La Regione Veneto è pronta a partire con la propria attività amministrativa e legislativa. Dopo il braccio di ferro, concluso in verità in breve tempo, sulle presidenze delle commissioni consiliari tra Lega e Fratelli d’Italia – per la cronaca stravinta dai primi per quattro a uno – tutti gli ingranaggi sono pronti per far partire la macchina. E il primo grande banco di prova sarà l’approvazione del bilancio. Le elezioni del tardo autunno, infatti, hanno di fatto posticipato questo fondamentale passaggio. Ad oggi, infatti, la macchina e pronta per partire, ma deve fare benzina. Senza programmazione e un conseguente stanziamento di risorse, infatti, si resta fermi al di là delle buone intenzioni manifestate dal Presidente Alberto Stefani a più riprese.
E di buone intenzioni, in effetti si tratta: da un grande piano casa con alloggi a costi accessibili, a una profonda attenzione alla sanità e al sociale fino alla tanto attesa riforma delle case di riposo, alla costruzione della holding autostradale, passando per l’ambiente, il potenziamento del trasporto pubblico locale e la sicurezza. Obiettivi importanti che hanno visto, anche, un atteggiamento delle opposizioni, capitanata da Giovanni Manildo, di cauta apertura.
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Tutti gli uomini del presidente: definite deleghe e incarichi in giunta regionale
Agsm Aim diventa Magis, la storica multiutility e la sfida del federalismo energetico
STEFANI TRACCIA LA ROTTA
PER IL VENETO: “ATTENZIONE
AL SOCIALE, CASA AI GIOVANI, SANITA’ VICINA ALLE FAMIGLIE”
La nostra intervista al presidente della Regione Veneto: “Sostegno alle imprese, puntiamo sull’innovazione, al lavoro per ridurre il peso della burocrazia”
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Vicenza si misura con i tagli governativi sempre più pesanti, mantenuti i servizi essenziali ma l’opposizione è critica
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Tutti pazzi per il Giappone, cultura e lingua nel centro studi di Franceschinelli
Verrà inglobata la Curva Azzurra in un unico grande settore, lavori conclusi entro la fine di febbraio con 200 mila euro
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Morire di lavoro non è fatalità
INicola Stievano >direttore@givemotions.it<
l 2026 è iniziato da qualche settimana, ma il Veneto ha già dovuto aggiornare il suo tragico registro dei caduti sul lavoro. Nei primi giorni dell’anno sono stati ben due i morti in azienda, entrambi in provincia di Padova, un pugno nello stomaco per queste vite spezzate nella routine quotidiana. A livello nazionale, il dato è allarmante: nei primi dodici giorni di gennaio si sono contate già 8 vittime. Non sono freddi numeri, sono persone, padri e figli che quel giorno non sono tornati a casa.
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“Rampussolo”: il “Re” dei Colli Berici
Il raperonzolo, meglio noto come “Ranpussolo” nel territorio veneto, è un’erba spontanea che vanta una tradizione enogastronomica di oltre cinquecento anni.
È curioso come il suo nome generico “campanula” derivi dal modello a campana del fiore, e allo stesso tempo l’eroina che ispirò l’omonima fiaba “Raperonzolo” vivesse esiliata in una torre, paragonabile solo a una campana di vetro.
Non a caso il Ranpussolo è poco conosciuto oltre i confini del Veneto; è normalmente coltivato nell’area vicentina o dei Colli Berici, zone che hanno reso celebre la sua presenza nei menù tipici del fronte berico e vicentino.
È in questo periodo dell’anno che il Ranpussolo vive il suo periodo di massima diffusione.
Il Ranpussolo è capace di soddisfare gli intenditori della cucina italiana con la riscoperta delle erbe spontanee tramite risotti, paste fresche, fritture leggere, fino ad abbinamenti insoliti al nostro palato che lo portano a impreziosire atipici dessert.
Appuntamenti organizzati da entità locali quali i ristoratori Confcommercio della zona, dal Comune di Villaga e il sostegno della Camera di Commercio di Vicenza contribuiscono a salvaguardare l’eredità culinaria di quest’erba prelibata.
Marina
Puviani
La preziosa erba protagonista dei piatti di stagione nei ristoranti
Morire di lavoro non è fatalità
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
Guardando indietro, il 2025 non ha concesso tregua. I dati provvisori Inail parlano di oltre 1.010 morti sul lavoro in Italia nei primi undici mesi dell’anno. Il Veneto, cuore pulsante della nostra economia, si è confermato purtroppo ai vertici di questa classifica, secondo solo alla Lombardia, con oltre 100 decessi, con Verona che ha tristemente guidato il primato regionale, seguita da Venezia e Vicenza. Nonostante i proclami, la “zona rossa” del rischio infortunistico continua ad allargarsi, colpendo duramente i settori della manifattura e dell’edilizia. Il problema non è la mancanza di norme. L’Italia possiede una delle legislazioni sulla sicurezza più avanzate d’Europa. Il vero nodo è che la prevenzione viene spesso degradata a mero adempimento burocratico. Per troppe imprese, la sicurezza è un “faldone” da riempire per evitare multe, un costo da minimizzare o un fastidioso rallentamento della produzione. Ma la sicurezza non si fa con i timbri: si fa con la formazione vera, con l’aggiornamento tecnologico e, soprattutto, con una vigilanza che non sia solo formale. Quando il profitto o la fretta di consegnare un ordine superano la tutela del lavoratore, il sistema ha già fallito.
Non dobbiamo però cadere nell’errore della generalizzazione. Esistono imprenditori attenti che investono somme ingenti per azzerare i rischi. Ma non in tutte le aziende è così, per talune imprese la sicurezza è un costo da limare, un fastidio da aggirare. Tuttavia, la mancanza di una cultura della sicurezza riguarda talvolta anche i lavoratori stessi. La “confidenza” con gli strumenti o le macchine usate, l’abitudine al rischio o la sottovalutazione del pericolo (“abbiamo sempre fatto così”) sono nemici invisibili quanto un cavo scoperto. Indossare un dispositivo di protezione individuale non è un obbligo verso il capo, ma un patto con la propria vita.
Oltre all’inestimabile dolore umano, non possiamo ignorare l’impatto collettivo. Gli infortuni sul lavoro costano all’Italia circa 104 miliardi di euro l’anno, pari a oltre il 6% del nostro PIL. È una voragine economica che brucia risorse che potrebbero essere investite in sviluppo e stipendi. Non possiamo più permetterci di considerare queste morti come un “rischio collaterale” dell’attività d’impresa. La sicurezza deve diventare l’ossigeno del nostro modello produttivo veneto. Perché una terra che produce ricchezza, ma non garantisce il ritorno a casa dei suoi figli, è una terra che sta tradendo le sue radici più profonde: la dignità del lavoro.
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L’intervista. Incontro in redazione con presidente della Regione Veneto tra novità e prossime sfide
Stefani alla prova dei fatti: “Casa per i giovani, sanità più vicina ai cittadini e meno burocrazia”
N el primo mese alla guida del Veneto ha già impresso un ritmo serrato all’agenda politica regionale. Tra riforme per l’edilizia, tavolo per la sburocratizzazione e attenzione al sociale, il presidente Alberto Stefani delinea la rotta di un mandato che punta a rispondere alle emergenze del quotidiano. Lo abbiamo incontrato in redazione per fare il punto sui principali dossier aperti. Presidente, tra le novità di que-
ti: un patrimonio enorme che resta inutilizzato nonostante l’emergenza abitativa. Abbiamo già investito 50 milioni di euro: è l’investimento sull’housing sociale più importante di sempre per la nostra regione. È un passo avanti che riduce l’insolvenza e riqualifica gli immobili attraverso un’utenza diversa, creando un circuito virtuoso di rigenerazione urbana.
La legislatura si è aperta con la
ste settimane spicca “generazione casa”, in cosa consiste?
Si tratta di una proposta di legge di modifica della legge 39 del 2017 sull’edilizia pubblica. Su questo fronte vogliamo lavorare con forza per aprire lo spazio al cosiddetto social housing. L’idea è quella di dare una possibilità concreta a quella “area di mezzo” composta da giovani, anziani in difficoltà o determinate categorie di lavoratori. Vogliamo conferire flessibilità all’assegnazione degli immobili sulla base di caratteristiche specifiche che solo con l’housing sociale si possono gestire. Attualmente, la stragrande maggioranza del nostro patrimonio immobiliare è vincolato all’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP), ma dobbiamo trovare spazio per chi non può permettersi l’acquisto di una casa o un affitto a prezzi ragionevoli, specialmente nelle grandi città e ormai anche in provincia. Abbiamo oltre 8.800 immobili sfitti perché non manutenta-
parola d’ordine “meno burocrazia”: cosa cambia nel concreto?
Il meccanismo di lavoro. Al tavolo lascerò che siano le imprese, le associazioni di categoria e i sindacati a dire alla politica quali sono le norme da modificare e le procedure da semplificare. È una nuova prospettiva: non c’è una scelta aprioristica dell’amministrazione, ma una gestione condivisa del fenomeno burocratico che parte dal basso, da chi vive questi problemi ogni giorno. Inoltre, ci tengo a sottolineare che si tratta di un tavolo a costo zero, senza gettoni di presenza per i partecipanti.
In Consiglio regionale il suo primo provvedimento è stato il progetto di legge sui caregiver. Come intendete aiutare chi assiste i propri cari ogni giorno?
In Veneto un cittadino su quattro è un caregiver: è una realtà che tocca quasi tutte le famiglie. Per questo ho preso spunto da una proposta di legge già presentata anche
dall’opposizione, perché su temi simili bisogna lavorare insieme per la soluzione migliore. Integreremo la salute territoriale con le Case di Comunità. È un processo a mediolungo termine, ma vogliamo trovare ogni soluzione possibile per supportare chi si prende cura dei familiari più fragili.
A questo proposito ha annunciato l’assistente di quartiere, una figura che però non sembra convin-
di piccoli aiuti quotidiani, come fare la spesa o un controllo cognitivo. Dove va la sanità veneta con la consulenza del professor Gerosa? Come pensate di risolvere la carenza di medici?
La sanità veneta sarà sempre più territoriale e resterà saldamente ancorata al sistema pubblico. Il professor Gerosa è un luminare che ha sempre lavorato nel pubblico e ci aiuterà in questo percorso. Nelle
Consiglio Regionale dell’Economia, un luogo di consultazione permanente con sindacati e categorie. È un’idea che abbiamo accolto con favore perché crediamo nel confronto costante per intercettare le opportunità di crescita.
Autonomia, federalismo fiscale e PFAS: temi caldi per il territorio. Qual è la situazione?
Sull’autonomia sono stato relatore del disegno di legge e voglio por-
cere l’opposizione. Cosa risponde alle critiche?
Rispondo che questa figura è già stata sperimentata con ottimi risultati proprio in Comuni amministrati dal centrosinistra. Io l’ho integrata nel contesto delle Case di Comunità, intercettando un’esigenza sentita: l’80% degli anziani che necessitano di monitoraggio quotidiano non è coperto dai servizi tradizionali. Non possiamo pensare che ci sia assistenza domiciliare integrata per tutti, è matematicamente impossibile. Allora offriamo una formazione regionale a figure certificate che, anche tramite applicazioni digitali, garantiscano un monitoraggio costante. Immaginiamo un quartiere dove un assistente visita cinque anziani, controlla i parametri e informa la famiglia tramite app. Per una famiglia significa avere serenità a un costo notevolmente più basso rispetto a una badante H24, offrendo un servizio di prossimità per chi non ha bisogno di assistenza continuativa ma
prossime settimane visiteremo le Case di Comunità per vedere lo stato dell’arte di questa riforma nazionale che deve sgravare gli ospedali. Sulla carenza di personale, dobbiamo migliorare la conciliazione vita-lavoro e investire nelle borse di specialità.
L’imbuto formativo creato negli ultimi vent’anni è il vero problema nazionale. Come Regione investiremo in borse di studio e dialogheremo costantemente con gli ordini professionali attraverso il nuovo Consiglio Regionale della Sanità. La soluzione deve essere condivisa tra medici, Ulss e istituzioni.
Parliamo di economia: alcuni dati recenti dicono che il Veneto non è più la “locomotiva d’Italia”. Quali le soluzioni?
Dobbiamo percorrere la strada dell’innovazione per restare competitivi. La Regione accompagnerà le imprese rilanciando strumenti fondamentali come Veneto Sviluppo e Veneto Innovazione. Il tavolo sulla sburocratizzazione evolverà in un
tare a casa le prime materie entro la legislatura. Il federalismo fiscale cambierà il rapporto Stato-Regione e il Veneto deve essere protagonista. Sul fronte dei PFAS, la Regione ha fatto la sua parte aprendo tavoli di confronto e accelerando la messa in sicurezza d’emergenza. Attualmente è in definizione la messa in sicurezza operativa, sotto la supervisione degli enti preposti.
Un’ultima domanda personale: dal Parlamento alla presidenza della Regione, com’è cambiata la sua vita?
In realtà è cambiata fino a un certo punto. Ho sempre cercato un legame forte con la comunità, facendo il sindaco e il segretario regionale della Lega. Certo, oggi le responsabilità sono maggiori, ma essere nel proprio territorio, tra la gente che conosci, trasforma il peso dell’amministrare nella gratificazione di poter portare risultati concreti per la propria terra.
