi posso dire che è assolutamente così.

Infine, un accenno all’Alta Velocità. Quali sono le prossime mosse?

Stiamo monitorando costantemente i cantieri con RFI. È una grandissima opportunità per accorciare i tempi di trasporto per persone e merci. A breve avremo una cabina di regia per verificare l’avanzamento dei lavori su tutto il territorio regionale.

I conti della Regione. Filippo Giacinti
“Nuovo

bilancio per il Veneto diciamo no alle nuove tasse”

Filippo Giacinti, neo assessore regionale al bilancio, patrimonio, affari generali e agenda digitale si trova oggi a gestire la complessa macchina finanziaria della Regione Veneto in un momento cruciale: il passaggio dall’esercizio provvisorio all’approvazione del bilancio di previsione 20262028.

Assessore Giacinti, la Giunta ha appena approvato le direttive per il bilancio 20262028. Quali sono i tempi previsti per l’approvazione definitiva e quali le priorità strategiche?

La priorità assoluta è uscire quanto prima dall’esercizio provvisorio per consentire alla Regione di spendere appieno le risorse necessarie ai servizi per cittadini e imprese e per lo sviluppo del territorio. Con l’approvazione delle direttive abbiamo individuato i budget; ora le strutture, insieme agli assessori, costruiranno i documenti tecnici: la legge di stabilità e il collegato. L’obiettivo è il voto in Consiglio regionale entro il 30 aprile. Cercheremo di anticipare i tempi il più possibile, garantendo però la qualità del dibattito, sia in Giunta che in Consiglio. Negli anni passati l’amministrazione regionale ha fatto del “no alle tasse” un proprio vessillo. Continuerete su questa strada, nonostante le preoccupazioni espresse in passato dal suo predecessore Calzavara?

In questo primo bilancio non prevediamo alcuna manovra sulle entrate: non ci sarà l’applicazione dell’addizionale IRPEF né modifiche ai tributi attuali. L’unica variazione riguarderà il recupero dell’evasione fiscale. Credo fermamente che l’equità fiscale sia un obiettivo di giustizia sociale: abbiamo prospettato un piano incisivo per recuperare alcune decine di milioni di euro da reinvestire nei servizi ai cittadini. Anche le categorie economiche avevano espresso timori per un eventuale aumento dell’Irap. Cosa risponde al mondo produttivo?

Posso confermare che le tasse e i tributi

regionali rimarranno invariati. Per quanto riguarda le imprese, punteremo sulla lotta all’evasione e, soprattutto, sulla semplificazione. Il tavolo della sburocratizzazione, promosso dal Presidente e dall’assessore Bitonci, dimostra la nostra attenzione verso il sistema produttivo.

Parlando di cifre, la sanità quanto pesa effettivamente sul totale delle risorse regionali?

La sanità assorbe circa 11 miliardi di euro su un bilancio complessivo di 18 miliardi. A questi si aggiungono diversi milioni per i cosiddetti “Extra-LEA”, ovvero le prestazioni che non rientrano nei livelli essenziali di assistenza minimi definiti dallo Stato. È evidente come rappresenti la parte assolutamente preponderante del nostro impegno finanziario.

Spostandoci sul piano politico, lei è un esponente di Fratelli d’Italia. Come valuta l’attuale leadership di Giorgia Meloni e il futuro del partito?

Credo che Giorgia Meloni abbia restituito al nostro Paese una centralità internazionale riconosciuta da tutti gli osservatori. Ha saputo costruire una leadership capace di compattare tutto il centrodestra, guidandolo verso riforme strutturali attese da anni. Oggi l’Italia si muove in Europa e nel mondo con una rinnovata e grande autorevolezza.

Diego Ruzza
Filippo Giacinti

della giustizia, scocca l’ora della verità La politica si divide sul futuro della magistratura

Il fronte del “Sì” punta sull’imparzialità dei giudici e la fine delle correnti nelle Procure, i sostenitori del “No” temono per l’indipendenza della magistratura e l’ingerenza dell’Esecutivo

I l prossimo 22 e 23 marzo i cittadini veneti e italiani saranno chiamati a un appuntamento cruciale con le urne per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Al centro della consultazione, la “separazione delle carriere”, una modifica che punta a dividere i percorsi professionali di chi accusa e di chi giudica. Trattandosi di un referendum confermativo, è importante ricordare che non è previsto il quorum: la riforma passerà o sarà bocciata sulla base della maggioranza dei voti validamente espressi, indipendentemente dall’affluenza. Il cuore del quesito riguarda la scissione tra i ruoli di Pubblico Ministero e Giudice. Se oggi un magistrato può, pur con limitazioni, passare da una funzione all’altra, la vittoria del Sì renderebbe questa separazione

definitiva sin dall’ingresso in magistratura. La riforma prevede inoltre la creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura (uno per i giudicanti e uno per gli inquirenti) e l’introduzione del sorteggio per la scelta dei componenti, con l’obiettivo dichiarato di contrastare il peso delle “correnti” associative. Nel dibattito che ha animato le piazze e le istituzioni del nostro territorio, il fronte del Sì punta tutto sull’imparzialità del giudice. Tra le voci più autorevoli del panorama giuridico veneto, l’avvocato Renzo Fogliata, già Presidente della Camera Penale Veneziana, sostiene la necessità della riforma come atto di civiltà giuridica: «È fondamentale che chi giudica sia equidistante tra accusa e difesa. La separazione delle carriere non è un attacco ai