Nicola Stievano
Il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani ospite in redazione
Il sindaco: «Mantenuti i servizi essenziali, ma i tagli del Governo sono sempre più pesanti»
Ibilanci dei Comuni non ce la fanno più. La frase viene rinnovata di anno in anno dai sindaci di tutte le parti politiche. Non fa eccezione quello di Vicenza, Giacomo Possamai, che anche quest’anno, con la sua vice, nonché delegata al bilancio, Isabella Sala, ha cercato di far quadrare il cerchio. La musica più o meno è sempre la stessa e piace sempre meno ai cittadini: i governi, a prescindere dal “colore” politico, tagliano i fondi agli enti locali che si trovano, a loro volta, costretti a tagliare servizi o aumentare le tasse, o spesso entrambe le cose. Così il consiglio comunale di Vicenza si è trovato a fine dicembre ad approvare il bilancio di previsione 2026 (oltre 232 milioni di euro tra spese correnti e capitale, rate di mutui, partite di giro, ecc) e triennale 2026-2028: «Con un milione e 200 mila euro in meno – come ha fatto notare Sala -, sommatoria dei tagli sulla spesa corrente nel 2024 e 2025». Per cercare di tappare il buco l’amministrazione aveva
deciso, già da metà dello scorso anno, tra le ire della minoranza di centrodestra, di aumentare l’Irpef e le aliquote Imu: «Contrariamente a quanto fatto da noi quando eravamo alla guida della città – in sostanza quanto commentato allora dagli esponenti delle minoranze -, la sinistra aumenta le tasse, e lo fa con estrema leggerezza». Parere “attualizzato” in consiglio comunale a fine dicembre, in sede di approvazione del bilancio di previsione, definendolo “Debole e decontestualizzato, inutile a migliorare la città”.
Diversa, ovviamente, la visione della maggioranza che per bocca del sindaco, della Sala e di altri esponenti, nel dibattito in consiglio comunale hanno sottolineato come, «Nonostante le difficoltà finanziarie dovute ai minori trasferimenti statali, ingenti soprattutto in materia di spesa sociale per minori e persone con disabilità e nel costo del personale, siano stati mantenuti e garantiti i servizi essenziali, mentre grazie anche al
Pnrr, sono previsti per l’anno in corso investimenti in scuole, viabilità e protezione civile, per un totale complessivo di 63 progetti, e un progetto finanziato col Piano nazionale complementare, per un totale di quasi 50 milioni di euro, escluso quello “faraonico” da 20 milioni di euro relativo alla Biblioteca Bertoliana».
«Lo Stato - ha chiosato il sindaco - ha sottoscritto gli aumenti di stipendio previsti dal rinnovo dei contratti, ma non dà agli enti locali le risorse per pagare quegli aumenti, quantificabili in circa 2 milioni di euro nei prossimi due anni. In materia di asili nido, paradossalmente, decide di aiutare i Comuni che coprono con i posti disponibili meno del 33 per cento del numero di bambini, e non trasferisce fondi ai Comuni virtuosi come Vicenza, che negli anni scorsi hanno saputo costruire i nuovi asili e ora non possono gestirli. E infine, riduce i trasferimenti per capitoli delicati della spesa sociale, come l’affidamento dei minori
per l’ospitalità disposta da decreto dell’autorità giudiziaria, che costa circa 894 mila euro, mentre lo Stato ne ha riconosciuto al Comune di Vicenza appena 38 mila». Di qui, come detto in premessa, il ricalcolo di alcune voci di entrata, come l’Imu e l’aliquota Irpef: «Rispetto all’Imu che genera un gettito di 26 milioni di euro nonché 2 milioni di euro dall’attività di recupero dell’evasione, - ha spiegato l’assessore Sala - abbiamo rideterminato il passaggio da 0,48 a 0,66 per l’aliquota sugli alloggi locati a canone concordato, che si
Confcommercio Vicenza: una lettera ai Sindaci per contenere il peso dei tributi
Confcommercio Vicenza torna a rivolgere l’attenzione al tema della fiscalità locale. «Abbiamo spedito a tutti i sindaci dei comuni vicentini una lettera - spiega il presidente Nicola Piccolo -, per chiedere un’attenzione particolare alle attività del commercio sul fronte della fiscalità locale. Nonostante le ristrettezze di bilancio pensiamo ci siano spazi di manovra per politiche fiscali in grado di favorire la tenuta del sistema economico locale». La missiva contiene una serie di proposte relative ai tributi di competenza locale: dall’Imu alla Tari (la tassa sui rifiuti). L’Associazione propone poi di ampliare una
serie di agevolazioni, introdurre riduzioni tariffarie per le imprese che incrementano l’occupazione o che partecipano ad iniziative di valorizzazione del territorio, oltre all’esenzione dai tributi locali per tre anni a favore di chi riapre un’attività in un locale precedentemente sfitto.
La presa di posizione è stata colta al volo dal vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto (Fratelli d’Italia), Francesco Rucco (già sindaco di Vicenza): «L’appello dei commercianti arriva dopo una scelta precisa dell’amministrazione Possamai in sede di Bilancio: l’aumento dell’addizionale Irpef
comunale dopo che erano già state alzate imposte e tariffe locali, aumentando la pressione fiscale su attività economiche e famiglie – conclude Rucco –. I commercianti hanno lanciato un segnale forte: ora l’amministrazione ascolti e cambi rotta, ci sono i margini per intervenire».
Da parte sua Possamai ha ribadito che Vicenza è uno dei pochi Comuni che negli ultimi tre anni non hanno ritoccato l’Imu che – ha detto- gode di agevolazioni importanti per le attività commerciali. «Siamo intenzionati a continuare su questa strada – ha concluso il sindaco – e alla luce delle propo-
traduce in media in circa 8 euro al mese, e che mantiene comunque il nostro Comune tra i più virtuosi in Veneto e in tutta Italia. Abbiamo applicato agevolazioni per favorire nuove attività economiche, under 36, botteghe storiche, affitti agli studenti universitari: tutti modi per contribuire alla vitalità della città Anche l’aliquota dell’addizionale comunale sull’Irpef è stata rideterminata, uniformandola allo 0,80 per cento per le tre fasce, con una differenza stimata secondo le fasce di circa 1 – 3 euro al mese».
Mauro Della Valle
ste contenute nella lettera di Confcommercio, ragioneremo su eventuali altre ipotesi». (m.d.v.)
Tempo
di bilanci/2. Per la Provincia bilancio vale 215 milioni di euro
Quasi 60 i milioni di euro tra lavori in corso, progetti e opere in programma
Nonostante con la “parziale” riforma Del Rio del 2014 il ruolo delle amministrazioni provinciali sia stato notevolmente ridotto e in attesa che le stesse, come auspicato da molti, possano tornare ad operare come un tempo (è in corso un iter parlamentare per renderle nuovamente elettive, a suffragio universale), la Provincia di Vicenza (punto di riferimento per i 113 Comuni del vicentino), ha “varato” nel dicembre scorso il bilancio di previsione 2026 e triennale 202628, dopo che lo stesso era stato “vistato” dall’Assemblea dei Sindaci, che ha dato parere favorevole.
“Non un semplice adempimento burocratico - ha detto il presidente Andrea Nardin- ma la mappa che guida la nostra azione amministrativa.” Sul piatto sono 215 milioni di euro, necessari a garantire servizi essenziali alla comunità e al territorio, prevalentemente in tema di scuole e strade: dalla manutenzione straordinaria a quella ordinaria, le spese correnti valgono 11,7 milioni di euro per le scuole e 10,8 milioni di euro per le strade. Tra le altre competenze rimaste in capo alle Province vi sono anche: ambiente, programmazione territoriale, servizi ai Comuni, trasporto locale, a quali si aggiungono materie delegate dalla Regione Veneto
come Protezione civile, turismo, cultura.
La spesa per investimenti tra lavori in corso e da attivare nel triennio 2026-28 ammonta a circa 60 milioni di euro, a cui vanno aggiunti i lavori del Pnrr che, come noto, devono essere conclusi entro il prossimo giugno.
«La missione principale – ha sottolineato Nardin-. resta quella di garantire scuole sicure e moderne ai 40.566 studenti delle superiori, dato che gestiamo un patrimonio di 148 edifici e stiamo attuando un piano di investimenti di oltre 31 milioni di euro, che non ha precedenti, grazie al Pnrr. Quanto alle strade “provinciali” gestiamo 1.241 km, 461 ponti e 233 rotatorie e quasi 11 milioni di euro sono riservati ai soli interventi ordinari». Nota dolente sottolineata nel
corso dell’Assemblea dei sindaci, il prelievo forzoso da parte dello Stato, di quasi 45 milioni di euro: «Un saldo pesantemente negativo – ha detto Nardin -, se si considera che i contributi ricevuti ammontano a 24,5 milioni di euro e che, oltre al danno la beffa, il prelievo colpisce in maniera maggiore chi, come noi, è stato abile nell’attrarre fondi Pnrr».
Un “fiore all’occhiello” è stato definito il bando per la messa in sicurezza della viabilità comunale: lo scorso anno sono stati assegnati oltre 8,4 milioni di euro ai Comuni e nel 2026 è previsto un ulteriore finanziamento di altre opere. Infine, quanto alla tutela ambientale, per quest’anno sono stati stanziati 120 mila euro per incentivare l’uso della bici nel tragitto casa-lavoro.
Mauro Della Valle
Comune di Vicenza: torna il Bilancio partecipativo
«Il 2026 sarà l’anno della partecipazione dei cittadini nella destinazione di una parte delle risorse comunali per progetti a beneficio della città, come dimostra il ritorno del bilancio partecipativo dopo diversi anni». Il sindaco Giacomo Possamai ha commentato così l’approvazione in consiglio comunale, alla fine dello scorso anno, della delibera che contiene i nuovi criteri d’indirizzo del bilancio partecipativo che era stato avviato e poi sospeso negli anni del Covid. Questa sembra essere anche la logica conseguenza della creazione dei nuovi 10 Consigli di quartiere (con l’approvazione del nuovo “Regolamento comunale sui Consigli di quartiere”, adottato dal Consiglio comunale nell’aprile del 2024), oltre che della decisione di
effettuare, lo scorso anno, alcune riunioni di Giunta “decentrate”, ovverosia fuori da Palazzo Trissino.
Decisione confermata da Pos-
samai anche per l’anno in corso: «Nostra intenzione – ha sottolineato Possamai - è quella di tornare a riunirci nei quartieri, condividere proposte e idee con i cittadini, ma soprattutto garantire con il nuovo
bilancio partecipativo contributi più significativi e di innalzare la qualità progettuale delle iniziative finanziate. I progetti saranno inoltre legati a un indirizzo tematico definito dall’amministrazione con il fine di dare omogeneità alle proposte».
Ogni Consiglio di quartiere è composto da 12 componenti (di cui nove eletti dal Consiglio comunale), e a ciascun Consiglio corrisponde un “Tavolo di rete” al quale hanno aderito complessivamente 116 realtà e associazioni di carattere sociale, culturale, educativo, ricreativo e sportivo, gruppi di volontariato, cooperative sociali, istituti comprensivi e comitati genitori delle scuole, la Fondazione studi universitari, parrocchie, gruppi alpini e sigle sindacali. (m.d.v)
Approvato il bilancio provinciale 2026-28: 215 milioni per servizi essenziali, soprattutto scuole e strade. In campo 60 milioni di investimenti e opere Pnrr. Il presidente Nardin denuncia il prelievo statale di 45 milioni che penalizza gli enti virtuosi
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L’opera. Operativa la nuova struttura a servizio degli studenti
Dopo anni di attese apre i battenti la nuova mensa universitaria
D opo anni di attese e di polemiche il 7 gennaio scorso è stata aperta la nuova mensa universitaria. Il Presidente della Fondazione Studi Universitari di Vicenza, Adamo Dalla Fontana, se lo era lasciato sfuggire durante il brindisi di fine anno con autorità e docenti, ma viste le tante avversità l’annuncio ufficiale è avvenuto pochi giorni prima dell’apertura. I primi pasti sono così stati serviti il giorno dopo la Befana nei nuovi e attrezzati locali della nuova sede di viale Trissino n. 55, un tempo occupati da un supermercato. Si è così potuto dire finalmente addio a quelli “storici” dell’ex Gil, alle “Barche”, che torneranno nella disponibilità del Dipartimento di tecnica e gestione dei sistemi industriali, che potrà così ampliare gli spazi dedicati all’attività di ricerca. La struttura, con 250 posti a sedere, sarà aperta dal lunedì al venerdì dalle 12 alle 14 e gestita da Euroristorazione Srl, unica società partecipante alla selezione. L’investimento complessivo di Esu di Padova, l’ente che si occupa, tra
l’altro, della gestione - ha chiarito il presidente Giuseppe Maschera -, supera i 773 mila euro, suddivisi tra lavori, attrezzature, arredi, installazione ed erogazione del servizio. Il costo riconosciuto per ogni pasto è di 7,27 euro, per un totale di 15.000 pasti annui. Il servizio sarà garantito anche agli studenti dell’Università di Verona presenti a Vicenza e, a breve, anche a quelli dello Iuav, grazie a un accordo in fase di definizione con Esu Venezia. Quanto ai continui rinvii dell’apertura della mensa (se ne parla dalla fine del 2024), che hanno registrato non poche polemiche in passato tra Esu e la Fondazione vicentina, Maschera ha tenuto a precisare che: «Tutto questo è stato realizzato nei soli 7 mesi decorsi dal verbale di consegna dei locali a maggio 2025, ad oggi, anche grazie alla collaborazione dell’Università di Padova e alla solerzia dell’affidatario». Da parte sua, Dalla Fontana ha evidenziato come la ristrutturazione dei locali sia avvenuta «Grazie al finanziamento della Fondazione
Studi Universitari di Vicenza, con un contributo economico importante e proporzionato degli atenei di Padova e Verona e che gli spazi che ospitavano precedentemente la mensa torneranno nella disponibilità del Dipartimento di tecnica e gestione dei sistemi industriali, che potrà così ampliare gli spazi dedicati all’attività di ricerca». Il
contratto d’affitto dei locali mensa stipulato dalla Fondazione Studi Universitari con la proprietà del supermercato scadrà il 30 aprile 2031, data di scadenza dell’appalto affidato ad Euroristorazione Srl. Nel frattempo, si cercherà di venire a capo dell’annosa questione dei capannoni posti di fronte all’attuale sede universitaria di
Sicurezza: il 2026 si apre con un’altra aggressione ad agenti della Polizia locale
Il tema della sicurezza continua a dividere maggioranza e opposizione in consiglio comunale e non solo. Dopo la recente aggressione, ultima in ordine di tempo, a due agenti della Polizia Locale durante un intervento di controllo avvenuta a metà gennaio, le polemiche si sono fatte ancora più accese e l’argomento dovrà essere affrontato nuovamente alla luce del chiarimento politico e amministrativo richiesto dal capogruppo di Fratelli d’Italia Nicolò Naclerio. «Questo episodio rappresenta la fotografia dello stato in cui versa la Polizia locale di Vicenza – ha detto Simone Maniero, segretario regionale del sindacato Diccap–Sulpm -. Agenti aggrediti, feriti, da un soggetto che si è poi scoperto
essere armato di coltello, con i soccorsi rallentati da mezzi di servizio non efficienti e, come se non bastasse, senza nemmeno l’arresto dell’aggressore. Che messaggio stiamo dando? Se gli operatori fossero stati dotati di taser, come chiediamo da diverso tempo, questa aggressione molto probabilmente non sarebbe mai avvenuta ».
Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’intervento del vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Rucco (FdI): «Quello che sta accadendo non è una fatalità, è il risultato di una gestione che non ha messo la sicurezza degli operatori tra le priorità – afferma l’ex sindaco di Vicenza -. Qui non c’è nessuna polemica di parte, c’è un problema di sicurezza sul
viale Margherita, dove da sempre la Fondazione avrebbe voluto fosse costruita la mensa e uno studentato, ma sull’acquisto dei quali non è mai stato possibile trovare un accordo con i due diversi proprietari degli immobili. Questione che invece sembra possa trovar uno sbocco in un prossimo futuro. Mauro Della Valle
lavoro: gli agenti della Polizia Locale vengono mandati a intervenire in situazioni sempre più critiche senza un sistema adeguato di dotazioni, formazione certificata e protocolli operativi. Un’amministrazione seria ha il dovere di tutelarli con strumenti moderni: bodycam, dotazioni individuali e, dove previsto dalla normativa, strumenti di autodifesa come il taser inseriti in un sistema professionale e regolato». Sul tema della sicurezza il sindaco Giacomo Possamai, da tempo ha preannunciato una riunione dell’Anci (l’associazione dei Comuni italiani) che si svolgerà a Roma in gennaio, alla quale parteciperà in veste di coordinatore della Consulta delle città capoluogo di provincia. (m.d.v.)
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Città che cambia
Lo stadio. Una “casa” sempre più bella per il Lane
Al “Menti” presto ampliata la Curva Sud con altri 550 posti
Sarà questo l’esito degli attuali lavori alla Curva Azzurra che verrà inglobata nel settore più “caldo” della tifoseria
Ilavori erano stati progettati da tempo, ma di certo la corsa solitaria del Lanerossi Vicenza in testa alla classifica ha sicuramente dato una spinta in più. Ecco allora che i lavori che stanno interessando la Curva azzurra dello stadio Romeo Menti, settore chiuso dal 2010, che verranno conclusi presumibilmente entro la fine di febbraio, consentiranno alla Società di vendere ulteriori posti in momento in cui ogni domenica lo Stadio registra quasi sempre il tutto esaurito. La vera novità però, consiste nel fatto che la Curva azzurra verrà inglobata, di fatto, nella Curva Sud, in un unico grande settore dedicato alla tifoseria più “calda”.
L’intervento, fortemente richiesto dalla Società e dalla tifoseria, permetterà di aumentare la capienza dello “Sud” di ulteriori 550 posti. Il progetto di questa seconda tranche, finanziato dal Comune con 200 mila euro, prevede la demolizione della recinzione tra Curva azzurra e Curva Sud; la realizzazione di nuove recinzioni verso la Tribuna coperta e la postazione dei disabili a bordo campo; nuovi accessi dedicati, per una gestione più efficiente dei flussi di pubblico, in collaborazione con Prefettura e Questura.
Una particolare attenzione è stata riservata all’accessibilità con due nuovi servizi igienici dedicati alle persone con disabilità e la ristrutturazione completa dei servizi igienici esistenti nelle vicinanze del settore, oltre a due nuove rampe presso i varchi 7 e 8, per superare le barriere architettoniche e agevolare l’uscita del pubblico.
I lavori seguono quelli manutentivi della prima tranche, già realizzati nel 2025, per ulteriori 200 mila euro, che hanno permesso il risanamento della Curva azzurra.
È stata inoltre prorogata la convenzione biennale per la gestione dello stadio, mentre sono in corso interlocuzioni con la Società per ulteriori interventi e per il nuovo contratto. In caso di promozione in Serie B, il sindaco Giacomo Possamai
non ha escluso che si possa arrivare anche ad una vendita dello stadio alla Società guidata dalla famiglia Rosso. In ogni caso a detta dell’assessore allo sport, Leone Zilio, se avverrà il passaggio di categoria saranno necessari solo adeguamenti marginali, già discussi con la Lega di categoria: l’intervento principale riguarderà le torri faro.
Mauro Della Valle
“Olimpichetto. Il ritorno di un ambasciatore”
Il sindaco Possamai l’ha definita “Palladio che ospita Palladio”, riferendosi alla mostra “Olimpichetto. Il ritorno di un ambasciatore” che nel periodo natalizio, più precisamente dal 19 dicembre 2025 al 4 gennaio 2026, è stata visitata da quasi 18 mila persone, mentre - secondo il Comune – sono stati quasi un milione i visitatori del centro storico a partire dal 2 dicembre fino alla Befana. L’”Olimpichetto” è protagonista, fino al 21 febbraio, un giorno prima della chiusura della mostra, di una rassegna di eventi titolata “Il Teatro Olimpico fuori di sé”, progetto ideato e coordinato dall’Accademia Olimpica di Vicenza su richiesta dello stesso Comune.
«Ognuno degli appuntamenti in
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programma – ha spiegato il regista e autore teatrale Roberto Cuppone, che ha ideato e dirige la rassegna -, è dedicato ad un tema dell’Edipo Re, rappresentazione che ha inaugurato il Teatro Olimpico nel 1585 e comprende un incontro con un accademico olimpico, che farà una riflessione inedita sui temi dell’esposizione, seguita da una performance di artisti nazionali o locali».
Gli eventi sono ad ingresso libero su prenotazione fino ad esaurimento dei posti disponibili, con prenotazione sul sito www. mostreinbasilica.it o presentandosi il giorno dell’evento alla biglietteria della Basilica Palladiana. Impossibile citare qui ogni singolo appuntamento. Ci limitiamo a quello di chiusura del 21 febbraio alle 18.30: “Présage après la bataille”, anteprima nazionale di danza, unica performance non teatrale a cura della compagnia Naturalis Labor su coreografie di Luciano Padovani.
Il segretario generale Consiglio:
la percezione di far parte di un sistema produttivo sempre più a rischio”
S e si guarda all’anno che abbiamo di fronte la principale preoccupazione dei vicentini riguarda il lavoro, in seconda battuta le guerre, potenziali e in corso, e la salute. Questi dati emergono da un’indagine, condotta a novembre dello scorso anno, ma i cui dati sono stati resi noti nei giorni scorsi, dall’Ufficio studi della Cisl su un campione di 1.000 lavoratori, la metà dei quali iscritti al sindacato. I dati parlano chiaro: il 42,66% dei rispondenti considera il tema “lavoro ed economia” il problema più urgente da risolvere; le guerre si fermano al 24,90%, la sanità al 16,27%, la sicurezza al 7,64%, la burocrazia al 5,56%; quasi ininfluenti le percentuali su due aspetti che si ritiene generalmente abbiano un forte impatto sull’opinione pubblica: l’ambiente, sottolineato solo dall’1,98% del campione e mobilità e infrastrutture dallo 0,99%.
L’insicurezza lavorativa è trasversale e riguarda anche fasce di reddito medio-alte. Oltre un terzo delle persone con reddito entro i 20 mila euro teme di perdere il lavoro nel corso dell’anno; la preoccupazione coinvolge anche uno su quattro con reddito fino a 40 mila euro e uno su cinque con reddito superiore ai 40 mila euro. Questo dato è anomalo per un territorio ad alta densità di occupazione e conferma come l’insicurezza del lavoro sia
oggi un tema diffuso.
Circa due terzi degli intervistati hanno dichiarato di aver avuto difficoltà economiche nell’ultimo periodo, e non si tratta solo di lavoratori a basso reddito: uno su cinque ha redditi fino a 30/40 mila euro annui. Questo conferma la grande erosione del potere d’acquisto degli stipendi e la percezione che il valore del lavoro sia ormai inferiore al tenore di vita a cui si era abituati.
Alla domanda sulle aspettative per i prossimi 12 mesi per sé stessi o la propria famiglia: Il 40,84% si attende un peggioramento della situazione economica personale o familiare; Il 43,43% non prevede cambiamenti significativi e solo il 15,74% prevede un miglioramento. Guardando invece più ingenerale al 2026, solo
l’8% prevede un anno migliore rispetto a quello appena passato, mentre il 44% si aspetta un peggioramento generale e il restante 48% una situazione invariata. Rispetto a quattro anni fa, in piena pandemia, le aspettative di miglioramento erano più alte (14,9%), ma anche le previsioni peggiorative erano maggiori (54,25%), segno di una crescente incertezza. Nonostante le difficoltà, dalle risposte emerge un generale attaccamento e apprezzamento per la propria attività professionale: Il 47,02% si dichiara “abbastanza soddisfatto” del proprio lavoro, il 12,3% “molto soddisfatto” e solo il 9,13% “per nulla soddisfatto”. Secondo Raffaele Consiglio, segretario generale della Cisl Vicenza, «Cresce la percezione di far parte di un sistema produttivo sempre più a rischio, a causa dei grandi cambiamenti in atto, dall’innovazione tecnologica allo spostamento delle produzioni e dell’asse economico in altre parti del mondo. Occorre favorire investimenti e puntare su altissime specializzazioni, ma serve una visione e un progetto industriale d’insieme. In quest’ottica, l’istituzione del tavolo regionale per la sburocratizzazione rappresenta un segnale importante, anche se non sufficiente a dissipare le preoccupazioni dei vicentini».
Mauro Della Valle
Il Pd sollecita l’innalzamento della Questura a fascia “A”
La Questura di Vicenza continua a registrare un insufficiente numero di agenti rispetto alle esigenze del territorio, con conseguenze sulla sicurezza dei cittadini e delle imprese. A denunciarlo sono i consiglieri regionali del Partito Democratico Antonio Marco Dalla Pozza, Chiara Luisetto e Gianpaolo Trevisi. . «Già a metà del 2025 – ricorda Dalla Pozza – il Commissariato di Bassano del Grappa ha ricevuto dieci nuovi agenti, mentre la Questura di Vicenza non ne ha ottenuto nessuno. Negli ultimi anni l’organico è progressivamente diminuito, costringendo i poliziotti a turni massacranti».
I consiglieri Pd chiedono ora con forza che la Questura di Vicenza venga promossa alla fascia “A”, più adeguata al livello di rischio e alla densità industriale del territorio, e sollecitano il Vicepresidente della Giunta Regionale, titolare della delega alla Sicurezza, a farsi portavoce della richiesta presso il Governo.
La
polemica.
Dopo il grave incidente occorso ad una studentessa si infiamma il dibattito
Rucco
(FdI): «Necessaria una verifica del modello organizzativo». Colombara:
La proposta di concentrare le lezioni dal lunedì al venerdì divide scuole, politica e sindacati. Alla base, la carenza di autisti Svt e la gestione del trasporto scolastico. Le critiche si intensificano dopo un grave incidente e la proclamazione di uno sciopero
C«Serve un cambio
di guida»
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ontinua a far discutere la vicenda della settimana corta scolastica sollevata dal presidente della Provincia, Andrea Nardin che, a fronte delle difficoltà nel reperire autisti di Svt, la Società che si occupa, tra l’altro, dei trasporti scolastici, controllata in larga parte proprio dalla Provincia, è più volte è intervenuto con decisione invitando i pochi istituti scolastici che ancora non l’hanno fatto, ad aderire alla proposta di concentrare le lezioni dal lunedì al venerdì, escludere dunque il sabato.