magistrati, ma una garanzia per il cittadino». Sul piano politico, il centrodestra veneto è compatto. Tra i sostenitori più convinti c’è Flavio Tosi, eurodeputato e coordinatore regionale di Forza Italia. “La riforma rappresenta una vittoria storica del centrodestra – afferma - e una risposta alle criticità emerse negli ultimi anni, con scandali come quello legato a Palamara che hanno evidenziato la spartizione delle procure da parte di correnti politiche, in particolare di sinistra. Il nuovo sistema, con il sorteggio dei membri del Csm, favorirà una maggiore eterogeneità e limiterà l’influenza delle correnti sulle nomine, tutelando l’autonomia dei magistrati più indipendenti”. La riforma, conclude Tosi, non tocca i principi fondamentali della Costituzione né il sistema proporzionale di nomina, ma mira a rendere le nomine più trasparenti e meno influenzate dalle correnti. Di parere opposto sono i detrattori della riforma, che vedono nel cambiamento un rischio per l’autonomia della magistratura dal potere politico. Loren-

zo Miazzi, magistrato e Presidente di sezione presso la Corte d’Appello di Venezia, solleva dubbi sulla frammentazione del CSM, avvertendo che isolare il Pubblico Ministero potrebbe, nel tempo, portarlo sotto l’influenza dell’esecutivo. Anche il centrosinistra si è mobilitato. Elly Schlein, intervenuta a Padova per sostenere il fronte de “No”, va dritta al punto: “È una riforma sbagliata nel metodo e nel merito, una riforma di potere, che serve a un governo convinto che vincere le elezioni dia diritto a non essere giudicato. L’unica cosa che fa questa riforma è spaccare il Csm, che la Costituzione indica come il governo autonomo della magistratura. L’indipendenza

della magistratura non è una tutela dei magistrati, ma una garanzia per i cittadini, perché possano far valere i propri diritti”. Andrea Martella, segretario regionale del PD, esprime preoccupazione per una riforma definita “punitiva” nei confronti dell’ordine giudiziario: “Il vero problema della giustizia in Veneto sono le carenze di organico e i tempi infiniti dei processi, non la separazione delle carriere, che rischia solo di creare magistrati-funzionari”. Nel momento in cui andiamo in stampa, a metà febbraio, i sondaggi danno in leggero vantaggio il fronte del “No” ma sono ancora molti gli indecisi che sceglieranno se e come votare solo negli ultimi giorni.

Elly Schlein Flavio Tosi

“Felice Maniero, ex genio del crimine: oggi è incapace di intendere e volere”

M aurizio Dianese, decano del giornalismo veneto, conosce Felice Maniero meglio di chiunque altro. Da cronista ha seguito per anni l’attività criminale di “Faccia d’Angelo” e della Mala del Brenta; poi, nel corso degli anni, ha scritto una serie di libri importanti per capire un fenomeno che ha segnato profondamente il nostro territorio (e non solo). Dianese è appena tornato in libreria con “Come me nessuno mai.

Le mille vite di Felice Maniero bandito” (SEM edizioni). Un libro che arriva dopo anni di inchieste, processi, ricostruzioni giornalistiche. Questa volta, però, Maurizio Dianese aggiunge un tassello decisivo: la voce diretta di Felice Maniero, con cui è stato a stretto contatto per mesi proprio per scrivere questo libro. Ne viene fuori il ritratto definitivo dell’ex boss della Mala del Brenta e, insieme, quello di un Nordest che cresceva a ritmi vertiginosi e che si è arricchito a dismisura (anche sporcandosi le mani).

Allora Maurizio, possiamo dire che questo è il libro definitivo su Felice Maniero?

Di definitivo c’è solo la morte. Però sì, è il libro che chiude il cerchio. Le ricostruzioni precedenti erano tutte giornalistiche. Qui, invece, ci sono conferme dirette di Maniero. Non racconta chissà quali segreti inediti, ma colma vuoti importanti. L’infanzia, la famiglia, il rapporto con la madre e con la figlia. Sul passato criminale sapevamo già quasi tutto, ma aggiunge elementi decisivi su un paio di omicidi strategici.

Nel libro emerge forte il lega-

me tra Maniero e il Nordest. Maniero è parte integrante della storia del Nordest. Lui stesso è consapevole di essere arrivato nel momento giusto. Nasce a Campolongo Maggiore, in una zona di miseria estrema. Poi il Veneto diventa la locomotiva d’Europa. Capisce che può passare dal furto di salumi ai lingotti d’oro. Alla fine degli anni Ottanta svuota i laboratori orafi vicentini. Parliamo di quintali, forse tonnellate d’oro. C’erano soldi ovunque. Lui intercetta quel flusso e lo trasforma in potere criminale.

Oggi che uomo è Felice Maniero?

Fino a pochi mesi fa era affaticato, ma ancora lucido. Oggi non è più in grado di articolare una frase compiuta. Gli psichiatri parlano di depressione accompagnata da decadimento cognitivo. È successo tutto in modo impressionante, nel giro di sei mesi. Da boss lucido a persona fragile, incapace di stare in società, di capire dove si trova. Non lo dico per giustificarlo. Anzi. Avrei preferito che restasse lucido e facesse i conti con una vecchiaia normale. Invece è condannato a una vita in una casa di riposo, isolato, perso. Maniero era attaccatissimo alla madre, tanto che venne soprannominato “cotoea” perché da piccolo era sempre attaccato alle gonne (cotoe) di sua madre.

Può essere che sia stata proprio la morte della madre ha dargli il colpo definitivo?

Sì, non c’è dubbio. Gli psichiatri dicono che la vera botta è arrivata quando gli hanno comunicato la morte della madre. Ne aveva parlato tante volte, sembrava preparato. In realtà non lo era. Da lì perde il contatto con la realtà. È paradossale, se pensiamo a quanto fosse centrale quella figura anche nella sua attività criminale.

Nel libro smonti molti miti, a partire proprio dal ruolo di Lu-

cia Carrain (la madre di Maniero) all’interno della Mala.

Maniero ha sempre raccontato tante bugie, soprattutto su sua madre, dipinta come una donna religiosa, integerrima, estranea a tutto e che aveva sempre contrastato il figlio bandito. Non è vero. Faceva parte della banda. Ha riciclato decine di miliardi di lire. Lo dice lui a verbale. Quando gliel’ho fatto notare, ci siamo scontrati duramente. Ha sempre cercato di proteggerla, fino a ottenere per lei l’immunità. Ogni volta che veniva chiamata a testimoniare, si avvaleva della facoltà di non rispondere.

Maniero è stato anche un personaggio mediatico unico, anche se forse un po’ sottovalutato dalla stampa nazionale, non credi?

Il libro si intitola “Come me nessuno mai” per un motivo: Felice Maniero è stato il più grande bandito del Nord Italia. Su questo non ci sono dubbi. Per omicidi, rapine, controllo del territorio. Se facciamo un paragone con Vallanzasca, che ha preso 3 ergastoli per 3 omicidi, non c’è confronto: Maniero in un fine settimana faceva rapine più grandi di quanto abbia mai fatto in vita Vallanzasca. Per non parlare degli omicidi… Eppure, da un punto di vista della “stampa” e del ritorno sui media, spesso è stato sottovalutato a li-

vello nazionale. Diciamo che ha pagato il fatto di operare in Veneto, lontano dai riflettori di Milano, Torino o Roma. Con la stampa era abilissimo. Sceglieva giornalisti che non conoscevano la sua storia e vendeva la versione che voleva. Che fine ha fatto l’universo della Mala del Brenta?

La banda finisce nel 1995. Senza Maniero non esiste. Lui l’ha creata, strutturata, guidata. Dopo restano solo scampoli. Personaggi marginali che si sono reinventati. Ma non c’è nessuno che abbia davvero raccontato i segreti della banda come lui.

Qual è l’eredità che la Mala del Brenta lascia al Nordest?

La peggiore possibile. Maniero ha aperto la strada alle mafie. Ha fatto accordi con Cosa Nostra, Camorra, ’Ndrangheta. Quando la banda cade resta un vuoto in cui si sono infilati tutti. Oggi in Veneto troviamo ogni tipo di criminalità organizzata. Sarebbero arrivati comunque, ma non con questa rapidità. Maniero è stato il detonatore. Un genio criminale che ha lasciato dietro di sé un territorio più ricco e più fragile.

Giacomo Brunoro

• Chi è Giacomo Brunoro

Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.

Veneto2 4 passa al sistema di ultima generazione DAB che permette di ascoltare anche la radio con una qualità audio per fetta.

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IL CUORE ANTICO E LO SGUARDO GIOVANE

L’Arte del Restauro secondo Il Marangon

Vil tempo non è un nemico, bensì un prezioso alleato: la bottega Il Marangon Restauri. Non è una semplice falegnameria, ma un vero e proprio laboratorio di cultura e manualità, un posto in cui Il Marangon lavora sull’emozione. Chi non possiede un vecchio mobile di famiglia – l’armadio della nonna, la credenza ereditata – magari un po’ rovinato, ma carico di ricordi? Spesso si pensa che siano oggetti da scartare. Invece, Il Marangon offre la possibilità di compiere un vero e proprio recupero. L’oggetto viene sottoposto a un meticoloso restauro che lo salva dal degrado e, se lo si desidera, può essere ripensato e trasformato in un pezzo attuale. Si adatterà perfettamente a una casa moderna,

non si ricorda più, è un luogo dove il lavoro artigianale di pialle e scalpelli regna incontrastato, simboleggiando il tempo e la cura dedicati a ogni singolo progetto. Ed è qui che il cerchio si chiude: l’abilità del restauro è il punto di partenza per l’innovazione. Le tecniche antiche vengono messe al servizio della decorazione e del design, creando pezzi unici. Che si tratti di dare una nuova laccatura o una finitura particolare a un mobile ereditato per renderlo moderno, o di realizzare un pezzo completamente nuovo e su misura, Il Marangon garantisce la massima personalizzazione. È la sintesi perfetta tra il rispetto per il passato e la libertà creativa per il futuro.