SPO
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ogni campo, ogni emozione. Live
delle squadre della nostra regione
Sul tema sono intervenute istituzioni, partiti, dirigenti scolastici, docenti, genitori ma anche i rappresentanti sindacali dell’azienda, per ragioni legate al possibile allungamento dei turni quotidiani derivanti dall’accorciamento della settimana scolastica e ad un peggioramento della sicurezza.
Dirette dai campi delle principali squadre di calcio venete e aggiornamenti in tempo reale
Elemento, quest’ultimo gravato da alcuni incidenti, uno dei quali molto grave occorso, alla ripresa dell’attività scolastica, ad una studentessa in attesa di salire su mezzo e che, per ragioni ancora da chiarire, si è trovata a terra con una gamba schiacciata da una ruota del mezzo, che ha purtroppo comportato da parte dei medici una parziale amputazione.
Sul caso è intervenuto il vicepre-
cietà e accusando esplicitamente il management direttivo di avere fallito: «La questione del sabato scolastico non è la causa – è scritto nell’interpello -, ma un pretesto per la settimana corta: nasconde il vero nodo, una strategia strutturale di tagli al servizio urbano e di gestione finanziaria miope, a danno di cittadini, studenti e lavoratori». La questione, peraltro, era già stata dibattuta in consiglio comunale e il sindaco, ribadendo che il Comune è socio di minoranza con il 30%, ha chiesto che qualsiasi scelta passi dal dialogo con le scuole, dato che su questo ambito non ci devono essere forzature rispetto all’autonomia scolastica. A seguito dell’incidente occorso ai due ragazzi ci sono state anche le prese di posizioni e la proclamazione di uno sciopero da parte delle organizzazioni sindacali. Trasporti
sidente del Consiglio regionale del Veneto ed esponente vicentino di Fratelli d’Italia, Francesco Rucco: «Negli ultimi mesi – ha detto – , si è scelto di concentrare sempre più i servizi su cinque giorni, eliminando il sabato e comprimendo le corse nelle stesse fasce orarie. Una scelta che può sembrare efficiente sulla carta, ma che nella realtà genera affollamenti, maggiore pressione sui mezzi e sugli autisti e un aumento delle criticità nei momenti di entrata e uscita dagli istituti scolastici. Per questo è necessario avviare una verifica dell’intero modello organizzativo e delle procedure operative di Svt». Sull’argomento si registra anche l’interpellanza del consigliere comunale del Gruppo di maggioranza “Per una Grande Vicenza”, Raffaela Colombara chiedendo un cambio di guida ai vertici della So-
La fondazione Baschirotto lancia una
raccolta
fondi per sconfiggere la malattia di
La nuova sfida di Anna Albarello e Giuseppe Baschirotto, i coniugi che hanno fondato l’associazione e la fondazione malattie rare che portano il nome del loro figlio, Mauro, morto 16enne nel 1987 per una rara malattia autoimmunitaria di origine genetica, nonché l’Istituto europeo malattie rare Bird foundation a Costozza di Longare, è una raccolta fondi, per l’importo complessivo di poco più di due milioni di euro, per combattere la malattia di Lafora, più precisamente per completare la fase preclinica. «A causarla – spiegano i due coniugi -, è un’alterazione genetica: un processo che comincia dalla nascita e irrompe nella vita di ragazzi nel fiore dell’adolescenza. La prima crisi epilettica
“Lafora”
accende il campanello d’allarme e la prospettiva di vita può essere di pochi anni, in media 5-10 dall’esordio dei disturbi tangibili. Siamo certi che la terapia genica allo studio possa essere una soluzione». Il problema, come per tutti gli altri precedenti progetti, alcuni dei quali hanno portato poi alla scoperta di una cura, è costituito dal fatto che le malattie rare non sono in grado di fare “massa critica”, né per la ricerca e tanto meno “attirano” le grandi case farmaceutiche. «Siamo già in fase avanzata con gli studi preclinici e i risultati sono ottimi – secondo i Baschirotto -; questo significa che una volta completati si potrebbe procedere con i test sull’uomo». Sono al lavoro tre team di ricerca:
uno spagnolo e due italiani, l’università di Perugia che già aveva cominciato a lavorare sulla “Lafora” e i ricercatori del “Bird”. «Questa terapia potrebbe aprire una grande strada anche per altre malattie metaboliche – assicurano i Baschirotto -. Riceviamo tanti appelli dai genitori che assistono impotenti alla degenerazione di tutte le funzioni dei loro ragazzi. Sono situazioni di grande sofferenza e vorremmo riuscire ad aiutarli». La raccolta fondi è già stata avviata: le informazioni sono reperibili sul sito web www.baschirotto.com/index.php/progetto-lafora/. L’iban bancario a sostegno del progetto è il seguente: IT19F0200814411000104535697. (m.d.v.)
Tecnologia,
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dell’audio passa dall’autenticità
La radio non è più soltanto una
ÈVene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .
Gianluca Busi, titolare di 22 HBG, realtà specializzata in tecnologie avanzate per la radio e per le infrastrutture audio multimediali.
Busi ha tracciato un quadro lucido e diretto dell’evoluzione della radiofonia contemporanea. Definire oggi la radio, spiega, è sempre più complesso: come è accaduto con il passaggio dal-
l’FM al DAB, il mezzo sta vivendo una nuova fase evolutiva, spinta dall’impatto dell’intelligenza artificiale e da una trasformazione profonda del concetto stesso di multipiattaforma. L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia del futuro, ma una presenza già pervasiva, capace di incidere
che timori. L’ipotesi di robot o avatar in grado di condurre programmi radiofonici o intervenire a eventi non è più fantascienza, bensì uno scenario concreto con cui il settore deve iniziare a
Eppure, proprio in questo contesto ipertecnologico, emerge con forza il valore distintivo della radio: l’autenticità. La voce umana, con le sue pause, le vibrazioni, le imperfezioni, resta un elemento insostituibile. Anche quando la tecnologia sarà in grado di ri-
po reale legate al territorio rappresentano un valore sempre più raro. È questo approccio che distingue una radio “viva”, fatta di persone, ricerca e competenze, da modelli completamente automatizzati basati su playlist
però, questa libertà potrebbe evolvere ulteriormente, consentendo all’ascoltatore di selezionare contenuti sempre più affini ai propri interessi, senza rinunciare alla pluralità e alla sorpresa che da sempre caratterizzano il mezzo radiofonico.
In questo scenario, la radio di informazione territoriale assume un ruolo strategico. Contenuti verificati, giornalismo di prossimità, notizie in tem-
Guardando avanti, 22HBG immagina un futuro in cui i contenuti radiofonici potranno essere multilingua, più longevi e capaci di raggiungere pubblici diversi grazie al supporto dell’intelligenza artificiale. Una tecnologia che non sostituisce la ricerca, la verifica e la qualità editoriale, ma le amplifica, rendendo i contenuti più accessibili e valorizzandone il potenziale.
La sfida non è fermare l’innovazione, ma governarla. Monitorare l’uso dell’intelligenza artificiale, evitarne gli abusi e mantenere centrale il valore umano del contenuto sarà la chiave per accompagnare la radio in questa nuova fase evolutiva, senza tradirne l’anima.
Gianluca Busi 22HBG Founder, CEO FM-world
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Il piano. Presentata la visione strategica verso il Masterplan Vicenza 2030
Balbi: “Un passaggio fondamentale”
Partecipazione, confronto e visione per il futuro della città. Questi i contenuti al centro degli Stati generali dell’urbanistica che, all’interno dell’ex Centrale del latte, hanno coinvolto i portatori di interesse nella presentazione della visione strategica che porterà alla produzione del Masterplan Vicenza 2030.
L’incontro è stato promosso dal settore Urbanistica del Comune e dalla società di ingegneria di Milano Arup Italia, a cui è affidato il Masterplan. Il documento intende definire la cornice strategica su cui orientare le scelte pubbliche e private, per rafforzare la governance locale e favorire la costruzione di alleanze tra istituzioni, imprese, cittadinanza. Dopo una prima fase di costruzione del quadro conoscitivo e una serie di confronti con i portatori di interesse avviati a partire dallo scorso luglio, il percorso è arrivato ora alla fase operativo-strategica, entrando in un momento centrale di restituzione pubblica e confronto con la città.
«Gli Stati generali rappresentano non solo una tappa di restituzione del lavoro svolto, ma anche un passaggio fondamentale di costruzione collettiva della visione del futuro della città, nel segno della collaborazione tra amministrazione, mondo economico, realtà sociali e cittadinanza attiva. La città di domani si immagina oggi, ma solo se sarà costruita
intorno alle esigenze dei cittadini saprà rispondere alle loro richieste», afferma Cristina Balbi, assessore allo sviluppo economico e al territorio.
«La visione strategica del Masterplan, costruita attraverso un percorso fortemente partecipato, ha l’ambizione di valorizzare il lavoro già svolto dall’amministrazione e dalla città, strutturandolo in una nuova cornice di sviluppo che traguarda il prossimo decennio e oltre», ha spiegato Stefano Recalcati, project director di Arup Italia.
La visione strategica del Masterplan è articolata in quattro Paesaggi, che rappresentano le leve principali di trasformazione della città: Paesaggio dell’abitare, Paesaggio del sapere e del saper fare, Paesaggio dell’acqua, Paesaggio cittàcampagna.
Il Paesaggio dell’abitare riguarda la prossimità, l’inclusione e l’attrattività; ricostruisce l’offerta residenziale, rigenera e rifunzionalizza il patrimonio edilizio dismesso e qualifica lo spazio pubblico con i suoi servizi e le sue percorrenze, rispondendo alle esigenze dell’abitare permanente e transitorio. Il Paesaggio del sapere e saper fare è quello produttivo e innovativo; include il sapere formale, il sapere pratico e quello emergente. Il Paesaggio dell’acqua è la leva ecologica e resiliente; interviene sulla matrice ambientale della città, ridisegnando le reti
blu e verdi. Il Paesaggio città-campagna promuove il benessere tra cultura del cibo e pratica dello sport; si rigenerano le relazioni tra spazi rurali e urbani, valorizzando i settori agricolo, vitivinicolo e ortofrutticolo.
Durante la mattinata, aperta dal sindaco di Vicenza Giacomo Possamai, sono stati illustrati i contenuti della visione strategica aprendo un momento di confronto partecipativo, anche attraverso il contributo della professoressa Patrizia Gabellini e le testimonianze delle esperienze portate dagli amministratori e dai tecnici di altre città, come Bergamo, Rimini e Modena. Istituzioni, enti e associazioni sono stati inoltre coinvolti in workshop tematici per raccogliere spunti, osservazioni e proposte, che contribuiranno ad affinare il Masterplan e a renderlo sempre più aderente alle esigenze reali della comunità vicentina.
Intervento da 115.000 euro per l’abbattimento delle barriere architettoniche È stato presentato nei giorni scorsi alla scuola primaria Rodari, in via Turra, il nuovo ascensore dell’edificio scolastico. Erano presenti il sindaco di Vicenza Giacomo Possamai, l’assessore all’istruzione Giovanni Selmo, l’assessore ai lavori pubblici Cristiano Spiller, e la dirigente dell’Istituto comprensivo 6 e 7 Margherita Ricciardi. «La realizzazione di questo nuovo ascensore della scuola Rodari, nel quartiere di San Francesco, rappresenta un intervento molto importante e molto atteso - dichiara il sindaco Possamai -. Questo edificio infatti non è solo una scuola, ma è anche un seggio elettorale: negli anni tante volte è arrivata la richiesta di dotare di un ascensore o di un servoscala questo plesso, perché tanti sono i bambini e le bambine che ne hanno necessità. Tanti sono anche gli elettori, magari anziani o con disabilità, che vengono qui a votare. Abbiamo dunque trovato le risorse, ovvero 115 mila euro, che vengono dal piano di eliminazione delle barriere architettoniche. Per noi questi sono interventi importantissimi perché la civiltà di una città si misura prima di tutto dall’attenzione nei confronti delle persone con disabilità e con fragilità». «Un intervento di assoluto valore - le parole dell’assessore Selmo -, perché rifunzionalizza il plesso della scuola primaria Rodari e della scuola dell’infanzia San Francesco, istituti di riferimento per questo bacino d’utenza. Accanto alla costruzione del nuovo asilo, l’area si appresta così a diventare una vera e propria cittadella degli studi per la fascia 0-11 anni. L’ascensore inaugurato oggi è il primo di tre cantieri dedicati all’abbattimento delle barriere architettoniche. Nel corso del 2026, infatti, contiamo di poter completare altre due opere in luoghi dove finora mancavano strutture di questo tipo: il nido Piarda e la scuola secondaria Mafferi. Ulteriori interventi per l’installazione di ascensori sono già in programma da qui alla fine del mandato. Un impegno preciso, di cui siamo orgogliosi». L’investimento per i lavori per l’abbattimento delle barriere architettoniche è stato di 115.000 euro, stanziati con fondi propri comunali legati al Peba (Piano di eliminazione delle barriere architettoniche). L’intervento ha visto la fornitura e l’installazione di un nuovo ascensore collocato in un apposito vano esterno, adiacente al corpo principale dell’edificio, con portata di 400 chilogrammi, ovvero circa cinque persone.
L’innovazione.
L’innovazione.