In un mondo in cui la velocità spesso sacrifi ca la qualità, l’opera de Il Marangon Restauri ci ricorda il valore inestimabile della durata e della bellezza che resiste. È una testimonianza viva di come la sapienza artigianale, fatta di pazienza, cura e profondo rispetto per la materia, sia non solo un baluardo culturale, ma anche la chiave per un futuro più consapevole e duraturo. La missione è dare forma e nuova vita, trasformando il passato in un elemento essenziale per l’estetica del domani. Il Marangon Restauri è la prova che il vero artigianato locale sa guardare avanti, offrendo un valore che dura nel tempo. Scegliere i suoi

LDespar Nord sostiene l’identità locale tra arte, restauro ed enogastronomia

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Un impegno che prende forma nei luoghi, nelle persone

noscere il valore della “cultura del fare”, sostenerla nel tempo e restituirla alle comunità sotto forma di bellezza, opportunità e memoria condivisa.

D fiancare il territorio attraverso progetti che spaziano dalla tutela del patrimonio architettonico alla valorizzazione delle produzioni locali, fino alla salvaguardia della cultura gastronomica. Un impegno trasversale che nasce da un profondo senso di responsabilità verso le città e le persone che le abitano.

U tervento avviato nel 2016 sull’ex Cinema Teatro Italia nel cuore di Venezia: un edificio neogotico e liberty dei primi del Novecento, rimasto a lungo in stato di abbandono e riportato oggi a nuova vita grazie a un importante progetto di restauro e riallestimento. Un recupero che ha restituito alla città un luogo di grande valore storico e simbolico.

nascimentale Palazzo Nogarola Guarenti. Interventi che testimoniano la volontà dell’azienda di proteggere e rilanciare beni architettonici che rappresentano da sempre l’identità culturale del el 2019 Despar Nord ha inoltre contribuito alla riqualificazione di una porzione dell’ex Foro Boario di Prato della Valle a Padova, in un contesto di straordinario valore storico-artistico. Un progetto realizzato nel pieno rispetto delle caratteristiche originarie dell’edificio, frutto di un dialogo costante con la Soprintendenza e delle Belle Arti, che ha permesso di coniugare tutela e nuova fun-

a le eccellenze da preservare non sono soltanto fatte di pietra. Sono anche il risultato del lavoro quotidiano di uomini e donne che, con passione, custodiscono saperi antichi e li trasformano

per il

L o stesso approccio ha guidato Despar Nord anche in precedenti operazioni di ristrutturazione di palazzi storici come quello di Verona, Vicenza e Trento, dove nel 2014 è stato recuperato il ri-

propria identità, portando sulle

nate da un profondo legame con

Lo sviluppo insieme al territorio: Despar Nord e il sostegno all’eccellenza

Despar Nord per la tradizione culinaria: il “Ricettario anonimo padovano”

Storia e sapori: Un manoscritto del ‘400 svela la cultura alimentare di Padova.

Despar Nord promuove la ricerca per legare qualità, tradizioni e territorio

Il “Ricettario Anonimo Padovano” nasce dallo studio e dalla passione di Marina Scopel, storica della gastronomia e curatrice del volume, con il contributo di Otello Fabris e del professore Danilo Gasparini, e con il sostegno di Despar Nord. Si tratta di un raro manoscritto del XV secolo, conservato presso la Ruskin Gallery degli Sheffield Museums nel Regno Unito. Redatto in forma anonima ma attribuibile con grande probabilità a un autore padovano – forse un copista, come suggerisce l’accurata calligrafia – il ricettario si colloca in un periodo di grande fermento culturale, in cui la cucina riscopre il proprio ruolo come spazio di convivialità, piacere e condivisione.

Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta . Ascoltaci in tutto il Veneto in

Nord anche la salvaguardia della memoria culinaria locale, di quel mosaico di sapori, nozioni e ricette che si sono tramandati nei secoli. Così, per celebrare la convivialità e il legame tra passato e presente, il marchio dell’Abete ha deciso recentemente di contributario del XV secolo, conservato seums nel nord dell’Inghilterra e rimasto anonimo ma redatto nuziosamente i profumi e gusti di una città, Padova, incrocio di minanti e contaminate. Un gesto concreto per custodire un’eredità

zione e innovazione convivevano anche a tavola. Ne emerge un affresco ricco e affascinante della cultura alimentare dell’epoca.

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Le ricette raccolte nel manoscritto, diverse tra loro per stile e impostazione, riflettono la vivacità intellettuale della Padova del basso Medioevo, dove tradi-

Per Despar Nord, sostenere questo progetto significa contribuire alla riscoperta delle radici più profonde dell’arte culinaria, nella consapevolezza che ogni ricetta è molto più di una semplice istruzione: è un frammento di storia, una memoria da tramandare, una testimonianza viva di identità.

Un impegno che guarda al passato per dare valore al presente e costruire, giorno dopo giorno, un futuro fatto di qualità, rispetto e appartenenza, difendendo e rispettando quelle tradizioni che da sempre hanno caratterizzato e continueranno a caratterizzare il rinomato patrimonio enogastronomico dei nostri territori.

Tenuta Amadio
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Alta complessità, innovazione e nuove infrastrutture: il bilancio di fine mandato

Giuseppe Dal Ben chiude il mandato il 28 febbraio 2026, salvo eventuali proroghe tecniche, all’Azienda Ospedale di Padova: investimenti, primati clinici e la sfida di Padova Est

IIl 28 febbraio 2026, salvo eventuali proroghe tecniche, si chiuderà il mandato del Direttore Generale dell’Azienda Ospedale–Università di Padova, una delle realtà sanitarie di riferimento a livello nazionale per l’alta complessità. Sono stati anni segnati da investimenti strutturali, innovazioni cliniche e passaggi decisivi per il futuro, dal Nuovo Ospedale Pediatrico al percorso verso Padova Est – San Lazzaro. Un bilancio che intreccia risultati concreti e visione strategica. L’Azienda Ospedaliera di Padova è un punto di riferimento nazionale per l’alta complessità: che bilancio traccia oggi del percorso compiuto sotto la sua direzione?

Sono stati anni di grande impegno e concentrazione. Il primo ringraziamento va ai medici, agli infermieri e a tutto il personale sanitario per la professionalità dimostrata.

L’ultimo anno ha segnato passaggi concreti, non solo annunci. Nel 2024 abbiamo completato interventi strutturali strategici: l’adeguamento del Pronto Soccorso con la nuova Tac, la risonanza magnetica al Sant’Antonio, i laboratori di citofluorimetria e immunometria al Giustinianeo e l’ammodernamento della Medicina Nucleare. Sono state inaugurate nuove terapie intensive e i laboratori di biologia molecolare, con investimenti complessivi di diversi milioni di euro.

Parallelamente sono in corso opere rilevanti, dalla nuova Anatomia Patologica alla riqualificazione di reparti e laboratori, mentre il 2025 ha segnato un traguardo storico con l’apertura del Nuovo Ospedale Pediatrico del Veneto “Salus Pueri” e il passaggio decisivo della conferenza dei

servizi per il Nuovo Ospedale di Padova Est – San Lazzaro.

Il filo conduttore è stato investire in spazi, tecnologie e organizzazione per sostenere l’alta complessità e rafforzare la rete regionale.

Quali traguardi di eccellenza clinica e scientifica ritiene più significativi raggiunti in questi anni?

L’eccellenza è frutto di un lavoro multidisciplinare che ha rafforzato l’attrattività del centro per pazienti e professionisti da tutta Italia. Nel 2024 sono stati eseguiti 413 trapianti, con 179 interventi in urgenza nazionale. Padova è prima in Italia per trapianti di rene e di polmone e seconda nella classifica complessiva. Tra i risultati più significativi, il primo trapianto di fegato completamente robotico al mondo, con l’organo mantenuto in perfusione durante

l’intervento, e il raggiungimento del 700° trapianto di polmone. Non meno rilevante l’intervento neurochirurgico su un bambino operato da sveglio per una lesione profonda: una procedura rarissima a livello internazionale, che ha permesso di monitorare in tempo reale le funzioni cognitive riducendo al minimo il rischio di deficit permanenti. Risultati che confermano la capacità dell’Azienda di essere polo di innovazione oltre che di assistenza.

La nuova Pediatria rappresenta uno degli interventi più attesi e simbolici: che valore ha per Padova e per il Veneto?

Il Nuovo Ospedale Pediatrico del Veneto “Salus Pueri” è molto più di un edificio: è una scelta strategica. Si sviluppa su 20 mila metri quadrati, con 155 posti letto e sei sale operatorie interamente dedicate,

per un investimento complessivo di 107 milioni di euro.

È oggi il più grande istituto pediatrico del Nord Est: ogni anno registra circa 10 mila ricoveri, 25 mila accessi al Pronto Soccorso e oltre 320 mila visite ambulatoriali. Le camere sono progettate per accogliere anche i caregiver, perché la cura pediatrica coinvolge sempre l’intera famiglia. Rappresenta un presidio di eccellenza per il Veneto e un investimento sul futuro della sanità pediatrica ad alta specializzazione. Come si tiene insieme il ruolo di grande hub ospedaliero, la collaborazione con l’Università e la sostenibilità di un sistema sempre più complesso?