Gli accompagnatori possono seguire virtualmente il paziente
Gli virtualmente
Nei Pronto Soccorso dell’Ulss 8 Berica arriva “Percorso PS”, la piattaforma che permette agli accompagnatori di monitorare il percorso diagnostico-terapeutico dei pazienti. Un aiuto concreto per ridurre tensioni, richieste di informazioni e episodi di aggressività
“Percorso PS”, questo il nome del nuovo sistema attivo dalla fine dello scorso anno nei Pronto Soccorso dell’Usl 8 Berica (Vicenza, Arzignano, Valdagno e prossimamente Lonigo e Noventa), che consente agli accompagnatori di monitorare in tempo reale il percorso diagnostico-terapeutico della persona che hanno accompagnato al servizio di emergenza.
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Progettazione
Fornitura superfi ci gres, legno, resine e resilienti
Consulenze globali
Tramite il sito web dell’Ulss 8 Berica, inserendo il codice fiscale e il numero identificativo del braccialetto fornito al momento dell’accettazione, è infatti possibile accedere a un’area riservata che tutela la privacy e vedere “tracciato” il percorso diagnosticoterapeutico del paziente: attesa, trattamento, visite effettuate e accertamenti previsti o conclusi, fino alle dimissioni.
BONUS FISCALI
Servizi
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Questa innovazione di fatto consente di non rimanere più permanentemente in sala d’attesa, cercando di intercettare qualche operatore sanitario per chiedere notizie dei propri cari, riducendo
così lo stress degli accompagnatori che molto spesso, come insegna quanto successo in passato, hanno causato vere e proprie aggressioni verbali e fisiche, tanto da indurre la dirigenza dell’azienda sanitaria a dotare il personale di un pulsante di allarme che allerta, in caso di pericolo per la propria incolumità, sia le guardie giurate, sia i colleghi.
Il sistema era già operativo tramite i monitor interni, migliora la trasparenza e facilita il lavoro degli operatori, diminuendo le richieste di informazioni ma anche, ci si augura, gli episodi critici nei confronti del personale sanitario. Il progetto, finanziato con fondi Pnrr, è costato complessivamente 15 mila euro.
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Ulss 8: da febbraio i servizi di prelievo e vaccinazione al San Bortolo “2”
Dal 2 febbraio, i servizi di prelievo e vaccinazione cittadini dell’Ulss 8 Berica saranno trasferiti dall’Ospedale San Bortolo e dal Poliambulatorio di Santa Lucia al nuovo centro prelievi “San Bortolo 2”, situato di fronte all’ospedale. Dal 24 febbraio sarà inoltre attivata la Centrale operativa 116117, per la gestione delle necessità sociosanitarie non urgenti, che non andrà a sostituire il servizio 118 ma sarà al servizio dei bisogni sociosanitari. Sono queste le due principali novità che caratterizzeranno l’inizio del nuovo anno. Entro marzo verranno inoltre completati i lavori delle Case e degli Ospedali di Comunità, anticipando la scadenza prevista dal Pnrr a giugno – come ha tenuto a sottolineare il direttore generale della “Berica” Patrizia Simionato -, mentre la Casa di Comunità di Lonigo è già operativa. Quanto alle liste d’attesa dall’Ulss 8 è stato reso noto che le
prestazioni in pre-appuntamento sono scese a 3.314 rispetto alle 27.328 di dicembre 2023, a fronte di oltre 1,5 milioni di prestazioni ambulatoriali e circa 6 milioni di esami di laboratorio. L’Usl 8 si distingue a livello regionale, nazionale e internazionale in specialità di alta complessità come cardio-
chirurgia, chirurgia pediatrica, neurochirurgia, chirurgia maxillofacciale, ematologia, chirurgia vascolare e plastica, con 6.500 ricoveri in questi settori, metà dei quali da altri territori. I ricoveri totali nel 2025 sono stati circa 51.000, inclusi 8.500 pazienti da altre Usl venete ed extraregionali.
Magis Calore si aggiudica 3 milioni di euro dalla Regione Veneto per interventi in città
Èstato presentato nei giorni scorsi, presso la centrale di cogenerazione Cricoli di Vicenza, il progetto di Magis Calore che ha ottenuto un finanziamento di 3 milioni di euro dalla Regione Veneto per lo sviluppo e il potenziamento della rete di teleriscaldamento della città di Vicenza. Il contributo rientra nel quadro di due finanziamenti per complessivi 6 milioni di euro assegnati a Magis Calore nell’ambito del bando regionale PR Veneto FESR 20212027 dedicato alla realizzazione, efficientamento sostenibile, recupero e ampliamento delle reti di teleriscaldamento, che comprende anche interventi a Verona. Presenti alla conferenza stampa il sindaco di Vicenza Giacomo Possamai, l’assessore all’ambiente, alle politiche energetiche e al patrimonio Sara Baldinato, il presidente di Magis Federico Testa, e il direttore Power & Smart Infrastructures di Magis Luca Fresi. «L’importante finanziamento che consentirà di ampliare la rete di teleriscaldamento a Vicenza e quello destinato al repowering della centrale geotermica di tele-
riscaldamento di proprietà di Magis, in via Cricoli, permetteranno di avviare una vera rivoluzione per la città - dichiara il sindaco di Vicenza, Giacomo Possamai –. Si tratta di un impegno che ci eravamo assunti in campagna elettorale e che oggi stiamo concretizzando grazie agli investimenti della nostra azienda: raddoppiare il teleriscaldamento. Attualmente il 25 per cento delle utenze è allacciato; arriveremo al 50 per cento. Un percorso virtuoso che prevede in futuro anche un’ulteriore estensione, resa possibile da un altro accordo innovativo nato dalla collaborazione con le acciaierie Valbruna e Beltrame. L’idea è quella di utilizzare il calore prodotto dalle acciaierie per riscaldare le abitazioni: una scelta che aiuta l’ambiente in una città della Pianura Padana come la nostra, che ha quindi uno straordinario bisogno di investire in questa direzione. Questo è davvero un altro passo avanti di grandissima importanza per tutta Vicenza». «Un risultato importante - le parole dell’assessore all’ambiente di Vicenza Sara Baldinato -, frutto di un’impostazione chiara che por-
tiamo avanti fin dall’insediamento dell’Amministrazione. Come assessore all’Ambiente e alle Politiche energetiche ho sempre sostenuto che l’ampliamento della rete di teleriscaldamento produce benefici concreti e misurabili, sia in termini di miglioramento della qualità dell’aria sia di efficientamento energetico degli edifici della città. Per questo ringrazio il gruppo di lavoro composto dagli ingegneri di Magis, delle Acciaierie Beltrame, di Valbruna e il team del Politecnico di Torino. È la dimostrazione che, quando pubblico e privato collaborano, è possibile ottenere risultati significativi: è questa l’idea di sviluppo sostenibile che la nostra Amministrazione vuole portare avanti».
«Questo risultato premia la qualità delle proposte progettuali presentate e la capacità del Gruppo di tradurre la sostenibilità in interventi concreti, capaci di generare valore per i territori e per le comunità servite», dichiara Federico Testa, presidente di Magis. «Il sostegno della Regione Veneto ci consente di accelerare il percorso di modernizzazione delle reti di
teleriscaldamento, rafforzando un modello energetico più efficiente, innovativo e attento all’ambiente».
«Gli interventi programmati si inseriscono pienamente nella traiettoria delineata dal nostro Piano Industriale 20252030, che individua nel teleriscaldamento uno degli assi strategici per la decarbonizzazione e la competitività dei territori», afferma Alessandro Russo, Consigliere delegato di Magis. «I progetti di Vicenza e Verona rappresentano esempi concreti di come gli investimenti infrastrutturali sul teleriscaldamento, 98 milioni di euro complessivi al 2030, possano generare benefici ambientali, economici e sociali, contribuendo alla transizione energetica delle città».
Il progetto prevede, entro la fine del 2028: l’ampliamento della rete di teleriscaldamento di 2,25 km, che raggiungerà una lunghezza complessiva di circa 27,5 km,
Dal 7 al 15 marzo la seconda edizione del Vicenza Running Festival
Il Vicenza Running Festival coinvolge tutte le realtà sportive cittadine e questa seconda edizione è dedicata al 70° anniversario della realizzazione del campo di atletica “Guido Perraro”. La manifestazione celebra il suo profondo legame con l’atletica con diversi eventi in calendario: dalla corsa al trail, dalla camminata al nordic walking, dall’orienteering al trekking urbano.
«Si tratta di un evento unico – spiega
Gabriele Viale, event manager del Vicenza Running Festival -, che intende trasformare la città e le sue aree verdi, comprendenti i Colli Berici, in un palcoscenico sportivo a cielo aperto, dove tutti possano trovare il proprio spazio, rispettando il proprio ritmo».
«Il concept di riunire più manifestazioni di running per creare un grande evento era già nella decisione, presa quindici anni fa,
di far correre l’Ultrabericus Trail il sabato prima della StraVicenza – ricorda Enrico Pollini, direttore tecnico del Vicenza Running Festival - Ci è voluto un po’ di tempo, ma attorno a quel nucleo si è riusciti finalmente a catalizzare tutte le società vicentine». «Il valore del Vicenza Running Festival – è il commento dell’assessore allo Sport e ai Grandi eventi Leone Zilio -, è il carattere itinerante e diffuso dell’iniziativa: da piazza
con la contestuale risoluzione di alcune criticità della rete esistente; l’incremento dell’utenza servita del 16,8%, con il passaggio da 199 a 232 sottostazioni di scambio; l’incremento della produzione di energia termica da fonti rinnovabili (geotermia) presso la centrale di Cricoli; la riduzione del consumo complessivo di fonti fossili (gas naturale); un risparmio di emissioni di CO pari a 3.689 tonnellate equivalenti all’anno post-intervento; l’utilizzo di unità di cogenerazione ad alto rendimento e il recupero di calore di scarto tramite pompe di calore. L’investimento complessivo del progetto Est-1 di Vicenza è stimato in 6,9 milioni di euro.
dei Signori a Parco Querini, dal Parco della Pace a Monte Berico. - Le gare e le iniziative attraverseranno vie, piazze e quartieri, dal centro storico alle zone più periferiche, trasformando il festival in un grande evento di promozione dello sport e del benessere. Vicenza è tra le pochissime realtà italiane – insieme a Roma e Milano – in grado di ospitare un evento di running strutturato su più giorni».
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Hockey su ghiaccio. Un fine settimana di dominio assoluto per i Giallorossi
I Leoni conquistano Milano: lo scudetto torna ad Asiago dopo quattro anni
Con l’avvicinarsi dei giochi olimpici di Milano-Cortina, i riflettori internazionali iniziano a puntarsi sull’hockey azzurro, ma ai fedelissimi tifosi asiaghesi non potrebbe importare meno, in questo momento, perché dopo ben quattro anni i Leoni tornano a laurearsi campioni d’Italia. Nella splendida cornice dell’Arena Santa Giulia di Milano, aperta proprio per l’occasione come test event in vista delle Olimpiadi invernali, si sono disputate le fasi finali dei due massimi campionati nazionali di hockey su ghiaccio: la Final Four della Alps Hockey League, la Serie A, e le finali di Coppa Italia di seconda categoria. Numerose le squadre venete qualificate, Asiago e Cortina in prima divisione e Feltre in Serie B, ma a brillare davvero sono stati solo i Leoni dell’altopiano, protagonisti di un weekend davvero indimenticabile. In semifinale, i Giallorossi vincono un tesissimo derby regionale
contro gli Sportivi Ghiaccio Cortina, che risentiranno tremendamente della sconfitta, capitolando poi anche nella finalina per il terzo posto contro il Vipiteno. 2-1 il risultato finale tra Asiago e Cortina, con tutte le reti nella seconda frazione di gioco. E già in questo match si inizia a vedere la classe del portiere Rudy Rigoni, che salverà in più occasioni la rete dei berici. Poche ore dopo l’Alleghe la spunta ai rigori contro l’Appiano, guadagnandosi la finale contro il Caldaro, dove però gli altoatesini annienteranno i bellunesi con un 5-0 che non ammette repliche. Ma è una domenica sera di gennaio che i Leoni del Pennar decidono di mostrare il meglio di sé, in una finale dominata dall’inizio alla fine contro il Renon. Il Rittner Buam è un avversario storico per l’Asiago e nel mondo hockeistico la sfida è considerata un “classico dell’hockey italiano”, come la definirà un tifoso giallorosso al ter-
mine dell’incontro, ma quanto visto a Milano ha sorpreso tutti, dai tifosi sugli spalti fino agli addetti ai lavori. Una perentoria manifestazione di forza dei Leoni, che hanno messo a segno ben quattro reti nei primi sette minuti di gioco ipotecando, di fatto, il risultato. Poi gli altoatesini ci provano, ral-
lentando la manovra asiaghese e trovando una bella rete verso la fine del primo tempo, lasciando sperare ai tifosi bolzanini in una rimonta e a quelli vicentini in uno scontro degno di una finale. Ma anche il secondo tempo, nettamente il migliore del Renon, si chiude con un parziale di 3-2 per
Lane irraggiungibile: 88 punti nell’anno solare, meglio di Inter e Napoli
Una promozione sfiorata la scorsa stagione sotto la guida di Stefano Vecchi, e ora, con Fabio Gallo, una stagione di dominio nel girone A della Serie C, in vetta alla classifica con 11 lunghezze di vantaggio sul Brescia secondo. Il 2025 del Lane, la squadra di calcio del capoluogo berico, finirà senz’altro negli annali della società e in quelli della FIGC, perché gli 88 punti portati a casa nel corso dell’anno solare vedono i Biancorossi primi in Italia in questa particolare classifica, davanti a colossi della serie A come Inter e Napoli. E naturalmente, davanti al Padova
che lo scorso aprile ha soffiato la promozione ai ragazzi di Stefano Vecchi, dopo un testa a testa durato diverse settimane. Oggi in panchina c’è Fabio Gallo, e di testa a testa in classifica per ora proprio non ce ne sono, perché il Vicenza è in vetta al proprio girone con 53 punti in 21 partite. Arezzo e Benevento, anche loro teste di serie nei rispettivi gironi, ne hanno rispettivamente 7 e 8 in meno. Un vero e proprio strapotere. Ma il dato che sorprende di più in assoluto è la media punti: 2,38 a partita. In tutto lo stivale, sono solo tre le altre formazioni che hanno tenuto
una media punti superiore al 2, ovvero la Roma, l’Inter e il Napoli, tutte corazzate che lottano nella massima serie. Ora i tifosi biancorossi possono iniziare a sognare in grande, ma il primo obiettivo dovrà essere quello di mettere sotto ghiaccio la vetta della classifica ed evitarsi lo spauracchio dei playoff, che l’anno scorso li hanno visti uscire in semifinale contro la Ternana. Se ce la farà, il Lane potrà finalmente rimettere nel mirino il Padova alla caccia di una rivincita covata per più di un anno, da conquistare sui prestigiosi campi della serie B. (n.c.)
gli imminenti campioni. Emblematica la rete del 7-3, segnata 32 secondi dopo il terzo gol altoatesino. Alla fine l’incontro si chiuderà sull’8-3, prima che capitan Gios e compagni possano alzare una coppa attesa da quattro lunghe stagioni.