L’integrazione con l’Università è il motore che trasforma ricerca e formazione in qualità delle cure. Il modello dell’Azienda Ospedale–Università integra assistenza,

didattica e innovazione in un unico sistema. Un esempio concreto è la galenica clinica personalizzata: nei reparti pediatrici il 44% dei farmaci è sottoposto a manipolazione per adattare le terapie ai singoli pazienti. Oggi possiamo contare su una tecnologia di stampa 3D, unica in Italia, capace di produrre dosi personalizzate, compresse multistrato e formulazioni su misura. È medicina personalizzata applicata alla pratica clinica quotidiana. Guardando avanti, quale sfida considera prioritaria per mantenere l’Azienda ai vertici della sanità italiana ed europea? La sfida ha un nome preciso: il Nuovo Ospedale di Padova Est – San Lazzaro. Non è solo un ampliamento, ma un cambio di paradigma. Consentirà di superare la frammentazione delle sedi storiche e progettare percorsi di cura costruiti attorno al paziente. La conferenza dei servizi ha segnato un punto di svolta: ora la sfida è trasformare il progetto in cantiere e il cantiere in una struttura operativa capace di rispondere alla crescente domanda di alta complessità, con tecnologie avanzate e modelli organizzativi innovativi. Mantenere la leadership significa avere infrastrutture adeguate alla medicina del futuro. Il bilancio di fine mandato restituisce l’immagine di un’Azienda che ha consolidato il proprio ruolo di hub nazionale dell’alta specializzazione, investendo in infrastrutture, tecnologia e integrazione con l’Università. Dai primati nei trapianti alla nuova Pediatria, fino alla prospettiva di Padova Est, il percorso compiuto traccia una linea chiara: rafforzare l’eccellenza clinica e preparare la sanità padovana alle sfide dei prossimi decenni.

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Sanità e IA. 244 milioni e più servizi nel piano 2021-2025

ULSS 6 Euganea, Fortuna alla fine del mandato: “Fare memoria per costruire il futuro”

Il direttore generale di Ulss 6 Euganea, in scadenza il 28 febbraio, presenta il Bilancio 2021-2025: 244 milioni di investimenti, crescita dell’attività e una sanità che dialoga con l’AI.

Apochi giorni dalla scadenza del suo mandato, fissata per il 28 febbraio, Paolo Fortuna traccia un bilancio dei cinque anni alla guida dell’ULSS 6 Euganea. Non un consuntivo celebrativo, ma – come lui stesso precisa – un esercizio di responsabilità verso il territorio.

“Il bilancio di mandato non nasce per celebrare quello che è stato fatto, ma per fare memoria di cosa è successo”, afferma. “Partire da ciò che è accaduto serve per dare le linee attraverso cui l’azienda dovrà mantenere e sviluppare la sanità nel territorio di Padova”.

Il documento ripercorre il quinquennio 2021-2025, anni complessi segnati prima dalla pandemia e poi dalla ripartenza, fino alla piena attuazione degli interventi del PNRR. È una pubblicazione “agile ma densa”, costruita sui dati del controllo di gestione e delle principali fonti istituzionali, ma con una caratteristica innovativa. “È un bilancio molto interattivo. Troverete molti QR code attraverso i quali ci si aggancia a un sistema di intelligenza artificiale locale. I dati possono essere letti facendo domande specifiche”. In questo modo il cittadino può “aprire un mondo di analisi e informazioni su quello che è stato fatto”, dialogando direttamente con il documento.

I numeri raccontano un’azienda che ha continuato a crescere nonostante le difficoltà. Gli investimenti complessivi hanno raggiunto i 244,5 milioni di euro, in gran parte destinati all’edilizia sanitaria e alle tecnologie. L’attività è aumentata: +20% i ricoveri nel quinquennio, +7% le prestazioni ambulatoriali, +30% la chirurgia programmata. Significativi anche i risultati della prevenzione, come la riduzione del

65% dei ricoveri per bronchiolite nei neonati grazie alla campagna vaccinale. Ma per Fortuna il risultato più importante non è solo nei numeri. “Questo lavoro non è stato fatto da Paolo Fortuna, ma dall’azienda, dai dipendenti, dai dirigenti. È frutto dei più di 7.000 dipendenti”. E sottolinea: “Il migliore valore aggiunto che ho potuto apprezzare in questi anni è stata l’identità aziendale. Si è partiti da Ulss e oggi c’è un’azienda che si sente azienda, con un forte aumento del senso di appartenenza”.

Un percorso che non è stato privo di difficoltà. “Evolvono i bisogni, evolvono le risposte. Ci sono punti di caduta in un sistema così complesso, ma è importante sottolineare che grazie a tutti ci si rialza”. Il riferimento va ai momenti più critici del mandato: la campagna vaccinale Covid, con picchi di 13 mila somministrazioni al giorno, e la pronta reazione all’attacco hacker che ha garantito continuità operativa.

Con la fine del mandato alle porte, Fortuna indica anche le direttrici che dovranno guidare il futuro dell’azienda. La prima è etica: “La prossimità e l’accompagnamento della persona fragile devono essere parole chiave. Dobbiamo chiederci quotidianamente se l’accesso è garantito a tutti”. Universalità, equità, trasparenza e sobrietà restano i principi cardine.

La seconda è epidemiologica. Denatalità, invecchiamento e fragilità crescente richiedono nuovi modelli organizzativi. “Internet è spesso corriere di fake news. Dobbiamo contrastare la sanità fai da te con asset comunicativi rapidi e sicuri”. La terza direttrice è organizzativa. “C’è bisogno di una sanità flessibile, che si reingegnerizzi continuamente”. Case di

Comunità, Ospedali di Comunità, telemedicina e sostegno ai Pronto Soccorso sono le priorità, insieme alla valorizzazione del personale. “La retention e il welfare aziendale sono fondamentali. Trattenere le persone e farle vivere bene nell’ambiente lavorativo è un’azione strategica”. Infine la traiettoria tecnologica. “La rapida evoluzione tecnologica, dalla robotica alla telemedicina, sarà un supporto fondamentale, sempre nel rispetto della sicurezza dei dati”. Anche l’intelligenza artificiale, precisa, “deve essere sicura e il medico deve rimanere l’ultimo a decidere”, pur potendo contribuire a snellire i processi amministrativi. Alla vigilia della conclusione del suo incarico, il direttore generale consegna così un bilancio che è anche un passaggio di testimone. “Non è la fine di un percorso, ma l’inizio di una nuova fase. Dai bisogni che continueranno ad evolvere dovrà nascere una sanità moderna, resiliente e sempre più vicina alle persone”.

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Territorio. Concluso il maxi trasloco nel nuovo polo pediatrico da 107 milioni di euro

Salus Pueri: nuovo ospedale pediatrico del Veneto operativo

l trasferimento è iniziato alle 7.50, con il primo paziente accolto in Terapia intensiva pediatrica. Si è concluso poco dopo mezzogiorno, alle 12, con l’ingresso dell’ultimo bambino in Nefrologia pediatrica. In mezzo, una mattinata scandita da tempi precisi, percorsi dedicati e un’organizzazione chirurgica: 61 bambini e ragazzi, dai 30 giorni ai 17 anni, sono stati trasferiti senza criticità nel nuovo Ospedale Pediatrico del Veneto Salus Pueri, ora pienamente operativo.

Un passaggio simbolico e concreto insieme, che segna l’avvio definitivo della nuova struttura nata per rispondere a un’esigenza ormai non più rinviabile: dotare il Veneto di un ospedale pediatrico più ampio e moderno, capace di razionalizzare i percorsi assistenziali e di concentrare in un unico luogo l’attività intensiva e chirurgica.

Il nuovo edificio sorge nel cuore dell’area est del complesso ospedaliero a padiglioni, in posizione baricentrica e con collegamenti diretti agli spazi destinati all’attività ostetrico-ginecologica. Si sviluppa su otto piani, là dove un tempo trovava posto la Pneumologia, e dispone di 155 posti letto distribuiti su una superficie complessiva di 20 mila metri quadrati. Al settimo piano sono collocate sei sale operatorie, mentre ogni stanza è stata progettata prevedendo spazi adeguati anche per i caregiver, a conferma di un modello di cura che tiene insieme assistenza sanitaria e dimensione familiare.

L’investimento complessivo ammonta a 107 milioni di euro: 92 milioni per la realizzazione del fabbricato e 15 milioni per le attrezzature sanitarie, di cui un milione finanziato con fondi PNRR. Numeri che raccontano anche la portata del cantiere: 1.570 maestranze coinvolte, 157 imprese al lavoro, nove ascensori, 1.860 metri quadrati di facciate vetrate e 5.400 di superfici opache, oltre a 1.141 porte interne, 241 serramenti in facciata, 2.000 lampade a led e 24 unità per il trattamento dell’aria.

Il nuovo ospedale ospita 26 unità operative e

si inserisce all’interno di un sistema che fa della Pediatria di Padova il più grande istituto dedicato alla cura del bambino nel Nord Est. Ogni anno vengono mediamente ricoverati 10 mila piccoli pazienti, con 25 mila accessi al pronto soccorso e circa 320 mila visite ambulatoriali. Nei dodici mesi nascono in media 2.800 bambini. Con l’apertura di Salus Pueri, questa mole di attività trova ora spazi e tecnologie pensati per affrontare le sfide della pediatria dei prossimi decenni.

Cardio50: in 80 giorni oltre 300 cinquantenni sottoposti a screening cardiovascolare

Parte con numeri significativi la nuova stagione di Cardio50, il programma di screening cardiovascolare gratuito promosso dall’ULSS 6 Euganea per le persone che compiono 50 anni. Nei primi 80 giorni, oltre 300 cittadini hanno già effettuato la visita e altrettanti sono in lista per partecipare.

Lo screening, pensato per individuare precocemente fattori di rischio come pressione alta, colesterolo o glicemia fuori norma, ha permesso di scoprire valori anomali nel 38% dei partecipanti. Altri invece, pur avendo parametri nella norma, presentano comportamenti a rischio – fumo, consumo eccessivo di alcol, sedentarietà o alimentazione non equilibrata – sui quali hanno ricevuto consigli personalizzati e indicazioni per accedere a visite nutrizionali, attività motoria o programmi di disassuefazione da fumo e alcol.

«L’obiettivo è prevenire le malattie cardiovascolari agendo tempestivamente sui fattori di rischio, sia clinici sia comportamentali – spiega l’ULSS 6 -. Chi partecipa verrà richiamato per un follow-up a distanza di almeno sei mesi per valutare l’efficacia delle azioni intraprese».