Nicola Canella
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CORTINA D’AMPEZZO, BELLUNO
segue da pag. 1
Tre, due, uno: si parte! Il bilancio primo banco di prova per la giunta regionale
Ora, però, è il tempo delle scelte e della concretezza e, per l’appunto, il bilancio dirà, senza possibilità di smentita, se queste idee avranno gambe per camminare o, quantomeno, per partire visto che, oggettivamente, tutto subito non si potrà certamente fare. Anche perché, e questo è un tema lungamente dibattuto anche in passato, le risorse economiche non sono infinite. L’ex assessore al bilancio Francesco Calzavara già nelle scorse occasioni aveva manifestato all’allora presidente Luca Zaia tutta la sua contra-
rietà a non introdurre l’Irpef regionale. Il ragionamento di Calzavara era semplice: non ci sono soldi, il comparto produttivo è in difficoltà e non gli si può chiedere di più, servono interventi strutturali molto costosi e, con un contributo di pochi euro da far pagare ad ogni veneto, si potrebbe far quadrare il bilancio senza rinunciare a nulla. Così non è andato, come noto, poiché per Zaia il “non mettere le mani nelle tasche dei veneti” rimaneva un imperativo categorico. Si ma per avere finalmente il bilancio quanto dovremo
aspettare? Secondo le previsioni del Presidente Stefani il bilancio si dovrebbe approvare entro il prossimo aprile. Del resto l’iter è particolarmente articolato: va redatto dagli uffici su indicazione della Giunta, poi dovrà passare in tutte le commissioni consiliari prima di arrivare alla prova del Consiglio. A dirigere il traffico, dunque, ci sarà il Presidente del Consiglio, Luca Zaia che, dal suo scranno, di fatto determinerà i modi e i tempi che porteranno all’approvazione.
La nuova giunta regionale. Stefani ha scelto gli assessori, rispettati gli accordi con gli alleati
Tutti
gli
uomini del presidente: “Nomi di qualità
e deleghe omogenee per centrare gli obiettivi”
«Abbiamo creato deleghe omogenee per rispondere agli obiettivi strategici del nostro programma di governo e per permettere agli assessori di mettersi subito a disposizione della Regione»: così Alberto Stefani ha presentato a Palazzo Balbi la nuova giunta regionale che lo affiancherà nel governo del Veneto per i prossimi cinque anni. Sul fronte politico, il presidente ha evidenziato il rispetto degli accordi con gli alleati: cinque assessorati per Fratelli d’Italia e quattro per la Lega, con il professor Gerosa come eccezione tecnica alla guida della sanità. “Prima di tutto abbiamo messo la qualità delle figure - ha aggiunto Stefani – e scelto professionisti con comprovata esperienza in ogni ambito”.
Stefani ha voluto come Vicepresidente con deleghe a Turismo e Lavoro, Lucas Pavanetto (43 anni), geometra di Jesolo con una solida esperienza nel volontariato e nel consiglio regionale. L’assessorato alla Sanità è affidato a Gino Gerosa (68 anni), luminare della cardiochirurgia e pioniere dei trapianti a cuore fermo, che mette la sua esperienza accademica e clinica al servizio della programmazione socio-sanitaria. “È un assessorato fondamentale - ha spiegato Stefani - e ci tenevo a fare questa scelta con grande orgoglio. Il professor Gerosa è una figura di riferimento, un luminare nazionale e internazionale, con esperienze a Padova, Verona e all’estero. Sono orgoglio-
so che sia al servizio della nostra Regione e dei veneti”. Il comparto economico è guidato da Massimo Bitonci (60 anni), commercialista ed ex sottosegretario, esperto di diritto societario e finanza pubblica, incaricato di Imprese e Innovazione. Per l’agricoltura è stato scelto Dario Bond (64 anni), laureato in scienze agrarie e già deputato, con una specifica competenza nella gestione dei fondi per i comuni di confine. Filippo Giacinti (51 anni), avvocato penalista e stimato sindaco di Albignasego, assume le deleghe a Bilancio e Personale.
La rappresentanza femminile è forte: Valeria Mantovan (35 anni), laureata in giurisprudenza e già sindaco di Porto Viro, oltre
che assessore regionale al lavoro, istruzione e formazione nella precedente giunta, si occuperà di istruzione e cultura. Paola Roma (43 anni), dipendente Ulss e presidente dei comuni trevigiani, guiderà il Sociale e lo Sport; Elisa Venturini (46 anni), avvocato e già vicepresidente ANCI Veneto, un passato da sindaco di Casalserugo (Padova) per due mandati, seguirà ambiente e protezione civile.
Completano la Giunta Diego Ruzza (52 anni), psicologo dirigente ospedaliero esperto in neuropsicologia, ai Trasporti, e Marco Zecchinato (49 anni), urbanista professionista con una lunga carriera amministrativa nel vicentino, delegato a urbanistica e identità
veneta. Infine, il presidente sarà affiancato da due consiglieri delegati: l’avvocato Elisa De Berti (51 anni) per le Infrastrutture e Morena Martini (62 anni), esperta in politiche scolastiche, per la partecipazione giovanile.
Stefani ha anche parlato dell’importanza di collegare formazione e lavoro: “Entro il 2030 avremo una carenza di oltre 280.000 lavoratori qualificati e la risposta non può essere l’immigrazione, ma formare i nostri ragazzi per prepararli al mondo del lavoro. Il nostro riferimento saranno i veneti - ha concluso - e il lavoro della Giunta sarà orientato a soddisfare i bisogni concreti delle persone, con efficienza e innovazione”. (r.r.)
Entrano a Palazzo Ferro - Fini otto nuovi consiglieri
Ecco i nuovi ingressi in Consiglio regionale dopo la nomina degli assessori in giunta. La supplenza spetta al primo dei non eletti della lista o coalizione da cui proviene il neo assessore, garantendo così la continuità amministrativa. Dario Bond (Fratelli d’Italia) lascia il posto a Silvia Calligaro, la prima non eletta nella circoscrizione Belluno. Filippo Giacinti (Fratelli d’Italia) viene sostituito da Enoch Soranzo nella circoscrizione Padova. Per la circoscrizione Rovigo, Valeria Mantovan (Fratelli d’Italia) cede l’incarico a Fabio Benetti. Il posto di Lucas Pavanetto (Fratelli d’Italia) nella circoscrizione Venezia viene preso da Matteo Baldan. Per quanto riguarda la Lega nella circoscrizione di Treviso, a Paola Roma subentra Stefano Marcon. Diego Ruzza (Fratelli d’Italia) della circoscrizione Verona viene sostituito da Claudia Barbera. Infine, la consigliera regionale Elisa Venturini (Forza Italia) lascia il seggio a Mirko Patron, della circoscrizione Padova, mentre al vicentino Marco Zecchinato subentra Morena Martini, della circoscrizione Vicenza. Flavio Tosi, invece, ha rassegnato le dimissioni da consigliere regionale.
La nuova giunta regionale del Veneto: Lucas Pavanetto vice presidente assessore al turismo e lavoro, Gino Gerosa sanità, Massimo Bitonci sviluppo economico, Filippo Giacinti bilancio, Valeria Mantovan istruzione e cultura, Paola Roma sociale e sport, Elisa Venturini ambiente e protezione civile, Dario Bond agricoltura, Diego Ruzza trasporti, Marco Zecchinato urbanistica. Consiglieri delegati Elisa De Berti infrastrutture e Morena Martini politiche scolastiche e giovani
Economia. Il presidente mette in guardia sulla concorrenza dei grandi player e lancia la sfida
Agsm Aim diventa Magis, Testa: “Siamo una società che funziona ma non possiamo vivere sugli allori”
Economia. Agsm che
L’azienda, frutto della fusione tra le storiche multiutility di Verona e Vicenza, completa un profondo processo di ridefinizione strategica, culminato nella presentazione ufficiale del nuovo nome
“S apete cosa farà Enel? Aspetterà la fine di febbraio per vedere chi vincerà il Festival di San Remo e poi pagherà un ingaggio astronomico al vincitore e realizzerà uno spot che andrà in onda novanta volte al giorno su tutte le televisioni nazionali e che troveremo anche sui giornali e ascolteremo per radio. Noi competiamo in questo mercato, ovviamente con mezzi e strategie diversi, quindi dobbiamo essere veloci, avere inventiva, saper stare il più vicino possibile ai nostri utenti per continuare a fare bene, come stiamo facendo ora, il nostro mestiere”.
Con queste parole Federico Testa presidente di AGSM – AIM traccia la rotta per i prossimi mesi che dovranno garantire da un lato il consolidamento dei buoni risultati ottenuti e dall’altro la capacità di crescita attraverso la conduzione di nuove sfide.
Due gli architrave sui quali costruire i futuri successi: sostenibilità e federalismo energetico.
Proprio nelle scorse settimane, infatti, è avvenuto un importante cambio di passo e ha lanciato la sua nuova identità con Magis, il nuovo brand che punta alla leadership nazionale.
L’azienda, frutto della fusione tra le storiche multiutility di Verona e Vicenza, completa così un profondo processo di ridefinizione strategica, culminato nella presen-
tazione ufficiale del nuovo nome. Magis, nato da una ricombinazione delle lettere del vecchio acronimo Agsm Aim, è stato svelato durante la festa di Natale del Gruppo, che ha riunito oltre settecento collaboratrici e collaboratori. Presenti al momento del reveal i vertici aziendali – oltre al presidente Federico Testa, il consigliere delegato Alessandro Russo, il vicepresidente Stefano Fracasso e i Consigli di Amministrazione – insieme ai sindaci di Verona e Vicenza, soci del Gruppo, Damiano Tommasi e Giacomo Possamai.
Gli obiettivi di piano industriale 2025-2030 sono molto sfidanti. Sono infatti previsti oltre 1 ,1 miliardi di investimenti su sostenibilità, rinnovabili e mitigazione del rischio, con l’obiettivo di 1,2 milioni di clienti, per posizionare l’azienda tra i principali player nazionali e consolidare la leadership a nord est. I target economico finanziari al 2030 sono un Ebitda di 250 milioni (+53%), un utile netto di 71 milioni (+62%) e un rapporto di indebitamento inferiore al 4%.
“Il nuovo nome rappresenta quello che oggi siamo – dice il presidente Federico Testa - un’azienda pubblica solida, moderna, capace di costruire valore per i territori che l’hanno generata e per quelli in cui opererà domani.
Magis interpreta bene questa direzione: custodisce un’eredità lunga
più di un secolo e la apre a nuove possibilità. Attraverso questa operazione noi vogliamo guardare al futuro, parlare di sostenibilità e avvicinarci ancora di più alle comunità locali, in particolar modo ai giovani.”
Se attraverso questa operazione Magis, l’ex AGSM – AIM, investe sulla sostenibilità l’altra partita appare ancora tutta da giocare: da tempo Federico Testa è convinto che le multi - utility possano e debbano partecipare ai bandi per la gestione delle reti elettriche per realizzare un vero e proprio “federalismo energetico”.
“Da tempo siamo impegnati su questo fronte – conclude il Presidente Testa – e siamo convinti di avere tutte le carte in regola per
poter competere. Insieme alle altre aziende del Nord abbiamo redatto un progetto solido per poter competere se e quando il Governo deciderà di fare i bandi per l’affidamento della gestione delle reti. Se la gestione non fosse, come oggi, centralizzata si innescherebbe un volano virtuoso che garantirebbe investimenti anche più cospicui sul territorio e soprattutto un risparmio sulle bollette di famiglie e aziende in un momento nel quale il costo dell’energia costituisce uno dei principali problemi per far quadrare i bilanci. Il nostro auspicio, e lo stiamo rappresentando da tempo, è che in vista delle scadenze del 2030 si cambi rotta, si scelga di pubblicare i bandi e non si proceda, come invece purtroppo sem-
brerebbe essere l’intento, ad una proroga a Enel. Non chiediamo alcun trattamento di favore, ma soltanto di poter provare a partecipare nell’interesse dei territori.” (r. r.)