Le visite si svolgono in diversi ambulatori dell’ULSS, a Padova centro, Camposampiero, Monselice e presso il complesso Ai Colli, e coinvolgono circa 30 operatori sanitari formati. Ogni appuntamento prevede la rilevazione di peso, altezza, girovita, pressione arteriosa, glicemia e colesterolo tramite goccia di sangue, oltre a un colloquio per analizzare abitudini e stili di vita.

Eccellenza. Successo per l’équipe padovana in un raro caso di chirurgia neonatale

Prima in Italia: EXIT to ECMO salva una neonata rimuovendo una massa polmonare fetale da 14 cm

Per la prima volta in Italia una rara malformazione polmonare fetale, associata a idrope, è stata trattata con una nascita programmata mediante procedura EXIT to ECMO e con un successivo intervento chirurgico neonatale. Protagonista una bambina, operata subito dopo il parto, alla quale è stata asportata una massa polmonare benigna che, se non rimossa, avrebbe compromesso lo sviluppo degli alveoli e la futura capacità respiratoria.

Il parto è avvenuto con taglio cesareo attraverso la procedura EXIT (Ex Utero Intrapartum Treatment), una tecnica che consente di mantenere il feto parzialmente in utero, ancora collegato alla placenta, garantendo l’ossigenazione durante le fasi più critiche della nascita. In questo caso all’EXIT è stata associata l’ECMO, la macchina cuore-polmone che sostituisce temporaneamente la funzione cardiaca e respiratoria. Una combinazione decisiva per assicurare la stabilità della neonata subito dopo il parto.

Una volta avviato correttamente il supporto ECMO, la bambina è stata estratta completamente, il cordone ombelicale clampato e la paziente trasferita in una sala operatoria adiacente. Qui è stata sottoposta a una toracotomia neonatale con l’asportazione della massa polmonare, di circa 14 centimetri. Il decorso post-operatorio è stato favorevole: la piccola è stata dimessa dopo 30 giorni di degenza, con un follow up ambulatoriale pro-

grammato. La gestione del caso ha richiesto una complessa e stretta collaborazione multidisciplinare. Sono state coinvolte le unità operative di Ostetricia e Ginecologia, Cardiochirurgia pediatrica, Chirurgia pediatrica, Otorinolaringoiatria, Rianimazione e Anestesia, Neonatologia. Tra i professionisti impegnati figurano la dottoressa Paola Veronese, il dottor Cesare Cutrone, il professor Vladimiro Vida, la professoressa Patrizia Dall’Igna e il professor Francesco Leon Fascetti.

Si tratta del primo caso in Italia di EXIT to ECMO per una massa polmonare fetale e rappresenta un modello di eccellenza nella gestione delle patologie fetali complesse. Un risultato che apre nuove prospettive per la medicina fetale e conferma il ruolo di riferimento dell’Azienda Ospedale Università Padova nello sviluppo di interventi salvavita sempre più precoci e innovativi, già durante la vita intrauterina.

Sara Busato

Rivoluzione nella chirurgia: primo trapianto di fegato robotico

All’Azienda Ospedale-Università di Padova è stato eseguito un trapianto di fegato completamente robotico, sulla scorta dell’esperienza maturata a Modena qualche tempo fa. Nel capoluogo veneto, tuttavia, per la prima volta al mondo l’équipe guidata dal professor Umberto Cillo, direttore della Chirurgia epatobiliopancreatica e dei Trapianti di fegato, ha impiantato il nuovo fegato mantenendolo costantemente protetto da una macchina di perfusione durante l’intera fase di inserimento. L’impiego della piattaforma robotica ha consentito di operare attraverso piccole incisioni cutanee, evitando la chirurgia a cielo aperto; parallelamente, l’uso delle sofisticate tecnologie di perfusione ha garantito la vitalità dell’organo espiantato, ottimizzandone i parametri funzionali prima e durante l’impianto. La sfida, di altissima complessità, è stata portare a termine un trapianto epatico in regime di mininvasività, preservando il fegato in ogni passaggio dell’intervento. Un lavoro di precisione estrema, paragonabile a costruire l’Amerigo Vespucci dentro una bottiglia di vetro intervenendo solo dal collo, curando ogni minimo dettaglio con in gioco la vita dei pazienti. La chirurgia italiana, almeno nei centri di massima specializzazione, segna così il compimento del percorso che ha condotto dalla chirurgia aperta, cruenta e macroinvasiva, alle tecniche mininvasive, raggiungendo la vetta più impegnativa rappresentata dal trapianto di fegato. Per i malati, i potenziali benefici sono molteplici: riduzione della permanenza in terapia intensiva e della degenza in reparto, dolore post-operatorio più breve e meglio controllato, minore rischio di complicanze di parete e di infezioni, oltre a un esito estetico più favorevole. Padova si conferma anche quest’anno primo centro italiano per numero di trapianti di fegato e per la presa in carico delle persone affette da tumore epatico. (s.b.)

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