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Il presidente Federico Testa
Il servizio parte con tre circolazioni settimanali, destinate a salire a cinque entro il secondo trimestre 2026. Il primo treno dal Belgio è arrivato il 15 gennaio, mentre il primo convoglio da Padova è partito il 18 gennaio. A questo collegamento si aggiungono due nuove relazioni verso la Germania. Selezionato il parnter internazionale e costituita la nuova società Intermodal Terminal Padova
Cresce la domanda di trasporto intermodale terrestre verso l’Europa e Interporto Padova rafforza il proprio ruolo di hub strategico del Nord-Est con un doppio intervento: nuovi collegamenti ferroviari internazionali e la scelta di un partner industriale di livello mondiale per lo sviluppo del terminal intermodale.
Sul fronte operativo, è stata attivata la nuova relazione tra Padova e Zeebrugge, operata da GTS Rail, che consolida l’asse Italia–Belgio. Il servizio parte con tre circolazioni settimanali, destinate a salire a cinque entro il secondo trimestre
2026. Il primo treno dal Belgio è arrivato il 15 gennaio, mentre il primo convoglio in partenza da Padova è partito il 18 gennaio. A questo collegamento si aggiungono due nuove relazioni verso la Germania: InRail, del Gruppo Autobrennero, ha attivato un servizio su Duisburg con sei circolazioni settimanali, mentre LTE Italia collega Padova al porto di Rostock, sempre con sei coppie di treni alla settimana. A fronte dell’aumento delle corse, RFI ha garantito la piena operatività domenicale della stazione merci di Interporto.
Parallelamente, sul piano stra-
e partner
tegico e industriale, si è concluso l’iter di aggiudicazione della gara per la selezione del partner internazionale con cui sviluppare il terminal intermodale. Alla scadenza dei termini erano pervenute due offerte di grande rilievo, ma ad aggiudicarsi la gara è stato il raggruppamento composto da PSA Intermodal Italy NV e Logtainer SpA, con un’offerta economica di 75 milioni di euro, a fronte di una base d’asta fissata in 61 milioni. Il bando ha visto la costituzione di una nuova società, Intermodal Terminal Padova srl, alla quale sarà conferito l’asset terminalistico. Interporto Padova manterrà una partecipazione del 30% e nello statuto sono previste clausole di garanzia rilevanti, tra cui l’impossibilità di modificare la destinazione intermodale dell’area senza il consenso di Interporto, oltre a specifici diritti negli organi sociali e nella cessione delle quote. “Un traguardo molto ambizioso, che solo un anno fa appariva un sogno - sottolinea il presidente Luciano
Greco -. “Primi in Italia e tra i primi in Europa, abbiamo individuato con una selezione pubblica rigorosa partner di livello globale con cui consolidare e sviluppare ulteriormente un terminal che già oggi è tra i più competitivi e innovativi”. Greco evidenzia infine il valore del partenariato pubblico-privato
che potrebbe nascere dall’operazione, “capace di inserire Padova tra i poli di eccellenza lungo le grandi rotte commerciali europee e globali”, ringraziando il personale della società, i partecipanti alla gara e la commissione giudicatrice “per il lavoro svolto con rigore, riserbo e alta professionalità”.
Luciano Greco, presidente di Interporto Padova
Il personaggio
L’intervista.
Silvio Franceschinelli ha creato un centro europeo per lo studio delle lingue orientali
Tutti pazzi per la cultura di Corea e Giappone
“Lo studio un piacere nato da una passione”
S ilvio Franceschinelli, direttore
della scuola di lingue Istituto Il Mulino, è tra i fondatori dell’Associazione Giapponese Ochacaffè ed è curatore del collettivo artistico K-ble Jungle. Franceschinelli è un punto di riferimento a livello europeo per gli appassionati di cultura orientale, appassionati che nel nostro Paese sono molti più di quanto si creda. A questo punto lo ammetto, anche io sono un fan di vecchia data della cultura giapponese, ecco perché ho voluto fare una chiacchierata con Franceschinelli per provarne a capirci un po’ di più, visto che, purtroppo, non vado oltre un banalissimo “konnichiwa”.
La Scuola di Lingue Il Mulino nasce in provincia di Padova, nel Piovese. Come si costruisce, da qui, un centro di riferimento europeo per lo studio delle lingue e delle culture asiatiche?
È stata una sfida non indifferente, che molti deridevano all’inizio. Ma alcuni fattori ci hanno aiutato, in primis il fatto che chi vuole approfondire la cultura orientale non ha molta offerta, per cui parte già sapendo di doversi spostare per trovare, ad esempio, un corso di lingua, e la passione fa superare molti ostacoli. Inoltre siamo noi a spostarci molto: a febbraio sarò a Danzica (Polonia), e poi a Bucarest (Romania) e Sofia (Bulgaria) per portare degli eventi di danza K-Pop (la musica pop coreana). Abbiamo insegnanti madrelingua in molte città italiane, e prima che le lezioni online diventassero la prassi avevamo sedi a Milano, Treviso, Roma, Vicenza… Una grossa trasformazione l’ha portata la possibilità di fare riunioni e corsi di lingua online, negli ultimi anni studenti da tutta Italia seguono i
nostri corsi comodamente da casa. Giapponese e coreano sono percepite come lingue di nicchia. Eppure i numeri raccontano altro. Lingue come il tedesco e l’inglese (offriamo anche queste all’Istituto) vengono studiate soprattutto per lavoro. Giapponese e coreano, invece, si studiano per passione. Molti studenti di giapponese arrivano a noi perché amano manga e anime, mentre la musica K-Pop e i K-drama su Netflix fanno appassionare alla lingua coreana. È una bella sfida tra queste due lingue, amichevolmente le nostre insegnanti di giapponese e coreano ogni settembre e gennaio fanno la gara di quale lingua ha più iscritti!
Conoscere il giapponese o il coreano è importante per capire anche le culture di quei Paesi?
Sì, la lingua è uno dei fattori necessari a capire la cultura. Difficile avvicinarsi a Corea e Giappone senza avere almeno le basi di come funziona la lingua: da dove vengono gli alfabeti, perché i verbi sono sempre alla fine, i vari modi di dire “io” e “tu”, e molto altro.
Attraverso realtà come K-ble Jungle e Associazione Ochacaffè, ti occupi anche di divulgazione e organizzazione di eventi.
Associazione Ochacaffè vuole far conoscere agli italiani il Giappone, mentre K-ble Jungle si occupa di arte pop dall’Estremo Oriente. Queste due realtà ruotano attorno alla scuola perché ne completano l’offerta culturale. Per esempio con festival come PiPL andiamo a Piazza Grande, il centro commerciale di Piove di Sacco. Capita allora che una famiglia che sta andando a fare la spesa si divida: la madre viene allo stand a provare gli origami, la figlia si appassiona di danza
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e il padre ne approfitta per chiedere informazioni sui corsi di inglese. Lavoriamo molto online e sui social ma ci piace anche incontrare la gente di persona, e i festival sono l’occasione perfetta. Oltre agli eventi locali come Rosolina Comics ad agosto e Rovigo Comics a settembre, o il Capodanno K-Pop a Padova, partecipiamo anche ai più grossi eventi nazionali come Comicon Napoli, Etna Comics Catania, o Rimini Comix.
Quanto è importante passare dalla teoria all’esperienza diretta per comprendere davvero una cultura?
È fondamentale, tanto che noi consigliamo sempre di andare a studiare la lingua e cultura in Giappone. È un’esperienza che io ho provato tanti anni fa e mi ha cambiato la vita, al punto da farmi decidere di fondare la scuola e poi anche l’associazione che aiuta gratuitamente chiunque voglia provare a vivere e studiare nella Terra del Sol Levante.
Si pensa che lingue come giapponese e coreano siano “difficilis-
sime”. È proprio così?
Non dico mai “non è difficile” né usiamo slogan come “impara il giapponese in tre mesi” perché non è possibile. Dobbiamo riabituarci a studiare per il piacere di imparare. Lo paragono alle camminate in montagna: sono dure e si fa fatica, ma in fondo il piacere è quasi più nella fatica che si fa ad arrivare che ad essere poi in vetta ad ammirare il panorama (che non è comunque male, facendo il parallelo con il momento in cui uno si rende conto di riuscire a parlare).
Dal Piovese partono collaborazioni che arrivano in tutto il mondo. Come viene percepito il vostro lavoro fuori dall’Italia?
Kolors, mi riempie di felicità. I nostri stessi studenti che vanno a studiare in Giappone si stupiscono di quanto i giapponesi amino e conoscano il nostro Paese, dal calcio alla lirica, dal cibo al cinema. Progetti nell’immediato futuro?
Tantissimi! Speriamo continuare a fare incontrare culture lontane, e di mandare sempre più studenti a studiare all’estero, perché di questi tempi trovo ci sia molto bisogno di incontrare altre culture da vicino, capire come ci si sente ad emigrare, cercare di comunicare con chi è diverso.
Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro
L’intera Europa, e ancor di più l’Asia, hanno un’ammirazione profonda per l’Italia e la sua lingua e cultura, tanto è vero che accogliamo spesso stranieri che vengono a studiare italiano. Mi è capitato di fare serate come DJ di musica italiana a Tokyo e Osaka, e vedere i giapponesi che apprezzavano la nostra musica, da Modugno ai Maneskin, dai Matia Bazar ai The
Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.
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Un impegno quotidiano che diventa valore, dentro e fuori l’azienda
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nel proprio percorso di sostenibilità con la certificazione
n nuovo, importante tra-
Despar Nord: il conseguimento della parità di genere con l’ottenimento della certificazione UNI/ PdR 125:2022, un riconoscimento che parla prima di tutto di persone.
U mino costruito nel tempo, fatto di ascolto, impegno e azioni concrete, con l’obiettivo di promuovere una cultura aziendale sempre più equa, inclusiva e rispettosa. Un percorso condiviso che ha coinvolto l’intera organizzazione e che ha portato Despar Nord – una realtà di quasi 10.000 collaboratori e collaboratrici, di cui il 62,3% donne – a sviluppare negli anni strumenti e iniziative dedicati al benessere organizzativo, all’inclusione e alla valorizzazione di ogni diversità. Scelte che hanno rafforzato il senso di appartenenza, la partecipazione attiva e la qualità della vita lavorativa.
ai valori dell’inclusione e dell’uguaglianza di opportunità, dentro
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a validazione del sistema e dei processi interni da parte dell’ente certificatore DNV, a seguito di un’analisi approfondita e articolata, ha riconosciuto la solidità e l’efficacia delle politiche adottate da Despar Nord su numerosi indicatori. Un riconoscimento che testimonia la concretezza di un impegno quotidiano, tradotto in scelte organizzative e gestionali capaci di generare valore reale. n questa direzione, l’azienda ha definito un piano strategico e un programma di comunicazione interna dedicati ai temi della parità e dell’inclusione, con l’obiettivo di favorire un dialogo continuo, aperto e strutturato tra collaboratori, collaboratrici e Direzione.
U goglio un’azienda che crede nella creazione di valore condiviso e che investe ogni giorno nel benessere delle persone e nella coesione sociale, dando forma concreta
delle principali funzioni azien-
no, il legame con i terri-
Oltre la certificazione, la forza delle persone: Despar Nord per la parità di genere
Non solo un traguardo, ma un percorso: parità e inclusione secondo Despar Nord
prie radici in un percorso di lungo periodo che Despar Nord ha costruito negli anni, grazie all’impegno costante del management e alla volontà di dare forma a un ambiente di lavoro sempre più inclusivo e attento alle persone. Un riconoscimento che premia la capacità dell’azienda di alimentare una cultura fondata sull’uguaglianza delle opportunità e sulla valorizzazione dei talenti, anche attraverso politiche concrete di tutela della genitorialità e di equilibrio tra vita professionale e personale.
Ne parliamo con la Direttrice Sviluppo Risorse Umane di Despar Nord, Patrizia Pituelli.
Direttrice Pituelli, come si è arrivati a questa certificazione?
«Il percorso è stato caratterizzato da un’analisi approfondita condotta dall’ente certificatore, che ha valutato in modo puntuale tutti i 33 indicatori previsti dalla prassi UNI/PdR 125:2022 per la categoria delle grandi aziende, in cui Despar Nord rientra. La valutazione ha interessato l’intero ciclo di gestione delle persone: dalle politiche di selezione e assunzione ai percorsi di crescita e sviluppo professionale, dall’equità salariale fino alle misure di prevenzione e
Che cos’è per Despar Nord la parità di genere e come viene misurata nel quotidiano?
«La parità di genere, per noi, è un valore profondamente radicato nella cultura aziendale, che si esprime attraverso l’inclusione e la valorizzazione delle diversità. Per rendere questo impegno sempre più concreto e misurabile, ci siamo dotati di un sistema di gestione dedicato, che ci permette di definire azioni strutturate, obiettivi chiari e traguardi verificabili, garantendo al tempo stesso trasparenza e un percorso di miglioramento continuo.»
Oggi Despar Nord può celebrare un traguardo importante all’interno del proprio percorso di responsabilità d’impresa.
«Senza dubbio. Questa certificazione non rappresenta solo un attestato formale della qualità delle iniziative messe in campo per promuovere la parità di genere, ma è soprattutto un riconoscimento dell’impegno quotidiano che l’azienda dedica alle proprie persone. Un risultato che rafforza ulteriormente il nostro percorso ESG, sia in termini di coerenza che di visione futura.»
ha ricordato più volte l’Azienda, “crescere insieme significa non
attenzione è stata inoltre
strategia ESG di Despar
La Direttrice Sviluppo Risorse Umane di Despar Nord, Patrizia Pituelli
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L’intervista. Esclusiva de La Piazza Salute all’Assessore regionale alla Sanità
Medici, territorio e governance: la sanità veneta vista dall’Assessore Gerosa
In un’intervista esclusiva a La Piazza Salute, l’Assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa illustra le linee guida del nuovo corso della sanità veneta: riorganizzazione del sistema, rafforzamento del territorio, valorizzazione del personale e continuità delle cure per i cittadini veneti
Prima uscita pubblica nelle pagine di La Piazza Salute per Gino Gerosa, che ha scelto la nostra testata per raccontare, in un’intervista esclusiva, la visione con cui affronta il nuovo incarico di assessore regionale alla Sanità e alla programmazione socio-sanitaria. Una scelta che parte da una lunga carriera clinica e accademica e che oggi si traduce in una responsabilità ancora più ampia: non più la cura del singolo paziente, ma l’organizzazione di un sistema chiamato a rispondere ai bisogni di milioni di cittadini veneti.
Classe 1957, 68 anni, Gerosa è professore ordinario di Chirurgia cardiaca all’Università degli Studi di Padova ed è stato direttore dell’UOC di Cardiochirurgia e del Programma Trapianti di Cuore e Assistenze Meccaniche dell’Azienda Ospedaliera-Università di Padova. Cardiochirurgo di rilievo internazionale, vanta oltre 450 pubblicazioni scientifiche ed è stato protagonista di interventi pionieristici, come il primo impianto italiano di cuore artificiale totale e trapianti cardiaci innovativi, anche “a cuore battente” e da donatore a cuore fermo. Un percorso che gli è valso riconoscimenti prestigiosi,
dalla Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica alla cittadinanza onoraria di Padova, fino alle onorificenze di Commendatore e Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
È da questa esperienza, maturata “sul campo” e alla guida di strutture complesse, che nasce la sua idea di sanità. Un ospedale che non coincide più soltanto con un edificio, ma diventa un sistema diffuso, capace di seguire il cittadino dentro e fuori le mura ospedaliere. È questa la visione dell’“ospedale liquido” delineata dall’assessore regionale alla Sanità Gerosa, che spiega come sta cambiando – e come dovrà cambiare – la sanità veneta nei prossimi anni.
«Per “ospedale liquido” intendo una struttura meno legata ai muri e ai mattoni e più vicina alle persone», chiarisce l’assessore. Un concetto che nasce dall’evoluzione profonda della società: «Ragioniamo ancora su una realtà che non esiste più. Un tempo c’erano famiglie con quattro figli, due genitori e un nonno. Oggi è l’opposto: un figlio, due genitori e quattro nonni. È evidente che l’ospedale va ripensato». Da qui l’idea di un modello capace
di adattarsi, dialogando sempre di più con il territorio e con i servizi sanitari di prossimità.
Non si tratta, però, di una riforma “miracolosa” o di obiettivi da raggiungere con soluzioni rapide. «I problemi della sanità non si risolvono con la bacchetta magica», sottolinea Gerosa. Più che di priorità, parla di un impegno quotidiano a 360 gradi: flessibilità del sistema ospedaliero, rafforzamento della sanità territoriale e delle case di comunità, ma anche ospedali iperspecialistici dove concentrare tecnologie e competenze avanzate. «Il paziente si sente davvero seguito quando l’ospedale lavora in rete con i medici di famiglia e con l’assistenza domiciliare, accompagnandolo anche nel ritorno a casa».
Un nodo centrale resta quello del personale sanitario, tema particolarmen-
te sentito anche dai lettori de La Piazza Salute. Dalle carenze negli ospedali più grandi ai turni estenuanti, fino alle difficoltà delle strutture più piccole ma strategiche e alla cronica mancanza di medici di famiglia, spesso in overbooking. «Bisogna restituire dignità sociale e professionale a chi lavora nel Servizio sanitario nazionale», afferma l’assessore senza esitazioni. «Servono trattamenti economici migliori e condizioni di lavoro più sostenibili. Solo così le professioni mediche e infermieristiche torneranno attrattive per i giovani».
Sul tema dell’ingaggio di medici stranieri, Gerosa ha una posizione netta: «Il Veneto non ne ha bisogno. In Italia non manca il numero di medici e, con quelli che operano nel SSN, otteniamo risultati migliori rispetto ad altri Paesi europei. Il vero problema è valorizzar-
li, proteggerli dall’aggressività – per fortuna minoritaria – di alcuni utenti e liberarli da una burocrazia soffocante. L’obiettivo ideale? Che il medico venga pagato per curare, non per compilare carte».
Alla domanda sui disagi psicologici dei giovani e sulle sfide legate alla cosiddetta quarta età, l’assessore riconduce tutto alla riorganizzazione complessiva del sistema: prevenzione, presa in carico precoce e continuità assistenziale saranno elementi chiave anche in questi ambiti. Infine, uno sguardo alla governance della sanità regionale. Le nomine dei nuovi direttori generali delle Ulss e delle Aziende ospedaliere rappresentano «un passaggio naturale a inizio legislatura». Senza entrare nei nomi, Gerosa assicura che «ne uscirà una bella squadra, di persone esperte e motivate», chiamate a lavorare in sintonia con il presidente Alberto Stefani e con la Giunta. Per l’assessore, il passaggio dal ruolo di cardiochirurgo a quello di responsabile politico della sanità è una sfida vissuta con entusiasmo: «In sala operatoria avevo tra le mani la vita di un solo paziente. Oggi il mio compito è occuparmi di milioni di potenziali pazienti, costruendo un’organizzazione di diagnosi e cura efficiente, lavorando in squadra con istituzioni, direttori generali e professionisti sanitari». Una prospettiva diversa, ma con lo stesso obiettivo: mettere davvero la persona al centro del sistema sanitario.
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Paola Bigon Alberto Gottardo
Il bilancio. A febbraio apre il nuovo centro prelievi al San Bortolo
ULSS 8 Berica chiude il 2025 consolidando servizi e innovazione
Il 2025 è stato un anno di consolidamento per l’ULSS 8 Berica, che ha confermato la prosecuzione del miglioramento delle proprie performance e portato avanti importanti interventi strutturali e tecnologici. Tra le principali realizzazioni si segnala il completamento della prima fase del nuovo ospedale di Arzignano-Montecchio Maggiore, la Centrale operativa 116/117 e la prosecuzione dei lavori per le Case di Comunità e gli Ospedali di Comunità. L’Azienda ha inoltre acquisito nuove attrezzature per mantenere elevati standard assistenziali e innovare le procedure cliniche. «I risultati aziendali evidenziano un positivo andamento delle performance di attività, oltre all’ampliamento dell’offerta assistenziale con la realizzazione di nuove importanti strutture», ha sottolineato il Direttore Generale Patrizia Simionato. «L’Azienda pone particolare attenzione alla dotazione di personale, rafforzando gli organici e valorizzando la gestione multidisciplinare dei casi complessi. Lo sforzo continuo mira a offrire cure e percorsi di presa in carico sempre migliori, con un costante impegno per ricerca e innovazione». Tra le progettualità principali dell’anno, la ULSS 8 Berica ha predisposto quanto necessario per attivare nei primi mesi del 2026 la nuova centrale operativa del 116-117, destinata a gestire le chiamate dei cittadini dei territori di Vicenza, Verona e Padova. A questo
scopo sono stati già assunti 27 operatori, in formazione, e i locali del “San Bortolo 2” sono pronti per l’avvio delle attività. Il 2025 ha visto inoltre un impegno costante nella promozione della cultura della donazione di organi, con 35 donazioni effettuate, di cui 12 a cuore, presso l’ospedale San Bortolo, hub per questa tipologia di intervento. Il San Bortolo, struttura Hub di riferimento provinciale, ha accelerato i lavori per l’ampliamento con la realizzazione del San Bortolo 2, che ospiterà nuovi ambulatori e sei sale operatorie aggiuntive alle 17 già operative. Il centro prelievi e locali per le vaccinazioni apriranno il 2 febbraio 2026. L’Azienda ha inoltre completato il nuovo parcheggio Rodolfi Nord e ha attivato una fermata autobus vicino all’ingresso principale, facilitando l’accesso a pazienti e personale. Il primo stralcio del nuovo ospedale ha visto l’apertura degli ambulatori specialistici della breast unit il 19 gennaio, mentre sono in corso lavori per il secondo stralcio, previsto per il 2027. Il 2025 ha registrato il potenziamento della rete di emergenza territoriale con mezzi e personale aggiuntivo, tra cui estensione h24 di ambulanze infermierizzate e medicalizzate, e il potenziamento dei posti di riabilitazione cardiologica a Lonigo. Complessivamente l’ULSS 8 Berica ha erogato 1,5 milioni di prestazioni ambulatoriali, circa 50.800 ricoveri e 170.700 accessi ai Pronto Soccorso. Il rispetto dei tempi di
attesa è migliorato significativamente, con pre-appuntamenti ridotti a 3.314 rispetto ai 27.328 di fine 2023.
Tra le specialità di riferimento provinciale e regionale figurano Genetica, Radioterapia, Medicina Nucleare ed Ematologia, con particolare attenzione all’attività chirurgica ad alta complessità e al trattamento con CarT in Ematologia. L’Azienda ha rafforzato il personale con 164 assunzioni di Dirigenti Medici, nuovi direttori di Unità Operativa Complessa e Dipartimento, oltre a incrementare l’organico infermieristico e dei profili tecnico-sanitari. Complessivamente i dipendenti ULSS 8 Berica sono 6.591. Sono stati attivati 130 eventi formativi per un totale di oltre 310 mila ore di formazione, a conferma dell’impegno per competenze sempre aggiornate. Sul territorio, l’ULSS 8 Berica ha coordinato il “Progetto di Vita”, per la certificazione della disabilità direttamente presso l’INPS, e il “Progetto Monodose” per la gestione più efficiente delle terapie farmacologiche nelle residenze per anziani. Ha inoltre avviato SPIR.NET 2, rete regionale per la presa in carico dei migranti richiedenti protezione internazionale, con ruolo di capofila per il Veneto. Il bilancio del 2025 conferma un’ULSS 8 Berica impegnata sul fronte delle strutture, del personale e dell’innovazione, con risultati positivi in termini di qualità dei servizi e accesso alle cure per tutti i cittadini del vicentino.
Mieloma, al San Bortolo di Vicenza il primo trattamento con Car-T in Veneto
Un traguardo importante per la sanità veneta è stato raggiunto nei giorni scorsi all’ospedale San Bortolo di Vicenza, dove è stato effettuato per la prima volta in Veneto un trattamento con terapia Car-T su un paziente affetto da mieloma. Si tratta di una cura innovativa che fino ad oggi era stata utilizzata soprattutto contro forme aggressive di linfoma e contro una particolare leucemia che colpisce bambini e giovani adulti. Rispetto alle terapie tradizionali, basate su farmaci chemioterapici, la Car-T offre prospettive di miglioramento significative. Non solo può tenere sotto controllo la malattia più a lungo, ma consente anche ai pazienti di ridurre drasticamente la frequenza delle visite e dei ricoveri ospedalieri, con un impatto positivo sulla qualità della vita. «L’introduzione delle Car-T rappresenta una vera svolta nella cura del mieloma», spiega Alberto Tosetto, direttore dell’Ematologia dell’ospedale di Vicenza. «Oltre all’efficacia, il grande vantaggio è che i pazienti non devono più tornare in reparto ogni due settimane per proseguire la terapia. Parliamo di un trattamento estremamente mirato, capace di eliminare quasi totalmente le cellule malate». Il risultato ottenuto al San Bortolo è frutto di un percorso avviato diversi anni fa. Come sottolinea Patrizia Simionato, direttore generale dell’ULSS 8 Berica, l’esperienza maturata dal centro vicentino ha permesso di costruire un progetto che coinvolge più reparti e servizi ospedalieri. Ematologia, Trasfusionale, Terapia intensiva, Neurologia e Farmacia lavorano insieme per offrire ai pazienti cure allineate a quelle dei principali centri di riferimento. In questa fase iniziale, il trattamento con Car-T per il mieloma è riservato a casi selezionati, in particolare a pazienti che hanno già affrontato un trapianto di midollo e che hanno avuto una ricaduta precoce della malattia. Ma le prospettive guardano avanti. «È realistico pensare – conclude Tosetto – che in futuro la Car-T possa diventare un’alternativa al trapianto di midollo per molti pazienti». Il mieloma è un tumore del sangue che nasce da cellule normalmente deputate alla produzione di anticorpi e che, quando diventano malate, si accumulano nel midollo osseo causando fragilità delle ossa, anemia e un indebolimento delle difese immunitarie. Oggi non è ancora considerato guaribile, ma i progressi degli ultimi anni stanno permettendo di convivere più a lungo e meglio con la malattia. L’ospedale di Vicenza rappresenta un punto di riferimento in questo ambito: già dal 2020 è stato tra i primi centri autorizzati all’uso delle Car-T e opera all’interno di una rete clinica regionale che coinvolge anche Verona e Padova, accogliendo soprattutto pazienti provenienti dal Veneto.
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